MANCHESTER: UN ALTRO ATTENTATO SOTTO FALSA BANDIERA?

•maggio 26, 2017 • Lascia un commento

 

 

Il 22 maggio ’17 c’è stato un attentato a Manchester (Gran Bretagna) che ha fatto 22 morti e 59 feriti.

Dal mio modesto punto di vista per capire il terrorismo attuale in Europa, bisogna partire dal fatto che a varie forme e livelli coscienza, è in atto una ribellione delle masse popolari europee contro questa Europa, dove è dominante il capitale finanziario. Il terrorismo ha, appunto, la funzione di impedire che le masse popolari europee di liberarsi dal gioco monetario delle banche e dalla soggezione del potere finanziario, scopo che rende indispensabile la conservazione di un potere politico utile e comodo per la permanenza dello status quo. Il terrorismo salda il rapporto tra il popolo e il potere col collante della paura.

Il sovragestore può avere non solo obiettivi primari, ma anche secondari come punire o intimidire governi o enti economici, politici, culturali, religiosi e militari.

Possiamo definire così la sovragestione: un ristretto numero di persone che hanno legami di potere, o che fanno parte della finanza o della politica internazionale, che ha loro volta manovrano pezzi di governi, di amministrazioni pubbliche, di servizi segreti, di logge massoniche o para-massoniche, strutture religiose di varia estrazione, istituzione bancarie, e parti di esponenti dell’economia.

E infine ci sono i soggetti manovrati. È del tutto indifferente se essi siano consapevoli di quanto stia accendendo.

Nella sostanza c’è una rete ad anelli, dove esiste una regola aurea: ogni anello conosce soltanto l’anello che gli è immediatamente superiore e quello che gli è immediatamente inferiore e nulla di più.

Secondo Gioele Magaldi Gran Maestro del Grande Oriente Democratico,[1] afferma che l’ISIS (e il relativo terrorismo) è una creazione sovranazionale, apolide. In sostanza una creature di settori massonici reazionari e oligarchici, della Massoneria internazionale.

Secondo Magaldi ci sarebbe una cupola di superlogge sovranazionale, che vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali sarebbe 36 e sono divise tra di loro tra di loro tra “progressiste” e conservatrici. Inoltre, sarebbero state loro a sponsorizzare le associazioni para-massoniche come la Trilateral e il Bilderberg.

 

Sempre secondo Magaldi, famigerato Califfo al-Baghdadi, sarebbe stato iniziato massone ed è nella realtà un uomo profondamente integrato nel sistema di vita occidentale. Egli, assieme agli altri suoi compari, sta compiendo, è nella realtà una sceneggiata hollywoodiana, tutte le decapitazioni in mondovisione, tutto il sistema comunicativo dell’ISIS è un sistema ben studiato.

 

 

L’ATTENTATO DI MANCHESTER

 

La polizia ha collegato Salman Abadi all’attentato di Manchester “attraverso un bancomat trovatogli in tasca”.[2] Bisogna capire che negli attentati sotto falsa bandiera, è una prassi normale da parte dei servizi segreti quello seminare dappertutto prove false[3] .

Secondo la NBC News, citando funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti, “Abadi si recò in più Paesi, come la Libia, nell’ultimo anno, per addestrarsi con il gruppo terroristico al-Qaida“.[4]

Manchester non è la prima volta che è stata colpita da degli attentati. Quelli del 1996 furono attribuiti all’IRA. Bisogna tenere conto che il servizio segreto inglese (MI5 e MI6) infiltrò l’IRA.[5] Si ritiene che gli agenti dei servizi segreti inglesi effettuarono l’attentato del 1996 a Manchester per screditare il movimento repubblicano irlandese e spaventare la masse popolari inglesi facendole votare per i partiti della borghesia britannica (in sostanza, una tipica operazione di destabilizzazione stabilizzante). [6]

Salman Abadi studiava presso l’Università Salford di Manchester “Gli amici lo ricordano come un buon calciatore, appassionato tifoso del Manchester United e dedito alle canne“.[7] [8] Si crede che vivesse in Libia.

Ci sono pure delle ipotesi inquietanti sulla morte di Saffie Rose Roussos   la bambina di 8 anni morta nell’attentato.

La polizia ha trovato diari in cui Sir Peter Hayman (ex vicecapo del MI5) aveva registrato le sue esperienze sessuali con bambini. La polizia aveva anche trovato le lettere ai suoi compari degli abusi. Due riguardavano torture sessuali e infanticidio.[9]

 

Il rapimento di bambini da parte dei servizi segreti da parte dei servizi segreti per i motivi più vari che vanno dagli esperimenti fino agli abusi sessuali è un fatto molto frequente più di quanto non possa sembrare.

Uno dei tanti esempi: da bambino, Paul Bonacci fu rapito dai servizi segreti degli Stati Uniti e costretto a guardare abusi sessuali, torture e omicidi rituali di bambini.[10]

Anche in Italia è emersa nel 2006 con l’indagine Fiori nel Fango dove furono coinvolti anche diversi sottoufficiali dell’Esercito. In merito a questa vicenda l’ex magistrato Paolo Ferraro fa un’accusa molto pesante: afferma che la Procura di Roma sapeva tutto su militari della Cecchignola coinvolti e giri di pedofilia (esoterici e non) e di droga, non occorrendo approfondire rapporti parentali con alti ufficiali dell’esercito.[11]

Torniamo ad Salman Abadi il presunto attentatore al Manchester Arena. I genitori di Salman si trasferirono dalla Libia a Londra perché volevano sfuggire al regime di Gheddafi. Salman era nato a Manchester nel 1994. Vi sono notizie che Salman e i genitori fossero tornati in Libia.[12]

Come nella maggior parte degli attentati false flag, il presunto attentatore suicida era ben noto ai servizi segreti.[13]  C’è da porsi la domanda se era controllato da loro.

Un altro fattore inquietante. Prima dell’attentato, un account Twitter non verificato pubblicava un tweets con bandiere dello SIIL dagli hashtags #IslamicState e #Manchesterarena.[14] E se si considera che il SIIL c’è sempre stato il forte sospetto di essere controllato dai servizi segreti occidentali.[15]

Secondo Magaldi questo terrorismo sarebbe stato partorito in alcune logge “controiniziatiche”.[16] Con l’ISIS c’è un salto di qualità rispetto a al-Qaeda che era un terrorismo a macchia di leopardo: non c’era uno Stato: c’era una base in Afghanistan. Qui invece c’è un catalizzatore potente anche ideologico, cioè l’ISIS, non solo è un richiamo a tutte le cellule sparse ovunque, ma ha anche una sua forza finanziaria, una capacità di attrazione.

Grazia al questo cosiddetto “terrorismo islamico” sono state introdotte in tutti i paesi imperialisti leggi liberticide come il Patriot Act.

Sempre secondo Magaldi l’obiettivo di queste logge internazionali reazionarie sarebbe quello di introdurre un governo mondiale di aristocratici dello spirito, degli Illuminati (nessuna continuità storica con gli Illuminati di Baviera). Essi non pensano a un tipica dittatura reazionaria come quella che ci fu nella Grecia (1969), o nell’America Latina con l’Operazione Condor, negli anni ’70, in Cile (1973) e in Argentina (1977). Visto che la maggior parte della popolazione è abituata ai riti della democrazia liberale, alla sua retorica, si pensa invece di svuotarla, si svuole abituare il cittadino a non eleggere più il Senato o le province (ad esempio, per parlare dell’Italia).

Queste prospettive non sono certo frutto di fantasie di menti complottiste.

Esiste la possibilità che man mano che aumentano le difficoltà dell’accumulazione del capitale, una frazione della Borghesia Imperialista mondiale tenti di imporre un’unica disciplina a tutta la Borghesia Imperialista costruendo attorno agli USA il proprio nuovo Stato sovranazionale: quest’ultimo assorbirebbe più strettamente in sé gli altri Stati limitandone ulteriormente l’autonomia.

Negli anni trascorsi dopo la sonda guerra mondiale si è formato un vasto strato di Borghesia Imperialista Internazionale, legata alle multinazionali con uno strato di personale cresciuto al suo servizio.

Già sono stati collaudati numerosi organismi (monetari, finanziari, commerciali) sovrastatali nei quali quello Strato di Borghesia Internazionale esercita una vasta egemonia.

Parimenti si è formato un personale politico, militare e culturale borghese internazionale. Di conseguenza il disegno della fusione dei maggiori Stati imperialisti in unico Stato ha oggi maggiori basi materiali di quanto ne avessero gli analoghi disegni perseguiti nella prima metà del secolo scorso, dalla borghesia anglo-francese (Società delle Nazioni), dalla borghesia tedesca (Nuovo Ordine Europeo nazista), dalla borghesia giapponese (Zona di Coprosperità). Ma la realizzazione di un processo del genere, mentre avanza e si accentua la crisi economica, difficilmente si realizzerebbe in maniera pacifica, senza che gli interessi borghesi lesi dal processo si facciano forte di tutte le rivendicazioni e i pregiudizi nazionali e locali.

 

 

 

 

 

[1] http://www.grandeoriente-democratico.com/

 

[2] http://www.nydailynews.com/news/world/manchester-suicide-bomber-salman-abedi-article-1.3189301

 

[3] Di esempi se ne potrebbero farne tanti. Sicuramente uno dei più clamorosi è  quando i presunti dirottatori “suicidi”  dell’11 settembre risultarono vivi  (http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/1559151.stm ) e i loro passaporti risultarono rilasciati dalla CIA (http://investmentwatchblog.com/9-11-hijackers-passports-were-issued-by-the-cia-us-consulate-whistleblower/ )

 

[4] http://www.globalresearch.ca/america-created-al-qaeda-and-the-isis-terror-group/5402881?print=1

 

[5] http://www.dailymail.co.uk/news/article-2994221/Is-proof-killer-15-000-word-expose-respected-New-Yorker-magazine-makes-devastating-claims-Gerry-Adams.html#ixzz3ULUeQmen

 

[6] http://aanirfan.blogspot.it/2015/03/did-mi5-bomb-london-in-1973.html

 

[7] http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/24/everything-know-salman-abedi-named-manchester-suicide-bomber/

 

[8] http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/24/everything-know-salman-abedi-named-manchester-suicide-bomber/

 

[9] http://www.dailymail.co.uk/news/article-2681318/How-Establishment-hid-monster-midst-As-MPs-demand-inquiry-covering-VIP-child-abuse-ring-chilling-proof-depraved-diplomat-protected-good-great.html

 

[10] http://aangirfan.blogspot.it/2008/11/torture-of-american-children-by-us.html

 

[11] http://www.grandediscovery.it/ritrovando-notizie-preziose-sulla-indagine-fiori-nel-fango-riprendendo-i-post-1-12-2-12-3-12-4-12-e-5-12-grandediscovery/

 

[12] http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/24/everything-know-salman-abedi-named-manchester-suicide-bomber/

 

[13] http://www.standard.co.uk/news/uk/manchester-suicide-attacker-was-known-to-security-services-but-not-thought-to-pose-immediate-threat-a3546401.html

 

[14] http://www.dailymail.co.uk/news/article-4531940/Emergency-services-rush-Manchester-Arena.html#ixzz4hsoXBmzh

 

[15] http://aanirfan.blogspot.it/2017/05/trump-versus-people-worldwide-flashmobs.html

 

[16] http://www.byoblu.com/post/2015/12/09/la-massoneria-cattiva-che-minaccia-il-mondo

FISICA, RICERCA E REALIZZAZIONE DI NUOVE ARMI NUCLEARI

•maggio 17, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

   Il ruolo e il coinvolgimento degli scienziati nell’attività inerente la guerra è molto antico, ma sta assumendo forme nuove, molto più pervasive (sia dirette che indirette) e inquietanti. Da un lato lo scienziato è un uomo del suo tempo, coinvolto nelle vicende sociali e politiche ed è condizionato da esse. Dall’altro, egli gioca un ruolo particolare nella società, poiché è portatore di un sapere specialistico di tipo molto particolare e diverso da quello comune[1] : egli porta quindi responsabilità molto maggiori, dalle quali dovrebbe farsi carico. In troppe occasioni la cosiddetta comunità scientifica (che si potrebbe chiamare benissimo la corporazione scientifica) ha un giocato un proprio ruolo di potere proprio grazie a questo ruolo esclusivo.

Le compromissioni degli scienziati col potere economico, politico e militare vengono da lontano.

Per cercare di dare un risposta da dove nasce questa scienza asservita bisogna porsi delle domande.

Un domanda fondamentale se si parla di scienza è quali devono essere le qualità di uno studioso.

Condizione essenziale perché la ricerca scientifica abbia successo è anzitutto il voler fermamente giungere ad accertare la verità delle cose. Per trovare risposta, a dei quesiti, non basta porseli, bisogna anche risolverli. L’affermazione può sembra pacifica, ma non lo è. In realtà sono piuttosto rari i casi in cui gli scienziati si dedicano veramente alla ricerca, della verità.

 

Come mai? Per il semplice fatto che la società umana cristallizzata in classi sociali contrapposte, è conservatrice, teme le perturbazioni e i cambiamenti e perciò tende istintivamente a scoraggiare un’autentica ricerca scientifica.

 

In una società dove la divisione sociale del lavoro ha portato ad affidare a singole persone specializzate la ricerca scientifica, la scienza è diventata per tale ragione una professione retribuita, un modo per raggiungere una certa posizione sociale, per fare carriera. Perciò allo scienziato si viene a trovare al dilemma che potrebbe apparire rozzo: vita comoda o ricerca della verità?

 

La ricerca della verità, poiché, di solito non solo non reca allo scienziato né onori né facilitazioni sociali, ma spesso può provocare problemi, incomprensioni se non addirittura persecuzioni (vedere come esempio il caso di Galileo). La causa di tutto ciò è semplicissima, se la società costituita è conservatrice, la scienza vera, quella disinteressata è invece di per sé rivoluzionaria, tende in pratica a rompere situazioni cristallizzate, a rompere pregiudizi, a sovvertire lo stato di cose esistente, a rimettere in questione tutto l’ordine esistente. Per cui essa non può non attirare la diffidenza e il timore dell’ordine costituito. Per questi motivi Gramsci diceva: “dire la verità è rivoluzionaria” (manchette del primo numero dell’Ordine Nuovo).

 

C’è da dire che la scienza non deriva sola dall’assidua e paziente attività intellettuale dei singoli ricercatori, ma è il risultato di un’attività e di una pratica sociale, ed ha una dimensione storica quindi, dalla rivoluzione industriale in poi, non esiste una scienza autonoma dalla storia ma nemmeno una storia autonoma della scienza; la rivoluzione borghese è stata anche una rivoluzione scientifica (pensiamo a quanto contribuito la macchina a vapore nella rivoluzione industriale).

 

Possiamo fare degli esempi sulle conseguenze pratiche della ricerca scientifica.

 

Prendiamo i fenomeni luminosi. Sul finire del XIX secolo, i fisici cominciarono a considerare il problema se le onde luminose si comportassero, o meno come quelle acustiche. Il problema ebbe la sua definitiva soluzione quando si capì che la velocità delle onde luminose, al contrario di quelle acustiche, non dipende dallo stato di moto né dall’osservatore, né dalla sorgente. In altre parole la velocità della luce non si somma con la velocità che la stella emette.

 

Questa scoperta ribaltava una tradizione millenaria che considerava ci fosse un unico orologio che batteva a tutto l’universo.

 

Einstein con la sua ricerca portò a dei risultati che andavano contro il senso comune di allora, quali:

 

1)  Il carattere relativo della simultaneità, vale a dire gli eventi contemporanei per un osservatore non sono più tali per un osservatore che si muove con velocità confrontabile con quella della luce;

2)  La lunghezza del regolo è più corta ad un osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un osservatore in quiete rispetto al regolo;

3)  la dilatazione dei tempi per l’osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un altro ritenuto “quiete”.

 

Questi tre risultati costituiscono la nuova tematica einsteiniana e danno un duro colpo a tutte le filosofie che facevano del tempo e dello spazio categorie a priori della conoscenza, cioè vale a dire forme che esistevano solo nella nostra mente e non ricavati dal mondo esterno. La scoperta dell’interconnessione tra materia, spazio e tempo costituisce una nuova visione del mondo e, nel contempo, un approfondimento della conoscenza stessa.

 

Se la meccanica classica, in pratica lo studio delle leggi del movimento dei corpi macroscopici, poté prescindere dall’interazione tra spazio e tempo è perché non comportò gravi complicazioni al moto di detti corpi. Ma il passaggio alle leggi che governano i moti del microcosmo e delle particelle elementari rese evidente l’insufficienza dei concetti di meccanica, soprattutto del suo determinismo meccanicistico sui cui era basato, facendolo ormai apparire come un caso particolare.

In Materialismo ed Empiriocriticismo Lenin dice chiaramente che il mondo è materia in movimento e la meccanica riflette le leggi del movimento. Noi, oggi, possiamo aggiungere che l’elettromagnetismo, la relatività e la meccanica quantistica riflettono tali leggi per ciò che riguarda i moti dei corpi (particelle) le cui velocità sono prossime a quella della luce.

 

In questi nuovi campi della fisica del XX secolo, scoperti grazie al rivoluzionamento continuo delle forze produttive e delle nuove tecnologie, gli scienziati si sono imbattuti in nuove forme di movimento della materia e in nuove interazioni, a cui il vecchio materialismo meccanicistico, già criticato a fondo da Marx ed Engels, non seppe più dare risposte.

 

Perciò respingere il materialismo dialettico, che vuole che non esiste altri che materia in movimento e che questa materia in movimento non possa muoversi altrimenti che nello spazio e nel tempo obbiettivamente reali, significa scivolare fatalmente ora sulla causa finale del mondo (Dio), oppure sull’impulso primo (teoria del big-bang), altra espressione del concetto di Dio.

 

Le teorie non sono mai neutre, se noi concepiamo l’universo come una realtà materiale che non è mai nata e per questi motivi non può morire, che il mondo è infinito nel tempo è nello spazio ma che soprattutto è materia in movimento, contrasta con il con la concezione di uno spazio immobile, assoluto che porta molti intellettuali ad un pessimismo storico,  ad affermazioni come quella di Fukuyama  sulla “la fine della storia” per giustificare la perennità del modo di produzione capitalistico e di un sistema fondato sulla divisione di classi. Ma se l’universo come realtà materiale è in continua espansione e non ha confini, allora vuol dire che ogni sistema sociale è una realtà provvisoria, che può finire e far nascere qualcosa di nuovo.

 

Per molto tempo il sapere scientifico era parte, di quelle “cattedrali delle idee” nelle quali la filosofa, scienza e politica erano strettamente connesse in un sistema di rapporti reciproci e tutte erano subordinate ai principi universali della metafisica e della teologia. Così la tecnica, anche quando era largamente utilizzata, dagli scienziati (si pensi alle macchine di Leonardo o al cannocchiale di Galileo), essa era prerogativa di abili artigiani, di “pratici”.

 

Tale rimarrà ancora fino al XVIII secolo, quando lo sviluppo tecnico fornirà un valido supporto alla meccanizzazione dell’industria. Le grandi invenzioni di questo periodo quali ad esempio la macchina a vapore, sono compiute da persone, molto ingegnose mosse da interessi prevalentemente pratici e lontane dall’ambiente scientifico.

 

L’accostamento della scienza ai problemi pratici, la collaborazione sempre stretta fra scienza e tecnica, porterà come conseguenza il distacco tra il pensiero scientifico dalla filosofia. In molti studiosi comincia a radicarsi la convinzione che le applicazioni pratiche possono fornire la più valida prova della scientificità della propria teoria. L’utilizzazione delle scoperte scientifiche da parte dell’industria e gli straordinari successi ottenuti mediante tale utilizzazione, non tardarono a procurare alla scienza una larghissima popolarità, alimentando la speranza che essa avrebbe finito per risolvere ogni problema dell’umanità.

 

La distinzione fra ricerca scientifica pura, intesa a scoprire i segreti della natura, e scienza applicata o tecnica che utilizza tali scoperte per la risoluzione dei problemi della vita quotidiana (problemi della produzione, dei trasporti, dello sfruttamento di sempre nuove fonti d’energia ecc.) dava apparentemente un ruolo di “superiorità” alla scienza pura, e forniva un alibi agli scienziati del modo di come le loro scoperte venivano utilizzate.

 

   La scienza, legandosi alla produzione, si legava anche ad una classe sociale, portando dei mutamenti nell’agire e nel pensare il proprio ruolo degli scienziati, poiché non solo si offriva a loro la possibilità di trarre parecchi profitti dalle proprie invenzioni e scoperte, ma faceva trarre la conclusione di trovare nella borghesia la propria naturale alleata.

 

   La costruzione dei grandi stabilimenti industriali con l’utilizzazione di nuove tecnologie, richiedeva forti investimenti, poiché le nuove tecnologie produttive che venivano introdotte permettevano la realizzazione di enormi profitti. Per questi motivi il controllo delle scoperte scientifiche diventava vitale per battere la concorrenza. La possibilità di effettuare questo controllo divenne prerogativa dei grandi monopoli che si andavano formando su questo processo d’accelerazione forzata dello sviluppo della scienza applicata.

 

Inglobati dalle esigenze produttive anche il ruolo e l’identità degli scienziati si trasformava.

 

Già dalla metà dell’ottocento scompariva la figura dello scienziato con interessi e conoscenze universali, per lasciare il posto ai ricercatori specializzati, che, dovevano dare risposte sicure ai problemi pratici che incalzavano, concentrando le proprie energie su una argomento rigorosamente circoscritto. In questo modo si riproduceva dentro l’organizzazione delle ricerche una delle più tipiche situazioni riscontrate nella nascente industria: la divisione del lavoro. Una delle conseguenze di tale divisione del lavoro sarà il graduale disinteresse del singolo ricercatore per l’insieme delle scienze. Questo fenomeno sì può paragonare per certi versi a quello che si venne a creare nel processo produttivo, cui la parcellizzazione del lavoro impedisce all’operaio di raggiungere una visione globale di tale processo.

 

Ma tra gli scienziati sorge una contraddizione, perché la maggiore conoscenza dei fenomeni naturali, crea inevitabilmente una coscienza di come si possono dominare gli effetti dell’attività produttiva sull’uomo e sulla natura, e per questi motivi essi sono pienamente coinvolti nei fatti e misfatti della rivoluzione industriale. Per questo, mantenere una teoria staccata dalla pratica era (ed è tuttora) una pura finzione, continuamente smentita dall’intreccio fra scienza e tecnica.

 

Le conquiste della scienza non influenzano in modo “automatico” la società, però è chiaro che determinano mutamenti e bisogni. Oggi è impossibile immaginare una qualsiasi sfera della vita sociale che possa fare a meno della tecnica.  E non solo per le attività produttive (industria, trasporti, commercio ecc.) ma anche nella sfera personale e degli stili di vita se si pensa agli elettrodomestici, alla radio, alla televisione, al computer e al cellulare.

 

L’accrescimento della nostra conoscenza della realtà è sempre valso ad abbattere vecchie superstizioni e vecchi miti che disturbavano profondamente l’uso della ragione, non solo nello studio della natura ma anche nella risoluzione dei problemi sociali.

 

Marx rivendicò il carattere scientifico del socialismo, che si deve basare su un’esatta conoscenza delle strutture economiche del capitalismo.

La distorsione specialistica favorì il diffondersi di un’interpretazione della scienza come sapere “neutrale”, valido poiché confermato dalla pratica, ma tale da non dover coinvolgere lo scienziato, da ponderarla neutrale anche sul piano etico e politico.

Rispondeva Ludovico. Geymonat a proposito della neutralità della scienza:

 

“D. Nei dibattiti sulla scienza e sulla possibilità di essere neutrale   la ricerca scientifica subisce condizionamenti sociali e politici.   Quale è la tuta posizione su questa tesi?

  1. La mia posizione, che ribadito in vari lavori in tanti anni, è che la scienza non è neutrale, essa ci impegna sopra una visione dell’universo. Se non ci fosse la scienza, noi potremo ancora credere nei miti mosaico – cristiani, o nel mito, anche molto più bello, greco – pagano. E’ evidente che la scienza ci aiuta a liberarci da questi miti, e basta questo per dire che la scienza non è filosoficamente neutrale. Essa, non diciamo che ci costringe ad avere una visione del mondo che secondo me deve essere quella materialistico dialettica, ma certo elimina tante visioni spiritualistiche, romantiche della natura, per cui essa incide sulla visione filosofica. Questo dimostra che essa non è filosoficamente neutrale. Il fatto che non sia filosoficamente neutrale, è una cosa un po’ diversa ma legata alla precedente, perché la scienza fosse puramente e semplicemente uno strumento e non nessun impegno conoscitivo potremmo dire che questo è nelle mani di chi lo elabora, di chi lo costruisce, in fondo noi potremmo pensare che la scienza, se non ha nessun impegno conoscitivo, è oggi strumento della classe dirigente e basta, della classe capitalistica. Ora questo non è vero. Da Galileo essa è senza dubbio collegata alla società, è uno dei fattori fondamentali della nostra società e determina molte nostre azioni, i nostri modi di vita. La scienza è strettamente legata alla società, alla cultura umanistica, alla cultura religiosa (sa ha un senso parlare di cultura religiosa). Per questa sua influenza nella società, non essendo la scienza filosoficamente neutrale, non è neanche praticamente neutrale. Ed allora è un errore gravissimo l’idea che la scienza costituisca qualcosa a parte, che possa essere asettica, di avere nessun impegno conoscitivo, che è costruita da chicchessia. Ma è anche un errore il pretendere che la scienza sia la causa dei mali della nostra società. Un certa impostazione delle ricerche scientifiche, una mancanza di cultura scientifica di massa, e quindi l’incapacità delle masse di controllare la scienza, di dare suggerimenti, questo dipende non dalla scienza ma dalla struttura capitalistica della nostra società)

(Intervista a cura della redazione di Ottobre 25 – 26 febbraio 1979).

 

Il capitalismo ha separato la scienza dal sapere comune, vivo, che scaturisce dal lavoro produttivo e dagli uomini delle classi subalterne che creano la ricchezza sociale. La ha trasformata in potenza estranea, indipendente da tutti ma non chi possiede le condizioni materiali dell’esistenza attraverso i mezzi di produzione. L’individuo, vede nella scienza qualcosa che gli è incomprensibile perché non esiste nella sua coscienza come sapere concreto e pratica reale, ma agisce – nelle macchine, con la tecnologia, prima di tutto – come un potere ulteriore di chi lo opprime e lo sfrutta.

 

Come si diceva prima, la scienza non è neutrale, essa è spinta motrice, catalizzatore dello sviluppo capitalistico. Basta porre attenzione sulle somme per la ricerca militare, sulla collaborazione e integrazione tra ricerca, università, industria, organi dello stato e forze armate, per rendersi conto del ruolo fondamentale della scienza nella società capitalista.

 

La scienza è parte del potere, ed è potere essa stessa; gioca un ruolo primario nel mantenimento del potere borghese.

 

Innumerevoli fatti comprovano il coinvolgimento della scienza e della tecnologia in ogni settore della produzione e dei rapporti sociali per razionalizzare il sistema produttivo, estorcere plusvalore, controllare completamente la vita dell’uomo, studiare nuove armi, avvelenare cibi ecc. Dove i proletari e le masse popolari per questa scienza sono carne da macello su cui sperimentare nuovi farmaci e nuove tecniche per migliorare la scienza dei baroni della medicina e i profitti dei capitalisti.[2]

 

E grazie allo sviluppo scientifico l’apparato dello Stato si è accresciuto in maniera invisibile assai maggiore di quanto si possa immaginare e grazie sempre alle nuove forme di controllo c’è il rischio che si arrivi a schedare e controllare tutti, ovvero il vecchio sogno d’ogni padrone, la creazione del super servo.

 

Uno degli esempi di aberrazioni dell’uso della scienza è sicuramente il controllo mentale attraverso l’uso di tecnologie, ora, grazie soprattutto alle vittime c’è parecchio materiale su questo argomento. Nel 1956 (periodo che era operativo MK ULTRA) sul Times V. Packard, giornalista americano, diventato famoso come autore de I persuasori occulti un libro sulle tecniche pubblicitarie, scriveva: “A lunga scadenza – diciamo nel duemila – tutte queste manipolazioni a base psicologica sembreranno, forse, molto ingenue e un po’ ridicole. A quell’epoca i biofisici (biofisica e biochimica sono scienze che applicano la fisica e la chimica allo studio dei viventi) avranno probabilmente assunto il comando delle operazioni con il “biocontrollo” ossia la persuasione del profondo portata alle sue estreme conseguenze.

Il biocontrollo è la nuova scienza che controlla i processi mentali, le reazioni emotive, le sensazioni degli uomini mediante segnali bioelettrici. L’elettronica è così in grado di controllare tutti gli individui in qualche modo pericolosi per il potere.

Negli esperimenti di biocontrollo gli scienziati sono già riusciti ad alterare nell’uomo il senso dell’equilibrio, a provocare artificialmente la fame in animali sazi, la paura senza che nulla li minacciasse.

Ai soggetti controllati non si permetterebbe mai di pensare individualmente. Pochi mesi dopo la nascita, un chirurgo sistemerebbe sotto la pelle dei bambini un piccolo apparecchio ricevente collegato al cervello. L’attività dei sensi e dei muscoli potrebbe così essere modificata e controllata da segnali elettrici emessi da un trasmettitore azionato delle autorità statali”.

 

Attualmente, con i microchip e le armi elettroniche, le forme di controllo si sono sviluppate e sono un ulteriore di conferma delle barbarie e nazismo della scienza asservita al potere. Per non parlare quando viene usata contro i rivoluzionari che si oppongono a tale potere, un esempio famoso è stato quando a Ulrike Meinhof tentarono un’operazione di lobotomia, l’operazione consisteva nel tagliare i legami tra alcune parti del cervello ed altre (la lobotomia si cerca di cambiare il carattere delle persone).

Tornando al discorso dei rapporti tra scienziati con il potere politico. Senza scomodare Archimede e la difesa di Siracusa, la Rivoluzione Francese stabilì un coinvolgimento diretto degli scienziati, che da un lato si rifletté nell’esecuzione di Lavoisier  in quanto fondamentalmente compromesso con la vecchia aristocrazia, e dall’altro nella creazione di moderne istituzioni scientifiche funzionali al nuovo regime, per culminare nella mobilitazione degli scienziati francesi nella guerra contro la Grande Coalizione  dei monarchi europei contro la Rivoluzione Francese, in cui in particolare Lazare Carnot,[3] che giocò un ruolo fondamentale e fu chiamato “artefice della vittoria”. Un notevole salto qualitativo si registrò nella Germania guglielmina, quando in particolare i chimici, premi Nobel Fritz Haber[4] e Walther Nerst[5] realizzarono gli aggressivi chimici, usati nella prima guerra mondiale (e i colonialisti italiani fecero ben peggio in seguito in Africa).

Passiamo adesso a vedere il coinvolgimento degli scienziati nello sviluppo degli armamenti nucleari, bisogna sottolineare che fin dall’inizio la realizzazione degli ordigni nucleari derivò da scoperte di fisica fondamentale, e il Progetto Manhattan segnò un profondo punto di svolta, non solo perché concentrò migliaia di scienziati e tecnici di molteplici campi a lavorare in un unico progetto diretto e controllato dai militari, ma perché segnò un enorme salto anche per la ricerca fondamentale, inaugurando quella che è poi stata chiamata Big Science. Parlando del coinvolgimento degli scienziati non si può tralasciare di ricordare, sia pur sinteticamente, quei pochi quei pochi esempi che rifiutarono consapevolmente e apertamente. Franco Rasetti, uno dei più brillanti “Ragazzi di Via Panisperna”, fece la scelta di rifiutare fin dall’inizio le ricerche sulla bomba e sull’uso militare delle conoscenze scientifiche:[6] più tardi egli espresse esplicitamente le proprie critiche allo sviluppo di queste armi, e abbandonò la fisica per settori di ricerca naturalistici. Il secondo esempio è quello di Joseph Rotblatt, che abbandonò il Progetto Manhattan quando si rese conto che si intendeva usare la bomba, è poi stato insignito del premio Nobel per la Pace nel cinquantenario di Hiroshima e, malgrado la tarda età, ha continuato a battersi per il disamo nucleare.

L’arruolamento della comunità scientifica per lavorare su un unico progetto finalizzato sotto il controllo diretto dei militari fu una misura di emergenza, che non poteva durare a lungo, per molte ragioni (non ultima la conclamata “libertà di ricerca” da parte degli scienziati). D’altra parte, però, il Pentagono non poteva permettersi la preziosa e insostituibile cooperazione della corporazione scientifica, e giungere a qualche forma di controllo sulla sua attività: era necessario, per forza di cose, mettere a punto una strategia diversa e cambiare i termini del problema. Bisogna tener conto che il Pentagono ha trovato nella corporazione scientifica una strada in larga misura aperta.

La corporazione scientifica ha sviluppato storicamente un rapporto complesso con il potere: non di pura subalternità, o di servilismo, ma di complicità, nel quale, in sostanza, gli scienziati hanno fornito alla classe dominante il loro sapere e la loro professionalità, ricevendo in cambio uno status sociale privilegiato.[7]  

   L’affermazione che le idee dominanti sono quelle della classe dominante è dal mio modesto punto di vista vera, ma richiede delle specificazioni nel caso delle scienze della natura. In estrema sintesi, l’elaborazione scientifica è un processo di produzione che deve essere esaminato come tale, nel contesto economico e sociale determinato storicamente. Lo scienziato è un uomo del suo tempo, che opera in condizioni storicamente determinate. In senso complessivo, cioè materialmente, economicamente, socialmente, culturalmente. La scienza moderna occidentale, come si diceva all’inizio si è sviluppata con la rivoluzione industriale ed ha sussunto, a parte rare eccezioni, lo spirito e le finalità del capitalismo.[8] Così la corporazione scientifica ha contribuito in modo determinante al processo di accumulazione, alle innovazioni capaci di valorizzare le risorse e di massimizzare il profitto, la produttività e lo sfruttamento della forza lavoro. Il suo ruolo è risultato particolarmente importante ed efficace nei momenti di crisi e di cambiamenti economici e sociali, quando l’innovazione ha contribuito in modo determinante a trasformare la struttura, ad uscire dai colli di bottiglia e a superare le difficoltà: la corporazione scientifica ha sempre saputo, e voluto, elaborare proposte, conoscenze e tecniche funzionali a questo scopo; un esempio molto significativo, è stato il ruolo della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica per consentire al capitalismo negli anni ’30 e nel dopoguerra di rinnovarsi, superando con l’innovazione continua le difficoltà esplose con particolare gravità con la crisi del ’29, ed aprendo la strada alle trasformazioni che ci hanno portato al  cosiddetto neoliberismo.

Rintonando agli armamenti nucleari, terminata la seconda guerra mondiale, non era concepibile che si potesse mantenere quel livello di mobilitazione della corporazione scientifica, e tanto meno sotto il controllo diretto dei militari. La manovra che si è sviluppata ha avuto diversi aspetti.

Da un lato è stato creato un settore di ricerca specifico in campo militare: una fetta considerevole della corporazione scientifica è stata quindi portata a lavorare professionalmente su problemi e progetti di diretto interesse militare, coperti dal più stretto segreto (c’è da meravigliarsi che tutti quelli che hanno sbraitato sulla “libertà della ricerca” non facciano una piega davanti a questa scelta, che realmente contraddice lo spirito scientifico, e non solo la sua retorica), in grandi laboratori: a questo settore e a queste istituzioni si connettono direttamente, in un rapporto sinergico (nonché di colossali interessi economici), le grandi industrie che ricercano e producono, in campo militare e i loro laboratori. Questo insieme è ormai noto come il “complesso militare-industriale”.

Ma se questa era, forse, una scelta prevedibile. Meno prevedibile, e molto più astuto, era quello che fece il resto della corporazione scientifica (e non solo negli USA). Mentre gran parte degli scienziati ritornava a lavorare nei laboratori delle Università e delle Fondazioni (come la Carnegie, la Rockfeller e altre), l’intero comparto della fica nucleare e delle discipline che le erano collegate o che derivavano da essa, acquisiva (con la complicità diretta della corporazione scientifica, alla quale andava benissimo e che complicemente contribuiva a promuoverla) uno statuto internazionale nuovo e peculiare, nel quale si sviluppava  un ampio spazio di ricerca fondamentale, formalmente libera, il cui scopo ufficiale era quello di studiare e svelare le leggi ultime della natura, ma che era fertile di ricadute potenziali future, anche militari, che una volta mature sarebbero state inglobate nuovamente nella zona del segreto.

La ricerca per produrre risultati nuovi e validi, anche in termini applicativi ed economici, dovesse essere “libera” non era del resto una scoperta nuova: già agli inizi del XX secolo la General Electric aveva istituito un’ampia libertà di ricerca fondamentale nei suoi laboratori ed aveva ottenuto risultati di enorme portata per la sua innovazione industriale[9]  (Irvin Langmuir vi eseguì che gli valsero il premio Nobel per la chimica nel 1932). Molti dei progressi fondamentali della fisica dello stato solido avvennero nei laboratori della Bell Telephone.[10]

Questa “libera” ricerca aveva inoltre un grande vantaggio: poteva cioè essere sviluppata anche in paesi stranieri, i quali potevano così fornire importanti apporti, senza avere però la possibilità di inglobare in tempo tutti i risultati nella zona delle applicazioni militari. Per ottenere questo risultato era realmente necessario che questa ricerca fosse aperta e “libera” (in apparenza, naturalmente, dal momento che per molto tempo le “mode” e le “tendenze” hanno imitato quelle lanciate dagli USA) e che l’intero comparto assumesse questo statuto internazionale.

 

RAPPORTO TRA GOVERNO USA E CORPORAZIONE SCIENTIFICA

 

A guerra finita gli scienziati che avevano realizzato la bomba atomica nel più ferreo segreto ritornarono alle rispettive Università, per riprendere un’attività almeno formalmente libera. Per quanto riguarda le bombe nucleari, si sviluppò negli USA un dibattito sul regime da adottare: queste ricerche devono avvenire sotto regime militare oppure “libero”, coperto da segreto oppure sotto controllo internazionale; mentre Truman inaugurava la diplomazia nucleare ed innescava i meccanismi della cosiddetta Guerra Fredda.

Per quanto riguarda la ricerca, mentre si andava formando la struttura dei grandi laboratori di ricerca militare, cambiava il rapporto dell’establishment USA almeno con una parte degli scienziati che non lavoravano in quei laboratori.

Da un lato i più autorevoli tra loro vennero coinvolti come consiglieri scientifici, o chiamati a far parte di commissioni.

D’altro lato, si sviluppò un secondo livello di coinvolgimento, meno diretto e appariscente ma estremamente significativo. Gli scienziati sono considerati, infatti, dotati di un’impostazione mentale generale e sistematica che si rivela particolarmente idonea anche per affrontare, al di fuori del loro campo, problemi strategici e decisioni relative alla cosiddetta “sicurezza nazionale”. Per assicurare che il governo USA non perdesse l’apporto del talento degli scienziati, venne stabilito un rapporto ufficiale di consulenza con gli scienziati di primo piano.  Nel 1959 venne creata, per iniziativa di un insieme di autorevoli scienziati e consulenti del governo USA, un gruppo semipermanente di esperti, che teneva riunioni periodiche si studio:[11] esso fu chiamato Divisone Jason, dal nome del mitico eroe greco Giasone noto per essere stato a capo della spedizione degli Argonauti che era finalizzata alla conquista del vello d’oro.[12]  Si tratta di un gruppo elitario di una cinquantina di scienziati (tra i quali vari premi Nobel), che si incontra ad ogni estate per alcune settimane per esaminare i problemi legati alla “sicurezza”, alla “difesa” e al controllo degli armamenti posti dal Pentagono, dal Dipartimento dell’Energia o da altre agenzie federali, che forniscono rapporti dettagliati che rimangono in gran parte classificati e spesso influenzano direttamente la politica nazionale. La divisione Jason assunse un ruolo di primo piano con il Segretario alla “Difesa” Robert McNamara durante la guerra del Vietnam, quando completò tre studi particolarmente importanti, che influenzarono le concezioni e la strategia USA: sull’efficacia dei bombardamenti strategici per tagliare le vie di rifornimento dei Vietcong, sulla costruzione elettronica attraverso il Vietnam e sulle bombe nucleari tattiche.

La partecipazione da parte degli scienziati alla Divisione Jason mantenne un basso profilo, anche per la segretezza dei lavori; non esiste un elenco ufficiale completo dei membri, e questi raramente citano questo loro impegno nei loro rapporti e curricula. Inizialmente vi era una preponderanza di fisici, tutti maschi: in seguito è aumentato il numero di biologi, chimici, ingegneri, esperti di computer e di altre branche, e circa il 10% è ora composto di donne. Dopo la guerra del Vietnam il ruolo della Divisione Jason sembrava essere passato in secondo piano, ma era apparenza.

Della Divisione Jason, il largo pubblico ne venne a conoscenza quando nel 1971 apparvero sulla stampa americana i testi chiamati Le Carte del Pentagono (Pentagon Papers), documenti segreti resi pubblici da Daniel Ellsberg, un vecchio analista della Rand Corporation. In quel periodo venne anche pubblicato il libro The Jasons: The Secret History of Science’s Postwar Elite (La Storia Segreta della Scienza nella Guerra Fredda) di Ann Finkbeiner. Mentre i primi testi evidenziavano le macchinazioni del governo USA durante la guerra del Vietnam, il secondo rilevava l’esistenza di questa équipe segreta di scienziati che collaborava che collaboravano col potere.[13]

 

 

LO STATUTO DELLE RICERCHE NELLA FISICA DEL NUCLEO E DELLE ALTE ENERGIE

 

 

Con l’imponente mole di lavoro svolto durante la seconda guerra mondiale nello studio del nucleo e nelle sue applicazioni, sebbene esso fosse stato finalizzato ad aspetti molto specifici, questo settore risultava meno attraente e stimolante rispetto ad altri che si andavano aprendo (scoperta di nuove particelle, sviluppo degli acceleratori di particelle), e sui quali non gravavano particolari condizionamenti.

Questo era tanto più vero fuori dagli Stati Uniti. Mentre, infatti, la fisica del nucleo era praticamente monopolizzata dalle potenze nucleari militari (e in gran parte coperta dal segreto), le nuove ricerche erano ancora largamente accessibili a paesi minori dotati di risorse economiche materiali e umane più limitate. Subito dopo la seconda guerra mondiale venne eseguito nell’Italia semi distrutta, con mezzi modesti, un esperimento sui raggi cosmici[14]  che costituì una pietra miliare in tutto lo sviluppo successivo di questa branca;[15] altre ricerche fondamentali vennero eseguite, anche se con un impostazione diversa, in Giappone.

La Big Science, [16] insomma, non si era ancora imposta nella fisica, e la maggior parte dei settori si basava ancora, soprattutto fuori dagli USA, su piccoli gruppi di ricerca dotati di mezzi modesti: le scoperte più importanti venivano ancora fatte (anche se non per molto) studiando i raggi cosmici, e solo gradualmente vennero soppiantate da esperimenti eseguiti con grandi acceleratori di particelle in grandi centri di ricerca.

Vi erano quindi nuovi problemi inerente la fisica molto attraenti, sui quali per di più non vi era un monopolio assoluto delle grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, né l’ipoteca dei militari, ma erano contribuiti e sviluppi fondamentali proveniente da dai paesi sconfitti della seconda guerra mondiale. Non si trattava solo della fisica delle particelle elementari e dei raggi cosmici, ma dell’elettronica, dell’ottica ecc. branche in parte collegate tra loro e non prive di implicazioni importanti sia industriali che militari, anche se meno dirette e immediate. Questa situazione poneva per l’establishment degli USA un problema duplice: la prospettiva allettante della possibile utilizzazione di un potenziale scientifico quantitativamente marginale (ma non sempre: si pensi all’insieme dei paesi europei), ma qualitativamente non indifferente garantendosi però un controllo su questi sviluppi, e soprattutto sulle possibili implicazioni militari future.

Una delle branche più fiorenti che si svilupparono fu la fisica delle alte energie. Negli anni ’50 lo sviluppo degli acceleratori di particelle acquistò ulteriore impeto: si costruirono acceleratori nuovi (sincrociclotroni, sincrotroni) di energia, con dimensioni e costi crescenti (nell’immediato dopoguerra Lawrence ricevette dal generale Groves, direttore del Progetto Manhattan e di Los Alamos, uno stanziamento dove si spese almeno 170.000 dollari per la costruzione del sincrociclotrone). Poco a poco la fisica dei raggi cosmici divenne la “parente povera” della fisica dei grandi acceleratori e dei grandi centri. Dietro a questa scelta vi erano anche interessi precisi, poiché lo sviluppo di qualsiasi ricerca scientifica implicava, una totale dipendenza dagli USA (basti pensare all’acquisto delle apparecchiature, mentre i miglioramenti e i progressi tecnici che si facevano potevano essere solo dall’industria statunitense). Ma a ben vedere questa non era la motivazione più importante: vi erano ragioni ed interessi più sottili.

Ben presto si avviarono anche le ricerche volte a realizzare la fusione nucleare controllata (dopo la sua applicazione incontrollata nella bomba H) che, assunse anch’essa lo statuto di ricerca di tipo fondamentale e libera a livello internazionale, pur avendo pesanti implicazioni a livello militare.

L’insieme di questi fattori – la polarizzazione delle ricerche in fisica nucleare, i promettenti progressi in altre branche più o meno collegate e in apparenza più fondamentali, o prive di implicazioni militari immediate o dirette, la possibilità di contributi importanti con mezzi modesti e in paesi marginali – andò delineando in queste branche nuove un quadro che, precisandosi ulteriormente negli anni seguenti, configurò un nuovo e particolare statuto internazionale di questi settori di ricerca. Questo, aprì nuovi margini di manovra rispetto alla corporazione scientifica. Da un lato quest’ultima (o meglio, quella parte che non lavorava direttamente su progetti militarti) recuperò l’ideologia della “libertà di ricerca”, disinteressata, dedicata a scoprire le leggi fondamentali della natura: la maggior parte degli scienziati ne è profondamente convinta che tutti sia in buona fede è dal mio modesto punto di vista molto dubbio, per lo meno nei gradi gerarchici più alti: non c’è miglior sordo di chi non vuole sentire) e reagisce in malo modo se vengono sollevati dubbi sulle finalità del suo lavoro. Di fatto, questi scienziati hanno tratto enormi benefici da queste scelte e da questo statuto, che per decenni hanno garantito loro uno statu sociale privilegiato, un grande prestigio ed una pioggia di finanziamenti. Nei Congressi della Società Italiana di Fisica (SIF) e in altre occasioni di incontro, i fisici italiani dello stato solido protestavano energicamente contro le sperequazioni nei confronti della fisica delle alte energie: la scelta di privilegiare questo settore di ricerca in termini di finanziamenti, strutture, personali era, a ben vedere, molto miope per un paese in via di sviluppo come rispetto a settori con ricadute tecnologiche e produttive più dirette, ed è difficilmente spiegabile se non in termini di una fortissima influenza ideologica, e materiale da parte degli USA. Questi ultimi riuscirono a condizionare anche le scelte della ricerca scientifica dell’URSS e nei paesi “socialisti”, i quali pure incentivarono la fisica delle energie.[17]

D’altro lato, questa scelta appoggiata e promossa dal governo USA in primo luogo poi da tutti gli altri (con grande generosità di finanziamenti) ha consentito alle autorità politiche, economiche e militari di stabilire forme di controllo meno vistose, più soft, meno immediate ma più lungimiranti, sugli sviluppi scientifici più promettenti e fecondi; e di estendere anche la corporazione scientifica internazionale, tale controllo, che non avrebbe ovviamente potuto esercito in modo diretto.

Queste scelte costituiscono oggi un elemento tutt’altro che indifferente per i problemi inerenti alla proliferazione nucleare, e in seguito alle ricerche e sviluppi inerenti gli sbocchi militari.

 

la politica internazionale degli usa: la nascita del cern

 

Le scelte da parte degli USA hanno seguito un progetto ben preciso, in Europa che era la propaggine più diretta degli USA, sia come mercato da incentivare e colonizzare, sia come barriera antisovietica. [18] Il Piano Marshall non fu certo un atto generosità (che è quanto di più lontano dalla logica di Washington), ma un calcolo preciso (e lungimirante) ispirato da queste esigenze. Oggi, mentre ci troviamo di fronte a una gravissima impasse nella costruzione di Unione Europea, bisogna riflette sugli anni del secondo dopoguerra. Non è stato solo in occasione dell’allargamento dell’Unione Europea a Est che gli USA hanno esercitato un pesante condizionamento: fin dai primi passi essi hanno contributo in modo determinante ad impedire passi politici sostanziali nell’Unione Europea, facendo leva sulle contraddizioni della ceti politici europei. Forse non è un caso che il primo grave scacco della nascente integrazione europea riguardò proprio le politiche inerenti la “difesa” (in altre parole impedire la possibilità di costruire un blocco imperialista concorrenziale a quello USA). Dopo L’istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio del 1951 venne avanzata la prima proposta apertamente politica, la creazione nel 1952 della Comunità Europea di Difesa (CEDE), che offriva l’occasione per avviare un’integrazione europea che avrebbe avuto conseguenze politiche di enorme portata. La sua definitiva bocciatura da parte del parlamento francese nel 1954 derivò proprio dai timori per il riarmo della Repubblica Federale Tedesca, alla quale Washinton voleva dare la bomba atomica:[19]  con il risultato che, per gli interessi nordamericani, quest’ultima ottenne il diritto di riamarsi e fu ammessa nella NATO.

Un aspetto non marginale di questa politica riguardò la ricerca scientifica. Per gli USA mentre lanciavano il programma dell’Atomo per la Pace, diveniva molto importante anche potere utilizzare per i loro fini il potenziale scientifico esistente nei paese alleati. Per questo era necessario che le ricerche si svolgessero in campi liberi da qualsiasi vincolo di segreto, e che non dessero accesso a conoscenze e capacità che solo gli USA fossero in grado di trasferire nel campo militare. Tutto ciò emerge molto esplicitamente da documenti USA che sono trapelati più tardi.

Nel 1949 il sottosegretario di Stato J. E. Webb nominò una commissione di consiglieri politici e scientifici per studiare la politica estera degli USA.

Anche se alcune ricerche inerenti la fisica non abbiano implicazioni militari dirette, si traduce in un interesse militare differito. Si delineò così un obiettivo ambizioso della politica scientifica statunitense: quello di promuovere, o incoraggiare, la formazione di grandi organismi scientifici multinazionali europei, senza alcun carico per il bilancio nazionale USA.

In questo contesto nasceva così, con la benedizione degli USA, la prima grande impresa scientifica intereuropea a cui partecipavano numerosi paesi. Gli obiettivi politici degli USA si riflettevano nelle strutture e nella vita del CERN: per essere assunti si doveva una dichiarazione di appartenere a partiti politici e un impegno a non svolgere attività politica né all’interno del centro.

È noto che il CERN rivaleggia e spesso sopravanzato i centri di ricerca statunitensi e si fregia del vanto di fare solo ricerca pura e di non occuparsi di ricerche militari. Ma questa affermazione può essere contesta. La linea di demarcazione tra applicazioni “civili” e “militari” è sempre più indefinita e le tecnologie dual use (a doppio uso) proliferano, anche se si cerca di mantenerle strettamente nascoste. Ma sembra certo che si possa parlare anche di applicazioni, o ricadute militari dirette. Negli anni ’80 venne pubblicato uno studio molto circonstanziato delle implicazioni applicative, ed anche militari, anche dirette, delle ricerche svolte al CERN: acceleratori capaci di produrre plutonio, armi a fasci di particelle, sistemi tele-informatici per la trasmissione di un grande numero di dati via satellite, ricerche sulla fusione nucleare; per alcune attività vi sono stati contatti diretti con Los Alamos.

Si può osservare, inoltre, che questo statuto internazionale, libero e aperto, della ricerca scientifica è stato uno strumento da parte degli USA per condizionare e conoscere le capacità tecnico scientifiche della comunità scientifica del campo socialista.

Tornando al CERN bisogna dire che in questo luogo si sono condotte degli esperimenti al limite dell’incredibile.

 

 GLI ESPERIMENTI AL CERN SULL’ANTIMATERIA

 

In fisica l’antimateria è un agglomerato di antiparticelle[20] corrispondenti alle particelle che costituiscono la materia ordinaria. Ad esempio, un atomo di antidrogeno è composto da un antiprotone caricato negativamente, attorno al quale orbita un positrone (antielettrone) caricato positivamente. Se particella e antiparticella vengono a contatto tra loro, si distruggono emettendo fotoni ad alta energia (raggi gamma) o altre coppie di particelle-antiparticelle tali che la somma dell’energia totale (precedente e seguente l’impatto) rimanga costante.

Il termine antimateria fu usato per la prima volta nel 1898 da Arthur Schuster in due lettere inviate alla rivista Nature[21] nella quale speculava sulla possibile esistenza di un sistema solare costituito di antimateria in cui anche la gravità era di segno opposto, cioè repulsiva.[22]

La prima seria ipotesi dell’esistenza dell’antimateria fu ad opera del fisico Paul Dirac nel 1928 che dedusse l’esistenza dell’antiparticella dell’elettrone, dotata di carica positiva, quale soluzione della versione relativistica dell’equazione di Schrödinger (detta appunto equazione di Dirac). Nel 1932 Carl David Anderson diede la conferma sperimentale dell’esistenza dell’antielettrone e lo chiamò positrone, contrazione di “positive electron”. Charles Janet nel 1929 immaginò addirittura una tavola periodica degli elementi costituita di antimateria.

Nel 1959 i fisici Emilio Segrè e Owen Chamberlain scoprirono l’antiprotone e grazie a questa scoperta ricevettero il premio Nobel.

Il CERN fu uno dei centri di ricerca che si occupò dell’antimateria.

Nel 1965 al CERN di Ginevra con l’acceleratore di particelle PS (protosincrotrone) il gruppo di ricerca condotto da Antonino Zichichi scoprì il primo nucleo di antimateria, e cioè un nucleo di antideuterio contemporaneamente a un gruppo del Laboratorio Nazionale di Brookhaven a New York con l’AGS (Alternating Gradient Synchrotron).

Nel 1978 ricercatori italiani e francesi guidati da Giorgio Giacomelli scoprirono nuclei di antitrizio (un antiprotone e due antineutroni) e di antielio 3 (due antiprotoni e un antineutrone).

Nel 1997 al CERN ricercatori svizzeri, italiani, inglesi, danesi, giapponesi e brasiliani nell’ambito del progetto ATHENA, crearono i primi atomi di antidrogeno, circa 50.000 atomi.

Nel giugno 2011 gli scienziati riuscirono a intrappolare 300 atomi di anti-idrogeno con tempi variabili fino a 16 minuti e 40 secondi.[23]

Sempre nel 2011 è stato spedito nello spazio un magnetometro preparato al CERN che ha il compito di catturare qualche nucleo di antielio. Quest’operazione ha messo assieme 16 nazioni. 60 università e centri di ricerca, 600 fisici.[24]

Quest’avventura, che ha del fantascientifico, nasce dalla spiegazione che gli scienziati hanno offerto dell’origine dell’Universo. Al momento del Big Bang,[25] ci sarebbe stata solamente materia e antimateria. Poi è successo qualcosa per cui è prevalsa la materia, ma dove sia finita l’antimateria nessuno lo sa. Per acchiappare l’antimateria nascosta nei raggi cosmici e lanciata da eventuali antigalassie bisogna andare fuori dall’atmosfera terrestre perché quando incontrano lo strato d’aria, interagendo si trasformano. Questo esperimento è stato preparato da 15 anni con un potente magnete che imbriglia, separa e rivela le eventuali antiparticelle. Contemporaneamente si cerca di scovare altre antiparticelle per decifrare l’enigma della materia oscura.[26] Questa ricerca fa volare la fantasia, richiama la fantascienza quando gli scienziati si pongono una domanda: esiste soltanto l’universo che vediamo, conosciamo e abitiamo, oppure ve ne sono altri? Afferma Roberto Battiston dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e governatore assieme, al premio Nobel Samuel Ting dell’operazione: “Se il magnetometro catturerà qualche antinucleo di elio gli antimondi non saranno più una concezione fantastica”.[27]

Dopo il disastro dello Shuttle Columbia nel 2003 la NASA aveva cancellato la missione con il magnetometro Ams ma la nuova amministratore nominato da Obama l’ha ripristinata dietro la spinta del Congresso. I fisici italiani sono in prima fila nell’ardua ricerca cosmica con una quota del 25% dell’investimento complessivo di 150 milioni di euro (che sale a due miliardi aggiungendo gli oneri di agenzie e istituti).

Gli studi dell’antimateria hanno sempre interessato i militari che vagheggiano sulla possibilità di utilizzarla sia per innescare la fusione nucleare, sia per realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, che non richiedono una massa critica: se si riesce a disporre un quantitativo qualsiasi di antimateria, basta portarlo in contatto con un’uguale quantità di materia per liberare l’energia di annichilazione. Il problema di fondo consiste naturalmente nella possibilità di produrre quantitativi apprezzabili di antimateria e di conservarla isolata dalla materia ordinaria. Può anche darsi che questa prospettiva sia ancora avveniristica: in ogni caso i militari statunitensi sperano nella prospettiva di disporre di antiprotoni prodotti al CERN e spediti “imbottigliati” in trappole elettromagnetiche. Vi sono anche altre strade, come quella di realizzare strani atomi con un protone e un anti-protone al posto dell’elettrone esterno. Vi sono anche molte altre prospettive più complesse, forse avveniristiche, che fanno capire ulteriormente le ricadute militari della ricerca fondamentale: una di esse consisterebbe nel formare “coppie di Cooper” di antiprotoni, simili, alle copie di elettroni di elettroni che nello stato superconduttivo non interagiscono con gli atomi circostanti; o nel generare con antiprotoni stati simili a quelli che gli elettroni formano nell’elio liquido. Un’ulteriore possibilità potrebbe essere offerta dal fatto, scoperto nel CERN di Ginevra, che un antiprotone fermato da un nucleo di uranio genera tra 16 e 22 neutroni: questo abbasserebbe enormemente la massa critica per una reazione a catena.

Attualmente gli antiprotoni sono prodotti in tre grandi laboratori utilizzando grandi acceleratori di particelle: il CERN, il Fermi National Accelerator Center negli USA, e il laboratorio di Serpukhov in Russia. Fasci molto intensi di positroni sono prodotti al Livermore. Esperimenti per produrre antimateria sono programmati alla NIF. Anche il Giappone ha avviato un ambizioso programma di ricerca sull’antimateria.  I superlaser potranno probabilmente migliorare notevolmente i metodi di produzione dell’antimateria.

In tutte queste ricerche, c’è sempre un ma. E se il “giocattolo” scapasse di mano ai militari dei principali paesi imperialisti? Chi può impedire a qualsiasi paese, di impegnarsi in nome del “progresso” e dello “sviluppo”, in ricerche sulla fusione nucleare, sui super laser, sulle nanotecnologie o sui supercomputer? Chi è in grado di controllare che queste tecnologie non abbiamo ricadute militari?

Del resto, mentre l’attenzione è puntata sulla Corea del Nord e sull’Iran (che al più sta facendo quello che il Brasile ha già fatto, senza tanto scandalo), molto meno scalpore è stato fatto sulla rilevazione che la Corea del Sud aveva eseguito in segreto esperimenti di arricchimento dell’uranio.

 

 AL CERN C’E’ LA PORTA DEL TEMPO?

 

Gli autori di fantascienza assieme ad Einstein, lo avevano già immaginato. Nel 2008 ufficialmente saremmo entrati nell’era dei viaggi del tempo.

Nell’autunno del 2008 veniva comunicato di un programma inerente l’esperimento più ambizioso del nuovo millennio attraverso l’utilizzo dell’acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider) al CERN di Ginevra.[28] E lì, nella macchina che gli scienziati hanno concepita per “leggere nella mente di Dio”, gli scontri tra particelle elementari – 10 volte più energetici di quanto mai realizzato finora – potrebbe creare una scorciatoia spazio-temporale, una specie di cunicolo.[29]

Indubbiamente questa ipotesi è audace, ma ha un fondamento teorico. Ed è affascinante perché cerca di spingere al limite le nostre conoscenze sullo spazio, sul tempo e sulla materia. Secondo due matematici russi Volovich Igor e Irina Aref’eva, infatti, l’energia liberata dagli scontri tra particelle, pur essendo piccola in assoluto (è pari all’energia necessaria a far volare una zanzara), è così concentrata da creare una minuscola distorsione spazio-temporale come previsto dalla relatività. L’oggetto che si viene a creare è un cosiddetto formole.

I primi a ipotizzare l’esistenza teorica dei wormhole furono Einstein e Rosen nel 1935.

Wormhole è un termine scherzoso che vuole dire letteralmente “buco di verme”, proprio perché assomiglia al buco scavato da un verme in una mela: una sorta di scorciatoia tra due luoghi distanti dell’universo.

In queste ipotesi si pensava di usare i wormhole per i viaggi nello spazio: per esempio, si entra dalla Terra e si esce sulla stella Vega. Successivamente si ipotizza di usarli per i viaggi nel tempo: si entra oggi dalla terra e si esce su Vega 10.000 anni dopo.

C’è un solo limite di principio ai viaggi nel passato: non si può mai raggiungere un istante precedente alla costruzione del wormhole stesso. Perché il viaggio, sia possibile, infatti, il cunicolo deve esistere già. Altrimenti sarebbe come cercare di raggiungere con la metropolitana una fermata oltre il capolinea. Una volta che il wormhole si è formato, però, se è abbastanza largo da essere attraversato, per tutto l’arco della sua esistenza può essere usato per raggiungere l’anno zero.

Si ha notizia che nell’ottobre del 2011[30]  che sarebbe cominciata la fase operativa dei viaggi del tempo. Il volontario è il tenente John Tintor (c’è da porsi la domanda, come mai un militare?).

Questi esperimenti generano delle perplessità in molti studiosi. Walter Wagner e Luis Sancho, hanno chiesto al tribunale di Honolulu, di non accendere il LHC. I due studiosi temono che l’esperimento potrebbe creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra o l’intero universo.

 

CAMPAGNA DELL’ATOMO PER LA PACE E IL SUPERAMENTO DEL NUCLEARE “CIVILE” E DELLA PROLIFERAZIONE

 

 

Dopo questa disgressione torniamo indietro nel tempo all’inizio degli anni ’50 quando gli USA lanciarono la campagna dell’Atomo per la Pace durante la presidenza Eisenhower, e promossa dalla conferenza di Ginevra del 1955 (25.000 partecipanti). Questa campagna non fu, come il nome di essa potrebbe far credere, magnanimo programma per fornire energia pulita ed economica al resto del mondo (occidentale ovviamente).

L’Atomo per la pace aveva ben altri obiettivi, molto concreti: si tenga prese che dopo l’acutizzazione della cosiddetta Guerra fredda (1949 blocco Berlino,[31] istituzione della NATO. 1950 guerra di Corea, in cui il generale McHartur chiese ripetutamente un ricorso massivo di bombe nucleari, e (fortunatamente) non ottenendolo, ricorse al napalm, un nuovo e terribile esplosivo che al momento dell’armistizio del 1953 aveva mietuto più di un milione di vittime e raso al suolo praticamente tutte le città della Corea del Nord), alla metà degli anni ’50 si era aperta una fase di distensione tra i blocchi. In questo contesto i principali obiettivi della campagna si possono così riassumere:

  • Commercializzare massicciamente i reattori nucleari, ammortizzando e mettendo a frutto gli enormi investimenti nei reattori militari, per la produzione di plutonio, e per la produzione navale, da cui derivarono direttamente i reattori commerciali: era la manifestazione del complesso militare-industriale. Anche in questo caso, come per il CERN, erano i singoli paesi che dovevano investire con le proprie finanze, ancorché fornite in parte o incentivate dagli aiuti USA (gli “aiuti” finiscono sempre nel paese che li elargisce, con tanto di interessi): proliferano infatti ovunque, anche in paesi che navigano su un mare di petrolio, ambiziosi e più o meno velleitari programmi elettronucleari, che erano praticamente fotocopie di quelli diffusi dal governo e dalle sezioni di affari della ambasciate degli USA.[32]
  • Dimostrare la superiorità della tecnologia e del mondo occidentale.
  • Promuovere la formazione di settori specifici di ricerca e di istituzioni nei vari paesi: questo obiettivo faceva parte, ancora una volta, della statuto internazionale che si veniva definendo per tutto questo comparto di ricerca, anche se questo particolare settore il confine tra usi civili e militari era e rimane molto più ambiguo, come è ampiamente dimostrato dal Sudafrica, dall’India, dal Pakistan, dall’Iran, dalla Corea del Nord (e del Sud, e di tanti altri paesi).
  • Gli USA promossero realmente le illusioni di potere accedere agli armamenti nucleari, usandole spudoratamente come strumenti per attirare i paesi nella loro orbita.

 

 

 

LE RICERCHE SULLA FUSIONE NUCELARE CONTROLLATA

 

 

Parallelamente allo sviluppo impetuoso della fisica delle alte energie ed al programma dell’Atomo per la Pace avvenivano sviluppi non meno importanti in altri settori della ricerca di base, come l’elettronica, l’ottica (ad esempio i laser) l’optoelettronica.[33]

Molto importante fu il settore della fusione nucleare controllata, sul quale prevalgono profonde mistificazioni. Il suo scopo ufficiale sarebbe stata, infatti, la futura realizzazione di reattori a fusione per produrre energia elettrica in quantità praticamente illimitata, sfruttando il deuterio contenuto nell’acqua degli oceani. Le ricerche in questa direzione iniziarono molto presto, alla fine degli anni ’40 sir George Thomson sviluppò addirittura un brevetto per un reattore a fusione. Ma da oltre 50 anni viene ripetuto costantemente, che la realizzazione della fusione è questione di 10 anni, che vengono invariabilmente disattesi ma puntualmente riconfermati.

Intanto anche questo campo di ricerca, così “promettente “, assunse uno statuto internazionale simile a quello della fisica delle alte energie, con l’impegno di molti paesi (USA, URSS, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Italia ecc.) e, dopo il lancio dell’Atomo per la Pace, con collaborazioni internazionali volte a realizzare macchine per la fusione sempre più grandi, complesse e costose. Oggi nessuno si fa onestamente illusioni che la produzione controllata di energia da fusione possa realizzarsi in breve. Ma allora, perché si sono investiti, e si investono tanti soldi? A ben vedere, anche se la stragrande maggioranza dei fisici e dei tecnici impegnati nel settore insorgerebbero contro questa “illazione” (e probabilmente in buona fede), è assai probabile che esso abbia dato e stia dando risultati e prospettive interessanti per le applicazioni militari. Basta ricordare come veniva commentata, ai suoi inizi, la nuova via per la fusione tramite laser da una delle più autorevoli delle riviste scientifiche Science del 1975 dove si citava tra i suoi obiettivi quello di aggirare preventivamente un futuro trattato di messa al bando totale dei test nucleari: “Per quasi 20 anni gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica hanno professato interesse a sottoscrivere un trattato per la messa a bando totale dei test nucleari. Ma se le due superpotenze arriveranno eventualmente ad un accordo su una messa al bando totale globale, una tecnologia importante e in rapida evoluzione può, in modi rilevanti, aiutare entrambe le parti ad aggirarlo.

   La nuova tecnologia è la fusione mediante laser, una tecnica per generare esplosioni in miniatura colpendo pellets (sferette) di idrogeno con impulsi laser convergenti di enorme potenza.  Negli anni recenti la fusione laser è stata ampliamente acclamata, sia dalla stampa che da coloro che la sviluppano nei laboratori nazionali, come una potenziale scorciatoia verso uno degli obiettivi fondamentali della ricerca nucleare, energia elettrica a basso costo dalla fusione termonucleare. Anche se non vi sono dubbi sulla sincerità di queste speranze, non viene capito in generale che l’obiettivo pratico immediato del programma del governo di 68 milioni di dollari per la ricerca e sviluppo della fusione laser è di trovare una tecnica di laboratorio per simulare esplosioni di testate nucleari. Vi è anzi un corpo di opinioni – per quanto in generale non condivise dai laboratori nazionali – che sostiene che la simulazione delle armi può essere l’unica applicazione pratica della fusione laser in questo secolo.

   Secondo le autorità nel campo degli armamenti, la fusione laser promette miglioramenti di ‘ordini di grandezza’ rispetto ai metodi attuali di simulazione per due scopi distinti ma correlati. In primo luogo, impulsi di radiazioni da ‘microesplosioni’ grandi ma controllate innescate da laser potrebbero essere estremamente utili per testare gli effetti delle radiazioni delle testate su satelliti, testate ed altri apparati pieni di elettronica delicata.

   Forse più importante dal punto di vista del controllo degli armamenti, gli esperti di armamenti si aspettano che la fusione laser diventi uno strumento sperimentale straordinariamente utile per studiare la ‘fisica delle testate’ fondamentale e, unitamente a codici di simulazione elettronica sempre più raffinati, per sviluppare nuovi progetti di armi.

   (…) pertanto, abbastanza letteralmente, la fusione laser sta emergendo come un nuovo metodo per portare i test nucleari al coperto (indoors), una prospettiva che sembra assolutamente attraente nel contesto di un trattato di messa al bando.

Il maggior generale Edward B. Giller, capo della sicurezza nazionale nell’Amministrazione per la Ricerca e lo Sviluppo dell’Energia, ha detto in una recente conversazione: ‘La gente va dicendo che questo è un programma energetico, ma (…) in realtà questo è ed è sempre stato un programma militare’.

   (…) nessuno sembra essere in disaccordo sul fatto che la simulazione delle armi sarà la prima applicazione della fusione laser; le opinioni si dividono se questa sarà l’ultima”.[34]

Più recentemente è stato osservato per quanto riguarda direttamente il programma USA della National Ignition Fcility (NIF) per ottenere la fusione per confinamento inerziale con 142 laser: “La rilevanza del NIF per la scienza delle armi nucleari è che gli stati della materia prodotti, ed i processi fisici coinvolti sono simili a quelli che governano il comportamento delle testate nucleari. Ne risulta che i programmi per i computer usati nella ricerca sulla fusione per sconfinamento inerziale hanno molto in comune con quelli usati nella progettazione delle ami nucleari. I più potenti tra questi sono segreti (classified), almeno per quanto riguarda i tre laboratori statunitensi per le armi nucleari.[35]

Per quanto riguarda specificamente il programma di ricerca sulla fusione nucleare al Livermore laburatory, “aspetti significativi degli esperimenti e dei modelli rimasero classified perché l’informazione aveva potenziale rilevanza per le armi nucleari, oltre che per lo sviluppo di una fonte commerciale di energia”[36] e il Department of Energy (DoE) decise di declassificare diversi anni fa alcuni aspetti per il motivo che ricercatori di altri paese stavano pubblicando risultati che duplicavano quelli del Livermore. L’articolo si concludeva osservando che molte di queste ricerche erano destinato ad anticipare appunto la costruzione del grande impianto di fusione inerziale di nuova generazione, cioè proprio la NIF, che fin dal progetto iniziale “avrebbe sostenuto non solo studi per la generazione di energia, ma anche lavoro legato con l’affidalità delle armi nucleari. Un gruppo di protestatari dell’area del Livermore sono intervenuti contro l’impianto perché potrebbe consentire anche la progettazione di armi nucleari nuove”.[37]

 

ALCUNE RICADUTE

 

Citiamo adesso alcune ricadute queste ricerche. Il ruolo della corporazione scientifica la si vide in modo eclatante, nel 1983 nel progetto della Strategic Defence Initiative (SDI, le famigerate Guerre Stellari): Reagan non avrebbe potuto certo potuto inventarselo se non ci fosse stata la lobby scientifica del complesso militare-industriale ad elaborare questo progetto, che fosse concretamente realizzabile o meno.

 

Le implicazioni dello Statuto assunto da questi settori di ricerca emergono chiaramente per i progetti legati alla fusione nucleare. Prima si è accennato alla NIF. La Francia sviluppa un progetto analogo, il Mégajoule, in cui i laser che dovrebbero provocare il sconfinamento inerziale sono addirittura 240: ed è significativo il fatto che il Commissariat à l’énergie Atomique svolge un’opera che potrebbe definire di “seduzione” tra la corporazione scientifica vantando che questa struttura sarà dedicata in parte a ricerche civili.[38] Un evento significativo, è stato il successo della Francia dopo un lunghissimo braccio di ferro con il Giappone , nell’aggiudicarsi il progetto del nuovo reattore a fusione ITER: pochi han no commentato le implicazioni e gli interessi militari del costoso progetto, difficilmente spiegabile altrimenti, visto che la sua realizzazione richiederà come minino 8 anni e in ogni caso l’eventuale sfruttamento dell’energia da fusione non tarderà meno di vari decenni, mentre il picco della produzione di petrolio incombe con tempi ben più brevi.

 

 

LE NUOVE FRONTIERE DELLA PROLIFERAZIONE DOPO IL 1990

 

 

Quello che viene definito il “crollo dell’URSS” (eufemismo per dire aperta e dichiarata restaurazione del Modo di Produzione Capitalista da parte dei revisionisti al potere) e la fine della cosiddetta “Guerra Fredda” aprirono grandi speranze che le armi nucleari fossero diventate obsolete e che la loro pur graduale eliminazione fosse ormai solo questione di tempo. Ma alla fine del decennio queste speranze si erano dileguate e la situazione si presentava in modo molto diverso, come è stato confermato dal fallimento della VII Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione del maggio 2005, e in particolare dall’atteggiamento cinico e sprezzante tenuto dagli USA, i quali hanno preteso di cancellare gli impegni di disarmo assunti negli anni precedenti. Washington è passata dichiaratamente da una linea di “non proliferazione” ad una di controproliferazione, sostenendo di non potere ottemperare agli obblighi di disarmo (riconosciuti come tali anche da un parere della Corte internazionalizzazione di Giustizia del 1966) finché non verrà impedito in modo assoluto ad altri paesi di dotarsi di armi nucleari. Ma l’Iran e la Corea del Nord non sono altro che pretesti evidenti per non eliminare le armi nucleari (9.000 testate nucleari non servono cero contro questi paesi!): le funzioni di controllo della proliferazione non dovrebbero spettare agli USA, al gendarme mondiale dell’ordine imperialista, ma al limite per quanto questi enti internazionali possano valere all’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica (IAEA).

 

Ma il punto più grave e meno noto è che gli USA (e con essi gli altri Stati nucleari – che sia per emulazione e collaborazione, o per reazione – stanno compiendo uno sforzo enorme per riuscire a realizzare armi nucleari di concezione completamente nuova – di “Quarta generazione” – di potenza molto piccola, che superino i limiti delle testate tradizionali – massa critica, alta radioattività residua) e possano quindi divenire armi da campo di battaglia, cancellando la fondamentale distinzione tra guerra nucleare e guerra convenzionale, senza violare i trattati esistenti. A questo proposito occorre ricordare che tutti i trattati contemplano solo armi basate sulla reazione a catena nell’uranio e nel plutonio, e diverrebbero quindi inoperanti di fronte ad armi basati su meccanismi diversi.

 

 

                                                                   USO MILITARE DELL’ANTIMATERIA

 

 

Fin dall’inizio i militari vagheggiano la possibilità di utilizzare l’antimateria sia per innescare la fusione nucleare, sia per realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, che non richiedano una massa critica: se si riesce disporre di un quantitativo qualsiasi di antimateria, basta portarlo in contatto con un’uguale quantità di materia per liberare l’energia di annichilazione. Il problema di fondo consiste naturalmente nella possibilità di produrre dei quantitativi apprezzabili di antimateria. Può anche darsi che questa prospettiva sia ancora avveniristica: in ogni caso i militari USA sperano nella prospettiva di antiprotoni prodotti al CERN e spediti imbottigliati in trappole elettromagnetiche. Vi sono anche altre strade, come quella di realizzare strani atomi con un protone nel nucleo e un anti-protone al posto dell’elettrone esterno. Vi sono anche molte altre prospettive più complesse, molto avveniristiche che fanno capire ulteriormente le ricadute militari della ricerca fondamentale: una di esse consisterebbe nel formare “coppie di Cooper”[39] di antiprotoni, simili alle copie di elettroni nello stato superconduttivo non interagiscono con gli atomi circostanti; o nel generare con antiprotoni stati simili a quelli che gli elettroni formano nell’elio liquido. Un’ulteriore possibilità potrebbe essere offerta dal fatto, scoperto al CERN di Ginevra, che un antiprotone fermato da un nucleo di uranio genera tra 16 o 22 neutroni: questo abbasserebbe enormemente la massa critica per una reazione a catena.

Attualmente gli antiprotoni sono prodotti in tre grandi laboratori utilizzando grandi acceleratori di particelle: il CERN di Ginevra, il Fermi National Accelerator Center negli USA e il laboratorio di Serpuklov in Russia. Fasci molto intensi di positroni sono prodotti al Livermore. Esperimenti per produrre antimateria sono programmati alla NIF. Una nuova macchina è entrata in funzione al CERN, ottimizzata per trasferire antiprotoni in una trappola: con essi numerosi esperimenti sono condotti in laboratori europei e statunitensi. Il Giappone ha avviato un ambizione programma di ricerca sull’antimateria. I superlaser potranno probabilmente migliorare notevolmente i metodi di produzione dell’antimateria.

Si potrebbe, inoltre, citare, le possibili implicazioni, che per quanto futuristiche, sulla ricerca fondamentale per le applicazioni militari dell’antimateria. Le ricerche sulle alte energie indagano oggi uno stato super-eccitato della materia, un “plasma di quarks e gluoni”, motivandone l’interesse con l’obiettivo di riprodurre il plasma primordiale che componeva l’Universo al suo nascere. Ma questi studi presentano un’implicazione inevitabile (se non voluta): in questo stato della materia l’energia produce grandi quantità di coppie di particelle e antiparticelle, per cui la sua realizzazione e sul suo controllo potrebbero condurre a nuovi metodi molto efficienti per produrre antimateria su grande scala.

 

Si può deve osservare che, per quanto futuristiche e lontane possano apparire queste prospettive per gli specialisti di questi campi, i militari sembrano non trascurare nessuna possibilità: pensiamo solamente che una scienziata come Margherita Hack che fino all’altro si scagliava contro l’esistenza degli UFO[40] ma, invece, a quanto sembra che i militari statunitensi li prendano molto più seriamente!

 

 

E SE IL “GIOCATTOLO” SCAPASSE DI MANO?

 

 

In relazione agli sviluppi appena cennati, sullo studio e la realizzazione di armi nucleari di concezione completamente nuova, può essere opportuno osservare che probabilmente le cose non son sono andate proprio nel modo in cui erano state programmate. Soprattutto oggi, infatti, i rischi di proliferazione nucleare sono legati a questo statuto internazionale che essi hanno voluto dare a questi settori di ricerca, facendo leva sulle aspirazioni e la complicità della comunità scientifica internazionale. Chi può impedire, infatti, a un qualsiasi paese di impegnarsi, in nome del “progresso” e dello “sviluppo”[41] in ricerche sulla fusione nucleare, sui super-laser, sulle nanotecnologie o sui super-computer? Chi è in grado di controllare che queste ricerche non abbiano ricadute militari? La IAEA è abilitata solo ai controlli sulle tecnologie di arricchimento dell’uranio e si separazione del plutonio. Mentre attualmente, l’attenzione è puntata sulla Corea del Nord e fino all’altro ieri all’Iran che stanno facendo quello che il Brasile ha già fatto, senza tanto scandalo!, molto meno scalpore è stato fatto sulla rilevazione che la Corea del Sud aveva eseguito in segreto esperimenti di arricchimento dell’uranio,[42] gli arsenali dell’India e del Pakistan, e nessuno si preoccupa di paesi come la Germania e il Giappone che dispongono già  dei materiali ed del know how per realizzare armi nucleari in tempi brevissimi (la Germania in realtà le ha già costruite quando ha collaborato alla realizzazione dell’arsenale nucleare del Sudafrica, quello dell’apartheid per intendersi!), per non parlare dell’arsenale nucleare di Israele.[43]

 

 

 

IL RITORNO DELLA COMMISSIONE JASON

 

 

Poco dopo il “crollo dell’URSS” (tengo a ribadirlo che per crollo intendo dire aperta e dichiarata restaurazione del capitalismo da parte dei ceti dirigenti), gli USA hanno avviato dei giganteschi programmi nucleari militari (realizzazione di super-computer per simulare le esplosioni delle testate, la citata NIF per la fusione nucleare e moltri altri).

 

In questo nuovo quadro le attività della Commissione Jason sono divenute sono divenute nuovamente più visibili, quando essa ha sviluppato una serie di proposte volte nominalmente a conservare in stato efficiente l’arsenale nucleare strategico degli Stati Uniti in presenza di un trattato di messa al bando dei test nucleari dei test nucleari del 1996 (ancorché la sua ratifica sia stata bocciata dal Senato USA nel 1999, e siano quindi in regime di pura moratoria). I test venivano, infatti, utilizzati anche per verificare lo stato operativo delle testate con il passare del tempo e studiare il deterioramento dei loro componenti. La Divisione Jason ha preparato una serie di rapporti tecnici sui molteplici aspetti del problema,[44] che hanno contribuito a configurare un programma di mantenimento dell’arsenale nucleare, lo stockpile “stewrdship” program. Vi è chi contesta autorevolmente la reale natura del programma e i suoi scopi. Alcuni componenti della Divisione Jason ammettono che: “questo programma genererà una comprensione più profonda basata scientificamente dei processi che avvengono durante un’esplosione nucleare; questo servirà come un’appropriata sostituzione dei test nucleari sotterranei (…) Gli esperimenti continueranno sui molti componenti nucleari dei sistemi delle testate nucleari”.[45]

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI PROVVISORIE

 

 

Il ruolo della lobby scientifica può venire ulteriormente illustrato se ci si chiede come nascono gli stimoli per i progetti di nuove armi. Infatti, se i militari possono esprimere degli orientamenti, sono gli scienziati coloro che propongono davvero le innovazioni, o che propongono addirittura nuove missioni che necessitino di armi nuove: la loro capacità di interpretare i desideri dei militari (ma anche del potere economico) garantisce il loro ruolo ed illustra il rapporto di complicità con il potere.

 

C’è è un interrogativo, che dal mio modesto punto di vista bisogna porsi. Se la corporazione scientifica è fortemente legata alle classi dominanti, come si spiega la crisi che sta attraversando la ricerca non solo in Italia, ma a quanto pare in tutto il mondo, basta pensare solamente al fatto che la scienza moderna ha costituito uno dei fattori più potenti per promuovere l’accumulazione e l’economia capitalista, tanto che ad essa è attribuibile precisamente lo sviluppo di una scienza rigorosa e quantitativa nel mondo occidentale. Che cosa cambia oggi? L’idea, molto, preliminare che in tempi come quelli che stiamo vivendo, a fronte della crisi generale del Modo di Produzione Capitalista che dal 2007 si è accentuata, i meccanismi economici, si inceppano, le risorse scarseggiano, la competizione di paese emergenti come la Cina incalza, e i margini di profitto si riducono, i tradizionali servigi della scienza “libera” non hanno in molti casi un ritorno economico immediato come un tempo. La scienza  aveva costituito lo strumento privilegiato che, dopo il Grande Crollo, aveva consentito di operare la grande manovra – inaugurata dal New Deal rooseveltiano, ma attuata realmente nel dopoguerra, proprio grazie al grande incentivo che, come oggi, la guerra aveva fornito all’economia capitalista –   di tentare di superare la vocazione autodistruttiva del capitalismo, per evitare le crisi di sovrapproduzione attraverso una continua innovazione e l’allargamento delle possibilità di consumo delle classi lavoratrici,  dove vi fu nel secondo dopoguerra (e in particolare negli ’60 e ’70) una fase di pieno impiego ed alti salari.[46] Oggi, malgrado il ritmo dell’innovazione sia divenuto in molti campi frenetico esso sembra solo allontanare la minaccia, ma non superarla. Anche la scienza sembra aver perduto la su spinta propulsiva a fronte di meccanismi più spiccioli e ben più di corto respiro, come la precarizzazione del lavoro e l’abbattimento del suo costo, con manovre come lo spostamento della produzione in paesi in cui lo sfruttamento della forza lavoro è a livelli selvaggi.

 

Nel contesto di questi cambiamenti, anche il ruolo della scienza e della ricerca scientifica e tecnologica sembrano cambiare profondamente. Sembra che sia passato il tempo della ricerca “libera”: che cerca finanziamenti per i propri programmi di ricerca sa bene che vengono richieste perentoriamente garanzie di ricadute applicative il più breve possibile.  Allo stesso modo vengono posti limiti strettissimi all’argomento del organico del personale (che almeno in Italia è destinato a contrarsi spaventosamente per l’avvicinarsi dei limiti di età del personale esistente). In altre parole, abbassare i costi e ridurre gli impegni a lungo termine sembrano oggi obiettivi ben superiori a quello dell’innovazione tecnico-scientifica.[47]

 

In questo contesto rimangono ovviamente settori di ricerca per loro natura privilegiati, in primo luogo la ricerca militare, legata quella “economia fi guerra” su cui sembrano puntare le economie dei paesi cosiddetti “avanzati”. Ma in tutti gli altri settori imperversano flessibilità e precarizzazione, che consentono un controllo più diretto ed efficace ed una riduzione dei costi.

 

Bisogna fare alcune considerazioni sull’isteria dei mass media nei confronti dell’aumento delle spese militari da parte di Trump, essi fanno finta di ignorare che l’espansione del militarismo USA, è una scelta fatta da tutti i predecessori di Trump.

Si vuol far finta di ignorare che il militarismo è una caratteristica strutturale dell’imperialismo.

 

   Sotto Bill Clinton il bilancio di guerra è aumentato da 302 miliardi di dollari nel 2000 a 313 miliardi nel 2001. Sotto la presidenza di Bush (Jr.) la spesa militare è passata da 357 miliardi di dollari nel 2002 a 465 miliardi nel 2004, fino a 621 miliardi nel 2008. Sotto la presidenza Obama (il “Nobel per la pace”), la spesa militare è salita da 669 miliardi nel 2009 a 711 miliardi nel 2011 e poi è sceso a 596 milioni nel 2017. Attualmente, Trump, ha chiesto un aumento a 650 miliardi per il 2018. [48]

 

Bisogna osservare il fatto che il budget militare di Obama nel 2017 escludeva i costi sostenuti da ministeri del governo “connessi alla Difesa”, tra cui l’aumento di 25 miliardi per il programma nucleare del Ministero dell’Energia. Il totale complessivo voluto da Obama per le spese militari nel 2017 ammonta a 623 miliardi di dollari ovvero 30 miliardi in meno alla proposta di Trump. Inoltre, la spesa militare di Obama per Overseas Contingency Operations (OCO) (Operazione di contingenza d’otremare), è esclusa dai preventivi annuali di bilancio, e comprende i costi delle guerre degli USA in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Libia e numerosi altri paesi, che sono saliti alle stelle durante il suo mandato. Obama ha superato la spesa militare di Bush (Jr.) di oltre 816 miliardi di dollari.[49]

 

Perciò, contrariamente da quanto sostenuto dai masse media, l’aumento chiesto da Trump è in linea con la tendenza del predecessore democratico. Questo è un dato evidente che da parte della Borghesia Imperialista USA vuole che gli Stati Uniti rimangano il paese dominante a livello mondiale. Mentre il bilancio di Obama nel 2017 includeva 7,5 miliardi di dollari per £operazioni anti ISIS” e 8 miliardi per la guerra informatica e il “controterrorismo” (in sostanza per aumentare il loro terrorismo), l’incremento più significativo è stato per aerei invisibili, sottomarini nucleari e portaerei, puntati chiaramente contro la Russia, la Cina e l’Iran, la marina e l’Aviazione hanno ottenuto tre quarti del bilancio.

 

Sotto Obama, la corsa alle armi da parte degli USA non era diretto contro i “gruppi terroristi” (eufemismo per dire chiunque a vari livello sia di ostacolo all’imperialismo USA), ma contro la Russia e la Cina. La politica dell’imperialismo USA era tende nel far fallire il rilancio della Russia come nazione e come potenza economica, politica e militare, in modo da relegarla al vassallaggio del decennio pre-Putin. La CIA e la feroce campagna del Partito Repubblicano contro Trump si basa sulle sue aperture sulla Russia. Chi porta avanti questa campagna ritiene che la politica che aveva enunciato Trump rischierebbe di minare l’intera struttura dell’imperialismo USA basato sul predomino nel campo militare.

 

L’aumento delle spese militari da parte di Trump, potrebbe essere interpretata come una sorta di “merce di scambio” nel suo piano di espansione delle opportunità economiche USA: fare affari con la Russia, rinegoziazione del commercio con la Cina, l’Asia orientale (Singapore, Taiwan e Cora del Sud) e la Germania, ognuno dei quali detiene parte dell’enorme deficit commerciale annuale degli USA dell’ammontare di trilioni di dollari.[50]

 

L’Esercito è, invece, pro-Trump e favorisce la sua concezione per le guerre regionali in vista di vantaggi economici.

 

La politica di Trump si basa sull’esportazione di prodotti e la conquista di mercati mentre prova ad attrarre il capitale delle multinazionali a rientrare negli USA per reinvestire i profitti nel mercato interno (attualmente oltre 1000 miliardi sono all’estero). Egli ceca di opporsi alla politica delle precedenti amministrazioni che favorivano le alleanze economiche e militari che hanno aumentato il deficit commerciala degli USA e il debito.

 

Il suo obiettivo è quello di obbligare l’Europa occidentale a sostenere una quota maggiore della NATO (e quindi ridurre la dipendenza dell’Europa dalle spese militari degli USA).

 

Obbiettivo che è stato rifiutato sia dai democratici che dai repubblicani.

 

Ogni piccolo passo di Trump nel miglioramento delle relazioni con la Russia ha suscitato le ira di entrambi i partiti che sono fermi alla gestione unipolare da parte degli USA.

 

Negli USA è in atto uno scontro all’interno della classe dominante.

 

Il negli USA è profondamente radicato all’interno degli apparati dello Stato. Tale apparato include le 17 agenzie di intelligence (eufemismo per dire spionaggio e terrorismo), i dipartimenti di propaganda, l’Air Force e la Marina, come il settore high tech e le élite capitalistiche commerciali che hanno beneficiato delle importazioni straniere e della manodopera qualificata straniera a basso costo a scapito dei lavoratori degli Stati Uniti. I risultati che ha portato questo tipo di politica è decisamente disastrosa per le masse popolari statunitensi: guerre disastrose, diminuzione dei salari, il deterioramento del tenero di vita della popolazione e il trasferimento di posti di lavoro ben pagati all’estero.

 

La politica che intenderebbe portare avanti Trump è molto più sfumata: egli cerca di usare il potere militare per rafforzare il mercato del lavoro nazionale e garantire il sostegno di massa all’intervento economico d’oltremare.  Ha il grosso problema che non è riuscito a consolidare il suo potere all’interno dell’apparato dello Stato. Mentre la vittoria elettorale gli ha consegnato solo la presidenza. Bisogna tenere conto che il governo è solo un aspetto del potere dello Stato, che rimane vulnerabile, ed esposto a un’erosione perfino a una cacciata.

 

Per questo motivo, attualmente Trump, è sulla difensiva, e la sua politica è a brandelli.

 

Per capire ulteriormente e sintesi la situazione attuale bisogna tenere conto di alcuni fattori oggettivi:

 

  1. Più si accentua la crisi generale del capitalismo e più lo Stato imperialista dominante (gli USA) diventa aggressivo per cercare di mantenere la supremazia politico-militare mondiale in funzione dei profitti delle multinazionali.
  2. Più aumentano le tensioni tra i paesi imperialisti concorrenti per assicurare quote di profitto sui mercati mondiali e più la guerra commerciale tende a trasformarsi in una nuova guerra interimperialista per la spartizione dei mercati mondiali.
  3. La guerra rappresenta una valvola di sfogo per le contraddizioni del Modo di Produzione Capitalistico, poiché essa distrugge i mezzi di produzione i mezzi di produzione eccedenti e, quindi, con tali distruzione cerca di aprire la strada ad un nuovo periodo di accumulazione capitalistica.  o la rivoluzione fermerà la guerra, o la guerra farà sorgere la rivoluzionemao tsetung       
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[1] È certamente sbagliato il pensiero di molti scienziati che ritengono che il loro pensiero sia “superiore”, però non si deve negare che sia dotato di uno speciale potere.

 

[2] I nuovi cicli produttivi (con la massima flessibilità dei lavoratori) sono tecnologicamente concepiti in modo che per funzionare impongono ai lavoratori stress psico-fisici sempre più frequenti. La struttura della vita urbana finalizzata alla vita individuale ne aggrava poi le conseguenze. Neurologi e psichiatri favoriscono la ricerca di soluzioni individuali e artificiali a questi problemi: sedativi, sonniferi e psicofarmaci.

 

[3] Lazare Nicolas Marguérite Carnot (1753 – 1823). Generale, matematico, fisico e politico francese.

 

[4] Fritz Haber (1868 –1934). Chimico tedesco.

 

[5] Walther Hermann Nernst (1864–1941). Chimico tedesco. Aiutò ad affermare il moderno campo della chimica fisica, contribuì all’elettrochimica, alla termodinamica, alla chimica dello stato solido e alla fotochimica. Egli è inoltre conosciuto per aver scoperto l’equazione di Nernst.

 

[6] D. Oullet, Franco Rasetti, Physicien et Naturaliste  (il a Dit  Non à la Bombe), Qebec,  Guerin, 2000. G. Battimelli, Rasetti tra neutroni e trilobiti, Sapere, agosto 2001, pp. 22-25

 

[7] Letture utili che possono aiutare a dare un idea del rapporto complesso tra scienziati e classe dominante: a. Baracca,

 

[8] Altre società, con una diversa struttura economica e un diverso ordinamento, non ebbero la necessità di sviluppare una scienza di questo tipo (si veda ad esempio la monumentale opera di Needham su Scienza e Società in Cina, ma il discorso vale anche in altri casi). Questa constatazione non implica un giudizio di valore, o di superiorità di una cultura rispetto a un’altra: oggi da più parti si cominciano ad apprezzare i vantaggi di concezioni e pratiche scientifiche che si basano sui criteri di equilibrio ed armonia con la natura, anziché di modificazione e sfruttamento.

 

[9] G. Wise, The science-technology: spiral: innovation of science and technology in General Electric Research, 1909-1955, 1977 Annual Meeting of History of Science Society, Dallas, Texas, 28 dicembre 1977, Kendall Birr, Pioneering in Industrial Research, Washington, DC, 1957, R.W. Seidel.

 

[10] L. h. Hoddeson. The emergence of basic research in the bell Telephone System 1875-1915,

Settori con ricadute tecnologiche

[11] d. Shapley, Jason division: defence consultants who are also professors attached, Science, 2 febbraio 1973, pp. 459-462; B. Vitale, The Physicists, Napoli, Liguori, p. 379.

 

[12] La simbologia è evidente. Il vello d’oro secondo la mitologia greca, il vello (che era un manto di pecora o di ariete) d’orato, un ariete capace di volare.

 

[13] http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?=News&file=printe&sid=5934

 

[14] I raggi cosmici sono particelle energetiche provenienti dallo spazio esterno, alle quali è esposta la Terra e qualunque altro corpo celeste, nonché i satelliti e gli astronauti in orbita spaziale. La loro natura è molto varia (l’energia cinetica delle particelle dei raggi cosmici è distribuita su quattordici ordini di grandezza), così come varia è la loro origine: il Sole, le altre stelle, fenomeni energetici come novae e supernovae, fino ad oggetti remoti come i quasar.

 

[15] Nel 1947 tre giovani fisici italiani Conversi, Pancini e Piccioni, a Roma, eseguirono un esperimento fondamentale, eseguirono fondamentale, nel quale mostrarono che il mesone scoperto da Anderson presentava un’interazione troppo debole per poter essere identificato con il mesone responsabile dell’interazione nucleare ipotizzato da Yukawa. Nello stesso anno l’enigma cominciò a chiarirsi quando Powell e Occhialini (altro fisico italiano, fuoriuscito nel ventennio fascista) scoprirono sempre nei raggi cosmici una nuova particella, di massa simile a quella del muone, ma dotata di interazione forte, chiamata in seguito pione.

 

[16] Per Big Science bisogna intendere un progetto di ricerca che richiede finanziamenti notevoli e distribuiti su lunghi archi di tempo, gruppi numerosi e coordinati di scienziati e tecnici, grandi laboratori dotati di apparecchiature spesso costruite appositamente per il progetto.

In genere gli storici fanno nascere la Big Science con la Seconda guerra mondiale, e in particolare con il Progetto Manhattan (varato dagli Stati Uniti nel 1942-45) che, sotto la guida di J.R. Oppenheimer, concentrò a Los Alamos centinaia di fisici, chimici, ingegneri e tecnici altamente qualificati per realizzare la bomba atomica. Ma la figura dello scienziato che lavora da solo o in piccoli gruppi aveva cominciato a tramontare ben prima. Su una precedente proposta dell’astronomo E. Halley di migliorare la misura della distanza fra la Terra e il Sole approfittando dei transiti del pianeta Venere davanti al disco solare, nel 1761 partirono una missione francese verso l’isola di Pondicherry in India e due missioni inglesi, la prima diretta all’isola di S. Elena, la seconda all’isola di Sumatra. Altri scienziati osservarono il transito dall’Europa e dalla Siberia e iniziative simili, di osservazioni di gruppi organizzati di scienziati, si ripeterono per i transiti del 1769, del 1874 e del 1882. Si può considerare un pioniere della Big Science anche N. Bonaparte, che nel 1798 partì per la campagna d’Egitto con un folto gruppo di oltre 150 scienziati, tra i quali spiccava il matematico J. Fourier. Le stesse società scientifiche, sorte in varie nazioni a partire dal Seicento, prefigurano le collaborazioni interdisciplinari della Big Science. Un primo esempio moderno di iniziativa civile promossa in questo ambito fu l’organizzazione dell’Anno geofisico internazionale (1957-58).

L’esplorazione dello spazio annovera molte iniziative con caratteristiche da Big Science. Al lancio del primo satellite artificiale russo, lo Sputnik, avvenuto il 4 ottobre. 1957, gli Stati Uniti reagirono con il Programma Apollo, che portò allo sbarco di astronauti sulla Luna tra il luglio 1969 e il dicembre 1972. Al Programma Apollo, costato circa. 25 miliardi di dollari dell’epoca, collaborarono migliaia di persone tra scienziati e tecnici. Quasi tutta l’esplorazione del Sistema Solare attuata da Stati Uniti, Russia ed Europa con navicelle automatiche (Pioneer, Venera, Voyager, Viking, Giotto, Galileo, Cassini-Huygens ecc.) si caratterizza come Big Science. Ne è espressione anche la stazione spaziale ISS (International space station), che nasce dalla collaborazione tra Stati Uniti, Canada, Europa, Russia e Giappone e resterà in orbita intorno alla Terra fino al 2015-20.

Dagli anni Settanta del 20° secol la fisica ha assunto le caratteristiche di Big Science per eccellenza. La ricerca di base nucleare e subnucleare si è concentrata in pochi colossali laboratori: negli Stati Uniti quelli di Stanford, Berkeley e il Fermilab di Chicago; in Europa il CERN a Ginevra, i laboratori di Dubna e Novosibirsk in Russia. In questi centri operano migliaia di ricercatori e vengono utilizzate apparecchiature imponenti. La stagione dei grandi acceleratori di particelle è stata inaugurata dall’acceleratore lineare LINAC (Linear accelerator) di Stanford, lungo 3 km, completato nel 1966. Al CERN si sono susseguiti l’SPS (Super proton synchrotron), un anello di magneti lungo 7 km che nel 1983 permise a Carlo Rubbia, affiancato da un gruppo di ca. 400 fisici, di scoprire le particelle W+, W e Z0, il LEP (Large electron positron) per la collisione di elettroni e protoni, lungo 27 km, e l’LHC (Large hadron collider), dal costo previsto di 2 miliardi di euro, che sarà attivo dal 2007 o 2008 per la collisione di adroni. Al prossimo acceleratore, ILC (International linear collider), in progetto per il 2015, contribuiranno Stati Uniti, Europa, Russia e nazioni asiatiche. Anche la ricerca sulla fusione nucleare è approdata al progetto mondiale ITER (International thermonuclear experimental reactor), con sede a Cadarache in Francia, che sarà operativo tra il 2015 e il 2040 e comporterà investimenti per ca. 10 miliardi di euro. In astronomia sono imprese da Big Sciencesupertelescopi come il VLT (Very large telescope) realizzato dall’Osservatorio dell’Europa meridionale, i due telescopi Keck di Mauna Kea (isole Hawaii) e i futuri supertelescopi da 30-50 metri in progetto per il 2020.

 

[17] Anche se non ha avuto grande impatto sul piano generale, i cubani fecero la scelta di non sviluppare la fisica delle alte energie, ma la fisica dello stato solido.

 

[18] L’esempio del CERN è eclatante, ma si può ricordare che anche nei paesi dell’America Latina le scelte di ricerca e di sviluppo seguirono quelle della fisica nucleare e delle alte energie, che non ebbero quindi sensibili ricadute sullo sviluppo sociale e produttivo.

 

[19] Per le complesse complicità della classe dominante degli USA con la Germania, bisogna ricordarsi che sin dai tempi del nazismo (e ovviamente dopo la guerra), una lettura consigliabile la lettura di un saggio agile ed avvincente di Jacques R. Pauwels, Il mito della Guerra Buona, Datanews, 2003.

 

[20] Un’antiparticella è una particella elementare che, rispetto a un’altra particella, è caratterizzata dalla stessa massa da numeri quantici, come carica elettrica o numero barionico, ecc. opposti. Ad esempio, il positrone, antiparticella dell’elettrone, ha la sua stessa massa ma carica elettrica opposta. Alcune particelle, come il fotone, hanno carica elettrica e altri numeri quantici tutti nulli. In questi casi, particella e antiparticella coincidono. Ciò non è vero per tutte le particelle elettricamente neutre. Ad esempio, l’antineutrone e il neutrone sono particelle diverse poiché hanno numero barionico diverso da zero. Le antiparticelle sono prodotte nelle interazioni tra particelle con la trasformazione di energia in massa, come previsto dalla teoria della relatività. Ad esempio, nelle reazioni nucleari, nell’interazione dei raggi cosmici. Con i nuclei delle molecole presenti in atmosfera, o in interazioni prodotte da acceleratori di particelle. L’antimateria interagisce molto velocemente se viene a contatto con la materia ordinaria che le circonda con un fenomeno chiamato annichilazione nella quale la massa della particella e dell’antiparticella che interagiscono si trasforma di nuovo in energia. Per questo motivo, quando creata in laboratorio, l’antimateria resta osservabile solo per tempi molto brevi.

 

[21] A. Schuster (1898). Potential Matter. —A Holiday Dream, Nature.

 

[22] E. R. Harrison, Cosmology: The Science of the Universe, 2nd, Cambridge University Press.

 

[23] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_giugno_09/antimateria-record-durata-

 

[24] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_agosto_25/ams-caccia-antimateria

 

[25] Tenendo conto che tesi dell’avvenimento della costituzione dell’Universo attuale attraverso il Big Bang è contestata da molti fisici. Dal mio modesto punto di vista da addito e fiato a tesi creazionistiche di un essere divino che ha formato l’esistente.

 

[26] In cosmologia il termine materia oscura indica quella componente di materia che si manifesta attraverso i suoi effetti gravitazionali, ma non è direttamente osservabile. Il concetto di materia oscura ha senso solo all’interno dell’attuale cosmologia basata Big Bang; infatti, non si sa altrimenti spiegare come si siano potute formare le galassie e gli ammassi di galassie in un tempo così breve come quello osservato. Non ci si spiega inoltre come le galassie, oltre a formarsi, si mantengano integre, anche se la materia visibile, composta da barioni, non può sviluppare abbastanza gravità per tale scopo. Anche da questa prospettiva il concetto di materia oscura ha senso solo all’interno dell’attuale modello standard che prevede come unica forza cosmologica quella gravitazionale; se il Modello Standard risultasse errato, non si avrebbe necessità di materia oscura, dato che non si ha alcuna evidenza sperimentale se non le violazioni di un modello matematico.

 

[27] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_agosto_25/ams-caccia-antimateria.

 

[28] Focus N. 5/2008.

 

[29] Nell’acceleratore LHC le particelle subatomiche (protoni) si scontreranno tra loro ad altissime energie, per consentire lo studio delle leggi fondamentali della fisica.

 

[30] Metro, 10.10.2011.

 

[31]  Fu in larga parte originata da scelte economiche e politiche adottate dalle potenze occidentali. Mentre l’Unione Sovietica avviava nella propria zona una radicale riforma agraria e la nazionalizzazione della gran parte delle industrie, gli Stati Uniti si accordarono con i loro alleati per estendere il programma di aiuti straordinari – il Piano Marshall – alle zone occidentali della Germania. Tale decisione venne ufficializzata nel marzo del 1948 a Londra dalla Conferenza delle potenze occidentali che stabilì la partecipazione della Germania all’Autorità internazionale per il controllo della Ruhr, da cui venne esclusa l’URSS, e auspicò la formazione di istituzioni politiche che permettessero l’autogoverno del paese.

Il pretesto che dette avvio al blocco fu la decisione degli alleati occidentali di estendere a Berlino Ovest la riforma monetaria che prevedeva l’introduzione del nuovo marco occidentale, non prima di avere cercato un compromesso con i sovietici. Questi ultimi, dopo avere introdotto il loro marco e averne provocatoriamente chiesto l’adozione anche a Berlino Ovest, nel mese di giugno interruppero il traffico ferroviario, terrestre e fluviale tra la città e la Germania occidentale. Il completo isolamento dei settori occidentali dai rifornimenti alleati avrebbe potuto spingere gli occidentali, secondo le previsioni sovietiche, a lasciare Berlino. Tuttavia, la rappresaglia di Mosca fu inaspettatamente aggirata dagli occidentali, che con un estenuante ponte aereo continuarono a rifornire la città con circa 8000 tonnellate di merci al giorno. La moneta di scambio per l’interruzione del blocco era la rinuncia degli occidentali a promuovere la costituzione di un governo per la Germania Ovest. Ma i sovietici non ottennero ciò a cui ambivano, poiché per gli Stati Uniti resistere alla prova di forza significava dimostrare la loro capacità di respingere i disegni di supremazia sovietica in Europa

 

[32] Per fare un esempio poco noto, a Cuba venne presentata nel 1956 con grande pompa un programma fotocopia di introduzione dell’energia nucleare, che naturalmente finì in nulla.

 

[33] L’optoelettronica è quella branca dell’elettronica che studia i dispositivi elettronici che interagiscono con la luce e le loro applicazioni, facendo da interfaccia tra il dominio elettrico e quello ottico e viceversa; In questa definizione il termine luce va inteso in senso lato e include radiazioni elettromagnetiche non percepibili all’occhio umano come raggi gamma, raggi X, radiazione ultravioletta e radiazione infrarossa. In genere l’optoelettronica è considerata una branca della fotonica.

 

[34] Robert Gillette, laser fusion: an energy option, but weapons simulation is firrst”, Science, vol. 188 (4 aprile 1975), pp. 30-34.

 

[35] Ray E. Kidder, Problems with the stoockpile stewardship, Nature, Vol. 386,17 aprile 1996, p. 646.

 

[36] Barbara Goss Levi, Veil of secrecy is lifted from parts of Livvermore’s laser fusion program

 

[37]                                                                    C.s.

 

[38] Luc Allemand, Mégajoule: le plus gros laser du mond, la Recherche, n. 360, gennaio 2003, pp. 60-67

 

[39] Una coppia di Cooper, dal nome del fisico Leon Cooper, è uno stato legato fra due elettroni (ovvero anche fra due lacune) che si può realizzare grazie all’intervento di una qualche interazione attrattiva, tale da vincere la forza elettrostatica repulsiva fra le due particelle. I due elettroni legati si comportano non più come fermioni, ma come un bosone. Le coppie di Cooper sono alla base della spiegazione del fenomeno della superconduttività. Nella superconduttività convenzionale, o superconduttività BCS, l’interazione attrattiva fra i due elettroni è data dallo scambio di un fonone.

 

[40] A voler essere precisi pur negando la realtà degli UFO ha sempre ribadito della possibilità di vita extraterrestre http://www.lastampa.it/2013/06/29/multimedia/scienza/gli-extraterrestri-raccontati-da-margherita-hack-0OO1c0z7fh0lVEjBOlER4O/pagina.html

D’altronde il termine UFO è un altro acronimo senza significato in italiano! Nei paesi in lingua spagnola si chiamano OVNI, oggetti volanti non identificabili.

 

[41] C’è sempre da chiedersi quale progresso e quale sviluppo.

 

[42] http://autori.fanpage.it/il-pericolo-di-una-corea-del-sud-nucleare/

 

[43] http://www.peacelink.it/pace/a/4536.html   https://aurorasito.wordpress.com/2016/07/29/la-verita-su-arsenale-nucleare-segreto-di-israele/

 

[44] Vedere ad esempio Sidney Drell, Raymond jeanlos, Bob Peurifoy, Maintaining a nuclear deterrent under the test ban treaty, Science, VOL. 283, 19 FEBBRAIO 1999, PP. 1119-1120, nota 5.

 

[45]  Vedere ad esempio Sidney Drell, Raymond jeanlos, Bob Peurifoy, Maintaining a nuclear deterrent under the test ban treaty, Science, VOL. 283, 19 FEBBRAIO 1999, PP. 1119, nota 4.

 

[46] Voglio precisare che questo benessere dei lavoratori non è stato un fattore automatico dello sviluppo economico, ma un sottoprodotto della lotta di classe rivoluzionaria (e da non dimenticare che umo dei fattori decisivi è stato la presenza di un campo socialista).

 

[47] Non è che uno dei tanti esempi di quanto i rapporti di produzione capitalisti diventano un freno allo sviluppo delle forze collettive.

 

[48] http://www.resistenze.org/sito/te/pe/im/pimhd03-019065.htm

 

[49]                                                   C.s.

 

[50] Senza scordare che la Cina detiene la grossa parte del debito USA, solo nel 2014 pechino aveva 2.317 miliardi di dollari (http://www.repubblica.it/economia/2014/01/16/news/in_cina_il_debito_degli_stati_uniti_pechino_ha_1_317_miliardi_dollari-76113399/ ) superato nel 2016 dal Giappone (http://www.corriere.it/economia/16_dicembre_16/debito-usa-giappone-supera-cina-diventa-primo-creditore-6e5788a0-c3a6-11e6-951e-edbed16731f0.shtml ).

IL MARXISMO E LA MORTE

•aprile 3, 2017 • 1 commento

 

 

La morte è la fine della vita. Questa frase si trova ripetuta neri dizionari, si legge nei dizionari, fa parte di un lessico diffuso e popolare. La morte è pure indicata come la cessazione assoluta dell’essere vivente.

Sulla morte, evento serio e ineludibile, l’umanità ha portato da sempre la sua riflessione per cercare di capire, orientarsi, assumere atteggiamenti, prendere decisioni. Un materiale copiosissimo si è così accumulato nel tempo, partendo da molte versanti, compreso quello che si richiama al marxismo. Bisogna riconoscere che tra i marxisti (più che di Marx) c’è stata una interpretazione della morte che si raccordava con il materialismo settecentesco. Ciò è dipeso dal fatto che, a livello interpretativo generale, a lungo si è identificato ogni aspetto della realtà con la materia, anche se gli individui venivano risolti nella materia universale, ma nella specie umana nel perenne avvicendarsi delle generazioni con il conseguente sperato e auspicato avvento alla fine di una generazione felice e riconciliata fine di una generazione felice e riconciliata.

Una lettura delle opere di Marx può e deve portare a un’interpretazione diversa e particolarmente feconda della morte. L’avvio di questa interpretazione può essere lo scritto di Marx che ha per titolo per la critica della filosofia del diritto di Hegel.  Nella Introduzione, senza evocare in termini espliciti la morte, Marx sostiene che è “compito della storia, una volta scomparso l’al di là della verità quello di ristabilire la verità dell’al di qua”. Con il corso letteralmente molto prezioso a una espressione antica, Marx qualifica la sfera dell’al di qua come una “valle di lacrime”. Già come nel mondo antico, in particolare la cultura greca, che Marx conosceva benissimo e apprezzava molto, negli esponenti più inclini al pessimismo, come ad esempio Empedocle,[1] aveva definito questo mondo come un “campo di sventura”.

Ma è nel contesto giudaico-cristiano che la concezione di questo mondo, dell’al di qua, come una valle di lacrime trova la sua ampia e significativa diffusione. Nel salmo biblico 83 v 7 si parla di un passaggio, un transitare per la valle del pianto, ma è soprattutto in una delle preghiere più antiche e recitante nella chiesa cattolica che il termine e la tematica si ripropongono.

Nel “salve regina” i fedeli invocano Maria “gementi e piangenti” (gementes et flentes) in questa valle di lacrime. Dall’alto, dall’al di là, appunto, si aspetta se non proprio la liberazione, almeno il conforto misericordioso.

Non manca certo nel mondo religioso e segnatamente cristiano l’impegno per alleviare i dolori che gravano sulla umanità in quella valle di lacrime. Già il filosofo Kierkegaard scriveva che la persona seria e riflessiva comprende davanti alla morte, paragonabile alla notte, “che la vita è il giorno” e che “se non si può lavorare di notte, si può operare di giorno”.  Così riguardata, scrive sempre il filosofo danese “la morte diventa una sorgente di energia pari a nessun altra, essa rende vigilanti come niente altro… il pensiero della morte esercita un benefico impulso… fa nascere una tensione, come in un arco che si tende”.[2] Vero è questa tensione, capace di vincere le diseguaglianze, deve terminare per Kierkegaard su un piano prettamente religioso. Resta su un piano prettamente religioso. Resta pur sempre valido il messaggio che la morte può e deve spingere a operare, a non restare inermi, ad accontentarsi, per così dire, della uguaglianza che si attua nella tomba, la quale per altro, segnala e comporta fino all’ultimo in superfice differenze e disparità, come conclamano i mausolei da una parte e dall’altra le nude tombe dei poveri. Quindi con la morte “tutto è finito” ma per altro verso tutto può ricominciare.

Anche in tempi a noi più vicini, una personalità eminente del mondo eminente del mondo cattolico, come il cardinal Martini, che ricordava che “troppo spesso ai mali dell’umanità e non siamo attenti e non siamo attenti al fratello che ci vive accanto, uscio a uscio”.[3]

Si potrebbe obiettare che ai mali dell’umanità non si pensa mai troppo e soprattutto da parte della Chiesa Cattolica che certamente non sempre denuncia e soprattutto opera contro i mail dell’umanità, anzi ci sguazza e si arricchisce nel senso pecuniario del termine.

Nella realtà, spesso e volentieri nell’ambito religioso, più che una spinta e un impegno la morte viene accettata liberatorio in sé e per sé, un passaggio insomma che introduce nel mondo dell’al di là, dove si crede ci sia la vera e perenne vita.

Ambrogio vescovo di Milano, in tempi non facili diceva ai fedeli nelle chiese “con la morte non si perde la vita, ma si passa a cose migliori (ad meloria transfeertur)”.

Molti altri richiami si potrebbero fare, soprattutto quelli che sottintendono una specie di rassegnazione di fronte alla morte: atteggiamento questo maturato sovente sulla base di sforzi per un cambiamento risultati vani, una rassegnazione risultata poi risultata funzionale al mantenimento delle diseguaglianze e perciò alimentata e sostenuta delle classi dominanti.

Il messaggio di Marx punta decisamente sull’al di qua. Nella valle di lacrime bisogna operare perché l’essere umano non sia “un essere, derelitto, spregiato”. Se così avviene, come di fatto avviene, non c’è già in atto un processo di morte? Nella valle di lacrime il capitalismo consuma il dramma che porta alla disumanità che si può definire una mortalità prolungata. Nel Capitale Marx analizza in pagine che hanno il sapore moderno dell’inchiesta, della situazione di lavora e per questo incontra la morta. Nei distretti ceramieri inglesi la vita dei lavoratori, denunciavano i medici inglesi dell’epoca è straordinariamente breve, i lavoratori del settore vasai “vivono per poco tempo; relazioni e indagini sulle fabbriche inglesi parlano di diffuse sofferenze corporali e morti precoci della popolazione operaia. Situazioni di tempi andati e lontani? Non pare proprio se si guarda alla mortalità sul lavoro dei tempi nostri, in Italia e nel mondo intero. Di fronte ai guasti e alle tragedie di morte e sofferenze, imputabili al sistema capitalista, si impone per i comunisti un impegno politico di alto profilo.

   Parlare di morte dunque deve diventare rivoluzionario.

 

 

 

 

BREVI NOTE SUL SACRIFICIO

 

Il sacrifico è considerato l’antibisogno per eccellenza (perché c’è rinuncia, privazione), è caratterizzato e si distingue per l’autorepressione dei bisogni dovuto a una scelta soggettiva di coscienza.

Il sacrificio è una forza molto potente della Storia: le stupide teorie clericali e borghesi sul “naturale” egoismo umano hanno sempre dimenticato, rimosso gli immensi sacrifici sopportati coscientemente, nel corso dello sviluppo del genere umano, da masse enormi per il soddisfacimento dei loro bisogni ed ideali: rivoluzioni, guerre di liberazione nazionale, guerre civili, le guerre giuste come quella condotta dall’URSS nella lotta mortale contro il nazifascismo. Altre forme di sacrificio si trova nel sacrificio quotidiano, grigio ma non per questo meno eroico dello schiavo cristiano che andavano incontro al martirio della croce inflittogli dai suoi padroni e dallo Stato Romano schiavista; nel sacrificio quotidiano del militante comunista durante il fascismo e il nazismo in Italia e in Germania. Le tendenze verso l’egoismo, l’autoconservazione propria e dei suoi discendenti, verso l’indifferenza si sono sempre scontrate in ogni uomo con la tendenza (che è reale) all’altruismo, al sacrificio per gli altri.

Di esempi concreti di sacrifici sofferti sono innumerevoli: pensiamo all’eroico comunista torinese Dante Di Nanni. Ferito in un azione dei GAP è circondato dai nazifascisti dove muore combattendo infliggendo pesanti perdite al nemico. Ma Dante era un ragazzo di 17 anni, che indubbiamente come tutti i ragazzi della sua età voleva vivere, ma che era costretto a lottare “soprattutto perché, se oggi non facessimo nulla non ci sarebbe ma un domani da cui cominciare a cambiare veramente le cose”.[4]

Vogliamo adesso esporre una tesi che potrebbe essere presa per assurda: che nella stragrande maggior parte degli esseri l’altruismo è più forte delle tendenze egoistiche. Che questo altruismo può a volte assumere forme corporative, ma sempre altruismo è. L’esperienza pratica offre miliardi di esempi: la priorità data ai figli, ai discendenti dalla grande maggioranza dei genitori. Se si trattasse di scegliere nei casi tra la propria vita e quella dei figli la maggioranza dei genitori (specie se madri, ma non solo) saprebbero cosa scegliere. L’imprenditore avarissimo ma che nella vita privata ma che cede ad ogni pretesa dei rapitori del figlio/a.

 

 

 

 

 

[1] Empedocle di Agrigento. Nei suoi frammenti si trova l’espressione “ates leimon” che si può tradurre “prato o campo di sciagure, pena, danno, disgrazia, rovina”.

 

[2] Discorso Sur une tombe.

 

[3] Lettera pastorale alla diocesi di Milano del 1983.

 

[4] Giovanni Pesce, Senza Tregua, Feltrinelli.

ACUNE SPIEGAZIONI SULLA CRISI ODIERNA

•marzo 22, 2017 • Lascia un commento

Nel 2007 la crisi generale del Modo di Produzione Capitalista è entrata nella sua fase terminale; a meno di essere in malafede tutti devono ammettere la grave crisi la crisi mondiale; ci sono governanti che dicono (da autentici illusionisti) che occorreranno pochi anni per uscirne, altri, più realisti, molti anni. I proletari e il resto delle masse popolari registrano dappertutto un enorme aumento del lavoro precario e sottopagato, che nei paesi dipendenti del Tricontinente si aggiunge alle miserevoli condizioni di vita.

Ormai anche nelle nazioni imperialiste, nella scuola, nella sanità, nei trasporti ecc. dove era ancora presente un certo interventismo statale, si registra una accelerazione dei tagli alla spesa sociale e una speculare tendenza alla privatizzazione; con la conseguenza di un ulteriore aumento dei carichi di lavoro ed ulteriore precarietà per i lavoratori, soprattutto i più giovani; però per questi ultimi i disagi non sono, il sostegno alle volte, proprio immediati, avendo alle spalle sia il sostegno delle famiglie che a volte la proprietà come la casa, in precedenza acquistate.

L’incremento del PIL di alcune nazioni industrializzate, che negli anni ‘55-’75 era, per alcuni paesi, a due cifre; già da circa 30 anni era iniziato a rallentare e oggi è a livelli che mediamente rasentano lo zero (se non si dà retta alle statistiche ufficiali che lo manipolano facendolo crescere artificiosamente di qualche punto).

Per non parlare delle nazioni del Tricontinente che sono fortemente indebitate, dove spesso sono devastate da guerre e inquinamenti; e le cui ricchezze vengono spesso depredate dalle nazioni imperialiste, ma anche le nazioni BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), anche se hanno avuto nel recente passato tassi di sviluppo superiori a quelli degli altri paesi, intorno al 5% in media, ormai se la vedono brutta. Infatti, a causa della sopraggiunta depressione economica mondiale, si è avuto un deprezzamento delle materie prime, di cui erano in massima parte esportatori, ed il rallentamento delle esportazioni di manufatti molto competitivi sui mercati per il basso costo della forza lavoro; per cui sono entrati in crisi anche i BRICS.

I crack finanziari delle borse sono solo gli indicatori delle difficoltà economiche die rispettivi apparati produttivi e rischiano alla lunga di coinvolgere tutte, come in un gioco di Domino, in una bancarotta globale; produttiva e finanziaria del sistema.

   Le ricette per uscirne – cioè per rianimare, almeno per un certo tempo, i titoli nelle varie borse – proposte dai vari istituti finanziari come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) o dai vari guru dell’economia sono tutte di lacrime e sangue per i lavoratori in tutto il mondo. Infatti, la disoccupazione globale, soprattutto giovanile, e la sottoccupazione aumentano da decenni, ormai non solo nei paesi cosiddetti poveri (eufemismo per mascherare la dipendenza dall’imperialismo), e non certo per l’aumento della popolazione: non possono più nasconderle nemmeno con le statistiche più manipolate. Inoltre, quasi metà della popolazione mondiale vive con meno di 2-3 euro al giorno. Anche nei paesi imperialisti i poveri crescono

incessantemente, ad esempio negli USA vi sono ormai 45 milioni di poveri ufficiali che ricevono buoni pasto dal Governo USA, su circa 250 milioni di abitanti.

Molti economisti e giornalisti borghesi si propongono a dare una spiegazione a questo andamento catastrofico dell’economia; ma tutti devono obtorto collo riconoscere i dati oggettivi sopra esposti.

I politici si sbracciano per convincerci – possiamo prendere come esempio il caso greco – che “stiamo tutti nella stessa barca” e che quindi “tutti dobbiamo contribuire ai sacrifici per risolvere la crisi e non farla affondare”; sembrano (in apparenza ovviamente) dimenticarsi che per gli armatori greci la barca galleggia sempre: non pagano quasi tasse e hanno una flotta commerciale che è una delle più mondo!

Di fatto, quindi, i sacrifici sono stati, sono fatti, e saranno imposti in futuro, non solo in Italia, o in Grecia, ma dappertutto.

BREVE ELENCO DELLE SPIEGAZIONI PIU’ COMUNI SULLA CRISI IN ATTO

Facciamo un breve elenco, certamente parziale, delle spiegazioni più comuni (da parte di economisti e mass media) sulla crisi in atto: a partire da quelle più superficiali, fino a quelle corrette in modo parziale, ed in generale comunque, secondo il nostro modesto parere, false:

 

  1. Ci sono troppi politici con i soldi della collettività, spesso li rubano, spesso prendono tangenti (alcuni aggiungono: da tanti anni).
  2. I commercianti (con riferimento soprattutto ai piccoli) non pagano le tasse, frodano lo Stato cioè la collettività (anche qui spesso si aggiunge: da tanti anni).
  3. Perché lo Stato fa troppo assistenzialismo… da tanti anni; quindi dobbiamo privatizzare scuola, sanità, pensioni… (tesi liberista istituzionalmente dominante). Aggiungono: proprio dalla fine degli anni ’60 ci fu la diffusione della spesa pubblica cioè della scuola accessibile anche ai meno ricchi; proprio per questo la situazione è peggiorata.
  4. Questa è una crisi si sottoconsumo: la gente non compra più e quindi, di conseguenza non si produce più come prima; bisogna aumentare l’assistenza alle famiglie per spingerle a consumare di più (tesi keynesiana, proposta anche da molti “rivoluzionari”, “antagonisti”).
  5. Questa è una crisi finanziaria: è colpa delle banche che non prestano più soldi alle industrie e queste non possono produrre, quindi di conseguenza c’è la crisi produttiva.

La prima e la seconda risposte sono le tesi più grossolane e facili da controbattere: in Italia i politici venivano pagati molto e prendevano notevoli tangenti anche negli anni ’60 quando il PIL cresceva a due cifre; ed anche allora i commercianti, soprattutto i grossi, non pagavano le tasse. Eppure allora non generava crisi. Certo

c’è sempre qualcuno che aggiunge poiché è da tanti anni che dura questa situazione (punti 1, 2 e 3) siamo arrivati alla crisi.

Che poi si suggerisce di controllare i piccoli commercianti che non fanno lo scontrino, cos’è questo se non aizzare a una guerra fra poveri? Mentre i ricchi se la ridono.

Torniamo a dare una risposta ai punti 1, 2 e 3.

I politici corrotti ci sono sempre stati, anche dal dopoguerra fino al 2000 ed hanno sempre avuto il consenso popolare (sempre più relativo a partire dall’esplosione della crisi, pensiamo ai livelli di astensionismo elettorale negli USA). Perché proprio ora la cosa non funziona più?

Ma soprattutto, per il punto 3 si può ribattere che, se assistenzialismo c’è stato, quello che ha sempre coinvolto le somme di gran lunga più grosse è stato l’assistenzialismo statale a favore dei ceti miliardari (sia in Euro che in Dollari): banchieri, industriali, grossi commercianti; ed a favore del capitalismo in generale.

Un caso indicativo è quello della FIAT; negli anni ‘80-’83 aveva mediamente 25 mila miliardi di lire annue in regalo dallo Stato italiano; quindi almeno 10 milioni di Euro di oggi. Ed il peggio che non erano regali in denaro, ma intitoli di debito, per cui lo Stato pagava anche una buona percentuale annua di interessi, ora, si potrebbe ipotizzare che se i ragli alla FIAT fossero stati della stessa entità a partire dal dopoguerra, si potrebbe dare una spiegazione di parte del debito accumulato (almeno il 40% di esso). E tenendo conto che in Italia di grossa industria non c’è stata solo la FIAT.

Tutti gli Stati imperialisti hanno sempre aiutato, sia in forme aperte che occulte, le imprese nazionali più grosse, soprattutto quelle a carattere multinazionale, a “farsi largo” sui mercati nazionali e internazionali; hanno impiegato somme enormi, che sono il motivo principale dei debiti statali; lo stesso dicasi per le grandi banche, soprattutto ultimamente. Uno dei trucchi più usati è stato quello di indebitarsi proprio verso i gruppi finanziari (industriali e bancari) che si volevano aiutare, in modo che lo Stato dovesse pagare anno dopo anno dopo interessi.

Ad esempio se si vuole regalare 10 milioni alla FIAT; lo Stato cosa fa? Ovviamente la FIAT dirà che senza quei soldi dovrà licenziare migliaia di operai o che l’Italia perderà di competitività. Allora lo Stato si mette d’accordo con gli azionisti FIAT: emette titoli per 10 milioni che compreranno gli azionisti FIAT stessi, dando allo Stato 10 milioni di Euro liquidi (non occorre che li diano fisicamente); lo Stato regala poi quei soldi alla FIAT e il trucco è bell’è fatto! Infatti ogni anno lo Stato pagherà su quei titoli di debito, prima qualche mezzo milione di euro all’anno e così dopo 20 anni la cifra si è almeno triplicata.

Non parliamo poi delle spese militari e delle altre commesse statali alle grosse industrie nazionali (quelle che di solito dirigono le politiche statali) per rifornire esercito, scuola, sanità, uffici pubblici ecc.: una pletora di armi micidiali e costosissime, strutture, impianti, strumenti e attrezzature di laboratorio, macchinari: tutta roba affittata o comprata profumatamente dallo Stato o dai suoi corrotti enti più o meno locali; a prezzi rispetto ai quali un privato per la stessa merce non pagherebbe

cantieri aperte da decenni a causa degli appalti e dei sotto-appalti mafiosi, mentre i prezzi delle “riparazioni” lievitavano di varie volte rispetto alle spese iniziali previste.

Tutto fa capire che, rispetto a questi aiuti dati, per decenni al grosso e medio capitale da parte degli Stati, le paghe dei politici hanno dimensioni mille volte minori; ma anche le tangenti che prendono dai grandi capitalisti fanno la figura delle cenerentole; ma fa la figura delle cenerentola anche la spesa sociale destinata alle masse popolari.

Inoltre: perché, in altre nazioni dove corruzione dei politici, evasione fiscale, assistenzialismo verso i ceto meno ricchi, non assumono forme così forti come in Italia, la crisi a volte morde anche di più ciò avviene perché essa non dipende da queste cause, alcune delle quali, forse, oggi, possono solo contribuire un poco ad aggravarla; mentre per il passato hanno avuto lo scopo di oliare il meccanismo capitalistico e tacitare i brontolii sociali.

Quindi le cause della crisi non si possono ricercare nelle prime 3 spiegazioni.

Passiamo quindi alle spiegazioni un po’ meno banali esposte nei punti 4 e 5.

Alla tesi keynesiana, contenuta nel punto 4, si può obiettare che i dati dicono che solo nel 2010 nelle nazioni più industrializzate, è iniziato ad esserci un calo delle vendite delle merci. Fino a circa il 2010 i consumi mondiali complessivi, pur se lentamente, crescevano ancora.

Anche se è pur vero che i mercati si sono quasi saturati dagli anni ’90, le vendite potevano ancora aumentare (e sono di fatto aumentate anno dopo anno dal dopoguerra al 2010); mentre i mercati tendevano sempre più a saturarsi, perché, pur aumentando i consumi, l’offerta aumentava più velocemente del consumo; e quando si sono saturati (intorno al 1995-2000) il consumo poteva ancora aumentare, am a quel punto l’offerta non poteva crescere molto più velocemente del consumo, cioè della domanda; infatti, i capitalisti sapevano di non poter più forzare il mercato ad allargarsi ulteriormente, prevedendo che gran parte della merce immessa non si sarebbe venduta.

In altre parole, il cosiddetto sottoconsumo (anche nelle nazioni ricche) è un fenomeno rilevato solo negli ultimi 4 o 5 anni, e non può quindi spiegare come invece si è arrivati alla crisi del 2007; esso ne è semplicemente una conseguenza.

Al punto 5 si può obiettare: da almeno 100 anni sono le stesse persone fisiche che hanno la proprietà o la disponibilità delle banche, ad essere anche i padroni delle grosse e medie industrie; allora cosa fa questa gente che non danno soldi a se stessi? E perché?

E soprattutto: se le industrie potessero garantire alle banche un buon profitto sui prestiti, perché le banche non dovrebbero prestare i soldi alle industrie? Evidentemente le industrie, in genere, non possono più fare profitti tali da garantire alle banche gli interessi che esse si aspettano dai prestiti; ma anche chi ha industrie e banche non trova conveniente impiegare i soldi (suoi o dei clienti) depositati nelle banche per investirli nelle proprie industrie, nonostante i bassissimi tassi di interesse correnti, visto che non ci sono più prospettive di buoni profitti da realizzare.

Facciamo un passo indietro per capire meglio le dinamiche della crisi.

Come già detto, dagli anni ’80 una produzione mondiale di merci sempre più grande veniva assorbita con sempre maggiore difficoltà dai mercati delle merci; anche se, di anno in anno, si comprava ancora più dell’anno precedente.

E i tassi di profitto industriali reali, già in discesa rispetto a quelli a due cifre degli anni ‘50-’70, calavano progressivamente: situazioni che diveniva sempre di più grave negli anni ’90: capitali sempre più grandi non riuscivano più ad ottenere profitti adeguati se investiti nella produzione.

Ma facciamo ancora un passo indietro storico.

Dopo il grande crack di borsa del 1929, i governi corsero ai ripari con leggi che, se non eliminavano, almeno regolamentavano di molto la speculazione di borsa delle banche e delle società finanziarie. Guarda caso, dopo il 1990 sia in America che in Europa questi impedimenti, rimasti in vigore per 60 anni (per esempio la separazione tra banche d’affari e commerciali) sono stati tolti.

Vari economisti[i] riportano che dopo il 1995 c’è stato un aumento abnorme della quantità di capitali che si sono riversati nella finanza: si ipotizza che attualmente i titoli di credito a spasso per il mondo sono stimati da 15 a 50 volte il PIL mondiale annuale (oltre centomila miliardi di dollari): per conferire loro un valore reale, altrimenti sono solo carta straccia, si dovrebbe lavorare gratis a livello mondiale, nel migliore dei casi prima riportato, almeno 15 anni.[ii] Insomma, visto che dopo gli anni ’90 i capitali non rendevano più se investiti nella produzione, i grandi capitalisti hanno forzato i loro governi a togliere tutti gli impedimenti che evitavano che essi si potessero riversare nella speculazione finanziaria.

Il capitalismo è stato insomma costretto a innescare le spirali speculativi (le famose bolle finanziarie di cui tanto si parla, ma di cui poco – a livello ufficiale ovviamente – si riesce a spiegare dopo il ’90 altrimenti il crollo del sistema ci sarebbe stato intorno al 1995. Invece per altri 15 anni circa i capitalisti hanno potuto fare profitti sui titoli.

Il capitale, per accumularsi, in questi anni ha sempre più abbandonato l’aspetto produttivo, descritto e sintetizzato da Marx nel Capitale, cioè il ciclo D-M-D’: il capitale si valorizza (aumenta in quantità e quindi in valore) attraverso la produzione e la vendita di una merce;  e ciò a favore di un ciclo economico completamente diverso, di natura esclusivamente finanziaria: D-D’: il capitale si valorizza (aumenta – apparentemente – in quantità e valore) in borsa senza passare più alcun tipo di produzione. Insomma, il danaro partorisce danaro aumentato, dal nulla, non producendo nulla, incredibile! Mentre anche strati di lavoratori, non ultimi quelli cinesi, si sono lasciati attrarre da questo strano gioco, pensando di arricchirsi investendo in borsa i loro risparmi frutto di uno sudato lavoro o di danaro preso in prestiti. Il risultato è stato: perdite dei loro soldi o debiti da ripagare con il loro lavoro futuro. Un impoverimento improvviso dopo aver pensato, per qualche tempo, di essere diventati ricchi. Altro aspetto diffuso per la prevalenza assunta in questi decenni dalla finanza: il poter comprare, sempre più diffuso, a debito ogni cosa (casa, auto, ecc.) facilitati dall’erogazione di prestiti facili anche persone con scarsissimo reddito, che difficilmente avrebbe potuto ripagare i crediti ottenuti: i cosiddetti mutui

sub-prime. A questo punto il crack del 2007 e la successiva depressione erano fenomeni facilmente inevitabili.

Per capire maggiormente il discorso che stiamo facendo, bisogna capire la differenza che passa tra un valore finanziario definito reale e un valore finanziario definito in sonno. Bisogna ricordarsi che per Marx il valore nasce ed è determinato da un fattore reale e concreto che è il lavoro. In pratica un bene un bene o un prodotto ha un valore commisurato alla quantità di lavoro sociale che è necessario per (ri)produrlo in un dato momento storico sotto forma di lavoro vivo in senso lato, materialmente o intellettuale; lavoro erogato dal lavoratore. Come indica la stesa etimologia del termine, un valore finanziario si può definire reale solo se è concretamente riscontrabile e ha un corrispondente di valore nella realtà, prodotto nel modo prima illustrato. Caratteristica questa che invece non possiede un valore fittizio. In sostanza, facendo l’esempio di una valuta: se essa ha un’adeguata copertura aurea o ha alle sue spalle un apparato economico-produttivo adeguato al suo lavoro ha un valore reale, in un dato istante di tempo, il valore di un’impresa con tutti i suoi macchinari, capannoni, materie prime, prodotti, brevetti, know how ecc. ha un valore reale.

Cioè se ci sono beni reali che garantiscono, nel tempo, un valore presente e sottostante quando si presenta in borsa sotto l’aspetto cartaceo-informatico solo per agevolare gli scambi. Così come avviene per le valute monetarie anch’esse sotto forma generalmente cartacee per questioni di mera opportunità: per poter favorire e agevolare la circolazione ma non sono o non dovrebbero essere dei semplici pezzi di carta ma rappresentare lavoro umano.

Avviene invece che negli ultimi anni per porre rimedio alla crisi che l’accumulazione capitalistica sta attraversando e livello internazionale, le varie Banche centrali dei vari Stati (in Europa la BCE) stanno stampando a più non posso moneta sotto forma di titoli di credito garantiti dalle banche stesse, che non ha come corrispettivo alcun valore reale: il cosiddetto quantitative easing (QE).

Questo tipo di moneta creata dal nulla, concessa a tassi di interesse alle banche o agli organismi finanziari, entra in circolo sostenendo i valori di borsa, i titoli di Stato ecc. ma ha l’effetto perverso di annacquare moltissimo i valori reali precedentemente prodotti.

Serve però sia per sostenere le speculazione al rialzo delle varie azioni (bolle finanziarie) o titoli, sia per ristabilire i valori reali quando avviene una speculazione al ribasso operata dagli stessi organismi finanziari internazionali che in precedenza avevano operato per spingere in alto i valori delle azioni dei vari mercati borsistici internazionali facendoli diventare del tutto irreali e fittizi.

Quando quest’ultima evenienza accade ha come risultato la inevitabile tosature dei piccoli e medi risparmiatori che presi dal panico, vendono a poco i titoli acquistati in precedenza a caro prezzo, quando pensavano di diventare anch’essi ricchi investendo nelle borse sempre al rialzo.

Avviene così un fatto “paradossale”: i valori reali, frutto del lavoro reale e concreto di una vita, investiti in borsa da un piccolo risparmiatore vengono fagocitati attraverso un opera di svalorizzazione, dai valori fittizi creati in

precedenza dalla banche centrali; che a loro volta, così facendo, riescono a riempire di valore i loro titoli creati dal nulla.

Secondo molti economisti[i] anche nella normale attività di borsa (cioè senza speculazione) si tendono a creare, pur se nei decenni, enormi bolle di capitale fittizio, che prima o poi presentano il conto.

Ma torniamo ad occuparci sul perché queste spirali speculative creano o accelerano le bolle.

Si può dire che il sistema capitalistico è un vulcano della produzione che alla fine si arena nella palude del mercato.[ii]

Proviamo a confrontare queste tesi con i fatti storici dell’economica. Dal secondo dopoguerra al primo decennio del nuovo secolo, la produzione mondiale di veni materiali è aumentata in modo esponenziale; fino a che, oggi, il mercato non riesce più ad assorbirla.

Ma perché la produzione, nel capitalismo, è costretta ad essere un vulcano?

Per, cercare di dare una risposta a questa domanda, bisogna partire dal fatto che l’accumulazione capitalistica è soggetta alla legge delle diminuzione tendenziale del saggio generale di profitto scoperta da Marx.

Tale legge sostiene che a causa del funzionamento stesso del processo di produzione e accumulazione di capitale, i profitti ottenuti da una data quantità di capitale diventano alla lunga, decennio dopo decennio, sempre più bassi.

Come si intuisce, questa legge attribuisce le cause ultime, di fondo, delle crisi capitalistiche epocali, a problemi inerenti soprattutto alla sfera della produzione.

Certamente non è un caso che la Borghesia Imperialista, nel tentativo di proporre una visione armonica di se stesso, si muove su due aspetti: dal punto di visto ideologico, tende a boicottare la visone di Marx e a distorcerla; oltre a falsare i dati. Da un punto di vista materiale, per cercare di contrastare l’opera di questa legge, quando poteva (e oggi ancor di più), ha adottato vari mezzi per sfruttare maggiormente i lavoratori: aumento dell’orario di lavoro, abbassamento dei salari, aumento dei ritmi di lavoro, acquisto a costi bassissimi delle materie dai paesi dipendenti alle metropoli imperialiste ecc.

Tutti questi metodi però dei limiti intriseci; ad esempio non si possono aumentare orari o ritmi di lavoro di lavoro oltre un certo limite altrimenti chi lavoro oggi non ha la forza di farlo domani… e ciò è ancor più vero quando si utilizzano mezzi produttivi avanzati che costringono a ritmi elevati (che spingono il lavoratore, il produttore, a diventare un’appendice della macchina; da cui quindi dipendono anche i suoi ritmi); e quindi, questi metodi, pur venendo sempre più utilizzati, non lo possono spingersi all’infinito.

E questo è vero nonostante che oggi, e ancor più in futuro, con i disoccupati in aumento, si ha la possibilità (aumentando a dismisura orari e ritmi, peggiorando le condizioni ecc.) di poter consumare le energie di un lavoratore in pochi anni, data la facilità rimpiazzarlo: non si piò far lavorare un operaio più di 24 ore al giorno!

   C’è invece un unico mezzo per aumentare, almeno nel breve periodo, i profitti di chi lo applica, che sembra non avere limiti intrinseci: l’innovazione produttiva, cioè l’applicazione delle innovazioni della scienza e della tecnologia alla produzione, per

aumentare il più possibile la produttività: la storia ha dimostrato che una volta aumentata la produttività con miglioramenti tecnologici, la si può aumentarla ancora di più con altri miglioramenti tecnologici.

La spinta all’innovazione produttiva ha permesso enormi progressi scientifico-tecnologici, pur se pagati a duro prezzo dalla classe lavoratrice; essa ha periodicamente rilanciato l’accumulazione capitalistica, ma ci ha anche permesso di soddisfare, pur se spesso in modo distorto un numero crescente di bisogni.

Tutto questo anche Marx lo riconosce quando afferma che in Europa il capitalismo è un passo in avanti, sotto alcuni punti di vista, rispetto al feudalesimo; e questo resta vero anche se teniamo conto del fatto che una frazione non trascurabile dei bisogni sono ora sempre più indotti dal bombardamento pubblicitario dei mass-media: un altro prodotto del tentativo disperato di vendere e far profitti il più possibili (se non si vendono i prodotti, i profitti restano solo sulla carta).

Oggi però, questa tendenza sempre più accelerata ad accrescere la produttività e la produzione, finalizzata, nell’ambito di una concorrenza, ineliminabile all’interno del capitalismo, ad ottenere il massimo profitto possibile e, nel più breve tempo possibile, comincia a mostrare a tutti la faccia orrenda della medaglia.

Questo modo di produrre (per il profitto e non per i veri bisogni della società umana) ha portato:

 

  1. Alla produzione di una quantità enormi di merci, tanto enorme che il mercato, pur se crescesse ancora, non può più assorbire. Infatti (potrebbe parere quasi uno scherzo questo esempio che facciamo ma non lo è) oggi, per rilanciare la produzione ogni famiglia dovrebbe andare in giro con 5 automobili e comprarsi 5 televisori per ogni stanza di casa. È evidente che se pure se ogni famiglia italiana se lo potesse permettere, alla fine della fiera di tutta questa merce cosa ne farebbe? Sicuramente se ne dedurrebbe che non siamo di fronte a una crisi di sottoconsumo ma di sovrapproduzione. La crisi di sottoconsumo può esserne poi una conseguenza, ma con l’approfondirsi della crisi, quando una classe lavoratrice impoverita, soprattutto nei paesi dipendenti, non riesce nemmeno più a soddisfare bisogni primari.
  2. Ad uno sfruttamento più forsennato della natura: in una situazione in cui i profitti tendono ad essere bassi, se il capitalista non mette i filtri ai camini delle fabbriche, se mette materiali dannosi alla salute ma meno costosi nelle merci che produce (e ve ne sono a chili – in questo caso di materiale cancerogeno – anche in una normale automobile), se non bonifica le miniere dopo averle esaurite, se usa concimi chimici scadenti in agricoltura (e si potrebbe continuare all’infinito), certamente abbasserà i suoi costi immediati privati, e/o a volte potrebbe ottenere nell’immediato dei rendimenti maggiori; ma, alla lunga, ed è quello che è successo, ha aumentato a dismisura i costi sociali e ambientali. Oggi questo aspetto ecologico, viste le progressive devastazioni ambientali, è messo oggi in evidenza da tutta una genia di intellettuali e movimenti pseudo-ecologisti radical-borghesi che, alla fin fine, vorrebbero tutti la “botte piena” (una natura decontaminata) e la “moglie ubriaca” (restare nel modo di produzione capitalista, magari addomesticandone la natura, rendendolo un po’ più “umano”).
  3. Da un certo punto in poi ad un aumento progressivo, che oggi inizia ad essere devastante, della disoccupazione mondiale: il capitalismo non può prendere la strada dell’abbassamento generalizzato dell’orario a parità di salario. Anzi, l’aumento dell’esercito industriale di riserva preme e funge da arma di ricatto verso le “pretese” degli occupati, rendendo molto più difficili le lotte per conquiste salariali e normativi, e soprattutto delle condizioni di lavoro; che cominciano a devastare – al pari della natura – la vita stessa del lavoratore.

 

Un altro dato, fondamentale è quello consumo: secondo i dati ufficiali il consumo medio mondiale pro capite (cioè il relativo a un singolo individuo) nell’arco di quest’ultimo secolo è cresciuto di due o al massimo di tre volte; e non certo di quindici volte la produttività. Se un secolo fa impiegavano 15 ore per produrre un tavolo, oggi basta una sola; ma se un secolo consumavano un solo tavolo oggi ne consumiamo 3, e non 15. Il dato sul consumo tiene conto anche delle merci nuove che vengono inventate e prodotte continuamente per soddisfare nuovi bisogni.

Si può trarre facilmente la conclusione, che considerando un campione fisso di popolazione (es. 1000 persone), oggi si produce tutto quello che si consuma con un numero di ore di lavoro che è la quinta parte (o meno) di quelle che si impiegavano un secolo fa. O forse anche la decima parte. Tutto questo non considerando gli aumenti di produttività dei paesi come i BRICS, che sono stati nettamente superiori rispetto agli aumenti relativi ai paesi di vecchia industrializzazione.

Siamo coscienti che le stime di aumento di produttività tendono ad essere sempre per difetto perché gli aumenti qualitativi del valore d’uso di una merce non sono facilmente quantizzabili; ma ciò porta ad un analogo difetto di stima sul consumo.

Comunque, restando su stime prudenti, se l’orario di lavoro resta fisso, e tenendo conto dei ritmi, per produrre tutto quello che ci per vivere, se ad esempio un secolo fa, delle 1000 persone del campione ne lavoravano 500, oggi ne bastano 100 (o 50); oppure all’opposto si potrebbe far lavorare ancora 500 persone ma con un orario di lavoro che è 5 volte o 10 volte più piccolo. Queste le due vie estreme.

Quale strada ha di fatto preso lungo l’ultimo secolo il capitalismo? L’orario di lavoro non è per nulla diminuito per far lavorare tutti e meno. Quindi, finché si continuerà a produrre col sistema capitalistico, cioè per il profitto e non per i bisogni della società umana, i disoccupati e i sottoccupati ultrasfruttati, come i poveri tout court, sono inesorabilmente destinati ad aumentare al di là della preparazione culturale e delle capacità lavorative dei singoli: i lavoratori potrebbero diventare anche tutti degli Einstein, mai i posti (le ore) di lavoro sono quel che sonno e, capitalismo imperante, ormai e ci sarebbero più Einstein disoccupati, già oggi, quanti laureati, anche preparati, stanno a spasso o fanno lavori manuali!

Con questo non vogliamo certamente dire che sia buono rinunciare all’istruzione scolastica: depurata dall’ideologia dominante, essa è preziosa per una critica del mondo capitalistica.

 

 

[i] Come Loren Goldner autore del libro Il capitale fittizio e crisi del capitalismo, ed. Pon Sin Mor (TO). 2007.

 

[ii] Bordiga, Proprietà e capitale. Vulcano della produzione o palude del mercato? Marxismo e tempo storico, Gruppo della Sinistra Comunista, 1972.

[i] Come M. Donato docente dell’Università di Teramo.

 

[ii] Alla domanda retorica chi dovrebbe lavorare gratis, la risposta è semplice se non addirittura banale: i lavoratori del mondo ovviamente.

 

L’OMBRA DEL GRANDE FRATELLO

•marzo 8, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

Nel celebre romanzo 1984 di George Orwell, si ipotizza un governo totalitario[1] caratterizzato dalla guida da un solo partito guidato da un leader occulto chiamato “Big Brother”, il “Grande Fratello”. Altoparlanti e monitor installati ovunque ne trasmettono la voce e l’immagine. A ripetizione. Ogni cittadino viene spiato tramite un sofisticato sistema di telecamere che lo seguono in ogni aspetto della sua vita, dalla nascita alla morte. Come scoprirà a sue spese il protagonista del libro, chiunque abbia idee differenti da quelle governative, per quanto pacifiche e innocue possano essere, viene arrestato e obbligato a un violento ricondizionamento mentale che ne allinei pensiero e volontà ai precetti del Grande Fratello.

Su questo filone di una società fondata sul controllo di massa appartiene il libro The Brave New World titolo solitamente (e un po’ grossolanamente) tradotto in italiano come il Mondo Nuovo, scritto da Aldous Huxley (fratello del fondatore dell’UNESCO) nel 1932.

Questa opera si potrebbe definire profetica poiché si descrive un mondo in cui un potere unico mondiale ha realizzato una forma perfetta di dittatura dolce., sviluppatasi a partire da una trasformazione antropologica dell’umanità; gli esseri umani di questo Mondo Nuovo, si riproducono ormai in maniera quasi artificiale e vengono condizionati, fin dallo stato embrionale attraverso un bombardamento a base di sostanze chimiche e slogan; il numero stesso e le caratteristiche dei nascituri vengono stabilite a seconda delle esigenze dello Stato.

Tutto questo fa il capo con certe concezioni presenti nel Movimento Rivoluzionario presenti nelle metropoli imperialiste che sostengono che nella nostra epoca la Borghesia Imperialista attraverso i mezzi di comunicazione di massa e il loro uso spregiudicato e sapiente è riuscita ad “addormentare”, “rincretinire” le masse popolari, a far ingoiare loro qualsiasi cosa, di modo che sarebbero solo devianti – di origine misteriosa – quelli che non si adatterebbero e si ribellerebbero al sistema. Insomma, la capacità di manipolare le persone da parte delle classi dominanti, sarebbe infinita.

Questa concezione idealista[2] del movimento della società è stata esposta nella veste più ribellistica da Curcio e Franceschini nell’opuscolo Gocce di sole nella città degli spettri (1982).[3]

Questo opuscolo fu nella realtà una operazione politica ideologica che significava il tentativo di sbarazzarsi del materialismo storico e dialettico, dove si citava solo alcune parti di Marx e censurandone altre, come nel 1983 a luglio al processo di Torino, quando quattro militanti delle BR-PCC (Coi, Gallinari, Piccioni e Seghetti) criticarono questo opuscolo (cit. la prima parte del libro Politica e rivoluzione ed. G.Maj 1983).

L’apparato teorico di quest’opuscolo ha l’ambizione di abolire la centralità del problema di produzione dei beni materiali ed insieme la centralità della classe operaia come soggetto rivoluzionario. Gli autori vogliono mettere in primo piano i cosiddetti “comportamenti trasgressivi” più o meno di chicchessia e trasformare il progetto di rivoluzione in un progetto di “rivolta”. Con tutti i corollari d’uso: attualità della lotta contro il politico, della estinzione del partito e dello Stato ecc.

Ora se si segue la letteratura contemporanea è chiaro che le tesi dei quest’opuscolo non sono che delle trovate nate dalla fantasia dei due autori.

La teoria della società capitalista come sistema, cioè come insieme organico di parti funzionali l’una all’altra, capace di contenere tutto ciò in essa di genera è uno dei cavalli di battaglia della Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer, Pollok, Marcuse, ecc.).[4]

Questa concezione generalizzò all’interno della cultura accademica e della letteratura la visione unilaterale delle caratteristiche del capitalismo nella sua fase imperialista esposta dagli ideologi del capitalismo monopolista come Sombart, Liefman e da altri teorici del “capitalismo organizzato” e da teorici socialisti e comunisti(revisionisti) come Kautsky (con la sua tesi del superimperialismo), Hilferding e Bucharin.

La tesi dell’illimitata capacità della classe dominante di manipolare le coscienze e con ciò di determinare l’azione delle masse era l’espressione teorica dell’impressione che aveva prodotto in molti intellettuali idealisti critici della società borghese, l’apparato propagandistico di manipolazione delle coscienze e dell’informazione che i governi imperialisti misero in opera durante la prima guerra mondiale e gli analoghi apparati messi in opera dai regimi borghesi, fascisti, nazisti, democratici e revisionisti (pensiamo alla teoria dello Stato di tutto il popolo, che con una bacchetta magica, dentro una visione organicista eliminava le varie contraddizioni interne nei paesi socialisti). Gli intellettuali idealisti trascuravano di considerare le cause materiali delle guerre, dei regimi borghesi e del comportamento delle masse e attribuivano agli apparati di propaganda e di manipolazione gli effetti di quelle. Ma gli apparati di propaganda e di manipolazione potevano e possono avere efficace solo sulla base dell’azione di quelle, come dimostrano innumerevoli episodi pratici: possiamo prendere come esempio le ribellioni di massa esplose a un certo punto durante la prima guerra mondiale imperialista nonostante gli apparati di propaganda e di manipolazione oppure l’instabilità dei regimi borghesi moderni nonostante i loro apparati di propaganda e manipolazione.

Queste concezioni (direzione statale dell’economia capitalista e manipolazione illimitata delle coscienze) erano diventati luoghi comuni nella cultura borghese negli anni ‘50-’60, cioè nel periodo della ripresa del capitalismo.

Nel Movimento Comunista Internazionale vide in questo periodo il prevalere del revisionismo che comportò il prevalere della tesi che era oramai possibile per lo Stato dirigere a buon fine l’economia della società borghese e quindi sostituivano nel loro programma le riforme di struttura alla rivoluzione.

Tornando allo scritto 1984 all’epoca la realizzazione di un scenario simile sembrava impossibile. Ma oggi, lo spionaggio di massa è una realtà, non evidente come nel romanzo, ma è comunque piaccia o meno è una realtà concreta: Internet, social network,[5] telefonia mobile, sono tutti controllati. Ideologie politiche, credo religioso, affetti, volti, amori, amicizie, avversari, addirittura gli spostamenti: tutto ciò che si trasmette via Internet, telefonia mobile o di altri sistemi di comunicazione entra a far parte di immensi database contenenti miliardi di informazioni (anche le più intime). I server su cui si basa Internet fungono da “storage” ovvero dei contenitori comodi e gratuiti che permettono ai servizi governativi (o di chiunque altro abbia gli strumenti o il potere per accedervi) di risparmiare spazio, tempo, risorse e denaro. Il vero problema, infatti, non era l’acquisizione dei dati, ma la loro conservazione. Dove depositare milioni di informazioni, carpite a miliardi di utenti? La risoluzione a tale problema è stato quello di accedere ai server che i siti, blog, forum e i social network riempiono con i dati forniti dagli utenti in cambio dei loro servizi.

 

 

 IAO E TIA: IL GRANDE FRATELLO DELL’ELETTRONICA

 

 

La prima volta che si parlo pubblicamente dello IAO (Information Awareness Office, Ufficio Informatore) sebbene in modo superficiale e quasi indiretto, fu in un articolo del reporter John Marcoff sul New York Times del 13 febbraio 2002. Ma appena qualche mese dopo emersero dei dettagli tali da far accapponare la pelle ai perfino ai complottisti più smaliziati. Nel novembre del 2002, infatti, lo stesso giornale pubblicava un altro articolo, questa volta scritto da William Saffre, dove si diceva esplicitamente che il governo USA aveva investito nello IAO ben 200 milioni di dollari allo scopo di creare un database che contenesse nel dettaglio le vite del popolo americano: ben 300 milioni di persone.

Lo IAO dovrebbe disporre di una struttura ipertecnolgica tutto ciò che esiste allo scopo (almeno secondo la versione ufficiale) di intercettare qualsiasi potenziale minaccia nei confronti del Governo USA. Questo sistema di spionaggio, già operativo nel gennaio 2002, era stato ideato realizzato dalla DARPA. In pratica, qualsiasi comunicazione transitasse su Internet o su telefonino sarebbe stata catalogata, analizzata nel dettaglio e conservata.

Per la felicità di tutti i complottisti, il logo della IAO, oggi rimosso dal sito della DARPA, mostrava l’ormai famosa piramide tronca di matrice massonica-illuminata, sormontata dal triangolo divino con l’occhio onniveggente che sorveglia il mondo. Lo stesso acronimo IAO corrisponde al nome di una delle divinità più antiche e potenti, il Dio Supremo. I protoegizi lo chiamavano Yao, Yssaho e Yohel.[6] Fu adorato anche dai Fenici e poi dai semiti con il nome di Jahvè, il dio di Mosè che nella Kabbalah viene indicato dal telegramma ebraico YHWH. L’intensa aura ritualistica di certi ambienti militari li rende sempre più simili a società segrete e occultistiche.

La parte del mondo che nel logo della IAO viene illuminata dallo sguardo della divinità comprende ben tre continenti: Europa, Africa e Asia.

 

 

 

 

 

PICCOLA DISGRESSIONE SU ESOTERISMO E OCCULTISMO

 

 

 

Per capire meglio certa terminologia bisognerebbe smettere un attimo di ragione da “profani”. In ambito esoterico, il profano è colui che non ha vissuto l’iniziazione, ovvero una serie di eventi, spontanei o indotti, che lo abbiano portato a riformulare profondamente la sua percezione e concezione dell’essenza della realtà che lo circonda. È, in sostanza, la prima fase di quello che è definito “risveglio” dal sonno in cui si viene forzatamente immersi fin dalla nascita a causa fin dalla nascita a causa dei ripetuti indottrinamenti imposti dal sistema di potere vigente, dalla società in cui si vive, dalla famiglia in cui si cresce.

Come si vede sopra ho usato aggettivi differenti. Il motivo è che, contrariamente a quanto crede la maggior parte delle persone, anche per colpa dell’uso improprio che ne viene fatto dai mass media, i termini esoterismo e occultismo non sono sinonimi.

Facciamo un esempio pratico per spiegare meglio la differenza che esiste tra esoterismo e occultismo. Quando il fedele di qualsiasi religione ricorre alla preghiera per ottenere qualcosa dalla sua divinità, senza saperlo si sta servendo di una formula esoterica per fini occultistici. La preghiera o il mantra è una serie di suoni e di frasi compilato da esperti di leggi metafisiche,[7]

Il termine metafisica (in greco antico μετά τα Φυσικά, “metá ta physiká”) deriva dalla catalogazione dei libri di Aristotele, nell’edizione di Andronico da Rodi (I secolo a.C.), nella quale la trattazione dell’essenza della realtà fu collocata dopo (in greco μετά, “meta”) quella della natura, che era la fisica. Il prefisso “meta” assunse poi il significato di “al di là, sopra, oltre”. L’etimologia, in questo caso, può essere fuorviante per una disciplina definita da Aristotele come scienza delle “cause prime”.

Nella sostanza significa che come ci sono scienziati che studiano le leggi regolanti il mondo della natura, parimenti – e da migliaia di anni – esistono scienziati impegnati nello studio delle leggi che disciplinano  quella realtà che viene definita “soprannaturale” il motivo di tali studi è la convinzione, maturata sulla base di una osservazione diretta proseguita segretamente per centinaia di generazioni, secondo cui concentrando propria volontà, l’emozione e il pensiero su un determinato oggetto o evento, si aumentano le probabilità che esso si manifesti nel mondo materiale. Possiamo prendere come esempio il coltello quando viene usato su una torta. La parte superiore è morbida. Questo è il mondo metafisico. Scendendo nel taglio, la consistenza della torta aumenta. Quello è il mondo fisico. In parole povere l’esoterismo è la descrizione delle realtà (e delle modalità del loro funzionamento) relative al mondo metafisico. La messa in pratica di quanto appreso, invece – ovvero impastare la torta, cuocerla e tagliarla per assaporarne le fette – prende il nome di occultismo. L’occultismo è dunque la messa in pratica delle leggi esoteriche.

Si potrebbe dire che l’esoterista è uno scienziato che effettua ricerche, studia, descrive e tramanda le leggi metafisiche. Un occultista è colui che usa certi leggi esoteriche per ottenere una manifestazione materiale nella dimensione fisica (potere, soldi, salute, amore ecc.). La cosiddetta “grazia” o il “miracolo” ottenuti tramite preghiere o altri riti sono il frutto di operazioni che rientrano nell’ambito dell’occultismo.

Alla fine della fiera chiunque, ricorrendo a preghiere rivolte a qualsiasi divinità o santo di qualsiasi religione, attiva forze delle dinamiche occultistiche che innescano forze che non hanno nulla a che vedere con le limitate interpretazioni (molto profane nel senso delle persone che – ed è bene ripeterlo – non ha ancora riformulato profondamente la sua percezione della realtà) basate sul “bene” e “male”,

Bisogna intendersi cosa si deve intendersi per male. Dal mio modesto punto di vista esso nasce dall’incapacità da parte degli esseri umani di controllare gli istinti di sopraffazione, che è un retaggio della loro origine animalesca. Inoltre, secondo l’esoterismo, in particolare condizioni emotive e di stress, in assenza di lucidità mentale dovuta a stanchezza, assunzione di stupefacenti o vecchiaia, le forze naturali di distruzione che equilibrano quello opposte di costruzione prenderebbero il controllo della mente dell’individuo e lo strumentalizzerebbero. In tal modo, senza accorgersene, l’individuo compie azioni che direttamente o indirettamente producono male fisico, psicologico ecc… ecc., creando caos laddove invece le forze della costruzione favorirebbero l’ordine e l’armonia. Non si tratterebbe dunque di un conflitto in senso morale di bene e male, ma piuttosto di due polarità che esercirebbero   la loro funzione secondo natura: polo positivo e polo negativo come quelli che si trovano in qualsiasi batteria e in qualsiasi componente della Terra, nonché dell’universo fisico. Due forze contrapposte le cui azioni consentono il mantenimento in equilibrio dell’intero universo. Se non vi fossero due polarità opposte dall’intensità variabile che spingono in direzione differenti, vi sarebbe stasi assoluta. Nell’essere umano la stasi assoluta corrisponderebbe all’assenza di processi fisiologici, il che si tradurrebbe nella morte.

Ebbene questi concetti sarebbero alla base di molti gruppi di potere dominante che praticherebbero l’occultismo (li si chiami come vuole, Illuminati, Ur-Lodges, gruppi sinarchici ma la sostanza è la stessa, volontà di gestire un potere economico, politico e culturale illimitato e senza freni) al fine di garantire il successo delle loro azioni, nonché la neutralizzazione psicologica o fisica dei loro nemici. Si può ipotizzare che questi gruppi dominanti siano conoscitori di antichi testi, di matrice sumero-babilonese ed egiziana, da cui abbiano tratto l’ispirazione e le idee per una serie di tecniche occultistiche per neutralizzare il ribilanciamento, ciò che in gergo viene chiamato il “colpo di ritorno”. I questo modo, molto probabilmente, potrebbero credere di aver creato una sorte di bolla che dovrebbe tagliare fuori il pianeta Terra e tutte le forme di vita autocoscienti che lo abitano con la Sorgente di ogni cosa, con la sorgente di ogni cosa, con quello che spesso i vari popoli chiamano Dio.

Attenzione, da un punto di esoterico puro, la divinità non è quella che viene descritta dalle religiosi. Quello che nelle varie religioni definiscono Dio, in ambito esoterico lo si definisce egregore che sono delle forme di energia intelligente, alimentate e plasmate a immagine e somiglianza dei loro creatori. Un adagio cabalistico afferma che gli uomini sono dei mortali, mentre gli dei sono uomini immortali. Le divinità delle religioni si creano attraverso dei particolari rituali di occultismo con cui alcuni sacerdoti delle religione di riferimento canalizzano le energie dei fedeli e tramite uno specifico rituale generano la divinità secondo le regole dei loro testi sacri o, come accade più spesso, secondo le convenienze dei vertici di potere.

Secondo molte teorie cospirazioniste i reali vertici delle religioni e delle società secrete non sono quelli dichiarati ufficialmente. Come secondo queste teorie, neanche i massi gradini della massoneria saprebbero chi sono i veri capi. Secondo queste teorie (tutte da dimostrare ovviamente) tutte divinità di ogni religione farebbero capo a una egregora regina chiamata monas (in italiano nomade), che sarebbe un mostruoso parassita planetario alimentato attraverso i riti occultisti di tutti i vertici delle vari classi dominanti che, in cambio di nutrimento, garantirebbe protezione, potere e prosperità ai suoi servitori.

In questi ambiti complottisti nascono delle teorie (non verificate da nessuna prova) sul nutrimento di questa egregora regina. In sostanza, queste tesi ritengono che essa si nutri di una particolare forma di energia prodotta dalle emozioni legate alla sofferenza, al terrore, alla disperazione che provano gli esseri umani quando capiscono di essere uccisi. E per questo motivo ci sarebbero rapimenti di donne e bambini per sacrificarli, dopo atroci torture che ne aumentino la paura fino alla follia, che determinati luoghi sono caratterizzati da un forte elettromagnetismo, naturale o indotto tramite particolari dispositivi.

 

 

DALLA IAO AL TIA

 

 

   Nel febbraio 2003, le attività dello IAO sarebbero state interrotte quando il Congresso varò una legge che le sospendeva in quanto fortemente lesive della privacy dei cittadini statunitensi.

Sembrava un interessamento da parte del potere legislativo USA per la i diritti dei propri cittadini, far vedere al mondo che gli USA sono nella pratica dei “campioni di democrazia”. La realtà è ben diversa: infatti, il 20 maggio 2003, il nome originario del programma elaborato dallo IAO fu modificato da Total Information Awareness a Terrorism Information Awareness. Cambiava ma la sostanza del programma e il suo acronimo restavano invariati: TIA. Fu detto al Congresso che si trattava di un diverso e “nuovo” programma per volto a proteggere gli USA dal ripetersi di tragici scenari analoghi a quello dell’11 settembre 2001, monitorando in tempo pressoché reale qualsiasi comunicazione a livello mondiale.

Il TIA è suddiviso in ulteriori progetti, tutti mirati a realizzare un sistema di controllo intelligente capace di individuare e catalogare “potenziali terroristi stranieri” (in altre parole tutti coloro che possono essere visti come un ostacolo all’imperialismo USA o qualche frazione della Borghesia Imperialista in un certo momento dominante). Di parla di algoritmi in grafo di “ragionare” come un essere umano e capaci di analizzare il comportamento di determinati individui, determinandone la psicologia e realizzando modelli predittivi.[8]

Formalmente anche il programma TIA sarebbe stato sospeso, non è per niente escluso che le ricerche siano segretamente proseguite, magari finanziate da qualche multinazionale per scopi che si possono immaginare.

 

LE TECNOLOGIE TIA E IAO: QUANDO LA REALTA’ SUPERA LA FANTASIA

 

 

Evidence Extraction and Link Discovery (EELD). Si basa sullo sviluppo di tecnologie e strumenti che scoprono elementi e traggono tracce al fine di ottenere prove sulla base di milioni di dati raccolti nell’arco di decenni tramite le intercettazioni telefoniche o telematiche. Usando lEELD sarebbe possibile delineare un quadro completo dei legami fra “potenziali terroristi” e delle loro possibili azioni (magari un volantinaggio o delle scritte sui muri vengono interpretate come “azioni” e non come pratica di un diritto garantito costituzionalmente garantito), nonché prevedere quali potrebbero esser le nuove organizzazioni eventualmente emergenti (magari una scissione di qualche organizzione politica o sindacale giudicata “eversiva”) e fino a che punto potrebbero costituire una vera minaccia (organizzare lavoratori supersfruttati  e battersi per i loro diritti e la loro dignità negati diventa una minaccia per i profitti).

 

  Ork Scalable Social Network Analysis (SSNA). L’obiettivo della SSNA è di creare modelli verosimili di comportamenti degli utenti o dei gruppi di utenti sui socil network, per distinguere quelli ritenuti “eversivi” e “terroristi” da quelli ritenuti inoffensivi. Perché ciò avvenga, occorre raccogliere informazioni sul modo di interagire di quante più persone su scala mondiale, affinchè il Dipartimento della “Difesa” sappi quali che sono le persone “amiche” con quelle ritenute “nemiche”.

 

Human Identification at a Distance (HumanID). Lo HumanID prevede l’uso e lo sviluppo delle tecnologie biometriche in grado di riconoscere il volto e l’identità di persone che si trovano anche a enormi distanze: il viso del soggetto viene analizzato tramite radar a bassa potenza con onde dell’ampiezza di millimetri che esaminano ogni dettaglio. Il tutto è accompagnato da infrarossi a multispettro e da un sistema di riconoscimento facciale.

 

Future Markets Applied to Prediction (FutureMAP). La FutureMap prevede di applicare strategie di marketing pre predire eventi futuri (una sorta di rielaborazione delle scienze divinatorie). In questo modo in linea teorica dovrebbe essere possibile non solo le presunte “minacce alla sicurezza nazionale”, ma anche stabilire cosa può provocare instabilità politica, o addirittura, prevenire eventi imprevisti. In pratica si tratta di una sorta di ricerche di mercato in forma di “giochi” in cui il campione selezionato deve indicare dove ritiene che potrebbe verificarsi un prossimo attacco terroristico o l’omicidio di qualche personali   politica. A si potrebbero fare anche scommesse on line su dove sarebbe meglio compiere massacri.

 

Translingual Information Detection, Extraction and Summarization (TIDES). La TIDES sviluppa una tecnologia avanzata di linguaggio che consente a persone di madrelingua inglese di trovare e interpretare il senso di determinate espressioni potenzialmente pericolose in tutte le lingue del mondo senza conoscerle minimamente. Tutto viene tradotto dai computer in tempo reale.

 

Warming Asymetric Environment (WAW). La WAE sviluppa tecnologie automatizzate in grado di identificare o prevedere possibili attività “terroristiche” o imminenti attacchi esaminando il comportamento e le loro motivazioni di singole persone o di interi gruppi nell’ambiente in cui agiscono.

 

Babylon. È un programma di traduzione rapida utilissimo per comunicare fra militari di nazionalità differente sul campo, durante i combattimenti, per coordinare funzini di difesa, di assistenza medica ecc.

 

Bio: Surveillance. Dovrebbe consentire tramite sensori elettronici il rilascio di agenti patogeni, per esempio in caso di attacco terroristico con armi biologiche, e guadagnare così tempo prezioso rispetto ai metodi tradizionali.

 

Communicator. Il suo scopo è di creare un dialogo interattivo che consenta ai combattenti di parlare con i computer, cosicché ogni loro informazione diventi accessibile in tempo reale a tutti gli altri commilitoni dispiegati sul campo di battaglia senza bisogno di operatori che digitino i comandi. Il software riesce addirittura a interpretare il contesto a cui si riferisce un dialogo, adattandosi ai possibili rapidi cambi di scenario che si verificano durante l’azione, e traduce correttamente le frasi distinguendole dai rumori di fondo e traducendo per intero le parole pronunciate in modo non completo , ad esempio quando si parla sotto sforzo, correndo, o perché si è feriti ecc. il vocabolario ovviamente è molto ristretto rispetto a quelli della traduzione del linguaggio in condizioni di normalità (che invece ha un vocabolario e una grammatica enciclopedici per effettuare le corrette traduzioni). Lo scopo del Communicator, infatti, è solo di rendere comprensibile ciò che si dice in battaglia.

 

Effective Affordable Reusable Speech-to-text (EARS). La EARS è una tecnologia che consente una trascrizione automatica delle comunicazioni vitali il più possibile accurata, in modo tale da non perdere la minima sfumatura del dialogo, comprese le espressioni gergali presenti in conversazioni fra persone di qualsiasi lingua.

 

Genoa / Genoa II. Genoa e Geona II elaborano avanzate decisioni di supporto all’intelligenza umana in situazioni di crisi, così da poter agire nel modo più rapido possibile e ottimizzare la collaborazione fra agenzie in tempo reale. Inoltre consentono di prevedere lo sviluppo di determinati scenari in base alla decisione presa in modo tale da consigliare agli ufficiali la scelta migliore a livello probabilistico, sia dal punto di vista tattico-militare si di risparmio di vite umane (dei militari dei paesi imperialisti ovviamente). Possiamo immaginare l’uso possibile nel caso che si volesse da parte dell’élite dominante un dato evento in un dato luogo. Cosa accadrebbe? Come reagirebbe la popolazione? E dall’altro questo strumento potrebbe fornire i consigli per indurre nel panico o alla guerra civile la popolazione di un determinato paese. E fornire i consigli sul modo migliore per gestire la popolazione dopo il conflitto.

 

 

NSA E ECHELON

 

 

NSA/CCS è l’acronimo di National Security Agency/Central Security Service[9]. Si tratta di un’agenzia del Dipartimento della “Difesa” USA che si occupa di raccolta dati e analisi della comunicazioni e delle attività delle nazioni straniere e dei loro servizi segreti, e nel contempo è adibita alla “protezione della sicurezza”, delle comunicazioni e del sistema di informazioni degli USA. Il quartier generale della NSA ha sede nel Maryland, e più precisamente nella base militare di Fort George G. Meade, circa 20 Km a sudovest di Baltimora. In questa sede secondo diverse fonti[10] vi si troverebbero apparecchiature ipertecnologiche installate che richiedono una quantità di energia elettrica potenzialmente sufficiente a creare un blackout in tutta la nazione americana.

Oltre alla sede di Forte Meade, vi sono distaccamenti della NSA anche in altre località degli Stati Uniti, fra cui a Fort Gordon in Georgia e a San Antonio nel Texas.

Nel 2008 l’amministrazione Bush ha avviato un vasto progetto chiamato Comprehensive National Cybersecurity Initiative (CNCI), coinvolgente diverse agenzie governative. Nel caso della NSA, il CNCI ha portato alla costruzione iniziata nel 2011, di un prima data center a Campo Williams, nello Utah, a 40 Km da Salt Lake City. Lo scopo dello Utah Data Center consisterebbe nel raccogliere e stoccare le informazioni intercettate: dovrebbe trattarsi nella sostanza di una struttura dedicata alla sorveglianza di Internet.

L’attuale emblema che contraddistingue la NSA risale al 2965. Fu creato su ordine dell’allora direttore Marshall S. Carter.[11]

Vi è raffigurata un’aquila che ghermisce una chiave: nel linguaggio simbolico significa che la sua missione è proteggere i propri segreti e nel contempo scoprire quelli altrui. L’aquila è vestita dello stesso scudo a 13 bande verticali bianche e rosse che si trovano anche sul dollaro. Lo sfondo è azzurro. Il tutto è racchiuso in una circonferenza di colore bianco su cui è scritto a caratteri neri NATIONAL SECURITY AGENCY e UNITED STATES OF AMERICA. Le due scritte sono separate da due stelle a 5 punte di colore argenteo.

La NSA nacque tra il 1951 e il 1952 sulle ceneri della Armed Forces Security Agency (AFSA), che dal 1949 aveva lo scopo di coordinare e dirigere le comunicazioni tra le varie unità dell’intelligence militare USA (la Army Security Agency, la Naval Security Group e la Air Force Security). Tuttavia, la AFSA disponeva di scarso potere e mancava di una struttura centralizzata di coordinamento. Questa inadeguatezza fece sì che l’allora diretto della CIA, Walter Bedel Smith, che in una nota indirizzata nel dicembre 1951 a James Lay, segretario esecutivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, espresse la necessità di una regolamentazione generale della raccolta e dell’analisi delle comunicazioni effettuate dalle varie agenzie che di intellegence (eufemismo per definire l’attività dei servizi di spionaggio) USA. Il risultato fu per l’appunto la NSA, il cui nome fu scelto per indicare che la sua competenza coinvolgeva l’intero sistema di spionaggio USA, non più soltanto i servizi segreti militari.

La creazione della NSA fu autorizzata presidente Harry Truman e la sua esistenza ufficializzata ai soli ai soli “addetti ai lavori”. Persino la lettera di Truman venne segretata e tenuta nascosta al pubblico per diversi anni. Nel 1957 la NSA comparve brevemente descritta nello United States Government Organization Manual come un agenzia organizzata all’interno del Dipartimento della “Difesa” allo scopo di svolgere funzioni altamente specializzate a supporto delle attività dell’attività dei servizi segreti USA.

I componenti della NSA hanno partecipato anche a missioni molto pericolose che spesso costarono la loro vita. Dal 2001 con la parziale desegretazione dei dossier, la NSA ricorda pubblicamente i suoi membri civili e militari caduti durante il servizio: i loro 163 nomi (al dicembre 2011) sono incisi su un blocco di granito nero, il cosiddetto National Cryptologic Memorial, situato presso la sede centrale dell’agenzia a Fort Meade.[12]

Come si diceva prima la NSA si occupa di garantire la sicurezza delle trasmissioni confidenziali militari, diplomatiche e governative via radio, Internet, telefono o tramite qualsiasi mezzo intercettabile. Parallelamente la NSA sarebbe in grado di intercettare qualsiasi tipo di comunicazione a livello mondiale. Questa agenzia come conferma lo Washinton Post, intercetta e conserva ogni giorno 1,7 miliardi di chiamate telefoniche, e-mail e comunicazioni e comunicazioni di altro tipo. Inoltre è protagonista indiscussa del mondo della ricerca criptoanalitica e prosegue il lavoro svolto durante la seconda guerra mondiale dalle varie agenzie che riuscirono a decifrare codici. Al suo interna è divisa, in due sezioni: la Signals Intelligence Assurance Directorate (SID) che fornisce informazioni in merito all’attività dei servizi segreti stranieri, e l’Information Assurance Directorate (IAD) che protegge le gli USA ne ha ignorato per molto tempo i reali poteri.

La NSA fa parte di un gruppo di coordinamento internazionale di servizi segreti chiamato UKUSA costituito dal britannico GCH (Government Communications Headquarters), dalla canadese CSE (Communications Security Establishment), dall’australiana DSD (Defence Signals Directorate) e dalla neozelandese GCSB (Government Communications Security Bureau).

Il gruppo UKUSA e la NSA in particolare sono pesantemente implicate nell’affare ECHELON, un avanzatissimo sistema di intercettazione telefonica. I teorici del complotto ne ipotizzarono per primi l’esistenza, ma quello che viene definita opinione pubblica grazie ad un accurato servizio di disinformazione messo in atto da chi voleva che tale sistema restasse in nell’ombra, liquidò le loro denunce come deliranti fantasie paranoidi.  Invece, il 16 gennaio 2005, il New York Times confermò che ECHELON esisteva davvero. Le cinque nazioni (USA, Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia) riunite nella comunità UKUSA sono i cinque occhi di questo Grande Fratello ipertecnologico nato negli anni ’60.

La funzione iniziale di ECHELON era il “monitoraggio” (eufemismo per dire spionaggio) delle comunicazioni sovietiche. Ma secondo la giornalista neozelandese Nicky Hager e il giornalista britannico Duncan Campbell gli USA avrebbero usato ECHELON a scopo di spionaggio industriale.

La United States Signals Intelligence Directive 18 (USSID 18) della NSA proibirebbe la raccolta di informazioni su cittadini corporazioni e organizzazioni statunitensi. Lo scopo della NSA, come dichiarato stabilito dall’Ordine Esecutivo 12.333 (Executive Order 12.333), è infatti di raccogliere informazioni utili a contrastare ogni attività spionistica o “terrorista” (da ricordare sempre che chiunque si opponga all’imperialismo USA rischia di essere accusato di essere un terrorista9 da parte di forze straniere, e non di acquisire informazioni inerenti alle comunicazioni private dei cittadini americani. L’intercettazione delle comunicazioni dei cittadini statunitensi è regolata dal Quarto emendamento della Costituzione americana, ma questo emendamento non tutela le persone di cittadinanza straniera, come stabilisce chiaramente il FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act, Atto sulla sorveglianza e l’intelligence straniera) che dal 1978 regola e limita le procedure di sorveglianza dei cittadini all’estero.

Il potere invasivo tecnologico e invasivo della NSA era avanzatissimo già negli anni ’60. Lo si scoprì durante lo scandalo che prima metà degli anni ’70 travolse Nixon. In quel contesto furono avviate numerose indagini per appurare se fossero stati commessi abusi usando la CIA e la NSA. La Commissione Church (dal nome del senatore Church che la guidò) scoprì un complotto della CIA approvato dal presidente John F. Kennedy, per uccidere Fidel Castro. L’inchiesta portò alla luce numerose intercettazioni legali effettuate dalla NSA ai danni di cittadini americani.

Le intercettazioni abusive, con la scusa del terrorismo, sono proseguite anche sotto la presidenza di George W. Bush, come riportato dal New York Times in un articolo del 16 dicembre 2005. Il presidente Bush avrebbe ordinato alla NSA di spiare le utenze telefoniche dei cittadini statunitensi che chiamavano all’estero senza imporle l’obbligo di mettere al corrente la United States Foreign Intelligence Surveillance Court, ovvero l’organo di controllo a garanzia dei diritti costituzionali dei cittadini USA. In difesa di Bush fu detto che la prevenzione di possibili azioni terroristiche contro il popolo americano aveva priorità rispetto a qualsiasi legge a favore della privacy.

Neanche sotto Obama a quanto pare è cambiato qualcosa. Secondo quanto riportato nel 2009 dal New York Times, la NSA avrebbe intercettato comunicazioni di semplici americani e membri del Congresso. Le motivazioni non sono state ancora fornite. Secondo il Wall Street Journal la NSA acquisterebbe informazioni anche da servizi segreti dai altri paesi. Di conseguenza avrebbe attualmente il controllo su tutti i trasferimenti di denaro, le transazioni con carte di credito i viaggi e addirittura le e-mail domestiche e le semplici ricerche su Internet.

Ma non è tutto. Una delle funzioni principali della NSA è la creazione di codici in grado di proteggere le sue informazioni e, nel contempo, di programmi capaci di decriptare i codici altrui. Algoritmi come DES, AES e SHA hanno lo scopo di proteggere i dati. Sembrerebbe che il DES (Data Encryption Standard), usato a suo tempo sia dal governo che dalle banche a tutela della privacy dei contenuti delle comunicazioni, sia stato in qualche modo “indebolito” fin dalla nascita da agenti della NSA al fine di facilitare la decodificazione. Il tutto sarebbe avvenuto nel 1970 durante la realizzazione del DES da parte della IBM. Il sospetto di un’ingerenza della NSA nasce dal fatto che l’agenzia ha suggerito alcune precise modifiche ha suggerito alcune precise modifiche all’architettura dell’algoritmo.

La declassificazione nel 2009 di alcuni documenti top secret ha confermato che effettivamente lavorò a stretto contatto con la IBM per potenziare gli algoritmi. La NSA “convinse” l’IBM a ridurre la lunghezza delle chiavi di cript da 64 a 48 bits. Tenendo presente che la potenza di un algoritmo dipende anche dalla chiavi usate, è chiaro che c’è stato un indebolimento. Il DES è stato in seguito sostituito dall’AES (Advanced Encryption Standard). La NSA ha certificato la funzionalità di questo algoritmo come protezione delle informazioni classificate, ma è lecito supporre, a rigor di logica, che un’agenzia di spionaggio non certifichi l’utilizzo di qualcosa che lei non potrebbe decifrare.

La NSA è accusata di spiare ogni computer statunitense, di avere mappato segretamente il cervello umano di mezzo milione di americani e di averne creato un database che ne conterebbe le decodifiche, nonché di aver sviluppato e usato suoni subliminali che agiscono direttamente sulla corteccia cerebrale producendo immagini e pensieri, alterazioni dell’umore e addirittura il controllo delle azioni.

 

 

L’ESPANSIONE DELLE TECNOLOGIE INVASIVE[13]

 

 

Sotto il pretesto della sicurezza di sta espandendo anche a livello ufficiale (e operativo, non solo di proposte) l’inserimento di corpi estranei di oggetti estranei nel corpo umano. Si tratta di un circuito integrato biocompatibile applicato nel tessuto sottocutaneo, controllato da un computer satellitare. Ha le dimensioni inferiori di un chicco di riso ed è dotato di una scheda tecnica con tutti i dati individuali. Le applicazioni a livello sociale saranno individuali: dalla tessera sanitaria alla carta di identità, mentre in tutte le i paesi costituenti le metropoli imperialiste il controllo elettronico dei dati sensibili di ogni individuo è già in atto. Sul Corriere della Sera del 15 febbraio 2015 si legge “Macché badge: l’azienda che innesta un microchip ai dipendenti. Inserito tra pollice e indice, serve per aprire porte, fotocopiare documenti o pagare il caffè al bar. È impiantato su base volontaria”.[14] Quest’articolo non parla di un progetto futuro nato dalla mente più o meno malata di un complottista ma è una realtà per i dipendenti un azienda svedese la Epicenter di Stoccolma. Notizia emersa da un inchiesta di un reporter della BBC, Rory Cellan-Jones.[15] Questo processo è in atto da tempo. Sempre sul Corriere della Sera del 19 luglio 2003 si ha notizia che il chip sottocutaneo è sbarcato in Messico e si prevedeva che in un anno sia comprato da almeno 10.000 persone.[16]

Altra notizia: il 26 agosto 2014 Obama ha annunciato 18 nuovi provvedimenti per migliorare i programmi di tutela e cura della salute dei soldati e dei veterani dell’esercito americano.[17] Tra i diversi punti, che prevedono tra le altre cose l’estensione degli investimenti per la prevenzione dei suicidi dei militari, è stato presentato un programma di ricerca che durerà cinque anni – e per cui sono stati stanziati fondi per 78,9 milioni di dollari – per sviluppare nuove neurotecnologie mini-invasive che dovrebbero aumentare la capacità del corpo umano e del cervello di indurre la guarigione. Il progetto si chiama ElectRx ed è condotto dal DARPA. Il Washington Post ha spiegato che gli Stati Uniti stanno cercando di produrre dei chip che intervengano sul sistema nervoso, per aiutare i soldati a guarire più velocemente da diversi tipi di malattie, dall’artrite al disturbo post-traumatico da stress (PTSD), sfruttando biosensori e componenti elettromagnetici che controllino gli organi.

Questa ricerca fa parte della “Brain Initiative”, un programma voluto dal governo per “rivoluzionare la nostra conoscenza del cervello umano”, per sviluppare nuove neurotecnologie e per cercare di mappare il cervello. Già nel maggio 2014 il DARPA aveva annunciato di volere costruire piccoli chip da impiantare nel cranio di chi soffre di PTSD e altri disturbi psichiatrici, per “facilitarne la guarigione”. Al progetto, chiamato Systems-Based Neurotechnology for Emerging Therapies (SUBNETS), stanno lavorando ricercatori dell’università della California, di San Francisco e del Massachusetts General Hospital di Boston. È pensato soprattutto per i veterani di guerra, e consiste nel trovare il modo di creare una tecnologia in grado di insegnare al cervello a rimuovere gli schemi mentali che causano il disturbo. I ricercatori del DARPA avevano spiegato che il programma si basa sulla stimolazione cerebrale profonda, un trattamento utilizzato per curare alcuni casi di morbo di Parkinson. L’idea è che il cervello non sia un organo “finito”, ma “plastico”, e quindi che in certi casi è possibile intervenire per modificarne il funzionamento.

Doug Weber, il coordinatore del programma ElectRx, ha paragonato i chip che stanno sviluppando a dei piccoli pacemaker “intelligenti”, che “valuteranno continuamente le condizioni del paziente e forniranno stimoli studiati per aiutare a mantenere un corretto funzionamento degli organi, aiutandolo a guarire e a restare in salute utilizzando il loro stesso corpo”. Il sistema nervoso periferico monitora costantemente le condizioni degli organi del corpo umano, aiutando a regolarne le reazioni biologiche a infezioni e ferite. Se questo processo di regolazione è alterato da una lesione o da una malattia, può succedere che i segnali inviati dal sistema nervoso periferico aumentino i sintomi di una patologia, provocando dolori, infiammazioni o disfunzioni immunitarie. I ricercatori del DARPA ritengono quindi che certi problemi di salute possano essere curati con più efficacia agendo con delle precise modulazioni sul sistema nervoso periferico, e che questo metodo possa funzionare meglio rispetto a quelli più convenzionali.

Il nome di “Sistema di Gamma Acustica Silenziosa (SSSS)”, ai più non dice niente. Ma se aggiungiamo l’espressione trasmissione tv digitale, qualcuno ricorderà la fretta per espanderla. Chi non rammenta la premura che hanno avuto anche in Italia, nel far sì che in un arco di tempo breve il segnale digitale raggiungesse ogni regione dello del nostro paese?

Per il Dipartimento della “Difesa” degli Stati Uniti d’America è il “Sistema di gamma acustica silenziosa, chiamato Squad (squadra, sezione). Nel settore privato questa tecnologia è denominata sistema silenzioso di presentazione subliminale (Silent Subliminal Presentation System).[18]

In materia vengono usati nomi ingannevoli come parlare… cervello… subliminale… silenziosa (Speak Brain Silent Subliminals) per i prodotti basati su SSSS. In qualsiasi modo chiamiate questa tecnologia, SSSS usa un programma subliminale che emette delle onde a frequenze molto alte e potenti (Ultra High Frequency) UHF, inserendo dei messaggi direttamente nel subconscio umano.

E’ stato perfezionato due decenni fa dal Dipartimento della “Difesa” U.S.A. ed è stato testato sui soldati dell’esercito di Saddam Hussein durante la guerra del golfo del 1991. E in seguito anche in Somalia.

SSSS è un’arma proibita a livello internazionale, sviluppata per una missione particolare: il graduale e totale controllo della popolazione.

La tecnologia bellica SSSS dello zio Sam è collegata al nuovo sistema digitale tv.    Vale a dire: può entrare nella mente della popolazione inconsapevole. Può essere amplificata con tanti dispositivi inclusi H.A.A.R.P. e le torri di GWEN (Ground Wave Emergency). Tradotto: significa centrare l’intera popolazione del pianeta Terra. Il raggio di questa tecnologia attraverso i riscaldatori ionosferici (stazioni fisse e mobili) che sparano onde Elf nella ionosfera, poi rifratte sulla Terra, investono tutte le popolazioni senza distinzioni di confini statali. Il fenomeno sta accadendo sotto i nostri occhi distratti e penetrando nelle nostre menti, tranne che in quelle dei negazionisti, appunto dementi irreversibili.

Ma l’aspetto più pericoloso di SSSS è di non essere identificabile da chi è preso come bersaglio, perché esso trasmette il suo programma direttamente nel cervello umano tramite il senso dell’udito, delle frequenze non percepibili come suono. Ognuno di noi sul pianeta è sensibile al controllo della mente da SSSS. Le onde UHF possono essere trasmesse su lunghe distanze da fonti lontane e possono attraversare muri e oggetti come se non ci fossero, Le frequenze usate per la trasmissione TV si dividono in due gamme: VHF (Very High Frequency: frequenze molto alte) e UHF (Ultra High Frequency: frequenze ultra alte). SSSS è stato progettato per usare le UHF come onde portanti.

Comunque la cosa più insidiosa è il fatto che collegando degli schemi di un elettroencefalogramma (EEGs) di un individuo a dei super computers, questi possono essere digitalmente alterati ed archiviati per essere ritrasmessi via digitale UHF. Questo super computer può identificare ed isolare dal cervello gruppi di emozioni a bassa ampiezza, sintetizzarli ed archiviarli su un altro computer. In altri termini, studiando le caratteristiche delle onde cerebrali che si verificano quando un soggetto sperimenta un’emozione particolare, gli scienziati hanno identificato il modello di onda (frequenza) concomitante del cervello. Così possono adesso duplicarlo. Questi gruppi di emozioni firmati e modificati possono essere trasmessi da frequenze portanti come le UHF direttamente al cervello. Dove questi vettori silenziosi possono innescare la stessa emozione in un altro essere umano. In altre parole se il gruppo di emozioni trasmette un sentimento di disperazione, questo sarà direttamente alimentato nel cervello (cavia) tramite onde radio invisibili.

Il meccanismo che altera la mente si basa su una tecnologia portante subliminale: Spread Spectrum silenzioso suono (SSSS). È stata sviluppata da Oliver Lowery di Norcross, Georgia, ed è descritta nel brevetto US # 5.159.703, “Silent Subliminal Presentation System”, datata 27 ottobre 1992. Nell’abstract del progetto è scritto: “Un sistema di comunicazione silenzioso in vettori non-fonetiche, nell’intervallo molto basso o molto alta frequenza audio o nell’adiacente spettro di frequenza ultrasonica sono in ampiezza o frequenza modulate con l’intelligenza desiderata e propagate acusticamente o vibrazionalmente, per incentivo in cervello, tipicamente attraverso l’uso di altoparlanti, cuffie o traduttori piezoelettrici. Le portanti modulate possono essere trasmessi direttamente e in tempo reale o possono essere comodamente registrati e conservati su supporti meccanici, magnetici o ottici per la trasmissione differita o ripetuta a chi ascolta”.[19]

Su Revolution (anno 2012) Dieter Broers, ricercatore in neurologia afferma che:

Uno dei nostri risultati più sorprendenti è stato che le onde cerebrali dei soggetti partecipanti al test possono essere modificate attraverso l’esposizione del cervello alle onde elettromagnetiche. Abbiamo poi scoperto che potremmo anche controllare le onde cerebrali dei soggetti con l’uso di questi campi, per esempio elevando una frequenza cerebrale da 10 Hz a 12 Hz, utilizzando un campo elettromagnetico esogeno di 12 Hz. I campi di forza specifici e i livelli di intensità dei campi di forza inducono delle percezioni che altrimenti possono essere indotte dalla somministrazione di sostanze psicoattive. Un normale campo geomagnetico ci permette di mantenere un normale stato di coscienza vigile, compreso il nostro senso del tempo, mentre un campo geomagnetico gravemente anormale, o l’assenza di un campo magnetico terrestre, provoca degli stati mentali anormali e uno squilibrio del nostro senso del tempo. In altre parole, l’effetto dei disturbi geomagnetici è molto simile a quello dell’assunzione di droghe allucinogene”.[20]

Un’altra affermazione disarmante è stata fatta nello studio ON THE POSSIBILITY OF DIRECTLY ACCESSING EVERY HUMAN BRAIN BY ELECTROMAGNETIC INDUCTION OF FUNDAMENTAL ALGORITHMS (anno 1995). L’autore che si riferisce all’atmosfera di Gaia, è lo scienziato M.A. Persinger della Laurentian University: “Negli ultimi vent’anni (Persinger, Ludwig, & Ossenkopp, 1973) è emerso un potenziale che era improbabile in passato ma che è ora marginalmente attuabile. Questo potenziale è la capacità tecnica di influenzare direttamente la maggior parte dei circa sei miliardi di cervelli della specie umana senza la mediazione delle modalità sensoriali classiche, mediante la generazione di informazione neurale all’interno di un mezzo fisico entro il quale sono immersi tutti i membri della specie”.[21]

Gli stimoli sublimali (sotto soglia) contrariamente agli stimoli sovraliminali, sono tutti gli stimoli sensoriali al di sotto della soglia assoluta della soglia della percezione cosciente di un individuo.

Nel 2007 come parte della “Ipnosi, innesco subconsciente e branding” 1.400 delegati sono stati esposti al film Picnic con 30 inserti subliminali in un periodo di 90 secondi.

Quando fu loro chiesto di scegliere uno dei due marchi di fantasia, Delta e Theta, l’81 per cento di essi scelse il brand suggerito dai tagli subliminali, Delta. Gli stimoli visivi possono essere velocemente flashati prima che un individuo sia in grado di elaborarli, o flashati e poi mascherati, interrompendo così il processo. Gli stimoli uditivi possono essere riprodotti al di sotto del volume udibile, analogamente mascherati da altri stimoli o registrati al contrario in un processo chiamato backmasking.

Jeff Rense in “Educate Yourself” del 22 Dicembre 2008 offre una panoramica di una tecnologia psicotronica segreta del Pentagono conosciuta come Silent Sound Spread Spectrum pienamente operativa dal primi anni ’90: “Gli effetti fisici, emotivi e psicologici di questa tecnologia furono così gravi che 75.000 e poi altri 125.000 (o più) membri delle truppe irachene uscirono dai loro bunker nel mezzo del deserto, sventolando bandiere bianche e cadendo in ginocchio davanti alle truppe statunitensi, baciando letteralmente gli stivali o le mani ai loro persecutori. Perché avrebbero mai dovuto farlo se questi veterani della guerra in Iran avevano promesso la “madre di tutte le battaglie”? Il 23 Marzo 1991 fu data una breve notizia sotto forma di servizio per un bollettino della ITV News Bureau Ltd, dal titolo La Guerra Psicologica High-Tech arriva in Medio Oriente “Operazione Desert Storm” in Iraq, in cui si scriveva che “un programma incredibile e altamente classificato di psy-ops che utilizza tecniche di ‘Silent Sound’ è stato implementato con successo”.[22]

Subliminalmente, una potente tecnologia era al lavoro. Un sofisticato sistema elettronico ideato per ‘parlare’ direttamente alla mente dell’ascoltatore, per alterare e trascinare le sue onde cerebrali, per manipolare i suoi modelli elettroencefafalografici (EEG) e quindi impiantare artificialmente stati emotivi negativi – sentimenti di intensa paura, ansia, disperazione e senso di impotenza sono stati creati nelle truppe irachene. Esso impianta tali emozioni nelle loro menti”.

Sound of Silence” è una parola in codice militare e di intelligence che definisce alcune armi psicotroniche di controllo mentale di massa, ampiamente utilizzata dall’esercito degli Stati Uniti. Questa arma segreta che altera la mente è basata su una cosa che si chiama tecnologia subliminale a vettore o Silent Sound Spread Spectrum (SSSS). Essa è descritta nel brevetto statunitense n. 5.159.703 – “Silent Subliminal Presentation System” per uso commerciale nel 1992. L’abstract del brevetto recita: “Un sistema di comunicazione silenziosa in cui i vettori non acustici, nella gamma di frequenze molto basse (ELF) o ad altissima frequenza audio (VHF)… si propagano acusticamente o per via vibrazionale, per induzione nel cervello, in genere attraverso l’uso di altoparlanti, cuffie, o trasduttori piezoelettrici”.

Questo dispositivo, il “Sound of Silence”, consente l’impianto ingiustificato di pensieri specifici ed emozioni in ignari esseri umani. In breve, ha la capacità reale di trasformare gli esseri umani in semplici marionette nelle mani di alcuni “controllori”, o burattinai.

I televisori di Stati Uniti e Canada sono diventati digitali al 100 per cento (obbligatori dal febbraio 2009 ma ormai siamo costretti al loro utilizzo anche in Italia), implementando il loro uso dei segnali delle frequenze Sound of Silence (al fine di collegare con successo le torri GWEN), che permetteranno il controllo illimitato, completo e massiccio della mente e della coscienza dei popoli. Esistono solide prove che alcuni elitisti progettano di estendere definitivamente la capacità di questa tecnologia H.A.A.R.P. fino a comprendere tutte le persone in ogni continente.

Secondo l’US Air Force (anno 1982), le onde ELF hanno un numero di potenziali usi militari, tra cui: “il controllo della folla, il controllo della sicurezza delle installazioni militari, e delle tecniche anti-uomo nella guerra tattica – e la produzione di una distorsione percettiva o disorientamento da lieve a grave”.

Le prime ricerche in effetti di stimolazione visiva e uditiva subliminali sono esemplificate da US Pat. No. 3.060.795 di Corrigan, et al. 3.278.676 e di Becker. US Pat. No. 4.395.600 di Lundy e Tyler è rappresentativo di successivi sviluppi nelle tecniche di messaggi subliminali di oggi.

Ci sono denunce, provenienti dall’interno degli apparati che gestiscono questo sistema del controllo mentale.

L’ex agente dell’MI5 Barrie Trower è un fisico che ha lavorato per i servizi segreti britannici.

Ha rivelato segreti circa l’enorme pericolo inerenti l’nquinamento elettromagnetico, le onde scalari e le radiazioni a microonde sia del nostro telefono cellulare che nella tecnologia Wi-Fi.

Egli ha rivelato, inoltre, come i vari servizi segreti utilizzino, per i loro sporchi scopi, le microonde in tutto il mondo, essi infatti possono influenzare i corpi delle persone, compreso il cervello. Possono provocare dolore in tutto il corpo e malattie, anche attacchi di cuore e ogni forma di cancro.

Essi possono controllare la mente leggendo i pensieri delle persone che sono colpite, oppure modificarli, spiare nella memoria, modificarla o cancellarla. Possono controllare a distanza un uomo totalmente senza che egli se ne renda conto. La gente può essere programmata per essere usata come una vera e propria telecamera vivente, un killer o una macchina del sesso.

È facile per loro far sentire le voci nelle teste delle persone.

Il telefono cellulare e wireless per internet, possono causare danni da radiazione non solo per noi, per i nostri figli e la natura, ma anche per le generazioni future in un modo così orribile, che tra qualche generazione, moltissime donne avranno perso la loro fertilità.

Il Dr. Barrie Trower è sconvolto per il fatto che gli scienziati britannici (e no solo loro ovviamente) hanno licenza di uccidere con queste tecnologie, infatti esse sono state usate su centinaia di cavie umane innocenti, e ovviamente l’hanno sempre fatta franca.[23]

 

 

 

 

 CONSLUSIONI PROVVISORIE

 

 

In tutto il mondo, stanno emergendo denunce sull’utilizzo segreto e illegale da parte di servizi segreti e militari di questo tipo armamenti che utilizzano tecnologie invasive.

Dalle denunce emerge una realtà tragica: ci troviamo di fronte a una sporca Guerra elettronica, non dichiarata, in cui le vittime sono in gran parte donne.

Una denuncia dell’Associazione contro ogni forma di controllo ed interferenza mentale e neurofisiologica (ACOFOINMEN)[24] dell’otto marzo 2014 afferma che in Italia sempre più donne, sono sistematicamente torturate, fatte impazzire e violentate:

 

  • Con danni corporei inflitti a distanza.
  • Con controllo mentale a distanza.
  • Con minacce di metterle in TSO se denunciano qualcosa. Ovviamente molte delle loro denunce, a volte, sono confuse, poiché sono persone normalissime che si vedono attaccate in questa maniera.
  • Con danni alla struttura ossea delle vittime, che accelerano l’invecchiamento e portano a morte precoce.
  • E con violenza sessuale a distanza.   A questa guerra non dichiarata, bisogna reagire. Come proposte minime per la costituzione di un fronte unitario, ritengo siano ancora valide le proposte che fece l’ACOINMENEF nello stesso comunicato:
  • Aprire una commissione parlamentare di inchiesta, senza alcun psichiatra, che si complice a questo sistema di tortura.
  • Votare una legge contro la tortura fisica psicofisica e mentale, prevedendo risarcimenti molto significativi e leggi di tutela della invalidità acquisita, leggi di tutela speciale alle vittime di questi trattamenti, e condanne pesanti per i colpevoli.
  • Riconoscere ufficialmente a livello istituzionale l’esistenza di queste pratiche e denunciarle apertamente, informando la popolazione dei rischi che comportano per la collettività.
  • Mettere al bando le armi a energia diretta in Italia ed emettere leggi fortemente punitive per chi le importa, fabbrica, utilizza in Italia.
  • Mettere a disposizione delle vittime in ogni regione italiana una clinica specializzata per l’asportazione delle protesi illegittimamente innestate.
  • Mettere a disposizione del pubblico in ogni Comune degli ambienti schermati e protetti da qualsiasi dorma di radiazione ed irraggiamento, delle zone che siano bonificate dalle trasmissioni radio e telefoniche e di qualsiasi altro genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Uso questo termine per rendere più semplice e comprensibile quello che voglio dire. Anche se personalmente lo ritengo non scientifico poiché cancella la natura di classe dei vari regimi politici.

 

[2] Idealista nel significato preciso che secondo questa concezione il movimento della società sarebbe determinato dalle idee, dalle immagini, dalle suggestioni comunicate dalle classi dominanti.

 

[3] Gocce di sole nella città degli spettri, R. Curcio, A. Franceschini; prefazione di Pio Baldelli. – Roma: Corrispondenza internazionale, stampa 1982. – XVI, 285 p.; 17 cm. ((Suppl. a: Corrispondenza internazionale, 1982, n. 20-22. – Allegato: Comunicato del Comitato per la liberazione di Carmine Fiorillo.

 

[4] La concezione della società come sistema (il famoso “Piano del Capitale” contrasta nettamente con la concezione materialistico dialettica. Secondo quest’ultima:

  • La società borghese è unità dialettica di elementi contrapposti (come capitale e lavoro).
  • La trasformazione della società borghese è determinata proprio dalle sue contraddizioni.
  • Le istituzioni politiche, le concezioni giuridiche e le espressioni culturali delle società borghesi sono determinate dalla loro struttura materiale.

 

 

[5] Nel 2011 il vicedirettore della CIA, Christopher Sarinsky in un intervento riguardante Facebook affermò che: “Dopo anni di segreto monitoraggio del pubblico, siamo stati stupiti che tante persone pubblicizzano volentieri dove vivono, le loro opinioni religiose e politiche, un elenco in ordine alfabetico di tutti i loro amici, indirizzi email personali, numeri di telefono, centinaia di foto di sè stessi, e anche gli aggiornamenti di stato su quello che stavano facendo momento per momento. E’ veramente un sogno che diventa realtà per la CIA”. http://muscvlvs.blogspot.it/2011/03/il-vicedirettore-della-cia-ammette-che.html   https://www.youtube.com/watch?v=8G28TTRjQV0

E’ vero su come le persone socializzano e condividono i propri dati personali ogni giorno. La CIA utilizza questo vantaggio più le applicazioni su Facebook e le caratteristiche che offre, come “il suggerimento degli amici” che permette all’agenzia di andare più in profondità nella rete. Come si dovrebbe sapere che Mark Zuckerberg, ha un nome in codice datogli dalla CIA: “Overlord”, come se fosse un agente! Come è vero che la CIA con Facebook e Mark Zuckerberg ha permesso al governo americano di risparmiare milioni di dollari, dato che taglia drasticamente i costi dell’agenzia.

Per il giornalista Hodgkinson, i legami di Facebook con la CIA passano attraverso Jim Breyer, uno dei tre principali partner che ha investito nella rete sociale 12,7 milioni di dollari nell’aprile 2005, socio nel fondo di capitali Accel Partners, membro direttivo di giganti come Wal-Mart e Marvel Entertainment ed ex presidente della National Venture Capital Association (NVCA), che si caratterizza nell’investimento sui giovani talenti. L’ultimo round di finanziamento per Facebook è stato condotto da una società finanziaria denominata Greylock Venture Capital, che ha immesso 27,5 milioni di dollari”, ha scritto Hodgkinson. “Uno dei principali partner della Greylock si chiama Howard Cox, altro ex presidente della NVCA ed anche lui nel consiglio di amministrazione di In-Q-Tel“.

   “Che cosa è In-Q-Tel?” si chiede Hodgkinson, “Bene, che ci crediate o meno (e verificatelo sul loro sito web) è un fondo di capitali a rischio della CIA”. Creato nel 1999, la sua missione è di “identificare e associarsi alle aziende che stanno sviluppando nuove tecnologie per contribuire a fornire soluzioni alla Central Intelligence Agency“.

   Il sito web di In-Q-Tel raccomandato da Hodgkinson è molto esplicito: “Nel 1998, il direttore della Central Intelligence (DCI) ha individuato la tecnologia come una delle massime priorità strategiche, direttamente collegata al futuro progresso tecnico dell’agenzia, per migliorare le missioni di raccolta e analisi. La direzione del Dipartimento di Scienza e Tecnologia ha ideato un radicale progetto per la creazione di una nuova società che consentirebbe all’agenzia di migliorare l’accesso all’innovazione nel settore privato“. http://www.resistenze.org/sito/te/cu/li/culi9f23-005283.htm

Altre note e fonte in merito a questo argomento:

 2009 Forbes relazione: http://www.forbes.com/lists/2009/10/billionaires-2009-richest-people_The-WorldsBillionaires_CountryOfCitizen_18.html

http://www.infragard.net

http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook

http://www.iqt.org/about-iqt/history.html

 

[6] http://crombette.altervista.org/testi/4218.pdf

 

[7] La metafisica è quella parte della filosofia che, andando oltre gli elementi contingenti dell’esperienza sensibile, si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà, secondo la prospettiva più ampia e universale possibile. Essa mira allo studio degli enti «in quanto tali» nella loro interezza, a differenza delle scienze particolari che, generalmente, si occupano delle loro singole determinazioni empiriche, secondo punti di vista e metodologie specifiche.

Nel tentativo di superare gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che considera eterno, stabile, necessario, assoluto, per cercare di cogliere le strutture fondamentali dell’essere. In quest’ottica, i rapporti tra metafisica e ontologia sono molto stretti, tanto che sin dall’antichità si è soliti racchiudere il senso della metafisica nell’incessante ricerca di una risposta alla domanda metafisica fondamentale «perché l’essere piuttosto che il nulla?».

All’ambito della ricerca metafisica tradizionale appartengono problemi quali la questione dell’esistenza di Dio, dell’immortalità dell’anima, dell’essere “in sé”, dell’origine e il senso del cosmo, nonché la questione dell’eventuale relazione fra la trascendenza dell’Essere e l’immanenza degli enti materiali (differenza ontologica).

 

[8] Un telefilm proveniente dagli USA Numb3rs si basa sulla storia dell’agente FBI Don Eppes (Rob Morrow) che un giorno decide di coinvolgere il fratello Charlie Eppes (David Krumholtz), genio della matematica, nella risoluzione di alcuni tra i casi più complicati del Federal Bureau of Investigation.

Ispirata da avvenimenti realmente accaduti, Numb3rs è la prima serie televisiva che mostra come la matematica applicata al lavoro della polizia conduca alla soluzione di casi criminali apparentemente irrisolvibili.

Ebbene non solo negli USA ma anche in Italia si applica la matematica ai fini di interventi di polizia. Lorenzo Talamelli, un maresciallo dei Carabinieri che opera nel RIS spiega in un intervista il ruolo della matematica a scopo investigativi (criticando però il telefilm made in USA come fuorviante). http://maddmaths.simai.eu/persone/lorenzo-talamelli-la-matematica-combatte-il-crimine

 

[9] www.nsa.com

 

[10] Adam Kadmon, ILLUMINATI Viaggio nel cuore nero della COSPIRAZIONE MONDIALE, PIEMME, 2013, Milano, p.p. 149-150.

 

[11] https://it.wikipedia.org/wiki/National_Security_Agency

 

 

[12] Adam Kadmon, ILLUMINATI Viaggio nel cuore nero della COSPIRAZIONE MONDIALE, PIEMME, 2013, Milano, p. 153.

 

[13] Dati presi da controllo TOTALE di Gianni Lanes Contributo per la conferenza nazionale delle vittime di torture tecnologiche e controllo mentale, Bologna 19 giugno 2016.

 

[14] http://www.corriere.it/tecnologia/15_febbraio_01/azienda-innesta-microchip-dipendenti-594f38c8-aa07-11e4-a06a-ec27919eedf1.shtml

 

[15] http://www.bbc.com/news/technology-31042477

 

[16] http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2003/07_Luglio/19/chip.shtml

 

[17] http://www.ilpost.it/2014/08/28/microchip-cervello-usa

 

 

[18] http://portalemisteri.altervista.org/blog/tecnologie-di-controllo-il-sistema-di-gamma-acustica-silenziosa-ssss

 

[19]                                                                C.s.

 

[20]                                                                C.s.

 

[21]                                                                C.s.

 

[22] http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/01/spegnete-la-televisione-stanno.html

 

[23] http://www.ecplanet.com/node/1389

 

[24] www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org

L’ENTITA’ X

•marzo 7, 2017 • Lascia un commento

 

   Ci sono storie dove la realtà sembrerebbe essere tratta da un romanzo, quella inerente Giuseppe Cambareri è una di queste.

Giuseppe Cambareri, massone, appartenente ai Rosacrociani d’America e al Fronte internazionale antibolscevico, collaboratore dei servizi segreti americani dal 1939,[1] era nato a Solano di Scilla (Reggio Calabria) il 29 maggio 1901 e si è spento a San Paolo (Brasile) nel 1972. Operò nelle sfere dello Stato Maggiore italiano e fu in stretto contatto coi generali Pietro Badoglio e Giacomo Carboni,[2] coi massimi dirigenti dei servizi segreti italiani e del Vaticano. In Brasile fu in stretto contatto col presidente Getullio Vargas.

Giuseppe Cambareri era discepolo del dr. Arnold Krumm[3] – Eller Sovrano commendatore della Fraternità Rosicruciana – Sommo Supremo Santuario di Berlino.

Nella località di San Paolo il 27 febbraio 1933 fonda la prima Loggia della Augusta Fraternità Bianca Rosa Croce Antica.

E proprio in questo periodo che Giuseppe Cagliostro (egli si considerava la reincarnazione di Cagliostro) Cambareri entra in contatto con Damenia Magarios, la sposa e insieme ad altre persone fonda una seconda Loggia, a Rio de Janeiro il 27 luglio 1933m chiamata Aula Lucis Cagliostro.

Cambareri tornò in Europa il 30 settembre 1933, e nel 1938 a Roma incontra Jole Fabbri Vallicelli e nasce ufficialmente la Fratellanza Bianca Universale dell’Arcangelo Mikhael. Joel sostiene di essere in contatto con un entità che lo chiamava Maestro Ergos.

Nel 1943 gli incontri di questo cenacolo che ruotava intorno al Cambareri erano in località Rocca di Papa, a Villa San Michele. In questa località si incontravano coloro che organizzavano la resistenza monarchica a Roma ed esponenti del SIM (Servizio Segreti Militari). Molto probabilmente Cambareri era un inviato dai servizi segreti anglo americani[4] e Carboni (capo della SIM) ne eseguiva gli ordini. C’è un forte sospetto che alla caduta del fascismo con un colpo di Stato monarchico sia avvenuta per indicazioni di alcune Ur-Lodges (superlogge internazionali). Esse hanno origine dal coordinamento internazionale di molte logge all’inizio del XIX secolo, non solo all’interno dell’organizzazione rituale massonica, ma anche al di fuori di essa, per via dell’impegno di molti massoni verso un mutamento profondo delle istituzioni politiche dell’epoca nel senso democratico e liberale.

Secondo Magaldi l’autore che nel libro Massoni, società a responsabilità illimitata, questa cupola di superlogge sovranazionale, che vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali sarebbe 36 e sono divise tra di loro tra di loro tra “progressiste” e conservatrici. Inoltre, sarebbero state loro a sponsorizzare le associazioni para-massoniche come la Trilateral e il Bilderberg.

C’è una forte possibilità che l’ordine iniziatico di cui Cambareri ne era l’emanazione abbia avuto dei rapporti con qualche Ur-Lodges.

Si potrebbe ipotizzare anche, che partendo dal fatto che molti che avevano cariche statali e in particolare dei servizi segreti appartenevano alla Massoneria, che il fascismo pur avendola sciolta (in particolare quella di matrice, liberale e socialista) collaborò con molti massoni (pensiamo ad Alberto Beneduce che ebbe un ruolo fondamentale nella gestione dell’economia italiana in particolare nell’intervento dello Stato nell’economia).[5]

Le personalità storiche del periodo che si riunivano a Villa San Michele erano: col. Vittorio Bogliani, Mario Badoglio (figlio del più famoso Maresciallo Pietro Badoglio), il figlio del proprietario del Messaggero, Nando Perrone, il col. Luigi Canu, i capitani Bino Bellomo e Giuseppe Stroppa, i capitani Bino Bellomo e Giuseppe Stroppa, i tenenti Raimondo Lanza, Alberti-Proia, Santoro, Rastrello, e il col. Maspero e Primo Sacropanti, Vincenzo Lanzone e altri, che una volta la settimana si riunivano in quella villa per ascoltare le parole del Maestro e il suo insegnamento.

Molti di questi personaggi politico militari finita la guerra, si trasferirono in Brasile, dove il Maestro aveva loro permesso la terra dove sarebbe dovuto sorgere il Tempio dedicato a Mikhael.

 

quale era la missione di Cambareri?

 

Cambareri era emigrato all’età di 10 anni, in America Latina dove si contraddistinguerà per spregiudicate operazioni imprenditoriali. Aderirà alla massoneria e avrà contatti con la Società Teosofica.

Nel 1919 era in Italia dove la era segnalato insieme alle squadracce fasciste per repressione antiproletaria e controrivoluzionaria (era il periodo del biennio rosso). Come molti esponenti dell’antifascismo borghese Cambareri fu un fiancheggiatore del fascismo.

Solo nel 1941, quando le sorti della guerra cominciavano a essere perdenti per l’Asse, questi personaggi che molto probabilmente seguivano le direttiva di qualche Ur-Lodges, organizzarono la resistenza al fascismo, usando quando servono, e in seguito estromettendoli dai vertici statuali, i socialisti non allenati e i comunisti.

Quindi la comparsa del Cambareri nelle vicende italiane non è iscrivibile solo al suo mandato da parte degli alleati occidentali nel 1939.  Il Cambareri appartiene a quella destra di ispirazione esoterica e cristiana, con mire universalistiche, che operava per la creazione di un governo internazionale, che aveva una visione della società come un corpo, dove ogni parte è inserita nel meccanismo, in armonia. Ciò corrisponde alla visione sociale di molte Ur-Lodges.

Seguendo le sue vicende politiche ed esoteriche del Cambareri si evince dei rapporti che esistono tra i vertici degli Ordini iniziatici ed esponenti della politica internazionale

Nella vita di vita Cambareri l’incontro con Arnold Krumm-Heller fu molto importante.

Arnold Krumm-Heller era un 33° grado della Massoneria scozzese di rito antico e accettato, 97° grado dell’Antico e primitivo del rito di Memphis e Misraim (Rito egizio) e molto probabilmente al 3° grado in qualche Ur-Lodges.[6]

Arnold Krumm-Heller fondatore della Fraternitas Rosicrociana Antiqua, emigrato in Germania, si dice che abbia ricevuto da Gerard Encaus[7] noto con lo pseudonimo di Papus e da Teodor Reuss  una sorta di delega per la diffusione di costituire società iniziatiche in America Latina.

Il Sudamerica acquisterà nel periodo tra le due guerre mondiali un’importanza esoterica e politica, qui si formeranno molte Logge e qui avverranno diversi incontri tra l’Élite politico e militare degli USA e quegli esponenti del mondo esoterico che per conto dei servizi segreti degli alleati occidentali svolgeranno dietro le quinte ruoli importanti durante la seconda guerra mondiale.

Perché proprio il Sudamerica? A livello esoterico si potrebbe ipotizzare che questo continente abbia un importanza per l’esoterismo per i vari ordini iniziatici.  Krumm-Heller si può ipotizzare che abbia ricevuto il compito di colonizzare esotericamente il Sudamerica, ma non è da escludere che egli era alla ricerca delle perdute conoscenze maya e degli altri popoli sudamericani. Non a caso in Perù Krumm-Heller sarà insignito del simbolico nome di Huiracocha. [8]

Un’ipotesi dell’importanza dell’America latina per gli ordini iniziatici sta nell’ipotesi della fondazione Delphos che i templari arrivarono in Patagonia grazie a delle mappe create secoli prima dai fenici. Secondo questa ipotesi i Templari partirono da La Rochelle per arrivare in Patagonia e fondarono città che poi le leggende indigene chiamarono “città dei Cesari”. Oltre alle leggende indigene furono trovati reperti archeologici tra i quali una pietra con scolpito una croce templare.[9]

Cambareri diventerà negli anni ’20 un discepolo di Krumm-Heller e come si diceva prima nel 1933 fonderà la Augusta Fraternità Bianca Rosa Antica.

Krumm-Heller aveva una visione politica collegata con l’esoterismo, secondo la quale l’avvento dell’Età dell’Acquario avrebbe portato l’umanità ad una nuova e maggiore consapevolezza spirituale e a un nuovo ordine mondiale basato sull’armonia. In questa visione c’era una lotta totale al materialismo, politicamente identificato con l’Unione Sovietica e il Movimento Comunista.

In una riunione in Germania Krumm-Heller e Crowley – che inizierà Cambareri del grado dell’Astra Argenteum – affidando al giovane Cambareri una missione, che dovrà svolgere nel teatro bellico italiano. Qui dovrà prendere contatti sia con i vertici militari, con fascisti e antifascisti (veri e falsi), per ordire i fili di un colpo di Stato contro Mussolini (visto per le classi dominanti in quel momento come inciampo) e nello steso tempo estromettere i comunisti dal futuro governo repubblicano, inserire gli uomini del fascismo nella nuova compagine politica, rinsaldare i contatti e l’influenza della massoneria nella società italiana. Cambareri avrà facilità di contatti e porte aperte, oltre che ingenti finanziamenti. Il suo operato fa parte dell’attività dietro le quinte dei servizi segreti angloamericani e da parte di molte Ur-lodges, insomma da parte di molti settori delle classi dominanti che dopo aver finanziato e appoggiato il nazifascismo come deterrente  contro l’avanzata del comunismo, in seguito vista la deriva guerrafondaia dell’Asse, decidono di farla finita con questi regimi ,ma si preoccuperanno di accaparrassi non solo le menti scientifiche del nazismo, ma di organizzare anche la fuga in Sudamerica di molti gerarchi del nazismo. È dentro questa trama entrano che bisogna vedere i rapporti di Cambareri con Peron e gli appoggi che il leader argentino ai nazisti. Anche in Italia i vecchi uomini del regime fascista entreranno nella nuova repubblica che si definisce nata “dalla resistenza” (quando sarebbe più corretto dire la repubblica italiana è nata dall’affossamento della Resistenza), con lo scopo di favorire la politica USA. Le commistioni strette tra alleati occidentali e nazifascismo sia prima che durante la guerra, sono la testimonianza del rapporto culturale ed economico tra i due campi che in quel momento si combattevano.

Il Supremo Consiglio Rosacruciano molto probabilmente come si diceva prima affidò a Cambareri una missione: contribuire a ricostruire in Italia le fila di un’opposizione che sia dentro che fuori fuori al fascismo e la ripresa della Massoneria in Italia, che era in sonno dopo i divieti mussoliniani. Molto probabilmente di questo Supremo Consiglio, ne facevano elementi della Massoneria inglese dell’Arco Reale, ordini iniziatici, come la Fraternitas Antiqua di Krumm Heller, Crowley in rappresentanza dell’esoterismo inglese, e gli stessi servizi segreti inglesi, rappresentati dalla Società Teosofica, la cui diffusione nel mondo era in parte un’emanazione dell’’Intelligent Service. Il primo ad aver compreso che Cambareri era l’emissario di una potente centrale oscura fu il conte Bino Bellomo che in quel periodo era un agente del SIM; nelle cui memorie descrisse la scelta del personale che veniva fatta nelle file dei servizi segreti: di preferiva reclutare tra il personale proveniente dalle file dell’Esercito – in particolare tra gli ufficiali che sono abituati ad eseguire gli ordini  e a non avere quella libertà di pensiero nonché di cultura per affrontare per affrontare le delicate missioni che avevano a che vendere anche con il capire la storia e la cultura del paese dove andava ad operare una centrale spionistica – elementi provenienti dalla cultura o dagli ordini professionali (avvocati, giornalisti, ingegneri ecc.)nonché dell’esoterismo, le cui società esoteriche, segrete per loro stessa natura, sono strutturalmente simili ai servizi segreti: a gradi concentrici, dove ogni grado ignora l’altro, organizzazioni verticistiche, i cui scopi ultimi sono conosciuti solo ai pochi elementi delle alte sfere. A ciò si deve aggiungere la predilezione dei codici, utilissimi nelle comunicazioni spionistiche.

Per tutto il ‘900 ci fu una stretta collaborazione tra servizi segreti e organizzazioni esoteriche, tanto che è difficile capire quanto l’una si servisse dell’atra, oppure quanto tra loro si si sovrapponessero fino ad apparire a volte come una cosa unica.

Cambareri già in Brasile molto probabilmente già lavorava per i servizi segreti della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.

Tuttora è difficile stabilire quale delle due missioni di Cambareri avesse avuto la preminenza: quella di organizzare la Resistenza in Italia per conto dei servizi segreti occidentali, oppure ricontattare e riorganizzare le massonerie italiane. Molto probabilmente entrambi gli scopi erano parte integrante di questa missione, in quanto solo attraverso il ricompattamento delle massonerie si sarebbe potuto creare quella centrale di comando della resistenza in Italia in senso moderato.

Se poi si parte dal fatto che la ricostituzione della Massoneria non era certamente vista come costruzione di una società iniziatica finalizzata alla perfezione individuale e collettiva dei propri aderenti e della società ma come costruzione di una lobby dei poteri economici e politici del paese.

Tutto questo dovrebbe aiutarci a capire molte delle incongruenze sull’operato di Cambareri. Egli in Italia all’inizio degli anni ’20 aveva fatto parte delle squadracce fasciste anche quando era in brasile aveva la tessera fascista. Tutto questo, in apparenza entrerebbe in conflitto con la visione che vede Cambareri come organizzatore della resistenza antifascista. Se si analizzassero bene le parti di questo puzzle, potrebbe svelare la loro precisa forma considerando che la borghesia italiana aveva non solo appoggiato il fascismo alla presa del potere, ma anche finanziato la sua ascesa al potere.  Solo quando la borghesia fu posta di fronte al fatto che la disfatta militare dell’Italia che potesse creare la condizione favorevole uno sbocco rivoluzionario (pensiamo agli scioperi del marzo ’43). E per questi motivi che sin dal 1941 inizieranno i rapporti segreti tra membri altolocati del regime fascista, della borghesia e dell’aristocrazia con i servizi segreti degli alleati occidentali.

Lo scopo della borghesia era giungere ad un compromesso: mantenere il regime, al massimo giungere a liberarsi di Mussolini, ed uscire dal conflitto che si stava rivelando disastroso da un punto di vista militare.

Quindi Cambareri opererà in questa funambolica missione, sempre in bilico tra il doppio e il triplo gioco, con l’unica visione precisa di servire gli interessi del capitale nazionale e internazionale, che ha trovato nelle società iniziatiche un punto di aggregazione.

Tutto ciò non deve stupire, poiché secondo Gioele Magaldi il Gran Maestro del Grande Oriente Democratico (GOD) tanto il Duce che il Führer giunsero al potere grazie all’aiuto grazie all’aiuto di alcuni apprendisti stregoni in grembiulino[10] desiderosi di imprimere una svolta autoritaria e oligarchica al mondo occidentale.[11] Senza dubbio c’è da rimanere stupefatti da una simile lettura della storia, considerato il fatto che tanto i fascisti quanto i nazisti misero ufficialmente al bando la libera muratoria. La realtà è invece come sempre più complessa di quanto apparentemente non appaia. Magaldi a sostegno della sua tesi porta dei dati di fatto. Mussolini fece del fascismo una specie di Gran Loggia di Stato affidando, come si diceva prima, non a caso al massone Alberto Beneduce il ruolo di supervisore dell’intera economia italiana; parimenti Hitler, dopo aver smantellato le logge massoniche ordinarie, delegò al massone Hialmar Schacht[12] il compito di riportare in auge il sistema industriale e finanziario germanico.

Inoltre per capire l’importanza che l’esoterismo e l’occultismo hanno avuto nel regime nazista, bisogna tenere conto che gli uomini del Führer trassero ispirazione da una precisa “dottrina segreta”: la Ariosofia.[13]

L’Ariosofia è una gnosi, coltivata specialmente nelle SS di Himmler, che nella campagna a poca distanza da Panderborn, in Vestfalia, nel castello Wewelsburg, creò quello definì l’omphalos, o ombelico del mondo, quello che doveva diventare il centro spirituale del suo impero personale. In questo castello, i migliori scienziati tedeschi si riunivano per dedicarsi a quello che definivano “ricerca pura”. Tra il 1939 e il 1944, Himmler stravolse la struttura del castello, anche al fine di ricavare una cripta che divenne il sancta sanctorum delle SS. Cripta che Himmler battezzò il Walhalla (nella mitologia nordico-germanica è il paradiso dei guerrieri).

Per inciso, Walhalla è anche il nome di una delle tre Ur-Lodges che si dice siano frequentate da Angela Merkel.[14]

Rimane sempre il motivo inquietante dare una risposta razionale all’olocausto ebraico. Una risposta difficilmente può essere data con le armi dalla razionalità (gli ebrei se mai erano più utili come schiavi che da morti), certamente ha influito molto l’antisemitismo profondo che esiste da secoli nell’Europa cristiana (“gli uccisoti del Cristo” e cosucce varie), ma dal mio punto di vista ritengo che il vero motivo profondo vada ricercato nell’ambito della filosofia occulta che era seguita da molti dei vertici del nazionalsocialismo. Molte dottrine sapienziali antiche, assorbite e riattualizzate dalle élite esoteriche del nazismo aspiravano la consumazione di sacrifici umani indispensabili per liberare “energie positive” a vantaggio dei sacrificatori.

Teniamo conto che il sacrifico rappresenta l’atto più sacro all’interno di ogni religione.

Nella religione vedica – per vedismo si deve intendere la religione e la cultura delle popolazioni indoeuropee denominate Arii – tutti gli esseri viventi ebbero origine dal sacrificio di Purusha, l’Uomo Primordiale, sembrato nell’atto della creazione del mondo. Questo smembramento è il simbolo del passaggio dall’unità alla molteplice, l’atto necessario affinché il mondo materiale possa iniziare ad esistere: si tratta che le cosmogonie religiose dell’antichità era patrimonio comune della conoscenza condivisa dell’umanità delle epoche passate.

Il rito sacrificale, è quindi, un elemento condiviso dalle religioni del passato (e del presente), che ricrea e ripete ogni volta quel sacrificio primordiale.

Scopo principale del rito è quello di dare nel mondo materiale le realtà celesti, e ripercorrere in terra le azioni dei mondi superiori creando un legame tra le diverse dimensioni

Questo elemento fondante non manca neanche nel Cristianesimo, la cui dottrina si fonda sul sacrificio per eccellenza, quella del Cristo figlio di Dio. IL Cristo ripercorre col suo gesto il sacrificio il gesto del sacrificio originario, ricrea in sé la divisione primordiale che condusse dall’unità al molteciple, ed in una dimensione a-temporale chiude il ciclo.

Per comprendere maggiormente il modo in cui il sacrifico ha assunto nel tempo una ulteriore valenza, è bene ricordare come il piano simbolico si contrappone a quello magico-utilitaristico.

Nel primo caso come già accennato. Il rito rappresenta in quel momento in cui la dimensione temporale si annulla e si ricrea in terra l’azione celeste, unendo in questo modo le due realtà e creando un legame tra i diversi mondi.

Nella visione magica, al contrario, il rito assume anche uno scopo “utilitaristico” e per mezzo del suo compimento gli officianti si attendono un responso: l’atto magico è propriamente questo, infatti, ovvero l’attendere un fenomeno a seguito una propria azione rituale, in contrapposizione con la teurgia che invece mira stabilire

I sacrifici umani, di conseguenza, appartengono al piano magico-rituale, e sono sempre stati effettuati nella convinzione che per mezzo di essi di ottenere benefici materiali in questo mondo.

L’uccisione di prigionieri di guerra di guerra eseguiti dai sacerdoti aztechi, i bambini immolati al Dio Moloch dalle antiche popolazioni semitiche, non può che portare alla conclusione che ogni sacrificio umano di cui la storia ci porta notizia è stato compiuto in attesa ad una contropartita contingente.

Secondo le scienza magiche, infatti, nell’atto del sacrificio entrano in gioco potenze psichiche dirompenti, e l’energia vitale della vittima può essere indirizzata affinché si possa compiere il proprio scopo, sia che si tratti di stimolare i venti che aiutino la partenza delle navi, che di allontanare la fine del mondo, oppure di affrettarla.

Aleister Crowley, che senza dubbio è stato uno dei principali maghi e occultisti, descrisse nel dettaglio il modo che possono essere compiuti i sacrifici, affinché le energie vitali liberate potessero essere ottimamente convogliate e utilizzate. Per correttezza di informazione, bisogna dire che Crowley può essere interpretato come una persona che amava a fare il malvagio per impressionare i lettori. Certi suoi comportamenti e affermazioni dovrebbero essere interpretate come un tentativo di scioccare le coscienze dell’epoca e che dietro quest’apparenza che puzzava di zolfo, nella realtà si nascondeva un profondo conoscitore della filosofia Yoga e delle tecniche yogiche, e un pioniere nella ricerca degli stati alterati di coscienza e nell’utilizzo “magico” delle ‘energia sessuale. Se poi si fa dei paragoni anche l’insegnamento di Gesù che predicava pace e amore è stato reinterpretato e sono nate le Cociate e creato l’Inquisizione.

I sacrifici, quindi, lungi dall’appartenere continuano ad essere officiati anche nei nostri tempi, in modi invero più subdoli ed assai più subdoli c’è e assai meno visibili, rispetto a prima. Si potrebbe dire che c’è una sorta di nuova religione luciferina (e per luciferina non intendo satanico ma di chi vuole portare la luce, ritengo sbagliato dare definizioni demonologiche) che cerca di imporsi, e per questo necessità una grande quantità di “energia vitale” i suoi scopi siano raggiunti.

Questa disquisizione sul tema dei sacrifici dovrebbe farci interrogare che forse non è un caso che molti esponenti delle classi dirigenti parlano tranquillamente di sacrifici.

Forse non è un caso che Angela Merkel, che secondo Magaldi è stata iniziata in una loggia dal nome evocativo e nello stesso tempo inquietante di Walhalla, inneggia cdi continuo alla retorica del “sacrificio” (e d’altronde non scodiamoci quando un freddo e agghiacciante Monti li preannunciò appena era stato nominato presidente del consiglio dei ministri).

Forzando il ragionamento di potrebbe dire che nella macelleria sociale greca, si potrebbe affermare che sia ispirata alla stessa alla stesso pensiero filosofico ed esoterico che ispirava le SS di Himmler, nella sostanza quel pensiero antico che vede i sacrificatori trarre “energia vitale” e forza dal sangue delle vittime. Giusto per completare la panoramica esoterica, Angela Merkel sembra che risultasse affiliata alla Ur-Lodges Parsifal,[15] superloggia          che sembra sia stata frequentata da Helena Petrovna Blavatsky, la madrina della Teosofia

 

 

 

   DALL’ARCHIVIO DI GIACOMO RUMOR

 

 

Un ulteriore prova del rapporto tra confraternite e ambienti politici, economici e culturali emerge dagli archivi di Giacomo Rumor.

 

Nel maggio 2010 è stato reso pubblico un archivio di documenti appartenuto a Giacomo Rumor (esponente della Democrazia Cristiana e presidente della Camera di Commercio di Vicenza e parente stretto del più famoso Mariano diverse volte presidente del consiglio dei ministri)

 

Secondo la testimonianza di suo figlio l’avvocato Paolo Rumor, autore di un libro di memorie chiamato L’altra Europa. Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Hobby & Work Pulishing, Milano e scritto in collaborazione con Giorgio Galli e Loris Bagnara, fa emergere la presenza di una fantomatica “Struttura” in vita da secoli (se non da millenni), che perseguirebbe che perseguirebbe da tempo immemorabile la cosiddetta “Grande Opera”,  sulla base della scoperta di continenti perduti antiche civiltà e di cataclismi ciclici che ne avrebbero fatto perdere le tracce.

 

In poche parole il volume commentato da Rumor racconta che dietro i passi ufficiali che sono stati fatti per giungere al progetto dell’Unione Europea, vi sarebbero incontri segreti paralleli da parte di pochi individui al centro di antichissimi circoli esoterici, depositari di antichi saperi e documenti come quello rinvenuto a Nusaybin (l’antica Nisibis mesopotamica).

 

Si spiega in sostanza che sin dal 1943 furono istituite alcune commissioni (dietro ispirazione USA) che si incontrarono in Europa fino agli anni ’50 (prevalentemente a Verona, Strasburgo, Vienna e Parigi) per stabilire le basi economiche, politiche e sociali di una futura Europa unita. Le commissioni comprendevano membri della Resistenza non comunista, scelti su consiglio dei servizi segreti vaticani, diretti all’epoca da monsignor Montini (futuro papa Paolo VI). Il coinvolgimento del Vaticano fu richiesto per garantire l’estraneità dei membri agli ambienti comunisti, la cui presenza nella nuova Europa era sgradita e non auspicata sia dagli USA che dal Vaticano.

 

L’uomo di fiducia per l’Italia, membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Vicenza, era proprio Giacomo Rumor. Egli aveva studiato Giurisprudenza all’Università di Padova e aveva conosciuto monsignor Montini frequentando (insieme a Giulio Andreotti) la Federazione Universitaria cattolica italiana, di cui futuro papa era assistente.

 

L’archivio di Rumor include la corrispondenza tra Giacomo Rumor e Maurice Schumann, operanti entrambi in queste commissioni. Da quanto trascritto da Paolo Rumor si evince la presenza di una fratellanza esoterica che avrebbe progettato la nascita e l’evoluzione come l’UE. Rumor non riporta il nome della fratellanza, ma sottolinea il suo legame coi maggiori casati europei, in special modo con la famiglia scozzese dei Saint Clair (o Sinclair).

 

In questo libro scritto da Paolo Rumor si menzionano espressamente due termini emblematici: “custodi” e “sorveglianti”, i quali opererebbero in modo collegiale, dentro questa struttura che è mimetizzata e mascherata da atre strutture ed organizzazioni per cui – commenta Rumor – coloro che sono alla base di questa Struttura non conoscerebbero le decisioni prese ai vertici. Nel libro di Rumor viene è il ben noto a chi si occupa di esoterismo del maestro di origine greco-armena Georges Ivanovic Gurdjieff, cultore del sufismo e della tradizione antica e ricercatore delle antiche confraternite babilonesi.

 

Gurdjieff – anticipando i recenti riscontri della scienza astronomica ufficiale, seppure con uno stile che si potrebbe definire iperbolico – descrisse in maniera dettagliata alcuni avvenimenti cosmici che contraddistinsero la storia del sistema solare, e in particolare la storia del pianeta esploso e di una cometa “a grande orbita” (chiamata Kondur) destinata a incrociare l’orbita della Terra.[16] In un remoto passato secondo Gurdjieff, ci fu una tremenda collisione, planetaria fra tale cometa ed il nostro pianeta. Uno dei frammenti proiettati nello Spazio divenne la nostra Luna. E Gurdjieff non mancò di citare l’esistenza di esseri sovraumani che definì “individui sacri”.[17]

 

Nel libro di Paolo Rumor, sulla base di una missiva a firma del cardinale cattolico Spellman (lettera del 1961 consegnata al padre dell’autore, cioè Giacomo Rumor, da Monsignor Montini), Gurdjieff venne indicato dallo statista francese come un “Priore”.

 

Che cosa si deve intendere per “Priore”? L’ipotesi più plausibile e che possa essere un leader della confraternita. Cioè che debba essere un individuo che era ai vertici di una confraternita di persone unite da un progetto comune: portare a compimento il progetto politico di una federazione di Stati europei, ispirandosi ad un’antica tradizione millenaria. Riprodurre cioè in epoca moderna la struttura politica, sociale ed economica esistita in un remotissimo passato e molto estesa nel mondo, ed andata perduta a causa di devastanti catastrofi globali. Ma questa Struttura opererebbe dal XVII secolo, anche nei paesi nordamericani, dunque questa Struttura avrebbe operato (e opererebbe) non solo nei paesi europei.

 

L’archivio Rumor è prevalentemente politico ma aggiunge informazioni notevoli su alcuni ritrovamenti archeologici che avevano suscitato l’interesse delle alte sfere. In particolare contiene la trascrizione di una pergamena ritrovata a fine Ottocento nella sinagoga di Nusaybin. Il testo della pergamena fa riferimento alle tre piramidi di Giza e ad alcune iscrizioni che si troverebbero lì attorno: “I sorveglianti sono diventati Illuminati quando hanno poste le tre piattaforme rialzate sulla collina di Giza a fianco del fiume Nilo, nel luogo in cui l’alto e il basso Egitto si incontrano appunto a Giza sul vertice del Delta, lungo la via d’acqua che serpeggia fra le canne, sul punto di maggiore intersezione della rete, scrivendo con la pietra gli avvertimenti da rispettare”.[18]

 

Un altro passo parla del Diluvio universale, sostenendo che il periodo definito “delle grandi piogge” si era due volte a distanza di “tremila stagioni” una all’altra. Le grandi piogge avrebbero causato ogni volta vaste inondazioni e l’ingresso del mare nell’entroterra.

 

Il documento aggiunge ka descrizione di vari punti geodetrici e di livelli costieri, evidenziando sei insediamenti urbani di fondazione antidiluviana. Di questi, cinque sono indicati come le prime sedi di questa Struttura. Il sesto insediamento è collocato nella Terra di Sonda (Continente Sondien) mentre uno degli altri cinque si troverebbe nel Basso Egitto. Qui, leggiamo, esisterebbe una sala degli archivi sotterranea, scavata nella roccia viva ben 11.000 anni fa. La sala nasconderebbe 192 tavolette in gesso, recanti in una lingua che geroglifico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] http://icompagnidiball.myblog.it/esoterismo/l-entita-x

 

[2] Non è certamente che fu definito “il mago dei generali” vedere anche il libro di Silverio Corvisieri, IL MAGO DEI GENERALI Poteri occulti nella crisi del fascismo e della monarchia, Odradek, 2001.

 

[3] Heinrich Arnold Krumm-Heller (1876 – 1949). Occultista e rocraciano Tedesco, fondatore della Fraternitas Rosicruciana Antiqua (FRA), agente dei servizi segreti tedeschi durante la rivoluzione messicana e la prima guerra mondiale.

 

[4] http://icompagnidiball.myblog.it/esoterismo/l-entita-x

 

[5] http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/beneduce.htm

 

[6] http://icompagnidiball.myblog.it/esoterismo/l-entita-x

 

[7] Gérard Encausse (1865-1916). Esoterista e medico francese è meglio noto con lo pseudonimo di Papus.

 

[8] Divinità Inca.

 

[9] http://niticsa.blogspot.it/2011/05/santo-graal.html#!/2011/05/santo-graal.html

 

[10] http://www.ilmoralista.it/2014/12/17/massoni-4-lariosofia-da-himmler-fino-a-merkel

 

[11] La paura della rivoluzione proletaria che risultata vittoriosa in Russia fu un elemento determinante ad aiutare l’ascesa di questi regimi.

 

[12] Fu iniziato alla massoneria nel 1908. Arnaud de la Croix, Hitler et la franc-maçonnerie, Parigi, Ed. Tallandier, 2014, p. 107.

 

[13] L’Ariosofia o Gnosticismo iperboreo, è un movimento filosofico e religioso scaturito dalla consistenza della sintesi ideologica dalle figure dei suoi maestri spirituali: Guido von List, Adolf Lanz von Liebenfels, Savitri Devi Mukherji, pseudonimo di Maximiani Portas e Miguel Joaquín del Carmen Serrano Fernández. Esclusivamente attraverso le vie mistiche, magiche e religiose degli ariani, lo scopo ariosofico è il raggiungimento della ‘Land’ (Terra) degli iperborei. L’iperborea è una terra leggendaria, patria dell’anch’esso mitico popolo degli Iperborei.  Nei miti della religione greca e nelle dottrine dei loro storici (tra cui Erodoto), gli Iperborei, “coloro [che vivono] oltre βορέας” erano un popolo che viveva in una terra lontanissima situata a nord della Grecia. Questa regione era un paese perfetto, illuminato dal sole splendente per sei mesi all’anno. L’appellativo di iperboreo viene riferito da Giamblico nel suo catalogo di pitagorici ad Abaris il quale viene appellato in tal modo anche da Nicomaco mentre Eliano riferisce che, a quanto detto da Aristotele, Pitagora era chiamato dai Crotoniati, Apollo Iperboreo.

I mistici della gnosi iperborea ariosofa, insegnano che gli ariani sono iperborei, cioè discendenti degli uomini-dio. Sostenitori di una cospirazione globale che li vede opposti alle forze malefiche oscure del Kali Yuga comandate da Yahweh (anche Yahveh, talvolta in italiano Jahvè è il nome proprio in ebraico con cui viene indicato Dio), dagli ariosofi inteso come il Demiurgo, il dio degli ebrei è visto come un essere fondamentalmente malvagio creatore della materia e del conseguente materialismo.

Critico delle religioni abramitiche (sono quelle religioni che rivendicano l’origine da Abramo esse sono la religione ebraica, cristiana islamica), l’Ariosofia sintetizza la tradizione esoterica indiana e quella odinica (è un movimento basato sul paganesimo nordico), entrambe le quali vengono considerate di provenienza ariano-iperborea. L’Ariosofia è una gnosi luciferina (è reinterpretazione della figura luciferina in chiave salvifica e liberatrice per l’uomo dalla tirannia del Dio Creatore), che attraverso la teoria junghiana dell’inconscio collettivo ariano e l’induismo monistico-panteista (è una teoria che tende ad evidenziare soprattutto l’immanenza e l’unicità della sostanza prima, quale può essere Dio, l’Uno, il motore immobile  etc.. Questo spirito, come credono i panteisti, si manifesta nella natura, in tutta la realtà. Esiste dunque un unico principio originario in grado di spiegare la molteplicità della realtà) che riconosce in Hitler l’ Avatāra ( essa è un sostantivo maschile della lingua sanscrita con cui si indica, in numerose teologie Hindu, l’apparizione o la discesa sulla terra della divinità avente lo scopo di ristabilire o tutelare il Dharma) che si è opposto al nemico/satana materialistico del Kali Yuga.

 

[14] http://www.ilmoralista.it/2014/12/17/massoni-4-lariosofia-da-himmler-fino-a-merkel

 

[15]                                                                     C.s.

 

[16] G. I. Gurdjieff in I racconti di Belzebù a suo nipote, Neri Pozza Editore, capitolo 9, <Causa delle genesi Luna>, pag. 80, edizione a cura di Letizia Comba e Danilo Cassina, i collana I narratori delle tavole, traduzione di Letizia Comba e Igor Legati, Vicenza 2004.

 

[17]                                                        C.s. p. 81

 

[18] Paolo Rumor, L’altra Europa. Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, casa editrice Hobby & Work Pulishing, Milano, 2010, capitolo L’Enigma della collocazione geografica.

CYBERCRIMINE IN AUMENTO

•febbraio 24, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

Il 2016 è stato un anno orribile per la sicurezza informatica. Stando al Rapporto Clusit[1] 2017[2] i crimini informatici sono in deciso aumento in tutto il mondo, con 1.050 incidenti gravi (+ 9%). Per la prima volta l’Italia rientra fra i dieci paesi in cui si sono registrati gli attacchi hacker più gravi. Il 2016 è stato secondo questo rapporto l’anno peggiore anche in termine di evoluzione delle minacce cyber e del relativo impatto. Sono aumentati gli attacchi gli Phishing[3]  (+ 1.166%).  Teniamo conto il Phishing è un reato che nel campo della sicurezza informatica che riguarda l’ingegneria sociale (dall’inglese social engineering). L’ingegneria sociale è lo studio del comportamento individuale di una persona al fine di carpire informazioni utili.       Questa tecnica è anche un metodo (improprio) di crittoanalisi[4] quando è usata su una persona che conosce la chiave crittografica di un sistema e viene usata anche dalla polizia. Similmente al cosiddetto metodo del tubo di gomma[5] (il quale è però una forma di tortura) può essere, secondo gli esperti, un modo sorprendentemente efficiente per ottenere la chiave, soprattutto se comparato ad altri metodi crittanalitici.

Con l’evoluzione del software, l’uomo ha migliorato i programmi a tal punto che essi presentano pochi bug (errori che i programmatori generalmente commettono quando creano un software). Per un cracker  sarebbe impossibile attaccare un sistema informatico in cui non riesce a trovare bug. Quando ciò accade l’unico modo che il cracker ha per procurarsi le informazioni di cui necessita è quello di attuare un attacco di ingegneria sociale.

Un ingegnere sociale (social engineer) per definirsi tale deve saper fingere, sapere ingannare gli altri, in una parola saper mentire.

Un social engineer è molto bravo a nascondere la propria identità, fingendosi un’altra persona: in tal modo egli riesce a ricavare informazioni che non potrebbe mai ottenere con la sua identità reale. Nel caso sia un cracker, può ricavare informazioni attinenti ad un sistema informatico. Il social engineering è quindi una tecnica per ricavare informazioni molto usata dagli hacker esperti e dalle spie, e dato che comporta (nell’ultima fase dell’attacco) il rapporto più diretto con la vittima, questa tecnica è una delle più importanti per carpire informazioni. In molti casi il cosiddetto ingegnere potrà riuscire a ricavare tutto ciò che gli serve dalla vittima ignara.

Perciò il Phishing è un tipo di truffa che mira di colpire la mente umana che è diventata da tempo un autentico campo di battaglia.

È cresciuta del 117% anche la guerra delle informazioni.

La guerra delle informazioni definita anche in termini militari information warfare (IW) è una metodologia di approccio al conflitto armato, imperniato sulla gestione e l’uso dell’informazione in ogni sua forma e a qualunque livello con lo scopo di assicurarsi il decisivo vantaggio militare specialmente in un contesto militare combinato e integrato. La guerra basata sull’informazione è sia difensiva che offensiva, spaziando dalle iniziative atte a impedire all’avversario di acquisire o sfruttare informazioni, fino alle misure mirate a garantire l’integrità, l’affidabilità e l’interoperabilità del proprio assetto informativo.

Nonostante la connotazione tipicamente militare, la guerra basata sulle informazioni ha manifestazioni di spicco anche nella politica, nell’economia, nella vita sociale ed è applicabile all’intera sicurezza nazionale dal tempo di pace al tempo di guerra. Infine la guerra basata sulle informazioni tende a colpire l’esigenza di comando e controllo del leader nemico e sfrutta le tecnologie per dominare il campo di battaglia.

La maggior parte degli attacchi gravi è avvenuta, secondo il Rapporto Clusit nel settore della sanità (+ 102%), nella grande distribuzione (+70%) in ambito banking/finance (+64%).[6]

 

 

 

[1] Clusit – Associazione italiana per la Sicurezza Informatica – https://clusit.it/

 

[2] https://www.securitysummit.it/generale/rapporto-clusit/

 

[3] Il Phishing è un tipo di truffa  effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso, fingendosi un ente affidabile in una comunicazione digitale.

 

[4] Per crittoanalisi (dal greco kryptós, “nascosto”, e analýein, “scomporre”), o crittanalisi, si intende lo studio dei metodi per ottenere il significato di informazioni cifrate senza avere accesso all’informazione segreta che è di solito richiesta per effettuare l’operazione. Tipicamente si tratta di trovare una chiave segreta. La crittoanalisi è la “controparte” della crittografia, vale a dire lo studio delle tecniche per occultare un messaggio, ed assieme formano la crittologia, la scienza delle scritture nascoste.

Con crittanalisi ci si riferisce non solo ai metodi per violare un cifrario, ma anche ad ogni tentativo di eludere la sicurezza di algoritmi crittografici e protocolli crittografici. Anche se la crittoanalisi di solito esclude metodi di attacco che non sono diretti alle debolezze intrinseche al metodo da violare, come ad esempio la corruzione, la coercizione, il furto, l’ingegneria sociale, questi tipi di attacco, spesso più produttivi della crittanalisi tradizionale, ne sono comunque un’importante componente.

 

[5] In crittologia, si definisce con un eufemismo metodo del tubo di gomma (Rubber-hose cryptanalysis) il riuscire a decodificare un codice cifrato mediante la tortura di uno dei conoscitori della chiave del codice. La pratica consiste nel percuotere ripetutamente e vigorosamente con un tubo di gomma la pianta dei piedi della vittima, fino ad ottenere l’informazione cercata. Il termine è in generale utilizzato per qualsiasi altro metodo che si basi sulla violenza nei confronti della persona interrogata.

 

[6] Serene Bournens, Il cybercrimine? <Piaga economica>, Metro, giovedì 23 febbraio 2017.