PSICHEDELICA, ESOTERISMO E MANIPOLAZIONE

•settembre 16, 2018 • Lascia un commento

 

 

Da sempre le sostanze psicoattive sono state usate dall’uomo come uno strumento che avrebbe potuto accedere a stati coscienti non ordinari. L’ordinarietà del quotidiano implica infatti l’utilizzo di determinati schemi mentali, che poi si manifestano sul linguaggio e nelle percezioni sensoriali. Alcune piante, ritenute anticamente sacre, facilitano l’accesso a percezioni non ordinarie; da ciò si capisce il motivo che furono definite “sostanze sacre”. Esistono, al di là degli ovvi esempi spesso riportati da vari saggisti, come i misteri eleusini, il soma vedico, il peyote messicano e l’hashish solo per citarne alcuni.

Riguardo invece all’utilizzo di sostanze psicoattive nell’occidente moderno, esso non inizia certo negli anni ’60 del XX° secolo con la psichedelica, piuttosto l’uso di tali sostanze era già noto all’interno di ristretti ambienti esoterici e di certe avanguardie artistiche. Negli abbienti esoterici sono noti gli esperimenti di Aleister Crowley, quasi al confine con la tossicofilia,[1] e meno noti come quelli eseguiti da Julus Evola in gioventù: riguardo alla avanguardie artistiche, invece, si possono citare figure come Antonin Artuad[2] e René Daumal.[3]

In un contesto del tutto estraneo dall’arte avanguardia e ai circoli esoterici, nel 1943 un chimico svizzero, Albert Hofmann, stava compiendo per conto dell’azienda farmaceutica Sandoz, degli esperimenti sull’ergot, un fungo antiemorragico e antidolorifico, quando accade ciò: “Venerdì scorso, 16 novembre 1943, a pomeriggio inoltrato ho dovuto interrompere il lavoro in laboratorio e far ritorno a casa. Ero affetto da una profonda irrequietezza accompagnata da leggere vertigini. Mi sono sdraiato e sono sprofondato in uno stato di intossicazione niente affatto spiacevole, marcato da una immaginazione particolarmente vivida. In una considerazione simile al sogno (la luce del giorno era abbagliante e fastidiosa), riuscivo a scorgere un flusso interrotto di figure fantastiche, di forme straordinarie che rivelavano intensi giochi caleidoscopici di colore. Dopo circa due ore di questo stato svaniva. Il decorso di questi sintomi singolari faceva sospettare l’esistenza di un’azione tossica esterna; ipotizzai una relazione con la sostanza cui stavo lavorando il tartrato della dietilamide dell’acido lisergico”.[4]

   Hofmann sperimenterà poi appositamente in su di sé gli effetti della sostanza cin breve tempo, per le sue qualità introspettive, divenne un farmaco impiegato in psichiatria con risultati che furono ritenuti “brillanti”. Ma anche altri erano interessati alla posizione magica scoperta da Hofmann: “La CIA e il KGB seguivano con attenzione i progressi della ricerca. Finita la guerra mondiale, i servizi segreti delle due grandi potenze erano a caccia di nuovi strumenti per combattere la Guerra Fredda e l’LSD rientrava perfettamente nel novero delle armi invalidanti. Hofmann, contattato direttamente dalla Divisione Guerra Chimica dell’Esercito degli Stati Uniti, si rifiutò di collaborare e fece pressione sulla Sandoz che forniva ai ricercatori occidentali la sostanza, affinché disattendesse le richieste americane. Gli statunitensi bypassarono il problema producendosela direttamente a casa loro. Oltrecortina se ne occupò la Spofa un’azienda a Praga (città in cui l’alchimia è da sempre di casa) che mise in atto una produzione su vasta scala. Le sperimentazioni in Cecoslovacchia, svoltesi all’Istituto Psichiatrico di Praga e dirette dai Hanzlicek e Roubicek coinvolsero personaggi come lo psicologo Grof, il commediografo Havel (attuale presidente della repubblica ceca) e alcuni quadri del partito comunista che in seguito avrebbero dato vita alla Primavera di Praga. La CIA nel 1953 iniziò in America un progetto denominato MK-ULTRA (ultra controllo della mente) emanazione diretta del piano Bluebird ereditato dai nazisti (che già usavano la mescalina sui prigionieri del campo di concentramento di Dachau per provocare modificazioni sul comportamento umano). Per nulla interessata alle qualità mistico-spirituali delle sostanze psichedeliche, l’agenzia governativa sponsorizzò una serie di ricerche sulle potenzialità dell’LSD in strutture ospedaliere e istituzioni universitarie[5].

È da sottolineare che gli esperimenti in campo in Cecoslovacchia non avevano nulla a che fare con il socialismo, ma dalla presenza della borghesia in seno ai paesi socialisti. Essa era costituita da quei dirigenti del Partito, dello Stato e della altre organizzazioni di massa che si opponevano ai passi in avanti necessari per avviarsi verso il comunismo, sia nei rapporti di produzione, sia nella sovrastruttura.

Una linea diversa è quella che si stava delineando durante la Rivoluzione Culturale in Cina dove il principio che pervadeva la ricerca scientifica cinese è l’unità tra teoria e pratica produttiva: tra ricerca teorica e pratica produttiva.

   A questo principio si collega una seconda idea forza: la scienza non p patrimonio di una ristretta elìte che studiano nelle università ma di chiunque partecipi con spirito d’iniziativa e atteggiamento razionale alla lotta politica e a quella per la trasformazione della natura. La scienza deve diventare di massa

   In un articolo inerente alle muove esperienze psichiatriche tratto da Renmin Ribao si sottolinea alcuni aspetti salienti del processo di rapida crescita e trasformazione della teoria e della cura delle malattie mentali in Cina. In questo articolo si sottolineava che la sconfitta della linea di destra in campo psichiatrico equivale in sostanza al superamento della terapia basata sull’elettroshock e sugli psicofarmaci. La base teorica di questi vecchi sistemi di cura era il materialismo metafisico (meccanicistico) applicato al rapporto organismo-psiche. Con la Rivoluzione Culturale si insiste invece sulla autonomia dello psichico rispetto al fisico, sostenendo che i mali dello spirito devono essere curati non da rimedi che agiscono sull’organismo ma dalle “forze dello spirito.[6]

Inizialmente per quanto riguarda il progetto MK-ULTRA Migliaia di cavie entusiaste accorsero nei laboratori per lanciarsi in una scommessa con la propria sanità mentale (tra i tanti c’era anche un certo Jim Morrison che firmava i moduli richiesti i per accedere ai test con gli pseudonimi Fred Nietzsche o Art Schopenhauer). Oltre agli esperimenti con soggetti consenzienti – come gli aspiranti astronauti – il governo non esitò a somministrare il prodotto di nascosto a gruppi di militari di leva, malati di mente, cittadini comuni. Psicologi, psichiatri e neurofisiologi si dimostrarono subito entusiasti dei poteri degli psichedelici, in essi videro uno strumento utile per giungere a chiarire il mistero del funzionamento della mente umana. Li usarono, con buoni risultati, per curare la schizofrenia, l’alcoolismo, la paura della morte nei malati terminali, la frigidità, la recidività dei criminali e anche come supporto nelle sedute di analisi (entusiasticamente apprezzate da personaggi come Cary Grant).

La disponibilità dell’LSD come farmaco ne facilitò la diffusione in alcuni ambienti intellettuali, frequentati ed animati da psichiatri, scrittori, ricercatori etico-spirituali del calibro di Aldoun Huxley,[7] Ernst Junger e Alan Watts. Il termine psichedelico (da psiche, anima, e delos, rivelare) fu coniato proprio in questi ambienti dal dottor Osmond, già promotore di terapie antialcolismo a base di LSD.

Da questi ambienti, LSD si diffuse fra artisti alla ricerca di esperienze estetiche fuor dall’ordinario e da qui ad altri stati sociali con una velocità incredibile, probabilmente dovuta a veri e propri vescovi lisergici[8] che vedevano nel trip[9] acido una vera e propria iniziazione dell’uomo nuovo per un mondo nuovo.

L’esistenza dell’LSD venne perfino salutata dai suoi sostenitori come una coincidenza; ai loro occhi doveva essere scoperto proprio in quel periodo, per aiutare le persone che soffrivano delle condizioni di vita di allora. Non è un caso che l’LSD, nel suo ruolo stupefacente, si diffuse per la prima volta negli Stati Uniti, il paese dove l’industrializzazione, la meccanizzazione di tutti i settori produttivi compresa la lavorazione della terra e l’urbanizzazione erano più avanzate che in altre nazioni. Sono gli stessi fattori che hanno determinato la nascita e la crescita del movimento hippy, contemporaneo al fenomeno LSD. Sono questi, due eventi che non possono essere separati. Varrebbe la pena di indagare fino a quale punto il consumo di sostanze psichedeliche abbai dato impulso a questo movimento e viceversa”.[10]

 

 

[1] Il termine tossicofilia esprime il desiderio di un individuo di raggiungere lo stato psicofisico che l’assunzione di una sostanza tossica (dal fumo, alla droga, al caffè…) conferisce.

 

[2] Antonin Artaud (1896 -1948) è stato un drammaturgo, attore, saggista e regista teatrale francese.

Nel libro Il teatro e il suo doppio, Artaud espresse la sua ammirazione verso le forme orientali di teatro, in particolare quello balinese. L’ammirazione ispiratagli dalla fisicità ritualizzata e codificata della danza  balinese gli ispirò le teorie esposte nei due manifesti del Teatro della Crudeltà. Per crudeltà  non intendeva sadismo, o causare dolore, ma intesa come pura catarsi. Per poter giungere a ciò, si deve ricorrere a tutto ciò che possa disturbare la sensibilità dello spettatore, provocando in lui una sensazione acuta di disagio interiore per cui vivesse con agitazione tutta la rappresentazione proposta.

Artaud riteneva che il testo avesse finito con l’esercitare una tirannia sullo spettacolo, ed in sua vece spingeva per un teatro integrale, che comprendesse e mettesse sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce e parola.

Nel 1936 fece un viaggio in Messico dove sperimentò il Peyote

 

[3] René Daumal (1908- 1944) è stato un poeta, scrittore e filosofo francese.

 

[4] Albert Hofmann, descrizione del rapporto inviato al professor Stoll della Sandoz, citato in Albert Hofmann, LSD, il mio bambino difficile, ed. Urra-Apogeo 2001.

 

[5] Matteo Guarnaccia, Hippies, ed. Malatempora 2001.

 

[6] Marco Sacchi, il Prometeo incatenato, Edizioni Lavoro Liberato, pag. 120.

 

[7] Fratello del fondatore dell’UNESCO che nel 1932 pubblicò quello che fu definito il capolavoro letterario The Brave New World, titolo solitamente (e un po’ grossolanamente) tradotto in italiano come il Mondo Nuovo.

Quello che è certo è che questo romanzo futuristico rimane, a tutt’oggi, l’opera più profetica della letteratura contemporanea. In essa Huxley descrive un mondo in cui un unico potere unico mondiale ha realizzato una forma perfetta di dittatura dolce, sviluppatasi a partire da una sconcertante trasformazione antropologica dell’umanità; gli esseri umani del Mondo Nuovo, infatti, si riproducono ormai in maniera esclusivamente artificiale e vengono condizionati, fin dallo stato embrionale, attraverso un bombardamento a base di sostanze chimiche e slogan.

 

[8] Lisergico [li-sèr-gi-co] è un aggettivo (plurale maschile lisergici; femminile lisergica, plurale lisergiche) il cui significato si riferisce:

  • In chimica, all’acido lisergico, estratto dal fungo “segale cornuta” un cui derivato di sintesi è comunemente noto come LSD (droga allucinogena)
  • Per estensione: allucinogeno, in preda alle allucinazioni dovute ad assunzione di droga.

 

[9] l Trip (termine di origine anglosassone  che tradotto letteralmente in italiano significa “viaggio”) è termine gergale per indicare specificamente uno stato di alterazione psico-fisica dovuto all’assunzione di sostanze allucinogene, in particolare psichedelici come LSD, mescalina, DMT  e psilocibina.

Con l’aggiunta dell’aggettivo bad (bad trip), si indicano in specifico le esperienze psico-fisiche definibili come negative o spiacevoli per il soggetto. In italiano è spesso usata l’espressione in acido.

 

[10] Albert Hofmann, LSD, il mio bambino difficile, ed. Urra-Apogeo 2001.

 

 

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VIVIAMO NELL’ERA ELETTROMAGNETICA

•agosto 24, 2018 • Lascia un commento

 

 

Potrebbe apparire un titolo banale, che affronti un argomento lontano mille miglia dalle preoccupazioni di quello che viene definito “uomo medio” (sarebbe meglio dagli interessi e dalle preoccupazioni della maggior parte degli esseri umani). Ma se pensiamo che il complesso militare-industriale, presente in tutti i paesi imperialisti (particolarmente quello USA) continua a creare modi sempre più spregevoli per controllarci attraverso l’ambiente elettromagnetico, si accetta inconsapevolmente questo incubo affidandosi sempre di più alle tecnologie a scapito della propria saluta e della propria libertà.

Una precisazione sul termine complesso militare-industriale. Esso fu usato non da un complottista né tantomeno da un marxista, bensì nel 1961 dall’allora presidente degli USA, Dwight H. Eisenhower che disse: “Negli affari di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro le influenze arbitrarie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che vanno oltre le loro prerogative esiste ora e persiste in futuro”.[1]

Nella realtà, nella bozza originale del discorso del Presidente, il termine usato era vicino alla concezione di Wright Mills.

Wright Mills, docente alla Columbia University, fu il principale ed insieme innovatore della tradizione elitistica classica, analizzando nella sua opera principale The Power élite (1956), la struttura fortemente oligarchica degli USA nel periodo caratterizzato dalla cosiddetta guerra fredda contro i Paesi socialisti. Come Pareto, Mosca, e Michels, Wright Mills demistifica la parvenza di democraticità del sistema americano, ma nega che la suddivisione tra le minoranze elette e maggioranze subordinate sia universale e inevitabile. Per Wright Mills l’élite del potere è lo strato superiore della società, che prende decisioni di rilevanza nazionale e internazionale. Questo si compone di tre “ordini istituzionali” che fanno capo rispettivamente al settore economico, politico e militare. Ciò che caratterizza maggiormente l’élite del potere è il coordinamento e l’interdipendenza dei tre ordini, che giunge fino a consentire l’intercambialità del personale di vertice. Non solo, quindi, le élites militari, economiche e a quello politico o viceversa.

Ebbene nella bozza originale del discorso del Presidente, termine usato era “congressional-military-industrial complex”, per sottolineare il ruolo del Congresso.[2]

Il sistema descritto da Wright Mills, e cioè “congressional-military-industrial complex”, trova conferma anche nella situazione odierna in cui “la carriera nella amministrazione pubblica può costituire un canale per entrare nei ranghi delle corporate élites”.[3] Ad esempio, i massimi gradi delle forze armate, una volta in pensione, trovano regolarmente uno sbocco nelle maggiori multinazionali USA, specialmente ma non esclusivamente della “difesa”, come James L. Jones, ex comandante dei marines che nel 2008 divenne direttore della Boeing, oppure Vernon E. Clark, ex capo delle operazioni navali, che sempre, nel 2008, divenne direttore Raytheon.[4]

 

 

 

 

Che ne siamo consapevoli o meno, una parte consistente delle masse popolari dei paesi imperialisti (e non solo loro ovviamente) fanno parte come cavie di un esperimento mondiale e perciò nell’interesse di tutti riconsiderare seriamente la situazione dell’elettroinquinamento, lo stress biologico, la salute mentale e persino i sistemi giudiziari. Tenendo conto che gli impatti sulla salute umana inerente la proliferazione dei ripetitori di telefonia e delle tecnologie wi-fi.

Già all’inizio dell’era dei radar, non era possibile ignorare i sintomi degli operatori radar – sterilità, calvizie, cataratta, proliferazione leucocitaria[5] e cambiamenti cromosomici –[6]  né tantomeno il fatto il fatto che spesso i loro figli nascevano con la sindrome di Down. La risposta dei militari fu di creare livelli di riservatezza ancor più inaccessibili e assicurarsi che le leggi sulla densità di corrente termica ignorassero gli effetti non termici. La cosiddetta Guerra Fredda e le ricerche sull’elettromagnetismo in campo aperto andavano protette a ogni costo, anche se il prezzo da pagare fosse stato la salute fosse stato la salute biologica.

A metà degli anni ’90, l’Istituto Nazionale Americano per gli standard adottò le soglie di sicurezza indicate dall’Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici (IEEE): per la frequenza, da 300 kHz a 100 GHz – mentre in Nord America, Europa Occidentale e Giappone era tutto impostato per campi da 50-60Hz – e per la potenza 10 a 100 milliwatt per centimetro quadrato (mW/cm2), uno standard ben diverso da quello dell’URSS. Infatti, se il limite dei sovietici per gli ambienti di lavoro, da 1,0 microwatt a 10 microwatt, fosse stato adottato negli USA, il 90% delle stazioni radio FM avrebbe dovuto chiudere i battenti. Per il tasso di assorbimento specifico (SAR) per telefoni cellulari e ripetitori, la Commissione Federale per le Comunicazioni nuovamente all’IEEE e anche al Consiglio nazionale per la protezione da radiazioni, dopodiché ha richiesto la legittimità alla Food Administration (Ente per l’approvazione di alimenti e farmaci), all’Emvironmental  Protection Agency (Agenzia di Protezione Ambientale) e all’Occupational Safety & Health Administration (Ente per la Sicurezza sul Lavoro), nessuno dei quali ha saputo supportare gli standard con ricerche scientifiche, scegliendo invece di credere alla versione dell’IEEE secondo cui gli effetti delle radiazioni EM non termiche non sono pericolosi, nonostante le molte prove di effetti biologici causati da densità di corrente non termica da 1.000 a 10.000 microwatt.

Dunque non dovrebbe sorprendere che nessuno di questi standard abbia valore di legge. Il complesso militare-industriale continua a usare le frequenze e la potenza che meglio crede, a cominciare da tutto ciò che funziona a batteria fino ad arrivare a [7]treni elettrici, raffinerie, sistemi antifurto, metal detector, sistemi di navigazione aerea e navale, comunicazione militare, 500.000 miglia di linee elettriche ad alta tensione e le loro sottostazioni che fungono da gigantesche antenne nella banda ELF (a frequenze estremamente bassa) a 60Hz, e così via. I campi ELF ci bombardano dappertutto, e la frequenza di risonanza del corpo umano funge da antenna o da ripetitore. Infatti, i sistemi ELF nell’ambiente si sovrappongono alle frequenze di impulsi al nostro corpo, interferendo con i tempi dei nostri cicli biologici e mettendo quindi a repentaglio il nostro sistema immunitario.

La frequenza di risonanza si trova al centro della banda altissima frequenza (VHF, da 30 a 300 MHz) e include la radio FM, la televisione, le stazioni radio mobili a terra, le comunicazioni a lungo raggio con radiomodem, le comunicazioni dei radioamatori e marine, il controllo del traffico aereo, ecc.

I cavi superconduttori aumentano di 20 volte la forza di campo intorni alle linee elettriche, e per qualche motivo nessuno di preoccupa se i forni a microonde diffondono a 5.000 microwatt e se la densità cumulativa delle onde radio intorno a noi è oltre a 200 milioni di volte maggiore del livello naturale che arriva dal Sole, includendo le tempeste magnetiche solari che influiscano sulla risonanza Schumann[8] e tutto questo si riflette sugli effetti di ricoveri psichiatri durante le tempeste solari.

 

 

 

IL SISTEMA IMMUNITARIO E’ SOTTO ASSALTO

 

Nonostante la disinformazione da parte dei media, persone più attente sanno che le frequenze estremamente basse hanno un impatto sostanziale su tutte le forme di vita e che le densità di corrente più basse possono fare danni peggiori delle densità alte quando si tratta di assorbimento di radiofrequenza (RF) o microonde. Nel suo libro del 1985 The Body Electric: Eelectromagnetism and the Foundation of Life, il medico Robert O. Becker sottolineava che dovremmo preoccuparsi soprattutto delle frequenze estremamente basse: “… I problemi principali giungono dalle frequenze estremamente basse, tuttavia le frequenze più alte producono gli stessi effetti se vengono pulsate o modulate nella gamma ELF. Questo avviene molto spesso dato che, per trasmettere informazioni, si interviene sulla forma delle microonde o onde radio. Per farlo, il raggio viene interrotto per formare gli impulsi oppure viene modulata la frequenza o ampiezza (dimensione) delle onde. Oltretutto l’ambiente di oggi è un reticolo di ali che si intersecano e in cui c’è sempre la possibilità che si producano effetti sinergici o che si ‘costruiscano’ nuovi segnali ELF da modelli di interferenza fra due frequenze maggiori. Per questo, gli esperimenti in cui delle cellule organismi o organismi vengono esposti a una singola frequenza non modulata, per quanto a volte utili, sono irrilevanti al di fuori del laboratorio, per quanto a ricercatori il cui unico obiettivo è poter dire ‘Visto? Non c’è motivo di preoccuparsi’”.[9]

Molti esperimenti hanno confermato reazioni di stress dovute a campi elettromagnetici ed elettrici ELF e all’esposizione a microonde: questo stress è precursore di una condizione patologica che richiede il miracoloso intervento guaritore del sistema immunitario. Tuttavia, se lo stress non si riduce mai, il sistema immunitario è sotto attacco 24 ore su 24. Il Dott. Becker notava: “…nei suoi studi pioneristici, il Dott. Hans Selye ha definito con chiarezza un modello che non ha eccezioni. Inizialmente lo stress attiva il sistema endocrino e/o immunitario a un livello più alto del normale, che consente all’animale di sfuggire ai pericoli o combattere le malattie. Se lo stress continua, i livelli ormonali e la reattività immunitaria scendono gradualmente a livelli normali. Se fermate il vostro esperimento a questo punto, apparentemente siete giustificati nel dire: ‘L’animale si è adattato; lo stress non produce anni’. Tuttavia, se la condizione stressante persiste, gli ormoni e livelli immunitari calano ulteriormente, ben al di sotto della normalità. In termini medici, si è instaurato uno scompenso da stress, e ora l’animale è più suscettibile ad altri agenti di stress, fra cui lo sviluppo di maligne e patologie infettive”.[10]

In un periodo di 10-30 anni, le reazioni allo stress dei esseri umani che vivono sotto i cavi dell’alta tensione e sopra le linee elettriche sotterranee sono state causa del cancro e altre malattie fra cui la depressione profonda, che può portare al suicidio. La corteccia surrenale si sovraccarica e il sistema endocrino non funziona a dovere. Negli uffici pieni di computer, luci, telefoni e fax, il campo elettromagnetico costringe il neurotrasmettitore acetilcolina a emettere segnali subliminali di pericolo. La pressione sanguigna e i modelli delle onde cerebrali cambiano, e sfasati, interferenze con il metabolismo cellulare e i processi di crescita. L’elenco potrebbe continuare ancora e finisce nell’alterazione genetica delle generazioni future.

 

STIAMO ENTRANDO IN UNA ZONA DI GUERRA UBIQUA

 

Oltre al fuoco incrociato delle radiazioni da stazioni di radio FM e televisioni e cellulari che saltano da un ripetitore all’altro, ci sono delle applicazioni militari. I consumatori si preoccupano delle comodità e della carriera, mentre il complesso militare-industriale investe sulle armi e il controllo, o le cosiddette “4 C” (Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer). Se non si ha mai notato questa presenza, il Dottor Becker spiega il perché: “Dato che l’industria e le forze militari chiedono di usare senza limiti campi elettromagnetici e radiazioni, ai rischi intrinseci di questa attività ad aggiungersi segretezza e inganni”.[11]

Se si mette assieme i vari pezzi che ci stanno dietro alla cosiddetta “sicurezza nazionale” in merito alle tecnologie EM, si scoprirebbe che la disinformazione, i segreti in merito a questi argomenti sono assolutamente reali. Su questo argomento l’ingegnere elettronico Keith Harmon Snow afferma che: “I militari usano le tecnologie delle microonde e l’energia elettromagnetica come parti integranti di sistemi d’arma, proprio perché sono nocivi per la vita”.[12]

Gli attentati dell’11 settembre hanno segnato un drammatico punto di svolta, sotto,  molti aspetti fra cui il maggior uso di armi elettromagnetiche per incutere choc e timore nel pubblico: dalle tecnologie di sorveglianza elettronica come dispositivi e ricevitori di ascolto, sia di terra che satellitari e che possono emettere o meno radiazioni o sfruttare il laser, fino alle intercettazioni telefoniche o i telefoni “intelligenti” e i software Exaudio per rilevare e decodificare le emozioni, eccetera. Il film del 1998 nemico pubblico, con Will Smith e Gene Hackman, ha offerto un’anteprima istruttiva di come i satelliti “che guardano dall’alto” come l’IRIS ci controllano attraverso raggi infrarossi e strumenti ottici. Le tecnologie telecomandate open-source di data mining e sorveglianza come microcomputer, riconoscimento di pattern, attivazione tramite voce e pensiero, che include il monitoraggio delle onde cerebrali del pensiero, oggi sono opportunità enormi (non è certamente un caso che si parla di complesso militare-industriale).

In questa era elettromagnetica senza precedenti, il confine fra militare e civile sta rapidamente sparendo, a mano a mano che i militari ridefiniscono tutta la biosfera come “zona di guerra”.[13]

   E in questa fase che si stanno sviluppando quelle che sono definite “armi non letali”. Queste armi sono utilizzate per piegare la volontà del nemico (che per il 99% è quello interno) senza distruggerlo. Sono quindi “armi inabilitanti” progettate per inabilitare persone o mezzi materiali, rendendo minima la possibilità di arrecare danni permanenti, senza però garantire che nella totalità dei casi siano innocue.

Sul piano militare queste armi inaugurano un nuovo modo di utilizzare la violenza. Sono caratterizzate da un elevato livello tecnologico – utilizzano un ampio spettro di tecnologie: opto-elettronica, acustica, chimica e biologia, informatica, cinetica – e stanno uscendo dalle ipotesi fantascientifiche per entrare nella nostra quotidianità.  Le funzioni adottate saranno le seguenti: controllo e interdizione di aree, controllo di sommosse, operazioni militari su larga scala, azioni anti-terroristiche, azioni preventive contro armi di distruzione di massa, evacuazione di edifici, controllo delle tifoserie negli stadi.

L’industria militare italiana si sta muovendo autonomamente in questa direzione. Secondo una ricerca militare di Studi Strategici del 1991, l’Italia non ha accumulato incolmabile. In particolare la Otto Melara Breda di Brescia è andata avanti in un settore di alta tecnologia quale quella degli impulsi Em.

Lo sviluppo della armi inabilitanti, ovviamente, non è mosso dalla volontà di rendere meno cruenti i conflitti, ma costituisce una vera e propria necessità operativa delle forze armate dei paesi che vorranno avere un peso nello scacchiere geostrategico del prossimo futuro.

L’Italia si dovrà quindi adeguare per non correre il rischio di rimanere esclusa dagli interessi legati alla cosiddette “missioni di pace” e di “aiuto umanitario”.

Da non trascurare il fatto che lo sviluppo della cosiddette armi “non letali” è determinato che sono degli strumenti di controllo politico della popolazione.

Per questo motivo non è da ritenere un caso che all’inizio del luglio 2018, il Ministro degli Interni Salvini ha firmato il decreto autorizzativo che da via ufficialmente sul campo in 11 città italiane dell’utilizzo del Taser, la pistola elettrica già utilizzata dalle forze dell’ordine di 107 paesi.[14]

   Le cosiddette “armi non letali” includono le armi acustiche (amplificatori di fotoni attraverso l’emissione stimolata di radiazioni), armi a onde scalari psicotroniche e armi a infrarossi: tutte queste armi, caricate su un veicolo, possono arrivare in qualsiasi quartiere o in mezzo a un corteo pacifico di dimostranti politici.

Prendiamo come esempio il trasmettitore di microonde ad alta potenza (HPM) noto come Active Denial System (ADS) che eroga impulsi di radiazione elettromagnetiche a 95 GHz, fa bollire le molecole sopra e sotto la pelle e fonde gli organi del corpo, o il Long Range Acoustic Device (LRAD), un’arma sonica assolutamente silenziosa (sistema di comunicazione acustico diretto) che lancia un’onda termoelastica di pressione acustica ad alta frequenza (2,5 kHz) in un raggio di 30 gradi che grida silenziosamente nell’orecchio interno tramite conduzione ossea. Girando un po’ di più la rotella dell’LRAD si possono cuocere bulbi oculari e organi e provocare danni permanenti all’udito a 15 metri di distanza. Questo dispositivo “non letale” in genere viene montato su un fuoristrada Hummer e usato per il controllo della folla.[15]

Un impulso elettromagnetico (EMP) antimateriale è la scarica di radiazioni EM risultante da una detonazione nucleare e/o un campo magnetico che oscilla all’improvviso. I campi elettrici o magnetici in rapido mutamento si accoppiano poi con i sistemi elettronici e producono correnti dannose e picchi di tensione. Una detonazione a poche migliaia di chilometri sopra la Terra potrebbe distruggere, e non-semplicemente paralizzare, tutto ciò che è elettronico in un intero continente.

 

LE ARMI “NON LETALI” DI CUI NON SI SNETE PARLARE

 

 

E poi ci sono armi EM che sono ancor meno note pubblicamente perché vengono usate in segreto per il controllo politico in una guerra silenziosa, i dissidenti e gli individui sgraditi ai vari “potenti”. Alcuni esempi sono i sistemi laser (a elettroni liberi, a raggi X, a fasci di particelle neutre, laser chimico ossigeno-iodio, laser chimico avanzato nel medio-infrarosso, ecc.) che provocano offuscamento della vista e ologrammi; il controllo della mente con realtà aumentata a fasci di ioni di plasma, che avviene tramite satelliti che prendono di mira i bersagli in base alle loro firme bioenergetiche e poi accoppiano il plasma con i loro campi EM; e naturalmente i vettori non-aurali che inducono direttamente messaggi subliminali silenziosi nel cervello, spesso noti con il nome di voice-to-skull (V2K, “voci nel cranio”) o telepatia sintetica. In linea con la segretezza e gli inganni della Guerra fredda, per collaudare le armi elettromagnetiche sono stati usati come bersagli migliaia di soggetti umani non consenzienti.

 

Iniziamo dal bicentenario dell’Indipendenza (1976), quado il Los Angeles Times del 7 febbraio 1976 rivelò che l’ambasciatore americano a Mosca, W. Stoessel, soffriva di una malattia misteriosa simile ad una leucemia, che gli provocava il sanguinamento degli occhia e tutta una serie di disturbi cronici.[16]

 

Tutta questa storia era cominciata nel 1962, quando all’interno dell’Ambasciata americana di Mosca fu scoperto un raggio d’onde microelettriche diretto proprio contro la sede dell’Ambasciata.

 

Questo fu finalmente rilevato un segnale radio a frequenza ultrabassa (ULF) noto come Woodpecker [Picchio], proveniva da un enorme trasmettitore d’amplificazione che era a Kiev, era stato inviato un impulso con mediana di 10 Hz da qualche parte fra Corvallis e Eugene, in Oregon (le microonde modulate a impulsi sono vettori efficienti per i segnali per il controllo mentale, in quanto riescono ad attraversare il cranio che è resistente alle radiazioni non pulsate di basso livello, come per le ELF). Dunque è più che una coincidenza il fatto che fra il 1970 e il 1975 il tasso di suicidi a Medford, Oregon, si sia issato sopra la media nazionale.
   Ciò che è meno risaputo è che il segnale Woodpecker russo veniva emesso costantemente da anni dalla vicina base militare USA verso Medford. Ciò significa che le due superpotenze avevano collaborato per anni, durante la cosiddetta Guerra fredda, negli esperimenti di elettromagnetismo sulla risonanza magnetica nucleare, l’induzione di tumori, l’interferenza con i processi mentali, eccetera. In realtà, il Woodpecker russo stava “cuocendo” fin dagli anni Cinquanta l’ambasciata statunitense a Mosca con il tacito consenso dell’intelligence americana nel quadro del Progetto Pandora. Già nel 1978, l’Operazione Pique della CIA – precursore dell’HAARP (programma attivo aurorale di ricerca ad alta frequenza) – faceva rimbalzare segnali radio dalla ionosfera e poi ne misurava gli effetti su gruppi di popolazione specifici.

 

Il 17 agosto 1975, il senatore Frank Church, a capo del Comitato selezionato del Senato per lo studio delle operazioni governative sulle attività di intelligence, disse al programma Meet the Press della NBC: “So che in America esistono le capacità per realizzare una tirannia totale, e dobbiamo assicurarci che questa agenzia (l’NSA, Agenzia di Sicurezza Nazionale) e tutte le agenzie che possiedono questa tecnologia operino entro i termini di legge e con una corretta supervisione, in modo tale da non superare mai i limiti… da cui non c’è ritorno.”

Nello stesso anno, i russi proposero un divieto per le armi EM all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In seguito, durante le trattative per gli accordi SALT (Trattato per la limitazione degli armamenti strategici) il segretario generale Leonid Brežnev del PCUS descrisse queste armi come “le più spaventose che la mente umana abbia mai concepito”.

 

Si immaginava un futuro di fasci di elettroni induttori di amnesie e pistole ai magnetofosfeni che fanno “vedere le stelle”; generatori tascabili di infrasuoni VLF (20-35 kHz) che innescano nausea, diarrea e crampi addominali; satelliti di sorveglianza Brilliant Eyes dotati di scanner multispettrali, interferometri, radiometri a scansione rotatoria nel visibile e infrarosso, criorefrigeratori, letti di assorbimento ibridi, mappe cerebrali e neurofoni; fasci satellitari elettronici che individuano i bersagli umani in tempo reale e li attaccano con i laser.

 

I ricercatori russi avevano sviluppato tecnologie derivate dagli studi compiuti sull’elettromagnetismo dallo scienziato croato Nicola Tesla (1856-1943) essi scoprirono la possibilità di far apparire suoni e parole intere in un cervello, inviando dei segnali emessi da apparecchi elettromagnetici di controllo neurologico collocati in basi militari. Potevano provocare a distanza anche arresti cardiaci, crisi di epilessia, ogni genere di chic emotivo e fisico. I russi condussero ricerche sul clima e sull’atmosfera terrestre al fine di influenzare le onde cerebrali umane. È a tutti noto il cambiamento di umore e di disposizione mentale che i disordini meteorologici provocano. Il sistema nervoso è sottomesso, come il globo terrestre, ad un ambiente naturale elettromagnetico. La frequenza di risonanza della ionosfera è quasi identica a quella del cervello umano. Esiste un collegamento quindi tra la sfera elettromagnetica della Terra e la frequenza di risonanza dell’encefalo.

 

Gli scienziati russi escogitarono tecniche di lavaggio del cervello contro i dissidenti politici ed effettuarono sperimentazioni anche sul campo della parapsicologia.

 

La corsa alle armi elettromagnetiche non si è mai arrestata. La Us Defence Intelligence Agency (DIA) analizza attentamente le conoscenza della parapsicologia ed elabora dei progetti di spionaggio psichico, di ipnosi telepatica, e persino di sabotaggio psichico di installazioni militari nemiche. Queste tecniche, che sfruttano la cosiddetta “energia a orgoni” o “bioenergia”, si può ipotizzare che faccino parte di progetti segreti. La CIA finanzia delle ricerche universitarie per la realizzazione di apparecchi a micro-onde capaci di lanciare dei raggi che possono causare una ipnosi a distanza, facendo pensare delle voci sulla testa dell’individuo o capaci di provocare una amnesia totale sulla vittima. I difensori di queste ricerche hanno sempre fatto parte della ristretta cerchia che circondavano i presidenti americani. Consigliere di Nixon e Ford fu il Dr. Arnold Hustchnecker allievo nel 1926 dell’Istituto Kaiser Wilhem finanziato dai nazisti. Jimmy Carter ebbe come collaboratore lo psichiatra Dr. Piter Bourne, il quale trascorse gran parte della sua carriera nella ricerca sulla guerra psicologica. Il Dr. Louise Jolyon West membro influente ai tempi della cosiddetta guerra fredda del progetto MK-ULTRA[17] sul controllo del pensiero, fece parte degli assistenti di Ronald Reagan. West propose il rimpiazzamento del sistema penale americano con un controllo psichiatrico.

 

PROGETTO PANDORA

 

Nel 1965 si diede vita a un progetto di studio delle armi ad onde di frequenza, bioenergetiche o psicotroniche, denominato inizialmente Pandora e negli anni seguenti come Progetto Bizzare.

 

Il Progetto Pandora analizzò le possibili delle frequenze biologiche come “input informativi” diretti (di sentimenti o di emozioni) e per rinforzare i ritmi cerebrali associati con il condizionamento e l’elaborazione di dati. Vennero, inoltre, studiati e potenziati i diversi metodi di trasmissione delle frequenze elettromagnetiche e di microonde, senza dover disporre di un equipaggiamento situato in prossima del bersaglio.

 

Pensiamo agli studi di Michaele Persinger docente di neuroscienze del comportamento al Dipartimento di Psicologia Laurentina University di Sudbury, nella regione calabrese dell’Ontario.[18] Dal 1971 si occupa dell’interazione fra sistema nervoso e campi elettromagnetici e degli effetti sul comportamento. I suoi studi spaziano dai campi elettromagnetici delle moderne apparecchiature elettriche ed elettroniche (come il cellulare) ma anche di origine geofisica, generati cioè da terremoti, spostamenti del terreno, fenomeni metrologici e atmosferici.

 

I comportamenti che Persinger analizza non sono le solite prove di memoria e percezione, ma anche le anomalie di comportamento, le allucinazioni, le visioni religiose e mistiche, le apparizioni di UFO, di essere fantastici e di fenomeni paranormali. La metodologia adottata comprende studi di laboratorio su animali, ricerche cliniche su pazienti umani ed estesi studi   epidemiologici.[19] Uno degli strumenti usati per questi studi è stato l’Elmetto. Vale a dire un’apparecchiatura con la quale si è in grado di stimolare il cervello umano con campi magnetici complessi a bassa intensità e in modo altamente selettivo per le diverse aree cerebrali. Con tale apparecchiature egli è riuscito, a riprodurre in laboratorio senza ioni, esperienze che vanno dalla paura all’estasi, dal piacere sessuale alle allucinazioni visive e uditive, dal ricordo di esperienze dell’infanzia a esperienze di quasi morte e perfino il contatto con angeli, diavoli o addirittura con Dio.

 

Questi studi, possono avere delle conseguenze importanti: se come si diceva prima attraverso le ricerche effettuate di è dimostrato, che sotto condizioni controllate, l’effetto delle onde elettromagnetiche sul cervello possono indurre percezioni di eventi mistici e paranormali, incluse visite di dei, e rapimenti alieni.

 

Le conclusioni da un punto di vista filosofico, culturale, politico lo si può immaginare: un argomento contro le religioni costituite. Ma il problema vero non è tanto avere una teoria compiuta sui fenomeni paranormali o religiosi, ma soprattutto nell’utilizzo nel campo politico/militare/culturale della scoperta del potenziale costituito dalla capacità tecnica di influenzare direttamente il cervello umano, senza dover ricorrere a modalità sensoriale, bensì emettendo informazioni neurali direttamente all’interno di un elemento fisico in cui tutti i membri della specie umana sono immersi: l’atmosfera del nostro pianeta. Questa scoperta è l’equivalente nel campo scientifico/militare, per le capacità distruttive, del passaggio dalla polvere alla fissione nucleare (e perciò alla bomba atomica).

 

GUERRA PSICHICA

 

   Nel libro Mind Wars (Guerre Mentali, 1984) dell’ex corrispondente dal Pentagono Ronald M. McRae, si legge: “Determinate combinazioni di ampiezza e di continuità delle radiazioni elettromagnetiche esterne, comprese, nel raggio di frequenza delle onde cerebrali, sono capaci di aggirare il meccanismo sensoriale esterno di alcuni organismi, inclusi gli esseri umani, e di stimolare direttamente le strutture neurali di livello più elevato nel cervello. Questa stimolazione mentale elettronica produce cambiamenti mentali a distanza, come allucinazioni e simili…”.

 

Per McRae, poiché i livelli di energia sono minimi nella radiazioni a frequenza bassa (ELF), il cervello può confondere il segnale esterno con il proprio, imitarlo (un processo noto come allenamento bioelettrico) e rispondere ai cambiamenti. In un articolo di Robert O. Beker del gennaio 1992, intitolato Electromagnetism and Psi Phenomena (Elettromagnetismo e fenomeni Psi) pubblicato sul The Journal of the American Society for Psychical Research, Becker espone “La conoscenza delle frequenze magnetiche operative e dei meccanismi per codificare informazioni all’interno di esse, consentirebbe di inserire informazioni direttamente nella coscienza senza che una persona ne sia consapevole: le probabilità che tale potere venga usato nel modo sbagliato sono enormi”.

 

Nicola Tesla in un’intervista per il New York Times, già nel 1915, che in un prossimo futuro le guerre sarebbero state condotte con l’uso di onde elettriche al posto degli esplosivi. Nova anni più tardi, un articolo comparso sulla Colorado Springs Gazette rapportò che lo scienziato “aveva inventato il primo raggio letale invisibile, capace fi bloccare gli aeroplani in volo…”. Tutta la documentazione relativa alle ricerche ed agli esperimenti di Tesla è in possesso dell’esercito USA, come conferma lo scrittore Michel Hutchinson nel suo libro Megabrain dl 1986: “Il governo americano, fin dal 1940, ha condotto un’intensa ricerca nel campo della ‘ricerca psichica’, applicando tecnologie alla mente”. Non sorprende dunque, come riporta Linda Hunt nel suo libro Secret Agenda, che l’esercito USA reclutasse scienziati tedeschi nazisti perché lavorassero sui progetti segreti nel campo delle frequenze elettroniche.

 

DISPOSITIVI ANTI-SOMOSSA

 

In base ai programmi per la “Difesa”, l’esercito USA avrebbe iniziato a dotare le truppe di armi laser nel 1995. Il 30 giugno del 1992 venne pubblicato The Soldier as a System (Il soldato come sistema), dove si dichiarava che: “Il ramo Ricerche e Tecnologia dell’esercito sponsorizzava 42 laboratori e centri ri ricerche e sviluppo, impiegando approssimativamente 10.000 scienziati ed ingegneri. Il budget annuale di 1,3 miliardi di dollari è solo una piccola parte dell’intera spesa per la ricerca sostenuta dal Dipartimento della Difesa (DoD)”. Del resto, esperti, giornalisti, ex militari dei servizi segreti concordano su un punto: le cosiddette armi “non letali” non solo esistono da tempo ma sono impiegate in contesti sia militari che civili.

 

Nei primi anni ì90: nelle desolate lande del New Mexico, e negli Stati del Michigan e del Texas, un fenomeno inspiegabile avrebbe sconvolto la tranquilla vita della gente. Qualcosa sembrava pulsare nei cuori delle persone qualcosa tormentava i residenti con insonnie, emicranie, nausee e disturbi nervosi, che scomparivano “magicamente” non appena ci si allontanava dalla zona interessata. Il fenomeno divenne noto come The Sound (Il Suono). Nel 1992 la Fondazione Phoenix, guidata dal direttore esecutivo Jimm Moore, che in anni di ricerche ha costituito un vasto archivio di dati e informazioni sull’uso indiscriminato degli esperimenti segreti su privati cittadini americani usati inconsapevolmente come cavie di laboratorio,[20] venne convocata dagli abitanti di Taos, una cittadina del New Messico, per indagare sull’origine del Sound. Dana Hougland, ingegnere del suono della David L. Adams Associates Inc. di Denver e membro della Fondazione, identificò il suono come una potente pulsazione a frequenza passante da 17 a 70 Hertz. Negli USA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) ha classificato tali frequenze come psicoattive, sottolineandone i pericolosi effetti biologici. Le ripercussioni furono gravi sia per gli abitanti, sia per i giornalisti di un giornale locale che vennero dissuasi con minacce telefoniche e lettere minatorie ad insistere da ulteriori ricerche.

 

Tutti i tentativi di localizzare la fonte del fenomeno, apparso improvvisamente nel giugno ’91, fallirono. Il ricercatore Bill Hamilton[21] è convinto dell’esistenza nel sottosuolo degli USA dove militari congiuntamente a entità non terrestre effettuano esperimenti segreti. Certamente una tesi come questa in maniera istintiva farebbe pensare alle affermazioni di un folle o di uno che intende depistare.[22] E se ipotizziamo dell’esistenza di queste basi, cosa centrano con questi suoni misteriosi? Il direttore della Fondazione Phoenix Jim Moore si accorse, posizionando una mappa delle aree interessate dal fenomeno su una cartina delle presunte basi sotterranee, le località coincidevano quasi perfettamente! Una presso Gromm Lake nel Nevada. Hamilton ritiene che il governo abbai un’arma ad onde ELF, e che la stia testando sulla popolazione ignara come possibile strumento di controllo mentale. In base a rilevamenti tecnici questo Suono risultava simile preoccupante a quello come si diceva prima al cosiddetto Segnale Woodpecker: una pulsazione psicoattiva irradiata globalmente dai russi ad una frequenza di 10 hertz e capace di sconvolgere le comunicazioni via satellite, i voli aerei e persino il clima.[23]

 

Dopo il famigerato Moscow Signal, che forse è stato usato contro l’Ambasciata Americana, Kennedy autorizzò l’Operazione Pandora, un’indagine top-secret i cui risultati non sono mai stati risultati. La Fondazione Phoenix, attraverso il FOIA, ha ottenuto dalla CIA e dalla DIA dei documenti declassificati provano che gli USA abbiano sviluppato tale tecnologia per usarla per plasmare il comportamento.

 

GRAVI SINTOMI NEUROPATOLOGICI

 

Dal 28 settembre 1990 una ferrea cintura di segretezza si richiuse attorno alle ricerche militari americane sugli effetti biologici delle radiazioni dei campi elettromagnetici (EMF). Secondo Moore lo studio in questo settore è stato classificato segreto “per ragioni di sicurezza nazionale”. Secondo la Fondazione Phoenix dopo anni ricerche è che gli esperimenti sui campi elettromagnetici si sarebbero dunque svolti in tutta la nazione, con disastrose e forse irreversibili ripercussioni sulla salute pubblica.

Le ragioni della negazione sistematica degli effetti ELF, stando alla Fondazione Phoenix, risiederebbero nella stretta cooperazione fra militari e industria elettronica. Lo prova un rapporto della DIA, intitolato Effetti Biologici delle Radiazioni Elettromagnetiche nei Paesi Euroasiatici Comunisti, redatto dall’Agenzia medica ed Informativa dell’Esercito nel Marzo 1976. Risulta sconvolgente, nel paragrafo finale del capitolo: Tendenze, Conclusioni e Previsioni, scoprire come tutte le potenziali disastrose conseguenze descritte nel documento e addossate ai comunisti, in realtà venissero originariamente condotte da Allen Frey, un pioniere nella ricerca degli effetti delle microonde sul sistema nervoso e comportamentale. Nel paragrafo si afferma: “Sebbene non sia stata identificata nessuna attività di ricerca, svolta nei Paesi euroasiatici comunisti, chiaramente o direttamente collegata ad un programma militare di armi offensive, gli scienziati sovietici sono perfettamente consapevoli dei possibili effetti biologici delle radiazioni di microonde a basse livello, applicabili quali armi offensive. La loro ricerca sulla percezione interiore del suono ha enorme potenziale di sviluppo quale sistema capace di disorientare o distruggere gli schemi comportamentali del personale militare o diplomatico; esso potrebbe venire usato in maniera ugualmente efficace quale strumento per gli interrogatori”.

 

I russi studiavano quindi i mutamenti psicofisiologici e metabolici, nonché+ le alterazioni delle funzioni cerebrali derivanti dall’esposizione a frequenze di radiazioni elettromagnetiche, rilevandone gli effetti fisiologici. Fra questi, infarto indotto e alterazione della barriera sangue—cervello: le neurotossine del sangue si incrociano, causando nell’individuo gravi sintomi neuropatologici e il decesso. Si ipotizza inoltre un legame tra le radiazioni ELF e lo sviluppo dell’AIDS, in quanto tali radiazioni distruggono il sistema immunitario. Il paragrafo seguente è ancora più agghiacciante: “Il potenziale per lo sviluppo di una varietà di applicazioni contro la persona viene suggerito da ricerche pubblicate in URSS, nell’Europa dell’Est e in Occidente. Suoni e probabilmente anche parole che sembrano provenire dal cervello sono in realtà indotti da modulazioni di segnali a densità elettriche molto basse”.[24]

 

ARMI DI SBARRAMENTO

 

Secondo il rapporto DIA i russi avrebbero continuato gli esperimenti nel campo della percezione del suono e: “i risultati di tali ricerche potrebbero avere applicazioni militari qualora i sovietici sviluppassero metodi per o distruggere il comportamento umano”.[25] Nella primavera del 1973 il Dottor Charles C. Sharp ed alcuni suoi colleghi del Walter Reed Army Institute of Research testarono sul cervello umano la ricezione di messaggi da una trasmissione a impulsi di microonde. Seduto in un ambiente insonorizzato. Sharp riuscì a riconoscere parole modulate trasmesse attraverso un audiogramma (rappresentazione grafica delle onde sonore percepibili) emanate all’interno della stanza ad una frequenza di microonde di circa due gigahertz. Nonostante una porzione del rapporto sia rimasta segreta, il resto indicherebbe il coinvolgimento degli USA nello sviluppo di tali armi da diversi anni.

 

Uno studio pubblicato nel 1972 dall’U.S. Army Mobility Equipment Research and Development Center, intitolato Analisi delle Microonde quali possibili Armi di Sbarramento conclude, testualmente, così: “Con la tecnologia e l’equipaggiamento attualmente disponibili è possibile approntare un sistema di sbarramento a microonde, trasportabile su camion, che immobilizzi completamente il personale militare nemico che si trovi allo scoperto. Esiste un forte potenziale per l’attuazione di un sistema a microonde capace di rallentare o immobilizzare il personale militare all’interno dei veicoli. Con l’attuale tecnologia non risulta ancora possibile approntare un sistema a microonde capace di distruggere il tipo di materiale di cui sono costituiti i carri armati”.[26]

 

C’è di più. L’esercito USA, durante la prima guerra del Golfo, posizionò potenti sistemi di amplificazione in pieno deserto dai quali non usciva alcun suono! Circa 20.000 veterani reduci dal conflitto soffrono tuttora dei sintomi causati dall’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti: dolore ai denti, alle mascelle e alle giunture, stanchezza cronica, malattie della pelle, sistema immunitario distrutto e via di seguito.

 

L’EFFETTO SECHENOV

 

Nei primi anni ’60 la CIA avvicinò il dott. Milton Zaret, un oftalmologo di new York che aveva avuto accesso ad alcuni incartamenti riservati sul Progetto Pandora, un’indagine, dai risultati ancora oscuri, riguardante l’irraggiamento di microonde da parte dei Russi contro l’ambasciata russa a Mosca. Il dottor Zaret fu sottoposto ad una raffica di domande sulle sue ricerche inerenti le cataratte indotte dall’esposizione a microonde e compiendo una sorta di lavaggio del cervello mediante microonde. In base ai documenti della CIA sugli esperimenti tutti russi stilò un rapporto in cui scrisse: “Nella ricerca del blocco sovietico sugli effetti biologici delle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti, l’enfasi è posta principalmente sulle aberrazioni neurofisiologiche o comportamentali. Queste possono essere di tipo inibitorio o eccitatorio; il luogo d’azione primario può essere il sistema nervoso centrale o periferico e gli effetti potrebbero essere reversibili o irreversibili. Sebbene i vari rapporti possano sembrare, a prima vista, un logico, ordinato e significativo”.[27]

 

I fattori base da tenere sempre presente sono che: “Le radiazioni di microonde sono di natura elettromagnetica e sono delle radiazioni non ionizzanti (al contrario delle radiazioni nucleari, che hanno quindi effetti diversi). Il sistema nervoso funziona come una rete di comunicazione elettronica, normalmente schermata o protetta da campi elettromagnetici esterni. Quando vengono creati dei campi elettromagnetici straordinari intorno agli elementi neurali, ciò può produrre delle anomali neurologiche organiche o funzionali”.[28]

 

Zaret disse che la ricerca russa aveva scoperto che i campi pulsanti (come quelli che appaiono presso le linee ad alta tensione) erano più efficaci delle radiazioni continue, nel danneggiare gli schemi del nervoso. “Per quanto riguarda le radiazioni non termiche, essi credono che il campo elettromagnetico indotto dalle microonde colpisca la membrana cellulare e ciò risulta in un aumento dell’eccitabilità o in u aumento nel livello di sollecitazione delle cellule nervose. In caso di una esposizione ripetuta o continuata, l’aumento di eccitabilità porta ad uno stato di esaurimento delle cellule della corteccia cerebrale. Ciò finisce per produrre l’effetto di inibizione ‘Sechenov’ che si manifesta con l’eliminazione dei riflessi condizionati positivi ovvero del comportamento”.[29]

 

STRUMENTI DI SORVEGLIANZA GLOBALE

 

In un articolo del National Enquirer (22.06.1976), si legge che fin dal 1973 la Advanced Research Projects Agency (ARPA) aveva sponsorizzato un progetto per la realizzazione di una macchina in grado di leggere la mente a distanza, decifrando le onde magnetiche del cervello. Uno scienziato dichiarò che l’obiettivo finale del programma era quello di esercitare il controllo sul cervello umano, studiando i vari aspetti del problema. Aspetti che sono stati analizzati al Massachusetts Institute of Technology, all’Università di New York, all’Università, all’Università della California di Los Angeles ed al National Aeronautics and Space Adminitration’s Ames Research Center della base aerea di Moffett in California.

 

Il 19 novembre 1976, in una lettera scritta da Robert L. Gilliat (Assistente Generale e Consigliere per la Salute, le Potenzialità Umane e gli Affari Pubblici del Dipartimento della Difesa) e pubblicata nel libro di Paul Brodeur The Zapping of America, il Governo conferma che tale macchina esiste effettivamente: “Come dichiarato nella mia precedente lettera del 12 Novembre 1976, le informazioni che ho ricevuto dall’Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata sostengono che la macchina in questione esiste, ma non è in realtà capace di leggere le onde cerebrali di chiunque, bensì solo dei volontari che collaborano alla sperimentazione con tale apparecchio, nei vari laboratori coinvolti nella ricerca”.[30] Ma quali certezze, si domanda Moore, hanno gli americani che questo congegno venga utilizzato solo su persone consenzienti, e non come cavie da laboratorio completamente all’oscuro? Le implicazioni sono sconvolgenti. È tecnologicamente possibile che l’intera rete elettrica della nazione sia stata e venga tuttora usata non solo come mezzo di controllo mentale “conformemente ai piani nazionale” (come dichiarato in un documento top-secret sopposto dall’ex Direttore della CIA, Richard Helms, alla Commissione Warren sull’assassinio Kennedy, nel 1964) ma anche come strumento di “sorveglianza” nazionale.

 

È forse irrazionale credere che tale arma possa essere utilizzata su scala mondiale e sull’intera popolazione? William Bise , direttore del Pacific Nortwest Center for the Study of Non-Ionizing Radiation di Portland (Oregon), ha redatto un intrigante rapporto intitolato Risposta del sistema nervoso alle interferenze da frequenze radio indotte nel quale descrive alcuni esperimenti condotti su volontari. Ne risulta che reazioni del sistema nervoso umano possono essere indotte non solo tramite frequenze radio a modulazione pulsante, ma anche attraverso onde continue a livello di energia sostanzialmente inferiori a quelli esistenti in ambiente urbano.

 

Non è quindi possibile ignorare l’esistenza di una ennesima e potenziale minaccia. Una nuova” varietà di spionaggio e sabotaggio politico-militare ed industriale teso al condizionamento e all’assassinio selettivo, a profonde ed insidiosi invasioni della privacy, a pratiche che si possono dire totalitarie nell’educazione delle masse.

 

Da MK-ULTRA a EMK-ULTRA

 

I programmi MK-ULTRA attuati durante la cosiddetta guerra fredda erano in continua evoluzione e assomigliavano sempre di più a programmi di controllo mentale elettromagnetico a distanza. Già negli anni ’50 il medico R. Ross Adey dell’Istituto di ricerca sul cervello dell’Università della California finanziato dalla CIA, studiava le frequenze pulsate per armi con raggi confusionali.  Interferendo con il flusso del calcio nel cervello è possibile disturbare la concertazione, il sono, e le funzioni cerebrali. Lo scrittore Evelyn Waugh potrebbe essere stato bersaglio di una tecnologia simile (si veda il suo romanzo del 1957 La prova di Gilbert Pinfold).[31] Il campione di scacchi Boris Spassky sosteneva di avere il campionato del mondo del 1972 contro Bobby Fischer dopo essere stato bombardato con dei raggi.[32]

 

E poi cera la LIDA, una macchina russa per la sincronizzazione delle onde cerebrali che metteva onde a 10Hz, seguita nel 1958 dal nurofono, inventato dal ricercatore Patrick Flanagan. Questo apparecchio era in grado di creare un disturbo aurale tramite microonde o laser, convertendo inizialmente il suono in impulsi elettrici che poi venivano trasmessi attraverso onde radio alla pelle convincendo di aver udito un suono. Il neurofono, come tutte le scoperte relative al controllo mentale, era immediatamente stato protetto da riservatezza per motivi di “sicurezza nazionale”.

 

Nel 1961, il neuroscienziato Allan Frey aveva sezionato dei vettori di microonde modulandovi una componente audio e aveva inviato un effetto uditivo a microonde alla corteccia uditiva dei destinatari. Si era scoperto che i fasci pulsati di microonde incrementavano la permeabilità della barriera ematoencefalica, il che a sua volta intensificava gli effetti di farmaci, batteri e veleni (può sembrare incredibile ma ormai è possibile tramettere le frequenze di malattie e farmaci attraverso energia elettromagnetica modulata o pulsata). Frey riusciva ad accelerare, rallentare o arrestare un cuore sincronizzando il battito cardiaco a un fascio di microonde pulsate.

 

Nel 1969 il famoso e famigerato Prof. José M. R. Delgado, sostenitore di una società “psicocivilizzata” perfezionò la stimolazione cerebrale elettrica a distanza (ESB) per controllare i comportamenti, gli istinti ed emozioni.

 

Oggi, i fasci EMR mirati possono gestire il cervello come un giocattolo telecomandato. I bersagli si accorgono di cotti da microonde a bassa potenza pulsate a 300-3.000 MHz perché il fascio provoca scoppi, sibili, scatti o ronzii dietro la testa.

 

Negli anni ’70 e ’80 lo scienziato russo Igor Smirnov, padre della psicocorrezione (termine da lui coniato per denotare l’uso di messaggi subliminali per alterare la volontà o modificare la personalità all’insaputa del soggetto), utilizzava l’elettroencefalogramma (EEG) per misurare le onde cerebrali. Dall’EEG, Smirnov riusciva a creare una mappa computerizzata dal subconscio del soggetto, comprendente istinti quali rabbia e desiderio sessuale (la mappatura di posizionamento e distribuzione delle frequenze primarie per le frequenze che hanno una risposta biotelemetrica è nota nel mondo dei servizi segreti come prima freaking che sta per ‘primo impazzimento’). Con i messaggi subliminali registrati, Smirnov riusciva ad alterare il paesaggio mentale.

 

Nel 1993 a Wako durante l’assedio alla setta dei davidiani.[33] L’FBI chiese l’aiuto di Sminorv come consulente. Egli suggerì di bombardare le persone asserragliate con suoni in apparenza simili al grugnire stridulo dei maiali isterici. In questi suoni avrebbe potuto esserci dei messaggi subliminali che invitavano gli assediati alla resa. L’FBI decise altrimenti.[34]

Sminorv rilevò che nel caso i segnali non avessero funzionato, i seguaci di Koresh avrebbero potuto scannarsi a vicenda. Un mese dopo il massacro di Wako, Steve Killion vice capo divisione dei servizi tecnici dell’FBI disse ai giornalisti del Village Voice che nel corso di una normale trattativa è possibile imprimere un codice di messaggio con il quale far passare Inconsciamente un messaggio subliminale.[35]

Smirnov, in un’intervista al Newsweek del mese di agosto del 1994, disse che l’FBI aveva voluto far passare dei messaggi subliminali attraverso le linee telefoniche, e che al capo della setta David Koresh, avrebbero fatto passare la “voce di Dio”, mentre ai membri della setta gli sarebbero stati trasmessi in via elettromagnetica le voci dei parenti.[36] Nel mese di ottobre del 1994 in un articolo del Moscovkiie Novosti comparve un articolo su quello che è accaduto a Wako, in quest’articolo si diceva che l’FBI era interessata a questo tipo di tecnologie e che a Wako mandò la “voce di Dio” al capo della setta.

E’ possibile che a Wako siano state usate due diverse tecnologie una americana e una russa. Wako potrebbe essere stato un campo di sperimentazione delle armi psicotoniche, armi che da tempo sono sperimentate.

 

  In un articolo del New York Times del 5 aprile 1999 di William J. Si racconta che gli scienziati russi nel 1989 avevano scoperto una nuova classe di armamenti che potrebbero danneggiare il sistema nervoso, modificare il comportamento e così via.

 

Non solo, c’è cooperazione tra servizi in merito a questo tipo di armi, in un articolo del Moskovskiie Novosti dell’ottobre 1994, il vicedirettore della fabbrica che costruisce questo tipo di apparecchiature che molti di questi “prodotti” sono con una licenza americana sulla base di un accordo firmato tra il KGB e la CIA, il 24 settembre 1990. Quest’accordo prevedeva la ricerca congiunta nel settore della Psicotronica.

 

Se questo fosse vero, uno dei motivi del silenzio su questo tipi di armi, (e sul controllo mentale in generale) è motivato che quello ci si trova di fronte è un’operazione di disinformazione, intossicazione delle notizie, che i vari servizi in cooperazione tra loro operano.

 

Nel 1973, il ricercatore Joseph C. Sharp del Walter Reed Army Institute of Research aveva modellato sul neurofono del Dottor. Flanagan l’audiogramma di microonde pulsate, analogo alle vibrazioni di suoni verbali, riuscendo a trasmettere fasci di parole al cervello. La telepatia sintetica collega i segnali subvocalizzati del cervello a un computer attraverso una raggio maser (amplificazione a microonde tramite l’emissione stimolata di radiazioni=. A quel punto un software associa specifici potenziali di eccitazione cerebrale a particolari parole legge dalla corteccia uditiva pensieri subvocalizzanti a 15 Hz, 5 mW. è la TV a circuito chiuso della mente.

Usando gli audiogrammi ELF trasportati da un singolo maser modulato a impulsi, i pensieri subvocalizzati di operatori telepatici sintetici si possono trasmettere nel cervello del cervello per una “conversazione forzata”.

Come scrisse il Dott. Becker: “Un dispositivo simile ha evidenti applicazione in operazioni segrete volte a far impazzire il soggetto che ‘sente le voci’ o a fornire istruzioni irrintracciabili per omicidi programmati”.[37]

Alla fine i monitor per le onde cerebrali sono passati dall’EEG al magnetoencefalogramma (MEG) che collega i modelli delle onde cerebrali attraverso un computer remoto a cristalli il cui software legge e traduce parole enunciate e pensieri silenziosi.

Gli scanner MEG hanno la velocità e la risoluzione per rendere possibile un’interfaccia cervello-macchina, e i superconduttori a temperatura ambiente hanno reso i MEG portatili perfetti per sperimentazioni o disturbi sul campo.

Nel 2003, la DARPA lanciò un programma per le interfacce cervello-macchina per creare “nuove tecnologie per aumentare le prestazioni umane attraverso la capacità di accedere in modo non invasivo in tempo reale ai codici del cervello e integrarli nel dispositivo periferico o nelle operazioni del sistema”. [38] Oggi, i soldati delle Forze Speciali statunitensi indossano “caschi del pensiero” con scanner MEG e zaini-supercomputer per l’elaborazione dei segnali.[39]

 

CI PUO’ ESSERE UN RIFUGIO PER LA NOSTRA MENTE?

 

Dieci anni dopo l’ammonimento di Brežnev, il Dr. Becker esprimeva le stesse preoccupazioni: “Quando alla fine sarà possibile monitorare i potenziali evocati dall’EEG e combinarli con trasmissioni di radiofrequenze e microonde studiate per produrre pensieri o umori specifici, come l’ubbidienza e il compiacimento, si avrà un metodo di controllo mentale estremamente pericoloso per tutte le società: una tirannia senza terrore… La familiarità ipnotica di televisione e radio, combinata con gli effetti biologici dei loro fasci di trasmissione, potrebbero già costituire una forza simile per la standardizzazione di massa, sia che l’effetto sia voluto o meno”. [40]

L’attività di Signals Intelligence (SIGINT) dell’NSA controlla le onde cerebrali via satellite, decodifica potenziali evocati del cervello a 3,5 Hz, 5,0 milliwatt, e poi li trasmette a un computer con circuito integrato ad altissima velocità (VHSIC) per “conversazioni forzate”. Per la “clonazione EEG”, viene innanzitutto monitorato il campo elettromagnetico del bersaglio che poi è decodificato via software, dopodiché i modelli emotivi vengono reimmessi nel cervello del bersaglio o in un altro cervello. Mettendo un microchip da 5,0 micromillimetri nel nervo ottico sarà possibile prelevare impulsi neurali dal cervello per “origliare” il soggetto, dopodiché i pensieri si possono “salvare” su un computer finché verranno riproiettati nel cervello per essere rivissuti sotto forma di allucinazioni, voci di conversazioni passate, eccetera. Nel suo blog Citizen Smith il ricercatore Paul Baird ha descritto il processo in questo modo: “Il pensiero umano funziona a 5.000 bit/sec, ma i satelliti e varie forme di biotelemetria possono trasmettere questi pensieri ai supercomputer nel Maryland (USA), in Israele, eccetera, che hanno una velocità di 20 miliardi di bit/sec. Questi, già oggi, controllano milioni di persone simultaneamente. Un giorno finiranno per monitorare praticamente chiunque… peggio di qualsiasi incubo da ‘Grande Fratello’ di orwelliana memoria si possa immaginare, e sarebbe la realtà. Eppure i nostri leader mondiali, che lo sanno, non fanno niente”.

… In genere i bersagli si accorgono che le loro onde cerebrali sono sotto controllo per via del feedback acustico del neurofono. In altre parole, il computer manda un ritorno (eco) del pensiero e poi i controllori umani commentano o rispondono verbalmente”.

Entrambe le operazioni sono facilitate dal neurofono”.

Mentre i commenti umani/dal vivo sono individualistici e non correlati ai processi di pensiero della vittima, spesso l’intelligenza artificiale coinvolta ripete a pappagallo delle espressioni standard. Queste vengono innescate dai pensieri del soggetto mentre i controllori umani restano in silenzio o sono assenti. Per rendervi conto di quanto possa essere terribile una simile invasione della privacy, immaginate di essere interrogati sul vostro passato mentre siete sdraiati a letto. Alla fine vi addormentate, e fate dei sogni personali o ‘indotti’, solo per poi svegliarvi ascoltando i commenti e le prese in giro del controllore riguardo ai vostri pensieri subconsci (sogni)”.[41]

Nelle case e negli uffici di tutta la nazione, scanner di onde millimetriche penetrano attraverso le pareti alla ricerca di cervelli target in cui le trasmittenti di microonde possano colpire potenziali di eccitazione che inducono umori specifici. Le altre persone nella stanza non si accorgeranno che un potenziale di eccitazione per il suicidio o l’omicidio sta impostando il cervello del loro amico o parente sulla depressione o sulla rabbia (questa tecnologia potrebbe essere la vera causa dei “suicidi” dell’attivista politico Abbie Hoffman, del cantante Kurt Cobain, del giornalista Gary Webb, eccetera). Lo scienziato britannico Tim Rifat ha dato questa spiegazione: “… I direttori dei servizi segreti ora sono al settimo cielo; se qualcuno diventa un problema, gli parcheggiano fuori di casa il ‘team di controllo mentale per i suicidi’. Dopo qualche settimana, la vittima si uccide da sola…”.

Nel caso che i servizi segreti militari non vogliano che ti suicidi, possono sempre farti impazzire. Possono farlo indirizzando al tuo cervello il potenziale di eccitazione di un particolare stato mentale patologico mentre sei a casa tua. Per aiutarsi, gli operativi dei servizi segreti possono inserire suoni e parole nel cervello della vittima. Questo udito intercerebrale è usato per portare la vittima alla follia, perché nessun altro può sentire le voci trasmesse nel cervello target. La trasmissione di dati uditivi direttamente nel cervello della vittima usando fasci vettori di microonde oggi è una pratica comune”.[42]

Non serve una laurea per rendersi conto che il controllo via satellite e le tecnologie over-the-horizon non riguardano solo i “terroristi”. Torture e interrogatori a distanza, ricordi innescati da domande al neurofono, analizzatori di onde cerebrali che inducono “conversazioni forzate” e programmazione cerebrale possono trasformare in campi di concentramento elettronici le nostre case e luoghi di lavoro. E’ uno stupro mentale e un furto di proprietà intellettuale direttamente alla nostra testa.

Quando Michael Dukakis ebbe la sfortuna di scontrarsi con l’ex direttore della CIA George H. W. Bush alle elezioni presidenziali del 1988, sua moglie Kitty fu portata sull’orlo del suicidio… eppure come si poteva dimostrare che la causa fosse un attacco elettromagnetico? I pensieri e le emozioni di milioni di bersagli vengono raccolti e archiviati su computer per migliaia di usi nefandi mentre gli operatori, le ultime ruote del carro, continuano a monitorare e molestare chiunque sia nelle mire dei loro capi.

Il Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti si riferisce anche alle perquisizioni irragionevoli e al sequestro della mente? I tentativi di arginare l’uso illegale delle armi “non letali” finora sono falliti o sono stati inefficaci:

  • Il senatore John Glenn, che ben conosce la verità di questa tecnologia, ha presentato nel 1997 un disegno di legge chiamato Human Research Subjects Protection Act,[43] che è stato bocciato.
  • Il 28 gennaio 1999, il Parlamento Europeo ha fatto passare la Risoluzione A4-0005/1999. La bozza della risoluzione trattava esplicitamente delle armi EMR, ma il testo della sezione 27 della risoluzione finale recitava: “Un divieto globale allo sviluppo e schieramento di armi che potrebbero consentire qualsiasi forma di manipolazione degli esseri umani”.[44]
  • Nel 2001 è stato presentato al Congresso lo US Space Preservation Act, HR2977, per vietare tutte le armi a energia diretta (DEW). Dopo essere stata riscritta più volte, la legge è stata bocciata.[45]
  • Nel 2002, l’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo ha identificato formalmente una nuova categoria di armi di distruzione di massacontrollo psicotronico della mente e altre armi a risonanza elettromagnetica.[46]

Per quanto se ne sappia, le poche leggi che condannano l’uso delle armi elettromagnetiche contro i propri cittadini sono i Public Acts 256 e 257 del Michigan, firmati dal governatore canadese di nascita Jennifer Granholm il 28 dicembre 2003.[47] La pena, in base all’Act 257, va da 15 anni all’ergastolo… ma veramente in Michigan i colpevoli vengono perseguiti?

 

UNA GUERRA COGNITIVA

Quando il senatore Church, nel 1975, si riferiva a “questa agenzia e tutte le agenzie che possiedono questa tecnologia”, non stava pensando solo all’NSA, alla CIA e all’FBI, ma anche alla DIA, l’Agenzia di intelligence della Difesa. L’asimmetrica “rivoluzione degli affari militari” ha sempre incluso una guerra cognitiva che utilizza “simulazioni di personalità strategiche” (personalità multiple) create dall’MKULTRA per varie missioni segrete. La cognotecnologia di nanotecnologie, biotecnologie e informatica è sempre stata prioritaria e centrale. Gli operativi dei servizi segreti vengono traumatizzati e sottoposti a elettroshock per cancellare i ricordi, agli assassini delle forze Navy SEAL viene ripulito il cervello, ai soldati vengono iniettati biochip IMI (interfaccia controllata da intelligence) per consentire ai supercomputer dell’NSA da 20 miliardi di bit al secondo di tracciarli e vedere e sentire ciò che vedono e sentono grazie a un sistema di monitoraggio remoto.[48]

Ora, il confine fra civile e militare è stato cancellato, e tutti noi viviamo in una zona di guerra.

Sono società di sicurezza privata, malavitosi e criminali affiliati ai servizi segreti a fare il lavoro sporco in modo che non si scopra il coinvolgimento delle agenzie federali.[49] Il compito di questi sicari include il sopraccitato “suicidio”, noto nel mondo dell’intelligence come “esecuzioni dell’NSA autoinflitte”, la fase finale di una “ingegneria psicologica” controllata a distanza. Oppure i sicari gestiscono da remoto immagini cerebrali e sogni attraverso la componente scalare di un campo magnetico debole.[50]

L’ingegnere nucleare ora in pensione Ten. Col. Thomas E. Bearden disse in un’intervista del 1991 che i fenomeni elettromagnetici scalari consentono di costruire forme di pensiero a richiesta e immetterle direttamente nella mente e nella memoria a lungo termine attraverso ciò che lui definisce “un canale nascosto in cui riversare gli input”.[51]

Questa è la nuova guerra cognitiva, una forma di controllo mentale che impiega campi acustici, ottici ed elettromagnetici, o li combina, per interferire con i processi biologici.[52] E’ possibile bloccare i movimenti volontari dei muscoli, controllare le emozioni e azioni, indurre o impedire il sonno, cancellare i ricordi a breve e a lungo termine… controllando il tutto a distanza. Gli S4 (Silent Sound Spread Spectrum, spettro espanso sonoro silenzioso) a bordo degli aerei militari EC-130E Commando Solo inducono onde cerebrali, poi trasportano gruppi di firme emotive o comandi vocali su bande AM, FM, HF, televisive o militari attraverso il sistema di comunicazione militare Omega.

I set di trasmissione preparatori codificati su fasci di microonde producono attacchi cardiaci, ictus, paralisi, eccetera. Sui bersagli vengono sparate malattie, come l’influenza. Gli edifici dove si radunano i gruppi di dissidenti vengono trasformati istantaneamente in campi di battaglia. I rapimenti perpetrati dai governi vengono mascherati da rapimenti alieni, in cui a un raggio paralizzante segue una perdita di memoria a breve termine e l’impianto di nuovi ricordi falsi. Le intercettazioni oggi si svolgono sparando raggi laser sulle finestre per esporre le modulazioni dei suoni all’interno. Anche i messaggi subliminali in televisione e nei film non sono stati eliminati, bensì migliorati: immagini nascoste a bassa luminosità si confondono appena sotto la soglia della normalità visiva per produrre un film dentro il film, insieme a precise trasmissioni digitali di codici di colore esadecimale come quelle del film Incontri ravvicinati del terzo tipo… ed era il 1977. E non dimentichiamoci dei messaggi subliminali ai concerti e negli MP3.

Il pubblico tende a dimenticare che le aziende di telecomunicazione sono appaltatori militari che esercitano un potere quasi assoluto sulla comunità. Pochi sanno che negli Stati Uniti, nel 1995 – l’anno prima dell’eclatante Telecommunications Act del 1996 – il Dipartimento della Difesa e il Dipartimento della Giustizia, attraverso l’Istituto Nazionale di Giustizia, aggregarono le forze militari, gli appaltatori della difesa, gli scienziati che ricevevano fondi militari e le forze di polizia intorno a una politica unificata sul doppio uso delle armi non letali come ADS, Long Range Acoustic Device (LRAD) e le tecnologie di controllo mentale EM a distanza di cui abbiamo parlato, e hanno trasformato il termine “nemico esterno”, retaggio della Guerra fredda, in “avversario (straniero o interno)” (ora “terrorista”), che nel linguaggio comune indica chiunque faccia qualcosa di sgradito per le forze militari o di polizia.[53]

 

L’OPERAZIONE WEED & SEED

Parlando di comunità, l’operazione Weed & Seed (strappare le erbacce e seminare) del Dipartimento di “Giustizia” è considerata un’iniziativa volta allo sviluppo della comunità con l’intento di combattere la criminalità violenta, l’uso di droghe e le gang. O forse la sua finalità è un’altra? Nel suo libro del 1997 Mind Control, World Control, il compianto ricercatore Jim Keith raccontava come aveva vissuto per tre anni nel quartiere Tenderloin di San Francisco, dove la cima del Federal Building era in realtà uno scudo per radar, microonde e radio per una serie di dispositivi di comunicazione. Da quel tetto si vede tutta Tenderloin, il che significa anche che le onde radio passano in qualsiasi direzione senza ostacoli. Dato che le emissioni ELF e ULF (come le trasmissioni televisive) non passano agevolmente attraverso il terreno o gli edifici, Keith notava che ogni mattina e sera i suoi pensieri erano perturbati da un brusio o una cantilena dentro la sua testa. Da fuori sentiva i vicini gridare e minacciare, e gradualmente si rese conto che Tenderloin era un esperimento in doppio cieco monitorato dal dipartimento di polizia. Del resto, chi avrebbe preso sul serio le lamentele di gente povera, mentalmente instabile o tossicodipendente?[54]

   Tim Rifat nel 1999 riportava che nel Sussex, Inghilterra, la polizia aveva l’uso esclusivo della frequenza di microonde a 450 MHz sulla propria antenna da 60 metri: la stessa frequenza usata da Ross Adey, pulsata a 0,75 mW/cm2, per la modifica dei comportamenti. Si tratta della stessa modulazione di impulsi degli auricolari per i cellulari.

Se si pulsa un segnale ELF a tale frequenza alle antenne intorno alla città, questo risuonerà nei campi pulsati intorno alle linee elettriche, si reirradierà ed entrerà nelle case attraverso i circuiti della luce.[55]

Ora si stanno costruendo centinaia di nuove torri e antenne per far funzionare gli iPhone ormai da 5 gigabyte in una rete NetRad modulata a impulsi.[56] In cima a ogni torre c’è una radiazione di onde lunghe, di microonde, che penetra nei tessuti e bombarda chiunque si trovi sotto di essa o nel suo raggio; in basso, monitor video, mini-sensori (magnetici, sismici, infrarossi, radar, sforzo del campo EM) ed elaboratori di segnali, teoricamente per la sorveglianza meteo e atmosferica, il rilevamento di agenti biologici, emissioni di radiazioni, eccetera.
NetRad è stata messa a punto dal complesso militare-industriale: UMass Microwave Remote Sensing Laboratory, AT&T, Radian/Onex Corporation e altri tentacoli del polipo di appaltatori militari protetti dall’Harvard Center for Risk Analysis, leader nel settore dell’analisi del rischio finanziata da 100 delle più grandi e potenti aziende del settore, di certo uno dei sostenitori attivi del Telecommunications Act del 1996.
Sotto forma di comodità per il consumatore, la tecnologia a doppio uso è in arrivo in ogni quartiere. Doppio uso, doppio rischio.

 

CONCLUSIONI PROVVISORIE

Molti dei dati storici descritti provengono da testimonianze della CIA deposte il 21 settembre 1977 davanti alla Sottocommissione per la ricerca medica e scientifica, insieme a materiali non riservati richiesti in base all’atto sulla libertà d’informazione. Altre informazioni sono disponibili su Internet, grazie ai ricercatori e ai bersagli che hanno vissuto direttamente le torture delle armi a energia diretta: soggetti sperimentali non consenzienti che spesso sono persone indipendenti e molto comunicative che vivono sole e senza buone relazioni familiari, ma a volte hanno parentele legate ai servizi segreti o di sicurezza. Sebbene non tutte le denunce siano credibili, secondo la mia esperienza la maggior parte lo sono… se si ha una certa familiarità con la tecnologia.
Non siamo che topi di laboratorio per l’esperimento sull’impotenza appresa del Dr. Martin Seligman. Le nostre paure e la depressione, la passività, l’isolamento, la cattiva salute, l’immobilismo, lo stress e persino la pazzia e il suicidio vengono registrati e analizzati. Denunciate questo monitoraggio e le interferenze elettroniche alla polizia e verrete screditati. Grazie al Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, confezionato dall’American Psychiatric Association in parte per formulare diagnosi di copertura per particolari tecnologie high-tech, se cercherete protezione in un reparto psichiatrico vi verrà diagnosticata la schizofrenia paranoide e nessuno vi crederà mai. Probabilmente queste armi sono in attesa dei prossimi americani che cercheranno di esercitare i propri, sempre più deboli, diritti civili. Nelle nostre città, non sentiamo più la risonanza di Schumann, insieme alla quale tutta la vita della Terra pulsa in armonia. Siamo imprigionati in una nebbia elettromagnetica, e cuociamo a fuoco lento in un brodo elettromagnetico. I nostri cicli biologici sono disattivati, e lo stress cronico e le malattie dilagano. Nel frattempo, l’industria medica e farmaceutica si arricchiscono più di quanto avessero mai sognato.

Come disse il Dr. Becker, la nuova arma è la manipolazione del nostro ambiente elettromagnetico, perché opera in modo impercettibile e influisce sui nostri meccanismi vitali mentre siamo al cellulare o al computer, ascoltiamo musica, guardiamo la TV o passiamo dallo scanner a raggi X all’aeroporto.
E’ tempo di sottrarci all’incantesimo della tecnologia che ci ha ammaliati e accorgerci del patto col diavolo che abbiamo stretto con i poteri che hanno in mente per noi un futuro transumanista “avanzato”. L’ex ingegnere Eleanor White della Marina statunitense scrive: “Per la prima volta nella storia, un essere umano nascosto, a distanza, è in grado di controllare i pensieri e le azioni di un altro usando un’ipnosi irrintracciabile, grazie a tecnologie elettroniche tuttora segrete. Queste tecnologie hanno aggirato completamente i sistemi giudiziari del mondo… Le armi che non lasciano prove rendono facile e sistematico perpetrare crimini per vendetta”.[57]

Perdere la libertà di pensiero è la cosa più orrenda e brutta che ci sia, Significa perdere la civiltà e ciò che ci rende umani.

[1] Pubblic Papers of the Presidents, Dwight D. Eisenhower, pp. 1035-1040.

 

[2] Geoffrey Perret, Eisenhower, Adam Media Corporation, 2000.

 

[3] Dror Etzion, Gerald F. Davis, Revolving Doors? in Journal of management inquiry, Number 3, Septembber 2008, p. 161.

 

[4]                                                                               C.s. p. 160

 

[5] I leucociti sono cellule del sistema immunitario provviste di nucleo e prive di emoglobina, presenti in tutto il corpo. Possiamo trovarli in circolo nel sangue, nel sistema linfatico e nei tessuti. La loro caratteristica assenza di pigmentazione gli conferisce il nome con cui sono più comunemente conosciuti: globuli bianchi.
I leucociti si suddividono in due macro categorie in base alla loro morfologia: granulociti e agranulociti. I granulociti sono a loro volta distinguibili in eosinofili, basofili e neutrofili, mentre al gruppo degli agranulociti appartengono monociti e linfociti. Un’ulteriore distinzione li raggruppa in mieloidi (neutrofili, eosinofili, basofili) e linfoidi (linfociti, monociti), in base al progenitore immaturo (mieloblasto o linfoblasto) da cui derivano. Hanno origine nel midollo osseo per un processo denominato emopoiesi e si trovano nel sangue in una proporzione stabile e costante quando lo stato di salute non è alterato.

 

[6] https://www.skuola.net/biologia/genetica/mutazioni-cromosomiche-descrizione.html

[8] La risonanza di Schumann e la frequenza di risonanza dell’atmosfera terrestre fra la superfice e le parti più dense della ionosfera.

 

[9] Becker, Rob, ert O. e Gary Selden, The Body Electric: Electromagnetism and the Foundation of Life, Wm Mprrow, 1985, p. 284.

 

[10]                                                                                                      C.s. p. 277

 

 

[11]                                                                                                      C.s. p. 278

 

[12] Snow, Keith Harmon, NETRAD in the Neighborhood, Montague Reporter, 26 febbraio 2004, http://77tinyurl.com/nmp47af

 

[13] Governo USA, ecc., 21st Century U.S. Military Documents: Air Force Intelligence, Progressive Management, 2013.

 

[14] https://www.panorama.it/news/cronaca/taser-italia-cose-e-come-funziona-la-pistola-elettrica/

 

[15] L’IRAD è stato impiegato nel 2008 a Ferguson, Missouri contro i manifestanti. Cfr. Lily Hay Newman, This Is the Sound Cannon Used Against Protesters in FergusonFuture Tense, 14 agosto 2014, http://tinyurl.com/ka3g73f.

 

[16] AA.VV. Coucou c’est Tesla – L’energie libre, Paris, Felix, 1997.

 

[17] https://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=https://en.wikipedia.org/wiki/Louis_Jolyon_West&prev=search

 

[18] Persinger non è uno sconosciuto, è membro di svariate organizzazioni internazionali, ha pubblicato più di 200 articoli scientifici e numerosi libri sul rapporto fra cervello e comportamento.

 

[19] L’epidemiologia è la disciplina della medicina che si occupa della distribuzione e della frequenza di malattie e di eventi di rilevanza sanitaria della popolazione. Questa disciplina collabora con la medicina preventiva e quella clinica. Gli scopi dell’epidemiologia sono: determinare l’origine di una malattia la cui causa è sconosciuta o poco nota, acquisire informazioni sull’ecologia e sulla storia naturale della malattia, programmare ed attivare piani di controllo e di monitoraggio della malattia. L’epidemiologia si serve della statistica basata a sua volta sulla matematica e sulla demografia.

 

[20] http://isolachenonce-online.it/et/tabloid/inprimopiano/alterazione-mentale,html

 

[21] http://7edicolaweb.net/ufos122.htm

 

[22] Se ipotizziamo che dietro al fenomeno UFO, rapimenti alieni, mutilazioni di bestiame, dissanguamenti e quant’altro, vi siano non entità non umane ma persone umane, i tribunali potrebbero infarcirsi di denunce e le forze dell’ordine sarebbero obbligate ad indagare. Verrebbero effettuate pressioni sui politici. Verrebbe fuori una situazione caotica che all’élite dominante vorrebbe poiché sarebbe difficile gestibile

 

[23] Un’ipotesi potrebbe essere, come sempre si diceva prima, che ci sia stata una sorta di collaborazione ultrasegreta tra servizi segreti americani e russi.

 

[24] http://www.ecplanet.com/print.php?id=25641?madre=5

 

[25]                                                                              C.s.

 

[26]                                                                              C.s.

 

[27]                                                                              C.s.

 

[28]                                                                             C.s.

 

[29]                                                                             C.s.

 

[30]                                                                            C.s.

 

[31] Questo romanzo ha una trama molto inquietante: Gilbert Pinfold è un romanziere cattolico di mezza età prossimo ad un esaurimento nervoso. Cercando di curare i nervi, Pinfold si serve abbondantemente di bromuro, cloralio e crème de menthe. Pinfold prenota un viaggio sulla SS Caliban, con la speranza di fare una buona vacanza, ma la sua crisi peggiora e impazzisce. Comincia a sentire voci, ma non riesce a capire se sono a causa dei farmaci o se è vittima di un macchinario sovietico che gli irradia il cervello di onde radio a bassa frequenza.

 

[32] https://www.nexusedizioni.it/it/CT/il-controllo-politico-con-le-armi-a-energia-diretta-5507

 

[33] Il 28 febbraio a Wako, nel Texas, un gruppo di agenti dell’ATF bureau, che sarebbe l’agenzia federale USA proposta al controllo di alcol, tabacco e armi da fuoco, attaccò la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto a fuoco e un assedio che durò 51 giorni, che si concluse con l’uccisione di 4 agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh, lui compreso e 24 bambini.

 

[34] Smirnov, alla domanda da parte dell’FBI sull’efficacia dell’intervento, rispose che le probabilità di successo erano al 70%

 

[35] Village Voice 8 marzo 1994.

 

[36] http://209.85.135.104/translate_c?h1=it&sl=en&u=http://www.apfn.org/apfn/smirnov

 

[37] Becker, Rob, ert O. e Gary Selden, The Body Electric: Electromagnetism and the Foundation of Life, Wm Mprrow, 1985, p. 319.

 

[38] BAA 01-42, Addendum 1, Special Focus Area: Brain Machine Interfaces, http://tinyurl.com/02wxzp

 

[39] Thompson, Mark, The Army’ Totally Serious Mind-Control Projectn Time 14 settembre 2008, http://tinyurl.com/mkxhjuu

 

[40] Becker, Rob, ert O. e Gary Selden, The Body Electric: Electromagnetism and the Foundation of Life, Wm Mprrow, 1985, p. 320.

 

[41] http://tinyurl.com/ohx8r9

 

[42] Rifat, Tim, Microwave Mind Control, http://www.whle.to//b/rifat.html Cfr anche Remote Viewing (NEXUS 3/06) e The ESP of Espionage (NEXUS 4/01-02).

 

[43] http://tinyurl.com/pjj52xh

 

[44] Parlamento Europeo, Resolution on the environment, security and foreign policy, 28 gennaio 1999, http://tinyurl.com/kcll7be

 

[45] http://tinurrl.com/6srz67q.

 

[46] http://tinyurl.com/o7uxuye

 

[47] http://tinyurl.com/kychtxr

 

[48] Rauni-Leena Luukanen-Kilde, Microchip Implants, Mind Control, and Cybernetics, http://tinyurl.com/ywj3q, prima edizione Spekula, 3rd Quarter, 1999, Tom Burghardt, Defense Intelligence Agency Seeking ‘Mind Control” Werapons, 24 agosto 2008l http://tinyurl.com/mhhpwxn2,

.

[49] Brainwash killers ‘still in use’, heraldScotland.com, 26 maggio 1995, http://tinyurl.com/nqakhdt

 

[50] Eldon Byrd, ex scienziato per la Naval Surface Weapons, Office of Non-Lethal Weapons, ha pubblicato degli studi sulla telemetria delle onde cerebrali (misurandole a distanza con tecnologie wireless) e la psico-attività dei campi elettromagnetici ELF e scalari. Cfr. Arlene Tyner, High Tech Crimes and Electromagnetic Madness, ottobre 2001, http://tinyurl.com/lqyoznp

 

[51] Patten, Terry e Michael Hutchison, Interview with Lt. Col. Thomas E. Bearden (Ret), Megabrain Report, 4 febbraio 1991, disponibile su http://tinyurl.com/k4ca9kv

 

[52] US Air Force Scientific Advisory, New World Vistas, 1996.

 

[53] Per approfondire cfr. LTC Paul R. Capstick, Us Army, Non-Lethal Weapons and Strategic Policy Implications for 21st Centyry Peace Operations, 26 febbraio 2001, http://tinyurl.com/n56hum3.

 

[54] Keit, Jim, Mind Control, World Control, Adventures Unlimited Press, USA, 1997.

 

[55] Rifat, Tim, Mind Control in the UK, The Truth Campaign, primavera 1999, http://www.whale.to/b7RIFAT47html

 

[56] Snow, Keith Harmon, NETRAD in the Neighborhood, Montague Reporter, 26 febbraio 2004, http://77tinyurl.com/nmp47af

 

[57] http://alturl.com/4pwqi

QUANTO E’ INFLUENZABILE IL CERVELLO ALL’ELETTRICITÀ’

•agosto 20, 2018 • Lascia un commento

 

 

Come premessa di questo discorso, bisogna ricordarsi che per secoli gli uomini hanno cercato di dominare le forze della natura per i loro scopi. A questo scopo si sono dati strutture terrestri con i punti del sorgere e del tramontare dei vari corpi celesti luminosi.

La terra conserva ricordi di antiche e potenti pratiche rituali intraprese lungo allineamenti, facendo riemerge questi ricordi nelle culture successive, ciò potrebbe spiegare la costante ubicazione di importanti luoghi di potere umani lungo allineamenti assai più antichi.

Questi allineamenti sono prodotti dalle tradizioni che riaffiorano nelle menti dei costruttori e da alcuni allineamenti fondamentali che sembrano comprendere un triangolo rettangolo che si può costruire con pertiche lunghe 5, 12 e 13 unità.

Per questi allineamenti si è usata la geomanzia.

La geomanzia è l’uso intenzionale dell’astronomia per incorporare le energie del cielo, dei pianeti e del cosmo in luoghi sacri e nella vita della delle persone che vi abitano. Il geomante allinea quindi gli osservatori con punti nel tempo e nello spazio.

 

Forza elettrica e cervello

 

 

L’uso della forza elettrica cambia per sempre la personalità come dimostra l’inquietante storia della terapia elettroconvulsivante (TEC) o elettroshock.

La TEC è un procedimento medico con cui si bombarda il cervello di pazienti affetti da quella “malattia” denominata dalla psichiatria depressione con un potente flusso di corrente elettrica.

La terapia elettroconvulsivante ebbe inizio nel 1930 con gli esperimenti dello psichiatra italiano Ugo Cerletti. [1] Egli riteneva che gli attacchi epilettici aiutassero il cervello di pazienti confusi e disorientati a ritrovare un ordine. Sapendo che l’elettricità induce crisi, tentò di produrre attacchi epilettici sotto controllo medico. Innanzitutto si recò in un mattatoio dove osservò i maiali che venivano storditi e uccisi applicando alle loro tempie delle tenaglie collegate alla corrente elettrica. Poi provò diverse intensità di corrente sui cani, imparando come indurre un attacco senza uccidere il suo soggetto. Infine, nel 1938 fu pronto a collaudare la sua tecnica su un essere umano (nella sostanza una cavia).

Per un colpo di fortuna (per lo psichiatra ovviamente) trovò un uomo che vagava senza meta nei dintorni della stazione ferroviaria di Roma borbottando in modo incomprensibile. Cerletti lo portò nel suo laboratorio, lo legò con delle cinghie, gli applicò degli elettrodi alle tempie e gli mise in bocca un tubo di gomma per impedirgli di mordersi la lingua. Poi premette l’interruttore. I muscoli del paziente ebbero uno spasmo, ma rimase cosciente abbastanza a lungo da sputare il tubo di gomma e urlare “Basta è micidiale”.[2] La scossa successiva gli fece perdere i sensi e indusse la crisi desiderata. L’uomo fu sottoposto ad altre otto scosse prima di essere dimesso e definito “in buone condizioni e bene orientato”.

Per i psichiatri la terapia elettroconvulsivante è una cura usata in ultima istanza per persone affette da “disturbi di personalità” così gravi da renderle incapaci da vivere con se stesse. Mentre attraversa i neuroni del cervello la corrente elettrica modifica la personalità, secondo gli psichiatri la migliora, portando le persone colpite da questo “disturbo della personalità” ad avere una vita “normale”.

Ci sono esempi di personaggi famosi che questa “cura” non funzionò: la scrittrice e poetessa statunitense Sylvia Plath si suicidò.[3] Lo scrittore Ernest Hemingway fu somministrato una dozzina di scosse per tentare di alleviare la sua depressione ricorrente, ma la “cura” cancellò la sua memoria; odiava a tal punto il suo nuovo stato che si uccise. È evidente che dei flussi di corrente elettrica cambiano in modo drastico il cervello umano e la personalità che esso ospita.

 

Che cos’è l’epilessia?

 

L’epilessia è uno stato elettrico caotico del cervello. Quando gli occhi della persona colpita diventano vitrei, mentre si rotola sul pavimento, sbava dalla bocca e si agita impotente; nel suo cervello imperversa una tempesta elettrica.

Durante un attacco epilettico, il cervello produce onde che oscillano a tre cicli al secondo; su un elettroencefalogramma (EEG) esse hanno una caratteristica forma appuntita. Parti del cervello della persona colpita agiscono come centri di agitazione per queste onde epilettiche da tre cicli al secondo e le riproducono in tutta la sua testa. Le onde epilettiche originano in alcuni gruppi di neuroni che si eccitano con facilità e si diffondono finché l’intero cervello vibra alla stessa frequenza.[4]

Ci sono degli indizi che possono indicare che una persona sin da quando è piccola fa emergere dei sintomi premonitori? I testi di medicina dicono che nei bambini i sintomi di epilessia per la maggior parte hanno inizio prima dei dodici mesi. Inoltre, tali effetti potrebbero essere scoperti nei tracciati irregolari dell’EEG di questi bambini prima della loro prima crisi.[5] I neuroni del cervello devono formare un numero abbastanza elevato di connessioni prima che possa comparire l’epilessia. Se le interconnessioni del cervello sono troppo semplici, non se ne soffrirà. Ciò spiega il comportamento della persona colpita, che non aveva mostrato alcun sintomi prima dei sei mesi.

 

Sono dunque penso

 

Sapere cosa è la coscienza è molto complicato, ed è una cosa ben diversa da definirla in modo scientifico.

La coscienza fu studiata, nell’epoca moderna, per la prima volta nel 1641 da Cartesio che pubblicò le sue considerazioni in un libro intitolato Meditazioni metafisiche. La sua definizione di coscienza era in latino: “cogito ergo sum” (penso, dunque sono). Inventò anche l’idea del “fantasma nella macchina”, che immaginava essere l’anima immortale, una sorta di homunculus che era l’essenza pensante di un essere umano. L’anima rendeva gli esseri umani diversi dagli altri animali. Era responsabile della consapevolezza di sé ed era qualcosa di mistico, situato fuori dal cervello. Si riteneva che comunicasse con il corpo attraverso la ghiandola pineale al centro del cervello.

Chi crede in un’anima, non trova sostegno alla propria convinzione nella moderna ricerca sulla coscienza.

Ma se una persona non ritiene di non avere un’anima, e all’interno della propria testa non esiste un “io” che controlli il suo cervello, e il suo corpo, si pongono due questioni. Come emerge la coscienza all’interno della rete elettrica a modulazione chimica nel suo cervello? E in quale modo la meccanica interna della sua coscienza crei la sua personalità?

 

 

In qualche modo, il groviglio di neuroni in gran parte non connessi con cui egli è nato si è trasformato nella struttura altamente ordinata ed elusivo del cervello adulto. Questo processo sembra misterioso ed elusivo quanto la metamorfosi da bruco e farfalla. Il cervello di un neonato è come il corpo di un bruco, costituito da miliardi di neuroni che lavorano individualmente, ma si nutrono tutti di esperienza e non di foglie. Durante i primi anni di vita, questo cervello-bruco si trasforma in una farfalla cosciente di se stessa, una macchina pensante meravigliosamente ordinata. È un organo che può sostenere la coscienza, e la personalità dell’individuo e la mia personalità si è sviluppata dal suo immaturo e incoerente disordine.

 

Telefoni e cervello

 

Nel marzo 1999 il governo il governo britannico istituì un gruppo di lavoro per studiare come i telefoni cellulari influissero sugli esseri umani. Tessa Jowel, ministro della sanità inglese, era preoccupata dagli eventuali rischi per la salute derivanti da questi telefoni e voleva conoscere l’effetto dei loro segnali radio sui neuroni del cervello umano.

Le condizioni di riferimento del gruppo di lavoro erano queste: “Prendere in considerazione le attuali preoccupazioni riguardo ai possibili effetti sulla salute dell’uso di telefoni cellulari, stazioni base e trasmettitori, condurre una valutazione rigorosa delle ricerche esistenti e fornire opinioni in base all’attuale stato delle conoscenze. Fare raccomandazioni sull’ulteriore lavoro da svolgere per ampliare la base di conoscenza da cui trarre validi consigli”.[6]

Queste condizioni di riferimento assegnavano al gruppo il compito di svolgere un’indagine completa su tutti i modi in cui i campi elettrici e magnetici possono influire sugli esseri umani.

Nel 1999 si costituì il Gruppo indipendente di esperti sui telefono cellulari (Independent Expert Group on Mobile Phones, JEGMP)[7] presieduto da sir William Stewart, e il suo rapporto (noto come Rapporto Stewart) fu pubblicato in rete nel maggio 2000. Il riassunto delle sue conclusioni è interessante: “Il gruppo di esperti ha condotto un’analisi completa della letteratura.

   Esistono ora alcune prove scientifiche preliminari che le esposizioni a radiazioni RF possono provocare lievi effetti sulle funzioni biologiche, incluse quelle del cervello…

   L’utilizzo diffuso di telefoni mobili da parte di bambini per chiamate non essenziali dovrebbe essere scoraggiata…”.[8]

C’è da chiedersi quali prove avesse trovato Stewart circa i “lievi effetti sulle funzioni biologiche, incluse quelle del cervello” e perché questo dovesse portarlo a consigliare che i bambini non usassero troppo i telefoni cellulari.

A un attenta lettura il rapporto Stewart parlava di ciò che accade quando i parti del sistema nervoso agiscono come antenne radio sintonizzate: “Le radiazioni a radiofrequenze potrebbero, tuttavia, produrre altri effetti… vi fu un caso particolare in cui il sistema biologico era sensibile per sensibile per risonanza alla frequenza del campo elettrico e moderatamente insensibile a campi ad altre frequenze … Se la risonanza fosse molta acuta… campi elettrici molto piccoli potrebbero produrre effetti rilevabile in sistemi risonanti di questo tipo, qualora dovessero essere presenti nel tessuto biologico”.[9]

È un’indicazione, basata su ricerche attuali, stando alla quale una parte risonante del sistema nervoso può reagire a segnali molto piccoli, purché della giusta frequenza. Questo significa che le cellule umane potrebbero ricevere segnali radio e trasformarli in impulsi che attivano i neuroni. Il Rapporto Stewart descrive in dettaglio come questo avviene: “è noto che le membrane hanno proprietà elettriche fortemente non lineari (Montaigne e Pickard, 1984). Quando si applica un voltaggio alla membrana, il flusso di corrente non è sempre proporzionale al voltaggio… La membrana agisce come un raddrizzatore … se un voltaggio oscillante (campo elettrico) è applicato a un raddrizzatore, la corrente totale che fluisce quando il campo è in direzione non è bilanciata dalla corrente quando il campo è nell’altra: un campo a corrente alternata produce una corrente netta continua e di conseguenza un flusso netto di prodotti attraverso la membrana”.[10]

Ci sono altre prove a sostegno di quest’idea: “Un altro meccanismo che ha continuato a suscitare interessare è basato sull’ipotesi che sistemi biologici potrebbero interagire in modo risonante con campi di microonde. Questa possibilità fu inizialmente contemplata da Fröhlich (1968, 1980) … (Egli) valutò anche se campi elettrici oscillanti molto piccoli potessero immettere energia in questo stato e innescare di conseguenza cambiamenti biologici significativi; vale a dire, se un sistema biologico vivente avrebbe potuto comportarsi in una maniera grossomodo analoga a un radioricevitore. Una può rilevare e amplificare un segnale molto piccolo su uno sfondo di segnali assai più grandi. Lo fa quando l’operatore sintonizza un circuito risonante sulla frequenza dell’onda portante. Lo fa quando l’operatore sintonizza un circuito risonante sulla frequenza dell’onda portante. Il circuito risonante reagisce essenzialmente solo a onde elettromagnetiche di frequenze entro una limitata larghezza di banda”.[11]

Dunque una sorte di impulso di microonde era forse responsabile delle crisi epilettiche.

Una parte del Rapporto Stewart tratta la questione se l’esposizione a radiofrequenze possa provocare mutamenti funzionali nel cervello e influire sul comportamento: “Nei neuroni presenti in determinate parti del cervello (soprattutto in una struttura denominata ippocampo e nella corteccia cerebrale, in particolare negli animali giovani) le variazioni del livello di calcio intracellulare derivanti da attività sinaptica in entrata possono condurre ad alterazioni a lungo termine nella ‘intensità’ di segnali sinaptici ai neuroni. Tali potenziamento a lungo termine e depressione a lungo termine sono ritenuti coinvolti nei meccanismi di memoria e apprendimento (si veda kandel et al.2000). Repacholi (1998) ha di recentemente concluso … che i campo di radiofrequenze, continue o a impulsi, possono influire sui canali delle membrane,… a livelli che non provocano riscaldamento significativo. Sono stati registrati casi di diminuzione della velocità di formazione dei canali, diminuzione della frequenza di aperture di canali e aumento di canali e aumento delle velocità di attivazione rapida, simile a scarica (PLT). Tuttavia, non è stato compreso con chiarezza come i campi di radiofrequenze a bassa intensità possono produrre simili effetti”.[12]

Secondo il Rapporto Stewart i percorsi neurali che percorsi neurali che sopravvivono sono quelli che si attivano di più di frequente. Stewart afferma che in determinate condizioni, i segnali che possono indurre a un aumento di attivazione rapida, simile a una scarica, soprattutto in cervelli giovani in via di sviluppo. Molto probabilmente approfondire il concetto di campi radiofrequenze a impulsi che provocano nuove connessioni neuronali aiuterebbe a capire cosa potrebbe avvenire nei cervelli delle persone di “successo”.

Il Rapporto Stewart ha confermato il fatto che il cervello umano è sensibile agli impulsi di energia radio brevi e di bassa intensità, e che l’esposizione a impulsi molto piccoli di energia radio ad alta frequenza possono attivare neuroni. Il rapporto esprimeva particolare preoccupazione per il fatto che si sapeva poco sull’effetto di questi tipi di impulsi radio sul cervello di bambini in crescita e consigliava a ridurre, a titolo di salvaguardia, l’uso dei telefoni cellulare da parte dei bambini.

In sintesi mette in evidenza che l’energia elettrica e l’energia radio, possono cambiare la modalità dei neuroni.

 

le radiazioni alterano l’attività cerebrale?

 

Il tema della pericolosità di radiazioni simili a quelle dei cellulari si era posto già prima della loro diffusioni. È il 1975, quando Allan Frey un giovane ma già autorevole neuroscienziato pubblica sulla rivista Annals the New York Academy of Sciences uno studio in cui dimostra che certe microonde possono causare perdite nella speciale barriere che separa il sistema circolatorio normale dal cervello. I tessuti del cervello sono particolarmente delicati. Contro i traumi fisici il meccanismo evolutivo ha predisposto la scatola cranica. Contro quelli chimici, invece, c’è la barriera emato-encefalica, rendendo i vasi sanguigni della testa diversi da quelli di tutto il resto del corpo. Per semplificare, si potrebbe pensare a un filtro a maglie strettissime, che impedisce ai vari cancerogeni – polveri, elementi chimici entranti nel sangue – che aggrediscono quotidianamente l’organismo umano di mettere in pericolo il cervello.

Allan Frey ha usato un metodo semplice e particolarmente evidente, che ha come ingredienti principali dei topolini bianchi e una tinta fluorescente. Lo spettacolo dei roditori con la materia grigia che diventa verde, anche dal punto di vista dell’impatto sulla pubblica opinione, avrebbe fatto molta impressione, come sarebbe accaduto diversi anni dopo con un altro esperimento con perturbanti foto a colori sul metabolismo del cervello. Si questo studio calò il silenzio. Eppure l’autore ha una caratura che avrebbe dovuto scattare sull’attenti la comunità scientifica. È lo stesso che nel 1960, ha solo 25 anni e lavorava al centro di elettronica avanzata finanziato dalla General Electric alla Cornell University, dimostrò che i radar fanno un rumore che non viene avvertito dalle orecchie ma dal cervello direttamente. Una scoperta che da allora porta il suo nome: effetto Frey.

È passato mezzo secolo, ma dal punto di vista della consapevolezza del problema, abbiamo: negazionismo, l’allegra preferenza di non fare troppe domande per evitare il rischio di ottenere risposte eventualmente imbarazzanti.

Le ricerche sugli effetti sul cervello del rumore prodotto dai radar, quando Frey da un tecnico che misurava i segnali emessi da uno di quegli apparecchi, che gli sembrava di sentire il rumore di uno di quegli apparecchi. Un brusio che avvertiva direttamente nel cervello, non attraverso l’udito. L’affermazione sembrava assurda: tra le poche cose chiare della fisica c’è che si sentono i segnali acustici e si vedono quelli elettromagnetici, come la luce.

Così inizio una serie di esperimenti. Prima cavie con le orecchie tappate. Poi, chiedendo aiuto a Joe Zwislocki, uno dei massimi specialisti di sordità dell’epoca, mettendo insieme un campione di persone che non ci sentivano affatto. Tutte, sorprendentemente, avvertivano quel brusio. Nonostante una quantità di prove sperimentali per cui le radiazioni interagivano con le cellule neurali generando piccoli campi elettrici, prima rivista alla quale, la prima rivista la quale sottopone l’articolo glielo rimanda indietro. Non ci potevano credere. Dopo aver trovato degli alleati nell’accademia che gli danno ragione su tutta la linea, riesce a farsi pubblicare i suoi articoli e nessuno da allora ha mai messo in dubbio l’effetto che porta il suo nome.

Le onde che hanno catturato l’attenzione dello scienziato sono quelle che ci sono nella parte bassa dello spettro, le non ionizzanti di cui si diceva che non potevano avere effetti biologici sugli essere umani. Allora come adesso, l’idea diffusa è che solo quando diventano concentrate da scaldare i tessuti possono nuocere. L’effetto termico è l’unico di cui preoccuparsi. Il modello che hanno in mente è quello del forno a microonde, commercializzato dal 1967. Che funzione con lo stesso tipo di onde ma una potenza assai maggiore, più intense e richiuse in una scatola metallica da cui non possono disperdersi. Il risultato è che il latte diventa o il pollo si cuoce in pochi minuti. Sotto quella soglia però, si sente ripetere, non c’è da temere alcunché.

   Il Pentagono non gradì i risultati di queste ricerche. Non gli poteva piacere sentirsi dire che i radar, così essenziali, nuocciono alla salute di chi li manovra. Che le radiofrequenze, sempre più indispensabili alla guerra moderna, abbassano le difese del cervello. O, addirittura, possono causare un collasso ai batraci. Il Pentagono non vuole, in sostanza fornire di argomenti scientifici schiere di veterani che un bel giorno potranno presentarsi a batter cassa per i loro misteriosi acciacchi che li hanno avuto quando erano in servizio. La tragica ironia di questa storia è che quello che sdegnosamente viene negato in pubblico, in privato si prende appunti. Se quelle radiazioni hanno fatto secca una rana magari possono mettere k.o. un nemico, e senza sparare una pallottola.

Lo sviluppo di armi “magiche” non è un’ambizione nuova. Dagli anni ’50, la CIA, in totale segretezza, condusse il progetto MK-ULTRA. Il progetto è quello di arrivare al controllo della mente attraverso droghe, ipnosi e radiazioni di vario genere.

Questo progetto è continuato, basti dire che nel dicembre 2006, a seguito interrogazioni pubbliche, è stato finalmente declassificato un documento dal titolo Effetti biologici di selezionate armi non letali. Ciò che spiega, ad alto livello di dettaglio, è che l’esercito USA ha grandi aspettative nel potenziale polemologico delle onde. Vi si legge: “L’effetto uditivo delle microonde può essere utile a provocare un effetto disgregante in una persona che non sia al corrente di quella tecnologia. Non solo potrebbe essere devastante disgregante per il suo udito, ma anche da punto di vista tecnologico, se uno cominciasse a sentire delle voci nella propria testa”.[13] Mugugni, suoni inarticolati e inquietanti, indotti da specifiche modulazioni. Ali inizi del 2008 la Sierra Nevada Corporation, una compagnia che realizza servizi elettronici ad altissimo valore aggiunto per vari committenti pubblici e privati tra cui la NASA, annuncia l’imminente lessa sul mercato di Medusa, un acronimo per Mob Excess Deterrent Using Silent Audio, una specie di cannone a microonde per disperdere ogni genere di manifestazione con potentissime salve silenziose, che solo i loro cervelli possono sentire.

 

 

[1] Ugo Cerletti (18771963) è stato un neurologo e psichiatra italiano. Ideatore della terapia elettroconvulsivante, comunemente nota con il nome di elettroshock, utilizzata per la cura di alcuni disturbi mentali.

Cerletti, come molti scienziati italiani, credette alla retorica del rinnovamento della scienza promessa dal governo e il suo assenso formale al regime venne sancito il 31 luglio 1933 dalla tessera numero 0694914. Durante i primi anni di iniziale entusiasmo il suo consenso alla politica fascista non fu puramente formale. Egli era fermamente convinto del fatto che il duce avrebbe saputo dirigere con più energia ed efficacia dei suoi predecessori le sorti scientifiche del paese.

Infatti scrisse, seppure saltuariamente, sulla rivista fascista Gerarchia trattando la sezione dedicata alle cronache scientifiche[20]. Progressivamente però Cerletti iniziò a prendere le distanze dal regime rimproverando in un paio di articoli del 1927 il governo per aver mancato l’impegno di incoraggiare economicamente la ricerca scientifica. Di fronte alle posizioni sempre più estremiste sostenute dal governo, Cerletti evitò però lo scontro aperto.

Vedere: Passione Roberta, Ugo Cerletti. Il romanzo dell’elettroshock, Aliberti studi, Padova 2007, pp. 203

 

[2] Robert Lomas, la chiave di salomone i simboli della massoneria e i segreti di Washington, OSCAR MONDADORI, 2010, pagine 159-160

 

[3] https://www.youtube.com/watch?v=nD3RrB7eiLE

 

[4] Jonathan H, Pincus e G. J. Tucker, Neurologia comportamentale, traduzione italiana, Roma, Il pensiero scientifico, 1977, pp. 8-22.

 

[5]                                                                   C.s. p. 13

 

[6] Robert Lomas, la chiave di salomone i simboli della massoneria e i segreti di Washington, OSCAR MONDADORI, 2010, pag. 186.

 

[7] Independent Expert Group on Mobile Phones, Mobile phones and health, maggio 2000, reperibile su http://www.legmp.org.uk

 

[8] Robert Lomas, la chiave di salomone i simboli della massoneria e i segreti di Washington, OSCAR MONDADORI, 2010, pag. 186.

 

[9]   Independent Expert Group on Mobile Phones, Mobile phones and health, maggio 2000, reperibile su http://www.legmp.org.uk 5,13

 

[10] C.s. 5.16. Lo studio di Kathleen Montaigne e William F. Pickard cui si fa riferimento è Offset of the vacuolar potential of Characean cells in responce to electromagnetic radiation over the 250 Hz-250 Khz, in Bioelectromagnetics, 5, 1984, p.31.

 

[11] C.s. 5.17 gli articoli di Herbert Fröhlich nel passo sono: Longe-range Choerence and Energy Storage in Biological Systems, in “internàtional Journal of Quantum Chemistry”, 11, 1968, p, 641 e The Biological Effects of Microwaves and Related Questions, in “Advances in Electronics and Electron Physics” 53, 1980, p. 85.

 

[12] C.s. 5.47-48. Gli studi citati nel passo sono: Eric r. Kanfel, James H. Schwartz e Thomas M- Jessel, Principi di neuroscienze, trad. It. Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2003 e Michael H. Repacholi, Low Level Exposure to Radio-Frequency Electromagnetic Fields; Health Effects and Research Neess, in Bioelectromagnetics, 19, 1998, p.1.

 

[13] Riccardo Staglianò, toglietevelo dalla testa cellulari, tumori e tutto quello che le lobby non dicono, CHIARELETTERE, Milano, 2012, p. 211.

FIAT: RISTRUTTURAZIONE INDUSTRIALE E CAPITALE FINANZIARIO

•agosto 9, 2018 • Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ vulgata comune per capitalisti, giornalisti prezzolati, e “sinistri” vari che le ristrutturazioni nel settore dell’auto (e nell’industria in generale) siano necessarie per uscire dalla crisi.

C’è da chiedergli a questi signori, come mai la FIAT che negli anni 80 aveva ristrutturato è ancora adesso in crisi? Che nel 1990 era al 15° posto tra i maggiori gruppi industriali, nel 2005 passa al 33°.

 

 

 

 

 

 

 

 

TABELLE COMPARATIVE

MAGGIORI GRUPPI INDUSTRIALI 2005-1990

 

 

 

 

2005 1990
N. Gruppo Nazione Fatturato N. Gruppo Nazione Fatturato  
1 BP Inghilterra 224 1 GM Usa 79  
2 Exxon Mobil Usa 219 2 Shell G.B.-Olanda 66  
3 Shell Usa 211 3 Exxon Usa 66  
4 GM USA 152 4 Ford Usa 57  
5 Daimler Chrysler Germania 139 5 Toyota Giappone 50  
6 Toyota Giappone 136 6 Ibm Usa 42  
7 Ford Usa 135 7 Iri Italia 41  
8 GE Usa 120 8 Ge Usa 38  
9 Total Francia 120 9 Bp Inghilterra 37  
10 Chevron Usa 116 10 Dailmer Germania 36  
11 Conoco Philips Usa 96 11 Mobil Usa 36  
12 Volkswagen Germania 87 12 Hitachi Giappone 36  
13 Nippon TNT Giappone 79 13 Matsushita Giappone 31  
14 Siemens Germania 72 14 Philip Morris Usa

 

31  
15 Ibm Usa

 

71 15 Fiat Italia 29  
16 Hitachi Giappone 66 16 Volkswagen Germania 29  
17 Matsushita Giappone 64 17 Siemens Germania 28  
18 Honda Giappone 63 18 Samsung Sud Corea 28  
19 HP Usa

 

63 19 Nissan Giappone 27  
20 Nissan Giappone 63 20 Unilever G.B.- Olanda 26  
21 Sino pec Cina 59 21 Eni Italia 26  
22 Eni Italia 58 22 DuPont Usa 24  
23 Deutsche Telekom Germania 57 23 Texano Usa 24  
24 Verizon com.. Usa 56 24 Chevron Usa 23  
25 Samsung Sud Corea 56 25 Elf Aquitaine Francia 23  
26 State Grid Cina 56 26 Nestlè Svizzera 23  
27 Nestlè Svizzera 56 27 Toshiba Giappone 21  
28 Peugeot Francia 55 28 Honda Giappone 19  
29 China NP Cina 53 29 Philips Olanda 19  
30 Sony Giappone 52 30 Renault Francia 19  
31 Pemex Messico 50 31 Crisler Usa 19  
32 Vodafone Inghilterra 49 32 Boeing Usa 18  
33 Fiat Italia 47 33 Abb Svizzera 18  
                 

 

 

La stampa si è consumata sugli “errori” della Fiat: internazionalizzazione in ritardo da parte della Fiat, assenza di una politica industriale e così via. L’unica spiegazione che i vari “esperti” non tengono conto (o fanno finta) è che la Fiat aveva da tempo fatto la scelta di uscire dal settore dell’auto, perché questo settore presentava una concorrenza internazionale che non riusciva a reggere, e i profitti ricavabili avevano un’entità inferiore a quella di altri settori. Questa scelta vista da un punto di vista capitalistico, ha una sua logica.

Nel 1990 la quota Fiat nel mercato italiano era del 52% (con Lancia e Alfa) nel 2002 è al 31%. In Europa è passata dal 14% all’8%. Un calo che percorre tutti gli anni ’90.

La Fiat aveva 130.000 dipendenti nel 1980, calati a 90.000 a metà degli anni ’80, poi a 50.000 all’inizio degli anni ’90 (con 12.000 quadri e impiegati buttati fuori tra il 1993 e il 1994) per arrivare ai 36.000 nel 2002. Tutto ciò corrisponde alla scelta ben precisa di mantenere l’azienda in una china di “produttiva decadenza”: di non investire, ma ridurre le spese all’osso, un’operazione di “spolpamento” dell’azienda per ricavarne risorse da gettare altrove, tutto questo finché dura. Operazione del resto nella quale la Fiat è esperta: ha fatto così con l’Alfa Romeo “acquistata” (nei fatti regalata dallo Stato) nel 1986 pur di non vederla cedere alla Ford e l’ha progressivamente smantellata, lo stesso era accaduto con Lancia e Innocenti.

Secondo Eurobusiness (citato da Ezio Mauro su La Repubblica del 18 ottobre): “negli ultimi sei anni Volkswagen ha speso 21 miliardi di euro per studiare i nuovi modelli, Renault 10,4 Bmw 10, Fiat appena 4,5”.

Mentre disinveste nel settore dell’Auto, la Fiat acquisiva altrove. Facciamo degli esempi: nel 1999 acquista Case, Kobelco e Pico e nel 2001 entra nel settore elettrico alla grande. La Montedison controllata dalla Fiat per il 24,6% diventa la seconda azienda del comparto dopo l’Enel.

Per avere il quadro completo della situazione, non bisogna dimenticare l’affacciarsi nel mercato mondiale dell’automobile da un paio di decenni di paesi come la Cina, l’India, l’Iran e del Brasile che hanno registrato un aumento della produzione (o di una “tenuta” come il Brasile che ha perso solo l’1%) assorbita soprattutto dai propri mercati interni che hanno continuato a svilupparsi.

La produzione automobilistica mondiale (auto, veicoli commerciali e camion) nel 1999 era di 56 mln 259mila, nel 2009 è stata di 61 mln 715mila, quindi ha registrato il 9,69% di incremento, ma questo incremento è dovuto in grandissima parte allo sviluppo produttivo dei paesi capitalistici più giovani, come Cina, India, Brasile e Iran; incremento assorbito, come si diceva, soprattutto dai propri mercati interni; mentre i paesi che tradizionalmente producono ed esportano in tutto il mondo i propri veicoli a motore in nel decennio che va dal 1999 al 2009 hanno subito un pesante decremento.

 

 

 

 

SITUAZIONE DELLA PRODUZIONE AUTOMOBILISTICA A LIVELLO MONDIALE  TRA IL 1999 E IL 2009 (,LN UNITA’)

 

Paese 1999 2009
USA 13.025 5.709
Giappone 9.895 7.935
Germania 5.688 5.210
Francia 3.180 2.048
Canada 3.059 1.491
Spagna 2.852 2.170
Sud Corea 2.843 3.513
Regno Unito 1.974 1.090
Cina 1.830 13.791
Italia 1.701 0.843
Messico 1.550 1.561
Brasile 1.351 3.183
Russia 1.170 0.772
Belgio 1.017 0.537
India 0.818 2.633
Polonia 0.575 0.884
Rep. Ceca 0.373 0.975
Taiwan 0.353 0.226
Tailandia 0.322 0.999
Sud Africa 0.317 0.373
Argentina 0.304 0.513
Turchia 0.298 0.870
Malaysia 0.254 0.489
Svezia 0.251 0.156
Slovenia 0.118 0.213
Iran 0.119 1.395
Romania 0.107 0.296

 

 

È visibile il tracollo delle potenze industriali del blocco occidentale, in particolare degli USA che hanno perso il 56% di produzione, il Giappone che ha perso il 19,8%, il Regno Unito il 44,7%, l’Italia il 50,4%, il Canada il 51,2%, la Francia il 35,6%; mentre è altrettanto evidente il balzo della Cina che ha più sestuplicato la propria potenzialità industriale portandosi agli stessi livelli produttivi del settore che avevano dieci anni prima gli USA, seguita dall’India che ha triplicato la sua produzione di dieci anni prima, l’Iran che nel 1999 aveva una produzione molto limitata, in dieci anni più che decuplicata, il Brasile con una produzione più che raddoppiata.

Questo sviluppo industriale di paesi come la Cina, l’India cominciato negli anni ’90 è una conseguenza è una conseguenza dell’eccesso di capitale che ha trovato come sfogo nella cosiddetta “globalizzazione” in altre parole nella creazione di un unico sistema capitalistico in cui ai paesi semicoloniali si sono aggiunti gli ex paesi cosiddetti “socialisti” o che si definiscono come tali come la Cina, nel ruolo di fornitura di materie prime e di semilavorati e di produzione di manufatti a bassi salari e senza alti costi relativi alla sicurezza e alla protezione dell’inquinamento.

A partire da questa fase del capitalismo, gli investimenti diretti verso l’estero sono passati dai 58 miliardi di dollari del 1982 agli 1.833 miliardi di dollari del 2007, 500 dei quali nei paesi detti “in via di sviluppo” (140 nella sola Cina inclusa Hong Kong).

I tassi di crescita sono stati: + 23,6% nel periodo 1986-1990, + 22,1% nel periodo 1991-1995, + 39,9% nel periodo 1996-2000 e nel 2000 + 46 47,2%. Questo gigantesco afflusso di capitali ha creato una mondializzazione della produzione industriale.

Tutto ciò ha portato, per quanto riguarda la collocazione del proletariato industriale mondiale, che, nel 2008 la grande maggioranza degli operai addetti all’industria è al di fuori degli Stati Uniti, dell’Europa e del Giappone.

Gli Stati Uniti rimangono certamente ancora la più grande potenza industriale (nel 2008 erano il 24% del totale mondiale) mentre la Cina sempre in questo periodo si situava al 18% (dopo essersi posizionata al 6% nel 1995, al 10% nel 2000, al 13% nel 2005).

Detto, questo bisogna sottolineare una caratteristica poco conosciuta ma molto importante dell’economia cinese attuale: il dominio del capitale straniero sui settori più dinamici e più produttivi dell’industria. Secondo un esperto del governo cinese, commentando la notizia che la Cina era diventata il primo esportatore mondiale: “circa l’83% dei prodotti ad alto contenuto tecnologico e il 75% dei prodotti elettronici esportati sono fabbricati in imprese a capitale straniero”.

Le statistiche ufficiali cinesi illustrano chiaramente questo dominio. Nel 1986 le imprese a capitale straniero erano all’origine del 5,6% delle importazioni e dell’1,8% delle esportazioni del paese; nel 2007 la percentuale era salita al 57,8% delle importazioni e al 57,1% delle esportazioni; più della metà del commercio estero cinese è in realtà opera delle filiali di aziende straniere. Nel 1990 le imprese a capitale straniero erano responsabili del 2% della produzione totale cinese. Senza dubbio questa percentuale è in diminuzione dopo il 2003, ma, considerando che una parte delle imprese cinesi sono in realtà delle sottomarche di imprese straniere, è incontestabile che l’industrializzazione e soprattutto il progresso del commercio estero cinese dipende per una parte significativa del capitale internazionale. Le imprese straniere assicurano di fatto il 40% del PIL cinese.

Una caratteristica delle esportazioni cinesi è che la metà delle esportazioni fanno parte dei “processing export”, cioè l’esportazione di merci prodotte (o assemblate) a partire da parti staccate o componenti importate. Questa percentuale sale all’85% per le imprese a capitale straniero; questo tasso è nettamente più elevato per le esportazioni di materiale elettronico e per i beni strumentali che non per il tessile, l’acciaio o la chimica, settori questi ultimi in cui le imprese straniere sono poco presenti. Il capitalismo cinese non controlla quindi che parzialmente, e quasi per niente nei settori detti di alta tecnologia, le filiere di produzione di merci sono esportate in altri paesi. Le imprese a capitale straniero v’importano componenti e parti staccate dai paesi asiatici vicini, per farvi produrre a basso costo da operai cinesi, merci che poi sono esportate verso i paesi capitalistici sviluppati, compresi quelli da cui sono usciti questi capitali.

 

CAMBIAMENTO DEL SISTEMA CONTRATTUALE FRA LA FINE DEGLI ANNI ’70 E L’INIZIO DEGLI ANNI ’90

 

Dal punto di vista operaio questo periodo degli anni ‘80 e ’90 vede la fine del sistema contrattuale rivendicativo nato nel periodo delle lotte operaie ’68-’69.

La struttura contrattuale e salariale di questo sistema era strettamente determinata dalle valutazioni che il mondo del lavoro esprimeva (contrattazione come immediata espressione del quadro dei bisogni che i lavoratori esprimono). Questo sistema contrattuale si è potuto affermare grazie alla liquidazione del modello contrattuale corporativo che era sopravvissuto al periodo fascista, con l’abolizione delle gabbie salariali, e con la conquista del contratto nazionale di categoria, con una forte contrattazione che ha portato alla scala mobile come strumento di tutela automatica, e una diffusa contrattazione decentrata aziendale. Una struttura salariale quindi ordinata attorno ad una forte tutela del potere d’acquisto dei salari (scala mobile, automatismi, indicizzazioni).

In definitiva la struttura salariale andatasi a formare nelle lotte dal dopoguerra ai primi anni ‘70 era organizzata attorno alle seguenti voci:

1)  Retribuzione base (minimi tabellari – scala mobile – indennità di mantenimento).

2)  Retribuzione di anzianità. Rappresentava la quota d’incremento salariale, comunque garantita in rapporto all’anzianità di lavoro presso la ditta, in percentuale sullo stipendio. Gli scatti di anzianità, introdotti nel periodo fascista per premiare la fedeltà all’azienda, si trasformano con la contrattazione degli anni ’60 come elemento del salario professionale secondo l’assunto che con l’anzianità di lavoro si consolidava e valorizzava l’esperienza professionale all’interno dell’azienda. Il valore di questa quota di salario era tutelato da rivalutazioni automatiche a ogni inizio di anno ed era quindi costantemente aggiornato.

3)  Retribuzione di produttività. Era il risultato di una redistribuzione degli incrementi di produttività realizzata. Il loro riconoscimento avveniva attraverso la contrazione aziendale che era:

A riparto. Quando tutti i lavoratori usufruivano di questa redistribuzione, o sotto forma di salario – (premi di produzione) o sotto forma di maggiore occupazione con nuove assunzioni, oppure ancora con una riduzione dell’orario di lavoro.

Ad incentivo. Quando a fruirne, sono solo quei lavoratori che hanno partecipato direttamente all’incremento di produttività (Cottimo, straordinario, premi di obiettivo o produttività).

Le lotte di questo periodo andavano nella direzione del ridimensionamento dei riconoscimenti “ad incentivo” a favore del sistema “a riparto”.

4)  Retribuzione di merito. Era elargita dall’impresa ai singoli lavoratori (superminimi, assegni ad personam ecc.). Anche questa forma di erogazione salariale fu ridotta in questo periodo.

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, questo sistema contrattuale entra in crisi.

Il 1980 è, infatti, caratterizzato da un massiccio ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, anche speciale, dalla chiusura di aziende o rami di aziende, dalle pesanti ristrutturazioni e razionalizzazioni dei grandi gruppi (i 35 giorni alla FIAT sono il fatto più indicativo di queste ristrutturazioni), tutto questo ha immediati riflessi anche sulla strategia sindacale di CGIL-CISL-UIL, che, di fronte alla crisi mostra ancor più chiaramente la loro visione “realista” (ovvero alla loro subalternità alle compatibilità padronali).

L’inizio degli anni ’80 è caratterizzato dal collasso delle forme negoziali che si erano affermate con l’autunno caldo. La contrattazione aziendale è sfuggita al controllo sindacale. Nelle fabbriche forti, la pressione della base spinge a una contrattazione quasi unicamente salariale, mentre si arena nelle aziende investite dalla Cassa Integrazione Guadagni e dalla riduzione degli organici.

Nei grandi gruppi tutta la strategia (che era una bandiera della sinistra sindacale) del controllo e del condizionamento delle scelte aziendali, va a farsi benedire, perché alla fine il sindacato arriva ad accettare il punto di vista della necessità di razionalizzazione dell’impresa (razionalizzazione delle attività, riduzione dei costi e dell’occupazione, rallentamento delle dinamica rivendicativa e sua subordinazione alle esigenze della ristrutturazione).

CGIL-CISL-UIL a partire dall’assemblea dell’EUR del 1978 furono la punta di diamante nella demolizione del sistema contrattuale rivendicativo.

I passaggi fondamentali del cambiamento del sistema contrattuale sono stati:

1)  Nel gennaio del 1977 un accordo interconfederale, poi trasformato in legge dello Stato, elimina dal calcolo per l’indennità di liquidazione la contingenza che sarebbe maturata a partire dal febbraio 1977.

2)   I rinnovi contrattuali del 1979 furono fortemente influenzati dalle forti ristrutturazioni nei grandi gruppi. In molte piattaforme contrattuali accanto alla linea egualitaria (formalmente riconfermata) si fa strada la preoccupazione di rispondere alle categorie professionalizzate. Il risultato è che tutto l’aumento salariale viene riparametrato. In molti contratti si accetta la deindicizzazione degli scatti di anzianità.

3)  L’accordo Scotti del 1983. Con questo accordo sono ridotte le voci del paniere per il calcolo del costo della vita. La copertura della scala mobile scende così dal 73% al 63%.

4)  Con il Decreto Legge dell’14.12.1984 e la successiva legge del 12 giugno 1984 n. 219 si stabilisce che i punti di variazione dell’indennità di contingenza non possono essere più di 2 alla scadenza del 1° febbraio e non più di 2 a quella del 1° maggio. Si tratta del primo vero intervento legislativo di predeterminazione salariale.

5)  A fronte della disdetta della scala mobile da parte della Confindustria nel 1985 si arriva nel 1986 a un accordo interconfederale, poi trasformato in legge, che riforma il sistema di indicizzazione dei salari, portandolo a cadenza semestrale e riducendo le voci della retribuzione sottoposte a tutela al solo minimo tabellare. La copertura della scala mobile scende dal 63% al 50%.

6)  Nel 1990 la Confindustria procede a una nuova disdetta della scala mobile. Il 31 luglio 1992 si arriva all’accordo Amato-Trentin che ha comportato non solo la definitiva scomparsa della scala mobile, ma bloccava (sia pur temporaneamente) la contrattazione aziendale. Cadevano così due dei tre pilastri su cui si poggiava la contrattazione sindacale del sistema contrattuale rivendicativo.

7)  Con l’accordo del luglio 1993 finisce il modello contrattuale rivendicativo. Sono definiti tre livelli:

1° Livello. Concertazione generale del limite salariale secondo l’inflazione programmata.

2° Livello Concertazione nazionale della quantità d’inflazione reale che i padroni possono scaricare sul salario.

3° Livello. Concertazione articolata della sottomissione dei lavoratori agli interessi dell’azienda.

Questi accordi che stavano dentro il quadro delle politiche dei redditi hanno comportato un ingabbiamento dei salari: da un lato hanno impedito che crescessero per lo meno seguendo gli incrementi di produttività, dall’altro li ha lasciati erodere da un’inflazione sempre superiore a quella rilevata dall’ISTAT.

Per quanto riguarda la ripartizione di salari e profitti: la quota concernente questi ultimi sul totale dell’economia è passata dal 28.4% del 1970 al 35,5% del 2002. Questa dinamica è strettamente legata alla lotta di classe.

E sempre in questo periodo (dalla fine degli anni 70 dall’inizio degli anni ’90) che si passa dai Consigli di fabbrica alle RSU.

Con le pesanti ristrutturazioni nei grandi gruppi industriali, si vede l’esplodere del ricorso alla Cassa Integrazione ordinaria e straordinaria, comprimendo così gli spazi contrattuali. Con l’avvio della politica dell’EUR si comincia ad attuare una politica tendente a svuotare gli spazi d’iniziativa categoriale e aziendale.

Con l’accordo Scotti del 1983, come già si diceva prima, s’impongono dei limiti alla contrattazione aziendale affermando che “la contrattazione a livello aziendale non potrà avere per oggetto materie già definite in altri livelli di contrattazione” e si comincia a predestinare i costi della contrattazione nazionale. In sostanza con quest’accordo diventa evidente come concertazione e centralizzazione della contrattazione collettiva va di pari passo.

Con l’inizio delle divisioni sindacali (accordo di San Valentino 1984) si accentua l’attacco ai Consigli di fabbrica/dei delegati. Il potere delle organizzazioni sindacali di nominare comunque delle proprie RSA (l’unica forma prevista e riconosciuta per legge), anche in presenza di istanze di base elette dai lavoratori, fu lo strumento principale con cui CISL e UIL mettevano in crisi le rappresentanze unitarie laddove queste, non si assoggettavano a rappresentare il loro volere. In alcuni casi i Consigli di fabbrica si scioglievano per la fuoriuscita di componenti che daranno vita alle RSA in base al diritto riconosciuto dall’art. 19 della legge 300, in altri casi la loro attività sarà semplicemente bloccata appunto grazie alla minaccia di uscire dai Consigli di fabbrica per nominare proprie RSA.

Tutto ciò comportò lo svuotamento dei Consigli di fabbrica.

Con i protocolli del luglio 1993, la contrattazione di secondo livello riguarda solamente le materie oggetto di rinvio del Contratto Collettivo Nazionale e ancora si legge nel testo dell’accordo che “la contrazione aziendale riguarda materie e istituti diversi e non ripetitivi rispetto a quelli retributivi con CCNL”. In sostanza la contrattazione aziendale deve sostenere un ruolo puramente “adattivo” poiché deve stare negli ambiti normativi prefissati dal CCNL.

Un assetto contrattuale di questo genere richiede necessariamente il controllo sulle strutture di base per evitare che la contrazione aziendale entri in conflitto con quanto le organizzazioni sindacali hanno pattuito a livello centralizzato. E’ in questione la “solvibilità del sindacato”, la dimostrazione del suo essere organicamente concertativo.

Lo pensano chiaramente anche i firmatari dell’intesa, quando nella parte dell’intesa relativa alla rappresentanza aziendale si trova espressamente affermato che “al fine di assicurare il necessario raccordo tra le organizzazioni stipulanti i contratti nazionali e le rappresentanze aziendali titolari delle deleghe assegnate dai medesimi, la composizione delle rappresentanze deriva per 2/3 dall’elezione da parte di tutti i lavoratori, e per 1/3 da designazione da parte delle organizzazioni stipulanti il CCNL, che hanno presentato liste in proporzione ai voti contenuti”.

 

 

LA CRISI FIAT NEL “SISTEMA ITALIA”

 

 

La crisi Fiat è il segnale di una difficoltà del sistema capitalistico italiano a reggere la concorrenza a livello internazionale: la Fiat, uno dei tre sgabelli dell’economia italiana (Medio Banca-Generali, Fiat, industrie statali) traballa, e il “sistema Italia” ha dei forti capogiri. L’intero sistema, infatti, se la passa male, non regge la competizione del mercato globale, il tanto invocato “piccolo e bello” non funziona più, tant’è che le piccole imprese chiudono (nel 2002 una ricerca della Confapi, parla di 60.000 piccole imprese sul punto di fallire), esistono pochi spazi per un recupero come sarebbe consentito in una fase di sviluppo e i capitalisti, alla ricerca di profitti spostano il capitale verso i settori, dove è più conveniente: l’accumulazione monetaria ha il sopravvento sull’investimento nella produzione.

E in questa situazione, che la Fiat dal 1990 ha quadruplicato la sua produzione fuori dall’Italia, subendo però le intemperanze della crisi argentina, brasiliana, turca ecc.

La crisi Fiat che si manifestò in maniera esplicita nel 2002 che mise in evidenza la debolezza dell’intero “sistema Italia” nella contesa internazionale.

A causa della crisi in atto, si accentua il fenomeno della concentrazione delle aziende, dove la Fiat è chiamata a confrontarsi con realtà imprenditoriali di eccezionale forza economica. Basti pensare che la General Motors, che tanta parte ha avuto nella vicenda Fiat, è una delle prime industrie nel mondo ed è sui suoi livelli che la Fiat era chiamata a confrontarsi. Il declino economico della Fiat sta all’interno della condizione negativa che coinvolge il” sistema Italia”, il quale ha la più bassa concentrazione di capitali rispetto ai paesi concorrenti: in Italia prevale la piccola industria, il commercio al dettaglio e i distretti organizzati della piccola produzione non riescono a reggere la concorrenza con gli altri colossi imperialisti.

L’unione delle piccole e medie industrie, in Italia non è giunta a un punto da poter contrastare l’azione centralizzata dei colossi multinazionali e talvolta non riesce neppure a reggere la competitività con paesi meno sviluppati capitalisticamente che beneficiano di un costo della manodopera più basso. Le imprese con più di 500 addetti in Italia nel 2001 solo il 15%, mentre nello stesso periodo in Germania rappresentano il 56% e in Francia il 43%. Inoltre, in Italia, le grandi imprese hanno anche una composizione organica del capitale più bassa che in altri paesi concorrenti: un’analisi di Mediobanca su 256 multinazionali dimostra che nel 2002 le 13 italiane hanno 189 miliardi di euro di attivo, in Francia in 23 producono un attivo 413 miliardi di euro, in Germania in 18 producono 677 miliardi di euro di attivo. Se si guarda gli investimenti per la ricerca, essi sono passati dal 5,8% nel ’99 al 3.7% di oggi, in particolare alla Fiat gli investimenti fatti in questi ultimi anni sono insufficienti: nel periodo che va dal 1997 al 2001, la Fiat ha speso 3,5 miliardi di euro in ricerca e sviluppo (pari al 2,8% dei ricavi) e 5,65 miliardi di investimenti fissi, mentre il gruppo Psa (Peugeot – Citroen) ha investito in ricerca 4,4 % di ricavati, e 9,4 miliardi di investimenti fissi. Se poi, guardiamo ai settori innovativi vediamo che dal 1991 al 200 il rapporto tra alcuni paesi è il seguente: la Germania è passata dal 12 al 15% dell’intero comparto produttivo; la Francia dal 20 al 25%; gli USA dal 20 al 25%, mentre l’Italia è rimasta stazionaria intorno all’8%. L’aumento della produttività italiana si è basato in questi anni più sull’intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori che sull’investimento in macchinario.

Di questo nanismo non soffre solo la pletora delle piccole e medie imprese, dei laboratori artigianali e delle botteghe e bottegucce, ma anche una buona parte della grande impresa. Prima di tutti la Fiat, che nel concentratissimo spazio dei produttori mondiali di automobili non è riuscita a occupare stabilmente nessuno dei segmenti strategici. L’apertura del mercato italiano, un tempo protetto e monopolizzato dall’industria nazionale per eccellenza, quella che determinava la costruzione di autostrade e l’arretratezza degli altri sistemi di trasporto, ha determinato in pochissimi anni la perdita di notevoli quote di mercato a favore di Toyota, Nissan, Ford, Peugeot, Renault.

La crisi, paradossalmente, ha accentuato la tendenza al nanismo industriale: le Pmi (piccole e medie imprese sotto i 50 addetti) che nel 1970 erano giunte a occupare il 42% della forza lavoro, nel 1981 erano al 48% per toccare nel 1991 la vetta del 56%. Nel 2004 c’erano solo 3 multinazionali di dimensioni paragonabili alle omologhe europee (Fiat, Eni, Telecom). Negli anni ’80 e ancora negli anni ’90 il fenomeno veniva propagandato (anche da certa sinistra “radicale” e “antagonista”) come un elemento di dinamismo e vivacità. Stucchevoli elogi della creatività e dell’operosità italiana emergevano tra le righe di numerosi studi sui distretti industriali e sulle “tre Italie”. La tesi era che in alcune zone d’Italia (nord est, Emilia Romagna, Toscana) si era costituito una combinazione dei fattori produttivi con la “solidarietà sociale”. La “cultura solidaristica cattolica” e il “cooperativismo di matrice comunista”, e la forza di istituzioni radicate quali la famiglia, le parrocchie e le case del popolo rendevano possibile, a parere di questi studiosi, una produzione innovativa, efficiente, in un contesto di coesione sociale.

Uno dei personaggi che ha contribuito a sinistra a decantare il fenomeno delle piccole e medie imprese è senza dubbio Aldo Bonomi. Nel suo libro Il capitalismo molecolare. La società al lavoro nel Nord Italia (1997, Einaudi, Torino) afferma che “nuovo” capitalismo, abbia trasformato, in stretta connessione con le dinamiche della cosiddetta globalizzazione, la struttura sociale di intere aree del paese: fino a ridisegnarne la fisionomia e le forme stesse di lavoro. Dove le contraddizioni non sono più tra classi ma tra territori e sistemi produttivi, dove ci sono aree alpine e pedemontane attivamente attraversate dalla “globalizzazione” mentre altre si caratterizzano come “zone tristi”, escluse dalla “modernizzazione”.

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, per gli studiosi ispirati dalla “scuola di regolazione”, la piccola impresa italiana era, per loro, all’avanguardia nel processo di adattamento in un periodo di incertezza, pronta per recepire le nuove tecnologie che consentono alta produttività e versatilità.

La realtà era, come sempre, molto prosaica: la crisi continuava a spingere ex operai e detentori di piccolissimi capitali verso l’avventura della piccola impresa, che si fondava sull’evasione fiscale e contributiva (favorendo così a essere un baluardo del regime democristiano), sulla possibilità di licenziare senza giusta causa e sulla consolidata politica delle svalutazioni competitive. Quest’ultimo elemento, che ha favorito i settori che producevano per l’esportazione, è stato cancellato dall’ingresso nell’Euro. Il complesso di questi tre vantaggi rendeva plausibile l’avventura imprenditoriale anche per esperienze fragilissime. Il vero asso nella manica dei piccoli capitalisti italiani era il basso costo della forza lavoro: mentre la grande impresa cercava di erodere i salari dei lavoratori tramite l’inflazione e la politica dei redditi concertata con i sindacati e la sinistra, i piccoli imprenditori offrivano lavoro ai nuovi disoccupati a salari decisamente inferiori. Un nuovo capitolo dei distretti italiani è stato scritto sotto il governo D’Alema, con i patti d’area e il consolidamento dei distretti di Puglia e Basilicata.

La perdita di quote di mercato è dovuta alle modeste dimensioni delle aziende e se pensiamo che l’80% degli investimenti sono fatti dalle grandi aziende, sono prevedibili le difficoltà incontrate dall’imperialismo italiano con l’accentuarsi della contesa internazionale.

 

 

QUOTA DI MERCATO DELL ESPORTAZIONI ITALIANE SULLE ESPORTAZIONI MONDIALI

 

1991 4,9
1998 4,5
1999 4,1
2000 3,8

 

QUOTA DI MERCATO DELLE PRIME 237 MULTINAZIONALI PER PAESE DI ORIGINE (1998)

 

Usa 34,1
Giappone 18,8
Germania 15,5
Francia 8,1
Regno Unito 8,1
Svizzera 3,6
Italia 3

 

L’inserimento dell’economia italiana nel mercato europeo (con la moneta unica) l’ha preservata maggiormente dagli scossoni determinati dalla crisi, ma anche esasperato le tensioni interne. I grandi gruppi, non solo perdono le battaglie economiche a livello europeo e mondiale ma si trovano anche a scontrarsi con i gruppi industriali di nuova formazione dei paesi più arretrati dal punto di vista capitalistico.

Fino al 1999 le oscillazioni della lira permettevano all’Italia margini di recupero che oggi non sono più possibili: la quota di export mondiale nei vari paesi e la tendenza al livellamento si fa più forte. Il capitalismo italiano, per recuperare competitività, deve abbassare ancora di più i salari, intensificare il lavoro, ridurre la manodopera a favore di investimenti più elevati in macchinari e materie prime, riformare la propria “macchina” burocratica statale per renderla più agile alla propria penetrazione nei mercati internazionali. Contro i lavoratori viene accentuata una politica di lacrime e sangue; la crisi innalza il livello dello scontro sociale. Non è un caso che livello politico si vede il passaggio da una democrazia “liberale” a una più blindata, con l’uso di metodi di gestione del potere statale più apertamente repressivi e autoritari.

Ormai è dalla metà degli anni ’70 che il capitalismo ha esaurito la sua spinta propulsiva permetteva ad alcune frange di lavoratori di avere delle briciole dei sovrapprofitti imperialistici; miseria e povertà endemica stanno diventando un fenomeno fisiologico nella società in cui viviamo.

Il capitalismo italiano può reagire a questo declino solo operando sul piano internazionale per essere presente sui mercati in modo più competitivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA CRISI FIAT

 

 

In questo contesto la Fiat per non scomparire completamente dal settore dell’auto, deve fare ingenti investimenti a favore dello sviluppo tecnologico del prodotto e nel contempo fare degli accordi con gli altri gruppi industriali.

Le scelte della Fiat sono state determinate non solo dalla situazione del mercato dell’auto, ma dalla crisi generale in atto. Questi fattori l’hanno spinta come si diceva prima a spostare il capitale verso settori che rendono di più (imprese editoriali, una compagnia di assicurazione, due grandi quotidiani, la Cinzano, la casa vinicola Château Margaux, l’Unicem che fa cementi, la Bernardo, i carburanti Weber, gli alberghi del Sestrière, autostrade, ospedali, il traforo del San Bernardo ecc) e nell’investimento speculativo. Quando poi fa un accordo con la General Motors, il reale obiettivo di Agnelli era di vendersi al meglio a uno dei suoi concorrenti. Era riuscito all’epoca a inserire nell’accordo l’opzione Put, secondo la quale nel 2004 la stessa Fiat aveva la possibilità di scegliere di vendere a General Motors l’intero comparto, senza che General Motors possa chiedere di anticipare l’acquisto rispetto alla scadenza stabilita né tantomeno rifiutare l’acquisto. Una clausola così favorevole per la Fiat era stata possibile solo perché in quella fase non erano visibili i segnali della crisi che si è conclamata, ma in seguito la G.M. metterà in discussione quell’accordo.

Ma perché la GM scelse la Fiat? Senz’altro all’epoca della conclusione dell’accordo le condizioni congiunturali erano più favorevoli; perché, avendo una politica di intervento forte sulle grosse cilindrate; poteva contare sulla tradizione Fiat nel mercato delle piccole e medie cilindrate.

G.M., del resto, tradizionalmente ha fondato il proprio successo sulle fusioni, in cui controlla la filiera di produzione anziché direttamente la proprietà, come ha fatto negli Usa con la Cadillac, Chevrolet, Buick, Pontiac e Oldsmobile. Neppure il tanto declamato vento nipponico ha scosso le dinamiche del comparto motoristico mondiale: di tutti i nuovi colossi giapponesi solo la Toyota è finora sopravvissuta nella lotta con alcuni concorrenti Usa ed europei.

Il capitale, mosso dalla molla del profitto, non guarda in faccia a nessuno e fa accordi con chi gli conviene: la Deutsche Bank, presente in Fiat con una quota del 10% ha appoggiato l’operazione con la G.M. pur avendo una quota analoga del capitale della DaimlerChrysler, uno dei principali competitori di G.M.

Perciò è fuorviante quando certa sinistra parla di trovare una “soluzione nazionale” per “salvare l’italianità della Fiat” dentro il quadro dei rapporti di produzione capitalisti. Per rendere attuative, proposte come quelle che propongono per salvare la Fiat (come altre aziende) bisogna trovare delle aziende che siano in accordo con le banche, dentro un quadro delle compatibilità capitalistiche, aziende così “salvate”, non potranno a meno di affrontare la crisi suon di ristrutturazioni, per reggere la concorrenza o appetibili se cercano degli acquirenti.

A dimostrazione di questo basta analizzare qualche dato economico: la G.M. nel periodo dell’accordo con la Fiat aveva un rapporto per addetto di 900.000.000 di Lire e un prodotto per addetto pari a 22,5 unità. La Fiat arrivava soltanto ai 420.000.000 di fatturato per addetto e a 12,5 unità di prodotto. Dati alla mano la G.M. una volta acquisito il gruppo Fiat (come avrebbe fatto qualsiasi altro “salvatore” del gruppo), per cercare livelli di profitto adeguati non poteva non portare un attacco feroce alla classe operaia.

 

L’ITALIA VA ALLA GUERRA

 

 

Il fatto che non solo il settore dell’auto sia in crisi profonda ma quasi tutti i settori soffrono della concorrenza internazionale, accentua le difficoltà dell’Italia anche nella competizione con i due maggiori partner europei Germania e Francia.

Siccome l’epicentro della presenza del capitalismo italiano è nell’Europa Centrale/ Occidentale e si estende verso i Balcani e il Mediterraneo, la stagnazione dell’economia impone a esso di giocare un più forte ruolo in queste aree. Per questo l’imperialismo italiano ha visto nella guerra l’opportunità per trarre, all’ombra del grande fratello USA, maggiori profitti.

L’Italia, oltre ad essere presente nel settore dell’estrazione del petrolio in Medio Oriente è anche il secondo partner, dopo la Germania, in Russia (lo scambio commerciale nel 2001 era di 9,9 miliardi di dollari, con investimenti di 1,9 miliardi di dollari) con l’ENI che fa la parte del leone: Berlusconi all’ombra di Bush sperava di giocare un ruolo, nella connessione della zona ricca di petrolio del Mar Nero con il Mediterraneo e l’Europa Centro occidentale. I Balcani, inoltre possono rappresentare il ponte tra la Turchia e il resto d’Europa e hanno una funzione di transito del petrolio verso essa (i corridoi del petrolio più importanti sono: la pipeline Costanza-Omisalj-Trieste, l’oleodotto Burgas-Alexandroupolis, lo Yambo Burgas-Sofia-Skopje-Durazzo-Valona).

L’imperialismo italiano può inoltre giocare un ruolo nell’integrazione regionale dello spazio Nord Africano e nel Medio Oriente (ha una forte presenza in Libia, la carta di Gheddafi poteva essere utilizzata verso l’Africa, giacché è uno dei maggiori leader dell’Unione Africana). Per tutte queste ragioni, Berlusconi cerca di dimostrare che l’Italia e un partner affidabile per l’imperialismo USA.

E’ fuori da ogni dubbio che l’interesse strategico dell’imperialismo italiano si concentrano intorno alla politica dei due “forni” e, quindi la disponibilità a costruire un’Europa forte, ma anche di essere a fianco con gli USA in Afghanistan, in Iraq.  Questa politica poteva consentire dei vantaggi che gli derivavano dal rapporto con il nucleo di potenza europeo, giocato dalla Francia e Germania.

Perdendo colpi non solo nel settore dell’auto, ma anche nella chimica fine, nell’informatica, nelle telecomunicazioni, nell’elettronica, e nel settore bancario, l’Italia poteva riconquistare qualche punto in competitività solo se trae vantaggio dalla guerra e lo investe nei settori tecnologicamente avanzati. Mentre la Francia e la Germania cercano di far blocco per controbilanciare lo strapotere degli Stati Uniti. L’Italia si mette l’elmetto e va alla guerra a fianco dell’imperialismo USA per garantirsi, a breve scadenza, dei vantaggi per rigiuocarli, poi, nel rapporto con i partner europei

   Berlusconi faceva “l’americano”, perché i settori della borghesia che contano in Italia sono a favore della guerra scatenata sii vari fronti, per trarne vantaggio nelle aree d’intervento e nel rapporto interimperialistico europeo.

 

 

RIPRENDIAMO IL DISCORSO SUL “SISTEMA ITALIA”

 

 

Facciamo un passo indietro. Come si detto prima uno dei motivi del declino industriale dell’Italia è il suo nanismo industriale. Ma questo è una risposta parziale.

In Italia, che nel medioevo era il baricentro del commercio mondiale, i rapporti sociali capitalisti sono fioriti in largo anticipo rispetto al resto dell’Europa. Ma un complesso di circostanze politiche e geografiche, non ultima la presenza del Vaticano, ha fatto sì che il suo territorio rimanesse fino al 1870 frammentato in tanti piccoli potentati locali. Priva di quell’insostituibile leva dell’accumulazione capitalistica che è lo Stato nazionale, la precoce borghesia italiana è rimasta indietro a lungo compressa tra le grandi forze semi-feudali decadenti e le grandi nazioni borghesi emergenti. La tardiva nascita dello Stato nazionale è avvenuta all’insegna di un duplice compromesso originario: verso le potenze straniere di volta elette a tutrici delle “legittime rivendicazioni” italiche, e verso le classi proprietarie del centro-sud (e la Chiesa cattolica), disposte a mettersi sotto padrone “indigeno”, a condizione però di assicurarsi un ritorno in termini di rendita, un prudente gradualismo delle trasformazioni sociali e una bella fetta di potere politico-amministrativo. Questo compromesso, è stato pagato dal proletariato e dalle masse contadine con lo sfruttamento più duro, i miseri salari, l’emigrazione in massa e un seguito di regimi politici violentemente anti-proletari d’Europa (è in Italia, non si dimentichi, che la borghesia ha generare il fascismo).

Questo compromesso ebbe delle conseguenze deleterie per lo stesso sviluppo capitalistico nazionale, che rimase molto squilibrato. Mancando di una riserva coloniale esterna da cui succhiare profitti e nella quale fosse possibile riversare la produzione eccedente, la classe borghese ha favorito la crescita dell’industria del nord attraverso il blocco delle forze produttive esistenti nel Sud all’atto dell’unità. Il sottosviluppo del Sud è stato la precondizione dello sviluppo complessivo molto diseguale, del capitale nazionale.

Pur con questo handicap, l’Italia, grazie ai più spregiudicanti commerci diplomatici, alle aggressioni coloniali in Africa e alla “fortunata” (per le classi dominanti) partecipazione alla prima guerra mondiale, ha fatto all’inizio del XX secolo il suo ingresso nel pugno degli Stati imperialisti che sfruttano e opprimono i lavoratori si tutto il mondo.

Ci sono stati due momenti che l’imperialismo italiano è stato vicino alla meta di sedersi con pari diritti insieme agli altri predoni imperialisti. La prima, negli anni ’30 con il fascismo giunto all’apice della sua forza, dopo aver distrutto le organizzazioni di classe del proletariato e schiacciato la rivolta delle popolazioni libiche ed etiopi. La seconda, nella seconda metà degli anni ’80, nell’era di Craxi, in una congiuntura di apparente normalizzazione sia del fronte sociale interno (feroce repressione del movimento di classe) che nel proprio “spazio vitale” in Medio Oriente.

Se si guardano le vicende italiane dal punto di vista della Borghesia Imperialista Italiana, Craxi non era un millantatore quando rivendicava i successi conseguiti dall’Italia, sotto i suoi governi. A metà degli anni ’80 l’Italia aveva la 5° capacità di produzione industriale del mondo. Una quota del 7% delle esportazioni mondiali. Un 5° posto per le riserve di oro e il 6° per quelle monetarie. Il quarto, nella graduatoria delle esportazioni di macchinari, di macchine utensili e di armi. La settima quota di partecipazione nel FMI e così via. Fintantoché l’internazionalizzazione del capitale è andata avanti sull’onda della crescita del volume degli scambi di merci e l’espansione dell’attività internazionale delle imprese non è stata affidata principalmente alla speculazione dei mercati finanziari, il capitale made in Italy ha tenuto botta ai diretti concorrenti.

Ma, quando la gara inter-imperialistica si è sviluppata sempre di più sul terreno della centralizzazione finanziaria, delle joint-venture, delle acquisizioni, delle fusioni, delle incorporazioni, nell’ambito di un mercato azionario, monetario e finanziario unificato e “liberalizzato” su scala mondiale, è emersa l’inadeguatezza di un modello di crescita ancora troppo tributario delle esportazioni di merci. Nel capitalismo decadente decisivo è la finanza, cioè l’attività di raccolta e di esportazione dei capitali liquidi e non la produzione di beni e l’industria in sé per sé (e l’export delle merci) né tantomeno la produzione di beni socialmente utili. E’ il paradosso che nell’attuale fase di crisi generale del Modo di Produzione Capitalista si perde quota non perché si è troppo parassitari, ma troppo poco.

   Tutto questo rende attuale l’analisi che fece Lenin ne L’imperialismo. Uno dei punti che rappresentava il contrassegno del passaggio del capitalismo alla fase imperialista è il formarsi, attraverso la fusione del capitale bancario con quello industriale. Infatti, se si guarda l’analisi dei bilanci delle grandi imprese a livello mondiale che nominalmente fanno parte del settore manifatturiero, si scopre che il peso delle attività finanziarie è ancora maggiore di quello che dicono le statistiche. Se prendiamo come esempio i fondi pensione negli Stati Uniti, essi detengono azioni e obbligazioni di grosse imprese, speculano sui cambi e sui tassi d’interesse, hanno quote investite in immobili. La speculazione, la produzione materiale e immateriale, il capitale bancario, la rendita immobiliare, il capitale produttivo d’interesse, tendono a fondersi, a presentarsi come singoli aspetti di un gigantesco meccanismo su scala mondiale.

E’, così, più che mai d’attualità l’importanza sempre maggiore dell’esportazione di capitale in confronto all’esportazione di merci.

   Tenendo conto di questo si comprende come, già dalla metà degli anni ’70 molte società italiane a carattere industriale si sono trasformate in finanziarie (Cir, Ferruzzi, Gemina, Sogefi).

Nonostante l’accelerazione degli investimenti all’estero, le imprese italiane non sono riuscite a ridurre il loro gap d’internazionalizzazione del capitale. Ai grandi gruppi industriali privati sono andate buche tutte le più impegnative proiezioni all’estero (da quella di Gardini sul mercato della soia a Chicago, a quella di De Benedetti verso la Société Generale de Belgique). A nessuno di essi (Fiat, Olivetti, Ferruzzi ecc.) è riuscita il salto da multinazionale a vera e propria “global company”. Quanto alle indebitate holding di stato, sono state da anni obbligate a dismettere invece che acquisire.

La borsa di Milano non è riuscita a entrare nel Gotha delle borse mondiali. Anzi, in ambito CEE il valore delle transazioni effettuate alla borsa meneghina è sceso dal 6% del 1985 al 3% del 1990. La speculazione borsistica nostrana, per non restare tagliata fuori dal vortice dei mercati finanziari mondiali, ha dovuto traslocare un pezzo (quello più moderno e sofisticato dei futures sui titoli pubblici) nella City londinese. Il sistema bancario italiano, a causa della frammentazione e del suo relativo scarso dinamismo fuori dai confini internazionali, è rimasto anch’esso escluso dalla piramide bancaria mondiale.

Ovviamente, il processo di concentrazione/centralizzazione del capitale nazionale è rimasto tutt’altro che fermo (pensiamo alla creazione dei gruppi bancari Intesa Sanpaolo e Unicredit SpA).

Per decenni i grossi capitalisti hanno intascato guadagni da favola rovesciando sullo Stato le proprie perdite, e partecipando (e facendo partecipare via via anche ad altri strati borghesi) all’alienazione dello Stato in modo da ripianare le proprie perdite. Questa formula magica, si ruppe a causa della crisi e della relativa stagnazione, il debito pubblico si era ingigantito a dismisura (dal 1983 al 1993 aumentò del 400%), si è trasformato – più che negli altri paesi imperialisti, affetti anch’essi dalla medesima malattia – in un fattore d’instabilità economica, sociale e politica.

Il capitalismo italiano si trova quindi in una morsa costituita “in alto” dagli stati finanziariamente e militarmente forti, e in “basso” dai paesi esportatori emergenti, dove i salari sono da dieci a venti, o più, volte inferiori a quelli europei.

 

IL DEBITO PUBBLICO IN ITALIA

(IN MILIONI DI EURO)

 

1992 1997 2004 2007 2009 2010
107,7 118,1 103,8 103,5 115,8 118,2

 

 

Diciotto anni di macelleria sociale per tornare peggio che la punto di partenza.

 

IL DEBITO NEGLI ALTRI STATI CAPITALISTI

 

  2007 2010
Giappone 187,8 193,5
Stati Uniti 62,2 84.5
Francia 63,8 83,6
Gran Bretagna 44,7 79,1
Germania 65,0 78,0

 

 

Il settore auto (e la fiat) nella crisi: fallimento o salvataggio?IL SETTORE DELL’AUTO (E LA FIAT) NELLA CRISI: FALLIMENTO O SALVATAGGIO?

 

La crisi finanziaria del 2008 ha condotto l’industria dell’auto mondiale in una crisi profonda, pur avendo avuto il sostegno dei governi. Nel 2009 la più grande fabbrica russa licenzia 27.000 dipendenti, la Fiat nel terzo trimestre nello stesso anno la base annua del proprio fatturato è del 15,9% e lo stesso avviene per il gruppo PSA francese, sia pure in maniera contenuta.

Negli USA Chrysler e GM sono decotte e l’industria dell’auto lavora al 51,2% delle proprie capacità produttive contro il 54,5% del 2008, ma è tutta l’industria dei paesi capitalisti avanzati che lavora con una capacità attorno al 70%.

I piani di aiuto finanziario alle aziende prevedono lacrime e sangue per i lavoratori. La proposta presentata al Congresso dalla GM prevedeva: il progressivo passaggio all’auto ad alta efficienza energetica e al motore ibrido, il taglio agli stipendi dei dirigenti, ma soprattutto una diminuzione drastica della forza lavoro, il taglio delle coperture sociali di cui godono al momento i lavoratori, l’allungamento e intensificazione dell’orario di lavoro in modo da portare il costo del lavoro pari a quello registrato nelle fabbriche Toyota.

L’ingresso dello Stato nel sostegno al capitale di alcune grandi banche negli USA (come negli altri paesi imperialisti) non è caratterizzato dal segno delle nazionalizzazioni, né delle seminazionalizzazioni poiché l’acquisto di alcuni pacchetti azionari da parte dello Stato non è di tal entità da fargli prendere in mano questi istituti finanziari, e perché le azioni acquistate (temporaneamente) dal Tesoro non hanno diritto di voto.

Da dove verranno fuori i quattrini che serviranno a finanziarie questa gigantesca operazione di salvataggio?

Non certo da una tassazione progressiva delle ricchezze, come sognano e s’illudono i riformisti vecchi nuovi, ma dai miliardi di ore di lavoro non pagate che dovranno essere rapinate ai lavoratori per ripianare i buchi di bilancio delle società di borsa, banca, imprese.

Il risanamento e il rilancio del capitalismo, all’insegna del nuovo protagonismo dello Stato, passa i per licenziamenti di massa. La Citigroup per avere aiuti dallo Stato, effettuerà 50.000 licenziamenti. Ai licenziamenti di massa, si affiancherà l’assalto definitivo di quello che è rimasto dello “stato sociale”. L’abbattimento violento delle spese sociali, incluse le più essenziali e irrinunciabili (vedi il decreto Gelmini), che dovranno, serve a far venire fuori i fondi di sostegno alle banche e alle imprese.

Nonostante la valanga di quattrini riversata verso le banche, assicurazioni e imprese, l’occupazione nei paesi capitalisti è fortemente diminuita: 8 milioni di posti di lavoro tagliati negli Stati Uniti, dal dicembre 2007 fino al primo trimestre del 2010, 4,6 milioni tagliati in Europa nel 2009. In Italia alla fine del 2010 sono stati bruciati almeno un altro milione e mezzo di posti di lavoro e la tendenza si è accentuata enormemente. Contemporaneamente si è sviluppato il deficit e aumentato il debito degli Stati.

Uno degli elementi di politica economica per il “rilancio” della produzione industriale dell’auto in Italia, da parte del governo Berlusconi è stato quello di riproporre il vecchio metodo, già usato dai precedenti governi negli anni ’90: gli incentivi fiscali alla rottamazione per rinnovare il parco auto e sostenere il settore, il quale nel 2008 scivolava verso la caduta libera.

Com’era prevedibile gli incentivi sono stati solo una stampella che tamponava momentaneamente alcuni effetti della crisi (e neanche tutti) senza essere nei fatti nulla di risolutivo.

E’ dentro questo contesto di crisi avviene l’accordo tra Fiat e Chrysler. Quest’accordo è stato l’ennesima dimostrazione che il capitalismo nella sua fase imperialista, e con la crisi in corso, il capitale e la produzione tendono verso la concentrazione e la centralizzazione dei capitali.

Nel gennaio 2009 ci fu un preliminare di accordo che prevedeva l’ingresso del gruppo italiano nel gruppo Chrysler.  Fiat, Chrysler e Cerberus capital management (che detiene l’80% del capitale di Chrysler) nel preliminare dell’accordo stabiliscono, così, un’alleanza strategica globale. L’alleanza prevedeva, tra l’altro, che i due gruppi sfruttassero le rispettive reti di distribuzione.

Fiat ricevette una quota iniziale del 35% in base all’alleanza con la casa americana, che non contempla per la Fiat alcun investimento in contante nella Chrysler, né un impegno a finanziare Detroit nel futuro. Sarà però nel giugno 2009 che la Fiat diventerà l’holding predominate del gruppo.

Per capire come Marchionne (che è stato presentato come un genio dell’imprenditoria) è riuscito a fare quest’operazione, bisogna tenere conto che la Chrysler dal 2007 era un’azienda in bancarotta. Nel 2006 aveva perso 1,5 miliardi di dollari.  L’azienda tedesca Daimler-Benz (oggi Daimler AG) che nel 1988 aveva acquistato la casa automobilista, nel 2007 la cedette al fondo americano dei private equity Cerebus, i quali, quest’ultimi, per via delle restrizioni al credito dovute dalla crisi, alla fine saranno costretti a dismettere molte delle loro attività. Non bisogna dimenticare, che il 30 aprile 2009 Obama annunciò la bancarotta della Chrysler. Perciò l’azienda è stata sottoposta al Chapter 11, la norma del diritto fallimentare americano che consiste in una bancarotta controllata. La società è stata separata in una bad company con i relativi debiti e in new company cui sono stati conferiti personale, mezzi di produzione, brevetti clienti. Obama ha subordinato la concessione di un prestito-ponte a Chrysler, a un piano industriale e all’alleanza con la Fiat per portare negli USA automobili a basso consumo energetico, in grado di fare 20 km con un litro. I creditori e i fondi pensione che erano presenti nella vecchia società hanno presentato ricorso contro la fusione alla Corte Suprema, che ha rigettato le richieste. La Fiat che ha acquistato la Chrysler a costo zero, si è impegnata a condividere con la casa statunitense le proprie conoscenze tecniche e brevetti in materia di “motori verdi” e ridotti consumi energetici.

Non c’è dubbio visto gli avvenimenti successivi, che la chiusura degli stabilimenti italiani faceva parte degli accordi.

 

 

 

LE RISPOSTE POLITICHE DELLA BORGHESIA ITALIANA AL DECLINO INDUSTRIALE DELL’ITALIA

 

L’acutizzarsi della crisi e della concorrenza, fa aumentare lo scontro tra le stesse frazioni borghesi che sono impossibilitate a governare come nel passato e quindi spinge, versa la definizione di nuovi equilibri politici e sociali. La borghesia mette in atto delle spinte politiche per determinare un esecutivo più forte e meno condizionato dalla discussione parlamentare, cioè un fattore soggettivo adeguato a governare e a cercare di rendere più competitivo il sistema. E’ necessario, per la borghesia italiana operare profonde ristrutturazioni che richiedono un ridimensionamento della piccola e media produzione capitalistica, e contemporaneamente rinsaldare un nuovo blocco sociale intorno alla politica del grande capitale imperialistico italiano.

Ora, durante il periodo di quello che impropriamente è definita prima repubblica, il dominio di classe era indiretto: gli industriali, i banchieri, i capitalisti in generale, lasciavano il palcoscenico a politici di professione, anche perché un loro intervento diretto era sentito dall’opinione pubblica come un’intollerabile ingerenza. Ma il loro potere era incalcolabile. I profitti, la “libera impresa”, la difesa della proprietà, erano osannati, ma (a differenza della situazione attuale) l’attività della proprietà pubblica e privata – si sosteneva – doveva essere indirizzata a fini sociali. Ovviamente non era così, ma nessun borghese trovava opportuno sostenerlo apertamente.

La repubblica parlamentare, non solo negli anni ’70 e ’80 ma anche negli anni ’50 e ’60 fu accusata di debolezza, in realtà era fortissima. Il consenso era assicurato dai partiti, soprattutto da quelli principali, DC, PCI e PSI.

La DC era un vero Partito-Stato, con una rete di collegamento assicurata dalle associazioni cattoliche e dalla chiesa stessa. Il PCI era un partito gigante, che raggiunse nel 1947 circa 2.250.000 iscritti, e soprattutto aveva 200.000 quadri. Il PSI, pur non potendo competere quanto ad apparato col PCI, agli inizi degli anni ’60 aveva circa 700.000 iscritti.

Si pensava che il rapido succedersi dei governi fosse un segno di debolezza della repubblica parlamentare. In realtà la caduta dei vari governi permetteva alla DC di cambiare alleanze, scegliendo tra centrodestra e centrosinistra secondo le convenienze. I presidenti del consiglio rimossi sapevano che presto sarebbero presto ritornati alla ribalta, con qualche incarico importante. Uno dei riti più tipici della DC era la condanna del protagonismo personale in politica

Quando il regime DC cominciò alla fine degli anni ’70 entrare in crisi (il rapimento Moro fu la cartina di tornasole di questa crisi) si giocò la carta di riserva. Si cercò un uomo, estraneo alla bassa cucina politica, che aveva portato salvo in Francia Filippo Turati, che aveva conosciuto le galere fasciste ed era stato partigiano. Pertini condannò la repressione in Argentina (ma non quella che c’era in Italia) su cui i media tacevano, i fatti di Sabra e Chatila, combatté la P2, rompendo anche con alcuni politici del suo partito. Ma il potere politico reale rimase agli Andreotti, ai Forlani, ai Craxi e tutto continuò come prima.

   La crisi economica del capitalismo, il dissolvimento del “socialismo reale” che causò il dissolvimento dell’ordine internazionale fissato a Yalta, l’accentuarsi delle spinte imperialiste europee (che accentuò l’esportazione di capitali verso l’Europa orientale) e la partecipazione italiana alle guerre americane. Tutto ciò mette in crisi gli equilibri politici che c’erano in Italia dalla fine del secondo dopoguerra.

A tutto ciò bisogna aggiungere il dissolvere del blocco sociale che faceva riferimento alla DC da una parte e al PCI dall’altra. Le varie frazioni borghesi devono riorganizzare il proprio consenso, sia per impedire che le contraddizioni sociali si esprimano politicamente in modo indipendente, sia per non perdere terreno rispetto ai diretti concorrenti sul mercato mondiale. Non è un caso che in questo quadro si discuta di nuovi modelli elettorali e si modifichi il sistema di rappresentanza politica, con la creazione dei due poli di centro-destra e di centro-sinistra.

La creazione dei due poli di centro-destra e di centro-sinistra, nasce dall’esigenza della borghesia italiana di edificazione di una macchina statale rimessa a nuovo su basi non consociative.

Nell’attuale fase determinata dalla crisi, c’è un riformismo senza riforme e la sinistra borghese ha meno margini di manovra. Forze come il PD in Italia sono ormai a pieno titolo collocate su di una politica di “gestione del capitalismo in crisi” che ha assai poco di riformistico. Il processo di integrazione e subordinazione al quadro imperialista ha fatto passi da gigante dalle svolte dell’EUR (di CGIL-CISL-UIL), del compromesso storico (da parte del PCI). Questi partiti e sindacati che si dovrebbero essere collocati su di posizione di “equidistanza” tra capitale e lavoro, sono costretti, a fare ingoiare ogni rospo ai lavoratori per difendere le compatibilità capitalistiche e l’interesse del proprio capitale nazionale. Si muovono per sfornare soluzioni neoliberiste di gestione dell’imperialismo, sul piano economico-sociale e su quello politico, in cui il proletariato è a priori subordinato e piegato agli interessi del capitalismo, che nella sua forma istituzionale democratico parlamentare è visto come l’unico fine possibile. Qualsiasi ipotesi di trasformazione sociale è permanentemente bandita dall’orizzonte di queste forze.

Una spia di questa situazione è linguaggio usato: il “riformismo” e la “modernità” di cui parlano e fanno sfoggio i dirigenti del PD, non sono altro che il loro esatto contrario, oltre che linguisticamente scorretto (ma mediaticamente efficace): significa in realtà la distruzione delle conquiste che negli anni del boom economico i lavoratori avevano conquistato.

A differenza degli schieramenti di centro-destra che conducono con modalità consociative e concertative coinvolgendo le strutture del sindacalismo istituzionale (che come CISL e UIL non si possono definire meramente tradunioniste, ma compiutamente collaborazioniste e impegnate a subordinate la vendita della forza lavoro a condizioni tali da essere per i capitalisti nelle attuali fasi di difficoltà) e mettendo in campo le ormai ridotte capacità di influenzamento del proletariato, che, infatti, in buona parte vota anche per il centro-destra.

Questo processo non è frutto di un “tradimento” politico e ideologico, ma l’espressione delle difficoltà crescenti ha il capitalismo, nella crisi, ad aumentare i salari, a elargire briciole a settori limitati a settori del proletariato, a garantire pezzi sempre più ampi del Welfare State (che comunque è stato sempre e comunque pagato dal plusvalore operaio. Le forze riformiste (non solo PD ma anche PRC, PCI, LEU) sono ormai forze compiutamente ed esclusivamente borghesi, sono quelle forze che maggiormente riescono a ridurre i salari, eliminare le pensioni, diffondere la precarietà. Per il loro lavoro di controllo sui lavoratori, i dirigenti di questi partiti e di questi sindacati hanno come premio di fine carriera, un posto negli enti di gestione pubblica, nei direttivi ministeriali o com’è successo bel 2006 a Bertinotti e Marini, avere la presidenza della Camera e del Senato.

In Italia questo passaggio si esprime non solo politicamente, ma anche economicamente quale compartecipazione diretta al meccanismo di sfruttamento del proletariato. Fu il governo D’Alema a introdurre in Italia il Bingo, i DS crearono delle società per gestire il Bingo (che fallirono e furono costrette a cercare i soldi per pagare i lavoratori interinali impiegati). La privatizzazione dei servizi sociali si lega al dilagare delle coop legate alla Lega delle Cooperative che assieme alla Compagnia delle Opere si spartiscono gli appalti che derivano da privatizzazioni ed esternalizzazioni, e impiegano i lavoratori precarizzati dal Pacchetto Treu e dalla Legge 30 (Biagi).

Quello che sta accadendo in Italia è il declino della repubblica parlamentare, come si era costruita nel secondo dopoguerra con il regime democristiano. Il nuovo assetto politico/istituzionale, nei desideri dei capitalisti dovrebbe aprire la strada a un’economia di mercato funzionante in modo “puro “ma senza i lacci e i laccioli imposti dal condizionamento riformista. Disboscare la selva dei corporativismi parziali a pro di un unico, supremo corporativismo nazionale. E da queste esigenze che sono avvenute le nuove regole elettorali maggioritarie, il rafforzamento dell’autonomia del governo da parlamento e – nel governo del Tesoro e della Banca d’Italia, la privatizzazione del pubblico impiego, il varo dell’esercito di mestiere ecc. In campo sindacale come si diceva prima, ci sono stati i famigerati accordi sindacali.

Con Tangentopoli la borghesia italiana ha cercato di portare a termine il licenziamento del vecchio personale politico di governo, il quale era incapace di autoriformarsi. La difficoltà sta nel fatto che portare avanti questi processi è necessaria una rappresentanza politica all’altezza del compito. Abbisogna di un partito borghese unitario, totalitario, con un forte senso degli interessi imperialistici nazionali, in grado di accentrare al massimo grado il potere politico, mettendo in riga le innumerevoli rappresentanze d’interessi borghesi settoriali, viziate da decenni di vacche grasse. Un partito capace di inquadrare la pletora piccolo-borghese, capace di catturare i proletari, dopo aver battuto e demoralizzato il proletariato, a una politica social-imperialista che dovrà essere più attiva che mai.

La borghesia imperialista italiana sa di non avere a propria disposizione tale partito e per questo continua a giuocare su due tavoli: sul condizionamento e la trasformazione delle nuove rappresentanze politiche a sé, e su quel che resta di presentabile delle vecchie espressioni di una fase storica definitivamente chiusa, ma la contraddizione della crisi ha reso difficile il compattamento delle frazioni piccolo borghesi intorno alla grande borghesia ed una soluzione politica adeguata all’affrontamento dei problemi, da qui l’evoluzione di un movimento, quello di Grillo, che ha saputo cavalcare il malcontento dei ceti intermedi in dissoluzione e anche di alcuni settori  del proletariato.

La crisi generale del capitalismo genera una forte conflittualità politica. “Finché gli affari vanno bene la concorrenza (…) sviluppa un’azione di fratellanza nella classe capitalista, che in realtà si divide il bottino comune in rapporto al rischio di ciascuno. Allorché non si tratta più di dividere il guadagno bensì le perdite, ognuno cerca di poter ridurre quanto più possibile la propria parte di perdite e di riversala sulle spalle degli altri” (Marx, Il Capitale, Libro III, cap. 15). Ciò rende instabile in ogni paese il regime politico, rende ogni paese meno governabile con gli ordinamenti che fino a ieri funzionavano. I tentativi di sostituire pacificamente questi ordinamenti, che in Italia significa modificare la Costituzione, sono andati regolarmente in fumo. In realtà non si tratta di cambiare regole, ma di decidere quali capitali vanno sacrificati perché altri possono valorizzarsi e nessun capitalista è disposto a sacrificarsi.).

 

 

 

 

IIL PIANO DELLA FIAT

 

Il piano della Fiat consiste nello stanziamento di una notevole quantità di miliardi al fine dichiarato di rafforzare e rilanciare la produzione negli stabilimenti nazionali, stabilito che quello di Termini Imerese deve chiudere i battenti. Sul piatto la Fiat preventiva negli stabilimenti italiani il raddoppio della produzione d’auto in 5 anni, la possibilità di nuova occupazione per qualche migliaia di nuovi schiavi salariati. Dal buon esito dell’investimento si fa balenare per i lavoratori qualcosa in termini di recupero salariale.

La Fiat mette sul piatto della bilancia un mucchio di quattrini che chiedono di essere valorizzati, a certe determinate e ferree condizioni. Le condizioni sono di “massimizzare l’utilizzo degli impianti sfruttando al massimo ogni euro investito, in altre parole la classe operaia Fiat è chiamata brutalmente, in tutti gli stabilimenti, a piegare la schiena sotto cadenza di lavoro più intense e con il taglio delle pause: ogni euro investito deve e può fruttificare grazie al sudore degli operai.

Il ricatto della Fiat è palese: se le nuove regole di lavoro e normative non saranno approvate e sottoscritte dalle organizzazioni sindacali, essa porterà fuori dall’Italia la produzione, in altre galere di lavoro salariato, dove può, alle sue condizioni, valorizzarsi.

I sindacati, non solo non hanno contrastato questo piano (non solo CISL e UIL ma anche la CGIL e anche i “sinistri” della FIOM) ma hanno lavorato senza nessun pudore e stanno lavorando per il disarmo preventivo della classe operaia.

Quando il piano Fiat fu presentato, il 21 aprile, esso ha spiazzato completamente le organizzazioni sindacali mettendo letteralmente in un angolo la FIOM e la CGIL. L’elemento centrale della critica della FIOM che fece alla Fiat (e al governo) era quello di non difendere abbastanza o per niente la produzione nazionale.

Le richieste dell’azienda non si limitano all’aumento dei turni e delle ore di straordinario. Oltre ai 18 turni e alle 80 ore aggiuntive di straordinario in deroga al contratto nazionale e senza preavviso alla RSU; c’è la riduzione delle pause del 25%, lo spostamento della mensa a fine turno, la facoltà di variare il numero di vetture il numero nella giornata, nessun pagamento per i primi tre giorni di malattia, la formazione dei lavoratori durante il periodo di Cassa Integrazione Guadagni senza costi aggiuntivi per l’azienda e l’inserimento di queste norme in un nuovo contratto da sottoporre da sottoporre a tutti gli operai. Inoltre il sindacato che non rispetta tali accordi sarà sanzionato.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SHOCK E DEPROGRAMMAZIONE

•agosto 1, 2018 • Lascia un commento

 

 

La tortura è usata dai servizi segreti dei diversi paesi per soggiogare e piegare la mente dei prigionieri, prima in guerra, e in seguito come cavie umane per esperimenti di manipolazione sociale (come MK-ULTRA). Essa viene utilizzata ancora oggi in maniera lampante in prigioni come Guantanamo, o in centri di detenzione segreti sparsi per il mondo, come quelli della CIA in territori stranieri,[1] in cui vengono tuttora effettuati interrogatori duri e violenti su quelli che sono definiti “terroristi”[2] o presunti tali.

La paura, infatti, è solo uno dei tanti tasselli del processo di manipolazione sociale che le classi dominanti adottano da secoli. Si induce una crisi, o la si strumentalizza, per portare avanti delle politiche impopolari, ma che la percezione dello shock, indotto o reale che sia, legittima. In stato di paura, infatti, l’opinione pubblica si sente disorientata, smarrita, come il prigioniero vittima della tortura. La popolazione sotto la minaccia di un pericolo o dopo un forte trauma necessita una guida, in quanto “ha perso la bussola” e si sente paralizzata dal terrore a tal punto da accettare qualunque proposta o intervento che venga dall’alto.

Un’indagine condotto dopo l’11 settembre 2001, aveva rivelato che nove americani su dieci dichiaravano di soffrire di sintomi di stress.[3] Il terrore generalizzato indotto dagli attentati produsse un’opportunità per l’amministrazione Bush Jr, che ne approfittò su diversi fronti: da un lato, per legittimare la cosiddetta “guerra al terrore”, cioè di una guerra che non sarebbe stata accettata dalle masse popolari americane,[4] assicurare il consenso a un’impresa volta agli incrementi dei profitti delle multinazionali da un lato e dall’altro restringere i diritti dei cittadini statunitensi introducendo il Patriot Act.

Quello che la giornalista canadese N. Klein chiama il “capitalismo dei disastri” sfrutta i momenti di shock quali golpe, attacchi terroristi, crollo dei mercati, disastri naturali o guerre, che gettano la popolazione in uno stato di trauma collettivo, per spingere le masse ad accettare delle manovre impopolari, che in una condizione normale non tollererebbero.

Sull’onda dell’emotività di eventi tragici che coinvolgono la mente e la pancia delle masse, si possono introdurre provvedimenti che sarebbero stati immaginabili in un clima sociale sereno. Qualche volta, a questo scopo, può servire una “spinta”, una provocazione, affinchè avvenga una tragedia o si palesi una minaccia: da qui le falseflags (attentati sotto falsa bandiera) o le azioni di infiltrazione.

Nell’estate del 2002, un comitato di consulenti del Pentagono proposte: “la creazione di una squadra di un centinaio di uomini, il P2OG (Proactive Preemptive Operations Group; Gruppo di operazioni attive e preventive), con il compito di eseguire missioni segrete miranti a “stimolare reazioni” nei gruppi terroristici, spingendoli a commettere azioni violente che poi li metterebbe nelle condizioni di subire il “contrattacco” delle forze statunitensi.

   Il paradosso di una simile operazione è spinto ai limiti estremi. Pare che il piano debba in qualche modo opporsi al terrorismo causandolo. (…) Un’organizzazione come questa è perfetta per creare confusione e depistaggi, quel genere di caos che si determina nel passaggio dall’infiltrazione alla provocazione. Il documento del Pentagono si spinge poi a spiegare che l’uso di questa tattica consentirebbe di considerare responsabile degli attentati terroristi provati in qui Paesi che ospitassero terroristi, a quel punto considerati dei Paesi a rischio sovranità”.[5]

Stragi, omicidi e attentati hanno però un obiettivo specifico: generare paura, consolidare il potere o, all’opposto, produrre un cambio al vertice; indurre colpi di Stato o ottenere un casus belli, per poter legittimare una guerra agli occhi dell’opinione pubblica; promuovere una svolta autoritaria o l’ennesima restrizione della libertà, che in tempi “normali” difficilmente si potrebbero proporre ai cittadini.

Come ha spiegato lo stratega USA di origine polacca Zbigniew Brzezinski – membro del CFR e cofondatore della Commissione Trilaterale, già consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto Jimmy Carter e mentore di Obama – che l’unico modo per ottenere il consenso dell’opinione pubblica o addirittura sviluppare una mobilitazione generale e l’accettazione di gravi sacrifici, è che si palesi una grave minaccia “estrema e globale”. Soltanto la percezione di un pericolo esterno, immediato e diffuso, può compattare la popolazione e spingerla ad accettare sacrifici altrimenti impensabili.

Non è però necessario che tale minaccia sia reale o che la sua genesi – qualora effettivamente di manifesti – sia avvenuta nei termini in cui verrà divulgata alle masse. Una minaccia esterna può nascere infatti in seguito a ripetute azioni, messe deliberatamente in atto per infastidire e spingere alla reazione chi o cosa si è deciso di far diventare il nemico di turno; la reazione verrà poi strumentalizzata come casus belli di fronte all’opinione pubblica, per giustificare interventi di diversa natura, financo la guerra.    

Nel 1997, ne La Grande Scacchiera Brzezinski citava infatti il caso di Pearl Harbor: prima di tale evento, la popolazione era contraria alla guerra, ma in seguito al trauma collettivo per l’attacco giapponese “la partecipazione alla seconda guerra mondiale trovò consensi”. E questo era proprio ciò che voleva l’amministrazione Roosevelt per entrare in guerra.

 

COSA SERVE CREARE UNO SHOCK

 

Nell’attuale società si instilla nell’opinione pubblica la percezione di una minaccia costante, in modo da tenere la popolazione sotto shock in maniera più sottile e permeamene, ma altrettanto efficace e ottenere un consenso su provvedimenti altrimenti impresentabili in un ordinario stato delle cose.

Nel suo Shock Economy Naomi Klein paragona il progetto di manipolazione mentale del progetto MK-ULTRA alla dottrina dello shock elaborata dal premio Nobel Milton Friedman, che sfrutta i momenti di trauma collettivo per dedicarsi a “misure radicali di ingegneria sociale ed economica”: in Capitalismo e libertà, edito nel 1962, egli aveva osservato che “soltanto una crisi – reale o percepita – produce un vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano (,) finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile”.

I seguaci della Scuola di Chicago, secondo l’autrice, si sarebbero resi complici di colpi di Stato e di torture perpetuate nei confronti di chi si ribella a questo tipo di politiche che spesso e volentieri sono a favore delle multinazionali. Per questo motivo, la Klein afferma: “la dottrina dello shock imita alla perfezione questo processo (tortura e tecniche MK-Ultra) cercando di ottenere su vasta scala ciò che la tortura ottiene da una singola persona in una cella per interrogatori. L’esempio più chiaro è stato dallo shock dell’11 settembre che, per milioni di persone, ha “fatto esplodere il mondo a loro familiare”. E ha dato il via a un periodo di forte disorientamento e regressione, che l’amministrazione Bush ha sfruttato con estrema abilità (…) E’ così il funziona il capitalismo dei disastri: il disastro originario – il colpo di Stato, l’attacco terroristico, il crollo dei mercati, la guerra, lo tsunami, l’uragano – getta l’intera popolazione in uno stato di shock collettivo. Le bombe che cadono, le grida di terrore, venti sferzanti sono più efficaci, nel rendere malleabili intere società, di quanto la musica assordante e i pugni nella cella di tortura non indeboliscono i prigionieri. Come il prigioniero terrorizzato che rivela i nomi dei compagni e abiura la sua fede, capita che le società sotto shock si rassegnino a perdere cose, che altrimenti avrebbero protetto con le unghie e con i denti”.[6]

Friedman è stato il fondatore della scuola monetarista: la sua regola di politica economica è stata utilizzata dalla Federal Reserve (FED) negli USA e dalla Banca Centrale Europea (BCE), mentre le sue teorie hanno esercitato una forte influenza sul governo britannico di Margaret Thatcher e su quello USA di Ronald Reagan negli anni ’80. Anche Pinochet intraprese una serie di “riforme”[7] economiche di stampo liberista, che seguivano gli orientamenti e che lo stesso Friedman si premurò di raccomandare personalmente al dittatore cileno nel 1975.

La teoria di Klein secondo la quale le “riforme” liberiste sarebbero applicabili solo tramite shock violenti che pieghino la volontà delle masse popolari fino a farle accettare le cosiddette “riforme” che difficilmente in una situazione “normale” verrebbero accolte. Questa tesi ha avuto la conferma, in maniera lampante, dall’ex premier “tecnico” italiano Mario Monti quando, nel febbraio 2011, ha dichiarato che “abbiano bisogno di crisi, per fare dei passi avanti”.[8]

Paragonando le teorie neoliberiste alla tortura vera e proprie, Klein nota infine che: “dal Cile alla Cina all’Iraq, la tortura è stata un partner silenzioso, nella rivoluzione liberista globale. La tortura, però, è ben più di uno strumento utile per imporre politiche indesiderate a chi si ribella è anche una metafora della logica alla base della dottrina dello shock!”[9]

Nei manuali della CIA, infatti, si chiariva come, per piegare le menti di coloro che oppongo resistenza occorra creare rotture violente tra i prigionieri e la loro capacità di dare un senso al mondo che li circonda: in primo luogo, eliminando ogni input sensoriale (con cappucci in testa, tappi alle orecchie, manette, isolamento totale) e poi bombardandone il corpo con stimoli estremi (luci stroboscopiche, musica a tutto volume, percosse, elettroshock). Spiega la Klein: <Lo scopo di questa fase di “ammorbidimento” è di provocare una specie di uragano nella mente: i prigionieri subiscono una regressione tale, e sono così spaventati, che non riescono più né a pensare razionalmente né a proteggere i loro interessi. È in questo stato di shock che la maggior parte dei prigionieri dà a chi interroga ciò che desidera: informazioni, confessioni, abiura di convinzioni precedenti. Uno dei manuali della CIA fornisce una spiegazione particolarmente esplicita: “C’è un intervallo – che può essere estremamente breve – di animazione sospesa, una sorte di shock o di paralisi psicologica. È provocata da un’esperienza traumatica o subtraumatica che fa esplodere, per così dire, il mondo che è famigliare al soggetto, oltre all’immagine che egli ha di sé stesso entro quel mondo. Gli specialisti riconoscono questo effetto, quando si manifesta, e sanno che in quel momento la fonte è molto più aperta ai suggerimenti, molto più disposta a collaborare di quanto non fosse appena prima di subire lo shock”>.[10]

Arrivati a questo punto, il torturatore può iniziare lo psychic driving, ovvero il ricondizionamento mentale, ricostruendo da capo la psiche della vittima.

E qua è possibile fare un possibile fare un parallelo con la tortura usata per condizionare la mente, come avvenuto con il progetto MK-UKTRA.

 

MK-ULTRA

 

Sono ormai da tempo, tristemente noti gli esperimenti in questo campo condotti dalla CIA in modo segreto e illegale dalla CIA negli ’50 e ‘60’ su persone fatte rientrare nel progetto MK-ULTRA, che suscitò un autentico scandalo nell’opinione pubblica americana quando fu reso pubblico, nell’agosto del 1977, durante un’audizione speciale del Senato USA.

Il progetto fu ordinato dal direttore della CIA, il 13 aprile 1953, con lo scopo ufficiale di contrastare gli studi russi, cinesi e coreani sul “lavaggio del cervello”.

La definizione di “lavaggio del cervello”, fu coniata nel 1951 dal giornalista E. Hunt, è spesso usata come sinonimo di controllo mentale. Hunter aveva tradotto la parola cinese hsi nao, “lavare il cervello” per descrivere il processo con cui gli americani catturati durante la guerra di Corea (1950-1953) confessavano i loro crimini.

Ma com’è stato possibile che militari nordamericani – anche ufficiali di altro grado in Corea e in seguito in Vietnam, ripudiassero la causa per la quale combattevano, l’ideologia del loro paese?

Il “lavaggio del cervello” è uno dei temi che appaiono nelle riviste di psichiatria e psicologia, è stato oggetto di studi specialistici come quella di Merlo (The Rape of the Mind) e di Saragant (La Conquista della mente umana).

Il controllo mentale (mind control) avrebbe dovuto portare a chi lo praticava numerosi vantaggi, come la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi. Il progetto sarebbe stato sovvenzionato con un totale di 25 milioni di dollari e vi furono coinvolte almeno 80 istituzioni, tra cui 44 Università e 12 ospedali. In base a quello che emerse dagli oltre 22.000 documenti statunitensi declassificati e riportati alla luce nel 1977, gli esperimenti prevedevano il ricorso ad abusi fisici e psichici, radiazioni, elettroshock, ipnosi, e infine la somministrazione di sostanze psicotrope quali l’LSD, utilizzate come agenti deprogrammanti.

Stando ai documenti recuperati, le cavie degli esperimenti erano dipendenti della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute, pazienti con disturbi mentali, detenuti e persone comuni. Lo scopo ufficiale degli esperimenti, ispirati dalle ricerche psichiatriche condotte da Ewen Cameron, era quello di preparare gli agenti americani a un’azione di difesa a fronte del pericolo di un’aggressione da parte di agenti russi.

Fermo restando che ormai è noto che queste tecniche sono usate nelle prigioni speciali come quella di Guantanamo. Le ricerche di Cameron vennero sviluppate in segreto e continuarono finché non vennero rese pubbliche e ufficialmente sospese. Le inchieste del Senato americano fecero emergere come, oltre alle tecniche di tortura utilizzate per i prigionieri, ne fossero state elaborate altre più sofisticate, per manipolare, controllare e ricondizionare il cervello condotto alla decognizione: in una parola riscriverlo.

Già nel 1958, Ritorno al mondo nuovo, Huxley spiegava quello che si sarebbe scoperto soltanto venti anni dopo, ossia che uno shock indotto e prolungato può far ottenere “uno stato di suggestionabilità assai intensificato”,[11] sulla base del quale è possibile condizionare la psiche della vittima.

Uno dei modi per indurre la percezione di una minaccia terribile e persistente è quello di creare una minaccia esterna, un nemico pubblico a cui addossare, grazie alla giusta propaganda, il rischio di un conflitto globale o qualche disastro umanitario, che richiederà l’intervento bellico.

 

 

 

 

 

[1] http://www.internazionale.it/storia/attesa-per-la-pubblicazione-del-rapporto-sulle-torture-della-cia

 

[2] Nella realtà questa definizione viene data a chiunque si opponga all’imperialismo (in particolare a quello USA).

 

[3] Enrica Peruchietti, prefazione di Marcello Foa, fake news, Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso, Arianna Editrice, p. 138.

 

[4] Klein N, Shock Economy, Rizzoli, Milano 2007.

 

[5] Cabras Pino, Strategie per una guerra mondiale. Dall’11 settembre al delitto Bhutto, Aisara, Cagliari 2008, pp. 40-41.

 

[6] Klein N, Shock Economy, Rizzoli, Milano 2007, pag. 24 e s.

 

[7] Metto tra virgolette la parola riforme poiché nella tradizione del movimento operaio la parole riforma si è sempre intesa come miglioramento, graduale certamente, ma sempre miglioramento. In questo caso si tratta di un deciso peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori.

 

[8] http://www.yotube.com/watch?v=nTHN0yitxBU Archiviato il 10 luglio 2013.

 

[9] Klein N, Shock Economy, Rizzoli, Milano 2007, pag. 24 e s.

 

[10]                                            C.s.

 

[11] Huxley A., Ritorno al mondo nuovo, p. 290.

DOTTOR JEKYLL E IL SIGNOR HYDE

•luglio 24, 2018 • Lascia un commento

 

 

La cronaca nera ci ha fornito esempi di assassini che conducevano una vita “normale” che improvvisamente diventano delle furie omicide. Quasi una sorta di dottor Jekyll e del signor Hyde.

Stevenson, l’autore del romanzo cosa fa dire al dottor Jekyll? “Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veramente uno, ma veramente due”.[1]

Per raggiungere questo sdoppiamento il dottor Jekyll utilizza una droga che ha l’effetto di destrutturare l’unità dell’essere umano e conferisce un esistenza propria e distinta alle inclinazioni nascoste e presenti nell’animo.

C’è da chiedersi se questo sdoppiamento della personalità descritta nel romanzo era solo un frutto di una fantasia di un romanziere ottocentesco oppure no.

Ebbene no. Nel corso della storia, sono stati registrati molteplici resoconti che descrivevano rituali e pratiche che avevano come scopo finale la manipolazione della mente. Uno dei primi scritti che si riferisce all’uso dell’occultismo per manipolare la mente, può essere trovato nel Libro dei Morti egiziano.  Si tratta di una raccolta di rituali, molto studiato dalle società segrete dall’antichità fino ad oggi, dove si descrive i metodi di tortura e di intimidazione (che hanno lo scopo di creare un trauma), l’uso di porzioni (nella sostanza dei farmaci) e il “lancio” di incantesimi (modo di dire utilizzo dell’ipnosi), che si traduce nel totale asservimento dell’iniziato. Altri eventi attributi alla magia nera, alla stregoneria e alla possessione demoniaca (dove la vittima è animata da una forza esterna) sono anche essi antenati della programmazione Monarch.

Tuttavia è durante il XX secolo che il controllo mentale diviene una scienza in senso moderno del termine, dove diverse migliaia di persone sono state sistemicamente osservate, e usate come cavie umane per sperimentazioni criminali.

Uno dei primi studi sulla metodica del controllo mentale basato sul trauma sono state condotte dal criminale nazista Mengele, che era un medico che lavorava nei campi di concentramento nazisti. Inizialmente acquisì notorietà per essere stato uno dei medici delle SS che curava la selezione dei prigionieri in arrivo, decidendo chi doveva essere ucciso e chi uno schiavo per i lavori forzati. Tuttavia, egli è noto soprattutto per avere condotto dei macabri esperimenti sugli esseri umani all’interno dei campi di concentramento. Mengele condusse esperimenti pure sui bambini, motivo per il quale fu chiamato “l’angelo della morte.

Le ricerche di Mengele servirono come base per l’illegale, segreto e criminale programma della CIA chiamato MK-ULTRA.

Parlando di servizi segreti dovrebbe essere ben noto che in molte sette sono controllate da loro. Nel mondo delle sette si pratica il lavaggio del cervello con conseguente perdita della memoria, che unita al trauma reiterato porta alla decognizione alla perdita del controllo e dell’identità da parte della vittima.

Quando si è vittima di un trauma profondo, la mente crea una barriera di amnesia intorno all’evento, in modo da non rivivere questi ricordi: la mente, così, si parcellizza isolando il ricordo del trauma che viene rimosso ma non eliminato. Furono i nazisti, a rendersi conto che se si traumatizza sistematicamente qualcuno attraverso la tortura, le molestie sessuali o sacrificando/torturando qualcuno davanti ai tuoi occhi, si poteva distruggere la mente della vittima, trasformandola in qualcosa di simile a un nido di api, costituito cioè da comportamenti indipendenti, separati barriere di amnesia: è la cosiddetta teoria della mentalità alveare. È per questo che oltre la deprivazione sensoriale, la somministrazione di droghe e la tortura, si utilizzano riti occulti a sfondo satanico per traumatizzare, plagiare e manipolare la mente delle vittime: una volta che l’unità della mente è stata distratta, i vari compartimenti, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro, possono essere programmati per vari compiti, senza una che una parte della mente sia cosciente dell’altra. Ciò non esclude la possibilità che ci siano dei veri e propri missing-time (tempo mancante) sentiti da parte della vittima con malessere per l’incapacità di ricordare.

Usando parole-innesto, suoni o degnali ipnotici questi compartimenti possono essere spostati in avanti o all’indietro proprio come un casellario mentale. Un compartimento autonomo, corrispondente a una specifica personalità della mente riprogrammata, diventa così il livello cosciente dell’individuo, e risprofonda poi nell’inconscio, nel momento in cui si ha accesso a un altro compartimento. Questo significa che dopo aver eseguito un compito, la vittima dimentica ciò che ha fatto e con chi. Questa condizione è divenuta nota come Disordine della Personalità Multipla o Disordine dell’Identità Dissociata, che ovviamente la psichiatria tratta come una patologia senza prendere in considerazione i possibili casi di dissociazione indotta e non patologica o genetica.

L’eredità del MK-ULTRA è stata portata avanti e sviluppata nel progetto Monarch ed esportata nei paesi dove la presenza dei servizi americani e inglesi e forte. Se l’Australia è ancora oggi sede di sperimentazione legate al progetto Tavistock[2] o il Belgio che è capostipite in Europa di esperimenti in tal senso a sfondo satanico,[3]  in Italia le infiltrazioni dei servizi segreti e le sperimentazioni psichiatriche avvengono in diversi ambiti: dagli ospedali, alle carceri fino alle strutture militari.

Una conclusione che si può trarre è che di questi cosiddetti mostri che sono apparentemente “normali” non è stato detto tutto. Che la verità (come al solito) viene nascosta.

 

KABOBO: QUANDO SI SENTONO LE VOCI

 

Kabobo, il ghanese che in un momento di “follia”, l’11 maggio 2013 a Milano nel quartiere di Niguarda, ha ucciso 3 persone e ferito in maniera grave altre 2, interrogato dagli inquirenti (sicuramente fu un faccia a faccia molto difficile, visto che Kabobo parla solo un dialetto del suo paese), avrebbe agito sotto l’impulso di alcune voci che da tempo spingevano “a fare delle cose cattive”. Diagnosi: pazzia, che fu accettata dall’allora presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni che dichiarò: “Io non faccio alcune collegamento tra le proposte della ministra Kyenge e l’episodio e l’episodio di Milano: quell’immigrato era una pazzo”. Così alla fine della fiera tutti d’accordo nel giudicarlo un pazzo poiché affermava di sentire le voci.

Ma proviamo a pensare cosa comporta l’utilizzo delle armi elettromagnetiche. Certo è molto arduo e difficile analizzare gli effetti poiché la sperimentazione di queste armi è la segretissima dove la popolazione civile diventa una cavia.

Il 26 marzo 1978 in numerosi quartieri della città di Eugene, nello Stato dell’Oregon (USA), a un’altezza è stato avvertito un segnale radio molto potente. Ebbene, un cittadino percepì strane vibrazioni e sentiva le voci oltre che soffrire d’insonnia.[4] La Federal Communication Commision (l’organismo governativo incaricato delle comunicazioni) scoprì che il segnale proveniva da un trasmettitore della Marina americana. La Marina declinò ogni responsabilità e l’inchiesta fu archiviata. Ancora oggi gli abitanti di Eugene soffrono di strani disturbi a causa dei raggi elettromagnetici.

Pensiamo all’utilizzo delle armi a microonde. Si sa che uno degli scopo di queste armi è quello di spingere le persone verso la demenza, poiché è possibile attraverso esse è possibile influenzare direttamente i sentimenti poiché il corpo reagisce in modo sensibile alla radiazione elettromagnetica, i processi fondamentali delle cellule con funzioni biogenetiche, l’oscillazione elettromagnetica, la frequenza può interrompere o modificare questo processo dall’esterno. A una persona scelta come bersaglio, si manipolano le frequenze in modo che possa sentire il proprio nome alla radio al computer.

Pensiamo solamente cosa comporta l’installazione di un biochip[5] in una persona, esso può servire non solo a monitorare, ma anche di cercare di indurre una persona a compiere delle azioni involontarie. Il sistema collaudato negli USA è il seguente: il campo magnetico prodotto da un soggetto può essere controllato ovunque esso sia. Mediante speciali attrezzature Emf (frequenze elettromagnetiche) che per quanto ne sappiamo, sono in dotazione della NSA (e sicuramente anche altri organismi spionistici ne sono dotati), i crittologici sono in grado di rivelare i segnali nervosi tradotti da un elettroencefalogramma per poi codificarli in tipologie di pensiero e stati mentali della persona. Pertanto la vittima può essere monitorata e stimolata a distanza mediante un EMF BRAIN SIMULATION (Simulatore del Cervello EMF[6]). La tecnica nasce come continuazione del progetto MK-ULTRA che includeva le ricerche nel campo neurologico soprattutto nello sviluppo delle “radiazioni bioelettriche” mediante.

Una parte delle ricerche russe sul controllo della mente, durante la cosiddetta guerra fredda, si basava su una nuova branca degli studi del comportamento umano, l’ecopicologia, che è una disciplina[7] che integra la focalizzazione sull’essere umano con l’attenzione all’ambiente e che approfondisce lo studio delle molteplici interazioni tra questi due livelli. L’ecopsicologia è nata dalla constatazione del crescente disagio che esiste nella società, sia sul psicologico sia sul piano individuale che sociale, e mette in tutto questo in correlazione con un corrispondente aumento del degrado ambientale.

Questa branca di studi ha aiutato lo sviluppo della tecnologia di uno software, il Mindreader 2.0, che sarebbe stato capace di leggere la mente e le reazioni inconsce.

Questi studi sono portati avanti in un istituto gestito da Elena Rusalkina, moglie di Igor Smirnov, lo scienziato russo, che ha sicuramente lavorato per il KGB ed è considerato l’inventore delle armi psicotoniche, che secondo la Rusalkina sarebbero più pericolose dell’arsenale di armi nucleari attualmente presente nel mondo.

Queste armi avrebbero la capacità di influenzare l’inconscio delle persone, registrando le reazioni automatiche. Il caschetto adoperato per i test, serve a leggere queste reazioni: il soggetto dell’esperimento è messo davanti a qualcosa di apparentemente innocuo – come può essere un videogame – che però invia allo schermo immagini subliminali troppo brevi per emergere alla soglia della coscienza, ma che sono tuttavia registrate e comprese dall’inconscio.

Stando a quello che dicono i ricercatori, se ad esempio vengono proiettate le fotografie di Bin Laden e del World Trade Center, il pulsante da premere in risposta alle immagini varia drasticamente e senza possibilità di controllo consapevole tra le vittime e i presunti terroristi.

 

Esiste da tempo un rapporto tra i russi delle armi psicotoniche e gli agenti americani.

 

Nel 1993, a Waco, un gruppo di agenti dell’ATF (Alchol, Tabacco and Firearms) bureau, cioè l’ufficio statunitense preposto al controllo degli alcolici, del tabacco e delle armi da fuoco, attaccò con le armi la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto a fuoco e un assedio di 51 giorni, che si concluse con l’uccisione di 4 agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh, lui compreso e 24 bambini.  Ebbene Smirnov era a Waco. Era come consulente dell’FBI. Egli suggerì di bombardare le persone asserragliate con suoni in apparenza simili al grugnire stridulo di maiali isterici, contenenti però segnali subliminale che invitavano alla resa. L’FBI decise altrimenti[8]. Smirnov rilevò che nel caso i segnali non avessero funzionato, i seguaci di Koresh avrebbero potuto tagliarsi la gola l’un l’altro. Un mese dopo il massacro di Waco Steve Killion vice capo della divisione di servizi tecnici disse ai giornalisti del Village Voice che nel corso di una normale trattativa è possibile imprimere un codice di messaggio con il quale far passare inconsciamente un messaggio subliminale.[9] In sostanza attraverso il telefono far passare “rumori” nella testa della persona.

 

Smirnov in un’intervista al Newsweek nel mese di agosto del 1994, disse che l’FBI aveva voluto far passare dei messaggi subliminali attraverso le linee telefoniche, e che al capo della setta David Koresh, avrebbero fatto passare la voce di Dio mentre i membri della setta gli sarebbero stati trasmessi in via elettromagnetica le voci dei parenti.[10]

 

Nel mese di ottobre in un articolo del Moskovskiie Novosti comparve un articolo sempre su quello che è accaduto a Waco, disse che l’FBI era interessato a questo tipo di tecnologie e soprattutto mandò la voce di Dio al capo della setta.

 

   E’ possibile che a Waco siano state usate due diverse tecnologie una americana e una russa. Waco potrebbe essere stato un campo di sperimentazione delle armi psicotoniche, armi che da tempo sono sperimentate.

 

  In un articolo del New York Times del 5 aprile 1999 di William J. Si racconta che gli scienziati russi nel 1989 avevano scoperto una nuova classe di armamenti che potrebbero danneggiare il sistema nervoso, modificare il comportamento e così via.

 

Non solo, c’è cooperazione tra servizi in merito a questo tipo di armi, in un articolo del Moskovskiie Novosti dell’ottobre 1994, il vicedirettore della fabbrica che costruisce questo tipo di apparecchiature che molti di questi “prodotti” sono con una licenza americana sulla base di un accordo firmato tra il KGB e la CIA, il 24 settembre 1990. Quest’accordo prevedeva la ricerca congiunta nel settore della Psicotronica.

 

   Se questo fosse vero, uno dei motivi del silenzio su questo tipi di armi, (e sul controllo mentale in generale) è motivato che quello ci si trova di fronte è un’operazione di disinformazione, intossicazione delle notizie, che i vari servizi in cooperazione tra loro operano.

 

 

 

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Lo_strano_caso_del_dottor_Jekyll_e_del_signor_Hyde

 

[2] Il Tavistock, è un istituto fondato nel 1920, ufficialmente per occuparsi dei soldati traumatizzati durante la prima guerra mondiale. Gli psichiatri e gli psicanalisti scoprirono che gli individui erano acutamente suggestionabili. E per questo si svilupparono gli studi sul condizionamento comportamentale, che furono praticate durante il secondo conflitto mondiale, come parte di vasti programmi di guerra psicologica. Nel 1945, in un sua libro (The shaping of psichiatry by war), il generale Rees, un altro degli scienziati del Tavitock, propose che metodi a quelli sperimentati in guerra, potevano attuare anche il controllo sociale in intere società o gruppi, in tempo di pace.

Scriveva Rees: “Se proponiamo di uscire all’aperto e di aggredire i problemi sociali e nazionali dei nostri giorni, allora abbiamo bisogno di “truppe speciali” psichiatriche non possono essere le equipes psichiatriche stanziali nelle istituzioni. Dobbiamo avere gruppi di psichiatri selezionati e ben addestrati che si muovano e prendano contatto con la situazione locale nella sua area particolare” (Murizio Blondet, chi comanda in america, EFFEDIE, 2002, P. 154.

 

[3] Nel 1998 Marcel Vervloesem, membro dell’ONG Werkgroep Morkhoven, che si occupa della protezione di bambini colpiti da abusi, riesce a entrare in possesso da abusi, riesce a entrare in possesso di 20 CD contenenti decine di migliaia di immagini pedopornografiche (incluse torture ed uccisioni di bambini) consegnatigli da un membro “pentito” di una rete internazionale di pedofili che include decine alte personalità dell’aristocrazia e del capitalismo belga, delle istituzioni di quel paese e dell’Unione Europea. Egli consegnerà il materiale alla giustizia belga ma viene arrestato con l’accusa di averlo usato per interesse personale. Da alcune indagini emerge il legame tra le organizzazioni neofasciste belghe legate con la struttura clandestina Stay Behind (Gladio in Italia), in contatto con il neofascismo internazionale ed italiano, e la produzione di pedopornografia e snuff movies.

 

[4] http://intermatrix.blogspot.com/2007/05/il-segnale-di-eugene.html#axzz5M18O9ZnF

 

https://books.google.it/books?id=faMjBQAAQBAJ&pg=PT23&lpg=PT23&dq=1978+eugene+oregon+segnale+radio+molto+potente&source=bl&ots=vbby06EEmS&sig=fNOEteGLVM4AarSfeQwmSHXznF0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjMtfPexbPcAhVBZFAKHdH4B1UQ6AEINDAB#v=onepage&q=1978%20eugene%20oregon%20segnale%20radio%20molto%20potente&f=false

 

http://www.roswell.it/2007/09/07/il-segnale-di-eugene.html

 

[5] Microcircuito integrato in cui, invece del tradizionale silicio viene utilizzato materiale organico costituito in particolare da proteine,

 

[6] Le misure EMF o di campo elettromagnetico (Electromagnetic Field) sono misure realizzate con particolari sonde e sensori. Queste sonde possono in generale essere considerate delle antenne benché vengano progettate con differenti caratteristiche.

 

[7] http://punto-informatico.it/2070052/PI/New/usa-caccia-psicoscienze-sovietiche.aspx

 

[8] Ufficialmente, Smirnov, alla domanda dell’efficacia dell’intervento, rispose che era al 70%.

 

[9] Village Voce, 8 marzo 1994.

 

[10] http://209.85.135.104/translate_c?hl=it&sl=en&u=http://www.apfn.org/apfn/smirnov

IL SOLE, LA LUNA INFLUENZANO LA VITA?

•luglio 15, 2018 • Lascia un commento

 

 

Nel settembre 1957 il direttissimo Stoccolma-Göteborg si fermò con grande stridio di freni a pochi chilometri della stazione di arrivo: un disco rosso indicava chiaramente al macchinista l’impossibilità di proseguire. Per quasi un’ora   egli attese di ricevere via libera e alfine, visto che nulla accadeva e temendo che nulla accadeva e temendo che si fosse verificata sulla linea chissà quale catastrofe, si decise a interpellare telefonicamente il capostazione di Göteborg, il quale disse di non aver mai fatto azionare il disco d’arresto.

Ora, il meccanismo che regola questi impianti è necessariamente tale da offrire la massima garanzia. Venne perciò subito ordinata un’inchiesta che terminò con una stupefacente rivelazione: ad azionare il segnale era stato il Sole!

   Sull’astro erano, infatti, in corso eruzioni tanto forti da scagliare sciami di elettroni, la cui forza influenzato i segnali ferroviari.[1]

Nel 1973, il veicolo spaziale USA Skylab registrò un esplosione solare. Le vampate si estesero sino a raggiungere un diametro 17 volte maggiore di quello della Terra, la loro potenza fu superiore di un miliardo a quella del terremoto che rase al suolo San Francisco. Le particelle radioattive, raggiungendo il nostro pianeta mezz’ora dopo, causarono interruzioni e disturbi alle comunicazioni radio, oscillazioni nell’energia elettrica, inconvenienti a vari strumenti di misurazioni installati in Nuova Scozia e in Terranova.

La portata del fenomeno fu impressionante, tanto che si poterono osservare a occhio nudo, con il solo ausilio di lenti affumicate, le titaniche fiamme che si levarono dalla stella. Ciò che accaduto, comunque, in precedenza: nel 1959 gli osservatori assistettero alla nascita di una vampata che, muovendosi alla velocità di 1200 chilometri al secondo, salì a 500 mila chilometri di altezza, con un diametro di 25 mila chilometri. La violenza  di tale eruzione è paragonabile a un miliardo di bombe all’idrogeno fatte esplodere contemporaneamente.

E questo è nulla in confronto alle eruzioni che si verificano regolarmente ogni 11 anni: dopo il 1947 si sono presentate alla ribalta in tutta la loro impotenza nel 1958 e nel 1969. La ragione di questa periodicità non è nota. Si sa soltanto che dalle famose “macchie solari” si scatenano lampi di proporzioni cosmiche: essi sprigionano non solo luce visibile, ma anche onde radio e raggi Rontgen.[2] Da queste spaventose “fontane stellari” partono, alla velocità di mille chilometri al secondo, particelle atomiche elettricamente cariche, una parte delle quali giunge al nostro globo e causa tempeste magnetiche di violenza inaudita.

Potrebbe sembrare strano, che quando accade sull’astro si ripercuota sulla Terra: la distanza fra i due corpi celesti è di ben 150 milioni di chilometri, tale che la luce, viaggiando a 300 mila chilometri al secondo, impiega 8 minuti e mezzo per raggiungerci. Eppure la stella può procurarci grossi fastidi.

Per fortuna solo una minima percentuale delle sue “superradiazioni” ci tocca: se piovessero sulla nostra superfice quelle arrestate dalle alte regioni del provvidenziale manto atmosferico, non vi sarebbe più vita sul pianeta.

Le “esagerazioni” dell’astro provocano già fenomeni sconvolgenti quando basta, sui quali la scienza non può che elaborare vaghe ipotesi.

Perché, ad esempio, durante il massimo dell’attività solare, il livello del lago Vittoria, in Africa orientale, aumenta di un metro rispetto al normale? Perché intere colture perdono vitalità e altre, al contrario, divengono lussureggianti? Perché eserciti di pesci oceanici abbandonano in tutta fretta, senza motivo apparente, la zona in cui erano stanziati e in cui sembravano trovarsi a loro pieno agio?

E perché, fra l’altro, le famigerate “macchie” paiono aumentare la virulenza di certi agenti infettivi, com’è stato detto a proposito delle epidemie d’influenza, di poliomielite e di parecchie altre malattie.

   Il fatto che nei periodi della più intensa attività del Sole i suicidi, gli accessi di follia, i gesti irrazionali, gli incidenti, talora le crisi internazionali, registrino un pauroso accrescimento, è dimostrato, anche se non lo si può tradurre in statistiche.

Non è certamente pensabile che le eruzioni dell’astro generino la pazzia, spingano al suicidio, provochino disastri e crisi per una specie di potere magico. Secondo l’ipotesi più attendibile, le eruzioni dell’astro potrebbero causare uno squilibrio psichico tale da avere certe conseguenze per le persone più emotive, sensibilizzando, in quelle già dotate, le proprietà che sono definite paranormali.

Perciò non si deve escludere che le tempeste elettroniche siano capaci d’intralciare la diffusione delle onde radio e così influenzare il nostro cervello.

Oltre che dalle influenze solari, noi saremmo condizionati anche da quelle lunari.

L’influsso della Luna sul comportamento umano è oggetto di studio da parte di parecchi biologi. La professoressa Sherin e il dottor Lieher, dell’università di Miami, hanno puntato la loro attenzione su qualcosa che scaturisce di solito da raptus. Si sono detti, se davvero la Luna può condizionare le azioni dei terrestri, i drammatici fatti di sangue si dovrebbero verificare in periodi ben precisi, ossia quando si ha Luna nuovo o ho la Luna piena, comunque sia nei momenti in cui il satellite si trova vicino al nostro globo.

I risultati hanno confermato che una certa relazione esiste. Esaminati i delitti avvenuti nella contea di Dade,[3] Sherin e Lieber hanno constato che il loro numero aumenta in materia significativa durante due “punti di crisi”, i quali, però, non sono quelli che si prevedevano, cadendo il giorno antecedente il giorno antecedente quello posteriore sia alla luna piena che alla nuova: l’apogeo e il perigeo del satellite non avrebbero invece alcuna influenza come conclude l’American Journal of Psychiatry occupandosi della questione.

Indubbiamente il globo vicino è responsabile di alcuni fenomeni, il più appariscente dei quali è rappresentato dalle maree. Non potrebbe essere, dunque, che dal globo morto della Luna provengono altri influssi, come, ad esempio, quello sulla crescita delle piante circa il quale ogni nostro agricoltore ci potrebbe essere preciso?

Ecco un’altra domanda sulla quale da tempo gli scienziati si arrovellano, una domanda senza dubbio giustificata. Esperimenti compiuti con vari semi hanno già da tempo dimostrato che le pianticelle nate con luna piena crescono molto più in fretta delle altre, ma danno frutti più scadenti o non ne danno affatto. Che parte può avere in ciò la luce riflessa del satellite?

La soluzione dell’enigma è venuta da due ricercatori dell’università americana di Yale, i professori Leonhard Raviz e Richard Burr, studiosi del fenomeno che va sotto il nome di Bioelettricità (cioè elettricità biologica), costituito dagli impulsi emessi da tutti gli esseri viventi, dai batteri ai vegetali, dagli animali agli esseri umani, impulsi che hanno ruoli importanti nei processi organici.

I due esperti hanno misurato la bioelettricità degli alberi, servendosi di apparecchi capaci di registrare le più insignificanti variazioni. E hanno notato che ogni quattro settimane la tensione sale: appunto durante il plenilunio. È dunque la luce riflessa della Luna e a provocare tale fenomeno e “regolare”, di conseguenza, a crescita delle piante.

L’influenza del satellite sugli organismi vegetali e animali è dunque una realtà: le constatazioni a cui sono giunti sinora gli specialisti offrono materia di studio per decenni.

Lentamente si va riconoscendo che le teorie classiche non sono sufficienti a spiegare del tutto la complessità della natura umana. Da un lato questo potrebbe farci piacere poiché ci offre un aggiornamento degli schemi tradizionali, dall’altro non può non renderci sgomenti: affidare al Sole e alla Luna la responsabilità del nostro comportamento ci fa sentire enormi, in balia di forze che sfuggono alla nostra comprensione e al nostro controllo.

Dagli abissi dello spazio, dunque, fattori imponderabili condizionano la nostra vita. Ed è tali elementi che si basa la parapsicologia relativamente all’elettromagnetismo umano.

A quest’ultimo e all’Effetto Kirlian[4]  va ricondotta un’ulteriore manifestazione che viene definita “paranormale”: la cosiddetta “visione extraretinica”.[5]

 

 

[1] Caterina Kolosimo, i poteri segreti della mente a 179 domande sui fenomeni paranormali 179 precise esaurienti risposte, OSCAR MONDADORI, 1976, pag. 158-159.

 

[2] Sono i raggi X, scoperti dal fisico tedesco Wilhelm Roentgen. Sono radiazioni elettromagnetiche che si propagano in linea retta, attraversano gli oggetti e impressionano una lastra fotografica. Si producono con il tubo catodico, nel quale è fatto il vuoto e che contiene due piastre metalliche: catodo e anodo. Il catodo, attraversato dalla corrente, emette elettroni che colpiscono l’anodo. In seguito a ciò, gli atomi dell’anodo perdono elettroni, con l’emissione di energia radiante, appunto i raggi X. Questi sono assorbiti in modo diverso dalle varie sostanze: passano attraverso la pelle, il legno o la carta, ma sono fermati da materiali più densi come ossa o metalli. Perciò, sulle lastre ossa e corpi estranei risultano come zone più chiare e i tessuti molli come zone più scure.

 

[3] La contea di Miami-Dade (in inglese Miami-Dade County) è una contea della Florida negli Stati Uniti. Il suo capoluogo amministrativo è Miami ed è una delle tre contee che compongono l’Area metropolitana di Miami.

 

[4] La fotografia Kirlian è un insieme di tecniche fotografiche usato per catturare il fenomeno delle scariche elettriche coronali. Prende il nome da Semyon Kirlian che nel 1939 scoprì accidentalmente che, se un oggetto su una lastra fotografica viene collegato a una sorgente ad alta tensione, sulla lastra fotografica si produce un’immagine. La tecnica è variamente nota come “elettrografia”, “elettrofotografia”, “fotografia di scarica coronale” (CDP), “bioelettrografia”, “visualizzazione a scarica di gas (GDV)”, “imaging elettrofonico (EPI)”, e, nella letteratura russa, “Kirlianografia”. La fotografia Kirlian è stata oggetto della ricerca scientifica, della parapsicologia e dell’arte. In larga misura è stata utilizzata nelle medicine alternative

 

[5] Essa è la proprietà che consente di distinguere i colori senza vederli, mediante il tatto. La si può accostare, per certi aspetti alla telestesia, ossia alla visione a distanza ravvicinata, che rende possibile leggere il contenuto di buste sigillate, quello di libri chiusi, e di “indovinare” carte coperte, la visione extraretinica è presente in misura più o meno marcata, in tutti gli individui di proprietà ESP.