LA DISTRUZIONE DEL DIRITTO DEL LAVORO IN ITALIA

•ottobre 26, 2020 • Lascia un commento

  L’origine dell’attacco alle condizioni materiali di esistenza delle masse popolari da parte della Borghesia Imperialista che ha portato nel nostro paese la distruzione del diritto del lavoro è la crisi del sistema capitalista iniziata all’incirca alla metà degli anni Settanta. La caratteristica di questa crisi si possono riassumere nel fatto che la crisi è generale (cioè nasce come crisi economica e poi si trasforma in crisi politica e culturale), di lunga durata e coinvolge tutto il mondo, cioè riguarda, sia pure con tempi e intensità diversa, tutti i paesi del mondo.

   È di dominio pubblico che i paesi semicoloniali e dipendenti vengono ricolonizzati, che i governi raddoppiano e triplicano i prezzi dei beni essenziali,  che milioni di persone sono cacciate dai loro paesi e costrette all’emigrazione.

   In Italia nel periodo che va dall’inizio degli anni Novanta (dove – non certamente a caso – ha operato in funzione di guerra ortodossa la Falange Armata) fino ad oggi, è stato anche (e non sarà certo un caso) quello della demolizione del diritto del lavoro e delle conquiste che i lavoratori italiani le avevano ottenute dal secondo dopoguerra dopo dure lotte.

   C’è stato anche il cambiamento del significato delle parole in uso. Fino all’altro ieri per riforme s’intendeva miglioramento (certamente graduale) delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, da un certo periodo in poi ha solamente significato un continuo e costante peggioramento. Se poi ci si opponeva a tali “riforme” ci si tirava dietro l’accusa di essere “conservatori” che si oppongono al “progresso”.

   Quest’attività di “riforma” e di abolizione del diritto del lavoro è stata portata avanti con l’apporto dei partiti di sinistra (compresi quelle definiti “radicali” come Rifondazione) e dai sindacati confederali.

   Ci sono state due modalità diverse per portare avanti questo tipo di attacco ai diritti dei lavoratori:

  • Da parte dei governi di Centro-Sinistra la “riforma” del diritto del lavoro deve avvenire di concerto con i sindacati confederali in modo da farla accettare ai lavoratori senza alcuna protesta.
  • L’orientamento dei governi di Centro-Destra, invece, prevedeva più l’immediato e diretto intervento del potere legislativo.

   In effetti, queste cosiddette “riforme” sono avvenute in prevalenza mediante accordi sindacali che, una volta consolidati ed evitato la protesta dei lavoratori, alla fine sono state consolidate.

   Agli accordi sindacali, è stato attribuito un vero e attribuito un vero e proprio ruolo normativo.

   Un esempio. In maniera di contratti a termine, la legge n. 56 del 1987 riconosceva ai sindacati la possibilità di derogare in peggio il divieto di apposizione del termine. Con tali accordi, il termine si poteva apporre liberamente ed anche all’attività ordinaria. In pratica, con gli accordi sindacali si legalizzava la violazione della legge. Una volta consolidatigli accordi ed evitato la protesta dei lavoratori, nel 2001 è stata emanata la nuova normativa sulla liberalizzazione del contratto a termine.

   Per il resto, basta confrontare la successione dei contratti collettivi per comprendere facilmente come i sindacati sottoscrittori hanno gradualmente introdotto la flessibilità e compresso, se non abolito, i diritti dei lavoratori.

   Il ruolo di CGIL-CISL-UIL è stato quello di far passare la “riforma” in peggio dei diritti dei lavoratori in silenzio e senza sorprese.

   A garanzia di tale ruolo, l’ordinamento e la giurisprudenza hanno riconosciuto a tali sindacati l’esclusivo riconoscimento di rappresentatività per legalizzare la loro preminenza rispetto a sindacati molto più conflittuali di loro.

SULLA FLESSIBILITA’

   La flessibilità la si fa ma non si dice. In 1.127 accordi sindacali sottoscritti tra il 1990 e il 1995 la parola compare solo su 137 documenti mentre esiste nei fatti molto di più di quanto compariva nei testi che venivano poi modificati. Flessibilità soprattutto negli orari. Ciò costituisce una linea guida che poi scatterà anche in tema di salario.

   Gli accordi gradino prevedono salari inferiori ai minimi previsti dai contratti.

   Un accordo gradino è stato stipulato nell’estate del 1996 per i tessili e costituisce una clausola aggiuntiva inserita nel C.C.N.L. del 1995. Con l’affermazione che “Gli accordi gradino salvano posti di lavoro e fanno aumentare al sindacato la presenza nei posti di lavoro” (Antonio Megale della CGIL Tessili). In sostanza sindacati e imprenditori tessili sono concordi nel ritenere che la clausola dei tessili dimostra l’approccio alle deroghe salariali risulti più efficace se affidato alle singole categorie e non imposto con intese centralizzate troppo condizionate da querelle politiche. Quello dei tessili è stato uno dei settori apripista nell’emersione del sommerso: nel 1996 aveva 30.00 addetti; 2.000 aziende; 10.000 addetti già emersi; 70 aziende emerse nel leccese, 20 a Martina Franca.[1]

   Altri accordi “brillanti” sottoscritti nel 1996: la CISL sigla un accordo territoriale a Brindisi in base al quale le nuove aziende possono pagare salari inferiori ai minimi contrattuali. La Barilla sottoscrive delle intese con i sindacati in base alle quali il personale è retribuito con un gradino inferiore a Melfi e Foggia. Il Contratto Collettivo nazionale del Legno prevede per i nuovi assunti stipendi inferiori del 20%. Mentre il Contratto Collettivo nazionale Lapidei e manufatti hanno allungato il periodo di avviamento da due a cinque anni.[2]

I   n base all’art. 36 della Costituzione, ogni lavoratore deve percepire una retribuzione in misura comunque sufficiente per garantire una vita libera e dignitosa per sé e alla sua famiglia. Tale misura è stata individuata nei minimi sindacali stabiliti dalle singole contrattazioni collettive nazionali.

   Il primo intervento per ridurre la retribuzione dei lavoratori è stato quello di non aumentare più i suddetti minimi, ormai fermi da oltre venti anni. Ciò è avvenuto con la complicità dei sindacati confederali e dei governi di Centro-Sinistra (con dentro la sinistra cosiddetta “radicale”).

   Le altre azioni sono state le più svariate.

   Con gli accordi gradino, come si diceva prima, è stato previsto un salario d’ingresso inferiore per i primi anni di lavoro. Questo tipo di azione, essendo anticostituzionale per violazione del diritto di uguaglianza, era prevista solo per qualche anno e in via transitoria invece dura dal 1990 perché è sempre stata prorogata.

   Con la leggi sui Lavoratori Socialmente Utili (LSU) di cui il decreto legislativo 468/98, lo Stato e gli enti pubblici possono assumere personale precario senza tutele e con garanzie ridottissime per la realizzazione di opere o fornitura servizi, con contratti temporanei e a scadenza. L’art. 8 esclude espressamente che tale personale possa essere considerato come lavoratori subordinati.

   Con i Contratti d’Area e i Patti Territoriali si sono introdotte forme di assunzione e retribuzione precaria. Nonostante tali azioni consistano in strumenti di finanziamento statale delle attività produttive, con il beneplacito di CGIL-CISL-UIL sono state introdotte politiche per la riduzione dei salari e per nuove forme di lavoro meno garantito e meno tutelato. I Contratti d’Area sono previsti dall’accordo per il lavoro del 24.09.1996 (Governo Prodi) per le aree industriali in crisi e ad alto tasso di disoccupazione, mentre i Patti Territoriali sono stati introdotti con le leggi nn. 104/95 e 662/96 per tutto il territorio. In realtà questi strumenti che riducono le tutele dei lavoratori sono stati applicati anche in zone non in difficoltà, come Pavia, Trieste, Crema. Un posto di lavoro creato con tali strumenti costa allo Stato 300.000€, quindi per gli imprenditori è quasi a costo zero. Ciò ha prodotto nuova occupazione precaria e con reddito insufficiente ed è stata un’operazione di sostituzione dei lavoratori a costo intero con quelli a costo ridotto.

   Con l’uso indiscriminato dei Contratti di Formazione si è provveduto all’assunzione finanziata di lavoratori per un massimo di due anni con il ricatto per essere confermato il rapporto a tempo indeterminato.

   Ora l’istituto è stato sostituito con le varie forme di apprendistato della durata di quattro anni ed applicabile liberamente anche a lavoratori qualificati (ingegneri, tecnici ecc.). Come apprendisti, i lavoratori svolgono un lavoro qualificato ma sono retribuiti secondo livelli d’inquadramento inferiori.

Per quanto riguarda, la flessibilità occupazionale che abolisce la garanzia di stabilità con il Decreto Legislativo 368/2001 e la Legge 133/2008 è stata introdotta la libertà dei Contratti a termine con i quali si ottiene lo stesso risultato della totale libertà di licenziamento in favore dei padroni: stipulando ripetuti contratti a termine o brevissimo termine mensile o settimanale il lavoratore deve sottostare ai ricatti datoriali, per non ottenere il rinnovo e rimanere disoccupato e senza reddito.

   Con la legge 428/90 è possibile licenziare i lavoratori in caso di cessione di azienda per assumere altri a condizioni più svantaggiose.

   Nei casi in cui non interessa la cessione di azienda, la flessibilità è attuata mediante la pratica dello “svecchiamento” che consiste nel porre in cassa integrazione i lavoratori garantiti per indurli alle dimissioni stante il ridotto ammontare dell’assegno rispetto allo stipendio ed i limiti imposti al cassintegrato. I lavoratori con maggiore anzianità sono posti in mobilità lunga per la pensione anticipata. In entrambi i casi, cassa integrazione e mobilità con prepensionamento, i costi sono a carico dello Stato e il datore si libera di quei lavoratori garantiti per assumere nuovo personale a condizioni peggiori.

   Con l’operazione “svecchiamento” il datore di lavoro ottiene anche un altro obiettivo: liberarsi del personale “anziano” anche se efficiente per assumere personale giovane, “fresco” di studi, proprio come avviene con un computer funzionante ma sostituito con un altro di ultima generazione.

La legge Biagi del 2003 ha introdotto ulteriori forme di flessibilità, tra cui: contratti a progetto, a chiamata, lavoro intermittente, a somministrazione, ripartito, accessorio, il distacco, il trasferimento, appalto di manodopera, cessione di ramo d’azienda.

   Tutte queste tipologie comportano una retribuzione inferiore, un’insicurezza del posto di lavoro, la mancanza di copertura delle ulteriori forme di retribuzione, come quella collaterale e differita (tredicesima, quattordicesima, ferie, TFR), ed assicurativa (malattie, maternità, previdenza, indennità di disoccupazione).

   Fino alla serie di leggi che il Governo Renzi, ha varato che sono raggruppate col nome di Jobs Acts che sono un sistema di ricatto permanente a favore dei padroni e contro i lavoratori e le lavoratrici.

   Infatti, questo ricatto procede su due gambe: quella dei contratti a termine a casuali (per cui il padrone può assumere a termine quando vuole e per il tempo che vuole) e quella dei contratti a tutele crescenti (per cui il padrone può assumerne a tempo indeterminato, ma licenziare quando e come vuole pagando una miseria di indennità)

   Tutti questi interventi sindacali e legislativi hanno avuto come conseguenza che in Italia la forza lavoro è tonalmente svalorizzata. Con il ricatto della disoccupazione di massa e con il lavoro nero (che nella sostanza con questi interventi sopra descritti è stato legalizzato), il padronato ha abbassato anno dopo anno i salari.

   I bassi e bassissimi salari cono la carta che i padroni italiani e i loro governi giocano sul tavolo della competitività contro gli altri capitalisti europei e mondiali.

   Per questo motivo anche in città come Milano c’è gente che lavoro per 3-4-3 euro l’ora!

   Per questo motivo un fronte unitario di lotta e di massa dovrebbe battersi che ci sia una paga oraria che non sia inferiore a 9€ l’ora (niente di estremistico è la media della paga base oraria europea) e un salario minimo garantito per i disoccupati che non sia inferiore almeno a 1.250€ mensili.

   In sostanza bisogna combattere il sottosalario, contro la condizione sempre più schiavistica imposta dal padronato e dalle leggi dello Stato, contro l’attacco alla dignità dei lavoratori e delle lavoratrici.

INCIDENTI E INFORTUNI SUL LAVORO

   Secondo dati ufficiali (molto inferiori alla realtà) i morti ufficiali sul lavoro sarebbero oltre 1.000 all’anno. In questa cifra sono compresi solo i lavoratori che muoiono in seguito ad un incidente violento entro i primi cinque giorni.

   Sono quindi escluse, tutte le morti successive ai cinque giorni e quelle causate da malattie contratte sul lavoro.

   Perciò questo numero aumenterebbe a diverse migliaia di morti all’anno. Una vera propria guerra che la Borghesia sta effettuando contro i proletari.

   Qual è la causa degli incidenti sul lavoro e quali potrebbero essere le soluzioni?   Una delle cause è la mancata predisposizione di mezzi e sistemi infortunistici ritenuti dalle aziende troppo costosi oppure elementi che frenano la produttività. Il motivo fondamentale di quest’atteggiamento delle aziende risiede nella legge economica del sistema capitalistico della competitività: la riduzione dei costi di produzione.

   Non applicare mezzi e sistemi anti infortunistici significa risparmiare soldi, quindi aumentare i profitti.

   Un’altra causa è l’aumento dei ritmi di lavorazione. La produzione aumenta con l’aumento della velocità di lavorazione.

   È un dato economico che un prodotto è tanto più competitivo quanto viene fabbricato nel minor tempo possibile. La velocità della lavorazione, però, non permette di rispettare le regole di sicurezza. Non permette di effettuare un lavoro con attenzione e precisione. Ciò crea motivo di incidenti ed infortuni.

   Un esempio è quanto sì e registrato nei supermercati della grande distribuzione, dove i commessi dovevano correre su pattini a rotelle per rifornire gli scafali.[3]

   Inoltre, aumentare i ritmi di lavoro e ridurre e abolire le pause (si potrebbe definire il “modello Marchionne” fatto di diminuzione pause, cassa integrazione e straordinari)[4] ed i riposi, tutto ciò significa maggiore produzione ma anche maggiore rischio di incidenti per stanchezza e mancanza di lucidità.

   Egli ultimi anni è aumentato anche il numero dei lavoratori minorenni, finanche bambini. In Italia si stima che nel 2013 erano 260.000 i minori sotto i 16 anni coinvolti, più di 1 su 20.[5]

I minorenni sono i più esposti agli incidenti e alla contrazione di malattie professionali vista la loro debole condizione fisica e la mancanza di esperienza e preparazione professionale. E chi fa lavorare i bambini viola, la legge sul diritto del lavoro, figuriamoci quelle sulla sicurezza.

I governi italiani – nel 1997 quello di Centro-Sinistra (appoggiato da un grande “comunista” come Bertinotti) e nel 2003 quello di Centro-Destra hanno abolito il limite dell’orario giornaliero fissato nel 1924 in otto ore. In base alla legge n. 66/03, un lavoratore può essere obbligato anche 16 ore al giorno senza alcun aumento di retribuzione. Quello che non ha fatto il fascismo storico al governo (ma all’epoca c’era un Movimento Comunista Internazionale degno tal nome con dirigenti come Lenin non intellettuali da salotto arrivati ai posti dirigenti grazie ai revisionisti come Ingrao), lo ha fatto il tecno-fascismo attuale con la complicità di tutti i partiti politici di centro, destra e della sinistra borghese (e dei sindacati che praticano la collaborazione di classe).

   Il limite della giornata di 8 ore è stata una grande conquista dei lavoratori sugellata con gli eccidi proletari del 1° maggio.

   La richiesta di limitare la giornata lavorativa al massimo di otto ore era motivata che più ore di lavoro provocavano maggiore stanchezza psico fisica. A causa della stanchezza avvenivano maggiori incidenti.

   La stessa legge n. 66/30 che ha abolito le otto ore, prevede che possono beneficiare di una pausa di 15 minuti per il riposo solo coloro che svolgono un lavoro ripetitivo e solo dopo le prime sei ore di lavoro. Pausa che non costituisce un diritto del lavoratore ma una concessione del datore di lavoro. Se il lavoratore decide di utilizzare la pausa dopo sei ore di lavoro contro la volontà del datore di lavoro, è passibile di sanzione disciplinare per insubordinazione che può essere punita con il licenziamento.

   È chiaro che il lavoratore evita di riposarsi per non perdere il posto di lavoro.

   Ma è anche chiaro che la stanchezza e la perdita di lucidità provocano incidenti la cui colpa viene posta sempre a carico del lavoratore, ritenuto disattento.

   Questi sono gli effetti della legislazione italiana.

   Pertanto, non si può parlare di soluzione della problematica degli infortuni se non si aboliscono queste leggi, se non si abolisce la legge n. 66/03, se non si affronta la questione dei ritmi di lavoro.

   Le imprese, per risparmiare sui costi, non predispongono adeguati mezzi, né attrezzature antiinfortunistiche. Sempre per risparmiare sui costi, gli imprenditori assumono personale non specializzato e senza esperienza in modo da pagarli di meno. La mancanza di conoscenze e d’informazioni è una causa degli incidenti.

   Le imprese che ricorrono maggiormente a questi espedienti sono quelle pressate dal contenimento dei costi rispetto agli introiti stabiliti da un appalto.

   Il prezzo con cui un’impresa concorre per l’aggiudicazione di un appalto è frutto di un calcolo complessivo dei costi di esecuzione. Quanto più riduce i costi, maggiore è la possibilità di aggiudicarsi la gara di appalto.

   I costi che in genere sin riducono sono proprio quelli destinati alla sicurezza poiché ritenuti non produttivi. La conseguenza è l’esposizione agli incidenti.

   Esposizione che aumenta vertiginosamente con i subappalti. In questi casi la riduzione del costo dei costi è ancora maggiore perché il subappaltante ottiene per il medesimo lavoro un prezzo di prezzo di appalto minore. Il subappaltante per ricavare degli introiti deve risparmiare sui lavoratori e sulla loro sicurezza.

   Appare chiaro che un terreno di lotta sta nell’abolire tutte le leggi e le norme che permettono il subappalto e disporne il divieto totale.

   Il subappalto è stato sempre una causa degli incidenti sul lavoro, inoltre, ha fatto riemergere la figura del caporale che era stata vietata dalla Legge 1369/60.

   Ebbene, prima della Legge Treu (approvato da quel grande “rivoluzionario” che era Bertinotti), poi con la Legge Biagi si è abolita la Legge 1369/60 e liberalizzato gli appalti e i subappalti di manodopera e legalizzato in sostanza il caporalato con il lavoro interinale e a somministrazione.

   I lavoratori assunti con contratti flessibili e precari, come il lavoro a termine, part time, a progetto, a chiamata ecc. sono maggiormente esposti agli infortuni. La loro condizione di riscattabilità li obbliga a non protestare e ad accettare lavorazioni pericolose o, comunque faticose, compresi i ritmi elevati e senza sicurezza.

   Pertanto, non è vero che le istituzioni vogliono eliminare le stragi sul lavoro. I partiti e i governi sono stati promotori (o comunque non si sono contrapposti) di leggi che facilitano e aumentano gli incidenti sul lavoro.

   Quindi, finché esisterà questo sistema economico che si basa sullo sfruttamento delle persone, il problema degli infortuni non sarà mai risolto ed i lavoratori saranno destinati a rischiare la vita.

   Ma, intanto è importante ed obbligatorio combattere affinché siano abolite tutte quelle leggi che facilitano gli incidenti e gli infortuni. Quindi occorre immediatamente ottenere l’abolizione della legge n. 666/03 e ristabilire l’orario massimo di lavoro a otto ore per cinque giorni a settimana (e ovviamente se si hanno i rapporti di forza sufficienti lottare per ulteriori riduzioni di orario senza perdita di salario); l’abolizione delle leggi che permettono il subappalto e stabilire il divieto dell’appalto di manodopera e del caporalato; l’abolizione totale della legge Treu e della legge Biagi; l’abolizione della Jobs Act e di ogni forma di precarietà e flessibilità del lavoro.

   Il prezzo che i lavoratori stanno pagando non è solo una retribuzione inferiore o il licenziamento, ma la loro sopravvivenza fisica.

LA DELOCALIZZAZIONE DELLE IMPRESE

   Gli imprenditori italiani hanno deciso di confermare la loro politica aziendale che prevede il licenziamento degli operai, la chiusura delle fabbriche in Italia ed il loro trasferimento nel Tricontinente o nei paesi dell’ex “campo socialista” (pensiamo che al 31 dicembre 2014 risultavano in Romania ben 18.433 imprese italiane).[6]

   Questa politica di licenziamento e trasferimento delle fabbriche è a completamento di quanto gli industriali hanno già fatto negli anni ’90 e che ha comportato il licenziamento di migliaia di lavoratori.

   Tutto questo è avvenuto ed avviene nonostante l’aumento delle commesse e la concessione di enormi benefici e finanziamenti pubblici in favore degli industriali per garantire l’occupazione.

   Le imprese italiane, infatti, hanno beneficiato di enormi aiuti finanziari e agevolazioni per creare e mantenere l’occupazione in Italia. La concessione di finanziamenti, immobili, stabili, infrastrutture, macchinari, sgravi fiscali, è stata la costante di questi aiuti.

   Quasi sempre gli industriali occupavano un numero di dipendenti inferiore a quello per cui beneficiavano degli aiuti.

   Spesso gli industriali, cambiando solo il nome dell’impresa e mantenendo le medesime strutture, macchinari e dipendenti, beneficiavano di ulteriori finanziamenti come se fosse una nuova azienda che dava occupazione.

   In maniera ricorrente, gli industriali assumevano i lavoratori con contratti precari per risparmiare sul costo della manodopera. Molte volte si è scoperto il pagamento con la doppia busta paga: una fittizia secondo i minimi salariali quale documentazione per ottenere i benefici pubblici e un’altra reale, riportante un importo inferiore che era corrisposto al lavoratore.

   A partire dal 1993, gli industriali italiani hanno cominciato a trasferire la produzione all’estero (coincidente l’aperta e dichiarata restaurazione capitalista nei paesi dell’Est), iniziando dall’Albania (storico terreno di caccia dell’imperialismo italiano), grazie ad accordi e concessioni effettuati dal governo italiano.

   In conformità a questi il governo italiano finanziava la chiusura degli stabilimenti in Italia, finanziava l’apertura all’estero. Lo Stato italiano, sempre in conformità a questi accordi, non richiede agli industriali nemmeno le tasse e i dazi di ritorno dei prodotti dall’estero. L’operazione è chiamata TPP (Traffico di perfezionamento Passivo).

   Con successivi accordi governativi, gli industriali hanno aperto stabilimenti, nell’Est Europa, in America Latina, in Africa e in Asia.

   Il principale, se non unico, motivo del trasferimento è costituito dallo scorso costo della manodopera. In Albania un operaio è pagato sulla media tre euro il giorno, mentre in Bulgaria (sempre sulla media) con soli 70 centesimi

   Non c’è mai stata nessuna riduzione delle commesse. La crescita delle imprese e la produzione. È aumentata la percentuale di vendita del prodotto, e i mercati, con relativo aumento di fatturato, di capitale e di profitto (ma di posti di lavoro in Italia).

   Anzi. Le aziende del settore interessato che nel 1990 avevano in tutto 700.000 operai in Italia, fino al 1998 hanno portato all’estero la lavorazione, operando 330.000 licenziamenti.

   Gli industriali non solo non hanno portato il lavoro fuori dall’Italia, ma non hanno fatto rientrare nel paese i profitti ottenuti. Questi profitti prendono la via dei paradisi fiscali, dei fondi pensione, dei fondi di investimento in altri paesi.

   La delocalizzazione ha coinciso largamente con l’esplosione della “fuga dei capitali all’estero”. Dei profitti ottenuti, solo nel 1998 sono stati esportati all’estero 80 mila miliardi di lire, pari a 41 miliardi di euro.

   Nei primi anni della delocalizzazione, gli industriali avevano mantenuto in Italia il 40-50% della produzione solo per limitare il rischio che si poteva determinare dalla realizzazione produttiva in paesi istituzionalmente ed economicamente non ancora sicuri (cosiddetto rischio Paese).

   Tale margine d’insicurezza è stato ridotto e quasi eliminato mediante l’intervento e la presenza militare italiana. Le forze speciali dell’esercito, dietro la scusa delle missioni di pace, garantiscono all’estero gli affari degli industriali italiani. Non è un caso che i militari italiani sono presenti in almeno 36 paesi e si parla addirittura, di sottoporli al comando del Ministero degli Esteri quale strumento di politica di espansione internazionale. La Marina Militare Italiana garantisce la scorta del trasporto merci.[7]

   Ora gli industriali che si apprestano a traferire quasi tutta la produzione lasciando in Italia solo il ciclo a più alto valore aggiunto (design, marketing ecc.).

   Oltre al trasferimento delle produzioni di beni si stanno delocalizzando anche le attività di servizi (per esempio i call center).

   Nonostante ciò, nonostante gli industriali abbiano da anni dichiarato a più riprese che chiuderanno gli stabilimenti, lo Stato continua ad elargire finanziamenti in loro favore anche per ammodernamento e ristrutturazione degli impianti affinché mantengano l’occupazione di operai, che invece, quasi sempre vengono messi in cassa integrazione e in mobilità.

   I finanziamenti sono elargiti anche a quegli industriali che sono stati più volte inquisiti per truffa ai danni dello Stato.

  Gli effetti di questa delocalizzazione, che in alcuni casi è definita “impetuosa”, sono facilmente leggibili. Nel “mitico” Nordest i laboratori contoterzisti che lavorano in subappalto sono stati sostituiti da aziende situate nell’Est Europa. Mentre nel più modesto Sudest, nel Salento in particolare, solo nel comparto calzaturiero si sono registrati dagli anni ’90 si calcola secondo dati prudenti sci siano stati almeno 13.000 licenziamenti.

  La chiusura delle fabbriche in Italia, il licenziamento dei lavoratori e il trasferimento all’estero è avvenuto ed il trasferimento con la complicità dei partiti e dei sindacati che non hanno perso il tempo a firmare accordi per la cassa integrazione e la mobilità.

  I sindacati non solo non hanno accennato ad una minima protesta, mentre venivano portati via i macchinari alla luce del sole, ma hanno fatto di tutto per convincere gli operai a subire le politiche aziendali poiché “esistono le supreme leggi del mercato”.

   Nessuna istituzione ha chiesto agli industriali la restituzione dei finanziamenti ottenuti con la scusa di creare e mantenere occupazione in Italia.

   La delocalizzazione è avvenuta e avviene in base ad accordi ed a norme emanate dallo Stato italiano che permette i licenziamenti in Italia ed invoglia il trasferimento all’estero.

   I padroni rimangono impuniti e continuano a speculare. Per loro la disoccupazione è un affare.

   Il trasferimento all’estero, come si diceva prima, avviene per sfruttare i bassissimi costi della manodopera. È evidente che non si può proporre a nessuno in Italia (almeno fino a oggi) di guadagnare asolo un euro il giorno. Altrettanto è chiaro che (almeno fino ad oggi ed è sempre bene ripeterlo) che un salario del genere difficilmente si può proporre nemmeno in Francia e in Germania. Il trasferimento avviene verso quei paesi ricattati dalla miseria, dalla fame e dalle guerre scatenate degli stessi paesi imperialisti occidentali.

   Pagare un operaio, un euro al giorno significa mantenerlo alla fame, nella disperazione più totale.

   Ecco perché queste popolazioni emigrano nei paesi imperialisti come l’Italia, essi scappano dalla fame generata dagli industriali occidentali (tra i quali molti italiani e padani). Gli stessi che licenziano nei loro paesi di origine (tra i quali l’Italia) creando così disoccupazione e marginalità (la criminalità diffusa è solo un prodotto di questi fenomeni sociali creati dai padroni).

   Gli immigrati sono vittime del medesimo disegno speculativo dei padroni.

  La questione dei licenziamenti e delle delocalizzazioni è collegata, quindi, a quella dell’immigrazione.

   La delocalizzazione, tra l’altro, è utilizzata per scardinare i diritti dei lavoratori.

  In pratica, si “invitano” i lavoratori ad accettare un lavoro flessibile, una drastica riduzione dei loro diritti e garanzie, dietro la minaccia di chiudere l’azienda trasferirla all’estero dove i lavoratori costano meno.

 Il messaggio che gli industriali danno ai lavoratori è chiaro: se accettate condizioni simili a quello che vivono i lavoratori del Tricontinente o quelli dell’Est europeo, la fabbrica non chiude e l’occupazione è salva.

  Partiti e sindacati non contrastano questa politica dando per scontato la “normalità” delle condizioni di lavoro dei lavoratori dei paesi esteri in cui si delocalizza.

   Con la guerra si afferma, demistificando e mentendo, di esportare quello che dicono di essere la “democrazia” (e i regimi che sorgono da queste aggressioni nella realtà sono solo dei satelliti e dei burattini degli imperialisti), con la delocalizzazione si vuole importare l’abolizione dei diritti dei lavoratori, si vuole scatenare la concorrenza e lo scontro tra lavoratori, tra italiani e immigrati.

   Questa tendenza deve essere invertita. Bisogna estendere a tutti i lavoratori, i diritti. L’internazionalismo non è solo un ideale, ma soprattutto una necessità concreta degli operai, il capitale agisce globalmente e globalmente deve agire la classe, un punto di partenza è stabilire dei collegamenti con i lavoratori degli altri paesi dove le aziende italiane sono andate a investire, per aprire lotte comuni dove si devono omologare (non al ribasso ovviamente) sia la parte salariale che quella normativa.

IL DIRITTO DEL LAVORO

   In quasi in tutto il mondo si fa risalire la nascita del diritto al periodo dell’impero romano. Già duemila anni fa, infatti, erano state descritte ed elaborate le varie branche del diritto, per esempio quello del matrimonio, dell’eredità, dei contratti, della proprietà ecc. L’unica branca che nel diritto romano non esisteva era quello del diritto del lavoro. Ai lavoratori non era riconosciuto nessun diritto.

   Il diritto del lavoro nel diritto romano non esisteva se non come proprietà dello schiavo. In sostanza, il lavoratore, era paragonato a un attrezzo, a una macchina di lavoro, che il padrone poteva disporre a suo piacimento. Lo poteva usare, spostare, abbandonare e vendere come voleva.

   Anche dopo l’impero romano, la condizione di schiavitù è continuata senza che ai lavoratori fosse riconosciuto alcun diritto da tutte le legislazioni del mondo.

   Solo nel XVIII secolo si sono si sono registrati i primi sporadici interventi per frenare alcune situazioni schiavistiche, mentre le prime elaborazioni di diritto del lavoro sono nate tra il 1800 e il 1865.

   Tale periodo noto come rivoluzione industriale, vede la borghesia affermarsi definitivamente come classe egemone dal punto di vista politico, subentrando a quella feudale.

   Durante la rivoluzione industriale le condizioni di lavoro degli operai di fabbrica furono molto pesanti, anche l’assoluta mancanza di ogni tutela dei loro diritto e per il divieto imposto dai governi di associarsi per ottenere miglioramenti salariali e normativi.

   La giornata lavorativa era di quattordici ore e spesso fu portata a sedici. La disciplina in fabbrica era ferrea: le macchine dovevano lavorare a un ritmo continuo e veloce e non c’era spazio per riposarsi, né per le pause. Allontanarsi dal proprio posto di lavoro o parlare con un compagno di lavoro venivano considerale mancanze gravi e costavano pesanti sanzioni fino al licenziamento.

   Era l’essere umano a doversi adattare alla macchina e non il contrario. Al lavoratore si chiedeva di svolgere un ruolo meccanico e non attivo o intelligente.

   I salari erano bassissimi perché i disoccupati erano così tanti che un operaio se scontento poteva essere sostituito in qualsiasi momento.

   Particolarmente grave fu la condizione dei bambini e delle donne che, essendo pagati meno, erano utilizzati in gran numero. Costavano meno perché ricevevano un salario più basso e rendevano allo stesso modo. Nelle fabbriche della Scozia nel 1816 su 10.000 operai, 6.850 erano donne e bambini.

In nessun paese esistevano leggi per tutelare i bambini, nemmeno quelli più piccoli.

   Dopo le prime lotte operaie, molte delle quali duramente represse,[8]   lo Stato inglese approvò la prima legge nel 1819 che prevedeva il limite di età di assunzione dei bambini dai dieci anni in poi e il limite dell’orario giornaliero stabilito in dieci ore. Non c’era, però, alcuna autorità che prevedeva il controllo. Quindi la legge minorile non è stata mai applicata.

  Dal 1800 era enormemente aumentata l’esasperazione dei lavoratori causata non solo dallo sfruttamento ma anche dalle ripercussioni lavorative consistenti in moltissime morti sul lavoro (storia vecchia nel capitalismo come si vede), malattie professionali, infortuni, miseria, sopraffazioni sulla persona, insomma, gli operai erano (e lo sono tuttora se non si difendono e mettono in discussione questo Modo di Produzione) carne da macello.

   Tutto questo era la dimostrazione pratica che gli interessi delle due classi, borghese e proletaria sono inconciliabili. La borghesia ritiene che qualunque sia la sorte dell’operaio, non è compito del padrone migliorarla.

   Dalla loro esperienza pratica, gli operai hanno imparato che per migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro devono contare essenzialmente sulle loro forze. Impresa difficile perché i padroni hanno dalla loro parte anche i governi i quali rappresentano le classi più elevate che si schierano con i padroni e non con gli operai.

   I governi hanno sempre vietato l’associazione dei lavoratori e impedito le varie forme di lotta, in primis lo sciopero. In Germania, addirittura, nel 1845 ogni interruzione del lavoro era severamente punita anche con la pena di morte.

  La libertà di sciopero e di associazione alla classe operaia non è stata certamente regalata.

   In una società divisa in classi, una classe subalterna, che quindi non detiene il potere, riesce con la lotta a strappare alla classe dominante una concreta libertà, anche se parziale, e sempre in costante pericolo che le sia nuovamente tolta. Questo significa che quando si parla di conquista di concrete libertà in regime borghese, queste non possono che essere libertà che la classe soggetta strappa alla classe dominante, anche se parzialmente e anche se possono essere rimesse in discussione.

   Vediamo alcuni esempi. La libertà di riunione e di associazione fu nel periodo della Rivoluzione Francese e precisamente il 14 giugno 1791 con la legge Le Chapelier, abolita per gli operai, in quanto proibiva a loro il diritto di riunione e di associazione, e comminava ai proletari che non osservavano il divieto multe e perdita a tempo determinato dei diritti civili.

   Ugualmente in Inghilterra, in periodo di affermazione della dittatura della classe borghese a cavallo tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo è un susseguirsi di leggi che vietano ogni diritto di riunione e associazione per ogni tipo di lavoratori. Lo stesso avverrà in Italia e in altri paesi di più tarda industrializzazione a metà del XIX secolo, dove ogni diritto di coalizione e di resistenza operaia sarà proibita.

   Sia in Inghilterra che in Francia e successivamente negli altri paesi, occorreranno decenni di lotte durissime, migliaia e migliaia di morti, centinaia di migliaia di feriti e carcerati, insurrezioni e rivolte, scioperi di milioni di uomini e donne, per strappare ai governi borghesi di questi paesi la libertà di sciopero, di associazione, di coalizione e di resistenza per i lavoratori. In Francia occorreranno le rivoluzioni del 1830 e del 1848 in Inghilterra le lotte del 1825, 1832 e 1859 e la dura cruenta lotta del movimento cartista.

   Un’altra battaglia è stata quella di eleggere o essere eletti dei proletari nel parlamento borghese, la richiesta del suffragio universale (dei maschi adulti) era il primo punto della Carta del 28 febbraio 1837 che segna il momento più alto e di massa del movimento operaio inglese. Gli altri punti erano: parlamenti annuali, voto a scrutinio segreto, stipendio ai membri del parlamento, abolizione dei requisiti di censo per i candidati al parlamento, distretti uguali.

   Si noti che il cartismo, specie in quel periodo non fu emanazione di ceti piccolo-medio borghesi, ma espressione di tutto il mondo proletario mobilitato a livello di massa. Occorreranno cinquant’anni di lotte per ottenere in Inghilterra il suffragio universale, che sarà concesso solo nel 1918. Lo stesso avverrà nei decessi successivi nelle altre nazioni europee dove, il proletariato chiederà il potere per sé non per le altre classi.

   Vediamo ancora la libertà di stampa, in pratica la libertà di scrivere e diffondere le proprie idee.

   Nell’Inghilterra dell’Ottocento dove vigevano grosse tasse di bollo su ogni copia di giornale (quotidiano o settimanale) venduto. Il prezzo di vendita diveniva così altissimo, tanto che per i proletari era concretamente irraggiungibile l’acquisto di un giornale. Occorsero campagne operaie durate decenni e la sfida lanciata da giornali operai, venduti al prezzo di pochi centesimi e illegalmente senza bollo, per far abolire la legge. Il primo a lanciare la campagna fu il The poor man’s guardian che, su iniziativa del suo direttore Cobbet, fu venduto al prezzo di un penny come protesta “contro la tassa sul sapere”. Altri giornali operai seguirono, in una lotta che durò alcuni lustri, per arrivare al 1836 quando la tassa sui giornali fu ridotta, e infine nel 1855 quando fu abolita.

   Il limite di tutte queste libertà che sono state conquistate da parte del proletariato con lotte durissime (durate decenni se non addirittura due secoli) sono avvenute nell’ambito e nel quadro dello Stato borghese, permanendo la dittatura della classe borghese. E quindi in ultima analisi sono state utilizzate dallo Stato borghese per mantenere il proprio dominio. Ciò conferma la correttezza dell’analisi marxista e leninista sullo Stato, secondo cui lo Stato della classe opprime, non può essere utilizzato dalla classe oppressa, ma deve essere demolito dalle fondamenta.

   Poiché questo non è avvenuto negli ultimi due secoli, tutte le conquiste operaie, per quanto ottenute attraverso lotte asprissime e prolungate, sono state utilizzate e fatte proprie dalla classe dominante. Se da una parte la conquista di queste liberà, ha allargato le possibilità del proletariato, ma dall’altro sono state utilizzate e “catturate” dalla borghesia che le ha mistificate come proprie libertà. La libertà operaia di associarsi e di costituire leghe e sindacati sono stati utilizzati dalla borghesia per istituzionalizzare il sindacato come ulteriore struttura di sostegno alla dittatura della classe borghese. La libertà di eleggere e di essere eletti è stata usata dalla borghesia per strappare alla loro classe di provenienza gli eletti operai e farne dei borghesi. La libertà di stampa, per l’enorme differenza economica di chi finanzia i giornali (monopoli) è utilizzata dalla borghesia per creare un’opinione contraria agli interessi proletari, e si può continuare con infiniti esempi.

   Su tutte queste libertà incombe il continuo ricatto da parte della borghesia di essere abolite tutte in una notte (attraverso uno stato fascista per esempio) ove le strutture democratiche-parlamentari non dovessero più essere funzionali per il domino capitalista.

   Tutto questo per dire che il diritto del lavoro non è stato un’elargizione da parte dello Stato borghese, ma è un prodotto delle lotte operaie (soprattutto se sono rivolte al cambiamento radicale del sistema).

   Ecco perché nel linguaggio giuridico il diritto del lavoro è definito come “elemento che resiste e che restringe lo sviluppo economico”.

   Pertanto, il diritto del lavoro non è mai riconosciuto come una delle tante branche giuridiche ma come la forza dei lavoratori di rivendicare la tutela dei loro interessi. È evidente che la sua esistenza dipende dall’espressione di tale forza. Quando i lavoratori smettono di lottare in maniera radicale al di fuori delle compatibilità del sistema, il diritto del lavoro sarà sempre limitato fino ad essere abolito.


[1] Il Sole 24 0re, 28 agosto 1996.

[2] Il Sole 24 0re, 29 agosto 1996, pag. 13.

[3] http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/13/manager_commessi_negozio_muoveranno

[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/pause-ridotte-cassa-integrazione-straordinari-pilastri-%E2%80%9Cmodello-pomigliano%E2%80%9D/172169/

[5] http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/All/IT/Tool/Press/Single?id_press=592&year=2013

[6] http://www.icebucarestnews.ro/userfiles/file/LA%20PRESENZA%20ITALIANA%20IN%20ROMANIA%202014.pdf

[7] Ci ricordiamo i due marò questi “eroi” uccisori di pescatori indifesi, dove erano? Su una nave mercantile. E nessuno si è chiesto cosa ci stavano a fare? Se c’è una normativa che li consente? Ebbene sì, in base al DECRETO-LEGGE 12 luglio 2011, n. 107 Proroga (delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l’attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione). Misure urgenti antipirateria. (11G0148) (GU n.160 del 12-7-201) ha permesso la convenzione tra gli armatori e il Ministero della “Difesa” (ma forse si intende difesa degli armatori e degli industriali in genere).

   Ci si chiederà se è possibile che un corpo di élite della marina non abbia nulla di più importante a cui pensare che fare la guardia giurata dei privati?    Esso è possibile poiché è un nuovo modo per fare cassa, poiché gli armatori sono pagati dal ministero. Dopo dismissioni e svendite del patrimonio, tasse e tagli a spese sociali, istruzione e ricerca, ecco a voi affitto di militari scelti. Un’ulteriore dimostrazione che l’austerità non ha come conseguenza solo il peggioramento delle condizioni sociali ma arricchimento di chi è già ricco.

   Del resto, ci siamo abituati all’impiego dell’esercito per cose che non gli competono istituzionalmente, per spot elettorali, tipo la “sicurezza” o l’emergenza neve; situazioni nate per dare solennità e importanza ad alcuni temi.

[8] L’episodio più grave di repressione si ebbe a St Peter’s Fields, vicino a Manchester, nel 1819, quando fu usata la cavalleria per disperdere un raduno di 50 000 persone che chiedevano una riforma parlamentare, provocando undici morti e 500 feriti. Questa strage fu approvata da tutta la classe politica inglese: e poiché anche il duca di Wellington, il vincitore della battaglia di Waterloo, espresse pubblicamente il suo sostegno nei confronti degli ufficiali che avevano ordinato la carica dei dimostranti, l’episodio venne sarcasticamente ribattezzato massacro di Peterloo.

LA PANDEMIA DEL DEBITO

•ottobre 25, 2020 • Lascia un commento

   In questi mesi la maggior parte della popolazione  (giustamente) si è concentrata sul Covid 19. Dal mio modesto punto di vista ritengo che bisognerebbe concentrarsi anche su un altro tipo di pandemia: quella dei debiti pubblici e privati che si stanno propagando nel mondo.

   Gli effetti del debito sono descritti dal compianto Gianfranco Bellini[1] e uscito postumo nel 2013, nel libro intitolato La bolla del dollaro – Ovvero i giorni che sconvolgeranno il mondo, edito da Odradek. Nella Bolla del dollaro si trovano riferimenti teorici, storici ed analitici che possono essere utili ad analizzare la situazione attuale. Nel frastuono di parole che i media, con ore di trasmissioni televisive sempre fuorvianti, di valanghe di notizie molte volte inattendibili  che servono ad anestetizzare la pubblica opinione, poco spazio si è dato al summit che si è tenuto il 27 – 29 agosto 2020  a Jackson Hole, in Wyoming, che è stato uno degli appuntamenti economici più attesi e importanti dell’anno, utilizzato dai banchieri centrali per mandare messaggi di politica monetaria.[2] Il tema di discussione era senza dubbio molto impegnativo: Navigare nel prossimo decennio: implicazioni per la politica monetaria. Star dell’evento è stato Jerome Powell presidente della Federal Reserve (Fed) e custode della valuta più indebitata, ma si badi bene non inflazionata, dell’intero globo terrestre,  se consideriamo che un debito di 26.712 miliardi di dollari non può più essere contenuto nei ristretti confini del pianeta Terra. Powell ha dichiarato che la Fed non si opporrà ideologicamente ad un livello di inflazione intorno al 2%, se questo sarà da stimolo alla crescita dell’occupazione. Non un accenno sul vertiginoso aumento del debito americano, di oltre 3.000 miliardi di dollari realizzatosi da marzo ad oggi, oppure per il suo improbabile contenimento, pensando alle tensioni inflazionistiche previste in percentuale assai contenute se rapportate alla massa monetaria espressa in dollari. Bisogna intendersi cosa intende dire Powell quando parla di tolleranza al 2%. Magari il capo della Fed sta mandando un messaggio alle classi dirigenti americane che si apprestano a scegliere il prossimo presidente attraverso la pantomima delle elezioni.  Powell ad esempio potrebbe sottendere che arrivare a un cambio di 1 dollaro per 0,70£ nei prossimi mesi non sarebbe tollerabile (oggi al cambio 1 dollaro per il 0,84£).  Bisognerebbe tenere d’occhio i rapporti di cambio tra le monete da novembre in avanti. Inoltre, bisognerebbe prestare attenzione al titolo del convegno Navigare nel prossimo decennio, assieme a un ulteriore riflessione: i banchieri centrali si stanno dando un orizzonte temporale definito e neppure troppo ampio. Nelle segrete stanze, e non in convegni pubblici, essi sanno che qualcosa dovrà succedere per forza nei prossimi anni.  

   Nel mondo occidentale il debito pubblico dilaga: il debito delle   corporation cresce, il debito delle aziende aumenta, il debito privato s’ingrandisce. Il Covid-19 sta accelerando questi processi, la cui velocità aumenta costantemente senza sapere effettivamente dove si vada a finire, nell’incerta certezza che per pura magia (magari per eredità culturale di Harry Potter o meglio ancora di Mago Merlino) non si andrà a sbattere contro nessun ostacolo. Ma sarà davvero così?

   Nella Bolla del Debito capitale reale e capitale fittizio vengono correttamente presentati in completa antitesi. Per quanto riguarda il capitale reale non si può che fare riferimento alla fondamentale opera di Marx DasKapital  (in italiano Il Capitale). Per quanto riguarda il capitale fittizio. Bellini fa notare che l’approfondimento teorico è ancora lacunoso e soggetto a critiche  e allo stato attuale una definizione di capitale fittizio, di potrebbe dire che c’è in esso il superamento del classico della formula classica di Marx  D-M-D’ (denaro-merce-più denaro).[3] Nella sostanza “Il Capitale Fittizio è quella parte di capitale che non può essere  simultaneamente convertita in valori d’uso esistenti. È un’invenzione che è assolutamente necessaria per la crescita del capitale reale, costituisce il simbolo di fiducia nel futuro. Si tratta di una finzione necessaria ma costosa e prima o poi crolla a terra”. Lavoriamo su questa definizione dove troviamo essenziali per comprendere perché il fittizio è il debito ed il debito è il capitale fittizio. Analizziamola la prima parte della definizione: “Il Capitale Fittizio è quella parte di capitale che non può essere simultaneamente convertita in valori d’uso esistenti…”. Nel  Capitale di Marx è la merce che contiene valori d’uso e valore di scambio, la continua trasformazione di denaro in merce e di merce in denaro genera il capitale reale. Il capitale fittizio è invece avulso da questo meccanismo, la sua generazione non dipende da fattori produttivi e commerciali, è una sorta di auto generazione perpetrata da enti che sono in grado di creare e moltiplicare denaro (banche centrali ed istituti privati). Essi hanno storicamente avuto freni inibitori in quest’azione speculativa dove alla fine sono progressivamente indeboliti. Freni inibitori importanti fino allo scoppio della prima guerra mondiale: lo sterling era il derivato (capitale fittizio) della sterlina,[4] il quale era convertibile in oro secondo i sacri dettami del Gold Standard. Una delle ragioni a fondamento della prima guerra mondiale fu lo squilibrio fra gli Sterling Bills circolanti e l’insufficiente riserva d’oro della Banca d’Inghilterra per garantirli. Un successivo indebolimento avvenne nel primo dopoguerra, allorché il dollaro di fatto affiancò la sterlina quale moneta di riferimento del commercio mondiale e quindi gli inglesi e gli americani poterono creare capitale fittizio tramite i rispettivi bills (cambiali, titoli di credito commerciali ecc.) fortemente utilizzati per le transazioni internazionali, ma a loro volta soggetti alla speculazione finanziaria. Un ulteriore ridimensionamento vi fu a seguito degli accordi di Bretton Woods del 1944, ed al passaggio al Gold Exchange Standard. Le monete europee rappresentanti di paesi accumunati dalla distruzione fisica ed economica dovute alla seconda guerra mondiale (senza particolari distinzioni tra vincitori e vinti), persero la possibilità di convertirsi in oro, delegando al solo dollaro questa possibilità. La sterlina abdicò definitivamente al proprio ruolo di moneta di riferimento a favore del biglietto verde USA.  Negli Cinquanta e Sessanta, le necessità vere o presunte di far fronte alla cosiddetta guerra fredda contro il “blocco socialista” a guida revisionista e la Repubblica Popolare Cinese, sia dalle due guerre calde determinate dalle guerre di liberazione rivoluzionaria della Corea e del Vietnam, indussero ben presto le autorità monetarie a premere sull’acceleratore dell’indebitamento e della conseguente creazione di capitale fittizio fino a giungere al primo default del debito americano dell’agosto 1971, allorché il presidente Richard Nixon decretò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro (35 dollari per un oncia Troy[5]). Dal Gold Exchange Standard si passò al Dollar Standard, attualmente in vigore, ed alla possibilità per le autorità monetarie USA di creare debito senza limiti e quindi generare capitale fittizio a profusione per alimentare la voracità di Wall Street da un lato, e l’enorme costosissima macchina militare, compreso il suo notevole indotto industriale, dall’altro. Mai dimenticare che il privilegio di avere la valuta di riferimento lo si conquista e lo si difende sul campo di battaglia. Veniamo ora alla seconda parte della definizione: “E’ un’invenzione che è assolutamente necessaria per la crescita del capitale reale, costituisce il simbolo di fiducia nel futuro…”. Il capitale fittizio è invenzione, è frutto della fantasia di banche ed istituiti finanziari che operano anche tramite il mercato borsistico, loro complice in nefandezze bancarie. Facciamo l’esempio dei Subprime oggetto della bolla esplosa nel 2008. Al rapporto reale di erogazione di un mutuo a fronte dell’acquisto di una casa, banche e finanziarie costruiscono una serie di prodotti finanziari derivati costruiscono una serie di prodotti finanziari derivati che inglobano il rapporto mutualistico, per poi venire a loro volta inclusi in altri prodotti finanziari, moltiplicando così il valore del debito originario. Fino al momento dell’esplosione della bolla, la vendita sul mercato tali prodotti speculativi genera denaro vero che ritorna “impropriamente” sotto forma di capitale investito, in questo senso ai alimenta il capitale reale, il capitale fittizio costituisce il simbolo di fiducia nel futuro perché tale sistema si fonda sulla convinzione che il sottostante rapporto reale, un debitore in carne ed ossa che paga regolarmente le rate del mutuo, non cesserà mai di adempiere al proprio dovere “sociale”. Su questa fiducia la speculazione moltiplica i valori senza porsi limiti. Allorché tale debitore viene meno a tale obbligo abbiamo è la crisi del 2008.

LA FASE TERMINALE DELLA CRISI?

   E’ errato sostenere (come fanno i riformisti vecchi e nuovi) che l’attività economica complessiva è stata abbandonata alla libera iniziativa di tanti singoli individui. Al contrario la sua direzione è stata sempre più concentrata nelle mani di un ristretto numero di capitalisti e di loro commessi. In secondo luogo, con la mondializzazione del Modo di Produzione Capitalista e, il passaggio del capitale finanziario a ruolo guida del processo economico capitalista, la cosiddetta “globalizzazione”, la finanziarizzazione, la speculazione ha permesso alla borghesia, di ritardare il collasso dell’economia. Con l’estorsione del plusvalore estorto ai lavoratori o con le plusvalenze delle compravendite di titoli, i capitalisti hanno soddisfatto il loro bisogno di valorizzarsi il loro capitale e accumulare e accumulare. I bassi salari dei proletari (in tutti i paesi imperialisti compresi gli USA il monte salari è stato una percentuale decrescente del PIL) sono stati in una certa misura compensati dal credito: grazie a ciò il potere di acquisto della popolazione è stato tenuto elevato milioni di famiglie si sono indebitate, le imprese sono riuscite  a vendere le merci prodotte e hanno investito tenendo alta la domanda di merci anche per questa via.

   Si è trattato di un’autentica esplosione del credito al consumo attraverso l’uso generalizzato del pagamento a rate per ogni tipo di merce, delle carte di credito a rimborso generalizzato, nel proliferare come funghi di finanziarie che nei canali televisivi offrivano credito facile (persino anche a chi ha avuto problemi di pagamento!). Questo fenomeno si è diffuso dagli USA a tutti i paesi occidentali, dove in paesi come l’Italia (dove tradizionalmente le famiglie hanno sempre teso al risparmio), l’indebitamento delle famiglie occidentali è salito in pochi anni, in Spagna è salito al 120% del reddito mensile e in Gran Bretagna è arrivato a essere riconosciuto come una patologia sociale.

   Ma nonostante la droga creditizia messa in atto, il collasso delle attività produttrici di merci non è stata evitata e a causa della bolla immobiliare dei prestiti ipotecari USA e del crollo  del prezzo dei titoli finanziari, si restringe il credito.

   Bisogna considerare, inoltre, che la massiccia profusione di credito introdusse numerosi squilibri nel sistema poiché l’aumento del credito concesso non era accompagnato dalla crescita dei depositi liquidi  atti a fronteggiare eventuali fallimenti dei debitori. Il problema nasce dal fatto è che questo sistema poggia sulla continua rivalutazione delle attività finanziarie, cui all’origine sta il rientro dei debiti contratti e a valle la fruibilità dei prestiti fiduciari tra le istituzioni di credito. Poiché le passività tendono a essere molto più liquide delle attività (è più facile pagare un debito che riscuoterlo), l’assottigliamento dei depositi significa che in corrispondenza di una svalutazione degli assetti finanziari che intacchi la fiducia, le banche diventano particolarmente esposte al rischio d’insolvenza.

   Le chiavi attorno a cui ruotò l’intero meccanismo furono essenzialmente quattro:

  1. I Veicoli d’Investimento Strutturato (Siv). Si presentano come una sorta di entità virtuali designate a condurre fuori bilancio le passività bancarie, cartorizzarle e rivenderle. Per costruire una Siv, la “banca madre” acquista una quota consistente di obbligazioni garantite da mutui ipotecari, chiamati Morgtgagebaked Securities (Mbs). La Siv, nel frattempo creata dalla banca, emette titoli a debito a breve termine detti assett-backed commercial paper – il cui tasso di interesse è agganciato al tasso di interesse interbancario (LIBORrate) – che servivano per acquistare le obbligazioni rischiose dalla “banca madre”, cartorizzarle nella forma di collateralizet debt obligation (Cdo)  e rivenderle ad altre istituzioni bancarie, oppure a investitori come fondi pensione o hedge fund. Per assicurare gli investitori circa la propria solvibilità, la banca madre attiva una linea di credito che dovrebbe garantire circa la solvibilità nel caso in cui la Siv venga a mancare della liquidità necessaria a onorare le proprie obbligazioni alla scadenza. Quando nell’estate del 2007, la curva dei rendimenti – ossia la relazione che i rendimenti dei titoli con maturità diverse alle rispettive maturità – s’invertirà e i tassi di interesse a lungo termine diventeranno più bassi di quelli interbancari a breve termine, la strategia di contrarre prestiti a breve termine (pagando bassi tassi di interesse) si rivelerà un boomerang per le banche madri, costrette ad accollarsi le perdite delle Siv.
  2. Colleteralized Debt Obligation (Cdo).  La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria che utilizza i flussi di cassa generati da un portafoglio di attività finanziarie per pagare le cedole e rimborsare e rimborsare il capitale di titoli di debito, come obbligazioni a medio – lungo termine, oppure carta commerciale a breve termine. Il prodotto cartoralizzato divenuto popolare con lo scoppio della crisi è il Cdo ossia un titolo contenente garanzie sul debito sottostante. Esso ha conosciuto una forte espansione dal 2002 al 2003, quando i bassi tassi di interesse hanno spinto gli investitori ad acquistare questi prodotti che offrivano la promessa di rendimenti ben più elevati.
  3. Agenzie di rating. Sono società che esprimono un giudizio di merito, attribuendone un voto (rating), sia sull’emittente, sia sul titolo stesso. Queste agenzie non hanno alcuna responsabilità sulla bontà del punteggio diffuso. Se il titolo fosse sopravalutato, le agenzie non sarebbero soggette ad alcuna sanzione materiale, ma vedrebbero minata la loro “reputazione”. Tuttavia, data la natura monopolista dell’ambiente dove operano, anche se tutte le agenzie sopravalutassero i giudizi, nessuna sarebbe penalizzata.
  4. Leva finanziaria. Essa è il rapporto fra il titolo dei debiti di un’impresa e il valore della stessa impresa sul mercato. Questa pratica è utilizzata dagli speculatori e consiste nel prendere a prestito capitali con i quali acquistare titoli che saranno venduti una volta rivalutati. Dato il basso costo del denaro, dal 2003 società finanziarie di tutti i tipi sono in grado di prelevare denaro a prestito (a breve termine) per investirlo a lungo termine, generando profitti. Per quanto riguarda la bolla, l’inflazione dei prezzi immobiliari sta alla base della continua rivalutazione dei titoli cartolarizzati che ha spinto le banche a indebitarsi pesantemente per acquistare Cdo, lucrando sulla differenza tra i tassi della commercial papers emessi dalle Siv e i guadagni ottenuti, derivanti dall’avvenuto apprezzamento dei Cdo. In realtà, si è giunto al cosiddetto “effetto Ponzi” in cui la continua rivalutazione dei Cdo non era basata sui flussi di reddito sottostante, ma su pura assunzione che il prezzo del titolo sarebbe continuato ad aumentare.

Questa bolla non è certamente esplosa per caso.

   La New Economy, ha visto forti investimenti in nuove tecnologie informatiche (TIC): ma alla fine i forti incrementi di produttività non hanno compensato i costi della crescita dell’intensità del capitale, e quindi la sostituzione del capitale al lavoro.[6]

   L’indebitamento delle famiglie come si diceva prima, era stato favorito dal basso costo del denaro che favorì una crescita dei processi di centralizzazione, l’indebitamento delle imprese e appunto delle famiglie, la finanziarizzazione dell’economia e l’attrazione degli investimenti dall’estero. Ne conseguì un boom d’investimenti nel settore delle società di nuove tecnologie infotelematiche, in particolare sulle giovani imprese legate a Internet; con la conseguente crescita fittizia della New Economy che alimentò gli ordini di computer, server, software, di cui molte imprese del settore manifatturiero erano forti utilizzatrici e le imprese produttrici di beni d’investimento in TIC avevano visto esplodere i loro profitti e accrescere i loro investimenti. Ma, a causa degli alti costi fissi e dei prezzi tirati verso il basso dalla facilità di entrata di nuove imprese nel settore della New Economy, queste ultime accumularono nuove perdite e quando cercavano di farsi rifinanziare (avendo molte di queste società forti perdite) la somma legge del profitto che regola l’economia capitalistica indusse i vari finanziatori a stringere i cordoni della borsa in quanto avevano preso atto della sopravvalutazione al loro riguardo e le più fragili videro presto cadere attività e valore borsistico. Si sgonfiò così il boom degli investimenti in TIC.

   Dopo la fine della New Economy nel 2001 le autorità U.S.A. favorirono l’accesso facile al credito a milioni d’individui, in particolare per l’acquisto di case come abitazione principale o come seconda casa. Tra il gennaio 2001 e il giugno 2003 la Banca Centrale USA (FED) ridusse il tasso di sconto dal 6,5% al 1% . Su questa base le banche concedevano prestiti per costruire o acquistare case con ipoteca sulle case (senza bisogno di disporre già di una certa somma né di avere un reddito a garanzia del credito). I tassi di interesse calanti garantivano la crescita del prezzo delle case. Ad esempio, chi investiva denaro comprando case da affittare, il prezzo delle case era conveniente finché la rata da pagare per il prestito contratto per comprarle restava inferiore all’affitto. Il prezzo cui era possibile vendere le case quindi saliva man mano che diminuiva il tasso d’interesse praticato dalla FED. La crescita del prezzo corrente delle case non copriva le ipoteche, ma consentiva di coprire nuovi prestiti. Il potere d’acquisto della popolazione USA era così gonfiato con l’indebitamento delle case.

   Ma quando la FED, per far fronte al declino dell’imperialismo U.S.A. nel sistema finanziario mondiale (l’euro sta contrastando l’egemonia del dollaro, poiché molti paesi, per i loro scambi e i processi di regolamentazione delle partite correnti tra merci cominciano a preferire l’euro) nel 2007 riporta il tasso di sconto al 5,2% fa scoppiare la bolla nel settore edilizio USA e causa il collasso delle banche che avevano investito facendo prestiti ipotecari di cui i beneficiari non pagavano più le rate. Questo a sua volta ha causato il collasso delle istituzioni  finanziarie che avevano investito in titoli derivati dai prestiti ipotecari che nessuna comprava più, perché gli alti interessi promessi non potevano più arrivare. Tutto questo, alla fine, provocò il collasso del credito, la riduzione della liquidità e del potere di acquisto.  Diminuzione degli investimenti e del consumo determinano il collasso delle attività produttrici di merci.

   Se si guarda il percorso storico della crisi, dagli anni ’80, si nota che le attività produttrici stavano in piedi grazie a investimenti e consumi determinati dalle attività finanziarie. Quando queste collassano anche le attività produttrici crollano.

   Le autorità pubbliche di uno stato borghese, per rilanciare l’attività economica, le uniche cose che possono fare rimanendo dentro l’ambito delle compatibilità del sistema, sono:

  1. Finanziare con pubblico denaro le imprese capitaliste.
  2. Sostenere (sempre con pubblico denaro) il potere d’acquisto dei potenziali clienti delle imprese.
  3. Appaltare a imprese capitalistiche lavori pubblici.

   Per far fronte a questi interventi, le autorità chiedono denaro a prestito, proprio nel momento in cui le banche non solo non danno prestiti ma sono anche loro alla ricerca di denaro perché ognuna di esse possiede titoli che non riesce a vendere. Infatti, chiedono denaro per non fallire e per non negare il denaro depositato sui conti correnti presso di loro. Si sta creando un processo per cui le banche centrali fanno crediti a interesse zero o quasi alle banche per non farle fallire, le stesse banche che dovrebbero fare prestiti allo Stato. Essendo a corto di liquidità lo fanno solo con alti interessi e pingui commissioni. Lo Stato così s’indebita sempre di più verso banche e istituzioni finanziarie, cioè verso i capitalisti che ne sono proprietari. Finché c’è fiducia che lo Stato possa mantenere i suoi impegni di pagare gli interessi e restituire i debiti, i titoli di debito pubblico diventano l’unico investimento finanziario sicuro per una crescente massa di denaro che così è disinvestita da altri settori.

   Per far fronte alla crisi ogni Stato cerca di chiudere le proprie frontiere alle imprese straniere e forzare altri Stati ad aprire a loro. Quindi tutti i mezzi di pressione sono messi in opera. La competizione fra Stati e il protezionismo dilaga, come dilaga nazionalismo, fondamentalismo religioso, xenofobia, populismo, insomma tutte le ideologie che in mancanza di un’alternativa anticapitalista si diffondono tra i lavoratori e che sono usate dalle classi dominanti per ricompattare il paese (bisogno di creare un senso comune, di superare le divisioni politiche – qui in Italia in questo quadro bisogna vedere il superamento della divisione tra fascismo/antifascismo).

IL RUOLO DELLO STATO NELLA CREAZIONE DEL CAPITALE FITTIZIO

   la borghesia finanziaria[7] fa un uso privatistico dello Stato per creare capitale fittizio a costante sostentamento delle attività speculative. La Bolla del dollaro ci richiama alla genesi dell’intervento dello Stato in economia, nota eresia per il pensiero liberista classico, come soluzione della crisi economia del 1929.

   Gli economisti che sostengono l’intervento statale nell’economia sostenevano la tesi che il capitalismo sia governabile. Ideologi borghesi quali Sombart, Liefman, Schulze-Gaevenitz e riprese poi dai teorici della Seconda Internazionale quali Kautsky e Hiferding sostenevano la tesi del “capitalismo organizzato”.[8] Queste posizioni erano favorite dal fatto che nel periodo 1870/1914 ci fu un lungo periodo di assenza fra i paesi imperialisti.[9] I teorici del “capitalismo organizzato” sostenevano che nella società borghese moderna si riduceva progressivamente il campo delle leggi economiche operanti e ampliava in modo straordinario quello della regolamentazione cosciente dell’attività economica per opera delle banche.

   Queste teorie del “capitalismo organizzato “naufragarono nelle trincee della prima guerra mondiale, ma furono riprese all’inizio della grande depressione degli anni Trenta. In quel periodo nei circoli academici anglo-americani, in particolare Keynes ripresero il tentativo di dare un governo all’economia capitalista.

   Partendo dalla tesi che la stagnazione era causata dalla mancanza di investimenti produttivi ad un livello adeguato da parte dei capitalisti, che sono gli unici in una società borghese hanno i mezzi e sono nelle condizioni prendere l’iniziativa in campo economica. Secondo Keynes gli Stati devono creare una domanda di consumo finanziata col disavanzo statale. Keynes sosteneva che manovrando questa domanda attraverso la spesa pubblica e mettendo “degli incentivi a spendere” si poteva mantenere un livello di produzione che limitasse la disoccupazione.

   Le diverse soluzioni politiche che le borghesie dei vari paesi imperialisti hanno assunto negli anni Trenta (New Deal negli USA, nazionalsocialismo in Germania) erano caratterizzate da elementi comuni quali l’intervento dello Stato per razionalizzare l’economia.

   A essere precisi questo fenomeno dell’intervento dello Stato nell’economia era cominciato molto prima, ma fino al 1914 era rimasto sporadico o solo abbozzato:

   Vi sono stati due modelli di intervento statale nel mondo capitalista, da un lato la modalità degli Stati Uniti di Roosevelt e della Germania di Hitler, dall’altra la modalità dell’Italia di Mussolini. Il periodo è lo stesso: il primo lustro degli anni Trenta.

   In questo periodo  negli Stati Uniti l’azione del neo presidente Franklin Delano Roosevelt, a partire dai famosi primi 100 giorni del 1933, sinteticamente si rivolgono a tre aree d’intervento: l’area finanziaria, mettendo qualche briglia alle attività di Borsa tramite l’istituzione di una commissione di controllo sulle operazioni, ma soprattutto dividendo in modo netto l’attività delle banche commerciali (raccolta del piccolo e medio risparmio privato e loro investimento nei settori produttivi tradizionali) da quello delle banche di affari (gestione dei grandi patrimoni ed attività speculative); la seconda area riguarda il ruolo dello Stato (tramite apposite agenzie) come datore di lavoro, la più famosa delle quali fu certamente la Tennessee Valley Authority, con lo scopo di rilanciare economicamente la valle del fiume Tennessee soprattutto tramite la sua completa elettrificazione; infine nel campo fiscale dove, cosa incredibile se pensiamo alle risibili aliquote delle imposte dirette sugli alti redditi di oggi (in Italia la maggiore è il 43 per cento). Roosevelt gravò i redditi maggiori con aliquote fino al 79 per cento. Tutte queste azioni, tuttavia, non misero mai in discussione la proprietà privata di aziende ed istituti finanziari.

   Adolf Hitler, andato al potere agli inizi del 1933, si affidò per il rilancio dell’economia del Reich “millenario” ad un veterano della finanza tedesca del primo dopoguerra: Hjalmar Schacht. Già responsabile dell’economia nella Repubblica di Weimar nel 1923, presidente della Reichbank nel 1924. Nella sua azione governativa in economia, Schacht aderì al modello Rooseveltiano delle grandi opere pubbliche, che nel caso tedesco furono necessariamente ed immediatamente finanziate generando debito (capitale fittizio), che qualcuno tra Lombard Street[10] e Wall Street pensò bene di garantire, essendo la Reichbank impossibilitata a farlo. Il rapporto dello Stato con le grandi corporation tedesche fu subito quello di un’economia volta alla preparazione di un grande esercito e di una potente aeronautica: quindi soldi a profusione ai settori degli armamenti, meccanici ed automobilistici (come la Volkswagen, nata da un accordo siglato tra Hitler e Ferdinand Porsche). Anche nel caso tedesco le grandi banche ed i grandi agglomerati industriali (Krupp, Siemens, Bosch) non ebbero mai nulla da temere circa la saldezza dei pacchetti azionari nelle mani delle famiglie fondatrici.

   Come Roosevelt, anche Mussolini varò una legge bancaria nel 1933 che prevedeva la divisione tra banche di affari e banche commerciali. Ma in Italia si fece un passo che USA e Germania non si sognarono mai di fare: il salvataggio di banche ed industrie venne pagato proprio dai possessori dei pacchetti azionari, che dovettero cederli all’Istituto di Ricostruzione Industriale (IRI) fondato da Alberto Beneduce[11]. In ogni caso, in misura diversa e con modalità differenti, Stati Uniti, Germania ed Italia vararono ufficialmente e come politica strutturale l’era dell’intervento statale nell’economia. Anche la Gran Bretagna diede il suo contributo accademico, tramite l’opera di John Maynard Keynes, la cui divulgazione di uno dei due modelli, ovviamente quello che non metteva in pericolo i pacchetti azionari dei benefattori di denaro pubblico, contribuì alla diffusione dell’intervento statale nell’economia  nel mondo occidentale, soprattutto nel secondo dopoguerra. I due modelli di intervento statale ebbero diverse evoluzioni, dovute anche agli esiti della seconda guerra mondiale. Di fatto, il modello rooseveltiano venne quasi subito sostituito da un intervento di tipo finanziario: le agenzie governative del New Deal scemarono d’importanza, e lo Stato Federale da “datore di lavoro” diventò “committente” soprattutto nei confronti delle industrie belliche.

   Per ricapitolare: l’intervento dello Stato a partire dagli anni Trenta divenne permanente e più massiccio; la tendenza alla trasformazione in proprietà dello Stato di interi settori dell’industria e al dirigismo statale dell’economia nazionale si è affermato in tutti i paesi dominati dalla borghesia. Questa tendenza al capitalismo di Stato non cambia i rapporti di produzione, non rappresenta nessuna novità qualitativa nei confronti del capitalismo classico, anzi ne è l’estrema conseguenza. Le nazionalizzazioni, i monopoli statali, ecc. non sorgono, in sistema capitalistico, come conseguenze della prosperità economico, ma come risposta alla crisi, come mezzi per salvare dal fallimento e perpetuare i monopoli di questo o quel ramo dell’industria; il controllo dello Stato sull’economia nazionale serve ad impedire attraverso la centralizzazione delle decisioni, il tracollo del sistema sotto il peso delle sue contraddizioni.

   Tornando all’epoca contemporanea, le esigenze della cosiddetta guerra fredda portarono il Tesoro americano all’indebitamento progressivo che costringerà Washington ad abbandonare il Gold Exchange System nel 1971.

 Il modello italiano, invece, si sviluppò ulteriormente: al gigante IRI si affiancano i giganti pubblici ENI ed ENEL. È il boom economico di questo paese, che è bene sottolineare, non fu mai a trazione privata. Il modello italiano di intervento pubblico ha dei tratti diversi rispetti a quello degli altri paesi occidentali, poiché tendeva a formare quella che veniva definita un “economia mista”, quando in realtà sarebbe corretto che si creavano delle FAUS (Forme Antitetiche dell’Unità Sociale).

   Le FAUS sono istituzioni e procedure con cui la borghesia cerca di far fronte al carattere collettivo oramai assunto dalle forze produttive, restando però sul terreno della proprietà e dell’iniziativa individuale dei capitalisti. Per farvi fronte crea istituzioni e procedure che sono in contraddizione con i rapporti di produzione capitalisti. Sono mediazioni tra il carattere collettivo delle forze produttive e i rapporti di produzione che ancora sopravvivono. Sono ad esempio FAUS le banche centrali, il denaro fiduciario, la contrattazione collettiva dei rapporti di lavoro salariato, la politica economica dello Stato, ecc.

    In tale sistema la produzione di capitale fittizio da parte dello Stato è sostituita dalla crescita del PIL agevolata dal ruolo direttivo dello Stato esercitato tramite il Ministero delle Partecipazioni statali. Nel 1964, in pieno boom economico, quando l’economia italiana cresce in media del 5% annuo sostanzialmente senza inflazione, il rapporto debito-Pil si trova al 33%.

   Nonostante gli anni Settanta vedono un oggettivo aumento dell’inflazione e della spesa pubblica, anche grazie alle conquiste dei lavoratori, lo Stato non genera debito: nel 1981 si trova ancora al 60% del Pil. Negli anni Ottanta, al ruolo dello Stato “direttore” dell’economia si affianca il ruolo di “sovvenzionatore” sia dell’economia privata che di un Welfare che si sbilancia sul lato della spesa (ad esempio le baby pensioni). La produzione del debito inizia ad eccedere la capacità di crescita del sistema di “economia mista”.

   La  caduta del muro di Berlino in Italia decreta la fine di molte FAUS per abbracciare un liberismo spinto al suo estremo. Il fallimento morale, politico, economico e sociale delle famigerate privatizzazioni selvagge degli anni Novanta guidate da Mario Draghi e Romano Prodi sono sotto gli occhi di tutti, basta pensare alla gestione Benetton delle autostrade italiane ed alle vicende legate al ponte Morandi di Genova.

   Gli anni Novanta rappresentano il trionfo del liberismo più o meno estremo (in Italia estremissimo) in tutto il mondo; tuttavia questo passaggio alla magia del mercato ha bisogno subito della generazione di tanto debito e quindi di capitale fittizio: dal 1991 al 2001 ultimo decennio della lira si passa dal 98,6 al 108,7 del rapporto debito Pil. L’ingresso del bel paese nella moneta unica non muta il trend: si passa dal 105,5 del 2002 al 126,1 del 2012 (complice la crisi dei Subprime), per poi superare brillantemente il 135 per cento nel 2019, per non parlare del 2020 ancora in corso.

CAPITALE FITTIZIO E LOTTA DI CLASSE

   La lotta di classe non è mai finita, lo sappiamo bene, semplicemente dalla caduta del muro di Berlino ad oggi nei paesi imperialisti centrali, la borghesia ne ha maggior coscienza ed è all’offensiva. Altro discorso è quello che avviene nei paesi del Sud del mondo poiché a livello politico la contraddizione principale è imperialismo (principalmente U.S.A.)/popoli oppressi. Massima espressione di questa contraddizione sono le guerre popolari in atto condotte da partiti comunisti guidati dal marxismo leninismo maoismo. Contraddizione che si sta fondendo con la contraddizione fondamentale classe operaia/capitale, poiché la classe operaia si è allargata a livello mondiale in termini assoluti, se si considera (pur con dati parziali) che la classe operaia mondiale abbia superato il miliardo di componenti e tendendo conto delle migrazioni verso i paesi imperialisti, dove ormai i lavoratori migranti sono una quota rilevante della classe operaia di questi paesi, per questo motivo nelle metropoli imperialiste si può tranquillamente dire che siamo di fronte ad una classe operaia multinazionale.

   Come si diceva prima in Italia (come negli agli altri paesi imperialisti) è stata combattuta strenuamente ed efficacemente da una classe sola: la borghesia “finanziaria” internazionale, quella che frequenta Wall Street, la City di Londra, che partecipa al World Economic Forum di Davos; la stessa che detiene la proprietà dei mass media, che crea partiti e leader di plastica che, a loro volta, allestiscono il “palco delle elezioni democratiche”. La crescita di debito e la conseguente produzione di capitale fittizio sono un segnale dello sfacciato uso privatistico che la classe dominante fa dello Stato.  Poniamoci una domanda: come mai i paesi occidentali soffrono di deficit costanti e debiti pubblici e privati crescenti? Il caso Italia è illuminante sotto questo profilo. Le ragioni del maggior debito non risiedono, come comunemente viene fatto credere dai mass media di regime, dalla crescita della spesa pubblica, la quale in Europa ha avuto un aumento limitato e fisiologico a causa degli accordi di Maastricht. La ragione sta nella diminuzione tendenziale delle entrate, le cui cause sono ideologiche e politiche; vediamole. La principale e fondamentale causa, che accomuna tutti i paesi occidentali, è la progressiva diminuzione della tassazione sia sui redditi delle persone fisiche più elevati sia sulle grandi aziende, e l’inevitabile spostamento del peso della tassazione diretta quasi interamente sulla classe dei salariati. Il sistema fiscale dei paesi democratici borghesi funziona come lo sceriffo di Nottingham: prende tanto ai poveri per dare a piene mani ai ricchi (vedasi il recente “prestito Covid-19” ottenuto dalla Fiat per 6,3 miliardi di euro da Intesa San Paolo, garantiti dallo Stato e che molto probabilmente non saranno mai restituiti[12]). La classe dominante non sopporta l’offesa di pagare le tasse. Gli Stati Uniti sono passati dalle aliquote rooseveltiane (ma anche del predecessore Herbert Hoover) del 79% sui redditi più alti agli attuali 39% per redditi oltre i 500.000 dollari: hai voglia a restituire il debito USA. Per quanto riguarda le grandi corporation, il culto del mercato globale ha ispirato legislazioni fiscali che permettono ai grandi gruppi di eludere il fisco dei paesi dove producono il proprio reddito tramite complesse architetture societarie, che finiscono sempre per avere “holding” in paesi offshore oppure a tassazione agevolata come Olanda e Lussemburgo. Cercare poi di far pagare le giuste tasse ad Amazon, Google, Apple nei paesi europei, ad esempio, rappresenta un oltraggio per gli Stati Uniti che su questo tema sono pronti alle ritorsioni commerciali (ultima crisi è datata dicembre 2019).

   In Italia è tradizionalmente tollerata un’elevata evasione fiscale il cui dato esatto è un vero e proprio segreto di stato, ma che viene mediamente calcolata tra i 170 e 190 miliardi di euro l’anno. Siccome nel Bel Paese le grandi corporation sono poche e le piccole e medie imprese sono molte e tutte private, l’aver creato un fisco caotico, inefficiente e profondamente ingiusto ha agevolato la media e piccola borghesia nostrana ad escogitare numerose e fantasiose pratiche evasive quasi mai perseguite. Allora chi paga le tasse per intero? Ovviamente la classe dei salariati, soggetta al sostituto d’imposta e quindi impossibilitata ad evadere.

   Tuttavia, tartassare e dileggiare i salariati è necessario ma non sufficiente. La performance tributaria di questa classe si è fortemente deteriorata dagli anni Novanta in avanti, grazie alla solerte opera dei partiti di governo (partendo da quelli di sinistra, vedi le riforme Treu) votati allo smantellamento progressivo dei contratti nazionali e rendendo possibile ed estremamente conveniente precarizzare il lavoro. In Italia il gettito fiscale da salari e stipendi è diminuito per ragioni quantitative: l’epoca della privatizzazione e del liberismo senza appello ha fortemente diminuito il numero degli assunti in valore assoluto; e per ragioni qualitative: il valore e la stabilità dei contratti degli assunti è progressivamente diminuito, deprimendo quindi il relativo gettito fiscale. La soluzione è stata quella di alzare la tassazione indiretta, ulteriore decisione a sfavore delle classi meno abbienti.

   Oggi l’aliquota principale sul valore aggiunto in Italia è del 22%, e vi sono meccanismi “automatici” che prevedono l’inasprimento delle percentuali IVA in caso di deficit eccessivo. Negli Stati Uniti invece esiste una Sales Tax[13] che arriva solo all’11% (nondimeno il gettito IVA è determinato dai consumi domestici, anch’essi diminuiti seguendo fatalmente il declino del reddito delle persone fisiche, altro elemento depressivo delle entrate. Last butnotleast (come dicono i bravi scrittori anglosassoni), l’aumento del debito è dovuto alle politiche delle banche centrali come il Quantitative easing e dei tassi d’interesse vicini allo zero oppure negativi. Federal Reserve e Banca Centrale Europea hanno inondato il mercato di denaro a bassissimo costo, ma non è arrivato a tutti. Le Banche private debbono prestare denaro a tassi forzatamente bassi e che non permettono di coprire adeguatamente il rischio delle insolvenze. Trincerandosi dietro agli accordi di Basilea ed al sistema dei rating su famiglie ed aziende, gli istituti di credito prestano a sicuri solventi, cioè a coloro che non hanno bisogno di soldi, e difficilmente a coloro che ne hanno realmente necessità, quindi potenzialmente a rischio. Il risultato di questo giochino è una montagna di denaro messa a disposizione per acquisto di titoli del debito pubblico, per alimentare i private equity, gli edgefound e per le speculazioni di borsa anche a causa dello smantellamento di un altro pilastro delle politiche economiche degli anni Trenta: la distinzione tra banche commerciali e banche d’affari, tornate in un’inquietante simbiosi. Il Quantitative Easing tiene il denaro lontano dall’economia reale ed è uno strumento di generazione di capitale fittizio. Sommando tutti questi elementi, che sono i principali ma non gli unici, possiamo comprendere perché il mantenimento di un sistema occidentale, democratico borghese e liberista non può che avvenire attraverso i deficit dei bilanci annuali, quindi dell’aumento del debito complessivo ed in ultima istanza di produzione di capitale fittizio: le stigmate della classe borghese dominante.

IL CAPITALE FITTIZIO PUO’ ESSERE DISTRUTTO?

   Riprendiamo l’ultima parte della definizione di Capitale fittizio: “Si tratta di una finzione necessaria ma costosa, e prima o poi crolla a terra”. Fino ad ora abbiamo visto che il capitale fittizio, essendo frutto di invenzioni ed architetture finanziarie è totalmente estraneo alla produzione di capitale reale, e quindi viene necessariamente distrutto. Il capitale fittizio è generato dalla grande disponibilità di denaro derivante dall’espansione dei debiti pubblici, e moltiplicato dalle attività speculative della finanza.

Spostiamo quindi l’oggetto della riflessione sui debiti sovrani e sul loro futuro. Un assunto: un debito pubblico che supera una certa soglia (per convenzione diciamo il 100% del proprio PIL) non è rimborsabile né ora né mai. Tali debiti possono avere altri destini. Quando il debito non è espresso da una moneta di riserva e di riferimento internazionali come la sterlina fino al 1944 oppure il dollaro oggi, la sua distruzione è accompagnata dall’evaporazione della moneta che lo esprime. Il debito della Germania sconfitta nella Grande Guerra e vessata dal trattato di Versailles ha cessato di esistere e pagare interessi distruggendo il Papiermark[14], sostituito dal Rentenmark[15] prima e dal Reichmark[16] subito dopo.

   Queste monete tedesche, prive di significative riserve d’oro e valutarie a seguito delle sanzioni post belliche ed espressioni di un paese allo sbando economico, erano interamente garantite da dollaro e sterlina (quante cose non sappiamo dell’ascesa al potere di Hitler). Quando il debito è espresso nella moneta di riserva e riferimento internazionale, come oggi è il dollaro, esso è “protetto” dall’esercito, dalla marina e dell’aviazione della metropoli imperiale, che non esitano a persuadere, chiunque voglia utilizzare monete più sane, a cambiare immediatamente idea.

   Agli inizi del XXI secolo  vi fu un leader che non fu accorto e lesto nel mutare opinione a proposito di vendere petrolio contro euro. Gli americani prima devastarono il suo paese per la seconda volta e poi lo impiccarono: si chiamava Saddam Hussein[17]. Il debito americano sembrerebbe quindi eterno finché protetto dalle portaerei USA. Esistono infine debiti che, se fossero espressi nella moneta nazionale, sarebbero già dissolti evaporandone la moneta, ma avendo nominato tale debito con una valuta comunitaria, esso è garantito da tale moneta e quindi da altri paesi: è il debito italiano denominato in euro. Proviamo ora ad immaginare il Bel Paese che perdesse la garanzia di paesi creditori, siano essi UE oppure la Cina, se volessimo trattare l’arduo tema dell’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Possiamo immaginare uno scenario dove gli italiani dovrebbero ridurre le proprie attività e gli spostamenti al minimo indispensabile; se i lavoratori dovrebbero essere legati ad un delimitato territorio, con divieto di oltrepassare determinati confini. Andrebbero dotati di un salvacondotto (anche sotto forma di autocertificazione) che dichiari i confini del fondo” all’interno del quale potersi muovere, ispirandosi in questo alla figura intermedia tra schiavo e uomo libero che fu per secoli il servo della gleba; chi invece non lavora, dovrebbe essere confinato nel proprio alloggio e basta. I servizi pubblici andrebbero ridotti sensibilmente: sportelli d’utilità generale come uffici comunali, INPS, Agenzia delle Entrate, Catasto eccetera dovrebbero rimanere chiusi il più possibile. Le scuole andrebbero chiuse e sostituite da forme d’istruzione (come le lezioni a distanza, anche in assenza di una infrastruttura di trasmissione dati dignitosa) che permetta agli scolari di stare a casa, con un risparmio anche su questa voce; l’accesso agli ospedali andrebbe regolato e concesso a chi può pagare, per talune malattie e non per altre, dando ai dirigenti sanitari la discrezionalità impunibile di scegliere di curare e chi lasciare al proprio destino; intere classi di pensionati, che beneficiano di forme di contribuzione antiche e quindi redditizie, andrebbero eliminati senza che nessuno fiati.

   Ad esempio, per una regione ricca di lavoratori a riposo provenienti dall’industria come la Lombardia, circa 17.000 persone morte  sarebbero un target adeguato. Luoghi e modalità di assemblamento andrebbero vietati, le assemblee sindacali nei posti di lavoro interdetti, i governi dovrebbero perpetrare stati di emergenza per prevenire sommosse, eccetera. Questo scenario, “del tutto ipotetico”, sarebbe compatibile per la sopravvivenza di un paese con un debito di 2.600 miliardi e nessuna possibilità di fare deficit. Ma se arrivassero 209 miliardi dai creditori, che per motivi geopolitici, sapendo di dare denaro a potenziali incapaci e disonesti scialacquatori, decidessero di salvare il debitore…. Per gli Stati Uniti il discorso è diverso. Il capitale fittizio primo o poi crolla a terra, eppure il congresso americano ha varato un allargamento di debito mai visto in un lasso di tempo ridottissimo: circa 3.000 miliardi di debiti creati da marzo 2020 ad oggi esta inondando Walle Street, banche private, private equity[18], società finanziarie, ecc. Quale destino può quindi avere un debito di 26.712 miliardi? Personalmente per quanto ne sappia ritengo impossibile che possa essere rimborsato. Potrebbe implodere internamente, il dollaro evaporerebbe in una iper inflazione mai vista prima della storia dell’umanità, rigorosamente accompagnato da uno spaventoso conflitto domestico che potrebbe avere connotati raziali, ad esempio inasprendo la tradizionale e diffusa brutalità della polizia ai danni delle minoranze, aggiungendo l’azione repressiva delle guardie nazionali dei vari  stati federali, magari (speriamo veramente di no) comprendendo come strumento repressivo l’uso di testate nucleari. Questo debito potrebbe esplodere esternamente, tramite un poderoso tentativo di dollarizzazione di altri importanti paesi attraverso l’aggressione militare. La Cina sarebbe l’obiettivo ideale per numero di abitanti e le dimensioni della sua economia. Con l’aiuto di ottimi eserciti ausiliari come quello giapponese e  coreano la guerra alla Cina (che viene fatta ovviamente per portare “democrazia” e “libertà” – sarebbe un’impresa ardua ma possibile. Non è impossibile che ci possa essere un conflitto interno alla NATO ad esempio fra la Turchia e la Grecia[19] che rischierebbe di infiammare tutto il Medio Oriente, che potrebbe determinare il blocco della produzione di petrolio, e non sarebbe da scartare un conflitto con la Russia magari con la scusa di soccorrere un governo con la facciata democratica guido ad arte da amici dell’occidente come Tikhanovskaya.

   Non bisogna scordare che ci saranno le elezioni americane per la presidenza e che non possiamo suddividerli tra presidenti “buoni” o “cattivi”, ma presidenti di  quello che è tutt’ora il maggior paese imperialista.  


[1] Gianfranco Bellini (Milano, 1952-Milano, 2012). Manager, esperto di sistemi informatici, studioso e critico di economia internazionale. Di famiglia proletaria e comunista dà vita con i fratelli Andrea e Marco, al Collettivo di quartiere Casoretto, passato alle cronache come “la banda Bellini”. Si iscrive alla Boccon, durante il servizio militare, milita nel Movimento dei soldati. Si laurea in Economia alla Bocconi, con una tesi sull’Economia di Piano in Unione Sovietica, sviluppata con la matematica lineare di Kantorovic, che lo indirizza ai temi dell’economia globale e a una propria visione geopolitica. Manager in molte multinazionali, dalla Barclays Bank alla Montedison alla IBM, successivamente e fino alla sua morte continua la sua militanza nella sezione Tematica Laika del PdCI che ha come elemento fondante la ricerca teorica sul Capitale e l’inchiesta militante alla maoista.

[2]  Questi summit sono l’appuntamento annuale per economisti e banchieri centrali organizzato dalla Fed. Prende il nome dalla vallata del Wyoming dove gli esperti di tutto il mondo dovrebbero avere un momento di riflessione. Un momento di relax favorito dalla pace della vallata e dalla splendida vista sulle montagne Grand Teton, tra boschi di conifere e fiumi blu. Negli ultimi anni tuttavia su Jackson Hole si sono proiettate le tensioni dell’economia mondiale. https://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/jackson-hole.html

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/08/27/news/fed_l_inflazione_non_conta_piu_-265651271/

[3] Marx ritiene che tale “più” monetario, ovvero Plusvalore, non debba essere cercato a livello di scambio di merci, bensì a livello della produzione capitalistica delle medesime.

[4] Sterlina è il nome italiano della valuta ufficiale del Regno Unito e di alcune parti di territorio sparse nel mondo, compresa un’area del Polo Sud definita “Territorio Antartico Britannico”. All’origine del suo nome deriva da “Sterling Silver“, una lega metallica composta per il 92.5% di argento e il 7.5% rame.

[5] L’oncia troy è un’unità di misura del sistema imperiale britannico. Al 2013, è la più comune unità di massa per i metalli preziosi, le gemme e la polvere da sparo e, come tale, è utilizzata per definire il prezzo di questi beni nel mercato internazionale

[6] Spinte dalla concorrenza le imprese se non volevano essere spazzate via hanno investito in nuove tecnologie e modernizzato il capitale produttivo, tutto ciò ha causato un aumento fortissimo dei costi.

[7] Questa frazione (dominante) della borghesia è l’espressione del  capitale finanziario che  si determina la fusione e l’equiparazione del capitale industriale con quello industriale e la stretta unione di entrambi con il potere dello Stato monopolista.

[8] All’interno del Movimento Comunista N. Bucharin sosteneva la tesi che il capitalismo dalla fine del XIX secolo ha avviato un processo di organizzazione che ha modificato seriamente il libero gioco delle forze della concorrenza.

[9] Non è certamente un caso che in questo periodo all’interno del movimento operaio nasce e si consolida il revisionismo.

[10] Lombard Street è una strada della Città di Londra, nota per i suoi legami, risalenti al Medioevo, con i mercanti, i banchieri e gli assicuratori della City. Viene perciò spesso paragonata a Wall Street a New York.

[11] Alberto Beneduce è stato un dirigente pubblico, economista, politico (era un socialista riformista)  e accademico italiano, amministratore di importanti aziende statali nell’Italia liberale e fascista, amministratore delegato dell’INA, tra gli artefici della creazione dell’IRI e suo primo presidente, oltre che ministro e deputato.

[12] https://www.ilsole24ore.com/art/fiat-chrysler-stretta-prestito-garantito-63-miliardi-la-filiera-italia-ADlxC6Q

[13] La sales tax è la tassa sulla vendita di prodotti e servizi applicata in America ed è pagata dal consumatore finale al momento dell’acquisto.

[14] Il nome Papiermark si applica alla valuta tedesca dal 1914 quando il collegamento tra il Marco e l’oro fu abbandonato, a causa dello scoppio della I guerra mondiale. In particolare, il nome fu usato per le banconote emesse durante il periodo dell’iperinflazione in Germania nel 1922 e specialmente nel 1923.

[15] Il Rentenmark è stato la valuta emessa il 15 novembre 1923 per fermare l’inflazione del 1922-1923 in Germania. Sostituì la Papiermark, che era stata completamente svalutata. La Rentenmark fu solo una valuta temporanea, e non ebbe valore legale.

[16] Reichsmark è stato la valuta della Germania dal 1924 fino al 20 giugno 1948, quando è stato sostituito dal marco tedesco nella Germania Ovest.

[17] https://m.facebook.com/Coscienzeinrete/posts/291343917557482/?_rdr

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=11366

[18] Il private equity è un’attività finanziaria mediante la quale un’entità rileva quote di una società definita obiettivo, sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all’interno dell’obiettivo.

[19] Non sarebbe la prima volta già nel 1974, quando La Turchia invase Cipro sabato 20 luglio 1974. … L’operazione, il cui nome in codice era Operazione Atilla, fu chiamata nella zona turca di Cipro “Operazione di pace del 1974”. Le forze turche dispiegarono una chiara e decisa strategia, costringendo numerosi greco-ciprioti a riparare nel sud dell’isola.

   Secondo un’intervista di Cem Gurdeniz, che nella Marina turca ha rivestito il grado di contrammiraglio ed ora dirige il centro studi marittimi della Koc University tale conflitto nel Mar Egeo significherebbe la fine della Nato e spingerebbe la Turchia definitivamente nell’orbita russa.  https://www.agi.it/estero/news/2020-08-12/guerra-grecia-turchia-trivellazioni-cipro-9403144/

EX AGENTI ISRAELIANI LAVORANO PER GOOGLE, FACEBOOK E MICROSO

•novembre 29, 2022 • 1 commento

   Molto probabilmente si tratta di centinaia di agenti di cui è espressamente vietato rivelare la loro appartenenza all’Unità 820 [1]  un’organizzazione di spionaggio ed estorsioni.

   L’indagine di MintPress News[2] ha scoperto che centinaia di ex agenti dell’Unità 8200 hanno raggiunto posizioni di influenza in molte delle più grandi aziende tecnologiche del mondo, tra cui Google, Microsoft. Facebook e Amazon[3].

   L’unità 8200 nel 2021 ha fatto notizia, quando si scoprì che spiava personaggi i ricchi e famosi, questo fatto fu definito “lo scandalo Pegasus”[4].

   Dietro questo scandalo e alle azioni di cyber-spionaggio c’è un’azienda, la NSO Group, fondata nel 2010, dai capi della Unità 8200. 

   La stessa unità 8200, ancor prima della fondazione della NSO, era piombata al centro di uno scandalo, in quanto accusati di aver creato il virus informatico Stuxnet, diffuso dal governo Usa durante l’operazione “Giochi Olimpici” nel 2006, avendo come obiettivo la centrale nucleare iraniana di Natanz. Proprio nel 2007, subito dopo un attacco nel deserto siriano atto ad annientare una centrale che sembrava essere un reattore in costruzione, soggetti in carica nel governo israeliano e all’interno della comparte militare, confermavano che: l’intrusione informatica, l’hackeraggio delle reti militari protette e la guerra elettronica facciano oramai parte degli strumenti difensivi israeliani. Lo strumento principale, in grado di combattere questa cyberguerra con successo, è senza dubbio la cosiddetta Unità 8200[5].

GOOGLE

   Secondo il sito web LinkedIn,  ci sono attualmente almeno 99 ex veterani dell’Unità 8200 che attualmente lavorano per Google. Questo numero, tuttavia, sottovaluta quasi certamente la portata della collaborazione tra le due organizzazioni, poichè non conta gli ex dipendenti di Google. Né include coloro che non hanno un account LinkedIn pubblico o che non ne hanno uno, ma hanno omesso di rivelare le loro precedenti affiliazioni con l’Unità 8200. Si tratta probabilmente di un numero considerevole, in quanto agli agenti è espressamente vietato rivelare la loro appartenenza all’Unità 8200. Pertanto, la cifra di 99 rappresenta solo il numero di dipendenti Google attuali (o estremamente recenti) che stanno sfacciatamente violando la legge militare israeliana includendo l’organizzazione nei loro profili[6].

   In particolare, Google sembra non solo accogliere con favore ex agenti dell’Unità 8200, ma anche reclutare attivamente membri attuali della controversa organizzazione. Ad esempio, nell’ottobre 2020, Gai Gutherz ha lasciato il suo lavoro come Capo Progetto presso l’Unità 8200 e ha iniziato a lavorare a tempo pieno presso Google come ingegnere programmatore. Nel 2018, Lior Liberman sembra aver fatto la stessa cosa, assumendo una posizione di Direttore di Programma presso Google dopo 4 anni nei servizi segreti militari. All’inizio di quest’anno, ha lasciato Google e ora lavora in Microsoft.

SPIARE I PALESTINESI

   L’Unità 8200 non è un semplice reggimento. Descritto come “l’NSA israeliana” e situata su una gigantesca base vicino a Beer Sheva nel deserto del Negev, l’Unità 8200 è la più grande unità dell’IDF e una delle più esclusive. Le giovani menti più brillanti del Paese competono per essere inviate a servire in questa Harvard israeliana. Sebbene il servizio militare sia obbligatorio per gli ebrei israeliani, i cittadini arabi sono fortemente scoraggiati dall’arruolarsi nell’esercito e sono effettivamente esclusi dall’Unità 8200. Sono infatti gli obiettivi principali delle operazioni di sorveglianza dello Stato di Israele.

   Il Financial Times ha definito l’Unità 8200 “il meglio e il peggio di Israele”, poiché è il fulcro sia della sua fiorente industria tecnologica che del suo apparato statale repressivo. I veterani dell’Unità 8200 hanno continuato a produrre molte delle applicazioni più scaricate al mondo, incluso il servizio di mappe Waze e l’applicazione di comunicazione Viber. Ma nel 2014, 43 riservisti, tra cui diversi ufficiali, hanno inviato una lettera all’allora Primo Ministro Benjamin Netanyahu, informandolo che non avrebbero più prestato servizio nei suoi ranghi a causa del suo coinvolgimento nella persecuzione politica dei palestinesi.

   Ciò consisteva nell’utilizzare i megadati per compilare dossier su un’ampia fascia di popolazione palestinese, inclusa la loro storia medica, vita sessuale e cronologia di ricerca internet, per poterli poi utilizzare a scopo di ricatto. Se un determinato individuo avesse bisogno di attraversare i posti di blocco per cure mediche indispensabili, il permesso potrebbe essere sospeso fino a quando non avrà ottemperato. Le informazioni, come ad esempio se una persona stava tradendo il proprio coniuge o fosse omosessuale, vengono utilizzate come esca per il ricatto. Un ex membro dell’Unità 8200 ha detto che, come parte della sua formazione, gli è stato assegnato di memorizzare diverse parole arabe per “gay” in modo da poterle ascoltare nelle conversazioni.

   La cosa più importante da mettere bene in evidenza è il fatto che  i palestinesi nel loro insieme sono considerati nemici dello Stato.Non c’è distinzione tra palestinesi che sono e non sono coinvolti nella violenza[7], si legge nella lettera. Afferma inoltre che molte informazioni sono state raccolte non al servizio di Israele, ma per potenti politici locali, che le hanno usate come meglio credevano.

   La lettera, nonostante fosse intenzionalmente vaga e non nominasse nessuno, è stata considerata una tale minaccia che il Ministro della Difesa Moshe Ya’alon ha annunciato che coloro che l’hanno firmata sarebbero stati “trattati come criminali”.

   In breve, quindi, l’Unità 8200 è un’organizzazione di spionaggio ed estorsioni che usa il suo accesso ai dati per ricattare ed estorcere gli oppositori dello Stato di  Israele. Il fatto che questa organizzazione abbia così tanti operatori (letteralmente centinaia) in posizioni chiave nelle grandi aziende tecnologiche di cui il mondo si fida con i nostri dati più sensibili (medici, finanziari, ecc.) dovrebbe essere motivo di seria preoccupazione. Ciò è particolarmente vero in quanto non sembrano distinguere tra i “cattivi” e il resto della popolazione. Per l’Unità 8200, a quanto pare, chiunque è un bersaglio facile.

PROGETTO NIMBUS

  Google ha già uno stretto rapporto con il governo israeliano, nel 2021 insieme ad Amazon, ha firmato un contratto da 1,2 miliardi di dollari/euro con Israele per fornire servizi tecnologici di sorveglianza militare, una tecnologia che consentirà all’IDF di spiare ulteriormente i palestinesi, distruggere le loro case ed espandere gli insediamenti illegali[8].

   L’accordo ha portato ad una rivolta del personale in entrambe le società, con circa 400 dipendenti che firmarono una lettera aperta rifiutandosi di collaborare[9]. Google ha costretto un dipendente ebreo, Ariel Koren, ad andarsene per la sua tenacia nella resistenza all’accordo. Koren in seguito disse che: “Google mette sistematicamente a tacere le voci di palestinesi, ebrei, arabi e musulmani preoccupati per la complicità di Google nelle violazioni dei diritti umani dei palestinesi, al punto da vendicarsi formalmente contro i lavoratori e creare un ambiente di paura, secondo la mia esperienza, mettendo a tacere il dialogo e il dissenso, in questo modo, ha aiutato Google a proteggere i suoi interessi commerciali con l’esercito e il governo israeliani”.

   Un altro legame tra Google e Israele si presenta sotto forma del gruppo di sicurezza informatica Team8, una collaborazione tra l’ex amministratore delegato e presidente di Google Eric Schmidt e tre ex ufficiali dell’Unità 8200, incluso il suo ex capo, Nadav Zafrir. La missione di Team8, secondo un comunicato stampa, è “sfruttare le capacità offensive e difensive dei veterani degli sforzi di guerra informatica di Israele per costruire nuove imprese di sicurezza”.

META

   Anche Meta, la società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, ha reclutato molti elementi dai ranghi dell’Unità 8200.

   Indubbiamente, una delle persone più influenti di Meta è Emi Palmor[10]. Palmor è uno dei 23 decisori che siedono nel consiglio di sorveglianza di Facebook. Descritto da Mark Zuckerberg come la “Corte Suprema” di Facebook, l’Organismo di vigilanza decide collettivamente quali contenuti accettare e promuovere sulla piattaforma, e quali dovrebbero essere censurati, cancellati e soppressi.

   Palmor è una veterana dell’Unità 8200 e in seguito è diventata Direttore Generale del Ministero della Giustizia israeliano. In questo ruolo, ha supervisionato direttamente la rimozione dei diritti dei palestinesi e ha creato una cosiddetta “Unità di Riferimento di Internet” (Internet Referral Unit) che avrebbe trovato e spinto aggressivamente Facebook a eliminare i contenuti palestinesi sulla sua piattaforma a cui il governo israeliano si opponeva.

   Altri ex dell’Unità 8200 ricoprono posizioni influenti. Ad esempio, Eyal Klein, responsabile dell’analisi dei dati per Facebook Messenger dal 2020, ha servito per ben sei anni come Capitano nella controversa unità militare israeliana. Oggi ha il compito di gestire i problemi di riservatezza per miliardi di utenti delle piattaforme Meta.

   Un altro ex comandante dell’Unità 8200 che ora lavora nel settore della grande industria tecnologica in America è Eli Zeitlin. Due anni dopo aver lasciato l’Unità 8200, Zeitlin è stato assunto da Microsoft ed è diventato il Responsabile dello Sviluppo della società, diventando, nelle sue stesse parole, la “persona di riferimento nell’elaborazione dei dati e nella protezione del cloud” per l’azienda. Negli ultimi sei anni, tuttavia, ha lavorato per Meta, dove guida l’azienda nella “prevenzione dell’uso improprio dei dati da parte di terzi”, esattamente il tipo di operazione che gli attuali ufficiali dell’Unità 8200 probabilmente continuano a svolgere.

   Altri veterani dell’Unità 8200 che lavorano in ruoli influenti per Facebook includono Tom Chet, Responsabile delle attivazioni e della produzione per le piccole imprese nordamericane; Gilad Turbahn, Responsabile della Gestione e Sviluppo di Meta; il Responsabile tecnico Ranen Goren; gli ingegneri di programma Gil Osher e Yoav Goldstein; la Responsabile della Pianificazione della Sicurezza Dana Baril; e lo sviluppatore di programmi Omer Goldberg. Nel frattempo, secondo la biografia di Yonatan Ramot su LinkedIn, all’inizio di quest’anno, stava contemporaneamente lavorando per Meta mentre era ancora un operativo in servizio attivo nell’Unità 8200.

SPIARE IL MONDO

   Perché avere ex ufficiali dell’Unità 8200 responsabili della sicurezza, dello sviluppo e della progettazione dei programmi in alcune delle più importanti società di comunicazione del mondo è un problema? Per cominciare, una delle funzioni primarie dell’unità militare è quella di utilizzare il loro sapere tecnologico per svolgere operazioni di spionaggio in tutto il mondo. Come ha osservato il quotidiano israeliano Haaretz in un’indagine, “Israele è diventato uno dei principali esportatori di strumenti per spiare i civili”, vendendo programmi di sorveglianza invasivi a decine di governi, molti dei quali tra i peggiori violatori dei diritti umani al mondo. In Indonesia, ad esempio, la tecnologia è stata utilizzata per creare una banca dati della popolazione omosessuale.

   L’unità 8200 spia anche gli americani. Edward Snowden ha rivelato che la NSA trasmette regolarmente i dati e le comunicazioni dei cittadini statunitensi al gruppo israeliano[11].

   La cooperazione tra le due agenzie è iniziata nel 1968 e ha costituito la base per le strette relazioni esistenti attualmente fra tutte le altre organizzazioni dell’intelligence israeliana e quelle degli Stati uniti, come la Cia, il Mossad e la Divisione delle operazioni speciali. Servizi segreti alleati per tenere sotto controllo diversi obiettivi e “i paesi del Nord Africa, del Medio oriente, del Golfo Persico, del Sudest asiatico e le repubbliche islamiche dell’ex Unione sovietica”. In molti casi, Nsa e i servizi segreti israeliani hanno collaborato con le agenzie di spionaggio britanniche e canadesi. Emerge anche l’apporto di alcuni regimi arabi come la monarchia giordana e il ruolo delle forze di sicurezza dell’Anp nel fornire servizi di spionaggio essenziali per individuare e colpire obiettivi palestinesi. 

   Le ripetute aggressioni alla popolazione di Gaza sarebbero impossibili senza il sostegno degli Usa, sempre pronti a soddisfare le richieste belliche di Israele, com’è avvenuto con i 225 milioni di dollari aggiuntivi approvati per finanziare il sistema missilistico israeliano. Un atteggiamento che stride con “il presunto ruolo di mediazione” ostentato dagli Stati uniti nel conflitto israelo-palestinese.

   Secondo i documenti di Snowden, Cia e Mossad hanno anche addestrato l’attuale leader del gruppo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), Abu Bakr el Bagdadi. L’Isil, che sostiene il ritorno al “califfato” è stato inizialmente costituito in Siria per combattere il governo di al Assad. Ha ricevuto armi dall’intelligence Usa e da quella del Regno unito, e finanziamenti dai sauditi e dalla monarchia del Qatar[12]. El Bagdadi è stato in carcere a Guantanamo tra il 2004 e il 2009. In quel periodo Cia e Mossad lo avrebbero reclutato per fondare un gruppo capace di attrarre jihadisti di vari paesi in un unico luogo: e tenerli così lontani da Israele.

    La stretta collaborazione tra i servizi di Washington e di Tel Aviv non ha però impedito lo spionaggio incrociato tra i due grandi alleati. E così – ha rivelato il settimanale Der Spiegel – l’intelligence israeliana ha intercettato le conversazioni del Segretario di stato Usa, John Kerry, con i mediatori arabi e con l’Autorità palestinese: per avere le risposte pronte durante l’ultimo tentativo di negoziato con i palestinesi.

   L’esempio più noto di tecnologia di spionaggio israeliana è il programma Pegasus, una creazione, come si diceva prima,  di NSO Group, una società tecnicamente privata composta principalmente da veterani dell’Unità 8200. Il programma è stato utilizzato per intercettare più di 50.000 persone di spicco in tutto il mondo. Ciò includeva decine di difensori dei diritti umani, quasi 200 giornalisti, diversi reali arabi e oltre 600 politici, tra cui il Presidente francese Emmanuel Macron, il Primo Ministro pakistano Imran Khan e il Presidente iracheno Barham Salih.

   Nel frattempo, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha utilizzato Pegasus per screditare i suoi avversari personali. Altri membri del suo governo hanno violato il telefono di una donna che accusava il presidente della Corte Suprema dell’India di averla stuprata.

   Pegasus è stato anche trovato installato sul telefono del giornalista del Washington Post assassinato Jamal Khashoggi, il che implica che la NSO stesse collaborando con il governo saudita, aiutandolo a reprimere il dissenso e le critiche.

   Pegasus funziona inviando un messaggio di testo a un dispositivo mirato. Se un utente clicca sul link fornito, scaricherà automaticamente il programma spia. Una volta infettato, è possibile tracciare la posizione e i movimenti di un individuo, acquisire schermate, accendere la fotocamera e il microfono del telefono, recuperare messaggi e rubare password.

   Ma mentre Pegasus di NSO ha fatto notizia in tutto il mondo, un’altra azienda, più preoccupante e pericolosa, è passata inosservata. Quell’azienda è Toka, fondata dall’ex Ministro della Difesa e Primo Ministro israeliano, Ehud Barak, con l’aiuto di alcuni ufficiali dell’Unità 8200. Toka può infiltrarsi in qualsiasi dispositivo connesso a Internet, inclusi i dispositivi Amazon Echoes, televisori, frigoriferi e altri elettrodomestici. La giornalista Whitney Webb ha dichiarato che la società agisce effettivamente come un gruppo di facciata per le operazioni di spionaggio del governo israeliano.

   Una terza società di spionaggio privata piena di laureati dell’Unità 8200 è Candiru. La società con sede a Tel Aviv esiste a malapena, ufficialmente. Non ha un sito web. È opinione diffusa che Candiru fosse dietro gli attacchi informatici osservati in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Qatar e Uzbekistan.

   La compagnia prende il nome da un pesce parassita dell’Amazzonia che si dice (apocrifamente) risalga i flussi di urina umana ed entri nel corpo attraverso l’uretra. È un’analogia appropriata per un’azienda che passa il suo tempo a trovare falle di sicurezza nei sistemi operativi Android e iOS e nei motori di ricerca (browser) come Chrome, Firefox e Safari, usando questa conoscenza per spiare obiettivi ignari.

   L’utilità di questi gruppi di spionaggio israeliani tecnicamente privati, affollati di ex militari dei servizi di spionaggio è che consentono al governo una certa misura di plausibile negabilità quando effettuano attacchi contro nazioni straniere. Come ha spiegato Haaretz, “Chi possieda queste società di spionaggio non è chiaro, ma i loro dipendenti non sono militari. Di conseguenza, possono risolvere il problema dell’esercito, anche se la soluzione che forniscono è imperfetta”.

MICROSOFT

    I dati di LinkedIn suggeriscono che ci sono almeno 166 ex membri dell’Unità 8200 che hanno continuato a lavorare per Microsoft. Oltre a quelli già citati, altri includono Ayelet Steinitz, ex Responsabile delle Alleanze Strategiche Globali di Microsoft, Tomer Lev, Ingegnere Informatico Capo, e i Responsabili dello Sviluppo, Maayan Mazig, Or Serok-Jeppa e Yuval Derman.

   In particolare, anche il gigante con sede a Seattle si appoggia ampiamente agli ex professionisti dell’Unità 8200 per progettare e mantenere il suo apparato di sicurezza globale. Esempi di questo fenomeno includono gli esperti di sicurezza Lia Yeshoua, Yogev Shitrit, Guni Merom, Meitar Pinto e Yaniv Carmel, l’ingegnere del Programma di Protezione dalle Minacce Gilron Tsabkevich, l’analista Danielle Poleg, il Responsabile dell’individuazione delle minacce Itai Grady e il Responsabile delle soluzioni di sicurezza Liat Lisha. Nei casi di Merom, Carmel e Pinto, sono passati direttamente dall’Unità 8200 alla squadra di Microsoft, suggerendo ancora una volta che Microsoft sta reclutando attivamente dall’Unità.

   Anche altri prodotti di sicurezza Microsoft come Microsoft Defender Antivirus e Microsoft Azure Secure Cloud Computing sono progettati e gestiti da personale ex Unita 8200. Questi includono l’ex Architetto Capo Michael Bargury, il Responsabile Capo dello Sviluppo di Programma Shlomi Haba, i Responsabili dello Sviluppo di Programma Yaniv Yehuda, Assaf Israel e Michal Ben Yaacov, il Responsabile Capo di Sviluppo Tal Rosler, lo Sviluppatore di Programma Adi Griever e il Responsabile dello Sviluppo Yael Genut.

   Ciò è degno di nota, poiché è stato riferito che il programma intrusivo (malware) probabilmente prodotto dall’Unità 8200 è stato utilizzato per attaccare i prodotti Microsoft, come il suo sistema operativo Windows. Secondo quanto riferito, ha sfruttato le falle che ha trovato per attaccare i sistemi di controllo, cancellare i dischi rigidi e spegnere i sistemi chiave, come le infrastrutture energetiche dell’Iran

TECNOLOGIE E GOVERNI

  L’enorme quantità di persone che si diplomano in un’organizzazione come l’Unità 8200 e continuano a influenzare le più grandi società di comunicazione non può non destare preoccupazione.

   L’unità 8200 ha sicuramente una reputazione di eccellenza nel suo campo. Il problema è che il loro mestiere include spionaggio, estorsioni, gravi violazioni dei diritti personali e la violazione informatica proprio delle società tecnologiche che ora li stanno assumendo in massa. Tuttavia, questo non sembra essere uno scenario da bracconiere trasformato in guardiacaccia; non vi è alcuna indicazione che la Silicon Valley stia assumendo informatori.

   Naturalmente, Israele è tutt’altro che l’unico Paese che tenta di spiare i nemici o manipolare l’opinione pubblica. Tuttavia, le ex spie di Paesi avversari come Russia, Venezuela o Iran non vengono assunte a centinaia per progettare, mantenere e supervisionare i più grandi canali di comunicazione pubblica. Infatti, non sono emerse prove di ex-FSB (Russia) ex-SEBIN (Venezuela) o ex agenti del Ministero dell’Intelligence Iraniano che lavorassero presso le società della Silicon Valley.

   MintPress ha già documentato come, negli ultimi anni, grandi aziende tecnologiche come Twitter, Facebook, Google, TikTok e Reddit abbiano assunto centinaia di ex agenti provenienti da CIA, NSA, dall’FBI, dai servizi segreti, dalla NATO e da altre agenzie di “sicurezza”. Il fatto che l’Unità 8200 sia anche una riserva di reclutamento evidenzia quanto Israele sia considerato un forte alleato in Occidente.

   Tuttavia, evidenzia anche la crescente intersezione tra la Silicon Valley e diversi governi e mina la falsa pretesa che le grandi aziende tecnologiche vogliano proteggere e tutelare la riservatezza in rete.

   Alan MacLeod scrive per MintPress News. Dopo aver completato il suo dottorato di ricerca nel 2017, ha pubblicato due libri: Bad News From Venezuela: Twenty Years of Fake News and Misreportin (Cattive Notizie Dal Venezuela: Vent’anni di Notizie False e Mistificazioni) e Propaganda in the Information Age: Still Manufacturing Consent (Propaganda nell’Era dell’Informazione: Fabbricare il Consenso), oltre a numerosi articoli accademici. Ha anche collaborato con FAIR.org The Guardian, Salon, The Grayzone, Jacobin Magazine, Common Dreams, American Herald Tribune e The Canary.

 ISRAELE INGRANAGGIO DELLA CONTRORIVOLUZIONE MONDIALE

   L’assalto nel 2010 a una flottiglia pacifista ci deve farci interrogare sul reale ruolo di Israele, sui rapporti che ci sono tra Stati Uniti e Israele e dell’interconnessione tra complesso industriale – militare americano e il suo omonimo israeliano. Per esempio: la General Dynamics, uno dei grandi produttori mondiali di armi degli U.S.A. è proprietario del 25% dell’Elbit che è il secondo produttore di armi israeliane. Ma non c’è solo questo, Israele non è solo il boia del popolo palestinese, esso è un ingranaggio della controrivoluzione mondiale. Quest’aspetto assume forme diverse:

  1. Come la vendita di materiale di guerra (Israele consacra il 9% del suo P.I.L. alla guerra) o di sorveglianza poliziesca o di spionaggio;
  2. Addestramento di personale alla lotta contro la guerriglia;
  3. Inquadramento di milizie paramilitari nei paesi dove il regime al potere è minacciato da rivolte popolari.





Vediamo alcuni esempi:

  1. Colombia: le competenze sioniste sono state messe a servizio del narcopresidente Uribe per aiutarlo a distruggere le FARC, è ben noto lo sporco lavoro del colonnello Yair Klein per quanto riguarda vendita di armi e addestramento dei paramilitari colombiani;
  2. Georgia: i consiglieri militari Israeliani e hanno addestrato l’esercito georgiano per l’attacco dell’Ossezia del sud e hanno installato basi missilistiche che possono attentare la sicurezza dell’Iran;
  3. Sri Lanka: i consiglieri israeliani hanno aiutato il governo di Colombo nella lotta di sterminio contro i ribelli Tamil;
  4. USA; la sorveglianza del muro di 3500 Km che separa gli USA dal Messico è assicurata da materiale israeliano.






   Non è la prima volta che Israele si assume il compito di fare il lavoro sporco di vendere armi a controrivoluzionari quando l’imperialismo USA vuole “mantenersi con le mani pulite”. Basta ricordarsi dell’Irangate, dove gli intermediari Israeliani fornirono armi statunitensi all’Iran per evitare che l’Iraq vincesse la guerra e con il ricavato di questa intermediazione, fornirono armi alla controrivoluzione nicaraguense.


   Israele è stato dagli anni ’60 e ’70 un subappaltatore del lavoro sporco degli Stati Uniti. In America Latina, in Africa e in Asia, Israele prima come Stato e in seguito con le aziende private ha svolto contemporaneamente questo compito affidatogli dall’imperialismo USA e ha fatto anche i suoi interessi.

   In Colombia i paramilitari hanno goduto un clima generale d’impunità, fino al gennaio 1989, quando un gruppo di uomini armati guidato dal famigerato narcotrafficante Alonso de Jesùs Baquero, si macchiò di un crimine dell’uccisione di 11 funzionari del potere giudiziario a La Rochela, che causò un’ondata di proteste internazionali e costrinse l’allora presidente Barco Vargas a “disconoscere” le organizzazioni paramilitari e a decretarne lo “scioglimento”, anche se nessuna misura fu intrapresa realmente per perseguirle e a recidere il legame con le forze armate.


   L’inchiesta sul massacro di La Rochela rivelò un altro particolare: alcuni dei membri del gruppo criminale erano stati addestrati da una ventina di mercenari Israeliani e da cinque “ex membri della SAS”, per le operazioni nella selva[13]


   Quello di La Rochela non fu l’unico massacro effettuato da uomini addestrati dai mercenari israeliani e britannici. Il 4 marzo 1988, un gruppo di sicari assassinò venti raccoglitori di banane nelle fattorie Honduras e La Negra del distretto di Urabà; il mese successivo lo stesso gruppo paramilitare entrava a Turbo per sterminare un gruppo di lavoratori scampato alla strage di Urabà. Le indagini sui due massacri individuarono narcos, proprietari terrieri, ufficiali dell’esercito.


   Il gruppo di addestratori era guidato dal famigerato colonnello Yair Klein, già membro delle forze di élite di Israele. Nel 1985 dimessosi dalle forze armate, Klein aveva costituito una società di “consulenza militare” con lo scopo di vendere armi e fornire consigliere ai paesi terzi. Tra gli affari più grossi che questa società è stata la vendita di armi per due milioni di dollari a favore delle milizie falangiste libanesi.

   L’intervento di Israele in America Latina si sviluppata anche in Perù. Questo intervento contro la guerra popolare diretta dal PCP è stato denunciato in due documenti.


   Il primo documento è quello del Movimento Popolare Perù, organismo generato del PCP, che nel documento DENUNCIAMO ALLA OPINIONE PUBBLICA NAZIONALE E INTERNAZIONALE IL GRANDE GENOCIDIO CONTRO IL POPOLO ALLO SCOPO DÌ APPLICARE IL TRATTATO DÌ LIBERO COMMERCIO CON L’IMPERIALISMO YANQUI DÌ ANNIENTARE LA GUERRA POPOLARE del novembre 2009, dice in maniera esplicita:
“COME PARTE DI QUESTO MAGGIORE INTERVENTO MILITARE DELL’IMPERIALISMO YANQUI, IL GOVERNO DI GARCÌA- GAMPIETRI CONTRATTA I SERVIZI DEI CONSIGLIERI MILITARI ISRAELIANI PER SVILUPPARE ANCOR PIÙ LA “LA GUERRA DI BASSA INTENSITÀ” DIRETTA DAL COMANDO SUD DEGLI SS.UU.”[14]


   L’equipaggiamento dei militari israeliani, comandati dal generale B. Ziv., consiglierà l’Esercito Peruviano su come affrontare il “narco-terrorismo” nella zona della Valle dei fiumi Apurìmac ed Ene (VRAE) e che questo lavoro impegneranno 12 milioni di dollari, leggiamo nel quotidiano “La primera” di Lima, 1° novembre 2009.


   Un militare a riposo ha avvertito che questi consiglieri potrebbero rientrare nel tentativo di stabilire “una testa di ponte” per “giustificare la presenza di una base di interdizione elettromagnetica” come parte dei “comandi cibernetici che i nordamericani stanno già installando in Sudamerica”, “ Così i nordamericani con l’aiuto del generale B. Zivnon necessiterebbero più di avere un forte contingente terreste, potrebbe bastare questa base cibernetica per mobilitare gli aerei dalle basi in Colombia o, se necessario, ai mercenari ‘comandanti del Blackwater’ per operazioni che non avrebbero nulla a che vedere con la lotta contro-sovversiva”. “Gli israeliani realizzarono opere di preparazione dello Stato Maggiore del Gruppo nazionale di Pacificazione, fecero lavori di addestramento militare nella selva, probabilmente nella base contro sovversiva di Mazamari, con pattuglie delle tre forze armate e raccomandarono l’acquisto di strumenti di intelligence elettronico e logistico. Il contratto che hanno firmato con il Ministero della Difesa è di 12 milioni di dollari”.


   Questo significa che i “consiglieri israeliani” vanno a servire il piano egemonista e controrivoluzionario del padrone yanqui, servono alla lotta contro il Partito Comunista del Perù, contro la ribellione maoista in tutto il paese che cerca di forgiare un potente movimento antimperialista in Perù, America Latina e nel mondo.


   Lo Stato di Israele da tempo svolge il suo ruolo come strumento dell’imperialismo yanqui, anche in America Latina e nel Perù. E’ una triangolazione per eludere i suoi stessi controllori domestici dell’imperialismo yanqui sulla vendita di armi, sul dispiegamento di truppe e sulla preparazione ad operazioni sotto copertura all’estero. E nel recente caso del Perù, per dissimulare il suo intervento dietro “il commercio di assistenza da parte dell’impresario israeliano. Per questo, noi denunciamo l’attuale intervento yanqui contro il nostro popolo come la nuova guerra segreta del genocida Obama


  Quest’accentuazione della presenza militare imperialista yaqui e sionista in America Latina nasce come primo motivo per bloccare la guerra popolare in Perù diretta del PCP e come secondo motivo contenere le presenze degli altri imperialismi.


   Nel dicembre 2008 il presidente brasiliano Lula ha approvato dei cambiamenti nella Strategia della Difesa[15]. Varie brigate della fanteria sono in procinto di trasferimento dal Litorale verso la regione centrale di Planoalto con l’obiettivo di difendere l’Amazzonia. In questa regione saranno creati 28 nuovi posti di frontiera che si sommano ai 21 adesso già esistenti. L’esercito è previsto un aumento di 59.000 nuovi effettivi. Quest’aumento sarà focalizzato nella regione amazzonica, la cui difesa è il nodo strategico per il Brasile. Dal 2004 la spesa militare del Brasile è aumentata del 45%, senza contare i recenti acquisti di sottomarini, elicotteri e 35 caccia di ultima generazione. Secondo un’informazione di O Estado de Sao Paulo (25 aprile 2010), il Ministero della Difesa brasiliano ha consegnato alla forza aerea 12 elicotteri di attacco comprati dalla Russia destinati alla base aerea di Porto Velbo, in Rondonia, stato amazzonico al confine con la Bolivia. Sono i primi elicotteri da attacco che possiede e la prima spesa militare fatta con la Russia. In pochi giorni, quando ha annunciato l’accordo con la Francia per costruire 36 caccia Raphale, quasi tutti in Brasile, si sarà completato un profondo cambiamento verso la creazione di un complesso militare industriale autonomo.


   Che questo sia un segno tangibile di conflitto interimperialistico per il controllo dell’America Latina, si può desumere dall’edizione del Diario del Pueblo (28.10.2010) dedicata alla crescita della marina da guerra cinese e del suo dispiegamento nel Pacifico occidentale. Le relazioni nel Pacifico stanno cambiando, il rafforzamento in atto delle forze navali degli USA in questa regione è causato dalla scalata militare cinese. In America Latina una giovane potenza si sta preparando a sostituire, anche sul piano militare, il decadente imperialismo USA.


   Tornando alla presenza sionista in Perù la seconda denuncia viene da un documento del Comitato Centrale del PCP[16] dell’aprile 2010: “Hanno contrattato con consiglieri israeliani, la CIA non è bastata; il Mossad dice: servono per la lotta antisovversiva elicotteri notturni con più potenza di fuoco, questo richiede più soldi dal parlamento, hanno cambiato le funzioni dei giudici nelle zone di emergenza, ora lo fa direttamente la polizia e c’è una nuova legge – la cosiddetta “dell’impunità” con la quale la polizia è autorizzata a sparare senza rispondere per questo”.


   Qui ci sono due aspetti: il primo è quello della legislazione antisovversiva che ricorda quella dei territori palestinesi occupati e la seconda quello degli elicotteri notturni.


   Questi elicotteri ufficialmente per scopi “antisovversivi”, in realtà sono per scopi di controllo e forse per qualcosa di più tremendo. Questi elicotteri sono stati visti a Lima dal 2008, dove giravano in cerchio attorno alle aree più popolate. Dopo che sono passate sopra le case delle persone benestanti, gli abitanti cominciano ad acquistare medicine (che è escluso per la maggioranza della popolazione di Lima).


   Ora le forze di polizia hanno la capacità tecnica per rintracciare persone da elicotteri: sono in grado di vedere elettronicamente la loro firma del DNA sullo schermo di un computer. Questo è uno dei motivi perché nei vari paesi si è desiderosi di raccogliere un campione di DNA, dalle salive in ogni occasione. In seguito il DNA è digitalizzato ed entra nelle banche dati informatiche governative e può essere monitorato o usato per torturare le persone.

   In questi ultimi anni si è accentuato il processo d’integrazione tra strategie israeliane e NATO.


   Nell’aprile 2001 Israele firma al quartier generale della Nato a Bruxelles l’accordo di sicurezza, impegnandosi a proteggere le informazioni classificate che riceverà dalla cooperazione militare.

   Nel giugno 2003 il governo italiano stipula con quello israeliano un memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore militare che prevede tra l’altro lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica. Nel febbraio 2005 il segretario generale della Nato compie la prima visita ufficiale in Israele, dove incontra le massime autorità militari israeliane per “espandere la cooperazione militare”. Nel marzo dello stesso anno si svolge la prima esercitazione navale congiunta Israele – Nato. In giugno, la marina Israeliana partecipa a un’esercitazione Nato del Golfo di Taranto. In luglio le truppe israeliane partecipano a un’esercitazione Nato “antiterrorismo” che si svolge in Ucraina. Nell’ottobre del 2006, Nato e Israele concludono un accordo che stabilisce una più stretta collaborazione israeliana al programma Nato “Dialogo mediterraneo”, il cui scopo è “contribuire alla sicurezza e stabilità della regione”. In tale quadro “Nato e Israele si accordano sulle modalità del contributo israeliano all’operazione marittima Nato Active Endeavour”. Israele è così premiato dalla Nato per l’attacco e l’invasione del Libano. Le forze navali Israeliane, che insieme con quelle aeree e terrestri hanno appena martellato il Libano con migliaia di tonnellate di bombe facendo stragi di civili, sono integrate nelle operazioni Nato che dovrebbe combattere il “combattere il terrorismo nel Mediterraneo “.


   Il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima del criminale attacco a Gaza, la Nato ratifica il “programma di cooperazione individuale” con Israele. Esso comprende “controterrorismo”, tra cui scambio d’informazioni tra i servizi segreti; connessione di Israele al sistema elettronico Nato; cooperazione nel settore degli armamenti, aumento delle esercitazioni militari congiunte Nato – Israele; allargamento della cooperazione nella lotta contro la proliferazione nucleare (tutto da ridere, perché Israele è l’unica potenza nucleare della regione, non solo, ha rifiutato di firmare qualsiasi trattato di non proliferazione). L’11 gennaio 2009, due settimane circa dopo l’attacco criminale delle forze militari a Gaza con il relativo massacro della popolazione civile, il segretario generale della Nato si reca in visita ufficiale in Israele nell’ambito del “Dialogo mediterraneo” (l’umorismo è molto diffuso negli alti vertici militari). Nel suo discorso ribadisce che “Hamas, con i suoi continui attacchi di razzi contro Israele, si è addossato la responsabilità delle tremende sofferenze del popolo che dice di rappresentare”.


   Nell’ambito della cooperazione Nato – Israele, l’Italia è centrale.


   La cooperazione militare Italia – Israele è stabilita dalla legge n. 94 del 17 maggio 2005. La cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate dei due paesi riguarda l’importazione, l’esportazione e il transito di materiali militari, l’organizzazione delle forze armate, la formazione/addestramento. Sono previste a tale scopo riunioni dei ministri della difesa e dei comandanti in capo dei due paesi, scambio di esperienze fra gli esperti, organizzazione delle attività di addestramento e delle esercitazioni. In tale quadro, quando nel marzo 2005, ci fu la prima esercitazione congiunta Nato – Israele nel Mar Rosso, a guidare la flotta era la marina italiana. Chissà se in quell’occasione si esercitarono ad assaltare anche le navi disarmate dei pacifisti.


   E in questo quadro di rafforzamento imperialista nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, a Sigonella, il 20 gennaio 2009 quando tutti gli occhi dei media sono puntati all’inauguration day di Obama, s’inaugura il sistema Nato Ags.

   Questo sistema, spiega il comunicato ufficiale[44] servirà a sorvegliare non il territorio Nato, ma il “terreno”, fornendo importanti funzioni “prima e durante le operazioni Nato” in altri paesi. Esso sarà “uno strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di risposta della Nato (Nrf)”: poiché deve fornire il quadro dettagliato del territorio da occupare, permettendo anche di “individuare e prendere di mira veicoli in movimento”. Ciò sarà reso possibile da vari tipi di piattaforme aeree e stazioni di controllo terrestri. Si tratta del più sofisticato sistema di spionaggio elettronico, finalizzato non alla difesa del territorio della Nato, ma potenziamento della sua capacità offensiva “fuori aerea”, soprattutto quella mediorientale.

   Bisogna capirsi, perché quando si parla del ruolo internazionale di Israele e del sionismo, so benissimo che si rischia di scadere nel complottismo più deteriore e reazionario, del tipo “protocolli dei saggi anziani di Sion” e robacce del genere.


  Quando dico che Israele è un ingranaggio della controrivoluzione mondiale, non intendo dire che Israele è uno strumento attivo di essa, e che l’imperialismo non è senza contraddizioni. Anzi tutto il contrario. Perciò quando si parla dell’influenza della Lobbie sionista, si deve intendere dell’attività di un gruppo di capitalisti di diversi paesi, che hanno in comune l’origine ebraica, nel cercare di influenzare l’attività degli USA (come di altri paesi imperialisti) e che partecipano, di fatto, attivamente a determinarne l’orientamento.


   Perciò quella frazione borghese, denominata Lobbie sionista, cerca di influenzare la politica USA e per questo entra spesso in conflitto con gli imperialisti rivali (come l’Europa) e con altre frazioni borghesi interne (o esterne) agli Stati Unit


[1] L’Unità 8200 è una unità militare forze armate israeliane incaricata dello spionaggio dei segnali elettronici (ELINT), OSINT ovvero “Intelligence su fonti aperte” che è quella disciplina dell’intelligence che si occupa della ricerca, raccolta ed analisi di dati e di notizie d’interesse pubblico tratte da fonti aperte, decrittazione di informazioni e guerra cibernetica. https://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_8200 

[2] MintPress News è un sito di notizie americano di estrema sinistra fondato e curato da Mnar Adley, lanciato nel gennaio 2012. Copre questioni politiche, economiche, di affari esteri e ambienta. https://en.wikipedia.org/wiki/MintPress_News

[3] http://www.bocchescucite.org/le-ex-spie-israeliane-lavorano-per-google-facebook-e-microsoft/

[4] https://www.2duerighe.com/attualita/130625-pegasus-e-solo-lultima-creatura-dellunita-di-intelligence-israeliana-8200-le-operazioni-di-influenza-di-israele-ieri-e-oggi-passano-da-tools-di-cyber-war.html

[5]                                                                          C.s.

[6] http://www.bocchescucite.org/le-ex-spie-israeliane-lavorano-per-google-facebook-e-microsoft/

[7]                                                               C.s

[8] https://www.blackpost.it/2021/11/08/amazon-e-google-firmano-un-accordo-da-un-milione-di-euro-per-fornire-la-propria-tecnologia-allesercito-israeliano/

[9] https://www.dailymuslim.it/2022/09/dipendenti-google-e-amazon-protestano-per-gli-accordi-con-israele/

http://www.bocchescucite.org/i-dipendenti-di-google-e-amazon-condannano-laccordo-con-israele/

[10] https://en.wikipedia.org/wiki/Emi_Palmor

https://qudsnen.co/hundreds-of-former-israeli-spies-working-in-top-jobs-in-many-worlds-biggest-tech-companies-study-reveals/

[11] https://ilmanifesto.it/i-documenti-segreti-del-ruolo-americano-nella-guerra-disraele

[12]                                               C.s.

[13]  Informe Confidencial del Das al Juzgado Segundo de Orden Pùblico del 10 maggio 1988.

[14] http://www.guardareavanti.info/mlm/Denunciamos2009.htm

[15] http://selvasorg.blogspot.com/2010/05/brasile-sfida-il-piano-colombia.html

[16] http://proletaricomunisti.blogspot.com/2010/06/pc-quotidiano-7-8-maggio

CYBERGUERRA FRA CINA E USA

•novembre 25, 2022 • Lascia un commento

   La guerra informatica (noto nell’ambito operativo militare del mondo anglofono come Hacker Warfare, abbreviato HW), è quell’attività rientrante nelle operazioni di information warfare e sottotipologia di guerra cibernetica che utilizza pirati informatici per colpire la rete informatica avversaria.

   In questa guerra si è soliti assoldare, come nuovi mercenari, personaggi noti come hacker che sono capaci di aggredire un sistema informativo protetto. Si tratta di professionisti con un livello di aggiornamento tecnico elevato, e allenati a operare nelle situazioni più difficili orienta dosi in complessi sistemi informatici e telematici .

Le operazioni di guerra informatica consistono in:

  1. Attacchi ai sistemi. Conseguenze: paralisi degli elaboratori o semplici malfunzionamenti; modifiche al software di base; danneggiamento di programmi applicativi; installazione di procedure malefiche; interruzione di assistenza e manutenzione;
  2.  Attacchi alle informazioni. Conseguenze: cancellazioni; alterazione/modifica del contenuto degli archivi; inserimento indebito dei dati; copia abusiva/furto di elementi di conoscenza;
  3. Attacchi alle reti. Conseguenze: blocco del traffico telematico; deviazione delle richieste fatte a terminale su archivi diversi da quello originale; intercettazione delle comunicazioni autorizzate; introduzione di comunicazioni indebite mirate a disturbare.

   La guerra cibernetica (noto nell’ambito operativo militare del mondo anglofono come cyberwarfare) è l’insieme delle attività di preparazione e conduzione delle operazioni militari eseguite nel rispetto dei principi bellici condizionati dalle informazioni. Si traduce nell’alterazione e addirittura nella distruzione dell’informazione e dei sistemi di comunicazioni nemici, procedendo a far sì che sul proprio fronte si mantenga un relativo equilibrio dell’’informazione. La guerra cibernetica si caratterizza per l’uso di tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazioni.

   Esistono molte metodologie di attacco nella guerra cibernetica:

  1. Vandalismo Web: attacchi volti a “sporcare” pagine web o per mettere fuori uso i server. Normalmente queste aggressioni sono veloci e non provocano grandi danni;
  2. Propaganda: messaggi politici che possono essere spediti a coloro che sono collegati alla Rete;
  3. Raccolta dati: le informazioni riservate ma non protette possono essere intercettate e modificate, rendendo possibile lo spionaggio;
  4. Distruzione delle apparecchiature: attività militari che utilizzano computer e satelliti per coordinarsi sono potenziali vittime di questi attacchi. Ordini e comunicazioni possono essere intercettati o sostituiti, mettendo a rischio i soldati;
  5. Attacco a infrastrutture critiche: i servizi energetici, idrici, di combustibili di comunicazioni, commerciali e dei trasporti sono tutti vulnerabili a questo genere di attacchi.

   Esiste da tempo un cyber guerra tra Cina e Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ammesso di essere stati sotto attacco da parte di diversi Stati, come la Cina e la Russia.

   Anche la Cina attacca gli Stati Uniti di usare una brigata di hacker e di sfruttare i social network come per fomentare la rivolta in Iran.[1]

    Nel mese di gennaio 2010 Google aveva denunciato di essere stato oggetto di attacchi di pirati informatici che avevano preso di mira i dissidenti cinesi che usavano le piattaforme di posta elettronica.

    Sempre nel 2010 nella cyberguerra tra Cina e Stati Uniti si ebbero dei risvolti che si potrebbe definire clamorosi: il traffico internet di molti siti di agenzie governative amerikane, comprese alcune del Pentagono, nell’aprile fu “sequestrato” da server cinesi per circa 18 minuti. Lo denuncia un rapporto al Congresso dall’Us-China and Security Review Commission, la Commissione USA che ogni anno rilancia un rapporto sullo stato delle relazioni con la Cina. [2]

   Tutto questo dimostra che da tempo Internet è un campo di battaglia, per questo il Pentagono si sta preparando per le guerre future. Ha nominato il suo primo cyber-generale della storia: il generale a quattro stelle Keith Alexander è stato nominato responsabile del Cyber Command, il comando che ha lo specifico compito di combattere sulle reti informatiche. La nomina di Alexander segue l’assegnazione da parte del Dipartimento della “Difesa” americano di 30.000 aggiuntivi ai cosiddetti “fronti della guerra informatica”. In totale sotto il Cyber Comando operano circa 90.000 uomini. Questa divisione cibernetica cominciata sotto Bush si è rafforzata sotto Obama.

    Robert Gates, che è stato il segretario alla “Difesa” amerikano dotto Bush Jr w Obama ha detto che il cyberspazio è il quinto campo di operazioni militari, che si aggiunge a terra, mare, cielo e spazio. La guerra è certo virtuale, ma le conseguenze possono essere reali, devastanti: basta un virus a bloccare la distribuzione elettrica di grandi aree, paralizzare i contatti tra aerei e torri controllo, silenziare i telefoni di un’intera nazione. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Sempre nel 2010 è comparso un virus, lo Stuxnet, che ha infettato 30.000 computer iraniani.

   In questo quadro di cyber guerra in atto, si sviluppano le piraterie informatiche. Proprio per “combatterle” [3] che sono sorti organismi specifici (come il Piracy reporting center o la Cybercrime  unit) che affiancano strettamente organismi di sicurezza pubblici e “privati” e sono in larga parte finanziate da imprese assicuratrici, compagnie di navigazione, associazioni imprenditoriali, case discografiche, grandi imprese informatiche ecc.

   Ma anche lo spazio è diventato un campo di questo tipo di battaglia. Si ha notizie che per quattro volte tra il 2007 e il 2008 degli hackers ritenuti appartenenti alle forze armate cinesi hanno interrotto il funzionamento di due satelliti della NASA dedicati all’osservazione della Terra. E agli studi del clima. Lo rivela un rapporto della commissione del Congresso americano (Us-China Economic and Security Review Commission) che sarà diffuso nelle prossime settimane.[4]

  Scrive il rapporto: “Queste interferenze pongono numerosi minacce, in particolare se sono rivolte a satelliti con funzioni sensibili” perché, si precisa, possono distruggere o danneggiare il veicolo spaziale e degradare o manipolare le trasmissioni. I satelliti attaccati sono il Landsat-7 che nell’ottobre e nel luglio 2008 ha subito oltre 12 minuti di interferenze e il Terra AM-1 che invece è stato vittima di una stessa situazione per due minuti nel giugno 2008 e nove minuti nell’ottobre seguente. I dati sono stati forniti dall’US Air Force, che con la sua rete di controllo aerospaziale è in grado di verificare ogni anomalia manifestata dai vari sistemi in attività.

   Il documento non accusa esplicitamente il governo di Pechino come responsabile degli attacchi ma sottolinea che la Cina “effettua e sostiene una varietà di cyber-azioni dolose” e che tutti i linguaggi usati da questi hackers hanno una base cinese e, infine, che esistono collegamenti con gruppi di  hackers cinesi. Il dipartimento della “Difesa” USA precisa che gli attacchi informatici cinesi sono saliti dai 3.651 nel 2001 ai 55.000 del 2010. Le due operazioni compiute sui due satelliti ambientali sono arrivate ai sistemi di comando dei veicoli in orbita senza tuttavia riuscire a influire su di essi provocando danni. Un’indagine compita dalla NASA ha dimostrato che gli hackers si sono collegati con la Svalbard Satellite Station a Spitsbergen, in Norvegia, attraverso la quale i dati raccolti sono inseriti in Internet. Ovviamente, l’ambasciata a Washington smentisce tutto. Un dato è certo, comunque, c’è una guerra non dichiarata in atto.


[1] http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51556girata.asp

[2] http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lastp/375532/

[3] Mette sempre tra virgolette, perché lo sviluppo della pirateria informatica è solo una scusante.

[4] http://www.corriere.it/scienze_tecnologie/11_novembre_01/hackers-satteliti-cina-u..

DELITTI IRRISOLTI IN UN SISTEMA CRIMINALE

•novembre 23, 2022 • 1 commento

   In Italia da tempo  nei media è sorta la moda dei “delitti irrisolti”, che diventano dei fatti medianici, dove la cosiddetta “opinione pubblica”  si “divide” (si fa per dire) in innocentisti e colpevolisti, e programmi come Porta a Porta riempiono le serate.

   Del delitto di Carmela Rea “stranamente” si è taciuto alcune cose di non secondaria importanza.

   Dall’autopsia si è evinto che Melania non sia stata uccisa sul luogo del ritrovamento a causa del poco sangue nelle vicinanze del corpo, e che alcune delle 35 coltellate, tutte eseguite tra il tronco e il collo, siano state inferte anche post-mortem, inoltre, la vittima non ha subito violenze sessuali.

   In questo delitto ci sono diversi interrogativi. Uno è la croce uncinata sul cadavere di Melania. Un depistaggio? Ma c’è da chiedersi come mai il marito militare, addestratore nella caserma femminile di Ascoli Piceno, una delle quattro caserme delle Unità Addestramento Volontari (U.A.V.) avrebbe fatto questo tipo tutto sommato particolare di depistaggio nel vilipendere il cadavere. Questa domanda sembra essere stata congelata nelle menti di chi doveva razionalmente valutare e mai argomentata in modo apprezzabile. Eppure era uno dei tanti fatti obbiettivi, di consistenza fisica certa.

   Io ritengo che non si depista su un fatto di oltre 70 anni fa, si depista su qualcosa che esiste attualmente, in Italia, e non tra i commercianti di alimenti o tra i giornalai ma necessariamente in ambienti militari.

Esiste una setta massonica satanica nell’ambiente militare?

   Gli inquirenti nelle indagini sul delitto di Melania Rea  hanno prestato particolare attenzione alla figura del marito di Melania Rea, Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’esercito, il quale lavora come istruttore preso il 235° Rav Piceno.

   Da tempo circolava la notizia che il possibile omicida si trovasse all’interno dell’ambiente militare.

   Paolo Ferraro, sostituto procuratore della Repubblica di Roma denuncia il fatto che all’interno dell’ambiente militare vi sarebbe una setta satanica massonica, militare, della quale farebbe parte alcuni ufficiali dell’Esercito.

   Le prove sarebbero all’interno di circa 45 files audio analizzati attentamente. Da tali files emergerebbero in maniera chiara alcuni nomi. Tale setta agirebbe nell’ombra, attirando a sé gli adepti. In questa setta avvererebbero riti satanici basati sul sesso e in cui si verificherebbe anche l’assunzione di droghe da parte dei partecipanti.

   Come risposta a queste denunce il   PM  è stato  dal CSM messo in aspettativa per quattro mesi.

   Questo provvedimento è stato adottato con una procedura d’urgenza, motivata dalla asserita gravità ed attualità dell’ inidoneità del magistrato “ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio”.

  Contro detto provvedimento, avente efficacia immediata, i legali di Ferraro, Mauro Cecchetti e Giorgio Carta, hanno annunciato un ricorso al TAR Lazio: “Il procedimento cautelare seguito dal CSM  risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma, nonché arbitrario, atteso che non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo <svolgimento di attività professionali anche complesse>. Il CSM, poi, ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte, private e pubblica, del 2011 – attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato – ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi. In definitiva, il CSM ha fondato il provvedimento cautelare sulle dichiarazioni di alcuni colleghi della procura di Roma, con i quali il nostro assistito è notoriamente in contrasto proprio per effetto delle sue denunce”.[1]

   Sembra che Melania Rea, alcune settimane prima della sua morte, sia stata vista presso il terzo piano della procura. Era davvero lei o una donna che le assomigliasse? Che Melania sia stata fatta fuori per metterla a tacere su qualcosa di cui era venuto a conoscenza, e che non avrebbe dovuto sapere?

   Dunque molto probabilmente un delitto nato in ambiti militari[2].

   Proviamo a fare delle ipotesi. La caserma del 235° Rav Piceno è l’unica caserma in femminile, e ogni soldato donna finito in Afghanistan, potrebbe aver ascoltato, delle confessioni di alti ufficiali. Che Salvatore Parolisi avesse captato qualcosa e avesse riferito anche alla moglie particolari di una storia potenzialmente esplosiva?

   Pensiamo che nell’ambito dei controlli condotti dai reparti dell’Esercito al personale e ai materiali al rientro dai teatri operativi, emerse che un certo quantitativo di sostanze stupefacenti era nascosto nelle canne dei fucili rientrati nelle casse dall’Afghanistan nella caserma Feruglio degli alpini della Julia di Venzone (Udine).[3]

   Sarà sempre un caso, ma nel 235° Rav Piceno era Laura Titta, arrestata  in quanto aveva legami con la camorra.

  Esiste dunque un mondo sotterraneo negli ambienti militari, dove questa setta, molto probabilmente gestirebbe affari non del tutto leciti (è un eufemismo evidentemente). Uno di questi affari sarebbe un traffico di eroina proveniente dall’Afghanistan , dove molte soldatesse finite nel teatro della missione ISAF, conoscono particolari fino ad oggi rimasti celati nel mistero.

   Altro fatto da non trascurare, quando Paolo Ferraro andò al CSM fu visto assieme a Francesco Bruno.

  Francesco Bruno è un noto criminologo (e star televisivo), è stato consulente del SISDE. Egli  già dal terzo delitto del cosiddetto “Mostro di Firenze” aveva preparato un dossier che ipotizzava che a compiere questi delitti non fosse un solo serial killer, ma i componenti di una setta che agivano in gruppo. Ma questo dossier – che porta la data del 1980 – non fu mai consegnato agli inquirenti di Firenze. In totale tre degli studi commissionati dal SISDE si persero “misteriosamente” per strada e non arrivarono mai sulle scrivanie dei magistrati fiorentini. Guarda caso, i dossier “scomparsi” erano quelli che ricostruivano la pista dei mandanti plurimi. Qualche anno dopo Francesco bruno, intervistato, sosterrà che ha suo parere che il serial killer è un mostro isolato.[4]

SETTE NELL’ESERCITO

   La presenza di sette nell’esercito non è un frutto di una fantasia complottista.

   Nel 2004 la marina inglese ha concesso a un tecnico satanista di praticare il suo credo anche quando è in navigazione[5].

   Ma questo che potrebbe passare per un fattore di libertà religiosa (perciò non condannabile) non rende idea degli intrecci che esistono tra queste sette e gli apparati degli eserciti dei paesi imperialisti.

   Prediamo come esempio il maggiore dell’esercito statunitense Michael A. Aquino.

   Il maggiore Aquino era un esperto di guerra psicologica che nel 1975 fondò una setta satanica chiamata “Il tempio di Set”, che subentrò alla Chiesa di Satana di Anton LeVay. Fu sospettato (guarda caso) di essere al centro di un giro di pedofilia.

   Aquino assieme al generale Paul E. Vallely[6] e al generale Thomas McInerney fanno parte della cerchia di quelli che vengono definiti “piegatori di cucchiai”.

   McInerney, assieme a Vallely, ha fondato l’Iran Policy Committee che è un centro di propaganda anti-iraniana. Il duetto ha pubblicato un libro intitolato,  Endgame –Blueprint fot Victory for Winning the War (Resa dei conti. Il piano per vincere la guerra al terrorismo) la cui sostanza si ritrova in un documento che Vallely scrisse assieme ad Aquino nel 1980. In questo scritto, intitolato From PSYOP to WindfWar: The Psychology of  Victory (Dalla Guerra psicologica alla guerra mentale: la psicologia della vittoria) si presentava un piano per una guerra psicologica perpetua, rivolta anche contro la stessa popolazione  americana. Nel documento, si afferma tra l’altro: “ La guerra mentale strategica deve iniziare nel momento in cui la guerra si ritiene inevitabile. Deve ricercare l’attenzione della nazione nemica attraverso ogni mezzo possibile e deve colpire i potenziali soldati della nazione prima che essi indossino le uniformi. Essi sono più vulnerabili alla guerra mentale nelle loro case e comunità…”.

   “La guerra mentale è soprattutto strategica…Nel suo contesto strategico deve estendersi in ugual modo ad amici, nemici e neutrali in tutto il globo – non attraverso i primitivi volantini gettati sui campi o gli altoparlanti della guerra psicologica, né attraverso gli sforzi deboli, imprecisi e limitati della psicotronica  – ma attraverso i mezzi di informazione posseduti dagli Stati Uniti che hanno la capacità di raggiungere virtualmente ogni  popolo sulla faccia della terra.[7] Questi mezzi d’informazione ovviamente sono quelli elettronici, radio e televisione. Gli sviluppi più avanzati delle trasmissioni consentono una penetrazione delle menti ovunque nel mondo come non sarebbe stato concepibile fino a pochi anni fa.

   Come la spada Excalibur, noi dobbiamo arrivare ad impossessarci di questo strumento per noi, se avremo il coraggio se avremo il coraggio e l’integrità di promuovere con esso la civiltà.

   “Per essere efficace la guerra mentale deve prendere di tutti i partecipanti. Non deve soltanto indebolire il nemico ma deve rafforzare gli Stati Uniti. Lo fa negando alla propaganda nemica di poter raggiungere il nostro popolo e spiegando e sottolineando alla nostra gente quali sono gli interessi nazionali in una data della guerra[8].       

   Vallely promosse anche uno studio sulle tecniche subliminali di lavaggio del cervello e sulle armi che possono aggredire il sistema nervoso e cerebrale delle popolazioni prese di mira: “Vi sono delle condizioni puramente naturali in cui le menti possono diventare più o meno ricettive e la guerra mentale deve avvantaggiarsi completamente di questi fenomeni come l’attività elettromagnetica dell’atmosfera, ionizzazione dell’aria ed onde alle frequenti estremamente basse”.

   Questi schemi di “guerra mentale” messi a punto da Vallely e dal satanista Aquino assomigliano paurosamente alla Total Information  Awareness (TIA), un programma varato dal Pentagono, quando era guidato da Rumsfeld, sotto la direzione dell’ammiraglio John Poindexeter, salito alle cronache nel caso Irangate. Ufficialmente questo progetto, che comprendeva un colossale sistema di data-mining (tecniche informatiche per l’esplorazione delle grandi banche dati), è stato poi accantonato a seguito di una serie di rovesci, ma molto probabilmente questo programma è gestito “con altri mezzi”.

   Jon Ronson giornalista, autore, regista di documentari e presentatore radiofonico. I suoi articoli sono apparsi su giornali britannici come il quotidiano The Guardian e la rivista Time Out. Ha girato alcuni documentari per la televisione e due serie documentaristiche per Channel 4. In Italia sono stati pubblicati un suo libro intitolato L’uomo che fissa le capre (Einaudi, 2009) da quale è stato tratto un film interpretato da George Clooney.

   Il libro parla della diffusione della diffusione della New Age[9] nell’esercito americano, ma è soprattutto è un’inchiesta documentatissima sull’utilizzo di tecniche “psichiche” nell’esercito americano e, allo stesso tempo, il racconto dell’inchiesta stessa.

   Ebbene tutto questo è fatto risalire a un manualetto del colonnello Jim Channon, intitolato  First Earth Battalion, che è una raccolta delle teorie New Age applicato all’esercito, pubblicato nel 1979, con il proposito di mettere a punto “tecniche non distruttive di controllo”[10]. Marilyn Ferguson, autrice del famoso libro La cospirazione dell’acquario[11] era in contatto con il colonnello Channon. Le diverse iniziative di Channon maturarono nel 1983 nella Task Force Delta, che comprendeva  un raduno dei 300 ufficiali interessati al New Age e all’occultismo[12]. Inizialmente costoro si tenevano in contatto tra loro attraverso la famigerata DARPA[13].

   Questi ambienti tirarono dentro l’ex prestigiatore Uri Geller che fu introdotto negli ambienti servizi segreti statunitensi dal dott. Andrija Puharich, esperto di parapsicologia e telepatia della Divisione Guerra Psicologica dell’US Army i cui esperimenti in questo campo risalgono agli anni ’50. Puharich dirigeva la Round Table Foundation of  Eelectrobiology, dedita agli esperimenti sulle onde cerebrali. Era un personaggio vicino al fondatore della cibernetica[14] e a Aldous Huxlew[15] uno dei guru  della controcultura.

CONTROLLO MENTALE NELLE SOCIETA’ INIZIATICHE

         Questi gruppi, controllano mentalmente i propri membri. All’interno di questi gruppi, le persone vengono “formate” in modo tale da commettere le più gravi cattiverie senza avere scrupoli di coscienza e magari motivandole per renderle in qualche modo “legittime”.

   In effetti, organizzare guerre di rapina, torturare persone significa distruggere il sentimento umano naturale di empatia con i propri simili, e dunque non sembrerebbe possibile farlo senza un’accurata “formazione”. Per questo motivo sembrerebbe necessario far praticare ai propri membri (sia che ricoprono ruoli importanti oppure che siano soltanto delle infine pedine), culti che disumanizzano, che stimolano gli aspetti più negativi e distruttivi dell’essere umano, o che inducono a credere che possano esistere principi, valori o ideologie che giustificano più terribili contro l’umanità.

   Esisterebbero due tipi principali di culti misterici:

1)    Quelli che prevedono l’affiliazione di un numero relativamente ampio di adepti, che per la maggior parte ricoprirà livelli bassi, e dunque non raggiungerà mai determinate conoscenze, appannaggio dei pochi che raggiungeranno gli alti livelli;

2)    Quelli che appaiono come sette vere e proprie, poiché sono destinate ai rampolli delle grandi famiglie miliardarie o a personaggi scelti. In tal caso il personaggio sarà chiamato ad aderirvi come fosse un “eletto”.

   In quest’ultimo caso i riti sarebbero agghiaccianti, simili a quelli satanici. Si dice che nel gruppo chiamato Skull & Bones che raggruppa i rampolli dell’elite statunitense, gli iniziati dovrebbero masturbarsi nudi in una bara, e in seguito subirebbero anche violenze verbali e fisiche, dovendo lottare nel fango e a subire violenza con altri adepti fino allo sfinimento. Si tratterebbe di tecniche elaborate dalla CIA al fine di indebolire il soggetto attraverso una serie di atti che lo piegherebbero fisicamente e mentalmente. Agli adepti sarebbe inculcata l’idea di essere superiori e di avere una missione di dominare sugli altri. Essi subirebbero dunque umiliazioni sessuali, ma al contempo sarebbero abituati a esaltare il proprio ego umiliato, per sopperire alla bassa autostima stimolata dalle umiliazioni.

   Questi rituali hanno l’obiettivo di far emergere gli aspetti del sé distruttivo, in modo tale che emozionalmente e mentalmente la persona possa diventare più incline a mentire, a ingannare e a commettere azioni criminali.

   In sostanza questi rituali hanno lo scopo di  “programmare la mente” ai crimini che dovranno commettere quando saliranno al potere. Essi dovranno commetterli non soltanto senza alcun rimorso ma addirittura credendo che ciò sia giusto, e per raggiungere questo livello di mistificazione occorre una sorta di percorso esoterico atto a manipolare la mente a tal punto da produrre questo effetto. I riti praticati in questi gruppi misterici sono traumatizzanti e violenti, e addirittura per essere resi più agghiaccianti sarebbero utilizzate urla di sottofondo.

   Questi riti sarebbero collegati a simbologie di vario genere, e servirebbero anche a creare affiliazione a realtà false, per disorientare l’esistenza.

   Nelle società segrete viene creato un clima di unità è “fratellanza” molto forte, come se gli adepti fossero legati da qualcosa d’importante e fondamentale per la loro esistenza. La stessa cosa avviene per la Mafia.

   Ma perché bisognerebbe accettare che persone così squilibrate, che si mettono nude in una bara, che si  fanno umiliare sessualmente, debbano esercitare un potere enorme sui nostri destini.

è possibile dare una matrice esoterica agli omicidi mediatici?

   Mi rendo conto che tutto ciò  è molto difficile da mandare giù, si ricerca sempre una ricerca che all’apparenza può essere “razionale” (fanatismo ideologico o religioso, stato psicologico della persona, motivi ideologici ecc.). Ma non si vuol riconoscere che l’aspetto esoterico è una realtà, occulta (fino a un certo punto basta andare nelle librerie e vedere che una parte è riservata all’esoterismo) solo per chi non vuole vedere.

  Un esempio evidente di quello che potrebbe avere una matrice esoterica soni i delitti attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”.

  Dal 1968 al 1985 furono uccise otto copie di giovani nelle campagne di Firenze. In 4 di questi duplici omicidi vengono prelevate dai cadaveri seni e pube. La vera e propria caccia al “Mostro” comincia dopo il terzo omicidio, quando si capisce che dietro ad essi c’è la stessa mano. Dopo “errori giudiziari” (si sarebbe col seno di poi dire che molto probabilmente furono degli autentici depistaggi), si arriva all’incriminazione di Pietro Pacciani nel 1994. Sembra chiaro, al momento, che Pacciani è colpevole, o perlomeno che è gravemente coinvolto in questi omicidi. Gli indizi, infatti, sono gravi, precisi e concordanti; in particolare lo inchiodano il ritrovamento di un bollo di pistola nel suo giardino, inequivocabilmente proveniente dalla pistola del “Mostro” (una beretta calibro 22); l’asta guidamolla della pistola del “mostro”, inviata agli investigatori avvolta in un pezzo di panno identico a quello poi trovato in casa di Pacciani; e soprattutto un portasapone e un blocco da disegno, di marca tedesca, che sarà riconosciuto come appartenente alla coppia tedesca.

   C’era poi un biglietto trovato in casa sua con scritto “coppia” e un numero di targa corrispondente a quello di una coppia uccisa. Le intercettazioni telefoniche e ambientali poi fecero il resto, mostrando che Pacciani mentiva, celando agli investigatori diverse cose importanti. Eppure il processo fa acqua da tutte le parti. Tante cose non quadrano in quel processo. Non quadra il movente, perché Pacciani – benché violento e benché in passato avesse giù ucciso, per giunta con modalità che ha tratti ricordano quelle di alcuni delitti – non sembra il ritratto del serial killer. Non quadrano alcuni particolari (ad esempio le perizie stabiliranno che l’uomo che ha sparato dovesse essere alto almeno un metro e ottanta, mentre Pacciani è alto molto meno). Inoltre durante il processo alcuni dei suoi “amici” mentono palesemente per coprirlo, sembrano colludere con lui. Perché mentono? In primo grado Pacciani sarà condannato. In secondo grado sarà assolto. L’impianto accusatorio, in effetti, era fragile. Però proprio il giorno prima della sentenza di secondo grado, la Procura di Firenze riesce a trovare nuovi testimoni (quattro) che inchiodano Pacciani e soprattutto riescono a spiegare il motivo di alcune incongruenze. Due di questi testimoni sono, infatti, complici di Pacciani e, autoaccusandosi, svelano che in realtà quei delitti erano commessi in gruppo.

   Ma la Corte di appello di Firenze decide di non sentire testimoni e assolve Pacciani. La sentenza sarà annullata dalla Cassazione, ma nel frattempo Pacciani muore in circostanze poco chiare. In apparenza muore d’infarto ma Giuttari, il commissario che segue le indagini per la Procura di Firenze, sospetta un omicidio. Nel 2002 l’indagine sul “Mostro” si riapre, ma a Perugia, ma per capire come e perché bisogna fare un passo indietro. Il 13 ottobre 1985 è trovato nel Lago Trasimeno il corpo di un giovane medico perugino, Francesco Narducci. Il caso è archiviato come suicidio, anche se la moglie non crede a questa versione dei fatti. Anzi, da subito i giornali ipotizzano un coinvolgimento inerente al “Mostro di Firenze”.

   Narducci, aveva una moglie giovane, una casa bellissima, viaggi, barche e tanti soldi. Questa era la vita pubblica di Francesco Narducci. Ma forse, ne esisteva un’altra fatta da rituali, popolata da demoni. Narducci ha sempre saputo celare la sua vera identità. E soltanto in una lettera, lasciata alla famiglia prima di scomparire, potrebbe avere deciso di svelare sua vera identità[16].

   Adesso vediamo i misteri inerenti alla morte di Narducci. Un pescatore dice di averlo ritrovato su una spiaggetta del lago Trasimeno il 9 ottobre 1985, quattro giorni prima della scoperta ufficiale. “Era incaprettato” ricorda. E questo sarebbe la dimostrazione che fu una vera e propria esecuzione. L’eliminazione di un uomo diventato scomodo. In quei giorni i giornali scrivevano che il “Mostro” aveva i giorni contati, che aveva commesso un errore tale da inchiodarlo. In sostanza ipotizzavano che Narducci potrebbe avere avuto paura, o sentendosi minacciato decise di tirarsi fuori.

   Suo padre Ugo Narducci, famoso medico, massone, era riuscito a costruire per il figlio una carriera luminosa. In un certo periodo, cominciano a concentrarsi su di lui delle chiacchere tremende, si comincia a sospettare che abbia dei collegamenti con il Mostro. Alcuni lo ricordano di averlo visto nelle campagne tra San Casciano e Mercatale in compagnia del farmacista del paese. Ci sono voci che Narducci partecipava a festini e messe nere. Una doppia vita che dura fino al 1985. Nell’estate di quell’anno il suo equilibrio si spezza. Ricorda la moglie: “Era molto preoccupato mi sembrava depresso. Una sera mentre parlavamo della difficoltà di avere un bambino, scoppiò a piangere e questo mi sembrò molto strano perché lui non era assolutamente il tipo che se la prendeva per queste cose. Restava alzato fino a tardi, chiuso nel suo studio”. L’8 ottobre, dopo aver ricevuto una telefonata, Francesco Narducci va via sconvolto dall’ospedale. Prende la barca ancorata sul Trasimeno e sparisce per sempre. Secondo la versione ufficiale il suo cadavere affiora il 13 ottobre. Causa della morte: annegamento. Soltanto nel 2004 un pescatore ammette di averlo trovato il giorno dopo la scomparsa e di aver consegnato il corpo alla famiglia. Nel 2000 il corpo è riesumato e riparte l’inchiesta: l’ipotesi è che, con la complicità di alcuni pubblici ufficiali, la famiglia volesse nascondere il delitto. In sostanza c’è il forte sospetto che la famiglia avesse sepolto il corpo, e gettato un’altra salma nel lago e fatta passare per quella di Narducci.

   L’ipotesi formulata dalla Procura di Perugia secondo cui Narducci sarebbe stato ucciso perché la cellula impazzita dell’inquietante circuito che ha commissionato, e in certi casi anche portato termine i duplici omicidi attribuiti al “Mostro”, aveva deciso di eliminarlo.

   C’è un uomo che negli anni ’70 e ’80 afferma di conoscere a fondo le realtà del “Mostro”[17]. In una memoria consegnata agli inquirenti che indagano sugli omicidi, ricostruisce per filo e per segno gli ambienti e i poteri che decisero la fine delle copie di fidanzati e del Narducci divenuto che non era più affidabile e di altre persone divenute via via scomode al sistema.

   Tra le realtà che secondo il teste, avrebbero avuto un ruolo importante nell’assassinio del Narducci e nella costruzione di una rete di convivenza che coprisse la verità, ci sarebbe la Massoneria. Nel suo documento il testimone parla anche d’ingerenze da parte di ambienti di Cosa Nostra e di un circuito dedito alla pedofilia.

   Per l’occultamento del cadavere del Narducci, sviamento delle indagini e altri reati minori, furono indagati il questore di Perugia Francesco Trio, il colonello dei carabinieri Di Carlo, l’ispettore di PS Napoleoni, l’avvocato Fabio Dean, tutti iscritti alla stessa loggia massonica, alcuni collegati alla P2. Appartenevano alla P2 il questore Trio, mentre Fabio Dean è il figlio di uno dei legali di Gelli. Una “bella” compagnia dunque.

   Ferdinando Benedetti, uno storico che ha compiuto un’indagine personale sulla morte di Narducci, ha rivelato il ruolo della Massoneria (lui stesso è un massone). Racconta Benedetti: “Il padre del medico faceva parte della loggia Bellucci e insieme al consuocero si rivolse al Gran Maestro per evitare che fosse effettuata l’autopsia del figlio. So che Francesco Narducci aveva preso in affitto una casa vicino a Firenze, nella zona dove sono avvenuti i delitti. Era entrato a far parte di un’associazione segreta denominata “la setta della rosa rossa”. Al momento dell’iniziazione era al livello più basso, ma dopo un po’ di tempo aveva raggiunto il ruolo di “custode”. Già nel 1987 si disse che poteva essere uno dei “mostri” e la massoneria si attivò per sapere la verità. Tra il 1986 e il 1987 ci furono riunioni tra logge diverse e si decise di compiere alcune indagini. Alla fine la loggia accertò che era coinvolto, ma si decise di non far trapelare c’era il rischio che venissero coinvolti tutti[18].

  Tra i testimoni ascoltati dai magistrati, c’è anche Augusto De Megni, nonno del bambino rapito nel 1990, per anni al vertice del Grande Oriente che conferma: “So che Narducci andava a Firenze e che frequentava giri poco raccomandabili”. Secondo le indagini compiute dalla signora Narducci, potrebbe essere stato il custode dei  genitali asportati alle vittime. Si cerca di verificare se c’è un nesso tra la sua morte e la spedizione di un lembo di seno di Naudine Mauriot. L’omicidio della francese e del suo compagno avvenne l’8 settembre. Si è scoperto recentemente che la coppia era in Toscana per partecipare a pratiche esoteriche. Un mese dopo il delitto scompare Narducci (8 settembre duplice omicidio, 8 ottobre scomparsa di Narducci, una casualità?).

   In questa vicenda del “Mostro di Firenze”    come si diceva prima entrano in scena i  servizi segreti e precisamente il SISDE dopo il terzo delitto.

   E poi ci sono le morti sospette di persone convolte con la storia del Mostro. Da quella del Narducci, a quella di Pacciani. In molte di queste morti è stata usata una tecnica simile a quella dei morti “suicidi” di persone implicate nell’inchiesta per la strage di Ustica e delle altre stragi che hanno insanguinato l’Italia. Questo utilizzo delle stesse tecniche fa ipotizzare una firma unica: quella dei servizi segreti.

   Perché dico questo? Nella questione del “Mostro di Firenze” come per Piazza Fontana, Ustica e le altri stragi che hanno bagnato di sangue il nostro paese, c’è stato un autentica mattanza di testimoni o di persone coinvolte.

   Non solo Pacciani e Narducci. Muore Elisabetta Ciabiani, una ragazza di vent’anni che aveva lavorato nell’albergo di Narducci e che aveva rivelato al suo psicologo, Maurizio Antonello (fondatore dell’Associazione per la ricerca e l’informazione delle sette) il nome di alcuni mandanti del “Mostro” e aveva rivelato il coinvolgimento di questa setta (la Rosa Rossa)[19] nei delitti: Elisabetta verrà trovata uccisa a colpi di coltello, compresa una coltellata alla pube, ma il caso venne archiviato come suicidio. Mentre lo psicologo Maurizio Antonello sarà trovato “suicidato”, impiccato al parapetto della sua casa di campagna.

   Per affrontare l’argomento del rapporto tra sette e servizi segreti possiamo prendere come esempio uno dei casi che è diventato famoso: quello di Manson e della sua Family.

   Dopo il suo arresto nell’ottobre del 1969, ci fu una serie di omicidi, di suicidi e di fortuiti incidenti di testimoni appartenenti alla Family, o amici di adepti della Family. Tutto questo segue un programma ben noto in certi particolari di omicidi coperti (lo stesso modus operandi di quello che è avvenuto in Italia con la vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze”, dove ci fu, come si è visto, una scia di morti molto sospette tra le persone coinvolte). Magicamente chi può testimoniare si uccide o ha un provvidenziale incidente.

   Nell’agosto del ’69 Manson e la Family si trasferirono definitivamente nella Death Valley, recidendo così ogni rapporto con la “civiltà”. Manson prepara così i suoi alla sua delirante profezia: i negri d’America faranno una rivoluzione, rovesceranno il governo e solo loro, la Family, saprà fronteggiare come ultimo baluardo bianco contro” l’infernale razza negra”.

   Nel deserto oltre i 40 gradi, nella solitudine assoluta, Manson può finire il suo lavoro di controllo mentale degli adepti, in maggioranza donne. Quando queste entrano nella Family sono spogliate e valutate da Manson (certe sette sembrano il rifugio per vecchi maiali). Poi le adepte subiscono attraverso il dominio sessuale, quella completa perdita di volontà che le renderà docili esecutrici della volontà unica di Manson, dell’Anima, come si faceva chiamare. Ai pasti mangiano prima gli uomini, poi le donne, ma prima devono offrire il pasto ai cani, e poi hanno il permesso di mangiare gli avanzi degli animali. Nelle baracche della Family e tra le dune del deserto le donne devono starsene nude, al massimo con le mutandine, docili, ad un ordine di Manson, accoppiarsi con uno o più uomini, anche sconosciuti. Devono praticare la fellatio su ordinazione non solo sui membri maschili della Family, ma anche sui cani. Quest’uso del sesso come iniziazione alla completa sottomissione e umiliazione, uscendo anche dai limiti dell’umano con il rapporto animale, distrugge la dignità e scardina l’identità, cui sarà sostituita una nuova: quella di macchine pronte a eseguire i propositi criminali di Manson.

   Ma questo controllo sulla volontà avveniva anche sugli uomini. Quando fu interrogato Tex Watson, esecutore degli omicidi Tate-LaBianca, gli inquirenti verificarono che l’uomo sembrava aver perso il 30% delle sue possibilità mentali, come se qualcosa avesse mangiato parte del suo cervello. Inoltre, sia al momento dell’arresto che in carcere, tutte le adepte sembravano, collegate tra loro da una volontà unica: erano allegre, improvvisavano spogliarelli, urinavano davanti ai poliziotti, si tenevano mano nella mano in circo salmodiando misteriose litanie come seguendo gli ordini di Manson che sussurrava nella sua cella delle parole incomprensibili. Invece quando le donne si trovavano isolate nelle loro rispettive celle, cadevano in una specie di abulia.

   C’è da chiedersi dove Manson, un marginale che ha passato buona parte della sua vita nelle patrie galere, abbia appreso simili tecniche di controllo mentale. Ed Sanders, nel suo libro su questo caso pubblicato nel 1971 , accenna in poche righe di quanto si dovrebbe investigare per capire gli omicidi della Family in certe tecniche di controllo mentale. Si era nel 1971, e non erano stati resi pubblici i documenti del progetto di controllo mentale della CIA denominato MK-ULTRA[20].

   Una risposta a questo interrogativo lo diede Carol Greene che nel suo libro del 1992 Mirder aus der Retorte: Der Fall Charles Manson (Omicidi di Laboratorio: il caso Charles Manson), rivela che Manson prima degli omicidi era un “soggetto di ricerca” da parte del Nacional Institut of Mental Healt (NIMH), un centro fondato dallo psichiatra Felix che era anche il boss di Isbell, un autentico criminale che conduceva barbarici presso il Centro Ricerche Tossicodipendenze di Lexington, Kentucky. Questi esperimenti riguardavano LSD e una grande varietà di altri allucinogeni e veleni esotici. In un caso sette prigionieri furono mantenuti in stato allucinatorio da LSD per ben 77 giorni consecutivi. La tortura che si svolgeva a Lexington seguiva lo schema sviluppato da quell’altro criminale che portava il nome di Cameron a Montreal: sonno indotto da un farmaco, che viene interrotto da shock elettroconvulsivi, i soggetti collaborativi venivano premiati con buchi di eroina o qualsiasi droga gradissero.

   Torniamo a Manson, egli fu scarcerato da una prigione della California nel marzo del 1967. Per legge, gli fu prescritto di presentarsi regolarmente ai colloqui con l’ufficiale per la libertà vigilata, il signor Roger Smith, che era stazionato c/o la Clinica Medica Haigtht-Ashbury di San Francisco. Questa clinica era frutto di un progetto del NIMH, che aveva lo scopo di studiare – e, di fatto, supervisionare – la prima tossicodipendenza su larga scala degli adolescenti bianchi, migliaia dei quali erano clienti della clinica. Il direttore della clinica, David E. Smith era anche l’editore del Journal il Psychedelic Drugs, nonché un emittente sostenitore della legalizzazione dei narcotici. Egli era incaricato di investigare gli effetti che i vari tipi di droghe avevano sui tossicomani seguiti dalla clinica NIMH: in sostanza doveva portare avanti uno studio comportamentale sui bambini delle comuni. Egli era un esperto nell’allevamento di personaggi violenti e antisociali nell’ambiente delle comuni hippy o delle sette.

   Roger Smith seguì i percorsi di Manson anche dopo aver cessato di essere il suo ufficiale per la libertà vigilata, come consulente e osservatore dell’uomo che andava gradatamente impazzendo (ma forse sarebbe meglio dire che ci fu l’induzione all’impazzimento), nel frattempo Manson si affiliò a The Process, un curioso e teologicamente originale gruppo para-satanista fondato da due ex membri di Scientology (egli aveva già frequentato le 150 ore di Scientology nel corso di un Criminon – il programma di recupero e indottrinamento per carcerati organizzato dalla “chiesa” di Ron Hubbard – gli danno diritto ad accedere agli eventi ed ai parties organizzati dalla setta fra Los Angeles e San Francisco allo scopo di irretire le stars di Hollywood nei famosi Celebrity Centers)[21].

   Non è ancora chiaro quando Manson si affiliò a The Process, ma secondo alcuni rapporti secondo cui fu nell’estate del 1967. I fondatori della setta avevano stabilito il loro quartiere generane negli USA a due isolati dal luogo, dove viveva Manson e reclutava tra i figli dei fiori.

   Persone che hanno avuto a che fare con questa setta, sono state implicate in omicidi. Non solo Manson ma anche David Berkowitz, che fu condannato per gli omicidi seriali, “Son of Sam”[22] di New York.

  Perché ritengo importante il collegamento sette e controllo mentale? Si commette l’errore spesso di ridurre gli strumenti e le tecniche per controllare la mente all’uso di mezzi tecnologicamente avanzati oppure a tecniche invasive; come l’elettroshock, l’uso pesante di LSD, la deprivazione sensoriale, le percorse, la tortura, l’uso di messaggi diffusi da altoparlanti alle cavie chiuse in isolamento, elettrodi impianti nel corpo o chip. Ebbene Manson era riuscito ad avere il controllo totale su più di una trentina di persone, senza l’uso di macchinari tecnologici o particolari tecniche invasive. Se, invece, si prendesse la briga di andare a vedere in molta letteratura esoterica e occultista, si vedrebbe che simili pratiche di controllo mentale vi sono descritte, seppure sono di difficile decifrazione. È quasi certo che molti di questi testi non sono mai stati pubblicati o se lo sono la circolazione è limitata in determinati e ristretti ambiti iniziatici.

   Si potrebbe formulare l’ipotesi che quello che si sa del progetto MK-ULTRA sia una sorta di informazione-disinformazione. Potrebbe essere stata messa in giro proprio dalla CIA e da altri organi occulti, per nascondere certe notizie, per far credere che per il controllo mentale servono costosissime tecniche, che hanno bisogno l’ausilio di complicati macchinari, della partecipazione di decine di scienziati, di Università, nascondendo tecniche meno appariscenti, ma più efficaci.

   Manson e il suo lavoro sulle adepte della Family lo starebbe a dimostrare.

   Se si analizza la struttura sociale delle comuni hippy degli anni ’60, vediamo che il fulcro è sempre un leader. Come nel mondo da cui si vuole fuggire, anche nella comune (da non confondere con la Comune di Parigi e le altre comuni rivoluzionarie) anche in queste comuni si ricrearono gli stessi meccanismi, ma nel caso di questo tipo di comune, il leader non è colui che deve soffocare la libertà dei suoi adepti, come avviene nella società “civile” (ma sarebbe meglio specificare nella società divisa in classi sociali), al contrario, la deve liberare. E proprio quest’accezione, il leader assume la valenza di Totem, come si faceva chiamare Manson, l’Anima. Ogni anima di un adepto avido di conoscenza e limitata vede in questa luce dell’Anima una strada da seguire, una via che la può liberare dalla sua prigionia, dalla paura. Di fronte ad un simile afflato della psiche, un condizionamento mentale non è cosa poi così difficile.

  Ci sono esempi lampanti di tutto questo in religioni riconosciute, programmi televisivi, cinema e di esempi se ne potrebbero farne tanti.

   Ci sono ricercatori che hanno avanzato l’ipotesi che il funzionamento del cervello umano sia una specie di ipnosi, che entra in questo stato ipnotico auto indotto nel momento della ricerca di una soluzione ad un problema: la mente per funzionare deve cadere in uno stato ossessivo, quindi ipnotico, e si giunge ad affermare che la stessa struttura del cervello è proprio nella ripetività delle onde cerebrali del digramma dell’encefalogramma. È proprio quel meccanismo dell’eguale che si ripete che regolerebbe il funzionamento della mente stessa.

   Questa tesi porterebbe alla conclusione che il controllo della volontà è insito nella mente stessa, e proprio per far funzionare il cervello al meglio, lo stesso individuo domina il suo stesso cervello, lo ipnotizzerebbe.

   Non sono in grado di dire se queste teorie siano vere o false, resta il fatto che chi stava portando avanti il progetto di controllo della mente, invece di costringere delle cavie a subire trattamenti criminali come faceva Cameron, oppure coinvolgerne l’altro con l’inganno, avrebbero potuto semplicemente farsi un giro nelle strade della California degli anni ’60 dove avrebbero trovato molti individui disposti a sottoporsi ad esperimenti con gli acidi, oppure ad entrare a far parte di sette religiose, dove il controllo della mente è più semplice e in un certo senso “pulito”. E solo in seguito si sarebbero potuto usare certe tecniche più invasive, farle accettare non sarebbe stato difficile, la scusa era il progresso dell’individuo stesso, e gli adepti di tante sette ci si sarebbero sottoposti di propria volontà.

   La legge degli Stati Uniti sulla divulgazione di documenti segreti del governo, la Freedom of Information Act (FOIA), ha un po’ l’aspetto di un bluff nella sostanza, in quanto se un segreto lo è ancora attualmente, come nel caso dell’MK-ULTRA, allora è facile prima della divulgazione far scomparire i documenti (come è successo per il progetto MK-ULTRA), oppure se vengono pubblicati, le ipotesi sono due: o i documenti non sono più pericolosi, oppure si divulgano per disinformare sotto la copertura di aver rivelato una verità segreta.

   In sostanza in un determinato periodo per nascondere meglio le attività sul controllo mentale, i servizi s’infiltrano nei vari culti settari. Uno di questi è sicuramente l’OTO fondato da Crowley. Nel 1925 si era frantumato, un gruppo seguì Crowley, un altro conservò la sua indipendenza, un altro ancora si organizzò nella Fraternitas Saturni, che sopravvisse alla guerra ed esiste ancora oggi.

E’ SE TUTTO CIO’ FOSSE IN REALTA’ DELLE OPERAZIONI DI GUERRA PSICOLOGICA? O FORSE QUALCOZA DI PEGGIO!

   Attentati, serial killer, omicidi familiari tutto questo nelle metropoli imperialistiche hanno un risvolto mediatico.

   Visto che in molti di questi avvenimenti ci si trova di fronte a realtà che si possono definire occultiste/esoteriche, voglio precisare che l’esoterismo non è uno strumento fine a se stesso, esso viene usato per indurre le persone particolarmente quelle deboli a fare delle cose che altrimenti non farebbero.

   Come premessa di questo discorso bisogna fare delle differenze tra sette e Ordini Iniziatici, che sono delle organizzazioni esoteriche che operano nella società in maniera occulta (non parlo della Massoneria poiché prima di tutto non è una realtà omogenea, essa viene usata come caprio espiatorio come gli ebrei -a cui spesso viene associata – , i comunisti, i satanisti ecc.).

   Della presenza di questi ordini spesso è raccontata in romanzi o comunque in storie ”fantastiche”. Un esempio di tutto questo è stato quando nel 1968 la televisione francese mise in onda lo sceneggiato I Compagni di Ball[23].

   ll racconto è unico, come un lungo film spezzato in sette parti. L’ispirazione dichiarata più volte sono i film alla Fantomas. Qui però il geniale criminale non è un lupo solitario, ma il leader di una Spectre (guarda caso troviamo sempre in racconti fantastici organismi del genere), i Compagni di Baal, che cospirano dietro le spalle dei popoli, che raccoglie i vertici delle istituzioni e governa il mondo da dietro le quinte. Ad affrontarli c’è un giornalista ed alcuni suoi compagni di strada, il giornalista interpretato da Jacques Champreux, che era anche lo scrittore della serie. La storia della cospirazione traccia una storia del mondo parallela a quella ufficiale, ed essendo la cospirazione basata sul segreto, di questa contro-storia ci sono molte versioni, almeno quanti sono gli interpreti, i divulgatori, gli scopritori di indizi. Ogni società segreta ha al suo centro una dottrina e un obiettivo che, in definitiva, sono coincidenti. Credo e obiettivo diviene per gli adepti motore catalizzatore, centro di gravità che fa ruotare, come un primo motore immobile, ogni azione intorno a sé. Poi c’è l’uso della paura, ma questa serve solo per asservire chi non è parte della società segreta. A ben guardare ogni società segreta ha riti e catechismi del tutto simili a quelli delle religioni. Ma le religioni hanno un volto “rivelato” e pubblico che le presenta, almeno in una forma, anche ai non-iniziati. Bisognerebbe approfondire il perché del segreto dottrinale. Di certo non dire dà potere ai pochi che sanno, evidente, il caso degli antichi mestieri dove i fabbri tenevano celati i metodi per fondere il ferro, così come gli architetti il sapere necessario per erigere una chiesa. Ma l’esistenza del segreto si esaurisce in questo, in una mera gestione di dati, conoscenze e del potere che ne deriva? O non è anche un invito alla ricerca al di là di insegnamenti calati dall’alto? Non è anche un invito alla scoperta che ogni singolo può fare secondo i suoi mezzi, della sua intelligenza, della propria indole, della propria volontà e quindi, in altre parole, della propria necessità?

   Parlare di questo sceneggiato significa recuperare un frammento di archeologia Fanta-televisiva (fantastico sì ma fino un certo punto) un serial che già quando fu trasmesso sugli schermi nel 1968 era già dotato di un’atmosfera retrò, di personaggi degni di un romanzo d’appendice ottocentesco e di sceneggiature ingenue perfino per il pubblico televisivo di quegli anni. Nondimeno questo sceneggiato transalpino è in parte anche figlio del suo tempo. Erano gli anni del maggio Parigino dello sviluppo in senso rivoluzionario della lotta di classe ed erano anche gli anni dell’esistenzialismo.

   E tutte queste cose, sia pure sotto traccia sono presenti nello sceneggiato. Lo stesso regista Pierre Prevert che altro non era che il fratello del più famoso cantore dell’esistenzialismo  Jacques  e in tutte le  puntate si respira quell’aria, quelle idee. Aggiungiamo l’amore per il feuilleton e per le avventure di Fantomas da sempre dichiarato da Jacques Champreux ed otterremo il perfetto  mix finale di questo sceneggiato.

   Champreux, singolare esempio di attore\regista e sceneggiatore scrisse il copione e la sceneggiatura tenendo presente tutte le influenze culturali e popolari del periodo, inserendoci anche richiami al gotico, al’ horror, all’esoterismo e anche, in misura molto minore alla fantascienza. Questo comprendeva anche diversi armamentari utilizzati dai Compagni di Baal che avrebbero potuto rivaleggiare con i gadget in dotazione a James Bond, personaggio, di gran moda in quegli anni.

 

   L’O.R.T.F, rete pubblica francese (che  nel corso dei decenni avrebbe cambiato nome più volte) si dimostrò subito entusiasta dell’idea, dal momento che i vertici dell’ente da tempo cercavano di replicare l’enorme successo di un altro sceneggiato: Belfagor  (1965). 

   Belfagor è una storia in bilico tra il giallo e l’horror fantastico, tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Bernède.

   La storia è questa: nelle sale del museo parigino del Louvre si aggira un fantasma. La misteriosa figura, avvolta in un mantello scuro, con un nero e lungo copricapo e il volto nascosto da una maschera, è stata vista vicina alla statua di Belfagor, la divinità dell’inganno. Il commissario Menadier viene incaricato dell’inchiesta, ma ben presto la sua strada incoccia le indagini private di Andrea Bellegarde, uno studente universitario che, quasi per gioco, inizi a cercare di risolvere il mistero che si cela dietro la maschera di Belfagor. E l’investigazione condurrà i protagonisti sulle tracce dell’antico Ordine Iniziatico dei Rosacroce.

   Belfagor fu uno sceneggiato molto particolare, nella democristiana RAI TV dell’epoca approdarono tutti insieme: i Rosa Croce e le sette segrete, l’esoterismo, l’alchimia, l’antico Egitto, una donna adulta che ha una relazione con uno studentello (teniamo conto che all’epoca quando fu messo in onda questo sceneggiato non c’era il divorzio e il delitto d’onore e il matrimonio riparatore erano ancora in vigore), le droghe rendono gli individui come automi (tutto ciò non ricorda MK-ULTRA per caso?) e misteriose pietre radioattive, il tutto avvolto in una pericolosa nebbia sulfurea e diabolica (nella novella di Machiavelli Belfagor era il diavolo che prese moglie).

   In sostanza riemerge la manipolazione mentale, una questione che si perde nella notte dei tempi. Durante il corso della storia, sono stati registrati molteplici resoconti che descrivevano rituali e pratiche simili al controllo mentale. Uno dei primi scritti che si riferisce all’uso dell’occultismo per manipolare la mente, può essere trovato nel Libro dei Morti egiziano. Si tratta di una raccolta di rituali, molto studiato dalle società segrete di oggi, che descrive i metodi di tortura e d’intimidazione (per creare un trauma), l’uso di pozioni (farmaci) e il “lancio” d’incantesimi (ipnotismo), che si traduce nel totale asservimento dell’iniziato. Altri eventi attribuiti alla magia nera, alla stregoneria e alla possessione demoniaca (dove la vittima è animata da una forza esterna) sono anch’essi antenati della programmazione Monarch.

   Tuttavia è durante il XX secolo che il controllo mentale diviene una scienza in senso moderno del termine, dove migliaia di soggetti sono stati sistematicamente osservati, documentati e sperimentati.

   Torniamo allo sceneggiato I Compagni di Baal. Questa storia, come tante altre storie messe in onda nel piccolo schermo, non è certamente solo un frutto di fantasia, ma molto probabilmente (in maniera indiretta) ha preso ispirazione dalla realtà, mettendo in evidenza alcune questioni legate a certe organizzazioni esoteriche.

   Questi Compagni di Baal, non sono una setta, ma un Ordine Iniziatico.

   A differenza con una setta, che possono essere anche organizzazioni popolari (possono esserci sia l’industriale che l’operaio e il disoccupato), gli Ordini Iniziatici non sono solo controllate da singole persone per un proprio vantaggio materiale o altro (il gusto del comando, di manipolare le persone), ma le persone che vi appartengono è tutta gente ben inserita nei posti chiavi dell’economia, della politica e della cultura, poiché dietro c’è una precisa visione d’ordine sociale ed esoterico.

   Nella sostanza si può far parte di questi ordini solo se si appartiene ai posti chiave della finanza, della stampa, della politica e della religione.

   La base di massa che operano come braccio armato di questi Ordini iniziatici, è formata da appartenenti delle forze dell’ordine, da militari, dalla criminalità, da gente spostata in cerca di fortuna.

   Quindi gli Ordini Iniziatici si considerano depositari di antiche conoscenze tramandate per via orale o per scritti che circolano solo all’interno.

 Inoltre spesso e volentieri c’è l’aspetto generazionale, del sangue, ossia possono far parte dell’élite esclusiva e di comando di questi ordini Iniziatici solo coloro che appartengono alla nobiltà.

   C’è un stretto rapporto tra nobiltà (non è certamente un caso che spesso e volentieri questi ordini ritengono di avere una derivazione dagli ordini cavallereschi come i Templari, tant’è che nel caso dell’iniziazione di adepto senza titoli nobiliari – ma che abbia parecchi soldi – c’è la buona dose di probabilità che diventi Gran Maestro o un personaggio similare) potrebbe avere questi titoli al momento dell’investitura, e nel nuovo battesimo che segue, l’adepto magari può cambiare nome.

   Nelle prime scene del sceneggiato, si vede Joseph, il braccio destro del Gran Maestro, scendere da un treno nella stazioncina, dove dieci anni prima era avvenuta una rapina di lingotti d’oro su di un treno e dove il giornalista che stava indagando su di essa è morto in un “incidente” stradale.

   La macchina che guidava il giornalista era stata manomessa. Da queste prime scene, si mostra il modo d’operare di queste organizzazioni esoteriche: tutti quelli che provano a indagare sui loro affari muoiono in strani “incidenti”. E in questo caso si è trattato di un incidente d’auto perciò viene l’archiviazione.

   Il modus operandi dei delitti degli ordini Iniziatici risulta essere: incidente d’auto come si è detto prima, malore, avvelenamento che viene spacciato per suicidio, o quant’altro non possa destare sospetti.

   Nella prima puntata, La Lanterna di Diogene, in un bancone di un bar, c’è un uomo che indossa abiti eleganti, che chiede al barman un altro bicchiere che non può pagare. Ci sono dei giornalisti seduti in un tavolo che si lamentano del lavoro poco gratificante. Hanno grandi sogni, imbevuti di romanzi d’appendice, quali Fantomas.

   Entra un altro giornalista che si siede con gli altri tavoli, prende in giro l’uomo al bancone ma un giornalista anziano Pépére racconta la storia di Diogene, di Jacques Arnaud.

   Arnaud, una decina di anni prima, era redattore del loro giornale, ed era considerato uno dei più valenti giornalisti francesi, ma ora è solo un derelitto. Dieci anni prima si stava occupando di un caso delicato, di cui non aveva detto niente a nessuno, quando in una gita in Bretagna con la famiglia, la barca con sua moglie e sua figlia di nemmeno sei anni era misteriosamente scomparsa. Non si ritrovarono mai i cadaveri delle due donne. Da quel giorno Arnaud perdette la lucidità e divenne Diogene, un alcolizzato che farneticava di strane vendette.

   Nel bar c’è un altro uomo seduto a tavolino, è Joseph il braccio destro del Gran Maestro dei Compagni di Baal.

   Quando Diogene uscirà dal bar, Joseph lo seguirà in strada e gli chiederà: “Qual è la punizione dei Compagni di Baal per chi tradisce?”, risponderà Diogene “La morte… la morte”.

   Qui c’è un aspetto interessante che deve far riflettere, se Diogene avesse solo tentato di rivelare i segreti dei Compagni di Baal, sarebbe stato un “traditore”. È tutto questo perché anche lui apparteneva all’Ordine.

  Diogene era uno dei Compagni di Baal, ed è stato punito perché voleva rivelare qualcosa nei suoi articoli. Ma come alto dignitario dell’Ordine fu risparmiato, seppure tenuto sotto controllo, e la sua condanna a morte era solo sospesa.

   Le minacce di colpire i famigliari o comunque le persone care sono una delle armi migliori di questi Ordini esoterici. Loro sanno perfettamente che alcuni individui potrebbero aver sprezzo del pericolo, ma di fronte alle minacce alle persone a loro care e vicine, anche questi alla fine desistono. Inoltre, è un segnale per chiunque altro voglia tradire. Così, con queste minacce, si mantengono nell’ordine persone che altrimenti dovrebbero essere eliminate. Nello sceneggiato si vede come i Compagni di Baal non rinunciano ai favori che questi potenziali “traditori” possono ancora dare all’Ordine.

   Già da queste prime scene dello sceneggiato si rivela il rapporto che queste organizzazioni esoteriche hanno con il mondo dei media (nello sceneggiato era la stampa). Essi infiltrano i loro uomini delle varie redazioni e con i loro articoli, comunicazioni cercano di influenzare l’opinione pubblica.

   Questa loro capacità di influenzare l’opinione pubblica è stata agevolata dallo sviluppo dei mezzi di informazione. In passato c’era meno circolazione di notizie, ma non è che l’attuale migliore conoscenza dei fatti abbia migliorato la comprensione dei fatti stessi, poiché attualmente la stampa e i media si occupano molto più di interpretare di fatti che spiegare come sono avvenuti, inoltre, molti fatti scompaiono ed altri inesistenti appaiono. Quindi se in passato si finiva sul rogo per le proprie opinioni, ora non c’è ne più bisogno: l’opera dei media è quello di prevenzione, nella sostanza nell’addomesticare l’opinione pubblica. Quello che una volta era libertà di stampa si è tramutato in uno dei metodi del controllo sociale.

   Ora tornando sul discorso della pista esoterica sui delitti inerenti al cosiddetto “Mostro di Firenze” si potrebbe formulare l’ipotesi che la città di Firenze sia stata il teatro di un progetto di destabilizzazione psicologica degli abitanti e di esperimenti militari di controllo mentale sulla popolazione. Tale progetto è la prosecuzione degli esperimenti condotti da Mengel nei campi di concentramento. Mengel capì che si potevano ottenere degli schiavi mentali che potevano essere controllati attraverso gravi episodi traumatici indotti. Tali esperimenti sono applicati su due piani. Se prendiamo come esempio i fatti inerenti le vicende del cosiddetto “Mostro”, si potrebbe ipotizzare che il primo piano sono i cittadini di Firenze che sono il vero bersaglio. Che siano i delitti delle copie per i fatti inerenti il cosiddetto “Mosto” o più recentemente l’uccisione di senegalesi o si seviziano delle prostitute, queste azioni anno lo scopo creare un trauma ai cittadini di Firenze. Cioè le vittime uccise sono solo il mezzo per indurre il trauma su un livello più alto. Su un secondo piano tali esperimenti sono applicati sui capri espiatori, i soggetti manipolati che commettono materialmente gli omicidi.

 

   A questo punto è necessario fare una parentesi per comprendere meglio quello che sto dicendo. Al giorno d’oggi il sistema mediatico, che come dicevo prima è fortemente controllato, lavora incessantemente per condizionare il modo di pensare della gente e una volta che la notizia o (ed è quello che avviene più spesso) l’interpretazione di una vicenda viene divulgata acquisisce spesso e volentieri il crisma della verità senza alcuna possibilità per l’individuo che rifiuta la mistificazione del sistema di elaborare interpretazioni diverse.

   Così in quello che è definito immaginario collettivo, si cristallizza l’idea che il “Mostro” è un contadino ubriacone e violento, che uccideva delle coppiette per futili motivi o semplicemente per divertimento. A supporto della tesi che il progetto reale della questione del “Mostro” (come degli altri omicidi che si sono susseguiti) sia la destabilizzazione psicologica dei cittadini di Firenze, si può sostenere che quando quello che era indicato come il responsabile muore la vicenda, non si dovrebbe ripetere. Nel caso di Firenze invece la vicenda si ripete senza soluzione di continuità e nascono nuovi “Mostri” che nella sostanza creano il terrore nel territorio con uno scopo politico (nascosto ovviamente). Oltretutto, se si guarda bene, queste vicende stanno assumendo modi inverosimili che non possono essere la follia di un individuo. Proviamo ad analizzarle con la premessa che alla base di queste vicende possono essere più cause che le scatenano. Infatti, al giorno d’oggi le tecnologie militari hanno sviluppato la capacità di interferenza elettromagnetica che potrebbe indurre un individuo a compiere gesti inverosimili. Mentre Gianluca Casseri, l’uccisore dei senegalesi viene fatto passare come un serial killer razzista[24], e la sua morte è fatta passare per suicidio (un’ipotesi potrebbe essere che era a conoscenza del gruppo occulto che ha pilotato la vicenda), Riccardo Viti, l’idraulico che uccise Andrea Cristina Zamfir, una romena di anni 26 che prima di essere uccisa fu seviziata e in seguito crocifissa[25], è un po’ più complesso, non solo perché è vivo.

 

   Una mano, per comprendere tutto ciò, potrebbe darcela il film La vera storia di Jack lo squartatore. Quando il commissario che indaga sui delitti scopre che Jack lo squartatore non uccide semplicemente delle prostitute, ma è uno che compie una sorta di dovere, inoltre, nel film è uno vicino alla corte inglese ed è anche un massone. Ora Riccardo Viti potrebbe essere un’appartenente a qualche setta più o meno popolare (come le Bestie di Satana) che sia eterodiretta da qualche Ordine Iniziatico e usata per effettuare i lavori sporchi. Che il suo silenzio nasca dal fatto che poiché appartenente a una setta (ripeto è un’ipotesi) abbia fatto il giuramento del silenzio e per questo temerebbe qualora parlasse di coinvolgere i suoi familiari o delle spersone a lui care. A costo di essere ripetitivo questa ipotesi che espongo, si basa  sull’infondatezza delle versioni ufficiali. Prima di tutto egli afferma di non essere un mostro e di aver rispetto per la vita altrui. Ora è vero che tutto ciò potrebbe far ridere o piangere, visto le accuse, ma se nelle sue affermazioni egli volesse dire che non è un mostro ma che ha messo al primo posto la sicurezza della sua famiglia rispetto a quella di persone che non conosceva? Oppure se avesse lanciato un messaggio che dice in codice: attenzione se non mi date quello che è promesso e non contrattate con il sottoscritto la mia posizione giudiziaria io vi creo dei problemi? Purtroppo è difficile se non quasi impossibile trarre delle conclusioni in vicende misteriose.

 

  Una cosa però è certa, e non succede solo a Firenze ma da almeno quarant’anni contraddistingue tutta la storia della repubblica italiana: si lascia fare perché cresca sempre di più il clima di tensione perché, crescendo, alimenta per reazione una domanda di ordine: destabilizzare per stabilizzare.

 

   Ora quando Viti afferma che non è un mostro, possiamo formulare un’ipotesi: prima operava nella più completa impunità, in seguito capisce di essere usato per uno scopo più diabolico di quello che pensava. E perciò il suo affermare che lui non era un mostro potrebbe voler dire che è questo sistema diabolico.

 

   Alcune notizie mediatiche hanno tentato di depistare l’attenzione della gente dicendo che i giornali erano pieni della sua gesta!!! Il problema sorge che fino a quel 5 maggio 2014 non risulta in alcun trafiletto di giornale notizie inerenti ai seviziatori di prostitute. L’ipotesi più probabile è che si vuole coprire tutto. Il film su Jack lo squartatore offre a chi abbia voglia di capire e approfondire delle indicazioni che ritengo interessanti: il caso è stato affidato a un modesto commissario che è stato più volte indirizzato dal capo della polizia inglese in piste investigative sbagliate ma, quando comincia a muoversi nella direzione giusta, riceve minacce di morte dal capo dei servizi segreti inglesi in prima persona. Alla fine del film si vede che dietro di tutto c’è la Regina di Inghilterra.

 

   Ma potrebbe esserci una versione alternativa nell’interpretare questo film che non necessariamente è incompatibile con la prima: nei primi omicidi Jack lo squartatore agiva sotto la copertura dei servizi segreti inglesi. Poi a un certo punto lo fermano ma non per fare giustizia, lo fermano perché è diventato una scheggia impazzita. Nel tribunale dell’Ordine iniziatico appositamente istituito dal Primo Ministro inglese viene accusato che egli ha esposto con le sue mutilazioni la fratellanza. A tali accuse Jack risponde che nessuno è in grado di giudicare la perfezione raggiunta dalla sua arte, nemmeno la fratellanza, in sostanza era preso da un delirio di onnipotenza.

 

   Nel caso di Riccardo Viti non potrebbe essere successo qualcosa del genere?

   I casi di Gianluca Casseri e Riccardo Viti hanno un’altra caratteristica comune: i protagonisti sono soggetti deboli, con un basso livello culturale e modesti mezzi economici. Alla fine oltre che carnefici sono anche loro delle vittime scelte poiché non avevano mezzi sufficienti per condurre un’azione legale forte e determinata ovverossia sostanzialmente con il criterio di farla franca.

 

   È da notare poi che quando succedono queste vicende entra sempre in scena prepotentemente l’altra parte del sistema deputata a deviare l’attenzione pubblica dalla realtà delle cose ovverossia quell’esercito di professori, criminologi, manipolatori mediatici che attraverso sofisticatissime teorie, accesi dibattiti, trasmissioni televisive costruite ad hoc lavora per confondere l’opinione pubblica e fare in modo che sia la gente stessa, che ingenuamente crede di chiedere verità e giustizia, a scagliarsi contro il “Mostro” dando autorità e credibilità al sistema. E inconsapevolmente a permettere questo scempio nella società che alla fin fine continuerà a clonare nuovi mostri che sacrificheranno altre minoranze etniche, altri soggetti sociali, altre donne o bambini indifesi per costruire dei cittadini perfettamente controllati e funzionali agli obiettivi del sistema.

 

   Perciò le vicende inerenti del cosiddetto “Mostro di Firenze”, di Riccardo Viti e di tanti altri. deve insegnare che i veri mostri non sono tanto le persone che sono incolpate dei delitti ma un sistema che li genera. Un sistema che non svolge indagini sui veri responsabili delle vicende non solo per permettere che non incorrano in conseguenze penali ma soprattutto per permettere che possano a fare le stesse cose che hanno sempre fatto e sviluppare queste tecniche di controllo mentale e le pratiche di magia nera in maniera sempre più sofisticata rendendo i principi costituzionali, nonché di diritti fondamentali dell’essere umano sempre più inefficaci fino a farli scomparire completamente.

 

 

UN SISTEMA CRIMINALE

 

   Viviamo in un sistema criminale poiché nel nostro paese manca una legislazione contro la tortura elettronica e la manipolazione mentale.

   Nel marzo 2022, l’australiano paralizzato Philip O’Keeffe fu il primo uomo a pubblicare su Twitter, usando solo la sua mente per scriverlo[26]. Per trasmettere pensieri dal cervello al sistema internet o cellulare, basta raccogliere le onde elettromagnetiche emesse dal cervello durante la sua attività, convertirle in parole scritte e trasmetterle al telefono cellulare o al suo display o al sistema internet. Per invertire questo processo, è sufficiente trasmettere nel cervello segnali elettromagnetici alle frequenze dell’attività dei neuroni mirati, che assorbiranno questa energia e quindi, la nuova attività neuronale prodotta dall’esterno apparirà nel cervello.

   Già nel 1962 i suoni venivano prodotti nel cervello umano dalle microonde pulsate nelle frequenze dell’attività nervosa del sistema uditivo umano[27].

   Nel 2007, il Washington Post scrisse: nell’ottobre 1994 al laboratorio dell’Air Force gli scienziati furono in grado di trasmettere frasi nella testa di soggetti umani, anche se con intelligibilità marginale[28]. Se queste frasi trasmesse fossero convertite in ultrasuono, la gente non le sentirebbe ed inoltre, non lo realizzerebbero, ma il loro cervello le accetterebbe ed in questo modo diventerebbero “i pensieri” degli individui designati. In molti paesi è vietato utilizzare gli ultrasuoni per manipolare le menti delle persone, ma non esiste un divieto simile sulla manipolazione del sistema nervoso umano, del cervello e del pensiero mediante microonde pulsate.

   Nel 2020, l’American Academy of Sciences ha scritto nel rapporto sugli attacchi dei diplomatici americani a Cuba e in Cina, ben nota come la sindrome dell’Avana, che la causa più probabile dei loro problemi erano le microonde pulsate[29]. È noto che questi attacchi sono accompagnati da allucinazioni sonore prodotte artificialmente. Ciò dimostra che le microonde pulsate sono già oggi utilizzate come arma.

   Nel 2018, al World Economic Forum di Davos[30], lo storico israeliano Yuval Noah Harari ha avvertito nel suo discorso dell’ascesa di un nuovo totalitarismo basato sull’accesso al cervello umano. Secondo Mr. Harari, “Una volta che abbiamo algoritmi che ci possono capire meglio di noi stessi, potrebbero prevedere i nostri desideri, manipolare i nostri sentimenti, e anche prendere decisioni per nostro conto. E se non stiamo attenti, il risultato potrebbe essere l’ascesa delle dittature digitali“.

  Questi dati sono presi da un appello internazionale di diverse associazioni che si occupano di diritti umani[31].

   In questo appello il denuncia il fatto che attualmente, non esiste una legislazione che proibisca l’uso di tecnologie di controllo mentale e per questo gli scienziati in materia si sentono liberi di lavorare allo sviluppo di “nanobot”, nanoparticelle che possono entrare nel sangue e collegare il cervello a Internet[32]. Una volta connesso a Internet l’attività del cervello umano può essere manipolata anche da lì, soprattutto se Internet viene trasmesso da microonde pulsate, come in realtà accade (anche se probabilmente non ancora nelle frequenze cerebrali, ma c’è un piano per collegare i cervelli a Internet nella sesta generazione di telefonia cellulare e quindi i segnali dei telefoni cellulari saranno trasmessi nelle frequenze cerebrali – questo dovrebbe accadere entro 10 anni).

   Nell’ottobre 2018 uno scienziato della famigerata agenzia di ricerca militare americana DARPA James Giordano ha detto in una conferenza ai cadetti che la sua agenzia ha prodotto nanomateriali, che possono essere aerosolizzati e quando respirati, penetrano nel cervello umano e lo rendono controllabile dall’esterno[33]. Questo materiale funziona evidentemente come un’antenna, che può raccogliere microonde pulsate trasmesse da un’antenna esterna nel cervello.

   Questo nanomateriale è più che probabilmente grafene che è così piccolo che può penetrare la barriera emato-encefalica. Gli scienziati affermano che: “Gli impianti di grafene sono progettati per interpretare i segnali cerebrali con eccezionale precisione per fornire una risposta terapeutica adattata alle condizioni cliniche di ciascun paziente[34].

   Nel 2021 il Comitato Internazionale di Bioetica dell’UNESCO ha scritto: “Strumenti esterni che possono interferire con le nostre decisioni possono mettere in discussione, o addirittura sfidare, il libero arbitrio di un individuo, e di conseguenza le responsabilità di un individuo. In questo modo, la neurotecnologica potrebbe influenzare la libertà di pensiero, di decisione e di azione[35]. Considerati insieme, questi potrebbero avere un profondo impatto sui sistemi giudiziari e sulle organizzazioni sociali” (pag. 36) e “incoraggia gli stati membri a garantire i neurodiritti ai loro cittadini” (pag.38).

  Nel settembre 2021, il Parlamento cileno ha approvato una legge che garantisce ai cittadini cileni i diritti all’identità personale, al libero arbitrio e alla privacy mentale[36].

   Sarebbe bene  seguire l’esempio cileno per impedire allo Stato dove si abita, (che in linea teorica è una democrazia e sul rispetto dei diritti umani), si trasformi in uno Stato totalitario dove l’élite trasforma i cittadini in biocittadini robot, controllati da supercomputer.

 

————————————————————————————————————————————–

 


[1] Nel Link http://www.youtube.com/watch?v=YIpuagECY60 c’è la conferenza stampa si Paolo Ferraro.

[2] http://www.corsera.it/notizia.php?id=4233

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4234

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4235

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4237
http://www.supernotizie.com/3043/carmela-rea-minacce-e-ostruzionismo-a-magistrato-che-indaga-su-satanismo-nella-caserma/

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4234

http://www.newnotizie.it/2011/06/18/melania-pm-ferraro-sospeso-infermita-perizie-dimostrano-opposto/

http://cervelliamo.blogspot.com/2011/06/omicidio-melania-pm-indaga-su-pista.html

http://www.mondonews24.com/attualita/melania-rea-ultime-notizie-14-giugno-2011-setta-satanica-nellambiente-militare/15399

http://www.newnotizie.it/2011/06/16/melania-csm-sospende-motivi-salute-pm-setta-satanica/comment-page-1/?replytocom=42552

http://www.grnet.it/news/95-news/2840-roma-magistrato-denuncia-una-setta-riconducibile-ad-ambienti-militari-con-eccellenti-coperture.html

http://www.google.it/#q=Paolo+Ferraro+,massoneria&hl=it&safe=off&prmd=ivnso&ei=Xd38TfXYF4nsOYCZ0aEE&start=0&sa=N&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.&fp=be220be15a0acc45&biw=1004&bih=583

Paolo Ferraro said this on agosto 1, 2011 a 10:28 PM | Rispondi (modifica)

[3] http://droghe.aduc.it/notizia/droga+nelle+canne+dei+fucili+alpini+che+tornano_122489.php

[4] Francesco Bruno durante lo scandalo dei fondi neri del SISDE, davanti alle accuse ai loro dirigenti da parte degli agenti del SISDE Malpica, Galati e Brocoletti, affermava a suo parere che i tre sarebbero affetti da una nuova malattia psichiatria: la “sindrome del canarino”. Affermava Bruno: “a differenza dei mafiosi gli agenti segreti che si sentono traditi dallo stato, improvvisamente si sentono abbandonati e perdono ogni riferimento con la realtà. Questo complesso di onnipotenza, sindrome del canarino, portai soggetti in questione a partire all’attacco il più alto possibile, ritenendo di avere delle carte che giustificano queste affermazioni”. Che Ferraro cercava consulenza da come uscire in situazione ingarbugliata e pericolosa?

[5]  http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2004/10_Ottobre/24/satana.shtml

[6] Vallely laureato a West Point è andato in congedo nel 1991 vicecomandante generale dell’US Army per il Pacifico. Ha poi ottenuto un posto alla Fox TV di Murdoch come commentatore militare.

[7] In sostanza si dice che attraverso i media si può far passare una visione del mondo. Tutto ciò non è solo propaganda ma guerra autentica.

[8] http://guerrierodellapace.com/tag/leggete+pericolo+guerra

[9] Di New Age (Nuova Era) si comincia a parlare fin dal 1944, quando Alice Bailey, promotrice di un ramo della Società Teosofica, usa questo termine nei titoli di alcuni suoi libri Discepolato nella Nuova Era, N.Y. 1944; Educazione nella Nuova Era, N.Y. 1954. Tuttavia l’uso contemporaneo del termine si fa risalire a David Spangler, che iniziò a divulgare la propria concezione della Nuova Era nel 1967, raccogliendo in uno scritto del 1973 le sue riflessioni più significative: The New Age Vision (edito in Scozia). Spangler dice chiaramente di aver usato come punto di riferimento delle sue riflessioni un testo dell’esoterista francese Paul Le Cour (1871-1954), L’età dell’Acquario, del 1937. La tesi principale di questo libro era che il sole cambia di segno zodiacale ogni 2160 anni circa, per cui l’età dei Pesci, sorta nell’anno 1 dopo Cristo, dovrebbe essere sostituita da quella dell’Acquario verso l’anno 2160. L’età dei Pesci coincide con quella di un cristianesimo gerarchico e politico (sotto il segno di S. Pietro), mentre quella dell’Acquario rappresenterà un cristianesimo spirituale ed esoterico (sotto il segno di S. Giovanni). Da notare che l’acrostico formato dalle parole greche che indicano Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore ha delle iniziali che in greco danno la parola “pesce”.  Altro modo di distinguere l’Età dei Pesci da quella dell’Acquario: la prima è determinata da razionalità, conformismo, paura, dolore, fanatismo, violenza; la seconda invece è caratterizzata da emotività, espressività del corpo, energia di mente-spirito, visione magica del mondo. I seguaci del New Age sono detti anche Acquariani. In seguito negli ambienti astrologici di lingua inglese vi furono grandi discussioni: alcuni sostenevano  che siamo già entrati nell’era dell’Acquario, altri invece che ci restano 300 anni. Le riflessioni su questi temi si sono mescolate negli anni ’60 con temi derivanti dall’astrologia indo-buddista e precolombiana. Si arrivò a dire che prima dell’era dei Pesci c’è stata quella del Toro: di qui la venerazione di questo animale sacro nella civiltà micenea e in quella egizia. Subito si sono cercati i paralleli con le profezie del monaco calabrese Gioachino da Fiore (1145-1202), che, commentando le 42 generazioni bibliche di 30 anni ciascuna, riportate nella genealogia di Gesù secondo il vangelo di Matteo, divide la storia del genere umano in tre grandi epoche: del Padre (o della legge o del V.T.), del Figlio (o della grazia o del N.T.) e dello Spirito (o di una grazia maggiore). (L’età del Figlio avrebbe dovuto terminarsi intorno al 1260). Altri paralleli sono stati cercati nel Sufismo islamico e nella filosofia gnostica. Il film musicale di Milos Forman, Hair, del 1968, rese popolare in tutto il mondo, l’idea dell’età dell’Acquario. La New Age pretende di avere una visione di umanizzazione totale, olistica. Si praticano tecniche di espansione della coscienza, medicine alternative (omeopatia, aromaterapia, cristalli, bioenergetica, agopuntura, reflessologia: p.es. manipolazione del piede per migliorare le funzioni del fegato), astrologia e channeling (o comunicazione con le entità del mondo invisibile). Esiste anche la padronanza del corpo mediante le arti marziali e la danza sacra, la cassa d’isolamento sensoriale e le terapie dolci e naturalistiche, mediante l’arte floreale (ikebana), l’ecologia mistica, il vegetarianismo, l’attenzione per le forze geodetiche. La New Age vuole raccogliere in unità tutto ciò che è diverso, ivi incluse le religioni. È un nuovo paradigma, anche se in realtà la tradizione della legge dei cicli dell’umanità si ritrova in grandi civiltà (indiana, greca, egiziana, sumera, indù, cinese). Con questo millennio sta per concludersi l’età del Ferro (6.840 anni), preceduta da tre età: Oro (25.920 anni), Argento (19.440 anni) e Bronzo (12.960 anni); intorno al 2160 inizierà l’età dell’Oro per chiudere il ciclo di tutte le età”. In effetti, nella tradizione induista sta per aver fine l’Età Nera, preludio dell’Età dell’Oro.

[10] Questa definizione è un misto di umorismo e cinismo, una contraddizione di termine come lo è “armi non letali”, come si può non distruggere una persona quando la vuoi controllare, dominare?

[11] La cospirazione dell’acquario si presenta come un manifesto della controcultura, definendo la controcultura il consapevole abbraccio dell’irrazionalità – dal rock, alle droghe, dal biofeedback, alla meditazione, “che elevava la consapevolezza”, fino allo yoga, all’arrampicata in montagna, alla terapia di gruppo e allo psicodramma”.

[12] Il general maggiore Albert N. Stubblebine III che è stato direttore dell’INSCOM (servizio segreto dell’esercito) tra il 1981 e il 1984, lanciò una serie di progetti segreti a Forte Meade per la visione remote e cose del genere. Stubblebine è stato il più esplicito nel proporre una versione  New Age delle tecniche di combattimento. Nel 1981 fondò una “unità di spie psichiche” a Fort Meade e promosse progetti analoghi a Fort Bragg.

[13] La Defense Advanced Research Projects Agency (agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la difesa), più conosciuto con la sigla DARPA, è un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare. La DARPA è stata responsabile dello sviluppo e dell’implementazione di tecnologie importanti, che avrebbero influito notevolmente nella vita comune di milioni di cittadini del mondo: tra queste includiamo le reti informatiche (fondarono ARPANET, che si sviluppò nel moderno Internet), e di On  Line System (NLS), che a livello di programmazione costituì il primo tentativo di creare ipertesti con l’uso di un’interfaccia grafica. Il suo nome originario era Advanced Research Projects Agency (ARPA), ma fu rinominata DARPA (indicando che il suo scopo era la difesa militare) il 23 marzo 1972; il 22 febbraio 1993 tornò ARPA, e ancora DARPA l’11 marzo 1996. La DARPA fu fondata nel 1958  in risposta al lancio della sonda sovietica Sputnik l’anno precedente, con lo scopo di mantenere le capacità tecnologiche statunitensi al passo, e possibilmente all’avanguardia, rispetto a quelle dei nemici. La DARPA fa rapporto esclusivamente ai più alti ranghi del Dipartimento della difesa. Vi lavorano circa 240 persone (di cui 140 tecnici) per un budget complessivo di circa 3 miliardi di dollari. Si tratta di budget calcolati su una media, poiché la DARPA si concentra su progetti a breve termine (dai 2 ai 4 anni di studi) gestiti da piccole squadre di ricerca, generalmente costituite ad hoc.

[14] La cibernetica è la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione) e comunicazione sia negli organismi naturali quanto nei sistemi artificiali. La cibernetica si pone dunque come un campo di studi interdisciplinare tra le scienze e l’ingegneria. Il termine cybernetics fu coniato nel 1947 dal matematico statunitense Norbert Wiener, derivandola dal greco Kybernetes (timoniere, pilota).

[15] Aldous Leonard Huxley (1894-1963) è stato uno scrittore britannico. Famoso per i suoi romanzi di fantascienza, ha inoltre pubblicato saggi, racconti brevi, poesie e racconti di viaggio. Oltre alla laurea in letteratura, conseguì a Oxford nel 1917, quella in Scienze Biologiche. Huxley era un umanista e pacifista ma è stato anche interessato a temi  come la parapsicologia e il misticismo filosofico. Era noto anche per sostenere e prendere allucinogeni ed è considerato da molti come il “padre spirituale” del movimento hippie.

[16] http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/28/Viaggi_denaro_messe_nere_

[17] http://digilander.libero.it/pfconsleg/s_15_605.htm

[18] http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/24/Mostro_unagia_protesse_

[19] Tra l’Umbria e la Toscana potrebbe esserci la chiave della rete dei pedofili,  si dice che  in questa zona c’è una discussa congrega, l’Ordine della Rosa e della Croce d’Oro, una setta magica esoterica.

[20] http://icompagnidiball.myblog/2012/08/02/sharon-tate-

[21] http://web.mclink.it/MH0077/LeStagionidellaFollia/stagioni%202/Catalano_Manson.htm

[22] David Richard Berkowitz, più noto con i soprannomi Figlio di Sam o Il killer della calibro 44, è un serial killer statunitense. Ha confessato l’uccisione di 6 persone e il ferimento di molte altre a New York tra il 1976 e il 1977. Il suo caso è ancora aperto perché si sospetta la presenza di complici negli omicidi.  https://it.wikipedia.org/wiki/David_Berkowitz 

[23] http://web.mclink.it/MH0077/LeStagionidellaFollia/stagioni%202/Catalano_Manson.htmù

 

[24] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/ritratto-gianluca-casseri-killer-estrema-destra-pensione-fantasy/177280/

[25] http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/09/30/news/viti-124002572/

[26] https://www.dailymail.co.uk/news/article-10348257/Paralysed-man-person-tweet-message-using-MIND-thanks-tiny-brain-implant.html

[27] https://www.academia.edu/3786627/Allan_Frey_Human_auditory_system_response_to_Modulated_electromagnetic_energy

[28] https://www.washingtonpost.com/archive/entertainment/books/2007/01/07/mind-games-span-classbankheadhow-neuroscience-could-alter-our-perceptions-of-realityspan/8995638d-bc22-495e-a92e-84ffeab7fe2a/

[29] https://nap.nationalacademies.org/catalog/25889/an-assessment-of-illness-in-us-government-employees-and-their-families-at-overseas-embassies

[30] https://www.weforum.org/events/world-economic-forum-annual-meeting-2018/sessions/will-the-future-be-human

[31] https://www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/dICHIARAZIONEiNTERNAZIONALE-2022-02.pdf

[32] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnins.2019.00112/fulln

[33] https://www.youtube.com/supported_browsers?next_url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Ft%3D38&v=N02SK9yd60s&feature=youtu.be

[34] https://www.medicaldevice-network.com/analysis/inbrain-neuroelectronics-graphene/

[35] https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000378724

[36] https://techxplore.com/news/2021-09-neurotechnology-advances-chile-neuro-rights.html

GUERRA PSICOLOGICA IN ITALIA DAGLI ANNI OTTANTA IN POI

•novembre 19, 2022 • Lascia un commento

  In Italia, nel periodo che va dal 1969 al 1980, con Piazza Fontana, Piazza della Loggia, le stragi sui treni e della stazione di Bologna ed il terrorismo ad alta intensità, si era attuata un’attività terrorista in cui il principale obiettivo era la psiche del popolo italiano per favorire gli interessi di un certo tipo di Stato. Molte attività, apparentemente tendenti ad azioni di destabilizzazione, erano in realtà, effettuate con il fine stabilizzare il quadro politico e lìopinione pubblica in senso reazionario.

   Afferma l’ex paracadutista Fabio Piselli che tra il 1985 e il 1994, molti membri dei vari reparti speciali furono reclutati, gestiti ed addestrati da singoli soggetti e organizzati in piccole cellule di specialisti, al fine di acquisire competenze in varie materie. Queste comprendevano, oltre alle tecniche militari, anche attività di captazione delle comunicazioni delle comunicazioni e attività inerenti ai segnali elettronici e alla esecuzione di azioni di guerra psicologica per destabilizzare e condizionare l’opinione pubblica in un territorio oggetto di interesse[1].

   Fabio Piselli afferma che nel 1987, soldati della Folgore, frequentando Camp Darby, seppero della formazione di nuclei autonomi rispondenti direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri in funzione “antiterrorismo”. Bisogna tenere conto che la Folgore a sempre fornito personali ai servizi segreti, per l’impiego di unità d’élite in funzione operativa, per operazioni all’estero e la messa disposizione di ufficiali e sottoufficiali che venivano transitati ai vari raggruppamenti di unità speciali. Rus (Raggruppamento unità speciali) e poi Rud (Raggruppamento unità difesa). In particolare in quest’ultimo reparto, elementi, non più operativi, ma congedati e tornati al proprio reparto di origine, avevano continuato a collaborare con i servizi segreti, gestiti da un ufficiale con funzione di coordinamento[2].

   Membri della Folgore collaborarono con alti ufficiali con i quali avevano un rapporto di fiducia, saldati dal condizionamento psicologico indotto dall’appartenenza a reparti d’azione e dal particolare tipo di addestramento, dal fatto di sentirsi diversi dalle altre unità e di essere legittimati a compiere azioni diverse da quelle condotte normalmente dalle Forze Armate e dalle Forze di Polizia (che vuol dire dal mio modesto punto di vista azioni illegali come le torture, azioni di   stalking, ecc). Questi operatori entravano in azione quando le altre unità incontravano i propri limiti dalla legislazione vigente.

   Negli anni Novanta è stato invece, sperimentato un terrorismo a bassa intensità finalizzato a diffondere timore, sospetto e diffidenza a livello collettivo per favorire l’irreggimentazione e la programmazione psicologica delle masse e il proliferare di destre eversive nel nome di “legge e ordine” (Lega compresa). Non è certamente un caso che in questo periodo sono stati attuati i programmi politici contenuti nel Piano di Rinascita Democratica della P2 tendenti a favorire quello che viene definito “Nuovo Ordine Mondiale” ovvero la globalizzazione capitalista del capitale finanziario e delle multinazionali. Ritengo, personalmente, che sia evidente la contiguità tra le forze economiche e politiche che utilizzano l’insicurezza psicologica delle masse per trarne benefici. Come, ormai è evidente l’intreccio tra massoneria, servizi segreti, organizzazioni di tipo mafioso e magistratura deviata rispetto alle finalità attribuite dalla Costituzione. Questi programmi sono naturalmente accompagnati dal controllo dei mezzi di informazione di massa, compresi anche quelli di opposizione.

  Nella prima metà degli anni Novanta inizia una nuova strategia della tensione che dall’ammmissione ufficiale dell’esistenza di Gladio passa per la nascita della Falange Armata. Nello stesso periodo operò quella che fu definita la banda della Uno Bianca, composta da poliziotti, che si macchiò di decine di omicidi e ferimenti contro carabinieri, tabaccai, cassieri, passanti, testimoni, rom e immigrati extracomunitari. Questi delitti venivano attuati spesso con il pretesto di quelle che erano nella realtà finte rapine, poiché fruttavano pochi spiccioli ai rapinatori. A questo tipo di operazioni vanno riferiti anche gli interventi terroristici compiuti nel nord-est dopo il 1994 da una figura denominata Unabomber, in una zona che è sempre stato un laboratorio della controrivoluzione preventiva e delle tecniche di guerra non ortodossa.

   Tali attività, oltre all’apporto da parte di diversi apparati dello Stato, si basano sui contributi delle varie mafie e delle forze reazionarie, su una logica di contrapposizione a qualsiasi tentativo si modificare lo status quo dello Stato italiano. Le mafie vengono utilizzate come potentati locali, poiché hanno un disciplinato apparato organizzativo su base regionale, sul quale fare affidamento nel controllo del territorio e delle opposizioni. Le clientele elettorali dei vari clan di Cosa Nostra, della Stidda, della ‘Ndrangheta, della Sacra Corona Unita e della Camorra hanno possono influenzare la formazione dei governi su scala locale e perfino su quello nazionale.

   Questo tipo di operazioni inducono a violazioni delle regole Costituzionali e della legge vigente. Come si è detto prima l’organizzione è cellulare ed è parte di un programma nella quale i singoli operatori non hanno mai una completa conoscenza.

   Dopo il 2000 un serie di fatti di sangue in ambito provinciale saranno esaltati dai mass media. Lo scopo è sempre quello di condizionare e manipolare l’opinione pubblica attraverso crimini efferati le cui simbologie sono in grado di penetrare in modo programmato nell’inconscio individuale e in quello collettivo.


[1] http:blog.libero.it/biofilia/12079713.html

[2] Marco Sacchi, 22/01/2008, Ipotesi su Sacchetti, Gladio Carceraria e Falange Armata per operazioni congiunte, questa ipotesi nasce dalla testimonianza dell’ex parà Fabio Piselli in un suo articolo che era rintracciabile http://fabiopiselli.blofspot/2008/1/11-spionaggio-elettronico-falange.html

MOSTRO DI FIRENZE: OMICIDI MEDIATICO RITUALI O PROTOCOLLO DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE?

•novembre 16, 2022 • Lascia un commento

    Ci sarebbero delle considerazioni da fare in merito alla vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze” e dei cosiddetti “Mostri” della cronaca nera.

   Prima di tutto partiamo dagli imputati. Personaggi come Pacciani e Bossetti sono perfetti come capri espiatori. Pacciani sebbene in passato aveva ucciso una persona, fatti e circostanze lo scagionavano.

   Come Pacciani sono finiti in tanti in galera per colpe non commesse, come sacrifici al Moloch di turno, e ci è toccato sentire per anni e anni la vulgata moralizzatrice che puntava il dito verso i settori sociali subalterni: contadini, spazzini, operai, muratori, casalinghe e poveri diavoli, mentre le classi superiori dovevano mediaticamente apparire pulite, oneste e quindi vincenti rispetto alla plebaglia costretta a interpretare ruoli di carnefici agli occhi della società. In realtà sempre e solo vittime , anche e soprattutto per colpa del sentimento popolare manipolato dai media. Che solerte spinge affinché venga    fuori un colpevole, meglio se simile a lui, perché un VIP troppo potente bisognerebbe alla fine della fiera entrare in conflitto con questo soggetto, e questo significherebbe un salto quantico di coscienza di classe che  richiederebbe (tenendo conto la mancanza di un’Organizzazione proletaria all’altezza dei compiti) un sforzo i evidentemente uno sforzo individuale ritenuto eccesivo. Più comodo spostare il bersaglio.

   Il fatto che nella vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze” viene coinvolto una vecchio mercenario fascista[1] fa entrare in scena direttamente il discorso della strategia della tensione e le vere motivazioni che stanno dietro a certi delitti passati.

   I media di regime si soffermano sul gossip, ridicolizzando i fatti, omettendo il fatto che il coinvolgimento del vecchio mercenario non era diretto. L’importanza di questa notizia era che egli costituiva l’anello di congiunzione tra certi mondi di una terra di mezzo utilizzata dai servizi segreti come ambito dove si trovano persone da utilizzare come candidati manciuriani e per depistare dai veri responsabili dei delitti e dalle reali motivazioni dietro a certi crimini.

   Un altro esempio dei coinvolgimento dei neri nei fatti inerenti al cosiddetto “Mostro di Firenze” è la testimonianza di Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo. Egli fa delle rivelazioni sul caso della scomparsa di Rossella Corazzin, la giovane friulana di cui si persero le tracce nell’agosto del 1975 mentre era in vacanza con i genitori a Tai di Cadore[2]. Angelo Izzo alla Commissione parlamentare antimafia: “Il corpo della ragazza abbandonato nei boschi attorno il lago Trasimeno[3].  Il giallo sulla scomparsa di Rossella Corazzin si arricchisce di un nuovo capitolo e ancora una volta a fare rivelazioni è Angelo Izzo, il cosiddetto che in più occasioni ha raccontato cosa accadde alla diciassettenne. “I resti della ragazza potrebbero trovarsi nei boschi attorno al lago Trasimeno” avrebbe detto Izzo all’antimafia che lo ha ascoltato per 2 ore in collegamento dal carcere di Velletri. Cosa accadde alla giovane Izzo lo spiegò anni fa, riferendo che Rossella venne sequestrata in Cadore, portata a Riccione e poi nella villa del medico Francesco Narducci, morto nell’85, il cui nome finì nelle indagini sul  cosiddetto “Mostro di Firenze”. In quella casa sul lago Trasimeno la ragazza venne usata per riti occultisti, abusata e poi uccisa. Del caso della scomparsa di Rossella Corazzin si occupò la magistratura di Belluno con il pubblico ministero Raffaele Massaro prima e con l’ex procuratore Francesco Saverio Pavone che interrogò Izzo per ben due volte. Le dichiarazioni rese ieri all’antimafia sono state secretate ma saranno oggetto di valutazione[4].

   In sostanza per Izzo la povera Rossella Corazzin fu usata come vittima sacrificale in una cerimonia d’iniziazione della fantomatica Confraternita della Rosa Rossa e della Croce d’oro. Di questa vicenda, Izzo aveva già parlato in passato, raccontando che la Corazzin sarebbe stata stordita e legata a un tavolo, illuminato solo da candele e circondato dai partecipanti, che indossavano tuniche con l’immagine di una rosa all’altezza del torace. “Ci siamo fatti un taglio sul polso e riposto in un calice il nostro sangue mescolato a quello della ragazza – poi, a turno, abbiamo abusato di lei[5]. Izzo ha spiegato che, concluso il macabro riturale, la ragazza sarebbe stata fatta uscire dalla stanza “e quella è l’ultima volta che l’ho vista”. Eppure Izzo si dice certo che Rossella sia stata uccisa e ipotizza che il suo corpo possa ancora essere nascosto nei boschi. Ricorda Izzo: “Pochi giorni dopo ci sono stati i fatti del Circeo  eravamo convinti di essere invulnerabili[6].

   Dunque si può dire tranquillamente affermare che gli omicidi mediatici del cosiddetto “Mostro di Firenze” sono stati un singolo episodio all’interno di una più vasta strategia delle tensione, c’è stato in sostanza un’applicazione di un protocollo che prevedeva l’applicazione di palinsesto degli omicidi mediatici degli ultimi anni, da Meredith a Cogne, a Melania Rea ecc.

   Strategia della tensione attuata con omicidi mediatici ai quali corrispondevano step strutturali di eventi nazionali, internazionali e economico-politici, esoterici gestiti da strutture come Gladio, P2, Rosa dei Venti. Strategia effettuata attraverso stragi, omicidi e terrore, da sempre strumento di un padronato neoaristocratico. Strategia attualmente attuata a livello internazionale da strutture come l’ISIS gestite da UR-LODGES reazionarie occidentali reazionarie[7] che utilizzano candidati manciuriani come carne di macello e membri di reparti di contractor per le operazioni più complesse.

   Lo scrittore Giuseppe Genna narrava nel suo libro Nel nome di Ishmael, un romanzo che descrive in maniera sublime la realtà occulta del potere, a determinati omicidi mediatici con relativi capri espiatori, corrispondono messaggi operativi in codice che appartengono a linguaggi militar-esoterici.

  Come si vede in molti omicidi mediatici c’è una pista nera.

  Pensiamo al gruppo LUDWING che era di fede nazista, come erano fascisti i mostri del Circeo e i tanti altri candidati manciuriani scelti per fare determinati delitti.

   Anche Alì Agca era un terrorista manovrato di estrema destra, come erano fascisti quelli di Ordine Nuovo e i NAR.

   Ma il discorso è molto più complesso. Bisognerebbe studiare la storia del terrorismo nel nostro paese, nel periodo che fu definito strategia della tensione, come bisognerebbe studiare Gladio, la P2, l’Opus Dei, lo IOR, i processi giudiziari dove spesso vedono coinvolti servizi segreti deviati, massonerie deviate e tanti altri network di potere, fino alla Falange Armata, la Uno Bianca, dove spesso sono coinvolti reparti dei servizi segreti.

   Potrebbe apparire paradossale e non corretto accostare la strategia delle tensione  con i delitti mediatici, ovvero quelli che sono determinati e veicolati dai media massivamente e quotidianamente, ma se si osserva attentamente hanno analogia e collegamenti tra loro non indifferenti.

   Comprendendo il fenomeno politico e storico[8] della strategia della tensione, del terrorismo, con i suoi collegamenti con gli apparati dello Stato, si iniziano a capire le manipolazioni che, a partire dalla fine degli anni Sessanta fino all’assassinio di Falcone e in seguito di Borsellino e delle loro scorte, ci sono state in Italia. Ma il fenomeno, in forme diverse, è presente quasi ovunque in occidente.

   Dopo questo primo passaggio, che contempla la conoscenza e lo studio di diversi testi, libri, pubblicazioni, processi, possiamo iniziare a parlare di certi delitti particolari avvenuti in Italia.

   Tali delitti non sono quegli omicidi comuni, fisiologici, che ovunque accadono, ai quali i media non danno importanza, ma sono specifici omicidi che vedono coinvolte diverse entità deviate o gruppi con ramificazioni a Piovra anche internazionali.

   Questi omicidi particolari, che sono una sorta di “Strategia della tensione perpetua e quotidiana”, ma più correttamente potrebbero essere definiti operazioni di guerra psicologica.

   Basti pensare che la Falange Armata sia citata in un libro uscito nel 2001 dal titolo emblematico Guerra senza limiti edito dalla Libreria editrice goriziana, degli autori Qiao Lang e Wang Xiangsui, due ufficiali dell’esercito cinese che hanno svolto incarichi come Commissari politici presso i Dipartimenti politici dei comandi superiori come addetti alla morale, disciplina supervisione dei Comandanti e delle attività di propaganda. Il termine moderato dei loro incarichi non tragga in inganno: si tratta di due autentici revisionisti di fino. Il libro illustra l’evoluzione dell’arte della guerra, dai primi conflitti armati alla nostra epoca “di terrorismo e globalizzazione”. Quello che è messo ben in luce, è come muti l’approccio dei governi all’ idea “fare la guerra”.

   Il tipo di guerra che libro in oggetto si occupa, stampato da una casa editrice reazionaria (del Friuli-Venezia Giulia) legata all’esercito, è quella definita assimetrica che consiste nell’uso di diverse tipologie d’armi. Semplificando: militare tradizionale contro guerriglia o militare tradizionale contro diversi tipi di guerra.

   Nel capitolo Il volto del dio della guerra è diventato indistinto gli autori di Guerra senza limiti parlano del terrorismo (pagg. 83-84), dicono che “se tutti i terroristi limitassero le loro attività unicamente all’approccio tradizionale – vale a dire attentati dinamitardi, rapimenti, assassini e dirottamenti aerei – non otterrebbero il massimo terrore. Ciò che realmente scatena il terrore nel cuore della gente è l’incontro di terroristi con vari tipi di nuove tecnologie avanzate che potrebbero trasformarsi in nuove superarmi”, essi citano come esempi di terroristi dotati di superarmi i seguaci di Amu Shinrikyo che hanno cosparso il Sarin, un gas tossico, nella metropolitana di Tokyo e in contrapposizione questi killer che compiono eccidi indiscriminati cita “il gruppo italiano “Falange armata” è una categoria completamente diversa di organizzazione terroristica high-tech. I suoi obiettivi sono espliciti e i mezzi impiegati straordinari. La sua specializzazione consiste nell’irruzione in reti di computer di banche e di mezzi di comunicazione, nel furto di dati archiviati, nella cancellazione di programmi e nella divulgazione di false informazioni, vale a dire operazioni terroristiche classiche dirette contro reti e mass media. Questo tipo di operazione terroristica si serve della tecnologia più avanzata nei settori di studio più moderni e sfida l’umanità nel suo complesso una guerra che potremmo definire ‘nuova guerra terroristica’”. E c’è chi vuol ridurre gli avvenimenti dell’inizio degli anni Novanta nella semplice formuletta “trattativa Stato-Mafia”! In queste nuove guerre i campi di battaglia diventano infiniti, una volta che il bersaglio non è più solamente il corpo fisico da annientare, ma anche la psiche di quello è ritenuto il nemico. Un bersaglio che permette la progressiva erosione dei diritti civili, lo svuotamento dello Stato di diritto, tutto questo dentro un quadro di resa da parte delle persone colte e impegnate, che vede in sostanza un definitivo imbarbarimento della società che non fa che confermare quanto esporta Lenin ne L’imperialismo, aspetto che dopo il nazismo, non cera bisogno di altre conferme.

   Questi omicidi hanno simbolicamente con i delitti Mostro di Firenze che vide coinvolgimento di diverse entità: Massonerie deviate, apparati di Stato, Servizi segreti fino a criminali comuni, depistatori e tanto altro.

   I delitti del Mostro di Firenze sono lo spartiacque tra il vecchio mondo che, simbolicamente lo si potrebbe far terminare con la morte di Moro e la strage di Bologna e il nuovo ceto politico, che si affermerà definitivamente dopo Mani Pulite e la morte di Falcone e Borsellino. Molti di questi eventi sono stati manipolati dall’alto sia a livello nazionale sia a livello internazionale.

   Dagli anni Novanta ad oggi, dopo la fine delle stragi terroristiche, entrano in campo sui media quelli che si potrebbero definire, delitti mediatici e/o rituali.

   Questi fatti criminosi vengono veicolati in pompa magna anche per anche per anni ed hanno similitudini incredibili tra loro, molto simili come regia, come dinamiche operative e per gli stessi personaggi che ci girano attorno…

   Pensiamo ai casi attuali che sono arcinoti, come quelli di Corbe, Erba, Meredith, Garlasco, Yara, Scazzi, ma anche quelli passati come il caso Cesaroni, Orlandi, Alinovi, Pasolini e Ludwing.

   La persona comune che si informa guardando la TV non ha la minima idea, ma neanche la percezione di cosa ci sia a determinati omicidi, ovvero quei casi specifici che i media bombardano quotidianamente.

   Ci si domanderà se la TV darebbe o meno informazioni. Si potrebbe rispondere sì ma anche no. I media fino a un certo punto e fino a certi livelli, possono anche informare, ma per tutto il resto fanno solo e sempre propaganda ad hanno uno scopo che si potrebbe benissimo definire “educazionale” sulle persone.

   La TV, come aveva capito per primo Pasolini, è un oracolo tecnocratico e serve al sistema per creare ruolo sociali imposti dall’alto, un sistema che alimenta e cristallizza il suo potere attraverso un determinato linguaggio invasivo e persuasivo ed attraverso notizie che hanno compiti talvolta oscuri ed occulti, sempre per una ragione di mantenimento del potere attraverso il controllo sistematico della piazza virtuale.

   Non è certo un caso che i media sono di proprietà di uomini di grande potere, legati a servizi segreti. Bisogna prendere coscienza che i media hanno il compito, non tanto di informare ma rieducazionale.

   Gli obiettivi mediatici sopra citati, vengono veicolati per diversi motivi ed hanno sostituito in tempi moderni la gogna della piazza, hanno un compito catartico, plagiante, morboso e arrivano direttamente al subconscio individuale e collettivo, alla stessa stregua della pubblicità che si nutre non a caso degli stessi linguaggi, ovvero il linguaggio simbolico anche attraverso l’uso della PNL, funzionano perché riattivano determinati pattern mentali e archetipi comuni a tutti noi.

   Una volta presa coscienza di questo mondo, che oggi crea ad hoc omicidi dando la colpa ad innocenti, possiamo entrare in questo labirinto e combattere il Minotauro, che in primis è dentro di noi.

   Non è certamente facile che esista un sistema che sacrifica periodicamente persone, che veicola ambiguamente come telenovelas vicende  incolpando innocenti, sarebbe un po’ come mettere in discussione tutto il nostro sistema di credenze, come far credere ad un fedele che Dio non esiste, è un processo individuale lungo, faticoso ma necessario se si vuole realmente comprendere cosa c’è dietro a certi fatti, che non sono sempre banali omicidi di persone comuni, come la maggioranza pensa, ma omicidi particolari creati per svariati motivi, necessari ad un sistema orientato da personaggi membri di società iniziatiche  che magari lavorano fianco a fianco a certi ambienti militari e che poi dirigono dall’alto anche la politica, l’economia, la cultura, il cinema, lo sport.

   Ci sono tanti aspetti della stessa piramide o network di potere, che sono necessari al consolidamento e alla cristallizzazione dello status quo e del potere costituito.

   Per capire maggiormente questo discorso bisogna studiare le varie società iniziatiche (che a volte si potrebbero definire controiniziatiche poiché la loro prassi è in netta contraddizione con lo spirito dell’iniziazione).

   Una fra tutte la Golden Dawn ed il suo Ordine interno, ovvero, L’Ordine della Croce d’Oro e della Rosa Rossa, ma anche l’O.T.O., il  Process Church, fino a Scientology. Entità che risultano legate all’ambiente militare.

   Se prendiamo il caso del Mostro di Firenze il comparire della società iniziatica (o controiniziatica) della Rosa Rossa, si può dibattere se essa fu la mandante dei delitti oppure un depistaggio per confondere le acque.

   È certo che Pacciani era solo uno specchietto per le allodole, un vecchio delinquente usato come capro espiatorio, una persona coinvolta come utile idiota in un disegno molto più complesso, che ha visto depistaggi fatti da certi ambienti, morti eccellenti di testimoni coinvolti, ecc. ecc.

   Si potrebbe parlare del caso Ludwing, che non erano solo un gruppo di 2 nazisti omosessuali che odiano le donne, ma erano e soprattutto un gruppo manovrato da certi ambienti. Esistevano cellule di Ludwing in Europa, simili a quella italiana,[9] come erano manovrati anche i mostri del Circeo.

   Angelo Izzo fu utilizzato anche da detenuto, come informatore e depistatore.

  Addirittura, ci sono voci che collegano i delitti della Uno Bianca con il marito della Franzoni (delitto di Cogne), non come killer ma come uomo informato di certi fatti, magari come persona informata di certi fatti e per questo ricattabile[10].  

   C’è stato il caso Meredith il padre si dice che è un uomo dei servizi segreti.[11]

   Poi ci sono certi delitti rituali che sono certamente di più difficile comprensione come quelli di Yara, Scazzi, Erba… Dove i colpevoli, come si diceva prima, sono sempre poveretti, casalinghe, muratori, spazzini e gente non particolarmente istruita, mentre i veri colpevoli e mandanti sono altri.

   Poi bisogna chiedersi il perché dell’omicidio rituale dove viene usata (depistando dal mio punto di vista) simbologia massonica come nel caso di Jack lo squartatore, a fine 800 in Inghilterra,  fatti per creare un capro espiatorio e per giustificare una maggiore repressione da parte del sistema per celebrare un Tempio ed imporsi esotericamente ed imporsi come Entità sovrastrutturale, dove erano coinvolti personaggi altolocati che comunicavano attraverso omicidi sacrificali, determinate simbologie e numerologie annesse, come il tralcio di vite lasciato sulle vittime, quasi sempre femminili, come da prassi.

   Notare come le donne e i bambini, siano ancor oggi i capri sacrificati all’altare di questi riti.

MACERATA COME LABORATORIO?

   C’è da chiedersi se ha senso paragonare l’opposizione che si espande tra gli italiani contro l’immigrazione clandestina in Italia con la xenofobia. Come c’è sempre da chiedersi come mai si parla solo ed esclusivamente della costante di immigrazione e razzismo, quando decine di fatti e dati indicano anche ben altri dati e ben più allarmanti.

   Resta un raid criminale con feriti innocenti e tutti a concentrarsi lì e mai a interrogarsi se non ci troviamo di fronte a “nuova strategia della tensione”. Proviamo a pensare che:

  1. Vi sono stati cadaveri di donne smembrati, in maniera professionale e nello stesso tempo simbolica.  Possiamo ricordare quello depositato dalla Bmw nera e fatto trovare sull’Ardeatina a Roma il 7 marzo 2011.[12]
  2. In seguito al ritrovamento del cadavere di Pamela fatta a pezzi vi fu il raid di un ragazzo definito “fuori di testa”. Questo fa ricordare quando un soggetto psicolabile e nazistoide (come quello di Macerata) fece una vera e propria esecuzione di ignari immigrati a Firenze nel 2011 che si suicidò[13].

   Luca Traini (quello che fu definito il Killer) si è affermato che abbia agito da solo. Ebbene, se fosse vero come mai furono alzati in volo gli elicotteri per cercare un possibile complice di Luca Traini?[14]

   Il proprietario della palestra che frequentava Luca Traini ha detto di averlo cacciato da tempo perché aveva iniziato a cambiare completamente atteggiamento nei confronti degli stranieri: faceva battute razziste e aveva idee di stampo razzista.

   Si viene a sapere che Traini di problemi psichiatrici tant’è vero che sarebbe anche stato in cura da un medico specializzato.[15]

   In tutta questa storia c’è qualcosa di strano come, ad esempio, il fatto che l’uomo che ha sparato, aveva una maglia a maniche lunghe, mentre al momento dell’arresto Luca Traini ne avrebbe avuta maniche corte.[16] Altra cosa non troppo chiara è che il ragazzo abbai sparato dall’interno della sua auto Alfa Nera e che i colpi partiti dalla sua pistola abbiano solo ferito in punti non vitali 6 immigrati come se a sparare fosse stato un tiratore scelto. Non quadra il fatto che a bordo dell’auto sembrava ci fossero due persone e non solo una come poi è stato scritto dalle importanti testate giornalistiche.

   Sembra che fu fermata una seconda persona fu fermata, pensando a un complice, ma di lui nessuna traccia, alla fine della fiera l’unico colpevole dei fatti avvenuti divenne Luca Traini. [17]

   Traini diventa il colpevole perfetto: a casa sua hanno trovato una copia del Mein Kampf.

   Questo episodio fa tornare in mente l’omicidio di Jo Cox, la deputata laburista uccisa durante la campagna elettorale sul referendum per la Brexit, mentre era con la sua amica musulmana Fazila Aswat, la quale, a quel che sappiamo, non ha mai testimoniato che il killer avrebbe pronunciato le parole “Britain first”.[18]

   Sarà un caso ma con l’uccisione della deputata laburista di colpo i mercati si sono stabilizzati.[19]

   Affrontiamo adesso l’argomento di Pamela la ragazza uccisa e sezionata chirurgicamente.

   Inizialmente la stessa procura aveva ammesso che fare un’operazione del genere sarebbero serviti diversi professionisti capaci, una sorta di sala operatoria, per il poco tempo a disposizione trascorso tra l’ultima volta che è stata vista ed il ritrovamento, ed ovviamente una capacità chirurgica di lunga data, non certo la mano di 3 ragazzi stranieri inesperti dediti allo spaccio di cannabis (sempre stando alla versione ufficiale).[20] Questo “piccolo” particolare fa crollare la versione del nigeriano affamato di carne bianca e veicolato come mostro ancor prima che fossero emersi reali notizie.

  Un mostro sbattuto in prima pagina, probabilmente innocente (come il suo nome Innocent[21] e c’è da ipotizzare che tutto ciò non sia casuale). Da questi si evince che il crimine non possa averlo fatto uno sbandato qualsiasi, e nemmeno gli altri nigeriani che in seguito furono accusati di questo omicidio, ma che sia stata uccisa da killer esperti, e che il delitto fosse premeditato e preparato nei minimi dettagli.

 Si può ipotizzare che Traini e Innocent siano stati dei capri espiatori.

   Facciamo delle ipotesi, pensando ai fatti che sono avvenuti a Macerata in un’ottica alternativa a quella ufficiale. Fatti che fa pensare come degli strumenti atti a veicolare messaggi.

   In nome del presunto omicida Innocent, un nome comune in Nigeria, che indica o potrebbe indurre a comunicare la sua innocenza ed estraneità al fatto; quindi, svolgerebbe solo una mera esigenza di servizio, scelto per veicolare questo concetto, utile solo come capro espiatorio e per diffondere il virus della paura verso l’uomo nero utile a scopi propagandisti ed elettorali.

   Traini come si è visto prima, l’altro protagonista della vicenda, è il classico razzista violento e manipolabile, quello che si potrebbe definire un perfetto candidato manciuriano da buttare in pasto all’altra frazione belligerante della guerra per bande in atto tra le diverse frazioni borghesi che si contengono il potere dello Stato. Potrebbe essere stato in collegamento per persone appartenenti a qualche cellula dormiente di estrema destra che in quell’occasione sia stata riavviata. Egli ha la stessa funzione uguale/opposta a quella di Innocent. Egli molto probabilmente è stato plagiato e fatto agire assieme insieme ad altre persone.

   Chiedere a chi possa avere giovato questi fatti, sembra semplice in apparenza. Se l’azione attribuita al nigeriano sembra aver favorito la Lega e quella di Traini la frazione opposta. Se invece ragioniamo che questi fatti siano una riedizione, pur in forme diverse della cosiddetta “strategia delle tensione” e della tesi degli “opposti estremismi”, si può ipotizzare che abbiano favoriti il potere centrale (da non confondersi con il governo che in quel momento era in carica), avrebbe come obiettivo un governo di larghe intese oppure un governo tecnico come quello di Monti che abbia come scopo lo spolpamento delle masse popolari.

   In sostanza in questi fatti sono strumentalizzati da una sovragestione che opera in tutto il territorio nazionale, che sia stato operato un depistaggio da parte di organi di debunker dello Stato che puntavano il dito altrove, creando così una forma pensiero atta a condizionare il pensiero di massa, facendo così scaturire un effetto domino ed anche brutali certezze dettate dall’atavica e fisiologica paura dell’altro, dell’uomo nero. La vicenda del ritrovamento delle valige con il corpo della povera Pamela sembra uscito da un capitolo del romanzo Nel nome di ishmael[22] dove si parla di omicidi commissionati da agenzie para-militari al soldo di certi ambienti per comunicare in codice alcuni rapporti diplomatici tra VIP di un certo livello.

   Nel romanzo Ishmael a operare è un agenzia immaginaria mutuata dalla realtà.

   Diversi ricercatori hanno spiegato che esistono agenzie private di ex militari, killer seriali, Snipper, contratctors, cellule dormienti che un domani sarebbero pronte a colpire, e che magari hanno infiltrati un po’ ovunque, nei servizi segreti, nelle forze dell’ordine, nell’estrema destra, nella magistratura e nella politica. Essi sarebbero riattivati ogni volta che il sistema necessita di celebrare, ammonire, rieducare, minacciare, avvertire, vendicare qualcuno o qualcosa. Sono grammatica e linguaggio, la loro operatività criminale è il linguaggio in codice per adepti in termini esoterici, e per la popolazione messaggi subliminali,  e nello stesso tempo paradossalmente più esoterici e manifesti.[23]

   Seguendo la logica del romanzo Nel nome di Ishmael possiamo ipotizzare il possibile macro-messaggio in relazione alla visita del premier turco Erdogan a Roma che ha incontrato sia Gentiloni che Papa Francesco, dove ha parlato dei fatti di Macerata affermando che a Macerata c’è stato un attacco contro l’Islam.[24]  È curioso che un leader di quel livello si spertichi nella trattazione di nostri omicidi mediatici.

   Bisogna tenere conto che Erdogan è in conflitto su diversi livelli con diversi attori politici. La Turchia è in conflitto con la Siria per la zona dove sono presenti i Curdi, dove ha effettuato bombardamenti a tappeto provocando molti morti anche tra i civili.

   Bisogna ricordarsi che l’Italia, un po’ nel silenzio generale, sta vivendo anche con gravi tensioni e uno scontro diplomatico pesante con il governo turco per via dei gasdotti dell’ENI a Cipro: “La Saipem 12000 resta ferma in alto mare. La piattaforma dell’Eni, che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare operazioni di trivellazione su licenza del governo di Nicosia, è stata fermata “da alcune navi militari turche con l’intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell’attività di destinazione”, aveva fatto sapere il gruppo in una nota. Il programma era quello di avviare “attività di perforazione nel blocco 3 nelle acque della Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro”. Un progetto che incontra l’ostilità della Turchia. Recep Tayyip Erdogan ha posto il tema a Sergio Mattarella e a Paolo Gentiloni nella sua recente visita a Roma”.[25]

   Anche la Nigeria potrebbe rientrare nella guerra ad altissimi livelli per le scorte di gas e per gli interessi geopolitici e macro-economici che ne derivano. Per questo motivo anche la Nigeria potrebbe essere soggetto e/o completamente oggetto del macro livello del messaggio in questione.

   La sovrastruttura (entità o le entità) decide la location, che solitamente è collegata a qualche personalità politica, al nome della città di origine, a date specifiche e/o con numeri simbolici, nomi corrispondenti, ricorrenze.

   Ogni personalità politica di rilievo è in qualche modo ricattabile, al contrario, non occuperebbe quel posto di potere.

   Ergo, viene fatta un’operazione sacrificale che in qualche modo “celebra” l’evento ritenuto importante, tipo come è stato per l’entrata nell’Euro, una guerra alle porte, una crisi economica, un passaggio strutturale  della repubblica, quando cade un governo, la celebrazione di una ricorrenza nazionale, votazioni, manovre economiche, una visita diplomatica importante, oppure un avvertimento, un monito, una vendetta, una guerra interna tra le fazioni dei poteri forti che esprimono i relativi casati politici e/o personaggi politici.

   Questa comunicazione simbolica esoterica, che si esprime attraverso la propaganda mediatica, è un linguaggio occulto, mutuato dal linguaggio preso dalle società iniziatiche, ha diverse funzioni ad ogni livello che partecipa all’operazione soddisfa suoi relativi bisogni, essa si esprime solitamente con un omicidio rituale (spesso di donne).

   Per raggiungere questi obiettivi vengono adoperate organizzazioni illegali che adoperano strumenti che hanno lo scopo di controllare la vita degli individui. Organizzazioni che ad esempio usano strumenti e procedure che hanno lo scopo di sballare sessualmente le donne come Sara Tommasi. Quando molte di queste donne partecipano ad orge, è quasi sicuro che questa partecipazione non sia frutto di una scelta volontaria da parte della persona, ma che siano indotte dall’utilizzo da parte di queste organizzazioni di strumenti e procedure che dissociano l’individuo portandolo a una personalità multipla che viene richiamata con comandi vocali o con comandi a onde radio, ed è probabile queste organizzazioni usano la teleipnosi notturna.

   E molto probabile che queste organizzazioni dispongano di scienziati di fama mondiale e nazionale nelle seguenti discipline: neurologia, psichiatria, psicologia, farmacologia, scienze delle comunicazioni a cui si aggiungono esperti di comunicazione ipnotica, comunicazione suggestiva e sociologi.

   Per condizionare i cittadini queste organizzazioni usano mille modi che vanno dall’uso estensivo del mobbing, dove si mette la persona sotto stress, arrivando alla perdita del lavoro o causando delusioni d’amore, usando a volte la violenza fisica e soprattutto quella psicologica (diffamazioni, derisioni e umiliazioni).

   Sicuramente queste organizzazioni usano la telepatia e vari strumenti  per il controllo mentale.

  


[1] https://marcos61.wordpress.com/2017/09/11/mostro-di-firenze-pista-nera-o-depistaggio-oppure-manipolazione-mediatica-un-operazione-di-guerra-psicologica-per-destabilizzare-le-masse/

[2] https://antennatre.medianordest.it/31650/belluno-caso-corazzin-nuove-rivelazioni-di-angelo-izzo-i-resti-nei-boschi-del-trasimeno-2/

[3]                                                              C.s.

[4]                                                              C.s.                             

[5] https://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/cronaca/21_ottobre_07/antimafia-interroga-angelo-izzo-nei-boschi-corpo-corazzin-8dc80580-2732-11ec-8f49-a72a569d53bc.shtml

[6] https://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/cronaca/21_ottobre_07/antimafia-interroga-angelo-izzo-nei-boschi-corpo-corazzin-8dc80580-2732-11ec-8f49-a72a569d53bc.shtml

[7] https://maremosso.lafeltrinelli.it/archivio-wuz/gioele-magaldi-intervista-massoni-gran-maestro

[8] Ma anche metastorico. La metastoria è un termine introdotto (1937) dallo storico Aldo Ferrabino per indicare la sfera di ciò che, pur non sovrastando la storia, permane costante nel fluire di questa.

[9] https://www.paoloferraroccdd.eu/news/omicidi-mediatico-rituali

[10] http://www.lottogigi.it/c/s/Personaggi/Rapinatori,%20spietati%20killer.%20O%20terroristi.htm

[11] https://www.paoloferraroccdd.eu/news/omicidi-mediatico-rituali

[12] https://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_aprile_6/donna-decapitata-nuovi-partic-indagini-190386023990.shtml

http://www.inchiostroscomodo.com/?p=1228

[13] https://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2011/12/14/sparatoria_a_firenze_morti_2_immigrati_suicida_il_killer_uno_scri-5-246132.html

[14] http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/macerata-elicotrei-volo-cercare-un-complice-luca-traini-fuga-2821112/

[15] http://it.blastingnews.com/opinioni/2018/02/qualcosa-torna-sulla-vicenda-di-luca-traini-002341937-html

[16]                                                                           C.s.

[17] http://www.imolaoggi.it/2018/02/04/macerata-chi-ha-sparato-davvero-ai-migranti/

[18]                                                                                               C.s.

[19] http://www.imolaoggi.it/2016/06/18/borsa-esulta-morte-di-jo-cox/https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=z-uKNhuRA6g

[20] http://www.blogdicristian.blogspot.com/2018/03/pamela-e-luomo-nero-2.html

[21] http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/29enne-nigeriano-innocent-oseghale-accusato-dell-rsquo-omicidio-166245.htmhttp://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/29enne-nigeriano-innocent-oseghale-accusato-dell-rsquo-omicidio-166245.htm

[22] Giuseppe Gemma, nel nome di ishmael, Mondadori, 2001. Questo romanzo percorre il periodo 1962-2001: corre lungo questi quarant’anni la storia di due poliziotti, David Montorsi e Guido Lopez. Dagli ideali incorrotti e di promettente carriera l’uno, sbiadito dall’usura del mestiere l’altro. Ma è anche la storia di due uomini di Stato: Enrico Mattei, che col suo jet solca le speranze degli italiani, e Henry Kissinger, abile signore della pace e della guerra. Passato e presente si riallacciano anche in una serie di inspiegabili morti infantili. Chi uccide innocenti vittime, facendone il presagio di altre morti? E’ lui, Ishmael – potente, grande, infallibile – il vero protagonista del romanzo. Si muove nell’ombra, agisce al ritmo insospettabile dei grandi del Male. Perché “Ishmael, il più occulto, è davanti agli occhi di chiunque e nessuno lo

[23] http://www.blogdicristian.blogspot.com/2018/03/pamela-e-luomo-nero-2.html

[24] http://www.ilgiornale.it/news/milano/erdogan-macerata-attacco-razzista-contro-lislam-1490352.html

[25] http://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/nave-delleni-bloccata-a-cipro-bruxelles-turchia-eviti-frizioni-con-stati-dellue/4155957/

SERVIZI SEGRETI IN ITALIA E LE COSIDDETTE “ARMI NON LETALI”

•novembre 15, 2022 • Lascia un commento

   Nel nostro paese molti sono stati e sono i segni dell’esistenza di un potere occulto, parallelo, organizzato a piramide, esteso in tutti i gangli , dalle forze armate (carabinieri e polizia) ai Servizi, al Parlamento, negli apparati dello stato,  che legittima il proprio potere proprio con l’esercizio dell’arbitrio nella più completa impunità.

   A tale potere occulto bisogna ricondurre, anche alcune delle stragi che sono state definite giustamente di Stato che si sono susseguite nel tempo e di cui non sono stati mai identificati gli autori, stragi effettuate per diffondere terrore e  facilitare operazioni economiche e politiche.

    Questo  potere occulto è una realtà ingombrante e insidiosa. Le inchieste della magistratura e del Parlamento si sono occupate delle attività illecite dei servizi segreti, delle trame terroristiche, della Loggia P2 e della mafia.

   È mancata una visione d’insieme del fenomeno, dovuto in parte dalla ripugnanza di molti studiosi ad occuparsi di un argomento sfuggente e altamente inquinato.

    Questa ripugnanza non è del tutto negativa, giustamente si vede la storia, quella con la S maiuscola, è fatta dai grandi movimenti con le varie ispirazioni ideali, religiosi e politici, si studia la loro natura di classe e non certo l’opera di una minoranza di cospiratori. La teoria della cospirazione ha origine nel pensiero controrivoluzionario dei tempi della rivoluzione francese. Dalla presunta congiura di pochi philophes illuministi, alla trama massonica sottesa a tutti i grandi avvenimenti storici, sino all’invenzione della cospirazione ebraica per il dominio del mondo, divulgata dai Protocolli dei Savi Anziani di Sion, e fatta propria dal nazismo e dal fascismo.

   Detto questo, non si può negare il ruolo che molti di questi che sono chiamati poteri occulti svolgono nelle società imperialiste. Prendere coscienza di questa realtà non significa modificare la propria concezione marxista della società e della storia, ma semplicemente tenere conto dei fatti, anche quelli più scomodi.

   È necessario innanzi tutto delimitare il campo della ricerca e definire i soggetti. Secondo Bobbio, la democrazia “è idealmente il governo del potere visibile, sotto il controllo della pubblica opinione[1].

   Di conseguenza, secondo Bobbio (e del pensiero liberale borghese) il problema dei poteri occulti non si pone neppure, o si pone in termini radicalmente diversi, poiché solamente negli stati assoluti d’ancien regime e nelle dittature, tutta l’attività di governo appartiene agli arcana imperii ed è coperta dal più geloso segreto.

 In realtà, tutta l’esperienza storica delle democrazie borghesi testimonia la giustezza della tesi di Lenin, che la repubblica democratica è il miglior involucro politico possibile per il capitalismo, che gli apparati militari e burocratici si mantengono e si rafforzano a prescindere dai regimi politici, se il proletariato non riesce a spezzare la macchina dello Stato: “Questo potere esecutivo, con la sua enorme organizzazione burocratica e militare, col suo meccanismo statale complicato e artificiale, con un altro esercito di impiegati di mezzo milione accanto a un altro esercito di mezzo milione di soldati, questo spaventoso corpo parassitario che avvolge come un involucro il corpo della società francese e ne ostruisce tutti i pori, si costituì nel periodo della monarchia assoluta, al cadere del sistema feudale la cui caduta aiutò a rendere più rapida”.

   La prima rivoluzione francese sviluppò la centralizzazione “e in pari tempo dovette sviluppare l’ampiezza, gli attributi e gli strumenti del potere governativo. Napoleone portò alla perfezione questo meccanismo dello Stato”.

   “La repubblica parlamentare, infine, si vide costretta a rafforzare, nella sua lotta contro la rivoluzione, assieme alle misure di repressione, gli strumenti e la centralizzazione del potere dello Stato. Tutti i rivolgimenti politici non fecero che

perfezionare questa macchina, invece di spezzarla”

I partiti che successivamente lottarono per il potere considerano il possesso di questo enorme edificio dello Stato come il bottino principale del vincitore[2].

   Lo Stato borghese, anche quello formalmente più democratica  riposa sulla separazione e sulla estraneità del potere delle masse. Nella società capitalista, la democrazia è sempre limitata dal ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico. La maggioranza della popolazione è esclusa dalla partecipazione alla vita politico-sociale. Tutti i meccanismi dello Stato borghese creano delle limitazioni che escludono le masse popolari dalla politica. Tutto ciò significa che se la socializzazione dei mezzi di produzione deve significare che la società emancipandosi dal dominio del capitale, diviene padrona di se e pone le forze produttive sotto il proprio controllo cosciente e condotto secondo un piano, la forma politica nella quale può compiersi quest’emancipazione economica del lavoro, non potrà che essere incentrata sull’iniziativa e l’autogoverno dei produttori.

  Torniamo a tentare di definire i poteri occulti. Nonostante la visione liberale afferma che la democrazia sia idealmente il governo del potere visibile, nella realtà l’esercizio concreto del potere comporta un’area opaca, ci sono momenti e funzioni coperti dal riserbo: segreti di ufficio, segreti militari. In una certa misura questa condizione vale anche per i partiti e le associazioni. Questo non significa che tutte le realtà politiche e associative siano “poteri occulti” altrimenti questa definizione perderebbe ogni significato reale.

I poteri occulti sono definiti da tre requisiti principali:

  1. Il segreto, che copre tutto o in parte i membri, le azioni e talvolta gli stessi fini e addirittura l’esistenza dell’organizzazione;
  2. Il perseguimento autonomo di fini propri di potere, diversi o contrari al potere ufficiale;
  3. Il carattere chiaramente illegale dell’attività, e della stessa organizzazione occulta.

   Seguendo questi ragionamenti si può individuare i principali poteri occulti operanti in Italia:

  1. I servizi segreti nazionali, in quanto assumono il carattere di corpi separati, sottratti a ogni controllo politico reale e i servizi segreti stranieri che hanno agito sul territorio italiano con metodi illegali e spesso anche senza l’autorizzazione del governo italiano;
  2. Le logge massoniche segrete, come la P2;
  3. La grande criminalità organizzata come Cosa Nostra;
  4. Le organizzazioni terroristiche che hanno attuato la strategia della tensione (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, ecc.).

   Due aspetti è necessario rilevare subito:

  1. La dimensione internazionale nella quale operano e sono organicamente inseriti;
  2. Il complesso dei rapporti che li lega, pur conservando ciascuno la propria autonomia.

   In termini più generali si potrebbe osservare che i poteri occulti rappresentano in una certa misura il rovescio difficilmente eliminabile del regime democratico borghese. Quanto più si estendono la democrazia di massa e le masse tentano di controllare la gestione del potere, tanto più aumenta la tentazione dei gruppi di potere di operare per vie traverse e coperte, per conseguire i propri fini, eludendo la volontà della maggioranza. Non è un caso che nell’analisi della Trilateral sulla situazione della democrazia nei paesi imperialisti riteneva che ha partire dagli anni ’60 c’era stata un’offensiva egualitaria e democratica, dove lo Stato aveva ampliato le sue funzioni ma diminuito le sue capacità di scelta. Tutto ciò era causato dal sovraccarico di domande economiche, politiche e sociali che lo Stato non poteva rispondere. Da qui l’obiettivo diventava il recupero della governabilità.

   E’ in questo quadro che si può spiegare la diffusione in Italia di casi di tortura sofisticata e probabilmente  sperimentale ( generata da armi elettroniche-mentali) che trovano un comun denominatore proprio nell’esercizio arbitrario di forme persecutorie contro soggetti deboli o che , pur personalmente forti o politicizzati , abbiano creato problemi in ambito dei poteri occulti. Tale tipo di attività viene esercitata indipendentemente dai diversi  governi che si susseguono e che non hanno interesse ad interferire  in questa zona d’ombra anche in relazione ai  silenzi ed alle ambigue complicità di cui nessuna forza politica sarebbe esente. Ed è in qualche modo legittimata proprio dall’arbitrio e dalla impunità acquisita che generano un forza incontrollabile ed autoreferenziale.

   Il nucleo attivo di questo potere occulto, pur essendo autonomo, non può che collocarsi, per strutture e uomini, nell’area dei  servizi segreti.

   Questi ultimi svolgono un  ruolo separato, coperto da segreto, che esteriormente e formalmente opera nella legalità con obiettivo dichiarato, quello della sicurezza esterna e interna.

   La struttura dell’intelligence italiana si completa con la Segreteria Generale del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza).

   I servizi segreti italiani sono un elefante fuori controllo. Soldi, armi e hanno avuto perfino una costosissima flotta aerea, il tutto fuori dal controllo dello Stato.

   A Forte Braschi, sede dell’AISE (e prima del SISDE), c’erano  quaranta postazioni di controllo telefonico. Anche se nulla di questo si potrebbe fare senza l’autorizzazione del magistrato.

   Roberto Napoli, ex agente del Sisde diventato famoso per essere il contatto della famosa “fonte Achille”, lo racconta così: confusione, pressappochismo, clientelismo: “lo diceva anche Cossiga, uno che di servizi se ne intende: ‘Il Sisde è composto da un terzo di ladri, da un terzo da protettori di ladri, e da un terzo di persone per bene messe da parte’”. Saltano i direttori dei vari servizi, ma i funzionari sono sempre li.

   Nel 1987, sotto  la direzione dell’ex capo di Gladio Paolo Inzerilli, tutto l’archivio dell’Ucsi viene informatizzato. Riprodotti su pochi e maneggevoli dischetti, i fascicoli vengono copiati e trasferiti alla divisione informatica del Sismi, la tredicesima. In quel modo così le notizie raccolte per un ufficio civile che dipende dalla Presidenza del Consiglio, l’Ucsi, vengono fagocitate in blocco dal Sismi, per usi non contemplati da nessuna normativa. Centinaia di migliaia di fascicoli sono così rimasti nella memoria di uno dei due mega elaboratori “3080” presi in affitto dalla Ibm per la modica somma di venti miliardi e ancora oggi utilizzati al 10% delle loro possibilità. Ma le divisioni più importanti – come scrive Michele Gambino su Avvenimenti,- non hanno mai immesso sul circuito informatico interno i loro archivi. Ogni divisione ha infatti una sua segreteria riservata con un suo protocollo per i fascicoli, ed ognuna ha la sua produzione di dossier riservati. Circa un milione di persone, nel corso degli anni, sarebbe stata schedata.

   E in effetti in questo contesto anche tr i giornalisti che si potrebbero definire “ufficiali” si pongono dei problemi.

   Non è certamente un caso che il giornalista Calo Bonini su La Repubblica si chieda: “Cosa è stata la nostra intelligence politico-militare in cinque anni di guerra al terrore?”.

   Per onestà dovrebbero ammettere che l’Italia è diventata in questo secondo dopoguerra un terreno di scorribande da parte dei vari sevizi segreti stranieri in particolare di quelli americani a partire dalla CIA.

   Il caso Abu Omar, l’egiziano che fu rapito a Milano il 17 febbraio 2003 in pieno giorno è un esempio delle scorribande da parte della CIA in Italia. Come ha rivelato Luigi Malabarba (che quando era senatore fu membro del Copaco l’organismo di “controllo” parlamentare sui servizi segreti), la CIA e il suo Capocentro a Milano, Robert Seldom Lady alla questura di Milano sono di casa, e forniscono computer e strumentazione alla Digos nell’attività di collaborazione contro il cosiddetto “terrorismo islamista”[3] Questa circostanza è confermata dalla CIA e dallo stesso giudice Dambruoso. Questa commistione fra servizi segreti americani e polizia italiana (milanese in particolare) è affermata dal marocchino Daki. Daki, assolto due volte dal tribunale di Milano e successivamente espulso dall’Italia dal ministro Pisanu nel dicembre 2005, ha sostenuto che in quel periodo fu interrogato nell’ufficio di Dambruoso da americani che si dicevano dell’FBI, ma lui era convinto che appartenessero alla CIA. Un interrogatorio illegale, dove gli interroganti erano incappucciati.

    Diceva Bonini a proposito del rapimento di Abu Omar che: “La questione che pone l’inchiesta di Milano è nella risposta a questa domanda. I fatti sin qui accertati e, soprattutto non messi in discussione dai protagonisti dell’affare, ci dicono tre cose. Primo: il direttore del Sismi Nicolò Pollari, violando la legge che regola l’attività del Servizio, ha autorizzato il reclutamento e la retribuzione di almeno un giornalista ( Renato Farina vicedirettore del quotidiano Libero, alias “fonte  Betulla”). Secondo il servizio ha controllato due cronisti di Repubblica. Terzo: a Roma in via Nazionale 230, Pollari ha allestito un proprio ufficio riservato, un’agenzia di disinformazione, affidandone la gestione all’uomo che usava presentare come il suo “orecchio”. Tale Pio Pompa, un passato di Telecom e un presente da funzionario del Sismi quale addetto alle “fonti aperte”, ai “rapporti utili” con chiunque potesse fornire informazioni capaci di prevenire o quantomeno far conoscere in anticipo il contenuto di ciò che la libera stampa si preparava a mandare in edicola sul conto delle attività del Servizio e delle due vicende che più lo hanno tormentato: il sequestro Abu Omar, il falso dossier Nigergate.”

   Vi si può leggere quindi lo schema di un progetto assai moderno del Servizio, che ha al centro il ruolo decisivo dell’informazione. Un progetto che ha molto poco a che vedere con il passato buio di “deviazioni istituzionali”, ma che ha molto a che fare con il presente ereditato dall’11 settembre. Da quel momento la paura diffusa genera la funzione  di fabbricare informazioni necessarie a mantenere l’opinione pubblica in uno stato di mobilitazione permanente. Contemporaneamente la legalità è stata sacrificata alla sicurezza. Nel nome della sicurezza interna ed internazionale contro il pericolo del terrorismo islamico sono stati sospesi la legalità penale e lo stato di diritto. Voli segreti della Cia, coadiuvata da servizi dei singoli paesi, verso prigioni nascoste ai confini dell’Europa, sequestri lampo di presunti terroristi islamici indirizzati verso Paesi dove la tortura è una pratica consueta e sistematica, sono stati decisi in nome della sicurezza nazionale e planetaria. Direttamente, senza bisogno di intermediari, gli Stati Uniti sono arrivati a gestire persecuzioni e carceri speciali come Guantanamo dove i prigionieri di guerra internazionali non hanno patria, non hanno divisa e quindi non possono essere restituiti ad uno Stato che li rappresenti.

   In Italia e in altri paesi europei, come è stato ormai appurato anche dalla magistratura, l’azione illegale della Cia ha trovato forti complicità. Nel periodo berlusconiano vi sono state certamente responsabilità sia da parte dell’autorità politica che ha diretto i servizi segreti, sia da parte della direzione dell’intelligence politico-militare, sia infine da parte degli organismi di controllo parlamentare. Come osserva Giuseppe D’Avanzo (La Repubblica dell’8 giugno 2006) “dinanzi a queste responsabilità che il tempo e le indagini potranno soltanto definire più nitidamente, c’è il fuggi fuggi nelle fila del governo uscente di Berlusconi. Tutti gli attori si sono chiamati fuori e se la danno a gambe. Alfredo Mantica, già sottosegretario agli Esteri, si è preoccupato di proteggere le spalle di Gianfranco Fini, affermando che è possibile che uno dei nostri servizi (Sisdi o Sismi) sapesse ma non lo avesse comunicato al Governo. … Mentre fino agli ultimi giorni di vita il governo Berlusconi ripete di non aver mai saputo nulla di quei sequestri illegali, il Parlamento, attraverso il Copaco presieduto da Enzo Bianco, o è stato ingannato dalle relazioni di Gianni Letta e di Nicolò Pollari, direttore del Sismi, o ha coperto consapevolmente una attività non autorizzata od autorizzata illegalmente”.

   E quanto al successivo governo Prodi, il cui silenzio è stato  assordante, che dal mio punto di vista nasce dal fatto perché ha approvato incondizionatamente l’operato del governo uscente.  

Le armi non letali

   Gli investimenti nel campo della ricerca e sviluppo tecnologico, attuate principalmente in paesi Nato durante il periodo della cosiddetta guerra fredda e proseguite successivamente, hanno prodotto risultati significativi che oggi possono essere sfruttati sia tecnologicamente, sia industrialmente, per la produzione di armi inabilitanti (non letali).

   Le tecnologie utilizzate sono essenzialmente su base elettronica/optoelettronica, acustica, chimica, biologica, medica e meccanica.

  Vi è quindi una vasta gamma di prodotti. Tra le aree tecnologiche principali vanno considerate:

  1. L’area optoelettronica: in questa categoria rientrano i Laser a bassa frequenza e gli impulsi elettromagnetici non nucleari. Per quanto concerne le armi laser accecanti   si discute se possano essere considerate “armi non letali”, dato che esse possono avere un’alta probabilità di infliggere danni permanenti particolarmente gravi alle persone;
  2.  L’area acustica: in questa categoria rientrano i generatori di ultrasuoni, cioè dei suoni a frequenza ultrabassa che, se diretti contro una persona causano disorientamento, vomito, ustioni, ecc.

   Le armi non “letali” possono essere usate sia con riferimento alle PSO (Peace Support Operations  –  Operazioni di sostegno) sia ai servizi di tutela dell’ordine pubblico.

   Negli ambienti militari e di polizia si avverte fortemente la necessità di sviluppare, e quindi impiegare, una classe di armamenti in grado di operare un’azione dissuasiva evitando il ricorso all’impiego dei sistemi d’arma tradizionali ritenuti, in certe occasioni, non aderenti allo scopo per letalità ed impatto psicologico.

   Le c.d. “armi non letali” assicurano inoltre nelle operazioni una “risposta flessibile” idonea a soddisfare il bisogno di dosare la risposta armata e di avere a disposizione un deterrente soft in grado di evitare che dalla minaccia si passi direttamente all’impiego della forza letale.

   Uno dei principali problemi operativi è quello di tenere sotto controllo manifestazioni più o meno spontanee, in cui a civili disarmati si possono mescolare anche individui armati e facinorosi( c.d. operazioni di “Crowd control  –  Controllo della folla).

Sui possibili impieghi di armi non letali n elle operazioni di ordine pubblico, appare estremamente significativo quanto veniva riportato dalla Rassegna dell’Arma dei Carabinieri (n: 4 – Ottobre-dicembre 2003): “ La degenerazione degli scontri di piazza in occasione di manifestazioni di vario genere ha messo in luce i limiti delle forze dell’ordine nel gestire cospicui gruppi di manifestanti violenti con gli strumenti classici in dotazione alle Forze di Polizia, strumenti non più in grado di soddisfare le moderne esigenze di ordine pubblico che si basano sulla necessità di evitare lo scontro e provocare il minor danno possibile alle persone, identificando e isolando i facinorosi.

   Anche in Italia le forze dell’ordine hanno affrontato, in alcune occasioni, scontri ad alta intensità simili a quelli che già hanno interessato le forze dell’ordine degli Stati Uniti ( Rivolta di neri nei quartieri a Los Angeles, in Israele (Intifada) e in Gran Bretagna (scontri razziali e manifestazioni in Ulster), paesi questi che per primi hanno sviluppato la ricerca tecnologica nel settore delle armi non  letali, alcune delle quali, già testate, sono andate ai compiti di contenimento di folle di rivoltosi. Si pensi alle pallottole di gomma e alle granate flashbang, cioè accecanti-assordanti, mentre si studiano altri strumenti quali sostanze collanti o scivolose per bloccare o impedire il passaggio lungo i confini di eventuali “zone rosse”, speciali cannoni per lanciare contro i gruppi più aggressivi miscele maleodoranti o schiume collanti che a contato con l’aria si solidificano bloccando i facinorosi o creando barriere invalicabili anche a una folla inferocita se opportunamente corrette con sostanze repellenti o irritanti. Sono altresì allo studio munizioni speciali caricate a vernice che permetterebbero di rendere facilmente distinguibili i manifestanti più facinorosi rispetto a quelli pacifici.

   Tutti questi sistemi sono già in dotazione sperimentale ai reparti militari statunitensi e anche ai reparti antisommossa di molte forze di polizia americane, mentre sono in fase di sviluppo altre armi non letali, quali emettitori acustici di ultrasuoni a bassissima frequenza in grado di provocare nausea e stordimento e quindi rendere inoffensivi gli aggressori ( utilizzati fin dagli anni 80 dai Sovietici per tenere lontani i curiosi dai perimetri di basi e poligoni militari e dagli Inglesi in Ulster)ed armi che emettono impulsi luminosi ad alta intensità e luci stroboscopiche ( note anche come Dream Machine), in grado di disturbare temporaneamente la frequenza delle onde celebrali umane, causando vertigini, disorientamento e nausea

   Le “armi non letali” od “invalidanti”, essendo armi in senso convenzionale con i requisiti previsti dall’art. 585 del nostro codice penale, sono sottoposte alle medesime restrizioni cui sono soggette le armi tradizionali e letali.

  Da ricordare che l’art. 35 del I Protocollo addizionale alla Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1977 proibisce espressamente le “armi” che cagionano offese superflue o sofferenze non necessarie.

   Si tratta di un corollario alla regola, contenuta nell’art.22 della Convenzione II dell’Aia del 29 luglio 1899, ratificata dall’Italia il 4 settembre 1900, per la quale “ il diritto dei belligeranti di adottare forme di offesa verso il nemico non è illimitato”. L’art. 51 della convenzione di Ginevra, infine, proibisce le armi che siano ad effetto indiscriminato. Si tratta di una regola fondamentale in quanto vieta l’azione di aggressione verso obiettivi che non siano di natura militare o che siano civili e militari ad un tempo ovvero soltanto civile senza distinzione. E’ facile sottolineare , guardando la conduzione della guerra in Iraq da parte degli Stati Uniti, come le suddette norme della Convenzione di Ginevra siano da considerare carta straccia.

   Certamente non è un caso che come denuncia l’Acofoinmenef[4]  nel suo comunicato dell’otto agosto 2014, a denunciare il fatto che in Italia sempre più donne sono sistematicamente torturate fatte impazzire e violentate, con danni corporei inflitti a distanza, con controllo mentale a distanza, con minacce di metterle in TSO se denunciano qualcosa, ovviamente a volte le loro denunce sono confuse, ma è quello che succede quando persone normalissime si vedono attaccate in questa maniera. Con attacchi che causano danni alla struttura ossea delle vittime, che accelerano l’invecchiamento e portano a morte precoce.


[1] N. Bobbio, Il potere invisibile, La Stampa 23 novembre 1980.

[2] Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte.

[3] Luigi Malabarba, 2001-2006 SEGRETI E BUGIE DI STATO “partito americano” e l’uccisione di Calipari, Edizioni Allegre.

[4] https://www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/

P3

•novembre 11, 2022 • 1 commento

  Questa è una storia di grembiulini, compassi e paramenti. È una storia, insomma, di massoneria. Il 24 dicembre 2019 è per l’Italia un giorno importante. Non solo perché le famiglie si accingono a celebrare il Natale e il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti comunica al premier Conte le sue dimissioni (un caso?) rischiando di terremotare il già fragile governo. Ma anche perché, più o meno in quelle stesse ore, sul canale YouTube della “Marea Loja Nationala Romana – 1880” (la Grande Loggia Nazionale Romena) viene pubblicato un video dal titolo evocativo: “Nuova Loggia Propaganda Massonica 3 (P3)”. Si tratta di un filmato di circa venti minuti durante i quali quello che sembra il capo di questa Loggia, il generale delle forze di terra romene Bartolomeu Constantin Savoiu (che tra l’altro è Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro della Gran Loggia Nazionale Romena), dà un annuncio deflagrante. A suo dire, la Loggia Propaganda Massonica 3, diretta emanazione della P2 di Licio Gelli, ha appena visto la luce e nei giorni precedenti, il 15 dicembre, ha celebrato a Roma la sua prima riunione operativa[1]. A guidarla è, appunto, Savoiu, per volere (a suo dire) dello stesso Gelli.  Millanterie di un mitomane? A scorrere nomi e circostanze che ricorrono in questa storia sembrerebbe di no[2]. Partendo proprio dal generale romeno. Che in patria è presidente di un partito minore (Aliantia Lege si Ordine – Alleanza Legge e Ordine) il cui motto è “Dio è la patria”.

   In Italia il generale Bartolomeu Constantin Savoiu sale alla ribalta della cronaca per la prima volta alla vigilia di Natale 2015. Licio Gelli è scomparso da pochi giorni e ad Arezzo si presenta proprio Savoiu, che convoca i giornalisti in un albergo di periferia e mostra una lettera del “Venerabile” datata 20 settembre 2014 in cui Gelli nomina proprio il generale romeno suo “erede spirituale[3].

   Si legge nella missiva: “Ritengo che tu sia l’unico massone con le qualità adatte per continuare il percorso massonico e di moralizzazione della società intrapreso da me anni fa”.  

   C’è un problema non di poco per Savoiu, la moglie di Gelli, la cui presenza era annunciata nell’invito, disertò l’appuntamento. Sarebbe stata l’unica in grado di confermare l’autenticità della missiva.  Come che sia, dopo 4 anni Savoiu ha dato seguito all’invito – vero o falso che sia – del “Venerabile”. E ha tagliato il nastro della P3. Nel video, registrato in quello che appare come uno studio in casa, oltre a mostrare e leggere la lettera di Gelli e la “bolla” della nuova P3, compaiono le istantanee della riunione romana.

   Impossibile identificare il luogo (un albergo?). Ma altri particolari, interessantissimi, si colgono. Soprattutto la figura che compare al tavolo dei relatori alla sua destra. Non serve esercitare la memoria, perché in una parte successiva del filmato (stavolta il generale è accanto a un albero di Natale) è sempre Savoiu a svelare l’arcano.

   Trattasi infatti di Gianmario Ferramonti, testé nominato Gran Maestro Aggiunto. Una sorta di “vice”, insomma. Ma chi è Ferramonti? Qui la faccenda si complica. Perché il suddetto è uno di quei personaggi vissuti sempre al confine della storia ufficiale e di quella occulta in Italia.

   Gianmario Ferramonti, classe 1953, originario della Val Camonica è stato imprenditore in Italia e all’estero, ma ha avuto sempre intensi rapporti politici. Ha partecipato alla nascita e alla affermazione della Lega Nord (anche e non solo della PontidaFin la finanziaria della Lega)[4], alla ideazione di Forza Italia (attraverso il rapporto con Berlusconi tramite Guido Possa segretario particolare di Berlusconi) e alla nascita di Alleanza Nazionale in accordo con Pinuccio Tatarella. È stato coinvolto nell’inchiesta della Procura di Aosta denominata Phoney Money[5], ma ne è uscito dopo nove anni di indagini giudiziarie completamente scagionato. Nell’inchiesta della Procura di Aosta è emerso che Ferramonti ha ottime entrature negli ambienti dei servizi segreti italiani e stranieri, tanto da essere ritenuto da molti un uomo legato alla Cia o comunque ad ambienti dei servizi segreti. Ferramonti stesso rivendica il rapporto stretto con figure vicine alla Cia come Enzo De Chiara (amico di lunga di Vincenzo Parisi l’ex capo della Polizia di Stato, importante lobbista che si muove tra gli USA e l’Italia e ha contatti con la componente più reazionaria del Partito Repubblicano)[6] e Alfredo Iginio Di Mambro due massoni ritenuti essere tra le più importanti figure di collegamento con il mondo americano.

   Ferramonti, nel 2011, ha fondato il Partito della Aziende (PdA). Da allora si occupa del mondo delle piccole e medie imprese[7].

   Il generale Savoiu che è alla guida di questa P3 è un reazionario, di quelli brutti, di quelli che crede nella cosiddetta “guerra di civiltà”.

   In un intervista ha affermato:

“Generale, qual è la cosa che le preme di più sottolineare relativamente alla complessa questione del fondamentalismo islamico?

   Mi interessa per prima cosa difendere la cristianità e lottare per il futuro della società Europea. Il nostro è un momento storico in cui 2000 anni di storia europea rischiano di essere spazzati via nel totale silenzio e indifferenza. Un po’ per il distacco di tutti i dirigenti europei, che hanno lasciato passo passo che l’islam penetrasse in Europa e un po’ per la mancanza di conoscenza che regna sovrana. Se i cristiani leggessero il corano, saprebbero qual è la minaccia imminente di cui parlo: lo scopo finale dell’islam, espresso chiaramente, è la creazione di un califfato islamico mondiale, in cui non c’è spazio per le altre religioni.  Noi nella Sacra Bibbia non troveremo mai principi secondo i quali tutto il mondo debba convertirsi al cristianesimo. Quindi è evidente che è un aspetto da conoscere e da cui guardarsi con coscienza e consapevolezza.  Un altro aspetto fondamentale, a dir poco rischioso, dei giorni nostri è la connessione tra immigrazione incontrollata e il piano dell’Islam di espandersi in tutto il mondo: il messaggio riportato nel corano è chiaro, noi siamo infedeli, un giorno dobbiamo sparire. E quale miglior modo potrebbe esserci, se non di entrare nelle nostre terre, di stabilirvisi e di diffondere a poco a poco la religione islamica? Siamo davanti a un’invasione pianificata per invadere l’Europa. La natalità europea è negativa, mentre la natalità fra i musulmani è 5 volte più grande, il nuovo sultano di Turchia, Erdogan, progetta, passo dopo passo di conquistare l’Europa mentre Merkel, Conte, Macron non proferiscono parola e nel frattempo il Papa sostiene che abbiamo bisogno dei migranti perché l’Italia non ha più bambini. Siamo davvero lontani dai tempi in cui Giovanni Paolo II diceva: “non abbiate paura, dobbiamo lottare”. Se non lottiamo, con la cultura e la diffusione della conoscenza, rischiamo che un giorno il mondo cristiano tramonti”[8].

   Queste posizioni reazionarie sono da collocare alla tendenza in atto alla guerra imperialista.

   Proviamo in sintesi a descrivere questa tendenza.

   Nella prima guerra mondiale gli USA (paese formatosi già sulla base dell’economia mercantile) iniziano ad affermare la loro egemonia mondiale sugli altri gruppi imperialisti; la Germania e la Gran Bretagna si rafforzano; la Francia è indebolita al suo interno dallo scontro tra mobilitazione rivoluzionaria e mobilitazione reazionaria. Nella seconda guerra mondiale gli USA affermano la completa egemonia su tutti gli altri imperialismi; quelli tedeschi, italiani e giapponesi sono prostrati economicamente, quelli francesi sono marginalizzati, gli imperialisti britannici sono indebitati fino al collo e a Bretton Wood (1944) cedono il dominio finanziario a quelli USA. Esemplare è lo scontro tra John Maynard Keynes (fautore del bancor)[9] e Harry Dexter White (fautore del dollaro come moneta mondiale, ancorata all’oro – 35 dollari l’oncia).

   Nel 1971 Nixon eliminerà il cambio fisso con l’oro: il dollaro diventerà moneta fiduciaria mondiale gestita dalla banca centrale USA, la Federal Reserve. Gli imperialisti USA e britannici si fondono su larga scala (a differenza dei francesi, i britannici condividono con gli USA le colonie che non hanno perduto). Gli imperialisti giapponesi si riprendono economicamente, ma quando iniziano a comprare aziende negli USA, gli americani li bloccano. Gli imperialisti tedeschi si riprendono sul piano commerciale ed economico, però politicamente, militarmente, sul piano monetario e in qualche misura sul piano finanziario sono sottomessi agli USA: tentano di emanciparsi con l’Unione Europea e l’Euro. Gli USA, presa in mano politicamente e militarmente l’Europa attraverso la NATO (1949), con il Giappone e la Corea del Sud sottomessi a loro, con i dominion condivisi con i britannici, fanno due abili mosse:

  1.   Con Kissinger e Nixon penetrarono in Cina (all’inizio degli anni Settanta), approfittando del fatto che la Repubblica Popolare Cinese aveva bisogno di qualcuno che la spalleggiasse dal punto di vista economico. A seguito dell’operazione Kissinger, i monopoli USA vanno a produrre in Cina e poi proseguiranno altrove: abbattono i propri costi di produzione, ma danno anche inizio alla decadenza produttiva e commerciale degli USA;

2)   Con Brzezinski promuovono la formazione del movimento islamista in Afghanistan e creano il “Vietnam sovietico”. Nel 1973 era avvenuta una rivoluzione che aveva deposto il re e instaurato un repubblica e nel 1978 assunse il potere il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan filosovietico che si mise a modernizzare il paese in senso democratico-borghese suscitando le ire dei feudatari e dei vari Iman. L’imperialismo USA cominciò ad armare i vari gruppi islamici (presenti soprattutto in Pakistan, ma presenti anche in Afghanistan), li finanziò contro il governo progressista filosovietico. Quest’ultimo chiamò in aiuto i revisionisti sovietici che nel 1979 mandano i soldati in Afghanistan dove rimangono per dieci anni senza venirne a capo. Anche in questo modo gli USA contribuirono con i revisionisti moderni a corrodere la società sovietica.

 

   L’operazione di Kissinger nella Repubblica Popolare Cinese dà origine a uno sviluppo su larga scala in Cina. I monopoli USA vanno a produrre merci in Cina, Europa Orientale, Indonesia e nelle altre ex colonie dove i costi di produzione sono minori che negli USA e invece di esportare merci iniziano a importarne. La loro bilancia commerciale (import-export) è sempre più deficitaria. Quello che lo Stato incassa come imposte lo raccoglie come debito pubblico (vendita di titoli di Stato). Gli USA stampano a loro discrezione dollari, che si accumulano nel sistema bancario mondiale. La potenza degli USA come paese che produce ed esporta merci cala, il settore produttivo USA si riduce, crescono tra le masse popolari USA il malcontento e l’insofferenza. Questa decadenza economica USA e compensata solo in parte dallo sviluppo del settore militare, dall’allargamento della NATO, dalle sanzioni economiche contro i cosiddetti “stati canaglia” e dalle guerre.

 

   La guerra iniziata nel 2022 deve essere vista in questo contesto che vede l’estensione della NATO e il relativo conflitto con la Russia, uno strumento da parte dell’imperialismo USA per far fronte alla diminuzione del loro potere economico e finanziario.

 

   Per capire come mai a capo della P3 è stato messo un generale romeno, bisogna partire dal fatto che nell’Est europeo, storicamente, la Massoneria ha avuto la sua “testa di ponte” in Romania, Ceausescu ha sempre mantenuto stretti contatti con Licio Gelli, con Giancarlo Elia Valori, espulso dalla P2 e con il principe Aliata di Montereale. Un’altra prova di questo legame è rappresentata dal documento La Romania oggi che fu ritrovato nella valigia di Maria Grazia Gelli, nella stessa busta in cui era contenuto il Piano di Rinascita Democratica. Bisogna tenere conto che Ceausescu ha sempre mantenuto una strettissima diplomazia segreta con gli Stati Uniti, e manteneva i rapporti con organismi imperialisti come il Fondo Monetario Internazionale[10] e condannò l’intervento russo contro la Cecoslovacchia nel 1968. In ambienti massonici, anche se non sono state date fino ad ora prove documentate, si afferma che Ceausescu sia stato iniziato “sulla spada”.[11]

   Che ci sia stato una conquista dell’Est usando obbedienze massoniche come copertura, lo afferma un documento, scritto da un esponente di quello che si potrebbe definire l’ala europeista della Massoneria: “Molti sono i viaggiatori verso l’Est europeo: rappresentanti di gruppi economici, di singoli operatori finanziari, di portatori di opinioni riservate, come la Massoneria, di spregiudicati faccendieri, di esponenti della delinquenza organizzata (…) Se un ministro come De Michelis prende certe iniziative di appoggio a tesi relative al mondo che si dibatte  nelle strettoie, con manifestazioni, talvolta sanguinose, ha il dovere di usare la massima prudenza perché parla a nome dell’Italia; se un elemento rispettabile quale il Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia che si è recato in Jugoslavia molte volte ed anche in Cecoslovacchia ed in Ungheria, se non va per motivi personali, deve pur sapere valutare quali implicazioni comporta la sua presenza in quei luoghi per la massoneria italiana se la Fiat od  altro gruppo industriale italiano voglia dare il suo apporto alla penetrazione occidentale nell’Est deve tener conto che non rischia solo il proprio, ma anche qualcosa che è patrimonio e sudore del popolo italiano”.[12] Prosegue il documento: “Mesi orsono Famiglia Cristiana ha attribuito al ministro De Michelis il seguente intervento presso le autorità jugoslave: “se ci sarà una pronta restaurazione della massoneria, si avranno maggiori possibilità di investimenti di capitale estero nel vostro in Jugoslavia”. Tale frase non è mai stata smentita e stranamente in Jugoslavia si fa vedere frequentemente un avvocato romagnolo, Oratore del Grande Oriente d’Italia, ex missino passato al Pri, seguace di Pacciardi, il quale fu sempre legato alle posizioni americane”.[13] Il documento conclude con l’auspicio di un chiarimento interno all’interno della Libera Muratoria: “Ma allora quante sono le fazioni nelle logge? Quanto è influente la longa manus di oltre oceano? (…) Non sarebbe male se un chiarimento venisse effettuato dal mondo massonico italiano, allo scopo di frugare sospetti, che sprovveduti suoi personaggi danno ragione di ingenerare. Tanto più che funzione primaria della massoneria nera è di gestire i collegamenti internazionali per il traffico di armi e droga”.[14]

   Bisogna dire che a rendere complessa la lettura di quello che è avvenuto in questo periodo, bisogna tenere conto che la realtà non è solo bianca o nera, ma quando parliamo di situazioni dove ci sono di mezzo servizi segreti o logge massoniche il colore prevalente è il grigio.

   Un esempio di questa complessità è Loggia P2.

   Dice a proposito il professor Aldo Giannuli[15] storico, politologo e saggista: “La P2 era un comitato di affari che si è sciolto in quanto loggia P2 dopo lo scandalo del 1981, ma che ha continuato a esistere fino ai giorni nostri, con figure che sono uscite e altre che sono entrate. Questa sorta di conglomerato di potere sostanzialmente sempre esistito[16].

  Nonostante l’ultra-atlantismo di Gelli “la massoneria angloamericana non ha digerito i tentativi di chiamare in causa e riabilitare le massonerie del Sud del mondo. Nella P2 troviamo infatti colonelli argentini, capi di stato come Anwar Sadat (Egitto) e William Tolbert (Liberia) e figure chiave del regime rumeno di Ceausescu. Un qualcosa che agli angloamericani non piaceva per niente. La disgrazia di Licio Gelli comincia quando, essendosi probabilmente montato la testa, decide di creare l’Ompam.[17] Un’iniziativa non gradita dagli americani che gli fanno capire che agli italiani certe cose non spettavano. La P2 è una banda strettamente anticomunista, ma principalmente un gruppo di spregiudicati, ci si trova alti esponenti della Romania di Ceausescu, non a caso presenti anche nel Club di Berna organizzato dal piduista Federico Umberto D’Amato[18]. Accanto a essa troviamo mondi che fanno riferimento ad Andreotti e che fanno operazioni in Etiopia con la ditta Salini, strizzando l’occhio ai sovietici. Anche la vicenda di Sigonella è sintomatica: la pone in essere Craxi, ma non fu Andreotti a opporsi, bensì il repubblicano Spadolini[19].

   C’è indubbiamente un filorosso tra massoneria e servizi segreti “Tutti gli apparati statali degli anni Settanta erano a larga partecipazione massonica; c’è una voce che questo fil rouge sia continuato fino a oggi, e che persino Walter Bior[20] sia un ‘fratello’”.

   Negli elenchi della P2 emersero figure di un certo livello come Carlo Alberto dalla Chiesa “I quesiti su dalla Chiesa e sulla volontà di infiltrare la P2 sono complessi e la verità in questo in questo caso sia grigia: come mi disse il generale Mori, dalla Chiesa quando si infiltrava in un ambiente voleva diventare quello che comandava, voleva fare della P2 il suo strumento di potere[21].

   La P2 era una presenza forte e reale nella vita politica ed economica italiana. Pensiamo solamente all’accordo che ci fu tra Psi, Eni, Ambrosiano e P2.

   Se Craxi e Martelli non aderiscono alla P2 pur avendo riempito il partito di massoni, ci si potrebbe chiedere se appartenevano a qualche loggia. Ad avere analizzato la peculiare vicinanza di Craxi alla massoneria è stato Giovanni Francesco Carpeoro, avvocato, nato a Cosenza nel 1958, appartenente dal 1981 alla Massoneria di Rito Scozzese, diviene Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro della Legittima e Storica Piazza del Gesù nel 1999, rimanendo fino al 2005, data nella quale cessa la sua operatività massonica. Pecoraro crea e poi scioglie una sua obbedienza massonica, che poi confluirà negli Alam (Antichi liberi muratori accettati), e a sua volta punto della sua vita decide di esporsi pubblicamente con un lavoro di divulgazione sulla massoneria atto a fare un po’ di chiarezza sulla vera natura delle organizzazioni iniziatiche, ma anche con libri più duri firmati sotto lo pseudonimo di Giovanni Francesco Carpeoro[22]. Pecoraro ha analizzato i rapporti storici tra massoneria e Psi, definendoli “ottimi per merito di Pietro Nenni (…) Dei suoi due segretari Pietro Longo[23] e Bettino Craxi, uno dei due era massone: Pietro Longo. In seguito il Psi perse un di massoni quando ci fu Palazzo Barberini, perché molti massoni finirono nel Psdi: Costantino Belluscio, lo stesso Saragat, Renato Massari, Matteo Matteotti (il figlio di Giacomo), insomma ne posso citare un numero industriale. Praticamente di tutti i massoni che erano nel Psi, l’80% passarono al Psdi[24].

   Evidenzia Pecoraro che nella P2 oltre a massoni regolari: “c’è finita gente che neanche sapeva di essere iscritta nella P2. È un discorso molto complicato, però dico solo una cosa; è da 20 anni che in Italia si parla di P2 ma nessuno parla della P1. Preferiscono arrivare alla P10, ma guai parlare della P1”. 

   Pecoraro scrive anche del rapporto di Bettino Craxi con i massoni: “Bettino non era massone, ma aveva in simpatia i massoni, veniva dal quel tipo di cultura e di studi. Aveva tutto per essere un massone, tranne il carattere. Lui non è mai entrato in massoneria perché Bettino era uno che le divise le amava solo sugli altri, su di sé non le amava molto. E quindi non entrò mai in massoneria per questo motivo. Entrò in una Ur-Lodge, questo sì. Le Ur-Lodge sono dei centri di potere, delle logge sovranazionali, o comunque situate all’estero”.

   Alcuni volevano lavorare per il bene ma secondo me è sbagliato comunque il concetto delle Ur-Lodge. È in ogni caso una visione oligarchico-aristocratica della vita che non condivido. Ma c’è anche chi ha sbagliato in buona fede, nel tentativo di fare del bene e questo gli va riconosciuto. Bettino entrò in una Ur-Lodge per motivi di politica internazionale. Altrimenti tutto sarebbe passato sulla sua testa, o no?[25].

   Gianmario Ferramonti sostiene che “Craxi era massone, ma non della P2; in Italia non era massone, ma era stato portato dentro la massoneria da Mitterrand in Francia, in una loggia riservata”. L’ex agente del Sismi Francesco Pazienza, conferma le indicazioni di Ferramonti e Pecoraro: “Può darsi che Mitterrand possa averlo tirato dentro la massoneria francese, rispetto alla quale la massoneria italiana conta poco: appena entri in un’obbedienza italiana, il giorno dopo sei già in tutti i giornali”.

   Importanti rivelazioni sulla forte vicinanza di Craxi alla massoneria ci sono state offerte dall’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia il Professore Giuliano Di Bernardo. Nelle sue memorie, di prossima pubblicazione[26] il professore ricorda le connessioni internazionali di Craxi mentre narra della sua attività di riapertura delle obbedienze massoniche all’Est europeo: “I rapporti fra la Romania e l’Italia procedevano con soddisfazione di entrambe le parti. Le relazioni tra il presidente Iliescu e il presidente del Consiglio italiano, Bettino Craxi, erano mediate da me in quanto gran maestro del Grande Oriente d’Italia”.

   Il piduismo in Italia non è finito e continua ancora. Ne è un esempio lampante il ruolo che Gianmario Ferramonti ha avuto nella caduta del governo Conti 2.

   Ci potrebbero essere state pressioni su Italia Viva e Maria Elena Boschi per far cadere il governo Conte: è quanto emerge dall’inchiesta di Report. Gianmario Ferramonti l’amico dell’ex maestro venerabile della loggia massonica P2, intervistato dal giornalista Giorgio Mottola, riferisce di aver detto a Boschi che “se buttavano giù sto cretino di Conte, magari gli davamo una mano[27]. La deputata renziana conferma di aver ricevuto dei messaggi da Ferramonti, ma di non avergli mai risposto.    

  Il servizio di Report che parla della caduta del governo Conte 2 si apre con l’intervista a Cecilia Marogna, descritta come una delle “persone di fiducia” del cardinale Giovanni Angelo Becciu quando quest’ultimo ricopriva la carica di sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato vaticana. Marogna racconta al giornalista Giorgio Mottola i suoi rapporti con diversi esponenti della massoneria italiana. Tra questi, anche Gianmario Ferramonti appunto. Durante l’incontro con l’inviato della trasmissione di Rai 3, avvenuto in un locale pubblico, Ferramonti racconta del ruolo che lui avrebbe ricoperto a partire dalla metà di dicembre 2020, durante la crisi del governo Conte bis.

[1]


[1]


[1] https://www.youtube.com/watch?v=HT4FEVCVzBU  

[2]

https://www.iltempo.it/cronache/2019/12/30/news/p3-massoneria-loggia-gelli-savoiu-roma-ferramonti-1260747/

[3] https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/avanti-savoiu-ecco-lettera-testamento-cui-licio-gelli-nomina-115485.htm

https://agenziastampaitalia.it/speciali-asi/speciale/28421-il-gran-maestro-della-massoneria-leo-zagami-spiega-il-testamento-massonico-di-licio-gelli

[4] https://www.informazione-aziende.it/Azienda_PONTIDA-FIN-SRL

[5]  Phoney Money Così era stata denominata la scottante inchiesta sulla nuova P2 effettuata del Pm David Monti insabbiata già nel 1996 dalla mafia giudiziaria di stampo politico-istituzionale, sempre pronta – come la storia degli ultimi anni insegna a chi è in grado di leggere i fatti – a mobilitare gli Ispettori ministeriali per indagare su chi indaga, ricattando e intimidendo. https://www.avvocatisenzafrontiere.it/?p=1368#:~:text=%E2%80%9CPHONEY%20MONEY%E2%80%9C.%20Cos%C3%AC%20era%20stata%20denominata%20la%20scottante,indagare%20su%20chi%20indaga%2C%20ricattando%2C%20intimidendo%20e%20

[6] https://azioneprometeo.wordpress.com/2012/08/lega-nord-massoneria-mafia

[7] Ferruccio Pinotti, Potere massonico, Chiarelettere, Milano 2021, p. 70.

[8] https://www.quotidianosociale.it/geopolitica-elezioni-americane-islamismo-e-immigrazione-intervista-al-generale-bartolomeu-constantine-savoiu/

[9] Il bancor doveva essere una moneta mondiale paniere delle monete principali, cioè il dollaro, la sterlina e altre. Una moneta nuova, gestita da organismi internazionali e agganciata alle monete principali.

[10] Serviva a finanziare l’industrializzazione.

[11] Gianni Cipriani, I mandanti, Editori Riuniti, Roma, 1993, p. 183.

[12]                                     C.s. p. 188-189.

[13]                                     C.s.

[14]                                     c.s.

[15] Intervista di Ferruccio Pinotti ad Aldo a Giannuli, 22 aprile 2021. Ferruccio Pinotti, Potere massonico, Chiarelettere, 2021, pp. 298-300.

[16]                                                                     C.s.

[17] Si tratta dell’Organizzazione mondiale per l’assistenza massonica. Sulla carte il progetto avrebbe dovuto essere un organismo internazionale della filantropia massonica, che avrebbe dovuto soccorrere le popolazioni in caso di disastri, aiutando i paesi “in via di sviluppo”. Tuttavia si proponeva anche Come mediazione in caso di crisi internazionali, come punto di riferimento di gruppi di paesi, come veicolo di accordi commerciali internazionali.

[18] Era il capo della potentissimo Ufficio affari riservati.

[19] Intervista di Ferruccio Pinotti ad Aldo a Giannuli, 22 aprile 2021. Ferruccio Pinotti, Potere massonico, Chiarelettere, 2021, pp. 298-300.

[20] Walter Bior è un ufficiale della marina militare italiana, arrestato per spionaggio nell’aprile 2021. È accusato di aver passato informazioni militari confidenziali e riservate a uomini dei servizi segreti russi a Roma.

[21] Intervista di Ferruccio Pinotti ad Aldo a Giannuli, 22 aprile 2021. Ferruccio Pinotti, Potere massonico, Chiarelettere, 2021, pp. 298-300.

[22] Giovanni Francesco Carpeoro, Dalla massoneria al terrorismo. Come alcune logge massoniche sono divenute deviate e come i servizi segreti vogliono controllare il mondo, Revoluzione Editore, Torino 2016.

[23] Risulta, invece, che tra il 1978 e il 1985 sia stato segretario del PSDI e non del PSI. https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Longo

[24] Corrado Li Greci, La massoneria tra mito, realtà, e… politica, L’Avanti, 2 febbraio 2017.

[25]                                                              C.s.

[26] Ferruccio Pinotti, potere massonico, Chiarelettere, Milano, 2021, p. 100.

[27]  https://it.blastingnews.com/politica/2021/04/report-l-amico-di-gelli-a-boschi-se-buttate-giu-sto-cretino-di-conte-vi-diamo-una-mano-003306746.html                                                                                                                                                             

LA DARPA STA STUDIANDO LA TRASMISSIONE DI ENERGIA WIRELLES DA ‘AEREI LASER’

•novembre 8, 2022 • Lascia un commento

  La DARPA, agenzia della “Difesa” americana, sta lavorando ad un salto in avanti nella distribuzione dell’energia: la creazione di una “internet dell’energia wireless” per la trasmissione di energia senza fili ovunque, alla velocità della luce[1].

   L’obiettivo del programma chiamato Persistent Optical Wireless Energy Relay (POWER) è progettare e usare “trasmittenti volanti”. Sistemi che si muovano nel cielo per accelerare il passaggio di energia attraverso dei raggi laser.

   Un avanzamento incredibile verso la trasmissione di energia a lungo raggio che più avanti (in ambito civile) ci darà reti energetiche wireless multi percorso.

   Da fonti abbondanti di energia (mega sistemi eolici offshore? Futuri reattori a fusione come ITER?) a consumatori voraci. “I militari devono affrontare sfide energetiche particolarmente acute” dice il colonnello Paul Cahoun, responsabile del programma POWER presso il Tactical Technology Office della DARPA. “Spesso dobbiamo operare lontano dalle infrastrutture energetiche consolidate e fare affidamento su combustibili liquidi che richiedono linee di approvvigionamento precarie[2].

   La ricerca avviata punta a mettere da parte lunghe dorsali energetiche, navi per il trasporto di carburante a lungo raggio e tutti quei sistemi pesanti e costosi che vengono utilizzati per alimentare le operazioni militari.

   Al loro posto, una serie di “piattaforme volanti” per la trasmissione di energia a mezzi in grado di riceverla, un po’ come si riceverebbe una trasmissione radio.

   A molti verranno in mente le ricerche in questo campo fatte dallo studioso e inventore Nikola Telsa. Egli progettava un sistema per inviare ovunque nel mondo energia wireless, da ricevere con una sorta di “antenna”.

   La differenza era data dal fatto che il mezzo di trasmissione per Tesla  sarebbe stata la stessa ionosfera terrestre, in grado di farci “recapitare” ovunque l’energia sotto forma di onde elettromagnetiche.

   Una trasmissione di questo tipo può sembrare “esotica”, ma rispetta la stessa identica fisica utilizzata nella comunicazione wireless.

   Sintetizza Calhoun “Prendi una fonte di energia: converti l’energia prodotta in un’onda di propagazione, tipicamente elettromagnetica. La invii attraverso lo spazio libero, la raccogli attraverso un ricevitore e poi la riconverti in elettricità“.


[1] https://www.futuroprossimo.it/2022/11/la-darpa-sta-studiando-la-trasmissione-di-energia-wireless-da-aerei-laser/

[2]                                                          C.s

ALCUNI ESEMPI DELL’UTILIZZO DEL METODO TAVISTOCK IN ITALIA

•novembre 8, 2022 • Lascia un commento

   Il Tavistock ha influenzato e influenza tuttora, sia direttamente che indirettamente e in tale profondità la vita di molte persone. Tutte le tecniche del modello Tavistock hanno uno scopo:  stroncare la forza psicologica di un individuo e renderlo debole, impotente e controllabile. Qualsiasi tecnica che induce al crollo dell’unità familiare e dei principi morali che una famiglia può dare ai suoi membri, viene usata dagli scienziati di Tavistock come arma di controllo di massa. I metodi della psicologia freudiana comportamentale inducono disturbi mentali permanenti destabilizzando il carattere di chi si sottopone a quei trattamenti. Alle vittime viene poi raccomandato di “instaurare nuovi rituali si interazione personale”, che significa indulgere brevi rapporti sessuali che realmente lasciano i partecipanti alla deriva senza stabili relazioni sociali nella loro vita. C’è da chiedersi in Italia come siamo messi in merito all’utilizzo di queste tecniche.

  Gli esempi degli usi deviati e criminali della scienza abbondano. Possiamo portare come esempio in merito a questi usi deviati un personaggio come Luigi Cancrini[1] psichiatra, psicologo e ipnoterapeuta, denunciato da Paolo Ferraro nel suo memoriale[2]. Emerge dal  diario del padre del magistrato che venivano organizzate sedute nascoste dal dott. Luigi Cancrini il quale utilizzava “lo squilibrio di alcuni parenti” e la loro aggredibile sfera, il tutto ha facilitato il compito per la distruzione della sfera affettiva-relazionale tra la famiglia di origine e Paolo Ferraro. Luigi Cancrini è il presidente del Centro Studi Terapia Familiare[3] ha avuto fin dall’inizio regolari rapporti di scambio culturale e di ricerca con tutti i più importanti Istituti di Terapia Sistemica americani ed europei: rapporti di collaborazione sono stati stabiliti in particolare con la Tavistock Clinic di Londra[4].

   Andiamo a curiosare a  Portogruaro (VE), in questo piccolo paese della provincia di Venezia negli anni Ottanta venne fondata una setta dal nome Telsen Sao o Cenacolo 33[5].

   Nel 1988, una baby-sitter, di nome Annalaura Pedron, fu trovata uccisa, seminuda, sul divano dell’appartamento in cui lavorava a Pordenone. L’assassino l’aveva soffocata con un cuscino aver avvolto nastro adesivo intorno al collo.

   Dopo 20 anni furono riaperte le indagini e Renato Minozzi fondatore di Cenacolo 33 e di Telsen Sao, parlando del gruppo ha detto: “Eravamo accumunati dalla ricerca del paranormale, al confine tra realtà e fantasia. Ci vedevamo il mercoledì o giovedì sera per un incontro informale e poi la domenica per una giornata di festa e giochi[6]. Riferendosi all’omicidio di Annalaura Pedron, Minozzi esclude ogni collegamento con la setta.

   Il DNA era di David Rosset che all’epoca dell’omicidio aveva 14 anni. Il processo si riaprì nel 2010 davanti al tribunale dei minori di Trieste. I difensori di David Rosset, sollevano un’eccezione. Secondo loro, infatti, il presidente del collegio Vincenzo Colarieti si sarebbe occupato dell’inchiesta nel 1994: tra le novemila pagine che danno corpo ai 16 faldoni dell’indagine, hanno trovato, proprio in fondo, un documento che richiama il fascicolo 604/88  contenente una sentenza del pretore di Pordenone pronunciata l’8 ottobre 1990. Avverso, a quella sentenza, l’imputato per tre ipotesi di reato, l’ex patron di Canale 55 Ottavio Ermini (deceduto nell’ottobre 2002 nelle isole Comore), aveva presentato appello. Si tratta di un verbale in cui risulta facente parte della corte d’appello Vincenzo Colarieti, avverso un procedimento esperito in questura. Nel diritto di procedura penale l’incompatibilità è evidente ma si decide ugualmente di renderlo compatibile attraverso una forzatura giuridica[7]. Sorprendentemente il giudice Colarieti viene rieletto come presidente del collegio giudicante e decide di nominare dei consulenti psichiatrici per valutare la colpevolezza/innocenza di David Rosset.

   Viene il Dott. Andrea Clarici che si è formato nell’Osservazione Infantile e in Psicoterapia psicanalitica per l’infanzia e l’adolescenza e la famiglia presso il Centro Studi Martha Harris (Istituto Tavistock – sedi di Venezia, Firenze e Londra). A Londra è stato psicoterapeuta onorario presso il  Great Ormond Strett Hospital for Sick Children, dove ha svolto attività nell’Equipe per i disturbi alimentari e nell’Equipe contro l’abuso emozionale. Diplomato in   Infant Observation – modello Tavistock. Un altro consulente è stato il Dott. Calogero Anzallo un Psicopatologo forense (master biennale Università di Torino direttore del corso Prof. Ugo Fornari[8]).

   La perizia fatta da questi personaggi stabilì che David Rosset avesse un forte ritardo nella maturazione e che quindi nel 1988, anche se i 14 anni li aveva compiuti da poco, era come se fosse più giovane. Alla “maturazione anagrafica” non corrispondeva insomma quella psichica. Venne assolto. Sarebbe interessante capire se sia stata considerata influente l’appartenenza alla setta Telsen Sao, se l’ambiente in era cresciuto avesse potuto condizionarne il comportamento.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cancrini

[2] http://paoloferraro.over-blog.com/2012/04/1-la-grande-discovery-memoriale.html

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cancrini

[4] http://paoloferraro1.blog.com/2013/07/31/tavistock-psichiatria-deviata

[5] https://mikimoz.blogspot.com/2022/07/delitto-pedron-telsen-sao.html

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/08/03/pordenone-sciolta-la-setta-della-baby.html

[6] http://paoloferraro1.blog.com/2013/07/31/tavistock-psichiatria-deviata

[7]                                                    C.s.

[8] È lo stesso personaggio che mandò in galera con la sua perizia Anna Maria Franzoni.

LA MORTE DI VALERIO VERBANO E I SEGRETI DEL MINISTERO DEGLI INTERNI

•novembre 3, 2022 • Lascia un commento

   Il 22 febbraio 1980, alle 12.44, tre giovani armati e coperti da un passamontagna entrano in casa Verbano, al quarto piano di Via Monte Bianco 11 nel quartiere Monte Sacro a Roma, dichiarando di essere amici; armati di pistola con silenziatore, dopo essere entrati immobilizzando i genitori nella loro camera ed attendono Valerio dicendo di volere parlare con lui. Ne usciranno infine, dopo che arrivato a casa Valerio, lo colpirono a morte al ventre con un colpo di pistola, dandosi alla fuga dopo una colluttazione con il ragazzo. Il 22 febbraio 1980 Valerio Verbano muore assassinato, ci furono diverse rivendicazioni che furono in seguito smentite. Valerio aveva seguito con attenzione le gesta e le collusioni dei NAR con la criminalità organizzata romana, tra cui la Banda della Magliana. La sparizione dei fascicoli all’uopo redatti da Valerio viene definitivamente accertata quando, nell’ottobre 1980 i genitori chiedono il dissequestro dei materiali, tra i quali manca appunto quello che viene definito dossier NAR. Chi operi oltre e sopra alla sigla e sigle consimili è attualmente noto, ma faceva comodo indicare la pista dell’estremismo eversivo di destra, e vi è anche la rivendicazione opposta di un fantomatico gruppo di “sinistra” Gruppo Proletario Organizzato Armato[1].

   All’epoca l’ex magistrato Paolo Ferraro lavorava nella stessa amministrazione pubblica del padre di Valerio, erano nello stesso sindacato (CGIL) e operavano nelle sedi politiche dove si cercava di far partire al meglio i decreti sul decentramento regionale, e tra essi quello sulla soppressione degli enti, ivi compresa la Amministrazione autonoma che si occupava dei servizi sociali e dell’assistenza nel Ministero degli Interni, e, anche alla Protezione Civile mediante la gestione i magazzini per le emergenze.

   Secondo Ferraro, il padre di Valerio aveva un segreto. Egli lavorava nel Ministero degli Interni, in settori socio-assistenziali “sperimentali” gestiti in una amministrazione autonoma con fondi  ex U.N.N.R.A. (sono i soldi inviati dagli USA nel secondo dopoguerra) e avrebbe potuto trasmettere oralmente al giovane Valerio questo segreto.

   Come, questo segreto avrebbe potuto essere stato annotato nelle pagine del diario che non sono mai state ritrovate.

   C’è da chiedersi di quale tipologia di segreti era depositaria la A.A.I. (Amministrazione per le attività assistenziali italiane ed internazionali).

   Quale poteva essere la sperimentazione e l’attività coperta di una struttura che lavorava trasparentemente, nel settore socio-assistenziale e della tutela dei minori, degli handicappati anziani ecc. dal 1947?

   E ove sperimentavano all’epoca che non c’erano case-famiglia a serrande abbassate (ufficialmente)? Mentre di certo c’erano centri sotterranei o meno, militari e civili, che erano allocati prevalentemente in Sardegna e in Friuli.

   Mentre si sa (almeno in parte) cosa si è sperimentato negli anni Cinquanta, Sessata e Settanta negli USA, anche per bocca del presidente degli USA Clinton, che ha chiesto scusa al popolo americano[2].

   C’è da chiedersi in Italia cosa si è sperimentato in Italia in questo periodo.

   Sappiamo del progetto Chaos e di Stay Behind (Gladio) e molto di più ancora.

   La A.A.I. nasce come Amministrazione per gli Aiuti Internazionali con decreto del 1947 (anno del progetto Chatter[3]  antesignano dell’MK-ULTRA) e diviene Amministrazione per le Attività Assistenziali Italiani ed Internazionali nel 1953, lo stesso anno di battesimo da parte della CIA del progetto MK-ULTRA, sperimentato inizialmente su minori, handicappati anziani, attricette  ecc.

   La AAI aveva strutture sperimentali, il suo palazzo centrale accanto a via Inselci, dopo la soppressione dell’ente nel 1978 fu assegnato al SISDE[4].


[1] http://paoloferraro1.blog.com/08/14/la-morte-di-valerio-e-i-segreti

[2] https://ristretti.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3701:stati-uniti-700-detenuti-utilizzati-come-cavie-per-esperimenti-medici-ora-il-governo-chiede-scusa&catid=16:notizie-2010&Itemid=1

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/02/cavie-umane-per-la-sifilide-60-anni.html

https://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1997/05/14/Esteri/USA-CLINTON-SI-SCUSA-CON-CAVIE-UMANE-AFROAMERICANE_171900.php

[3] Nell’autunno del 1947, fu avviato dalla CIA e dal National Security Council il primo di una serie di programmi segreti di controllo mentale, il Progetto CHATTER, in risposta ai  progetti russi.

   La loro ricerca comprendeva esperimenti di laboratorio su soggetti sia animali che umani. Il progetto era orientato all’identificazione di agenti sia sintetici che naturali efficaci durante l’interrogatorio, come l’anabasina (un alcaloide), scopolamina e mescalina.

   Il programma si concluse nel 1953, presumibilmente a causa di progressi limitati e del successo di altri progetti.

   La CIA decise di espandere i propri sforzi con l’avvento del Progetto BLUEBIRD, approvato dal direttore Allen Dulles nel 1950, i cui obiettivi erano:

  1. Perfezionare una tecnica di condizionamento personale per impedire l’estrazione di informazioni dai soggetti, con mezzi conosciuti
  2. Valutare la possibilità di controllo di un individuo mediante l’applicazione di tecniche di interrogatorio speciali
  3. Indagare il miglioramento della memoria
  4. Istituire dei mezzi di difesa per prevenire il controllo ostile del personale dell’Agenzia.

   Nell’agosto del 1951, il progetto BLUEBIRD fu rinominato Project ARTICHOKE, portato a termine nel 1956. Tre anni prima della sua sospensione, nacque il Project MKULTRA o MK-ULTRA (13 aprile 1953).

   Un gran numero di medici tedeschi, nazisti, diventarono i principali protagonisti per lo sviluppo di questo progetto. https://marisagiudice.com/tag/progetto-bluebird/

Gli strumenti impiegati per controllare il comportamento umano durante l’MK-ULTRA, includevano le radiazioni, l’elettroshock, la psicologia, la psichiatria, la sociologia, l’antropologia, la grafologia, l’uso di sostanze stupefacenti, di LSD e dispositivi paramilitari e furono utilizzati per molestare, discreditare o con scopi invalidanti.

[4] http://paoloferraro1.blog.com/08/14/la-morte-di-valerio-e-i-segreti