ARRIVA L’UOMO RAZZO

•ottobre 10, 2017 • Lascia un commento

 

Sarebbe già in grado di sfrecciare a 321 Km orari, con un’autonomia di 10 minuti a centinaia di altezza.

Si tratta dell’armatura messa a punto dall’inventore inglese Richard Browning, un “Iron Man” in carne e ossa.[1]

L’armatura a cinque motori, due sulle braccia e uno sulla schiena. L’armatura è controllata elettronicamente e ha un complesso sistema di sicurezza.

Secondo l’inventore attualmente l’armatura serve dolo per divertimento anche non scarta che possa essere usata per scopi militari o per la ricerca.

A proposito di uso di soldati con armature vi è un nuovo tipo di esoscheletro, definito, da molti commentatori, la tuta di Iron Man. Ovviamente il progetto vero e proprio non è nulla di così fantascientifico, ma i contenuti tecnologici sono di indubbio interesse: TALOS (Tactical Assault Light Operator Suit), questo il vero nome dell’esoscheletro, aumenterà notevolmente le capacità dei soldati, ad iniziare dalla difesa. L’armatura sarà completamente a prova di proiettile, dalla testa ai piedi.[2]

A svilupparla è sono un numero notevole di compagnie, agenzie governative ed università, tutte supervisionate dal quartier generale dello Special Operations Command, situato presso la MacDill Air Force Base, a Tampa, in Florida. L’obiettivo è molto ambizioso: TALOS conterrà numerosi sensori, che monitoreranno i parametri vitali dei soldati, fornendo, al contempo, utili informazioni sul campo di battaglia, in tempo reale. Sono previsti, ad esempio, visori simili ai Google Glass, tecnologie capaci di aumentare le capacità sensoriali del corpo umano e persino tessuti intelligenti, progettati per bloccare le emorragie.

   La sfida maggiore, al momento, riguarda le batterie necessarie per l’alimentazione: è infatti necessario contenerne peso e dimensioni, al fine di rendere TALOS leggera e confortevole. I primi prototipi verranno mostrati in Giugno 2017, mentre per la consegna delle unità definitive è indicativamente fissata per il 2018.[3]

[1] Daniel Casillas, L’uomo-razzo ora c’è, Metro venerdì 15 settembre 2017  http://www.105.net/video/tutto-news/229447/iron-man-e-realta-un-uomo-vola-con-la-sua-armatura.html

 

[2]  https://altadefinizione.hdblog.it/2014/05/24/TALOS-armatura-Iron-Man-soldato-futuro/

 

[3] Video  https://altadefinizione.hdblog.it/2014/05/24/TALOS-armatura-Iron-Man-soldato-futuro/

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IBERNAZIONE ARTIFICIALE

•ottobre 4, 2017 • 1 commento

 

 

In tanti film di fantascienza come il famoso 2001 odissea nello spazio ci sono scene dove le persone chiudevano gli occhi sperimentando così un progressivo intorpidimento di membra e mente, e svegliarsi settimane, mesi o addirittura anni dopo più vive e fresche che mai. Queste scene trattavano di quel fenomeno che gli scienziati chiamano ibernazione (e i profani letargo). Si tratta nella sostanza quella condizione caratterizzata da una riduzione estrema del metabolismo e della temperatura corporea, che consente di sopravvivere a periodi più o meno lunghi di assenza di risorse. Una sorta di austerity fisiologica, insomma una sorta di metabolismo della temperatura corporea, che consente di sopravvivere a periodi più o meno prolungati di assenza di risorse. Questo che si potrebbe definire un superpotere che molti mammiferi – scoiatoli, marmotte, topi, orsi – possiedono e attuano spontaneamente. Che diversi scienziati in tutto il mondo cercano di replicare, estendendo artificialmente a specie non ibernanti. Obiettivo ultimo, gli esseri umani. A occuparsi del tema, in Italia è l’equipe di Matteo Cerri,[1] neuroscienziato, dell’Università di Bologna e collaboratore dell’Agenzia Spaziale Europea.

Per capire bene il discorso che si sta facendo bisogna cercare di comprendere cosa si deve intendere per ibernazione. Essa è un processo naturale popolarmente noto come letargo, che consente all’organismo di alcuni mammiferi di avvicinarsi a uno stato fisiologico molto vicino alla morte. Nel corpo di chi va in ibernazione si registra un notevole abbassamento della temperatura e una drastica riduzione della respirazione, del battito cardiaco e del metabolismo: in questo modo è possibile diminuire significativamente il consumo di energia e sopravvivere a lunghi periodi in cui ci sono poche risorse a disposizione. Un po’ quello che accade a un computer che, per risparmiare carica della batteria quando non è collegato alla rete elettrica, entra in stand-by. L’aspetto interessante è che si tratta probabilmente di una caratteristica ancestrale, cioè condivisa da tutti i mammiferi: si può ipotizzare che tutti i mammiferi siano dotati del gruppo di geni che predispone e consente di affrontare lo status di ibernazione.

Non bisogna confondere l’ibernazione, dal punto di vista cerebrale, con il sonno e l’anestesia, nei quali il cervello esprime una cosiddetta attività a onde lente: i neuroni della corteccia cerebrale, sostanzialmente, sincronizzano, ossia perdono la capacità di effettuare più operazioni diverse nello stesso momento. Durante lo stato di ibernazione, invece, i neuroni mantengono desincronizzazione, ma il ritmo delle operazioni risulta dilatato. Un’altra caratteristica che è stata osservata è che i neuroni tendono progressivamente a disconnettersi, per poi ricostruire al risveglio le connessioni interrotte e recuperare la plasticità precedente. Dal punto di vista biochimico, nel cervello degli animali ibernati si osserva la cosiddetta iperfosforilazione della proteina, un fenomeno che avviene anche nel cervello di chi soffre del morbo di Alzheimer. Tutte queste modificazioni ritornano poi rapidamente alla normalità poco dopo il risveglio.

L’ibernazione degli esseri umani, oltre ai problematiche etiche e morali, pone alcuni quesiti. Il primo fra tutti, capire quanto può durare questo status: teoricamente sembrerebbe che non ci siano limiti, ma non si conoscono eventuali effetti collaterali che potrebbero comparire dopo lunghi periodi di ibernazione. Un altro aspetto delicato riguarda il risveglio: ufficialmente si sa molto poco dei meccanismi che il cervello mette in atto per indurre l’uscita dal torpore.

Le possibili applicazioni dell’ibernazione possono essere nel campo della chirurgia utilizzabile negli interventi più complessi, per permettere agli organi di sopravvivere anche in considerazioni di scarsa disponibilità di ossigeno. Oppure – ma è un ipotesi molto lontana per quanto io sappia – utilizzarla per i pazienti in attesa di trapianti. È certamente utilizzabile nel campo della ricerca spaziale: la possibilità di indurre l’ibernazione negli astronauti consentirebbe di affrontare lunghi viaggi spaziali aggirando il problema delle scorte di cibo e della schermatura dai raggi cosmici nocivi, da cui l’ibernazione costituisce una sorte di protezione.

[1] https://www.google.it/search?source=hp&q=matteo+cerri+ibernazione&oq=Matteo+Cerri%2C++&gs_l=psy-ab.1.1.0l7j0i22i30k1l3.2604.10515.0.13342.9.6.3.0.0.0.85.464.6.6.0….0…1.1.64.psy-ab..0.9.565…0i131k1.0.Ca1jsqVUgmE

http://www.repubblica.it/scienze/2016/11/19/news/matteo_cerri_ma_nessuno_si_illuda_tornare_in_vita_dopo_anni_e_un_ipotesi_irrealizzabile_-152338847/

IL TASER E’ STATO USATO CONTRO I LAVORATORI IN SCIOPERO IN ITALIA

•settembre 28, 2017 • Lascia un commento

 

 

Un’arma “non letale” che si sta diffondendo l’uso è il Taser, che è una pistola che trasmette scosse elettriche che è già in dotazione non solo nella polizia amerikana ma anche in diverse polizie europee[1] Tutto questo in sfregio alla decisione delle Nazioni Unite del novembre 2007 che ha stabilito che i Taser sono uno strumento di tortura.[2]

Non solo: negli U.S.A. e nel Canada, tra il 2001 e il 2008, 338 persone sono state uccise dalla polizia che ha usato il Taser. Su un rapporto del dicembre 2008 di Amnesty International sull’uso dei Taser negli USA, emerge che su 98 autopsie il 90% dei casi delle persone morte dopo essere state colpite con una Taser erano disarmate. Molte di esse sono state colpite più volte, e talvolta erano state già stordite da un primo colpo. E hanno il coraggio di chiamarle “armi non letali”.

In Italia è stato usato dalla malavita[3] come risulta da diversi fatti di cronaca che mettono in evidenza che l’utilizzo del Taser si sta diffondendo. Che c’è un mercato clandestino di quest’arma e c’è da chiedersi chi rifornisce la malavita, tendendo conto che la Polizia italiana non è ancora adesso (almeno ufficialmente) non ne è dotata.

Solo nel settembre 2014 è arrivato il sì all’utilizzo in via sperimentale da parte della Polizia alla pistola elettrica Taser. Lo prevede un emendamento di Gregorio Fontana (Fi) al decreto stadi approvato dalle commissioni Giustizia e affari costituzionali della Camera. Fino a quel momento questo strumento era disciplinato dalla circolare numero 559/C-652-E-97 del 10 dicembre 1997 con cui Viminale inseriva il Thomas A. Swift’s Eletronic come “arma propria”. Nella circolare si afferma che “Questi strumenti possono essere acquistati solo da chi ha una licenza di porta d’armi o il nulla osta all’acquisto, debbono essere denunziati e ne è vietato il porto in modo assoluto (arresto da 18 mesi a tre anni per i contravventori)”.[4]

In questa Europa ormai asservita al Capitale multinazionale, governata da un tecnofascismo, che impone politiche di lacrime e sangue (la Grecia ne è un classico esempio e gli altri Stati si stanno avviando sulla stessa strada), che ha costituito una polizia speciale (l’Eurogendfor), comandata dalla NATO, quindi dagli Stati Uniti, nonostante operi in alcuni stati europei non tutti hanno ratificato il trattato, ha poteri illimitati.[5] Il governo italiano pensa non già a sanare le ingiustizie e a porre rimedio alla povertà, ma a dotare le forze dell’ordine di nuovi strumenti “dissuasivi” utili per fronteggiare le possibili rivolte popolari, considerate certe visto l’aggravarsi della crisi. Non è un caso che questo proposito viene alla luce contemporaneamente alle riforme (o meglio contro-riforme) nel campo dell’occupazione che mirano a smantellare i diritti acquisiti.

 

Perciò non deve meravigliare quello che è successo il 22 marzo 2017 allo stabilimento della Coca Cola di Nogale (esso è uno dei più grandi che c’è in Europa, 450 dipendenti) il 28 marzo 2007 gli addetti alla “sicurezza” privata hanno sparato con i Taser contro i lavoratori che protestavano contro 14 licenziamenti.

 

Quella del 28 marzo era stata l’ultima manifestazione di protesta che da settimane fa una pessima pubblicità al logo della bevanda planetaria. Si tratta della lotta avviata da ADL Cobas con i lavoratori della logistica interna, per lo più migranti. L’8 marzo c’era stato sciopero con dei presidi davanti ai cancelli di Via Molino di Sopra; c’è stato l’occupazione del tetto della fabbrica con in carabinieri che erano ina assetto antisommossa; l’11 marzo c’era stato un corto dalla chiesa al municipio dei 14 licenziati, 12 erano iscritti al sindacato, compresi 2 della RSU.

 

Due manifestanti hanno avuto bisogno di cure mediche all’ospedale di Legnago. Una vicenda inquietante che è approdata in Parlamento con l’interrogazione urgente dei deputati Nicola Fratoianni, Giuseppe Paglia (Sinistra Italiana) al Ministro dell’Interno Minnito e a quello del lavoro Poletti.

 

A Nogara la Coca Cola si può dire che ha sempre “dissetato” l’occupazione con una sorta di pace sociale mai scalfitta. Ma nel Nord Est che ha anticipato per lustri le “riforme” del governo Renzi, è esploso il conflitto. Sono un centinaio gli addetti al magazzino che d poco meno di tre anni è affidato alla multinazionale svizzera Kuhene Nagel, che appalta la logistica al Consorzio Soluzioni Globali. Non basta, perché la catena si allunga fino al Consorzio Vega. Attraverso Zetajob (una delle sigle consorziate) Vega dal 1° marzo subentra alla coop Smart e s’innesta la miccia. Nel cambio di appalto, all’interno dell’intricata filiera che contraddistingue gli imprenditori del settore, si azzerano i diritti di chi lavora. La nuova organizzazione comporta 14 contratti a tempo indeterminato in meno anche se si sollecita l’aumento dei lavoratori stagionali.

 

Infine, la vicenda porta alla luce degli aspetti poco noti. La multinazionale ha ottenuto dalla Regione Veneto una concessione per sfruttare tre pozzi d’acque a Nogara pagando 13.406€ all’anno invece dei quasi 600 mila della normale tariffa.[6]

 

 

 

[1] In Francia i vigili urbani francesi potranno usare il Taser. Il governo francese ha deciso ha deciso di dotare 20.000 vigili urbani di Taser con scarica elettrica da 50.000 volt, che bloccano la vittima con una paralisi momentanea. Fonte: City giovedì 25 settembre 2008

 

[2] Link: http://punto-informatico.it/servizi/ps.asp?i=21264

 

[3] http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_dicembre_24/aggredisce-portinaio-una-pistola-elettrica-deruba-arrestato-38enne-a3c33254-6ca2-11e3-90a0-d4e6580ce920.shtml

 

http://www.ilgiorno.it/sud-milano/cronaca/corsico-anziano-derubato-aggredito-teaser-1.1172749

 

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_febbraio_13/gestore-palestra-trezzano-difesa-personale-armi-munizioni-balestra-taser-2113980487670.shtml

 

[4] http://www.rifondazzione.it/primapagina/?p=28504

 

[5]   LaForza di Gendarmeria Europea (EGF): in sostanza è la futura polizia militare d’Europa. E non solo. Per capire esattamente che cos’è, leggiamone qualche passo. I compiti: “condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici” (art. 4). Il raggio d’azione: “EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche” (art. 5). La sede e la cabina di comando: “la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero – l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR” (art. 3).    Ricapitolando: la Gendarmeria europea assume tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine (carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi; la Nato, cioè gli Stati Uniti, avranno voce in capitolo nella sua gestione operativa; il nuovo corpo risponde esclusivamente a un comitato interministeriale, composto dai ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. In pratica, significa che avremo per le strade poliziotti veri e propri, che non si limitano a missioni militari, sottoposti alla supervisione di un’organizzazione sovranazionale in mano a una potenza extraeuropea cioè gli Usa, e che, come se non bastasse, è svincolata dal controllo del governo e del parlamento nazionali.    Ma non è finita. L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art. 21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art. 28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art. 29). Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.

   Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. Il 12 giugno il Trattato di Velsen entra in vigore in Italia. La legge di ratifica n° 84 riguarda direttamente l’Arma dei Carabinieri, che sarà assorbita nella Polizia di Stato, e questa degradata a polizia locale di secondo livello. Come ha fatto notare il giornalista che ha scovato la notizia, una sostanza i “nostri” (si fa così per dire ovviamente) parlamentari hanno così sancito una palese espropriazione di sovranità senza aver neppure letto i 47 articoli che la attestano, ma anche che sia passata inosservata un’anomalia clamorosa. Il quartiere generale europeo è insediato a Vicenza nella caserma dei carabinieri Chinotto fin dal 2006. E a Vicenza da decenni ha sede Camp Ederle, a cui si affiancherà la seconda base statunitense al Dal Molin che è una sede dell’Africom, il comando americano per il quadrante mediterraneo-africano.

La deduzione è quasi ovvia: aver scelto proprio Vicenza sta a significare che questa polizia europea dipende, e alla luce del sole, dal Pentagono.

   Per il testo integrale del trattato di Velsen http://files.meetup.com/699381/trattato_velsen.pdf

 

[6] http://ilmanifesto.it/coca-cola-usati-laser-contro-i-lavoratori-di-adl-cobas

LE ARMI GENETICHE

•settembre 12, 2017 • Lascia un commento

 

 

Per capire le motivazioni dello sviluppo di nuovi tipi di armamenti non si può prescindere dalla tendenza alla guerra imperialista che è intrinseca al Modo di Produzione Capitalista.

Ciò che sta determinando le cose nel mondo è che dalla metà degli anni ’70 è in atto la crisi di sovrapproduzione assoluta di capitale. La sostanza di questa crisi consiste nel fatto che a livello mondiale e considerato tutti i settori produttivi, il capitale accumulato è eccessivo tanto che se i capitalisti lo impiegasse tutto nelle loro aziende che producono merci (beni e servizi), estrarrebbero una massa di plusvalore (e quindi di profitto) inferiore a quella che estraggono impiegandone solo una parte. In un sistema di relazioni sociali capitalista la borghesia deve valorizzare il capitale ma, stante gli ordinamenti esistenti, la borghesia non poteva investirlo nella produzione di merci. Questo ha dato luogo a tutti gli sviluppi che costatiamo e che rientrano nei seguenti campi:

  • Spremitura della classe operaia e delle masse popolari (riduzione del salario ed eliminazione dei diritti e delle conquiste).
  • Finanziarizzazione dell’economia reale e sviluppo del capitale speculativo.
  • Ricolonizzazione dei paesi oppressi e sfruttamento dei paesi ex socialisti.
  • Devastazione della Terra (saccheggio delle risorse naturali, cambiamento climatico, inquinamento dell’ambiente, devastazione del territorio).
  • Lotta tra capitalisti ognuno dei quali cerca di in gradirai a spese di altri capitalisti.

 

Gli sviluppi di ognuno di questi cinque campi hanno come sbocco la guerra: la guerra è un effetto inevitabile del capitalismo in crisi.

Le guerre e le tensioni in atto nel mondo non sono nate dalla cattiva volontà o dai calcoli sbagliati dei membri dei vari gruppi imperialisti americani, europei e sionisti, né tantomeno sono un effetto della cattiva volontà dei vari personaggi che sono a capo dei governi dei loro paesi.

In questo quadro gli USA più di qualsiasi altro paese imperialista deve annualmente sostenere un enorme quantità di spese nel campo militare per sostenere la loro guerra mondiale che ha l’obiettivo di mantenere la loro egemonia. Dal Medio Oriente all’Asia, dall’Europa all’America Latina, fino allo spazio siderale, e per di più devono mantenere basi aeree e navali, soldati, satelliti militari, flotte navali, centri di addestramento, radar e sistemi di comunicazione e spie per effettuare missioni segrete, tutto ciò richiede un grosso impegno affinché   l’egemonia del dollaro sia preservata e imposta.

Le strategie militari USA le si possono riassumere nel termine Rvolution of Military Information (RMA-Iwar).

L’impressione che si ricava è che la RMA parta dalla mutata situazione politica che induce gli strateghi a fornire il seguente schema: mutate situazioni politiche, geopolitiche e strategiche –> Rivoluzioni negli affari militari -> Sviluppo di nuove tecnologie necessarie a supportare la RMA.

Una conferma di questo che, è che la realizzazione della RMA e quindi, concretamente della ristrutturazione delle Forze Armate è fissata nel medio-lungo periodo (2010-2025) e che molte tecnologie indicate sembrano uscire da un libro di fantascienza.[1]

OBIETTIVI 1° STADIO (entro il 2010) 2° STADIO (entro il 2025)
Ridurre il rischio di perdite mediante: Piattaforme ‘Stand Offe’

Dominio dell’informazione

Difesa anti-missile

Robotica

Armi non letali

Psicotecnologie

Difesa cibernetica

 

Applicare gli sforzi su: Centro di gravità Sistemi interconnessi
Ottimizzare il coordinamento delle operazioni attraverso: Miglioramento sistemi C31

Tecnologia spaziale

Impiego di computer e GPS

Digitalizzazione del campo di battaglia

Uso di armi ‘intelligenti’

Microtecnologia

Nanotecnologia

Sistemi “brillanti”

Nuovi modelli organizzativi centrati su: Task Force

Combined Joint Task Force

Coalizioni ad hoc

Struttura uni Forza Armata

Iperflessibilità

 

Per decifrare la tabella è necessario fornire una piccola spiegazione dei principali termini impiegati:

  • Sistemi ‘Stand-0ff’: sono i sistemi d’arma che possono essere lanciati da postazioni navali, terrestri e da aerei a grande distanza dal’obiettivo e quindi tendenzialmente irraggiungibili dal fuoco nemico. Ne sono un esempio i missili balistici, i Cruise, i missili ariaterra con autoguida sull’obiettivo.
  • Psicotecnologia: “… Tecnologia che emula, estende ed amplifica le funzioni senso-motorie, psicologiche e cognitive della mente (…) In campo militare le psicotecnologie consentiranno ai comandanti di manipolare oltre che le percezioni ed il credo dei propri soldati, anche quelle dell’avversario e dei media televisivi…”.
  • Difesa Cibernetica: “… La cybewar si prefigge due obiettivi. Il primo consiste nel paralizzare il ciclo decisionale dell’avversario mentre punta a sottomettere l’avversario senza combattere, mediante operazioni letali e non letali che possono comprendere il blocco di: (a) sistemi informativi; (b) reti informatiche; (c) borsa, sistemi bancari e delle telecomunicazioni; (d) trasporti di superficie e del traffico aereo; (e) della produzione e della distribuzione dell’energia…”.[2]
  • Centro di Gravità: “… Caratteristica capacità o località dalla quale il nemico o le forze amiche traggono la loro libertà di azione, la forza fisica o la volontà di combattere. Il Centro di Gravità quando attaccato ed eliminato, porta alla sconfitta del nemico oppure alla ricerca della pace attraverso negoziati. Esempi comprendono: la massa delle forze nemiche, la su struttura di comando e controllo, il consenso dell’opinione pubblica, la volontà, la leadership, la struttura della coalizione. Con l’avvento delle reti informatiche, dei sistemi neurali artificiali e sistemi esperti ci concetto di Centro di Gravità verrà sostituito dai cosiddetti sistemi interconnessi…”.
  • Sistemi Interconnessi: “…Si fonderanno sulle reti informatiche e dovrebbero garantire la sopravvivenza delle reste stessa perché o nodi saranno distanti tra loro e sfrutteranno anche un’autonoma capacità di riconfigurare il sistema…”.
  • Nanotecnologia: Tecnologia di miniaturizzazione spinta.
  • Sistemi brillanti: “… L’evoluzione dei sistemi d’arma intelligenti mediante l’implementazione delle nanotecnologie, sistemi esperti e reti neurali artificiali”.
  • Reti Neurali Artificiali: “… Nuova generazione della tecnologia della intelligenza artificiale che tende a emulare la fisiologia del cervello umano basato sulla connessione di neuroni biologici. Una Rete Neurale Artificiale è formata da un certo numero di nodi computerizzati collegati in una rete mediante interconnessioni flessibili (detti anche neuroidi)…”.

 

Inoltre, entro il 2025, quindi con il secondo stadio della RMA è previsto o sviluppo di altri due tipi di guerra non indicati nella tabella: la Guerra Meteorologica e la Guerra Genomica.

Le Guerre Meteorologiche: “…prevedono l’utilizzo di prodotti chimici per provocare, in campo avversario, forti piogge e inondazioni chimici per provocare, campo avversario, forti piogge e inondazioni. In tali casi l’avversario è impossibilitato a condurre qualsiasi tipo di operazioni militari…”.[3]

La Guerra Genomica (a essere precisi gli americani usano il termine tedesco Genome Kampf) è una “Guerra condotta nel campo della genetica. Si tratta di individuare, nella mappa dei geni (DNA) di un popolo/etnia i punti deboli da attaccare mediante virus e batteri, frutto di biotecnologie. Gli effetti, che comprendono influenza diarrea, infezioni e altro, potranno colpire più quel popolo che un altro”.[4]

Lo sviluppo degli armamenti inerenti la Guerra Meteorologica, quella Genomica e quella Batteriologica, provoca una minaccia rivota all’ambiente per via del rilascio di organismi trattati geneticamente. Le conquiste ottenute nel campo dell’ingegneria genetica hanno rinnovato l’interesse militare per le armi biologiche ed hanno generato una preoccupazione riguardo l’accidentale o volontaria liberazione di pericolosi virus, batteri e funghi manipolati geneticamente che potrebbero diffondere un inquinamento genetico in tutto il mondo, creando una mortale pandemia che potrebbe distruggere su vasta scala le piante, gli animali e la vita umana. L’attuale ricerca in biotecnologia va di pari in passo con le prime ricerche in campo nucleare degli anni ’40 e ’50. La banca dati che si è sviluppata nella tecnologia nucleare era applicabile sia per scopi militari sia per scopi industriali. Allo stesso modo, la branca che si è sviluppata per l’ingegneria genetica commerciale nel campo dell’agricoltura, dell’allevamento, degli animali e della medicina è potenzialmente convertibile nello sviluppo di una vasta serie di nuovi agenti patogeni che possono attaccare le piante, gli animali e le popolazioni umane. La guerra biologica implica l’uso di organismi viventi per scopi militari. Le armi biologiche possono essere virali, batteriche, basate sui funghi e e sui protozoi. Gli agenti biologici possono mutarsi, riprodursi, moltiplicarsi e diffondersi su una vasta zona geografica attraverso il vento e l’acqua, grazie a trasmissione da parte degli animali, dell’uomo e degli insetti. Una volta rilasciati, molti degli agenti patogeni biologici sono in grado di sviluppare nicchie vitali e di mantenersi indefinitamente nell’ambiente. Gli agenti biologici convenzionali comprendono (la peste) Yersina pestis, tularemia, febbre della Rift Villey (la febbre Q) Coxiella burnetii, encefalite equina, carbonchio e varicella. Le armi biologiche non sono (ufficialmente) mai state usate su larga scala, a causa dei costi e dei pericoli che implicano il trattamento e lo stoccaggio di processare grandi volumi di materiali tossici e a causa della difficoltà di indirizzare la disseminazione degli agenti biologici. Tuttavia, i passi in avanti compiuti nel campo delle tecniche di ingegneria genetica durante gi ultimi 10 anni, hanno per la prima volta reso possibile la guerra biologica. In un rapporto datato nel maggio del 1986, presentato alla Committee on Appropriation della Camera dei deputati degli Stati Uniti, il Dipartimento della “Difesa” (Dod) sottolineò che il DNA ricombinante e le altre tecniche di ingegneria genetica stanno definitivamente rendendo la guerra biologica una reale alternativa militare. Gli ingegneri genetici stanno clonando quantità finora impensabili di agenti patogeni “tradizionali”. Questa tecnologia può inoltre essere usata per creare nuovi patogeni mai visti prima d’ora. Secondo quanto affermato nel rapporto: “… le conquiste fatte nel campo della biotecnologia permettono l’elaborazione di una estesa varietà di “nuovi” materiali che possono essere usati in una guerra biologica… I nuovi agenti rappresentano la capacità appena scoperta di modificare, migliorare o produrre grandi quantità di materiali naturali o di organismi che in passato erano considerati di nessuna importanza militare a causa di problemi quali la disponibilità, la stabilità, il potere infettivo e la riproducibilità”. Il rapporto prosegue così: “Potenti tossine che fino a ora erano disponibili solo in piccole quantità, e solo grazie all’estrazione delle stesse da immense quantità di materiali biologici, adesso possono essere preparate in quantità industriali dopo un periodo d sviluppo relativamente breve. Questo processo consiste nell’identificazione dei geni che codificano per la molecola desiderata e nel trasferimento della sequenza di un   di un microrganismo ricevente, e che in tal modo acquisita la capacità di produrre la sostanza. L’organismo ricombinante potrebbe essere coltivato e fatto crescere in qualsiasi scala desiderata…Composti che precedentemente sono disponibili solo in quantità minime in questo modo diventano disponibili in grandi quantità e a costi notevolmente bassi”.[5]

Il rapporto del Dod conclude con l’affermazione che i nuovi sviluppo nelle tecnologie dell’ingegneria genetica permettono “il rapido sfruttamento delle risorse della natura della natura per scopi di guerra biologica in modi che non erano immaginabili 10 o 15 anni fa”. Nell’agosto del 1986, Douglas J. Feith, allora segretario della “Difesa” USA sottolineò che era praticamente impossibile difendersi da questa nuova “abilità di manipolare geneticamente gli agenti della guerra biologica.

   Attualmente è possibile sintetizzare agenti per la guerra biologica convenzionati per scopi militari. La tecnologia che rende possibile il cosiddetto “design dei farmaci”, rende inoltre possibile modella questi agenti.

Sta per diventare piuttosto semplice produrre nuovi agenti, ma resta un problema di trovare degli antidoti. I nuovi agenti possono essere prodotti in poche ore; gli antidoti possono richiedere anni. Per misurare la grandezza del problema degli antidoti, bisogna tenere conto dei molti anni e dei milioni di dollari che sono stati investiti, finora senza successo, nel tentativo di sviluppare dei mezzi per opporsi ad un singolo agente biologico al di fuori della guerra biologica, il virus del Aids. Un investimento così ingente sorpassa largamente le risorse disponibili per la predisposizione di misura di difesa nei confronti della guerra biologica.

Le armi “modellanti” al Dna ricombinante possono essere create in molti modi. Le nuove tecnologie possono essere usate per programmare geni in microorganismi infettivi allo scopo di aumentare la residenza agli antibiotici, la violenza e a stabilità ambientale. È possibile inserire geni letali in microrganismi innocui, ottenendo come risultato degli agenti biologici che non vengono riconosciuti come pericolosi dal corpo umano che, di conseguenza non sviluppa alcuna risposta. È inoltre possibile inserire geni in organismi che colpiscono le funzioni che controllano l’umore. È inoltre possibile inserire geni in organismi che colpiscono le funzioni che controllano l’umore, il comportamento, lo stato mentale e la temperature corporea. Non si esagera nella affermare che la scienza asservita è l’applicazione pratica dell’ideologia nazista se degli scienziati arrivano ad affermare di essere in grado di clonare specifiche tossine per eliminare gruppi etnici o razze specifiche il cui costrutto genotipico predispone a certe malattie.[6] L’ingegneria genetica può anche essere usata per distruggere specie o ceppi specifici di piante coltivate o di animali domestici, se lo scopo è quello di paralizzare l’economia di un Paese. Le nuove tecnologie dell’ingegneria genetica contemplano una versatile forma di armamenti che possono essere usati per un’ampia varietà di scopi militari, dal terrorismo alle operazioni controinsurrezionali fino a guerre su larga scala per distruggere intere operazioni. A differenza delle tecnologie nucleari l’ingegneria genetica può essere prodotta e sviluppata a buon mercato, richiede una minore abilità scientifica e può essere effettivamente impiegata in molti e diversi settori. Molti governi sostengono che il loro lavoro incentrato sulla guerra biologica ha solo uno scopo solamente difensivo. Tuttavia è largamente risaputo che è di fatto impossibile distinguere tra ricerca di difesa e ricerca di attacco. Scrivendo sull’edizione del ’93 del Bulletin of the Atomic Scinetists Robert L. Sinsheimer, un biofisico dell’Università della California a Santa Cruz, osservò che, a causa della natura di questa particolare categoria di sperimentazioni, non esiste una via adeguata per distinguere propriamente gli usi pacifici dagli usi militari delle tossine letali. Uno studio molto approfondito dell’Internationale Peace Research Intitut di Stoccolma concorda che la stima di Shinsheimer sulle guerre chimiche e biologiche, concludendo che: “alcune comuni forme di produzione di vaccini sono tecnicamente molto vicine alla produzione di agenti delle armi biologiche, offrendo così facili opportunità di conversione”.[7] R. Gold Stein, già professore di microbiologia alla facoltà di Medicina di Harvard, riassume la natura degli esperimenti che vengono condotti dal Dipartimento della “Difesa” USA.  Sotto il vessillo degli scopi difensivi il Dod: “Può giustificare il fatto di lavorare con gli agenti più patogeni al mondo, producendo cappi alterati e molto più virulenti, producendo vaccini per proteggere le proprie truppe contro tali agenti… e allo stesso sviluppando sistemi di diffusione fino a quando non si sia in grado di difendersi contro qualsiasi forma di diffusione come questa. Così, quello che il Dod si ritrova, alla fine è un nuovo sistema di armi biologiche, un organismo virulento, un vaccino contro di esso ed il suo sistema di diffusione. Come è facile intuire, esiste una linea molto sottile, fra tale sistema di difesa (permesso dalle convezioni) e un vero sistema (proibito) di attacco”.[8]

L’imperialismo USA ha sempre mostrato un crescente interesse per gli agenti virali manipolati della guerra biologica e per quello che veniva percepito come un “gap genetico”. Nell’autunno del 1984 il segretario della “Difesa” disse ai membri del Congresso di nuove prove che l’URSS aveva mantenuto i propri programmi di guerra biologica di attacco e che stava esplorando l’ingegneria genetica al fine di espandere il suo programma e per questo motivo riteneva che bisognasse sviluppare un’adeguata protezione biologica alle tossine. Per questo motivo, il Dod annunciò l’intenzione di rispondere con un ambizioso programma “difensivo”. Sotto la voce “ricerca a scopo di difesa” negli anni ’80 il Dipartimento della “Difesa” USA varò un importante programma di ricerca e sviluppo. Nel 1981 il bilancio del Pentagono per la ricerca sulla guerra biologica “difensiva” era di soli 15,1 milioni di dollari. Nel 1986, il bilancio del Dod crebbe di 90 milioni di dollari. Vari settori delle forze armate lavorano con i maggiori agenti patogeni al mondo, dalle malattie esotiche virali, come febbri emorragiche, ai virus appena scoperti come l’AIDS. Il Dipartimento della “Difesa” afferma che maggior parte del lavoro non è “riservato” e si prefigge di fornire le forze armate militari di appropriate protezioni di difesa sotto forma di vaccini e antidoti. Molti osservatori militari non sono ottimisti circa la prospettiva di tenere la rivoluzione genetica lontano dalle mani dei “signori della guerra”. Come arma di distruzione di massa essa compete con gli armamenti nucleari e può essere sviluppata ad un costo minore. Questi due fattori, da soli, rendono la tecnologia genetica l’arma del futuro.

 

 

[1] Pier Paolo Lunelli, La rivoluzione negli affari militari, marzo-aprile 2001.

 

[2] Nel 2010 il Pentagono ha formalmente nominato il suo primo cyber-generale della sua storia è il generale a quattro stelle Keith Alexander divenuto responsabile del Cyber Command, il commando che ha lo specifico scopo di combattere nelle reti informatiche. La nomina di Alexander segue l’assegnazione da parte del Dipartimento della “Difesa” USA di 30.000 uomini aggiuntivi ai cosiddetti “fronti della guerra informatica”. In totale sotto il Cyber Command dovrebbero operare circa 90.000 uomini. Questa divisione cibernetica creata sotto Bush si è rafforzata sotto Obama.

Anche l’Italia ha creato un Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC) in linea con gli obiettivi definiti sia in ambito europeo che in ambito NATO.

 

[3] Per quanto riguarda le guerre climatiche, vedere l’articolo di Michel Chossudovsky, Guerre Climatiche: Haarp Frequency Aural Research Program, su www.intermarx.com/ossinter/clima sul programma HAARP.

 

[4] Non è da escludere che questo campo del Progetto RMA sia la continuazione delle ricerche che negli anni ’80, il governo Sudafricano (quello dell’apartheid) effettuò. Questo programma di guerra biologica, chiamato Project Coast, aveva l’obiettivo di mettere a punto un’arma genetica mirata alla popolazione nera. Stesse ricerche in questo campo sono state effettuate anche in Israele.

 

[5] http://www.peacelink.it/disarmo/1126.html

 

[6]                               C.s.

 

[7]                               C.s.

 

[8]                               C.s.

MOSTRO DI FIRENZE: PISTA NERA O DEPISTAGGIO? OPPURE MANIPOLAZIONE MEDIATICA, UN OPERAZIONE DI GUERRA PSICOLOGICA PER DESTABILIZZARE LE MASSE?

•settembre 11, 2017 • Lascia un commento

 

 

In questa torbida estate del 2017 ricompare, uno dei grandi misteri che è piena la storia italiana: quella del cosiddetto “Mostro di Firenze”.

Sta emergendo una pista neofascista che potrebbe far inserire i delitti del cosiddetto “Mostro di Firenze” dentro il quadro di una più generale strategia della tensione, che insanguino il nostro paese, e nello specifico con l’obiettivo di mostrare al paese la presunta “inefficacia” delle forze dell’ordine nel garantire la sicurezza, creando un clima di terrore, incertezza e sfiducia nelle istituzioni. Tale pista, che è stata smentita dalla Procura,[1] non è nuova: se ne è parlato nel libro criminologo e (nonché consulente del SISDE) Aurelio Mattei Coniglio il martedì pubblicato nel 1992, ed è da sempre sostenuta dall’avvocato delle due vittime francesi del Mostro, Vieri Adriani.[2]

L’attuale pista nera ruota attorno ad un signore molto anziano e dalla vita spericolata, un ex legionario che afferma di aver combattuto in Algeria e in Indocina, e da sempre risulta legato agli ambienti di estrema destra. Costui, che negli anni di operatività del cosiddetto “Mostro di Firenze” viveva a Vicchio, come i compagni di merende: già due volte nel 1985 e nel 1994 la sua abitazione fu perquisita. Nel corso della prima perquisizione, condotta dopo pochi giorni il delitto Scopeti ed effettuata poiché il soggetto rientrava fra i tantissimi che, potenzialmente, potevano rientrare fra i tantissimi che, potenzialmente, potevano rientrare in un vago profilo psicologico del mostro, furono ritrovati numerosi articoli di giornali che riferivano delle gesta del mostro. Nella seconda, furono ritrovati diversi proiettili calibro 22 Winchester Serie H, che erano usciti di produzione da 13 anni. Proprio il tipo di proiettile utilizzato per gli omicidi del mostro. Trattandosi di elementi meramente circostanziali e che di per sé non potevano dimostrare niente (gli articoli di giornale sul mostro custoditi in casa potevano essere semplicemente l’effetto di una curiosità morbosa, i proiettili, benché fuori produzione, avevano avuto una certa diffusione commerciale, essendo utilizzabili anche nel tiro a segno sportivo) l’uomo uscì dall’indagine rapidamente.

Bisogna dire che i legami che collegano l’ex legionario con la destra neofascista si basano su elementi molto vaghi. In primis, la coincidenza delle date: l’omicidio Pettini-Genticolcore, del 14 settembre 1974, si svolge dopo una celebrazione, con tanto di marcia dei partigiani, della liberazione di Vicchio dal nazifascismo. La stessa vittima, la Pettini, era figlia di un ex partigiano e militante del PCI locale. L’omicidio risulta di natura maniacale: il corpo della donna viene brutalmente straziato e sottoposto ad umiliazioni, come se l’assassinio avesse qualcosa di personale, o un motivo di particolare odio. Tutto questo accanimento (che non aveva avuto luogo nell’omicidio, risalente al 1968) è stato da alcuni accostato alle brutali torture condotte dalle SS di Reder durante l’ecidio di Vinca, circa 30 anni prima. Anche se in verità durante questo episodio, le vittime vennero impalate, e non sottoposte alle violenze cui fu sottoposta la Pettini. Ancora: nel 1981 il mostro colpisce due volte: la prima avviene due settimane dopo la scoperta delle liste degli iscritti della Loggia P2 del toscano Licio Gelli.

Altro elemento che rende inquietante la storia del cosiddetto “Mosto di Firenze”, sono i numerosi depistaggi, ivi compreso il presunto ritrovamento, nel 2011, della pistola usata dal mostro nell’armadio della sezione di P.G. dei carabinieri di Potenza (che in seguito si accertò non era l’arma dei delitti). Tali depistaggi hanno (giustamente) fatto pensare che si opera da parte dei servizi segreti, come è avvenuto nelle inchieste legate alla cosiddetta “strategia della tensione”. Il coinvolgimento del SISDE divenne manifesto quando criminologo Francesco Bruno, nominato consulente tecnico della difesa di Pietro Pacciani, dichiara in un udienza del 1994, di essere stato un collaboratore dei servizi.[3] Francesco Bruno si renderà poi autore di una poco convincente ricostruzione del profilo del mostro, sulla base della teoria del “killer solitario”: che dovrebbe essere un uomo mai individuato, che avrebbe un’intelligenza superiore alla media, mosso da un delirio religioso e suggestioni moralistiche. Un ipotesi che è difficilmente compatibile o comunque difficilmente spiegabile, sulle mutilazioni sessuali inflitta alle vittime, che farebbero propendere più per il profilo del “lust murderer” (assassino di lussuria) o motivi occultistici.

Francesco Bruno è una star televisiva, non c’è una trasmissione inerente a un delitto che abbia mai mancato (da Erika che uccise la madre a quello di Cogne).  Inoltre, è la prova vivente di come la psichiatria crea nuove malattie.

Quando nel 1993 gli agenti del SISDE Malpica, Galati e Brocoletti, che durante lo scandalo dei fondi neri del SISDE avevano accusato i loro superiori di varie malversazioni, Francesco Bruno ritenne che le loro testimonianze non erano attendibili. A suo parere i tre sarebbero affetti da una nuovo e terribile malattia psichiatria: la “sindrome del canarino”.

Affermava Bruno: “A differenza dei mafiosi gli agenti segreti che si sentono traditi dallo stato, si sentono abbandonati e perdono ogni riferimento con la realtà… questo complesso di onnipotenza, la sindrome del canarino, porta i soggetti in questione a partire all’attacco il più alto possibile, ritenendo di avere delle carte che giustificano queste affermazioni”.[4]

Vanno infine menzionate le simpatie fasciste proclamate da uno dei compagni di merenda, il Torsolo Vanni e che (dal mio punto di vista tenendo conto del personaggio) si sarebbero potuto interpretare come un segno di vicinanza ad ambienti eversivi di estrema destra che, in quegli anni, attraverso l’empolese Mario Tuti, imperversavano nelle nella zona di Valdarno.

 

ESISTE UN SECONDO LIVELLO?

 

Nonostante i tentativi di Pierluigi Vigna di chiudere al solo primo livello, di quelli che furono definiti i “compagni di merende”, da più parti si è insistito dell’esistenza di un secondo livello mai scoperto, e che è stato uno dei motivi con cui il PM Canessa, pur se trasferito a Pistoia, ha proseguito a indagare.[5] I compagni di merende erano, a partire dal “Vampa” Pacciani, individui intellettualmente minorati. Mario Vanni, detto “Torsolo” (che in dialetto toscano non designa solo una conformazione fisica esile, ma anche una certa ingenuità) era un alcolista. “Katanga” Lotti era affetto da un deficit mentale diagnosticato ed era considerato il classico “scemo del villaggio”, incapace di svolgere qualsiasi lavoro e per questo motivo era sostenuto dalla Caritas locale, Pucci soffriva di oligofrenia e deficit cognitivo. Una simile combriccola non sarebbe riuscita, lasciata a se stessa e senza un intelligenza superiore che la guidasse, difficilmente l’avrebbe fatta franca per un lungo periodo di tempo (dal 1968 al 1985) riuscendo pure a far sparire definitivamente l’arma dei delitti. Pacciani era un uomo profondamente violento: fu, infatti, condannato per l’omicidio preterintenzionale di un amante della sua ragazza nel 1951, e tornò in galera nel 1987 per stupro nei confronti delle figlie e ripetute violenze domestiche contro la moglie. Nel frattempo, si era reso protagonista di numerose risse: in una di queste face fare 26 giorni di ospedale a un guardiacaccia. Un uomo così collerico ed impulsivo difficilmente avrebbe potuto mantenere il sangue freddo, senza farsi scoprire per tutti quegli anni, se non fosse stato controllato da una mente superiore.

E poi vanno menzionate le enormi disponibilità economiche in capo a Pacciani: 157 milioni di lire in banca, più cospicui investimenti per ristrutturare la casa, ed altri due appartamenti di proprietà. Troppa roba, per un semplice contadino, anche se estremamente tirchio, come era in effetti.  Di queste entrate, Pacciani non fu mai capace di fornire delle spiegazioni attendibili agli inquirenti, e che fanno pensare a pagamenti per la partecipazione come manovalanza ai delitti del mostro. Va notato che anche il Vanni, pur essendo un semplice postino, vantava disponibilità economiche anomale.

Le circostanza in cui morì Pacciani, fanno pensare l’esistenza di un secondo livello. Il Vampa morì nella sua abitazione il 22 febbraio 1998, proprio alla vigilia dell’inizio del nuovo processo contro di lui, a causa della somministrazione di un farmaco antiasmatico fortemente controindicato per lui (che non soffriva di asma ed era invece affetto da una malattia cardiaca). Un farmaco ottenibile solo tramite prescrizione medica. E che nessun medico della zona gli aveva prescritto, né lo avrebbe fatto, stanti le condizioni cardiache dell’uomo. Il cadavere venne trovato con i pantaloni abbassati e la maglietta sollevata, come se qualcuno avesse voluto umiliarlo post mortem, ricordando le sue caratteristiche di pervertito sessuale.  E tale modalità di ritrovamento potrebbe indicare una sorte di avvertimento pseudomafioso agli altri “compagni di merende”, inducendoli a tenere la bocca chiusa- secondo la testimonianza dei vicini di casa, da quado era stato scarcerato grazie alla sentenza di assoluzione in appello, Pacciani non era più lo stesso: invece di essere il solito rodomonte aggressivo, sembrava molto spaventato, e la notte si barricava in casa, chiudendo porte e finestre. Il giorno in cui morì, però, porte e finestre di casa erano spalancate. La conclusione dell’indagine, che parlarono di morte accidentale, personalmente non mi convincono.

Come a livello personale ritengono poco credibile la pista neofascista, e l’abbandonare quella della setta.

Se come ritengo esistere un secondo livello in merito ai delitti del cosiddetto “Mostro di Firenze”, non ritengo che sia costituita da elementi deviati che si muovono dentro una logica della strategia della tensione. Gli ultimi delitti del mostro, risalenti al 1984-1985, si verificano quando la “strategia della tensione” era ormai stata abbandonata, ed anche le tensioni legate alla scoperta delle liste della Loggia P2 e all’affaire Banco Ambrosiano si sono spente. L’appartenenza all’estrema destra dell’ex legionario non significa che effettivamente quest’area fosse coinvolta e non concesso che egli abbia veramente qualcosa a vedere con i delitti.

 

 

 

 

 

E’ POSSIBILE DARE UNA MATRICE ESOTERICA AGLI OMICIDI?

 

Mi rendo conto che tutto ciò che si è molto difficile da mandare giù, si ricerca sempre una ricerca che all’apparenza può essere “razionale” (fanatismo ideologico o religioso, stato psicologico della persona, motivi ideologici ecc.). Ma non si vuol riconoscere che l’aspetto esoterico è una realtà, occulta (fino a un certo punto basta andare nelle librerie e vedere che in ognuna, una parte è riservata all’esoterismo, oserei dire occulta per chi non vuole vedere) ma una realtà.

Un esempio evidente di matrice esoterica nei delitti, dal mio punto di vista, si può vedere nei delitti del cosiddetto “Mostro di Firenze”.

Dal 1968 al 1985 sono uccise otto copie di giovani nelle campagne di Firenze. In 4 di questi duplici omicidi vengono prelevate delle parti di cadavere, seni e pube. La vera e propria caccia al “Mostro” comincia dopo il terzo omicidio, quando si capisce che dietro ad essi c’è la stessa mano. Dopo “errori giudiziari” (si sarebbe col seno di poi dire che molto probabilmente furono degli autentici depistaggi), si arriva all’incriminazione di Pietro Pacciani nel 1994. Appare chiaro che, Pacciani è colpevole, o perlomeno che è gravemente coinvolto in questi omicidi. Gli indizi, infatti, sono gravi, precisi e concordanti; in particolare lo inchiodano il ritrovamento di un bollo di pistola nel suo giardino, inequivocabilmente proveniente dalla pistola del “Mostro” (una beretta calibro 22); l’asta guidamolla della pistola del “mostro”, inviata agli investigatori avvolta in un pezzo di panno identico a quello poi trovato in casa di Pacciani; e soprattutto un portasapone e un blocco da disegno, di marca tedesca, che sarà riconosciuto come appartenente alla coppia tedesca.

C’era poi un biglietto trovato in casa sua con scritto “coppia” e un numero di targa corrispondente a quello di una coppia uccisa. Le intercettazioni telefoniche e ambientali poi fecero il resto, mostrando che Pacciani mentiva, celando agli investigatori diverse cose importanti. Eppure il processo fa acqua da tutte le parti. Tante cose non quadrano in quel processo. Non quadra il movente, perché Pacciani – benché violento e benché in passato avesse giù ucciso, per giunta con modalità che ha tratti ricordano quelle di alcuni delitti – non sembra il ritratto del serial killer. Non quadrano alcuni particolari (ad esempio le perizie stabiliranno che l’uomo che ha sparato dovesse essere alto almeno un metro e ottanta, mentre Pacciani è alto molto meno). Inoltre durante il processo alcuni dei suoi “amici” mentono palesemente per coprirlo, sembrano colludere con lui. Perché mentono? In primo grado Pacciani sarà condannato. In secondo grado sarà assolto. L’impianto accusatorio, in effetti, era fragile. Però proprio il giorno prima della sentenza di secondo grado, la Procura di Firenze riesce a trovare nuovi testimoni (quattro) che inchiodano Pacciani e soprattutto riescono a spiegare il motivo di alcune incongruenze. Due di questi testimoni sono, infatti, complici di Pacciani e, autoaccusandosi, svelano che in realtà quei delitti erano commessi in gruppo.

Ma la Corte di appello di Firenze decide di non sentire testimoni e assolve Pacciani. La sentenza sarà annullata dalla Cassazione, ma nel frattempo Pacciani, come si diceva prima, muore in circostanze poco chiare. Giuttari, il commissario che segue le indagini per la Procura di Firenze, sospetta un omicidio. Nel 2002 l’indagine sul “Mostro” si riapre, ma a Perugia, per capire come e perché bisogna fare un passo indietro. Il 13 ottobre 1985 è trovato nel Lago Trasimeno il corpo di un giovane medico perugino, Francesco Narducci. Il caso è archiviato come suicidio, anche se la moglie non crede a questa versione dei fatti. Anzi, da subito i giornali ipotizzano un coinvolgimento inerente, il “Mostro di Firenze”.

Narducci, una moglie giovane, una casa bellissima, viaggi, barche e tanti soldi. Questa era la vita pubblica di Francesco Narducci. Ma forse, ne esisteva un’altra fatta da rituali, popolata da demoni. Narducci ha sempre saputo celare la sua vera identità. E soltanto in una lettera, lasciata alla famiglia prima di scomparire, potrebbe avere deciso di svelare sua vera identità.[6]

Adesso vediamo i misteri inerenti alla morte di Narducci. Un pescatore dice di averlo ritrovato su una spiaggetta del lago Trasimeno il 9 ottobre 1985, quattro giorni prima della scoperta ufficiale. “Era incaprettato” ricorda. E questo dimostrerebbe che fu una vera e propria esecuzione. L’eliminazione di un uomo diventato scomodo. In quei giorni i giornali scrivevano che il “Mostro” aveva i giorni contati, che aveva commesso un errore tale da inchiodarlo. Narducci potrebbe avere avuto paura, o sentendosi minacciato decise di tirarsi fuori.

Suo padre Ugo Narducci, famoso medico, massone, era riuscito a costruire per il figlio una carriera luminosa. In un certo periodo, cominciano a concentrarsi su di lui delle chiacchere tremende, si comincia a sospettare che abbia dei collegamenti con il Mostro. Alcuni lo ricordano di averlo visto nelle campagne tra San Casciano e Mercatale in compagnia del farmacista del paese. Ci sono voci che Narducci partecipava a festini e messe nere. Una doppia vita che dura fino al 1985. Nell’estate di quell’anno il suo equilibrio si spezza. Ricorda la moglie: “Era molto preoccupato mi sembrava depresso. Una sera mentre parlavamo della difficoltà di avere un bambino, scoppiò a piangere e questo mi sembrò molto strano perché lui non era assolutamente il tipo che se la prendeva per queste cose. Restava alzato fino a tardi, chiuso nel suo studio”. L’8 ottobre, dopo aver ricevuto una telefonata, Francesco Narducci va via sconvolto dall’ospedale. Prende la barca ancorata sul Trasimeno e sparisce per sempre. Secondo la versione ufficiale il suo cadavere affiora il 13 ottobre. Causa della morte: annegamento. Soltanto nel 2004 un pescatore ammette di averlo trovato il giorno dopo la scomparsa e di aver consegnato il corpo alla famiglia. Nel 2000 il corpo è riesumato e riparte l’inchiesta: l’ipotesi è che, con la complicità di alcuni pubblici ufficiali, la famiglia volesse nascondere il delitto. In sostanza c’è il forte sospetto che la famiglia avesse sepolto il corpo, e gettato un’altra salma nel lago e fatta passare per quella di Narducci.

L’ipotesi formulata dalla Procura di Perugia secondo cui Narducci sarebbe stato ucciso perché era diventata una cellula impazzita dell’inquietante circuito che ha commissionato, e in certi casi anche portato termine i duplici omicidi attribuiti al “Mostro”.

C’è un uomo che negli anni ’70 e ’80 afferma di conoscere a fondo le realtà del “Mostro”.[7] In una memoria consegnata agli inquirenti che indagano sugli omicidi, ricostruisce per filo e per segno gli ambienti e i poteri che decisero la fine delle copie di fidanzati e del Narducci divenuto non più affidabile e di altre persone divenute via via scomode al sistema.

Tra le realtà che secondo il teste, avrebbero avuto un ruolo importante nell’assassinio del Narducci e nella costruzione di una rete di convivenza che coprisse la verità, ci sarebbe la Massoneria. Nel suo documento il testimone parla anche d’ingerenze da parte di ambienti di Cosa Nostra e di un circuito dedito alla pedofilia.

Per l’occultamento del cadavere del Narducci, sviamento delle indagini e altri reati minori, furono indagati il questore di Perugia Francesco Trio, il colonello dei carabinieri Di Carlo, l’ispettore di PS Napoleoni, l’avvocato Fabio Dean, tutti iscritti alla stessa loggia massonica, alcuni collegati di loro collegati alla P2. Appartenevano alla P2 il questore Trio, mentre Fabio Dean è il figlio di uno dei legali di Gelli. Una “bella” compagnia dunque.

Ferdinando Benedetti, uno storico che ha compiuto un’indagine personale sulla morte di Narducci, ha rivelato il ruolo della Massoneria (lui stesso è un massone). Racconta Benedetti: “ Il padre del medico faceva parte della loggia Bellucci e insieme al consuocero si rivolse al Gran Maestro per evitare che fosse effettuata l’autopsia del figlio. So che Francesco Narducci aveva preso in affitto una casa vicino a Firenze, nella zona dove sono avvenuti i delitti. Era entrato a far parte di un’associazione segreta denominata “la setta della rosa rossa”. Al momento dell’iniziazione era al livello più basso, ma dopo un po’ di tempo aveva raggiunto il ruolo di “custode”. Già nel 1987 si disse che poteva essere uno dei “mostri” e la massoneria si attivò per sapere la verità. Tra il 1986 e il 1987 ci furono riunioni tra logge diverse e si decise di compiere alcune indagini. Alla fine la loggia accertò che era coinvolto, ma si decise di non far trapelare c’era il rischio che venissero coinvolti tutti”.[8]

Tra i testimoni ascoltati dai magistrati, c’è anche Augusto De Megni, nonno del bambino rapito nel 1990, per anni al vertice del Grande Oriente che conferma: “So che Narducci andava a Firenze e che frequentava giri poco raccomandabili”. Secondo le indagini compiute signora Narducci, potrebbe essere stato il custode dei reparti genitali asportati dalle vittime. Si cerca di verificare se c’è un nesso tra la sua morte e la spedizione di un lembo di seno di Naudine Mauriot. L’omicidio della francese e del suo compagno avvenne l’8 settembre. Si è scoperto recentemente che la coppia era in Toscana per partecipare a pratiche esoteriche. Un mese dopo il delitto scompare Narducci (8 settembre duplice omicidio, 8 ottobre scomparsa di Narducci, una casualità?).

In questa vicenda del “Mostro di Firenze” entrano come si diceva prima, i servizi segreti. Il SISDE, già dal terzo delitto aveva preparato un dossier che ipotizzava che non fosse un solo serial killer, ma i membri di una setta satanica che agivano in gruppo. Il dossier era firmato da Francesco Bruno, il ben noto criminologo nonché come si diceva prima, consulente del SISDE. Tre degli studi commissionati dal SISDE, si persero “misteriosamente” per strada e non arrivarono mai sulle scrivanie dei magistrati fiorentini. Guarda caso, i dossier “scomparsi” erano quelli che riguardavano la pista dei mandanti plurimi.[9]

E poi ci sono le morti sospette di persone convolte con la storia del Mostro. Da quella del Narducci, a quella di Pacciani. In molte di queste morti è stata usata una tecnica simile a quella dei morti “suicidi” di persone implicate nell’inchiesta per la strage di Ustica e delle altre stragi che hanno insanguinato l’Italia. Questo utilizzo delle stesse tecniche fa ipotizzare una firma unica: quella dei servizi segreti.

Perché dico questo? Nella questione del “Mostro di Firenze” come per Piazza Fontana, Ustica e le altri stragi che hanno bagnato di sangue il nostro paese, c’è stato un autentica mattanza di testimoni o di persone coinvolte.

Non solo Pacciani e Narducci. Muore Elisabetta Ciabiani, una ragazza di vent’anni che aveva lavorato nell’albergo di Narducci e che aveva rivelato al suo psicologo, Maurizio Antonello (fondatore dell’Associazione per la ricerca e l’informazione delle sette) il nome di alcuni mandanti del “Mostro” e aveva rivelato il coinvolgimento di questa setta (la Rosa Rossa)[10] nei delitti: Elisabetta verrà trovata uccisa a colpi di coltello, compresa una coltellata alla pube, ma il caso venne archiviato come suicidio. Mentre lo psicologo Maurizio Antonello sarà trovato “suicidato”, impiccato al parapetto della sua casa di campagna.

E tanti altri testimoni, morti suicidi con le tecniche usate dai servizi segreti, appunto.

Per affrontare l’argomento del rapporto tra sette e servizi segreti possiamo prendere come esempio uno dei casi che è diventato famosi quello di Manson e della sua Family.

Dopo il suo arresto nell’ottobre del 1969, ci fu una serie di omicidi, di suicidi e di fortuiti incidenti di testimoni appartenenti alla Family, o amici di adepti della Family. Tutto questo segue un programma ben noto in certi particolari di omicidi coperti (lo stesso modus operandi di quello che è avvenuto in Italia con la vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze”, dove ci fu, come si è visto, una scia di morti molto sospette tra le persone coinvolte). Magicamente chi può testimoniare si uccide o ha un provvidenziale incidente.

Nell’agosto del ’69 Manson e la Family si trasferirono definitivamente nella Death Valley, recidendo così ogni rapporto con la “civiltà”. Manson prepara così i suoi alla sua delirante profezia: i negri d’America faranno una rivoluzione, rovesceranno il governo e solo loro, la Family, saprà fronteggiare come ultimo baluardo bianco contro” l’infernale razza negra”.

Nel deserto oltre i 40 gradi, nella solitudine assoluta, Manson può finire il suo lavoro di controllo mentale degli adepti, in maggioranza donne. Quando queste entrano nella Family sono spogliate e valutate da Manson (certe sette sembrano il rifugio per vecchi maiali). Poi le adepte subiscono attraverso il dominio sessuale, quella completa perdita di volontà che le renderà docili esecutrici della volontà unica di Manson, dell’Anima, come si faceva chiamare. Ai pasti mangiano prima degli uomini, poi le donne, ma prima devono offrire il pasto ai cani, e poi hanno il permesso di mangiare gli avanzi degli animali. Nelle baracche della Family e tra le dune del deserto le donne devono starsene nude, al massimo con le mutandine, docili, ad un ordine di Manson, accoppiarsi con uno o più uomini, anche sconosciuti. Devono praticare la fellatio su ordinazione non solo sui membri maschili della Family, ma anche sui cani. Quest’uso del sesso come iniziazione alla completa sottomissione e umiliazione, uscendo anche dai limiti dell’umano con il rapporto animale, distrugge la dignità e scardina l’identità, cui sarà sostituita una nuova: quella di macchine pronte a eseguire i propositi criminali di Manson.

Ma questo controllo sulla volontà avveniva anche sugli uomini. Quando fu interrogato Tex Watson, esecutore degli omicidi Tate-LaBianca, gli inquirenti verificarono che l’uomo sembrava aver perso il 30% delle sue possibilità mentali, come se qualcosa avesse mangiato parte del suo cervello. Inoltre, sia al momento dell’arresto che in carcere, tutte le adepte sembravano, collegate tra loro da una volontà unica: erano allegre, improvvisavano spogliarelli, urinavano davanti ai poliziotti, si tenevano mano nella mano in circo salmodiando misteriose litanie come seguendo gli ordini di Manson che sussurrava nella sua cella delle parole incomprensibili. Invece quando le donne si trovavano isolate nelle loro rispettive celle, cadevano in una specie di abulia.

C’è da chiedersi dove Manson, un marginale che ha passato buona parte della sua vita nelle patrie galere, abbia appreso simili tecniche di controllo mentale. Ed Sanders, nel suo libro su questo caso pubblicato nel 1971, accenna in poche righe di quanto si dovrebbe investigare per capire gli omicidi della Family in certe tecniche di controllo mentale. Si era nel 1971, e non erano stati resi pubblici i documenti del progetto di controllo mentale della CIA denominato MK-ULTRA.[11]

Una risposta a questo interrogativo lo diede Carol Greene che nel suo libro del 1992 Mirder aus der Retorte: Der Fall Charles Manson (Omicidi di Laboratorio: il caso Charles Manson), che Manson prima degli omicidi era un “soggetto di ricerca” da parte del Narional Institut of Mental Healt (NIMH), un centro fondato dallo psichiatra Felix che era anche il boss di Isbell, un autentico criminale che conduceva barbarici preso il Centro Ricerche Tossicodipendenze di Lexington, Kentucky. Questi esperimenti riguardavano LSD e una grande varietà di altri allucinogeni e veleni esotici. In un caso sette prigionieri furono mantenuti in stato allucinatorio da LSD per ben 77 giorni consecutivi. La tortura che si svolgeva a Lexington seguiva lo schema sviluppato da quell’altro criminale che portava il nome di Cameron a Montreal: sonno indotto da un farmaco, che viene interrotto da shock elettroconvulsivi, i soggetti collaborativi venivano premiati con buchi di eroina o qualsiasi droga gradissero.

Torniamo a Manson, egli fu scarcerato da una prigione della California nel marzo del 1967. Per legge, gli fu prescritto di presentarsi regolarmente ai colloqui con l’ufficiale per la libertà vigilata, il signor Roger Smith, che era stazionato c/o la Clinica Medica Haigtht-Ashbury di San Francisco. Questa clinica era frutto di un progetto del NIMH, che aveva lo scopo di studiare – e, di fatto, supervisionare – la prima tossicodipendenza su larga scala degli adolescenti bianchi, migliaia dei quali erano clienti della clinica. Il direttore della clinica, David E. Smith che era anche l’editore del Journal il Psychedelic Drugs, nonché un emittente sostenitore della legalizzazione dei narcotici. Egli era incaricato di investigare gli effetti che i vari tipi di droghe avevano sui tossicomani seguiti dalla clinica NIMH: in sostanza doveva portare avanti uno studio comportamentale sui bambini delle comuni. Egli era un esperto nell’allevamento di personaggi violenti e antisociali nell’ambiente delle comuni hippy o delle sette.

Roger Smith seguì i percorsi di Manson anche dopo aver cessato di essere il suo ufficiale per la libertà vigilata, come consulente e osservatore dell’uomo che andava gradatamente impazzendo (ma forse sarebbe meglio dire che ci fu l’induzione all’impazzimento), nel frattempo Manson si affiliò a The Process, un curioso e teologicamente originale gruppo para-satanista fondato da due ex membri di Scientology (egli aveva già frequentato len150 ore di Scientology nel corso di un Criminon – il programma di recupero e indottrinamento per carcerati organizzato dalla “chiesa” di Ron Hubbard – gli danno diritto ad accedere agli eventi ed ai parties organizzati dalla setta fra Los Angeles e San Francisco allo scopo di irretire le stars di Hollywood nei famosi Celebrity Centers).[12]

Non è ancora chiaro quando Manson si affiliò a The Process, ma secondo alcuni rapporti secondo cui fu nell’estate del 1967. I fondatori della setta avevano stabilito il loro quartiere generane negli USA a due isolati dal luogo, dove viveva Manson e reclutava tra i figli dei fiori.

Persone che hanno avuto a che fare con questa setta, sono state implicate in omicidi. Non solo Manson ma anche David Berkowitz, che fu condannato per gli omicidi seriali, “Son of Sam” di New York.

Perché ritengo importante il collegamento sette e controllo mentale? Si commette l’errore spesso di ridurre gli strumenti e le tecniche per controllare la mente all’uso di mezzi tecnologicamente avanzati oppure a tecniche invasive; come l’elettroshock, l’uso pesante di LSD, la deprivazione sensoriale, le percorse, la tortura, l’uso di messaggi diffusi da altoparlanti alle cavie chiuse in isolamento, elettrodi impianti nel corpo o chip. Ebbene Manson era riuscito ad avere il controllo totale su più di una trentina di persone, senza l’uso di macchinari tecnologici o particolari tecniche invasive. Se, invece, si prendesse la briga di andare a leggere la letteratura esoterica e occultista, si vedrebbe che simili pratiche di controllo mentale vi sono descritte, seppure sono di difficile decifrazione. È quasi certo che molti di questi testi non sono mai stati pubblicati o se lo sono la circolazione è limitata in determinati e ristretti ambiti iniziatici.

Si potrebbe formulare l’ipotesi che quello che si sa del progetto MK-ULTRA sia una sorta di informazione-disinformazione. Potrebbe essere stato messo in giro proprio dalla CIA e da altri organi occulti, per nascondere certe notizie, per far credere che per il controllo mentale servono costosissime tecniche, che hanno bisogno l’ausilio di complicati macchinari, della partecipazione di decine di scienziati, di Università, nascondendo tecniche meno appariscenti, ma più efficaci.

Manson e il suo lavoro sulle adepte della Family lo starebbe a dimostrare.

Se si analizza la struttura sociale delle comuni hippy degli anni ’60, vediamo che il fulcro è sempre un leader. Come nel mondo da cui si vuole fuggire, anche nella comune (da non confondere con la Comune di Parigi e le altre comuni rivoluzionarie) anche in queste comuni si ricrearono gli stessi meccanismi, ma nel caso di questo tipo di comune, il leader non è colui che deve soffocare la libertà dei suoi adepti, come avviene nella società “civile” (ma sarebbe meglio specificare nella società divisa in classi sociali), al contrario, la deve liberare. E proprio quest’accezione, il leader assume la valenza di Totem, come si faceva chiamare Manson, l’Anima. Ogni anima di un adepto avido di conoscenza ed essendo limitata vede in questa luce dell’Anima una strada da seguire, una via che la può liberare dalla sua prigionia, dalla paura. Di fronte ad un simile afflato della psiche, un condizionamento mentale non è cosa poi così difficile.

Ci sono esempi lampanti di tutto questo in religioni riconosciute, programmi televisivi, cinema e di esempi se ne potrebbero farne tanti.

Ci sono ricercatori che hanno avanzato l’ipotesi che il funzionamento del cervello umano sia una specie di ipnosi, che entri in questo stato ipnotico auto indotto nel momento della ricerca di una soluzione ad un problema: la mente per funzionare deve cadere in uno stato ossessivo, quindi ipnotico, e si giunge ad affermare che la stessa struttura del cervello è proprio nella ripetività delle onde cerebrali del digramma dell’encefalogramma. È proprio quel meccanismo dell’eguale che si ripete che regolerebbe il funzionamento della mente stessa.

Questa tesi porterebbe alla conclusione che il controllo della volontà è insito nella mente stessa, e proprio per far funzionare il cervello al meglio, lo stesso individuo domina il suo stesso cervello, lo ipnotizzerebbe.

Non sono in grado di dire se queste teorie siano vere o false, resta il fatto che chi stava portando avanti il progetto di controllo della mente, invece di costringere delle cavie a subire trattamenti criminali come faceva Cameron, oppure coinvolgerne l’altro con l’inganno, avrebbero potuto semplicemente farsi un giro nelle strade della California degli anni ’60 dove avrebbero trovato molti individui disposti a sottoporsi ad esperimenti con gli acidi, oppure ad entrare a far parte di sette religiose, dove il controllo della mente è più semplice e in un certo senso “pulito”. E solo in seguito si sarebbero potuto usare certe tecniche più invasive, farle accettare non sarebbe stato difficile, la scusa era il progresso dell’individuo stesso, e gli adepti di tante sette ci si sarebbero sottoposti di propria volontà.

La legge degli Stati Uniti sulla divulgazione di documenti segreti del governo dopo un periodo d’anni, la Freedom of Information Act (FOIA), ha un po’ l’aspetto di un bluff nella sostanza, in quanto se un segreto lo è ancora attualmente, come nel caso dell’MK-ULTRA, allora è facile prima della divulgazione fa scomparire i documenti (come è successo per il progetto MK-ULTRA), oppure se vengono pubblicati, le ipotesi sono due: o i documenti non sono più pericolosi, oppure si divulgano per disinformare sotto la copertura di aver rivelato una verità segreta.

In sostanza in un determinato periodo per nascondere meglio le attività sul controllo mentale, i servizi s’infiltrano nei vari culti settari. Uno di questi è sicuramente l’OTO fondato da Crowley. Nel 1925 si era frantumato, un gruppo seguì Crowley, un altro conservò la sua indipendenza, un altro ancora si organizzò nella Fraternitas Saturni, che sopravvisse alla guerra ed esiste ancora oggi.

 

E’ SE TUTTO CIO’ FOSSE IN REALTA’ DELLE OPERAZIONI DI GUERRA PSICOLOGICA? O FORSE QUALCOSA DI PEGGIO

 

Attentati, serial killer, omicidi familiari tutto questo nelle metropoli imperialistiche hanno un risvolto mediatico.

Prima dicevo di seguire la pista esoterica, voglio precisare che l’esoterismo non è uno strumento fine a se stesso, esso viene usato per indurre delle persone particolarmente deboli a fare delle cose che altrimenti non farebbero.

Come premessa di questo discorso bisogna fare delle differenze tra sette e Ordini Iniziatici, che sono delle organizzazioni esoteriche che operano nella società in maniera occulta (non parlo della Massoneria poiché prima di tutto non è una realtà omogenea, essa viene usata spesso e volentieri come caprio espiatorio come gli ebrei -a cui spesso viene associata – i comunisti, i satanisti ecc.).

Della presenza di questi ordini spesso è raccontata in romanzi o comunque in storie” fantastiche”. Un esempio di tutto questo è stato quando nel 1968 la televisione francese mise in onda lo sceneggiato I Compagni di Ball.[13]

ll racconto è unico, come un lungo film spezzato in sette parti. L’ispirazione dichiarata più volte sono i film alla Fantomas. Qui però il geniale criminale non è un lupo solitario, ma il leader di una Spectre (guarda caso troviamo sempre in racconti fantastici organismi del genere), i Compagni di Baal, che cospirano dietro le spalle dei popoli, che raccoglie i vertici delle istituzioni e governa il mondo da dietro le quinte. Ad affrontarli c’è un giornalista ed alcuni suoi compagni di strada, il giornalista interpretato da Jacques Champreux, era anche lo scrittore della serie. La storia della cospirazione traccia una storia del mondo parallela a quella ufficiale, ed essendo la cospirazione basata sul segreto, di questa contro-storia ci sono molte versioni, almeno quanti sono gli interpreti, i divulgatori, gli scopritori di indizi. Ogni società segreta ha al suo centro una dottrina e un obiettivo che, in definitiva, sono coincidenti. Credo e obiettivo diviene per gli adepti motore catalizzatore, centro di gravità che fa ruotare, come un primo motore immobile, ogni azione intorno a sé. Poi c’è l’uso della paura, ma questa serve solo per asservire chi non è parte della società segreta. A ben guardare ogni società segreta ha riti e catechismi del tutto simili a quelli delle religioni. Ma le religioni hanno un volto “rivelato” e pubblico che le presenta, almeno in una forma, anche ai non-iniziati. Bisognerebbe approfondire il perché del segreto dottrinale. Di certo non dire dà potere ai pochi che sanno, evidente, il caso degli antichi mestieri dove i fabbri tenevano celati i metodi per fondere il ferro, così come gli architetti il sapere necessario per erigere una chiesa. Ma l’esistenza del segreto si esaurisce in questo, in una mera gestione di dati, conoscenze e del potere che ne deriva? O non è anche un invito alla ricerca al di là di insegnamenti calati dall’alto? Non è anche un invito alla scoperta che ogni singolo può fare secondo i suoi mezzi, della sua intelligenza, della propria indole, della propria volontà e quindi, in altre parole, della propria necessità?

Parlare di questo sceneggiato significa recuperare un frammento di archeologia fanta-televisiva (fantastico sì ma fino un certo punto) un serial che già quando fu trasmesso sugli schermi nel 1968 era già dotato di un’atmosfera retrò, di personaggi degni di un romanzo d’appendice ottocentesco e di sceneggiature ingenue perfino per il pubblico televisivo di quegli anni. Nondimeno questo sceneggiato transalpino è in parte anche figlio del suo tempo. Erano gli anni del maggio Parigino dello sviluppo in senso rivoluzionario della lotta di classe ed erano anche gli anni dell’esistenzialismo.

E tutte queste cose, sia pure sotto traccia sono presenti nello sceneggiato. Lo stesso regista Pierre Prevert che altro non era che il fratello del più famoso cantore dell’esistenzialismo Jacques e in tutte le puntate si respira quell’aria, quelle idee. Aggiungiamo l’amore per il feuilleton e per le avventure di Fantomas da sempre dichiarato da Jacques Champreux ed otterremo il perfetto mix finale di questo sceneggiato.

Champreux, singolare esempio di attore\ regista e sceneggiatore scrisse il copione e la sceneggiatura dello sceneggiato tenendo presente tutte le influenze culturali e popolari del periodo, inserendoci anche richiami al gotico, al’ horror, all’esoterismo e anche, in misura molto minore alla fantascienza. Questo comprendeva anche diversi armamentari utilizzati dai Compagni di Baal che avrebbero potuto rivaleggiare con i gadget in dotazione a James Bond, personaggio, anche quello di gran moda in quegli anni.

 

L’O.R.T.F, rete pubblica francese (che nel corso dei decenni avrebbe cambiato nome più volte) si dimostrò subito entusiasta dell’idea, dal momento che i vertici dell’ente da tempo cercavano di replicare l’enorme successo di un altro sceneggiato: Belfagor (1965).

 

Belfagor è una storia in bilico tra il giallo e l’horror fantastico, tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Bernède.

 

La storia è questa: nelle sale del museo parigino del Louvre si aggira un fantasma. La misteriosa figura, avvolta in un mantello scuro, con un nero e lungo copricapo e il volto nascosto da una maschera, è stata vista vicina alla statua di Belfagor, la divinità dell’inganno. Il commissario Menadier viene incaricato dell’inchiesta, ma ben presto la sua strada incoccia le indagini private di Andrea Bellegarde, uno studente universitario che, quasi per gioco, inizi a cercare di risolvere il mistero che si cela dietro la maschera di Belfagor. E l’investigazione condurrà i protagonisti sulle tracce dell’antico Ordine Iniziatico dei Rosacroce.

 

Belfagor fu uno sceneggiato molto particolare, nella democristiana RAI TV dell’epoca approdarono tutti insieme: i Rosa Croce e le sette segrete, l’esoterismo, l’alchimia, l’antico Egitto, una donna adulta  che ha una relazione con uno studentello (teniamo conto che all’epoca quando fu messo in onda questo sceneggiato non c’era il divorzio e il delitto d’onore e il matrimonio riparatore erano ancora in vigore),  droghe rendono gli individui come automi (tutto ciò non ricorda MK-ULTRA per caso?) e misteriose pietre radioattive, il tutto avvolto in una pericolosa nebbia sulfurea e diabolica (nella novella di Machiavelli Belfagor era il diavolo che prese moglie).

 

In sostanza riemerge la manipolazione mentale, una questione che si perde nella notte dei tempi. Durante il corso della storia, sono stati registrati molteplici resoconti che descrivevano rituali e pratiche simili al controllo mentale. Uno dei primi scritti che si riferisce all’uso dell’occultismo per manipolare la mente, può essere trovato nel Libro dei Morti egiziano. Si tratta di una raccolta di rituali, molto studiato dalle società segrete di oggi, che descrive i metodi di tortura e d’intimidazione (per creare un trauma), l’uso di porzioni (farmaci) e il “lancio” d’incantesimi (ipnotismo), che si traduce nel totale asservimento dell’iniziato. Altri eventi attribuiti alla magia nera, alla stregoneria e alla possessione demoniaca (dove la vittima è animata da una forza esterna) sono anch’essi antenati della programmazione Monarch.

Tuttavia è durante il XX secolo che il controllo mentale diviene una scienza in senso moderno del termine, dove migliaia di soggetti sono stati sistematicamente osservati, documentati e sperimentati.

Torniamo allo sceneggiato I Compagni di Baal.  Questa storia, come tante altre storie messe in onda nel piccolo schermo, non è certamente solo un frutto di fantasia, ma molto probabilmente (in maniera indiretta) ha preso ispirazione dalla realtà, mettendo in evidenza alcune questioni legate a certe organizzazioni esoteriche.

Questi Compagni di Baal, non sono una setta, ma un Ordine Iniziatico.

A differenza con una setta, che possono essere anche organizzazioni popolari (possono esserci sia l’industriale che l’operaio e il disoccupato), gli Ordini Iniziatici non sono solo controllate da singole persone per un proprio vantaggio materiale o altro (il gusto del comando, di manipolare le persone), ma le persone che vi appartengono è tutta gente ben inserita nei posti chiavi dell’economia, della politica e della cultura, poiché dietro c’è una precisa visione d’ordine sociale ed esoterico.

Nella sostanza si può far parte di questi ordini solo se si appartiene ai posti chiave della finanza, della stampa, della politica e della religione…

La base operativa è formata da appartenenti delle forze dell’odine, da militari, dalla criminalità, da gente spostata in cerca di fortuna.

Quindi gli Ordini Iniziatici sono i meccanismi occulti che dietro le quinte manovrano l’economia e la politica. Essi si considerano depositari di antiche conoscenze tramandate per via orale o per scritti che circolano solo all’interno.

Inoltre spesso e volentieri c’è l’aspetto generazionale, del sangue, ossia possono far parte dell’élite esclusiva e di comando di questi ordini Iniziatici solo coloro che appartengono alla nobiltà.

C’è un stretto rapporto tra nobiltà (non è certamente un caso che spesso e volentieri questi ordini ritengono di avere una derivazione dagli ordini cavallereschi come i Templari, tant’è che nel caso dell’iniziazione di adepto senza titoli nobiliari – ma che abbia parecchi quattrini c’è la buona dose di probabilità che diventi Gran Maestro o un personaggio similare) potrebbe avere questi titoli al momento dell’investitura, e nel nuovo battesimo che segue, l’adepto magari può cambiare nome.

Nelle prime scene del sceneggiato, si vede Joseph, il braccio destro del Gran Maestro, scendere da un treno nella stazioncina, dove dieci anni prima era avvenuta una rapina di lingotti d’oro su di un treno e dove il giornalista che stava indagando su di essa è morto in un “incidente” stradale.

La macchina che guidava il giornalista era stata manomessa. Da queste prime scene, si mostra il modo d’operare di queste organizzazioni esoteriche: tutti quelli che provano a indagare sui loro affari muoiono in strani “incidenti”. E in questo caso si è trattato di un incidente d’auto perciò viene l’archiviazione.

Il modus operandi dei delitti degli ordini Iniziatici risulta essere: incidente d’auto come si è detto prima, malore, avvelenamento che viene spacciato per sudicio, o quant’altro possa non possa non destare sospetti.

Nella prima putata, La Lanterna di Diogene, in un bancone di un bar, c’è un uomo che indossa abiti eleganti, che chiede al barman un altro bicchiere che non può pagare. Ci sono dei giornalisti seduti in un tavolo che si lamentano del lavoro poco gratificante. Hanno grandi sogni, imbevuti di romanzi d’appendice, quali Fantomas.

Entra un altro giornalista che si siede con gli altri tavoli, pende in giro l’uomo al bancone ma un giornalista anziano Pépére racconta la storia di Diogene, di Jacques Arnaud.

Arnaud, una decina di anni prima, era redattore del loro giornale, ed era considerato uno dei più valenti giornalisti francesi, ma ora è solo un derelitto. Dieci anni prima si stava occupando di un caso delicato, di cui non aveva detto niente a nessuno, quando in una gita in Bretagna con la famiglia, la barca con sua moglie e sua figlia di nemmeno sei anni era misteriosamente scomparsa. Non si ritrovarono mai i cadaveri delle due donne. Da quel giorno Arnaud perdette la lucidità e divenne Diogene, un alcolizzato che farneticava di strane vendette.

Nel bar c’è un altro uomo seduto a tavolino, è Joseph il braccio destro del Gran Maestro dei Compagni di Baal.

Quando Diogene uscirà dal bar, Joseph lo seguirà in strada e gli chiederà: “Qual è la punizione dei Compagni di Baal per chi tradisce?”, risponderà Diogene “La morte… la morte”.

Qui c’è un aspetto interessante che deve far riflettere, se Diogene avesse solo tentato di rivelare i segreti dei Compagni di Baal, non sarebbe stato un “traditore”. È tutto questo perché anche lui apparteneva all’Ordine.

Diogene era uno dei Compagni di Baal, ed è stato punito perché voleva rivelare qualcosa nei suoi articoli. Ma come alto dignitario dell’Ordine fu risparmiato, seppure tenuto sotto controllo, e la sua condanna a morte era solo sospesa.

Le minacce di colpire i famigliari o comunque le persone care sono una delle armi migliori di questi Ordini esoterici. Loro sanno perfettamente che alcuni individui potrebbero aver sprezzo del pericolo, ma di fronte alle minacce alle persone a loro care e vicine, anche questi alla fine desistono. Inoltre, è un segnale per chiunque altro voglia tradire. Così, con queste minacce, si mantengono nell’ordine persone che altrimenti dovrebbero essere eliminate. Nello sceneggiato si vede come i Compagni di Baal non rinunciano ai favori che questi potenziali “traditori” possono ancora dare all’Ordine.

Già da queste prime scene dello sceneggiato si rivela il rapporto che queste organizzazioni esoteriche hanno con il mondo dei media (nello sceneggiato era la Stampa). Essi infiltrano i loro uomini delle varie redazioni e con i loro articoli, comunicazioni cercano di influenzare l’opinione pubblica.

Questa loro capacità di influenzare l’opinione pubblica è stata agevolata dallo sviluppo dei mezzi di informazione. In passato c’era meno circolazione di notizie, ma non è che l’attuale migliore conoscenza dei fatti abbia migliorato la comprensione dei fatti stessi, poiché attualmente la stampa e i media si occupano molto più di interpretare di fatti che spiegare come sono avvenuti, inoltre, molti fatti scompaiono ed altri inesistenti appaiono. Quindi se in passato si finiva sul rogo per le proprie opinioni, ora non c’è n’è più bisogno: l’opera dei media è quello di prevenzione, nella sostanza nell’addomesticare l’opinione pubblica. Quello che una volta era libertà di stampa si è tramutato in uno dei metodi del controllo sociale.

Ora tornando sul discorso della pista esoterica sui delitti inerenti al cosiddetto “Mostro di Firenze” si potrebbe formulare l’ipotesi che la città di Firenze sia stata il teatro di un progetto di destabilizzazione psicologica degli abitanti e di esperimenti militari di controllo mentale sulla popolazione. Tale progetto è la prosecuzione degli esperimenti condotti da Mengel nei campi di concentramento. Mengel capì che si potevano ottenere degli schiavi mentali che potevano essere controllati attraverso gravi episodi traumatici indotti. Tali esperimenti tali esperimenti sono applicati su due piani. Se prendiamo come esempio i fatti inerenti le vicende del cosiddetto “Mostro”, si potrebbe ipotizzare che il primo piano sono i cittadini di Firenze che sono il vero bersaglio. Che siano i delitti delle copie per i fatti inerenti il cosiddetto “Mosto” o più recentemente l’uccisione di senegalesi o si seviziano delle prostitute, queste azioni anno lo scopo creare un trauma ai cittadini di Firenze. Cioè le vittime uccise sono solo il mezzo per indurre il trauma su un livello più alto. Su un secondo piano tali esperimenti sono applicati sui capri espiatori, i soggetti manipolati che commettono materialmente gli omicidi.

 

A questo punto è necessario fare una parentesi per comprendere meglio quello che sto dicendo. Al giorno d’oggi il sistema mediatico, che come dicevo prima è fortemente controllato, lavora incessantemente per condizionare il modo di pensare della gente e una volta che la notizia o (ed è quello che avviene più spesso) l’interpretazione di una vicenda viene divulgata acquisisce spesso e volentieri il crisma della verità senza alcuna possibilità per l’individuo che rifiuta la mistificazione del sistema di elaborare interpretazioni diverse.

 

Così in quello che è definito immaginario collettivo, si cristallizza l’idea che il “Mostro” è un contadino ubriacone e violento, che uccideva delle coppiette per futili motivi o semplicemente per divertimento. A supporto della tesi che il progetto reale della questione del “Mostro” (come degli altri omicidi che si sono susseguiti) sia la destabilizzazione psicologica dei cittadini di Firenze, si può sostenere che quando quello che era indicato come il responsabile muore la vicenda, non si dovrebbe ripetere. Nel caso di Firenze invece la vicenda si ripete senza soluzione di continuità e nascono nuovi “Mostri” che nella sostanza creano il terrore nel territorio con uno scopo politico (nascosto ovviamente). Oltretutto, se si guarda bene, queste vicende stanno assumendo modi inverosimili che non possono essere la follia di un individuo. Proviamo ad analizzarle con la premesse che alla base di queste vicende possono essere più cause che le scatenano. Infatti, al giorno d’oggi le tecnologie militari hanno sviluppato la capacità di interferenza elettromagnetica che potrebbe indurre un individuo a compiere gesti inverosimili. Mentre Gianluca Casseri, l’uccisore dei senegalesi viene fatto passare come un serial killer razzista,[14] e la sua morte è fatta passare per suicidio (un’ipotesi potrebbe essere che era a conoscenza del gruppo occulto che ha pilotato la vicenda), Riccardo Viti, l’idraulico che uccise Andrea Cristina Zamfir, una romena di anni 26 che prima di essere uccisa fu seviziata e in seguito crocifissa,[15] è un caso po’ più complesso, non solo perché è vivo.

 

Una mano, per comprendere tutto ciò, potrebbe darcela il film La vera storia di Jack lo squartatore. Quando il commissario che indaga sui delitti scopre che Jack lo squartatore non uccide semplicemente delle prostitute, nella sostanza è uno che compie una sorta di dovere, inoltre, nel film è uno vicino alla corte inglese ed è anche un massone. Ora Riccardo Viti potrebbe essere un’appartenente a qualche setta più o meno popolare (come le Bestie di Satana) che sia eterodiretta da qualche Ordine Iniziatico e usata per effettuare i lavori sporchi. Che il suo silenzio nasca dal fatto che poiché appartenente a una setta (ripeto è un’ipotesi) abbia fatto il giuramento del silenzio e per questo temerebbe qualora parlasse di coinvolgere i suoi familiari o delle spersone a lui care. Ripeto è un’ipotesi, che hanno una base dall’infondatezza delle versioni ufficiali. Prima di tutto egli afferma di non essere un mostro e di aver rispetto per la vita altrui. Ora è vero che tutto ciò potrebbe far ridere o piangere visto le accuse, ma se nelle sue affermazioni egli volesse dire che non è un mostro ma che ha messo al primo la sicurezza della sua famiglia rispetto a quella di persone che non conosceva? Oppure se avesse lanciato un messaggio che dice in codice: attenzione se non mi date quello che è promesso e non contrattate come il sottoscritto la mia posizione giudiziaria io vi creo dei problemi? Purtroppo è difficile se non quasi impossibile trarre delle conclusioni in vicende misteriose.

 

Una cosa però è certa, e non succede solo a Firenze ma da almeno quarant’anni contraddistingue tutta la storia della repubblica italiana: si lascia fare perché cresca sempre di più il clima di tensione perché, crescendo, alimenta per reazione una domanda di ordine: destabilizzare per stabilizzare.

 

Ora quando Viti afferma che non è un mostro, possiamo formulare un’ipotesi: prima operava nella più completa impunità, in seguito capisce di essere usato per uno scopo più diabolico di quello che pensava. E perciò il suo affermare che lui non era un mostro potrebbe voler dire che è questo sistema diabolico.

 

Alcune notizie mediatiche hanno tentato di depistare l’attenzione della gente dicendo che i giornali erano pieni della sua gesta!!! Il problema sorge che fino a quel 5 maggio 2014 non risulta in alcun trafiletto di giornale notizie inerenti a seviziatori di prostitute. L’ipotesi più probabile è che si vuole coprire tutto. Il film su Jack lo squartatore offre a chi abbia voglia di capire e approfondire delle indicazioni che ritengo interessanti: il caso è stato affidato a un modesto commissario che è stato più volte indirizzato dal capo della polizia inglese in piste investigative sbagliate ma, quando comincia a muoversi nella direzione giusta, riceve minacce di morte dal capo dei servizi segreti inglesi in prima persona. Alla fine del film si vede che dietro di tutto c’è la Regina di Inghilterra.

 

Ma potrebbe esserci una versione alternativa nell’interpretare questo film che non necessariamente è incompatibile con la prima: nei primi omicidi Jack lo squartatore agiva sotto la copertura dei servizi segreti inglesi. Poi a un certo punto lo fermano ma non per fare giustizia, lo fermano perché è diventato una scheggia impazzita. Nel tribunale dell’Ordine iniziatico appositamente istituito dal Primo Ministro inglese viene accusato che egli ha esposto con le sue mutilazioni la fratellanza. A tali accuse Jack risponde che nessuno è in grado di giudicare la perfezione raggiunta dalla sua arte, nemmeno la fratellanza, in sostanza era preso da un delirio di onnipotenza.

 

Nel caso di Riccardo Viti non potrebbe essere successo qualcosa del genere?

 

I casi di Gianluca Casseri e Riccardo Viti hanno un’altra caratteristica comune: i protagonisti sono soggetti deboli, con un basso livello culturale e modesti mezzi economici. Alla fine oltre che carnefici sono anche loro delle vittime scelte poiché non avevano mezzi sufficienti per condurre un’azione legale forte e determinata ovverossia sostanzialmente con il criterio di farla franca.

 

È da notare poi che quando succedono queste vicende entra sempre in scena prepotentemente l’altra parte del sistema deputata a deviare l’attenzione pubblica  dalla realtà delle cose ovverossia quell’esercito di professori, criminologi, manipolatori mediatici che attraverso sofisticatissime  teorie, accesi dibattiti, trasmissioni televisive costruite ad hoc lavora per confondere l’opinione pubblica e fare in modo che sia la gente stessa, che ingenuamente crede di chiedere verità e giustizia, a scagliarsi contro il “Mostro” dando autorità e credibilità al sistema. E inconsapevolmente a permettere questo scempio nella società che alla fin fine continuerà a clonare nuovi mostri che sacrificheranno altre minoranze etniche, altri soggetti sociali, altre donne o bambini indifesi per costruire dei cittadini perfettamente controllati e funzionali agli obiettivi del sistema.

 

Perciò le vicende inerenti del cosiddetto “Mostro di Firenze”, di Riccardo Viti e di tanti altri. Deve insegnare che i veri mostri non sono tanto le persone che sono incolpate dei delitti ma un sistema che li genera. Un sistema che non svolge indagini sui veri responsabili delle vicende non solo per permettere che non incorrano in conseguenze penali ma soprattutto per permettere che possano a fare le stesse cose che hanno sempre fatto e sviluppare queste tecniche di controllo mentale e le pratiche di magia nera in maniera sempre più sofisticata rendendo i principi costituzionali, nonché di diritti fondamentali dell’essere umano sempre più inefficaci fino a farli scomparire completamente.

 

Si potrà obiettare che quello che affermo sono solo delle ipotesi, che rischio di “scadere” in quello che viene definito “complottismo”.

 

Proviamo, invece, a porsi degli interrogativi, delle ipotesi. Sempre sui cosiddetti “Mostri di Firenze”, proviamo a ipotizzare che oltre all’obbiettivo di destabilizzazione psicologica degli abitanti e di sperimentazione di un programma di controllo mentale che non si sia stato da parte delle forze economiche dominanti di Firenze, di trasformare la città in un luogo appetibile al turismo facoltoso e in quest’ottica le frange sociali povere potrebbero gettare una cattiva luce sulla città non sono desiderate?[16] Quando sono compiuti omicidi di prostitute e di persone di basso livello sociale, come si fa a non pensare che questi omicidi siano un messaggio per chi non ha soldi e vive ai margini della società che è meglio cambiare aria se non vuole essere oggetto di persecuzione?

 

Poi c’è un altro aspetto da non trascurare come si nota non che non solo le vittime ma anche i carnefici sono di un basso livello sociale. Se prendiamo come esempio le vicende giudiziarie inerenti il cosiddetto “Mostro di Firenze”, quando furono accusati il gruppo di persone che vivevano ai margini della società che fu definito “compagni di merende”, fu da parte dei media e nei processi ampiamente descritta la loro vita facendoli passare come dei depravati e dei dissoluti. Oggi il panorama è molto più ampio perché Firenze (come tutte le città italiane) è piena di immigrati stranieri che spesso e volentieri vivono alla giornata e la persecuzione contro di loro si compie non solo uccidendoli ma anche accusandoli di omicidi fatti da altri.

 

Lo scetticismo inerente a tali interpretazioni nasce dalla domanda su quale tipo di politica ci sia dietro. Ebbene bisogna partire dal fatto che non solo la società fiorentina o quella italiana ma tutta la società occidentale, al di là delle illusioni mediatiche, è una società profondamente antidemocratica. I diritti di cui godono i cittadini sono proporzionali al potere economico di cui godono. Siamo in una società, dove si è spinti a disinteressarsi dei “fatti che non ci riguardano”, a restare indifferenti alle sofferenze delle persone di una classe sociale inferiore, e aggiungiamo all’ipocrisia dei comportamenti.

 

Ebbene dentro un quadro come questo, quando si vuole ottenere qualcosa che normalmente la gente non sarebbe disposta a richiedere si organizzano gravi episodi per turbare l’ordine pubblico e fare in modo che sia la gente stessa a richiedere quelle misure restrittive che sono pianificate dalle varie lobby di potere.

 

Bisogna prendere coscienza che per quanto possa sembrare incredibile tutto ciò, la schiavitù ad alta tecnologia è una tragica realtà non solo in Occidente ma in tutto il mondo.

 

Come si diceva prima le ricerche per il controllo mentale indotto da trauma sotto il regime nazista furono particolarmente sviluppati; col sostegno dell’Istituto Kaiser Wilhelm di Berlino gli scienziati nazisti condussero ricerche sul controllo mentale a scapito di migliaia di gemelli e di migliaia di altre sventurate vittime. Questi scienziati furono portati in salvo negli USA con l’Operazione Paperclip dove proseguirono la loro attività nel campo del controllo mentale. Tale lavoro sulla manipolazione del comportamento è stato in seguito incorporatato nei progetti CIA Bluebird e Artichoke, che divennero nel 1953 il famigerato MK-ULTRA. Teniamo che tale progetto risulta che conteneva 149 sottoprogrammi che spaziavano in campi quali: biologia, farmacologia, psicologia fino alla fisica Laser e l’ESP.

 

La CIA sostiene che tali programmi furono abbandonati, ma non esistono prove certe, anzi nuove prove indicano l’uso cosiddette tecniche di programmazione indotte da trauma per perseguire le stesse finalità.[17] Tali tecniche comprendono l’induzione deliberata di Disordine da personalità Multipla (MPD) in soggetti umani non consenzienti, in pratica delle cavie umane.

 

L’MPD è stato riclassificato dall’American Psychiatric Association in Disordine di Identità Dissociativa (DID). Il DSM-IV, lo descrive come:

A. La presenza di do più stati di personalità distinte;

  1. Almeno due di queste identità o stati di personalità assumono ricorrentemente il

   controllo del comportamento dell’individuo;

  1. Incapacità di richiamare alla memoria importanti dati personali la quale è

  troppo radicale per essere spiegata da normale smemoratezza;

  1. Il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o di una

  condizione sanitaria generica”.[18]

 

Il Programma Monarch prevede la creazione di una personalità “alter”, personalità alternative o loro frammenti.

 

Ci sono diversi livelli di programmazione Monarch che identificano le funzioni dello schiavo e prendono il nome dall’elettroencefalografia (EEG) delle onde cerebrali a essi associate.

 

Considerata come la programmazione generale o regolare, quella ALPHA si situa all’interno delle dinamiche di base del controllo della personalità. È caratterizzata da una ritenzione mnemonica estremamente pronunciata, insieme ad un sostanziale incremento della forza fisica e visiva. La programmazione ALPHA si realizza attraverso la deliberata suddivisione della personalità delle vittime, in sostanza, provoca una divisione sinistra-destra del cervello, consentendo una riunione programmata dell’emisfero sinistro e destro attraverso la stimolazione neuronale.

 

La BETA rappresenta la programmazione sessuale (schiavi sessuali). Questa programmazione elimina le convinzioni morali apprese e stimola l’istinto sessuale primitivo, privo di inibizioni. Alterego “Gatte” può crearsi a questo livello. Conosciuta come programmazione Sex-Kitten, è la più visibile delle programmazioni sulle celebrità femminili, sulle modelle, sulle atrici e sulle cantanti che sono state sottoposte a questo tipo di programmazione. Nella cultura popolare, i vestiti con stampe di felini spesso denotano la programmazione sex-kitten.

 

La DELTA è nota come programmazione killer ed è molto probabilmente stata sviluppata originariamente per l’addestramento di agenti speciali o di soldati nelle operazioni di infiltrazione. L’ottima risposta adrenalinica e l’aggressività controllata sono evidenti. I soggetti sono privi di paura e sono molti sistematici nello svolgimento delle loro assegnazioni. Istruzioni come il suicidio sono stratificate a questo livello.

 

La THETA viene considerata una programmazione psichica. I bllodliners (cioè chi discende da famiglie di tradizione satanista) hanno una propensione psichica, sconosciuta a chi non appartiene alle loro casate, e utilizzano spesso e volentieri la telepatia. Tuttavia, dati i limiti intrinsechi di questo tipo di controllo mentale furono introdotti sistemi elettronici, come impianti cerebrali che utilizzano le tecnologie elettromagnetiche.

 

Ora che queste cose non siano frutto di deliri complottisti, viene di recente dalla storia di un ex magistrato della Procura di Roma Paolo Ferraro. Gli capita di intrecciare una relazione con un’ex moglie di un ufficiale e di frequentarla assiduamente andando spesso a casa sua, alla Cecchignola, in un complesso di appartamenti civili riservati alle famiglie dei militari. Durante le frequentazioni però si rende conto che qualcosa non è come dovrebbe essere. Temendo per la persona che aveva intrecciato una relazione, cercando di capire cosa stesse succedendo in quella casa, in cui erano presenti anche bambini, attivò una registrazione per lo strano comportamento e della sofferenza presente sempre più frequentemente nella donna. Già con la prima registrazione gli fa intendere che di avere a che fare con qualcosa di poco chiaro. Continua le registrazioni per ben 40 volte. Scopre così che gli ufficiali in sua assenza entrano nell’appartamento, con chiavi in loro possesso, e non appena all’interno dicono frasi che hanno il potere di cambiare radicalmente il comportamento di chi abita in quella casa. La donna non è più un essere umano ma diventa un oggetto cui poter fare qualsiasi nefandezza, un oggetto che passato il momento non ricorderà neppure più quanto le è accaduto. Le resterà la sofferenza ma non la memoria, quelle parole cadenzate, infatti, contengono il codice segreto che apre e rovescia la sua coscienza.[19]

 

A questo punto il magistrato si rivolge alla sua istituzione, la magistratura, ma ciò che ottiene è un incendio intimidatorio appiccato al terrazzo di casa sua. Va in ufficio e parla ai colleghi e ai superiori di quanto accaduto, vorrebbe agire in fretta poiché ritiene che non ci sia tempo da perdere, e nel giro di 20 ore viene obbligato ad un TSO e sospeso dall’attività in attesa di capire se è sano o mentalmente malato. Gli psichiatri stabiliscono che è sano. Che cosa aveva scoperto di così scabroso Paolo Ferraro per avere quel tipo di reazione ed essere osteggiato in ogni modo?  Scoprì che MK-ULTRA non era stato abbandonato negli anni ’70, come voleva far credere la CIA, ma era stato ripreso attivandolo in altri paesi come l’Italia, e aveva solo cambiato nome, adesso si chiama Programma Monarch.

 

Ferraro si è detto certo, dopo aver visto la foto su un giornale, di aver visto parlare Melania Rea con un magistrato che ritiene parte del programma suddetto. Il ragionamento logico deduttivo che lo portava a pensarla coinvolta, o almeno a essere rimasta impigliata nella rete del Programma Monarch, gli veniva dallo “schema di vita” in cui la moglie di Parolisi si trovava. Lo stesso schema che aveva trovato lui nella sua esperienza lui nella sua esperienza dl 2008. Ma la logica e la deduzione, che di per sé non basta per poter affermare certe cose, gli venivano rafforzate proprio da quell’incontro casuale avvenuto in un tribunale di Roma, incontro avuto con Melania in un orario strano, con una persona sospettata di far parte del Programma Monarch.

 

Se si crede alle parole di Paolo Ferraro si possono fare, anche del caso di Melania Rea delle ipotesi: che quella che era indicata come “amica” sarebbe una che avrebbe potuto svolgere il ruolo di “controllo e condizionamento” e gli SMS inviati a Melania prima della sua scomparsa, ora cancellati e pare irrecuperabili, potevano contenere la parola in codice di avviare in lei un automatismo. Quindi farla salire in auto con sconosciuti o anche con persone che conosceva. Oltre a questo, se poi Paciolla[20]   ha poi smentito, risulta che c’era chi frequentava la sua casa anche in assenza del marito. C’è da chiedersi, che se la guardia carceraria (un altro amico del marito), avesse scoperto qualcuno parlare in un determinato modo e sapesse come per favorire i meccanismi dell’incoscienza? Poi c’è che Melania Rea pare andasse spesso in caserma frequentemente, non saltuariamente come hanno in seguito detto e scritto, che i Parolisi facessero gite domenicali con i superiori e non solo con i pari in grado, ed è stato in ambiente militare, che la svastica ed altri segni esoterici sono usati nel Programma Monarch.

 

Si potrebbe ipotizzare che Melania Rea avesse scoperto che in caserma si stavano conducendo questo tipo di esperimenti, ma anche che lei ne fosse stata vittima prima della gravidanza e che dopo la nascita della figlia ne stesse elaborando il ricordo, quindi tornando alla mente quanto subito.

 

La tesi degli esperimenti segreti dietro l’omicidio di Melania Rea, non è incompatibile con la tesi sostenuta da due giornalisti Alessandro De Pascale e Antonio Parisi nel libro scritto da loro Il caso Parolisi, Sesso, droga e Afghanistan (Imprimatur editore) dove si sostiene che dietro l’assassinio ci sarebbe una pista che dalle Marche condurrebbe all’Afghanistan. Esisterebbe un filorosso, secondo gli autori del libro, che collegherebbe le attività dell’allora caporale maggiore Parolisi, la camorra, il traffico internazionale di stupefacenti e alcuni componenti dei contingenti della NATO schierati nel paese dell’Asia centrale.

 

Se tutto ciò può apparire azzardato, bisogna sapere che nel 2010 la BBC, comunicò la notizia che militari britannici e canadesi sono accusati di trasportare eroina in Europa[21]  sfruttando l’assenza di controllo sui voli militari di ritorno dal fronte. Questo traffico militare di eroina tra le basi NATO nel sud dell’Afghanistan (Helmad e Kandahar) e l’aeroporto di Brize Norton, in Gran Bretagna, è stato liquidato con la solita spiegazione delle “mele marce”, di un caso isolato che riguarda solo alcuni individui.

Invece, si tratta della punta di un iceberg, o meglio delle briciole di un traffico ben più grande e strutturato che hai i suoi principali gestori i militari e i servizi segreti (principalmente quelli USA) .

Nello stesso periodo un servizio della radio-televisione pubblica tedesca Norddeutsche Rundfunk (Ndr) fa emerge che una delle principali imprese private che da anni fornisce servizi logistici alle basi Isaf in Afghanistan, l’Ecolog, è sospettata di traffico internazionale di eroina.[22]

Dietro l’Ecolog, c’è il clan albanese-macedone dei Destani. Il servizio della Ndr spiega che già nel 2006 e poi nel 2008, dipendenti dell’Ecolog sono finiti sotto inchiesta in Germania con l’accusa di traffico di eroina, per l’importazione di centinaia di chili dall’Afghanistan e per riciclaggio di denaro sporco. Nel 2002, quando l’Ecolog operava in Kosovo al servizio delle basi del contingente tedesco del Kfor, i servizi segreti di Berlino avevano informato i vertici Nato che il clan Destani, strettamente legato ai gruppi armati indipendentisti albanesi (Uck e Kla), controllava ogni sorta di attività e traffico illegale attraverso il confine macedone-kosovaro: dalla droga, alle armi e al traffico di esseri umani.

L’Ecolog, che ha la sua sede principale a Düsseldorf (con filiali in Macedonia, Turchia, Emirati Arabi, Kuwait, Stati Uniti e Cina) è stata fondata nel 1998, ed è oggi amministrato, dal giovane Nazif Destani, figlio del capofamiglia Lazim, già condannato a Monaco di Baviera nel 1994 per detenzione illegale di armi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il 90 per cento dei quasi quattromila dipendenti dell’Ecolog sono albanesi macedoni. Anche gli italiani non sono da meno.

Per capire come nasce questa vicenda dei soldati italiani coinvolti nel traffico di stupefacenti dall’Afghanistan, bisogna ritornare al 12 agosto del 2011. È passato del tempo da quando Alessandra, genovese e figlia di un ufficiale della Folgore, rilasciava interviste a giornali come il Corriere della Sera.[23] Già a ventun anni era la prima paracadutista donna a occupare una posizione così avanzata nell’esercito. Poi il Kosovo, dove era la voce di Radio West, emittente del contingente alleato, il Libano, l’Iraq. Tutti i fronti più caldi su cui sono impegnati i soldati italiani. Attualmente Alessandra Gabrieli, assistita dall’avvocato Antonella Cascione, si è congedata dall’esercito, ha il viso scavato dalla droga e tira a campare. Era stata trovata in possesso di 35 grammi di eroina. Quella che vendeva, per poi permettersi di consumarla.

Racconta tutto questo agli inquirenti. Ma le rivelazioni più sconvolgenti vengono fuori dopo ore di interrogatorio: “Mi hanno iniziato all’eroina alcuni militari della missione Isaf, di ritorno dall’Afghanistan. È successo nel 2007 ed eravamo nella caserma della Folgore a Livorno. Ritengo che quello stupefacente, molto probabilmente, venisse portato direttamente dall’Asia”.

Sono parole che aprono scenari inquietanti, per quanto il quadro sia ancora molto fumoso. Gli investigatori le raccolgono in un verbale di sommarie informazioni e le spediscono alla Procura militare della capitale. Nel frattempo la giovane, che ripropone gli stessi riferimenti all’Afghanistan (primo produttore mondiale di oppio, la cui coltivazione secondo l’Onu è aumentata in modo esponenziale dopo l’intervento militare) al processo per direttissima, patteggia una condanna a tre anni e mezzo. E qui si chiude l’inchiesta del PM genovese Giovanni Arena, per cui l’ex caporalmaggiore è un’ordinaria spacciatrice, che si muove nella solita rete attiva tra il capoluogo ligure e Milano.

Tutto questo è fatto passare per la solitaria pusher, la mela marcia.

Il 1° aprile 2011 l’Ansa eroga la seguente notizia: “Sostanze psicotrope, a quanto pare circa mezzo chilo di droghe leggere, sono state trovate in alcuni contenitori di militari italiani rientrati dall’Afghanistan. Lo stesso Esercito ha denunciato il fatto ..”. Questo traffico di stupefacenti avviene con l’utilizzo di veicoli militari e come testimoniato dallo stesso Esercito, tramite container militari.[24]

Quanti chilogrammi di eroina arrivano dall’Afghanistan in questi contenitori?

Da quanto tempo va avanti questo traffico? Il Capitano Marco Callegaro, suicidato il 25 Luglio del 2010 a Kabul, aveva forse scoperto qualcosa?[25]

L’Esercito italiano ha denunciato l’accaduto, ma anche qui ci domandiamo se la magistratura militare ha avviato un’indagine sul traffico di stupefacenti dall’Afghanistan, oppure anche questa volta lo ha considerato un semplice episodio?

Il PM che coordina le indagini, Alessandra Burra, conferma la notizia. Nel dettaglio, la prima quantità di droga, 362 grammi, è stata ritrovata il 27 marzo casualmente da un armiere, che ha denunciato l’episodio. Il secondo quantitativo, 167 grammi, è stato ritrovato il 29 marzo dagli investigatori, ma nessuno si è presentato nell’armeria a ritirare la droga.

Dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm): “La notizia del ritrovamento di un quantitativo di sostanza stupefacente nascosto nelle canne dei fucili rientrati nelle casse dall’Afghanistan nella caserma Feruglio degli alpini della Julia di Venzone richiede un immediato intervento da parte dei vertici militari.

   Sono numerose negli anni le notizie di questo tipo riportate dai mezzi di informazione che in alcuni casi hanno riguardato anche il traffico di armamenti destinati alla malavita organizzata.

   Questo ultimo episodio rende evidente la necessità che anche i trasporti dei materiali militari che rientrano nel territorio italiano, provenienti dalle zone dove operano i contingenti delle missioni internazionali, siano assoggettati ai controlli da parte degli organi di polizia addetti al controllo doganale perché se in questa occasione si è trattato solo di un modico quantitativo di droga nessuno può sapere se sia un “caso isolato” oppure la “riservatezza” dei trasporti militari abbia coperto anche altri traffici illegali”.[26]

Nel 2009 fece molto scalpore la rivelazione, del New York Times, che Walid Karzai fratello del presidente afgano e principale trafficante di droga della provincia di Kandahar, fosse da anni sul libro paga della CIA.

Sempre nel 2009 a Russia Today il generale russo Mahumut Gareev, dichiara che: “I militari americani non contrastano la produzione di droga in Afghanistan perché questa frutta loro almeno 50 miliardi di dollari all’anno: sono loro a trasportare la droga all’estero con i loro aerei militari, non è un mistero”.[27]

Già nel 2008 la stampa russa, sulla base di informazioni di intelligence non smentite dall’allora ambasciatore di Mosca a Kabul, Zamir Kabulov, rivelava che l’eroina viene portata fuori dall’Afghanistan a bordo dei cargo militari USA diretti nelle basi di Ganci, in Kirghizistan e di Inchirlik, in Turchia.

Nello stesso periodo, un articolo apparso sul quotidiano britannico Guardian riferiva delle crescenti voci riguardanti la pratica dei militari USA in Afghanistan la droga nelle bare dei caduti aviotrasportate all’estero, riempite di eroina al posto dei cadaveri dei soldati.

Sempre nel 2008 sull’americano Huffington Post si leggeva quanto segue: “Le esperienze passate in Indocina e Centroamerica suggeriscono che la Cia potrebbe essere coinvolta nel traffico di droga in maniera più pesante di quello che sappiamo. In entrambi i casi gli aerei Cia trasportavano all’estero la droga per conto dei loro alleati locali: lo stesso potrebbe avvenire in Afghanistan. Quando la storia della guerra sarà scritta, il sordido coinvolgimento di Washington nel traffico di eroina afgana sarà uno dei capitoli più vergognosi “.

Nel 2002 il giornalista americano Dave Gibson di Newsmax citava una fonte anonima dei servizi USA secondo la quale: “la Cia è sempre stata implicata nel traffico mondiale di droga e in Afghanistan sta semplicemente portando avanti quello che è il suo affare preferito come aveva già fatto durante la guerra del Vietnam”.

Secondo il Prof. McCoy, che il principale studioso del coinvolgimento della CIA nel narcotraffico in tutti i teatri di guerra americani degli ultimi cinquant’anni, il principale obiettivo dell’occupazione americana dell’Afghanistan era il ripristino della produzione di oppio, inaspettatamente vietata l’anno prima dal Mullah Omar nella speranza di guadagnarsi il riconoscimento internazionale.

I fatti, il buon senso, sembrano confermare la tesi di McCoy: dopo l’invasione del 2001, la produzione e lo smercio di oppio (e dell’eroina) sono ripresi a livelli mai visti, polverizzando in pochi anni i record dell’epoca talebana, mentre le truppe USA e NATO si sono sempre rifiutate di impegnarsi nella lotta al narcotraffico, continuando a sostenere i locali signori della droga.

Rimane una domanda fondamentale: perché mai gli apparati militari e dei servizi segreti americani, mirano da decenni al controllo del narcotraffico? Per la venalità dei loro vertici corrotti? Per garantirsi fondi neri per operazioni coperte? O forse dietro c’è qualcosa di più strategico che, alla fine, riguarda realmente il mantenimento della sicurezza?

Il direttore generale dell’ONU per la lotta droga e alla criminalità (UNODC), Antonio Maria Costa, ha implicitamente risposto a questa domanda, dichiarando che gli enormi capitali derivanti dal riciclaggio dei proventi del narcotraffico costituiscono la linfa vitale che garantisce la sopravvivenza del sistema economico capitalista americano e occidentale nei momenti di crisi. Affermava Maria Costa nel gennaio 2009: “La maggior parte dei proventi del traffico di droga, un volume impressionante di denaro, viene immesso nell’economia legale con il riciclaggio.

   Ciò significa introdurre capitale da investimento, fondi che sono finiti anche nel settore finanziario, che si trova sotto pressione.[28]

   Il denaro proveniente dal narcotraffico attualmente è l’unico capitale liquido da investimento disponibile.

   Nel 2008 la liquidità era il problema principale per il sistema bancario e quindi tale capitale liquido è diventato un fattore importante. Sembra che i crediti interbancari siano stati finanziati da denaro che proviene dal traffico della droga e da altre attività illecite”.[29]

 

SU COMPLOTTISMO E TEROIA DELLA COMUNICAZIONE

 

Mi rendo conto che tutto questo rischia sempre di essere accusato di complottismo. Ma cosa è questo complottismo? Da dove nasce?

Questo termine nasce negli USA e viene affibbiato a tutte le spiegazioni che differiscono da quelle date dall’oligarchia dominante. Negli USA sono chiamata “teoria della cospirazione”. In realtà, le uniche cospirazioni sono le spiegazioni che ci sono imposte.

Ad esempio, l’11 settembre. Secondo la versione ufficiale, degli arabi avrebbero inferto la più grande umiliazione ad una superpotenza dai tempi di Davide contro Golia. Quattro gatti guidati da un barbuto che viveva dentro delle grotte avrebbero beffato tutte le 17 agenzie di intelligence USA oltre a quelle delle di NATO e Israele, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, l’Amministrazione della Sicurezza dei Trasporti, il Controllo del Traffico Aereo, l’Amministrazione della Sicurezza, dirottato quattro aerei di linea americani in una mattina, abbattuto tre grattacieli (da due aerei!! Sembra la pubblicità di un prodotto, compri due prendi tre), distrutto parte del Pentagono e indotto ad incolpare l’Afghanistan anziché l’Arabia Saudita.

Chiaramente, questi arabi che hanno umiliato gli USA erano coinvolti nella cospirazione.

Ma domando, è una storia credibile?

L’abilità di alcuni giovani mussulmani di compiere un’impresa è veramente incredibile. Un tale fallimento della sicurezza USA verrebbe dire che l’Amerika era palesemente vulnerabile durate la cosiddetta guerra fredda (e non si capisce come mai l’URSS che era definito “l’impero del male” non ne avrebbe approfittato). Se tutto questo fosse vero, la Casa Bianca e il Congresso avrebbero dovuto reclamare un’inchiesta. Nessuno, invece (a quel che mi risulta), sia stato neanche rimproverato e solo per zittire le famiglie delle vittime (e il popolo americani traumatizzato per la vulnerabilità degli USA) dell’11 settembre, che si istituì una Commissione apposita, che ovviamente fece copia in colla della versione data dal governo.

Se, invece, si analizza bene e onestamente le dinamiche inerenti all’attentato dell’11 settembre, emergerebbe che tutte le prove conosciute contraddicono la tesi ufficiale.

Ad esempio, è un fatto dimostrato che l’edificio 7 sia caduto in accelerazione, il che significa era stato preparato per essere demolito. Perché? Non esiste (per quanto ne sappia io) una risposta ufficiale a questa domanda.

Per capire meglio bisogna sapere che il termine “teoria della cospirazione” è stato introdotto dalla CIA per screditare gli scettici dei risultati della Commissione Warren sull’assassinio Kennedy. Questo termine viene usato per definire qualsiasi spiegazione diversa da quella ufficiale (quando soprattutto viene contradetta da tutte le prove) viene subito bollata come teoria del complotto.[30]

Se si analizzasse bene tutta la storia inerente alla “teoria della cospirazione”, si dovrebbe notare che esse nella realtà sono la spina dorsale della politica estera USA. Ad esempio, l’amministrazione Bush, si può tranquillamente dire che ha cospirato contro l’Iraq. L’amministrazione Bush ha creato false prove che l’Iraq possedeva “armi distruzione di massa”, e ha venduto questa storia al mondo e l’ha usata per distruggere l’Iraq e ammazzare il suo leader. Lo stesso ha fatto la coppia Obama/Clinton contro Gheddafi. Assad e l’Iran erano destinati alla stessa fine se non ci fosse stato l’intervento russo in Siria.

Attualmente gli USA a fronte di una cosiddetta “minaccia nordcoreana”[31] sono stati messi missili sul confine con la Cina. Il presidente democraticamente eletto del Venezuela è stato dichiarato da Washington un dittatore e sono state imposte sanzioni al paese per aiutare l’élite venezuelana filoUSA.

Se si guarda bene per l’imperialismo USA tutti i paesi che siano anche solo debolmente sono in contrasto con lui come il Venezuela, lo Yemen, la Siria, l’Iran, le tribù del Pakistan, la Cina, la Corea del Nord e la Russia. Ebbene non si potrebbe definire tutto ciò la più grande teoria del complotto del nostro tempo che vede gli USA circondati da minacce straniere.  Si vede come il New York Times, il Washington Post, la CNN e tutti i grossi media sono stati veloci come “teoria della cospirazione” tutte le spiegazioni che non si allineano alla loro agenda.

Eppure tutti questi soggetti sono pronti a cavalcare se fa comodo loro, vedasi le accuse di intromissione alla Russia durante le ultime elezioni americane che hanno portato alla presidenza Trump.

Si potrebbe definire il tipo di informazione che usano i media imperialisti come Comunicazione oppressiva che è data è data da comunicazioni imposte e predeterminate all’interno di certi ambiti di potere tra diverse situazioni istituzionali.

La Comunicazione oppressiva determina mistificazioni e disinformazione.

Un esempio lampante di questo tipo di comunicazione è il falso comunicato delle BR che comunicava l’uccisione di Moro. È assodato ormai che questo falso comunicato brigatista è ascrivibile a componenti della malavita emergenti allora (riconducibili all’attuale borghesia nera cioè quella fetta di malavita impegnata in economia che mescola i traffici illeciti pure la droga con quelli leciti investendo in aziende “pulite”), in contato con i servizi. L’obiettivo della malavita era senza dubbio di liberare in quel giorno l’attenzione da Roma per altri (non certamente le BR). Un probabile obiettivo era quello di impedire una normale conduzione della trattativa che avesse portato la liberazione di 13 prigionieri delle BR. Per la borghesia nera, (le componenti nere e quelle mafiose fortemente legaste al potere) farsi carico di questo lavoro per conti di terzi, molto probabilmente era quello di mantenere un proprio peso all’interno del settore carcerario.

 

LA MENZOGNA E’ UN ARMA MEDIATICA

 

Tutte queste storie fatte di disinformazione organizzata ad arte deve far riflettere chiunque si pome sul terreno dell’emancipazione di tutta la specie umana dalla soggezione di un Modo di Produzione generatore di caos, di dissipazione dell’energia, che mette irrazionalmente a repentaglio la sopravvivenza del modo e della vita stessa del nostro pianeta. Nel far questo molte componenti che si sono poste su questo terreno del cambiamento della società, hanno usato mezzi razionali, anche se hanno capito che (purtroppo) le armi della ragione illuminista sono nulla, se spesso non sono accompagnate dalla ragione della lotta di classe, della lotta organizzata di massa, per demolire i pilastri economici, sociali e politici che sorreggono il sistema capitalista. In fondo, se si analizza bene è una battaglia rivolta alle menti, è una battaglia per la creazione di una coscienza organizzata e per la verità partecipata e condivisa (solo la verità è rivoluzionaria). Se prendiamo un esempio di quello che sta accadendo in Val di Susa che contro la popolazione non c’è solo il governo locale e nazionale ma anche i media asserviti che vomitano contro il movimento NO TAV continuamente menzogne (a partire dalla collusione con il terrorismo). Chi si pone sul terreno della trasformazione radicale della realtà, non può non porsi sul terreno del movimento reale, ovvero ricercare la verità storica, specie quando questa è in fasce. Ma bisogna riconoscere che la natura stessa della verità, in ogni sua espressione quotidiana che è paradossale, e perciò rivoluzionaria. Come bisogna riconoscere che il suo cammino è altrettanto lento e difficile.

Il sistema capitalista per contro, giunto alla sua fase suprema e ripartizione dei paesi deboli del mondo ad opera di un pugno di paesi imperialisti è entrato in una sorta di Maelstrom economico, sociale e politico da cui non può uscire se non aggravando i presupposti della sua crisi sistemica: soprattutto non può uscire facendo leva sulla chiarezza e sulla verità per ottenere il consenso delle vaste masse schiavizzate in ogni angolo del mondo. È per questo le guerre sono diventate una condizione permanente, la prassi di questo di questo Modo di Produzione in decomposizione. Le guerre sono uno sbocco inevitabile delle crisi, essendo anche un mezzo per rilanciare gli affari, per distruggere forze produttive in eccesso, per rimettere su giusti binari livelli di profitti e di accumulazione divenuti troppo esigui per sfamare i tanti parassiti generati come saprofiti dalla sua voracità di ricchezza sociale, che mettono a repentaglio la riproduzione stessa del capitale complessivo.

Anche le guerre si sono evolute in concomitanza con l’estensione delle relazioni globali del capitalismo. La lotta sociale, quella che rientra nel contenitore concettuale della “sicurezza”, diventa sempre più lotta armata, se questa affermazione può sembrare esagerata pensiamo alla miriade di forze parassitarie securitarie, che vanno dagli agenti del fisco alle guardie addette ai sequestri e agli sfratti, insomma si potrebbe fare un lungo elenco (che comprenderebbe anche i buttafuori. Quello delle armi è divenuto un mercato. E naturalmente allo stato attuale è uno dei settori di maggiore occupazione, dove la realtà del parassitismo più depravato si coglie con mano, se si considera che una moltitudine di esseri umani viene stipendiata per costringere altri esseri umani, anche massacrandoli, a produrre per loro, a pagare forzatamente un affitto impossibile, a indebitarsi o ammazzarsi di lavoro per pagare le estorsioni continue per colmare i buchi delle banche e i debiti dello Stato.

Ma proprio perché queste guerre non mirano certo a procurare il consenso delle popolazioni mediante l’esercizio della ragione e della verità, bensì a piegare la volontà con la forza (che tuttavia non può essere sempre quella bruta della violenza militare armata, pensiamo agli embarghi) ecco assume un ruolo determinante la conquista dei cuori e della psiche mediante i miti, che sono sempre la forza delle volontà che muove le volontà collettive dei popoli. Sarebbe ingenuo attribuire questo comportamento a una scarsa capacità razionale da parte dei popoli, o a una naturale limitatezza delle masse o una propensione dell’opinione pubblica verso le leggende piuttosto che verso la verità e dunque a bere tutto quello che le si propina. Il fatto è che la borghesia, che ha alle spalle una lunga storia di rivoluzioni contro il mondo feudale e contro l’oscurantismo religioso, ha imparato a sue spese che non è la verità e la coscienza intellettuale a muovere le popolazioni, le grandi masse, bensì i miti, quelle vere e proprie leve che si imprimono profondamente nella psiche collettiva per incarnare speranze e muovere le volontà ad agire. Bisogna capire che i popoli non si muovono secondo i dettami della ragione pura.

   I miti sono tali che, una volta penetrati in profondità nelle coscienze, costituiscono una forza difficilmente scardinabile. Quello dell’11 settembre se si analizza bene è a tutti gli effetti un mito, realizzato con le più sofistica e tecnologicamente evolute e collaudate tecniche di comunicazione mediatica, che ha imbastito menzogne e confusione con briciole di verità, sensazionalismo e paura, esorcismo e emotività, ripetute fino alla nausea, anche quando i fatti le abbiano smentite. Che poi, nel tempo infatti, la costruzione si sia rilevata un colabrodo, non ha più importanza: quel che conta è la prima impressione, quella che muove il consenso e la volontà delle masse. In quella zona delle psiche che viene chiamata inconscio non si distingue un’idea o un’immagine vera da una falsa. Le “impressioni” e gli effetti sono ugualmente reali e per lo più sono previsti da chi manipola e veicola le informazioni e i messaggi. E vale la nota massima behaviorista del ministro nazista della propaganda J. Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Che però non è un detto originale, già Hegel nella sua formulazione filosofica[32] e soprattutto dal medico e fisico francese Gustave Le Bon, che ha fatto scuola osservando le tecniche della manipolazione già nel 1895, quando i mezzi di comunicazione di massa non erano neppure all’alba del loro sviluppo: “L’affermazione pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova, costituisce un mezzo sicuro per far penetrare un’idea nello spirito delle folle. Quanto più l’affermazione è concisa, sprovvista di prove e di dimostrazioni, tanto maggiore è la sua autorità. (…) Tuttavia (l’affermazione) acquista una reale influenza soltanto se viene ripetuta di continuo, il più possibile, e sempre negli stessi termini. Napoleone diceva che esiste una sola figura retorica seria, la ripetizione. Ciò che si afferma finisce, grazie alla ripetizione, col penetrare nelle menti al punto di essere accettato come verità dimostrata. (…) la cosa ripetuta finisce con l’incrostarsi nelle regioni profonde dell’inconscio, in cui si elabora i moventi delle nostre azioni. Così si spiega la forza straordinaria della pubblicità”.[33]

Un esempio di questo tipo di mistificazione della realtà è stato attuato durante l’intervento “umanitario” della NATO contro la Libia dove si è assistito alla un misto di costruzione di mito attraverso pezzi di verità, luoghi comuni razzisti, un misto di ignoranza e disprezzo, e una fiumana di menzogne, di disinformazione, forzature della realtà affermate, visualizzate e ripetute nei grandi media e tanta emotività suscitata con immagini false di famigerate (e falsarie) fosse comuni e di “massacri” inventati di civili da parte di un tiranno, che forse non lo era poi tanto visto l’appoggio che aveva da buona parte della popolazione libica.

Le menzogne di guerra, sono armi che fanno vittime reali, esiste orma un’ampia letteratura nell’ultimo decennio nell’ultimo decennio,[34]  che queste affermazioni non sono parto di menti malate di complottismo, lo afferma persino il New York Times che rivelava nel febbraio 2002 che il Pentagono aveva elaborato un piano di disinformazione rivolto non solo ai paesi nemici  ma anche quelli “amici” (è proprio vero il detto che afferma “degli amici mi guardi Dio che dei nemici mi guardo io”), l’Office of Strategic Influence.

OMICIDI MEDIATICI

 

Si potrebbe definire gli omicidi compiuti dal cosiddetto “Mostro di Firenze” omicidi mediatici (come lo sono stati quelli si Cogne, Meredith, Erba, Melania Rea, Yara, Sara Scazzi), strumento di una nuova forma di strategia delle tensione di nuovo tipo (che non utilizza bombe ma le notizie)).

Questi omicidi mediatici molto probabilmente gestiti da strutture come Gladio e sicuramente ora dall’ISIS che fanno capo a qualche UR-Lodge reazionaria occidentale che magari utilizza dei candidati manciuriani islamici come carne da macello e dei reparti di contractor (maniera pulita per dire mercenari) per le operazioni più complesse.

Lo scrittore Giuseppe Gena nel suo libro Nel nome di Ishmael[35] che è un meta-romanzo che descrive la realtà oscura del potere, fa capire (per chi vuol capire ovviamente) che certi omicidi, corrispondo messaggi operativi in codice che appartengono a linguaggi che si potrebbero benissimo dire come militar-esoterici.

Si potrebbe ipotizzare che le modalità, i linguaggi definiscono dei paradigmi eguali a quelli che un regista come Elio Petri descriveva nei suoi film,[36] come lo descriveva bene nel suo ultimo film anche Pasolini, dove narrava come il potere costituito faccia omicidi anche apparentemente casuali per dialogare in codice, o che addirittura multi omicidi che devono servire a comporre frasi che potrebbero essere usate militarmente, che potrebbero avere la stessa funzione dello START nel PC, per avviare operazioni, come omicidi che verranno attribuiti in seguito a poveri crisi, che diventeranno i soliti capri espiatori che ben si conoscono se si guarda la TV, che non è solo uno strumento ma è diventata una sorta di oracolo del plagio emozionale e della psicologia di massa.

Personalmente ritengo che sia più importante, oltra a stabilire i sono i colpevoli di questi omicidi mediatici, sapere cosa ci sta dietro a certi delitti, quali mondi ci siano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] http://www.linterferenza.info/attpol/mostro-firenze-rispuntano-nuove-ombre/

 

[2] http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/07/25/news/delitti_del_mostro_di_firenze_e_strategia_della_tensione_erano_collegati_-171635945/

 

[3] http://achilli.blogspot.it/2017/08/il-mostro-di-firenze-rispuntano-nuove.html    http://www.repubblica.it/online/cronaca/pacciani/criminologo/criminologo.html

 

[4] Quando nel 1993 scoppiò lo scandalo dei fondi neri del SISDE, fu coinvolto anche Scalfaro, poiché era stato Ministro degli interni. Un buon psichiatra serve sempre al potere, soprattutto a dar del pazzo quando si accusa un potente.

 

[5] Dal mio modesto punto di vista, visti gli elementi a loro carico, è quasi certo che i cosiddetti “compagni di merende” erano coinvolti sia pure come manovalanza (e forse alcuni di loro soltanto come guardoni) nei delitti. Pacciani fu trovato in possesso del numero di targa di una coppietta che soleva appartarsi in uno dei luoghi dei delitti, diversi testimoni lo videro sui luoghi dei delitti mentre faceva il guardone, furono rivenuti a casa sua numerosi articoli sul mostro e fotografie pornografiche con pubi – che erano state oggetto di specifiche attenzioni da parte del mostro – segnati a matita, inoltre, l’uomo scriveva la parola Repubblica con una sola b, come l’anonimo che inviò ai magistrati inquirenti una lettera con una porzione del seno sinistro di una delle vittime del mostro. Infine, va rilevata l’intercettazione telefonica fatta a Katanga Lotti, il 24 marzo 1996. In tale telefonata, Lotti, parlando con Filippa Nicoletti, una prostituta con cui aveva avuto rapporti, sembrerebbe aver ammesso di essere stato presente sulla scena dei delitti del 1984 e del 1985, e di non avere detto niente alla polizia.

[6] http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/28/Viaggi_denaro_messe_nere_

 

[7] http://digilander.libero.it/pfconsleg/s_15_605.htm

 

[8] http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/24/Mostro_unagia_protesse_

 

[9] Chi sa mai perché, Francesco Bruno qualche anno dopo, intervistato sosterrà che il serial killer è un mostro isolato ancora in libertà.

 

[10] Tra l’Umbria e la Toscana potrebbe esserci la chiave della rete dei pedofili, in questa zona c’è una discussa congrega, l’Ordine della Rosa e della Croce d’Oro, una setta magica esoterica.

 

[11] http://icompagnidiball.myblog/2012/08/02/sharon-tate-

 

[12] http://web.mclink.it/MH0077/LeStagionidellaFollia/stagioni%202/Catalano_Manson.htm

 

[13] [13] Su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=m-LIWiXBDpg

Personalmente lo consiglio di vedere.

 

[14] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/ritratto-gianluca-casseri-killer-estrema-destra-pensione-fantasy/177280/

 

[15] http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/09/30/news/viti-124002572/

 

[16] Ricondiamo che quando Renzi era sindaco di Firenze si guadagnò la fama di sindaco sceriffo per via della sua crociata contro lavavetri, quelli che chiedevano l’elemosina insomma tutti le frange di popolazioni che vivevano in stato di estrema povertà

 

[17] http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=4168

 

[18]                                      C.s.

 

[19] http://albratros-volandocontrovento.blogspot.it/2011/11/melania-rea-vittima-di-un-

 

[20] Un amico di Salvatore Parolisi, uno dei pochi testimoni del caso Melania Rea http://tv.fanpage.it/a-chi-lha-visto-paciolla-racconta-l%E2%80%99omicidio-di-melania-rea/

 

[21] http://it.peacereporter.net/articolo/24157/Narcoguerra

 

[22] http://it.peacereporter.net/articolo/20951/Afghanistan%2C+narcotrafficanti+sotto+contratto+Nato%3F

 

[23] http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2012/08/29/APVZhmJD-dissolve_inchiesta_militari.shtml

 

[24] http://corsera.it/notizia_print.php?id=4148

 

[25] Il capitano Marco Callegaro era il capocellula amministrativo dell’Italfor a Kabul. In sostanza doveva gestire al meglio i fondi militari. Le cose strane sono che al corpo di Callegaro non fu mai stato refertato da un medico di parte, in altre parole i genitori non hanno potuto fare alcuna autopsia con un medico di fiducia.

 

[26] http://corsera.it/notizia_print.php?id=4148

 

[27] http://it.peacereporter.net/articolo/24157/Narcoguerra

 

[28] A causa della crisi generale del capitalismo.

 

[29] http://www.stampalibera.com/=?p=12347&print=1

 

[30] informationclearinghouse.info

 

[31] Un piccolo stato che minaccia la prima superpotenza mondiale? Se si crede a questo la prossima sarà l’invasione aliena.

 

[32]Attraverso la ripetizione, ciò che inizialmente appariva solo come accidentale e possibile, diventa qualcosa di reale e consolidato”, G. W. H. HEGEL, Voerlesungen über die Philosophie der Geschicte, in Sämtliche Werke, Foommann, Stuttgart bad Cannstatt, 1971m p. 401.

 

[33] Gustave le Bon, Psicologia delle folle, Milano 1982, pp. 111-112, il libro significativamente fu letto e studiato da chi aveva a che fare da chi aveva a che fare con i fenomeni politici di massa, a partire da Mussolini, oltre che dalle polizie di tutti i paesi.

 

[34] Si può citare tra i tanti testi: Jürgen Elsässer, Menzogne di guerra. Le bugie della NATO e le loro vittime nel conflitto per il Kossovo, traduzione italiana per la Città del sole, Napoli 2002.

 

[35] Giuseppe Genna, Nel nome di Ishmael, Mondadori Piccola Biblioteca oscar, 2001.

 

[36] Pensiamo al poliziotto killer di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

APPELLO ALL’ONU: FERMATE I SOLDATI ROBOT

•agosto 25, 2017 • Lascia un commento

 

 

No, non è un romanzo di fantascienza. Tutto questo nasce dal fatto che c’è stata in questi ultimi tempi un’accentuata robotizzazione nel settore militare (in particolare negli USA).

Se pensiamo che solo nel settembre del 2010 i droni comandati dal quartier generale di Langley hanno lanciato 20 attacchi missilistici (che porta a 70 il numero degli attacchi a partire dal mese di gennaio del 2010).[1] Gli attacchi con i droni sul Pakistan sono iniziati sotto l’amministrazione Bush nel 2004 ma si sono accentuati a partire dal 2008 con il governo Obama. Secondo uno studio della New American Foundation[2] tra il 2004 e il 2007 ci sono stati in tutto 9 raid, che sono passati nel 2008 a 34, 53 nel 2009 fino al record di attacchi nel 2010. Si calcola che le vittime sono state tra le 830 e le 1210.[3]

Ebbene quest’accentuata robotizzazione nel settore militare si sviluppa una preoccupazione che ha raggiunto, perfino molti tra i fondatori di aziende di robotica.

Nell’agosto ’17, 116 fondatori di aziende di robotica e intelligenza artificiale – tra cui Elon Musk e Mustafa Suleyman, fondatore di DeppMind (Google)[4] -lanciano all’ONU da Melbourne, dove sono riuniti nella International Joint Conference on Artificial Integence (IJCA). La lettera si potrebbe interpretare come una reazione alla notizia che il Primo Meeting del gruppo di esperti governativi cyber delle Nazioni Unite (Gge) sui sistemi di armi letali autonomi.[5]

Si tè trattato del primo appello lanciato da imprenditori della robotica e segue il precedente monito lanciato nel 2015 da centinaia di esponenti del mondo della ricerca universitaria, con nomi di spicco come Stephen Hawking.

L’accorato avvertimento parla chiaro: bisogna impedire che macchine in grado di prendere in autonomia decisioni letali vengano impiegate nei conflitti. La costruzione di robot killer, realtà non così lontana nel tempo, costituirebbe un pericolo per l’umanità. Perché eliminando il contraccolpo psicologico della guerra, si incentiverebbe all’azione militare. Perché le decisioni che prenderà un’intelligenza artificiale sufficientemente sofisticata sono sostanzialmente imprevedibili. E perché droni autonomi dotati di armi potrebbero essere utilizzati per attaccare gli esseri umani.

Questi imprenditori nella lettera all’ONE affermano: “Le armi letali autonome minacciano di essere la terza rivoluzione in campo militare. Una volta sviluppate, permetteranno ai conflitti armati di essere combattuti su una scala più grande che mai, e su scale temporali più veloci di quanto gli umani possano comprendere: sono armi che despoti e terroristi potrebbero rivolgere contro popoli innocenti, oltre che armi che gli hacker potrebbero riprogrammare per comportarsi in modi indesiderabili. Non abbiamo molto tempo per agire: una volta aperto il vaso di Pandora, sarà difficile richiuderlo”.

Un robot è già stato usato per uccidere nel 2016 contro un cecchino, dopo che in un edificio di Dallas, dove era asserragliato era stato teatro di una sparatoria contro i poliziotti. Lo ha conferma il capo della polizia che ha illustrato i dettagli dell’operazione in una conferenza stampa. È stato utilizzato un robot controllato in remoto e dotato di una testata esplosiva.[6]

Ufficialmente è la prima volta che viene impiegato per un’operazione del genere, secondo l’esperto di robotica della New America Foundation Pete Singer, autore del libro Wired foir War (2009). Robot imbottiti di esplosivo (MARCbot) sarebbero invece dalle truppe USA in Iraq. Equipaggiati con un braccio su cui era montata una telecamera, i robot permettevano di ispezionare case e auto senza mettere in pericolo i soldati americani e, in caso di necessità, potevano essere fatti esplodere con un segnale telecomandato.

Fino ad oggi, piccoli robot e droni erano stati impiegati (ufficialmente e lo tengo a precisare) per funzioni legati alla sorveglianza, ad esempio nel 2013 per la ricerca dell’attentatore della maratona di boston, ma mai con obiettivi letali.

 

[1] City, mercoledì 29 settembre 2010.

 

[2] www.newamerica.net/drones

 

[3] Bisogna dire che la sostituzione dell’essere umano non avviene ovviamente solo nel settore umano, ma anche in tanti altri campi. Pensiamo solamente che la NASA vuole usare un drone per l’esplorazione su Marte (http://www.hdblog.it/2017/04/03/NASA-progetta-drone-Marte)

 

[4] Google DeepMind è un’impresa britannica di intelligenza artificiale. Fu fondata nel 2011 come DeepMind Technologies e fu acquisita da Google nel 2014.

 

[5] http://www.repubblica.it/scienze/2017/08/21/news/appello_all_onu_fermate_i_soldati_robot_sono_un_pericolo_per_l_umanita_-173486315/

 

[6] http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/07/08/news/dallas_un_robot_bomba_per

TRANSUMANESIMO

•agosto 21, 2017 • Lascia un commento

 

 

Questa definizione la si deve al filosofo Max More:[1]Il Transumanesimo è una classe di filosofie che cercano di guidarci verso una condizione postumana. Il Transumanesimo condivide molti elementi con l’Umanesimo, inclusi il rispetto per la ragione e le aziende, l’impegno per il progresso e il dare valore all’esistenza umana (o transumana) in questa vita”.[2]

Il Transumanesimo si definisce come un supporto per il miglioramento della condizione umana attraverso la tecnologia della vita, come l’eliminazione dell’invecchiamento e il potenziamento delle capacità intellettuali fisiche e fisiologiche dell’uomo.

I Transumanisti di norma sono favorevoli all’utilizzo delle tecnologie emergenti, incluse molte di quelle che adesso sono ritenute controverse, come l’ingegneria genetica sull’uomo e gli usi avanzati dei computer, delle comunicazioni; e delle tecnologie saranno sviluppate in futuro come i viaggi nello spazio, i viaggi nel tempo, la nanotecnologia. I Transumanisti sostengono che l’intelligenza artigianale un giorno supererà quella umana.[3]

 

IL MOVIMENTO TRANSUMANISTA

 

The World Transhumanist è costituito dall’élite della società USA, i suoi leader sono Nick Bostrum, docente di filosofia presso l’Yale University, il professor James Hughes del Trinity College di Hartford e Gregory Stock direttore del programma di

Medicina, Tecnologia presso la Scholl of Medicine dell’University of California di Los Angeles, che scritto il libro Riscrivere gli umani. Fanno parte del movimento capitalisti e politici statunitensi.

 

Come si diceva prima per i transumanisti l’evoluzione del genere umano non è conclusa, e che per completarla bisogna fare ricorso a ogni mezzo tecnologico. Insomma per costoro l’uomo raggiungerà la “perfezione” quando dall’umano si passerà al Postumano è la fase di passaggio è il Transumano. Tale processo si attuerà facendo ricorso alla manipolazione genetica e all’impianto di microchip. Tutto ciò fa del Transumanesimo una sorta di religione atea, come quella Raeliana, ma ha il proprio demiurgo non negli alieni, ma nella tecnologia della bioingegneria e di fatto nelle multinazionali che ne sono proprietarie.

 

Perno della filosofia transumanista è “la guerra a Dio e alle religioni” credenze che devono essere estirpate anche con i “centri di rieducazione e formazione”.

 

I Transumanisti sognano un mondo asettico e sintetico, senza emozioni e perfetto, una certa idea di buddismo consumistico pervade questa visione, come s’intravede dentro questa visione la possibilità di controllo delle menti diretto e immediato.

 

Affermano i Transumanisti che per creare l’essere umano, sono d’obbligo utilizzare la tecnologia per ogni aspetto della vita umana, grazie a essa si potrà annullare le imperfezioni psico-fisiche e perfino la vecchiaia. “Nuovi strumenti come quelli della nanotecnologia molecolare, hanno le risorse per darci il controllo su quei processi biochimici del nostro corpo capaci di eliminare malattie e invecchiamento”.[4] Infatti, proseguono i Transumanisti “Tecnologie come gli strumenti di interfacciamento tra mente umana e computer e la neurofarmacologia possono amplificare l’intelligenza umana, incrementare il benessere psicologico, migliorare la nostra capacità di mantenere gli impegni riguardo i nostri progetti o la persona amata, e perfino moltiplicare la portata e la ricchezza delle nostre emozioni”.[5]

 

La seduzione è sempre stata una parte essenziale delle ideologie che sono definite “totalitarie”.[6] Man mano che si seguono i loro ragionamenti, alla fine cadono le maschere e svelano quali sono il loro vero volto, “Nel tempo saremo in grado di creare mondi di realtà virtuale, nei quali le leggi della fisica potrebbero essere alterate, ma sembrerebbero comunque totalmente reali a chi li vive[7]. Sostituire la realtà concreta con la realtà virtuale diventa un obiettivo da raggiungere premendo un solo tasto di PC, si possono manipolare menti e pensieri con un click. Un “sogno” (ma sarebbe meglio di un incubo) che si vuole imporre a tutti: “La gente potrebbe visitare questi mondi virtuali per lavorarci, per divertimento o per socializzare con amici che magari abitano dall’altra parte del globo. Persone Postumane che hanno ricevuto degli Upload potrebbero interagire in questi ambienti senza bisogno di interfaccia meccanica e potrebbero spendere gran parte delle loro vite in questi ambenti”.[8] Nemici dell’intelligenza e dell’intelletto umano, i Transumanisti sostengono che per raggiungere per migliorare l’essere umano, non occorre usare gli strumenti culturali e pedagogici, solo con la tecnologia l’essere umano potrà realmente migliorare.

 

Chi vuole diventare postumano, chi intraprenderà tale strada sarà un transumano, “l’uomo in mutamento”. Il transumano sarà, nei sogni di questi individui un essere illimitatamente giovane, privo di imperfezioni e con capacità intellettuali sviluppate per via genetica e telematica, mentre il postumano sarà dotato di intelligenza artificiale e sintetica, basato su supporti biotecnologici e tecnogenetici. Lo stadio superiore perseguito dai transumanisti è la ricreazione totalmente artificiale del corpo e della mente umana, utilizzando allo scopo ogni sorta di strumento: dalle nanotecnologie alla bioingegneria ai software per la realtà virtuale.

 

Con l’Uploading i transumanisti vogliono creare l’essere umano eterno.

L’Uploading è il processo con cui si vuole trasferire la mente del singolo individuo dal cervello biologico alla memoria, all’hard disk del computer. Secondo i transumanisti si può fare “una scansione cerebrale ad alta risoluzione…’deassemblando’ il cervello atomo per atomo grazie alla nanotecnologia. Sono stati suggeriti altri approcci, come analizzare la struttura del cervello per sezioni successive con un microscopio elettronico”.[9]

 

   Quello che prospettano i Transumanisti, nella realtà è un mondo nelle mani dell’élite imperialista USA, altro che libertà di scelta, singolo o copia che sia; si prospetta un mondo che neanche Orwell o Huxley avrebbero immaginato nei loro incubi.

 

 

L’ETA’ DELLA TRANSIZIONE

 

 

Il 3 dicembre 2001, ad Arlington (Virginia, USA) si svolse nel massimo riservo una conferenza dal titolo molto indicativo (L’età delle transizioni).[10]

 

La composizione dei partecipanti a questa conferenza era eterogenea. Si andava da membri di istituzioni governative e private, a quelli di società industriali e accademiche. Erano decisamente vasti i settori interessati: tecnologia nucleare e aerospaziale, psicologia, computeristica, chimica, investimenti finanziari, medicina, bioingegneria, scienze sociali.

Tra gli obiettivi di questo convegno vi era il “potenziamento delle capacità umane “per portare alla nascita di una “società dalla struttura più efficiente”.

I partecipanti a questo incontro promisero di condurre a una nuova epoca di rinascita per lo sviluppo dell’intero genere umano. La realtà attuale, ci dice che, mentre l’economia capitalistica sta attraversando una crisi mondiale profonda, l’élite dominante sente scadere il tempo a propria disposizione per prendere le contromisure necessarie e difendere il proprio ruolo dominante. I membri della classe dominante, non teme la libertà in quanto tale, ma la situazione che si potrebbe generare se le masse non si facessero più comandare da nulla eccetto che dai propri principi etici, dalla difesa dei propri interessi (eliminazione della disoccupazione, sanità gratuita per tutti, un mondo dove ci sia pace tra i popoli e si eliminano le guerre di aggressione ecc).

Le scoperte tecnologiche sono dei semi da cui germoglia un cambiamento che può essere indirizzato positivamente o negativamente. L’élite dominante ha sempre avuto molto chiaro che la tecnologia può offrire potenza che a sua volta assicura il dominio, il quale apre la porta a possibili abusi.

C’è da chiedersi che futuro sarebbe se si arrivasse a una condizione tale da non sentirsi deboli e nello stesso tempo essere privi di un’etica? Certamente un futuro da incubo.

Non solo negli USA sono sorti movimenti che si pone l’obiettivo della trasformazione umana.

    In Russia è sorto il movimento Russia 2045, fondato dal miliardario russo padrone dei media, Dmitry Itskov (un personaggio che vuole essere immortale) che pensa di poter raggiungere quest’obiettivo costruendo per se stesso (e per chiunque ne abbia le possibilità economiche ovviamente) un corpo androide, entro il 2045.[11] Egli pensa che per il 2045 i nostri corpi saranno sostituiti con degli ologrammi. Quando succederà, diventeremo “una nuova specie.”

La cosa non si ferma ai corpi androidi. Quelli del movimento Russia 2045 hanno anche lanciato l’idea di una nuova religione e di una nuova etica, perché credono che nessuno dei sistemi attuali sia in grado di gestire le implicazioni sociali del vivere per sempre, dato che nella maggior parte delle religioni attuali la morte è una condizione indispensabile dell’immortalità.

Itskov ha anche fondato un proprio partito politico in Russia chiamato Evolution 2045.[12]

Come pensa davvero Itskov di diventare immortale?: “Il principale mega-progetto scientifico della 2045 Initiative è quello di creare le tecnologie necessarie per trasferire la personalità di un individuo in un supporto non-biologico più avanzato e che permettano di allungare la vita, fino alla soglia dell’immortalità“.[13]

Itskov definisce questo “supporto non biologico avanzato” artificiale come “avatar, ” ed è controllato da un’interfaccia cervello-computer. Funziona quasi come i finti corpi nel film di James Cameron del 2009 che ha lo stesso titolo.

Ma non è solo una questione di ispirazione cinematografica per Itskov. L’ha pensata davvero bene, e ha coinvolto un’intera squadra di esperti.[14] Ha anche incontrato il Dalai Lama[15] e ha ottenuto la sua benedizione per Initiative 2045.

Siamo di fronte al momento in cui l’era dell’evoluzione inconscia sta per finire, e sta per cominciarne una nuova, un nuovo periodo di evoluzione controllata[16]dice Itskov in un’intervista.

Il suo futuro, “un nuovo periodo di evoluzione controllata,” sarà una cosa del genere:  entro il 2020, la Initiative 2045 vuole rendere la tecnologia degli avatar disponibile su larga scala e poco importa che mancano solo sette anni e non esiste ancora (ufficialmente) un prototipo funzionante.

Entro il 2025, Itskov si aspetta di vedere un “sistema di sostentamento autonomo per i cervelli umani collegato ad un robot[17] In altre parole, avranno la tecnologia necessaria per impiantare cervelli umani nei robot. Entro il 2035 un essere umano dovrebbe essere in grado di caricare il proprio cervello su un robot, ed entro il 2045 i nostri corpi saranno sostituiti con ologrammi. Quando succederà, Itskov dice che diventeremo “una nuova specie.”

Oltre a creare la tecnologia necessaria per questo genere di evoluzione, Initiative 2045 vanta una serie di progetti “chiave” futuri,[18] nel tentativo di dare il via ad un “movimento sociale internazionale.” Insieme a un social network chiamato immortal.me, Itskov enumera i progetti che ha in cantiere: una fondazione caritatevole chiamata Global Future 2045, il “centro di ricerca scientifica ‘Immortality,'” “un incubatore d’impresa” su cui non ha approfondito oltre, una “Università di ‘Immortality,'” e un “premio annuale per il contributo dato alla realizzazione del progetto ‘Immortality.'”
In aiuto alla realizzazione di questi obiettivi c’è il Global Future Congress, che si è riunito per la prima volta nel 2012 a Mosca.

Un altro obiettivo di Russia 2045 è quello di preparare un nuovo vettore capace di proiettare la “nostra”[19] civiltà verso lo sviluppo e la crescita.

All’incontro Mosca sono uscite delle affermazioni, dove emergono i piani questa élite:

… entro il 2015 sarà sperimentato un sistema autonomo in grado di fornire supporto vitale al cervello, permettendo anche di interagire e modificare l’ambiente circostante”.[20]

Già prima del 2020 potremmo avere la capacità scientifica per trapiantare il cervello all’interno del sistema artificiale AVATAR.[21] Nascerebbe così un essere totalmente nuovo, dalle potenzialità inesplorate sia per i sistemi artificiali che per gli esseri umani.

   Si stima che entro il 2025 la nuova generazione di AVATAR potrà fornire a un operatore umano la trasmissione completa delle percezioni captate da tutti e cinque gli organi artificiali per la rilevazioni sensoriale. Ci sono poi dei piani, già in fase di elaborazione, per creare prima del 2030 i “RE-Brain”[22] un ambiziosissimo  progetto di riproduzione in laboratorio del cervello umano. Ogni giorno che passa la scienza mondiale arriva sempre più vicino a cogliere i principi alla base della coscienza. Gli studiosi sono anzi convinti che entro il 2035 avrà avuto luogo il primo tentativo di successo nel trasferire la mente di un individuo all’interno di un costrutto artificiale. L’epoca dell’immortalità cibernetica sembra essere veramente alle porte.

   A partire dalla prossima generazione, corpi composti da nanorobot potranno assumere qualsiasi forma o si svilupperanno sotto forma di ologrammi. È prevedibile che entro il 2045 assisteremo a profondissime trasformazioni della società. La priorità principale, in tutto questo, è comunque quella di gettare le basi per una crescita spirituale della neoumanità”.[23]

Come si vedono i fautori delle teorie transumanisti hanno in mente grandi progetti per il genere umano. La meta più grandiosa cui aspirano è il cosiddetto “Progetto AVATAR”, che preveda la costruzione di robot dalle fattezze umanoidi, controllati a distanza grazie a un’interfaccia tra il cervello e la macchina. Un piano, questo, che sta ricevendo fondi dal Dipartimento di Stato degli USA attraverso le due agenzie governative DARPA e NASA.

Nel film AVATAR, il pianeta Pandora è sottomesso al potere dei grandi conglomerati multinazionali al vertice di un governo mondiale, con un sistema di monopolio assoluto mascherato da libero mercato (sembra l’attuazione del S.I.M. – lo Stato Imperialista delle Multinazionali). La Terra, dal canto suo, è stata rovinata dall’esaurimento totale delle sue risorse naturali, che hanno causato la distruzione dell’ecosistema, l’élite al potere ha quindi rivolto i propri appetiti verso altri mondi da depredare. Allo scopo di facilitare i piani per la predazione di Pandora, è attivata una squadra di ricerca scientifica, la quale opera all’ombra di un contingente militare al servizio degli interessi delle grandi multinazionali che ne finanziano la missione. Gli imponenti esseri AVATAR, alti circa una decina di piedi, vale a dire più di 3 m, dalla pigmentazione azzurra, sono il risultato della fusione tra il DNA degli esseri umani con il corredo genetico del popolo umanoide di Pandora, i Na’vi. Dopo aver creato artificialmente l’organismo ibrido, gli scienziati possono trasferire al suo interno la mente di un individuo mantenendo in ogni singolo aspetto la personalità del soggetto.

 

È affascinante scoprire i vari punti di contatto tra i progetti dei transumanisti e quello descritto dal film, tanto da far venire il sospetto che le similitudini fra i piani dell’élite e alcuni temi ricorrenti nel film non siano solo frutto di una semplice casualità.

Come c’è da interrogarsi tra le numerosissime analogie tra i progetti di Russia 45 e quelli dell’incontro L’età delle transizioni e con quelli emersi con il Future Trends  2007-2036 stilato dal governo di Londra ma discusso in forma preliminare nel corso di un incontro del Bilderberg in Germania.[24]

È ormai certo che i transumanisti intendono creare un AVATAR ossia un robot dai tratti umanoidi controllato a distanza da un’interfaccia tra cervello e computer.

Vi sono alcune particolari coincidenze che riguardano l’intera vicenda: tra i partecipanti dell’incontro tenuto dal Bilderbeg nel 2012 a Chantilly (Stato della Virginia, USA) figurava il presidente della società per azioni RUSNANO (in passato industria russa per le nanotecnologie) Anatoly Chubais, che era anni fa considerato molto vicino all’amministrazione Clinton e fu vicepremier con Boris Eltsin al Cremlino.

Chubais, in Russia fu uno dei principali artefici di quella che negli anni ’90 fu definita la “terapia shock” delle privatizzazioni, che portò alla nascita dello strato borghese che fu definita degli oligarchi e fece precipitare nel giro di una notte, il 40% della popolazione russa in una condizione di miseria e di fame.

A partecipare a quell’incontro c’erano altri russi, come il membro dell’Accademia russa delle scienze e presidente del Consiglio russo degli Affari internazionali (organismo più vicino al CFR statunitense che agli interessi nazionali russi) Igor Ivanov.

Gli interessi di questi personaggi vertono sulla loro concezione transumanista.

Il Transumanesimo rappresenta tra l’altro il percorso di una ricerca esoterica verso quello che si ritiene il bene supremo, che è stato perseguito da diversi circoli esoterici come la Massoneria, e dove pera raggiungere questo obiettivo si usano strumenti come l’occultismo, e la tecnologia, dalla mescolanza di tutto ciò, si spera di trovare ciò che è utile per l’evoluzione dell’essere umano e la creazione di esseri superiori che rimpiazzino gli esseri umani inferiori. Questa filosofia è ritratta anche nel film kolossal Prometheus diretto da Ridley Scott.

Alcune idee propagandate nel film Prometheus avevano già una centralità nella cultura di numerose civiltà antiche, ma quello che più conta è che nel corso dei secoli sono diventate le pietre fondanti su cui su cui si sono sorte diverse società segrete in Occidente. In varie parti del mondo si possono vedere esempi di civiltà del passato che nutrivano una certa ossessione per quella che consideravano come influenze extraterrestri.

Dalle Linee si Nazca in America Latina fino alle piramidi egiziane, si può vedere l’ossessione degli antichi per esseri superiori provenienti da altri mondi. Quasi tutte le culture del passato nutrivano la convinzione di poter comunicare con esseri provenienti dal cielo. In un certo senso non sarebbe esagerato affermare che il film Prometheus si limita semplicemente a riprodurre su pellicola dei pensieri presenti da tempo nella storia umana e dà un’interpretazione delle credenze della civiltà dei Dogon adatta al XXI secolo.

A rendere eccezionalmente potente un lungometraggio come Prometheus è che, dall’inizio alla fine, o spettatore è indotto, di fatto, ad accettare il mondo rappresentato sullo schermo come se fosse reale, senza porsi alcun dubbio. La cultura popolare, i film di cassetta, la musica commerciale sono dei contenitori di messaggi riguardanti i comportamenti individuali e diffondono dei nuovi modelli per la società. I messaggi subliminali dilagano nei programmi televisivi nei videogiochi, nelle riviste, nei cartelloni pubblicitari, Prometheus e nelle produzioni musicali, e sono una delle armi presenti nell’arsenale delle multinazionali la cui agenda si concentra nella ricerca forsennata del profitto ricerca che porta alla distruzione delle dimensione umana: “Tutto ciò che ha implicazioni realmente estetiche, tradizionali e culturali o che non è vuoto, è visto semplicemente come un ostacolo ai loro progetti monopolistici e ai loro continui sforzi aggressivi per ridurre l’intero genere umano un ammasso di soggetti narcisisti, egoisti, scevri da ogni sentimento e amorali (quando non immorali) o a veri e propri criminali ‘maniaci depressi con il sorriso sulle labbra’.[25]

Eppure sono ancora veramente in pochi a rendersi conto di quello che ci aspetta: “Siamo in presenza di una forma di guerra condotta clandestinamente e in materia insidiosa, che ha come principale campo di battaglia la mente degli esseri umani. Le sue armi più sono a propaganda e la manipolazione di massa della coscienze tramite la disinformazione, l’inganno e le menzogne”.[26]

I progetti di questi di questi gruppi di potere che stanno dietro a questo progetto, sono caratterizzati da un’eccezionale ambivalenza: da un lato, costoro finanziano lo sviluppo tecnologico utile al loro scopo, dall’altro promuovono la deindustrializzazione e una crescita economica nulla per il resto del pianeta.

Tali concezioni sono state enunciate con chiarezza in un rapporto intitolato Le figure mutevoli dell’essere umano, dove ci sono affermazioni indubbiamente inquietanti: “Gli ideali di democrazia e libertà, ormai esauriti, sono destinati a venire rimpiazzati da una dittatura che si serve dall’alta tecnologica per sorvegliare, monitorare, indottrinare attraverso i mass media, reprimere con l’ausilio delle forze di polizia e mantenere una profonda divisione tra le classi sociali”.[27]

Le figure mutevoli dell’essere umano non è mai stato pubblicato ufficialmente ed è stato intitolato così intitolato in via del tutto informale,[28]  le sue radici vanno rintracciate in uno studio effettuato dall’Istituto del centro di ricerca di Stanford per lo studio della Scienza Politica.[29]

Il documento composto di 319 pagine mimeografate, è stato curato da un gruppo di 14 ricercatori e supervisionato da una commissione di 23 controllori. A capo dell’intero progetto vi era William Harmon un personaggio che veniva fatto passare per un futurista il cui cavallo di battaglia consiste nel propagandare presso l’opinione pubblica un modello di società postindustriale capace di trasformare definitivamente gli USA in una sorta di replica di quello che Huxley aveva descritto ne Il mondo nuovo.

In una conferenza così Huxley aveva descritto così il futuro modello di società: “… la rivoluzione definitiva, una “dittatura indolore” in cui la gente “ama la propria condizione di servaggio” … Il XXI secolo sarà l’epoca dei controllori su scala mondiale”.[30]

 

CONCLUSIONI

 

Il Modo di Produzione Capitalista, ormai, ha da tempo esaurito le sue potenzialità non solo nell’ambito dello sviluppo della forza produttiva del lavoro umano,[31] ma in tutti gli aspetti individuali e sociali della vita degli esseri umani  e della natura, e più si protrae il suo declino e più gli effetti distruttivi saranno più accentuati: distruzione dell’ecosistema, inquinamento diffuso, guerre, deterioramento della salute pubblica e delle condizioni igieniche degli esseri umani, utilizzo di strumenti di tortura elettronici per torturare e condizionare le persone ecc.

Le contraddizioni proprie del Modo di Produzione Capitalista si stanno presentando sempre di più come “problemi universali”.

Di riflesso nel campo culturale, le contraddizioni dovute alla sopravvivenza del Modo di Produzione Capitalista (lo sfruttamento di ogni risorsa fino a isterilirne la fonte, la crescita illimitata, la riduzione della capacità umana a essere una merce della più vile, ecc.) oltre i suoi limiti storici, sono ascritte agli intellettuali della Borghesia Imperialista alla “natura umana”, natura che per questo motivo ritengono che deve essere superata.

La Borghesia Imperialista, in quanto classe in decadenza (che sta andando verso una decomposizione che sta coinvolgendo tutta la società) è disposta a tutte le barbarie pur di conservare il suo dominio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Max More (1964- ). Filosofo e futurologo inglese. Viene consultato su argomenti inerenti e tecnologie avanzate.

 

[2] Marco Sacchi, il prometeo incatenato, Edizioni Lavoro Liberato, Mira VE, 2007, pagg. 49-50.

 

[3] In un articolo scritto nel 2003 da Tonino Cantelmi (di professione psicoterapeuta) sulla rivista online del SISDE Gnosis (www.sisde.it) dal titolo La mente e il virtuale, si parla della dipendenza dalla rete definita IAD (Internet Addiction Disorder). La dipendenza implica: un ipercoinvolgimento di tipo ritualistico con il computer e le sue applicazioni, una tendenza a “sognare a occhi aperti” come modalità prevalentemente sull’azione nei rapporti reali, debolezza dell’io ecc.

 

Pur senza allarmi l’articolo finisce in maniera inquietante: “Siamo dunque alle soglie di una fase evolutiva dell’umanità, caratterizzata da tecnologie sempre più umanizzate e da uomini sempre più tecnologizzati. I fenomeni che osservano e che per ora percepiamo come psicopatologici potrebbero essere i segni di un cambiamento: l’uomo del III° millennio, comunque sarà diverso”.

 

[4] Marco Sacchi, il prometeo incatenato, Edizioni Lavoro Liberato, Mira VE, 2007, pag. 50.

 

[5]                                                                                      C.s.

 

[6] Metto tra virgolette il concetto totalitario, poiché nasconde il contenuto di classe della società.

 

[7] Marco Sacchi, il prometeo incatenato, Edizioni Lavoro Liberato, Mira VE, 2007, pag. 50.

 

[8]                                                                                      C.s.

 

[9]                                                                                       C.s.

 

[10] Daniel Estulin, transevolution l’era della decostruzione umana, Arianna Editrice, Bologna, pag. 210.

 

[11] https://motherboard.vice.com/it/article/wngyen/miliardario-russo-immortale

 

[12]  http://evolution.2045.com/

 

[13] https://motherboard.vice.com/it/article/wngyen/miliardario-russo-immortale

[14] http://gf2045.com/

 

[15] http://neurogadget.net/2012/05/03/the-dalai-lama-has-given-his-blessing-to-dmitry-itskovs-avatar-2045-project/4333

 

[16] https://www.youtube.com/watch?v=9wEZsSIpypg

 

[17] https://motherboard.vice.com/it/article/wngyen/miliardario-russo-immortale

 

[18] http://2045.com/articles/30869.html

 

[19] Si fa per dire ovviamente.

 

[20] Russia 45.

 

[21] Chiaramente ispirato dall’omonimo film.

 

[22] Da brain cervello.

 

[23] Russia 45.

 

[24] Daniel Estulin, transevolution l’era della decostruzione umana, Arianna Editrice, Bologna, pag. 216.

 

[25]                                                                                                C.s. pag. 220.

 

[26] Hermandez, Servando Gonzales, Guerra psicologica e Nuovo Ordine Mondiale: la guerra nascosta contro il popolo americano Spooks Books, 2010.

 

[27] Daniel Estulin, transevolution l’era della decostruzione umana, Arianna Editrice, Bologna, pag. 222.

 

[28] Maggio 1974, Codice di contratto UHR (489) 2150 – Documento di Scienze Politiche n. 414.74.

 

[29] L’ateneo di Stanford fu a suo tempo profondamente coinvolto anche nel famigerato programma MK-ULTRA.

 

[30] Daniel Estulin, transevolution l’era della decostruzione umana, Arianna Editrice, Bologna, pag. 223.

 

[31] Per forza produttiva non si deve intendere solamente gli utensili, le macchine, gli impianti e le installazioni che i lavoratori usano nel processo produttivo, gli animali, i minerali, e le altre risorse naturali impiegate nella produzione, ma anche la capacità lavorativa umana, l’esperienza e la conoscenza impiegate nel processo lavorativo.