ALCUNE TEORIE SULLE POSSIBILI ORIGINI DEL CORONAVIRUS

•aprile 4, 2020 • Lascia un commento

 

   A differenza di quanto credono in molti, il Coronavirus non e “recente”. Questa tipologia di virus, come si legge su Wikipedia[1], è stata scoperta negli anni ’60 tramite lo studio delle cavità nasali affetti da un raffreddore.

   La diffusione di un nuovo ceppo di virus è avvenuto a partire dal 31 dicembre 2019. È iniziata nella città di Wuhan, in Cina.

   Sono molti i dubbi relativi a questo virus: sappiamo che può essere trasmesso da uomo a uomo, ma non sappiamo quali siano le esatte modalità trasmissione né quanto possa effettivamente essere pericoloso

   Ma i dubbi riguardano per lo più le origini del Coronavirus.

   Gli scienziati che si sono espressi in merito, sostengono che la malattia sia iniziata nel mercato alimentare di Wuhan, dedicato alla vendita di vendita di animali selvatici.

   L’animale “colpevole” di aver iniziato questa epidemia sarebbe il Bungarus Multicincus, un serpente velenoso venduto in quel mercato.

   Altri, invece, sostengono che il Coronavirus sia nato da l’unione di un virus di un pipistrello e di un altro virus di origine sconosciuta. Quindi il serpente sarebbe più probabile, ma avrebbero “colpe” anche i pipistrelli.

   Ma perché proprio il mercato di Wuhan? Si ritiene che una prima versione del virus si sia sviluppata lì poiché i primi uomini infetti dal virus lavoravano in quel mercato.

   La spiegazione non viene ritenuta sufficiente, né ci sono prove concrete che la sostengono. In più ci sono dubbi piuttosto reali in merito a tale spiegazioni:

    I primi contagi, nel novembre del 2019 sarebbero avvenuti tra gruppi di persone che non avevano mai frequentato quel mercato.

   In Italia e nel mondo si sono diffuse delle teorie piuttosto interessanti. Tuttavia, bisogna sottolineare che nessuna di queste ha portato prove certe:

  1. Paolo Liguori del TCom24, ha sostenuto di aver saputo da fonti attenibili che il virus “nasce da un laboratorio di Wuhan”.[2] Qui si condurrebbero, secondo il giornalista, degli esperimenti militati super segreti e il Coronavirus sarebbe un’arma batteriologica sfuggita al controllo dei cinesi. Questa notizia è stata supportata dal Washington Times.[3] Testata che ha posto come scontata la tesi secondo cui il virus abbia origine militare. Il giornale avrebbe ricevuto la notizia da un ex ufficiale dei servi segreti di Israele,[4] la notizia di un laboratorio segreto sarebbe già “rivelata” nel 2017 da Nature,[5]una delle più importanti riviste scientifiche esistenti.
  2. Durante una puntata di Coffe Break (trasmissione di La7), sono stati sollevati dubbi sugli USA. Il filosofo Diego Fusaro, fondatore di Vox Italia, ha sostenuto che il Coronavirus si sia diffuso in un momento di forte tensione tra USA e CINA.[6] Sarebbe stato creato per mettere in ginocchio la nazione cinese, usando come arma per raggiungere tale scopo la guerra batteriologica.
  3. Secondo alcuni, il Coronavirus sarebbe stato creato da un istituto di ricerca inglese, il Pierbright Institut, che si occupa della produzione dei vaccini.[7] In pratica sarebbe trasmesso il virus con lo scopo di diffondere, al momento giusto, il vaccino per la cura per la cura dello stesso. Secondo fonti ufficiali, il brevetto fa riferimento ad una forma indebolita di Coronavirus, che riguarda per lo più la prevenzione di malattie di uccelli e di altri animali.
  4. Ci sono ambienti USA di estrema destra che accusano Bill Gates di aver finanziato il Pierbright Institut e “previsto l’epidemia, aggiungendo che arriverebbe ad uccidere 65 milioni di persone.[8] Non sono pochi quelli che associano lo sviluppo di tali epidemie alla volontà, di alcuni poteri “sconosciuti” e sovranazionali, di diminuire sostanzialmente la popolazione. Tra questi, troviamo soprattutto coloro che credono nella minaccia del Nuovo Ordine Mondiale.
  5. Un ulteriore punto di vista riguarda le elezioni in Iran. Circola insistentemente una voce secondo la quale gli USA avrebbero diffuso il Coronavirus in Iran durante il periodo elettorale per evitare che la gente si recasse alle urne.[9] L’uccisione del generale Soleimani da parte degli USA, tra le conseguenze politiche che ha voluto determinare, è stata la decisione da parte dell’amministrazione Trump di revocare lo storico accordo sul nucleare tra Obama e Hasan Rouhani, presidente iraniano. Il Coronavirus si è diffuso in Iran, da Qom, ad altri centri urbani, come Teheran e Arak. In particolare quest’ultima ospita uno dei più importanti siti nucleari iraniani.

   C’è da aggiungere che ci sono interpretazioni geopolitiche collegate all’economica. Nella sostanza all’opposizione al progetto “Via della Seta” che punta a coinvolgere 65 paesi che raccolgono circa il 65% della popolazione mondiale e il 40% del Pil. Da almeno 10 anni in Europa è aperta una gara per attirare tantissimi soldi in arrivo dalla Cina. In questa gara, l’Italia è sul podio dal 2017 alle spalle di Germani e Francia. Ad inizio 2019 l’export agroalimentare Made in Italy verso la Cina aveva fatto registrare +20%, su base decennale si registra invece un incredibile +254%. In questo quadro geopolitico, logica vuole che l’amministrazione Trump e i suoi alleati storici (Israele in primis), non possono più permettersi di stare a guardare.

   La Via della Seta, i rapporti sempre più stretti con la Cina e la Russia, insomma il progetto Eurasia mina le fondamenta dell’egemonia americana in Europa. “Guardando anche ad occhio nudo una carta geografica diventa di chiara evidenza che la realizzazione di tale ambizioso progetto metterebbe definitivamente fuori gioco gli Stati Uniti a cui, per sventare tale pericolo, non resterebbe altra via che generare il caos”.[10]

   Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito cessa ufficialmente di essere uno Stato membro dell’Unione Europea e dell’Euratom. A marzo 2020, secondo un portavoce del ministero degli esteri di Pechino l’origine del coronavirus non sarebbe legata a errori di vigilanza e contenimento delle autorità cinesi nella città del presunto ‘focolaio zero’, ma a una contaminazione arrivata dall’esterno, per la precisione dagli Usa. “Gli Stati Uniti devono essere trasparenti! E devono pubblicare i loro dati! Gli Stati Uniti devono darci una spiegazione”,[11] attacca su Twitter uno dei portavoce del governo, Zhao Lijian. Riassumiamo quindi un attimo: “La Cina supera di gran lunga gli Stati Uniti nel numero dei brevetti registrati e produce almeno otto volte più laureati Stem [Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica] all’anno rispetto agli Stati Uniti, guadagnandosi lo status di miglior contributore alla scienza globale. Una vasta gamma di nazioni in tutto il Sud globale ha sottoscritto accordi per entrare a far parte della Bri, che dovrebbe essere completata nel 2049”.

    Bisogna dire che il Coronavirus non è stata l’unica epidemia e pandemia che sono scoppiate negli ultimi tempi. Dal virus HIV/AIDS degli anni 80/90 alla SARS del 2003, dall’influenza aviaria del 2013 all’attuale Coronavirus Covid 19, ha fatto avanzare diverse ipotesi scientifiche sull’origine di queste mutazioni, tutte comunque riconducibili al tipo di sviluppo distorto generato da un capitalismo selvaggio generato da un capitalismo in decomposizione. Alcuni autori hanno chiamato in causa, come fattore favorevole allo sviluppo dei virus e alle loro mutazioni, il sovraffollamento presente nelle grandi megalopoli moderne con decine di milioni di abitanti, altri hanno parlato di un rapporto cambiato fra specie umana e specie animali, a causa degli allevamenti intensivi e della presenza nelle grandi città di volatili che non c’erano prima, dai pipistrelli si gabbiani. Tutte conseguenze queste di un rapporto alterato fra genere umano e mondo naturale in un’era che gli esperti definiscono “antropocene”[12] o, per meglio dire, “capitalocene”.[13] Per non parlare poi dell’inquinamento atmosferico, o, meglio, della presenza nell’aria delle polveri sottili che costituiscono un ottimo veicolo per la diffusione del virus nell’ambiente. Una circostanza questa che potrebbe spiegare la diffusione in pianura padana rispetto alle regioni del Sud

   Tuttavia non è possibile non rilevare una serie di coincidenze la cui importanza è tutta da chiarire.

   Come si diceva prima l’urbanizzazione a livello mondiale si sta espandendo mostruosamente, le megalopoli abitate da milioni e milioni di abitanti, concentreranno al loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista.

   L’attuale tendenza all’interno delle metropoli capitaliste dell’accentuazione delle differenze di classe e il costante e continuo azzeramento dei servizi sociali portano ad accentuare il conflitto di classe, dentro un quadro del restringimento costante e continuo delle tradizionali mediazioni riformiste sia a livello politico sia a livello sindacale.

   In questo contesto le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle “ostili” o semplicemente “complici” senza il rischio di forti perdite o di addirittura di ritirate come nelle banlieue francesi. L’utilizzo dell’esercito condotto con armi convenzionali diventa controproducente, poiché potrebbe far scatenare di più le folle, e in più ci sono gli inconvenienti a livello politico.

   In merito a questo problema un ricercatore meridionale Antonio Camuso in un articolo[14]  ipotizza che l’attuale utilizzo dell’esercito nelle città italiane, faccia parte di progetti condotti dalla NATO e riguardanti l’utilizzo degli eserciti regolari nelle megalopoli del futuro.

   Si tratterebbe di un progetto che si chiamerebbe NATO UO 2020 prodotto da un gruppo di studio che si chiamerebbe SAS 30 Urban Operations in the 2020, al quale avrebbero partecipato dal 1998 esperti di sette nazioni della NATO (Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e U.S.A).[15]

   L’UO 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri, le loro caratteristiche e capacità. Lo studio ipotizza l’andamento entro l’anno 2020, il 70% della popolazione mondiale dovrebbe superare i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città incrementando l’urbanizzazione, e con relativa crescita della povertà incrementando conseguentemente le tensioni sociali.

   Perciò, da parte dei paesi imperialisti, necessita una presenza militare su periodi prolungati. Ma questo necessariamente entrerà in contraddizione con le richieste da parte del mondo politico per azioni rapide, decisive e chirurgiche.

   D’altro canto, un uso tradizionale dell’esercito magari inviato all’ultimo momento potrebbe essere controproducente e, quindi, per questo motivo nell’UO 2020 si consiglia di iniziare gradualmente ad utilizzare l’esercito in funzione di ordine pubblico all’avvicinarsi della crisi mondiale ipotizzata per il 2020. Ebbene siamo arrivati al 2020 e gli scenari ipotizzati nel rapporto NATO si rivelano forse un tantino esagerati, ma la accomodazione contenuta nell’ultima parte “sull’esercito in funzione di ordine pubblico”, già operante in Italia da diversi anni, potrebbe subire una accelerazione proprio in occasione dell’emergenza coronavirus, segnando una ulteriore militarizzazione del territorio.

. La Storia ci dirà che questo coltello verrà utilizzato per degli scopi che si sono sempre ripromessi le élite, cioè arrivare ad un potere assoluto, totalitario. Ristabilire un nuovo paradigma sociale, che veda una riduzione dell’autonomia dell’autodeterminazione da parte delle masse, e una concentrazione di potere e di ricchezza al vertice.

   Esistono tante altre coincidenze dà rilevare.  Quali la presenza a Wuhan di un biolaboratorio dove scienziati cinesi, in collaborazione con la Francia effettuano studi sui virus letali.[16]  Nel luglio 2015 l’Istituto Pierbright (britannico come si diceva prima) ha brevettato negli USA “Coronavirus attenuato”.[17]  Nell’ottobre 2019 il Johns Hopkins Center for Health Security ha effettuato a New York una simulazione di pandemia da Coronavirus prevedendo una scenario che, se si verificasse, provocherebbe milioni di morti.[18] Un mese prima dei Giochi delle Forze Armate nella città cinese, si tennero esercitazioni militari per simulare una possibile minaccia batteriologica chiamata “Coronavirus”.[19] A quei Giochi che si tennero a Wuhan dal 18 al 27 ottobre parteciparono circa 300 atleti dagli Stati Uniti. Il 12 marzo 2020, come si diceva prima il portavoce del Ministero degli Esteri Cinese Zhao Lijian ha avanzato il sospetto che il paziente zero sia stato un soldato USA e ha chiesto agli USA maggiore “trasparenza” in merito.[20] Ufficialmente non esistono prove che fra questi avvenimenti e la pandemia da Coronavirus ci sia una precisa relazione di causa-effetto tuttavia e necessario ricordare che la guerra batteriologica è una possibilità prevista nei trattati sulla guerra moderna.

   Come si spiega la differenza nel comportamento dei veri governi in occasione delle altre recenti epidemie e nella attuale da Covid 19? Il fatto è che questa epidemia è il prodotto di una crisi generale del capitalismo in corso dalla metà degli anni ’70 e nello stesso tempo, un fattore di accelerazione di questa crisi. Anche rimanendo nella sola Europa la differenza fra le misure prese dai diversi governi è stata notevole a partire dal caso della Gran Bretagna post Brexit che ha rimandato al massimo le decisioni, forse pensando a una soluzione improntata al darwinismo sociale (da seguaci dell’Eugenetica) ovvero alla selezione “naturale” (si fa per dire ovviamente) operata dal virus nei confronti dei soggetti più deboli, anziani, soggetti già affetti da altre patologie ecc. Anche le differenze nelle misure adottate dai governi tedesco e italiano nell’emergenza si possono spiegare se consideriamo la loro struttura economica. La Germania è un capitalismo forte e concentrato con una potente struttura industriale votata all’esportazione. Mettere in pericolo la produzione di questa grande industria è impossibile e fuori discussione. L’Italia invece è un capitalismo più debole, in cui la grande industria è stata praticamente smantellata e dove esiste un pletora di “classe media” come ristoratori, albergatori, piccoli imprenditori, lavoratori autonomi ecc. Saranno proprio questi a subire gli effetti più devastanti della crisi, molti saranno costretti a chiudere, dando il via a un imponente processo di concentrazione capitalistica, i cui effetti sono, al momento, imprevedibili.

   In Italia la situazione è stata resa più pesante dagli ingenti taglia alla sanità operati da tutti i governi negli ultimi decenni e dai finanziamenti accordati alla sanità privata a scapito di quella pubblica, a partire proprio dalle privatizzazioni favorite dalla Regione Lombardia da Formigoni in poi. Mentre, al contrario, nella situazione di emergenza la classe operaia ha riacquistato visibilità, concretezza e forza nel conflitto: gli scioperi che si sono succeduti in diversi stabilimenti hanno chiarito che gli operai non ci stanno a morire per il profitto, costringendo il governi a emanare una serie di misure, insufficienti comunque e peraltro non applicate nella maggioranza delle fabbriche.


   Ci sono altre considerazioni da fare su questa situazione. Al vertice vediamo nuovi protagonisti, tutti quelli che hanno il controllo della Salute come l’Organizzazione mondiale della Sanità, i medici, i ricercatori. Una categoria laica che sta scalando le posizioni del Potere e del prestigio prendendo il posto della Chiesa che si è sempre data per fine il controllo su vita, salute e morte delle persone. Un’altra categoria emergente sono i militari, gli apparati di sorveglianza sociale, soprattutto in quei paesi dove si è riusciti a coltivare una vasta popolazione di reclusi. Questa coalizione di forze scientifiche, religiose e militari assumono oggi un ruolo fondamentale per consolidare questa nuova architettura politico-sociale, facendo 100 passi avanti contro la democrazia borghese ormai in declino, per poi, magari, fare un passo indietro per dare l’impressione che si torni alla normalità, alla democrazia.


   Nell’Olimpo dei dominanti poi ci sono i media. Agiscono unanimemente, nessuna voce fuori dal coro. Il minimo di critica non c’è. Non si fa parlare alcuna voce dissidente. Abbiamo il caso impressionante della Dottoressa Gismondo, diffidata da un trio di virologicari all’OMS, tra i quali il noto Roberto Burioni, per aver detto “stiamo tranquilli”, è un’influenza come tutte le stagioni, i dati sui morti, sui contagi sono falsificati, sono assommati in un’unica lista mortuaria, ribadendo delle cose che all’estero il virologo tedesco Wolfgang Wodarg ha spiegato, ed è stato ascoltato. A questa ricercatrice, direttrice del reparto di Virologia dell’Ospedale Sacco di Milano, ovviamente pubblico, è stata addirittura indirizzata una diffida legale. I media, quindi, consolidano questo nuovo aspetto del pensiero unico.[21]


    Acquisiti certi risultati che si possono dedurre dalle strade vuote, dalla popolazione intera gente reclusa in gabbie neanche più virtuali, le élites non rinunceranno a queste conquiste. Come i vampiri, una volta assaggiato il sangue, non sopravvivrebbero se dovessero rinunciarvi. Proviamo a pensare a cosa produrrà questa reclusione a livello non solo italiano o europeo ma mondiale. Miliardi di persone chiuse in casa che ne usciranno menomate, in depressione, obese, senza difese immunitarie dal momento che non hanno avuto il beneficio del Sole che gli assicura la vitale vitamina D, senza movimento per settimane se non mesi, senza rapporti sociali. E pensare che mentre la popolazione deve rinchiudersi tra quattro mura, rinunciare alla luce del giorno, all’aria pulita della natura. Tutti noi reclusi, dietro a virtuali sbarre, loro, che hanno il compito di sorvegliarci e di punirci al tepore e alla luce del sole. Una discrepanza che dice già tutto sullo Stato prossimo venturo. Ci guadagneranno le case farmaceutiche, la classe medica e farmaceutica che ha perso la sua verginità, e non da oggi, ma assurge a nuovo supporto del potere grazie alla visibilità e autorevolezza che ha assunto nel dettare alla politica quanto ritiene opportuno. Un potere decisionale che passa dalla politica degli eletti ai cosiddetti “tecnici”. Avevano cominciato con Monti.

   Certamente ci sarà una accelerazione della crisi già in corso. Fra giochi di borsa e politiche monetarie e espansive i grandi gruppi finanziari troveranno il modo di incrementare la loro ricchezza. Le grandi multinazionali si concentreranno ancora di più per aumentare i loro profitti. La concentrazione provocherà il fallimento di tante piccole e medie imprese con conseguente aumento esponenziale della disoccupazione. Il debito pubblico e privato aumenterà ulteriormente e verranno messe in cantiere opere pubbliche distruttive per l’ambiente ì, come la TAV o il TAP. Riprenderanno le tendenze sovraniste che invocheranno la chiusura dei confini con le relative coreografie patriottarde, anche se è ormai difficile rimettere in discussione a divisione internazionale del lavoro che si è affermata negli ultimi decenni (come questa pandemia ha messo in evidenza che in Italia non si producono più neanche le mascherine). Perciò la tendenza attuale è quella di imporre forme di governo autoritarie e decisioniste fino a invocare la militarizzazione della società.

   Per questo motivo ritengo a fronte a una possibile radicalizzazione dello contro sociale bisogna prospettare come sbocco una fuoriuscita da un modo di produzione capitalistico sempre distruttivo e mortifero.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Orthocoronavirinae

[2] https://www.tgcom24.mediaset.it/2020/video/paolo-liguori-questo-virus-nasce-in-un-laboratorio_13934963.shtml

[3] https://www.washingtontimes.com/news/2020/mar/20/china-hid-coronavirus-admonished-whistleblowers/

[4] https://www.washingtontimes.com/news/2020/apr/1/the-latest-experts-say-virus-could-kill-up-to-2400/

[5] https://www.iltempo.it/esteri/2020/01/31/news/coronavirus-laboratorio-wuhan-origine-virus-agente-patogeno-articolo-nature-dubbi-virus-cina-1274153/

[6] https://www.la7.it/coffee-break/video/coronavirus-diego-fusaro-viene-trascurato-il-retroscena-politicosiamo-nel-tempo-delle-guerre-30-01-2020-304866

[7] https://pagellapolitica.it/bufale/show/971/no-il-coronavirus-sars-cov-2-non-%C3%A8-stato-brevettato-dal-pirbright-institute

[8] https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/14/coronavirus-bill-gates-a-una-conferenza-nel-2015-un-virus-altamente-contagioso-uccidera-milioni-di-persone/5736746/  

[9]  https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-tra-due-fuochi-25475

[10] http://www.vita.it/it/blog/global-trends/2017/09/12/il-nuovo-grande-gioco-centro-asiatico/4383/

[11] https://www.libreidee.org/2020/03/guerra-usa-cina-per-legemonia-litalia-virus-e-una-preda/

[12] Sarebbe il termine con cui si definisce l’epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana, con particolare riferimento all’aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera.

[13] Il Capitalocene è, quell’epoca il cui inizio è databile nel lungo XVI secolo (secondo la periodizzazione braudeliana – ma si tratta di un’impostazione molto distante da quelle mainstream, che tendono a vedere l’inizio della nuova epoca, l’Antropocene, di volta in volta con l’invenzione della macchina a vapore, con il primo test della bomba atomica, o, addirittura, con l’introduzione dell’agricoltura) e la cui caratterizzazione è, dal punto di vista teorico, il dualismo cartesiano (la visione di una natura-risorsa), e, dal punto di vista politico-economico, il modo di produzione capitalistico – la Modernità sarebbe la vicenda complessiva di una costruzione concettuale fondata contemporaneamente sulla razionalità riflessiva, che divide umano e naturale, e sul capitalismo, che ha prima prodotto e reso poi operativa questa distinzione e che può essere definito come un modo di organizzare la natura stessa, un’ecologia-mondo.

[14] http://www.puhliantagonista.it/osserbalcanibr/fut_2_mil_2htm

[15] ftp://ftp.rta.nto.int/PubFullText/RTO/TR/RTO-TR-071/TR-071-SSTPC.pdf

[16] https://m.dagospia.com/volete-sapere-dov-e-l-unico-laboratorio-in-cina-dove-e-possibile-studiare-il-virus-proprio-a-wuhan-224960

[17] https://www.agricolae.eu/coronavirus-infodemia-piu-della-pandemia-le-coincidenze-animano-web-inizia-rischio-recessione-rimetterci-anche-made-italy/

[18] Manlio Dinucci, Pandemia del virus della paura, Il Manifesto, 25 febbraio 2020.

[19] https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/coronavirus-quella-strana-esercitazione-militare-a-wuhannel-settembre-2019_15064363-202002a.shtml

[20] https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/03/13/coronavirus-sospetti-pechino-paziente-zero-fosse-soldato-usa_H5uGzqTfdDA8AmP5Wxn11J.html

[21] Pensiamo al caso inerente al blog Byoblu. Il ‘Patto Trasversale per la Scienza‘ creato da Roberto Burioni, ha infatti chiesto alla magistratura di oscurare il canale di informazione creato da Claudio Messora. L’accusa? Aver ospitato le tesi esposte dal nanopatologo dott. Stefano Montanari, scienziato di livello internazionale che ha attirato su di se molte accuse negli ultimi anni passati per il suo pensiero in controtendenza sui vaccini. https://www.radioradio.it/2020/03/messora-byoblu-contro-burioni-patto-per-la-scienza-montanari-coronavirus/?cn-reloaded=1

OPERAZIONE STAR GATE

•marzo 27, 2020 • Lascia un commento

    Nel 1995 la CIA dichiarò pubblicamente il suo interesse verso la cosiddetta osservazione a distanza (RV)[1], ovvero la capacità di spiare telepaticamente luoghi lontani. All’epoca dell’annuncio sul proprio ruolo in questo ambito, la CIA e il Dipartimento della “Difesa” USA si occupavano della RV (gli studi preliminari ufficialmente erano cominciati nel 1972) e la DIA (Defense Intelligence Agency)[2].

   Nel 1995 la CIA declassificò e rese disponibili a Russel Targ documenti riguardanti il finanziamento da parte dell’Agenzia al proprio programma degli anni ’70 presso lo Stanford Research Institute di Melano Park California[3]. Il 6 settembre 1995 l’Ufficio Affari Pubblici della CIA rilasciò la seguente dichiarazione, riguardante il suo ruolo nella osservazione a distanza.

   Come da Mandato del Congresso, la CIA sta rivedendo le informazioni disponibili e i passati programmi di ricerca inerenti ai fenomeni parapsicologici, in particolare modo la “Osservazione a distanza”, onde determinare se possano dimostrarsi di qualche utilità per la raccolta di informazioni sensibili.

   Negli anni ’70 la CIA ha finanziato la ricerca in tale ambito. All’epoca si stabilì che il programma, da sempre considerato teorico e controverso, non fosse particolarmente interessante.

   Nel giugno 1995 l’ufficio Ricerche e Sviluppo della CIA incaricò l’American Institute of Research (AIR) di condurre una revisione del proprio programma Star Gate[4].

   La missione inziale di Star Gate aveva un triplice scopo:

  1. Valutare analoghi programmi stranieri nel campo della osservazione a distanza.
  2. Tramite gli appaltatori condurre la ricerca sull’esistenza, nonché sugli effetti, di questo effetto.
  3. Indagare e verificare il potenziale della RV come strumento di intelligence.

   In virtù di un cambio della politica relativa al campo di ricerca, tutti i programmi RV furono sospesi nella primavera del 1995. Ad ogni modo, in occasione di precedenti esperimenti i risultati di molteplici osservazioni venivano riassunti in rapporto di tre o quattro pagine, che venivano poi inoltrati all’agenzia che aveva originariamente commissionato l’osservazione. Tuttavia, dal 1994 in avanti, alle agenzie destinatarie dei rapporti RV fu richiesto formalmente di valutare l’accuratezza ed il valore dei contenuti a quanto pare, i risultati non erano conformi ai più aggiornati requisiti standard di intelligence.

   In merito alla revisione dell’AIR “Per valutare il programma di ricerca si è contenuto un gruppo di specialisti ‘di prim’ordine’, comprendente due noti esperti di parapsicologia: la D.ssa Jessica Utts, docente di statistica presso la University of California di Davis, ed il Dr. Raymond Hyman docente di Psicologia presso la University of Oregon. Oltre che in virtù delle loro credenziali, i due sono selezionati per rappresentare entrambe le posizioni in merito al controverso ambito del paranormale: la D.ssa Utts ha pubblicato articoli che danno un’interpretazione positiva, mentre il Dr.Hyman è stato scelto per rappresentare una posizione più scettica”.[5]  

   In merito agli studenti di ricerca sulla RV condotti in vari laboratori il riassunto esecutivo dell’AIR traeva le seguenti conclusioni:

  1. Si è comprovata un’attività di laboratorio statisticamente rilevante, nel senso che gli esiti positivi ricorrono con maggiore frequenza rispetto a dinamiche casuali.
  2. Non è chiaro se sia possibile attribuire in modo inequivocabile gli esiti osservati alla capacità paranormale dei soggetti praticanti le osservazioni a distanza, invece che alle peculiarità dei valutatori e dell’obiettivo o ad altre peculiarità dei metodi impiegati. L’impiego degli stessi soggetti praticanti la osservazione a distanza, dello stesso valutatore e delle stesse fotografie dell’obiettivo rende impossibile individuare i loto risultati indipendenti.
  3. Non sono stati forniti riscontri imputabili a fenomeni chiaramente che le cause degli esiti positivi siano imputabili a fenomeni paranormali; gli esperimenti di laboratorio non hanno individuato le origini o la natura del fenomeno della osservazione a distanza.

   Per determinare il valore operativo della osservazione a distanza nella raccolta di informazioni sensibili, l’AIR ha applicato una strategia basata su tre parametri:

  1. In primo luogo si è esaminata la letteratura di ricerca pertinente onde stabilire se le condizioni applicate durante la raccolta di informazioni consentano la RV.
  2. In secondo luogo sono stati ascoltati membri dei tre gruppi implicati nel programma: utilizzatori finali delle informazioni; i soggetti praticanti l’informazione a distanza e il direttore del programma
  3.  In terzo luogo si sono valutate ottenute dai giudizi degli utilizzatori finali sull’accuratezza ed il valore dei rapporti RV.[6]

   I risultati delle scoperte sono riassunti come segue:

  1. Le condizioni in base alle quali si osserva il fenomeno della osservazione a distanza in laboratorio non si applicano alle situazioni di raccolta di informazioni. Ad esempio, i soggetti cui non è possibile fornire feedback ed obiettivi potrebbero non esibire le caratteristiche necessarie a produrre esiti positivi.
  2. Gli utilizzatori finali indicano che sebbene si sia osservata una certa precisione riguardo alle caratteristiche di fondo, i rapporti di osservazione a distanza non hanno prodotto le concrete e specifiche informazioni considerate preziose nella raccolta di informazioni riservate.
  3. Le informazioni fornite erano incoerenti ed imprecise in relazione ai dettagli ed hanno richiesto rilevante interpretazione soggettiva.
  4. Le informazioni fornite non erano mai state utilizzate in alcun caso per condurre operazioni a distanza non ha prodotto informazioni in base a cui agire.

   Il rapporto dell’AIR concludeva sebbene in laboratorio fossero stati osservati risultati staticamente significativi, nondimeno l’esistenza della RV come fenomeno paranormale non veniva confermata in modo inequivocabile, il che andava ulteriormente a sostegno della tesi che gli esperimenti di laboratorio non siano riusciti a fornire scientificamente valide sulla natura e l’origine della osservazione a distanza.

   A questo punto bisogna fare una precisazione. Ad eccezione del mondo occidentale, in gran parte dei paesi dei Paesi del pianeta, in particolare quelli orientali non è stata condotta una ricerca sistematica sul paranormale, e questo non perché la scienza sia un privilegio di quel mondo, definito “civilizzato”, ma perché in altre culture – come quelle orientali – l’esistenza della sfera “mistica” viene tranquillamente accettata.

   In sostanza gli esperimenti hanno maggiori possibilità di riuscita in un clima possibilista.

   A dare una spinta sulle ricerche in questo settore fu data dalla CIA che guardava con preoccupazione le informazioni in merito a questo argomento che venivano effettuati dall’Unione Sovietica. Per questi motivi la CIA intendeva trovare un istituto di ricerca che fosse in qualche modo esterno al circuito academico e che gestisse un programma di indagine classificato e finanziato senza troppi clamori.

   Si condussero dei test con Ingo Swann che era una persona dotata delle qualità richieste per la RV.

   I primi test erano semplici ed ebbero successo; gli agenti della CIA in visita al laboratorio chiedevano a Swann di descrivere degli oggetti che essi avevano in una scatola. Nell’ottobre del 1972, in seguito ai risultati di questi test inziali, fu concordato un programma di studio pilota della durata di otto mesi, con un budget di 49.909; noto con il nome di Biofields Measurement Program si protrasse ad agosto del 1975.[7]

   Uno dei più interessanti esperimenti era il n. 46, che aveva lo scopo: “Tentare di accertare se la percezione su lunga distanza potesse estendersi sino a molta distanza (sic), onde registrare il tempo richiesto prima che le impressioni iniziassero ad essere fornite, e di confrontare le impressioni con i riscontri scientifici”.[8]

  L’obiettivo del prescelto era Giove: la data dell’esperimento il 27 aprile 1973. Il Pioner 10 della NASA, già in viaggio verso il pianeta, era ancora troppo distante per inviare dati al controllo a terra, principalmente presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL). Gli osservatori a distanza erano Ingo Swann in California e Harold Sherman in Arkansas.

   Con due osservatori a 2.000 migliaia di distanza l’uno dall’altro, l’idea era quella di verificare se i dati ottenuti indipendentemente avrebbero prodotto una corrispondenza reciproca, come di fatto accade. Nel corso di questo esperimento si scoprì un anello intorno a Giove. “Nell’atmosfera, a quota molto elevata, vi sono dei cristalli che brillano. Forse le strisce sono fasce di cristalli, simili agli anelli di Saturno, sebbene non altrettanto lontani (dal pianeta), molto vicini, interni all’atmosfera. Scommetto che rifletteranno le sonde radio. Questo sarebbe possibile vi fosse una nube di cristalli colpiti da onde radio diverse?[9]. L’esistenza dell’anello fu rilevata e confermata agli inizi del 1979, sei anni dopo l’esperimento. Copie del rapporto di 300 pagine furono inviate a vari istituti scientifici, fra cui la NASA.

   In URSS, nel frattempo, pubblicamente si negava la credibilità di qualsiasi ricerca psichica, e addirittura si chiusero istituti di ricerca impegnanti in tale ambito.

   I tentativi dei sovietici di addestrare i propri cosmonauti in materia di telepatia[10] suscitarono l’attenzione della CIA. Il collaudo ebbe luogo nel marzo 1967, quando un messaggio telepatico in codice venne trasmesso da Mosca a Leningrado[11].

   Nel 1967 la rivista russa Maritime News pubblicava la seguente notizia: “I cosmonauti in orbita sembrano avere la capacità di comunicare telepaticamente fra loro più facilmente che con la gente a terra. Un sistema di preparazione PSI stato inserito nel programma di addestramento dei cosmonauti. Si spera che possa aiutarli a prevedere ed evitare eventuali pericoli”.[12]

   Il 17-18 novembre del 1971 si tenne a Mosca il secondo simposio sui contatti radio-cosmici. In questo simposio fu trattato un vasto arco di quesiti: l’esplorazione radio-fisica della Luna e dei pianeti, la diffusione delle radio-onde, sistemi di con comunicazione per mezzo di satelliti artificiali dalla Terra, nonché i problemi di presa contatto con civilizzazioni extraterrestri. La sezione I problemi di contatto con le civilizzazioni extraterrestri, sotto la direzione del membro corrispondente dell’Accademia delle Scienze dell’URSS V. S. Troitski e del candidato delle scienze fisico matematiche B. N. Panovkin, e quella che raccolse il maggior numero di partecipanti.[13]

   In base ai calcoli riportati nella relazione di N. T. Petrovic, nella nostra galassia (la Via Lattea) possono esistere più di due milioni di pianeti abitati da esseri viventi. Ma, se ciò è esatto, occorre fare delle ricerche! M. K. Krein di Kiev, propose per il contatto con un’altra civilizzazione i delfini! Sorse l’interrogativo come faremo capirsi.

   Per questa ragione numerosissime relazioni furono dedicate al problema dello studio di una lingua per comunicare con i rappresentanti di altre civilizzazioni.

   Nella relazione Analisi strutturale dei problemi di civilizzazioni extra-terrestri gli autori hanno presentato queste domande sotto forma del cosiddetto <albero delle mete> del sistema “pattern”. L’<albero delle mete> per questo problema è composto di 11 livelli e presenta complessivamente 256 elementi. Ma l’intervento più intervento e sorprendente per tutti i partecipanti al simposio, è stato quello di E. Naumov, il quale illustrò un novo 257simo aspetto del problema rimasto al di fuori delle relazioni degli altri relatori: la possibilità di contatto fra gli esseri viventi per via extra-sensoriale.[14] Nella sua relazione Naumov si è soffermato in particolare sui risultati della ricerca nel campo della parapsicologia, sia nell’Unione Sovietica come all’estero. Nella ricerca realizzata nell’URSS hanno suscitato interesse gli esperimenti di telecinesi,[15]   realizzati con Nina Koulagina. Essa fu studiata da vari scienziati e i numerosi fenomeni da lei prodotti (spostamenti di svariati oggetti, protetti anche da scremature, levitazioni ecc.) furono documentati da fotografi e filmati.

   Nella sua relazione Naumov toccò la questione: “perché i risultati ottenuti da parapsicologi non hanno ancora avuto riconoscimento generale?”. Egli rilevò che una delle ragioni principali è anzitutto la barriera psicologica di fronte ad ogni cosa nuova e diversa, la quale modifica in qualche misura la nostra immagine del mondo. Ma la negazione delle discipline non ha mai condotto al progresso.

   Il giorno di Natale del 1962 l’URSS condusse l’ultimo dei 65 test nucleari, iniziati il 1° agosto 1962 ed eseguiti sulle montagne di Semipalatinsk e i ghiacci dell’isola di Novaya Zemlya. Agli inizi del 1963 i sovietici firmarono un trattato per la messa al bando dei test, e il loro programma relativo proseguì nel sottosuolo. Il grande quesito degli USA era: e in futuro? I servizi segreti USA non disponevano di sufficienti informazioni a proposito della produzione sovietica di materiale nucleare, degli schemi di impiego, delle applicazioni e tendenze del futuro.[16]

   Nel luglio 1974 Pat Price fu incaricato di osservare a distanza a distanza l’area di collaudo di         Semipalatinsk; di primo progetto ufficiale di osservazione a distanza che aveva come obiettivo l’obiettivo l’Unione Sovietica: “Per determinare l’utilità dell’osservazione a distanza in condizioni operative, si è condotto un esperimento di osservazione a grande distanza su un obiettivo di attuale interesse, ovvero un non meglio identificato centro di ricerca a Semipalatinsk, URSS, indicato dai finanziatori. L’esperimento in questione si è svolto in tre fasi, sotto il diretto controllo del COTR (rappresentante tecnico del Contracting Officer).

   Nella fase uno, agli sperimentatori sono state fornite le coordinate territoriali e l’unica informazione supplementare era la designazione dell’obiettivo come impianto di collaudo R&D (ricerca di sviluppo). Gli sperimentatori hanno quindi condotto un esperimento di osservazione a distanza con il soggetto 1 (Pat Price) su una base a doppio cieco; i risultati dell’esperimento sono stati inoltrati ai rappresentanti del committente per la valutazione.

   Se i risultati non vi fossero risvelati promettenti, l’esperimento si sarebbe fermato questo punto, tuttavia sono stati considerati di qualità sufficientemente buona, al punto che si è passati alla fase due, nella quale il soggetto si concentrava sulla produzione di dati fisici che potessero essere verificati dal committente, fornendo al contempo una calibratura. Il termine della fase due si è evoluto gradualmente nella prima parte della fase tre, ovvero la produzione di dati non verificabili e, non disponibili per il committente, ma comunque di un certo interesse. La valutazione dei dati da parte del committente e attualmente in corso”.[17]

   Alcuni risultati degli esperimenti RV erano sorprendenti. Nel contesto di un programma televisivo di Night Line TV del 28 novembre 1995 un rappresentante della CIA noto unicamente con il nome di Norm ed ex consulente tecnico del vicedirettore della CIA John McMahon, a riguardo dell’impiego dei programmi RV nella metà degli anni ’80 dichiarò: “Bene, se è dei risultati degli otto martini che volete parlare, non ne parlerò”. “Risultati degli otto martini” era una locuzione interna che designava i dati della osservazione a distanza talmente validi da incrinare i dati della osservazione a distanza talmente validi da incrinare il senso della realtà di chiunque. Nel corso dello stesso programma l’ex direttore della CIA Robert Gates aggiunse che la RV aveva un promettente futuro.

   Ingo Swann aveva fornito un resoconto di un tale risultato otto martini, conseguito nel 1975-76.[18] Gli chiesero di osservare a distanza sottomarini sovietici.[19]   Secondo le parole Swann, “lì seduti vi erano tutti i generi di pezzi grossi, Puthoff si trovava alla mia sinistra, alla mia sinistra, alla destra un generale a due o tre stellette ed io me ne stavo lì inquieto mentre mi fornivano le coordinate. Si trattava di uno dei ‘grandi test’ che si svolgevano con testimoni, e la sala era piena. Quindi stavo eseguendo il mio boogaloo di osservazione a distanza ed infine mi imbattei in qualcosa per cui mi bloccai, osservai e commentai, ‘Mio Dio’. Quindi sussurrai alle orecchie di Hal, ‘Hal, non so che fare. Penso che questo sottomarino abbia abbattuto un UFO o che l’UFO gli abbia sparato contro. Che devo fare? ’ Puthoff era pallido come un cencio, mi guardò e mormorò, “Cristo, è il tuo show. Fai quello che ritieni opportuno”. Così abbozzai un disegno dell’UFO, il pezzo grosso alla mia destra lo afferrò e disse, “Di che si tratta, Mr. Swann?” Al che replicai, “Signore, ritengo alquanto ovvio” Quindi prese il foglio e si alzò, imitato da tutti i presenti tranne che dal sottoscritto e da Puthoff, e uscì dalla sala, seguito da tutti gli altri. Allora Puthoff ed io tornammo all’albergo ed io dissi, “Cristo, abbiamo mandato a morte il programma” Quindi uscimmo, ci ubriacammo di margarita e cose del genere, poi tornammo indietro. Tre giorni dopo Puthof ricevette una telefonata, nella quale gli chiesero ‘OK, quanti soldi volete’ “.[20]

   I programmi “Fenomeni Mentali Anomali”, realizzati presso l’SRI dal 1973 al 1989, dal 1992 al 1994 programmati presso la SAIC (Science Application International Corporation). Un memorandum divulgato il 25 luglio dal Dr. Edwin C. May forniva denominazioni dei dieci esperimenti condotti alla SAIC.[21]

   Uno delle sezioni operative del programma RV era il progetto GRILL FLAME del DoD. Varie organizzazioni appartenenti alla comunità dell’intelligenze USA si sono rifiutate di rifiutare ai vari ricercatori la documentazione inerente a tutto ciò. Infine, il 1° febbraio 1996, Armen Victorian -ricercatore e scrittore, che da molti anni conduce ricerche inerenti al controllo mentale, ai servizi segreti ed altri argomenti connessi – riuscì ad ottenere documenti rilevanti a questo progetto poco conosciuto, trovati e declassificati in seguito ad una richiesta del 7 dicembre 1995 partita dall’US Intelligence and Security Command.


[1] Anche se nelle lettere del 22 luglio e 27 novembre 1992 la CIA aveva in precedenza negato a Armen Victorian -ricercatore e scrittore, che da molti anni conduce ricerche inerenti al controllo mentale, ai servizi segreti ed altri argomenti connessi. – di avere a disposizione documenti sull’argomento, in seguito ammette di possedere nell’ordine di oltre centomila pagine.

[2] E’ la principale agenzia militare d’intelligence USA per l’estero, e uno dei principali produttori e gestori delle informazioni negli Stati Uniti.

[3] Copie di questi documenti furono inviate a Armen Victorian nell’agosto 1995. Per una curiosa coincidenza, il 27 agosto 1995 il britannico 1995 il britannico Channel 4 ha trasmesso il documentario The Real X-Files sul programma RV nel Regno Unito (in seguito trasmesso negli USA), preparando il terreno per il loro annuncio pubblico. Il soggetto di The Real X-Files era di Jim Schnabel, il quale era stato in precedenza implicato nel ridimensionamento del fenomeno dei cerchi di grano e, nel suo libro Dark White delle denunce relative a rapimenti da parte degli alieni.

[4] Il mandato ufficiale era di “esplorare e sfruttare un fenomeno parapsicologico noto come “osservazione a distanza” a beneficio della comunità di intelligence statunitense”. Reuter, Washington, DC, 28 novembre 1995. 

[5]An Evaluation of Remote Viewing: Research and Applications” di Michael D. Mumford, PhD, Andrew M. Rose, Phd, David A. Goslin, PhD: Preparato da The American Institute of Research (AIR), 29 settembre 1995. Executive Summry; Research Evaluation, p. E-2. Dopo la pubblicazione di questo rapporto, nel gennaio 1996, il Congresso, assieme al DoD e alla CIA, ha bloccato  ulteriori stanziamenti destinati alla ricerca psichica.

[6] Executive Summary (Operation Evaluation), rapporto AIR, p. E-3.

[7] A Perceptual Chnnel for Information Transfer over Kilometer Distances: Historical Perspective and Recent Research, H. E. Targ, in Proceedings of the Institute of Electrical of Electrical and Electronic Engineers, 1976.

[8] The 1973 Remote Viewing Probe of the Planet Jupiter. Ingo Swann, 12 dicembre 1995, Internet.

[9] MS. Beverly Humphrey, ricercatrice e analista statistica presso la l’SRI Radio Physics Lab., preparò un rapporto formale per conto di Puthoff e Targ. Il rapporto contava 300 pagine ed ebbe larga diffusione. Vedere anche Mind Rearch, H. E. Puthof e Russell Targ, Delacorate  Press/Eleanor Friede, New York.

[10] https://marcos61.wordpress.com/2014/10/20/i-progressi-della-parapiscologia-nellurss/

[11] Novel Biophysical Information Transfer Mechanism (NBIT), Final Report, 14 gennaio 1975.

[12] Alfredo Lissoni, psicospie, Editoriale Olimpia, pag. 63-64.

[13] L’idea dei contatti con onde radio con eventuali civilizzazioni extraterrestri è stata sviluppata negli USA dagli anni ’50 con il Progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence). Questo progetto si propone di ricercare intelligenze extraterrestri emettendo onde radio oppure emissioni ottiche di tipo Laser.

[14] Nello stesso periodo la NASA statunitense stava studiando una “convivenza mentale” che avrebbe dovuto essere la risposta ai problemi di comunicazione con altre civiltà. Fonte: Jack Stoneley in collaborazione con A. T. Lawton (scienziato della Royal Astronomy Society), progetto extraterrestri il contatto con intelligenze aliene per la salvezza dell’umanità futura, Longanesi&C, 1977.

[15] La telecinesi (o anche psicocinesi) è quel fenomeno per cui un essere vivente sarebbe in grado di agire sull’ambiente che lo circonda. La modalità più intuitiva per definire la telecinesi è la capacità di spostare oggetti con il pensiero.

[16] DC Power and Cooling Tower, Henry Rubenstein, in Studies in Intelligence, CIA, vol, 16, No 3 (autunno 1972), pp. 81-2.

[17] Progress Report No 5, Covering Period 1 April to August 1974   –  Project Atlas Remote Viewing p. 2. Vedere anche Final Report, January 1974 through February 1975, Programme Results; Applied Research Efforts, pp.8 e 9.

[18] Nella conversazione telefonica del 10 aprile 1996 con l’autore, Ingo Swann ha affermato che tutte le RV erano in grado 8 martini

[19] Russel Targ confermò che parte del RV venne effettuato su sottomarini russi ma che, data la natura classificata del programma inerente, i risultati non vennero mai loro comunicati. Da una conversazione fata da Armen Victorian -ricercatore e scrittore, che da molti anni conduce ricerche inerenti al controllo mentale, ai servizi segreti ed altri argomenti connessi, con Russel Targ il 23 aprile 1996.

[20] Intervista a Ingo Swann su Dreamland Transcribed Organization (trascrizione di Swann) University of Wisconsin, 12 dicembre 1996.

[21] Uno dei principali soci della Science Application Corporation (SAIC) è l’ammiraglio in congedo Bobby Inman, ex direttore della NSA, dell’ONI, nonché vicedirettore della CIA. Il lavoro dell’osservazione a distanza realizzato alla SAIC era di notevole importanza.

BRASILE BOOM DI GEMELLI CON CAPELLI BIONDI E OCCHI AZZURRI. COLPA DI MENGELE?

•marzo 25, 2020 • Lascia un commento

Brasile boom di gemelli con cappelli biondi e occhi azzurri. Colpa di Mengele?

   In Brasile a Candido Godoi, un parto su cinque è gemellare e molti bimbi sono biondi e con occhi azzurri. C’è chi ipotizza che Mengele il famigerato criminale nazista definito giustamente il “dottor morte” abbia proseguito in America Latina i suoi scellerati esperimenti, per creare la “razza ariana.[1]

   l’aguzzino nazista tristemente famoso per i suoi crudeli esperimenti ‘ medici ‘ praticati senza anestesia. Secondo questa versione, ripresa nel libro inchiesta ‘Mengele, l’angelo della morte in Sudamerica’ dello storico argentino Jorge Camarasa, specializzato nella ricerca di dati e fonti circa la vita dei gerarchi nazisti dopo la caduta del Reich, il medico nazista si sarebbe insediato in Brasile nel 1955 dove avrebbe effettuato esperimenti particolarmente apprezzati dagli allevatori sui bovini, aumentandone la fertilità. Dalle prime ricerche sugli animali, sarebbe poi passato agli esseri umani, curando le malattie più comuni e prendendosi cura in particolar modo delle donne in stato di gravidanza, che aiutava con ‘rimedi innovativi ‘, secondo quanto affermato dagli stessi abitanti del luogo nel libro di Camarasa. Gli esperimenti condotti da Mengele erano rivolti, tra l’altro, a svelare i meccanismi che regolano proprio i parti gemellari, non ci sarebbe quindi da stupirsi, secondo lo scrittore argentino, se dagli anni ’60 in poi Candido Godoi ha visto aumentare in modo esponenziale il numero dei gemelli presenti sul suo territorio. Un’altra particolarità, che secondo molti testimonierebbe la veridicità di questa ipotesi, è l’aspetto fisico degli abitanti, i quali, con i loro capelli biondi e gli occhi azzurri, risultano molto simili a quegli individui di razza ‘ariana‘ che il nazismo intendeva propagandare e diffondere.[2]


[1] City venerdì 23 gennaio 2009.

[2] http://cultstories.altervista.org/brasile-esperimenti-nazisti-gemelli/

MILITARIZZAZIONE DELLA POLIZIA E “ARMI NON LETALI”.

•marzo 17, 2020 • Lascia un commento

   Le metafore di “guerra alla droga” all’interno degli U.S.A. a partire dagli anni ’80, dove le aree considerate “ad alto tasso criminale” (i ghetti) sono state considerate da un certo punto in poi zone di guerra che trasformano i proletari e i sottoproletari che abitano in queste zone in nemici potenziali e i poliziotti in truppe di occupazione. Lo stesso discorso si potrebbe dire nelle zone del sud Italia che con la scusante della “guerra alla Mafia”, per non parlare delle banlieues francesi dove nell’autunno del 2005 si sono espresse da parte delle masse proletarie/sottoproletarie (in particolare giovanili) delle forme di lotta che per un breve periodo di tempo fece perdere allo Stato il controllo di alcune zone metropolitane.

   Sarà un caso ma a Milano, nel 2007 grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute e del Ministero dell’Ambiente, il Comune aveva a disposizione[1] due esemplari di elicotterini (che costano 50.000 €) prodotti da un’azienda tedesca specializzata in tecnologia bellica. Il dispositivo volante è munito di un sistema GPS satellitare, che è direttamente collegato con un furgone della polizia di Piazza Beccarla (sede dell’Assessorato alla Mobilità e Ambiente) che smista le immagini per competenza a carabinieri, polizia, protezione civile e 118. Milano è la prima città in Europa che potrà contare per il controllo del territorio su un occhio elettronico volante, perché al mondo solo Los Angeles ha ufficialmente un dispositivo simile.[2]

   In questo quadro le squadre speciali come gli Swat negli U.S.A. sono usate come presidio quotidiano nei quartieri abitati da minoranze etniche che hanno assunto l’aspetto di veri e propri territori occupati, non dissimili da quelli in atto nei territori palestinesi occupati.

   La costituzione di corpi polizia paramilitari con addestramento militare si è sviluppata in tutti i paesi imperialisti. In Gran Bretagna l’equivalente delle SWATS sono le PSU (Police Support Unit), utilizzate per molti anni in Irlanda del Nord, in Germania i Gsg 9 (Grenzchtzgruppe 9), in Francia i Gign (Groupe de Sécurité et d’Intevention de la Gendarmerie Nazionale), in Italia per l’occasione del vertice del G8 di Genova fecero la loro comparsa, i Ccir dei Carabinieri (Compagnia di Contenimento e Intervento Risolutive).

   I Ccir furono organizzati utilizzando i carabinieri che prestavano servizio c/o la Seconda Brigata mobile dell’Arma, normalmente impiegata per interventi in zone di guerra all’estero. Sono nati sulla scorta delle dottrine dell’ordine pubblico maturate dopo gli scontri di Seattle del 1999 e fondate da impostazioni di chiara derivazione militare: la possibilità dell’attacco offensivo e risolutivo in operazioni di piazza. E non è un caso che sia stata la compagnia Ccir 12° battaglione CC Sicilia, durante gli scontri di Genova del 2001, l’artefice della carica laterale al corteo delle tute bianche che ha portato agli scontri di Piazza Alimonda e all’uccisione di Carlo Giuliani. L’altro aspetto inquietante sta nell’invisibilità dei Ccir si tratta una struttura semiclandestina, non avevano (ufficialmente sciolti dopo Genova) un proprio comando operativo, il loro arruolamento era condotto nei vari battaglioni tra il personale dell’arma più convinto e motivato (giovani con poca esperienza ma molti motivati e determinati e ufficiali con approccio offensivo e malcelate simpatie politiche vicine alla destra fascista ovviamente). Il modello ispiratore va fatto risalire per metà agli SWATS, e per l’altra metà dalla M.S.U. (Unità Multinazionale Specializzata) corpo d’élite nato nel 1998 su richiesta della N.A.T.O. (e operante nell’ambito dell’alleanza atlantica) e sotto il comando di un ufficiale dei Carabinieri, per le missioni internazionali con il compito di fondere il controllo bellico del territorio e la gestione di polizia tradizionale.

   La cooperazione internazionale tra questi corpi specializzati si è sviluppata in questi ultimi anni. Centinaia di carabinieri si addestrano nel modernissimo centro della gendarmeria francese a Saint-Astier nella regione della Dordogna, nei pressi di Bordeaux, una struttura unica in Europa. Nel Corriere della Sera del 7 giugno 2001 si dice: “Centinaia o migliaia, parte dei carabinieri che si stanno addestrando potrebbero trovarsi a Saint-Astier, nella Regione della Dordogna, dove sorge il modernissimo centro di addestramento della gendarmeria francese. Un luogo unico nel suo genere in Europa dove tutte le forze di polizia a ordinamento militare fanno a gara per andare a seguire i durissimi corsi. Per alcune missioni all’estero anche i carabinieri sono transitati da questi 148 ettari di terreno collinoso dov’è ricostruita, come in un set cinematografico, una vera e propria città. Fra negozi, piazze e stradine – in un contesto simile a quello di un qualsiasi centro occidentale – vengono sperimentate tecniche di guerriglia urbana, viene affinato, l’uso dei lacrimogeni, ci si prepara a reagire all’uso di bombe a mano. Secondo una tecnica organizzativa consolidata, gli agenti da addestrare simulano di essere manifestanti, con tanto di fazzoletti al collo e caschi in testa. Tutti, gli agenti, di diverse nazioni, per settimane gli uni contro gli altri, ad apprendere l’arte della guerriglia”.

   A Saint Aster si addestra la Gendarmeria Europea, nata da un accordo tra i ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, il 17.09.2004. Compito della Gendarmeria Europea è di intervenire nelle cosiddette “missioni di pace, coordinamento e cooperazione e compiti di polizia militare” nelle situazioni di crisi e di guerra come i Balcani o il Medio Oriente. Il contributo italiano in Eurogendfor è costituito dalla partecipazione delle forze di polizia militare (alias Carabinieri) e dall’aver messo a disposizione il quartier generale a Vicenza nell’ex scuola di addestramento dei Carabinieri Chinotto che affianca il COESPU (Centro di Eccellenza per le Stability Units), un nuovo corpo finalizzato all’addestramento di istruttori di polizia con status militari tipo Carabinieri provenienti da paesi extraeuropei come il Camerun, il Marocco e il Senegal.

   Non ci si deve meravigliare sul ruolo preponderante dei carabinieri, sulla formazione di questi corpi specializzati, poiché essi sono l’apparato ideale per la guerra civile e per il colpo di stato in Italia (prendiamo come esempio Piano Solo di De Lorenzo nel 1964) per tre ragioni:

1° Sono una struttura da esercito professionale. E col D.L. 05/10/2000 n. 297 l’arma dei carabinieri è elevata a rango di forza armata.

2° Anno compiti di ordine pubblico e di polizia militare.

3° La loro collocazione all’interno dell’esercito con funzioni specifiche integrate nella NATO.

   In Italia rimangono in piedi, le strutture create negli anni ’70 e ’80 nel periodo della lotta armata da parte delle B.R. e delle altre O.C.C. in funzioni antiguerriglia. Queste sono strutture integrate, dove il magistrato antiguerriglia ha più rapporti con i poliziotti e i carabinieri dei reparti antiguerriglia che con gli altri magistrati, lo stesso discorso vale per gli agenti di P.S. e i C.C. di questi reparti. E in questo periodo che la guerra psicologica fu centralizzata negli uffici stampa. Perciò non c’è da meravigliarsi (che non significa accettazione passiva e mancanza di lotta) l’operare di magistrati come Giovagnoli (continuazione della magistratura emergenzialista) e di ufficiali di carabinieri come Ganzer. Queste strutture non solo si mantengono, ma dopo l’11 settembre con la scusa della “lotta al terrorismo” si sono rafforzate.

   L’idea forza che ispira questi corpi è che il cittadino diventa il nemico nel momento in cui manifesta contro i poteri dominanti.

GUERRA NELLE BANLIEUS DELLE METROPOLI IMPERIALISTE

   Il Pentagono facendo tesoro dell’esperienza molto amara appresa dalla guerriglia urbana dove le truppe americane si sono dimostrate regolarmente inferiori a nemici male armati ed equipaggiati, ma tremendamente determinati e abili ad approfittare della loro conoscenza del territorio, ha promesso ai soldati americani in difficoltà nella guerriglia urbana a Baghdad di avere nuovi armamenti. Questo non solo per quello che è successo a Baghdad, ma anche dall’esperienza di Mogadiscio del 1993 dove i Ranger subirono perdite del 60% per mano dei guerriglieri somali.

   Il peggio per il Pentagono (come per le forze armate degli altri paesi imperialisti) è che nel futuro dovrà affrontare sempre di più questo tipo di situazioni di conflitto. Almeno un miliardo di esseri secondo dati ONU vive attualmente nelle grandi megalopoli del Sud del Mondo. Oramai quest’urbanizzazione ha raggiunto proporzioni mostruose: Lagos potrebbe avere nel 2015 venti milioni di abitanti, Karachi ne ha oggi 25 milioni, il Cairo 16 milioni.

   Ma a dimostrazione della dimensione internazionale dello scontro di classe e della controrivoluzione, anche le città delle metropoli imperialiste, come dicevo prima, sono diventare terreno di scontro e di sviluppo della militarizzazione.

   Prendiamo come esempio gli U.S.A. Negli ultimi 25 anni, i vari uffici di polizia hanno organizzato unità paramilitari (PPUs) variamente denominate: SWAT, SRT, equipaggiate per operare in tenuta di combattimento con armi automatiche ad alto potenziale come fucili d’assalto e granate assordanti, accecanti, gas paralizzante e automezzi corazzati. Il numero di queste unità e il numero delle situazioni nelle quali vengono dispiegate sono aumentate rapidamente. Con i prevedibili risultati: civili coinvolti, poliziotti uccisi da fuoco amico ed un crescente antagonismo tra forze di polizia militarizzate e popolazione.

   All’interno di questi corpi d’élite molto militarizzati hanno accresciuto la cultura della violenza e dell’antagonismo razziale. Uno studio fatto dai professori Peter Kraska e Vicotor Kappeler della Scuola di studi di polizia dell’Università dell’Eastern Kentacky rileva il livello di inaccettabilità che queste squadre di polizia paramilitare hanno raggiunto nelle comunità afroamericane e ispaniche.[3] Negli ce stato un incremento di queste squadre. Nel 1982 il 59% dei dipartimenti di polizia aveva tra i suoi effettivi un’unità paramilitare. Quindici anni dopo quasi il 90% dei 48 dipartimenti ha in attività unità paramilitare. Queste unità sono chiamate per compiti di normale amministrazione per le forze di polizia, come pattugliare le strade o eseguire mandati di perquisizione.

   Le comunità nere delle città sono le prime a subire l’impatto con queste unità dove il razzismo cresce.

   Nel 1983 e nel 1989 ci furono due cambiamenti del Posse Comitatus Act, che era stato emesso per porre fine allo stato di legge marziale che regnava negli stati del Sud dopo la guerra civile, che hanno portato l’istituzione militare e poliziesca a lavorare a fianco a fianco. Dopo questi emendamenti al Posse Comitatus Act, i militari hanno potuto fornire servizi d’intelligence, materiali e mezzi e addestramento così come partecipare a operazioni antidroga in pratica pressoché tutte le attività di ricerca, attività di ricerca e arresto.

   La somiglianza tra le attività di polizia e quelle dei militari ha creato un forte allarme riguardo alle libertà civili. Nel maggio 1997 una squadra dei marines che stava portando avanti una missione di “addestramento antidroga” sul confine messicano, ha ucciso un pastore di pecore che stava portando la sua lana dal Messico al Texas. I quattro soldati che agivano ha volto coperto, affermarono che il pastore – armato di un fucile a colpo singolo che usava per difendersi dai coyote – aveva fatto fuoco su di loro.

   L’esercito va assumendo funzioni di polizia civile, così la polizia agisce e appare sempre più come un reparto di soldati.

   La strada verso armamenti high tech è stata spianata dalla fine della cosiddetta guerra fredda, quando a fronte delle riduzioni della spesa militare, si è creato un surplus a prezzi stracciati nel mercato di tali armamenti. I fabbricanti di armi iniziarono una politica aggressiva di marketing verso i dipartimenti di polizia al fine di poter piazzare armi automatiche e altro, infatti, le aziende tengono seminari e spediscono dépliant colorati con tutte le figurine e i manichini abbigliati ninja-style. Questa confluenza di esperienza, con artiglieria militare, immersione nella cultura militare e l’immaginario creato dai media stanno velocemente creando un nuovo tipo di agente, che si comporta sempre di più come un soldato in guerra che come un poliziotto in pattuglia.

L’ESERCITO NELLA CITTÀ’

  Come si diceva prima l’urbanizzazione a livello mondiale le città si stanno espandendo mostruosamente, le megalopoli abitate da milioni e milioni di abitanti, concentreranno al loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista.

   L’attuale tendenza all’interno delle metropoli capitaliste dell’accentuazione delle differenze di classe e il costante e continuo azzeramento dei servizi sociali portano ad accentuare il conflitto di classe, dentro un quadro del restringimento costante e continuo delle tradizionali mediazioni riformiste sia a livello politico sia a livello sindacale.

   In questo contesto le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle “ostili” o semplicemente “complici” senza il rischio di forti perdite o di addirittura di ritirate come nelle banlieue francesi. L’utilizzo dell’esercito condotto con armi convenzionali diventa controproducente, poiché potrebbe far scatenare di più le folle, e in più ci sono gli inconvenienti a livello politico.

   In merito a questo problema un ricercatore meridionale Antonio Camuso in un articolo[4] ipotizza che l’attuale utilizzo dell’esercito nelle città italiane, faccia parte di progetti condotti dalla NATO e riguardanti l’utilizzo degli eserciti regolari nelle megalopoli del futuro.

   Si tratterebbe di un progetto che si chiamerebbe NATO UO 2020 prodotto da un gruppo di studio che si chiamerebbe SAS 30 Urban Operations in the 2020, al quale avrebbero partecipato dal 1998 esperti di sette nazioni della NATO (Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e S.U.A.)[5].

   L’UO 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri, le loro caratteristiche e capacità. Lo studio ipotizza l’andamento entro l’anno 2020, il 70% della popolazione mondiale dovrebbe superare i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città incrementando l’urbanizzazione, e con relativa crescita della povertà incrementando conseguentemente le tensioni sociali.

   Perciò, da parte dei paesi imperialisti, necessita una presenza militare su periodi prolungati. Ma questo necessariamente entrerà in contraddizione con le richieste da parte del mondo politico per azioni rapide, decisive e chirurgiche.

LE CITTÀ’ ITALIANE COME QUELLE IRACHENE?

In sostanza ricapitolando secondo questo studio:

  1. Le guerre future saranno all’interno delle città.
  2. Si avrà l’esercito lungo le strade. Si deve far accettare alla popolazione che l’esercito nelle città sia una cosa normalissima. L’obiettivo è attraverso strumenti di guerra psicologica (campagne di stampa, manipolazione delle notizie ecc.) è che siano i politici e i cittadini a chiedere l’intervento dell’esercito.
  3. Che le forze militari utilizzeranno ogni sorta di armi (letali e “non letali”.
  4. Che sommosse, scontri sociali, manifestazioni potranno essere sedate dall’esercito (Genova 2001, gli interventi polizieschi in Val di Susa, a Vicenza, a Chiaiano sarebbero delle prove generali di come sarebbe gestito il conflitto sociale).

   Per questi motivi, lo studio U02020 consiglia di iniziare gradualmente in base alle necessità a utilizzare l’esercito in funzione di “ordine pubblico”. Nel frattempo, ogni paese aderente a questo gruppo (Italia compresa) deve creare dei reparti che appositamente si specializzino per operazioni di contenimento delle folle e di controllo del territorio, compresi i rastrellamenti per la caccia a “sovversivi” e “agitatori”[6].

   L’Italia è considerata dagli USA come uno dei migliori fornitori di personale addestrato a operazioni antisommossa.

   L’addestramento nel territorio nazionale è condotto in luoghi come il Centro di addestramento alle CRO (Crises Response Operation/Operazioni di risposta alle crisi) con la certificazione del 2° Corso per Istruttori della Forza Armata di “Controllo della folla”. In questi corsi il programma consiste:

  1. Nell’approfondire e sviluppare la dottrina esistente, con specifico riguardo al controllo della folla, alla lotta del crimine organizzato, agli arresti ad alto rischio, alla sicurezza delle prigioni, alla protezione di obiettivi sensibili, alla sicurezza elettorale, alla sicurezza dei VIP ed al controllo delle frontiere.
  2. Fornire un addestramento che permetta l’interoperabilità con forze puramente militari, con istituzioni civili e con altre componenti di polizia schierate e coinvolte nelle PSO.
  3. Fornire un sistema per verificare in loco le capacità acquisite dalle forze di polizia addestrate da coloro che hanno frequentato i corsi del CoESPU.
  4. Eseguire una valutazione apprese nel corso delle varie missioni, da inserire nei futuri addestramenti.
  5. Coordinare la standardizzazione degli equipaggiamenti da utilizzare nelle operazioni internazionali, in armonia con i propri metodi di addestramento.
  6. Interagire con organizzazioni internazionali e regionali, quali le Nazioni Unite, la NATO, l’OCSE, l’EU, l’AU e l’ECOWAS; le accademie e gli istituti di ricerca; le istituzioni di ricerche militari nazionali e internazionali e infine con la Gendarmeria Europea.

   Il futuro soldato dell’Esercito italiano dovrà impiegare per le operazioni urbane armi convenzionali ultratecnologiche e le “armi non letali”. L’Esercito italiano non è nuovo in operazioni di polizia, prendiamo solamente le esperienze recenti:

  1. Le cosiddette “operazioni umanitarie” all’estero.
  2. Collaborazione con le forze di polizia nell’operazione Vespri Siciliani in Siciliani nel 1992, dopo le uccisioni di Falcone e Borsellino.
  3. L’invasione della Sardegna nel corso del 1992, costata anche in assai in termini di immagine e politico-militare allo Stato emergenziale.
  4. Operazioni antimmigrazione sulle coste del Salento.
  5. L’accerchiamento di Napoli in ripetute operazioni di polizia coordinate da Ministero degli Interni nei primi anni di questo millennio.
  6. Le disposizioni del governo Berlusconi, inerenti alla distribuzione in una serie di città “pilota” di militari dell’Esercito Italiano in funzioni di polizia, che, svolte da normali poliziotti costerebbero molto meno.

LE “ARMI NON LETALI” COME STRUMENTI DI CONTROLLO POLITICO E PER LA GUERRA ALL’INTERNO DELLE METROPOLI

   Le tecnologie della repressione sono il prodotto dell’applicazione della scienza e della tecnologia al problema della neutralizzazione dei nemici interni dello Stato. Sono dirette principalmente contro la popolazione civile, solo raramente uccidono poiché sono indirizzate principalmente al cuore, alla mente e al corpo e sono usate sia nelle guerre esterne, che nei conflitti civili interni, le rivolte ecc.

   Questo nuovo tipo di armamenti ha rivoluzionato lo scopo, l’efficienza e la crescita del potere repressivo della polizia che certamente è molto diverso da nazione a nazione. Vedere le riflessioni del maggiore dei carabinieri Rosario Castello nella pagina web: http://www.carabinieri.it/Inernet/Editoria/Rassegna-Arma/2003/4/Informazioni-e-segnalazioni/01_Rosario_Castello.htm   dove fa delle riflessioni sull’utilizzo delle “armi non letali”. Castello comincia la riflessione con un classico della strategia militare Sun Tzu: “Quando duemila anni fa circa, Sun Tsu affermò che per annientare il nemico non era necessario distruggerlo fisicamente, ma annientarne la volontà di vincere”, ci fa capire che queste armi sono politicamente convenienti perché evitano inutili spargimenti di sangue con tutti gli inconvenienti a livello mediatico e politico (possiamo prendere come esempio quello che è successo in Birmania, cosa sono le conseguenze a livello politico di una repressione fatta alla luce del sole e davanti ai media internazionali). Sono armi per una guerra a bassa intensità che però hanno lo svantaggio di una loro possibile proliferazione e utilizzo da parte di gruppi criminali/terroristi.

   Questo fatto ha preoccupato settori di opinione pubblica, poiché la commissione STOA del Parlamento Europeo (Scientific Tecnological Options Assessment – Commissione per la Valutazione delle Opzioni Scientifiche e Tecnologiche) ha ordinato uno studio per conto della Commissione libertà civili e affari interni dell’Unione Europea.[7]

   Questo rapporto del 1998 dal titolo emblematico “Una valutazione delle tecnologie di controllo politico” ha confermato i primi interessi da parte degli scienziati in Europa (ma non negli U.S.A.).

Il rapporto STOA ha disegnato un agghiacciante quadro delle innovazioni repressive, con le seguenti opzioni:

   1° Sistemi semi intelligenti della zona di rifiuto. Questi sistemi di guardia automatizzati adottano reti neurali capaci di utilizzare modelli di riconoscimento e “imparare” così che possano pattugliare zone sensibili e utilizzare secondo l’opportunità armi letali o sub letali.

2° Sistema di sorveglianza globale. Il software di riconoscimento vocale può intercettare e rintracciare individui e gruppi, mentre supercomputer classificano automaticamente la maggior parte delle chiamate telefoniche, fax, e-mail. Sistemi di “Data veglianza” tracciano immigrati o altri obiettivi, attraverso l’uso delle tecniche biometriche per identificare le persone tramite il riconoscimento del DNA, la retina o le impronte digitali. Un esempio di applicazione di questo sistema di sorveglianza globale è il Progetto europeo Erodac. Questo progetto diventato operativo il 15 gennaio 2003 prevede che uno Stato membro dell’U.E. potrà raffrontare le impronte digitali dei richiedenti Asilo o dei cittadini terzi presenti “illegalmente” nel proprio territorio per verificare se hanno presentato domanda di asilo in un altro Stato membro.

3° Profilo dati. Le polizie di stato sono state in grado di usare la sorveglianza dei dati per compilare “mappe di amicizia” o legami, attraverso l’analisi di chi Telefona o spedisce posta elettronica e di chi la riceve. In Guatemala si è usato il sistema Tadiran[8] localizzato nel palazzo nazionale per creare liste di gente da assassinare.

4° Sub-letale o armi inabilitanti. Pepper spray (spray al pepe), CS gas e schiuma chimica, può essere usati sia nelle prigioni, che nel controllo di massa, così come nelle operazioni di conflitti sotterranei diversi dalle guerre (o come si ama chiamarli attualmente Conflitti a bassa intensità). Il Pepper gas, un impianto tossico, è stato bandito nel 1972 dalla Convenzione delle Armi Biologiche per l’uso in guerra, è invece consentito nell’uso per la sicurezza personale. “La schiuma adesiva” un adesivo chimico, può essere usato su varie superfici, o l’uno con l’altro. La schiuma può essere usata per formare barriere che bloccano tutte le vie di fuga e facilitano gli arresti di massa.

5° Munizioni dalla punta morbida. Con il pretesto di proteggere civili innocenti, i proiettili soft point sono venduti come più sicuri delle regolari munizioni con rivestimento in acciaio, che potrebbero passare attraverso i muri, e colpire civili aldilà del campo di vista. Queste munizioni sono tra le più usate da SWAT e dalle altre forze speciali delle polizie.

6° Veicoli d’ordinanza mimetizzati. Progettati per dissimulare, soprattutto per la televisione, questi veicoli delle forze di sicurezza mimetizzati spesso come ambulanze, possono dispiegare una formidabile quantità di armamenti e sono stati usati per dare una prova di forza in paesi come la Turchia, o per spruzzare sostanze chimiche o tinture sui manifestanti, come hanno fatto le forze di sicurezza in Indonesia.

LE ARMI PER UN CONTROLLO DI MASSA

   Queste tecnologie di repressione stanno diventando più sofisticate, e più potenti, e più diffuse in stati come la Cina e il Guatemala.

   Molti di queste armi sono considerati dai produttori come “inoffensive”. Esse sono usate sia contro le rivolte che per il controllo di massa (eufemismo per parlare di proteste e di opposizione politica).

   Quando si parla di “non letalità” di queste armi, pensiamo ai proiettili di plastica che sono stati frequentemente casi di cecità, oltre che di serie ferite mortali sia dei manifestanti che dei passanti. Tutti i proiettili di plastica comunemente disponibili e usati in Europa vanno molto al di fuori dei parametri di danno da armamenti ad energia cinetica stabiliti nel 1975 dagli scienziati militari U.S.A.

   Negli U.S.A. il pepper gas è diventato un attrezzo di routine per la polizia dal 1987 anno di adozione da parte dell’FBI. Un rapporto dell’Associazione Internazionale dei capi della polizia, ha documentato 113 “morti accidentali” collegate al pepper gas in U.S.A. principalmente causate da asfissia posizionale.[9] C’è stato un grande abuso di questo mezzo: in California, membri della polizia, tenendo fermo le teste dei manifestanti, hanno aperto loro le palpebre e depositato il liquido urticante direttamente sui loro bulbi oculari. Amnesty International ha definito questo impiego contro attivisti ecologisti pacifici, “equivalente alla tortura”.[10]

GUERRA “NON LETALE”

   Gli eserciti sono impazienti di imbracciare la dottrina della “guerra non letale”. Il concetto nacque negli U.S.A. nel 1990, i suoi difensori erano prevalentemente scrittori futuristi come Alvin e Heidi Toffler,[11] i quali trovarono uno spunto nei laboratori di armi nucleari di Los Alamos, Oak Ridge e Laurence Livermore. Questa dottrina trovò un campione nel Coll. Jhon Alexander, che era diventato famoso per il programma Phoenix nella guerra del Vietnam[12] (più tardi diventato un proponente della guerra psichica).[13] Il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia chiamati a raccolta intorno alla dottrina della “guerra non letale” speravano di trovare un “proiettile magico” che potesse neutralizzare “il fattore CNN” e che in qualche modo permettesse al sistema di potere vigente senza pubblico spargimento di sangue.

   Questa esigenza era sentita sia da parte della polizia dopo il pestaggio di Rodney King a Los Angeles, dall’A.T.F. e dall’FBI dopo Waco e Rubi Ridge[14] e dall’esercito che bruciava l’umiliazione subita in Somalia. Tutti cercavano una “soluzione tecnica”.

   Si costituì un gruppo di lavoro integrato composto da: i Marines, l’Air Force, il Comando per le Operazioni Speciali, l’Esercito, la Marina, la Giunta dei Capi Unificati di Stato Maggiore, e i dipartimenti del Trasporto, della Giustizia e dell’Energia. Uno dei ruoli di questo gruppo di lavoro è stabilire collegamenti con governi amici. Questo gruppo ha sponsorizzato delle conferenze a Londra sul “Futuro delle armi non –letali” Nel corso della conferenza del 1997, Hildi S. Libby, direttrice del programma militare per i sistemi non letali, propugnava lo sviluppo di una vasta gamma di avanzate tecnologie destinate a “essere inserire nei programmi di armamenti esistenti”. Il suo intervento era centrato senza che nessuno se ne sorprendesse sulle munizioni che permettono di isolare una determinata zona.[15] In effetti, gli Stati Uniti rifiutano di firmare il trattato sulle mine antiuomo prima del 2006, per avere il tempo di sviluppare “adeguate” soluzioni alternative.


  Tra i progetti presentati da Libby, si possono elencare: una mina antiuomo “non letale”, basata sulla classica mina M1*A1; una carica “non letale” di 66 mm per contenere o reprimere la folla un sistema di tiro costituito da munizioni di tipo diverso (pallottole di gomma, gas, mine invalidanti, ecc.); una mina immobilizzante antiuomo, che chiude la vittima in una rete. Tra i “miglioramenti” già sperimentati di questa mina: l’aggiunta di materiale adesivo o irritante, di elettroshock o di un effetto “lama di rasoio” che costringe le persone colpite a rimanere completamente immobili per evitare ulteriori ferite laceranti.


   Le conferenze del 1997 e 1998 hanno permesso di scoprire alcune armi su cui si era fino allora mantenuto il segreto: la pistola Vortex, che emette onde d’urto verso il corpo umano, e alcune armi acustiche dagli effetti regolabili che, secondo l’esperto americano William Arkin, possono, a scelta, provocare un “lieve fastidio” oppure “emettere onde di 170 decibel capaci di ledere organi, creare cavità nel tessuto umano e causare traumi potenzialmente letali”.
La conferenza del 1998 è stata l’occasione per presentare il “concetto di difesa a strati”, concepito come una cipolla i cui strati più esterni sono i meno letali ma che, man mano ci si avvicina al centro, diventa sempre più distruttiva. Era poi proiettato un video dimostrativo in cui si vedevano alcuni soldati fare uso di armi a microonde, e al loro fianco personale medico che si prendevano cura delle vittime in coma.


   Oltre alle possibili violazioni del giuramento di Ippocrate, Steven Aftergood, direttore della Federazione degli scienziati americani, sottolinea il carattere estremamente intrusivo di queste armi: “Non prendono di mira solo il corpo delle persone. Sono programmate per disorientarle o destabilizzarle a livello mentale“. Ordigni di questo tipo possono interferire con i regolatori biologici di temperatura del corpo umano; le armi a frequenza radio, per esempio, agiscono sulle connessioni nervose del corpo e del cervello; i sistemi laser provocano, a distanza, scosse elettriche “tetanizzanti” o “paralizzanti”.[16]


   Diverse organizzazioni non governative si sono schierate contro le “armi non letali”, sottolineando la contraddizione in termini insita in una tale definizione. Si teme che, nel bel mezzo di un’operazione di polizia, lo stress possa spingere alcuni a non limitarsi a fare uso di opzioni invalidanti, ma a usare le opzioni più violente, a portata di interruttore con il rischio che semplici operazioni di vigilanza si trasformino in esecuzioni sommarie. Tali armi potrebbero poi essere utilizzate in contesti molto diversi da quelli previsti dai loro fabbricanti. L’enorme numero di esecuzioni quotidiane che ha caratterizzato il conflitto in Ruanda è stato in buona parte determinato dalla tecnica paralizzante utilizzata: si tagliava il tallone d’Achille delle vittime, per poi tornare e dar loro il colpo di grazia. La caligine adesiva che incolla al suolo le vittime, i prodotti chimici che stordiscono le masse e i sistemi paralizzanti che impediscono alle persone di muoversi potrebbe quindi paradossalmente rendere le zone di conflitto ancor più letali, considerato l’effetto anestetizzante che esercita sulle vittime. In Irlanda, sorta di laboratorio per la prima generazione di armi non letali, si è verificato un effetto boomerang: l’uso di queste armi ha rinfocolato ed esacerbato il conflitto.[17]

PRIVATIZZAZIONE DELLA POLIZIA

   In un articolo di Rita Pennar pubblicato nella Voce della Campania[18] c’è la seguente notizia: in un protocollo d’intesa redatto al Ministero dell’interno nei primi giorni del novembre 2007 e riguardante delle modifiche al Tulps (Testo unico leggi pubblica sicurezza) e in particolare al Titolo IV,[19] tratta della “riforma” degli istituti di vigilanza privati. Girato in forma riservata dalla Federpol (Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, le Informazioni) agli associati, il protocollo è accompagnato da copia della missiva di G. Pellegrino (presidente nazionale della Federpol) al prefetto Giulio Gazzella Direttore dell’Ufficio per l’amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza, che chiede un incontro per mettere a punto alcuni aspetti del protocollo d’intesa.

   In questo protocollo è previsto che all’area di sicurezza privata oltre i confini tradizionali degli articoli 133 e 134 del Tulps, vale a dire entro i confini che fino ad ora hanno limitato i poteri agli addetti della vigilanza privata, sia riservato compiti di ordine pubblico che fino adesso era esclusivamente riservato a Polizia e Carabinieri.

   Già col decreto dell’8 agosto 2007 arriva un nuovo eldorado per chi si occupa di “vigilanza”, soprattutto nella parte in cui prevede i servizi Stewart negli stadi siano “assicurati dalle società organizzatrici direttamente ovvero avvalendosi di istituti di scurezza privata autorizzati” nel caso limite possono rientrare non solo gli istituti di vigilanza composte da guardie particolari (generalmente armate), ma anche le attività di reclutamento, addestramento e organizzazione di corpi di contractors come quelli utilizzati in Iraq.

   Con le modifiche al Tulps si arriva all’unificazione tra gli istituti che si occupano d’investigazioni e gli istituti di vigilanza privata e le guardie giurate (finora tutto ciò contenuto nei limiti per quanto riguarda compiti e funzioni), tutto ciò nel segno degno di un colossale business.

SERIAL KILLER “AFFOSSA” UN DISEGNO DI LEGGE

   C’era stato un precedente di “riforma” che intendeva allargare le competenze degli istituti vigilanza. Tentativo che finì tragicamente.

   Nella notte del 21 e 22 febbraio 2005 lungo la statale che collega Verona e Brescia, ci fu una sparatoria nel corso della quale furono esplosi oltre 30 colpi e che ha fatto 4 vittime: 2 agenti di polizia, una prostituta ucraina e Andrea Arrigoni, l’uomo che avrebbe ucciso i due poliziotti e la prostituta.[20]

   Ma chi era Arrigoni? Ma che c’entra lui con la riforma della vigilanza privata che in quel periodo stava preparando AN?

   Andrea Arrigoni aveva fatto il paracadutista in Somalia,[21] la guardia del corpo di Umberto Bossi tra il 1994 e il 1996, è in seguito diventato poi una guardia privata, aveva messo su l’agenzia Mercuri Investigazioni a Bergamo ed era uno dei dirigenti della CON.IPI, l’associazione nazionale degli investigatori privati (della quale presidente onorario e Maurizio Gasparri e membro e anche un ex generale dei carabinieri G. Servolini, e presidente è Filippo Ascierto ex maresciallo dei carabinieri). Arrigoni negli ultimi mesi prima di morire era diventato un assiduo frequentatore di Montecitorio e di convegni organizzati alla Camera.

   Proprio in quel periodo si stava preparando da parte di A.N., in particolare da parte di Mantovano all’epoca sottosegretario all’Interno (nonché sostenitore dell’Opus Dei) stava preparando una legge di riforma sulla vigilanza privata che era un autentico colpo di stato. La manovra consisteva nell’equiparare lavoro e competenze dei vigilantes (di cui A.N. controlla la principale rete agenzie) a quelli della Polizia di Stato. Nel progetto c’era la volontà di attribuire loro le competenze dei cosiddetti servizi integrati (il controllo della criminalità comune), con possibilità di identificare le persone.

   Quando saltò fuori “ufficialmente” il legame tra Arrigoni e i vertici di A.N., Forza Italia stoppò il progetto. L’allora ministro degli Interni Pisanu tolse immediatamente la delega alla vigilanza privata a Mantovano.

DSSA E SERVIZI VARI

   Il 1° luglio 2005, partendo dalle indagini sugli ambienti mercenari e delle guardie del corpo, per trovare la pista che aveva portato Fabrizio Quatrocchi sequestrato e ucciso a Baghdad il 14 aprile 2004, scoppiò lo scandalo Dssa (Dipartimento Studi Strategici). La Dssa si presenta come una polizia parallela operante “ufficialmente” su più fronti: monitoraggio degli ambienti extracomunitari (pedinamenti, sorveglianza, identificazione fotografica) per individuare estremisti islamici, caccia ai militanti o ex militanti della sinistra rivoluzionaria latitanti all’estero (come Cesare Battisti) fino ad arrivare a occuparsi della protezione del Papa.

 A capo di questo servizio, è Gaetano Saya, fondatore del nuovo MSI. Si dichiara agente coperto e lo quando lo arrestano a Firenze per associazione a delinquere, rifiuta di rispondere all’interrogatorio per non tradire <il segreto Nato>. Infatti, tra il <personale professionista fidato e selezionato> vantato dal Dssa, ci sono personaggi che provengono da Gladio e soprattutto dalle forze dall’ordine: agenti di polizia in servizio o da poco in congedo.

   La fretta in cui il ministro degli Interni ha annunciato da Roma che era stata liquidata una <banda di pataccari>, tradiva le reali intenzioni di coprire tutto. Risulta che gli uomini della Dssa avevano le <chiavi> per entrare liberamente nel centro elaborazione del Viminale, oltre a avere placche e pass che davano loro libero accesso in questura come in altre sedi, usando auto di servizio. Non solo: il materiale illustrativo della Dssa circolava liberamente all’interno dei vari corpi, dove avveniva il reclutamento, specialmente tra i Gom della penitenziaria.

   Obiettivo della Dssa era di formare un Nucleo interforze di polizia, capace di riunire in un’unica struttura paramilitare, fuori dal controllo dello Stato, la nebulosa delle varie milizie che s’ispirano al razzismo padano o al fascismo. A questa costituenda formazione sarebbe riconducibile il Corpo politico destra nazionale che aveva come coordinatore Stefano Sacconi; le Giacche verdi Lombardia – Volontari a cavallo per la protezione civile e ambientale; e la stessa Unione nazionale forze di polizia, sindacato creato a Milano da un ispettore di polizia vicino all’estrema destra. Ora, il Nucleo Interforze esiste: vicino a Termini c’è la caserma di Castro Pretorio dell’esercito, all’entrata c’è la targa INTERFORZE, che non è una struttura solo dell’esercito ma della polizia e dell’esercito. Quindi c’è uno scambio tra esercito e polizia.

   La DSSA è dunque un’organizzazione che interviene all’interno e all’estero.

   Come si diceva prima. la Dssa tra i corpi dello stato, dove reclutava c’erano i GOM e questi assieme la mala fascista, in altre parole le componenti mafiose-malavitose sorte nuovamente come filiazione esterne dei pentiti e delle polizie che li controllano; componenti sarde fasciste, componenti napoletane ex nuova famiglia e non solo, componenti romane legate ai NAR e alla banda della Magliana, la Nuova Corona Unita pugliese, componenti calabresi soprattutto del casentino, del catanzarese, della Locride, la mafia vincente siciliana e quella emergente (Catania, gela ecc.), ex mala torinese, la mafia fascista milanese, le componenti mafiose rumene, albanesi, kosovare, le componenti multinazionali legate all’Egitto e alla Colombia, nessuna di queste realtà si preoccupa più di fare la guerra ai pentiti perché è pericoloso, perché può ostacolare i loro affari; tutte le componenti prediligono i mezzi soft rispetto agli omicidi; esempio i racket per far chiudere un’attività commerciale che non si “adegua” per poi in seguito impossessarsi dei suoi beni.

GLI ANTESIGNANI DELLA DSSA

   Questo intreccio tra neofascisti, militari e forze dell’ordine non è nuovo. Viene da lontano: dall’immediato dopoguerra e dalle trame della cosiddetta “strategia della tensione”.

   Negli anni più vicini pensiamo alla Falange Armata, che dalla testimonianza di un ex parà della Folgore[22] fa emergere i seguenti elementi:

1° La Falange Armata è stata una serie di operazioni non una struttura con vita propria. Operazioni tendenti a destabilizza del quadro politico esistente in funzione di una sua stabilizzazione in senso reazionario. Molti membri di queste operazioni furono scaricati quando erano di impaccio o non servivano più lo scopo (Uno bianca)

2° Gli operatori della Falange Armata avevano competenze specifiche in materia di apparecchiature elettroniche.

3° La storia di un giovane paracadutista di carriera, accusato di rapina è perciò finito in galera, e che penetra nelle celle dei “terroristi” e dei trafficanti di armi assieme all’omicidio dell’operatore carcerario Scalone, significa che questo tipo di operazioni riguardava la presenza all’interno delle carceri.

   Ma ci sono state altri tipi di operazioni inquietanti come il Progetto Arianna nel 2000, un’organizzazione antidroga clandestina costituita a Latina da appartenenti alla polizia, per finire ai Berretti Bianchi, una fondazione di carattere internazionale nata nel 1998 col nome White Helmets Europe, con sede in Argentina, alimentata da ex poliziotti, spuntata a lato del caso Telecom-Serbia.

   Ma non bisogna dimenticare la Legione Brenno, venuta alla luce nel 1998, a seguito di un sanguinoso conflitto avvenuto nel 1995 con agenti di polizia a Marghera.[23] La Legione Brenno, il cui nome si rifà al leggendario capo dei Galli e che si ispira ai cavalieri templari, era stata fondata da alcuni (formalmente) ex carabinieri (come Sacchetti), sarebbe nata nei primi anni novanta per sostenere le formazioni croate dell’Hos, ossia, il Partito del Diritto erede degli Ustascia filonazisti e avrebbe inviato prima Croazia e poi in Bosnia dei mercenari italiani per combattere i “comunisti” serbi, trafficando in armi e in esplosivi.

   Come ogni struttura di questo tipo, anche la Legione Brenno aveva rapporti con la malavita nazionale, soprattutto per lo spaccio di stupefacenti attuato attraverso una rete di propri uomini di fiducia ingaggiati come personale della Security in numerose discoteche del Nord.

   Ora se la Falange fosse una serie di operazioni, la Brenno e la Dssa non potrebbero essere la continuazione di tali operazioni? Che la tendenza alla privatizzazione abbia proliferato questo tipo di strutture?

PER CONCLUDERE

   A partire della fase imperialista, il modo di produzione capitalista ha esaurito le sue potenzialità come ambito favorevole allo sviluppo della forza produttiva del lavoro umano. Quanto più la fase del suo declino si protrae, tanto più i suoi effetti distruttivi diventano profondi e universali, diffusi a più aspetti individuali e sociali: distruzione dell’ecosistema, inquinamento diffuso, deterioramento della salute individuale e delle condizioni igieniche, distruzioni di uomini e cose, tutto ciò è un prodotto non dai “limiti allo sviluppo” ma dal modo di produzione capitalista.

   Nell’attuale fase caratterizzata, come si dicevo all’inizio, dall’accentuazione delle varie contraddizioni (imperialismo/popoli oppressi, capitale/classe operaia e tra le diverse frazioni della borghesia imperialista), nei paesi imperialisti è in atto una centralizzazione del potere, con rafforzamento degli esecutivi, questo anche come risposta alle contraddizioni in atto. Aggiungendo, che la lotta politica nei paesi imperialisti è diventata una lotta tra bande. Tutto ciò può aiutarci a capire i fenomeni sopra descritti di militarizzazione delle forze polizia e la diffusione delle armi “non letali”.


[1] Metto aveva perché attualmente non mi risulta che il Comune sia a disposi<ione dei robot elicotterini.

[2] Minielicotteri per sorvegliare i cieli di Milano, Libero 20.06.07.

[3] Vedere  http://www..tmcrew.org7csa/138/wwi/caq62ogs.htm

[4] Link dell’articolo http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/fut_2_mil_2.htm

[5] Link in inglese dello studio

ftp://ftp.rta.nato.int/PubFullText/RTO/TR/RTO-TR-071/TR-071-$$TOC.pdf

[6] Un esempio di criminalizzazione degli “agitatori” è l’articolo del Corriere della sera del 21 settembre 2008 che può trovare nel Link http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre2/Dai_rom_alle_case_occupate_co_7_080921056.shtml   dal titolo emblematico Dai rom alle case occupate. Il presenzialista no global. Fabio Zerbini uno dei leader delle mobilitazioni anti-razziste. Da via Adda fino al corteo di ieri. La caratteristica di quest’articolo sta:

1) La personalizzazione. Il singolo individuo diventa il centro dell’argomento e non la problematica, in questo caso il razzismo fa semplicemente da sottofondo.

2) Le mobilitazioni e le varie forme di protesta ci sono non perché esiste il problema ma perché esistono gli

“agitatori”.

3) Le menzogne e la disinformazione. Fabio Zerbini non ha mai fatto parte dei No Global.

[7] Per trovare tale rapporto sul web vedere http://JYA.com/STOA-atpc.htm   oppure come ziped file http://jya.com/STOA.atpc.zip

[8] È prodotto dalla società israeliana Tadilan Electronic Sistems.

[9] Terry Allen, Critics Question use of Pepper Spray, Rutland Herald and Barre Times Argus (VT) Feb. 22, 1998, p. 1

[10] Amnesty international, AI-USA: Police Use of Pepper Spray is Tantamount to torture, 0711.1997.

[11] A. Toffer e H. Toffler, War and Anti-War. Survival at the Dawn oft e 21 st Century  (Londra, Lttle  Brrown & Morris, 1994).

[12] Programma della CIA che aveva lo scopo di individuare ed eliminare gli attivisti vietcong nei villaggi. Si calcola che almeno 60.000 persone furono assassinate in conformità a questo programma.

[13] John Alexander, scrivendo su Military Review (n. 12, dicembre 1980), la rivista specializzata scrisse: “esistono sistemi di armi il cui funzionamento si basa sui poteri mentali, e cui caratteristiche letali sono già state sperimentate”. L’articolo molto lungo si intitolava: The New Mental Battlefield (La nuova strategia mentale).  

[14] Il 28 febbraio 1992, a Waco, Texas, USA, un gruppo di agenti dell’ATF Bureau (l’ufficio statunitense proposto al controllo di alcool, tabacco ed armi da fuoco) attacco con le armi la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto a fuoco e un assedio che durò 51 giorni, che si concluse con l’uccisione di quattro agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh (lui compreso assieme a 24 bambini). L’anno prima (1992), Randy Weaver, un suprematista bianco divenne un eroe popolare quando resistette per oltre un anno, armi in pugno, all’arresto da parte degli agenti federali. Nello scontro finale a Ruby Ridge perirono sua moglie e uno dei suoi figli. Weaver fu comunque assolto dalla giuria da tutte le accuse, eccetto alcuni reati minori per i quali hanno scontato soltanto 18 mesi di carcere. In seguito, Weaver ha denunciato l’FBI per l’omicidio della moglie e del figlio e nel 1995 ha vinto la causa (l’FBI fu costretta a pagare 3 milioni di dollari di danni).

[15] La mina Fishook, fabbricata nel 1996 dalla ditta Alliant (New Jersey), proietta una rete ricoperta di armi su una zona “dell’ampiezza di un campo da calcio”, Tom Bierman, responsabile del marketing di Alliant, assicura che questo sistema è fatto “per immobilizzare le vittime, non per ucciderle”. Almeno fintantoché non si fanno prendere dal panico. 

[16] L’esercito britannico è interessato a tale raggio “raggio paralizzante”. Cfr. Raygun Freezes Victims Without Injuries, Sunday Times, Londra, 9 maggio 1999.

[17] Si legga Steve la relazione di Steve Wright, An Appraisal of Technologies of Political Control, rapporto allo STOA, parlamento europeo, 1998.

[18] Notizia presa dalla pagina web http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php

[19] Riguardante le guardie e gli istituti di vigilanza e di investigazione privata.

[20] La dinamica della sparatoria non è del tutto chiara, l’autopsia a, infatti, rilevato pallottole di tipo diverso, pur dello stesso calibro della pistola di Arrigoni il che fa emergere la possibilità di un altro personaggio nella scena della sparatoria.

[21] I paracadutisti italiani della Folgore in Somalia di contraddistinsero per le torture ai prigionieri somali, le fotografie furono pubblicate dal settimanale Panorama.

[22] Questa storia è rintracciabile nella pagina web http://fabiopiselli.blogspot.com/2008/01/11-spionaggio-elettronico-falange.html

[23] Le indagini iniziali, dopo questo conflitto a fuoco furono a senso unico: furono arrestati alcuni nomadi che, in sede processuale furono pienamente assolti.

IL CORONAVIRUS E’ UN PRODOTTO DI LABORATORIO?

•marzo 14, 2020 • Lascia un commento

 Ci sono analisti come Michel Chossudovsky che sostengono che il Coronavirus sarebbe stato prodotto in laboratorio in agente di guerra bio-chimica.

  Questa tesi potrebbe apparire complottista se non si tiene conto che le sperimentazioni contro civile e senza che essi non sapessero niente sono già avvenute.

LE SPERIMENTAZIONI SUL CAMPO NEGLI USA

   Negli USA nel 1942 era stato realizzato a un programma di guerra biologico sotto la direzione di un’agenzia “civile”, il War Reserve Service. Il programma coinvolse centri di ricerca e sviluppo a Camp Detrick, in Maryland (rinominato Fort Detrick nel 1956), aree per i test nel Mississippi e nell’Utah e impianti di produzione a Terre Haute, in Indiana.

   Gli esperimenti si fecero con alcuni patogeni come il bacillo dell’antrace e la brucella. Gli impianti di produzione però mancavano, però, di adeguate misure di sicurezza: si verificarono alcuni episodi di contaminazioni sia degli impianti sia dell’ambiente durante testi di fermentazione e durante l’immagazzinamento di agenti non patogeni. Questa situazione impedì una produzione su larga scala di armi biologiche da utilizzare durante la guerra, ma nonostante questo furono prodotte, in un impianto pilota a Camp Detrick 5.000 bombe caricate con spore di antrace. 

   Dopo la guerra, le ricerche a Camp Detrick continuarono. A queste ricerche si unirono gli scienziati giapponesi dell’Unità 731 che ebbero l’immunità dall’accusa di crimini di guerra alla condizione che fornissero informazioni sul loro precedente lavoro e collaborassero nell’attività di ricerca sulla guerra biologica.

   Il programma americano subì un’accelerazione con la guerra di Corea.

   I primi esperimenti su esseri viventi coinvolsero dapprima gli animali e furono condotti a Fort Detrick o su imbarcazioni in pieno oceano Pacifico, in seguito si passa agli esseri umani su test su militari e civili.

   Alcuni esperimenti sono condotti al chiuso. A Fort Detrick si utilizza una stanza dalla forma sferica e dalle pareti di metallo chiamata eight hall, dove sono fatte scoppiare munizioni biologiche esponendo i volontari, rinchiusi all’interno, a germi aerosolizzati.

   L’obiettivo è di valutare la vulnerabilità degli individui e studiare l’efficacia dei vaccini, della profilassi e delle terapie.

   Altri test impiegano, invece germi simili a quelli più pericolosi, ma non patogeni per l’uomo. O almeno così si pensava. I più utilizzati erano l’Aspergillus fumigatus, che può provocare polmoniti, il Bacillus subtilis, un bacillo presente nell’ambiente che raramente può dare infezioni all’uomo, e la Serratia marcescens che può causare infezioni soprattutto in persone con le difese immunitarie compromesse, e servivano per studiare le tecniche di produzione e d’immagazzinamento e i metodi di aerosolizzazione.

  In particolare si voleva studiare il comportamento di aerosol disseminati su grandi aree geografiche e l’effetto delle irradiazioni aerosolizzati. Intere città furono trasformate all’insaputa dei loro abitanti, in giganteschi laboratori, dove si liberava, Intere città furono trasformate all’insaputa dei loro abitanti in giganteschi laboratori, dove si liberavano germi e si studiavano i batteri e gli effetti sulla gente[1]. Ciò che ufficialmente si sa, di quello che è accaduto fra il 1949 e il 1968 a New York, San Francisco e in altre città american che almeno 236 centri urbani grandi e piccoli, in tutti gli U.S.A., sono stati teatro di questi esperimenti.

   A New York, nel 1966, miliardi di batteri del tipo Bacillus subtilis furono buttati dalle grate della ventilazione della metropolitana, da dove si sono diffusi nelle stazioni, sui marciapiedi. Almeno più di un milione di civili furono esposti. L’anno prima l’aeroporto di Washington erano state piazzate, al deposito bagagli, alcune valige piene di batteri che ne facilitavano la dispersione. Ancora prima a San Francisco i batteri erano stati seminati nelle acque fu proprio questo esperimento a far nascere i primi sospetti.

   Fra il settembre 1950 e il febbraio 1951 nell’ospedale dell’Università Stanfors, vicino a San Francisco si verificò un’epidemia d’infezioni urinarie. Il germe responsabile appartenente a un ceppo ospedaliero di Serratia marcescens. Ma la Serratia marcescens era anche il germe utilizzato poco tempo prima per gli esperimenti segreti nella baia di San Francisco.

   Undici persone furono colpite dall’infezione, una di queste andò incontro a una batteriemia transitoria, cioè a una diffusione del germe attraverso il sangue, e un altro morì per endocardite. Tutti i pazienti avevano subito una catetarizzazione urinaria e cinque erano stati sottoposti a cistoscopia su suggerimento dell’urologo: due pratiche invasive e dolorose per i pazienti.

   Secondo alcuni l’epidemia rappresentava un caso d’infezione ospedaliera provocata da germi opportunisti, germi cioè che normalmente non provocano infezioni nell’uomo, ma che possono diventare pericolosi in seguito all’uso eccessivo di antibiotici e all’impiego di nuovi dispositivi medici. Stava, però il fatto che nessun episodio del genere si era verificato negli altri ospedali di San Francisco e rimaneva il nesso temporale fra gli esperimenti militari e l’epidemia ospedaliera.

   Di fronte a tutto ciò, l’esercito convocò nel 1952 un gruppo di esperti. Essi (ovviamente) non commentarono l’associazione tra l’episodio ospedaliero con gli esperimenti militari, essi (guarda caso) ribadirono l’opportunità a utilizzare, per i test, la Serratia, dato la sua bassa virulenza, ma raccomodarono anche di potenziare le ricerche per trovare un sostituto del microrganismo.

   L’opinione pubblica era così ben tranquilla, fino al 1976, quando il Washington Post rilevò il caso dell’epidemia d’infezioni urinarie mettendo in relazione la morte per endocardite di uno dei pazienti con i test militari condotti in città. Contemporaneamente il quotidiano segnalava anche un improvviso aumento dell’incidenza di polmonite nella contea di Calhoun in Alabama e a Key West in Florida in concomitanza con altri esperimenti, condotti in quelle aree, che avevano utilizzato batteri non patogeni.

   Verso la fine degli anni ’60 l’esercito U.S.A. aveva un arsenale biologico che includeva numerosi batteri, tossine e funghi patogeni per le piante che potevano essere utilizzati per distruggere a provocare carestie. La CIA, sempre in questo periodo, aveva armi che comprendeva il veleno di cobra, la saxitossina e altre tossine, ma tutti i documenti riguardanti il loro sviluppo e il loro uso sono stati distrutti nel 1972.

ESPERIMENTI NEGLI ALTRI PAESI

   Si sa ufficialmente che la Gran Bretagna ha condotto esperimenti a scopo militare sulla popolazione dal 1964 al 1977. E’ il Sunday Telegraph che nel 1997 rileva le ammissioni del governo. Gli esperimenti erano stati condotti su larga scala e non soltanto nella metropolitana londinese, com’era stato prima dichiarato nel 1995. Quantità massicce di microrganismi, come la Serratia, il Bacillus subtilis e l’Escherichia coli162, erano stati deliberatamente liberati nell’Inghilterra meridionale, con l’obiettivo di valutare gli effetti delle condizioni ambientali su questi microrganismi.

   Anche nell’Unione Sovietica, si svilupparono esperimenti che la portarono all’avanguardia nel campo della guerra biologica. Kanatjan Alibekov alias Ken Alibeck, un ricercatore sovietico che lavorò dal 1988 al 1992 a Biopreparat, un gigantesco programma per la ricerca sulle armi biologiche, e che in seguito fuggì negli U.S.A. raccontò nel 1999 in un libro uscito negli Stati Uniti con il titolo Biohazard la storia di questo programma e dei relativi esperimenti[2]. La missione principale di Biopreparat era di studiare e produrre armi dai batteri, delle loro tossine e dai virus più pericolosi.

   Altri esprimenti di guerra biologica da parte dei russi a quanto pare sono stati compiuti nel Laos. Dalla seconda metà degli anni settanta il Plaine des Jarres era stato sorvolato da aerei di fabbricazione sovietica, il cui passaggio determinava strane precipitazioni atmosferiche conosciute nella zona come “piogge gialle”. Inquinati i cibi e contaminate le acque, la morte per la popolazione sopraggiungeva in seguito a eccessi emorragici gastro-intestinali e polmonari.

   Denunciati da migliaia di profughi fuggiti in Laos e rifugiatisi nei campi thailandesi, gli effetti delle piogge gialle erano stati accertati nel 1979 da un’indagine effettuata dall’U.S. Army Suregon General’s Office. Analisi effettuate su campioni di piogge gialle contrabbandate fuori dall’Indocina avevano rilevato che una nuova generazione di armi biochimiche era stata sperimentata sul Plaine de Jarres[3], armi i cui agenti erano stati identificati in tre letali micotossine a base di Trichothecenes.

   Questa faccenda delle piogge gialle nel Laos è una storia torbida. Dopo una denuncia iniziale il 13 settembre 1981 a Berlino da parte di Alexander Haig, all’epoca segretario di Stato (si dimise nel giugno dell’anno successivo), per il dott. Matthew Meselson, biologo, ricercatore e professore dell’Università di Harvard, le piogge gialle sarebbero dei banali escrementi di api! Nel 1984 un gruppo composto di membri del Dipartimento di Stato e del Ministero della “Difesa” era in Tailandia per interrogare quegli stessi profughi che erano già stati intervistati fra il 1979 e il 1981. Conclusione: i testimoni non erano più attendibili. Questa interpretazione fu ripresa sia dai media, sia da parte dell’amministrazione e dei servizi USA (pur con una divisione al loro interno). Anche Kanatjan Alibekov fu interrogato sulle piogge gialle quando passò negli U.S.A., egli negò che l’U.R.S.S. avesse sperimentato micotossine in Indocina.

   Se fosse successo ne, sarebbe stato informato. E allora, tutta una bufala? O un insabbiamento?

   E perché?

   Gemna Leoni von Dhonanyi, una giornalista[4], nel corso delle sue ricerche scoprì che a circa dieci chilometri a sud di Lak Sao, cittadina del Laos centrale nei pressi del confine con il Vietnam, vi era la più grande raffineria di eroina della regione, operativa e in piena espansione almeno fino alla metà degli anni novanta. Dotata di un aeroporto, al suo interno, pare che ospitasse anche un laboratorio adibito alla produzione di armi bio-chimiche[5]. Del luogo esisteva, infatti, una mappa satellitare con spiegazioni a lato in lingua inglese. Ma nessuno ne aveva rilevata l’esistenza.

   Andiamo avanti in questa torbida storia. Nel 1981, ci fu un’operazione dal nome B.o.h.i.c.a, che aveva il compito di localizzare i prigionieri di guerra americani. Ora un partecipante alla missione, Scott Barnes, individuo legato ai servizi segreti, testimoniò, sotto effetto del siero della verità che era giunto loro un ordine: “liquidate the merchandise” dove laddove il termine “merchandise” indicava i prigionieri.

   Non solo, Barnes aveva dichiarato che prima di infiltrarsi in Laos gli era stato iniettato un antidoto contro i gas nervini. In Kiss The Goodbye un best seller pubblicato nel 1992, autori Monica e William Stevenson rilevarono che uno dei contatti di questa missione era il generale Bobby Charles Robinson, all’epoca comandate a Pine Bluff dell’arsenale per la guerra chimica e biologica.[6]

   Tutto farebbe a pensare che, in questo periodo, nel Laos, da parte di USA e URSS fosse in atto un’operazione di guerra biologica mascherata.

SVILUPPO DELLE ARMI ETNICHE E BIOLOGICHE

L’ARMA ETNICA

   Nel 1996, la dottoressa Vivienne Nathanson, del British Medical Association lanciò un grido d’allarme[7]: adesso è possibile produrre armi biologiche che anno come bersaglio un gruppo umano geneticamente specificato. E suggerì che tali armi potevano essere usate non per uccidere, ma per indurre sterilità e deformazioni neonatali nel gruppo bersagliato: un metodo di genocidio che, disse, sarebbe difficile denunciare, perché avrebbe potuto sembrare un “atto di Dio”. Nel 1999 l’associazione dei medici inglesi è tornata ad avvertire, con più urgenza del rischio: “negli ultimi decenni i rapidi progressi della biologia molecolare hanno reso trasferibile da una specie all’altra e fra differenti organismi il materiale ereditario (DNA). Il Progetto Genoma Umano e il Progetto Diversità Genetica Umana cominciano a consentire l’identificazione del codice genetico umano, e le loro variazioni, in gruppi etnici diversi. Si esprime la preoccupazione crescente sull’uso potenziale della conoscenza genetica per lo sviluppo di una nuova generazione di armi biologiche e tossine. La ricerca legittima sugli agenti microbici, sia sul loro utilizzo in agricoltura o per migliorare la risposta terapeutica alle malattie causate da quegli agenti, è difficile da distinguere da ricerche che abbiano il maligno scopo di produrre armi più efficaci”.

   Negli anni ’80, il governo del Sudafricano (quello dell’apartheid) finanziò un programma segreto di guerra biologica, chiamato Project Coast, dove cercò di finire un’arma genetica mirata alla popolazione nera. Una “bomba negra”, per uccidere o debilitare solo gli africani. Pare che studi accurati fossero fatti, in quella sede, sulla pigmentazione epidermica come bersaglio possibile.

   Con l’incoraggiamento degli U.S.A., in quel periodo si avviò una collaborazione nell’industria degli armamenti tra Sudafrica e Israele. Nel 1977, un’esplosione nucleare nell’alta atmosfera sopra il deserto della Namibia rilevò che il primo test atomico israeliano aveva avuto successo. Sui progetti biologici condotti in comune ovviamente, si sa molto meno. Bisogna ricordare che Israele non firmò la convenzione contro le armi biologiche del 1972, sottoscritta da 140 paesi. Un portavoce israeliano, interrogato da giornalisti esteri sulla bomba etnica, rispose:abbiamo un intero cesto di sorprese strategiche che non esiteremo ad usare se lo Stato d’Israele sarà gravemente minacciato[8]. Il 15 novembre 1998 sul Sunday Times, l’inserto domenicale del Times di Londra apparve dava notizia che gli israeliani stanno cercando di identificare geni esclusivamente specifici degli arabi con lo scopo di “creare per manipolazione genetica dei microrganismi che aggrediscono solo gli individui portatori di quegli specifici geni[9]. Queste ricerche israeliane hanno incontrato delle difficoltà, poiché il patrimonio genetico degli arabi è di fatto sovrapponibile a quello degli ebrei sefarditi[10]. Questo perché l’essere umano appartiene a una sola “razza”, e il patrimonio genetico di un palestinese, di un ebreo (sia sefardita che askenazita) o di uno svedese sono in realtà identiche al 99,9%.

ESPERIMENTI SUI PESCIA ZEBRA

   Nel 2005, un gruppo di biologi, della Penn State University, scoprì nuovi metodi per abbronzare o schiarire. Hanno isolato dai pesci zebra[11] il gene SLC24A5. I pesci zebra hanno un patrimonio genetico alquanto simile a quello umano. Questi animali hanno nell’epidermide cellule simile a quelle umane, i melanosomi: il tipo di questo pesce detto golden (dorata) presenta melanosomi più piccoli e meno colorati della specie[12]. Si è scoperto che la causa sta in una mutazione del genere, che impedisce la produzione di una proteina essenziale.

   Alla fine degli anni ’90 un esperimento fatto dal Dottor Gong Zhiyyuan, insieme ai colleghi dell’Università di Singapore, iniettò sul menoma del pesce zebra, un gene prelevato da una medusa che sintetizza naturalmente una proteina a fluorescenza verde.

   Ed ecco avverarsi il miracolo. Sotto la traslucida, gli organi del pesce zebra hanno cominciato a brillare di mille colori diventa così un pesce mutante.

  I ricercatori della Penn State University hanno cercato nella mappa del genoma umano l’esistenza di una situazione simile. E l’hanno trovata. La maggior parte dell’umanità (nera e gialla) ha la stessa del gene SLC24A5; solo le persone discendenti da europei (uomini bianchi) sono portatrici di un gene modificato. In base a nuove ricerche sui mezzosangue mulatti, con genitori misti; si è evidenziato che alcuni hanno il gene mutato[13]. I ricercatori del Pen State University hanno iniettato nell’embrione del pesce zebra delle cellule di melanona[14] di tumori umani che arriva a coinvolgere le cellule dei pigmenti epidermici, i melanosomi. Le cellule del melanoma non solo si dividono, ma formano tumori, come se qualcosa nell’ambiente biologico dell’embrione lo impedisce. C’è una domanda inquietante da porsi. Perché iniettare il melanoma umano sul pesce zebra, con una genetica della pigmentazione così simile a quella umana? Per combattere il cancro come dicono i ricercatori o per provocarlo? Magari ad africani, latinoamericani, asiatici e arabi?

Virus come armi batteriologiche

   La SARS proviene da un ceppo sconosciuto di coronavirus[15], frutto di un’abile clonazione tra l’agente patogeno del morbillo e quello della parotite epidemica. Un “mostro” d’ingegneria genetica, in grado di selezionare il tipo di DNA da colpire. Sergei Koleshnikov, un membro dell’Accademia russa delle scienze mediche, durante una conferenza disse: “Un virus composto come quello responsabile della SARS non può formarsi spontaneamente in natura. Può essere creato solo in laboratorio” e ancora “quando si creano armi batteriologiche in genere allo stesso tempo si lavora al vaccino”.

   Guarda caso, nell’aprile del 2003 il Corriere della Sera riportando notizie diffuse dal Times di Londra[16] fa sapere che “i primi esperimenti effettuati dall’Istituto nazionale della società americana AVI BioPharma dell’Oregon avrebbero confermato la capacità del preparato nell’uccidere il virus responsabile della polmonite atipica, tanto da spingere a realizzarsi entro le prossime due settimane”. Jean Shinoda Boled medico e ricercatore, ricorda che quando esplose l’allarme SARS, che l’Institute of Science in Society di Londea si chiese se “l’ingegneria genetica non abbia prodotto per inavvertenza il virus SARS”.[17]

   Come si diceva nel precedente capitolo quarto, i teorici della Revolution in Military Affaire contemplano la Guerra Genomica (in realtà i nord-americani usano il termine tedesco Genome Kampf…) è una “Guerra condotta nel campo della genetica. Si tratta di individuare, nella mappa dei geni (DNA) di un popolo/etnia, i punti deboli da attaccare mediante virus e batteri, frutto di biotecnologie”. E come abbiamo visto le ricerche sulla “bomba etnica” sono sviluppate da tempo. Ma non solo: contemplano la possibilità di una “forma di schiavitù farmacologia”, in cui “la popolazione presa di mira non sa di essere messa in schiavitù

LE NUOVE FRONTIERE DELLA GUERRA

 Il Dottor Robert Hickson, docente dell’US Air Force Academy e uno dei filosofi del pensiero strategico americano, in una discussione sulle scoperte in biologia militare disse: “Dobbiamo abituarci all’idea che la rivoluzione in corso nella biologia molecolare avrà conseguenze insidiose e paurose nella condotta della guerra”[18].

   Uno degli stadi della Revolution of Military Affairs Information (RMA-Iwar) è la guerra Genomica che è appunto una guerra condotta nel campo della genetica. Come si diceva prima si tratta di individuare, nella mappa dei geni (DNA) di punti deboli da attaccare mediante virus e batteri, frutto di biotecnologie.

   Ma non c’è solo questo, è in corso l’integrazione di tecniche e scienze diverse: la genetica collegata alle neuroscienze, la psico-neuro-immunologia con le nano-tecnologie e la cibernetica. Orami si parla di uno sviluppo delle tecniche di micro-incapsula- mento di materiali tossici di un tipo totalmente nuovo. Si parla di impianti di componenti elettroniche nel cervello dei combattenti per creare un’interfaccia tra organismo biologico e computer, da cui ricavare osservazioni del campo in tempo reale in un’informatizzazione totale della guerra. Orami è acquisita la nozione che le guerre hanno ormai forme “non militari” di conflitto quali il sabotaggio delle reti informatiche, le manipolazioni finanziarie distruttive, la diffusione di malattie dell’uomo e dei raccolti ecc. Tra queste forme “non militari” è pienamente acquisto che il “bioterrorismo” ne fa parte. Il colonnello William Osborne in Information Operations: a new warfighting capability, in un Project Air Force 2025 (17 giugno 1996) dice:” Stiamo evolvendo verso l’impianto tecnologico…La popolazione civile accetterà l’impianto di microscopici chips nel cervello di membri delle forze armate”. Si discute di metodi farmacologici per meglio provocare la disintegrazione della vita morale e spirituale di una nazione.

  Questa è la nuova guerra. Una guerra non dichiarata verso la popolazione civile. La febbre suina diffusa in Messico (e in sottordine negli altri paesi del nord dell’America) coincide con “misteriosa” scomparsa di tre fiale contenenti campioni di un virus potenzialmente pericoloso[19] Tutto questo per avere maggiori profitti. Un emittente nicaraguese associa questa febbre suina alla guerra chimica[20] e mettendo tutto questo in relazione alle case farmaceutiche e ai Laboratori Gilead Sciences Inc, diretti da Donald Rumsfeld l’ex segretario alla Difesa statunitense che ha diritti che ha diritti sul farmaco Tamiflu. Questo medicinale si vende come rimedio per l’influenza ed ha già fatto guadagnare profitti stratosferici con l’influenza aviaria.

E’ DUNQUE UN PRODOTTO DI LABORATORIO?

   Come abbiamo visto i precedenti storici non mancano e non mancano neanche le testimonianze quanto i riferimenti documentali. L’ex ufficiale della CIA Philip Girardi ha affermato che “il coronavirus non si è verificato naturalmente attraverso la mutazione, ma è stato prodotto in un laboratorio, probabilmente come agente di guerra biologica[21]. Dall’inizio del nuovo scoppio del coronavirus in Cina lo scorso dicembre, ha contagiato decine di migliaia di persone in tutto il mondo e ne ha uccise oltre tremila. La maggior parte dei decessi si è verificato nella Cina continentale.

   Philip Girardi in articolo pubblicato dalla Strategic Culture Foundation ha scritto: “Diverse segnalazioni suggeriscono che ci sono componenti del virus correlati all’Hiv che non avrebbero potuto verificarsi naturalmente. Se il virus fosse stato sviluppato o addirittura prodotto per essere “armato”, la sua fuga dal Wuhan Institute of Virology Lab e nella popolazione animale e umana avrebbe potuto essere accidentale. I tecnici che lavorano in tali ambienti sono consapevoli che spesso si verificano “perdite” dai laboratori[22].

   Ha dichiarato Girardi “Esiste, ovviamente e inevitabilmente, un’altra teoria. Si è ipotizzato che, poiché l’amministrazione Trump ha costantemente sollevato il problema della crescente competitività globale cinese come minaccia diretta alla sicurezza nazionale americana e al dominio economico, potrebbe essere possibile che Washington abbia creato e scatenato il virus nel tentativo di frenare la crescente economia di Pechino. È difficile credere che anche la White House farebbe qualcosa di così spericolato, ma ci sono precedenti simili”.[23]

   “Nel 2005-9 i governi americano e israeliano hanno sviluppato segretamente un virus informatico chiamato Stuxnet, che aveva lo scopo di danneggiare i sistemi di controllo e operativi dei computer iraniani utilizzati nel programma di ricerca nucleare dell’Iran. Stuxnet aveva lo scopo di danneggiare i computer, non di infettare o uccidere gli esseri umani, ma i timori che si propagasse e si spostasse verso i computer al di fuori dell’Iran si sono dimostrati accurati. Infatti, si è diffuso anche in Paesi come la Cina, Germania, Kazakistan e Indonesia”, ha aggiunto l’ex ufficiale della Cia”.[24]

   Dunque un coinvolgimento israeliano.

   Osserva Girardi: “Se si considera anche possibile che gli Stati Uniti abbiano contribuito a creare il coronavirus presso ciò che resta del suo centro di ricerca sulle armi biologiche un tempo esteso a Ft Detrick nel Maryland, è molto probabile che Israele fosse un partner del progetto. Contribuire allo sviluppo del virus spiegherebbe anche come gli scienziati israeliani sono stati in grado di rivendicare il successo nella creazione di un vaccino così rapidamente, probabilmente perché il virus e un trattamento per esso sono stati sviluppati contemporaneamente[25].

   Gli scienziati israeliani hanno affermato di essere vicini allo sviluppo di un vaccino per il coronavirus che potrebbe essere disponibile in circa 90 giorni, affermando di aver sviluppato un vaccino efficace contro il virus della bronchite infettiva del coronavirus aviario, che dovrebbe essere adattato presto e creare un vaccino umano contro Covid-19.

   Per fortuna Cuba sta già preparando e diffondendo un trattamento farmacologico efficace a dimostrazione che un sistema sanitario è in grado di superare, anche in termini qualitativi i sistemi sanitari per soli benestanti come quello USA.

   La tesi di Girardi coincide con l’analisi documentata dall’ex consulente di Ronald Reagan, Paul Craig Roberts che sul suo sito, conferma che il governo degli Stati Uniti e le aziende farmaceutiche hanno condotto degli esperimenti con l’Ebola sull’uomo.[26]

   Questa, prosegue Craig Roberts, è la conferma ufficiale della veridicità delle tesi del dottor Boyle (Università dell’Illinois e specializzato nelle guerre batteriologiche) e del dottor Broderick, ossia che il governo degli Stati Uniti ha condotto esperimenti sull’ebola. Forse il vaccino non è stato efficace, e quelli su cui è stato condotto l’esperimento si sono ammalati di ebola così come forse i dipendenti dei laboratori statunitensi per la ricerca sulla guerra biologica che si trovano in Africa, dove è stato condotto l’esperimento.

   Sembra che l’esperimento consista nel somministrare un vaccino per l’Ebola e poi esporre la persona inconsapevole al virus, apparentemente ad una versione ingegnerizzata per la guerra biologica. Quali che siano gli esperimenti è chiaro che Boyle e Broderick hanno ragione: la sperimentazione con l’ebola da parte del governo degli Stati Uniti è in corso.

   Gli esperti hanno portato all’attenzione del pubblico che l’ebola è un organismo geneticamente modificato sviluppato nei laboratori americani adibiti alla ricerca per la guerra biologica in Africa.
 

   Il dottor Francis Boyle e il dott. Broderick dell’Università della Liberia e dell’Università di Delaware forniscono le loro valutazioni basate sui fatti, precisa Craig Roberts. 
 

   Il dottor Boyle ha redatto il Biological Weapons Anti-Terrorism Act del 1989, le disposizioni di attuazione per la Convenzione del 1972 sulle armi biologiche.
 

   Sia Boyle che Broderick saranno ferocemente attaccati dalla stampa statunitense, avverte Craig Roberts che richiama il caso di Gary Webb che ha portato alla luce la storia del coinvolgimento della CIA con i Contras in Nicaragua. 

   Il professor Francis A. Boyle, intervistato da Aggeliki Dimopoulou, rivela che gli USA hanno utilizzato l’Africa occidentale per aggirare la Convenzione sulle armi biologiche e condurre ricerche per la guerra biologica.[27]
 

   Boyle rifiuta la tesi secondo la quale l’epidemia di Ebola sia una conseguenza della crisi sanitaria che affligge l’Africa – grandi lacune di personale, attrezzature e medicine –  come alcuni esperti suggeriscono, definendola pura propaganda. E ribadisce che siamo in presenza di “una guerra biologica condotto presso i laboratori istituiti dagli Stati Uniti sulla costa occidentale dell’Africa, rintracciabili su una mappa prodotta dal Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) e situati proprio in aree considerate essere “l’epicentro del focolaio di Ebola in Africa occidentale“.  Qui le agenzie governative degli Stati Uniti dichiarano di lavorare per lo sviluppo di un vaccino, sostiene Boyle, mentre in realtà sviluppano l’agente patogeno per la guerra biologica e solo dopo lavorano sul vaccino.
 

   Un documento del Pentagono, prosegue Boyle, conferma che il CDC stava conducendo ricerche per il Pentagono in Sierra Leone, il cuore del focolaio, già nel 1988.  Il governo USA ha fatto poi in modo che la Liberia, una ex colonia degli Stati Uniti, non ratificasse la Convenzione sulle armi biologiche, così da condurre le sue ricerche nel paese ed eludere la Convenzione sulle armi biologiche. Allo stesso modo, la Guinea, il terzo stato colpito, non ha nemmeno firmato la Convenzione sulle armi biologiche. Le diverse agenzie del governo degli Stati Uniti hanno sempre cercato di aggirare la Convenzione sulle armi biologiche e lavorato sulla guerra biologica.  

   Boyle prosegue interrogandosi su come l’Ebola sia arrivata in Africa occidentale da un’area a circa 3.500 km di distanza dove è stata identificata nel 1976 e la sua spiegazione si ricollega alla presenza dei laboratori statunitensi in Africa Occidentale 

   Commentando poi l’invio di 4mila soldati statunitensi in Liberia per combattere l’ebola, Boyle sostiene che “l’esercito americano ha appena invaso la Liberia mandando in Liberia la 101esima Divisione Airborne.  Questo è una divisione d’elite e non hanno alcuna formazione per fornire cure mediche a chiunque. Sono lì per stabilire una base militare in Liberia. E gli inglesi stanno facendo lo stesso in Sierra Leone. I francesi sono già in Mali e Senegal. Quindi, non sono lì per il trattamento dei malati”.[28]

   Boyle definisce poi “propaganda totale” la tesi di alcuni esperti che sulla rivista Forbes sostengono che anche l’ISIS potrebbe usare Ebola come arma biologica. Secondo il prof dell’Università dell’Illinois “queste persone stanno cercando di distrarre l’opinione pubblica dal problema principale ossia che le origini della pandemia attuale sono da ricollegare ai laboratori statunitensi in Africa occidentale. L’ISIS ha nulla a che fare con questo”.  

   “Quello che bisogna fare è capire se il virus proviene dai laboratori statunitensi e se può essere più pericoloso di quanto non appaia”. Boyle non giunge alla conclusione che l’Ebola sia stata rilasciata deliberatamente da questi laboratori, dice di non avere prove a riguardo e ammette che il virus potrebbe essere sfuggito. Tuttavia, aggiunge, è su questo che abbiamo bisogno di concentrarci, non sull’Isis.   

  Il dottor Cyril Broderick, uno scienziato liberiano e un ex professore di Patologia Vegetale presso l’Università della Liberia sostiene che l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, è responsabile per l’epidemia di Ebola che sta martoriando l’Africa occidentale. Il dottor Broderick afferma quanto segue in un articolo esclusivo pubblicato sul Daily Observer con sede a Monrovia, Liberia: “Il Dipartimento della Difesa statunitense (DoD) sta finanziando studi sugli effetti dell’ebola sull’uomo, studi iniziati poche settimane prima dello scoppio dell’epidemia di Ebola in Guinea e Sierra Leone. Il DoD ha concluso un contratto del valore di 140 milioni dollari di dollari con la Tekmira, una società farmaceutica canadese, per condurre ricerche sull’Ebola. Questo lavoro di ricerca comprendeva l’iniezione del virus Ebola in esseri umani sani. Quindi, il DoD è elencato come collaboratore in uno studio clinico sull’ebola dal nome “First in Human” (NCT02041715, iniziato nel gennaio 2014 poco prima che l’epidemia di Ebola venisse dichiarata in Africa occidentale a marzo”.[29]

   Boyle (che tra l’altro aveva redatto il Biological Weapons Anti-terrorism Act del 1989, che è la normativa di attuazione degli Stati Uniti per la Convenzione sulle Armi Biologiche del 1972), in alcune interviste[30] afferma di aver letto quattro studi scientifici che confermerebbero, oltre ogni dubbio, il fatto che il coronavirus è un’arma bio ingegnerizzata. Gli studi dimostrerebbero che al virus sono stati aggiunti elementi per facilitarne la diffusione ed elementi che riducono la capacità del sistema immunitario di resistergli.[31]

 Boyle riferisce che il lavoro di bioingegneria che favorirebbe la diffusione del virus era stato portato a termine presso l’Università della Carolina del Nord (UNC) e che la parte relativa all’aggiunta del frammento HIV era stata fatta in una struttura australiana. Afferma inoltre che alcuni scienziati cinesi del laboratorio di biochimica BSL-4 di Wuhan erano presenti sia nei laboratori UNC che in quelli australiani e partecipavano alla ricerca. Gli scienziati cinesi erano tornati a Wuhan con campioni dei frammenti aggiunti, cosa che avrebbe permesso al laboratorio di Wuhan di produrre quello che ora chiamiamo coronavirus, il cui nome ufficiale è CoVid-19.

   Boyle afferma che la diffusione del virus era stata un evento non intenzionale e che episodi simili di contaminazione da laboratori per la guerra biologica si erano già verificati in passato.

   Gli scienziati ora affermano che una persona affetta da CoVid-19 può rimanere contagiosa per 30 giorni senza mostrare sintomi. Dal momento che il virus può propagarsi attraverso l’aria e il contatto fisico e rimane attivo per 9 giorni sulle superfici, può diffondersi in lungo e in largo prima di manifestarsi a livello patologico. Poiché il tasso di mortalità è ora stimato tra il 15 e il 18%, rappresenta una grave minaccia.

   In Cina l’apparizione del virus aveva coinciso con gli spostamenti interni associati al Capodanno Cinese, cosa che aveva contribuito ad una rapida ed ampia diffusione del contagio. Gli Americani e gli Europei erano rimasti relativamente tranquilli, visti i pochi casi registrati al di fuori dell’Asia e gli articoli secondo cui solo degli Asiatici sarebbero deceduti a causa del virus. Tuttavia, questo potrebbe essere stato dovuto solo al ritardo nella comparsa dei sintomi. La globalizzazione rende estremamente facile la diffusione dei virus. Il mondo occidentale potrebbe trovarsi di fronte ad una brutta sorpresa, perché si è scoperto che il periodo di quarantena di 14 giorni è insufficiente. Gli scienziati ora affermano che la quarantena dovrebbe essere di 27 o 30 giorni per essere veramente efficace nel prevenire la diffusione del virus. Considerando il numero di persone esposte che sono state rilasciate dopo 14 giorni, il mondo occidentale dovrebbe prepararsi ad un numero di infezioni in rapida crescita.

   L’idea che venissero infettati solo gli Asiatici (i primi casi in Occidente riguardavano Cinesi) e che alcuni Americani erano stati espulsi dalla Cina perché sorpresi a raccogliere campioni del DNA cinese sembrava confermare la convinzione di coloro che consideravano il virus un attacco biologico specifico per la popolazione di origine cinese. Anche qui, il lungo periodo di incubazione potrebbe spiegare la mancanza attuale di decessi tra le razze bianche. Considerando che ora dall’Iran arrivano segnalazioni di Iraniani morti a causa del virus, è improbabile che il virus sia specifico per la razza.

   Che cosa si può fare? Probabilmente molto poco. Boyle riferisce che l’uso militare di virus per la guerra biologica è un reato punibile con l’ergastolo. Tuttavia, Boyle afferma che ogni paese dotato delle capacità necessarie è impegnato in questa ricerca, nonostante la sua illegalità. Boyle afferma che il National Institute of Health ha finanziato questa attività presso la struttura dell’UNC. Dal momento che i governi di Stati Uniti, Cina e Australia sono complici di questo reato, non possono dire la verità senza autodenunciarsi. Da qui tutti gli insabbiamenti, come l’affermazione che il virus proverrebbe dal mangiare pipistrelli infetti.

   Inoltre, solo poche persone qualificate possono parlare. Il motivo è l’alto numero di microbiologi e di virologi coinvolti in questa attività illegale. Boyle afferma che, solo negli Stati Uniti, 13000 ricercatori sono coinvolti in attività illegali relative alla guerra biologica. Un lavoro così disumano la gente lo fa per i soldi.

  Boyle è un esperto, ma anche un’autorità può essere facilmente “screditata”. Screditato poiché si pone in maniera non neutra. Screditato poiché è attivista per i diritti civili e fortemente critico nei confronti del governo degli Stati Uniti, si era opposto alla guerra del Vietnam, aveva denunciato la cooperazione di Amnesty International con la politica estera degli Stati Uniti, si era opposto alle sanzioni contro l’Iran e alla politica israeliana verso i Palestinesi, sostiene il movimento per la sovranità hawaiana ed è impegnato in numerose altre attività considerate controverse. Era diventato persona non grata quando, per primo, aveva dichiarato che l’antrace nelle lettere inviate ai senatori degli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre allo scopo di bloccare le indagini indipendenti e le proteste alle misure da stato di polizia che stavano per essere convertite in legge poteva provenire solo da un laboratorio militare del governo degli Stati Uniti e quando aveva pubblicato Biowarfare and Terrorism (Guerra biologica e terrorismo), che denunciava l’avvio e l’espansione da parte del governo degli Stati Uniti di un programma illegale per lo sviluppo delle armi biologiche. Boyle, la persona a cui dovrebbero rivolgersi i media, si è trovato bandito. Oggi viene intervistato solo su Internet ed è definito un eccentrico da quelli che controllano la narrativa.

  In ogni caso, al di là di tutte queste dichiarazioni, le privatizzazioni selvagge e la mondializzazione capitalistica hanno sicuramente peggiorato le condizioni sanitarie in tutto il mondo


[1] Adriana Bazzi, Bioterrorismo, Editori Laterza, 2002.

[2] Furono fatti esperimenti su un’isola del Lago d’Aral su un centinaio di scimmie legate. Non bisogna essere degli animalisti per evidenziare l’inutile crudeltà di questi esperimenti che ricordano l’utilizzo del cane da parte di Pavlov.

[3] Jane Hamilton Merrit, Tragic Mountains, Indiana University Press, 1993 pp. 432-434.

[4] Ha collaborato, prevalentemente da Singapore e Bangkok, con diverse testa italiane, oltre che con una radio tedesca.

Dal 1996 si è occupata anche di eco-mafie. È co-autrice di Somalia (Editori Riuniti, 2002) e autrice di Bush & Bush

1980-2006 Come si fabbricano le guerre, (Editori Riuniti, 2006).

[5] Informazione ottenuta dalla giornalista in un colloquio con un maggiore delle Forze speciali americane. Informazione confermata da un fax della Dia dell’aprile 1995.

[6] Il generale Robinson morì nel 1985 per un colpo di arma da fuoco sulla testa. Il caso fu liquidato come suicidio nonostante il rapporto medico investigativo avesse rilevato che ha casa Robinson all’alba era scattato l’allarme.

[7] Genetic Weapons Threat, nel Genetic Forum del World Medical Associations, in The Splice of Life 4 febbraio 1997.

[8] Roy R. Blake, Genetic Bullets, Etnicaly Specific Bioweapons, su FreePress, 4 gennaio 2002.

[9] 1E questo non sarebbe nazismo?

[10] Gli ebrei sefarditi sono originari della Spagna (Sepharad) e qui hanno elaborato la lingua ladina (uno spagnolo popolare), allacciando stretti rapporti, prima rapporti, prima dell’espulsione del 1492, col mondo mussulmano.

Questi ebrei sono definiti Sefarditi per distinguerli dagli Askenaziti, in altre parole gli ebrei che abitarono in Germania e nell’Europa orientale (Ashkenaz significa Germanica), che svilupparono la lingua yiddish (che era un dialetto tedesco medievale).

[11] Key controls skin’colours BBC, 12.12.2005

[12] Normalmente il pesce zebra è di colore piuttosto scuro, nella variante Golden le tinte diventano molto più pallide.

[13]  Risulta che questo gene, nella popolazione mista, controlla il 38% della variazione di colore della pelle.

[14] Il melanoma è un tumore originato dai melanociti, cellule pigmentate che si trovano nella pelle e negli occhi, una malattia genetica che si sviluppa quando dei melanociti si accumulano alterazioni genetiche a carico di geni coinvolti nella regolazione della crescita cellulare, nella produzione di fattori autocrini (quelle molecole prodotte dalla cellula che stimolano la crescita e la proliferazione della stessa cellula).

[15] I coronavirus sono virus di forma sferica, con un diametro che varia dagli 80 ai 160 mm, a simmetria elicoidale e dotati di envelope.

[16] USA: farmaco contro la SARS entro pochi mesi, Corriere della Sera 25 aprile 2003.

[17] Fa sorridere dire “inavvertenza”, quando è ben noto che gli studi militari nel settore biologico, sono tra i segreti meglio conservati.

[18] R. Hickson, An inchoate and growing genetic-based revolution in military affairs al sito www.usafa.af.mil/jscope/JSCOPE00/Hickson00.HTM

[19] Link https://marcos61.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&post=35

[20] Link www.resistenze.org/sito/os/mp/osmp9e05-004977.htm

[21] https://parstoday.com/it/news/world-i210289-ex_agente_cia_philip_giraldi_coronavirus_prodotto_in_laboratorio

[22] https://www.strategic-culture.org/news/2020/03/05/who-made-coronavirus-was-it-us-israel-or-china-itself/?fbclid=IwAR166QxGYk7JlsIjl40coqjkzWCvUOSGFxOxYnYkWji1qMKYO7Fi32beK_c

[23] https://parstoday.com/it/news/world-i210289-ex_agente_cia_philip_giraldi_coronavirus_prodotto_in_laboratorio

[24]                                                              C.s.

[25]                                                              C.s.

[26] https://www.paulcraigroberts.org/2014/10/20/us-government-master-criminal-time/

[27]                                                               C.s.

[28]                                                               C.s.

[29]                                                               C.s.

[30] Come questa https://www.activistpost.com/2020/02/us-biowarfare-act-author-studies-confirm-coronavirus-weaponized.html

[31] https://comedonchisciotte.org/il-coronavirus-potrebbe-essere-in-grado-di-diffondersi-a-livello-mondiale/

USA-CINA: E’ IN ATTO UNA GUERRA SPORCA SUL CORONAVIRUS?

•marzo 6, 2020 • Lascia un commento

   Epidemia artificiale, virus da laboratorio appositamente coltivato? Attacco alla Cina da parte degli USA o addirittura, mossa cinese per contagiare l’Occidente? Tutte domande che riassumono scenari diversi, per cercare di spiegare il boom del coronavirus, partito in sordina con la notizia a Wuhan alla fine del 2019.

   Come doverosa premessa bisogna ricordare che gli USA hanno messo la Cina nel mirino, accusandola di competer in modo sleale nel mercato   globale (prodotti a basso costo, senza tutela per i lavoratori e per l’ambiente).[1] Bisogna avere la faccia di palta dimenticando che fu proprio la frazione dominante della Borghesia Imperialista (ovvero l’élite del capitalismo occidentale) ad affidare al Sud-Est Asiatico il ruolo di “manifattura del pianeta”.

   Negli anni ’90 e nei primi anni del nuovo secolo il capitale in eccesso ha trovato principalmente sfogo nella cosiddetta “globalizzazione” o meglio nella mondializzazione del Modo di Produzione Capitalistico (formazione di un unico sistema capitalista mondiale, esteso a tutti i paesi, che è andato ben oltre la fase della internazionalizzazione del MPC – anni ’70 – in cui ai paesi semicoloniali si sono aggiunti gli e paesi cosiddetti “socialisti” o che ancora si definiscono tali come la Cina, nel ruolo di fornitura di materie prime e semilavorati e di produzione di manufatti a bassi salari e senza alti costi relativi alla sicurezza ed alla protezione dell’inquinamento) nelle fusioni e aggregazioni che crearono grandi imprese produttive mondiali[2] nell’ulteriore sviluppo della finanziarizzazione e della speculazione.

   Questo processo di accumulazione capitalista (e del relativo allargamento del proletariato) ha avuto un carattere mondiale, diseguale e combinato. Alcuni paesi ne restavano fuori, o a lato, come se fossero elementi a sé stanti e non invece parte integrante di un tutto unico, di un’unica divisione del lavoro in via di una formidabile ristrutturazione, che vedeva l’ascesa delle piccole tigri asiatiche,[3] della Cina e di altri paesi emergenti, l’enorme ampliamento del mercato del lavoro planetario, le trasformazioni in corso in campo tecnologico, produttivo, organizzativo come risposta del capitale globale (quello vecchio e quello nuovo) alla propria crisi.

    Il rilancio produttivo dell’ultimo trentennio (stentato in Occidente, poderoso, in larga parte dell’Asia) è stato trainato dalla formazione di un mercato internazionale dei capitali sempre più integrato e deregolamentato pre mano dei grandi stati. 

   Dall’avvio di questa nuova fase – l’ultima del capitalismo, quella della mondializzazione del MPC, gli investimenti diretti verso l’estero sono passati dai 58 miliardi di dollari del 1982 agli 1.833 miliardi di dollari del 2007, 500 dei quali nei paesi “in via di sviluppo” (140 nella sola Cina inclusa Hong Cong).

   I tassi di crescita sono stati: + 23,6% nel periodo 1996-1990, + 22,1% nel periodo 1991-1995, + 39,9% nel periodo 1996-2000 e nel 2006 + 47,2%, questo gigantesco afflusso di capitali ha creato come si diceva prima una mondializzazione industriale.

   Con un forte aumento dei reparti produttivi collocati in Asia, in America Latina.

   Nel periodo tra il 1982 e il 2007 i dipendenti delle filiali all’estero delle multinazionali sono balzati d 21 milioni e mezzo e 81 milioni e 615.000.

   Tutto ciò ha portato, per quanto riguarda la collocazione del proletariato industriale mondiale, che, nel 2008 la grande maggioranza degli operai addetti all’industria è al di fuori degli Stati Uniti, dell’Europa e del Giappone.

   Nella sola Cina vi sono attualmente 100 milioni di lavoratori dell’industria, 50 milioni di addetti all’edilizia, 6 milioni di minatori, 20-25 milioni di lavoratori dei trasportatori. Dal 1996 al 2006 la totalità della crescita occupazionale industriale mondiale si è realizzata fuori dai paesi OCSE.

   Nei primi 5 anni del XXI secolo Brasile, Cina, Russia e India hanno creato 22 milioni di nuovi posti di lavoro l’anno complessivamente 110 milioni (molti dei quali nell’industria). Questi addetti all’industria lavorano in media 9-10 ore al giorno, se non di più. La grande maggioranza di loro riceve paghe, nettamente inferiori alla media mondiale dei salari industriali degli anni ’70. Questa tendenza di fondo è in atto anche per i lavoratori dei paesi imperialisti, statunitensi in testa, che sempre in questo periodo hanno visto venire meno le garanzie occupazionali e il salario ridotto sempre più all’osso.

   Questa fase della cosiddetta “globalizzazione” è stata caratterizzata da una riduzione del costo medio della forza-lavoro su scala mondiale, realizzata in misura non secondaria con l’immissione massiccia di forza-lavoro femminile, e, insieme per l’effetto di una forte crescita della produttività del lavoro, specie nei paesi di nuova industrializzazione. Con una formula sintetica si può dire: la massa degli operai (e anche dei tecnici) dell’industria di oggi lavora a orari di fine ottocento (o che comunque si stanno allungando di continuo), con salari da inizio novecento e una produttività da era informatica, o quasi. Questo rilancio capitalistico si è avvalso, infatti, sia dell’estensione della meccanizzazione e della robotizzazione dei processi produttivi alle imprese produttive dei nuovi continenti, che di una nuova rivoluzione tecnica informatica e digitale capace di abbattere i costi di una serie di operazioni amministrative delle aziende, dalla contabilità agli acquisti, dagli inventari alla gestione dei subappalti, dalle comunicazioni esterne a quelle interne. Per non parlare, poi, di quanto si sono ridotti, grazie alle nuove tecnologie, i costi della circolazione delle merci di una circolazioni delle merci fattasi quanto mai veloce, e quelli direttamente quanto mai veloce, e quelli direttamente al processo di produzione.

   Oggi che la leadership USA è in crisi, gli Stati Uniti si “ricordano” che la Cina non è “democratica”.

   C’è da ricordarsi che Pechino detiene una fetta rilevante del mostruoso debito estero statunitense[4]. Comodo, oggi, per il debitore insolvente, dichiarare guerra proprio alla Cina, che è il creditore. Guerra ufficiale, con i dazi e guerra segreta a colpi di virus?

   Proviamo a fare la cronistoria di tutto ciò. Nel 2017, proprio a Wuhan, viene aggiornato un importante centro di ricerca di livello 4: oltre al personale cinese operano l’Oms, scienziati inglesi e americani[5]. Obiettivo delle ricerche: un progetto condiviso per la salute mondiale. Il laboratorio esiste dal 2014, e nel 2015 (notizia che è contestata e ritenuta una bufala) sarebbe stato brevettato un vaccino per un nuovo ceppo di coronavirus, grazie anche agi ingenti fondi della Commissione Europea e della Fondazione Gates. A marzo 2019, il Canada invia un pacchetto di virus da studiare in caso di contagio a Wuhan.[6]  Operazione inizialmente segreta silenziata dallo stesso governo cinese, preoccupato per la pericolosità per la pericolosità della circolazione di tali agenti nel suo territorio.

   Il 18 ottobre 2019, il Global Security Studies della John Hopkins University, di concerto con la Fondazione Gates, Bloomberg e il World Economic Forum, riunisce 15 leader mondiali (politici, economisti, filantropi, scienziati e militari) per simulare una pandemia partita ipoteticamente dal Brasile.[7] Lo studio, chiamato Evento 201, riproduce virtualmente un’emergenza di 18 mesi per una pandemia globale, con 65 milioni di morti. Precisamente, l’Evento 201 simula lo scoppio di un coronavirus “zoonotico” che si trasmette da pipistrelli e maiali all’uomo, esattamente come nella spiegazione “scientifica” che ci hanno raccontato i media dopo i primi casi di contagio. Sempre a Wuhan, il 15 ottobre scorso, in occasione dell’evento Military World Games si registra una presenza massiccia di militari occidentali 8si calcola che furono inviati 300 soldati americani) e funzionari del Pentagono, oltre che apparati di intelligence.[8] Certo è curioso che due settimane dopo, proprio nella stessa città e dopo tutti i precedenti studi virologici e le simulazioni effettuate, sia nata la pandemia: il tempo di incubazione può variare entro un range di 15 giorni e, guarda caso, i primi casi ufficiali sono venuti fuori lo scorso inverno.[9]

   Secondo la rivista The Lancet, il primo caso di infezione risale ipoteticamente al 1° dicembre, e la persona contagiata non si sarebbe mai recata al famoso mercato ittico di Wuhan. Il primo decesso ufficiale è invece dell’11 gennaio 2020. L’emergenza massima cade proprio durante il capodanno cinese, il 25 gennaio, con flussi migratori di centinaia di milioni di persone in viaggio dalle campagne alle città, a bordo di treni e aerei: quale migliore occasione per estendere il contagio? Negli Usa, il super-esperto Francis Boyle lo afferma candidamente, evitando di ricordare che nei laboratori militari di Wuhan non ci sono solo scienziati cinesi. “Il coronavirus è un’arma da guerra biologica creata in un laboratorio di Wuhan, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne è già a conoscenza[10], afferma Boyle in un’intervista video rilasciata al sito Geopolitics and Empire. Il professor Boyle, docente di diritto all’Università dell’Illinois, nel 1989 ha redatto il Biological Weapons Act, la legge antiterrorismo per le armi biologiche. Boyle sostiene che il coronavirus, è “un’arma da guerra biologica potenzialmente letale”, sarebbe “fuoriuscito da un laboratorio di massima sicurezza” di Wuhan.

   Il governo cinese avrebbe quindi inizialmente cercato di coprire il caso, mentre ora sta adottando misure drastiche per contenere l’epidemia. E visto che il laboratorio Bsl-4 di Wuhan è anche un centro di ricerca dell’Oms, secondo Boyle la stessa organizzazione sanitaria mondiale “non poteva non sapere”. Galgano ricorda gli avvertimenti del generale Fabio Mini[11]: la guerra batteriologica sarà una delle più insidiose, nel futuro. In un mondo fino a ieri traumatizzato dall’Isis, creatura terroristica “fabbricata” in provetta da settori dell’intelligence occidentale, perché escludere che gli stessi poteri occulti che hanno scatenato l’Isis possano ricorrere anche ad agenti patogeni per provocare epidemie letali?

   Nella peggiore delle ipotesi, il Covid-19 potrebbe rappresentare la prima di una lunga serie di pandemie non casuali, un primo vero test di massa per studiare gli effetti su larga scala, non più solamente relegati alle simulazioni teoriche, comprendendo il grado di sostenibilità delle popolazioni e dei diversi governi colpiti dalla “cattiva sorte”. Servirebbe a verificare sul campo il funzionamento delle quarantene, la reazione delle persone e di eventuali isterie di massa, e in più favorirebbe una vaccinazione di massa sempre più accettata, oltre a provocare, nel frattempo, ingenti danni collaterali, e cioè diverse conseguenze negative dal punto di vista finanziario, militare e geopolitico. Una “piccola pandemia” sembra tragicamente funzionale: può destabilizzare l’economia del “rivale”, senza innescare necessariamente una guerra militare, che forse non converrebbe a nessuno.

   Attenzione, voglio ribadire che tutto questo sono solo ipotesi: non ci sono prove documentabili, ad oggi, che possa essere una strategia voluta. Ci sono semmai «ottimi indizi», sicuramente più numerosi di quelli che depongono a favore della pura casualità, a cui sembrano invece credere i media. Sono gli stessi media che, peraltro stanno trattando il coronavirus come fosse la peste, scatenando il panico tra la popolazione in modo criminale e irresponsabile, data anche la bassissima pericolosità del virus in Italia, che a quanto pare minaccia seriamente solo gli individui anziani e già molto malati.

   Ma guai a fare ipotesi complottistiche: in televisione, Diego Fusaro è stato zittito (e insultato, come se fosse pazzo) per il solo fatto di aver ipotizzato, a rigor di logica, la possibilità di includere, tra le altre, anche l’eventuale origine dolosa.

    Per finire ci sono delle affermazioni molto inquietanti di Paolo Barnard.

   Barnard cofondatore del programma televisivo Report poi tornato in televisione con Gianluigi Paragone, in diversi Tweet[12] afferma che n-Corona è stato studiato per anni da Cara Brook, (Università della California)[13]  e soprattutto che i fondi vengono dal famigerato Darpa, il laboratorio di armi più sofisticato del mondo. Nel secondo Tweet Barnard si pone due domande:

 


[1] https://it.euronews.com/2019/08/06/gli-stati-uniti-accusano-la-cina-di-manipolare-la-valuta  https://www.fasi.biz/it/notizie/novita/4540-solare-industrie-europee-e-americane-accusano-la-cina-di-concorrenza-sleale.html 

http://www.asianews.it/notizie-it/Gli-Usa-accusano-l%E2%80%99agenzia-stampa-Xinhua-di-E2%80%9Cconcorrenza-sleale%E2%80%9D-11040.html

[2] Secondo uno studio della Kpmg Corporate Finance, società di consulenza, ripreso da Le Monde diplomatique del 20.08.1999, nel corso del primo trimestre del 1999, sarebbero state effettuate circa 2500 operazioni di fusioni-acquisizioni per un ammontare di 411 miliardi di dollari di dollari con un rialzo del 68% rispetto al primo trimestre del 1998. 

[3] Le tigri asiatiche sono il nome che è stato attribuito verso la fine degli anni ’90 principalmente a 4 paesi asiatici (Taiwan, Sud Corea, Singapore e Hong Kong) per via del loro ininterrotto sviluppo degli ultimi decenni, anche se questo termine si può riferire alla maggioranza dei mercati in rapida crescita nell’estremo oriente. Il termine Quattro Dragoni è stato spesso usato come sinonimo di tigri asiatiche e si riferisce alle stesse quattro nazioni. Alle quattro economie emergenti maggiori dell’area si sono affiancate le cosiddette tigri minori o piccole tigri ovvero altri quattro stati: Malesia, Indonesia, Tailandia e Filippine.  

[4] La Cina possiede 1.120 miliardi di dollari (pari a circa mille miliardi di euro) di titoli di debito Usa. Sul mercato mondiale dei prestiti americani, la quota della Cina è pari al 7%, mentre l’ex Celeste impero è il primo creditore degli Stati Uniti, davanti al Giappone e rappresenta il 17% del debito sovrano americano detenuto da investitori stranieri.

https://www.italiaoggi.it/news/pechino-ha-1-000-mld-di-bond-usa-2363664

[5] https://archivio.varese-press.it/2020/02/23/epidemia-di-coronavirus-a-wuhan-in-cina-dal-laboratorio-di-livello-di-biosicurezza-4-bsl-4/

[6] https://nonsolomarescialli.it/coronavirus-300-militari-americani-a-whuan-15-giorni-prima-dellepidemia/

[7] https://www.libreidee.org/2020/02/usa-cina-la-guerra-sporca-del-coronavirus-le-vittime-noi/

[8] https://nonsolomarescialli.it/coronavirus-300-militari-americani-a-whuan-15-giorni-prima-dellepidemia/

[9] https://www.libreidee.org/2020/02/usa-cina-la-guerra-sporca-del-coronavirus-le-vittime-noi/

[10] https://www.libreidee.org/2020/02/usa-cina-la-guerra-sporca-del-coronavirus-le-vittime-noi/

[11] Il generale Fabio Mini non è certamente l’ultimo degli arrivato. Ha svolto all’interno dell’esercito italiano incarichi importanti: ha comandato tutti i livelli di unità meccanizzate, dal plotone alla brigata. È stato comandante della brigata Legnano durante l’operazione Vespri Siciliani nel 1992 dopo gli attentati contro Falcone e Borsellino. Nel 2003 è stato Comandante del Comando interforze delle Operazioni nei Balcani. È membro delle Conferenze Mondiali Pugwash e del Comitato scientifico della rivista Limes. Mini in un intervista rilasciata a Radio Base 48 il 21 febbraio 2008 dice dell’esistenza della guerra ambientale.

[12] https://www.libreidee.org/2020/02/barnard-darpa-berkeley-e-coronavirus-che-coincidenze/

[13] Fonte eLife, eLife è una rivista scientifica ad accesso aperto peer-reviewed per le scienze biomediche e della vita. È stato istituito alla fine del 2012 dall’Istituto medico Howard Hughes, dalla Max Planck Society e dalla Wellcome Trust, a seguito di un seminario tenuto nel 2010 presso il Janelia Farm Research Campus

I ROBOT CI SOSTITUIRANNO?

•marzo 6, 2020 • Lascia un commento

   Jack Ma, fondatore e principale del sito di commercio on line Alibaba,[1] in una intervista di quasi trenta minuti rilasciata a Cnbc ha denunciato il fatto che l’intelligenza artificiale è una minaccia per gli esseri umani e che presto i robot cancelleranno milioni posti di lavoro, poiché queste mansioni verranno svolte dalle macchine[2].

   Il lavoro nelle metropoli imperialiste è stato prima delocalizzato per abbassare i costi, trasferendo la produzione in paese definiti “emergenti” (ma che nella realtà sarebbe bene definire dipendenti oppure semicolonie), dove gli operai costano meno che nei paesi del centro, ma poi come effetto collaterale della delocalizzazione i lavoratori immigrati sono arrivati da noi sperando di guadagnare di più.

  La miseria con cui sono pagati gli immigrati è diventata poi il parametro cui adeguare la nostra paga.

   Secondo Jack Mo il passo successivo è la sostituzione dei lavoratori con i robot. Bisogna dire che JACK Mo non invita con questo a non comprare le macchine ma a sviluppare ciò che i robot non hanno: la creatività e lo spirito di collaborazione.[3]

   Per evitare la disoccupazione tecnologica bisognerebbe mettere lo sviluppo tecnologico al servizio al servizio dell’essere umano e non al profitto.

   Sebbene le stime degli analisti siano differenti, su un punto concordano: la robotica presto renderà la creazione di una generazione di macchine tanto intelligenti da poter sostituire non solo la manodopera operaia ma anche i cosiddetti colletti bianchi.

   Uno studio di 72 pagine del 17 settembre 2003, firmato da Carl Benedikt e Michael A. Osborne, The Future of Employment: How Susceptible Are Jobs Computerisation, mostrava come, partendo dalla ‘analisi del mercato statunitense del lavoro suddiviso in ben 702 diverse occupazioni) il 47% dei mestieri sia ad alto rischio di sostituzione da parte di robot o algoritmi. Un dato allarmante se pensiamo che per la metà dei posi di lavoro USA (il 47%) essere il rischio di essere automatizzati nei prossimi due decenni.

   Quando la tecnologia elimina (come è avvenuto in passato) un tipo di lavoro o addirittura un’intera categoria di lavoratori, questi dovranno adattarsi al cambiamento aggiornando le proprie competenze e trovandosi un nuovo posto di lavoro. Ù

   Questo potrebbe impiegare del tempo. Per gli ottimisti si tratta di una fase temporanea, alla fine della quale l’intera società gioverà delle innovazioni apportate mentre l’economia troverà un nuovo equilibrio.

   E se ci volesse più di un decennio per raggiungere questo equilibrio? Quali sarebbero le ripercussioni su milioni di posti di lavoro che verrebbero in breve tempo cancellati? E se poi a quel punto la tecnologia fosse di nuovo cambiata e i lavoratori non riuscissero a starle dietro?

   E se ci volesse più di un decennio per raggiungere questo equilibrio? Quali sarebbero le ripercussioni su milioni di posti di lavoro che verrebbero in breve tempo cancellati? E se poi a quel punto la tecnologia fosse di nuovo cambiata e i lavoratori e i lavoratori a starle dietro?

   Dovremmo in conclusione chiederci se il gap tra il progresso tecnologico e l’adattamento dei lavoratori sia colmabile oppure sia insanabile e anzi non rischi di rafforzarsi e di aumentare così la diseguaglianza.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Ma

[2] https://www.agi.it/innovazione/le_macchine_scateneranno_una_guerra_come_in_terminator-1901979/news/2017-06-22/

[3] https://unoeditori.com/malgrado-la-crisi-se-vuoi-e-puoi-e-unopportunita-concreta-per-sviluppare-il-tuo-talento-e-creattività-dipende-da te/