LA DISTRUZIONE DEL DIRITTO DEL LAVORO IN ITALIA

•ottobre 26, 2020 • Lascia un commento

  L’origine dell’attacco alle condizioni materiali di esistenza delle masse popolari da parte della Borghesia Imperialista che ha portato nel nostro paese la distruzione del diritto del lavoro è la crisi del sistema capitalista iniziata all’incirca alla metà degli anni Settanta. La caratteristica di questa crisi si possono riassumere nel fatto che la crisi è generale (cioè nasce come crisi economica e poi si trasforma in crisi politica e culturale), di lunga durata e coinvolge tutto il mondo, cioè riguarda, sia pure con tempi e intensità diversa, tutti i paesi del mondo.

   È di dominio pubblico che i paesi semicoloniali e dipendenti vengono ricolonizzati, che i governi raddoppiano e triplicano i prezzi dei beni essenziali,  che milioni di persone sono cacciate dai loro paesi e costrette all’emigrazione.

   In Italia nel periodo che va dall’inizio degli anni Novanta (dove – non certamente a caso – ha operato in funzione di guerra ortodossa la Falange Armata) fino ad oggi, è stato anche (e non sarà certo un caso) quello della demolizione del diritto del lavoro e delle conquiste che i lavoratori italiani le avevano ottenute dal secondo dopoguerra dopo dure lotte.

   C’è stato anche il cambiamento del significato delle parole in uso. Fino all’altro ieri per riforme s’intendeva miglioramento (certamente graduale) delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, da un certo periodo in poi ha solamente significato un continuo e costante peggioramento. Se poi ci si opponeva a tali “riforme” ci si tirava dietro l’accusa di essere “conservatori” che si oppongono al “progresso”.

   Quest’attività di “riforma” e di abolizione del diritto del lavoro è stata portata avanti con l’apporto dei partiti di sinistra (compresi quelle definiti “radicali” come Rifondazione) e dai sindacati confederali.

   Ci sono state due modalità diverse per portare avanti questo tipo di attacco ai diritti dei lavoratori:

  • Da parte dei governi di Centro-Sinistra la “riforma” del diritto del lavoro deve avvenire di concerto con i sindacati confederali in modo da farla accettare ai lavoratori senza alcuna protesta.
  • L’orientamento dei governi di Centro-Destra, invece, prevedeva più l’immediato e diretto intervento del potere legislativo.

   In effetti, queste cosiddette “riforme” sono avvenute in prevalenza mediante accordi sindacali che, una volta consolidati ed evitato la protesta dei lavoratori, alla fine sono state consolidate.

   Agli accordi sindacali, è stato attribuito un vero e attribuito un vero e proprio ruolo normativo.

   Un esempio. In maniera di contratti a termine, la legge n. 56 del 1987 riconosceva ai sindacati la possibilità di derogare in peggio il divieto di apposizione del termine. Con tali accordi, il termine si poteva apporre liberamente ed anche all’attività ordinaria. In pratica, con gli accordi sindacali si legalizzava la violazione della legge. Una volta consolidatigli accordi ed evitato la protesta dei lavoratori, nel 2001 è stata emanata la nuova normativa sulla liberalizzazione del contratto a termine.

   Per il resto, basta confrontare la successione dei contratti collettivi per comprendere facilmente come i sindacati sottoscrittori hanno gradualmente introdotto la flessibilità e compresso, se non abolito, i diritti dei lavoratori.

   Il ruolo di CGIL-CISL-UIL è stato quello di far passare la “riforma” in peggio dei diritti dei lavoratori in silenzio e senza sorprese.

   A garanzia di tale ruolo, l’ordinamento e la giurisprudenza hanno riconosciuto a tali sindacati l’esclusivo riconoscimento di rappresentatività per legalizzare la loro preminenza rispetto a sindacati molto più conflittuali di loro.

SULLA FLESSIBILITA’

   La flessibilità la si fa ma non si dice. In 1.127 accordi sindacali sottoscritti tra il 1990 e il 1995 la parola compare solo su 137 documenti mentre esiste nei fatti molto di più di quanto compariva nei testi che venivano poi modificati. Flessibilità soprattutto negli orari. Ciò costituisce una linea guida che poi scatterà anche in tema di salario.

   Gli accordi gradino prevedono salari inferiori ai minimi previsti dai contratti.

   Un accordo gradino è stato stipulato nell’estate del 1996 per i tessili e costituisce una clausola aggiuntiva inserita nel C.C.N.L. del 1995. Con l’affermazione che “Gli accordi gradino salvano posti di lavoro e fanno aumentare al sindacato la presenza nei posti di lavoro” (Antonio Megale della CGIL Tessili). In sostanza sindacati e imprenditori tessili sono concordi nel ritenere che la clausola dei tessili dimostra l’approccio alle deroghe salariali risulti più efficace se affidato alle singole categorie e non imposto con intese centralizzate troppo condizionate da querelle politiche. Quello dei tessili è stato uno dei settori apripista nell’emersione del sommerso: nel 1996 aveva 30.00 addetti; 2.000 aziende; 10.000 addetti già emersi; 70 aziende emerse nel leccese, 20 a Martina Franca.[1]

   Altri accordi “brillanti” sottoscritti nel 1996: la CISL sigla un accordo territoriale a Brindisi in base al quale le nuove aziende possono pagare salari inferiori ai minimi contrattuali. La Barilla sottoscrive delle intese con i sindacati in base alle quali il personale è retribuito con un gradino inferiore a Melfi e Foggia. Il Contratto Collettivo nazionale del Legno prevede per i nuovi assunti stipendi inferiori del 20%. Mentre il Contratto Collettivo nazionale Lapidei e manufatti hanno allungato il periodo di avviamento da due a cinque anni.[2]

I   n base all’art. 36 della Costituzione, ogni lavoratore deve percepire una retribuzione in misura comunque sufficiente per garantire una vita libera e dignitosa per sé e alla sua famiglia. Tale misura è stata individuata nei minimi sindacali stabiliti dalle singole contrattazioni collettive nazionali.

   Il primo intervento per ridurre la retribuzione dei lavoratori è stato quello di non aumentare più i suddetti minimi, ormai fermi da oltre venti anni. Ciò è avvenuto con la complicità dei sindacati confederali e dei governi di Centro-Sinistra (con dentro la sinistra cosiddetta “radicale”).

   Le altre azioni sono state le più svariate.

   Con gli accordi gradino, come si diceva prima, è stato previsto un salario d’ingresso inferiore per i primi anni di lavoro. Questo tipo di azione, essendo anticostituzionale per violazione del diritto di uguaglianza, era prevista solo per qualche anno e in via transitoria invece dura dal 1990 perché è sempre stata prorogata.

   Con la leggi sui Lavoratori Socialmente Utili (LSU) di cui il decreto legislativo 468/98, lo Stato e gli enti pubblici possono assumere personale precario senza tutele e con garanzie ridottissime per la realizzazione di opere o fornitura servizi, con contratti temporanei e a scadenza. L’art. 8 esclude espressamente che tale personale possa essere considerato come lavoratori subordinati.

   Con i Contratti d’Area e i Patti Territoriali si sono introdotte forme di assunzione e retribuzione precaria. Nonostante tali azioni consistano in strumenti di finanziamento statale delle attività produttive, con il beneplacito di CGIL-CISL-UIL sono state introdotte politiche per la riduzione dei salari e per nuove forme di lavoro meno garantito e meno tutelato. I Contratti d’Area sono previsti dall’accordo per il lavoro del 24.09.1996 (Governo Prodi) per le aree industriali in crisi e ad alto tasso di disoccupazione, mentre i Patti Territoriali sono stati introdotti con le leggi nn. 104/95 e 662/96 per tutto il territorio. In realtà questi strumenti che riducono le tutele dei lavoratori sono stati applicati anche in zone non in difficoltà, come Pavia, Trieste, Crema. Un posto di lavoro creato con tali strumenti costa allo Stato 300.000€, quindi per gli imprenditori è quasi a costo zero. Ciò ha prodotto nuova occupazione precaria e con reddito insufficiente ed è stata un’operazione di sostituzione dei lavoratori a costo intero con quelli a costo ridotto.

   Con l’uso indiscriminato dei Contratti di Formazione si è provveduto all’assunzione finanziata di lavoratori per un massimo di due anni con il ricatto per essere confermato il rapporto a tempo indeterminato.

   Ora l’istituto è stato sostituito con le varie forme di apprendistato della durata di quattro anni ed applicabile liberamente anche a lavoratori qualificati (ingegneri, tecnici ecc.). Come apprendisti, i lavoratori svolgono un lavoro qualificato ma sono retribuiti secondo livelli d’inquadramento inferiori.

Per quanto riguarda, la flessibilità occupazionale che abolisce la garanzia di stabilità con il Decreto Legislativo 368/2001 e la Legge 133/2008 è stata introdotta la libertà dei Contratti a termine con i quali si ottiene lo stesso risultato della totale libertà di licenziamento in favore dei padroni: stipulando ripetuti contratti a termine o brevissimo termine mensile o settimanale il lavoratore deve sottostare ai ricatti datoriali, per non ottenere il rinnovo e rimanere disoccupato e senza reddito.

   Con la legge 428/90 è possibile licenziare i lavoratori in caso di cessione di azienda per assumere altri a condizioni più svantaggiose.

   Nei casi in cui non interessa la cessione di azienda, la flessibilità è attuata mediante la pratica dello “svecchiamento” che consiste nel porre in cassa integrazione i lavoratori garantiti per indurli alle dimissioni stante il ridotto ammontare dell’assegno rispetto allo stipendio ed i limiti imposti al cassintegrato. I lavoratori con maggiore anzianità sono posti in mobilità lunga per la pensione anticipata. In entrambi i casi, cassa integrazione e mobilità con prepensionamento, i costi sono a carico dello Stato e il datore si libera di quei lavoratori garantiti per assumere nuovo personale a condizioni peggiori.

   Con l’operazione “svecchiamento” il datore di lavoro ottiene anche un altro obiettivo: liberarsi del personale “anziano” anche se efficiente per assumere personale giovane, “fresco” di studi, proprio come avviene con un computer funzionante ma sostituito con un altro di ultima generazione.

La legge Biagi del 2003 ha introdotto ulteriori forme di flessibilità, tra cui: contratti a progetto, a chiamata, lavoro intermittente, a somministrazione, ripartito, accessorio, il distacco, il trasferimento, appalto di manodopera, cessione di ramo d’azienda.

   Tutte queste tipologie comportano una retribuzione inferiore, un’insicurezza del posto di lavoro, la mancanza di copertura delle ulteriori forme di retribuzione, come quella collaterale e differita (tredicesima, quattordicesima, ferie, TFR), ed assicurativa (malattie, maternità, previdenza, indennità di disoccupazione).

   Fino alla serie di leggi che il Governo Renzi, ha varato che sono raggruppate col nome di Jobs Acts che sono un sistema di ricatto permanente a favore dei padroni e contro i lavoratori e le lavoratrici.

   Infatti, questo ricatto procede su due gambe: quella dei contratti a termine a casuali (per cui il padrone può assumere a termine quando vuole e per il tempo che vuole) e quella dei contratti a tutele crescenti (per cui il padrone può assumerne a tempo indeterminato, ma licenziare quando e come vuole pagando una miseria di indennità)

   Tutti questi interventi sindacali e legislativi hanno avuto come conseguenza che in Italia la forza lavoro è tonalmente svalorizzata. Con il ricatto della disoccupazione di massa e con il lavoro nero (che nella sostanza con questi interventi sopra descritti è stato legalizzato), il padronato ha abbassato anno dopo anno i salari.

   I bassi e bassissimi salari cono la carta che i padroni italiani e i loro governi giocano sul tavolo della competitività contro gli altri capitalisti europei e mondiali.

   Per questo motivo anche in città come Milano c’è gente che lavoro per 3-4-3 euro l’ora!

   Per questo motivo un fronte unitario di lotta e di massa dovrebbe battersi che ci sia una paga oraria che non sia inferiore a 9€ l’ora (niente di estremistico è la media della paga base oraria europea) e un salario minimo garantito per i disoccupati che non sia inferiore almeno a 1.250€ mensili.

   In sostanza bisogna combattere il sottosalario, contro la condizione sempre più schiavistica imposta dal padronato e dalle leggi dello Stato, contro l’attacco alla dignità dei lavoratori e delle lavoratrici.

INCIDENTI E INFORTUNI SUL LAVORO

   Secondo dati ufficiali (molto inferiori alla realtà) i morti ufficiali sul lavoro sarebbero oltre 1.000 all’anno. In questa cifra sono compresi solo i lavoratori che muoiono in seguito ad un incidente violento entro i primi cinque giorni.

   Sono quindi escluse, tutte le morti successive ai cinque giorni e quelle causate da malattie contratte sul lavoro.

   Perciò questo numero aumenterebbe a diverse migliaia di morti all’anno. Una vera propria guerra che la Borghesia sta effettuando contro i proletari.

   Qual è la causa degli incidenti sul lavoro e quali potrebbero essere le soluzioni?   Una delle cause è la mancata predisposizione di mezzi e sistemi infortunistici ritenuti dalle aziende troppo costosi oppure elementi che frenano la produttività. Il motivo fondamentale di quest’atteggiamento delle aziende risiede nella legge economica del sistema capitalistico della competitività: la riduzione dei costi di produzione.

   Non applicare mezzi e sistemi anti infortunistici significa risparmiare soldi, quindi aumentare i profitti.

   Un’altra causa è l’aumento dei ritmi di lavorazione. La produzione aumenta con l’aumento della velocità di lavorazione.

   È un dato economico che un prodotto è tanto più competitivo quanto viene fabbricato nel minor tempo possibile. La velocità della lavorazione, però, non permette di rispettare le regole di sicurezza. Non permette di effettuare un lavoro con attenzione e precisione. Ciò crea motivo di incidenti ed infortuni.

   Un esempio è quanto sì e registrato nei supermercati della grande distribuzione, dove i commessi dovevano correre su pattini a rotelle per rifornire gli scafali.[3]

   Inoltre, aumentare i ritmi di lavoro e ridurre e abolire le pause (si potrebbe definire il “modello Marchionne” fatto di diminuzione pause, cassa integrazione e straordinari)[4] ed i riposi, tutto ciò significa maggiore produzione ma anche maggiore rischio di incidenti per stanchezza e mancanza di lucidità.

   Egli ultimi anni è aumentato anche il numero dei lavoratori minorenni, finanche bambini. In Italia si stima che nel 2013 erano 260.000 i minori sotto i 16 anni coinvolti, più di 1 su 20.[5]

I minorenni sono i più esposti agli incidenti e alla contrazione di malattie professionali vista la loro debole condizione fisica e la mancanza di esperienza e preparazione professionale. E chi fa lavorare i bambini viola, la legge sul diritto del lavoro, figuriamoci quelle sulla sicurezza.

I governi italiani – nel 1997 quello di Centro-Sinistra (appoggiato da un grande “comunista” come Bertinotti) e nel 2003 quello di Centro-Destra hanno abolito il limite dell’orario giornaliero fissato nel 1924 in otto ore. In base alla legge n. 66/03, un lavoratore può essere obbligato anche 16 ore al giorno senza alcun aumento di retribuzione. Quello che non ha fatto il fascismo storico al governo (ma all’epoca c’era un Movimento Comunista Internazionale degno tal nome con dirigenti come Lenin non intellettuali da salotto arrivati ai posti dirigenti grazie ai revisionisti come Ingrao), lo ha fatto il tecno-fascismo attuale con la complicità di tutti i partiti politici di centro, destra e della sinistra borghese (e dei sindacati che praticano la collaborazione di classe).

   Il limite della giornata di 8 ore è stata una grande conquista dei lavoratori sugellata con gli eccidi proletari del 1° maggio.

   La richiesta di limitare la giornata lavorativa al massimo di otto ore era motivata che più ore di lavoro provocavano maggiore stanchezza psico fisica. A causa della stanchezza avvenivano maggiori incidenti.

   La stessa legge n. 66/30 che ha abolito le otto ore, prevede che possono beneficiare di una pausa di 15 minuti per il riposo solo coloro che svolgono un lavoro ripetitivo e solo dopo le prime sei ore di lavoro. Pausa che non costituisce un diritto del lavoratore ma una concessione del datore di lavoro. Se il lavoratore decide di utilizzare la pausa dopo sei ore di lavoro contro la volontà del datore di lavoro, è passibile di sanzione disciplinare per insubordinazione che può essere punita con il licenziamento.

   È chiaro che il lavoratore evita di riposarsi per non perdere il posto di lavoro.

   Ma è anche chiaro che la stanchezza e la perdita di lucidità provocano incidenti la cui colpa viene posta sempre a carico del lavoratore, ritenuto disattento.

   Questi sono gli effetti della legislazione italiana.

   Pertanto, non si può parlare di soluzione della problematica degli infortuni se non si aboliscono queste leggi, se non si abolisce la legge n. 66/03, se non si affronta la questione dei ritmi di lavoro.

   Le imprese, per risparmiare sui costi, non predispongono adeguati mezzi, né attrezzature antiinfortunistiche. Sempre per risparmiare sui costi, gli imprenditori assumono personale non specializzato e senza esperienza in modo da pagarli di meno. La mancanza di conoscenze e d’informazioni è una causa degli incidenti.

   Le imprese che ricorrono maggiormente a questi espedienti sono quelle pressate dal contenimento dei costi rispetto agli introiti stabiliti da un appalto.

   Il prezzo con cui un’impresa concorre per l’aggiudicazione di un appalto è frutto di un calcolo complessivo dei costi di esecuzione. Quanto più riduce i costi, maggiore è la possibilità di aggiudicarsi la gara di appalto.

   I costi che in genere sin riducono sono proprio quelli destinati alla sicurezza poiché ritenuti non produttivi. La conseguenza è l’esposizione agli incidenti.

   Esposizione che aumenta vertiginosamente con i subappalti. In questi casi la riduzione del costo dei costi è ancora maggiore perché il subappaltante ottiene per il medesimo lavoro un prezzo di prezzo di appalto minore. Il subappaltante per ricavare degli introiti deve risparmiare sui lavoratori e sulla loro sicurezza.

   Appare chiaro che un terreno di lotta sta nell’abolire tutte le leggi e le norme che permettono il subappalto e disporne il divieto totale.

   Il subappalto è stato sempre una causa degli incidenti sul lavoro, inoltre, ha fatto riemergere la figura del caporale che era stata vietata dalla Legge 1369/60.

   Ebbene, prima della Legge Treu (approvato da quel grande “rivoluzionario” che era Bertinotti), poi con la Legge Biagi si è abolita la Legge 1369/60 e liberalizzato gli appalti e i subappalti di manodopera e legalizzato in sostanza il caporalato con il lavoro interinale e a somministrazione.

   I lavoratori assunti con contratti flessibili e precari, come il lavoro a termine, part time, a progetto, a chiamata ecc. sono maggiormente esposti agli infortuni. La loro condizione di riscattabilità li obbliga a non protestare e ad accettare lavorazioni pericolose o, comunque faticose, compresi i ritmi elevati e senza sicurezza.

   Pertanto, non è vero che le istituzioni vogliono eliminare le stragi sul lavoro. I partiti e i governi sono stati promotori (o comunque non si sono contrapposti) di leggi che facilitano e aumentano gli incidenti sul lavoro.

   Quindi, finché esisterà questo sistema economico che si basa sullo sfruttamento delle persone, il problema degli infortuni non sarà mai risolto ed i lavoratori saranno destinati a rischiare la vita.

   Ma, intanto è importante ed obbligatorio combattere affinché siano abolite tutte quelle leggi che facilitano gli incidenti e gli infortuni. Quindi occorre immediatamente ottenere l’abolizione della legge n. 666/03 e ristabilire l’orario massimo di lavoro a otto ore per cinque giorni a settimana (e ovviamente se si hanno i rapporti di forza sufficienti lottare per ulteriori riduzioni di orario senza perdita di salario); l’abolizione delle leggi che permettono il subappalto e stabilire il divieto dell’appalto di manodopera e del caporalato; l’abolizione totale della legge Treu e della legge Biagi; l’abolizione della Jobs Act e di ogni forma di precarietà e flessibilità del lavoro.

   Il prezzo che i lavoratori stanno pagando non è solo una retribuzione inferiore o il licenziamento, ma la loro sopravvivenza fisica.

LA DELOCALIZZAZIONE DELLE IMPRESE

   Gli imprenditori italiani hanno deciso di confermare la loro politica aziendale che prevede il licenziamento degli operai, la chiusura delle fabbriche in Italia ed il loro trasferimento nel Tricontinente o nei paesi dell’ex “campo socialista” (pensiamo che al 31 dicembre 2014 risultavano in Romania ben 18.433 imprese italiane).[6]

   Questa politica di licenziamento e trasferimento delle fabbriche è a completamento di quanto gli industriali hanno già fatto negli anni ’90 e che ha comportato il licenziamento di migliaia di lavoratori.

   Tutto questo è avvenuto ed avviene nonostante l’aumento delle commesse e la concessione di enormi benefici e finanziamenti pubblici in favore degli industriali per garantire l’occupazione.

   Le imprese italiane, infatti, hanno beneficiato di enormi aiuti finanziari e agevolazioni per creare e mantenere l’occupazione in Italia. La concessione di finanziamenti, immobili, stabili, infrastrutture, macchinari, sgravi fiscali, è stata la costante di questi aiuti.

   Quasi sempre gli industriali occupavano un numero di dipendenti inferiore a quello per cui beneficiavano degli aiuti.

   Spesso gli industriali, cambiando solo il nome dell’impresa e mantenendo le medesime strutture, macchinari e dipendenti, beneficiavano di ulteriori finanziamenti come se fosse una nuova azienda che dava occupazione.

   In maniera ricorrente, gli industriali assumevano i lavoratori con contratti precari per risparmiare sul costo della manodopera. Molte volte si è scoperto il pagamento con la doppia busta paga: una fittizia secondo i minimi salariali quale documentazione per ottenere i benefici pubblici e un’altra reale, riportante un importo inferiore che era corrisposto al lavoratore.

   A partire dal 1993, gli industriali italiani hanno cominciato a trasferire la produzione all’estero (coincidente l’aperta e dichiarata restaurazione capitalista nei paesi dell’Est), iniziando dall’Albania (storico terreno di caccia dell’imperialismo italiano), grazie ad accordi e concessioni effettuati dal governo italiano.

   In conformità a questi il governo italiano finanziava la chiusura degli stabilimenti in Italia, finanziava l’apertura all’estero. Lo Stato italiano, sempre in conformità a questi accordi, non richiede agli industriali nemmeno le tasse e i dazi di ritorno dei prodotti dall’estero. L’operazione è chiamata TPP (Traffico di perfezionamento Passivo).

   Con successivi accordi governativi, gli industriali hanno aperto stabilimenti, nell’Est Europa, in America Latina, in Africa e in Asia.

   Il principale, se non unico, motivo del trasferimento è costituito dallo scorso costo della manodopera. In Albania un operaio è pagato sulla media tre euro il giorno, mentre in Bulgaria (sempre sulla media) con soli 70 centesimi

   Non c’è mai stata nessuna riduzione delle commesse. La crescita delle imprese e la produzione. È aumentata la percentuale di vendita del prodotto, e i mercati, con relativo aumento di fatturato, di capitale e di profitto (ma di posti di lavoro in Italia).

   Anzi. Le aziende del settore interessato che nel 1990 avevano in tutto 700.000 operai in Italia, fino al 1998 hanno portato all’estero la lavorazione, operando 330.000 licenziamenti.

   Gli industriali non solo non hanno portato il lavoro fuori dall’Italia, ma non hanno fatto rientrare nel paese i profitti ottenuti. Questi profitti prendono la via dei paradisi fiscali, dei fondi pensione, dei fondi di investimento in altri paesi.

   La delocalizzazione ha coinciso largamente con l’esplosione della “fuga dei capitali all’estero”. Dei profitti ottenuti, solo nel 1998 sono stati esportati all’estero 80 mila miliardi di lire, pari a 41 miliardi di euro.

   Nei primi anni della delocalizzazione, gli industriali avevano mantenuto in Italia il 40-50% della produzione solo per limitare il rischio che si poteva determinare dalla realizzazione produttiva in paesi istituzionalmente ed economicamente non ancora sicuri (cosiddetto rischio Paese).

   Tale margine d’insicurezza è stato ridotto e quasi eliminato mediante l’intervento e la presenza militare italiana. Le forze speciali dell’esercito, dietro la scusa delle missioni di pace, garantiscono all’estero gli affari degli industriali italiani. Non è un caso che i militari italiani sono presenti in almeno 36 paesi e si parla addirittura, di sottoporli al comando del Ministero degli Esteri quale strumento di politica di espansione internazionale. La Marina Militare Italiana garantisce la scorta del trasporto merci.[7]

   Ora gli industriali che si apprestano a traferire quasi tutta la produzione lasciando in Italia solo il ciclo a più alto valore aggiunto (design, marketing ecc.).

   Oltre al trasferimento delle produzioni di beni si stanno delocalizzando anche le attività di servizi (per esempio i call center).

   Nonostante ciò, nonostante gli industriali abbiano da anni dichiarato a più riprese che chiuderanno gli stabilimenti, lo Stato continua ad elargire finanziamenti in loro favore anche per ammodernamento e ristrutturazione degli impianti affinché mantengano l’occupazione di operai, che invece, quasi sempre vengono messi in cassa integrazione e in mobilità.

   I finanziamenti sono elargiti anche a quegli industriali che sono stati più volte inquisiti per truffa ai danni dello Stato.

  Gli effetti di questa delocalizzazione, che in alcuni casi è definita “impetuosa”, sono facilmente leggibili. Nel “mitico” Nordest i laboratori contoterzisti che lavorano in subappalto sono stati sostituiti da aziende situate nell’Est Europa. Mentre nel più modesto Sudest, nel Salento in particolare, solo nel comparto calzaturiero si sono registrati dagli anni ’90 si calcola secondo dati prudenti sci siano stati almeno 13.000 licenziamenti.

  La chiusura delle fabbriche in Italia, il licenziamento dei lavoratori e il trasferimento all’estero è avvenuto ed il trasferimento con la complicità dei partiti e dei sindacati che non hanno perso il tempo a firmare accordi per la cassa integrazione e la mobilità.

  I sindacati non solo non hanno accennato ad una minima protesta, mentre venivano portati via i macchinari alla luce del sole, ma hanno fatto di tutto per convincere gli operai a subire le politiche aziendali poiché “esistono le supreme leggi del mercato”.

   Nessuna istituzione ha chiesto agli industriali la restituzione dei finanziamenti ottenuti con la scusa di creare e mantenere occupazione in Italia.

   La delocalizzazione è avvenuta e avviene in base ad accordi ed a norme emanate dallo Stato italiano che permette i licenziamenti in Italia ed invoglia il trasferimento all’estero.

   I padroni rimangono impuniti e continuano a speculare. Per loro la disoccupazione è un affare.

   Il trasferimento all’estero, come si diceva prima, avviene per sfruttare i bassissimi costi della manodopera. È evidente che non si può proporre a nessuno in Italia (almeno fino a oggi) di guadagnare asolo un euro il giorno. Altrettanto è chiaro che (almeno fino ad oggi ed è sempre bene ripeterlo) che un salario del genere difficilmente si può proporre nemmeno in Francia e in Germania. Il trasferimento avviene verso quei paesi ricattati dalla miseria, dalla fame e dalle guerre scatenate degli stessi paesi imperialisti occidentali.

   Pagare un operaio, un euro al giorno significa mantenerlo alla fame, nella disperazione più totale.

   Ecco perché queste popolazioni emigrano nei paesi imperialisti come l’Italia, essi scappano dalla fame generata dagli industriali occidentali (tra i quali molti italiani e padani). Gli stessi che licenziano nei loro paesi di origine (tra i quali l’Italia) creando così disoccupazione e marginalità (la criminalità diffusa è solo un prodotto di questi fenomeni sociali creati dai padroni).

   Gli immigrati sono vittime del medesimo disegno speculativo dei padroni.

  La questione dei licenziamenti e delle delocalizzazioni è collegata, quindi, a quella dell’immigrazione.

   La delocalizzazione, tra l’altro, è utilizzata per scardinare i diritti dei lavoratori.

  In pratica, si “invitano” i lavoratori ad accettare un lavoro flessibile, una drastica riduzione dei loro diritti e garanzie, dietro la minaccia di chiudere l’azienda trasferirla all’estero dove i lavoratori costano meno.

 Il messaggio che gli industriali danno ai lavoratori è chiaro: se accettate condizioni simili a quello che vivono i lavoratori del Tricontinente o quelli dell’Est europeo, la fabbrica non chiude e l’occupazione è salva.

  Partiti e sindacati non contrastano questa politica dando per scontato la “normalità” delle condizioni di lavoro dei lavoratori dei paesi esteri in cui si delocalizza.

   Con la guerra si afferma, demistificando e mentendo, di esportare quello che dicono di essere la “democrazia” (e i regimi che sorgono da queste aggressioni nella realtà sono solo dei satelliti e dei burattini degli imperialisti), con la delocalizzazione si vuole importare l’abolizione dei diritti dei lavoratori, si vuole scatenare la concorrenza e lo scontro tra lavoratori, tra italiani e immigrati.

   Questa tendenza deve essere invertita. Bisogna estendere a tutti i lavoratori, i diritti. L’internazionalismo non è solo un ideale, ma soprattutto una necessità concreta degli operai, il capitale agisce globalmente e globalmente deve agire la classe, un punto di partenza è stabilire dei collegamenti con i lavoratori degli altri paesi dove le aziende italiane sono andate a investire, per aprire lotte comuni dove si devono omologare (non al ribasso ovviamente) sia la parte salariale che quella normativa.

IL DIRITTO DEL LAVORO

   In quasi in tutto il mondo si fa risalire la nascita del diritto al periodo dell’impero romano. Già duemila anni fa, infatti, erano state descritte ed elaborate le varie branche del diritto, per esempio quello del matrimonio, dell’eredità, dei contratti, della proprietà ecc. L’unica branca che nel diritto romano non esisteva era quello del diritto del lavoro. Ai lavoratori non era riconosciuto nessun diritto.

   Il diritto del lavoro nel diritto romano non esisteva se non come proprietà dello schiavo. In sostanza, il lavoratore, era paragonato a un attrezzo, a una macchina di lavoro, che il padrone poteva disporre a suo piacimento. Lo poteva usare, spostare, abbandonare e vendere come voleva.

   Anche dopo l’impero romano, la condizione di schiavitù è continuata senza che ai lavoratori fosse riconosciuto alcun diritto da tutte le legislazioni del mondo.

   Solo nel XVIII secolo si sono si sono registrati i primi sporadici interventi per frenare alcune situazioni schiavistiche, mentre le prime elaborazioni di diritto del lavoro sono nate tra il 1800 e il 1865.

   Tale periodo noto come rivoluzione industriale, vede la borghesia affermarsi definitivamente come classe egemone dal punto di vista politico, subentrando a quella feudale.

   Durante la rivoluzione industriale le condizioni di lavoro degli operai di fabbrica furono molto pesanti, anche l’assoluta mancanza di ogni tutela dei loro diritto e per il divieto imposto dai governi di associarsi per ottenere miglioramenti salariali e normativi.

   La giornata lavorativa era di quattordici ore e spesso fu portata a sedici. La disciplina in fabbrica era ferrea: le macchine dovevano lavorare a un ritmo continuo e veloce e non c’era spazio per riposarsi, né per le pause. Allontanarsi dal proprio posto di lavoro o parlare con un compagno di lavoro venivano considerale mancanze gravi e costavano pesanti sanzioni fino al licenziamento.

   Era l’essere umano a doversi adattare alla macchina e non il contrario. Al lavoratore si chiedeva di svolgere un ruolo meccanico e non attivo o intelligente.

   I salari erano bassissimi perché i disoccupati erano così tanti che un operaio se scontento poteva essere sostituito in qualsiasi momento.

   Particolarmente grave fu la condizione dei bambini e delle donne che, essendo pagati meno, erano utilizzati in gran numero. Costavano meno perché ricevevano un salario più basso e rendevano allo stesso modo. Nelle fabbriche della Scozia nel 1816 su 10.000 operai, 6.850 erano donne e bambini.

In nessun paese esistevano leggi per tutelare i bambini, nemmeno quelli più piccoli.

   Dopo le prime lotte operaie, molte delle quali duramente represse,[8]   lo Stato inglese approvò la prima legge nel 1819 che prevedeva il limite di età di assunzione dei bambini dai dieci anni in poi e il limite dell’orario giornaliero stabilito in dieci ore. Non c’era, però, alcuna autorità che prevedeva il controllo. Quindi la legge minorile non è stata mai applicata.

  Dal 1800 era enormemente aumentata l’esasperazione dei lavoratori causata non solo dallo sfruttamento ma anche dalle ripercussioni lavorative consistenti in moltissime morti sul lavoro (storia vecchia nel capitalismo come si vede), malattie professionali, infortuni, miseria, sopraffazioni sulla persona, insomma, gli operai erano (e lo sono tuttora se non si difendono e mettono in discussione questo Modo di Produzione) carne da macello.

   Tutto questo era la dimostrazione pratica che gli interessi delle due classi, borghese e proletaria sono inconciliabili. La borghesia ritiene che qualunque sia la sorte dell’operaio, non è compito del padrone migliorarla.

   Dalla loro esperienza pratica, gli operai hanno imparato che per migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro devono contare essenzialmente sulle loro forze. Impresa difficile perché i padroni hanno dalla loro parte anche i governi i quali rappresentano le classi più elevate che si schierano con i padroni e non con gli operai.

   I governi hanno sempre vietato l’associazione dei lavoratori e impedito le varie forme di lotta, in primis lo sciopero. In Germania, addirittura, nel 1845 ogni interruzione del lavoro era severamente punita anche con la pena di morte.

  La libertà di sciopero e di associazione alla classe operaia non è stata certamente regalata.

   In una società divisa in classi, una classe subalterna, che quindi non detiene il potere, riesce con la lotta a strappare alla classe dominante una concreta libertà, anche se parziale, e sempre in costante pericolo che le sia nuovamente tolta. Questo significa che quando si parla di conquista di concrete libertà in regime borghese, queste non possono che essere libertà che la classe soggetta strappa alla classe dominante, anche se parzialmente e anche se possono essere rimesse in discussione.

   Vediamo alcuni esempi. La libertà di riunione e di associazione fu nel periodo della Rivoluzione Francese e precisamente il 14 giugno 1791 con la legge Le Chapelier, abolita per gli operai, in quanto proibiva a loro il diritto di riunione e di associazione, e comminava ai proletari che non osservavano il divieto multe e perdita a tempo determinato dei diritti civili.

   Ugualmente in Inghilterra, in periodo di affermazione della dittatura della classe borghese a cavallo tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo è un susseguirsi di leggi che vietano ogni diritto di riunione e associazione per ogni tipo di lavoratori. Lo stesso avverrà in Italia e in altri paesi di più tarda industrializzazione a metà del XIX secolo, dove ogni diritto di coalizione e di resistenza operaia sarà proibita.

   Sia in Inghilterra che in Francia e successivamente negli altri paesi, occorreranno decenni di lotte durissime, migliaia e migliaia di morti, centinaia di migliaia di feriti e carcerati, insurrezioni e rivolte, scioperi di milioni di uomini e donne, per strappare ai governi borghesi di questi paesi la libertà di sciopero, di associazione, di coalizione e di resistenza per i lavoratori. In Francia occorreranno le rivoluzioni del 1830 e del 1848 in Inghilterra le lotte del 1825, 1832 e 1859 e la dura cruenta lotta del movimento cartista.

   Un’altra battaglia è stata quella di eleggere o essere eletti dei proletari nel parlamento borghese, la richiesta del suffragio universale (dei maschi adulti) era il primo punto della Carta del 28 febbraio 1837 che segna il momento più alto e di massa del movimento operaio inglese. Gli altri punti erano: parlamenti annuali, voto a scrutinio segreto, stipendio ai membri del parlamento, abolizione dei requisiti di censo per i candidati al parlamento, distretti uguali.

   Si noti che il cartismo, specie in quel periodo non fu emanazione di ceti piccolo-medio borghesi, ma espressione di tutto il mondo proletario mobilitato a livello di massa. Occorreranno cinquant’anni di lotte per ottenere in Inghilterra il suffragio universale, che sarà concesso solo nel 1918. Lo stesso avverrà nei decessi successivi nelle altre nazioni europee dove, il proletariato chiederà il potere per sé non per le altre classi.

   Vediamo ancora la libertà di stampa, in pratica la libertà di scrivere e diffondere le proprie idee.

   Nell’Inghilterra dell’Ottocento dove vigevano grosse tasse di bollo su ogni copia di giornale (quotidiano o settimanale) venduto. Il prezzo di vendita diveniva così altissimo, tanto che per i proletari era concretamente irraggiungibile l’acquisto di un giornale. Occorsero campagne operaie durate decenni e la sfida lanciata da giornali operai, venduti al prezzo di pochi centesimi e illegalmente senza bollo, per far abolire la legge. Il primo a lanciare la campagna fu il The poor man’s guardian che, su iniziativa del suo direttore Cobbet, fu venduto al prezzo di un penny come protesta “contro la tassa sul sapere”. Altri giornali operai seguirono, in una lotta che durò alcuni lustri, per arrivare al 1836 quando la tassa sui giornali fu ridotta, e infine nel 1855 quando fu abolita.

   Il limite di tutte queste libertà che sono state conquistate da parte del proletariato con lotte durissime (durate decenni se non addirittura due secoli) sono avvenute nell’ambito e nel quadro dello Stato borghese, permanendo la dittatura della classe borghese. E quindi in ultima analisi sono state utilizzate dallo Stato borghese per mantenere il proprio dominio. Ciò conferma la correttezza dell’analisi marxista e leninista sullo Stato, secondo cui lo Stato della classe opprime, non può essere utilizzato dalla classe oppressa, ma deve essere demolito dalle fondamenta.

   Poiché questo non è avvenuto negli ultimi due secoli, tutte le conquiste operaie, per quanto ottenute attraverso lotte asprissime e prolungate, sono state utilizzate e fatte proprie dalla classe dominante. Se da una parte la conquista di queste liberà, ha allargato le possibilità del proletariato, ma dall’altro sono state utilizzate e “catturate” dalla borghesia che le ha mistificate come proprie libertà. La libertà operaia di associarsi e di costituire leghe e sindacati sono stati utilizzati dalla borghesia per istituzionalizzare il sindacato come ulteriore struttura di sostegno alla dittatura della classe borghese. La libertà di eleggere e di essere eletti è stata usata dalla borghesia per strappare alla loro classe di provenienza gli eletti operai e farne dei borghesi. La libertà di stampa, per l’enorme differenza economica di chi finanzia i giornali (monopoli) è utilizzata dalla borghesia per creare un’opinione contraria agli interessi proletari, e si può continuare con infiniti esempi.

   Su tutte queste libertà incombe il continuo ricatto da parte della borghesia di essere abolite tutte in una notte (attraverso uno stato fascista per esempio) ove le strutture democratiche-parlamentari non dovessero più essere funzionali per il domino capitalista.

   Tutto questo per dire che il diritto del lavoro non è stato un’elargizione da parte dello Stato borghese, ma è un prodotto delle lotte operaie (soprattutto se sono rivolte al cambiamento radicale del sistema).

   Ecco perché nel linguaggio giuridico il diritto del lavoro è definito come “elemento che resiste e che restringe lo sviluppo economico”.

   Pertanto, il diritto del lavoro non è mai riconosciuto come una delle tante branche giuridiche ma come la forza dei lavoratori di rivendicare la tutela dei loro interessi. È evidente che la sua esistenza dipende dall’espressione di tale forza. Quando i lavoratori smettono di lottare in maniera radicale al di fuori delle compatibilità del sistema, il diritto del lavoro sarà sempre limitato fino ad essere abolito.


[1] Il Sole 24 0re, 28 agosto 1996.

[2] Il Sole 24 0re, 29 agosto 1996, pag. 13.

[3] http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/13/manager_commessi_negozio_muoveranno

[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/21/pause-ridotte-cassa-integrazione-straordinari-pilastri-%E2%80%9Cmodello-pomigliano%E2%80%9D/172169/

[5] http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/All/IT/Tool/Press/Single?id_press=592&year=2013

[6] http://www.icebucarestnews.ro/userfiles/file/LA%20PRESENZA%20ITALIANA%20IN%20ROMANIA%202014.pdf

[7] Ci ricordiamo i due marò questi “eroi” uccisori di pescatori indifesi, dove erano? Su una nave mercantile. E nessuno si è chiesto cosa ci stavano a fare? Se c’è una normativa che li consente? Ebbene sì, in base al DECRETO-LEGGE 12 luglio 2011, n. 107 Proroga (delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia e disposizioni per l’attuazione delle Risoluzioni 1970 (2011) e 1973 (2011) adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione). Misure urgenti antipirateria. (11G0148) (GU n.160 del 12-7-201) ha permesso la convenzione tra gli armatori e il Ministero della “Difesa” (ma forse si intende difesa degli armatori e degli industriali in genere).

   Ci si chiederà se è possibile che un corpo di élite della marina non abbia nulla di più importante a cui pensare che fare la guardia giurata dei privati?    Esso è possibile poiché è un nuovo modo per fare cassa, poiché gli armatori sono pagati dal ministero. Dopo dismissioni e svendite del patrimonio, tasse e tagli a spese sociali, istruzione e ricerca, ecco a voi affitto di militari scelti. Un’ulteriore dimostrazione che l’austerità non ha come conseguenza solo il peggioramento delle condizioni sociali ma arricchimento di chi è già ricco.

   Del resto, ci siamo abituati all’impiego dell’esercito per cose che non gli competono istituzionalmente, per spot elettorali, tipo la “sicurezza” o l’emergenza neve; situazioni nate per dare solennità e importanza ad alcuni temi.

[8] L’episodio più grave di repressione si ebbe a St Peter’s Fields, vicino a Manchester, nel 1819, quando fu usata la cavalleria per disperdere un raduno di 50 000 persone che chiedevano una riforma parlamentare, provocando undici morti e 500 feriti. Questa strage fu approvata da tutta la classe politica inglese: e poiché anche il duca di Wellington, il vincitore della battaglia di Waterloo, espresse pubblicamente il suo sostegno nei confronti degli ufficiali che avevano ordinato la carica dei dimostranti, l’episodio venne sarcasticamente ribattezzato massacro di Peterloo.

LA PANDEMIA DEL DEBITO

•ottobre 25, 2020 • Lascia un commento

   In questi mesi la maggior parte della popolazione  (giustamente) si è concentrata sul Covid 19. Dal mio modesto punto di vista ritengo che bisognerebbe concentrarsi anche su un altro tipo di pandemia: quella dei debiti pubblici e privati che si stanno propagando nel mondo.

   Gli effetti del debito sono descritti dal compianto Gianfranco Bellini[1] e uscito postumo nel 2013, nel libro intitolato La bolla del dollaro – Ovvero i giorni che sconvolgeranno il mondo, edito da Odradek. Nella Bolla del dollaro si trovano riferimenti teorici, storici ed analitici che possono essere utili ad analizzare la situazione attuale. Nel frastuono di parole che i media, con ore di trasmissioni televisive sempre fuorvianti, di valanghe di notizie molte volte inattendibili  che servono ad anestetizzare la pubblica opinione, poco spazio si è dato al summit che si è tenuto il 27 – 29 agosto 2020  a Jackson Hole, in Wyoming, che è stato uno degli appuntamenti economici più attesi e importanti dell’anno, utilizzato dai banchieri centrali per mandare messaggi di politica monetaria.[2] Il tema di discussione era senza dubbio molto impegnativo: Navigare nel prossimo decennio: implicazioni per la politica monetaria. Star dell’evento è stato Jerome Powell presidente della Federal Reserve (Fed) e custode della valuta più indebitata, ma si badi bene non inflazionata, dell’intero globo terrestre,  se consideriamo che un debito di 26.712 miliardi di dollari non può più essere contenuto nei ristretti confini del pianeta Terra. Powell ha dichiarato che la Fed non si opporrà ideologicamente ad un livello di inflazione intorno al 2%, se questo sarà da stimolo alla crescita dell’occupazione. Non un accenno sul vertiginoso aumento del debito americano, di oltre 3.000 miliardi di dollari realizzatosi da marzo ad oggi, oppure per il suo improbabile contenimento, pensando alle tensioni inflazionistiche previste in percentuale assai contenute se rapportate alla massa monetaria espressa in dollari. Bisogna intendersi cosa intende dire Powell quando parla di tolleranza al 2%. Magari il capo della Fed sta mandando un messaggio alle classi dirigenti americane che si apprestano a scegliere il prossimo presidente attraverso la pantomima delle elezioni.  Powell ad esempio potrebbe sottendere che arrivare a un cambio di 1 dollaro per 0,70£ nei prossimi mesi non sarebbe tollerabile (oggi al cambio 1 dollaro per il 0,84£).  Bisognerebbe tenere d’occhio i rapporti di cambio tra le monete da novembre in avanti. Inoltre, bisognerebbe prestare attenzione al titolo del convegno Navigare nel prossimo decennio, assieme a un ulteriore riflessione: i banchieri centrali si stanno dando un orizzonte temporale definito e neppure troppo ampio. Nelle segrete stanze, e non in convegni pubblici, essi sanno che qualcosa dovrà succedere per forza nei prossimi anni.  

   Nel mondo occidentale il debito pubblico dilaga: il debito delle   corporation cresce, il debito delle aziende aumenta, il debito privato s’ingrandisce. Il Covid-19 sta accelerando questi processi, la cui velocità aumenta costantemente senza sapere effettivamente dove si vada a finire, nell’incerta certezza che per pura magia (magari per eredità culturale di Harry Potter o meglio ancora di Mago Merlino) non si andrà a sbattere contro nessun ostacolo. Ma sarà davvero così?

   Nella Bolla del Debito capitale reale e capitale fittizio vengono correttamente presentati in completa antitesi. Per quanto riguarda il capitale reale non si può che fare riferimento alla fondamentale opera di Marx DasKapital  (in italiano Il Capitale). Per quanto riguarda il capitale fittizio. Bellini fa notare che l’approfondimento teorico è ancora lacunoso e soggetto a critiche  e allo stato attuale una definizione di capitale fittizio, di potrebbe dire che c’è in esso il superamento del classico della formula classica di Marx  D-M-D’ (denaro-merce-più denaro).[3] Nella sostanza “Il Capitale Fittizio è quella parte di capitale che non può essere  simultaneamente convertita in valori d’uso esistenti. È un’invenzione che è assolutamente necessaria per la crescita del capitale reale, costituisce il simbolo di fiducia nel futuro. Si tratta di una finzione necessaria ma costosa e prima o poi crolla a terra”. Lavoriamo su questa definizione dove troviamo essenziali per comprendere perché il fittizio è il debito ed il debito è il capitale fittizio. Analizziamola la prima parte della definizione: “Il Capitale Fittizio è quella parte di capitale che non può essere simultaneamente convertita in valori d’uso esistenti…”. Nel  Capitale di Marx è la merce che contiene valori d’uso e valore di scambio, la continua trasformazione di denaro in merce e di merce in denaro genera il capitale reale. Il capitale fittizio è invece avulso da questo meccanismo, la sua generazione non dipende da fattori produttivi e commerciali, è una sorta di auto generazione perpetrata da enti che sono in grado di creare e moltiplicare denaro (banche centrali ed istituti privati). Essi hanno storicamente avuto freni inibitori in quest’azione speculativa dove alla fine sono progressivamente indeboliti. Freni inibitori importanti fino allo scoppio della prima guerra mondiale: lo sterling era il derivato (capitale fittizio) della sterlina,[4] il quale era convertibile in oro secondo i sacri dettami del Gold Standard. Una delle ragioni a fondamento della prima guerra mondiale fu lo squilibrio fra gli Sterling Bills circolanti e l’insufficiente riserva d’oro della Banca d’Inghilterra per garantirli. Un successivo indebolimento avvenne nel primo dopoguerra, allorché il dollaro di fatto affiancò la sterlina quale moneta di riferimento del commercio mondiale e quindi gli inglesi e gli americani poterono creare capitale fittizio tramite i rispettivi bills (cambiali, titoli di credito commerciali ecc.) fortemente utilizzati per le transazioni internazionali, ma a loro volta soggetti alla speculazione finanziaria. Un ulteriore ridimensionamento vi fu a seguito degli accordi di Bretton Woods del 1944, ed al passaggio al Gold Exchange Standard. Le monete europee rappresentanti di paesi accumunati dalla distruzione fisica ed economica dovute alla seconda guerra mondiale (senza particolari distinzioni tra vincitori e vinti), persero la possibilità di convertirsi in oro, delegando al solo dollaro questa possibilità. La sterlina abdicò definitivamente al proprio ruolo di moneta di riferimento a favore del biglietto verde USA.  Negli Cinquanta e Sessanta, le necessità vere o presunte di far fronte alla cosiddetta guerra fredda contro il “blocco socialista” a guida revisionista e la Repubblica Popolare Cinese, sia dalle due guerre calde determinate dalle guerre di liberazione rivoluzionaria della Corea e del Vietnam, indussero ben presto le autorità monetarie a premere sull’acceleratore dell’indebitamento e della conseguente creazione di capitale fittizio fino a giungere al primo default del debito americano dell’agosto 1971, allorché il presidente Richard Nixon decretò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro (35 dollari per un oncia Troy[5]). Dal Gold Exchange Standard si passò al Dollar Standard, attualmente in vigore, ed alla possibilità per le autorità monetarie USA di creare debito senza limiti e quindi generare capitale fittizio a profusione per alimentare la voracità di Wall Street da un lato, e l’enorme costosissima macchina militare, compreso il suo notevole indotto industriale, dall’altro. Mai dimenticare che il privilegio di avere la valuta di riferimento lo si conquista e lo si difende sul campo di battaglia. Veniamo ora alla seconda parte della definizione: “E’ un’invenzione che è assolutamente necessaria per la crescita del capitale reale, costituisce il simbolo di fiducia nel futuro…”. Il capitale fittizio è invenzione, è frutto della fantasia di banche ed istituiti finanziari che operano anche tramite il mercato borsistico, loro complice in nefandezze bancarie. Facciamo l’esempio dei Subprime oggetto della bolla esplosa nel 2008. Al rapporto reale di erogazione di un mutuo a fronte dell’acquisto di una casa, banche e finanziarie costruiscono una serie di prodotti finanziari derivati costruiscono una serie di prodotti finanziari derivati che inglobano il rapporto mutualistico, per poi venire a loro volta inclusi in altri prodotti finanziari, moltiplicando così il valore del debito originario. Fino al momento dell’esplosione della bolla, la vendita sul mercato tali prodotti speculativi genera denaro vero che ritorna “impropriamente” sotto forma di capitale investito, in questo senso ai alimenta il capitale reale, il capitale fittizio costituisce il simbolo di fiducia nel futuro perché tale sistema si fonda sulla convinzione che il sottostante rapporto reale, un debitore in carne ed ossa che paga regolarmente le rate del mutuo, non cesserà mai di adempiere al proprio dovere “sociale”. Su questa fiducia la speculazione moltiplica i valori senza porsi limiti. Allorché tale debitore viene meno a tale obbligo abbiamo è la crisi del 2008.

LA FASE TERMINALE DELLA CRISI?

   E’ errato sostenere (come fanno i riformisti vecchi e nuovi) che l’attività economica complessiva è stata abbandonata alla libera iniziativa di tanti singoli individui. Al contrario la sua direzione è stata sempre più concentrata nelle mani di un ristretto numero di capitalisti e di loro commessi. In secondo luogo, con la mondializzazione del Modo di Produzione Capitalista e, il passaggio del capitale finanziario a ruolo guida del processo economico capitalista, la cosiddetta “globalizzazione”, la finanziarizzazione, la speculazione ha permesso alla borghesia, di ritardare il collasso dell’economia. Con l’estorsione del plusvalore estorto ai lavoratori o con le plusvalenze delle compravendite di titoli, i capitalisti hanno soddisfatto il loro bisogno di valorizzarsi il loro capitale e accumulare e accumulare. I bassi salari dei proletari (in tutti i paesi imperialisti compresi gli USA il monte salari è stato una percentuale decrescente del PIL) sono stati in una certa misura compensati dal credito: grazie a ciò il potere di acquisto della popolazione è stato tenuto elevato milioni di famiglie si sono indebitate, le imprese sono riuscite  a vendere le merci prodotte e hanno investito tenendo alta la domanda di merci anche per questa via.

   Si è trattato di un’autentica esplosione del credito al consumo attraverso l’uso generalizzato del pagamento a rate per ogni tipo di merce, delle carte di credito a rimborso generalizzato, nel proliferare come funghi di finanziarie che nei canali televisivi offrivano credito facile (persino anche a chi ha avuto problemi di pagamento!). Questo fenomeno si è diffuso dagli USA a tutti i paesi occidentali, dove in paesi come l’Italia (dove tradizionalmente le famiglie hanno sempre teso al risparmio), l’indebitamento delle famiglie occidentali è salito in pochi anni, in Spagna è salito al 120% del reddito mensile e in Gran Bretagna è arrivato a essere riconosciuto come una patologia sociale.

   Ma nonostante la droga creditizia messa in atto, il collasso delle attività produttrici di merci non è stata evitata e a causa della bolla immobiliare dei prestiti ipotecari USA e del crollo  del prezzo dei titoli finanziari, si restringe il credito.

   Bisogna considerare, inoltre, che la massiccia profusione di credito introdusse numerosi squilibri nel sistema poiché l’aumento del credito concesso non era accompagnato dalla crescita dei depositi liquidi  atti a fronteggiare eventuali fallimenti dei debitori. Il problema nasce dal fatto è che questo sistema poggia sulla continua rivalutazione delle attività finanziarie, cui all’origine sta il rientro dei debiti contratti e a valle la fruibilità dei prestiti fiduciari tra le istituzioni di credito. Poiché le passività tendono a essere molto più liquide delle attività (è più facile pagare un debito che riscuoterlo), l’assottigliamento dei depositi significa che in corrispondenza di una svalutazione degli assetti finanziari che intacchi la fiducia, le banche diventano particolarmente esposte al rischio d’insolvenza.

   Le chiavi attorno a cui ruotò l’intero meccanismo furono essenzialmente quattro:

  1. I Veicoli d’Investimento Strutturato (Siv). Si presentano come una sorta di entità virtuali designate a condurre fuori bilancio le passività bancarie, cartorizzarle e rivenderle. Per costruire una Siv, la “banca madre” acquista una quota consistente di obbligazioni garantite da mutui ipotecari, chiamati Morgtgagebaked Securities (Mbs). La Siv, nel frattempo creata dalla banca, emette titoli a debito a breve termine detti assett-backed commercial paper – il cui tasso di interesse è agganciato al tasso di interesse interbancario (LIBORrate) – che servivano per acquistare le obbligazioni rischiose dalla “banca madre”, cartorizzarle nella forma di collateralizet debt obligation (Cdo)  e rivenderle ad altre istituzioni bancarie, oppure a investitori come fondi pensione o hedge fund. Per assicurare gli investitori circa la propria solvibilità, la banca madre attiva una linea di credito che dovrebbe garantire circa la solvibilità nel caso in cui la Siv venga a mancare della liquidità necessaria a onorare le proprie obbligazioni alla scadenza. Quando nell’estate del 2007, la curva dei rendimenti – ossia la relazione che i rendimenti dei titoli con maturità diverse alle rispettive maturità – s’invertirà e i tassi di interesse a lungo termine diventeranno più bassi di quelli interbancari a breve termine, la strategia di contrarre prestiti a breve termine (pagando bassi tassi di interesse) si rivelerà un boomerang per le banche madri, costrette ad accollarsi le perdite delle Siv.
  2. Colleteralized Debt Obligation (Cdo).  La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria che utilizza i flussi di cassa generati da un portafoglio di attività finanziarie per pagare le cedole e rimborsare e rimborsare il capitale di titoli di debito, come obbligazioni a medio – lungo termine, oppure carta commerciale a breve termine. Il prodotto cartoralizzato divenuto popolare con lo scoppio della crisi è il Cdo ossia un titolo contenente garanzie sul debito sottostante. Esso ha conosciuto una forte espansione dal 2002 al 2003, quando i bassi tassi di interesse hanno spinto gli investitori ad acquistare questi prodotti che offrivano la promessa di rendimenti ben più elevati.
  3. Agenzie di rating. Sono società che esprimono un giudizio di merito, attribuendone un voto (rating), sia sull’emittente, sia sul titolo stesso. Queste agenzie non hanno alcuna responsabilità sulla bontà del punteggio diffuso. Se il titolo fosse sopravalutato, le agenzie non sarebbero soggette ad alcuna sanzione materiale, ma vedrebbero minata la loro “reputazione”. Tuttavia, data la natura monopolista dell’ambiente dove operano, anche se tutte le agenzie sopravalutassero i giudizi, nessuna sarebbe penalizzata.
  4. Leva finanziaria. Essa è il rapporto fra il titolo dei debiti di un’impresa e il valore della stessa impresa sul mercato. Questa pratica è utilizzata dagli speculatori e consiste nel prendere a prestito capitali con i quali acquistare titoli che saranno venduti una volta rivalutati. Dato il basso costo del denaro, dal 2003 società finanziarie di tutti i tipi sono in grado di prelevare denaro a prestito (a breve termine) per investirlo a lungo termine, generando profitti. Per quanto riguarda la bolla, l’inflazione dei prezzi immobiliari sta alla base della continua rivalutazione dei titoli cartolarizzati che ha spinto le banche a indebitarsi pesantemente per acquistare Cdo, lucrando sulla differenza tra i tassi della commercial papers emessi dalle Siv e i guadagni ottenuti, derivanti dall’avvenuto apprezzamento dei Cdo. In realtà, si è giunto al cosiddetto “effetto Ponzi” in cui la continua rivalutazione dei Cdo non era basata sui flussi di reddito sottostante, ma su pura assunzione che il prezzo del titolo sarebbe continuato ad aumentare.

Questa bolla non è certamente esplosa per caso.

   La New Economy, ha visto forti investimenti in nuove tecnologie informatiche (TIC): ma alla fine i forti incrementi di produttività non hanno compensato i costi della crescita dell’intensità del capitale, e quindi la sostituzione del capitale al lavoro.[6]

   L’indebitamento delle famiglie come si diceva prima, era stato favorito dal basso costo del denaro che favorì una crescita dei processi di centralizzazione, l’indebitamento delle imprese e appunto delle famiglie, la finanziarizzazione dell’economia e l’attrazione degli investimenti dall’estero. Ne conseguì un boom d’investimenti nel settore delle società di nuove tecnologie infotelematiche, in particolare sulle giovani imprese legate a Internet; con la conseguente crescita fittizia della New Economy che alimentò gli ordini di computer, server, software, di cui molte imprese del settore manifatturiero erano forti utilizzatrici e le imprese produttrici di beni d’investimento in TIC avevano visto esplodere i loro profitti e accrescere i loro investimenti. Ma, a causa degli alti costi fissi e dei prezzi tirati verso il basso dalla facilità di entrata di nuove imprese nel settore della New Economy, queste ultime accumularono nuove perdite e quando cercavano di farsi rifinanziare (avendo molte di queste società forti perdite) la somma legge del profitto che regola l’economia capitalistica indusse i vari finanziatori a stringere i cordoni della borsa in quanto avevano preso atto della sopravvalutazione al loro riguardo e le più fragili videro presto cadere attività e valore borsistico. Si sgonfiò così il boom degli investimenti in TIC.

   Dopo la fine della New Economy nel 2001 le autorità U.S.A. favorirono l’accesso facile al credito a milioni d’individui, in particolare per l’acquisto di case come abitazione principale o come seconda casa. Tra il gennaio 2001 e il giugno 2003 la Banca Centrale USA (FED) ridusse il tasso di sconto dal 6,5% al 1% . Su questa base le banche concedevano prestiti per costruire o acquistare case con ipoteca sulle case (senza bisogno di disporre già di una certa somma né di avere un reddito a garanzia del credito). I tassi di interesse calanti garantivano la crescita del prezzo delle case. Ad esempio, chi investiva denaro comprando case da affittare, il prezzo delle case era conveniente finché la rata da pagare per il prestito contratto per comprarle restava inferiore all’affitto. Il prezzo cui era possibile vendere le case quindi saliva man mano che diminuiva il tasso d’interesse praticato dalla FED. La crescita del prezzo corrente delle case non copriva le ipoteche, ma consentiva di coprire nuovi prestiti. Il potere d’acquisto della popolazione USA era così gonfiato con l’indebitamento delle case.

   Ma quando la FED, per far fronte al declino dell’imperialismo U.S.A. nel sistema finanziario mondiale (l’euro sta contrastando l’egemonia del dollaro, poiché molti paesi, per i loro scambi e i processi di regolamentazione delle partite correnti tra merci cominciano a preferire l’euro) nel 2007 riporta il tasso di sconto al 5,2% fa scoppiare la bolla nel settore edilizio USA e causa il collasso delle banche che avevano investito facendo prestiti ipotecari di cui i beneficiari non pagavano più le rate. Questo a sua volta ha causato il collasso delle istituzioni  finanziarie che avevano investito in titoli derivati dai prestiti ipotecari che nessuna comprava più, perché gli alti interessi promessi non potevano più arrivare. Tutto questo, alla fine, provocò il collasso del credito, la riduzione della liquidità e del potere di acquisto.  Diminuzione degli investimenti e del consumo determinano il collasso delle attività produttrici di merci.

   Se si guarda il percorso storico della crisi, dagli anni ’80, si nota che le attività produttrici stavano in piedi grazie a investimenti e consumi determinati dalle attività finanziarie. Quando queste collassano anche le attività produttrici crollano.

   Le autorità pubbliche di uno stato borghese, per rilanciare l’attività economica, le uniche cose che possono fare rimanendo dentro l’ambito delle compatibilità del sistema, sono:

  1. Finanziare con pubblico denaro le imprese capitaliste.
  2. Sostenere (sempre con pubblico denaro) il potere d’acquisto dei potenziali clienti delle imprese.
  3. Appaltare a imprese capitalistiche lavori pubblici.

   Per far fronte a questi interventi, le autorità chiedono denaro a prestito, proprio nel momento in cui le banche non solo non danno prestiti ma sono anche loro alla ricerca di denaro perché ognuna di esse possiede titoli che non riesce a vendere. Infatti, chiedono denaro per non fallire e per non negare il denaro depositato sui conti correnti presso di loro. Si sta creando un processo per cui le banche centrali fanno crediti a interesse zero o quasi alle banche per non farle fallire, le stesse banche che dovrebbero fare prestiti allo Stato. Essendo a corto di liquidità lo fanno solo con alti interessi e pingui commissioni. Lo Stato così s’indebita sempre di più verso banche e istituzioni finanziarie, cioè verso i capitalisti che ne sono proprietari. Finché c’è fiducia che lo Stato possa mantenere i suoi impegni di pagare gli interessi e restituire i debiti, i titoli di debito pubblico diventano l’unico investimento finanziario sicuro per una crescente massa di denaro che così è disinvestita da altri settori.

   Per far fronte alla crisi ogni Stato cerca di chiudere le proprie frontiere alle imprese straniere e forzare altri Stati ad aprire a loro. Quindi tutti i mezzi di pressione sono messi in opera. La competizione fra Stati e il protezionismo dilaga, come dilaga nazionalismo, fondamentalismo religioso, xenofobia, populismo, insomma tutte le ideologie che in mancanza di un’alternativa anticapitalista si diffondono tra i lavoratori e che sono usate dalle classi dominanti per ricompattare il paese (bisogno di creare un senso comune, di superare le divisioni politiche – qui in Italia in questo quadro bisogna vedere il superamento della divisione tra fascismo/antifascismo).

IL RUOLO DELLO STATO NELLA CREAZIONE DEL CAPITALE FITTIZIO

   la borghesia finanziaria[7] fa un uso privatistico dello Stato per creare capitale fittizio a costante sostentamento delle attività speculative. La Bolla del dollaro ci richiama alla genesi dell’intervento dello Stato in economia, nota eresia per il pensiero liberista classico, come soluzione della crisi economia del 1929.

   Gli economisti che sostengono l’intervento statale nell’economia sostenevano la tesi che il capitalismo sia governabile. Ideologi borghesi quali Sombart, Liefman, Schulze-Gaevenitz e riprese poi dai teorici della Seconda Internazionale quali Kautsky e Hiferding sostenevano la tesi del “capitalismo organizzato”.[8] Queste posizioni erano favorite dal fatto che nel periodo 1870/1914 ci fu un lungo periodo di assenza fra i paesi imperialisti.[9] I teorici del “capitalismo organizzato” sostenevano che nella società borghese moderna si riduceva progressivamente il campo delle leggi economiche operanti e ampliava in modo straordinario quello della regolamentazione cosciente dell’attività economica per opera delle banche.

   Queste teorie del “capitalismo organizzato “naufragarono nelle trincee della prima guerra mondiale, ma furono riprese all’inizio della grande depressione degli anni Trenta. In quel periodo nei circoli academici anglo-americani, in particolare Keynes ripresero il tentativo di dare un governo all’economia capitalista.

   Partendo dalla tesi che la stagnazione era causata dalla mancanza di investimenti produttivi ad un livello adeguato da parte dei capitalisti, che sono gli unici in una società borghese hanno i mezzi e sono nelle condizioni prendere l’iniziativa in campo economica. Secondo Keynes gli Stati devono creare una domanda di consumo finanziata col disavanzo statale. Keynes sosteneva che manovrando questa domanda attraverso la spesa pubblica e mettendo “degli incentivi a spendere” si poteva mantenere un livello di produzione che limitasse la disoccupazione.

   Le diverse soluzioni politiche che le borghesie dei vari paesi imperialisti hanno assunto negli anni Trenta (New Deal negli USA, nazionalsocialismo in Germania) erano caratterizzate da elementi comuni quali l’intervento dello Stato per razionalizzare l’economia.

   A essere precisi questo fenomeno dell’intervento dello Stato nell’economia era cominciato molto prima, ma fino al 1914 era rimasto sporadico o solo abbozzato:

   Vi sono stati due modelli di intervento statale nel mondo capitalista, da un lato la modalità degli Stati Uniti di Roosevelt e della Germania di Hitler, dall’altra la modalità dell’Italia di Mussolini. Il periodo è lo stesso: il primo lustro degli anni Trenta.

   In questo periodo  negli Stati Uniti l’azione del neo presidente Franklin Delano Roosevelt, a partire dai famosi primi 100 giorni del 1933, sinteticamente si rivolgono a tre aree d’intervento: l’area finanziaria, mettendo qualche briglia alle attività di Borsa tramite l’istituzione di una commissione di controllo sulle operazioni, ma soprattutto dividendo in modo netto l’attività delle banche commerciali (raccolta del piccolo e medio risparmio privato e loro investimento nei settori produttivi tradizionali) da quello delle banche di affari (gestione dei grandi patrimoni ed attività speculative); la seconda area riguarda il ruolo dello Stato (tramite apposite agenzie) come datore di lavoro, la più famosa delle quali fu certamente la Tennessee Valley Authority, con lo scopo di rilanciare economicamente la valle del fiume Tennessee soprattutto tramite la sua completa elettrificazione; infine nel campo fiscale dove, cosa incredibile se pensiamo alle risibili aliquote delle imposte dirette sugli alti redditi di oggi (in Italia la maggiore è il 43 per cento). Roosevelt gravò i redditi maggiori con aliquote fino al 79 per cento. Tutte queste azioni, tuttavia, non misero mai in discussione la proprietà privata di aziende ed istituti finanziari.

   Adolf Hitler, andato al potere agli inizi del 1933, si affidò per il rilancio dell’economia del Reich “millenario” ad un veterano della finanza tedesca del primo dopoguerra: Hjalmar Schacht. Già responsabile dell’economia nella Repubblica di Weimar nel 1923, presidente della Reichbank nel 1924. Nella sua azione governativa in economia, Schacht aderì al modello Rooseveltiano delle grandi opere pubbliche, che nel caso tedesco furono necessariamente ed immediatamente finanziate generando debito (capitale fittizio), che qualcuno tra Lombard Street[10] e Wall Street pensò bene di garantire, essendo la Reichbank impossibilitata a farlo. Il rapporto dello Stato con le grandi corporation tedesche fu subito quello di un’economia volta alla preparazione di un grande esercito e di una potente aeronautica: quindi soldi a profusione ai settori degli armamenti, meccanici ed automobilistici (come la Volkswagen, nata da un accordo siglato tra Hitler e Ferdinand Porsche). Anche nel caso tedesco le grandi banche ed i grandi agglomerati industriali (Krupp, Siemens, Bosch) non ebbero mai nulla da temere circa la saldezza dei pacchetti azionari nelle mani delle famiglie fondatrici.

   Come Roosevelt, anche Mussolini varò una legge bancaria nel 1933 che prevedeva la divisione tra banche di affari e banche commerciali. Ma in Italia si fece un passo che USA e Germania non si sognarono mai di fare: il salvataggio di banche ed industrie venne pagato proprio dai possessori dei pacchetti azionari, che dovettero cederli all’Istituto di Ricostruzione Industriale (IRI) fondato da Alberto Beneduce[11]. In ogni caso, in misura diversa e con modalità differenti, Stati Uniti, Germania ed Italia vararono ufficialmente e come politica strutturale l’era dell’intervento statale nell’economia. Anche la Gran Bretagna diede il suo contributo accademico, tramite l’opera di John Maynard Keynes, la cui divulgazione di uno dei due modelli, ovviamente quello che non metteva in pericolo i pacchetti azionari dei benefattori di denaro pubblico, contribuì alla diffusione dell’intervento statale nell’economia  nel mondo occidentale, soprattutto nel secondo dopoguerra. I due modelli di intervento statale ebbero diverse evoluzioni, dovute anche agli esiti della seconda guerra mondiale. Di fatto, il modello rooseveltiano venne quasi subito sostituito da un intervento di tipo finanziario: le agenzie governative del New Deal scemarono d’importanza, e lo Stato Federale da “datore di lavoro” diventò “committente” soprattutto nei confronti delle industrie belliche.

   Per ricapitolare: l’intervento dello Stato a partire dagli anni Trenta divenne permanente e più massiccio; la tendenza alla trasformazione in proprietà dello Stato di interi settori dell’industria e al dirigismo statale dell’economia nazionale si è affermato in tutti i paesi dominati dalla borghesia. Questa tendenza al capitalismo di Stato non cambia i rapporti di produzione, non rappresenta nessuna novità qualitativa nei confronti del capitalismo classico, anzi ne è l’estrema conseguenza. Le nazionalizzazioni, i monopoli statali, ecc. non sorgono, in sistema capitalistico, come conseguenze della prosperità economico, ma come risposta alla crisi, come mezzi per salvare dal fallimento e perpetuare i monopoli di questo o quel ramo dell’industria; il controllo dello Stato sull’economia nazionale serve ad impedire attraverso la centralizzazione delle decisioni, il tracollo del sistema sotto il peso delle sue contraddizioni.

   Tornando all’epoca contemporanea, le esigenze della cosiddetta guerra fredda portarono il Tesoro americano all’indebitamento progressivo che costringerà Washington ad abbandonare il Gold Exchange System nel 1971.

 Il modello italiano, invece, si sviluppò ulteriormente: al gigante IRI si affiancano i giganti pubblici ENI ed ENEL. È il boom economico di questo paese, che è bene sottolineare, non fu mai a trazione privata. Il modello italiano di intervento pubblico ha dei tratti diversi rispetti a quello degli altri paesi occidentali, poiché tendeva a formare quella che veniva definita un “economia mista”, quando in realtà sarebbe corretto che si creavano delle FAUS (Forme Antitetiche dell’Unità Sociale).

   Le FAUS sono istituzioni e procedure con cui la borghesia cerca di far fronte al carattere collettivo oramai assunto dalle forze produttive, restando però sul terreno della proprietà e dell’iniziativa individuale dei capitalisti. Per farvi fronte crea istituzioni e procedure che sono in contraddizione con i rapporti di produzione capitalisti. Sono mediazioni tra il carattere collettivo delle forze produttive e i rapporti di produzione che ancora sopravvivono. Sono ad esempio FAUS le banche centrali, il denaro fiduciario, la contrattazione collettiva dei rapporti di lavoro salariato, la politica economica dello Stato, ecc.

    In tale sistema la produzione di capitale fittizio da parte dello Stato è sostituita dalla crescita del PIL agevolata dal ruolo direttivo dello Stato esercitato tramite il Ministero delle Partecipazioni statali. Nel 1964, in pieno boom economico, quando l’economia italiana cresce in media del 5% annuo sostanzialmente senza inflazione, il rapporto debito-Pil si trova al 33%.

   Nonostante gli anni Settanta vedono un oggettivo aumento dell’inflazione e della spesa pubblica, anche grazie alle conquiste dei lavoratori, lo Stato non genera debito: nel 1981 si trova ancora al 60% del Pil. Negli anni Ottanta, al ruolo dello Stato “direttore” dell’economia si affianca il ruolo di “sovvenzionatore” sia dell’economia privata che di un Welfare che si sbilancia sul lato della spesa (ad esempio le baby pensioni). La produzione del debito inizia ad eccedere la capacità di crescita del sistema di “economia mista”.

   La  caduta del muro di Berlino in Italia decreta la fine di molte FAUS per abbracciare un liberismo spinto al suo estremo. Il fallimento morale, politico, economico e sociale delle famigerate privatizzazioni selvagge degli anni Novanta guidate da Mario Draghi e Romano Prodi sono sotto gli occhi di tutti, basta pensare alla gestione Benetton delle autostrade italiane ed alle vicende legate al ponte Morandi di Genova.

   Gli anni Novanta rappresentano il trionfo del liberismo più o meno estremo (in Italia estremissimo) in tutto il mondo; tuttavia questo passaggio alla magia del mercato ha bisogno subito della generazione di tanto debito e quindi di capitale fittizio: dal 1991 al 2001 ultimo decennio della lira si passa dal 98,6 al 108,7 del rapporto debito Pil. L’ingresso del bel paese nella moneta unica non muta il trend: si passa dal 105,5 del 2002 al 126,1 del 2012 (complice la crisi dei Subprime), per poi superare brillantemente il 135 per cento nel 2019, per non parlare del 2020 ancora in corso.

CAPITALE FITTIZIO E LOTTA DI CLASSE

   La lotta di classe non è mai finita, lo sappiamo bene, semplicemente dalla caduta del muro di Berlino ad oggi nei paesi imperialisti centrali, la borghesia ne ha maggior coscienza ed è all’offensiva. Altro discorso è quello che avviene nei paesi del Sud del mondo poiché a livello politico la contraddizione principale è imperialismo (principalmente U.S.A.)/popoli oppressi. Massima espressione di questa contraddizione sono le guerre popolari in atto condotte da partiti comunisti guidati dal marxismo leninismo maoismo. Contraddizione che si sta fondendo con la contraddizione fondamentale classe operaia/capitale, poiché la classe operaia si è allargata a livello mondiale in termini assoluti, se si considera (pur con dati parziali) che la classe operaia mondiale abbia superato il miliardo di componenti e tendendo conto delle migrazioni verso i paesi imperialisti, dove ormai i lavoratori migranti sono una quota rilevante della classe operaia di questi paesi, per questo motivo nelle metropoli imperialiste si può tranquillamente dire che siamo di fronte ad una classe operaia multinazionale.

   Come si diceva prima in Italia (come negli agli altri paesi imperialisti) è stata combattuta strenuamente ed efficacemente da una classe sola: la borghesia “finanziaria” internazionale, quella che frequenta Wall Street, la City di Londra, che partecipa al World Economic Forum di Davos; la stessa che detiene la proprietà dei mass media, che crea partiti e leader di plastica che, a loro volta, allestiscono il “palco delle elezioni democratiche”. La crescita di debito e la conseguente produzione di capitale fittizio sono un segnale dello sfacciato uso privatistico che la classe dominante fa dello Stato.  Poniamoci una domanda: come mai i paesi occidentali soffrono di deficit costanti e debiti pubblici e privati crescenti? Il caso Italia è illuminante sotto questo profilo. Le ragioni del maggior debito non risiedono, come comunemente viene fatto credere dai mass media di regime, dalla crescita della spesa pubblica, la quale in Europa ha avuto un aumento limitato e fisiologico a causa degli accordi di Maastricht. La ragione sta nella diminuzione tendenziale delle entrate, le cui cause sono ideologiche e politiche; vediamole. La principale e fondamentale causa, che accomuna tutti i paesi occidentali, è la progressiva diminuzione della tassazione sia sui redditi delle persone fisiche più elevati sia sulle grandi aziende, e l’inevitabile spostamento del peso della tassazione diretta quasi interamente sulla classe dei salariati. Il sistema fiscale dei paesi democratici borghesi funziona come lo sceriffo di Nottingham: prende tanto ai poveri per dare a piene mani ai ricchi (vedasi il recente “prestito Covid-19” ottenuto dalla Fiat per 6,3 miliardi di euro da Intesa San Paolo, garantiti dallo Stato e che molto probabilmente non saranno mai restituiti[12]). La classe dominante non sopporta l’offesa di pagare le tasse. Gli Stati Uniti sono passati dalle aliquote rooseveltiane (ma anche del predecessore Herbert Hoover) del 79% sui redditi più alti agli attuali 39% per redditi oltre i 500.000 dollari: hai voglia a restituire il debito USA. Per quanto riguarda le grandi corporation, il culto del mercato globale ha ispirato legislazioni fiscali che permettono ai grandi gruppi di eludere il fisco dei paesi dove producono il proprio reddito tramite complesse architetture societarie, che finiscono sempre per avere “holding” in paesi offshore oppure a tassazione agevolata come Olanda e Lussemburgo. Cercare poi di far pagare le giuste tasse ad Amazon, Google, Apple nei paesi europei, ad esempio, rappresenta un oltraggio per gli Stati Uniti che su questo tema sono pronti alle ritorsioni commerciali (ultima crisi è datata dicembre 2019).

   In Italia è tradizionalmente tollerata un’elevata evasione fiscale il cui dato esatto è un vero e proprio segreto di stato, ma che viene mediamente calcolata tra i 170 e 190 miliardi di euro l’anno. Siccome nel Bel Paese le grandi corporation sono poche e le piccole e medie imprese sono molte e tutte private, l’aver creato un fisco caotico, inefficiente e profondamente ingiusto ha agevolato la media e piccola borghesia nostrana ad escogitare numerose e fantasiose pratiche evasive quasi mai perseguite. Allora chi paga le tasse per intero? Ovviamente la classe dei salariati, soggetta al sostituto d’imposta e quindi impossibilitata ad evadere.

   Tuttavia, tartassare e dileggiare i salariati è necessario ma non sufficiente. La performance tributaria di questa classe si è fortemente deteriorata dagli anni Novanta in avanti, grazie alla solerte opera dei partiti di governo (partendo da quelli di sinistra, vedi le riforme Treu) votati allo smantellamento progressivo dei contratti nazionali e rendendo possibile ed estremamente conveniente precarizzare il lavoro. In Italia il gettito fiscale da salari e stipendi è diminuito per ragioni quantitative: l’epoca della privatizzazione e del liberismo senza appello ha fortemente diminuito il numero degli assunti in valore assoluto; e per ragioni qualitative: il valore e la stabilità dei contratti degli assunti è progressivamente diminuito, deprimendo quindi il relativo gettito fiscale. La soluzione è stata quella di alzare la tassazione indiretta, ulteriore decisione a sfavore delle classi meno abbienti.

   Oggi l’aliquota principale sul valore aggiunto in Italia è del 22%, e vi sono meccanismi “automatici” che prevedono l’inasprimento delle percentuali IVA in caso di deficit eccessivo. Negli Stati Uniti invece esiste una Sales Tax[13] che arriva solo all’11% (nondimeno il gettito IVA è determinato dai consumi domestici, anch’essi diminuiti seguendo fatalmente il declino del reddito delle persone fisiche, altro elemento depressivo delle entrate. Last butnotleast (come dicono i bravi scrittori anglosassoni), l’aumento del debito è dovuto alle politiche delle banche centrali come il Quantitative easing e dei tassi d’interesse vicini allo zero oppure negativi. Federal Reserve e Banca Centrale Europea hanno inondato il mercato di denaro a bassissimo costo, ma non è arrivato a tutti. Le Banche private debbono prestare denaro a tassi forzatamente bassi e che non permettono di coprire adeguatamente il rischio delle insolvenze. Trincerandosi dietro agli accordi di Basilea ed al sistema dei rating su famiglie ed aziende, gli istituti di credito prestano a sicuri solventi, cioè a coloro che non hanno bisogno di soldi, e difficilmente a coloro che ne hanno realmente necessità, quindi potenzialmente a rischio. Il risultato di questo giochino è una montagna di denaro messa a disposizione per acquisto di titoli del debito pubblico, per alimentare i private equity, gli edgefound e per le speculazioni di borsa anche a causa dello smantellamento di un altro pilastro delle politiche economiche degli anni Trenta: la distinzione tra banche commerciali e banche d’affari, tornate in un’inquietante simbiosi. Il Quantitative Easing tiene il denaro lontano dall’economia reale ed è uno strumento di generazione di capitale fittizio. Sommando tutti questi elementi, che sono i principali ma non gli unici, possiamo comprendere perché il mantenimento di un sistema occidentale, democratico borghese e liberista non può che avvenire attraverso i deficit dei bilanci annuali, quindi dell’aumento del debito complessivo ed in ultima istanza di produzione di capitale fittizio: le stigmate della classe borghese dominante.

IL CAPITALE FITTIZIO PUO’ ESSERE DISTRUTTO?

   Riprendiamo l’ultima parte della definizione di Capitale fittizio: “Si tratta di una finzione necessaria ma costosa, e prima o poi crolla a terra”. Fino ad ora abbiamo visto che il capitale fittizio, essendo frutto di invenzioni ed architetture finanziarie è totalmente estraneo alla produzione di capitale reale, e quindi viene necessariamente distrutto. Il capitale fittizio è generato dalla grande disponibilità di denaro derivante dall’espansione dei debiti pubblici, e moltiplicato dalle attività speculative della finanza.

Spostiamo quindi l’oggetto della riflessione sui debiti sovrani e sul loro futuro. Un assunto: un debito pubblico che supera una certa soglia (per convenzione diciamo il 100% del proprio PIL) non è rimborsabile né ora né mai. Tali debiti possono avere altri destini. Quando il debito non è espresso da una moneta di riserva e di riferimento internazionali come la sterlina fino al 1944 oppure il dollaro oggi, la sua distruzione è accompagnata dall’evaporazione della moneta che lo esprime. Il debito della Germania sconfitta nella Grande Guerra e vessata dal trattato di Versailles ha cessato di esistere e pagare interessi distruggendo il Papiermark[14], sostituito dal Rentenmark[15] prima e dal Reichmark[16] subito dopo.

   Queste monete tedesche, prive di significative riserve d’oro e valutarie a seguito delle sanzioni post belliche ed espressioni di un paese allo sbando economico, erano interamente garantite da dollaro e sterlina (quante cose non sappiamo dell’ascesa al potere di Hitler). Quando il debito è espresso nella moneta di riserva e riferimento internazionale, come oggi è il dollaro, esso è “protetto” dall’esercito, dalla marina e dell’aviazione della metropoli imperiale, che non esitano a persuadere, chiunque voglia utilizzare monete più sane, a cambiare immediatamente idea.

   Agli inizi del XXI secolo  vi fu un leader che non fu accorto e lesto nel mutare opinione a proposito di vendere petrolio contro euro. Gli americani prima devastarono il suo paese per la seconda volta e poi lo impiccarono: si chiamava Saddam Hussein[17]. Il debito americano sembrerebbe quindi eterno finché protetto dalle portaerei USA. Esistono infine debiti che, se fossero espressi nella moneta nazionale, sarebbero già dissolti evaporandone la moneta, ma avendo nominato tale debito con una valuta comunitaria, esso è garantito da tale moneta e quindi da altri paesi: è il debito italiano denominato in euro. Proviamo ora ad immaginare il Bel Paese che perdesse la garanzia di paesi creditori, siano essi UE oppure la Cina, se volessimo trattare l’arduo tema dell’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Possiamo immaginare uno scenario dove gli italiani dovrebbero ridurre le proprie attività e gli spostamenti al minimo indispensabile; se i lavoratori dovrebbero essere legati ad un delimitato territorio, con divieto di oltrepassare determinati confini. Andrebbero dotati di un salvacondotto (anche sotto forma di autocertificazione) che dichiari i confini del fondo” all’interno del quale potersi muovere, ispirandosi in questo alla figura intermedia tra schiavo e uomo libero che fu per secoli il servo della gleba; chi invece non lavora, dovrebbe essere confinato nel proprio alloggio e basta. I servizi pubblici andrebbero ridotti sensibilmente: sportelli d’utilità generale come uffici comunali, INPS, Agenzia delle Entrate, Catasto eccetera dovrebbero rimanere chiusi il più possibile. Le scuole andrebbero chiuse e sostituite da forme d’istruzione (come le lezioni a distanza, anche in assenza di una infrastruttura di trasmissione dati dignitosa) che permetta agli scolari di stare a casa, con un risparmio anche su questa voce; l’accesso agli ospedali andrebbe regolato e concesso a chi può pagare, per talune malattie e non per altre, dando ai dirigenti sanitari la discrezionalità impunibile di scegliere di curare e chi lasciare al proprio destino; intere classi di pensionati, che beneficiano di forme di contribuzione antiche e quindi redditizie, andrebbero eliminati senza che nessuno fiati.

   Ad esempio, per una regione ricca di lavoratori a riposo provenienti dall’industria come la Lombardia, circa 17.000 persone morte  sarebbero un target adeguato. Luoghi e modalità di assemblamento andrebbero vietati, le assemblee sindacali nei posti di lavoro interdetti, i governi dovrebbero perpetrare stati di emergenza per prevenire sommosse, eccetera. Questo scenario, “del tutto ipotetico”, sarebbe compatibile per la sopravvivenza di un paese con un debito di 2.600 miliardi e nessuna possibilità di fare deficit. Ma se arrivassero 209 miliardi dai creditori, che per motivi geopolitici, sapendo di dare denaro a potenziali incapaci e disonesti scialacquatori, decidessero di salvare il debitore…. Per gli Stati Uniti il discorso è diverso. Il capitale fittizio primo o poi crolla a terra, eppure il congresso americano ha varato un allargamento di debito mai visto in un lasso di tempo ridottissimo: circa 3.000 miliardi di debiti creati da marzo 2020 ad oggi esta inondando Walle Street, banche private, private equity[18], società finanziarie, ecc. Quale destino può quindi avere un debito di 26.712 miliardi? Personalmente per quanto ne sappia ritengo impossibile che possa essere rimborsato. Potrebbe implodere internamente, il dollaro evaporerebbe in una iper inflazione mai vista prima della storia dell’umanità, rigorosamente accompagnato da uno spaventoso conflitto domestico che potrebbe avere connotati raziali, ad esempio inasprendo la tradizionale e diffusa brutalità della polizia ai danni delle minoranze, aggiungendo l’azione repressiva delle guardie nazionali dei vari  stati federali, magari (speriamo veramente di no) comprendendo come strumento repressivo l’uso di testate nucleari. Questo debito potrebbe esplodere esternamente, tramite un poderoso tentativo di dollarizzazione di altri importanti paesi attraverso l’aggressione militare. La Cina sarebbe l’obiettivo ideale per numero di abitanti e le dimensioni della sua economia. Con l’aiuto di ottimi eserciti ausiliari come quello giapponese e  coreano la guerra alla Cina (che viene fatta ovviamente per portare “democrazia” e “libertà” – sarebbe un’impresa ardua ma possibile. Non è impossibile che ci possa essere un conflitto interno alla NATO ad esempio fra la Turchia e la Grecia[19] che rischierebbe di infiammare tutto il Medio Oriente, che potrebbe determinare il blocco della produzione di petrolio, e non sarebbe da scartare un conflitto con la Russia magari con la scusa di soccorrere un governo con la facciata democratica guido ad arte da amici dell’occidente come Tikhanovskaya.

   Non bisogna scordare che ci saranno le elezioni americane per la presidenza e che non possiamo suddividerli tra presidenti “buoni” o “cattivi”, ma presidenti di  quello che è tutt’ora il maggior paese imperialista.  


[1] Gianfranco Bellini (Milano, 1952-Milano, 2012). Manager, esperto di sistemi informatici, studioso e critico di economia internazionale. Di famiglia proletaria e comunista dà vita con i fratelli Andrea e Marco, al Collettivo di quartiere Casoretto, passato alle cronache come “la banda Bellini”. Si iscrive alla Boccon, durante il servizio militare, milita nel Movimento dei soldati. Si laurea in Economia alla Bocconi, con una tesi sull’Economia di Piano in Unione Sovietica, sviluppata con la matematica lineare di Kantorovic, che lo indirizza ai temi dell’economia globale e a una propria visione geopolitica. Manager in molte multinazionali, dalla Barclays Bank alla Montedison alla IBM, successivamente e fino alla sua morte continua la sua militanza nella sezione Tematica Laika del PdCI che ha come elemento fondante la ricerca teorica sul Capitale e l’inchiesta militante alla maoista.

[2]  Questi summit sono l’appuntamento annuale per economisti e banchieri centrali organizzato dalla Fed. Prende il nome dalla vallata del Wyoming dove gli esperti di tutto il mondo dovrebbero avere un momento di riflessione. Un momento di relax favorito dalla pace della vallata e dalla splendida vista sulle montagne Grand Teton, tra boschi di conifere e fiumi blu. Negli ultimi anni tuttavia su Jackson Hole si sono proiettate le tensioni dell’economia mondiale. https://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/jackson-hole.html

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/08/27/news/fed_l_inflazione_non_conta_piu_-265651271/

[3] Marx ritiene che tale “più” monetario, ovvero Plusvalore, non debba essere cercato a livello di scambio di merci, bensì a livello della produzione capitalistica delle medesime.

[4] Sterlina è il nome italiano della valuta ufficiale del Regno Unito e di alcune parti di territorio sparse nel mondo, compresa un’area del Polo Sud definita “Territorio Antartico Britannico”. All’origine del suo nome deriva da “Sterling Silver“, una lega metallica composta per il 92.5% di argento e il 7.5% rame.

[5] L’oncia troy è un’unità di misura del sistema imperiale britannico. Al 2013, è la più comune unità di massa per i metalli preziosi, le gemme e la polvere da sparo e, come tale, è utilizzata per definire il prezzo di questi beni nel mercato internazionale

[6] Spinte dalla concorrenza le imprese se non volevano essere spazzate via hanno investito in nuove tecnologie e modernizzato il capitale produttivo, tutto ciò ha causato un aumento fortissimo dei costi.

[7] Questa frazione (dominante) della borghesia è l’espressione del  capitale finanziario che  si determina la fusione e l’equiparazione del capitale industriale con quello industriale e la stretta unione di entrambi con il potere dello Stato monopolista.

[8] All’interno del Movimento Comunista N. Bucharin sosteneva la tesi che il capitalismo dalla fine del XIX secolo ha avviato un processo di organizzazione che ha modificato seriamente il libero gioco delle forze della concorrenza.

[9] Non è certamente un caso che in questo periodo all’interno del movimento operaio nasce e si consolida il revisionismo.

[10] Lombard Street è una strada della Città di Londra, nota per i suoi legami, risalenti al Medioevo, con i mercanti, i banchieri e gli assicuratori della City. Viene perciò spesso paragonata a Wall Street a New York.

[11] Alberto Beneduce è stato un dirigente pubblico, economista, politico (era un socialista riformista)  e accademico italiano, amministratore di importanti aziende statali nell’Italia liberale e fascista, amministratore delegato dell’INA, tra gli artefici della creazione dell’IRI e suo primo presidente, oltre che ministro e deputato.

[12] https://www.ilsole24ore.com/art/fiat-chrysler-stretta-prestito-garantito-63-miliardi-la-filiera-italia-ADlxC6Q

[13] La sales tax è la tassa sulla vendita di prodotti e servizi applicata in America ed è pagata dal consumatore finale al momento dell’acquisto.

[14] Il nome Papiermark si applica alla valuta tedesca dal 1914 quando il collegamento tra il Marco e l’oro fu abbandonato, a causa dello scoppio della I guerra mondiale. In particolare, il nome fu usato per le banconote emesse durante il periodo dell’iperinflazione in Germania nel 1922 e specialmente nel 1923.

[15] Il Rentenmark è stato la valuta emessa il 15 novembre 1923 per fermare l’inflazione del 1922-1923 in Germania. Sostituì la Papiermark, che era stata completamente svalutata. La Rentenmark fu solo una valuta temporanea, e non ebbe valore legale.

[16] Reichsmark è stato la valuta della Germania dal 1924 fino al 20 giugno 1948, quando è stato sostituito dal marco tedesco nella Germania Ovest.

[17] https://m.facebook.com/Coscienzeinrete/posts/291343917557482/?_rdr

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=11366

[18] Il private equity è un’attività finanziaria mediante la quale un’entità rileva quote di una società definita obiettivo, sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all’interno dell’obiettivo.

[19] Non sarebbe la prima volta già nel 1974, quando La Turchia invase Cipro sabato 20 luglio 1974. … L’operazione, il cui nome in codice era Operazione Atilla, fu chiamata nella zona turca di Cipro “Operazione di pace del 1974”. Le forze turche dispiegarono una chiara e decisa strategia, costringendo numerosi greco-ciprioti a riparare nel sud dell’isola.

   Secondo un’intervista di Cem Gurdeniz, che nella Marina turca ha rivestito il grado di contrammiraglio ed ora dirige il centro studi marittimi della Koc University tale conflitto nel Mar Egeo significherebbe la fine della Nato e spingerebbe la Turchia definitivamente nell’orbita russa.  https://www.agi.it/estero/news/2020-08-12/guerra-grecia-turchia-trivellazioni-cipro-9403144/

MORTI E MALTRATTAMENTI AL REPARTO PSICHIATRICO DEL NIGUARDA

•gennaio 16, 2021 • Lascia un commento

   Nel novembre del 2010 Telefono Viola denunciò due morti e vari maltrattamenti all’interno del reparto psichiatrico Grossoni dell’ospedale Niguarda.[1] In tutto sei casi. Ci sarebbero stati due morti, vari maltrattamenti e un abuso sessuale. L’ultimo episodio è avvenuto a ottobre. Tulio C. fu trovato morto dopo essere rimasto legato al letto per 14  ore. Il presidente dell’Associazione Giorgio Pompa, presentò un esposto alla Procura.[2]

   Questo scandalo fu scoperto, in seguito al pesante mobbing e alla sospensione del suo incarico subiti dalla Dott.ssa Nicoletta Calchi, dirigente medico psichiatra presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Niguarda di Milano, deciso dal Consiglio di Disciplina.

   La Dott.ssa Nicoletta Calchi fu mobbizzata per il suo interessamento per la salute dei suoi pazienti, che l’hanno portata ad avere rapporti umani con essi, e a rifiutarsi di andare contro la deontologia medica; a non partecipare alle pratiche di contenzione e a ridimensionare, o scalare, la somministrazione degli psicofarmaci.

   A seguito di queste denunce Dott.ssa Nicoletta Calchi subì da parte della direzione del Niguarda ben 5 provvedimenti disciplinari. L’Ordine dei Medici di Milano ha archiviato tutti e 5 i ricorsi presentati da Niguarda.[3]

   La Direzione di Niguarda di tutti questi 5 procedimenti disciplinari ha presentato altrettanti esposti contro la D.sa Calchi alla Procura di Milano.

   La Procura di Milano ha archiviato tutti e 5 gli esposti presentati da Niguarda.

   Ci sarebbe una domanda da farsi, infine: quanti procedimenti disciplinare ha avviato l’ineffabile Ufficio Procedimenti Disciplinari della Dirigenza di Niguarda nei confronti dei primari e degli psichiatri del DSM di Niguarda in merito ai gravi fatti avvenuti nei reparti Grossoni e raccolti nell’esposto del Telefono Viola di Milano? La risposta è semplice: nessuno.

   Il 7 luglio 2013 la D.sa Calchi sarebbe dovuta rientrare a lavorare nell’Ospedale Niguarda dopo un lungo periodo di malattia. Nel mese di marzo 2013 il responsabile del Servizio di Medicina e Sorveglianza Sanitaria dei lavoratori di Niguarda Dott. Giampaolo Micheloni ed il Medico Competente Dott. Roberto Pagani invitano la D.sa Calchi a presentarsi alla visita medica, prevista dalla legge quando l’assenza per malattia supera i 60 giorni, allo scopo di verificare la sua idoneità alla mansione di dirigente medico in ambito psichiatrico.  Il 15 marzo 2013 la visita medica si svolge presso i locali del Servizio di Medicina e Sorveglianza Sanitaria dei lavoratori di Niguarda, alla presenza del Dott. Micheloni e del Dott. Pagani. Alla fine della visita i due medici assicurano la D.sa Calchi che sarà confermata la sua idoneità alla mansione di psichiatra. Al momento del commiato i due medici ripetono questa loro decisione anche di fronte al Sig. Sergio Mezzari, un amico della D.sa Calchi che l’aveva accompagnata a Niguarda.

   Dopo qualche settimana, il Dott. Pagani scrive una lettera alla D.sa Calchi in cui le comunica un brusco dietro front: prima di confermare l’idoneità lavorativa è stata rilevata la necessità che la D.sa Calchi si sottoponga ad una visita per accertamenti psichiatrici, che verrà effettuata dal Dott. Ferrarini e dal Dott. Ciliberti dell’ASL 3 Genovese.

   Alla D.sa Calchi viene lasciata la sola libertà di scegliere la data della visita tra due date proposte.

   Il 24 aprile 2013 il colloquio peritale si svolge presso i locali del Servizio di Medicina e Sorveglianza Sanitaria dei lavoratori di Niguarda. Al colloquio oltre al Dott. Pietro Ciliberti, si presenta il Dott. Marco Salvi, sempre dell’ASL 3 Genovese, in sostituzione del Dott. Ferrarini.

   Nella stanza oltre ai due periti psichiatri e dalla D.sa Calchi, sono presenti anche il Medico Competente Dott. Roberto Pagani e il Colonnello Medico Dott. Marco Frongillo, consulente psichiatra della D.sa Calchi.

   I due psichiatri genovesi si oppongono alla proposta del consulente della D.sa Calchi di registrare l’intero colloquio.

Durante il colloquio, durato circa un’ora e mezza, le domande alla D.sa calchi vengono formulate soltanto dal Dott. Ciliberti.

Dopo la fine del colloquio la D.sa Calchi chiede al Col. Frongillo come sia andata ed il Colonnello le dice che ha risposto molto bene e che, sicuramente, i due psichiatri genovesi non avranno alcuna difficoltà a confermare la sua idoneità lavorativa alla mansione di dirigente medico in ambito psichiatrico.

L’11 giugno alla D.sa Calchi viene notificata una lettera del Medico Competente Roberto Pagani datata 6 giugno 2013 e indirizzata al Commissario Straordinario di Niguarda Dott. Marco Trivelli, alla Direttrice S.C. Risorse Umane e relazioni Sindacali D.sa Simona Giroldi, al Direttore Medico del Presidio Dr. Gaetano Elli e alla stessa D.sa Nicoletta Bellotti Calchi Novati.

Nella lettera si cui comunica che: “la D.sa Nicoletta Bellotti Calchi Novati … in base agli accertamenti sanitari eseguiti è da ritenere NON IDONEA alla mansione di Dirigente medico in ambito psichiatrico.”[4]

   Ed in merito a tutto ciò, cosa fa la Magistratura? Come si è comportata a fronte di una imponente ed evidente non applicazione della legge 180 nei reparti psichiatrici italiani?

   Per quanto riguarda,  l’esposto alla Procura di Milano, presentato nel dicembre 2010 dal Telefono Viola di Milano, su 18 gravissimi fatti avvenuti nei tre reparti psichiatrici Grossoni 1, 2 e 3 di Niguarda, di cui 12 hanno riguardato la morte dei pazienti, occorre dire che per oltre 2 anni tale esposto sia rimasto incredibilmente immobile negli scaffali della Procura!

Questa stupefacente apatia è avvenuta nello stesso periodo in cui la medesima Procura di Milano produceva uno sforzo straordinario ed eccezionale, in fatto di risorse umane e materiali tecnologici impiegati, per le indagini disciplinari e per il processo cosiddetto ‘Rubi’.

   In merito dei 18 ‘fatti’ contenuti nell’esposto alla Procura, l’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda, per tre anni ha continuato  a dire di voler evitare di esprimere considerazioni, sostenendo come sia necessario attendere l’esito delle indagini della Magistratura prima di potersi pronunciare. Anche il Dott. Mariano Bassi, primario del Grossoni 2, nonché tra i principali ispiratori dei provvedimenti disciplinari contro la D.sa Calchi, in intervista a RAI News 24, condotta dalla giornalista Marialuisa Carcano, ha dichiarato di astenersi dal fare commenti sui fatti dell’esposto che riguardavano direttamente il reparto da lui diretto, in quanto era in corso l’indagine della Procura della Repubblica di Milano. Anche alla domanda riguardante i motivi per i quali è stata sospesa la D.sa Calchi dal suo lavoro, il Dott. Mariano Bassi ha preferito non dire nulla, in quanto su questi ed altri argomenti è in corso l’indagine giudiziaria condotta dalla D.sa Cuomo. Questa intervista a RAI News 24 la si trova su Youtube con il titolo Quelle morti sospette in psichiatria di Marialaura Carcano.[5]

   Ebbene, nonostante queste dichiarazioni di rispetto del lavoro della magistratura, nel mese di luglio 2013, l’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda ha nominato come nuovo Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Niguarda proprio il Dott. Mariano Bassi!

   Perciò non bisogna meravigliarsi per il trattamento riservato da parte del Niguarda a una  sua “paziente” ma sarebbe giusto dire vittima; Paola Sbronzeri.

   Paola  torturata dal 1985 a causa del suo utilizzo di cannabis e perciò diventata una “cliente” fissa del Niguarda, apparteneva  all’ AVae che sta per L’Associazione Vittime Armi Elettroniche e Mentali, che raccoglie tutti quelli che sostengono di essere vittime della tortura tecnologica e del controllo mentale.

   Lo so che a molti potrebbe sembrare parlare di fantascienza ma (a costo di ripetermi) essa è una realtà che esiste, c’è parecchia

documentazione e solo se si fa gli struzzi non la si vede.

In merito al controllo mentale c’è parecchia documentazione.

Ci sono le rilevazioni ufficiali: negli U.S.A. nel 1994 Clinton creava l’ACHRE (Advisory Commission on Human Radiation Experiments) che nel suo ACHRE Report rileverà i terribili esprimenti condotti nel periodo della cosiddetta Guerra Fredda[6].

   Il 15 marzo 1995, dinanzi all’ACHRE, le vittime, comprese quelle che erano state usate in età infantile, fornirono testimonianze raccapriccianti e affermarono che durante gli esperimenti della C.I.A. (progetto MK ULTRA) furono sottoposte a radiazioni e/o lavaggio del cervello, ipnotizzate, drogate, torturate, minacciate e persino violentate.

   L’8 ottobre 1995, Clinton, dopo le proteste del Comitato dei sopravvissuti degli esperimenti di controllo mentale su esseri umani, ha chiesto ufficialmente scusa al paese ed alle vittime di questi esperimenti, affermando che non se ne sarebbe più fatto uso.

   Altre notizie, qui in Italia, sono venute dai programmi Stargate del 04.05.03 su LA7 e La storia siamo noi del 14.12.2003 del 14.12.03 su RAI3.

  Altre ammissioni ufficiali sul controllo mentale ci sono in un libro dal titolo emblematico Le nuove guerre scritto da un tenente colonnello della Guardia di Finanza (U. Rapeto) e di un giornalista consulente dello Stato Maggiore dell’esercito (Di Nunzio). In questo libro ammettono l’esistenza del controllo mentale. Nel capitolo 10 dal titolo Il cervello nel mirino, in particolare si parla di metodi di disinformazione del nemico tramite armi indirizzate alla manipolazione delle opinioni, ma si parla anche direttamente di controllo mentale con un elenco strategie (dall’intervento nell’ambito sociale, all’indebolimento della persona tramite farmaci, assenza di sonno e cibo ecc.) finalizzate al lavaggio del cervello dell’individuo. Vengono inoltre citate alcune presunte attività di controllo mentale dell’agenzia statunitense NSA tramite l’utilizzo di microspie[7].

   L’Avae-m  (ora si chiama ACOFOINMENF http://www.avae-m.org/ ) è nata nel 2006, ha pubblicato documentazione relativa alle torture con armi “non letali” a distanza, dove ci sono prove

radiologiche (Paolo Sacchetto, Paolo Dorigo e Paola Sbronzeri) e ha una refertazione radiologica comprovata. Tutti e 3 hanno subito tentativi di farli passare per pazzi: Paolo Sacchetto subì una TSO di un giorno dopo la quale iniziarono questi disturbi, TSO interrotta solo grazie all’intervento del suo avvocato, ed è a processo come parte civile contro i mandanti secondo la sua denuncia di tale trattamento; Paolo Dorigo è l’unico dei casi censiti ad avere dei precedenti penali, arrestato nel 1993 con l’accusa di aver partecipato ad un’azione BR contro la base USAF di Aviano, nel 1994 è condannato a scontare 13 anni e 6 mesi di carcere senza nemmeno avere la possibilità di controinterrogare colui che lo ha accusato, in detenzione subito dopo l’inizio di questi trattamenti subì un periodo di 23 giorni di osservazione psichiatrica, successivamente ben 3 specialisti psichiatri hanno smentito qualsivoglia sua patologia psicotica; Paola Sbronzeri subì un ricovero al TSO dell’ospedale Niguarda, fu strappata al ricovero grazie anche alla mobilitazione dell’OISM.[8]

   Nel 2007, alcuni membri e collaboratori dell’ AVae-m sono stati coinvolti nell’inchiesta contro lo SLAI COBAS per il sindacato di classe (sezioni provinciali di Taranto, Palermo, Ravenna, Bergamo, Marghera, e parte della sezione di Milano, di SLAI COBAS) dell’ottobre 2007 della procura di Potenza[9] e il 23 ottobre 2007 è stato arrestato Miche Fabiani collaboratore dell’AVae-m (curatore del Dossier sul controllo mentale e sulla tortura tecnologica in Italia).

   Paola è stata in maniera costante sequestrata dal Niguarda e messa diversa volte nel reparto psichiatrico, come lei a ben denunciato in una sua lettera/denuncia del 2007.[10] Paola alla fine fu licenziata dal suo posto di lavoro e sfrattata dall’abitazione.

   Per capire tutto questo, bisogna, dal mio punto di vista vedere tutto quello che è succeduto al Niguarda dentro il contesto di che tipo di società viviamo.

   Viviamo in una società dove grossi capitali sono investiti, nel campo della ricerca (ospedali e relativo indotto, centri di ricerca, ONG, ecc.), ad esempio in quella contro il cancro, che è il punto (guarda caso) dove viene ostacolata poiché non è del tutto (o quasi) assimilata alle leggi del capitalismo. Il sistema sanitario è diventato ovunque un polmone parassitario di spartizione del plusvalore, al punto che si erogano finte cure o terapie non necessarie, si eseguono ricoveri ospedalieri considerati “non necessari”, persino interventi chirurgici, talvolta mortali, si inventano prestazioni a pazienti inesistenti o già deceduti, pur di pompare denari, a volte semplicemente per prenderli dalle compagnie assicuratrici, che lo sanno e che, a loro volta, li estorcono agli assicurati con l’assicurazione obbligatoria, tutto questo con la complicità dello Stato e spesso con la mediazione di organizzazioni criminali.

   Da qui lo sviluppo della psichiatria che è da considerarsi non solo uno strumento di controllo sociale, ma anche una “arma non letale”.

   Permangono inoltre numerosi gli studi tra facoltà di scienze della comunicazione (psicologia e psichiatria) dietro il paravento delle “neuroscienze” con le strutture detentive in Italia.

   A questo si aggiungano alcuni milioni di cittadini che fanno uso di psicofarmaci, che in realtà sono delle pallottole in pillola.

   Tenendo conto delle connessioni che esistono tra psichiatria e industria farmaceutica, si può dire tranquillamente che la psichiatria funziona come un’industria che si autoalimenta e, accresce costantemente i propri clienti e di conseguenze i propri profitti.

    I due sistemi principali adottati dalla psichiatria per far fiorire il proprio mercato sono.

  1. La creazione di nuove “malattie”.
  2. E l’uso di falsi dati statistici sul numero dei bisognosi.

   Ma la creazione di nuove malattie è da sempre l’arma principale. Lo si fa attraverso l’uso del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

    E se si analizza bene è diventata una costante che a ogni revisione del DSM c’è un aumento costante di quelli sono chiamati “disturbi mentali”.

   Nel 1952 l’associazione psichiatrica americana (APA) pubblicò il suo primo manuale Diagnostico dei disturbi mentali (DSM), che conteneva una lista di 112 tipi di disturbi. Nel 1968 il DSMII si conformò alla sezione dei disturbi mentali contenuti nella pubblicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la classificazione internazionale dei disturbi (ICD) che consisteva di 163 disturbi. Gli psichiatri americani sono stati coinvolti direttamente con i comitati che hanno stilato l’ICD.

   Nel 1980 fu pubblicata la terza edizione del DSM, al quale furono aggiunti 61 tipi di disturbi, raggiungendo un totale di 224 disturbi mentali.

   Erano avvenuti alcuni interessanti sviluppi. Nella sezione “infanzia, fanciullezza e adolescenza” furono aggiunti 32 nuovi tipi di “disturbi mentali”, tra i quali:

Disturbo della condotta, disturbo da deficit dell’attenzione, disturbo della lettura, il disturbo del calcolo e il disturbo del linguaggio.

   Nel 1987, nel DSMIIIR, il numero dei disturbi mentali aumentò arrivando a 253. In questa edizione si richiedeva che ci fossero almeno quattro delle caratteristiche indicate per fare una diagnosi di schizofrenia, e una selezione approvata delle quattro poteva essere: pensiero magico, telepatia o sesto senso; contatto sociale limitato; e ipersensibilità alle critiche.

   Nel 1994 il DSMIV elencava un totale di 374 disturbi mentali e per quanto riguarda le caratteristiche richieste per una diagnosi di schizofrenia, furono ridotti a due, incluse per esempio, le allucinazioni e i sintomi “negativi” quali l’appiattimento negativo o il linguaggio disorganizzato o incoerente – oppure solo una caratteristica, se le illusioni sono considerate strane, o se le allucinazioni in una voce che continuasse a commentare il comportamento o i pensieri della persona.

   La pubblicazione nel 2013 del DSM-5[11] ha provocato – forse ancor più delle edizioni precedenti – una valanga di polemiche. Persino i due direttori della Task Force che aveva redatto i DSM precedenti, Robert Spitzer e Allen Frances,[12] hanno attaccato pubblicamente l’impostazione del nuovo DSM.

   Bisogna riflettere, in un momento di crisi generale come quella attuale (anche la Pandemia deve essere cista dentro il quadro della crisi che investe tutta la società e non solo l’aspetto economico) che causa un continuo e costante peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, dove i motivi di per lottare certamente non mancano, la psichiatria ci viene a dire che prendendo certe pastiglie  vedremo “meglio” il mondo che ci circonda e smetteremo di soffrire.

   Perciò se si perde il posto di lavoro, il marito o la moglie ti lascia, arriva la psichiatria che dall’alto suo sapere ti dice che c’è qualcosa di sbagliato nella chimica del tuo cervello, ma niente paura che arriva lo psichiatra rimettervelo a posto.

 Per tutta questa serie di motivi che la psichiatria assume un funzione di controllo sociale a favore delle classi dominanti.


[1] City 24 novembre 2010 

https://milano.repubblica.it/cronaca/2010/11/23/news/milano_la_denuncia_di_telefono_viola_morti_e_abusi_nei_reparti_di_psichiatria-9422309/

[2] https://www.ilsussidiario.net/news/milano/2013/7/26/niguarda-morti-sospette-in-psichiatria-l-associazione-perche-nessuno-indaga/415491/

[3] https://www.ccdu.org/sites/default/files/media/docs/commento_associazione_delle_ande_agli_appennini.pdf

[4]                                                                   C,s,

[5] http://failacosagiustafai.blogspot.com/2013/07/rainews24-quelle-morti-sospette-in.html

[6] Bisogna precisare che questa commissione non nasceva perché Clinton era più “democratico” degli

altri Presidenti U.S.A., ma perché in quel periodo stavano emergendo le notizie sulle sperimentazioni

nucleare negli U.S.A. sugli esseri umani negli U.S.A. negli ’50 e ’60. Problema del governo U.S.A. era

quello di gestire queste notizie per evitare potenziali effetti devastanti rispetto alla popolazione statunitense.

[7] Questo libro è scomparso dalle librerie. Molto probabilmente aveva fini ricattatori.

[8] Osservatorio Italiano Salute Mentale, organismo che combatte la psichiatria. Il sito è

www.oism.info

[9] Quest’inchiesta dal mio punto di vista due obiettivi: uno quello di impedire  che si costruisse un’ organizzazione della classe operaia che sia autonoma rispetto alle compatibilità del sistema capitalista. Indicativo l’articolo di Panorama n. 44 del 44-2007 quando si dice “Secondo gli esperti dell’antiterrorismo, il clima odierno non consente sottovalutazioni. Gli operai italiani, siderurgici, metalmeccanici, portuali, sono arrabbiati” e continua “Una rabbia che sempre più spesso viene intercettata da piccole sigle sindacali radicali pronte a dare voce a questo malcontento”, questo è il crimine fare attività sindacale senza svendersi , l’altro obiettivo (nascosto) è l’AVae-m.

[10] http://www.paolodorigo.it/MEMORIALEAGOSTO.htm

[11] Edito dall’American Psychiatric Association, Washington DC, London. Tr.it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina, Milano, 2014

[12] Spitzer (2011), Frances (2010; 2010-13; 2012b; 2013), Spitzer & Frances (2011).

GIORDANO BRUNO

•gennaio 7, 2021 • Lascia un commento

 L’intento che mi accingo non è stato di raccontare l’insieme del pensiero Giordano Bruno ma dare degli stimoli per stimolare delle  riflessioni.

   Egli era entrato sui 18 anni nell’ordine domenicano (in quell’occasione cambiò l’originario nome di Filippo con quello di Giordano, che mantenne per tutta la vita), ne uscì nel 1576 perché sospettato di eresia: cominciò così una vita errabonda attraversando l’Europa, continuò questo tipo di vita fino alla morte.

   A Ginevra ebbe un’effimera conversione al calvinismo, ma ben presto, entrò in attrito con le autorità locali, scappò Francia.

   Qui Giordano Bruno pubblicò di mnemotecnica.[1] Da Parigi passò in Inghilterra al seguito dell’ambasciatore francese: fu a Oxford e a Londra, tornato a Parigi, dovette ben presto lasciare la città per un suo attacco pubblico ai peripatetici.[2]

   Andò allora a Wittenberg, Praga, e Francoforte dove stampò la trilogia di poemi latini. Dopo un soggiorno a Zurigo rientrò in Italia, chiamato a Venezia dal patrizio Mocenigo che desidera istruirsi nella mnemotecnica e nelle arti magiche.

 Il Mocenigo però, insoddisfatto del suo insegnamento, lo denunciò per eresia all’Inquisizione. Il Sant’Uffizio ottenne poi il suo trasferimento dove Giordano Bruno rimase in carcere otto anni. Lungamente e più volte interrogato, rifiutò di ritrattare le sue dottrine: fu allora condannato come eretico, e arso vivo in Campo dei Fiori la fermezza dimostrata nel lungo processo romano e l’intrepidezza con cui salì al rogo ne fecero un martire del libero pensiero, e come tale fu variamente celebrato lungo i secoli.

  La filosofia di Giordano Bruno deve essere collocata sullo sfondo di due grandi eventi: la rivoluzione copernicana[3] e la riforma protestante, nel clima di ricerca di orizzonti nuovi e di rottura con la tradizione che a questi eventi si accompagnano. Ciò che fa da filo conduttore nelle pur diverse fasi del pensiero di Giordano Bruno è l’idea dell’infinità del mondo e dell’Universo, della sua unità e animazione, e quindi una cosmologia[4] antitolemaica e antiaristotelica e il rifiuto del dottrinarismo della chiesa e della filosofia scolastica.

   All’universo aristotelico finito e diviso Giordano Bruno oppose la visione di universo infinito e unitario.

   Nel dialogo De gli eroici furori Giordano Bruno esalta il “furioso” cioè il ricercatore eroico della verità, che non obbedisce ad impulsi fuorché a quelli razionali, giungendo a contemplare la natura nei suoi caratteri di unità e infinità e identificandosi con essa. In questa attitudine contemplativa si superano tutte le distinzioni e i numeri, tutti quegli strumenti del conoscere che in realtà inquinano la fonte della vera conoscenza, la quale non è altro che l’intuizione diretta del principio unico dal quale tutte le specie e i numeri si dipartono, la monade.[5] 

   Tale principio divino si manifesta anche nelle virtù civili, di cui Giordano Bruno tesse l’elogio specialmente nello Spaccio de la bestia trionfante: in quest’opera troviamo l’esaltazione del lavoro come attività che assoggettando la materia all’intelligenza, continua nel regno dell’uomo alla natura, la mirabile arte plasmatrice della natura. La religione che Giordano Bruno difende è così una religione puramente razionale o naturale che mira a portare l’uomo alla natura, a metterlo in contatto con i suoi poteri, a divinizzarlo con essa.

    La Massoneria italiana ha sempre rivendicato un legame strettissimo con la figura di Giordano Bruno.

   Emblematica in questo senso è la storica statua di Giordano Bruno a Roma. Una prima statua fu eretta durante la Repubblica Romana nel 1849. Fu distrutta pochi mesi dopo, non appena Pio IX tornò sul soglio pontificio.

   Nel 1885 fu formato un comitato per la costruzione di un monumento a Giordano Bruno, cui aderirono le maggiori personalità dell’epoca: Victor Hugo, Michail Bakunin, e molti altri.

    Ma quello che è stato celebrato più che il pensiero di Giordano Bruno, è il suo rifiuto della sottomissione, l’essere un simbolo luminoso della libertà di pensiero, della volontà dell’uomo a lottare in difesa della libertà.

  Le idee di Giordano Bruno sarebbero arrivate alle logge scozzesi. Secondo lo storico Stevenson David fa anticipare in Scozia l’uso della parola Loggia nel significato massonico attuale; il primo tentativo di un organizzazione nazionale delle logge; la presenza diffusa di massoni non operativi; il progressivo emergere di un terzo grado; la connessione delle Logge con idee filosofiche ed etiche provenienti dal mondo profano.

   Secondo Stevenson già dalla fine del Cinquecento per farsi ammettere in una Loggia venisse richiesta una “prova di memoria e arte della corporazione” e come l’intero insegnamento simbolico-rituale dovesse essere tramandato a memoria, vietandone i regolamenti ogni forma scritta o incisa. Da qui, con la crescita dell’Istituzione dovuta al suo organizzarsi una Gran Loggia, centralizzata, la necessità dell’introduzione e dell’uso di sofisticate tecniche di memoria.

   Si può ipotizzare che chi introdusse l’arte della memoria nella Massoneria scozzese avesse in mente l’opera di Giordano Bruno che come si diceva prima era arrivato in Inghilterra al seguito dell’ambasciatore francese e si fermò in questo paese per due anni.

  _____  


[1] La mnemotecnica è l’insieme di regole e metodi adoperati per memorizzare più rapidamente e informazioni difficili.

[2] La scuola peripatetica fu una delle grandi scuole filosofiche greche fondata da Aristotele. I suoi membri erano detti peripatetici.

[3] Col termine rivoluzione copernicana si intende la svolta nella concezione dell’Universo propugnata da Niccolò Copernico, autore della moderna teoria eliocentrica, che pone il Sole al centro del sistema di orbite dei pianeti.

[4] Sarebbe la  speculazione filosofica e teosofica sull’origine e finalità del mondo cosmico

[5] In filosofia, termine usato per la prima volta dai pitagorici per indicare i primi elementi, matematici, dell’universo. Platone chiamò monade. Anche le idee, per designare il loro carattere di unità indipendenti. Nel Rinascimento, il termine tornò in uso con Nicola Cusano e, soprattutto, con Giordano Bruno che con esso indicò le particelle minime, animate, indivisibili, di cui sono costituiti i corpi. In Leibnitz la cui filosofia s’incentra sul concetto della monade. Questa è concepita come una sostanza individuale semplice, ‘atomo’ psichico, principio di attività e di forza appetitiva, percettiva e razionale, che si svolge chiusa in sé stessa, indipendentemente, e tuttavia in armonia, con lo sviluppo delle infinite altre m. create da Dio, ‘m. delle monadi’, all’atto della creazione.

L’OLIO DI SCISTO

•gennaio 1, 2021 • Lascia un commento

   

   La pandemia che sconvolge il mondo da un capo all’altro del pianeta  è uno dei risultati dell’unificazione del mondo (la celebrata globalizzazione, la libertà di circolazione dei capitali e di iniziativa dei capitalisti) operata dai vari gruppi imperialisti costretti dalla sovraproduzione assoluta di capitale. Risultato dell’opera dei vari gruppi imperialisti sono anche il disastro ecologico, il dissesto ambientale, la fame di cibo di vaste masse di popolazione (soprattutto in quello che viene definito Terzo Mondo) di fronte al cibo che viene buttato nelle discariche, la distruzione dell’agricoltura nei paesi imperialisti e la distruzione delle foreste vergini per produrvi quello che gli agricoltori non riescono più a vendere, la distruzione dell’agricoltura nei paesi imperialisti e la distruzione delle foreste vergini per produrvi quello che gli agricoltori non riescono più a vendere, la delocalizzazione delle industrie che genera disoccupazione e precarietà nei paesi imperialisti, l’uso della scienza per imprese di ogni genere e per produrre oggetti di ogni specie, spesso inutili se non dannosi, ma non per liberare gli uomini dal bisogno, dalla fatica, dalle malattie e dalla sofferenza, le aggressioni militari e le guerre commerciali e finanziarie che si moltiplicano nel mondo. La privatizzazione dei sistemi sanitari, della ricerca scientifica, della produzione di medicine e apparecchiature sanitarie, il numero chiuso nelle università, l’abbrutimento del sistema scolastico e dell’istruzione, la privatizzazione della scuola pubblica completano e aggravano l’opera. Ne vediamo i risultati.

   Ovviamente la crisi pandemica non poteva non incidere nel settore del petrolio, che è stato un asse fondamentale dello sviluppo economico del secondo dopoguerra e di tutti i relativi problemi che ne conseguono (petrolio + auto = guerra). Teniamo conto che l’industria dell’auto trae il suo principale plusvalore e molte delle sue materie prime che usa dal Tricontinente. La Corea del Sud, il Brasile, l’Argentina, il Sudafrica, l’India e molti paesi del Tricontinente producono e/o assemblano automobili per la FCA (ex FIAT), per la Leyland, la General Motors e la Ford.

   Vediamo l’evoluzione del prezzo del petrolio.

   Il prezzo del petrolio aveva avuto una storia relativamente tranquilla dalla seconda metà del XIX secolo fino ai primi metà degli anni ’70 del secolo scorso, quando i 6 paesi dell’OPEC fecero raddoppiare il prezzo del petrolio, portandolo a superare i 10 dollari a barile. L’aumento del costo del petrolio significava da un lato, una fetta più grossa per gli “sceicchi” (ovvero la casta semifeudale dominante nei paesi arabi, per lo più legata all’imperialismo USA) e dall’altra costi di produzione maggiore per gli europei e i giapponesi, più dipendenti dalle importazioni petrolifere che non gli USA (le cui merci guadagnarono, di fatto, competitività sul mercato mondiale). Dall’altro lato, la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere attuata da alcuni paesi arabi (quali la Libia e l’Algeria) e l’embargo selettivo sull’export di petrolio attuato verso gli USA e i paesi europei sostenitori di Israele, le borghesia arabe iniziarono a scrollarsi di dosso, il sistema di saccheggio impostogli dall’imperialismo. Si manifestava così, pure a questo livello, la forza del moto rivoluzionario d’Asia, e d’Africa che la rivoluzione iraniana del 1979 ravvivò.[1]

   L’aumento del prezzo del petrolio (quintuplicato in due anni, poi raddoppiato nei successivi 8-9 anni) concorse con il ciclo mondiale delle lotte operaie del periodo 1968-72 ad accrescere i costi di produzione dei capitalisti europei e giapponesi proprio nel momento in cui finiva il trentennio di sviluppo e aumentava di più il bisogno del capitale ad abbassare i costi di produzione.

   Nei 25 anni successivi al 1973, prese corpo la controffensiva dei paesi imperialisti tesa a ridurre la rendita petrolifera e il potere politico-economico dell’OPEC. Le conseguenze si sono viste: l’OPEC è stata in sostanza ridimensionata. L’Iraq è stato scagliato contro l’Iran. La Libia, il Sudan e la Siria sono stati continuamente sotto tiro. E infine nel 1991 arrivò la micidiale operazione contro l’Iraq.

   La prima guerra del Golfo servì all’imperialismo U.S.A. a riprendere sotto controllo il costo del petrolio. Ed è esattamente quel che è successo dopo la distruzione dell’Iraq se è vero che in “termini reali in dollari del 1973, il prezzo medio del greggio OPEC è risultato, nei primi mesi del 1998 a 3,81 dollari a barile, è cioè circa un terzo soltanto di quello che era il suo prezzo storico del 1982 (9,87 dollari a barile).[2] Se si considera che un barile e poco meno di 160 litri, questo vuol dire che il greggio, il primo motore dell’industria, dei trasporti e della vita urbana del mondo intero, viene attualmente a costare ai paesi imperialisti non più di 40/100 lire a litro.

   Questa rapina è vitale per gli imperialisti americani (che sono i massimi consumatori mondiali di energia per usi industriali e domestici) perché consente loro, di conservare un livello di consumi interni altrimenti impossibile data la contrazione del potere d’acquisto dei salari. E. anche attraverso i proventi di questa rapina che i paesi imperialisti cercano di evitare la recessione, preservare la pace sociale.[3] e finanziare gli eserciti che devono terrorizzare le masse sfruttate delle “periferie” mondiali.

   Un’altra causa della Guerra del Golfo è stata rappresentata dalla necessità dell’imperialismo U.S.A. di controllare manu-militare il Golfo per indirizzare il flusso dei petroldollari verso il mercato finanziario americano. Gli U.S.A. possono così sottrarre ai paesi europei e ai giapponesi una notevole quantità di capitali finanziari, riequilibrando temporaneamente la loro disastrosa situazione debitoria dei partner europei e giapponesi.

   Con la crisi dei subprime, il prezzo precipitò (anche a causa della caduta del prezzo della domanda) per assestarsi sui 40 dollari nel biennio successivo. Con la ripresa alimentata dall’inondazione di liquidità di banche centrali (FED in testa), il prezzo tornò intorno ai 90 dollari nel 2011 e con oscillazioni per tutto il triennio successivo. Ma nel 2014 ricominciò a scendere e il trend proseguì nel 2015.

   La Pandemia ha determinato il crollo del prezzo del petrolio,[4] che ha sperimentato il secondo down più intenso della storia (-80%) a marzo/aprile 2020. La comprensibile euforia per l’inizio dei programmi di vaccinazione spiega in parte il timido rialzo di novembre, ma passeranno diversi mesi prima di vedere un impatto incisivo sulla domanda di petrolio.[5] Tuttavia, già da un paio d’anni gli equilibri petroliferi mondiali sono profondamente mutati: nella seconda metà del periodo iniziato nel  2010, il boom del petrolio di scisto statunitense non solo ha trasformato gli Stati Uniti in uno dei maggiori esportatori di idrocarburi, ma ha anche portato a un eccesso di offerta di petrolio abbastanza stabile sul mercato globale.

   L’olio di scisto[6] è un tipo di petrolio non convenzionale che si trova nelle formazioni di scisto che deve essere fratturato idraulicamente per estrarre l’idrocarburo. Gli usi primari includono olio da riscaldamento, carburante e la produzione di vari prodotti chimici. L’olio di scisto può, infatti, riferirsi a due tipi di petrolio: il petrolio greggio che si trova all’interno delle formazioni di scisto o il petrolio che viene estratto dallo scisto bituminoso. Di giacimenti di shale oil e shale gas se ne possono trovare in tutto il mondo. I Paesi con la maggior quantità di risorse di petrolio di scisto tecnicamente recuperabili sono Russia, Stati Uniti, Cina, Argentina e Libia. Negli Stati Uniti, le più grandi formazioni che forniscono petrolio di scisto si trovano nei bacini di Permian (Texas-New Mexico), Eagle Ford (Texas) e Bakken (Montana e North Dakota).

   Questa fonte alternativa ha permesso negli scorsi anni la cosiddetta “shale revolution” che ha consentito agli Stati Uniti di aumentare in modo significativo la propria produzione di petrolio e gas naturale, in particolare da formazioni di tight oil, che ora rappresentano il 36% della produzione totale di greggio degli Stati Uniti. Questa nuova capacità produttiva ha ridotto la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di petrolio dall’estero e ha continuato a fornire un importante impulso economico mentre il Paese si riprendeva dalla recessione del 2008. Lo sviluppo delle formazioni di scisto è stato correlato a un aumento dell’occupazione, con l’industria petrolifera e del gas che ha aggiunto 169.000 posti di lavoro tra il 2010 e il 2012.

   La shale revolution, successivamente allle primavere arabe ha permesso che le crisi politiche in Medio Oriente iniziassero a preoccupare sempre meno i consumatori di petrolio, mentre Washington ha iniziato a riconsiderare i suoi obblighi nei confronti dei suoi partner del Golfo. Ergo, è da questo momento in poi che è iniziato un certo disimpegno americano nell’area, nella quale gli Stati Uniti si sono astenuti da qualsiasi risposta importante all’attività dell’Iran, ad esempio, adducendo la ragione che un aumento delle truppe americane in loco non costituirebbe comunque una garanzia per le infrastrutture petrolifere locali. A questo clima di minore sicurezza, corrisposto ad un indebolimento della special relationship con Washington, si è poi aggiunto il timore della concorrenza da parte dei produttori di petrolio statunitensi alla ricerca di trarre vantaggio dalla situazione e aumentare la quota di mercato statunitense a spese dei Paesi del Golfo.

La pandemia, poi, ha fatto tutto il resto.

   All’inizio di gennaio 2020, un attacco di droni statunitensi ha ucciso Qassem Suleimani, il comandante in capo del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, vicino Baghdad. L’operazione, oltre ad essere stata un messaggio chiaro a Teheran, una sorta di “no trespassing”, conteneva anche un sottotesto rivolto ai locali: gli Stati Uniti sono pronti ad intervenire a proteggere uomini e interessi americani ma non le infrastrutture petrolifere di nessuno dei suoi alleati. Ergo, un rinnovato approccio aggressivo degli Stati Uniti all’Iran non significherebbe necessariamente che gli Stati Uniti saranno pronti a proteggere i paesi del Golfo dalla rappresaglia di Rouhani.

   Tutto questo è la dimostrazione che il petrolio è largamente uscito fuori dalle dinamiche tra Stati Uniti e Medio Oriente: i paesi arabi del Golfo si trovano oggi, dunque, in una posizione più vulnerabile. Questo spiega anche perché gli Emirati Arabi Uniti – alle prese con l’avvicinamento con Israele – si sono affrettati a condannare l’omicidio dello scienziato nucleare iraniano Moseh Fakhrizadeh, eliminato forse dal Mossad perché considerato alla guida del programma atomico clandestino dell’Iran.

  All’inizio dell’estate, gli Houthi[7] (organizzazione vicina all’Iran)  nello Yemen, hanno ripreso i loro attacchi alle infrastrutture in Arabia Saudita, stretto alleato di Abu Dhabi. In giugno e luglio, hanno usato missili e droni per attaccare installazioni militari a Riyadh e vari obiettivi nelle province meridionali di Jizan, Asir e Najran. A novembre sono stati effettuati almeno tre attacchi: agli impianti petroliferi nel porto saudita Read Sea di Jizan, un attacco missilistico contro un impianto di distribuzione di petrolio a Jeddah e due giorni dopo, un’autocisterna che trasportava carburante al porto di Shuqaiq è stata colpita da una mina.

   Questi attacchi ai porti del Mar Rosso erano molto probabilmente tesi a dimostrare la capacità degli Houthi di colpire obiettivi lontano dai territori che controllano. La tempistica, inoltre, non è sembrata casuale: gli attacchi si sono intensificati in concomitanza con la rinnovata attività diplomatica tra Riyadh, Tel Aviv e Washington e con il timore di un colpo di scena finale dell’amministrazione Trump a danno di Teheran.

   La rivoluzione petrolifera ha cambiato profondamente anche il ruolo geopolitico di alcuni luoghi come lo Stretto di Hormuz, le cui acque separano l’Iran dalla penisola arabica e dove transita gran parte delle forniture mondiali di greggio. Hormuz è stato spesso uno dei nodi caldi a livello regionale, soprattutto quando Teheran ha più volte minacciato di chiudere il passaggio come rappresaglia nei confronti degli Stati Uniti e degli altri partner di Washington nel Golfo, come Israele.

   A giugno, il governo iraniano ha avviato la costruzione dell’oleodotto Goureh-Jask, che consentirà di aggirare lo stretto di Hormuz. Le sanzioni statunitensi l’hanno anche tagliato fuori dal mercato petrolifero formale, il che l’ha ulteriormente reso immune alle interruzioni del transito del petrolio nel Golfo. Nel frattempo, però, le accresciute capacità di fuoco degli Houthi rendono gli impianti sauditi soggetti a vere e proprie mine vaganti.

   Certo è che la rivoluzione dello scisto ha creato un vero e proprio paradosso. Nel tentativo di affrancarsi dal petrolio mediorientale, puntando sullo scisto, gli Stati Uniti hanno parzialmente abbandonato il Golfo. Questo aspetto, però, ha lasciato il fianco scoperto agli obiettivi dell’Iran nell’area: alcuni, realizzati usando lo Yemen e i ribelli, altri, che passano anche per il fallimento nella creazione di un vero e solido asse arabo contro Teheran; l’Iran, infatti, è ancora perfettamente in grado di esercitare forti pressioni sui petromonarchi e una certa fascinazione anche nel mondo sunnita. Tutto questo, forse, sembra per ora condurre verso il desiderio massimo iraniano: quello di trasformare Teheran in futura regina del Medio Oriente.


[1]  In Iran, poi, il proletariato è stato la forza decisiva e la spina dorsale della rivoluzione. Non solo, ma è stata, sebbene sconfitta un passaggio importante per la Rivoluzione Proletaria Internazionale, non bisogna scordare che i lavoratori crearono gli shoraz, strutture consigliari simili  assimilabili ai Soviet.         

[2] Arabians Trends dicembre 1998.

[3] Si è visto cosa è successo nell’estate del 2000, quando il greggio ha raggiunto i 37 dollari al barile, proteste in tutta Europa dalla Spagna Scandinavia, con blocchi dei porti (Barcellona), scioperi dei camionisti, dei pescatori ecc.

[4] https://it.insideover.com/economia/il-petrolio-e-un-rebus-il-suo-futuro-e-sempre-piu-incerto.html

[5] https://it.insideover.com/politica/marzo-2020-tra-nuove-intese-in-israele-e-guerra-del-petrolio.html

[6] L’olio di scisto o petrolio di scisto è un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso mediante i processi di pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. Questi processi convertono la materia organica all’interno della roccia in petrolio e gas sintetico.

[7] Gli Huthi sono un gruppo armato prevalentemente sciita zaydita dello Yemen, nato nell’ultimo decennio del XX secolo ma attivo, in funzione anti-governativa, nel corso del XXI secolo. Hanno dato vita a un’organizzazione armata che si è definita Partigiani di Dio o Gioventù credente

ALCUNE RIFLESSIONI DI STAMPO ESOTERICO

•dicembre 31, 2020 • Lascia un commento

   Oggi mi voglio dilettare con alcune riflessioni di stampo esoterico in merito alla situazione attuale.

   Si potrebbe dire rispetto a quello che sta succedendo che ci sia una componente deviata, contro iniziatica di un antica confraternita, di fanno parte come i loro avi di società segrete della cui sapienza condividono unicamente quella parte di magia che nutrendosi di sofferenza umana alimenta le egregore che diventano così dei mostri ultraterreni (che nella visione cristiana gnostica sarebbero gli Arconti) conferirebbero in cambio ai sacerdoti tramite particolari rituali ogni forma di potere, e richiesta materiale.

   Per questa ragione quel tipo di gruppi finanziari camuffando con la loro attività occultista, guerre, psicosette, serial killer da secoli starebbe compiendo sacrifici umani al di aberranti riti dove vengono attuati orrendi abusi sensuali anche a danno di minorenni allo scopo di far rilasciare energia di bassa basso livello vibrazionale possibile sotto forma di terrore e sofferenza.

   Per questa ragione creano organizzazioni terroristiche guidati da psicopatici la cui vera sede è nelle stesse organizzazioni che dovrebbero combatterle.

   Per esempio, cosa unisce il terrorismo islamico in Medio Oriente e quello economico applicato dalle élite in Occidente? L’utilizzo della Paura quale instrumentum regni da bandire a qualsiasi latitudine. In Occidente assume le sembianze grottesche del debito pubblico, in Medio Oriente ha assunto del fanatico islamista che a beneficio delle telecamere attua una scenografia hollywoodiana sgozza infedeli e promette  il martirio in nome di Allah. Parasafrando una frase del celebre generale prussiano Von Moltke il terrorismo economico in Occidente e quello politico in Medio Oriente marciano divisi e colpiscono uniti. L’obiettivo è la creazione della Paura e dell’Angoscia.

   Tutto questo è frutto della mia fantasia o della mia mente malata? Ai posteri l’ardua sentenza.

ESISTE UN GOVERNO INVISIBILE?

•dicembre 30, 2020 • Lascia un commento

   Il 14 aprile 1944 il colonello William Donovan[1] presentava al presidente Roosevelt un progetto per la creazione di un Ufficio Centrale Informazioni che proseguisse il compito iniziato dall’OSS[2] durante la guerra.[3] Roosevelt rispose che ci avrebbe pensato un momento, ed il momento durò sino allo scadere del mandato presidenziale. Così, il 20 settembre 1945, toccava al neoeletto Harry Spencer Truman chiamare il proprio segretario per dettargli l’atto con cui scioglieva l’OSS. Pochi mesi dopo, esattamente il 22 gennaio 1946, Truman istituì la National Intelligence Authority, alle cui dipendenze avrebbe operato il Gruppo Centrale Informazioni. Gli USA stavano muovendo i passi sullo strada dello spionaggio civile in tempo di cosiddetta “pace”.[4] Dirigenti della NIA sarebbero stati l’ammiraglio William Lehay e il segretario della Marina James Forrestal, personaggio di spicco dell’Intelligence super segreta, assieme a un politico che ricopriva una carica destinata a diventare fondamentale nella storia del governo segreto americano, la segreteria di Stato, anima nera e ombra del presidente. Segretario di Stato fu nominato James F. Byrnes.[5]    Il contrammiraglio Sidney Souers[6] fu invece nominato capo del Gruppo Centrale Informazioni, conquistandosi quella fiducia e quegli appoggi politici che in breve tempo lo porteranno a diventare uno dei dodici apostoli del governo ombra. In giugno Souers fu però sostituito dal generale dell’Aviazione Hoyt Vandemberg. Anche la carriera di quest’ultimo, all’interno del GCI, ebbe vita breve. Nel maggio del ’47 il presidente lo sostituì con Roscoe Hillenkoetter[7], un famoso contrammiraglio. I quattro divennero in seguito il gruppo ombra che operava all’interno della CIA, nata ufficialmente il 18 settembre 1947 e divenuta, sedici anni dopo secondo il quotidiano The Washington Post, “un organo operativo del governo che talvolta svolge una politica propria. Quest’organo per la raccolta delle informazioni, messo a disposizione del presidente, è stato distolto in maniera così ampia dal suo compito originale da esser considerato il simbolo di sinistri e misteriosi intrighi“. In tutti questi anni l’Agenzia, come viene chiamata familiarmente, ha controllato il mondo; ha agito più o meno illegalmente abbattendo capi di stato; sostenendo partiti e movimenti; ideando attentati contro leaders comunisti quali Fidel Castro; spiando ed intercettando comunicazioni; reclutando cervelli, soprattutto scienziati; ha sostenuto guerriglieri e finti rivoluzionari; ha ceduto armi; ha controllato giornali e persino elezioni. E, non ultimo, ha seguito attentamente gli sviluppi del fenomeno UFO, in un’ottica schiettamente bellica, per un possibile utilizzo tattico; ha gestito black projects (progetti neri) per lo sfruttamento dei sensitivi grazie a finanziamenti illegali ricavati dal commercio della droga; ha truccato le elezioni; ha spiato ed intercettato le comunicazioni di tutti i liberi cittadini, in spregio a qualsiasi privacy; ha compilato dossier scandalo su tutti i potenziali avversari politici e giornalistici (un suo membro, George Bush, utilizzò i dossier per cercare di battere Clinton nella corsa alle presidenziali; come ex capo della CIA, Bush poté scoprire che l’avversario in gioventù era stato contrario all’intervento USA in Vietnam. Potentissima, la CIA si è alimentata del suo stesso mito ed è arrivata persino a scavalcare i presidenti. Noto il caso di Carter che, avendo promesso in campagna elettorale di aprire gli archivi sugli UFO, una volta presidente si trovò dinanzi al veto della CIA e dovette recedere. Ma l’Agenzia ha avuto anche i suoi alti e bassi, soprattutto negli anni ’50 quando, paradosso, questo che era il baluardo alla lotta contro il comunismo, fu accusata dai maccartisti di esser diventata un ricettacolo di spie russe; e negli anni ’90, quando molti suoi intrallazzi (come il traffico degli stupefacenti o gli smacchi subiti da spie russe ed hackers informatici) sono venuti a galla.

   Negli USA (come negli altri paesi imperialisti) esistono due governi, uno visibile l’altro invisibile. I primi a rivelare dell’esistenza di questa seconda sovrastruttura, in un libro intitolato Il governo invisibile, sono due studiosi americani, David Wise e Thomas B. Ross, quest’ultimo giornalistico del Sun Times, già assistente segretario per gli affari pubblici della Difesa dal 1977 al 1981 vicepresidente della RCA. [8] I due affermano: “Il governo invisibile non è un organo formalmente costituito, ma è un raggruppamento eterogeneo che lega a sé i più i più disparati uffici e settore del governo visibile. Oltre alla ben nota CIA, asse portante del governo invisibile e principale serbatoio di uomini, si ricollegano ad esso altri nove organismi che fanno parte, taluni in misura minore della Comunità delle Informazioni. Essi sono: il National Security Council (NSC); il Defence Intelligence Agency (DIA); il National Security Agency (NSA); il Servizio Informazioni dell’Esercito; il Servizio Informazioni della Marina (ONI); il Servizio Informazioni dell’Aviazione (ATIC e AFIS); l’Ufficio Informazioni e Ricerche del Dipartimento di Stato; la Commissione per l’Energia Atomica (AEC), il Federal Bureau of Investigation (FBI)”.

   Collaborano con la CIA anche enti adibiti alla “difesa”, dal NORAD, incaricato di sorvegliare il passaggio di intrusi nel cielo, al NAVSPASUR, il sistema di sorveglianza spazio-navale, sino al Pentagono e alla NASA.

   Il Pentagono e parte fondante di quello che viene definito il complesso militare-industriale. Complesso che ha una forza tale che deve avere preoccupato parte del ceto politico USA: “il presidente Eisenhower mise in guardia contro il “complesso militare-industriale”. A quel tempo, erano più di settecento gli ex generali e gli ex colonnelli che prestavano servizio nelle industrie belliche, mettendo a disposizione, oltre alle loro conoscenze specifiche, anche le loro relazioni personali col Pentagono (…) Anche le grandi università dipendono ormai in larga misura dal Pentagono, il quale dispone inoltre di un apparato gigantesco per influenzare direttamente o indirettamente l’opinione pubblica. Complessivamente, il Pentagono controlla un giro d’affari che corrisponde all’incirca al prodotto nazionale lordo dell’Italia”.[9]

   Il generale-presidente Eisenhower disse esattamente questo il 17 gennaio 1961 nel suo messaggio di congedo: “L’America deve vigilare contro l’acquisto di un’ingiustificata influenza da parte del complesso militare-industriale e il pericolo di diventare prigioniera di un’elite scientifico-tecnologica“.

   Chi era Dwight David Eisenhower detto Ike? Egli era un Repubblicano fortemente conservatore, che venne eletto presidente degli Stati Uniti nel 1952 e rieletto nel 1956.   Fu comandante supremo di tutte le forze alleate i Europa nella seconda guerra mondiale e poi, nel 1950, comandante in capo della forze del Patto Atlantico. Quindi era uno che se ne intendeva di complesso “militare-industriale” e che ne conosceva da vicino tutti i meandri e i metodi di influenza delle lobby militari sul potere politico.

CAPITOLO 1

  Negli USA le varie èlites grosso modo sono suddivise in tre poli attorno ai quali si coagulano per ragioni essenzialmente di origine “etnica”[10] e non geografiche. La prima è quella che si potrebbe definire l’élite della costa orientale, quella originale WASP[11] di origine britannica, una sorta di aristocrazia della repubblica nord americana arrivata già dalla Gran Bretagna, educata nei college esclusivi di Harvard e Yale, legata al mondo finanziario delle banche e speculativo di Walle Street. Questa frazione di classe dominante è quella più antica, si è costituita alla fine del XVIII secolo nel periodo della lotta di indipendenza dalla Gran Bretagna. La seconda élite è quella cosiddetta texana caratterizzata da dinastie famigliari che si sono affermate nel corso del XIX secolo impegnate nella conquista dell’ovest post guerra di secessione. Le origini etniche sono marginalmente inglesi, queste famiglie provengono invece da altri paesi europei (in primo luogo Francia, Irlanda e Germania) come quella dei Bush, è una élite nata “indigena” fortemente bianca, radicata nel territorio e quindi nazionalista, legata al mondo degli idrocarburi e dell’energia, tradizione dei magnati del Texas. La terza élite è quella della cosiddetta costa californiana, caratterizzata etnicamente dalla marcata presenza di tedeschi arrivati negli USA soprattutto nel XX secolo a seguito delle due rovinose sconfitte militari di quel paese. Questa élite è legata all’industria aereo spaziale ed elettronica per scopi militari, in altre parole è il gruppo di potere che ha organizzato e che gestisce la poderosa macchina industriale bellica moderna degli USA. La potenza di questa macchina industriale bellica, come si è detto primo, la descrisse molto bene in un ormai famoso discorso il presidente degli USA Eisenhower, in cui fu coniato il termine di complesso militare-militare.

   Tra i tre gruppi, questa élite è la più giovane, ed ha accolto l’eredità tecnologica e, in modo surrettizio, il retaggio ideologico del Terzo Reich hitleriano, vedasi le vicende legate alla figura di Wernher von Braun nel secondo dopoguerra ed agli scienziati nazisti ideatori dei razzi V1-V2 precursori dei missili che oggi sono a spina dorsale dei sistemi d’arma più evoluti.

  Approfondiamo la parte di questa componente per comodità definiamo tedesca che è quella legata ai nazisti.

  Il 10 agosto 1944 a Strasburgo nella Francia occupata, in una villa di proprietà della famiglia Speer e trasformata in albergo, l’Hotel Maison Rouge si riuniscono tutti i maggiori esponenti del potere economico, politico e militare del Terzo Reich[12] In quelle stesse ore gli alleati angloamericani sbarcati in Normandia poco più di due mesi prima, stavano avanzando verso la Germania. Sono presenti i nomi più importanti della gerarchia nazista, come Martin Bormann, segretario personale di Hitler e l’ammiraglio Canaris, i proprietari delle industrie volano dell’industria bellica, come Krupp, Messershmitt, Thyssen, Bussing, finanzieri e capi di istituti di credito, membri delle SS e del partito nazionalsocialista.

   All’ordine del giorno di questa riunione era la sopravvivenza, che in sostanza si trattava di coniugare il passato con il futuro individuando un nuovo “spazio vitale” dove mettere in salvo la vita e fortune dei più alti gerarchi del Terzo Reich. Lo scopo è di conciliare due aspirazioni: quella dei politici di far rinascere il Terzo Reich, e quella degli industriali e dei banchieri di mettere in salvo i loto beni, che dopo la disfatta c’era il pericolo di essere confiscati. Si giunse a un accordo: gli imprenditori finanzieranno la fuga dei gerarchi, che a loro volta custodiranno e gestiranno tutti i capitali trasferiti.

   Dopo Strasburgo ingenti somme di denaro sono subito trasferite in alcune banche di Paese “neutrali”, quali la Svizzera, la Spagna, la Turchia, ma soprattutto l’Argentina e il Paraguay. Quando i capitali tedeschi sono al sicuro, si costituiscono le società commerciali. Esportare il capitale è relativamente facile, grazie alla fitta rete di rapporti intessuta in tutto il mondo dagli uomini d’affari e degli industriali tedeschi. Un rapporto del Dipartimento del Tesoro degli USA, datato 1946, rivelerà che nell’insieme le imprese finanziate dagli industriali nazisti dopo la fine della guerra furono circa 750: 214 solo in Svizzera, 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 98 in Argentina e 233 in altre nazioni.

   Dai verbali dell’incontro di Strasburgo emerge che il partito era disposto a elargire forti somme agli industriali, che stava a significare che disponeva di enormi risorse finanziarie paragonabili alle riserve delle grandi imprese industriali, e che, a differenza degli industriali, di quel denaro all’estero ancora non disponeva.

   Ma come il partito nazionalsocialista era riuscito ad accumularlo tutto questo capitale? Simon Wiesenthal il famoso e controverso (per il suo rapporto con il sionismo) cacciatori di nazisti afferma che: “i nazisti non erano dei semplici assassini, erano degli assassini rapinatori. Mi sembra importante rilevarlo perché c’è in Austria e in Germania una certa tendenza ad attribuire il grande massacro al solo motivo della follia. In realtà non si è mai unicamente trattato del predominio di una razza nordica nel continente europeo, si è sempre trattato anche della cosiddetta arianizzazione dei beni ebraici, del saccheggio delle abitazioni degli ebrei, dell’oro che si ricavò dai denti degli ebrei dopo averli uccisi e nelle camere a gas. Gli alti papaveri nazisti hanno rubato a man bassa e ci si può fare un’idea di quanto, considerando ha Salisburgo era stato arrestato un certo dottor von Kummel, già aiutante di Martin Bormann, il quale cercava di andare all’estero con una quantità d’oro del valore di cinque milioni di dollari. A qualche chilometro di distanza in direzione est, vicino al castello di Fuschl, che era appartenuto a Ribbentrop (e oggi ospita un albergo di lusso), un contadino trovò una cassetta con parecchi chili di monete d’oro, che molto onestamente consegnò alla polizia. E a qualche decina di chilometri da quel luogo, ancora verso est, nella zona dell’Ausseee, dopo la guerra affiorarono dappertutto monete d’oro tra le più stupefacenti, solo che in molti casi non furono consegnati affatto”.[13]

     Molte delle colossali somme di denaro contante, gioielli, oro, opere d’arte e certificati azionari che uscirono dalla Germania, andarono ad impinguire il capitale delle più importanti multinazionali statunitensi.

   Alcune grandi società USA (ITT, Rca, Ford) avevano fatto grossi investimenti in Germania all’inizio degli anni ’30. Il coinvolgimento dell’IBM nella Germania nazista era cominciato l’anno stesso della presa del potere di Hitler (1933) quando l’azienda eseguì il primo censimento nazista, l’8 gennaio 1934, con un investimenti di un milione di dollari l’IBM aprì una fabbrica di macchine Hallerikh a Berlino. In un libro L’IBM e l’olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana di E. Black (Rizzoli, 2001), si rende evidente che l’IBM progettò, eseguì e fornì l’assistenza sanitaria necessaria al Terzo Reich per portare a compimento l’automazione per l’Olocausto. Watson, l’allora presidente dell’IBM, fu insignito nel 1937 della Croce del merito dell’aquila, la più alta onorificenza nazista. Saranno i fori delle schede IBM a decretare chi sarà deportato, chi sarà mandato nei campi di lavoro e chi in quelli di sterminio.

   Nonostante la dichiarazione di guerra tra gli USA e la Germania nazista, gli affari non cessarono. Quando il 20 ottobre 1942, furono confiscate le azioni dell’Union Banting Corporation (U.B.C.) perché accusata di finanziare la Germania e avere venduto quote azionarie ad importanti gerarchi nazisti, Averel Harriman (un industriale che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-America Line, che divenne la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, sua madre era Averel Harriman una che sovvenzionò l’Eugenetics Record Ospit, che era il cuore del movimento eugenetico USA) e Prescot Bush (padre di un presidente e nonno di un altro), che erano soci, si incaricano di effettuare presso la borsa di Wall Street le operazioni necessarie affinché la Germania potesse avere un parziale accesso ai crediti internazionali e grazie a questi riuscì a finanziarie le importazioni richieste dalla sua industria bellica.

   La famiglia Harriman e Prescot Bush tramite l’accordo con la German Steel riuscirono a fornire alla Germania nazista, tra le altre cose, il 50,8% dell’acciaio da cui si ricavarono gli armamenti; il 45,5% dei condotti e delle tubature della Germania e il 35% del materiale esplosivo.

   La compagnia chimica I.G. Farben e la Standard Oil prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale crearono una Joint Werstur. Nel settembre 1939 i dirigenti della Standard Oil volarono in Olanda, dove s’incontrarono con i dirigenti dell’I.G. Farben dove raggiunsero un accordo: la Standard Oil si impegnò a mantenere l’accordo con la I.G. Farben anche se gli Stati Uniti fossero entrati in guerra contro la Germania. Quest’accordo fu rilevato nel 1942 davanti alla Commissione investigativa del senatore H. Truman.

   Nel 1940-41 l’I.G. Farben costruì una fabbrica gigantesca ad Auschwitz, per utilizzare le licenza della Standard Oil – I.G. Farben, sfruttando la forza lavoro gratuita degli schiavi detenuti nei campi di concentramento, per produrre benzina dal carbone.[14]

   Molti degli stabilimenti comuni della Standard Oil Farben erano situati nelle immediate vicinanze dei campi di prigionia, e nonostante il bombardamento sistematico dell’aviazione angloamericana delle città tedesche, i bombardieri agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire le zone in prossimità di questi stabilimenti. Nel 1945 la Germania era un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti comuni Standard Oil e I.G. Farben erano tutti intatti.

   L’avvocato che rappresentava negli anni ’30 gli interessi di queste multinazionali non era altri che Allen Dulles, direttore dell’Office of Strategic Services (OSS) in Europa, nome in codice agente 100, colui che qualche anno dopo il termine del conflitto mondiale diventerà direttore della CIA.

   Tra gli ospiti di Maison Rouge, c’era un personaggio dall’aura leggendaria: è il colonnello delle SS Otto Skorzeny. Eroe di numerosissime missioni speciali, uomo d’azione molto legato a Hitler, nel corso della guerra d’imprese memorabili: dalla battaglia di Monte Cassino al sequestro nell’ottobre del 1944 a Budapest, del figlio dell’ammiraglio Horty, sospettato di tradimento e d’intesa con i sovietici; ma soprattutto è lui a guidare l’operazione di paracadutismo con cui il 12 settembre 1943, sul Gran Sasso, libera Mussolini prigioniero e portarlo in Germania da Hitler. Finita la guerra, grazie alla sua disponibilità a collaborare con i servizi segreti americani, Skorzeny goderà di una parziale protezione e di una relativa libertà di azione. Dopo due anni di interrogatori viene lasciato libero nel 1947. In realtà fa il doppio gioco con gli americani, nel senso che non ha smesso di combattere per la causa nazista. Un rapporto della Commissione Brandy lo indicherà a chiare lettere come capo dell’organizzazione Die Spinne, la struttura segreta delle SS preposta e messa a punto, in vista della futura disfatta, preposta per l’autoprotezione dei vertici della Germania nazista, del loro denaro e dei loro segreti. Saranno gli alleati angloamericani a dare a questa struttura, che i tedeschi non riconosceranno mai l’esistenza (come la Mafia), il nome di Odessa, Organizzazione degli ex appartenenti delle SS. Il colonnello Skorzeny, dunque, da una parte prende accordi con gli americani per garantirsi libertà di movimento soprattutto in Sud America e in Spagna, dove si stabilirà nel dopoguerra; dall’altra si adopera per portare avanti il piano di salvataggio e di rinascita delineato alla Maison Rouge.

   Quella che si svolse negli anni tra il 1946 e il 1947 fu una partita a tre (se non a quattro). Da un lato agivano le forze degli alleati angloamericani, USA in primo piano; da un lato i capi nazisti (e una rete di fascisti italiani ed europei); il Vaticano alleato di entrambe le parti sotto il profilo di “contrasto al comunismo” e affidabilissimo dal punto di vista di vista logistico. Persino l’URSS entrò in gioco poiché era interessata agli scienziati nazisti.

   Senza dubbio l’accordo che riuscì meglio fu quello che raggiunse Reinhard Gehlen, il capo della sezione sovietica dei servizi di informazione dell’esercito tedesco.

   Gehlen nelle sue memorie ha raccontato come Allen Dulles cercò di agganciarlo in tutti i modi. Egli sarebbe potuto diventare un uomo molto utile per gli occidentali alla fine della guerra: “Alla fine di dicembre 1944 i colloqui arrivarono a buon fine. Ricordo bene i termini dell’accordo con l’Oss. Che un servizio clandestino tedesco potesse continuare ad esistere e a raccogliere informazioni nell’Est, come aveva fatto fino ad allora. La base dei nostri comuni interessi era la difesa contro il comunismo. Che questa organizzazione non avrebbe lavorato per o sotto gli americani, ma insieme agli americani. Che l’organizzazione sarebbe stata finanziata dagli Stati Uniti. Che i servizi segreti americani si sarebbero impegnati ad aiutare chiunque fosse stato proposto dall’organizzazione come un soggetto in pericolo”.[15]

  Che l’anticomunismo fosse la base comune dell’accordo tra imperialismo USA e nazismo, si potrebbe dedurre dalla storia di un servizio segreto come l’OPC (Office of Policy Coordination), la cui funzione esclusiva era la lotta contro l’Unione Sovietica e il Movimento Comunista. Secondo la direttiva 10/2 del Consiglio di sicurezza nazionale USA, l’OPC poteva organizzare operazioni a ogni latitudine per ribaltare i governi considerati ostili agli USA. Per dirigere l’OPC, il Dipartimento di Stato nominò un giovane e brillante avvocato, Frank Wiesner.

   John Loftus è un investigatore statunitense che per due anni (dal 1979 al 1981) si è occupato, per conto del Dipartimento della “Giustizia” USA, dei criminali di guerra nazisti, con l’incarico di procuratore federale presso l’ufficio di inchieste speciali. Studiando il Dossier della Brigata bielorussa – una delle unità SS che combatterono contro le truppe americane in Europa – Loftus scoprì che la maggior parte dei suoi membri aveva trovato rifugio negli Stati Uniti dopo aver partecipato a operazioni clandestine dell’OPC .[16]

   Nel libro Segreti inconfessabili, Loftus ha descritto in dettaglio l’invasione nazista dell’URSS, i massacri nell’Europa dell’Est e la creazione, sotto l’egida delle SS, del Consiglio centrale della Bielorussia e della Brigata bielorussa. Secondo, l’autore, i criminali di guerra implicati nelle atrocità sono stati ingaggiati da Wiesner. Nel corso della ritirata, le SS fin dal 1944 fecero una lista di chi doveva essere evacuato prioritariamente. Tutti quelli che si trovavano in questa lista riuscirono a fuggire e a vivere tranquillamente negli USA, dopo essere passati per l’OPC.

   Adesso andiamo ne 1953. In quest’anno la polizia tedesca dell’Ovest, con l’appoggio degli americani e degli inglesi, lanciò un’operazione mirata – si disse – a contrastare un presunto complotto neonazista. Fece irruzione nei locali della H.S. Lucht Imperial/Export di Amburgo, che commerciava con Berlino Est in non meglio precisati “traffici strategici”, trovando il corpo di Lucht privo di vita nel giardino della sua azienda. Ci furono molti arresti, tra cui Werner Naumann, colui che Goebbels, prima di suicidarsi, aveva designato come suo successore e che era stato uno degli ultimi a vedere Bormann in fuga. Dopo la sua cattura, Naumann fu interrogato ma rilasciato quasi subito. Tanta celerità fa nascere il dubbio[17] che questi arresti siano stati il mezzo con cui gli ambienti politico-industriali di Bonn, ai cui vertici si trovano ancora personaggi compromessi con il regime nazista, abbiano cercato di comunicare agli amici e camerati rifugiati in America del Sud e soprattutto in Argentina che era giunta l’ora di rimpatriare e reintegrare nell’economia della Repubblica Federale Tedesca un certo numero d’industrie e d’imprese commerciali create là da Bormann e dai suoi amici, secondo il progetto importato nel 1944 alla Maison Rouge di Strasburgo.

   Ancora nel 1951 Adenauer aveva ben 134 funzionari che erano stati agli ordini di von Ribbentrop, 34 dell’organizzazione di Barman e una dozzina degli uomini di Gestapo-Müller.[18] Mentre Adenauer stringeva accordi con gli alleati europei e l’Alleanza atlantica, parte degli industriali manteneva invece contatti con l’Unione Sovietica.

   Alla Deutsche Sudamericanische Bank di Buenos Aires, come pure nella vicina Deutsche Uberreiche Bank, un terzo del personale è tedesco. Dal 1953 al 1957, sotto la regia di Schacht e tramite il braccio operativo dell’avvocato Hermann Achenbach, si registra un’inversione di tendenza nella circolazione di capitali tra la Germania e il Sud America: i soldi arrivati qui nel 1943 e il 1945 cambiano rotta. Nel frattempo si sono ricostruite le fabbriche in Spagna, a Barcellona, a Getafe e a Cadice. A occuparsi delle industrie che producono in Spagna gli aerei Messerschmidt è Léon Degrelle, che rappresenta anche le industrie Focke-Wulf, Dornier, Heinkel e Junker.

   Una delle figure di maggior rilievo nelle operazioni di recupero dei beni sudamericani è il vecchio industriale Fritz Thyssen, amico di Bormann sin dal 1923. Thyssen non smise mai di finanziare il partito nazista, cui era si era iscritto dal 1931, e come lui lo fecero alcuni suoi amici, anch’essi del circolo di Keppler[19] industriali affiliati alla Massoneria.

   In meno di cinquant’anni, dopo la fine confitto, i “vecchi signori” (questa è la definizione loro assegnata nei servizi segreti), appoggiati da Abs e Pferdmenges, hanno reintegrato in Germania beni, denaro industrie e reti commerciali per un valore di 400 milioni di dollari, riciclato i beni occulti del Terzo Reich nella nuova Repubblica Federale Tedesca. Hanno vissuto tutte le stagioni della Germania trovandosi a manovrare in modo che né l’URSS né le comunità ebraiche alzassero la voce per denunciare le loro attività. Hanno sostenuto Hitler dagli anni ’30, poiché esponenti dei circuiti finanziari e bancari che cercavano di far risollevare dalla crisi politica ed economica la Germania di Weimar. Vissuta l’avventura del Terzo Reich, hanno creato legami economici con le prime multinazionali tedesco-americane, anglo-tedesche ed europee.

   È grazie al loro lungimirante e disinvolto realismo politico che l’enorme patrimonio, industriale e finanziario del Terzo Reich è stato traghettato nella Germania post bellica.

   In sostanza dopo la seconda guerra mondiale è nato il Quarto Reich che non s’identifica in un territorio preciso, né ancora in un preciso movimento politico ma in una rete di idee, mitologie e influenze diverse.

   Ma tutto ciò è ancora una risposta parziale. Se pensiamo alla rete Gehlen che agì di concerto con gli Stati Uniti, oppure alla rete di Otto Skorzeny che rappresentò il ponte fra Stati Uniti, Spagna franchista e Argentina peronista. Alle associazioni degli ex combattenti delle SS. A società come Stille Hilfe che garantisce una mutua assistenza ai “pensionati” del Terzo Reich. Realtà che dispongono denaro, spregiudicatezza politica e un’indubbia volontà di potere si deve capire che esso è qualcosa che non c’è pubblicamente ma che opera nell’ombra, si potrebbe dire che è la parte oscura del potere, un esempio per tutti: MK ULTRA.

   Tali esperimenti prevedevano l’uso di ipnosi, sieri della verità, messaggi subliminali, farmaci (soprattutto LSD), impianto di elettrodi, elettroshock e numerose altre metodologie atte a manipolare gli stati mentali delle persone scelte alterandone le funzioni cerebrali, ivi comprese pratiche di deprivazione o alterazione sensoriale e del sonno, isolamento, abusi verbali e sessuali, così come delle varie forme di tortura. I documenti recuperati indicano che la CIA avrebbe fatto tutto questo, al fine di controllare le menti delle persone sottoposte. Le cavie umane erano dipendenti dell’Agenzia, personale militare, agenti governative, prostitute, pazienti con disturbi mentali e persone comuni; il tutto con lo scopo di verificare che tipo di reazione avessero queste persone sotto l’influsso delle persone o altre sostanze.

   Tra gli operatori (ma sarebbe meglio dire i criminali) in seno al Progetto MKULTRA spicca il tenente colonello dell’esercito USA esperto in spionaggio psicologico Michael Aquino, che nel 1975 fondò il Tempio di Set assieme ad un certo numero di elementi appartenenti alla Chiesa di Satana. Aquino, sotto la direzione del comandante Paul Valley, ha scritto un articolo intitolato From PSYOP to Mind War: The Psychology of Victory. Egli sosteneva che i concetti alle base delle operazioni di spionaggio psicologico erano obsoleti, e che c’era bisogno di un modo nuovo di spiegare in che modo i militari possono utilizzare la guerra psicologica per raggiungere i loro obiettivi. Aquino, collegato al satanista Anton La Vey, fu anche indagato poiché sospettato di essere al centro di una organizzazione di pedofili. Nel 1972 La Vey e Aquino si separarono aa causa di divergenze sulla natura di Satana (Aquino credeva a Satana come entità reale, mentre La Vey lo riteneva solo entità una entità simbolica).

   Tutto questo porterà nel 1975 alla costituzione del Tempio di Set, divenuto un organismo che pretende di essere il leader mondiale delle organizzazioni iniziatiche appartenenti alla cosiddetta “Via della mano sinistra[20] professando la via setiana rifacentesi all’antico dio egizio Set (divinità primigenia del caos – guarda caso –delle guerra e della forza bruta) e alla dichiarazione pratica della Magia Nera. Pur con tali inequivocabili e negativi caratteristiche, il Tempio di Set è stato nondimeno riconosciuto in California come una organizzazione religiosa non-profit. Che l’antico esoterismo mediorientale pre-biblico di ispirazione “demoniaca” abbia trovato spazio e credito negli odierni ambienti dei servizi segreti USA come pure in altre realtà statunitensi di potere quali gli Skull and Bones e il Bohemian Grove può indubbiamente apparire sconcertante ai più. Ma non a chi conosca le remote ed occulte radici storico-culturali di tutto ciò.

   Essendo il gruppo più giovane, il gruppo “tedesco” raggiunse i vertice del potere negli anni ’80 del secolo scorso soprattutto sotto l’amministrazione di Ronald Reagan e dei suoi due uomini forte Caspar Weinberger e George Schultz, nonché della più recente esperienza di governatore della California dei cittadino austriaco Arnold Schwarzenegger (il cui padre era stato un membro del partito nazista).[21]

  Quando parliamo di nazismo bisogna avere chiaro la differenza che passa tra base di massa e base sociale. Poiché una base di massa non è sempre coincidente con la base sociale: la piccola borghesia è stata la base di massa del fascismo italiano ma la sua base la sua base sociale era la grande industria e i grandi agrari.

   Ora partiamo dal fatto che uno dei principali contrassegni che caratterizza la fase imperialista del capitalismo è contrassegnata dalla fusione del capitale bancario col capitale industriale, col formarsi in sostanza del capitale finanziario, di un’oligarchia finanziaria che tende a dominare completamente la vita sociale e politica e quindi lo Stato.

   I legami oggettivi di natura economica e finanziaria che s’intessono tra i vari gruppi monopolistici sono accompagnati da legami personali. Cioè questi legami oggettivi sono espressi naturalmente da persone, da uomini che sono alla direzione di gruppi produttivi o di gruppi finanziari. Si verifica quindi uno scambio di dirigenti. Nei consigli di amministrazione delle varie industrie si ritrovano gli stessi nomi; uomini di banca si ritrovano nei consigli di amministrazione di industrie e viceversa. Spesso in mancanza d’informazione sugli altri legami oggettivi che intercorrono tra gruppi diversi, l’esistenza delle stesse persone in consigli di amministrazione diversi è indice di questa colleganza.

   Nasce così un’oligarchia finanziaria, composta di questi capitalisti. Vi sono o sono stati in essa nomi mondiali come i Rockefeller, Morgan, i Ford, gli Stinnes, i Krupp, gli Agnelli ecc. ma ogni paese ha i suoi re, la sua élite.

   Vi è anzi indubbiamente una correlazione tra la teoria della “classe eletta”, che si sviluppa alla fine del XIX secolo e che ha avuto in Italia il suo più alto sostenitore nel Pareto[22] e la sua base sociale costituita dal consolidarsi della oligarchia finanziaria.

   Così pure vi è una correlazione tra l’esigenza, in certi momenti una più stretta unità del capitale finanziario e la teoria del superuomo, del duce, del Führer.

   Ricordiamoci dell’impetuoso processo rivoluzionario che andò al di là della seconda guerra mondiale che investì tutti i continenti e che segnò la fine del colonialismo classico. Il punto di partenza di questo gigantesco ciclo rivoluzionario è costituito dalla Rivoluzione d’Ottobre che per prima lanciò l’appello a spezzare le catene agli schiavi delle colonie fino a quel momento non solo privi di diritti, ma anche usati come carne da cannone nel corso dello scontro tra le grandi potenze imperialiste iniziato nel 1914.

   Il nazifascismo si presenta come reazione, a quell’appello. Non a caso esso trionfa, con modalità diverse, in tre Paesi che, giunti tardi al banchetto coloniale, si vedono frustrati nelle loro ambizioni e direttamente minacciati dalla possente ondata anticolonialista: e così, il Giappone cerca il suo “spazio vitale” in Cina; l’Italia in Etiopia, in Albania e altrove: la Germania in Europa orientale e nei Balcani.

   Se si analizzano i discorsi pronunciati da Mussolini nel periodo in cui era impegnato a celebrare l’aggressione all’Etiopia come un essenziale contributo alla diffusione della città europea in lotta contro uno “pseudo Stato barbarico e negriero” diretto dal “Negus dei negrieri”. Sembra di rileggere i testi che a suo tempo avevano scandito le tappe più importanti e più infami del colonialismo. Al Congresso di Berlino del 1885, alla vigilia del Congresso di Berlino del 1885, alla vigilia dell’annessione del Congo, Leopoldo II del Belgio dichiara: “Portare la civiltà in quella sola parte del globo dove essa non è giunta, dissipare le tenebre che avvolgono intere popolazioni: questa è – oso dirlo – una crociata degna di questo secolo di progresso”. E Mussolini nel dicembre 1934: “L’Etiopia è l’ultimo lembo d’Africa che non ha padroni europei”. Ovviamente le intenzioni sono ben altre da parte dei colonialisti, e i mezzi adottati per portare “progresso” e “civiltà” erano tutt’altro che civili e umani. I colonialisti belgi del Congo ridussero la popolazione indigena dai 20-40 milioni del 1890 agli 8 milioni del 1911. A loro volta, le truppe fasciste italiane ricorrono all’impiego massiccio di iprite e gas asfissianti, ai massacri su larga scala della popolazione civile, ai campi di concentramento.

   Nella sua guerra a Est, il Terzo Reich presenta le sue aggressioni, le sue conquiste come un contributo alla diffusione dell’esportazione e diffusione della civiltà. Subito dopo l’inizio dell’Operazione Barbarossa (l’aggressione all’Unione Sovietica), Hitler si atteggia, nel suo proclama del 22 giugno 1941 a “rappresentante, cosciente della propria responsabilità, della cultura e civiltà europea”.

   Perciò il nazismo è un cancro che nasce dentro la società capitalista. E non hanno del tutto del torto gli studiosi come Noam Chomsky e Naomi Wolf che hanno fatto un parallelo tra l’America di Bush e i fascismi europei: e non solo per la politica estera ma anche per le misure speciali di “sicurezza nazionale” prese (soprattutto quelle attuate dopo l’11 settembre 2001).

   Ebbene, è interessante considerare che un’icona dei think tank[23] di George Bush fosse il filosofo Leo Strauss.

   Leo Strauss, professore di filosofia politica all’università di Chicago dal 1953 al 1973, è stato, infatti, il maestro di una generazione d’ideologi e di politici che hanno rivestito ruoli di rilievo nel governo amerikano e nei settori neo-conservatori. Sono straussiani Paul Wolfowitz, ex presidente della Banca mondiale, e l’ex direttore della CIA James Woolsey, nel campo dei media John Podhoretz redattore del New York Post. Tra i pensatori e gli strateghi Samuel Huntington, Francis Fukuyama.

   Rimasti nell’ombra durante la presidenza Clinton, gli straussiani in quel periodo non sono però rimasti inattivi. Oltre a elaborare dottrine militari, tra cui quelle che furono in seguito applicate in Medio Oriente, in cui si prevede la fine degli accordi di Oslo. Il 3 giungo 1997 William Kristol due intellettuali “nella tradizione di Strauss” hanno lanciato a Washington, in collaborazione con l’American Entreprise, il Project for the New American Century, che si propone di rilanciare il ruolo di gendarme del mondo degli USA, a cominciare dall’intervento dell’Iraq. L’atto fondativo invita a una nuova politica estera basata “sull’egemonia globale benevola” degli Stati Uniti. Questa dottrina imperialista si poggia su due pilastri: il fondamentalismo religioso e la forte impronta imperialista con l’apologia senza veli della legge del più forte.

   Con sfumature diverse, questi erano gli stessi elementi che fondavano l’ideologia nazista. E si dà il caso che il legame tra l’America di Bush e la Germania di Hitler sia proprio Leo Strauss, già allievo e collaboratore del filosofo e giurista Carl Schmitt il quale, ammetterà lo stesso Strauss, furono fra coloro che spianò la strada al nazismo: “Un gruppo di professori e di scrittori hanno aperto la via a loro insaputa o no, a Hitler, Spengler, Möller van der Bruck, Carl Schmitt, Ernst Jünger, Martin Heidegger”.[24]

   Leo Strauss, era ebreo, era riuscito a fuggire dalla persecuzione nazista rifugiandosi negli USA anche grazie agli auspici del maestro. Nel 1933 in una lettera a Gershom Scholem, importante studioso di cabala ebraica, affermava di dover ringraziare Schmitt per la borsa di studio ottenuta dalla Fondazione Rockefeller che gli aveva permesso di emigrare con il pretesto di studiare Hobbes in Inghilterra. La corrispondenza tra Strauss e Schmitt tra il 1932 e il 1933 portò quest’ultimo a rivedere in maniera significava il suo lavoro La concezione della politica. Al momento in cui la fuga del giovane filosofo ebreo interruppe la loro collaborazione, Strauss e Schmitt lavoravano assieme su quella teoria dello Stato “totalitario”.[25]

   Giurista tra i più considerati dal governo nazista, Carl Schmitt, influente professore che era già stato consigliere giuridico del governo von Papen, pose le basi per lo snaturamento della Costituzione della Repubblica di Weimar e il successivo smantellamento del sistema costituzionale fondato sulle idee del liberalismo politico e dei diritti costituzionali. Considerando questo sistema impotente corrotto e inadeguato per pendere le misure necessarie le misure necessarie nel momento in ci la Germania affondava economicamente, propose di sostituirgli un regime eccezionale che snellisse le procedure dei sistemi legislativo ed esecutivo – governando sostanzialmente per decreto – e di stabilire una temporanea dittatura presidenziale. Schmitt ammirava Mussolini, con cui aveva discusso di diritto romano, e riteneva che il dittatore italiano avesse costituito un sistema perfetto fondato su uno Stato autoritario, oltre che sulla Chiesa, su un’economia di “libera impresa” (eufemismo per dire capitalismo), e su un mito fondativo forte capace di stimolare e affascinare il popolo. Fu infine Schmitt a fornire il quadro giuridico per l’introduzione delle misure d’emergenza che i nazisti inaugurarono all’indomani dell’incendio del Reichstag, il 27 febbraio 1933. E quando Hitler invase la Polonia, l’autorevole giurista giustificò la legalità della guerra preventiva con le esigenze della sicurezza tedesca serviva una sfera d’influenza capace di proteggere il Reich dalle “orde bolsceviche che premevano sui confini orientali”.

   Le tre élite possiedono anche una sorta di ideologia, che si sposta dal veteronazismo del gruppo californiano, alla destra tradizionale di stampo confessionale del gruppo texano allo pseudo sinistrismo elitario tipico di coloro che passano la vita a speculare nelle borse mondiali, muovendo miliardi di dollari creati artificialmente dalla Federal Reserve ad uso di Walle Strett, e che hanno perso contatto con il concetto produttivo del lavoro, tratto distintivo dei “bostoniani”.[26]  I tre gruppi marcano la propria presenza in modo trasversale nei due partiti nazionali, con una presenza maggiore dei californiani e dei texani nel partito repubblicano e dei bostoniani in quello democratico, ma senza alcuna rigida rappresentanza di tali idee all’interno dei due comitati elettorali che sono, alla fine dei conti, i maggiori partiti a stelle e strisce. Questi tre gruppi di potere interagiscono poi con quelli meno importanti e locali, disseminati nel territorio USA, ed hanno interessi diversi nonché disegni strategici differenti, rispecchiando così la natura vasta e disomogenea degli USA. Quando i tre gruppi riescono a concordare su una o più strategie, allora di genera una pressione irresistibile sul Presidente tramite varie cinghie di trasmissione che principalmente sono: il Congresso degli Stati Uniti, i comitati elettorali repubblicano e democratico, i mass media che negli USA sono ancora più manipolatori di quelli europei. Il terminale di queste violente pressioni “esterne” è la figura del Presidente, pensata all’interno di una costituzione che, sia pure emendata, risale al 1787, e che si rivolgeva criticamente alle monarchie europee di fine settecento. Il risultato di questa singolare elaborazione è stato quello di dare poteri al presidente americano simili, fatte le debite proporzioni temporali, a quelli dei sovrani che hanno guidato gli imperi centrali nella prima guerra mondiale, come Guglielmo II oppure Francesco Giuseppe: veri capi di governo e veri capi dell’esercito. Il potere dei presidenti e solo relativamente bilanciato dalle camere dei deputati e dai senatori, ed ancora dal potere giudiziario che negli Stati Uniti è estremamente disarticolato e legato al territorio. I tre gruppi di potere descritti devono fronteggiare enormi problemi che li costringono perennemente alla ricerca di una strategia risolutiva ed al necessario ma anche arduo allineamento tra loro: il fantastico debito pubblico americano che, nel all’inizio del 2020 si attesta intorno ai 22.000 miliardi di dollari (il debito pubblico italiano si attesta intorno ai 2.400 miliardi, se proprio vogliamo fare un paragone); che comporta come diretta conseguenza che il tempo lavora contro gli USA. L’enorme debito americano rende il dollaro tecnicamente privo di un suo valore economico, e solo la minaccia della ritorsione militare statunitense in caso di rifiuto dell’uso del dollaro nelle transazioni internazionali, a costringere mondo ad accettare ancora il biglietto verde come elemento di scambio con beni e servizi reali e tangibili. Per difendere il ruolo indifendibile del dollaro, a partire dall’inizio del XXI secolo i presidenti USA hanno adottato la strategia del perenne stato di guerra a bassa intensità, che è la continuazione della controffensiva che l’imperialismo porta avanti dal 1991.

      Dal 1991 di fronte alla crisi generale in atto, approfittando del crollo del revisionismo nei paesi dell’Est dove ancora sussistevano alcune precedenti conquiste della fase della costruzione del socialismo cessata nel 1956 e di fronte alle prime avanguardie della Rivoluzione Proletaria Mondiale (Perù, Filippine ecc.), l’imperialismo scatena un’offensiva controrivoluzionaria generale che pretende di scongiurare la rivoluzione come tendenza generale, storica e politica. Dalla guerra del golfo del 1991 gli USA si ergono a superpotenza generale. Quest’offensiva controrivoluzionaria è diretta contro il proletariato mondiale.

   Questa guerra permanente portata avanti con tutto ciò ad essa è accessorio (colpi di Stato, guerre locali per procura condotte da organizzazioni mercenarie tipo Al Qaida, ISIS, deposizioni si presidenti, assassini mirati come quello occorso del generale iraniano Soleimani ecc). I successi di questa strategia non sono mancati: ad esempio il vento bolivariano che aveva soffiato forte in Sud America e stato soffocato (grazie anche dei limiti e degli errori delle direzioni di questo movimento). Tuttavia il quadro mondiale ì sempre più sfuggente al ferreo controllo di Washington e non potrebbe essere altrimenti considerando che la politica imperialista americana è ridotta di fatto alla sola minaccia militare.

   La Cina è la nuova officina del mondo, la Russia è tornata a giocare il ruolo di potenza mondiale, l’Europa è sempre di più in Giano bifronte, ex padroni sconfitti in due guerre mondiali e asserviti ed occupati militarmente, ma infidi detentori dell’Euro e pronti al “tradimento”[27] appena possibile. La fine del mandato di Obama ha coinciso con un passaggio delicato nell’elaborazione della nuova strategia mondiale: i tre gruppi di potere hanno dovuto scegliere se continuare lo stato di guerra a bassa intensità, magari aprendo nuovi conflitti locali (ad esempio promuovere una guerra di confine tra Pakistan e India), oppure passare con decisione a una guerra mondiale con tutte le incognite del caso soprattutto in ordine all’utilizzo dell’arma nucleare, oppure ancora cercare ancora una strategia che si ponesse nel mezzo alle due opzioni di bassa ed alta bellicosità.

      A questa analisi non bisogna dimenticare il ruolo del sionismo.

   L’assalto nel 2010 a una flottiglia pacifista ci deve farci interrogare sul reale ruolo di Israele, sui rapporti che ci sono tra Stati Uniti e Israele e dell’interconnessione tra complesso industriale – militare americano e il suo omonimo israeliano. Per esempio: la General Dynamics, uno dei grandi produttori mondiali di armi degli U.S.A. è proprietario del 25% dell’Elbit che è il secondo produttore di armi israeliane. Ma non c’è solo questo, Israele non è solo il boia del popolo palestinese, esso è un ingranaggio della controrivoluzione mondiale. Quest’aspetto assume forme diverse:

  1. Come la vendita di materiale di guerra (Israele consacra il 9% del suo P.I.L. alla guerra) o di sorveglianza poliziesca o di spionaggio;
  2. Addestramento di personale alla lotta contro la guerriglia;
  3. Inquadramento di milizie paramilitari nei paesi dove il regime al potere è minacciato da rivolte popolari.





Vediamo alcuni esempi:

  1. Colombia: le competenze sioniste sono state messe a servizio del narcopresidente Uribe per aiutarlo a distruggere le FARC, è ben noto lo sporco lavoro del colonnello Yair Klein per quanto riguarda vendita di armi e addestramento dei paramilitari colombiani;
  2. Georgia: i consiglieri militari Israeliani e hanno addestrato l’esercito georgiano per l’attacco dell’Ossezia del sud e hanno installato basi missilistiche che possono attentare la sicurezza dell’Iran;
  3. Sri Lanka: i consiglieri israeliani hanno aiutato il governo di Colombo nella lotta di sterminio contro i ribelli Tamil;
  4. USA; la sorveglianza del muro di 3500 Km che separa gli USA dal Messico è assicurata da materiale israeliano






   Non è la prima volta che Israele si assume il compito di fare il lavoro sporco di vendere armi a controrivoluzionari quando l’imperialismo USA vuole “mantenersi con le mani pulite”. Basta ricordarsi dell’Iringate, dove gli intermediari Israeliani fornirono armi statunitensi all’Iran per evitare che l’Iraq vincesse la guerra e con il ricavato di questa intermediazione, fornirono armi alla controrivoluzione nicaraguense.


   Israele è stato dagli anni ’60 e ’70 un subappaltatore del lavoro sporco degli Stati Uniti. In America Latina, in Africa e in Asia, Israele prima come Stato e in seguito con le aziende private ha svolto contemporaneamente questo compito affidatogli dall’imperialismo USA e ha fatto anche i suoi interessi.

   Bisogna capirsi, perché quando si parla del ruolo internazionale di Israele e del sionismo, so benissimi che si rischia di scadere nel complottismo più deteriore e reazionario, del tipo “protocolli dei saggi anziani di Sion” e robacce del genere.


  Quando dico che Israele è un ingranaggio della controrivoluzione mondiale, non intendo dire che Israele è uno strumento attivo di essa, e che l’imperialismo non è senza contraddizioni. Anzi tutto il contrario. Perciò quando si parla dell’influenza della Lobbie sionista, si deve intendere dell’attività di un gruppo di capitalisti di diversi paesi, che hanno in comune l’origine ebraica, nel cercare di influenzare l’attività degli USA (come di altri paesi imperialisti) e che partecipano, di fatto, attivamente a determinarne l’orientamento.


   Perciò quella frazione borghese, denominata Lobbie sionista, cerca di influenzare la politica USA e per questo entra spesso in conflitto con gli imperialisti rivali (come l’Europa) e con altre frazioni borghesi interne (o esterne) agli Stati Uniti.

   La Lobby sionista accusa i propri avversari di antisemitismo e passa al contrattacco invocando e applicando misure economiche repressive. La configurazione del potere sionista negli USA non può essere percepita come una semplice Lobby ebraica o come l’AIPAC[28] con i suoi 150 funzionari a tempo pieno. Il potere sionista è invece una rete complessa di gruppi formali e informali interconnessi, che operano a livello nazionale, regionale e locale, e che sono direttamente e sistematicamente subordinati allo Stato di Israele, ai suoi leader e ai suoi centri di potere. Questo potere è esercitato attraverso la diretta influenza dei rappresentanti sionisti (in particolare il Pentagono durante l’Amministrazione Bush), sia in seno al ramo esecutivo che in seno al Congresso. Tale potere viene, inoltre, esercitato attraverso l’utilizzo di fondi elettorali volti a influenzare la selezione dei candidati dei due partiti politici principali, col fine ultimo di sconfiggere gli avversari di Israele e remunerare i rappresentanti allineati alle sue scelte politiche. I parametri del dibattito politico su questioni legate a Israele – andate ampliandosi col tempo –  sono forgiati attraverso la pervasiva influenza sionista all’interno dei mass media, ricorrendo alla censura e alle invettive contro i detrattori di Israele, ma anche dando un taglio decisamente filo-israeliano ai notiziari e ai commentari. Un’ulteriore influenza vie poi esercitata attraverso le organizzazioni locali e di settore (unioni sindacali, fondi pensione ecc.), sia affiliate all’apparato nazionale, sia incorporate alla società civile locale. Probabilmente questo fatto impedisce al cittadino USA “medio” impedisce di sollevare dubbi nei confronti della politica israeliana. In tutti gli USA, editori locali, attivisti, intellettuali critici e persino medici, sono stati etichettati come neo-nazisti, subendo minacce telefoniche e visite personali dagli zeloti filoisraeliani.

L’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DELLE ELITE

   L’antica Roma si è caratterizzata per l’internazionalizzazione delle élite. La sua forza, almeno fino al III secolo, risiedeva nella capacità di integrare nella classe dirigente elementi appartenenti alle periferiche rispetto al vecchio nucleo originale appartenenti alle classi dirigenti periferiche rispetto al vecchio nucleo centrale dell’impero, costituito dalla penisola italica. La decadenza dell’Impero coincise con la progressiva autonomizzazione delle élites “nazionali”.[29] Con la caduta della parte occidentale dell’Impero, sotto la pressione barbarica, si ebbe il decadimento della produzione agricola e artigiana e delle città, cui seguì quelle delle élites ad esse legate. L’affermazione del modo di produzione feudale portò ad una economia essenzialmente di sussistenza e priva di scambi al di fuori di aree ristrette. La definitiva sparizione di un mercato internazionale, anche a seguito alla chiusura delle rotte del Mediterraneo dovuta all’espansione araba, determinò anche la sparizione dei collegamenti tra le élites. Soltanto dopo il 1000 ebbe inizio una rinascita degli scambi e una ripresa delle città, che divennero centri del commercio e della produzione artigiana specialmente in Italia, soprattutto dopo le crociate, divenne intermediaria tra l’Europa e l’Oriente, attraverso le sue repubbliche marinare. Le fiere dello Champagne nel 1200 rappresentarono il nuovo dentro dell’economia mercantile dell’Occidente e gli ebrei, proprio perché popolo disperso geograficamente, costituirono “la prima rete mondiale”.[30] Ma è nell’Italia centrosettentrionale che, tra il 1200 e il 1600, nasce il primo capitalismo. Questo porta con sé l’invenzione della moderna finanza, delle moderne tecniche contabili, della banca, e soprattutto del debito pubblico. Il modo di produzione capitalistico è il contrario dell’economia chiusa feudale, dal momento che si fonda sull’estensione degli scambi, e sul continuo superamento dei confini del mercato. Dunque, alla nascita del capitalismo si collega la nascita di una nuova élite internazionale, che opera sui mercati finanziari e delle merci a livello interstatale. I membri di questa élite hanno rapporti continuativi con i loro colleghi di altre nazionalità, con il loro Stato e con gli Stati e con le corti di tutta Europa. Essi sono i prestatori necessari in un’epoca caratterizzata dalla nascita di grandi Stati-nazione, che portano a continue guerre per l’egemonia continentale, combattute con eserciti permanenti e armamenti sempre più tecnologicamente avanzati e sempre più costosi, come le artiglierie, le fortificazioni in profondità, le flotte oceaniche. I rapporti tra élite finanziaria e Stato si traducono anche nella conquista del potere politico diretto, attraverso cui l’élite finanziaria si fonde con quella politica e con lo Stato. Col tempo la nuova élite della ricchezza, anche grazie ai matrimoni con i membri della nobiltà, e, in qualche caso, con delle case regnanti, diventa parte dell’aristocrazia.

   Esemplificativo il caso dei Medici: da questa famiglia di banchieri fiorentini vengono due papi, due regine di Francia e tre duchi. A fronte del fallimento di altre famiglie di banchieri come i Bardi e i Peruzzi, travolti dall’insolvenza del re d’Inghilterra, scelsero la diversificazione, basandosi su relazioni a partire dal cliente più solvibile di tutti, il papato. Come afferma Niall Fergusson[31] i Medici furono anche “i primi banchieri a compiere la transizione dal successo finanziario a uno Stato e al potere ereditario[32], sottomettendosi la Repubblica fiorentina. Un fattore di internazionalizzazione del mercato finanziario e delle élites fu la creazione del debito pubblico, le cui radici affondano nello stato di guerra endemico in cui versavano le città-Stato italiane tra il 1300 e 1400. Le guerre venivano combattute mediante costose compagnie di mercenari e le città-Stato italiane ben presto si ritrovarono con le finanze a secco. A Firenze si ricorse allora al prestito obbligatorio (da cui il termine obbligazioni) da parte dei cittadini in cambio di un interesse. Inoltre, il capitale investito rimaneva liquido in quanto poteva essere venduto ad altri. Il debito pubblico rafforzava quella caratteristica che rende il capitale tale, la mobilità. Al prestito pubblico fiorentino, in realtà, contribuivano solo poche migliaia dei cittadini più ricchi ed in particolare la stessa famiglia Medici. Il sistema funzionava così bene perché i Medici stessi, insieme a poche altre famiglie, controllavano il governo della città e quindi la finanza pubblica. A dimostrazione che la forma oligarchica di governo, cioè il governo formato e controllato dalle élites finanziarie, è la migliore garanzia del pagamento del debito. Una condizione che, sulla base dell’esperienza più recente, è considerata necessaria anche oggi.

   Ad ogni modo, in Europa tra 1200 e 1500 si affermò la negoziazione della moneta internazionale privata, cioè la pratica del cambio valutario mediante lettere il credito.[33] In pratica, si trattava di garantire i pagamenti internazionali, mediante filiali bancarie sparse un po’ dovunque, alla presentazione di una lettera di credito. Era una specie di primo sistema monetario, che rappresenta l’infrastruttura dello sviluppo commerciale e finanziario continentale. L’anima del sistema era costituita da una casta di mercanti-banchieri caratterizzata dalla stabilità e dalla coesione del gruppo sociale al quale appartenevano. La possibilità esercitare il cambio tramite lettera era legata alla parentela con le poche grandi famiglie italiane che svolgevano un ruolo di primo piano nel commercio intereuropeo e nelle operazioni bancarie. Alla strutturazione per famiglie, favorita dalla pratica dell’endogamia (L’endogamia è un ordinamento matrimoniale per il quale gli sposi vengono obbligatoriamente selezionati all’interno del medesimo gruppo o stirpe, clan, tribù) si accompagnava la ripartizione geografica basata sulla città di origine, che determinava la creazioni di “nazioni”: i fiorentini, i lucchesi, i genovesi, più tardi i veneziani. Tali “nazioni”, disperse in Europa, la ricoprirono di una rete fortemente organizzata di corrispondenti insediati nelle maggiori piazze commerciali. In questo modo le “nazioni” dei mercanti-banchieri italiani, vennero a costituire la larga maggioranza nella comunità degli uomini d’affari europei. In Francia, gli uomini d’affari italiani, appena il 5 per cento dei contribuenti, nel 1571 pagarono l’80% delle imposte versate dagli stranieri e il 25 per cento dell’intero gettito. I mercanti banchieri esercitavano anche una notevole influenza politica, attraverso il prestito ai sovrani. I genovesi nel 1519 figuravano tra i promotori della corruzione dei grandi elettori dell’Impero a danno del sovrano francese, Francesco I, e a sostegno del monarca spagnolo Carlo V. Col tempo si legarono sempre più alla Spagna, soppiantando i Fugger come prestatori della corona spagnola, cui anticiparono l’oro, attraverso l’uso di lettere di cambio, che serviva per pagare le truppe, che combattevano nelle Fiandre. In cambio dirottavano verso i porti italiani i lingotti di argento che provenivano dalle colonie spagnole dell’America Latina. Il sistema, che caratterizzò quello che è stato definito “il secolo dei genovesi”, era triangolare e definiva uno spazio monetario e finanziario europeo all’interno di uno spazio mondiale. Al vertice del triangolo c’erano le fiere di Bisenzone[34] e successivamente di Piacenza, dove si raccoglieva l’oro che, grazie a Venezia, proveniva dagli scambi commerciali con l’Oriente, e i prestiti derivanti dell’enorme attivo commerciale delle manifatture di Fiandra e Milano con il resto d’Europa. In Spagna, c’era Medina di Campo, dove venivano negoziati gli asiento[35], i contratti pubblici di prestito tra genovesi e corona spagnola, e Siviglia e a cui arrivava l’argento americano, che poi rifluiva verso l’Italia. Infine, ad Anversa arrivava dall’Italia l’oro destinato in parte alle truppe spagnole nelle Fiandre e in parte ai mercati del Baltico e dell’Inghilterra. Si trattava di un sistema mondiale che collegava, attraverso l’Europa, le Americhe alla Cina, da sempre assetata di argento per il suo sistema monetario. Dietro quella che poteva che può essere definita la prima “globalizzazione” della storia c’è il primo capitalismo di Genova e delle sempre più ricche città-Stato italiane. Ma, soprattutto, si affacciava per la prima volta alla ribalta della storia una nuova élite finanziaria internazionale. Dopo il 1650 Genova e l’Italia entrarono in un lungo periodo di decadenza e arretratezza, che durerà più di due secoli. Solo con l’industrializzazione a cavallo tra Ottocento e Novecento e, soprattutto, con il boom economico del secondo dopoguerra l’Italia riagganciò il gruppo di punta dei paesi imperialisti. Le ragioni del declino dell’Italia furono diverse. Tra queste, oltre al declino dell’impero spagnolo, l’essersi troppo fidati delle loro prodezze finanziarie ignorando il sempre più importante commercio atlantico e la concorrenza sleale basata sulle imitazione dei prodotti italiani con merci scadenti ma a basso costo da parte del Nord Europa come sostiene Braudel[36]Ma la ragione principale è probabilmente da rintracciarsi nella mancanza nell’Italia di allora di uno Stato nazionale che fiancheggiasse e proteggesse militarmente, com invece accadeva in Olanda, Portogallo, Francia e Inghilterra, le flotte e i mercanti nelle costruzioni di reti commerciali nelle Americhe e nelle Indie orientali[37]. Del resto, Genova stessa con il suo governo debole militarmente e politicamente era quanto di più lontano dalla concezione moderna dello Stato e del capitalismo di Stato. Fu per l’appunto questa condizione di debolezza a costringere i mercanti-banchieri genovesi a perfezionare i loro strumenti finanziari transnazionali. Infatti, Giovanni Arrighi[38] ha identificato Genova il tipo ideale di tutte di tutte fasi di “capitalismo (finanziario) cosmopolita”,[39] il cui prototipo viene rintracciato dalla Repubblica di Venezia, il cui governo oligarchico ha rappresentato nella forma più pura di quello che Marx ebbe definire il “comitato di affari della borghesia[40].

   Il ruolo egemonico del capitalismo (finanziario) cosmopolita genovese fu preso, tra il 1620 e 1630, dal capitalismo (monopolistico) di Stato olandese che si basò fin dal principio su una propria autonomia e competitività nell’uso nel controllo della forza, ovvero sull’intervento di uno Stato militarmente organizzato. Successivamente nel Seicento, gli olandesi dovettero soccombere ad una forza capitalista organizzata in uno Stato più grande e potente, l’Inghilterra. Il capitale finanziario cosmopolita rinacque come haute finance (alta finanza), affermandosi durante l’egemonia affermandosi durante l’egemonia inglese, nel corso dell’Ottocento, soprattutto nella seconda metà del secolo. Esempio tipico e più importante della nuova alta finanza fu la famiglia Rothschild, i cui discendenti sono ancora oggi parte dell’elite finanziarie mondiale, risultando collegati in vario modo al Gruppo Bilderberg sia alla Commissione Trilaterale. I Rothschild presentano alcuni tratti comuni con i genovesi, così come il secolo dell’alta finanza presenta similitudini con il “secolo dei genovesi”. In primo luogo, i Rothschild si arricchirono grazie al sostegno dell’Inghilterra durante le guerre napoleoniche, prima fornendo l’oro necessario alle truppe britanniche impegnate nella penisola iberica e poi beneficiarono dopo la battagli di Waterloo, della crescita dei prezzi dei titoli di titoli di Stato britannica di cui precedentemente avevano incetta. In realtà il mercato obbligazionario rimase sempre la loro anche principalmente area di competenza. Inoltre, il loro successo dipese dalla loro organizzatissima rete commerciale, basata sui forti legami familiari, che erano diffusi in tutta l’Europa. Soprattutto si basò sulla capacità di saltare sul carro della potenza egemone e stabilire, come fecero i genovesi con la Spagna, attuando una alleanza con essa, ricavandone protezione e trattamenti preferenziali. Il patrimonio della Casa Rothschild crebbe dagli 1,8 milioni di sterline del 1818 al 9,5 del 1852 e 41 del 1899[41].

   È sbagliato ritenere che i Rothschild interessino soltanto le guerre, poiché l’alta finanza non ha interesse a favorire una potenza rispetto ad un’altra ma sull’equilibrio di potere in EuropaLa loro alleanza con l’Inghilterra derivava dalla sua indiscussa egemonia, che rese per molto tempo impossibile a qualunque altra potenza europea o coalizione di potenze sfidarla sul terreno della forza, e dell’adesione dei suoi governi al principio del libero scambio. L’Inghilterra attirava da tutto il mondo i capitali che non trovavano adeguata collocazione per rispedirli per rispedirli ancora fuori, con la City di Londra come intermediaria. A gestire questa rete di scambi mondiale era l’élite dell’alta finanza. Questa élite si basava, su allo stesso modo dell’élite italiana e personali, spesso tra gruppi familiari. E trovava la sua caratteristica principale nel cosmopolitismo, favorito dalla forte mobilità tipica del capitale e legata ai debiti pubblici: “I Rothschild non erano sottoposti ad alcun particolar governo, come famiglia incarnavano il principio astrato dell’antinazionalismo; la    loro lealtà era verso la ditta il cui credito era diventato il solo vincolo sovranazionale tra governo politico e sforzo industriale in una economia mondiale in rapido sviluppo. In ultima analisi la loro indipendenza sorgeva dalle necessità del tempo, che richiedevano un agente sovrano che disponesse della fiducia degli statisti nazionali e degli investitori internazionali. Era a questa necessità vitale che la metafisica extraterritorialità di una dinastia di banchieri ebrei domiciliati nelle varie capitali europee offriva una soluzione perfetta[42].

   L’alta finanza ottocentesca rappresentò, dunque, un fattore di stabilità nel continente europeo. Infatti, tra la fine delle guerre napoleoniche (1815) e lo scoppio della prima guerra mondiale (1914) le potenze europee si trovarono impegnate a farsi la guerra solo per diciotto mesi, mentre nei due secoli precedenti si erano combattute tra i sessanta e i settant’anni. 

   Quando l’aumento della concorrenza tra capitali, verificatosi durante la Grande depressione del 1873-1875, si trasformò in concorrenza tra Stati, si mise in moto il meccanismo che condusse a quel conflitto generale che l’alta finanza temeva. Questi timori trovarono conferma con la prima guerra mondiale, che scosse gravemente la presa dell’alta finanza sull’economia internazionale. Ma la dissoluzione definitiva del ruolo dell’alta finanza si verificò dopo la guerra, quando crollò la base aurea internazionale, portando con sé la disgregazione dell’economia mondiale. Allora i capitali di rinserrarono all’interno degli imperi, legati ai singoli Stati-nazione, portando a una nuova conflagrazione bellica generale. Solo dopo la seconda guerra mondiale, ricominciò, insieme alla ricostruzione di un mercato mondiale, il processo di internazionalizzazione della borghesia. E in particolare di ricostruzione dell’egemonia dell’alta finanza che giungerà a compimento con l’affermazione di una nuova “globalizzazione” alla fine degli anni ’80 del secolo appena trascorso e con la restituzione negli anni ’90 al mercato autoregolato del potere di decidere dalla quantità di moneta e finanza.

    Ciò che possiamo sintetizzare da quanto detto sopra è che, il capitalismo è tendenzialmente e nella sua intima essenza internazionale come caratteristica essenziale l’internazionalismo delle sue élite dirigenti. Il ruolo che questo ricoprono è quello di “agente sovrano” del capitale. Il rapporto che tale agente sovrano intrattiene con il potere dello Stato (degli Stati, per essere più corretti) muta a seconda delle fasi storiche. Ciò comporta una variazione del grado di autonomia delle élite che arriva fino al cosmopolitismo.

   Una delle conseguenze della crisi generale capitalismo cominciata nella metà degli anni ‘70 c’è lo sviluppo delle contraddizioni interimperialiste. Esse si sviluppano man mano che si accentuano le difficoltà di valorizzazione del capitale e quindi si acuiscono i contrasti tra i capitalisti, ognuno dei quali lotta per la sua sopravvivenza.

   Dopo la seconda guerra mondiale gli USA hanno assicurato la persistenza o il ristabilimento del dominio delle classi borghesi nella parte continentale dell’Europa Occidentale, in Giappone e in buona parte delle colonie. In alcuni di questi paesi lo Stato borghese era completamente dissolto a seguito della guerra (tipica la situazione della Germania); negli altri, gli Stati borghesi erano fortemente indeboliti e prossimi al collasso. Di conseguenza, le borghesie dei paesi continentali dell’Europa Occidentale e del Giappone non ebbero di meglio che accettare l’autorità degli USA per ristabilire il loro dominio di classe. La Borghesia Imperialista USA aiutò la borghesia dei singoli paesi a ricostruire propri Stati. Difficilmente avrebbe potuto fare diversamente, cioè assorbire direttamente la parte continentale dell’Europa Occidentale, il Giappone e le colonie degli ex Stati coloniali nei confini del proprio Stato sotto un’amministrazione unificata: sia per il movimento popolare (che in molti paesi era a guida comunista) presente in molti paesi dell’Europa Occidentale che, tra l’altro, aveva l’appoggio dell’URSS, sia per l’opposizione delle borghesie europee e francese. Gli USA, tuttavia posero molti limiti alla sovranità di alcuni Stati, in particolare degli Stati giapponese, tedesco, italiano, greco, turco e anche alla sovranità dell’Inghilterra e dei domini britannici, assicurandosi vari strumenti di controllo della loro attività e d’intervento in essa.

   Nei quarant’anni successivi i contrasti tra questi Stati e gli USA non hanno avuto un ruolo rilevante nello sviluppo del movimento economico e politico, con l’eccezione delle tensioni con Francia e Inghilterra in occasione della campagna di Suez (1956).

   Tutto questo non significa che era finita l’era l’epoca delle guerre tra Stati imperialisti come s’illudevano i revisionisti. Finché gli affari andavano bene, finché l’accumulazione del capitale si è sviluppata felicemente (e ciò è stato fino all’inizio degli anni ’70), non si sono sviluppate contraddizioni antagoniste tra Stati imperialisti, né potevano svilupparsi se è vero che esse sono la trasposizione in campo politico di contrasti antagonisti tra gruppi capitalisti in campo economico.

   Il problema si è posto a partire dalla metà degli anni ’70 ed il problema sta proprio e solo in questo: man mano che le condizioni di valorizzazione del capitale diventano difficili, lo Stato USA continua a essere il miglior garante (sia pure di ultima istanza) della borghesia giapponese e quindi del suo dominio in Giappone, il miglior garante della borghesia tedesca e quindi del suo dominio in Germania ecc. nella misura in cui questo predominio è una garanzia per il buon andamento delle varie economie, degli affari delle varie borghesie.

   La lotta che gli USA per la difesa dell’ordine internazionale, è nella realtà la lotta dei capitalisti USA per garantirsi la stabilità politica negli Stati Uniti, cioè del dominio di classe sulle masse popolari degli USA anche a scapito degli affari della borghesia di altri paesi, diventando quindi un fattore di instabilità politica di altri paesi.

   Né i capitalisti operanti in altri paesi possono concorrere a determinare la volontà degli USA al pari dei loro concorrenti americani, benché vi sia una discreta ressa di esponenti della Borghesia Imperialista specie di paesi minori a installarsi negli USA, a inserirsi nel mondo politico ed economico USA: dai defunti Onassis e Sindona, molti grandi capitalisti di altri paesi hanno cercato di “mettere su casa” negli USA.

   Esiste anche un’altra possibilità che man mano che aumentano le difficoltà dell’accumulazione del capitale, una frazione della Borghesia Imperialista mondiale tenti di imporre un’unica disciplina a tutta la Borghesia Imperialista costruendo attorno agli USA il proprio nuovo Stato sovranazionale: quest’ultimo assorbirebbe più strettamente in sé gli altri Stati limitandone ulteriormente l’autonomia.

   Negli anni trascorsi dopo la sonda guerra mondiale si è formato un vasto strato di Borghesia Imperialista Internazionale, legata alle multinazionali con uno strato di personale cresciuto al suo servizio.

   Già sono stati collaudati numerosi organismi (monetari, finanziari, commerciali) sovrastatali nei quali quello Strato di Borghesia Internazionale esercita una vasta egemonia.

   Parimenti si è formato un personale politico, militare e culturale borghese internazionale. Di conseguenza il disegno della fusione dei maggiori Stati imperialisti in unico Stato ha oggi maggiori basi materiali di quanto ne avessero gli analoghi disegni perseguiti nella prima metà del secolo scorso, dalla borghesia anglo-francese (Società delle Nazioni), dalla borghesia tedesca (Nuovo Ordine Europeo nazista), dalla borghesia giapponese (Zona di Coprosperità). Ma la realizzazione di un processo del genere, mentre avanza e si accentua la crisi economica, difficilmente si realizzerebbe in maniera pacifica, senza che gli interessi borghesi lesi dal processo si facciano forte di tutte le rivendicazioni e i pregiudizi nazionali e locali.

GLI ORGANISMI OCCULTI DEL POTERE

   Per cercare di capre l’esistenza di organismi occulti che cercano di influenzare la vita economia, politica e culturale, bisogna partire dal fatto che dalla fine del XIX secolo è il periodo il capitalismo comincia a entrare nella sua imperialista, in cui la borghesia da forza rivoluzionaria rispetto ai modi di produzione precedenti (ed alle forme politiche che corrispondevano a essi), che combatteva per la libertà di vivere e lavorare dove meglio credeva, diventa una classe reazionaria che, pur di difendere i suoi meschini privilegi, impedisce alla gran parte degli esseri umani di realizzare uno o più dei loro diritti naturali come attualmente si vede dall’utilizzo degli apparati repressivi statali per negare la libertà di movimento a milioni di migranti che sono costretti a reclamarla anche a costo della vita.

   E proprio in questa fase che nascono nuove forme di controllo e di repressione, alimentate da specifici pregiudizi e che sono alimentate da apposite costruzioni culturali.

   E in questo periodo che si sviluppano interpretazioni arbitrarie della biologia che vorrebbero stabilire che alcuni popoli sono superiori e altri inferiori (razzismo) e che alcuni individui sono superiori e altri inferiori (come l’eugenetica).

   Si comincia a teorizzare che i leader sono geneticamente destinati a comandare e che ciò che vale per un individuo vale per un gruppo, un popolo, una nazione.

   Tutte queste ideologie che hanno una base comune, ebbero la funzione di dare una base culturale ai lager nazisti.

   Se questa affermazione potrebbe sembrare esagerata, prendiamo come esempio l’eugenetica.

   Il termine eugenetica significa “la buona specie” fu coniata nel XIX secolo da Francis Galton (che tra l’altro era un parente di Charles Darwin), il quale sentiva “l’obbligo morale” di incoraggiare coloro che erano forti e sani a fare tanti figli con il fine di “migliorare” l’umanità e che l’incrocio selettivo degli adatti poteva portare alla razza superiore, come si concepiva all’epoca l’aristocrazia inglese. Nella stessa epoca Herbert Spencer sviluppò “l’evoluzione della psicologia” teorizzando che molte persone erano biologicamente imperfette e degne solo di una morte molto veloce.

   Dal 1907 al 1973, negli USA percorrendo l’eugenetica nazista, 24 stati autorizzarono la sterilizzazione coatta di pazienti di ospedali psichiatrici, di condannati per crimini sessuali, di “imbecilli”, di “individui moralmente depravati”, di epilettici. La maggioranza di queste persone erano immigrati slavi, ebrei, e soprattutto neri.

   Così, gli Stati Uniti sono stati il primo paese al mondo ad autorizzare la sterilizzazione con finalità eugenetiche. Nel 1907 lo Stato dell’Indiana approvò, infatti, la prima legge per la sterilizzazione di pazienti ricoverati in istituzioni psichiatriche.

   Negli USA gli eugenisti sostenevano che il paese si stava deteriorando a causa della qualità dei geni della popolazione statunitense, e per questi motivi richiedevano interventi politici per incrementare il numero di individui dotati di “geni buoni”. La riscoperta della legge di ereditarietà di Mendel agli inizi del XX secolo aveva aperto la strada della genetica che oggi conosciamo. Tuttavia, queste stesse basi scientifiche che indicavano le leggi di ereditarietà negli organismi viventi inclusi gli esseri umani divennero presti un potente sostegno per il movimento eugenetico che l’utilizzò per affermare l’inferiorità di alcuni gruppi etnici e classi sociali.

   Se si vuole capire perché gli USA furono i pionieri della sterilizzazione, bisogna partire tra gli scheletri negli armadi delle lobby interessate alla conservazione della natura (è proprio vero che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni). Su tutti emerse il circolo formato da scienziati, economici e politici del professor Henry Fairfiled Obsorn. I membri più importanti del circolo di Obsorn (come T. Roosevelt che divenne in seguito Presidente della repubblica stellata) fondarono nel 1887 il Bonne and Crockett Club (B&C) che costituì la prima associazione conservazionista degli USA ed ebbe un ruolo fondamentale nel sostenere sia il Museo Americano di Storia Naturale, il parco zoologico di New York e la Lega di Difesa della Foresta Rossa a San Francisco che i movimenti eugenetici di restrizione dell’immigrazione. In un’epoca sempre più secolarizzata, la natura diviene un surrogato di Dio, tanto che per il presbiteriano Obsorn natura e Dio sono pressoché la stessa cosa.

   Per tanti anni, il cuore del movimento eugenetico americano fu l’Eugenetics Record Office, allestito nel 1910 a Gold Spring Harber (che è lo stesse centro che attualmente ospita – guarda caso – l’Uman Genome Project, per la ricerca sul geoma) sovvenzionato da Mary Harrimann. Mary era la moglie di Edward, il magnate delle ferrovie, e la madre di Averel, l’industriale che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-America Line, la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Nel 1926 accolse nella sua ditta un socio il cui nome divenne in seguito famoso: Prescott Bush, padre di presidente e nonno di un altro.

   Con tutta probabilità l’americano che dopo il 1933 ha maggiormente influenzato l’eugenetica tedesca, è stato Harry Laughlin, con il modello di legge per la sterilizzazione e l’eugenetica del 1922 che condusse alla sterilizzazione do almeno 20.000 americani. La legge di Laughlin fu presa come modello dalla Germania nazista.

   E prima dell’eugenetica ci furono le teorie di Malthus che sostenevano che la causa delle miseria era che produzione non bastava per tutti poiché esiste la sovrappopolazione. Le posizioni di Malthus si riallacciavano alla legge dei rendimenti decrescenti di Smith e Ricardo. Questa legge prevedeva l’incremento costante dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime, rispetto alle quali, i salari diminuivano, il che a sua volta provocava l’impoverimento della classe operaia e il peggioramento sistematico del suo livello di vita con il trascorrere del tempo. Per questa via il sottoconsumo di Sismondi coincide con il consumismo dei maltusiani: “E’ da questa teoria di Malthus che nasce tutta questa concezione sulla necessità che esista e si sviluppi senza sosta il consumo improduttivo, concezione che trova uno zelante propagandista in questo apostolo della sovrappopolazione per mancanza di mezzi di sostentamento”.[43]

   Con l’aggiornamento e lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, i pretesi cultori della discriminazione sociale cercano sempre nuovi appigli.

   Lombroso discrimina i popoli e gli individui riferendosi essenzialmente a caratteristiche anatomiche. In seguito si cercherà di discriminare su basi fisiologiche, poi su basi biochimiche.

Altri modi per tentare di distinguere individui e popoli in superiori e inferiori (concetto indispensabile all’imperialismo) sono legati a metodologie storiche e psicologiche.

   Ora non c’è da meravigliarsi che in quest’epoca storica nascano società segrete che si ispirino a una dottrina che proclami la missione di un popolo.

   Nell’Inghilterra vittoriana nell’ambiente dell’Università di Oxford intorno alla figura di John Ruskin, un critico estetico, riformatore sociale e nonché un profeta politico, si raccolse un gruppo di persone imbevute di teorie che avevano come obiettivo, secondo le parole di Ruskin: “Il mio scopo costante è stato quello di mostrare l’eterna superiorità di alcuni uomini su altri”.[44]

   Nel 1891 un gruppo di discepoli oxoniani imbevuti di tali dottrine – tra i quali spicca l’energico uomo d’azione e di affari Cecil Rhodes, fondatore della colonia che prese il nome di Rhodesia – avrebbe costituito una società segreta caratterizzata da una fanatica vena di pananglismo razzista; imporre al mondo il predominio britannico, tale programma nato nella tradizionale atmosfera del Rule Britannia, ma animato da un affatto nuovo, che dalla nazione sposta l’accento alla razza, postulando l’esigenza di un’alleanza tra le nazioni di razza anglosassone. Dopo la morte di Rhodes un’altra figura di proconsole sudafricano, lord Alfred Milner, organizza una cerchia esterna, la Rounde Table, che deve assicurare alla società segreta, di cui non si conosce il nome (che forse, per maggior segretezza, si evitò di coniare) un ambiente di “simpatia” e di fattiva collaborazione. Nel 1914 funzionano gruppi di Round Table in Inghilterra, Sud Africa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India e Stati Uniti. Il coordinamento della loro attività intellettuale vie assicurata per mezzo di un organo trimestrale, The Round Table, che esce completamente anonimo, allo stesso modo della rivista dei gesuiti, La Civiltà Cattolica; analogia non casuale, se si pensa che la Compagnia di Gesù costituiva il modello organizzativo di Cecil Rhodes.

   Alla fine della prima guerra mondiale, quando ormai è chiaro che gli Stati Uniti sono destinati ad assumere un’importanza sempre più grande nel concerto mondiale, il gruppo americano della Round Table offre la piattaforma per la creazione del Council of Foreign Relations (CFR) delineato nei colloqui anglo-americani di Parigi, che assume il compito contrastare la tendenza isolazionista della borghesia americana (e della sua influenza nell’opinione pubblica degli Stati Uniti) e indirizzare la politica estera del governo statunitense nel senso voluto dalla società segreta, nel senso cioè di una affermazione planetaria della razza anglosassone.

   È dagli ambienti gravitanti intorno al CFR è derivato l’impulso per l’intervento degli USA nel secondo conflitto mondiale, ed è dagli stessi ambienti che viene impostata la strategia della cosiddetta guerra fredda, che sarebbe stata abbandonata n seguito constatazione della sua sterilità. Risultando impossibile abbattere in modo frontale il campo socialista, è dai cervelli del CFR che nasce la strategia alternativa, basata sull’indebolimento dei paesi socialisti, che l’avvento del revisionismo ha portato nel Movimento Comunista Internazionale e nei paesi socialisti ha comportato, il cui sgretolamento era assicurato dalla penetrazione commerciale occidentale e dal contagio ideologico rappresentato dagli eurocomunisti (i partiti comunisti dell’Europa occidentale).

   Altre società più o meno segrete nate verso la fine del XIX secolo c’è la Golden Dawn (più precisamente Hermetic Order of the Golden Dawn, in italiano Ordine Ermetico dell’Alba Dorata). I tre fondatori erano i massoni britannici William Robert Woodman, William Wynn Westcott e Samuel Liddel MacGregor Mathers che tra l’altro erano membri della Societas Rosicruciana in Anglia (S.R.I.A.).

   Partiamo adesso dell’OTO, fondata nel decennio compreso tra il 1895 e il 1905 su iniziativa degli occultisti Karl Kellner, Theodor Reuss, Franz Hartemann ed Heinrich Klein. A tale organizzazione sono collegati altri Ordini e confraternite fra cui, l’Ordine degli Illuminati e la Fraternitas Saturni. Inizialmente si trattava di un club esoterico nato su iniziativa del Kellner, adibito a creare un gruppo di persone appartenenti all’alta borghesia, che amavano praticare, lontano da occhi indiscreti, forme di sesso associato alla magia e al tantrismo. I rituali magico-sessuali, fin dal XVIII secolo avevano sempre rappresentato per l’alta società una eccitante ed attraente forma di trasgressione, a maggior ragione quando associata all’occultismo.

   Ma il Reuss ad un certo punto introdusse amicizie militari di alto grado, appartenenti al Rito di Memphis – Misraim (MM), ordine massonico di origine francese[45] che consta di oltre 90° gradi iniziatici, nato dalla fusione di tradizioni esoteriche egizie. Reuss, era infatti un massone. Di nazionalità tedesca, aveva vissuto in Inghilterra dove aveva frequentato una loggia irregolare composta di tedeschi, ispirata appunto all’Antico Rito Primitivo di Memphis e Misraim. Come altri fondatori di Ordini esoterici tentò di legittimarne l’esistenza e affermò che i rituali li aveva presi nel corso di suoi viaggi da due maestri di tantra nonché da un maestro Sufi. A completare l’insegnamento, aveva poi contribuito, la sua   frequentazione dell’Ordine esoterico Hermetic Brotherhood of Light che in italiano significa Fratellanza Ermetica della Luce, che asseriva di essere discesa direttamente da Frater Lucis ossia l’organizzazione esoterica dei Fratelli della Luce. I Frater della Luce nascevano, come una delle tante organizzazioni, da Ordini non nati prima del XVIII secolo, nella fattispecie dall’Ordine esoterico tedesco orden der Gold und Rosenkunz, Ordine dell’Oro e della Rosacroce. Che affermava a sua volta di discendere dalla Confraternita dei Rosacroce (Confraternita ma sarebbe meglio dire il nominativo – che sarà strumentalizzata a fini politici con la complicità di nobili aristocratici e militari di alto grado, accomunati dall’ambizione e dall’anticattolicesimo).

  Numerosi fondatori di altre importanti società esoteriche provengono tutti dall’OTO. Il potente fondatore dell’AMORC rosacrociano, Harvey Spencer Lewis, era un membro dell’OTO.

  Proveniente dall’OTO fu John Yarker, la cui influenza negli ambienti esoterici, proveniva dal suo essere stato iniziato in Massonerie regolari e irregolari, raggiungendo alti gradi iniziatici nei Riti, inoltre, era membro della Società Teosofica, dell’Ordine Martinista, nonché era uno dei vertici della potente SRIA (Societas Rosicruciana in Anglia).

   L’OTO vide altri personaggi molto importanti, fa cui il Papus, nome iniziatico del medico Gérard Encausse, da molti ritenuto il più importante occultista della storia esoterica francese, che diede inizio al Martinismo moderno oltre ad Arnoldo Krumm-Heller che avrà un ruolo importante nella Chiesa Gnostica dell’OTO, che asseriva di essere anche lui erede dei segreti dei Rosacroce, con cui legittima la fondazione della sua Fraternitas Rosicruciana Antiqua, in cui veniva praticata la magia-sessuale, e famoso per utilizzare una particolare tecnica di ipnotismo a suo dire appresa da Franz Anton Mesmer (1734-1815), un medico tedesco diventato famoso per l’invenzione di un metodo di suggestione, precursore dell’ipnosi, che nel XVIII secolo aveva addirittura convinto i medici di poter guarire i malati servendosi di un fluido magnetico che sprigionava dalle sue mani, o da oggetti magnetici da lui realizzati; la comunità scientifica decenni dopo la sua morte, dimostrerà che le rare guarigioni erano dovute solo all’effetto placebo, per cui la guarigione del paziente dipende dalla sua stessa mente, che viene suggestionata al punto da avere una fede così intensa nel potere della guarigione di un operatore o di un farmaco, in realtà privo di principio attivo, da riuscire a far reagire il corpo fino a guarirlo realmente.

   L’OTO contemporaneo nasce su iniziativa ed organizzazione di Reuss, nel 1906, quale Ordine templare in cui confluiscono segretamente esponenti delle Massoneria irregolari, che erano da lui controllate.

   Reuss, inizialmente stimava tantissimo Crowley, al punto di porlo nel 1912 a capo dell’OTO inglese, quando questi iniziò ad ottenere molto successo presso gli affiliati delle sedi di tutta Europa, al punto da insidiare la dirigenza dello stesso Reuss, iniziò a rifiutarsi di applicare la Legge di Thelema. In pratica i seguaci di Reuss non accettavano più né i contenuti del Libro della Legge, né l’idea dell’eone di Horus profetizzato da Crowley, tantomeno il tipo di rituali sessuali da quest’ultimo riscritti appositamente per le sedi dell’OTO sotto il suo controllo. Ma il numero dei sostenitori del “mago nero” crebbe al punto che poté autoproclamarsi nuovo leader dell’organizzazione ancor prima che Reuss morisse, scavalcando quello indicato da quest’ultimo ovvero Hans Rudolf Hilfiker (che era Gran Maestro della Loggia Libertas et Fraternitas di Zurigo fondata fin dal 1917).

   Si narra che Reuss al fine di proteggere la neonata società segreta degli Illuminati fece diffondere la notizia da personalità influenti che erano estinti. Da qui si può ipotizzare che gli Illuminati sarebbero costituiti da una vasta ed internazionale cerchia di amicizie massoniche, thelemiche e rosacrociane discendenti dalle amicizie originali di Reuss.[46]

   In effetti, Reuss fu nominato ispettore speciale dell’Ordine Martinista in Germania. Quindi OTO, Golden Dawn, Martinismo e poteri finanziari germanici convergevano sulla persona di Reuss. Reuss e Kellner ponevano le basi essenziali necessarie per ipotizzare che il nuovo Ordine degli Illuminati fosse diventato una realtà e che riunisse segretamente tutta l’élite delle società segrete rosacrociane, martiniste, gnostiche e templari, ma con una visione accentratrice del potere tutt’altro che democratica. L’importanza di Papus si evince anche dal fatto che Reuss e Kellner nella fondazione dell’OTO gli avevano chiesto l’autorizzazione e gli insegnamenti necessari per praticarvi le iniziazioni e le operazioni magiche di alto grado. Papus non era un massone regolare e non lo divenne mai. Ma aveva influenza e potere tali da poter organizzare un incontro fra leader di Ordini esoterici a Parigi il 24 giugno 1908 e chiamarlo Conferenza Massonica Internazionale, dove Reuss lo conobbe e strinsero un’alleanza di reciproco interesse.

  .

   Tuttavia, la più nota fra le realtà neospiritualiste che ispirerà il pensiero mondialista è la Società Teosofica.

   La Società Teosofica è nota ed è inscindibile da quella della sua fondatrice, Elena Petrovna Blavatsky, nata in Russia nel 1831 da genitori tedeschi e fuggita a 16 anni da quel paese (e da un matrimonio con un ufficiale). La sua vita sarà costantemente costellata da contatti con personaggi di varia e spesso enigmatica provenienza, tra cui non mancheranno molti frequentatori di logge massoniche. Massone, era il colonnello americano Henry S. Olcott, con il quale la Blavatsky creò a New York, nel 1873 la Società Teosofica, una sorta di parareligione sincretista, che univa elementi di Oriente e d’Occidente in una sorta di meeting post spiritualista.

   Questa funzione “strumentale” della Blavatsky, all’interno di complesse vicende dai risvolti non sempre chiari, sembra evidenziarsi soprattutto a partire dai suoi primi viaggi in India (1878), che all’epoca era sotto dominio britannico. In India, la funzione della Società teosofica sarà non solo quella di elaborare una sorta di neo-orientalismo esportabile in Occidente, ma anche, quella di occidentalizzare l’Induismo. Lo storico indiano R. Mukerjee inserisce la Società teosofica fra le quattro organizzazioni che maggiormente hanno lavorato per trasformare la tradizione indù in una forma più in sintonia con la mentalità occidentale, elaborando una sorta di “protestantesimo indù[47]. Non a caso, uno dei più stretti collaboratori della Società teosofica in India, Dayananda Saraswati, sarà noto nella sua terra con il soprannome di “Lutero indiano[48]. Un’operazione culturale, questa, che sembra avere avuto aiuto diretto dello stesso governo britannico, che allora (e non bisogna scordarsi) era sotto il suo dominio, ed era interessato alla creazione di una “forma di spiritualità” che potesse essere condivisa dagli occupanti e dai colonizzati.[49]

   In Occidente, il ruolo della Società teosofica sarà quella di creare una nuova religiosità sulle rovine del cristianesimo: “Il nostro scopo non è di restaurare l’Induismo, ma di cancellare il Cristianesimo dalla faccia della Terra”.[50]

   Lo stesso obiettivo, sarà ribadito anche dal successore della Blavatsky, Annie Besant, che nel discorso di chiusura al Congresso dei Liberi Pensatori tenutosi a Bruxelles nel 1880, affermerà: “Innanzitutto combattere Roma e i suoi preti, lottare ovunque contro il Cristianesimo e scacciare Dio dai cieli!”.

   Alice Bailey, fondatrice nel 1920 dell’associazione Lucifer Truts, il cui nome è stato poi cambiato in Lucis Truts, affinché il riferimento a Lucifero (che per il Teosofismo è un’entità positiva, presiedente all’evoluzione dell’umanità) non ferisse la sensibilità dei “profani”. Oggi la Lucis Trust è membro del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, il cui debito ideologico è stato pubblicamente riconosciuto nel 1948 dall’allora assistente del Segretario generale delle Nazioni Unite, il belga Robert Muller.

   Alice Bailey, è stata tra quelli che hanno promosso quell’ideologia dell’Era dell’Acquario che, a partire dalla cultura hippie degli anni ’60 fino alla New Age, ha costituito un vero e proprio annuncio profetico del “nuovo mondo”. Secondo la Bailey, infatti, l’Età dell’Acquario sarebbe destinata a sostituire la vecchia Età dei Pesci (dominata dal cristianesimo) con una Nuova Era di riunione fra i popoli e fra le religioni, sotto il controllo delle organizzazioni internazionali. Quest’obiettivo si realizzerà, secondo la Bailey con un’opera volta a trasformare la coscienza di massa: “Segno della magia del settimo grado sulla coscienza di massa, è l’uso crescente di slogan per ottenere certi risultati e spingere gli uomini a certe azioni collettive”.[51] Cosa non è quest’affermazione se non dare dignità teorica alla manipolazione delle menti delle persone?

   Tutte queste realtà visibili, tuttavia, sembrano essere più che altro la punta dell’iceberg di un mondo complesso e sotterraneo, di cui è difficile farsi un’idea. In definitiva, per quanto riguarda le organizzazioni e i gruppi visibili, non ha torto René Guénon, quando afferma un giudizio sulla Blavatsky: “Si può legittimamente concludere che M.me Blavatsky fu soprattutto, nel bel mezzo delle circostanze, un “oggetto” o uno strumento nelle mani di individui o di gruppi occulti che si facevano scudo della sua personalità, allo stesso modo di altri che a loro volta furono strumenti nelle sue mani”.[52]

   È sbagliato vedere il mondo esoterico come una realtà monolitica. Ci fu uno scontro storico tra federazioni esoteriche.

   Il 17 agosto 1934 veniva fondato a Bruxelles una federazione composta da potenti Ordini e società esoteriche, la Federazione universale Dirigente gli Ordini e società di iniziazione (FUDOSI). La sua finalità era difendere la sacralità, le liturgie, le dottrine, i rituali, dei tradizionali Ordini esoterici, poiché minacciati dalla crescente avanzata di miriadi di improvvisate sette, psicosette ed organizzazioni occultistiche, che si stavano appropriando indebitamente dei loro rituali, oltretutto profanandoli poiché ne modificavano insegnamenti, riti, contenuti deviandoli dalla loro vera finalità. Tra i principali fondatori e sostenitori vi era l’AMORC, Antico e Mistico Ordine della Rosa Croce.

   Ad ogni rappresentante degli Ordini esoterici aderenti alla FUDOSI venne assegnato il titolo di SAR che significa Figlio di Ra (dio solare egiziano) ovvero Figlio di sua Altezza Reale. Dopo il primo incontro furono scelti 3 Imperatori e posti a capo del Consiglio Supremo composto da 12 membri.

   Gli Ordini esoterici che dal 1934 costituirono la FUDOSI con il rispettivo SAR erano i seguenti:

  • AMORC
  • CONFRèRIE DES FRèRES ILLUMINES DE LA ROSE + CROIX
  • èGLISE GNOSTIQUE UNIVERSELLE
  • FRATERNITè DES POLAIRES.
  • MILITIA CRUCIFERA EVANGELICA.
  • ORDINE CO-MASONIC DI MEMPHIS-MISRAIM.
  • ORDRE ANCIEN ET MYSTIQUE DE LA ROSE + CROIX AMORC
  • ORDINE DEL GIGLIO E DELL’AQUILA
  • ORDRE DE LA ROSE + CROIX UNIVERSELLE
  • ORDRE DE LA ROSE + UNIVERSELLE
  • ORDRE DES SAMARITAINS INCONNUS
  • ORDRE HERMETISTE TETRAMEGISTE ET MYSTIQUE O ORDRE PYTHAGORICIEN
  • ORDRE MARTINISTE TRADITIONNEL
  • ORDRE MARTINISTE ET SYNARCHIQUE
  • ORDRE KABBALISTIQUE DE LA ROSE + CROIX
  • OSSERVANZA ORIENTALE ORDINARIA DI ORDEN MACONNIQUE – MISRAIM STRICTE
  • SOCIété alchimique de france.
  • société dìetudes et de recherches templiéres
  • société d’études martinistes
  • union synarchique de pologne

   Il 1° agosto 1935 i tre Imperatori espulsero i due ordini massonici del rito Memphis-Misraim. L’Imperatore d’Europa Emille Dantinne spiegò che nell’atto di costituzione della federazione era stato espressamente affermato che nessuna organizzazione atea avrebbe potuto aderirvi. Ragione per cui essendo la Massoneria mista Memphis-Misraim era stata accolta solo per errore, essendo stata erroneamente considerata di un credo spirituale. Venne chiaramente decretato che i membri della FUDOSI rompessero tassativamente ogni forma di contatto con Massoneria e i trasgressori sarebbero stati espulsi. Si creò un evidente conflitto fra Rosacroce e Massoneria. Il fatto che la FUDOSI avesse conoscenze approfondite degli Ordini esoterici, fa nascere il sospetto che fossero a conoscenza di un segreto della Massoneria, fosse il lungo custodito. Ovvero la Massoneria ad oggi è sempre stata ritenuta credente di un Essere Supremo che viene presentato ai profani come e agli adepti almeno ai primi gradi, col nome di Grande Architetto dell’Universo. Ne consegue che se la FUDOSI ha ritenuto assolutamente necessario escludere la Massoneria perché atea, riteneva che la vera natura del Grande Architetto dell’Universo non fosse divina. A conferma di quanto fosse influente, il rosacrociano Lewis non venne espulso nonostante facesse anch’egli parte della Massoneria, nel Rito di Memphis-Misraim. La cosa è molto sospetta, in quanto l’Imperatore fu molto chiaro nell’asserire che i membri della FUDOSI non potevano assolutamente avere alcuna forma di collaborazione con iniziati massonici.

   Per difendere gli Ordini esoterici e tutte le fratellanze che non volevano essere controllate da gruppi rosacrociani antimassonici fu creata la FUDOFSI. La Massoneria faceva parte della FUDOFSI. La FUDOFSI nel 1939 era composta da 11 organizzazioni esoteriche e fratellanze:

  • ANTICO E PRIMITIVO RITO DI MEMPHIS E MISRAIM.
  • BROTHERHOOD OF THE ILLUMINED BRETHREN OF THE ROSE-CROIX.
  • éGLISE GNOSTIQUE UNIVERSELLE.
  • FRATERNITAS ROSICRUCIANA ANTIQUA
  • FRATERNITAS ROSAE CRUCIS
  • ORDER OF KNIGHT MASON ELUS COHEN OF THE UNIVERSE
  • ORDRE DE SAINT GRAAL
  • ORDRE MARTINISTE-MARTINEZISTE DE LYON
  • ORDRE KABBALISTIQUE DE LA ROSE CROIX[53]

   Ad aumentare la divisione ci fu la morte di Teder uno dei capi dell’Ordine Martinista che aveva provocato la scissione all’interno dell’Ordine. Victor Blanchard che era stato nominato successore di Teder, non gradiva infatti la struttura massonica dell’Ordine Martinista; durante il Convegno di Bruxelles, che si tenne nel 1934, si presentò con il nome di Ordre Martiniste et Synarchique. Per la stessa ragione aderì alla antimassonica FUDOSI. Invece Jean Bricaud che, come Blanchard, discendeva iniziaticamente da Papus, si allineò al pensiero di quest’ultimo, e gradendo la Massoneria, aderì alla FUDOFSI quale rappresentante dell’Ordine Cabalistico della Rosa Croce pro-massonico. Sebbene la FUDOFSI abbia cessato di esistere durante la seconda guerra mondiale e non sia stata ristabilita dopo la guerra, alcuni degli ex membri si sono contattati l’un l’altro nel 1947 e hanno stabilito una continuazione della FUDOFSI. Nel 1947 ci fu un accordo per la creazione di Ordini rosacrociani.

   I Rosacroce della FUDOFSI unitamente ai massoni, a martinisti teurgici, gnostici ecc. si contrapponevano quindi ai Rosacroce della FUDOSI, guidata dal potente Harvey Spencer Lewis, leader dell’AMORC, Imperatore delle Americhe e dal Dantinne, leader dell’Ordine Cabalista della Rosa Croce ed imperatore dell’Europa.

   In pieno conflitto tra le due federazioni, scoppiò la seconda guerra mondiale. Il nazismo per una sospetta coincidenza massacrò principalmente i membri della FUDOFSI, in particolare quelli della massoneria. Per un’ulteriore e sospetta coincidenza, fra membri della FUDOSI morti a causa del nazismo, vi erano soprattutto quelli passati alla FUDOFSI.[54]

   Nel 2017 la CIA ha diffuso una foto che ritrae Hitler assieme a un importante gerarca nazista, perfettamente in salute, ormai anziani in America Latina.[55] La relazione dei servizi segreti americani alimenta il sospetto secondo cui gruppi finanziari dei continenti americani ed europeo, potrebbero aver aiutato Hitler a fuggire dalla Germania, simulandone il suicidio. Il nazismo potrebbe essere stato realmente costruito ed usato da una federazione di società esoteriche, che possiamo chiamare Illuminati ed essere composto da famiglie ricchissime. È certamente sospetto che Costant Chevillon leader della FUDOFSI, fu assassinato nel 1944 dalla Gestapo.

CAPITOLO 2

SOCIETÀ’ ESOTERICHE E SERVIZI SEGRETI

   Un esempio del funzionamento del sottobosco fatto di sette, servizi segreti e politica è l’organizzazione francese Servic d’Action Civique (SAC), che potrebbe avere avuto delle connessioni con il Priorato di Sion. Il SAC nasceva come servizio d’ordine del Rassemblement du Peuple Francais (RPF) fondato da de Gaulle negli anni dell’immediato dopoguerra. Il servizio d’ordine era costituito da ex membri delle Resistenza e da militari, poliziotti e agenti dei servizi segreti, tutti profondamente devoti al generale, e aveva come compito principale quello di proteggere i candidati gollisti e di provvedere alla sicurezza delle riunioni e dei comizi dell’RPF.

   Quando all’inizio del 1953 de Gaulle sciolse l’RPF, anche il suo servizio d’ordine cessò di esistere, almeno ufficialmente. Ma in realtà i suoi membri formarono una rete clandestina che tramò per destabilizzare la Quarta Repubblica, scopo che raggiunse nel 1958. Una volta al potere, nel gennaio 1960, de Gaulle istituì formalmente il SAC, che presto divenne una peculiare organizzazione semiufficiale: in pratica un’agenzia di “sicurezza” dello Stato con ampi poteri e una stretta connessione con gli altri servizi di polizia, restando però fedele a un solo partito e a un solo credo.

   La funzione del SAC era quello di proteggere de Gaulle e mantenerlo al potere, tenendo d’occhio i suoi avversari politici e, se necessario, indebolendoli o screditandoli spesso usando trucchi e campagne di diffamazione.

   L’apparizione dell’Organisation d’Armé Secrète (OAS), fondata da ufficiali dell’esercito in servizio o in congedo che avevano giurato di vendicarsi di de Gaulle per essersi dichiarato a favore dell’indipendenza algerina dopo la sua presa al potere, diede al SAC un nemico importante, che minacciava sia de Gaulle, sia la sicurezza dello Stato, a cui dedicarsi. Al suo culmine, si dice che il SAC contasse su 30.000 uomini, organizzati a livello regionale e locale in tutta la Francia, pur mantenendosi defilato e rimanendo sconosciuto alla maggior parte dei francesi.

   Quando nel 1969 de Gaulle lascia la carica del presidente della repubblica, il SAC conciò a perdere il senso del proprio scopo. Pur continuando a proteggere i politici gollisti, cominciò a deviare pericolosamente. Molti politici, in particolare il ministro degli Interni Raymond Marcellin, guardavano con preoccupazione un simile mina vagante, cercando ogni occasione per tapparle le ali, o meglio ancora, eliminarla del tutto. L’organizzazione perse membri e finanziamenti. Ma è sempre pericoloso quando un gruppo ben organizzato e semiclandestino perde la sua ragion d’essere: inevitabilmente troverà dell’altro per colmare il vuoto.

   Nel 1970 il SAC – che aveva già stretto connessioni con la criminalità organizzata dedicandosi al traffico di armi e di droga – istituì un organismo ancora più clandestino, da usare per compiti che richiedevano maggiore segretezza e facilità di smentite nel caso che qualcosa non andasse per il verso giusto. Gli diedero il titolo apparentemente innocuo Ètudes Techniques et Commecials (ETEC), sotto il controllo di Charly Lascorz. In realtà l’ETEC lavorava a stretto contatto con vari dipartimenti della Polizia, del ministero degli Interni e con la Direction de la Surveillance du Territoire (DST). Con la finalità principale di infiltrarsi nelle organizzazioni politiche, Lascorz lanciò un’operazione del genere contro quello che si direbbe un obiettivo decisamente imprevedibile. Delle tante organizzazioni che oggi si proclamano eredi dei cavalieri templari, una delle più grandi e più influenti all’epoca, con Grandi Priorati in molti paesi, è il Sovrano e Militare Ordine del Tempio di Gerusalemme (SMOTG). L’ETEC riuscì a infiltrarsi nel Priorato francese dello SMOTG ottenendo l’elezione di un loro uomo, il generale Antoine Zdrojewski, ex capo della Resistenza polacca, a nuovo Gran Priore. Ma era Lascorz a dare gli ordini.[56]   

   C’erano diversi motivi per infiltrarsi nei Templari. Poiché tendevano a richiamare gli strati più alti della società, l’Ordine poteva a sua volta essere usato per infiltrarsi nella polizia, nell’esercito, nei media e così via. Anzi, secondo F. Audiger, autore di uno studio sul SAC, lo SMOTG aveva già dei legami con vari servizi segreti.[57] Ma era anche una fonte di finanziamento poiché i nuovi Templari dovevano pagare forti somme, denaro che serviva a finanziare sia le operazioni dell’ETEC sia il tenore di vita di Lascorz.[58]

   Oltre a riempirsi le tasche, Lascorz, uomo di estrema destra, non si faceva scrupolo di usare sia l’ETEC sia lo SMOTG per portare avanti una politica corrispondesse alla sua impostazione ideologica. Nel 1971 aveva fondato l’Union pour la Défence des Libertés e de Doits, una sorte di miscela tra il partito di estrema destra e la massoneria templare, che strinse legami con altri gruppi di destra in tutta l’Europa, specialmente in Germania, usando l’esistente rete dello SMOTG.

   Comunque, Lascorz aveva esagerato: gli avversari del SAC nel governo colsero l’occasione per dargli una lezione usando l’ETEC come esempio, Lascorz fu arrestato – fuggì ma fu arrestato di nuovo in Spagna ed estradato – e condannato a tre anni per frode anche se scontò meno della metà della condanna.

   La natura dei meccanismi a ingranaggi concentrici di questo affare non può non disorientare, ma è tipica del mondo oscuro. Il SAC crea un’organizzazione di facciata, l’ETEC, che si infiltra nello SMOTG e ne prende possesso, usandolo poi per infiltrarsi in altre organizzazioni. Altrettanto tipico è l’intreccio di svariate finalità, organizzative e personali: la funzione ufficiale del SAC di proteggere il gollismo; le ambizioni politiche di Lascorz; gli obiettivi dei gruppi di estrema destra e l’ideale templare dello SMOTG, oltre alle attività esplicitamente criminali per finanziarie le altre attività.

   Il SAC subì un declino ancora più forte – diventando irrilevante per la politica francese, scivolando sempre di più nelle attività criminali ed estremistiche di destra – dopo la nomina a presidente della repubblica di Valéry Giscard d’Estaing nel 1974. I nodi vennero al pettine quando la notte tra il 17 e il 18 giugno 1981, in seguito a una faida interna, un ex membro del SAC e ispettore di polizia, Jacque Massié (probabilmente anche Templare dello SMOTG) fu ucciso, con la moglie, un figlio di otto anni e altre tre persone, nella sua casa di Auriol in Provenza.

   L’inchiesta ufficiale concluse che l’organizzazione era profondamente coinvolta in attività criminali, della contraffazione al traffico di droga e allo sfruttamento della prostituzione e aveva connessioni con undici omicidi o tentati omicidi. Anche se Mitterrand ne ordinò lo scioglimento nel 1982, il SAC potrebbe non essere scomparso e operare segretamente.

L’ORDINE DEL TEMPIO SOLARE

   Si potrebbe fare dei paralleli tra il Priorato di Sion e l’Ordine del Tempio Solare, i cui suicidi e omicidi di massa sconvolsero il pubblico nel 1994. I due ordini non solo avevano un modus operandi molto simile, ma condividevano le stesse radici esoteriche.

   Come il Priorato di Sion, il Tempio Solare fece la sua apparizione in Francia negli anni ’50, iniziando nel 1952 con una riunione di occultisti diretta dall’alchimista Jacques Breyer nello Chateau d’Arginy nella regione del Beaujolais.

   Originariamente questo gruppo fu attirato ad Arginy dalla ricerca di reliquie nascoste dai Templari al momento della loro soppressione. A quanto sembra questo gruppo fu condotto in questo luogo da un documento della metà XVIII secolo trovato nella Bibliothèque Nationale, che affermava che l’ultimo Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, aveva trasmesso al templare Guillaume de Beaujeu – della famiglia che possedeva il castello di Arginy – non solo la sua autorità ma anche importanti reliquie templari, la più preziosa delle quali era un osso dell’indice di Giovanni Battista. Non trovando la reliquia, Breyer (il creatore di questo) e i suoi compagni impiegarono tecniche magiche per tentare di stabilire un contatto psichico con gli spiriti dei Templari uccisi all’atto della loro soppressione.

   Si afferma che il 12 giugno 1952 i loro tentativi avrebbero avuto successo,[59] Dando via a una nuova soprannaturale rivendicazione alla legittima discendenza dei Templari – da qui viene il nome di “trasmissione solare” – che scavalcava d’un balzo la scomoda necessità di dimostrare la continuità storica dall’ordine medievale dichiarando che l’autorità derivava dalla comunicazione psichica con i capi templari deceduti. Il sovrano Ordine del Tempio Solare (OSTS) era nato e continuò a eseguire i suoi rituali ad Arginy per oltre vent’anni.

   Come il Priorato, anche l’OSTS sono state attribuite attività politiche clandestine. Nel suo L’occultisme dans la politique del 1994, Gèrard de Sède – citando come fonte il cugino del conte de Rosemont, proprietario del castello di Arginy – afferma che nei tardi anni ’50 Costantin Melnik, figura importante dei servizi segreti francesi e a quel tempo consigliere sulla sicurezza del primo ministro Michel Debrè, era stato coinvolto in rituali notturni ad Arginy.[60]

   Queste affermazioni in merito alla partecipazione ai riti di Costantin Melnik, non è da scartare, dal mio modesto punto di vista, formulare l’ipotesi che sia stato un tentativo dei servizi segreti di depistare per coprire delle attività clandestine.

   In quel periodo la stampa di diede in gran dare per collegare Melnik con un misterioso gruppi di templari che era denominato “Lo scopo del gruppo”. France Observateur scriveva il 17 marzo1960 “Lo scopo del gruppo di cui fa parte di cui fa parte Costantin Melnik, un membro del governo di Debrè e il ‘giornalista’ Pierre Joly, è praticare un’attività anticomunista. Controlla da lontano un numero di associazioni ed è soprattutto in contatto con l’organizzazione di George Sauges, con gli integralisti cattolici amici franchisti. I ‘Templari’ hanno contatti in Germania e in Spagna. Da parte sua, Melnik attribuì questa notizia a una campagna di diffamazione organizzata dal KGB”.[61]

   I personaggi citati non erano da poco: George Sauges apparteneva alla sezione guerra psicologica dell’esercito.[62]

   Più o meno nello stesso periodo il periodico Juneval definiva questi templari   come uomini della desta monarchica, che avevano basi a Lione, a Tolosa e che avevano delle cellule all’interno dell’esercito in Algeria.[63]    

   Per oltre un decennio, l’OSTS fu una vera e propria società segreta e gerarchica, per soli iniziati. La sua esistenza era pressoché sconosciuta agli esterni e gli associati erano esclusivamente persone ricche e influenti. Anche in questo simile al Priorato, l’OSTS fece la sua pubblica uscita solo negli anni ’60, contando la propria rinascita dall’elezione del suo primo Gran Maestro, Jeane-Louis Marsan, con il nome di Jean XXIII il giorno di san Giovanni Battista, il 24 giugno del 1966. Un anno dopo Ma queste du Graal (La mia ricerca del Graal) pubblicato sotto lo pseudonimo di Péronic, il “trovatore Solare”, portava all’attenzione del pubblico i dogmi e le dottrine dell’Ordine (Peronic era una sorta di “sacro folle”, personaggio delle leggende bretone).

   Il maggior successo dell’Ordine fu assicurarsi il patronato del principe Ranieri III di Monaco tramite Marsan, uno dei suoi più prossimi amici e consiglieri. Sua moglie, la principessa Grace – l’ex star di Hollywood Grace Kelly – ne divenne un devoto membro.[64]

   Un’ulteriore spinta venne nel 1975 con la pubblicazione a Monaco delle dottrine dell’OSTS sotto lo pseudonimo di Peronic e con il titolo Pourquoi la résurgence de l’Ordre su Temple? Secondo questo ponderoso volume l’OSTS seguiva un miscuglio di idee occultiste tradizionali e New Age, che avevano ben poco a che spartire con le organizzazioni convenzionali neotemplari. Si basava in larga misura sugli scritti di Alice A. Bailey (1880-1949), guru della New Age che affermava di avere avuto dei contatti psichici con “maestri segreti”, che insegnava quello che definiva la “dottrina Solare”, secondo la quale la civiltà umana è il frutto dell’intervento di esseri progrediti appartenenti a un pianeta in orbita a Sirio. L’OSTS si spinse più in là, identificando il pianeta come Epolitas (Heliopolis),[65] ma per qualche motivo che rimane tuttora sconosciuto il successivo Tempio Solare lo avrebbe chiamato Proxima.  

   Vi sono precisi paralleli tra le dottrine e i dogmi dell’OSTS e quelli del Priorato di Sion. Nel 1957, mentre il primo serbava gelosamente la propria segretezza, il suo fondatore Jacques Breyer scrisse Dante alchimiste, un’interpretazione alchimistica della Divina Commedia che definisce il Bafometto dei templari[66]   l’“Eloquente Espressione della Grande Opera, pienamente realizzata dal 1188 entro la Croce Forcata”.[67]

   Breyer passa a spiegare che la Croce Forcata era il simbolo dell’ordine segreto interno dei templari, le quattro estremità della croce di una M. Breyer afferma che ogni grado dei Capitoli Privati della Croce Forcata ha tre volte il numero dei membri del successivo, un carattere che è anche del Priorato fin dai primi statuti del 1956, giusto l’anno prima del libro di Breyer.

   Mentre sarebbe un errore prendere gli scritti di Breyer alla lettera quanto i Dossier Secrets, questi paralleli sono particolarmente interessanti perché chi compilò i Dossier trasse le sue idee dalla stessa fonte. Altre somiglianze appaiono nelle successive pubblicazioni del Tempio Solare, sottolineando come il primo papa eletto dopo la “riemergenza” dell’Ordine del Tempio ad Arginy prese il nome di Giovanni   XXXIII (Angelo Roncalli, papa dal 1958 al 1963). Inoltre: Pochi anni dopo la scomparsa di Giovanni XXIII, il Sovrano Ordine del Tempio Solare si riunì dopo la celebrazione di san Giovanni Battista nel 1966, e il Conclave elesse il successore di Jacques de Molay, che così divenne il ventitreesimo Gran Maestro dell’Ordine, detentore e portatore della Grande Fascia della Croce del Tempio.

   E il ventitreesimo Gran Maestro aveva un nome: Giovanni![68]

   Papa Giovanni XXIII è stato significativo per loro a causa delle riforme che introdusse nella Chiesa durante il breve pontificato, soprattutto perché come diceva Peronik, <seguì la via del Templare universale>.[69] (Per loro un altro “Templare universale” era Jules Verne).[70]

   Nei documenti del Priorato, il titolo di Cocteau è Jean XXIII il che sembra fosse stato costruito in modo che un Giovanni XXIII presiedesse il Priorato nello stesso periodo in cui un Giovanni XXIII era papa. Chiaramente l’OSTS aveva la stessa intenzione.

   Dopo il discreto emergere dell’OSTS nel 1952 ad Arginy, e l’elezione nel 1966 del suo primo Gran Maestro, che preparò la strada alla preparazione in pubblico l’anno seguente, si verificò un terzo evento (molto più oscuro): il 12 giugno 1973, l’Ordine ai mostrò per la prima volta in pubblico a Mont Sainte-Odile, in Alsazia.

   L’OSTS si alleò anche con l’Ordine Giovannita e la Chiesa di Giovanni, che in apparenza sembravano degli Ordini centrati sull’evangelista, ma la ricorrente enfasi seguissero la forma giovannita dei “due Giovanni” (Giovanni battista e Giovanni evangelista). Inoltre, l’OSTS si dichiarava sinarchico e qui basti dire che anche il Priorato si allinea con quella che è l’ideologia inquietante della Sinarchia.

   Vi sono altri elementi decisamente dubbi e inquietanti nelle dottrine del Tempio Solare; per esempio, uno dei suoi obiettivi dichiarati è l’unione di cristianesimo e di Islam, ma non del giudaismo, con la motivazione che gli ebrei sono deicidi. In pratica si dichiara che i Templari sono in senso iniziatico i veri ebrei.

   Anche se l’Ordine del Tempio Solare e il Priorato di Sion affermano cose totalmente diverse sulla propria storia e le proprie finalità, vi sono delle analogie, o per fecondazione incrociata delle idee o semplicemente dovute al frequentare lo stesso mondo.

   Quale che fosse l’intenzione originaria di Breyer, dopo essersi presentato al pubblico, l’Ordine cominciò a evolvere acquisendo più membri e diventando leggermente più accessibile. Ma veniva trascinato nell’oscuro sottobosco in cui gruppi di estrema destra, criminalità organizzata e servizi segreti incrociano i loro passi.

   Una figura chiave di questa evoluzione fu Julien Origas, un collaboratore francese della Gestapo durante l’occupazione nazista della Francia, che aveva scontato una condanna in carcere dopo la guerra. Aderì all’OSTS nel 1965, ma ne fu espulso dopo un paio di anni per le sue ambizioni di impadronirsi del controllo dell’organizzazione. Com’era prevedibile, fondò un suo ordine templare, l’Ordine Riformato del Tempio (ORT) nel 1969, che finì per raggiungere i 1.500 membri tra il Canada, l’Africa, il Brasile e la Martinica. C’erano anche legami tra l’ORT e il SAC, la guardia pretoria gollista.

   Poi, nel marzo 1981 comparve un nuovo Tempio Solare, formato e diretto da Joseph di Mambro, questa volta semplicemente Ordre du Tempe Solaire, ma c’era chiaramente una connessione con l’esistente Sovrano Ordine, cosa difficile da definire per gli estrani in quanto quest’ultimo tese a negare il rapporto tra loro dopo le morti di massa. Nonostante l’affermazione che si trattava di un gruppo scissionista con scarse connessioni con il Sovrano Ordine del 1952, c’era sicuramente una sovrapposizione tra i membri, in particolare nei gradi più alti. Quel che non è chiaro è che il nuovo Tempio Solare fu istituito dall’Ordine Sovrano come copertura, magari come terreno di reclutamento, o se gli eventi del 1981 rappresentarono un’acquisizione dell’OSTS da parte di personaggi discutibili come Di Mambro e Origas. Ma, ciò nonostante, era ancora sulle stesse dottrine: Jacques Brejer certamente diede la sua benedizione al Tempio Solare e personalmente a Di Mambro.[71]

   L’Ordine di Mambro operava principalmente nei circoli New Age di lingua francese, raccogliendo notevoli adesioni tra personaggi ricchi e potenti in Francia, Svizzera e Canada. Molto probabilmente i suoi membri ordinari erano ignari dei legami che il Tempio Solare aveva fatto con il mondo criminale e con l’estrema destra. Secondo i ricercatori Arnaud Bédat, Gilet Bouleau e Bernard Nicolas, la reale autorità dell’Ordine risiedeva in Italia e/o in Svizzera, presso “maestri sconosciuti” che controllavano Di Mambro.[72] Non è da escludere che ci siano stati dei legami tra il Tempio Solare e la P2.

   Nel 1974 Di Mambro si era stabilito – cosa forse significativa – ad Annegasse, dove aveva fondato il Centre de Preparativo ha l’Age Noveau (CPAN). Fu qui che all’inizio degli anni ’80 conobbe l’altra figura chiave nella storia del Tempio Solare: l’ex parà belga Luc Jouret, che aveva combattuto nel Congo belga e operava come omeopata da Annemasse. Jouret creò l’organizzazione Club Amenta per promuovere le sue conferenze e i suoi corsi, con un gruppo interno chiamato Club Archédia (Arcadia), che celebrava determinati riti speciali. Ma nel 1983, quando Origas morì, Jouret come Gran Maestro dell’ORT, fondendo quello che era rimasto dell’associazione con il Tempio Solaro di Mambro e diventando il secondo al comando.

   Non c’è di avere dei dubbi che uno degli scopi principali scopi del Tempio Solare era quello di far intascare soldi a Di Mambro e Jouret. Tutti i 500 membri erano tenuti solidamente sotto controllo, soprattutto grazie agli intensi e fortemente suggestivi riti in cui apparentemente si manifestavano il grande dio egizio Osiride e il santo Graal. Molto probabilmente la cosa nasceva attraverso un trucco elettronico e olografico.

   Nell’ottobre del 1994, tra le rovine fumanti degli edifici dell’Ordine in Canada e in due località in Svizzera, furono trovati i cadaveri di 53 membri del Tempio Solare, compresi quelli di Mambro e di Jouret. Ufficialmente erano suicidi di massa, e alcuni dei membri, presumibilmente quelli riluttanti a togliersi la vita, erano stati uccisi con un proiettile nella testa. Secondo lettere spedite alle autorità, erano convinti che una volta morti sarebbero tornati “a casa” su Sirio.[73]

   C’è da interrogarsi sulle cause di questo suicidio di massa. Ci sono diverse ipotesi. Una di chiara derivazione esoterica afferma che queste tragedie presero l’avvio quando “le Sette Entità della Grande Piramide di Giza lasciarono la Camera Segreta durante la notte del 31 marzo 1993[74] molto probabilmente potrebbe essere un riferimento alla scoperta di quella che sembrava essere una porta in uno dei pozzi della Grande Piramide. Le speculazioni e le teorie sulla camera segreta e sul pozzo legato alla costruzione di Osiride e alla stella di Sirio non hanno ancora trovato una soluzione. Presubilmente questo ispirò i leader (o i controllori) del Tempio Solare, fornendo loro una comoda scusa per la liquidazione dell’Ordine.

   Dopo di ciò, 5 messaggi della “Signora del Cielo” – non si sa se riferimento è alla Madonna o alla dea Iside, detentrice originaria del titolo – furono ricevuti tra il 24 dicembre 1993 e la data magica del 17 gennaio nel 1994.[75]

   Le lettere di addio collettive erano indirizzate al ministro francese degli Interni, Charles Pasqua (ex leader del SAC),[76] in cui si affermava che la sua presenta persecuzione dell’Ordine li aveva spinti a ricorrere a quella drastica azione. Poi, nel dicembre 1995, altri 16 membri, tra cui un agente di polizia, si tolsero la vita in una foresta nel Vercors in Francia (ma anche in questo caso molti pensano che alcuni fossero stati uccisi), segno che qualcuno stava ancora dando ordini. Altri 5 si suicidarono in Québec.

   Nonostante le indagini e le inchieste, che portarono a una repressione dei culti in Francia, è facile sospettare che le autorità in Svizzera e in Francia abbiano insabbiato deliberatamente le indagini, non volendo che il verdetto sulle morti “morti culturali” fosse rimesso in discussione. In effetti, ci sono dei motivi per sospettare che ci sia qualcosa di più. Un’ipotesi ragionevole è che l’Ordine veniva usato come facciata per altre attività, e i sospetti su un coinvolgimento delle autorità fecero sì che bisognasse chiuderlo definitivamente. L’aspetto più sconcertante di questo scenario è che i leader ufficiali, Di Mambro e Jouret, risultò che anche loro si erano uccisi.

   Ma non è finita qui.  Gérard Paul Cheney, l’ex militante della Aginter Presse[77] che proprio al sorgere degli anni Ottanta abbandonò moglie e famiglia per unirsi a un’altra per unirsi a una setta oscura di stampo new age, l’école Naturelle de vie de l’Ordre du Lotus, fissata con l’ambientalismo e la fine del mondo (guarda caso).

  Ulteriori ricerche mostrano altri singolari collegamenti. C’è una signora Danielle Drouant, che assieme al marito Patrick Véret, noto omeopata e agopunturista, che è fondatrice di ben due ordini neotemplari: l’Ordre nouveau des Templiers opératifs e   l’Ordre du Temple de la Jérusalem céleste.  Nel 1987 la coppia diede vita a una sorta di disciplina medica, l’Energo-Chromo-Kinèse, che predicava il “panteismo gnostico” che veniva proposto a tutti i nuovi adepti. La sede operativa del gruppo – che tra il 1997 e il 1999 sarà classificato come setta sia dal parlamento belga che da quello francese – era Villefranche-Sur-Mer.

   Nel 1997 una commissione d’inchiesta appositamente istituita dalle autorità di Bruxelles cercherà di ricostruire un contatto diretto tra il gruppo Drouant e l’Ordre du Temple Solaire. Nonostante la scarsa collaborazione dei testimoni – si legge nel documento. Si legge nel documento: “gli investigatori hanno stabilito che sarebbe esistita una persona che figurava una persona che figurava sulle liste dell’Ordre nouveau des Templiers opératifs e, al contempo su quelle di Jouret”.[78] Dunque, sussisteva un vero collegamento tra i due gruppi, e lo conferma la documentazione ufficiale. Ma le coincidenze non si fermano qui. Yves Felix Marie Guillou, che di professione fa il mercenario. Ex capitano dell’esercito francese, reduce dalle campagne di Corea, Indocina e Algeria, nel 1960 ha abbandonato la divisa ufficiale per mettersi quella dell’OAS, l’Organisation Armé Secrète, il gruppo terrorista che ha messo bombe e realizzato omicidi per impedire l’indipendenza dell’Algeria. Fallito tale obiettivo, Serac (altro nominativo di Guillou) si rifugia prima in Spagna, dove aiuta Franco nell’instancabile ricerca di oppositori politici, e poi in Portogallo. Qui il regime di Salazar lo ingaggia per addestrare alcune formazioni del PIDE, la polizia segreta, e della Legião Portuguesa, una milizia fascista il cui scopo dichiarato fin dagli anni ’30 era combattere “la minaccia comunista e l’anarchismo”. Ed è proprio quello che Serac sostiene di voler fare quando il governo portoghese gli elargisce i fondi per dare vita all’Aginter Press. Alla fine degli anni ’70 di Guillou si perdono le tracce.[79] Nel 2006, Guillou, oramai ottantenne, sembrerebbe che avrebbe partecipato in veste di “studioso delle religioni” al Foro Espiritual Estrella, un summit interconfessionale dal sapore decisamente new age, al quale presero parte anche i rappresentanti di alcuni gruppi settari, come per esempio l’Ananda Marga.

   Ci sono dei fatti che collegarono questa setta ad avvenimenti italiani.

   Tra il 1987 e il 1990, a Bologna e nel Nord Italia sono state attive le Ronde Pirogene Antidemocratiche, un gruppo che bruciava utilitarie al ritmo di quasi tre a notte soprattutto Citroën Dyane, Fiat 128 e 500, Simca e “Bianchine.”[80]  Furano accusati di farne parte il professor Curzio Vivarelli, il disoccupato Luca Tudertini, entrambi aderenti all’associazione Ananda Marga, e i giovani Damiano Rossi e Mauro Borghi. I quattro sono arrestati il 23 maggio 1989. Una settimana dopo è la volta di Bruno Donati, 35 anni, impiegato. Le manette scattano anche per il padre di uno degli arrestati che per impedirne la cattura ha sparato con il fucile contro gli agenti: dovrà rispondere di tentato omicidio. L’Ananda Marga, contestò l’uso del simbolo (una stella di David con sullo sfondo un sole nascente e una svastica) da parte delle Ronde e pur riconoscendo il rapporto con i due arrestati nega ogni responsabilità per gesti fanatici e insulsi eventualmente attribuiti ai due, personaggi con problemi psicotici, poiché l’associazione si occupa della diffusione dello Yoga come sistema per ritrovare l’armonia e l’equilibrio. Una dissociazione poco credibile: il movimento, fondato in India nel 1951 da un maestro bengalese di yoga tantrico, si è reso protagonista di numerosi e gravissimi episodi di violenza politica. Shrii Anandamurti organizza contemporaneamente un movimento spirituale e politico basato sulla Teoria dell’Utilizzazione Progressiva (il PROUT) che ha suscitato l’interesse di importanti economisti. Ananda Marga, in nome dell’opposizione al comunismo e al capitalismo, persegue una “terza via” e si dichiara contrario al sistema delle caste e fiero oppositore del Partito del Congresso. Dopo aver conseguito buoni risultati elettorali nel ‘67 e nel ‘69, il leader è arrestato nel 1971 per l’omicidio di ex membri. La repressione prosegue: nel ‘75 Indira Gandhi mette al bando l’organizzazione in tutta l’India. L’assoluzione per Anandamurti nel ‘78 accentua il vittimismo degli adepti: alla denuncia della persecuzione politica per motivi elettorali si accompagna il gesto disperato di otto seguaci (tra i quali cinque occidentali) che si suicidano col fuoco. Il movimento prende le distanze ma celebra il “sacrificio generoso”. Così in Australia, nel 1981, due adepti sono condannati per l’omicidio di un uomo politico ostile mentre l’anno successivo 17 membri del movimento sono uccisi in un tumulto a Calcutta. La setta agli inizi degli anni Ottanta prende piede anche in Italia, reclutando in ambienti evoliani: l’allarme è lanciato da Heliodromos, la rivista del Fronte della Tradizione.


   Questa dottrina ha influenzato anche Soho Asahara, il santone di Aum, la setta della strage col gas nervino nel metro di Tokyo.


   Nell’inchiesta sulle Ronde pirogene è coinvolto anche il veronese Giovanni Gunnella, figlio di Pietro, “il professore”, fiduciari o della rete CIA, contatto tra Minetto e il colonnello Spiazzi. Una conversazione telefonica del giovane, residente a Firenze, sul “terzo uomo” di Ludwig (la prima organizzazione terroristica di ispirazione politico-religiosa, un mélange di intransigentismo cattolico e razzismo nazista) è citata nella sentenza ordinanza contro le Ronde.


   Il giudice istruttore Grassi sottolinea i rapporti con i Nuclei sconvolti della sovversione urbana e con l’estrema destra veronese.


   Nel documento “Piro acastasi”, redatto dal leader Tubertini e sequestrato al militante veronese Marco Toffoloni, emergono i punti di contatti con la weltanschaung di Ananda Marga, in particolare la teoria del fuoco purificatore.

   Dalla sentenza inerente all’inchiesta sulle Ronde si rileva la singolare coincidenza della presenza del generale Maggi Braschi esperto di guerra psicologica (nonché elemento della rete spionistica USA) in India, luogo di nascita della setta Ananda Marga, quale addetto militare proprio nel momento proprio nel momento in cui veniva importata nel veronese.

   Per tutti questi motivi non può essere scarta l’ipotesi che nel Veneto, per le connessioni con Ordine Nuovo, con la rete CIA e l’acceso anticomunismo delle tre formazioni di estrema destra, sia stato un laboratorio di sperimentazione di tecniche di guerra non ortodossa basate sull’uso terroristico di devianze esoterico-religioso a connotazione politica estremista di destra.

   Sarà un caso ma la cura LUDOVICO, o se sì il trattamento LUDWIG ricorda il lavaggio mentale che Alex nel film Arancia meccanica subisce “volontariamente”, nel film è ovviamente ribaltato nello scopo che persegue, essendo “riabilitativo” ma nel metodo deprecabile, mentre nella realtà è molto peggio e talvolta serve a forgiare schiavi sessuali, candidati manciuriani e “guerrieri apocalittici” utili per fini terroristici e politici.

   LUDWIG, nome in codice germanico non a caso, nome che richiama per assonanza le sue origini naziste, ma forse ancora più antiche se volessimo ulteriormente approfondire la questione, nome che Kubrick ha rimarcato con ambivalenza per tutto il film, nome che richiama appunto il progetto MK-ULTRA…

   Nome del gruppo criminale. Sigla e firma che forse (è un’ipotesi che val la pena di approfondire) voleva potesse richiamare pur con un codice criptato la CURA LUDOVICO, in altre parole cosa rappresentasse nella realtà celata all’opinione pubblica, come un codice da imitare….

   La fine degli anni 70 fu costellata di attentati di stato, stragi e omicidi politici, mentre su un livello quotidiano più da cronaca nera, vide il sorgere dei primi omicidi rituali mediatici, all’epoca quasi sempre eseguiti da fanatici estremisti di destra, come nel caso dei MOSTRI DEL CIRCEO ed in seguito verso la fine degli anni ‘70 il duo LUDWIG…

   Il Foro Espiritual Estrella si svolse nella regione della Navarra. Emerse che era presidente di un’associazione che si chiamava Vida-Muerte-Vida.

  C’è da chiedersi che ci faceva un cattolico tradizionalista in stretto contatto con sette neotemplari? Oppure, come suo costume, aveva escogitato un inedito piano di complotti e infiltrazioni?[81]

SETTE, SERVIZI SEGRETI E CONTROLLO MENTALE

 

  È ipotizzabile che dietro a questi suicidi di massa ci sia stato l’uso del controllo mentale (le sette sono uno degli ambiti ideali dell’uso del controllo mentale).

   È, ormai, assodato, che un gruppo di scienziati dediti alla psicologia operativa e al controllo mentale in programmi segreti prevalentemente della CIA (come il famigerato MK ULTRA) sono giunti a sperimentare le loro tecniche più perverse e immorali solo all’interno di certe sette e solo tramite l’uso e l’abuso della religione. Queste sperimentazioni erano quindi legate a frange religiose occulte come nel caso del Tempio Solare che sono legate in maniera quasi ossessiva alla famosa Stella Sirio, quella Stella fiammeggiante che per la Massoneria diventa il più prossimo e il più sacro dei simboli, e una costante e strana presenza dell’uso del Sole nei culti negli ultimi decenni. Questo tipo di sette sono sempre più spesso solo un esperimento, e dietro all’esperimento si celano i veri maghi, quelli del controllo mentale.

   Dietro la tragedia dell’Ordine del Tempio Solare, ovviamente, non c’è solamente l’uso del controllo mentale, ma come si è visto prima c’erano attività illecite come il traffico di armi. Il giornalista franco-canadese Pierre Tourangeau che studiò la setta del Tempio Solare, riferì che la setta fu finanziata dai proventi del traffico di armi in Europa e Sud America. Contemporaneamente, Radio Canada annunciò che i Templari di Jouret guadagnarono centinaia di milioni di dollari con il riciclaggio dei profitti attraverso la famigerata Bank of Credit and Commerce International (BCCI), chiusa d’autorità nel 1991.[82] La Presse di Montreal osservò: “ogni nuova informazione addensa solo il mistero”, ma la combinazione di contrabbando internazionale di armi e della BCCI presenta un quadro abbastanza familiare di sedizione di stampo CIA. Ci furono ben 16 testimoni morti nel corso dell’indagine sui coinvolgimenti della banca nelle operazioni segrete della CIA, nel contrabbando di armi in Iraq e nel riciclaggio di denaro.

   Le connessioni del culto solare alla BCCI (riportate in Europa, ma filtrate nei resoconti dei giornali americani) alimentarono le congetture dei giornalisti canadesi su certi determinati fatti che avvennero, per nascondere il traffico di armi e il riciclaggio di denaro.

   Gli stretti rapporti tra coloro che gestiscono la “sicurezza nazionale” ed i vari culti non iniziarono a Cherry. Non è da scartare l’ipotesi che l’Ordine del Tempio Solare di Jouret, sia stata una delle tante incarnazioni delle operazioni di controllo mentale organizzate e supervisionate dalla CIA e dagli altri servizi segreti.

   Gli scienziati che operano in queste confraternite create dai servizi segreti conducono spesso due vite diverse. Molti di loro sono persone rispettate per la loro posizione sociale e professionale, ma se venisse a galla la verità verrebbero sommersi dalle critiche del pubblico.

   Martin T. Orne, per esempio un anziano ricercatore della CIA, lavora presso i University of Pennsylbania’s Experimental Psychiatry Laboratory. È anche un membro del consiglio consultivo del False Memory Syndrome Foundation, una cricca di psichiatri, molti dei quali con una formazione nella sperimentazione del controllo mentale nelle sue infinite forme. La Fondazione si dedicò a negare l’esistenza di culti che applicano il controllo mentale e l’abuso di minori. Il suo scopo principale e castigare i sopravvissuti e i terapisti che avrebbero prodotto prove sugli abusi rituali.

    Respingendo le accuse sugli abusi rituali e indicando che si trattava d’isteria o falsi ricordi, hanno “messo in pace” (si fa per dire) molti genitori di bambini in età prescolare.

   La CIA (come gli atri servizi segreti) ha tutto l’interesse di insabbiare le vicende inerenti questi culti, poiché c’è un legame tra questi culti e i programmi di controllo mentale.

   Le vicende della programmazione ipnotica furono finanziate nel 1960 dall’Human Ecology Fund, una copertura della CIA presso la Cornel University che collaborò a molti degli esperimenti sul controllo mentale, condotti negli Stati Uniti e all’estero, tra cui gli esperimenti condotti dal dottor Cameron alla Montreal Allen Memorial Institute.

   I voluminosi file di John Marks a Washington D (139 scatoloni per l’esattezza ottenuti grazie al FOIA, due quinti dei quali documentano l’interesse della CIA per l’occulto) comprendono una relazione dell’Agenzia nella quale figurano un concessione di 30.000 dollari ad Orne da parte della Human Ecology e un’altra, sempre di 30.000 dollari da parte della Boston Scientific Engineering Institute (SEI) – un’altra copertura della CIA, fondata da Edwin Land della Pollaroid Corporation. Il 1960 è stato l’anno in cui l’ufficio di Ricerca e Sviluppo della CIA cominciò uno studio sulla parapsicologia e sull’occulto. L’indagine denominata Progetto OFTEN CHICWIT, diede luogo alla creazione di un “laboratorio sociale” formato dagli scienziati del SEI presso la University of South Carolina, che si occupavano di stregoneria, demonologia e voodoo.

   Nel 1980 Joseph Holsinger, un assistente di Leo Ryan un membro del Congresso degli Stati Uniti (quest’ultimo assassinato a Jonestown nel 1978) denunciò, in un Congresso di psicologi a San Francisco, il fatto che dietro ai più eccentrici culti religiosi c’era la CIA. Holsinger sostenne che la CIA finanziò J. Jones il guru del Tempio del Popolo e che piuttosto che chiudere il progetto MK Ultra spostò i suoi vari programmi ai vari gruppi di culto privato.

   L’eminenza grigia di Jonestown fu il Dr. Lawrence Layton Laird della University of California a Berkeley.

   I sopravvissuti di Jonestown sostennero che Jim Jones era un dipendente della CIA dal 1963. In effetti, tra gli amici di Jones figurava l’agente della CIA Dan Mitrione ed è noto che il Tempio aveva contatti con l’organizzazione World Vision, che era una copertura dello spionaggio americano. Intanto il Tempio guadagnava adepti di ogni genere, dai ricchi californiani ai miseri reduci dal Vietnam. La caratteristica comune era l’obbedienza assoluta richiesta ai seguaci, al punto da costringerli a subire abusi sessuali o a mostrarsi pronti alla morte ingerendo bevande che gli adepti credevano avvelenate.

   Anche in queste tecniche qualcuno ha riconosciuto analogie con l’esperimento MK-ULTRA gestito dalla CIA: il tentativo di controllare la mente umana mediante l’uso di droghe quali l’LSD.[83] Ora nel mondo delle sette si pratica il lavaggio del cervello con conseguente perdita di memoria, tutto ciò unito al trauma reiterato porta alla decognizione, alla perdita di controllo e d’identità da parte della vittima.

   Quando si è vittima un trauma profondo la nostra mente crea infatti una barriera di amnesia intorno all’evento, in modo da non dover rivivere il dolore di quei ricordi: la mente si parcellizza isolando così il ricordo del trauma che viene rimosso ma non eliminato. Furono i nazisti primi a rendersi conto che – grazie agli studi di Mengel – se si traumatizza sistematicamente qualcuno attraverso la tortura, le molestie sessuali, o sacrificando e torturando qualcun altro davanti ai suoi occhi, si poteva distruggere la mente di quella persona, trasformandola in qualcosa di simile a un nido di api, costituito cioè da comportamenti indipendenti, separati da barriere di amnesia: è la cosiddetta teoria mentalità dell’alveare. È per questo che oltre alla deprivazione sensoriale, la somministrazione di droghe e la tortura, si utilizzano rituali occulti a sfondo satanico per traumatizzare, plagiare e manipolare la mente delle vittime: una volta che l’unità della mente è stata distrutta, i vari compartimenti, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro, possono essere programmati per vari compiti o esperienze, senza che l’uno abbia coscienza dell’altra. Ciò non esclude la possibilità che ci siano dei veri e propri missing-time sentiti dalla vittima con malessere per l’incapacità di ricordare.

   Usando parole-innesto, chiavi, suoni o segnali ipnotici questi compartimenti possono essere spostati in avanti o all’indietro proprio come un casellario mentale. Un compartimento autonomo, corrispondente a una specifica personalità della mente riprogrammata, diventa così il livello cosciente dell’individuo, e risprofonda poi nell’inconscio, nel momento in cui si ha accesso a un altro compartimento. Questo significa che dopo aver eseguito un compito, la vittima dimentica ciò che ha fatto e con chi. Questa condizione è divenuta nota come Disordine della Personalità Multipla o Disordine dell’Identità Dissociata, che ovviamente la psichiatria tratta come una patologia senza prendere in considerazione i possibili casi di dissociazione indotta e non patologica o genetica.

   L’eredità del MK-ULTRA è stata portata avanti e sviluppata nel progetto MONARCH (monarca) ed esportata nei paesi dove la presenza dei servizi americani e inglesi è forte. Se l’Australia è ancora oggi sede di sperimentazioni psichiatriche legate al vecchio progetto Tavistock, o il Belgio capostipite in Europa di esperimenti in tal senso a sfondo satanico[84]    in Italia le infiltrazioni dei servizi segreti e sperimentazioni psichiatriche avvengono nei più diversi ambiti, dagli ospedali, alle carceri fino agli avamposti militari.

   Bisogna fare un’ulteriore precisazione sulla definizione di culti e del ruolo delle associazioni iniziatiche.

   A essere precisi la definizione corretta sarebbe di culti misterici poiché riservati a pochi. Questi tipi di culti prevedono riti di iniziazione e di passaggio da un livello più basso a un livello più alto, il più totale segreto relativo al culto, alle cerimonie e l’idea che il gruppo fornirà conoscenze esoteriche importanti. Non necessariamente i culti misterici sono religioni misteriche, talvolta, come nel caso delle società segrete, si tratta di gruppi che non dichiarano esplicitamente di adorare una precisa divinità. Tuttavia, l’idea che siano svelate cose misteriose che sono appannaggio di pochi, suggerisce l’esistenza di “venerandi”, in altre parole di una fonte da cui proverrà la conoscenza esoterica.

   Potrà sembrare incredibile, ma molti personaggi che reggono le sorti di interi popoli, si sono formate con questo tipo di percorsi.

   Da molti elementi risulta che attraverso le logge, i culti segreti e la mafia questi personaggi continuano a tenere sotto controllo le autorità, curandosi di formarle e obbligarle al segreto circa aspetti del sistema evidentemente inconfessabili.

  L’uso di questo tipo di formazioni conferma la natura criminale del sistema, che ha bisogno di manipolare e controllare per continuare ad esistere.

   Questi gruppi segreti servirebbero a controllare mentalmente chi è destinato a ricoprire cariche di potere. È come se alcune persone dovessero essere, “formate” in modo tale da commettere le più gravi cattiverie senza avere scrupoli di coscienza, e magari motivandole in maniera truffaldina per renderle “legittime”.

   In effetti, organizzare guerre di aggressione, ordinare di uccidere o torturare, effettuare politiche economiche portano alla fame le persone, significa che le persone che attuano tutto ciò abbiano distrutto ogni sentimento umano naturale di empatia con i propri simili, e dunque non sembrerebbe possibile farlo senza un’accurata “formazione”. Per questo motivo sembrerebbe necessario fa praticare a chi ricoprirà ruoli importantissimi, culti che disumanizzano, che stimolano gli aspetti più negativi e distruttivi dell’uomo, o che inducono a credere che possano esistere, principi, “valori” o “ideologie” che giustificano i crimini più terribili contro l’umanità.

    Esisterebbero due tipi principali di culti misterici:

  1. Quelli che prevedono l’affiliazione di un numero relativamente ampio di adepti, che per la maggior parte ricopre livelli bassi, e dunque non raggiungerà mai determinate conoscenze, appannaggio dei pochi che raggiungeranno gli alti livelli.
    1. Quelli che appaiono come sette vere e proprie, poiché destinate soltanto ai rampolli delle grandi famiglie miliardarie o a personaggi “scelti”. In tal caso il personaggio sarà chiamato a aderirvi come fosse un eletto, ad esempio ricevendo una lettera da chi ha creato la setta.

   In quest’ultimo caso, i riti sarebbero agghiaccianti, simili a quelli satanici. Ad esempio, nel gruppo chiamato Skull & Bones si dice che gli iniziati dovrebbero masturbarsi nudi in una bara, e in seguito subirebbero anche violenze verbali e fisiche, dovendo lottare nel fango subire violenze con altri adepti fino allo sfinimento. Si tratta, come abbiamo visto, di tecniche elaborate dalla CIA (e dagli altri servizi segreti) al fine di indebolire il soggetto attraverso una serie di atti che lo piegheranno fisicamente e mentalmente. Agli adepti sarebbe inculcata l’idea di essere superiori e di avere la missione di dominare sugli altri. Essi subirebbero dunque umiliazioni sessuali, ma anche nel frattempo sarebbero abituati a esaltare il proprio ego umiliato, per sopperire alla bassa autostima stimolata dalle umiliazioni.

   Questi rituali non sarebbero casuali ma creati per influenzare gli adepti in un determinato modo. L’obiettivo sarebbe di far emergere aspetti del sé distruttivo, in modo tale che emozionalmente e mentalmente la persona possa diventare più incline a mentire, a ingannare e a commettere azioni criminali.

   È come programmare la mente ai crimini che dovranno commettere quando saliranno al potere. Essi dovranno commetterli non soltanto senza alcun rimorso ma addirittura credendo che sia giusto, e per raggiungere questo livello di mistificazione occorre una sorte di percorso esoterico atto a manipolare la mente a tal punto da produrre questo effetto. I riti pratici in questi gruppi misterici sono traumatizzanti e violenti, e addirittura per essere più agghiaccianti sarebbero utilizzate urla dal sottofondo.

   Questi riti sarebbero collegati a simbologie di vario genere, e servirebbero anche a creare affiliazione a realtà false, per disorientare l’esistenza.

   In molte società segrete il senso di unità e fratellanza tra i membri è molto forte, come se gli adepti fossero legati da qualcosa d’importante e fondamentale per la loro esistenza. La stessa cosa avviene nella Mafia.

   Sembrano cose talmente assurde da non poter essere considerate veritiere, ma le prove e le testimonianze a sostegno di ciò sono ormai così numerose che è impossibile ignorarle.

   Ci sono dei dati certi. Tutte le più importanti autorità inglesi e statunitensi sono membri di alto grado della Massoneria, che addirittura nel 2004, entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti appartenessero alla Skull & Bones (Teschio e ossa).

   La Skull & Bones fu fondata per formare l’élite di potere statunitense, all’Università di Yale nel 1832, per opera di William Huntinton Russel, che era il cognato di Samuel Russell fondatore della Russell and Co. che stabilì il monopolio mondiale del traffico di oppio. Questa setta, a detta di molti, praticherebbe riturali simili a quelli praticati nel satanismo. La giornalista Alexandra Robbins è riuscita a intervistare diversi adepti, ricavando un’immagine della setta a dir poco sconcertante.

   Gli adepti si riunirebbero in un luogo chiamato The Tomb (la Tomba), luogo in cui si celebrerebbero i riti. Il marchio della setta appare in molti oggetti posseduti da coloro che l’hanno creata o che vi appartenevano (o vi appartengono), come David Rockefekker, i Bush, ecc.

   All’interno della setta viene presentata una realtà gravemente squilibrata, eppure i suoi adepti diventano importanti industriali, dirigenti di grandi banche o altre organizzazioni importanti, o addirittura presidenti o consiglieri di presidenti. I membri della setta sono soltanto poche centinaia, reclutati fra le più importanti famiglie miliardarie statunitensi.

   Un ulteriore esempio del rapporto tra sette e servizi segreti viene dall’OTO di Crowley. Nel 1925 la Confraternita si era frantumata, un gruppo seguì Crowley, un altro conservò la sua indipendenza dal mago e dalla sua religione, un altro ancora si organizzò nella Fraternitas Saturni, che sopravvisse alla guerra ed esiste ancora oggi.


   L’OTO svizzero deriva in linea generale sia da Karl Germer sia da Theodor Reuss, grazie alla dichiarazione di Frater Paragranus (Josephus Metzger) che riconosce la carica di OHO a Reuss, nonostante non sia chiaro a chi l’ordine la riconoscesse effettivamente. Chiaro è invece che questa loggia svizzera fu per un certo periodo una sorta di dominio privato di Theodor Reuss, presumibilmente, quando nei suoi nei suoi ultimi anni si trasferì ad Ascona e vi fondò, la loggia Misteria Maxima Veritas. La loggia fu affidata a Karl Germer in qualità di OHO, che mantenne l’incarico anche e quando si trasferì negli Stati Uniti. Dopo la sua morte, però la loggia, ma mano che si dirama, si trasforma. Nasce la Nu-Isis Lodge di Kenneth Grant in Inghilterra, si definisce di Grady McMurtry negli Stati Uniti e subentrano nuove filiazioni, come la versione brasiliana nell’ordine di Marcello Ramos Motta, cui il gruppo di McMurtry, fece causa negli Stati Uniti. Germer è morto senza lasciare un erede e il rumoroso scontro che ne seguì, è servito soltanto a frantumare un’organizzazione.


   McMurtry era stato iniziato all’OTO quando era tenente dell’esercito, da Jack Parson,[85]  quando non aveva perso il controllo della propria vita. In seguito, prestò servizio in Europa e conobbe personalmente Crowley a Londra, proprio nel periodo in cui il mago collaborava con gli agenti dei servizi segreti inglesi Ian Fleming, Wheatley e Knight. Crowley elevò McMurtry al nono grado della scala gerarchica dell’OTO – il più alto cui potessero aspettare gli iniziati non insigniti della carica direttiva dell’OTO no in – e questi dopo la guerra ritornò negli Stati Uniti, dove leader di riferimento era sempre Germer. Morto Germer, però, furono in molti quelli che si proclamavano OHO e cominciarono a gestire autonomamente della legge OTO. Ancora nel 1980, l’organizzazione americana che oggi è legalmente riconosciuta come OTO degli Stati Uniti dichiarava la propria adesione a una serie di discutibili regole pubblicate nel cosiddetto Blue Equinox adottando un’ideologia che si potrebbe definire libertaria dal succinto Liber OZ o dal Libro della Forza, pubblicato a Londra ed in California nel 1939, mentre il mondo sprofondava nella seconda guerra mondiale.


   Furono McMurtry e i suoi seguaci, comunque, che – sulla base di prove molto dubbie e d’interpretazioni molto libere di alcune lettere di Crowley – riuscirono a convincere il giudice di una corte distrettuale statunitense a convincere che le loro pretese di supremazia all’interno dell’ordine fossero fondate.


   I difensori di Motta, che per molti era il legittimo successore di Germer alla guida dell’OTO, asseriscono che la decisione della corte era basata sulla falsa testimonianza di McMurtry e dal lavoro disonesto dei suoi avvocati che usarono falsi testimoni della CIA.


   Quando Germer morì, coincideva con il periodo che la CIA aveva scelto di spostare la sperimentazione del controllo mentale dai laboratori militari e accademici alla comunità esterna, al mondo delle sette come l’OTO. Una cerchia segreta di scienziati sperimentò da allora sui devoti dei vari culti e sette il controllo mentale, e a volte si spinse a operare omicidi di massa nascondendoli come suicidi per ridurre al silenzio i soggetti coinvolti, come accadde alle vittime del Tempio del Popolo con il più grande suicidio di massa della storia, a Jonestown, o a quelle dell’Ordine del Tempio Solare.


   Era un compromesso di comodo. Le società occulte sono riservate e spesso molto irrazionali. Seguono un leader. Esistono all’orlo di una società che le ignora, perché la strana retorica religiosa è sgradevole. Un certo numero di agenti segreti interessati all’occultismo aveva già i suoi anni negli abissi dell’OTO.


   Uno di questi era Gerald Yorke, un veterano dello spionaggio britannico che lavorava, come disse gli avvocati di Motta, con lo spionaggio americano nel tentativo di assorbire l’OTO nella rete ideologica di guerra totale della destra politica.[86]

   Vediamo adesso chi potrebbero essere i veri maghi che ci dominano.

   Sono coloro che fanno parte del potere dominante che si potrebbe definire benissimo come nazismo tecnocratico che mira fondamentalmente a centrare due obiettivi:

  1. Le classi sociali devono essere divise sul modello valentiniano.[87]
  2. Trasferire quello che rimane della sovranità popolare a una invisibile élite dello spirito.

   Il secondo obiettivo è propedeutico alla piena realizzazione del primo, non essendo possibile alla lunga, paralizzare, sottovalutare le capacità di risposta delle masse popolari senza avergli prima tolto la possibilità di sfidare, anche parzialmente, gli equilibri di potere tramite il libero esercizio del voto. Il nazismo tecnocratico, facendo tesoro degli errori del passato, ha raffinato le tecniche di svuotamento della democrazia. Anziché mandare un novello Pinochet o un Videla, ovvero una dittatura aperta e dichiarata, ha sviluppato metodi più sottili e incruenti. Usando gli insegnamenti delle alte scuole di ingegnerie sociale, bravissime a condizionare e deviare la psicologia delle masse (pensiamo soltanto a realtà come il Tavistock Institute[88]  che hanno creato in laboratorio persone pronti a calarsi da soli nei panni dei sudditi.

   La forza di quello che si potrebbe definire il Grande Fratello consiste nell’insinuarsi prevalentemente nell’inconscio profondo delle ignare vittime, le quali finiscono sempre per auto colpevolizzarsi nell’atto di pensare in difformità rispetto alle maturate dal vertice della piramide. Ed è dentro queste logiche risponde il continuo e costante richiamo ai problemi derivanti dal nostro debito pubblico cresciuto a dismisura durante la cosiddetta “prima repubblica”.[89]  

   Per soggiogare, manipolare e indirizzare i popoli non bastano le doti carismatiche di qualche imbonitore di provincia, servono le arti del “mago”. Quando la gente sente di parlare di magia associa immediatamente il termine il termine a elementi come Wanna Marchi, personaggi da baraccone capaci al massimo di raggirare qualche ingenuo credulone. La vera magia – quella che apprendono e studiano i burattinai all’ombra del pensiero esoterico – è un’altra cosa.[90] Suscitare ad arte sentimenti di paura, riconoscenza, coraggio e riverenza è materia del mago, e non c’è nulla di pittoresco in tutti questa. In una società formalmente libera chi gestisce il pensiero della pubblica opinione normalmente domina la scena. Quando nel 2011 super logge internazionali oligarchiche decisero che l’Italia dovesse essere commissariata e presa in ostaggio da Mario Monti, come venne preparata dai diversi media – autentici bracci operativi di decisioni assunte in altre sedi – la discesa in Italia del “prestigioso professore” trasfigurato in messia da operetta. Di certo i nazisti democratici, per quanto potenti, non potevano limitarsi a dire la verità, cavandosela con una spiegazione “i padroni siamo noi e facciamo quello che ci pare”. Bisogna pur inventarsi qualcosa per giustificare l’assalto, bisognava cioè incutere nel popolino una qualche paura, scatenare il panico, affinché una volta abbassate le capacità critiche e razionali, i cittadini finissero per accettare in condizioni di “emergenza” ciò che avrebbero respinto in condizioni di normalità. Fu così che nacque il terrore dello Spread.[91]   Il mago moderno fa questo, crea suggestioni dal nulla – non vere ma potenzialmente verosimili – che legittimano il passo successivo. Un passo apparentemente dettato dal palesarsi di situazioni imprevedibili, oggettive ed eccezionali, in realtà placidamente sedimentato e deliberato fin dal principio. Si tratta dello stesso procedimento logico utilizzato da Nerone per perseguitare i cristiani.

CAPITOLO 3

   Il nazismo tecnocratico, come quello classico, è incompatibile con il rispetto della democrazia sostanziale, e da un po’ di tempo a questa parte anche in quella formale.     CAPITOLO 3

   Nel 2006 il governo francese ha ammesso l’esistenza, di una struttura sovranazionale, guidata dalla CIA per condurre la cosiddetta “guerra al terrorismo”.

   Questa struttura segreta che aveva come nome di copertura Alliance Base (Intelligence Center – CTIC) era stata istituita nel 2002 a Parigi. L’esistenza di CTIC è stata rilevata da Dana Priest in una intervista del 17 novembre 2005 al Washington Post.

  Una delle condizioni che favorirono la creazione di Alliance Base furono le “leggi dure” della Francia in materia di antiterrorismo che autorizzavamo i magistrati francesi ad arrestare le persone per “cospirazione in relazione al terrorismo”. Nella legge del 15 novembre 2001, n. 1062 in materia di sicurezza furono inserite nuove disposizioni destinate a rafforzare il dispositivo vigente in materia di terrorismo. In particolare, è stato modificato l’art. 421-1 del Codice penale includendo nella lista degli atti suscettibili di essere qualificati anche il riciclaggio di denaro e l’insider trading.  L’articolo 421-2-2 del Codice penale, configura come reato il finanziamento di una associazione terroristica.[92]

    Questa rete, che era parallela denominata “black holes” (buchi neri”, ovvero le prigioni segrete che presenti in otto paesi dell’Asia e dell’Europa Orientale, aveva centri operativi in una ventina di Stati.

   Questi centri top-secret si servono di tecnologie di spionaggio più sofisticate[93] per individuare, monitorare infiltrare e possibilmente distruggere le eventuali cellule di “terroristi”.[94] La CIA afferma che dal settembre 2001 è riuscita a neutralizza 3000 nemici,[95] senza dare troppo nell’occhio.

STRUTTURE PARALLELE ED OCCULTE

 

   Molto probabilmente, molte di queste notizie, sono un frutto (più o meno avvelenato) di scontri interni ai vari servizi segreti, dove emerge la presenza di strutture clandestine e parallele.

   Emblematica è la storia di due agenti della CIA che hanno avuto un ruolo nella vita politica italiana: William Colby e James Jesus Angleton.

   Colby che è stato direttore della CIA dal 1973 al 1975, scrisse in un suo libro di memorie: “L’Italia è stato il più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina. Molte operazioni organizzate dalla CIA si sono ispirate dall’esperienza accumulata in questo paese e sono state utilizzate anche per l’intervento in Cile”,[96] il sanguinoso colpo stato di stato che l’11 settembre1973 rovesciò il governo legittimo del socialista Salvador Allende e instaurò la feroce dittatura del generale Augusto Pinochet.

   Colby è un personaggio chiave sulle attività della CIA inerente all’Italia insieme a James Jesus Angleton. L’intreccio delle loro vicende personali avrebbe potuto ispirare il Josep Conrad del romanzo I duellanti. Entrambi ebbero a fare con quel grande laboratorio delle operazioni coperte, sporche e sporchissime che fu (e lo è ancora adesso) l’Italia a partire dal secondo dopoguerra. Ma pur lavorando entrambi per la stessa Agenzia, esprimevano interessi e visioni geopolitiche contrastanti. Angleton, costruì il “doppiofondo melmoso” in Italia tra il 1944 e il 1948, riciclando mafiosi, ex spie dell’OVRA fascista, ex repubblichini, agenti doppi e tripli di ogni tipo e colore e riunificando la Massoneria sotto il segno del Secret Intelligence Service britannico, al quale è indissolubilmente legato. È usò quel doppiofondo con estrema spregiudicatezza per condizionare i processi politico-istituzionali nel tentativo, di indirizzarli verso lo sbocco più drammatico: il lago di sangue.

   Colby, invece, qualche anno più tardi venne inviato a Roma dalla Casa Bianca per ricondurre alla regione le schegge impazzite attivate dal suo collega. Le assorbì nella rete segreta atlantica (Gladio) concepita in ambito atlantico e in funzione antisovietica.

   Inquadrate in un organismo istituzionale, quelle schegge impazzite si sarebbero potute controllare e governare impedendo che oltrepassassero il “giusto” limite. Tuttavia, lasciata l’Italia continuò a ordire le sue trame da Washington con la copertura di uno dei suoi mentori, Allen Dulles. Sul modello dell’esperienza Italia negli anni 1944-1948, costruì all’interno dell’Agenzia un doppio servizio segreto, ancora più segreto e insofferente a ogni regola. Quell’organismo – passato alla storia come la “CIA nella CIA” – operò non solo in Italia, ma su scala planetaria; e non in base alle direttive delle varie amministrazioni statunitensi, ma secondo le logiche e interessi trasversali e sovranazionali.

   Quando negli USA si ritenne che avesse passato il segno, all’inizio degli anni ’70, la “seconda CIA” fu smantellata da Colby e Angleton fu licenziato insieme a centinaia dei suoi agenti. Ma non andò in pensione. Si inabissò e continuò la sua attività con una rete di Servizi “privati” clandestini.

   Nella seconda metà, quindi, la “CIA nella CIA” intensificò le sue operazioni. Non è un caso che le memorie di Colby furono pubblicate per la prima volta negli USA nel 1978. Per la precisione, il 14 maggio1978. E non può essere segnalata la coincidenza con l’epilogo del rapimento Moro. Certo, mentre il libro era in stampa l’ex direttore della CIA non poteva sapere che piega avrebbe preso la situazione italiana.

   Sull’affermarsi di una struttura parallela della CIA e della privatizzazione dei servizi è utile uno studio dal titolo Prelude to Terror: the Rogue CIA, The Legacy of America’s Private Intelligence Network Hardcover di Joseph J. Trento, dove si racconta appieno l’affermarsi di uno schema di privatizzazione dell’intelligence.

   Prelude to Terror spiega che la privatizzazione dei servizi segreti si è trasformata da uno strumento di applicazioni illimitate negli anni Cinquanta a un ampio modello operativo centrale di ampie dimensioni negli anni Settanta e Ottanta.

   Questa è una storia che si potrebbe dare un inizio nel tardo 1959, quando l’allora vice presidente degli Stati Uniti Nixon, con la diretta partecipazione e cooperazione del Direttore della CIA Allen Dulles, si assunse la direzione e il reclutamento di cubani di destra espatriati a Miami e fece istituire due basi segrete di addestramento militare, una a sud di Miami, e l’altra in Guatemala.

L’addestramento era effettuato da agenti della CIA, l’obiettivo di quest’operazione era di infiltrare segretamente questi cubani a Cuba, dove avrebbero dovuto animare centri di guerriglia contro il governo rivoluzionario cubano. Tali forze avrebbero dovuto attuare attacchi terroristi alle infrastrutture economiche di Cuba, rendendo difficile la gestione dell’economia.

   Per l’avvio di questo programma Nixon contattò segretamente nei primi mesi del 1960 Robert Maheu, capo del personale e direttore de facto del miliardario impero finanziario di Howard Hughes, per partecipare a un incontro segreto che si tenne nel 1960 in Florida[97] con due uomini che rappresentavano il mafioso dell’Avana don Santo Trafficante. Questi possedeva all’Avana un favoloso Casinò, un Hotel e un’organizzazione di sfruttamento della prostituzione, ma nel 1959 aveva seguito la sorte di Battista, che era un suo socio di affari.

   In quest’incontro si convenne che l’Operazione 40 (quella con i cubani di destra, che tra l’altro non era stata autorizzata del Congresso) sarebbe stata integrata da una sub operazione “privata” all’interno della prima, che sarebbe stata direttamente diretta da Santo Trafficante. Compito di quest’unità era quello di assassinare Fidel Castro, suo fratello Raul Castro, e altri cinque leaders cubani. I membri di quest’operazione erano addestrati in Messico, il gruppo era composto da mafiosi legati a Santo Trafficante e da cubani legati a Battista. Il nome che si diede a questo gruppo era Shooter Team.

   Quando Kennedy divenne presidente della repubblica, fu ragguagliato dell’Operazione 40, ma non risulta che fu informato dell’esistenza dello Shooter Team. Tra il gennaio e l’aprile del 1961, la strategia di infiltrazione con azioni di guerriglia dell’Operazione 40 fu trasformata in un piano di invasione militare di Cuba. L’invasione, condotta da uomini dell’Operazione 40, fallì disastrosamente nell’aprile del 1961.

   Nel 1961 Kennedy riaggregò i resti dispersi dell’Operazione 40 e riprese l’iniziale strategia di infiltrazione capillare e dei raid di guerriglia all’interno di Cuba.

   L’Operazione 40 fu ribattezzata Operazione Mongoose. Questa guerra segreta fu condotta all’Amministrazione Kennedy dal giugno 1961 al novembre 1963, secondo alcune fonti nell’arco di 14 mesi furono compiute contro Cuba, 5.780 azioni terroristiche e 716 sabotaggi ad infrastrutture economiche.

   Supervisore di quest’operazione era Theodore Shackley, il suo vice era Thomas Clines. Questa operazione, funzionava in società con Santo Trafficante e aveva la sua base in alcuni edifici del campus universitario dell’Università di Miami.

   Nel 1963, diversi partecipanti a quest’operazione furono arrestati per spaccio di droga. Questo ricorso a criminali legati a Battista e a Trafficante cominciò a porre “problemi di controllo”. Ma nonostante questo il programma continuò. Nel 1965 l’Operazione Mongoose fu chiusa, Shackley e Clines furono trasferiti nel Laos, come responsabili delle operazioni della CIA in questo paese.

   Shackley e Clines fornirono segretamente aiuti aerei a Van Pao capo della popolazione locale Hmong, che era impegnato a controllare una parte del commercio di oppio del Laos. Durante il 1965, i concorrenti di Van Pao nel traffico di oppio furono assassinati. Nello stesso tempo fu portato avanti un addestramento degli Hmong, che dovevano essere usati nelle azioni di “guerra non convenzionale”.

   Quest’attività includeva anche l’assassinio politico. Queste operazioni iniziarono nel 1966, erano segretamente finanziate da Van Pao.

   Nel 1964 fu costituito a Saigon, un gruppo per operazioni speciali. Questo gruppo era stato creato per un’operazione militare multi-uso, nota come “Special Operations Group” del Comando di Assistenza del Vietnam. Questo gruppo, tra gli altri compiti, controllava le attività segrete di assassini politici dell’unità segreta degli Hmong; comunque il gruppo operava, di fatto, sotto la supervisione di Shackley e di Clines.

   Dal 1966 al 1968, il comando dello Special Operations Group fu del generale John K. Singlaub.

   Dal 1965 al 1975, lo Special Operations Group, mediante l’unità segreta degli Hmong, finanziata dai profitti del traffico di oppio di Van Pao, assassinò segretamente oltre 100.000 sindaci di villaggio non combattenti, contabili, impiegati e altri funzionari nel Laos, in Cambogia e in Tailandia.

   Nel 1968 ci fu un incontro a Saigon tra Santo Trafficante e Van Pao, dove si accordarono per l’esportazione di eroina negli Stati Uniti. Santo Trafficante divenne il primo importatore e distributore di eroina del Sud Est asiatico in America. I profitti di Van Pao, di conseguenza aumentarono ed egli erogò il suo contributo finanziario al progetto di assassinio politico e di guerra non convenzionale del gruppo segreto degli Hmong.

   Nel 1972 Shackley e Clines, furono trasferiti negli Stati Uniti, dove divennero responsabili delle operazioni CIA nell’emisfero occidentale. Questa divisione della CIA diresse le operazioni in America Latina. Con questo ruolo, diressero le operazioni in Cile contro il presidente Allende che fu deposto e assassinato nel settembre 1973.

   Poco prima del rovesciamento del governo socialista cileno, i due divennero responsabili per le operazioni in Asia orientale.

   In questo ruolo, dal 1974 al 1975 diressero nel Vietnam il progetto Phoenix che attuò la missione segreta di assassinio di membri del mondo economico e politico vietnamita, con lo scopo di paralizzare questa nazione dopo il totale ritiro degli americani dal Vietnam. Il progetto Phoenix, in tutto il corso, eseguì in Vietnam l’assassinio di circa 60.000 sindaci di villaggio, tesorieri, insegnanti ed altri funzionari amministrativi.

   Il progetto Phoenix fu finanziato dalle ingenti somme di denaro provenienti dai traffici di oppio di Van Pao. Il denaro proveniente da questi traffici era amministrato da Shackley e Clines tramite un ufficiale di Marina USA di stanza nell’ufficio delle Operazioni Navali di Saigon, Richard Armitage. Il denaro eccedente a quello che viene speso in Vietnam venne segretamente fuori dal Vietnam e portato in Australia, dove fu depositato in un conto bancario personale e segreto presso la Nugan Hand Bank di Sidney. Questa banca ben presto fu sotto il controllo del gruppo degli agenti CIA che facevano capo a Shackley e Clines.

   In quello stesso periodo tra il 1973 e il 1975, Shackley e Clines fecero che sì che migliaia di tonnellate di armi di armi, munizioni ed esplosivi USA fossero segretamente trasportati in segreto in Tailandia. Dopo l’evacuazione degli americani dal Vietnam Shackley e Clines furono inviati in Iran. In Iran Armitage (l’amministratore dei fondi di Van Pao destinati alle operazioni segrete), tra il maggio e l’agosto 1975, creò una base finanziaria segreta per depositare i fondi provenienti dai traffici di droga di Van Pao nel Sud Est asiatico.

   Scopo di questa base era il finanziamento di operazioni nere (non autorizzate ufficialmente dalla CIA) all’interno dell’Iran. Tali operazioni consistevano nel ricercare, individuare ad assassinare militanti e simpatizzanti comunisti e socialisti.

   La Nugan Hand Bank, negli anni ’70, operò a livello internazionale come polmone finanziario del traffico di eroina e armi, agendo non solo nel Sud-Est asiatico, ma anche in altre aree, dalla Libia di Gheddafi al Nicaragua di Somoza. Sin tanto che, nel 1980 dopo la scoperta delle sue connessioni con i traffici di droga e armi, fallì: uno dei suoi fondatori, Frank Nugan, morì “suicida”.

   Quando il Congresso degli Stati Uniti approvò il Boland Amendment nel tardo 1983 con il quale ordinò alla CIA e alla Casa Bianca di interrompere ogni aiuto ai Contras che stavano svolgendo una guerra controrivoluzionaria contro il governo sandinista. Fu riattivato il Secret Team (ovvero il gruppo di intervento per operazioni sporche di Shackley e Clines) per effettuare forniture militari ai Contras. Ma non ci fu solo questo, quando il governo USA decise tra il 1985 e il 1986, di effettuare una vendita segreta all’Iran, essi usarono sempre il Secret Team per condurre questa operazione.

   Il Secret Team acquistava le attrezzature militari del Pentagono a prezzi di fabbrica e le rivendeva all’Iran a prezzi di mercato. I profitti in eccedenza ricavati dalla vendita furono riversati tramite la Lake Resource, Inc., Compagnie de Services Fiduciaires, nel conto, in Grand Cayman, a nome della CSF Investments, dove il Secret Team teneva in deposito i fondi che adoperava per finanziare la guerra dei Contras contro il Nicaragua sandinista.

   A questo bisogna aggiungere il traffico di cocaina colombiana fornita dai cartelli di Escobar e Ochoa, verso gli Stati Uniti, dove i profitti servivano a finanziare i Contras.

   A proposito di strutture parallele in Gran Bretagna alla fine degli anni Trenta era sorta una realtà spionistica denominata The Group.

   The Group era anche il nome di un’esclusiva entità sorta in Inghilterra negli anni Novanta dell’0ttocento, nota anche come The Society of the Elect (la Società degli Eletti). A forgiarla tra il tra il 1890 e il 1891 furono Cecil John Rhodes, William Stead e Lord Esher. Sul lungo termine, i membri di questo Confraternita miravano ad assumere il controllo totale dell’impero britannico, degli Stati Uniti d’America e conseguentemente del mondo intero. Rhodes era considerato il principale teorico dell’imperialismo britannico e della superiorità della razza anglosassone. Perché l’uomo bianco di lingua inglese, stando a Rhodes, aveva il sacrosanto diritto di imporre il suo dominio all’intero pianeta. Questo vero e proprio “cerchio magico”[98] (ovvero centro di potere) era nei fatti un gruppo esclusivo con sede a Londra, una congrega ristretta e ossessivamente consacrata alla conquista del potere su scala mondiale. I potenti membri del Group, non a caso, sapevano bene che la Germania guglielmina stava rapidamente superando l’impero britannico in settori come la tecnologia, la scienza, l’industria e il commercio su scala globale. Soprattutto, il kaiser Guglielmo II (salito al trono nel 1888) minacciava seriamente gli interessi inglesi in Medio Oriente e nel Golfo Persico, tramite l’alleanza strategica tra il Reich tedesco e l’impero ottomano.[99]

   Erano una cinquantina le personalità di primissimo piano che componevano la Società degli eletti, ossia The Group, nel periodo tra il 1890 e gli Venti del Novecento. Eccone alcune: Edoardo VII il principe di Galles e re d’Inghilterra dal 1901 al 1910; Lord Nathaniel Mayer Rothschild (1840-1815), primo barone di Rothschild; Alfred Milner; Winston Churchill; Lord Rosebery; David Lloyd George; Herbert Asquithh; Arthur Balfour. A sua volta, The Group controllava The Secret Society; una congrega aperta a un maggior numero di affiliati.

   Certamente non è un caso che i personaggi che appartenevano al The Group come Cecil Rhode coincidono con l’esperienza della The Round Table già citato prima.

   Per continuare questo ragionamento poniamoci la domanda, qui in Italia dal 1945 a oggi chi ha comandato realmente? I nostri governanti? O, piuttosto le componenti americane? Con sostegni economici, ma anche con ricatti; con finanziamenti ai partiti ma anche con condizionamenti di scelte politiche, con accordi di favore ma anche con occupazione di potere, con declamazioni di pace, ma anche con attività occulte dirette a portare un popolo in pace in uno stato di guerra permanente.

   Seguendo questa logica, ci si pone un’altra domanda: se sono state le componenti americane a dirigere realmente la politica italiana, chi, a sua volta, le avrebbe dirette?

  Nello stesso periodo che nascevano formalmente The Groupe e la The Round Table (1887-1888), prese vita a Londra, The Hermetic Order of the Golden Dawn (l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata), che aveva l’obiettivo di unificare, modernizzare e razionalizzare la miriade di entità esoteriche attive in Europa e nel mondo anglosassone sin dal Settecento. Tra queste, la Fraternitas rosicruciana antiqua (Fra), la Societas rosicruciana in Anglia (Sria), l’Ordo Templi Orientis (Oto) e la Thesophical Society. Ma i principali esponenti dell’Ordine ermetico dell’alba dorata non erano nient’altro che agenti di lungo corso dei Servizi segreti britannici, a cominciare da Theodore Reuss (Oto), Aleister Crowley (Oto), Arnold Krumm-Heller (Fra) e Rudolf Steiner (Theosophical Society).   l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata era un’entità esoterica di primo livello, ma soprattutto un potente gruppo di influenza e un fondamentale strumento di spionaggio al servizio dell’impero britannico. Puntava infatti a infiltrarsi nelle classi dirigenti delle principali nazioni occidentali per condizionarne da dietro le quinte le politiche governative, economiche e finanziarie.[100]

   Parliamo adesso di un mistero nel mistero. Kim Philby la famosa spia sovietica che si era infiltrata nei servizi segreti britannici, si spense in Unione Sovietica all’età di 76 anni, nel 1988. Nei mesi successivi a Londra, un suo vecchio amico e collega, l’ex agente e funzionario dei Servizi segreti britannici Nicholas Elliott, propose all’MI6 di onorarne la memoria con il prestigioso riconoscimento dell’Ordine di San Michele e San Giorgio, con la motivazione che si era sempre battuto per la “causa della pace”. Con tale mossa. Elliot intendeva suggerire che Philby era sempre stato un “agente triplo” al servizio di sua maestà britannica. L’MI6, tuttavia, respinse la propria di Elliot senza fornire spiegazioni di sorta.

   Questo è un tema affrontato anche da Phillip Knighdey e Genrikh Borovich nel volume The Philby Files.  Stando ai due giornalisti il KGB aveva sempre “diffidato” di Philby e delle altre spie del ring britannico sin dagli anni Trenta. I sovietici, secondo loro, erano convinti che, in realtà, fosse tutti “agenti tripli”, ovvero che non lavorassero per l’Unione Sovietica né per il Regno Unito bensì, appunto, per un’entità terza. Ma quale?[101]

   In questa spy story lunga quasi un secolo, una chiave di lettura ci arriva forse da Ian Fleming, agente segreto durante la seconda guerra mondiale, nonché giornalista e scrittore inglese tra i più celebri del Novecento. Fu la casa editrice, la Queen Anne Press, a Londra a pubblicare il primo studio in assoluto sulla Rete di Cambridge, il riferimento era la fuga a Mosca di Burgess e Maclean, avvenuta l’anno prima – e a redigerlo fu un autore di fama come Cyril Connolly. Quell’instant book divenne presto un best seller in tutto il mondo anglosassone.[102]

   Nel 1952 Fleming scrisse anche Casino Royal, il primo romanzo (uscì nel 1953) della saga letteraria di James Bond che negli anni Sessanta diede vita a una serie cinematografica di enorme successo a livello planetario, con protagonista Sean Conney nei panni dell’agente 007.

   Nei libri e nei film, Bond combatte contro le spie sovietiche in un mondo ormai diviso in due durante la cosiddetta guerra fredda. Ma in quelle avventure suggerite da eventi accaduti durante il secondo conflitto mondiale e negli anni postbellici, l’agente 007 affronta spesso la celeberrima Spectre, una potentissima organizzazione non collegata ad alcuna nazione o ideologia politica e in grado di dominare occultamente l’intero pianeta. Un’entità terza, insomma, in lotta perenne sia con il mondo cosiddetto “libero” guidato da Washington e Londra, sia con il blocco sovietico. Avvalendosi di un artificio tra i più classici – la rappresentazione di una finzione letteraria modellata su circostanze in parte autentiche – Fleming mette così in scena un soggetto immaginario, la Spectre, ma con solide radici nel mondo reale come appunto il Group di Cambridge.

    Per inciso non è certamente un caso che Fleming collaborò con il ben noto esoterista Crowley durante la seconda guerra mondiale. Questa collaborazione molto probabilmente nasce dal fatto che essere oltre un agente dei servizi segreti inglesi, probabilmente era anche lui un esoterista.

   Proviamo a formulare delle ipotesi. Se si esamina il simbolo della SPECTRE, è un OCTOPUS, una PIOVRA. Se poi si capovolge, è simile a quello della Trilateral.[103] L’Octopus è una piovra, i cui tentacoli si muovono come una SPIRALE, simbolo e concetto chiave dell’iconografia dell’Élite che governa il mondo. Nel logo della trilaterale le punte dei tentacoli diventano la testa di un DRAGO. E’ ciò che viene dal mare: La GRANDE BESTIA dell’APOCALISSE. In tutte le religioni rappresentato come un drago, un serpente, ciò che è il male.

   Che cosa aveva appreso o intuito Fleming durante il suo lavoro d’agente segreto? Perché in quella sua frase “… Un giorno il granchio di ferro mi agguanterà, e allora sarò morto per il troppo vivere[104]  cita proprio il granchio che ricorda nella figurazione geometrica il logo della Spectre? E poi, perché di ferro? Cosa si nascondeva in quest’allegoria? Qualcosa di mortale che viene dal mare, come l’Octopus? Il Drago.

   Fleming morì il 12/08/1963, numeri dal profondo senso simbolico, e venne sepolto sotto un obelisco con in cima una piramide, una chiara simbologia esoterica che potrebbe sembrare come un suggello di una vendetta. E in effetti, nonostante il successo, Fleming inizia a bere e fumare in modo smodato, cosa l’angustiava? Un pericolo?

   Nei vertici dei servizi tendenzialmente si preferisce reclutare, elementi che provengono dall’esercito, poiché sono normalmente dei buoni esecutori di ordini (anche se non altrettanto arguti). Questi elementi sono inseriti nei servizi ispettivi che hanno il compito di raccogliere tutte le informazioni all’interno di uno Stato, per dare rapporti sulle dinamiche sociali. Inoltre, sono l’avanguardia dello spionaggio in altri scenari d’intervento mondiale. Il loro compito è formare un quadro storico, sociale, economico e culturale del luogo dove si deve intervenire. Quindi gli elementi dei Servizi Informativi sono l’élite dei Servizi Segreti. Di solito provengono dall’aristocrazia, la quale per “iniziazione del sangue” appartiene già ai vertici degli Ordini Esoterici. E’ dimostrato lo stretto rapporto tra ordini esoterici e servizi segreti.

   Alcuni ricercatori hanno evidenziato come gli omicidi da parte di ordini esoterici seguano un preciso rituale: nel luogo dell’omicidio, nelle modalità, nella data.

   Ciò perché per simili ordini è importante il rituale: l’omicidio ha più forza se avviene seguendo certe regole che danno più “forza” all’Ordine, poiché dall’omicidio seguendo vie magiche si vuole trarne delle “emanazioni”.

   Inoltre, la stampa divulgando l’omicidio veicola messaggi che vengono compresi da chi conosce, e l’invito è: non avviate nessuna indagine.

   Magari si potrebbe ipotizzare che Fleming veicolava attraverso i suoi “innocui romanzi di spionaggio” alcune verità, che potevano essere comprese solo dagli appartenenti all’Ordine, da chi già sapeva.

   Di solito lo scopo di queste “rivelazioni” è porre l’Ordine sotto minaccia, ovvero invitare l’Ordine a concedere dei privilegi, altrimenti si prosegue nelle rivelazioni. Forse una delle cause dello stress di Fleming e che forse si era messo in un “gioco” che non riusciva più a gestire.

PSICOTRONICA

   La psicotronica è quella scienza che in modo interdisciplinare studia le interazioni fra gli organismi viventi e i rispettivi ambienti – interno ed esterno e i processi energetici che stanno alla base delle loro manifestazioni. Può sembrare che queste interazioni avvengano per mezzo di forze o agenti che adesso non fanno completamente parte della scienza moderna. La psicotronica considera la coscienza come strettamente unita all’energia e alla materia. Dalla ricerca psicotronica fanno parte le seguenti discipline scientifiche: fisica, tecnica delle comunicazioni, medicina, neurofisiologia, fisiologia, sociologia ecc. Le tecniche “radio biologiche” sono definite come dei raggi ionizzanti (che non variano la carica elettrica del loro bersaglio) atte a influenzare il sistema nervoso centrale, al contrario delle armi atomiche che non contengono dei raggi ionizzanti. Le onde radio-elettriche, lunghe e ultracorte, ne fanno parte. I loro effetti sono fisiologici e possono provocare dei cambiamenti biologici, neurologici e comportamentali. Le armi chiamate River Styz sono state il primo prototipo delle armi elettromagnetiche americane. Esse utilizzano le microonde e hanno la funzione sull’organismo, creando delle degradazioni di ogni tipo.

   Il ben noto e famigerato J. Delgado avvertiva: “Quello che ci aspetta è più pericoloso della distruzione nucleare. Le nostre conoscenze sul cervello ci permettono di immaginare il peggiore scenario: il pericolo che ci minaccia è quello di intervenire direttamente sulle funzioni cerebrali per manipolare a nostro piacimento cioè fare dell’uomo un vero e proprio umanoide senza cervello e coscienza, senza neppure che questi se ne renda conto”.[105] Delgado sapeva quello che diceva, egli era il promotore delle ricerche sul controllo mentale. Egli aveva preparato assieme ad alcuni psichiatri, dei procedimenti che permettevano di “teleguidare” gli esseri umani tramite segnali radio, con l’aiuto di “pulci” impiantate nel cervello.

IGOR SMINORV E LE PSICOSCIENZE RUSSE

   Una parte delle ricerche russe sul controllo della mente, durante la cosiddetta guerra fredda, si basava su una nuova branca degli studi del comportamento umano: l’ecopsicologia,[106] che integra la focalizzazione dell’essere umano con l’attenzione all’ambiente e che approfondisce lo studio delle molteplici interazioni tra questi due livelli. L’ecopsicologia è nata dalla constatazione del crescente disagio che esiste nella società sia sul piano psicologico sia su quello sociale, e mette tutto questo in relazione con un corrispondente aumento del degrado ambientale. Questa branca degli studi ha aiutato lo sviluppo della tecnologia di un software, il Mindreader 2.0, che sarebbe stato capace di leggere la mente e le reazioni inconsce. Questi studi in Russia sono stati portati avanti in un istituto gestito da Elena Rusalkina, moglie di Igor Sminorv, lo scienziato russo, che ha sicuramente lavorato per il KGB ed è considerato l’inventore delle armi psicotroniche.

   Nel 1993 a Wako durante l’assedio alla setta dei davidiani[107] l’FBI chiese l’aiuto di Sminorv come consulente. Egli suggerì di bombardare le persone asserragliate con suoni in apparenza simili al grugnire stridulo dei maiali isterici. In questi suoni avrebbe potuto esserci dei messaggi subliminali che invitavano gli assediati alla resa. L’FBI decise altrimenti.[108]

   Sminorv rilevò che nel caso i segnali non avessero funzionato, i seguaci di Koresh avrebbero potuto scannarsi a vicenda. Un mese dopo il massacro di Wako, Steve Killion vice capo divisione dei servizi tecnici dell’FBI disse ai giornalisti del Village Voice che nel corso di una normale trattativa è possibile imprimere un codice di messaggio con il quale far passare Inconsciamente un messaggio subliminale.[109]

   Smirnov, in un’intervista al Newsweek del mese di agosto del 1994, disse che l’FBI aveva voluto far passare dei messaggi subliminali attraverso le linee telefoniche, e che al capo della setta David Koresh, avrebbero fatto passare la “voce di Dio”, mentre ai membri della setta gli sarebbero stati trasmessi in via elettromagnetica le voci dei parenti.[110] Nel mese di ottobre del 1994 in un articolo del Moscovkiie Novosti comparve un articolo su quello che è accaduto a Wako, in quest’articolo si diceva che l’FBI era interessata a questo tipo di tecnologie e che a Wako mandò la “voce di Dio” al capo della setta.

LE ARMI PSICOTRONICHE SONO UNA REALTA’

   Uno dei principali scopi degli studi e delle relative ricerche nel campo della psicotronica, sono di natura militare, principalmente lo sviluppo di armi elettromagnetiche capaci di assumere il controllo della mente umana, in modo tale da poter influenzare una persona senza che questa se ne renda conto e, all’occorrenza ucciderla a distanza.

   Negli ultimi giorni del 2010 si è assistito in tutto il mondo alla misteriosa moria di alcune precise specie di uccelli e pesci. Il fenomeno si è ripetuto nei primi giorni del 2011 e anche all’inizio del 2012. I mass media hanno azzardato le spiegazioni più azzardate: che fosse colpa di un virus, che i fuochi d’artificio di capodanno avessero terrorizzato gli uccelli spingendoli a scontrarsi fra loro o contro i muri delle case, che i pesci fossero stati sterminati dalle basse temperature ecc. Ma nessuna di queste ipotesi ha trovato conferma.

   Un’ipotesi plausibile potrebbe essere che questa moria misteriosa di uccelli e pesci sia dovuta a una sperimentazione a onde ELF volta a colpire il sistema nervoso di alcune specie di animali ben precise.

   Un’interpretazione potrebbe essere che la frazione dominate della Borghesia Imperialista Internazionale, volesse dimostrare a certi governi non proprio “ubbidienti” di possedere una tecnologia in grado di uccidere a distanza senza lasciare tracce di violenza fisica, questo sarebbe il modo migliore per lanciare certi determinati messaggi alle varie situazioni statuali, politiche e organizzative “recalcitranti” a “ubbidire”.

   Negli anni ’90, negli Stati Uniti accadde una serie di eventi, praticamente ignorati da mezzi di informazione, che confermerebbero l’esistenza di un gruppo di potere multinazionale.

   In un discorso alle Nazioni Unite del settembre 1992, l’allora presidente G. Bush Senior dichiarò che i paesi aderenti avrebbero dovuto addestrare collegialmente delle unità militari multinazionali da impiegare in eventuali operazioni di pacificazione per conto dell’ONU. Inoltre affermò che, per poter essere davvero efficace, questa forza di intervento multinazionale avrebbe richiesto un comando coordinato e che gli Stati Uniti avrebbero messo a disposizione le basi e attrezzature necessarie.

   Nel 1993 il Time scrisse che americani e russi, secondo le dichiarazioni di un ex generale del KGB, stavano collaborando allo sviluppo di una tecnologia di controllo mentale: si trattava di tecnologie di “psico-correzione acustica” in grado di trasmettere tramite bande statistiche e rumore bianco dei veri e propri ordini capaci, di agire sull’inconscio alterandone i pensieri e l’umore, eccitando o deprimendo.

   Nello stesso anno, la rivista Defense News informò i suoi lettori che quel tipo di tecnologia condivisa con gli Stati Uniti era il frutto di ricerche risalenti agli anni ’70 condotte dal KGB e dal Dipartimento di Mosca allo scopo di reprimere eventuali rivolte e contrastare le truppe nemiche senza compere massacri. Il tutto avverrebbe in circa un minuto esponendo i bersagli a onde sonore che passano oltre qualsiasi tipo di protezione. Il costo dei sistemi è di appena 80.000 dollari. La loro dinamica di funzionamento si basa sull’emissione di onde a bassissima frequenza dello spettro (VLF), ancora più penetranti delle ELF.

   Sempre nel 1993 vi fu un’indagine da parte dell’FBI per appurare se questi dispositivi psicotronici fossero stati segretamente sperimentati dalla CIA a Wako. Questa indagine, puzza di depistaggio lontano un miglio visto il ruolo della stessa FBI nell’assedio e che fu lei a contattare Sminorv. Inoltre, la versione ufficiale del suicidio dei membri della setta, che avrebbero appiccato il fuoco al ranch dove erano asserragliati, potrebbe essere smentita da dei video amatoriali, che dimostrerebbero che furono gli agenti federali a provocare il fuoco. E non è tutto. Alcuni membri della setta sarebbero inspiegabilmente tornati indietro di corsa per gettarsi di loro iniziativa nel fuoco. Questo tipo di comportamento potrebbe benissimo essere ricondotto a fanatismo religioso dovuto a lavaggio del cervello (tipico delle sette) ma potrebbe rientrare benissimo nella gamma di effetti prodotti sul cervello dall’irradiamento con armi psicotroniche. Ulteriori sospetti in questa direzione sono alimentati dal fatto che i pochissimi superstiti, nonostante non fossero sotto l’effetto di droghe, non riuscivano a muoversi in modo coordinato e si esprimevano con frasi sconnesse, come se avessero danni al sistema nervoso. Le onde usate sembrerebbero di tipo ELF.

   Nel marzo 1993, il National Institute of Justice (NIJ, un ufficio del Dipartimento della “Giustizia”) pubblicò una relazione intitolata NIJ Initiative One Less-Than-Lethal Weapons in cui s’incoraggiava la polizia a usare le armi psicotroniche prodotte dalla ricerca dei servizi segreti russi. E in effetti, quello stesso anno, un team russo di esperti in psicotronica guidato dal ben noto Igor Sminorv incontrò un gruppo di funzionari americani appartenenti alla CIA, all’FBI e alla DARPA. Lo scopo era di valutare le modalità di utilizzo e i possibili obiettivi di queste armi, nonché la loro costruzione in serie e la loro riduzione in termini di peso e dimensioni fino a renderle intoccabili ovunque e contro chiunque.

   Questa collaborazione russo-americana, che può risultare incredibile visto il successivo stato di tensione tra i due paesi, nasce dal fatto che in quel periodo era al governo della Russia Eltsin, ovvero gli oligarchi, in altre parole la forma russa della borghesia compradora, asservita all’imperialismo.

   Tuttora alla maggior parte delle persone, quello che sto scrivendo (come gli scritti di altri su questo argomento) possono apparire fantascientifico, parto di uno scrittore di romanzi dell’orrore, che come si sa sono pieni di scienziati pazzi tendenti al dominio del mondo. Nella realtà in maniera inconsapevole, la maggior parte delle persone non ha coscienza della realtà che li circonda e li opprime, non ha coscienza che con il loro scetticismo si legano allo Stato emergenziale, in altre parole allo Stato della Controrivoluzione preventiva che queste armi ne costituiscono il massimo sviluppo. Dico questo, perché sono convinto che quando le masse prenderanno coscienza di questa realtà si rivolteranno contro queste armi.

   Tutto questo lo dico, perché, attualmente è possibile ed è già da tempo operativo la possibilità di modificare il pensiero di un essere umano al punto di fargli cambiare idea senza compromettere, altre funzioni intellettive, in modo tale che sembri uno spontaneo cambiamento d’opinione. Il cervello funziona sulla base di segnali elettrici. Il pensiero non è altro che la combinazione di questi segnali convertita in sensazioni virtuali di immagini e suoni. La stessa realtà non è che il frutto di una conversione di segnali provenienti dall’esterno tramite i recettori presenti nella retina, nelle mucose olfattive, nell’epitelio ecc. che, sotto forma di impulsi elettrici, vengono inviati alla corteccia cerebrale per essere elaborati in suoni e immagini. Pertanto qualsiasi segnale elettrico la cui frequenza sia in grado di sovrapporsi a quelli prodotti dal cervello sarebbe in grado di modificare sia il pensiero sia la percezione della realtà.

   Nel 1994 la rivista Scientific American spiegava che la tecnologia di psico-correzione era in grado di influenzare il pensiero dei bersagli, inserendo messaggi subliminali sia a livello audio che visivo. Lo stesso anno, il Newsweek riferiva di un incontro segreto tenutosi ad Arlington, in Virginia, tra alcuni agenti dell’FBI della divisione “antiterrorismo” e il sempre presente Smirnov (probabilmente entrato nel libro paga dei servizi amerikani). Nell’articolo era descritta a grandi linee la procedura seguita dallo scienziato russo per tarare i dispositivi psicotronici. Tramite elettroencefalogrammi otteneva una mappatura computerizzata dell’emissione delle onde cerebrali prodotte dall’inconscio in reazione a vari stimoli. A quel punto, il soggetto era sottoposto a messaggi subliminali studiati appositamente per produrre messaggi subliminali studiati appositamente per produrre alterazioni delle risposte elettriche naturali. E anche queste venivano mappate fino a trovare la combinazione ottimale.

   C’è un problema, in merito a questo tipo di modalità, mentre due tipi di onde sono comuni per tutti gli esseri umani, due variano sempre. Ma questo problema sembrerebbe risolto tramite l’introduzione sul mercato di particolari tipi di cellulari in grado di registrare e inviare servizi segreti impiegati nella ricerca la risposta cerebrale di ogni singolo utente.

   Secondo il Washington Post del 23 marzo 1994, il Dipartimento della “Giustizia” USA e il Pentagono aveva deciso di condividere le tecnologie militari con l’FBI e la polizia. In questo modo venivano a cadere le tradizionali barriere tra le forze militari e quelle “civili”. Fra i gadget di alta tecnologia elencati nell’articolo vi sono una pistola ai magnetofosfeni in grado di eccitare il nervo ottico, disturbando la visione con macchie luminescenti e un generatore di impulsi elettromagnetici capace di distruggere circuiti elettronici, per esempio fulminando serrature e personal computer, o arrestare il motore di un’auto in corsa o farla sbandare. Purtroppo, come rilevava lo stesso giornale, l’uso di questa tecnologia poteva provocare incidenti, bloccare automobilisti colpevoli unicamente di trovarsi nei paraggi, interrompere il funzionamento dei pacemaker e, in definitiva, ferire o uccidere.

   Questo superamento del ruolo tra forze armate e “civili” nasce dal fatto che l’urbanizzazione a livello mondiale si sta espandendo, le megalopoli abitate milioni e milioni persone di abitanti, concentreranno al loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista. L’attuale tendenza all’interno delle metropoli imperialiste dell’accentuazione delle differenze di classe e il costante e continuo azzeramento dei servizi sociali portano ad accentuare il conflitto di classe, tutto questo dentro il quadro del restringimento costante e continuo delle tradizionali mediazioni riformiste sia a livello politico sia a livello sindacale.

   In questo contesto le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle ostili o semplicemente complici senza il rischio di forte perdite o addirittura di ritirate come nelle banlieue francesi. L’utilizzo dell’esercito condotto con armi convenzionali diventa controproducente, poiché potrebbe far scatenare di più le folle e in più ci sono gli inconvenienti a livello politico.

   Da queste esigenze nasce lo sviluppo delle tecnologie della repressione che sono il prodotto dell’applicazione della scienza e della tecnologia al problema della neutralizzazione dei nemici dello Stato. Esse sono dirette essenzialmente contro la popolazione civile, in linea teorica raramente sono usate per uccidere, poiché sono indirizzate al cuore, alla mente e al corpo e sono usate sia nelle guerre esterne, che nei conflitti civili interni, le rivolte ecc.

   Questo nuovo tipo di armamenti ha rivoluzionato lo scopo, l’efficienza e la crescita del potere repressivo della polizia che è molto diversificato da nazione a nazione.

   Interessante a proposito le riflessioni del maggiore dei carabinieri Rosario Castello,[111] dove fa delle riflessioni sull’utilizzo delle “armi non letali”. Castello comincia la riflessione con un classico della strategia militare, il libro di Sun Tzu L’arte della guerra dove si afferma che “Quando duemila anni fa circa, Sun Tzu affermò che per annientare il nemico non era necessario distruggerlo fisicamente, ma annientarne la volontà di vincere”,[112] i fa capire che queste armi sono politicamente convenienti perché evitano inutili spargimenti di sangue con i relativi inconvenienti a livello medianico e politico (possiamo prendere come esempio quello che è successo in Egitto e negli altri paesi nordafricani durante la cosiddetta “primavera araba”, per vedere le conseguenze a livello politico di una repressione fatta alla luce del sole e davanti ai media internazionali).

  Queste sono armi per una guerra a bassa intensità che però hanno il vantaggio di una loro possibile proliferazione e utilizzo da parte di gruppi criminali/terroristi.

   Tornando alle armi psicotroniche, davvero inquietanti furono le rivelazioni della rivista Scientific American, che sempre nel 1992 parlò di una vasta ricerca in corso volta a creare una serie di “armi non letali” a bassa frequenza in grado di provocare nei bersagli umani nausea, vomito, forti dolori gastroenterici e diarrea.

   Nel novembre del 1993 risulta che si tenne una conferenza molto particolare nell’aula magna del laboratorio di fisica applicata della John Hopkins University, nel Maryland, procuratore generale Janet Reno, i funzionari dei servizi segreti e i vertici della polizia sono stati istruiti sul funzionamento delle armi psicotroniche nonché sui vantaggi dell’uso dei dispositivi a onde acustiche ed elettromagnetiche, fra cui le microonde. Molto probabilmente il nome che presiedette questa conferenza alla maggioranza delle persone non dirà niente: il colonnello J. B. Alexander, program manager presso la divisione “armi non letali” del Los Angeles Laboratory. Egli era diventato famoso (ma sarebbe più esatto dire famigerato) per il già citato Programma Phoenix nella guerra del Vietnam. In seguito J. B. Alexander divenne un fautore della guerra psichica. Nella rivista specializzata Military Revew (n. 12 dicembre 1980) scrisse: “esistono sistemi di armi il cui funzionamento si basa sui poteri mentali, le cui caratteristiche sono già state sperimentate”. L’articolo molto lungo si intitolava The Mental battlefield (La nuova strategia mentale”. In quest’articolo, Alexander, senza nessuna ipocrisia definisce queste armi che hanno come scopo il controllo mentale per quello che realmente sono ovvero letali. Egli descrive che queste armi sono in grado di produrre malattie, pazzia o morte, che hanno la capacità di agire a distanza e far sembrare il tutto un evento naturale o causale.

CERCHI SUL GRANO

   Sulla pericolosità delle onde ELF esiste un libro scritto dallo stesso Alexander in collaborazione con la ricercatrice Janet Morris e il maggiore Richard Groller. È uscito nel 1990 e si intitola The Warrior’s Edge. Vi vengono descritti alcuni esperimenti condotti negli Stati Uniti all’insaputa della popolazione tramite trasmettitori di onde ELF. Stando a quanto dichiarato dallo stesso Alexander, l’ex agente del KGB Nicolaj Kokolov testimoniò di aver assistito personalmente alla frattura a distanza di una colonna vertebrale di una cavia umana con una di queste armi cosiddette “non letali”. Esistono, infatti, anche veri e propri proiettili costituiti da microonde ad alata potenza la cui sigla è HPM. La sperimentazione di questo tipo è effettuata anche da satelliti e da elicotteri dotati di rotori silenziati su cui sono montati dispositivi a microonde che, seguendo le istruzioni di un computer, possono disegnare su qualsiasi tipo di materiale con precisione millimetrica addirittura eseguendo delle sfumature. Solitamente si scelgono come aree di sperimentazione i campi coltivati, e di recente anche le spiagge e i ghiacciai. Questa molto probabilmente l’origine di molti dei cosiddetti “cerchi nel grano”, in inglese crop circles. Molte di queste “opere d’arte” sono volutamente spacciate come “aliene”. Internet è un ottimo veicolo per coprire esperimenti top secret sfruttando la passione di milioni di persone per l’ufologia. Il disegno dei crop circles molto probabilmente è realizzato tramite proiettili acustici. Le spighe di grano si piegano senza spezzarsi e gli insetti implodono restando spesso incollati nelle piante. Contrariamente a quello che si pensa, infatti, i suoni a frequenza molto bassa, sfruttati entro certi particolari si può produrre la rottura nel punto in cui vengono diretti. Colpendo un essere umano si può provocare lo spappolamento degli organi interni. Ma non è tutto: concentrando questi proiettili acustici sulle faglie è possibile creare terremoti e maremoti.

   Questa tesi della coincidenza fra esperimenti militari e il fenomeno dei “cerchi di grano” potrebbe essere azzardata e apparire come una tesi nata dalla fantasia tenebrosa di un complottista.

   Proviamo a elaborare delle ipotesi, in merito a questa ipotesi. Il fenomeno dei “cerchi sul grano” nasce e si sviluppa prevalentemente nel Regno Unito. La zona interessata è una porzione ristretta larga pochi chilometri quadrati. Si tratta di una della regione megalitica del Sud dell’Inghilterra, nelle contee dell’Hampshire e del Wiltshire, all’interno di un triangolo i cui vertici sono composti da Stonehenge,[113] Glastonbury[114] e Avebury.[115] Quest’area sarebbe rigogliosa di formazioni a causa delle Leylines, misteriose linee di forza che esisterebbero sotto le zone megalitiche. I siti stessi seguirebbero il percorso di corsi d’acqua sotterranei e l’acqua sarebbe indispensabile per la realizzazione dei “cerchi di grano”.

   Queste linee di forza, secondo molti esperti, non sarebbero casuali ma avrebbero origine proprio dalle peculiarità dell’acqua che agirebbe da amplificatore del campo magnetico terrestre. Ogni intersecazione di queste determinerebbe una particolare aggregazione energetica e per questo motivo questi punti sarebbero stati scelti, già nell’antichità come luoghi per la creazione di un sito megalitico.

   Questo triangolo megalitico di Stonehenge, Avebury e Glastonbury sarebbe una zona militare il cui ingresso è interdetto. I militari sperimenterebbero armi innovative e i “cerchi sul grano” sarebbero i risultati di queste prove. Questo spiegherebbe anche i frequenti avvistamenti di elicotteri militari nei pressi delle formazioni. In effetti, la troupe del programma televisivo del TG2 Voyager ha compiuto diversi viaggi in Inghilterra e numerosi voli in elicottero nella campagna inglese a caccia di “cerchi sul grano”, è stata affiancata da un elicottero scuro, dal quale si faceva fatica a scorgere il numero di matricola.[116] S’ipotizza che a creare i pittogrammi sarebbe l’utilizzo del maser un sistema antecedente al laser che si basa sull’emissione di radiazioni, invece che sull’emissione di luce come per il laser. C’è da capire il perché i militari, che sanno nascondere molto beni i propri segreti, dovrebbero sperimentare questa tecnologia proprio nei campi coltivati e in zone comunque accessibili. A confermare l’interesse dei Forze Armate di sua maestà britannica nei confronti di questo è stato Nick Pope, che ha lavorato per il Ministero della “Difesa” britannico che in un intervista al programma Voyager ha affermato che questo fenomeno potrebbe non esistere un’unica soluzione, esso potrebbe avere origine da un insieme di cause: da un energia terrestre non bene identificata a qualche fenomeno meteorologico particolare (furbescamente afferma in questa intervista che questi cerchi siano frutto di una sperimentazione di armi in orbita nello spazio, e subito dopo la esclude).

I RAPIMENTI “ALIENI”

   Tornando alle armi per il controllo mentale c’è un altro aspetto inquietante. Agendo sulla mente è possibile creare allucinazioni e falsi ricordi. I soggetti usati come cavie nella sperimentazione di armi psicotroniche sono marcati con leghe create in laboratorio col preciso scopo, una volta che vengano scoperte tramite esami medici, di alimentare il mito dei rapimenti alieni.

   Il “progetto UFO”, come cercò di denunciare anche l’ex militare diventato in seguito un “teorico del complotto” William Milton Cooper (ucciso in un misterioso scontro a fuoco con la polizia il 5 novembre del 2001 davanti alla sua abitazione), aveva lo scopo di creare un tripla disinformazione, spaccando in due l’opinione pubblica fra possibilisti e scettici, rispetto all’esistenza di alieni e ai loro presunti rapporti con i governi terrestri, al fine di continuare a sperimentare armi proibite su ignari civili.

   Tra l’altro W. Cooper ha affermato che tutti gli ambienti ufologici sono controllati dai servizi segreti.

Le sue indagini completate nel 1997 compaiono nell’ultimo dossier prodotto: Majestytwelve by William Cooper.[117]

   Molti studi sui rapimenti alieni da parte di molti ricercatori, sono stati presentati in maniera incompleta, poiché si è spesso e volentieri focalizzato solo l’attenzione solo su determinati aspetti negativi dei casi presi in esame. Questo tipo di comportamento, che sia voluto o meno (cosa, ovviamente non di secondaria importanza), rappresenta un ostacolo per la vera ricerca, dato che resoconti censurati non forniscono un quadro completo ed attendibile del fenomeno. Un esempio evidente sono le cosiddette esperienze virtuali note con il termine VRS (Virtual Reality Scenario), ossia scenari di realtà virtuali, indotti dall’esterno, e per il soggetto praticamente indistinguibili dalla realtà oggettiva.

   Il Prof. Helmut Lamner, ufologo e ricercatore presso l’Istituto di Ricerca Spaziale austriaco, dichiara che l’individuo può sperimentare una determinata situazione attraverso uno input sensoriale totale e reagire con spontanee risposte fisiche ed emotive, anche se nella realtà si trova sdraiato su un lettino per esami clinici o sta dormendo nel suo letto senza ricevere alcun segnale esterno che lo disturbi.

   Molti ufologi sostengono che dietro questa storia dei “rapimenti alieni” ci sia la mano umana. Il Prof. Lamner, che è anche rappresentante austriaco del centro ufologico americano MUFON, sulle MILAB (Military Abductions) ovvero i falsi rapimenti alieni, siano eseguiti in realtà da militari.

   Non solo dall’estero ma anche da parte di ufologi italiani c’è stata una denuncia del fenomeno delle MILAB. A San Marino, il 9-10 marzo 2002, si è svolto il 10° Simposio Mondiale sugli Oggetti Volanti non Identificati, Enrico Baccarini del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale) nella sua relazione, svolse una relazione sul tema delle Abductions, dove si afferma che parte della tecnologia usata dai presunti rapitori alieni, in realtà è disponibile nel mondo della medicina e della biologia terrestri.

   Afferma Lamner: “Dobbiamo cercare di comprendere qual è il programma che si cela dietro il fenomeno delle abductions aliene e qual è lo scopo delle MILAB. C’è un forte interesse da parte dei militari nello sviluppo di impianti cerebrali, bio-chip per la realtà virtuale, proiezione di immagini olografiche, dispositivi di occultamento ed armi che alterano la mente”.[118] Secondo lo studioso l’esistenza di questi armamenti induce a seguenti ipotesi:

  • Si stanno effettuando, da anni, esperimenti segreti sugli esseri umani.
  • Tali esperimenti sono nascosti alle autorità di governo (e ovviamente alla popolazione).
  • Sono stati finanziati progetti segreti meglio noti come Black Programs.

   Perciò, se esistono le prove, anche in un solo caso del coinvolgimento di personale militare che sia coinvolto in uno scenario di rapimento, non lo si deve liquidare facilmente. Inoltre se enti governativi e militari sono davvero coinvolti segretamente in tali operazioni, è obbligo effettuare ricerche più approfondite rispetto a quelle condotte fino ad oggi. Nonostante tutto, gran parte degli ufologi e degli studiosi ufficiali non si sono dimostrati molto entusiasti ad affrontare le violazioni dei diritti umani da parte degli apparati dell’establishment politico-militare, molto probabilmente intimoriti da eventuali rappresagli personali, come si è registrato in passato nella casistica ufologica.[119]

   Prosegue Lamner: “Tutti quelli che si rifiutano di credere che siano stati compiuti degli esperimenti segreti sulla gente, inclusi i bambini, dovrebbero visionare i documenti comprovanti gli esperimenti effettuati dai servizi segreti militari, prima, durante e dopo la guerra fredda e che sono ormai di dominio pubblico, secondo lo studioso, gli USA e il Canada, non sono stati gli unici paesi a perpetrare tali atrocità: la stampa inglese ha riportato la notizia che anche nel Regno Unito, durante gli ultimi 40 anni, ha condotto esperimenti segreti concernenti gli effetti delle radiazioni sugli esseri umani. Alla nona conferenza annuale di Orange County California, lo psichiatra canadese Colin Ross, ha presentato un documento ottenuto attraverso il FOIA (Freedom of Information Act), contenente le prove che la CIA aveva segretamente condotto ricerche sulla creazione di “cavie manciù” (da non confondere con i candidati manciuriani, ossia persone programmate per diventare degli assassini, i “candidati manciù” sono le persone rapite da questi “rapimenti alieni” per essere usate come cavie da laboratorio) sin dalla seconda Guerra Mondiale. Il dottor Ross ed altre organizzazioni di ricerca hanno incontrato i sopravvissuti di esperimenti che includevano l’impiego di elettroshock, droghe, impianti cerebrali e deprivazione sensoriale. Alcuni soggetti erano stati rinchiusi in gabbie, costretti al sonno forzato, ad abusi rituali e sessuali.

   Una volta selezionate, le vittime sono state ripetutamente usate quali “animali umani da laboratorio” per tutta la vita, in una serie di esperimenti controllati e monitorati dall’esterno. Nel 1997 l’ACHES-MC (Advocacy Committee for Human Experiment Survivors-Mind Control), in altre parole il Comitato legale per i sopravvissuti agli esperimenti di controllo mentale sugli umani, ha consegnato un video-documento al Presidente Clinton e al Primo Ministro canadese, in cui richiede un’udienza presidenziale e la declassificazione dei dati governativi relativi a presunti esperimenti di controllo mentale.

   Tali esperimenti furono condotti su adulti e bambini inconsapevoli e furono finanziati dal governo degli Stati Uniti. Il video contiene, inoltre, le testimonianze dei sopravvissuti (bambini e adulti) agli esperimenti, e le testimonianze di terapisti, psichiatri e psicologi. Stranamente, queste vittime non riferiscono casi di contatti alieni o UFO come quelli delle MILAB, ma alcune delle esperienze hanno molto in comune sul tipo di controllo mentale e di abusi descritti. Questo breve scorcio di esperimenti segreti condotti sull’uomo supporta l’ipotesi MILAB di operazioni segrete perpetrate contro civili.

IPOTESI SU UNA REALTA’ AGGHIACCIANTE

   Il Newsweek del 2 luglio 1994 ipotizza la creazione di una polizia sopranazionale: “globocops” che sarebbero agenti segreti muniti di armi non convenzionali e usati per combattere guerre di nuova generazione basate sul controllo mentale, magari provocando insurrezioni nelle nazioni considerate nemiche al fine di rovesciarne i governi. Ebbene, nel settembre dell’anno, secondo quanto asserito dalla Defense News l’allora segretario alla “Difesa” William Perry propose l’acquisto di armi di sistemi di armi “non letali”. A conferma di ciò esiste una direttiva del Pentagono datata 21 luglio 1994 in cui le armi di questo tipo sono definite come adattissime “a mantenere la pace” (quella imperialista ovviamente) contro qualsiasi avversario.

   Per dare l’idea del livello cui si può essere arrivati oggi, già nel 1989, in un articolo comparso sulla rivista Full Disclosure e intitolato Remote Mind Control Technology (Tecnologia di controllo mentale a distanza), si menzionava la possibilità di controllare i pensieri degli esseri umani a distanza con la stessa facilità un telecomando cambia canale di un televisore. Secondo la giornalista, il laboratorio di ALAMO aveva inviato alla FEMA (Federal Emergency Management Agency) un dossier atto a dimostrare come l’uso di radiazioni a microonde contro eventuali terroristi avrebbe potuto modificare le loro percezioni della realtà e, se opportunamente calibrate, ucciderli.

   Possiamo immaginare cosa accadrebbe se questo tipo di armamenti fosse usato contro una popolazione che osi ribellarsi contro un governo.

   Nel 1968, Gordon MacDonald già parlava di cambiare il campo elettromagnetico in certe aree del pianeta agendo sulla ionosfera per modificare il comportamento delle masse proprio tramite le onde ELF o VLF, capaci di interferire con le onde cerebrali elettromagnetiche normalmente prodotte dagli esseri umani. Le guerre del futuro, sosteneva, sarebbero state di tipo geofisico e basate sulle modifiche dei modelli comportamentali dei bersagli.

   La FEMA è un’agenzia del Dipartimento della Sicurezza Interna degli USA istituita nel 1979 con funzioni di protezione civile, per esempio il coordinamento di tutti gli interventi necessari a gestire i disastri e stati di emergenza sul territorio statunitense. Il creatore di quest’organizzazione, Zbigniew Brzezinski, fu direttore della sicurezza nazionale sotto il governo del presidente Carter ma anche cofondatore insieme a David Rockefeller della Commissione Trilaterale.

   Già in un suo scritto del 1970 Brzezinski divulga l’esistenza di armi in grado di controllare il clima e produrre una serie di eventi catastrofici a scopo bellico, ma parla di anche di armi psicotroniche in grado di sfruttare le onde elettromagnetiche per controllare il comportamento umano. L’accostamento di questi due campi di ricerca non è casuale, perché effettivamente le tecnologie di modificazione climatica finiscono per fondersi con quelle del controllo mentale in un’unica, ambizione strategia bellica: alterando la ionosfera tramite le scie chimiche, la si può sfruttare come una sorta di specchio riflettente per colpire determinate aree del pianeta con armi psicotroniche che modifichino costantemente il modo di pensare e di agire di una popolazione, rendendola più distratta, depressa o aggressiva a seconda delle esigenze e realizzando in definitiva un sistema stabile di controllo sociale.

   Se si considera che già negli anni ’70 l’ambiente della ricerca scientifica desse per assodata la possibilità di sfruttare l’elettricità atmosferica per modificare le funzioni e le attività mentali su vasta scala, per logica deduttiva è lecito sospettare che tali armi siano attualmente testate. Questo potrebbe spiegare il comportamento irrazionale di settori di masse popolari che, sebbene sottoposte a sacrifici economici inenarrabili, appaiono incapaci di organizzarsi per una lotta efficace contro il peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro. Certo che le persone si massacrino per tifoseria sportiva o per ragioni razziali può essere ricondotto a ignoranza o a una palese assuefazione al peggioramento della società, ma nulla, in un ragionamento logico deduttivo, ci può toglierci il sospetto che la zona dove ci sono in modo evidente questi fenomeni sia sotto attacco, che colpisce non solo i semplici cittadini ma anche i militari e i politici e che sono gli unici che sappiano tutta la verità (e al riparo degli effetti di quest’attacco) sia una ristrettissima élite dominante la vita economica, politica e culturale.

CONSIDERAZIONI

   Nel 2001 uscì un libro dal titolo emblematico Guerra senza limiti degli autori Qiao Lang e Wang Xiangsui, due ufficiali dell’esercito cinese che hanno svolto incarichi presso i Dipartimenti politici dei comandi superiori come addetti alla morale, disciplina supervisione dei comandanti e delle attività di propaganda. Il libro illustra l’evoluzione dell’arte della guerra dai primi conflitti armati alla nostra epoca definita “di terrorismo e di globalizzazione”. Quello che è messo bene in luce, sono come muti l’approccio dei governi all’idea di “fare la guerra”.

   In questo libro c’è la codificazione delle nuove regole di quello che è definita “arte militare”.[120] Nei nuovi conflitti, dove le finalità non sono mai completamente interpretabili, si tratta di schiacciare il nemico in un campo di battaglia molteplice e non del tutto definibile, e di conseguenza si progettano armi adatte ai tipi di guerra che si vuol fare.[121] Attualmente, la guerra imperialista è sempre più veloce ed immediata e “teoricamente” opera col minor spargimento di sangue possibile (sempre, ed è bene ripeterlo, in relazione agli obiettivi prefissati). In realtà questo è ciò che viene propagandato, il terreno concreto smentisce la teoria, solo che la teoria deve essere sufficientemente indefinita di modo da permettere l’utilizzo di armi e progetti che si traducano in un aumento del potere degli eserciti stessi rispetto alle altre forze del paese agente. Una guerra dove si mira più a destabilizzare il nemico che ad eliminarlo. La guerra di oggi preferisce agire in misura ben superiore che al passato, anche in campi che teoricamente non hanno nulla a che fare con i conflitti armati. Dietro la scusa di non uccidere nemici in maniera visibilmente ingestibile, si può anche toccare nervi scoperti del suo apparato statale, sociale e economico, cercando di ottenere un effetto paralizzante superiore a quello delle armi usuali. Ma poi, come si vede a Gaza, alla fine prevale, l’utilizzo barbaro dei cannoni e dei bombardamenti aerei.

   La teoria della guerra assimetrica è stata applicata anche recentemente in Italia. Nel capitolo Il volto del dio della guerra è diventato indistinto gli autori di Guerra senza limiti parlano del terrorismo (pagg. 83-84), dicono che “se tutti i terroristi limitassero le loro attività unicamente all’approccio tradizionale – vale a dire attentati dinamitardi, rapimenti, assassini e dirottamenti aerei -, non otterrebbero il massimo terrore. Ciò che realmente scatena il terrore nel cuore della gente è l’incontro di terroristi con vari tipi di nuove tecnologie avanzate che potrebbero trasformarsi in nuove superarmi”, essi citano come esempi di terroristi dotati di superarmi i seguaci di Amu Shinrikyo che hanno cosparso il Sarin, un gas tossico, nella metropolitana di Tokyo e in contrapposizione questi killer che compiono eccidi indiscriminati cita “il gruppo italiano “Falange armata” è una categoria completamente diversa di organizzazione terroristica high-tech. I suoi obiettivi sono espliciti e i mezzi impiegati straordinari. La sua specializzazione consiste nell’irruzione in reti di computer di banche e di mezzi di comunicazione, nel furto di dati archiviati, nella cancellazione di programmi e nella divulgazione di false informazioni, vale a dire operazioni terroristiche classiche dirette contro reti e mass media. Questo tipo di operazione terroristica si serve della tecnologia più avanzata nei settori di studio più moderni e sfida l’umanità nel suo complesso una guerra che potremmo definire ‘nuova guerra terroristica’”. E c’è chi vuol ridurre gli avvenimenti dell’inizio degli anni ’90 nella semplice formuletta “trattativa Stato-Mafia”!

   In queste nuove guerre i campi di battaglia diventano infiniti, una volta che il bersaglio non è più solamente il corpo fisico da annientare, ma anche la psiche di quello è ritenuto il nemico.

   Un bersaglio che permette la progressiva erosione dei diritti civili, lo svuotamento dello Stato di diritto, tutto questo dentro un quadro di resa da parte delle persone colte e impegnate, che vede in sostanza un definitivo imbarbarimento della società che non fa che confermare quanto esporta Lenin ne L’imperialismo, aspetto che dopo il nazismo, non cera bisogno di altre conferme.

   È in atto una guerra segreta, che colpisce attraverso nuove tecnologie con il coinvolgimento di specialisti in campo medico, elettronico, informatico, biologico, psicologico, psichiatrico, ecc. E’ un attacco che colpisce il cervello, i sentimenti, il clima, il cyberspazio e lo spazio stesso.

   Non è un caso che D’Alema nel 2000 quando fa divenire, l’Arma dei carabinieri al rango di forza armata, questa subito dopo assume in gran numero laureati in scienze biologiche.

   La pubblicistica pre e post-11 settembre serve allo scopo, poiché le varie riviste scientifiche parlano di chip, DNA, armi biologiche, mentre la politica istituzionale tace.

   Chi autenticamente comanda, ha i suoi soldatini.

   I politici delegano ai ministri, i quali nel diventare ministri, si adeguano ai generali.

   La conclusione politica di tutto questo discorso, è che non vi può essere una serie lotta alla guerra imperialista senza porre la questione della messa al bando di queste “armi elettroniche-mentali”.

Infatti, evidenziare cosa stia dietro a queste armi e alle tecnologie diffusosi di recente (GPS, GPRS, Wireless ecc.) non sarebbe tanto un nostro compito di comunisti, antimperialisti, di chi chiunque vuole trasformare radicalmente la società, bensì di chi opera nella sanità, delle Giunte comunali, provinciali e regionali, dei Parlamenti, delle forze sociali e sindacali.

   Ma nessuno di chi in linea teorica ne ha la competenza e i mezzi ne parla, a parte rari e coraggiosi (nonché isolati) soggetti. Tutti paiono segretamente entusiasti di produrre la morte per tumore di un nemico senza che nessuno possa a loro imputare nulla.

   Così i morti non si contano letteralmente, e, infatti, avvengono in ogni settore. Mediamente tra le 10 e 15.000 persone l’anno muore in ogni settore in Italia, senza una causa accertata. Per non dire delle cause che sono conseguenze: infarti, tumori intestinali ecc.

   C’è un’ulteriore riflessione che metto in campo. Senza dubbio uno degli obiettivi di questi esperimenti/torture è sicuramente è arrivare a un controllo della popolazione, che più si accentua la crisi e più avanzano le politiche antipopolari potrebbero diventare ostile alle politiche governative. Ma ritengo che non sia solo questo, potrebbe essere che strutture militari, spionistiche, industriali, psichiatriche che operano in questo campo, alla fine per dinamiche loro, che sfuggono agli stessi mandanti ufficiali hanno cominciato a vivere di vita propria, si autoalimentano, costituendo così un autentica industria di morte e torture, che arriva a ricattare governi e politici.

   È responsabile di tutto ciò una scienza asservita, che posto, di cercare la verità (Dire la verità è rivoluzionaria diceva Gramsci nella machete del primo numero dell’Ordine Nuovo) preferisce accordarsi con le classi dominanti. Il dramma di Galileo, fatto rivivere da B. Brecht, non rappresenta l’eccezione, ma è la minaccia che in tutti i tempi l’ordine costituito ha fatto pesare sugli scienziati.

   A tutto questo s’inserisce il distacco tra attività scientifica e visioni filosofiche. Tutto questo, dal XVIII secolo, quando lo viluppo tecnico fornirà un valido supporto alla meccanizzazione dell’industria. L’accostamento della scienza ai problemi pratici, la collaborazione sempre più stretta fra scienza e tecnica, porterà come conseguenza il distacco tra il pensiero scientifico dalla filosofia. In molti studiosi comincia a radicarsi la convinzione che le applicazioni pratiche possono fornire la più valida prova della scientificità delle loro teorie. L’utilizzazione delle scoperte scientifiche da parte dell’industria e gli straordinari successi ottenuti mediante tale utilizzazione, non tardano a procurare alla scienza, una larghissima popolarità, alimentando la speranza che essa avrebbe finito per risolvere ogni problema dell’umanità (lo scientismo). Non è un caso che nel Movimento Operaio della fine del XIX secolo, quando il capitalismo cominciava ad avviarsi nella fase imperialista, nasceva il revisionismo, che portò come conseguenza teorica e filosofica l’inserimento dentro il cosiddetto “marxismo ortodosso” di concezioni positiviste. Le conseguenze si sono trascinate fino ad oggi all’interno del Movimento Operaio: fiducia acritica nel “progresso” che “inevitabilmente” avrebbe portato verso il socialismo, sottovalutando il ruolo soggettivo cosciente dell’agire politico da parte del proletariato (se non addirittura annullandolo), il meccanicismo. Ma l’aspetto politico principale che l’evoluzionismo ha covato all’interno del movimento operaio lo snaturamento della sua carica rivoluzionaria.

   La scienza, o meglio, l’applicazione tecnologica della scienza, vale a dire, il modo in cui il capitale si appropria della scienza nel corso del processo di valorizzazione, incorporandosi nelle macchine, si trasforma in forza produttiva. Nel Modo di Produzione Capitalistico, l’utilizzo delle scoperte scientifiche, l’indirizzo delle ricerche, come i settori di applicazione, va esclusivamente nel senso di accrescere la produzione di plusvalore. Il carattere non neutrale delle forze produttive nell’ambito dei rapporti di produzione capitalisti è evidente, il rapporto con la natura e con le persone (fatto di controllo e di dominio) si attua con la dittatura di una classe (la borghesia) su un’altra (il proletariato). Ed è attraverso la dittatura della borghesia che si plasma l’insieme dei rapporti. Interiorizzandosi nel capitale, la scienza opera secondo le leggi di quest’ultimo: opera per la produzione di plusvalore, per la massima valorizzazione del capitale.

   Lo sviluppo delle varie “rivoluzioni tecnologiche”, hanno comportato il passaggio di forme che si potrebbero definire di “dominio reale” o più precisamente di “schiavitù tecnologica”, nel senso che il sistema delle macchine impone i propri bisogni, devastando la forza-lavoro assoggettata al suo potere.

   Questa “rivoluzione tecnologica” in Italia, è stata d’aiuto ai processi di ristrutturazione nell’industria che si erano avviti alla fine degli anni ’70 (il più famoso è senza dubbio quello che c’è stato alla FIAT nel 1980 che determinò i famosi 35 giorni di lotta, svenduti dal sindacalismo confederale e dal PCI). Questa ristrutturazione non rispondeva solo alla necessità di assumere maggiore controllo sulla forza-lavoro, per spremere di più plusvalore attraverso una maggiore flessibilità e aumentando la produttività, ma anche alla necessità di arrivare a forme di militarizzazione del rapporto tra capitale e lavoro. Attraverso l’informatizzazione si può concentrare grandi quantità di informazioni e rendere possibile una maggiore schedatura dei dipendenti (sui loro spostamenti, le timbrature, le assenze, gli scioperi ecc.) e attualmente attraverso l’estensione dei chip aziendali (come a Mediaset e minacciato alla Fincantieri) questo controllo aumenta a dismisura. Inoltre, bisogna tenere conto che questo controllo si articola nel territorio, con agenzie investigative private, bande mafiose, polizia, carabinieri e servizi segreti, realtà queste che collaborano a vario livello con le aziende (di esempi di questa collaborazione, se ne possono fare tante, dalla FIAT a Telecom).

   Per questi motivi, si può tranquillamente dire che come esiste un complesso militare-industriale (rapporto militari, industria e Università), industriale spionistico (rapporto tra industria e spioni più o meno istituzionali), si può parlare per quanto riguarda il controllo mentale di un complesso industriale-medico/psichiatrico-militare-spionistico (rapporto tra Università, centri di ricerca, industria, servizi segreti e militari), un industria che si autoalimenta costantemente, che come ogni industria ha bisogno di materie prime che sono gli esseri umani (e anche gli animali) usati come cavie.


[1] William Donovan (1883-1959).  William Joseph Donovan, soprannominato Wild Bill, è stato un militare, diplomatico e generale dei servizi segreti USA. Donovan è ricordato principalmente come il capo in tempo di guerra dell’Office of Strategic Services (OSS) durante la seconda guerra mondiale.

[2] L’Office of Strategic Services (OSS) era un servizio segreto Usa durante il seconda guerra mondiale. Fu il precursore della CIA.

[3] Durante la seconda guerra mondiale l’OSS condusse molteplici missioni e attività, tra cui l’acquisizione di informazioni per mezzo di spie, l’esecuzione di atti di sabotaggio, azioni di guerra attraverso la propaganda, organizzazione e coordinamento di gruppi di resistenza antinazista in Europa, addestramento di guerriglieri anti nipponici in Asia, solo per citare i compiti principali. Al culmine del suo sviluppo nell’ultimo conflitto mondiale, l’OSS impiegava almeno 24 000 persone. Tra gli altri compiti, l’OSS si occupò anche di propaganda e sovversione.

[4] Metto cosiddetta poiché era già in atto il conflitto contro l’URSS, il Movimento Comunista e le rivoluzioni nei paesi coloniali e semicoloniali.

[5] James F. Byrnes (1882-1972). James Francis Byrnes, noto anche come James F. Byrnes, è stato un politico e statistico statunitense.

[6] Sidney Souers (1892-1973). Ufficiale dell’U S. Navy nel 1932 entrò nella riserva. Richiamato in servizio nel 1940, nel 1944 divenne vicedirettore dell’intelligence della Marina statunitense, con il grado di contrammiraglio. Sostenitore di un Intelligence unificata Souers fu nominato primo direttore dell’intelligence, il 23 gennaio 1946 dal presidente Truman del Gruppo Centrale Informazioni. Dal 1947 al 1950 fu segretario esecutivo del Consiglio per la sicurezza nazionale, da allora consulente del presidente per gli affari esteri e militari, fino al 1953.

[7] Roscoe Henry Hillenkoetter (1897-1982). Ammiraglio USA, è stato il terzo direttore del CIG e il primo direttore della CIA.

[8] La RCA (Radio Corporation of America) è stata un azienda di elettronica USA fondata nel 1919 dalla General Electric Company è ora posseduto da Sony Corporation e da Technicolor SA.

[9] Golo Mann, voce “Militarismo“, Enciclopedia del Novecento, Treccani.

Capitolo 1

[10] Metto etnica tra virgolette poiché sta indicare l’origine e non necessariamente l’appartenenza.

[11]  Con il termine WASP negli Stati Uniti, appartenente o relativo ai bianchi di origine anglosassone e di religione e cultura protestante (white anglo-saxon protestant), che vogliono distinguersi dagli altri gruppi della società americana, con atteggiamenti conservatori ed elitari.

[12] Tranne significative eccezioni quali Goebbels, Himmler e lo stesso Hitler.

[13] Marco Dolcetta, Gli spettri del quarto reich Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggiBUR saggi, 2007, Milano, pp. 39-40.

[14] Tutte le maggiori aziende tedesche durante la seconda guerra mondiale approfittarono della manodopera dei campi di concentramento per ridurre i costi di produzione.

  Secondo la storica Anni Lacroix Riz dai 12 ai 14 milioni di lavoratori stranieri deportati – in gran parte ebrei e prigionieri di guerra – sono stati utilizzati dalle aziende tedesche

[15] Reinhard Gehlen, The Gehlen Memoirs, Collins, London, 1972.

[16] Franco Fracassi, il quarto reich Organizzazioni, uomini e programmi dell’internazionale nazistaEditori Riuniti, 1996, Roma, p. 15.

[17] A sollevarlo fu un articolo uscito su Der Spiegel il 13 febbraio 1954.

[18] Heinrich Müller (1900 – scomparso a Berlino, 1º maggio 1945) è stato un ufficiale tedesco, comandante dell’Amt IV del RSHA e della Gestapo dal 1939 fino alla sua misteriosa scomparsa l’1 maggio 1945.

[19] Il Freundeskreis Reichsführer-SS (Circolo degli amici del Reichsführer-SS) venne creato nella primavera del 1934, dopo che Himmler strinse amicizia con Wilhelm Keppler, un dirigente delle IG Farben. Questo circolo comprese un gruppo di ricchi industriali e di consulenti finanziari che versò regolari contributi finanziari a sostentamento delle attività culturali e sociali delle SS in cambio della protezione di Himmler; durante tutta la vita del Terzo Reich il Freundeskris depositò somme enormi nelle casse delle SS in cambio di contratti vantaggiosi nei territori occupati e di manodopera a basso costo dai campi di concentramento.

[20] Via della mano sinistra e della mano destra sono due termini che si riferiscono ad una dicotomia tra due opposte filosofie, presente nella tradizione esoterica occidentale, che si estende su diversi gruppi coinvolti nell’occulto e nella magia cerimoniale. In alcune definizioni, il sentiero della mano sinistra è identificato con la magia nera, quello della mano destra con la benevola magia bianca.

[21] https://en.wikipedia.org/wiki/Gustav_Schwarzenegger

[22] Vilfredo Federico Damaso Pareto (1848 – 1923). è stato un ingegnere, economista e sociologo italiano. Riguardo al suo pensiero politico, Pareto fu il primo a introdurre il concetto di élite, che trascende quello di classe politica e comprende l’analisi dei vari tipi di élite. La sua teoria delle élite trae origine da un’analisi dell’eterogeneità sociale e dalla constatazione delle disuguaglianze, in termini di ricchezza e di potere, presenti nella società. Pareto intende studiare scientificamente queste disuguaglianze, percepite da lui come naturali. Nel corso del suo sviluppo, ogni società ha dovuto di volta in volta misurarsi con il problema dello sfruttamento e della distribuzione di risorse scarse. L’ottimizzazione di queste risorse è quella che è assicurata, in ogni ramo di attività, dagli individui dotati di capacità superiori: l’élite. È interessato in particolar modo alla circolazione delle élite: “la storia è un cimitero di élite “. A un certo punto l’élite non è più in grado di produrre elementi validi per la società e decade; nelle élite accadono due tipi di movimenti: uno orizzontale (movimenti all’interno della stessa élite) e uno verticale (ascesa dal basso o declassamento dall’élite).

[23] Un think tank (letteralmente serbatoio di pensiero in inglese) è un organismo, un istituto, una società o un gruppo, formalmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari.

   Il termine è coniato negli Stati Uniti d’America durante la seconda guerra mondiale quando il Dipartimento della Difesa creò delle unità speciali per l’analisi dell’andamento bellico chiamate in gergo proprio think (pensiero) tank (tanica, serbatoio, ma anche carro armato).

   In Italia le più conosciute think tank sono Italia Futura e Arel/Associazione TrecentoSessanta presiedute rispettivamente da Luca Cordero di Montezemolo e da Enrico Letta. Oltre a queste troviamo altre “fondazioni di matrice politica” nel panorama italiano quali FareFuturo di Adolfo Urso, ItalianiEuropei di Massimo D’Alema, Nuova Italia di Gianni Alemanno, Magna Carta di Gaetano Quagliariello, Medidea di Giuseppe Pisanu, Liberal di Ferdinando Adornato, ItaliaDecide di Luciano Violante, Folder di Antonio Di Pietro Sardegna Democratica di Renato Soru e Mezzogiorno Europa nato per volontà da Giorgio Napolitano.

[24] Marco Dolcetta, gli spettri del quarto reich Le trame oscure del nazismo dal 1945 a oggi, BUR, p. 9.

[25] Metto totalitario tra virgolette giacché mistificante, in quanto nasconde il contenuto di classe dei vari regimi politici.

[26] Per bostoniano non si intende solamente gli abitanti di Boston, ma in questo caso un personaggio raffinato, elitario; intellettualistico

[27] Metto tra virgolette la parola tradimento perché le varie svolte politiche dei paesi sono determinati dalle scelte e dagli interessi delle reciproche borghesie.

[28] L’AIPAC, American Israel Public Affairs Committee, è un gruppo di pressione americano sionista.

[29] Metto nazionale tra virgolette in quanto all’epoca la definizione di nazione non era stata creata. La uso per definire gli appartenenti delle élites di una certa area geografica

[30] Fernand Braudel, Civiltà ed imperi del mediterraneo dell’epoca di Filippo II, Einaudi, Torino 2007, pp. 865-866.

[31] Niall Ferguson è uno storico, saggista e giornalista britannico.

[32] Niall Fergusson, Ascesa e declino del denaro, Mondadori, Milano 2009, p. 37.

[33] . T. Boyer Xambeau, G. Deleplace, L. Gillard, Banchieri e Principi, Moneta e Credito nell’Europa del Cinquecento, Torino, 1991.

[34] Bisenzone, luogo della provincia di Piacenza dove si svolgevano le Fiere di Cambio. Le Fiere di Cambio ebbero grande importanza nella vita economica del Medioevo e dei primi secoli dell’Età moderna. Abbandonata progressivamente l’economia naturale, ossia la pratica del baratto – sale marino o olio rivierasco scambiati con grano o legna e così per altri prodotti – le Fiere di Cambio sorsero accanto a quelle delle merci, naturale evoluzione di queste, in conseguenza del crescente afflusso sulle stesse di monete diverse e spesso alterate, nonché della difficoltà dei pagamenti a distanza, che fece introdurre nel sec. XII l’uso della lettera di cambio, strumento per rendere più sicuro e rapido il movimento del denaro, ed evitare che l’insufficienza del contante fosse d’ostacolo allo sviluppo delle attività commerciali.


   Le lettere di cambio, prima forma rudimentale dell’odierna cambiale, erano brevi scritti con cui si ordinava un pagamento in un determinato luogo e ad una data persona, in compenso di un acquisto o per una valuta di valore equivalente riscossa altrove. Secondo l’opinione più comune, furono inventate dagli Ebrei, quando, banditi dalla Francia, si rifugiarono in Lombardia. Con lettere o con biglietti compilati in brevi specifici o riservati termini, affidati a mercanti o a viaggiatori, trovavano il modo di rientrare in possesso di quanto avevano lasciato nei paesi d’origine in custodia a loro amici.


   Occorre sapere che anche piccole Signorie potevano avere il privilegio di battere moneta, con regolamenti propri, che raramente tenevano conto rigidamente di appropriati valori rispetto a quelli di altri paesi, per cui è evidente la confusione che doveva nascere nei mercati, uguale quasi a quella delle lingue o dei dialetti, con conseguenze ovviamente ancora più gravi.

[35] Il termine asiento in origine indicava qualsiasi accordo stipulato tra il sovrano spagnolo ed un privato cittadino. In seguito divenne sinonimo di contratto per l’importazione di schiavi neri nelle colonie spagnole in condizioni di monopolio.

[36] F. Braudel, Civiltà ed imperi del mediterraneo dell’epoca di Filippo II, Einaudi, p. 546 e p. 691. Vedere anche M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, il Mulino, Bologna, 2002.

[37] Quando Genova capì l’importanza del commercio con le Indie orientali, dopo aver costituito una compagnia sul modello di quelle olandesi, francesi e inglesi, nel 1649 provò spedire su quelle rotte due navi. La spedizione durò poco, navi ed equipaggi vennero bloccati e sequestrati da una flotta da guerra olandese.  M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, il Mulino, Bologna, 2002. P.372.

[38] Giovanni Arrighi (1937-2009). Economista, sociologo e accademico italiano che si è occupato di economia politica. È stato docente di sociologia alla Johns Hopkins University di Baltimora, dove ha diretto per diversi anni il dipartimento di sociologia. I suoi lavori sono stati tradotti in più di quindici lingue.

[39] Giovanni Arrighi, Il lungo XX secolo, Il Saggiatore, Milano 2004, p. 200.

[40] K. Marx e F. Engels, Il manifesto del partito comunista, Newton Compton, Roma 1994, p. 20.

[41] Niall Fergusson, Ascesa e declino del denaro, Mondadori, Milano 2009, pp. 67-68.

[42] Karl Polany, La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca, Einaudi, Torino 2000, p.14.

[43] K. Marx, Teorie del Plusvalore, Tomo II°.

[44] Gianni Vannoni, le società segrete dal Seicento al Novecento, Sansone Editore, 1985, p. 324.

[45] Questo Rito per un certo periodo di tempo divenne per un certo periodo di tempo fra le logge militari, fino ad assumere un peso politico, per questo motivo nel 1841 scelse di “andare in sonno”. Nel 1881 Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro del rito di Misraim dal 1860, contribuirà a fondere i due Riti di Memphis e Misraim, il che richiederà una rielaborazione dei gradi che sarà completata solo nel 1889,

   La Gran Loggia Unita di Inghilterra e tutte quelle che sono affiliate, ritengono ancora oggi tale Rito assolutamente irregolare, invece il Grande Oriente di Francia, al comando della cosiddetta Massoneria Universale “progressista” riconosce una Loggia chiamata Grande Ordre Egyptien che adotta il Rito in questione, sebbene in modo più semplificato, lavora su tutti i suoi gradi più elevati.

[46] Adam Kadmon, Baylon, Friuli & Verilucca, 2018, pp. 290-297.

[47] R. Mukerjee, Storia e cultura dell’India, Milano, 1966.

[48] Questo soprannome gli fu affibbiato dal giornalista L. Gupta, in un articolo comparso su Indian Review, Madras, 1913.

[49] Sul ruolo del governo britannico nella diffusione del Teosofismo in India, cfr. M.V. Dharmamentha, L’occupazione inglese in India, in Idem, Lo Yoga e il neospiritualismo contemporaneo, cit. pp. 159-165.

[50] Dichiarazione pubblicata sulla rivista The Medium and Daybreak, London 1893, p. 23.

[51] A.A. Bailey, Il destino delle nazioni, Roma 1971, p. 135.

[52] R. Guénon, Il Teosofismo, vol. I, cit. pag. 32.

[53] Discendenza differente rispetto all’omonima organizzazione della FUDOSI.

[54] Adam Kadmon, Baylon, Friuli & Verilucca, 2018, p. 334.

[55] http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/10/30/file-cia-desecretato-hitler-dopo-guerra-vivo-in-sudamerica_6dbe5c65-880e-4282-8f2a-4f47b72fd440.html

Capitolo due

[56] Ferrand, Serge e G. Lecavelier, Aux ordres du SAC, Albin Michel, Parigi, 1982, pp. 85-92.

[57] Audigier F., Histoire du SAC: La part d’ombre du gaullisme, Stock, Parigi, 2003, p. 231.

[58] Ferrand, Serge e G. Lecavelier, Aux ordres du SAC, Albin Michel, Parigi, 1982, p. 95.

[59] Lynn Picknett, Clive Prince, la missione del priorato di sion La verità sui custodi della stirpe di Cristo, SERLING & KUPFER, 2006, p. 250.

[60] De Sède, L’occultisme dans la politique: De Pythagore à nos jours, Robert Laffont, 1994, p. 239. Marhic Renaud, L’Ordre du Temple Solaire: Enquetesue les extrèmistes de l’occulte, l’Horizon Chimérieue, Bordeax, 1996, pag. 201.

[61]  Marhic Renaud, L’Ordre du Temple Solaire: Enquetesue les extrèmistes de l’occulte, l’Horizon Chimérieue, Bordeax, 1996, pagg. 201-02.

[62]                                                                                 C.s. pag. 193.

[63]                                                                                C.s. pag. 192.

[64] La principessa Grace fu iniziata al Tempio Solare nel 1982 dal suo capo, Joseph Di Mambro. Carr-Brown, David Cohen, “Fall from Grace”, Sunday Times News Review, 21 dicembre 1997.

[65] Picknett Lynn, Clive Prince, The Stargate Conspiracy: Revealing the Truth behind Extraterrestrial Contact Military Intelligence and the Mysteries of Ancient Egypt, Warner Books, Londra 2000 (tradotto in italiano con il titolo Il complotto Stargate, Sperling & Kupfer, Milano 2002), pagg. 279-85.

[66] Breyer interpreta Bafometto (Baphomet) sono una contrazione di Battista (Baptiste) e Maometto (Mahomet).

[67] Breyer Jacques, Dante alchimiste: interprétation alchimique de la Divine Comédie, La Colombe, Parigi, 1957, pagg. 69-70.

[68] Péronic, Ma Queste du Graal, Vol. I: Le sang, èditions de la Pensée Solaire, Monte Carlo 1967; PAGG. 151-52.

[69]                                                                                    C.s.  pag. 149

[70]                                                                                   C.s. pag. 233

[71]                                                                                    C.s. pag. 74

[72] Majer Jean-François, Les mythes du Temple Solaire, Georg, Ginevra 1996, pagg. 37-38.

[73] Cinque persone, tra cui un bambino, morirono nella villa di Di Mambro sulle Morii Heinghts in Canada, il 4 ottobre 1993. Tre erano state accoltellate. Il 5 ottobre 1994, 23 morirono alla Ferme de Rochettes a Cheiry e 25 a Granges-sur-Salvan, entrambe in Svizzera.

[74] ] Aubert Raphael e Carl A. Keller, Vie et mort de l’Ordre du Temple Solaire, èditions de l’Aire, Vevey 1994, pag. 76.

[75] Majer Jean-François, Les mythes du Temple Solaire, Georg, Ginevra 1996, pagg. 80.

[76] Bédat Arnaud, Gilles Bouleau e Bernard Nicolas, L’Ordre du Temple Solaire: Enquete et révélations sur les Chevaliers de l’Apocalypse, Libre Expression, Montreal 1996, pagg. 332-35.

[77] L’Aginter Press, o Aginter Presse, fu una associazione sovversiva fascista anticomunista che si celava dietro un’agenzia di stampa internazionale, fondata a Lisbona, nel settembre 1966, da un gruppo di francesi che vivevano in Portogallo e che fu operante fino al 1974.

[78] Andrea Sceresini, internazionale nera la vera storia della più misteriosa organizzazione terroristica europea, Chiarelettere, Milano, 2017, p.p. 162, 166.

[79] L’obiettivo dell’Aginter Press è quello di fermare i movimenti antimperialisti nel terzo mondo e quelli studenteschi e operai in Europa. A questo scopo l’AP diventa una sorta di internazionale neofascista, che stringe rapporti con estremisti di destra in tutta Europa, stabilendo collaborazioni durature e reclutando dentro un’unica rete terroristi specializzati in attentati e sabotaggi, esperti di spionaggio, maestri delle pratiche di infiltrazione. Col tempo l’agenzia è parallelamente un centro finanziato da diversi governi europei, un punto di addestramento di mercenari, e un’organizzazione fascista internazionale denominata Ordre et Tradition, con tanto di braccio militare, l’Oaci (Organization d’action contre le communisme internàtional).
   Solo il 23 maggio 1974, durante la “Rivoluzione dei garofani” che mise fine alla dittatura in Portogallo, presso gli uffici dell’Aginter Presse si scoprì un archivio gigantesco e materiale per falsificare documenti d’identità dei principali Paesi europei. Col tempo verranno a galla anche i rapporti dell’agenzia con diversi servizi segreti, tra cui l’italiano SID, che fino al 1975 coprì le attività dell’AP in Italia e i suoi rapporti con esponenti del mondo neofascista, tra cui Pino Rauti e Stefano delle Chiaie, e dei servizi stessi, come Giannettini.
   Dal Portogallo, Serac trasferirà la sua base prima in Spagna e poi in Sudamerica, dove continuerà per anni il suo sporco lavoro.

[80] https://www.vice.com/it/article/pgeejg/organizzazioni-armate-strane-italia-333

[81] ] Tra le attività dell’Aginter Presse fu infiltrazione in gruppi della sinistra extraparlamentare di stampo anarchica, maoista e trozkista soprattutto in Italia, Francia e svizzera.

[82] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/10/09/dietro-la-setta-della-morte-spunta-il.html

[83] http://crimeworld.forumcommunity.net/?t=44103623

[84] Nel 1998 Marcel Vervloesem, membro dell’ONG Werkgroep Morkhoven, che si occupa della protezione di bambini colpiti da abusi, riesce a entrare in possesso di 20 cd contenenti decine di migliaia di immagini pedopornografiche (incluse torture ed uccisioni di bambini) consegnatigli da un membro “pentito” di una rete internazionale di pedofili che include decine alte personalità dell’aristocrazia e capitalismo belga, delle istituzioni di quel paese e dell’Unione europea. Egli consegna il materiale alla giustizia belga ma è arrestato con accusa di averlo usato per interesse personale da alcune indagini, emerge il legame tra le organizzazioni neofasciste belghe (legate a Gladio, Stay Behind e in contatto stretto col neofascismo internazionale e italiano) e gli abusi e la produzione di pedopornografia e snuff movies.

[85] Jack Parson, nome completo John Whiteside Parson (1914 – 1952). Scienziato statunitense. Lavorò al California Institute of Technology e fu uno dei fondatori principali del Jet Propulsion Laboratory (JPL) e Aerojet Corporation. Inventò il combustibile solido per razzi, rivoluzionando così la scienza missilistica. È noto anche per essere stato uno dei primi seguaci americani di Aleister Crowley.

[86] Leo Lyon Zagami, LE CONFESSIONI DI UN ILLUMINATO VOL. 1, UNO editori, pag. 299.

[87] Valentino, teologo e filosofo egiziano, nato attorno al 135 d.C., sosteneva la suddivisione dell’umanità in tre categorie:

  1. La categoria molto numerosa degli ilici, uomini bestia che soddisfano solo bisogni istintuali;
  2. La categoria degli psichici, che conservano una dimensione spirituale;
  3. La categoria degli pneumatici (o gnostici), che sarebbero i pochi uomini che sono autorizzati a governare le masse inferiori perché toccati da una scintilla divina.

   Sul questo punto vedere J. Ries, I cristiani e le religioni, Jaca Book, 2006, Milano.

[88] D. Estulin, L’Istituto Tavisock, Macro-edizioni, 2014, Cesena.

[89] Metto tra virgolette prima repubblica poiché la definizione più corretta dal mio punto di vista è regime democristiano.

[90] G. Bruno, De magia, de vinculis in genere, Il soggetto e la scienza, 1988.

[91] Il 10 novembre del 2011, il Sole 24 Ore titolava a carattere cubitali: Fate Presto.

                                                                                      Capitolo 3

[92] http://gnosis.aisi.gov.it/sito/Rivista22.nsf/servnavig/20

[93] http://ricerca.repubblica.it/archivio.repubblica/2005/11/19/terrorismo-

[94] Metto tra virgolette terrorismo, poiché qualsiasi nemico dell’imperialismo viene definito terrorista. Questo uso distorto del linguaggio serve a denigrare, e disumanizzare il nemico (il terrorista diventa un non essere umano).

[95] http://ricerca.repubblica.it/archivio.repubblica/2005/11/19/terrorismo-

[96] William Colby e Peter Forbath, Honorable Men. My Life in the Cia, Simon & Schuster, New York, 1978. Il libro uscì in traduzione italiana nel 1981, pubblicato da Ugo Mursia Editore (Milano), col titolo La mia vita nella Cia.

[97] Bozze 88, edizioni Dedalo bimestrale maggio/giugno 1988 anno undicesimo, numero 3.

[98] Il rituale del cerchio (o “del cerchio magico “, (anche se l’aggettivo ‘magico’ non viene solitamente mai utilizzato) è una pratica rituale di origini molto antiche che ha avuto una riscoperta e rivalutazione nell’odierno movimento spirituale neopagano.  Si trova traccia di esso sin dai tempi dei Babilonesi e   più frequentemente al tempo dei maghi medioevali e del Rinascimento, e del Rinascimento, così pure in diverse tribù degli indiani d’America, con ragioni e pratiche diverse.

L’obiettivo è di creare con l’energia della mente uno spazio che divide il mondo del soprannaturale da quello materiale, ma che rimane interconnesso ad entrambi i mondi, per facilitare la concentrazione, la sacralità del rituale e la comunione con le divinità.

   Questo tipo di ritualità viene usata per la Magia Nera. Ma cosa è la Magia Nera? Dopo una serie di riflessioni (mi hanno aiutato letture sull’argomento), sono giunto alla conclusione che è la manipolazione delle persone. Essa è antica, da quando c’è l’essere umano. Essa era il modo di manipolare dei sacerdozi egizi che dovevano “costruire” i miracoli.

   Si potrebbe definire la magia nera il controllo mentale della persona umana. Durante il corso della storia, sono stati registrati molteplici resoconti che descrivevano rituali e pratiche simili al controllo mentale. E non è un caso, che tra i primi scritti in merito alla manipolazione della personalità umana si trovano nel Libro dei Morti egiziano. Si tratta di una raccolta di rituali, molto studiato dalle società segrete di oggi, che descrive i metodi di tortura e d’intimidazione (per creare un trauma), l’uso di pozioni (farmaci) e il “lancio” d’incantesimi (ipnotismo), che si traduce nel totale asservimento dell’iniziato. Altri eventi attribuiti alla magia nera, alla stregoneria e alla possessione demoniaca (dove la vittima è animata da una forza esterna) sono anch’essi antenati della programmazione Monarch. Tuttavia, è durante il 20° secolo che il controllo mentale diviene una scienza in senso moderno del termine, dove migliaia di soggetti sono stati sistematicamente osservati, documentati e sperimentati. Uno dei primi studi sulla metodica del controllo mentale basato sul trauma sono state condotte da Josef Mengele, medico che lavorava in campi di concentramento nazisti. Inizialmente acquisì notorietà per essere stato uno dei medici delle SS che curò la selezione dei prigionieri in arrivo, determinando chi doveva essere ucciso e che sarebbe diventato un operaio per i lavori forzati. Tuttavia, egli è noto soprattutto per aver condotto degli esperimenti macabri sugli esseri umani all’interno dei campi di concentramento. Mengele conduceva esperimenti pure sui bambini, motivo per il quale fu chiamato “L’angelo della Morte”.

Perciò la magia nera esiste, ma non la faccio io: lo fa la mia “costruzione dell’effetto” sul soggetto passivo. È il soggetto passivo che attiva il mago: il mago è attivo se c’è un soggetto passivo. Noam Chomsky spiega tutto questo in cinque parolette. Ha secondo dell’ordine in cui le mettete, si ottiene un effetto diverso. Che si potrebbe chiamare manipolazione, effetto magico e in tanti altri modi. Le cinque parole sono:

1) Astrazione.

2) Estrazione.

3) Ostruzione.

4) Istruzione.

5) Distruzione.

   Il risultato cambia, secondo l’ordine in queste parole sono disposte. Il risultato finale è la costruzione dell’effetto magico. Ma chi era il mago? Magia viene da un termine sanscrito, Mg, che significa conoscere: così, magia ha la stessa radice di magister. Il mago poi diventa maestro, cioè lo scienziato, perché conosce: costruire l’effetto perché conosce i termini della produzione dell’effetto, che è l’effetto magico. La magia nera nasce quando da quando sorgono le classi sociali e quella dominante ha bisogno del potere per sottomettere ai suoi voleri quella dominata.

   La magia nera è potere.

[99] Fabio Amodeo w Mario José Cereghino, Lawrence d’Arabia e l’invenzione del Medio Oriente, Feltrinelli, Milano 2016.

[100] Anthony Cave Brown, Treason in the Blood, Houghton Mifflin Companym, Boston e New York, 1994, Gerry Docherry e Jim MacGregor, Hidden History, Mainstream Publishing, Edinburgo e Londra 2014; Carrol Quigley, The Anglo-American Establishment, GSG & Associates Publishers, New York 1981.

[101] James Bamford, The view from the Kgb, in The New York Times, 29 gennaio 1995, Genrikh Borovick e Phillip Knighdey, The Philby Files, Little, Brown and Company, Boston 1994.

[102] Cyril Connolly, The Missing Diplomats, The Queen Anne Press, Londra 1952.

[103] http://icompagnidibaal.myblog.it/2013/06/13/ian-fleming-james-bond-la-spectre

[104]                                                                                                                       C.s.      

[105] http://wwpop14.libero.it/cgi-bin/webmail.cig

[106] http://puntoinformatico.it/2070052/PI/New/ua-caccia-psicoscienze-sovietiche.aspx

[107] Il 28 febbraio a Wako, nel Texas, un gruppo di agenti dell’ATF bureau, che sarebbe l’agenzia federale USA proposta al controllo di alcol, tabacco e armi da fuoco, attaccò la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto a fuoco e un assedio che durò 51 giorni, che si concluse con l’uccisione di 4 agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh, lui compreso e 24 bambini.

[108] Smirnov, alla domanda da parte dell’FBI sull’efficacia dell’intervento, rispose che le probabilità di successo erano al 70%

[109] Village Voice 8 marzo 1994.

[110] http://209.85.135.104/translate_c?h1=it&sl=en&u=http://www.apfn.org/apfn/smirnov

[111] http://www.carabinieri.it/Internet/Editoria/Rassegna-Arma/2003/4/Informazioni-e-Segnalazioni/01_Rosario_Castello.htm

[112]                                                                             C.s.

[113] Stonehenge è famosa in tutto il mondo per il suo sito megalitico. Deve il suo nome all’unione di due parole inglesi: stone (pietra) e henge (sospesa), che descrive la particolarità dell’antichissima formazione. La costruzione che si ritiene potrebbe risalire a un periodo che va dal 2800 e il 200 a.C., non è stata ancora chiarita: un sorprendente insieme di megaliti, enormi pietre posizionate come architravi.

   Il sito di Stonehenge era gestito dai Druidi, gli antichi sacerdoti dei Celti, e qui vuole la leggenda che abbia vissuto anche Merlino, il più potente di tutti i maghi.

   Oggi molti esperti sono convinti che Stonehenge sia stato una sorta di computer preistorico che consentiva agli iniziati di effettuare di effettuare complessi calcoli astronomici, grazie ai quali era possibile individuare la posizione delle principali stelle fisse, calcolare la distanza tra il Sole e la Luna o prevedere le date delle eclissi.

   Ci sono recenti teorie che sostengono che il complesso di Stonehenge, come gli altri monumenti megalitici, sarebbe stato realizzato dal popolo della leggendaria Atlantide. Questa civiltà, proveniente dal mitico continente scomparso nell’Oceano, avrebbe avuto le conoscenza e la tecnologia necessarie per realizzare questi splendidi monumenti.

[114] Glastonbury è una collina che molti vogliono fosse una porta di passaggio tra una dimensione e l’altra. A tempi dei Celti, Glastonbury era un’isola, circondata da paludi, considerata il punto di incontro tra il cielo e la Terra, che ricorda le Ziqqura degli antichi Sumeri. Qui, secondo i monaci del luogo, sarebbe seppellito Re Artù.

[115] L’area sacra di Avebury è il luogo per eccellenza dei “cerchi sul grano”, ancor più di Stonehenge. Il cerchio di pietre che racchiude il villaggio, localizzato a ovest di Marlborough, sembrerebbe essere più vecchio addirittura di duemila anni rispetto a Stonehenge.

   Il sito era un tempo formato da un esteso terrapieno circolare di oltre un chilometro e mezzo di circonferenza, da un grande fossato (ora profondo solo la metà di quanto lo era in origine), e da un grande circolo di 98 pietre all’interno del quale se ne trovavano altri due più piccoli, di 30 pietre ciascuno.

   Il circolo di pietre di Avebury, alcune delle quali pesanti fino a 40.000 Kg, custodisce un altro luogo misterioso: Silbury Hill, collina di fattura umana alta circa 39 metri. Edificio sacro, costruito secondo una certa abilità ingegneristica circa 4.500 anni fa, nello stesso periodo della piramide egiziana di Saqqara, è formato da sei giganteschi gradini ed è la più grande costruzione preistorica d’Europa.

   Gli studi hanno confermato che la sua costruzione è avvenuta in quattro diverse fasi, l’ultima della quale si sarebbe chiusa circa 90 anni prima della nascita di Cristo. Secondo recentissime indagini realizzate attraverso una strumentazione a raggi X che può vedere sotto terra, sono stati individuati dei resti che indicherebbero che anche gli antichi Romani hanno venerato il luogo.

[116] Davide Fiorani, Cerchi nel Grano un caso aperto, Giunti.

[117] http://www.cieliparalleri.com/documenti000/scenariodirealtàvirtuale.html

[118] http://www.segnalidalcielo.it/2013/12/28/una-task-force-militare-utilizza-

[119] Alfredo Lissoni nel suo libro GLI UFO E LA CIA, MIR edizioni, riporta una lunga serie di ricercatori in ufologia e in difesa spaziale morti in circostanze misteriose.

[120] Voglio precisare che parlando di questo libro, non deve significare che condivido l’impostazione ideologica degli autori.

[121] La guerra che è descritta nel libro è definita assimetrica che consiste nell’uso di diverse tipologie di armi. In sostanza: guerra militare tradizionale contro guerriglia o guerra militare tradizionale contro diversi tipi di guerra. Una lettura più tecnica è quella che rimanda alla metodologia non convenzionale delle guerre, alla loro estensione alla società, alla vita delle masse anche nelle zone non colpite

CONSIDERAZIONI INTORNO ALLA GLOBALIZZAZIONE

•dicembre 29, 2020 • Lascia un commento

   Con questo scritto non abbiamo la pretesa di voler dare una definizione compiuta ed esaustiva di cosa è l’attuale fase dell’imperialismo, da più parti denominata, in maniera impropria globalizzazione. Ispirati dal marxismo, affrontiamo l’analisi dell’imperialismo non come un fenomeno meramente politico o soggettivo-culturale, ma come un processo con salde radici economiche. L’attuale fase imperialistica, dai più denominata globalizzazione, sembrerebbe, ad una superficiale analisi, riproporci la possibilità di una superpotenza imperialistica unica, transnazionale, che ha negli USA il centro principale, ma, proprio partendo da una analisi delle dinamiche economiche mondiali, si può constatare che ci troviamo di alle compresenza di diversi poli imperialistici che dominano zone macro-economiche geografiche diverse e tra questi poli o potenze imperialiste vige una rivalità che porta alternativamente a concorrenze feroci o ad accordi monopolistici internazionali.

UNO SGUARDO ALLE ORIGINI STORICHE DELL’IMPERIALISMO

   è opportuno iniziare la nostra analisi facendo chiarezza su un termine che ci viene imposto con cadenza ossessiva dalla propaganda borghese che cosa si cela sotto la parola globalizzazione? Il suo significato è nebuloso e oscuro per la maggior parte delle persone, poiché si tratta di neologismo utile e pericoloso, vedremo perché. Fino a pochi anni fa, la globalizzazione,  compariva sui dizionari come termine usato solamente nella psicologia dell’età evolutiva, relativamente alla conoscenza della realtà da parte del bambino.[1]  0ggi appartiene alla strategia di persuasione, più o meno occulta, messa in atto dai detentori del potere, perché le masse accettino l’attuale situazione come inevitabile. È un termine privo di connotazioni politico ideologiche e proprio per questo dogmatico e insondabile.

   Tuttavia, è necessario chiamare le cose con i loro nomi, contro chi vuole confondere gli elementi in gioco e a cancellare le categorie marxiste di interpretazioni della realtà. E allora chiariamo che globalizzazione significa imperialismo, così come “economia di mercato” significa capitalismo, le vittime dell’imperialismo e del capitalismo vengono definite eufemisticamente “paesi in via di sviluppo” o persone indigenti o con scarse risorse, i padroni vengono chiamati “forze vive”, così come il diritto dei padroni di licenziare i dipendenti senza indennizzi, né spiegazioni si chiama “flessibilità del lavoro”.

   Questi neologismi risultano utilissimi per la propaganda borghese sono molto pericolosi per le masse sfruttate, che si vedono private dei punti di riferimento e delle chiavi interpretative marxiste della realtà di sfruttamento di cui sono vittime.

  Quindi l’attuale fase (definita globalizzazione dalla borghesia) non è che una fase dell’imperialismo, fenomeno analizzato già all’inizio del XX secolo da Lenin e in precedenza da Marx.

   Dopo l’aperta e dichiarata restaurazione del capitalismo determinata dalla borghesia interna al Partito, agli apparati dello Stato e negli Organismi di massa, nell’URSS e nell’Europa dell’Est, è venuto meno l’ordine mondiale bipolare caratteristico del secondo dopoguerra. Le borghesie che comandano le potenze mondiali, USA, i paesi europei costituenti l’Unione Europea[2] e il Giappone, impongono  il  potere sovranazionale delle loro imprese, scavalcando l’autorità degli Stati. Si verifica un enorme concentramento di potere e di denaro nelle mani di pochi gruppi appoggiati da organismi come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ecc., che impongono ai Paesi che richiedono l’intervento economico di questi organismi le proprie decisioni volta ad abbattere gli ostacoli al “libero commercio”. Se un Paese non le accetta viene sottoposto a pesanti rappresaglie commerciali, politiche e anche militari. I parlamenti dei vari  Paesi risultano conviventi con gli interessi delle imprese multinazionali e incapaci di opporre resistenza, di conseguenza alle imprese multinazionali viene conferito uno status superiore a quello degli Stati nazionali, con gravissime conseguenze per le masse popolari.

  La borghesia non viene vista come una classe sfruttatrice, ma come modello da imitare, grazie al martellante lavaggio del cervello da parte dei mass media che impongono gli stessi status symbol e gli stessi modelli per tutti, indifferentemente.

   Precedendo a ritroso le origini dell’attuale fase imperialistica possiamo notare che già nel 1916 Lenin affermava che l’imperialismo sorse come evoluzione del capitalismo allorché si sostituì alla libera concorrenza, elemento essenziale del capitalismo, i monopoli (L’imperialismo, capitolo settimo). Quindi, in sintesi, per capire sono le origini dell’attuale fase imperialistica, bisogna risalire alle origini stesse del capitalismo. A questo proposito, molto efficacemente, nel primo libro de Il Capitale Marx afferma: “La scoperta dell’oro e dell’argento in America, lo sterminio, la riduzione in schiavitù e il seppellimento nelle miniere della popolazione indigena, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali e la trasformazione dell’Acqua in riserva di caccia di schiavi negri, contrassegnano gli albori dell’era di produzione capitalistica. Questi processi idilliaci rappresentano momenti essenziali dell’accumulazione originaria”.

  Vediamo qualche cenno su ciò che accade.

   Nel XV secolo la conquista delle terre delle terre d’oltreoceano fu ufficializzata e sacralizzata dal Papa spagnolo Alessandro VI, che dichiarò la regina Isabella di Castiglia padrona del Nuovo Mondo. Intanto gli spagnoli effettuavano la campagna militare contro i tainos, gli indigeni di Santo Domingo, che furono sterminati completamente. In Spagna erano i tempi della Riconquista spagnola dei territori ancora occupati dall’islam, e dell’Inquisizione. L’oro e l’argento sudamericani trasformarono in realtà il mito di Eldorado.[3] Nel 1545 fu scoperta Potosì, in Bolivia, con i suoi giacimenti di argento. Tra il 1503 e il 1560 arrivarono nel porto di Siviglia 185.000 chili di oro e 16 milioni di chili di argento. I metalli preziosi arrivavano a Siviglia ma finivano nelle mani dei vari banchieri europei (tedeschi, fiamminghi, genovesi) come i Fuegger o i Grimaldi, che avevano finanziato il Papa spagnolo per la costruzione di San Pietro o le guerre di religione. I metalli che venivano dai domini coloniali stipolarono e resero possibile lo sviluppo economico europeo. L’agonizzante società feudale vide la nascita del mercantilismo capitalistico, mentre gli indigeni e gli schiavi neri venivano trasformati in una sorte di proto-proletariato estero dell’economia europea.

   L’economia coloniale latino-americana ebbe a disposizione la più grande concentrazione di forza lavoro conosciuta fino ad allora, che rese possibile la maggiore concentrazione di ricchezza di cui una civiltà abbia mai potuto disporre nella storia universale. Si ritiene che quando i conquistadores arrivarono in America  gli aztechi, gli inca, i maya e le altre popolazioni native,  raggiungevano i settanta-novanta milioni, un secolo e mezzo dopo erano stati ridotti a tre milioni e mezzo. Non è certamente un caso che molti storici parlano di sterminio dei nativi americani, avvenuto con l’arrivo degli europei alla fine del XV secolo fino alla fine  XIX secolo. Si ritiene che tra i 55 e i 100 milioni[4] di nativi morirono a causa dei colonizzatori, come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie contro cui i popoli nativi non avevano difese immunitarie, mentre molti furono oggetto di deliberato sterminio poiché considerati barbari. Secondo Thornton, solo nel nord America morirono 18 milioni di persone.[5] Per altri autori la cifra supera i 100 milioni, fino ad arrivare a 114 milioni di morti in 500 milioni.[6]

   I nativi venivano strappati alle comunità agricole e gettati, con mogli e figli, nell’inferno delle miniere. Le unità agricole venivano smembrate ed il sistema collettivo di coltivazione veniva distrutto. Gli indios erano completamente sottomessi ai bianchi. A testimonianza di questo basti pensare che in Bolivia fino al 1952, anno della rivoluzione, gli indios adibiti al servizio al servizio domestico mangiavano gli avanzi del cane, accanto al quale dormivano, e si inchinavano prima di rivolgere a persone di pelle bianca. I turisti che fotografano gli indios andini con i loro abiti tipici, ignorano che questi costumi furono imposti da Carlo III re di Spagna, alla fine Settecento. In linea con la completa distruzione della cultura dei nativi da parte dei conquistatori, l’uso della coca, che in origine veniva usata dagli indios solo a scopi rituali; gli spagnoli ne stimolarono astutamente il consumo e si arricchirono con il commercio di questo prodotto, mentre la Chiesa incassava imposte sulla droga. Nelle miniere venivano consumati ogni anno centomila cesti di foglia di coca: gli indios compravano coca anziché cibo con i loro esigui salari. Con l’acquavite succedeva la stessa cosa, insieme alla coca rendeva sopportabili  le fatiche che venivano loro imposte, anche a costo di accorciarsi la vita e di sprecare i guadagni.

   Così come le ricchezze dei territori colonizzati dagli spagnoli passavano attraverso la Spagna, le ricchezze del Brasile passavano attraverso il Portogallo, ma la loro destinazione era l’Inghilterra. Provenivano dalla regione del Mitras Gerais, che era ricca di oro e diamanti. Con un trattato del 1703, il Portogallo apriva il proprio mercato e quello brasiliano alle manifatture britanniche, sancendo di fatto la propria dipendenza economica e politica.

   Intanto a Londra, arrivavano 50.000 libre d’oro alla settimana, un’accumulazione di ricchezza che permetterà all’Inghilterra di tenere a testa a Napoleone. Bisogna considerare che l’Inghilterra stava saccheggiando contemporaneamente anche l’India. Nel 1687 la Compagnia britannica delle Indie Orientali si installò a Bombay e nel 1696 costruì Fort William a Calcutta. A partire dal 1798 le truppe della Compagnia intrapresero varie campagne al fine di conquistare sistematicamente il territorio indiano. Attorno al 1820 la Gran Bretagna era riuscita a controllare quasi tutta l’India. L’economia indiana, nel frattempo, fu completamente stravolta. L’artigianato tessile indiano, che esportava stoffe di ottima qualità, costituiva un ostacolo alla crescita dell’industria tessile inglese e per questo venne annientato. La sparizione dell’artigianato domestico prodotto nei villaggi, causò un impoverimento generale dei contadini che inoltre venivano severamente danneggiati dalla riorganizzazione dell’agricoltura finalizzata all’esportazione. La dominazione inglese causò la diminuzione delle entrate ed aumentò la disoccupazione. Inoltre, l’amministrazione coloniale adeguò la contabilità dello Stato alle proprie necessità: le spese militari (come ad es. le campagne di Afghanistan, Birmania e Malesia) venivano pagate dal tesoro indiano e tutte le erogazioni britanniche, per quanto non avessero relazione con l’India, venivano calcolate come spese dell’impero Indiano. La politica coloniale britannica in India si basava sull’antica strategia del divide et impera: si inviavano mercenari di una regione per sottometterne un’altra (come nel caso dei Gurkhà[7]) e si sfruttavano le differenze religiose tra mussulmani, indù, e buddisti, creando frequenti disordini.   

   Intanto Manchester, nel nord dell’Inghilterra, diventava la prima città industriale del mondo e contava alla fine del Settecento decine di migliaia di  operai tessili. Nei suoi magazzini venivano raccolti enormi quantità di merci dei suoi mercanti, che dominavano il commercio del cotone britannico  e mondiale dell’Ottocento. Nel 1830 viene creata la prima linea ferroviaria del mondo che univa Manchester a Liverpool, che era all’epoca il principale porto mondiale.

   All’eccezionale accumulazione originaria contribuì notevolmente il sistema della monocoltura: le coltivazioni locali (come quelle di mais, patate, yucca, fagioli e arachidi sulla costa sudamericana  del Pacifico, per esempio) venivano sostituite con cotone, cacao, zucchero, caucciù, caffè. In Brasile, alla fine del XVI secolo, esistevano 120 zuccherifici.

   I loro padroni, che possedevano le terre migliori, non coltivavano prodotti alimentari diversificati, ma li importavano insieme ai prodotti di lusso ed agli schiavi provenienti dall’Africa. La prosperità dei pochi consisteva con la miseria della maggior parte della popolazione.

   La monocoltura dello zucchero caratterizzò l’economia e persistette nonostante i cambiamenti, anche dopo la Rivoluzione del 1959.

   I prodotti delle monocolture favorirono il commercio dei paesi europei con le colonie e le esportazioni di merci del Nuovo Mondo, dando grande impulso all’accumulazione di capitale per lo sviluppo industriale di Inghilterra, Olanda, Francia e Stati Uniti e rovinarono l’America Latina, l’India e l’Africa.

   L’Inghilterra deteneva, oltre al primato delle industrie manifatturiere, anche quello della compravendita di carne umana; gli olandesi avevano una lunga esperienza nel campo, ma vennero superati dagli inglesi. Luigi XIV il re Sole, divideva con la Spagna i profitti del traffico di schiavi e Jean-Baptiste Colbert[8] suo ministro, artefice dell’industrializzazione francese, riteneva che la tratta degli schiavi favorisse lo sviluppo della marina mercantile nazionale. Adam Smith, teorico del liberismo economico, sosteneva che la scoperta dell’America aveva portato il sistema mercantile ad un grado tale di splendore e di gloria che altrimenti non avrebbe mai raggiunto. Le merci britanniche venivano trasportate anche in Africa: i capi africani ricevevano armi (la città di Sheffield diventò un importante centro di coltelli e Birminghman di moschetti), stoffe, gin, rum, e perline colorate, in cambio consegnavano enormi quantità di schiavi. Le armi servivano  per cacciare gli abitanti dai villaggi. Gli schiavi venivano trasportati nelle colonie d’oltre oceano ed esibiti nelle strade come merce. Le navi inglesi ripartivano verso Liverpool cariche di prodotti coloniali: cotone (dalle Antille prima e da Georgia e Luisiana più tardi, zucchero, caccia, caucciù dell’Amazzonia ecc.). A quel tempo un inglese poteva vivere con sei sterline annue e i mercanti di schiavi di Liverpool ne guadagnavano più di un milione. La tratta degli schiavi costituì una delle basi su cui poggiava quindi una delle basi su cui poggiava la rivoluzione industriale. I Lloyd’s accumulavano profitti assicurando schiavi, navi e piantagioni. Furono così sovvenzionate dai mercanti di cui sopra le invenzioni del telaio meccanico di Hargreave e quella della macchina a vapore di James Watt, capisaldi della rivoluzione industriale.

   Agli inizi dell’Ottocento la Gran Bretagna promosse la campagna antischiavista, poiché gli schiavi non le servivano più,  erano necessari mercati internazionali dotati di maggiore potere di d’acquisto, servivano dei lavoratori salariati. La navi negriere pirata continuavano comunque a portare schiavi a Cuba e in Brasile.[9]

L’ODIERNA GLOBALIZZAZIONE

   L’analisi profonda e multiforme dell’imperialismo, dei tratti caratteristici e delle peculiarità del capitalismo monopolistico, delle sue principali contraddizioni è diventata parte integrante, se non basilare, della teoria rivoluzionaria del terzo millennio e Lenin può benissimo essere considerato come il fondatore della dottrina dell’economia politica dell’imperialismo.

   Lenin, in linea e sviluppandole le analisi di Marx, scelse l’economia come punto di partenza dell’analisi del capitalismo a lui contemporaneo, respingendo con fermezza la concezione di Kautsky, rivelatasi storicamente inaccettabile, che interpretava l’imperialismo come una determinata linea politica della borghesia di alcuni  dei più potenti paesi capitalistici, e, di conseguenza, Kautsky basò la sua attenzione sull’analisi socioeconomica della società borghese, incurante dell’ascesa dell’imperialismo. L’analisi condotta da Lenin, tendente invece a mettere in luce le principali leggi dello sviluppo dell’imperialismo, ebbe come principale oggetto di studio il monopolio capitalistico. Lenin giunge a dire  che “se si volesse dare la definizione più conscia dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo”.[10]   L’analisi teorica leniniana, che ha saputo svelare la base economica dell’imperialismo, consiste nella sostituzione della libera concorrenza da parte dei monopoli. Seguendo le leggi della selezione naturale, la libera concorrenza determina l’imporsi del monopolio. In parole povere, l’affermarsi del monopolio capitalistico è una conseguenza naturale dell’evolversi ulteriore del sistema borghese capitalistico. L’affermarsi di un pugno di giganti industriali procede di pari passo con le fine e la rovina dei concorrenti deboli, come le piccole e media aziende. I processi della concentrazione e della centralizzazione del capitale hanno determinato l’affermarsi di grossi monopoli aziendali, in modo che la parte fondamentale della produzione inizia ad essere realizzata da un numero sempre più piccolo di imprese. Tutto ciò crea le premesse, che un gruppo di aziende leader predomino nel mercato e stabiliscano i prezzi da monopolio. Tutto consolida il costituirsi dei monopoli con la conquista da parte di questi delle materie prime, della rete distributiva, dei mezzi di trasporto e degli altri fattori che consentono la riproduzione allargata del capitale. I profitti di monopolio fanno sì che  (grazie a nuovi capitali) aumenti l’efficienza produttiva. La forma azionaria permette alle grandi imprese di mobilitare considerevoli quantità di capitale per un ulteriore incremento non solo della forza produttività, ma per ritagliarsi ulteriori fette di mercato. Tutto ciò fa accrescere il livello di concentrazione/centralizzazione del capitale. Con l’affermarsi del monopolio il profitto può aumentare, non solo perché aumenta la produttività è perché c’è la riduzione dei costi di produzione, ma anche perché viene a ridursi, la produzione e vi è l’aumento artificioso dei prezzi. I monopoli più potenti sono in grado di acquistare brevetti di maggior prospettiva per impedire che vengano introdotti nel processo produttivo e incrinino il dominio economico dei monopoli. È il caso del monopolio delle lobby petrolifere che dalla seconda metà del secolo scorso hanno sempre acquistato brevetti per lo sfruttamento di nuove fonti energetiche per impedire che nell’ambito industriale, l’energia petrolifera venga scalzata da altre forme energetiche. Con il loro monopolio energetico, non solo hanno sino ad oggi realizzato profitti giganteschi, ma hanno messo in serio pericolo la salute del pianeta stesso, oltre quella dei suoi abitanti. Il monopolio assorbe a sé tutto, impedisce innovazioni e impedisce che muovi brevetti possano dar beneficio eventuali possibili concorrenti. Quindi nel monopolio vi è la tendenza all’imputridimento e alla stagnazione economica, come pure la possibilità di una rapida crescita, dato che aumenta notevolmente il carattere consumistico di massa e allarga socialmente il bacino di utenza della produzione stessa. Partendo da un attenta analisi dei processi di concentrazione e monopolizzazione della produzione, Lenin, rifacendosi su fatti concreti del suo tempo, giunse a formulare i suoi 5 contrassegni economici dell’imperialismo, che contraddistinguono la fase evoluta della società borghese dal capitalismo della libera concorrenza al monopolio.

   Un termine assai usato e inflazionato oggi giorno, che si incontra in articoli, libri, riviste e interviste e quello della globalizzazione. Questo termine dal nostro punto di vista si debba definire un processo storico dell’evoluzione imperialistica, in cui, grazie al progresso dei mezzi di trasporto e di comunicazione che usufruiscono delle conquiste della rivoluzione tecnologica apportata dall’elettronica e dall’informatica e grazie allo sviluppo progressivo delle strutture produttive ad essa legate e al sovrastrutture legali, si sono via via intensificati i rapporti e l’interdipendenza delle comunità umane estesi sino al limite dell’intero globo terrestre. Ma questo processo che ha visto una notevole accelerazione negli ultimi decenni, non è altro  che l’evolversi delle strutture industriali e produttive iniziate in alcune parti del globo sin dal XV secolo. Tutto ciò non intacca minimamente la teoria di Lenin dell’imperialismo, anzi ad una lettura essa si rivela ancora utile e necessaria per studiare approfonditamente l’attuale situazione, tanto da dover affermare che se di globalizzazione si deve parlare, allora siamo di fronte ad una globalizzazione imperialista, cioè siamo di fronte ad una ulteriore e evoluta fase di quel sistema imperialistico che fu studiato a fonde e analizzato da Lenin. In realtà le categorie di studio e l’analisi marxista dell’imperialismo, portate avanti di Lenin, sono ancora tutt’oggi valide per analizzare e interpretare l’odierna realtà che è impropriamente definita con nome di globalizzazione. Tutto ciò che gli studiosi della sinistra borghese, del cosiddetto mondo “antagonista” della contestazione, i portavoce, i teorici e i guru del cosiddetto “popolo di Seattle”, hanno evidenziato come caratteristiche fondanti e principali dell’odierna globalizzazione è già stato in gran parte previsto , studiato e analizzato da Lenin, nella sua teoria dell’Imperialismo. Nonostante le dovute differenze di tecnologia e delle sue notevoli applicazioni odierne rispetto ai tempi di Lenin, nell’ambito socioeconomico e politico i rapporti svelati da Lenin sono rimasti sostanzialmente inalterati, all’interno della logica capitalistica, che è stata sviscerata e studiata da Lenin e che è oggi della fase di quell’imperialismo di cui, ci troviamo di fronte. La globalizzazione, rispetto all’epoca di Lenin, ha dilagato in una maniera sino ad oggi sconosciuta la mobilità del capitale, delle merci e delle conoscenze, degli uomini, delle ideologie e dei costumi; ha moltiplicato i rapporti e l’interdipendenza tra le varie comunità umane dal livello degli stati sino a quello personale e le possibilità di arricchimento reciproco, sia quel piano materiale che su quello culturale. Di per sé, se considerato in forma astratta, tutto ciò, non può che essere considerato altamente positivo, dato che costituisce un grande avanzamento delle capacità dell’uomo di superare le barricate spazio-temporali imposte dal mondo naturale e permette alla civiltà umana di padroneggiare le forze naturali a beneficio di tutta l’umanità. Questo giudizio è totalmente opposto se questo processo di globalizzazione non viene considerato astrattamente, ma viene collocato, come deve essere, nella realtà sociale dominante, alla cui base vi è il sistema di produzione che ha prevalso sino ad oggi, cioè il sistema capitalistico. Se seguiamo attentamente il sorgere e l’evolversi del  processo di globalizzazione, appare evidentemente che esso si accompagna di pari passo con l’evoluzione del capitalismo, quando addirittura si è intrecciato con esso. Per questo oggi non possiamo parlare di globalizzazione se non qualificandola con la fase più evoluta del capitalismo, cioè l’imperialismo, sorto tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo e messo a fuoco da Lenin.

   Nella sostanza la globalizzazione è un fenomeni che ha avuto luogo nel contesto di una società nella quale i padroni dei mezzi di produzione continuano a detenere le leve decisive del potere economico, culturale e politico, con le quali sostengono le loro politiche di sfruttamento della classe sul piano  e internazionale.

   Queste politiche hanno avuto risultati ben documentati da una serie di rivelazioni ed inchieste che mostrano la crescente concentrazione dei redditi nelle classi e nella nazioni più ricche e il deteriorarsi delle condizioni di vita di quelle più povere, con scarti enormi per quel che riguarda l’alimentazione, i livelli di morbilità e mortalità, le condizioni abitative, il livello di istruzione e le speranze di vita.

   Le tendenze e le conseguenze fondamentali dello sviluppo capitalistico erano già state correttamente individuate da Marx, che nel 1848 scriveva: “La borghesia non può esistere senza rivoluzionare gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l’immutata conservazione dell’antico modo di produzione”. “Il bisogno di sbocchi sempre più estesi per i suoi prodotti spinge la borghesia per tutto il globo terrestre. Dappertutto essa deve ficcarsi, dappertutto stabilirsi, dappertutto stringere relazioni. Sfruttando il mercato mondiale ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi. Con gran dispiacere dei reazionari, ha tolto all’industria la base nazionale… al posto dei vecchi bisogni, a soddisfare i quali bastavano i prodotti nazionali, subentrano bisogni muovi…subentra un traffico universale, una universale dipendenza delle nazioni l’una dall’altra”.[11]

   Bisogna sfatare il luogo comune che tra gli intellettuali riformisti, e della sinistra borghese che ritiene superati i 5 punti che secondo Lenin ne rappresentano i suoi principali contrassegni. Vediamoli:

  1. La concentrazione della produzione e del capitale, che ha raggiunto un grado talmente alto di sviluppo da creare i monopoli con funzione decisiva nella vita economica. Oggi si fa un gran parlare di multinazionali e di posizioni monopolistiche. Le lobbie del petrolio e delle armi che hanno permesso la vittoria di Bush a Presidente USA,[12] il monopolista Bill Gates, i grandi gruppi che dominano la produzione mondiale di auto che stanno assorbendo tutti gli altri, le multinazionali del farmaco che dettano le leggi di accesso alle medicine attraverso i diritti di proprietà intellettuale, sono tutte illustrazioni attuali di questo primo punto.
  2. La fusione del capitale bancario col capitale industriale e il formarsi sulla base di questo del capitale finanziario, di un’oligarchia finanziaria. Oggi per finanza si intende fondamentale speculazione borsistica. La definizione di Lenin è più ampia e risulta molto lungimirante: il capitale produttivo, per esempio della FCA (FIAT), insieme alle partecipazioni azionarie della FCA detenute dalle varie  finanziarie del gruppo, il denaro preso in prestito dalle banche, ma anche le azioni del gruppo FCA detenute dalle banche, determinano la formazione di un unico capitale finanziario. I fondi pensione degli USA, per esempio, detengono azioni e obbligazioni di grosse imprese, speculano sui cambi e sui tassi di interesse, hanno quote investite in immobili; la speculazione, la produzione e materiale e immateriale, il capitale bancario, la rendita immobiliare, il capitale produttivo di interesse, tendono a presentarsi come singoli aspetti di un gigantesco meccanismo di valorizzazione su scala mondiale.
  3. La grande importanza acquistata dall’esportazione di capitale in confronto con l’esportazione di merci. Per quanto sia cresciuto il commercio internazionale, le masse di capitale che si spostano quotidianamente nelle borse mondiali, in grado di mettere in gioco qualsiasi paese, sono la materializzazione più evidente di questo concetto. Gli investimenti diretti all’estero (IDE) ne sono un’altra valida illustrazione: la vorticosa crescita dei “tigri” del Sudest asiatico è stata in grandissima parte dovuta all’esportazione di capitali giapponesi a partire dagli anni Settanta. Il capitale finanziario è il capitale dirigente lungo l’intera epoca imperialista del capitalismo. Tutti i grandi gruppi capitalisti sono anzitutto gruppi finanziari.
  4. Il sorgere di associazioni monopolistiche internazionali di capitalisti, che si ripartiscono il mondo. Tutto ciò dimostra quanto sono ipocriti gli intellettuali “no global”, che straparlano della novità epocale rappresentata dai centri soprannazionali di potere: il WTO, il FMI, la BM, la NATO (e si può tranquillamente aggiungere l’ONU). Secondo questi intellettuali l’esistenza di centri renderebbe obsoleta la teoria leninista dell’imperialismo!
  5. La compiuta ripartizione della terra tra le grandi potenze imperialiste. Come si può notare Lenin non associa la ripartizione all’occupazione militare o alla necessità di sviluppare conflitti aperti e permanenti tra  le potenze imperialistiche per definire la spartizione. I conflitti diretti tra le grandi potenze durante il periodo della cosiddetta guerra fredda non ci furono, ma non per questo è venuto meno l’imperialismo. L’aperta e dichiarata restaurazione del capitalismo in URSS, lungi dall’eliminare la necessità di eliminare il confronto interimperialistico, avviò una nuova fase di ripartizione imperialistica quella che Bush Sr. aveva battezzato “nuovo ordine mondiale”, che in realtà sarebbe stato un ordine monopolare americano. In effetti man mano che aumentano le difficoltà dell’accumulazione del capitale, una frazione della Borghesia Imperialista mondiale tenti di imporre un’unica disciplina a tutta la Borghesia Imperialista costruendo attorno agli USA il proprio nuovo Stato sovranazionale: quest’ultimo assorbirebbe più strettamente in sé gli altri Stati limitandone ulteriormente l’autonomia. Ed è questo quadro che ci sono gli interventi militari USA in Iraq, Jugoslavia, Somalia, Afghanistan, in Libia e in maniera indiretta in Siria. Come molte guerre attuali avvengono per procura, combattute per conto terzi da eserciti su basi etniche, o da eserciti mercenari, nati dalla devastazione post coloniale. È per esempio il caso di molti paesi africani (Congo, Somalia, Sierra Leone, Liberia ecc.), dove alcune potenze imperialistiche come gli USA e la Francia, e bande assoldate da multinazionali che sfruttano le materie prime combattono per la spartizione delle rochezze minerarie. Un’altra guerra combattuta per procura è stata quella scatenata dall’Iraq finanziato e armato da USA e Gran Bretagna contro l’Iran. Non è importante sapere chi sparò il primo colpo, la questione fondamentale è che si trattò di una guerra fatta per bloccare una rivoluzione che non era certo quella islamista di Khomeini. L’ayatollah arrivò in aereo in Iran 15 giorni dopo che lo scià aveva lasciato il paese per “motivi di salute”. La lotta era stata condotta da vaste fasce popolari, e si erano distinti i Fedayn del popolo e soprattutto il proletariato delle zone petrolifere e dei porti. Per bloccare le spinte sociali più avanzati, una guerra, col suo inevitabile scoppio di patriottismo, è la soluzione. Dopo la rivoluzione del febbraio 1917, Miliukov[13], e con lui la parte più consapevole della borghesia russa, capirono che, anche se l’esercito era rovinato e non era più in grado di resistere a lungo, solo la continuazione della guerra avrebbe potuto impedire la conquista del potere da parte dei bolscevichi. Allora il partito di classe seppe sventare il criminoso piano della borghesiaIl vero motivo per cui l’imperialismo USA fomentò la guerra Iran Iraq non fu dunque, quello di fermare Khomeini. In Iran erano nati organismi simili ai Soviet. Khomeini gettò una cappa di piombo sulla rivoluzione e la soluzione al conflitto di classe fu la guerra, che annegò le spinte rinnovatrici nell’esaltazione nazionalistica.

      Il concetto di globalizzazione appare non dissimile dalla concezione di Kautsky circa un “ultraimperialismo”, la unificazione degli imperialismi, che porterebbe alla eliminazione delle guerre fra Stati e dei conflitti statali intestini, considerati enormi calamità dai ceti piccoli borghesi degli inizi del XX secolo. Questo ultraimperialismo, pensato da Kautsky, dovrebbe dare luogo ad un mondo in gran parte pacificato, in cui non sarebbero più necessarie le aspre lotte operaie. Per Kautsky questa fase è plausibile.[14] Affermare come fa Kautsky, che tutto è omologato in una sorta di superimperialismo globalizzato, in cui si sono attenutati interni ed esterni alle varie nazioni è un falso totale, significa seguire la via opportunistica di Kautsky, che negava i problemi e le forti contraddizione del presente, sino a negare l’esistenza stessa conflitti e delle guerre in una fase evoluta dell’imperialismo. Il ritenere che la globalizzazione è un tutt’uno omogeneo e monolitico significa considerare superata ampiamente la categoria marxiana delle contraddizioni interimperialistiche, che invece sono latenti e sono una costante del fenomeno dell’imperialismo stesso, e lo dimostrano i molti conflitti bellici in questo secondo dopoguerra. Aver voluto credere che la globalizzazione guidata dal potere economico, politico e militare degli USA, sia onnipotente significa non volere vedere le crepe profonde esistenti tra i vari gruppi imperialistici e infondere nell’opinione pubblica la errata nozione dell’invincibilità del potere imperialistico vigente.

LEGGENDO L’IMPERIALISMO DI LENIN

   Leggendo L’Imperialismo di Lenin, la prima cosa che balza agli occhi è il suo costante insistere sull’analisi economica relativa a un pugno di Stati più avanzati e sul loro impetuoso sviluppo capitalistico, sul progredire di questo sviluppo in forma di monopoli, cartelli e soprattutto finanza, per poi sfociare da ultimo, inevitabilmente nell’imperialismo; che è anzitutto una forma di approdo economico, essenzialmente finanziario.

    Come si diceva prima per Lenin la finanza è intesa come alleanza tra grossa industria e grandi banche; oggi dovremmo aggiungere grosse assicurazioni e finanziarie, catene commerciali e di distribuzione, ecc.: i grossi gruppi finanziari di solito posseggono tutte queste parti economiche, in percentuali continuamente variabili. Con la produzione come elemento, in ultima analisi indispensabile; ma con la finanza speculativa come elemento dominante.

   Questo sviluppo, solo successivamente si manifesta anche sul piano politico.

   Lenin nella sua opera è molto duro nella critica a Kautsky, che, dell’imperialismo ha dato un’interpretazione puramente politica e non economica.

   In tal modo Kautsky pensava di poter giustificare il capitalismo, che giunto ormai alla fase dell’imperialismo, avrebbe potuto essere esercitato anche senza adottare forme di oppressione crudeli, aggressive ed infamanti.

   Per Lenin, invece, è lo sviluppo economico stesso di questo pugno di Stati capitalisti più forti che porta inevitabilmente al tentativo della spartizione del mondo. Tentativo che viene messo continuamente in discussione da parte di Stati imperialisti emergenti, cosa che porta a nuove spartizioni; e tutto ciò ha un inevitabile fardello di oppressione, e sfruttamento bestiale di intere popolazioni e di guerre di aggressione portate dappertutto dagli Stati imperialisti.

   Dunque, è la finanza, l’eccesso di capitali, soprattutto speculativi – ma anche produttivi – in cerca di migliori e più redditizi investimenti che sta alla base dell’imperialismo. Il possesso diretto di colonie è solo una forma secondaria e apparente di questo processo, tant’è vero che oggi esistono molti Stati, anche non ridotti politicamente e militarmente al ruolo di colonia, ma che sono sostanzialmente dominati finanziariamente dagli investimenti di Stati capitalisticamente più forti.

   Lenin ha più volte insistito sul ruolo corruttore che esercitano i sovraprofitti drenati nelle colonie e negli Stati dipendenti verso gli Stati imperialisticamente dominanti. È una corruzione che riguarda in particolare una parte più o meno grande della classe lavoratrice dei paesi imperialisti, che, a causa di queste spesso consistenti briciole ottenute, viene a legarsi per periodi anche non brevi al sistema capitalistico nazionale.

SULL’ARISTOCRAZIA OPERAIA

   Per capire la formazione e la creazione dell’aristocrazia operaia, bisogna stabilire le evoluzioni e le modificazioni sociali che la formazione di questo strato ha comportato. Peculiarità del capitalismo è di rivoluzionare continuamente i modi di produzione al fine di poter estorcere una sempre maggior quota di lavoro non pagato all’operaio. Se si guarda attentamente alla crescita di nuovi settori produttivi, bisogna rilevare è che, se da un lato, si producono strati di aristocrazia operaia, dall’altro si produce la gran massa degli operai più sfruttati. Infatti, in base allo sviluppo dei settori c’è una sorta di “sviluppo operaio” che serve solo a coprire questa fondamentale differenziazione dentro la classe operaia. Come si può spiegarsi che nello stesso processo di crescita del capitale si vengono sorbicamente a formarsi, da un lato, gli strati bassi dell’industria (come gli operai alle catene), e dall’altro gli strati privilegiati e ben pagati?   Da un lato il prodotto più specifico del capitale, il suo diretto antagonista: il proletariato industriale composto da operai completamente espropriati anche del mestiere e della scienza, ridotti a semplice appendice della macchina, a mera forza-lavoro; e dall’altro i superspecializzati, capi, tecnici, che formano poi la struttura gerarchica superiore dalla fabbrica. Il legame di questi strati con il processo di crescita del capitale è dovuto dal permanere e riprodursi di “operai dei mestieri” le cui conoscenze scientifiche e tecniche non sono state del tutto incorporate   nel macchinario, e dal formarsi di nuove figure che operano alla realizzazione del funzionamento di macchinari più sofisticati e al controllo di una più complicata organizzazione del lavoro. La forza-lavoro che vendono è forza-lavoro complessa che ha un prezzo sul mercato, e al privilegio economico si unisce una condizione di lavoro che non li sottomette al macchinario e alla produzione di plusvalore relativo. È questa la base, della divisione tecnica del lavoro, che nella fase imperialista fa di questi strati dei beneficiari di quelle briciole di cui parla Lenin. Per capire maggiormente il ruolo di questi strati bisogna considerare la loro collocazione che assumono nelle diverse fasi dello sviluppo capitalistico.

    Nel passaggio dalla manifattura alla cooperazione, Marx come questa “sviluppa una gerarchia della forza-lavoro alla quale corrisponde una scala dei salari (…) Accanto alla graduazione gerarchica, ecco la separazione semplice degli operai in abili e non abili per questi ultimi, le spese di tirocinio scompaiono del tutto: per i primi esse diminuiscono, in confronto, all’artigiano, in conseguenza della semplificazione della funzione. In entrambi casi diminuisce il valore della forza  lavoro”.[15]     

   “Con l’introduzione delle macchine il rapido e il rapido affermarsi della grande industria, si compie la scissione fra le potenze menali del processo di produzione e il lavoro manuale, la trasformazione di quelle in potere del capitale sul lavoro (…) La subordinazione tecnica dell’operaio all’andamento uniforme del mezzo di lavoro e la peculiare composizione del corpo lavorativo, fatto d’individui d’ambo i sessi e di diversissimi gradi di età, creano una disciplina da caserma che si perfeziona e diviene un regime di fabbrica completo e porta al suo pieno sviluppo il lavoro di sorveglianza già prima accennato, quindi assieme ad esso la divisione degli operai in manovali e sorveglianti del lavoro, in soldati semplici dell’industria e in sottufficiali dell’industria”.[16] 

   Il passaggio del Modo di Produzione Capitalistico nella fase imperialista ha comportato profonde ristrutturazioni sociali nelle varie classi. All’interno della borghesia, ad esempio, dallo sviluppo e concentrazione del capitale finanziario ne consegue l’aumento di quello viene definito “il ceto dei rentiers”, cioè di quelle persone che vivono “del taglio dei cedole, non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio”. [17] Nella classe operaia, le briciole dei sovraprofitti imperialisti elargite a una sua minoranza permettono di costituirne una categoria privilegiata, staccata dalla massa degli operai, legata materialmente agli interessi del proprio imperialismo. Già dalla metà del XIX secolo Marx ed Engels individuavano nella posizione di monopolio nel mercato mondiale detenuta dall’Inghilterra la possibilità di determinare l’imborghesimento di una parte del proletariato inglese e di corrompere i capi operai; e individuavano la connessione tra questo fenomeno oggettivo e il suo riflesso nell’opportunismo in seno movimento operaio. È Lenin che definisce, a livello dell’imperialismo ovvero del capitale divenuto sistema dominante in tutto il mondo, la collocazione dell’aristocrazia operaia. Questa è ormai il prodotto di un’evoluzione prende sì le mosse dagli strati già presenti di operai privilegiati, ma tale da modificarne la base materiale, da trasformarne decisamente i connotati di classe e creare così l’aristocrazia operaia dell’epoca imperialista. Quest’aristocrazia operaia completamente piccolo-borghese, per il suo modo di vita, per i salari percepiti, costituì il puntello della Seconda Internazionale e ai nostri giorni uno dei principali puntelli a livello sociale (non militare) della borghesia. I membri dell’aristocrazia operaia sono veri e propri agenti della borghesia in seno al movimento operaio.

   Attenzione, bisogna classificare bene chi fa parte dell’aristocrazia operaia per non cadere nell’errore di comprendere all’interno di questa categoria l’insieme degli operai dei paesi imperialisti nel loro complesso; nell’affermare che il proletariato dei paesi imperialisti vive alle spalle del resto del proletariato mondiale (in particolare dei paesi di quello che è definito “Terzo Mondo”). Per sfatare questa concezione bisogna partire dal fatto che Marx rilevò che le nazioni in cui più è sviluppata la produzione capitalista e dove in genere i salari sono più alti, e anche più sviluppata l’intensità e la produttività del lavoro, cioè esso produce nello stesso tempo più valore (e più plusvalore).

   A voler essere precisi bisogna calcolare il saggio di plusvalore, cioè la velocità di sfruttamento dei lavoratori, che è molto più alta dei paesi sviluppati che in quelli arretrati, dove i loro salari sono sì più alti poiché “maggiore è la produttività di un paese di un paese rispetto ad un altro sul mercato mondiale, più alti saranno i suoi salari rispetto all’altro. In Inghilterra non solo i salari nominali, ma anche quelli reali sono più alti di quelli che sul continente. Gli operai mangiano più carne soddisfano più bisogni… Ma in proporzione alla produttività degli operai inglesi i loro salari non sono più alti (di quelli pagati negli altri paesi).[18] 

   Al più alto grado di sfruttamento e alla più alta produttività dei lavoratori delle metropoli imperialiste deve essere aggiunta un’importante modificazione della legge del valore che risulta da questo fatto: “Ma la legge del valore viene modificata nella sua applicazione internazionale anche dal fatto che nel mercato mondiale il lavoro nazionale più produttivo vale anche lavoro più intenso…”.[19]   

   Quindi, sul mercato mondiale, sono solo il lavoro dell’operaio delle metropoli imperialiste è più produttivo,  esso crea più valore, giacché vale come lavoro più intenso.

   I teorici terzomondisti e comunque tutti quelli che definiscono che la classe operaia dei paesi capitalisti come “imborghesita” ignorano (o rimuovono se in passato sono stati dei marxisti) la fondamentale questione dei salari relativi. Marx sottolineò l’importanza dei salari relativi per la comprensione dei salari operai nella società capitalista: “Ma né il salario nominale, cioè la somma di denaro per la quale l’operaio si vende al capitalista, né la quantità di merci che egli può comperare con questo denaro, esauriscono i rapporti contenuti nel salario. Innanzitutto, il salario è determinato anche dal suon rapporto con il guadagno, con il profitto del capitalista. Questo è il salario proporzionale, relativo. 

   Il salario reale esprime il prezzo del lavoro in rapporto al prezzo delle altre merci, il salario relativo, invece, la parte del valore nuovamente creato che spetta al lavoro immediato, in confronto con la parte che spetta al lavoro accumulato, al capitale”.[20]

   Marx mostra poi che i salari relativi possono anche diminuire mentre quelli reali aumentano, e che in questo caso: “Il potere della classe capitalista sulla classe operaia è aumentato; la posizione sociale del lavoratore è peggiorata, è stata sospinta un gradino più basso al di sotto di quella del capitalista”.[21]

   È precisamente questa situazione che caratterizza la classe operaia durante l’apogeo della fase ascendente del capitalismo

salari relativi[22]

Produzione industriale pro-capiteSalari relativiQuota dei capitalisti
1859-68             5112484
1869-79             66111104
1880-86             8396104
1887-95             9695105
1895-1903      10594106

    Così questa classe operaia riceve una parte sempre più piccola dell’enorme ricchezza che la sua forza-lavoro creava lungo questo periodo.

   Detto questo, non bisogna scordarsi che il fattore che in ultima istanza determina l’aumento o meno dei salari, è il livello della lotta di classe. È solo l’impatto di una forte combattività che il proletariato potrà strappare al capitale una quantità maggiore dei mezzi di sussistenza che il suo stesso lavoro ha prodotto.

    E a essere ancora più precisi è semplicistico ed errato indicare la maggiore retribuzione come appartenenza all’aristocrazia operaia (la maggiore retribuzione ne è un aspetto).  Spesso e volentieri i lavoratori con salari più avanzati appartengono a categorie più combattive.  La storiografia operaistica degli anni ’60-’70, ha avuto un ruolo negativo in questo senso, poiché ha trascurato il ruolo rivoluzionario, d’avanguardia che ebbe per tutta una fase (quella della sussunzione formale del lavoro nel capitale) rispetto agli altri operai (basti ricordare il ruolo degli operai professionali in tutto il movimento dei Consigli in Europa e in Russia nel periodo 1917-1921), per vedere il lato conservatore (diventato predominante solo nella fase successiva della sussunzione reale del lavoro nel capitale con conseguente affermazione di quello che fu definito operaio-massa). Molti di questi storici evidentemente non hanno mai sentito parlare di aristocrazia operaia. 

    D’altronde parlare di alti salari sembrerebbe possibile (soprattutto in una fase dove sono attaccati pesantemente) sotto il capitalismo sia possibile una giusta redistribuzione del reddito. Col rischio di essere noiosi bisogna ripetere costantemente che ciò che conta sono non le buone intenzioni della borghesia, ma i rapporti di forza, che ogni conquista salariale o d’altro genere strappata alla borghesia da una categoria di lavoratori dai lavoratori di un paese, è un successo per tutti i lavoratori (indebolisce la Borghesia Imperialista, è di esempio e stimolo per gli altri lavoratori, ecc.). Altra cosa è promuovere la solidarietà dei lavoratori meglio organizzati e più combattivi verso i lavoratori più arretrati, meno organizzati, ecc. Ma ciò non ha nulla a che vedere con la questione della aristocrazia operaia. Anzi sono proprio i sindacati di regime (quindi una parte proprio dell’aristocrazia operaia) che dicono ai lavoratori dei paesi imperialisti che devono moderarsi perché prendono già molto di più dei lavoratori delle semicolonie e degli ex paesi socialisti, che predicano il livellamento al minimo.                                                                                                                   

    Attualmente l’aristocrazia operaia è costituita da quella escrescenza del movimento operaio formata da: 1. funzionari e dirigenti delle organizzazioni operaie (sindacati, cooperative, casse mutue, ecc.), 2. giornalisti, scrittori e altri impiegati dei giornali, case editrici, ecc. del movimento operaio, 3. membri di parlamenti, consigli e altri enti locali in rappresentanza degli operai, 4. membri operai o “delegati dagli operai” di comitati e commissioni paritetiche, di consigli di amministrazione, di commissioni miste di studio, ecc. La borghesia imperialista esercita una precisa opera di corruzione materiale e morale, economica e culturale verso questa massa considerevole di persone, le educa a ragionare come ragionano i capitalisti (compatibilità, razionalità, ecc. tutto nell’ambito e nell’orizzonte della società attuale, quindi degli interessi della borghesia imperialista), li ammette a godere delle briciole del suo potere, del suo benessere, della sua cultura e dei suoi privilegi. Quei membri dell’aristocrazia operaia che si lasciano corrompere e si dimostrano capaci e affidabili, la borghesia li ammette a far parte della “classe dirigente” del paese. Li privilegia nella gestione della conquiste dei lavoratori (sono i primi nelle liste per assegnazione di case popolari, di premi di ogni genere, stock options, ecc.), li ammette a partecipare alle speculazioni finanziarie, a costituire società che sfruttano alcune nicchie del mondo degli affari, alcune previdenze contemplate dalla legge ma che il gran pubblico non conosce e non è comunque in condizioni di sfruttare, li favorisce con articoletti e modifiche delle leggi che passano quasi inosservate (contributi figurativi, previdenze per quello o quel caso tagliato su misura, ecc.), ecc.

   Nei paesi imperialisti l’aristocrazia operaia è numerosa (in Italia probabilmente alcune centinaia di migliaia di persone) e costituisce una massa tra i membri dei partiti di sinistra (DS, PRC, PdCI, Verdi, ecc.). Essa ha un’influenza sociale molto superiore al suo peso numerico. Ognuno dei suoi membri parlando con i giornali, con la TV, ecc. parla contemporaneamente a migliaia di persone, quindi la sua voce risuona come quella di migliaia di lavoratori semplici; ha prestigio, sa districarsi nei meandri della pubblica amministrazione costruita appositamente in modo che il semplice lavoratore si perda: anche questo aumenta il suo influsso, il suo prestigio e il suo potere. A differenza del borghese, il membro dell’aristocrazia operaia ha modi di fare, relazioni, linguaggio, amicizie e frequentazioni che lo mettono a contatto con la massa della popolazione e gli permettono di fare quel lavoro di persuasione, di divisione, di corruzione morale, ecc. che il borghese direttamente non potrebbe fare.

   Perciò l’opportunismo, il riformismo e il revisionismo delle organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori hanno una base sociale, ben precisa: l’aristocrazia operaia. Facciamo un esempio, nel PCI c’erano certo i piccoli e medi industriali, i commercianti della COOP (che è diventata una dei più importanti centri di distribuzione in Italia), gli artigiani ecc., ma la sua vera forza d’urto con la quale riusciva a introdurre ampi strati di operai e dalla quale dipendeva il suo peso contrattuale tra le varie frazioni borghesi, grazie soprattutto quella rete di funzionari molti dei quali provenienti dalla fabbrica e che avevano un certo peso nel partito. Dire che il PCI faceva gli interessi dell’imperialismo e non dell’aristocrazia operaia è un semplice gioco di parole per nascondere l’identità di interessi strategici tra l’imperialismo del proprio paese e l’aristocrazia operaia. Ma è anche il sistema più semplice per staccare i partiti dalle determinazioni economiche e sociali e collocarli nella sfera morale. Tutti i partiti borghesi (e il PCI era diventato un partito operaio borghese) fanno gli interessi dell’imperialismo, ma all’interno di questo ci sono classi e strati di classi particolari che vanno individuati. D’altronde come si spiega il cambiamento del PCI da partito proletario rivoluzionario a partito borghese? Tutta colpa di Togliatti? Sarebbe ridicolo e idealista, che tutto questo sia avvenuto solo sul piano delle idee.

   Le tendenze revisioniste che si svilupparono nei partiti comunisti avevano precise radici di classe. Infatti, osserviamo in diversi paesi (es. Browder negli USA, Tito in Jugoslavia) l’allontanamento dai principi marxista-leninisti, l’affermarsi di concezioni e posizioni antimarxiste e antileniniste, è un risultato della formidabile pressione dell’imperialismo – specialmente quello egemonico nordamericano che mobilitò tutte le risorse e forze reazionarie – sulla classe operaia e le sue organizzazioni, e come effetto dell’influenza delle concezioni borghesi e piccolo-borghesi nelle file dei partiti comunisti, portatevi dagli agenti dell’imperialismo, dagli opportunisti, da strati imborghesiti e privilegiati, e fatte passare dai dirigenti che non avevano completamente assimilato il marxismo-leninismo (la debolezza ideologica e politica dei capi del PCI e le loro deviazioni sono note).

   Che questo strato superiore di lavoratori quando i nodi vengono al pettine e in mancanza di mobilitazione unitaria di tutta la classe, alla fine della fiera sceglie la difesa dei propri interessi. Prendiamo come esempio la manifestazione dei 40.000 di Torino, essa è stata la chiara dimostrazione che di fronte alla crisi alcuni strati come i capi e capetti legati alla FIAT, non si sentivano rappresentati sufficientemente dal sindacato, soprattutto quando si trattava di difendere il posto di lavoro degli operai dei livelli inferiori e ciò peraltro avrebbe comportato la perdita per il loro stipendio.

   Ci potrebbe domandarsi che nella crisi le briciole diminuiscono, anche per l’aristocrazia operaia. Ma questo è solo un aspetto. Avviene che ci siano diversi capitali che non sono investiti poiché non garantiscono un adeguato saggio di profitto. Come questi capitali sono utilizzati, è una questione che dipende da diversi fattori. Infatti, nonostante il calo dei sovraprofitti, l’industria bellica s’impone come un’industria trainante. Gli Stati raddoppiano le spese militari, sono aumentati gli stipendi agli ufficiali e ai soldati in ferma permanente, e gli apparati di polizia pubblici e privati si gonfiano per garantire l’ordine interno. La crisi comporta una ristrutturazione d’interi settori industriali: gli operai a migliaia sono gettati sul lastrico e anche qualche elemento proveniente dall’aristocrazia operaia ma non significa che viene colpito questo strato nel suo complesso. L’intensificarsi dello sfruttamento operaio, l’introduzione di nuovi macchinari impone semmai il rafforzamento del comando in fabbrica: tanto più diventano indispensabili i tecnici, i capireparto, i delegati fidati per tenere sotto controllo gli operai. Questo assicura all’aristocrazia operaia proprio nella crisi, un potenziamento del suo ruolo e maggiori occasioni di accrescere il proprio potere. Dunque, se è vero che la torta da spartirsi si è ridotta, è altrettanto vero che le fette devono essere assegnate secondo il ruolo che si svolge. Certo, la lotta per la conquista dei privilegi diventa sempre più agguerrita, l’aristocrazia operaia per assicurarsi le briciole deve scendere in campo apertamente, rivendicare con più forza i propri privilegi, e in qualche occasione nello scendere apertamente in campo contro gli operai. Più la crisi avanza e più l’aristocrazia operaia poiché strato privilegiato si sposta a destra. Se poi il proletariato arriva a ribellarsi apertamente allo sfruttamento capitalistico, cominciando ad avviare un processo rivoluzionario, essa si schiera anche militarmente con la borghesia, l’esempio più lampante è la socialdemocrazia tedesca nel periodo che va dal 1918 all’ascesa del potere di Hitler.[23]

   Questa stratificazione investe tutto il mondo del lavoro dipendente comprende il pubblico impiego. All’interno del pubblico impiego sono rappresentate tutte le classe sociali: al vertice della dirigenza sono installati esponenti della borghesia  (ci sono dei manager provenienti o hanno dei rapporti dai grandi gruppi finanziario-industriali); sotto il vertice dirigenziale stanno la dirigenza intermedia, le figure professionali e una parte dei funzionari posti a capo di uffici (le cosiddette posizioni organizzative) provenienti prevalentemente dalla piccola borghesia intellettuale (per ricoprire questi ruoli intermedi bisogna essere laureati); grazie alla privatizzazione del rapporto di lavoro degli anni ’90 queste figure intermedie si sono nettamente distaccate sul piano funzionale e retributivo dalla massa dei pubblici dipendenti provenienti per la maggior parte dagli strati inferiori della piccola borghesia (in prevalenza impiegati amministrativi, docenti di scuola elementare, media e media superiore) e in parte dal proletariato (impiegati esecutivi, personale ausiliario ed esecutivo). Questa massa di impiegati ha visto peggiorare nel tempo la propria condizione retributiva.

RIPRENDIAMO IL DISCORSO SULL’IMPERIALISMO

      Lenin, nota, inoltre un fenomeno interessante; che se ci si riflette sopra, è una logica conseguenza di quanto appena detto: dagli Stati dominati si sviluppa, verso gli Stati dominanti, una massiccia emigrazione di lavoratori in cerca di una migliore condizione di vita e di lavoro o addirittura di mera sopravvivenza. Viceversa, non rileva nessun fenomeno inverso di emigrazione massiccia di lavoratori da Stati dominanti verso Stati dominati. In sostanza, mentre si vedono decine di bagnarole del mare pieni di africani, arabi e di altri disperati non si è ancora visto che dei disoccupati napoletani cercare di raggiungere via mare l’altra sponda.

   Adesso riporto alcuni brani molto indicativi dal nostro punto di vista, tratti da L’Imperialismo di Lenin, Editori Riuniti, 1973, a volte intervallati. Da qualche commento.

Pag. 33

Voglio sperare che il mio lavoro contribuirà a chiarire la questione economica fondamentale, la questione cioè della sostanza economica dell’imperialismo, perché senza questa analisi non è possibile né la guerra odierna né la situazione politica odierna”.

   Ovviamente, la guerra a cui si riferisce Lenin, e la prima guerra mondiale.

Pag. 35

La dimostrazione del vero carattere sociale o, più esattamente, classista della guerra, non è contenuta, naturalmente, nella storia diplomatica della medesima, ma nell’analisi della situazione obiettiva delle classi dirigenti in tutti i paesi belligeranti. Per rappresentare la situazione obiettiva non vale citare esempi e addurre dati isolati: i fenomeni della vita sociale sono talmente complessi che si può sempre mettere insieme un bel fascio di esempi e di dati a sostegno di qualsivoglia tesi. È invece necessario prendere il complesso dei dati relativi alle basi della vita economica di tutti gli stati belligeranti e di tutto il mondo”.

   E i dati relativi alle basi della vita economica di tutti gli Stati belligeranti ci dicono in modo evidente che, dopo un periodo, soprattutto gli ultimi tre decenni dell’Ottocento, l’accumulazione capitalistica si era rapidamente arenata e nel primo decennio del Novecento (1900-1910), le prospettive di profitto erano in discesa praticamente per tutte le nazioni belligeranti.

Pag. 36

Il capitalismo si è trasformato in sistema mondiale di oppressione coloniale e di iugulamento[24] finanziario della schiacciante maggioranza della popolazione del mondo da parte di un pugno di paesi <progrediti>. E la spartizione del <bottino> ha luogo fra due o tre predoni (Inghilterra, America, Giappone) di potenza mondiale, armati da capo a piedi, che coinvolgono nella loro guerra, per la spartizione del loro bottino, il mondo intero”.

Pag. 43

Il presente libro dimostra come il capitalismo abbia espresso un pugno di Stati particolarmente ricchi e potenti che saccheggiando tutto il mondo mediante il semplice <taglio delle cedole> (…) Ben si comprende che da questo gigantesco sovraprofitto – così chiamato perché si realizza all’infuori e al di sopra del profitto che i capitalisti estorcono agli operai del <proprio> paese – c’è da trarre quanto basta per corrompere i capi operai e lo strato superiore dell’aristocrazia operaia. E i capitalisti dei paesi <più progrediti> operano così: corrompono questa aristocrazia operaia in mille modi, diretti e indiretti, aperti e mascherati”.

Pag. 47

Uno dei tratti più caratteristici del capitalismo è costituito dall’immenso incremento dell’industria e dal rapidissimo processo di concentrazione della produzione in imprese sempre più ampie”.

Peg. 49

Da ciò risulta che la concentrazione, a un certo punto della sua evoluzione, porta, per così dire, automaticamente alla soglia del monopolio. Infatti, risulta facile a poche decine di imprese gigantesche di concludere reciproci accordi, mentre, rendono difficile la concorrenza e suscitano, esse stesse, la tendenza al monopolio”.

Pag. 54

Pertanto, i risultati fondamentali della storia dei monopoli sono i seguenti:

  1. 1860 – 1870, apogeo della libera concorrenza. I monopoli sono soltanto in embrione.
  2. Dopo la crisi del 1873, ampio sviluppo dei cartelli. Sono però ancora l’eccezione e non sono ancora stabili. Sono un fenomeno di transizione.
  3. Ascesa degli affari alla fine del secolo XIX e crisi del 1900 – 1903. I cartelli diventano una delle basi di tutta la vita economica. Il capitalismo si è trasformato in imperialismo”.

Pag. 57

In maniera analoga è organizzato il ramo dei perfezionamenti tecnici nella grande industria tedesca, per esempio nella industria chimica, che negli ultimi decenni si è così poderosamente sviluppata. In questa industria, già fin dal 1908 il processo di concentrazione della produzione dato origine a due <gruppi> che, in modo loro proprio si avvicinano al monopolio (…) La concorrenza di trasforma in monopolio. Ne risulta un immenso processo di socializzazione della produzione. In particolare, si socializza il processo dei miglioramenti e delle invenzioni tecniche”.

   Il fatto che la concorrenza si trasformi in monopolio, come dice Lenin a pag. 49-57, non si deve intendere in modo assoluto: la produzione capitalistica è composta da centinaia di rami produttivi, chi più chi meno permeabile al processo di concentrazione. La situazione è sempre dinamica: ad un certo numero di rami che tendono al monopolio si contrappongono rami prima monopolisti che ritornano in situazione di concorrenza.

   È vero che, nel complesso, il processo è tale che il numero di grossi capitali investiti in ogni ramo tende a diminuire mentre tendono ad aumentare le dimensioni di ognuno di essi; non vi potrà però mai essere un cartello unico. Infatti (per ogni ramo e anche in generale), soprattutto in fase di crisi, alla diminuzione del numero di capitali corrisponde un aumento non solo delle loro dimensioni ma anche della concorrenza tra di essi: la concorrenza, attenuta o eliminata a livello di piccoli capitali, risorge sempre più aspra tra capitali sempre più grandi, e anche se periodicamente essi si accordano sui prezzi, sulle quantità da produrre ecc…. basta una scoperta, un’occasione di piccolo vantaggio e, in fase di crisi soprattutto, gli accordi si vanificano e la concorrenza scoppia prorompente. Concorrenza che si fa sempre più vasta, e minaccia sempre di più di trascendere sul piano bellico; anche perché i capitali in questione arrivano ad essere da tale grandezza da poter influenzare la politica di interi Stati, anche grandi e potenti.

   Lenin intuì infatti, al contrario di altri, che i contrasti arrivano al livello bellico molto, molto prima, che si possa formare un unico grande capitale mondiale che accorpi in sé stesso tutti i rami produttivi di tutte le nazioni.

   In poche parole, nonostante gli accordi temporanei, la velocità con cui si acuiscono i contrasti tra i grandi capitali, super di gran lunga la velocità con cui essi tendono a concentrarsi, e tali contrasti fanno sì che si pervenga molto prima sul piano bellico che al cartello unico, come del resto già ai tempi di Lenin la prima guerra mondiale dimostrò ampiamente.

Pag. 59

…l’evoluzione del capitalismo è giunta a tal punto che sebbene la produzione di merci continui come prima a <dominare> ed a essere considerata base di tutta l’economia, essa è in realtà è già minata e i maggiori profitti spettano ai <geni> delle manovre finanziarie”.

Pag. 62

Liefmann, difensore accanito del capitalismo, scrive: <Quanto più è sviluppata l’economia di un paese, tanto più si volge a imprese rischiose o estere…>. L’aumento del rischio, in ultima analisi, e collegata a un enorme incremento del capitale che, per così dire, trabocca, emigra all’estero ecc.

   Economia più sviluppata vuol dire maggior capitale accumulato: quindi, maggiore è il capitale accumulato, più è difficile farlo ulteriormente accrescere con un saggio di profitto soddisfacente: lo intuiscono anche i borghesi al tempo di Lenin.

   Ed è questa la spinta agli investimenti rischiosi (anche quelli che si fanno attualmente nella finanza esclusivamente speculativa) e all’esportazione di capitali all’estero; a ricercare nella produzione un saggio di profitto maggiore di quello che si otterrebbe in patria (attualmente si chiama delocalizzazione), oppure giocare con derivati finanziari.

Pag. 64

Questa trasformazione di numerosi piccoli intermediari in un gruppetto di monopolisti costituisce uno dei processi fondamentali della trasformazione del capitalismo in un imperialismo capitalista. Dobbiamo quindi, anzitutto, rivolgere il nostro esame alla concentrazione delle banche”.

Pag. 78

Pertanto si giunge da un lato a una sempre maggiore fusione, o secondo l’indovinata espressione di N. I. Bukharin, a una simbiosi del capitale bancario col capitale industriale, e dall’altro lato al trasformarsi della banche in istituzioni di <carattere universale>”.

Pag. 79

Le grandi, banche disponendo di miliardi sono in grado di promuovere nelle loro imprese i progressi tecnici ben più rapidamente che i predecessori”.

   Molto interessante questa riflessione di Lenin, che fa rilevare in quanti modi il capitale finanziario possa influire sulla produzione: la concentrazione di grandi capitali è quindi indispensabile, ad un dato livello dello sviluppo dell’accumulazione, per attuare processi di ammodernamento sempre più accelerati.

Pag. 81

<Una parte sempre crescente del capitale dell’industria non appartiene agli industriali che lo utilizzano. Essi riescono a disporre solo attraverso le banche, le quali, nei loro riguarda rappresentano i proprietari del denaro. Gli istituti bancari devono d’altronde fissare nell’industria una parte sempre crescente dei loro capitali, trasformandosi vieppiù in capitalisti industriali. Chiamo capitale finanziario quel capitale bancario, e cioè quel capitale sotto forma di denaro che viene in tal modo trasformato in capitale industriale> (Hilferding).[25]

Questa definizione è incompleta, in quanto vi manca l’accenno a uno dei fatti più importanti, cioè della crescente concentrazione della produzione e del capitale in misura da condurre al monopolio”.

Pag. 96-97

Ci si accorge da questi dati quanto sia netto il distacco tra i quattro paesi capitalistici più ricchi, che posseggono titoli per un importo di circa 100 – 150 miliardi di franchi ciascuno, e gli altri paesi. Tra quelli, due sono i paesi capitalistici più ricchi di colonie, cioè l’Inghilterra e la Francia; gli altri due sono i paesi capitalistici più progrediti in rapporto alla rapidità di sviluppo e all’ampiezza del monopolio capitalistico della produzione, cioè gli Stati Uniti e la Germania. Questi quattro paesi   insieme posseggono 479 miliardi di franchi, vale a dire circa l’80% del capitale finanziario internazionale. Quasi tutto il resto del mondo, in questa o quella forma, fa parte del debitore o del tributario di questi Stati che fungono da banchieri internazionali, di questi quattro <colonne> del capitale finanziario mondiale.

Dobbiamo ora esaminare con attenzione particolare la parte della creazione della rete internazionale della dipendenza e dei nessi del capitale finanziario è rappresentata dall’esportazione del capitale”.

Pag. 98

Nel capitalismo sono inevitabili le disuguaglianze e la discontinuità nello sviluppo di singole imprese, di singoli rami industriali, di paesi”.

   È molto importante questa riflessione di Lenin, perché fa implicitamente capire, proprio per l’instabilità e la discontinuità del capitalismo, non è possibile avere ad esempio un monopolio stabile in un ramo industriale senza che prima o poi esso venga messo in discussione; come può venire messo in discussione anche la gerarchia dei paesi imperialisti, a volto in modo drasticamente discontinuo: col confronto bellico. La prima e la seconda guerra mondiale hanno sancito il passaggio del testimone dall’Inghilterra agli USA.

Pag. 98-99.

…in primo luogo, i sindacati monopolistici dei capitalisti in tutti i paesi a capitalismo progredito, in secondo luogo la posizione monopolistica dei pochi paesi più ricchi, nei quali l’accumulazione del capitale ha raggiunto dimensioni gigantesche. Si determinò nei paesi più progrediti un’enorme <eccedenza di capitale>”.

   Bisogna sottolineare che Lenin, parlando di imperialismo si riferisce a pochi (ovviamente in relazione a tutti i paesi del mondo) paesi più ricchi. Ai suoi tempi parla chiaramente di 4 paesi: USA, Gran Bretagna, Francia e Germania; oggi a questi si devono aggiungere almeno il Giappone, il Canada, l’Australia e l’Italia. Pur con una evidente gerarchia e più o meno evidenti e inevitabili lotte tra loro, oggi essi insieme ad altri paesi europei minori e ad Israele, formano un blocco unico teso a dominare e a sfruttare le risorse naturali e umane delle altre nazioni; quello che chiamiamo spesso e volentieri Imperialismo occidentale.

   Non è certamente un segreto, infatti, che oggi circa il 10% della popolazione mondiale (quella del suddetto blocco imperialista) consuma il 90% delle risorse naturali mondiali; risorse che per la maggior parte si trovano nelle altre nazioni.

    Un discorso analogo può farsi per le risorse umane: ad esempio le fabbriche con tecnologia di punta presenti oggi in Cina, e in cui vengono sfruttati gli operai cinesi, in realtà appartengono per oltre il 70% a capitalisti di altre nazioni per lo più occidentali. Se questa è la situazione in Cina, paese certamente non sottosviluppato, negli altri paesi più poveri è certamente peggio.

   È pur vero che, a fronte di questo gruppo di paesi oggi centro della crisi, i paesi che fanno parte del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sono oggi in via di rapida industrializzazione e sviluppo capitalistico; ma non hanno ancora i coefficienti finanziari, militari e scientifico-tecnologici per sostituirsi al blocco imperialista dominante. Né certamente la sostituzione sarebbe indolore.

Pag. 99

Ma in tal caso il capitalismo non sarebbe più tale, perché la disuguaglianza di sviluppo che lo stato di semiaffamamento delle masse sono essenziali e inevitabili condizioni e premesse di questo sistema della produzione. Finché il capitalismo resta tale, l’eccedenza di capitali non sarà impiegata a elevare il tenore di vita delle masse del rispettivo paese, perché ciò imporrebbe diminuzione dei profitti dei capitalisti, ma ad elevare tali profitti mediante l’esportazione all’estero, nei paesi meno progrediti. In questi ultimi il profitto ordinariamente è assai alto, perché colà vi sono pochi capitali, il terreno vi è relativamente a buon mercato, i salari bassi e le materie prime a poco prezzo”.

   Pur se scritto un secolo fa, è tutto dannatamente attuale.

Pag. 100

La necessità dell’esportazione del capitale è creata dal fatto che in alcuni paesi il capitalismo è diventato <più maturo> e al capitale (data l’arretratezza dell’agricoltura e la povertà delle masse) non rimane più campo per un investimento <redditizio> “.

    Oggi in particolare, le nazioni imperialiste più forti, riservano per sé la potenza finanziaria, quella militare, la ricerca di punta in particolare quella legata al militare e le produzioni di punta, in cui il livello di tecnologia applicato è molto alto. Tutto il resto può essere prodotto anche nelle nazioni capitalistiche non imperialiste; in cui l’investimento di capitali per comprare terre (e conquistarle come colonie) e costruire industrie è il solo mezzo per sfruttare bestialmente sia le risorse naturali che la forza-lavoro site al di fuori dei paesi imperialisti.

Pag. 100-101

Quale solida base per l’oppressione imperialistica è lo sfruttamento della maggior parte delle nazioni dalla terra per opera del parassitismo capitalista di un pugno di Stati più ricchi”.

Pag. 101

A differenza dell’imperialismo inglese che è imperialismo coloniale, quello francese potrebbe chiamarsi imperialismo da usurai. In Germania troviamo un terzo tipo di imperialismo: i possedimenti coloniali della Germania non sono grandi e il suo capitale di esportazione si distribuisce in misura più uguale tra l’Europa e l’America”.

Pag. 102

La cosa più frequente nella concessione di crediti è quella di mettere come condizione che una parte del denaro prestato debba venire impiegato nell’acquisto di prodotti del paese che concede il prestito specialmente materiale da guerra, navi, ecc.”.

   Anche questa riflessione è più attuale che mai.

Pag. 103

La Francia concedendo prestiti alla Russia la <strozzò> col trattato commerciale del 16 dicembre 1905, costringendola a certe concessioni fino al 1917, e lo stesso avvenne nel trattato di commercio concluso col Giappone il 19 agosto 1911”.

    Si evidenzia qui come ci sia una gerarchia (dinamica) anche tra i paesi imperialisti: anche un paese imperialista può in parte essere soggetto a sfruttamento da parte di un altro paese imperialista più potente; ma di solito lo sfruttamento che esercita all’esterno è molto superiore a quello che subisce; per cui nel complesso non si può affatto dire che il proprio proletariato sia oggetto a doppio sfruttamento.

Pag. 103

<La costruzione delle ferrovie brasiliane si compie principalmente con capitali francesi, belgi, britannici e tedeschi: questi paesi, nel finanziare le ferrovie pongono come condizione la fornitura di materiale ferroviario> In tal modo il capitale finanziario stende letteralmente, si può dire, i suoi tentacoli in tutti i paesi del mondo”.

   Così, sia per questa strada degli acquisti dei mezzi di produzione e di altre merci nella nazione che presta i capitali sia per mezzo degli interessi su prestiti (concessi da capitalisti privati o dallo Stato imperialista), i capitali usciti dalla nazione imperialista vi ritornano moltiplicati per due, per tre… (o per cinque, come gli investimenti USA del piano Marshall in Italia nel secondo dopoguerra) o di più. Quindi, ci sono flussi di capitali: uno che va dagli stati imperialisti verso gli altri, e uno di ritorno, accresciuto, che potrà essere poi reinvestito dovunque l’imperialismo trovi condizioni migliori condizioni di valorizzazione; e il ciclo si ripete.

Pag. 104

I paesi esportatori di capitali si sono spartiti il mondo sulla carta, ma il capitale finanziario ha condotto anche a una divisione del mondo vera e propria”.

Pag. 110

A quali preziose confessioni si vedono mai costretti gli economisti borghesi della Germania! Da esse scorgiamo, alla evidenza, come, nell’era del capitale finanziario, i monopoli statali e privati s’intrecciano gli uni con gli altri e tanto gli uni quanto gli altri siano semplicemente singoli anelli della catena della lotta imperialistica tra i monopolisti più cospicui per la spartizione del mondo”.

Pag. 113

i capitalisti si spartiscono il mondo non per la loro speciale malvagità, bensì perché il grado raggiunto dalla concentrazione li costringe a battere questa via, se vogliono ottenere profitti. E la spartizione si compie <proporzionalmente al capitale>, <in proporzione alla forza>, poiché in regime di produzione mercantile e di capitalismo non è possibile alcun altro sistema di spartizione. Ma la forza muta per il mutare dello sviluppo economico e politico. Per capire gli avvenimenti occorre sapere quali questioni siano risolte da un mutamento di potenza; che poi tali questioni siano risolte da un mutamento di potenza; che poi tale mutamento sia di natura <puramente> economica, oppure extra-economica (per esempio militare) ciò, in sé, è questione secondaria,”.

   Bisogna sottolineare, che se i capitalisti si spartiscono – conflittualmente – il mondo, è perché il grado raggiunto dall’accumulazione capitalistica “dalla concentrazione del capitale”, dall’abbassamento del saggio generale di profitto, che porta a tale concentrazione, “è tale, che li costringe questa via se vogliono ottenere dei profitti” sufficienti a contrastare la tendenza al loro abbassamento medio. Qui Lenin avvalora in maniera indiretta la tesi marxiana della tendenza alla diminuzione tendenziale del saggio generale di profitto.

Pag. 113

L’età del più recente capitalismo ci dimostra come tra le leghe capitalistiche si formino determinati rapporti sul terreno della spartizione economica del mondo, e, di pari passo con tale fenomeno in connessione con esso, si formino anche tra le leghe politiche, cioè tra gli Stati, determinati rapporti sul terreno della spartizione territoriale del mondo, della lotta per le colonie, della <lotta per il territorio economico>”.

Pag. 115

Il mondo per la prima volta appare completamente ripartito, sicché in avvenire sarà possibile soltanto una nuova spartizione, cioè il passaggio da un <padrone> a un altro, ma non dallo stato di non occupazione a quello di appartenenza ad un <padrone>”.

Pag. 116

Ora vediamo che specialmente dopo tale periodo[26] s’inizia un immenso “sviluppo” delle conquiste coloniali e si acuisce all’estremo la lotta per la ripartizione territoriale del mondo. È quindi fuori discussione il fatto che al trapasso del capitalismo alla fase del capitalismo monopolistico finanziario è collegato un inasprimento della lotta per la ripartizione del mondo”.

   Ecco qui finalmente esplicitato chiaramente da Lenin il concetto che, seppure la concorrenza all’interno della stessa nazione imperialista possa attenuarsi con la comparsa dei monopoli e dei cartelli, essa si trasferisce ad un livello superiore e di maggiore asprezza che ha generato due guerre mondiali tra gli Stati imperialisti per la ripartizione del mondo, cioè dei (molti) Stati sottoposti all’imperialismo e quindi per la ridefinizione della gerarchia imperialista. Maggiore asprezza che oggi genera le continue guerre di aggressione verso i paesi che cerano anche debolmente di opporsi al doppio sfruttamento imperialista e che inevitabilmente, con l’approfondirsi della crisi, potrebbe generare una terza (e probabilmente ultima) devastante guerra mondiale.

Pag. 117

Noi politici colonialisti dobbiamo perciò conquistare nuove terre, dove dare sfogo all’eccesso di popolazione e creare nuovi sbocchi alle merci che gli operai inglesi producono nelle fabbriche e nelle miniere. L’impero – io sempre detto – è una questione di stomaco. Se non si vuole la guerra civile, occorre diventare imperialisti. (Cecil Rhodes)[27] “.

   Qui è chiaramente delineato il rapporto tra sfruttamento imperialistico e minore sfruttamento in patria, quindi il motivo principale di quello che Engels, riferendosi all’Inghilterra, chiamando “la nullità politica degli operai inglesi”; cioè, in generale degli operai dei paesi imperialisti; per dei periodi tempo che possono essere più o meno lunghi fino a quando la crisi acuendosi non morderà davvero in profondità anche le basi materiali del loro riformismo.

Pag. 120

Il capitale finanziario è una potenza così ragguardevole, anzi si può dire così decisiva, in tutte le relazioni economiche ed internazionali, da essere in grado di assoggettarsi anche paesi in possesso della piena indipendenza politica, come di fatto li assoggetta; ne vedremo ben presto degli esempi. Ma naturalmente esso trova la maggiore <comodità> e i maggiori profitti allorché tale assoggettamento è accompagnato dalla perdita dell’indipendenza politica da parte dei paesi e popoli asserviti. Sotto tale rapporto i paesi semicoloniali costituiscono un <quid medium>. È chiaro che la lotta per questi paesi semicoloniali diventa particolarmente acuta nell’epoca del capitale finanziario, allorché il resto del mondo è già spartito”.

Pag. 121

Soltanto il possesso coloniale assicura al monopolio, in modo assoluto, il successo contro ogni eventualità nella lotta con l’avversario, perfino contro la possibilità che l’avversario si trinceri dietro qualche legge di monopolio statale”.

Pag. 121

Senza dubbio i riformisti borghesi, e fra essi in primo luogo o kautskiani di oggi tentano di svalutare l’importanza di questi fatti rilevando che < si potrebbero> avere le materie prime sul libero mercato senza la <costosa e pericolosa> politica coloniale, (…). Ma simili rilievi, ben presto non, diventano altro che panegirici e imbellettamenti dell’imperialismo”.

Peg. 122

Per il capitale finanziario sono importanti non solo le sorgenti di materie prime già scoperte, ma anche quelle eventualmente ancora da scoprire, giacché ai nostri giorni la tecnica fa progressi vertiginosi, e terreni oggi inutilizzabili possono domani essere messi in valore… Lo stesso si può dire delle esplorazioni in cerca di nuove ricchezze minerarie, della scoperta di nuovi metodi di lavorazione e di utilizzazione di questa o di quella materia prima ecc. Da ciò nasce inevitabilmente la tendenza del capitale finanziario ad allargare il proprio territorio economico, e anche il proprio territorio in generale, si sforza di arraffare quanto più territorio è possibile, comunque e dovunque, in cerca soltanto di possibili sorgenti di materie prime, con la paura di rimanere indietro nella lotta furiosa per l’ultimo lembo della sfera terrestre non ancora diviso, per una nuova spartizione dei territori già divisi”.

Pag. 123

La soprastruttura extraeconomica, che sorge sulla base del capitale finanziario, la sua politica e la sua ideologia accusano l’impulso verso le conquiste coloniali, <il capitale finanziario non vuole libertà, ma egemonia>, dice (una volta tanto) a ragione Hilferding”.

Pag. 124

Tale epoca è caratterizzata non soltanto dai due gruppi fondamentali di paesi, cioè paesi possessori di colonie e colonie, ma anche dalle più svariate forme di paesi asserviti che formalmente sono indipendenti dal punto di vista politico, ma che in realtà sono avviluppati da una rete di dipendenza finanziaria e diplomatica”.

Pag. 124-125

(Il Portogallo) “Questo è uno Stato indipendente e sovrano, ma di fatto da oltre duecento anni, cioè dal tempo della guerra di secessione spagnola (1800-1714), si trova sotto il protettorato dell’Inghilterra. L’Inghilterra assume le difese del Portogallo e delle sue colonie per rafforzare la propria posizione nella lotta contro le sue rivali, Spagna e Francia, ottenendo in compenso privilegi commerciali, migliori condizioni per l’esportazione delle merci e specialmente del capitale nel Portogallo e nelle sue colonie e, infine, la possibilità di usarne le isole, i porti, i cavi telegrafici, ecc… . Simili rapporti tra i singoli grandi e piccoli Stati esistettero sempre, ma nell’epoca dell’imperialismo capitalistico, essi diventano sistema generale sono un elemento essenziale della politica della <ripartizione del mondo>, e si trasformano in anelli della catena di operazioni del capitale finanziario mondiale”.

   Di nuovo qui, con l’esempio del Portogallo, si evidenzia come ci sia una (dinamica) gerarchia anche fra tra i paesi imperialisti: anche un paese imperialista può in parte essere soggetto a controllo e a sfruttamento da parte di un paese imperialista più potente; ma, è questo bisogna ribadirlo, lo sfruttamento che esercita all’esterno verso paesi più deboli è molto superiore a quello che subisce da parte del paese imperialista più alto nella scala gerarchica.

Pag. 128

Se si volesse dare la definizione più concisa possibile dell’imperialismo, si dovrebbe dire che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitalismo. Tale definizione conterebbe l’essenziale, giacché da un lato il capitale finanziario è il capitale bancario delle poche grandi banche monopolistiche fuso col capitale delle unioni monopolistiche industriali, e dall’altro lato la ripartizione del mondo significa passaggio dalla politica coloniale che si estende senza ostacoli ai territori non ancora dominati da nessuna potenza capitalistica, alla politica coloniale del possesso monopolistico della superfice terrestre definitivamente ripartita (…)

  1. la concentrazione della produzione e del capitale, che ha raggiunto un grado talmente alto di sviluppo da creare i monopoli con funzione decisiva nella vita economica;
  2. la fusione capitale bancario col capitale industriale e il formarsi, sulla base di questo <capitale finanziario>, di un’oligarchia finanziaria;
  3. la grande importanza acquistata dall’esportazione di capitale in confronto con l’esportazione di merci;
  4. il sorgere di associazioni monopolistiche internazionali di capitalisti che si ripartiscono il mondo;
  5. la compiuta ripartizione della terra tra le più grande potenza capitalistiche”.

Pag. 129

Allo stesso fine abbiamo prodotto dati statistici circostanziati, che mostrano fino a che qual punto si sia accresciuto il capitale bancario ecc. e che cosa si sia manifestato il trapasso dalla quantità alla qualità, dal capitalismo altamente sviluppato all’imperialismo”.

Pag. 129

Già nel 1915, e perfino dal novembre 1914, Kautsky si schierò risolutamente contro il concetto fondamentale espresso nella nostra definizione, allorché dichiarò non doversi intendere per imperialismo una <fase> o stadio dell’economia, bensì una politica, ben definita, una certa politica <preferita> dal capitale finanziario, e non doversi <identificare> l’imperialismo col <moderno capitalismo>”.

   In realtà è la stessa tendenza fondamentale del capitalismo ad ottenere a breve  termine il massimo profitto, in una situazione cui il profitto medio sociale tende inesorabilmente a decrescere, ad incentivare ammodernamenti sempre più giganteschi nella produzione; e per effettuarli si ha bisogno di capitali sempre maggiori e solo capitali giganteschi, ormai anche multinazionali, con disponibilità ad accedere anche alla liquidità di banche proprie, possono permettersi di restare sul mercato; e questo succede per un numero sempre maggiore, crescente, di rami produttivi.

Pag. 131

Per l’imperialismo non è caratteristico il capitale industriale, ma quello finanziario. Non per caso in Francia, in particolare, il rapido incremento del capitale finanziario, mentre il capitale industriale decadeva dal 1880 in poi, ha determinato un grande intensificarsi della politica annessionistica (coloniale).

È caratteristica dell’imperialismo appunto la sua smania non soltanto di conquistare territori agrari, ma di tener mano anche su paesi fortemente industriali (bramosie della Germania sul Belgio, della Francia sulla Lorena), giacché in primo luogo il fatto che la terra è già spartita costringe, quando è in corso una nuova spartizione, ad allungare le mani su paesi di qualsiasi genere, e, in secondo luogo, per l’imperialismo è caratteristica la gara di alcune grandi potenze in lotta per l’egemonia, cioè per la conquista di terre. Diretta non tanto al proprio beneficio quanto ad indebolire l’avversario e a minare la sua egemonia (per la Germania il Belgio ha particolare importanza come punto d’appoggio contro l’Inghilterra, per questa a sua volta è importante Bagdad come punto d’appoggio contro la Germania ecc.)”.

Pag. 131-132

Kautsky invece, con la sua definizione del moderno imperialismo si fa beffe della concretezza storica! (Non vede) cioè:

  1. la concorrenza di diversi imperialismi;
  2. la prevalenza del finanziere sul commerciante;

Mentre se si trattasse soprattutto della annessione di territori agricoli per opera di Stati industriali il commerciante avrebbe la funzione più importante.

La definizione di Kautsky non soltanto è erronea e non marxista, ma serve di base a tutto un sistema di concezioni che sono in aperto contrasto con la teoria e la prassi marxista. (…) L’essenziale è che Kautsky separa la politica dell’imperialismo dalla sua economia interpretando le annessioni come politica <preferita”> del capitale finanziario, e contrapponendo ad essa un’altra politica borghese, senza annessioni, che sarebbe secondo lui possibile sulla stessa base del capitale finanziario. Si avrebbe che i monopoli nella vita economica sarebbero compatibili con una politica non monopolistica, senza violenza, non annessionista; che la ripartizione territoriale del mondo, ultimata appunto nell’epoca del capitale finanziario e costituente la base della originalità delle odierne forme di gara tra i maggiori Stati capitalisti, sarebbe compatibile con una politica non imperialista”.

   Kautsky non capisce, come tanti cosiddetti “marxisti” oggi, che è l’economia che comanda sulla politica: sono i capitalisti dei gruppi finanziari più potenti che davvero spingono gli Stati nazionali, anche i più forti, e i loro governi, a fare una certa politica e non un’altra, e non sono certo i capi dei governi e tanto meno i politici dei vari parlamenti a spingere autonomamente  in tale direzione, come di solito pensa la maggior parte della gente: essi sono di solito i servi ben pagati del padrone.

   Kautsky, quindi, anzitutto non è marxista perché pensa, al pari di tanta gente, che sia la politica a comandare sull’economia e non viceversa. Proprio perché non capisce questo, Kautsky pensa che ci potrebbe essere un capitalismo buono, con bravi governanti, che non fa annessioni coloniali, e uno capitalismo, con cattivi governanti, che le fa… come si vede, le illusioni delle terze vie sono antiche e sono dure a morire.

   Di fatto, non capendo le cause prime dei fenomeni, ragiona a bocce ferme e non vede lo sviluppo storico del capitalismo; per poterci essere, ammesso e non concesso, una situazione come lui la desirerebbe, si dovrebbe tornare indietro ad una situazione non monopolistica; ma bisognerebbe utilizzare la macchina del tempo.

Pag. 133

Kautsky <obietta> a Cunow[28] : no, l’imperialismo non è il capitalismo moderno, ma semplicemente una forma della politica del moderno capitalismo, e noi possiamo e dobbiamo combattere tale politica, dobbiamo contro l’imperialismo, contro le annessioni, ecc. (essa)[29] non è che una più raffinata e coperta propaganda per la conciliazione con l’imperialismo, giacché una <lotta> contro la politica dei truts e delle banche si riduce ad un pacifismo e riformismo borghese condito di quieti quanto pii desideri.

Pag. 133

Scrive Kautsky <non può escludersi che il capitalismo attraverserà ancora una nuova fase: quella dello spostamento della politica dei cartelli nella politica estera. Si avrebbe allora la fase dell’ultra-imperialismo>, cioè del super-imperialismo, della unione degli imperialismi di tutto il mondo e non della guerra tra essi, la fase della fine della guerra in regime capitalista”.

Pag. 134

E’ possibile un <ultra-imperialismo> dal <punto di vista strettamente economico>, oppure esso non rappresenta che un’altra che un’ultra- stupidità?”.

Pag. 134

Le chiacchere di Kautsky sull’ultra-imperialismo favoriscono, tra l’altro, una idea profondamente falsa e atta soltanto a portare acqua al mulino degli apologeti dell’imperialismo…”.

Pag. 136

Il capitale finanziario e i trust acuiscono, non attenuano, le differenze nella rapidità di sviluppo dei diversi elementi dell’economia mondiale. Non appena i rapporti di forza sono modificati, in quale altro modo in regime capitalistico si possono risolvere i contrasti se non con la forza?”.

   Ancora una volta Lenin centra il nocciolo della questione: ed è un nocciolo che tutt’oggi, tanti, economisti, politici, ecc. non riescono a vedere e a capire (ma forse sarebbe meglio dire che non vogliono vedere o capire): poiché i rapporti di forza tra i gruppi capitalistici e anche tra gli Stati si modificano inevitabilmente, i contrasti tra i gruppi oligopolisti e monopolisti si acuiscono tanto più quanto più questi capitali diventano grandi e tanto più, come nelle crisi la  necessità di farli fruttare diventa sempre più forte e impellente; pena l’assorbimento da parte di altri capitali o la rovina in ogni caso. E più sono grandi tali capitali, più i contrasti tra loro saranno risolti in modo devastante: se un piccolo negozio va in malora per colpa di un altro, il piccolo commerciante non può far nulla; se una piccola azienda va in malora per colpa di un’altra il padrone non può far molto più che imprecare o cercare di evitare le tasse; ma se sta andando in malora una azienda molto grande, esso può spesso influenzare la politica statale a suo favore o contro altri Stati, al punto tale da poter scatenare anche una guerra.

Pag. 138

Si domanda: quale altro mezzo esisteva, in regime capitalista, per eliminare la sproporzione[30] tra lo sviluppo delle forze e l’accumulazione di capitale da una parte, e dall’altra tra la ripartizione delle colonie e <sfere> d’influenza, all’infuori della guerra?”.

Pag. 139

Dobbiamo orsa esaminare un aspetto assai importante dell’imperialismo, di cui non si tiene sufficientemente conto nella maggior parte degli studi. (…) Parliamo del parassitismo che è proprio dell’imperialismo. Come abbiamo visto, la base economica più profonda dell’imperialismo è il monopolio, (…) Nondimeno questo, come ogni altro, genera tendenza alla stasi e alla putrefazione. Nella misura in cui s’introducono, sia pur transitoriamente, i prezzi di monopolio vengono paralizzati, fino ad un certo punto, i moventi del progresso tecnico e quindi ogni altro progresso, di ogni altro movimento in avanti, e sorge immediatamente la possibilità di fermare artificiosamente il progresso tecnico”.

Pag. 140

Certo la possibilità di abbassare, mediante nuovi miglioramenti tecnici, i costi di produzione ed elevare i profitti, milita a favore delle innovazioni. Ma la tendenza alla stagnazione e alla putrefazione, che è propria del monopolio continua dal canto suo ad agire, e in singoli rami industriali e in singoli paesi s’impone per determinati periodi di tempo. Il possesso monopolistico di colonie particolarmente ricche, vaste ed opportunamente situate, agisce nello stesso senso.

   E ancora. L’imperialismo è l’immensa accumulazione in pochi paesi di capitale liquido. Che, come vedremo, raggiunge da 100 a 150 miliardi di franchi di titoli. Da ciò segue, inevitabilmente l’aumentare della classe o meglio del ceto dei rentiers, cioè delle persone vivono del < taglio di cedole> (…) L’esportazione di capitale, uno degli essenziali fondamenti economici dell’imperialismo, intensifica questo completo distacco del ceto dei rentiers dalla produzione e dà un’impronta di parassitismo a tutto il paese, che vive dello sfruttamento del lavoro di pochi paesi e colonie d’oltre oceano”.

   Questa descrizione di Lenin è tuttora attuale.

Pag. 141

Nel paese più <commerciale> del mondo i profitti dei rentiers superano di cinque volte quelli del commercio estero! In ciò sta l’essenza dell’imperialismo e del parassitismo imperialista.

   Per tale motivo nella letteratura economica sull’imperialismo è di uso corrente il concetto di <Stato rentier> (Rentnerstaat) o stato usuraio. Il mondo si divide in un piccolo gruppo di Stati usurai e in una immensa massa di Stati debitori.

   <Tra gli investimenti di capitali all’estero – scrive Schultze –Gaevernitz[31] – primeggiano quelli fatti in paesi politicamente dipendenti o strettamente alleati: l’Inghilterra presta all’Egitto, (…) E in caso di bisogno la sua flotta da guerra funziona da ufficiale giudiziario. La forza dell’Inghilterra la preserva contro l’eventualità di una sommossa dei debitori”.

    Qualcuno potrebbe obiettare che oggi gli Stati più imperialisti sono molto indebitati… ma in realtà sono indebitati per lo più con i gruppi capitalisti dei loro stessi Stati, di altri Stati imperialisti o di organizzazioni sovranazionali gestite in realtà dall’imperialismo che sovraintendono regolano sviluppo capitalistico mondiale (BCE, FMI, BRI ecc.); e non certo indebitati con gruppi capitalistici di Stati poveri. Quindi sono questi potenti gruppi che <agiscono dietro le quinte degli Stati imperialisti determinandone la politica>; e la loro politica è appunto di essere imperialisti nei confronti degli Stati, delle nazioni, dei gruppi capitalisti più deboli. E in tale politica è incluso l’uso dei potentissimi apparati militari sia statali che privati contro gli Stati più deboli che osano ribellarsi allo strangolamento finanziario e al depredamento delle risorse naturali e umane.

Pag. 141-142

<L’Inghilterra – scrive Schultze –Gaevernitz – a poco a poco da Stato industriale si trasforma in uno Stato creditore[32] Se la grandezza assoluta della produzione industriale e dell’esportazione di prodotti industriali è aumentata, tuttavia l’importanza relativa del guadagno in interessi e dividendi, emissioni e commissioni … e speculazioni, è di gran lunga cresciuta nell’economia nazionale complessiva. Secondo me, proprio questo fatto costituisce la vera base economica dello slancio imperialistico. Il creditore è più saldamente legato debitore, che non il venditore a compratore”.

      Ecco perché è l’imperialismo e non un capitalismo qualsiasi il primo nemico della classe operaia internazionale, e di conseguenza come comunisti dobbiamo, appoggiare qualsiasi movimento o qualsiasi azione che oggettivamente, indebolisca l’imperialismo; e dobbiamo ostacolare qualsiasi movimento o azione che, oggettivamente, lo rinforzi. È questo il metro principale con cui si devono misurare sia i movimenti di liberazione o di autodeterminazione, che le azioni dei vari anche borghesi, delle nazioni soggette e oppresse dall’imperialismo.

Pag. 144

<Essi dovrebbero immaginarsi quale immensa estensione acquisterebbe tale sistema, quando la Cina fosse assoggettata al controllo economico di consimili gruppi di finanzieri, di “investitori di capitale” e dei loro impiegati politici, industriali e commerciali, intenti a pompare profitti dal più grande serbatoio potenziale che mai il mondo abbia conosciuto, per consumarli in Europa…>”.

Pag. 144 – 145

E’ da aggiungere soltanto che anche in seno al movimento operaio gli opportunisti, oggi provvisoriamente vittoriosi nella maggior parte dei paesi, <lavorano> sistematicamente, indefessamente nella medesima direzione. L’imperialismo, che significa la spartizione di tutto il mondo e lo sfruttamento non soltanto della Cina, che significa alti profitti monopolistici a beneficio di un piccolo gruppo di paesi più ricchi, crea la possibilità economica di corrompere gli strati superiori del proletariato, e, in tal guisa, di alimentare, foggiare, e rafforzare l’opportunismo”.

Pag. 145

Un opportunista tedesco, Gerard Hildebrand, (…) completa brillantemente Hobson[33]  col far propaganda per gli <Stati Uniti d’Europa”, precisamente allo scopo di azioni <in comune> contro … i negli dell’Africa, contro il <grande movimento islamico>, per mantenere <un esercito e una flotta poderosi>, contro una <coalizione cino-giapponese>, e così via”.

Pag. 146

Una delle particolarità dell’imperialismo, collegata all’accennata cerchia di fenomeni, è la diminuzione dell’emigrazione dai paesi imperialisti e l’aumento dell’immigrazione in essi in essi di individui provenienti da paesi più arretrati, con salari inferiori”.

   Questa è come una cartina al tornasole per vedere, anche senza considerazioni economiche, di che tipo di Paese parliamo; ad es. nei piccoli Stati come Belgio, Austria, Svizzera, Luxemburgo, emigrano gli autoctoni o immigrano massicciamente dai paesi poveri? Quindi che tipo di Stati sono? Ovviamente i suddetti Stati non hanno forza militare, ma fanno parte a pieno titolo del blocco imperialista occidentale.

Pag. 147

In Francia i lavoratori delle miniere con <in gran parte> stranieri: polacchi, italiani, spagnoli. Negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa orientale e meridionale coprono i posti peggio pagati, mentre i lavoratori americani danno la maggior percentuale di candidati ai posti di sorveglianza meglio pagati. L’imperialismo tende a costituire tra i lavoratori categorie privilegiate e a staccarle dalla grande massa dei proletari”.

Pag. 148

Lo stesso dice Engels anche nella prefazione alla seconda edizione (1892) della Situazione della classe operaia in Inghilterra.

   Qui sono svelati chiaramente cause ed effetti. Cause: 1) sfruttamento del mondo intero per opera di un determinato paese; 2) sua posizione di monopolio sul mercato mondiale; 3) suo monopolio coloniale. Effetti: 1) imborghesimento di una parte del proletariato inglese; 2) una parte del proletariato si fa guidare da capi che sono comprati o almeno pagati dalla borghesia. L’imperialismo dell’inizio del XX secolo ha ultimato la spartizione del mondo tra un piccolo pugno di Stati, ciascuno dei quali sfrutta attualmente (nel senso di spremere sovraprofitto) una parte del <mondo> (…) ciascuno di essi ha sul mercato mondiale una posizione di monopolio grazie ai truts, ai cartelli, al capitale finanziario e ai rapporti da creditore a debitore;”.

Pag. 150

Da un lato le gigantesche dimensioni assunte dal capitale finanziario,  concentratosi in poche mani e costituente una fitta e ramificata rete di relazioni e di collegamenti che mettono alla sua dipendenza non solo i medi e i piccoli proprietari e capitalisti, ma anche i piccolissimi, dall’altro lato l’inasprirsi della lotta con gli altri gruppi finanziari nazionali per la spartizione del mondo e il dominio sugli altri paesi; tutto ciò determina il passaggio della massa delle classi possidenti, senza eccezione, dal lato dell’imperialismo; furiosa difesa ed abbellimento di esso; ecco i segni della età. L’ideologia imperialista si fa strada anche nella classe operaia, che non è separata dalle altre classi da una muraglia cinese. Ché se a ragione i capi della cosiddetta <socialdemocrazia> di Germania vengono qualificati <socialimperialisti>, cioè socialisti a parole imperialisti a fatti, occorre rilevare che fin dal 2902 notò l’esistenza di <imperialisti fabiani> in Inghilterra iscritti all’opportunistica Fabian Society”.[34] 

   Ovviamente Lenin parla qui essenzialmente dei proletari dei paesi imperialisti.

Pag. 151

…gli imperialisti tedeschi cercano di seguire il movimento coloniale di emancipazione nazionale, naturalmente nelle colonie non tedesche. Essi rilevano l’agitazione e le proteste dell’India, il movimento del Natal, delle Indie olandesi ecc.”.

   Lenin mette qui in evidenza come gli imperialisti di un paese possono essere “antimperialisti” ed “elogiare” un movimento anticoloniale, solo se la colonia non è di loro proprietà, cioè solo se non è una la colonia che serve loro che serve loro per estrarre sovraprofitti.

Pag. 159

Dopo la guerra contro i boeri era del tutto naturale che questo reverendissimo ceto[35] si sforzasse soprattutto di consolare i piccoli borghesi e gli operai inglesi che avevano avuto non pochi morti nelle battaglie dell’Africa del Sud e che assicuravano, con un aumento delle imposte, più alti guadagni ai finanzieri inglesi. E quale considerazione poteva essere migliore di questa, che l’imperialismo non era poi tanto cattivo, che esso si avvicinava all’inter[36] imperialismo capace di garantire la pace permanente?”.

   La storia ci ha dimostrato che la pace permanente dell’“ultra-imperialismo” l’hanno subita i proletari di molti Paesi, che ci hanno rimesso la pelle nelle due guerre mondiali, e non solo.

Pag. 160-161

   “Si domanda ora se, permanendo il capitalismo (e Kautsky parte appunto da questa supposizione), possa <immaginarsi> che tali leghe sarebbero di lunga durata, che esse escluderebbero attriti, conflitti e lotte nelle forme più svariate.

   Basta porre nettamente tale questione perché non si possa rispondere che negativamente. Infatti, in regime capitalista non si può pensare a nessun’altra base per la ripartizione delle sfere d’interessi e d’influenza, delle colone, ecc., che non sia la valutazione della potenza dei partecipanti alla spartizione, alla loro generale potenza economica, finanziaria, militare ecc. Mai i rapporti di potenza si modificano, nei partecipanti alla spartizione, difformemente, giacché in regime capitalista non può darsi sviluppo uniforme di tutte le singole imprese, truts, rami d’industria, paesi ecc. Mezzo secolo fa la Germania avrebbe fatto pietà se si fosse confrontata la sua potenza capitalista con quella dell’Inghilterra d’allora; e così il Giappone rispetto alla Russia. Si può <immaginare> che nel corso di 10-20 anni i rapporti di forza tra le potenze imperialistiche rimangono immutati? Assolutamente no”.

   Qui Lenin parla dei rapporti di potenza dei vari Stati imperialisti e della loro instabilità, ma altrettanto si può dire dei vari grossi gruppi capitalisti finanziari (cioè industriali, bancari, finanziari). Anzi sono proprio i mutamenti nella grandezza e nella potenza di questi grossi gruppi capitalisti multinazionali (a base nazionale ma con diramazioni dappertutto) che determinano per la gran parte, di conseguenza, i mutamenti dei rapporti di potenza tra gli Stati nazionali.

Pag. 164

   “Ammettiamo che un giapponese condanni l’annessione americana delle Filippine. Si domanda: saranno molti a credere che lo faccia per ripugnanza contro le aggressioni in genere, o non piuttosto che il desiderio di appropriarsi egli stesso delle Filippine? O si deve viceversa ritenere sincera e politicamente onesta la <lotta> di un giapponese contro le annessioni soltanto quando egli si scaglia con l’annessione giapponese della Corea e chiede per la Corea la libertà di separarsi dal Giappone?”.

Pag. 166

La più cospicua manifestazione di tale monopolio è l’oligarchia finanziaria che attrae, senza eccezione, nella fitta rete di relazioni di dipendenza tutte le istituzioni economiche e politiche della moderna società borghese.

Pag. 167

Monopoli, oligarchia, tendenza al dominio anziché alla libertà, sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di numero sempre maggiore di nazioni più ricche o potenti: sono le caratteristiche dell’imperialismo che ne fanno un capitalismo parassitario e putrescente”.

   In realtà il numero delle nazioni imperialiste è aumentato in un primo momento: quando scriveva Lenin ne citava solo quattro o cinque, mentre oggi si arriva a una decina: e inoltre oggi vi sono i BRICS che pur subendo una dominazione e uno sfruttamento da parte dell’imperialismo, possono tendere in prospettiva, ma non certo pacificamente, a scalzare le nazioni oggi dominanti. Ma, un secolo fa come oggi, la maggior parte del mondo era e resta sottomesso all’imperialismo.

Pag. 168

Così sorge un legame tra l’imperialismo e l’opportunismo; fenomeno questo che si manifestò in Inghilterra prima e più chiaramente che altrove, perché ivi, molto prima che in altri paesi, apparvero certi elementi imperialisti”.

Pag. 169

Più pericolosi di tutti da questo punto di vista, sono coloro i quali non vogliono capire che la lotta contro l’imperialismo, se non è indissolubilmente legata con la lotta contro l’opportunismo è una frase vuota e falsa”.

Pag. 170

Schultze-Gaevernitz, l’entusiasta ammiratore dell’imperialismo tedesco, dice…<Se in ultima analisi la direzione di tutte le banche tedesche si trova affidata a mezza dozzina di persone, l’attività di costoro fin da oggi è assai più importante per il bene pubblico che non quella della maggior parte dei ministri>”. 

   Come si vede, i borghesi bene informati, capiscono molto meglio di tanta gente di “sinistra”, “comunista”, “rivoluzionaria” la supremazia dell’economia sulla politica; allo stesso modo in cui percepiscono molto meglio di essi la crisi.   

INTERNAZIONALIZZAZIONE DEI MERCATI E STATI NAZIONALI

   Con l’internazionalizzazione crescente dell’economia le frontiere nazionali sono diventate strette per le grandi imprese e per le multinazionali. L’intero mercato del pianeta è preso di mira dai grandi truts. Il processo di concentrazione crescente dell’economia le frontiere nazionali sono diventate strette per le grandi imprese e per le multinazionali. L’intero mercato del pianeta è preso di mira dai grandi truts. Per esempio, nel mondo ci sono ormai solo due grandi costruttori di aerei: Boeing che ha assorbito McDonnel-Douglas e il consorzio Airbus. Nel campo petrolifero ci sono tre grossi colossi: Exxon-Mobil e BP (che ha comprato Amoco) e Arco (Atlantic-Richfield). Le altre compagnie petrolifere sono marginali. È il caso della Total che ha comprato Elf e Petrofina. I grandi costruttori di auto sono ridotti a sette: General Motors, Ford; Toyota; Volkswagen; Daimler Chrysler; Renault; Honda. Mentre Peugeot, BMW e Hyundai stanno cercando partners per poter sopravvivere.  Questa crescente  concentrazione a livello globale indica sino a che punto l’imperialismo accresce il suo potere sull’economia mondiale, con tutto ciò che esso implica: dominazione sempre più integrale del capitale internazionale sugli organici politici e sulle istituzioni dei vari stati nazionali, con la creazione di organismi sovranazionali (come il WTO, F.M.I., ecc.) che impongono ai politici e alle economie statali indirizzi e scelte politiche e amministrative a loro vantaggio. Già Lenin, nel suo libro La rivoluzione socialista e il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, osserva; “Il capitale ha sorpassato nei paesi avanzati i limiti degli stati nazionali, ha sostituito la concorrenza con il monopolio, creando le premesse oggettive per l’attuazione del socialismo”. Ma nell’età di Lenin l’organizzazione dei truts era ancora nella maggior parte dei casi nazionale, mentre il commercio per due terzi era di tipo agricolo e gli investimento all’estero erano diretti soprattutto verso i settori delle ferrovie e delle materie prime. La maggior parte degli investimenti erano britannici e presente nelle colonie dell’impero inglese. Ma dopo secondo il conflitto mondiale la situazione muta notevolmente. Gli investimenti inglesi sono soppiantati da quelli statunitensi e poi da quelli europei e giapponesi. Dagli anni ’70 in poi gli investimenti si internazionalizzano. Il processo di concentrazione non è più nazionale, ma internazionale. Una delle conseguenze del carattere  internazionale e tendenzialmente monopolistico del grande capitale è quello della creazione di vaste aree macro-economiche di carattere sovranazionale. La costruzione dell’Europa ne è un esempio eclatante, in quanto non è un semplice accordo economico tra Stati, ma è il tentativo di una integrazione economica, monetaria e politico-istituzionale che risponde alle esigenze della borghesia imperialista europea di eliminare ogni impedimento legale, burocratico e fiscale al libero commercio delle merci e dei capitali europei per poter creare una macro-economia europea competitiva (e il relativo polo imperialistico) con le altre realtà macro-economiche statunitense e quella asiatico-giapponese.

      Tutto nasce dal fatto che una delle conseguenze della crisi economica è l’esasperazione della concorrenza, per decidere chi debba fare le spese dell’eccedenza del capitale, essendo l’attuale crisi economica una crisi di sovrapproduzione di capitale. La causa di essa sta nel fatto che nell’ambito del modo di produzione capitalistico a un certo punto si crea un conflitto inconciliabile tra la produzione di plusvalore e la realizzazione del valore prodotto. I capitalisti dovrebbero investire tutto il plusvalore estorto, anche così facendo il tasso di profitto diminuisce o non aumenta. Se i profitti attesi non aumentano o diminuiscono, i capitalisti cessano l’accumulazione, con la conseguenza di non valorizzare tutto il plusvalore estorto. Diminuisce il capitale impegnato nella produzione e aumenta il capitale impegnato nella sfera finanziaria che diventa la parte più grande del capitale (si pensi che secondo stime correnti il mercato dei titoli aveva raggiunto nel 1994 i 14.000 miliardi di dollari U.S.A., ossia il doppio del P.I.L. che aveva all’epoca gli U.S.A.). La finanziarizzazione dell’economia tende a crescere e la crisi assume la veste di crisi finanziaria. I movimenti propri del sistema finanziario diventano essi stessi un ulteriore fattore di sconvolgimento del capitale impegnato nella produzione di merci e una via attraverso cui la crisi compie il suo cammino.

   Ne deriva un’enorme accelerazione del processo di concentrazione di capitale che tentano di raggiungere la “massa critica” indispensabile per reggere lo scontro con i concorrenti. Tale processo, nel corso degli ultimi anni, ha trovato una proiezione nello sforzo di ciascuna grande potenza imperialistica di costituire aree economiche integrate, al cui interno si cerca di portar e al minimo la concorrenza tra i capitali, in modo da concentrare i propri sforzi nella lotta contro i concorrenti esterni. In tal senso si sono mossi gli U.S.A., che hanno cercato attraverso il Nafta di costituire un’area di libero scambio. Allo stesso modo il Giappone, il secondo grande polo imperialista, si muove da tempo per sottomettere alla propria influenza un’area del Pacifico dai confini sempre più ampi e che rappresenta un punto focale dello scontro interimperialistico.

   Confrontarsi con queste due aree a dominanza giapponese e statunitense è divenuto impossibile senza gettare sul piatto della bilancia un potenziale economico del medesimo ordine di grandezza: i paesi europei, con la Germania in prima fila debbono quindi abbandonare ogni ambizione di contare nelle relazioni internazionali per la lotta per la supremazia se continueranno ad agire in ordine sparso senza avere, presi singolarmente, una capacità economica paragonabile a quella dei concorrenti. Dentro questo quadro dei rapporti mondiali sta quindi l’esigenza materiale dell’integrazione europea.

    Sbaglia chi vede nella creazione di questi poli macro-economici come il superamento dello stato nazionale se non si capirebbe la corsa per gli armamenti in USA, gli esperimenti nucleari in Francia, la costruzione di ordigni nucleari da parte di Pakistan e India, la creazione di un esercito professionale in alcuni paesi europei in alcuni paesi europei come l’Italia. Contro chi si dovrebbero usare queste armi se gli stati nazionali sparissero, il Nuovo Ordine Mondiale, la Spectre?

    La verità è che anche con il processo di concentrazione di monopoli internazionalizzati e nonostante il forte dominio militare USA nel mondo, le contraddizioni interne ai vari imperialismi sovrannazionali che controllano vaste aree macro-economiche sussistono, in quanto è una costante dell’imperialismo e della sua natura intrinseca, anche nella sua fase più evoluta, come quella che stiamo vivendo oggi. Non solo, ma i cosiddetti regionalismi o nazionalismi diventano funzionali alla costruzione di aree macro-economiche e sono sostenuti militarmente, politicamente ed economicamente  dalle varie potenze imperialistiche. È il caso della Germania che ha sostenuto le scissioni di Croazia e Slovenia della Repubblica Federale Jugoslava per includere nella propria area di influenza. La stessa cosa ha fatto l’Italia con l’Albania. Come si diceva prima, lo sviluppo dell’Europa sorge dal tentativo delle maggiori potenze imperialiste europee di smarcarsi dall’egemonia USA e coincide col consolidarsi dei poli asiatico- giapponese e cinese, costituendo complessivamente uno degli eventi più rilevanti degli anni ’90 dell’appena trascorso secolo XX. I capitali europei hanno trovato facile terra di conquista nei paesi dell’Est Europa, dopo la caduta dei paesi “socialisti”. L’ascesa europea è ciò che ha indotto gli USA a intervenire militarmente contro l’Jugoslavia, per allineare a sé le pretese egemoniche degli imperialismi europei, principalmente francese e tedesco. Naturalmente gli USA hanno cercato di legare a sé l’Europa mettendo in capo tutto il loro apparato bellico della NATO.

   Coloro che vedono erroneamente prossima la fine degli Stati nazionali sotto l’incalzare dell’imperialismo globalizzato, oppongono lo Stato nazione, ai grandi truts internazionali, ma nei fatti lo Stato nazionale quasi sempre collabora strettamente con questi truts. È sempre stato così nei regimi capitalisti. All’epoca di Lenin gli eserciti imperialisti colonizzavano vaste regioni del cosiddetto Terzo Mondo a vantaggio dei capitalisti nazionali. Oggi questa cooperazione ha raggiunto livelli e dimensioni impensabili: ci sono troppo spesso i gruppi padronali che oggi elaborano i progetti adottati dai politici. E non vi è assolutamente nessuna forma di antagonismo tra stato nazionale e truts imperialistici, in quanto lo Stato nazionale è uno strumento di dominazione per la stessa borghesia imperialista. La sessa cessione del potere dello Stato alle grandi imprese prevede una deregolamentazione, di cui necessita l’esistenza stessa d’uno Stato con le sue leggi che agevoli tutto ciò. Lo Stato disfa e ricompone a piacimento della borghesia, a seconda degli interessi contingenti di questa. La crisi asiatica della fine degli anni ’90 aveva ben messo in luce i pericoli di una di una mancanza di controllo sui capitali che circolano rapidamente e alcuni rappresentanti borghesi, compresi i portavoce della Banca Mondiale, hanno proposto di emettere delle leggi agli Stati interessati per impedire per impedire tale flusso di capitali.

   Tutti questi progetti di riformare il sistema finanziario andarono in fumo.

   E’ errato sostenere (come fanno i riformisti vecchi e nuovi) che l’attività economica complessiva è stata abbandonata alla libera iniziativa di tanti singoli individui. Al contrario la sua direzione è stata sempre più concentrata nelle mani di un ristretto numero di capitalisti e di loro commessi. In secondo luogo, con la mondializzazione del Modo di Produzione Capitalista e, il passaggio del capitale finanziario a ruolo guida del processo economico capitalista, la cosiddetta “globalizzazione”, la finanziarizzazione, la speculazione ha permesso alla borghesia, come si diceva prima, di ritardare il collasso dell’economia. Con l’estorsione del plusvalore estorto ai lavoratori o con le plusvalenze delle compravendite di titoli, i capitalisti hanno soddisfatto il loro bisogno di valorizzarsi il loro capitale e accumulare e accumulare. I bassi salari dei proletari (in tutti i paesi imperialisti compresi gli USA il monte salari è stato una percentuale decrescente del PIL) sono stati in una certa misura compensati dal credito: grazie a ciò il potere di acquisto della popolazione è stato tenuto elevato milioni di famiglie si sono indebitate, le imprese sono riuscite  a vendere le merci prodotte e hanno investito tenendo alta la domanda di merci anche per questa via.

   Si è trattato di un’autentica esplosione del credito al consumo attraverso l’uso generalizzato del pagamento a rate per ogni tipo di merce, delle carte di credito a rimborso generalizzato, nel proliferare come funghi di finanziarie che nei canali televisivi offrivano credito facile (persino anche a chi ha avuto problemi di pagamento!). Questo fenomeno si è diffuso dagli USA a tutti i paesi occidentali, dove in paesi come l’Italia (dove tradizionalmente le famiglie hanno sempre teso al risparmio), l’indebitamento delle famiglie occidentali è salito in pochi anni, in Spagna è salito al 120% del reddito mensile e in Gran Bretagna è arrivato a essere riconosciuto come una patologia sociale.

   Ma nonostante la droga creditizia messa in atto, il collasso delle attività produttrici di merci non è stata evitata e a causa della bolla immobiliare dei prestiti ipotecari USA e del crollo  del prezzo dei titoli finanziari, si restringe il credito.

   Bisogna considerare, inoltre, che la massiccia profusione di credito introdusse numerosi squilibri nel sistema poiché l’aumento del credito concesso non era accompagnato dalla crescita dei depositi liquidi  atti a fronteggiare eventuali fallimenti dei debitori. Il problema nasce dal fatto è che questo sistema poggia sulla continua rivalutazione delle attività finanziarie, cui all’origine sta il rientro dei debiti contratti e a valle la fruibilità dei prestiti fiduciari tra le istituzioni di credito. Poiché le passività tendono a essere molto più liquide delle attività (è più facile pagare un debito che riscuoterlo), l’assottigliamento dei depositi significa che in corrispondenza di una svalutazione degli assetti finanziari che intacchi la fiducia, le banche diventano particolarmente esposte al rischio d’insolvenza.

   Le chiavi attorno a cui ruotò l’intero meccanismo furono essenzialmente quattro:

  • I Veicoli d’Investimento Strutturato (Siv). Si presentano come una sorta di entità virtuali designate a condurre fuori bilancio le passività bancarie, cartorizzarle e rivenderle. Per costruire una Siv, la “banca madre” acquista una quota consistente di obbligazioni garantite da mutui ipotecari, chiamati Morgtgagebaked Securities (Mbs). La Siv, nel frattempo creata dalla banca, emette titoli a debito a breve termine detti assett-backed commercial paper – il cui tasso di interesse è agganciato al tasso di interesse interbancario (LIBORrate) – che servivano per acquistare le obbligazioni rischiose dalla “banca madre”, cartorizzarle nella forma di collateralizet debt obligation (Cdo)  e rivenderle ad altre istituzioni bancarie, oppure a investitori come fondi pensione o hedge fund. Per assicurare gli investitori circa la propria solvibilità, la banca madre attiva una linea di credito che dovrebbe garantire circa la solvibilità nel caso in cui la Siv venga a mancare della liquidità necessaria a onorare le proprie obbligazioni alla scadenza. Quando nell’estate del 2007, la curva dei rendimenti – ossia la relazione che i rendimenti dei titoli con maturità diverse alle rispettive maturità – s’invertirà e i tassi di interesse a lungo termine diventeranno più bassi di quelli interbancari a breve termine, la strategia di contrarre prestiti a breve termine (pagando bassi tassi di interesse) si rivelerà un boomerang per le banche madri, costrette ad accollarsi le perdite delle Siv.
  • Colleteralized Debt Obligation (Cdo).  La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria che utilizza i flussi di cassa generati da un portafoglio di attività finanziarie per pagare le cedole e rimborsare e rimborsare il capitale di titoli di debito, come obbligazioni a medio – lungo termine, oppure carta commerciale a breve termine. Il prodotto cartoralizzato divenuto popolare con lo scoppio della crisi è il Cdo ossia un titolo contenente garanzie sul debito sottostante. Esso ha conosciuto una forte espansione dal 2002 al 2003, quando i bassi tassi di interesse hanno spinto gli investitori ad acquistare questi prodotti che offrivano la promessa di rendimenti ben più elevati.
  • Agenzie di rating. Sono società che esprimono un giudizio di merito, attribuendone un voto (rating), sia sull’emittente, sia sul titolo stesso. Queste agenzie non hanno alcuna responsabilità sulla bontà del punteggio diffuso. Se il titolo fosse sopravalutato, le agenzie non sarebbero soggette ad alcuna sanzione materiale, ma vedrebbero minata la loro “reputazione”. Tuttavia, data la natura monopolista dell’ambiente dove operano, anche se tutte le agenzie sopravalutassero i giudizi, nessuna sarebbe penalizzata.
  • Leva finanziaria. Essa è il rapporto fra il titolo dei debiti di un’impresa e il valore della stessa impresa sul mercato. Questa pratica è utilizzata dagli speculatori e consiste nel prendere a prestito capitali con i quali acquistare titoli che saranno venduti una volta rivalutati. Dato il basso costo del denaro, dal 2003 società finanziarie di tutti i tipi sono in grado di prelevare denaro a prestito (a breve termine) per investirlo a lungo termine, generando profitti. Per quanto riguarda la bolla, l’inflazione dei prezzi immobiliari sta alla base della continua rivalutazione dei titoli cartolarizzati che ha spinto le banche a indebitarsi pesantemente per acquistare Cdo, lucrando sulla differenza tra i tassi della commercial papers emessi dalle Siv e i guadagni ottenuti, derivanti dall’avvenuto apprezzamento dei Cdo. In realtà, si è giunto al cosiddetto “effetto Ponzi” in cui la continua rivalutazione dei Cdo non era basata sui flussi di reddito sottostante, ma su pura assunzione che il prezzo del titolo sarebbe continuato ad aumentare.

   Questa bolla non è certamente esplosa per caso.

   La New Economy, ha visto forti investimenti in nuove tecnologie informatiche (TIC): ma alla fine i forti incrementi di produttività non hanno compensato i costi della crescita dell’intensità del capitale, e quindi la sostituzione del capitale al lavoro.[37]

   L’indebitamento delle famiglie come si diceva prima, era stato favorito dal basso costo del denaro che favorì una crescita dei processi di centralizzazione, dell’indebitamento delle imprese e appunto delle famiglie, della finanziarizzazione dell’economia e di attrazione degli investimenti dall’estero. Ne conseguì un boom d’investimenti nel settore delle società di nuove tecnologie infotelematiche, in particolare sulle giovani imprese legate a Internet; con la conseguente crescita fittizia della New Economy che alimentò gli ordini di computer, server, software, di cui molte imprese del settore manifatturiero erano forti utilizzatrici e le imprese produttrici di beni d’investimento in TIC avevano visto esplodere i loro profitti e accrescere i loro investimenti.    Ma, a causa degli alti costi fissi e dei prezzi tirati verso il basso dalla facilità di entrata di nuove imprese nel settore della New Economy, queste ultime accumularono nuove perdite e quando cercavano di farsi rifinanziare (avendo molte di queste società forti perdite) la somma legge del profitto che regola l’economia capitalistica indusse i vari finanziatori a stringere i cordoni della borsa in quanto avevano preso atto della sopravvalutazione al loro riguardo e le più fragili videro presto cadere attività e valore borsistico. Si sgonfiò così il boom degli investimenti in TIC.

   Dopo la fine della New Economy nel 2001 le autorità U.S.A. favorirono l’accesso facile al credito a milioni d’individui, in particolare per l’acquisto di case come abitazione principale o come seconda casa. Tra il gennaio 2001 e il giugno 2003 la Banca Centrale USA (FED) ridusse il tasso di sconto dal 6,5% al 1% . Su questa base le banche concedevano prestiti per costruire o acquistare case con ipoteca sulle case (senza bisogno di disporre già di una certa somma né di avere un reddito a garanzia del credito). I tassi di interesse calanti garantivano la crescita del prezzo delle case. Ad esempio, chi investiva denaro comprando case da affittare, il prezzo delle case era conveniente finché la rata da pagare per il prestito contratto per comprarle restava inferiore all’affitto. Il prezzo cui era possibile vendere le case, quindi, saliva man mano che diminuiva il tasso d’interesse praticato dalla FED. La crescita del prezzo corrente delle case non copriva le ipoteche, ma consentiva di coprire nuovi prestiti. Il potere d’acquisto della popolazione USA era così gonfiato con l’indebitamento delle case.

   Ma quando la FED, per far fronte al declino dell’imperialismo U.S.A. nel sistema finanziario mondiale (l’euro sta contrastando l’egemonia del dollaro, poiché molti paesi, per i loro scambi e i processi di regolamentazione delle partite correnti tra merci cominciano a preferire l’euro) nel 2007 riporta il tasso di sconto al 5,2% fa scoppiare la bolla nel settore edilizio USA e causa il collasso delle banche che avevano investito facendo prestiti ipotecari di cui i beneficiari non pagavano più le rate. Questo a sua volta ha causato il collasso delle istituzioni  finanziarie che avevano investito in titoli derivati dai prestiti ipotecari che nessuna comprava più, perché gli alti interessi promessi non potevano più arrivare. Tutto questo, alla fine, provocò il collasso del credito, la riduzione della liquidità e del potere di acquisto.  Diminuzione degli investimenti e del consumo determinano il collasso delle attività produttrici di merci.

   Se si guarda il percorso storico della crisi, dagli anni ’80, si nota che le attività produttrici stavano in piedi grazie a investimenti e consumi determinati dalle attività finanziarie. Quando queste collassano anche le attività produttrici crollano.

   Le autorità pubbliche di uno stato borghese, per rilanciare l’attività economica, le uniche cose che possono fare rimanendo dentro l’ambito delle compatibilità del sistema, sono:

  1. Finanziare con pubblico denaro le imprese capitaliste.
  2. Sostenere (sempre con pubblico denaro) il potere d’acquisto dei potenziali clienti delle imprese.
  3. Appaltare a imprese capitalistiche lavori pubblici.

   Per far fronte a questi interventi, le autorità chiedono denaro a prestito, proprio nel momento in cui le banche non solo non danno prestiti ma sono anche loro alla ricerca di denaro perché ognuna di esse possiede titoli che non riesce a vendere. Infatti, chiedono denaro per non fallire e per non negare il denaro depositato sui conti correnti presso di loro. Si sta creando un processo per cui le banche centrali fanno crediti a interesse zero o quasi alle banche per non farle fallire, le stesse banche che dovrebbero fare prestiti allo Stato. Essendo a corto di liquidità lo fanno solo con alti interessi e pingui commissioni. Lo Stato così s’indebita sempre di più verso banche e istituzioni finanziarie, cioè verso i capitalisti che ne sono proprietari. Finché c’è fiducia che lo Stato possa mantenere i suoi impegni di pagare gli interessi e restituire i debiti, i titoli di debito pubblico diventano l’unico investimento finanziario sicuro per una crescente massa di denaro che così è disinvestita da altri settori.

   Per far fronte alla crisi ogni Stato cerca di chiudere le proprie frontiere alle imprese straniere e forzare altri Stati ad aprire a loro. Quindi tutti i mezzi di pressione sono messi in opera. La competizione fra Stati e il protezionismo dilaga, come dilaga nazionalismo, fondamentalismo religioso, xenofobia, populismo, insomma tutte le ideologie che in mancanza di un’alternativa anticapitalista si diffondono tra i lavoratori e che sono usate dalle classi dominanti per ricompattare il paese (bisogno di creare un senso comune, di superare le divisioni politiche – qui in Italia in questo quadro bisogna vedere il superamento della divisione tra fascismo/antifascismo).

   Tornando al discorso dello Stato nazione e della cosiddetta globalizzazione va rivelato che non c’è nessun abbandono di potere da parte dei grandi Stati nazionali e la borghesia si serve dello Stato secondo i suoi interessi, non certo in difesa degli interessi della nazione, come spesso si sente dire dai loro degni rappresentanti.[38]

   La grande borghesia è sempre di più una classe internazionale, attiva sul piano mondiale, ma per mantenere la sua dittatura organizza in campo politico la parcellizzazione estrema della classe utilizzando il nazionalismo, la religione, l’etnicismo. Per la grande borghesia imperialista il mercato mondiale deve essere assolutamente libero per gli investimenti e i flussi finanziari. Dall’altra pur sfruttando manovalanza dei paesi più deboli a salari peggiori, utilizza politicamente la presenza di immigrati nei propri paesi per incentivare la rivalità tra lavoratori stranieri e lavoratori indigeni per carpire voti, basandosi sul razzismo dei lavoratori dell condizioni di vita popolazione lavoratrice, giungendo in taluni casi ad emettere leggi che rendano impossibile per i lavoratori del cosiddetto del Terzo Mondo l’entrata nei paesi imperialisti più ricchi.


[1] https://books.google.it/books?hl=it&lr=&id=5djCdQK_PhcC&oi=fnd&pg=PA9&dq=globalizzazione+psicologia+dell%27et%C3%A0+evolutiva&ots=86Fowjvach&sig=LfsFxSVir5LgQIitbB5iT_sHWVE

https://www.treccani.it/enciclopedia/globalizzazione/

https://www.treccani.it/enciclopedia/scienze_sociali_e_storia/istruzione_e_formazione/psicologia_dell_eta_evolutiva/

http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4822

https://www.researchgate.net/publication/234839234_La_globalizzazione_ed_i_suoi_effetti_sul_piano_educativo

[2] Da tenere presente che la UE non è uno Stato ma è un trattato sottoscritto da vari Stati, perciò non è un blocco omogeneo, il suo precursore la Comunità Economica Europea (CEE), è stato storicamente uno strumento della cosiddetta guerra fredda degli USA contro l’URSS e l’UE continua a fare da complemento alla NATO. La classe dominante americana utilizza l’UE per mantenere la Germania sotto la sua orbita di influenza e contrastare la Russia. Gli USA, la Germania e la Francia  continuano a collaborare all’espansione dell’UE d della NATO nell’Europa dell’Est e nei Balcani. A livello economico i capitalisti USA si appropriano, direttamente o indirettamente, di una parte importante del plusvalore estratto tramite lo sfruttamento degli operai europei.

   All’interno dell’UE Stati come la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo pur non essendo semicolonie sono Paese dipendenti. Come Lenin nell’Imperialismo: “deve notarsi che il capitale finanziario e la relativa internazionale, che si riduce alla lotta tra le grandi potenze per la ripartizione economica e politica del mondo, creano tutta una serie di forme transitorie della dipendenza statale. Tale epoca è caratterizzata non soltanto dai due gruppi fondamentali di paesi, cioè paesi possessori di colonie e colonie, ma anche delle più svariate forme di paesi asserviti che formalmente sono indipendenti dal punto di vista politico ma che in realtà sono avviluppati da una rete di dipendenza finanziaria e diplomatica”.

   L’UE come la NAFTA è un accordo di saccheggio dei paesi oppressi.

[3] L’El Dorado è un luogo leggendario in cui vi sarebbero immense quantità di oro e pietre preziose, oltre a conoscenze esoteriche antichissime. In questo luogo, situato al di là del mondo conosciuto, i bisogni materiali sono appagati e gli esseri umani vivono in pace tra loro godendo della vita.

[4] Alan Taylor, American colonies; Volume 1 of The Penguin history of the United States, History of the United States Series, Penguin, 2002, p. 40, ISBN 978-0-14-200210-0.

[5] Thornton Russell. C&pg=PA42&hl=it&source=gbs_toc_r&cad=3#v=onepage&q&f=false American Indian Holocaust and Survival. A population history since 1492. Google book. University of Oklahoma Press Norman, 1987. pag. 26–32

[6] David Stannard, Olocausto americano, Bollati Boringhieri, Torino, 2001 ISBN 88-339-1362-7

[7] La Brigata Gurkha è una unità scelta del British Army i cui soldati vengono arruolati tra la popolazione Gurkha del Nepal e dell’India settentrionale.

[8] Jean-Baptiste Colbert (1619-1683). Politico ed economista francese. La sua opera fu diretta principalmente ad accrescere la ricchezza del Paese, incoraggiandone lo sviluppo industriale e coloniale.

[9] Fonti:

Edoardo Galeano, A testa in giù, Milano, 1999  –  Le vene aperte dell’America Latina, Milano, 1997.

Marx, Engels, La concezione materialistica della storia, Roma, 1971.

Lenin,  L’imperialismo, Roma, 1974.

Maurizio Meloni,  La battaglia di Seattle.

L’opuscolo Seminare per raccogliere, a cura di Laboratorio Marxista, Viareggio, 2000.

[10] Lenin, Opera Omnia, Ed. Riuniti, vol. 22, pag. 256.

[11] K. Marx, F. Engels, Il manifesto del partito comunista, Roma, Editori Riuniti, 1981, pp. 61,62.

[12] Mentre per le elezioni presidenziali del 2020 hanno sostenuto in prevalenza Trump e i repubblicani i settori dell’agroindustria, delle costruzioni e quello immobiliare (quelli in cui Trump si è arricchito), dell’energia, quelli del carbone, del  petrolio quello del gas e quello minerario. Queste ultime puntavano sulla politica portata avanti da Trump inerente alla libertà di estrazione. Mentre i settori inerenti alle energie alternative hanno puntato su Biden per la limitazione delle  e per i sussidi alla green economy,

[13] Miliukov P. (1859-1943). Ideologo della borghesia russa, capo del partito dei cadetti della Russia. Dopo la Rivoluzione di Ottobre prese parte attiva nell’organizzazione dell’intervento militare straniero contro la Russia Sovietica.

[14] Kautsky, Tempi Nuovi, 30 aprile 1915, p. 144.

[15] Marx, Il Capitale, Libro I, Einaudi, Torino, pp. 428-29.

[16]                     C.s.                                    p.p. 518-20-

[17] Lenin, L’imperialismo.

[18] Marx, Teorie del plusvalore.

[19] Marx, Il Capitale, Libro I.

[20] Marx, Lavoro salariato e capitale, Ed. Riuniti, Roma 1971, pag. 55.

[21]                                          C.s.                                                        pag. 47

[22] Kuczynski Jürgen, Breve storia delle condizioni del lavoro nel capitalismo industriale nella Gran Bretagna e nell’Impero, 1944 pag. 82.

[23] E facendo anche dell’operaismo! La socialdemocrazia tedesca riuscì ad impedire a Rosa Luxemburg di prendere parola a Congresso dei Consigli Operai nel novembre 1918, in quanto non operaia, e la fece assassinare qualche settimana più tardi dai corpi franchi, agli ordini dal socialdemocratico Noske, il macellaio dell’insurrezione di Berlino del gennaio 1919. Questo è un esempio di un ruolo apertamente controrivoluzionario di un certo operaismo, che ha creato il culto dell’operaio individuale. Ricordiamo ancora la lotta dell’operaio Tolain delegato francese ai primi Congressi della Prima Internazionale, contro l’accettazione di Marx come delegato.  Secondo, Tolain, in nome del principio “l’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi”, bisognava respingere Marx perché intellettuale. Dopo il dibattito la mozione di Tolain fu respinta. Nel 1871 Tolain, si ritrovò a fianco dei Versagliesi contro l’insurrezione operaia della Comune. Quello che un certo operismo non arriva a comprendere che non sono tanto i singoli operai ad essere rivoluzionari in quanto tali, ma la classe operaia nel suo insieme.

[24] Lo iugulare, l’essere iugulato; in particolare, metodo di macellazione che consiste nella recisione delle vene giugulari.

[25] Hiferding Rudolf (1877-1941).  Socialdemocratico tedesco, fu redattore della Neue Zeit e del Vorwärts tra gli anni 1907 e 1915 e direttore dal ’18 al ’22 della Freiheit. Divenuto dirigente dell’USPD (i socialdemocratici indipendenti staccatisi dal SPD in quanto avversi allo scontro bellico mondiale) si schierò a favore di una riunificazione con la socialdemocrazia. Tornato all’interno della socialdemocrazia fu deputato al Reichstag dal ’23 al ’29, ricoprendo a più riprese la carica di Ministro delle Finanze di governi borghesi. Morì in un campo di concentramento nazista durante la seconda guerra mondiale.

[26] Fine 800 e inizio 900.

[27] Rhodes, Cecil (1853-1902). Uomo politico inglese, emigrato giovanissimo nel Natal, sostenne l’espansione inglese nell’Africa del Sud dove fece in modo che l’Inghilterra acquistasse vastissimi territori (donde il nome di Rhodesia); promosse, d’intesa con J. Chamberlain, la guerra contro i boeri.

[28] Cunow Heinrich (1862-1936). Socialdemocratico tedesco (teorico del gruppo guidato da Scheidemann), etnografo e docente universitario. Fino al 1914 si definì marxista ortodosso e lottò contro il revisionismo, allo scoppio del conflitto mondiale assunse invece posizioni social-scioviniste.

[29] Qui Lenin si riferisce a questa posizione di Kautsky appena esposta.

[30] Parlando delle nazioni più forti.

[31] Schulze-Delitzsch (1808-83). Politico ed economista, organizzatore delle cooperative dei consumatori per gli artigiani, atte a prevenire il decadimento di questa classe.

[32] E oggi questo vale per tutti i grandi Stati imperialisti.

[33] Hobson John (1858-1940).  Economista inglese i cui scritti sull’imperialismo influenzarono Lenin.

[34] Il fabianesimo (detto anche fabianismo), è un movimento politico e sociale britannico nato alla fine del XIX secolo e facente capo alla Fabian Society. Questa associazione fu istituita a Londra nel 1884 e si proponeva come scopo istituzionale l’elevazione delle classi lavoratrici per renderle idonee ad assumere il controllo dei mezzi di produzione. Prese tale nome in quanto si avvalse sempre di una tattica gradualistica e temporeggiatrice che ricordava, sotto alcuni aspetti, la politica di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, che nella lotta contro Annibale e i suoi cartaginesi si avvalse di una strategia attendista di lento logoramento.

Il fabianesimo, difatti, crede nella graduale evoluzione della società, tramite riforme incipienti che portino gradualmente al socialismo, a differenza del marxismo che predica un cambiamento rivoluzionario.

[35] I preti.

[36] O ultra

[37]  Spinte dalla concorrenza le imprese se non volevano essere spazzate via hanno investito in nuove tecnologie e modernizzato il capitale produttivo, tutto ciò ha causato un aumento fortissimo dei costi.

[38] A questo proposito risultano interessanti le affermazioni al quotidiano Liberazione, del 5 luglio 2001, dal professore Marcello De Cecco, ordinario di Economia Monetaria all’Università La Sapienza di Roma, in cui sostiene riferendosi alla questione della Montedison, come ormai Stati nazionali e multinazionali vadano insieme. Più precisamente il professore dice: “Gli stati nazionali non sono per niente stati esautorati dalle multinazionali, le quali si fanno proteggere e nulla si fa senza l’intervento dello Stato. Forse le multinazionali operano in condizioni di franchigia in Ruanda, ma non da noi. Non in Europa o negli USA, né Giappone, ma neppure in Cina o in Corea. Questa visione della scissione tra le multinazionali e gli stati nazionali e i loro governo è del tutto sbagliata. Metterei in luce e insisterei proprio su questo: sulla presenza reciproca, in appoggio e come arbitri, dei governi verso le imprese,

UN’ANTICA STIRPE DOMINANTE

•dicembre 3, 2020 • 1 commento

   Nel sito maltese di Hal Saflieni furono rivenuti dei crani appartenuti a un ceppo razziale diverso da quello finora mai studiati. Alcuni dei reperti presenti avevano caratteristiche dolicocefale naturali davvero sconcertanti[1] e il loro contestuale ritrovamento in uno dei più antichi luoghi di culto megalitici presuppone che siano appartenenti alla stirpe sacerdotale.

  Bisogna capire la formazione della casta sacerdotale.

   I sacerdoti sorgono quando compaiono le classi sociali grazie allo sviluppo della divisione sociale del lavoro. La prima divisione sociale del lavoro si ebbe con la comparsa delle tribù dedite alla pastorizia. Essa portò, da una parte, all’aumento della produttività del lavoro e, dall’altra, alla produzione di tutta una serie di nuovi prodotti prima sconosciuti. Queste tribù incominciarono a produrre non solo carne e latticini ma anche pelli, lana, pelo di capra e, parallelamente a ciò, anche filati e tessuti. Ciò per la prima volta rese possibile uno scambio regolare con le altre tribù dedite alla coltivazione della terra. La possibilità così apparsa di scambiare i prodotti stimolò lo sviluppo dell’agricoltura e dell’artigianato. Quest’ultimo aumentava sempre di più la quantità di lavoro quotidiana che toccava a ogni membro della gens. Si fece sentire il bisogno di nuova forza lavoro. Essa fu fornita dalla guerra con la trasformazione dei prigionieri in schiavi.

   In un primo tempo il lavoro degli schiavi è impiegata ancora sporadicamente, gli schiavi sono una specie di ausiliari che lavorano insieme agli altri membri liberi della comunità e il loro modo di vita spesso non differisce dal modo di vita dei liberi. Ma con l’ulteriore sviluppo della produzione, in particolare in seguito alla seconda grande divisione sociale del lavoro, quando l’artigianato si separa dalla agricoltura, e, in seguito con la divisione del lavoro in quello fisico e in quello mentale, gli schiavi cessano semplicemente dei lavoratori ausiliari. Essi sono spinti al lavoro nei campi. Essi incominciano a eseguire tutti i lavori fondamentali commessi alla produzione dei beni materiali e non sono ora considerati come membri famiglie, ma cose, come strumenti parlanti. La schiavitù diventa la forma principale di conduzione dell’economia. Scrive Marx a proposito: “… Con la divisione del lavoro si dà la possibilità, anzi, la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi…”.[2]

   Le forze produttive in sviluppo resero possibile il lavoro individuale o in famiglia. Il lavoro a grossi collettivi cede il posto al lavoro individuale. Cambia il carattere del lavoro, cambia anche la forma di ripartizione del prodotto. Se prima il prodotto apparteneva alla comunità, ora essa rimane a disposizione del capofamiglia e ne diventa proprietà. Così si sostituisce alla proprietà sociale, sorta spontaneamente in seno alla società primitiva, la proprietà privata che ora rispondeva meglio si bisogni della produzione.

  La differenza dei possessi fra i singoli membri della società fa saltare in aria l’antica proprietà comunistica. Il regime gentilizio fa così il suo tempo. Si sostituisce a esso una società fondata sulla proprietà privata e sullo sfruttamento di una parte della società per opera dell’altra, di una classe ad opera dell’altra.

 I sacerdoti nella formazione economico-sociale schiavista, asiatica e feudale facevano parte degli ordini superiori. Gli ordini sono quei gruppi di individui la cui posizione nella società è definita dalle leggi che precisano i diritti e gli obblighi di ciascuno di questi gruppi. Essendo una delle forme di distinzione di classe, gli ordini presuppongono la divisione della società in classi. Nella società dove vige l’istituto degli ordini, le classi diverse appartengono di regola agli ordini diversi. Gli ordini superiori (tra cui i sacerdoti) formano le classi sfruttatrici, gli ordini inferiori quelle sfruttate.

   I sacerdoti hanno un compito fondamentale nel campo della sovrastruttura. Se i rapporti di produzione economici sono la struttura della società, le concezioni da esse condizionate e le concezioni che corrispondono a queste concezioni si considerano come struttura della società.

   La casta dei Sacerdoti aveva una conoscenza che era trasmessa oralmente e ciascun membro degli appartenenti di questa casta portava il proprio contributo alla costruzione del sapere. Questo era costituito tanto dallo studio del movimento degli Astri, quanto dello studio dei fenomeni naturali (il Sole, le fasi lunari, le nuvole, le eclissi, i fulmini e così via) e dalle teorie della morte, la nascita, le malattie, la vita dopo la morte. Ogni sacerdote riconosceva in questi eventi altrettanti segni, la maggior parte dei quali erano oggetto di osservazioni attente e prolungate. In tal modo presero forma i primi rudimenti scientifici, custoditi con cura dai sacerdoti. Ben presto si organizzarono strutture gerarchiche: coloro che erano considerati i più saggi e i più sapienti divennero Gran Sacerdoti e più tardi Iniziati ai Misteri, Maestri da ascoltare e da interrogare. Alcuni Maestri scelsero i loro successori dai propri discepoli.

   Frattanto una parte degli insegnamenti, trasmessi oralmente, quella che poteva sembrare la più difficile da spiegare e la più misteriosa, perché trattava di esoterismo, cioè le cose che sono nascoste ai nostri sguardi, divenne “insegnamento esoterico”, allo scopo di evitare che i segreti iniziatici si divulgassero troppo. Il segreto iniziatico serviva, a impedire che persone ritenute indegne sfruttassero a proprio vantaggio i poteri insospettati forniti da certe conoscenze. Naturalmente il segreto iniziatico serviva anche ad avere il potere iniziatico.

   Quest’aspetto si ritrova nell’espressione inconscia, conscia e supersonica di volontà di potenza manifestatasi nell’antico Egitto, dove i sacerdoti che si definivano eredi degli Dei, imposero le loro leggi anche ai Faraoni. Alcune tradizioni esoteriche, in particolare l’Ermetismo, insegnano che Pitagora (VI secolo a.C.) andò cercando l’iniziazione in Egitto e in seguito presso di Medi in Persia, dove fu in esilio prima di tornare a Sarno, sua città natale. Nel II° secolo a.C. fece la sua apparizione, la Kabala ebraica ma questo dato è stato contesta molto spesso. Si tratta di un’opera dal contenuto esoterico comprensibile solo agli iniziati in possesso delle necessarie chiavi di accesso e d’interpretazione.

   Tornando a questi misteriosi crani si presume, come si dice prima, che siano appartenuti alla stirpe sacerdotale identificata dai popoli egizi e mesopotamici con l’appellativo di sacerdoti-serpenti[3] (visto l’anomalo aspetto che li caratterizzava). Questi ultimi avrebbero vissuto come una casta chiusa per diversi millenni, finendo poi per mescolarsi all’aristocrazia degli altri gruppi etnici locali.

   Gli strani crani dolicocefali (caratterizzati da uno sproporzionato allungamento della parte poste posteriore) scoperti a Hal Saflieni sono stati rivenuti dagli archeologici all’interno di un tempio sotterraneo dedicato al culto della Dea madre (un credo religioso poi mutuato dagli Egizi con la figura della dea Iside) insieme a una piccola statua di una dea dormiente associata a un reperto con sopra inciso un serpente.[4] Tali particolari resti umani dolicocefali corrispondenti alle caratteristiche somatiche dell’antica stirpe reale riportata alla luce in Egitto dall’egittologo Emery[5] e potrebbe quindi trattarsi di reperti chiave per comprendere il collegamento etnico-culturale esistito in origine tra la casta sacerdotale egizia e quella mesopotamica. L’acqua del pozzo sacro era considerata il simbolo della Dea madre, della fecondità e del principio femminile, la caverna del sito, quindi, era considerata dalla casta sacerdotale una metafora del grembo materno e dell’acqua rigenerativa contenuta nel sacco amniotico. L’ipogeo inoltre è famoso per ospitare numerosi alveari di api di cui però non è possibile risalire con certezza all’epoca del loro primo insediamento (stimato dalle datazioni ortodosse a non prima del IV secolo d.C.). Resta però il fatto, che ritroviamo il concetto di pozzo sacro anche all’interno delle cattedrali gotiche legate alla cultura esoterica che si richiama alla tradizione antidiluviana mentre l’ape venne addirittura adottata come simbolo regale egizio (e in seguito dai re Merovingi)[6]. Troviamo infatti alveari anche all’interno di in una delle cattedrali gotiche più misteriose del mondo, la Cappella gotica di Rosslyn.[7]

   L’esistenza dei crani dolicocefali maltesi venne accertata solo nel 1985 ed in seguito vennero esposti per qualche tempo nel Museo Archeologico della Valletta.[8]  In seguito sono stati rimossi e chiusi in un deposito del museo non accessibile al pubblico Di essi rimangono comunque le fotografie scattate dal dott. Anton Mifsud e dal suo collega, il dott. Charles Savona Ventura (nonché i saggi di approfondimento che scrissero a tal proposito dopo avere esaminato e documentato una intera collezione di teschi dalle caratteristiche molto particolari. Le anomalie più interessanti riscontrate riguardano l’assenza delle normali linee di saldatura cranica, poiché tale peculiarità anatomica sembra essere all’origine sia dell’allargamento delle pareti temporali (eccezionalmente brachicefali) che dell’allungamento della scatola cranica nella parte posteriore (eccezionalmente dolicocefali).

   Al termine di una conferenza stampa organizzata nel 2006 dal dottor Robert Zammit[9]  in veste di responsabile dell’Ente Provinciale Turismo di Malta, una delegazione della rivista HERA (specializzata in temi come l’archeologia proibita) ottenne il permesso di accedere al vicino museo archeologico della Valletta per esaminare gli straordinari reperti. E alla presenza dello studioso Mark Anthony Mifsud[10], gli inviati di Hera poterono confermare che tra i crani trovati nell’ipogeo di Hal Saflieni ve ne era uno particolarmente raro. Presentava infatti una dolicocefalia atipica e molto pronunciata, ovvero uno sproporzionato allungamento della parte posteriore della calotta cranica nella più completa assenza della sutura mediana tecnicamente detta linea “sagittale”. Un particolare anatomico considerato quasi impossibile dalla letteratura medica internazionale in quanto eccetto quelli trovati anche in Egitto[11] e in Sudamerica (poi dimenticati e abbandonati nei depositi)[12], non esistono reperti analoghi. E come già accennato la mancanza della sutura cranica sagittale potrebbe essere quindi all’origine della conformazione dolicocefala tipica della stirpe umana che anticamente si impose come casta dominante. Tale tipo di patologia può essere fatta risalire al culto esasperato della purezza del sangue in uso presso alcuni antichi lignaggi regnanti e al concepimento tra consanguinei. Del resto, gli studi genetici hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che la procreazione tra membri dello stesso clan familiare è la causa primaria delle malformazioni genetiche naturali.

   Il sottosuolo dell’ipogeo di Hal Saflieni venne esplorato per la prima volta da Sir Themistocles Zammit[13] agli inizi del ‘900 con lavori di scavo che riportarono alla luce i resti di circa settemila persone sepolte in uno strato di terriccio rosso (J.D. Evans, The Preistoric Antiquities of The Maltese Islands: A survey . University of London, 1971, 58; Trump, op. cit.,7; Colin Renfrew, “Before Civilization: The Radiocarbon Revolution and Prehistoric Europa, London, Pimlico, 1999, 63). Di quel ritrovamento però, oggi restano solo sei teschi stipati nei sotterranei cavernosi del National Museum of Archeology di Malta senza che nessuno sappia indicare che fine abbia fatto il resto dell’ingente mole di reperti. I funzionari del Museo affermano infatti che sono semplicemente “scomparsi” (Civiltà sommerse p.424). Gli scavi in questione vennero svolti sotto la direzione dell’archeologo gesuita Emmanuel Magrì[14] in veste di commissario del museo della Valletta. Durante i lavori di dissotterramento i ricercatori trovarono le migliaia di scheletri completamente disarticolati insieme a frammenti di vasellame e di altri piccoli oggetti (Civiltà sommerse p.458 citaz. Dell’opera di J. D. Evans) che testimoniavano il passaggio di un cataclisma marino improvviso di notevoli dimensioni come uno tsunami. I dogmi accademici però sono destinati a sopravvivere grazie alla “casuale” sparizione delle prove decisive. E non appena lo studioso gesuita terminò di redigere l’inventario dei reperti dissotterrati venne fatto trasferire dall’ordine Gesuita in Tunisia dove morì improvvisamente (1907).

   Pertanto, il professor Magrì non riuscì mai a portare a termine la pubblicazione del suo dettagliato rapporto sui preziosi ritrovamenti archeologici del sito e il dossier che aveva redatto sparì subito dopo il suo decesso (ibid J.D. Evans, 45. – David Trump Malta Archeological Guide. Valletta, 1990, 67). Si trattava forse di documentazione in grado di smentire una volta per tutte la datazione ufficiale del sito.

   Nell’autorevole Archeological Guide di Malta (“Civiltà sommerse” p. 488-9)scritta da David Trump nell’anno 2000 viene affermato: “a osservare la parete di fronte alla scala che scende al livello inferiore. Linee scure di pigmento nero tratteggiano un’immagine che in apparenza è quella di un toro. E’ eseguita con una certa rozzezza e la testa e le spalle non si sono conservate. Che si tratti di un disegno antichissimo e intenzionale è dimostrato dal fatto che la tinta ocra applicata alla parete s’interrompe esattamente all’altezza della linea nera”. Ma il vero motivo per cui la testa e le spalle dell’animale non si sono “conservate” è che il “toro” dell’ipogeo è stato parzialmente rimosso per espresso ordine del direttore del dipartimento dei musei (Dossier Malta, Anton e Simon Misfud, 1997, p.168). Pertanto, quello che Trump definisce “toro”, Misfud preferisce chiamarlo “bisonte” in quanto originariamente era stato disegnato proprio quest’ultimo, ovvero il membro di una specie animale europea estintasi dopo l’ultima era glaciale. Peraltro, a supporto dell’interpretazione di Misfud, nell’ipogeo sono stati trovate anche altre pitture realizzate con il nero di biossido di manganese che raffigurano senza dubbio il bisonte europeo del pleistocene, un animale caratterizzato da una piccola gobba sul dorso, corna minute e coda corta (Megary, T, 1995, Society in Preistory, p.261). Insieme al cavallo, infatti, il bisonte era un tema figurativo rupestre assai ricorrente nel periodo del Paleolitico europeo.

   Ma la circostanza più scandalosa è che la cancellazione parziale del disegno conservato in migliori condizioni avvenne a causa di una disputa accademica in cui il toro era stato dichiarato essere in realtà un bisonte da molti ricercatori. Il direttore del sito archeologico Mallia pensò allora di porre fine alle contestazioni con un colpo di mano facendo sparire una volta per tutte la parte della pittura rupestre che svelava la vera identità dell’animale rappresentato. Gli esami al radiocarbonio condotti su alcuni reperti provenienti dal sito maltese di Ghar Dalam indicano con certezza la presenza umana a Malta già intorno al 5200 a.C., confermando l’esistenza del luogo di culto in pieno periodo neolitico.

   In età preistorica entrambe le isole di Malta e Gozo furono sede di importanti luoghi di culto dediti alla venerazione della  dea madre. Tali siti divennero così veri e propri centri taumaturgici dove praticare incontri rituali con i sacerdoti a cui la popolazione attribuiva capacità curative. E il ritrovamento di crani dolicocefali naturali proprio all’interno dei templi megalitici lascia ragionevolmente supporre che essi siano appartenuti ai rappresentanti del clan dominante che esercitava tecniche terapeutiche presso quei luoghi. Anticamente, infatti, gli esclusivi depositari del sapere erano i membri delle caste sacerdotali, considerati per tale ragione un “ponte” con il divino o vere e proprie divinità a cui riconoscere i massimi poteri. Pertanto, il culto dei sovrani divini tramandato fino ai faraoni egizi (considerati appunto sommi sacerdoti) può essere debitamente fatto risalire proprio all’arcaica tradizione dei re-sacerdoti di ancestrale memoria.

   Il simbolo del serpente, inoltre, compare sin dalla notte dei tempi associato alla conoscenza (basti pensare al simbolo del caduceo ancora riportato sulle moderne ambulanze) e alle caste sacerdotali. Il motivo di una simile associazione però è tuttora un mistero a quale forse si può tentare di fornire una spiegazione proprio grazie al sorprendente ritrovamento dei crani dolicocefali naturali. Tali anomali reperti, infatti, sembrano voler testimoniare la presenza di malformazioni genetiche nel clan dei re sacerdoti idonee ad avergli fatto attribuire l’appellativo di “sacerdoti serpente”. Poiché come è facile intuire, un cranio dolicocefalo molto sviluppato è una patologia a cui doveva corrispondere lo stiramento dei lineamenti e dei muscoli facciali determinando sembianze serpentine (occhi, labbra e orecchie allungate). Peraltro, l’ipotesi che i soggetti dal cranio dolicocefalo naturale costituissero l’elite della popolazione in epoca megalitica può dirsi confermata dai reperti archeologici. L’uso del bendaggio cranico rituale in età infantile, infatti, venne utilizzato in epoca remota sia dagli incas che dagli egizi come tecnica per ottenere crani dolicocefali simili a quelli (molto più rari) di origine naturale che oggi sappiamo essere esistiti veramente. L’arcaica tecnica della manipolazione della forma della testa deve quindi essere stata concepita come strumento per somigliare fisicamente ai membri della casta dominante. E’ quindi legittimo supporre che a causa del loro millenario isolamento genetico dal resto della popolazione, i sacerdoti “serpente” abbiano finito per costituire una vera e propria razza a parte (salvo che non lo fossero già in origine). Tale ipotesi, infatti, trova conferma e supporto nel lavoro d’indagine effettuato dagli archeologi maltesi a cui fu consentito di esaminare materialmente i reperti in questione. Anthony Buonanno e Mark Mifsud quindi, pur sottolineando il fatto di non aver avuto modo di effettuare gli esami del DNA o del C-14, hanno comunque ritenuto di potere concludere con certezza che i crani naturalmente dolicocefali dovevano appartenere ad una razza diversa e quindi non autoctona del luogo. Una stirpe di cui abbiamo perso le tracce probabilmente a causa di una loro successiva ed inevitabile assimilazione con il resto dell’aristocrazia indigena.


LA FUSIONE DELLA STIRPE DOMINANTE CON LE ALTRE RAZZE


   Il professor Walter. B. Emery (1903-1971), un illustre egittologo che condusse numerose operazioni di scavo in Egitto (in particolare a Saqqara) negli anni ’30 scrisse un volume molto interessante. In Archaic Egypt, infatti, egli documentò il ritrovamento a Saqqara di reperti umani dal cranio dolicocefalo risalenti all’epoca pre-dinastica. E proprio come sostenuto dai ricercatori maltesi egli scoprì che non poteva trattarsi di una stirpe autoctona in quanto, non solo possedevano un cranio più grande rispetto a quello dell’etnia locale, ma presentavano anche molti altri caratteri genetici atipici per il clima del luogo, come capelli chiari, corporatura molto più robusta della media e una statura superiore. Emery dichiarò quindi oltre ogni ragionevole dubbio che tale ceppo razziale non poteva essere originario dell’Egitto (come sappiamo non esserlo di Malta) ma che ciononostante aveva svolto in loco un ruolo sacerdotale e governativo di prim’ordine. Aggiunse poi che tale gruppo etnico si tenne a distanza dai ceti sociali più bassi accettando di unirsi carnalmente solo con la classe aristocratica locale. Tale gruppo etnico venne in seguito identificato dall’eminente egittologo con la casta dominante che la tradizione egizia chiamò con l’appellativo di Shemsu Hor, ovvero i “Seguaci di Horus” (da cui deriva l’antico culto del sole e della dea madre), oggi ritenuti invece personaggi puramente mitologici. Gli Shemsu Hor sono menzionati dalla tradizione come classe sacerdotale dominante nell’Egitto predinastico (fino al 3000 a.C. circa), e la loro esistenza è documentata sia nel papiro di Torino quanto nelle liste dei re di Abydos. È inoltre interessante notare che lo stesso W. Emery scrisse: “verso la fine del IV millennio a.C. il popolo noto come “Seguaci di Horus” ci appare come un’aristocrazia altamente dominante che governava l’intero Egitto” (Archaic Egipt). La teoria dell’esistenza di questa razza, del resto, risulta suffragata dalla scoperta (a nord dell’Alto Egitto) di antiche tombe risalenti al periodo pre-dinastico con all’interno gli anomali reperti umani anzidetti.

   Mummie che testimoniano oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza in epoca preistorica di una stirpe di individui con differenze anatomiche talmente marcate da non poter essere associati allo stesso ceppo razziale del popolo egizio autoctono. E la fusione tra le due razze avvenne probabilmente solo durante l’unificazione dei due regni d’Egitto. In conclusione, quindi, gli strani crani dolicocefali egiziani trovano corrispondenza negli straordinari reperti umani trovati a Malta. Il suddetto ceppo razziale sacerdotale dal cranio lungo e i caratteri nordici sembra poi essere scomparso per assimilazione sia a Malta che in Egitto nello stesso identico periodo, ovvero tra il 3000 e il 2500 a.C. Esistono poi indizi circa l’esistenza della stirpe dei sacerdoti “serpente” anche in medio-oriente, e più precisamente all’interno del ceppo ariano dei Mitanni. Questi ultimi infatti venivano indicati dagli egizi con il nome di “Naharin”, un termine che significa “quelli del serpente (da Nahash, serpente). Inoltre, le caratteristiche anatomiche della loro casta regnate presentava importanti analogie con quelle descritte da W. Emery (capelli chiari, alta statura e corporatura robusta) riguardo ai reperti umani trovati in egitto che egli associò alla figura mitica dei  “seguaci di Horus”.

   Del resto, la tradizione dei “sacerdoti serpente” (cfr. HERA n.13 e n.14) trae storicamente origine proprio dal Medioriente, con il suo centro principale di sviluppo nel Kurdistan. E intorno al 5000 a.C. infatti, la cultura matriarcale mitannica di Jarmo rappresentava le dee madri come divinità dal volto dai tratti serpentiformi e con il cranio eccezionalmente dolicocefalo, ovvero con le stesse fattezze della stirpe dei sacerdoti serpente egizi e maltesi. I membri di questa particolare casta sacerdotale vennero considerati dal resto delle popolazioni medio-orientali come semi-dei civilizzatori in perfetta corrispondenza di quanto stava avvenendo nel frattempo in Egitto per i c.d. seguaci di Horus. E il ritrovamento nella terra del Nilo delle statuine dedicate al culto della dea madre dal volto di vipera testimonia proprio questo assunto. Peraltro, la datazione ufficiale delle sculture in questione le fa risalire esattamente al periodo arcaico in cui sarebbero arrivati in Egitto i c.d. seguaci di Horus. E’ quindi lecito concludere che i sacerdoti serpente furono il ceppo razziale più antico e progredito del mondo antico poiché troviamo traccia della loro effettiva esistenza sia in Egitto (successivamente a migrazioni risalenti al 6000/4000 a.C. – cfr. HERA pag.10) che sull’isola di Malta. La loro stirpe sembra poi essere sparita nel nulla intorno al 2.500 a.C., periodo in cui molto probabilmente cominciarono a fondersi con le aristocrazie locali. Ma ciononostante, il simbolo per eccellenza della casta dei faraoni egizi continuò ad essere il serpente per tutti i millenni che seguirono e basta osservare la riproduzione di un faraone qualsiasi per rendersene conto. Il loro copricapo all’altezza della fronte era caratterizzato dalla raffigurazione della testa di un cobra mentre la barba del faraone veniva annodata in modo da sembrare la coda di un serpente.

   Anche il culto della Dea madre continuò ad essere tramandato dai sacerdoti egizi attraverso la figura della Dea Iside rappresentata a tale scopo con un bambino in grembo. Peraltro, il faraone Amenofi III ebbe come seconda moglie di nome Tadu-Heba una principessa mitannica da cui concepì Akhenaton, il faraone dolicocefalo che riportò l’antico culto del sole (la cui origine risalirebbe ai seguaci di Horus) al di sopra di tutte le altre divinità del consolidato pantheon egizio tebano.

   Durante il suo breve regno, infatti, il faraone eretico rivoluzionò l’arte egizia imponendo ovunque uno stile dolicocefalo di cui oggi disponiamo ampia documentazione. Lui stesso quindi, quanto sua moglie Nefertiti e i suoi figli possedevano vistosi crani dolicocefali con il volto dai tratti serpentiformi. Akhenaton e la sua famiglia insomma erano indubbiamente caratterizzati dalle stesse anomalie anatomiche della stirpe predinastica menzionata dall’egittologo W. Emery (nota nel mondo antico come sacerdoti serpente) nel suo ponderoso volume “Arcaic Egipt” (presenti anche a Malta e in Sudamerica).

   Secondo l’archeologia ortodossa i crani anomali di Malta risalirebbero al 2.500 a.C. (nessuno però si è mai preso la briga di effettuare o autorizzare esami al C-14 e quindi in realtà potrebbero essere molto più antichi) una data in cui la storia megalitica dell’isola sembra cessare di colpo. Gli archeologi suggeriscono addirittura che Malta a partire dal 2500 a. C. sia rimasta disabitata per circa 300 anni, ovvero fino a quando non venne colonizzata dai fenici. Un popolo che continuò ad edificare templi sull’isola dedicati al culto della Dea Madre, da loro chiamata “Astarte”, la Dea dal volto di serpente. Ma a dispetto di quanto affermato dalla teoria maggioritaria vi sono fondate ragioni per ritenere il periodo megalitico molto più antico di quanto datato finora. Graham Hancock infatti (Civiltà sommerse), dopo avere effettuato accurati studi e ripetute immersioni nei vicini fondali ha dichiarato di avere scoperto che il sito preistorico di Hal Saflieni è in realtà molte migliaia di anni più antico di quanto finora stabilito per convenzione a livello accademico. E le prove raccolte in proposito sono addirittura schiaccianti. Ha scoperto ad esempio che nella odierna zona portuale di Grand Harbour sorgevano i resti di un tempio megalitico che venne inghiottito dal mare dopo l’ultima glaciazione (p.424 Civiltà sommerse). E stando alla documentata testimonianza di Jean Quintinus, (anno 1536) Hancock avrebbe perfettamente ragione in quanto il sito preistorico nel XVI sec. si estendeva ancora lungo tutto il porto fino a scomparire negli abissi marini (citaz. Malta, Echoes of Plato’s Island, The preistoric society of Malta, 2000, 42). Un ulteriore conferma in tal senso ci viene fornita dallo studioso Megeiser (anno 1606), il quale affermò di essere riuscito a vedere una parte della antica costruzione composta da blocchi rettangolari di incredibili dimensioni (ibid). E tali dichiarazioni risultano addirittura corroborate dalle asserzioni di molti altri ricercatori che visitarono il sito archeologico nell’800. Omai però vi è più alcuna traccia dei reperti in questione a causa della loro rimozione durante i lavori di costruzione del porto. Ma se lo studioso avesse ragione significa che il passaggio dall’epoca megalitica a quella fenicia non sarebbe stato di soli 3 secoli, ma avrebbe avuto bensì un intervallo di diverse migliaia di anni. E cioè, proprio il periodo di tempo che secondo i teorici dell’archeologia “eretica”, separò di netto la negletta civiltà preistorica antidiluviana dall’inizio della civiltà conosciuta. Ed ecco ad esempio cosa ha affermato testualmente in proposito (Civiltà sommerse p.479) l’archeologo maltese Anton Misfud: “L’accumulo dei resti umani nell’ipogeo di Hal Saflieni non sarebbe il risultato di una sepoltura rituale, ma le ossa sarebbero state trascinate nel labirinto dell’ipogeo dall’azione dell’acqua su una matrice di terra rossa e terriccio”. Le ossa, infatti, vennero ritrovate violentemente frantumate e scomposte insieme a quelle degli animali e ad ogni altro genere di detrito in un deposito omogeneo e non stratificato per diverse epoche. Ciò significa inevitabilmente che i reperti furono spinti nell’ipogeo durante una unica grande inondazione che può essersi verificata solo in un epoca post-glaciale molto più remota di quella attualmente stabilita. Una circostanza che testimonia l’esistenza del tempio in data molto anteriore al 3000 a. C.

   Una simile rilettura archeologica della storia spiegherebbe inoltre il fatto per cui l’isola rimase disabitata per così lungo tempo in coincidenza del passaggio tra una civiltà e l’altra. Il vuoto storico tra le due ere, insomma, può essere dovuto al passaggio dell’ultimo grande cataclisma post-glaciale. Ma purtroppo, come spesso accade in questi casi, tale ipotesi non può neppure essere presa in considerazione dal mondo accademico in quanto incompatibile con il dogma ortodosso secondo cui prima del 3000 a.C. non può essersi sviluppata alcuna civiltà socialmente evoluta. In ultima analisi, gli straordinari crani dolicocefali naturali di Malta sono reperti ufficialmente rimasti incompresi, ma la loro “ingombrante” presenza testimonia l’esistenza storica di un arcaico lignaggio sacerdotale che sembra essere rimasto geneticamente isolato fino al 2.500 a.C. (periodo in cui probabilmente cominciò a fondersi con l’aristocrazia locale). Ed è ad esso che probabilmente dobbiamo il substrato religioso e spirituale che caratterizzò la nascita improvvisa delle più grandi civiltà del Mondo antico. Il loro status sociale di eruditi “divini” può quindi essere ragionevolmente attribuito all’eredità culturale della perduta civiltà antidiluviana di cui ci informano le nostre antiche tradizioni. Sappiamo inoltre che i membri di questa dimenticata elite etnica continuarono a sopravvivere tra i faraoni egizi e i regnanti Mitanni. I loro discendenti, infatti, devono avere regnato all’ombra della storia ufficiale almeno fino al 1351 a.C., periodo in cui il faraone “eretico” Akhenaton tentò di restaurare l’antico culto solare delle origini.

TRACCE DI UNCA CIVILTA’ PERDUTA

   È difficile per la storia accademica credere all’esistenza di una civiltà molto più antica di quelle ufficialmente riconosciute. Ancor più difficile sarebbe ammettere che fosse più evoluta di quelle moderne. Quasi impossibile, infine, accettare che sia stata la progenitrice degli Illuminati. Riconoscerlo significherebbe dover riscrivere tutte la storia.

   Ebbene, qualcosa è emerso, di molto importante.

Nel 2010 è uscito un libro che ha avuto come autore Paolo Rumor, figlio di Giacomo Rumor, dal titolo l’altra Europa Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, editore HOBBY & WORK, dove si parla delle memorie riservate di suo padre.

   Per capire l’importanza di queste rivelazioni, bisogna partire dal fatto che la famiglia Rumor ha avuto un ruolo importante nella vita pubblica del cattolicesimo italiano.

   Il nonno di Giacomo Rumor nei decenni del XIX secolo era stato un fondatore delle società cattoliche del Veneto e della Banca Cattolica.

   Il cugino Mariano Rumor è stato cinque volte Presidente del Consiglio, nonché una personalità eminente della Democrazia Cristiana dal 1945 fino alla morte.

   Giacomo Rumor, nato nel 1906, inizia la sua attività durante gli anni ’30 nella FUCI, la federazione degli universitari cattolici della quale furono presidenti Aldo Moro e Giulio Andreotti, a stretto contatto con Monsignor Montini, il futuro papa Paolo VI.

   Fu un organizzatore delle Resistenza, quale componente della rappresentanza della DC nel CLN della provincia di Vicenza.

   Nel secondo dopoguerra non entra ufficialmente in politica. È invece uno dei promotori del rilancio economico del Nordest, come Presidente della Camera di Commercio di Vicenza.

   Nel racconto di Paolo Rumor, Montini appare da cardinale, una sorte di responsabile o controllore dei servizi segreti vaticani.

   Dalle memorie di Giacomo Rumor emergono tre aspetti inediti:

  • Il ruolo del Vaticano nel processo di formazione dell’Europa.
  • L’ipotesi che tale processo abbia avuto inizi storicamente ben più remoti di quanto di ritenga.
  • Il collegamento di tale processo con una tradizione esoterica che, per quanto di natura problematica sul piano dell’accertamento storiografico, bisogna tenerne conto.

   Per quanto riguarda il primo aspetto, pur inedito, presenta un’indubbia collocazione storica: si tratta della ben nota decisione del Vaticano di essere parte attiva nello schieramento imperialista imperniato sugli USA.

   Una scelta effettuata già nell’inverno del 1942, quando si delineava con la sconfitta delle forze nazifasciste a Stalingrado ed a El Alamein, la sconfitta definitiva delle forze dell’Asse, e il crescere dell’influenza dell’URSS e delle forze delle forze comuniste e progressiste.

   In Italia, si è studiata l’influenza – diretta e indiretta – di questa scelta europeista sugli avvenimenti italiani. Ma essa era, appunto, più di lungo respiro. Guardava all’Europa, a quanto maturava in vista di future istituzioni a livello continentali.

   C’è da interrogarsi come mai il Vaticano non ha mai rivendicato, in ambito storiografico, il ruolo specifico di un suo rappresentante sin dai primordi delle trattative a livello europeo.

   Si può supporre che ciò dipenda anche dal fatto che queste trattative comprendevano interlocutori diversi da quelli ufficiali ed evidenti.

   Nei documenti di Giacomo Rumor di descriveva un gruppo di persone chiamate “gli Anziani”, che si riferivano ad alcuni scritti denominati “Protocolli dei Priori”. Sembra che questo gruppo, nei secoli, abbia fatto da custode e da catalizzatore dell’idea di unità europea finanziando l’opera di scienziati, umanisti e uomini di governo come Robert Boyle, Victor Hugo, Andrè Gide e diversi altri.

   Sono nomi che, con qualche variante, corrispondo all’elenco di pretesi Gran Maestri del Priorato di Sion.

   Le persone, istituzioni e situazioni segnalate da Giacomo Rumor al figlio sono le stesse (con poche, modeste differenze) presentate ne Il Santo Grall e ne L’eredità messianica.

   Esiste, però una differenza di fondo: nelle memorie di Giacomo Rumor non vi è Cristo che avrebbe sposato Maria Maddalena, con un figlio che, appunto, alla dinastia merovingia.

   Nelle memorie rumoriane, viceversa, vi è un racconto più realistico e più credibile: si parla di un’organizzazione di antica data, votata alla costruzione europea, alla quale il Vaticano avrebbe dato il suo appoggio, soprattutto nella fase che va tra il primo dopoguerra e la seconda guerra mondiale. E del rapporto tra il progetto europeo e la famiglia Montini.

   Per questo motivo le memorie di Giacomo Rumor appaiono di una singolare importanza. Emerge una documentazione che rende possibile una nuova lettura del rapporto tra la Chiesa Cattolica e un best seller come il Codice da Vinci.

   Si parla della politica segreta del Vaticano, politica che comporta iniziative e rapporti con istituzioni che presentano analogie con il preteso Priorato di Sion, si potrebbe ipotizzare che la Chiesa veda nel romanzo di Dan Brown qualcosa di diverso e di più importante di una denigratoria falsificazione storica.

   Si potrebbe pensare che in Vaticano vi sia chi assegni una parte di ragione a Dan Brown, non per quanto concerne Gesù, Maria Maddalena e la discendenza merovingia, ma per quanto riguarda l’esistenza di un’istituzione che presenta qualche analogia col fantasticato Priorato di Sion.

   Certamente c’è da rimanere perplessi quando a partire dalla fine del terzo capitolo del memoriale si allarga a prospettive ancora più fantastiche: l’Associazione alla quale fa capo il progetto di integrazione europea, sarebbe depositaria di antichi segreti, risalenti a una fase scomparsa della storia dell’umanità, al punto di lasciare tracce molto labili.

      Dagli archivi Rumor si trova della documentazione molto particolare. Paolo Rumor non avrebbe riportato la seconda parte delle memorie (la prima come si è visto era di natura politico-economica) se non si rese conto, di una singolare corrispondenza con nomi e situazioni presenti anche in certa saggistica che affronta temi storici, scientifici, archeologici, mitologici con approcci decisamente alternativi (appartengono a questo filone autori come De Santillana, Hapgoof, Hancock, Bauval, Baigent, Leigh, Collins e altri).

   Nei circoli intellettuali in cui si muovevano i primi ispiratori dell’Unione Europea (e dietro ai quali si profilava la Struttura emersa dalla documentazione Rumor), sin dai tempi della Restaurazione, vi era la convinzione che un periodo storico plurimillenario stesse per concludersi, e per avviarsi un nuovo ciclo di evoluzione umana. L’idea del XIX secolo e l’inizio del XX, di alcuni documenti che confermavano e integravano il complesso di tradizioni e conoscenze (incluso un elenco cronologico degli affiliati) che la Struttura si tramandava da secoli. Da tali documenti, tenuti segreti per la loro straordinaria importanza, deriverebbero le informazioni contenute nel materiale appartenuto a Giacomo Rumor.

   Agli inizi del XX secolo nella sinagoga di Nusaybin (in passato Nisibis, cittadina turca presso il confine con la Siria) sarebbero stati rinvenuti alcuni rotoli di rame, facenti parte di un più ampio materiale considerato perduto; Giacomo Rumor avrebbe ricevuto stralci delle traduzioni dai testi originali in greco.

   I rotoli si ipotizza che attualmente conservati nientemeno che nella cappella di Rosslyn), in alcuni bauli posti sotto la cripta di sud-est, interrati nella camera sotterranea di mezzo, nel luogo corrispondente al punto ove si trova San Pietro che tiene in mano la squadra.

   Il testo di Nusaybin conterrebbe la descrizione di un’età proto-storica caratterizzata livello di organizzazione sociale ed economica, nonché da avanzate conoscenze che si potrebbero già definire scientifiche e che l’umanità avrebbe conseguito solo nell’età solo nell’età illuministica. In quest’epoca remota sarebbero esistite delle comunità urbane in località costiere del Mediterraneo e di altre regioni, ora sommerse dal mare; poi, a causa di sconvolgimenti globali e repentine mutazioni climatiche, sarebbe seguito un lungo periodo di decadenza; quindi, una fase di lenta, faticosa, parziale ricostruzione, in cui sarebbe stata determinante l’opera svolta da un gruppo di Illuminati. È precisamente a questo momento che risalirebbe l’istituzione della Struttura, la cui azione si sarebbe protratta nei millenni sino ai nostri giorni, attraverso un lungo elenco di persone che il di Nusaybin riporta espressamente, e da cui è derivato l’elenco parziale riportato nelle memorie (relativo al livello consultivo); nella parte più antica di tale elenco i membri vengono collettivamente designati come il Collegio dei Sorveglianti o anche i Custodi, corrispondente agli Illuminati di cui sopra.

   Nel testo inoltre sarebbero citate tutte le località dove erano diffusi gli Illuminati, specificando che sono “prima dell’acqua”, da intendersi: prima che venissero sommerse dall’innalzamento del livello marino seguito al termine dell’ultima glaciazione (circa 10-11.000 anni fa). Alcune località sono riportate nelle memorie: l’isola di Galonia nel Mediterraneo (la Galonia Leta dei romani), situata nel luogo di Malta, la più grande di questo e un tempo persino unita alla Sicilia da una lingua di terra emersa: la “altura nel basso corso del Nilo”, identificabile con la piana di Giza: il “golfo partico, quello antico”, intendendosi con ciò la valle che anticamente esisteva in luogo dell’attuale Golfo Persico; il Golfo di Cambay, nell’Oceano Indiano, un tempo terraferma; “la penisola di Kumari, con i suoi quarantanove territori”, identificabile con il continente perduto della leggenda Tamil – Kumari Kandam – una lingua di terra unita all’estremità sud della penisola indiana e comprendente le isole Maldive e Sri Lanka; “il continente di Seille, prima della riduzione” ovvero Ceylon prima che il mare se ne prendesse una parte; “il continente Sondien”, identificabile con una vastissima regione un tempo emersa e unita all’Indocina, ma di cui oggi restano solo gli arcipelaghi dell’Indonesia e delle Filippine; “l’isola dei progenitori degli Jomon, prima dell’ascensione di Sosano”, che potrebbe corrispondere all’arcipelago delle Ryukyu (fra Taiwan, Okinawa e l’estremità meridionale del Giappone), in prossimità di un vastissimo territorio ora sommerso dalle acque nel Mar Giallo e del Golfo di Corea; “il continente di Kambu o Kolba” (identificabile con Cuba) “sito cinquanta giorni di navigazione a ponente dello scoglio di Calpe” (identificabile con Gibilterra); “l’arcipelago di Vacca, il cui nome precedente è quello di Colba, unica terra rimasta” (pertanto identificabile con il vasto complesso di terre emerse esistenti un tempo nella regione caraibica, in particolare presso la penisola della Florida e le isole Bahamas).

   Oltre all’elenco degli affiliati e alla descrizione delle località, il testo di Nusaybin conterrebbe anche le rappresentazioni cartografiche di talune regioni costiere riportate in differenti condizioni e periodi di tempo; riporterebbe, inoltre, una sorta di rappresentazione metaforica e allusiva, degli eventi che si sarebbero abbattuti su quell’antica civiltà. A tali eventi si riferivano termini quali “caduta delle luci”, “accoppiamento”, “grande freddo”, “ritardo del sole sulla cima” e “incursioni della stella sulle regioni del monte”; cioè era associato all’idea di una punizione che avrebbe colpito l’umanità per la colpa di avere “guastato gli animali; creato le vite che lo Spirito e l’ordine non avevano voluto; accesso le luci che non danno calore; violato il corpo della madre e misurato le sue estremità; separato il seme della terra; bruciato l’acqua marcia; contato le anime nei loro orizzonti e studiato i loro cammini per poterle sorprendere all’uscita dalla porta del cielo”.    Altri brani, ricopiati e tradotti dallo stesso Paolo Rumor, dicono “(…) prima dello spostamento del fuoco, quando il trapano non si era ancora scardinato; il leone era ancora sacrificato; gli angeli non si erano ribellati; l’acqua del mare obbediva all’abisso e non aveva iniziato a crescere. (…) i forzatori del cielo erano arrivati di seguito al leone (…) l’abisso e le onde di pietra avevano abbattuto gli uomini perché questi avevano profanato il corpo della madre misurando le sue estremità, saccheggiando le sue vene, rivelando i suoi segreti, accendendo luci che non danno calore, creando animali che lo Spirito non aveva voluto”. Sia parla di Giganti che, oltre ad essere responsabili delle colpe di cui sopra, avrebbero “spinto la ruota fuori del solco”. Subito dopo i Giganti sarebbero arrivati i Sorveglianti. Il linguaggio è evidentemente mitico, ma il testo di Nusaybin preciserebbe espressamente trattarsi di rappresentazione allegorica di fatti reali.

   Un altro passaggio nel testo di Nusaybin affermerebbe: “I Sorveglianti sono divenuti Illuminati quando hanno posto le tre piattaforme rialzate sulla collina a fianco del fiume, nel luogo in cui l’alto e il basso si bilanciavano, lungo la via d’acqua che serpeggia fra le canne, sul punto di maggiore intersezione della rete, scrivendo con la pietra gli avvertimenti da rispettare”. Le cosiddette piattaforme sarebbero state completate migliaia di anni dopo, secondo il progetto originario che vi era depositato, ma con alcuni orientamenti modificati in base a mutati riferimenti spaziali e stellari; ciò a causa di un evento geofisico a cui ci si riferisce con l’espressione di “scivolamento del manto”. Questo luogo, chiamato anche “l’altura”, non sarebbe altro che Giza.

   Fra i documenti di Rumor vi sono degli schemi grafici (planimetria e sezioni) che rappresentano un sistema di corridoi e ambienti sotterranei esteso a tutta l’area della Sfinge e delle piramidi di Giza. Questi schemi indicano anche il punto in cui nel 1872 sarebbero state rinvenute, da una spedizione privata, delle tavolette di gesso incise: un ambiente artificiale sotterraneo ubicato nel corridoio che collega la Sfinge (chiamata il “puntatore”) alla piramide di Nusaybin di cui si è già parlato, alcuni grazie all’archeologo Alexander Thorn, insieme al testo di Nusaybin di cui si è già parlato, alcuni decenni dopo la loto scoperta. Vi sarebbe scritto che coloro i quali avevano realizzato le “piattaforme” e scavato il “puntatore”, lo avrebbero fatto affinché fosse trasmessa per sempre, “a chi possiede la conoscenza e ai ricercatori della via, il contenuto dell’avvertimento”. Il cosiddetto “avvertimento” consisterebbe in una serie di schemi geometrico-matematici, di coordinate geografiche, di allineamenti con località e con corpi celesti (espressi a volte per mezzo di ignote unità di misura di spazio e tempo) correlati a fenomeni di natura geofisica: la rottura dell’equilibrio nella rotazione terrestre e lo scivolamento degli strati più superficiali rispetto a quelli più interni del pianeta. Il riferimento è, evidentemente allo stesso tipo di disastrosi eventi descritti nel testo di Nusaybin: terremoti (chiamati “onde di roccia”) e “grandi piogge”, inondazioni, trasgressioni marine (scalini d’acqua) che avrebbero colpito la Terra in due periodi diversi, circa 8.000 anni fa e ancora prima 11.000 anni fa, “nell’età (precessionale) del Leone”. In seguito a ciò, il Collegio dei Sorveglianti avrebbe operato pre preservare la conoscenza della civiltà precedenti a tali eventi, realizzando un cosiddetto “tabernacolo” dove custodire “l’essenza spirituale” di coloro che avevano messo in movimento “la nuova era”. Una sorte di archivio, delle tavolette rinvenute.

   La Struttura avrebbe incaricato numerosi e diversi specialisti allo scopo di studiare i rotoli di Nusaybin e le tavolette di Giza: Alexander Thorn, come si è detto, sarebbe stato uno dei consulenti interpellati per la traduzione e l’interpretazione dei testi, altri sarebbero stati incaricati di comprendere e descrivere in termini scientifici i fenomeni geofisici a cui tali testi, aldilà del linguaggio figurato, si riferivano come a fatti reali.

   Si tratta di nomi che sono noti per chi ha un minimo di familiarità con la saggistica alternativa: Alexandre Lenoir (1761-1839); Waynaman Dixon (1844-1930) e il fratello maggiore John; Hugh Auchincloss Brown (1879-1975); Alexander Thom (1894-1985); Marcel Griaule (1898-1956); Charles Hutchins Hapgood (1904-1982); Livio Catulo Stecchini (1913-1979); Adolf Erik Nordenskiold (1832-1901); Arlington H. Mallery; James H. Campbell.

Alcuni sono nomi di archeologi, antropologi, storici, come Lenoir, i fratelli Dixon, Thom, Stecchini, Griaule. Lenoir, archeologo, raccoglitore e conservatore del patrimonio culturale, fu anche massone e convinto sostenitore della discendenza della Massoneria dall’antico Egitto; i fratelli Dixon, ingegneri, ferroviari e archeologi dilettanti, sono noti per aver scoperto nel 1872 i cunicoli della Camera della Regina nella piramide di Khufu (e alcuni oggetti all’interno di essi); Thom è noto per le sue ricerche megalitiche europee (la “yarda megalitica” è una sua scoperta, anche se non concordemente accettata); Stecchini, professore di storia antica, fu autore di ricerche sulla storia  della scienza, della metrologia e della cartografia (formulò anche una controversa teoria numerologica sulla piramide di Khufu); Griaule (insieme a Germain Dieterlen), compì lunghi studi sulla cultura africana dei Dogon grazie ai quali si rivelarono inspiegabili conoscenze astronomiche sul sistema triplo di  Sirio.

   Se la presenza in elenco di questi nomi è abbastanza singolare, lo è ancora di più i primi tre sopra citati, perché ci sono precise e significative relazioni che li legano reciprocamente. Cominciamo da Nordenskiold: si tratta di uno studio di cartografia antica il quale, esaminando approfonditamente i portolani medievali, giunse alla conclusione che tali mappe (molto – troppo – precise per l’epoca), dovevano avere un modello di riferimento prodotto in età antiche, probabilmente dai navigatori fenici. Guarda caso, il cartografo citato e utilizzato da Tolomeo era un certo Marino di Tiro (città fenicia, appunto). A dire il vero Tolomeo è l’unico a citare questo cartografo che l’avrebbe preceduto, tant’è che ad alcuni è sorto il dubbio che Marino non sia una persona in carne ed ossa, ma rappresenti invece la tipologia di carte nautiche prodotte e utilizzate da Fenici, e forse ispirate a loro volta ad una cartografia ancora più antica, come Tolomeo fa esplicitamente capire descrivendo il lavoro di Marino. L’ipotesi che Marino non sia una persona reale sembrerebbe rafforzata dal fatto che marinos in greco significa “pesce di mare”.

   C’è un passaggio delle memorie di Rumor che si collega direttamente a questo punto, e anzi diviene comprensibile solo grazie ad esso. Per descrivere le ubicazioni in cui si sarebbe sviluppata la civiltà antidiluviana, le memorie fanno riferimento ad un “prototipo del pesce di mare”, oscura espressione che potrebbe stare ad indicare proprio l’opera di Martino di Tiro, intesa nel senso precisata da Nordenskiold, ossia come lo sconosciuto modello cartografico postulato all’origine dei portolani medievali. Le mappe incluse nei documenti consegnati a Giacomo Rumor potrebbero avere la stessa origine e far riferimento direttamente a tale prototipo; in ogni caso rappresentano senza ombra di dubbio, e con sostanziale precisione, la situazione del Golfo Persico, del Mediterraneo e delle Antille prima che il livello del mare cominciasse ad alzarsi per effetto dello scioglimento delle calotte glaciali.

   Tornando all’elenco dei nominativi nelle memorie, vediamo il collegamento che esisteva tra Hapgood e Nordenskiold: in Maps of the ancient sea kings del 1966 Hapgood si riallacciava direttamente agli studi di Nordenskiold e avanza l’ipotesi dell’esistenza di un’antica e sconosciuta civiltà che avrebbe mappato l’intero pianeta e prodotto una cartografia le cui tracce si sarebbero viste poi, appunto, nelle carte fenice, nei portolani medievali e in altre sconcertanti mappe del XV-XVI secolo, di tipo diverso dai portolani, recanti informazioni anomale, come la celebre mappa di Piri Re’is. Questa in particolare fu fatta oggetto di un attento studio da parte di Hapgood, ma il primo a segnalare, nel 1956, le anomalie contenute in tale mappa fu Mallery, un altro nome che c’era nell’elenco: dopo una carriera nella marina militare, Mallery si era dedicato allo studio della cartografia antica (in particolare delle mappe vichinghe del Nord America e della Groenlandia); interpellato per esaminare la mappa di Piri Re’is, giudicò che la parte più meridionale della mappa rappresentasse l’Antartide prive della colta glaciale che oggi le ricopre.

   Nordenskiold-Hapgood-Mallery costituiscono un terzetto contraddistinto dagli studi di cartografia antica; un altro terzetto, contraddistinto dagli studi di geofisica, è costituito da Brown-Hapgood-Campbell, con Hapgood come cerniera fra le due tematiche. Infatti, l’altra parte fondamentale della ricerca di Hapgood fu indirizzata a dimostrare la validità della teoria degli slittamenti della crosta terrestre, una evento che sarebbe causato dalla distribuzione asimmetrica delle masse del pianeta (in particolare i ghiacci polari) e che avrebbe catastrofiche conseguenze a livello globale. In verità Hapgood non fu il primo a proporre questa teoria: il primo fu Brown nel 1948. Quanto a Campbell, fu amico di Hapgood e suo collaboratore nello sviluppo e nella verifica analitica del modello geofisico alla base della teoria.

   Secondo la documentazione di Rumor, Hapgood avrebbe ricevuto la traduzione delle tavolette di Giza e da ciò ricavato alcuni spunti per l’elaborazione e lo sviluppo della sua teoria degli slattamenti della crosta terrestre. Ora, si deve ammettere che tale teoria sia assolutamente pertinente nel contesto del materiale di Rumor e capace di fornire significato ad asserzioni che resterebbero altrimenti incomprensibili.

   La chiave per la decodifica del progetto di Giza e per la rilevazione del suo messaggio sarebbe nella combinazione di due pre-esistenti teorie: quella di Bauval sulla correlazione stellare Giza-Orione (integrata con nuovi elementi e contributi originali), e quella di Hapgood sugli slittamenti della crosta terrestre. Ne risulterebbe una sorta di “disegno planetario” in cui l’ubicazione di numerosi siti antichi  in tutto il mondo acquista un preciso significato geodetico alla luce dei precedenti assenti della Terra; la stessa diffusione di determinati toponimi il cui significato rimanda a concetti astronomici, come Meru (la montagna sacra degli induisti, simbolo dell’asse polare) sembrerebbe ricollegassi alle linee di scorrimento della crosta terrestre in occasione degli eventi presumibilmente accaduti più volte in passato e descritti dalla teoria di Hapgood.

   Nelle memorie di Rumor ci sono dei passaggi dove si afferma che “(…) vi sarebbe stata in India, in epoca (remota …) una struttura gemella con rapporti reciproci, poi estinta o riassorbita dalla prima. Essa è data per ubicata nell’antica valle dell’Indo, in una zona chiamata “Mero” (…) che veniva tenuta in considerazione (…) quale incrocio significativo di due linee della Terra identificate in epoca molto antica, corrispondente a quelle in cui erano avvenuti gli sconvolgimenti climatici (…) assieme alla cosiddetta “caduta degli angeli”, al “sobbalzo” della terra e allo ‘spostamento o rottura del palo (asse, colonna)’”  queste affermazioni sono eguali a quelle dell’architetto Loris Bagnara Il segreto di Giza (Newton & Compton, 2003) dove si esprime lo stesso concetto e si evidenzia il dato di fatto della grande concentrazione di toponimi Menu nel territorio dell’attuale Pakistan. Un altro elemento da tenere considerazione è l’interpretazione fornita dalle memorie e dal libro di Bagnara del mito della ““caduta degli angeli”, che è presente in molte tradizioni fra cui quella ebraica. C’è un’interpretazione in chiave astronomica, come appare chiaro nei passaggi nei documenti di Rumor in cui si accenna alla registrazione del “movimento di discesa degli “angeli” cattivi e la corrispondente ascesa di quelli “buoni””. Tutto ciò viene detto nel consueto linguaggio figurato e allusivo, sarebbe conseguenza di una colpa; ma che non si tratti solo di un racconto mitologico lo si capisce dalla descrizione della Terra come formata da un “asse o pilastro” unita a una “struttura armillare” e circondata da un “vortice”: tutte formata da un “asse o pilastro” tutte espressioni possono essere intese come una rappresentazione della Terra nello spazio, con particolare riferimento al movimento precessionale. In altri termini, gli angeli non sarebbero altro che le stelle, le “incursioni della stella sulle regioni del monte” potrebbero significare l’ingresso di una stella nelle regioni celesti più settentrionali, per effetto del ciclo precessionale; e la caduta, al contrario, non solo significherebbe la discesa nelle regioni celesti meridionali (sempre per effetto del ciclo precessionale), ma alluderebbe anche alla discesa di un astro sotto l’orizzonte in conseguenza di uno slittamento della crosta terrestre.

   Ora la fondatezza ivi contenuti nell’archivio si fonda quasi esclusivamente sull’autorevolezza delle persone coinvolte delle persone coinvolte e molto poco su riscontri concreti. Tutto ciò potrebbe essere spiegato dalla natura segreta della Struttura.

   Ma soffermiamoci sugli elementi oggettivi che potrebbero contribuire ad avvalorare i contenuti della documentazione emersi dagli archivi.

   Innanzitutto c’è da dire che il richiamo a cataclismi naturali, abbattutisi sulla Terra nel periodo terminale dell’ultima era glaciale, trova oggi precisi riscontri scientifici: non solo la riduzione delle terre emerse per effetto dell’innalzamento del livello del mare, come descritta nei documenti e nelle mappe di Rumor, è sostanzialmente corretta; sembrerebbe altresì, di poter confermare che siano altresì effettivamente accaduti, nello stesso periodo, eventi di natura astronomica e geofisica con disastrose conseguenze globali. Nel 2006, al meeting dell’American Geophysical Union ad Acapulco, un gruppo di ricercatori americani ha presentato una teoria secondo cui una cometa sarebbe caduta sulla calotta glaciale che ricopriva il Nord America, 12.900 anni fa, causando devastanti inondazioni ed estinzioni di  massa; altri studiosi primo fa i quali l’americano Paul LaViolette, ritengono che la Terra sia stata colpita dagli effetti di una potentissima esplosione del nucleo galattico, circa nello stesso periodo[15] inoltre, anche la stessa possibilità di un riorientamento degli strati più esterni della Terra rispetto all’asse di rotazione sembra trovare conferma (benché   non all’ampiezza ipotizzata da Hapgood).

Che nelle terre un tempo emerse e poi cancellate dall’innalzamento del livello marino, possano trovarsi vestigia di civiltà evolute è una possibilità concreta, avvalorata da recenti ritrovamenti di estese rovine sommerse, ancora oggetto di studio, proprio in alcune delle ubicazioni che le memorie citano: uno è il tratto di mare che separa la penisola indiana da Sri Lanka; un altro, ancora in India, è nel Golfo di Cambay.[16] Ma vale la pensa di ricordare anche le presunte strutture sommersa Yonagumi nel Mare della Cina, e la presunta città sommersa al largo di Cuba: benché i dati siano ancora molto controversi, è suggestivo il fatto che si tratti anche in questi casi di ubicazioni citate nelle memorie.

   Il rincontro più impressionante, riguarda il luogo di ritrovamento delle tavolette di gesso, nei pressi della Sfinge. Secondo Rumor questo luogo sarebbe “(…) situato PR ubicato sotto (la Sfinge), in un ambiente artificiale semiallagato, con degli incavi laterali, al cui centro è ricavato un rialzo su cui giacciono delle colonne cadute”. Ora, questa descrizione richiama innegabilmente quella del cosiddetto “pozzo di Osiride” scoperto da Zhai Hawass nel 1999. Dopo l’acqua che riempiva quasi completamente il pozzo, Hawass descrive un vano con al centro un grande sarcofago su un basamento tagliato nella roccia e i resti di quattro colonne agli angoli; secondo una schema simile all’Osireion di Seti I ad Abydos, il canale d’acqua che circonda questa sorta di isola ed è interrotto in corrispondenza dell’ingresso alla camera prende così la forma della parola geroglifica pr (pronuncia pir), che significa casa e che Hawass riferisce all’epiteto “pr wsir nb rstaw” (casa di Osiride, signora di Rastaw) attribuito alla piana di Giza. Significativamente Rastaw (il nome di Giza per gli Egizi) era espressamente riferito all’idea di cunicoli sotterranei. Hawass non nega la possibilità che nei sottosuolo della piana di Giza vi sia un’estesa rete di passaggi, come è rappresentato di Rumor; peraltro, lo stesso archeologo ha parzialmente esplorato un cunicolo che parte dal vano del sarcofago e procede per lungo tratto in direzione della piramide di Khufu.

   Nelle memorie di Rumor il “segreto dei segreti” del mito di Rennes-le-Château, sembra essere sostituito da un altro segreto: la conoscenza di eventi remoti della storia della Terra e dell’umanità. Queste informazioni non hanno evidentemente nulla a che fare con quel mito né tanto meno con i gruppi esoterici che si erano serviti della sigla del Priorato di Sion come copertura.

   Una possibile traccia l’ha suggerita l’architetto Loris Bagnara[17] egli afferma che esiste una traccia che porta ai gruppi rosacrociani operanti a partire dalla seconda metà del XIX secolo, in Europa e in America, a cominciare dall’AMORC (Antico e Mistico Ordine dei Rosacroce), il cui fondatore, Harvey Spencer Lewis, nel 1936 pubblicò un libro in cui erano contenute le mappe del sito di Giza, mappe venute in possesso di Rumor. Ma si può risalire oltre, perché Spencer Lewis, come dichiarò egli stesso, fondò il proprio movimento negli Stati Uniti nel 1915, dopo aver ricevuto l’iniziazione durante un viaggio in Francia nel 1909. Guarda caso, dagli USA si torna alla Francia. Bagnara ipotizza che il movimento che iniziò e ispirò Spencer fosse l’Ordine Kabbalistico della Rosacroce, fondato nel 1888 da Stalinslao de Guaita. Questo, ordine, a sua volta raccolse le tradizioni di movimenti rosacroce precedenti. È in queste tradizioni che si potrebbero trovare le conoscenze segrete sulla storia della Terra e dell’umanità, conoscenze che in seguito sarebbero giunte a Schumann (e quindi a Giacomo Rumor), non si sa se tramite l’Ordine Kabalistico della Rosa-Croce oppure l’AMORC.

   Fra i membri conosciuti dell’Ordine Kabalistico della Rosa-Croce (OKRC), si possono annoverare: Stanislao de Guaita, come primo Gran Maestro; Papus (guarda chi si rivede), Joséphin Péladan, che se ne separò nel 1890 per fondare un suo Ordine della Rosa-Croce, principalmente incentrato sulla ricerca estetica.

   La OKRC attirò immediatamente gli occultisti europei più influenti dell’epoca: Paul Adam (1862-1920), Jollivet-Castelot, August Reichel, l’abate (il cui vero nome era Calixte Mélinge, 1842-1933, curato di Morigny nella diocesi di Versailles, che sostituì Péladan) e tanti altri.

   Papus come si è visto un testimone e partecipante della nascita di altre correnti Rosa-Croce di origine britannica (ad esempio la Golden Dawn), scrisse sull’Ordine Kabalistico della Rosa-Croce: “Il movimento Rosa-Croce avrebbe continuato nel silenzio, o nascosto dietro altre organizzazioni iniziatiche, se alcuni occultisti stranieri non avessero tentato di strapparlo alla Francia – luogo d’elezione delle tradizioni occidentali – alle sue origini, per convogliarlo in un movimento che avrebbe l’asse di gravitazione dell’esoterismo per porlo al di fuori di Parigi (…). Sarebbe stato sacrilego lasciare distruggere l’opera dei maestri d’occidente. Fu quindi deciso, dall’alto, di intraprendere un’opera di diffusione, destinata a scegliere, attraverso il lavoro e l’esame, quegli iniziati capaci di adattare la tradizione del nuovo secolo che si andava aprendo innanzi”.[18]

   Sul suo aspetto più noto, quello dello studio e della formazione, si studiavano nell’Ordine le opere di Eliphas Lévei, Bulwer-Lytton (1803-1873), Fabre d’Olivet, Wronsky, Jacob Bohme, Emmanuel Swedenborg, Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint Martin. Si potrebbe tranquillamente dire che tutti i grandi mistici ed esoteristi, contribuirono alla divulgazione della conoscenza e della spiritualità.

   Le generazione di occultisti francesi ed europei, che perpetuano le tradizioni iniziatiche e dei misteri d’occidente, furono in gran parte influenzate da questa scuola sconosciuta. Tra essi si potrebbe dire Saint-Yves d’Alveydre e Rudolf Steiner.

   L’ OKRC fu l’ispiratore continuo delle correnti spirituali occidentali. È interessante osservare che la maggior parte dei rappresentanti dell’Ordine ebbe l’incarico di creare una scuola legata in modo invisibile alla tradizione madre.

   Ci si trova davanti ad un paradosso: da una parte c’è una visibilità dell’Ordine dall’altra una segretezza sui riti perfettamente conservato dagli iniziati ed un apprendistato classico e rituale di grande qualità.

   È in questo spirito che fu concepito l’Ordine e che continuò a perpetuarsi sia su un piano esterno sia uno interno, o ad occulto, nel Collegio Invisibile dei sei fratelli dell’Ordine e del Grande Patriarca Rosa-Croce che dirigeva questo gruppo. I Gran Maestri esterni dell’Ordine dopo Guaita furono: Francois Charles Barlet, Papus, Charles Detré (Teder), dal 1916 al 1918, Jeane Bricaud, che nel 1922 creò una Società Occultista Internazionale, con il medico Joseph Ferrua e la collaborazione di Jollivet-Castellot.

   Il Gran Maestro esterno era un rappresentante pubblico dell’ordine che agiva sotto il controllo dell’Ordine internazionale e del Gran Patriarca Rosa-Croce, vera direzione occulta dell’OKRC. Questo rappresentante esterno non era autorizzato a rivelare nulla di propria di iniziativa.

   Fino a Bricaud, il Gran Patriarca Rosa-Croce è allo stesso tempo il Gran Maestro dell’Ordine esterno, in seguito l’Ordine esterno cessa di esistere come tale. La trasmissione di Gran Maestro non è più che onoraria ed associata ad alcune responsabilità nella massoneria egiziana, nel martinismo o nello gnosticismo. È facile comprendere, visto che i personaggi che ebbero questo titolo non furono al corrente dell’iniziazione e riti interni dell’Ordine. Costant Chevillon e Robert Ambelain furono i soli a ricevere alcune descrizioni e tecniche derivante dell’Ordine interno ed autorizzati a metterle in pratica per la creazione degli Ordini di cui erano responsabili.

   Sul piano dell’Ordine interno, la successione fu sempre trasmessa in modo ininterrotto con le stesse ragioni ed esigenze dell’ordine Rosa-Croce delle origini e nella regione che era sempre stata il crogiolo dell’ermetismo rosacrociano: il sud-ovest della Francia.[7]   Jean Bricaud, allora sia Gran Patriarca Rosa-Croce sia Gran Maestro esterno dell’Ordine, trasmise la carica occulta a L. – M.F.G. (1921), un religioso. J.B. fu il suo successore, quindi P.T. Fu a seguito di una riunione martinista in sua (1986), che rimise la sua eredità occulta ed alcuni oggetti rituali, segno di questa trasmissione, al Gran Patriarca Rosa-Croce che andava assumere questa carica, J. L. de Biasi.

Gli oggetti martinisti e rosacrociani potevano nuovamente illuminare gli altari dei maestri passati dell’Ordine.

   Ma il momento di risvegliare l’Ordine non era ancora venuto. Il ciclo 111 anni doveva essere rispettano ed applicato. Nel 1999, l’Ordine interno poté riprendere i propri lavori occulti che devono svolgersi durante 7 anni. I primo periodo di quattro anni fu destinato al risveglio dell’ermetismo occidentale e a manifestare la sua presenza come in precedenza.

   L’OKRC nuovamente vivificato dal contribuito di ermetisti, Rosa-Croce e martinisti, può ora aprire i suoi capitoli per avviare i suoi lavori come previsto nel 2006, conclusione della sua manifestazione.

   Ci sono tanti altri dati in merito a civiltà perdute. Nel 1961, sulle montagne californiane, fu ritrovato un geode (il geode è una cavità interna a una roccia ignea a forma tendenzialmente sferica rivestita di cristalli) risalente a 500.000 anni fa. Radiografato e sezionato, rivelò al suo interno la presenza di un materiale isolante di porcellana dotato di un filo metallico centrale e una struttura di metallo esagonale.[8] Strutture analoghe si trovano nei moderni motori a scoppio e più precisamente nelle candele di accessione. Nel 1926, in un blocco di carbone di carbone estratto da una miniera del Montana, fu trovato un dente l’analisi rivelò che si trattava di un molare inferiore identico a quello di un essere umano moderno:[19] ma il carbone in cui il reperto era incastrato e fossilizzato risaliva a ben dieci milioni di anni fa, un’epoca in cui la razza umana almeno secondo la storia ufficiale, non esisteva ancora.

L’archeologia ufficiale accademica liquida questi ritrovamenti come delle burle o, in assenza del minimo appiglio, cerca in tutti i modi di ignorarli. Un comportamento del genere potrebbe anche dipendere dal fatto che ogni forma ufficiale di studio e ricerca si è sviluppata sotto l’egida di poteri che fondano la propria autorevolezza e persino la propria esistenza sull’imposizione dell’idea dogmatica secondo cui l’essere umano da una divinità.

   Una persona priva di pregiudizi politici o religiosi, dovrebbe per logica deduttiva quanto meno sospettare che la storia dell’uomo sia ben diversa da quella finora raccontata e che un potere molto antico, integrato a ogni livello del sistema attuale, abbia tutto l’interesse a impedire che l’umanità scopra le sue vere origini.

   In confronto alla lunga storia della Terra, la storia della civiltà dura meno di un battito di ciglia. Se per qualsiasi motivo l’umanità sparisse improvvisamente, in pochi secoli ogni suo prodotto si degraderebbe. Metalli, vetro, plastica: tutto verrebbe riassorbito dal pianeta. Potenzialmente centinaia di civiltà di civiltà potrebbero essersi succedute e quante altre potranno comparire dopo quella attuale. Le uniche opere capaci di sopravvivere all’erosione del tempo sarebbero quelle realizzate usando migliaia di tonnellate di pietra. Le piramidi ne sono un esempio. Ebbene, sembra che esse siano opera di una popolazione molto più antica di quella egizia.


[1] https://puntadellest1.wordpress.com/2015/12/27/i-misteri-di-malta-i-crani-dolicocefali-e-gli-uomini-serpente/

https://m.facebook.com/DiegoBerzaghi/posts/lipogeo-di-hal-saflieni-a-malta-e-i-teschi-allungati-scomparsila-scoperta-dellip/1679904988933629/

https://aurora-project.forumfree.it/?t=69663239

[2] Karl Marx, Friedrich Engels, Opere complete, Vol. V, p. 31.

[3] http://oltrelastorianellanimoantico.blogspot.com/2016/02/i-serpenti.html

https://m.facebook.com/132882843419961/posts/1085404651501104/?_rdr

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Iside

[5] https://qmqf.forumfree.it/?t=29597941

[6] http://romagnamare.altervista.org/il-simbolo-delle-api/

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Ape_(merovingia).svg

[7] http://universum-ita.blogspot.com/2010/04/la-cappella-di-rosslyn-rivela-un-nuovo.html

[8] https://puntadellest1.wordpress.com/2015/12/27/i-misteri-di-malta-i-crani-dolicocefali-e-gli-uomini-serpente/

[9] HERA n.18, 2006, pag. 14 – I crani di Malta.

[10] https://m.facebook.com/markanthony.mifsud

[11] Citazione  W. Emery, Arcaic Egipt.

[12] https://unmondoaccanto.blogfree.net/?t=2762971

https://zensunnisietch.forumfree.it/?t=50388797

[13] https://it.wikipedia.org/wiki/Themistocles_Zammit

[14] https://jmbriffa.wordpress.com/chi-sono/

https://wikiita.com/manuel_magri

[15] Earth Under Fine, Il codice dell’Apocalisse, Nexus Edizioni Srl, 2006.

[16] Graham Hancock, Civiltà sommerse, Corbaccio, 2002.

[17] Paolo Rumor con la collaborazione di Giorgio Galli e Loris Bagnara, l’altra Europa Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, HOBBY & WORK, 2010, pagg. 195-201.

[18]                                                                     C.s.

[19] [9] https://web.infinito.it/utenti/m/mysteryworld/ooparts.html

I NANO ROBOT

•novembre 30, 2020 • Lascia un commento

   Le più avanzate tecniche di manipolazione di materiale su nanoscala (miliardesimi di metro) e l’invenzione dei biochip hanno consentito la costruzione di circuiti elettronici microscopici e di nano robot  (termine comunemente abbreviato in nanobot) dalla struttura interamente artificiale biologica o ibrida (in parte biologica e in parte artificiale) che in futuro avranno un ruolo determinante anche per quanto concerne la prossima evoluzione umana.

   L’incessante processo di miniaturizzazione delle macchine iniziato solo alcuni decenni fa si è già talmente sviluppato che i nuovi nanobot sono perfettamente in grado di penetrare nelle cellule (e quindi nell’intero organismo) di qualsiasi essere vivente rimanendo complessivamente invisibili all’occhio umano. Ciò che questa nuova classe di robot può fare e al contempo straordinario e inquietante:

  • Penetrano facilmente le pelle umana e ogni altro sistema naturale di protezione degli esseri viventi.
  • Possono legarsi al DNA.
  • La loro diffusione può avvenire attraverso l’aria, l’acqua, la terra e gli alimenti.
  • Una volta raggiunta la destinazione programmata (un organo, un tessuto, un fluido corporeo, queste nano-macchine possono sperare individualmente oppure assemblarsi tra loro per creare un’interfaccia neurale o qualsiasi altro tipo di dispositivo elettronico desiderato.

   Attualmente esistono già diverse categorie di automi dalle dimensioni microscopiche e i nanobot biologici (costituiti da filamenti di DNA) del tipo “origami” garantiscono la stessa affidabilità dei computer a base di silicio. Possono quindi essere programmati per auto-assemblarsi, trasportare materiale, nuotare e mutare forma a seconda delle necessità, grazie a un sofisticato di piegatura, e dispiegamento di filamenti di DNA.[1] I primi esperimenti sugli scarafaggi ne hanno messo in evidenza le grandi potenzialità di applicazioni e nel 2014 sono stati in grado di muoversi al loro interno interagendo l’uno con l’altro proprio come se fossero cellule dell’insetto stesso.[2] Per seguire i loro spostamenti nell’organismo degli scarafaggi, i nanobot sono stati etichettati con dei marcatori fluorescenti, che i ricercatori hanno usato per valutare come agiscono.

   Il professor Daniel Leyner dell’università di Harvard, che ha guidato le ricerche, ha poi spiegato che i nanobot possono interagire direttamente con il DNA dell’organismo invaso per rilasciare dell’organismo le sostanze contenute al loro interno solo su molecole specifiche come, per esempio, quello di una cellula malata. Dai dati raccolti dai primi esperimenti, risulta che la precisione nella somministrazione e nel controllo dei nanobot è equivalente a quella di un sistema informatico. I farmaci tradizionali, invece di attivarsi solo dove c’è n’è bisogno, si diffondono in tutto l’organismo generando numerosi “effetti collaterali”. Questo problema è stato risolto dai ricercatori costruendo dei nanobot origami (composti da DNA) a forma di vongola, in grado di trasportare piccole quantità di farmaco al loro interno fino a destinazione. Per evitare che la “vongola” robot si apra in altre parti del corpo, i ricercatori l’hanno dotata di due “lucchetti” costituiti da aptameri (acidi nucleici aventi la proprietà di legarsi a una molecola  o a una proteina), due filamenti di DNA disegnati appositamente per riconoscere una certa molecola. Quando l’aptamero e la molecola bersaglio si incontrano, il filamento si apre e sblocca la “conchiglia”, rilasciando il farmaco. Per mettere alla prova la precisione la precisione di questa nuova tecnica gli scienziati hanno creato dei nanobot origani a forma di vongola progettati per “schiudersi” solo dopo essere venuti a contatto con le cellule leucemiche. Successivamente hanno immerso milioni di nanobot in una coltura composta da un mix di cellule umane sane e cellule umane sane e cellule umane malate. Dopo appena tre giorni di osservazioni, la metà malate era già morta, mentre quelle sane godevano ancora di perfetta salute.[3]

   La quantità di nanobot impiegati è di fondamentale importanza per il tipo di operazione che devono svolgere poiché, come spiegato dal professor Ido Bachelet, coautore dello studio, più alto è il numero dei nanobot presenti, più complesse sono le decisioni e le azioni che si possono fare. Se si raggiunge una certa soglia di capacità, è possibile seguire qualsiasi tipo di computazione.[4]

   Nel 2014 i ricercatori hanno pubblicato la prima fotografia dei nanorobot in azione sulle cellule umane,  e il professor Tom Malouk che guida la sperimentazione ha dichiarato con entusiasmo che, si fosse trattato di cellule cancerogene, i suoi nanobot sarebbero state in grado distruggerle.[5] I laboratori israeliani dell’Interdisciplinary Center (Herzliya) e della Bar Ilan University (Ramat Gan) hanno sviluppato addirittura un sistema per comandare i nanobot introdotti all’interno del corpo utilizzando solo i comandi mentali trasmessi da un’interfaccia neurale non invasiva (appoggiata sul capo).[6]

   L’aspetto meno rassicurante di questa tecnologia è che la polvere intelligente formata da eserciti di nanobot può essere programmata per modificare o distruggere qualsiasi tipo di cellula o di organo perfettamente sano, per scopi molto diversi da quelli medico-scientifici.

   Secondo le più ottimistiche previsioni dei ricercatori accademici, i nanobot rappresentano una grande risorsa per la medicina del terzo millennio, ma, in una società dominata dal profitto sarà molto difficile che in futuro questa tecnologia sia utilizzata per migliorare le condizioni dell’essere umano.

   Il mercato dei farmaci rappresenta il terzo business mondiale dopo finanza e petrolio e la situazione di corruzione che caratterizza la ricerca medica è talmente scandalosa che Silvio Garattini, il più autorevole farmacologo italiano, ha ammesso che su circa 10.000 farmaci attualmente in commercio, quelli realmente utili non sono di qualche decina. Per spiegare questo stato di cose, Silvio Garattini, ha precisato che le scelte dettate dalle esigenze commerciali hanno la predominanza sulle esigenze mediche.[7]

   Gli scienziati coinvolti nello sviluppo di nanobot hanno inoltre hanno assicurato, che il più presto possibile, le nano macchine saranno pronte per essere impiantate anche sugli esseri umani, per consentire diagnosi e cura delle malattie con un livello di precisione senza precedenti. Lo stesso tipo di promesse filantropiche, tuttavia, hanno preceduto anche la scoperta delle cellule staminali, ma a decine di anni dei primi esperimenti, le applicazioni sono ancora scarse e l’industria del farmaco continua ad avere il lucroso monopolio delle cure.[8]

   Questo tipo di tecnologia, quindi, non può essere sfuggita ai servizi segreti, che, da dopoguerra in poi, hanno iniziato a produrre armi per la soppressione delle personalità scomode in modo da far apparire il loro decesso come morte da cause naturali. I documenti declassificati degli USA hanno infatti rivelato che già nel 1948 l’esercito statunitense aveva prodotto un’arma a radiazioni da utilizzare per gli omicidi politici mirati. Nel 1975, inoltre, durante l’inchiesta sull’assassinio del presidente Kennedy, la Commissione Church scoprì l’esistenza di un’arma sviluppata dagli scienziati della CIA per indurre attacchi cardiaci e tumori sui tessuti dei leaders considerati ostili dall’imperialismo USA.[9] Durante una delle udienze della commissione, i senatori Church e John Tower mostrarono una pistola in dotazione dei servizi segreti USA, progettata per spazzare minuscoli aghi sottili come capelli umani (dalla puntura quasi impercettibile) che servivano a questo scopo. Nessuno può sapere se e che dal punto di vista statistico i personaggi scomodi all’imperialismo USA sembrano essere particolarmente soggetti al cancro. Hugo Chavez, per esempio, è morto giovane all’età di 58 anni (5 marzo del 2013), proprio a causa di un tumore aggressivo dei tessuti molli che ha ufficialmente insospettito anche il suo entourage.[10]


[1] Jessica Hamzelou,  DNA origami nanorobot takes drug directs to cancer cell. New Scientist, 25 febbraio 2012.

[2] Daniel Levner, Ido Bachelet et al., Universal computing by DNA  origami robots in a living animal, Nature Nanotechnology 9, 353-357, 6 aprile 2014.

[3] Daniel Levner, Ido Bachelet et al., Universal computing by DNA  origami robots in a living animal, Nature Nanotechnology 9, 353-357, 6 aprile 2014.

[4][4] Daniel Levner, Ido Bachelet et al., Universal computing by DNA  origami robots in a living animal, Nature Nanotechnology 9, 353-357, 6 aprile 2014.

. 

[5]Elisabeth Landau,  Scientics control tiny motors inside cell. CNN, 12 febbraio 2014 .

[6] Helen Thomson,  Mind-controlled nanobots could release drugs inside your brain, New Scientist, 25 agosto 2016.

[7] Intervista di Silvio Garattini a cura di Massimo Pizzuti. Il testo integrale dell’intervista può essere consultato in: Marco Pizzuti, Scoperte mediche non autorizzate, Edizioni il Punto d’Incontro, Vicenza, 2014.

[8] Marco Pizzuti, Scoperte mediche non autorizzate, Edizioni il Punto d’Incontro, Vicenza, 2014.

[9] https://www.vocidallastrada.org/2018/02/conosci-la-cia-armi-droga-e-denaro.html

[10] Hugo Chavez è morto in Venezuela. “Malattia indotta da nemici storici”, Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2013.

PISCOLOGI DELLA MONNEZZA ?

•novembre 26, 2020 • Lascia un commento

   Nel 2008 si parlava di 300 psicologi in arrivo in Campania ad affiancare lo staff di Bertolaso,[1] ma la Federazione psicologi per i popoli nel suo sito h http:www.piscologiperipopoli.it/New%202.html   precisa che non sono 300 ma 3 per ciascuna delle 10 municipalità di Napoli (in totale 30).  La Federazione psicologi per i popoli rappresenta le associazioni di volontariato degli psicologi delle regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia che sono attivi nelle aeree dell’emergenza, della cooperazione e della tutela.

   Ma domandiamoci che ci fanno degli psicologi con il problema dei rifiuti? Che ci azzecca direbbe Di Pietro?

   Costoro dovrebbero “curare” gli stress emotivi causati dall’emergenza rifiuti.

   Stress emotivi causati dall’emergenza rifiuti? Scusate ma non è più semplice eliminare i rifiuti? O piuttosto visto che si vuole usare la maniera forte contro le popolazioni del luogo, sono come dei missionari moderni a convincere le popolazioni del luogo della giustezza dell’intervento o se queste resistono dire che hanno problemi psicologici ad accettare il “nuovo” a queste gente con le menti un po’ “tarate” che guastano la “normalità”. Spiegheranno a queste rozze genti come godere delle magnifiche sorti progressive della nostra società.

   Questi psicologi sono i nipotini di Lombroso che misurando i crani delle genti del mezzogiorno spiegava come mai le popolazioni locali fossero ribelli della nuova società borghese che avanzava sotto le bandiere dei Savoia. L’arcano era dovuto a qualche tara mentale indotta dall’oscurantismo borbonico. Anche oggi, i borghesi restano sempre un po’ stupiti di fronte alle reazioni del popolo laddove il sistema concentra le sue contraddizioni. E si ricorre all’inflazionato sistema: militari per reprimere e strizzacervelli per correggere.


[1] https://st.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/06/psicologi-monnezza.shtml

IL TAVISTOCK INSTITUTE

•novembre 21, 2020 • 1 commento

   Il Tavistock Institute venne fondato nel 1920 a Londra come clinica psichiatrica per opera di eminenti massoni britannici[1] in seguito divenne famoso in tutto il mondo per i suoi studi sul controllo mentale. I primi finanziamenti furono stanziati dalla corona britannica, dai Rockefeller e dai grandi banchieri come i Rothschild.[2] Dal secondo dopoguerra a oggi ha collaborato con i governi, le multinazionali e le organizzazioni dell’élite finanziaria (Commissione Trilaterale, Gruppo Bilderberg, Club di Roma ecc.).[3] Il Tavistok, inoltre, ha stretti rapporti con lo Stanford Research Institute (che consulenza in materia finanziaria per multinazionali come la Wells Fargo dei Rothschild, la Bank of America e la Bechtel Corporation) ed esercita una notevole influenza sull’Associazione Nazionale per l’Istruzione degli Stati Uniti.[4]

   Il bagaglio acquisito di conoscenze dal Tavistok in quasi un secolo viene utilizzato dai poteri forti e dai grandi canali d’informazione posti dalla loro influenza, per spingere l’opinione pubblica ad accettare come indispensabili tutte le trasformazioni economiche a favore dei grossi gruppi economici.[5] Il principale obiettivo originario del Tavistok era quello di individuare il “punto di rottura” oltre il quale la personalità di un individuo può essere facilmente manipolato. Per riuscire a trovare la soglia dello stress della paura in grado di annientare qualsiasi resistenza psicologica, i suoi scienziati condussero numerose ricerche sulle conseguenze mentali dei traumi riportati dai soldati britannici riportati nel primo conflitto mondiale.[6] Il programma venne patrocinato dall’ufficio di guerra psicologica dell’esercito britannico, sotto il comando dello psichiatra Johan Rees, e, grazie a questi studi, il Tavistok divenne il primo centro di ricerca a sviluppare sofisticate tecniche per il lavaggio del cervello degli individui e delle masse. [7]

   Nel 1932 la direzione del Tavistok venne assunta da Kurt Lewin (medico, fondatore della clinica psicologica di Harvard),[8] che era un vero e proprio luminare nel campo delle “dinamiche di gruppo” volte a far acquisire una nuova personalità e diversi valori di riferimento al singolo inserito all’interno del gruppo.[9] Queste pioneristiche ricerche vennero poi ulteriormente sviluppate anche sui reduci della seconda guerra mondiale. Nel 1947, la clinica cambiò denominazione in Tavistock Institute of Human Relations (TIHR) e attualmente è una specie di via di mezzo fra un centro di studi psichiatrici indipendente e un centro di ricerca militare.[10]

   Lo scopo ufficiale del Tavistock è quello di “applicare idee e metodi delle scienze sociali ai problemi delle politica e della società”,  sviluppando progetti per l’organizzazione delle istituzioni, dell’industria, del commercio, della salute pubblica e dell’istruzione. Il suo campo di azione è multidisciplinare e spazia dall’antropologia, all’economia, alla condotta organizzativa, alle scienze politiche, alla psicanalisi, alla psicologia e alla sociologia.[11]

C’E’ UN PROGETTO?

   Nel 1945, in un suo libro (The shaping of psichiatry by war), il generale Rees, propose che metodi analoghi a quelli sperimentati in guerra, potevano attuare il controllo sociale d’intere società o gruppi, in tempo di pace. Scrive Rees: “Se proponiamo di uscire all’aperto e di aggredire i problemi sociali e nazionali dei nostri giorni, allora abbiamo bisogno di “truppe sociali” psichiatriche, e queste non possono essere le equipes psichiatriche stanziali delle istituzionali. Dobbiamo avere gruppi di psichiatri selezionati e ben addestrati che si muovano sul territorio e prendano contatto con la situazione locale nella sua area particolare”.[12]

   Dal 1947 il generale Rees fece carriera nell’apparato dell’ONU, dove creò con Sir Julian Huxley, allora capo dell’UNESCO; e secondo Brewda, un giornalista ebreo americano che è convinto che i terroristi suicidi, sia quelli che si fanno saltare in Israele, sia (se ci sono mai stati) quelli sugli aerei dell’11 settembre 2001, possano essere stati fabbricati in qualche laboratorio di guerra psicologica,[13] entrambi (Rees e Huxley) elaborarono un progetto per la selezione dei quadri nelle colonie dell’impero britannico, ormai traballante per via che si stavano, sviluppando dei movimenti di liberazione nazionale non controllati dall’imperialismo britannico, per addestrare alla futura “indipendenza” ovvero per uno sviluppo semicoloniale. Gli specialisti del Tavistock, perciò, cominciarono da allora a creare dei movimenti rivali a quelli che conducevano la lotta di liberazione nazionale: il primo esperimento avvenne in Kenya. Nei campi di prigionia taluni detenuti sarebbero stati selezionati e preparati con metodi psicologici traumatici a formare delle fazioni che si sarebbero dovuto inserire della nella rivolta che era definita dei Mau Mau. L’idea era di infiltrare il movimento di liberazione keniota con gruppi rivali, che le penetrassero e frazionassero, creando lotte intestine. I rivali dovevano usare metodi terroristici feroci, per screditare il movimento.

   Facciamo un passo indietro per capire qualcosa sul ruolo delle associazioni psichiatriche britanniche e il loro ruolo.

   Norman Montagu nel 1944 che era il governatore della Banca di Inghilterra si dimette, e cominciò ad avviare un progetto che ironicamente era collegato ai suoi ripetuti esaurimenti nervosi e ricoveri ospedalieri. Norman organizzò l’Associazione Nazionale Britannica per la Salute Mentale. Nei suoi stadi iniziali questa Associazione ebbe come sede la casa londinese di Norman. Il suo assistente presso la Banca di Inghilterra fu nominato tesoriere dell’Associazione.

   Nel 1948 l’Associazione Nazionale per la Salute Mentale di Norman radunò i leader mondiali della psichiatria e della psicologia al Congresso Internazionale sulla Salute Mentale, presso il Ministero della Salute del Regno Unito. In questo Congresso fu formata la Federazione Mondiale per la Salute Mentale, con lo scopo di gestire i servizi psicologici del pianeta. Lady Norman, l’hostess del Congresso, fu investito del potere esecutivo. Norman scelse per presidente della Federazione Mondiale il capo dell’istituto Tavistock il generale Rees.

   Le due agenzie delle Nazioni Unite con cui la Federazione Mondiale lavora di più strettamente sono la Federazione Mondiale della Sanità (FHO) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza, e la Cultura (UNESCO).

   È indicativo alcune frasi di Rees per capire il progetto:

   “1948: I Piazzisti del nostro programma di riprogrammazione delle percezioni (lavaggio del cervello di massa) devono agire nell’anonimato e segretamente. E proseguì: il risultato a cui dobbiamo puntare è fare in modo che ciò permei ogni attività pedagogica della vita nazionale…Abbiamo già compiuto una fruttuosa offensiva rispetto a tutta una serie di professioni. Ovviamente le più accessibili sono quelle del settore scolastico e la chiesa, mentre le più ostiche sono legge e medicina. Dobbiamo puntare a far sì che la psichiatria permei ogni attività educativa nella vita educativa della nostra nazione”.[14]

   “1950. Abbiamo condotto un fruttuoso contro un bel po’ di professioni. Le più facili tra queste sono naturalmente l’insegnamento e la Chiesa: le due più difficili sono la legge e la medicina… Se intendiamo infiltrarci nelle attività sociali e professionali degli altri, penso che dobbiamo imitare i fautori del totalitarismo e organizzare qualche tipo di attività da quinta colonna! … Vediamo quindi di diventare, molto segretamente, un ‘quinta colonna’ “.

LA PSICHIATRIA DI SETTORE

  La 1965, venne introdotta la Psichiatria di Settore su influenza francese, progetto che molti trovarono seducente in quanto auspicava la psicoterapia istituzionale e soprattutto proiettava all’esterno del manicomio, cioè sul territorio, l’attività degli operatori. Il Testo Ufficiale del 1960 – la cui stesura peraltro risale al 1954 – delinea il settore come l’unico strumento che strumento che consente alla psichiatria di porre in primo piano i problemi politici della genesi sociale della malattia mentale, e ciò a causa del suo inserimento del tessuto sociale e del suo aggancio alle problematiche collettive. Negli anni ’50 la Provincia di Venezia creò per prima in Italia un centro extraospedaliero per la cura delle persone che sono definite malati mentali, anticipando di fatto di quasi 25 anni la riforma Basaglia. Il Prof. Gino Pastenga, medico e scrittore affermato, che Assessore all’Igiene e alla Salute tra il 1951 e il 1956.

   In quegli anni il suo entusiasmo, la sua determinazione di giovane politico portarono la Provincia di Venezia a conquistare un primato nazionale: l’introduzione delle figura delle assistenti sociali nella struttura manicomiale di San Servolo e la creazione nel 1953 del primo Centro Psichiatrico Extraospedaliero in Italia per l’assistenza delle persone definite mentali. Nel portogruarese i servizi psichiatrici appaiono nel 1972, a Villanova di Fossalta, con un reparto decentrato  del manicomio veneziano di San Servolo, presto orientato in una generica comunità terapeutica. Ma è dal 1978, con il primario Domenico De Salvia, che si avvia la trasformazione con l’articolazione del Dipartimento di Psichiatria in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (il reparto ospedaliero) ed il Centro di Salute Mentale (CSM). Al centro della nuova organizzazione c’è dunque il CSM, una struttura aperta, frequentabile senza tante difficoltà e paure da parte di chi già soffre il disagio psichico. Ma il progetto nella messa in pratica fu imposto dall’alto (Tavistock) e fondato più su criteri tecnici che non sui reali bisogni della popolazione. C’è da sottolineare l’elevato numero di ricoveri che si registrarono a seguito della creazione di ambulatori nel territorio, che avrebbero dovuto avere una funzione profilattica di evitamento dell’esperienza negativa del ricovero. La legge \8/03/1968 n. 431 istituzionalizzando l’igiene mentale da un lato, e, dall’altro, limitando a 625 il numero massimo dei posti letto di ospedale psichiatrico si è posto come ponte giuridico per tentativi di ristrutturazione in un senso che si potrebbe definire settoriale per molti ospedali psichiatrici italiani. La psichiatria di settore viene sperimentata prima a Varese (giugno 1964) con lo psichiatra Balduzzi poi a Padova (luglio 1965) e a Torino sempre con Balduzzi e la collaborazione di De Salvia (marzo 1970) e infine a Portogruaro (1972). Provincia e Opera Pia di Torino firmano la Convenzione per l’assistenza psichiatrica che consente il distacco di operatori dagli ospedali psichiatrici per lo svolgimento dell’attività extra ospedaliera e, e modifica e integrazione della Convenzione, viene siglato nel luglio 1973 da CGIL CISL UIL un Protocollo aggiuntivo che promuoveva la settorizzazzione.

   Con la Legge 431/68 viene introdotto il concetto di ricovero volontario “per accertamento diagnostico e cura”, senza limitazioni delle libertà personali, nella direzione di un graduale superamento della condizione di ricoverato coatto. Inoltre, oltre all’apertura dei “centri o servizi di igiene mentale” con funzione numerico del personale, che doveva essere in rapporto 1 a 3; di conseguenza gli ospedali che si vollero adeguare ai parametri volsero il loro interesse verso un progetto di deospedalizzazione per affrontare i costi che tale riforma imponeva.

OGGI LA PSICHIATRIA DI SETTORE E’ FUNZIONALE AL PROGETTO DEL GEN. REES?

      Come si diceva sopra, nel 2004 viene approvata dal parlamento la legge sull’amministratore di sostegno, nel 2008 viene sancito il potere assoluto di certificazione sulle “patologie” ai medici psichiatri. Bisogna tenere conto che con questo procedere legislativo c’è il rischio che dalla perizia psichiatrica non ci possa difendere perché è un’opinione in mancanza di prove oggettive esiste, a prescindere dal fatto che essa esiste o meno poiché costituisce semplicemente la stigmatizzazione della diversità, e non dovrebbe decidere l’esito di un processo. In mancanza di prove oggettive (radiologiche, biochimiche o altro) la diagnosi psichiatrica non ha la stessa valenza di una diagnosi medica, e dovrebbe essere considerata una semplice teoria, un’ipotesi non un fatto. Nell’aula di un tribunale, essa non dovrebbe avere probatorio.

   Se vediamo le strutture coinvolte riguardano l’insieme dell’età delle persone umane (dall’infanzia alla vecchiaia) e con le diverse patologie.

   Sanità e Servizi Sociali per la parte inerente la Psichiatria, Psicologia e Servizio Sociale: Consultori familiari (Famiglia, Infanzia, adolescenza e minori in condizioni di disagio), Centri Diurni (Persone anziane), Centri di riabilitazione (Disabilità), Sert e Comunità (Dipendenze), Centri di Igiene Mentale (Salute Mentale) e le strutture operanti nel campo della marginalità sociale e dell’immigrazione.

   Scuola: Neuropsichiatria infantile, psicologi dell’età evolutiva, psicoterapeuti ecc.

   Giustizia per la parte inerente alla Psichiatria, Psicologia e Servizio Sociale: Tribunale dei Minori, Case-famiglia, Amministrazione di sostegno, Dipartimento di amministrazione penitenziaria e carceri.

   Per una comprensione maggiore di avvenimenti come quelli emersi inerenti gli affidi e l’uso dei TSO bisogna vedere l’attività sotterranee delle varie caste e dei poteri forti sui vari piani: da quello storico informativo per avere un analisi concreta, sia sui livelli istituzionali coinvolti e che sulle strategie attuate della metodologie usate come quella Tavistock che del controllo e della degenerazione sociale guidata, fino alla comprensione di quali sono gli strumenti di governo sotterraneo, della gestione infiltrata e autenticamente totalitaria del braccio politico e sociale nella società e nella medicina. Bisogna capire come viene attuato il controllo delle più minute formazioni sociali come la famiglia e sono gestiti i minori mediante la formazione e gestione dei minori. Capire come gli individui attenzionati vengono accerchiati e l’uso delle case-famiglia. Bisogna capire i metodi Tavistock e i modelli formativi usati dai sociologi, dagli psicologi, e dagli assistenti sociali.

   In sostanza bisogna capire questo progetto di controllo della politica che passa attraverso lo svuotamento della Costituzione, la scalata nelle amministrazioni e nei gangli dello Stato, il finanziamento e il potenziamento di organizzazioni ed associazioni riconducibili (od orientate ed in parte eterodirette) dai centri nevralgici di questo progetto.

   Per attuare questo progetto sono stati arruolati personaggi delle Élite militari, psichiatri, che sono funzionali a un ruolo di controllo e disancoramento della legalità costituzionale.

  Questo progetto va fermato con precise scelte politiche sappiano coinvolgere le masse popolari, partendo da una pubblica denuncia. Non si può ipotizzare un avvio di trasformazione democratica della società senza sconfiggere questo progetto.

   Ebbene quello che rimane dello “stato sociale” si sta evolvendo verso una prospettica di controllo integrale. Le questioni del mondo militare e della psichiatria c-militare arruolata, della magistratura infiltrata, delle caste politiche delle varie organizzazioni criminali collegate ai poteri forti, devono essere analizzate per comprendere e combattere meglio questo Progetto sotterraneo, le attività della P2, P3, P4, Supergladio (chiamiamo così una componente fondamentale di questo progetto, che va oltre alla quella che era stato la Gladio) e criminalità organizzata.

   Voglio precisare che questa analisi non ha l’ambizione di essere totalizzante e perciò non si riferisce mai alle componenti statuali e attività pubbliche e private che conservano il loro fine lecito ed il loro deontologico orientamento.

   Si può ipotizzare che c’è stata la sostituzione di una struttura e dei suoi uomini (vecchia P2), con l’avvio di progetto che comporta lo svuotamento delle istituzioni democratiche (borghesi) a partire dal Parlamento, con il passaggio necessario per l’attuazione di questo progetto il controllo degli apparati e dei gangli dello Stato, e l’intervento massivo su partiti, informazione e formazione degli uomini.

   Gli operatori, piccoli, medi e grandi della disinformazione, incistati e sparsi ad arte anche nella rete, tentano, di difendere il velo.

   Per ripetere la definizione di Supergladio non bisogna intendere   una struttura ben definita, ma una sorta di network composto da psichiatri deviati che agiscono in cordata, una quota di vertici militari, magistrati, politici, psichiatri quota di massoni deviati, psichiatri  infiltrati, utilizzati e gestiti dai servizi segreti, frange importanti delle forze armate e  di polizia, alti funzionari statali, una area di professionisti e associati legati in particolare alle attività forensi o sociali.

   Si può ipotizzare l’esistenza di un sub progetto eterodiretto a livello internazionale a livello internazionale.     

   Negli anni Sessanta, l’istituto collaborò attivamente con i servizi segreti britannici e la CIA nel progetto MK-Ultra,[15] che aveva iniziato a diffondere le droghe  psichedeliche tra i giovani partecipanti al  vasto movimento contro la guerra del Vietnam,[16] le sostanze stupefacenti più utilizzate sui giovani erano quelle sintetiche, come LSD, poiché l’obiettivo dei servizi segreti era quello di sperimentare nuove tecniche di ingegneria sociale mediante l’uso di sostanze chimiche.[17] In seguito allo scoppio dello scandalo sul progetto MK-Ultra,[18] con cui l’opinione pubblica venne a sapere la CIA stava portando avanti un programma di sperimentazione illegale (esperimenti con droghe, radiazioni, tecniche di ipnosi, abusi verbali e sessuali, e altre esperienze traumatizzanti) su ignari cittadini,[19] questo tipo di studi venne ufficialmente interrotto. Tuttavia, nel 1967, mentre la direzione del gruppo di psicologici del Tavistock era stata affidata all’economista Andrew Shonfield (collaboratore straniero del Financial Times del RIIA),[20] Ronald David Laing, uno psichiatra militare dell’istituto, pubblicò un saggio dal titolo The Politics of Experience, dove esaltò apertamente la schizofrenia e l’uso della droga, sostenendo che “la demenza è l’unica forma di sanità”.[21]

   Negli anni a seguire la CIA venne travolta da altri gravi scandali, da cui emerse chiaramente la sua responsabilità nella diffusione di tonnellate di droga come l’eroina per i soliti fini di ingegneria sociale. Emerse che la CIA condusse deliberatamente centinaia di migliaia di giovani verso la tossicodipendenza e la morte per overdose.[22]

TAVISTOCK, CIA MK-ULTRA

   Attualmente il Tavistock è un centro di “eccellenza” nel campo della manipolazione mentale e i suoi esperti contribuiscono a istruire i gruppi di potere sul tipo di perturbamento sociale da mettere in atto passo dopo passo per ottenere i mutamenti socio-culturali desiderati (dal potere) senza alcuna opposizione da parte della popolazione.[23] Nel 1989, per esempio, il Tavistock viene scelto come sede per una serie di conferenze che avevano come tema “Il ruolo delle Organizzazioni non governative nell’indebolire gli stati nazionali” e i documenti con le relazioni delle conferenze sono stati pubblicati nel 1991 sulla rivista Humans Relations. [24]

   In conclusione, il panico sociale generalizzato dalla crisi finanziaria internazionale (e attualmente dalla pandemia) e lo stato di quiescenza da cui riemerge con violenza non appena qualche governo o le masse popolari tentano  di opporsi all’agenda dei poteri forti, è stato concepito a tavolino per piegare sistematicamente qualsiasi forma di resistenza popolare.  


[1] Gioele Magaldi, Massoni società a responsabilità illimitata, Chiarelettere, Milano, p. 107.

[2] John Coleman,  The Tavistok Institute of Human Relations, Global Review Publications, New York, 2006.

[3] Gioele Magaldi, Massoni società a responsabilità illimitata, Chiarelettere, Milano, p. 110.

[4]                                                                                            C.s.

[5] John Coleman,  The Tavistok Institute of Human Relations, Global Review Publications, New York, 2006.

[6] Gioele Magaldi, Massoni società a responsabilità illimitata, Chiarelettere, Milano, p. 107.

[7] Epiphanius, Massoneria, e sette segrete, Controcorrente, Napoli, 2002.  

[8] Gioele Magaldi, Massoni società a responsabilità illimitata, Chiarelettere, Milano, p. 107.

[9] Epiphanius, Massoneria, e sette segrete, Controcorrente, Napoli, 2002.  

[10] Gioele Magaldi,  Massoni società a responsabilità illimitata, Chiarelettere, Milano, p. 109.

[11] Epiphanius, Massoneria, e sette segrete, Controcorrente, Napoli, 2002., p. 887.

[12] Maurizio Blondet, chi comanda in America, EFFEDIEFFE, 2002, p. 154.

[13] Joseph Brewda, Israeli psichiatrists and hamas terrorists: case study on how terrorists are manufactured, ottobre 2001.

[14] http://paoloferrarocdd.altervista.org/non-era-basaglia-progetto-tavistock…

[15] John Coleman,  The Tavistok Institute of Human Relations, Global Review Publications, New York, 2006.

[16] Nell’estate del 1967 la CIA avviò una grande covert operation. L’operazione si chiamava in codice CHAOS, chiusa ufficialmente nel 1974.  Consisteva nell’infiltrare, a scopo di provocazione, propri agenti o fiduciari all’interno di gruppi, associazioni e partiti dell’estrema sinistra extraparlamentare in Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Repubblica Federale Tedesca. In sostanza con la diffusione delle droghe sintetiche si tentò di inquinare il vasto movimento studentesco presente nei paesi imperialisti occidentali.

[17] Epiphanius, Massoneria, e sette segrete, Controcorrente, Napoli, 2002., p. 889.

[18] Tim Weiner, Sidney Gottlieb 80, Dies, Took LSD to C.I.A., Ney York Times, 10 marzo 1999.

[19] The Church committee report, relazione della commissione del Senato degli Stati Uniti d’America sulle attività svolte dal governo e dai servizi segreti, 1975, pp. 385-422, e J. Marks,  The Search for the “Manchurian Candidate”, The CIA and Mind Control, Times Books, New York, 1978,  Project MKUltra, the Central Intelligence Agencys Program of Research into Behavioral Modification.   

[20] La Recording Industry Association of America o RIAA (alla lettera Associazione Americana dell’Industria Discografica) è stata fondata nel 1952.

[21] R. D. Laing, The Politics of Experience, The birth of paradise, Penguin Books, Londra, 1990 ;   Epiphanius, Massoneria, e sette segrete, Controcorrente, Napoli, 2002., p. 889.

[22] Giovanni Minoli,  Operazione Blue Moon, eroina di stato, video documentario RAI Storia, https://www.youtube.com/watch?v=kywmDZVjTnw

[23] Daniel Estulin, Tavistok Institute: Social Engineering the Masses, Trine Day, Walterville (Oregon), USA, 2015.

[24] Marco Pizzuti,  evoluzione non autorizzata,  EDIZIONI IL PUNTO D’INCONTRO, Vincenza, 2016, p. 208.