IL RITORNO DEI MITI

•agosto 1, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

PREFAZIONE

 

 

Il successo mediatico di opere come il Codice da Vinci di Dan Brown, il rilancio di miti come il Santo Grall, fa emergere con forza un discorso di un ritorno di miti ancestrali che parevano scomparsi che dovrebbero sostituire quelli attuali in declino.

In sostanza parrebbe che ci sia la creazione di nuovi simboli, visto la perdita di senso del simbolo all’interno della moderna cultura occidentale. Questa perdita ha interessato, anche e soprattutto le grandi religioni istituzionali: così che per troppo tempo la religione è stata percepita, a livello di massa, come un insieme di precetti morali e di decreti privi di quella forza evocativa che sola può spingere l’uomo verso la trasformazione interiore.

Le radice profonde di questo fenomeno nasce dal fatto che dalla metà degli anni ’70 il Modo di Produzione Capitalista è entrato in una profonda crisi generale. Crisi non solo economica, ma anche politica (la classe dominante non riesce a regolare con le istituzioni e con le concezioni esistenti i rapporti tra i gruppi che compongono la classe dominante né a governare le classi subalterne) di conseguenza i regimi politici dei singoli paesi e il sistema delle relazioni internazionali, e culturale (vanno in crisi le concezioni che gestivano le precedenti abitudini, le idee vecchie concezioni muoiono e ne nascono nuove). L’espansione delle sette nei paesi imperialisti e nei paesi dominati e controllati dall’imperialismo, va a coprire, nell’interesse delle classi dominanti, lo spazio che la crisi delle religioni tradizionali lasciano aperto, essendo funzionali all’esigenza dell’imperialismo che vuole nel rapporti tra le classi debba prevalere i fattori di concordia rispetto a quelli del contrasto, di accordo su quelli di divisione, di compromesso su quelli di conflitto.

E per far fronte a questa crisi culturale che sono sorte correnti di pensiero che hanno rivalutato il simbolo, la sua forza evocativa, la sua potenza: stiamo parlando delle correnti culturali di tipo occultistico e teosofico, che oggi sono meglio conosciute sotto le sigle postmoderne della new Age o della Next Age. Queste correnti, spesso una parodia del mito e del simbolo più che un approccio profondo e autentico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO PRIMO

 

 

 

QUESTE “NOVITA’ HANNO UNA RADICE OCCULTISTA?

 

 

Bisognerebbe partire dal riconoscimento che opere come quelle scritti da Dan Brown, in particolare Il Codice da Vinci hanno un ispirazione religiosa.

Mi rendo conto che potrebbe essere un paradosso parlare di ispirazione religiosa per l’opera di Brown, ma questa definizione può aiutare a capire come la sua opera sia alla fine della fiera una catechesi, un sermone a sostegno di una forma di culto.

Questo culto, che non ha templi visibili né dogmi definiti per i suoi adepti – più uno stato di spirito che un movimento – una corrente proteiforme e sfuggente che ama dissimularsi nei salotti o tra le frange più estreme del pensiero alternativo globale, che ispira una fetta consistente nella cosiddetta New Age cresce nei meandri di quel disilluso Occidente che guarda con sospetto e fastidio ai culti ufficiali.

Il culto in questione è quello, naturalistico e panteistico, della Grande Madre Terra, di Gaia, delle energie immanenti del cosmo, che si definisce spiritualità al femminile – essendo la Terra un elemento materno – opposta alla spiritualità celeste e maschile propria soprattutto alle grandi religioni monoteistiche.

In effetti, Il Codice da Vinci se lo si analizza bene non si può non osservare che è continuo inno di lode a una realtà chiamata “femminino sacro”: alla Grande Dea tradita e dimenticata, alla Madre Terra, alla spiritualità al femminile considerata la più autentica e primordiale forma religiosa dell’umanità, rinnegata e distrutta dalla violenza della religione patriarcale e maschilista. E queste suggestioni, non rappresentano una novità e hanno radici diffuse nella cultura contemporanea. Una delle realtà forse tra le più conosciute di questo complesso milieu spiritualista è costituito dalla Wicca,[1] la religione della neostregoneria che conta numerosi adepti in area in area anglo-americana, tra cui un certo numero star hollywoodiane e di pensatori alla moda.

Ma il filone della spiritualità al femminile, del culto di Gaia e della madre primordiale, è molto più vasto e radicato e rappresenta, più che un movimento, una corrente, che combinandosi spesso con le istanze del femminismo e dell’ecologismo più radicale, ha ispirato anche movimenti di tendenza libertaria, costituendo, un aspetto non secondario della cosiddetta cultura no global.[2]

Le idee sostenute da questo spiritualismo al femminile, pur tenendo presente la sua sostanziale a-dogmaticità, possono riassumersi nelle seguenti proposizioni:

 

  • La religione primordiale dell’umanità sarebbe quella della Grande Madre, la Madre Terra o Madre natura, vista come generosa benefattrice di tutte le creature.
  • La magia, intesa come conoscenza e dominio delle energie “sottili” presenti nella natura, sarebbe il culto primordiale dell’umanità e costituirebbe una forma di sapienza da riscoprire al giorno d’oggi e una via per superare l’impasse rappresentata dal materialismo.
  • La pacifica religione della madre sarebbe stata storicamente scalzata dalle religioni maschili delle divinità celesti,[3] portatrici di violenza, prevaricazione dell’uomo sulla donna e repressione sessuale.
  • La risposta alla crisi ecologica ed esistenziale del mondo attuale è nella riproduzione di culto ancestrale, i cui ultimi rappresentanti sarebbero state le streghe medievali.
  • Le religioni monoteiste – ebraismo, cristianesimo e Islam – sarebbero le principali responsabili della crisi ecologica ed esistenziale del mondo moderno, in quanto portatrici di una spiritualità patriarcale e oppressiva, che avrebbe desacralizzato la natura legittimandone lo sfruttamento e causando una disarmonia radicale all’interno della creazione.    Si potrebbe dire che come afferma Giorgio Galli c’è stato a livello mediatico una sorta di ritorno del rimosso dalla politica. [4]    Questo rapporto viene da molto lontano.   Pertanto lo studio della tragedia greca è anche l’analisi della contaminazione continua tra storia e immaginario, tra realtà e immaginazione.    Tornando al mosaico mitologico proposto da Dan Brown, l’occultismo femminista della madre Gaia è solo un tassello di esso. Indagare sulle fonti e i retroscena del Codice da Vinci, si può trasformare in un intrigante gioco di scatole cinesi. Una volta aperta la prima scatola ci si accorge, infatti, come molte altre stiano lì in attesa di essere a loro volta svelate.   Spesso, idee destinate a conoscere grande notorietà rimangono nell’aria per molto tempo, in attesa di essere tradotte in un linguaggio comprensibile ed apprezzabile alle masse. Il Codice da Vinci, da questo punto di vista, si può ipotizzare che sia stato una vera e propria cassa di risonanza per suggestioni in ambienti di nicchia.   Il contenuto di questo saggio, un’indagine a cavallo tra storia ed esoterismo, si ritrovano facilmente tutti i temi fondamentali della mitologia di Dan Brown.   Secondo i tre giornalisti, inoltre, la dinastia merovingia, protetta e sostenuta dal misterioso Priorato, avrebbe esercitato un influsso tutt’altro che insignificante sugli eventi storici degli ultimi secoli: sempre contrastando le attività della Chiesa Cattolica e dei sovrani considerati usurpatori (Carolingi e Capetingi). Secondo loro, sarebbero stati i Merovingi, in realtà il vero governo ombra della Francia e dell’Europa: sostenitore di forze come i Catari e la Massoneria, essi avrebbero a tutt’oggi come scopo l’instaurazione di una Nuova Era dove la vecchia società, come la vecchia religione, sarebbero stata sostituita da una coscienza nuova.   In questo caso, si tratta di una suggestione che ha fatto strada. Secondo gli autori del Santo Graal, infatti, il segreto più sconvolgente del Priorato di Sion e dei sopravvissuti Merovingi sarebbe l’origine cristica della dinastia! Il Priorato, infatti, è detto di Sion, proprio perché custode del segreto della discendenza di Gesù Cristo, germoglio della stirpe di Davide e quindi legittimo erede del trono di Israele, che si sarebbe perpetrata attraverso i Merovingi. Alla domanda, poi, su come la regale stirpe abbia potuto mettere radici in terra di Francia, lontana nel tempo e nello spazio dalla Gerusalemme degli antichi israeliti, la risposta dei tre giornalisti è questa: attraverso l’unione di Gesù con la Maddalena, che avrebbe avuto da lei una discendenza fuggita dalla Palestina e riparata nelle Gallie romane.   Appare chiaro da dove Dan Brown abbia attinto lo schema della vicenda da lui romanzata, non si chiude però quel sorprendente gioco delle scatole cinesi a cui si accennava prima. Secondo Baigent, Leigh e Lincoln, infatti, questa storia sarebbe pervenuta a loro non solo per via orale, ma anche attraverso la ben più probante testimonianza di una serie di documenti, tra cui certi “antichi manoscritti”, alcuni dei quali sarebbero conservati nella prestigiosa Bibliothèque Nationale francese.    Questa vicenda dei manoscritti è un esempio di manuale di come sia possibile veicolare nell’opinione pubblica idee, miti e suggestioni le quali, una volta sapientemente diffuse, tendono a creare col tempo un vero e proprio stato di spirito collettivo.    Questa è la sequenza dei fatti.   Questi due eventi, peraltro, vanno ricollegati ad altre vicende coeve: la pubblicazione a Ginevra di un testo col contenuto simile – Libro delle costituzioni – che riprende il titolo di uno storico documento massonico,[8] e la registrazione, presso la prefettura dell’alta Savoia, dell’atto costitutivo di un’associazione denominata Priorato di Sion, a opera di un certo Pierre Plantard de Saint Clair.[9]   I documenti di Parigi, attribuiscono al Priorato iniziative fondamentali importanza nelle vicende dell’Europa, quali la costituzione dell’Ordine del Tempio – i famosi Templari – e l’utilizzo della Massoneria e di altre organizzazioni per influenzare da dietro le quinte i destini del mondo, al fine di giungere a una Nuova Era di benessere planetario. I documenti di Parigi, inoltre, indicano tra i Gran Maestri del Priorato succedutisi nei secoli, figure del calibro di Leonardo da Vinci,[10] Isaac Newton, Victor Hugo. Per la prima volta, inoltre, il cosiddetto Priorato viene messo in collegamento con le vicende avvenute nel paesino pirenaico di Rennes-le-Château, da cui secondo i manoscritti di Lobineau, proverebbero gli originali di almeno una parte dei documenti depositati a Parigi.   Innanzitutto, alcuni particolari poco chiari colpiscono da subito: ad esempio la casa editrice Commanderies de Genève, che avrebbero pubblicato uno dei documenti – Il libro delle costituzioni – non risulta esistente; inoltre, il personaggio Henri Lobineau, che avrebbe depositato i documenti di Parigi, fu registrato sotto falso domicilio.   Dal canto suo, il personaggio Plantard è di per se una figura estremamente complessa e ambigua l’inventore del Priorato di Sion, aveva, già all’epoca dei fatti una lunga carriera con personaggi ai limiti: noto come occultista navigato, ma anche come collaborazionista coi nazisti durante la seconda guerra mondiale, In sostanza, una delle di quelle strame figure, sempre in bilico tra società segrete e politica, tra esoterismo e operazioni di potere, singolarmente così frequenti nella storia moderna.[12]   Lo standard dei documenti falsificati è infatti di alto livello: alcuni di questi, redatti in un latino medievale, denunciano una conoscenza profonda e non comune della calligrafia e del vocabolario dei secoli che vanno dall’VIII al X. Altri testi, poi, sono compilati in un codice di difficilissima decifrazione, che presuppone uno studio e una preparazione tutt’altro che dozzinali.    Ma è solo questo lo scopo di una mistificazione così laboriosa e ben congegnata? Senza negare una certa dose di pura megalomania – qualità piuttosto diffusa in ambienti del genere – non si possono però escludersi a priori altre motivazioni, meno legate alla vanagloria di un individuo singolo.   Particolarmente interessante, inoltre, è stata la politica tenuta dal gruppo rispetto a quel mondo del giornalismo destinato a raccogliere e far rimbalzare il loro “verbo” tra il pubblico: una politica molto oculata, che poco s’accorda con l’immagine superficiale di un gruppo di paranoidi in cerca di facile e veloce notorietà. Basti pensare, ad esempio, che tra il momento della presentazione dei documenti alla Bibliothèque National di Parigi e quello in cui lo stesso gruppo consegnerà i medesimi al giornalista Gérard de Sède – autore del saggio che lancerà il mito di Rennes-le-Château nel 1967 – passeranno addirittura tredici anni. Ancor più tempo trascorrerà – arriviamo al 1979 prima di Baigent, Leigh e Lincoln, dopo aver contattato alcuni membri del Priorato, scrivano la loro storia, la quale, come si diceva prima è venuta il canovaccio dal quale ha attinto Dan Brown.   Gli effetti di questo decennale lavorio, in definitiva, sono sotto gli occhi di tutti: la creazione di un mito; il che, per inciso la dice lunga sulla spontaneità di tante mode culturali che fioriscono di quando in quando nel mondo moderno. E se i veri fini ultimi di questa operazione possono, almeno in parte, non essendo del tutto chiari, qualche indizio può forse arrivarci degli “effetti” che questa ha avuto nell’opinione pubblica. Da Plantard in poi, infatti, si innesca un meccanismo irreversibile, ovvero lo sviluppo di un milieu mitologico che mescolano temi come la discendenza dei Merovingi e il Priorato di Sion, i Templari e il Graal o – dopo il successivo apporto dei tre giornalisti inglesi – la Maddalena e la discendenza di Gesù, sarà destinato a divenire cultura di massa.   Per ultimo, è arrivato l’apporto di Dan Brown, anche lui più che mai debitore dei manoscritti di Plantard e soci.    E da qui, pertanto, che si potrebbe interpretare quello che si potrebbe definire “fenomeno da Vinci”, ovvero di un tentativo di rielaborazione di miti e vicende, di mezze verità e di mezze bugie, che configurano, in ultima analisi, una sorta di metafisica della storia.    Eppure al di là del mito, sono emersi dei dati molto interessanti che fa emergere che dietro questa storia si muovono forze storiche molto concrete.
  •    Il Priorato di Sion potrebbe apparire come un frutto di una frutto di fantasie da parte di romanzieri e personaggi come Plantard e non come una realtà storica.
  •    Nel libro egli afferma che le pergamene scoperte presso la Bibliothèque National di Parigi sono autentici. Un ipotesi che si potrebbe fare oltre al fatto che della fantasia di un romanziere (Dan Brown ha sempre rivendicato l’autenticità dei fatti storici narrati nel romanzo) è che in certe operazioni la differenza tra vero e falso sia qualcosa di assolutamente accessorio: l’unico scopo fondamentale essendo quello di veicolare suggestioni. In quest’ottica, che ne sia cosciente o meno, Dan Brown sembra aver assolto il suo compito con efficacia. E se il Il Codice da Vinci, si potrebbe considerare una mistificazione, sarebbe interessante cercare di capire come quest’opera si potrebbe collocarla dentro una catena di eventi mistificatori, il cui scopo immediato sembra essere quello di promuovere nelle masse una visione della storia e della religione.
  •    Tutta l’operazione, pertanto, non sembra aver avuto altro scopo che la diffusione di certe idee nell’opinione pubblica; è se è vero, poi, che la macchinazione è stata via via scoperta questo non toglie che sia stata singolarmente efficace.
  •    Il gruppo di Plantard – o chi forse ha utilizzato questi personaggi come copertura – ha dimostrato, dunque, “una capacità di pianificazione non comune per il raggiungimento di scopi, tutt’altro che immediati”;[14] e inoltre, ha saputo “dotare” nel tempo la quantità giusta di messaggio da veicolare all’opinione pubblica, con l’evidente scopo di creare un clima di suggestione ad alti livelli.
  •    Più di un indizio, in effetti, sembrerebbe indicarlo. Innanzitutto, sembra alquanto probabile che nell’operazione siano state coinvolte persone in numero molto maggiore rispetto a quelle note:[13] evidentemente unite da un’organizzazione articolata e spinte da un fine comune. Questo fine, peraltro, non sembra aver avuto a che fare con immediate motivazioni economiche.
  •    La spiegazione più immediata potrebbe chiamare in causa la vanagloria personale dello stesso Plantard, che in uno dei documenti è indicato come ultimo Gran Maestro del Priorato, accanto a Leonardo, a Newton e altri. Nello stesso documento, inoltre, il nome di Plantard viene spiegato a partire dall’etimologia plant-ard – pianta ardente – con riferimento alla nobile stirpe merovingia di cui il nostro sarebbe, stante sempre ai documenti l’ultimo rampollo.
  •    I veri motivi di una mistificazione così complessa e ben organizzata, peraltro, sono difficili da comprendere. Si tratta, infatti, di un’operazione davvero ben congegnata, che si differenzia dal normale agire di una banda di ciarlatani, e presuppone un’organizzazione articolata e una paziente attività dietro le quinte.
  •    In ultima analisi, si trattava di un nome utilizzato come copertura. Non solo: il signor Lobineau – per esplicita emissione di un suo compare, il marchese Philippe de Cherisey – risulta essere stato nient’altro che Pierre Plantard. Il fondatore del Priorato di Sion in alta Savoia. Sempre il marchese de Cherisey, peraltro messo alle strette dai giornalisti, sarà costretto anni dopo a riconoscere di aver inventato di sana pianta i manoscritti, con l’aiuto di Plantard stesso, concepiti, a quanto pare, anche sotto l’effetto di stupefacenti.[11]
  •    In realtà tutta la faccenda fin dall’inizio odora di artificioso.
  •    Tutti questi eventi – legati da un filo rosso e, come sembra, opera delle stesse mani – sembravano aver avuto un fine preciso: quello di avvalorare l’esistenza detta Priorato di Sion, depositaria di un segreto sulla discendenza della dinastia merovingia e coinvolta in un’occulta opera finalizzata a influenzare la storia e i suoi destini.
  •    Tutto ha inizio con l’arrivo presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, di una serie di documenti depositati da un sedicente signor Henri Lobineau, ufficialmente domiciliato in Place du Mallard a Ginevra. Il primo documento depositato nel 1954 – un dattiloscritto dal titolo Dossier Secrets – farà presto seguito un più corposo manoscritto intitolato Genealogia dei Re Merovingi e origine delle diverse famiglie francesi e straniere di origine merovingia, secondo l’abate Pichon, il Dr. Hervè e i manoscritti del curato Saunière, di Rennes-le-Château.
  •    Questa è una vicenda che rimane a tutt’oggi non completamente chiarita: un’operazione a cavallo tra storia e religione, leggenda e realtà, politica e meta-politica, delirio e lucida pianificazione, di cui molto probabilmente non si conosceranno mai fino in fondo le vere finalità.
  •    La vicenda, pertanto, si fa sempre più complessa e intricata, e nuovi ed enigmatici personaggi sono destinati a entrare nel grande gioco.
  •    In questa vicenda, infine, si inserisce anche il mito del Santo Graal, che sarebbe in realtà la discendenza carnale di Cristo: il Sang Real divenuto Santo Graal.
  •    L’impianto generale del discorso, dopo le prime battute, potrebbe spingerci ad archiviare la vicenda come una delle tante e stravaganti letture misteriosofiche della storia, periodicamente riproposte da un gruppo di curiosi individui. Non bisogna dimenticarsi, che suggestioni del genere – spesso condite da attese palingenetiche ed escatologiche – hanno avuto spesso una reale importanza nella storia europea (e francesi), persino in tempi recenti.[7]
  •    Secondo, i tre giornalisti, la storia dell’Occidente del Medioevo a oggi sarebbe percorsa, in lungo e in largo, da un segreto di straordinaria importanza religiosa ma anche politica. Il segreto sarebbe stato custodito per secoli da un’organizzazione, il Priorato di Sion, – che esisterebbe tuttora – e con cui i tre giornalisti affermano di essere entrati in contatto. Il segreto riguarderebbe la sopravvivenza di una linea regale di Francia risalente alla dinastia dei Merovingi, i quali non si sarebbero estinti con l’ultimo rappresentante Dagoberto II,[6] ma sussisterebbero nella loro discendenza fino ai giorni nostri. Essi sarebbero, a tutt’oggi, i legittimi eredi della casa di Francia.
  •    Vent’anni prima del romanzo di Dan Brown, veniva alla luce un saggio di tre giornalisti inglesi – Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln – dal titolo accattivante Il Santo Graal.
  •    Ora da tutto ciò si potrebbe ipotizzare che il romanzo di Dan Brown, non sia altro che la punta di un iceberg nascosto, fatto di influssi, di ispirazioni e suggestioni che, pur nell’apparente eterogeneità, sembrano quasi far parte, se non di un progetto, perlomeno di un filo conduttore.
  •    E se si guardasse bene notiamo che nella società occidentale, che si ritiene “sviluppata”, “scientifica” e “razionale quello che si può definire “non razionale” emerge dappertutto. Gli oroscopi contendono, nelle pagine dei giornali, lo spazio alle previsioni meteorologiche; la narrativa gotica, l’horror, le streghe e i vampiri spopolano nella letteratura, nei film; cresce la passione per l’occulto, per le pratiche esoteriche, i maghi, e i culti più strani.
  •    Esistono delle evidenti analogie tra la nascita della tragedia e la nascita della democrazia ateniese. Infatti, se si osservano le trasformazioni delle forme del teatro greco, dal ditirambo (il canto orale intonato in onore di Dionisio) alla tragedia, notiamo che esse riproducono e testimoniano il passaggio concomitante dalla tirannia alla democrazia. La tragedia da Eschilo a Euripide, descrive, attraverso gli eroi di cui narra le gesta, l’evoluzione politica greca, in tutti i suoi passaggi. Teseo, per esempio, il protagonista de Le Supplici di Euripide, non solo è l’eroe mitologico che abbandona Arianna e che sconfigge le Amazzoni: egli rappresenta il difensore della sovranità popolare e dell’eguaglianza dei cittadini. L’aspetto simbolico e mitologico si coniugano con una dimensione storico-politica.
  •    Galli è stato lo studioso italiano che ha affrontato la problematica della presenza dell’esoterismo nella politica:[5] certo è uno studio che può lasciare (giustamente) perplessi, non si è abituati a pensare che uomini politici (per non parlare di industriali, banchieri) che appaiono sicuri e determinati, in realtà si rivolgono a maghi e indovini per le loro decisioni fondamentali.
  •    Queste proposizioni – costituiscono la vera base ideologica-religiosa dell’opera di Dan Brown: e lo stesso scrittore, d’altro canto, non ha mai fatto mistero della sua adesione a questo particolare milieu a metà tra occultismo e radicalismo politico.

LE CARTE RISERVATE DI GIACOMO RUMOR

 

 

È un uscito nel 2010 un libro che ha avuto come autore Paolo Rumor, figlio di Giacomo Rumor, dal titolo l’altra Europa Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, editore HOBBY & WORK, dove si parla delle memorie riservate di suo padre.

Per capire l’importanza di queste rivelazioni, bisogna partire dal fatto che la famiglia Rumor ha avuto un ruolo importante nella vita pubblica del cattolicesimo italiano.

Il nonno di Giacomo Rumor negli decenni del XIX secolo era stato un fondatore delle società cattoliche del Veneto e della Banca Cattolica.

Il cugino Mariano Rumor è stato cinque volte Presidente del Consiglio, nonché una personalità eminente della Democrazia Cristiana dal 1945 fino alla morte.

Giacomo Rumor, nato nel 1906, inizia la sua attività durante gli anni ’30 nella FUCI, la federazione degli universitari cattolici della quale furono presidenti Aldo Moro e Giulio Andreotti, a stretto contatto con Monsignor Montini, il futuro papa Paolo VI.

Fu un organizzatore delle Resistenza, quale componente della rappresentanza della DC nel CLN della provincia di Vicenza.

Nel secondo dopoguerra non entra ufficialmente in politica. È invece uno dei promotori del rilancio economico del Nordest, come Presidente della Camera di Commercio di Vicenza.

Nel racconto di Paolo Rumor, Montini appare da cardinale, una sorte di responsabile o controllore dei servizi segreti vaticani.

Dalle memorie di Giacomo Rumor emergono tre aspetti inediti:

 

  1. Il ruolo del Vaticano nel processo di formazione dell’Europa.
  2. L’ipotesi che tale processo abbia avuto inizi storicamente ben più remoti di quanto di ritenga.
  3. Il collegamento di tale processo con una tradizione esoterica che, per quanto di natura problematica sul piano dell’accertamento storiografico, bisogna tenerne conto.   Per quanto riguarda il primo aspetto, pur inedito, presenta un’indubbia collocazione storica: si tratta della ben nota decisione del Vaticano di essere parte attiva nello schieramento imperialista imperniato sugli USA.   In Italia, si è studiata l’influenza – diretta e indiretta – di questa scelta europeista sugli avvenimenti italiani. Ma essa era, appunto, più di lungo respiro. Guardava all’Europa, a quanto maturava in vista di future istituzioni a livello continentali.   Si può supporre che ciò dipenda anche dal fatto che queste trattative comprendevano interlocutori diversi da quelli ufficiali ed evidenti.   Sono nomi che, con qualche variante, corrispondo all’elenco di pretesi Gran Maestri del Priorato di Sion.   Esiste, però una differenza di fondo: nelle memorie di Giacomo Rumor non vi è Cristo che avrebbe sposato Maria Maddalena, con un figlio che, appunto, alla dinastia merovingia.   Per questo motivo le memorie di Giacomo Rumor appaiono di una singolare importanza. Emerge una documentazione che rende possibile una nuova lettura del rapporto tra la Chiesa Cattolica e un best seller come il Il codice da Vinci.
  4.    Si parla della politica segreta del Vaticano, politica che comporta iniziative e rapporti con istituzioni che presentano analogie con il preteso Priorato di Sion, si potrebbe ipotizzare che la Chiesa veda nel romanzo di Dan Brown qualcosa di diverso e di più importante di una denigratoria falsificazione storica.
  5.    Nelle memorie rumoriane, viceversa, vi è un racconto più realistico e più credibile: si parla di un’organizzazione di antica data, votata alla costruzione europea, alla quale il Vaticano avrebbe dato il suo appoggio, soprattutto nella fase che va tra il primo dopoguerra e la seconda guerra mondiale. E del rapporto tra il progetto europeo e la famiglia Montini.
  6.    Le persone, istituzioni e situazioni segnalate da Giacomo Rumor al figlio sono le stesse (con poche, modeste differenze) presentate ne Il Santo Grall e ne L’eredità messianica.
  7.    Nei documenti di Giacomo Rumor di descriveva un gruppo di persone chiamate “gli Anziani”, che si riferivano ad alcuni scritti denominati “Protocolli dei Priori”. Sembra che questo gruppo, nei secoli, abbia fatto da custode e da catalizzatore dell’idea di unità europea finanziando l’opera di scienziati, umanisti e uomini di governo come Robert Boyle, Victor Hugo, Andrè Gide e diversi altri.
  8.    C’è da interrogarsi come mai il Vaticano non ha mai rivendicato, in ambito storiografico, il ruolo specifico di un suo rappresentante sin dai primordi delle trattative a livello europeo.
  9.    Una scelta effettuata già nell’inverno del 1942, quando si delineava con la sconfitta delle forze nazifasciste a Stalingrado ed a El Alamein, la sconfitta definitiva delle forze dell’Asse, e il crescere dell’influenza dell’URSS e delle forze delle forze comuniste e progressiste.

Si potrebbe pensare che in Vaticano vi sia chi assegni una parte di ragione a Dan Brown, non per quanto concerne Gesù, Maria Maddalena e la discendenza merovingia, ma per quanto riguarda l’esistenza di un’istituzione che presenta qualche analogia col fantasticato Priorato di Sion.

Certamente c’è da rimanere perplessi quando a partire dalla fine del terzo capitolo del memoriale si allarga a prospettive ancora più fantastiche: l’Associazione alla quale fa capo il progetto di integrazione europea, sarebbe depositaria di antichi segreti, risalenti a una fase scomparsa della storia dell’umanità, al punto di lasciare tracce molto labili.

 

 

 

 

 

CHI C’ERA DIETRO A PLANTARD?

 

 

Facciamo un ipotesi. Se i contenuti dei Dossier Secrets depositati alla Biblioteca Nazionale deliberatamente costruiti come un falso, potrebbe essere che contengano pure informazioni vere, mischiate a ad arte con informazioni false? In fondo questa è la tecnica migliore per far sì che il profano non venga mai a sapere nulla. Funziona così: se ai un segreto da mantenere, la cosa migliore è divulgarlo mescolando informazioni vere con informazioni false; la divulgazione dev’essere fatta da parte di un personaggio che poi viene screditato, risultando non più credibile; infine si dimostra che le informazioni rivelate contengono evidenti falsità, in modo tale che si crei la convinzione generale che tutto sia falso (anche quello che è vero). Quando non si può più distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, allora tutto è falso e il segreto resta invariato. Plantard fu un agente consapevole di quest’opera di debunking (come gli americani chiamano questo genere di operazioni).

Chi era veramente Plantard, dunque?

Nato a Parigi nel 1920, Pierre Plantard non deve aver avuto un infanzia facile. Rimase molto presto orfano di padre, e mantenere la a fare la cuoca per mantenere la famiglia. Ma il caso volle che proprio uno dei datori di lavoro della madre, la facoltosa veggente Geneviève Zaeppfel, prendesse il ragazzo Pierre sotto la sua protezione e lo iniziasse poco a poco ai misteri dell’occulto. Bisogna dire che questa donna era all’epoca molto nota nel milieu degli studiosi di scienze occulte e che le sedute spiritiche organizzate nella parigina Avenue de Wagram costituivano il punto d’incontro di personalità importanti provenienti dagli ambiti più disparati.

In un secondo tempo, il mentore del giovane Plantard fu l’ermetista Georges Monti, un avventuriero che aveva studiato presso i Gesuiti. Grazie alle sue doti di intrigante, Monti intraprese un’ascesa sociale di tutto rispetto in seno ai circoli esoterici più importanti. Almeno fino al momento in cui gli intrighi da lui operanti nelle società segrete lo portarono a una squallida morte (si ritiene da avvelenamento).[15] Monti fu per Plantard, subito dopo la Zaeppfel, la chiave di accesso alle società segrete e alla posizione influente raggiunta dal giovane. Soprattutto se si considera che Plantard si ritrovò, appena ventenne, alla direzione di un giornale Vaincre. Firmava i suoi articoli con lo pseudonimo di Pierre de France.

Ora, come ha potuto un ragazzo che non era riuscito a finire gli studi di archeologia per mancanza di mezzi e aveva dovuto iniziare a lavorare come sacrestano in una chiesa parigina, che girava sempre con pochi soldi in tasca, improvvisamente era in grado di dirigere un giornale proprio, in cui scrivevano importanti esoteristi del suo tempo? E questa non fu la sola conquista giovanile di Plantard. In quel periodo il ragazzo era anche a capo della setta segreta Alpha Galates, fondata nel 1936 fondata da George Monti e dal conte Henri de Moncharville. Si trattava di un’associazione preclusa agli ebrei e ai massoni.

C’è da chiedersi se Plantard raggiunse una posizione influente in seno alle società segrete soltanto all’appoggio di Zaeppfel e Monti, oppure anche per altri motivi che sono sconosciuti. Si sa che già nel 1937 Plantard affermava di essere il conte di Saint Clair. Si riferiva alla località di Saint-Sur-Epte, a cinquanta chilometri da Parigi. Era una semplice invenzione per farsi più importante e impressionare chi entrava nel suo giro di amicizie o c’era del vero?

Interessante e da tenere conto, che i testi del suo giornale Vaincre parlano dei Stati Uniti d’Europa, dell’Ordine del Tempio come principe della cavalleria cristiana nonché come custode del Graal, di un re sacerdote che aveva il compito di riportare la Francia alla gloria passata e infine del Graal, in cui simbolo in Vaincre era il Sacro Cuore di Gesù. Tutti elementi che affiorano, di quando in quando, nello strano affare di Rennes-le-Château. Anzi se la storia del parroco milionario non fosse venuta alla luce, non si sarebbe saputo nulla sull’esistenza del Priorato di Sion. Un’organizzazione che affermava di aver avuto le mani in pasta in pasta a Rennes-le-Château, almeno a partire dal XVII secolo.

Interessante è di certo il fatto che Plantard abbia acquistato, negli anni ’70, diversi terreni proprio nei dintorni di Rennes. Altrettanto interessante è il fatto che, nonostante la sua luminosa carriera nell’occultismo sia stata bruscamente interrotta alla fine della seconda guerra mondiale (i suoi amici caddero in disgrazia al termine del regime di Vichy) quest’uomo sia ugualmente riuscito non solo a tenersi a galla, ma anche a vivere più che bene e a concedersi il lusso nel 1956, di fondare una nuova società segreta, quella del Priorato di Sion.

Chi lo aiutò nei periodi più difficili? Chi lo appoggiò nel suo passaggio repentino da mancato archeologo e sacrestano a facoltoso disegnatore industriale? Soltanto quattro anni prima della fondazione del Priorato, Plantard era stato arrestato nel tentativo di contrabbandare in Svizzera dell’oro per un valore di cento milioni di franchi la cui provenienza rimase sconosciuta.

Quando i membri del Priorato depositarono il primo documento dei Dossier Segreti, alla Biblioteca Nazionale di Parigi. In questo documento veniva riportata per la prima volta le genealogie dei re Merovingi in cui appariva, alla fine, il nome di Pierre Plantard.

I primi anni ’80 video la gloria di Pierre Plantard. Il best seller di Lincoln, Baigent e Leigh e lo legò per sempre definitivamente all’affare di Rennes-le-Château. I tre autori erano convinti un collegamento tra le vicende del parroco Saunière e il Priorato di Sion. Seguì una strana reazione di Plantard: anziché sfruttare il momento per apparire sui mass media accompagnato da trombe e fanfare quale ultimo discendente Merovingi e re perduto della Francia, egli si ritirò sempre dalla circolazione. Fino alla morte avvenuta nel 2000, Pierre Plantard visse quasi sempre nell’ombra.

 

 

UN MONDO DI SETTE SEGRETE

 

 

Si è detti prima che Monti fu quello che inserì Plantard nel mondo dell’esoterismo.

Monti fu una stella nera nel mondo dell’occulto: egocentrico, usava il sottobosco esoterico a proprio vantaggio. Muovendosi a suo agio in quei circoli esoterici, si fece strada pazientemente fino ai vertici di quasi tutte le società segrete, cercandone i segreti e rafforzando la propria influenza personale. Usando uni dei suoi tanti pseudonimi, quello di conte Israel Monti, riuscì perfino a introdursi nel B’nai B’rith, l’ordine paramassonico ebraico, benché non solo non fosse ebreo, ma a quanto pare pure un antisemita.

Nato a Tolosa – tradizionale centro dell’occultismo francese – Monti fu allevato dai gesuiti (essendo stato abbandonato dai genitori) ma si ribellò alla loro rigida disciplina, attratto fin dalla più giovane età dal mondo dell’esoterismo. Da lì cominciò a frequentare i salotti parigini, dove l’arte e l’arcano di mescolavano promiscuamente, riuscendo ai primi del Novecento a farsi assumere come segretario dall’importante esoterista Joséphin Péladan. Era anche strettamente associato con un altro occultista di primo piano, il dottor Gérard Encausse (più famoso come Papus), che nel 1908 lo spedì in Egitto in una missione che rimane segreta per quanto riguarda gli obiettivi.[16]

Una volta consolidatosi nel suo ambiente. Monti proseguì la sua ascesa nelle confraternite esoteriche di Francia, Italia e Germania, dove il suo coinvolgimento con l’Ordo Templi Orientis (OTO), una società neotemplare dedita anche a riti sessuali, lo mise in contatto con il ben noto occultista britannico Aleister Crowley, che negli anni ’20 e ’30 dominò l’OTO. Monti è stato presentato perfino come il rappresentante francese di Crowley. La poetessa e esoterista parigina Anne Osmont scrive che negli anni ’20 Monti la contattò perché lo aiutasse a organizzare una filiale francese dell’OTO.[17] Fu implicato nello spionaggio – che è sempre stata un’attività sorprendentemente diffusa tra i vertici dell’occultismo – essenzialmente a vantaggio di se stesso, diventando un’agente doppiogiochista per i francesi e i tedeschi durante e dopo la prima guerra mondiale. Monti morì in circostanze sospette – si sospetta che sia stato avvelenato – a Parigi nell’ottobre del 1936, pochi giorni dopo che il Bollettino della Gran Loggia di Francia lo denunciava come un impostore e spia dei gesuiti.

Un esempio del funzionamento del sottobosco fatto di sette, servizi segreti e politica è l’organizzazione francese Servic d’Action Civique (SAC), che potrebbe avere avuto delle connessioni con il Priorato di Sion. Il SAC nasceva come servizio d’ordine del Rassemblement du Peuple Francais (RPF) fondato da de Gaulle negli anni dell’immediato dopoguerra. Il servizio d’ordine era costituito da ex membri delle Resistenza e da militari, poliziotti e agenti dei servizi segreti, tutti profondamente devoti al generale, e aveva come compito principale quello di proteggere i candidati gollisti e di provvedere alla sicurezza delle riunioni e dei comizi dell’RPF.

Quando all’inizio del 1953 de Gaulle sciolse l’RPF, anche il suo servizio d’ordine cessò di esistere, almeno ufficialmente. Ma in realtà i suoi membri formarono una rete clandestina che tramò per destabilizzare la Quarta Repubblica, scopo che raggiunse nel 1958. Una volta la potere, nel gennaio 1960, de Gaulle istituì formalmente il SAC, che presto divenne una peculiare organizzazione semiufficiale: in pratica un’agenzia di “sicurezza” dello Stato con ampi poteri e una stretta connessione con gli altri servizi di polizia, restando però fedele a un solo partito e a un solo credo.

La funzione del SAC era quello di proteggere de Gaulle e mantenerlo al potere, tenendo d’occhio i suoi avversari politici e, se necessario, indebolendoli o screditandoli spesso usando trucchi e campagne di diffamazione.

L’apparizione dell’Organisation d’Armé Secrète (OAS), fondata da ufficiali dell’esercito in servizio o in congedo che avevano giurato di vendicarsi di de Gaulle per essersi dichiarato a favore dell’indipendenza algerina dopo la sua presa al potere, diede al SAC un nemico importante, che minacciava sia de Gaulle, sia la sicurezza dello Stato, a cui dedicarsi. Al suo culmine, si dice che il SAC contasse su 30.000 uomini, organizzati a livello regionale e locale in tutta la Francia, pur mantenendosi defilato e rimanendo sconosciuto alla maggior parte dei francesi.

Quando nel 1969 de Gaulle lascia la carica del presidente della repubblica, il SAC conciò a perdere il senso del proprio scopo. Pur continuando a proteggere i politici gollisti, cominciò a deviare pericolosamente. Molti politici, in particolare il ministro degli Interni Raymond Marcellin, guardavano con preoccupazione un simile mina vagante, cercando ogni occasione per tapparle le ali, o meglio ancora, eliminarla del tutto. L’organizzazione perse membri e finanziamenti. Ma è sempre pericoloso quando un gruppo ben organizzato e semiclandestino perde la sua ragion d’essere: inevitabilmente troverà dell’altro per colmare il vuoto.

Nel 1970 il SAC – che aveva già stretto connessioni con la criminalità organizzata dedicandosi al traffico di armi e di droga – istituì un organismo ancora più clandestino, da usare per compiti che richiedevano maggiore segretezza e facilità di smentite nel caso che qualcosa non andasse per il verso giusto. Gli diedero il titolo apparentemente innocuo Études Techniques et Commecials (ETEC), sotto il controllo di Charly Lascorz. In realtà l’ETEC lavorava a stretto contatto con vari dipartimenti della Polizia, del ministero degli Interni e con la Direction de la Surveillance du Territoire (DST). Con la finalità principale di infiltrarsi nelle organizzazioni politiche, Lascorz lanciò un’operazione del genere contro quello che si direbbe un obiettivo decisamente imprevedibile. Delle tante organizzazioni che oggi si proclamano eredi dei cavalieri templari, una delle più grandi e più influenti all’epoca, con Grandi Priorati in molti paesi, è il Sovrano e Militare Ordine del Tempio di Gerusalemme (SMOTG). L’ETEC riuscì a infiltrarsi nel Priorato francese dello SMOTG ottenendo l’elezione di un loro, il generale Antoine Zdrojewski, ex capo della Resistenza polacca, a nuovo Gran Priore. Ma era Lascorz a dare gli ordini.[18]

C’erano diversi motivi per infiltrarsi nei Templari. Poiché tendeva a richiamare gli strati più alti della società, l’Ordine poteva a sua volta essere usato per infiltrarsi nella polizia, nell’esercito, nei media e così via. Anzi, secondo F. Audiger, autore di uno studio sul SAC, lo SMOTG aveva già dei legami con vari servizi segreti.[19] Ma era anche una fonte di finanziamento poiché i nuovi Templari dovevano pagare forti somme, denaro che serviva a finanziare sia le operazioni dell’ETEC sia il tenore di vita di Lascorz.[20]

Oltre a riempirsi le tasche, Lascorz, uomo di estrema destra, non si faceva scrupolo di usare sia l’ETEC sia lo SMOTG per portare avanti una politica corrispondesse alla sua impostazione ideologica. Nel 1971 aveva fondato l’Union pour la Défence des Libertés e de Doits, una sorte di miscela tra il partito di estrema destra e la massoneria templare, che strinse legami con altri gruppi di destra in tutta l’Europa, specialmente in Germania, usando l’esistente rete dello SMOTG.

Comunque, Lascorz aveva esagerato: gli avversari del SAC nel governo colsero l’occasione per dargli una lezione usando l’ETEC come esempio, Lascorz fu arrestato – fuggì ma fu arrestato di nuovo in Spagna ed estradato – e condannato a tre anni per frode anche se scontò meno della metà della condanna.

La natura dei meccanismi a ingranaggi concentrici di questo affare non può non disorientare, ma è tipica del mondo oscuro. Il SAC crea un’organizzazione di facciata, l’ETEC, che si infiltra nello SMOTG e ne prende possesso, usandolo poi per infiltrarsi in altre organizzazioni. Altrettanto tipico è l’intreccio di svariate finalità, organizzative e personali: la funzione ufficiale del SAC di proteggere il gollismo; le ambizioni politiche di Lascorz; gli obiettivi dei gruppi di estrema destra e l’ideale templare dello SMOTG, oltre alle attività esplicitamente criminali per finanziarie le altre attività.

Il SAC subì un declino ancora più forte – diventando irrilevante per la politica francese, scivolando sempre di più nelle attività criminali ed estremistiche di destra – dopo la nomina a presidente della repubblica di Valéry Giscard d’Estaing nel 1974. I nodi vennero al pettine quando la notte tra il 17 e il 18 giugno 1981, in seguito a una faida interna, un ex membro del SAC e ispettore di polizia, Jacque Massié (probabilmente anche Templare dello SMOTG) fu ucciso, con la moglie, un figlio di otto anni e altre tre persone, nella sua casa di Auriol in Provenza.

L’inchiesta ufficiale concluse che l’organizzazione era profondamente coinvolta in attività criminali, della contraffazione al traffico di droga e allo sfruttamento della prostituzione e aveva connessioni con 11 omicidi o tentati omicidi. Anche se Mitterrand ne ordinò lo scioglimento nel 1982, il SAC potrebbe non essere scomparso e operare segretamente.

 

 

L’ORDINE DEL TEMPIO SOLARE

 

Si potrebbe fare dei paralleli tra il Priorato di Sion e l’Ordine del Tempio Solare, i cui suicidi e omicidi di massa sconvolsero il pubblico nel 1994. I due ordini non solo avevano un modus operandi molto simile, ma condividevano le stesse radici esoteriche.

Come il Priorato di Sion, il Tempio Solare fece la sua apparizione in Francia negli anni ’50, iniziando nel 1952 con una riunione di occultisti diretta dall’alchimista Jacques Breyer nello Chateau d’Arginy nella regione del Beaujolais.

Originariamente questo gruppo fu attirato ad Arginy dalla ricerca di reliquie nascoste dai Templari al momento della loro soppressione. A quanto sembra questo gruppo fu condotto in questo luogo da un documento della metà XVIII secolo trovato nella Bibliothèque Nationale, che affermava che l’ultimo Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, aveva trasmesso al templare Guillaume de Beaujeu – della famiglia che possedeva il castello di Arginy – non solo la sua autorità ma anche importanti reliquie templari, la più preziosa delle quali era un osso dell’indice di Giovanni Battista. Non trovando la reliquia, Breyer (il creatore di questo) e i suoi compagni impiegarono tecniche magiche per tentare di stabilire un contatto psichico con gli spiriti dei Templari uccisi all’atto della loro soppressione.

Si afferma che il 12 giugno 1952 i loro tentativi avrebbero avuto successo,[21] Dando via a una nuova soprannaturale rivendicazione alla legittima discendenza dei Templari – da qui viene il nome di “trasmissione solare” – che scavalcava d’un balzo la scomoda necessità di dimostrare la continuità storica dall’ordine medievale dichiarando che l’autorità derivava dalla comunicazione psichica con i capi templari deceduti. Il sovrano Ordine del Tempio Solare (OSTS) era nato e continuò a eseguire i suoi rituali ad Arginy per oltre vent’anni.

Come il Priorato, anche l’OSTS sono state attribuite attività politiche clandestine. Nel suo L’occultisme dans la politique del 1994, Gèrard de Sède – citando come fonte il cugino del conte de Rosemont, proprietario del castello di Arginy – afferma che nei tardi anni ’50 Costantin Melnik, figura importante dei servizi segreti francesi e a quel tempo consigliere sulla sicurezza del primo ministro Michel Debré, era stato coinvolto in rituali notturni ad Arginy.[22]

Queste affermazioni della partecipazioni ai riti non è da scartare, dal mio modesto punto di vista, formulare un l’ipotesi che sia stato un tentativo dei servizi segreti di depistare per coprire delle attività clandestine.

In quel periodo la stampa di diede in gran dare per collegare Melnik con un misterioso gruppi di templari che era denominato “Lo scopo del gruppo”. France Observateur scriveva il 17 marzo1960 “Lo scopo del gruppo di cui fa parte di cui fa parte Costantin Melnik, un membro del governo di Debrè e il ‘giornalista’ Pierre Joly, è praticare un’attività anticomunista. Controlla da lontano un numero di associazioni ed è soprattutto in contatto con l’organizzazione di George Sauges, con gli integralisti cattolici amici franchisti. I ‘Templari’ hanno contatti in Germania e in Spagna. Da parte sua, Melnik attribuì queste notizia a una campagna di diffamazione organizzata dal KGB”.[23]

I personaggi citati non erano da poco: George Sauges apparteneva alla sezione guerra psicologica dell’esercito.[24]

Più o meno nello stesso periodo il periodico Juneval definiva questi templari                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  come uomini della desta monarchica, che avevano basi a Lone, a Tolosa e che avevano delle cellule all’interno dell’esercito in Algeria.[25]

Per oltre un decennio, l’OSTS fu una vera e propria società segreta e gerarchica, per soli iniziati. La sua esistenza era pressoché sconosciuta agli esterni e gli associati erano esclusivamente persone ricche e influenti. Anche in questo simile al Priorato, l’OSTS fece la sua pubblica uscita solo negli anni ’60, contando la propria rinascita dall’elezione del suo primo Gran Maestro, Jeane-Louis Marsan, con il nome di Jean XXIII il giorno di san Giovanni Battista, il 24 giugno del 1966. Un anno dopo Ma queste du Graal (La mia ricerca del Graal) pubblicato sotto lo pseudonimo di Péronic, il “trovatore Solare”, portava all’attenzione del pubblico i dogmi e le dottrine dell’Ordine (Peronic era una sorta di “sacro folle”, personaggio delle leggende bretone).

Il maggior successo dell’Ordine fu assicurarsi il patronato del principe Ranieri III si Monaco tramite Marsan, uno dei suoi più prossimi amici e consiglieri. Sua moglie, la principessa Grace – l’ex star di Holloywood Grace Kelly – ne divenne un devoto membro.[26]

Un’ulteriore spinta venne nel 1975 con la pubblicazione a Monaco delle dottrine dell’OSTS sotto lo pseudonimo di Peronic e con il titolo Pourquoi la résurgence de l’Ordre su Temple? Secondo questo ponderoso volume l’OSTS seguiva un miscuglio di idee occultiste tradizionali e New Age, che avevano ben poco a che spartire con le organizzazioni convenzionali neotemplari. Si basava in larga misura sugli scritti di Alice A. Bailey (1880-1949), guru della New Age che affermava di avere avuto dei contatti psichici con “maestri segreti” insegnava quello che definiva la “dottrina Solare”, secondo la quale la civiltà umana è il frutto dell’intervento di esseri progrediti appartenenti a un pianeta in orbita a Sirio. L’OSTS si spinse più in là, identificando il pianeta come Epolitas (Heliopolis),[27] ma per qualche motivo che rimane tuttora sconosciuto il successivo Tempio Solare lo avrebbe chiamato Proxima.

Vi sono precisi paralleli tra le dottrine e i dogmi dell’OSTS e quelli del Priorato di Sion. Nel 1957, mentre il primo serbava gelosamente la propria segretezza, il suo fondatore Jacques Breyer scrisse Dante alchimiste, un’interpretazione alchimistica della Divina Commedia che definisce il Bafometto dei templari[28]  l’ “Eloquente Espressione della Grande Opera, pienamente realizzata dal 1188 entro la Croce Forcata”.[29]

Breyer passa a spiegare che la Croce Forcata era il simbolo dell’ordine segreto interno dei templari, le quattro estremità della croce di una M. Breyer afferma che ogni grado dei Capitoli Privati della Croce Forcata ha tre volte il numero dei membri del successivo, un carattere che è anche del Priorato fin dai primi statuti del 1956, giusto l’anno prima del libro di Breyer.

Mentre sarebbe un errore prendere gli scritti di Breyer alla lettera quanto i Dossier Secrets, questi paralleli sono particolarmente interessanti perché chi compilò i Dossier trasse le sue idee dalla stessa fonte. Altre somiglianze appaiono nelle successive pubblicazioni del Tempio Solare, sottolineando come il primo papa eletto dopo la “riemergenza” dell’Ordine del Tempio ad Arginy prese il nome di Giovanni   XXXIII (Angelo Roncalli, papa dal 1958 al 1963). Inoltre: Pochi anni dopo la scomparsa di Giovanni XXIII, il Sovrano Ordine del Tempio Solare si riunì dopo la celebrazione di san Giovanni Battista nel 1966, e il Conclave elesse il successore di Jacques de Molay, che così divenne il ventitreesimo Gran Maestro dell’Ordine, detentore e portatore della Grande Fascia della Croce del Tempio.

E il ventitreesimo Gran Maestro aveva un nome: Giovanni![30]

Papa Giovanni XXIII è stato significativo per loro a causa delle riforme che introdusse nella Chiesa durante il breve pontificato, soprattutto perché come diceva Peronik, <seguì la via del Templare universale>.[31] (Per loro un altro “Templare universale” era Jules Verne).[32]

Nei documenti del Priorato, il titolo di Cocteau è Jean XXIII il che sembra fosse stato costruito in modo che un Giovanni XXIII presiedesse il Priorato nello stesso periodo in cui un Giovanni XXIII era papa. Chiaramente l’OSTS aveva la stessa intenzione.

Dopo il discreto emergere dell’OSTS nel 1952 ad Arginy, e l’elezione nel 1966 del suo primo Gran Maestro, che preparò la strada alla preparazione in pubblico l’anno seguente, si verificò un terzo evento (molto più oscuro): il 12 giugno 1973, l’Ordine ai mostrò per la prima volta in pubblico a Mont Sainte-Odile, in Alsazia.

L’OSTS si alleo anche con l’Ordine Giovannita e la Chiesa di Giovanni, che in apparenza sembravano degli Ordini centrati sull’evangelista, ma la ricorrente enfasi seguissero la forma giovannita dei “due Giovanni” (Giovanni battista e Giovanni evangelista). Inoltre l’OSTS si dichiarava sinarchico e qui basti dire che anche il Priorato si allinea con quella che è l’ideologia inquietante della Sinarchia.

Vi sono altri elementi decisamente dubbi e inquietanti nelle dottrine del Tempio Solare; per esempio, uno dei suoi obiettivi dichiarati è l’unione di cristianesimo e di Islam, ma non del giudaismo, con la motivazione che gli ebrei sono deicidi. In pratica si dichiara che i Templari sono in senso iniziatico i veri ebrei.[33]

Anche se l’Ordine del Tempio Solare e il Priorato di Sion affermano cose totalmente diverse sulla propria storia e le proprie finalità, vi sono delle analogie, o per fecondazione incrociata delle idee o semplicemente dovute al frequentare lo stesso mondo.

Quale che fosse l’intenzione originaria di Breyer, dopo essersi presentato al pubblico, l’Ordine cominciò a evolvere acquisendo più membri e diventando leggermente più accessibile. Ma veniva trascinato nell’oscuro sottobosco in cui gruppi di estrema destra, criminalità organizzata e servizi segreti incrociano i loro passi.

Una figura chiave di questa evoluzione fu Julien Origas, un collaboratore francese della Gestapo durante l’occupazione nazista della Francia, che aveva scontato una condanna in carcere dopo la guerra. Aderì all’OSTS nel 1965, ma ne fu espulso dopo un paio di anni per le sue ambizioni di impadronirsi del controllo dell’organizzazione. Com’era prevedibile, fondò un suo ordine templare, l’Ordine Riformato del Tempio (ORT) nel 1969, che finì per raggiungere i 1.500 membri tra il Canada, l’Africa, il Brasile e la Martinica. C’erano anche legami tra l’ORT e il SAC, la guardia pretoria gollista.

Poi, nel marzo 1981 comparve un nuovo Tempio Solare, formato e diretto da Joseph di Mambro, questa volta semplicemente Ordre du Tempe Solaire, ma c’era chiaramente una connessione con l’esistente Sovrano Ordine, cosa difficile da definire per gli estrani in quanto quest’ultimo tese a negare il rapporto tra loro dopo le morti di massa. Nonostante l’affermazione che si trattava di un gruppo scissionista con scarse connessioni con il Sovrano Ordine del 1952, c’era sicuramente una sovrapposizione tra i membri, in particolare nei gradi più alti. Quel che non è chiaro è che il nuovo Tempio Solare fu istituito dall’Ordine Sovrano come copertura, magari come terreno di reclutamento, o se gli eventi del 1981 rappresentarono un’acquisizione dell’OSTS da parte di personaggi discutibili come Di Mambro e Origas. Ma ciò nonostante, era ancora sulle stesse dottrine: Jacques Brejer certamente diede la sua benedizione al Tempio Solare e personalmente a Di Mambro.[34]

L’Ordine di Di Mambro operava principalmente nei circoli New Age di lingua francese, raccogliendo notevoli adesioni tra personaggi ricchi e potenti in Francia, Svizzera e Canada. Molto probabilmente i suoi membri ordinari erano ignari dei legami che il Tempio Solare aveva fatto con il mondo criminale e con l’estrema destra. Secondo i ricercatori Arnaud Bédat, Gilet Bouleau e Bernard Nicolas, la reale autorità dell’Ordine risiedeva in Italia e/o in Svizzera, presso “maestri sconosciuti” che controllavano Di Mambro.[35] Non è da escludere che ci siano stati dei legami tra il Tempio Solare e la P2.

Nel 1974 Di Mambro si era stabilito – cosa forse significativa – ad Annegasse, dove aveva fondato il Centre de Preparativo à l’Age Noveau (CPAN). Fu qui che all’inizio degli anni ’80 conobbe l’altra figura chiave nella storia del Tempio Solare: l’ex parà belga Luc Jouret, che aveva combattuto nel Congo belga e operava come omeopata da Annemasse. Jouret creò l’organizzazione Club Amenta per promuovere le sue conferenze e i suoi corsi, con un gruppo interno chiamato Club Archédia (Arcadia), che celebrava determinati riti speciali. Ma nel 1983, quando Origas morì, Jouret come Gran Maestro dell’ORT, fondendo quello che era rimasto dell’associazione con il Tempio Solaro di Di Mambro e diventando il secondo al comando.

Non c’è di avere dei dubbi che uno degli scopi principali scopi del Tempio Solare era quello di far intascare quattrini a Di Mambro e Jouret. Tutti i 500 membri erano tenuti solidamente sotto controllo, soprattutto grazie agli intensi e fortemente suggestivi riti in cui apparentemente si manifestavano il grande dio egizio Osiride e il santo Graal. Molto probabilmente la cosa nasceva attraverso un trucco elettronico e olografico.

Nell’ottobre del 1994, tra le rovine fumanti degli edifici dell’Ordine in Canada e in due località in Svizzera, furono trovati i cadaveri di 53 membri del Tempio Solare, compresi quelli di Di Mambro e di Jouret.[36] Ufficialmente erano suicidi di massa, e alcuni dei membri, presumibilmente quelli riluttanti a togliersi la vita, erano stati uccisi con un proiettile nella testa. Secondo lettere spedite alle autorità, erano convinti che una volta morti sarebbero tornati “a casa” su Sirio.[37]

C’è da interrogarsi sulle cause di questo suicidio di massa. Ci sono diverse ipotesi. Una di chiara derivazione esoterica afferma che queste tragedie presero l’avvio quando “le Sette Entità della Grande Piramide di Giza lasciarono la Camera Segreta durante la notte del 31 marzo 1993”,[38] molto probabilmente potrebbe essere un riferimento alla scoperta di quella che sembrava essere una porta in uno dei pozzi della Grande Piramide. Le speculazioni e le teorie sulla camera segreta e sul pozzo legato alla costruzione di Osiride e alla stella di Sirio non hanno ancora trovato una soluzione. Presubilmente questo ispirò i leader (o i controllori) del Tempio Solare, fornendo loro una comoda scusa per la liquidazione dell’Ordine.

Dopo di ciò, 5 messaggi della “Signora del Cielo” – non si sa se riferimento è alla Madonna o alla dea Iside, detentrice originaria del titolo – furono ricevuti tra il 24 dicembre 1993 e la data magica del 17 gennaio nel 1994.[39]

Le lettere di addio collettive erano indirizzate al ministro francese degli Interni, Charles Pasqua (ex leader del SAC),[40] in cui si affermava che la sua presenta persecuzione dell’Ordine li aveva spinti a ricorrere a quella drastica azione. Poi, nel dicembre 1995, altri 16 membri, tra cui un agente di polizia, si tolsero la vita in una foresta nel Vercors in Francia (ma anche in questo caso molti pensano che alcuni fossero stati uccisi), segno che qualcuno stava ancora dando ordini. Altri 5 si suicidarono in Qebec.

Nonostante le indagini e le inchieste, che portarono a una repressione dei culti in Francia, è facile sospettare che le autorità in Svizzera e in Francia abbiano insabbiato deliberatamente le indagini, non volendo che il verdetto sulle morti “morti cultuali” fosse rimesso in discussione. In effetti, ci sono dei motivi per sospettare che ci sia qualcosa di più. Un’ipotesi ragionevole è che l’Ordine veniva usato come facciata per altre attività, e i sospetti su un coinvolgimento delle autorità fecero sì che bisognasse chiuderlo definitivamente. L’aspetto più sconcertante di questo scenario è che i leader ufficiali, Di Mambro e Jouret, risultò che anche loro si erano uccisi.

È ipotizzabile che dietro a questi suicidi di massa ci sia stato l’uso del controllo mentale (le sette sono uno degli ambiti ideali dell’uso del controllo mentale).

È, ormai, assodato, che un gruppo di scienziati dediti alla psicologia operativa e al controllo mentale in programmi segreti prevalentemente della CIA (come il famigerato MK ULTRA) sono giunti a sperimentare le loro tecniche più perverse e immorali solo all’interno di certe sette e solo tramite l’uso e l’abuso della religione. Queste sperimentazioni erano quindi legate a frange religiose occulte come nel caso del Tempio Solare che sono legate in maniera quasi ossessiva alla famosa Stella Sirio, quella Stella fiammeggiante che per la Massoneria diventa il più prossimo e il più sacro dei simboli, e una costante e strana presenza dell’uso del Sole nei culti negli ultimi decenni. Questo tipo di sette sono sempre più spesso solo un esperimento, e dietro all’esperimento si celano i veri maghi, quelli del controllo mentale.

Dietro la tragedia dell’Ordine del Tempio Solare, ovviamente, non c’è solamente l’uso del controllo mentale, ma come si è visto prima c’erano attività illecite come il traffico di armi. Il giornalista franco-canadese Pierre Tourangeau che studiò la setta del Tempio Solare, riferì che la setta fu finanziata dai proventi del traffico di armi in Europa e Sud America. Contemporaneamente, Radio Canada annunciò che i Templari di Jouret guadagnarono centinaia di milioni di dollari con il riciclaggio dei profitti attraverso la famigerata Bank of Credit and Commerce International (BCCI), chiusa d’autorità nel 1991.[41] La Presse di Montreal osservò: “ogni nuova informazione addensa solo il mistero”, ma la combinazione di contrabbando internazionale di armi e della BCCI presenta un quadro abbastanza familiare di sedizione di stampo CIA. Ci furono ben 16 testimoni morti nel corso dell’indagine sui coinvolgimenti della banca nelle operazioni segrete della CIA, nel contrabbando di armi in Iraq e nel riciclaggio di denaro.

Le connessioni del culto solare alla BCCI (riportate in Europa, ma filtrate nei resoconti dei giornali americani) alimentarono le congetture dei giornalisti canadesi sul fatto che avvennero, per nascondere il traffico di armi e il riciclaggio di denaro.

Gli stretti rapporti tra coloro che gestiscono la “sicurezza nazionale” ed i vari culti non iniziarono a Cherry. Non è da scartare l’ipotesi che l’Ordine del Tempio Solare di Jouret, sia stata una delle tante incarnazioni delle operazioni di controllo mentale organizzate e supervisionate dalla CIA e dagli altri servizi segreti.

Gli scienziati che operano in queste confraternite create dai servizi segreti conducono spesso due vite diverse. Molti di loro sono persone rispettate per la loro posizione sociale e professionale, ma se venisse a galla la verità verrebbero sommersi dalle critiche del pubblico.

Martin T. Orne, per esempio un anziano ricercatore della CIA, lavora presso i University of Pennsylbania’s Experimental Psychiatry Laboratory. È anche un membro del consiglio consultivo del False Memory Syndrome Foundation, una cricca di psichiatri, molti dei quali con una formazione nella sperimentazione del controllo mentale nelle sue infinite forme. La Fondazione si dedicò a negare l’esistenza di culti che applicano il controllo mentale e l’abuso di minori. Il suo scopo principale e castigare i sopravvissuti e i terapisti che avrebbero prodotto prove sugli abusi rituali.

Respingendo le accuse sugli abusi rituali e indicando che si trattava d’isteria o falsi ricordi, hanno “messo in pace” (si fa per dire) molti genitori di bambini in età prescolare.

La CIA (come gli atri servizi segreti) ha tutto l’interesse di insabbiare le vicende inerenti questi culti, poiché i programmi di controllo mentale e molti di questi culti sono legate indissolubilmente.

Le vicende della programmazione ipnotica furono finanziate nel 1960 dall’Human Ecology Fund, una copertura della CIA presso la Cornel University che collaborò a molti degli esperimenti sul controllo mentale, condotti negli Stati Uniti e all’estero, tra cui gli esperimenti condotti dal dottor Cameron alla Montreal Allen Memorial Institute.

I voluminosi file di John Marks a Washington D (139 scatoloni per l’esattezza ottenuti grazie al FOIA, due quinti dei quali documentano l’interesse della CIA per l’occulto) comprendono una relazione dell’Agenzia nella quale figurano un concessione di 30.000 dollari ad Orne da parte della Human Ecology e un’altra, sempre di 30.000 dollari da parte della Boston Scientific Engineering Institute (SEI) – un’altra copertura della CIA, fondata da Edwin Land della Pollaroid Corporation. Il 1960 è stato l’anno in cui l’ufficio di Ricerca e Sviluppo della CIA cominciò uno studio sulla parapsicologia e sull’occulto. L’indagine denominata Progetto OFTEN CHICWIT, diede luogo alla creazione di un “laboratorio sociale” formato dagli scienziati del SEI presso la University of South Carolina, che si occupavano di stregoneria, demonologia e voodoo.

Nel 1980 Joseph Holsinger, un assistente di Leo Ryan un membro del Congresso degli Stati Uniti (quest’ultimo assassinato a Jonestown nel 1978) denunciò, in un Congresso di psicologi a San Francisco, il fatto che dietro ai più eccentrici culti religiosi c’era la CIA. Holsinger sostenne che la CIA finanziò J. Jones il guru del Tempio del Popolo e che piuttosto che chiudere il progetto MK Ultra spostò i suoi vari programmi ai vari gruppi di culto privato.

L’eminenza grigia di Jonestown fu il Dr. Lawrence Layton Laird della University of California a Berkeley.

I sopravvissuti di Jonestown sostennero che Jim Jones era un dipendente della CIA dal 1963. In effetti, tra gli amici di Jones figurava l’agente della CIA Dan Mitrione ed è noto che il Tempio aveva contatti con l’organizzazione World Vision, che era una copertura dello spionaggio americano. Intanto il Tempio guadagnava adepti di ogni genere, dai ricchi californiani ai miseri reduci dal Vietnam. La caratteristica comune era l’obbedienza assoluta richiesta ai seguaci, al punto da costringerli a subire abusi sessuali o a mostrarsi pronti alla morte ingerendo bevande che gli adepti credevano avvelenate.

Anche in queste tecniche qualcuno ha riconosciuto analogie con l’esperimento MK-ULTRA gestito dalla CIA: il tentativo di controllare la mente umana mediante l’uso di droghe quali l’LSD.[42] Ora nel mondo delle sette si pratica il lavaggio del cervello con conseguente perdita di memoria, tutto ciò unito al trauma reiterato porta alla decognizione, alla perdita di controllo e d’identità da parte della vittima.

Quando si è vittima un trauma profondo la nostra mente crea infatti una barriera di amnesia intorno all’evento, in modo da non dover rivivere il dolore di quei ricordi: la mente si parcellizza isolando così il ricordo del trauma che viene rimosso ma non eliminato. Furono i nazisti primi a rendersi conto che –grazie agli studi di Mengel – se si traumatizza sistematicamente qualcuno attraverso la tortura, le molestie sessuali, o sacrificando e torturando qualcun altro davanti ai suoi occhi, si poteva distruggere la mente di quella persona, trasformandola in qualcosa di simile a un nido di api, costituito cioè da comportamenti indipendenti, separati da barriere di amnesia: è la cosiddetta teoria mentalità dell’alveare. È per questo che oltre alla deprivazione sensoriale, la somministrazione di droghe e la tortura, si utilizzano rituali occulti a sfondo satanico per traumatizzare, plagiare e manipolare la mente delle vittime: una volta che l’unità della mente è stata distrutta, i vari compartimenti, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro, possono essere programmati per vari compiti o esperienze, senza che l’uno abbia coscienza dell’altra. Ciò non esclude la possibilità che ci siano dei veri e propri missing-time sentiti dalla vittima con malessere per l’incapacità di ricordare.

Usando parole-innesto, chiavi, suoni o segnali ipnotici questi compartimenti possono essere spostati in avanti o all’indietro proprio come un casellario mentale. Un compartimento autonomo, corrispondente a una specifica personalità della mente riprogrammata, diventa così il livello cosciente dell’individuo, e risprofonda poi nell’inconscio, nel momento in cui si ha accesso a un altro compartimento. Questo significa che dopo aver eseguito un compito, la vittima dimentica ciò che ha fatto e con chi. Questa condizione è divenuta nota come Disordine della Personalità Multipla o Disordine dell’Identità Dissociata, che ovviamente la psichiatria tratta come una patologia senza prendere in considerazione i possibili casi di dissociazione indotta e non patologica o genetica.

L’eredità del MK-ULTRA è stata portata avanti e sviluppata nel progetto MONARCH (monarca) ed esportata nei paesi dove la presenza dei servizi americani e inglesi è forte. Se l’Australia è ancora oggi sede di sperimentazioni psichiatriche legate al vecchio progetto Tavistock, o il Belgio capostipite in Europa di esperimenti in tal senso a sfondo satanico,[43] Italia le infiltrazioni dei servizi segreti e sperimentazioni psichiatriche avvengono nei più diversi ambiti, dagli ospedali, alle carceri fino agli avamposti militari.

Bisogna fare un’ulteriore precisazione sulla definizione di culti e del ruolo delle associazioni iniziatiche.

A essere precisi la definizione corretta sarebbe di culti misterici poiché riservati a pochi. Questi tipi di culti prevedono riti di iniziazione e di passaggio da un livello più basso a un livello più alto, il più totale segreto relativo al culto, alle cerimonie e l’idea che il gruppo che il gruppo fornirà conoscenze esoteriche importanti. Non necessariamente i culti misterici sono religioni misteriche, talvolta, come nel caso delle società segrete, si tratta di gruppi che non dichiarano di esplicitamente di adorare una precisa divinità. Tuttavia, l’idea che siano svelate cose misteriose che sono appannaggio di pochi, suggerisce l’esistenza di “venerandi”, in altre parole di una fonte da cui proverrà la conoscenza esoterica.

Potrà sembrare incredibile, ma molti personaggi che reggono le sorti di interi popoli, si sono formate con questo tipo di percorsi.

Da molti elementi risulta che attraverso le logge, i culti segreti e la mafia questi personaggi continuano a tenere sotto controllo le autorità, curandosi di formarle e obbligarle al segreto circa aspetti del sistema evidentemente inconfessabili.

L’uso di questo tipo di formazioni conferma la natura criminale del sistema, che ha bisogno di manipolare e controllare per continuare ad esistere.

Questi gruppi segreti servirebbero a controllare mentalmente chi è destinato a ricoprire cariche di potere. È come se alcune persone dovessero essere, “formate” in modo tale da commettere le più gravi cattiverie senza avere scrupoli di coscienza, e magari motivandole in maniera truffaldina per renderle “legittime”.

In effetti, organizzare guerre di aggressione, ordinare di uccidere o torturare, effettuare politiche economiche portano alla fame le persone, significa che le persone che attuano tutto ciò abbiano distrutto ogni sentimento umano naturale di empatia con i propri simili, e dunque non sembrerebbe possibile farlo senza un’accurata “formazione”. Per questo motivo sembrerebbe necessario fa praticare a chi ricoprirà ruoli importantissimi, culti che disumanizzano, che stimolano gli aspetti più negativi e distruttivi dell’uomo, o che inducono a credere che possano esistere, principi, “valori” o “ideologie” che giustificano i crimini più terribili contro l’umanità.

Esisterebbero due tipi principali di culti misterici:

 

1) Quelli che prevedono l’affiliazione di un numero relativamente ampio di adepti, che per la maggior parte ricopre livelli bassi, e dunque non raggiungerà mai determinate conoscenze, appannaggio dei pochi che raggiungeranno gli alti livelli.

2) Quelli che appaiono come sette vere e proprie, poiché destinate soltanto ai rampolli delle grandi famiglie miliardarie o a personaggi “scelti”. In tal caso il personaggio sarà chiamato ad aderirvi come fosse un eletto, ad esempio ricevendo una lettera da chi ha creato la setta.

 

In quest’ultimo caso, i riti sarebbero agghiaccianti, simili a quelli satanici. Ad esempio, nel gruppo chiamato Skull & Bones gli iniziati dovrebbero masturbarsi nudi in una bara, e in seguito subirebbero anche violenze verbali e fisiche, dovendo lottare nel fango subire violenze con altri adepti fino allo sfinimento. Si tratta, come abbiamo visto, di tecniche elaborate dalla CIA (e dagli altri servizi segreti) al fine di indebolire il soggetto attraverso una serie di atti che lo piegheranno fisicamente e mentalmente. Agli adepti sarebbe inculcata l’idea di essere superiori e di avere la missione di dominare sugli altri. Essi subirebbero dunque umiliazioni sessuali, ma anche nel frattempo sarebbero abituati a esaltare il proprio ego umiliato, per sopperire la bassa alla bassa autostima stimolata dalle umiliazioni.

Questi rituali non sarebbero casuali ma creati per influenzare gli adepti in un determinato modo. L’obiettivo sarebbe di far emergere aspetti del sé distruttivo, in modo tale che emozionalmente e mentalmente la persona possa diventare più incline a mentire, a ingannare e a commettere azioni criminali.

È come programmare la mente ai crimini che dovranno commettere quando saliranno al potere. Essi dovranno commetterli non soltanto senza alcun rimorso ma addirittura credendo che sia giusto, e per raggiungere questo livello di mistificazione occorre una sorte di percorso esoterico atto a manipolare la mente a tal punto da produrre questo effetto. I riti pratici in questi gruppi misterici sono traumatizzanti e violenti, e addirittura per essere più agghiaccianti sarebbero utilizzate urla dal sottofondo.

Questi riti sarebbero collegati a simbologie di vario genere, e servirebbero anche a creare affiliazione a realtà false, per disorientare l’esistenza.

In molte società segrete il senso di unità e fratellanza tra i membri è molto forte, come se gli adepti fossero legati da qualcosa d’importante e fondamentale per la loro esistenza. La stessa cosa avviene nella Mafia.

Sembrano cose talmente assurde da non poter essere considerate veritiere, ma le prove e le testimonianze a sostegno di ciò sono ormai così numerose che è impossibile ignorarle.

Ci sono dei dati certi. Tutte le più importanti autorità inglesi e statunitensi sono membri di alto grado della Massoneria, che addirittura nel 2004, entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti appartenessero alla Skull & Bones (Teschio e ossa).

La Skull & Bones fu fondata per formare l’élite di potere statunitense, all’Università di Yale nel 1832, per opera di William Huntinton Russel, che era il cognato di Samuel Russell fondatore della Russell and Co. che stabilì il monopolio mondiale del traffico di oppio. Questa setta, a detta di molti, praticherebbe riturali simili a quelli praticati nel satanismo. La giornalista Alexandra Robbins è riuscita a intervistare diversi adepti, ricavando un’immagine della setta a dir poco sconcertante.

Gli adepti si riunirebbero in un luogo chiamato The Tomb (la Tomba), luogo in cui si celebrerebbero i riti. Il marchio della setta appare in molti oggetti posseduti da coloro che l’hanno creata o che vi appartenevano (o vi appartengono), come David Rockefekker, i Bush, ecc.

All’interno della setta viene presentata una realtà gravemente squilibrata, eppure i suoi adepti diventano importanti industriali, dirigenti di grandi banche o altre organizzazioni importanti, o addirittura presidenti o consiglieri di presidenti. I membri della setta sono soltanto poche centinaia, reclutati fra le più importanti famiglie miliardarie statunitensi.

 

 

DOINEL IL “PATRIARCA”, IL RITO SCOZZESE E IL MARTINISMO

 

 

Jules Benoit Doinel du Val-Michel (1842-1902) era un archivista e paleografo che lavorava negli archivi dipartimentali del Cantal prima di passare a Loiret.[44] Benché tipico della nuova razza e metodici che facevano da tramite con l’ambiente esoterico, Doinel era essenzialmente un dilettante, instancabilmente alla ricerca della verità e della perfezione, sempre pronto a saltare da un interesse all’altro, passando anni a studiare e promuovere un argomento per poi lasciarlo cadere bruscamente. Inizialmente devoto cattolico, fu in seguito un massone diventando una figura importante in una Loggia del Grande Oriente a Orléans – gli Adepti di Iside a Montyon, nel 1884. Da indizi posteriori nella sua corrispondenza, sembra che fosse passato a uno dei Riti Scozzesi, rivali del Grande Oriente.

Fu negli archivi del Loiret, all’epoca della sua collaborazione con il barone Rey, che Doinel fece una scoperta che avrebbe cambiato ancora una volta la sua vita. Era un antico documento riguardante la soppressione di una setta gnostica, i pauliciani a Orléans nell’XI secolo. Praticavano, secondo i loro nemici riti sessuali e orge, otre a sacrificare i bambini non battezzati che nascevano da queste unioni, e pertanto furono catturati e bruciati nel rogo negli ultimi giorni di dicembre del 1022.

Queste informazioni affascinarono Doinel, che si mise a studiare lo gnosticismo – arrivando naturalmente ai catari – fu una sorta di “apriti sesamo” per i salotti esoterici. Sentendosi investito dalla missione di far rivivere lo gnosticismo nel mondo moderno, nel 1890 istituì una sua Chiesa gnostica. Patriarca per sua stessa nomina, Doinel sviluppò le cerimonie – compresa una riproposizione del rituale cataro del consolamentum – e organizzò la sua nuova religione, consacrando vescovi. La sua nuova chiesa incontrò un successo immediato, con l’istituzione di dodici diocesi in Francia e altre in Italia, in Bulgaria e in Boemia. Oltre a quello di Patriarca, Doinel si assegnò i titoli di vescovo Montségyr – centro della sua Chiesa – e vescovo di Alet, vicino a Rennes-le- Château.

Poiché questo rinnovato interesse per lo gnosticismo si rivelò popolare presso le persone più inclini alla spiritualità che affollavano i salotti occultistici di Parigi, vi fu sia una sovrapposizione di proseliti sia un’affiliazione con altre società. Per esempio, Papus fu ordinato vescovo nella Chiesa di Doinel e nel settembre 1893 fu stretto un legame formale tra la Chiesa gnostica e l’Ordine Martinista.[45] Ovviamente Doinel era in contatto con tutte le figure maggiori della scena occultistica ed esoterica contemporanea: Papus (a cui era particolarmente vicino), Péladan, Debussy ed Emma Calvé. Dovette conoscere anche George Monti, segretario di Péladan. Ma appena la sua nuova Chiesa fu pienamente operativa, Doinel passò di nuovo oltre questa volta, nel 1894, tornando nella Chiesa cattolica e abiurando formalmente la creatura gnostica (che comunque continuò senza di lui). L’anno seguente, con lo pseudonimo di Jeane Kotskam pubblicò Lucifero smascherato, in cui denunciava la Massoneria come un’organizzazione satanica, riservando un veleno speciale al Rito Scozzese Rettificato, e riproducendo uno dei suoi rituali nel suo libro come prova della perfidia di questo Rito.[46] Molti ricercatori, però, ritengono che il ritorno di Doinel in seno alla Chiesa Cattolica fu poco più che una cinica mossa per salvare le apparenze.[47]

A dimostrazione che il suo ritorno al cattolicesimo non era particolarmente sentito, dopo la sua abiura pubblica e la sua denuncia sotto pseudonimo della Massoneria, collaborò alla rivista Gnosis, diretta da Renè Guénon. In effetti, un catechismo gnostico sviluppato da Doinel e Guénon è stato elogiato da autorità come René Nelli come una delle migliori e più coerenti ricostruzioni del pensiero gnostico.[48]

Doinel portò avanti anche la sua carriera professionale di archivista, diventando negli anni ’90 del XIX secolo curatore degli archivi dipartimentali dell’Aude a Carcassone, dove rimase fino alla morte. Non solo si trovava nella stessa area di Saunière quando il suo mistero si andava svolgendo, ma nel 1898 fu segretario della società delle Arti e delle Scienze di Carcassonne, a cui apparteneva Henri Boudet.

Mentre si trovava a Carcassonne, Daniel scrisse nel 1899 Note sur le rio Hildéric III, lamentando l’usurpazione dei merovingi da parte dei carolingi. E scrisse una storia di Bianca di Castiglia nel 1887 e cinque anni dopo uno studio su Giovanna d’Arco, in cui asseriva che le voci angeliche che l’avevano guidata erano una manifestazione di ordine spirituale.[49]  Come si vede, questa credenza nella realtà della comunicazione con gli spiriti tra le figure d’ombra in questa storia è qualcosa di più di un ghiribizzo individuale, anzi diventerà in modo sorprendente, un elemento centrale.

Visti i contatti (che non possono essere frutto di una coincidenza) di Doinel con tutti i maggiori temi del Priorato di Sion ma anche con i personaggi della sua vicenda, sarà giustificato sospettare che i Dossier Secrets furono costruiti integralmente grazie alla sua biblioteca e ai suoi archivi personali. Dopotutto una sola generazione separava l’età dell’oro dei salotti occulti parigini e l’associazione di Plantard con quegli stessi ambienti e con molti individui, come George Monti che poterono fare tramite.

Anche se il Priorato di Sion fu istituito nel 1956, il materiale a cui attinge per la sua storia e il folklore risale quasi esclusivamente alla fine dell’Ottocento, e questo lascia pensare che chiunque fossero le figure d’ombra alle spalle di Plantard e del Priorato, dovevano appartenere a quell’epoca. Dunque le origini reali del Priorato non derivano dal Medioevo, ma risale all’età d’oro dell’occultismo parigino. Ma è possibile identificare quelle società occulte che formarono e controllarono il Priorato?

Gino Sandri Gran il Gran Patriarca del Prieuré de Sion – Ordre de la Rose-Croix Véritas O.D.L.R.C.V,[50] è tra l’altro un’autorità sulla storia del Rito Scozzese Rettificato e dell’Ordine Martinista, di cui è un membro di primo piano. E scrive anche sulla storia dell’ordine tedesco della Croce d’oro e Rosa.

Il Rito Scozzese Rettificato e l’Ordine Martinista, se si dà uno sguardo non superficiale, sono legati strettamente tra loro, e sono a loro volta collegati ad altre società. In particolare, il Rito Scozzese Rettificato è essenzialmente un nuovo marchio di una forma precedente, di Massoneria templare di stretta osservanza.

I Dossier Secrets usarono materiale tratto da documenti comparsi per la prima volta nelle mani di un personaggio famoso della Stretta Osservanza, il barone Karl von Hund. C’è da chiedersi se coloro che scrissero I Dossier lo usarono semplicemente perché era a portata di mano, o se esiste una genuina connessione tra il Priorato di Sion e la Stretta Osservanza.

Nonostante le derisioni di cui fu oggetto nell’ultimo paio di secoli, il barone von Hund era tutt’altro che uno sciocco insignificante e credulone. Egli fu dapprima ciambellano dell’elettore di Colonia, poi dell’elettore di Sassonia, che quando divenne re Augusto III di Polonia le tenne con sé come consigliere. Fu anche consigliere di Stato dell’arciduchessa d’Asburgo Maria Teresa e del marito, l’imperatore Francesco I.[51]

Iniziato alla Massoneria in una loggia francese a Francoforte sull’Oder nel 1742 all’età di 19 anni, ricevette l’iniziazione in una forma specificamente giacobita della Massoneria a Parigi un anno dopo. In questo, e in successivi incontri con i capi dell’Ordine delle Fiandre, che gli rivelarono quelle che secondo loro erano le vere origini della Massoneria (essa sarebbe la continuazione dei cavalieri Templari) e gli affidarono la missione di riformare la Massoneria riportandola alle sue radici templari. Gli furono dati anche documenti che mostravano di confermare le origini templari, in particolare la lista dei Gran Maestri. Von Hund affermava anche di essere stato presentato al Giovane Pretendente, Carlo Edoardo Stuart.

Secondo le informazioni di von Hund, alcuni cavalier templari francesi guidati da Pierre d’Aumont, Gran Maestro, provinciale dell’Auvergne, fuggirono in Scozia alla soppressione dell’Ordine accordandosi con i Liberi Muratori locali. L’Ordine continuò clandestinamente in Scozia – associandosi con gli Stuart – e si consolidò tra i circoli giacobiti in esilio a Parigi.

Nella storia di von Hund c’è un problema di non secondaria importanza: quelli che lo iniziarono nella giacobita dell’Ordine del Tempio rimasero anonimi, nascondendosi dietro titoli latini come quello del suo iniziatore, l’Eques a Penna Rubra (il cavaliere della penna rossa).

Questi misteriosi individui promisero di contattare nuovamente von Hund quando avesse istituito il suo nuovo sistema, perché istruisse e dirigesse l’organizzazione. Il barone li chiamava i suoi “Ignoti Superiori”.

Questi “Ignori Superiori” non mantennero le promesse: non se ne seppe più nulla. E dopo qualche anno di successi, il loro protratto silenzio cominciò a provocare oscuri mugugni perfino tra i suoi sostenitori. Ma, molto probabilmente come affermano Baigent e Leigh in Il Tempio e la Loggia esiste una possibile spiegazione per la scomparsa degli Ignoti Superiori. Molti giacobiti dovevano essere morti o nascosti dopo la fallita sollevazione giacobita del 1745, proprio il periodo della nascita ufficiale della Stretta Osservanza.

In seguito alla Guerra dei Sette Anni tra Prussia e Austria, von Hund dovette aspettare oltre un decennio dopo l’iniziazione per rilevare il suo nuovo sistema di Massoneria rettificata, dandole in seguito il nome di Stretta Osservanza. Fondò la prima loggia in una della sue proprietà a Kittlitz nel 1754. La Stretta osservanza si allargò dalla Germania alla Francia, alla Svizzera e alla Russia.

La strategia di von Hund consisteva nel convincere altri massoni delle sue affermazioni, quindi persuaderli a riconoscere la superiorità della Stretta Osservanza firmando un atto di sottomissione e obbedienza, nella sostanza una presa di possesso della Massoneria. Oltre ai soliti tre gradi comune altri sistemi massonici (Apprendista, Compagno d’Arte e Maestro), la Stretta Osservanza ne possedeva altre tre di un “ordine interno” aperto anche ai non nobili.[52]

Ma qual era la sostanza di tutti questi riti solenni ed elaborati? Era solo un indossare strani indumenti ed esibire titoli altisonanti, o significavano oppure – oscurandolo – un obiettivo reale, politico, finanziario o filosofico? In effetti, la Stretta Osservanza aveva un agenda precisa, che originariamente consisteva nell’istituzione di uno stato in Europa orientale che doveva essere governato segretamente dai Templari. Ma quando risultò chiaro che la cosa non era realizzabile, l’Ordine ripiegò sulla ricerca di sapere oscuro, in particolare di discipline magiche e mistiche come l’alchimia, la Cabala e la magia cerimoniale.[53]

Il barone von Hund non fu il primo a introdurre un rito templare nella Massoneria. Anzi, il primo resoconto documentato delle origini templari della Massoneria – risalente alla metà degli anni ’50 del XVIII secolo – veniva non dall’interno della Massoneria ma dal tedesco Ordine della Croce d’Oro e Rosa.[54]

La Croce d’Oro e Rosa era il risultato di una seconda ondata di interesse per il rosicrucianesimo in Germania dopo la fine della Guerra dei Trent’anni la cui principale forza motrice era il pastore Samuel Richter (Sincerus Renatus). Anche se le circostanza esatte non sono chiare, questo portò alla formazione dell’Ordine della Croce d’Oro e Rosa, la prima società identificabilmente rosicruciana di cui si abbia notizia, che possedeva molti elementi massonici, sostanzialmente perché rosicrucianesimo e Massoneria coesistevano nello stesso ambiente.[55]

Comunque esistendo in Germania una relazione tra le due organizzazione – che si rivolgevano alle stesse persone e quindi esisteva una sovrapposizione tra i loro aderenti – il templarismo fu in breve assimilato nella Massoneria. La prima manifestazione si ebbe nell’importanza loggia berlinese dei Tre Globi, dove alcuni massoni cominciarono a praticare rituali basati sulle manifestazioni rosicruciane e su alcuni nuovi gradi cavallereschi importati dalla Francia. Questo nuovo rito presto occupò completamente i Tre Globi, e diffuse una nuova forma di massoneria nota come il Sistema Clermont (dal conte di Clermont, Gran Maestro della massoneria francese).

Il Sistema Clermont si espande rapidamente, istituendo quindici capitoli in Germania tra il 1760 e il 1763.[56] Comunque, ben presto del nuovo sistema si appropriò un avventuriero presente nel mondo massonico che con lo pseudonimo di conte Johnson prese il controllo del secondo capitolo di Clermont a Jena e convinse prima i suoi membri e poi quelli degli altri capitoli che lui era al corrente di determinate informazioni segrete sulla sopravvivenza dei Templari ignote perfino ai fondatori del sistema. Di conseguenza i Tre Globi persero la loro autorità e il Capitolo di Jena divenne a suo tempo l’Alto Capitolo di Clermont. In effetti fu Johnson a coniare la formula Stretta Osservanza per il sistema reinventato. Significativamente, la loggia di Jena fu chiamata Capitolo di Sion, ed essendo diretta da un priore, potrebbe anche essere considerata come il Priorato di Sion. [57]

Von Hund prese di mira il sistema per convertirlo a quello del suo nuovo rito templare, facendo a Johnson quello che Johnson aveva fatto a Clermont. Producendo i documenti che affermava provassero la discendenza del suo sistema dall’ordine dei Templari, sfidò il Capitolo di Sion a presentare le sue credenziali. Il risultato fu che dopo molte discussioni e polemiche interne, il Capitolo di Sion adottò il sistema di von Hund, buttando fuori Johnson.[58]

In altre parole, la Stretta Osservanza cominciò come gruppo segreto templare chiamato Sion. Questo rende ancor più significativo il fatto che abbiamo riportato del Priorato di Sion alla Stretta Osservanza, e conferma di una possibile connessione diretta tra i due.

Inoltre, poiché il Sistema Clermont nasceva da una fusione tra Massoneria, Croce d’Oro e Rosa, rimaneva una forte connessione tra quest’ultima e la Stretta Osservanza, e, significativamente, nel 1776 faceva la sua comparsa nella mitologia della Croce d’Oro e Rosa la leggenda di Ormus.[59]

Tanto successo ebbe la Stretta Osservanza che nel 1772 le fu riconosciuta in Germania una pari condizione con l’altro (non templare) filone della Massoneria, e le due furono unificate come le Logge Unite sotto l’autorità del Gran Maestro Ferdinando, duca di Brunswick.

Comunque, dopo qualche anno di successi ininterrotti, la Stretta Osservanza cominciò a trovarsi nei guai. Il problema non consisteva interamente nell’incapacità di von Hund di dimostrare le origini templari del suo rito ma nella sua pretesa di dimostrare di essere un rappresentante degli Ignoti Superiori senza aver mostrato alcuna prova evidente della loro esistenza. Quando morì, nel 1776 continuava a sostenere che aveva detto la verità sui suoi Ignoti Superiori. Ma il sistema che con tanto impegno aveva creato non gli sopravvisse a lungo, almeno nel nome.

Dopo la morte di von Hund tutti i dubbi interni e le ostilità esterne vennero a galla. Innanzitutto, cera la questione degli Ignoti Superiori se erano davvero esistiti e, nel caso dove fossero adesso. Ma rivendicando una connessione con i Templari medievali, la Stretta Osservanza aveva suscitato i sospetti delle altre forme istituzionali di Massoneria, e da parte delle istituzioni, particolarmente in Francia dove i Templari erano visti come personaggi disgustosi e pericolosi.

Di conseguenza, si rendevano necessari dei chiarimenti, che presero le forme di due convegni (definiti anche Conventi). Il primo fu tenuto a Lione nel 1778 e il secondo a Wilhelmsbad nell’Assia-Kassel quattro anni dopo. Il convegno di Lione (definito anche il Convento delle Gallie) decise di respingere la Stretta Osservanza, almeno in Francia, approvando al suo posto un nuovo sistema riformato, il Rito Scozzese Rettificato, con il suo ordine interno dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa (il Rito Scozzese Rettificato era essenzialmente la Stretta Osservanza in una nuova confezione scozzese (che nasceva dalla convinzione che i Templari erano sopravvissuti in Scozia).

Un ruolo importante in questa vicenda lo ebbe Jean-Baptiste Willermoz (1730-1824), che dopo esse stato iniziato alla Stretta Osservanza nel 1774 aveva istituito la prima delle sue logge francesi, La Bienfaisance, a Lione, la sua città, Willermoz aveva convocato il Convento, e ora spingeva per la sostituzione della Stretta Osservanza con i Cavalieri Beneficenti, in particolare per un gioco di potere all’indomani della morte di von Hund, ma anche per proteggere l’ordine dai crescenti sospetti delle autorità francesi.[60]

A Wilhemsbad nel 1782 fu fatto un secondo tentativo di risolvere il problema, questa volta per la Germani oltre che per la Francia. Presieduto dal duca di Brunswick e dal langravio di Assia, il convegno doveva placare le autorità massoniche, che avevano deciso di mettere fine alla Stretta Osservanza (l’altra era come affrontare la presenza all’interno della Massoneria dell’Ordine degli Illuminati). Sostanzialmente, chiedevano alla sua leadership di dimostrare l’esistenza degli Ignoti Superiori e di produrre qualche prova inoppugnabile delle origini templari della Massoneria: in caso contrario abbandonare tutta la faccenda. Non riuscendo a ottenere le prove, il Convento ripudiò ufficialmente entrambe le affermazioni.

Gli anni che portano alla Rivoluzione, nella seconda metà del XVIII secolo, furono particolarmente intensi per esoterismo francese. Una delle figure chiave, straordinariamente influente per le generazioni successive, fu Louos-Claude de Saint-Martin (1743-1803), detto il Philosophe Inconnu, il filosofo sconosciuto. Saint-Martin si dedicò alla ricerca di conoscenze e saperi occulti, sviluppando una filosofia mistica ed esoterica che avrebbe avuto un peso eccezionale sul futuro di quei campi.

Nato in una famiglia aristocratica francese, Saint-Martin divenne massone più o meno per routine nel 1765, appena ebbe raggiunto la prescritta età di 21 anni. La sua carriera esoterica, però cominciò propriamente solo grazie alla nipote di un collega del suo reggimento a Foix, che era sposata con un’altra importante figura dell’occultismo europeo, Jacques Martines de Pasqually (1727-1774), un gentiluomo di stirpe ispano-ebraica, da parte paterna, ma di una famiglia cattolica convertita da almeno due generazioni. Massone, insignito della investitura di Cavaliere di Sant’Andrea  trasmessagli dal padre, secondo un’usanza non ignota nel Settecento, verosimilmente a un cenacolo cabalistico nordafricano, Martinez de Pasqually cercò di dare vita a una sorta di collegio interconfesionale, appellandosi al leggendario ordine del sacerdozio di Melchisedec, al quale si era inchinato Abramo, il progenitore delle tre grandi fedi (Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo), giusto come ricorda e come si testimonia nell’Antico Testamento, nel libro della Genesi ai versetti XIV-18/20.

Nacque così l’Ordine dei Cavalieri massoni Eletti di Cohens dell’Universo, con l’arduo compito di praticare una teurgia atta a ricondurre l’uomo alla condizione primaria, anteriore alla Caduta. Tale sistema sacerdotale-massonico ebbe alterne fortune e oscillò sempre fra un impegno solo interiore (preghiere, meditazioni e carità) e le estrinsecazioni della magia cerimoniale volta a ottenere le apparizioni di “glifi” luminosi, programmanti da supposte entità evangeliche. Cohen è un termine ebraico significa sacerdote; il plurale corretto dovrebbe suonare cohanim, ma è rimasto il plurale con la esse finale, poiché si tratto di un organizzazione esoterica per lo più in Francia e che in Francia parve dissolvervi all’inizio del XIX secolo.

Il pensiero dell’Ordine degli Eletti Cohen si potrebbe definire una sintesi di pensiero gnostico e magico, fondendo il cristianesimo con la Cabala e altri sistemi occulti, li incoraggiava a cercare Dio entro se stessi – la loro unione o riunione con il divino – mediante operazioni magiche che invocavano o spirituali d’altro tipo. Le idee base Martines derivavano dalla filosofia del mistico svedese Emanuel Swedenborg, basate sulla ferma accettazione della realtà di un mondo invisibile popolato di spiriti e altri esseri soprannaturali. Secondo le parole di J. M. Roberts, la filosofia degli Eletti Cohen “era espressa in una serie di rituali il cui scopo era quello di permettere a esseri spirituali di assumere forma fisica e permettere messaggi dall’altro mondo”.[61] Il segreto di questi processi era divulgato solo ai più alti iniziati degli Eletti Cohen.

Anche se le logge non praticarono mai la magia di gruppo, i gradi superiori apprendevano esercizi magici che dovevano eseguire in solitudine. I particolari di queste operazioni sono sconosciute ma sembra fossero una forma abbastanza comune della magia rituale che mirava a mettere gli adepti in comunione con intelligenze oltremondane, in modo simile alla magia angelica del dottor John Dee dell’epoca elisabettiana. Non solo Martines de Pasqually prendeva parte a tali operazioni, ma lo scopo complessivo degli Eletti Cohen era quello di sviluppare un circolo di maghi addestrati in modo simile. Loro fine ultimo era detto semplicemente “la chose”, la cosa, ciò che Papus definiva la manifestazione di qualche forma di intelligenza o di entità soprannaturale.[62]

Dalla corrispondenza di Willermoz che seguì questo addestramento, emerge una delusione poiché vedeva solo visioni di colori e scintille visibili.[63]

Il periodo trascorso da Saint-Martin con Martines de Pasqually in realtà non fece che porre le fondamenta per la ricerca personale, in cui esplorò altre discipline e pratiche, studiando l’ermetismo e perfino impiantando un suo laboratorio chimico a Lione.[64] Sempre devoto cristiano – ma non amante della Chiesa come organizzazione – finì per sviluppare delle sue idee mistiche in cui il potere del Cristo rimpiazzava l’intervento degli spiriti. Come “Filosofo Sconosciuto”, delineò la sua filosofia in una serie di libri, a partire da Des erreurs et la Vérité, pubblicato a Lione nel 1775. Un’altra delle sue opere importanti fu Tableau naturel des rapports qui existent entre Dieu, l’Homme et l’Univers, 1782.

In sostanza la filosofia di Saint-Martin era uno gnosticismo dualistico abbastanza esplicito, la teoria di una battaglia tra i principi opposti del bene e del male accoppiata con la convinzione che una relazione personale e diretta tra uomo e Dio sia non solo possibile ma vada cercata instancabilmente come bene supremo. Egli fu una personalità spiritualmente irrequieta, instancabile nella sua ricerca di idee mistiche, aderendo anche a una delle Società dell’Armonia di Franz Mesmer nel 1784 per studiare il magnetismo animale, ma successivamente ripudiandolo.[65]

Il medico austriaco Franz Anton Mesmer (1734-1815) fece sensazione appena arrivato a Parigi, nel 1778. Afferma di avere scoperto quello che chiama magnetismo animale, un flusso di “fluido magnetico” (o in termini moderni una corrente di energia) intorno a e all’interno del corpo umano, che poteva essere manipolato da un soggetto addestrato, allo scopo di curare disturbi mentali e fisici. Pur derisa dalla professione medica del tempo e da allora in avanti, essenzialmente la teoria assomiglia fortemente a quella del qi orientale o del prana indiano, concetti che parlano di una forza vitale, che però in parte è stata confermata dall’agopuntura.

A Parigi i pazienti – soprattutto donne – accorsero a farsi “carezzare” dai magneti di Mesmer, spesso con risultati spettacolari. Oltre alle guarigioni – molte delle quali sembrerebbero genuine, forse perché i disturbi erano di origine psicomatica – il suo processo di magnetizzazione dei pazienti con il passaggio delle mani o di sbarre di ferro magnetizzate, provocava anche mutamenti nel loro stato di coscienza, talvolta causando tremori e convulsioni di una trance simile al sonno. Il processo tuttora misterioso di Mesmer, pur con i suoi limiti, aprì certamente la strada sia all’ipnosi sia alla psicoanalisi.

Nonostante il coro delle accuse, Mesmer non era affatto un ciarlatano: aveva scoperto una terapia autentica che funzionava dimostrabilmente, spesso con effetti immediati e visibili, su quelli che si rivolgevano a lui. A parte le sue cliniche, istituì una rete di Società dell’Armonia per insegnare e sperimentare il magnetismo animale. Benché la cosa non sia ampiamente nota, queste erano in pratica delle logge massoniche, chiamate anche Logge Memeriane dell’Armonia, ed erano accessibili solo a massoni.[66] Mesmer era membro dell’Ordine della Croce d’Oro e Rosa, che, come abbiamo visto, era strettamente associato alla Stretta Osservanza: in effetti lui e Saint-Martin frequentavano gli stessi ambienti.

Willermoz si dedicò anche a un’appassionata ricerca delle verità che erano dietro la Massoneria, facendosi strada nei vari sistemi e confutandoli o sintetizzandoli. Membro della Stretta Osservanza, fu lui la forza trainante nella creazione del Rito Scozzese Rettificato per perpetuarlo. Ma aveva anche un altro motivo per riformare il sistema di von Hund, cercando di incorporare nelle sue dottrine idee martiniste, facendo del nuovo rito sostanzialmente una Stretta Osservanza con una sovrapposizione di idee e pratiche martiniste.

I Cavalieri Beneficianti della Città Santa che erano un terreno di reclutamento per quelli superiori, e dove si svolgevano le attività più consistenti, possedevano un circolo interno, la Professione, che a sua volta aveva un nucleo più interno, la Grande Professione. Ufficialmente, Willermoz istituì il Rito Scozzese Rettificato come un’organizzazione puramente benefica, ma questa era solo una facciata per distogliere l’attenzione e i sospetti dall’occultismo della Grande Professione.[67] Sotto la sua leadership, i Cavalieri Beneficianti cominciarono a esplorare alcune aree molto particolari dell’esoterismo, portando avanti l’obiettivo degli Eletti Cohen di stabilire un contatto con esseri spirituali di un ordine superiore, ritenuti abitualmente angeli o spiriti. Ma più che usare le comunicazioni per migliorare o illuminazione personale, come nel sistema di Martines de Pasqually, Willermoz sperava di riceverne informazioni e conoscenze uniche.

La Grande Professione ricorreva al magnetismo mesmeriano per porre soggetti femminili in stato di trance in modo tale da metterli in grado di “incanalare” gli angeli. Nel 1784, per esempio, una Grande Professione di Lione chiamata La Concorde, presieduta da Willermoz, magnetizzò una certa Gilbert Rochet, che affermò non solo di aver visto angeli, santi, e familiari defunti dei cavalieri presenti, ma incanalò anche informazioni utili su vari argomenti.[68] Interrogata dai cavalieri, Gilbert passò informazioni su cure per varie malattie e sulla Storia dei Templari, in particolare sulla loro sopravvivenza segreta. Nel novembre 1784 Willermoz, in particolare scrisse al principe Carlo d’Assia che “i particolari principi della Concorde stanno portando a grandi scoperte nella più elevata metafisica”.[69] Ma una seconda, e forse più significa, serie di rivelazioni ebbe inizio nell’aprile del 1785, apparentemente senza l’aiuto del mesmerismo improvvisamente parve che “l’altra parte” avesse preso l’iniziativa.

La sera del 5 aprile 1785 Willermoz ricevette un visitatore – la cui identità mantenne segreta nella corrispondenza ma che poteva essere solo Alexandre de Monspey, Comandante dell’Ordine di Malta e membro della Grande Professione – che portò con sé undici notevoli quaderni, scritti da una fonte apparentemente soprannaturale. Quegli scritti erano stati ricevuti mediante scrittori automatica dalla sorella maggiore di de Monspey, madame Marie-Louise de Valliére e secondo la mano invisibile erano destinati specificamente a Willermoz e alla sua società.[70]

Le comunicazioni incaricavano Willermoz di istituire quello che sarebbe diventato sostanzialmente un Ordine ancora più interno del Rito Scozzese Rettificato, comprendente 12 membri scelti della Grande Professione che avrebbero ricevuto istruzioni direttamente da questa nuova fonte. Di conseguenza, fondò una muova loggia, l’Eletta e Amata, ma decise di confidare a due soli Fratelli la natura della fonte delle informazioni[71] a cui diede il nome di codice Agent Inconnu.[72]

Scrive lo storico René le Forestier: “Per tre anni buoni, dall’estate del 1784 a quella del 1787, i membri più attivi del Collegio metropolitano della Grande Professione si occuparono esclusivamente delle rivelazioni portate da Gilbert Rochete e dei messaggi dell’Agente Sconosiuto”.[73]  A. E. Waite nota inoltre: “Non ho dubbi che Willermoz e il suo circolo ricevettero comunicazioni psichiche, indotte da prolungate operazioni ispirate da quello scopo, o con l’aiuto di ‘lucidi’ (medium), l’intervento dei quali è riconosciuto”.[74]

C’è da chiedersi se queste comunicazioni erano reali o un trucco. Se c’era un gruppo o uno che all’ombra tirava i fili, che tentava di controllare Willermoz e il suo Ordine convincendo madame de Vallière a trasmettere queste istruzioni. E se è così, perché naturalmente qualsiasi valutazione dipende dalla individuale disponibilità a considerare possibile fenomeni del genere. Ma in sostanza le opzioni sono tre: una genuina comunicazione con reali intelligenze incorporee, un fenomeno psicologico o un semplice trucco. Qualunque cosa stesse accadendo, si rivelò cruciale per Saint-Martin.

Al di fuori del gruppo di Lione, gli unici membri a essere chiamati alla nuova iniziazione, a Parigi, furono il visconte de Saulz-Tavannes e un tedesco di Tieman, entrambi intimi amici e seguaci di Saint-Martin, che era egli stesso in corrispondenza con Willemorz fin dal 1771. Si incontrarono nel settembre 1773, si stabilì a Lione per un anno, e mantennero un contatto epistolare, ma il nuovo sviluppo – l’allettante prospettiva di comunicare con un’altra dimensione – riportò Saint-Martin a Lione.

Qualcosa però nell’Agente Sconosciuto (che Papus ipotizza fosse lo stesso che dettava i suoi scritti a Saint-Martin)[75] sembra sconcertasse Saint-Martin, ma tuttora è impossibile sapere che cosa. Willermoz aveva chiaramente informato Saint-Martin di importanti sviluppi (probabilmente l’arrivo dei primi quaderni) che gettarono Saint-Martin in uno stato di grande eccitazione nervosa: chiedendo a Willermoz di intercedere a suo favore presso “qualcosa che viene chiamato La chose”, come dice Waite.[76]

La lettera successiva di Saint-Martin implicava che Willermoz stava aspettando un suo invito a Lione.[77] Poco dopo l’arrivo, fu iniziato al Rito Scozzese Rettificato come Eques a Leone Sidero, e subito elevato alla Grande Professione. Ma cinque anni dopo chiese che il suo nome fosse cancellato dal registro del Rito, anche se il motivo resta ignoto.[78]

Purtroppo nessun’altra prova documentale è sopravvissuta (o le è stato permesso di sopravvivere) su questo periodo critico della vita di Saint-Martin. Quando si sente di nuovo parlare di lui, alla fine del 1786, lo si trova a Parigi e in seguito a Londra, dove si incontra con vari personaggi eminenti, come l’astronomo sir William Herschel. Fu allora che scrisse la sua opera più famosa, L’Homme du Désir, pubblicata però solo dopo più un decennio.

A causa della segretezza imposta da Willermoz e dal “circolo interno del circolo interno” dei Cavalieri Beneficenti, è ancora difficile scoprire altro su questo curioso episodio. In ogni caso, la Rivoluzione francese diede agli ambienti aristocratici che frequentavano questi ordini esoterici questioni più pressanti di cui preoccuparsi.

Stranamente, pur trovandosi a Parigi durante il Terrore, Saint-Martin, nonostante le sue origini nobiliari, superò questo periodo, morendo ad Aulnay il 13 ottobre 1803. Come ordine prevalentemente aristocratico il Rito Scozzese Rettificato soffrì pesantemente durante la Rivoluzione, ma fu ricostruito nei primi anni del XIX secolo da Willermoz, che riuscì anche lui a sopravvivere. Il Rito Scozzese Rettificato è tuttora operante, anche se non è dominante all’interno della Massoneria.

Che cosa ne fu di quei 166 quaderni pieni di informazioni da parte dell’Agente Sconosciuto? Il fatto che colpirono figure come Willermoz e Saint-Martin vuol dire che dovettero sicuramente colpire anche i loro pari e successive generazioni di loro seguaci, ma senza accesso ai quaderni di sapremo mai quanta ispirazione o quali rivelazioni poterono trasmettere. Anche se pratiche come lo spiritismo e la scrittura automatica oggi sono alquanto più familiari, come fenomeni psicologici o parapsicologici, negli anni ’80 del Settecento erano temi inediti, eccitanti e molto esposti alle critiche. Pronunciamenti provenienti da entità incorporee o addirittura angeliche, emanate inspiegabilmente dalla bocca o dalla penna di medium in trance, dovevano essere presi molto sul serio, come rivelazioni uniche e probabilmente divine. Quei quaderni saranno sicuramente stati trattati con reverenza e ovviamente saranno cercati con grande impegno da società rivali.

Nel suo testamento, Willermoz lasciava le sue carte massoniche e private a un suo collega, Joseph Antoine Pont, ma se n’è saputo più nulla per 60 anni, prima che fossero riscoperte a Lione nel 1894. Nel 1935 sono al sicuro nella biblioteca di Lione e costituiscono una fonte importante per gli storici dell’occultismo e della Massoneria, ma la sorte dei quaderni dell’Agente Sconosciuto dopo la Rivoluzione e la soppressione dei Cavalieri Beneficenti non è mai stata accertata. Papus sosteneva di possedere copie di alcuni di essi, e dichiarò che gran parte del resto andò distrutta, ma non presentò mai prove delle sue affermazioni. Stava solo tentando di prevenire ulteriori ricerche?

Dopo la Rivoluzione, la ricerca di questi scritti di sapienza ultraterrena avrebbe assunto lo status di una ricerca del Graal tra quelli che sapevano della loro esistenza. Ma dove cercare? Una idea sarebbe stata quella di seguire la pista degli archivi di Willermoz o di indagare su altri documenti appartenenti a individui e società con era entrato in contatto, come i Filadelfi, creati dal marchese de Chefdebien, o tra le carte delle famiglie de Nègre e Hautpoul, indirettamente coinvolti con i Cavalieri Beneficenti.

Negli anni ’80 dell’Ottocento, un’ottantina di anni dopo la morte di Saint-Martin, il suo grande ammiratore Papus fondò un ordine dedicato alla sua filosofia. In questo periodo, era in corso nel mondo dell’esoterismo, una controversia sul fatto che Saint-Martin stesso abbia fondato o meno una società o un sistema di iniziazione, poiché molti pensano che nel complesso evitò di farla perché era un filosofo, ma Robert Amadou, che dirigeva la rivista dell’Ordine Martinista, L’Initiation, cita prove a favore del fatto che lo fece.[79] Papus affermò che il pedigree del suo Ordine fu fissato dal maestro stesso, e che gli prevenne tramite un certo Henri Delaage, il cui nonno sarebbe stato iniziato dal Filosofo Sconosciuto.

Per dare forza all’affermazione che il suo Ordine era il legittimo successore di Saint-Martin, Paups sostenne anche che era in possesso di diversi quaderni, di Saint-Martin, da lui copiati direttamente da quelli contenenti gli insegnamenti dell’Agente Sconosiuto.[80] Questa affermazione non è mai stata suffragata, nonostante le contestazioni avanzate tra gli altri da Waite, quando Papus era ancora vivo.

Avendo Papus aggiunto altri elementi – in particolare tratti dalla Stretta Osservanza – molti esoteristi molti esoteristi contestano la validità dell’Ordine Martinista, o anche il fatto che sia propriamente martinista (Dopo i consueti scismi, oggi esistono per quanto se ne sappia tre maggiori Ordini Martinisti).[81] In ogni caso, l’ordine di Papus divenne molto popolare a Parigi e nel 1891fu creato un Consiglio Supremo per sovrintendere al numero crescente di ramificazioni e nel 1900 c’erano logge in Gran Bretagna, negli USA, in Sudamerica e in Estremo Oriente. I componenti del Consiglio Supremo originario sono particolarmente in parte interessanti: comprendeva Joséphin Péladan, Stanislas de Guaita e Maurice Barrès.[82]

Ufficialmente l’Ordine Martinista originale di Papus non possedeva alcuna dottrina particolare, ma incoraggiava i membri a intraprendere una loro ricerca individuale. In realtà, però, era presente una considerevole segretezza, che giungeva ad effettuare i reclutamenti mediante il sistema di cellule, deliberatamente modellato sul processo fisiologico della divisione cellulare, che è particolarmente idoneo alla segretezza.[83] E in ogni caso vi sono precise indicazioni di un Ordine interno che di dogmi specifici ne aveva.

Nel 1902, l’Ordine Martinista, diretto da Edouard Blitz, sfuggì al controllo del Consiglio Supremo, prendendo il nome di Ordine Martinista Americano Rettificato. La sua prima convocazione, a Clevendal, Ohio, nel giugno di quell’anno, produsse un manifesto che accennava a “determinati gradi nascosti che vengono dal matrimonio tra Martinismo e Rito della Stretta osservanza”.[84]

L’Ordine Martinista, possedeva davvero un ordine interno S.I. (Silencieux Inconnus). Non se ne sa molto, dato il silenzio che sull’argomento hanno sempre mantenuto i suoi membri.

Papus emerge sempre più come uno dei maggiori manovratori della vicenda. Molti dei fili della nostra storia convengono su di lui. Se partiamo dall’estremità moderna, con il Priorato e seguiamo il cammino a ritroso, finiamo a Papus, e se partiamo da con Hund e Saint-Martin e andiamo avanti, è ancora lui a trovarsi in fondo alla strada. Avendo fondato l’Ordine Martinista, ed essendo visto rifiutare l’ingresso al Grande Oriente nel 1899, si rivolse al Rito di Menfi-Misraim, di cui fu Gran Maestro in Francia dal 1908 alla morte.[85] Fu vescovo della Chiesa gnostica di Jules Doinel. In effetti tutte proprio a Papus, il cui figlio Philippe (1906-1984) seguì le orme nella professione medica, diventando ispettore generale del ministero dell’Educazione Nazionale, insignito della Légion d’Honneur per il suo servizio pubblico. Raccolse anche gli interessi esoterici del padre, servendo per due periodi (1952-1971 e 1975-1979) come Gran Maestro dell’Ordine Martinista.[86]

Questo viaggio attraverso i vari gruppi esoterici e occultisti ci fa intravedere le realtà che stavano dietro al moderno Priorato di Sion. Connessioni ricorrenti con il Rito Scozzese Rettificato e l’Ordine Martinista confermano che sono davvero correlati molto strettamente: il Rito Scozzese Rettificato essendo essenzialmente la Stretta Osservanza in una nuova veste, con aggiunte martiniste. E mentre non è affatto accertato che Saint-Martin creasse personalmente una società segreta o un’iniziazione, un secolo dopo Papus fondò l’Ordine Martinista, cosa che spiega la sovrapposizione dei suoi membri con il Rito Scozzese Rettificato.

Si è visto come nella storia del Priorato si sono intessuti i temi presi dalla “mitologia” del Rito di Menfi e dell’Ordine della Croce d’Oro e Rosa. Anche se la Croce d’Oro e Rosa era una società rosicruciana, al tempo in cui la leggenda di Ormus comparve nelle sue tradizioni.

Pur essendo un “egiziano”, il Rito di Menfi – che usava il tema di Ormus – fu anch’esso legato alla Stretta Osservanza e al suo predecessore immediato Misraim deve in realtà le sue origini al famoso conte di Cagliostro (Giuseppe Balsamo 1743-1795) un massone della Stretta Osservanza che fu iniziato a Londra nel 1777.[87] E Menfi mantenne una stretta affiliazione con i Filadelfi, fondati dal massone della Stretta Osservanza (allora Rito Scozzese Rettificato) marchese de Chefdedien. Così tutte queste società e ordini che sembrano così differenti alla fine risultano far pare di una rete interconnessa, basata in ultima analisi tutta sulla Stretta Osservanza.

C’è un ultimo membro della famiglia delle società segrete correlate per il quale il Priorato di Sion agì da facciata o copertura: la Chiesa gnostica di Jules Doinel. Tra il 1917 e la fine della seconda guerra mondiale questa e l’Ordine Martinista ebbero lo stesso Gran Maestro, prima Jeanne Bricaud, poi Costant Chevillon.

Vedere cosa ci possa essere cosa ci fosse dietro a questa famiglia di “società segrete” si rischia di percorrere acque molto torbide. Sembra esserci qualcosa d’altro sotto l’ordine interno dei martinisti, qualcosa di più centrale, più profondo e forse più oscuro dei tentativi di comunicazione con gli angeli e con gli spiriti come fonte segreta di sapere. Poi ci sono le parole dell’Ordine scismatico americano sui “gradi nascosti” influenzati dalla Stretta Osservanza, e la segretezza di cui si circonda l’Ordine Martinista. Secondo lo storico F. Kuisel “Questo moderno ordine martinista aveva i suoi riti e un insolito sistema di reclutamento, il ‘ metodo della catena’, che proteggeva la società dallo svelamento: ogni nuovo membro conosceva l’identità soltanto del martinista che lo aveva reclutato”.[88]

Secondo il figlio di Papus, Philippe Encausse, l’Ordine Martinista aveva ambizioni politiche, essendo le sue finalità originali – prima della guerra mondiale – la liberazione della Polonia dalla Russia zarista, all’estinzione dell’impero austroungarico e gli Stati Uniti d’Europa.[89]

Ovviamente doveva essere indispensabile mantenere segreti gli obiettivi e le attività di carattere politico, soprattutto come quelli delineati da Philippe Encausse. Ma quale connessione poteva mai esserci tra l’agenda politica dell’Ordine Martinista e la sua singolare comunicazione con gli spiriti? La risposta sta nella persona che Papus vedeva come suo “maestro intellettuale” ancor più di Saint-Martin.[90] Anche se relativamente poco noto al di fuori della Francia, questo notevole personaggio esercitò la massima influenza tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo (e forse la sua influenza non era solo negli ambienti esoterici ma arrivò a influenzare anche la politica europea).

Parliamo di Joseph Alexandre Saint-Yves, marchese d’Alveydre (1842-1909).

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO DUE

 

 

LA SINARCHIA

 

 

Il concetto di Sinarchia si Saint-Yves era essenzialmente una reazione al sorgere dell’anarchia, e quindi il suo opposto, un sistema di governo fortemente ordinato basato su quelli che a suo avviso erano leggi e principi universali. Ogni cosa e ogni persona ha il suo posto e il suo scopo; l’armonia si raggiunge restando in quel posto e realizzando quello scopo, mentre ogni deviazione da queste leggi naturali porta al disastro.[91]

Le sue opere prospettano un programma ambizioso, visionario, per istituire la Sinarchia in Francia e altrove. Ogni stato dev’essere fortemente organizzato a ogni livello con ognuno al suo posto specifico, altrimenti l’anarchia trionferà. Mettere in discussione la propria condizione non sarà tollerato.

Comunque, il concetto che ognuno ha un posto e un ruolo preordinato significa che alcuni naturalmente sono destinati a comandare: in altre parole, Saint-Yves auspicava il governo di un élite predestinata. E anche se gran parte della sua opera riguarda la praticabilità dell’applicazione della Sinarchia al governo della società, al centro del suo nucleo sta una filosofia essenzialmente spirituale e mistica. L’élite è spiritualmente in sintonia con le leggi universali, in pratica una casta sacerdotale. La Sinarchia è quindi una forma di teocrazia, il governo dei sacerdoti o di re-sacerdoti.

La Sinarchia arriva a suggerire che questa élite illuminata sia in diretto contatto con le intelligenze spirituali che governano l’universo e da cui riceve istruzioni, un po’ come i faraoni dell’antico Egitto, che erano contemporaneamente sovrani secolari e intermediari tra gli dei e il popolo. Saint-Yves stesso era convinto di essere in contatto con forze invisibili. Nella realtà, tali élite alla fine della fiera sono risultate un frutto di un’autoinvestitura.

Saint-Yves era nato il 26 marzo 1842, semplicemente come Joseph Alexandre Saint-Yves: il titolo di marchese gli fu conferito dal papa nel 1880.[92] Nonostante le sue idee spirituali e mistiche decisamente non convenzionali, Saint-Yves rimase un devoto cattolico fino alla fine della sua vita.

Abbandonati gli studi di medicina (suo padre era un medico) nel 1864, andò a vivere a Jersey che era nelle Isole del Canale del Manica, dove rimase fino al 1870. Qui Saint-Yves frequentò l’ambiente degli espatriati e degli esuli politici francesi, uno dei più illustri dei quali era Victor Hugo, che tra il 1855 e il 1870 visse a Guernesey (dove scrisse I miserabili). E molto probabile che Saint-Yves e Hugo si conobbero, forse è per questo motivo che Hugo compare nella lista del Priorato dei Gran Maestri.

Fu a Jersey che Saint-Yves scoprì le opere di Antoine Fabre d’Olivet (1767-1825) – un personaggio celebre anche per le sue capacità di magnetizzatore – un autore di libri di linguistica (tra cui uno sulla lingua d’oc) e sugli aspetti esoterici della storia più antica, prospettando l’esistenza di un’antica civiltà globale basata su principi spirituali e occulti.

Mentre si trovava nelle Channel Islands, Saint-Yves visitò Londra per ricerche al British Museum, e vi avrebbe conosciuto occultisti di rilievo come sir Edward Buler-Lytton ed Éliphas Lévi. Anche se non esistono prove dirette di questi contatti, è abbastanza probabile che vi furono, in quanto lui era amico del figlio di Bulwer-Lytton, che negli Settanta del XIX secolo sarebbe stato viceré dell’India. L’inserimento di talune idee del misticismo orientale nel sistema di Saint-Yves che cozzano con il suo fervido cattolicesimo – potrebbero essere dovute all’influenza di Bulwer-Lytton.

Tornato in Francia allo scoppio della guerra franco-prussiana nel 1870 per servire nell’esercito, Saint-Yves prese parte alla sanguinosa repressione della Comune di Parigi. Secondo il suo stesso racconto, fu in quell’occasione che parlò per la prima volta della sua teoria sociale della Sinarchia, ai suoi commilitoni.[93]

Un anno dopo circa lavorava in un dipartimento del ministero degli interni che aveva il compito di tener d’occhio la stampa parigina, ma si dimise nel 1877 in seguito al matrimonio a Londra con un’aristocratica polacca divorziata, Marie-Victoire de Riznich, di quindici anni più anziana di lui.

Questo matrimonio con quest’aristocratica gli permise a rinunciare a lavorare per seguire i suoi interessi e le sue ricerche. Nonostante le apparenze, fu senza dubbio un matrimonio d’amore, poiché non si riprese dal trauma della morte della moglie, avvenuta 18 anni dopo. Nello stesso anno del matrimonio, Saint-Yves pubblicava il suo primo libro importante, Clef de l’Orient, in cui faceva il debutto il termine Sinarchia e ne venivano delineati i principi.[94]

Ma nella primissima pagina Saint-Yves esponeva un altro concetto che avrebbe seguito un percorso parallelo a quello delle teorie sociali della Sinarchia: la necessità per l’Europa di essere politicamente unita. Ancor più stupefacenti per gli occhi moderni, su quella stessa prima pagina Saint-Yves afferma che, a suo parere, una simile unità era necessariamente per la sfida creata dall’affermarsi dell’Islam come forza globale. Avverte che tra una nazione europea e l’impero turco poteva scoppiare da un momento all’altro un conflitto militare che porterà, che sta già portando, a un risveglio religioso di tutto l’Islam.[95]

A suo dire le due maggiori crisi davanti a cui si trovava l’Europa erano l’affacciarsi dell’Islam come forza politica sulla scena mondiale – secondo il suo (discutibilissimo) parere i mussulmani erano uniti mentre la cristianità era più frammentata che mai – e lo sviluppo delle nazioni europee in seguito al progresso industriale e al crescere del materialismo, che percepiva come anticristiano. La soluzione e entrambi i problemi era che l’Europa si unisse sotto una bandiera cristiana, ispirata da una luce religiosa. Saint-Yves considerava anche che la Rivoluzione francese era stato un grave errore.

Comunque Saint-Yves non fu il primo occultista, a pensare a un’Europa unita, o almeno ad auspicare che i governanti d’Europa dovessero essere controllati da una singola autorità. Un’idea pressoché identica – in pratica un modello di Sinarchia – fu proposto alla metà del XVII secolo dal Rosa Croce Jan Amos Comenius, che nel dicembre del 1958 fu celebrato dall’UNESCO come ispiratore dei suoi ideali.

Saint-Martin condivideva in una certa misura questo ideale unitario, proponeva una sorta di nuova teocrazia sovrapposta a tutti i governi, e che il governo dovesse essere nelle mani di “commissari divini”.

Come molti idealisti del suo ambiente Saint-Yves proiettava le sue teorie nel lontano passato, convinto che le prime civiltà si fossero organizzate secondo le leggi del comando “naturale”, dimenticate dalla civiltà moderna. La sua visione sinarchica non solo del presente ma anche del passato compariva in una serie di libri sulla “Missione”: sulla missione dei sovrani (pubblicato anonimo nel 1882), dei lavoratori (sempre nel 1882), degli ebrei (1884), dei francesi (1887) e postumo (1910) sulla Mission de l’Inde en Europe, mission de l’Europe en Asie.[96]

Ispirato dalle opere di Fabbre d’Olivet, Saint-Yves era convinto che in tempi antichi l’Asia, l’Europa e l’Africa formassero un unico impero, sotto una sola religione e un solo sistema teocratico di governo; in altre parole, una sinarchica età dell’oro, che durò dal 7500 al 4500 a.C. Le religioni antiche della storia documentata – in particolare quelle di Egitto, Grecia e Gallia – non erano che lo smembramento e la dissoluzione di quella originaria religione globale.[97] Saint-Yves evocava figure come Apollonio di Tiana e Mosè (fondatore della “teocrazia d’Israele) come esempi di iniziati che possedevano il segreto dell’antica Sinarchia globale. Affermava anche che questo sapere sacro era noto, che aveva una “iniziazione segreta”, ma era stato distrutto dalla formazione della Chiesa di Roma, per la quale di potere divenne un’ossessione.

Gli attuali appassionati di quella che viene definita “storia alternativa” possono riconoscere nelle opere di Saint-Yves molti temi che stanno affrontando e in quel periodo (fine del XIX secolo) stavano acquistando popolarità nei circoli teosofici e simili, per esempio, l’esistenza di un’antica, progredita civiltà globale, non ammessa dagli storici convenzionali, della quale le prime culture riconosciute, come quella egizia, non erano che le eredi.

Molto di tutto ciò è delineato nel sue terzo libro delle Missioni, Mission des Juifs (1884) che provocò delle polemiche poiché introducendo idee sulla storia antica che portavano ha un’elaborazione sociale e politica. Nella ricostruzione di Saint-Yves, basata anche in questo sulle opere di Fabbre d’Olivet, la rilevazione della Sinarchia  si era verificata tre volte nella storia, la più recente delle quali era stata quella fatta a Gesù, ma in precedenza a Mosè e, la prima volta, a un personaggio eroico chiamato Ram – derivato dal dio indiano Ram – che nel 7500  a.c. aveva fondato l’antico impero sinarchico globale, che durò fino all’antico Egitto (il quale rappresentava la fine di civiltà anziché il primo fiorire di una nuova).[98]

Il segreto della Sinarchia, però, non era andato del tutto perduto per la storia, essendo stato tenuto in vita grazie a determinati gruppi e confraternite. Nella Mission des français (1887), Saint-Yves additava particolarmente i Templari come “padri spirituali della Sinarchia”, in quanto organizzazione religiosa paneuropea al di fuori del controllo secolare, che esercitava una considerevole influenza su questioni religiose, politiche ed economiche. Per questo motivo, esisteva una fecondazione incrociata tra Sinarchia e ordini neotemplari come il Rito Scozzese Rettificato. Saint-Yves sembra aver attinto ad alcune delle dottrine più profonde, e quei gruppi a loro volta adottarono i suoi ideali sinarchici. E naturalmente tutto ciò si ritrovava insieme perfettamente in Papus, che sintetizzò tutti questi dispariti elementi in un insieme complete in Papus. Scrivono Ulmann e Azeau: “…la riforma scozzese della massoneria …congiuntamente con la fonte del martinismo, promosse alcuni dei metodi e dei miti che più tardi sarebbero serviti da ispirazione al Movimento Sinarchico. La riforma innanzitutto attribuì un’origine illustre alla massoneria, facendone la continuazione degli antichi ordini di cavalleria. In secondo luogo, aggiunse numerosi nuovi gradi ai tre originali del rito inglese, il che face sì che un sapere nascosto fosse riservato a una élite, e permise il possesso di segreti che solo gli scettici definiscono immaginari”.[99]

Saint-Yves scriveva della massoneria: “Ai nostri giorni, la massoneria, cornice e ossatura di una teocrazia, è l’unica iniziazione che possieda il carattere di universalità e che, dal trentatreesimo grado, ricorda in piccolo… l’antica alleanza intellettuale e religiosa”.[100]

Saint-Yves non era semplicemente una qualsiasi eccentrico teorico della politica le cui idee furono adottate da un pugno di altrettanto eccentrici occultisti. Non solo la sua visione divenne dominante nell’intera società esoterica francese (grazie soprattutto a Papus), ma le idee – almeno per un certo tempo – furono prese sul serio in un’autorevole arena politica.

Dal 1882 – quando furono pubblicati i suoi primi libri sulla Missione – Saint-Yves cominciò a promuovere il proprio pensare in giri di conferenze, parlando quell’anno a una platea di mille persone, e successivamente a un importante convegno ad Amsterdam. Nel 1886 creò un gruppo di pressione, il Syndicat de la Presse Professionelle et Èconomique, costituito da economisti, imprenditori, e politici che aveva convertito alla Sinarchia. Esso esercitava attività di lobby su ministri, organizzando incontri per discutere le sue idee e distribuendo materiale informativo. Il gruppo toccava livelli alti di potere che comprendeva senatori e deputati, un ministro e nel 1899 uno dei fondatori dell’Action Française e perfino un futuro presidente della   repubblica.

Questo lavoro di riorganizzazione della società si rivelò troppo grosso rispetto ai settori politici ed economici che i sinarchici riuscivano ad influenzare, perciò se risultava troppo difficile ad entrare dalla porta principale il movimento sinarchico cercò altre vie. Saint-Vves aveva aggiunto un altro elemento, molto significativo, al suo programma. Non solo auspicava la Sinarchia quale forma naturale di governo e di organizzazione sociale del mondo moderno, e non solo affermava che era stato il sistema universale del governo mondiale nell’antichità, ma in più sosteneva che le vestigia di quell’impero globale esistevano ancora sotto forma di un’utopia sinarchica, nascoste agli occhi del resto del mondo in una landa segreta dell’Himalaya. Approfondiva questa affermazione nell’ultima delle sue Missioni, la Mission de l’Inde, che scrisse nel 1886, ma che soppresse durante la vita. Fu pubblicata, su iniziativa di Papus, nel 1910.

In questo che è uno dei testi chiave dell’esoterismo europeo, Saint-Yves introduce l’idea di Agartha, una terra organizzata sinarchicamente da qualche da qualche parte dell’Himalaya, dove la popolazione è governata da Mahatma, o maestri spirituali. Santuario e sacro centro di insegnamento, ha una biblioteca sotterranea che si estende per migliaia di chilometri, fin sotto il mare.[101]

Altri occultisti svilupparono l’Agartha di Saint-Yves, in particolare la relazione tra la terra sacra nascosta e il resto del mondo, come concetto chiave dell’esoterismo europeo. Saint-Yves aveva affermato che i suoi sovrani erano in contatto psichico con determinati individui nel mondo esterno – lui compreso – e che con questo mezzo stavano cercando di manovrare il pianeta in modo tale da potersi stabilire un contatto più aperto. Se il mondo fosse diventato sinarchico, i Mahatma si sarebbero dichiarati apertamente. Agartha quindi aveva solo un’influenza indiretta sul resto del globo, mediante specifici individui scelti. Presto però cominciò a circolare l’idea che i Mahatma avessero diretta sugli eventi del mondo e che potessero segretamente controllarli.[102]

Alla morte di Saint-Vves la Sinarchia prese la strade che non è detto che avrebbero incontrato la sua approvazione. Se quando i suoi tentativi di istituire la Sinarchia con mezzi scoperti fallirono lui rinunciò dedicandosi ad altro, i suoi successori semplicemente adottarono mezzi clandestini. Una rivoluzione popolare era esclusa, essendo le ideologie elitarie poco idonee ai movimenti di massa e con la crescente popolarità delle idee di democrazia e di libertà individuale, diventava sempre più futile di tentare di portare il popolo a far proprio il concetto di gerarchia, soprattutto per definizione la maggioranza del popolo appartiene agli strati inferiori. I sinarchici decisore la linea di conquistare il potere attraverso l’infiltrazione. La loro speranza di successo consisteva nel prendere il controllo delle istituzioni di governo facendo assumere a loro membri le posizioni chiave, da dove avrebbero eseguito gli ordini segreti dei capi dell’Ordine (o magari dei “poteri nascosti”), spingendo lo Stato in una direzione che avrebbe permesso un loro controllo ancora maggiore. Sinarchia finì per diventare sinonimo di “governo da parte di società segrete” (che non era quello che necessariamente desiderava quello che auspicava Saint-Yves).

La Sinarchia è un singolarissimo sistema che in apparenza non si colloca nel consueto spettro politico destra-sinistra. La sua fondamentale fede gerarchia e nell’élite la situano a destra, ma la convinzione che ogni parte della gerarchia sociale – le cellule dell’organismo – abbia una funzione importante con cui neppure l’élite è autorizzata ad interferire, riflette ovviamente che sembrerebbero più vicini alla sinistra (si potrebbe parlare di una concezione riformista organicista). Se si analizza attentamente, la concezione politica che è più vicino alla Sinarchia è il nazionalsocialismo, ed è per questo che i sinarchici degli anni ’20 e ’30 si sentirono più a loro agio a operare con i nazisti e con i fascisti italiani, due movimenti entrambi influenzati in una certa misura dal pensiero sinarchico.

La Sinarchia divenne la filosofia sotterranea di molte società esoteriche – se non tutte – e continuò a ispirare gruppi come il Sovrano ordine del Tempio Solare, che si dichiarava apertamente sinarchico.

 

 

LA CONNESSIONE EGIZIA

 

 

Se si fa una ricerca su certe idee che stavano alla base del boom dell’Egitto alternativo degli anni ’90 ci si imbatterebbe con le idee sinarchiche. Il “nonno” dell’egittologia alternativa, il filosofo e mistico alsaziano R. A. Schwaller de Lubicz (1887-1961), le cui idee sulla religione dell’antico Egitto e in particolare le ricerche svolte da lui e dalla moglie Isha, hanno influito su gran parte della più recente storiografia alternativa. I due, passarono gli anni tra il 1938 e il 1952 esaminando e misurando il complesso dei templi di Luxor, giungendo a una complessa  il complessa di templi di Luxor, giungendo a una complessa interpretazione del suo simbolismo Il tempo dell’uomo, pubblicata nel 1957, secondo la quale le maggiori realizzazioni della civiltà dell’antico Egitto, come la Grande Piramide e la Sfinge, sono di molti millenni più antiche di quanto si creda convenzionalmente e sono il prodotto della scienza di una progredita civiltà scomparsa, proveniente da Atlantide.[103]

Schwaller non fu solo un matematico o un filosofo, ma ebbe un ruolo nell’ambiente dell’occultismo parigino degli anni ’10 e ’20 e fu anche un attivista politico di estrema destra, le cui idee influenzarono in misura significativa il partito nazista. In effetti, gran parte della sua interpretazione della storia e della religione dell’antico Egitto fu modellata dalle sue idee politiche (razziali) ben prima che mettesse piede in Egitto.

Gli ideali politici di Schwaller erano influenzati dall’occultismo venivano direttamente dalla Sinarchia. La sua opera sull’antico Egitto si ispirava alla convinzione che quello fosse l’esempio perfetto della teocrazia, sinonimo in sostanza di Sinarchia. Non solo predicava idee sinarchiche, ma parte della sua ricostruzione del mondo antico, fino alle date, viene direttamente da Saint-Yves.

Nato nel 1887 ad Asnières in Alsazia (a quel tempo in Germania), René Schwaller – suo nome di allora – si trasferì a Parigi dopo gli studi di chimica, entrando in contatto con l’ambiente esoterico, in particolare con la Società Teosofica. All’interno di questa, nel 1918, lui e Isha formarono un loro gruppo chiamato Les Veilleurs (i veglianti), pubblicando l’omonimo bollettino.  Ma ruppe con i teosofi, che non vedevano di buon i suoi tentativi di politicizzare le loro dottrine, e fece dei Veilleurs – tra i cui membri c’era Camille Flammarion, ex amico e collega di Papus – un’organizzazione indipendente. Mescolando politiche e idee razziali con l’esoterismo, Le Veilleurs aveva come slogan una nuova versione del motto della repubblica francese: Hiérarchie! (In luogo di Egalite!) Fraternité!

Les Veilleuse era collegato con gruppi simili in Germania, esercitando con le sue idee una profonda influenza sull’embrione partito nazista, in particolare sul Vice di Hitler Rudolf Hesse, che spesso è stato messo in relazione con la Sinarchia.[104]

Uno dei membri più importanti dei Veilleurs era il poeta aristocratico lituano Oscar Vladislav de Lubicz Milos, che adotto formalmente Schwaller nel suo clan nel 1919, dandogli il nome di Chevalier de Lubic.

A quanto sembra Schwaller sciolse Les Veillleurs nel 1920, invitando i membri a usare i membri a usare quello che avevano appreso nelle loro sfere di elezione. Forse più che essere sciolta, la società stava entrando in clandestina.

Potrebbe essere significativo anche il fatto che Schwaller de Lubiez assieme ai suoi assicurasse ai suoi intimi di avere accesso di avere accesso a ciò che uno di essi più tardi definì “una fonte mistica… una fonte privata di conoscenza”, o Aor (che in ebraico per Luce).[105] Il concetto di mistica luce Aor compare anche negli scritti di Saint-Yves.

Schwal entrò in corrispondenza Jean Cocteau.

 

 

L’ALTRA EUROPA E IL RETAGGIO DI UNA CIVILTA’ PERDUTA

 

 

      Anche negli archivi Rumor si trova della documentazione molto particolare. Paolo Rumor non avrebbe riportato la seconda parte delle memorie (la prima era di natura politico-economica) se non si rese conto, di una singolare corrispondenza con nomi e situazioni presenti anche in certa saggistica che affronta temi storici, scientifici, archeologici, mitologici con approcci decisamente alternativi (appartengono a questo filone autori come De Santillana, Hapgoof, Hancock, Bauval, Baigent, Leigh, Collins e altri).

Nei circoli intellettuali in cui si muovevano i primi ispiratori dell’Unione Europea (e dietro ai quali si profilava la Struttura emersa dalla documentazione Rumor), sin dai tempi della Restaurazione, vi era la convinzione che un periodo storico plurimillenario stesse per concludersi, e per avviarsi un nuovo ciclo di evoluzione umana. L’idea del XIX secolo e l’inizio del XX, di alcuni documenti che confermavano e integravano il complesso di tradizioni e conoscenze (incluso un elenco cronologico degli affiliati) che la Struttura si tramandava da secoli. Da tali documenti, tenuti segreti per la loro straordinaria importanza, deriverebbero le informazioni contenute nel materiale appartenuto a Giacomo Rumor.

Agli inizi del XX secolo nella sinagoga di Nusaybin (in passato Nisibis, cittadina turca presso il confine con la Siria) sarebbero stati rinvenuti alcuni rotoli di rame, facenti parte di un più ampio materiale considerato perduto; Giacomo Rumor avrebbe ricevuto stralci delle traduzioni dai testi originali in greco.

I rotoli si ipotizza che attualmente conservati nientemeno che nella cappella di Rosslyn), in alcuni bauli posti sotto la cripta di sud-est, interrati nella camera sotterranea di mezzo, nel luogo corrispondente al punto ove si trova San Pietro che tiene in mano la squadra.

Il testo di Nusaybin conterrebbe la descrizione di un’età proto-storica caratterizzata livello di organizzazione sociale ed economica, nonché da avanzate conoscenze che si potrebbero già definire scientifiche e che l’umanità avrebbe conseguito solo nell’età solo nell’età illuministica. In quest’epoca remota sarebbero esistite delle comunità urbane in località costiere del Mediterraneo e di altre regioni, ora sommerse dal mare; poi, a causa di sconvolgimenti globali e repentine mutazioni climatiche, sarebbe seguito un lungo periodo di decadenza; quindi una fase di lenta, faticosa, parziale ricostruzione, in cui sarebbe stata determinante l’opera svolta da un gruppo di Illuminati. È precisamente a questo momento che risalirebbe l’istituzione della Struttura, la cui azione si sarebbe protratta nei millenni sino ai nostri giorni, attraverso un lungo elenco di persone che il di Nusaybin riporta espressamente, e da cui è derivato l’elenco parziale riportato nelle memorie (relativo al livello consultivo); nella parte più antica di tale elenco i membri vengono collettivamente designati come il Collegio dei Sorveglianti o anche i Custodi, corrispondente agli Illuminati di cui sopra.

Nel testo inoltre sarebbero citate tutte le località dove erano diffusi gli Illuminati, specificando che sono “prima dell’acqua”, da intendersi: prima che venissero sommerse dall’innalzamento del livello marino seguito al termine dell’ultima glaciazione (circa 10-11.000 anni fa). Alcune località sono riportate nelle memorie: l’isola di Galonia nel Mediterraneo (la Galonia Leta dei romani), situata nel luogo di Malta, la più grande di questo e un tempo persino unita alla Sicilia da una lingua di terra emersa: la “altura nel basso corso del Nilo”, identificabile con la piana di Giza: il “golfo partico, quello antico”, intendendosi con ciò la valle che anticamente esisteva in luogo dell’attuale Golfo Persico; il Golfo di Cambay, nell’Oceano Indiano, un tempo terraferma; “la penisola di Kumari, con i suoi quarantanove territori”, identificabile con il continente perduto della leggenda Tamil – Kumari Kandam – una lingua di terra unita all’estremità sud della penisola indiana e comprendente le isole Maldive e Sri Lanka; “il continente di Seille, prima della riduzione” ovvero Ceylon prima che il mare se ne prendesse una parte; “il continente Sondien”, identificabile con una vastissima regione un tempo emersa e unita all’Indocina, ma di cui oggi restano solo gli arcipelaghi dell’Indonesia e delle Filippine; “l’isola dei progenitori degli Jomon, prima dell’ascensione di Sosano”, che potrebbe corrispondere all’arcipelago delle Ryukyu (fra Taiwan, Okinawa e l’estremità meridionale del Giappone), in prossimità di un vastissimo territorio ora sommerso dalle acque nel Mar Giallo e del Golfo di Corea; “il continente di Kambu o Kolba” (identificabile con Cuba) “sito cinquanta giorni di navigazione a ponente dello scoglio di Calpe” (identificabile con Gibilterra); “l’arcipelago di Vacca, il cui nome precedente è quello di Colba, unica terra rimasta” (pertanto identificabile con il vasto complesso di terre emerse esistenti un tempo nella regione caraibica, in particolare presso la penisola della Florida e le isole Bahamas).

Oltre all’elenco degli affiliati e alla descrizione delle località, il testo di Nusaybin conterrebbe anche le rappresentazioni cartografiche di talune regioni costiere riportate in differenti condizioni e periodi di tempo; riporterebbe, inoltre, una sorta di rappresentazione metaforica e allusiva, degli eventi che si sarebbero abbattuti su quell’antica civiltà. A tali eventi si riferivano termini quali “caduta delle luci”, “accoppiamento”, “grande freddo”, “ritardo del sole sulla cima” e “incursioni della stella sulle regioni del monte”; cioè era associato all’idea di una punizione che avrebbe colpito l’umanità per la colpa di avere “guastato gli animali; creato le vite che lo Spirito e l’ordine non avevano voluto; accesso le luci che non danno calore; violato il corpo della madre e misurato le sue estremità; separato il seme della terra; bruciato l’acqua marcia; contato le anime nei loro orizzonti e studiato i loro cammini per poterle sorprendere all’uscita dalla porta del cielo”. Altri brani, ricopiati e tradotti dallo stesso Paolo Rumor, dicono “(…) prima dello spostamento del fuoco, quando il trapano non si era ancora scardinato; il leone era ancora sacrificato; gli angeli non si erano ribellati; l’acqua del mare obbediva all’abisso e non aveva iniziato a crescere. (…) i forzatori del cielo erano arrivati di seguito al leone (…) l’abisso e le onde di pietra avevano abbattuto gli uomini perché questi avevano profanato il corpo della madre misurando le sue estremità, saccheggiando le sue vene, rivelando i suoi segreti, accendendo luci che non danno calore, creando animali che lo Spirito non aveva voluto”. Sia parla di Giganti che, oltre ad essere responsabili delle colpe di cui sopra, avrebbero “spinto la ruota fuori del solco”. Subito dopo i Giganti sarebbero arrivati i Sorveglianti. Il linguaggio è evidentemente mitico, ma il testo di Nusaybin preciserebbe espressamente trattarsi di rappresentazione allegorica di fatti reali.

Un altro passaggio nel testo di Nusaybin affermerebbe: “I Sorveglianti sono divenuti Illuminati quando hanno posto le tre piattaforme rialzate sulla collina a fianco del fiume, nel luogo in cui l’alto e il basso si bilanciavano, lungo la via d’acqua che serpeggia fra le canne, sul punto di maggiore intersezione della rete, scrivendo con la pietra gli avvertimenti da rispettare”. Le cosiddette piattaforme sarebbero state completate migliaia di anni dopo, secondo il progetto originario che vi era depositato, ma con alcuni orientamenti modificati in base a mutati riferimenti spaziali e stellari; ciò a causa di un evento geofisico a cui ci si riferisce con l’espressione di “scivolamento del manto”. Questo luogo, chiamato anche “l’altura”, non sarebbe altro che Giza.

Fra i documenti di Rumor vi sono degli schemi grafici (planimetria e sezioni) che rappresentano un sistema di corridoi e ambienti sotterranei esteso a tutta l’area della Sfinge e delle piramidi di Giza. Questi schemi indicano anche il punto in cui nel 1872 sarebbero state rinvenute, da una spedizione privata, delle tavolette di gesso incise: un ambiente artificiale sotterraneo ubicato nel corridoio che collega la Sfinge (chiamata il “puntatore”) alla piramide di Nusaybin di cui si è già parlato, alcuni grazie all’archeologo Alexander Thorn, insieme al testo di Nusaybin di cui si è già parlato, alcuni decenni dopo la loto scoperta. Vi sarebbe scritto che coloro i quali avevano realizzato le “piattaforme” e scavato il “puntatore”, lo avrebbero fatto affinchè fosse trasmessa per sempre, “a chi possiede la conoscenza e ai ricercatori della via, il contenuto dell’avvertimento”. Il cosiddetto “avvertimento” consisterebbe in una serie di schemi geometrico-matematici, di coordinate geografiche, di allineamenti con località e con corpi celesti (espressi a volte per mezzo di ignote unità di misura di spazio e tempo) correlati a fenomeni di natura geofisica: la rottura dell’equilibrio nella rotazione terrestre e lo scivolamento degli strati più superficiali rispetto a quelli più interni del pianeta. Il riferimento è, evidentemente allo stesso tipo di disastrosi eventi descritti nel testo di Nusaybin: terremoti (chiamati “onde di roccia”) e “grandi piogge”, inondazioni, trasgressioni marine (scalini d’acqua) che avrebbero colpito la Terra in due periodi diversi, circa 8.000 anni fa e ancora prima 11.000 anni fa, “nell’età (precessionale) del Leone”. In seguito a ciò, il Collegio dei Sorveglianti avrebbe operato pre preservare la conoscenza della civiltà precedenti a tali eventi, realizzando un cosiddetto “tabernacolo” dove custodire “l’essenza spirituale” di coloro che avevano messo in movimento “la nuova era”. Una sorte di archivio, delle tavolette rinvenute.

La Struttura avrebbe incaricato numerosi e diversi specialisti allo scopo di studiare i rotoli di Nusaybin e le tavolette di Giza: Alexander Thom, come si è detto, sarebbe stato uno dei consulenti interpellati per la traduzione e l’interpretazione dei testi, altri sarebbero stati incaricati di comprendere e descrivere in termini scientifici i fenomeni geofisici a cui tali testi, aldilà del linguaggio figurato, si riferivano come a fatti reali.

Si tratta di nomi che sono noti per chi ha un minimo di familiarità con la saggistica alternativa: Alexandre Lenoir (1761-1839); Waynaman Dixon (1844-1930) e il fratello maggiore John; Hugh Auchincloss Brown (1879-1975); Alexander Thom (1894-1985); Marcel Griaule (1898-1956); Charles Hutchins Hapgood (1904-1982); Livio Catulo Stecchini (1913-1979); Adolf Erik Nordenskiold (1832-1901); Arlington H. Mallery; James H. Campbell.

Alcuni sono nomi di archeologi, antropologi, storici, come Lenoir, i fratelli Dixon, Thom, Stecchini, Griaule. Lenoir, archeologo, raccoglitore e conservatore del patrimonio culturale, fu anche massone e convinto sostenitore della discendenza della Massoneria dall’antico Egitto; i fratelli Dixon, ingegneri, ferroviari e archeologi dilettanti, sono noti per aver scoperto nel 1872 i cunicoli della Camera della Regina nella piramide di Khufu (e alcuni oggetti all’interno di essi); Thom è noto per le sue ricerche megalitiche europee (la “yarda megalitica” è una sua scoperta, anche se non concordemente accettata); Stecchini, professore di storia antica, fu autore di ricerche sulla storia  della scienza, della metrologia e della cartografia (formulò anche una controversa teoria numerologica sulla piramide di Khufu); Griaule (insieme a Germain Dieterlen), compì lunghi studi sulla cultura africana dei Dogon grazie ai quali si rivelarono inspiegabili conoscenze astronomiche sul sistema triplo di  Sirio.

Se la presenza in elenco di questi nomi è abbastanza singolare, lo è ancora di più i primi tre sopra citati, perché ci sono precise e significative relazioni che li legano reciprocamente. Cominciamo da Nordenskiold: si tratta di uno studio di cartografia antica il quale, esaminando approfonditamente i portolani medievali, giunse alla conclusione che tali mappe (molto – troppo – precise per l’epoca), dovevano avere un modello di riferimento prodotto in età antiche, probabilmente dai navigatori fenici. Guarda caso, il cartografo citato e utilizzato da Tolomeo era un certo Marino di Tiro (città fenicia, appunto). A dire il vero Tolomeo è l’unico a citare questo cartografo che l’avrebbe preceduto, tant’è che ad alcuni è sorto il dubbio che Marino non sia una persona in carne ed ossa, ma rappresenti invece la tipologia di carte nautiche prodotte e utilizzate da Fenici, e forse ispirate a loro volta ad una cartografia ancora più antica, come Tolomeo fa esplicitamente capire descrivendo il lavoro di Marino. L’ipotesi che Marino non sia una persona reale sembrerebbe rafforzata dal fatto che marinos in greco significa “pesce di mare”.

C’è un passaggio delle memorie di Rumor che si collega direttamente a questo punto, e anzi diviene comprensibile solo grazie ad esso. Per descrivere le ubicazioni in cui si sarebbe sviluppata la civiltà antidiluviana, le memorie fanno riferimento ad un “prototipo del pesce di mare”, oscura espressione che potrebbe stare ad indicare proprio l’opera di Martino di Tiro, intesa nel senso precisata da Nordenskiold, ossia come lo sconosciuto modello cartografico postulato all’origine dei portolani medievali. Le mappe incluse nei documenti consegnati a Giacomo Rumor potrebbero avere la stessa origine e far riferimento direttamente a tale prototipo; in ogni caso rappresentano senza ombra di dubbio, e con sostanziale precisione, la situazione del Golfo Persico, del Mediterraneo e delle Antille prima che il livello del mare cominciasse ad alzarsi per effetto dello scioglimento delle calotte glaciali.

Tornando all’elenco dei nominativi nelle memorie, vediamo il collegamento che esisteva tra Hapgood e Nordenskiold: in Maps of the ancient sea kings del 1966 Hapgood si riallacciava direttamente agli studi di Nordenskiold e avanza l’ipotesi dell’esistenza di un’antica e sconosciuta civiltà che avrebbe mappato l’intero pianeta e prodotto una cartografia le cui tracce si sarebbero viste poi, appunto, nelle carte fenice, nei portolani medievali e in altre sconcertanti mappe del XV-XVI secolo, di tipo diverso dai portolani, recanti informazioni anomale, come la celebre mappa di Piri Re’is. Questa in particolare fu fatta oggetto di un attento studio da parte di Hapgood, ma il primo a segnalare, nel 1956, le anomalie contenute in tale mappa fu Mallery, un altro nome che c’era nell’elenco: dopo una carriera nella marina militare, Mallery si era dedicato allo studio della cartografia antica (in particolare delle mappe vichinghe del Nord America e della Groenlandia); interpellato per esaminare la mappa di Piri Re’is, giudicò che la parte più meridionale della mappa rappresentasse l’Antartide prive della colta glaciale che oggi le ricopre.

Nordenskiold-Hapgood-Mallery costituiscono un terzetto contraddistinto dagli studi di cartografia antica; un altro terzetto, contraddistinto dagli studi di geofisica, è costituito da Brown-Hapgood-Campbell, con Hapgood come cerniera fra le due tematiche. Infatti, l’altra parte fondamentale della ricerca di Hapgood fu indirizzata a dimostrare la validità della teoria degli slittamenti della crosta terrestre, una evento che sarebbe causato dalla distribuzione asimmetrica delle masse del pianeta (in particolare i ghiacci polari) e che avrebbe catastrofiche conseguenze a livello globale. In verità Hapgood non fu il primo a proporre questa teoria: il primo fu Brown nel 1948. Quanto a Campbell, fu amico di Hapgood e suo collaboratore nello sviluppo e nella verifica analitica del modello geofisico alla base della teoria.

Secondo la documentazione di Rumor, Hapgood avrebbe ricevuto la traduzione delle tavolette di Giza e da ciò ricavato alcuni spunti per l’elaborazione e lo sviluppo della sua teoria degli slattamenti della crosta terrestre. Ora, si deve ammettere che tale teoria sia assolutamente pertinente nel contesto del materiale di Rumor e capace di fornire significato ad asserzioni che resterebbero altrimenti incomprensibili.

La chiave per la decodifica del progetto di Giza e per la rilevazione del suo messaggio sarebbe nella combinazione di due pre-esistenti teorie: quella di Bauval sulla correlazione stellare Giza-Orione (integrata con nuovi elementi e contributi originali), e quella di Hapgood sugli slittamenti della crosta terrestre. Ne risulterebbe una sorta di “disegno planetario” in cui l’ubicazione di numerosi siti antichi  in tutto il mondo acquista un preciso significato geodetico alla luce dei precedenti assenti della Terra; la stessa diffusione di determinati toponimi il cui significato rimanda a concetti astronomici, come Meru (la montagna sacra degli induisti, simbolo dell’asse polare) sembrerebbe ricollegassi alle linee di scorrimento della crosta terrestre in occasione degli eventi presumibilmente accaduti più volte in passato e descritti dalla teoria di Hapgood.

Nelle memorie di Rumor ci sono dei passaggi dove si afferma che “(…) vi sarebbe stata in India, in epoca (remota …) una struttura gemella con rapporti reciproci, poi estinta o riassorbita dalla prima. Essa è data per ubicata nell’antica valle dell’Indo, in una zona chiamata “Mero” (…) che veniva tenuta in considerazione (…) quale incrocio significativo di due linee della Terra identificate in epoca molto antica, corrispondente a quelle in cui erano avvenuti gli sconvolgimenti climatici (…) assieme alla cosiddetta “caduta degli angeli”, al “sobbalzo” della terra e allo ‘spostamento o rottura del palo (asse, colonna)’” queste affermazioni sono eguali a quelle dell’architetto Loris Bagnara Il segreto di Giza (Newton & Compton, 2003) dove si esprime lo stesso concetto e si evidenzia il dato di fatto della grande concentrazione di toponimi Menu nel territorio dell’attuale Pakistan. Un altro elemento da tenere considerazione è l’interpretazione fornita dalle memorie e dal libro di Bagnara del mito della ““caduta degli angeli”, che è presente in molte tradizioni fra cui quella ebraica. C’è un’interpretazione in chiave astronomica, come appare chiaro nei passaggi nei documenti di Rumor in cui si accenna alla registrazione del “movimento di discesa degli “angeli” cattivi e la corrispondente ascesa di quelli “buoni””. Tutto ciò viene detto nel consueto linguaggio figurato e allusivo, sarebbe conseguenza di una colpa; ma che non si tratti solo di un racconto mitologico lo si capisce dalla descrizione della Terra come formata da un “asse o pilastro” unita a una “struttura armillare” e circondata da un “vortice”: tutte formata da un “asse o pilastro” tutte espressioni possono essere intese come una rappresentazione della Terra nello spazio, con particolare riferimento al movimento precessionale. In altri termini, gli angeli non sarebbero altro che le stelle, le “incursioni della stella sulle regioni del monte” potrebbero significare l’ingresso di una stella nelle regioni celesti più settentrionali, per effetto del ciclo precessionale; e la caduta, al contrario, non solo significherebbe la discesa nelle regioni celesti meridionali (sempre per effetto del ciclo precessionale), ma alluderebbe anche alla discesa di un astro sotto l’orizzonte in conseguenza di uno slittamento della crosta terrestre.

Ora la fondatezza ivi contenuti nell’archivio si fonda quasi esclusivamente sull’autorevolezza delle persone coinvolte delle persone coinvolte e molto poco su riscontri concreti. Tutto ciò potrebbe essere spiegato dalla natura segreta della Struttura.

Ma soffermiamoci sugli elementi oggettivi che potrebbero contribuire ad avvalorare i contenuti della documentazione emersi dagli archivi.

Innanzitutto c’è da dire che il richiamo a cataclismi naturali, abbattutisi sulla Terra nel periodo terminale dell’ultima era glaciale, trova oggi precisi riscontri scientifici: non solo la riduzione delle terre emerse per effetto dell’innalzamento del livello del mare, come descritta nei documenti e nelle mappe di Rumor, è sostanzialmente corretta; sembrerebbe altresì, di poter confermare che siano altresì effettivamente accaduti, nello stesso periodo, eventi di natura astronomica e geofisica con disastrose conseguenze globali. Nel 2006, al meeting dell’American Geophysical Union ad Acapulco, un gruppo di ricercatori americani ha presentato una teoria secondo cui una cometa sarebbe caduta sulla calotta glaciale che ricopriva il Nord America, 12.900 anni fa, causando devastanti inondazioni ed estinzioni di  massa; altri studiosi primo fa i quali l’americano Paul LaViolette, ritengono che la Terra sia stata colpita dagli effetti di una potentissima esplosione del nucleo galattico, circa nello stesso periodo[106] inoltre, anche la stessa possibilità di un riorientamento degli strati più esterni della Terra rispetto all’asse di rotazione sembra trovare conferma (benché   non all’ampiezza ipotizzata da Hapgood).

Che nelle terre un tempo emerse e poi cancellate dall’innalzamento del livello marino, possano trovarsi vestigia di civiltà evolute è una possibilità concreta, avvalorata da recenti ritrovamenti di estese rovine sommerse, ancora oggetto di studio, proprio in alcune delle ubicazioni che le memorie citano: uno è il tratto di mare che separa la penisola indiana da Sri Lanka; un altro, ancora in India, è nel Golfo di Cambay.[107] Ma vale la pensa di ricordare anche le presunte strutture sommersa Yonagumi nel Mare della Cina, e la presunta città sommersa al largo di Cuba: benché i dati siano ancora molto controversi, è suggestivo il fatto che si tratti anche in questi casi di ubicazioni citate nelle memorie.

Il rincontro più impressionante, riguarda il luogo di ritrovamento delle tavolette di gesso, nei pressi della Sfinge. Secondo Rumor questo luogo sarebbe “(…) situato PR ubicato sotto (la Sfinge), in un ambiente artificiale semiallagato, con degli incavi laterali, al cui centro è ricavato un rialzo su cui giacciono delle colonne cadute”. Ora, questa descrizione richiama innegabilmente quella del cosiddetto “pozzo di Osiride” scoperto da Zhai Hawass nel 1999. Dopo l’acqua che riempiva quasi completamente il pozzo, Hawass descrive un vano con al centro un grande sarcofago su un basamento tagliato nella roccia e i resti di quattro colonne agli angoli; secondo una schema simile all’Osireion di Seti I ad Abydos, il canale d’acqua che circonda questa sorta di isola ed è interrotto in corrispondenza dell’ingresso alla camera prende così la forma della parola geroglifica pr (pronuncia pir), che significa casa e che Hawass riferisce all’epiteto “pr wsir nb rstaw” (casa di Osiride, signora di Rastaw) attribuito alla piana di Giza. Significativamente Rastaw (il nome di Giza per gli Egizi) era espressamente riferito all’idea di cunicoli sotterranei. Hawass non nega la possibilità che nei sottosuolo della piana di Giza vi sia un’estesa rete di passaggi, come è rappresentato di Rumor; peraltro lo stesso archeologo ha parzialmente esplorato un cunicolo che parte dal vano del sarcofago e procede per lungo tratto in direzione della piramide di Khufu.

Nelle memorie di Rumor il “segreto dei segreti” del mito di Rennes-le-Château, sembra essere sostituito da un altro segreto: la conoscenza di eventi remoti della storia della Terra e dell’umanità. Queste informazioni non hanno evidentemente nulla a che fare con quel mito né tanto meno con i gruppi esoterici che si erano serviti della sigla del Priorato di Sion come copertura.

Una possibile traccia l’ha suggerita l’architetto Loris Bagnara[108] egli afferma che esiste una traccia che porta ai gruppi rosacrociani operanti a partire dalla seconda metà del XIX secolo, in Europa e in America, a cominciare dall’AMORC (Antico e Mistico Ordine dei Rosacroce), il cui fondatore, Harvey Spencer Lewis, nel 1936 pubblicò un libro in cui erano contenute le mappe del sito di Giza, mappe venute in possesso di Rumor. Ma si può risalire oltre, perché Spencer Lewis, come dichiarò egli stesso, fondò il proprio movimento negli Stati Uniti nel 1915, dopo aver ricevuto l’iniziazione durante un viaggio in Francia nel 1909. Guarda caso, dagli USA si torna alla Francia. Bagnara ipotizza che il movimento che iniziò e ispirò Spencer fosse l’Ordine Kabbalistico della Rosacroce, fondato nel 1888 da Stalinslao de Guaita. Questo, ordine, a sua volta raccolse le tradizioni di movimenti rosacroce precedenti. È in queste tradizioni che si potrebbero trovare le conoscenze segrete sulla storia della Terra e dell’umanità, conoscenze che in seguito sarebbero giunte a Schumann (e quindi a Giacomo Rumor), non si sa se tramite l’Ordine Kabalistico della Rosa-Croce oppure l’AMORC.

Fra i membri conosciuti dell’Ordine Kabalistico della Rosa-Croce (OKRC), si possono annoverare: Stanislao de Guaita, come primo Gran Maestro; Papus (guarda chi si rivede), Joséphin Péladan, che se ne separò nel 1890 per fondare un suo Ordine della Rosa-Croce, principalmente incentrato sulla ricerca estetica.

La OKRC attirò immediatamente gli occultisti europei più influenti dell’epoca: Paul Adam (1862-1920), Jollivet-Castelot, August Reichel, l’abate (il cui vero nome era Calixte Mélinge, 1842-1933, curato di Morigny nella diocesi di Versailles, che sostituì Péladan) e tanti altri.

Papus come si è visto un testimone e partecipante della nascita di altre correnti Rosa-Croce di origine britannica (ad esempio la Golden Dawn), scrisse sull’Ordine Kabalistico della Rosa-Croce: “Il movimento Rosa-Croce avrebbe continuato nel silenzio, o nascosto dietro altre organizzazioni iniziatiche, se alcuni occultisti stranieri non avessero tentato di strapparlo alla Francia – luogo d’elezione delle tradizioni occidentali – alle sue origini, per convogliarlo in un movimento che avrebbe l’asse di gravitazione dell’esoterismo per porlo al di fuori di Parigi (…). Sarebbe stato sacrilego lasciare distruggere l’opera dei maestri d’occidente. Fu quindi deciso, dall’alto, di intraprendere un’opera di diffusione, destinata a scegliere, attraverso il lavoro e l’esame, quegli iniziati capaci di adattare la tradizione del nuovo secolo che si andava aprendo innanzi”.[109]

Sul suo aspetto più noto, quello dello studio e della formazione, si studiavano nell’Ordine le opere di Eliphas Lévei, Bulwer-Lytton (1803-1873), Fabre d’Olivet, Wronsky, Jacob Bohme, Emmanuel Swedenborg, Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint Martin. Si potrebbe tranquillamente dire che tutti i grandi mistici ed esoteristi, contribuirono alla divulgazione della conoscenza e della spiritualità.

Le generazione di occultisti francesi ed europei, che perpetuano le tradizioni iniziatiche e dei misteri d’occidente, furono in gran parte influenzate da questa scuola sconosciuta. Tra essi si potrebbe dire Saint-Yves d’Alveydre e Rudolf Steiner.

L’ OKRC fu l’ispiratore continuo delle correnti spirituali occidentali. È interessante osservare che la maggior parte dei rappresentanti dell’Ordine ebbe l’incarico di creare una scuola legata in modo invisibile alla tradizione madre.

Ci si trova davanti ad un paradosso: da una parte c’è una visibilità dell’Ordine dall’altra una segretezza sui riti perfettamente conservato dagli iniziati ed un apprendistato classico e rituale di grande qualità.

È in questo spirito che fu concepito l’Ordine e che continuò a perpetuarsi sia su un piano esterno sia uno interno, od ad occulto, nel Collegio Invisibile dei sei fratelli dell’Ordine e del Grande Patriarca Rosa-Croce che dirigeva questo gruppo. I Gran Maestri esterni dell’Ordine dopo Guaita furono: Francois Charles Barlet, Papus, Charles Detré (Teder), dal 1916 al 1918, Jeane Bricaud, che nel 1922 creò una Società Occultista Internazionale, con il medico Joseph Ferrua e la collaborazione di Jollivet-Castellot.

Il Gran Maestro esterno era un rappresentante pubblico dell’ordine che agiva sotto il controllo dell’Ordine internazionale e del Gran Patriarca Rosa-Croce, vera direzione occulta dell’OKRC. Questo rappresentante esterno non era autorizzato a rivelare nulla di propria di iniziativa.

Fino a Bricaud, il Gran Patriarca Rosa-Croce è allo stesso tempo il Gran Maestro dell’Ordine esterno, in seguito l’Ordine esterno cessa di esistere come tale. La trasmissione di Gran Maestro non è più che onoraria ed associata ad alcune responsabilità nella massoneria egiziana, nel martinismo o nello gnosticismo. È facile comprendere, visto che i personaggi che ebbero questo titolo non furono al corrente dell’iniziazione e riti interni dell’Ordine. Costant Chevillon e Robert Ambelain furono i soli a ricevere alcune descrizioni e tecniche derivante dell’Ordine interno ed autorizzati a metterle in pratica per la creazione degli Ordini di cui erano responsabili.

Sul piano dell’Ordine interno, la successione fu sempre trasmessa in modo ininterrotto con le stesse ragioni ed esigenze dell’ordine Rosa-Croce delle origini e nella regione che era sempre stata il crogiolo dell’ermetismo rosacrociano: il sud-ovest della Francia.[110]   Jean Bricaud, allora sia Gran Patriarca Rosa-Croce sia Gran Maestro esterno dell’Ordine, trasmise la carica occulta a L. – M.F.G. (1921), un religioso. J.B. fu il suo successore, quindi P.T. Fu a seguito di una riunione martinista in sua (1986), che rimise la sua eredità occulta ed alcuni oggetti rituali, segno di questa trasmissione, al Gran Patriarca Rosa-Croce che andava assumere questa carica, J. L. de Biasi.

Gli oggetti martinisti e rosacrociani potevano nuovamente illuminare gli altari dei maestri passati dell’Ordine.

Ma il momento di risvegliare l’Ordine non era ancora venuto. Il ciclo 111 anni doveva essere rispettano ed applicato. Nel 1999, l’Ordine interno poté riprendere i propri lavori occulti che devono svolgersi durante 7 anni. I primo periodo di quattro anni fu destinato al risveglio dell’ermetismo occidentale e a manifestare la sua presenza come in precedenza.

L’OKRC nuovamente vivificato dal contribuito di ermetisti, Rosa-Croce e martinisti, può ora aprire i suoi capitoli per avviare i suoi lavori come previsto nel 2006, conclusione della sua manifestazione.

 

LA SINARCHIA DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE

 

 

L’aspetto che colpisce in Vaincre del periodo bellico e nell’ordine degli Alpha Galates era il loro patrocinio per l creazione degli Stati Uniti d’Europa, o Stati Uniti dell’Occidente. Anche dopo la guerra il Priorato ha continuato a insistere sull’importanza dell’ideale europeista – in pratica è l’unica cosa rimasta – e ovviamente gli Stati Uniti d’Europa sono anche il cuore dell’ideologia sinarchica. Ma in sé questo non vuol dire necessariamente che l’Alpha Galates fosse un’organizzazione sinarchica poiché è del tutto possibile tutti quelli che auspicavano l’unità europea fossero necessariamente dei sinarchici.

Comunque, non solo gli articoli di Vaincre su Atlantide e il passato più antico vengono direttamente dalla ricostruzione storica di Saint-Yves, ma Camille Savoire afferma esplicitamente che i membri dell’Alpha Galates credono nella Sinarchia.[111]

Tutto ciò deriva dal fatto che la provenienza di Alpha Galates – e del successivo guscio vuoto che è il Priorato di Sion – viene come si è visto prima dalla rete di società segrete e di ordini massonici occulti che convergono tutti sulla Sinarchia: sotto la leadership di Papus, l’Ordine Martinista fu imbevuto dall’ideologia sinarchica; il Rito Scozzese Rettificato – riformulazione della Stretta Osservanza – godeva di una relazione di reciproca inseminazione con la Sinarchia, basata sul concetto che i Templari originari furono i principali sinarchici medievali, con il Rito come loro incarnazione moderna.

Un altro aspetto molto importante è l’importanza per l’Alpha Galates dell’opera del filosofico (e martinista) Paul Le Cour, che viene citato in Vaincre, senza però lasciare intendere che fosse un adepto.

Le Cour era certamente un ammiratore di Saint-Yves: i suoi libri presentano rimandi diretti della sua opera, incorporano anche Agartha e quant’altro. Le Cour presentava anche alcune innovazioni che sarebbero centrali nelle tradizioni delle principali del Priorato, tra cui una delle principali è l’importanza di Bourges.

Nei Dossier Secrets il Priorato di Sion si associava indirettamente con una strana società cattolica: l’Hiéron du Val d’or, fondata a Paray-le-Monial nel 1873 del barone Alexis de Sarachaga y Lobanoff e dal gesuita Victor Dernon. Il Priorato stabilisce il nesso con l’inclusione di una singola pagina del 24 giugno 1926 del suo giornale, da un articolo riguardante il simbolismo del Sacro Cuore, nei Dossier Secrets d’Henri Lobineau. Non ci sono commenti né spiegazioni, ma la sua sola presenza presumibilmente implica che il Priorato approva le finalità dell’Hiéron du Val d’Or.

L’Hiéron era una stranissima miscela di cattolicesimo tradizionale e filosofie occulte, nella convinzione che, avendo avuto origine in Atlantide, il cristianesimo fosse la tradizione universale così fervidamente ricercata dagli esoteristi. Questa convinzione potrebbe facilmente liquidata una sciocchezza, se non fosse che il barone de Sarachaga contava tra i suoi amici personali due papi, Pio IX e Leone XIII

Tra gli obiettivi di questa società era la creazione di una teocrazia a cui gli occhi le nazioni saranno solo province, i loro governanti saranno solo dei proconsoli al servizio di un governo mondiale occulto costituito da un élite. Per l’Europa, questo regno del “Grande Re” implica la doppia egemonia del Papato e dell’Impero, del Vaticano e degli Asburgo che sono il suo braccio destro.[112] I suoi devoti aspettano anche con ansia il Millennio nel 2000, quando il Secondo Avvento avrebbe istituito il regno di Gesù sulla Terra, il grande segreto della società era il nome sacro e la “parola del potere” “Aor-Agni”, ebraico per “Luce-Fuoco”. Il progetto però finì in nulla con lo scoppio della prima guerra mondiale e la morte di de Sarachaga nel 1918, anche se l’Hiéron du Val d’Or tirò avanti fino al suo scioglimento nel 1927.

Ma nei suoi ultimi l’Hiéron du Val d’Or esercitò una forte influenza su Paul Le Cour, che era attivamente coinvolto nell’organizzazione dal 1923. Dopo il declino dell’Hiéron, Le Cour fondò un’associazione chiamata semplicemente Atlantis per continuare l’opera. Come influenzò l’Ordine degli Alpha Galates, così fece l’Hiéron.

Ancor più interessante, Paray-le-Monial sembra essere stata scelta dall’Hiéron du Val d’Or come sua base perché era anche il centro del culto cattolico del Sacro Cuore. Ripreso come simbolo del monarchismo cattolico nella seconda metà del XIX secolo, il punto focale immediato del movimento fu la costruzione della basilica del Sacré-Coeur a Montmartre, per iniziativa di Hibert Rohault de Fleury, della stessa famiglia di Paul-Urbain de Fleury di Rennes-les-Bains. E, a chiudere il cerchio delle connessioni, il maggior finanziatore del progetto fu il conte de Chambord.

Potrebbe essere significativo anche il fatto che due zie del generale de Gaule erano monache del Sacro Cuore, mentre lui stesso studiò dai gesuiti del Collegio del Sacro Cuore di Antoing in Belgio, e rimase un cattolico molto devoto, la cui religione modellò in maniera consistente la sua visione della Francia e del suo proprio destino.

L’idea di un movimento devozionale cattolico estremamente convenzionale che lavorasse fianco a fianco con un gruppo che legava il cristianesimo ad Atlantide potrebbe apparire ridicola, ma la connessione andava più in là del fatto che avevano sede nella stessa cittadina. Nel 1921 il Sacro Cuore pubblicò una rivista intitolata Regnabit, che portava il sottotitolo “La rivista universale del Sacro Cuore”, parte della mente di un oblato di Maria Immacolata di nome, Félix Anizan, che lavorava a stretto conto non solo con il centro del Sacro Cuore a Paray-le-Monial, ma anche con Gabriel de Noaillet, successore del barone de Sarachaga alla testa dell’Hiéron du Val d’Or. Ma padre Anizan aveva un altro stretto collaboratore a Regnabit: un confratello del suo ordine chiamato Émile Hoffet.

 

 

 

 

 

 

 

IL CAMALEONTE

 

 

La Sinarchia subì un radicale rimescolamento e riorientamento dopo le convulsioni della prima guerra mondiale avevano mandato in aria tutte le vecchie certezze e cambiato tutte le regole.

Senza alcuna possibilità di affermarsi apertamente il sinarchici adottarono un nuovo piano che si potrebbe definire “rivoluzione invisibile”: infiltrarsi in posizione chiave di governo – o convertire chi già le occupava – permettendo ai leader della loro élite di prendere il controllo, in un modo o nell’altro, senza farsi notare. Una volta preparato il terreno perché i sinarchici consolidassero la loro presa, la nuova élite “illuminata” poetava andare avanti con la “rivoluzione dall’alto”

Operando sul controllo all’interno, la Sinarchia può lavorare in ogni sistema di governo, anche se tende a preferire i regimi apertamente dittatoriali, che hanno strutture fortemente centralizzate e quindi un minor numero di istituzioni di cui prendere il controllo. I sistemi a democrazia liberale, con la divisione dei poteri e i controlli reciproci, presentano un elemento di incertezza per una pianificazione a lungo termine.

Poiché non hanno alcuna affiliazione politica tradizionale, i sinarchici sono dotati di una suprema capacità di cambiare forma, assumendo senza scrupoli qualsiasi identità, dalla democratica, e dalla New Age alla cattolica tradizionalista. Per molti versi, si potrebbe definire che la loro parola d’ordine è “opportunismo”; convertire le masse, o anche imporre la loro ideologia, è relativamente poco importante.

Anche le ambizioni più vaste della Sinarchia sono cambiate radicalmente, se Saint-Yves pensava innanzitutto in termini di Francia e poi di Europa, i suoi seguaci posteriori – in particolare tra le due guerre – cercarono di imporre “un governo mondiale di una élite iniziata” sotto “la legge di Dio per l’organizzazione della società”.[113]

Alla morte di Papus si verificò una spaccatura nell’Ordine Martinista, riguardante in parte l’importanza dell’ideologia sinarchica, alcuni, d’accordo con Papus, la ritenevano fondamentale per l’Ordine, mentre altri non erano convinti che corrispondesse necessariamente alla filosofia di Saint Martin.

A Papus succedette brevemente come Gran Maestro Charles Téder (noto come Charles Detré che è stato anche, come si è visto prima; Gran Maestro esterno dell’Ordine Kabalistico della Rosa-Croce (OKRC) che morì nel 1918.  Poi sotto Jeanne Bricaud (1881-1934) l’Ordine compì il passo per respingere la Sinarchia.  Bricaud completò il processo iniziato da Téder ammettendo all’Ordine solo ai massoni. Le donne furono escluse. Quelli che erano contrari a queste riforme, soprattutto alla rottura con la Sinarchia, formarono l’Ordine Martinista e Sinarchico nel gennaio 1921, guidato da Victor Blanchard (1878-1953), noto anche come Paul Yeser (che tra l’altro era anche il capo delle segreteria generale della Camera dei Deputati). Il giornale del novo ordine prese il nome evocativo di Le Voile d’Isis (il velo di Iside).

Non è da scartare l’ipotesi che la divisione dei martinisti in due ordini, in due ordini uno politico e l’altro apolitico, sia stato il tentativo di offrire ai leader una via di fuga nel caso in cui le loro attività politiche si fossero ritorte contro. Quest’ipotesi potrebbe apparire plausibile se si osserva l’atteggiamento di Costant Chevillon, Gran Maestro dell’Ordine Martinista “apolitico” dal 1933 al 1944, anno in cui fu ucciso, era attivo nei circoli sinarchici.[114]

Nel 1922 l’Ordine Martinista Sinarchico istituì il Comitato Centrale Sinarchico (CSC), un organismo che organizzava gruppi di studio che avevano lo scopo di reclutare un élite di giovani ambiziosi funzionari pubblici. Nel 1939 il CSC adottò il nome con cui è più noto, quello di Mouvement Synarchique d’Empire (MSE) e cominciò a reclutare con il sistema della catena – per cui ogni membro aveva contatti limitati con gli altri – utilizzando anche l’Ordine Martinista.[115] Un membro del Comitato Centrale scrisse in seguito: “I veri sinarchici che conoscevano al tempo, e che erano legati al movimento internazionale, non facevano ovviamente parte del Comitato; Jeanne Monnet né Clémentel, né Alexandre Millerand, per citare tre uomini la cui appartenenza al movimento non fu mai un mistero per i veri iniziati. Il CSC era composto soprattutto di giovani, ex politecnici, giovani ispettori delle finanze, membri più giovani di grandi famiglie imprenditoriali, dotati allievi dei gesuiti. Fu così (Yves) Bouthillier, che aveva superato gli esami per l’Ispettorato delle Finanze nel 1921, entrò nel Comitato e ricevette di trovare membri nell’Ispettorato; perché spesso erano membri dei gabinetti dei ministri delle Finanze a susseguirsi uno all’altro, soprattutto nel periodo cruciale 1926-1927”.[116]

Per politecnici ci si riferisce al terreno di reclutamento preferito dai sinarchici, l’École Polythecniquipe, nota come “la X”; forse è significativo che uno dei più intimi di Papus fu il colonello Albert de Rochas (1837-1914) suo ex direttore degli studi. Contrucci, biografo della Calvé, scrive delle sedute spiritiche da lui tenute nella scuola.[117] De Rochas dedicò molto tempo ed energie a indagare sui meccanismi della comunicazione tramite medium, cosa sicuramente approvata da Papus. Ma gli interessi non convenzionali di de Rochas finirono per costringerlo a dimettersi dalla scuola.

Il Patto Rivoluzionario Sinarchico per l’Impero Francese era esplicitamente il manifesto del MSE. Poiché fu tenuto segreto per diversi anni, le circostanze precise della sua creazione sono ignote ma esordisce con questo sinistro avvertimento: “Ogni illecito possesso del presente documento espone a sanzioni senza limiti prevedibili, quale che sia il canale da cui sia stato ottenuto. In tal caso la cosa migliore è bruciarlo e non parlarne mai”.[118]

Le prime copie di cui si ha notizia sono datate settembre 1936, anche se probabilmente fu concepito all’indomani dei disordini del 1934.[119] Della sua esistenza però non si sarebbe saputo nulla fino al 1941, quando ne fu trovata una copia tra le carte di un uomo d’affari che si era suicidato sotto l’occupazione tedesca, e anche se l’esistenza del Patto fu riportato dalla stampa dell’epoca, non fu pubblicato n forma accessibile che nel 1946.

Poiché un membro di un gruppo di studio dell’MSE riconobbe la loro analisi nel testo,[120] il Patto era chiaramente frutto di una collaborazione, ma gli unici specifici nomi collegati alla sua redazione sono quelli di un esoterista di nome Vivian Postel du Mas e dell’imprenditore Jean Coutrot.

In 13 “punti fondamentali” e 598 “proposizioni”, il manifesto espone le basi della “rivoluzione invisibile” o “rivoluzione dall’alto”. Fine ultimo è la Sinarchia mondiale, da “istituire in ogni paese secondo l’ ‘asse storico’ del paese in questione”: in altri termini, in diversi paesi saranno impiegati diversi metodi, a seconda del particolare sistema di governo. Comunque il Patto in sé è dedicato specificamente alla Francia, perché è missione di questo paese guidare il mondo alle glorie della Sinarchia.

Il Patto si opponeva nettamente al parlamentarismo della Terza Repubblica, in quanto veniva ritenuto un prodotto di importazione dall’estero perciò inadatto per la Francia. A proposito del clima politico degli anni ’30, il Patto riconosce che “attualmente il bolscevismo è idoneo per i popoli euroasiatici, come il fascismo per il popolo italiano, il nazismo per quello tedesco, il parlamentarismo per il britannico”.

Il Patto prosegue: “Contro tutte le forme relative all’anarchia lottiamo senza pietà”, questa frase fu significativamente ripresa nella dichiarazione degli Alpha Galates su Vaincre dove si afferma che essi sono “contro l’anarchia in tutte le sue forme” (anche se l’abilità camaleontica di cambiare colore per favorire la causa la si vede in alcuni gruppi giovanili sinarchici odierni, che si dichiarano anarchici).[121]

Il Patto afferma che la rivoluzione sinarchica è fatta per il popolo, nell’interesse del popolo e dal popolo il regime sinarchico sarà controllato. Attenzione il Patto parla di popolo e non di masse, sembrerebbe un concetto confuso, ma si chiarisce quando si afferma che a tutti gli individui sarà permesso di partecipare alla gestione dello Stato nella misura in cui la loro posizione nella società li qualifica al compito. In altre parole, è una sorte di democrazia graduata: alcuni, letteralmente, sono più uguali di altri. Per esempio, mentre il Patto riconosce che “anche i più deboli hanno dei diritti” che vanno protetti perché ciascun “diritto” è bilanciato da un “dovere”, tutti i diritti sono definiti dal servizio che ciascun individuo è in grado di svolgere per la società. La Sinarchia si basa sull’idea che esiste una “gerarchia naturale” in ogni cosa: nella famiglia, nelle professioni e nelle industrie, e a ogni livello dello Stato, dal comune alla nazione.

L’impero di cui l’MSE prendeva il nome è definito come il “raggruppamento organico delle nazioni maggiori”, raggruppamenti che sarebbero stati in numero di cinque: l’Eurafrica, i paesi dell’impero britannico, le Americhe, le nazioni pan-euroasiatiche (l’URSS) e le nazioni asiatiche. Ma tutti questi sarebbero stati controllati dalla Maggiore Società di nazioni (o governo mondiale).[122]

La partecipazione è aperta “a tutti gli attivisti di buona volontà senza distinzione di origine, razza, sesso, religione, classe o partito, che sono pronti a essere cittadini dell’Impero Francese” e che si impegneranno alla “lotta sinarchica rivoluzionarie difenderanno i valori tradizionali della Francia. Ovviamente, il Patto propugna una Unione Federativa d’Europa definita pare brevità anche Unione Europea.[123]

Redigere e distribuire un patto del genere era una cosa, ma che l’MSE avesse qualche realistica probabilità di realizzare le sue ambizioni dichiarate era un altro paio di maniche. Ma rimane il fatto, che la Sinarchia riuscì a esercitare una reale influenza nella Francia degli anni ’30, attraverso la sua associazione con due organizzazioni, una clandestina nell’ombra e l’altra che operava alla luce del sole.

 

 

IL MOVIMENTO POLITICO DEGLI ANNI ’30 IN EUROPA

 

 

Gli anni ’30 furono caratterizzati dalla prima crisi generale del capitalismo (che si manifestò in maniera lampante nel crollo di Wall Street del 1929). Lungo tutto il periodo della prima crisi generale l’attività politica della borghesia fu determinata da due tipi di contraddizioni ambedue molto acute e antagoniste nel corso della crisi generale, due contraddizioni che persistono lungo tutto il periodo e delle quali in alcuni casi è principale l’una, in altri l’altra. Da una parte la contraddizione tra la classe operaia e la borghesia, espressione della contraddizione fondamentale   di tutta l’epoca capitalista, la contraddizione tra le forze produttive già collettive e i rapporti di produzione capitalisti, la contraddizione fra i gruppi imperialisti che nasceva dal fatto che il capitale accumulato era troppo grande per valorizzarsi tutto e ogni parte di esso poteva valorizzarsi solo a spese delle altri parti: nessun capitalista ovviamente era disposto a sacrificarsi e solo la forza poteva decidere chi soccombeva e chi si rafforzava. Quindi stente la crisi generale in corso anche la contraddizione tra gruppi imperialisti era una contraddizione antagonista. La contraddizione tra gruppi imperialisti si trasformava inevitabilmente in contrasto tra Stati imperialisti e in lotte politiche in ogni paese.

La prima contraddizione poneva la borghesia il compito di reprimere il Movimento Comunista. Questo compito presentava per la borghesia due aspetti: reprimere il Movimento Comunista nel proprio paese e nelle proprie colonie ed eliminare l’Unione Sovietica. L’eliminazione del primo paese socialista era per tutta la Borghesia Imperialista un obiettivo importante anche da punto di vista economico (poter nuovamente estrarre profitti e rendite dai lavoratori dell’ex impero russo, imporre a qui popoli il rispetto degli investimenti finanziari che la rivoluzione aveva annullato), ma era più importante dal punto di vista politico. La vittoria della rivoluzione in Russia galvanizzava le forze rivoluzionarie dei paesi imperialisti e della colonie.

Ogni comunista dei paesi imperialisti e ogni rivoluzionario delle colonie venne dichiarato dalla borghesia dichiarato “agente di Mosca”; in questa dichiarazione confluiva sia l’illusione della borghesia che sarebbe stato possibile soffocare il Movimento Comunista locale se esso non avesse avuto un retroterra nell’Unione Sovietica, il tentativo di mobilitare una parte delle masse popolari contro il Movimento Comunista facendo leva sulla difesa dell’indipendenza nazionale.

L’attività politica in quel periodo dai gruppi e dagli Stati imperialisti può essere compresa solo alla luce di queste due contraddizioni che riguardavano ogni gruppo e Stato imperialista. Il filo logico che unisce le varie manifestazioni della loro attività politica può essere trovata solo alla luce di queste due contraddizioni. La situazione oggettiva poneva alla classe dominante di ogni paese come compito fondamentale il contenimento del Movimento Comunista in un periodo in cui la situazione oggettiva (la crisi economica e la conseguenza della crisi dei regimi e degli ordinamenti politici) portava continuamente le masse a sollevarsi contro l’ordine costituito degli Stati borghesi; in cui le contraddizioni tra i gruppi imperialisti dei vari paesi erano molto forti[124] a causa della crisi economica, erano continuamente alimentate dalla ribellione delle masse e si traducevano in contraddizioni tra Stati.

Crisi economica e ribellione delle masse spingevano ogni gruppo e ogni Stato borghese a cercare di aumentare la massa dei profitti e di assicurare la stabilità del proprio potere accaparrandosi profitti e rendite anche con misure che dovevano ostacolare l’attività degli altri gruppi e degli altri Stati (protezionismo, svalutazioni competitive, ecc.) e ritagliandosi zone in cui vietare con misure politiche la concorrenza commerciale e finanziaria dei capitalisti degli altri paesi. Tutto ciò acuiva la contraddizione tra i gruppi imperialisti.

Ogni gruppo politico vennero, in quel periodo, valutati dalla borghesia co questo metro: erano o no capaci di impedire l’affermazione del Movimento Comunista e di soffocarlo dove si era già affermato? L’assetto politico dei vari paesi e del mondo doveva essere cambiato. Ciò era imposto dalla crisi economica. Prima o poi in tutti i principali paesi imperialisti questa necessità si fece strada tra gruppi influenti della borghesia, il cambiamento divenne un programma accettato e perseguito con maggiore o minore consapevolezza e compattezza della classe dominante di ogni paese imperialista che ritiene impossibile a governare con i vecchi metodi fin qui impiegati. Di conseguenza ogni gruppo politico “eversivo” ebbe udienza e appoggio presso la borghesia nella misura in cui dava affidamento di perseguire con efficacia il Movimento Comunista.[125]

Il contenimento del Movimento Comunista passava anche attraverso la liquidazione dei comunisti, dei rivoluzionari, delle organizzazioni rivoluzionarie e l’intimidazione delle masse popolari con misure terroristiche, con operazioni di vari genere: dalla liquidazione dei singoli esponenti, alle azioni squadriste, la persecuzione sistematica, le infiltrazioni, le provocazioni, le campagne denigratorie. Questa strada venne largamente praticata lungo tutto il periodo da tutti gli Stati borghesi, da quelli più democratici (USA, Gran Bretagna, Francia ecc.) a quelli più reazionari (gli Stati baltici, finlandese, ungherese, polacco, austriaco, rumeno, italiano, tedesco, ecc.). A questo fine erano usati sia i mezzi istituzionali dello Stato sia strutture parallele, private, e in apparenza “incontrollabili” e “indipendenti”.

Ma la strada della liquidazione dei comunisti e delle organizzazioni del Movimento Operaio, l’intimidazione delle masse popolari era praticabile solo per brevi periodi ed era efficace solo se serviva a guadagnare tempo per dar luogo a misure che alleviassero le condizioni economiche delle masse. Nessuno Stato borghese può reggersi a lungo principalmente sull’intimidazione terroristica delle masse (mentre può condurre una liquidazione selettiva delle avanguardie). Questo proprio a causa della costituzione materiale della società borghese, del carattere sociale del processo produttivo e, in definitiva, della natura peculiare del Modo di Produzione Capitalista che si fonda sulla compravendita di cose e di forza-lavoro e sullo scontro tra le diverse frazione di capitale.

La ribellione delle masse a sua volta era fondamentalmente alimentata dalla crisi economica, ma era sostenuta dall’azione del Movimento Comunista Internazionale e dall’esistenza e dai successi dell’Unione Sovietica.

Le crisi accentuava le contraddizioni fra i vari gruppi di imperialisti. Non c’è da meravigliarsi che i rapporti tra i capitalisti in questa fase erano di natura banditesca.[126] Le vicende e le fortune dei singoli individui sono comprensibili solo se intese come conseguenza dei movimenti generali in cui si sono svolte, rovesciando la relazione che la cultura borghese normalmente cerca di raffigurare: essa, infatti, pone le caratteristiche degli individui come causa dei movimenti sociali.[127]

Le contraddizioni interimperialistiche sono insite nel Modo di Produzione Capitalista, ma diventano acute, antagoniste e politicamente determinanti nei periodi di crisi generale. In questi periodi la continuazione del progetto di valorizzazione di una frazione del capitale (la produzione di profitti, ossia la produzione di plusvalore) deve per forza avvenire, oltre che a spese dei lavoratori, anche a spese del processo di valorizzazione di un’altra frazione di capitale, perché è impossibile che la massa di profitto complessivo aumenti in misura adeguata alla valorizzazione di tutto il capitale accumulato.

Quindi l’attività della borghesia in quel periodo, come si diceva prima, fu guidata dall’obiettivo del contenimento del Movimento Comunista. Questo obiettivo si articolava nella liquidazione dell’Unione Sovietica, nella liquidazione o nella corruzione dei partiti comunisti, nella ricerca di rimedi, anche solo temporanei, agli effetti più diffusi e gravi della crisi economica tra le masse.

Nel perseguimento di questo obiettivo, ogni gruppo e Stato imperialista doveva fare i conti con le sue contraddizioni interimperialiste, ogni gruppo e Stato imperialista doveva fare i conti con la contraddizione che lo opponeva alle “sue” masse che spesso, la parte più avanzata, trovavano nel partito comunista la loro direzione più o meno affermata e capace. Questo è il contesto del movimento politico degli anni ’30.

La borghesia tedesca optò per il nazismo come mezzo per reimporre la sua disciplina alla società tedesca, in primo luogo alla classe operaia, liquidando prima i comunisti, e in seguito i socialdemocratici (e tutti gli altri partiti borghesi).

Il nazismo era il mezzo adeguato allo scopo perché mobilitava ampie masse, facendole confluire nella stessa direzione, alcuni gruppi sufficientemente consistenti ed energici, ognuno mosso da un proprio movente specifico, al momento non conflittuale con quello degli altri gruppi nazisti.[128]

I moventi erano la disponibilità a vendersi a chiunque in grado di pagare offriva un impiego, quale che fosse il lavoro da fare purché coperto dall’impunità derivante dal fatto che l’offerente apparteneva alla classe dominante; il risentimento generico, le frustrazioni individuali e la disperazioni generati dalla sconfitta nella prima guerra mondiale, dal crollo del potere di acquisto causata dall’inflazione del 1923 e dalla crisi; il desiderio di carriera e di ricchezza; l’antisemitismo e il razzismo antislavo; la cultura nazionalista; la convinzione che l’unica via al benessere stava nell’ampliamento dello “spazio vitale” della nazione tedesca; il gusto e l’abitudine alla disciplina e al dispotismo gerarchico propri della classe dominante germanica e in particolare prussiana,[129] ecc.

Questi e altri moventi, se a ognuno di essi era garantita o relativamente promessa soddisfazione, bastavano per un tempo che non fosse tanto lungo da far disperare il successo (il nazismo compì la sua scalata al potere in 10 anni) a fornire truppe e quadri dirigenti a un movimento che avesse i mezzi finanziari e le coperture statali (l’impunità e la complicità).[130]

Il nazismo era quindi il movimento di cui poteva servirsi quella parte della borghesia tedesca decisa a imporsi anche all’interno della propria classe cambiando l’asseto politico del paese, risolvendo quella crisi politica che i suoi intellettuali (come Carl Schmitt)[131] avevano già illustrato e sacrificando a questo fine anche una parte degli interessi borghesi, pur di sopravvivere e di ristabilire la disciplina del proletariato e nel resto della società.

La pia e colta borghesia tedesca poteva servirsi del nazismo ovviamente solo se, come si suole dire, “turandosi il naso” e lasciando uno sfondo sufficiente alle specifiche caratteristiche e agli specifici moventi di ognuno dei gruppi che componevano il movimento nazista: da qui il consenso della legalitaria borghesia germanica ai metodi spicci, alle procedure extralegali e sommarie, all’esecuzione squadrista degli oppositori, alla caccia all’ebreo,[132] alla violazione della proprietà degli oppositori e delle minoranze nazionali,[133] ecc.

Il movimento nazista poteva stare assieme solo a queste condizioni. La borghesia tedesca aveva bisogno come si diceva prima di ridisciplinare gli operai, conquistare i mercati e trovare occasione di investimento. Per reclutare un potente esercito anticomunista adeguato al compito di stroncare la rivoluzione proletaria, doveva contemporaneamente condurre una crociata revanscista, per la cancellazione del diktat di Versailles, antislava, antiebraica ecc. La borghesia non poteva porre apertamente e isolatamente il contrasto reale (capitalismo – comunismo). Doveva nasconderlo sotto la veste di un contrasto generale tra la salvezza del popolo e il benessere del popolo tedesco da una parte e dall’altra la presenza al suo interno di “elementi estranei e nemici” (che le varie correnti naziste individuavano ognuno a modo suo) e la presenza di popoli slavi ai suoi confini orientali.

Nell’immediato sia le contraddizioni interimperialistiche, sia il risentimento per la sconfitta del 1918 e per le imposizioni dell’Intesa (che erano in sostanza le imposizioni degli Stati inglese e francese) convogliavano lo Stato tedesco verso Ovest. È contro gli obblighi imposti dall’Intesa che lo Stato tedesco riprende la Saar (1935) riarma e militarizza la Renania (1936). E dagli Stati imperialisti dell’Ovest che esso deve avere l’assenso per annettere l’Austria (1938), i Sudeti (1938), la Boemia (1939). E l’Intesa che ha tolto allo Stato tedesco le colonie, che ha imposto e riscosso riparazioni, posto sotto controllo lo Stato tedesco, espulso le aziende tedesche dai mercati, espropriando banche e proprietà di cittadini tedeschi all’estero. Come potenza commerciale, finanziaria e militare all’epoca l’Unione Sovietica non esisteva. Anzi era la borghesia tedesca che aveva rapinato e saccheggiato i popoli della Russia Sovietica dopo il trattato di Brest-Litovsk del 1918. Poi l’Unione Sovietica aveva aiutata la borghesia tedesca nella resistenza all’Intesa dall’accordo di Rapallo del 1922 in poi. I mercati già pronti erano a Ovest o nelle mani dei grandi gruppi imperialisti dell’Ovest. Ma gli Stati imperialisti dell’Ovest erano troppo forti per prevalere su di essi attaccandoli frontalmente. E soprattutto, sosteneva lo Stato maggiore tedesco, non si doveva combattere su due fronti.

Il tratto specifico del nazismo era quello di essere un regime della Borghesia Imperialista capace di adottare le misure politiche necessarie per ristabilire la sottomissione delle grandi masse e fare di essere una grande forza combattente che marcisse agli ordini della Borghesia Imperialista. La “libertà di azione” del regime nazista era limitata da questo suo ruolo. La guerra contro l’Unione Sovietica doveva essere preparata non solo militarmente, ma (cosa più complessa) politicamente. Gli interessi della borghesia tedesca l’avevano portata nel 1914 a scontrarsi con le borghesia inglese e francese e durante gli anni ’20 e ’30 gli stessi interessi immediati la contrapponevano alle borghesie francese e inglese. Ci voleva un’operazione politica per forzare la situazione deviando nell’immediato questi interessi da un obiettivo non direttamente realizzabile e fargli convergere su un obiettivo realizzabile perseguendolo la borghesia tedesca non solo si contrapponeva alla borghesia inglese e francese, ma prendeva la direzione nella guerra contro il comunismo e nello stesso tempo procurava a se stessa un terreno di espansione enorme. Il successo del nazismo come progetto unificante della borghesia tedesca sta nella sostanza in questo contenuto: porsi alla testa della Borghesia Imperialista di tutto il mondo nella crociata contro il comunismo e ritagliarsi un adeguato nello sfruttamento della popolazione mondiale. A questo fine fare del popolo tedesco una grande forza combattente ai suoi ordini, facendo leva sulle contraddizioni interne e immediate, ognuna capace di mobilitare una parte consistente del popolo tedesco.

Quindi da una parte le contraddizioni interborghesi erano reali e forti; d’altra parte la borghesia tedesca doveva innanzitutto consolidare il fronte interno risanando le ferite della sconfitta, poi buttarsi sull’Unione Sovietica. Gli Stati francese, inglese e USA non avevano motivo di muovere guerra alla Germania; avevano un motivo per attaccare l’URSS e spalleggiare la Germania nell’aggressione; dovevano reprimere il movimento comunista all’interno e il movimento di liberazione nazionale delle colonie e oggettivamente i due movimenti erano alleati. Gli Stati francese, inglese e USA non potevano tuttavia permettere, oltre a certi limiti, il risanamento delle “ferite” che indebolivano il fronte interno tedesco: Alto Adige, Alsazia e Lorena, Danzica, i Sudeti, l’Alta Slesia, le colonie, i beni tedeschi all’estero, la presenza commerciale e finanziaria tedesca nel mondo. Quindi i gruppi imperialisti e gli Stati tedesco, francese, inglese e USA concordavano sull’obiettivo strategico, ma erano in contrasto sui passaggi tattici: i passaggi tattici che la borghesia tedesca doveva compiere per mettersi in grado di affrontare l’obiettivo strategico la ponevano in contrasto con le borghesie francese e inglese.

Riassumendo: la borghesia tedesca poteva risolvere le sue contraddizioni con il resto della borghesia imperialista (inglese, francese e USA) solo diventando la direzione di tutta la borghesia imperialista nel perseguimento di un interesse comune: la liquidazione del comunismo. Quindi doveva non solo estirpare il comunismo nel suolo tedesco, ma fare del popolo tedesco una potente forza combattente anticomunista di cui la borghesia di ognuno degli altri paesi imperialisti inutilmente aspirava a disporre.[134] Il nazismo era lo strumento adeguato a far leva su tutte le contraddizioni secondarie interne per farne quella forza combattente anticomunista di cui aveva bisogno. Ma lo sviluppo necessario per far leva su queste contraddizioni secondarie acuiva le contraddizioni interimperialiste e accresceva il pericolo di uno scontro diretto tra la Borghesia Imperialista tedesca e il resto della Borghesia Imperialista.

 

 

LA CAGOULE

 

 

Capito il quadro internazionale torniamo adesso a vedere sulle due organizzazioni (una clandestina e l’altra pubblica) attraverso le quali il movimento sinarchico cercava di realizzare un’influenza nella Francia degli anni ’30.

La prima (quella clandestina) è l’associazione coperta con la rete terrorista di destra nota come Cagoule (cappuccio).[135]

La Cagoule era una coalizione di gruppi violenti di estrema destra, anti Fronte Popolare e anticomunisti. Molti di questi gruppi che sorsero in questo periodo erano sorti nell’ambiente militare (e anche fuori di esso ovviamente), ma a unificarli fu la Cagoule. I gruppi principali erano il CSAR (Comité Secret d’Action Révolutionnaire); l’OSARN (Orgasation Secrète d’Action Révolutionnaire Nationale), la Spirale (una ree della Cagoule all’interno dell’esercito, fondata nel 1937 dal maggiore Georges Loustaunau-Lacau), l’UCAD (Unione de Comités d’Action Défensive), creata e diretta dal generale dell’aviazione Arthur Duseigneur, e l’Union Militaire Française. La rete si dava il nome di Organisation Marie, dal nome in codice “Marie”, del suo leader Eugène Deloncle.[136]

I due associati di Deloncle in questa iniziativa erano il colonello Georges Groussard e il dottor Henri Martin, uno dei più grandi cospiratori francesi del XX secolo, implicato in ogni genere di cose, dalla sollevazione del 6 febbraio 1934 all’OAS degli anni ’60, e che fu coinvolto anche nel ritorno di de Gaulle nel 1958. Martin (1895-1969), espulso dall’Action Francais per violenza nel 1930, era il capo della pianificazione della Cagoul e il colonello Groussard uno dei capi intelligence e il collegamento tra i gruppi civile della Cagoul e le cellule dell’esercito.

Pétain, anche se non era mai stato membro di una delle organizzazioni militari della Cagoul (almeno per quanto sia possibile accertare), le teneva d’occhio tramite il maggiore Loustaunau-Lacau.

Un altro futuro leader bene informato sulla Cagoule era il generale Henri Honoré Giraud, grande rivale di de Gaulle alla leadership della Francia Libera durante la seconda guerra mondiale.

Attivo sia nella rete della Spirale sia nel CSAR, il maresciallo Franchet d’Esperey (ottenne il grado nel 1921) che viene definito dal giornalista Pierre Péan “il protettore semiufficiale della Cagoule”,[137] in diretto contatto con il Consiglio Superiore di Deloncle, Martin e Groussard.

Finanziata da diversi ricchi industriali, tra cui comparivano membri della famiglia Miceli ed Eugène Schueller, fondatore di L’Oreal,[138] la Cagoul fu un attore determinante che favorì la caduta della Francia, nel 1940. I cagoulard furono tra i più attivi agenti di Hitler, Mussolini e Franco in Francia.

Gli esuli italiani Carlo e Nello Rosselli furono assassinati dalla Cagoule nel giugno del 1937 su incarico del governo fascista italiano. Il movimento di Mussolini fu preso come un grande modello dalla Cagoule, come anche il regime franchista in Spagna, mentre la Cagoule non idolatrò mai il nazismo tedesco allo stesso modo.

Nel settembre del 1937 bombe della Cagoule esplosero nelle sedi di due organizzazioni imprenditoriali di Parigi. Nella caccia ai colpevoli – inizialmente i sospetti caddero su degli anarchici italiani – la polizia arrestò tre trafficanti di armi, arresti che portarono alla scoperta di tre depositi di fucili, mitragliatori, munizioni e bombe a mano, armi contrabbandate dall’Italia, presso diversi indirizzi parigini. Vi fu una serie di arresti in varie zone del paese, tra cui quelli di Deloncle (nei cui uffici la polizia trovò una lista di 4000 membri), del generale Duseigneur e del duca Pozzo di Borgo. Vi furono irruzioni in due giornali, il Courier Royale e La Libre Parole, diretto da Henri Coston, il giornalista antisemita collaborazionista che sosteneva Vaincre. Infine in un garage del Boulevard de Picup, fu scoperto un vero e proprio arsenale.

La Cagoul usava la rete di gallerie nel sottosuolo di Parigi per le sue attività – gli incontri si svolgevano proprio sotto il Palais du Luxembourg, sede del Senato – e al tempo delle retate del 1937 aveva preparato i piani per un golpe. Scopo dell’operazione non era quello di prendere il potere ma di far scoppiare una crisi che permettesse a Pétain e ad altri militari di prendere il controllo del paese “nell’interesse della sicurezza pubblica”.

Il 23 novembre 1927, il ministro degli Interni Max Dormoy annunciava che i documenti avevano come fine la sostituzione della forma repubblicana, con un regime dittatoriale, prima di procedere alla restaurazione della monarchia.[139]

C’è da chiedersi quale è la connessione tra la Cagoule e la Sinarchia.

Scrive Richard F. Kuisel: “La Cagoule presentava una forte rassomiglianza con l’MSE. Entrambe erano società cospiratrici, anche se la Cagoule differiva per il ricorso alla violenza. Stranamente, pur essendo nemica della massoneria, la Cagoul ne imitava, il rituali, il simbolismo e i metodi di reclutamento. L’ex capo della Cagoule, Eugene Deloncle, paragonava le procedure di reclutamento al “metodo della catena” degli Illuminati”.[140]

Un rapporto segreto sugli eventi del 1937, citato da J.R. Tournoux, collegava il CSAR/Cagoule con l’MSE: “Nel 1937, gli affiliati del Movimento Sinarchico erano molto numerosi e già al loro posto all’interno, e alla testa, dei maggiori organi dello stato. Ma il CSAR fallì nel suo tentativo di insurrezione (arresto di Deloncle il 25 ottobre 1937”.[141]

Non tutti i membri delle organizzazioni, civili o militari, raccolte sotto l’ombrello della Cagoule condividevano l’ideologia occulta della Sinarchia – forse molti non ne avevano mai senti parlare – ma era certamente l’ideale che motivava i suoi leader, come Eugéne Deloncle. Uno dei suoi più stretti collaboratori cagoulard ricordava il suo enigmatico commento: “Ora ne sono sicuro: un circolo esiste, una consorteria che controlla notevoli interessi, che sembra avere gli stessi nostri obiettivi riguardo allo stato e all’Europa. È una società molto chiusa, di pensiero e di interessi. Sto cercando un’apertura. Voglio sapere dove è diretta questa gente. E poi, dal punto di vista finanziario, questa alleanza potrebbe darci un consistente aiuto”.[142]

Nel suo libro sulla Cagoule del 1970, Philippe Bourdrel scrive “Eugène Deloncle, questo amante dell’esoterismo, trovò ispirazione nello studio delle società segrete”. Benché Deloncle odiasse il comunismo, gli ebrei e i massoni, paradossalmente, come spiega Bourdrel “i detestati massoni erano tuttavia oggetto di invidia e di ammirazione e invidia. Non era proibito imitarli cercando di distruggerli”.[143]

   Deloncle presenta un’altra connessione molto interessante. Il suoi coinvolgimento con la Cagoule cominciò quando era ingegnere marittimo a Saint-Nazare, e secondo il ricercatore francese Roger-René Dagobert, a lavorare al suo financo c’era un certo Francois Plantard – cugino di Pierre Plantard.[144]

 

 

L’ESPANSIONE DELL’INFLUENZA DELLA SINARCHIA

 

La Sinarchia stava avendo il suo impatto anche su un’altra sfera della vita francese degli anni ’30: i movimenti giovanili, soprattutto su ispirazione di Vivian Postel du Mas – identificato come uno degli autori del Patto Sinarchico – e Jeanne-Pierre Monteils, questi due personaggi furono responsabili della fondazione nel 1930, ma forse sarebbe meglio dire della sua riorganizzazione sotto questo nome.[145]

Vedova di uno scrittore italiano, la Canudo (nome di iniziata Kryia) fu definita dall’editore Maurice Girodias “la mente occulta dietro i partiti radicale e socialista, un’avventuriera militante della massoneria femminile e della causa delle donne in generale”.[146] Aveva conosciuto Postel du Mas negli anni ’20 nella confraternita dei Polari. Fondata dall’italiano Cesare Accomani (che assunse il nome di Zam Bhotiva), gli occultisti di destra della confraternita dei Polari vantavano membri eminenti come il poeta Maurice Magre e, per qualche tempo, René Guénon. Seguivano la linea sinarchica attribuendo il reale controllo del gruppo a una fonte spirituale detta “l’Oracolo”. Più significativamente, il Gran Maestro dei Polari fu un certo periodo Victor Blanchard, fondatore e capo dell’Ordine Martinista e Sinarchico.[147] In altre parole, i Polari erano un’altra facciata per la Sinarchia.

Uno dei membri della confraternita dei Polari era il poeta e scrittore Maurice Magre (1877-1941) che era stato un amico del giovane ufficiale delle SS Otto Rhan, lo storico ricercatore del Graal, che tra l’altro era considerato un suo maestro culturale: si erano frequentati a Parigi andando insieme più volte alla Biblioteca Nazionale per le loro ricerche sui catari, dato che Magre aveva fornito a Rhan indicazioni e conoscenze per muoversi nell’Ariège, la regione del famoso castello cataro di Montségur.

Appariva evidente dalle indagini delle SS e di Rhan che, secondo la confraternita dei Polari, che aveva poi finito per prendere sede a Parigi con l’aiuto della Società Teosofica internazionale, la luce dell’illuminazione interiore necessaria per l’uomo per raggiungere il divino (e il Graal, qualunque cosa fosse, eterico e fisico insieme, era uno strumento indispensabile per ottenere questo viatico di iniziazione) si trovava su un piano fisico tra le lande misteriose dell’Asia Centrale (tra lo Xin Jiang e i monti Kunlun), e non più al Polo Nord, da dove era discesa milioni di anni or sono. Il percorso iniziatico spingeva verso la ricerca verso le lande dell’Asia centrale.

Questo centro iniziatico era l’Agharti [148](sotterranea) o la Shamballa (in superficie), oppure entrambi punti dualistici di eguale forza esoterica. Ma il Grall, dove si trovava in realtà?

Come si è visto, Parigi era (ed lo è ancora oggi) un punto fondamentale di conoscenze esoteriche e di sedi di società segrete, massoniche e teosofiche: per i nazisti era fondamentale di impossessarsi di tutto il materiale documentale di queste organizzazioni.

Il 13 agosto 1940 il nuovo governo francese filo-tedesco di Vichy, su ordine del Maresciallo Pétain, da sempre antimassone, stabiliva lo scioglimento di tutte le logge massoniche e delle società segrete francesi, la liquidazione coatta dei loro beni e la confisca di tutti i documenti.

Perciò grazie a Heydrich, capo dell’SD e al suo ufficio per le ricerche segrete culturali, ci fu lo spostamento in Germania di tutta la documentazione delle logge massoniche, dei teosofi e dei Polari, le cui carte erano a disposizione della FUDOSI (Federazione Universale Degli ordini e delle Società Iniziatiche) fu ritardato di quasi un anno, con grande disappunto di Alfred Rosemberg:  il ministro del Reich voleva che la Scuola di Francoforte e il suo Ufficio culturale archeologico avessero a disposizione tutto il materiale sequestrato per riscrivere la storia dell’Occidente degli ultimi secoli in chiave antimassonica e antigiudaica. Più avanti, nel 1943-44, anche Julius Evola venne concesso di studiare a Vienna parte di questo materiale scottante.

E da queste ricerche delle SS che era emerso che nel periodo che va dal 1928 al 1930 i Polari avevano fatto degli scavi ed esplorato nelle grotte nella zona del castello di Montségur ma non avevano trovato niente di particolare, a parte delle scritte preistoriche.

Canudo e Postel du Mas uscirono dai Polari nel 1930 formando il Groupe des Veilluers (Il gruppi dei veglianti), che aveva la sede in uno spazioso e lussuoso appartamento nel parigino Boulevard de Saint-Germain. La somiglianza del nome con l’organizzazione di Schwaller de Lubicz di dieci anni prima non è una coincidenza, poiché Postel du Mas ne aveva fatto parte.[149]

Postel du mas e la Canudo seguirono le mire politiche di Saint-Yves, tanto per la Francia quanto per l’Europa: lei cominciò nel 1933 fondando il giornale Terre d’Europe, sottotitolato Rivista dei Costruttori dell’Europa Unita, e istituendo l’équipe Européenne, per produrre pubblicazioni e creare una rete di svariate altre organizzazioni europeiste.

La Canudo fondò uno dei più importanti movimenti giovanili all’indomani delle violenze di piazza del 6 febbraio 1934, gli États Généraux de la Jeunesse. Tre anni dopo si ampliò diventando gli États Généraux de la Jeunesse d’Europa. Chiaramente, una fondamentale tattica sinarchica consisteva nel propagandare i suoi ideali presso le nuove generazioni. Il primo congresso degli États fu aperto il 21 settembre 1937 da un discorso del sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Francois de Tessan. La Canudo ottenne anche fondi dal governo francese per finanziare il congresso giovanile.

Il progetto di Jeanne Canudo coinvolgeva certamente autorevoli esponenti del paneuropeismo, come Anatole de Monzie, l’ex ministro degli Educazione e Gason Riou che era attivo anche nella Lega per gli Stati Uniti d’Europa fondata nel 1934.

Significativamente, nel 1936 Postel du Mas esponeva l’idea di Kryia degli États Généraux de la Jeunesse d’Europa: “Solo i giovani d’Europa hanno la capacità di compiere quest’opera, di unificare tutto il continente. Il compito principale sta nell’istituire un equilibrio costruttivo nel mondo. Questo compito lo svolgiamo sotto la direzione di Kryia si è assicurata la necessaria assistenza politica: in Francia, Justin Godard al senato, alla camera Gaston Riou, Anatole de Monzie nel governo, Émile Roche al Consiglio Economico – gli uomini che detengono il potere reale. All’estero, abbiamo ovviamente Keyserling, ma soprattutto Coudenhove-Kalergi, e dietro di lui un buon numero di uomini di stato e diplomatici o giovani autorevoli economisti come Jeanne Monnet. Ma sta alla gioventù dare vita a tutto questo. Sta ai giovani fondare la nuova democrazia internazionale, l’Europa Unita”.[150]

Il Justin Godard di cui si parla (1871-1956) era la luce guida del partito radical-socialista, e presidente del senato, che manteneva da lunga tempo stretti rapporti con la Canudo.[151] Ma il nome più significativo è quello di Coudenhove-Kalergi, austriaco di madre giapponese che nel 1922 (lo stesso anno di fondazione dell’MSE) lanciò l’idea della Pan-Europain Germania e in Austria. Due anni dopo fondava l’organizzazione Pan-Europa, insieme con un rivista dallo stesso nome. Vero principale manovratore del progetto europeo, Coudenhove-Kalergi, come un “sinarca di alto grado”.[152]

È possibile che nel perorare l’Unione Europea Coudenhove-Kalergi fosse motivato non solo da ragioni geopolitiche ma anche da interessi esoterici credeva, per esempio nelle profezie di Nostradamus.

Di Coudenhove-Kalergi si sa che apparteneva alla Massoneria, che era 18° grado, Sovrano Principe Rosa+Croce, del Rito Scozzese, come massoni erano quasi tutti i suoi collaboratori e amici più stretti: Hjalmar Schacht (1877-1970), membro della Gran Loggia di Russia e che divenne presidente della Reinchsbank (la banca centrale tedesca) e ministro dell’economia nella Germania nazista tra il 1935 e il 1937; Edward Benes, iniziato nel 1924 alla Loggia Ian Amos Komensky n. 1 di Praga, divenne presidente della repubblica cecoslovacca dal 1935 e sempre dal 1935 Presidente della Assemblea generale della Società delle Nazioni (antesignana dell’organizzazione che dopo la guerra si chiamò ONU; Sean Mac Bride membro dell’Ordo Templi Orientis (OTO); Karl Haushofer (1869-1946), famoso teorico della geopolitica; e tanti altri.

Questi personaggi furono promotori di istituzioni, fondazioni che non avrebbero potuto vivere agire e se non fossero state alimentate dalle larghissime sovvenzioni elargite dai banchieri, i quali sono pertanto i veri motori del loro potere e della loro attività politica. È evidente che l’ideologia mondialista promossa da questi intellettuali, coincide con la massima possibilità di scambio commerciale e di conseguenza con l’accumulo di capitale. La spinta più forte alla costruzione dell’Unione Europea e a quella mondiale, nasce dall’interesse primario dei grandi industriali e dei grandi banchieri all’allargamento della piazza del mercato.

Un altro associato significativo di Postel du Mas e della Canudo fu Jean Monnet (1887-1979), al tempo emergente economista – protetto dal famoso statista George Clemenceau – che se allora non era particolarmente noto, ben presto acquistò risonanza internazionale, pur preferendo esercitare la sua considerevole influenza restando dietro le quinte. Mentre nel 1939 la guerra incombeva, guidò una delegazione negli USA per negoziare l’acquisto di aerei americani per il programma di riarmo di emergenza della Francia, e durante il conflitto fu responsabile del rifornimento di armi ed equipaggiamento per la Francia Libera. Si fece paladino della proposta di un’unione tra le Gran Bretagna e la Francia nel giugno 1940, nel disperato tentativo di portare avanti il conflitto durante il crollo della Francia. Dopo la guerra l’entusiasmo di Monnet per l’unificazione europea gli procurò l’appellativo di “Padre del Mercato Comune”.

Alcune di queste proposte persone sostenevano il movimento giovanile della Canudo perché già legati all’ideale di unità europea o, come di chiamava allora, del paneuropeismo. Ma altri, come Monnet, furono conquistati alla causa della sua iniziativa. Questo potrebbe apparire strano che una delle organizzazioni più influenti che si batteva per l’Europa Unita operante prima del secondo conflitto mondiale, da cui dovevano emergere i protagonisti fondamentali – che letteralmente modellarono il destino del continente – era in realtà la creazione di un’occultista e sinarchica.

 

LA SINARCHIA DURANTE IL SECONDO CONFLITTO MONDIALE

 

Dopo la caduta della Francia e l’avvento del regime di Vichy sotto il maresciallo Pétain, gli ex Cagoulard prepararono il loro ritorno.

Essi formarono la guardia del corpo di Pétain, fino a costituire la spina dorsale della temuta Milice la polizia politica di Vichy. La milizia era un’evoluzione del Service d’Ordre Légionnaire (SOL), creato nel dicembre 1941 come un “élite paramilitare” per sostenere la Rivoluzione Nazionale. Le dottrine del SOL propugnavamo la purezza razziale e la diffusione della “civiltà cristiana”. Nel gennaio del 1943 il SOL si reincarnava nella Milice, che nel 1944 contava 1944 circa 15.000 membri e controllava diverse prefetture, tutta la polizia francese, i mezzi di comunicazione, le prigioni e il sistema giudiziario (al momento della liberazione circa 1.500 miliziani furono fucilati, ma molti altri andarono a nascondersi in monasteri e conventi in Francia e in Canada).[153]

Se non tutti i cagoulard erano sinarchici come Deloncle, la preminenza dei cagoulard a Vichy doveva significare che anche i sinarchici erano in ascesa. In effetti, tutti e tre gli originari Consigli Superiori della Cagoule ebbero posizioni importanti sotto il regime di Vichy.

Nel marzo 1939 Eugéne Delonclè creò il Mouvement Social Révolutionnaire, (MSR).

Con Marce Déat, nel febbraio 1941 fondò anche il Rasemblement National Populaire (RNP), che nel primo articolo del suo statuto si dichiarava a favore della collaborazione franco-tedesca, della difesa dell’impero francese, la “costruzione economica, politica e spirituale dell’Europa” e la “sviluppo dell’Africa con la cooperazione dell’Europa” (ossia l’Eurafrica).[154]

Ex ministro dell’Aeronautica, Marcel Déat (1894-1955) era un socialista[155] passato al collaborazionismo sotto l’occupazione.

Deloncle tornò anche alle sue antiche pratiche da Cagoule. Max Dormoy, ministro degli Interni al tempo dell’arresto di Deloncle nel 1937 fu assassinato nel luglio 1941, e anche se non è mai stato provato, sono in molti a credere che Deloncle fosse il mandante. Si pensa che ci fosse dietro il tentativo di assassinare Déat, e del leader di Vichy Pierre Lavale, un mese dopo. Nell’ottobre 1941, con l’avallo delle SS, lui e i suoi colleghi dell’MSR fecero saltare le sinagoghe di Parigi.

Gli altri due membri fondatori della rete della Cagoule, il colonello Groussard e il dottor Martin, furono coinvolti nella rete di spionaggio di Vichy, Groussard divenne capo della polizia di sicurezza, i Groupes de Protection, mentre Martin – che in seguito prese il posto di Groussard – ebbe l’incarico di controllare e indagare su gruppi politici e individuali sospetti sia a Vichy sia ai tedeschi.

 

I CAGOULARD DI DE GAULE

 

Come sempre, per l’intrecciassi di diversi e svariati progetti, la vicenda era più complicata di quanto potrebbe apparire. Se è vero, che gli ex cagoulard fornivano la spina dorsale del regime di Vichy, erano anche i fedeli sostenitori della Francia Libera di de Gaulle. La cosa fu rilevata in un libro controverso uscito nell’ottobre 1945, De Gaulle dictateur, di Henri de Kerillis, ex deputato della Seine, che da uno dei politici più esplicitamente antinazisti negli anni d’anteguerra. Giudicò prudente lasciare la Francia al momento della Francia al momento della sconfitta, assumendo un ruolo attivo nella causa della Francia Libera dall’altro dell’Atlantico, e fondò a New York il giornale gollista Pour la Victoire.

Inizialmente appassionato ammiratore e sostenitore di de Gaulle, che aveva conosciuto prima della guerra, de Kerillis cominciò a nutrire dubbi sui metodi e le ambiziosi del generale finendo per rompere con lui nel marzo del 1943. Il figlio, in una delle sue ultime lettere – prima di essere catturato e assassinato nel 1944 – descriveva il padre come un “gollista prima di de Gaulle, con de Gaule e dopo de Gaule”.[156]

Nel suo li de Kerillis afferma che de Gaulle era caduto sotto l’influenza di ex cagoulard.

Fece delle affermazioni molto inquietanti in merito a questa: “la Cagoule esiste, e non ha mai smesso di esercitare una potente pressione, coronata dal successo. Sul generale de Gaule e sul suo movimento”.[157]

Altri ex Cagoulard come Loustaunau-Lacau facevano il doppio gioco, lavorando per Vichy a Londra, o lavorando per il SOE e lo spionaggio della Francia Libera.[158]

Una delle figure di spicco identificate da Kerillis come ex cagoulard era Henri d’Astier de la Vigerie (1897-1952), agente della Francia Libera. D’Astier era membro del “Comitato dei Cinque” – di cui faceva parte anche Jacques Lemaigre-Dubreil, uno dei fondatori della Cagoule – che preparava i gruppi di resistenza a sostenere l’operazione Torch (lo sbarco degli angloamericani in Nordafrica). Ma è possibile che anche lui facesse il doppio gioco, assicurandosi che qualunque parte avesse vinto lui non avrebbe perso. Anche se dopo il successo dell’operazione Torch fu messo alla testa della forza di polizia algerina, le sue ambizioni erano molto più vaste.

Ci sarebbe da porsi la domanda su come era possibile come potevano esserci sia nella Francia Libera sia a Vichy. C’è da chiedersi da che parte stavano veramente. L’unica risposta che ritengo sia corretta, e che essi stavano semplicemente dalla loro parte, stavano semplicemente applicando la loro strategia di infiltrarsi ed esercitare un’influenza su entrambi gli schieramenti. Tutto questo era un modo per essere sicuri che si sarebbero trovati nella posizione migliore per prendere il potere in Francia dopo la guerra, quale che ne fosse l’esito.

La situazione è complicata dalla presenza di un terzo potenziale rivale: il generale Giraud, che fu un serio concorrente alla leadership della Francia Libera e quindi della Francia post-Liberazione, finché alla fine del 1943 fu definitivamente eclissato da de Gaulle. Ci sono dei forti sospetti che Giraud era il favorito dei sinarchici nell’eventualità di una sconfitta di Pétain.

 

 

LA TRAMA

 

 

Sarebbe un errore sopravvalutare la portata del potere e dell’influenza dei sinarchici. C’erano altre posizioni politiche, altre frazioni, antri interessi, altri progetti in Francia durante gli anni della guerra e la Sinarchia doveva operare entro la stessa cornice degli altri attori.

Anche se il maresciallo Pétain era il capo dello Stato e il presidente del consiglio dei ministri, con piena autorità sulla Francia controllata da Vichy, sarebbe errato affermare che esercitasse una dittatura personale. Poiché la funzione di primo ministro – ossia di vicecapo del governo – era legata alla posizione di vicepresidente del consiglio, gli anni di Vichy assistettero a una lotta di potere tra l’ammiraglio Darlan e Pierre Laval per questa carica. Mentre entrambi sostenevano una politica di collaborazione con l’occupante (né sarebbero arrivati dov’erano se non l’avessero sostenuta), ma avevano progetti molto diversi su come la cosa potesse voltarsi a vantaggio della Francia (o a loro vantaggio personale).

Laval (1883-1945), che iniziò come socialista ma si spostò sempre più a destra nel corso degli anni, aveva ricoperto per tre volte la carica di primo ministro negli anni ’30. Durante quel periodo che la Francia dovesse schierarsi per tenere sotto controllo la forza della Germania in Europa.[159] Dopo la resa della Francia, la nuova Costituzione che dava il potere a Pétain fu un’iniziativa di Laval. Per lui la collaborazione con la Germania era necessaria per ottenere concessioni per la Francia: era in sostanza un fatto di opportunità. Ma nel dicembre 1940 una rivoluzione di palazzo lo vide agli arresti domiciliari: aveva cercato di usurpare il potere di Pétain, per cui una contro cospirazione guidata da Darlan e dal ministro della Finanze Yves Bouthillier, liquidò Laval e portò Darlan alla guida del governo. Nell’aprile del 1942 però per Laval fu riportato al potere, dove rimase fino alla Liberazione, quando per lui u tutto finito. Fu processato e fucilato nel luglio 1945.

L’ammiraglio Darlan (1881-1942) era spinto da ambizioni molto più personali. Fu un sostenitore della collaborazione con la Germania ancora più entusiasta di Laval, in questa scelta ha sicuramente giocato il fatto la convinzione che Hitler avrebbe vinto la guerra, il futuro della Francia stava in una stretta collaborazione con i tedeschi. Darlan avrebbe perfino in considerazione l’idea che la Francia aiutasse militarmente la Germania, cosa che sia Pétain sia Laval cercarono di evitare a ogni costo. Dopo l’eclisse di Laval, Darlan accumulò sempre maggior potere, diventando vicepresidente del consiglio (cioè primo ministro). Ma spodestato da Laval nel 1942, cominciò ad aprire agli angloamericani, contando di tornare al potere con l’assegnazione del controllo del controllo del Nordafrica francese (Algeria, Marocco e Tunisia) quando questi ne avessero espulso i nazisti, cosa che lo avrebbe collocato in ottima posizione per la leadership dell’intera Francia una volta che fosse stata liberata. Si trovava in Algeria quando avvennero gli sbarchi dell’operazione Torch, e gli venne affidata inizialmente la responsabilità del Nordafrica francese, su iniziativa americana accolta anche dai britannici, ma non mantenne a lungo l’incarico: fu assassinato da un giovane militante della Francia Libera con simpatie monarchiche il natale del 1942, in un complotto dei due fratelli d’Astier de la Vigerie (gli ex Cagoulard dunque) e probabilmente con l’appoggio del SOE britannico e della Francia Libera. Il loro coinvolgimento dovette essere nascosto per evitare di disturbare le reazioni con gli alleati americani.[160]

Laval e Darlan avevano le loro fazioni di sostenitori. La cricca di Darlan era composta da tecnocrati, uomini – che per lo più erano sulla quarantina – che miravano ad applicare tecniche di gestione e produzione all’economia francese (all’industria in particolare), ma che avevano bisogno assoluto che l’autorità politica attuasse le necessarie “riforme”.[161]

Nel frattempo, nella Parigi occupata – tecnicamente sotto l’autorità di Vichy ma in pratica sotto controllo tedesco – l’appoggio all’occupante era diviso tra i seguaci di Darlan e quelli di Laval.

È questo il terreno di coltura che fornì lo sfondo al grosso scandalo dell’estate 1941: la scoperta di un complotto di stampo sinarchico per prendere il controllo di Vichy. Fu in questa occasione che il termine sinarchia entrò nel vocabolario politico francese.

L’economista di Vichy descrive nel suo diario descrive l’atmosfera di intrighi e sospetti:

“3 giugno 1941: Alludono oscuramente a un’organizzazione segreta (Sinarchia) che riuniscono i politecnici. Alla test di questo organismo si trovano Bouthillier e Berthelot più un numero consistente di alti funzionari dei ministeri delle Finanze e dei Lavori pubblici.[162]

 

14 luglio 1941: Durante il giorno, da fonti molto diverse, sono venuto a sapere che la Sinarchia verrà portata alla luce e resa nota. Questa esposizione provocherà grosse difficoltà ai suoi membri. Dopo l’inchiesta condotta dall’entourage del Maresciallo, dicono che saranno arrestate centoquaranta persone. Ormai ci sono precisi capi d’accusa contro Bouthillier.[163]

 

12 agosto 1941: Il Movimento Sinarchico, che qualcuno non ha preso sul serio, è una vera e propria impresa di intrighi e cospirazioni. Tra qualche giorno avrebbe tentato un colpo, ma è stato sventato. Da Limoges mi danno la seguente notizia: domenica 30 luglio la prefettura di prepara contro eventualità rivoluzionarie. Gli stessi fatti si ripetono in diverse prefetture, in particolare ad Annecy, dove alle due del mattino è stato dato l’allarme alla polizia e ai legionari. Tutte queste voci sono inquietanti e aumentano la confusione degli spiriti”.[164]

 

Yves Bouthillier (1901-1977) fu ministro delle Finanze nel gabinetto di guerra di Paul Reynaud del 1940, poi ministro delle Finanze e dell’Economia nazionale nel governo di Vichy dal 1940 al 1942. Negli anni ’20 era legato all’MSE. Il ministro delle Comunicazioni di Vichy, Jeane Berthelot (1897-1985), si dimise quando Laval tornò al potere nell’aprile 1942 e fu incarcerato per due anni dopo la liberazione.

I sommovimenti descritti da Nicolle erano la conseguenza del decesso dell’imprenditore Jean Coutrot, morto precipitando da una finestra del suo appartamento parigino. Probabilmente si trattava di un suicidio, ma confusioni e contraddizioni -–secondo alcuni rapporti era stato trovato senza vita nel suo letto – e una certa vaghezza nella registrazione della sua morte gettavano un’ombra di cospirazione su tutta questa vicenda, inducendo qualcuno a ipotizzare che si fosse trattato di un delitto. Ma questi sospetti nascevano dal fatto che Coutrot fu trovato in possesso di tre copie del Patto Sinarchico, il manifesto dell’MSE, la prima volta che questo documento veniva rivelato al di fuori della cerchia ristretta a cui era destinato. Così, anche se la sua morte poteva non avere alcun nesso con la cospirazione – sembra che soffrisse da tempo di depressione – certamente ne sollevava il coperchio.[165]

Coutrot comunque era già indagato dalla rete dei servizi segreti di Vichy a Parigi, che erano sotto il controllo del colonello Groussard, l’ex cagoulard e ora capo della polizia di sicurezza di Vichy. Nel marzo 1941 il cognato di Coutrot, Henri Brûlé, che lo odiava, lo aveva denunciato come cospiratore a uno degli agenti di Groussard a Parigi, dandogli una delle copie del Patto Sinarchico di Coutrot. Altre due copie furono trovate durante la perquisizione dell’appartamento dopo la sua morte.

Chi era Jeane Coutrot (1885-1945)? Egli aveva perso una gamba nella prima guerra mondiale, era il direttore di una grande azienda cartaria, ma anche un teorico economico e politico, che nel 1931 aveva contribuito alla fondazione del di studio X-crise – affiliato all’onnipresente École Polithecnique – che ricercava le possibili situazioni alla crisi economica provocata dal crollo dei Wall Street del 1929. Negli anni ’30 creò o fu attivo in diverse altre organizzazioni dedicate allo studio dell’economia, della gestione e delle relazioni industriali.

Coutrot sosteneva che liberalismo, socialismo e comunismo erano superati e proponeva al loro posto quello che definiva “umanesimo economico” che consisteva nella costituzione di collettivi volontari che regolassero la produzione e le condizioni di lavoro in ciascun settore.[166] È stato evidenziato che i principi dell’umanesimo economico di Coutrot sono gli stessi di quelli di quelli del Patto Sinarchico.[167]

Nel 1935 Coutrot fu nella Commissione economica del ministero degli esteri sotto Laval, poi un anno dopo raggiunse il socialista Charles Spinasse al ministero dell’Economia nazionale. Con questo retroterra, il discorso di Spinasse all’indomani della capitolazione francese nel luglio 1940 si può vedere sotto una luce ben diversa. Quello stesso giorno Laval aveva fatto il tentativo di abolire il Parlamento e Pétain come dittatore. Spinasse parlò in appoggio a Laval, dichiarando: “Il Parlamento si condannerà per tutte le sue colpe. Questa crocifissione è necessaria per impedire al paese di naufragare nella violenza e l’anarchia. Nostro dovere è permettere al governo di compiere una rivoluzione senza spargimento di sangue”.[168]

È una sintesi precisa dei temi principali del Patto Sinarchico – opposizione al parlamentarismo, opposizione all’anarchia e rivoluzione dall’alto –  che veniva allargato non solo ai temi istituzionali della forma di governo ma alla società nel suo insieme. Coutrot propugnava idee basate sulle teorie psicologiche allora all’avanguardia: “Oggi non sarebbe impossibile, con l’aiuto di quello che abbiamo imparato dalle leggi della psicologia collettiva, delineare una moderna tecnica di Rivoluzione… Barricate, mitragliatori, esili e torture sono tecniche distruttive, degne solo dei popoli più primitivi, relitti di antichi del sacrificio umano. Un rivoluzionario metodico ha come suo preciso obiettivo la trasformazione della struttura sociale del suo paese, la modificazione in certo grado della mente e del cuore dei suoi concittadini e la loro conversione alla sua opinione…

   Conosciamo lo straordinario sviluppo di tecniche di suggestione – educazione, propaganda, la stampa, libri, riviste, il cinema, il grammofono, la televisione – che seguono l’individuo a tutte le ore e fin nella massima segretezza del suo domicilio, influendo nello sviluppo della sua personalità. La grande maggioranza dei nostri contemporanei riceve tutti i suoi fatti, i suoi sentimenti, i suoi ideali in questo modo: è possibile scavare gli uomini dall’interno come si svuota un melone, rimpiazzando gli insipidi semi con un porto profumato, e diffondere dentro di loro senza traumi o danni, i contenuti psicologici scelti. Ed è ciò che stanno facendo oggi tutti i governi totalitari con grande maestria, prendendo, per maggiore sicurezza, i loro soggetti fin dalla culla. Sarà imperdonabile per un’era che impiega la mitraglia della suggestione avere fatto ricorso a quelle che Hotchiss o Armstrong, che hanno il grave difetto di fare martiri, quegli indistruttibili detonatori, in Francia, che oggi fanno esplodere una resistenza e domani un’inevitabile reazione. Il massimo di violenza che i rivoluzionari metodici potranno permettersi… sarà senza dubbio il campo di concentramento concepito come temporaneo sanatorio, che insegna e cura, dove per impedir loro di far danno o di fare del male, temporaneamente isolano, finché la cura sarà completata, quelli che non riescono a convincere”.[169]

Questa visione è inquietante poiché prefigura gli strumenti della manipolazione mentale attraverso il lavaggio del cervello per creare una mente alveare.

Forse non è un caso che proprio in questo periodo in Gran Bretagna il progetto Tavistock, stava attuando gli studi sul lavaggio del cervello e il controllo mentale (due tecniche diverse che possono sembrare uguali nel lo loro significato letterale) da un inizio un po’ grezzo in Gran Bretagna, crebbe un’organizzazione che aveva l’obiettivo di plasmare il destino di nazioni come la Germania, la Gran Bretagna e soprattutto gli USA tanto da diventare un’organizzazione altamente sofisticata che ha l’obiettivo di manipolare e creare l’opinione pubblica;  esattamente quello che viene chiamato “lavaggio del cervello di massa”. Durante il corso della sua evoluzione il progetto Tavistock fu ampliato nelle dimensioni, quando nel 1937, si decise di utilizzare la monumentale opera del tedesco Oswald Spengler Untergange des Abenlandes (Il declino della civiltà occidentale) come modello corrispondete le condizioni che dovevano essere create prima di un “Nuovo Ordine Mondiale”.

Gli anni ’30 erano il periodo che in Europa operava Serghej Ciacotin che era stato uno di uno dei più attivi e qualificati assistenti del professor I. W. Pavlov, e autore del libro Tecnica della propaganda politica (1939, editore italiano SUGAR EDITORE, finito di stampare 1964), dove di parla della violenza psichica.

Tornando a Coutrot è difficile sottrarsi alla domanda se era coinvolto con l’MSE. Un fattore da tenere conto per rendersi di quanta complicata era situazione, sta il fatto che ha svelare la cospirazione sinarchica furono propri i sinarchici di Vichy!

Henri Martin, fondatore della Cagoule fu il diretto responsabile dell’esplosione del panico. Un paio di settimane dopo la morte di Coutrot, all’inizio di giugno del 1941, fece circolare un breve rapporto tra le autorità di Vichy sulla “cospirazione sinarchica” rivelata dal suicidio. La stampa collaborazionista di Parigi cominciò a pubblicare articoli sulla “strana morte” di Coutrot e la concomitante cospirazione trasformando la cosa in una notizia sensazionale.

Che cosa stava succedendo? Davvero Martin era all’oscuro delle connessioni della Cagoule con l’MSE? Non sapeva nulla degli orientamenti sinarchici del suo ex collega Deloncle? Ma ci sono altri indizi, nel modo che Martin volle usare per presentare la Sinarchia, che potrebbero indicare una diversa spiegazione. Secondo la sua (risibile) affermazione, interesse principale del movimento sinarchico era quello di fermare la Rivoluzione Nazionale, proteggendo interessi economici di ebrei, anglosassoni e altri oscuri personaggi per bloccare gli sforzi per organizzare l’Europa in una singola entità economica, nella sostanza l’esatto opposto del Piano. Il fatto che Martin, presentasse una simile mistificazione fa pensare che la cosa fosse totalmente deliberata, per deviare l’attenzione dai veri obiettivi della Sinarchia e ancor più dalla sua presenza nell’amministrazione di Vichy. E quelle erano esattamente le accuse che avrebbero acceso le ire delle autorità tedesche sui sinarchici (o meglio su quelli che sarebbero stati identificati come sinarchici, che peraltro erano anche i nemici politici di Martin.

 

governo di Vichy – già sospettavano. Poiché i tecnocrati appoggiavano Darlan, questo fatto presentava l’ulteriore vantaggio di fare il gioco dei sostenitori di Laval che abbracciarono con entusiasmo la teoria della cospirazione. Al momento in cui esplose il panico per la Sinarchia, Martin stava già indagando sui tecnocrati diversi mesi su incarico del ministro della Giustizia Raphael Alibert (un altro ex cagoulard).[195]

 

 

 

TERRORISMO PSICOLOGICO, PARANOIA E COSPIRAZIONI

 

 

Molti storici pensano che non vi fu alcuna cospirazione sinarchica a Vichy, e che gli eventi del 1941 furono solo una tempesta in un bicchiere d’acqua, il prodotto dello stato di acuta paranoia dell’epoca, o un episodio di una campagna di giochi sporchi, forse per minare l’influenza dei tecnocrati.

Detto questo, non bisogna ignorare che il Patto Sinarchico circolava dal 1936 e che i gruppi sinarchici era incontestabilmente attivi durante gli anni ’30 in diverse sfere della vita francese.

Certamente è difficile sostenere la tesi del complotto sinarchico per impadronirsi del governo e dell’amministrazione di Vichy poiché essa era già nelle mani dei sinarchici.

Pétain manteneva il contatto con i sinarchici da diversi anni prima delle guerra, attraverso la Cagoul. Gli ex cagoulard occuparono le alte cariche dell’amministrazione di Vichy.

Secondo l’esperto di Sinarchia Roger Mennevée, Vichy era la prima fase del piano formulato nel Patto, per prendere il potere in Francia. Nel 1942 si stava passando alla fase successiva: il dominio dell’Europa.[201]

Se prendiamo il principio sinarchico che stabilisce che quelli che sono al potere sono subordinati a quelli che hanno l’autorità, volendo dire in pratica che l’élite a cui sia stata delegata l’autorità dai poteri superiori che mantengono un basso profilo, mentre quelli che apparentemente detengono il potere non sono altro che facciata o uomini di paglia. Se questo era il caso di Vichy, dietro Pétain doveva essere un gruppo del genere. Un simile gruppo non è mai specificamente identificato, ma ovviamente Pétain, come ogni altro leader, aveva il suo entourage di consiglieri.

Se i sinarchici erano solidamente insediati nel regime di Vichy nel 1941, come tutte gli altri interessi consolidati e alle frazioni furono costretti a reagire a tre punti svolta molto importanti. Il primo era interno: il ritorno al potere di Laval nell’aprile del 1942 e la conseguente eclisse di Darlan (che aveva cominciato a corteggiare gli angloamericani), spinse a un rovesciamento di regime. Il secondo fu lo sbarco degli angloamericani nel Nordafrica francese nel novembre 1942, che precipitò l’assunzione del potere a Vichy da parte dei tedeschi (dopo di che il regime di Pétain divenne davvero un fantoccio dei nazisti). Dopo questa svolta fu molto più difficile per qualsiasi frazione francese conservare il potere reale a Vichy. Infine, dopo le sconfitte dei nazisti all’inizio del 1943 (in particolare a Stalingrado), fu chiaro che la marea si era voltata irrevocabilmente contro l’Hitler, che i tedeschi sarebbero stati cacciati dalla Francia, e quindi la priorità divenne quella di assicurarsi il potere nel governo successivo, quale che esso fosse, probabilmente, anche se a questo punto non inevitabilmente sotto de Gaulle. Di conseguenza, i gruppi sinarchici (come tanti altri che fino ad allora erano stati tutti per Pétain) cominciarono di punto in bianco a lavorare con la Resistenza e a stringere rapporti le con organizzazioni clandestine britanniche come il SOE.

Il Ministro degli Interno Pierre Pucheu, dietro pressioni tedesche, aveva fatto imprigionare Martin nel marzo 1942, questo inguaribile cospiratore. Egli fu liberato all’indomani del D-Day da suo figlio e dal alcuni associati che convinsero con l’astuzia le autorità carcerarie. Martin, si unì alla Resistenza prima di lavorare per l’americano OSS.

Eugéne Delonche prese contatto con i servizi segreti britannici, ma morì rima che la cosa potesse essergli utile. Avendo suscitato i sospetti dei tedeschi, fu imprigionato per breve tempo alla fine dl 1942, quando i tedeschi presero possesso della zona di Vichy che non era stata occupata ancora dai tedeschi. Me nel gennaio del 1944 fu ucciso in un conflitto a fuoco con agenti della Gestapo che erano venuti ad arrestarlo.

I britannici del SOE e degli altri organismi operanti in Francia presero contatto con gli organismi che c’era dietro al Priorato di Sion utilizzandone la rete di logge segrete per la raccolta di informazioni.[202]

Dopo la liberazione i propagandisti del governo provvisorio vollero mantenere il più assoluto silenzio sulla caduta della Francia. Nelle versioni ufficiali c’era solo spazio per resistenti e collaboratori, non per storie come la Sinarchia che svelavano realtà che si preferiva occultare. Ci fu un’inchiesta ufficiale sulle accuse di una cospirazione sinarchica, ma il fascicolo fu chiuso sena chiasso nell’aprile del 1947. Perfino Pétain fu interrogato in cella sulla Sinarchia, ma per ammettendo di avere sentito delle voci, negò di sapere cosa fosse davvero.[203]

È significati che il Grande Oriente di Francia, nel novembre 1945 chiese ai suoi membri di firmare la dichiarazione se avessero (a) mai ricevuto una copia del Patto Sinarchico e (b) mai fatto parte di società che servissero alla propaganda dei principali temi sinarchici. Se un massone rispondeva di sì alla domanda dove fornire tutti i particolari sul dove, quando e come avesse ricevuto il documento e dichiarare dove si trovasse adesso.[204]

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 3

 

 

I NUOVI STATI UNITI

 

 

Il filo comune e ricorrente di questa storia è quello degli Stati Uniti d’Europa. Erano stati la forza motivante dietro la formulazione della Sinarchia di Saint-Yves d’Alveydre e rimasero il nucleo dell’agenda sinarchica fino a Vichy e oltre. Gli Stati Uniti d’Occidente erano al centro dell’Ordine degli Alpha Galantes di Plantarde ed erano stati l’unica costante nelle variate evoluzioni e reinvezioni del Priorato di Sion.

Negli anni il Priorato di Sion ha scelto dia associarsi a individui come André Malraux e il maresciallo Juin, anche se è oggetto di discussione se questi abbiano avuto una genuina connessione con quest’Ordine o con le organizzazioni che le stanno alle spalle. Ma quello che queste persone hanno in comune è il fatto che erano appassionati sostenitori e attivi organizzatori delle iniziative per fondare un’unione sempre più stretta tra le nazioni europee.

L’ideale europeo del Priorato spiega la presenza di Victor Hugo nella lista dei suoi Gran Maestri. Plantard metteva in relazione una riforma del Priorato con quanto diceva Hugo sul piantare la “quercia degli Stati Uniti d’Europa”.

Nel settembre 1984 Plantard non solo suggerì agli autori de Il santo Graal che gli Stati Uniti d’Europa erano per il Priorato di Sion una priorità più alta della restaurazione dei merovingi, ma fece un affermazione che appariva evidentemente esagerata: affermo che l’elezione di Mitterrand avvenuta tre anni prima era in qualche modo connessa ai piani del Priorato, che quello che avrebbe dovuto fare era stato completato e che era “servito allo scopo”.[205]

 

 

 IL PRIORATO E MITERRAND

 

 

Potrebbe esserci, nell’affermazione di Plantard, più verità di quanto si possa immaginare. Tra i più impegnati sostenitori dell’integrazione europea, Mitterrand prese iniziative di cui i sinarchici sarebbero andati fieri (egli fu responsabile perfino del cambiamento del nome della comunità europea in Unione Europea lo stesso titolo usato nel Patto Sinarchico).

In questo contesto à significativo che durante i suoi giri elettorali nel marzo, il 2 marzo 1981, Mitterrand volle visitare Rennes-le-Chateau, insieme con il suo accompagnatore Roger-Patrice Pelat.[206] E possibile ipotizzare che questa mossa tanto pubblicizzata fosse una mosse cinica per conquistare il voto dell’ambiente esoterico?

In realtà Mitterrand era già stato in zona – senza clamori mediatici – almeno negli ultimi due anni perché il amico e alleato politico Robert Capdeville (che lo accompagnò nel giro del villaggio) viveva lì e rappresentava Couiza al Consiglio generale del Languedoc-Roussillon.[207] Capdeville (1919-2001) aveva una grande passione per il passato eretico e gnostico della Linguadoca, e una particolare ammirazione per l’opera di Déodat Roché e nel 1982, insieme con René Nelli – che elogiava gli scritti gnostici di Jules Doine – fondò il Centro di Studi Catari a Carcassonne.[208]

Plantard però doveva rivendicare un altro legame con Mitterrand, che avrebbe avuto un effetto controproducente su di lui (o almeno così dovremmo credere). Plantard nel 1989, ribaltò completamente la versione della “sopravvivenza merovingia” è offrì una nuova interpretazione, migliorata e meno elevata, della storia del Priorato di Sion che smentiva ogni legame con i Templari, i Rosacroce. Tra i suoi detrattori si pensò che fosse un tentativo di rientrare in gioco, oppure che fosse una reazione di panico in seguito alla pubblicità generata da Il santo Grall, in particolare per l’ipotesi che lui fosse discendente da Gesù, e che stesse ridimensionando la cosa per prenderne le distanze.

Forse un ipotesi plausibile sarebbe che le azioni di Plantard nel 1989 fossero un tentativo di chiudere con la storia di copertura del Priorato di Sion. La nuova versione era così poco interessante da un punto di vista mediatico e demoliva del tutto quella più romantica e avvincente che la gente voleva sentire. Si potrebbe ipotizzare che Plantard abbia messo in atto un suo “piano di pensionamento”.

Plantard giustificò la sua riapparizione con la morte improvvisa del Gran Maestro del Priorato. In una lettera ai membri datata luglio 1989, diceva che da quando si era dimesso nel 1984 “due Nautonnier hanno cercato di guidare il Priorato, ma hanno fallito e tutti e due sono morti di attacchi di cuore, uno il 17 luglio 1985, l’altro il 7 marzo 1989”. Il primo è chiaramente de Chérisey, il secondo a detta di Plantard, in un intervista a Vaincre sarebbe Patrice Pelat.

Patrice Pelat non era particolarmente noto al grande pubblico francese, ma era celeberrimo negli ambienti politici e commerciali. Era un uomo d’affari che, personalmente e finanziariamente, era vicino a Mitterrand (erano amici fin dai giorni della prigionia nella seconda guerra mondiale).

Se nel 1989 citare il nome di Perlat come Gran Maestro del Priorato fu una cosa abbastanza innocua (al momento della sua morte Pelat era inquisito per corruzione, ma l’inchiesta non trovò prove concrete che potessero portare a un’incriminazione). Quattro anni dopo, però, la sua designazione doveva assumere parecchia più importanza nella ricaduta di un grande scandalo scoppiato in Francia: quello legato al suicidio del primo ministro Bérégovoy, il 1° maggio 1993. Probabilmente uno dei fattori che portò a questo suicidio fu un indagine sulla corruzione nel governo che scoprì che anni prima Bérégovoy aveva ricevuto un “prestito” di un milione di franchi da Pelat. Inevitabilmente, l’affermazione che Pelat fosse stato Gran maestro del Priorato di Sion trascinò Plantard nel clamore.

Teniamo conto che i critici di Plantard non sono un gruppetto insignificante di persone sparse in tutto il mondo. Grazie al libro di Dan Brown, esiste un’intera legione di cristiani ostili, convinti che se riescono a ottenere una distruzione postuma di Plantard, tutte le domande imbarazzanti su Maria Maddalena, i Vangeli Gnostici e le decisioni del Concilio di Nicea spariranno comodamente.

Secondo questa fazione, in seguito alle affermazioni di Plantard del 1989, quattro anni dopo fu trascinato davanti al giudice che indagava sull’affare Pelat, dove fu costretto ad ammettere sotto giuramento che non solo la connessione con Pelat, ma tutto quello che aveva sempre detto sul Priorato era una menzogna, procurandosi una severa reprimenda per avere fatto perdere tempo agli investigatoti.

Ora se tutto quello che ha detto Plantard era una bugia o una mezza verità, c’è da chiedersi lo scopo della menzogna. Ritengo che l’ipotesi più credibile che il Priorato fosse una copertura, e Plantard un uomo di facciata, scelto proprio per il tipo di personaggio che era, un capace di raccontare storie e di dare risposte evasive.

La cosa che deve far rimanere sbalorditi, e che neanche i più feroci critici di Plantard hanno citato l’umiliazione subita del 1993.

Nel settembre 1993, Roger-René Dagobert (uno dei tanti critici di Plantard) mandò a Thierry Jeanne-Pierre – il giudice che indagava sull’affare Pelat – copie del numero di Vaincre del 1989 che citava Pelat come Gran Maestro del Priorato. Di conseguenza, nell’ottobre 1993 il magistrato visitava Plantard a casa sua nel sobborgo parigino di Colombes per interrogarlo e con l’aiuto dei gendarmi perquisire la sua abitazione (se le accuse che circondavano Pelat erano vere, poteva scoppiare uno scandalo del tipo di quello che in Italia scoppiò con la “scoperta” degli elenchi della Loggia P2). Da notare, che Plantard non fu trascinato davanti al giudice; fu il giudice ad andare da Plantard. Ma in ogni caso Jeane-Pierre andò vi non convinto né delle affermazioni dell’appartenenza di Peat all’associazione né della rilevanza della cosa per le indagini. A quanto pare questo fu dovuto in parte all’età di Plantard e alla sua memoria difettosa (non si sa se reale o simulata, aveva 73 ani), e poi dalla perquisizione dell’abitazione di Plantard non era emerso nessun documento relativo a Pelat, nulla che portasse la sua forma o fosse scritto di sua mano. Qualche giorno dopo Jeane-Pierre interrogò anche Thomas Plantard, dopodiché quel filone dell’indagine fu chiuso.

Non si ha notizia di una reprimenda ufficiale né di un’ondata di pubblicità che avrebbe potuto mettere in ridicolo Plantard. Sul quotidiano France-Soir del 27 ottobre 1993, fu pubblicato un articolo sull’incontro tra Jean-Pierre e Plantard, dove si sollevava il dubbio della presenza di una società segreta appostata all’ombra dell’affaire Pelat, c che poi lo stesso magistrato non era convinto di questa storia (aggiungendo che il legale della famiglia Pelat aveva negato ogni connessione con il Priorato). L’articolo incolpava Dagobert di aver distratto le energie del magistrato verso una pista irrilevante, una sorta di depistaggio. I maggiori giornali nazionali, come Le Figaro, che stavano seguendo attentamente le indagini su Pelat, non fecero una parola dell’episodio Plantard, anche se pubblicarono regolarmente articoli sugli altri sviluppi del caso i giorni prima e dopo l’interrogatorio. Il 6 novembre, il supplemento settimanale Le Figaro Magazine presentava una lunga intervista con Jean-Pierre sullo stato delle indagini, al quale, però, non fu chiesto niente a proposito del Priorato di Sion. Il settimanale L’Express il 21 ottobre – due giorni dopo la visita del magistrato a Plantard – pubblicava un pezzo sull’indagine che si soffermava soltanto sul fatto che alcuni documenti di Pelat erano scomparsi.

Torniamo agli Stati Uniti di Europa. Baigent, Leigh e Lincoln rifletterono a fondo sull’enfasi data agli Stati Uniti d’Europa nell’agenda del Priorato, commentarono ne Il santo Grall che i suoi obiettivi “sembrerebbero includere una confederazione transeuropea o paneuropea – gli Stato Uniti d’Europa – assemblata in un impero moderno e diretta da una dinastia che discende da Gesù (mentre) il processo concreto di governo toccherebbe presubilmente al Priorato di Sion – assumendo la forma, poniamo, di un Parlamento Europeo dotato di peri esecutivi e/legislativi”.[209]

Ci sarebbe da chiedersi come il Priorato di Sion potesse realizzare tutto questo.

Per dare una risposta a questo quesito, bisogna partire dal fatto che come si è visto lo storia del Priorato è legata un’importante corrente esoterica che aveva ambizioni politiche in cui gli Stati Uniti d’Europa sono assolutamente centrali, per la Sinarchia (che come si è visto è un movimento dalle tante facce) quest’idea era una cosa ragionevole e praticabile.

Se si osserva l’elaborazione l’operato delle organizzazioni sinarchiche degli anni ’30, si scoprirebbe che anche loro lavoravano alla costruzione a una federazione europea, ma non c’è solo questo si noterebbe che individui che in seguito svolsero ruoli chiave nello sviluppo postbellico anch’essi pressantemente coinvolti.

In un libro del 1997 sulle origini dell’ideale europeo, John Laughland nota che se la spinta a un’Unione Europea sempre più ampia e generalmente presentata come un “antidoto” allo scoppio di una guerra mondiale: “vi sono alcuni legami diretti tra il pensiero nazista, di Vichy e fascista, e l’ideologia odierna dell’integrazione europea”.[210] Prima della seconda guerra mondiale l’Europa unita era il sogno di molti movimenti di destra, ma poi è diventato l’obiettivo dei loro avversari. Naturalmente non tutti quelli che auspicavano un’unione più stretta erano dei fascisti camuffati ma Laughland sostiene che, con un’integrazione più stretta, le istituzioni politiche europee dovranno inevitabilmente diventare meno democratiche e responsabili rispetto alla popolazione. L’Europa dovrà essere meno attenta ai desideri della popolazione e unilaterale nel suo processo decisionale se vuole funzionare.

   Un’Europa federale fu anche una pietra angolare dell’agenda di lungo termine dei nazisti, ma naturalmente con la Germania come nazione più potente, e le altre guidate da governi nazionalsocialisti o fascisti, non è per niente un caso che durante la seconda guerra mondiale, con il continente solidamente sotto il dominio dell’Asse, le SS – originariamente concepite come una sorta di ordine cavalleresco costituito da un élite ariana – cominciarono ad arruolare (fino a formare delle divisioni)  i cittadini dei territori conquistati, con lo scopo di creare una forza militare paneuropea.

Paradossalmente, il punto su cui nazisti e antinazisti concordavano era che la risposta ai problemi che ponevano si sarebbe trovata in un’Europa unita. L’antinazista Andrè Malraux faceva appello a una Europa Federale nel 1941; nel 1944 il giornale delle SS francesi, Devenir (sottotitolato Il giornale militante della Comunità Europea), si dichiarava favorevole a un’Europa federalista. Forse, una delle più estreme espressioni di questo è che sia Churchill (1950) sia Hitler (nel 1943) pubblicarono raccolte di discorsi a favore della costruzione di un Unione Europea. Churchill propugnava un’Europa unita già negli anni ’30 (però senza la Gran Bretagna, che aveva il suo impero).[211] Durante la seconda guerra mondiale cominciò a vedere gli Stati Uniti d’Europa come un modo per impedire un altro conflitto sul continente e soprattutto per creare un fronte compatto contro l’Unione Sovietica. L’idea culminò nell’importante discorso tenuto all’Università di Zurigo nel settembre 1946, in cui auspicava la creazione di “una sorta di Stati Uniti d’Europa”.[212] Nel maggio 1948 i riuniva all’Aia, presieduto da Churchill, il Comitato per il coordinamento dei Movimenti per l’Unificazione dell’Europa.

La relazione tra un’ipotetica Europa unita e gli USA creò una secca spaccatura negli atteggiamenti dei francesi rispetto all’unione. De Gaulle pensava che l’Europa dovesse unirsi per difendersi contro la potenza economica e politica degli USA, emersi dalla seconda guerra mondiale come la prima potenza mondiale. Alla prima riunione del Consiglio Nazionale dell’RPF a Parigi, nel luglio 1948 espose la sua visione: “Rispondendo alla disintegrazione dell’impero già iniziata, abbiamo una soluzione da offrire, chiamata Unione Francese. Ai gravi pericoli che incombono sull’Europa, sul resto del mondo, su noi stessi, dovuti a nient’altro che alle ambizioni di dominio mondiale della Russia sovietica, abbiamo una soluzione che ha nome di Federazione Europea, ne campo economico come in quello della difesa…”.[213]

Altri però, in particolare Jean Monnet, auspicavano degli Stati Uniti d’Europa che lavorassero di concerto con gli USA.

Le posizioni americane nei confronti degli Stati Uniti d’Europa variavano a seconda degli interessi coinvolti, qualcuno li vedeva come un progresso, altri come una potenziale minaccia. Nel mondo dell’immediato dopoguerra e con le prime avvisaglie della cosiddetta guerra fredda, l’amministrazione Truman giudicava un’unione europea necessaria per contenere le “ambizioni sovietiche” (se giudica gli avvenimenti dal punto di vista del progresso della Rivoluzione Proletaria Mondiale si può dire che si era giunti con la costituzione del Campo Socialista, della Rivoluzione cinese (1949) e nelle coloni l’equilibrio strategico), e incoraggiava attivamente una più stretta unità. Questo portò alla creazione nel 1949 dell’American Committee on a United Europe (ACUE) che era un risultato di attività di lobby da parte di gruppi europei di cui faceva parte Churchill. Comunque i fondi sborsati dagli USA per le organizzazioni favorevoli all’unione in Europa ebbero un prezzo da pagare. Con l’ACQUE fu inaugurato un processo con cui le successive organizzazioni che lavoravano per l’unità europea furono in pratica sequestrate da agenzie USA che facevano gli interessi degli statunitensi. Presidente dell’ACUE era William J. (Wild Bill) Donovan, che era stato il capo dell’OSS durante la seconda guerra mondiale mentre il vicepresidente era Allen Dulles, importante agente dell’OSS, che in seguito divenne direttore della CIA (tra le operazioni più importanti che ci furono quando lui era direttore della CIA furono il colpo di Stato in Iran, Guatemala e l’operazione che condusse alla sconfitta dei mercenari controrivoluzionari cubani alla Baia dei Porci a Cuba nel 1961).

Questi americani erano favorevoli a un’Europa unità purché operasse come volevano loro. Poiché il motivo principale per appoggiare il paneuropeismo era per loro la “difesa” (scusante ufficiale per nascondere la volontà di egemonia da parte degli USA nel campo occidentale) contro l’URSS, durante la cosiddetta guerra fredda le amministrazioni USA in generale sostennero una certa misura di integrazione europea.

Significativamente, il consenso americano cambiò gradatamente durante gli anni ’80, quando divenne sempre più chiaro che la cosiddetta guerra fredda si stava per concludere quando il PCUS sotto la guida di Gorbaciov stava avviando un aperta e dichiarate restaurazione capitalista e con questa l’implosione dell’URSS. La caduta del Muro di Berlino e dei regimi revisionisti dell’Est europeo coincise (guarda caso) con le presunte frizioni tra i membri europei del Priorato di Sion e il “contingente americano” che fino ad allora avevano convissuto pacificamente fino all’inizio degli anni ’80 e la tensione si sarebbe risolta nel 1989, quando Plantard scisse la società nei due ordini europeo e americano. Era solo una coincidenza in assenza Di prove che il Priorato di Sion in quanto tale abbia dei membri effettivi, potrebbe essere un errore prendere la cosa alla lettera ma se non altro si potrebbe affermare che Plantard pose la questione in modo corretto rispetto al contesto politico di un’organizzazione la cui priorità era fondare gli Stati Uniti d’Europa ma i membri avevano interessi economici e politici diversi. Nel 1980 come si diceva prima europei e americani avrebbero concordato sull’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, ma con l’avanzare del decennio gli americani dovevano diventare meno disponibili.

Lo sviluppo dell’Unione Europea è stato un processo di cambiamento graduale punteggiato da qualche passo più significativo che ne ha modificato radicalmente il corso, portando non solo a una più stretta unione economica, ma a una sempre maggiore cooperazione politica e ognuno di quei balzi si prodotto per iniziativa di un individuo che era specificamente ai gruppi esoterici di cui stiamo parlando.

Stiamo parlando del conte Coudenhove-Kalergi uno dei fondatori del Movimento Paneuropeo e che come si è detto prima fu un forte sostenitore degli états Généraux de la Jeunesse Européenne di Jeanne Canudo.

Anche se Monnet esercitò un’influenza grandissima nella storia della Francia dalla seconda guerra mondiale in avanti, egli preferì restare quanto più anonimo possibile, rimanere un personaggio che agisce nell’ombra. Ma insignificante. Grazie alla sua relazione con Harry Hopkins, che era il più stretto e fidato consigliere di Franklin Delano Roosevelt, Monnet divenne perfino il “consigliere sull’Europa del presidente USA.[214] Poiché Roosevelt odiava sia personalmente che politicamente de Gaulle, questi era l’ultima persona che avrebbe voluto come leader della Francia Libera, preferendo il suo avversario il generale Giraud. Monet manovrò abilmente in modo da diventare il mediatore di questa lotta interna, manovrando in modo spregiudicato, nell’agosto del 1943 usò l’autorità dovuta dal rapporto con il presidente americano, per una politica decisamente opposta a quella che ufficialmente gli USA stavano portando avanti. Influenzato da Hopkins, Roosevelt diede a Monnet lettere di credito che lo elevavano alla condizione che lo equiparavano nella sostanza a un inviato personale degli Stati Uniti in Nordafrica. Lui usò i documenti per insediare de Gaulle al potere, l’esatto opposto del piano di Roosevelt per l’impero francese.[215]

È difficile esagerare l’impatto delle azioni di Monnet sul corso della storia non europea ma addirittura mondiale. I mesi seguenti l’occupazione angloamericana del Nordafrica francese furono cruciali per stabilire che avrebbe governato la Francia dopo la Liberazione. Morto Darlan, i candidati rimasero de Gaulle e Giraud, ma nei fatti – grazie a Monnet – Giraud fu eclissato. È certo che se De Gaulle non avesse presieduto alla Liberazione, imponendosi come il protettore e il salvatore della Francia, non sarebbe mai stato richiamato nel 1958. Un risultato non da poco per Monnet. Come non fu da poco il suo fungere da forza trainante nella dichiarazione Schuman del 1950. L’influenza di Monnet, eppure il non è un nome che venga prontamente alla mente.

Tramite il generale Francois de la Vigerie, Monnet fu coinvolto nei negoziati per preparare il terreno in Algeria e in Marocco per gli sbarchi angloamericani.[216]

Come si vede ci sono due politici, che si adoperarono per creare il primo passo in direzione della Unione Europea, di cui uno (Schuman) era stato cofondatore di un gruppo di pressione politica insieme con Louis Le Fur degli Alpha Galates, e l’altro (Monnet) era implicato con l’ambiente sinarchico d’anteguerra. E la cosa inquietante è che furono questi due a realizzare i trattati di Parigi e di Roma che fissavano l’agenda dell’Europa unita. Un altro dei protetti di Monnet, almeno per quanto riguarda la politica europea, fu Mitterrand, che appoggio alle elezioni del 1965.

Il meno che si possa dire è che attraverso l’influenza della Canudo su Monnet e la stretta collaborazione di Le Fur con Schuman (anche se la cosa non andò di questo), la Sinarchia ebbe un ruolo molto importane per cambiare la faccia dell’Europa – e quindi senza esagerare – il mondo. C’è da chiedersi se poi corrisponde a verità che la cosa non andò al di là di questo.

Per molti anni il limite delle ambizioni della CEE corrispose al tentativo di coordinamento degli elementi dell’industria che operavano meglio collettivamente[217] si trattava semplicemente di rifinire ed estendere quel che era già stato realizzato, per esempio, aggiungendo nuovi paesi membri o organizzando altre aree di influenza su base europea (come la Politica Agricola Comunitaria sviluppata nei primi anni ’60). Durante quel decennio le istituzioni che controllavano singoli settori e altre aree vennero fuse nella Commissione Europea, con un Consiglio dei Ministri. Nel 1973 Regno Unito, Irlanda e Danimarca furono i primi della nuova ondata di paesi membri.

Anche se le prime elezioni si tennero nel 1979, il Parlamento Europeo non possedeva ancora poteri legislativi, ma semplicemente aveva l’autorità di emettere risoluzioni non vincolanti.[218] Questo processo raggiunse il culmine coll’Atto del 1986, che estendeva i principi del mercato comune al di là del libero scambio di beni alla libertà di movimento di individui e denaro all’interno della CEE. Con questo, il concetto originario di Europa unita – la cooperazione economica e finanziaria avviata dalla dichiarazione Schuman – era arrivato quanto più lontano gli era possibile.

Il successivo passo aumentava il potere politico del Parlamento Europeo con il Trattato di Maastricht (propriamente Trattato dell’Unione Europeo) del 1992 che trasformava la CEE in Unione Europea. Il Trattato dava al Parlamento Europeo maggiori poteri sulle linee politiche interne dei singoli paesi, per la prima al di fuori degli ambiti economici, cosa che fu vista da molti come il primo passo verso un “superstato” europeo.

Sempre nel 1992 l’Unione Europea decisa a favore delle iena unione economica e monetaria, con una sola valuta, con la costituzione di una Banca Centrale Europea, che portò all’adozione dell’Euro in 12 dei 15 membri, su iniziativa del presidente francese Mitterrand. In effetti, con il stretto alleato politico Jacques Delors e il cancelliere Helmut Kohl, con cui aveva un rapporto speciale, Mitterrand si può dire che fu l’architetto dell’Europa che abbiamo oggi. Ma anche se inizialmente potevano essere portati a prendere con una certa prudenza l’affermazione di Plantard che Mitterrand era o un membro del Priorato o un suo fantoccio, bisognerebbe analizzare bene sul suo retroterra e sulla sua carriera.

Sarebbe un errore credere che al processo di costituzione europea affermare che fu opera delle componenti sinarchiche o comunque influenzate dall’ideologia sinarchica e non vedere il ruolo delle altre componenti.

Certamente un ruolo fondamentale lo ebbe il Vaticano. Come emerse dalla documentazione emersa dall’archivio Rumor era emerso come nel periodo 1943-1944 gli USA avessero siglato con i rappresentanti della Resistenza italiana (esclusi i comunisti) delle convenzioni precise, sia per la futura stabilità politica dell’Europa, sia per la rivitalizzazione economica dopo i danni bellici, e quindi per la ricostruzione.

Pertanto erano state firmate della clausole politiche concernenti i rapporti Est-Ovest, e delle clausole economiche. Fra queste ultime esistevano (assieme ad altri) un patto in base al quale l’Italia si sarebbe servita, per il periodo di alcuni decenni, di risorse energetiche derivanti da compagnie statunitensi o controllate da queste. Ciò era considerato un modo indiretto e più agevole per pagare almeno in parte delle spese belliche in corso e future.

Nel momento dell’adozione di tali pattuizioni non esistevano strutture diplomatiche indipendenti da parte italiana, mentre il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) non era ritenuto affidabile perché ritenuto troppo influenzato dalla correnti filo-comuniste. Pertanto gli USA avevano utilizzato nelle loro trattative con l’Italia e la Francia (ma soprattutto con la prima), come canale riservato, il Vaticano nonché quelle persone impegnate nella Resistenza delle quali la Chiesa Cattolica aveva una sicura fiducia e che con ogni probabilità avrebbero ricoperto, alla fine della guerra, incarichi di rilievo. La rete di questi interlocutori era costituita al vertice, per gli USA, da James Jesus Angleton, funzionario di primissimo piano dell’OSS e poi della CIA (si tratta dello stesso personaggio che in seguito farà pervenire milioni di dollari alla Democrazia Cristiana); da Giovanni Battista Montini (per il Vaticano), da Gedda (presidente dell’Azione Cattolica), che era il portavoce di Montini; dal vescovo Francis Spellman (che nel 1946 divenne cardinale di New York), da Alcide De Gasperi, da Ivanoe Bonomi più altri tanti altri personaggi.

Il coinvolgimento delle istituzioni ecclesiastiche era stato importante il quel periodo, anche a livello di base.

Durante la guerra molti sacerdoti nei territori occupati dai nazisti, furono utilizzati in compiti di collegamento, di collaborazione con la Resistenza e con gli angloamericani, e perfino nelle strutture di spionaggio.

All’epoca Montini era uno dei dirigenti del Servizio Segreto Vaticano (nonché, dal 1944, prosegretario di Stato). Egli era stato l’assistente ecclesiastico degli studenti universitari, e in tale veste ha conosciuto personaggi che in seguito ricoprirono ruoli rilevanti nella vita economica e politica italiana, come Rumor e Moro.

Montini asseriva che la Santa Sede aveva interesse a prestarsi come referente per l’Italia presso il governo americano durante la guerra, perché quest’ultimo le avrebbe garantito una protezione contro quello che definiva “l’infiltrazione ideologica comunista” che si stava ampliando grazie al ruolo che i comunisti avevano nella Resistenza.

 

 

MITTERRAND

 

 

 

Nel settembre del 1994 ci fu un’ondata di choc che inorridì la Francia quando uscì un libro che gettava luce sugli scheletri nell’armadio del suo presidente, allora nel suo tredicesimo anno e al secondo mandato. Une jeunesse francaise di Pierre Péan, per il quale era stato intervistato personalmente Mitterrand, rivelava che il presidente socialista non solo negli anni ’30 era stato una figura di punta negli ambienti di estrema destra, ma che aveva anche occupato un’importante posizione nell’amministrazione di Vichy, ottenendo perfino la sua massima onorificenza per il servizio prestato allo Stato francese. Il clamore che ne seguì vide un tentativo di Mitterrand di difendersi alla televisione nazionale: in toni pacifici spiegò il suo passato di estremista di destra come un abbaglio giovanile, la cosa importante era che si era reso conto dell’errore e aveva cambiato radicalmente modo di vedere.

Eppure, il dubbio passato di Mitterrand fu un vero trauma per molti elettori francesi, anche se la cosa è risaputa da anni negli ambienti politici.

Mitterrand era nato nel 1916 a Jarnac, dove sarebbe stata ubicata una delle comanderie del Priorato di Sion. Le ragioni di questa affermazione da parte del Priorato non sono particolarmente chiare che a differenza località come Bourges, Jarnac non compare mai nel folklore del Priorato o nella storia di alcun movimento a esso associato.

In un intervista del 1969, Mitterrand affermò che lui e i suoi fratelli furono permeati di un patriottismo basato sull’ira di Dio.[219] Almeno in gioventù era un cattolico molto devoto, con una speciale venerazione per la santa patrona dei missionari, Teresa di Lisieux.

Da studente a Parigi aderì alla Croix de Feu, l’organizzazione nazionalista di destra fondata dal colonnello La Rocque; anzi, nel gennaio 1935 tenne sui valori dell’organizzazione due conferenze che tempo furono riportate dalla stampa. Mitterrand collaborò anche al giornale di destra Combat.[220] Come si addice a un frequentatore di quei circoli, era un acceso monarchico, tanto che a Pasqua del 1939 lui e alcuni amici andarono a Bruxelles per “chiedere consiglio” al pretendente al trono, il conte di Parigi.[221]

Indiscutibilmente, intorno ai vent’anni Mitterrand ebbe parte attiva nella politica dell’estrema destra a livello di piazza, lo stesso territorio abitato dalla temuta Cagoule. Ma l’accusa più pesante era che il futuro presidente francese fosse lui stesso un membro attivo di quella rete terrorista.

Ci sono molte voci ma pochi fatti concreti. Diverse persone che in quel periodo lo conoscevano bene hanno affermato che era opinione diffusa che fosse un cagoulard, anche se nessuno era in grado di fornire solide prove. L’affermazione più drammatica si riferisce alla campagna portata avanti dalla Cagoule a Parigi nel 1937, che prese di mira delle organizzazioni imprenditoriali. Secondo i familiari di uno dei fondatori della Cagoule Henry Martin, Mitterrand stesso era tra quelli che portavano le bombe.[222]

In realtà la notizia che Mitterrand era stato un attivo cagoulista era affiorata per la prima volta nel 1991, sulla rivista di estrema destra Le choc di Mois, in un numero speciale sul presidente. Viceversa Pierre Pérat non arriva a muovere quest’accusa perché Mitterrand negava categoricamente ogni coinvolgimento, e in ogni caso non c’era alcuna prova definitiva a supporto. Ma la mancanza di una documentazione sull’appartenenza di Mitterrand alla rete terrorista è praticamente irrilevante rispetto alla sua vicinanza politica e personale a determinati fanatici cagoulard.

Mitterrand era intimo amico di Jeane Bouvyer, che stava di sentinella quando i fratelli Rosselli furono assassinati e che era coinvolto nella progettazione dell’assassinio dell’economista russo Dimitri Navachine.[223] La loro amicizia risaliva almeno al 1936 – l’anno prima dei due omicidi – ma a Vichy le loro strade si sarebbero incrociate. Bouvyer fu arrestato in connessioni agli omicidi nel gennaio 1938, anche se lo scoppio della guerra non solo mise fine alle indagini sui cagoulard più importanti, Deloncle compreso, ma permise a loro di fare carriera nell’amministrazione di Vichy. La sorella di Mitterrand, Marie-Josèphe, divorziata dal marchese de Corlieu, divenne l’amante di Bouvyer negli amanti di Vichy.  Nonostante le sue richieste, l’uomo di rifiutò sempre di sposarla, in parte perché temeva una riapertura dell’inchiesta dopo la guerra, dell’indagine sulle sue attività nella Cagoule.[224] Un altro amico e alleato di prima della guerra e degli anni di Vichy era Méténier, uno degli assistenti di Deloncle, che nel 1940 arrestò Laval, e più tardi fu condannato a vent’anni per gli attentati di Parigi nel 1937. In seguito usò la sua influenza per aiutare entrambi. Nel luglio 1939 su fratello Robert sposò Edith Cahier, sorella della moglie di Eugène Deloncle, Mercedes. Questo gruppo del periodo di estrema destra di Mitterrand, con aveva legami familiari, diretti o acquisiti, si trasformò in un clan, un esempio perfetto di clamoroso nepotismo.

Quando scoppiò la guerra, il futuro presidente divenne sergente di fanteria, e dopo essere stato catturato nel giugno 1940, fu mandato in un campo di prigionia in Germania. Per lui la sconfitta era una sorta di prezzo pagato per i peccati della Francia, in particolare per la Rivoluzione del 1789. Nel campo strinse un’amicizia che avrebbe avuto profonde conseguenze decenni dopo, con un ex appartenente alla Gioventù Comunista, Roger-Patrice Pelat. Pelat presentò in seguito Mitterrand a Danielle Gouze-Rénal, che lui sposò nell’ottobre 1944.[225]

Trasferiti in un campo della Francia occupata, Mitterrand e Pelat evasero, raggiungendo la zona di Vichy nel dicembre 1941. Qui Mitterrand du assegnato al servizio documentazione della Legione dei Combattenti e Volontari per la Rivoluzione Nazionale – un gruppo di ex militari fondato dall’ex cagoulard Xavier Vallat, già legale di Bouvyer – gruppo che si era appena fuso con la Croix de Feu.

Fu in questo periodo che Mitterrand scrisse Pellegrinaggio di Turingia per il giornale di Vichy France, Revue de l’état Noveau, fondato da Gabriel Jeantet direttore del gabinetto di Pétain ed ex responsabile del rifornimento della Cagoul (a anche membro della cerchia di Mitterrand).

All’inizio del 1943, quando con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, per Hitler le cose cominciarono a mettersi male, Mitterrand e alcuni suoi colleghi conciarono a lanciare qualche colpo di assaggio alla Resistenza, ma appoggiando il generale Giraud, non il suo avversario de Gaulle.

Fu in questo periodo che Mitterrand fu insignito della Francisque Gallique, la più alta onorificenza che l’amministrazione di Vichy aveva da offrire.

Dopo l’eclisse di Giraud, Mitterrand compì una metamorfosi da un giorno all’altro, trasformandosi in irremovibile gollista e, nel novembre 1943, con un collega fece un viaggio a Londra per incontrarsi con il colonello Maurice Buckmaster, capo della sezione francese del SOE. Quindi andò a trovare de Gaulle ad Algeri; il generale, sfruttando la sua esperienza nel Consiglio dei Prigionieri di Guerra, gli assegnò il compito di organizzare la resistenza tra i prigionieri. Mitterrand tornò a Parigi alla fine del febbraio 1944.

Pur prudentemente terminando la guerra dalla parte degli angeli, Mitterrand continuava a frequentare i demoni, ovvero gli ex cagoulard, a cui doveva favori, e che gliene dovevano. Nella necessità di trovare lavoro, fu assunto come caporedattore della rivista Votre Beauté, di Eugène Schuller guarda caso – fondatore e capo de L’Oréal, che aveva già finanziato la Cagoule e il partito razzista dell’MSR di Deloncle.[226] Diversi cagoulard furono assistiti allo stesso modo dopo la guerra: Jacques Corrèze, uno degli assistenti di Deloncle nell’MSR divenne il rappresentante di L’Oréal in Spagna.

Quando dopo la Liberazione si riaprirono le indagini sulla Cagoule, Jeane Bouvyer e F. Méténier furono nuovamente arrestati e incriminati in connessione con gli attentati e gli omicidi. Nessun altro che il fedele amico Mitterrand li visitò spesso in carcere.[227]

Entrando in politica dopo la guerra come socialista, Mitterrand si presentò come un implacabile nemico dei comunisti. Nel 1946 aderì al Rassemblement des Gauches Républicains (RGR), diretto da Daladier (ex primo ministro prima della guerra). A novembre eletto senatore per il dipartimento di Niève, prendendo ben presto quota: negli anni ’50, detenne vari incarichi di vertice divenendo nel 1954-1955 ministro degli Interni e della Giustizia.

La situazione appariva così promettente, quando il trionfo del gollismo nel 1958 lo buttò fuori scena. De Gaulle quando di incontrò con i leader parlamentari, Mitterrand fu l’unico che diede sfogo ai suoi sentimenti contro l’assegnazione della carica al generale.[228] Teniamo conto che de Gaulle non aveva solo avversari a sinistra, ma anche a destra, anzi era odiato, per quello che veniva ritenuto un voltafaccia sull’Algeria e spiegherebbe – o forse ne costituisce una comoda giustificazione. Le sue occasionali alleanze con loro durante gli anni ’60.[229]

Uno dei numeri più clamorosi messi in scena da Mitterrand per riconquistare il suo precedente alto profilo fu quello che prese il nome di affare dell’Osservatorio. La notte tra il 15 e il 16 ottobre del 1959, mentre Mitterrand stava passando in auto lungo il Jardin du Luxemburg a Parigi, qualcuno aprì il fuoco sulla sua vettura. Mitterrand saltò giù, scavalcò la siepe del parco e fuggì. Denunciò la cosa alla polizia (e alla stampa), per la quale inscenò una replica del suo salto della siepe. Quanto all’identità dell’attentatore e di chi lo appoggiava, Mitterrand la lasciò immaginare. In fondo, chiunque sapeva che lui era la peggiore spina nel fianco del generale de Gaulle.

L’indagine sul tentato omicidio di uno dei più noti uomini politici di Francia portò rapidamente all’arresto del presunto attentatore, Abel Dahuron, e di un politico di destra, Robert Pesquet, che sarebbe stato tra i mandanti. Pesquet, apparteneva a un partito di estrema destra, ed era un collega di Jean-Marie Le Pen. Ma in sua difesa Pesquet fece il nome del suo complice nella cospirazione che era niente meno che…Mitterrand. Affermò che l’intera faccenda era stata un’idea della “vittima”, era in sostanza una clamorosa montatura destinata a fare colpo sul pubblico, con lo scopo di guadagnare la solidarietà e gettare sospetti sui suoi nemici. A quanto pare la sua auto fu colpita dalle pallottole dopo che lui ne era sceso. Per quanto possa apparire bizzarra la cosa, Pesquet fu in grado perfino di produrre le prove: per mettersi al sicuro da un eventuale disastro, aveva spedito a se stesso, a due diverse caselle postali, lettere in cui descriveva dettagliatamente il piano e che portavano il timbro postale il piano e che portavano il timbro postale con una data anteriore a quella dell’attentato. Il magistrato inquirente prese le lettere e le aprì in presenza di Mitterrand. Sembra che Mitterrand avendo perduto l’ultimo brandello di credibilità sarebbe scoppiato in lacrime.[230]

Nell’agosto 1966 Pesquet e Dahuron furono prosciolti con la motivazione che l’attentato era stato eseguito con il consenso della “vittima”. Mitterrand presentò appello, ma a novembre la sentenza fu confermata e lui fu condannata a pagare le spese.[231]

Nonostante si facesse passare per l’oppositore di sinistra a De Gaule, nelle elezioni presidenziali del 1965 fu appoggiato dall’Alleanza Repubblicana che era un formazione di estrema destra (di cui faceva parte Le Pen).[232]

Eppure nonostante tutto questo ebbe un ruolo fondamentale nella riorganizzazione del Partito Socialista e della sinistra francese.

La presa al potere del generale de Gaule ha rappresentato il canto del cigno del vecchio partito socialista (la SFIO ovvero la Sezione Francese dell’Internazionale Operaia). Nonostante gli esigui consensi raccolti alle elezioni alle elezioni del 1956 (15,8%), Guy Molle[233] presiedette un governo di “terza forza” (che significava nel col il PCF né con de Gaulle) che non riesce a reprimere la lotta di liberazione rivoluzionaria algerina, e fu caratterizzata dal clamoroso insuccesso di Suez. Le cose vanno meglio in altri campi dell’azione di governo: nel 1956 e nel 1957 la produzione industriale crebbe del 10%, consentendo alcuni miglioramenti sociali, come la terza settimana di ferie pagate e un miglioramento delle pensioni; e anche la politica europeista fece dei passi in avanti, con la firma degli accordi di Roma del 25 marzo 1957 sulla CEE e sull’Euratom, che vengono ratificati nel luglio dello steso anno. A tutto questo bisogna aggiungere l’avvio del programma di costruzione della bomba nucleare francese.

La segreteria di Mollet non riesce a mantenere compatta la SFIO, che si divide nelle decisioni importanti: i deputati non osservano non osservano la disciplina di partito per la ratifica del trattato della Comunità Europea di Difesa (CED); numerosi socialisti, già ostili alla guerra d’Algeria, non condividono la politica repressiva condotta dal loro compagno R. Lacoste; e infine, durante la crisi del maggio 1948, diverse federazioni si oppongono alla Direzione nazionale, entrata in rapporto con de Gaulle.

 

 

SOCIALDEMOCRAZIA E IMPERIALISMO

 

 

Per capire maggiormente lo stato che si era venuta a trovare la SFIO bisogna analizzare il rapporto esistente tra imperialismo e socialdemocrazia dopo la seconda guerra mondiale.

A partire dal 1945 giunge a compimento un processo le cui caratteristiche principali sono il riformismo del Movimento Operaio.

L’accettazione dell’imperialismo (e di conseguenza del colonialismo) avvenne gradualmente come logico riflesso della cosiddetta capacità di adattamento alla “realtà” di cui hanno dato prova tutti i partiti socialdemocratici. Questa capacità di adattamento alle strutture del potere esistente nella società capitalista si concretizzò per la prima volta in una politica nazionale riformista.

Esiste una relazione tra riformismo nazionale (decisamente controrivoluzionario) e gli attacchi sferrati contro una coerente politica antimperialista e anticolonialista.

Come esiste una correlazione tra il capitalismo nel suo passaggio alla fase imperialiste e lo sviluppo del riformismo all’interno del Movimento Operaio

Nella fase imperialista la libera concorrenza, esclusa in un certo senso dalla formazione dei monopoli, si riprodusse su di un piano superiore e con una rinnovata asprezza nella lotta per i dividendi fra il esponenti di ogni singolo monopolio, nella lotta fra i monopoli fra di loro, infine nelle lotta per il predominio sul mondo fra gli Stati imperialisti. Quest’ultimo tipo di concorrenza attrasse interi popoli e continenti nel suo vortice annientatore.

Nella fase imperialista del capitalismo con la costituzione dei monopoli, non si eliminò i contrasti tipici del capitalismo, anzi li si esasperarono: il contrasto capitale e lavoro; il contrasto fra gli Stati imperialisti; il contrasto fra gli Stati imperialisti da una parte e i popoli oppressi dei paesi coloniali e semicoloniali dall’altra.

Tutto ciò portò a una situazione politica mondiale che non solo divenne sempre più disperata, e infine insopportabile, per le immense masse di sfruttati e di oppressi negli Stati imperialisti e nei paesi coloniali, semicoloniali.

Se in tutti gli Stati imperialisti i gravami risultanti dal febbrile riarmo dell’esercito e della marina da guerra venivano scaricati sulle spalle dei lavoratori, se le imposte dirette e specialmente quelle indirette venivano aumentate venivano aumentate, se i dazi sui generi alimentari venivano accresciuti, sempre più frequentemente si rispondeva agli scioperi con azioni poliziesche, con l’impiego dell’esercito, l’uso di bande armate di crumiri e con serrate su vasta scala.

L’acuirsi dei contrasti tra gli imperialisti significava d’altra parte il loro indebolimento, e quindi la diminuzione del fronte imperialistico dinnanzi al proletariato rivoluzionario. Nello stesso tempo centinaia di milioni di schiavi dei popoli coloniali e semicoloniali si trasformavano da riserva dell’imperialismo in riserva della rivoluzione proletaria.

Lenin indicava la posizione storica dell’imperialismo nello sviluppo del capitalismo: “Si comprende perché l’imperialismo sia capitalismo morente, e costituisca il passaggio al socialismo; il monopolio sorto dal capitalismo è già la morte del capitalismo, l’inizio del suo passaggio al socialismo”.[234]

Quando Lenin definiva l’imperialismo come capitalismo morente non gli sfuggivano gli imponenti sviluppi della potenza degli Stati imperialisti e la potenza che si accrescessero temporaneamente le forze produttive dell’imperialismo steso.

Lenin portò una quantità di prove irrefutabili che dimostravano che anteriormente alla prima guerra mondiale l’imperialismo dava segni evidenti di decadenza. Sotto il dominio dei monopoli furono trascurati in modo sempre più sfacciato gli interessi delle larghe masse dei consumatori, si rinunciò perfino a sfruttare tutte quelle invenzioni tecniche che avrebbero potuto favorire il progresso sociale e culturale, ma che avrebbero decurtato i profitti dei padroni dei monopoli. L’industria degli armamenti assunse proporzioni gigantesche, la tecnica e la scienza vennero messe sempre di più al suo servizio. Del resto il capitalismo monopolistico cerca di trarre i profitti non tanto dall’aumento della produzione, quanto dalle operazioni finanziarie dall’esportazione dei capitali, dallo sfruttamento coloniale e così via. Il risultato fu un aumento gigantesco del capitale finanziario e parallelamente degli strati parassitari della popolazione. Il numero di coloro che vivevano di rendita e non partecipavano in alcun modo alla produzione aumentò considerevolmente. Crebbe a dismisura il numero del personale impiegato nelle banche, nelle società commerciali e nell’apparato statale.

Tutti questi fenomeni non avvenivano per caso, non erano frutto di un’azione arbitraria di uomini politici imperialisti, ma erano l’inevitabile risultato delle leggi di sviluppo proprie del capitalismo monopolistico. L’imperialismo non poteva dunque superare le contraddizioni del capitalismo, ma le acuiva.

Successe anche che gli sforzi imponenti da parte dei capitalisti per essere all’altezza della concorrenza internazionale, portò che in alcuni settori i monopoli alla tendenza di frenare la produzione, sfruttarono appieno ogni possibilità di accrescere le forze produttive. A questo scopo gli imprenditori capitalisti spesso elevarono i salari reali e abbreviarono il tempo di lavoro in modo da sfruttare meglio gli operai. Tutto ciò porto non solo molti dirigenti del Movimento Operaio ma anche molti lavoratori a considerare questo passeggero miglioramento delle condizioni dei lavoratori come l’inizio di uno sviluppo che avrebbe infine fatto sparire per sempre le durezze dello sfruttamento.

Non si vedeva che l’aumento del salario reale, la diminuzione dell’orario di lavoro r l’istituzione delle scuole di apprendistato, avevano l’unico scopo di spremere dall’operaio un rendimento più alto di prima; che lo sfruttamento estensivo, poco redditizio, veniva semplicemente sostituito dallo sfruttamento intensivo, molto più redditizio, introducendo nelle aziende un ritmo di lavoro sempre più intenso.

Al pari delle condizioni materiali anche la struttura sociale della classe operaia venne largamente influenzata dal sorgere dell’imperialismo.

Soprattutto tre fattori acquistarono grande importanza nel periodo dell’imperialismo:

 

  1. Il crescente afflusso nel proletariato di elementi piccolo borghesi.
  2. Il formarsi di un’aristocrazia operaia, cioè di uno strato di operai privilegiati e meglio pagati i quali, corrotti dalla borghesia, vengono contrapposti alla massa della classe operaia.
  3. L’aumento del numero degli impiegati nelle organizzazioni operaie e il pericolo del loro distacco dalle masse.    Come si diceva prima l’estrema acutizzazione dei contrasti determinata dallo sviluppo dell’imperialismo imponeva al proletariato di mutare la propria strategia e la propria tattica. Si trattava di preordinare e sviluppare – pur non trascureranno l’attività parlamentare – il passaggio a grandi azioni di massa, a scioperi e dimostrazioni su vasta scala. La classe operaia doveva prepararsi con tutti i mezzi alla crisi rivoluzionaria che si avvicinava.    In una fase caratterizzata dalla preparazione della guerra e dello sviluppo delle potenzialità rivoluzionarie, il mantenimento della tattica legalitaria e parlamentare paralizzava il movimento e offuscava anche tra i miglior dirigenti del Movimento operaio lo sguardo verso nuove forme di lotta che fossero all’altezza della situazione.
  4.    Se il revisionismo ebbe una elaborazione e una diffusione particolarmente vaste in Germania, la ragione non va ricercata nel fatto che qui era sorto il suo rappresentante più importante; E. Bernstein, ma per ragioni storiche e sociali, le più importanti erano:
  5.    Il revisionismo dando un peso eccessivo all’attività parlamentare portava gravissimi danni, poiché si trascurava la preparazione ideologica e organizzativa delle masse, la preparazione di una nuova tattica.
  1. Le ripercussioni di idee lassalliane (sopravvalutazione dell’uso del suffragio universale, incomprensione della funzione dello Stato come strumento di dominio delle classi dominanti e illusione sul passaggio pacifico al socialismo).
  2. La scarsa resistenza da parte dei dirigenti della socialdemocrazia all’influenza, assai forte in Germania, della scienza borghese (specialmente insidiosa quella dei cosiddetti “socialisti della cattedra” – Roscher, Schmoller e altri – che riconoscevano a parole l’ineluttabilità e la superiorità del socialismo, ma lo spiegavano in modo idealistico e irrazionale, respingendo la lotta di classe ei metodi rivoluzionaria, e che fecero soprattutto presa su numerosi intellettuali venuti alla socialdemocrazia)
  3. La mentalità che dominava negli ambienti dei dirigenti del partito e dei sindacati e che favorì più d’ogni altra condizione il propagarsi delle tendenze revisionistiche.   L’egemonia del revisionismo portò i diversi partiti socialisti e socialdemocratici aderenti alla Seconda Internazionale (a esclusione di quello russo e serbo) ad appoggiare le rispettive borghesie quando scoppiò la prima guerra mondiale.   La distanza che separa la collaborazione di classe dalla controrivoluzione non è poi molto ampia, e la degenerazione della socialdemocrazia tedesca segnò anche quella della Seconda Internazionale.    Nella sostanza dopo la seconda guerra mondiale i partiti socialdemocratici dovettero affrontare la situazione caratterizzata da una situazione che vedeva il rafforzamento delle posizioni dei partiti comunisti grazie al loro ruolo svolto nella Resistenza antinazista e dal prestigio che aveva l’URSS, dalle speranze di miglioramento e di cambiamento da parte della classe operaia – dopo anni di sacrifici durante la crisi negli anni 30 e nella guerra mondiale – rafforzate dalla lotta contro il nazismo che aveva portato a vasti settori di classe a una radicalizzazione e dalle enormi difficoltà economiche della stragrande maggioranza dei paesi (soprattutto nella bilancia dei pagamenti) che posero dei limiti invalicabili alla tradizionale politica riformista dei socialdemocratici; questa politica, infatti, per poter essere attuata esige una favorevole congiuntura economica, o per lo meno, un’economia esente da gravi difficoltà.   Il Piano Marshall venne accolto entusiasticamente dai governi dell’Europa occidentale che erano quasi tutti i socialdemocratici o alleati con quest’ultimo. Il fatto che l’ERP consolidasse il sistema capitalista, che, stando ai programmi che all’epoca avevano, avrebbero dovuto combattere, sembrò meno importante della possibilità di attuare qualche riforma operando all’interno e nei limiti del sistema capitalista. Gli aiuti USA permisero ai partiti socialdemocratici dell’Inghilterra, della Francia e dell’Olanda di attuare una politica imperialista e di stimolare la ripresa economica (capitalistica ovviamente) europea e americana.    All’epoca della scissione della CGT in Francia, avvenuta nel 1947 sindacalisti americani al soldo della CIA giocarono un ruolo fondamentale.   Nei confronti di quasi tutti i conflitti internazionali che hanno scosso il mondo, dopo la seconda guerra mondiale, la socialdemocrazia ha sempre assunto le difese della Borghesia Imperialista. Per fare degli esempi basta citare il caso del Labour party e della guerra civile greca, del Labour e della Rhodesia, della Labour e del Movimento di Liberazione della Malesia e l’atteggiamento dei socialdemocratici belgi nei confronti del Congo.    Uno dei motivi di debolezza del Movimento Comunista Internazionale fu il prevalere di un certo eurocentrismo che non portò a comprendere che le rivoluzioni democratiche delle colonie e semicolonie non facevano più parte della vecchia rivoluzione borghese ma della nuova ondata della nuova rivoluzione proletaria.   Nel 1939, indubbiamente si presentava come una tipica guerra imperialista, ma quando nel 1941 la Germania attaccò l’URSS ebbe luogo una trasformazione della guerra del carattere della guerra. Il proletariato internazionale e tutti i popoli oppressi nel mondo trassero grande ispirazione dalla resistenza dell’Armata Rossa e della classe operaia e del popolo sovietico, e l’impegno dell’URSS in questa guerra giusta ebbe la simpatia e l’appoggio tra le masse, poiché era l’espressione di una profonda convinzione che la difesa dell’URSS era anche la difesa della principale base d’appoggio per la Rivoluzione Proletaria Mondiale. Anche la guerra che stava conducendo il popolo cinese sotto la direzione del Partito Comunista Cinese contro l’aggressione giapponese, era un elemento integrante della Rivoluzione Proletaria Mondiale.
  4.    La seconda guerra mondiale contava quattro elementi:
  5.    Come non ci du comprensione della serie di contraddizioni emerse durante la seconda guerra mondiale.
  6.    Un altro motivo che favorì l’opera controrivoluzionaria della socialdemocrazia fu il prevalere nel Movimento Comunista Internazionale del revisionismo, dopo la seconda guerra mondiale.
  7.    Il risultato degli sforzi statunitensi per guadagnare alla propria causa il Movimento Operaio europeo fu che nel 1949 venne fondata la Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi (ICFTU). In questa situazione i sindacalisti americani Jay Brown e Irving Brown giocarono un ruolo fondamentale a persuadere i sindacalisti socialdemocratici europei ad abbandonare la Federazione Sindacale Mondiale (FSM).
  8.    Contemporaneamente gli USA cercarono di crearsi dei punti di appoggio, delle teste di ponte nel Movimento Operaio europeo, soprattutto nei paesi dove era presente ed operante un forte partito comunista. Quando l’ala destra del PSI abbandonò il partito perché era contraria all’applicazione del fronte comune don il PCI, essa fondò un proprio partito che era riformista e anticomunista. Il sindacato US AFL diede a questa operazione le necessarie garanzie economiche.
  9.    Dentro questo quadro la socialdemocrazia vide con favore l’intervento degli USA in Europa con quello che fu definito Piano Marshall, che si concretizzò nel Programma per la Ricostruzione Europea (ERP), e divenne immediatamente parte integrante dell’apparato della cosiddetta guerra fredda.
  10.    I partiti socialdemocratici uscirono dalla seconda guerra mondiale con un bagaglio di esperienze estremamente vario. La socialdemocrazia tedesca uscì distrutta dal regime nazista, altre come la socialdemocrazia svedese o il Labour Party inglese, parteciparono a governi di coalizione. Il Partito Socialdemocratico Danese continuò la sua vita parlamentare anche sotto la dominazione nazista, quella francese semplicemente si sfasciò.
  11. Non ci deve meravigliare che fu il socialdemocratico Noske (con tutto il governo socialdemocratico) nel 1918-19, con l’aiuto degli ufficiali reazionari dei corpi militari smobilitati, che fece scatenare il terrore bianco per soffocare la rivoluzione proletaria.
  1. La guerra tra socialismo e il capitalismo.
  2. La guerra tra blocchi imperialisti.
  3. Le guerre dei popoli oppressi contro l’imperialismo.
  4. La contraddizione tra il proletariato e la borghesia che in alcuni paesi raggiunse lo stadio della lotta armata.    Tutta questa serie di contraddizioni furono affrontate in maniera eclettica. A livello di politica concreta le attività dei partiti comunisti si confusero sempre più nella lotta dell’URSS sul piano diplomatico e con gli accordi diplomatici che l’URSS partecipava. Questo favorì il rafforzamento della tendenza a dare impressione che le potenze fasciste non fossero quello che erano, cioè delle potenze imperialiste che bisognava rovesciare. Nei paesi imperialisti, i partiti comunisti ebbero ragione nell’approfittare, in senso tattico, dei sentimenti nazionali suscitati dall’occupazione dal punto di vista della mobilitazione delle masse; ma successe che queste misure tattiche divennero l’orientamento strategico. A causa di questa visione furono ostacolate se non addirittura combattute le lotte di liberazione nazionale.   In Algeria, l’8 maggio 1945, proprio nei giorni della Liberazione, si ebbe la dura repressione di una manifestazione indipendentista a Setif (a sud-ovest di Costantina), seguita da atti di rappresaglia contro i coloni francesi e da ripetuti interventi dell’aeronautica (alle dipendenze del ministro Cherles Tillon del PCF), delle truppe senegalesi e della Legione Straniera (nel totale silenzio della stampa internazionale ): ci furono 17.000 morti secondo indipendenti, 45.000 secondo i nazionalisti algerini. In seguito, quando il massacro di Setif non potrà più essere ignorato il governo francese sosterrà che l’esercito era stato costretto intervenire per schiacciare le “bande hitleriane” che avevano cercato di turbare le celebrazioni della vittoria (versione avallata anche dall’organo del Partito Comunista Francese, L’Humanité).   Nel corso del 1947, per reprimere l’insurrezione in Madagascar, le truppe francesi massacrano varie decine di migliaia di malgasci. Il PCF è al governo. Sempre nel 1947, questo partito vota i crediti di guerra per l’intervento in Indocina contro la Lotta di Liberazione Nazionale guidata dal Partito Comunista Vietnamita cambiando posizione solamente dopo essere stato escluso dal governo diretto da Paul Ramadier. Questo atteggiamento viene da lontano Ho Chi Minh nel suo Intervento sulla questione nazionale e sulla questione coloniale al quinto Congresso mondiale dell’Internazionale Comunista (1924) afferma la seguente tesi: “è quindi lecito affermare, senza tema di esagerare, che mentre il Partito comunista francese e quello inglese non applicano una linea coerentemente rivoluzionaria per quanto riguarda il problema delle colonie e non stringono legami con le masse popolari che abitano quei territori, i loro programmi saranno del tutto inefficaci, e lo saranno perché contrari al leninismo. Mi spiegherò meglio. Nel suo discorso su Lenin e la questione coloniale, il compagno Stalin ha sottolineato come i riformisti e i dirigenti della Seconda Internazionale non hanno avuto il coraggio di porre sullo stesso piano i popoli di razza bianca e quelli di colore; ha indicato come Lenin abbia spezzato questa disuguaglianza e superato l’ostacolo che separa gli schiavi civilizzati dell’imperialismo dai popoli schiavi non civilizzati.   Subito dopo il compagno Stalin ha poi esaminato il parere di chi sostiene che in Europa sarà possibile la vittoria del proletariato anche in mancanza di un’alleanza diretta con il movimento di liberazione nelle colonie. E ha definito questa teoria controrivoluzionaria.   Che cosa fa la borghesia dei nostri paesi colonizzatori per mantenere oppresse le grandi masse dei popoli colonizzati? Tutto. Conduce un’opera di propaganda estremamente attiva servendosi di tutti i mezzi che le mette a disposizione il suo apparato statale. Servendosi di ogni mezzo – conferenze, film, stampa, mostre, tanto per citare solamente quelli più importanti – diffonde sistematicamente tra le popolazioni metropolitane la sua propaganda coloniale, prospettando loro facili condizioni di vita, la gloria e la ricchezza che le attendono nelle colonie.   La nostra stampa ha il dovere di far conoscere ai militanti i problemi delle colonie, ridestare le masse lavoratrici delle colonie e guadagnarle alla causa del comunismo. Che cosa abbiamo fatto a questo proposito? Assolutamente nulla”.[236]
  5.    Per quanto riguarda i nostri partiti comunisti dell’Inghilterra, dell’Olanda, del Belgio e degli altri paesi la cui borghesia ha invaso le colonie, che cosa hanno fatto? Come hanno agito da quando hanno assimilato la tesi di Lenin sulla necessità di educare il proletariato dei vari paesi nello spirito del vero internazionalismo proletario e dell’avvicinamento alle masse lavoratrici delle colonie? Quello che i nostri partiti hanno fatto in questo campo è veramente molto poco. Per quanto mi riguarda, dato che la mia patria è stata colonizzata dalla Francia e dato che sono membro del Partito comunista francese sento il dovere di affermare che il nostro partito, per le colonie, ha fatto pochissimo.
  6.    Ebbene se a partire da questi fatti procediamo ad un esame teorico della questione, abbiamo il diritto di affermare che con la sola del partito russo, la teoria di cui parlava Stalin è tuttora presente nei nostri grandi partiti proletari, dato questo punto di vista, non hanno fatto assolutamente nulla.
  7.    Secondo quanto afferma Lenin, l’esito della rivoluzione nell’Europa occidentale è strettamente legato al movimento di liberazione nazionale e antimperialista delle colonie e dei paesi tratti in schiavitù e la questione nazionale è parte integrante del programma generale della rivoluzione proletaria e della dittatura del proletariato.
  8.    Nell’autunno del 1958, con le ferite della battaglia di Algeri ancora aperte, il PCF invitava gli algerini a non ricorrere a metodi di lotta violenti, altrimenti ne avrebbero pagato le conseguenze.[235]
  9.    Il 13 ottobre 1946, fu costruita la Quarta Repubblica Francese. I partiti socialista e comunista, al governo, concordarono nel conservare la struttura coloniale della Francia.
  10.    Emblematico in questo caso l’atteggiamento del PCF.
  11. Questi aspetti differenti della guerra condussero, da una parte, ad un aumento delle forze socialiste, alla disfatte delle potenze naziste e fasciste, all’indebolimento dell’imperialismo e a un accelerazione delle lotte di liberazione nazionale. D’altra parte, ciò portò anche alla completa ridefinizione della divisione del mondo tra gli imperialisti, e all’ascesa degli USA alla testa dei briganti imperialisti.

LA REPUBBLICA GAULLISTA E L’UNION DE LA GAUCHE

 

 

Il drammatico ritorno di de Gaulle al vertice della Repubblica ridefinisce il panorama politico e riduce drasticamente le forze della sinistra francese. Il 28 settembre 1958, l’80% degli elettori ha in maniera plebiscitaria approvato la nuova Costituzione proposta dal generale; fra di essi quei socialisti (ufficialmente il 70% della SFIO) che hanno seguito Mollet, all’epoca ministro del governo de Gaulle, e quei due terzi di radicali Mendès-France[237] nella sua opposizione. Un mese più tardi il PCF raccoglierà il 19,2% dei voti alle elezioni politiche, la SFIO il 15,7%, i radicali il 7,3%; ma lo scrutinio di collegio a doppio turno amplifica gli effetti delle divisioni nella sinistra, che infatti conquista in tutto il 77 seggi su 465 nella 465 nella Francia metropolitana, pur avendo quasi il 43% dei voti.

Rispetto alle precedenti elezioni del 1956 il PCF ha perso 1.600.000 voti, più o meno un terzo del suo elettorato. La serie delle elezioni successive mostrerà che si tratta d’un regresso definitivo: mentre durante la Quarta Repubblica più o meno un francese su quattro votava comunista, in tutte le elezioni che si svolgono tra il 1958 e il 1977 mediamente un francese su cinque si riconosceva nei candidati del PC. Nonostante il ridimensionamento elettorale, il PCF fu comunque la principale forza di opposizione al regime gollista, del quale apprezza la politica algerina e le marcate prese di distanza dall’imperialismo USA. Il PCF, considera il nuove regime una sorta di bonapartismo plebiscitario, un regime personale tendente al partito unico, incaricato di gestire il Capitalismo Monopolista di Stato, di cui l’oligarchia finanziaria e industriale avrebbe bisogno per superare una fase critica del suo sviluppo.

In questa opposizione al gollismo, l’ultimo Thorez e poi soprattutto il suo successore W. Rochet, ritrovano gli accenti del Fronte Popolare, cominciano con la motivazione che bisognava “aggiornare” il marxismo, soprattutto dopo il XX° Congresso del PCUS elabora delle tesi politiche e ideologiche che portano alla piena accettazione della democrazia borghese e all’abbandono delle via rivoluzionaria (che se anche non praticata era accettata da un punto di vista formale). Al XVII Congresso del maggio 1964, fu proclamato l’abbandono “dell’intolleranza in campo culturale e artistico” (nella sostanza si accettava l’ideologia borghese e si rinunciava a ogni forma di lotta ideologica), ci fu l’enfasi sulla via nazionale al socialismo (mascheratura ideologica per l’accettazione di una via parlamentare al socialismo), ci fu l’insistenza all’attaccamento alle libertà democratiche (come un qualsiasi partito socialdemocratico) e fu rivolta una proposta a tutti i partiti e movimenti di opposizione a sottoscrivere un “contratto di governo” sottoscritto da tutte le forze che vogliono realizzare “un programma comune dal contenuto sociale avanzato”. Da allora in poi le tappe del percorso unitario si susseguono, dall’appoggio alla candidatura di Mitterrand per le presidenziali del 1965, all’accordo di desistenza con gli altri partiti di sinistra per le politiche presidenziali del 1967. Sembra che con un aperta dichiarata politica riformista il PCF possa chiamare intorno a sé tutta la sinistra.

Anche perché la SFIO non è ancora uscita dalla crisi di dissoluzione in cui l’ha trascinata il crollo della Quarta Repubblica. Verso il 1960, i suoi 80.000 aderenti sono disorientati dall’atteggiamento assunto verso il gollismo dalla direzione del partito: dopo aver affiancato de Gaule nel 1958 e aver fatto votare sì al primo referendum costituzionale, i ministri abbandonarono il governo  nel 1959, conducendo un’opposizione moderata fino agli accordi di Evian sull’Algeria del marzo 1962, e poi  schierandosi tra gli avversari più decisi dell’ulteriore revisione costituzionale proposta da de Gaule nel settembre dello stesso anno. Col 12,6% raccolto alle elezioni del 1962 (mentre il PCF è al 21,7%), la SFIO pare destinata a una marginalità crescente, cui Mollett non sa porre rimedio.

Il movimento socialista si rinnova per altre vie. C’è intanto una “nuova sinistra”, di cui si fa portabandiera il Parti Socialiste Unifié (PSU), fondato nell’aprile 1960, che raccoglie militanti provenienti dall’impegno contro la guerra d’Algeria, dalla rottura con la SFIO al momento del referendum gollista, dalla contestazione interna al PCF e dal sindacalismo cristiano: nel 1964 il sindacato cattolico CFTC si trasformerà in CFDT che sta’ per Confederazione francese democratica del lavoro) che si caratterizzerà in quel periodo come un centro di elaborazione di un socialismo autogestionario e di un’organizzazione attenta ai bisogni emergenti e alla trasformazioni della società.

Poi ci sono i Club, organismi che si formano a singole questioni politiche, da cui nel 1964 scaturisce la Convention des institutions republicanes (CIR), animata da C. Hernu e da Mitterrand. Fu proprio grazie alla CIR che Mitterrand potrà raggruppare la SFIO, il Partito Radicale, diversi Club (oltre alla stessa CIR) nella Fèdération de la Gauche Démocratique et Socialiste (FGDS), che vedrà ricevere il sostegno del PCF alle presidenziali del 1965, raccogliere il 45% dei voti nel ballottaggio contro de Gaule e far ottenere alla FGDS il 18,7%.

Nel maggio ’68 ci fu una radicalizzazione della lotta di classe che portò a una crisi rivoluzionaria, mettendo in sordina tutte le teorie che in quel periodo facevano furore fra molti intellettuali quali “il neocapitalismo”, del “capitalismo organizzato” che aveva superato le crisi.

Senza dubbio, a contribuire a queste analisi, il fatto che dopo la seconda guerra mondiale, negli anni ’50 e ’60, quando superata la paura di una ripresa della crisi alla fine della guerra, il meccanismo economico capitalista funzionava in espansione (pur attraversando continue oscillazioni), economisti e politici borghesi giurarono che il Modo di Produzione Capitalista aveva superato la piaga delle crisi periodiche grazie all’intervento dello Stato nella direzione dell’economia. Il rinomato Samuelson proclamava che “ormai il ciclo economico è completamente sparito”. In Italia gli operaisti degli anni ’60 fecero propria la tesi che lo Stato dirigeva l’economia.

Nel maggio francese a protesta iniziata dagli studenti si allargò agli operai.

Il 13 maggio i grandi sindacati CGT, CFDT e Force Ouvrière (FO) proclamavano lo sciopero generale, 5000.000 manifestanti sfilarono per le strade di Parigi. Il fulcro dello scontro si spostò decisamente dall’Università alla fabbrica e all’insieme della società, le richieste si facevano più direttamente politiche e il potere gollista fu investito dalla crisi. Il 24 maggio, nove milioni di operai erano in sciopero. Quella stessa notte, le strade del Quartiere Latino furono teatro degli scontri più cruenti e ci furono i primi morti. Spaventato dalla radicalità del movimento il riformismo intervenne per buttare acqua sul fuoco, cercandolo di indirizzarlo su obiettivi economici. Il 27 maggio, fu raggiunto l’accordo fra governo e sindacati (agli operai venivano riconosciuti aumenti salariali significativi, la riduzione dell’orario di lavoro e nuovi diritti sindacali) che fu respinto non solo da una parte delle sinistra ma anche da ampi settori di lavoratori. In questa situazione de Gaule si accreditò come il salvatore della Patria, questa volta contro la minaccia di una sovversione anarchica e comunista. Per fronteggiare la rivolta (vi furono 1.500 feriti, 73 arresti, 1.500 fermi di polizia, quasi 300 auto distrutte, 27 negozi devastati, de Gaulle fu costretto a chiedere l’intervento delle forze armate e in seconda istanza (probabilmente su pressione dei suoi generali) concesse l’amnistia a tutti i membri dell’OAS, che furono scarcerati già nel mese di giugno.[238] Il 30 maggio scioglie le Camere per indire nuove elezioni politiche; contemporaneamente un milione di persone sfilò per Parigi, inneggiando il suo nome e gridando slogan contro gli studenti. Il 23 giugno le elezioni segnarono il trionfo dell’Unione Democratico-Republicana (UDR il partito gollista) che raggiunse la maggioranza assoluta; lo schieramento di sinistra arretrò in tutte le su componenti, perdendo più di cento seggi.

Il maggio del 68 lo si deve collocare nel contesto di una ripresa mondiale della lotta di classe. Le lotte che si sono sviluppate in Francia sono da collocarsi dentro questo ciclo che visto la ripresa di movimenti massa (Argentina e Italia 1969, Polonia 1970-71Spagna e Inghilterra nel 1972). A questo ciclo di lotte la borghesia ebbe risposte diverse: in Italia con la cosiddetta “strategia della tensione”, e in Francia come si è visto ci fu la trappola elettorale.

Nell’aprile del 1969 il referendum sulla regionalizzazione organizzato da de Gaule si risolve nella sconfessione del capo dello Stato. De Gaule si dimette. Il 1° giugno il candidato della SFIO alle presidenziali Gastone Defferre, ottiene il 5,01% dei voti, una sconfitta che non ha precedenti nella storia della SFIO. Il segretario della SFIO cerca allora di rilanciare la sua organizzazione, promuovendo l’unificazione di “tutte le componenti della sinistra non comunista”. Ma al congresso (11-13 luglio 1969) non partecipano né la CIR, né i Club. Nasce comunque il Noveau Parti Socialiste (NPS), alla cui segreteria viene eletto Alain Savary, mentre Mollet è nominato alla presidenza. L’NPS è in realtà una brutta copia della SFIO, e il discorso dell’unificazione socialista rimane integrale.

All’inizio del 1870 l’NPS pubblica una Piano di azione socialista da cui emerge che i settori favorevoli all’unione della sinistra hanno preso il sopravvento. Poco dopo Mitterrand rende noto il suo Contrat socialiste. Tra i due documenti i punti di accordo sono molti. Non si parla solamente dell’unità della sinistra ma addirittura della trasformazione socialista della società,[239] e di un’ipotesi di governo con il PCF.

Nel novembre del 1970 Mitterrand propone l’unificazione socialista. L’NPS accetta. Tra questo partito e la CIR viene creata nel febbraio 1971 la Delegation Nationale pur l’Unitè des Socialistes, che inizia subito a recensire i mandati dei gruppi che intendono aderire all’unificazione: oltre all’NPS e alla CIR la delegazione accetta le candidature di alcuni “gruppi di studio” socialisti come Objectif 72 e Vie Nouvelle e di un nutrito gruppo di sindacalisti della CFDT condotti da EUGENE Descamps.

Il congresso dell’unificazione viene fissato per 11,12 2 13 giugno 1971 a Peinay-sur-Seine. I delegati conferirono 45.758 mandati a Mitterrand, contro 43.423 al mollettista Alain Savary.

Con la nomina di Mitterrand alla testa del Partito Socialista (la sua funzione ufficiale è Primo Segretario) si assiste all’ingresso di nuove forze nell’area socialista. E a uno sforzo di elaborazione dottrinale concretizzato nel marzo 1972 dalla pubblicazione dei Changer la vie, testo ideologico-pragmatico che traccia le linee strategiche del partito e che va al di là dell’accordo di legislatura con il PCF, per delineare i contorni di una futura società socialista. Tre idee forza alla base della proposta socialista: unione della sinistra, autogestione e la costruzione di un fronte di classe. La tappa seguente nel giugno ’72, consistette nell’elaborazione del programma comune di governo della sinistra firmato dal Partito Socialista (PS) e dal PCF, a cui si associa in seguito il Mouvement de Radicaux de Gauche (MRG) di Robert Fabre. Questo programma propone una linea di politica economica nettamente diversa a quella del liberismo. I tre partiti convengono tra l’altro sulla nazionalizzazione di una dozzina di grandi imprese industriali e finanziarie, sull’opportunità che lo Stato partecipi alla proprietà di un vasto numero di aziende, sul diritto dei lavoratori di contare di più nella gestione e nella direzione delle industrie pubbliche. Questo programma comune riscuote un primo successo alle elezioni del 1973, portando la sinistra il 46% dei voti, ma soprattutto è alla base dell’ottimo risultato ottenuto alle elezioni del 1974: nel ballottaggio con V. Giscard d’Estaing Mitterrand fallisce l’obiettivo con poco più di 400.000 voti, il 49,2%.

Nell’autunno del 1974 si completa l’apporto di nuove energie al partito durante le “Assises du socialisme” che si tengono a Parigi il 12 e 13 ottobre, dove aderiscono al PS una corrente del PSU guidata dal segretario di organizzazione, Michel Rocard e da un vaso settore di sindacalisti della CFDT. A questo punto si verifica anche un afflusso di nuove iscrizioni al PS che non è direttamente determinato dalle nuove adesione di vertice, ma dal fatto che il PS si presenta ormai con una fisionomia definita, mentre la sua scelta di sinistra appare irreversibile.

All’interno del PS si possono individuare cinque “zone ideologiche”:

 

  1. La componente mitterrandiana. Essa rispecchia la tradizione repubblicana si sinistra, radicale giacobina; il suo discorso è impregnato di due esigenze fondamentali: la libertà e la giustizia sociale. Approfondendo questi concetti il mitterandismo giunge a un’analisi di tipo socialista dei mali della società, alla denuncia dello sfruttamento delle classi lavoratrici da parte del capitalismo, prevedendo una pianificazione economica democratica e un’appropriazione parziale dei mezzi di produzione. Lo strumento di tale analisi, comunque non è il marxismo. Esso serve al mitterandismo più che altro come un punto di vista metodologico.
  2. La componente ex SFIO. Il partito di Mollet si era trasformato in un’organizzazione tipicamente socialdemocratico con il suo corollario di atlantismo, di anticomunismo, di clientelismo e di notabilato. Ridotta a una pura espressione politica dopo le elezioni presidenziali del ’69, l’ex SFIO manifestava al momento del congresso socialista di Epinay una volontà di rinnovamento che si esprimeva nell’adesione all’ipotesi mitterrandiana di unificazione socialista.
  3. La componente autogestionaria, rappresentata dai militanti del CFDT e che rispecchia una vecchia tradizione del sindacalismo rivoluzionario delle origini: una società completamente decentrata e totalmente autogestita sia a livello politico che economico. Questa esigenza era dettata all’origine dell’esasperato e opprimente centralismo e burocratismo che ha sempre dominato lo Stato francese, che ha origine da Luigi XIV quando volle realizzare l’unità di un paese caratterizzato dai mille particolarismi – anche legislativi e amministrativi e che fu rafforzato in seguito da Napoleone.
  4. La componente cristiana, venuta al PS – almeno in parte – con il riflesso dovuto alla parziale integrazione al gollismo del partito democristiano: l’MRP. Ma in questa componente intervengono altri apporti decisamente caratterizzati a sinistra come i sindacalisti della CFDT.
  5. Il Centre d’Etudes de Recherches et d’Education Socialiste (CERES) che sarebbe la corrente di “sinistra” ufficialmente definita come “corrente 2”. Essa è animata da Jeane-Pierre Chevenement, che nella vecchia SFIO era riuscito a ottenere fondi e appoggi da Guy Mollet per organizzare il suo centro. Anzi, il segretario della SFIO era il presidente onorario del CERES. Ideologia “rigorosamente marxista”, la cui strategia a lungo termine consisteva nel “superare Tours” (dove nel 1920 avvenne la scissione della SFIO, che doveva dar luogo alla nascita del PCF, o per essere precisi alla Sezione Francese dell’Internazionale Comunista, la SFIC).     Anche il PCF adegua le sue concezioni politiche, nel XXII Congresso (1976) abolisce il termine di dittatura del proletariato. Con questo atto nel PCF, pur in maniera esternamente contradditoria, si avvia il processo che porta il passaggio dall’essere un partito revisionista (richiami formali al marxismo, al leninismo, il socialismo come obiettivo ecc.) all’essere un partito della sinistra borghese, ovvero un partito che lotta per miglioramenti dentro il quadro del Modo di Produzione Capitalista. L’esaltazione della “via democratica al socialismo” esclude per principio l’insurrezione armata. Essa esclude la guerra civile fra le classi e le loro organizzazioni. Come esclude il “terrore rosso” come risposta al terrore bianco.[240]    Questi concetti furono ribaditi dallo stesso Berlinguer in occasione della Conferenza dei partiti comunisti che si tenne a Berlino Est (30 giugno 1976) suscitando le ire del PCUS e un grande eco a livello internazionale. A questa presa di posizione avevano contribuito diversi emersi tra questi partiti e il PCUS rispetto ai documenti preparatori della Conferenza dei partiti comunisti voluta dal PCUS, in cui veniva ribadito il ruolo guida dell’URSS.    Il PCF raccoglie i suoi frutti della successo comune, ma è soprattutto il PS ad avere compiuto u salto in avanti nell’elettorato, conquistando così il primato nell’alleanza. Il PCF reagisce a questa perdita di egemonia nella sinistra. Giunto alla prova decisiva il PCF fa un passo indietro: nelle trattative dell’estate 1977 per aggiornare il programma comune, l’ostinazione del PCF sul numero delle nazionalizzazioni da attuare in caso di vittoria alle elezioni dell’anno successivo appare pretestuosa. Al PC il pericolo di spezzare l’unione delle sinistre appare secondario al rischio che si costituisca un governo a prevalenza socialista.   Dopo un triennio di isolamento dal resto della sinistra, alle elezioni presidenziali del maggio 1981 al ballottaggio contro il candidato della destra; il PCF dal suo sostegno (non entusiasta) che non fa che peggiorare lo stato di crescente marginalità del PCF. la Francia “socialista” di Mitterrand

Nonostante la fresca rottura, il 12 marzo 1978, al primo turno delle elezioni, questa sinistra disunita raccoglie il 50,2%, ma al secondo turno la diminuzione delle astensioni e la riluttanza degli elettori socialisti a riversare il loro voto sui candidati del PCF fanno vincere la destra. Il vertice del PCF respinge le critiche al suo operato, anzi avvia una vera e propria svolta rispetto alla politica seguita negli anni precedenti. Si lascia cadere ogni riferimento all’unione delle sinistre, e al congresso del maggio 1979, Marchais riprende a parlare a favore dell’esperienza sovietica, in attesa di approvare l’intervento dell’URSS i Afghanistan, mentre la difesa degli operai francesi si tinge troppo spesso di colori nazionalisticiSenza dubbio questo adeguamento delle proprie posizioni politiche diede i suoi frutti da un punto di vista elettorale: nelle elezioni cantonali e comunali del 1976 e del 1977 mostrarono che l’Union de la Gauche è diventata maggioritaria nel paese e che è quindi una realistica una vittoria della sinistra alle politiche del 1978.

È in quest’epoca che si apre assieme al PCI e al Partito Comunista Spagnolo (PCE) la breve stagione dell’Eurocomunismo. Esso fu un tentativo di questi tre partiti di definire una posizione comune rispetto ai problemi del Movimento Comunista Internazionale, l’11 luglio 1975 a Livorno, PCI e PCE in una dichiarazione comune affermarono il carattere strategico della loro concezione della via al socialismo in Occidente: un modello decisamente diverso da quello dell’0ttobre rosso del ’17, essi dichiarano di battersi per un socialismo che rispetti le libertà personali e collettive, fondato sul pluralismo politico, sulla laicità dello Stato e sull’autonomia del sindacato. Ad esso seguì il 15 novembre una dichiarazione comune e francese in cui i due partiti si pronunciarono per lo sviluppo delle libertà frutto sia delle grandi rivoluzioni democratico borghesi sia delle grandi lotte popolari del Novecento

Appena insediato all’Eliseo, Mitterrand scioglie l’Assemblea Nazionale e indice nuove elezioni: il partito del presidente trionfa, i socialisti conquistano da soli la maggioranza dei seggi. Il PCF dimezza i suoi deputati: non ci sono più deputati del PCF a Parigi, e anche in molti collegi della banlieue essi sono sostituiti dai socialisti, confermando che il ridimensionamento elettorale è ormai strutturale.

Il PCF accetta di partecipare al governo Mauroy, dove i suoi quattro ministri siedono accanto a 37 socialisti e due radicali di sinistra. Il PCF, dunque partecipa al governo non sull’onda di una vittoria ma di una catastrofe elettorale. Uno dei motivi di Mitterrand nel volere la partecipazione del PCF al governo, è la consapevolezza della sua influenza in settori importanti della classe operaia, al di là del suo peso elettorale.

Il governo Mauroy impegna i primi due anni di attività nel realizzare il disegno riformatore per il quale aveva chiesto il voto dei francesi: dalle nazionalizzazioni, al decentramento dei poteri pubblici, al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori salariati, all’estensione dei loro diritti. Come hanno annunciato innumerevoli volte nei loro congressi e nelle campagne elettorali, i socialisti sono convinti che le nazionalizzazioni possano debellare la disoccupazione (che a partire dalla metà degli anni ’70 con l’avvio della crisi continua ad aumentare), compiere quella grande ristrutturazione industriale che i privati non hanno saputo attuare, rendere il settore pubblico il motore degli investimenti e dell’innovazione tecnologica.

Seguendo questa radicata convinzione, il governo nazionalizza nove gruppi industriali con le loro filiali e partecipate, trentasei banche e due compagnie finanziarie, rendendo lo Stato proprietario assoluto o in partecipazione maggioritaria di quasi tutta la siderurgia, di tutta la produzione dell’alluminio, di tutta la chimica fine, di gran parte dell’industria elettromeccanica, di metà dell’industria informatica, di una parte importante di quella edilizia, dell’industria farmaceutica. Dato che queste nazionalizzazioni si aggiungono a quelle del 1937 (le ferrovie) e della Liberazione, il settore pubblico occupa un salariato su tre, controlla il 40% del prodotto nazionale e realizza la metà di tutti gli investimenti tramite le sue imprese. L’indennizzo dei proprietari e degli azionisti delle imprese nazionalizzate è assai costoso perché, nella grande maggioranza dei casi, presa di possesso avviene al 100%.

Ma l’iniziativa riformatrice non si limita all’economia. Le relazioni industriali vengono migliorate, codificando i diritti dei lavoratori nel campo dell’informazione, del controllo delle lavorazioni nocive, del diritto di assemblea durante l’orario di lavoro e così via; ma viene anche istituita la quinta settimana di ferie pagate, ridotta di un’ora (da 40 a 39) la durata legale della settimana lavorativa e abbassata a sessanta anni l’età della pensione. Non restano immuni da quest’ondata di riforme neanche gli altri campi della vita sociale, dalla giustizia (il 18 settembre 1981 è abolita la pena di morte), al settore degli audiovisivi, alla cultura, all’insegnamento superiore, all’immigrazione, agli alloggi, alla sanità. In breve il governo socialista, nell’arco di un paio di anni introduce nella società francese una mole di innovazioni tale che non s’era mai visto nella storia contemporanea della Francia.

L’impatto riformatore si spezzò all’avanzare la crisi: nel 1982, tutti gli indicatori sono peggiorati, e all’inizio dell’estate c’è una prima svalutazione del 10% in rapporto marco tedesco. A settembre Mauroy preannuncia 18 mesi di “risanamento”, mentre a marzo del 1983 il governo è costretto nuovamente il franco di un altro 8% sul marco, subito dopo una tornata di elezioni comunale che hanno riconsegnato la maggioranza dell’elettorato di destra. J. Delors, nuovo superministro dell’Economia, Finanza e Bilancio, vara allora un severo piano di austerità, che riesce a migliorare i conti del paese (e grazie anche una breve ripresa dell’economia internazionale, già in corso negli USA, in Germania federale. E in Gran Bretagna.

Per capirci meglio questo che potrebbe passare una sorta di “voltafaccia” da parte del governo delle sinistre, che l’intervento pubblico nell’economia nasce dal fatto che il rafforzarsi del carattere sociale delle forze produttive, l’internazionalizzazione delle tecnologie produttive e dei mercati dei beni, le convulsioni dell’economia e politiche tra l’una e l’altra guerra mondiale  (1914-1945), l’avanzata della rivoluzione proletaria e le lotte del proletariato hanno portato alla creazione e al rafforzamento  di svariate “forme antitetiche dell’unità sociale” con l’obiettivo continuamente perseguito e mai raggiunto di realizzare una regolare crescita economica e un ordinario svolgersi dei cicli di produzione, distribuzione, circolazione e consumo. In tutti i maggiori paesi borghesi lo Stato, le altre autorità pubbliche e le associazioni private hanno creato una massa imponente di ingegnosi e complessi meccanismi di questo genere.

Questa massa di strumenti attivati a discrezione delle autorità pubbliche e delle associazioni a prima vista fa avvalorare la tesi che la politica governa l’economia, che i governi sono in grado di dirigere l’andamento economico, che la politica è autonoma dall’economia. È proprio sviluppo assunto della forme antitetiche dell’unità sociale nella fase imperialista del capitalismo che fa sì che essa sia la fase suprema del capitalismo e la vigilia del socialismo. In questa massa di forma antitetiche dell’unità sociale si compie, infatti, il massimo condizionamento, imbrigliamento e superamento della proprietà e iniziativa private possibile (quindi anche ovviamente nella forma di subordinazione della proprietà e iniziativa di alcuni alla proprietà e iniziativa di altri e di uso privato degli strumenti pubblici di regolazione).

Tutto questo fa sì che i revisionisti e i riformisti di tutte le specie hanno contrabbandatole varie forme antitetiche di unità sociale come “elementi di socialismo” presenti nella società capitalista, che crescendo e moltiplicandosi avrebbero lentamente trasformato il capitalismo in socialismo.

Le forme antitetiche di unità sociale agiscono come supporto, controllo, incentivazione, orientamento dell’iniziativa economica privata.

Quando lo Stato interviene in campo economico, lo deve fare sfruttando e adeguandosi alle leggi proprie del Modo di Produzione Capitalista. Se vuole sviluppare una zona o un settore, deve attivarvi investimenti e a tal fine deva far sì che i profitti siano più altri o almeno eguali a quelli di altri settori o zone (tramite contributi a fondo perso, incentivi fiscali e creditizi ecc.). Se tramite la spesa pubblica incrementa la domanda complessiva non può sottrarsi all’aumento dei prezzi che ne consegue né può sottrarsi all’aumento dei prezzi in tutto il sistema.

   È un’utopia che lo Stato di un paese capitalista distribuisca gratuitamente né impiegare (ma deve conservare a scorta o distruggere) merci come ad esempio i generi alimentari che magari sono stati acquistati con lo scopo di ridurre l’offerta ed evitare il crollo dei prezzi. Pensiamo al celebre invito che fece Pertini nel 1978 quando fu eletto Presidente della Repubblica di svuotare gli arsenali e riempire i granai rivolto a governi capitalisti. Era un invito che era molto umoristico poiché i granai i granai in Europa e negli USA erano strapieni e i governi non sapevano come svuotarli (da qui le liti sulla politica agricola comunitaria), se i governi avessero svuotato le indicazioni di Pertini di svuotare gli arsenali (con relative chiusure di stabilimenti nell’industria alimentare) si granai si sarebbero riempiti ancora di più perché meno lavoratori potranno comprare il pane e gli altri generi alimentari.

   Durante la crisi economica, emerge in tutta chiarezza tutti i limiti con il quale il governo può intervenire. A meno che lo Stato a sua volta limiti o sopprima la libertà di iniziativa la libertà di iniziativa economica privata (sostituendola con l’iniziativa pubblica) e violi la sacralità della proprietà privata delle forze produttive (ma per far ciò uno Stato deve fondarsi, e saldamente, su una classe ostile alla borghesia, decisa a reprimere la furibonda resistenza e capace di organizzare collettivamente il ciclo di produzione, distribuzione e consumo dell’intera società), ogni Stato deve fare i conti, nella sua azione con leggi e meccanismi numerosi quanto autonomi, con situazioni di fatto ed eredità storiche.

   Quando negli anni ’70 ai primi sintomi di crisi, praticamente tutti gli Stati dei grandi paesi capitalisti hanno, più o meno consapevolmente, reagito con un netto e costante aumento della spesa pubblico corso all’inflazione con una politica del credito che attribuiva profitti monetari anche a fronte di inesistenti profitti reali. Man mano che tale atteggiamento si è ovviamente inutile ai fini della ripresa economica e sono emerse le conseguenze negative dell’atteggiamento è scomparsa anche ogni parvenza di una sistematica politica economica anticrisi.

Bisogna fare alcune considerazioni sulle nazionalizzazioni. Nella storia del Movimento Operaio la socialdemocrazia ha avanzato negli anni ’30 la parola d’ordine della nazionalizzazione di alcuni monopoli con indennizzo, mentre l’Internazionale Comunista l’ha condannata.

In questo approccio si tratta di volare in soccorso della classe capitalista quando essa è pronta a trasferire allo Stato borghese il costo degli investimenti, che essa giudica incompatibile con la realizzazione del massimo profitto monopolistico.

Dopo la seconda guerra mondiale in Francia furono avviate ampie misure di nazionalizzazione dal 1945 al 1947 in un paese sempre capitalistico, ma dove all’epoca c’era un rapporto instabile fra le forze della borghesia, indebolita dalla sua ala collaborazionista, e la classe operaia che era stata la punta di diamante della Resistenza armata.

Quindi le nazionalizzazioni (anche se significativi indennizzi furono pagati ai proprietari), a causa del peso notevole del PCF, costrinsero il Capitale a battute di arresto e a concessioni per salvare l’essenziale del suo stime  e del suo potere statale: Statuti, Contratti a tempo indeterminato, ostentata volontà di soddisfare le esigenze; questo differisce dal programma di nazionalizzazioni in Gran Bretagna, dove il peso del Partito Comunista (PCGB) era molto basso, e i laburisti garantivano l’egemonia della corrente riformista.

La critica delle nazionalizzazioni operate in Occidente, fatta dal PC(b)US e dal Cominform (l’Ufficio di Informazione che comprendeva 9 partiti comunisti in Europa, quelli al potere e quelli di Italia e Francia, si concentrava principalmente sulla “via britannica” della nazionalizzazione che serviva come alibi al concetto di “socialismo democratico” coniato dai partiti socialdemocratici per combattere il Movimento Comunista e servire il capitalismo.

In Francia prima che si imponesse la gara per la redditività delle aziende pubbliche, mancava una strategia percorribile per ottenere il rovesciamento del capitalismo.[241]  L’altra mancanza grave è stata quella di rimuovere la natura di classe dello Stato. “Restituire i trust alla nazione” come si dice all’epoca, omette di precisare che un nazione borghese sotto il potere (dittatura di classe) della borghesia che è governata dall’antagonismo di classe tra capitale e classe operaia.

Quindi la contraddizione non è tra pubblico e privato, né tantomeno tra scuole di pensiero (nella quale la sinistra aveva avrebbe perso perché meno avvenuta e intelligente della destra), ma tra classi, tra la classe operaia che è alla testa delle masse popolari contro la borghesia.

L’altro spunto di analisi per la comprensione degli avvenimenti, sta nella valutazione della partecipazione dei partiti che si rifanno al Movimento Operaio in un governo borghese. Lo Stato borghese non è al di sopra delle classi sociali, uno dei suoi compiti principali (soprattutto in una fase di crisi economica) sta nel creare condizioni favorevoli all’aumento della redditività delle imprese, per creare, a beneficio di queste, nuovi mercati attraverso la privatizzazione e la ridistribuzione del reddito a favore dei capitalisti. È lì per mantenere calma e reprimere la classe operaia del paese e per garantire gli interessi della propria borghesia nei confronti dei concorrenti.

Quindi la partecipazione a governi che stanno dentro questo quadro significa solo partecipare alla regressione sociale, sia pure un po’ pi lenta. Ciò significa disarmare la resistenza dando false speranza al Movimento Operaio.      Tornando alla Francia mitterandiana, il miglioramento economico sperato era più evidente nelle statistiche che nella vita reale dei francesi, i cui consumi continuano a calare, mentre la disoccupazione prosegue la sua crescita. Le elezioni europee del giugno 1984 dimostrano quanto sia scesa la popolarità del governo (con l’opposizione al 43%, l’estrema destra di Le Pen all’11%, il PS al 20% il PCF poco più dell’11%). Mauroy è sostituito da Fabius. Il suo governo del quale non fa parte il PCF, riesce a migliorare la bilancia dei pagamenti ma non a conquistare l’elettorato: alle elezioni politiche del 1986 vince la destra, e inizia la “coabitazione” fra il primo ministro gollista J. Chirac e il presidente socialista delle repubblica. Il PS (ma in qualche misura anche il PCF) è meno presente nei tradizionali bastioni del midi, ma meglio insediato nell’ovest atlantico, il Partito Socialista sembra essere riuscito a diventare il rappresentante nazionale delle classi medie salariate, anche se sempre meno del mondo operaio.

   Il mandato di Mitterrand fu offuscato da diversi scandali, molti dei quali dovuti a rapporti con personaggi discutibili.

Uno dei questi fu René Bousquet (1909-1993), che era stato segretario generale della polizia di Vichy dall’aprile 1942. Un mese dopo quando i tedeschi si preparavano a deportare gli ebrei francesi dalla zona occupata, Bousquet offrì volontariamente anche gli ebrei stranieri detenuti nei campi di Vichy. Quell’estate procedette a controllare personalmente le retate degli ebrei francesi a Parigi e nella zona di Vichy, fu responsabile della deportazione di circa 76.000 esseri umani verso la Germania. I nazisti lo rimossero dalla carica nel dicembre 1943 e dopo il D-Day fu deportato in Germania, dove rimase agli arresti domiciliari. Nel 1949 fu condannato alla perdita di diritti civile per 5 anni per il suo coinvolgimento con, ma la condanna fu immediatamente commutata per “atti di resistenza”.[242]

Dopo la guerra Bousquet face parti di diversi consigli di amministrazione di varie società (soprattutto istituti bancari). Nel 1962 divenne direttore del quotidiano di Tolosa La Dépéche du Midi, che era stato apertamente a favore di Vichy durante la guerra ed era accesamente antigollista dopo di essa.[243] Appoggiò Mitterrand nella campagna elettorale del 1965. Questi rimase amico per tutta la vita amico di Bousquet, ricevendolo all’Eliseo poco dopo essere diventato presidente.[244]

Nel 1979 L’Express rivelò il ruolo di Bousquet nella persecuzione degli ebrei durante la guerra, ma ci vollero dieci anni perché fossero mosse delle accuse contro di lui. Quando nel 1991 fu imputato di crimini contro l’umanità, il processo fu deliberatamente rallentato da amici potenti, tra cui Mitterrand. Il verdetto non fu mai raggiunto: fu ucciso a colpi di pistola nel suo appartamento l’8 giugno 1993 da Cristian Didier, presentato come “un emarginato, uno scrittore fallito”[245] (cinque anni prima aveva cercato di uccidere il famigerato criminale di guerra Klaus Barbie).

Questo fu uno dei tanti scandali che coinvolsero Mitterrand. L’apice fu raggiunto nel 1990 con quello fu definito “l’affare Urba”. A cui si scopri che società di consulenza fondate da Mitterrand avevano intascato da appaltatori tangenti che sparivano nei fondi neri del PS; più tardi ottenevano lucrosi contratti con autorità governative o locali.

Con incredibile ipocrisia, nell’aprile 1992 – all’indomani del quarto mandato – Mitterrand nominò primo ministro Pierre Bérégovoy, del suo partito, con il compito specifico di sradicare la corruzione. Ma poco più di un anno dopo Bérégovoy si suicidò, i motivi rimasero sconosciuti.  Mitterrand lo aveva estromesso (molto probabilmente l’annullamento della sua protezione ebbe un effetto devastante) e lui stava per essere implicato in uno scandalo finanziario.

Questo coinvolgeva l’equivoco Patrice Pelat uno dei pochi a cui Mitterrand concedesse il familiare tu, e aveva importante ruolo nella campagne presidenziali. Nel 1953, con il fratello del presidente Robert, Pelat fondò una società chiamata Vibrachoc, per la quale – negli anni che portarono alla sua elezione – Mitterrand face da consulente legale ricevendo parcelle per decine di migliaia di franchi. Poco più di un anno dopo la sua elezione, Vibrachoc fu acquistata da una sussidiaria della CGE, il gigante dell’elettricità che era stata di recente nazionalizzata. Questa vendita fu sollecitata da Mitterrand. La società incassò 110 milioni di franchi, ma ben presto divenne evidente nella CGE che c’era stata una clamorosa sopravvalutazione. Me l’acquisizione rendeva Pelat enormemente ricco (si comprò addirittura un castello a Sologne che dotò di un eliporto allo scopo specifico di ricevere il suo socio di affari Mitterrand).[246]

Nel dicembre 1988 scoppiò un altro scandalo che coinvolgeva Pelat, questa volta per una questione di insider trading. Qualche giorno prima dell’acquisizione di una compagni americana da parte del gruppo Péchineym Pelat, insieme con altri amici e associati del presidente, ne comperarono delle azioni. Mitterrand approvò l’acquisizione. Sulla possibilità di insider trading – l’utilizzo di informazioni privilegiate fornite da Mitterrand stesso – si stava indagando quando il 7 marzo 1989 Pelat morì di un improvvisò attacco di cuore, mettendo fine a questa faccenda.[247]

Cinque anni dopo fu la continuazione delle indagini sulla affare Urba a portare alla luce il prestito di Pelat a Pierre Bérégovoy, che condusse l’interrogatorio di Plantard dove rivelò sulle connessioni di Pelat con il Priorato di Sion.

Come mai nel 1989 Plantard aveva scelto il nome di Pelat come presunto Gran Maestro suo predecessore, senza precedere le spiacevoli conseguenze? La spiegazione più ovvia è che Plantard aveva semplicemente utilizzato la recente, comoda morte di un uomo la cui vicinanza a Mitterrand avrebbe prestati ka necessaria serietà all’appena reiventato Priorato. C’è però una curiosa connessione, che è frutto di una coincidenza, tra Mitterrand e Plantard, tramite André Rousselet, un intimo amico delle ultime fasi della guerra che rimase nel cuore della cerchia di intimi per il resto della vita di Mitterrand, fungendo da direttore del gabinetto dal 1981 al 1982 e perfino esecutore delle sue volontà nel 1996 (Rousselet fu anche il fondatore della stazione televisiva Canal+). I ricercatori francesi hanno scoperto che nel 1963 la figlia adottiva Chantal aveva sposato di Francois Plantard, cugino di Pierre. Secondo Guy Patton, Pierre Plantard di mantenne in contatto con la sua famiglia estesa nel corso degli anni, cosa che offre l’opportunità di un contatto con la sua famiglia estesa nel corso degli anni che offre almeno l’opportunità di un contatto tra Mitterrand e Pierre Plantard. Ed è quindi possibile che Plantard fosse membro del clan Mitterrand sia pure in posizione marginale.[248]

Mitterrand poteva essere un uomo privo di principi, personalmente e politicamente, ma il suo interesse principale da presidente (quasi un’ossessione) era la politica estera, soprattutto riguardo l’Europa: “La politica estera è affar mio. La definisco io, e intendo tenerla per me”.[249] Uno dei suoi ministri concorda: “L’unico teme a cui sia serialmente interessato, quello a cui dedica gran parte del suo tempo, è la politica estera”.[250] Ma la sua ossessione specifica era la solidarietà europea.[251]

   Il maggior cambiamento che ha operato Mitterrand della tradizione politica francese in fatto di Europa fu che volle convincere il notoriamente cauto Regno Unito a impegnarsi più pienamente con la CEE e fu per questo che, sollevando polemiche, dichiarò il suo appoggio incondizionato a al governo Thatcher durante la guerra delle Falkland. Du anche il più filoamericano dei presidenti francesi, cercando dia alleviare i timori USA su un’Europa unita, sposando la visione originaria di Jean Monnet (compre la visione di un’Europa in contrapposizione all’URSS). Non p certamente un caso che Monnet appoggiò Mitterrand nella corsa presidenziale contro de Gaulle nel 1965

Fu l’inedita partnership di Mitterrand con il cancelliere tedesco Helmut Kohl che permise al progetto europeo di fare il suo più grande passo in trent’anni. Consolidò le relazione franco-tedesche e lanciò un iniziativa concreta per creare una comune politica estera e di sicurezza.

Parallelamente al cancelliere Kohl, Mitterrand proponeva che i governi nazionale della CEE si fondessero in un Unione Europa con una sola moneta gestita da una sola banca centrale.

L’evento che innescò l’iniziativa fu caduta del Muro di Berlino nel novembre del 1989. Sei mesi dopo, Mitterrand e Kohl preponevano congiuntamente una conferenza mirante a trasformare il complesso della relazioni tra i membri in un’autentica Unione. Questo portò al trattato di Maastricht, che venne firmato dai paesi membri il 7 febbraio 1992.

Questa accentuazione del processo di unificazione europea non era solamente dovuto alla spinta politica di qualche esponente di qualche governo che aveva la fissa dell’Europa, ma c’erano basi materiali ben precise. In sostanza questo processo era anche un risposta alla crisi economica in atto.

Una delle conseguenze della crisi economica è l’esasperazione della concorrenza, per decidere chi debba fare le spese dell’eccedenza del capitale, essendo l’attuale crisi economica una cri di sovrapproduzione di capitale. La causa di essa sta nel fatto che nell’ambito del Modi di Produzione Capitalista a un certo punto si crea un conflitto inconciliabile tra la produzione di plusvalore la realizzazione del valore prodotto. I capitalisti dovrebbero investire tutto il plusvalore estorto, anche se cosi facendo il tasso di profitto diminuisce o non aumenta. Se i profitti attesi non aumentano o diminuiscono, i capitalisti cessano l’accumulazione, con la conseguenza di non valorizzare tutto il plusvalore estorto. Diminuisce il capitale impegnato nella produzione e aumenta il capitale impegnato nella sfera finanziaria che diventa la parte più grande del Capitale (si pensi che secondo certe stime il mercato dei titoli aveva raggiunto nel 1994 i 14.000 miliardi di dollari USA, ossia il doppio del PIL che aveva all’epoca gli USA). La finanziarizzazione dell’economia tende a crescere e la cri assume la veste di crisi finanziaria. I movimenti propri del sistema finanziario diventano essi stesi un ulteriore fattore di sconvolgimento del capitale impegnato nella produzione di merci e una via attraverso cui la crisi compie il suo cammino.

Ne deriva un’enorme accelerazione del processo di concentrazione di capitale che tentano di raggiungere la “massa critica” indispensabile per reggere lo scontro con i concorrenti. Tale processo, nel corso degli ultimi anni, ha trovato una proiezione nella sforzo di ciascuna grande potenza imperialista di costituire aree economiche integrate, al cui interno si cerca di portare al minimo la concorrenza tra i capitali, in modo di concentrare i propri sforzi nella lotta contro i concorrenti esterni. In tal senso si sono mossi gli USA, che hanno cercato attraverso il Nafta di costituire un’area di libero scambio. Allo stesso modo il Giappone, l’altro grande polo imperialista, si muove da tempo per sottomettere alla propria influenza un’area del Pacifico dai confini sempre più ampi e che rappresenta un punto focale dello scontro interimperialistico.

Confrontarsi con queste due aree a dominanza giapponese e statunitense è divenuto impossibile senza gettare sul piatto della bilancia un potenziale economico del medesimo ordine di grandezza: i paesi europei, con la Germania in prima fila debbono quindi abbandonare ogni ambizione di contare nelle relazioni internazionali per la lotta per la supremazia se continueranno ad agire in ordine sparso senza, avere, presi singolarmente, una capacità economica paragonabile a quella dei propri concorrenti. È dentro questo quadro dei rapporti mondiali che sta quindi l’esigenza materiale dell’integrazione europea.

L’elemento debole della costruzione europea è la fragilità statuale. È un’unione che non è divenuta uno Stato. L’Euro è una moneta senza Stato che trova il suo paradossale risvolto nella trasformazione degli Stati che l’hanno adottata in “Stati senza moneta”, avendo ceduto la loro sovranità monetaria col passaggio all’Euro. Nella guerra interimperialistica tra aree valutarie, l’Euro si trovato ad essere un vaso di coccio tra vasi di ferro, che hanno cominciato ad attaccare gli anelli più deboli di questa catena si coccio, a partire dalla Grecia, per passare ad Irlanda e Portogallo, azzannare la Spagna e poi l’Italia, per guardare infine anche la Francia.

Nella guerra fra fratelli/coltelli, la crisi è stata trasferita dagli USA all’Europa. La crisi attuale manifesta tutto il suo carattere politico: non si tratta solo delle imprese che chiudono e rovinano la vita di milioni di lavoratori, in un destino che viene fatto apparire ineluttabile, coinvolgendo gli Stati, la crisi economica di trasforma in crisi politica.

Tornando a Mitterrand non ci sono prove che egli sia stato legato a qualche società esoterica. Quello che è certo è che consultava l’astrologa Elizabeth Tessier su questioni di Stato, perfino sulla prima guerra del Golfo e sull’esito del referendum sul Trattato di Maastricht.[252] Inoltre, Mitterrand credeva nella reincarnazione, ed era attratto dal fenomeno degli UFO.

Mitterrand aveva una particolare venerazione per il centro di culto di Maria Maddalena di Vézelay (dove le sue reliquie venivano venerate prima che l’avallo papale passasse alle ossa scoperta a Saint-Maximin in Provenza nel quattordicesimo secolo). Un altro dei centri religiosi prediletti di Mitterrand era Bourges, ultima dimora di san Sulpicio.

C’era un motivo per il fascino che su di lui esercitava Bourges: dall’inizio del XVIII secolo era stata la sede della sua famiglia, anche se lui era nato a Jarnac, dove il padre si era trasferito. C’è comunque qualcosa di più del solo sentimento nella sua passione per la cittadina: si direbbe che la vedesse non solo come il centro mistico della Francia ma anche come la fonte del suo destino personale il suo cognome (originariamente Mitterrant) deriva da “milieu des tessers” (mezzo delle terre, o “terra di mezzo”) e Mitterrand stesso ricordava che Bourges era il centro geografico della Francia, aggiungendo che al centro preciso, una trentina di chilometri a sud di Bourgesa, a Bruère-Allichamp, c’è un campo che si chiama Champs de Mitterrand.

Molto probabilmente non è solo questo il motivo che Mitterrand si sentisse direttamente connesso con il suo paese, e quindi destinato a regnare su di esso, ma forse anche perché, già nel 1961, Plantard e il Priorato di Sion enfatizzavano (sul loro “triangolo mistico” proiettato sulla Francia) due cittadine care a Mitterrand: Bourges e Jarnac.

Mitterrand avviò un vastissimo programma di lavori pubblici, del costo di una trentina di miliardi di franchi, soprattutto a Parigi, si potrebbe dire che c’era in lui un bruciante desiderio – spesso una specie di frenesia – di imitare i faraoni dell’antico Egitto nel lasciare un ricordo duraturo e visibile della loro grandezza morale. Commissionò nuove opere architettoniche e monumenti, aprì competizioni per i migliori architetti europei, ma soprattutto sfruttò la sua autorità per cambiare il volto di Parigi.

Una delle opere più famose fu la costruzione della grande piramide (alta più di 20 metri e costruita secondo le proporzioni della Grande Piramide di Giza) davanti Louvre.

La struttura psicologica del presidente francese – la sua ferma convinzione di far pare di un élite destinata a governare, accoppiata con i suoi interessi occultistici o da New Age – può far sorgere il sospetto che si stato manipolato dai sinarchici. Le sue azioni riguardo all’Europa certamente fecero un enorme passo avanti al sogno sinarchico degli Stati Uniti d’Europa, ma questo forse che lui agisse consapevolmente in consonanza con l’agenda sinarchica? Non ci sono prove definitive, ma i fatti sono suggestivi:  la sua lunga associazione con membri della Cagoule, con i legami di questa rete con il Movimento dell’Impero Sinarchico; la sua parentela acquisita, tramite matrimoni, all’interno del clan, con Eugène Delonche, il più facilmente identificabile come sinarchico tra tutti i leader della Cagoule;  il fatto che Mitterrand non mostrasse né idealismo né principi su nulla tranne che sul progetto europeo, cosa che fa pensare che quella fosse la sua suprema missione, la ragione anzi per cui volle essere presidente. E poi c’era l’alettante legame potenziale tra il clan Mitterrand e Pierre Plantard.

Per finire il ragionamento sul Priorato di Sion, si potrebbe dire che fu un raggiro, come nello stesso modo sono raggiri le manipolazioni delle agenzie di spionaggio. Quello che realmente ha importanza sono i gruppi che gli stanno alle spalle, le reti di società che comprendono il Rito Scozzese rettificato e l’Ordine Martinista di Papus, con i loro ordini interni (di cui molti dei loro stessi adepti di base sono probabilmente all’oscuro). E dietro di tutto questo sta la Sinarchia, al cui centro si trova la spinta per fondare gli Stati uniti d’Europa.

Voglio essere chiaro, non dico che il Priorato di Sion abbia creato o sia dietro l’Unione Europea. Ma che il Priorato è una delle manifestazioni di un movimento – la Sinarchia – che è più importante della confraternita in questione e che ha esercitato una significativa, ma non esclusiva, influenza sulla storia francese moderna e sullo sviluppo dell’Unione Europea. Né intendo dire che l’Europa moderna sia esclusivamente il prodotto dei sinarchici, o che essi siano i segreti manovratori di Bruxelles, anche se certamente hanno delle ambizioni in senso. Quello che voglio rilevare e che l’influenza sinarchica in passato come la loro presenza deve essere riconosciuta.

Il Priorato fu istituito originariamente nel 1956 come facciata per i gruppi che tramavano per riportare de Gaulle al potere, tra i quali si potrebbe ipotizzare la rete che in seguito sarebbe diventata la guardia pretoriana gollista, il SAC. Più tardi, negli anni ’60, riprese vita con un nuovo scopo, un’operazione di disinformazione probabilmente mirante ad evitare che altri gruppi esoterici si mettessero alla ricerca di determinati archivi, aprendo la sconcertate falsa pista della lingua del sangue merovingia. Dopo che l’Il Santo Graal ebbe dato alla loro storia di copertura un’inattesa e senza precedente pubblicità internazionale – non è chiaro se fosse gradita o sgradita – chiuse sommessamente i battenti reinventandosi con una storia e una finalità molto meno interessanti.

Ovviamente è ancora in circolazione, molto probabilmente lo tengono “in caldo” nel caso ce ne fosse bisogno.

 

 

 

 

 

 

L’ALTRA FACCIA DELLA MODERNITA’

 

 

Confesso, che io stesso che scrivo di queste storie, sono il primo stupirmi, ho dei moti interni che vanno dall’incredulità alla sorpresa, rispetto a delle vicende che assomigliano molto, forse troppo, alle trame che ci sono nei romanzi di avventure. Storie dove si racconta di ricerca di oggetti nascosti, trame in cui appaiono coinvolti personaggi potenti e oscuri, tutto questo appare eccessivo e irrealistico e questo perché queste vicende appaiono come qualcosa di desueto, a cui non siamo normalmente abitati.

Quello che dobbiamo soffermarci, per riflettere meglio, non è tanto disquisire il valore che si vuole attribuire alle credenze magiche, a quello che è definito paranormale (ma che dal mio punto di vista sarebbe meglio dire è il normale che non si conosce) o dell’attendibilità delle teorie sulla geografia sacra: quello che bisogna evidenziare è l’esistenza di gruppi di persone, anche molto importanti e potenti, presso i quali tali credenze sono prese molto sul serio.

Quella che è definita modernità – proprio la nostra cara modernità, così razionalmente consolante – è una realtà molto più complessa di quella a una dimensione tratteggiata dalla maggior parte dei manuali scolastici e anche in molti testi universitari.

La Germania nazista – indubbiamente lo Stato più spietatamente moderno della prima metà del XX secolo – impiegava mezzi e denaro per le sue ricerche esoteriche affidate a un’intera truppa di studiosi (l’Ahnerebrbe);[253] Hitler fece carte false pur di aver accanto a sé la Lancia di Longino, quella che la tradizione affermava essere la lama che aveva penetrato il costato di Cristo e il Führer pagano considerava un potente oggetto magico.

Ma pensiamo anche alle ricerche psichiche delle SS Ahnenerbe, un capitolo volutamente dimenticato della storia recente.

Oltre alle classiche ricerche extrasensoriali sugli esseri umani, vennero per la prima volta analizzate scientificamente le proprietà delle droghe psichedeliche sulle facoltà cerebrali di alcune persone particolarmente dotate, proprio per cercare universi paralleli al nostro,[254] e raggiungere così un sufficiente potere sulla materia e sulla vita animale nel nostro mondo. Queste droghe ricavate da funghi, fiori e piante allucinogene dell’America centrale e meridionale, costituivano un importante spunto per sperimentazioni estreme. Si è parlato con insistenza, inoltre, di esperimenti volti alla cura e crescita dei cristalli, tentando di “coltivarli” come se fossero piante vegetali.

Si tenne conto di determinate tecniche tibetane di origine Bon prebuddiste, volte a favorire i sogni lucidi e un’uscita della mente dal corpo, per procurare il classico viaggio astrale in astrale verso luoghi sconosciuti. Tutti questi studi furono continuati negli USA nel dopoguerra, col progetto MK Ultra e altri esperimenti segreti.[255]

E come non bisogna scordarsi del ruolo di una società esoterica segreta dal nome molto indicativo, la Thule nell’andata al potere del nazionalsocialismo.[256]

La società di Thule era stata fondata nel 1910 da Felix Niedner, che tradusse in tedesco il libro Old Norse Eddas. La società fu influenzata dagli scritti di Lamz von Liebenfels, un misto di teosofia, paganesimo nordico, antisemitismo, mistificazione dell’alfabeto runico. La Società di Thule, configurata esattamente come una loggia massonica, fu trasferita il 18 agosto 1918 a Monaco su iniziativa di Rudolf Glauer, Barone Rudolf von Sebottendorff di adozione capo del ramo bavarese del Germanen Order. Le riunioni erano segrete.[257]

Altro membro era il principe Gustav von Thurn und Taxis, un importante esponente del mondo economico tedesco. Da degli studi fatti dall’ex magistrato Carlo Palermo la famiglia Thurn und Taxis ha un origine veneziana. Thurn und Taxis sarebbe la traduzione in tedesco di Torre e Tasso.[258] Il nome della famiglia compariva negli annali dell’oligarchia veneziana del XIII secolo ed era indicata come la famiglia più importante di Bergamo, città che, in diversi momenti storici aveva fatto direttamente parte dell’impero veneziano e ne aveva subita l’influenza. Sotto l’egida di Venezia, la famiglia si era distinta con il nome di Torre e Tasso. Un ramo olandese-tedesco della famiglia era stato fondato alla vigilia della guerra dei Trent’anni (1618-1648) nell’Europa centrale e – a quanto si racconta – non sarebbe estranea alla gestione dello spionaggio veneziano in Germania fino a dopo le guerre napoleoniche, sotto forma di monopolio sul servizio potale. Di tale servizio il ramo di Ratisbona della famiglia ottenne lo status di prima famiglia del Sacro Romano Impero.[259]

Il principe tedesco Johannes, all’epoca dell’attentato a Giovanni Paolo II del 1981, era presente nel Consiglio di amministrazione della Banca di Monaco Bayerrischer Vereinsbank (controllava il 15% del pacchetto azionario). Sia in questa sia nella filiale londinese, l’Union Bank of Bavaria, erano state segnalate nell’inchiesta trentina del giudice Palermo dell’inizio degli anni ’80, relativamente al deposito di tre milioni di marchi da parte del mafioso turco Bekir Celenk, quelli promessi ad Alì Agka per l’attentato al Papa.

La Bayerrischer Vereinsbank era strettamente connessa dal punto di vista bancario con la Bulgarian Foreign Trade Bank, che era considerata il polmone finanziario di diverse operazioni sporche.[260]

Tornando alla Società di Thule, il 9 novembre 1918 von Sebottendorff pronunciò un appassionato discorso davanti alla Thule, incitando i membri a una resistenza con la Repubblica dei Consiglio bavarese che era stata instaurata durante la rivoluzione tedesca del 1918.

Rudolf von Sebottendorff acquistò nel 1918 il Munchener beobachter, un piccolo settimanale locale stampato per la prima volta nel 1868.

Von Sebottendorff ne fece l’organo ufficiale della Thule e in seguito cambiando nome diventerà l’organo di stampa ufficiale del partito nazista. La Thule attinse a piene mani dalle teorie del professore di geopolitica Karl Haushofer, che era un convinto sostenitore del ritorno della grande Germania e dell’espansione a Est al fine di costruire un solido “spazio vitale” che avrebbe a sua volta garantito il dominio de mondo, dagli insegnamenti di uno strano monaco cistercense allontanato dalla Chiesa Cattolica, Adolf  Lan von Liebenfels, fondatore dell’Ordine dei nuovi Templari, una sorta di setta che predicava l’esistenza di una razza superiore formata da ariani, che erano ritenuti semidei  col compito di liberare il mondo dagli ebrei.

La Thule si ispirò molto anche al Buddhismo tibetano, deformandone i contenuti, e anche alle dottrine esoteriche di madame Blavatsky, la celebre medium e occultista, fondatrice della Società Teosofica Internazionale, che sosteneva di essere in contatto telepatico con…gli antichi “Maestri Invisibili” (in questa storia abbiamo visto tante persone che ritengono di essere in contatto con degli “superiori sconosciuti” che sarebbero i sopravissuti di una razza eletta, che sarebbe vissuta tra Tibet e Nepal, i quali si sarebbero rifugiati in seguito a una spaventosa catastrofe nella viscere della terra, dove avrebbero fondato una straordinaria civiltà, la mitica Agarthi e da questa credenza c’è un contatto con il pensiero sinarchico).

Gli appartenenti alla Thule miravano, attraverso la telepatia e riti occulti, che si svolgevano solitamente nei boschi e vicino a vicino a corsi d’acqua ritenevano di entrare in contato con questa sorta di superuomini, al fine di ricostruire la razza superiore.

L’occultismo della Società Thule divenne patrimonio del Partito Nazionalsocialista tedesco (NSDAP). Adolf Hitler ebbe come maestri all’inizio del suo percorso soggetti come Glauser (von Sebottendorff) e Dietrich Eckart. Ma fu il secondo a favorire l’iniziazione di Hitler nella Società di Thule nel 1919 e al medesimo Furher dedicò il Mein Kampf. Intanto caduto in disgrazia von Sebottendorff, un ulteriore sviluppo occultistico del nazismo avrebbe avuto luogo: la Thule venne abolita quasi immediatamente dopo che Hitler ebbe preso il potere, per fare posto all’istituzione di nuova società segreta da parte di Goebbels, la Vril.

In Gran Bretagna Churchill, era membro di una curiosa setta “celtica” chiamata Ancient Order of Druids e chiese aiuto a maghi per cambiare le sorti della guerra.[261]

Nel 1936 in Germania si portava avanti una lotta di contrasto alle organizzazioni massoniche e non, e ad altri tipi di sette segrete per esempio quelle facenti capo a vario titolo al vecchio OTO di Crowley. Tale lotta continuò con toni particolarmente feroci dopo la fuga di Rudolf Hesse in Scozia avvenuta nel maggio 1941.

Fin dall’inizio del conflitto, infatti, i fratelli Ian e Peter Fleming (Ian Fleming fu il creatore letterario dell’Agente 007), si erano messi in contatto con Crowley con un solo obiettivo in mente: catturare addirittura Hitler o il suo secondo Hesse. Che la prima soluzione appariva impossibile, con Hess sembrava più facile.

Il delfino di Hitler era un anglofilo, amico dei “geopolitici” Karl e Albrecht Haushofer, entrambi molto poco inclini a una guerra con l’Inghilterra. In più Hess era facilmente emozionabile e soggetto a passioni esoteriche e all’astrologia. Tramite astrologi compiacenti, Hess fu convinto a seguire oroscopi falsificati ad arte che lo indirizzavano a tentare una via di uscita per la guerra se si sarebbe recato segretamente in Scozia.

Questo la versione (pur veritiere dal mio modesto punto di vista, trascura che Hitler per avere mano libera all’Est contro l’URSS offrì all’Inghilterra un accordo che doveva essere raggiunto attraverso una forte pressione militare. Non intendeva colpire a fondo, ma raggiungere un’intesa. Puntava sull’influenza di settori della società inglese legati all’esoterismo.[262]

L’atto decisivo per questa storia lo fece Crowley, nei primi mesi del 1941.

Il primo ministro inglese Churchill, appassionato occultista, lo fece pagare affinché si consumasse un rito magico molto particolare, svoltosi poi nella foresta di Ashdown, tra diversi occultisti, Servizio segreto inglese schierato e dei fanatici esoteristi. Un pupazzo di Hess fu assemblato e inserito nel modello di legno di un aeroplano tedesco. Mentre Crowley pronunciava oscure parole rituali, probabilmente in lingua angelica “enochiana”, insieme con altri officianti i suoi adepti con il pupazzo di Hesse dentro era fatto volare con una teleferica da un luogo all’altro del bosco.[263] Per quanto possa sembrare incredibile la storia, tentativo di cominciare e trattative con la Gran Bretagna a parte, si potrebbe dire che l’uso della magia Voodoo ebbe effetto, e pochi mesi dopo Hesse fu catturato.

Un altro esempio lampante dell’uso di persone che si occupano di esoterismo e occultismo per fini bellici è quello inerente a Dione Fortune.

Dione Fortune visse in Inghilterra dal 1890 al 1946. Psicologa, ritenne di avere scoperto in sé forse spirituali importanti e fondò un movimento The Society of the Innet Light (la società della luce interiore), che esiste tuttora. Nella seconda guerra mondiale, Dione Fortune combatté i tedeschi (a modo suo ovviamente) senza utilizzare bombe o metodi spionaggio ma attraverso una lotta spirituale di successo, in collaborazione con numerosi suoi compagni. Si servì dell’antico sapere occulto allo scopo di tenere la minaccia tedesca lontana dall’Inghilterra.

   Una parte del sapere a lei tramandato spiega che è meglio potenziare le proprie energie positive, anziché combattere le forze negative, perché i risultati sono molto più efficaci (lo stesso principio, tra l’altro, è praticato anche in tutte antiche tradizioni mediche). Nel caso di Dion Fortune, si trattava quindi di rafforzare i valori interiori della nazione inglese, piuttosto che contrastare la volontà di potenza dei tedeschi. I tedeschi, come si spiegava prima, non impiegavano esclusivamente mezzi bellici tradizionali, ma avevano esperti in psicologia che accumulando forza, cercavano di manipolare la coscienza collettiva degli avversari allo scopo di indebolire la difesa.

Per osteggiare i nemici e rafforzare i principi spirituali positivi della nazione, Dione Fortune istituì dei gruppi di meditazione. I partecipanti erano sparsi ovunque in Inghilterra, ma il fulcro era costituito da una cerchia di esperti occultisti con sede a Londra. Ogni domenica costoro meditavano e visualizzavano (a un’ora prestabilita) un tema ben preciso, che era comunicato a tutti per lettera. In tal modo, Dion Fortune sfruttò la forza collettiva della mente umana nella sua guerra. La cronaca di questi avvenimenti è riportata nel libro The magical battle of Britain, pubblicato da un suo discepolo cinquant’anni più tardi.

Grazie alle notizie riportate nei giornali sulla guerra in Europa, era possibile costatare che, ogniqualvolta il gruppo lavorava mentalmente su un determinato giorno era possibile sapere l’esito di questi interventi.

Dionw Fortune e i suoi collaboratori non hanno mai pensato di attribuire a lei il merito della scampata invasione tedesca dell’Inghilterra, ma erano consapevoli del ruolo decisivo nel rafforzamento del morale e della volontà di difesa di tutta la nazione, nella costruzione di barriere mentali contro le influenze telepatiche dall’esterno e nella neutralizzazione dell’operato degli agenti nemici nella propria patria. Chi conosce la velocità di diffusione della paura e del disorientamento mentale in una guerra e sa come questo stato può portare alla sconfitta, non potrà che ritenere interessante e di conseguenza apprezzare il ruolo svolto da Dion Fortune.

Se affrontassimo il rapporto tra servizi segreti ed esoterismo, si scoprirebbe che è molto vecchio.

Francesco Bacone (1561-1626) amico di Shakespeare, e cultore di studi esoterici e con buona probabilità sembra che abbia avuto dei rapporti con la prima Massoneria (quella operativa) e con i Rosacroce,[264]  e soprattutto Gran Cancelliere d’Inghilterra, era contornato da una cerchia di illustri letterati che erano in modo diretto o indiretto, collegati al servizio segreto inglese, nato sotto gli auspici della regina Elisabetta al tempo del conflitto con a Spagna.

Capo di questo servizio segreto, era sir Francis Walsingham, ambasciatore in Francia dal 1570, e agente protestante,[265] il suo rapporto riguardante la Invecible Armada (la flotta spagnola che aveva il compito di invadere l’Inghilterra) – oggi conservato fra i manoscritti della raccolta Sloane al British Museum – dal titolo The Plot for Intelligence out of Spain – è visto in assoluto come il primo documento formale elaborato da un servizio segreto di uno Stato.

Sin dai primi passi della sua creazione, Walsingham si era contornato di agenti segreti inviati a spiare ovunque. Uno dei primissimi collaboratori era stato l’astrologo e matematico John Dee (1527-1608). Incaricato di seguire gli interessi britannici in Polonia, Dee aveva riferito degli intrighi messi in atto dal Vaticano e dalla Spagna.[266] Qualche anno prima, nel 1562, sempre Dee aveva scoperto e messo le mani su uno strano libro intitolato Steographia di Johannes Trithemius, abate benedettino di Sponheim (1462-1516) da cui aveva appreso l’utilizzo di codici e cifrari che aveva immediatamente reso disponibili per l’utilizzo da parte delle spie agli ordini di Walsingham.[267] A seguito di questo, ebbe inizio la tradizione di identificare gli agenti con un numero, ma anche le persone coinvolte o i luoghi. Per esempio, l’Inghilterra era lo029, 096 l’Olanda, 070 a Germania, la Regina di Spagna con lo 055, mentre Maria regina di Scozia era lo 003, John Dee era contrassegnato dallo 007 (guarda caso lo stesso numero, come tutti sanno, di James Bond, la spia per antonomasia).

Oltre alle attività svolte in ambito governativo (soprattutto spionistico),[268] praticava l’arte dell’alchimia con il beneplacito reale. Era anche ben noto per l’opera Liber Mystorium che, per via delle “conversazioni angeliche” contenute, è sovente associata a un’antica perduta arte (derivata dal biblico Enoch e conosciuta come magia enochiana), grazie alla quale sarebbe possibile comunicare con gli angeli esercitando il comando su di loro, al fine di vedere realizzato ogni desiderio. In realtà, l’opera (conservata in originale al British Museum) non ha niente a che vedere con le potenze angeliche, in quanto si tratta di una sorte di registrazione di discussioni in merito al servizio segreto vaticano che Dee scrisse in forma criptata anche con l’aiuto dell’avvocato e compagno Edward Kelly.[269]

I cattolici, nell’intento di screditare i rapporti di Dee, incominciarono a presentare i suoi scritti enigmatici come una specie di manuale di stregoneria, un ramo della magia nera che comportava il contatto con l’angelo Uriel, tramite un linguaggio sconosciuto. Da parte sua, Dee traeva gran vantaggio da queste interpretazioni false, giocando con queste sue presunte relazioni con forze sopranaturali. Qualche anno dopo i suoi scritti vennero presentati al consesso della Royal Society, brillantemente decodificati dal genio di Robert Hooke (che era un inventore prolifico).

Ritornando al discorso che stavamo facendo sulla modernità, si può dire che esiste una modernità occulta che è altrettanto importante di quella conosciuta, che è tecnologica e positivista.

Dan Brown l’ha capito più di altri e con la sua intuizione è divenuto miliardario.

C’è un aspetto da affrontare se le opere letterarie e il loro successo di Dan Brown siano il frutto di un complotto avente lo scopo di colpire e screditare la religione cristiana a livello mondiale. Di questo complotto farebbe parte anche la diffusione tra gli anni ’80 e ’90, della cultura New Age, il proliferare a macchia d’olio dell’interesse mediatico per l’occultismo, per le cosiddette nuove e per le tante versioni all’occidentale dello yoga o di altre discipline orientali.

Sempre secondo quest’ottica di tipo complottista, la proliferazione di questi fenomeni sarebbe in qualche modo  pilotata da organizzazioni o lobby potentissime, identificate di vota in volta, con le onnipresenti logge massoniche (che diventano alla fine della fiera una sorta di capro espiatorio per tutte le malvagità esistenti) o con altre strutture di potere che si suppone possano esercitare un tale influsso da dietro le quinte, interessati a colpire le religioni per sostituirle con una sorta di spiritualismo soggettivista a uso consumistico. Si tratterebbe, in sostanza di una grande cospirazione, uguale e contraria, in fondo, a quella tratteggiata da Dan Brown sul suo romanzo: un ipotesi indubbiamente inquietante e affascinante, ma non meno difficile da dimostrare di quella che vede il mondo come il terreno di uno scontro tra il Priorato di Sion e l’Opus Dei.

Questo non significa che le posizioni complottiste non abbiano anche, in una certa misura le loro ragioni: essendo, in fondo, nient’altro che chiavi di lettura esagerate, o per lo meno indimostrabili, di fatti che hanno però una solida concretezza e realtà.

Un’interpretazione possibile di quella che si potrebbe definire “la cospirazione da Vinci”, quella della diffusione, lenta ma capillare, di una sorta di neospiritualismo percepito come una sfida nei confronti delle religioni istituite e del cristianesimo in particolare, è leggerla in chiave sociologica.

Dal mio punto di vita il fenomeno da Vinci, va inquadrato da un lato come dicevo all’inizio del discorso della crisi culturale della società capitalistica (i vecchi valori e credenze si rilevano insufficienti) e dall’altro col declino del materialismo meccanicistico[270] che in parte aveva contraddistinto quella che viene definita modernità (legato peraltro a processi politici di cambiamento sociale). Ci troviamo di fronte a una sorta di “edonismo di massa” che porta a una mera ricaduta di un individualismo disperato e avaro di prospettive, e nello stesso tempo si assiste a un cambiamento di paradigma di pensiero. Sono in crisi gli stessi presupposti del positivismo ottocentesco: l’idea che lo sviluppo sociale coincide sic et simpliciter on quello economico; messa in crisi è l’idea che la scienza possa risolvere tutti i problemi e rispondere a tutte le domande messa in crisi, peraltro è la stessa visione di scienza e della realtà in cui viviamo, alla luce di nuove prospettive come la fisica quantistica, a psicologia postfreudiana, la biologia organicista, la visione olistica della vita e del cosmo.

Un cambiamento di paradigma, dunque, che fa come più che mai attuale l’eterno anelito dell’essere umano alla ricerca spirituale, alle domande di senso, al problema fondamentale dell’interiorità. Questo cambiamento, pertanto, porta anche a una rivalutazione globale del ruolo della religione che è tornata in effetti, a ricoprire un significato importantissimo, non solo nella prospettiva individuale, ma anche nelle questioni sociali: non solo nelle forme benigne (interessamento verso chi soffre, pensiamo al fenomeno del volontariato) ma anche in quelle maligne come i fondamentalismi.

Allo stesso tempo, questo cambiamento di paradigma avviene nel contesto di un modo che viene definito globalizzato (termine mistificante che vuole nascondere la mondializzazione capitalista) e dove, concretamente, un potere sempre più grande e supernazionale, ha sempre meno bisogno di  una qualsivoglia legittimazione democratica, e tende a prendere piede utilizzando ogni mezzo possibile dalla persuasione indotta attraverso i mass-media e la cultura fino all’utilizzo preventivo della forza militare. In linea di principio poi il modello di persona con cui un potere, che abbia pretese globali può auspicarsi è essenzialmente quello individualistico: un uomo, cioè disgiunto da ogni tipo di identità o appartenenza forte, sia essa di tipo familiare, politico, religioso e nazionale; psicologicamente incerto e privato di ogni sostegno umano stabile; consumatore di idee e di affetti al pari di qualsiasi altro prodotto immesso sul mercato.

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Ed è su questo piano, dunque ossia quello antropologico, che il potere presiede al tipo di quella che è definita globalizzazione oggi vincente (ma che il termine più corretto sarebbe mondializzazione capitalista) non può esimersi di confrontarsi con il fenomeno della religione.

La religione, infatti, è al momento appare l’unica forma identitaria, dopo il crollo e il disgregarsi di quelle aggregazioni politiche, nazionali e di classe che avevano contraddistinto il XX secolo. Ma la religione, al tempo stesso, anche nelle forme più conservatrici e reazionarie, è una realtà istituzionale tra le più ostiche nell’otica di potere unico mondiale. L’uomo religioso, infatti, è tendenzialmente portato a interpretare l’esistenza in un’otica diversa se non opposta a quella individualistica dominante: attribuendo un’importanza all’aspetto comunitario, alla stabilità affettiva dei rapporti umani, in una visione della vita generalmente tesa, peraltro, a relativizzare i beni materiali, cosa questa, tutt’altro che indifferente, nell’ottica di un potere che trae fondamento dall’economia. All’interno dell’universo religioso, inoltre, due nuclei emergono su tutti gli altri, sia per la consistenza numerica sia per capacità di radicamento sociale: l’Islam e il cristianesimo.

Rispetto al fenomeno religioso, dunque, e a queste due emergenze in particolare gli unici atteggiamenti che un potere globalizzatore può avere sono, lo scontro aperto o anche, lì dove sia possibile, il tentativo di ammorbidire e addomesticare queste identità, rendendole essenzialmente innocue. È da questo punto di vista che quelli che sono definiti “poteri forti” (eufemismo per dire classe dominante) vedrebbero con favore ogni iniziativa tesa a frantumare l’identità religiosa disperdendola negli infiniti rivoli di un sentimento individualistico, privo di aggancio con qualsiasi autorità tradizionale e dove l’elemento puramente emotivo e passionale risulti essere quello dominante.[271]

Così non è certamente un caso come l’unico tipo di cristianesimo che riesca a godere oggi di grandi simpatie e sostegni in un paese come gli USA sia il pentacostalismo,[272]  fondato sull’autorità massmediatica dei cosiddetti telepredicatori, prototipo di una religiosità spettacolo facilmente ammaestrabile anche a fini politici e ideologici,[273]  ed è in quest’ottica, anche, che un sociologo come Michel Lacroix ha potuto definire la New Age come l’unica religione possibile del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale.[274]

Sempre da questo punto di vista, peraltro, non è impossibile immaginare come questi fenomeni parareligiosi possono anche essere periodicamente aiutati, nella loro diffusione, attraverso operazioni che, per evitare quel termine troppo carico di suggestioni che è complotto, potrebbero invece definirsi più tranquillamente politiche culturali: veri e propri investimenti a lungo termine, atti creare nelle masse uno stato di spirito più confacente alle finalità del proprio agire.

Anche l’Il Codice da Vinci di Dan Brown, dunque potrebbe essere considerato alla stregua di una di queste operazioni culturali? Nulla vieta di pensarlo. Basti vedere con quale entusiasmo sia stato accolto dai mass media e dalle case editrici, l’opera di questo abile ma fino a quel momento sconosciuto autore che ha dovuto attendere di scrivere un romanzo definito “anticristiano” per vedersi pubblicare, uno per volta tutti quegli altri che conservava nel cassetto.

Un’operazione culturale che qualcuno forse cedendo alla suggestione ha messo a confronto con un altro straordinario fenomeno mediatico: l’uscita di The Passion di Mel Gibson. Si potrebbe dire che sia una lotta dove il terreno di scontro è l’orientamento delle masse, come dice Iannacaccone: “il romanzo di maggior successo nella storia americana si contrapposto al film (indipendente) di maggior successo della storia del cinema americano (…). Al progetto di evangelizzazione di Gibson, se ne è contrapposto uno di controevagelizzazione”.[275]

Il noto esoterista René Guénon, convertitosi in età matura all’Islam ed entrato in una tariqah sufica, ma conosciuto anche per la sua prolungata frequentazione giovanile di logge massoniche e gruppi occultisti nella natia Francia, da “esperto del mestiere” ritorna più volte, all’interno delle sue opere, sul concetto di stato di spirito: esso è l’espressione indicante un’atmosfera culturale che può essere indotta nelle masse attraverso il sapiente utilizzo di mezzi appropriati.

Di per sé, il Guénon non dice niente di nuovo poiché questo processo, che più prosaicamente può essere definito di persuasione occulta, è presente costantemente nella nostra vita moderna: pensiamo solamente alla pubblicità. Nel 1957 uscì negli USA The Hidden Persuaders di V. Packard tradotto nel 1958 in Italia con il titolo indicativo i persuasori occulti la psicoanali del consumatore dove si denuncia l’impiego della psicanalisi di massa nelle grandi offensive di “persuasione”, ed è il primo saggio dove si analizzano i messaggi subliminale e il potere occulto della pubblicità. Questo libro finisce con una denuncia e un monito che io non esito a definire profetica: “Il sopruso più grave che molti manipolatori commettono, è a mio avvio, il tentativo di insinuarsi nell’intimità della mente umana. È questo diritto alla intimità della mente – il diritto di essere, a piacere razionali o irrazionali – che io credo, abbiamo il dovere di difendere”.[276]

Un altro strumento di persuasione occulta è il cinema. Negli USA Hollywood è indubbiamente una macchina da guerra, e non solo quando esaltava le imprese genocide contro i nativi e nei vari film di azione, ma anche nei film d’amore e nelle varie commediole che pur apparendo innocue per lo spettatore evidenziano un “superiore civiltà”, vuoi per il delicato abbandono, vuoi per la rinuncia altruistica (come nel film Casablanca), vuoi per la tenerezza di sentimenti, vuoi perché tali sentimenti sono accompagnati da case o da ville sontuose, da automobili da urlo, da un ambiente raffinato, che inviano un messaggio non esplicito ma facilmente decodificabile come implicito: i grandi sentimenti sono patrimonio dei ricchi o degli aspiranti ricchi. Mentre per i poveri che abitano in abitazioni modestissime nelle periferie d’America, angosciati da mutui, da troppe bollette da pagare e con troppi figli, non c’è dolcezza, amore ma solo spazio per la sopravvivenza e l’attaccamento sessuale.

Le cose più indecenti sono nei serial, qui le prudenze che vengono in parte praticate nei film con attrici e attori famosi e che sono distribuite nelle sale cinematografiche, vengono meno. Attraverso la violenza e il sesso – che sono due vettori fondamentali nei serial USA – si educa all’individualismo, alla sfiducia nell’altro, all’avidità, alla competizione sfrenata, al disprezzo di una vita equilibrata, alla sessualità come possesso femminile o maschile che sia.

La manipolazione del consenso è una strategia costante in tutti i maggiori paesi imperialisti.

Negli USA i passaggi più importanti ufficialmente sono stati: nel 1947 quando Edward Bernyas scrisse La costruzione del consenso. Bernyas che era nipote di Freud sosteneva che le masse per avere fiducia nei leader devono credere che tutto ciò che è detto da questi sia vero.

Un altro aspetto è l’attenzione che la CIA e dagli altri servizi segreti USA verso gli intellettuali comunisti,[277] per il semplice motivo che gli oppositori di destra non avevano certamente bisogno di essere indottrinati dalla propaganda anticomunista. L’obiettivo era di dirigere il pensiero degli oppositori di sinistra al Movimento Comunista ufficiale, in maniera che non diventasse troppo radicale e quindi di manipolarlo.

Chi lavora per la Borghesia Imperialista sa molto bene che gli intellettuali (inteso come ceto sociale, o meglio sottoclasse dominata dalla classe dominante) sono bramosi di gloria e potere quindi anche inconsapevolmente, oscillano costantemente fra i due blocchi sociali antagonisti (borghesia e proletariato) fino – il più delle vote – vendersi alla classe dominante.

La CIA creò un Ufficio di Strategia Psicologica attraverso cui promuoveva nel mondo la cultura anticomunista. Questo processo si accompagnava al riciclo degli scienziati e dei tecnici nazisti (Operazione Paperclip) e l’infiltrazione nei movimenti di estrema sinistra (Operazione Chaos, Agenzia Aginter Press).

Nel 1954 nasce il Gruppo Bilderbeg, nel 1967 nella fusione di gruppi similari è fondata la Lega Anticomunista Mondiale (agenzia tampone che servirà di copertura per operazioni sporche).

La linea politica è chiara: chiunque non si allinei agli interessi dell’imperialismo USA deve essere schiacciato con tutti i mezzi a disposizione, e questo vale anche per le dissidenze interne al campo occidentale come la Francia del generale de Gaulle.

Nel 1962 fu pianificata l’operazione Northwoods, da alti dirigenti del Ministero della Difesa statunitense (firmato dal generale Lyman Lemnitzer, capo degli stati maggiori riuniti) allo scopo di indurre l’opinione pubblica statunitense a sostenere un eventuale attacco militare contro il regime cubano di Castro. Il piano, che non fu mai messo in atto, prevedeva l’esecuzione di una serie di azioni organizzate da entità governative USA operanti sotto le mentite spoglie di nazionalisti cubani; il piano prevedeva anche attacchi terroristici contro obiettivi all’interno del territorio nazionale degli Stati Uniti. I primi documenti del piano furono pubblicati nel 1997 ad opera del John F. Kennedy Assassination Records Review Board; gli allegati furono pubblicati nel 1998 dal National Security Archive.

Ma se vogliamo approfondire il discorso inerente la diffusione di uno stato delle spirito all’interno della popolazione dei paesi imperialisti non si può non affrontare la problematica della diffusione della cultura della droga.

Quella che fu definita “rivoluzione psichedelica” venne alla luce nel mondo elitario ed esclusivo dell’alta società americana e britannica dalla quale, per una precisa scelta, si diffuse in seguito a livello di massa.

Essa ebbe origine dunque in ambienti lontanissimi dal colorato mondo dei grandi raduni rock o delle comuni hippie di San Francisco. Bisogna tornare indietro agli anni ’50 nel contesto degli esperimenti sul controllo mentale finanziati dalla CIA o dai servizi britannici di cui MK-Ultra è solo il più noto, e dove molto spesso allucinogeni come l’LSD venivano utilizzati insieme a tecniche di deprivazione sensoriale. Si tratta di progetti che verranno alla luce solo molti anni dopo, come nel caso MK-Ultra che suscitò un autentico scandalo nell’opinione pubblica americana quando fu reso pubblico, durante un audizione speciale nel Senato USA nell’agosto 1977.

Nel suo Shock Economy, la giornalista canadese Naomi Klein – autrice del manifesto No-Global No Logo – paragona il sistema della tortura utilizzata dalla CIA nel progetto MK-Ultra alla dottrina economica dello shock elaborata dal premio Nobel Milton Friedman che sfrutta momenti di shock e trauma collettivo per dedicarsi a misure radicali d’ingegneria sociale ed economica. Per Friedman soltanto con una crisi – reale o percepita – si può produrre un vero cambiamento. Quando questa crisi avviene, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano finché quello che al momento sembra politicamente diventano politicamente inevitabili.

Paragonando le teorie neoliberiste promosse da Friedman alla tortura vera e propria Klein nota che: “Dal Cile alla Cina all’Iraq, la tortura è stata un partner silenzioso nella rivoluzione liberista globale. La tortura, però, è ben più di uno strumento utile politiche indesiderate a chi si ribella: è anche una metafora della logica alla base della dottrina dello shock”.[278]

Nei manuali della CIA, infatti, si chiariva che per piegare la resistenza di chi oppone resistenza bisogna creare rotture violente tra i prigionieri e la loro capacità di dare senso al mondo che li circonda. In primo luogo eliminando ogni input sensoriale (con cappucci in testa, tappi alle orecchie, isolamento totale, manette), poi bombardando il corpo con stimoli estremi (luci stroboscopiche, musica a tutto volume, percorse, elettroshock).

Lo scopo di questa fase di “ammorbamento” è quello di provocare una specie di uragano della mente: i prigionieri dovrebbero subire una regressione tale e dovrebbero essere talmente spaventati che non dovrebbero essere più capaci di pensare razionalmente né a proteggere i loro interessi. È in questo stato di shock che la maggior parte dei prigionieri dà a chi li interroga ciò che desidera: confessioni abiura di convinzioni, informazioni.

E a questo punto che da parte del torturatore può anche iniziare lo psychic driving, il ricondizionamento mentale, ricostruendo letteralmente da capo la psiche della vittima.

Ispirandosi alle ricerche psichiatriche condotte da Ewen Cameron sul decondizionamento e ricondizionamento mentale, i ricercatori della CIA avviarono un programma segreto dedicato alla ricerca sulle “tecniche speciali dell’interrogatorio” che avrebbe poi realizzato dapprima al Project Bluebird, poi denominato Artichoke infine nel 1953 MK Ultra.

Fermo restando, che tuttora e ufficialmente queste tecniche torturatorie sono usate a Guantanamo, le ricerche di Cameron furono sviluppate in segreto finché non furono rese pubbliche negli anni ’70. Le inchieste del Senato USA fecero emergere come oltre alle tecniche di tortura utilizzate per interrogare i prigionieri, erano state elaborate sofisticate e tecniche per manipolare, controllare e ricondizionare il cervello che è stato condotto alla decognizione: in una parola, riscriverlo.

Già nel 1958 Huxley spiegava dalle pagine di Ritorno al Mondo Nuovo, che uno shock indotto e prolungato può ottenere uno stato di suggestionabilità assai intensificato, sulla base del quale è possibile condizionare la psiche della vittima.

Tutto ciò potrebbe far ipotizzare che il romanziere inglese avesse partecipato al progetto MK-Ultra.

Recentemente il generale USA Albert Bert Newton Stubblebine, un personaggio noto e ambiguo per il suo lavoro nel settore della Guerra Psicologica e per il suo impegno nel creare una nuova razza di “super soldati” dotati di poteri inusuali e abilità ESP, ha rilasciato delle dichiarazioni in merito al ruolo del romanziere inglese nell’ambito delle ricerche americane sul controllo mentale.[279]

Esiste un legame tra lo shock e la manipolazione mentale.

Quando si è vittima di un trauma profondo, la nostra mente crea una barriera, un amnesia intorno all’evento, in modo da non rivivere il dolore dei ricordi: la mente si parcellizza, isolando così il ricordo del trauma che è rimosso ma non eliminato.

Furono i nazisti, i primi a rendersi conto – grazie agli studi di Mengele – che se si traumatizza sistematicamente qualcuno attraverso la tortura, le molestie sessuali, o torturando qualcun altro davanti ai suoi occhi si può distruggere a mente di quella persona, trasformandola in qualcosa di simile a un nido di api, costituito cioè da compartimenti indipendenti separati da barriere di amnesia: è la cosiddetta teoria della mentalità dell’alveare.

È per questo che oltre alla deprivazione sensoriale, la somministrazione di droghe e la tortura, si utilizzano anche rituali occulti a sfondo satanico per traumatizzare, plagiare e manipolare a mente delle vittime: una volta che l’unità della mente è stata distrutta, che all’interno di essa si sono formati dei compartimenti, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro, essi possono essere programmati per vari compiti o esperienze, senza che l’uno abbia coscienza dell’esistenza dell’altro.

Ciò non esclude la possibilità che vi siano dei veri e propri missing-time (tempo mancante) sentiti dalla vittima con malessere per l’incapacità di ricordare. Usando parole-innesto, chiavi, suoni o segnali ipnotici, questi comportamenti possono essere spostati in avanti o all’indietro proprio come un casellario mentale. Un compartimento autonomo, corrispondente a una specifica personalità della mente riprogrammata, diventa così il livello cosciente dell’individuo risprofonda poi nell’inconscio, nel momento in cui si ha acceso a un altro compartimento. Questo significa che dopo aver eseguito un compito, la vittima dimentica ciò che ha fatto e con chi.

Queste tecniche di condizionamento sono state e sono tuttora utilizzate anche da sette di stampo occulto grazie alla copertura dei servizi segreti (in particolare americani, inglesi e australiani). Da un lato si gettano le basi per fabbricare dei veri e propri culti intorno a un leader carismatico, dall’altro si sperimentano le tecniche che si erano dovute abbandonare con la scoperta pubblica del progetto MK-Ultra. È così che si creano dei movimenti settari che alternano tecniche di manipolazione mentale in pieno stile MK-Ultra a pratiche esoteriche.

La funzione del controllo delle menti è quello di garantire la tenuta del sistema.

La crisi generale del capitalismo ha determinato politiche che hanno creato milioni di poveri lavoratori schiavizzati che brulicano senza costrutto nelle città europee, che non vedendo alternative ritenute credibili, sono indotti a cercare un bersaglio contro il quale cercare le frecce avvelenate della frustrazione. Il sistema, profondo conoscitore della psicologia delle masse, riesce però a canalizzare questa rabbia che viene scientificamente evocata. Il capolavoro delle élite consiste proprio in questo, nel generare sentimenti di odio che finiscono per confondere e paralizzare le masse. Naturalmente non è così semplice farsi un idea della realtà, specie in un mondo abbruttito da una miriadi di informazioni – spesso tra di loro incompatibili – che colpiscono il cosiddetto “cittadino medio” con una velocità impressionante fino a stordirlo. In questa confusione, utile per provocare disillusione e disimpegno, che i soliti “maghi neri” esperti in imbrogli e manipolazioni regnano.

C’è da chiedersi come ha una fatto una oligarchia fortemente minoritaria a metter le catene ai polsi a un numero spropositato di persone che alla fine della fiera adorano la loro frusta. Una spiegazione a questo sta nell’uso di quello che viene definito “lavaggio de cervello”, che usa in maniera massiccia quello che Goebbels affermava, ovvero la ripetizione in continuità di notizie false, che diventano vere solo perché proposte all’infinito. È per questo motivo diventano verità oggettiva, esempi di notizie che diventino verità se ne possono fare tanti, un esempio tra i tanti: che gli Stati devono prendere a prestito le moneta che usano, che è legittimizzata sul piano internazionale di pochi usurai (che sono definiti mercati) che tengono in scacco interi continenti. Oppure il fatto che il sistema tende a presentare all’infinito l’immagine di popoli afflitti da debiti che non riusciranno mai del tutto a ripagare. In questa situazione coloro che denunciano questa situazione sono bollati come “complottisti” o “populisti”, termini coniati dai cultori della neolingua per scoraggiare sul nascere il sedimentarsi di forme risolute di protesta.

Certo nello stesso momento la fiducia da parte sempre crescente da parte delle masse dei media sta venendo sempre meno, mentre c’è un irrompere nel web di un’informazione spontanea e non pilotata. Per questo il sistema è tentato di imporre per decreto una verità ufficiale. La forza del sistema non sta tanto nel controllo militare, giudiziario o politico dei diversi apparati, ma nel controllo delle menti, del modo di pensare e di accettare i soprusi.

Non deve meravigliare in questa situazione che quella parte di masse popolari che vanno ancora a votare hanno delegato la propria sorte in Francia a un uomo dei Rothschild. Siamo ormai in una società che seleziona le proprie classi dirigenti con le stesse regole con il quale si scelgono i concorrenti di un reality. È questo “Grande Fratello” che stabilisce in piena solitudine chi è “populista”, “demagogico”, “spaventa i mercati” e chi invece è “responsabile perché sceglie la speranza e non la rabbia”. Perciò anche se Marine Le Pen, rinnega il passato del padre, fa esplicito riferimento a de Gaulle, elabora un programma riformista di difesa dei lavoratori, e fa una scelta a favore di Israele, tutto ciò non importa, il sistema ha il suo uomo in Macron, perciò Marine resta fascista. E siccome è fascista tutti i “democratici” devono unirsi per impedirle di vincere. Questa narrazione fa presa non perché vera ma perché ripetuta continuamente. Tutto ciò dimostra che la suggestione scientifica indirizza il voto delle masse che non avendo maturato anticorpi per demistificare le menzogne, prendono per buoni racconti demenziali manco fossero bambini da impaurire con lo spauracchio del “lupo nero” (il “lupo nero” adattato al mondo degli adulti rimasti bambinoni sarebbe: lo spread, il default e la reazione dei mercati). Nella sostanza se al bambino spieghi il Teorema di Pitagora, essendo complicato, ha delle difficoltà a comprenderlo, mentre se evochi un irreale “lupo nero” provocherebbe in lui stupore e turbamento. Allo stesso modo fino a quando l’elettore medio non sarò munito di strumenti culturali buoni per riconoscere al volo il vaniloquio dei soliti pagliacci che evocano (per malafede o per ignoranza) l’arma del “disastro economico imminente che va sventato con i sacrifici” (degli altri naturalmente), non si faranno dei passi in avanti.

Abbiamo visto in questo raccolto il ruolo importante che hanno avuto le società esoteriche nella costruzione europea. Ma sarebbe errato affermare che sono le società esoteriche che occupano discretamente ma in maniera implacabile i centri del potere finanziario. Ma nella realtà sono i centri finanziari che hanno occupato le società esoteriche, così come hanno sempre occupato le istituzioni laiche e religiose.

Detto questo si può affermare che le varie stragi che stanno imperversando in Europa sia una riedizione di quella “strategia delle tensione” che aveva colpito in l’Italia negli anni ’70.

Le stragi producono quasi sempre in automatico alcuni prevedibili effetti: rendono semplici la criminalizzazione di ogni forma di opposizione (anche quella più pacifica e legalitaria) che viene accusata di “fare il gioco dei terroristi” e danno fiato alle forze moderate che sono ben presenti a livello istituzionali. Se si analizza bene, si deve notare che senza Bin Laden e la sua fantomatica Al-Qaeda, il Patriot Act (legge illiberale ed emergenziale) non sarebbe mai approvato, negli USA, così nessuno si sarebbe potuto mai accanire contro Saddam Hussein e le sue inesistenti armi di distruzione di massa.

L’ISIS non è forse il prodotto di un ventennio di politiche da parte dei paesi imperialisti volte a destabilizzare il Medio Oriente? E tutto fa pensare che questa destabilizzazione non sia certo casuale ma voluta.

Eraclito sosteneva che “l’armonia è il risultato dell’equilibrio fra elementi opposti e in continua tensione fra di loro”, ovvero che esiste una unità fra opposti. In parole povere il pompiere serve nella misura in cui esistono gli incendi, altrimenti sarebbe una figura inutile. Parimenti i difensori della “purezza atlantica”, così per come sono disegnati ad esempio nel libro Lo scontro delle civiltà si Samuel Huntington, acquistano forza e importanza in misura direttamente proporzionale al livello di aggressività palesato dai propugnatori di valori e stili di vita incompatibili con quelli occidentali.

 

 

LE UR-LODGES

 

 

I centri di potere si internazionalizzano, anche quelli delle società esoteriche.

Era quasi inevitabile che la stessa tensione civile e sociale, che durante il XVIII e il XIX secolo aveva condotto molti massoni a impegnarsi verso un mutamento profondo delle istituzioni politiche dell’epoca nel senso dei valori democratici e liberali, conducesse molte logge dall’inizio dell’Ottocento a coordinarsi tra di loro non solo all’interno dell’organizzazione rituale, ma anche al di fuori di essa.

Questa è l’origine delle Ur-Lodges, la cui esistenza è stata rivelata da Gioele Magaldi, nel libro Massoni, società a responsabilità illimitata, si tratta di una cupola di superlogge internazionali, le Ur-Lodges, appunto, che vantano affiliazioni di esponenti politici, banchieri, industriali. Secondo l’autore le Ur-Lodges sarebbero 36 e si dividerebbero tra progressiste e conservatrici e sarebbero loro sponsorizzare delle associazioni paramassoniche tipo la Trilateral Commission o il Bilderberg Group.

L’insieme di queste Ur-Lodges non formano un entità unitaria e monolitica, anzi sono spesso in lotta feroce tra di loro, esse conoscono una dialettica molto accentuata.

Secondo Magaldi, Abu Bakr al-Baghdadi, il califfo dell’Isis, sarebbe uscito dalla prigione irachena in cui era tenuto prigioniero dagli americani. L’Isis, sarebbe un progetto della massoneria reazionaria per scatenare nuove guerre. Isis è il nome della dea egizia Iside, assimilata anche alla Dea di Dendera Hathor e Hathor Pentalpha è il nome della “loggia del sangue e della vendetta” fondata nel 1980 da Bush padre quando fu battuto da Reagan alle primarie repubblicane. A quella cupola di potere, sempre secondo Magaldi è ascrivibile la regia dell’11 settembre con annessa “fabbricazione del nemico” da Al Qaeda a Saddam Hussein, della Hathor Pentalpha, scrive Magaldi, hanno fatto parte sia Tony Blair, l’inventore della armi di distruzione di massa irachene, sia Nicolas Sarkozy, il demolitore di Gheddafi. La Hathor Pentalpha, secondo Magaldi, sarebbe dunque responsabile della strategia della tensione globale innescata dall’11 settembre, della guerra infinita che ha travolto l’Afghanistan, l’Iraq, lo Yemen, l’Egitto, la Libia e la Siria.

E proprio tra gli esponenti della Ur-Lodges Hathor Pentalpha, figurerebbe lo stesso Ergodan.

Per capire come società esoteriche si sono trasformate centri di potere si può prendere come esempio un fenomeno provocato dalla crisi degli alloggi ovvero l’occupazione abusiva degli alloggi. La caduta dello spessore intellettuale e spirituale della Massoneria, che è un fatto coerente con quanto è accaduto nella società esterna, soprattutto da quando il modo di produzione capitalista è passato dalla fase della decadenza a quella della decomposizione.

Perciò se sono sorte logge nel nome del miglioramento dell’esercizio dell’essere umano, la corruzione determinata dalla gestione di un potere economico, politico e culturale le trasforma in conventicole di affari e di favori. E se le Ur-Lodges dovevano essere un veicolo di diffusione di libertà, democrazia e benessere, c’è sempre qualcuno che le ha voluto utilizzale al fine di perpetuare regimi liberticidi tramite pratiche anche sanguinarie.

Il progetto di creare le premesse di un terrorismo islamico viene da lontano e rispondono a logiche oligarchiche di Ur-Lodges come la Hathor Pentalpha descritte da Gioele Magaldi nel suo libro.

La sovragestione del terrorismo islamico troverebbe le sue radici in una predominanza nella Massoneria internazionale, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, di una concezione oligarchica e monolitica del potere da parte degli ambienti della Massoneria e della finanza internazionale.

Ora è molto probabile che da questi ambiti sovranazionali e cosmopoliti, come è sovranazionale e cosmopolita sta diventando il Capitale finanziario, possono venire gli input per creare tra le masse uno stato di spirito.

Si sarebbe tentati di definire tali ambiti una sorta di Spectre, ma al di là dei nomi possibili, qualunque etichetta si usi non sarebbe altro che l’espressione di un sistema che dovrebbe essere smantellato da un punto di vista economico, politico e culturale, poiché nessun sistema, regime politico, dottrina filosofica, economica e politica può essere ritenuta giusta se ogni individuo, fino al più sfruttato lavoratore indiano, cinese, africano, latinoamericano, europeo e asiatico, non abbia la possibilità di vivere con dignità o senza poter aspirare alla sua porzione di spazio non solo materiale ma anche spirituale e vitale, cioè la felicità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prefazione

 

Capitolo primo

 

[1] Secondo alcuni il nome deriverebbe dal termine inglese witchcraft, stregoneria.

 

[2]  Interessante, anche se visto da destra, da un punto di vista del tradizionalismo cattolico, sugli influssi della neostregoneria e del panteismo femminista all’interno dei movimenti “antagonisti” globali. M. Blondet, Dopo Marx, Kalì, in Id., No global. La formidabile ascesa dell’antagonismo anarchico, Milano, 2002, pp. 97-105.

 

[3] Questa visione della storia religiosa dell’umanità, fu proposta, per la prima volta, dall’antropologo tedesco J. J. Bachofen, nel saggio, pubblicato nel 1861, dal titolo Das Mutterrecht, trad. It. Le madri e la virilità olimpica, Milano, 1949.

 

[4] Giorgio Galli, Il ritorno del rimosso in politica, Di Renzo Editore, Roma, 1997.

 

[5] Hitler e il nazismo magico. Componenti esoteriche del Reich millenario, Milano 1989; Cromwell e Afrodite. Democrazia e culture alternative, Milano 1995; La politica e i maghi, Milano 1995.

 

[6] Dagoberto II è l’ultimo re della merovingia, rimosso e assassinato. I Merovingi, prima dinastia franca a cui faranno seguito i Pipinidi e i Carolingi, discendevano da quel Clodoveo che era stato il primo sovrano franco battezzato nella fede cattolica.

 

[7] Singolare è il caso di quel mito del Gran Sovrano che ha esercitato un’influenza notevole anche su uomini politici del calibro di De Gaulle. Difficile è stabilire l’origine di simili ideologie e attraverso quali canali si siano diffuse. Il nucleo fondamentale di questa credenza messianico-palingenetica è quella dell’attesa di un sovrano che deve manifestarsi in Francia, e che dovrà portare a una Nuova Era di benessere e giustizia. Queste suggestioni si nutrono di reminiscenze di idee tradizionali – spesso non più comprese nel loro significato originario – a cui si collegano facilmente presunte profezie come quelle di Nostradamus, del Ragno Nero ecc. Anche nella mitologia di Dan Brown ritroviamo questi echi messianici nella figura di Sophie, l’ultima discendente di Cristo ed erede al trono di Francia. Questi li ritroveremo anche in quella che si può definire la saga di Rennes-le-Château.

 

[8] Il titolo di questo documento è identico a quello creato nel XVIII secolo dal reverendo Anderson e da Desaguliers come atto costitutivo della Gran Loggia di Londra. Il Libro delle costituzioni è considerato uno documento fondamentale sulla nascita della Massoneria moderna, del passaggio che fece fra Massoneria operativa e Massoneria speculativa.

 

[9] Si scoprirà in seguito, che il titolo de Saint Clair fu un’aggiunta del Plantard: forse per rivendicare a sé una discendenza della famiglia scozzese dei Sinclair, proprietaria di quella Cappella di Rosslyn citata anche da Dan Brown e così importante nelle vicende storiche riguardanti la nascita della Massoneria.

 

[10] E da questa presunta appartenenza di Leonardo da Vinci al Priorato di Sion, che il romanzo di Dan Brown prende il titolo.

 

[11] Sull’affaire che ha portato alla falsificazione dei manoscritti Lobineau e all’invenzione del Priorato di Sion vedere La mistificazione del Priorato du Sion, M. Bizzarri – F. Scurria, Sulle tracce del Graal, Roma, 2004, pp. 50-63.

 

[12] Tra queste figure, alcune note, possiamo ricordare: Madame Blavatsky la fondatrice della Società Teosofica, ma anche mano occulta del governo inglese in India; Rasputin gran taumaturgo e sciamano alla corte dello zar Nicola II, ma anche, a quel che sembra, abile informatore dei servizi segreti tedeschi; Aleister Crowley mago e satanista inglese, ma anche pedina al servizio di Churchill, fino ad arrivare, in tempi recenti, al Venerabile Licio Gelli. Un filo rosso che sembra unire politica e occultismo da più di un secolo: ed è difficile in molti casi capire in che misura sia l’esoterismo a essere usato come copertura di mene politiche o non quando, al contrario, sia la politica a essere messa al servizio di – magari inconfessabili – scopi esoterici.

 

[13] Per un analisi su questi argomenti M. Bizzarri, Rennes le Château. Dal Vangelo perduto dei Cainiti alle sette segrete. Roma, 2005, pp. 15-20.

 

[14] M. Bizzarri, F. Scurria, Sulle tracce del Grall, p. 58.

 

[15] http://storia-controstoria.org/europa-segreta/il-priorato-di-sion-laraba-fenice

 

[16] De Sède, Rennes-le-Château, pagg. 225-34.

 

[17] Il racconto di Anne Osmont è riprodotto in Jeanne Robin, Rennes-le-Château: Le colline envouée, Guy Trédaniel, Parigi, 1982, pagg. 85-86.

 

[18] Ferrand, Serge e G. Lecavelier, Aux ordres du SAC, Albin Michel, Parigi, 1982, pp. 85-92.

 

[19] Audigier F., Histoire du SAC: La part d’ombre du gaullisme, Stock, Parigi, 2003, p. 231.

 

[20] Ferrand, Serge e G. Lecavelier, Aux ordres du SAC, Albin Michel, Parigi, 1982, p. 95.

 

[21] Lynn Picknett, Clive Prince, la missione del priorato di sion La verità sui custodi della stirpe di Cristo, SERLING & KUPFER, 2006, p. 250.

 

[22] De Sède, L’occultisme dans la politique: De Pythagore à nos jours, Robert Laffont, 1994, p. 239. Marhic Renaud, L’Ordre du Temple Solaire: Enquetesue les extrèmistes de l’occulte, l’Horizon Chimérieue, Bordeax, 1996, pag. 201.

 

[23] Marhic Renaud, L’Ordre du Temple Solaire: Enquetesue les extrèmistes de l’occulte, l’Horizon Chimérieue, Bordeax, 1996, pagg. 201-02.

 

[24] C.s. pag. 193.

 

[25] C.s. pag. 192.

 

[26] La principessa Grace fu iniziato al Tempio Solare nel 1982 dal suo capo, Joseph Di Mambro. Carr-Brown, David Cohen, “Fall from Grace”, Sunday Times News Review, 21 dicembre 1997.

 

[27] Picknett Lynn, Clive Prince, The Stargate Conspiracy: Revealing the Truth behind Extraterrestrial Contact Military Intelligence and the Mysteries of Ancient Egypt, Warner Books, Londra 2000 (tradotto in italiano con il titolo Il complotto Stargate, Sperling & Kupfer, Milano 2002), pagg. 279-85.

 

[28] Breyer interpreta Bafometto (Baphomet) sono una contrazione di Battista (Baptiste) e Maometto (Mahomet).

 

[29] Breyer Jacques, Dante alchimiste: interprétation alchimique de la Divine Comédie, La Colombe, Parigi, 1957, pagg. 69-70.

 

[30] Péronic, Ma Queste du Graal, Vol. I: Le sang, èditions de la Pensée Solaire, Monte Carlo 1967; PAGG. 151-52.

 

[31]                                                   C.s.  pag. 149

 

[32]                                                  C.s. pag. 233

 

[33]                                                   C.s. pag. 74

 

[34] Majer Jean-François, Les mythes du Temple Solaire, Georg, Ginevra 1996, pagg. 37-38.

 

[35] Bédat Arnaud, Gilles Bouleau e Bernard Nicolas, L’Ordre du Temple Solaire: Enquete et révélations sur les Chevaliers de l’Apocalypse, Libre Expression, Montreal 1996, pagg. 43-45, 267-72.

 

[36]                                                C.s. pag. 42

 

[37] Cinque persone, tra cui un bambino, morirono nella villa di Di Mambro sulle Morii Heinghts in Canada, il 4 ottobre 1993. Tre erano state accoltellate. Il 5 ottobre 1994, 23 morirono alla Ferme de Rochettes a Cheiry e 25 a Granges-sur-Salvan, entrambe in Svizzera.

 

[38] Aubert Raphael e Carl A. Keller, Vie et mort de l’Ordre du Temple Solaire, èditions de l’Aire, Vevey 1994, pag. 76.

 

[39] Majer Jean-François, Les mythes du Temple Solaire, Georg, Ginevra 1996, pagg. 80.

 

[40] Bédat Arnaud, Gilles Bouleau e Bernard Nicolas, L’Ordre du Temple Solaire: Enquete et révélations sur les Chevaliers de l’Apocalypse, Libre Expression, Montreal 1996, pagg. 332-35.

 

[41] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/10/09/dietro-la-setta-della-morte-spunta-il.html

 

[42] http://crimeworld.forumcommunity.net/?t=44103623

 

[43] Nel 1998 Marcel Vervloesem, membro dell’ONG Werkgroep Morkhoven, che si occupa della protezione di bambini colpiti da abusi, riesce a entrare in possesso di 20 cd contenenti decine di migliaia di immagini pedopornografiche (incluse torture ed uccisioni di bambini) consegnatigli da un membro “pentito” di una rete internazionale di pedofili che include decine alte personalità dell’aristocrazia e capitalismo belga, delle istituzioni di quel paese e dell’Unione europea. Egli consegna il materiale alla giustizia belga ma è arrestato con accusa di averlo usato per interesse personale da alcune indagini, emerge il legame tra le organizzazioni neofasciste belghe (legate a Gladio, Stay Behind e in contatto stretto col neofascismo internazionale e italiano) e gli abusi e la produzione di pedopornografia e snuff movies.

 

 

[44] Le informazioni biografiche su Doinel vengono da Jarnac Pierre, Les archives du trésor de Rennes-le- Château, ed. in un volume, Bélisane, Nizza (due volumi originari pubblicati nel 1987 e nel 1988), pagg. 397-401, e da Gaudart de Soulages, Michel e Hubert Lamant, Dictionnaire des Francs- -maçons français, Jeanne-Claude Lattès, Parigi 1995, pagg. 338-39.

 

[45] Jarnac Pierre, Les archives du trésor de Rennes-le- Château, ed. in un volume, Bélisane, Nizza (due volumi originari pubblicati nel 1987 e nel 1988), pagg. 399.

 

[46] Le Forestier, La francs-maçonnerie templiére et occultiste aux XVIIIe et XIX siècle, 1° volume, pag. 432, La massoneria templare e occultista, Atanor, Roma 1991.

 

[47] Jarnac Pierre, Les archives du trésor de Rennes-le- Château, ed. in un volume, Bélisane, Nizza (due volumi originari pubblicati nel 1987 e nel 1988), pag. 401, e Gaudart de Soulages, Michel e Hubert Lamant, Dictionnaire des Francs- -maçons français, Jeanne-Claude Lattès, Parigi 1995, pag. 339.

 

[48] Nelli Renè, Dictionnaire des Hérésies méridionales et des mouvements hétérodox ou indépendants apparus dans le Midi de la France depuis l’établisement du Christianisme, éditions du Privat, Tolosa, 1968, pagg. 154.

 

[49] Doinel Jules-Stanislas, Jeanne d’Arc telle qu’elle est, H. Herluisen, Orléans, 1892, pag. 154.

 

[50] http://www.altrogiornale.org/priorato-di-sion-oggi

 

[51] Gaudart de Soulages, Michel e Hubert Lamant, Dictionnaire des Francs- -maçons français, Jeanne-Claude Lattès, Parigi 1995, pag. 480; Le Forestier, La francs- -maçonnerie templiére et occultiste aux XVIIIe et XIXe siècle, vol. I, pagg. 107-11.

 

[52] Le Forestier Renè, Les Illuminés de Baviére e la francs-maçonnerie allemande, Librairie Hachette & Cie, Parigi 1914, pagg. 150-55.

 

[53] Le Forestier Renè, Les Illuminés de Baviére e la francs-maçonnerie allemande, Librairie Hachette & Cie, Parigi 1914, pagg. 163-74.

 

[54]                                             C.s. Pagg. 148-150

 

[55] Montloin Pierre e Jeanne-Pierre Bayard, Les Rose-Croix, ou le complot des sages, Grasset, Parigi 1971, pagg. 95-110; Le Forestier, La francs- -maçonnerie templiére et occultiste aux XVIIIe et XIXe siècle, vol. I, pagg. 64-67.

 

[56] È corretto definire capitoli, piuttosto che logge, poiché ciascuno di essi era presieduto da un Priore e non dà un Gran Maestro.

 

[57] Le Forestier Renè, Les Illuminés de Baviére e la francs-maçonnerie allemande, Librairie Hachette & Cie, Parigi 1914, pagg. 150-55

 

[58]                                                             C.s. pagg. 156-59.

 

[59] Il nome di Ormus fu preso dalle tradizioni di una società precedente il Rito di Menfi, uno dei riti egizi della Massoneria. Il primo di questi fu il Rito di Misraim (egiziano in ebraico), creato in Italia negli anni ’80 del XVIII secolo, poi diffusosi in Egitto e in portato in Francia nel 1813 dai tre fratelli Bédarride. Però, denunciato dal Grande Oriente di Francia come un pericolo alla sicurezza dello Stato, richiamò l’indesiderata attenzione della attenzione della polizia e chiuse nel gennaio del 1823; la maggior parte dei suoi leader aderì alla Massoneria del Rito Scozzese. Dopo essersi tenuto nell’ombra per qualche anno, riprese le sue attività negli anni ’30 del XIX secolo.

Il Rito di Melfi era originariamente una loggia all’interno di Misraim, fondato a Montauban nel 1815 da massoni che avevano fatto parte della missione francese in Egitto, e che affermavano di avere avuto iniziazione nella tradizione “rosicruciana copta” al Cairo. Uno di questi era Gabriel Mathieu Marconis – della stessa famiglia dell’ultima signora di Rennes-le-Château –che fu eletto Gran Maestro del rito di Misraim nel 1816,

Il Rito di Menfi fu però istituito come sistema separato nel 1838 o 1839 dal figlio di Gabriel, Jacques-étienne Marconis de Nègre, dopo essere stato espulso dalw Misraim. Diede al Rito la sua struttura, esportandolo negli USA e altrove (Inevitabilmente, essendo così simili, i due riti vennero successivamente unificati nell’unico Rito-Misraim, avendo l’unificazione nell’unico Rito di Menfi-Misraim, avendo l’unificazione alle spalle nientemeno che Giuseppe Garibaldi; i riti avevano e hanno ancora un largo seguito. Nel 1908 Papus divenne il Gran Maestro del rito in Francis, posizione che conservò fino alla morte, otto anni più tardi).

Jacque-étienne de Nègre associò il suo ordine con i Filadelfi di Narbona, creati dal marchese Chefdebien d’Armissan, che a loro volta erano strettamente connessi all’onnipresente del Rito Scozzese Rettificato.

Marconis de Négre presentò, prevedibilmente, un elaborato “mito di fondazione” per la sua società, che probabilmente va inteso solo come una descrizione metaforica dei suoi filoni di pensiero esoterici, spirituali, e filosofici. A suo dire il movimento con un sacerdote egiziano di Serapis, di nome Ormus, convertito al cristianesimo dall’apostolo Marco e fondatore dei Fratelli di Ormus per perpetuare questa dorma ibrida di misteri egizi e cristianesimo. Poco dopo, una terza corrente, una scuola ebraica di “scienza salomonica” formata da varie confraternite, che aderirono ai Fratelli di Ormus. Questi erano noti come i Rosa Croce d’Oriente, per cui rosicruciani e Ormus sono legati (come nella versione del Priorato di Sion). Questa confraternita segreta continuò a esistere in Medio Oriente fino al tempo delle crociate quando i suoi sacerdoti si ipotizza che entrarono in contatto con i capi del Templari, che portarono la loro dottrina in Europa: molto probabilmente era questa l’ “eresia segreta” dei Templari. È da questo filone che il rito di Menfi affermava di discendere.

 

[60] Thory Claude Antoine, Acta Latomorum, ou chronologie de la franche-maçonnerie et étrangère, Pierre-Elie Dufart, Parigi 1815, Vol, I, pag. 136. Vi sono indicazioni, nella corrispondenza tra Saint-Martin e Willermoz, che il grado di Cavaliere Beneficente fu creato a Lione prima del Convento del 1778. Vedere Waite, Saint-Martin the French Mystic, pag. 55.

 

[61] J. M. Roberts, The Mythology of the Secret Societies, Secker & Warburg, Londra 1972, pag. 104.

 

 

[62] Waite Arthur Edward, Saint-Martin the French Mystic and the Story of Modern Martinism, William Rider & Son, Londra 1922, pagg. 29-34.

 

[63]                                                                      C.s. pag. 31

 

[64] Papus, Martinésisme, willermosisme, martinisme et franc-maçonnerie, Chamuel, Parigi 1899 (Trad. it., Martinezismo, willermozismo, martinismo e massoneria, Amenothes, Genova 1976), pag. 20.

 

[65] Gaudart de Soulages, Michel e Hubert Lamant, Dictionnaire des Francs- -maçons français, Jeanne-Claude Lattès, Parigi 1995, pag. 84.

 

[66] Gaudart de Soulages, Michel e Hubert Lamant, Dictionnaire des Francs- -maçons français, Jeanne-Claude Lattès, Parigi 1995, pag. 644.

 

[67] J. M. Roberts, The Mythology of the Secret Societies, Secker & Warburg, Londra 1972, pag. 111.

 

[68] Il magnetizzatore era il canonico Jean Antoine de Castellas, della chiesa di San Giovanni a Lione.

 

[69] Le Forestier, La francs- -maçonnerie templiére et occultiste aux XVIIIe et XIXe siècle, vol. II, pagg. 793-4.

 

[70] Amadou Robert, Louis-Claude de Saint-Martin, et le martinisme: Introduction à l’étude de la vie, l’ordre et la doctrine du Philophe Inconnu, édition du Griffon d’Or, Parigi 1946, pagg. 13-14.

 

[71]                                              C.s. pag. 14

 

[72]                                             C.s.  pag. 14

 

[73] Le Forestier, La francs- -maçonnerie templiére et occultiste aux XVIIIe et XIXe siècle, vol. II, pag. 794.

 

[74] Waite Arthur Edward, Saint-Martin the French Mystic and the Story of Modern Martinism, William Rider & Son, Londra 1922, pag. 43.

 

[75] Papus, Martinésisme, willermosisme, martinisme et franc-maçonnerie, Chamuel, Parigi 1899 (Trad. it., Martinezismo, willermozismo, martinismo e massoneria, Amenothes, Genova 1976), pagg. 15-16.

 

[76] Waite Arthur Edward, Saint-Martin the French Mystic and the Story of Modern Martinism, William Rider & Son, Londra 1922, pag. 56.

 

[77]                                                               C.s. 57

 

[78] Gaudart de Soulages, Michel e Hubert Lamant, Dictionnaire des Francs- -maçons français, Jeanne-Claude Lattès, Parigi 1995, pag. 805.

 

[79] Amadou Robert, Louis-Claude de Saint-Martin, et le martinisme: Introduction à l’étude de la vie, l’ordre et la doctrine du Philophe Inconnu, édition du Griffon d’Or, Parigi 1946, pagg. 42-43.

 

[80] Papus, Martinésisme, willermosisme, martinisme et franc-maçonnerie, Chamuel, Parigi 1899 (Trad. it., Martinezismo, willermozismo, martinismo e massoneria, Amenothes, Genova 1976), pag. 20.

 

[81] Secondo Gaudart de Soulages e Lomant, vi sono 3 maggiori società martinisti: l’Ordine Martinista, l’Ordine Iniziatico Martinista e l’Ordine Tradizionale Martinista.

 

[82] Plume, Christian e Xavier Pasquini, Encyclopédie des sectes dans le monde, Henri Veyrier, Parigi, 1984, pag. 20.

 

[83] Waite Arthur Edward, Saint-Martin the French Mystic and the Story of Modern Martinism, William Rider & Son, Londra 1922, pag. 159.

 

[84]                                                            C.s. pag. 161.

 

[85] Gaudart de Soulages, Michel e Hubert Lamant, Dictionnaire des Francs- -maçons français, Jeanne-Claude Lattès, Parigi 1995, pag. 370.

 

[86]                                                               C.s. pag. 371.

 

[87] Findel J. C., The History of Freemasonrry from its Origins down to the Present Day, George kenning, Londra 1869, pag. 231.

 

[88] Kuisel Richard F., The Legend of the Vichy Synarchy, French Historical Studies, Vol. vi. N. 3 primavera 1970, pag. 378.

 

[89] De Sède, Rennes-le-Château, pag. 212

 

[90] Boisset, Yves-Fred, Les clés trasditionelles et synarchiques de l’archéomètre, JBG, Parigi 1977, pag. 5.

 

Capitolo secondo

 

 

 

[91] Papus, Anarchie, indolence et synarchie: les lois physiologiques d’organisation sociale et l’ésotérisme, Chamuel, Parigi 1894, pag. 7.

 

[92] Bois Jules, Le monde invisible: Lettre de M. Sully-Prudhomme de l’Académie français, Ernest Flammarion, parigi 1902, pag. 35.

 

[93] Dard Olivier, La synarchie, ou le mythe du complot permanent, Perrin, Parigi 1998, pag. 46.

 

[94] Il termine Sinarchia fu preso da un’opera di J.A. Vaillant del 1861, Clef magique de la fiction et du fait, ma Saint-Yves modificò il concetto da diversi punti di vista. Anche Vaillant definiva la Sinarchia in opposizione all’anarchia, affermando che i principi della Sinarchia dovevano dar forma all’ordine sociale, il quale avrebbe modellato la “religione del futuro”.

 

[95] Saint-Yves d’Alveydre, Joseph-Alexandre, Clefs de l’Orient, Didier & Cie, Parigi 1877, pag. 1.

 

[96] La faccenda è complicata dal fatto che Saint-Yves continuava a cambiare i titoli dei suoi libri. Questi testi sono estremamente difficili da reperire oggi, ma Jacques Weisse ne dà dei sunti dettagliati in La Synarchie selon l’oeuvre de Saint-Yves d’Alveydre.

 

[97] Dard Olivier, La synarchie, ou le mythe du complot permanent, Perrin, Parigi 1998, pag. 50.

 

[98] Saint-Yves d’Alveydre, Mission de juifs, cap. IV.

 

[99] Ulmann, Andrè e Henri Azeau, Synarchie et pouvoir, Julliard, Parigi 1968, pag. 33.

 

[100] Saunier Jean, Saint-Yves d’Alveydre, ou une synarchie sans énigme, Dercy-Livres, Parigi 1981, pag. 211.

 

[101] Saint-Yves ricavò l’idea dagli scritti di Louis Jacolliot (1827-1890), un diplomatico in India che al suo ritorno in Francia scrisse una serie di libri sulla spiritualità e la religione del paese di cui cita un centro di culto chiamato Asgartaha.

 

[102] La prima apparione di questa idea sembra risalire al 1924, quando il chimico e giornalista russo-politico Ferdinand Ossendobìvki pubblicò un libro sui suoi viaggi in Mongolia, in cui scriveva di Agarthi, dove il “Re della Terra” era in contatto con i leader mondiali.

 

[103] Picknett Lynne e Clive Prince, The Stargate Conspiracy: Revealing the Truth behind Extraterrestrial Contact, Military Intelligence and the Mysteries of Ancient Egypt, ed. giorn. Warner Books, Londra 2000 (Little, Brown & Vo. Londra 1999) (Trad. Italiana, Il complotto Stargate, Sperling & Kupfer, Milano 2002), pag.44.

 

[104] Montloin Pierre, e Jeanne-Pierre Bayard, Les Rose-Croix, ou le complot des sages, Grasset, Parigi, 1971, pag.89.

 

[105] VandenBroeck, André, Al-Kemi: Hermetic, Occult, Political and Private Aspects R.A. Schwaller de Lubicz, Lindisfarne Press, Hudson, 1987, pag. 212.

 

[106] Earth Under Fine, Il codice dell’Apocalisse, Nexus Edizioni Srl, 2006.

 

[107] Graham Hancock, Civiltà sommerse, Corbaccio, 2002.

 

[108] Paolo Rumor con la collaborazione di Giorgio Galli e Loris Bagnara, l’altra europa Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, HOBBY & WORK, 2010, pagg. 195-201.

 

[109]                                                          C.s.

 

[110]

[111] Concetto espresso in un articolo Che cos’è l’Alpha? Vaincre, n. 4, 21 dicembre 1942.

 

[112] Chaumeil Jean-Luc, Le trésor du triangle d’or, Alain Lefeuvre, Nizza 1979, pagg. 139-140.

 

[113] Kuisel Richard F., The Legend of the Vichy Synarchy, French Historical Studies, vol. I n. 3, primavera 1970, pag. 378.

 

[114]                                                                        Pag. 338-39.

 

[115] Ulmann, Andrè e Henri Azeau, Synarchie et pouvoir, Julliard, Parigi 1968, pag.62.

 

[116]                                                       C.s. pag. 63.

 

[117] Contrucci Jean, Emma Calvé, la Diva du siècle, Albin Michel Parigi 1989, pag. 129.

[118] Il Patto Sinarchico è riprodotto in appendice da de Charnay, da cui sono tratte le seguenti citazioni,

 

[119] Il 6 febbraio 1934 al termine di una delle crisi di governo assai frequenti allora nella vita della Terza Repubblica francese, il nuovo presidente del consiglio E. Dall’adire, uno dei capi del Partito Radicale, presentò alla Camera dei Deputati il suo ministero. Mentre nell’aula del Palazzo Borbone il dibattito, nelle strade migliaia di manifestanti, che avevano risposto a un appello lanciato da formazioni di estrema desta e da associazioni ex combattentistiche, si scontrarono con la polizia. Le leghe della destra estraparlamentare che già da un mese avevano dato vita a una serie di agitazioni di piazza, che avevano travolto il governo precedente a quello di Dall’adire e che erano state il governo precedente a quello di Dall’adire e che erano state occasionate da uno scandalo politico-finanziario, l’affaire Stravinsky, preso a pretesto dalla forze conservatrici e reazionarie per colpire, il Partito Radicale che ne era stato toccato, lo stesso regime democratico-parlamentare. Il movimento antiparlamentare di destra si giovava delle condizioni di paralisi politico-istituzionale in cui in cui la democrazia (borghese ovviamente) francese, a causa dell’instabilità e della debolezza dei governi, dell’incapacità di produrre maggioranze unite da solidi vincoli programmatici e della frammentazione della rappresentanza politica. Il 6 febbraio 1934, tre colonne di manifestanti, provenienti da direzioni diverse, tentarono di convergere sul Palazzo Borbone: due furono respinte dalle guardie a cavallo, la terza indietreggiò Il bilancio della battaglia fu pesante e del tutto inconsueto per una manifestazione di piazza nella Parigi del XX secolo: 15 morti e 1435 feriti. La sede del Parlamento non fu violata, i deputati deliberarono senza farsi condizionare dagli avvenimenti esterni e una maggioranza di 343 deputati contro 237, comprendente radicali e socialisti, si espresse per la fiducia al governo. La situazione si capovolse il giorno dopo. Dall’adire, sentendo che il suo partito non era disposto a sostenerlo compatto in una politica di chiusura e di fermezza verso la destra, si risolse alle dimissioni e il suo posto fu preso da un governo di blocco nazionale, formato dai radicali e dalla destra parlamentare, la quale capitalizzò così a proprio vantaggio l’agitazione antisistema (quello parlamentare borghese ovviamene) delle leghe extraparlamentari di destra.

Il 6 febbraio diede una scossa ai due partiti operai francesi, la SFIO (il Partito Socialista) e il PCF (Partito Comunista Francese), ai militanti prima ancora che ai gruppi dirigenti. Il timore che il fascismo potesse impossessarsi del paese spinse le forze che si richiamavano al Movimento Operaio, a un avvicinamento. Già il 12 febbraio avvenne qualcosa di nuovo. La CGT (sindacato vicino ai socialisti), con l’adesione della SFIO, indisse uno sciopero antifascista. La CGTU (sindacato vicino ai comunisti) il PCF diedero un indicazione analoga, e a Parigi due cortei, quello dei militanti socialisti e confederali e quello comunista, partiti da luoghi diversi, confluirono nella medesima piazza: mescolandosi, divennero il simbolo di una convergenza che andava realizzandosi tra i lavoratori in carne e ossa prima ancora che tra le organizzazioni che ne erano espressione. La spinta unitaria dal basso crebbe nei mesi successivi, si manifestò con forza nel mondo della cultura (si costituì a marzo una Comitato di vigilanza degli intellettuali antifascisti) e s’intrecciò con importanti novità che andavano maturando a Mosca sia nella Terza Internazionale, sia nella politica estera sovietica. Nella Terza Internazionale Dimitrov si batteva affinchè fosse abbandonato il corso inaugurato negli anni precedenti che era all’insegna della lotta al socialfascismo e sosteneva la necessità di impostare la lotta di massa contro l’avanzata del fascismo sulla base dell’azione comune tra lavoratori comunisti e socialisti. Dopo laboriose trattative il 27 luglio il PCF e la SFIO sottoscrissero un patto di unità di azione contro il fascismo e due giorni dopo, una manifestazione popolare unitaria solennizzò la svolta. La corrente unitaria originatasi nel Movimento Operaio francese penetrò negli ambienti dell’antifascismo italiano in esilio, che aveva in Francia il suo principale centro operativo: il 17 agosto il PCI e il PSI sottoscrissero un patto di unità di azione a somiglianza di quello francese.

 

[120] Ulmann André e Henri Azeau, Symarchie et pouvoir, Julliard, Parigi 1968, pag. 112.

 

[121] Per esempio, il Network Synarchique, attivo nel Regno Unito, in Francia e in Belgio, che si considera parte integrante del movimento anarchico.

 

[122] Molti dei principi sinarchici sono impiegati nel regime descritto da George Orwell nel suo libro 1984. Forse non è un caso che negli anni ’20 Orwell viveva a Parigi, perciò non è da escludere che abbia sentito parlare del Patto.

 

[123] De Charnay Geoffrey, Synarchie: Panorama de 25 aneées d’activité occulte, avec la réproduction intégrale du Pace Synarchique, Médicis, Parigi 1946, pag. 102.

 

[124] Basti pensare alle riparazioni contro la Germania e agli altri paesi sconfitti dalla prima guerra mondiale con il trattato di Versailles (1919) e con gli altri “trattati di pace”, al contrasto tra la borghesia USA e quella britannica a proposito della “tariffa imperiale” con quest’ultima ostacolava le esportazioni commerciali e gli investimenti USA nei paesi del suo impero, ai debiti di guerra che contrapponevano tra loro tutti i maggiori paesi, al contenzioso commerciale e coloniale tra USA e Giappone.

 

[125] In ogni paese imperialista c’è un pullulare di gruppi borghesi “rivoluzionari”, che nascono all’interno o nei dintorni della classe dominante, reclutano i loro membri grazie ai contrasti e agli interessi particolari esistenti tra le masse e assunti unilateralmente, sono dalla classe dominante tollerati e talvolta usati per servizi (per esempio: squadrismo, pogrom, operazioni da guerra sporca, ecc.) che essa per qualche ragione non affida alle strutture istituzionali del suo Stato. Tuttavia questi gruppi sono tenuti dalla classe dominante ai margini della vita politica. Ognuno di questi gruppi sono portatori non di una rivoluzione nei rapporti economici (e ciò si distinguono e contrappongono al Movimento Comunista), ma di un sovvertimento e di una mutazione dell’assetto politico del paese, cioè sul modo in cui la classe economicamente dominante forma e impone la sua volontà. Meno l’assetto politico esistente è in grado di salvaguardare gli interessi fondamentali della classe dominante a fronte del movimento economico e politico concreto della società, quindi più forte è la crisi politica e il bisogno della classe dominante di cambiare l’assetto politico, più pullulano gruppi di questo genere. La fortuna di essi, il fatto che alcuni di essi raggiungano il potere e determino la trasformazione dell’assetto politico dipende in primo luogo dal bisogno in cui la classe dominante ha di questo cambiamento. Se la classe dominante non ha bisogno di esso, questi gruppi scompaiono o vegetano senza grande eco. Alla luce di queste considerazioni va considerata il successo o meno di formazioni politiche come la Lega Nord e Forza Nuova i (e gli altri gruppi similari) in Italia, il Fronte Nazionale in Francia, i vari partiti neonazisti nella Repubblica Federale Tedesca, in Austria e negli altri paesi dove si sono formati.

 

[126] E, ad esempio in questo periodo che viene posto definitivamente fine alla comunità scientifica internazionale, una rete di rapporti personali, di pubblicazioni, di congressi r di scambi fra Università che fino all’inizio del XX secolo avevano tenuto in relazione fra loro gli esponenti dei vari settori della ricerca scientifica che si comunicavano la natura delle ricerche e i progressi compiuti. La ricerca viene posta al servizio non solo della concorrenza economica (cosa che riguarda soprattutto la ricerca applicata), ma del riarmo e del condizionamento delle masse.

 

[127] Non è Hitler che ha causato la seconda guerra mondiale. Ma è la necessità della guerra che ha costretto la borghesia tedesca a porre al potere Hitler.

 

[128] Quando i movimenti diventarono conflittuali, il movimento venne regolato, prima con la liquidazione del gruppo Strasser, poi con la liquidazione del gruppo Rhom – la famigerata “notte dei lunghi coltelli” del 30 giugno 1934 e via via con le altre faide interne al nazismo.

Nessun regime politico è esente da contraddizioni, per questo motivo ho sempre rigettato le categorie di “regime politico monolitico” o “totalitario” poiché rimuove sia contenuti di classe dei regimi sia le loro contraddizioni.

Facciamo un esempio delle SA degli anni ’20 e ’30.

Le SA (camice brune), si configuravano da subito come truppe d’assalto (Sturmtruppen) del nazismo: erano dei brutali picchiatori in uniforme che pattugliavano le strade e adottavano misure intimidatorie contro l’opposizione, comportandosi a tutti gli effetti come una milizia privata del partito. Per diversi fattori, via via che crescevano di

Dimensione, diventarono un problema per il regime nazista. Uno era dovuto dall‘estrazione popolare e proletaria di buona parte delle SA, che assieme all’estremismo “socialista “di alcuni suoi comandanti legati a Gregor Strasser, che

Determinarono tra il dicembre `32 e il gennaio `33 autentici casi di rivolta contro la direzione politica imposta da Hitler; nella Franconia Centrale buona parte delle 6/7.000 camicie brune sotto la guida del loro comandante Wilhelm Stegmann

Costituirono un’organizzazione paramilitare indipendente affermando che le SA dovevano smettere di essere soltanto i “vigili del fuoco” o le “guardie di palazzo”.

Analoga sedizione si registrò in Assia e a Berlino vi furono scontri tra SA e SS.

Inoltre “in diverse parti del paese membri delle SA delusi passarono ai comunisti, che li arruolarono prontamente nei propri reparti paramilitari” (Cfr. Henry Ashby Turner Jr. I trenta giorni di Hitler. Come il nazismo arrivò al potere, Mondadori, Milano 1997).

La cosiddetta corrente “anticapitalista” del nazismo fu molto forte sino ai primi anni Trenta e, oltre che all’interno di ampi settori delle SA, la sua influenza era avvertibile a diversi livelli della società tedesca.

Nel `33 il presidente dell’Alta Slesia, Bruckner, attaccò con forza i grandi industriali “la cui vita è una continua provocazione“. A Berlino, Koeler, della Federazione operaia nazista, ebbe a dichiarare: “Il capitalismo si arroga il diritto esclusivo di dare lavoro alle condizioni da lui medesimo stabilite. Questo dominio è immorale e

dobbiamo spezzarlo“, mentre Kube, capo del gruppo nazista al Landtag prussiano, se la prendeva con i latifondisti ed il governo sollecitando la riforma agraria mediante la confisca prevista dal programma del partito.

Da tempo ormai però il führer aveva deciso altrimenti incaricando il principale capitalista tedesco, Krupp von Bohlen, della riorganizzazione dell’industria tedesca, mentre il Consiglio generale dell’economia risultava composto da 17 membri, comprendenti tutti i maggiori industriali e i più importanti banchieri della nazione che avevano appoggiato la controrivoluzione nazista.

Dopo la conquista del potere Hitler, ormai Cancelliere del Reich, avviò pertanto un’opera di spietata normalizzazione interna al fine di “mantenere l’ordine nelle strutture economiche (…) secondo le leggi originarie radicate nell’umana natura“; l’apice di tale stabilizzazione venne raggiunto, come si dive prima, il 30 giugno 1934 durante “La Notte dei Lunghi Coltelli”, quando vennero sterminati un certo numero di politici conservatori scomodi, personalità cattoliche e militari dissidenti, assieme alla “sinistra” del nazionalsocialismo facente capo al capi delle SA di Röhm, e a settori di

destra, capeggiati dall’ex-cancelliere generale von Schleicher, che tramavano contro Hitler utilizzando tatticamente anche la cosiddetta corrente “rossa” del Partito nazista che si riconosceva in Gregor Strasser. D’altra parte fu lo stesso Hitler, durante il discorso pronunciato al Reichstag il 13 luglio seguente, ad assumersi la responsabilità di “giustiziere supremo del popolo tedesco” e a rivendicare la legittimità delle centinaia di assassini compiuti dalle SS e dalla Gestapo che in questo modo avevano sventato una “rivoluzione nazionalbolscevica“.

 

[129] Per comprendere la storia della Germania borghese, occorre sempre tenere presente, che in Germania, come in Italia, la rivoluzione democratico-borghese si realizzò tramite una combinazione dei proprietari fondiari, dalla monarchia e di altre istituzioni feudali con la borghesia. La rivoluzione borghese avvenne troppo tardi perché fosse “riedizione della guerra dei contadini” che era stata sconfitta dal Sacro Romano Impero Germanico alla testa delle forze feudali nel XVI secolo. Vedere F. Engels (1875) La guerra dei contadini in Germania, in Opere complete, vol. 10, pag. 665: “La borghesia tedesca ha la disgrazia di arrivare troppo tardi, proprio alla maniera che i tedeschi prediligono. E così fiorisce in un periodo in cui la borghesia degli altri paesi dell’Europa occidentale ormai politicamente al tramonto. Oggi, con un’influenza reciproca così smisuratamente accresciuta dei tre paesi più progrediti d’Europa (Inghilterra, Francia, Germania), non è più assolutamente possibile che la borghesia instauri tranquillamente il suo potere politico in Germani, mentre in Inghilterra e in Francia non è più che una sopravvivenza”.

 

[130] C’è una particolarità che distingue specificamente la borghesia da tutte le precedenti classi dominanti: nel suo sviluppo c’è un punto critico oltre il quale ogni ulteriore accrescimento dei mezzi della sua potenza, e perciò anzitutto dei suoi capitali, contribuisce solo a rendere sempre più incapace di esercitare il potere politico. “Dietro ai borghesi stanno i proletari”. Proprio nella misura in cui la borghesia sviluppa la sua industria, il suo commercio, i suoi essi di comunicazione, nella stessa misura produce il proletariato. È a un certo punto – che non è detto che debba presentarsi dappertutto nel medesimo momento o al medesimo gradi di sviluppo – esso è andato più avanti di lei. Da questo momento la borghesia perde la capacità esercitare egemonicamente il proprio potere politico, cerca alleati con i quali dividere il potere o al quale cederlo interamente a seconda delle circostanze. Per la borghesia tedesca questo punto critico sopraggiunse già nel 1848; in quel momento essa si spaventò non tanto del proletariato tedesco ma di quello francese. La battaglia di Parigi del giugno 1848 le fece vedere che cosa essa doveva aspettarsi e il proletariato tedesco era in quel momento abbastanza agitato da dimostrare che anche qui si era seminato per lo stesso raccolto. Si potrebbe dire che dal giugno del 1848 alla borghesia tedesca fu mozzata la punta.

 

[131] Carl Schmitt (1888- ). Di formazione cattolica ha fatto studi di diritto. Aderì in un primo tempo al neokantismo giuridico da cui poi si staccò. Insegnante in varie università tedesche, face parte dell’ambiente del generale Schleicher l’ultimo cancelliere della Repubblica di Weimar. Entrò nel partito nazista il 1° maggio 1933. Fu membro del Consiglio di Stato prussiano e presiedette l’associazione dei giuristi nazionalsocialisti. Nel dicembre del 1936 fu attaccato dalla rivista delle SS Das schwarze Korps. Dopo di allora visse piuttosto appartato dalla politica e continuò nell’insegnamento.

Secondo Schmitt l’età contemporanea necessita di una nuova ideologia reazionaria, egli ripudia ogni forma invecchiata e superata di reazione e il suo unico interesse è rivolto all’elaborazione di una nuova ideologia reazionaria conforme ai tempi.

Lo schema amico-nemico assume una centralità nella filosofia del diritto di Schmitt. La formazione esistenzialista dei concetti conduce da un lato ad un insieme di astrazioni estremamente aride e vuote, dall’altro ad un arbitrio esistenzialistico. Questi concetti da lui formulati hanno avuto un ruolo importante nella fascistizzazione del pensiero tedesco, come astratta introduzione metodologica e apparentemente scientifica della teoria razziale costruita da Hitler e Rosemberg.

Schmitt, non si fece travolgere dal crollo del nazismo, e dopo un anno di internamento, passò come molti nazisti al servizio degli americani. Diventò anche caporedattore della rivista falangista spagnola Estudios politicos, non disdegnando però la partecipazione attiva alle avventurose operazioni del fascismo europeo; al punto che risultò coinvolto nel tentato golpe di Salan nel 1960 in Francia.

Il libro Teoria del partigiano, che è fonte di ispirazioni anche di molti che si considerano di sinistra, “rivoluzionari”, “antagonisti”, è in realtà una raccolta di una serie di conferenze tenute nel 1961-63 alle università di Saragozza e Pamplona. Allora in Spagna, c’era la dittatura franchista e lo Schmitt si poteva esprimere nel suo ambiente naturale. L’edizione tedesca di questo libro fu un po’ pudica, e risultò censurata nelle parti dove più scoperta era l’appoggia del fascismo e del nazismo. L’edizione italiana del’80 è una traduzione di quella tedesca, ed è probabilmente questo ha impedito a molti lettori di identificare la collocazione politica di Schmitt.

 

[132] L’ascesa del nazismo si presta all’analisi e alla definizione degli elementi su cui devono far leva le forze soggettive della reazione per imporre la direzione della Borghesia Imperialista nel movimento di resistenza delle masse popolari al procedere della crisi della società borghese.

 

[133] A causa delle loro particolarità storiche gli ebrei hanno assolto la funzione di parafulmini per la Borghesia Imperialista tedesca, le hanno fatto da scudo contro la rivoluzione proletaria. La Borghesia Imperialista tedesca è riuscita a deviare la mobilitazione delle masse da se stessa verso gli ebrei e le altre minoranze nazionali, religiose, politiche e di altro genere. La sistematica distruzione di queste ultime per specifici motivi non ha raggiunto la notorietà della distruzione degli ebrei fatta dai nazisti. La borghesia tedesca non avrebbe messo assieme l’esercito di massacratori di comunisti (e delle altre tendenza del Movimento Operaio) se non avesse reclutato in masso i massacratori di ebrei e delle altre minoranze. Quando si vede la popolazione dello Stato di Israele, che è un baluardo dell’imperialismo internazionale contro le masse popolari arabe del Medio Oriente, è giocoforza constatare che la Borghesia Imperialista è riuscita a far leva sulla particolarità ebraica per costruirsi uno studio a protezione dei suoi interessi.

 

[134] Alla luce di queste considerazioni si comprende come sia potuto avvenire che gli stessi personaggi che sono membri autorevoli della borghesia che da una portarono al potere i nazisti, e dall’altra magari protessero e salvarono dai nazisti loro conoscenti ebrei e altri perseguitati dal nazismo e si trovarono a loro volta in contrasto con l’indirizzo dello Stato nazista. La cultura corrente porta le attività di questi “protettori di ebrei” e oppositori borghesi al nazismo come una smentita della relazione genetica tra la classe borghese e il nazismo. In realtà esse confermano che il ruolo sociale degli individui obbedisce a leggi che non sono le idee e sentimenti degli individui stessi. La stessa considerazione va fatta a proposito dell’appoggio che esponenti ebrei della borghesia dettero al nazismo come “male minore”.

[135] Nella realtà questo nome piuttosto scenografico fu un’invenzione della stampa.

 

[136] Désert Joseph, Toute la vérité sur l’affaire de la Cagoule: Sa trhhison, ses crimes, ses hommes, Librairie des Sciences et des Arts, Parigi 1946, pagg. 5,15.

 

[137] Péanne Pierre, Le mystérieux Docteur Martin, Fayard, Parigi 1993, pag. 117.

 

[138] Fontenay Fernand, La Cagoule contra la France: Ses crimes, son organisations, ses chefs, ses inspirateurs, Sociales Internationales, Parigi 1938, pag. 72-73

 

[139] (A cura di) Coston Henry, Dictionnaire de la politique francaise, volume 1 Pubblications Henry Coston/Librairie Francaise, Parigi 1967, pag. 191.

 

[140] Kuisel Richard F., The Legend of the Vichyy Synarchy, French Historical Studies, vol. VI, n. 3, primavera 1970, pag. 385.

 

[141] Tournoux J.R., L’Histoire secrète, Plon, Parigi 1962, pag. 173.

 

 

[142]                                   C.s.

 

[143] Bourdrel Philippe, La Cagoule: 30 ans de complots, Albin Michel, Parigi, 1970, pag. 56.

 

[144] Patton Guy, Robin Mackness, Web of Gold: The Secret History of a Sacred Treasure, Sidgwick & Jackson, Londra 2000, pag. 222 (Traduzione italiana, L’enigma dell’oro scomparso: dal tesoro dei templari al potere nazista, Newton & Compton, Roma 2000).

[145] Monteils Jene-Pierre, Sectes et sociétés secrètes: le douloureux chemin vers la lumière – èglise, franc-maconnerie, synarchie et pouvoirs à l’épreuve de l’Histoire, C. Lacour, Nimes 1999, pag. 141.

 

[146] Girodias Maurice, Une Journèe sur la terre, Vol. I, L’Arrivée, éditions de la Différence, Parigi 1990, pag. 402.

 

[147] Monteils Jene-Pierre, Sectes et sociétés secrètes: le douloureux chemin vers la lumière – èglise, franc-maconnerie, synarchie et pouvoirs à l’épreuve de l’Histoire, C. Lacour, Nimes 1999, pag. 141.

 

[148] Saint-Yves aveva seminato bene, e molto probabilmente si rifaceva a tematiche diffuse nell’ambiente esoterico.

 

[149] Dard Olivier, La synarchie, ou le mythe deu complot permanent, Perrin, Parigi 1998, paag. 69-70.

 

[150] Girodias Maurice, Una journée sur la terre, Vol. I: L’Arrivé, èditions de la Différence, Parigi 1990 Vol. I, pag. 184.

 

[151]                                                                C.s. Pag. 198

 

[152] Jeane Robin, Rennes-le-Chateau: La colline envoutée, Guy Trédaniel, Parigi 1982, pag. 141.

 

[153] Gordon Bertram M., Historical Dictionary of World War II France: The Occupation, Vichy and the Resistance 1938-1946, Greemwood Presse, Westport 1998, pagg. 243-44.

 

[154] Varenne Claude, Le Destin de Marcel Déat, Janmaray, Parigi 1948 pag. 111.

 

[155] Militante della SFIO (Sezione Francese dell’Internazionale Operaia, il partito socialista francese) dal 1914, si collocazione alla destra del partito. Nel 1931 pubblicò Perpspectives socialistes (Prospettive socialiste), un’opera teorica di riflessione sulla dottrina socialista, nella quale riteneva necessario adattarsi all’evoluzione della società capitalista, che non sembrava (secondo quest’analisi) avviata verso l’autodistruzione. Pensava inoltre che lo Stato dovesse avere un ruolo privilegiato nella gestione della proprietà, che doveva restare individuale. Era contrario alla collettivazione dei mezzi di produzione, e contro la rivoluzione proletaria in quanto considerava il caos fosse il terreno preferito dai fascisti

 

[156] De Kerillis Henri, De Gaulle dictateur: une grande mystifications dell’histoire, Beauchemin, Montreal, 1945, pag. 174.

 

[157]                                                                      C.s.              pagg. 416-17.

 

[158] Girodias Maurice, Une Journèe sur la terre, Vol. I, L’Arrivée, éditions de la Différence, Parigi 1990, pag. 226.

 

[159] Dear L.C.B. (a cura di), The Oxford Companion to the Second World War, Oxford University Press, Oxford & New York 1995, pag. 673.

 

[160] Picknett Lynn, Clive Prince e Stephen Prior, Friendly Fire: The Secret War Between the Allies, Mainstream Publishing, Edimburgo 2004, pagg. 290-92.

 

[161] La mistificazione sui nomi dunque è una cosa vecchia. Una volta dire riforme significava miglioramento (graduale quanto si vuole ma sempre miglioramento) delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Da un certo momento ha significato solamente assoggettamento alle imposizioni del Capitale e dunque peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori.

 

[162] Nicolle Pierre, Cinquante mois d’armistice: Vichy 2 juillet 1940-26 aout 1944 – Journal d’un témoin, vol. I, André Bonne, Parigi 1947, pag. 266.

 

[163]                                                                     C.s. pag. 285.

 

[164]                                                                      C.s. pag. 305.

 

[165] Kuisel Richard F., The Legend of the Vichy Synarchy, French Historical Studies, n. 3, primavera 1970, pagg. 384-93.

 

[166]                                                                        C.s. pagg. 376-77.

 

[167] Coston Henry, Les technocrates et ls Synarchie, ed speciale di Lectures francaises, Parigi febbraio 1962, pag. 19.

 

[168] Shirer William L., La caduta della Francia: da Sedan all’occupazione nazista, Einaudi, Torino 1971, pag. 218.

 

[169] Coston Henry, Les technocrates et ls Synarchie, ed speciale di Lectures francaises, Parigi febbraio 1962, pag. 36.

[170] Monteils Jene-Pierre, Sectes et sociétés secrètes: le douloureux chemin vers la lumière – èglise, franc-maconnerie, synarchie et pouvoirs à l’épreuve de l’Histoire, C. Lacour, Nimes 1999, pag. 141.

 

[171] Girodias Maurice, Une Journèe sur la terre, Vol. I, L’Arrivée, éditions de la Différence, Parigi 1990, pag. 402.

 

[172] Monteils Jene-Pierre, Sectes et sociétés secrètes: le douloureux chemin vers la lumière – èglise, franc-maconnerie, synarchie et pouvoirs à l’épreuve de l’Histoire, C. Lacour, Nimes 1999, pag. 141.

 

[173] Saint-Yves aveva seminato bene, e molto probabilmente si rifaceva a tematiche diffuse nell’ambiente esoterico.

 

[174] Dard Olivier, La synarchie, ou le mythe deu complot permanent, Perrin, Parigi 1998, paag. 69-70.

 

[175] Girodias Maurice, Una journée sur la terre, Vol. I: L’Arrivé, èditions de la Différence, Parigi 1990 Vol. I, pag. 184.

 

[176]                                                                C.s. Pag. 198

 

[177] Jeane Robin, Rennes-le-Chateau: La colline envoutée, Guy Trédaniel, Parigi 1982, pag. 141.

 

[178] Gordon Bertram M., Historical Dictionary of World War II France: The Occupation, Vichy and the Resistance 1938-1946, Greemwood Presse, Westport 1998, pagg. 243-44.

 

[179] Varenne Claude, Le Destin de Marcel Déat, Janmaray, Parigi 1948 pag. 111.

 

[180] Militante della SFIO (Sezione Francese dell’Internazionale Operaia, il partito socialista francese) dal 1914, si collocava alla destra del partito. Nel 1931 pubblicò Perpspectives socialistes (Prospettive socialiste), un’opera teorica di riflessione sulla dottrina socialista, nella quale riteneva necessario adattarsi all’evoluzione della società capitalista, che non sembrava (secondo quest’analisi) avviata verso l’autodistruzione. Pensava inoltre che lo Stato dovesse avere un ruolo privilegiato nella gestione della proprietà, che doveva restare individuale. Era contrario alla collettivazione dei mezzi di produzione, e contro la rivoluzione proletaria in quanto considerava il caos fosse il terreno preferito dai fascisti

 

[181] De Kerillis Henri, De Gaulle dictateur: une grande mystifications dell’histoire, Beauchemin, Montreal, 1945, pag. 174.

 

[182]                                                                    C.s.              pagg. 416-17.

 

[183] Girodias Maurice, Une Journèe sur la terre, Vol. I, L’Arrivée, éditions de la Différence, Parigi 1990, pag. 226.

 

[184] Dear L.C.B. (a cura di), The Oxford Companion to the Second World War, Oxford University Press, Oxford & New York 1995, pag. 673.

 

[185] Picknett Lynn, Clive Prince e Stephen Prior, Friendly Fire: The Secret War Between the Allies, Mainstream Publishing, Edimburgo 2004, pagg. 290-92.

 

[186] La mistificazione sui nomi dunque è una cosa vecchia. Una volta dire riforme significava miglioramento (graduale quanto si vuole ma sempre miglioramento) delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Da un certo momento ha significato solamente assoggettamento alle imposizioni del Capitale e dunque peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori.

 

[187] Nicolle Pierre, Cinquante mois d’armistice: Vichy 2 juillet 1940-26 aout 1944 – Journal d’un témoin, vol. I, André Bonne, Parigi 1947, pag. 266.

 

[188]                                                                     C.s. pag. 285.

 

[189]                                                                      C.s. pag. 305.

 

[190] Kuisel Richard F., The Legend of the Vichy Synarchy, French Historical Studies, n. 3, primavera 1970, pagg. 384-93.

 

[191]                                                                        C.s. pagg. 376-77.

 

[192] Coston Henry, Les technocrates et ls Synarchie, ed speciale di Lectures francaises, Parigi febbraio 1962, pag. 19.

 

[193] Shirer William L., La caduta della Francia: da Sedan all’occupazione nazista, Einaudi, Torino 1971, pag. 218.

 

[194] Coston Henry, Les technocrates et ls Synarchie, ed speciale di Lectures francaises, Parigi febbraio 1962, pag. 36.

 

[195] Alibert era stato membro del consiglio superiore della Cagoul.

 

[196] Nicolle Pierre, Cinquante moi d’armistice: Vichy 2 juillet 1940-26 aout 1944 – Journal d’un témoin, 2 volumi, André Bonne, Parigi, 1947, il rapporto Chavin è riprodotto in appendice.

 

[197] Dard Olivier, La synarchie, ou le mythe du complot permanent, Perrin, Parigi 1998, pagg. 30-31.

 

[198] Dopo le dimissioni di Doinel, la leadership della Chiesa Gnostica era passata al poeta   Fabre des Essarts, che era anche un funzionario del ministero dell’Istruzione pubblica; alla sua morte, nel 1917 a Jeanne Bricaud, scrittore di temi occulti, che prese il titolo di Patriarca Jeanne II; Chevillon succedette a Bricaud alla sua morte nel 1934. Anche Bricaud era stato Gran Maestro dell’Ordine Martinista.

 

[199] Coston Henry, Les technocrates et ls Synarchie, ed speciale di Lectures francaises, Parigi febbraio 1962, pagg. 13-15.

 

[200]                                                                                              C.s. pag. 15

 

[201] Coston Henry, Les technocrates et ls Synarchie, ed speciale di Lectures francaises, Parigi febbraio 1962, pag. 19.

 

[202] Patton Guy, Robbin Maknes, Web of Gold: The Secret History of a Sacred Treasure, Sidwik & Jackson, Londra 2000, pag. 170. Traduzione italiana, L’enigma dell’oro scomparso: dal tesoro dei templari al potere nazista, Newton & Compton, Roma 2000.

 

[203] Tournoux J. R., L’Histoire secrete, Plon, Parigi 1962, pag. 295.

 

[204] Coston Henry, Les technocrates et ls Synarchie, ed speciale di Lectures francaises, Parigi febbraio 1962, pag. 18.

 

 

Capitolo terzo

 

 

 

[205] Baigent, Leigh e Lincoln, The Messianic Legacy, pag. 478.

 

[206] L’indépendant, 4 marzo 1981.

 

[207] Capdeville in seguito diventò presidente del Consiglio generale.

 

[208] www.cathares.org/cec.

 

[209] Baigent, Leigh e Lincoln, The Holy Blood and th Holy Grail, pagg. 435-36. Questi autori esaminano le ambizioni del Priorato di Sion per l’Europa più dettagliatamente nel cap. 22 di The Messianic Leacy.

 

[210] Laughland John, The Tainted Source: The Undemocratic Origins of the European Ideal, Little, Brown & Co., Londra 1997, 69.

 

[211] Kalergi (An Idea Conquer the World, pagg. 162-166) riproduce un articolo di Churchill tratto dal Saturday Evening Post del 15 febbraio ’30 in cui auspica un’Europa unita.

 

[212] Churchill, The Sinews of Peace, pag. 199

 

[213] Cit. in Jean-Pierre Riox, De Gaulle in Waiting 1946-1958, in Gough e Horne, pagg. 42-43.

 

[214] Merry e Serge Bromberger, Jean Monnet and the United States of Europe, pag. 10.

 

[215]                                            C.s. pag. 41.

 

[216] L’intervento angloamericano nel Nordafrica francese fu preparato da un’intensa attività diplomatica, in cui furono coinvolte sia le autorità della Resistenza (non risulta il coinvolgimento della componente comunista) sia di quelle di Vichy.

 

[217] Nell’economia capitalista le forze produttive sono proprietà individuale di singoli borghesi, proprietà privata, mentre nell’economia socialista sono proprietà di tutti, proprietà collettiva. Nell’economia capitalista la fabbrica produce quindi per il profitto individuale, mentre nell’economia socialista per il benessere collettivo. Regola vuole quindi che la società una società dove ognuno pensa per sé e nessuno si cura del benessere comune. Ma nessuna società esiste se ognuno è spinto a pensare solo a sé: gli esseri umani si associano perché la vita in comune con gli altri rende le cose più facili per ognuno. Questo diventa tanto più vero quanto più l’umanità progredisce. Nella fase imperialista, vediamo che il carattere collettivo delle forze produttive è giunto ad un livello avanzatissimo. Come può la nostra essere una società dove ognuno pensa a sé quando ognuno fa soltanto una minima parte del lavoro necessario a produrre ciò di cui ha bisogno? Perciò diventa necessario un sistema che garantisca un flusso delle risorse a disposizione tale da poter soddisfare le esigenze di tutti o quasi. Il sistema migliore a questo punto è quello socialista ma la borghesia (ovviamente) vi si oppone con tutti i suoi mezzi, perciò deve adottare surrogati. Questi sono appunto le Forza Antitetiche dell’Unità Sociale (FAUS). Sono antitetiche perché vanno in senso contrario alla tendenza dell’economia capitalista, che va contro l’unità sociale. Ad esempio i capitalisti non hanno nessun interesse a creare un sistema di sanità pubblica; la cosa non dà loro nessun guadagno. D’altra parte in determinate condizioni il fatto che la classe operaia e le masse popolari abbiano un certo grado di garanzia per la propria salute è cosa che può essere utile al mantenimento dell’ordine generale. Altro esempio: i capitalisti sono contrari al fatto che gli operai che gli operai si riuniscano in un sindacato. Tuttavia avere di fronte a un sindacato è utile anzi è necessario ai padroni che non possono avere delle relazioni dirette con ogni singolo operaio. Sindacati ve n’erano perciò anche sotto il fascismo, periodo in cui vigeva la dittatura aperta della borghesia. Sistema sanitario nazionale e sindacato sono due delle moltissime FAUS. Sono surrogati della vera unità sociale, quella garantita dal socialismo, perché sono fragili e contraddittorie. Un sistema sanitario pubblico non si mantiene in periodi di crisi: lo si vede oggi in Italia, dove gli ospedali chiusi non si contano. Un sindacato poi dura finché riesce a garantire l’interesse dei lavoratori che rappresenta, ma quando la sua funzione si riduce a essere un interlocutore che garantisce gli interessi padronali perde forza e si disgrega.

Sono ad esempio FAUS: le società per azioni, le associazioni di capitalisti, i cartelli internazionali di settore, le banche centrali, le banche internazionali, i sistemi monetari fiduciari, le politiche economiche statali, gli enti economici pubblici, i contratti collettivi di lavoro, i sistemi assicurativi generali, i regolamenti pubblici dei rapporti economici, gli enti sovranazionali, fino al Capitalismo Monopolista di Stato e al sistema monetario fiduciario mondiale.

La crisi attuale delle FAUS nasce dal fatto che ha fronte della crisi generale del capitalismo in atto i contrasti economici tra i gruppi imperialisti diventano antagonisti: la torta da dividere non aumenta quanto necessario per valorizzare tutto il capitale accumulato e ogni gruppo può cresce solo eliminando l’altro.

In tutti i paesi imperialisti i contrasti economici tra la Borghesia Imperialista e le masse popolari stanno diventando nuovamente antagonisti. In tutti i paesi imperialisti la borghesia eliminando una dopo l’altra le conquiste che le masse lavoratrici avevano strappato o abrogandole (cala mobile, stabilità del posto di lavoro ecc.) o lasciando andando in malore le istituzioni in cui esse di attuava (scuola di massa, istituti previdenziali, sistemi sanitari, industrie pubbliche, edilizia pubblica, ecc.) quello che si potrebbe definire “capitalismo dal volto umano” he si cercò di costruire in Europa dopo la seconda guerra mondiale, ha fatto ormai il suo tempo. In tutti i paesi imperialisti la borghesia viene via via abolendo quei regolamenti, norme, e istituzioni che nel periodo dell’espansione hanno mitigato o neutralizzato gli effetti più destabilizzanti e traumatici e le punte più estreme dei cicli economici recessivi. Ora nell’ambito della crisi, ogni frazione di capitale trova che quelle istituzioni sono un impedimento inaccettabile alla libertà dei suoi movimenti per conquistare spazio vitale. La deregulation, la privatizzazione delle imprese economiche statali e in generali pubbliche ecc. sono all’ordine del giorno in ogni paese imperialista. La parola d’ordine della borghesia è in ogni paese flessibilità, cioè libertà per i capitalisti di sfruttare senza limiti.

 

[218] La maggiore estensione del suo potere durante gli anni ’70 fu il maggior controllo sul budget della CEE.

 

[219] Mitterrand, Ma part de vérité, pag. 17.

 

[220] Laughland, The Death of Politics, pag. 205.

 

[221] Péan, Une jeunesse francaise, pagg. 33-35.

 

[222]                                   C.s. pag. 109.

 

[223]                                   C.s. pagg. 103-04.

 

[224]                                   C.s. pag. 533.

 

[225]                                   C.s. pag. 130.

 

[226]                                   C.s. pag. 503.

 

[227]                                   C.s. pag. 108.

 

[228]  De Gaule Charles, Memoirs of Hoe: Renewal 1958-62, Weidenfeld & Nicolson, Londra 1971, pag. 28

 

[229] Laughland, The Death of Politics, pag.. 41.

 

[230]                                 C,s, pagg. 152-53.

 

[231] Ci fu un tentativo di incriminarlo, ma per qualche ragione la causa non andò mai a processo.

 

[232] Laughland, The Death of Politics, pagg. 203-04.

 

[233] Guy Mollet (1906-1975).  Di famiglia operaia, si iscrisse alla SFIO nel 1923, contemporaneamente intraprese un’intensa attività di militante sindacale. Nel 1936 ottenne la qualifica di professore. Prese parte alla Resistenza e il 21 ottobre 1945 fu eletto all’Assemblea costituente, sarà costantemente rieletto deputato. Dopo aver guidato, in nome dell’ortodossia (spesso e volentieri è una maschera di opportunisti per mascherare la loro politica di passività e rinuncia a una prassi di classe) contro i tentativi di rinnovamento ideologico propugnato da Leon Blum e da D. Mayer (che nella realtà significava un adeguamento a livello teorico sulla prassi riformista del partito), nel settembre 1946 venne eletto segretario del partito, carica che manterrà fino al 1969. Presidente del Consiglio dal febbraio 1956 al giugno 1957 a seguito della vittoria elettorale del Fronte repubblicano, contribuì al rilancio dell’integrazione europea con la firma dei trattati di Roma del marzo 1957, fu uno dei promotori nel 1956 della fallimentare spedizione di Suez come risposta alla nazionalizzazione del canale da parte di Nasser, condusse contro la lotta rivoluzionaria di liberazione algerina una lotta feroce (fu dato via libera alle torture contro i militanti – o presunti tali – del Fronte di Liberazione Nazionale dell’Algeria). Nel maggio 1958 appoggiò il ritorno al potere di de Gaulle, entrando nel suo governo e partecipando all’elaborazione della Costituzione della Quinta Repubblica. Alla dine degli anni ’60, di fronte alla crisi della SFIO, si risolse a promuovere la costituzione di un nuovo Partito Socialista, con la speranza di mantenere il controllo pur senza assumere la direzione. Sconfitto invece da Mitterrand al congresso di Epinay del 1971, svolgerà nel nuovo Partito Socialista un ruolo marginale.

 

[234] Lenin, L’imperialismo e la scissione del socialismo, in Opere complete in lingua, IV edizione, vol. 23, pag. 94.

 

[235] Thorez ha gettato la maschera, Il programma comunista, n. 19, 22 ottobre – 3 novembre 1958.

 

[236] Ho Chi Minh, intervento sulla questione coloniale, V Congresso Mondiale dell’Internazionale Comunista 17 giugno – 8 luglio 1924 Resoconto stenografico, Prima parte, Edizioni di Stato, Mosca, 1924, pp. 653-657.

 

[237] Mendèce-France Pierre (1907-1982). Nata da una famiglia ebrea che gestiva un piccola azienda tessile, a meno di vent’anni divenne il più giovane avvocato di Francia. Entrato all’età di 16 anni nel Partito Radicale, nel febbraio 1927 diventò segretario generale della Lega d’azione universitaria repubblicana e socialista e nel 1932 diventò deputato. All’interno del partito fece parte del gruppo definito dei “giovani turchi” che intendevano rinnovare la cultura politica del radicalismo. Sottosegretario al Tesoro nel governo Blum del marzo-aprile 1938, elaborò un piano anticrisi di stampo keynesiano. Condannato a 6 anni di prigione sotto il regime di Vichy, riuscì ad evadere e si recò a Londra. Dopo aver combattuto per un anno nell’aviazione francese, nel novembre 1943 venne nominato da de Gaulle commissario alle Finanze del Comité français de Libèration nationale. Dal settembre 1944 all’aprile 1945 fu ministro dell’Economia nazionale. Presidente del Consiglio dal 18 giugno 1954 al 6 febbraio 1955, regolò la questione indocinese con gli accordi di Ginevra del luglio 1954, si impegnò a concedere alla Tunisia la sovranità interna e acquistò una grande popolarità per il suo dinamismo e per il suo stile diretto. Nel febbraio 1956 entrò come ministro di Stato nel Mollet, ma ne uscì dopo pochi mesi criticandone la politica algerina. Contrario alla nascita della Quinta Repubblica, aderì nel 1959 al Partito Socialista Autonomo e nel 1960 al Partito Socialista Unificato, piccola formazione di sinistra di cui sarà membro fino al 1968.

 

[238] Nel libro di Andrea Sceresini, internazionale nera la vera storia della più misteriosa organizzazione terrorista europea, Chiarelettere, 2017, Vinciguerra (pag.51) sostiene che Guérin-Sérac il numero uno della finta agenzia stampa Anginter Presse quando era in esilio a Madrid egli gli rivelò che i suoi uomini ebbero un ruolo decisivo negli incidenti di Nanterre.

Bisogna tenere conto che gli USA avevano il dente avvelenato contro de Gaule per via del fatto che nel 1966 la Francia uscì dalla NATO.

L’Aginter Presse si potrebbe definire di un organizzazione tampone. Per organizzazioni tampone bisogna intendere di strutture che godono di una particolare copertura (agenzie stampa, partiti politici ecc.) e che possono agire indisturbate sia sul piano informativo sia quello militare. Esse sottostanno al controllo più o meno diretto dei servizi segreti, i quali in questo modo, possono evitare di esporsi in prima persona. Non vi è alcuna forma di infiltrazione reciproca. Si tratta piuttosto di una collaborazione in vista di un obiettivo comune.

Una delle specialità dell’Aginter Presse era l’infiltrazione nel Movimento Comunista.

L’Aginter Presse negli USA aveva dei rapporti con delle organizzazioni che sostenevano il Partito Repubblicano una delle quali era la John Birch Society. Chiaramente questi comitati erano un trami con i servizi segreti che così evitavano il finanziamento diretto all’Aginter Presse.

La John Birch Society. È un’associazione politica statunitense di tendenze ultracorservatrici e anticomuniste. Fu fondata nel 1958 da Robert W. Welch Jr., un industriale del settore dolciario, e intitolata al missionario statunitense John Birch giustiziato dai soldati dell’Esercito Popolare cinese nel 1945, più volte accusata di razzismo e xenofobia, la John Birch ha in parte influenzato la politica americana degli ultimi sessant’anni.

L’Aginter Presse aveva in Italia con i gruppi neofascisti e in Germania con il gruppo Ghelen, il Partito democristiano della Baviera.

Negli anni ’80 Guérin-Sérac in Svizzera ha avvicinato Luc Jouret dell’Ordre de Temple Solaire e sembra che abbia frequentato questa confraternita.

Risulta che nel 2006 Guérin-Sérac, avrebbe partecipato in veste di “studioso delle religioni” al Foro Espiritual Estrella, un summit “interconfessionale” dal sapore decisamente New Age, al quale presero parte i rappresentanti di alcuni gruppi settari, come l’Ananda Marga (movimento sociale e spirituale fondato in India nel 1955 e in diffusosi in tutto il mondo, diversi suoi membri sono stati accusati di terrorismo in India e in Europa).  C’è da chiedersi cosa ci faceva un cattolico tradizionalista in una seta esoterica neotemplare. Era in cerca di nuovi alleati? Oppure, come era suo costume, aveva escogitato un contorto piano di infiltrazione?

 

 

[239] Questi due documenti sono evidentemente un frutto della radicalizzazione della lotta di classe che c’era stato con il maggio parigino.

 

[240] A voler essere precisi quando Marx scopre la necessità storica della dittatura del proletariato non si riferisce soltanto al socialismo: essa è un processo che porta, dal seno stesso delle lotte di classe attuali, verso la società senza classi, verso il comunismo. Il socialismo, da solo, come una locanda spagnola, dove ciascuno può portare il pranzo, in cui la demarcazione fra politica proletaria e politica borghese o piccolo borghese non può essere tracciata in modo netto. La società senza classi è l’obiettivo reale il cui riconoscimento caratterizza la politica proletaria.

 

[241] A volere essere precisi questa mancanza era della gran parte dei partiti comunisti che operavano nell’Occidente capitalista.

 

[242] Golsan Richard J. (a cura di), Memory, the Holocaust, and French Justice: The Bousquet and Touvier Affairs, University of New England, Hnnaover e Londra, 1996pag.5.

 

[243] Gordon Bertram, Historical Dictionary of World War Il France: The Occupation, Vichy the Resistance 1938-1946, Greenwood Press, Westport 1998, pagg. 43-44.

 

[244] Laughland, The Death of Politics, pag.218.

 

[245]                   C.s.    pag. 129.

 

[246]                   C.s.  pagg. 121-23.

 

[247]                   C.s. pagg. 123-24.

 

 

 

[248] Patton Guy, Robin Mackness, Web of Gold: The Secret History of a Sacred Treasure, Sidgwick & Jacson, Londra 2000, pag. 215.

 

[249] Laughland, The Death of Politics, pag. 223

 

[250]                          C.s.

 

[251]                          C.s. pag. 227

 

[252]  Bonnal Nicolas, Mitterrand, le grand initiè, Albin Michel, Parigi 2001, pag. 185..

[253] Marco Zagni, la svastica e la runa Cultura ed esoterismo nella SS Ahnenerbe, presentazione di Giorgio Galli, Mursia, Milano, 2011.  

 

[254] In sostanza nella Germania nazista si cercava di creare le basi di quella era definita “nuova scienza” – l’Universo, per come riusciamo a conoscerlo, deve essere interpretato come un enorme ingranaggio interconnesso i cui denti non poggiano solo su pari basi meccanicistiche e quantitative, ma soprattutto su basi qualitative analogico-sincroniche.

Il concetto fondamentale di partenza, passando dalla filosofia alla scienza è comunque questo, un particolare atomo emette simultaneamente due fotoni dalle eguali caratteristiche, ma che viaggiano in direzioni totalmente diverse.

Ebbene questi fotoni identici sono in realtà sempre armonicamente legati dalla stessa informazione di base, per cui operando e modificando la costituzione di uno dei due fotoni bombardandolo, per esempio, con elettroni, s’introduce un cambiamento istantaneo anche nell’altro fotone, indipendentemente da dove questi  si trova nello spazio: è il concetto di sincronicità analogica, il cui fattore di collegamento portante è il principio stesso dell’etere di antica memorie che, buttato fuori dalla finestra dalla fisica grazie alle ipotesi pluriaccreditate di Albert Einstein, riapparve con tutte le sue potenzialità scientifiche e filosofiche negli studi alternativi della Germania nazista.

Due effetti apparentemente a-casuali sono legati in realtà dalla medesima causa, che però nel nostro Universo tridimensionale, appare come invisibile.

Devono pertanto esistere altre dimensioni o altri universi dove quello che sembra impossibile o “magico” da noi, diventa in realtà possibile.

 

[255] Marco Zagni, la svastica e la runa Cultura ed esoterismo nella SS Ahnenerbe, presentazione di Giorgio Galli, Mursia, Milano, 2011, pagg. 397-98.

 

[256] http://wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_Thule

 

[257] http://thule-ilsegnodelcomando.blogspot.it/2013/03/società.thule.html

 

 

[258] Carlo Palermo, il quarto livello Integralismo islamico massoneria e mafia Dalla rete nera del crimine agli attentati al Papa nel nome di Fatima, Editori Riuniti, Roma 1997, pagg. 126-127.

 

[259] Nuova Solidarietà, 4 febbraio 1985

 

[260] Sent. Ord. 20.12.1984; Rapporto Guardia di Finanza, 15 aprile 1985, pagg. 5-6.

 

[261] Gianluca Marletta, la riscoperta del graal Dal fenomeno Dan Brown al ritorno dei miti, prefazione di Franco Cardini, Editori Riuniti, Roma, gennaio 2007, pag. 129.

 

[262] Giorgio Galli, hilter e il nazismo magico le componenti esoteriche del reich millenario, BUR, 2001, pag. 227.

 

[263] Moon Peter, Spandau mystery Sky Boks, New York 2007, pagg. 267269

 

[264] http://www.angolohermes.com/Speciali/Inghilterra/St_Albans/Francis_Bacon.html

 

[265] Richard Deacon, A History of the Brihish Secret Sevices, London, Grafton Boks, Capitolo 1, pagg. 23-24.

 

[266]                                                                  C.s. Cap. 2, pag. 34.

 

[267]                                                                    C.s.  pag. 40.

 

[268] Fu anche consigliere personale della Regina

 

[269] Richard Deacon, A History of the Brihish Secret Sevices, London, Grafton Boks, Capitolo 2, pag. 43.

 

[270] Perché metto crisi del materialismo meccanicistico e non materialismo? Bisogna spiegarsi su cosa si deve intendersi per materialismo.

Il materialismo afferma che la materia esiste indipendentemente dallo spirito (inteso come la coscienza, le idee, il soggetto) che è nella sostanza un fenomeno della materia.

Il materialismo antecedente a Marx (materialismo meccanicistico) dava al pensiero un fattore passivo. Il materialismo dialettico, al contrario mostra che il pensiero sorge dalla pratica sociale e nello stesso tempo questo stesso pensiero dirige l’attività pratica.

Un’altra sciocchezza è quella secondo cui chi è materialista si occupa solo di cose materiali e lascia le cose spirituali ai professionisti della materia come preti, psicologi, intellettuali ecc. non sono mica materialisti quello che dicono “tutto quello che esiste è materia”. Se seguissimo questo ragionamento pensieri, sentimenti, ricordi e progetti, non essendo materia non dovrebbero esistere. La conseguenza logica diventa che tutte queste tematiche inerenti alle cose spirituali sono lasciati in gestione ad astrologi, preti, psicologi da strapazzo e da filosofi pagati dalla borghesia.

Il materialismo dialettico non è un caso che un’arma per la rivoluzione socialista.

Il prevalere del revisionismo all’interno del Movimento Comunista ha visto da un punta di vista teorico il degradare del materialismo dialettico a quello meccani sita, frutto della scissione da teoria (che in parte si pretendeva ancora rivoluzionaria o comunque mirante al socialismo anche se per via pacifica) e la prassi riformista.

[271] Nel febbraio 2002, il New York Times salutava con un clamoroso “Wow!” la pubblicazione del Codice (cfr. M. Arturo Iannaccone, Le <cabale dei devoti>, pag. 74).

 

[272] Il pentacostalismo è una forma di religiosità esplosa negli ultimi decenni che vive di un atteggiamento molto carismatico e miracolistico, mediato dai cosiddetti telepredicatori. È un fenomeno che coinvolge negli USA più di 70 milioni di persone.

 

[273] È noto il sostegno accordato dai telepredicatori USA alla politica aggressiva dei neoconservatori, in nome di una visione apocalittica dell’attualità che vede, nello scontro di civiltà con l’Islam e nel trionfo finale di Israele in Palestina, il preludio del secondo avvento di Cristo (cfr. M. Blondet, I fanatici dell’Apocalisse. Ultimo assalto a Gerusalemme, Rimini, 2002).

 

[274] M. Lacroix, L’ideologia della New Age, Milano 1998.

 

[275] Mario Arturo Iannaccone, le <cabale dei devoti>, Milano, 1998, p. 36.

 

[276] V. Packard, i persuasori occulti la psicanalisi del consumatore, Il SAGGIATORE, Sesta edizione 1978 pag. 337.

 

[277] Frances Stonor Saunders Chi conduce la danza? La CIA e la Guerra Fredda culturale.

 

[278] N. Klein, Shock Economy, Rizzoli editore, 2007, pag. 24.

 

[279] Enrica Perucchietti, dmt terzo occhio o inganno dello SPIRITO? Terre Sommerse, 2013, pag. 329.

ATTENTATO DI LONDRA: PONIAMOCI ALCUNE DOMANDE

•giugno 7, 2017 • 1 commento

 

 

Lo so che rischio di passare per essere un complottista poiché non mi fido delle informazioni date ufficialmente e mi pongo sempre degli interrogativi.

Ma innanzitutto, vediamo che origine ha il termine “complottista”.

Quando i media (stampa, televisione, informazione telematica) del sistema e i suoi giornalisti stipendiati vogliono screditare (o ridicolizzare) un’informazione pericolosa (per gli interessi dei loro padroni) la catalogano immediatamente come “teoria del complotto”.

Per Wikipedia, “Una teoria del complotto è la spiegazione di un evento o una catena di eventi già avvenuti o che ancora devono accadere (solitamente politici, sociali, popolari o storici) partendo dall’occultazione delle sue vere cause alla conoscenza pubblica o a un complotto segreto, spesso ingannevole, da parte di un gruppo di persone o organizzazioni potenti e influenti che rimangono nell’ombra”. Nel circuito dei monopoli dominanti della stampa commerciale, l’espressione “teoria cospirativa” si usa per mettere in risalto la mancanza di fondamenta di una spiegazione, valutandola come speculativa, falsa o stravagante.

La definizione è relativamente corretta, tranne per un dettaglio che ritengo fondamentale: abitualmente la categoria di “teoria cospirativa” si applica particolarmente a documenti o investigazioni critiche (del sistema) che non s’inseriscono nei canoni di “normalità” stabiliti dai monopoli mediatici dominante che fissano le regole di accettazione e valorizza ciò che “è notizia” da ciò che “non è notizia”. A livello politico e sociale, il sistema applica la qualifica di “teorie cospiratrici” per squalificare e screditare il discorso dei leader e dei movimenti popolari che si scontrano con lo status quo del sistema dominante vigente.

I discorsi (e le teorie) antimperialiste dei leader dei movimenti popolari che si scontrano e/o prendono posizione contro la struttura del potere imperiale sono svalutati e ridicolizzati come “cospiratori”.
Presentarli come “pazzi”, “deliranti”, o “fuori dalla realtà” è una tecnica manipolatrice ricorrente che la struttura mediatica usa storicamente contro i leader (o le teorie) che si scontrano col sistema capitalista stabilito come la civiltà accettata e “normale”.

Allo stesso modo, i sacerdoti (analisti e giornalisti) dei monopoli della comunicazione stabiliscono scale di valori e determinano come “cospirativa” (o di poca fiducia) tutta l’informazione che circola liberamente fuori dal circuito commerciale e dei loro interessi politici e aziendali.

L’informazione mondiale (convenzionale e popolare) non è costruita sull’ obiettività e la ricerca della verità, ma sulla base della commercializzazione delle “notizie” e la manipolazione attraverso il controllo dei cervelli e l’orientamento del comportamento sociale in massa con scopi politici ed economici. In primo luogo, l’informazione è una merce destinata a produrre profitto economico come qualsiasi altro prodotto commerciale in offerta sul mercato capitalista.

In termini funzionali (e aldilà delle leggende che si costruiscono intorno ad essa) le aziende giornalistiche non sono guidate da scopi sociali ma dalla ricerca del lucro economico. In secondo luogo e per il carattere strategico della funzione comunicativa che sviluppano (dal punto di vista di preservare la “governabilità” del sistema) i mass media sono strumenti centrali per il controllo (e/o manipolazione) dei processi economici, politici e sociali.
I mass media (al contrario di quanto recitano i loro mistificatori) non praticano l’ “obiettività informativa” né l’indipendenza editoriale per due motivi pratici principali:

  • Sono aziende che non funzionano con obiettivi sociali ma con obiettivi commerciali soggetti alla legge della ricerca del profitto capitalista.
  • La loro dipendenza strutturale al sistema del potere economico che controlla tutte le molle della produzione, le finanze e il commercio internazionale, al di sopra dei paesi e su scala planetaria.

L’azione dei grandi conglomerati mediatici (sia a livello locale come internazionale) non è orientato- come si vuole fare credere- a servire l’interesse della società ma a servire l’interesse dei gruppi economici e politici dominanti che costituiscono la loro maggiore fonte di finanziamento

L’azione dei grandi conglomerati mediatici (sia a livello locale come internazionale) non è orientato- come si vuole fare credere- a servire l’interesse della società ma a servire l’interesse dei gruppi economici e politici dominanti che costituiscono la loro maggiore fonte di finanziamento e di profitto commerciale.

In generale, a livello planetario, sono i monopoli mediatici (meno del 5% totale dei mass media mondiali) quelli che dettano le regole e stabiliscono i parametri dell’informazione a scala globale. In questo scenario, i mass media ed i giornalisti del sistema sono i primi elaboratori e diffusori di “teorie cospiratrici” a livello planetario ed in massa. In modo tale che, tutto quello che “informa” la stampa popolare è orientato e manipolato dagli interessi privati che fanno passare come “pubblici” (di tutta la società).

Le guerre imperialiste, all’ombra, alimentano un manipolazione psicologica continua e nutre la maggior parte dell’universo di quella che viene definita “informazione mondiale” (che viene venduta dai media del sistema come se fosse “obiettiva”). Facciamo un esempio preciso: Le “fonti” che usano i mass media ed i giornalisti del sistema non sono “disinteressate”. Tutta l’informazione che i media convenzionali raccolgono proviene da funzionari, politici, militari, lobbisti e manager di aziende che usano l’informazione di massa per manipolare.

La maggior parte delle “fonti” citate dal giornalista stipendiato sono sempre del potere. Esempio: i dossier sul “terrorismo”, prodotti e lanciati in serie dalla CIA e dagli altri servizi segreti, sono accettati come “fonti sicure” dalla struttura e i giornalisti della stampa convenzionale. Le notizie sull’Iraq, Afghanistan e le zone occupate, si nutrono di documenti e portavoci ufficiali dello stesso esercito invasore.

In questo scenario, di manipolazione dell’informazione con scopi economici e politici, tutte le notizie (senza eccezione) che circolano per l’universo della comunicazione giornalistica commerciale (locale ed internazionale) sono “cospiratrici” e la loro funzione è precisa: alimentare le guerre politiche ed economiche del potere.

Da un aspetto politico, quell’ informazione non è orientata alla ricerca dell’” obiettività” ma a guidare la condotta sociale, sia per il consumismo economico, per il beneficio elettorale, che per creare consenso in massa verso quei processi che favoriscono le grosse aziende capitaliste e i governi imperialisti.

Per mancanza di contro-informazione in massa, le maggioranze planetarie (ignoranti della manipolazione) consumano quelle notizie come se fossero parte di una realtà emergente dei processi e dei fatti che si succedono come prodotto di una dinamica “naturale” del mondo.

Riassumendo, mentre da una parte la stampa convenzionale e in massa qualifica come “teoria cospiratrice” le informazioni che rivelano i loro interessi e le strategie funzionali occulte, dall’altra parte, usa l’“informazione cospirativa” (venduta come se fosse “informazione obiettiva) per sostenere il sistema capitalista che paga per i suoi servizi.

Distruggere il nemico con il mito della “teoria della cospirazione, controllare e trasformare la massa individuale in potenziale sociale manovrato con scopi di controllo politico ed economico, sono i due obiettivi chiave della struttura mediatica mondiale che determina e decide quello che la maggioranza deve capire (e consumare) come “informazione obiettiva”.

Adesso poniamoci alcune domande sull’attentato di Londra.

Guarda caso come a Parigi e a Bruxelles c’era stata un’esercitazione antiterrorismo prima dell’evento. Un’unità delle SAS, la squadra Blue Thunder aveva testato per mesi scenari terroristici, incluso l’eliminazione di lupi solitari e di altri jihadisti pericolosi.[1]

Le forze di Bil Laden furono addestrate dalle SAS nelle colline introno Criffel, a Dumfries e Galloway.[2] Come non bisogna scordare che le SAS ebbero un ruolo fondamentale nell’operazione Gladio.[3]

Come negli altri attentati, gli attentatori sono subito identificati come mussulmani. E in effetti a Londra urlavano “Questo è per Allah”.

Un altro quesito è chiedersi sul perché la polizia non si occupò degli attentatori? Tre uomini armati di coltelli ferivano numerose persone prima che la polizia agisse.

Gli attentatori sono stati descritti ‘di origine mediterranea ‘, definizione generica possono rientrare un po’ tutti non solo arabi. E alla fine viene fuori che uno di quello che viene definito tra gli attentatori è di origine italiana e che i servizi italiani avevano segnalato la sua presenza sia alle autorità marocchine sia a quelle britanniche.[4]

C’è da chiedersi se attentati come questi avvenuti in Gran Bretagna avvantaggerebbero qualche potere (vecchio e nuovo che sia).

E per finire ritengo importante la denuncia fatta dal giornalista tedesco Udo Ulfkotte, ex-redattore del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, che in un intervista racconta come la CIA corrompe e sottomette i media europei per svolgere propaganda favorevole agli Stati Uniti e contraria alla Russia. I non allineati perdono il posto di lavoro. Ulfkotte ha rilasciato questa intervista ad RT e Russia Insider.[5]

   Perciò è sballato ipotizzare che questi attentati siano funzionali a far cambiare stili di vita alle masse popolari europee, soprattutto quando si afferma che non si ha paura e alla fine si utilizza il terrorismo per ridefinire i rapporti sociali e politici? Non bisogna scordarsi che, dopo il 2001, negli USA, tutte le norme del Papework Act sono all’insegna di una violazione evidente di tutti i principi di democrazia e libertà che gli USA e le democrazie occidentali rivendicano. Forse non è un caso che dopo gli attentati in Francia si è iniziato a pensare a misure come il Paperwork Act americano. Che tutto questo sia funzionale alla creazione di svuotare quello che rimane delle istituzioni elettive a favore di poteri non elettivi, tecnocratici?

    In sostanza è pazzesca l’idea che questo terrorismo abbia lo scopo reale di saldare il rapporto tra il popolo e il potere con il collante della paura?  

 

 

 

 

[1] http://www.dailymail.co.uk/news/article-4570082/SAS-Blue-Thunder-unit-lands-helicopter-London-Bridge.html#ixzz4j18PEuax

 

[2] http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/scotland/1546995.stm

 

[3] http://www.cambridgeclarion.org/press_cuttings/gladio.mi6.sas_graun_5dec1990.html

 

[4] http://www.corriere.it/cronache/17_giugno_06/terzo-attentatore-londra-aveva-madre-italiana-089fd452-4a8f-11e7-ac11-205c7f1cfc9f.shtml

 

[5] https://www.youtube.com/watch?v=Fm0HX1sDqY0

VERSO UN FUTURO DA CYBORG?

•giugno 6, 2017 • 1 commento

 

 

Immagino che molti appassionati di fumetti, come Iron Man, che negli anni ’60 furoreggiava, non potevano immaginare che stessero anticipando il futuro. All’epoca con la cosiddetta guerra fredda, ci fu un esplosione nello sviluppo della tecnologia, che ha avuto le sue conseguenze nella vita civile a partire dagli anni ’90, basta pensare a Internet.

Adesso, volenti o no, questa tecnologia entra nella nostra vista.

Un esempio lampante è che una società svedese che si chiama Epicenter, sta installando impianti di microchip ai propri dipendenti fin dal 2015.[1] Che rivoluziona il modo di identificarsi sul lavoro e nella vita pubblica, ma è anche un modo di essere identificati.

Il chip Rfid serve come badge e per interagire con macchine dell’azienda, e rappresenta una svolta che in parte può aprire la possibilità di trasformare gli uomini in cyborg. Epicenter lavora e fa soldi ospitando non poche delle migliaia di aziende di information technology e startup che sono il motore della veloce crescita svedese e dei record di occupazione giovanile: in pochi anni hanno fatto aumentare di oltre 400.000 persone la capitale del regno delle tre corone.    Ufficialmente, dovrebbe funzionare su base “volontaria”: solo chi vuole, [2]tra i circa duemila dipendenti, in maggioranza giovani, delle aziende che lavorano nel complesso di Epicenter, si sottopone all´intervento indolore che dovrebbe cambiargli la vita, poiché dovrebbe dare nuove possibilità di fare con la mano quanto di solito si fa esibendo un documento d’identità o una carta di credito, e al tempo stesso si diventa potenzialmente reperibili ovunque. Una siringa con un microago inietta in pochi secondi, tra il pollice e l’indice, un microchip non più grande di un chicco di riso. Da quel momento, si è un’altra persona: col microchip puoi timbrare il cartellino, aprire porte, azionare stampanti e computer, far la spesa pagando avvicinando la mano a un lettore.    Siamo comunque ai deliri, se la notizia fosse vera. Nella sostanza, il chip è diventato talmente popolare che chi lavora nella sede di Epicenter ha preso la nuova abitudine di festeggiare con party ogni nuovo volontario che ha scelto di impiantarsi il chip nella mano.[3]

Tutto deve essere visto dentro un quadro che vede aumentare il controllo dei dipendenti dentro le aziende.

Nel 2008 Microsoft ha sviluppato un progetto che è un Grande Fratello dedicato ai padroni: un complesso sistema informatico che servirà a controllare (e quasi radiografare) i dipendenti al lavoro negli uffici.[4] Il progetto della Microsoft è già depositato all’ufficio brevetti americano ed è in attesa d’approvazione. Nel frattempo, il quotidiano britannico Times è riuscito a dargli uno sguardo. E ha anticipato un inquietante scenario che potrebbe sembrare fantascientifico.

Grazie ad un programma di ultima generazione, ogni impiegato sarà monitorato attraverso l’uso dei PC da scrivania, dei portatili e dei telefonini. Ma non solo, grazie ad alcuni sensori wireless, il cervellone centrale acquisirà anche dati come temperatura, sudorazione, pressione del sangue e anche le espressioni facciali dei lavoratori. I progettisti dicono che tutto ciò servirà a “aiutare i dipendenti sotto stress”. Tra i timori c’è che questo software sia la via maestra per licenziare i dipendenti, poiché non controlla solamente il “benessere psicofisico”, ma anche competenza e produttività dei dipendenti.

 

QUALI SONO LE ESIGENZE DEL CAPITALISMO?

 

Sotto il modo di produzione capitalista, il regime di fabbrica (e degli altri ambienti di lavoro) non è solo caratterizzato dalla questione del tempo ma anche dall’organizzazione del lavoro: ovvero che i tempi siano rigidamente calcolati, che ci si rechi a lavorare alla stessa ora, ecc. Esso distrugge i tempi naturali e individuali propri dei precedenti modi di produzione.

L’attuale fase è caratterizzata dal fatto che i regimi di orario e di organizzazione del lavoro cambiano non per iniziativa della classe operaia ma per iniziativa borghese. “A partire dei primi anni ’80 il modello standard di orario comincia entrare in crisi. Innanzitutto si assiste, all’interno del settore industriale, a forti e diffusi investimenti in tecnologie dell’automazione (…) Il fine è quello di ricorre al potenziale di flessibilità delle tecnologie informatiche per ridurre il ruolo organizzativo e il peso economico della forza lavoro nel processo produttivo, per ridurre i costi di produzione, per aumentare la qualità dei prodotti. Tuttavia, pesanti investimenti tecnologici risultano remunerativi solo alla condizione che aumenti la durata di funzionamento degli impianti e che vengano introdotti, di conseguenza, orari di lavoro articolati su più turni” (G. Cerrutti, Il tempo di lavoro tra fordismo e postfordismo: dall’orario di lavoro standard all’orario variabile – Centro di ricerche Giuseppe di Vittorio, Pisa Biblioteca Franco Serrantini).

Questa rivoluzione dei regimi di orario è in stretta relazione con quel cambiamento del modo di produzione che è definito toyotismo o post-fordismo, nato in Giappone. Il toyotismo è caratterizzato dal maggior utilizzo degli impianti unito a una maggiore intensità del lavoro. La “produzione intelligente” basata dall’informatizzazione (la stessa che permetterebbe, secondo gli ideologi del sistema, di far accedere al “salariato medio” di accedere a un livello decisionale minimo) svaluta e rende superfluo il lavoro di molti quadri intermedi (ragionieri, periti), sostituiti (o in cerche occasioni proletarizzati) dal ricorso massiccio ai computer. In secondo luogo l’aumento dei ritmi e della responsabilizzazione porta con sé un notevole aumento dello stress psicofisico del lavoratore medio.

Si nota spesso delle tendenze che sembrano contraddittorie: la presenza simultanea di riduzione e di aumento dell’orario di lavoro.

Queste tendenze sono determinate dal fatto dalla necessità del capitale di reagire alla caduta del saggio di profitto.

Perciò si ha: a) Aumento del plusvalore assoluto, prolungando il tempo di lavoro, perciò del pluslavoro ottenendo un plusvalore corrispondente. Costringendo l’operaio a lavorare per altre ore senza un aumento di orario, il padrone otterrà ore in più di plusvalore ottenendo di conseguenza un plusvalore maggiore. Per queste ragioni i padroni si oppongono a ogni richiesta di diminuzione di orari di lavoro che non comportino perdite salariali. b) Plusvalore relativo. Che si ottiene con l’accorciamento del lavoro necessario, della trasformazione del tempo del lavoro necessario in pluslavoro; l’aumento del pluslavoro non è dovuto dall’aumento dell’orario di lavoro, bensì dalla diminuzione del tempo in cui l’operaio lavora per riprodurre il proprio salario. In sostanza si ottiene intensificando i ritmi di lavoro, con l’ausilio di nuove tecnologie.

 

 

 

 

 

 

 

 

LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE

 

 

Andando ad analizzare in modo specifico il problema delle “macchine”[5] all’interno della società capitalista, ci si pone di fronte ad una serie di problemi. La soluzione di questi non può che essere una società che non sia fondata sullo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente.

L’uso capitalistico delle macchine non affranca l’uomo dalla fatica fisica; ovvero, se ciò da un lato corrisponde a realtà lo è solo in modo incidentale e non e certo l’obiettivo che si prefigge il capitale (aumento continuo del profitto: tendenza a ridurre il tempo di lavoro necessario e ad aumentare il plusvalore.

Marx dice che il presupposto storico dell’introduzione di macchinario, di tecnologia, nel processo produttivo, è la concentrazione di manodopera, vale a dire che a un certo punto dello sviluppo del capitale, corrisponde un maggior numero di sfruttamento, un allungamento del tempo di plus-lavoro; quindi l’invenzione e la tecnologia sono fenomeni immanenti dei quali il capitale deve necessariamente uso.

È evidente che l’uso delle macchine rappresenti una necessità storica del capitale e l’avanzamento tecnologico, l’aumento del pluslavoro e della produttività segue di pari passo i meccanismi della crisi capitalistica e il suo conseguente acuirsi.

Il capitalismo adotta nuove metodologie di produzione, perché esse gli danno garanzia di maggior profitto a breve termine. Ma proprio qui, secondo Marx, si annida il problema maggiore. Il punto è che le conseguenze immediate per il singolo capitalista sono del tutto diverse dalle conseguenze dalle conseguenze ultime per la società capitalistica e per i capitalisti complessivamente.

Diceva Marx: “…non esiste un capitalista il quale applichi di buon grado un nuovo metodo di produzione quando questo, pur essendo assai più produttivo ed aumentando considerevolmente il saggio di plusvalore, provoca una diminuzione del saggio di profitto. Ma un tal metodo di produzione fa diminuire il prezzo delle merci. Il capitalista vende in un primo tempo le merci al di sopra del loro prezzo di produzione, e forse al di sopra del loro valore; egli intasca la differenza fra il costo di produzione ed il prezzo di mercato delle altre merci prodotti a costi di produzione più elevati e può fare questo perché il tempo medio necessario alla produzione di tali merci è superiore al tempo di lavoro inerente al muovo metodo di produzione. Il suo metodo di produzione è superiore alla media sociale: ma la concorrenza non tarda a generalizzarlo ed a sottometterlo alla legge comune. Ha allora inizio la diminuzione del saggio di profitto – che può manifestarsi in un primo momento nella sfera di produzione capitalista, per poi livellarsi al saggio del profitto delle altre sfere – senza che – tutto ciò dipenda minimante della volontà del capitalista”.[6]

Il saggio di profitto ha quindi difficoltà a rimanere a livelli elevati oppure ad aumentare, tanto più se prendiamo la classe capitalistica nel suo insieme. Ed è per questo che Marx ha più volte parlato di tendenza alla caduta del saggio profitto.

 

CONTROLLO SOCIALE

 

La produzione di plusvalore assoluto, in altre parole il prolungamento della giornata lavorativa oltre il limite della riproduzione del valore giornaliero della forza-lavoro, è la base su cui s’è consolidato il modo di produzione capitalistico. Prima il capitale comincia a espandersi, appropriandosi totalmente del momento produttivo. Quindi assorbe il tipo di produzione esistente, senza però cambiarne ancora le caratteristiche: questa fase si suole dire di “dominio formale”, poiché il volto della produzione e soprattutto dei rapporti sociali non è ancora stato mutato dallo sfruttamento.

Solo più tardi si creeranno le condizioni adatte all’estrazione di plusvalore relativo: la giornata lavorativa sarà divisa in tempo di lavoro necessario e in pluslavoro, il secondo sarà sempre più allungato a discapito del primo, attraverso accorgimenti che riducano il tempo di lavoro occorrente per produrre l’equivalente del salario. Ciò comporterà maggior produttività, attraverso l’introduzione delle macchine nei cicli di produzione, minor costo dei mezzi di sopravvivenza degli operai ecc.

Il periodo in cui si afferma la produzione di plusvalore relativo coincide con la fase in cui il capitale, dopo essersi impadronito del modo di produzione esistente, lo elabora e lo trasforma ha secondo dei suoi bisogni. Questo meccanismo naturalmente non comprende soltanto l’aspetto economico, strutturale, ma si avvierà ad abbracciare l’intero vivere sociale dell’umanità, coinvolgendo e piegando tutte le attività sociali, culturali, ideologiche: in una parola, il capitale aumenta assume il “dominio reale” della società.

Questo dominio si concretizza non soltanto da un punto di vista economico, ma anche sociale, data la necessità, da parte del capitale, di costruire una rete di controllo sociale che, a tutti i livelli, garantisca la circolazione delle merci, la proprietà privata, lo sfruttamento. Quindi il passaggio dal plusvalore assoluto a quello relativo è stato un processo storico-evolutivo dell’economia capitalistica, che ha consentito la creazione del Sistema Capitalistico.

In questo tipo di società sono continuamente proiettate merci e bisogni, che oggettivamente addormentano la coscienza delle classi sfruttate, le quali cominciano a perdere le loro caratterizzazioni sociali e culturali.

Dominio reale significa quindi non soltanto sfruttamento, ma anche emanazione di cultura, di valori, di modelli, che arrivano a riprodursi attraverso lo stesso proletariato, il quale incomincia a intensificarsi con essi. Il vivere sociale assume un aspetto e un’attività nel complesso speculare ai movimenti strutturali del capitale e il proletariato, attraverso l’infiltrazione di merce-ideologia e il conseguente innalzamento del tenore di vita, perde gradatamente quelle caratteristiche di soggetto antagonista, arrivando a esprimere una concezione della vita non contradditori nei confronti dei bisogni strutturali del capitale.

È chiaro che non è eliminata invece la contraddizione oggettiva tra forze produttive e rapporti di produzione, tra chi sfrutta e chi è sfruttato, ma diciamo che lo sfruttamento in qualche maniera viene “occultato” in un corpo sociale complesso ma che nello stesso tempo ha una sua omogeneità ideologica e che quindi tutte le contraddizioni, compreso lo sfruttamento, sono inserite in una serie di rapporti che non consentono una divisione netta di classe e di culture: struttura e sovrastrutture tendono confondersi.

Accanto a ciò va posto il discorso dei bisogni, cu cui può affermare che oggi il proletariato non esprime una serie di necessità “caratteristiche” del suo stato, ma che, a cominciare dal consumismo, i suoi bisogni sono stati pilotati ed indotti nella maniera più conveniente alla produzione, non il contrario, come sarebbe stato più logico e coerente.

Il capitale cerca in continuazione di “confondere” i bisogni primari con quelli superflui. Valori quali la libertà di vendere o non vendere la propria forza-lavoro, la stabilità di un reddito sufficiente a vivere in modo dignitoso, la possibilità d’abitare dove si vuole, poter concepire e allevare i propri figli quando e come si vuole, ecc., sono tutte necessità che oggi passano in secondo piano o sono addirittura ridicolizzate e negate da un ordine sociale che pone invece in risalto il consumismo, l’interclassismo, la desolidarizzazione.

Il controllo sociale, diretto o indiretto che sia, è attuato, in ultima analisi, sull’intero complesso sociale, articolandosi e strutturandosi secondo i bisogni e delle necessità: da quello operaio dalle merci, che coincide con l’avanzata tecnologica e culturale generale della società, a quello più specialistico dei sindacati riformisti che praticano la collaborazione di classe, che svolgono un’azione d’imbrigliamento e conduzione delle masse lavoratrici, a quello più propriamente repressivo e poliziesco, che seleziona e colpisce i soggetti con coscienza antagonista o deviante.

Il dominio reale capitalistico si configura oggi come totale, se lo inseriamo nel concetto di metropoli, vale a dire le attività sono, interconnesse, e nel quale il capitale opera, con l’aiuto delle nuove tecnologie, il suo tentativo di uscire dalla crisi.

La costruzione della “metropoli informatizzata” nelle menti degli intellettuali organici del Capitale, per gestire meglio il controllo sociale, dovrebbe servire a gestire la crisi senza che si introducono aspetti conflittuali, e in prospettiva, cercare di rimodellare i rapporti sociali e la cultura rispetto a mutate conduzioni produttive.

Certamente il controllo sociale aiutato dall’elettronica è più incisivo, veloce. L’informatica e la telematica cominciano a creare modelli di vita, di pensiero, di comportamento adatti a recepire le nuove tecnologie e i prodotti che ne scaturiranno.

 

CONCLUSIONI

 

Questo nuovo software e il chip inserito ai dipendenti, sono dei classici esempi, della scienza asservita alle logiche del capitale.

Alle esigenze di “flessibilità” e “qualità’ totale” da parte del capitale. Esigenze che sono sinonimo di divisione, all’interno della classe, fra lavoratori stabili e precari, fra squadre di lavoro che rispettano gli standard e quelle che non ce la fanno, fra lavoratori all’interno della squadra che deve auto controllarsi.

Perciò uno dei problemi è superare queste barriere che esistono all’interno della classe, per arrivare all’interno della lotta all’unità di classe.

In ogni caso uno degli obiettivi può essere una fortissima riduzione del lavoro senza flessibilità e lottare contro i controlli padronali all’interno delle aziende.

L’informatizzazione della società pone un problema di natura teorico-pratica, che sembra lontana, ma dalla quale non ci si può esimere a cercare di dare una risposta, in una società diversa, dove l’economia è basata sui bisogni delle masse ed è la classe a decidere cosa, come e per chi produrre, che fare dell’attuale apparato produttivo? La “macchina” non potrebbe riprodurre automaticamente il sistema ed i suoi valori d’uso, non si rischierebbe di sostituire il proprietario di esso e nient’altro?

 

 

[1] http://www.repubblica.it/tecnologia/2017/04/07/news/il_dipendente-cyborg_un_chip_sottopelle_e_butti_carte_e_badge-162374446/

 

[2] Metto tra virgolette volontaria, perché non si dice cosa comporterebbe se un dipendente si rifiuterebbe a inserirsi il chip.

 

[3] http://www.repubblica.it/tecnologia/2017/04/07/news/il_dipendente-cyborg_un_chip_sottopelle_e_butti_carte_e_badge-162374446/

 

[4] City Giovedì 17 gennaio 2008

 

[5] Metto tra virgolette macchine, perché questa definizione potrebbe indurre a pensare solamente il macchinario usato dentro gli stabilimenti.

 

[6] Marx, Il Capitale III libro.

MANCHESTER: UN ALTRO ATTENTATO SOTTO FALSA BANDIERA?

•maggio 26, 2017 • Lascia un commento

 

 

Il 22 maggio ’17 c’è stato un attentato a Manchester (Gran Bretagna) che ha fatto 22 morti e 59 feriti.

Dal mio modesto punto di vista per capire il terrorismo attuale in Europa, bisogna partire dal fatto che a varie forme e livelli coscienza, è in atto una ribellione delle masse popolari europee contro questa Europa, dove è dominante il capitale finanziario. Il terrorismo ha, appunto, la funzione di impedire che le masse popolari europee di liberarsi dal gioco monetario delle banche e dalla soggezione del potere finanziario, scopo che rende indispensabile la conservazione di un potere politico utile e comodo per la permanenza dello status quo. Il terrorismo salda il rapporto tra il popolo e il potere col collante della paura.

Il sovragestore può avere non solo obiettivi primari, ma anche secondari come punire o intimidire governi o enti economici, politici, culturali, religiosi e militari.

Possiamo definire così la sovragestione: un ristretto numero di persone che hanno legami di potere, o che fanno parte della finanza o della politica internazionale, che ha loro volta manovrano pezzi di governi, di amministrazioni pubbliche, di servizi segreti, di logge massoniche o para-massoniche, strutture religiose di varia estrazione, istituzione bancarie, e parti di esponenti dell’economia.

E infine ci sono i soggetti manovrati. È del tutto indifferente se essi siano consapevoli di quanto stia accendendo.

Nella sostanza c’è una rete ad anelli, dove esiste una regola aurea: ogni anello conosce soltanto l’anello che gli è immediatamente superiore e quello che gli è immediatamente inferiore e nulla di più.

Secondo Gioele Magaldi Gran Maestro del Grande Oriente Democratico,[1] afferma che l’ISIS (e il relativo terrorismo) è una creazione sovranazionale, apolide. In sostanza una creature di settori massonici reazionari e oligarchici, della Massoneria internazionale.

Secondo Magaldi ci sarebbe una cupola di superlogge sovranazionale, che vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali sarebbe 36 e sono divise tra di loro tra di loro tra “progressiste” e conservatrici. Inoltre, sarebbero state loro a sponsorizzare le associazioni para-massoniche come la Trilateral e il Bilderberg.

 

Sempre secondo Magaldi, famigerato Califfo al-Baghdadi, sarebbe stato iniziato massone ed è nella realtà un uomo profondamente integrato nel sistema di vita occidentale. Egli, assieme agli altri suoi compari, sta compiendo, è nella realtà una sceneggiata hollywoodiana, tutte le decapitazioni in mondovisione, tutto il sistema comunicativo dell’ISIS è un sistema ben studiato.

 

 

L’ATTENTATO DI MANCHESTER

 

La polizia ha collegato Salman Abadi all’attentato di Manchester “attraverso un bancomat trovatogli in tasca”.[2] Bisogna capire che negli attentati sotto falsa bandiera, è una prassi normale da parte dei servizi segreti quello seminare dappertutto prove false[3] .

Secondo la NBC News, citando funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti, “Abadi si recò in più Paesi, come la Libia, nell’ultimo anno, per addestrarsi con il gruppo terroristico al-Qaida“.[4]

Manchester non è la prima volta che è stata colpita da degli attentati. Quelli del 1996 furono attribuiti all’IRA. Bisogna tenere conto che il servizio segreto inglese (MI5 e MI6) infiltrò l’IRA.[5] Si ritiene che gli agenti dei servizi segreti inglesi effettuarono l’attentato del 1996 a Manchester per screditare il movimento repubblicano irlandese e spaventare la masse popolari inglesi facendole votare per i partiti della borghesia britannica (in sostanza, una tipica operazione di destabilizzazione stabilizzante). [6]

Salman Abadi studiava presso l’Università Salford di Manchester “Gli amici lo ricordano come un buon calciatore, appassionato tifoso del Manchester United e dedito alle canne“.[7] [8] Si crede che vivesse in Libia.

Ci sono pure delle ipotesi inquietanti sulla morte di Saffie Rose Roussos   la bambina di 8 anni morta nell’attentato.

La polizia ha trovato diari in cui Sir Peter Hayman (ex vicecapo del MI5) aveva registrato le sue esperienze sessuali con bambini. La polizia aveva anche trovato le lettere ai suoi compari degli abusi. Due riguardavano torture sessuali e infanticidio.[9]

 

Il rapimento di bambini da parte dei servizi segreti da parte dei servizi segreti per i motivi più vari che vanno dagli esperimenti fino agli abusi sessuali è un fatto molto frequente più di quanto non possa sembrare.

Uno dei tanti esempi: da bambino, Paul Bonacci fu rapito dai servizi segreti degli Stati Uniti e costretto a guardare abusi sessuali, torture e omicidi rituali di bambini.[10]

Anche in Italia è emersa nel 2006 con l’indagine Fiori nel Fango dove furono coinvolti anche diversi sottoufficiali dell’Esercito. In merito a questa vicenda l’ex magistrato Paolo Ferraro fa un’accusa molto pesante: afferma che la Procura di Roma sapeva tutto su militari della Cecchignola coinvolti e giri di pedofilia (esoterici e non) e di droga, non occorrendo approfondire rapporti parentali con alti ufficiali dell’esercito.[11]

Torniamo ad Salman Abadi il presunto attentatore al Manchester Arena. I genitori di Salman si trasferirono dalla Libia a Londra perché volevano sfuggire al regime di Gheddafi. Salman era nato a Manchester nel 1994. Vi sono notizie che Salman e i genitori fossero tornati in Libia.[12]

Come nella maggior parte degli attentati false flag, il presunto attentatore suicida era ben noto ai servizi segreti.[13]  C’è da porsi la domanda se era controllato da loro.

Un altro fattore inquietante. Prima dell’attentato, un account Twitter non verificato pubblicava un tweets con bandiere dello SIIL dagli hashtags #IslamicState e #Manchesterarena.[14] E se si considera che il SIIL c’è sempre stato il forte sospetto di essere controllato dai servizi segreti occidentali.[15]

Secondo Magaldi questo terrorismo sarebbe stato partorito in alcune logge “controiniziatiche”.[16] Con l’ISIS c’è un salto di qualità rispetto a al-Qaeda che era un terrorismo a macchia di leopardo: non c’era uno Stato: c’era una base in Afghanistan. Qui invece c’è un catalizzatore potente anche ideologico, cioè l’ISIS, non solo è un richiamo a tutte le cellule sparse ovunque, ma ha anche una sua forza finanziaria, una capacità di attrazione.

Grazia al questo cosiddetto “terrorismo islamico” sono state introdotte in tutti i paesi imperialisti leggi liberticide come il Patriot Act.

Sempre secondo Magaldi l’obiettivo di queste logge internazionali reazionarie sarebbe quello di introdurre un governo mondiale di aristocratici dello spirito, degli Illuminati (nessuna continuità storica con gli Illuminati di Baviera). Essi non pensano a un tipica dittatura reazionaria come quella che ci fu nella Grecia (1969), o nell’America Latina con l’Operazione Condor, negli anni ’70, in Cile (1973) e in Argentina (1977). Visto che la maggior parte della popolazione è abituata ai riti della democrazia liberale, alla sua retorica, si pensa invece di svuotarla, si svuole abituare il cittadino a non eleggere più il Senato o le province (ad esempio, per parlare dell’Italia).

Queste prospettive non sono certo frutto di fantasie di menti complottiste.

Esiste la possibilità che man mano che aumentano le difficoltà dell’accumulazione del capitale, una frazione della Borghesia Imperialista mondiale tenti di imporre un’unica disciplina a tutta la Borghesia Imperialista costruendo attorno agli USA il proprio nuovo Stato sovranazionale: quest’ultimo assorbirebbe più strettamente in sé gli altri Stati limitandone ulteriormente l’autonomia.

Negli anni trascorsi dopo la sonda guerra mondiale si è formato un vasto strato di Borghesia Imperialista Internazionale, legata alle multinazionali con uno strato di personale cresciuto al suo servizio.

Già sono stati collaudati numerosi organismi (monetari, finanziari, commerciali) sovrastatali nei quali quello Strato di Borghesia Internazionale esercita una vasta egemonia.

Parimenti si è formato un personale politico, militare e culturale borghese internazionale. Di conseguenza il disegno della fusione dei maggiori Stati imperialisti in unico Stato ha oggi maggiori basi materiali di quanto ne avessero gli analoghi disegni perseguiti nella prima metà del secolo scorso, dalla borghesia anglo-francese (Società delle Nazioni), dalla borghesia tedesca (Nuovo Ordine Europeo nazista), dalla borghesia giapponese (Zona di Coprosperità). Ma la realizzazione di un processo del genere, mentre avanza e si accentua la crisi economica, difficilmente si realizzerebbe in maniera pacifica, senza che gli interessi borghesi lesi dal processo si facciano forte di tutte le rivendicazioni e i pregiudizi nazionali e locali.

 

 

 

 

 

[1] http://www.grandeoriente-democratico.com/

 

[2] http://www.nydailynews.com/news/world/manchester-suicide-bomber-salman-abedi-article-1.3189301

 

[3] Di esempi se ne potrebbero farne tanti. Sicuramente uno dei più clamorosi è  quando i presunti dirottatori “suicidi”  dell’11 settembre risultarono vivi  (http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/1559151.stm ) e i loro passaporti risultarono rilasciati dalla CIA (http://investmentwatchblog.com/9-11-hijackers-passports-were-issued-by-the-cia-us-consulate-whistleblower/ )

 

[4] http://www.globalresearch.ca/america-created-al-qaeda-and-the-isis-terror-group/5402881?print=1

 

[5] http://www.dailymail.co.uk/news/article-2994221/Is-proof-killer-15-000-word-expose-respected-New-Yorker-magazine-makes-devastating-claims-Gerry-Adams.html#ixzz3ULUeQmen

 

[6] http://aanirfan.blogspot.it/2015/03/did-mi5-bomb-london-in-1973.html

 

[7] http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/24/everything-know-salman-abedi-named-manchester-suicide-bomber/

 

[8] http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/24/everything-know-salman-abedi-named-manchester-suicide-bomber/

 

[9] http://www.dailymail.co.uk/news/article-2681318/How-Establishment-hid-monster-midst-As-MPs-demand-inquiry-covering-VIP-child-abuse-ring-chilling-proof-depraved-diplomat-protected-good-great.html

 

[10] http://aangirfan.blogspot.it/2008/11/torture-of-american-children-by-us.html

 

[11] http://www.grandediscovery.it/ritrovando-notizie-preziose-sulla-indagine-fiori-nel-fango-riprendendo-i-post-1-12-2-12-3-12-4-12-e-5-12-grandediscovery/

 

[12] http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/24/everything-know-salman-abedi-named-manchester-suicide-bomber/

 

[13] http://www.standard.co.uk/news/uk/manchester-suicide-attacker-was-known-to-security-services-but-not-thought-to-pose-immediate-threat-a3546401.html

 

[14] http://www.dailymail.co.uk/news/article-4531940/Emergency-services-rush-Manchester-Arena.html#ixzz4hsoXBmzh

 

[15] http://aanirfan.blogspot.it/2017/05/trump-versus-people-worldwide-flashmobs.html

 

[16] http://www.byoblu.com/post/2015/12/09/la-massoneria-cattiva-che-minaccia-il-mondo

FISICA, RICERCA E REALIZZAZIONE DI NUOVE ARMI NUCLEARI

•maggio 17, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

   Il ruolo e il coinvolgimento degli scienziati nell’attività inerente la guerra è molto antico, ma sta assumendo forme nuove, molto più pervasive (sia dirette che indirette) e inquietanti. Da un lato lo scienziato è un uomo del suo tempo, coinvolto nelle vicende sociali e politiche ed è condizionato da esse. Dall’altro, egli gioca un ruolo particolare nella società, poiché è portatore di un sapere specialistico di tipo molto particolare e diverso da quello comune[1] : egli porta quindi responsabilità molto maggiori, dalle quali dovrebbe farsi carico. In troppe occasioni la cosiddetta comunità scientifica (che si potrebbe chiamare benissimo la corporazione scientifica) ha un giocato un proprio ruolo di potere proprio grazie a questo ruolo esclusivo.

Le compromissioni degli scienziati col potere economico, politico e militare vengono da lontano.

Per cercare di dare un risposta da dove nasce questa scienza asservita bisogna porsi delle domande.

Un domanda fondamentale se si parla di scienza è quali devono essere le qualità di uno studioso.

Condizione essenziale perché la ricerca scientifica abbia successo è anzitutto il voler fermamente giungere ad accertare la verità delle cose. Per trovare risposta, a dei quesiti, non basta porseli, bisogna anche risolverli. L’affermazione può sembra pacifica, ma non lo è. In realtà sono piuttosto rari i casi in cui gli scienziati si dedicano veramente alla ricerca, della verità.

 

Come mai? Per il semplice fatto che la società umana cristallizzata in classi sociali contrapposte, è conservatrice, teme le perturbazioni e i cambiamenti e perciò tende istintivamente a scoraggiare un’autentica ricerca scientifica.

 

In una società dove la divisione sociale del lavoro ha portato ad affidare a singole persone specializzate la ricerca scientifica, la scienza è diventata per tale ragione una professione retribuita, un modo per raggiungere una certa posizione sociale, per fare carriera. Perciò allo scienziato si viene a trovare al dilemma che potrebbe apparire rozzo: vita comoda o ricerca della verità?

 

La ricerca della verità, poiché, di solito non solo non reca allo scienziato né onori né facilitazioni sociali, ma spesso può provocare problemi, incomprensioni se non addirittura persecuzioni (vedere come esempio il caso di Galileo). La causa di tutto ciò è semplicissima, se la società costituita è conservatrice, la scienza vera, quella disinteressata è invece di per sé rivoluzionaria, tende in pratica a rompere situazioni cristallizzate, a rompere pregiudizi, a sovvertire lo stato di cose esistente, a rimettere in questione tutto l’ordine esistente. Per cui essa non può non attirare la diffidenza e il timore dell’ordine costituito. Per questi motivi Gramsci diceva: “dire la verità è rivoluzionaria” (manchette del primo numero dell’Ordine Nuovo).

 

C’è da dire che la scienza non deriva sola dall’assidua e paziente attività intellettuale dei singoli ricercatori, ma è il risultato di un’attività e di una pratica sociale, ed ha una dimensione storica quindi, dalla rivoluzione industriale in poi, non esiste una scienza autonoma dalla storia ma nemmeno una storia autonoma della scienza; la rivoluzione borghese è stata anche una rivoluzione scientifica (pensiamo a quanto contribuito la macchina a vapore nella rivoluzione industriale).

 

Possiamo fare degli esempi sulle conseguenze pratiche della ricerca scientifica.

 

Prendiamo i fenomeni luminosi. Sul finire del XIX secolo, i fisici cominciarono a considerare il problema se le onde luminose si comportassero, o meno come quelle acustiche. Il problema ebbe la sua definitiva soluzione quando si capì che la velocità delle onde luminose, al contrario di quelle acustiche, non dipende dallo stato di moto né dall’osservatore, né dalla sorgente. In altre parole la velocità della luce non si somma con la velocità che la stella emette.

 

Questa scoperta ribaltava una tradizione millenaria che considerava ci fosse un unico orologio che batteva a tutto l’universo.

 

Einstein con la sua ricerca portò a dei risultati che andavano contro il senso comune di allora, quali:

 

1)  Il carattere relativo della simultaneità, vale a dire gli eventi contemporanei per un osservatore non sono più tali per un osservatore che si muove con velocità confrontabile con quella della luce;

2)  La lunghezza del regolo è più corta ad un osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un osservatore in quiete rispetto al regolo;

3)  la dilatazione dei tempi per l’osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un altro ritenuto “quiete”.

 

Questi tre risultati costituiscono la nuova tematica einsteiniana e danno un duro colpo a tutte le filosofie che facevano del tempo e dello spazio categorie a priori della conoscenza, cioè vale a dire forme che esistevano solo nella nostra mente e non ricavati dal mondo esterno. La scoperta dell’interconnessione tra materia, spazio e tempo costituisce una nuova visione del mondo e, nel contempo, un approfondimento della conoscenza stessa.

 

Se la meccanica classica, in pratica lo studio delle leggi del movimento dei corpi macroscopici, poté prescindere dall’interazione tra spazio e tempo è perché non comportò gravi complicazioni al moto di detti corpi. Ma il passaggio alle leggi che governano i moti del microcosmo e delle particelle elementari rese evidente l’insufficienza dei concetti di meccanica, soprattutto del suo determinismo meccanicistico sui cui era basato, facendolo ormai apparire come un caso particolare.

In Materialismo ed Empiriocriticismo Lenin dice chiaramente che il mondo è materia in movimento e la meccanica riflette le leggi del movimento. Noi, oggi, possiamo aggiungere che l’elettromagnetismo, la relatività e la meccanica quantistica riflettono tali leggi per ciò che riguarda i moti dei corpi (particelle) le cui velocità sono prossime a quella della luce.

 

In questi nuovi campi della fisica del XX secolo, scoperti grazie al rivoluzionamento continuo delle forze produttive e delle nuove tecnologie, gli scienziati si sono imbattuti in nuove forme di movimento della materia e in nuove interazioni, a cui il vecchio materialismo meccanicistico, già criticato a fondo da Marx ed Engels, non seppe più dare risposte.

 

Perciò respingere il materialismo dialettico, che vuole che non esiste altri che materia in movimento e che questa materia in movimento non possa muoversi altrimenti che nello spazio e nel tempo obbiettivamente reali, significa scivolare fatalmente ora sulla causa finale del mondo (Dio), oppure sull’impulso primo (teoria del big-bang), altra espressione del concetto di Dio.

 

Le teorie non sono mai neutre, se noi concepiamo l’universo come una realtà materiale che non è mai nata e per questi motivi non può morire, che il mondo è infinito nel tempo è nello spazio ma che soprattutto è materia in movimento, contrasta con il con la concezione di uno spazio immobile, assoluto che porta molti intellettuali ad un pessimismo storico,  ad affermazioni come quella di Fukuyama  sulla “la fine della storia” per giustificare la perennità del modo di produzione capitalistico e di un sistema fondato sulla divisione di classi. Ma se l’universo come realtà materiale è in continua espansione e non ha confini, allora vuol dire che ogni sistema sociale è una realtà provvisoria, che può finire e far nascere qualcosa di nuovo.

 

Per molto tempo il sapere scientifico era parte, di quelle “cattedrali delle idee” nelle quali la filosofa, scienza e politica erano strettamente connesse in un sistema di rapporti reciproci e tutte erano subordinate ai principi universali della metafisica e della teologia. Così la tecnica, anche quando era largamente utilizzata, dagli scienziati (si pensi alle macchine di Leonardo o al cannocchiale di Galileo), essa era prerogativa di abili artigiani, di “pratici”.

 

Tale rimarrà ancora fino al XVIII secolo, quando lo sviluppo tecnico fornirà un valido supporto alla meccanizzazione dell’industria. Le grandi invenzioni di questo periodo quali ad esempio la macchina a vapore, sono compiute da persone, molto ingegnose mosse da interessi prevalentemente pratici e lontane dall’ambiente scientifico.

 

L’accostamento della scienza ai problemi pratici, la collaborazione sempre stretta fra scienza e tecnica, porterà come conseguenza il distacco tra il pensiero scientifico dalla filosofia. In molti studiosi comincia a radicarsi la convinzione che le applicazioni pratiche possono fornire la più valida prova della scientificità della propria teoria. L’utilizzazione delle scoperte scientifiche da parte dell’industria e gli straordinari successi ottenuti mediante tale utilizzazione, non tardarono a procurare alla scienza una larghissima popolarità, alimentando la speranza che essa avrebbe finito per risolvere ogni problema dell’umanità.

 

La distinzione fra ricerca scientifica pura, intesa a scoprire i segreti della natura, e scienza applicata o tecnica che utilizza tali scoperte per la risoluzione dei problemi della vita quotidiana (problemi della produzione, dei trasporti, dello sfruttamento di sempre nuove fonti d’energia ecc.) dava apparentemente un ruolo di “superiorità” alla scienza pura, e forniva un alibi agli scienziati del modo di come le loro scoperte venivano utilizzate.

 

   La scienza, legandosi alla produzione, si legava anche ad una classe sociale, portando dei mutamenti nell’agire e nel pensare il proprio ruolo degli scienziati, poiché non solo si offriva a loro la possibilità di trarre parecchi profitti dalle proprie invenzioni e scoperte, ma faceva trarre la conclusione di trovare nella borghesia la propria naturale alleata.

 

   La costruzione dei grandi stabilimenti industriali con l’utilizzazione di nuove tecnologie, richiedeva forti investimenti, poiché le nuove tecnologie produttive che venivano introdotte permettevano la realizzazione di enormi profitti. Per questi motivi il controllo delle scoperte scientifiche diventava vitale per battere la concorrenza. La possibilità di effettuare questo controllo divenne prerogativa dei grandi monopoli che si andavano formando su questo processo d’accelerazione forzata dello sviluppo della scienza applicata.

 

Inglobati dalle esigenze produttive anche il ruolo e l’identità degli scienziati si trasformava.

 

Già dalla metà dell’ottocento scompariva la figura dello scienziato con interessi e conoscenze universali, per lasciare il posto ai ricercatori specializzati, che, dovevano dare risposte sicure ai problemi pratici che incalzavano, concentrando le proprie energie su una argomento rigorosamente circoscritto. In questo modo si riproduceva dentro l’organizzazione delle ricerche una delle più tipiche situazioni riscontrate nella nascente industria: la divisione del lavoro. Una delle conseguenze di tale divisione del lavoro sarà il graduale disinteresse del singolo ricercatore per l’insieme delle scienze. Questo fenomeno sì può paragonare per certi versi a quello che si venne a creare nel processo produttivo, cui la parcellizzazione del lavoro impedisce all’operaio di raggiungere una visione globale di tale processo.

 

Ma tra gli scienziati sorge una contraddizione, perché la maggiore conoscenza dei fenomeni naturali, crea inevitabilmente una coscienza di come si possono dominare gli effetti dell’attività produttiva sull’uomo e sulla natura, e per questi motivi essi sono pienamente coinvolti nei fatti e misfatti della rivoluzione industriale. Per questo, mantenere una teoria staccata dalla pratica era (ed è tuttora) una pura finzione, continuamente smentita dall’intreccio fra scienza e tecnica.

 

Le conquiste della scienza non influenzano in modo “automatico” la società, però è chiaro che determinano mutamenti e bisogni. Oggi è impossibile immaginare una qualsiasi sfera della vita sociale che possa fare a meno della tecnica.  E non solo per le attività produttive (industria, trasporti, commercio ecc.) ma anche nella sfera personale e degli stili di vita se si pensa agli elettrodomestici, alla radio, alla televisione, al computer e al cellulare.

 

L’accrescimento della nostra conoscenza della realtà è sempre valso ad abbattere vecchie superstizioni e vecchi miti che disturbavano profondamente l’uso della ragione, non solo nello studio della natura ma anche nella risoluzione dei problemi sociali.

 

Marx rivendicò il carattere scientifico del socialismo, che si deve basare su un’esatta conoscenza delle strutture economiche del capitalismo.

La distorsione specialistica favorì il diffondersi di un’interpretazione della scienza come sapere “neutrale”, valido poiché confermato dalla pratica, ma tale da non dover coinvolgere lo scienziato, da ponderarla neutrale anche sul piano etico e politico.

Rispondeva Ludovico. Geymonat a proposito della neutralità della scienza:

 

“D. Nei dibattiti sulla scienza e sulla possibilità di essere neutrale   la ricerca scientifica subisce condizionamenti sociali e politici.   Quale è la tuta posizione su questa tesi?

  1. La mia posizione, che ribadito in vari lavori in tanti anni, è che la scienza non è neutrale, essa ci impegna sopra una visione dell’universo. Se non ci fosse la scienza, noi potremo ancora credere nei miti mosaico – cristiani, o nel mito, anche molto più bello, greco – pagano. E’ evidente che la scienza ci aiuta a liberarci da questi miti, e basta questo per dire che la scienza non è filosoficamente neutrale. Essa, non diciamo che ci costringe ad avere una visione del mondo che secondo me deve essere quella materialistico dialettica, ma certo elimina tante visioni spiritualistiche, romantiche della natura, per cui essa incide sulla visione filosofica. Questo dimostra che essa non è filosoficamente neutrale. Il fatto che non sia filosoficamente neutrale, è una cosa un po’ diversa ma legata alla precedente, perché la scienza fosse puramente e semplicemente uno strumento e non nessun impegno conoscitivo potremmo dire che questo è nelle mani di chi lo elabora, di chi lo costruisce, in fondo noi potremmo pensare che la scienza, se non ha nessun impegno conoscitivo, è oggi strumento della classe dirigente e basta, della classe capitalistica. Ora questo non è vero. Da Galileo essa è senza dubbio collegata alla società, è uno dei fattori fondamentali della nostra società e determina molte nostre azioni, i nostri modi di vita. La scienza è strettamente legata alla società, alla cultura umanistica, alla cultura religiosa (sa ha un senso parlare di cultura religiosa). Per questa sua influenza nella società, non essendo la scienza filosoficamente neutrale, non è neanche praticamente neutrale. Ed allora è un errore gravissimo l’idea che la scienza costituisca qualcosa a parte, che possa essere asettica, di avere nessun impegno conoscitivo, che è costruita da chicchessia. Ma è anche un errore il pretendere che la scienza sia la causa dei mali della nostra società. Un certa impostazione delle ricerche scientifiche, una mancanza di cultura scientifica di massa, e quindi l’incapacità delle masse di controllare la scienza, di dare suggerimenti, questo dipende non dalla scienza ma dalla struttura capitalistica della nostra società)

(Intervista a cura della redazione di Ottobre 25 – 26 febbraio 1979).

 

Il capitalismo ha separato la scienza dal sapere comune, vivo, che scaturisce dal lavoro produttivo e dagli uomini delle classi subalterne che creano la ricchezza sociale. La ha trasformata in potenza estranea, indipendente da tutti ma non chi possiede le condizioni materiali dell’esistenza attraverso i mezzi di produzione. L’individuo, vede nella scienza qualcosa che gli è incomprensibile perché non esiste nella sua coscienza come sapere concreto e pratica reale, ma agisce – nelle macchine, con la tecnologia, prima di tutto – come un potere ulteriore di chi lo opprime e lo sfrutta.

 

Come si diceva prima, la scienza non è neutrale, essa è spinta motrice, catalizzatore dello sviluppo capitalistico. Basta porre attenzione sulle somme per la ricerca militare, sulla collaborazione e integrazione tra ricerca, università, industria, organi dello stato e forze armate, per rendersi conto del ruolo fondamentale della scienza nella società capitalista.

 

La scienza è parte del potere, ed è potere essa stessa; gioca un ruolo primario nel mantenimento del potere borghese.

 

Innumerevoli fatti comprovano il coinvolgimento della scienza e della tecnologia in ogni settore della produzione e dei rapporti sociali per razionalizzare il sistema produttivo, estorcere plusvalore, controllare completamente la vita dell’uomo, studiare nuove armi, avvelenare cibi ecc. Dove i proletari e le masse popolari per questa scienza sono carne da macello su cui sperimentare nuovi farmaci e nuove tecniche per migliorare la scienza dei baroni della medicina e i profitti dei capitalisti.[2]

 

E grazie allo sviluppo scientifico l’apparato dello Stato si è accresciuto in maniera invisibile assai maggiore di quanto si possa immaginare e grazie sempre alle nuove forme di controllo c’è il rischio che si arrivi a schedare e controllare tutti, ovvero il vecchio sogno d’ogni padrone, la creazione del super servo.

 

Uno degli esempi di aberrazioni dell’uso della scienza è sicuramente il controllo mentale attraverso l’uso di tecnologie, ora, grazie soprattutto alle vittime c’è parecchio materiale su questo argomento. Nel 1956 (periodo che era operativo MK ULTRA) sul Times V. Packard, giornalista americano, diventato famoso come autore de I persuasori occulti un libro sulle tecniche pubblicitarie, scriveva: “A lunga scadenza – diciamo nel duemila – tutte queste manipolazioni a base psicologica sembreranno, forse, molto ingenue e un po’ ridicole. A quell’epoca i biofisici (biofisica e biochimica sono scienze che applicano la fisica e la chimica allo studio dei viventi) avranno probabilmente assunto il comando delle operazioni con il “biocontrollo” ossia la persuasione del profondo portata alle sue estreme conseguenze.

Il biocontrollo è la nuova scienza che controlla i processi mentali, le reazioni emotive, le sensazioni degli uomini mediante segnali bioelettrici. L’elettronica è così in grado di controllare tutti gli individui in qualche modo pericolosi per il potere.

Negli esperimenti di biocontrollo gli scienziati sono già riusciti ad alterare nell’uomo il senso dell’equilibrio, a provocare artificialmente la fame in animali sazi, la paura senza che nulla li minacciasse.

Ai soggetti controllati non si permetterebbe mai di pensare individualmente. Pochi mesi dopo la nascita, un chirurgo sistemerebbe sotto la pelle dei bambini un piccolo apparecchio ricevente collegato al cervello. L’attività dei sensi e dei muscoli potrebbe così essere modificata e controllata da segnali elettrici emessi da un trasmettitore azionato delle autorità statali”.

 

Attualmente, con i microchip e le armi elettroniche, le forme di controllo si sono sviluppate e sono un ulteriore di conferma delle barbarie e nazismo della scienza asservita al potere. Per non parlare quando viene usata contro i rivoluzionari che si oppongono a tale potere, un esempio famoso è stato quando a Ulrike Meinhof tentarono un’operazione di lobotomia, l’operazione consisteva nel tagliare i legami tra alcune parti del cervello ed altre (la lobotomia si cerca di cambiare il carattere delle persone).

Tornando al discorso dei rapporti tra scienziati con il potere politico. Senza scomodare Archimede e la difesa di Siracusa, la Rivoluzione Francese stabilì un coinvolgimento diretto degli scienziati, che da un lato si rifletté nell’esecuzione di Lavoisier  in quanto fondamentalmente compromesso con la vecchia aristocrazia, e dall’altro nella creazione di moderne istituzioni scientifiche funzionali al nuovo regime, per culminare nella mobilitazione degli scienziati francesi nella guerra contro la Grande Coalizione  dei monarchi europei contro la Rivoluzione Francese, in cui in particolare Lazare Carnot,[3] che giocò un ruolo fondamentale e fu chiamato “artefice della vittoria”. Un notevole salto qualitativo si registrò nella Germania guglielmina, quando in particolare i chimici, premi Nobel Fritz Haber[4] e Walther Nerst[5] realizzarono gli aggressivi chimici, usati nella prima guerra mondiale (e i colonialisti italiani fecero ben peggio in seguito in Africa).

Passiamo adesso a vedere il coinvolgimento degli scienziati nello sviluppo degli armamenti nucleari, bisogna sottolineare che fin dall’inizio la realizzazione degli ordigni nucleari derivò da scoperte di fisica fondamentale, e il Progetto Manhattan segnò un profondo punto di svolta, non solo perché concentrò migliaia di scienziati e tecnici di molteplici campi a lavorare in un unico progetto diretto e controllato dai militari, ma perché segnò un enorme salto anche per la ricerca fondamentale, inaugurando quella che è poi stata chiamata Big Science. Parlando del coinvolgimento degli scienziati non si può tralasciare di ricordare, sia pur sinteticamente, quei pochi quei pochi esempi che rifiutarono consapevolmente e apertamente. Franco Rasetti, uno dei più brillanti “Ragazzi di Via Panisperna”, fece la scelta di rifiutare fin dall’inizio le ricerche sulla bomba e sull’uso militare delle conoscenze scientifiche:[6] più tardi egli espresse esplicitamente le proprie critiche allo sviluppo di queste armi, e abbandonò la fisica per settori di ricerca naturalistici. Il secondo esempio è quello di Joseph Rotblatt, che abbandonò il Progetto Manhattan quando si rese conto che si intendeva usare la bomba, è poi stato insignito del premio Nobel per la Pace nel cinquantenario di Hiroshima e, malgrado la tarda età, ha continuato a battersi per il disamo nucleare.

L’arruolamento della comunità scientifica per lavorare su un unico progetto finalizzato sotto il controllo diretto dei militari fu una misura di emergenza, che non poteva durare a lungo, per molte ragioni (non ultima la conclamata “libertà di ricerca” da parte degli scienziati). D’altra parte, però, il Pentagono non poteva permettersi la preziosa e insostituibile cooperazione della corporazione scientifica, e giungere a qualche forma di controllo sulla sua attività: era necessario, per forza di cose, mettere a punto una strategia diversa e cambiare i termini del problema. Bisogna tener conto che il Pentagono ha trovato nella corporazione scientifica una strada in larga misura aperta.

La corporazione scientifica ha sviluppato storicamente un rapporto complesso con il potere: non di pura subalternità, o di servilismo, ma di complicità, nel quale, in sostanza, gli scienziati hanno fornito alla classe dominante il loro sapere e la loro professionalità, ricevendo in cambio uno status sociale privilegiato.[7]  

   L’affermazione che le idee dominanti sono quelle della classe dominante è dal mio modesto punto di vista vera, ma richiede delle specificazioni nel caso delle scienze della natura. In estrema sintesi, l’elaborazione scientifica è un processo di produzione che deve essere esaminato come tale, nel contesto economico e sociale determinato storicamente. Lo scienziato è un uomo del suo tempo, che opera in condizioni storicamente determinate. In senso complessivo, cioè materialmente, economicamente, socialmente, culturalmente. La scienza moderna occidentale, come si diceva all’inizio si è sviluppata con la rivoluzione industriale ed ha sussunto, a parte rare eccezioni, lo spirito e le finalità del capitalismo.[8] Così la corporazione scientifica ha contribuito in modo determinante al processo di accumulazione, alle innovazioni capaci di valorizzare le risorse e di massimizzare il profitto, la produttività e lo sfruttamento della forza lavoro. Il suo ruolo è risultato particolarmente importante ed efficace nei momenti di crisi e di cambiamenti economici e sociali, quando l’innovazione ha contribuito in modo determinante a trasformare la struttura, ad uscire dai colli di bottiglia e a superare le difficoltà: la corporazione scientifica ha sempre saputo, e voluto, elaborare proposte, conoscenze e tecniche funzionali a questo scopo; un esempio molto significativo, è stato il ruolo della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica per consentire al capitalismo negli anni ’30 e nel dopoguerra di rinnovarsi, superando con l’innovazione continua le difficoltà esplose con particolare gravità con la crisi del ’29, ed aprendo la strada alle trasformazioni che ci hanno portato al  cosiddetto neoliberismo.

Rintonando agli armamenti nucleari, terminata la seconda guerra mondiale, non era concepibile che si potesse mantenere quel livello di mobilitazione della corporazione scientifica, e tanto meno sotto il controllo diretto dei militari. La manovra che si è sviluppata ha avuto diversi aspetti.

Da un lato è stato creato un settore di ricerca specifico in campo militare: una fetta considerevole della corporazione scientifica è stata quindi portata a lavorare professionalmente su problemi e progetti di diretto interesse militare, coperti dal più stretto segreto (c’è da meravigliarsi che tutti quelli che hanno sbraitato sulla “libertà della ricerca” non facciano una piega davanti a questa scelta, che realmente contraddice lo spirito scientifico, e non solo la sua retorica), in grandi laboratori: a questo settore e a queste istituzioni si connettono direttamente, in un rapporto sinergico (nonché di colossali interessi economici), le grandi industrie che ricercano e producono, in campo militare e i loro laboratori. Questo insieme è ormai noto come il “complesso militare-industriale”.

Ma se questa era, forse, una scelta prevedibile. Meno prevedibile, e molto più astuto, era quello che fece il resto della corporazione scientifica (e non solo negli USA). Mentre gran parte degli scienziati ritornava a lavorare nei laboratori delle Università e delle Fondazioni (come la Carnegie, la Rockfeller e altre), l’intero comparto della fica nucleare e delle discipline che le erano collegate o che derivavano da essa, acquisiva (con la complicità diretta della corporazione scientifica, alla quale andava benissimo e che complicemente contribuiva a promuoverla) uno statuto internazionale nuovo e peculiare, nel quale si sviluppava  un ampio spazio di ricerca fondamentale, formalmente libera, il cui scopo ufficiale era quello di studiare e svelare le leggi ultime della natura, ma che era fertile di ricadute potenziali future, anche militari, che una volta mature sarebbero state inglobate nuovamente nella zona del segreto.

La ricerca per produrre risultati nuovi e validi, anche in termini applicativi ed economici, dovesse essere “libera” non era del resto una scoperta nuova: già agli inizi del XX secolo la General Electric aveva istituito un’ampia libertà di ricerca fondamentale nei suoi laboratori ed aveva ottenuto risultati di enorme portata per la sua innovazione industriale[9]  (Irvin Langmuir vi eseguì che gli valsero il premio Nobel per la chimica nel 1932). Molti dei progressi fondamentali della fisica dello stato solido avvennero nei laboratori della Bell Telephone.[10]

Questa “libera” ricerca aveva inoltre un grande vantaggio: poteva cioè essere sviluppata anche in paesi stranieri, i quali potevano così fornire importanti apporti, senza avere però la possibilità di inglobare in tempo tutti i risultati nella zona delle applicazioni militari. Per ottenere questo risultato era realmente necessario che questa ricerca fosse aperta e “libera” (in apparenza, naturalmente, dal momento che per molto tempo le “mode” e le “tendenze” hanno imitato quelle lanciate dagli USA) e che l’intero comparto assumesse questo statuto internazionale.

 

RAPPORTO TRA GOVERNO USA E CORPORAZIONE SCIENTIFICA

 

A guerra finita gli scienziati che avevano realizzato la bomba atomica nel più ferreo segreto ritornarono alle rispettive Università, per riprendere un’attività almeno formalmente libera. Per quanto riguarda le bombe nucleari, si sviluppò negli USA un dibattito sul regime da adottare: queste ricerche devono avvenire sotto regime militare oppure “libero”, coperto da segreto oppure sotto controllo internazionale; mentre Truman inaugurava la diplomazia nucleare ed innescava i meccanismi della cosiddetta Guerra Fredda.

Per quanto riguarda la ricerca, mentre si andava formando la struttura dei grandi laboratori di ricerca militare, cambiava il rapporto dell’establishment USA almeno con una parte degli scienziati che non lavoravano in quei laboratori.

Da un lato i più autorevoli tra loro vennero coinvolti come consiglieri scientifici, o chiamati a far parte di commissioni.

D’altro lato, si sviluppò un secondo livello di coinvolgimento, meno diretto e appariscente ma estremamente significativo. Gli scienziati sono considerati, infatti, dotati di un’impostazione mentale generale e sistematica che si rivela particolarmente idonea anche per affrontare, al di fuori del loro campo, problemi strategici e decisioni relative alla cosiddetta “sicurezza nazionale”. Per assicurare che il governo USA non perdesse l’apporto del talento degli scienziati, venne stabilito un rapporto ufficiale di consulenza con gli scienziati di primo piano.  Nel 1959 venne creata, per iniziativa di un insieme di autorevoli scienziati e consulenti del governo USA, un gruppo semipermanente di esperti, che teneva riunioni periodiche si studio:[11] esso fu chiamato Divisone Jason, dal nome del mitico eroe greco Giasone noto per essere stato a capo della spedizione degli Argonauti che era finalizzata alla conquista del vello d’oro.[12]  Si tratta di un gruppo elitario di una cinquantina di scienziati (tra i quali vari premi Nobel), che si incontra ad ogni estate per alcune settimane per esaminare i problemi legati alla “sicurezza”, alla “difesa” e al controllo degli armamenti posti dal Pentagono, dal Dipartimento dell’Energia o da altre agenzie federali, che forniscono rapporti dettagliati che rimangono in gran parte classificati e spesso influenzano direttamente la politica nazionale. La divisione Jason assunse un ruolo di primo piano con il Segretario alla “Difesa” Robert McNamara durante la guerra del Vietnam, quando completò tre studi particolarmente importanti, che influenzarono le concezioni e la strategia USA: sull’efficacia dei bombardamenti strategici per tagliare le vie di rifornimento dei Vietcong, sulla costruzione elettronica attraverso il Vietnam e sulle bombe nucleari tattiche.

La partecipazione da parte degli scienziati alla Divisione Jason mantenne un basso profilo, anche per la segretezza dei lavori; non esiste un elenco ufficiale completo dei membri, e questi raramente citano questo loro impegno nei loro rapporti e curricula. Inizialmente vi era una preponderanza di fisici, tutti maschi: in seguito è aumentato il numero di biologi, chimici, ingegneri, esperti di computer e di altre branche, e circa il 10% è ora composto di donne. Dopo la guerra del Vietnam il ruolo della Divisione Jason sembrava essere passato in secondo piano, ma era apparenza.

Della Divisione Jason, il largo pubblico ne venne a conoscenza quando nel 1971 apparvero sulla stampa americana i testi chiamati Le Carte del Pentagono (Pentagon Papers), documenti segreti resi pubblici da Daniel Ellsberg, un vecchio analista della Rand Corporation. In quel periodo venne anche pubblicato il libro The Jasons: The Secret History of Science’s Postwar Elite (La Storia Segreta della Scienza nella Guerra Fredda) di Ann Finkbeiner. Mentre i primi testi evidenziavano le macchinazioni del governo USA durante la guerra del Vietnam, il secondo rilevava l’esistenza di questa équipe segreta di scienziati che collaborava che collaboravano col potere.[13]

 

 

LO STATUTO DELLE RICERCHE NELLA FISICA DEL NUCLEO E DELLE ALTE ENERGIE

 

 

Con l’imponente mole di lavoro svolto durante la seconda guerra mondiale nello studio del nucleo e nelle sue applicazioni, sebbene esso fosse stato finalizzato ad aspetti molto specifici, questo settore risultava meno attraente e stimolante rispetto ad altri che si andavano aprendo (scoperta di nuove particelle, sviluppo degli acceleratori di particelle), e sui quali non gravavano particolari condizionamenti.

Questo era tanto più vero fuori dagli Stati Uniti. Mentre, infatti, la fisica del nucleo era praticamente monopolizzata dalle potenze nucleari militari (e in gran parte coperta dal segreto), le nuove ricerche erano ancora largamente accessibili a paesi minori dotati di risorse economiche materiali e umane più limitate. Subito dopo la seconda guerra mondiale venne eseguito nell’Italia semi distrutta, con mezzi modesti, un esperimento sui raggi cosmici[14]  che costituì una pietra miliare in tutto lo sviluppo successivo di questa branca;[15] altre ricerche fondamentali vennero eseguite, anche se con un impostazione diversa, in Giappone.

La Big Science, [16] insomma, non si era ancora imposta nella fisica, e la maggior parte dei settori si basava ancora, soprattutto fuori dagli USA, su piccoli gruppi di ricerca dotati di mezzi modesti: le scoperte più importanti venivano ancora fatte (anche se non per molto) studiando i raggi cosmici, e solo gradualmente vennero soppiantate da esperimenti eseguiti con grandi acceleratori di particelle in grandi centri di ricerca.

Vi erano quindi nuovi problemi inerente la fisica molto attraenti, sui quali per di più non vi era un monopolio assoluto delle grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, né l’ipoteca dei militari, ma erano contribuiti e sviluppi fondamentali proveniente da dai paesi sconfitti della seconda guerra mondiale. Non si trattava solo della fisica delle particelle elementari e dei raggi cosmici, ma dell’elettronica, dell’ottica ecc. branche in parte collegate tra loro e non prive di implicazioni importanti sia industriali che militari, anche se meno dirette e immediate. Questa situazione poneva per l’establishment degli USA un problema duplice: la prospettiva allettante della possibile utilizzazione di un potenziale scientifico quantitativamente marginale (ma non sempre: si pensi all’insieme dei paesi europei), ma qualitativamente non indifferente garantendosi però un controllo su questi sviluppi, e soprattutto sulle possibili implicazioni militari future.

Una delle branche più fiorenti che si svilupparono fu la fisica delle alte energie. Negli anni ’50 lo sviluppo degli acceleratori di particelle acquistò ulteriore impeto: si costruirono acceleratori nuovi (sincrociclotroni, sincrotroni) di energia, con dimensioni e costi crescenti (nell’immediato dopoguerra Lawrence ricevette dal generale Groves, direttore del Progetto Manhattan e di Los Alamos, uno stanziamento dove si spese almeno 170.000 dollari per la costruzione del sincrociclotrone). Poco a poco la fisica dei raggi cosmici divenne la “parente povera” della fisica dei grandi acceleratori e dei grandi centri. Dietro a questa scelta vi erano anche interessi precisi, poiché lo sviluppo di qualsiasi ricerca scientifica implicava, una totale dipendenza dagli USA (basti pensare all’acquisto delle apparecchiature, mentre i miglioramenti e i progressi tecnici che si facevano potevano essere solo dall’industria statunitense). Ma a ben vedere questa non era la motivazione più importante: vi erano ragioni ed interessi più sottili.

Ben presto si avviarono anche le ricerche volte a realizzare la fusione nucleare controllata (dopo la sua applicazione incontrollata nella bomba H) che, assunse anch’essa lo statuto di ricerca di tipo fondamentale e libera a livello internazionale, pur avendo pesanti implicazioni a livello militare.

L’insieme di questi fattori – la polarizzazione delle ricerche in fisica nucleare, i promettenti progressi in altre branche più o meno collegate e in apparenza più fondamentali, o prive di implicazioni militari immediate o dirette, la possibilità di contributi importanti con mezzi modesti e in paesi marginali – andò delineando in queste branche nuove un quadro che, precisandosi ulteriormente negli anni seguenti, configurò un nuovo e particolare statuto internazionale di questi settori di ricerca. Questo, aprì nuovi margini di manovra rispetto alla corporazione scientifica. Da un lato quest’ultima (o meglio, quella parte che non lavorava direttamente su progetti militarti) recuperò l’ideologia della “libertà di ricerca”, disinteressata, dedicata a scoprire le leggi fondamentali della natura: la maggior parte degli scienziati ne è profondamente convinta che tutti sia in buona fede è dal mio modesto punto di vista molto dubbio, per lo meno nei gradi gerarchici più alti: non c’è miglior sordo di chi non vuole sentire) e reagisce in malo modo se vengono sollevati dubbi sulle finalità del suo lavoro. Di fatto, questi scienziati hanno tratto enormi benefici da queste scelte e da questo statuto, che per decenni hanno garantito loro uno statu sociale privilegiato, un grande prestigio ed una pioggia di finanziamenti. Nei Congressi della Società Italiana di Fisica (SIF) e in altre occasioni di incontro, i fisici italiani dello stato solido protestavano energicamente contro le sperequazioni nei confronti della fisica delle alte energie: la scelta di privilegiare questo settore di ricerca in termini di finanziamenti, strutture, personali era, a ben vedere, molto miope per un paese in via di sviluppo come rispetto a settori con ricadute tecnologiche e produttive più dirette, ed è difficilmente spiegabile se non in termini di una fortissima influenza ideologica, e materiale da parte degli USA. Questi ultimi riuscirono a condizionare anche le scelte della ricerca scientifica dell’URSS e nei paesi “socialisti”, i quali pure incentivarono la fisica delle energie.[17]

D’altro lato, questa scelta appoggiata e promossa dal governo USA in primo luogo poi da tutti gli altri (con grande generosità di finanziamenti) ha consentito alle autorità politiche, economiche e militari di stabilire forme di controllo meno vistose, più soft, meno immediate ma più lungimiranti, sugli sviluppi scientifici più promettenti e fecondi; e di estendere anche la corporazione scientifica internazionale, tale controllo, che non avrebbe ovviamente potuto esercito in modo diretto.

Queste scelte costituiscono oggi un elemento tutt’altro che indifferente per i problemi inerenti alla proliferazione nucleare, e in seguito alle ricerche e sviluppi inerenti gli sbocchi militari.

 

la politica internazionale degli usa: la nascita del cern

 

Le scelte da parte degli USA hanno seguito un progetto ben preciso, in Europa che era la propaggine più diretta degli USA, sia come mercato da incentivare e colonizzare, sia come barriera antisovietica. [18] Il Piano Marshall non fu certo un atto generosità (che è quanto di più lontano dalla logica di Washington), ma un calcolo preciso (e lungimirante) ispirato da queste esigenze. Oggi, mentre ci troviamo di fronte a una gravissima impasse nella costruzione di Unione Europea, bisogna riflette sugli anni del secondo dopoguerra. Non è stato solo in occasione dell’allargamento dell’Unione Europea a Est che gli USA hanno esercitato un pesante condizionamento: fin dai primi passi essi hanno contributo in modo determinante ad impedire passi politici sostanziali nell’Unione Europea, facendo leva sulle contraddizioni della ceti politici europei. Forse non è un caso che il primo grave scacco della nascente integrazione europea riguardò proprio le politiche inerenti la “difesa” (in altre parole impedire la possibilità di costruire un blocco imperialista concorrenziale a quello USA). Dopo L’istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio del 1951 venne avanzata la prima proposta apertamente politica, la creazione nel 1952 della Comunità Europea di Difesa (CEDE), che offriva l’occasione per avviare un’integrazione europea che avrebbe avuto conseguenze politiche di enorme portata. La sua definitiva bocciatura da parte del parlamento francese nel 1954 derivò proprio dai timori per il riarmo della Repubblica Federale Tedesca, alla quale Washinton voleva dare la bomba atomica:[19]  con il risultato che, per gli interessi nordamericani, quest’ultima ottenne il diritto di riamarsi e fu ammessa nella NATO.

Un aspetto non marginale di questa politica riguardò la ricerca scientifica. Per gli USA mentre lanciavano il programma dell’Atomo per la Pace, diveniva molto importante anche potere utilizzare per i loro fini il potenziale scientifico esistente nei paese alleati. Per questo era necessario che le ricerche si svolgessero in campi liberi da qualsiasi vincolo di segreto, e che non dessero accesso a conoscenze e capacità che solo gli USA fossero in grado di trasferire nel campo militare. Tutto ciò emerge molto esplicitamente da documenti USA che sono trapelati più tardi.

Nel 1949 il sottosegretario di Stato J. E. Webb nominò una commissione di consiglieri politici e scientifici per studiare la politica estera degli USA.

Anche se alcune ricerche inerenti la fisica non abbiano implicazioni militari dirette, si traduce in un interesse militare differito. Si delineò così un obiettivo ambizioso della politica scientifica statunitense: quello di promuovere, o incoraggiare, la formazione di grandi organismi scientifici multinazionali europei, senza alcun carico per il bilancio nazionale USA.

In questo contesto nasceva così, con la benedizione degli USA, la prima grande impresa scientifica intereuropea a cui partecipavano numerosi paesi. Gli obiettivi politici degli USA si riflettevano nelle strutture e nella vita del CERN: per essere assunti si doveva una dichiarazione di appartenere a partiti politici e un impegno a non svolgere attività politica né all’interno del centro.

È noto che il CERN rivaleggia e spesso sopravanzato i centri di ricerca statunitensi e si fregia del vanto di fare solo ricerca pura e di non occuparsi di ricerche militari. Ma questa affermazione può essere contesta. La linea di demarcazione tra applicazioni “civili” e “militari” è sempre più indefinita e le tecnologie dual use (a doppio uso) proliferano, anche se si cerca di mantenerle strettamente nascoste. Ma sembra certo che si possa parlare anche di applicazioni, o ricadute militari dirette. Negli anni ’80 venne pubblicato uno studio molto circonstanziato delle implicazioni applicative, ed anche militari, anche dirette, delle ricerche svolte al CERN: acceleratori capaci di produrre plutonio, armi a fasci di particelle, sistemi tele-informatici per la trasmissione di un grande numero di dati via satellite, ricerche sulla fusione nucleare; per alcune attività vi sono stati contatti diretti con Los Alamos.

Si può osservare, inoltre, che questo statuto internazionale, libero e aperto, della ricerca scientifica è stato uno strumento da parte degli USA per condizionare e conoscere le capacità tecnico scientifiche della comunità scientifica del campo socialista.

Tornando al CERN bisogna dire che in questo luogo si sono condotte degli esperimenti al limite dell’incredibile.

 

 GLI ESPERIMENTI AL CERN SULL’ANTIMATERIA

 

In fisica l’antimateria è un agglomerato di antiparticelle[20] corrispondenti alle particelle che costituiscono la materia ordinaria. Ad esempio, un atomo di antidrogeno è composto da un antiprotone caricato negativamente, attorno al quale orbita un positrone (antielettrone) caricato positivamente. Se particella e antiparticella vengono a contatto tra loro, si distruggono emettendo fotoni ad alta energia (raggi gamma) o altre coppie di particelle-antiparticelle tali che la somma dell’energia totale (precedente e seguente l’impatto) rimanga costante.

Il termine antimateria fu usato per la prima volta nel 1898 da Arthur Schuster in due lettere inviate alla rivista Nature[21] nella quale speculava sulla possibile esistenza di un sistema solare costituito di antimateria in cui anche la gravità era di segno opposto, cioè repulsiva.[22]

La prima seria ipotesi dell’esistenza dell’antimateria fu ad opera del fisico Paul Dirac nel 1928 che dedusse l’esistenza dell’antiparticella dell’elettrone, dotata di carica positiva, quale soluzione della versione relativistica dell’equazione di Schrödinger (detta appunto equazione di Dirac). Nel 1932 Carl David Anderson diede la conferma sperimentale dell’esistenza dell’antielettrone e lo chiamò positrone, contrazione di “positive electron”. Charles Janet nel 1929 immaginò addirittura una tavola periodica degli elementi costituita di antimateria.

Nel 1959 i fisici Emilio Segrè e Owen Chamberlain scoprirono l’antiprotone e grazie a questa scoperta ricevettero il premio Nobel.

Il CERN fu uno dei centri di ricerca che si occupò dell’antimateria.

Nel 1965 al CERN di Ginevra con l’acceleratore di particelle PS (protosincrotrone) il gruppo di ricerca condotto da Antonino Zichichi scoprì il primo nucleo di antimateria, e cioè un nucleo di antideuterio contemporaneamente a un gruppo del Laboratorio Nazionale di Brookhaven a New York con l’AGS (Alternating Gradient Synchrotron).

Nel 1978 ricercatori italiani e francesi guidati da Giorgio Giacomelli scoprirono nuclei di antitrizio (un antiprotone e due antineutroni) e di antielio 3 (due antiprotoni e un antineutrone).

Nel 1997 al CERN ricercatori svizzeri, italiani, inglesi, danesi, giapponesi e brasiliani nell’ambito del progetto ATHENA, crearono i primi atomi di antidrogeno, circa 50.000 atomi.

Nel giugno 2011 gli scienziati riuscirono a intrappolare 300 atomi di anti-idrogeno con tempi variabili fino a 16 minuti e 40 secondi.[23]

Sempre nel 2011 è stato spedito nello spazio un magnetometro preparato al CERN che ha il compito di catturare qualche nucleo di antielio. Quest’operazione ha messo assieme 16 nazioni. 60 università e centri di ricerca, 600 fisici.[24]

Quest’avventura, che ha del fantascientifico, nasce dalla spiegazione che gli scienziati hanno offerto dell’origine dell’Universo. Al momento del Big Bang,[25] ci sarebbe stata solamente materia e antimateria. Poi è successo qualcosa per cui è prevalsa la materia, ma dove sia finita l’antimateria nessuno lo sa. Per acchiappare l’antimateria nascosta nei raggi cosmici e lanciata da eventuali antigalassie bisogna andare fuori dall’atmosfera terrestre perché quando incontrano lo strato d’aria, interagendo si trasformano. Questo esperimento è stato preparato da 15 anni con un potente magnete che imbriglia, separa e rivela le eventuali antiparticelle. Contemporaneamente si cerca di scovare altre antiparticelle per decifrare l’enigma della materia oscura.[26] Questa ricerca fa volare la fantasia, richiama la fantascienza quando gli scienziati si pongono una domanda: esiste soltanto l’universo che vediamo, conosciamo e abitiamo, oppure ve ne sono altri? Afferma Roberto Battiston dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e governatore assieme, al premio Nobel Samuel Ting dell’operazione: “Se il magnetometro catturerà qualche antinucleo di elio gli antimondi non saranno più una concezione fantastica”.[27]

Dopo il disastro dello Shuttle Columbia nel 2003 la NASA aveva cancellato la missione con il magnetometro Ams ma la nuova amministratore nominato da Obama l’ha ripristinata dietro la spinta del Congresso. I fisici italiani sono in prima fila nell’ardua ricerca cosmica con una quota del 25% dell’investimento complessivo di 150 milioni di euro (che sale a due miliardi aggiungendo gli oneri di agenzie e istituti).

Gli studi dell’antimateria hanno sempre interessato i militari che vagheggiano sulla possibilità di utilizzarla sia per innescare la fusione nucleare, sia per realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, che non richiedono una massa critica: se si riesce a disporre un quantitativo qualsiasi di antimateria, basta portarlo in contatto con un’uguale quantità di materia per liberare l’energia di annichilazione. Il problema di fondo consiste naturalmente nella possibilità di produrre quantitativi apprezzabili di antimateria e di conservarla isolata dalla materia ordinaria. Può anche darsi che questa prospettiva sia ancora avveniristica: in ogni caso i militari statunitensi sperano nella prospettiva di disporre di antiprotoni prodotti al CERN e spediti “imbottigliati” in trappole elettromagnetiche. Vi sono anche altre strade, come quella di realizzare strani atomi con un protone e un anti-protone al posto dell’elettrone esterno. Vi sono anche molte altre prospettive più complesse, forse avveniristiche, che fanno capire ulteriormente le ricadute militari della ricerca fondamentale: una di esse consisterebbe nel formare “coppie di Cooper” di antiprotoni, simili, alle copie di elettroni di elettroni che nello stato superconduttivo non interagiscono con gli atomi circostanti; o nel generare con antiprotoni stati simili a quelli che gli elettroni formano nell’elio liquido. Un’ulteriore possibilità potrebbe essere offerta dal fatto, scoperto nel CERN di Ginevra, che un antiprotone fermato da un nucleo di uranio genera tra 16 e 22 neutroni: questo abbasserebbe enormemente la massa critica per una reazione a catena.

Attualmente gli antiprotoni sono prodotti in tre grandi laboratori utilizzando grandi acceleratori di particelle: il CERN, il Fermi National Accelerator Center negli USA, e il laboratorio di Serpukhov in Russia. Fasci molto intensi di positroni sono prodotti al Livermore. Esperimenti per produrre antimateria sono programmati alla NIF. Anche il Giappone ha avviato un ambizioso programma di ricerca sull’antimateria.  I superlaser potranno probabilmente migliorare notevolmente i metodi di produzione dell’antimateria.

In tutte queste ricerche, c’è sempre un ma. E se il “giocattolo” scapasse di mano ai militari dei principali paesi imperialisti? Chi può impedire a qualsiasi paese, di impegnarsi in nome del “progresso” e dello “sviluppo”, in ricerche sulla fusione nucleare, sui super laser, sulle nanotecnologie o sui supercomputer? Chi è in grado di controllare che queste tecnologie non abbiamo ricadute militari?

Del resto, mentre l’attenzione è puntata sulla Corea del Nord e sull’Iran (che al più sta facendo quello che il Brasile ha già fatto, senza tanto scandalo), molto meno scalpore è stato fatto sulla rilevazione che la Corea del Sud aveva eseguito in segreto esperimenti di arricchimento dell’uranio.

 

 AL CERN C’E’ LA PORTA DEL TEMPO?

 

Gli autori di fantascienza assieme ad Einstein, lo avevano già immaginato. Nel 2008 ufficialmente saremmo entrati nell’era dei viaggi del tempo.

Nell’autunno del 2008 veniva comunicato di un programma inerente l’esperimento più ambizioso del nuovo millennio attraverso l’utilizzo dell’acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider) al CERN di Ginevra.[28] E lì, nella macchina che gli scienziati hanno concepita per “leggere nella mente di Dio”, gli scontri tra particelle elementari – 10 volte più energetici di quanto mai realizzato finora – potrebbe creare una scorciatoia spazio-temporale, una specie di cunicolo.[29]

Indubbiamente questa ipotesi è audace, ma ha un fondamento teorico. Ed è affascinante perché cerca di spingere al limite le nostre conoscenze sullo spazio, sul tempo e sulla materia. Secondo due matematici russi Volovich Igor e Irina Aref’eva, infatti, l’energia liberata dagli scontri tra particelle, pur essendo piccola in assoluto (è pari all’energia necessaria a far volare una zanzara), è così concentrata da creare una minuscola distorsione spazio-temporale come previsto dalla relatività. L’oggetto che si viene a creare è un cosiddetto formole.

I primi a ipotizzare l’esistenza teorica dei wormhole furono Einstein e Rosen nel 1935.

Wormhole è un termine scherzoso che vuole dire letteralmente “buco di verme”, proprio perché assomiglia al buco scavato da un verme in una mela: una sorta di scorciatoia tra due luoghi distanti dell’universo.

In queste ipotesi si pensava di usare i wormhole per i viaggi nello spazio: per esempio, si entra dalla Terra e si esce sulla stella Vega. Successivamente si ipotizza di usarli per i viaggi nel tempo: si entra oggi dalla terra e si esce su Vega 10.000 anni dopo.

C’è un solo limite di principio ai viaggi nel passato: non si può mai raggiungere un istante precedente alla costruzione del wormhole stesso. Perché il viaggio, sia possibile, infatti, il cunicolo deve esistere già. Altrimenti sarebbe come cercare di raggiungere con la metropolitana una fermata oltre il capolinea. Una volta che il wormhole si è formato, però, se è abbastanza largo da essere attraversato, per tutto l’arco della sua esistenza può essere usato per raggiungere l’anno zero.

Si ha notizia che nell’ottobre del 2011[30]  che sarebbe cominciata la fase operativa dei viaggi del tempo. Il volontario è il tenente John Tintor (c’è da porsi la domanda, come mai un militare?).

Questi esperimenti generano delle perplessità in molti studiosi. Walter Wagner e Luis Sancho, hanno chiesto al tribunale di Honolulu, di non accendere il LHC. I due studiosi temono che l’esperimento potrebbe creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra o l’intero universo.

 

CAMPAGNA DELL’ATOMO PER LA PACE E IL SUPERAMENTO DEL NUCLEARE “CIVILE” E DELLA PROLIFERAZIONE

 

 

Dopo questa disgressione torniamo indietro nel tempo all’inizio degli anni ’50 quando gli USA lanciarono la campagna dell’Atomo per la Pace durante la presidenza Eisenhower, e promossa dalla conferenza di Ginevra del 1955 (25.000 partecipanti). Questa campagna non fu, come il nome di essa potrebbe far credere, magnanimo programma per fornire energia pulita ed economica al resto del mondo (occidentale ovviamente).

L’Atomo per la pace aveva ben altri obiettivi, molto concreti: si tenga prese che dopo l’acutizzazione della cosiddetta Guerra fredda (1949 blocco Berlino,[31] istituzione della NATO. 1950 guerra di Corea, in cui il generale McHartur chiese ripetutamente un ricorso massivo di bombe nucleari, e (fortunatamente) non ottenendolo, ricorse al napalm, un nuovo e terribile esplosivo che al momento dell’armistizio del 1953 aveva mietuto più di un milione di vittime e raso al suolo praticamente tutte le città della Corea del Nord), alla metà degli anni ’50 si era aperta una fase di distensione tra i blocchi. In questo contesto i principali obiettivi della campagna si possono così riassumere:

  • Commercializzare massicciamente i reattori nucleari, ammortizzando e mettendo a frutto gli enormi investimenti nei reattori militari, per la produzione di plutonio, e per la produzione navale, da cui derivarono direttamente i reattori commerciali: era la manifestazione del complesso militare-industriale. Anche in questo caso, come per il CERN, erano i singoli paesi che dovevano investire con le proprie finanze, ancorché fornite in parte o incentivate dagli aiuti USA (gli “aiuti” finiscono sempre nel paese che li elargisce, con tanto di interessi): proliferano infatti ovunque, anche in paesi che navigano su un mare di petrolio, ambiziosi e più o meno velleitari programmi elettronucleari, che erano praticamente fotocopie di quelli diffusi dal governo e dalle sezioni di affari della ambasciate degli USA.[32]
  • Dimostrare la superiorità della tecnologia e del mondo occidentale.
  • Promuovere la formazione di settori specifici di ricerca e di istituzioni nei vari paesi: questo obiettivo faceva parte, ancora una volta, della statuto internazionale che si veniva definendo per tutto questo comparto di ricerca, anche se questo particolare settore il confine tra usi civili e militari era e rimane molto più ambiguo, come è ampiamente dimostrato dal Sudafrica, dall’India, dal Pakistan, dall’Iran, dalla Corea del Nord (e del Sud, e di tanti altri paesi).
  • Gli USA promossero realmente le illusioni di potere accedere agli armamenti nucleari, usandole spudoratamente come strumenti per attirare i paesi nella loro orbita.

 

 

 

LE RICERCHE SULLA FUSIONE NUCELARE CONTROLLATA

 

 

Parallelamente allo sviluppo impetuoso della fisica delle alte energie ed al programma dell’Atomo per la Pace avvenivano sviluppi non meno importanti in altri settori della ricerca di base, come l’elettronica, l’ottica (ad esempio i laser) l’optoelettronica.[33]

Molto importante fu il settore della fusione nucleare controllata, sul quale prevalgono profonde mistificazioni. Il suo scopo ufficiale sarebbe stata, infatti, la futura realizzazione di reattori a fusione per produrre energia elettrica in quantità praticamente illimitata, sfruttando il deuterio contenuto nell’acqua degli oceani. Le ricerche in questa direzione iniziarono molto presto, alla fine degli anni ’40 sir George Thomson sviluppò addirittura un brevetto per un reattore a fusione. Ma da oltre 50 anni viene ripetuto costantemente, che la realizzazione della fusione è questione di 10 anni, che vengono invariabilmente disattesi ma puntualmente riconfermati.

Intanto anche questo campo di ricerca, così “promettente “, assunse uno statuto internazionale simile a quello della fisica delle alte energie, con l’impegno di molti paesi (USA, URSS, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Italia ecc.) e, dopo il lancio dell’Atomo per la Pace, con collaborazioni internazionali volte a realizzare macchine per la fusione sempre più grandi, complesse e costose. Oggi nessuno si fa onestamente illusioni che la produzione controllata di energia da fusione possa realizzarsi in breve. Ma allora, perché si sono investiti, e si investono tanti soldi? A ben vedere, anche se la stragrande maggioranza dei fisici e dei tecnici impegnati nel settore insorgerebbero contro questa “illazione” (e probabilmente in buona fede), è assai probabile che esso abbia dato e stia dando risultati e prospettive interessanti per le applicazioni militari. Basta ricordare come veniva commentata, ai suoi inizi, la nuova via per la fusione tramite laser da una delle più autorevoli delle riviste scientifiche Science del 1975 dove si citava tra i suoi obiettivi quello di aggirare preventivamente un futuro trattato di messa al bando totale dei test nucleari: “Per quasi 20 anni gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica hanno professato interesse a sottoscrivere un trattato per la messa a bando totale dei test nucleari. Ma se le due superpotenze arriveranno eventualmente ad un accordo su una messa al bando totale globale, una tecnologia importante e in rapida evoluzione può, in modi rilevanti, aiutare entrambe le parti ad aggirarlo.

   La nuova tecnologia è la fusione mediante laser, una tecnica per generare esplosioni in miniatura colpendo pellets (sferette) di idrogeno con impulsi laser convergenti di enorme potenza.  Negli anni recenti la fusione laser è stata ampliamente acclamata, sia dalla stampa che da coloro che la sviluppano nei laboratori nazionali, come una potenziale scorciatoia verso uno degli obiettivi fondamentali della ricerca nucleare, energia elettrica a basso costo dalla fusione termonucleare. Anche se non vi sono dubbi sulla sincerità di queste speranze, non viene capito in generale che l’obiettivo pratico immediato del programma del governo di 68 milioni di dollari per la ricerca e sviluppo della fusione laser è di trovare una tecnica di laboratorio per simulare esplosioni di testate nucleari. Vi è anzi un corpo di opinioni – per quanto in generale non condivise dai laboratori nazionali – che sostiene che la simulazione delle armi può essere l’unica applicazione pratica della fusione laser in questo secolo.

   Secondo le autorità nel campo degli armamenti, la fusione laser promette miglioramenti di ‘ordini di grandezza’ rispetto ai metodi attuali di simulazione per due scopi distinti ma correlati. In primo luogo, impulsi di radiazioni da ‘microesplosioni’ grandi ma controllate innescate da laser potrebbero essere estremamente utili per testare gli effetti delle radiazioni delle testate su satelliti, testate ed altri apparati pieni di elettronica delicata.

   Forse più importante dal punto di vista del controllo degli armamenti, gli esperti di armamenti si aspettano che la fusione laser diventi uno strumento sperimentale straordinariamente utile per studiare la ‘fisica delle testate’ fondamentale e, unitamente a codici di simulazione elettronica sempre più raffinati, per sviluppare nuovi progetti di armi.

   (…) pertanto, abbastanza letteralmente, la fusione laser sta emergendo come un nuovo metodo per portare i test nucleari al coperto (indoors), una prospettiva che sembra assolutamente attraente nel contesto di un trattato di messa al bando.

Il maggior generale Edward B. Giller, capo della sicurezza nazionale nell’Amministrazione per la Ricerca e lo Sviluppo dell’Energia, ha detto in una recente conversazione: ‘La gente va dicendo che questo è un programma energetico, ma (…) in realtà questo è ed è sempre stato un programma militare’.

   (…) nessuno sembra essere in disaccordo sul fatto che la simulazione delle armi sarà la prima applicazione della fusione laser; le opinioni si dividono se questa sarà l’ultima”.[34]

Più recentemente è stato osservato per quanto riguarda direttamente il programma USA della National Ignition Fcility (NIF) per ottenere la fusione per confinamento inerziale con 142 laser: “La rilevanza del NIF per la scienza delle armi nucleari è che gli stati della materia prodotti, ed i processi fisici coinvolti sono simili a quelli che governano il comportamento delle testate nucleari. Ne risulta che i programmi per i computer usati nella ricerca sulla fusione per sconfinamento inerziale hanno molto in comune con quelli usati nella progettazione delle ami nucleari. I più potenti tra questi sono segreti (classified), almeno per quanto riguarda i tre laboratori statunitensi per le armi nucleari.[35]

Per quanto riguarda specificamente il programma di ricerca sulla fusione nucleare al Livermore laburatory, “aspetti significativi degli esperimenti e dei modelli rimasero classified perché l’informazione aveva potenziale rilevanza per le armi nucleari, oltre che per lo sviluppo di una fonte commerciale di energia”[36] e il Department of Energy (DoE) decise di declassificare diversi anni fa alcuni aspetti per il motivo che ricercatori di altri paese stavano pubblicando risultati che duplicavano quelli del Livermore. L’articolo si concludeva osservando che molte di queste ricerche erano destinato ad anticipare appunto la costruzione del grande impianto di fusione inerziale di nuova generazione, cioè proprio la NIF, che fin dal progetto iniziale “avrebbe sostenuto non solo studi per la generazione di energia, ma anche lavoro legato con l’affidalità delle armi nucleari. Un gruppo di protestatari dell’area del Livermore sono intervenuti contro l’impianto perché potrebbe consentire anche la progettazione di armi nucleari nuove”.[37]

 

ALCUNE RICADUTE

 

Citiamo adesso alcune ricadute queste ricerche. Il ruolo della corporazione scientifica la si vide in modo eclatante, nel 1983 nel progetto della Strategic Defence Initiative (SDI, le famigerate Guerre Stellari): Reagan non avrebbe potuto certo potuto inventarselo se non ci fosse stata la lobby scientifica del complesso militare-industriale ad elaborare questo progetto, che fosse concretamente realizzabile o meno.

 

Le implicazioni dello Statuto assunto da questi settori di ricerca emergono chiaramente per i progetti legati alla fusione nucleare. Prima si è accennato alla NIF. La Francia sviluppa un progetto analogo, il Mégajoule, in cui i laser che dovrebbero provocare il sconfinamento inerziale sono addirittura 240: ed è significativo il fatto che il Commissariat à l’énergie Atomique svolge un’opera che potrebbe definire di “seduzione” tra la corporazione scientifica vantando che questa struttura sarà dedicata in parte a ricerche civili.[38] Un evento significativo, è stato il successo della Francia dopo un lunghissimo braccio di ferro con il Giappone , nell’aggiudicarsi il progetto del nuovo reattore a fusione ITER: pochi han no commentato le implicazioni e gli interessi militari del costoso progetto, difficilmente spiegabile altrimenti, visto che la sua realizzazione richiederà come minino 8 anni e in ogni caso l’eventuale sfruttamento dell’energia da fusione non tarderà meno di vari decenni, mentre il picco della produzione di petrolio incombe con tempi ben più brevi.

 

 

LE NUOVE FRONTIERE DELLA PROLIFERAZIONE DOPO IL 1990

 

 

Quello che viene definito il “crollo dell’URSS” (eufemismo per dire aperta e dichiarata restaurazione del Modo di Produzione Capitalista da parte dei revisionisti al potere) e la fine della cosiddetta “Guerra Fredda” aprirono grandi speranze che le armi nucleari fossero diventate obsolete e che la loro pur graduale eliminazione fosse ormai solo questione di tempo. Ma alla fine del decennio queste speranze si erano dileguate e la situazione si presentava in modo molto diverso, come è stato confermato dal fallimento della VII Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione del maggio 2005, e in particolare dall’atteggiamento cinico e sprezzante tenuto dagli USA, i quali hanno preteso di cancellare gli impegni di disarmo assunti negli anni precedenti. Washington è passata dichiaratamente da una linea di “non proliferazione” ad una di controproliferazione, sostenendo di non potere ottemperare agli obblighi di disarmo (riconosciuti come tali anche da un parere della Corte internazionalizzazione di Giustizia del 1966) finché non verrà impedito in modo assoluto ad altri paesi di dotarsi di armi nucleari. Ma l’Iran e la Corea del Nord non sono altro che pretesti evidenti per non eliminare le armi nucleari (9.000 testate nucleari non servono cero contro questi paesi!): le funzioni di controllo della proliferazione non dovrebbero spettare agli USA, al gendarme mondiale dell’ordine imperialista, ma al limite per quanto questi enti internazionali possano valere all’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica (IAEA).

 

Ma il punto più grave e meno noto è che gli USA (e con essi gli altri Stati nucleari – che sia per emulazione e collaborazione, o per reazione – stanno compiendo uno sforzo enorme per riuscire a realizzare armi nucleari di concezione completamente nuova – di “Quarta generazione” – di potenza molto piccola, che superino i limiti delle testate tradizionali – massa critica, alta radioattività residua) e possano quindi divenire armi da campo di battaglia, cancellando la fondamentale distinzione tra guerra nucleare e guerra convenzionale, senza violare i trattati esistenti. A questo proposito occorre ricordare che tutti i trattati contemplano solo armi basate sulla reazione a catena nell’uranio e nel plutonio, e diverrebbero quindi inoperanti di fronte ad armi basati su meccanismi diversi.

 

 

                                                                   USO MILITARE DELL’ANTIMATERIA

 

 

Fin dall’inizio i militari vagheggiano la possibilità di utilizzare l’antimateria sia per innescare la fusione nucleare, sia per realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, che non richiedano una massa critica: se si riesce disporre di un quantitativo qualsiasi di antimateria, basta portarlo in contatto con un’uguale quantità di materia per liberare l’energia di annichilazione. Il problema di fondo consiste naturalmente nella possibilità di produrre dei quantitativi apprezzabili di antimateria. Può anche darsi che questa prospettiva sia ancora avveniristica: in ogni caso i militari USA sperano nella prospettiva di antiprotoni prodotti al CERN e spediti imbottigliati in trappole elettromagnetiche. Vi sono anche altre strade, come quella di realizzare strani atomi con un protone nel nucleo e un anti-protone al posto dell’elettrone esterno. Vi sono anche molte altre prospettive più complesse, molto avveniristiche che fanno capire ulteriormente le ricadute militari della ricerca fondamentale: una di esse consisterebbe nel formare “coppie di Cooper”[39] di antiprotoni, simili alle copie di elettroni nello stato superconduttivo non interagiscono con gli atomi circostanti; o nel generare con antiprotoni stati simili a quelli che gli elettroni formano nell’elio liquido. Un’ulteriore possibilità potrebbe essere offerta dal fatto, scoperto al CERN di Ginevra, che un antiprotone fermato da un nucleo di uranio genera tra 16 o 22 neutroni: questo abbasserebbe enormemente la massa critica per una reazione a catena.

Attualmente gli antiprotoni sono prodotti in tre grandi laboratori utilizzando grandi acceleratori di particelle: il CERN di Ginevra, il Fermi National Accelerator Center negli USA e il laboratorio di Serpuklov in Russia. Fasci molto intensi di positroni sono prodotti al Livermore. Esperimenti per produrre antimateria sono programmati alla NIF. Una nuova macchina è entrata in funzione al CERN, ottimizzata per trasferire antiprotoni in una trappola: con essi numerosi esperimenti sono condotti in laboratori europei e statunitensi. Il Giappone ha avviato un ambizione programma di ricerca sull’antimateria. I superlaser potranno probabilmente migliorare notevolmente i metodi di produzione dell’antimateria.

Si potrebbe, inoltre, citare, le possibili implicazioni, che per quanto futuristiche, sulla ricerca fondamentale per le applicazioni militari dell’antimateria. Le ricerche sulle alte energie indagano oggi uno stato super-eccitato della materia, un “plasma di quarks e gluoni”, motivandone l’interesse con l’obiettivo di riprodurre il plasma primordiale che componeva l’Universo al suo nascere. Ma questi studi presentano un’implicazione inevitabile (se non voluta): in questo stato della materia l’energia produce grandi quantità di coppie di particelle e antiparticelle, per cui la sua realizzazione e sul suo controllo potrebbero condurre a nuovi metodi molto efficienti per produrre antimateria su grande scala.

 

Si può deve osservare che, per quanto futuristiche e lontane possano apparire queste prospettive per gli specialisti di questi campi, i militari sembrano non trascurare nessuna possibilità: pensiamo solamente che una scienziata come Margherita Hack che fino all’altro si scagliava contro l’esistenza degli UFO[40] ma, invece, a quanto sembra che i militari statunitensi li prendano molto più seriamente!

 

 

E SE IL “GIOCATTOLO” SCAPASSE DI MANO?

 

 

In relazione agli sviluppi appena cennati, sullo studio e la realizzazione di armi nucleari di concezione completamente nuova, può essere opportuno osservare che probabilmente le cose non son sono andate proprio nel modo in cui erano state programmate. Soprattutto oggi, infatti, i rischi di proliferazione nucleare sono legati a questo statuto internazionale che essi hanno voluto dare a questi settori di ricerca, facendo leva sulle aspirazioni e la complicità della comunità scientifica internazionale. Chi può impedire, infatti, a un qualsiasi paese di impegnarsi, in nome del “progresso” e dello “sviluppo”[41] in ricerche sulla fusione nucleare, sui super-laser, sulle nanotecnologie o sui super-computer? Chi è in grado di controllare che queste ricerche non abbiano ricadute militari? La IAEA è abilitata solo ai controlli sulle tecnologie di arricchimento dell’uranio e si separazione del plutonio. Mentre attualmente, l’attenzione è puntata sulla Corea del Nord e fino all’altro ieri all’Iran che stanno facendo quello che il Brasile ha già fatto, senza tanto scandalo!, molto meno scalpore è stato fatto sulla rilevazione che la Corea del Sud aveva eseguito in segreto esperimenti di arricchimento dell’uranio,[42] gli arsenali dell’India e del Pakistan, e nessuno si preoccupa di paesi come la Germania e il Giappone che dispongono già  dei materiali ed del know how per realizzare armi nucleari in tempi brevissimi (la Germania in realtà le ha già costruite quando ha collaborato alla realizzazione dell’arsenale nucleare del Sudafrica, quello dell’apartheid per intendersi!), per non parlare dell’arsenale nucleare di Israele.[43]

 

 

 

IL RITORNO DELLA COMMISSIONE JASON

 

 

Poco dopo il “crollo dell’URSS” (tengo a ribadirlo che per crollo intendo dire aperta e dichiarata restaurazione del capitalismo da parte dei ceti dirigenti), gli USA hanno avviato dei giganteschi programmi nucleari militari (realizzazione di super-computer per simulare le esplosioni delle testate, la citata NIF per la fusione nucleare e moltri altri).

 

In questo nuovo quadro le attività della Commissione Jason sono divenute sono divenute nuovamente più visibili, quando essa ha sviluppato una serie di proposte volte nominalmente a conservare in stato efficiente l’arsenale nucleare strategico degli Stati Uniti in presenza di un trattato di messa al bando dei test nucleari dei test nucleari del 1996 (ancorché la sua ratifica sia stata bocciata dal Senato USA nel 1999, e siano quindi in regime di pura moratoria). I test venivano, infatti, utilizzati anche per verificare lo stato operativo delle testate con il passare del tempo e studiare il deterioramento dei loro componenti. La Divisione Jason ha preparato una serie di rapporti tecnici sui molteplici aspetti del problema,[44] che hanno contribuito a configurare un programma di mantenimento dell’arsenale nucleare, lo stockpile “stewrdship” program. Vi è chi contesta autorevolmente la reale natura del programma e i suoi scopi. Alcuni componenti della Divisione Jason ammettono che: “questo programma genererà una comprensione più profonda basata scientificamente dei processi che avvengono durante un’esplosione nucleare; questo servirà come un’appropriata sostituzione dei test nucleari sotterranei (…) Gli esperimenti continueranno sui molti componenti nucleari dei sistemi delle testate nucleari”.[45]

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI PROVVISORIE

 

 

Il ruolo della lobby scientifica può venire ulteriormente illustrato se ci si chiede come nascono gli stimoli per i progetti di nuove armi. Infatti, se i militari possono esprimere degli orientamenti, sono gli scienziati coloro che propongono davvero le innovazioni, o che propongono addirittura nuove missioni che necessitino di armi nuove: la loro capacità di interpretare i desideri dei militari (ma anche del potere economico) garantisce il loro ruolo ed illustra il rapporto di complicità con il potere.

 

C’è è un interrogativo, che dal mio modesto punto di vista bisogna porsi. Se la corporazione scientifica è fortemente legata alle classi dominanti, come si spiega la crisi che sta attraversando la ricerca non solo in Italia, ma a quanto pare in tutto il mondo, basta pensare solamente al fatto che la scienza moderna ha costituito uno dei fattori più potenti per promuovere l’accumulazione e l’economia capitalista, tanto che ad essa è attribuibile precisamente lo sviluppo di una scienza rigorosa e quantitativa nel mondo occidentale. Che cosa cambia oggi? L’idea, molto, preliminare che in tempi come quelli che stiamo vivendo, a fronte della crisi generale del Modo di Produzione Capitalista che dal 2007 si è accentuata, i meccanismi economici, si inceppano, le risorse scarseggiano, la competizione di paese emergenti come la Cina incalza, e i margini di profitto si riducono, i tradizionali servigi della scienza “libera” non hanno in molti casi un ritorno economico immediato come un tempo. La scienza  aveva costituito lo strumento privilegiato che, dopo il Grande Crollo, aveva consentito di operare la grande manovra – inaugurata dal New Deal rooseveltiano, ma attuata realmente nel dopoguerra, proprio grazie al grande incentivo che, come oggi, la guerra aveva fornito all’economia capitalista –   di tentare di superare la vocazione autodistruttiva del capitalismo, per evitare le crisi di sovrapproduzione attraverso una continua innovazione e l’allargamento delle possibilità di consumo delle classi lavoratrici,  dove vi fu nel secondo dopoguerra (e in particolare negli ’60 e ’70) una fase di pieno impiego ed alti salari.[46] Oggi, malgrado il ritmo dell’innovazione sia divenuto in molti campi frenetico esso sembra solo allontanare la minaccia, ma non superarla. Anche la scienza sembra aver perduto la su spinta propulsiva a fronte di meccanismi più spiccioli e ben più di corto respiro, come la precarizzazione del lavoro e l’abbattimento del suo costo, con manovre come lo spostamento della produzione in paesi in cui lo sfruttamento della forza lavoro è a livelli selvaggi.

 

Nel contesto di questi cambiamenti, anche il ruolo della scienza e della ricerca scientifica e tecnologica sembrano cambiare profondamente. Sembra che sia passato il tempo della ricerca “libera”: che cerca finanziamenti per i propri programmi di ricerca sa bene che vengono richieste perentoriamente garanzie di ricadute applicative il più breve possibile.  Allo stesso modo vengono posti limiti strettissimi all’argomento del organico del personale (che almeno in Italia è destinato a contrarsi spaventosamente per l’avvicinarsi dei limiti di età del personale esistente). In altre parole, abbassare i costi e ridurre gli impegni a lungo termine sembrano oggi obiettivi ben superiori a quello dell’innovazione tecnico-scientifica.[47]

 

In questo contesto rimangono ovviamente settori di ricerca per loro natura privilegiati, in primo luogo la ricerca militare, legata quella “economia fi guerra” su cui sembrano puntare le economie dei paesi cosiddetti “avanzati”. Ma in tutti gli altri settori imperversano flessibilità e precarizzazione, che consentono un controllo più diretto ed efficace ed una riduzione dei costi.

 

Bisogna fare alcune considerazioni sull’isteria dei mass media nei confronti dell’aumento delle spese militari da parte di Trump, essi fanno finta di ignorare che l’espansione del militarismo USA, è una scelta fatta da tutti i predecessori di Trump.

Si vuol far finta di ignorare che il militarismo è una caratteristica strutturale dell’imperialismo.

 

   Sotto Bill Clinton il bilancio di guerra è aumentato da 302 miliardi di dollari nel 2000 a 313 miliardi nel 2001. Sotto la presidenza di Bush (Jr.) la spesa militare è passata da 357 miliardi di dollari nel 2002 a 465 miliardi nel 2004, fino a 621 miliardi nel 2008. Sotto la presidenza Obama (il “Nobel per la pace”), la spesa militare è salita da 669 miliardi nel 2009 a 711 miliardi nel 2011 e poi è sceso a 596 milioni nel 2017. Attualmente, Trump, ha chiesto un aumento a 650 miliardi per il 2018. [48]

 

Bisogna osservare il fatto che il budget militare di Obama nel 2017 escludeva i costi sostenuti da ministeri del governo “connessi alla Difesa”, tra cui l’aumento di 25 miliardi per il programma nucleare del Ministero dell’Energia. Il totale complessivo voluto da Obama per le spese militari nel 2017 ammonta a 623 miliardi di dollari ovvero 30 miliardi in meno alla proposta di Trump. Inoltre, la spesa militare di Obama per Overseas Contingency Operations (OCO) (Operazione di contingenza d’otremare), è esclusa dai preventivi annuali di bilancio, e comprende i costi delle guerre degli USA in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Libia e numerosi altri paesi, che sono saliti alle stelle durante il suo mandato. Obama ha superato la spesa militare di Bush (Jr.) di oltre 816 miliardi di dollari.[49]

 

Perciò, contrariamente da quanto sostenuto dai masse media, l’aumento chiesto da Trump è in linea con la tendenza del predecessore democratico. Questo è un dato evidente che da parte della Borghesia Imperialista USA vuole che gli Stati Uniti rimangano il paese dominante a livello mondiale. Mentre il bilancio di Obama nel 2017 includeva 7,5 miliardi di dollari per £operazioni anti ISIS” e 8 miliardi per la guerra informatica e il “controterrorismo” (in sostanza per aumentare il loro terrorismo), l’incremento più significativo è stato per aerei invisibili, sottomarini nucleari e portaerei, puntati chiaramente contro la Russia, la Cina e l’Iran, la marina e l’Aviazione hanno ottenuto tre quarti del bilancio.

 

Sotto Obama, la corsa alle armi da parte degli USA non era diretto contro i “gruppi terroristi” (eufemismo per dire chiunque a vari livello sia di ostacolo all’imperialismo USA), ma contro la Russia e la Cina. La politica dell’imperialismo USA era tende nel far fallire il rilancio della Russia come nazione e come potenza economica, politica e militare, in modo da relegarla al vassallaggio del decennio pre-Putin. La CIA e la feroce campagna del Partito Repubblicano contro Trump si basa sulle sue aperture sulla Russia. Chi porta avanti questa campagna ritiene che la politica che aveva enunciato Trump rischierebbe di minare l’intera struttura dell’imperialismo USA basato sul predomino nel campo militare.

 

L’aumento delle spese militari da parte di Trump, potrebbe essere interpretata come una sorta di “merce di scambio” nel suo piano di espansione delle opportunità economiche USA: fare affari con la Russia, rinegoziazione del commercio con la Cina, l’Asia orientale (Singapore, Taiwan e Cora del Sud) e la Germania, ognuno dei quali detiene parte dell’enorme deficit commerciale annuale degli USA dell’ammontare di trilioni di dollari.[50]

 

L’Esercito è, invece, pro-Trump e favorisce la sua concezione per le guerre regionali in vista di vantaggi economici.

 

La politica di Trump si basa sull’esportazione di prodotti e la conquista di mercati mentre prova ad attrarre il capitale delle multinazionali a rientrare negli USA per reinvestire i profitti nel mercato interno (attualmente oltre 1000 miliardi sono all’estero). Egli ceca di opporsi alla politica delle precedenti amministrazioni che favorivano le alleanze economiche e militari che hanno aumentato il deficit commerciala degli USA e il debito.

 

Il suo obiettivo è quello di obbligare l’Europa occidentale a sostenere una quota maggiore della NATO (e quindi ridurre la dipendenza dell’Europa dalle spese militari degli USA).

 

Obbiettivo che è stato rifiutato sia dai democratici che dai repubblicani.

 

Ogni piccolo passo di Trump nel miglioramento delle relazioni con la Russia ha suscitato le ira di entrambi i partiti che sono fermi alla gestione unipolare da parte degli USA.

 

Negli USA è in atto uno scontro all’interno della classe dominante.

 

Il negli USA è profondamente radicato all’interno degli apparati dello Stato. Tale apparato include le 17 agenzie di intelligence (eufemismo per dire spionaggio e terrorismo), i dipartimenti di propaganda, l’Air Force e la Marina, come il settore high tech e le élite capitalistiche commerciali che hanno beneficiato delle importazioni straniere e della manodopera qualificata straniera a basso costo a scapito dei lavoratori degli Stati Uniti. I risultati che ha portato questo tipo di politica è decisamente disastrosa per le masse popolari statunitensi: guerre disastrose, diminuzione dei salari, il deterioramento del tenero di vita della popolazione e il trasferimento di posti di lavoro ben pagati all’estero.

 

La politica che intenderebbe portare avanti Trump è molto più sfumata: egli cerca di usare il potere militare per rafforzare il mercato del lavoro nazionale e garantire il sostegno di massa all’intervento economico d’oltremare.  Ha il grosso problema che non è riuscito a consolidare il suo potere all’interno dell’apparato dello Stato. Mentre la vittoria elettorale gli ha consegnato solo la presidenza. Bisogna tenere conto che il governo è solo un aspetto del potere dello Stato, che rimane vulnerabile, ed esposto a un’erosione perfino a una cacciata.

 

Per questo motivo, attualmente Trump, è sulla difensiva, e la sua politica è a brandelli.

 

Per capire ulteriormente e sintesi la situazione attuale bisogna tenere conto di alcuni fattori oggettivi:

 

  1. Più si accentua la crisi generale del capitalismo e più lo Stato imperialista dominante (gli USA) diventa aggressivo per cercare di mantenere la supremazia politico-militare mondiale in funzione dei profitti delle multinazionali.
  2. Più aumentano le tensioni tra i paesi imperialisti concorrenti per assicurare quote di profitto sui mercati mondiali e più la guerra commerciale tende a trasformarsi in una nuova guerra interimperialista per la spartizione dei mercati mondiali.
  3. La guerra rappresenta una valvola di sfogo per le contraddizioni del Modo di Produzione Capitalistico, poiché essa distrugge i mezzi di produzione i mezzi di produzione eccedenti e, quindi, con tali distruzione cerca di aprire la strada ad un nuovo periodo di accumulazione capitalistica.  o la rivoluzione fermerà la guerra, o la guerra farà sorgere la rivoluzionemao tsetung       
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[1] È certamente sbagliato il pensiero di molti scienziati che ritengono che il loro pensiero sia “superiore”, però non si deve negare che sia dotato di uno speciale potere.

 

[2] I nuovi cicli produttivi (con la massima flessibilità dei lavoratori) sono tecnologicamente concepiti in modo che per funzionare impongono ai lavoratori stress psico-fisici sempre più frequenti. La struttura della vita urbana finalizzata alla vita individuale ne aggrava poi le conseguenze. Neurologi e psichiatri favoriscono la ricerca di soluzioni individuali e artificiali a questi problemi: sedativi, sonniferi e psicofarmaci.

 

[3] Lazare Nicolas Marguérite Carnot (1753 – 1823). Generale, matematico, fisico e politico francese.

 

[4] Fritz Haber (1868 –1934). Chimico tedesco.

 

[5] Walther Hermann Nernst (1864–1941). Chimico tedesco. Aiutò ad affermare il moderno campo della chimica fisica, contribuì all’elettrochimica, alla termodinamica, alla chimica dello stato solido e alla fotochimica. Egli è inoltre conosciuto per aver scoperto l’equazione di Nernst.

 

[6] D. Oullet, Franco Rasetti, Physicien et Naturaliste  (il a Dit  Non à la Bombe), Qebec,  Guerin, 2000. G. Battimelli, Rasetti tra neutroni e trilobiti, Sapere, agosto 2001, pp. 22-25

 

[7] Letture utili che possono aiutare a dare un idea del rapporto complesso tra scienziati e classe dominante: a. Baracca,

 

[8] Altre società, con una diversa struttura economica e un diverso ordinamento, non ebbero la necessità di sviluppare una scienza di questo tipo (si veda ad esempio la monumentale opera di Needham su Scienza e Società in Cina, ma il discorso vale anche in altri casi). Questa constatazione non implica un giudizio di valore, o di superiorità di una cultura rispetto a un’altra: oggi da più parti si cominciano ad apprezzare i vantaggi di concezioni e pratiche scientifiche che si basano sui criteri di equilibrio ed armonia con la natura, anziché di modificazione e sfruttamento.

 

[9] G. Wise, The science-technology: spiral: innovation of science and technology in General Electric Research, 1909-1955, 1977 Annual Meeting of History of Science Society, Dallas, Texas, 28 dicembre 1977, Kendall Birr, Pioneering in Industrial Research, Washington, DC, 1957, R.W. Seidel.

 

[10] L. h. Hoddeson. The emergence of basic research in the bell Telephone System 1875-1915,

Settori con ricadute tecnologiche

[11] d. Shapley, Jason division: defence consultants who are also professors attached, Science, 2 febbraio 1973, pp. 459-462; B. Vitale, The Physicists, Napoli, Liguori, p. 379.

 

[12] La simbologia è evidente. Il vello d’oro secondo la mitologia greca, il vello (che era un manto di pecora o di ariete) d’orato, un ariete capace di volare.

 

[13] http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?=News&file=printe&sid=5934

 

[14] I raggi cosmici sono particelle energetiche provenienti dallo spazio esterno, alle quali è esposta la Terra e qualunque altro corpo celeste, nonché i satelliti e gli astronauti in orbita spaziale. La loro natura è molto varia (l’energia cinetica delle particelle dei raggi cosmici è distribuita su quattordici ordini di grandezza), così come varia è la loro origine: il Sole, le altre stelle, fenomeni energetici come novae e supernovae, fino ad oggetti remoti come i quasar.

 

[15] Nel 1947 tre giovani fisici italiani Conversi, Pancini e Piccioni, a Roma, eseguirono un esperimento fondamentale, eseguirono fondamentale, nel quale mostrarono che il mesone scoperto da Anderson presentava un’interazione troppo debole per poter essere identificato con il mesone responsabile dell’interazione nucleare ipotizzato da Yukawa. Nello stesso anno l’enigma cominciò a chiarirsi quando Powell e Occhialini (altro fisico italiano, fuoriuscito nel ventennio fascista) scoprirono sempre nei raggi cosmici una nuova particella, di massa simile a quella del muone, ma dotata di interazione forte, chiamata in seguito pione.

 

[16] Per Big Science bisogna intendere un progetto di ricerca che richiede finanziamenti notevoli e distribuiti su lunghi archi di tempo, gruppi numerosi e coordinati di scienziati e tecnici, grandi laboratori dotati di apparecchiature spesso costruite appositamente per il progetto.

In genere gli storici fanno nascere la Big Science con la Seconda guerra mondiale, e in particolare con il Progetto Manhattan (varato dagli Stati Uniti nel 1942-45) che, sotto la guida di J.R. Oppenheimer, concentrò a Los Alamos centinaia di fisici, chimici, ingegneri e tecnici altamente qualificati per realizzare la bomba atomica. Ma la figura dello scienziato che lavora da solo o in piccoli gruppi aveva cominciato a tramontare ben prima. Su una precedente proposta dell’astronomo E. Halley di migliorare la misura della distanza fra la Terra e il Sole approfittando dei transiti del pianeta Venere davanti al disco solare, nel 1761 partirono una missione francese verso l’isola di Pondicherry in India e due missioni inglesi, la prima diretta all’isola di S. Elena, la seconda all’isola di Sumatra. Altri scienziati osservarono il transito dall’Europa e dalla Siberia e iniziative simili, di osservazioni di gruppi organizzati di scienziati, si ripeterono per i transiti del 1769, del 1874 e del 1882. Si può considerare un pioniere della Big Science anche N. Bonaparte, che nel 1798 partì per la campagna d’Egitto con un folto gruppo di oltre 150 scienziati, tra i quali spiccava il matematico J. Fourier. Le stesse società scientifiche, sorte in varie nazioni a partire dal Seicento, prefigurano le collaborazioni interdisciplinari della Big Science. Un primo esempio moderno di iniziativa civile promossa in questo ambito fu l’organizzazione dell’Anno geofisico internazionale (1957-58).

L’esplorazione dello spazio annovera molte iniziative con caratteristiche da Big Science. Al lancio del primo satellite artificiale russo, lo Sputnik, avvenuto il 4 ottobre. 1957, gli Stati Uniti reagirono con il Programma Apollo, che portò allo sbarco di astronauti sulla Luna tra il luglio 1969 e il dicembre 1972. Al Programma Apollo, costato circa. 25 miliardi di dollari dell’epoca, collaborarono migliaia di persone tra scienziati e tecnici. Quasi tutta l’esplorazione del Sistema Solare attuata da Stati Uniti, Russia ed Europa con navicelle automatiche (Pioneer, Venera, Voyager, Viking, Giotto, Galileo, Cassini-Huygens ecc.) si caratterizza come Big Science. Ne è espressione anche la stazione spaziale ISS (International space station), che nasce dalla collaborazione tra Stati Uniti, Canada, Europa, Russia e Giappone e resterà in orbita intorno alla Terra fino al 2015-20.

Dagli anni Settanta del 20° secol la fisica ha assunto le caratteristiche di Big Science per eccellenza. La ricerca di base nucleare e subnucleare si è concentrata in pochi colossali laboratori: negli Stati Uniti quelli di Stanford, Berkeley e il Fermilab di Chicago; in Europa il CERN a Ginevra, i laboratori di Dubna e Novosibirsk in Russia. In questi centri operano migliaia di ricercatori e vengono utilizzate apparecchiature imponenti. La stagione dei grandi acceleratori di particelle è stata inaugurata dall’acceleratore lineare LINAC (Linear accelerator) di Stanford, lungo 3 km, completato nel 1966. Al CERN si sono susseguiti l’SPS (Super proton synchrotron), un anello di magneti lungo 7 km che nel 1983 permise a Carlo Rubbia, affiancato da un gruppo di ca. 400 fisici, di scoprire le particelle W+, W e Z0, il LEP (Large electron positron) per la collisione di elettroni e protoni, lungo 27 km, e l’LHC (Large hadron collider), dal costo previsto di 2 miliardi di euro, che sarà attivo dal 2007 o 2008 per la collisione di adroni. Al prossimo acceleratore, ILC (International linear collider), in progetto per il 2015, contribuiranno Stati Uniti, Europa, Russia e nazioni asiatiche. Anche la ricerca sulla fusione nucleare è approdata al progetto mondiale ITER (International thermonuclear experimental reactor), con sede a Cadarache in Francia, che sarà operativo tra il 2015 e il 2040 e comporterà investimenti per ca. 10 miliardi di euro. In astronomia sono imprese da Big Sciencesupertelescopi come il VLT (Very large telescope) realizzato dall’Osservatorio dell’Europa meridionale, i due telescopi Keck di Mauna Kea (isole Hawaii) e i futuri supertelescopi da 30-50 metri in progetto per il 2020.

 

[17] Anche se non ha avuto grande impatto sul piano generale, i cubani fecero la scelta di non sviluppare la fisica delle alte energie, ma la fisica dello stato solido.

 

[18] L’esempio del CERN è eclatante, ma si può ricordare che anche nei paesi dell’America Latina le scelte di ricerca e di sviluppo seguirono quelle della fisica nucleare e delle alte energie, che non ebbero quindi sensibili ricadute sullo sviluppo sociale e produttivo.

 

[19] Per le complesse complicità della classe dominante degli USA con la Germania, bisogna ricordarsi che sin dai tempi del nazismo (e ovviamente dopo la guerra), una lettura consigliabile la lettura di un saggio agile ed avvincente di Jacques R. Pauwels, Il mito della Guerra Buona, Datanews, 2003.

 

[20] Un’antiparticella è una particella elementare che, rispetto a un’altra particella, è caratterizzata dalla stessa massa da numeri quantici, come carica elettrica o numero barionico, ecc. opposti. Ad esempio, il positrone, antiparticella dell’elettrone, ha la sua stessa massa ma carica elettrica opposta. Alcune particelle, come il fotone, hanno carica elettrica e altri numeri quantici tutti nulli. In questi casi, particella e antiparticella coincidono. Ciò non è vero per tutte le particelle elettricamente neutre. Ad esempio, l’antineutrone e il neutrone sono particelle diverse poiché hanno numero barionico diverso da zero. Le antiparticelle sono prodotte nelle interazioni tra particelle con la trasformazione di energia in massa, come previsto dalla teoria della relatività. Ad esempio, nelle reazioni nucleari, nell’interazione dei raggi cosmici. Con i nuclei delle molecole presenti in atmosfera, o in interazioni prodotte da acceleratori di particelle. L’antimateria interagisce molto velocemente se viene a contatto con la materia ordinaria che le circonda con un fenomeno chiamato annichilazione nella quale la massa della particella e dell’antiparticella che interagiscono si trasforma di nuovo in energia. Per questo motivo, quando creata in laboratorio, l’antimateria resta osservabile solo per tempi molto brevi.

 

[21] A. Schuster (1898). Potential Matter. —A Holiday Dream, Nature.

 

[22] E. R. Harrison, Cosmology: The Science of the Universe, 2nd, Cambridge University Press.

 

[23] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_giugno_09/antimateria-record-durata-

 

[24] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_agosto_25/ams-caccia-antimateria

 

[25] Tenendo conto che tesi dell’avvenimento della costituzione dell’Universo attuale attraverso il Big Bang è contestata da molti fisici. Dal mio modesto punto di vista da addito e fiato a tesi creazionistiche di un essere divino che ha formato l’esistente.

 

[26] In cosmologia il termine materia oscura indica quella componente di materia che si manifesta attraverso i suoi effetti gravitazionali, ma non è direttamente osservabile. Il concetto di materia oscura ha senso solo all’interno dell’attuale cosmologia basata Big Bang; infatti, non si sa altrimenti spiegare come si siano potute formare le galassie e gli ammassi di galassie in un tempo così breve come quello osservato. Non ci si spiega inoltre come le galassie, oltre a formarsi, si mantengano integre, anche se la materia visibile, composta da barioni, non può sviluppare abbastanza gravità per tale scopo. Anche da questa prospettiva il concetto di materia oscura ha senso solo all’interno dell’attuale modello standard che prevede come unica forza cosmologica quella gravitazionale; se il Modello Standard risultasse errato, non si avrebbe necessità di materia oscura, dato che non si ha alcuna evidenza sperimentale se non le violazioni di un modello matematico.

 

[27] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_agosto_25/ams-caccia-antimateria.

 

[28] Focus N. 5/2008.

 

[29] Nell’acceleratore LHC le particelle subatomiche (protoni) si scontreranno tra loro ad altissime energie, per consentire lo studio delle leggi fondamentali della fisica.

 

[30] Metro, 10.10.2011.

 

[31]  Fu in larga parte originata da scelte economiche e politiche adottate dalle potenze occidentali. Mentre l’Unione Sovietica avviava nella propria zona una radicale riforma agraria e la nazionalizzazione della gran parte delle industrie, gli Stati Uniti si accordarono con i loro alleati per estendere il programma di aiuti straordinari – il Piano Marshall – alle zone occidentali della Germania. Tale decisione venne ufficializzata nel marzo del 1948 a Londra dalla Conferenza delle potenze occidentali che stabilì la partecipazione della Germania all’Autorità internazionale per il controllo della Ruhr, da cui venne esclusa l’URSS, e auspicò la formazione di istituzioni politiche che permettessero l’autogoverno del paese.

Il pretesto che dette avvio al blocco fu la decisione degli alleati occidentali di estendere a Berlino Ovest la riforma monetaria che prevedeva l’introduzione del nuovo marco occidentale, non prima di avere cercato un compromesso con i sovietici. Questi ultimi, dopo avere introdotto il loro marco e averne provocatoriamente chiesto l’adozione anche a Berlino Ovest, nel mese di giugno interruppero il traffico ferroviario, terrestre e fluviale tra la città e la Germania occidentale. Il completo isolamento dei settori occidentali dai rifornimenti alleati avrebbe potuto spingere gli occidentali, secondo le previsioni sovietiche, a lasciare Berlino. Tuttavia, la rappresaglia di Mosca fu inaspettatamente aggirata dagli occidentali, che con un estenuante ponte aereo continuarono a rifornire la città con circa 8000 tonnellate di merci al giorno. La moneta di scambio per l’interruzione del blocco era la rinuncia degli occidentali a promuovere la costituzione di un governo per la Germania Ovest. Ma i sovietici non ottennero ciò a cui ambivano, poiché per gli Stati Uniti resistere alla prova di forza significava dimostrare la loro capacità di respingere i disegni di supremazia sovietica in Europa

 

[32] Per fare un esempio poco noto, a Cuba venne presentata nel 1956 con grande pompa un programma fotocopia di introduzione dell’energia nucleare, che naturalmente finì in nulla.

 

[33] L’optoelettronica è quella branca dell’elettronica che studia i dispositivi elettronici che interagiscono con la luce e le loro applicazioni, facendo da interfaccia tra il dominio elettrico e quello ottico e viceversa; In questa definizione il termine luce va inteso in senso lato e include radiazioni elettromagnetiche non percepibili all’occhio umano come raggi gamma, raggi X, radiazione ultravioletta e radiazione infrarossa. In genere l’optoelettronica è considerata una branca della fotonica.

 

[34] Robert Gillette, laser fusion: an energy option, but weapons simulation is firrst”, Science, vol. 188 (4 aprile 1975), pp. 30-34.

 

[35] Ray E. Kidder, Problems with the stoockpile stewardship, Nature, Vol. 386,17 aprile 1996, p. 646.

 

[36] Barbara Goss Levi, Veil of secrecy is lifted from parts of Livvermore’s laser fusion program

 

[37]                                                                    C.s.

 

[38] Luc Allemand, Mégajoule: le plus gros laser du mond, la Recherche, n. 360, gennaio 2003, pp. 60-67

 

[39] Una coppia di Cooper, dal nome del fisico Leon Cooper, è uno stato legato fra due elettroni (ovvero anche fra due lacune) che si può realizzare grazie all’intervento di una qualche interazione attrattiva, tale da vincere la forza elettrostatica repulsiva fra le due particelle. I due elettroni legati si comportano non più come fermioni, ma come un bosone. Le coppie di Cooper sono alla base della spiegazione del fenomeno della superconduttività. Nella superconduttività convenzionale, o superconduttività BCS, l’interazione attrattiva fra i due elettroni è data dallo scambio di un fonone.

 

[40] A voler essere precisi pur negando la realtà degli UFO ha sempre ribadito della possibilità di vita extraterrestre http://www.lastampa.it/2013/06/29/multimedia/scienza/gli-extraterrestri-raccontati-da-margherita-hack-0OO1c0z7fh0lVEjBOlER4O/pagina.html

D’altronde il termine UFO è un altro acronimo senza significato in italiano! Nei paesi in lingua spagnola si chiamano OVNI, oggetti volanti non identificabili.

 

[41] C’è sempre da chiedersi quale progresso e quale sviluppo.

 

[42] http://autori.fanpage.it/il-pericolo-di-una-corea-del-sud-nucleare/

 

[43] http://www.peacelink.it/pace/a/4536.html   https://aurorasito.wordpress.com/2016/07/29/la-verita-su-arsenale-nucleare-segreto-di-israele/

 

[44] Vedere ad esempio Sidney Drell, Raymond jeanlos, Bob Peurifoy, Maintaining a nuclear deterrent under the test ban treaty, Science, VOL. 283, 19 FEBBRAIO 1999, PP. 1119-1120, nota 5.

 

[45]  Vedere ad esempio Sidney Drell, Raymond jeanlos, Bob Peurifoy, Maintaining a nuclear deterrent under the test ban treaty, Science, VOL. 283, 19 FEBBRAIO 1999, PP. 1119, nota 4.

 

[46] Voglio precisare che questo benessere dei lavoratori non è stato un fattore automatico dello sviluppo economico, ma un sottoprodotto della lotta di classe rivoluzionaria (e da non dimenticare che umo dei fattori decisivi è stato la presenza di un campo socialista).

 

[47] Non è che uno dei tanti esempi di quanto i rapporti di produzione capitalisti diventano un freno allo sviluppo delle forze collettive.

 

[48] http://www.resistenze.org/sito/te/pe/im/pimhd03-019065.htm

 

[49]                                                   C.s.

 

[50] Senza scordare che la Cina detiene la grossa parte del debito USA, solo nel 2014 pechino aveva 2.317 miliardi di dollari (http://www.repubblica.it/economia/2014/01/16/news/in_cina_il_debito_degli_stati_uniti_pechino_ha_1_317_miliardi_dollari-76113399/ ) superato nel 2016 dal Giappone (http://www.corriere.it/economia/16_dicembre_16/debito-usa-giappone-supera-cina-diventa-primo-creditore-6e5788a0-c3a6-11e6-951e-edbed16731f0.shtml ).

IL MARXISMO E LA MORTE

•aprile 3, 2017 • 1 commento

 

 

La morte è la fine della vita. Questa frase si trova ripetuta neri dizionari, si legge nei dizionari, fa parte di un lessico diffuso e popolare. La morte è pure indicata come la cessazione assoluta dell’essere vivente.

Sulla morte, evento serio e ineludibile, l’umanità ha portato da sempre la sua riflessione per cercare di capire, orientarsi, assumere atteggiamenti, prendere decisioni. Un materiale copiosissimo si è così accumulato nel tempo, partendo da molte versanti, compreso quello che si richiama al marxismo. Bisogna riconoscere che tra i marxisti (più che di Marx) c’è stata una interpretazione della morte che si raccordava con il materialismo settecentesco. Ciò è dipeso dal fatto che, a livello interpretativo generale, a lungo si è identificato ogni aspetto della realtà con la materia, anche se gli individui venivano risolti nella materia universale, ma nella specie umana nel perenne avvicendarsi delle generazioni con il conseguente sperato e auspicato avvento alla fine di una generazione felice e riconciliata fine di una generazione felice e riconciliata.

Una lettura delle opere di Marx può e deve portare a un’interpretazione diversa e particolarmente feconda della morte. L’avvio di questa interpretazione può essere lo scritto di Marx che ha per titolo per la critica della filosofia del diritto di Hegel.  Nella Introduzione, senza evocare in termini espliciti la morte, Marx sostiene che è “compito della storia, una volta scomparso l’al di là della verità quello di ristabilire la verità dell’al di qua”. Con il corso letteralmente molto prezioso a una espressione antica, Marx qualifica la sfera dell’al di qua come una “valle di lacrime”. Già come nel mondo antico, in particolare la cultura greca, che Marx conosceva benissimo e apprezzava molto, negli esponenti più inclini al pessimismo, come ad esempio Empedocle,[1] aveva definito questo mondo come un “campo di sventura”.

Ma è nel contesto giudaico-cristiano che la concezione di questo mondo, dell’al di qua, come una valle di lacrime trova la sua ampia e significativa diffusione. Nel salmo biblico 83 v 7 si parla di un passaggio, un transitare per la valle del pianto, ma è soprattutto in una delle preghiere più antiche e recitante nella chiesa cattolica che il termine e la tematica si ripropongono.

Nel “salve regina” i fedeli invocano Maria “gementi e piangenti” (gementes et flentes) in questa valle di lacrime. Dall’alto, dall’al di là, appunto, si aspetta se non proprio la liberazione, almeno il conforto misericordioso.

Non manca certo nel mondo religioso e segnatamente cristiano l’impegno per alleviare i dolori che gravano sulla umanità in quella valle di lacrime. Già il filosofo Kierkegaard scriveva che la persona seria e riflessiva comprende davanti alla morte, paragonabile alla notte, “che la vita è il giorno” e che “se non si può lavorare di notte, si può operare di giorno”.  Così riguardata, scrive sempre il filosofo danese “la morte diventa una sorgente di energia pari a nessun altra, essa rende vigilanti come niente altro… il pensiero della morte esercita un benefico impulso… fa nascere una tensione, come in un arco che si tende”.[2] Vero è questa tensione, capace di vincere le diseguaglianze, deve terminare per Kierkegaard su un piano prettamente religioso. Resta su un piano prettamente religioso. Resta pur sempre valido il messaggio che la morte può e deve spingere a operare, a non restare inermi, ad accontentarsi, per così dire, della uguaglianza che si attua nella tomba, la quale per altro, segnala e comporta fino all’ultimo in superfice differenze e disparità, come conclamano i mausolei da una parte e dall’altra le nude tombe dei poveri. Quindi con la morte “tutto è finito” ma per altro verso tutto può ricominciare.

Anche in tempi a noi più vicini, una personalità eminente del mondo eminente del mondo cattolico, come il cardinal Martini, che ricordava che “troppo spesso ai mali dell’umanità e non siamo attenti e non siamo attenti al fratello che ci vive accanto, uscio a uscio”.[3]

Si potrebbe obiettare che ai mali dell’umanità non si pensa mai troppo e soprattutto da parte della Chiesa Cattolica che certamente non sempre denuncia e soprattutto opera contro i mail dell’umanità, anzi ci sguazza e si arricchisce nel senso pecuniario del termine.

Nella realtà, spesso e volentieri nell’ambito religioso, più che una spinta e un impegno la morte viene accettata liberatorio in sé e per sé, un passaggio insomma che introduce nel mondo dell’al di là, dove si crede ci sia la vera e perenne vita.

Ambrogio vescovo di Milano, in tempi non facili diceva ai fedeli nelle chiese “con la morte non si perde la vita, ma si passa a cose migliori (ad meloria transfeertur)”.

Molti altri richiami si potrebbero fare, soprattutto quelli che sottintendono una specie di rassegnazione di fronte alla morte: atteggiamento questo maturato sovente sulla base di sforzi per un cambiamento risultati vani, una rassegnazione risultata poi risultata funzionale al mantenimento delle diseguaglianze e perciò alimentata e sostenuta delle classi dominanti.

Il messaggio di Marx punta decisamente sull’al di qua. Nella valle di lacrime bisogna operare perché l’essere umano non sia “un essere, derelitto, spregiato”. Se così avviene, come di fatto avviene, non c’è già in atto un processo di morte? Nella valle di lacrime il capitalismo consuma il dramma che porta alla disumanità che si può definire una mortalità prolungata. Nel Capitale Marx analizza in pagine che hanno il sapore moderno dell’inchiesta, della situazione di lavora e per questo incontra la morta. Nei distretti ceramieri inglesi la vita dei lavoratori, denunciavano i medici inglesi dell’epoca è straordinariamente breve, i lavoratori del settore vasai “vivono per poco tempo; relazioni e indagini sulle fabbriche inglesi parlano di diffuse sofferenze corporali e morti precoci della popolazione operaia. Situazioni di tempi andati e lontani? Non pare proprio se si guarda alla mortalità sul lavoro dei tempi nostri, in Italia e nel mondo intero. Di fronte ai guasti e alle tragedie di morte e sofferenze, imputabili al sistema capitalista, si impone per i comunisti un impegno politico di alto profilo.

   Parlare di morte dunque deve diventare rivoluzionario.

 

 

 

 

BREVI NOTE SUL SACRIFICIO

 

Il sacrifico è considerato l’antibisogno per eccellenza (perché c’è rinuncia, privazione), è caratterizzato e si distingue per l’autorepressione dei bisogni dovuto a una scelta soggettiva di coscienza.

Il sacrificio è una forza molto potente della Storia: le stupide teorie clericali e borghesi sul “naturale” egoismo umano hanno sempre dimenticato, rimosso gli immensi sacrifici sopportati coscientemente, nel corso dello sviluppo del genere umano, da masse enormi per il soddisfacimento dei loro bisogni ed ideali: rivoluzioni, guerre di liberazione nazionale, guerre civili, le guerre giuste come quella condotta dall’URSS nella lotta mortale contro il nazifascismo. Altre forme di sacrificio si trova nel sacrificio quotidiano, grigio ma non per questo meno eroico dello schiavo cristiano che andavano incontro al martirio della croce inflittogli dai suoi padroni e dallo Stato Romano schiavista; nel sacrificio quotidiano del militante comunista durante il fascismo e il nazismo in Italia e in Germania. Le tendenze verso l’egoismo, l’autoconservazione propria e dei suoi discendenti, verso l’indifferenza si sono sempre scontrate in ogni uomo con la tendenza (che è reale) all’altruismo, al sacrificio per gli altri.

Di esempi concreti di sacrifici sofferti sono innumerevoli: pensiamo all’eroico comunista torinese Dante Di Nanni. Ferito in un azione dei GAP è circondato dai nazifascisti dove muore combattendo infliggendo pesanti perdite al nemico. Ma Dante era un ragazzo di 17 anni, che indubbiamente come tutti i ragazzi della sua età voleva vivere, ma che era costretto a lottare “soprattutto perché, se oggi non facessimo nulla non ci sarebbe ma un domani da cui cominciare a cambiare veramente le cose”.[4]

Vogliamo adesso esporre una tesi che potrebbe essere presa per assurda: che nella stragrande maggior parte degli esseri l’altruismo è più forte delle tendenze egoistiche. Che questo altruismo può a volte assumere forme corporative, ma sempre altruismo è. L’esperienza pratica offre miliardi di esempi: la priorità data ai figli, ai discendenti dalla grande maggioranza dei genitori. Se si trattasse di scegliere nei casi tra la propria vita e quella dei figli la maggioranza dei genitori (specie se madri, ma non solo) saprebbero cosa scegliere. L’imprenditore avarissimo ma che nella vita privata ma che cede ad ogni pretesa dei rapitori del figlio/a.

 

 

 

 

 

[1] Empedocle di Agrigento. Nei suoi frammenti si trova l’espressione “ates leimon” che si può tradurre “prato o campo di sciagure, pena, danno, disgrazia, rovina”.

 

[2] Discorso Sur une tombe.

 

[3] Lettera pastorale alla diocesi di Milano del 1983.

 

[4] Giovanni Pesce, Senza Tregua, Feltrinelli.

ACUNE SPIEGAZIONI SULLA CRISI ODIERNA

•marzo 22, 2017 • Lascia un commento

Nel 2007 la crisi generale del Modo di Produzione Capitalista è entrata nella sua fase terminale; a meno di essere in malafede tutti devono ammettere la grave crisi la crisi mondiale; ci sono governanti che dicono (da autentici illusionisti) che occorreranno pochi anni per uscirne, altri, più realisti, molti anni. I proletari e il resto delle masse popolari registrano dappertutto un enorme aumento del lavoro precario e sottopagato, che nei paesi dipendenti del Tricontinente si aggiunge alle miserevoli condizioni di vita.

Ormai anche nelle nazioni imperialiste, nella scuola, nella sanità, nei trasporti ecc. dove era ancora presente un certo interventismo statale, si registra una accelerazione dei tagli alla spesa sociale e una speculare tendenza alla privatizzazione; con la conseguenza di un ulteriore aumento dei carichi di lavoro ed ulteriore precarietà per i lavoratori, soprattutto i più giovani; però per questi ultimi i disagi non sono, il sostegno alle volte, proprio immediati, avendo alle spalle sia il sostegno delle famiglie che a volte la proprietà come la casa, in precedenza acquistate.

L’incremento del PIL di alcune nazioni industrializzate, che negli anni ‘55-’75 era, per alcuni paesi, a due cifre; già da circa 30 anni era iniziato a rallentare e oggi è a livelli che mediamente rasentano lo zero (se non si dà retta alle statistiche ufficiali che lo manipolano facendolo crescere artificiosamente di qualche punto).

Per non parlare delle nazioni del Tricontinente che sono fortemente indebitate, dove spesso sono devastate da guerre e inquinamenti; e le cui ricchezze vengono spesso depredate dalle nazioni imperialiste, ma anche le nazioni BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), anche se hanno avuto nel recente passato tassi di sviluppo superiori a quelli degli altri paesi, intorno al 5% in media, ormai se la vedono brutta. Infatti, a causa della sopraggiunta depressione economica mondiale, si è avuto un deprezzamento delle materie prime, di cui erano in massima parte esportatori, ed il rallentamento delle esportazioni di manufatti molto competitivi sui mercati per il basso costo della forza lavoro; per cui sono entrati in crisi anche i BRICS.

I crack finanziari delle borse sono solo gli indicatori delle difficoltà economiche die rispettivi apparati produttivi e rischiano alla lunga di coinvolgere tutte, come in un gioco di Domino, in una bancarotta globale; produttiva e finanziaria del sistema.

   Le ricette per uscirne – cioè per rianimare, almeno per un certo tempo, i titoli nelle varie borse – proposte dai vari istituti finanziari come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) o dai vari guru dell’economia sono tutte di lacrime e sangue per i lavoratori in tutto il mondo. Infatti, la disoccupazione globale, soprattutto giovanile, e la sottoccupazione aumentano da decenni, ormai non solo nei paesi cosiddetti poveri (eufemismo per mascherare la dipendenza dall’imperialismo), e non certo per l’aumento della popolazione: non possono più nasconderle nemmeno con le statistiche più manipolate. Inoltre, quasi metà della popolazione mondiale vive con meno di 2-3 euro al giorno. Anche nei paesi imperialisti i poveri crescono

incessantemente, ad esempio negli USA vi sono ormai 45 milioni di poveri ufficiali che ricevono buoni pasto dal Governo USA, su circa 250 milioni di abitanti.

Molti economisti e giornalisti borghesi si propongono a dare una spiegazione a questo andamento catastrofico dell’economia; ma tutti devono obtorto collo riconoscere i dati oggettivi sopra esposti.

I politici si sbracciano per convincerci – possiamo prendere come esempio il caso greco – che “stiamo tutti nella stessa barca” e che quindi “tutti dobbiamo contribuire ai sacrifici per risolvere la crisi e non farla affondare”; sembrano (in apparenza ovviamente) dimenticarsi che per gli armatori greci la barca galleggia sempre: non pagano quasi tasse e hanno una flotta commerciale che è una delle più mondo!

Di fatto, quindi, i sacrifici sono stati, sono fatti, e saranno imposti in futuro, non solo in Italia, o in Grecia, ma dappertutto.

BREVE ELENCO DELLE SPIEGAZIONI PIU’ COMUNI SULLA CRISI IN ATTO

Facciamo un breve elenco, certamente parziale, delle spiegazioni più comuni (da parte di economisti e mass media) sulla crisi in atto: a partire da quelle più superficiali, fino a quelle corrette in modo parziale, ed in generale comunque, secondo il nostro modesto parere, false:

 

  1. Ci sono troppi politici con i soldi della collettività, spesso li rubano, spesso prendono tangenti (alcuni aggiungono: da tanti anni).
  2. I commercianti (con riferimento soprattutto ai piccoli) non pagano le tasse, frodano lo Stato cioè la collettività (anche qui spesso si aggiunge: da tanti anni).
  3. Perché lo Stato fa troppo assistenzialismo… da tanti anni; quindi dobbiamo privatizzare scuola, sanità, pensioni… (tesi liberista istituzionalmente dominante). Aggiungono: proprio dalla fine degli anni ’60 ci fu la diffusione della spesa pubblica cioè della scuola accessibile anche ai meno ricchi; proprio per questo la situazione è peggiorata.
  4. Questa è una crisi si sottoconsumo: la gente non compra più e quindi, di conseguenza non si produce più come prima; bisogna aumentare l’assistenza alle famiglie per spingerle a consumare di più (tesi keynesiana, proposta anche da molti “rivoluzionari”, “antagonisti”).
  5. Questa è una crisi finanziaria: è colpa delle banche che non prestano più soldi alle industrie e queste non possono produrre, quindi di conseguenza c’è la crisi produttiva.

La prima e la seconda risposte sono le tesi più grossolane e facili da controbattere: in Italia i politici venivano pagati molto e prendevano notevoli tangenti anche negli anni ’60 quando il PIL cresceva a due cifre; ed anche allora i commercianti, soprattutto i grossi, non pagavano le tasse. Eppure allora non generava crisi. Certo

c’è sempre qualcuno che aggiunge poiché è da tanti anni che dura questa situazione (punti 1, 2 e 3) siamo arrivati alla crisi.

Che poi si suggerisce di controllare i piccoli commercianti che non fanno lo scontrino, cos’è questo se non aizzare a una guerra fra poveri? Mentre i ricchi se la ridono.

Torniamo a dare una risposta ai punti 1, 2 e 3.

I politici corrotti ci sono sempre stati, anche dal dopoguerra fino al 2000 ed hanno sempre avuto il consenso popolare (sempre più relativo a partire dall’esplosione della crisi, pensiamo ai livelli di astensionismo elettorale negli USA). Perché proprio ora la cosa non funziona più?

Ma soprattutto, per il punto 3 si può ribattere che, se assistenzialismo c’è stato, quello che ha sempre coinvolto le somme di gran lunga più grosse è stato l’assistenzialismo statale a favore dei ceti miliardari (sia in Euro che in Dollari): banchieri, industriali, grossi commercianti; ed a favore del capitalismo in generale.

Un caso indicativo è quello della FIAT; negli anni ‘80-’83 aveva mediamente 25 mila miliardi di lire annue in regalo dallo Stato italiano; quindi almeno 10 milioni di Euro di oggi. Ed il peggio che non erano regali in denaro, ma intitoli di debito, per cui lo Stato pagava anche una buona percentuale annua di interessi, ora, si potrebbe ipotizzare che se i ragli alla FIAT fossero stati della stessa entità a partire dal dopoguerra, si potrebbe dare una spiegazione di parte del debito accumulato (almeno il 40% di esso). E tenendo conto che in Italia di grossa industria non c’è stata solo la FIAT.

Tutti gli Stati imperialisti hanno sempre aiutato, sia in forme aperte che occulte, le imprese nazionali più grosse, soprattutto quelle a carattere multinazionale, a “farsi largo” sui mercati nazionali e internazionali; hanno impiegato somme enormi, che sono il motivo principale dei debiti statali; lo stesso dicasi per le grandi banche, soprattutto ultimamente. Uno dei trucchi più usati è stato quello di indebitarsi proprio verso i gruppi finanziari (industriali e bancari) che si volevano aiutare, in modo che lo Stato dovesse pagare anno dopo anno dopo interessi.

Ad esempio se si vuole regalare 10 milioni alla FIAT; lo Stato cosa fa? Ovviamente la FIAT dirà che senza quei soldi dovrà licenziare migliaia di operai o che l’Italia perderà di competitività. Allora lo Stato si mette d’accordo con gli azionisti FIAT: emette titoli per 10 milioni che compreranno gli azionisti FIAT stessi, dando allo Stato 10 milioni di Euro liquidi (non occorre che li diano fisicamente); lo Stato regala poi quei soldi alla FIAT e il trucco è bell’è fatto! Infatti ogni anno lo Stato pagherà su quei titoli di debito, prima qualche mezzo milione di euro all’anno e così dopo 20 anni la cifra si è almeno triplicata.

Non parliamo poi delle spese militari e delle altre commesse statali alle grosse industrie nazionali (quelle che di solito dirigono le politiche statali) per rifornire esercito, scuola, sanità, uffici pubblici ecc.: una pletora di armi micidiali e costosissime, strutture, impianti, strumenti e attrezzature di laboratorio, macchinari: tutta roba affittata o comprata profumatamente dallo Stato o dai suoi corrotti enti più o meno locali; a prezzi rispetto ai quali un privato per la stessa merce non pagherebbe

cantieri aperte da decenni a causa degli appalti e dei sotto-appalti mafiosi, mentre i prezzi delle “riparazioni” lievitavano di varie volte rispetto alle spese iniziali previste.

Tutto fa capire che, rispetto a questi aiuti dati, per decenni al grosso e medio capitale da parte degli Stati, le paghe dei politici hanno dimensioni mille volte minori; ma anche le tangenti che prendono dai grandi capitalisti fanno la figura delle cenerentole; ma fa la figura delle cenerentola anche la spesa sociale destinata alle masse popolari.

Inoltre: perché, in altre nazioni dove corruzione dei politici, evasione fiscale, assistenzialismo verso i ceto meno ricchi, non assumono forme così forti come in Italia, la crisi a volte morde anche di più ciò avviene perché essa non dipende da queste cause, alcune delle quali, forse, oggi, possono solo contribuire un poco ad aggravarla; mentre per il passato hanno avuto lo scopo di oliare il meccanismo capitalistico e tacitare i brontolii sociali.

Quindi le cause della crisi non si possono ricercare nelle prime 3 spiegazioni.

Passiamo quindi alle spiegazioni un po’ meno banali esposte nei punti 4 e 5.

Alla tesi keynesiana, contenuta nel punto 4, si può obiettare che i dati dicono che solo nel 2010 nelle nazioni più industrializzate, è iniziato ad esserci un calo delle vendite delle merci. Fino a circa il 2010 i consumi mondiali complessivi, pur se lentamente, crescevano ancora.

Anche se è pur vero che i mercati si sono quasi saturati dagli anni ’90, le vendite potevano ancora aumentare (e sono di fatto aumentate anno dopo anno dal dopoguerra al 2010); mentre i mercati tendevano sempre più a saturarsi, perché, pur aumentando i consumi, l’offerta aumentava più velocemente del consumo; e quando si sono saturati (intorno al 1995-2000) il consumo poteva ancora aumentare, am a quel punto l’offerta non poteva crescere molto più velocemente del consumo, cioè della domanda; infatti, i capitalisti sapevano di non poter più forzare il mercato ad allargarsi ulteriormente, prevedendo che gran parte della merce immessa non si sarebbe venduta.

In altre parole, il cosiddetto sottoconsumo (anche nelle nazioni ricche) è un fenomeno rilevato solo negli ultimi 4 o 5 anni, e non può quindi spiegare come invece si è arrivati alla crisi del 2007; esso ne è semplicemente una conseguenza.

Al punto 5 si può obiettare: da almeno 100 anni sono le stesse persone fisiche che hanno la proprietà o la disponibilità delle banche, ad essere anche i padroni delle grosse e medie industrie; allora cosa fa questa gente che non danno soldi a se stessi? E perché?

E soprattutto: se le industrie potessero garantire alle banche un buon profitto sui prestiti, perché le banche non dovrebbero prestare i soldi alle industrie? Evidentemente le industrie, in genere, non possono più fare profitti tali da garantire alle banche gli interessi che esse si aspettano dai prestiti; ma anche chi ha industrie e banche non trova conveniente impiegare i soldi (suoi o dei clienti) depositati nelle banche per investirli nelle proprie industrie, nonostante i bassissimi tassi di interesse correnti, visto che non ci sono più prospettive di buoni profitti da realizzare.

Facciamo un passo indietro per capire meglio le dinamiche della crisi.

Come già detto, dagli anni ’80 una produzione mondiale di merci sempre più grande veniva assorbita con sempre maggiore difficoltà dai mercati delle merci; anche se, di anno in anno, si comprava ancora più dell’anno precedente.

E i tassi di profitto industriali reali, già in discesa rispetto a quelli a due cifre degli anni ‘50-’70, calavano progressivamente: situazioni che diveniva sempre di più grave negli anni ’90: capitali sempre più grandi non riuscivano più ad ottenere profitti adeguati se investiti nella produzione.

Ma facciamo ancora un passo indietro storico.

Dopo il grande crack di borsa del 1929, i governi corsero ai ripari con leggi che, se non eliminavano, almeno regolamentavano di molto la speculazione di borsa delle banche e delle società finanziarie. Guarda caso, dopo il 1990 sia in America che in Europa questi impedimenti, rimasti in vigore per 60 anni (per esempio la separazione tra banche d’affari e commerciali) sono stati tolti.

Vari economisti[i] riportano che dopo il 1995 c’è stato un aumento abnorme della quantità di capitali che si sono riversati nella finanza: si ipotizza che attualmente i titoli di credito a spasso per il mondo sono stimati da 15 a 50 volte il PIL mondiale annuale (oltre centomila miliardi di dollari): per conferire loro un valore reale, altrimenti sono solo carta straccia, si dovrebbe lavorare gratis a livello mondiale, nel migliore dei casi prima riportato, almeno 15 anni.[ii] Insomma, visto che dopo gli anni ’90 i capitali non rendevano più se investiti nella produzione, i grandi capitalisti hanno forzato i loro governi a togliere tutti gli impedimenti che evitavano che essi si potessero riversare nella speculazione finanziaria.

Il capitalismo è stato insomma costretto a innescare le spirali speculativi (le famose bolle finanziarie di cui tanto si parla, ma di cui poco – a livello ufficiale ovviamente – si riesce a spiegare dopo il ’90 altrimenti il crollo del sistema ci sarebbe stato intorno al 1995. Invece per altri 15 anni circa i capitalisti hanno potuto fare profitti sui titoli.

Il capitale, per accumularsi, in questi anni ha sempre più abbandonato l’aspetto produttivo, descritto e sintetizzato da Marx nel Capitale, cioè il ciclo D-M-D’: il capitale si valorizza (aumenta in quantità e quindi in valore) attraverso la produzione e la vendita di una merce;  e ciò a favore di un ciclo economico completamente diverso, di natura esclusivamente finanziaria: D-D’: il capitale si valorizza (aumenta – apparentemente – in quantità e valore) in borsa senza passare più alcun tipo di produzione. Insomma, il danaro partorisce danaro aumentato, dal nulla, non producendo nulla, incredibile! Mentre anche strati di lavoratori, non ultimi quelli cinesi, si sono lasciati attrarre da questo strano gioco, pensando di arricchirsi investendo in borsa i loro risparmi frutto di uno sudato lavoro o di danaro preso in prestiti. Il risultato è stato: perdite dei loro soldi o debiti da ripagare con il loro lavoro futuro. Un impoverimento improvviso dopo aver pensato, per qualche tempo, di essere diventati ricchi. Altro aspetto diffuso per la prevalenza assunta in questi decenni dalla finanza: il poter comprare, sempre più diffuso, a debito ogni cosa (casa, auto, ecc.) facilitati dall’erogazione di prestiti facili anche persone con scarsissimo reddito, che difficilmente avrebbe potuto ripagare i crediti ottenuti: i cosiddetti mutui

sub-prime. A questo punto il crack del 2007 e la successiva depressione erano fenomeni facilmente inevitabili.

Per capire maggiormente il discorso che stiamo facendo, bisogna capire la differenza che passa tra un valore finanziario definito reale e un valore finanziario definito in sonno. Bisogna ricordarsi che per Marx il valore nasce ed è determinato da un fattore reale e concreto che è il lavoro. In pratica un bene un bene o un prodotto ha un valore commisurato alla quantità di lavoro sociale che è necessario per (ri)produrlo in un dato momento storico sotto forma di lavoro vivo in senso lato, materialmente o intellettuale; lavoro erogato dal lavoratore. Come indica la stesa etimologia del termine, un valore finanziario si può definire reale solo se è concretamente riscontrabile e ha un corrispondente di valore nella realtà, prodotto nel modo prima illustrato. Caratteristica questa che invece non possiede un valore fittizio. In sostanza, facendo l’esempio di una valuta: se essa ha un’adeguata copertura aurea o ha alle sue spalle un apparato economico-produttivo adeguato al suo lavoro ha un valore reale, in un dato istante di tempo, il valore di un’impresa con tutti i suoi macchinari, capannoni, materie prime, prodotti, brevetti, know how ecc. ha un valore reale.

Cioè se ci sono beni reali che garantiscono, nel tempo, un valore presente e sottostante quando si presenta in borsa sotto l’aspetto cartaceo-informatico solo per agevolare gli scambi. Così come avviene per le valute monetarie anch’esse sotto forma generalmente cartacee per questioni di mera opportunità: per poter favorire e agevolare la circolazione ma non sono o non dovrebbero essere dei semplici pezzi di carta ma rappresentare lavoro umano.

Avviene invece che negli ultimi anni per porre rimedio alla crisi che l’accumulazione capitalistica sta attraversando e livello internazionale, le varie Banche centrali dei vari Stati (in Europa la BCE) stanno stampando a più non posso moneta sotto forma di titoli di credito garantiti dalle banche stesse, che non ha come corrispettivo alcun valore reale: il cosiddetto quantitative easing (QE).

Questo tipo di moneta creata dal nulla, concessa a tassi di interesse alle banche o agli organismi finanziari, entra in circolo sostenendo i valori di borsa, i titoli di Stato ecc. ma ha l’effetto perverso di annacquare moltissimo i valori reali precedentemente prodotti.

Serve però sia per sostenere le speculazione al rialzo delle varie azioni (bolle finanziarie) o titoli, sia per ristabilire i valori reali quando avviene una speculazione al ribasso operata dagli stessi organismi finanziari internazionali che in precedenza avevano operato per spingere in alto i valori delle azioni dei vari mercati borsistici internazionali facendoli diventare del tutto irreali e fittizi.

Quando quest’ultima evenienza accade ha come risultato la inevitabile tosature dei piccoli e medi risparmiatori che presi dal panico, vendono a poco i titoli acquistati in precedenza a caro prezzo, quando pensavano di diventare anch’essi ricchi investendo nelle borse sempre al rialzo.

Avviene così un fatto “paradossale”: i valori reali, frutto del lavoro reale e concreto di una vita, investiti in borsa da un piccolo risparmiatore vengono fagocitati attraverso un opera di svalorizzazione, dai valori fittizi creati in

precedenza dalla banche centrali; che a loro volta, così facendo, riescono a riempire di valore i loro titoli creati dal nulla.

Secondo molti economisti[i] anche nella normale attività di borsa (cioè senza speculazione) si tendono a creare, pur se nei decenni, enormi bolle di capitale fittizio, che prima o poi presentano il conto.

Ma torniamo ad occuparci sul perché queste spirali speculative creano o accelerano le bolle.

Si può dire che il sistema capitalistico è un vulcano della produzione che alla fine si arena nella palude del mercato.[ii]

Proviamo a confrontare queste tesi con i fatti storici dell’economica. Dal secondo dopoguerra al primo decennio del nuovo secolo, la produzione mondiale di veni materiali è aumentata in modo esponenziale; fino a che, oggi, il mercato non riesce più ad assorbirla.

Ma perché la produzione, nel capitalismo, è costretta ad essere un vulcano?

Per, cercare di dare una risposta a questa domanda, bisogna partire dal fatto che l’accumulazione capitalistica è soggetta alla legge delle diminuzione tendenziale del saggio generale di profitto scoperta da Marx.

Tale legge sostiene che a causa del funzionamento stesso del processo di produzione e accumulazione di capitale, i profitti ottenuti da una data quantità di capitale diventano alla lunga, decennio dopo decennio, sempre più bassi.

Come si intuisce, questa legge attribuisce le cause ultime, di fondo, delle crisi capitalistiche epocali, a problemi inerenti soprattutto alla sfera della produzione.

Certamente non è un caso che la Borghesia Imperialista, nel tentativo di proporre una visione armonica di se stesso, si muove su due aspetti: dal punto di visto ideologico, tende a boicottare la visone di Marx e a distorcerla; oltre a falsare i dati. Da un punto di vista materiale, per cercare di contrastare l’opera di questa legge, quando poteva (e oggi ancor di più), ha adottato vari mezzi per sfruttare maggiormente i lavoratori: aumento dell’orario di lavoro, abbassamento dei salari, aumento dei ritmi di lavoro, acquisto a costi bassissimi delle materie dai paesi dipendenti alle metropoli imperialiste ecc.

Tutti questi metodi però dei limiti intriseci; ad esempio non si possono aumentare orari o ritmi di lavoro di lavoro oltre un certo limite altrimenti chi lavoro oggi non ha la forza di farlo domani… e ciò è ancor più vero quando si utilizzano mezzi produttivi avanzati che costringono a ritmi elevati (che spingono il lavoratore, il produttore, a diventare un’appendice della macchina; da cui quindi dipendono anche i suoi ritmi); e quindi, questi metodi, pur venendo sempre più utilizzati, non lo possono spingersi all’infinito.

E questo è vero nonostante che oggi, e ancor più in futuro, con i disoccupati in aumento, si ha la possibilità (aumentando a dismisura orari e ritmi, peggiorando le condizioni ecc.) di poter consumare le energie di un lavoratore in pochi anni, data la facilità rimpiazzarlo: non si piò far lavorare un operaio più di 24 ore al giorno!

   C’è invece un unico mezzo per aumentare, almeno nel breve periodo, i profitti di chi lo applica, che sembra non avere limiti intrinseci: l’innovazione produttiva, cioè l’applicazione delle innovazioni della scienza e della tecnologia alla produzione, per

aumentare il più possibile la produttività: la storia ha dimostrato che una volta aumentata la produttività con miglioramenti tecnologici, la si può aumentarla ancora di più con altri miglioramenti tecnologici.

La spinta all’innovazione produttiva ha permesso enormi progressi scientifico-tecnologici, pur se pagati a duro prezzo dalla classe lavoratrice; essa ha periodicamente rilanciato l’accumulazione capitalistica, ma ci ha anche permesso di soddisfare, pur se spesso in modo distorto un numero crescente di bisogni.

Tutto questo anche Marx lo riconosce quando afferma che in Europa il capitalismo è un passo in avanti, sotto alcuni punti di vista, rispetto al feudalesimo; e questo resta vero anche se teniamo conto del fatto che una frazione non trascurabile dei bisogni sono ora sempre più indotti dal bombardamento pubblicitario dei mass-media: un altro prodotto del tentativo disperato di vendere e far profitti il più possibili (se non si vendono i prodotti, i profitti restano solo sulla carta).

Oggi però, questa tendenza sempre più accelerata ad accrescere la produttività e la produzione, finalizzata, nell’ambito di una concorrenza, ineliminabile all’interno del capitalismo, ad ottenere il massimo profitto possibile e, nel più breve tempo possibile, comincia a mostrare a tutti la faccia orrenda della medaglia.

Questo modo di produrre (per il profitto e non per i veri bisogni della società umana) ha portato:

 

  1. Alla produzione di una quantità enormi di merci, tanto enorme che il mercato, pur se crescesse ancora, non può più assorbire. Infatti (potrebbe parere quasi uno scherzo questo esempio che facciamo ma non lo è) oggi, per rilanciare la produzione ogni famiglia dovrebbe andare in giro con 5 automobili e comprarsi 5 televisori per ogni stanza di casa. È evidente che se pure se ogni famiglia italiana se lo potesse permettere, alla fine della fiera di tutta questa merce cosa ne farebbe? Sicuramente se ne dedurrebbe che non siamo di fronte a una crisi di sottoconsumo ma di sovrapproduzione. La crisi di sottoconsumo può esserne poi una conseguenza, ma con l’approfondirsi della crisi, quando una classe lavoratrice impoverita, soprattutto nei paesi dipendenti, non riesce nemmeno più a soddisfare bisogni primari.
  2. Ad uno sfruttamento più forsennato della natura: in una situazione in cui i profitti tendono ad essere bassi, se il capitalista non mette i filtri ai camini delle fabbriche, se mette materiali dannosi alla salute ma meno costosi nelle merci che produce (e ve ne sono a chili – in questo caso di materiale cancerogeno – anche in una normale automobile), se non bonifica le miniere dopo averle esaurite, se usa concimi chimici scadenti in agricoltura (e si potrebbe continuare all’infinito), certamente abbasserà i suoi costi immediati privati, e/o a volte potrebbe ottenere nell’immediato dei rendimenti maggiori; ma, alla lunga, ed è quello che è successo, ha aumentato a dismisura i costi sociali e ambientali. Oggi questo aspetto ecologico, viste le progressive devastazioni ambientali, è messo oggi in evidenza da tutta una genia di intellettuali e movimenti pseudo-ecologisti radical-borghesi che, alla fin fine, vorrebbero tutti la “botte piena” (una natura decontaminata) e la “moglie ubriaca” (restare nel modo di produzione capitalista, magari addomesticandone la natura, rendendolo un po’ più “umano”).
  3. Da un certo punto in poi ad un aumento progressivo, che oggi inizia ad essere devastante, della disoccupazione mondiale: il capitalismo non può prendere la strada dell’abbassamento generalizzato dell’orario a parità di salario. Anzi, l’aumento dell’esercito industriale di riserva preme e funge da arma di ricatto verso le “pretese” degli occupati, rendendo molto più difficili le lotte per conquiste salariali e normativi, e soprattutto delle condizioni di lavoro; che cominciano a devastare – al pari della natura – la vita stessa del lavoratore.

 

Un altro dato, fondamentale è quello consumo: secondo i dati ufficiali il consumo medio mondiale pro capite (cioè il relativo a un singolo individuo) nell’arco di quest’ultimo secolo è cresciuto di due o al massimo di tre volte; e non certo di quindici volte la produttività. Se un secolo fa impiegavano 15 ore per produrre un tavolo, oggi basta una sola; ma se un secolo consumavano un solo tavolo oggi ne consumiamo 3, e non 15. Il dato sul consumo tiene conto anche delle merci nuove che vengono inventate e prodotte continuamente per soddisfare nuovi bisogni.

Si può trarre facilmente la conclusione, che considerando un campione fisso di popolazione (es. 1000 persone), oggi si produce tutto quello che si consuma con un numero di ore di lavoro che è la quinta parte (o meno) di quelle che si impiegavano un secolo fa. O forse anche la decima parte. Tutto questo non considerando gli aumenti di produttività dei paesi come i BRICS, che sono stati nettamente superiori rispetto agli aumenti relativi ai paesi di vecchia industrializzazione.

Siamo coscienti che le stime di aumento di produttività tendono ad essere sempre per difetto perché gli aumenti qualitativi del valore d’uso di una merce non sono facilmente quantizzabili; ma ciò porta ad un analogo difetto di stima sul consumo.

Comunque, restando su stime prudenti, se l’orario di lavoro resta fisso, e tenendo conto dei ritmi, per produrre tutto quello che ci per vivere, se ad esempio un secolo fa, delle 1000 persone del campione ne lavoravano 500, oggi ne bastano 100 (o 50); oppure all’opposto si potrebbe far lavorare ancora 500 persone ma con un orario di lavoro che è 5 volte o 10 volte più piccolo. Queste le due vie estreme.

Quale strada ha di fatto preso lungo l’ultimo secolo il capitalismo? L’orario di lavoro non è per nulla diminuito per far lavorare tutti e meno. Quindi, finché si continuerà a produrre col sistema capitalistico, cioè per il profitto e non per i bisogni della società umana, i disoccupati e i sottoccupati ultrasfruttati, come i poveri tout court, sono inesorabilmente destinati ad aumentare al di là della preparazione culturale e delle capacità lavorative dei singoli: i lavoratori potrebbero diventare anche tutti degli Einstein, mai i posti (le ore) di lavoro sono quel che sonno e, capitalismo imperante, ormai e ci sarebbero più Einstein disoccupati, già oggi, quanti laureati, anche preparati, stanno a spasso o fanno lavori manuali!

Con questo non vogliamo certamente dire che sia buono rinunciare all’istruzione scolastica: depurata dall’ideologia dominante, essa è preziosa per una critica del mondo capitalistica.

 

 

[i] Come Loren Goldner autore del libro Il capitale fittizio e crisi del capitalismo, ed. Pon Sin Mor (TO). 2007.

 

[ii] Bordiga, Proprietà e capitale. Vulcano della produzione o palude del mercato? Marxismo e tempo storico, Gruppo della Sinistra Comunista, 1972.

[i] Come M. Donato docente dell’Università di Teramo.

 

[ii] Alla domanda retorica chi dovrebbe lavorare gratis, la risposta è semplice se non addirittura banale: i lavoratori del mondo ovviamente.