CYBERCRIMINE IN AUMENTO

•febbraio 24, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

Il 2016 è stato un anno orribile per la sicurezza informatica. Stando al Rapporto Clusit[1] 2017[2] i crimini informatici sono in deciso aumento in tutto il mondo, con 1.050 incidenti gravi (+ 9%). Per la prima volta l’Italia rientra fra i dieci paesi in cui si sono registrati gli attacchi hacker più gravi. Il 2016 è stato secondo questo rapporto l’anno peggiore anche in termine di evoluzione delle minacce cyber e del relativo impatto. Sono aumentati gli attacchi gli Phishing[3]  (+ 1.166%).  Teniamo conto il Phishing è un reato che nel campo della sicurezza informatica che riguarda l’ingegneria sociale (dall’inglese social engineering). L’ingegneria sociale è lo studio del comportamento individuale di una persona al fine di carpire informazioni utili.       Questa tecnica è anche un metodo (improprio) di crittoanalisi[4] quando è usata su una persona che conosce la chiave crittografica di un sistema e viene usata anche dalla polizia. Similmente al cosiddetto metodo del tubo di gomma[5] (il quale è però una forma di tortura) può essere, secondo gli esperti, un modo sorprendentemente efficiente per ottenere la chiave, soprattutto se comparato ad altri metodi crittanalitici.

Con l’evoluzione del software, l’uomo ha migliorato i programmi a tal punto che essi presentano pochi bug (errori che i programmatori generalmente commettono quando creano un software). Per un cracker  sarebbe impossibile attaccare un sistema informatico in cui non riesce a trovare bug. Quando ciò accade l’unico modo che il cracker ha per procurarsi le informazioni di cui necessita è quello di attuare un attacco di ingegneria sociale.

Un ingegnere sociale (social engineer) per definirsi tale deve saper fingere, sapere ingannare gli altri, in una parola saper mentire.

Un social engineer è molto bravo a nascondere la propria identità, fingendosi un’altra persona: in tal modo egli riesce a ricavare informazioni che non potrebbe mai ottenere con la sua identità reale. Nel caso sia un cracker, può ricavare informazioni attinenti ad un sistema informatico. Il social engineering è quindi una tecnica per ricavare informazioni molto usata dagli hacker esperti e dalle spie, e dato che comporta (nell’ultima fase dell’attacco) il rapporto più diretto con la vittima, questa tecnica è una delle più importanti per carpire informazioni. In molti casi il cosiddetto ingegnere potrà riuscire a ricavare tutto ciò che gli serve dalla vittima ignara.

Perciò il Phishing è un tipo di truffa che mira di colpire la mente umana che è diventata da tempo un autentico campo di battaglia.

È cresciuta del 117% anche la guerra delle informazioni.

La guerra delle informazioni definita anche in termini militari information warfare (IW) è una metodologia di approccio al conflitto armato, imperniato sulla gestione e l’uso dell’informazione in ogni sua forma e a qualunque livello con lo scopo di assicurarsi il decisivo vantaggio militare specialmente in un contesto militare combinato e integrato. La guerra basata sull’informazione è sia difensiva che offensiva, spaziando dalle iniziative atte a impedire all’avversario di acquisire o sfruttare informazioni, fino alle misure mirate a garantire l’integrità, l’affidabilità e l’interoperabilità del proprio assetto informativo.

Nonostante la connotazione tipicamente militare, la guerra basata sulle informazioni ha manifestazioni di spicco anche nella politica, nell’economia, nella vita sociale ed è applicabile all’intera sicurezza nazionale dal tempo di pace al tempo di guerra. Infine la guerra basata sulle informazioni tende a colpire l’esigenza di comando e controllo del leader nemico e sfrutta le tecnologie per dominare il campo di battaglia.

La maggior parte degli attacchi gravi è avvenuta, secondo il Rapporto Clusit nel settore della sanità (+ 102%), nella grande distribuzione (+70%) in ambito banking/finance (+64%).[6]

 

 

 

[1] Clusit – Associazione italiana per la Sicurezza Informatica – https://clusit.it/

 

[2] https://www.securitysummit.it/generale/rapporto-clusit/

 

[3] Il Phishing è un tipo di truffa  effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso, fingendosi un ente affidabile in una comunicazione digitale.

 

[4] Per crittoanalisi (dal greco kryptós, “nascosto”, e analýein, “scomporre”), o crittanalisi, si intende lo studio dei metodi per ottenere il significato di informazioni cifrate senza avere accesso all’informazione segreta che è di solito richiesta per effettuare l’operazione. Tipicamente si tratta di trovare una chiave segreta. La crittoanalisi è la “controparte” della crittografia, vale a dire lo studio delle tecniche per occultare un messaggio, ed assieme formano la crittologia, la scienza delle scritture nascoste.

Con crittanalisi ci si riferisce non solo ai metodi per violare un cifrario, ma anche ad ogni tentativo di eludere la sicurezza di algoritmi crittografici e protocolli crittografici. Anche se la crittoanalisi di solito esclude metodi di attacco che non sono diretti alle debolezze intrinseche al metodo da violare, come ad esempio la corruzione, la coercizione, il furto, l’ingegneria sociale, questi tipi di attacco, spesso più produttivi della crittanalisi tradizionale, ne sono comunque un’importante componente.

 

[5] In crittologia, si definisce con un eufemismo metodo del tubo di gomma (Rubber-hose cryptanalysis) il riuscire a decodificare un codice cifrato mediante la tortura di uno dei conoscitori della chiave del codice. La pratica consiste nel percuotere ripetutamente e vigorosamente con un tubo di gomma la pianta dei piedi della vittima, fino ad ottenere l’informazione cercata. Il termine è in generale utilizzato per qualsiasi altro metodo che si basi sulla violenza nei confronti della persona interrogata.

 

[6] Serene Bournens, Il cybercrimine? <Piaga economica>, Metro, giovedì 23 febbraio 2017.

NAVI SENZA EQUIPAGGIO

•febbraio 21, 2017 • Lascia un commento

 

 

La robotizzazione avanza anche nel settore marittimo. Il colosso britannico Roll-Royce sta lavorando alla realizzazione entro il 2020 di navi senza equipaggio per ridurre del 20%i costi delle compagnie. La sperimentazione partirà da rimorchiatori e traghetti robot e inizierà in alcuni paesi (tra cui Singapore che ufficialmente è il quarto centro finanziari del mondo) che dovrebbero garantire alle navi senza equipaggio il permesso di navigazione nelle loro acque per testarne l’affidabilità. Questa notizia ha trovato (giustamente dal mio punto di vista) la contrarietà da parte dei sindacati dei marittimi poiché vede (logicamente) quest’automazione nel settore come una minaccia all’occupazione e alla sicurezza. In linea teorica le navi robot potrebbero diminuire i rischi di arrembaggio da parte dei pirati, salvo dimostrarsi di essere a prova di hacker.[1]

 

[1] Quelle navi già senza equipaggio, Metro martedì 14 febbraio 2017.

PROPOSTA DELL’EUROPARLAMENTO SUI ROBOT

•febbraio 14, 2017 • Lascia un commento

 

 

Come premessa ritengo che bisogna respingere quello che definisco il mito della scomparsa della classe operaia.

Marx ha abbondantemente analizzato la tendenza del capitalismo a ridurre il tempo di lavoro socialmente necessario alla produzione di ogni merce.

Se si osservano le statistiche, è che contrariamente a ciò che profetizzano i fautori dei licenziamenti (e cioè che si sarebbero creati altri posti di lavoro in altri settori) la ristrutturazione comporta un’estensione a livelli mai visti della disoccupazione industriale.

L’innovazione tecnologica, in pratica l’applicazione dell’informatica nel processo produttivo, ha permesso dei salti di produttività in quasi tutte le branche di produzione, rende “esuberanti” migliaia e migliaia di lavoratori. I computer con le loro capacità di calcolo, hanno rivoluzionato la gestione delle imprese, la robotica cioè la sostituzione di alcuni movimenti dell’operaio nella costruzione di macchine, hanno rivoluzionato il modo di fabbricare.

E soprattutto sui robot che si scatena la fantasia degli scrittori che profetizzano la sostituzione dei robot agli operai e quindi, come conseguenza la scomparsa di questi ultimi.

Questa visione si scontra con la realtà. Chissà perché il paese dove si sono installati il maggior numero di robot industriali (il Giappone) è anche uno dei pochi paesi che ha subito meno la riduzione della classe operaia.

Giappone (x1000) Occupazione  
  1965 1980 57330
Popolazione civile occupata 47300 55360 57330
Di cui nell’industria 15330 19560 19930

 

 

 

Fermo restando che rimane vera la tendenza alla diminuzione del lavoro socialmente necessario alla produzione delle singole merci, dobbiamo vedere quali controtendenze agiscono alla sostituzione dell’operaio al robot.

  • La robotizzazione non annulla la forza lavoro impiegata, ma solamente la diminuisce. Cioè continua a essere necessaria un’ampia presenza umana, senza la quale tutto si blocca.
  • Il “robot costa” quindi il capitalista non lo fa costruire, non sviluppa la ricerca per la sostituzione di “ogni lavoro operaio” ma solo laddove ciò gli permette delle economie per supporto alla quantità di lavoro vivo che sostituisce.
  • In alcuni settori il robot non ha fatto alcuna comparsa, per esempio nell’edilizia.
  • In altri settori si presentano difficoltà tecniche dovute alla complessità dei lavori.
  • In altri settori ancora, in rapido sviluppo, il cambiamento rende impossibile l’investimento massiccio in macchine che rischierebbero di essere superate.   Perciò contrariamente a quanto affermano i postindustrialisti:
  • Tutto ciò spiega, che, nonostante la rivoluzione tecnologica dei processi produttivi cominciata dalla fine degli anni ’70, la classe operaia industriale non è scomparsa.
  • La classe operaia “storica”, quella produttrice di beni materiali, si allarga su scala mondiale.
  • Le condizioni oggettive e soggettive dei lavoratori che scambiano forza lavoro con capitale commerciale, finanziario o con reddito si assimilano sempre di più alle condizioni operaie.
  • Lo sviluppo ineguale del capitalismo, provoca la formazione nello stesso tempo di nuclei sempre più estesi di proletariato super sfruttato all’interno del rapporto di produzione capitalistico e a livello mondiale dell’estensione in aree sempre più vaste dell’esercito industriale di riserva.    Dico questo, non per negare che nei paesi imperialisti, c’è un’accelerazione alla automazione. Tendenza che bisogna prenderne atto. Ed è per questo motivo che un gruppo di parlamentari europei da un paio di anni ha costituito un gruppo di lavoro sulla robotica che alla fine ha formulato una proposta di legge che dovrà arrivare al Parlamento Europeo.[1]   Ci sono progetti che coprono tutti i settori applicativi, compreso le abitazioni. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha inventato un robot portinaio[4]  che sorveglia chi entra e chi esca, smistando la posta. Un altro progetto è quello che si potrebbe definire un Robot badante, che dovrebbe assistere gli anziani, e che dovrebbe essere capace di parlare e di obbedire ai comandi vocali, che dovrebbe riuscire ad afferrare e porgere oggetti e ad essere un sostegno per la deambulazione.   La deputata socialista Mady Delvaux[9] è la prima firmataria della proposta di legge che i robot di “personalità elettronica”. Sempre più numerosi, autonomi, intelligenti e diffusi nelle industrie, i robot dovranno avere” diritti” e “doveri”. Saranno registrati e muniti di una sorta di carta d’identità, pagheranno per i danni che commettono e contribuiranno – ancora non è ben chiaro come – al welfare delle nazioni che li impiegano.[10] La bozza di legge suggerisce una sorta di tassa sui robot per rimpolpare il sistema previdenziale privato di tanti lavoratori umani. Ogni cittadino che impiega degli automi dovrà segnalarli allo Stato, indicando anche quanto risparmia in contributi grazie alla sostituzione dei lavoratori in carne e ossa con quelli in acciaio e silicio.
    Senza dubbio la più grande sfida della normazione sui robot riguarda però il lavoro. Le aziende dovrebbero alti livelli di produttività con e grazie a questo tipo di operai che non si ammalano e non vanno in pensione, quindi teoricamente non dovranno pagare due volte lo stato sociale. Secondo questo teorema l’azienda dovrebbe pagare comunque i contributi e il salario come se i suoi operai fossero umani e dare questi denari a un sistema di redistribuzione. Se servisse, anche una patrimoniale, altrimenti il risultato sarebbe devastante: fabbriche senza persone che creano capitale non tassato. Tuttavia è evidente come questo scenario, che in nord Europa sta già incontrando la sensibilità di economisti e politici, si scontri con gli interessi del capitale, che non “ragiona” in termini di sicurezza sociale. La deputata socialista si augura che tutto il continente pensi seriamente a una soluzione che, anche in questo caso, si candida ad essere una pietra miliare nella storia del pensiero occidentale: slegare la dignità umana dalla sua effettiva possibilità di produrre. Di lavorare. Nella prima fase ci sarà una cooperazione uomo-robot, ma la fine del percorso è chiara, sostituzione quasi totale.
  •    Just Eat sta sperimentando dei robottini per le consegne a domicilio.[5] Amazon ha già iniziato a consegnare pacchi con i droni;[6] all’aeroporto di Amsterdam funziona Spencer, un robottino assistente.[7]   Nella Silicon Valley già sono in azione dei robot poliziotti.[8] Che tra l’altro inquinano di meno delle pattuglie in auto.
  •    Si deve partire dal fatto che attualmente in Europa ci sono circa 150 progetti in corso in Europa, oltre 700 tra aziende e istituzioni stanno lavorando allo sviluppo di quella che è definita che è definita Industria 4,0;[2] nel Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo sono stati stanziati fondi per 500 milioni di Euro. Nel 2014 la crescita media delle vendite di robot è passata dal 17% al 29% in un anno e, negli ultimi dieci anni, le richieste di brevetto nel settore si sono triplicate. In 5 anni il fattore moltiplicativo degli investimenti dovrebbe passare da 20 miliardi di dollari nel 2015 a 132 nel 2020.[3]

[1] http://www.europarl.europa.eu/news/it/news-room/plenary/2017-02-13/10

 

2 Il termine Industria 4.0 (o Industry 4.0) indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti.

L’Industry 4.0 passa per il concetto di smart factory che si compone di 3 parti:

  • Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti.
  • Smart services: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.)
  • Smart energy: tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia.

La chiave di volta dell’industry 4.0 sono i sistemi ciberfisici (CPS) ovvero sistemi fisici che sono strettamente connessi con i sistemi informatici e che possono interagire e collaborare con altri sistemi CPS. Questo sta alla base della decentralizzazione e della collaborazione tra i sistemi, che è strettamente connessa con il concetto di industria 4.0.

 

[3] Stefania Divertito, L’Europarlamento mette in riga i robot, METRO, martedì 14 febbraio 2017.

 

[4] https://innovazione.diariodelweb.it/innovazione/articolo/?nid=20160626_385092

 

[5] http://www.ilsole24ore.com/art/food/2016-12-09/a-londra-take-away-arriva-casa-il-robot-creato-fondatori-skype-104815.shtml?uuid=AD5F5dAC

 

[6] http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/hitech/2015/11/30/amazon-ecco-spot-per-consegna-coi-droni_4aff26fb-a475-4e21-9c95-e4eb7e06807d.html

 

[7] http://www.webnews.it/2015/11/27/spencer-robot-aeroporto-amsterdam/

 

[8] http://www.gqitalia.it/gadget/hi-tech/2016/01/18/knightscope-robot-poliziotto-che-sorvegliano-la-silicon-valley/

 

[9] http://www.europarl.europa.eu/meps/it/124776/MADY_DELVAUX_home.html

 

[10] http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/06/24/news/legge_robot_personalita_elettronica_ue-142679939/

ARMI COME IN STAR WARS

•febbraio 13, 2017 • Lascia un commento

 

 

L’industria della armi continua a essere senza dubbio ad essere uno dei più grandi produttori di profitto del mondo.

Tutto ciò nasce dal fatto che il capitalismo di fronte alla crisi mette in moto tutta una serie di misure di varia natura che vanno dall’inflazione, alla disoccupazione (con l’utilizzo di mano d’opera a buon mercato proveniente dai paesi dipendenti) all’esportazione di capitali ecc. Ma il metodo più estremo per salvare il capitalismo è quello “convulsivo”: guerra verso l’esterno.

Nella sostanza avviene che più aumenta la crisi:

  • Più lo stato imperialista dominante (gli USA) diventa aggressivo per cercare di mantenere la supremazia politico-militare mondiale in funzione dei profitti delle sue multinazionali.
  • Più aumentano le tensioni tra i paesi imperialisti concorrenti per assicurarsi quote di profitto sui mercati mondiali e più la guerra commerciale tra gli imperialisti concorrenti tende a trasformarsi in una nuova guerra inter imperialista per la spartizione dei mercati mondiali.

 

 

La guerra, rappresenta una valvola di sfogo per le contraddizioni del Modo di produzione Capitalistico, poiché essa distrugge i mezzi di produzione (macchinari, uomini e valore-capitale) eccedenti e, quindi, con tali distruzioni apre la strada a una possibile ripresa dell’accumulazione capitalistica.

Per questo non ci deve meravigliare la notizia che secondo i dati del Senato USA il valore del mercato delle armi in tutto il mondo sarebbe di 80 miliardi di dollari. E (cosa che non dovrebbe meravigliarci) gli USA sono al primo posto con 40 miliardi di dollari.[1] Una parte importante di questi investimenti è dedicata alla ricerca e sviluppo di nuove armi. Negli USA 71 miliardi saranno investiti nella progettazione di armi che si possono benissimo definire futuristiche, come quelle che si sono viste nel film Star Wars. Nelle guerre del futuro si potrebbe anche vedere soldati, robot, simili ai droidi che si sono visti nella saga. Si lavoro molto anche sul piano dell’intelligenza artificiale.

In un intervista a Lance Winslow autore di Future Weapons Teach ha fatto queste affermazioni:

  1. Che tipo di armi vedremo?
  2. Vedo diversi nuovi sistemi d’arma all’orizzonte. In 10 anni vedremo un sacco di robotica, cyber, invisibilità e intelligenza artificiale che cambieranno le regole del gioco.
  3. Pensa che vedremo presto armi laser?
  4. Sì e negli Stati Uniti ci siamo già, ora la sfida è sulle miniaturizzazioni. Come sistemi laser grandi come un piccolo frigorifero da inserire nella stiva delle bombe, ottimo per i nostri alleati che acquistano i nostri i nostri F-35, ma male per gli avversari.
  5. Come saranno le guerre del futuro?
  6. Potremmo vedere eserciti robotici sterminare interi eserciti umani. L’opinione pubblica chiederà accordi globali per vietarli. Allora potremmo vedere i robot combattere i robot, con le nazioni ad accettare una sorta di arbitrato per mezzo di giochi di guerra virtuali. Nessuno muore ma i migliori verrebbero premiati.[2]

 

Questa prospettiva la ritengo fantascientifica, non tanto sullo sviluppo delle armi, ma questa fede che lo sviluppo della scienza determini di per sé un futuro di pace e progresso, trascurano il fatto che questa tipologia di armamenti viene creata per mantenere il dominio imperialista.

Per quello che si è a conoscenza l’esercito USA sta lavorando per la creazione di sciamo di piccoli droni che possono attaccare i nemici volando con l’aiuto di una intelligenza artificiale.

Gli specialisti, inoltre, ritengono che una delle armi più popolari nelle guerre del futuro potrebbero essere i robot, che dovrebbero sostituire gli esseri umani nei campi di battaglia. Già nel 2005 il New York Times HA RIPORTATO I PIANI DEL Pentagono “per salvare vite umane” (quelli dei soldati dei paesi imperialisti ovviamente il detto una morte è una tragedia e un milione è una tragedia è la realtà che governa il mondo).

C’è la previsione di uno sviluppo ulteriore di armi che possono attaccare in orbita degli obiettivi sulla Terra, oppure disattivare missili in volo nello spazio. Il loro sviluppo potrebbe portare a trasformare lo spazio nel prossimo campo di battaglia.

 

[1] Daniel Casillas, In 10 anni armi come Star Wars, METRO lunedì 6 febbraio 2017.

 

[2]                   C.s.

GLI OMICIDI DEL GRUPPO LUDWIG SONO STATI DELLE OPERAZIONI DI GUERRA PSICOLOGICA?

•febbraio 10, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

Tornare a parlare del cosiddetto Gruppo Ludwig, significa sviluppare un’ipotesi su come certi determinati fatti criminosi si sono svolti. Fatti criminosi che ufficialmente sono riconducibili a follia, non mossi a un disegno razionale, ma nella realtà parasafrando una definizione che definisco corretta che usa l’ex PM Paolo Ferraro, si potrebbe parlare di una “strategia della tensione non convenzionale”. Mentre la “strategia della tensione convenzionale”, come quella che abbiamo conosciuto in Italia negli anni 60 e ’70 c’è stato l’utilizzo di stragi e di una violenza politica esplicita, questa “non convenzionale” gli atti di violenza sono riconducibili follia oppure a moventi esoterici (pensiamo agli omicidi del cosiddetto “mostro di Firenze”). Ciò che li accomuna è l’uso costante e continua del depistaggio.

La costante è di trovare dei capri espiatori che magari (come Pacciani o Narducci nel caso del cosiddetto “mostro di Firenze”) non è escluso che potrebbero avere avuto dei ruoli in queste vicende sanguinose, ma sempre marginalmente.

I mandanti, gli ispiratori, gli ideatori rimangono fuori.

Quello che rimane nascosto è la sovragestione che nasce da quando nella classe dominante (la Borghesia Imperialista) prevale una concezione oligarchica del potere.

Da quando il Modo di Produzione Capitalista entrato nella sua fase imperialista si forma il capitale finanziario,e di conseguenza si crea all’interno della borghesia un’oligarchia finanziaria che tende a dominare la vita sociale e politica e quindi la Stato.

Questa oligarchia finanziaria è composta da capitalisti e anche a volte da grossi manager, in sostanza di personaggi come i Rockefeller, Morgan, Krupp, Rothschild ecc.

C’è senzadubbio una correlazione tra la teoria della classe eletta, che si è sviluppata alla fine del XIX secolo e che ha avuto in Italia il suo più alto sostenitore nel Pareto, e la base sociale costituita dal consolidarsi della oligarchia finanziaria.

Come vi è pure una correlazione, in certi momenti, di una più stretta unità del capitale finanziaria e la teoria del superuomo, del duce, del Führer.

Questa élite oltre a formazioni proprie di categoria, attraverso organismi vari (realtà associative, circoli culturali ecc.) e soprattutto il controllo dei media sviluppa il suo dominio nel piano della sovrastruttura. Essa cerca di dominare la sfera sociale nella formazione dei quadri tecnici, e intellettuali.

Nella sostanza cerca di creare cerca di creare le basi anche psicologiche per il dominio dello Stato. Questa élite è cioè la classe dirigente anche in senso politico e, specie nei regimi democratici borghesi, mantiene il suo dominio attraverso gli strumenti di cui abbiamo accennato prima, attraverso la vita che obbliga tutti gli elementi dirigenti a essere necessariamente incapsulati in un organismo capitalistico o nell’apparato direttivo dello Stato.

Quando questi metodi non bastano a conservare il dominio per via di una crisi che investe l’insieme dell società (crisi non solo economica ma anche politica e culturale) e si sviluppa pur con vari livelli di coscienza la mobilitazione delle masse popolari, le libertà democratiche (che sono una conquista di dure lotte) diventano fastidiose e i ceti dirigenti cercano di sopprimerle, com’è avvenuto nel passato con il fascismo e il nazismo. Naturalmente, se la volontà reazionaria di questa élite esiste sempre, non sempre esiste per essa (determinante sono i rapporti di forza che si stabiliscono nei diversi paese) la possibilità di realizzarla con un colpo di Stato.

Non è certamente un caso che all’interno di questa élite si sviluppino concezioni sinarchiche.

La Sinarchia fu elaborazione sorta nel XIX secolo, come una reazione al concetto di anarchia (e allo sviluppo del movimento operaio) e quindi il suo opposto. Ogni cosa e ogni persona hanno il posto e il suo scopo, mentre ogni deviazione da queste “leggi naturali” porta al disastro.

Il concetto che ognuno ha il suo posto e il suo posto preordinato significa che alcuni sono naturalmente destinati a comandare. La Sinarchia auspica il governo di un élite predestinata.

Il nucleo dei concetti filosofici sinarchici è essenzialmente mistico. L’élite è in armonia spirituale con le leggi universali, è in pratica una casta sacerdotale. La Sinarchia è quindi una forma di teocrazia, di governo di sacerdoti o re-sacerdoti.

   La Sinarchia arriva a suggerire che quest’élite illuminata sia in diretto contatto con le intelligenze spirituali che governano l’Universo e da cui riceve istruzioni (un po’ come i faraoni dell’antico Egitto, che erano allo stesso tempo sovrani secolari e intermediari tra gli dei e il popolo), ma in ultima analisi le élite sono sempre frutto di un’autoinvestitura.

Molti membri di questa élite si raggruppano in organismi, come le Ur-Lodges (superlogge internazionali). Esse hanno origine dal coordinamento internazionale di molte logge all’inizio del XIX secolo, non solo all’interno dell’organizzazione rituale, ma anche al di fuori di essa, per via dell’impegno di molti massoni verso un mutamento profondo delle istituzioni politiche dell’epoca nel senso democratico e liberale.

Secondo Magaldi l’autore che nel libro Massoni, società a responsabilità illimitata, questa cupola di superlogge sovranazionale, che vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali sarebbe 36 e sono divise tra di loro tra di loro tra “progressiste” e conservatrici. Inoltre, sarebbero state loro a sponsorizzare le associazioni para-massoniche come la Trilateral e il Bilderberg.

Ora per capire il terrorismo attuale in Europa, bisogna partire dal fatto che a varie forme e livelli coscienza, è in atto una ribellione delle masse popolari europee contro questa Europa, dove è dominante il capitale finanziario. Il terrorismo ha, appunto, la funzione di impedire che le masse popolari europee di liberarsi dal gioco monetario delle banche e dalla soggezione del potere finanziario, scopo che rende indispensabile la conservazione di un potere politico utile e comodo per la permanenza dello status quo. Il terrorismo salda il rapporto tra il popolo e il potere col collante della paura.

Il sovragestore può avere non solo obiettivi primari, ma anche secondari come punire o intimidire governi o enti economici, politici, culturali, religiosi e militari.

Possiamo definire così la sovragestione: un ristretto numero di persone che hanno legami di potere, o che fanno parte della finanza o della politica internazionale, che ha loro volta manovrano pezzi di governi, di amministrazioni pubbliche, di servizi segreti, di logge massoniche o para-massoniche, strutture religiose di varia estrazione, istituzione bancarie, e parti di esponenti dell’economia.

E infine ci sono i soggetti manovrati. È del tutto indifferente se essi siano consapevoli di quanto stia accendendo.

Nella sostanza c’è una rete ad anelli, dove esiste una regola aurea: ogni anello conosce soltanto l’anello che gli è immediatamente superiore e quello che gli è immediatamente inferiore e nulla di più.

 

 

IL GRUPPO LUDWIG

 

 

La storia del Gruppo Ludwig è ambigua, strisciante e complicata. Questo sodalizio e criminale, che ha visto coinvolti ufficialmente solo Abel e Furlan, i due nazisti di Verona arrestati nel 1984 in flagranza di reato, che ha portato avanti un disegno lucido, criminale con un risvolti politici, che aveva lo scopo di portare il terrore a livelli più subdoli di un attentato.

Il gruppo che ha usato la sigla di Gruppo Ludwig o che ha rivendicato i delitti (specificando i particolari trovati sulla scena del crimine) inizia il suo triste lavoro a Verona (la città nera che è la culla degli estremisti nazisti) ed esattamente il 25 agosto 1977.

Il Gruppo Ludwig se la prende con il nomade Guerrino Spinelli. L’auto in cui dorme è centrata da quattro bottiglie molotov, dove due finiscono all’interno dell’auto e le altre due all’esterno. Spinelli morrà una settimana dopo l’attentato nel centro gestioni nel centro ustionati di borgo Trento. Il caso sarà archiviato il 28 febbraio 1978 da giudice istruttore di Verona, Mario Sannite.[1]

Il 19 dicembre 1978 il gruppo assassino toglie la vita a Luciano Stefanato, un omosessuale di 44 anni, originario di Meduna di Livenza (Treviso). Stefanato è trovato all’interno della sua Alfa Romeo con due coltelli da cucina ancora conficcati nella schiena.

Il giorno 12 dicembre 1979 è trovato il corpo senza vita di Claudio Costa, ucciso nei calli di Venezia. Il volantino con la rivendicazione di Ludwig arriva alla redazione del Gazzettino nel novembre del 1980.

Il 20 dicembre del 1980 a Vicenza fa un freddo, sul marciapiede accanto alla stazione ferroviaria, per Alice Maria Baretta, 52 anni di Como, dove svolge il lavoro di prostituta.

D’improvviso si accorge che non è sola su quel marciapiede, vede un uomo, un giovane, poi si accorge che ce n’è un altro alle sue spalle ma non ha il tempo di proferire neanche una parola che sul capo cala un colpo terribile che le fa piegare le gambe. Sul corpo ormai inerte a colpi di accetta l’uomo completa selvaggiamente il suo lavoro. Ma viene scorto da un automobilista di passaggio, che vede l’individuo accanirsi sulla donna. Si sente scoperto e assieme al complice fugge nell’oscurità del Campo Marzio.

L’allarme è dato e poco dopo la zona si riempie di macchine della polizia, arriva anche un’autoambulanza che poi correrà a sirene spiegate verso l’Ospedale San Bortolo. Ci vorranno quindi giorni perché Alice, muoia, liberandosi così di una crudele agonia.

Le indagini coinvolgono subito il testimone, ma i suoi ricordi sono vaghi, gli uomini erano coperti da giacconi scuri e portavano dei berretti di lana con il fiocco.

Dopo due giorni, giungono notizie in Questura in Questura. Un giovane vicentino, Giuseppe Verico, si era confidato, forse un po’ alticcio, con gli avventori di un bar, chiamando in causa un amico minorenne, Maurizio De Cao, che tornando a casa, nell’abitazione che condivideva con il Verico, gli si era presentato tutto sporco di sangue.

De Cao gli dice che ha colpito una donna con l’accetta, mentre stava rubando un’auto poiché l’aveva visto e che con lui c’erano altre due persone.[2]

La polizia fa presto a identificare il complice, Franco Munari, e l’indagine va avanti. Ma la deposizione di Verico appare subito fragile, poiché egli ha problemi di droga e di alcol. Infatti, l’iter giudiziario, il 10 dicembre del 1982, si concluderà con un’assoluzione per insufficienza di prove per Munari e De Cao.

Questa storia sarebbe stata archiviata come uno dei tanti casi irrisolti se a riaprire la ferita ci pensa nel febbraio del 1981 un volantino, scritto con carattere runici e siglato Gott mit uns, con un’aquila sormontata dalla sigla LUDWIG e un cerchio sottostante con la svastica firmano il messaggio.

La polizia esamina il volantino esaminando eventuale contraddizioni ed errori. In Questura che ci ipotizza che la rivendicazione potrebbe essere un’appropriazione di un delitto commesso da alti.

Il 20 luglio 1982 Ludwig è di nuovo in azione, a Vicenza. Le vittime questa volta sono Fra Giuseppe (Mario Lovato) e Fra Gabriele (Giovanni Batista Pigato), appartenenti all’Ordine dei Serviti, un antico Ordine che sin dal 1435 custodisce il santuario della Monte Berico.

I due religiosi verso il tramonto scelgono di prendere un po’ di aria facendo una passeggiata e si dirigono verso Gogna. Essi non si accorgono di essere seguiti, il loro passo è lento, stanno parlando e non pensano neanche di rappresentare un obiettivo per un gruppo di assassini.

La gragnola di colpi arriva all’improvviso e non lascia scampo. I corpi cadono sul terreno in una pozza di sangue. Vicino sono poi ritrovati alcuni sacchetti di plastica e un’accetta che non presenta tracce di sangue. I martelli, l’arma del delitto, di marca UPEX, hanno degli adesivi sul manico di legno. In un sacchetto sono trovate due sciarpe di lana.

L’allarme è dato da una copia di giovani fidanzati ai frati del convento. Fra i primi ad accorrere c’è Padre Graziano Casarotto che trova ancora rantolante Fra Gabriele, ancora vivo, che sarà trasportato all’ospedale, ma si spegnerà il mattino del 21 luglio. Fra Giuseppe, invece, era morto sul colpo, il suo corpo era già freddo.

Il volantino a firma LUDWIG, con la rivendicazione, arriva il 23 luglio alla sede dell’ANSA e sconvolge tutte le ipotesi, apre scenari mai considerati e molti impegnativi.

L’aquila nazista, il motto Gott mit uns, i caratteri runici, è considerato una “firma”, da non sottovalutare. Sono, anche dei segni di un terrore sottile che s’insinua nelle menti dei cittadini comuni, che devono lavorare in territorio che è considerato “sicuro”, “normale”, “ordinato”. Se si ragiona bene, è proprio questo il motivo LUDWIG ha colpito.

Dopo il delitto di Vicenza il gruppo criminale si sposta a Trento, dove il 26 febbraio 1983 aggredisce Padre Armando Bison che muore l’8 marzo. A Milano, il 14 maggio 1983 incendia il cinema a luci rosse Eros. I morti sono sei. A Monaco di Baviera il gennaio 1984 va a fuoco la Sex Diskothek Liverpool. Molti gli ustionati, la barista Cristina Tartarotti muore il 27 aprile.

Il 4 marzo 1984 a Castiglione delle Stiviere il gruppo tenta di appiccare il fuoco alla discoteca Melamara con due taniche di benzina. E qui inizia il vero caso LUDWIG, non più solo sigle o volantini farneticanti, ma due giovani in carne in ossa che sono bloccati dai buttafuori. I due sono identificati e trascinati via dai carabinieri che li sottraggono a un tentativo di linciaggio da parte di centinaia di giovani che avevano rischiato di perdere la vita.

I due giovani sono:

 

  • Marco Furlan, nato a Padova, il 16 gennaio 1960 risiede al momento dell’arresto nel quartiere di Borgo Trento ed è il figlio del primario del Centro Ustionati dell’Ospedale Civile Maggiore di Verona. Sta per laurearsi in Fisica presso l’Università di Padova.
  • Wolgang Abel, nato a Monaco di Baviera il 23 marzo 1959, figlio di un consigliere della compagnia assicurativa tedesca ARAC, vive a Negrar in provincia di Verona. È laureato in matematica e pieni voti e lavora con il padre.

 

 

A procedere formalmente contro i due imputati è chiamato il giudice istruttore Mario Sannite.

Il gruppo Ludwig è ritenuto responsabile della morte di 14 persone.

Il primo dicembre 1986 ha inizio il processo di primo grado a Verona. Marco e Wolfgang avevano entrambi provato dei tentativi di suicidio. Abel si dimostra sprezzante ma il suo comportamento è solo di difesa. I due prima non si parlano, stanno lontano l’uno dall’altro poi si avvicinano e riprendono il loro rapporto di amicizia.

Entra nel processo anche l’ipotesi del terzo uomo, presenza-assenza che fu notata in parecchi delitti firmati da Ludwig.

I giudici in camera di consiglio devono affrontare la mole dei delitti firmati LUDWIG e nel frattempo devono tenere conto delle prove raccolte. Per alcuni delitti l’accusa ha dimostrato e i giudizi tengono conto della condanna che per quanto riguarda ad esempio l’omicidio dei due frati di Monte Berico (Vicenza) si sono raggiunte conclusioni certe di responsabilità. Questo anche per la strage del cinema di Milano e per l’incendio della discoteca Liverpool di Monaco di Baviera. Il resto dei delitti di LUDWIG resta insoluto.

La Corte si pronuncia nei confronti dei due imputati: “un delirio, di sopravvalutazione dei propri giudizi e valori rispetto al mondo di vita altrui, dapprima hanno rivendicato omicidi forse non commessi e poi, preso atto del successo raggiunto, della notorietà delle loro imprese e della sigla dietro cui si celavano sono passati all’azione, usando i preannunciati ferro (martello) e fuoco (benzina) per purificare questo mondo dai peccati, ma soprattutto dai peccatori, progressivo crescendo, in cui dai singoli omicidi a più grandiosi e spettacoli che hanno causato morte di più persone”.[3]

I medici psichiatri incaricati di seguire i due imputati coinvolgono anche le famiglie. Il padre di Abel informò gli specialisti che il figlio era molto chiuso in se stesso, in particolar modo da quando era ritornato da Monaco nel 1978. Il genitore era stato avvisato dai dirigenti dell’istituto scolastico, dove Abel era iscritto che erano stati trovati dei fogli su cui Abel aveva annotato le sue idee sul suicidio e sulle cliniche psichiatriche. Il padre di Abel riporta perciò a Verona il figlio che continua a isolarsi, a non avere amici e a frequentare solo Furlan.

Per i genitori di Marco Furlan il figlio era intelligente e ironico, ma in concreto la famiglia ammetterà di aver seguito poco Marco, erano invece preoccupati dell’amicizia con Abel, che professava idee di destra.

Abel nel corso delle conversazioni con i periti psichiatri fornisce spiegazioni contorte e sfuggenti. Alla domanda sul perché negava di aver detto al giudice di Mantova la sua opinione sulle discoteche (luoghi di perdizione). Abel sostiene di essere stato condizionato, dal momento, dalla persona. Questa sua risposta è depositata presso il Tribunale di Verona.[4]

Marco Furlan autorizza la perizia psichiatrica un po’ a sorpresa (1988). Infatti, l’imputato aveva sempre rifiutato i periti psichiatrici. Durante i colloqui che si svolgono in carcere, offre di sé un’immagine rassicurante. Controllato, fornisce una cronistoria della sua vita. Molto attento all’uso delle parole dimostrando di avere un buon controllo di sé. Per lui i periti trovano una personalità in difesa esente però da patologie gravi. Non vi sono elementi per concludere una diagnosi di schizofrenia.

Per i periti gli elementi d’immaturità e un’aggressività derivante (a loro dire) da mancanza di sicurezza denotano una “personalità abnorme e peculiare”. Furlan dimostra adesso disponibilità perché che gli anni passati in carcere e una nuova situazione giudiziaria abbia cambiato il quadro della sua situazione. Dimostra, quindi, secondo i periti, di vivere la sua imputabilità in modo assolutamente razionale.

Il processo d’appello si apre il 15 gennaio 1988. Il 15 giugno 1988 la Cassazione annulla la decisione della Corte di Appello sulla durata della custodia cautelare. Pertanto Marco e Abel sono liberati e sono in “libertà vigilata”, devono risiedere in comuni che abbiano meno di cinquemila abitanti, hanno l’obbligo di firmare il registro dai carabinieri tre volte al giorno, non sono autorizzati a superare il confine dei paesi a loro assegnati.

Il processo riprende nel gennaio del 1990 tra perizie e contestazioni della difesa che vuole annullare anche la prova numero uno cioè quella dei “solchi ciechi” sui fogli bianchi.[5] Il 10 aprile dello stesso anno il presidente della Corte legge la sentenza. La pena è ridotta a 27 anni. La motivazione: “Ludwig nei delitti non cerca piacere, ma uccide per missione in quanto scelto per missione in quanto scelto da entità superiore”.[6]

Viene anche considerato la perizia psichiatrica del professor Introna che considera un “vizio parziale di mente all’epoca di omicidi”.[7]

Furlan dieci giorni della sentenza definitiva della Corte di Cassazione , il primo febbraio 1991, dopo aver firmato nella caserma dei carabinieri, sparisce. L’11 febbraio la Corte Suprema di Cassazione rigetta i ricorsi degli avvocati e conferma la sentenza della Corte di Appello, ventisette anni di reclusione Abel reagisce on rabbia, anche verso l’amico.

Anche Abel, tenta la fuga molto probabilmente impaurito dalla condanna. Scappa dalla casa, dove abita e vaga per i campi. È intercettato da una pattuglia della Guardia di Finanza che lo riporta dai carabinieri. Rientra così in carcere, a Padova, dove comincia uno sciopero della fame.

L’attenzione dei giudici e della stampa è tutta concentrata su Marco Furlan. Molti gli interrogativi sulla sua fuga. Alcuni parlano di un gruppo neonazista che lo avrebbe fatto espatriare. La latitanza di Furlan dura finisce nel maggio del 1995 quando una copia in vacanza nota la somiglianza con le foto raffiguranti Furlan di un impiegato di una ditta con sede presso l’aeroporto Heraklion di Creta.

Al sospetto è scattata una foto che poi è fatta pervenire alla polizia italiana. Così il 16 maggio arriva a Creta il capo della Criminapol veneta con alcuni agenti. Il mattino seguente è eseguito l’arresto di Furlan.

Viene anche interrogato il coinquilino di Furlan che riferisce agli agenti italiani delle visite periodiche di una donna vestita di nero che portava con sé una valigetta che lasciava nell’appartamento. Furlan si era ben integrato nell’ambiente cretese, facevo ripetizioni, la guida turistica e guadagnava bene.

Arrestato dalla polizia greca e interrogato da un agente di polizia dal nome di nome Soldatos confessò davanti a lui e altri poliziotti venuti da Atene, Furlan confessò di essere il colpevole dei reati che gli venivano contestati in Italia, parlo del suo amico Abel che si trovava in carcere in Italia, con il quale aveva costituito un’organizzazione nazista quando ancora avevano fra i 16 3 i 17 anni.

Nel 1995 processato a Creta, Furlan è condannato a 7 mesi di carcere. E il 5 gennaio 1996 rientra in Italia per scontare definitivamente la pena.

In carcere i due sono detenuti modello. Isolati dalla maggioranza dei detenuti che li chiamavano “i Ludwig” passano i loro giorni leggendo molti libri. Furlan appare come la personalità più forte, mentre Abel per un breve momento ha una crisi psicotica.

Alla fine il duetto riacquista la libertà. Prima Furlan nel gennaio del 2007 e in seguito Abel nel 2012. Tutto finito dunque. In apparenza si potrebbe dire che il carcere abbia avuto, secondo il dettato costituzionale (disprezzato da entrambi), una funzione riabilitativa e che dopo aver espiato rientra nella società.

Tutto finito, e chiaro fino a quando nel 2007 nel programma Le iene il giornalista conduce un’intervista con un anonimo, intervistato ma ripreso di spalle.[8]

Un’intervista con la quale l’intervistato disconosce l’impostazione ideologica nazista, ma che Furlan disconosce, affermando di non essere mai stato intervistato.

Mentre Abel in un’intervista alla giornalista concessa alla giornalista Monica Zornetta, parla della sua vita in carcere, di sua madre, di quello che sta facendo. Ma soprattutto si proclama innocente, egli afferma di volere la verità:

 

  1. Ma quale verità? Esiste forse un’altra verità?

 

  1. Certo. La verità politica, quella che ha voluto mettere al centro della vicenda Ludwig solo perché sono cittadino tedesco. Poi mi hanno messo vicino a Marco Furlan che, ha quanto pare, fa parte del gruppo Ludwig. Quella che tutti conosciamo è solo verità di Stato.

 

  1. Ma non ti puoi dichiarare innocente, vi hanno arrestato in flagranza al Melamara.

 

  1. E’ per questo che hanno messo Furlan vicino a me, a lui hanno dato sedici anni e a me ventitré compresi tre anni di casa di lavoro a Sulmona anziché cure psichiatriche? Siamo stati condannati entrambi a ventisette anni.

 

  1. Forse perché lui ha confessato?

 

  1. Non ha confessato, a meno che non si chiami confessione quella sceneggiata (riferendosi all’intervista dell’uomo misterioso alle iene). E ti aggiungo che, secondo me, nemmeno a Creta ha parlato, il poliziotto ha detto così per darsi un po’ di importanza. Se una persona viene messa in libertà dopo sedici anni è perché o ha parlato o non deve parlare. Non c’è una terza possibilità. Lui ha chiesto la semilibertà e l’hanno mandato a casa direttamente, guarda un po’. Ho fatto ricorso ai tre anni di casa lavoro, cioè il carcere duro ma l’ho perso sia in appello che in Cassazione. Eppure ero bisognoso di cure essendo stato condannato con seminfermità, è da quel momento che ho capito he i miei diritti erano stati sospesi. Figurati solo dopo Sulmona il giudice si era accorto che Abel aveva bisogno di cure. Mi hanno fatto fare la perizia, mi hanno messo per quattro mesi agli arresti domiciliari con cure psichiatriche, poi è venuta la libertà vigilata con controlli periodici. Una misura che continua ancora oggi.

 

  1. Che cosa è successo al Melamara?

 

  1. In quella discotecuccia? È successo che c’era stato già prima di quel triste episodio, ricordo che stavo ballando e degli individui istituzionalizzati (i buttafuori) mi hanno calpestato i piedi. E una, e due volte. E poi ancora, venivano lì mentre ballavo. A un certo punto non c’è l’ho fatta più e sono andato via. Il loro, è stato un atto di vigliaccheria, con quei fisici da macho, si sono accaniti su una persona debole che arrivava da fuori. Quando sono tornato a Verona, ho proposto a Marco Furlan di fare uno scherzo a quei due, abbiamo preso la benzina e siamo andati. Ma non c’era volontà di fare del male alle persone.

 

La banda c’è esiste. Fin qui tutti d’accordo. È una banda composta da quattro o cinque persone più un paio di fiancheggiatori. È ovvio che i fiancheggiatori ci siano perché, ad esempio, io che vivo a Verona non posso sapere che in una cella di Venezia c’è uno spacciatore che, faccio per dire, a mezzanotte spaccia. Ciò significa che questi chiamano e gli altri vanno e ammazzano.

 

Il PM parlava di una terza persona che occasionalmente si è aggiunta, capiva bene che in una situazione del genere due sole persone erano po’ poco. Marco Furlan era più o meno una collaboratore della banda, io l’ho capito quando è scappato a Creta.

 

Quando Marco è uscito dal carcere davano per scontato che avremmo saputo su tutto su Ludwig. E invece no. Lui ha detto non se la sentiva, era una questione psicologica e i giudici gli hanno dato ragione, e infatti poi ha fatto quella cosa in TV per fare un favore ai giudici. Perché, continuo a domandarmelo e a domandarlo, scarcerare una persona dopo sedici anni senza che questa abbia detto chi fa parte del gruppo Ludwig? Probabilmente non voleva che Marco parlasse altrimenti lo avrebbero fatto parlare, stai tranquilla. E io invece mi sono fatto ventitré anni dentro. Conosco le cose, non ti fanno uscire se non tiri fuori l’ultima goccia di sangue.

 

  1. Ma chi è Marco Furlan?

 

  1. Nessuno lo sa. Io meno degli altri. Non significa niente che fosse il mio migliore amico, non sono mai riuscito ad entrare in quella persona. In quanto alla fuga a Creta penso sia avvenuta grazie ad alcuni individui che presumo essere veronesi e che lui continua a coprire. Secondo me c’entra la politica, c’entrano le persone facoltose legate alla destra estrema. Tutto quel denaro gli è stato trovato a Creta ritengo gli sia stato dato da qualcuno che deve avergli detto di rifarsi una vita, di sparire e non tirare in mezzo nessuno. Quando è scappato mi sono sentito tradito, mi ha tradito ma non in quella circostanza e basta, mi ha tradito tutta la vita. Li ho capito che aveva un’esistenza parallela, ed è quello che penso adesso. Lui sta con loro, e io qua.

 

  1. Chi è Ludwig?

 

  1. Ludwig è uguale a ignoranza, per me. Dietro c’è tanta frustrazione sessuale, non c’è mente una intelligente come la mia. Io quelle cose non le avrei mai commesse. Il fatto che però non sono stati scoperti denota una certa furbizia. È gente scaltra, è il tipo contadino furbo, quello he ci sa fare. Io li chiamo i compagni di merende proprio come quelli del mostro di Firenze. Non penso che Ludwig sia interamente composto da criminali, ma da persone che hanno interessi in comune. Sono soggetti che si parlano, trascorrono del tempo insieme, giocano a carte o fanno anche altro, possono essere professionisti, possono esserci anche medici tra loro, e di sicuro in mezzo c’è qualche criminale e anche qualche sempliciotto. Non stanno insieme per ammazzare ma può capitare che ci scappi il morto.

 

Lo sai cosa penso? Che Ludwig sia un ambiente di gente un po’ deviata e variegata, quindi con un quoziente di intelligenza variabile. Ludwig è un ambiente sfizioso, molto superficiale a livello emozionale. Lo vedo quasi come una loggia segreta dove l’omicidio può essere una conseguenza, che so un’apatia, di una insofferenza, di un odio o cosa del genere.

 

  1. Ludwig è dunque l’autore di tutti i delitti, anche di quelli che non gli sono stati attribuiti?

 

  1. Si, sono tutti suoi, tutti di Ludwig.

 

Qui Abel, in mezzo a quello che molto probabilmente è un miscuglio di verità e menzogne, fa delle affermazioni importanti:

 

  • Ludwig non è solo il duetto di pazzi come si è voluto far credere, ma un gruppo che si muove dentro un contesto molto più ampio.
  • Interessante l’identificazione dei membri ai compagni di merende, implicati per i delitti del cosiddetto Mostro di Firenze. Parla di persone con una furbizia contadina (sembrerebbe un’analogia a dei personaggi come Pacciani), e che nel gruppo ci possa essere persone che possono fare il medico (come il Narducci). C’è il sospetto che da delle indicazioni per depistare o comunque di persone che abbiano avuto un ruolo marginale.
  • L’analogia del gruppo come una loggia segreta. Sembrerebbe un messaggio, aiutatemi o se no comincio a parlare. Una sorta di messaggio cifrato?

 

 

IL CASO LUDWIG VISTO DA UNA GIORNALISTA  D’INCHIESTA

 

 

Monica Zornetta con i suoi libri indaga da anni tra le pieghe oscure del Nord Est, dalla storia di Felice Maniero e della Mala del Brenta alle vicende dei cosiddetti “anni di piombo” nel Veneto (e non solo).[9]

Ha affrontato, tra l’altro, quello che senza dubbio si può benissimo dire enigmatici per quanto riguarda la cronaca nera italiana, il caso Ludwig appunto. Su quest’argomento ha scritto il libro Ludwig – Storie di fuoco, sangue, follia, (Dalai Editore, 303 pp).

Monica sostiene che non sono stati loro. Che la verità raccontata dal duetto Abel e Furlan non convince.

Sostiene che il loro ostinato silenzio sia spiegabile con una scelta di opportunità da parte loro. Parlare potrebbe portare al coinvolgimento nella vicenda di altre persone e ciò avrebbe potuto a un’accusa di associazione a delinquere, con la conseguenza di un ulteriore pena da scontare, ma soprattutto l’impossibilità di godere di determinati benefici carcerari.

Ritiene che la fuga di Furlan sia uno spartiacque, poiché fuggì solo lui, all’insaputa (così sembrerebbe) di Abel. Gli interrogativi che pone è chi abbia aiutato a fuggire Furlan, e come mai proprio in Grecia. Il paese ellenico in quegli anni si era lasciato alle spalle la dittatura dei Colonnelli, che negli anni precedenti aveva offerto rifugio e protezione a molti esponenti della destra occidentale. Non è da sottovalutare poi il fatto che i due legali di Furlan – Piero Longo e il suo allora allievo Nicola Ghedini – al tempo erano contigui ad ambienti di estrema destra, che in occasione delle periodiche interviste che concedevano ai giornalisti, insistevano nel fa accreditare la tesi della morte del loro assistito.

 

 

LUDWIG, ORDINE NUOVO E RETE USA

 

 

Il 12 febbraio 2012 il quotidiano di Verona L’Arena[10]  riporta la notizia che un ex membro di Ordine Nuovo Giampaolo Stimamiglio, avrebbe riferito ai carabinieri del ROS che c’era un collegamento tra l’estremismo nero e il gruppo LUDWIG.

Stimamiglio fa un nome, Marco Toffaloni, chiamato “Tomaten”, un militante di estrema destra, che afferma che era collegato a Ludwig.

In un’intervista al Corriere di Brescia del 18 febbraio 2012, Stimamiglio ha dichiarato che LUDWIG “è una formazione di qualche anno posteriore a Piazza della Loggia”.[11] L’ex ordinovista ha anche aggiunto che “è evidente che Furlan e Abel, da soli, non possono aver commesso tutte quelle azioni”.

Toffaloni è inquisito per la strage di Brescia (1974). Ed è pure sospettato di aver preso parte e aver curato un collegamento tra i membri di Ordine Nuovo e le Ronde Pirogene Antidemocratiche attive a Bologna.

Nel mese di maggio del 2012 è interrogato del ROS Wolfgang Abel.[12] Gli investigatori, ormai convinti che LUDWING sia stato un’organizzazione, hanno voluto sondare l’ex membro del gruppo.

Il filone d’indagine LUDWIG-ORDINE NUOVO-STRAGE DI BRESCIA non nuovo, già nel 1996 l’allora capitano dei ROS, Massimo Giraudo aveva curato un’informativa per il giudice Guido Salvini impegnato nell’indagine relativa alla cosidetta strategia della tensione (e in particolare alla strage di Piazza Fontana).

Nell’informativa del capitano Giraudo[13] erano riportati elementi di indagine riguardante le Ronde Pirogene Antidemocratiche e il collegamento di questo gruppo con LUDWIG. Risultava da tale informativa che il leader delle Ronde Luca Tubertini conosceva e frequentava Abel e Furlan.

Dall’inchiesta del giudice Salvini sulla strage di Piazza Fontana era emerso il ruolo della rete informativa americana (interna a Ordine Nuovo) in tali avvenimenti. Il figlio di un membro di questa rete Pietro Gunella è citato quale attore di una telefonata circa il terzo uomo del Gruppo LUDWIG. Sempre da questa sentenza emergono i contatti fra le Ronde pirogene antidemocratiche e i Nuclei sconvolti per la sovversione urbana, attivi ancora negli anni Ottanta. Sullo sfondo anche i contatti con Ludwig, il gruppo neonazista di Wolfgang ritenuti materialmente responsabili di almeno dieci dei 28 delitti rivendicati da questa sigla tra il 1977 e il 1984, e con la setta esoterica Ananda Marga (nel suo simbolo anche una svastica), approdata a Verona tra il 1974 e il 1975.[14]

Nonostante le analogie, non vi furono degli elementi da far ritenere che la strategia delle Ronde e dei Nuclei sia stata maturata nella setta.

Nell’inchiesta emerse che molte persone implicate nel procedimento inerente alle Ronde appartenevano ad Ananda Marga, che è struttura estesa in vari paesi con obiettivi che non sono solo filosofici o religiosi, ma anche di cambiamento dell’ordinamento politico della società, che ha una struttura formata da monaci ed adepti, ma anche da un servizio d’ordine e da regole molto rigide, da carattere quasi militare, cui erano costretti a sottoporsi gli adepti.

Sempre in questa sentenza si rileva la singolare coincidenza della presenza del generale Maggi Braschi esperto di guerra psicologica (nonché elemento della rete spionistica USA) in India, luogo di nascita della setta Ananda Marga, quale addetto militare proprio nel momento proprio nel momento in cui veniva importata nel veronese.

Per tutti questi motivi non può essere scarta l’ipotesi che nel Veneto, per le connessioni con Ordine Nuovo, con la rete CIA e l’acceso anticomunismo delle tre formazioni di estrema destra, sia stato un laboratorio di sperimentazione di tecniche di guerra non ortodossa basate sull’uso terroristico di devianze esoterico-religioso a connotazione politica estremista di destra.

Sarà un caso ma la cura LUDOVICO, o se sì il trattamento LUDWIG ricorda il lavaggio mentale che Alex nel film Arancia meccanica subisce “volontariamente”, nel film è ovviamente ribaltato nello scopo che persegue, essendo “riabilitativo” ma nel metodo deprecabile, mentre nella realtà è molto peggio e talvolta serve a forgiare schiavi sessuali, candidati manciuriani e “guerrieri apocalittici” utili per fini terroristici e politici.

LUDWIG, nome in codice germanico non a caso, nome che richiama per assonanza le sue origini naziste, ma forse ancora più antiche se volessimo ulteriormente approfondire la questione, nome che Kubrick ha rimarcato con ambivalenza per tutto il film, nome che richiama appunto il progetto MK-ULTRA…

Nome del gruppo criminale. Sigla e firma che forse (è un’ipotesi che val la pena di approfondire) voleva potesse richiamare pur con un codice criptato la CURA LUDOVICO, in altre parole cosa rappresentasse nella realtà celata all’opinione pubblica, codice imitare….

 

La fine degli anni 70 fu costellata di attentati di stato, stragi e omicidi politici, mentre su un livello quotidiano più da cronaca nera, vide il sorgere dei primi omicidi rituali mediatici, all’epoca quasi sempre eseguiti da fanatici estremisti di destra, come nel caso dei MOSTRI DEL CIRCEO ed in seguito verso la fine degli anni 70 il duo LUDWIG…

Entrambi i livelli alimentavano la strategia della tensione, ma il secondo andava a minare la sicurezza del cittadino ignaro, forse ancora più del primo, nella sua intimità casalinga, perchè il fattore politico era meno marcato a livello mediatico rispetto al terrorismo nero o rosso e quindi era percepito come più liquido ed evanescente, poteva riguardare veramente tutti…

Un po’ come accadde per i fratelli SAVI, che colpivano senza una ragione e un bersaglio preciso, ma in fondo era quello il loro compito, spaventare, destabilizzare, creare paura…

Il laboratorio della paura ai tempi di LUDWIG, fu incarnato da Wolfang Abel e Marco Furlan, e secondo testimonianze di pentiti della mafia del Brenta (ma ci si arriverebbe seguendo il filo logico delle appartenenze culturali dei due soggetti), il gruppo rappresentò una delle tante cellule dell’estremismo nero di ORDINE NUOVO, creazione sionista ed atlantista in funzione terroristica per la stabilizzazione del potere costituito, cane da guardia del capitale contro ogni rigurgito filocomunista o democratico.

Non furono i soli a essere strumentalizzati e plagiati e non saranno certo gli ultimi, infatti oltre ad i SAVI , possiamo fare esempi odierni similari accaduti, sia in Norvegia con l’attentatore di Oslo, cooptato dalla Massoneria di rito svedese, infarcito di deliri nazistoidi di pulizia etnica e sociale, simili a quelli dei LUDWIG, che in Italia a Firenze, con lo stragista dei senegalesi, anche lui in odor di occultismo e mondo magico, mondo caro al Pantheon culturale ed all’immaginario della destra esoterica.

 

 

[1] http://www.storiavicentina.it/inchieste/96-documenti-e-analisi-dello-scontro-politico-

 

[2]                                                   C.s.

 

[3] Monica Zornetta, Ludwig, storie di fuoco, sangue, follia, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2011.

 

 

[4] http://www.storiavicentina.it/inchieste/96-documenti-e-analisi-dello-scontro-politico-

 

 

[5] Nella casa di Abel, nel corso di una perquisizione del 29 marzo 1994, la polizia sequestra un blocco di 117 e altri fogli sparsi, bianchi. Gli esperti della polizia tedesca sostengono che si possono trovare tracce dei volantini con delle tecniche particolari. E, infatti, una perizia effettuata su uno dei fogli sequestrati fa venire alla luce l’intero della rivendicazione dell’incendio di Milano al cinema Eros.

 

[6] Sembrerebbe quasi dire che le loro azioni criminali furono indotte da fattori esterni.

 

[7] Claudia Innocenti, Le copie assassine, tesi di laurea in Scienze Criminologiche, Università Europea, Bruxelles, ottobre 2013.

 

[8] http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/157722/lucci-ho-ucciso-10-persone.html

 

[9] http://www.storiavicentina.it/inchieste/1115-intervista-a-monica-zornetta-su-ludwig.html

 

[10] http://www.storiavicentina.it/inchieste/96-documenti-e-analisi-dello-scontro-politico

 

[11]                                                       C.s.

 

[12] http://www.larena.it/home/caso-ludwig-abel-interrogato-dai-ros-1.2928315

 

[13] http://www.piazzafontana.it/CONTRIBUTI/press/Piazza%20Fontana%204a%20edizione%20Intervista%20a%20Salvini.pdf

 

[14] http://www.labottegadelbarbieri.org/linfamia-di-quel-28-maggio-a-brescia

MILITARIZZAZIONE DELLA POLIZIA E ARMI NON LETALI: LE SQUADRE SPECIALI COME TRUPPE DI OCCUPAZIONE

•gennaio 30, 2017 • Lascia un commento

 

 

 

Le metafore di “guerra alla droga” all’interno degli U.S.A. a partire dagli anni ’80, dove le aree considerate “ad alto tasso criminale” (i ghetti) sono state considerate da un certo punto in poi zone di guerra che trasformano i proletari e i sottoproletari che abitano in queste zone in nemici potenziali e i poliziotti in truppe di occupazione. Lo stesso discorso si potrebbe dire nelle zone del sud Italia che con la scusante della “guerra alla Mafia”, per non parlare delle banlieues francesi dove nell’autunno del 2005 si sono espresse da parte delle masse proletarie/sottoproletarie (in particolare giovanili) delle forme di lotta che per un breve periodo di tempo fece perdere allo Stato il controllo di alcune zone metropolitane.

Sarà un caso ma a Milano, nel 2007 grazie ai finanziamenti del Ministero della Salute e del Ministero dell’Ambiente, il Comune potrebbe avere a disposizione due esemplari di elicotterini (che costano 50.000 €) prodotti da un’azienda tedesca specializzata in tecnologia bellica. Il dispositivo volante è munito di un sistema GPS satellitare, che è direttamente collegato con un furgone della polizia di Piazza Beccarla (sede dell’Assessorato alla Mobilità e Ambiente) che smista le immagini per competenza a carabinieri, polizia, protezione civile e 118. Milano è la prima città in Europa che potrà contare per il controllo del territorio su un occhio elettronico volante, perché al mondo solo Los Angeles ha ufficialmente un dispositivo simile.[1]

In questo quadro le squadre speciali come gli Swat negli U.S.A. sono usate come presidio quotidiano nei quartieri abitati da minoranze etniche che hanno assunto l’aspetto di veri e propri territori occupati, non dissimili da quelli in atto nei territori palestinesi occupati.

La costituzione di corpi polizia paramilitari con addestramento militare si è sviluppata in tutti i paesi imperialisti. In Gran Bretagna l’equivalente delle SWATS sono le PSU (Police Support Unit), utilizzate per molti anni in Irlanda del Nord, in Germania i Gsg 9 (Grenzchtzgruppe 9), in Francia i Gign (Groupe de Sécurité et d’Intevention de la Gendarmerie Nazionale), in Italia per l’occasione del vertice del G8 di Genova fecero la loro comparsa, i Ccir dei Carabinieri (Compagnia di Contenimento e Intervento Risolutive).

I Ccir furono organizzati utilizzando i carabinieri che prestavano servizio c/o la Seconda Brigata mobile dell’Arma, normalmente impiegata per interventi in zone di guerra all’estero. Sono nati sulla scorta delle dottrine dell’ordine pubblico maturate dopo gli scontri di Seattle del 1999 e fondate sulla convinzione di chiara derivazione militare: la possibilità dell’attacco offensivo e risolutivo in operazioni di piazza. E non è un caso che sia stata la compagnia Ccir 12° battaglione CC Sicilia, durante gli scontri di Genova del 2001, l’artefice della carica laterale al corteo delle tute bianche che ha portato agli scontri di Piazza Alimonda e all’uccisione di Carlo Giuliani. L’altro aspetto inquietante sta nell’invisibilità dei Ccir si tratta una struttura semiclandestina, non avevano (ufficialmente sciolti dopo Genova) un proprio comando operativo, il loro arruolamento era condotto nei vari battaglioni tra il personale dell’arma più convinto e motivato (giovani con poca esperienza ma molti motivati e determinati e ufficiali con approccio offensivo e malcelate simpatie politiche vicine alla destra fascista ovviamente). Il modello ispiratore va fatto risalire per metà agli SWATS, e per l’altra metà dalla M.S.U. (Unità Multinazionale Specializzata) corpo d’élite nato nel 1998 su richiesta della N.A.T.O. (e operante nell’ambito dell’alleanza atlantica) e sotto il comando di un ufficiale dei Carabinieri, per le missioni internazionali con il compito di fondere il controllo bellico del territorio e la gestione di polizia tradizionale.

La cooperazione internazionale tra questi corpi specializzati si è sviluppata in questi ultimi anni. Centinaia di carabinieri si addestrano nel modernissimo centro della gendarmeria francese a Saint-Astier nella regione della Dordogna, nei pressi di Bordeaux, una struttura unica in Europa. Nel Corriere della Sera del 7 giugno 2001 si dice: “Centinaia o migliaia, parte dei carabinieri che si stanno addestrando potrebbero trovarsi a Saint-Astier, nella Regione della Dordogna, dove sorge il modernissimo centro di addestramento della gendarmeria francese. Un luogo unico nel suo genere in Europa dove tutte le forze di polizia a ordinamento militare fanno a gara per andare a seguire i durissimi corsi. Per alcune missioni all’estero anche i carabinieri sono transitati da questi 148 ettari di terreno collinoso dov’è ricostruita, come in un set cinematografico, una vera e propria città. Fra negozi, piazze e stradine – in un contesto simile a quello di un qualsiasi centro occidentale – vengono sperimentate tecniche di guerriglia urbana, viene affinato, l’uso dei lacrimogeni, ci si prepara a reagire all’uso di bombe a mano. Secondo una tecnica organizzativa consolidata, gli agenti da addestrare simulano di essere manifestanti, con tanto di fazzoletti al collo e caschi in testa. Tutti, gli agenti, di diverse nazioni, per settimane gli uni contro gli altri, ad apprendere l’arte della guerriglia”.

A Saint Aster si addestra la Gendarmeria Europea, nata da un accordo tra i ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, il 17.09.2004. compito della Gendarmeria Europea è di intervenire nelle cosiddette “missioni di pace, coordinamento e cooperazione e compiti di polizia militare” nelle situazioni di crisi e di guerra come i Balcani o il medio oriente. Il contributo Italiano Eurogendfor, è costituito dalla partecipazione delle forze di polizia militare (alias Carabinieri) e dal aver messo a disposizione il quartier generale a Vicenza nell’ex scuola di addestramento dei Carabinieri Chinotto che affianca il COESPU (Centro di Eccellenza per le Stability Units), un nuovo corpo finalizzato all’addestramento di istruttori di polizia con status militari tipo Carabinieri provenienti da paesi extraeuropei come il Camerun, il Marocco e il Senegal.

Non ci si deve meravigliare sul ruolo preponderante dei carabinieri, sulla formazione di questi corpi specializzati, poiché essi sono l’apparato ideale per la guerra civile e per il colpo di stato in Italia (prendiamo come esempio Piano Solo di De Lorenzo nel 1964) per tre ragioni:

1° Sono una struttura da esercito professionale. E col D.L. 05/10/2000 n. 297 l’arma dei carabinieri è elevata a rango di forza armata.

2° Anno compiti di ordine pubblico e di polizia militare.

3° La loro collocazione all’interno dell’esercito con funzioni specifiche integrate nella NATO.

In Italia rimangono in piedi, le strutture create negli anni ’70 e ’80 nel periodo della lotta armata da parte delle B.R. e delle altre O.C.C. in funzioni antiguerriglia. Queste sono strutture integrate, dove il magistrato antiguerriglia ha più rapporti con i poliziotti e i carabinieri dei reparti antiguerriglia che con gli altri magistrati, lo stesso discorso vale per gli agenti di P.S. e i C.C. di questi reparti. E in questo periodo che la guerra psicologica fu centralizzata negli uffici stampa. Perciò non c’è da meravigliarsi (che non significa accettazione passiva e mancanza di lotta) l’operare di magistrati come Giovagnoli (continuazione della magistratura emergenzialista) e di ufficiali di carabinieri come Ganzer. Queste strutture non solo si mantengono, ma dopo l’11 settembre con la scusa della “lotta al terrorismo” si sono rafforzate.

L’idea forza che ispira questi corpi è che il cittadino diventa il nemico nel momento in cui manifesta contro i poteri dominanti.

 

 

GUERRA NELLE BANLIEU DELLE METROPOLI IMPERIALISTE

 

Il Pentagono facendo tesoro dell’esperienza molto amara appresa dalla guerriglia urbana dove le truppe americane si sono dimostrate regolarmente inferiori a nemici male armati ed equipaggiati, ma tremendamente determinati e abili ad approfittare della loro conoscenza del territorio, ha promesso ai soldati americani in difficoltà nella guerriglia urbana a Baghdad entro il 2015 nuove attrezzature militari e armamenti. Questo non solo per quello che è successo a Baghdad, ma anche dall’esperienza di Mogadiscio del 1993 dove i Ranger subirono perdite del 60% per mano dei guerriglieri somali.

Il peggio per il Pentagono (come per le forze armate degli altri paesi imperialisti) è che nel futuro dovrà affrontare sempre di più questo tipo di situazioni di conflitto. Almeno un miliardo di esseri secondo dati ONU vive attualmente nelle grandi megalopoli del Sud del Mondo. Oramai quest’urbanizzazione ha raggiunto proporzioni mostruose: Lagos potrebbe avere nel 2015 venti milioni di abitanti, Karachi ne ha oggi 25 milioni, il Cairo 16 milioni.

Ma a dimostrazione della dimensione internazionale dello scontro di classe e della controrivoluzione, anche le città delle metropoli imperialiste, come dicevo prima, sono diventare terreno di scontro e di sviluppo della militarizzazione.

Prendiamo come esempio gli U.S.A. Negli ultimi 25 anni, i vari uffici di polizia hanno organizzato unità paramilitari (PPUs) variamente denominate: SWAT, SRT, equipaggiate per operare in tenuta di combattimento con armi automatiche ad alto potenziale come fucili d’assalto e granate assordanti, accecanti, gas paralizzante e automezzi corazzati. Il numero di queste unità e il numero delle situazioni nelle quali vengono dispiegate sono aumentate rapidamente. Con i prevedibili risultati: civili coinvolti, poliziotti uccisi da fuoco amico ed un crescente antagonismo tra forze di polizia militarizzate e popolazione.

All’interno di questi corpi d’élite molto militarizzati hanno accresciuto la cultura della violenza e dell’antagonismo razziale. Uno studio fatto dai professori Peter Kraska e Vicotor Kappeler della Scuola di studi di polizia dell’Università dell’Eastern Kentacky rileva il livello di inaccettabilità che queste squadre di polizia paramilitare hanno raggiunto nelle comunità afro americane e ispaniche.[2] C’è stato un incremento di queste squadre. Nel 1982 il 59% dei dipartimenti di polizia aveva tra i suoi effettivi un’unità paramilitare. Quindici anni dopo quasi il 90% dei 48 dipartimenti ha in attività unità paramilitare. Queste unità sono chiamate per compiti di normale amministrazione per le forze di polizia, come pattugliare le strade o eseguire mandati di perquisizione.

Le comunità nere delle città sono le prime a subire l’impatto con queste unità dove il razzismo cresce.

Nel 1983 e nel 1989 ci furono due cambiamenti del Posse Comitatus Act, che era stato emesso per porre fine allo stato di legge marziale che regnava negli stati del Sud dopo la guerra civile, che hanno portato l’istituzione militare e poliziesca a lavorare a fianco a fianco. Dopo questi emendamenti al Posse Comitatus Act, i militari hanno potuto fornire servizi d’intelligence, materiali e mezzi e addestramento così come partecipare a operazioni antidroga in pratica pressoché tutte le attività di ricerca, attività e arresto.

La somiglianza tra le attività di polizia e quelle dei militari ha creato un forte allarme riguardo alle libertà civili. Nel maggio 1997 una squadra dei marines che stava portando avanti una missione di “addestramento antidroga” sul confine messicano, ha ucciso un pastore di pecore che stava portando la sua lana dal Messico al Texas. I quattro soldati che agivano ha volto coperto, affermarono che il pastore – armato di un fucile a colpo singolo che usava per difendersi dai coyote – aveva fatto fuoco su di loro.

L’esercito va assumendo funzioni di polizia civile, così la polizia agisce e appare sempre più come un reparto di soldati.

La strada verso armamenti high tech è stata spianata dalla fine della cosiddetta guerra fredda, quando a fronte delle riduzioni della spesa militare, si è creato un surplus a prezzi stracciati nel mercato di tali armamenti. I fabbricanti di armi iniziarono una politica aggressiva di marketing verso i dipartimenti di polizia al fine di poter piazzare armi automatiche e altro, infatti, le aziende tengono seminari e spediscono dépliant colorati con tutte le figurine e i manichini abbigliati ninja-style. Questa confluenza di esperienza, con artiglieria militare, immersione nella cultura militare e l’immaginario creato dai media stanno velocemente creando un nuovo tipo di agente, che si comporta sempre di più come un soldato in guerra che come un poliziotto in pattuglia.

 

LE “ARMI NON LETALI” COME STRUMENTI DI CONTROLLO POLITICO E PER LA GUERRA ALL’INTERNO DELLE METROPOLI IMPERIALISTE

 

Le tecnologie della repressione sono il prodotto dell’applicazione della scienza e della tecnologia al problema della neutralizzazione dei nemici interni dello Stato. Sono dirette principalmente contro la popolazione civile, solo raramente uccidono poiché sono indirizzate principalmente al cuore, alla mente e al corpo e sono usate sia nelle guerre esterne, che nei conflitti civili interni, le rivolte ecc.

Questo nuovo tipo di armamenti ha rivoluzionato lo scopo, l’efficienza e la crescita del potere repressivo della polizia che certamente è molto diverso da nazione a nazione. Vedere le riflessioni del maggiore dei carabinieri Rosario Castello nella pagina web: http://www.carabinieri.it/Inernet/Editoria/Rassegna-Arma/2003/4/Informazioni-e-segnalazioni/01_Rosario_Castello.htm   dove fa delle riflessioni sull’utilizzo delle “armi non letali”. Castello comincia la riflessione con un classico della strategia militare Sun Tzu: “Quando duemila anni fa circa, Sun Tsu affermò che per annientare il nemico non era necessario distruggerlo fisicamente, ma annientarne la volontà di vincere”, ci fa capire che queste armi sono politicamente convenienti perché evitano inutili spargimenti di sangue con tutti gli inconvenienti a livello mediatico e politico (possiamo prendere come esempio quello che è successo in Birmania, cosa sono le conseguenze a livello politico di una repressione fatta alla luce del sole e davanti ai media internazionali). Sono armi per una guerra a bassa intensità che però hanno lo svantaggio di una loro possibile proliferazione e utilizzo da parte di gruppi criminali/terroristi.

Questo fatto ha preoccupato settori di opinione pubblica, poiché la commissione STOA del Parlamento Europeo (Scientific Tecnological Options Assessment – Commissione per la Valutazione delle Opzioni Scientifiche e Tecnologiche) ha ordinato uno studio per conto della Commissione libertà civili e affari interni dell’Unione Europea.[3]

Questo rapporto del 1998 dal titolo emblematico “Una valutazione delle tecnologie di controllo politico” ha confermato i primi interessi da parte degli scienziati in Europa (ma non negli U.S.A.).

Il rapporto STOA ha disegnato un agghiacciante quadro delle innovazioni repressive, con le seguenti opzioni:

1° Sistemi semi intelligenti della zona di rifiuto. Questi sistemi di guardia automatizzati adottano reti neurali capaci di utilizzare modelli di riconoscimento e “imparare” così che possano pattugliare zone sensibili e utilizzare secondo l’opportunità armi letali o sub letali.

2° Sistema di sorveglianza globale. Il software di riconoscimento vocale può intercettare e rintracciare individui e gruppi, mentre supercomputer classificano automaticamente la maggior parte delle chiamate telefoniche, fax, e-mail. Sistemi di “Data veglianza” tracciano immigrati o altri obiettivi, attraverso l’uso delle tecniche biometriche per identificare le persone tramite il riconoscimento del DNA, la retina o le impronte digitali. Un esempio di applicazione di questo sistema di sorveglianza globale è il Progetto europeo Erodac. Questo progetto diventato operativo il 15 gennaio 2003 prevede che uno Stato membro dell’U.E. potrà raffrontare le impronte digitali dei richiedenti Asilo o dei cittadini terzi presenti “illegalmente” nel proprio territorio per verificare se hanno presentato domanda di asilo in un altro Stato membro.

3° Profilo dati. Le polizie di stato sono state in grado di usare la sorveglianza dei dati per compilare “mappe di amicizia” o legami, attraverso l’analisi di chi Telefona o spedisce posta elettronica e di chi la riceve. In Guatemala si è usato il sistema Tadiran[4] localizzato nel palazzo nazionale per creare liste di gente da assassinare.

4° Sub-letale o armi inabilitanti. Pepper spray (spray al pepe), CS gas e schiuma chimica, può essere usati sia nelle prigioni, che nel controllo di massa, così come nelle operazioni di conflitti sotterranei diversi dalle guerre (o come si ama chiamarli attualmente Conflitti a bassa intensità). Il Pepper gas, un impianto tossico, è stato bandito nel 1972 dalla Convenzione delle Armi Biologiche per l’uso in guerra, è invece consentito nell’uso per la sicurezza personale. “La schiuma adesiva” un adesivo chimico, può essere usato su varie superfici, o l’uno con l’altro. La schiuma può essere usata per formare barriere che bloccano tutte le vie di fuga e facilitano gli arresti di massa.

5° Munizioni dalla punta morbida. Con il pretesto di proteggere civili innocenti, i proiettili soft point sono venduti come più sicuri delle regolari munizioni con rivestimento in acciaio, che potrebbero passare attraverso i muri, e colpire civili aldilà del campo di vista. Queste munizioni sono tra le più usate da SWAT e dalle altre forze speciali delle polizie.

6° Veicoli d’ordinanza mimetizzati. Progettati per dissimulare, soprattutto per la televisione, questi veicoli delle forze di sicurezza mimetizzati spesso come ambulanze, possono dispiegare una formidabile quantità di armamenti e sono stati usati per dare una prova di forza in paesi come la Turchia, o per spruzzare sostanze chimiche o tinture sui manifestanti, come hanno fatto le forze di sicurezza in Indonesia.

 

LE ARMI PER UN CONTROLLO DI MASSA

 

Queste tecnologie di repressione stanno diventando più sofisticate, e più potenti, e più diffuse in stati come la Cina e il Guatemala.

Molti di queste armi sono considerati dai produttori come “inoffensive”. Esse sono usate sia contro le rivolte che per il controllo di massa (eufemismo per parlare di proteste e di opposizione politica).

Quando si parla di “non letalità” di queste armi, pensiamo ai proiettili di plastica che sono stati frequentemente casi di cecità, oltre che di serie ferite mortali sia dei manifestanti che dei passanti. Tutti i proiettili di plastica comunemente disponibili e usati in Europa vanno molto al di fuori dei parametri di danno da armamenti ad energia cinetica stabiliti nel 1975 dagli scienziati militari U.S.A.

Negli U.S.A. il pepper gas è diventato un attrezzo di routine per la polizia dal 1987 anno di adozione da parte dell’FBI. Un rapporto dell’Associazione Internazionale dei capi della polizia, ha documentato 113 “morti accidentali” collegate al pepper gas in U.S.A. principalmente causate da asfissia posizionale.[5] C’è stato un grande abuso di questo mezzo: in California, membri della polizia, tenendo fermo le teste dei manifestanti, hanno aperto loro le palpebre e depositato il liquido urticante direttamente sui loro bulbi oculari. Amnesty International ha definito questo impiego contro attivisti ecologisti pacifici, “equivalente alla tortura”.[6]

 

GUERRA “NON LETALE”

 

Gli eserciti sono impazienti di imbracciare la dottrina della “guerra non letale”. Il concetto nacque negli U.S.A. nel 1990, i suoi difensori erano prevalentemente scrittori futuristi come Alvin e Heidi Toffler,[7] i quali trovarono uno spunto nei laboratori di armi nucleari di Los Alamos, Oak Ridge e Laurence Livermore. Questa dottrina trovò un campione nel Coll. Jhon Alexander, che era diventato famoso per il programma Phoenix nella guerra del Vietnam[8] (più tardi diventato un proponente della guerra psichica).[9] Il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia chiamati a raccolta intorno alla dottrina della “guerra non letale” speravano di trovare un “proiettile magico” che potesse neutralizzare “il fattore CNN” e che in qualche modo permettesse al sistema di potere vigente senza pubblico spargimento di sangue.

Questa esigenza era sentita sia da parte della polizia dopo il pestaggio di Rodney King a Los Angeles, dall’A.T.F. e dall’FBI dopo Waco e Rubi Ridge[10] e dall’esercito che bruciava l’umiliazione subita in Somalia. Tutti cercavano una “soluzione tecnica”.

Si costituì un gruppo di lavoro integrato composto da: i Marines, l’Air Force, il Comando per le Operazioni Speciali, l’Esercito, la Marina, la Giunta dei Capi Unificati di Stato Maggiore, e i dipartimenti del Trasporto, della Giustizia e dell’Energia. Uno dei ruoli di questo gruppo di lavoro è stabilire collegamenti con governi amici. Questo gruppo ha sponsorizzato delle conferenze a Londra sul “Futuro delle armi non –letali” Nel corso della conferenza del 1997, Hildi S. Libby, direttrice del programma militare per i sistemi non letali, propugnava lo sviluppo di una vasta gamma di avanzate tecnologie destinate a “essere inserire nei programmi di armamenti esistenti”. Il suo intervento era centrato senza che nessuno se ne sorprendesse sulle munizioni che permettono di isolare una determinata zona.[11] In effetti, gli Stati Uniti rifiutano di firmare il trattato sulle mine anti-uomo prima del 2006, per avere il tempo di sviluppare “adeguate” soluzioni alternative.

Tra i progetti presentati da Libby, si possono elencare: una mina anti-uomo “non letale”, basata sulla classica mina M1*A1; una carica “non letale” di 66 mm per contenere o reprimere la folla un sistema di tiro costituito da munizioni di tipo diverso (pallottole di gomma, gas, mine invalidanti, ecc.); una mina immobilizzante anti-uomo, che chiude la vittima in una rete. Tra i “miglioramenti” già sperimentati di questa mina: l’aggiunta di materiale adesivo o irritante, di elettroshock o di un effetto “lama di rasoio” che costringe le persone colpite a rimanere completamente immobili per evitare ulteriori ferite laceranti.

Le conferenze del 1997 e 1998 hanno permesso di scoprire alcune armi su cui si era fino allora mantenuto il segreto: la pistola Vortex, che emette onde d’urto verso il corpo umano, e alcune armi acustiche dagli effetti regolabili che, secondo l’esperto americano William Arkin, possono, a scelta, provocare un “lieve fastidio” oppure “emettere onde di 170 decibel capaci di ledere organi, creare cavità nel tessuto umano e causare traumi potenzialmente letali”. La conferenza del 1998 è stata l’occasione per presentare il “concetto di difesa a strati”, concepito come una cipolla i cui strati più esterni sono i meno letali ma che, man mano ci si avvicina al centro, diventa sempre più distruttiva. Era poi proiettato un video dimostrativo in cui si vedevano alcuni soldati fare uso di armi a microonde, e al loro fianco personale medico che si prendevano cura delle vittime in coma.

Oltre alle possibili violazioni del giuramento di Ippocrate, Steven Aftergood, direttore della Federazione degli scienziati americani, sottolinea il carattere estremamente intrusivo di queste armi: “Non prendono di mira solo il corpo delle persone. Sono programmate per disorientarle o destabilizzarle a livello mentale“. Ordigni di questo tipo possono interferire con i regolatori biologici di temperatura del corpo umano; le armi a frequenza radio, per esempio, agiscono sulle connessioni nervose del corpo e del cervello; i sistemi laser provocano, a distanza, scosse elettriche “tetanizzanti” o “paralizzanti”.[12]

Diverse organizzazioni non governative si sono schierate contro le “armi non letali”, sottolineando la contraddizione in termini insita in una tale definizione. Si teme che, nel bel mezzo di un’operazione di polizia, lo stress possa spingere alcuni a non limitarsi a fare uso di opzioni invalidanti, ma a usare le opzioni più violente, a portata di interruttore con il rischio che semplici operazioni di vigilanza si trasformino in esecuzioni sommarie. Tali armi potrebbero poi essere utilizzate in contesti molto diversi da quelli previsti dai loro fabbricanti. L’enorme numero di esecuzioni quotidiane che ha caratterizzato il conflitto in Ruanda è stato in buona parte determinato dalla tecnica paralizzante utilizzata: si tagliava il tallone d’Achille delle vittime, per poi tornare e dar loro il colpo di grazia. La caligine adesiva che incolla al suolo le vittime, i prodotti chimici che stordiscono le masse e i sistemi paralizzanti che impediscono alle persone di muoversi potrebbe quindi paradossalmente rendere le zone di conflitto ancor più letali, considerato l’effetto anestetizzante che esercita sulle vittime. In Irlanda, sorta di laboratorio per la prima generazione di armi non letali, si è verificato un effetto boomerang: l’uso di queste armi ha rinfocolato ed esacerbato il conflitto.[13]

 

PRIVATIZZAZIONE DELLA POLIZIA

 

In un articolo di Rita Pennar pubblicato nella Voce della Campania[14] c’è la seguente notizia: in un protocollo d’intesa redatto al Ministero dell’interno nei primi giorni del novembre 2007 e riguardante delle modifiche al Tulps (Testo unico leggi pubblica sicurezza) e in particolare al Titolo IV,[15] tratta della “riforma” degli istituti di vigilanza privati. Girato in forma riservata dalla Federpol (Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, le Informazioni) agli associati, il protocollo è accompagnato da copia della missiva di G. Pellegrino (presidente nazionale della Federpol) al prefetto Giulio Gazzella Direttore dell’Ufficio per l’amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza, che chiede un incontro per mettere a punto alcuni aspetti del protocollo d’intesa.

In questo protocollo è previsto che all’area di sicurezza privata oltre i confini tradizionali degli articoli 133 e 134 del Tulps, vale a dire entro i confini che fino ad ora hanno limitato i poteri agli addetti della vigilanza privata, sia riservato compiti di ordine pubblico che fino adesso era esclusivamente riservato a Polizia e Carabinieri.

Già col decreto dell’8 agosto 2007 arriva un nuovo eldorado per chi si occupa di “vigilanza”, soprattutto nella parte in cui prevede i servizi Stewart negli stadi siano “assicurati dalle società organizzatrici direttamente ovvero avvalendosi di istituti di scurezza privata autorizzati” nel caso limite possono rientrare non solo gli istituti di vigilanza composte da guardie particolari (generalmente armate), ma anche le attività di reclutamento, addestramento e organizzazione di corpi di contractors come quelli utilizzati in Iraq.

Con le modifiche al Tulps si arriva all’unificazione tra gli istituti che si occupano d’investigazioni e gli istituti di vigilanza privata e le guardie giurate (finora tutto ciò contenuto nei limiti per quanto riguarda compiti e funzioni), tutto ciò nel segno degno di un colossale business.

 

SERIAL KILLER “AFFOSSA” UN DISEGNO DI LEGGE

 

   C’era stato un precedente di “riforma” che intendeva allargare le competenze degli istituti vigilanza. Tentativo che finì tragicamente.

Nella notte del 21 e 22 febbraio 2005 lungo la statale che collega Verona e Brescia, ci fu una sparatoria nel corso della quale furono esplosi oltre 30 colpi e che ha fatto 4 vittime: 2 agenti di polizia, una prostituta ucraina e Andrea Arrigoni, l’uomo che avrebbe ucciso i due poliziotti e la prostituta.[16]

Ma chi era Arrigoni? Ma che centra lui con la riforma della vigilanza privata che in quel periodo stava preparando AN?.

Andrea Arrigoni aveva fatto il paracadutista in Somalia,[17] la guardia del corpo di Umberto Bossi tra il 1994 e il 1996, è in seguito diventato poi una guardia privata, aveva messo su l’agenzia Mercuri Investigazioni a Bergamo ed era uno dei dirigenti della CON.IPI, l’associazione nazionale degli investigatori privati (della quale presidente onorario e Maurizio Gasparri e membro e anche un ex generale dei carabinieri G. Servolini, e presidente è Filippo Ascierto ex maresciallo dei carabinieri). Arrigoni negli ultimi mesi prima di morire era diventato un assiduo frequentatore di Montecitorio e di convegni organizzati alla Camera.

Proprio in quel periodo si stava preparando da parte di A.N., in particolare da parte di Mantovano all’epoca sottosegretario all’Interno (nonché sostenitore dell’Opus Dei) stava preparando una legge di riforma sulla vigilanza privata che era un autentico colpo di stato. La manovra consisteva nell’equiparare lavoro e competenze dei vigilantes (di cui A.N. controlla la principale rete agenzie) a quelli della Polizia di Stato. Nel progetto c’era la volontà di attribuire loro le competenze dei cosiddetti servizi integrati (il controllo della criminalità comune), con possibilità di identificare le persone.

Quando saltò fuori “ufficialmente” il legame tra Arrigoni e i vertici di A.N., Forza Italia stoppò il progetto. L’allora ministro degli Interni Pisanu tolse immediatamente la delega alla vigilanza privata a Mantovano.

 

DSSA E SERVIZI VARI

 

Il 1° luglio 2005, partendo dalle indagini sugli ambienti mercenari e delle guardie del corpo, per trovare la pista che aveva portato Fabrizio Quatrocchi sequestrato e ucciso a Baghdad il 14 aprile 2004, scoppiò lo scandalo Dssa (Dipartimento Studi Strategici). La Dssa si presenta come una polizia parallela operante “ufficialmente” su più fronti: monitoraggio degli ambienti extracomunitari (pedinamenti, sorveglianza, identificazione fotografica) per individuare estremisti islamici, caccia ai militanti o ex militanti della sinistra rivoluzionaria latitanti all’estero (come Cesare Battisti) fino ad arrivare a occuparsi della protezione del Papa.

A capo di questo servizio, è Gaetano Saya, fondatore del nuovo MSI. Si dichiara agente coperto e lo quando lo arrestano a Firenze per associazione a delinquere, rifiuta di rispondere all’interrogatorio per non tradire <il segreto Nato>. Infatti, tra il <personale professionista fidato e selezionato> vantato dal Dssa, ci sono personaggi che provengono da Gladio e soprattutto dalle forze dall’ordine: agenti di polizia in servizio o da poco in congedo.

La fretta in cui il ministro degli Interni ha annunciato da Roma che era stata liquidata una <banda di pataccari>, tradiva le reali intenzioni di coprire tutto. Risulta che gli uomini della Dssa avevano le <chiavi> per entrare liberamente nel centro elaborazione del Viminale, oltre a avere placche e pass che davano loro libero accesso in questura come in altre sedi, usando auto di servizio. Non solo: il materiale illustrativo della Dssa circolava liberamente all’interno dei vari corpi, dove avveniva il reclutamento, specialmente tra i Gom della penitenziaria.

Obiettivo della Dssa era di formare un Nucleo interforze di polizia, capace di riunire in un’unica struttura paramilitare, fuori dal controllo dello Stato, la nebulosa delle varie milizie che s’ispirano al razzismo padano o al fascismo. A questa costituenda formazione sarebbe riconducibile il Corpo politico destra nazionale che aveva come coordinatore Stefano Sacconi; le Giacche verdi Lombardia – Volontari a cavallo per la protezione civile e ambientale; e la stessa Unione nazionale forze di polizia, sindacato creato a Milano da un ispettore di polizia vicino all’estrema destra. Ora, il Nucleo Interforze esiste: vicino a Termini c’è la caserma di Castro Pretorio dell’esercito, all’entrata c’è la targa INTERFORZE, che non è una struttura solo dell’esercito ma della polizia e dell’esercito. Quindi c’è uno scambio tra esercito e polizia.

La DSSA è dunque un’organizzazione che interviene all’interno e all’estero.

Come si diceva prima. la Dssa tra i corpi dello stato, dove reclutava c’erano i GOM e questi assieme la mala fascista, in altre parole le componenti mafiose-malavitose sorte nuovamente come filiazione esterne dei pentiti e delle polizie che li controllano; componenti sarde fasciste, componenti napoletane ex nuova famiglia e non solo, componenti romane legate ai NAR e alla banda della Magliana, la Nuova Corona Unita pugliese, componenti calabresi soprattutto del casentino, del catanzarese, della Locride, la mafia vincente siciliana e quella emergente (Catania, gela ecc.), ex mala torinese, la mafia fascista milanese, le componenti mafiose rumene, albanesi, kosovare, le componenti multinazionali legate all’Egitto e alla Colombia, nessuna di queste realtà si preoccupa più di fare la guerra ai pentiti perché è pericoloso, perché può ostacolare i loro affari; tutte le componenti prediligono i mezzi soft rispetto agli omicidi; esempio i racket per far chiudere un’attività commerciale che non si “adegua” per poi in seguito impossessarsi dei suoi beni.

 

GLI ANTESIGNANI DELLA DSSA

 

Questo intreccio tra neofascisti, militari e forze dell’ordine non è nuovo. Viene da lontano: dall’immediato dopoguerra e dalle trame della cosiddetta “strategia della tensione”.

Negli anni più vicini pensiamo alla Falange Armata, che dalla testimonianza di un ex parà della Folgore[18] fa emergere i seguenti elementi:

1° La Falange Armata è stata una serie di operazioni non una struttura con vita propria. Operazioni tendenti alla destabilizzare del quadro politico esistente in funzione di una sua stabilizzazione in senso reazionario. Molti membri di queste operazioni, furono scaricati quando erano di impaccio o non servivano più lo scopo (Uno bianca)

2° Gli operatori della Falange Armata avevano competenze specifiche in materia di apparecchiature elettroniche.

3° La storia di un giovane paracadutista di carriera, accusato di rapina è perciò finito in galera, e che penetra nelle celle dei “terroristi” e dei trafficanti di armi assieme all’omicidio dell’operatore carcerario Scalone, significa che questo tipo di operazioni riguardava la presenza all’interno delle carceri.

Ma ci sono state altri tipi di operazioni inquietanti come il Progetto Arianna nel 2000, un’organizzazione antidroga clandestina costituita a Latina da appartenenti alla polizia, per finire ai Berretti Bianchi, una fondazione di carattere internazionale nata nel 1998 col nome White Helmets Europe, con sede in Argentina, alimentata da ex poliziotti, spuntata a lato del caso Telecom-Serbia.

Ma non bisogna dimenticare la Legione Brenno, venuta alla luce nel 1998, a seguito di un sanguinoso conflitto avvenuto nel 1995 con agenti di polizia a Marghera.[19] La Legione Brenno, il cui nome si rifà al leggendario capo dei Galli e che si ispira ai cavalieri templari, era stata fondata da alcuni (formalmente) ex carabinieri (come Sacchetti), sarebbe nata nei primi anni novanta per sostenere le formazioni croate dell’Hos, ossia, il Partito del Diritto erede degli Ustascia filonazisti e avrebbe inviato prima Croazia e poi in Bosnia dei mercenari italiani per combattere i “comunisti” serbi, trafficando in armi e in esplosivi.

Come ogni struttura di questo tipo, anche la Legione Brenno aveva rapporti con la malavita nazionale, soprattutto per lo spaccio di stupefacenti attuato attraverso una rete di propri uomini di fiducia ingaggiati come personale della Security in numerose discoteche del Nord.

Ora se la Falange era una serie di operazioni, la Brenno e la Dssa non potrebbero essere la continuazioni di tali operazioni? Che la tendenza alla privatizzazione abbia proliferato questo tipo di strutture?

 

PER CONCLUDERE

 

A partire della fase imperialista, il modo di produzione capitalista ha esaurito le sue potenzialità come ambito favorevole allo sviluppo della forza produttiva del lavoro umano. Quanto più la fase del suo declino si protrae, tanto più i suoi effetti distruttivi diventano profondi e universali, diffusi a più aspetti individuali e sociali: distruzione dell’ecosistema, inquinamento diffuso, deterioramento della salute individuale e delle condizioni igieniche, distruzioni di uomini e cose, tutto ciò è un prodotto non dai “limiti allo sviluppo” ma dal modo di produzione capitalista.

 

Nell’attuale fase caratterizzata, come si dicevo all’inizio, dall’accentuazione delle varie contraddizioni (imperialismo/popoli oppressi, capitale/classe operaia e tra le diverse frazioni della borghesia imperialista), nei paesi imperialisti è in atto una centralizzazione del potere, con rafforzamento degli esecutivi, questo anche come risposta alle contraddizioni in atto. Aggiungendo, che la lotta politica nei paesi imperialisti è diventata una lotta tra bande. Tutto ciò può aiutarci a capire i fenomeni sopra descritti di militarizzazione delle forze polizia e la diffusione delle armi “non letali”.

 

[1] Minielicotteri per sorvegliare i cieli di Milano, Libero 20.06.07.

 

[2] Vedere http://www..tmcrew.org7csa/138/wwi/caq62ogs.htm

 

[3] Per trovare tale rapporto sul web vedere http://JYA.com/STOA-atpc.htm   oppure come ziped file http://jya.com/STOA.atpc.zip

 

[4] È prodotto dalla società israeliana Tadilan Electronic Sistems.

 

[5] Terry Allen, Critics Question use of Pepper Spray, Rutland Herald and Barre Times Argus (VT) Feb. 22, 1998, p. 1

 

[6] Amnesty international, AI-USA: Police Use of Pepper Spray is Tantamount to torture, 0711.1997.

 

[7] A. Toffer e H. Toffler, War and Anti-War. Survival at the Dawn oft e 21 st Century (Londra, Lttle Brrown & Morris, 1994).

 

[8] Programma della CIA che aveva lo scopo di individuare ed eliminare gli attivisti vietcong nei villaggi. Si calcola che almeno 60.000 persone furono assassinate in conformità a questo programma.

[9] John Alexander, scrivendo su Military Review (n. 12, dicembre 1980), la rivista specializzata scrisse: “esistono sistemi di armi il cui funzionamento si basa sui poteri mentali, e cui caratteristiche letali sono già state sperimentate”. L’articolo molto lungo si intitolava: The New Mental Battlefield (La nuova strategia mentale).  

 

[10] Il 28 febbraio 1992, a Waco, Texas, USA, un gruppo di agenti dell’ATF Bureau (l’ufficio statunitense proposto al controllo di alcool, tabacco ed armi da fuoco) attacco con le armi la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto a fuoco e un assedio che durò 51 giorni, che si concluse con l’uccisione di quattro agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh (lui compreso assieme a 24 bambini). L’anno prima (1992), Randy Weaver, un suprematista bianco divenne un eroe popolare quando resistette per oltre un anno, armi in pugno, all’arresto da parte degli agenti federali. Nello scontro finale a Ruby Ridge perirono sua moglie e uno dei suoi figli. Weaver fu comunque assolto dalla giuria da tutte le accuse, eccetto alcuni reati minori per i quali hanno scontato soltanto 18 mesi di carcere. In seguito Weaver ha denunciato l’FBI per l’omicidio della moglie e del figlio e nel 1995 ha vinto la causa (l’FBI fu costretta a pagare 3 milioni di dollari di danni).

 

[11] La mina Fishook, fabbricata nel 1996 dalla ditta Alliant (New Jersey), proietta una rete ricoperta di armi su una zona “dell’ampiezza di un campo da calcio”, Tom Bierman, responsabile del marketing di Alliant, assicura che questo sistema è fatto “per immobilizzare le vittime, non per ucciderle”. Almeno fintantoché non si fanno prendere dal panico.

 

[12] L’esercito britannico è interessato a tale raggio “raggio paralizzante”. Cfr. Raygun Freezes Victims Without Injuries, Sunday Times, Londra, 9 maggio 1999.

 

[13] Si legga Steve la relazione di Steve Wright, An Appraisal of Technologies of Political Control, rapporto allo STOA, parlamento europeo, 1998.

 

[14] Notizia presa dalla pagina web http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php

 

[15] Riguardante le guardie e gli istituti di vigilanza e di investigazione privata.

 

[16] La dinamica della sparatoria non è del tutto chiara, l’autopsia a, infatti, rilevato pallottole di tipo diverso, pur dello stesso calibro della pistola di Arrigoni il che fa emergere la possibilità di un altro personaggio nella scena della sparatoria.

 

[17] I paracadutisti italiani della Folgore in Somalia di contraddistinsero per le torture ai prigionieri somali, le fotografie furono pubblicate dal settimanale Panorama.

 

[18] Questa storia è rintracciabile nella pagina web http://fabiopiselli.blogspot.com/2008/01/11-spionaggio-elettronico-falange.html

 

[19] Le indagini iniziali, dopo questo conflitto a fuoco furono a senso unico: furono arrestati alcuni nomadi che, in sede processuale furono pienamente assolti.

SCIE CHIMICHE

•gennaio 24, 2017 • Lascia un commento

 

 

Secondo una prassi documentata in vigore in Russia e in Cina, succede che i governanti, dovendo effettuare una parata o una celebrazione in giornate in cui è prevista pioggia, facciano rilasciare da aerei militari dei vapori capaci di dissolvere e produrre come per incanto delle meravigliose quanto innaturali giornate di sole sulle località desiderate. Il tutto, però, senza curarsi degli effetti anche estremi – come violentissime grandinate o tornado – dell’ovvia reazione meteorologica di compensazione sulle zone limitrofe. Di fatto si tratta di tecnologia ufficialmente riconosciuta e chiamata “cloud seeding” (inseminazione delle nuvole, semina delle nuvole).[1] In sostanza s’irrorano le nubi di ioduro d’argento e si ottiene la pioggia. Le scie chimiche hanno effetti e scopi ben diversi. Inoltre, il fenomeno è presente esclusivamente nei cieli delle nazioni che aderiscono alla NATO. Paradossalmente in Cina, la nazione che ha ammesso di servirsene[2] ma solo indeterminate occasioni (soprattutto durante manifestazioni importanti), esse non sono presenti.

Le scie chimiche a differenze delle normali scie di condensazione, restano fisse anche per ore, espandendosi fino a formare una sorte di nebbiolina che vela il sole e poi ricade sul terreno, sulle acque, sulle piante sugli animali e sulle persone.

Gli aerei che rilasciano le scie chimiche sono accompagnati da droni di forma sferica[3] dotati di un sistema di occultamento ottico, che molto probabilmente è costituito da un dispositivo elettromagnetico in grado di deviare la luce. I droni potrebbero avere dei congegni elettromagnetici in grado di sparare proiettili di microonde e hanno principalmente lo scopo di proteggere l’aereo destinato all’emissione delle scie chimiche, sia producendo ologrammi sia ne camuffano il vero aspetto sia abbattendo eventuali velivoli che cerchino di intercettarlo o di indagare sull’attività svolta. In questo caso, il drone emette un forte impulso elettromagnetico che dovrebbe abbattere l’intruso fulminandogli il sistema elettrico di bordo facendolo precipitare. Alle successive perizie sembrerà un semplice incidente per guasto elettrico.[4]

C’è una buona probabilità che a molti dei piloti degli aerei incaricati di irrorare il cielo gli venga detto che si tratta di sostanze chimiche utili ad attenuare gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. La consegna di silenzio potrebbe essere motivata con la necessità di evitare che si scateni il panico. Quasi sicuramente non è detto ai piloti (o almeno alla maggior parte di loro), è che alcuni degli aerei rilasciano una miscela di elementi chimici atti a trasformare la ionosfera in una sorta di specchio capace di riflettere onde elettromagnetiche di tipo ELF (Extremely Low Frequency, a frequenza estremamente bassa) e VILF (Very Low Frequency, a frequenza molto bassa). Si tratta delle stesse onde emesse dalle antenne che si trovano, disseminate ovunque per consentire il funzionamento dei cellulari. Esiste da decenni una folta possibilità teorica e pratica di produrre malattie tramite onde elettromagnetiche tarate su una frequenza che il cervello umano scambia per la propria.

Le scie in grado di schermare le onde elettromagnetiche potrebbero essere in teoria per scopi più nobili, e cioè per proteggere la Terra dalle violente tempeste magnetiche solari che potrebbero colpire la Terra. In assenza di schermatura, infatti, ogni impianto elettronico ed elettrico si brucerebbero, proiettando l’umanità a un livello tecnologico pari a quello medioevale. Computer, Internet, automobili, aerei, conti in banca, luce, riscaldamento, smaltimento di acque fognarie: tutto si fermerebbe. Sarebbe il caos.

Ma le scie chimiche potrebbero essere usate soprattutto per produrre alterazioni climatiche. Fra gli elementi rilasciati a questo scopo vi sono l’alluminio, il bario e il nitrato d’argento, che agisce sulle particelle di acqua dell’atmosfera. Per verificarne il contenuto basterebbe effettuare delle analisi direttamente da terra, eppure sembra che una cosa del genere non sia mai stata fatta in modo ufficiale.

La segretezza su quest’argomento da parte istituzionale induce il sospetto che certi poteri occulti si serva delle scie chimiche per scopi tutt’altro che umanitari, come strumento di una più generale strategia di guerra meteorologica.

 

 

LA GUERRA METEOROLOGICA

 

 

L’uso bellico delle scie chimiche e di altre tecniche per modificare le condizioni climatiche ha una lunga storia che risale all’ultimo dopoguerra. Alcune ricerche condotte già negli anni ’50 dalla British Royal Air Force (Raf). Secondo quanto dichiarato nell’agosto 2001 dalla BBC, nel 1952 l’Operazione Cumulus avrebbe generato un nubifragio e la morte di 35 persone nel Devon (Gran Bretagna).[5] Dai documenti declassificati, sarebbero emersi che si trattò di un disastro emerso provocato artificialmente ma fatto passare per naturale. Nel 1953 le forze britanniche e alleate (dei paesi NATO per intendersi) avrebbero inoltre sperimentato un metodo per aumentare le quantità di pioggia e neve allo scopo di rendere paludoso il terreno e ostacolare gli spostamenti di eventuali forze nemiche. Fra le possibilità contemplate vi era addirittura la detonazione di un ordigno atomico nel cuore di una tempesta o di una nube in modo tale che le radiazioni fossero distribuite su un’area di gran lunga più estesa rispetto a quella di una “normale” deflagrazione nucleare.

Se le classi dominanti nel loro delirio di onnipotenza, nel loro credersi degli dei, dove per mantenere il loro potere hanno fatto si che non siano più gli esseri umani, ha costruire progetti di potere, ma è il potere che costruisce i progetti per gli esseri umani, vogliono creare devastazioni tali da resuscitare certe profezie dell’Apocalisse, che potrebbero produrre violenti cicloni e alluvioni bibliche su zone strategiche alla scopo di piegare la volontà delle nazioni che non vogliono cedere alle loro pressioni.

Nel 1996 il Senato USA aveva stanziato 15 milioni di dollari per lo sviluppo di tecniche di tomografia penetrativa terrestre.[6] Lo scopo era di trovare un modo di localizzare basi sotterranee nemiche, tunnel depositi di munizioni, giacimenti minerari ecc. Nel mese di aprile dello stesso anno era pubblicato un documento del Dipartimento della “Difesa” USA in cui si analizzava ogni opzione possibile per potere realizzare una guerra meteorologica nonché quale effetto avrebbe potuto avere l’uso di questo tipo di armi sulle truppe nemiche e le loro capacità logistiche. Il suo titolo era Eeather ad Force Moltiplier: Owning the Weather in 2005 (Tempo come moltiplicatore di forza: possedendo il Tempo nel 2025). [7] In questo documento si esprime la convinzione da parte dell’imperialismo USA di poter controllare le condizioni climatiche tramite le condizioni climatiche tramite le loro forze aerospaziali entro e non oltre il 2025. Le armi meteorologiche consentono di colpire le forze nemiche via cielo, mare e terra privandole della visibilità tramite dense nebbie e scatenando su di esse uragani, nubifragi, piogge di fulmini, e grandinate dai chicchi enormi. Gli incendi che colpirono in diversi anni le nazioni europee, fra cui la Grecia e furono ufficialmente attribuiti a cause naturali o a un generico “vandalismo”, mentre potrebbe benissimo essere stati il frutto di una dimostrazione della forza e del livello di perfezione raggiunta da questo tipo di armi.

Secondo un libro scritto da Philip Hoage, le guerre climatiche sono una realtà.[8] sono usate per creare carestie alla scopo di indebolire le nazioni nemiche, in base all’assunto per cui chi ha il controllo del cibo controlla la popolazione. Il dottor Nick Begich ha realizzato un video[9] (in inglese) in cui spiega come, dietro il camuffamento della semplice ricerca sulla ionosfera e sulle comunicazioni radio, l’HAARP faccia parte di un innovativo sistema di micidiale di armi a microonde di ultima generazione. Begich sta portando avanti una campagna di un contro l’HAARP poiché ritiene che si in grado di sparare potentissimi fasci di onde elettromagnetiche sulla ionosfera e di farle poi rimbalzare nella direzione nella direzione desiderata. Oceani, terreni, case e persone ne sarebbero attraversati in profondità.

Secondo la scienziata di fama mondiale Rosalie Bertell,[10] gli scienziati militari stanno realizzando un sistema di “difesa” climatico che potrebbe essere uso come un’arma.[11]

Nel suo libro Pianeta Terra: L’Ultima Arma da Guerra rivela la verità incredibile della nuova generazione di super-armi. Secondo la tesi che è esposta in questo libro i militari delle grandi potenze stanno ora testando radicalmente delle nuove armi, che mettono così profondamente in pericolo la Terra e tutta la vita su di essa, e il loro dispiegarle in nome della sicurezza è come suggerire che il diventare un attentatore suicida aumenta l’attesa di vita.

Come eminente scienziato americano, esperto mondiale di radiazioni e vincitore di premi scientifici internazionali importanti, la dottoressa Bertell non è un allarmista. Eppure, la sua prosa fresca, incisiva e piena, non solo rivela armi degne della fantascienza, ma dimostra che i test potrebbero essere costata la vita a migliaia di innocenti vittime civili in tempo di pace.

Lei espone come i militari da decenni stanno segretamente conducendo esperimenti, tra cui esplosioni nucleari di alto livello, che potrebbero perturbare gli strati vitali dell’atmosfera che ci proteggono dalle radiazioni letali del sole. Afferma che questi esperimenti spesso sono condotti senza nemmeno discutere con gli esperti non militari i rischi di danneggiare questi veli della terra che preservano la vita. E crede che tali esperimenti possano già aver accelerato il riscaldamento globale e contribuito a scatenare terremoti ed eccezionali eventi meteorologici.

La storia si sviluppa delicatamente. Lei ci dice che, per quattro anni, una bomba termonucleare Russa mille volte più potente della bomba di Hiroshima, girò sopra le nostre teste. E che un solo razzo lanciato dai militari americani semplicemente trasportava abbastanza plutonio da causare un cancro al polmone a 20 milioni di persone e fu fatto esplodere come alcuni dei suoi predecessori non caricati.[12]

 

CINTURA DI RADIAZIONE

 

Nel luglio del 1962 la NASA annunciò che i test nucleari ad alta quota avevano creato una nuova cintura di radiazione profonda 750 miglia, che cingeva la terra. Questo danno e inquinamento sono stati aggravati da esperimenti dell’Unione Sovietica. La Dottoressa Bertell dice che furono 10 anni prima che gli scienziati Americani si rendessero conto che ci sarebbero voluti centinaia di anni prima che la schermatura vitale della terra delle fasce di Van Allen dell’atmosfera terrestre potesse recuperarsi da tali assalti.

Tuttavia, le ripercussioni potranno non essere limitate alla sola atmosfera. Lei ci dice che, dopo un esperimento nucleare, che aveva creato nuove fasce elettromagnetiche nell’atmosfera, il caribù falli misteriosamente la migrazione per la prima volta in 3000 anni. Un segno, forse, di come le migrazioni di animali, pesci e uccelli, possano essere colpite dai disturbi dei campi elettromagnetici, e i suoi impatti potenziali sull’uomo. Perché, senza caribù, molti Inuit[13] morirono di fame. Inoltre, le radiazioni nucleari non furono confinate all’atmosfera superiore: i caribù e le persone che sopravvissero furono pericolosamente contaminati da cesio 137, con cancro, malattie polmonari e mortalità infantile che aumentarono vertiginosamente.

Nonostante l’opposizione da parte dell’Unione Internazionale degli Astronomi, i militari americani hanno anche messo 350.000.000 aghi di rame in orbita. Un esperimento che la Dottoressa Bertell dice che qualche scienziato crede possa avere sconvolto l’equilibrio del campo magnetico planetario, provocando il massiccio terremoto 8,5 in Alaska e la perdita del Cile di parte della sua costa. Eppure lei dimostra che tali esperimenti siano cosa piccola rispetto a quanto si sta facendo oggi e quello che verrà.

 

HAARP -MODIFICAZIONE DELLA IONOSFERA

 

Per esempio, lei descrive HAARP che sembra apparentemente innocente, finché non si spiega che questa griglia di 180 torri di trasmissione è finanziata dai militari come parte del network di difesa ‘Star Wars’. HAARP e i suoi progetti fratelli collegati sono conosciuti tra i militari, lei dice, come ‘strutture per la modifica della ionosfera’. Infatti, in accordo ai propositi della sua installazione, HAARP è destinata a innescare e controllare i processi naturali nella ionosfera in modo ‘che potrebbe essere potenzialmente sfruttata per le finalità del Dipartimento della Difesa’. In altre parole la ionosfera, che ripara la Terra, sarà utilizzata come la canna del fucile.

La Bertell suggerisce che la potenza dei trasmettitori è così grande che viverci vicino potrebbe essere pericoloso. Lei cita una dichiarazione d’impatto Ambientale federale statunitense che afferma che HAARP può alzare la temperatura corporea interna di persone vicine…(e) far detonare le munizioni aeree, interferire con le comunicazioni aeree e i comandi di volo. Anche un modesto aumento della temperatura corporea può alterare il funzionamento del cervello e del corpo e, come lei ricorda, anche un piccolo aumento delle radiazioni elettromagnetiche può causare un aumento della cataratta e della leucemia e alterare la chimica del corpo e del cervello, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. Ma tale danno diretto è solo la punta dell’iceberg.

La Bertell rivela che in un tipo di esperimento queste torri di trasmissione si associano per emettere un fascio gigante, di una potenza tale che ‘come un lampo che dura al più pochi minuti affetterà da cima a fondo la ionosfera come un coltello a microonde’ producendo una lunga incisione in questo strato di atmosfera vitale. Tuttavia, l’obiettivo principale di HAARP è, spiega, riscaldare le sezioni della ionosfera fino al rigonfiamento per formare una ‘lente’ curva che ‘riflette’ il fascio di energia enorme di HAARP verso la Terra per distruggere obiettivi selezionati – presumibilmente senza lasciare nemmeno una traccia di ciò che ha causato la devastazione.

Gli strati della nostra atmosfera sono così poco capiti che nessuno può conoscere l’impatto del taglio aperto della ionosfera o del farne un rigonfiamento come una lente. Inoltre, sottolinea che gli scienziati hanno avvertito che l’energia di HAARP può associarsi con una frequenza d’onda naturale, con risultati che sono ‘del tutto sproporzionati rispetto al livello di input’ – incluso la distruzione dell’armonia tra le forme di vita terrestri…e…i sistemi di supporto alla vita terrestre’.

Gli anelli intorno a Saturno si pensa siano stati causati da un’interazione paragonabile tra onde di energia. Quindi, non può essere esclusa la possibilità che HAARP e i suoi confratelli possano innescare cambiamenti catastrofici su questo pianeta. Come spiega la Dottoressa Bertell, tutto è collegato, ogni cosa nel nostro universo è in equilibrio dinamico e questa interferenza (di HAARP) può destabilizzare un sistema che ha stabilito e mantenuto il proprio ciclo per milioni di anni’, proteggendo la vita sulla Terra.

 

ELF PULSANTE NELLA TERRA

 

Non è tutto. La Dottoressa Bertell dice che sia HAARP che le installazioni in Russia, cui l’America ha collaborato, possono anche creare impulsi a frequenza molto bassa (ELF), i quali sono diretti nella profondità della terra stessa, con il potenziale di distruggere il delicato equilibrio delle placche tettoniche della crosta terrestre, come quelle della faglia di Sant’Andrea Californiana. Data la piccola comprensione delle interazioni tra le placche tettoniche, del nucleo fuso della Terra e dei vulcani, chiamare ciò giocare con il fuoco sarebbe un assurdo eufemismo.

Né, sembra che siano solo queste installazioni militari a minacciare la vitalità della Terra. La Bertell dice che HAARP è solo una di una catena crescente di installazioni militari di straordinaria potenza e potenzialmente interattive, che utilizzano vari tipi di campi e lunghezze d’onda elettromagnetiche, ciascuna con una capacità diversa di incidere sulla terra o sulla sua atmosfera. Ad esempio, un’installazione in Alaska avrà un campo magnetico più di 60.000 volte superiore a quello della terra stessa.

Per chi conosce l’impatto dei campi magnetici sul corpo umano, i potenziali rischi di un tale impianto sono evidenti. Allo stesso modo, come sottolinea la Bertell, il campo magnetico terrestre è anche prodotto attraverso le correnti elettriche all’interno del nucleo liquido della terra e interagisce con le fasce di Van Allen dell’atmosfera della terra in modi non ancora compresi.

Con la tipica moderazione, lei sceglie di non stimare l’effetto che avrà nel nucleo della terra o nell’atmosfera un campo magnetico 60.000 volte maggiore di quello della terra. Ma lei crede che i test militari potrebbero già disturbare l’equilibrio della terra. Oltre a dimostrare come i precedenti test militari abbiano massicciamente contribuito al buco nell’ozono e al riscaldamento globale, la Dottoressa Bertell suggerisce che alcune condizioni meteorologiche bizzarre e disastri ‘naturali’ potrebbero essere stati causati direttamente da impianti di test come HAARP.

 

CONNESSIONI CON TERREMOTI E TEMPO BIZZARRO

 

Per esempio, nel 1977, una tempesta bizzarra che devastò una piccola città nel Wisconsin e distrusse 350 ettari di foresta, venne al seguito di un esperimento di onde ELF del governo. Mentre il Bollettino degli Scienziati Atomici riportava che un trasmettitore di onde ELF era collocato nel bel mezzo di un’altra tempesta che fece scendere pioggia 150-200 volte più del normale. Questi collegamenti sono più che puramente indiziari, perché lei dice che la modificazione del clima è all’ordine del giorno dell’aviazione statunitense, e nel 1992 i russi dissero al Wall Street Journal che potrebbero già compierla. E la tempesta del Wisconsin offre quello che assomiglia molto a una prova diretta.

La domanda è, qualcuno ha la sapienza di controllare il tempo in modo saggio e disinteressato? Ed essi stanno cominciando a comprendere i potenziali effetti collaterali inattesi di tutti questi esperimenti? Come lei ricorda, è dall’inizio degli esperimenti ‘Star Wars’ che El Nino ha cambiato il suo ciclo ed è diventato molto più grave, con effetti devastanti.

Ugualmente, un esperimento sovietico con la ionosfera precedette direttamente un terremoto in Cina che uccise 650.000 persone.[14] Mentre in America delle onde tipo ELF sono state rilevate immediatamente prima di un terremoto a San Francisco nel 1989, e delle innaturali e inspiegabili onde a bassa frequenza sono state rilevate prima dei terremoti in Giappone e in California nel 1989, e prima del terremoto di Los Angeles nel 1994. Possiamo solo chiederci se tali onde ELF abbiano preceduto i recenti terremoti in El Salvador e in India quest’anno e se la carneficina sia stata causata da ‘esperimenti di difesa’ di una delle ‘Grandi Potenze’.

Quello che è certo, come la Bertell mostra, è che, globalmente, il numero di terremoti per anno è più che raddoppiato dall’inizio degli esperimenti militari che colpiscono la Terra e la sua atmosfera. Anche questo potrebbe, naturalmente, essere pura coincidenza, ma un altro fatto suggerisce che qualcosa di insolito stia accadendo. Inspiegabilmente, un terremoto in Bolivia nel 1994 originò a 600 Km sotto la superficie terrestre, 24 volte più profondo del normale.

 

Comunque, anche se nessuno di questi disastri potesse essere associato alla porta del mondo militare, le armi che interferiscono con l’atmosfera violano la Convenzione sulla Modifica dell’Ambiente del 1976. Eppure, lei dice che nel gennaio 1991, nonostante l’America abbia firmato questa convenzione, la Casa Bianca si esonerò dall’obbligo di fare azioni presso il Pentagono nella valutazione del suo impatto ambientale. Comunque, l’America e la Russia non sono le sole a possedere tali armi. Le sue rivelazioni di 30 anni di innovazioni militari mostrano che la Gran Bretagna, la Germania e la NATO hanno tutte partecipato agli sviluppi militari che mostrano superbo disprezzo per la vita sulla terra.

Quando nel gennaio 2007 il governo ceco ha autorizzato gli USA a installare sul proprio territorio una base legata al progetto SDI meglio noto come “Scudo spaziale” (tenendo conto che secondo molti ricercatori l’HAARP sarebbe del progetto SDI), il Movimento Umanista ceco assieme ad attivisti pacifisti ha presentato una petizione internazionale intitolata “No Star Wars” per fermare la costruzione della base e impedire lo sviluppo di un progetto che avrebbe prodotto una nuova generazione di armi e militarizzato lo spazio.[15]

Lo sviluppo di questo tipo di armamenti nasce dal fatto che il capitalismo è entrato in una crisi generale (crisi non solo economica ma anche politica e culturale).

A questa crisi il capitalismo cerca di opporsi attraverso i componenti della sua classe che sviluppano contraddizioni con tutti i mezzi pacifici e non pacifici, culturali, politici, economici ed economici, mezzi che diventano sempre più aggressivi, quanto più si accentua la sua crisi.

Solo l’azione determinata, organizzata delle masse popolari, può essere in grado di scongiurare la guerra, sviluppare la liberazione dei popoli e combattere lo sfruttamento.

Se fino adesso l’azione delle masse non è riuscita a bloccare guerre, o l’espandersi di armamenti micidiali, ciò è dovuto, al fatto che chi organizza le masse e che ne prendono la loro direzione, le hanno costrette ad agire entro schemi che tendono a ingabbiare la loro volontà di lotta, e a questo bisogna aggiungere le azioni propagandistiche dell’imperialismo e degli indirizzi culturali devianti dell’imperialismo culturale capitalistico.

 

[1] Col termine inglese di cloud seeding s’intende una tecnica che mira a cambiare la quantità e il tipo di precipitazione attraverso la dispersione nelle nubi di sostanze chimiche che fungano da nuclei di condensazione per favorire le precipitazioni.

Vincent Schaefer (1906–1993) scoprì il principio della semina delle nuvole nel luglio 1946 attraverso una serie di eventi fortuiti, durante una scalata sul Monte Washington, nello Stato di New York. In seguito ad una discussione con il premio Nobel Irving Langmuir, Schaefer, che era un suo collaboratore, ebbe l’idea di creare nubi sovraraffreddate usando una speciale microfibra.

Usò centinaia di sostanze potenziali per stimolare la formazione di cristalli di ghiaccio, come sale, talco in polvere, terra e altre sostanze chimiche, finché in quello stesso mese, proprio nel giorno più caldo e afoso, mentre stava conducendo esperimenti allo Schenectady Lab., notò che l’aria non si era raffreddata abbastanza. Decise, quindi, di innescare il processo usando ghiaccio secco per abbassare la temperatura, e, in effetti, si ebbe la formazione di milioni di microcristalli, con un grado di riflessione della luce così alto da illuminare la maggior parte della stanza.           L’esperimento fu facilmente replicato, ed egli stabilì anche in −40 °C il limite di temperatura per la formazione di ghiaccio.

Contemporaneamente il noto climatologo Bernard Vonnegut, fratello dello scrittore Kurt Vonnegut e collega di Schaefer, creò un metodo d’inseminazione usando iodio e argento per produrre ioduro d’argento. Mentre Schaefer alterava la temperatura all’interno della nuvola, Vonnegut ne alterava la struttura cristallina sfruttando la proprietà detta parametro di rete tra due tipi di cristallo (in seguito la cristallografia del ghiaccio fu la base teorica del racconto di Kurt Vonnegut Ghiaccio-nove).

Il primo tentativo di alterare la struttura delle nuvole attraverso le tecniche di cloud seeding si svolse durante un volo nel novembre dello stesso anno nello stato di New York, quando Schaefer riuscì a stimolare una precipitazione nevosa presso il monte Greylock, nel Massachusetts orientale; in seguito egli inseminò una nube con circa 2 kg di ghiaccio secco da una distanza di 96 chilometri dall’aeroporto della contea di Schenectady. Infatti, ghiaccio secco e ioduro d’argento sono agenti efficaci nelle alterazioni fisico-chimiche nuvole, quindi utile per aumentare le precipitazioni invernali in montagna e nella prevenzione, in determinate condizioni, di fulmini e grandine.

Pur non essendo nuova, questa tecnica d’inseminazione igroscopica (utile per intensificare le precipitazioni piovose partendo da nuvole calde) sta avendo un forte rilancio, basato su indicazioni positive di ricerche condotte di Sud Africa, Messico ed altrove. Il materiale igroscopico più comunemente usato è il sale. Si pensa che l’inseminazione igroscopica possa dare origine a un’intera gamma di gocce, più marittime (ovvero più grosse) e meno continentali, unite per coalescenza.

Tra il marzo 1967 al luglio 1972 l’esercito statunitense, durante l’Operazione Popeye, inseminò con argento iodato il Vietnam del Nord, e specificatamente il Sentiero di Ho Chi Minh, al fine di prolungare la stagione monsonica. In seguito a quest’operazione si ebbe un’estensione della stagione delle piogge tra i 30 e i 45 giorni.

 

 

 

 

[2] http://www.sciechimiche.org/scie_chimiche/index.php?option=com_content&task=view&id=589&Itemid=1

 

[3] https://las0rgente.net/2015/11/23/scie-chimiche

 

[4]                                     C.s.

 

[5] http://megachirottera.blogspot.it/2016/02/modificazione-meteorologica-un-po-di.html

 

https://www.theguardian.com/uk/2001/aug/30/sillyseason.physicalsciences

 

[6] https://sciechimicheinformazionecorretta.blogspot.it/2016/10/haarp-potrebbe-mandare-in-cortocircuito.html

 

[7] http://www.nogeoingegneria.com/pdf/Possedere_il_clima_entro_il_2025.pdf

 

[8] http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2014/02/il-generale-inverno.html

 

[9] https://www.youtube.com/watch?v=ts59yTHeraQ

 

[10] Suor Dr. Rosalie Bertell (1929 – 2012). Scienziata americana, autore, attivista ambientale, epidemiologo, e sorella delle Suore grigie del Sacro Cuore, meglio conosciuto per il suo lavoro nel campo della radiazione ionizzante .

 

[11] Suo Dr Rosalie Bertelli oltre a nove lauree ad honorem e numerosi riconoscimenti, tra cui il Nobel alternativo (Right Livelihood Award) che viene assegnato ogni anno a Stoccolma qualche giorno prima del Nobel, morta nel 2012 , si è battuta per far ottenere cure mediche alle vittime di Bhopal e a quelle di Chernobyl, promuovendo in entrambi i casi una Commissione medica internazionale.

 

Durante il bombardamento NATO in Jugoslavia, parlò chiaramente e pubblicamente delle possibili conseguenze dell’impiego di armi all’uranio impoverito sulla popolazione. Per tutta la vita è stata dalla parte della giustizia, contro interessi molto potenti. La sua ultima grande denuncia è stata pubblicato nel 2000: PIANETA TERRA :L’ULTIMA ARMA DA GUERRA.

 

[12] http://www.nogeoingegneria.com/timeline/personaggi/rosalie-bertell

 

[13] Inuit (parola che significa uomini/umanità) è il piccolo popolo dell’Artico che si ritiene discendente dei Thule. Gli Inuit sono uno dei due gruppi principali nei quali sono divisi gli Eschimesi, insieme agli Yupik: il termine “eschimesi” (che secondo alcuni, significa “mangiatori di carne cruda”, secondo altri “fabbricante di racchette da neve”) fu usato dai nativi Americani Algonchini del Canada orientale per indicare questo popolo loro vicino, che si vestiva di pelli ed era costituito da esperti cacciatori. Gli Inuit e gli Yupik non amano essere chiamati “eschimesi” poiché hanno, appunto, un proprio nome specifico.

Gli Inuit sono gli originari abitanti delle regioni costiere artiche e subartiche dell’America settentrionale e della punta nord orientale della Siberia. Il loro territorio è principalmente composto dalla tundra, pianure basse e prive di alberi, dove il terreno è perennemente ghiacciato, il cosiddetto permafrost, salvo pochi centimetri in superficie durante la breve stagione estiva. Attualmente vivono in Alaska (U.S.A.), in Groenlandia (Danimarca) ed in Canada dove risultano concentrati in particolare nel Territorio del Nord-Ovest, nel vicino Nunavut e nella regione settentrionale del Labrador della Federazione Canadese.

 

[14] http://nwo-truthresearch.blogspot.it/2011/03/pianeta-terra-lultima-arma-da-guerra-il.html

http://comedonchisciotte.org/pianeta-terra-lultimo-strumento-di-guerra/

 

[15] http://gen2007-mag2011.partecipami.it/?q=blog/438/category/14