QUANTO E’ INFLUENZABILE IL CERVELLO ALL’ELETTRICITÀ’

•agosto 20, 2018 • Lascia un commento

 

 

Come premessa di questo discorso, bisogna ricordarsi che per secoli gli uomini hanno cercato di dominare le forze della natura per i loro scopi. A questo scopo si sono dati strutture terrestri con i punti del sorgere e del tramontare dei vari corpi celesti luminosi.

La terra conserva ricordi di antiche e potenti pratiche rituali intraprese lungo allineamenti, facendo riemerge questi ricordi nelle culture successive, ciò potrebbe spiegare la costante ubicazione di importanti luoghi di potere umani lungo allineamenti assai più antichi.

Questi allineamenti sono prodotti dalle tradizioni che riaffiorano nelle menti dei costruttori e da alcuni allineamenti fondamentali che sembrano comprendere un triangolo rettangolo che si può costruire con pertiche lunghe 5, 12 e 13 unità.

Per questi allineamenti si è usata la geomanzia.

La geomanzia è l’uso intenzionale dell’astronomia per incorporare le energie del cielo, dei pianeti e del cosmo in luoghi sacri e nella vita della delle persone che vi abitano. Il geomante allinea quindi gli osservatori con punti nel tempo e nello spazio.

 

Forza elettrica e cervello

 

 

L’uso della forza elettrica cambia per sempre la personalità come dimostra l’inquietante storia della terapia elettroconvulsivante (TEC) o elettroshock.

La TEC è un procedimento medico con cui si bombarda il cervello di pazienti affetti da quella “malattia” denominata dalla psichiatria depressione con un potente flusso di corrente elettrica.

La terapia elettroconvulsivante ebbe inizio nel 1930 con gli esperimenti dello psichiatra italiano Ugo Cerletti. [1] Egli riteneva che gli attacchi epilettici aiutassero il cervello di pazienti confusi e disorientati a ritrovare un ordine. Sapendo che l’elettricità induce crisi, tentò di produrre attacchi epilettici sotto controllo medico. Innanzitutto si recò in un mattatoio dove osservò i maiali che venivano storditi e uccisi applicando alle loro tempie delle tenaglie collegate alla corrente elettrica. Poi provò diverse intensità di corrente sui cani, imparando come indurre un attacco senza uccidere il suo soggetto. Infine, nel 1938 fu pronto a collaudare la sua tecnica su un essere umano (nella sostanza una cavia).

Per un colpo di fortuna (per lo psichiatra ovviamente) trovò un uomo che vagava senza meta nei dintorni della stazione ferroviaria di Roma borbottando in modo incomprensibile. Cerletti lo portò nel suo laboratorio, lo legò con delle cinghie, gli applicò degli elettrodi alle tempie e gli mise in bocca un tubo di gomma per impedirgli di mordersi la lingua. Poi premette l’interruttore. I muscoli del paziente ebbero uno spasmo, ma rimase cosciente abbastanza a lungo da sputare il tubo di gomma e urlare “Basta è micidiale”.[2] La scossa successiva gli fece perdere i sensi e indusse la crisi desiderata. L’uomo fu sottoposto ad altre otto scosse prima di essere dimesso e definito “in buone condizioni e bene orientato”.

Per i psichiatri la terapia elettroconvulsivante è una cura usata in ultima istanza per persone affette da “disturbi di personalità” così gravi da renderle incapaci da vivere con se stesse. Mentre attraversa i neuroni del cervello la corrente elettrica modifica la personalità, secondo gli psichiatri la migliora, portando le persone colpite da questo “disturbo della personalità” ad avere una vita “normale”.

Ci sono esempi di personaggi famosi che questa “cura” non funzionò: la scrittrice e poetessa statunitense Sylvia Plath si suicidò.[3] Lo scrittore Ernest Hemingway fu somministrato una dozzina di scosse per tentare di alleviare la sua depressione ricorrente, ma la “cura” cancellò la sua memoria; odiava a tal punto il suo nuovo stato che si uccise. È evidente che dei flussi di corrente elettrica cambiano in modo drastico il cervello umano e la personalità che esso ospita.

 

Che cos’è l’epilessia?

 

L’epilessia è uno stato elettrico caotico del cervello. Quando gli occhi della persona colpita diventano vitrei, mentre si rotola sul pavimento, sbava dalla bocca e si agita impotente; nel suo cervello imperversa una tempesta elettrica.

Durante un attacco epilettico, il cervello produce onde che oscillano a tre cicli al secondo; su un elettroencefalogramma (EEG) esse hanno una caratteristica forma appuntita. Parti del cervello della persona colpita agiscono come centri di agitazione per queste onde epilettiche da tre cicli al secondo e le riproducono in tutta la sua testa. Le onde epilettiche originano in alcuni gruppi di neuroni che si eccitano con facilità e si diffondono finché l’intero cervello vibra alla stessa frequenza.[4]

Ci sono degli indizi che possono indicare che una persona sin da quando è piccola fa emergere dei sintomi premonitori? I testi di medicina dicono che nei bambini i sintomi di epilessia per la maggior parte hanno inizio prima dei dodici mesi. Inoltre, tali effetti potrebbero essere scoperti nei tracciati irregolari dell’EEG di questi bambini prima della loro prima crisi.[5] I neuroni del cervello devono formare un numero abbastanza elevato di connessioni prima che possa comparire l’epilessia. Se le interconnessioni del cervello sono troppo semplici, non se ne soffrirà. Ciò spiega il comportamento della persona colpita, che non aveva mostrato alcun sintomi prima dei sei mesi.

 

Sono dunque penso

 

Sapere cosa è la coscienza è molto complicato, ed è una cosa ben diversa da definirla in modo scientifico.

La coscienza fu studiata, nell’epoca moderna, per la prima volta nel 1641 da Cartesio che pubblicò le sue considerazioni in un libro intitolato Meditazioni metafisiche. La sua definizione di coscienza era in latino: “cogito ergo sum” (penso, dunque sono). Inventò anche l’idea del “fantasma nella macchina”, che immaginava essere l’anima immortale, una sorta di homunculus che era l’essenza pensante di un essere umano. L’anima rendeva gli esseri umani diversi dagli altri animali. Era responsabile della consapevolezza di sé ed era qualcosa di mistico, situato fuori dal cervello. Si riteneva che comunicasse con il corpo attraverso la ghiandola pineale al centro del cervello.

Chi crede in un’anima, non trova sostegno alla propria convinzione nella moderna ricerca sulla coscienza.

Ma se una persona non ritiene di non avere un’anima, e all’interno della propria testa non esiste un “io” che controlli il suo cervello, e il suo corpo, si pongono due questioni. Come emerge la coscienza all’interno della rete elettrica a modulazione chimica nel suo cervello? E in quale modo la meccanica interna della sua coscienza crei la sua personalità?

 

 

In qualche modo, il groviglio di neuroni in gran parte non connessi con cui egli è nato si è trasformato nella struttura altamente ordinata ed elusivo del cervello adulto. Questo processo sembra misterioso ed elusivo quanto la metamorfosi da bruco e farfalla. Il cervello di un neonato è come il corpo di un bruco, costituito da miliardi di neuroni che lavorano individualmente, ma si nutrono tutti di esperienza e non di foglie. Durante i primi anni di vita, questo cervello-bruco si trasforma in una farfalla cosciente di se stessa, una macchina pensante meravigliosamente ordinata. È un organo che può sostenere la coscienza, e la personalità dell’individuo e la mia personalità si è sviluppata dal suo immaturo e incoerente disordine.

 

Telefoni e cervello

 

Nel marzo 1999 il governo il governo britannico istituì un gruppo di lavoro per studiare come i telefoni cellulari influissero sugli esseri umani. Tessa Jowel, ministro della sanità inglese, era preoccupata dagli eventuali rischi per la salute derivanti da questi telefoni e voleva conoscere l’effetto dei loro segnali radio sui neuroni del cervello umano.

Le condizioni di riferimento del gruppo di lavoro erano queste: “Prendere in considerazione le attuali preoccupazioni riguardo ai possibili effetti sulla salute dell’uso di telefoni cellulari, stazioni base e trasmettitori, condurre una valutazione rigorosa delle ricerche esistenti e fornire opinioni in base all’attuale stato delle conoscenze. Fare raccomandazioni sull’ulteriore lavoro da svolgere per ampliare la base di conoscenza da cui trarre validi consigli”.[6]

Queste condizioni di riferimento assegnavano al gruppo il compito di svolgere un’indagine completa su tutti i modi in cui i campi elettrici e magnetici possono influire sugli esseri umani.

Nel 1999 si costituì il Gruppo indipendente di esperti sui telefono cellulari (Independent Expert Group on Mobile Phones, JEGMP)[7] presieduto da sir William Stewart, e il suo rapporto (noto come Rapporto Stewart) fu pubblicato in rete nel maggio 2000. Il riassunto delle sue conclusioni è interessante: “Il gruppo di esperti ha condotto un’analisi completa della letteratura.

   Esistono ora alcune prove scientifiche preliminari che le esposizioni a radiazioni RF possono provocare lievi effetti sulle funzioni biologiche, incluse quelle del cervello…

   L’utilizzo diffuso di telefoni mobili da parte di bambini per chiamate non essenziali dovrebbe essere scoraggiata…”.[8]

C’è da chiedersi quali prove avesse trovato Stewart circa i “lievi effetti sulle funzioni biologiche, incluse quelle del cervello” e perché questo dovesse portarlo a consigliare che i bambini non usassero troppo i telefoni cellulari.

A un attenta lettura il rapporto Stewart parlava di ciò che accade quando i parti del sistema nervoso agiscono come antenne radio sintonizzate: “Le radiazioni a radiofrequenze potrebbero, tuttavia, produrre altri effetti… vi fu un caso particolare in cui il sistema biologico era sensibile per sensibile per risonanza alla frequenza del campo elettrico e moderatamente insensibile a campi ad altre frequenze … Se la risonanza fosse molta acuta… campi elettrici molto piccoli potrebbero produrre effetti rilevabile in sistemi risonanti di questo tipo, qualora dovessero essere presenti nel tessuto biologico”.[9]

È un’indicazione, basata su ricerche attuali, stando alla quale una parte risonante del sistema nervoso può reagire a segnali molto piccoli, purché della giusta frequenza. Questo significa che le cellule umane potrebbero ricevere segnali radio e trasformarli in impulsi che attivano i neuroni. Il Rapporto Stewart descrive in dettaglio come questo avviene: “è noto che le membrane hanno proprietà elettriche fortemente non lineari (Montaigne e Pickard, 1984). Quando si applica un voltaggio alla membrana, il flusso di corrente non è sempre proporzionale al voltaggio… La membrana agisce come un raddrizzatore … se un voltaggio oscillante (campo elettrico) è applicato a un raddrizzatore, la corrente totale che fluisce quando il campo è in direzione non è bilanciata dalla corrente quando il campo è nell’altra: un campo a corrente alternata produce una corrente netta continua e di conseguenza un flusso netto di prodotti attraverso la membrana”.[10]

Ci sono altre prove a sostegno di quest’idea: “Un altro meccanismo che ha continuato a suscitare interessare è basato sull’ipotesi che sistemi biologici potrebbero interagire in modo risonante con campi di microonde. Questa possibilità fu inizialmente contemplata da Fröhlich (1968, 1980) … (Egli) valutò anche se campi elettrici oscillanti molto piccoli potessero immettere energia in questo stato e innescare di conseguenza cambiamenti biologici significativi; vale a dire, se un sistema biologico vivente avrebbe potuto comportarsi in una maniera grossomodo analoga a un radioricevitore. Una può rilevare e amplificare un segnale molto piccolo su uno sfondo di segnali assai più grandi. Lo fa quando l’operatore sintonizza un circuito risonante sulla frequenza dell’onda portante. Lo fa quando l’operatore sintonizza un circuito risonante sulla frequenza dell’onda portante. Il circuito risonante reagisce essenzialmente solo a onde elettromagnetiche di frequenze entro una limitata larghezza di banda”.[11]

Dunque una sorte di impulso di microonde era forse responsabile delle crisi epilettiche.

Una parte del Rapporto Stewart tratta la questione se l’esposizione a radiofrequenze possa provocare mutamenti funzionali nel cervello e influire sul comportamento: “Nei neuroni presenti in determinate parti del cervello (soprattutto in una struttura denominata ippocampo e nella corteccia cerebrale, in particolare negli animali giovani) le variazioni del livello di calcio intracellulare derivanti da attività sinaptica in entrata possono condurre ad alterazioni a lungo termine nella ‘intensità’ di segnali sinaptici ai neuroni. Tali potenziamento a lungo termine e depressione a lungo termine sono ritenuti coinvolti nei meccanismi di memoria e apprendimento (si veda kandel et al.2000). Repacholi (1998) ha di recentemente concluso … che i campo di radiofrequenze, continue o a impulsi, possono influire sui canali delle membrane,… a livelli che non provocano riscaldamento significativo. Sono stati registrati casi di diminuzione della velocità di formazione dei canali, diminuzione della frequenza di aperture di canali e aumento di canali e aumento delle velocità di attivazione rapida, simile a scarica (PLT). Tuttavia, non è stato compreso con chiarezza come i campi di radiofrequenze a bassa intensità possono produrre simili effetti”.[12]

Secondo il Rapporto Stewart i percorsi neurali che percorsi neurali che sopravvivono sono quelli che si attivano di più di frequente. Stewart afferma che in determinate condizioni, i segnali che possono indurre a un aumento di attivazione rapida, simile a una scarica, soprattutto in cervelli giovani in via di sviluppo. Molto probabilmente approfondire il concetto di campi radiofrequenze a impulsi che provocano nuove connessioni neuronali aiuterebbe a capire cosa potrebbe avvenire nei cervelli delle persone di “successo”.

Il Rapporto Stewart ha confermato il fatto che il cervello umano è sensibile agli impulsi di energia radio brevi e di bassa intensità, e che l’esposizione a impulsi molto piccoli di energia radio ad alta frequenza possono attivare neuroni. Il rapporto esprimeva particolare preoccupazione per il fatto che si sapeva poco sull’effetto di questi tipi di impulsi radio sul cervello di bambini in crescita e consigliava a ridurre, a titolo di salvaguardia, l’uso dei telefoni cellulare da parte dei bambini.

In sintesi mette in evidenza che l’energia elettrica e l’energia radio, possono cambiare la modalità dei neuroni.

 

le radiazioni alterano l’attività cerebrale?

 

Il tema della pericolosità di radiazioni simili a quelle dei cellulari si era posto già prima della loro diffusioni. È il 1975, quando Allan Frey un giovane ma già autorevole neuroscienziato pubblica sulla rivista Annals the New York Academy of Sciences uno studio in cui dimostra che certe microonde possono causare perdite nella speciale barriere che separa il sistema circolatorio normale dal cervello. I tessuti del cervello sono particolarmente delicati. Contro i traumi fisici il meccanismo evolutivo ha predisposto la scatola cranica. Contro quelli chimici, invece, c’è la barriera emato-encefalica, rendendo i vasi sanguigni della testa diversi da quelli di tutto il resto del corpo. Per semplificare, si potrebbe pensare a un filtro a maglie strettissime, che impedisce ai vari cancerogeni – polveri, elementi chimici entranti nel sangue – che aggrediscono quotidianamente l’organismo umano di mettere in pericolo il cervello.

Allan Frey ha usato un metodo semplice e particolarmente evidente, che ha come ingredienti principali dei topolini bianchi e una tinta fluorescente. Lo spettacolo dei roditori con la materia grigia che diventa verde, anche dal punto di vista dell’impatto sulla pubblica opinione, avrebbe fatto molta impressione, come sarebbe accaduto diversi anni dopo con un altro esperimento con perturbanti foto a colori sul metabolismo del cervello. Si questo studio calò il silenzio. Eppure l’autore ha una caratura che avrebbe dovuto scattare sull’attenti la comunità scientifica. È lo stesso che nel 1960, ha solo 25 anni e lavorava al centro di elettronica avanzata finanziato dalla General Electric alla Cornell University, dimostrò che i radar fanno un rumore che non viene avvertito dalle orecchie ma dal cervello direttamente. Una scoperta che da allora porta il suo nome: effetto Frey.

È passato mezzo secolo, ma dal punto di vista della consapevolezza del problema, abbiamo: negazionismo, l’allegra preferenza di non fare troppe domande per evitare il rischio di ottenere risposte eventualmente imbarazzanti.

Le ricerche sugli effetti sul cervello del rumore prodotto dai radar, quando Frey da un tecnico che misurava i segnali emessi da uno di quegli apparecchi, che gli sembrava di sentire il rumore di uno di quegli apparecchi. Un brusio che avvertiva direttamente nel cervello, non attraverso l’udito. L’affermazione sembrava assurda: tra le poche cose chiare della fisica c’è che si sentono i segnali acustici e si vedono quelli elettromagnetici, come la luce.

Così inizio una serie di esperimenti. Prima cavie con le orecchie tappate. Poi, chiedendo aiuto a Joe Zwislocki, uno dei massimi specialisti di sordità dell’epoca, mettendo insieme un campione di persone che non ci sentivano affatto. Tutte, sorprendentemente, avvertivano quel brusio. Nonostante una quantità di prove sperimentali per cui le radiazioni interagivano con le cellule neurali generando piccoli campi elettrici, prima rivista alla quale, la prima rivista la quale sottopone l’articolo glielo rimanda indietro. Non ci potevano credere. Dopo aver trovato degli alleati nell’accademia che gli danno ragione su tutta la linea, riesce a farsi pubblicare i suoi articoli e nessuno da allora ha mai messo in dubbio l’effetto che porta il suo nome.

Le onde che hanno catturato l’attenzione dello scienziato sono quelle che ci sono nella parte bassa dello spettro, le non ionizzanti di cui si diceva che non potevano avere effetti biologici sugli essere umani. Allora come adesso, l’idea diffusa è che solo quando diventano concentrate da scaldare i tessuti possono nuocere. L’effetto termico è l’unico di cui preoccuparsi. Il modello che hanno in mente è quello del forno a microonde, commercializzato dal 1967. Che funzione con lo stesso tipo di onde ma una potenza assai maggiore, più intense e richiuse in una scatola metallica da cui non possono disperdersi. Il risultato è che il latte diventa o il pollo si cuoce in pochi minuti. Sotto quella soglia però, si sente ripetere, non c’è da temere alcunché.

   Il Pentagono non gradì i risultati di queste ricerche. Non gli poteva piacere sentirsi dire che i radar, così essenziali, nuocciono alla salute di chi li manovra. Che le radiofrequenze, sempre più indispensabili alla guerra moderna, abbassano le difese del cervello. O, addirittura, possono causare un collasso ai batraci. Il Pentagono non vuole, in sostanza fornire di argomenti scientifici schiere di veterani che un bel giorno potranno presentarsi a batter cassa per i loro misteriosi acciacchi che li hanno avuto quando erano in servizio. La tragica ironia di questa storia è che quello che sdegnosamente viene negato in pubblico, in privato si prende appunti. Se quelle radiazioni hanno fatto secca una rana magari possono mettere k.o. un nemico, e senza sparare una pallottola.

Lo sviluppo di armi “magiche” non è un’ambizione nuova. Dagli anni ’50, la CIA, in totale segretezza, condusse il progetto MK-ULTRA. Il progetto è quello di arrivare al controllo della mente attraverso droghe, ipnosi e radiazioni di vario genere.

Questo progetto è continuato, basti dire che nel dicembre 2006, a seguito interrogazioni pubbliche, è stato finalmente declassificato un documento dal titolo Effetti biologici di selezionate armi non letali. Ciò che spiega, ad alto livello di dettaglio, è che l’esercito USA ha grandi aspettative nel potenziale polemologico delle onde. Vi si legge: “L’effetto uditivo delle microonde può essere utile a provocare un effetto disgregante in una persona che non sia al corrente di quella tecnologia. Non solo potrebbe essere devastante disgregante per il suo udito, ma anche da punto di vista tecnologico, se uno cominciasse a sentire delle voci nella propria testa”.[13] Mugugni, suoni inarticolati e inquietanti, indotti da specifiche modulazioni. Ali inizi del 2008 la Sierra Nevada Corporation, una compagnia che realizza servizi elettronici ad altissimo valore aggiunto per vari committenti pubblici e privati tra cui la NASA, annuncia l’imminente lessa sul mercato di Medusa, un acronimo per Mob Excess Deterrent Using Silent Audio, una specie di cannone a microonde per disperdere ogni genere di manifestazione con potentissime salve silenziose, che solo i loro cervelli possono sentire.

 

 

[1] Ugo Cerletti (18771963) è stato un neurologo e psichiatra italiano. Ideatore della terapia elettroconvulsivante, comunemente nota con il nome di elettroshock, utilizzata per la cura di alcuni disturbi mentali.

Cerletti, come molti scienziati italiani, credette alla retorica del rinnovamento della scienza promessa dal governo e il suo assenso formale al regime venne sancito il 31 luglio 1933 dalla tessera numero 0694914. Durante i primi anni di iniziale entusiasmo il suo consenso alla politica fascista non fu puramente formale. Egli era fermamente convinto del fatto che il duce avrebbe saputo dirigere con più energia ed efficacia dei suoi predecessori le sorti scientifiche del paese.

Infatti scrisse, seppure saltuariamente, sulla rivista fascista Gerarchia trattando la sezione dedicata alle cronache scientifiche[20]. Progressivamente però Cerletti iniziò a prendere le distanze dal regime rimproverando in un paio di articoli del 1927 il governo per aver mancato l’impegno di incoraggiare economicamente la ricerca scientifica. Di fronte alle posizioni sempre più estremiste sostenute dal governo, Cerletti evitò però lo scontro aperto.

Vedere: Passione Roberta, Ugo Cerletti. Il romanzo dell’elettroshock, Aliberti studi, Padova 2007, pp. 203

 

[2] Robert Lomas, la chiave di salomone i simboli della massoneria e i segreti di Washington, OSCAR MONDADORI, 2010, pagine 159-160

 

[3] https://www.youtube.com/watch?v=nD3RrB7eiLE

 

[4] Jonathan H, Pincus e G. J. Tucker, Neurologia comportamentale, traduzione italiana, Roma, Il pensiero scientifico, 1977, pp. 8-22.

 

[5]                                                                   C.s. p. 13

 

[6] Robert Lomas, la chiave di salomone i simboli della massoneria e i segreti di Washington, OSCAR MONDADORI, 2010, pag. 186.

 

[7] Independent Expert Group on Mobile Phones, Mobile phones and health, maggio 2000, reperibile su http://www.legmp.org.uk

 

[8] Robert Lomas, la chiave di salomone i simboli della massoneria e i segreti di Washington, OSCAR MONDADORI, 2010, pag. 186.

 

[9]   Independent Expert Group on Mobile Phones, Mobile phones and health, maggio 2000, reperibile su http://www.legmp.org.uk 5,13

 

[10] C.s. 5.16. Lo studio di Kathleen Montaigne e William F. Pickard cui si fa riferimento è Offset of the vacuolar potential of Characean cells in responce to electromagnetic radiation over the 250 Hz-250 Khz, in Bioelectromagnetics, 5, 1984, p.31.

 

[11] C.s. 5.17 gli articoli di Herbert Fröhlich nel passo sono: Longe-range Choerence and Energy Storage in Biological Systems, in “internàtional Journal of Quantum Chemistry”, 11, 1968, p, 641 e The Biological Effects of Microwaves and Related Questions, in “Advances in Electronics and Electron Physics” 53, 1980, p. 85.

 

[12] C.s. 5.47-48. Gli studi citati nel passo sono: Eric r. Kanfel, James H. Schwartz e Thomas M- Jessel, Principi di neuroscienze, trad. It. Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2003 e Michael H. Repacholi, Low Level Exposure to Radio-Frequency Electromagnetic Fields; Health Effects and Research Neess, in Bioelectromagnetics, 19, 1998, p.1.

 

[13] Riccardo Staglianò, toglietevelo dalla testa cellulari, tumori e tutto quello che le lobby non dicono, CHIARELETTERE, Milano, 2012, p. 211.

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FIAT: RISTRUTTURAZIONE INDUSTRIALE E CAPITALE FINANZIARIO

•agosto 9, 2018 • Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ vulgata comune per capitalisti, giornalisti prezzolati, e “sinistri” vari che le ristrutturazioni nel settore dell’auto (e nell’industria in generale) siano necessarie per uscire dalla crisi.

C’è da chiedergli a questi signori, come mai la FIAT che negli anni 80 aveva ristrutturato è ancora adesso in crisi? Che nel 1990 era al 15° posto tra i maggiori gruppi industriali, nel 2005 passa al 33°.

 

 

 

 

 

 

 

 

TABELLE COMPARATIVE

MAGGIORI GRUPPI INDUSTRIALI 2005-1990

 

 

 

 

2005 1990
N. Gruppo Nazione Fatturato N. Gruppo Nazione Fatturato  
1 BP Inghilterra 224 1 GM Usa 79  
2 Exxon Mobil Usa 219 2 Shell G.B.-Olanda 66  
3 Shell Usa 211 3 Exxon Usa 66  
4 GM USA 152 4 Ford Usa 57  
5 Daimler Chrysler Germania 139 5 Toyota Giappone 50  
6 Toyota Giappone 136 6 Ibm Usa 42  
7 Ford Usa 135 7 Iri Italia 41  
8 GE Usa 120 8 Ge Usa 38  
9 Total Francia 120 9 Bp Inghilterra 37  
10 Chevron Usa 116 10 Dailmer Germania 36  
11 Conoco Philips Usa 96 11 Mobil Usa 36  
12 Volkswagen Germania 87 12 Hitachi Giappone 36  
13 Nippon TNT Giappone 79 13 Matsushita Giappone 31  
14 Siemens Germania 72 14 Philip Morris Usa

 

31  
15 Ibm Usa

 

71 15 Fiat Italia 29  
16 Hitachi Giappone 66 16 Volkswagen Germania 29  
17 Matsushita Giappone 64 17 Siemens Germania 28  
18 Honda Giappone 63 18 Samsung Sud Corea 28  
19 HP Usa

 

63 19 Nissan Giappone 27  
20 Nissan Giappone 63 20 Unilever G.B.- Olanda 26  
21 Sino pec Cina 59 21 Eni Italia 26  
22 Eni Italia 58 22 DuPont Usa 24  
23 Deutsche Telekom Germania 57 23 Texano Usa 24  
24 Verizon com.. Usa 56 24 Chevron Usa 23  
25 Samsung Sud Corea 56 25 Elf Aquitaine Francia 23  
26 State Grid Cina 56 26 Nestlè Svizzera 23  
27 Nestlè Svizzera 56 27 Toshiba Giappone 21  
28 Peugeot Francia 55 28 Honda Giappone 19  
29 China NP Cina 53 29 Philips Olanda 19  
30 Sony Giappone 52 30 Renault Francia 19  
31 Pemex Messico 50 31 Crisler Usa 19  
32 Vodafone Inghilterra 49 32 Boeing Usa 18  
33 Fiat Italia 47 33 Abb Svizzera 18  
                 

 

 

La stampa si è consumata sugli “errori” della Fiat: internazionalizzazione in ritardo da parte della Fiat, assenza di una politica industriale e così via. L’unica spiegazione che i vari “esperti” non tengono conto (o fanno finta) è che la Fiat aveva da tempo fatto la scelta di uscire dal settore dell’auto, perché questo settore presentava una concorrenza internazionale che non riusciva a reggere, e i profitti ricavabili avevano un’entità inferiore a quella di altri settori. Questa scelta vista da un punto di vista capitalistico, ha una sua logica.

Nel 1990 la quota Fiat nel mercato italiano era del 52% (con Lancia e Alfa) nel 2002 è al 31%. In Europa è passata dal 14% all’8%. Un calo che percorre tutti gli anni ’90.

La Fiat aveva 130.000 dipendenti nel 1980, calati a 90.000 a metà degli anni ’80, poi a 50.000 all’inizio degli anni ’90 (con 12.000 quadri e impiegati buttati fuori tra il 1993 e il 1994) per arrivare ai 36.000 nel 2002. Tutto ciò corrisponde alla scelta ben precisa di mantenere l’azienda in una china di “produttiva decadenza”: di non investire, ma ridurre le spese all’osso, un’operazione di “spolpamento” dell’azienda per ricavarne risorse da gettare altrove, tutto questo finché dura. Operazione del resto nella quale la Fiat è esperta: ha fatto così con l’Alfa Romeo “acquistata” (nei fatti regalata dallo Stato) nel 1986 pur di non vederla cedere alla Ford e l’ha progressivamente smantellata, lo stesso era accaduto con Lancia e Innocenti.

Secondo Eurobusiness (citato da Ezio Mauro su La Repubblica del 18 ottobre): “negli ultimi sei anni Volkswagen ha speso 21 miliardi di euro per studiare i nuovi modelli, Renault 10,4 Bmw 10, Fiat appena 4,5”.

Mentre disinveste nel settore dell’Auto, la Fiat acquisiva altrove. Facciamo degli esempi: nel 1999 acquista Case, Kobelco e Pico e nel 2001 entra nel settore elettrico alla grande. La Montedison controllata dalla Fiat per il 24,6% diventa la seconda azienda del comparto dopo l’Enel.

Per avere il quadro completo della situazione, non bisogna dimenticare l’affacciarsi nel mercato mondiale dell’automobile da un paio di decenni di paesi come la Cina, l’India, l’Iran e del Brasile che hanno registrato un aumento della produzione (o di una “tenuta” come il Brasile che ha perso solo l’1%) assorbita soprattutto dai propri mercati interni che hanno continuato a svilupparsi.

La produzione automobilistica mondiale (auto, veicoli commerciali e camion) nel 1999 era di 56 mln 259mila, nel 2009 è stata di 61 mln 715mila, quindi ha registrato il 9,69% di incremento, ma questo incremento è dovuto in grandissima parte allo sviluppo produttivo dei paesi capitalistici più giovani, come Cina, India, Brasile e Iran; incremento assorbito, come si diceva, soprattutto dai propri mercati interni; mentre i paesi che tradizionalmente producono ed esportano in tutto il mondo i propri veicoli a motore in nel decennio che va dal 1999 al 2009 hanno subito un pesante decremento.

 

 

 

 

SITUAZIONE DELLA PRODUZIONE AUTOMOBILISTICA A LIVELLO MONDIALE  TRA IL 1999 E IL 2009 (,LN UNITA’)

 

Paese 1999 2009
USA 13.025 5.709
Giappone 9.895 7.935
Germania 5.688 5.210
Francia 3.180 2.048
Canada 3.059 1.491
Spagna 2.852 2.170
Sud Corea 2.843 3.513
Regno Unito 1.974 1.090
Cina 1.830 13.791
Italia 1.701 0.843
Messico 1.550 1.561
Brasile 1.351 3.183
Russia 1.170 0.772
Belgio 1.017 0.537
India 0.818 2.633
Polonia 0.575 0.884
Rep. Ceca 0.373 0.975
Taiwan 0.353 0.226
Tailandia 0.322 0.999
Sud Africa 0.317 0.373
Argentina 0.304 0.513
Turchia 0.298 0.870
Malaysia 0.254 0.489
Svezia 0.251 0.156
Slovenia 0.118 0.213
Iran 0.119 1.395
Romania 0.107 0.296

 

 

È visibile il tracollo delle potenze industriali del blocco occidentale, in particolare degli USA che hanno perso il 56% di produzione, il Giappone che ha perso il 19,8%, il Regno Unito il 44,7%, l’Italia il 50,4%, il Canada il 51,2%, la Francia il 35,6%; mentre è altrettanto evidente il balzo della Cina che ha più sestuplicato la propria potenzialità industriale portandosi agli stessi livelli produttivi del settore che avevano dieci anni prima gli USA, seguita dall’India che ha triplicato la sua produzione di dieci anni prima, l’Iran che nel 1999 aveva una produzione molto limitata, in dieci anni più che decuplicata, il Brasile con una produzione più che raddoppiata.

Questo sviluppo industriale di paesi come la Cina, l’India cominciato negli anni ’90 è una conseguenza è una conseguenza dell’eccesso di capitale che ha trovato come sfogo nella cosiddetta “globalizzazione” in altre parole nella creazione di un unico sistema capitalistico in cui ai paesi semicoloniali si sono aggiunti gli ex paesi cosiddetti “socialisti” o che si definiscono come tali come la Cina, nel ruolo di fornitura di materie prime e di semilavorati e di produzione di manufatti a bassi salari e senza alti costi relativi alla sicurezza e alla protezione dell’inquinamento.

A partire da questa fase del capitalismo, gli investimenti diretti verso l’estero sono passati dai 58 miliardi di dollari del 1982 agli 1.833 miliardi di dollari del 2007, 500 dei quali nei paesi detti “in via di sviluppo” (140 nella sola Cina inclusa Hong Kong).

I tassi di crescita sono stati: + 23,6% nel periodo 1986-1990, + 22,1% nel periodo 1991-1995, + 39,9% nel periodo 1996-2000 e nel 2000 + 46 47,2%. Questo gigantesco afflusso di capitali ha creato una mondializzazione della produzione industriale.

Tutto ciò ha portato, per quanto riguarda la collocazione del proletariato industriale mondiale, che, nel 2008 la grande maggioranza degli operai addetti all’industria è al di fuori degli Stati Uniti, dell’Europa e del Giappone.

Gli Stati Uniti rimangono certamente ancora la più grande potenza industriale (nel 2008 erano il 24% del totale mondiale) mentre la Cina sempre in questo periodo si situava al 18% (dopo essersi posizionata al 6% nel 1995, al 10% nel 2000, al 13% nel 2005).

Detto, questo bisogna sottolineare una caratteristica poco conosciuta ma molto importante dell’economia cinese attuale: il dominio del capitale straniero sui settori più dinamici e più produttivi dell’industria. Secondo un esperto del governo cinese, commentando la notizia che la Cina era diventata il primo esportatore mondiale: “circa l’83% dei prodotti ad alto contenuto tecnologico e il 75% dei prodotti elettronici esportati sono fabbricati in imprese a capitale straniero”.

Le statistiche ufficiali cinesi illustrano chiaramente questo dominio. Nel 1986 le imprese a capitale straniero erano all’origine del 5,6% delle importazioni e dell’1,8% delle esportazioni del paese; nel 2007 la percentuale era salita al 57,8% delle importazioni e al 57,1% delle esportazioni; più della metà del commercio estero cinese è in realtà opera delle filiali di aziende straniere. Nel 1990 le imprese a capitale straniero erano responsabili del 2% della produzione totale cinese. Senza dubbio questa percentuale è in diminuzione dopo il 2003, ma, considerando che una parte delle imprese cinesi sono in realtà delle sottomarche di imprese straniere, è incontestabile che l’industrializzazione e soprattutto il progresso del commercio estero cinese dipende per una parte significativa del capitale internazionale. Le imprese straniere assicurano di fatto il 40% del PIL cinese.

Una caratteristica delle esportazioni cinesi è che la metà delle esportazioni fanno parte dei “processing export”, cioè l’esportazione di merci prodotte (o assemblate) a partire da parti staccate o componenti importate. Questa percentuale sale all’85% per le imprese a capitale straniero; questo tasso è nettamente più elevato per le esportazioni di materiale elettronico e per i beni strumentali che non per il tessile, l’acciaio o la chimica, settori questi ultimi in cui le imprese straniere sono poco presenti. Il capitalismo cinese non controlla quindi che parzialmente, e quasi per niente nei settori detti di alta tecnologia, le filiere di produzione di merci sono esportate in altri paesi. Le imprese a capitale straniero v’importano componenti e parti staccate dai paesi asiatici vicini, per farvi produrre a basso costo da operai cinesi, merci che poi sono esportate verso i paesi capitalistici sviluppati, compresi quelli da cui sono usciti questi capitali.

 

CAMBIAMENTO DEL SISTEMA CONTRATTUALE FRA LA FINE DEGLI ANNI ’70 E L’INIZIO DEGLI ANNI ’90

 

Dal punto di vista operaio questo periodo degli anni ‘80 e ’90 vede la fine del sistema contrattuale rivendicativo nato nel periodo delle lotte operaie ’68-’69.

La struttura contrattuale e salariale di questo sistema era strettamente determinata dalle valutazioni che il mondo del lavoro esprimeva (contrattazione come immediata espressione del quadro dei bisogni che i lavoratori esprimono). Questo sistema contrattuale si è potuto affermare grazie alla liquidazione del modello contrattuale corporativo che era sopravvissuto al periodo fascista, con l’abolizione delle gabbie salariali, e con la conquista del contratto nazionale di categoria, con una forte contrattazione che ha portato alla scala mobile come strumento di tutela automatica, e una diffusa contrattazione decentrata aziendale. Una struttura salariale quindi ordinata attorno ad una forte tutela del potere d’acquisto dei salari (scala mobile, automatismi, indicizzazioni).

In definitiva la struttura salariale andatasi a formare nelle lotte dal dopoguerra ai primi anni ‘70 era organizzata attorno alle seguenti voci:

1)  Retribuzione base (minimi tabellari – scala mobile – indennità di mantenimento).

2)  Retribuzione di anzianità. Rappresentava la quota d’incremento salariale, comunque garantita in rapporto all’anzianità di lavoro presso la ditta, in percentuale sullo stipendio. Gli scatti di anzianità, introdotti nel periodo fascista per premiare la fedeltà all’azienda, si trasformano con la contrattazione degli anni ’60 come elemento del salario professionale secondo l’assunto che con l’anzianità di lavoro si consolidava e valorizzava l’esperienza professionale all’interno dell’azienda. Il valore di questa quota di salario era tutelato da rivalutazioni automatiche a ogni inizio di anno ed era quindi costantemente aggiornato.

3)  Retribuzione di produttività. Era il risultato di una redistribuzione degli incrementi di produttività realizzata. Il loro riconoscimento avveniva attraverso la contrazione aziendale che era:

A riparto. Quando tutti i lavoratori usufruivano di questa redistribuzione, o sotto forma di salario – (premi di produzione) o sotto forma di maggiore occupazione con nuove assunzioni, oppure ancora con una riduzione dell’orario di lavoro.

Ad incentivo. Quando a fruirne, sono solo quei lavoratori che hanno partecipato direttamente all’incremento di produttività (Cottimo, straordinario, premi di obiettivo o produttività).

Le lotte di questo periodo andavano nella direzione del ridimensionamento dei riconoscimenti “ad incentivo” a favore del sistema “a riparto”.

4)  Retribuzione di merito. Era elargita dall’impresa ai singoli lavoratori (superminimi, assegni ad personam ecc.). Anche questa forma di erogazione salariale fu ridotta in questo periodo.

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, questo sistema contrattuale entra in crisi.

Il 1980 è, infatti, caratterizzato da un massiccio ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, anche speciale, dalla chiusura di aziende o rami di aziende, dalle pesanti ristrutturazioni e razionalizzazioni dei grandi gruppi (i 35 giorni alla FIAT sono il fatto più indicativo di queste ristrutturazioni), tutto questo ha immediati riflessi anche sulla strategia sindacale di CGIL-CISL-UIL, che, di fronte alla crisi mostra ancor più chiaramente la loro visione “realista” (ovvero alla loro subalternità alle compatibilità padronali).

L’inizio degli anni ’80 è caratterizzato dal collasso delle forme negoziali che si erano affermate con l’autunno caldo. La contrattazione aziendale è sfuggita al controllo sindacale. Nelle fabbriche forti, la pressione della base spinge a una contrattazione quasi unicamente salariale, mentre si arena nelle aziende investite dalla Cassa Integrazione Guadagni e dalla riduzione degli organici.

Nei grandi gruppi tutta la strategia (che era una bandiera della sinistra sindacale) del controllo e del condizionamento delle scelte aziendali, va a farsi benedire, perché alla fine il sindacato arriva ad accettare il punto di vista della necessità di razionalizzazione dell’impresa (razionalizzazione delle attività, riduzione dei costi e dell’occupazione, rallentamento delle dinamica rivendicativa e sua subordinazione alle esigenze della ristrutturazione).

CGIL-CISL-UIL a partire dall’assemblea dell’EUR del 1978 furono la punta di diamante nella demolizione del sistema contrattuale rivendicativo.

I passaggi fondamentali del cambiamento del sistema contrattuale sono stati:

1)  Nel gennaio del 1977 un accordo interconfederale, poi trasformato in legge dello Stato, elimina dal calcolo per l’indennità di liquidazione la contingenza che sarebbe maturata a partire dal febbraio 1977.

2)   I rinnovi contrattuali del 1979 furono fortemente influenzati dalle forti ristrutturazioni nei grandi gruppi. In molte piattaforme contrattuali accanto alla linea egualitaria (formalmente riconfermata) si fa strada la preoccupazione di rispondere alle categorie professionalizzate. Il risultato è che tutto l’aumento salariale viene riparametrato. In molti contratti si accetta la deindicizzazione degli scatti di anzianità.

3)  L’accordo Scotti del 1983. Con questo accordo sono ridotte le voci del paniere per il calcolo del costo della vita. La copertura della scala mobile scende così dal 73% al 63%.

4)  Con il Decreto Legge dell’14.12.1984 e la successiva legge del 12 giugno 1984 n. 219 si stabilisce che i punti di variazione dell’indennità di contingenza non possono essere più di 2 alla scadenza del 1° febbraio e non più di 2 a quella del 1° maggio. Si tratta del primo vero intervento legislativo di predeterminazione salariale.

5)  A fronte della disdetta della scala mobile da parte della Confindustria nel 1985 si arriva nel 1986 a un accordo interconfederale, poi trasformato in legge, che riforma il sistema di indicizzazione dei salari, portandolo a cadenza semestrale e riducendo le voci della retribuzione sottoposte a tutela al solo minimo tabellare. La copertura della scala mobile scende dal 63% al 50%.

6)  Nel 1990 la Confindustria procede a una nuova disdetta della scala mobile. Il 31 luglio 1992 si arriva all’accordo Amato-Trentin che ha comportato non solo la definitiva scomparsa della scala mobile, ma bloccava (sia pur temporaneamente) la contrattazione aziendale. Cadevano così due dei tre pilastri su cui si poggiava la contrattazione sindacale del sistema contrattuale rivendicativo.

7)  Con l’accordo del luglio 1993 finisce il modello contrattuale rivendicativo. Sono definiti tre livelli:

1° Livello. Concertazione generale del limite salariale secondo l’inflazione programmata.

2° Livello Concertazione nazionale della quantità d’inflazione reale che i padroni possono scaricare sul salario.

3° Livello. Concertazione articolata della sottomissione dei lavoratori agli interessi dell’azienda.

Questi accordi che stavano dentro il quadro delle politiche dei redditi hanno comportato un ingabbiamento dei salari: da un lato hanno impedito che crescessero per lo meno seguendo gli incrementi di produttività, dall’altro li ha lasciati erodere da un’inflazione sempre superiore a quella rilevata dall’ISTAT.

Per quanto riguarda la ripartizione di salari e profitti: la quota concernente questi ultimi sul totale dell’economia è passata dal 28.4% del 1970 al 35,5% del 2002. Questa dinamica è strettamente legata alla lotta di classe.

E sempre in questo periodo (dalla fine degli anni 70 dall’inizio degli anni ’90) che si passa dai Consigli di fabbrica alle RSU.

Con le pesanti ristrutturazioni nei grandi gruppi industriali, si vede l’esplodere del ricorso alla Cassa Integrazione ordinaria e straordinaria, comprimendo così gli spazi contrattuali. Con l’avvio della politica dell’EUR si comincia ad attuare una politica tendente a svuotare gli spazi d’iniziativa categoriale e aziendale.

Con l’accordo Scotti del 1983, come già si diceva prima, s’impongono dei limiti alla contrattazione aziendale affermando che “la contrattazione a livello aziendale non potrà avere per oggetto materie già definite in altri livelli di contrattazione” e si comincia a predestinare i costi della contrattazione nazionale. In sostanza con quest’accordo diventa evidente come concertazione e centralizzazione della contrattazione collettiva va di pari passo.

Con l’inizio delle divisioni sindacali (accordo di San Valentino 1984) si accentua l’attacco ai Consigli di fabbrica/dei delegati. Il potere delle organizzazioni sindacali di nominare comunque delle proprie RSA (l’unica forma prevista e riconosciuta per legge), anche in presenza di istanze di base elette dai lavoratori, fu lo strumento principale con cui CISL e UIL mettevano in crisi le rappresentanze unitarie laddove queste, non si assoggettavano a rappresentare il loro volere. In alcuni casi i Consigli di fabbrica si scioglievano per la fuoriuscita di componenti che daranno vita alle RSA in base al diritto riconosciuto dall’art. 19 della legge 300, in altri casi la loro attività sarà semplicemente bloccata appunto grazie alla minaccia di uscire dai Consigli di fabbrica per nominare proprie RSA.

Tutto ciò comportò lo svuotamento dei Consigli di fabbrica.

Con i protocolli del luglio 1993, la contrattazione di secondo livello riguarda solamente le materie oggetto di rinvio del Contratto Collettivo Nazionale e ancora si legge nel testo dell’accordo che “la contrazione aziendale riguarda materie e istituti diversi e non ripetitivi rispetto a quelli retributivi con CCNL”. In sostanza la contrattazione aziendale deve sostenere un ruolo puramente “adattivo” poiché deve stare negli ambiti normativi prefissati dal CCNL.

Un assetto contrattuale di questo genere richiede necessariamente il controllo sulle strutture di base per evitare che la contrazione aziendale entri in conflitto con quanto le organizzazioni sindacali hanno pattuito a livello centralizzato. E’ in questione la “solvibilità del sindacato”, la dimostrazione del suo essere organicamente concertativo.

Lo pensano chiaramente anche i firmatari dell’intesa, quando nella parte dell’intesa relativa alla rappresentanza aziendale si trova espressamente affermato che “al fine di assicurare il necessario raccordo tra le organizzazioni stipulanti i contratti nazionali e le rappresentanze aziendali titolari delle deleghe assegnate dai medesimi, la composizione delle rappresentanze deriva per 2/3 dall’elezione da parte di tutti i lavoratori, e per 1/3 da designazione da parte delle organizzazioni stipulanti il CCNL, che hanno presentato liste in proporzione ai voti contenuti”.

 

 

LA CRISI FIAT NEL “SISTEMA ITALIA”

 

 

La crisi Fiat è il segnale di una difficoltà del sistema capitalistico italiano a reggere la concorrenza a livello internazionale: la Fiat, uno dei tre sgabelli dell’economia italiana (Medio Banca-Generali, Fiat, industrie statali) traballa, e il “sistema Italia” ha dei forti capogiri. L’intero sistema, infatti, se la passa male, non regge la competizione del mercato globale, il tanto invocato “piccolo e bello” non funziona più, tant’è che le piccole imprese chiudono (nel 2002 una ricerca della Confapi, parla di 60.000 piccole imprese sul punto di fallire), esistono pochi spazi per un recupero come sarebbe consentito in una fase di sviluppo e i capitalisti, alla ricerca di profitti spostano il capitale verso i settori, dove è più conveniente: l’accumulazione monetaria ha il sopravvento sull’investimento nella produzione.

E in questa situazione, che la Fiat dal 1990 ha quadruplicato la sua produzione fuori dall’Italia, subendo però le intemperanze della crisi argentina, brasiliana, turca ecc.

La crisi Fiat che si manifestò in maniera esplicita nel 2002 che mise in evidenza la debolezza dell’intero “sistema Italia” nella contesa internazionale.

A causa della crisi in atto, si accentua il fenomeno della concentrazione delle aziende, dove la Fiat è chiamata a confrontarsi con realtà imprenditoriali di eccezionale forza economica. Basti pensare che la General Motors, che tanta parte ha avuto nella vicenda Fiat, è una delle prime industrie nel mondo ed è sui suoi livelli che la Fiat era chiamata a confrontarsi. Il declino economico della Fiat sta all’interno della condizione negativa che coinvolge il” sistema Italia”, il quale ha la più bassa concentrazione di capitali rispetto ai paesi concorrenti: in Italia prevale la piccola industria, il commercio al dettaglio e i distretti organizzati della piccola produzione non riescono a reggere la concorrenza con gli altri colossi imperialisti.

L’unione delle piccole e medie industrie, in Italia non è giunta a un punto da poter contrastare l’azione centralizzata dei colossi multinazionali e talvolta non riesce neppure a reggere la competitività con paesi meno sviluppati capitalisticamente che beneficiano di un costo della manodopera più basso. Le imprese con più di 500 addetti in Italia nel 2001 solo il 15%, mentre nello stesso periodo in Germania rappresentano il 56% e in Francia il 43%. Inoltre, in Italia, le grandi imprese hanno anche una composizione organica del capitale più bassa che in altri paesi concorrenti: un’analisi di Mediobanca su 256 multinazionali dimostra che nel 2002 le 13 italiane hanno 189 miliardi di euro di attivo, in Francia in 23 producono un attivo 413 miliardi di euro, in Germania in 18 producono 677 miliardi di euro di attivo. Se si guarda gli investimenti per la ricerca, essi sono passati dal 5,8% nel ’99 al 3.7% di oggi, in particolare alla Fiat gli investimenti fatti in questi ultimi anni sono insufficienti: nel periodo che va dal 1997 al 2001, la Fiat ha speso 3,5 miliardi di euro in ricerca e sviluppo (pari al 2,8% dei ricavi) e 5,65 miliardi di investimenti fissi, mentre il gruppo Psa (Peugeot – Citroen) ha investito in ricerca 4,4 % di ricavati, e 9,4 miliardi di investimenti fissi. Se poi, guardiamo ai settori innovativi vediamo che dal 1991 al 200 il rapporto tra alcuni paesi è il seguente: la Germania è passata dal 12 al 15% dell’intero comparto produttivo; la Francia dal 20 al 25%; gli USA dal 20 al 25%, mentre l’Italia è rimasta stazionaria intorno all’8%. L’aumento della produttività italiana si è basato in questi anni più sull’intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori che sull’investimento in macchinario.

Di questo nanismo non soffre solo la pletora delle piccole e medie imprese, dei laboratori artigianali e delle botteghe e bottegucce, ma anche una buona parte della grande impresa. Prima di tutti la Fiat, che nel concentratissimo spazio dei produttori mondiali di automobili non è riuscita a occupare stabilmente nessuno dei segmenti strategici. L’apertura del mercato italiano, un tempo protetto e monopolizzato dall’industria nazionale per eccellenza, quella che determinava la costruzione di autostrade e l’arretratezza degli altri sistemi di trasporto, ha determinato in pochissimi anni la perdita di notevoli quote di mercato a favore di Toyota, Nissan, Ford, Peugeot, Renault.

La crisi, paradossalmente, ha accentuato la tendenza al nanismo industriale: le Pmi (piccole e medie imprese sotto i 50 addetti) che nel 1970 erano giunte a occupare il 42% della forza lavoro, nel 1981 erano al 48% per toccare nel 1991 la vetta del 56%. Nel 2004 c’erano solo 3 multinazionali di dimensioni paragonabili alle omologhe europee (Fiat, Eni, Telecom). Negli anni ’80 e ancora negli anni ’90 il fenomeno veniva propagandato (anche da certa sinistra “radicale” e “antagonista”) come un elemento di dinamismo e vivacità. Stucchevoli elogi della creatività e dell’operosità italiana emergevano tra le righe di numerosi studi sui distretti industriali e sulle “tre Italie”. La tesi era che in alcune zone d’Italia (nord est, Emilia Romagna, Toscana) si era costituito una combinazione dei fattori produttivi con la “solidarietà sociale”. La “cultura solidaristica cattolica” e il “cooperativismo di matrice comunista”, e la forza di istituzioni radicate quali la famiglia, le parrocchie e le case del popolo rendevano possibile, a parere di questi studiosi, una produzione innovativa, efficiente, in un contesto di coesione sociale.

Uno dei personaggi che ha contribuito a sinistra a decantare il fenomeno delle piccole e medie imprese è senza dubbio Aldo Bonomi. Nel suo libro Il capitalismo molecolare. La società al lavoro nel Nord Italia (1997, Einaudi, Torino) afferma che “nuovo” capitalismo, abbia trasformato, in stretta connessione con le dinamiche della cosiddetta globalizzazione, la struttura sociale di intere aree del paese: fino a ridisegnarne la fisionomia e le forme stesse di lavoro. Dove le contraddizioni non sono più tra classi ma tra territori e sistemi produttivi, dove ci sono aree alpine e pedemontane attivamente attraversate dalla “globalizzazione” mentre altre si caratterizzano come “zone tristi”, escluse dalla “modernizzazione”.

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, per gli studiosi ispirati dalla “scuola di regolazione”, la piccola impresa italiana era, per loro, all’avanguardia nel processo di adattamento in un periodo di incertezza, pronta per recepire le nuove tecnologie che consentono alta produttività e versatilità.

La realtà era, come sempre, molto prosaica: la crisi continuava a spingere ex operai e detentori di piccolissimi capitali verso l’avventura della piccola impresa, che si fondava sull’evasione fiscale e contributiva (favorendo così a essere un baluardo del regime democristiano), sulla possibilità di licenziare senza giusta causa e sulla consolidata politica delle svalutazioni competitive. Quest’ultimo elemento, che ha favorito i settori che producevano per l’esportazione, è stato cancellato dall’ingresso nell’Euro. Il complesso di questi tre vantaggi rendeva plausibile l’avventura imprenditoriale anche per esperienze fragilissime. Il vero asso nella manica dei piccoli capitalisti italiani era il basso costo della forza lavoro: mentre la grande impresa cercava di erodere i salari dei lavoratori tramite l’inflazione e la politica dei redditi concertata con i sindacati e la sinistra, i piccoli imprenditori offrivano lavoro ai nuovi disoccupati a salari decisamente inferiori. Un nuovo capitolo dei distretti italiani è stato scritto sotto il governo D’Alema, con i patti d’area e il consolidamento dei distretti di Puglia e Basilicata.

La perdita di quote di mercato è dovuta alle modeste dimensioni delle aziende e se pensiamo che l’80% degli investimenti sono fatti dalle grandi aziende, sono prevedibili le difficoltà incontrate dall’imperialismo italiano con l’accentuarsi della contesa internazionale.

 

 

QUOTA DI MERCATO DELL ESPORTAZIONI ITALIANE SULLE ESPORTAZIONI MONDIALI

 

1991 4,9
1998 4,5
1999 4,1
2000 3,8

 

QUOTA DI MERCATO DELLE PRIME 237 MULTINAZIONALI PER PAESE DI ORIGINE (1998)

 

Usa 34,1
Giappone 18,8
Germania 15,5
Francia 8,1
Regno Unito 8,1
Svizzera 3,6
Italia 3

 

L’inserimento dell’economia italiana nel mercato europeo (con la moneta unica) l’ha preservata maggiormente dagli scossoni determinati dalla crisi, ma anche esasperato le tensioni interne. I grandi gruppi, non solo perdono le battaglie economiche a livello europeo e mondiale ma si trovano anche a scontrarsi con i gruppi industriali di nuova formazione dei paesi più arretrati dal punto di vista capitalistico.

Fino al 1999 le oscillazioni della lira permettevano all’Italia margini di recupero che oggi non sono più possibili: la quota di export mondiale nei vari paesi e la tendenza al livellamento si fa più forte. Il capitalismo italiano, per recuperare competitività, deve abbassare ancora di più i salari, intensificare il lavoro, ridurre la manodopera a favore di investimenti più elevati in macchinari e materie prime, riformare la propria “macchina” burocratica statale per renderla più agile alla propria penetrazione nei mercati internazionali. Contro i lavoratori viene accentuata una politica di lacrime e sangue; la crisi innalza il livello dello scontro sociale. Non è un caso che livello politico si vede il passaggio da una democrazia “liberale” a una più blindata, con l’uso di metodi di gestione del potere statale più apertamente repressivi e autoritari.

Ormai è dalla metà degli anni ’70 che il capitalismo ha esaurito la sua spinta propulsiva permetteva ad alcune frange di lavoratori di avere delle briciole dei sovrapprofitti imperialistici; miseria e povertà endemica stanno diventando un fenomeno fisiologico nella società in cui viviamo.

Il capitalismo italiano può reagire a questo declino solo operando sul piano internazionale per essere presente sui mercati in modo più competitivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA CRISI FIAT

 

 

In questo contesto la Fiat per non scomparire completamente dal settore dell’auto, deve fare ingenti investimenti a favore dello sviluppo tecnologico del prodotto e nel contempo fare degli accordi con gli altri gruppi industriali.

Le scelte della Fiat sono state determinate non solo dalla situazione del mercato dell’auto, ma dalla crisi generale in atto. Questi fattori l’hanno spinta come si diceva prima a spostare il capitale verso settori che rendono di più (imprese editoriali, una compagnia di assicurazione, due grandi quotidiani, la Cinzano, la casa vinicola Château Margaux, l’Unicem che fa cementi, la Bernardo, i carburanti Weber, gli alberghi del Sestrière, autostrade, ospedali, il traforo del San Bernardo ecc) e nell’investimento speculativo. Quando poi fa un accordo con la General Motors, il reale obiettivo di Agnelli era di vendersi al meglio a uno dei suoi concorrenti. Era riuscito all’epoca a inserire nell’accordo l’opzione Put, secondo la quale nel 2004 la stessa Fiat aveva la possibilità di scegliere di vendere a General Motors l’intero comparto, senza che General Motors possa chiedere di anticipare l’acquisto rispetto alla scadenza stabilita né tantomeno rifiutare l’acquisto. Una clausola così favorevole per la Fiat era stata possibile solo perché in quella fase non erano visibili i segnali della crisi che si è conclamata, ma in seguito la G.M. metterà in discussione quell’accordo.

Ma perché la GM scelse la Fiat? Senz’altro all’epoca della conclusione dell’accordo le condizioni congiunturali erano più favorevoli; perché, avendo una politica di intervento forte sulle grosse cilindrate; poteva contare sulla tradizione Fiat nel mercato delle piccole e medie cilindrate.

G.M., del resto, tradizionalmente ha fondato il proprio successo sulle fusioni, in cui controlla la filiera di produzione anziché direttamente la proprietà, come ha fatto negli Usa con la Cadillac, Chevrolet, Buick, Pontiac e Oldsmobile. Neppure il tanto declamato vento nipponico ha scosso le dinamiche del comparto motoristico mondiale: di tutti i nuovi colossi giapponesi solo la Toyota è finora sopravvissuta nella lotta con alcuni concorrenti Usa ed europei.

Il capitale, mosso dalla molla del profitto, non guarda in faccia a nessuno e fa accordi con chi gli conviene: la Deutsche Bank, presente in Fiat con una quota del 10% ha appoggiato l’operazione con la G.M. pur avendo una quota analoga del capitale della DaimlerChrysler, uno dei principali competitori di G.M.

Perciò è fuorviante quando certa sinistra parla di trovare una “soluzione nazionale” per “salvare l’italianità della Fiat” dentro il quadro dei rapporti di produzione capitalisti. Per rendere attuative, proposte come quelle che propongono per salvare la Fiat (come altre aziende) bisogna trovare delle aziende che siano in accordo con le banche, dentro un quadro delle compatibilità capitalistiche, aziende così “salvate”, non potranno a meno di affrontare la crisi suon di ristrutturazioni, per reggere la concorrenza o appetibili se cercano degli acquirenti.

A dimostrazione di questo basta analizzare qualche dato economico: la G.M. nel periodo dell’accordo con la Fiat aveva un rapporto per addetto di 900.000.000 di Lire e un prodotto per addetto pari a 22,5 unità. La Fiat arrivava soltanto ai 420.000.000 di fatturato per addetto e a 12,5 unità di prodotto. Dati alla mano la G.M. una volta acquisito il gruppo Fiat (come avrebbe fatto qualsiasi altro “salvatore” del gruppo), per cercare livelli di profitto adeguati non poteva non portare un attacco feroce alla classe operaia.

 

L’ITALIA VA ALLA GUERRA

 

 

Il fatto che non solo il settore dell’auto sia in crisi profonda ma quasi tutti i settori soffrono della concorrenza internazionale, accentua le difficoltà dell’Italia anche nella competizione con i due maggiori partner europei Germania e Francia.

Siccome l’epicentro della presenza del capitalismo italiano è nell’Europa Centrale/ Occidentale e si estende verso i Balcani e il Mediterraneo, la stagnazione dell’economia impone a esso di giocare un più forte ruolo in queste aree. Per questo l’imperialismo italiano ha visto nella guerra l’opportunità per trarre, all’ombra del grande fratello USA, maggiori profitti.

L’Italia, oltre ad essere presente nel settore dell’estrazione del petrolio in Medio Oriente è anche il secondo partner, dopo la Germania, in Russia (lo scambio commerciale nel 2001 era di 9,9 miliardi di dollari, con investimenti di 1,9 miliardi di dollari) con l’ENI che fa la parte del leone: Berlusconi all’ombra di Bush sperava di giocare un ruolo, nella connessione della zona ricca di petrolio del Mar Nero con il Mediterraneo e l’Europa Centro occidentale. I Balcani, inoltre possono rappresentare il ponte tra la Turchia e il resto d’Europa e hanno una funzione di transito del petrolio verso essa (i corridoi del petrolio più importanti sono: la pipeline Costanza-Omisalj-Trieste, l’oleodotto Burgas-Alexandroupolis, lo Yambo Burgas-Sofia-Skopje-Durazzo-Valona).

L’imperialismo italiano può inoltre giocare un ruolo nell’integrazione regionale dello spazio Nord Africano e nel Medio Oriente (ha una forte presenza in Libia, la carta di Gheddafi poteva essere utilizzata verso l’Africa, giacché è uno dei maggiori leader dell’Unione Africana). Per tutte queste ragioni, Berlusconi cerca di dimostrare che l’Italia e un partner affidabile per l’imperialismo USA.

E’ fuori da ogni dubbio che l’interesse strategico dell’imperialismo italiano si concentrano intorno alla politica dei due “forni” e, quindi la disponibilità a costruire un’Europa forte, ma anche di essere a fianco con gli USA in Afghanistan, in Iraq.  Questa politica poteva consentire dei vantaggi che gli derivavano dal rapporto con il nucleo di potenza europeo, giocato dalla Francia e Germania.

Perdendo colpi non solo nel settore dell’auto, ma anche nella chimica fine, nell’informatica, nelle telecomunicazioni, nell’elettronica, e nel settore bancario, l’Italia poteva riconquistare qualche punto in competitività solo se trae vantaggio dalla guerra e lo investe nei settori tecnologicamente avanzati. Mentre la Francia e la Germania cercano di far blocco per controbilanciare lo strapotere degli Stati Uniti. L’Italia si mette l’elmetto e va alla guerra a fianco dell’imperialismo USA per garantirsi, a breve scadenza, dei vantaggi per rigiuocarli, poi, nel rapporto con i partner europei

   Berlusconi faceva “l’americano”, perché i settori della borghesia che contano in Italia sono a favore della guerra scatenata sii vari fronti, per trarne vantaggio nelle aree d’intervento e nel rapporto interimperialistico europeo.

 

 

RIPRENDIAMO IL DISCORSO SUL “SISTEMA ITALIA”

 

 

Facciamo un passo indietro. Come si detto prima uno dei motivi del declino industriale dell’Italia è il suo nanismo industriale. Ma questo è una risposta parziale.

In Italia, che nel medioevo era il baricentro del commercio mondiale, i rapporti sociali capitalisti sono fioriti in largo anticipo rispetto al resto dell’Europa. Ma un complesso di circostanze politiche e geografiche, non ultima la presenza del Vaticano, ha fatto sì che il suo territorio rimanesse fino al 1870 frammentato in tanti piccoli potentati locali. Priva di quell’insostituibile leva dell’accumulazione capitalistica che è lo Stato nazionale, la precoce borghesia italiana è rimasta indietro a lungo compressa tra le grandi forze semi-feudali decadenti e le grandi nazioni borghesi emergenti. La tardiva nascita dello Stato nazionale è avvenuta all’insegna di un duplice compromesso originario: verso le potenze straniere di volta elette a tutrici delle “legittime rivendicazioni” italiche, e verso le classi proprietarie del centro-sud (e la Chiesa cattolica), disposte a mettersi sotto padrone “indigeno”, a condizione però di assicurarsi un ritorno in termini di rendita, un prudente gradualismo delle trasformazioni sociali e una bella fetta di potere politico-amministrativo. Questo compromesso, è stato pagato dal proletariato e dalle masse contadine con lo sfruttamento più duro, i miseri salari, l’emigrazione in massa e un seguito di regimi politici violentemente anti-proletari d’Europa (è in Italia, non si dimentichi, che la borghesia ha generare il fascismo).

Questo compromesso ebbe delle conseguenze deleterie per lo stesso sviluppo capitalistico nazionale, che rimase molto squilibrato. Mancando di una riserva coloniale esterna da cui succhiare profitti e nella quale fosse possibile riversare la produzione eccedente, la classe borghese ha favorito la crescita dell’industria del nord attraverso il blocco delle forze produttive esistenti nel Sud all’atto dell’unità. Il sottosviluppo del Sud è stato la precondizione dello sviluppo complessivo molto diseguale, del capitale nazionale.

Pur con questo handicap, l’Italia, grazie ai più spregiudicanti commerci diplomatici, alle aggressioni coloniali in Africa e alla “fortunata” (per le classi dominanti) partecipazione alla prima guerra mondiale, ha fatto all’inizio del XX secolo il suo ingresso nel pugno degli Stati imperialisti che sfruttano e opprimono i lavoratori si tutto il mondo.

Ci sono stati due momenti che l’imperialismo italiano è stato vicino alla meta di sedersi con pari diritti insieme agli altri predoni imperialisti. La prima, negli anni ’30 con il fascismo giunto all’apice della sua forza, dopo aver distrutto le organizzazioni di classe del proletariato e schiacciato la rivolta delle popolazioni libiche ed etiopi. La seconda, nella seconda metà degli anni ’80, nell’era di Craxi, in una congiuntura di apparente normalizzazione sia del fronte sociale interno (feroce repressione del movimento di classe) che nel proprio “spazio vitale” in Medio Oriente.

Se si guardano le vicende italiane dal punto di vista della Borghesia Imperialista Italiana, Craxi non era un millantatore quando rivendicava i successi conseguiti dall’Italia, sotto i suoi governi. A metà degli anni ’80 l’Italia aveva la 5° capacità di produzione industriale del mondo. Una quota del 7% delle esportazioni mondiali. Un 5° posto per le riserve di oro e il 6° per quelle monetarie. Il quarto, nella graduatoria delle esportazioni di macchinari, di macchine utensili e di armi. La settima quota di partecipazione nel FMI e così via. Fintantoché l’internazionalizzazione del capitale è andata avanti sull’onda della crescita del volume degli scambi di merci e l’espansione dell’attività internazionale delle imprese non è stata affidata principalmente alla speculazione dei mercati finanziari, il capitale made in Italy ha tenuto botta ai diretti concorrenti.

Ma, quando la gara inter-imperialistica si è sviluppata sempre di più sul terreno della centralizzazione finanziaria, delle joint-venture, delle acquisizioni, delle fusioni, delle incorporazioni, nell’ambito di un mercato azionario, monetario e finanziario unificato e “liberalizzato” su scala mondiale, è emersa l’inadeguatezza di un modello di crescita ancora troppo tributario delle esportazioni di merci. Nel capitalismo decadente decisivo è la finanza, cioè l’attività di raccolta e di esportazione dei capitali liquidi e non la produzione di beni e l’industria in sé per sé (e l’export delle merci) né tantomeno la produzione di beni socialmente utili. E’ il paradosso che nell’attuale fase di crisi generale del Modo di Produzione Capitalista si perde quota non perché si è troppo parassitari, ma troppo poco.

   Tutto questo rende attuale l’analisi che fece Lenin ne L’imperialismo. Uno dei punti che rappresentava il contrassegno del passaggio del capitalismo alla fase imperialista è il formarsi, attraverso la fusione del capitale bancario con quello industriale. Infatti, se si guarda l’analisi dei bilanci delle grandi imprese a livello mondiale che nominalmente fanno parte del settore manifatturiero, si scopre che il peso delle attività finanziarie è ancora maggiore di quello che dicono le statistiche. Se prendiamo come esempio i fondi pensione negli Stati Uniti, essi detengono azioni e obbligazioni di grosse imprese, speculano sui cambi e sui tassi d’interesse, hanno quote investite in immobili. La speculazione, la produzione materiale e immateriale, il capitale bancario, la rendita immobiliare, il capitale produttivo d’interesse, tendono a fondersi, a presentarsi come singoli aspetti di un gigantesco meccanismo su scala mondiale.

E’, così, più che mai d’attualità l’importanza sempre maggiore dell’esportazione di capitale in confronto all’esportazione di merci.

   Tenendo conto di questo si comprende come, già dalla metà degli anni ’70 molte società italiane a carattere industriale si sono trasformate in finanziarie (Cir, Ferruzzi, Gemina, Sogefi).

Nonostante l’accelerazione degli investimenti all’estero, le imprese italiane non sono riuscite a ridurre il loro gap d’internazionalizzazione del capitale. Ai grandi gruppi industriali privati sono andate buche tutte le più impegnative proiezioni all’estero (da quella di Gardini sul mercato della soia a Chicago, a quella di De Benedetti verso la Société Generale de Belgique). A nessuno di essi (Fiat, Olivetti, Ferruzzi ecc.) è riuscita il salto da multinazionale a vera e propria “global company”. Quanto alle indebitate holding di stato, sono state da anni obbligate a dismettere invece che acquisire.

La borsa di Milano non è riuscita a entrare nel Gotha delle borse mondiali. Anzi, in ambito CEE il valore delle transazioni effettuate alla borsa meneghina è sceso dal 6% del 1985 al 3% del 1990. La speculazione borsistica nostrana, per non restare tagliata fuori dal vortice dei mercati finanziari mondiali, ha dovuto traslocare un pezzo (quello più moderno e sofisticato dei futures sui titoli pubblici) nella City londinese. Il sistema bancario italiano, a causa della frammentazione e del suo relativo scarso dinamismo fuori dai confini internazionali, è rimasto anch’esso escluso dalla piramide bancaria mondiale.

Ovviamente, il processo di concentrazione/centralizzazione del capitale nazionale è rimasto tutt’altro che fermo (pensiamo alla creazione dei gruppi bancari Intesa Sanpaolo e Unicredit SpA).

Per decenni i grossi capitalisti hanno intascato guadagni da favola rovesciando sullo Stato le proprie perdite, e partecipando (e facendo partecipare via via anche ad altri strati borghesi) all’alienazione dello Stato in modo da ripianare le proprie perdite. Questa formula magica, si ruppe a causa della crisi e della relativa stagnazione, il debito pubblico si era ingigantito a dismisura (dal 1983 al 1993 aumentò del 400%), si è trasformato – più che negli altri paesi imperialisti, affetti anch’essi dalla medesima malattia – in un fattore d’instabilità economica, sociale e politica.

Il capitalismo italiano si trova quindi in una morsa costituita “in alto” dagli stati finanziariamente e militarmente forti, e in “basso” dai paesi esportatori emergenti, dove i salari sono da dieci a venti, o più, volte inferiori a quelli europei.

 

IL DEBITO PUBBLICO IN ITALIA

(IN MILIONI DI EURO)

 

1992 1997 2004 2007 2009 2010
107,7 118,1 103,8 103,5 115,8 118,2

 

 

Diciotto anni di macelleria sociale per tornare peggio che la punto di partenza.

 

IL DEBITO NEGLI ALTRI STATI CAPITALISTI

 

  2007 2010
Giappone 187,8 193,5
Stati Uniti 62,2 84.5
Francia 63,8 83,6
Gran Bretagna 44,7 79,1
Germania 65,0 78,0

 

 

Il settore auto (e la fiat) nella crisi: fallimento o salvataggio?IL SETTORE DELL’AUTO (E LA FIAT) NELLA CRISI: FALLIMENTO O SALVATAGGIO?

 

La crisi finanziaria del 2008 ha condotto l’industria dell’auto mondiale in una crisi profonda, pur avendo avuto il sostegno dei governi. Nel 2009 la più grande fabbrica russa licenzia 27.000 dipendenti, la Fiat nel terzo trimestre nello stesso anno la base annua del proprio fatturato è del 15,9% e lo stesso avviene per il gruppo PSA francese, sia pure in maniera contenuta.

Negli USA Chrysler e GM sono decotte e l’industria dell’auto lavora al 51,2% delle proprie capacità produttive contro il 54,5% del 2008, ma è tutta l’industria dei paesi capitalisti avanzati che lavora con una capacità attorno al 70%.

I piani di aiuto finanziario alle aziende prevedono lacrime e sangue per i lavoratori. La proposta presentata al Congresso dalla GM prevedeva: il progressivo passaggio all’auto ad alta efficienza energetica e al motore ibrido, il taglio agli stipendi dei dirigenti, ma soprattutto una diminuzione drastica della forza lavoro, il taglio delle coperture sociali di cui godono al momento i lavoratori, l’allungamento e intensificazione dell’orario di lavoro in modo da portare il costo del lavoro pari a quello registrato nelle fabbriche Toyota.

L’ingresso dello Stato nel sostegno al capitale di alcune grandi banche negli USA (come negli altri paesi imperialisti) non è caratterizzato dal segno delle nazionalizzazioni, né delle seminazionalizzazioni poiché l’acquisto di alcuni pacchetti azionari da parte dello Stato non è di tal entità da fargli prendere in mano questi istituti finanziari, e perché le azioni acquistate (temporaneamente) dal Tesoro non hanno diritto di voto.

Da dove verranno fuori i quattrini che serviranno a finanziarie questa gigantesca operazione di salvataggio?

Non certo da una tassazione progressiva delle ricchezze, come sognano e s’illudono i riformisti vecchi nuovi, ma dai miliardi di ore di lavoro non pagate che dovranno essere rapinate ai lavoratori per ripianare i buchi di bilancio delle società di borsa, banca, imprese.

Il risanamento e il rilancio del capitalismo, all’insegna del nuovo protagonismo dello Stato, passa i per licenziamenti di massa. La Citigroup per avere aiuti dallo Stato, effettuerà 50.000 licenziamenti. Ai licenziamenti di massa, si affiancherà l’assalto definitivo di quello che è rimasto dello “stato sociale”. L’abbattimento violento delle spese sociali, incluse le più essenziali e irrinunciabili (vedi il decreto Gelmini), che dovranno, serve a far venire fuori i fondi di sostegno alle banche e alle imprese.

Nonostante la valanga di quattrini riversata verso le banche, assicurazioni e imprese, l’occupazione nei paesi capitalisti è fortemente diminuita: 8 milioni di posti di lavoro tagliati negli Stati Uniti, dal dicembre 2007 fino al primo trimestre del 2010, 4,6 milioni tagliati in Europa nel 2009. In Italia alla fine del 2010 sono stati bruciati almeno un altro milione e mezzo di posti di lavoro e la tendenza si è accentuata enormemente. Contemporaneamente si è sviluppato il deficit e aumentato il debito degli Stati.

Uno degli elementi di politica economica per il “rilancio” della produzione industriale dell’auto in Italia, da parte del governo Berlusconi è stato quello di riproporre il vecchio metodo, già usato dai precedenti governi negli anni ’90: gli incentivi fiscali alla rottamazione per rinnovare il parco auto e sostenere il settore, il quale nel 2008 scivolava verso la caduta libera.

Com’era prevedibile gli incentivi sono stati solo una stampella che tamponava momentaneamente alcuni effetti della crisi (e neanche tutti) senza essere nei fatti nulla di risolutivo.

E’ dentro questo contesto di crisi avviene l’accordo tra Fiat e Chrysler. Quest’accordo è stato l’ennesima dimostrazione che il capitalismo nella sua fase imperialista, e con la crisi in corso, il capitale e la produzione tendono verso la concentrazione e la centralizzazione dei capitali.

Nel gennaio 2009 ci fu un preliminare di accordo che prevedeva l’ingresso del gruppo italiano nel gruppo Chrysler.  Fiat, Chrysler e Cerberus capital management (che detiene l’80% del capitale di Chrysler) nel preliminare dell’accordo stabiliscono, così, un’alleanza strategica globale. L’alleanza prevedeva, tra l’altro, che i due gruppi sfruttassero le rispettive reti di distribuzione.

Fiat ricevette una quota iniziale del 35% in base all’alleanza con la casa americana, che non contempla per la Fiat alcun investimento in contante nella Chrysler, né un impegno a finanziare Detroit nel futuro. Sarà però nel giugno 2009 che la Fiat diventerà l’holding predominate del gruppo.

Per capire come Marchionne (che è stato presentato come un genio dell’imprenditoria) è riuscito a fare quest’operazione, bisogna tenere conto che la Chrysler dal 2007 era un’azienda in bancarotta. Nel 2006 aveva perso 1,5 miliardi di dollari.  L’azienda tedesca Daimler-Benz (oggi Daimler AG) che nel 1988 aveva acquistato la casa automobilista, nel 2007 la cedette al fondo americano dei private equity Cerebus, i quali, quest’ultimi, per via delle restrizioni al credito dovute dalla crisi, alla fine saranno costretti a dismettere molte delle loro attività. Non bisogna dimenticare, che il 30 aprile 2009 Obama annunciò la bancarotta della Chrysler. Perciò l’azienda è stata sottoposta al Chapter 11, la norma del diritto fallimentare americano che consiste in una bancarotta controllata. La società è stata separata in una bad company con i relativi debiti e in new company cui sono stati conferiti personale, mezzi di produzione, brevetti clienti. Obama ha subordinato la concessione di un prestito-ponte a Chrysler, a un piano industriale e all’alleanza con la Fiat per portare negli USA automobili a basso consumo energetico, in grado di fare 20 km con un litro. I creditori e i fondi pensione che erano presenti nella vecchia società hanno presentato ricorso contro la fusione alla Corte Suprema, che ha rigettato le richieste. La Fiat che ha acquistato la Chrysler a costo zero, si è impegnata a condividere con la casa statunitense le proprie conoscenze tecniche e brevetti in materia di “motori verdi” e ridotti consumi energetici.

Non c’è dubbio visto gli avvenimenti successivi, che la chiusura degli stabilimenti italiani faceva parte degli accordi.

 

 

 

LE RISPOSTE POLITICHE DELLA BORGHESIA ITALIANA AL DECLINO INDUSTRIALE DELL’ITALIA

 

L’acutizzarsi della crisi e della concorrenza, fa aumentare lo scontro tra le stesse frazioni borghesi che sono impossibilitate a governare come nel passato e quindi spinge, versa la definizione di nuovi equilibri politici e sociali. La borghesia mette in atto delle spinte politiche per determinare un esecutivo più forte e meno condizionato dalla discussione parlamentare, cioè un fattore soggettivo adeguato a governare e a cercare di rendere più competitivo il sistema. E’ necessario, per la borghesia italiana operare profonde ristrutturazioni che richiedono un ridimensionamento della piccola e media produzione capitalistica, e contemporaneamente rinsaldare un nuovo blocco sociale intorno alla politica del grande capitale imperialistico italiano.

Ora, durante il periodo di quello che impropriamente è definita prima repubblica, il dominio di classe era indiretto: gli industriali, i banchieri, i capitalisti in generale, lasciavano il palcoscenico a politici di professione, anche perché un loro intervento diretto era sentito dall’opinione pubblica come un’intollerabile ingerenza. Ma il loro potere era incalcolabile. I profitti, la “libera impresa”, la difesa della proprietà, erano osannati, ma (a differenza della situazione attuale) l’attività della proprietà pubblica e privata – si sosteneva – doveva essere indirizzata a fini sociali. Ovviamente non era così, ma nessun borghese trovava opportuno sostenerlo apertamente.

La repubblica parlamentare, non solo negli anni ’70 e ’80 ma anche negli anni ’50 e ’60 fu accusata di debolezza, in realtà era fortissima. Il consenso era assicurato dai partiti, soprattutto da quelli principali, DC, PCI e PSI.

La DC era un vero Partito-Stato, con una rete di collegamento assicurata dalle associazioni cattoliche e dalla chiesa stessa. Il PCI era un partito gigante, che raggiunse nel 1947 circa 2.250.000 iscritti, e soprattutto aveva 200.000 quadri. Il PSI, pur non potendo competere quanto ad apparato col PCI, agli inizi degli anni ’60 aveva circa 700.000 iscritti.

Si pensava che il rapido succedersi dei governi fosse un segno di debolezza della repubblica parlamentare. In realtà la caduta dei vari governi permetteva alla DC di cambiare alleanze, scegliendo tra centrodestra e centrosinistra secondo le convenienze. I presidenti del consiglio rimossi sapevano che presto sarebbero presto ritornati alla ribalta, con qualche incarico importante. Uno dei riti più tipici della DC era la condanna del protagonismo personale in politica

Quando il regime DC cominciò alla fine degli anni ’70 entrare in crisi (il rapimento Moro fu la cartina di tornasole di questa crisi) si giocò la carta di riserva. Si cercò un uomo, estraneo alla bassa cucina politica, che aveva portato salvo in Francia Filippo Turati, che aveva conosciuto le galere fasciste ed era stato partigiano. Pertini condannò la repressione in Argentina (ma non quella che c’era in Italia) su cui i media tacevano, i fatti di Sabra e Chatila, combatté la P2, rompendo anche con alcuni politici del suo partito. Ma il potere politico reale rimase agli Andreotti, ai Forlani, ai Craxi e tutto continuò come prima.

   La crisi economica del capitalismo, il dissolvimento del “socialismo reale” che causò il dissolvimento dell’ordine internazionale fissato a Yalta, l’accentuarsi delle spinte imperialiste europee (che accentuò l’esportazione di capitali verso l’Europa orientale) e la partecipazione italiana alle guerre americane. Tutto ciò mette in crisi gli equilibri politici che c’erano in Italia dalla fine del secondo dopoguerra.

A tutto ciò bisogna aggiungere il dissolvere del blocco sociale che faceva riferimento alla DC da una parte e al PCI dall’altra. Le varie frazioni borghesi devono riorganizzare il proprio consenso, sia per impedire che le contraddizioni sociali si esprimano politicamente in modo indipendente, sia per non perdere terreno rispetto ai diretti concorrenti sul mercato mondiale. Non è un caso che in questo quadro si discuta di nuovi modelli elettorali e si modifichi il sistema di rappresentanza politica, con la creazione dei due poli di centro-destra e di centro-sinistra.

La creazione dei due poli di centro-destra e di centro-sinistra, nasce dall’esigenza della borghesia italiana di edificazione di una macchina statale rimessa a nuovo su basi non consociative.

Nell’attuale fase determinata dalla crisi, c’è un riformismo senza riforme e la sinistra borghese ha meno margini di manovra. Forze come il PD in Italia sono ormai a pieno titolo collocate su di una politica di “gestione del capitalismo in crisi” che ha assai poco di riformistico. Il processo di integrazione e subordinazione al quadro imperialista ha fatto passi da gigante dalle svolte dell’EUR (di CGIL-CISL-UIL), del compromesso storico (da parte del PCI). Questi partiti e sindacati che si dovrebbero essere collocati su di posizione di “equidistanza” tra capitale e lavoro, sono costretti, a fare ingoiare ogni rospo ai lavoratori per difendere le compatibilità capitalistiche e l’interesse del proprio capitale nazionale. Si muovono per sfornare soluzioni neoliberiste di gestione dell’imperialismo, sul piano economico-sociale e su quello politico, in cui il proletariato è a priori subordinato e piegato agli interessi del capitalismo, che nella sua forma istituzionale democratico parlamentare è visto come l’unico fine possibile. Qualsiasi ipotesi di trasformazione sociale è permanentemente bandita dall’orizzonte di queste forze.

Una spia di questa situazione è linguaggio usato: il “riformismo” e la “modernità” di cui parlano e fanno sfoggio i dirigenti del PD, non sono altro che il loro esatto contrario, oltre che linguisticamente scorretto (ma mediaticamente efficace): significa in realtà la distruzione delle conquiste che negli anni del boom economico i lavoratori avevano conquistato.

A differenza degli schieramenti di centro-destra che conducono con modalità consociative e concertative coinvolgendo le strutture del sindacalismo istituzionale (che come CISL e UIL non si possono definire meramente tradunioniste, ma compiutamente collaborazioniste e impegnate a subordinate la vendita della forza lavoro a condizioni tali da essere per i capitalisti nelle attuali fasi di difficoltà) e mettendo in campo le ormai ridotte capacità di influenzamento del proletariato, che, infatti, in buona parte vota anche per il centro-destra.

Questo processo non è frutto di un “tradimento” politico e ideologico, ma l’espressione delle difficoltà crescenti ha il capitalismo, nella crisi, ad aumentare i salari, a elargire briciole a settori limitati a settori del proletariato, a garantire pezzi sempre più ampi del Welfare State (che comunque è stato sempre e comunque pagato dal plusvalore operaio. Le forze riformiste (non solo PD ma anche PRC, PCI, LEU) sono ormai forze compiutamente ed esclusivamente borghesi, sono quelle forze che maggiormente riescono a ridurre i salari, eliminare le pensioni, diffondere la precarietà. Per il loro lavoro di controllo sui lavoratori, i dirigenti di questi partiti e di questi sindacati hanno come premio di fine carriera, un posto negli enti di gestione pubblica, nei direttivi ministeriali o com’è successo bel 2006 a Bertinotti e Marini, avere la presidenza della Camera e del Senato.

In Italia questo passaggio si esprime non solo politicamente, ma anche economicamente quale compartecipazione diretta al meccanismo di sfruttamento del proletariato. Fu il governo D’Alema a introdurre in Italia il Bingo, i DS crearono delle società per gestire il Bingo (che fallirono e furono costrette a cercare i soldi per pagare i lavoratori interinali impiegati). La privatizzazione dei servizi sociali si lega al dilagare delle coop legate alla Lega delle Cooperative che assieme alla Compagnia delle Opere si spartiscono gli appalti che derivano da privatizzazioni ed esternalizzazioni, e impiegano i lavoratori precarizzati dal Pacchetto Treu e dalla Legge 30 (Biagi).

Quello che sta accadendo in Italia è il declino della repubblica parlamentare, come si era costruita nel secondo dopoguerra con il regime democristiano. Il nuovo assetto politico/istituzionale, nei desideri dei capitalisti dovrebbe aprire la strada a un’economia di mercato funzionante in modo “puro “ma senza i lacci e i laccioli imposti dal condizionamento riformista. Disboscare la selva dei corporativismi parziali a pro di un unico, supremo corporativismo nazionale. E da queste esigenze che sono avvenute le nuove regole elettorali maggioritarie, il rafforzamento dell’autonomia del governo da parlamento e – nel governo del Tesoro e della Banca d’Italia, la privatizzazione del pubblico impiego, il varo dell’esercito di mestiere ecc. In campo sindacale come si diceva prima, ci sono stati i famigerati accordi sindacali.

Con Tangentopoli la borghesia italiana ha cercato di portare a termine il licenziamento del vecchio personale politico di governo, il quale era incapace di autoriformarsi. La difficoltà sta nel fatto che portare avanti questi processi è necessaria una rappresentanza politica all’altezza del compito. Abbisogna di un partito borghese unitario, totalitario, con un forte senso degli interessi imperialistici nazionali, in grado di accentrare al massimo grado il potere politico, mettendo in riga le innumerevoli rappresentanze d’interessi borghesi settoriali, viziate da decenni di vacche grasse. Un partito capace di inquadrare la pletora piccolo-borghese, capace di catturare i proletari, dopo aver battuto e demoralizzato il proletariato, a una politica social-imperialista che dovrà essere più attiva che mai.

La borghesia imperialista italiana sa di non avere a propria disposizione tale partito e per questo continua a giuocare su due tavoli: sul condizionamento e la trasformazione delle nuove rappresentanze politiche a sé, e su quel che resta di presentabile delle vecchie espressioni di una fase storica definitivamente chiusa, ma la contraddizione della crisi ha reso difficile il compattamento delle frazioni piccolo borghesi intorno alla grande borghesia ed una soluzione politica adeguata all’affrontamento dei problemi, da qui l’evoluzione di un movimento, quello di Grillo, che ha saputo cavalcare il malcontento dei ceti intermedi in dissoluzione e anche di alcuni settori  del proletariato.

La crisi generale del capitalismo genera una forte conflittualità politica. “Finché gli affari vanno bene la concorrenza (…) sviluppa un’azione di fratellanza nella classe capitalista, che in realtà si divide il bottino comune in rapporto al rischio di ciascuno. Allorché non si tratta più di dividere il guadagno bensì le perdite, ognuno cerca di poter ridurre quanto più possibile la propria parte di perdite e di riversala sulle spalle degli altri” (Marx, Il Capitale, Libro III, cap. 15). Ciò rende instabile in ogni paese il regime politico, rende ogni paese meno governabile con gli ordinamenti che fino a ieri funzionavano. I tentativi di sostituire pacificamente questi ordinamenti, che in Italia significa modificare la Costituzione, sono andati regolarmente in fumo. In realtà non si tratta di cambiare regole, ma di decidere quali capitali vanno sacrificati perché altri possono valorizzarsi e nessun capitalista è disposto a sacrificarsi.).

 

 

 

 

IIL PIANO DELLA FIAT

 

Il piano della Fiat consiste nello stanziamento di una notevole quantità di miliardi al fine dichiarato di rafforzare e rilanciare la produzione negli stabilimenti nazionali, stabilito che quello di Termini Imerese deve chiudere i battenti. Sul piatto la Fiat preventiva negli stabilimenti italiani il raddoppio della produzione d’auto in 5 anni, la possibilità di nuova occupazione per qualche migliaia di nuovi schiavi salariati. Dal buon esito dell’investimento si fa balenare per i lavoratori qualcosa in termini di recupero salariale.

La Fiat mette sul piatto della bilancia un mucchio di quattrini che chiedono di essere valorizzati, a certe determinate e ferree condizioni. Le condizioni sono di “massimizzare l’utilizzo degli impianti sfruttando al massimo ogni euro investito, in altre parole la classe operaia Fiat è chiamata brutalmente, in tutti gli stabilimenti, a piegare la schiena sotto cadenza di lavoro più intense e con il taglio delle pause: ogni euro investito deve e può fruttificare grazie al sudore degli operai.

Il ricatto della Fiat è palese: se le nuove regole di lavoro e normative non saranno approvate e sottoscritte dalle organizzazioni sindacali, essa porterà fuori dall’Italia la produzione, in altre galere di lavoro salariato, dove può, alle sue condizioni, valorizzarsi.

I sindacati, non solo non hanno contrastato questo piano (non solo CISL e UIL ma anche la CGIL e anche i “sinistri” della FIOM) ma hanno lavorato senza nessun pudore e stanno lavorando per il disarmo preventivo della classe operaia.

Quando il piano Fiat fu presentato, il 21 aprile, esso ha spiazzato completamente le organizzazioni sindacali mettendo letteralmente in un angolo la FIOM e la CGIL. L’elemento centrale della critica della FIOM che fece alla Fiat (e al governo) era quello di non difendere abbastanza o per niente la produzione nazionale.

Le richieste dell’azienda non si limitano all’aumento dei turni e delle ore di straordinario. Oltre ai 18 turni e alle 80 ore aggiuntive di straordinario in deroga al contratto nazionale e senza preavviso alla RSU; c’è la riduzione delle pause del 25%, lo spostamento della mensa a fine turno, la facoltà di variare il numero di vetture il numero nella giornata, nessun pagamento per i primi tre giorni di malattia, la formazione dei lavoratori durante il periodo di Cassa Integrazione Guadagni senza costi aggiuntivi per l’azienda e l’inserimento di queste norme in un nuovo contratto da sottoporre da sottoporre a tutti gli operai. Inoltre il sindacato che non rispetta tali accordi sarà sanzionato.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SHOCK E DEPROGRAMMAZIONE

•agosto 1, 2018 • Lascia un commento

 

 

La tortura è usata dai servizi segreti dei diversi paesi per soggiogare e piegare la mente dei prigionieri, prima in guerra, e in seguito come cavie umane per esperimenti di manipolazione sociale (come MK-ULTRA). Essa viene utilizzata ancora oggi in maniera lampante in prigioni come Guantanamo, o in centri di detenzione segreti sparsi per il mondo, come quelli della CIA in territori stranieri,[1] in cui vengono tuttora effettuati interrogatori duri e violenti su quelli che sono definiti “terroristi”[2] o presunti tali.

La paura, infatti, è solo uno dei tanti tasselli del processo di manipolazione sociale che le classi dominanti adottano da secoli. Si induce una crisi, o la si strumentalizza, per portare avanti delle politiche impopolari, ma che la percezione dello shock, indotto o reale che sia, legittima. In stato di paura, infatti, l’opinione pubblica si sente disorientata, smarrita, come il prigioniero vittima della tortura. La popolazione sotto la minaccia di un pericolo o dopo un forte trauma necessita una guida, in quanto “ha perso la bussola” e si sente paralizzata dal terrore a tal punto da accettare qualunque proposta o intervento che venga dall’alto.

Un’indagine condotto dopo l’11 settembre 2001, aveva rivelato che nove americani su dieci dichiaravano di soffrire di sintomi di stress.[3] Il terrore generalizzato indotto dagli attentati produsse un’opportunità per l’amministrazione Bush Jr, che ne approfittò su diversi fronti: da un lato, per legittimare la cosiddetta “guerra al terrore”, cioè di una guerra che non sarebbe stata accettata dalle masse popolari americane,[4] assicurare il consenso a un’impresa volta agli incrementi dei profitti delle multinazionali da un lato e dall’altro restringere i diritti dei cittadini statunitensi introducendo il Patriot Act.

Quello che la giornalista canadese N. Klein chiama il “capitalismo dei disastri” sfrutta i momenti di shock quali golpe, attacchi terroristi, crollo dei mercati, disastri naturali o guerre, che gettano la popolazione in uno stato di trauma collettivo, per spingere le masse ad accettare delle manovre impopolari, che in una condizione normale non tollererebbero.

Sull’onda dell’emotività di eventi tragici che coinvolgono la mente e la pancia delle masse, si possono introdurre provvedimenti che sarebbero stati immaginabili in un clima sociale sereno. Qualche volta, a questo scopo, può servire una “spinta”, una provocazione, affinchè avvenga una tragedia o si palesi una minaccia: da qui le falseflags (attentati sotto falsa bandiera) o le azioni di infiltrazione.

Nell’estate del 2002, un comitato di consulenti del Pentagono proposte: “la creazione di una squadra di un centinaio di uomini, il P2OG (Proactive Preemptive Operations Group; Gruppo di operazioni attive e preventive), con il compito di eseguire missioni segrete miranti a “stimolare reazioni” nei gruppi terroristici, spingendoli a commettere azioni violente che poi li metterebbe nelle condizioni di subire il “contrattacco” delle forze statunitensi.

   Il paradosso di una simile operazione è spinto ai limiti estremi. Pare che il piano debba in qualche modo opporsi al terrorismo causandolo. (…) Un’organizzazione come questa è perfetta per creare confusione e depistaggi, quel genere di caos che si determina nel passaggio dall’infiltrazione alla provocazione. Il documento del Pentagono si spinge poi a spiegare che l’uso di questa tattica consentirebbe di considerare responsabile degli attentati terroristi provati in qui Paesi che ospitassero terroristi, a quel punto considerati dei Paesi a rischio sovranità”.[5]

Stragi, omicidi e attentati hanno però un obiettivo specifico: generare paura, consolidare il potere o, all’opposto, produrre un cambio al vertice; indurre colpi di Stato o ottenere un casus belli, per poter legittimare una guerra agli occhi dell’opinione pubblica; promuovere una svolta autoritaria o l’ennesima restrizione della libertà, che in tempi “normali” difficilmente si potrebbero proporre ai cittadini.

Come ha spiegato lo stratega USA di origine polacca Zbigniew Brzezinski – membro del CFR e cofondatore della Commissione Trilaterale, già consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto Jimmy Carter e mentore di Obama – che l’unico modo per ottenere il consenso dell’opinione pubblica o addirittura sviluppare una mobilitazione generale e l’accettazione di gravi sacrifici, è che si palesi una grave minaccia “estrema e globale”. Soltanto la percezione di un pericolo esterno, immediato e diffuso, può compattare la popolazione e spingerla ad accettare sacrifici altrimenti impensabili.

Non è però necessario che tale minaccia sia reale o che la sua genesi – qualora effettivamente di manifesti – sia avvenuta nei termini in cui verrà divulgata alle masse. Una minaccia esterna può nascere infatti in seguito a ripetute azioni, messe deliberatamente in atto per infastidire e spingere alla reazione chi o cosa si è deciso di far diventare il nemico di turno; la reazione verrà poi strumentalizzata come casus belli di fronte all’opinione pubblica, per giustificare interventi di diversa natura, financo la guerra.    

Nel 1997, ne La Grande Scacchiera Brzezinski citava infatti il caso di Pearl Harbor: prima di tale evento, la popolazione era contraria alla guerra, ma in seguito al trauma collettivo per l’attacco giapponese “la partecipazione alla seconda guerra mondiale trovò consensi”. E questo era proprio ciò che voleva l’amministrazione Roosevelt per entrare in guerra.

 

COSA SERVE CREARE UNO SHOCK

 

Nell’attuale società si instilla nell’opinione pubblica la percezione di una minaccia costante, in modo da tenere la popolazione sotto shock in maniera più sottile e permeamene, ma altrettanto efficace e ottenere un consenso su provvedimenti altrimenti impresentabili in un ordinario stato delle cose.

Nel suo Shock Economy Naomi Klein paragona il progetto di manipolazione mentale del progetto MK-ULTRA alla dottrina dello shock elaborata dal premio Nobel Milton Friedman, che sfrutta i momenti di trauma collettivo per dedicarsi a “misure radicali di ingegneria sociale ed economica”: in Capitalismo e libertà, edito nel 1962, egli aveva osservato che “soltanto una crisi – reale o percepita – produce un vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano (,) finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile”.

I seguaci della Scuola di Chicago, secondo l’autrice, si sarebbero resi complici di colpi di Stato e di torture perpetuate nei confronti di chi si ribella a questo tipo di politiche che spesso e volentieri sono a favore delle multinazionali. Per questo motivo, la Klein afferma: “la dottrina dello shock imita alla perfezione questo processo (tortura e tecniche MK-Ultra) cercando di ottenere su vasta scala ciò che la tortura ottiene da una singola persona in una cella per interrogatori. L’esempio più chiaro è stato dallo shock dell’11 settembre che, per milioni di persone, ha “fatto esplodere il mondo a loro familiare”. E ha dato il via a un periodo di forte disorientamento e regressione, che l’amministrazione Bush ha sfruttato con estrema abilità (…) E’ così il funziona il capitalismo dei disastri: il disastro originario – il colpo di Stato, l’attacco terroristico, il crollo dei mercati, la guerra, lo tsunami, l’uragano – getta l’intera popolazione in uno stato di shock collettivo. Le bombe che cadono, le grida di terrore, venti sferzanti sono più efficaci, nel rendere malleabili intere società, di quanto la musica assordante e i pugni nella cella di tortura non indeboliscono i prigionieri. Come il prigioniero terrorizzato che rivela i nomi dei compagni e abiura la sua fede, capita che le società sotto shock si rassegnino a perdere cose, che altrimenti avrebbero protetto con le unghie e con i denti”.[6]

Friedman è stato il fondatore della scuola monetarista: la sua regola di politica economica è stata utilizzata dalla Federal Reserve (FED) negli USA e dalla Banca Centrale Europea (BCE), mentre le sue teorie hanno esercitato una forte influenza sul governo britannico di Margaret Thatcher e su quello USA di Ronald Reagan negli anni ’80. Anche Pinochet intraprese una serie di “riforme”[7] economiche di stampo liberista, che seguivano gli orientamenti e che lo stesso Friedman si premurò di raccomandare personalmente al dittatore cileno nel 1975.

La teoria di Klein secondo la quale le “riforme” liberiste sarebbero applicabili solo tramite shock violenti che pieghino la volontà delle masse popolari fino a farle accettare le cosiddette “riforme” che difficilmente in una situazione “normale” verrebbero accolte. Questa tesi ha avuto la conferma, in maniera lampante, dall’ex premier “tecnico” italiano Mario Monti quando, nel febbraio 2011, ha dichiarato che “abbiano bisogno di crisi, per fare dei passi avanti”.[8]

Paragonando le teorie neoliberiste alla tortura vera e proprie, Klein nota infine che: “dal Cile alla Cina all’Iraq, la tortura è stata un partner silenzioso, nella rivoluzione liberista globale. La tortura, però, è ben più di uno strumento utile per imporre politiche indesiderate a chi si ribella è anche una metafora della logica alla base della dottrina dello shock!”[9]

Nei manuali della CIA, infatti, si chiariva come, per piegare le menti di coloro che oppongo resistenza occorra creare rotture violente tra i prigionieri e la loro capacità di dare un senso al mondo che li circonda: in primo luogo, eliminando ogni input sensoriale (con cappucci in testa, tappi alle orecchie, manette, isolamento totale) e poi bombardandone il corpo con stimoli estremi (luci stroboscopiche, musica a tutto volume, percosse, elettroshock). Spiega la Klein: <Lo scopo di questa fase di “ammorbidimento” è di provocare una specie di uragano nella mente: i prigionieri subiscono una regressione tale, e sono così spaventati, che non riescono più né a pensare razionalmente né a proteggere i loro interessi. È in questo stato di shock che la maggior parte dei prigionieri dà a chi interroga ciò che desidera: informazioni, confessioni, abiura di convinzioni precedenti. Uno dei manuali della CIA fornisce una spiegazione particolarmente esplicita: “C’è un intervallo – che può essere estremamente breve – di animazione sospesa, una sorte di shock o di paralisi psicologica. È provocata da un’esperienza traumatica o subtraumatica che fa esplodere, per così dire, il mondo che è famigliare al soggetto, oltre all’immagine che egli ha di sé stesso entro quel mondo. Gli specialisti riconoscono questo effetto, quando si manifesta, e sanno che in quel momento la fonte è molto più aperta ai suggerimenti, molto più disposta a collaborare di quanto non fosse appena prima di subire lo shock”>.[10]

Arrivati a questo punto, il torturatore può iniziare lo psychic driving, ovvero il ricondizionamento mentale, ricostruendo da capo la psiche della vittima.

E qua è possibile fare un possibile fare un parallelo con la tortura usata per condizionare la mente, come avvenuto con il progetto MK-UKTRA.

 

MK-ULTRA

 

Sono ormai da tempo, tristemente noti gli esperimenti in questo campo condotti dalla CIA in modo segreto e illegale dalla CIA negli ’50 e ‘60’ su persone fatte rientrare nel progetto MK-ULTRA, che suscitò un autentico scandalo nell’opinione pubblica americana quando fu reso pubblico, nell’agosto del 1977, durante un’audizione speciale del Senato USA.

Il progetto fu ordinato dal direttore della CIA, il 13 aprile 1953, con lo scopo ufficiale di contrastare gli studi russi, cinesi e coreani sul “lavaggio del cervello”.

La definizione di “lavaggio del cervello”, fu coniata nel 1951 dal giornalista E. Hunt, è spesso usata come sinonimo di controllo mentale. Hunter aveva tradotto la parola cinese hsi nao, “lavare il cervello” per descrivere il processo con cui gli americani catturati durante la guerra di Corea (1950-1953) confessavano i loro crimini.

Ma com’è stato possibile che militari nordamericani – anche ufficiali di altro grado in Corea e in seguito in Vietnam, ripudiassero la causa per la quale combattevano, l’ideologia del loro paese?

Il “lavaggio del cervello” è uno dei temi che appaiono nelle riviste di psichiatria e psicologia, è stato oggetto di studi specialistici come quella di Merlo (The Rape of the Mind) e di Saragant (La Conquista della mente umana).

Il controllo mentale (mind control) avrebbe dovuto portare a chi lo praticava numerosi vantaggi, come la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi. Il progetto sarebbe stato sovvenzionato con un totale di 25 milioni di dollari e vi furono coinvolte almeno 80 istituzioni, tra cui 44 Università e 12 ospedali. In base a quello che emerse dagli oltre 22.000 documenti statunitensi declassificati e riportati alla luce nel 1977, gli esperimenti prevedevano il ricorso ad abusi fisici e psichici, radiazioni, elettroshock, ipnosi, e infine la somministrazione di sostanze psicotrope quali l’LSD, utilizzate come agenti deprogrammanti.

Stando ai documenti recuperati, le cavie degli esperimenti erano dipendenti della CIA, personale militare, agenti governativi, prostitute, pazienti con disturbi mentali, detenuti e persone comuni. Lo scopo ufficiale degli esperimenti, ispirati dalle ricerche psichiatriche condotte da Ewen Cameron, era quello di preparare gli agenti americani a un’azione di difesa a fronte del pericolo di un’aggressione da parte di agenti russi.

Fermo restando che ormai è noto che queste tecniche sono usate nelle prigioni speciali come quella di Guantanamo. Le ricerche di Cameron vennero sviluppate in segreto e continuarono finché non vennero rese pubbliche e ufficialmente sospese. Le inchieste del Senato americano fecero emergere come, oltre alle tecniche di tortura utilizzate per i prigionieri, ne fossero state elaborate altre più sofisticate, per manipolare, controllare e ricondizionare il cervello condotto alla decognizione: in una parola riscriverlo.

Già nel 1958, Ritorno al mondo nuovo, Huxley spiegava quello che si sarebbe scoperto soltanto venti anni dopo, ossia che uno shock indotto e prolungato può far ottenere “uno stato di suggestionabilità assai intensificato”,[11] sulla base del quale è possibile condizionare la psiche della vittima.

Uno dei modi per indurre la percezione di una minaccia terribile e persistente è quello di creare una minaccia esterna, un nemico pubblico a cui addossare, grazie alla giusta propaganda, il rischio di un conflitto globale o qualche disastro umanitario, che richiederà l’intervento bellico.

 

 

 

 

 

[1] http://www.internazionale.it/storia/attesa-per-la-pubblicazione-del-rapporto-sulle-torture-della-cia

 

[2] Nella realtà questa definizione viene data a chiunque si opponga all’imperialismo (in particolare a quello USA).

 

[3] Enrica Peruchietti, prefazione di Marcello Foa, fake news, Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso, Arianna Editrice, p. 138.

 

[4] Klein N, Shock Economy, Rizzoli, Milano 2007.

 

[5] Cabras Pino, Strategie per una guerra mondiale. Dall’11 settembre al delitto Bhutto, Aisara, Cagliari 2008, pp. 40-41.

 

[6] Klein N, Shock Economy, Rizzoli, Milano 2007, pag. 24 e s.

 

[7] Metto tra virgolette la parola riforme poiché nella tradizione del movimento operaio la parole riforma si è sempre intesa come miglioramento, graduale certamente, ma sempre miglioramento. In questo caso si tratta di un deciso peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori.

 

[8] http://www.yotube.com/watch?v=nTHN0yitxBU Archiviato il 10 luglio 2013.

 

[9] Klein N, Shock Economy, Rizzoli, Milano 2007, pag. 24 e s.

 

[10]                                            C.s.

 

[11] Huxley A., Ritorno al mondo nuovo, p. 290.

DOTTOR JEKYLL E IL SIGNOR HYDE

•luglio 24, 2018 • Lascia un commento

 

 

La cronaca nera ci ha fornito esempi di assassini che conducevano una vita “normale” che improvvisamente diventano delle furie omicide. Quasi una sorta di dottor Jekyll e del signor Hyde.

Stevenson, l’autore del romanzo cosa fa dire al dottor Jekyll? “Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veramente uno, ma veramente due”.[1]

Per raggiungere questo sdoppiamento il dottor Jekyll utilizza una droga che ha l’effetto di destrutturare l’unità dell’essere umano e conferisce un esistenza propria e distinta alle inclinazioni nascoste e presenti nell’animo.

C’è da chiedersi se questo sdoppiamento della personalità descritta nel romanzo era solo un frutto di una fantasia di un romanziere ottocentesco oppure no.

Ebbene no. Nel corso della storia, sono stati registrati molteplici resoconti che descrivevano rituali e pratiche che avevano come scopo finale la manipolazione della mente. Uno dei primi scritti che si riferisce all’uso dell’occultismo per manipolare la mente, può essere trovato nel Libro dei Morti egiziano.  Si tratta di una raccolta di rituali, molto studiato dalle società segrete dall’antichità fino ad oggi, dove si descrive i metodi di tortura e di intimidazione (che hanno lo scopo di creare un trauma), l’uso di porzioni (nella sostanza dei farmaci) e il “lancio” di incantesimi (modo di dire utilizzo dell’ipnosi), che si traduce nel totale asservimento dell’iniziato. Altri eventi attributi alla magia nera, alla stregoneria e alla possessione demoniaca (dove la vittima è animata da una forza esterna) sono anche essi antenati della programmazione Monarch.

Tuttavia è durante il XX secolo che il controllo mentale diviene una scienza in senso moderno del termine, dove diverse migliaia di persone sono state sistemicamente osservate, e usate come cavie umane per sperimentazioni criminali.

Uno dei primi studi sulla metodica del controllo mentale basato sul trauma sono state condotte dal criminale nazista Mengele, che era un medico che lavorava nei campi di concentramento nazisti. Inizialmente acquisì notorietà per essere stato uno dei medici delle SS che curava la selezione dei prigionieri in arrivo, decidendo chi doveva essere ucciso e chi uno schiavo per i lavori forzati. Tuttavia, egli è noto soprattutto per avere condotto dei macabri esperimenti sugli esseri umani all’interno dei campi di concentramento. Mengele condusse esperimenti pure sui bambini, motivo per il quale fu chiamato “l’angelo della morte.

Le ricerche di Mengele servirono come base per l’illegale, segreto e criminale programma della CIA chiamato MK-ULTRA.

Parlando di servizi segreti dovrebbe essere ben noto che in molte sette sono controllate da loro. Nel mondo delle sette si pratica il lavaggio del cervello con conseguente perdita della memoria, che unita al trauma reiterato porta alla decognizione alla perdita del controllo e dell’identità da parte della vittima.

Quando si è vittima di un trauma profondo, la mente crea una barriera di amnesia intorno all’evento, in modo da non rivivere questi ricordi: la mente, così, si parcellizza isolando il ricordo del trauma che viene rimosso ma non eliminato. Furono i nazisti, a rendersi conto che se si traumatizza sistematicamente qualcuno attraverso la tortura, le molestie sessuali o sacrificando/torturando qualcuno davanti ai tuoi occhi, si poteva distruggere la mente della vittima, trasformandola in qualcosa di simile a un nido di api, costituito cioè da comportamenti indipendenti, separati barriere di amnesia: è la cosiddetta teoria della mentalità alveare. È per questo che oltre la deprivazione sensoriale, la somministrazione di droghe e la tortura, si utilizzano riti occulti a sfondo satanico per traumatizzare, plagiare e manipolare la mente delle vittime: una volta che l’unità della mente è stata distratta, i vari compartimenti, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro, possono essere programmati per vari compiti, senza una che una parte della mente sia cosciente dell’altra. Ciò non esclude la possibilità che ci siano dei veri e propri missing-time (tempo mancante) sentiti da parte della vittima con malessere per l’incapacità di ricordare.

Usando parole-innesto, suoni o degnali ipnotici questi compartimenti possono essere spostati in avanti o all’indietro proprio come un casellario mentale. Un compartimento autonomo, corrispondente a una specifica personalità della mente riprogrammata, diventa così il livello cosciente dell’individuo, e risprofonda poi nell’inconscio, nel momento in cui si ha accesso a un altro compartimento. Questo significa che dopo aver eseguito un compito, la vittima dimentica ciò che ha fatto e con chi. Questa condizione è divenuta nota come Disordine della Personalità Multipla o Disordine dell’Identità Dissociata, che ovviamente la psichiatria tratta come una patologia senza prendere in considerazione i possibili casi di dissociazione indotta e non patologica o genetica.

L’eredità del MK-ULTRA è stata portata avanti e sviluppata nel progetto Monarch ed esportata nei paesi dove la presenza dei servizi americani e inglesi e forte. Se l’Australia è ancora oggi sede di sperimentazione legate al progetto Tavistock[2] o il Belgio che è capostipite in Europa di esperimenti in tal senso a sfondo satanico,[3]  in Italia le infiltrazioni dei servizi segreti e le sperimentazioni psichiatriche avvengono in diversi ambiti: dagli ospedali, alle carceri fino alle strutture militari.

Una conclusione che si può trarre è che di questi cosiddetti mostri che sono apparentemente “normali” non è stato detto tutto. Che la verità (come al solito) viene nascosta.

 

KABOBO: QUANDO SI SENTONO LE VOCI

 

Kabobo, il ghanese che in un momento di “follia”, l’11 maggio 2013 a Milano nel quartiere di Niguarda, ha ucciso 3 persone e ferito in maniera grave altre 2, interrogato dagli inquirenti (sicuramente fu un faccia a faccia molto difficile, visto che Kabobo parla solo un dialetto del suo paese), avrebbe agito sotto l’impulso di alcune voci che da tempo spingevano “a fare delle cose cattive”. Diagnosi: pazzia, che fu accettata dall’allora presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni che dichiarò: “Io non faccio alcune collegamento tra le proposte della ministra Kyenge e l’episodio e l’episodio di Milano: quell’immigrato era una pazzo”. Così alla fine della fiera tutti d’accordo nel giudicarlo un pazzo poiché affermava di sentire le voci.

Ma proviamo a pensare cosa comporta l’utilizzo delle armi elettromagnetiche. Certo è molto arduo e difficile analizzare gli effetti poiché la sperimentazione di queste armi è la segretissima dove la popolazione civile diventa una cavia.

Il 26 marzo 1978 in numerosi quartieri della città di Eugene, nello Stato dell’Oregon (USA), a un’altezza è stato avvertito un segnale radio molto potente. Ebbene, un cittadino percepì strane vibrazioni e sentiva le voci oltre che soffrire d’insonnia.[4] La Federal Communication Commision (l’organismo governativo incaricato delle comunicazioni) scoprì che il segnale proveniva da un trasmettitore della Marina americana. La Marina declinò ogni responsabilità e l’inchiesta fu archiviata. Ancora oggi gli abitanti di Eugene soffrono di strani disturbi a causa dei raggi elettromagnetici.

Pensiamo all’utilizzo delle armi a microonde. Si sa che uno degli scopo di queste armi è quello di spingere le persone verso la demenza, poiché è possibile attraverso esse è possibile influenzare direttamente i sentimenti poiché il corpo reagisce in modo sensibile alla radiazione elettromagnetica, i processi fondamentali delle cellule con funzioni biogenetiche, l’oscillazione elettromagnetica, la frequenza può interrompere o modificare questo processo dall’esterno. A una persona scelta come bersaglio, si manipolano le frequenze in modo che possa sentire il proprio nome alla radio al computer.

Pensiamo solamente cosa comporta l’installazione di un biochip[5] in una persona, esso può servire non solo a monitorare, ma anche di cercare di indurre una persona a compiere delle azioni involontarie. Il sistema collaudato negli USA è il seguente: il campo magnetico prodotto da un soggetto può essere controllato ovunque esso sia. Mediante speciali attrezzature Emf (frequenze elettromagnetiche) che per quanto ne sappiamo, sono in dotazione della NSA (e sicuramente anche altri organismi spionistici ne sono dotati), i crittologici sono in grado di rivelare i segnali nervosi tradotti da un elettroencefalogramma per poi codificarli in tipologie di pensiero e stati mentali della persona. Pertanto la vittima può essere monitorata e stimolata a distanza mediante un EMF BRAIN SIMULATION (Simulatore del Cervello EMF[6]). La tecnica nasce come continuazione del progetto MK-ULTRA che includeva le ricerche nel campo neurologico soprattutto nello sviluppo delle “radiazioni bioelettriche” mediante.

Una parte delle ricerche russe sul controllo della mente, durante la cosiddetta guerra fredda, si basava su una nuova branca degli studi del comportamento umano, l’ecopicologia, che è una disciplina[7] che integra la focalizzazione sull’essere umano con l’attenzione all’ambiente e che approfondisce lo studio delle molteplici interazioni tra questi due livelli. L’ecopsicologia è nata dalla constatazione del crescente disagio che esiste nella società, sia sul psicologico sia sul piano individuale che sociale, e mette in tutto questo in correlazione con un corrispondente aumento del degrado ambientale.

Questa branca di studi ha aiutato lo sviluppo della tecnologia di uno software, il Mindreader 2.0, che sarebbe stato capace di leggere la mente e le reazioni inconsce.

Questi studi sono portati avanti in un istituto gestito da Elena Rusalkina, moglie di Igor Smirnov, lo scienziato russo, che ha sicuramente lavorato per il KGB ed è considerato l’inventore delle armi psicotoniche, che secondo la Rusalkina sarebbero più pericolose dell’arsenale di armi nucleari attualmente presente nel mondo.

Queste armi avrebbero la capacità di influenzare l’inconscio delle persone, registrando le reazioni automatiche. Il caschetto adoperato per i test, serve a leggere queste reazioni: il soggetto dell’esperimento è messo davanti a qualcosa di apparentemente innocuo – come può essere un videogame – che però invia allo schermo immagini subliminali troppo brevi per emergere alla soglia della coscienza, ma che sono tuttavia registrate e comprese dall’inconscio.

Stando a quello che dicono i ricercatori, se ad esempio vengono proiettate le fotografie di Bin Laden e del World Trade Center, il pulsante da premere in risposta alle immagini varia drasticamente e senza possibilità di controllo consapevole tra le vittime e i presunti terroristi.

 

Esiste da tempo un rapporto tra i russi delle armi psicotoniche e gli agenti americani.

 

Nel 1993, a Waco, un gruppo di agenti dell’ATF (Alchol, Tabacco and Firearms) bureau, cioè l’ufficio statunitense preposto al controllo degli alcolici, del tabacco e delle armi da fuoco, attaccò con le armi la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto a fuoco e un assedio di 51 giorni, che si concluse con l’uccisione di 4 agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh, lui compreso e 24 bambini.  Ebbene Smirnov era a Waco. Era come consulente dell’FBI. Egli suggerì di bombardare le persone asserragliate con suoni in apparenza simili al grugnire stridulo di maiali isterici, contenenti però segnali subliminale che invitavano alla resa. L’FBI decise altrimenti[8]. Smirnov rilevò che nel caso i segnali non avessero funzionato, i seguaci di Koresh avrebbero potuto tagliarsi la gola l’un l’altro. Un mese dopo il massacro di Waco Steve Killion vice capo della divisione di servizi tecnici disse ai giornalisti del Village Voice che nel corso di una normale trattativa è possibile imprimere un codice di messaggio con il quale far passare inconsciamente un messaggio subliminale.[9] In sostanza attraverso il telefono far passare “rumori” nella testa della persona.

 

Smirnov in un’intervista al Newsweek nel mese di agosto del 1994, disse che l’FBI aveva voluto far passare dei messaggi subliminali attraverso le linee telefoniche, e che al capo della setta David Koresh, avrebbero fatto passare la voce di Dio mentre i membri della setta gli sarebbero stati trasmessi in via elettromagnetica le voci dei parenti.[10]

 

Nel mese di ottobre in un articolo del Moskovskiie Novosti comparve un articolo sempre su quello che è accaduto a Waco, disse che l’FBI era interessato a questo tipo di tecnologie e soprattutto mandò la voce di Dio al capo della setta.

 

   E’ possibile che a Waco siano state usate due diverse tecnologie una americana e una russa. Waco potrebbe essere stato un campo di sperimentazione delle armi psicotoniche, armi che da tempo sono sperimentate.

 

  In un articolo del New York Times del 5 aprile 1999 di William J. Si racconta che gli scienziati russi nel 1989 avevano scoperto una nuova classe di armamenti che potrebbero danneggiare il sistema nervoso, modificare il comportamento e così via.

 

Non solo, c’è cooperazione tra servizi in merito a questo tipo di armi, in un articolo del Moskovskiie Novosti dell’ottobre 1994, il vicedirettore della fabbrica che costruisce questo tipo di apparecchiature che molti di questi “prodotti” sono con una licenza americana sulla base di un accordo firmato tra il KGB e la CIA, il 24 settembre 1990. Quest’accordo prevedeva la ricerca congiunta nel settore della Psicotronica.

 

   Se questo fosse vero, uno dei motivi del silenzio su questo tipi di armi, (e sul controllo mentale in generale) è motivato che quello ci si trova di fronte è un’operazione di disinformazione, intossicazione delle notizie, che i vari servizi in cooperazione tra loro operano.

 

 

 

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Lo_strano_caso_del_dottor_Jekyll_e_del_signor_Hyde

 

[2] Il Tavistock, è un istituto fondato nel 1920, ufficialmente per occuparsi dei soldati traumatizzati durante la prima guerra mondiale. Gli psichiatri e gli psicanalisti scoprirono che gli individui erano acutamente suggestionabili. E per questo si svilupparono gli studi sul condizionamento comportamentale, che furono praticate durante il secondo conflitto mondiale, come parte di vasti programmi di guerra psicologica. Nel 1945, in un sua libro (The shaping of psichiatry by war), il generale Rees, un altro degli scienziati del Tavitock, propose che metodi a quelli sperimentati in guerra, potevano attuare anche il controllo sociale in intere società o gruppi, in tempo di pace.

Scriveva Rees: “Se proponiamo di uscire all’aperto e di aggredire i problemi sociali e nazionali dei nostri giorni, allora abbiamo bisogno di “truppe speciali” psichiatriche non possono essere le equipes psichiatriche stanziali nelle istituzioni. Dobbiamo avere gruppi di psichiatri selezionati e ben addestrati che si muovano e prendano contatto con la situazione locale nella sua area particolare” (Murizio Blondet, chi comanda in america, EFFEDIE, 2002, P. 154.

 

[3] Nel 1998 Marcel Vervloesem, membro dell’ONG Werkgroep Morkhoven, che si occupa della protezione di bambini colpiti da abusi, riesce a entrare in possesso da abusi, riesce a entrare in possesso di 20 CD contenenti decine di migliaia di immagini pedopornografiche (incluse torture ed uccisioni di bambini) consegnatigli da un membro “pentito” di una rete internazionale di pedofili che include decine alte personalità dell’aristocrazia e del capitalismo belga, delle istituzioni di quel paese e dell’Unione Europea. Egli consegnerà il materiale alla giustizia belga ma viene arrestato con l’accusa di averlo usato per interesse personale. Da alcune indagini emerge il legame tra le organizzazioni neofasciste belghe legate con la struttura clandestina Stay Behind (Gladio in Italia), in contatto con il neofascismo internazionale ed italiano, e la produzione di pedopornografia e snuff movies.

 

[4] http://intermatrix.blogspot.com/2007/05/il-segnale-di-eugene.html#axzz5M18O9ZnF

 

https://books.google.it/books?id=faMjBQAAQBAJ&pg=PT23&lpg=PT23&dq=1978+eugene+oregon+segnale+radio+molto+potente&source=bl&ots=vbby06EEmS&sig=fNOEteGLVM4AarSfeQwmSHXznF0&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjMtfPexbPcAhVBZFAKHdH4B1UQ6AEINDAB#v=onepage&q=1978%20eugene%20oregon%20segnale%20radio%20molto%20potente&f=false

 

http://www.roswell.it/2007/09/07/il-segnale-di-eugene.html

 

[5] Microcircuito integrato in cui, invece del tradizionale silicio viene utilizzato materiale organico costituito in particolare da proteine,

 

[6] Le misure EMF o di campo elettromagnetico (Electromagnetic Field) sono misure realizzate con particolari sonde e sensori. Queste sonde possono in generale essere considerate delle antenne benché vengano progettate con differenti caratteristiche.

 

[7] http://punto-informatico.it/2070052/PI/New/usa-caccia-psicoscienze-sovietiche.aspx

 

[8] Ufficialmente, Smirnov, alla domanda dell’efficacia dell’intervento, rispose che era al 70%.

 

[9] Village Voce, 8 marzo 1994.

 

[10] http://209.85.135.104/translate_c?hl=it&sl=en&u=http://www.apfn.org/apfn/smirnov

IL SOLE, LA LUNA INFLUENZANO LA VITA?

•luglio 15, 2018 • Lascia un commento

 

 

Nel settembre 1957 il direttissimo Stoccolma-Göteborg si fermò con grande stridio di freni a pochi chilometri della stazione di arrivo: un disco rosso indicava chiaramente al macchinista l’impossibilità di proseguire. Per quasi un’ora   egli attese di ricevere via libera e alfine, visto che nulla accadeva e temendo che nulla accadeva e temendo che si fosse verificata sulla linea chissà quale catastrofe, si decise a interpellare telefonicamente il capostazione di Göteborg, il quale disse di non aver mai fatto azionare il disco d’arresto.

Ora, il meccanismo che regola questi impianti è necessariamente tale da offrire la massima garanzia. Venne perciò subito ordinata un’inchiesta che terminò con una stupefacente rivelazione: ad azionare il segnale era stato il Sole!

   Sull’astro erano, infatti, in corso eruzioni tanto forti da scagliare sciami di elettroni, la cui forza influenzato i segnali ferroviari.[1]

Nel 1973, il veicolo spaziale USA Skylab registrò un esplosione solare. Le vampate si estesero sino a raggiungere un diametro 17 volte maggiore di quello della Terra, la loro potenza fu superiore di un miliardo a quella del terremoto che rase al suolo San Francisco. Le particelle radioattive, raggiungendo il nostro pianeta mezz’ora dopo, causarono interruzioni e disturbi alle comunicazioni radio, oscillazioni nell’energia elettrica, inconvenienti a vari strumenti di misurazioni installati in Nuova Scozia e in Terranova.

La portata del fenomeno fu impressionante, tanto che si poterono osservare a occhio nudo, con il solo ausilio di lenti affumicate, le titaniche fiamme che si levarono dalla stella. Ciò che accaduto, comunque, in precedenza: nel 1959 gli osservatori assistettero alla nascita di una vampata che, muovendosi alla velocità di 1200 chilometri al secondo, salì a 500 mila chilometri di altezza, con un diametro di 25 mila chilometri. La violenza  di tale eruzione è paragonabile a un miliardo di bombe all’idrogeno fatte esplodere contemporaneamente.

E questo è nulla in confronto alle eruzioni che si verificano regolarmente ogni 11 anni: dopo il 1947 si sono presentate alla ribalta in tutta la loro impotenza nel 1958 e nel 1969. La ragione di questa periodicità non è nota. Si sa soltanto che dalle famose “macchie solari” si scatenano lampi di proporzioni cosmiche: essi sprigionano non solo luce visibile, ma anche onde radio e raggi Rontgen.[2] Da queste spaventose “fontane stellari” partono, alla velocità di mille chilometri al secondo, particelle atomiche elettricamente cariche, una parte delle quali giunge al nostro globo e causa tempeste magnetiche di violenza inaudita.

Potrebbe sembrare strano, che quando accade sull’astro si ripercuota sulla Terra: la distanza fra i due corpi celesti è di ben 150 milioni di chilometri, tale che la luce, viaggiando a 300 mila chilometri al secondo, impiega 8 minuti e mezzo per raggiungerci. Eppure la stella può procurarci grossi fastidi.

Per fortuna solo una minima percentuale delle sue “superradiazioni” ci tocca: se piovessero sulla nostra superfice quelle arrestate dalle alte regioni del provvidenziale manto atmosferico, non vi sarebbe più vita sul pianeta.

Le “esagerazioni” dell’astro provocano già fenomeni sconvolgenti quando basta, sui quali la scienza non può che elaborare vaghe ipotesi.

Perché, ad esempio, durante il massimo dell’attività solare, il livello del lago Vittoria, in Africa orientale, aumenta di un metro rispetto al normale? Perché intere colture perdono vitalità e altre, al contrario, divengono lussureggianti? Perché eserciti di pesci oceanici abbandonano in tutta fretta, senza motivo apparente, la zona in cui erano stanziati e in cui sembravano trovarsi a loro pieno agio?

E perché, fra l’altro, le famigerate “macchie” paiono aumentare la virulenza di certi agenti infettivi, com’è stato detto a proposito delle epidemie d’influenza, di poliomielite e di parecchie altre malattie.

   Il fatto che nei periodi della più intensa attività del Sole i suicidi, gli accessi di follia, i gesti irrazionali, gli incidenti, talora le crisi internazionali, registrino un pauroso accrescimento, è dimostrato, anche se non lo si può tradurre in statistiche.

Non è certamente pensabile che le eruzioni dell’astro generino la pazzia, spingano al suicidio, provochino disastri e crisi per una specie di potere magico. Secondo l’ipotesi più attendibile, le eruzioni dell’astro potrebbero causare uno squilibrio psichico tale da avere certe conseguenze per le persone più emotive, sensibilizzando, in quelle già dotate, le proprietà che sono definite paranormali.

Perciò non si deve escludere che le tempeste elettroniche siano capaci d’intralciare la diffusione delle onde radio e così influenzare il nostro cervello.

Oltre che dalle influenze solari, noi saremmo condizionati anche da quelle lunari.

L’influsso della Luna sul comportamento umano è oggetto di studio da parte di parecchi biologi. La professoressa Sherin e il dottor Lieher, dell’università di Miami, hanno puntato la loro attenzione su qualcosa che scaturisce di solito da raptus. Si sono detti, se davvero la Luna può condizionare le azioni dei terrestri, i drammatici fatti di sangue si dovrebbero verificare in periodi ben precisi, ossia quando si ha Luna nuovo o ho la Luna piena, comunque sia nei momenti in cui il satellite si trova vicino al nostro globo.

I risultati hanno confermato che una certa relazione esiste. Esaminati i delitti avvenuti nella contea di Dade,[3] Sherin e Lieber hanno constato che il loro numero aumenta in materia significativa durante due “punti di crisi”, i quali, però, non sono quelli che si prevedevano, cadendo il giorno antecedente il giorno antecedente quello posteriore sia alla luna piena che alla nuova: l’apogeo e il perigeo del satellite non avrebbero invece alcuna influenza come conclude l’American Journal of Psychiatry occupandosi della questione.

Indubbiamente il globo vicino è responsabile di alcuni fenomeni, il più appariscente dei quali è rappresentato dalle maree. Non potrebbe essere, dunque, che dal globo morto della Luna provengono altri influssi, come, ad esempio, quello sulla crescita delle piante circa il quale ogni nostro agricoltore ci potrebbe essere preciso?

Ecco un’altra domanda sulla quale da tempo gli scienziati si arrovellano, una domanda senza dubbio giustificata. Esperimenti compiuti con vari semi hanno già da tempo dimostrato che le pianticelle nate con luna piena crescono molto più in fretta delle altre, ma danno frutti più scadenti o non ne danno affatto. Che parte può avere in ciò la luce riflessa del satellite?

La soluzione dell’enigma è venuta da due ricercatori dell’università americana di Yale, i professori Leonhard Raviz e Richard Burr, studiosi del fenomeno che va sotto il nome di Bioelettricità (cioè elettricità biologica), costituito dagli impulsi emessi da tutti gli esseri viventi, dai batteri ai vegetali, dagli animali agli esseri umani, impulsi che hanno ruoli importanti nei processi organici.

I due esperti hanno misurato la bioelettricità degli alberi, servendosi di apparecchi capaci di registrare le più insignificanti variazioni. E hanno notato che ogni quattro settimane la tensione sale: appunto durante il plenilunio. È dunque la luce riflessa della Luna e a provocare tale fenomeno e “regolare”, di conseguenza, a crescita delle piante.

L’influenza del satellite sugli organismi vegetali e animali è dunque una realtà: le constatazioni a cui sono giunti sinora gli specialisti offrono materia di studio per decenni.

Lentamente si va riconoscendo che le teorie classiche non sono sufficienti a spiegare del tutto la complessità della natura umana. Da un lato questo potrebbe farci piacere poiché ci offre un aggiornamento degli schemi tradizionali, dall’altro non può non renderci sgomenti: affidare al Sole e alla Luna la responsabilità del nostro comportamento ci fa sentire enormi, in balia di forze che sfuggono alla nostra comprensione e al nostro controllo.

Dagli abissi dello spazio, dunque, fattori imponderabili condizionano la nostra vita. Ed è tali elementi che si basa la parapsicologia relativamente all’elettromagnetismo umano.

A quest’ultimo e all’Effetto Kirlian[4]  va ricondotta un’ulteriore manifestazione che viene definita “paranormale”: la cosiddetta “visione extraretinica”.[5]

 

 

[1] Caterina Kolosimo, i poteri segreti della mente a 179 domande sui fenomeni paranormali 179 precise esaurienti risposte, OSCAR MONDADORI, 1976, pag. 158-159.

 

[2] Sono i raggi X, scoperti dal fisico tedesco Wilhelm Roentgen. Sono radiazioni elettromagnetiche che si propagano in linea retta, attraversano gli oggetti e impressionano una lastra fotografica. Si producono con il tubo catodico, nel quale è fatto il vuoto e che contiene due piastre metalliche: catodo e anodo. Il catodo, attraversato dalla corrente, emette elettroni che colpiscono l’anodo. In seguito a ciò, gli atomi dell’anodo perdono elettroni, con l’emissione di energia radiante, appunto i raggi X. Questi sono assorbiti in modo diverso dalle varie sostanze: passano attraverso la pelle, il legno o la carta, ma sono fermati da materiali più densi come ossa o metalli. Perciò, sulle lastre ossa e corpi estranei risultano come zone più chiare e i tessuti molli come zone più scure.

 

[3] La contea di Miami-Dade (in inglese Miami-Dade County) è una contea della Florida negli Stati Uniti. Il suo capoluogo amministrativo è Miami ed è una delle tre contee che compongono l’Area metropolitana di Miami.

 

[4] La fotografia Kirlian è un insieme di tecniche fotografiche usato per catturare il fenomeno delle scariche elettriche coronali. Prende il nome da Semyon Kirlian che nel 1939 scoprì accidentalmente che, se un oggetto su una lastra fotografica viene collegato a una sorgente ad alta tensione, sulla lastra fotografica si produce un’immagine. La tecnica è variamente nota come “elettrografia”, “elettrofotografia”, “fotografia di scarica coronale” (CDP), “bioelettrografia”, “visualizzazione a scarica di gas (GDV)”, “imaging elettrofonico (EPI)”, e, nella letteratura russa, “Kirlianografia”. La fotografia Kirlian è stata oggetto della ricerca scientifica, della parapsicologia e dell’arte. In larga misura è stata utilizzata nelle medicine alternative

 

[5] Essa è la proprietà che consente di distinguere i colori senza vederli, mediante il tatto. La si può accostare, per certi aspetti alla telestesia, ossia alla visione a distanza ravvicinata, che rende possibile leggere il contenuto di buste sigillate, quello di libri chiusi, e di “indovinare” carte coperte, la visione extraretinica è presente in misura più o meno marcata, in tutti gli individui di proprietà ESP.

LA BORGHESIA AMERICANA E’ IN CRISI DI ASTINENZA BELLICA?

•giugno 11, 2018 • Lascia un commento

 

 

 

Quando il 7 aprile 2017 Trump face attaccare la base militare siriana di Shayrat, i bagliori dei missili hanno illuminato, più che la situazione militare della Siria, resa oscura da notizie false provenienti da ogni dove, la scena politica american e quella dei satelliti europei.

Sono rimasti sorpresi quei politici che avevano visto in Trump l’artefice di una politica che rompesse con il militarismo dei Bush, dei Clinton e di Obama.

Sembra superata la figura di un Trump isolazionista, protezionista[1], antiglobalizzazione, uno che mira agli affari e non alla guerra. Ma non bisogna mai dimenticare che l’isolazionismo non fu mai una politica di pace da parte degli USA, fu un relativo distacco dalla scena europea per concentrarsi sull’imperialismo rivale nel Pacifico, il Giappone, contro cui gli USA si prepararono industrialmente, psicologicamente ed infine anche militarmente. Il protezionismo prevede blocchi, controlli, pattugliamenti di navi militari, interruzioni delle rotte marittime, terrestri e aeree, essere contro la globalizzazione, per il borghese vuol dire erigere muti, reticolati.

Ci sono tanti interrogativi sulla vera politica militare di Trump, quello che riteniamo assurdo è sostenere la tesi del il giornalista Thierry Meyssan in un articolo dal titolo incredibile che titolava: Donald Trump smantella l’organizzazione dell’imperialismo statunitense[2]  solo perché Trump in Memorandum per l’organizzazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale prevedeva l’esclusione della CIA da tale consiglio, salvo i casi in cui la questione trattata lo richiedesse. In seguito Trump si è rimangiato questa dichiarazione, detto questo, è da sciocchi affermare o parlare di “tradimento” effettuato da Trump, come quello di “smantellare” con un decreto l’organizzazione dell’imperialismo USA. L’imperialismo è un’escrescenza del capitalismo: “…l’imperialismo e il capitalismo finanziario sono una sovrastruttura del capitalismo. Se ne demolisce la cima, apparirà il vecchio capitalismo”.[3]

La seconda guerra mondiale demolì l’apparato imperialistico di Germania Giappone e Italia, che fu ben presto ricostruito in funzione della cosiddetta guerra fredda, sotto controllo USA. Per distruggere l’apparato imperialistico USA ci vorrebbe una terribile sconfitta o una rivoluzione. Escludere la CIA dal Consiglio di Sicurezza sarebbe al massimo un passo verso l’accentramento dei poteri nella persona del presidente. La questione messa in risalto dall’attacco missilistico è un’altra: la classe dominante USA (e non solo questa ovviamente) trova la sua unità nella guerra. Non appena si profila una tregua, ecco che scoppia la rissa; appaiono i dossier (veri o inventati, poco importa), le minacce di impeachment. Ogni tanto qualche personaggio in buona salute fino al giorno prima, muore all’improvviso di infarto, o ha un incidente stradale. Quando però inizia un’operazione bellica anche assurda sul piano militare, ma non su quello politico, come questa che si è svolta contro la Siria, in cui si avverte prima. In modo da effettuare lo sgombero, e la maggior parte dei missili vanno fuori bersaglio, tutto si aggiusta, e la maggior parte dei missili vanno fuori bersaglio, tutto si aggiusta, purché la spesa sia ingente; alla faccia del contribuente americano, che deve sborsare. La borghesia americana può dimenticare le enorme divisioni solo con operazioni belliche. Come il drogato, che ha bisogno della sua dose, così le società di classe hanno bisogno di sacrifici umani, come per i romani i ribelli di Spartaco crocifissi o il pollice verso per i gladiatori perdenti, così l’imperialismo cui occorrono le periodiche stragi di popoli o la repressione di proletari e diseredati nelle metropoli.

Una sinistra fasulla parla di keinesismo militare. Nella realtà, le spese militari, se arricchiscono certe industrie, ne sacrificano molte altre, favoriscono la centralizzazione, sottopongono “l’economia nazionale” al potere congiunto del capitale finanziario e dello Sato.

La produzione di plusvalore diminuisce sempre di più per l’impiego per l’impiego nelle attività militari di una gran parte delle forza lavoro, ma i profitti della grande borghesia crescono a scapito di quelli delle media e piccola borghesia.

Bisogna tenere conto che nel periodo di declino del Modo di Produzione Capitalista crescono i settori improduttivi e le spese militari costituiscono uno di questi.

Il fine del capitale è la propria autovalorizzazione, quel processo che comincia con  lo sfruttamento del lavoro vivo – estrazione del plusvalore – e termina con l’accrescimento di questo plusvalore in nuovo capitale.

Il capitale non è sinonimo di ricchezza accumulata, anche se è anche questo. La sua caratteristica specifica risiede:

  • Nella sua capacità di estorcere plusvalore.
  • Nell’accrescimento del capitale.

 

 

Il capitale è prima di tutto un rapporto sociale.

   Ora, le armi hanno questa particolarità enorme di possedere un valore d’uso che in alcun caso permette loro di entrare sotto una qualsiasi forma nel processo di produzione. Se una tonnellata di ferro o una macchina a vapore, in quanto mezzi o oggetti di lavoro, possono funzionare come capitale sotto forma di capitale costante, le armi non possono che distruggere o arrugginire.

Le armi essendo vendute, sono trasformate in denaro e con la somma ottenuta il capitalista venditore può acquistare dei mezzi di produzione o di sussistenza. Ma esse non diventano per questo capitale. L’acquirente di armi paga con del capitale e riceve in cambio un bene (di consumo) che non potrà mai diventarlo. Ciò che il capitale globale guadagna nella persona del venditore di cannoni, lo perde nella persona dell’acquirente di armi. Il risultato globale dell’operazione è nullo.

Il fatto che il capitale come globalità, non viva che sotto una forma parcellizzata non implica che non esista. Il fatto che non possa esistere per se stesso, cioè con una coscienza collettiva ed unificata non cambia niente al problema. Il capitale globale è sempre una somma di capitali antagonisti. Esistono delle leggi generali che agiscono unicamente a livello globale, con fenomeni propri (guerre mondiali, crisi mondiali) che si impongono a ciascuna delle sue frazioni e sui quali alcuna frazione ha presa reale. Nel capitalismo, la produzione del capitale si è da lungo tempo esteso a tutto il pianeta. Una qualunque merce può contenere oggi lavoro e materie prime provenienti dai quatto angoli del mondo. In un tale stato di cose, prima di tutto la realtà del capitale globale che determina la realtà la realtà di ciascuna delle sue parti e non l’inverso. Vogliamo far presente che quando parliamo di capitale globale non intendiamo per niente ad approcciarsi anche in maniera indiretta con la tesi dell’ultraimperialismo.

Tornado al discorso sulle spese militari come improduttive si potrebbe obiettare che la borghesia USA nelle guerre mondiali si è arricchita. Ebbene, bisogna tenere conto che gli USA in entrambi i conflitti mondiali vi sono entrati in ritardo, vendendo per anni prodotti e armi ai belligeranti, poi si sono impadroniti dei capitali tedeschi in America Latina, hanno ricattato la stessa Inghilterra imponendole la cessione per quattro soldi delle proprie imprese in America latina, e hanno arraffato brevetti importantissimi della Germania sconfitta. Queste sono le ruberie più clamorose.

Non è quindi il keinesismo di guerra che spiega la febbre bellica degli USA. Si, tratta, invece, di una malattia mortale, che porterebbe alla guerra civile, se la tensione non fosse trasferito all’estero. E il malcapitato può essere chiunque. La piccola e innocua Grenada, Noriega, Saddam, beniamino degli USA finché combatteva la Repubblica Islamica d’Iran; in Afghanistan, prima Najibullah, poi i suoi nemici talebani, la Libia, la Siria, lo Yemen, la Somalia…Dovunque la borghesia americana ha bisogno di lanciare missili, di far girare droni a caccia di “terroristi” (veri o presunti), a costo di bombardare il deserto, come un pugile suonato che quando sente il gong, si mette a picchiare il primo che capita.

 

  

 

  

[1] Pensiamo ai dazi sull’acciaio.

 

[2] http://www.voltairenet.org/article195149.html

 

[3] Leni, VIII Congresso del PC(b)R, Rapporto sul programma del Partito, 19 marzo 1919.

 

MACERATA: UNO DEI TANTI STIMOLI DI GOVERNARE CON LA PAURA?

•giugno 1, 2018 • Lascia un commento

 

 

   Le Marche potrebbero apparire una regione ai margini, dove sembra non succedere niente di importante, dove all’improvviso come un incubo viene fuori la tragica e orribile storia di Pamela orrendamente tagliata a pazzi e subito dopo un folle, Traini, comincia s parare all’impazzata verso immigrati. Macerata diventa una città famosa.

Pochi sanno un fatto inquietante che riguarda le Marche: secondo l’associazione Penelope, negli ultimi quarant’anni nelle Marche sono scomparse 567 persone e più di 20 sono i cadaveri non identificati.[1] Molti delle persone scomparse sono minori e ragazzini, di alcuni di loro non si sono mai trovato i corpi, mentre altre volte sono stati ritrovati i resti seppelliti in zone franche al riparo da occhi indiscreti.

Si potrebbe ipotizzare che dietro a questi rapimenti e ai relativi omicidi ci siano dei fini rituali o pedofili. Se fosse vera questa ipotesi si potrebbe dire che ci siano delle zone che si potrebbe definire “magiche” che sono scelte da ambienti particolari per rapire bambini, ragazzi e donne. Che questi ambienti particolari siano costituiti da persone altolocate, come militari, uomini di santa romana chiesa, imprenditori e massoni deviati (gente frustrata che a loro non interessa l’esoterismo per conoscere, ma per dominare) che attraverso malavitosi rapiscono persone per abusarne sessualmente e talvolta per torturarle fino alla morte. Come potrebbero esserci una magistratura collusa col potere politico, economico e religioso, ambienti occultisti che praticano la magia (i maghi neri che usano la magia con finalità di dominio), e reparti esoterici dei servizi segreti che potrebbero avere il compito di creare fake-news per depistare (pensiamo ai a tutta la questione del cosiddetto “Mostro di Firenze) e soprattutto ricattare quello che si potrebbe definire il Macro Mondo quando alla sovragestione necessita di fare delle svolte politiche. Nella sostanza c’è la necessità di comunicare iniziative di “gestione del potere” della sovrastruttura attraverso messaggi che utilizzeranno appunto i fatti di cronaca di cui prima si parlava.

In questo semplice e rodato schema criminale si evince si evince come il potere (quello reale invisibile) si muove e gestisca i media che dovranno necessariamente depistare spostando il bersaglio su comodi capri espiatori o dei semplici fattorini del crimine, i vari Pacciani di turno di turno ieri, oggi gli stranieri.

Pamela è stata uccisa – come prima di lei altre ragazze – da questa realtà criminale affamata di sangue sacrificale. Quindi non ritengo che ci sia un frutto di fantasia se si formulasse l’ipotesi che possano esistere due realtà criminali, una delle quali sia di stampo puramente magico orgiastico che può culminare con la morte della vittima. Questo tipo di delitto viene perpetrato da ambienti verosimilmente simili da quelli descritti da Kubrick in Eyes Wide Shut, popolato dall’alta società e sopra di esso, una sovragestione che strumentalizza e manipola questo mondo per infilarci politici e vip per ricattarli, plasmarli e sigillarli. Questi saranno i loro araldi per sempre, dei fedeli esecutori delle agende del potere costituito, kapò e servi.[2]

Molto probabilmente la povera Pamela, sezionata e lasciata in bella vista (si fa per dire ovviamente) dentro due valigie presso la Villa Monti in provincia di Macerata. Vittima probabilmente di questi ambienti e strumentalizzata dalla sovragestione che, dopo aver indicato i soliti capri espiatori che non sono altro che i semplici fattorini del crimine (i nigeriani), attraverso i media collusi ha mandato messaggi (sottili e meno sottili) a chi di dovere riguardo la politica interna (elezioni, vittoria di una certa area politica, utilizzazione della vittoria) ed a quella estera. Lo stesso schema accade in quasi tutti i paesi del mondo con le dovute differenze di cultura, il sacrificio a quelli che sono ritenuti gli Dei è uno schema ancestrale che riguarda tutte le culture comprese quelle che sono ritenute (a torto dal mio modesto punto di vista” “civilizzate”.

Guarda caso, dopo le elezioni una volta che sono stati scelti e puniti i capri espiatori, sono venute fuori che avrebbero meritato più notizie ed attenzione da parte dei media e degli inquirenti, ovvero, del ritrovamento di resti di scheletri e ossa, presubilmente di bambini e ragazzi nelle zone di Porto Recanati[3] e Macerata[4] notizie apparse e posi sparite, quasi a significare “attenzione, possiamo tirare fuori gli scheletri dall’armadio”. Notizie che avrebbero dovuto mobilitare la cosiddetta opinione media e allarmare i media, per cercare di capire i legami tra le tante sparizioni e il curioso ritrovamento dei resti.

Ma non c’è solo questo. Mentre il ceto politico emerso dalle elezioni del 4 marzo 2018 sembra che stia a giocare per non fare il governo, trapelava nei media (in punta di piedi) una notizia a dir poco clamorosa, che è venuta fuori per merito di una denuncia rimasta inascoltata. Una ragazza dal nome di fantasia Selvaggia stata intervistata da Angela Caponnetto per TaiNew 24.[5]

Da questa intervista emerge la realtà di un giro di prostituzione minorile e uno spaccio di droga in cui sarebbero coinvolte persone della cosiddetta “Macerata bene” che utilizzano come manovalanza gruppi di immigrati, in particolare nigeriani.

Gente insospettabile della buona borghesia e dell’aristocrazia italica che partecipa a festini a luci rosse dove vengono drogate, abusate e talvolta uccise giovani vittime, episodi che sarebbero stati denunciati alle autorità di polizia, senza però che siano seguite delle indagini.

Interpellata telefonicamente in merito, la Questura al momento non ha ritenuto di commentare.

 

   L’OMICIDIO DI PAMELA FA EMERGERE UN GIRO DI BABY SQUILLO

 

Quello che emerge, dall’orrendo delitto di Pamela, è che a Macerata, città consacrata alla Madonna, una realtà fasta di festini dove insospettabili che come si diceva prima si servono di immigrati clandestini, per adescare le giovani grazie alla droga. È come se la morte di Pamela avesse scoperchiato il vaso di Pandora: quasi quotidianamente ci sono ingenti sequestri di stupefacenti (come quello effettuato dai carabinieri il 14 aprile 2018 a Monte San Giusto, dove furono arrestate 4 persone con oltre 2 quintali di hashish)[6] e fatti di sangue, che indicano come la città sembri diventata fuori controllo. Di sicuro è diventata una base operativa degli spacciatori – di quella che viene definita la “mafia nigeriana” –  dove è operante un sistema criminale alimentato dall’abnorme presenza di immigrati clandestini.

Da Macerata si potrebbe dire emerge il noir (come i vecchi film francesi in bianco e nero dove ci delitti e misteri) della provincia italiana, pervasa da apparenti virtù pubbliche e concreti vizi privati.

Nell’intervista di Selvaggia, la ragazza denuncia “Esiste un sistema Macerata. Droga e prostituzione minorile per alimentare un giro di festini a luci rossi in cui sono coinvolti personaggi bene della città”.[7]

Selvaggia testimonia: “Mi sono decisa a parlare perché mi ritrovo nella tragica storia di Pamela, anche lei come era una ragazza sola”.[8]

Le accuse sono precise: il suo fidanzato l’ha portata, dopo averla stordita con la droga, in un casolare dove più volte ha incontrato molti uomini. Questo casolare potrebbe essere una villa nella frazione Sant’Egidio di Montecassiano, hinterland di Macerata. Egli afferma: “Lì ad aspettarmi c’erano personaggi facoltosi, ho riconosciuto tre poliziotti, un avvocato, tanti dell’alta borghesia di Macerata. Davanti alla villa erano parcheggiate Bmw, Mercedes, Maserati”.[9]

Questa storia risale a 10 anni fa “ma è stata insabbiata perché di mezzo c’è una massoneria, c’è la mafia”.[10]

I genitori di Selvaggia fecero un esposto alla Procura delle Repubblica a nome della figlia allora minorenne. Ma il fascicolo per un anno scomparve. Dopo il secondo esposto l’indagine fu “riesumata” ma s’insabbiò di nuovo fino a quando il gip, su richiesta del PM non ha archiviato tutto.

Ma oggi, dice Selvaggia: “Basta tacere, dopo quello che è successo a Pamela e che potrebbe succedere a me, bisogna che queste cose vengano fuori”. Anche perché c’è il forte sospetto che questi festini siano continuati e che il clima di omertà che c’è in città possa trovare fondamento nei ricatti incrociati.

Come si diceva prima a Macerata è al centro di un intensissimo traffico di droga controllato dai nigeriani, così come ci sono dei segnali che la città è luogo di reclutamento di giovanissime prostitute – anch’esse nigeriane – che vengono comprate nei centri di accoglienza.

Già nel 2015 la Corte di Assise di Macerata condannò a pene pesanti sette nigeriani per sfruttamento della prostituzione. Un’indagine condotta dall’allora procuratore antimafia di Ancona, Vicenzo Luzi, appurò che due uomini e cinque “madame” reclutavano le giovani in Nigeria, le facevano arrivare passando per i progetti di assistenza ai profughi e poi con i riti le ricattavano fin quando le giovani non pagavano tra i 40.000 e i 60.000 €.

Tutt’ora alla stazione di Macerata giovanissime nigeriane immigrate si vendono, dalle telecamere di sicurezza, le stesse che hanno inquadrato Pamela prima di essere uccisa, filmano centinaia di incontri. Ma su questo fronte a quanto se ne sa non c’è nessuna indagine anche se il legame tra droga, prostituzione, criminalità nigeriana e il delitto Pamela sembrano sempre più evidenti. Del resto altre denunce attendono da più di un anno di sortire qualche effetto: sono quelle della Guardia di Finanza che imputa alle ONLUS che si occupano dell’assistenza un’abnorme evasione fiscale.

Il particolare il Gruppo Umano Solidarietà[11] – oltre 35 milioni di fatturato provenienti interamente da soldi pubblici, 407 dipendenti, essa è la più consistente azienda della provincia di Macerata – a cui il Comune attraverso il sindaco Carancini ha di fatto concesso il monopolio dell’assistenza ai migranti. L’ONLUS presieduta da Paolo Bernabuci e guidata da Giovanni Lattanzi responsabile nazionale delle politiche sociali del PD, è accusata dalla Finanza di aver occultato redditi per 40 milioni e di aver evaso l’IVA per 6 milioni di Euro. [12]

Nel frattempo al GUS arrivano da Prefettura e Comune altri appalti milionari per ospitare profughi in una città e in una provincia che hanno già un numero rilevantissimo di migranti. Peraltro il GUS è l’ONLUS che si occupata anche dell’accoglienza di Innocent Oseghale, il principale imputato dell’omicidio di Pamela.

Alla luce della denuncia di Selvaggia c’è da capire se Pamela non sia stata vittima del giro di balletti a luci rosse e se questo giro non condizioni la vita pubblica di Macerata, se Pamela non si sia incappata nel giro di chi, arrivato a Macerata accolto dalle ONLUS, gestisce eroina e sesso. Oggi diventa indispensabile rileggere la presenza di esponenti del Black Axe (Ascia Nera) – una delle più feroci organizzazioni della criminalità nigeriana[13] – ai funerali di Emmanule Chidi Namdi ucciso dopo una lite con l’ultrà Amedeo Mancini a Fermo.[14]

Anche perché tra le provincie di Macerata e Fermo lo spaccio di droga e la prostituzione sono diventati fenomeni abnormi: si stima che tra Porto Sant’Elpidio, Civitanova, Macerata. Lido di Fermo, porto Recanati e Numana ci siano 420 prostitute nigeriane clandestine. Queste fruttano circa 3.000 Euro al mese ciascuna all’organizzazione.[15]

E in questo contesto che si inserisce il delitto Pamela e la successiva azione di luca Traini.

Il raid criminale di Traini, un ragazzo leghista (era stato candidato della Lega alle amministrative del 2017)[16] già targato come xenofobo[17] a sua volta andato “fuori di testa”.[18]

Tutto ciò ricorda un personaggio anche lui psicolabile e nazistoide che fece un vera propria esecuzione contri ignari vu cumprà a Firenze[19] e che in seguito si suicidò.

C’è da chiedersi chi era lo psichiatra che seguiva Traini?

I tragici fatti di Macerata si inquadrano in un contesto di crisi generale che provoca tra l’altro un guerra tra poveri e dentro la crisi di un sistema politico.

 

SUL SESSO COME PREVARICAZIONE E VIOLENZA

 

Come si è visto in tutte queste storie il sesso entra sempre. C’è da chiedersi quali siano i riferimenti culturali (e politici) di una certa deviazione mentale ampiamente diffusa oggi in occidente (come ben testimonio lo scandalo Dutroux in Belgio), le cui evidenze sono nella pedofilia, nella violenza carnale che spesso viene attuata in gruppo, nell’incesto, nella tratta delle donne, nell’obbligarle alla prostituzione, nella schiavizzazione di persone e nel ritorno a forme feudali di servitù, nel satanismo, nella diffusione di forme plateali di spettacolarizzazione del sesso in locali e luoghi mercificati come fiere, nella pornografia di paese e nel messaggio che porta con sé la protagonistizzazione delle pornostar e dei più noti “stalloni” che si accompagno loro (anche se vi sono classi sociali e remunerazioni ben diverse),  possano essere tranquillamente individuate in alcuni dati:

  • La cultura bigotta e retrograda italiana molto legata ai divieti ecclesiastici da aggirare ipocritamente nel mentre ci si scandalizza e si chiamano i carabinieri per qualche chitarra fuori orario o per qualche nudista in una spiaggia.
  • La perdita di senso della vita da parte della borghesia e delle classi che subiscono l’influenza.
  • L’uso del corpo sessualmente come mezzo di carriera e di assunzione.
  • La necessità di protagonismo dei giovani ed adolescenti che non trova più se non in determinate situazioni e segmenti di classe, collocazione nell’impegno sociale.
  • La negazione di spazi sociali e di aggregazione liberi da condizionamenti che non siano immediatamente cooptati dalle istituzioni viste come controllo dall’alto e non come espressione e luogo delle necessità dal basso.
  • L’esasperata ostentazione di ricchezza attuata soprattutto il sistema mediatico per cui chi non possiede nulla per accedere come si sul dire al “giro” di riferimento deve mercificarsi o dedicarsi ad attività illecite.
  • La pornografia istiga non solo alla pedofilia, in particolare a quella nascosta (filmini con bimbone sui 18 anni che fanno la parte delle bimbe istigate alla istruzione al sesso dal padre e cazzate del genere) ma anche al sadismo (carceriere che violenta la donna davanti al marito ammanettato e legato) e al feticismo (leccatura di scarpe e porcate simili).

 

La base feticista ed ipocrita del sesso quale mezzo di subalternità delle donne, quale non a caso la cultura italiana, nel denunciarla anche con strumenti di avanguardia, ha faticato a trovare ascolto (Pasolini: Salò e le 120 giornate di Sodoma, Cavani: La portiera di notte, ecc.) oppure è stata mistificata e trasformata da ciò voleva rappresentare (Porci con le ali).

Un chiaro esempio di feticismo (il gesto) sociale (il soggiorno, l’orologio e gli orecchini, gli occhi chiusi e le unghie, la camicia legata sulla pancia) nell’immagine clou di un porno che rovina la scena dove dovrebbe emergere la bellezza di un rapporto sessuale come atto d’amore, si trasforma in un gesto di violenza e subordinazione in cui il seme è unicamente strumento di puro feticismo e sadomasochismo.

Più spesso in tempi recenti la stessa cosa è da vedere in alcuni telefilm americani apparentemente innocui, magari incentrati sulla lettura del pensiero o sulla trance ipnotica (come Alias o The Hunger), in cui scene di sesso sadomasochistico in cui la figura femminile   è soggetto si “emancipa”  (si fa per dire ovviamente) facendo uso di tecniche in passato dominio di uomini di poter e molto borghesi, ove quindi è la cultura dell’oggettivizzazione della persona a farsi dominare e non più solo o tanto della sola donna, ma anche dell’uomo: in questo senso gli spogliarelli maschili o i calendari per signore che emulano le porcherie inutili cui masse di persone, prive, di un proprio equilibrio sentimentale e di una vita sessuale soddisfacente, rivolgono un attenzione da “mercato”, come se fossimo ripiombate, sintomaticamente come la pedofilia di nei cortili e nelle piazze della Roma antica. Questo fenomeno molto spinto in italia e negli USA che in altri paesi, come la pedofilia dei sacerdoti.

Non a caso i film porno stanno evolvendosi anche in varie branche prima più nascoste al pubblico come:

  1. Le ragazzine.
  2. I sacerdoti sporcaccioni.
  3. I genitori ammiccanti verso le figlie.
  4. Il sesso in carcere.
  5. La corruzione sessuale come forma di pagamento ad uomini potenti.
  6. Le segretarie

 

A livello personale ritengo che in una società che considererei giusta non vedrebbe alcuna possibilità per schiavisti di donne e bambini.

 

USO DELLA PSICHIATRIA

 

Dicevo prima che bisognerebbe interrogarsi su chi era lo psichiatra di Traini. Dico questo perché ritengo sia importante essere consapevoli degli usi che si fa della psichiatria.[20]

Dico questo perché non bisogna mai perdere di vista che essa (come la pratica scientifica nel mondo non è neutrale, nella società capitalista deve per forza essere funzionale al profitto e dominio sull’uomo da parte dell’uomo, di una minoranza che ha i mezzi economici. Mai dimenticare la ricerca per scopi militari è stata uno dei motori preponderanti dello sviluppo scientifico.

Con questo non intendo certamente affermare che non vi siano ricerche scientifiche che non siano state legate a logiche di profitto e militari.

Uno delle conseguenze del predominio della scienza legata al profitto e alle ricerche militari, è che molte delle aree di conoscenze e cognizioni risultano tutt’oggi, essere state nascoste alle grandi masse e addirittura a quote significative del mondo scientifico.

Per ragioni economiche o di controllo e dominio (segreto di Stato, segreto militare e segreto industriale) si nascondono le applicazioni metodiche e le pratiche illegali che sono contrarie alle morali generalmente condivise.

Mondi scientifici, mondi universitari e la cosiddetta “opinione pubblica” manipolata, nonostante la rivendicata libertà di insegnamento e ricerca, sono indirizzati e indirizzati a non vedere dentro e oltre.

Vi è una costante universale, infatti, chi non ricorda il film In nome della Rosa dove la custodia dei libri vietati, era nascosta agli stessi scribi del convento, dal vecchio e cieco superiore, e tra essi, il libro di Platone, sulla risata che avrebbe dovuto rimanere nel comune intendimento espressione del diavolo.

Nonostante tutto si può tranquillamente dire che la quantità e qualità dell’informazione che c’è in giro, grazie alla rete, che il condizionamento e la disinformazione di massa se sempre meno efficaci.

Dunque c’è in giro dell’informazione, ma che purtroppo non è sufficiente perché a livello di massa si è sufficientemente accorti del ruolo e dell’uso a fini del controllo sociale e di dominio e repressione della psichiatri, dell’uso sistemico delle conoscenze psicologiche. A livello di massa non ci si è accorto che l’uso della psichiatria ha assunto una forma capillare e diffusa, che ha assunto una funzione di infiltrazione, pressione e controllo delle persone più” attenzionate”, delle finalità distruttive anziché di salute psichica e si sostegno della persona.

Pensiamo anche l’uso a fini di lotta politica della psichiatria. Quando lo psichiatra Luigi Cancrini presidente del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale afferma che: “Berlusconi perde il controllo se non dispone della ‘sostanza’ da cui dipende. E come un tossicomane[21] cosa non è se un chiaro e lampante tentativo di delegittimazione di un uomo politico.

Oppure prendiamo il caso del magistrato Paolo Ferraro che si tentò di farlo passare per pazzo (con un TSO) quando scoprì una realtà agghiacciante fatta di sette esoteriche sataniste in ambiti civili militari che usavano tecniche di condizionamento mentale MK ULTRA.

Tenendo conto, delle connessioni che esistono tra psichiatria e industria farmaceutica, si può considerare tranquillamente che la psichiatria funziona non solo come controllo sociale ma anche come un’industria che si autoalimenta e accresce costantemente i propri clienti e profitti. Senza entrare nel merito della discussione sull’organicità della malattia mentale, mi limito a dire c’è gente che mente approfittando dal fatto che la gran massa dei potenziali interlocutori non hanno “l’autorità scientifica” per contestare le loro affermazioni.

I due sistemi principali adottati dalla psichiatria per aumentare e far fiorir il proprio mercato sono: la creazione di nuove malattie e l’uso di falsi dati statistici sul numero dei bisognosi di cure psichiatriche.

La creazione di nuove malattie è da sempre l’arma principale. Le modalità di questa operazione sono diverse.

Anzitutto c’è una distinzione che deve esser fatta e che “stranamente” non è mai sottolineata: quella tra handicap neurologico accertato e “malattia mentale”.

Ci sono persone che hanno malattie genetiche specifiche, danni cerebrali organici gravi, conseguenti ad asfissia da arto, traumi ecc. questi sono in realtà la maggioranza di coloro che sono etichettati come “malati mentali”.

Tutti costoro sono “portatori di Handicap” e non hanno certamente bisogno certamente di cure con psicofarmaci o di terapie psichiatriche che li danneggiano solamente.

Buona parte degli internati nelle strutture psichiatriche in Italia sono in realtà degli handicappati.

Ma la psichiatria non si limita ad includere persone che nulla c’entrano; cerca di includere ogni individuo come potenziale paziente.

Quasi ogni giorno sono formulate nuove “diagnosi psichiatriche”.

La psichiatria si limita a pendere in esame quello che si potrebbe definire “aspetti di vita” (i problemi che si ha ogni giorno, le mode e fenomeni sociali, le caratteristiche della personalità umana di fronte a certi eventi), li cataloga, decide che questi sono malattie, stabilisce quali sono i sintomi di queste nuove patologie e quali terapie vanno usate per “guarire” che n’è affetto.

Di particolare interesse è il primo meccanismo con cui sono create nuove malattie.

L’idea di partenza può anche nascere dalla base (da un singolo psichiatra o da gruppetto periferico), ma la decisione finale viene presa, di fatto, dal comitato scientifico dei compilatori del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali (DSM).

Il comitato, riunito, ascoltato il parere dei suoi membri vota.

Bisogna sapere che il DSM è il testo unico e ufficiale di diagnosi psichiatrica in tutto il mondo e che i membri dei vari comitati scientifici che lo compilano sono quasi esclusivamente americani e membri dell’American Pychiatric Association.

Vediamo alcuni esempi della creazione di nuove “malattie.

Il SISDE, ha avuto come consulente lo psichiatra Francesco Bruno, un personaggio diventato famoso al pubblico televisivo, non c’è una trasmissione di un qualsiasi delitto che manchi (da Erika che uccise la madre al delitto di Cogne). Davanti alla testimonianza degli agenti del SISDE Malpica, Galati e Broccoleti che durante lo scandalo dei fondi neri del SISDE nel 1993 accusavano i loro superiori egli ritenne che le loro testimonianze non sono attendibili. A suo parere i tre sarebbero, infatti, affetti da una nuova malattia psichiatrica: la “sindrome del canarino”.

Affermava Bruno: “a differenza dei mafiosi gli agenti segreti che risentono traditi dallo stato, improvvisamente si sentono abbandonati e perdono ogni riferimento con la realtà… questo complesso di onnipotenza, sindrome del canarino, porta i soggetti in questione a partire all’attacco il più alto possibile, ritenendo di avere delle carte che giustificano queste affermazioni“.[22]

Questa teoria è suffragata naturalmente da un “importante studio scientifico psichiatrico” americano.

Vediamo un altro esempio: un bambino scatenato o vivace si è sempre pensato che fosse sinonimo di salute e benessere.

La psichiatria, invece, ci dice che tutto ciò deve essere rivisto: questi sono bambini malati e la malattia (che hanno scoperto) si chiama “sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività”, gli psichiatri fanno un tabella/test (sul loro Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM) in base alla quale chiunque può far la diagnosi, riempiendo le opportune caselle con le crocette.

Le domande (riferite a bambini di due – cinque anni) sono: Muove spesso le mani o i piedi o si agita sul sedile? – E ritratto facilmente da stimoli esterni? ecc.

Gli psichiatri attraverso il loro più autorevole testo (il DSM), ci dicono che la diagnosi deve essere fatta in tenera età (entro i 7 anni al massimo), altrimenti i sintomi scompaiono. In questo modo nessuno può sfuggire ad essere trattato, visto che, com’è noto, i bambini crescendo si tranquillizzano. Così riescono a rifilare terapie psicologiche alla famiglia ed ai bambini, o arrivano addirittura, come negli USA a mettere in terapia psicofarmacologica decine di migliaia di pazienti in tenerissima età.

Negli USA i bambini sottoposti a questo tipo di terapia psicofarmacologica, se non subiscono danni dalla terapia stessa, tendono a divenire con maggiore facilità dei tossicodipendenti una volta cresciuti.

Dunque, i bambini che seguono queste terapie, sono educati “a pillole”. Se si comportano bene è la pillola che ha funzionato, se non lo fanno, la cura deve essere rivista.

La responsabilità dell’individuo non esiste più: egli impara a dipendere da sostanze che introduce per bocca o in vena. C’è da stupirsi che da grande, grazie a queste “cure” si diventa facilmente un tossicodipendente?

Ogni aspetto della vita umana è catalogato dagli psichiatri come malattia.

Quando ci muore un congiunto, si ritiene normale soffrire.

Secondo la psichiatria il soffrire è una malattia mentale.

Il secondo meccanismo principale dell’industria psichiatrica è, la “moltiplicazione dei pazienti”. Moltiplicando le malattie e trovando che ogni cosa che si fa è una malattia, si moltiplicano i pazienti; ma la psichiatria agisce anche sul numero di chi è colpito da ogni specifica malattia che ha essa stessa inventato.

Il caso più clamoroso è la depressione. Qualche psichiatra l’ha addirittura definita come il “male del secolo”.

Se la depressione fosse una malattia, ciò significherebbe che chi ne è affetto finisce per essere meno adatto alla vita. In realtà, i depressi sono, di fatto, essere in gran parte artisti, pittori, scrittori, poeti, musicisti e creativi d’ogni genere. Tra di loto si trova persone come: Byron, Melville, Virginia Woolf, Tolstoj, Giacomo Leopardi.

Chi è depresso certamente soffre; altrettanto certamente possono attraversare periodi di estremo entusiasmo e giuria di vivere. Tra i depressi ci sono anzitutto persone dall’estrema sensibilità, capaci di sentire e cogliere nella vita quegli aspetti belli o brutti che esistono, con profondità.

Strana malattia la depressione, le cui cause sono: le delusioni, il fallimento professionale, una perdita; malattia che colpisce le donne dopo il parto, le donne all’arrivo della menopausa, i pensionati, i ragazzi durante la pubertà, i celibi, i divorziati o i vedovi.

Nel frattempo la diagnosi di depresso è affibbiata a decine di milioni di persone: quasi ogni artista o persona sensibile potrebbe esserne affetto.

Vi è anche una specie di campagna promozionale, ben orchestrata, che pubblicizza il prodotto. Sono organizzate serate televisive nelle fasce di maggiore ascolto, su reti nazionali e su televisioni minori; durante la trasmissione qualche illustre psichiatra spiega alla gente che essere tristi, giù di morale, depressi appunto, è una malattia.

Se si perde il posto di lavoro, il marito o la moglie ti ha lasciato, state male perché siete malati, c’è qualcosa sbagliato nella chimica del vostro cervello, ma niente paura arriva lo psichiatra a rimettetevelo a posto.

Bisogna riflettere: in un momento come l’attuale la crisi generale di sovrapproduzione assoluta di capitale causa un continuo e costante peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, dove i motivi di lottare certamente non mancano, la psichiatria ci viene a dire che prendendo certe pastiglie vedremo “meglio” il mondo che ci circonda e smetteremo di soffrire. Per questi motivi la psichiatria assume una funzione di controllo sociale a favore delle classi dominanti.

Il ruolo della psichiatria come controllo diventa sempre più importante se si pensa che le strategie autoritarie e repressive tradizionali (del tipo gendarmerie sovranazionali ecc.) e quelle politico economiche (patto di stabilità) devono essere perfezionate.

Questo sviluppo della psichiatria ai fini del controllo sociale nasce dal fatto che le democrazie borghesi per quanto controllate, condizionate, eterodirette e gestite, presentano il “pericolo” (per le classi dominanti ovviamente) del formarsi di una volontà popolare non gestita sufficientemente e dove il controllo dell’informazione e delle opinioni collettive non basta.

Per questo alla classi dominanti occorre una diffusa e sistematica capacità di intervento sugli individui, mediato anche dalle autorità pubbliche, usando la gli strumenti i tradizionali strumenti di tutela sociale del cosiddetto welfare state, ma mutandone la funzione. Nella sostanza il cosiddetto “stato sociale” viene usato per colpire e condizionare chiunque sia visto come un ostacolo dalle varie consorterie.

Si realizzò così il più grande degli inganni. Nessuno sarebbe venuto in mente che l’estendersi degli interventi sociali sarebbero stati usati contro la libertà dell’individuo in nome dell’interesse pubblico.

Nella sostanza, qui in Italia è stata costruita una vera rete intrecciata tra magistratura, servizi-sociali e psichiatria che ha allevato psicologi, educatori, mentre si formavano piccoli imperi economici privati.

Una rete che è servita a coprire luoghi veri del potere. Una rete che costituisce il superamento della strategia piduista primitiva.

La P2 attraverso il Progetto di Rinascita Democratica si proponeva il controllo dei vertici degli organismi inerenti l’informazione (come le televisioni, i giornali quotidiani e periodici) e della politica, ideando persino la costruzione di nuovi partiti che avessero l’obiettivo dell’eliminazione delle garanzie e diritti dei lavoratori, garanzie e diritti duramente conquistati nel periodo precedente.

La costruzione di questa rete richiedeva un controllo pressoché sistematico continuamente rinsaldabile dell’insieme o di quote essenziali di giudici come deve avere un sistema normativo orientato e diretto a creare e rinforzare la trama dei poteri diffusi necessaria nella società e nelle istituzioni tutte.

Un altro obiettivo è stato quello dell’allontanamento definitivo dei partiti dalle loro radici sociali e popolari, per poter maggiormente ricattare e controllare la politica, depotenziare e controllare, televisioni e giornali di importanza nazionale.

Per far passare questo tipo passaggio, da una democrazia borghese a un sistema di controllo più capillare fu decisivo il controllo della magistratura, dove tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni 80, ci fu la resa dei conti tra la vecchia massoneria tradizionale e la nuova schiera di magistrati, molto “efficentisti” e magari anche “democratici”.

Infatti, sotto una versione di “sinistra”, la tendenza emergente della magistratura parlando di diritti e progettando istituti che avrebbero dovuto tutelari, in realtà si è portato a un risultato che è stato tutto l’opposto rispetto ai fini dichiarati.

Una vicenda che possiamo prendere come esempio è quella che vede a braccetto Magistratura Democratica e Psichiatria Democratica.[23] Sin dal 1997, queste due associazioni “democratiche” invocarono una legislazione sull’istituto dell’Amministratore di sostegno, un istituto che avrebbe dovuto essere a “beneficio dei bisognosi, minorati, di tutela”. Tutto questo nascondeva in realtà un’idea d’ingegnerizzazione sociale mediante un uso mirato o più diffuso di quello che in linea teorica sarebbe stato necessario.

Nel 2004 è approvata dal parlamento la legge sull’amministratore di sostegno, nel 2008 è sancito il potere assoluto di certificazione sulle “patologie” ai medici psichiatri. Non è un caso che l’inizio del XXI secolo ha visto l’attuazione della strategia della distruzione di molti individui mediante la scienza asservita. Nel 2012 il DSM, espande in sostanza il vaglio di criticità mentale in sostanza a tutti gli aspetti del comportamento umano e alla sfera di condotte e reazioni che se non sono patologiche sono fisiologici (come dire l’identità umana, è in mano allo psichiatra di turno che ha un vaglio di discrezionalità tale, che neanche i parroci nel medioevo avrebbero potuto pensare).

Si sta assistendo all’uso deviato sulle nomine dell’amministratore di sostegno per fini diversi dal “sostegno”. Quello che emerge oggi in maniera eclatante, è la concettualizzazione e applicazione concreta di istituti finalizzati ad un controllo sociale autoritario diffuso, dove psichiatri, psicologi, educatori ed assistenti sociali sotto l’egida dei primi e magistrati di settore “sensibilizzati” o plasmati attraverso informazioni e nozioni “manipolatorie”, entrano in modo deviato e deviante nelle sfere individuali, talvolta condotti per mano alla finalità della distruzione e del controllo dei soggetti colpiti.

Se si va vedere si riscontra che c’è un dedalo accuratamente costruito mediante il controllo di professionalità, ruoli, che s’interfaccia con le componenti della magistratura “consapevoli” (del ruolo di controllo sociale s’intende) e un uso spregiudicato degli strumenti e degli ambiti, “di tutela”.

Che si tratti di conflitti genitoriali, di minori o conflitti parentali, e di soggetti speciali o ordinari, le logiche degli interventi accuratamente teorizzati a monte, indicano un principio di sottrazione, d’intervento sociale autoritario, che crea dolore, danni, orientando scelte ingiuste con argomenti soavi e spesso sul piano meramente formale difficile da contestare.

Con la chiave di lettura dello scontro tra genitori all’interno delle famiglie, e per “tutelare” i minori, si arriva che per sottrarli al conflitto, s’ingenera un fenomeno di adduzione dei minori verso case famiglia (e il relativo business) ma anche verso pratiche che e situazioni, come soluzioni “comunitarie come quella del Forteto dove i minori erano soggetti non solo di molestie ma anche di violenze sessuali.

Ben 23 sono state le persone rinviate a giudizio, dopo le denunce dei ragazzi. In pratica, tutti i vertici del Forteto. Lo stesso Fiesoli (il leader della comunità) e il suo braccio destro, Luigi Goffredi, aveva già subito una condanna (passata in giudicato) negli anni ’80 per violenza sessuale. Ma nonostante questo il Tribunale di Firenze ha continuato ad affidare minori al centro per anni. Così come la politica, con il Comune che non ha offerto le tutele necessarie. Anzi, ha continuato ad affidare i bambini al Forteto. Anzi i leader della comunità venivano invitai nelle scuole per parlare di violenza. Un altro dei fondatori del centro decide di denunciare Fiesoli: “Dopo essere stato condannato, era riuscito a convincere tutti come fosse vittima di persecuzione giudiziaria”. Tanto da essere considerato nel tempo quasi un “santo laico”, diventando un’icona di un’amministrazione storicamente di centro-sinistra. Per questo i ragazzi vittime di abusi negli anni continuano a essere mandati all’interno del centro del fondatore già condannato per violenze sessuali. Piero Tony, oggi a capo della Procura di Prato e allora il giudice minorile responsabile dei numeri affidamenti al Forteto “si vantava” dei rapporti con il centro.[24]

 

In questo scenario incombe le proposte di una nuova normativa sul T.S.O. che in linea teorica avrebbe dovuto essere per malati psichici in grave stato e situazioni urgenti, da strumento eccezionale, sottoposta al meccanismo della doppia certificazione (l’ordinanza del sindaco e la verifica di legittimità della stessa) ed essere operativa per periodi di 7 giorni rinnovabili con un limite beve, diverrebbe nelle intenzioni dei proponenti uno strumento di carcerazione sulla base di una sola certificazione a monte, addirittura di un solo medico. Tutto ciò costituisce la presa di potere da parte degli psichiatri nell’apparato sanitario. Essi sviluppano la collaborazione con il circuito giudiziario, che nel frattempo si struttura per agevolare la “tendenza normativa”. Con queste proposte si avvierebbe in via definitiva il controllo sociale di tutti gli individui “certificati”. Qualunque obiezione formale o del tipo bisogna vedere il caso concreto” crolla miseramente, dinnanzi a un quadro storico così nitido e chiaro.

 

GOVERNARE CON LA PAURA?

 

 

La paura e il relativo bisogno di protezione e di certezza non sono solo una delle radici della cultura ma anche uno dei fondamenti del governo politico. Il fatto che la paura sia una cosa ritenuta ineliminabile dalla condizione umana, che essa rimanga sullo sfondo di ogni raggruppamento sociale, la rende un abituale strumento di governo. Cose come governare la paura sono un compito essenzialmente politico, governare per mezzo della paura è una delle forme che la politica può assumerne specialmente quando viene meno il consenso che sostiene il ceto politico. Freud spiega così il rapporto fra pura e governo politico: crescendo la paura, l’individuo ritorna bambino e questi non può fare a meno della protezione contro potenze superiori sconosciute, egli presta a queste i tratti della figura paterna, si crea degli dei, che teme, che cerca di propiziarsi, e ai quali nondimeno affida la sua protezione. Il motivo del desiderio ardente del padre coincide pertanto col bisogno di protezione contro le conseguenze della debolezza umana”.[25]

Si governa con il consenso e con la forza, ma la forza in fondo non è che la capacità di incutere, cioè un’altra via per ottenere un consenso non spontaneo. Così la paura attraverso le differenze di forza, sia che passi attraverso l’immaginario collettivo diventa uno strumento di governo. E poi quando viene meno un nemico, se ne crea un altro. La paura nata nel mondo psichico la paura entra per diverse vie nell’ordine politico ed è usata dai diversi regimi, nelle situazioni di crisi, o anche, quando bisogna garantire e la compattezza della classe dirigente. La paura allora diventa manipolazione, blocco dell’azione o della reazione, schermo per giustificare una decisione o un’azione.

 

È predominante nella sociologia e negli altri campi di analisi della società, ritenere che le relazioni sociali abbiano raggiunto una tale densità da sfuggire a ogni controllo e a ogni rappresentazione sistemica. In sostanza secondo questa tesi, per quanto la classe dominante si sforzi con l’aiuto della tecnologia di introdurre nuove tecniche di controllo sociale, quasi a generare una specie di militarizzazione della vita collettiva, per via della complessità delle relazioni sociali non è possibile trovare delle soluzioni definitive alla soluzione dei problemi che nascono. Questo tipo d’impostazione, comporta da un punto di vista politico, che ci debba limitare alla conservazione dello status quo, che al massimo si può tamponare i numerosi imprevisti che insorgono nella vita sociale. In sostanza l’immutabilità di una società divisa in classi sociali.

Quest’analisi entra in crisi di fronte all’evidenza dei fatti. La crisi in atto accentua e allarga la polarizzazione sociale. Le masse anziché assuefarsi in una comunità totalmente alienata, si muovono, in barba a tutte le teorie dell’integrazione dei lavoratori (questi grandi teorizzatori dimenticano il semplice fatto che in quanto forza-lavoro, sono parte integrante del rapporto capitalistico) e che si inventano per questo “de-integrazioni. Tra il 2010 e il 2011 c’è la “sorpresa” delle rivolte in Nord Africa, dove masse di dannati hanno liquidato regimi autoritari asserviti all’imperialismo che sembravamo intramontabili, dotati di forti apparati di polizia (un fattore determinante, da non scordare per la caduta del regime egiziano è stato quando i soldati fraternizzavano con gli insorti) costringendo l’imperialismo americano a sconfessare Mubarak.

 

Nonostante l’esplodere e l’accentuarsi delle contraddizioni interimperialiste nel cosiddetto “dopoguerra fredda”, e proprio per evitare le eventuali insorgenze popolari (Banlieue 2005 e Grecia sono un monito), una realtà litigiosa come l’Unione Europea sulla questione “sicurezza” (eufemismo per dire la paura delle classi dominanti contro l’insorgenza sociale) sembra raggiungere, non a caso un’armonia e una collaborazione più tangibili di quella di cui difettano nelle relazioni internazionali, dove è evidente la dialettica tra “cessione di sovranità”, “sovranità limitata”, e “non ingerenza”. A livello poliziesco sulle questioni dell’emigrazione, del “terrorismo” e della criminalità, la collaborazione è in atto da diversi anni, con estensione di competenze, programmi e creazione di autorità, accesso a banche dati del DNA e impronte digitali, archivi e registi automobilistici, formazione di squadre speciali dirette da Euoropol, cooperazione tra polizie e servizi segreti, monitoraggio di Internet, controllo delle reti di telecomunicazioni e provider. Sono effettuati addestramenti comuni e operazioni di contrasto a manifestazioni di protesta.

 

Le metafore di “guerra alla droga” all’interno degli USA dagli anni ‘80, dove le aree considerate “ad alto tasso criminale” (i ghetti) sono state considerate da un certo periodo in poi zone di guerra che trasformano i proletari e sottoproletari che le abitano in nemici potenziali e i poliziotti in truppe di occupazione.

 

Lo stesso discorso si potrebbe dire nelle zone del sud Italia con la scusante della “guerra alla mafia”, per non parlare delle banlieue francesi dove nell’autunno del 2005 si sono espresse da parte delle masse proletarie/sottoproletarie (in particolare giovanili) delle forme di lotta che per un breve periodo fece perdere allo Stato il controllo di alcune zone metropolitane.

 

La costituzione di corpi polizia paramilitari con addestramento militare si è sviluppata in tutti i paesi imperialisti. In Gran Bretagna l’equivalente delle Swats sono le PSU (Police Support Unit), utilizzate per molti anni in Irlanda del Nord, in Germania i GSG-9 (Grenzchtzgruppe 9), in Francia i Gign (Groupe de Securitè et d’Intevention de la Gerdamerie Nazionale), in Italia per l’occasione del vertice del G8 di Genova fecero la loro comparsa, i CCIR dei Carabinieri (Compagnia di Contenimento e Intervento Risolutive).

 

GUERRA E POLITICA NELLA CITTA’

 

La paura della potenziale insorgenza sociale connessa alla povertà urbana e alla precarietà, già intravista dalla Banca Mondiale che la definì “il problema principale e politicamente più esplosivo del prossimo secolo”,[26] genera l’ossessione securitaria nella classe dominante e negli strati rentier che indirettamente godono dei privilegi connessi a questo dominio. Il riflesso più sconcio della regressione sociale si ha nelle campagne d’isteria collettiva contro migranti, abusivi, clandestini, volte a sorreggere fiumi di denaro per foraggiare polizie private, polizie regionali, ronde, agenzie di sicurezza, apparati di videosorveglianza, prigioni, CIE, e schedare, fino alla paranoia.

 

L’urbanizzazione sta cominciando ad avere i suoi effetti planetari. Il 2007 è l’inizio della crisi immobiliare negli USA, e non a caso! È anche l’anno dove si registra il fatto che la popolazione negli agglomerati urbani supera quella che si trova nelle campagne, mentre all’inizio del 1800 solo 5 persone su 100 erano cittadini. Più di 3,3 miliardi di esseri umani abitano in città e di essi più di 500 milioni nelle megalopoli.

 

Almeno un miliardo di esseri umani secondo dati ONU vive attualmente nelle grandi megalopoli del Sud del Mondo.

 

Quest’urbanizzazione ha raggiunto proporzioni mostruose: Lagos potrebbe avere nel 2015 venti milioni di abitanti, Karachi ne ha oggi 25 milioni, il Cairo 16 milioni.

 

 

Questo ritmo di crescita della popolazione urbana e del relativo ingrandimento delle città pone tutta una serie di questioni da affrontare inerenti alle abitazioni e della rendita fondiaria.

 

Pensiamo cosa comporta tutto questo nei conflitti militari. Per esempio il Pentagono non solo per quello che è succedendo a Baghdad, ma anche dall’esperienza di Mogadiscio del 1993 dove i Rangers americani subirono perdite del 60% per mano dei guerriglieri somali. Il peggio per il Pentagono (come per le forze armate degli altri paesi imperialisti) sta nel fatto che nel futuro dovrà affrontare sempre di più questo tipo di situazioni di conflitto.

 

Il Pentagono ha già cominciato a finanziare le ricerche di piccole imprese ad alta tecnologia con lo scopo di escogitare nuove armi. Tutto questo per ottenere la superiorità nella guerriglia urbana. Ecco alcuni progetti già avviati:

 

  • Sarebbero una serie di veicoli volanti teleguidati in miniatura, grandi come aeromodelli o anche come insetti e collegati in rete, che dovrebbero sorvolare le strade e i quartieri ostili con le loro videocamere, e dovrebbero comunicare ai soldati, che sarebbero dotati di un video tascabile come un cellulare, di tutto ciò che è utile per la ricognizione e l’acquisizione dei bersagli.[27]
  • Nano air Veicles. Modelli volanti non più grandi di 8 cm e non più pesanti di dieci grammi capaci di curiosare all’altezza delle finestre, di entrare ronzando in appartamenti e uscirne. Sono allo studio minuscoli robot muniti di ruote che percorreranno i vicoli nei quartieri ostili e penetrano, saltando, nelle case.
  • Z-Man. Tuta da combattimento che dovrebbe trasformare un soldato nell’Uomo Ragno.
  • Close combat lethal recon. È una granata che lanciata, con un tubo lanciarazzi da un singolo soldato, sarebbe in grado di colpire nemici che non si trovano sulla linea di mira, volando attorno ad edifici o sopra di essi. Ha una telecamera sul muso, perciò il soldato lanciatore può vedere dove la granata sta andando, e guidarla con una fibra ottica.

 

Chiaramente gli Stati Uniti (come degli altri paesi imperialisti) memori dalle esperienze negative in passato, sono coscienti che una guerra non si vince solo con i militari, perciò sviluppa la collaborazione fra civile e militare (cosa non per nulla nuova nelle strategie militari).[28] Un altro aspetto è la ricerca di nuovi tipi di legittimazione, più “democratiche” e “umanitarie”, dice proposito il politologo tedesco Herfried Muenkler: “Dalla fine degli anni ’90 i conflitti interni agli stati vengono sempre di più caratterizzati come “nuove guerre”.[29] Con questa affermazione si vuole chiarire che è avvenuto un mutamento fondamentale della guerra, che si sarebbe sviluppata una forma di conflitto armato. Le “nuove guerre” sono contrassegnate dalla privatizzazione dei mezzi della violenza; vengono iniziate in primo luogo sulla base dei scopi economici[30] (…)”.[31]

“Interventi umanitari” e “responsabilità verso il protetto” diventano dagli anni ’90 i concetti che legittimano le guerre di aggressione imperialiste. La necessità degli interventi militari è collegata ai diritti delle persone, occasionalmente anche ai diritti delle donne, al sostegno allo sviluppo e al buon governo. Di conseguenza diventa facile spingere in avanti il coordinamento e la collaborazione fra i diversi attori quali: le organizzazioni di sostengo allo “sviluppo”,[32] quelle che organizzano la formazione ecc., tutti questi organismi sono inseriti nei piani militari delle varie strategie contro insurrezionali.

 

A dimostrazione della dimensione internazionale dello scontro di classe e della controrivoluzione, anche le città delle metropoli imperialiste, come dicevo prima, sono diventate terreno di scontro e di sviluppo della militarizzazione.

Prendiamo come esempio gli U.S.A. Negli ultimi 25 anni, i vari uffici di polizia hanno organizzato unità paramilitari (PPUs) variamente denominate: Swats, SRT, equipaggiate per operare in tenuta di combattimento con armi automatiche ad alto potenziale come fucili d’assalto e granate assordanti, accecanti, gas paralizzante e automezzi corazzati.

 

Il numero di queste unità e delle situazioni nelle quali sono dispiegate è aumentato rapidamente. Con i prevedibili risultati: civili coinvolti, poliziotti uccisi da fuoco amico e un crescente antagonismo tra forze di polizia militarizzate e popolazione.

 

All’interno di questi corpi d’élite altamente militarizzati è accresciuta la cultura della violenza e dell’antagonismo razziale. Uno studio fatto dai professori Peter Kraska e Vicotor Cappelleria della Scuola di studi di polizia dell’Università dell’Eastern Kentacky rileva il livello di inaccettabilità che queste squadre di polizia paramilitare hanno raggiunto nelle comunità afro americane e ispaniche.[33]

 

Dagli anni ‘70 negli U.S.A c’è stato un incremento di queste squadre. Nel 1982 il 59% dei dipartimenti di polizia aveva tra i suoi effettivi un’unità paramilitare. Quindici anni dopo quasi il 90% dei 48 dipartimenti ha in attività unità paramilitari. Queste unità sono chiamate con compiti di normale amministrazione per le forze di polizia, come pattugliare le strade o eseguire mandati di perquisizione. Le comunità nere delle città sono le prime a subire l’impatto con queste unità dove il razzismo cresce.

Nel 1983 e nel 1989 ci furono due cambiamenti del Posse Comitatus Act, che era stato emesso per porre fine allo stato di legge marziale che regnava negli stati del sud dopo la guerra civile, che hanno portato l’istituzione militare e poliziesca a lavorare fianco a fianco. Dopo questi emendamenti al Posse Comitatus Act, i militari hanno potuto fornire servizi d’intelligence, materiali e mezzi e addestramento così come partecipare a operazioni antidroga, in pratica pressoché tutte le attività di ricerca, attività e arresto.

La somiglianza tra le attività di polizia e quelle dei militari ha creato un forte allarme riguardo le libertà civili.

Come dicevo prima l’urbanizzazione a livello mondiale si sta espandendo mostruosamente, le megalopoli abitate da milioni e milioni di abitanti, concentreranno al loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista.

L’attuale tendenza all’interno delle metropoli capitaliste dell’accentuazione delle differenze di classe e il costante e continuo azzeramento dei servizi sociali portano ad accentuare il conflitto di classe, dentro un quadro del restringimento costante e continuo delle tradizionali mediazioni riformiste sia a livello politico che sindacale.

In questo contesto le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle “ostili” o semplicemente “complici” senza il rischio di forti perdite o di addirittura di ritirate come nelle banlieue francesi. L’utilizzo dell’esercito condotto con armi convenzionali diventa controproducente, poiché potrebbe far scatenare di più le folle, e in più ci sono gli inconvenienti a livello politico.

L’intervento dell’esercito in Italia all’epoca del governo Berlusconi non è stato una scelta determinante dalle scelte razziste di questo governo, ma molto probabilmente faceva parte di progetti NATO inerenti l’utilizzo degli eserciti regolari nella megalopoli nel futuro.[34] Si tratterebbe di un progetto che si chiamerebbe NATO UO 2020 prodotto da un gruppo di studio che si chiamerebbe SAS 30 Urban Operations in the 2020, al quale avrebbero partecipato dal 1998 esperti di sette nazioni della NATO (Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e USA).[35]

 

L’UO 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri, le loro caratteristiche e capacità. Lo studio ipotizza l’andamento entro l’anno 2020, il 70% della popolazione mondiale dovrebbe superare i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città incrementando l’urbanizzazione, e con relativa crescita della povertà incrementando conseguentemente le tensioni sociali. Perciò, da parte dei paesi imperialisti, necessita una presenza militare su periodi prolungati. Questo necessariamente entrerà in contraddizione con le richieste da parte del mondo politico per azioni rapide, decisive e chirurgiche.

 

In sostanza ricapitolando secondo questo studio:

 

  • Le guerre future saranno all’interno delle città;
  • Si avrà l’esercito lungo le strade;
  • Si deve far accettare alla popolazione che l’esercito nelle città sia una cosa normalissima. Gli obiettivi, sono raggiunti attraverso strumenti di guerra psicologica (campagne di stampa, manipolazione delle notizie ecc.) è che siano i politici e i cittadini a chiedere l’intervento dell’esercito;
  • Che le forze militari utilizzeranno ogni sorta di armi (letali e “non letali”);
  • Che sommosse, scontri sociali, manifestazioni potranno essere sedate dall’esercito (Genova 2001, gli interventi polizieschi in Val di Susa, a Vicenza, a Chiaiano sarebbero delle prove generali di come sarebbe gestito il conflitto sociale.

 

Lo studio U02020 consiglia di iniziare gradualmente in base alle necessità a utilizzare l’esercito in funzione di “ordine pubblico”. Nel frattempo ogni paese aderente a questo gruppo (Italia compresa) deve creare dei reparti che appositamente si specializzino per operazioni di contenimento delle folle e di controllo del territorio, compresi i rastrellamenti per la caccia a “sovversivi” e “agitatori”.

Un’altra tendenza in atto è quella della diffusione delle cosiddette “armi non letali”.

Le tecnologie della repressione sono il prodotto dell’applicazione della scienza e della tecnologia al problema della neutralizzazione dei nemici interni dello Stato, sono dirette principalmente contro la popolazione civile, sono indirizzate principalmente al cuore, alla mente e al corpo.

Questo nuovo tipo di armamenti ha rivoluzionato lo scopo, l’efficienza e la crescita del potere repressivo della polizia molto diverso da nazione a nazione. Vedere le riflessioni del maggiore dei carabinieri Rosario Castello nella pagina web: http://www.carabinieri.it/Inernet/Editoria/Rassegna-Arma/2003/4/Informazioni-e-Segnalazioni/01_Rosario_Castello.htm

Sono armi per una guerra a bassa intensità che però hanno lo svantaggio di una loro possibile proliferazione e utilizzo da parte di gruppi criminali/terroristi. Questo fatto ha preoccupato settori di opinione pubblica, poiché la commissione STOA del Parlamento Europeo (Scientific Tecnological Options Assessment – Commissione per la Valutazione delle Opzioni Scientifiche e Tecnologiche) ha ordinato uno studio per conto della Commissione libertà civili e affari interni dell’Unione Europea.

Questo rapporto del 1998 dal titolo “Una valutazione delle tecnologie di controllo politico” ha confermato i primi interessi da parte degli scienziati in Europa (ma non negli USA). Il rapporto STOA ha disegnato un agghiacciante quadro delle innovazioni repressive, con le seguenti opzioni:

  • Sistemi semi intelligenti della zona di rifiuto, questi sistemi di guardia automatizzati adottano reti neurali capaci di utilizzare modelli di riconoscimento e “imparare” così che possano pattugliare zone sensibili e utilizzare modelli di riconoscimento e “imparare” così che possano pattugliare zone sensibili e utilizzare secondo l’opportunità armi letali o sub letali;
  • Sistema di sorveglianza, il software di riconoscimento vocale può intercettare e rintracciare individui e gruppi, mentre super computer classificano automaticamente la maggior parte delle chiamate telefoniche, fax, e-mail, sistemi di raccolta di informazioni, tracciano immigrati o altri obiettivi, attraverso l’uso delle tecniche biometriche per identificare le persone tramite il riconoscimento del DNA, la retina o le impronte digitali, un esempio di questo sistema è il Progetto Erodac. Questo progetto diventato operativo il 15 gennaio 2003 prevede che uno Stato membro dell’U.E. potrà raffrontare le impronte digitali dei richiedenti asilo o dei cittadini terzi “illegalmente” nel proprio territorio per verificare se hanno presentato domanda asilo in un altro Stato membro;
  • Profilo dati, le polizie di stato sono state in grado di usare la sorveglianza dei dati per compilare “mappe di amicizia” o legami, attraverso l’analisi di chi Telefona o spedisce posta elettronica e di chi la riceve. In Guatemala si è usato il sistema Tadiran13 localizzato nel palazzo nazionale per creare liste di gente da assassinare;
  • Sub letale o armi inabilitanti, Pepper spray (spray al pepe), CS gas e schiuma chimica, possono essere usati sia nelle prigioni, che nel controllo di massa, così come nelle operazioni di conflitti sotterranei diversi dalle guerre (o come si ama chiamarli attualmente conflitti a bassa intensità). Il Pepper gas, un impianto tossico, è stato bandito nel 1972 dalla Convenzione delle Armi Biologiche per l’uso in guerra, è invece consentito nell’uso per la sicurezza personale. “La schiuma adesiva” è un adesivo chimico, può essere usato su varie superfici, o l’uno con l’altro. La schiuma può essere usata per formare barriere che bloccano tutte le vie di fuga e facilitano gli arresti di massa;
  • Munizioni dalla punta morbida. Con il pretesto di proteggere civili innocenti, i proiettili soft point sono venduti come più sicuri delle regolari munizioni con rivestimento in acciaio, che potrebbero passare attraverso i muri, e colpire civili aldilà del campo di vista. Queste munizioni sono tra le più usate da Swats e dalle altre forze speciali delle polizie;
  • Veicoli d’ordinanza mimetizzati. Progettati per dissimulare, soprattutto per la televisione, questi veicoli delle forze di sicurezza, mimetizzati spesso come ambulanze, possono dispiegare una formidabile quantità di armamenti e sono stati usati per fornire una prova di forza in paesi come la Turchia, o per spruzzare sostanze chimiche o tinture sui manifestanti, come hanno fatto le forze di sicurezza in Indonesia.

 

 

Un’arma “non letale” che si sta diffondendo l’uso è il Taser, una pistola che trasmette scosse elettriche che sono già in dotazione non solo nella polizia amerikana ma anche in diverse polizie europee.[36] Tutto questo in sfregio alla decisione delle Nazioni Unite del novembre 2007 che ha stabilito che i Taser sono uno strumento di tortura.[37]  Non solo: negli U.S.A. e nel Canada, tra il 2001 e il 2008, 338 persone sono state uccise dalla polizia che ha usato le Taser. Su un rapporto del dicembre 2008 di Amnesty International sull’uso delle Taser negli U.S.A., emerge che su 98 autopsie il 90% dei casi delle persone morte dopo essere state colpite con un Taser erano disarmate. Molte di esse sono state colpite più volte, e talvolta erano state già stordite da un primo colpo. E hanno il coraggio di chiamarle “armi non letali”.

 

Gli eserciti sono impazienti di imbracciare la dottrina della “guerra non letale”. Il concetto nacque negli USA nel 1990, i suoi difensori erano prevalentemente scrittori futuristi come Alvin e Heidi Toffler,[38] i quali trovarono uno spunto nei laboratori di armi nucleari di Los Alamos, Oak Ridge e Laurence Livermore. Questa dottrina trovò un campione nel College Jhon Alexander, che era diventato famoso per il programma Phoenix nella guerra del Vietnam[39] (più tardi diventato un proponente della guerra psichica).[40] Il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia chiamati a raccolta intorno alla dottrina della “guerra non letale” speravano di trovare un “proiettile magico” che potesse neutralizzare “il fattore CNN”.

Questa esigenza era sentita sia da parte della polizia dopo il pestaggio di Rodney King a Los Angeles, dall’A.T.F. e dall’F.B.I. dopo Waco e Rubi Ridge[41] e dall’esercito cui bruciava l’umiliazione subita in Somalia. Tutti cercavano una “soluzione tecnica”. Si costituì un gruppo di lavoro integrato composto da: i Marines, l’Air Force, il Comando per le Operazioni Speciali, l’Esercito, la Marina, la Giunta dei Capi Unificati di Stato Maggiore, e i dipartimenti del Trasporto, della Giustizia e dell’Energia. Uno dei ruoli di questo gruppo di lavoro è stabilire collegamenti con governi amici. Questo gruppo sponsorizzò delle conferenze a Londra sul “Futuro delle armi non –letali”. Nel corso della conferenza del 1997, Hildi S. Libby, direttrice del programma militare per i sistemi non letali, propugnava lo sviluppo di una vasta gamma di avanzate tecnologie “destinate ad essere inserite nei programmi di armamenti esistenti”. Il suo intervento era centrato senza che nessuno se ne sorprendesse sulle munizioni che permettono di isolare una determinata zona. In effetti, gli Stati Uniti rifiutano di firmare il trattato sulle mine anti-uomo prima del 2006, per avere il tempo di sviluppare “adeguate” soluzioni alternative. Tra i progetti presentati da Libby si possono elencare: una mina anti-uomo “non letale”, basata sulla classica mina M1*A1; una carica “non letale” di 66 mm per contenere o reprimere la folla un sistema di tiro costituito da munizioni di tipo diverso (pallottole di gomma, gas, mine invalidanti, ecc.); una mina immobilizzante anti-uomo, che chiude la vittima in una rete. Tra i “miglioramenti” già sperimentati di questa mina: l’aggiunta di materiale adesivo o irritante, di elettroshock o di un effetto “lama di rasoio” che costringe le persone colpite a rimanere completamente immobili per evitare ulteriori ferite laceranti. Le conferenze del 1997 e 1998 hanno permesso di scoprire alcune armi su cui si era fino allora mantenuto il segreto: la pistola Vortex, che emette onde d’urto verso il corpo umano, e alcune armi acustiche dagli effetti regolabili che, secondo l’esperto americano William Arkin, possono, a scelta, provocare un “lieve fastidio” oppure “emettere onde di 170 decibel capaci di ledere organi, creare cavità nel tessuto umano e causare traumi potenzialmente letali “. La conferenza del 1998 è stata l’occasione per presentare il “concetto di difesa a strati”, concepito come una cipolla i cui strati più esterni sono i meno letali ma che, man mano ci si avvicina al centro, diventa sempre più distruttiva. Veniva poi proiettato un video dimostrativo in cui si vedevano alcuni soldati fare uso di armi a microonde, e al loro fianco personale medico che si prendeva cura delle vittime in coma. Oltre alle possibili violazioni del giuramento di Ippocrate, Steven Aftergood, direttore della Federazione degli scienziati americani, sottolinea il carattere estremamente intrusivo di queste armi: “Non prendono di mira solo il corpo delle persone. Sono programmate per disorientarle o destabilizzarle a livello mentale “. Ordigni di questo tipo possono interferire con i regolatori biologici di temperatura del corpo umano; le armi a frequenza radio, per esempio, agiscono sulle connessioni nervose del corpo e del cervello; i sistemi laser provocano, a distanza, scosse elettriche “tetanizzanti” o “paralizzanti”.[42]

 

PRIVATIZZAZIONE DELLA “SICUREZZA”

 

 

La paura crea il bisogno indotto di sicurezza e lo alimenta con l’ideologia, dà vita a un affare, valutato dagli analisti tra i 100 e i 200 miliardi di dollari, in crescita ovunque, specie nelle aree in “sviluppo”. In Russia ci sono più poliziotti privati che pubblici (il rapporto e 10 a 1). In Sudafrica sono le stesse caserme di polizia che ingaggiano milizie private a sorveglianza delle caserme. In India si stimano a circa un milione, i posti di lavoro nella polizia. Negli USA la tradizionale agenzia Pinkerton, nata come forza privata antisciopero e crumiraggio,[43] collabora con le polizie federali, statali e regionali. Il proliferare di polizie private è un fenomeno vistoso che in Italia era cominciato con la sorveglianza delle banche, ora la vediamo davanti a grandi fabbriche come la FIAT, dove arrivano a sostituire i guardioni. Esso è diventato uno strato sociale che assorbe plusvalore.

Per quanto riguarda l’Italia c’è il tentativo di estendere i poteri e le competenze di queste agenzie. In un articolo di Rita Pennarola pubblicato nella Voce della Campania,[44] c’è la seguente notizia: in un protocollo d’intesa redatto al Ministero dell’interno nei primi giorni del novembre 2007 e riguardante delle modifiche al TULPS (Testo unico leggi pubblica sicurezza) e in particolare al Titolo IV[45] che tratta della “riforma” degli istituti di vigilanza privati. Girato in forma riservata dalla Federpol (Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, le Informazioni) agli associati, il protocollo è accompagnato da copia della missiva di G. Pellegrino (presidente nazionale della Federpol) al prefetto Giulio Gazzella Direttore dell’Ufficio per l’amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza, che chiede un incontro per sistemare alcuni aspetti del protocollo d’intesa.

In questo protocollo è previsto che all’area di sicurezza privata oltre i confini tradizionali tracciati dagli articoli 133 e 134 del TULPS, che fino ad ora hanno limitato i poteri agli addetti della vigilanza privata, sia riservati compiti di ordine pubblico che fino adesso era esclusivamente riservato alla Polizia e ai Carabinieri. Già col decreto dell’8 agosto 2007 arriva un nuovo eldorado per chi si occupa di “vigilanza”, soprattutto nella parte in cui prevede che i servizi Stewart negli stadi siano “assicurati dalle società organizzatrici direttamente ovvero avvalendosi d’istituti di sicurezza privata autorizzati” nel caso limite possono rientrare non solo gli istituti di vigilanza composte da guardie particolari (generalmente armate), ma anche le attività di reclutamento, addestramento e organizzazione di corpi di contractor come quelli utilizzati in Iraq.

Con le modifiche al TULPS si arriva all’unificazione tra gli istituti che si occupano d’investigazioni e gli istituti di vigilanza privata e le guardie giurate (finora tutto ciò contenuto nei limiti per quanto riguarda compiti e funzioni), tutto ciò nel segno degno di un colossale business.

C’era stato un precedente di “riforma” che intendeva allargare le competenze degli istituti vigilanza. Tentativo che finì tragicamente. Nella notte del 21 e 22 febbraio 2005 lungo la statale che collega Verona e Brescia, ci fu una sparatoria nel corso della quale furono esplosi oltre 30 colpi e che ha fatto 4 vittime: 2 agenti di polizia, una prostituta ucraina e Andrea Arrigoni, l’uomo che avrebbe ucciso i due poliziotti e la prostituta.[46] Chi era Arrigoni? Che centra lui con la riforma della vigilanza privata che in quel periodo stava preparando AN?

Andrea Arrigoni aveva fatto il paracadutista in Somalia,[47] la guardia del corpo di Umberto Bossi tra il 1994 e il 1996, è in seguito diventato una guardia privata, aveva messo su l’agenzia Mercuri Investigazioni a Bergamo ed era uno dei dirigenti della CON.IPI, l’associazione nazionale degli investigatori privati (della quale presidente onorario è Maurizio Gasparri, ha come membri l’ex generale dei carabinieri G. Servolini, e presidente è Filippo Ascierto ex maresciallo dei carabinieri). Arrigoni negli ultimi mesi prima di morire era diventato un assiduo frequentatore di Montecitorio e di convegni organizzati alla Camera.

Proprio in quel periodo si stava preparando da parte di A.N., in particolare da parte di Mantovano all’epoca sottosegretario all’Interno (nonché sostenitore dell’Opus Dei) stava preparando una legge di riforma sulla vigilanza privata che era un autentico colpo di stato. La manovra consisteva nell’equiparare lavoro e competenze dei vigilantes (di cui A.N. controlla la principale rete agenzie) a quelli della Polizia di Stato. Nel progetto c’era la volontà di attribuire loro le competenze dei cosiddetti servizi integrati (il controllo della criminalità comune), con possibilità di identificare le persone.

Nello stesso periodo si avvia il Wireless in Italia (che permette di controllare i pc di tutto il vicinato a qualsiasi spione in erba) e si aumentano di dieci volte rispetto al massimo tollerabile dall’uomo per l’Associazione di ricerca sul cancro, i Microtesla per metro quadro massimi tollerabili, per opera del ministro delle Comunicazioni Gasparri.

 

FACCIAMO DELLE IPOTESI

 

Partiamo dal fatto che tutto ciò che viene fatto passare per esoterismo è spesso e volentieri esso è uno strumento per indurre delle persone particolarmente deboli a fare delle cose che altrimenti non farebbero. Ma contemporaneamente l’esoterismo viene utilizzato come codice per farla franca. Cioè il fatto che ci sia quel simbolismo viene utilizzato perché tutti quelli che si rendano conto, senza bisogno che qualcuno gli telefoni o lo concordi, che l’ordine di scuderia è coprire quella cosa.

Quello che voglio ipotizzare (non ho prove ovviamente) è che quello che è accaduto a Macerata sia qualcosa di simile a quello che anni fa è accaduto a Firenze quando colpiva il cosiddetto Mostro.

Voglio dire se a Macerata come Firenze ci sia stato un progetto di destabilizzazione psicologica dei cittadini di queste città, e magari, come strumento per effettuare queste operazioni siano stai effettuati degli esperimenti militare di controllo mentale.

Questo progetto è senza dubbio una prosecuzione degli esperimenti di Mengel nei campi di concentramento nazisti e in seguito sviluppati con il famigerato MK-ULTRA e in seguito proseguito con il Progetto Monarch. Mengel capì che si potevano ottenere degli schiavi mentali perfettamente controllati attraverso gravi episodi traumatici indotti. Si può ipotizzare che tali esperimenti siano applicati su due piani. Il primo piano sono i cittadini di Firenze e Macerata che alla fine della fiera sono il vero bersaglio di questi episodi. Si uccidono delle coppiette come a Firenze o si taglia a pezzetti una ragazza come a Macerata per indurre il trauma nei cittadini di questa città. In altre parole le vittime uccise sono solo il mezzo per indurre il trauma su un livello più alto. Su un secondo piano tali esperimenti vengono applicati sui capri espiatori, i soggetti manipolati che commettono materialmente gli omicidi.

A questo punto è necessario fare una parentesi necessari per comprendere l’oggetto della presente trattazione. Al giorno d’oggi sistema mediatico lavora incessantemente per condizionare il modo di pensare delle persone e una volta che la notizia o l’interpretazione di una vicenda viene divulgata acquisisce spesso il crisma della verità senza alcuna possibilità per l’individuo che rifiuta la mistificazione del sistema elaborare interpretazioni diverse. Come nell’immaginario collettivo si è cristallizzata l’idea che il cosiddetto “Mostro di Firenze” sia stato un contadino ubriacone che uccideva le coppiette per futili motivi o semplicemente per divertimento.

Molti dei delitti sia di quelli attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze” che quello che ha coinvolto la povera Pamela per le modalità con la quale sono stati compiuti, per la parte simbolica si potrebbero definire dei delitti rituali.

Questi non sono i soliti omicidi comuni, fisiologici, che accadono ovunque, ai quali i media non danno importanza, ma si capisce che sono omicidi che vedono coinvolte entità o gruppi.

Si potrebbe dire (forzando) che questi tipi delitti siano una continuazione della strategia della tensione.

E in effetti dagli anni ’90 ad oggi entrano in scena sui media quello che si potrebbe benissimo dire il fenomeno dei delitti mediatici.

Se si analizza bene i fatti si dovrebbe notare che in Italia nella prima metà degli anni ’90 denota un’inquietante sovrapposizione di fatti:

  1. Nascita di partitini federati al centro-sud e affermazione della Lega Nord.
  2. Inizio di una nuova strategia della tensione che dall’ammissione ufficiale dell’esistenza di Gladio, passa per la conseguente nascita della Falange Armata e dopo il 1994 entra in gioco Unabomber nei territori del nord-est.
  3. Elezioni del 1994 che celebrano la vittoria del Centro-destra capeggiata da una nuova figura politica: Silvio Berlusconi.

Sempre nello stesso periodo operò quella che fu definita la banda della Uno Bianca. Essa era composta, da poliziotti e si macchiò di omicidi e ferimenti contro obiettivi apparentamene diversi tra loro: carabinieri, tabaccai, cassieri, impiegati, passanti, zingari e immigrati senza neanche il pretesto di finte rapine per pochi spiccioli. Un terrorismo da serial killer.

   Si può ipotizzare che questo terrorismo dei serial killer sia funzionale alla strategia del capitale che deve necessariamente colpire disgregare le “arretratezze” della società italiana, che costituiscono un ostacolo al pieno sviluppo capitalistico. In sostanza di uno sviluppo che sia decisionista, capace di stare al passo con la competizione globale.

La società italiana non era preparata a questi cambiamenti radicali che devono avvenire in tempi rapidi, perché l’accentuata concorrenza determinata dalla crisi, non aspetta nessuno, né tollera ritardatari. Occorre dunque colpire le “cattive” abitudini comportamentali: il provincialismo, l’assistenzialismo, la socialità e perfino la famiglia e le tradizioni religiose, quando diventano ostacolo a questa “rivoluzione culturale” del capitale.

E in questo contesto che appare la figura del serial killer (solitario o di gruppo come la Uno Bianca), del mostro. Tanti eventi criminali, spesso di una ferocia, come si trattasse di azioni coordinate fra loro. Li accomuna uno spropositato uso della violenza, spesso la mancanza di un movente plausibile e, soprattutto, l’indignazione popolare che riesce a scatenare.

Il periodo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 (periodo dello stragismo “mafioso” e della Uno Bianca), è una fase molto delicata, del tentativo di transizione da quella, come si diceva prima, che era definita “prima repubblica” (nella realtà era la crisi del sistema democristiano che gestiva il potere dal secondo dopoguerra) al tentativo di creare una “seconda repubblica” (questa politica delle alternanza ricorda molto quello che afferma Magaldi nel suo libro Massoni[48]  l’accordo tra le varie superlogge internazionali per favorire le alternanze, come modalità di gestione più adeguate dei conflitti).

Questo è stato un periodo di scontri senza esclusione di colpi fra apparati statali e servizi segreti legati alla vecchia classe politica che qui in Italia è attaccata sul fronte giudiziario con Tangentopoli (ma ricorda anche l’avversione dei Bush – e dei settori di Borghesia Imperialista a essi legati – all’accordo delle superlogge internazionali di avviare i processi di alternanza)[49] e quegli apparati fortemente legati ai poteri sovranazionali che spingono sul terreno delle “riforme”.

In effetti, questo, è stato favorito dal fatto che a partire degli anni ’50 (con la massiccia penetrazione del capitale multinazionale USA e con il contemporaneo sviluppo del nostro capitale nazionale su scala internazionale) si era creato e formato un personale politico imperialistico.

L’emergere della borghesia imperialista come frazione dominante della borghesia, ha come conseguenza l’affermarsi nelle articolazioni vitali del potere di un personale economico-politico-militare che è la più diretta espressione dei suoi interessi.

Questa nuova burocrazia efficiente, intercambiabile, non è più selezionata, qualificata dalle vecchie scuole di partito, ma direttamente dai Centri di formazione quadri, dalle Fondazioni, dalle Fabbriche dei cervelli predisposte allo scopo dalle grandi multinazionali.

Condizione imprescindibile della sua funzione è una presenza egemone negli apparati di dominio che compongono lo Stato o che comunque articolano la sua azione e cioè i fondamentali centri del potere: Governo, Banca d’Italia, Confindustria, Mass-media… Suo compito specifico è invece quello di ricercare e rendere operanti le mediazioni più equilibrate, cioè meno contraddittorie, tra gli interessi capitalistici dominanti e quelli particolari dell’area.

Si capisce subito che l’affermarsi della borghesia imperialista e del suo personale non è un processo lineare. Infatti, questa nuova burocrazia è in costante lotta per occupare i punti chiave dello Stato e quand’è il caso, scalzare dalle posizioni strategiche quegli uomini che esprimono interessi conflittuali e cioè propri delle altre frazioni della borghesia.

   L’affermazione degli interessi complessivi dell’imperialismo passa dunque per una fase transitoria in cui le varie forze borghesi si scontrano e coesistono, rappresentando un elemento interno della crisi dello Stato. E però, questa crisi, che travaglia lo Stato, le varie forze che si scontrano, ovviamente, cercano di spingere non verso la disgregazione dello Stato, bensì alla sua ristrutturazione.

La strategia del terrore che si è aperta in questo periodo, in una fase caratterizzata dalla sconfitta del Movimento Rivoluzionario (la soluzione politica è dalla fine degli anni ’80) e dai processi di ristrutturazione nell’industria che sono anche un attacco all’autonomia proletaria che si era sviluppata nelle grandi fabbriche dalla fine degli anni ’60. Questo stragismo bombarolo è una strategia controrivoluzionaria, tesa a colpire e a terrorizzare innanzitutto le masse popolari, che in questo processo di transizione/crisi del regime democristiano cominciavano a essere in fermento.

Mentre lo stragismo bombarolo si potrebbe definire una strategia controrivoluzionaria classica, quello dei serial killer o dei terminators, la si può collocare in una strategia “rivoluzionaria” del Capitale che deve necessariamente colpire e disgregare nel più profondo il conservatorismo e le riluttanze, formali e informali, della società italiana alla modernizzazione capitalistica dopo il crollo del revisionismo nei paesi dell’Est e la contemporanea crisi irreversibile dei modelli socialdemocratici determinata dalla crisi generale riduce constatemene gli spazi riformisti.

Esorcizzato il “pericolo comunista” e messi nell’angolino i movimenti antagonisti resta il problema di disgregare e cancellare tutti quegli elementi di “arretratezza” che costituiscono un ostacolo al pieno sviluppo di un capitalismo efficiente, decisionista, capace di stare al passo con la competizione globale determinata dall’accentuazione della crisi.

Occorre disgregare il “comunitarismo conservatore” come dirà Luttwak (consigliere speciale della casa Bianca e attento osservatore dell’Italia). E’ in questo contesto che appare sempre più evidente la figura del serial killer, del “mostro”.

Tanti eventi criminali, spesso di una ferocia inaudita, come se si trattasse di azioni coordinate fra loro. Li accomuna uno spropositato uso della violenza, spesso la mancanza di un movente plausibile e, soprattutto, l’indignazione popolare che riesce a scatenare.

Come i delitti dell’Uno Bianca.

Menzionarli tutti sarebbe impossibile: ricordiamo Manolo lo slavo, accusato di aver ucciso in Italia otto volte, girando le campagne del Nord Italia vestito con pantaloni mimetici e anfibi. A difendere Manolo ci sono legali che hanno difeso personaggi del calibro di Tom Arkan, indicato come uomo chiave dei traffici illegali di armi.[50] C’è del sangue a unire Manolo ad Arkan: l’assassinio di Dragon Radsic, il poliziotto ucciso a Belgrado freddato a Belgrado, nel 1996, a 48 ore dopo la conclusione del processo contro di lui. Il poliziotto stava indagando sui traffici di armi e fu lui ad arrestare Manolo dopo la strage dei Pontevico (dove nell’agosto del 1990 fu sterminata la famiglia Viscardi). Guarda caso nessun poliziotto andò al processo contro Manolo.

Dopo che fu arrestato, si “pente”,[51] dice che non ha ammazzato lui la famiglia Viscardi, che l’hanno incastrato. Ma soprattutto parla dei suoi rapporti con quelli della Uno Bianca, della “misteriosa” scarcerazione dal carcere di Rimini, di colossali traffici di droga.

Poi c’è il killer delle pensionate in Puglia, quello dei taxisti in Toscana che usa strangolare le sue vittime con un laccio alla commando; quello delle prostitute a Modena che vede indagato, un ‘ex parà.

Cosa si potrebbe dire del “mostro” Bilancia, 17 delitti senza nessuno motivo veramente plausibile (inizialmente sembrava la vendetta, ma poi in seguito se la prende con le prostitute)? Sui suoi delitti ci sarebbero parecchie cose da chiarire anche dal punto di vista dei fatti. Poiché Bilancia ha confessato, questo ha esonerato (ma forse si potrebbe dire che potrebbe essere l’alibi) gli inquirenti dal fare indagini più approfondite. Ma in realtà seri dubbi sulle vicende son state sollevate anche dai legali delle vittime (che, in teoria, non avrebbero alcun interesse a dimostrare l’erroneità della tesi dell’accusa).    Dice ancora Bilancia a questo proposito: “La verità la so soltanto io ed emergerà quando lo vorrò”,[52]A nessuno è interessato più di tanto sapere, ad esempio se avessi avuto dei complici, chi mi ha dato l’arma e altro ancora”. “La verità è che non sono sempre stato io ad uccidere”, “Ho l’impressione che nessuno voglia sentire la verità, che si voglia tenere tutto soffocato”.    Vale la pena a questo punto di riportare le conclusioni degli esperti che hanno dovuto fare la perizia psichiatrica su Bilancia: “Forse deludendo le aspettative dei giudici, dobbiamo alla fine della nostra indagine dichiarare che non siamo in grado di rispondere all’interrogativo sul perché egli ha ucciso. Siamo certi solo di un fatto: che nella criminogenesi degli omicidi non è intervenuta alcuna infermità di mente”.

Tanti interrogativi da quell’impulso irresistibile per compiere gli omicidi, nonostante Bilancia non abbia mai sentito prima l’impulso di uccidere. C’è da interrogarsi sul perché sul luogo del delitto risulta che lui talvolta non è solo, com’è dalla dinamica ricostruita dagli inquirenti; perché quando sono realizzati questi omicidi deve comunque esserci qualcun altro (probabilmente più persone) che controlli che tutto vada a buon fine.

L’Avvocato Paolo Franceschetti in un articolo afferma che l’ex parà Fabio Piselli in una mail gli dice che per indurre una persona media a uccidere, occorre solo “qualche mese”.[53] Che per raggiungere questo scopo si usano le tecniche di manipolazione mentale applicate sui militari, che per fargli perdere la memoria; s’impianta un minuscolo microchip su un dente. C’è da chiedersi se Bilancia sia stato un candidato manciuriano.

Le vicende del cosiddetto “Mostro di Firenze” farebbero pensare che Firenze sia stata una sorte di laboratorio. Abbiamo avuto di tutto (depistaggi, interventi dei servizi segreti, morte misteriose).

Pensiamo al caso Narducci. Nel 2002 l’indagine sul mostro si riapre, ma a Perugia. Per capire come e perché si riapre, però dobbiamo fare un passo indietro. Il 13 ottobre del 1985 è trovato nel lago Trasimeno il corpo di un giovane medico perugino, Francesco Narducci. Il caso è archiviato come un suicidio, anche se la moglie non crede a questa versione dei fatti. E sono in molti a non crederlo. Anzi, da subito alcuni giornali ipotizzano un coinvolgimento del Narducci nei fatti di Firenze. Nel 2002 la procura di Perugia, intercettando per caso alcune telefonate, sospetta che il medico Perugino sia stato assassinato e fa riesumare il cadavere. Il cadavere riesumato ha abiti diversi rispetto a quelli indossati dal cadavere nel 1985. Altri, numerosi e gravi indizi, e le testimonianze della gente che quel giorno era presente al ritrovamento, portano a ritenere che il cadavere ripescato allora non fosse quello di Narducci, e che solo in un secondo tempo sia stata riposta la salma del vero Narducci al posto giusto. Indagando sul caso, il PM di Perugia, Mignini, scopre che il giorno del ritrovamento le procedure per la tumulazione furono irregolari; che quel giorno sul molo convogliarono diverse autorità, tutte iscritte alla massoneria, come del resto era iscritto alla massoneria il padre del medico morto. E si scopre che il Narducci era probabilmente coinvolto negli omicidi del mostro di Firenze. Anzi, forse era proprio lui che, in alcune occasioni, asportò le parti di cadavere.

Le indagini portano ad ipotizzare una pluralità di mandanti coinvolti negli omicidi del mostro, che commissionavano questi omicidi per poi utilizzare le parti di cadavere per alcuni riti. In particolare, il Lott (uno dei cosiddetti “compagni di merende”) confessa che questi omicidi erano pagati da un medico. E con un accertamento sulla finanza di Pacciani saranno trovati capitali per centinaia di milioni, di provenienza assolutamente inspiegabile.    Sono mandati 4 avvisi di garanzia a 4 persone, tra cui il farmacista di San Casciano Calamandrei, un medico e un avvocato, che sarebbero i mandanti dei delitti del mostro di Firenze.    Mentre per occultamento di cadavere, sviamento d’indagini e altri reati minori (che inevitabilmente andranno in prescrizione) sono rinviati a giudizio il padre di Ugo Narducci, e i fratelli di Francesco; il questore di Perugia Francesco Trio, il colonnello dei carabinieri Di Carlo, l’ispettore Napoleoni, l’avvocato Fabio Dean e molti altri, quasi tutti iscritti alla stessa loggia massonica, la Bellucci di Perugia, e alcuni di essi, compreso il padre di Narducci, collegati addirittura alla P2. Appartengono alla P2 Narducci, il questore Trio, mentre l’avvocato Fabio Dean è il figlio dell’avvocato Dean, uno dei legali di Gelli. Una bella compagnia non c’è che dire.[54]

In questa vicenda sono presenti ancora una volta i servizi segreti e i loro depistaggi, e tutte le mosse tipiche che sono attuate quando occorre depistare. In pratica l’indagine conosce una prima fase, che arriva fino al processo di appello di Pacciani, in cui essa scorre senza problematiche particolari, tranne ovviamente quella tipica di ogni indagine, e cioè l’individuazione dei colpevoli. Ma appena si apre la pista dei mandanti si scatena un vero inferno. Anzitutto lo screditamento degli inquirenti, che vengono derisi, sminuiti; vengono continuamente sottolineati gli errori fatti da costoro (come se fosse semplice condurre un indagine del genere senza commetterne); la procura fiorentina viene spesso presentata dai giornali come una procura che vuole a tutti i costi incastrare degli innocenti; Giuttari viene presentato come uno che vuole farsi pubblicità; un pazzo che crede alla folle pista satanista; quando il commissario si ritiene sia vicino alla verità lo si isola, oppure si cerca di trasferirlo con una meritata promozione (che però metterebbe in crisi tutta l’inchiesta).

Più volte giornali e televisioni annunceranno scoop fantastici tesi a demolire il lavoro di anni della procura di Firenze, e di Perugia. Alcuni giornalisti che ipotizzano il collegamento massoneria – delitti del mostro – sette sataniche sono querelati (querele che in seguito saranno ritirate). Sono state fatte indagini parallele e non ufficiali di cui non sono informati gli inquirenti. Il PM Mignini scopre che dopo l’ultimo delitto del mostro, la polizia di Perugia aveva indagato su Narducci e sul mostro, e ciò risulta dai prospetti di lavoro, datati 10 settembre 1985. Ma di queste indagini non viene avvisata la procura di Firenze.

Ma in compenso anche i carabinieri, per non essere da meno, fanno le loro indagini parallele di cui non informano gli inquirenti.

Infine, ci sono gli immancabili depistaggi. Il Sisde aveva già dai tempi del terzo delitto preparato un dossier che ipotizzava che non fosse coinvolto un solo serial Killer, ma i componenti di una setta che agivano in gruppo, e ciò appariva evidente da alcuni particolari della scena del delitto. Ma questo dossier – che porta la data del 1980 – non viene mai consegnato agli inquirenti di Firenze. Il dossier era firmato da Francesco Bruno, consulente del Sisde. In totale, sono tre gli studi commissionati dal Sisde che si persero misteriosamente per strada e non arrivarono mai sulle scrivanie degli inquirenti fiorentini. Guarda caso proprio quei dossier che ricostruivano la pista dei mandanti plurimi e delle messe nere. Ma qualche anno dopo Francesco Bruno, intervistato, sosterrà che a suo parere il serial Killer è un mostro isolato, ancora in libertà!    Ci sono poi le solite morti sospette tipiche di tutte le grosse vicende giudiziarie italiane. Una vera strage, in realtà. O meglio, una strage nella strage. La prima morte sospetta è quella del medico Perugino trovato morto nel lago Trasimeno. Poi la morte di Pacciani per la quale la procura di Firenze apre un fascicolo per omicidio. E poi la solita mattanza di testimoni. Elisabetta Ciabiani, una ragazza di venti anni che aveva lavorato nell’albergo dove Narducci e la sua loggia massonica si riunivano e che aveva rivelato al suo psicologo, Maurizio Antonello (fondatore dell’Associazione per la ricerca e l’informazione delle sette) il nome di alcuni mandanti del mostro e aveva rivelato il coinvolgimento di una setta dal nome Rosa Rossa nei delitti: Elisabetta sarà trovata uccisa a colpi di coltello, compresa una coltellata al pube, ma il caso fu archiviato come suicidio. Mentre lo psicologo Maurizio Antonello sarà trovato “suicidato”, impiccato al parapetto della sua casa di campagna.    Una vera falcidia, sembra che ci sia una sorta di maledizione sulle persone che in qualsiasi modo hanno avuto a che fare la vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze”. Renato Malatesta, marito di Antonietta Sperduto, l’amante di Pacciani, viene trovato impiccato, ma con i piedi che toccano per terra; uno degli innumerevoli casi di suicidi in ginocchio, la polizia archivia il caso come suicidio. Francesco Vinci e Angelo Vargiu, sospettati di essere tra i compagni di merende di Pacciani trovati morti carbonizzati nell’auto.    Anna Milva Mattei, anche lei bruciata in auto. Claudio Pitocchi, morto per un incidente di moto, che sbanda ed esce di strada all’improvviso, senza cause apparenti. Anche questa è una modalità che troviamo in tutte le vicende italiane in cui sono coinvolti servizi segreti e massoneria. Milva Malatesta e suo figlio Mirko, anche loro trovati carbonizzati nell’auto; una fine curiosamente simile a quella che volevano far fare al perito del Moby Prince, l’ex parà Fabio Pisoni. La stessa tecnica. Così come la tecnica dei suicidi in ginocchio è identica a quella dei morti di Ustica e di tutte le altre stragi che hanno insanguinato l’Italia. Tecniche identiche, che fanno ipotizzare una firma unica: quella dei servizi segreti. Rolf Reineke, che aveva visto una delle coppiette uccise poche ore prima della loro morte, che muore d’infarto nell’1983. Domenico, un fruttivendolo di Prato che scompare nel nulla nell’agosto del 1994 e fu considerato un caso di lupara bianca.

E poi ce ne sono tanti altri. C’è il caso di tre prostitute, una suicidatasi, e due accoltellate, che avevano avuto rapporti a vario titolo con i compagni di merende, e chissà quanti altri di cui si non si saprà mai nulla. Un discorso a parte va fatto per Luciano Petrini. Consulente informatico, nel 1996 avvicinò una persona (anche lei testimone al processo) Gabriella Pasquali Carlizzi, comunicandogli alcune informazioni sul mostro e mostrando di sapere molto su questa vicenda; ma il 9 maggio fu ucciso nel suo bagno, colpito ripetutamente con una porta asciugamani cui tolsero la guarnizione per renderla più tagliente. Nella casa non compaiono segni di scasso o effrazione. Conclusioni: omicidio gay. Nessuno prende in considerazione altre piste. Nessuno prende in considerazione – soprattutto – l’ipotesi più evidente: Petrini aveva svolto consulenza nel caso Ustica, sul suicidio del colonnello dell’aereonautica Mario Ferraro, quel Mario Ferraro che fu trovato impiccato al portasciugamani del bagno. Ma il fatto che sia stato ucciso – guarda caso – proprio con un portasciugamani, non induce a sospettare di nulla. Omicidio gay!

Vediamo in maniera sintetica il fenomeno storico dei serial killer in Italia.

  • Prima del 1975 6 serial killer 30 vittime.
  • Prima del 1995 33 serial killer 143 vittime
  • 1995 – 2000 11 serial killer 67 vittime.

Totale 47 serial killer 240 vittime.

A costoro vanno aggiunti almeno 9 serial killer agenti in gruppo che anno totalizzato (ufficialmente) 32 vittime.

 

 

Progressione di frequenza

 

1975-1989 8 serial killer

1981-1985 8 s.k.

1986-1990 4 s.k.

1991-1995 12 s.k.

1996-2000 11 s.k.

 

 

Serial killer agenti in gruppo

 

  • 1987/94 Banda della Uno Bianca – Emilia Romagna
  • 1988/90 Gruppo di Manolo lo slavo -. Veneto

 

Ripeto questi sono solo dati parziali, quello che è interessante è vedere il crescere di questo fenomeno, a partire dalla fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Ci sono delitti che apparentemente sono diversi, ma hanno molto in comune. Prendiamo come esempio le vicende di Cogne e quella di Omar ed Erika. Che cosa hanno in comune? Molto: innanzitutto l’apparizione del reparto dei RIS con le loro investigazioni “scientifiche” (prova del DNA ecc.); poi ci sono i genitori che ammazzano i figli e i figli che ammazzano i genitori nella maniera più sanguinaria e feroce. Tutto questo non in una grande metropoli, dove farebbe meno clamore, ma nella provincia italiana, nella piccola comunità montana dove tutto è sempre più tranquillo e non succede mai niente di eclatante. L’immaginario collettivo è colpito e turbato profondamente. Poi i macellai dell’informazione renderanno tutto questo più macabro: il messaggio che viene fuori è che non si può essere sicuri neanche fra le mura domestiche con la propria famiglia. L’effetto è equivalente a quello di una strage in una stazione ferroviaria a ferragosto o durante le vacanze di natale.

Del resto non è forse accertato che quello che definito “mostro di Rostov” in Russia negli ann’80 era coperto da settori del KGB che stavano preparando la transizione a un’aperta e completa restaurazione del capitalismo. Forse non è un caso che in questo passaggio diventava fondamentalo lo scadimento dei principi socialisti che erano ancora riconosciuti. Tra questi principi  c’era quello che garantivano sicurezza e protezione assoluta ai bambini. Occorreva qualcosa di forte, di traumatico per preparare i russi a quello che sarebbe venuto più tardi, qualcosa che non si era mai visto prima: un “mostro” con la tessera del PCUS che divorava le bambine.

In sostanza lo scopo è sempre lo stesso: condizionare e manipolare costantemente la cosiddetta “opinione pubblica” attraverso crimini particolarmente efferati.

Se guardiamo quello che è successo in Italia dagli anni ’90 ci si renderà conto dei cambiamenti radicali avvenuti in un periodo relativamente breve (rispetto ai 45 precedenti).

Il terrorismo di Stato, nelle sue varie forme ed espressioni, accompagna e guida questi cambiamenti.

C’è da chiedersi se il progetto vero dietro a tutti questi eventi non sia un maggiore  controllo politico e sociale completo e totale della società?

Dal punto di vista politico si potrebbe di che siamo passati dalle democrazie in decomposizione al governo diretto del capitale finanziario  

Concentriamoci su uno degli aspetti che riguarda maggiormente i maggiori paesi imperialisti: la decomposizione delle forme di democrazia parlamentare.

E’ in atto da tempo nei maggiori paesi imperialisti, pur con ritmi e forme diverse, un processo di rafforzamento delle forme istituzionali. Esse sono l’espressione a livello giuridico – istituzionale di un’avvenuta trasformazione dei rapporti tra proletariato e borghesia.

A questo indebolimento del proletariato ha contribuito il crollo del cosiddetto “blocco socialista” a guida revisionista. Non può esserci indifferente che il blocco dell’est sia crollato sotto i colpi della crisi economica piuttosto che sotto i colpi della lotta di classe. Se fosse questa prevalsa seconda alternativa, piuttosto che indebolirsi come sta avvenendo oggi, la fiducia del proletariato nelle proprie capacità si sarebbe potuta rafforzare. Inoltre, nella misura in cui il crollo del blocco dell’est fa seguito a un periodo di “guerra fredda” con il blocco occidentale, in cui quest’ultimo appare come il “vincitore” senza colpo ferire, si è generato nelle popolazioni occidentali, e anche tra i proletari, un sentimento di euforia e di fiducia verso i propri governi, simile (facendo le debite proporzioni) a quello che pesò sui proletari dei paesi “vincitori” nelle due guerre mondiali e che fu una delle cause della sconfitta dell’ondata rivoluzionaria seguita alla prima guerra mondiale.

Tornando al discorso del rafforzamento istituzionale, esso è soprattutto l’espressione del tentativo borghese di predisporre un apparato statale adeguato alle maggiori difficoltà che si manifesteranno in futuro e di contenere all’interno dell’ideologia borghese i rapporti sociali che vanno sempre più decomponendosi.

È in questa fase che c’è il passaggio da una democrazia sotto forme parlamentari a un governo che appare sotto forma di “governi tecnici”, si potrebbe dire una “dittatura tecnocratica”.

Che la democrazia sia in decadenza è reso evidente dai diversi avvenimenti e fenomeni che ci sono nella sfera politica, sociale e culturale. Prendiamo come esempio la corruzione: essa ha pervaso ogni settore, i politici si contendono i contributi finanziari dei capitalisti; le posizioni all’interno dei governi e dei parlamenti (andando in giù in ogni settore del potere locale) hanno tutto un prezzo; ogni parte della legislazione è influenzata da potenti “lobbies” che spendono milioni per la scrittura di leggi a loro profitto e per individuare le manovre opportune alla loro approvazione.

Questa democrazia in decomposizione si sta trasformando in un governo autoimposto dai funzionari dell’esecutivo. Una giunta esecutiva di funzionari eletti e non eletti risolve questioni come quelle della guerra e della pace, che destina miliardi dollari e di euro a un’oligarchia finanziaria riducendo così il tenore di vita di milioni di persone tramite “pacchetti di austerità”.

Questo governo è descritto come un governo condotti da tecnici esperti, “apolitici” e “scevri da interessi privati”. Dietro alla retorica tecnocratica, la realtà è che i funzionari designati hanno una carriera di operatori per e con i grandi interessi finanziari nazionali e internazionali.

Lucas Papdemos, nominato Primo ministro, ha lavorato per la Federal Reserve Bank di Boston è stato il capo della Banca centrale greca, nonché il responsabile della falsificazione dei libri contabili a copertura di quei bilanci fraudolenti che hanno portato la Grecia all’attuale disastro.[55] Mario Monti, Presidente del Consiglio in Italia, ha ricoperto incarichi per l’Unione Europea e nella Goldman Sachs.

 

Queste nomine si basano sulla lealtà totale di questi personaggi e sul loro impegno senza riserve di imporre politiche, le più inique sui lavoratori di Grecia e in Italia. I cosiddetti tecnici non sono soggetti a fazioni di partito, nemmeno lontanamente sensibili a qualsiasi protesa sociale. Essi sono liberi da qualsiasi impegno politico…tranne uno quello di assicurare il pagamento del debito ai detentori dei titoli di Stato, in particolare di restituire i prestiti alle più importanti istituzioni finanziarie europee e nord americane.

C’è una differenza tra questi governi tecnici e le dittature come quella fascista.

Negli attuali governi tecnici, il potere è consegnato dalle élite politiche della democrazia borghese, in sostanza una sorta di transizione pacifica, almeno nella sua fase iniziale. 

A differenza delle precedenti dittature, gli attuali regimi conservano le facciate elettorali, ma svuotate da contenuti e mutilate, come entità certificate senza obiezioni per offrire una sorta di legittimazione, che seduce la stampa finanziaria. A differenza delle precedenti dittature come il fascismo che si presentavano come stati di polizia, gli attuali governi tecnici prima lanciano il loro assalto a tutto campo contro le condizioni di vita e di lavoro del proletariato, con il consenso parlamentare, e poi di fronte alla resistenza posta, procedono per gradi fino ad arrivare a uno stato di polizia.

L’organizzazione dittatoriale di un regime tecnocratico deriva dalle sue politiche e dalla missione. Al fine di imporre politiche che si traducono in massici trasferimenti di ricchezza dal lavoro al capitale nazionale e internazionale, è essenziale un regime autoritario in veste democratica, questo in previsione di un’accanita resistenza. La borghesia non può assicurare per tanto tempo una “stabile e sostenibile” sottrazione di ricchezza con qualche parvenza di democrazia (che è sempre il miglior involucro della dittatura della borghesia) e tanto meno una democrazia come quella attuale in decomposizione.

La missione della “dittatura democratica” non è solo quello di porre in essere un’unica politica regressiva di breve durata, come il congelamento salariale o il licenziamento di qualche migliaio di insegnanti. L’intento di questi tecnocrati è di convertire l’intero apparato statale in un torchio efficace in grado di estrarre continuamente e di trasferire le entrate fiscali e i redditi, dai lavoratori e dai dipendenti in favore dei detentori dei titoli.

 

Il processo decisionale è chiuso e limitato alla cricca di grossi industriali, banchieri e tecnocrati senza la minima trasparenza. I tecnocrati ignorano completamente le proteste di manifestanti, se possibile, o, se necessario, rompere loro la testa.

 

Le trasformazioni principali della democrazia sotto i tecnici sono:

 

  • Massici spostamenti delle disponibilità di bilancio, dalle spese per i bisogni ai pagamenti dei titoli di Stato e alle rendite.
  • Cambiamenti su larga scala nelle politiche di reddito, dai salari ai profitti, ai pagamenti degli interessi e alla rendita.
  • Politiche fiscali fortemente regressive, con l’aumento delle imposte sui consumi (aumento dell’IVA) e sui salari, e con la diminuzione della tassazione di titoli e investimento.
  • Riscrittura dei codici del lavoro. Salari, condizioni di lavoro e problemi sanitari sono consegnati alle commissioni aziendali (commissioni “paritetiche” dove c’è la presenza “paritetica” di padroni e sindacati).
  • Lo smantellamento delle imprese pubbliche, e la privatizzazione delle telecomunicazioni, delle fonti di energia, della sanità, dell’istruzione e dei fondi pensione. Privatizzazioni per migliaia di miliardi di dollari sono attivate su una scala mondiale. Monopoli privati rimpiazzano quelli pubblici, forniscono un numero minore di posti di lavoro e servizi, senza l’aggiunta di una nuova capacità produttiva.
  • L’asse economico si sposta dalla produzione e dai servizi per il consumo di massa nel mercato interno alle esportazioni di beni e servizi particolarmente adatti sui mercati esteri. Questo dinamica richiese salari sempre più bassi per competere a livello internazionale, ma contrae il mercato interno.

 

   Per questo motivo per le classi dominanti è diventata una necessità andare oltre il progetto P2, per rendere il controllo ancora più sistematico.

   Si potrebbe dire che si è creato una forma di fascismo moderno che si potrebbe definire più correttamente tecno-fascismo. Dove per l’organizzazione del potere e del consenso diventa centrale l’uso dei media e della televisione in particolare.

Non nel senso che è la televisione decide cosa le persone cosa le persone devono pensare. Ma essa lavora su quel fenomeno che la sociologia Tavistockiana chiama Agenda Setting, ovvero la facoltà decidere “riguardo a cosa” la massa deve pensare. E’ importante per capire di quello che si sta parlando di capire la genesi di quest’Agenda. Il 15 gennaio 1934 uno spaventoso sconvolse la provincia indiana del Bihar. Per qualche tempo, nelle regioni vicine a quella colpita, si diffusero allarmistiche che predicevano nuovi e peggiori disastri. Queste voci, circa venti anni dopo dovevano cadere sotto gli occhi di Festinger, uno dei più importanti studiosi americani, che era allora impegnato a ordinare e integrare teoricamente la grande quantità di dati che erano stati, sono allora raccolti nel campo della comunicazione dell’influenza sociale. L’esame di questi dati inerenti alle voci allarmistiche costituì la molla da cui doveva nascere e diffondersi così facilmente alla teoria della dissonanza cognitiva. Come mai, si chiese Festinger, in una situazione del genere potevano nascere e diffondersi così facilmente delle voci terrorizzanti? Non sarebbe stato più logico che tra quelle popolazioni, già in preda al terrore, nascessero invece delle voci che tendessero a ridurre la paura? La risposta di Festinger è che queste voci non erano destinate a provocare paura, bensì a giustificare quella che già la gente aveva. Esisteva cioè una discordanza tra quanto queste persone, non direttamente colpite dal terremoto, vedevano attorno a loro, e la paura che provavano e che non era giustificata da quanto vedevano. A questa discordanza tra elementi cognitivi (intendendo per elemento cognitivo ogni conoscenza, opinione o credenza che un individuo o un gruppo ha su se stesso o sul mondo che lo circonda) venne dato il nome di dissonanza cognitiva. Secondo la teoria che nacque allora esiste in ogni persona, in presenza di una dissonanza, una pressione tendente a ridurla, tanto maggiore quanto è più forte è la dissonanza. La riduzione può ottenersi (ed è il caso delle popolazioni indiane) aggiungendo nuovi elementi consonanti (le voci di prossime sciagure); potrebbe però aversi, ha seconda delle circostanze anche cambiando glie elementi dissonanti o diminuendone l’importanza. La portata della teoria così abbozzata è indubbiamente molto ampia, e abbraccia gran dei problemi della psicologia sociale, particolarmente nel campo delle comunicazioni. Dai processi decisionali e dalle conseguenze delle decisioni all’induzione forzata di un comportamento esteriore in contrasto con le opinioni private dell’individuo, ai problemi della comunicazione e di diffusione delle informazioni, al comportamento dei gruppi, ai fenomeni di massa, Festinger analizza in un quadro unitario, in conformità a numerose ricerche sperimentali, il potere predittivo e interpretativo della teoria. Dunque progetto Tavistock e Agenda Setting potendo decidere gli argomenti su cui le persone ragioneranno, si scambieranno pareri, si formeranno opinioni, chi controlla la TV è in grado di creare una realtà parziale ed omettere da questa ciò che non vuole si conosca.

   È dunque l’omissione, il vero potere, l’omissione di tutti quegli argomenti, quei valori, quei modelli, quelle sensazioni, quegli atteggiamenti, quei comportamenti che siano ostili al leader e al regime.

Infatti, se si nota il comportamento di molti giornalisti televisivi o dei conduttori di programmi d’intrattenimento, il loro atteggiamento non si limita a fare domande, ma quello di evitare di approfondire argomenti importanti, e spesso prendere le difese delle personalità che sono contestate.

Oppure c’è l’omissione della realtà inserendo fatti concreti in minestroni fatti da magia, esoterismo, numerologia ecc.

In sostanza la “verità” consiste in un consenso preconfezionato che è stato deciso aprioristicamente, a tavolino e chiunque non si adatta viene bollato come estremista, catastrofista e cose del genere.

La gestione del potere e del consenso comporta anche il processo d’inclusione-esclusione. Non è un caso che attualmente mobbing e stalking sono diventati un fenomeno di massa. Fenomeno favorito dall’utilizzo della tecnologia elettronica (e dall’utilizzo delle onde telepatiche) che ha portato nei fatti anche se non giuridicamente l’affermarsi nella società di un nazismo genetico fatto di controllo e sperimentazione sulle persone sensibili. In sostanza una psichiatrizzazione di massa che comporta lì innesto di meccanismi elettronici a persone sensibili. E da un punto di vista culturale la perdita di valore e dignità delle donne, dove nessuno contesta più se il lavoratore sia solo merce (un’ideologia fascista che giustifica il licenziamento) è perciò giustifica e legittimizza il mobbing di massa nei luoghi di lavoro e in quelli sociali.

Una realtà, dove alla base stanno multinazionali farmaceutiche e delle protesi uditive ed acustiche, che si serve di centri di ricerca universitari e militari (neurologia, psichiatria, neurofisiologia e, cibernetica) strettamente connessi tra di loro (scienza asservita = guerra), di parlamentari (magari connessi a servizi segreti o a polizie speciali), dei servizi segreti (e attraverso i servizi carcerari utilizzano molti detenuti nel loro sporco lavoro), delle organizzazioni mafiose (e il carcere è uno dei luoghi dove collaborano con i servizi), di organizzazioni terroristiche per creare i capri espiatori, di intellettuali ecc.

   Ebbene perché non definire tutto questo, che è il prodotto della guerra civile a bassa intensità che c’è stata in Italia, se non tecno-fascismo? Se Dimitrov definisce il fascismo come la dittatura terroristica aperta della borghesia, che sorge e si sviluppa proprio nei momenti di crisi del sistema capitalista, quando la classe operaia e le masse popolari in generale prendono l’iniziativa per difendere i loro interessi e diritti e conquistare importanti rivendicazioni importanti, allo stato attuale si potrebbe definire il tecno-fascismo come la fusione del capitale finanziario, delle multinazionali con il potere politico più reazionario.

E se guardiamo le tendenze in atto in tutto il mondo capitalistico quali la criminalizzazione della protesta sociale ed il proposito di introdurla all’internodi modelli costituzionali che sostengono l’economia capitalistica in maniera aperta e sfacciata (senza la presa in giro del riconoscimento della funzione sociale della proprietà privata), le necessità di imporre l’assoggettamento della classe operaia e delle masse popolari all’obbedienza di leggi e regolamenti che derivano da tale concezione, i continui interventi imperialisti nei diversi paesi costituiscono elementi che portano acqua al mulino del fascismo, quanto meno alla fascistizzazione della vita sociale e politica.

Non è certamente un caso che ha partire dagli anni ‘90 dove ha operato in funzione di guerra ortodossa la Falange Armata è stato anche quello dell’accentuazione della demolizione del diritto del lavoro e delle conquiste che i lavoratori italiani le avevano ottenute dal secondo dopoguerra dopo dure lotte.

C’è stato anche il cambiamento del significato delle parole in uso. Fino all’altro ieri per riforme s’intendeva miglioramento (certamente graduale) delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, da un certo periodo in poi ha solamente significato un continuo e costante peggioramento. Se poi ci si opponeva a tali “riforme” ci si tirava dietro l’accusa di essere “conservatori” che si oppongono al “progresso”.

Quest’attività di “riforma” e di abolizione del diritto del lavoro è stata portata avanti con l’apporto dei partiti di sinistra (compresi quelle definiti “radicali” come Rifondazione) e dai sindacati confederali.

Ci sono state due modalità diverse per portare avanti questo tipo di attacco ai diritti dei lavoratori:

 

  1. Da parte dei governi di Centro-Sinistra la “riforma” del diritto del lavoro deve avvenire di concerto con i sindacati confederali in modo da farla accettare ai lavoratori senza alcuna protesta.
  2. L’orientamento dei governi di Centro-Destra, invece, prevedeva più l’immediato e diretto intervento del potere legislativo.   In effetti, queste cosiddette “riforme” sono avvenute in prevalenza mediante accordi sindacali che, una volta consolidati ed evitato la protesta dei lavoratori, alla fine sono state consolidate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/carla-rovaldi-scomparsa-1.3868749

 

[2] Se sono dei politici magari deputati e senatori sono usati per approvare leggi antipopolari, illiberali e dispotiche.

 

[3] https://www.ilrestodelcarlino.it/civitanova-marche/cronaca/ossa-umane-1.3816376

 

[4] http://www.lastampa.it/2018/03/29/italia/ossa-umane-ritrovate-nel-maceratese-forse-ci-sono-anche-i-resti-di-una-enne-scomparsa-d7m7mGjOgEMSf5jNhIPGhK/pagina.html

 

[5] http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Gli-insospettabili-nei-festini-a-luci-rosse-6e42f953-0a7e-4de0-8838-ddcb950c3969.html

http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/28/news/porto_recanati_trovate_ossa_umane_appartenenti_a_piu_cadaveri-192480783/

http://www.emmetv.it/2018/04/14/rainews24-a-macerata-giro-di-droga-e-prostituzione-minorile/ http://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/slide_persone_scomparse.pdf

https://www.cronacheancona.it/2017/05/23/sette-anni-dopo-nessuna-notizia-sulla-scomparsa-di-cameyi-mosammet/33213/ http://www.cronachemaceratesi.it/2018/02/03/omicidio-di-pamela-critica-lassociazione-penelope-il-nigeriano-doveva-essere-espulso/1062123 /

 

[6] http://www.viveremarche.it/2018/04/16/monte-san-giusto-maxi-sequestro-di-droga-sgominata-banda-di-spacciatori-magrebini/679216/

 

[7] http://www.mag24.es/2018/04/17/macerata-e-scandalo-lomicidio-di-pamela-fa

 

[8]                                                        C.s.

 

[9]                                                        C.s.

 

[10]                                                       C.s.

 

[11] http://gusitalia.it/   https://www.youtube.com/watch?v=hYmZwsPRNh8

 

[12] È accusata tra l’altro del fatto che per diversi anni non ha presentato nessun bilancio  https://www.cronachemaceratesi.it/2018/02/11/gus-non-chiamatela-onlus-la-finanza-contesta-evasione-milionaria/1066111/

 

[13] http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cos-black-axe-i-misteri-mafia-nigeriana-1336536.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/25/mafie-ora-litalia-importa-quelle-straniere-la-droga-degli-albanesi-il-riciclaggio-di-cinesi-e-russi-la-tratta-dei-nigeriani/3678401/5/

 

[14] http://www.ilgiornale.it/news/cronache/fermo-polizia-inchioda-emmanuel-membro-mafia-nigeriana-1336366.html

https://www.giornalettismo.com/archives/2190468/fermo-emmanuel-mafia-nigeriana

 

[15] http://www.mag24.es/2018/04/17/macerata-e-scandalo-lomicidio-di-pamela-fa

 

[16] http://www.ansa.it/marche/notizie/2018/02/03/sparatorie-a-macerata-traini-candidato-con-la-lega-alle-amministrative-del-2017_83d9135c-1fbe-46e6-b2d2-425b385e0302.html

 

[17] Al di là della candidatura della Lega, Traini ha posizioni di estrema destra. Sulla tempia destra ha un tatuaggio con il simbolo di Terza posizione, movimento neofascista eversivo fondato negli anni 70 da Roberto Fiore. http://www.repubblica.it/cronaca/2018/02/03/news/macerata_luca_traini-187950304/

 

[18] Traini era in cura da uno psichiatria da quando era stato giudicato borderline. https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/luca-traini-cura-psichiatra-border-line-sparatorie-macerata-2824182/

 

[19] http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/13/news/firenze_gianluca_casseri_killer_senegalesi_suicida-26554634/

 

[20] Una testimonianza personale. Una persona che conobbi che faceva delle ricerche dei rapporti tra controllo mentale, telepatia e confraternite iniziatiche, mi disse che una buona parte degli psichiatri sono dei satanisti (peraltro senza darmi delle prove concrete).

 

[21] https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/18/berlusconi-affetto-da-narcisismo-patologico-non-e-padrone-dei-suoi-comportamenti/87015/

 

[22] Nel 1993 scoppiò lo scandalo dei fondi neri del SISDE, che coinvolse anche Scalfaro, perché era stato ministro degli interni. Un buon psichiatra serve sempre, a dar del pazzo quando si accusa un potente.

 

[23] Costituzione di una Commissione Nazionale di studio in materia di funzioni del Giudice Tutelare e dell’Amministratore di sostegno.

Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica hanno costituito una Commissione di Studio perché il Paese si doti di uno strumento di legge (Amministratore di sostegno) che serva a sostenere adeguatamente le persone in difficoltà, soprattutto oggi che progressivamente si vanno svuotando gli Ospedali Psichiatrici. L’obiettivo che ci si prefigge è quello da un lato di limitare ai soli casi estremi il ricorso agli istituti dell’inabilitazione e dell’interdizione e dall’altro a far sì che l’attenzione si sposti dalla” roba” alla quotidianità della persona. Responsabili della Commissione sono stati designati i dottori E.LUPO e L. ATTENASIO per P.D. e il dott. AMATO per M.D.

Roma 1997

Comunicato Stampa.

 

PSICHIATRIA DEMOCRATICA MAGISTRATURA DEMOCRATICA

In relazione al Progetto di Legge relativo alla costituzione dell’Amministratore di sostegno per i cittadini in difficoltà anche temporanea a causa di menomazioni o malattie o a causa dell’età, presentato dal governo lo scorso luglio, Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica ,attraverso i rispettivi Segretari Nazionali dott. Emilio LUPO e Vittorio BORRACCETTI, richiamano l’attenzione del Governo e del Parlamento tutto, acchè sia promossa sul tema una ampia e rapida consultazione di quelle realtà nazionali impegnate a fianco dei meno garantiti.

P.D. ed M.D. auspicano che in tempi brevi il Paese si doti di uno strumento che garantisca diritto di cittadinanza e dignità di vita a quei cittadini cui oggi è concessa la sola interdizione.

LUPO e BORRACCETTI si dicono, infatti, preoccupati dal fatto che, in assenza di disposizioni più adeguate e rispondenti alle necessità del singolo in difficoltà, possa concretizzarsi il pericolo che in talune realtà, nel corso del processo di chiusura dei manicomi si promuovano interdizioni di massa.

Settembre 1997

Invito al Governo ed al Parlamento perché riprenda e si concluda la discussione sui progetti di legge

Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica invitano il Governo ed il Parlamento a voler adoperarsi perché la Commissione giustizia della Camera dei Deputati riavvii la discussione ed il confronto-in Commissione Giustizia- sul testo unificato dei progetti di legge nn.960 e 4040, relativamente alle” Disposizioni in materia di funzioni del Giudice tutelare e dell’Amministratore di sostegno”. Le due Associazioni che nei mesi scorsi hanno trovato nell’ Onorevole Giuliano PISAPIA (allora Presidente della Commissione) un attento e sensibile interlocutore, oggi rinnovano l’invito a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo di pratiche dei diritti, perché il testo della Commissione-con le opportune modifiche ed integrazioni- costituisca l’utile base di una discussione rapida e definitiva.

Napoli, Gennaio 1999

 

[24] http://www.giornalettismo.com/archives/915489/le-iene-il-forteto-e-il-potere-che-copre-gli-stupri-sui-bambini/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A%20giornalettismocom%20(Giornalettismo)

 

[25] Freud, Il disagio della civiltà.

 

[26] Banca Mondiale, Documento di lavoro del gruppo di ricerca Finanza e Sviluppo, gennaio 2000.

 

[27] L’università del Michigan ha messo a punto il prototipo di un piccolo robot spia simile a un pipistrello. Il congegno sarà usato dai militari. Il bat robot è un aeroplano che raccoglie dati su oggetti, persone, suoni e odori in zone di guerra. Poi trasmette le informazioni in tempo reale. City 4 febbraio 2008.

 

[28] Gli strateghi militari in Afghanistan tengono nel cassetto i libri sulla guerra in Algeria. Marc Thoerner, un giornalista che nel 2008/2009 si trovava in Afghanistan, riporta nel suo libro Afghanistan Code, edito nel 2010, conversazioni avute con soldati francesi: “L’ufficiale Guena addetto alla stampa paragona quanto accade nella regione di Kabul quel che accadeva in Algeria alla fine degli anni ’50: attacchi continui sulla popolazione civile, su chi insorge che trova sicuri in altri paesi, come allora il FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) in Tunisia e Marocco. ‘Per questo qui a Kabul seguo diverse tecniche dimostratesi valide allora in Algeria’ (…).

   Un paragone ripreso in pieno da un altro luogotenente, Fricaz: ‘Dall’Algeria traiamo tante lezioni, anche si è un poco sviluppato ed ha perfezionato i suoi mezzi. Gli schemi sono gli stessi. Durante la battaglia d Algeri, 1957, la popolazione venne censita e infine ripartita in categorie, per conoscere le attività di ogni preciso gruppo di persone. In questa maniera si riusciva a scoprire, i Fellaghas, chi agiva o meno per l’insurrezione ’”. Quest’ultima affermazione dell’ufficiale francese, deve far riflettere sulla costante richiesta di censimenti da parte delle istituzioni.

 

[29] Evidentemente dire guerra civile evoca qualcosa di tremendo e traumatico.

[30] Sono le mistificazioni di un politologo, come se le guerre del passato erano combattute per motivi religiosi, etnici, o altro.

 

[31] Herfried Muenkler, Imperien.

 

[32] Metto tre virgolette la parola “sviluppo”, perché si pensa allo sviluppo capitalistico che genera solo ineguaglianze e sfruttamento.

 

[33] http://www.tmcrew.org7csa/138/wwi/caq62ogs.htm

 

[34] http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/fut_2_mil_2.htm

 

[35] ftp://ftp.rta.nato.int/PubFullText/RTO/TR/RTO-TR-071/TR-071-$$TOC.pdf

 

[36] In Francia i vigili urbani francesi potranno usare il Taser. Il governo francese ha deciso ha deciso di dotare 20.000 vigili urbani di Taser con scarica elettrica da 50.000 volt, che bloccano la vittima con una paralisi momentanea. Fonte: City giovedì 25 settembre 2008.

 

[37] http://punto-informatico.it/2124264/PI/News/onu-taser-sono-tortura.aspx

 

[38] A. Toffler, War and Anti-War, Survival at the Dawn of the 21 st Century (Londra, Little Brown & Morris 1994).

 

[39] Programma della CIA che aveva lo scopo di cercare ed eliminare gli attivisti Vietcong villaggio per villaggio. Si calcola che almeno 60.000 persone furono assassinate in conformità a questo programma.

 

[40] John Alexander, scrivendo su “Military Revew” (n. 12 dicembre 1980), la rivista specializzata disse: <esistono sistemi di armi il cui funzionamento si basa sui poteri mentali, le cui caratteristiche sono già state sperimentate>. L’articolo molto lungo s’intitolava: “The New Mental battlefield” (La nuova strategia mentale).

 

[41] Il 28 febbraio 1993 a Waco, in Texas, un gruppo di agenti dell’ATF (Alcohol, Tabacco and Firearms) bureau, cioè l’ufficio statunitense preposto al controllo di alcol, tabacco e armi da fuoco, attaccò in armi la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto e un assedio di 51 giorni, che si terminò con l’uccisione di 4 agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh, lui compreso e 24 bambini. L’anno prima (1992), Randy Weaver, un suprematista bianco, divenne un eroe popolare quando resistente per oltre un anno, armi in pugno, all’arresto dei federali. Nello scontro finale a Ruby Ridge, perirono sua moglie e uno dei suoi figli. Weaver fu assolto dalla giuria da tutte le accuse, eccetto alcuni reati minori per i quali aveva già scontato 18 mesi di carcere. In seguito Weaver denunciò l’F.B.I. per l’omicidio della moglie e del figlio e nel 1995 vince la causa (l’F.B.I. gli pagò 3 milioni dollari).

A Waco durante l’assedio, l’FBI chiese l’aiuto di Smirnov un esperto russo di armi psicotroniche, come consulente. Egli suggerì di bombardare le persone asserragliate con suoni in apparenza simili al grugnire stridulo di maiali isterici. In questi suoni avrebbe dovuto esserci dei messaggi subliminali che invitavano gli assediati alla resa.

 

[42] L’esercito britannico è interessato a tale “raggio paralizzante”. Cfr. Rayfun Freezes Victims Without Caussing Injiuries, Sunday Times Londra 9 maggio 1998.

 

[43] Contorto destino quello di Alan Pinkerton, il fondatore dell’agenzia. Nato a Glasgow nel 1819, divenne militante del movimento proletario dei Cartisti, fu costretto a emigrare negli USA per ragioni politiche, per evitare di essere mandato in una colonia penale. Si potrebbe dire uno dei primi esempi di pentitismo nel movimento operaio.

 

[44] http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php

 

[45] Che riguarda le guardie e gli istituti di vigilanza e d’investigazione privata.

 

[46] La dinamica della sparatoria non è del tutto chiara, l’autopsia ha, infatti, rilevato pallottole di tipo diverso, pur dello stesso calibro della pistola di Arrigoni.

 

[47] I paracadutisti italiani della Folgore in Somalia si contraddistinsero per le torture ai prigionieri somali le fotografie furono pubblicate dal settimanale Panorama.

 

 

[48] Gioele Magaldi, Laura Maragnani, Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges, Chiarelettere, 2014.

 

[49] Questi processi non sono lineari. Non tutta la vecchia classe dirigente politica si pone sul terreno di resistenza alle trasformazioni in atto, una parte di essa sale sul treno di quello che possa sembrare il vincitore. In Italia c’è la spaccatura del vecchio triangolo che aveva governato gli anni ’80 il CAF (Craxi, Andreotti, Forlani). Da una parte si ha Craxi e dall’altra Andreotti e Martelli (l’ex delfino craxiano) che si pongono alla testa del “rinnovamento” (lotta alla Mafia, rivelazioni su Gladio).

 

[50] http://archiviostorico.corrier.it/1996/febbraio/07/Manolo_tornerà_Italia

 

[51] http://archiviostorico.corrier.it/1996/settembre/28/Adesso_Manolo_pentito

 

[52] http://paolofranceschetti.blogspot.it/2010/04/17-omicidi-non-per-caso-i-misteri-di.html

 

[53]                                                                 C.s.

 

[54] http://paolofranceschetti.blogspot.it/2007/12/il-mostro-di-firenze-quella-piovra-che.html

 

[55] http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmpbm30-0100856.htm