SCENARI ECONOMICI E POLITICI

•dicembre 27, 2022 • Lascia un commento

   Bisogna partire dal fatto che l’agenda elettorale di questo disgraziato paese che è l’Italia è stata scritta da altri, che hanno un interesse relativo per l’Italia e nessuna considerazione per la sua classe dirigente: lo ha scritta la Casa Bianca, come i vari Gauleiter americani ai vertici della UE (compreso Mario Draghi). Ai politici italiani non è restato altro che imbellettare sentenze e decisioni prese da altri, e soprattutto indorare la supposta che gli italiani si apprestano a ricevere.

IL DOLLARO E’ ENTRATO NELLA SUA PIU’ GRANDE CRISI

   La crisi del 2022 non è quella che si sta svolgendo in Ucraina, raccontata e mistificata giornalmente dai mass media di regime. Il conflitto in Ucraina, è una tappa certamente rilevante, ma non l’unica, della profonda crisi che sta vivendo il dollaro negli ultimi anni, e che  è giunta alla sua maturazione già alla fine degli anni Dieci attraverso i primi smottamenti inflazionistici, subito puntellati dal biennio di Pandemia del Covid-19. Ma già dal settembre 2021 la “frana” del dollaro ha ripreso il suo inevitabile percorso perché il biglietto verde è la madre di tutte le bolle finanziarie.

   Questo è solo l’inizio della crisi del dollaro, che non cesserà fino a quando il mondo non avrà risolto il problema del dollaro e quindi del suo rapporto con la metropoli imperiale.

   La bolla del dollaro contiene la domanda fondamentale dell’era del capitale finanziario, ovvero del capitale fittizio, nella quale stiamo vivendo: per quanto tempo ancora il dollaro come mezzo di pagamento globale e moneta di riserva può tenere il centro della scena? La fine degli anni Dieci di questo secolo hanno assistito al divorzio tra capitale finanziario che d’ora in poi andrebbe definito col corretto aggettivo di fittizio e capitale reale. Il sistema non sembra reagire più agli “stimoli” che le banche centrali inventano a piè sospinto; è sostanzialmente scomparso il trasferimento di liquidità dalla finanza all’economia reale e la circolazione monetaria ristagna dentro le istituzioni finanziarie (banche, fondi comuni e fondi sovrani) già troppo piene di circolante immobile. Il quesito posto dalla “Bolla del dollaro” riguarda un filo storico fondamentale per la vita dell’uomo, e proprio per questa ragione relegato nell’augusto ripostiglio delle materie minori e per specialisti: la storia delle monete. Al contrario, questa storia è l’essenza della rappresentazione effettiva della lotta delle classi sociali per la supremazia: chi possiede la banca possiede il potere effettivo, e nelle banche ci sono le monete. A ben vedere, la critica che Karl Marx muove nei confronti della Comune di Parigi (1871) si rivolge a due rinunce fondamentali da parte dei  comunardi:

  1. Attaccare Versailles, sede  provvisoria del governo in fuga da Parigi;
  2. Impadronirsi della Banca di Francia.

   Cosa ci dovrebbe insegnare la storia delle monete? Che il “genio” dell’umanità ha sempre saputo che la clonazione delle monete, attività antica come la storia dell’uomo stesso, dovesse essere sempre soggetta a beni tangibili e limitati, e per questa ragione furono scelti il rame, l’argento e l’oro per il lore crescente grado di rarità. E in Europa, ad esempio, nell’epoca antica caratterizzata dal modo di produzione schiavistico, che nell’epoca medievale, caratterizzata dal modo di produzione feudale (con il lavoro servile predominante), non si venne mai meno alla regola di coniare monete con metalli  preziosi, anche al netto del fenomeno della “tosatura” delle monete, forma primitiva d’inflazione. L’avvento del modo di produzione capitalistico, l’esplosione dei commerci che coinvolgevano ormai tutti i continenti collegati dalle rotte marittime, ed il parallelo sviluppo tecnologico ed industriale diedero spazio a nuove forme di rappresentazione del valore. La storia monetaria degli Stati Uniti dal 1776 è immediatamente caratterizzata da uno strumento di pagamento conosciuto anche in Europa, utilizzato ad esempio nelle piazze commerciali di Amsterdam e Londra del XVIII secolo, ma non nella forma massiva e diffusa che ebbe nella giovane repubblica nordamericana: la banconota chiamata anche biglietto di banca ed ancora moneta cartacea. Il finanziamento della conquista americana dell’ovest è stato fatto sostanzialmente con banconote, cioè strumento di pagamento rappresentato da biglietti cartacei stampati e privi di valore intrinseco. L’uso delle banconote negli Stati Uniti era così importante che ben due tentativi di istituire banche centrali nazionali andarono falliti: la prima banca operò tra il 1791 ed il 1811 per poi essere chiusa; la seconda tra il  1816 ed il 1836 per fare la medesima fine.

   Le banche centrali furono fortemente osteggiate dalla politica americana proprio perché limitavano la cosiddetta “libera” fondazione di banche private nei vecchi e nuovi territori dell’Unione, unitamente alla loro facoltà di emettere banconote con la sola regolazione, spesso presunta, della presenza di depositi in contanti (la vera moneta metallica) dei loro contenuti. Gli Stati Uniti nascono quindi finanziati dal capitale fittizio, che però fu riassorbito dall’immense ricchezze vere e tangibili di quel continente in via di colonizzazione. La parallela storia monetaria europea fu, al contrario, sempre soggetta ad un esplicito legame con le monete, fino ad arrivare al sistema aureo per eccellenza del Gold Standard, colonna del ruolo della sterlina come valuta di scambio e riserva mondiale del XIX secolo. Il dollaro  accettò di buon grado di entrare nel Gold Standard di quel periodo, forte della ricchezza nazionale accumulata e del ruolo crescente della sua industria e del suo commercio internazionale, un po’ come farebbe un parvenu che brama di essere accolto nel club  più esclusivo e per poterci si dotò nel 1913, ben 77 anni dopo la chiusura della seconda banca, di un nuovo istituto “quasi” centrale, la Federal Reserve, che come noto è una federazione di banche centrali ma regionali, i cui governi siedono nel consiglio direttivo con sede a Washington D.C. I due conflitti mondiali del XX secolo hanno permesso al dollaro di sostituire la sterlina nel ruolo di valuta di riserva e scambio mondiale. Per essere accettata dai paesi vincitori (Gran Bretagna e Francia) e vinti (Germania e Italia), gli Stati Uniti accettarono una forma mediata di ancoraggio del dollaro all’oro (35 dollari all’oncia) denominato Gold Exchange Standard, sistema che gli americani tollerarono solo dal 1944 (accordi di Bretton Woods) al 1971 con la sospensione unilaterale degli stessi accordi da parte di Richard Nixon.

   Il Gold Exchange Standard, sistema che, con tutti i suoi limiti, impediva l’espansione incontrollata della massa monetaria-dollaro durò solo 27 anni. Dall’agosto 1971 ad oggi, cioè 51 anni, il dollaro non ha più avuto nessuna limitazione alla sua produzione cartacea, rientrando così nell’alveo della sua storia naturale, quella della conquista del West stampando carta moneta. Il dollaro ha potuto, in questa maniera, assicurare gli americani un alto tenore di vita ed allestire nello stesso tempo una poderosa macchina bellica, creando e mantenendo il più grande complesso industriale-militare del pianeta, pagandolo con carta priva di valore, e drenando beni tangibili da tutto il mondo, anch’essi pagati con la medesima carta di nessun valore intrinseco. C’è da chiedersi come il sistema economico mondiale accetta di vendere materie prime, energia e servizi ad un paese che paga con pura e semplice carta? Perché gli Stati Uniti osservano, e non possono fare altrimenti, la regola fondamentale di un impero: la su fortuna si regge su due gambe, la moneta e la forza militare.

IL DOLLAR STANDARD PROCURA GUAI

   Abbiamo visto che la moneta di riserva e di transazione mondiale, il dollaro mantiene il suo ruolo per “meriti” esclusivamente politici e non per ragioni intrinseche alla funzione del contante. Una moneta inconvertibile in oro non è più in grado di svolgere validamente le sue funzioni primarie  che sono misure del valore, riserva del valore e  mezzo di scambio. Il dollaro non è più misura di valore, in quanto il biglietto verde non contiene e non rappresenta nessun metallo prezioso, soprattutto l’oro, non è più riserva di valore a causa dell’enorme e sconosciuto contenuto inflazionistico insito nel dollaro stesso. Il biglietto verde resta mezzo di scambio solo grazie al suo ruolo di moneta di riserva internazionale, che  mantiene nonostante abbia perso i suoi presupposti economici: bilancia commerciale e bilancia dei pagamenti in attivo. Se accettiamo questo assunto possiamo tentare una definizione di Dollar Standard come il sistema monetario che si fonda sulla capacità degli Stati Uniti di costringere la comunità internazionale ad accettare il dollaro attraverso la perpetua minaccia di atti di guerra militare e non militare. Cerchiamo di precisare: la sanzione bellica che gli Stati Uniti hanno adottato in passato ha sempre riguardato Stati che non avevano un’adeguata capacità militare difensiva, lasciando ai media di regime il compito di imbonire l’opinione pubblica accampando pretesti che, nel caso di Saddam Hussein si sono rivelati autentiche menzogne. Va notato che questa strategia non funziona sempre: nella crisi ucraina alla quale stiamo assistendo la minaccia del dollaro proviene dal rublo, moneta protetta da una potenza atomica e militare di assoluto valore.

   Il Dollar Standard, essendo un sistema artificioso e sostanzialmente fraudolento, necessità di generare di continue crisi e tensioni in tutto il mondo, perché in regime di “pacifiche transizioni commerciali”, il rischio che sorga una divisa competitrice ed oggettivamente più sicura è sempre possibile. La politica di “prevenzione” degli Stati Uniti a difesa del dollaro è stata magistralmente illustrata da Ron Paul[1] ex candidato repubblicano alla  carica di Presidenza degli Stati Uniti nel 2008 e deputato alla Camera dei rappresentanti dal 1997 al 2013: “Dopo la II Guerra Mondiale e soprattutto dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1989, questa diplomazia[2]lasciò posto a una vera e propria “egemonia del dollaro”. Oggi la regola è: “Colui che stampa la moneta detta le leggi”, almeno per il momento.

   Obbligare Paesi stranieri, mediante la propria superiorità militare e il controllo della stampa di moneta, a produrre e quindi a finanziare il proprio Paese. Quando la carta moneta viene rifiutata, o quando l’oro finisce, la ricchezza e la stabilità politica sono perse. Le élite del mondo monetario, appoggiate fortemente dalle autorità americane, perfezionarono un accordo con l’OPEC in modo da fissare il petrolio esclusivamente in dollari per tutte le transazioni mondiali. Questo conferì al dollaro una posizione privilegiata e, in essenza, agganciò il dollaro al petrolio. In cambio, gli Stati Uniti promisero di proteggere gli stati ricchi di petrolio sparsi intorno al Golfo Persico da invasioni o da rivolte interne. L’accordo negli anni Settanta con l’OPEC, riguardante la determinazione del prezzo del petrolio esclusivamente in dollari, diede una incredibile forza, benché artificiale, al dollaro stesso, che divenne la più importante valuta mondiale, questa situazione ha creato una forte domanda per la valuta statunitense, domanda che ha assorbito gli enormi quantitativi di moneta immessi dalla FED ogni anno.

   Nel 2015 la massa monetaria definita come M3 (denaro circolante e dei depositi a vista, nonché depositi a scadenza fissa ed infine contratti pronti contro termine, i titoli del mercato monetario e quelli a scadenza fissa ed infine contratti pronti finno a due anni) è aumentata di oltre 700 miliardi di dollari. L’agganciamento del dollaro al petrolio sarà difeso per permettere al dollaro al petrolio di perpetuarsi come valuta principale. Ogni attacco a questa relazione sarà in futuro come in passato combattuta con la forza. Nel 2000 Saddam Hussein chiese in cambio del suo petrolio, euro invece che in dollari. Questa richiesta venne percepita come una grande minaccia per il dollaro; militarmente l’Iraq non ha mai impensierito gli Stati Uniti.

   Alla prima riunione della neoeletta amministrazione Bush Jr., secondo quanto dice il segretario del tesoro Paul O’Neill[3], l’argomento principale fu come sbarazzarsi di Saddam Hussein, benché non era reso chiaro e trasparente che tipo di minaccia rappresentasse.

   Come si sa l’intervento bellico fu ottenuto attraverso distorsioni e con false rappresentazioni dei fatti.

   Poco dopo, dopo l’occupazione militare dell’Iraq, tutte le esportazioni petrolifere irachene tornarono a essere pagate in dollari. Nel 2001, l’ambasciatore venezuelano in Russia fece trapelare che il suo Paese  era intenzionato a richiedere euro per le esportazioni di petrolio. Dopo un anno ci fu un tentativo di golpe ai danni di Chavez, con l’assistenza della CIA. Il 19 marzo 2011 la Risoluzione ONU n. 1973 dà via ai bombardamenti alla Libia di Gheddafi per “proteggere”, si dice, i civili vittime del regime. Alle operazioni partecipano l’Italia, la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Non dimentichiamo che la Libia, coi suoi 46,5 milioni di barili di riserve petrolifere è la più grande cassaforte d’Africa di questo combustibile. L’attacco alla Libia avviene quando Gheddafi decide di staccarsi dal Fondo Monetario Internazionale per aderire al Fondo Monetario Africano dove aveva messo un capitale iniziale di 42 milioni di dollari[4].

    Tutto ciò sta dimostrare il ruolo antagonista che in modo naturale ed anche involontario l’euro esercitò appena nato nei confronti del dollaro, teniamo ben presente la cattiva opinione dell’Establishment americano alla moneta unica, perché uno dei precisi mandati ricevute da Mario Draghi assumendo la direzione della BCE, fu proprio quello di indebolire l’euro attraverso la politica del Quantitative Easing[5]. Abbiamo visto che la strategia degli USA fino alla fine degli anni Dieci di questo secolo, in massima sintesi, è stata una costante ricerca di frizioni , tensioni, crisi e possibilmente colpi militari contro metà del pianeta: sempre contro la Cina, spesso contro la Russia, e poi nel Medio oriente, nel Nord Africa, nell’Oceano Indiano e in Sud America. Questa strategia,  però, non solo non serviva a risolvere il continuo allargamento della base monetaria del dollaro, ma al contrario la favoriva, un’abnorme massa monetaria forzatamente ristretta all’interno di un angusto sistema finanziario, le cui leggi sono indipendenti anche presenza di una porta aerei USA davanti alla costa della prossima vittima. in altre parole, la massa di dollari ha bisogno di essere continuamente impiegata nel modo più adeguato possibile su tutte le piazze mondiali, perché in assenza di tale utilizzo essa ritorna inevitabilmente a “casa”, cioè presso lo Stato che l’ha generata, e se questo non ha da “offrire” in sacrificio” una proporzionale massa di beni e servizi da trasformare, incorre in quello che sta accadendo in modo evidente dal settembre 2021 al galoppo.

L’ESPORTAZIONE DELL’INFLAZIONE

  All’interno del Dollar Standard, quindi, non vigono regole monetarie e finanziarie, queste norme sono state abbondatamene trasgredite per cinquant’anni creando una situazione debitoria non più recuperabile. Attualmente il debito federale USA ammonta  a 30.895 miliardi di dollari[6]  (a titolo di paragone quello italiano è di 3.200 miliardi di dollari)[7], visto questi dati è assurdo pensare seriamente che questi debiti vengano restituiti, come sarebbe assurdo pensare che si possa invertire la tendenza del loro perenne aumento. Il debito pubblico americano è uno dei principali indicatori, ma non l’unico, che segnala il continuo accrescimento della massa monetaria, a tale indicatore andrebbero aggiunti i debiti degli Stati, delle regioni, delle città e dei privati. La gestione del dollaro è quindi una questione puramente e squisitamente politica, soggetta ad analisi, previsioni e strategie conseguenti. Il principale campanello di allarme per gli strateghi USA in questo secolo si è avvenuto nel 2008 con la (ormai) famosa crisi del subprime, attraverso la quale, gli analisti americani, e non solo loro, hanno potuto valutare parzialmente l’immensa forza distruttrice del biglietto verde sia sul sistema economico USA sia su quello mondiale in quanto gestito dal dollaro, portatore poco sano del virus dell’iperinflazione. Effettuata l’analisi, gli strateghi hanno individuato nuovi strumenti per gestire le certe e future crisi del dollaro il quale, aumentando continuamente la sua massa monetaria, avrebbe inevitabilmente accresciuto la sua forza devastatrice. Per questa ragione, la strategia adottata è stata quella di tentare la dollarizzazione delle altre economie capienti, cioè dotate di un PIL significativo: Unione Europea, Russia; il Giappone no perché è già stato abbondantemente dollarizzato. Vediamo quindi due definizioni che chiariscono la necessità dell’esportatore e le conseguenze per l’importatore dell’inflazione del dollaro. La necessità per l’esportatore USA deriva direttamente dalla classica definizione di inflazione che ci ha dato John Kenneth Galbraith nel suo libro La Moneta del 1972: “John Stuart Mill propose una spiegazione di ciò che determina i prezzi, e quindi il valore della moneta… I prezzi dipendono dall’offerta di moneta in relazione con la quantità dei beni e dei servizi offerti. Rimanendo immutati l’offerta di beni e il conseguente volume dei commerci, quanta più moneta circola, tanto più i prezzi salgono. Se l’offerta di moneta è straordinariamente grande, come nella Germania del 1923, i prezzi saranno quindi infinitamente alti”. La Germania guglielmina prima e di Weimar poi ebbe circa 9 anni (dal 1914 al 1923) per stampare a rotto di collo Marchi ad uso bellico e post bellico, conosciamo in quale clamoroso modo il Pepier Mark si dissolve nell’iper inflazione del 1923. Gli Stati Uniti stampano dollari senza limite dal 1971, cioè da 51 anni, un tempo infinitamente maggiore rispetto all’esperienza tedesca; quindi, non possiamo avere alcuna comparazione plausibile per quanto riguarda il livello d’inflazione che il dollaro potrebbe raggiungere in caso di suo dissolvimento. Spostiamoci ora dal lato dell’importatore di inflazione attraverso la definizione di dollarizzazione della sua economia: “Processo di trasformazione massiva della moneta di riserva mondiale in materie prime,  beni e servizi nella disponibilità o necessità del paese, o comunità di paesi, oggetto di dollarizzazione, sostituendo surrettiziamente la moneta nazionale, ovvero comunitaria, con il dollaro attraverso  l’allineamento del cambio. Tale obiettivo è raggiungibile esclusivamente mediante la decisione politica di tale paese, ovvero comunità di paesi, di cercare materie prime, beni e servizi al prezzo più alto possibile, ed espressi nella valuta di riserva mondiale, allo scopo d’impiegare la maggiore aliquota della riserva”. È quello che sta succedendo in Europa: l’importazione massiva di inflazione del dollaro attraverso la suicida politica di acquisto di gas liquido dagli Stati Uniti, di gas naturale dall’Algeria, dalla Norvegia, dal Quatar e addirittura dal Mozambico, ai folli prezzi speculativi, ma espressi in dollari, del mercato di Amsterdam; di rinunciare ai prezzi minori contrattualizzati, ad esempio con Gazprom; di impedire l’apertura di del North Stream 2 con scuse burocratiche;  di provocare la Russia con sanzioni e ricatti di ogni genere fino a costringerla a ridurre il gas attraverso il North Stream 1.

   Bisogna rendersi conto che l’esportazione dell’inflazione del dollaro dagli USA all’Europa è un fatto politico. Se non vi fosse questa determinazione da parte dell’Unione Europea con la scusa della guerra in Ucraina, oggi la percentuale di inflazione negli USA potrebbe essere già doppia! Facciamo questo semplice ragionamento: il tasso di inflazione americano nel mese di settembre 2022 era del 8,3%[8], il tasso di inflazione della UE è al valore record del 9,1%[9]; essendo tutta inflazione derivante  dai prezzi di energia  e materie prime, cioè del dollaro, se l’inflazione nell’Eurozona fosse quella media dei primi 8 mesi del 2021, cioè del 2,2%, oggi l’aumento dei prezzi negli USA sarebbe del 15,20%. Si tratta, poi, di un dato del tutto prudenziale, perché non avremmo la riprova del tasso di cambio tra dollaro ed euro, a pari tassi di inflazione . Il cambio dollaro euro attualmente è sostanzialmente 1,00, ma se il divario dell’inflazione fosse quello sopra ipotizzato il cambio potrebbe essere 2 dollari contro 1 euro.

GLI USA HANNO DECISO DI DOLLARIZZARE L’EUROPA

   In sostanza la dollarizzazione è uno strumento di calmierazione della corsa inflazionistica del dollaro. Nel 2008 gli strateghi americani furono obbligati a rivedere la loro strategia globale quando la Cina si dimostrò capace affrontare l’accentuazione della crisi.

   Vediamo in breve l’evolversi della crisi economica.

   E’ errato sostenere (come fanno i riformisti vecchi e nuovi) che l’attività economica complessiva è stata abbandonata alla libera iniziativa di tanti singoli individui. Al contrario la sua direzione è stata sempre più concentrata nelle mani di un ristretto numero di capitalisti e dei loro commessi. In secondo luogo, con la mondializzazione del Modo di Produzione Capitalista si è  avuto il passaggio del capitale finanziario a ruolo guida del processo economico capitalista. La “globalizzazione”, con la finanziarizzazione e la speculazione sono stati gli strumenti che hanno permesso all’economia capitalista di evitare il collasso. Con l’estorsione del plusvalore estorto ai lavoratori di tutto il mondo o con le plusvalenze delle compravendite di titoli, i capitalisti hanno soddisfatto il loro bisogno di valorizzare il loro capitale e accumulare. I bassi salari dei proletari (in tutti i paesi imperialisti compresi gli USA il monte salari è stato una percentuale decrescente del PIL) sono stati in una certa misura compensati dal credito: grazie a ciò il potere di acquisto della popolazione è stato tenuto elevato e milioni di famiglie si sono indebitate, le imprese sono riuscite a vendere le merci prodotte e hanno investito tenendo alta la domanda di merci anche per questa via.

   Si è trattato di un’autentica esplosione del credito al consumo attraverso l’uso generalizzato del pagamento a rate per ogni tipo di merce, delle carte di credito a rimborso generalizzato, nel proliferare come funghi di finanziarie che nei canali televisivi offrivano credito facile (persino anche a chi ha avuto problemi di pagamento!). Questo fenomeno si è diffuso dagli USA a tutti i paesi occidentali, dove in paesi come l’Italia (dove tradizionalmente le famiglie hanno sempre teso al risparmio), l’indebitamento delle famiglie occidentali è salito in pochi anni, in Spagna è salito al 120% del reddito mensile e in Gran Bretagna è arrivato a essere riconosciuto come una patologia sociale.

   Ma nonostante la droga creditizia messa in atto, il collasso delle attività produttrici di merci non è stata evitata e a causa della bolla immobiliare dei prestiti ipotecari USA e del crollo del prezzo dei titoli finanziari, si restringe il credito.

   Bisogna considerare, inoltre, che la massiccia profusione di credito introdusse numerosi squilibri nel sistema poiché l’aumento del credito concesso non era accompagnato dalla crescita dei depositi liquidi atti a fronteggiare eventuali fallimenti dei debitori. Il problema nasce dal fatto è che questo sistema poggia sulla continua rivalutazione delle attività finanziarie, cui all’origine sta il rientro dei debiti contratti e a valle la fruibilità dei prestiti fiduciari tra le istituzioni di credito. Poiché le passività tendono a essere molto più liquide delle attività (è più facile pagare un debito che riscuoterlo), l’assottigliamento dei depositi significa che in corrispondenza di una svalutazione degli assetti finanziari che intacchi la fiducia, le banche diventano particolarmente esposte al rischio d’insolvenza.

   Le chiavi attorno a cui ruotò l’intero meccanismo furono essenzialmente quattro:

  1. I Veicoli d’Investimento Strutturato (Siv). Si presentano come una sorta di entità virtuali designate a condurre fuori bilancio le passività bancarie, cartorizzarle e rivenderle. Per costruire una Siv, la “banca madre” acquista una quota consistente di obbligazioni garantite da mutui ipotecari, chiamati Morgtgagebaked Securities (Mbs). La Siv, nel frattempo creata dalla banca, emette titoli a debito a breve termine detti assett-backed commercial paper – il cui tasso di interesse è agganciato al tasso di interesse interbancario (LIBORrate) – che servivano per acquistare le obbligazioni rischiose dalla “banca madre”, cartorizzarle nella forma di collateralizet debt obligation (Cdo) e rivenderle ad altre istituzioni bancarie, oppure a investitori come fondi pensione o hedge fund. Per assicurare gli investitori circa la propria solvibilità, la banca madre attiva una linea di credito che dovrebbe garantire circa la solvibilità nel caso in cui la Siv venga a mancare della liquidità necessaria a onorare le proprie obbligazioni alla scadenza. Quando nell’estate del 2007, la curva dei rendimenti – ossia la relazione che i rendimenti dei titoli con maturità diverse alle rispettive maturità – s’invertirà e i tassi di interesse a lungo termine diventeranno più bassi di quelli interbancari a breve termine, la strategia di contrarre prestiti a breve termine (pagando bassi tassi di interesse) si rivelerà un boomerang per le banche madri, costrette ad accollarsi le perdite delle Siv.
  2. Colleteralized Debt Obligation (Cdo).  La cartolarizzazione è una tecnica finanziaria che utilizza i flussi di cassa generati da un portafoglio di attività finanziarie per pagare le cedole e rimborsare il capitale di titoli di debito, come obbligazioni a medio – lungo termine, oppure carta commerciale a breve termine. Il prodotto cartoralizzato divenuto popolare con lo scoppio della crisi è il Cdo ossia un titolo contenente garanzie sul debito sottostante. Esso ha conosciuto una forte espansione dal 2002 al 2003, quando i bassi tassi di interesse hanno spinto gli investitori ad acquistare questi prodotti che offrivano la promessa di rendimenti ben più elevati.
  3. Agenzie di rating. Sono società che esprimono un giudizio di merito, attribuendone un voto (rating), sia sull’emittente, sia sul titolo stesso. Queste agenzie non hanno alcuna responsabilità sulla bontà del punteggio diffuso. Se il titolo fosse sopravalutato, le agenzie non sarebbero soggette ad alcuna sanzione materiale, ma vedrebbero minata la loro “reputazione”. Tuttavia, data la natura monopolista dell’ambiente dove operano, anche se tutte le agenzie sopravalutassero i giudizi, nessuna sarebbe penalizzata.
  4. Leva finanziaria. Essa è il rapporto fra il titolo dei debiti di un’impresa e il valore della stessa impresa sul mercato. Questa pratica è utilizzata dagli speculatori e consiste nel prendere a prestito capitali con i quali acquistano titoli  che saranno venduti una volta rivalutati. Dato il basso costo del denaro, dal 2003 società finanziarie di tutti i tipi sono in grado di prelevare denaro a prestito (a breve termine) per investirlo a lungo termine, generando profitti. Per quanto riguarda la bolla, l’inflazione dei prezzi immobiliari sta alla base della continua rivalutazione dei titoli cartolarizzati che ha spinto le banche a indebitarsi pesantemente per acquistare Cdo, lucrando sulla differenza tra i tassi della commercial papers emessi dalle Siv e i guadagni ottenuti, derivanti dall’avvenuto apprezzamento dei Cdo. In realtà, si è giunto al cosiddetto “effetto Ponzi” in cui la continua rivalutazione dei Cdo non era basata sui flussi di reddito sottostante, ma su pura assunzione che il prezzo del titolo sarebbe continuato ad aumentare.

     Questa bolla non è certamente esplosa per caso.

   La New Economy, ha visto forti investimenti in nuove tecnologie informatiche (TIC): ma alla fine i forti incrementi di produttività non hanno compensato i costi della crescita dell’intensità del capitale, e quindi la sostituzione del capitale al lavoro.[10]

   L’indebitamento delle famiglie come si diceva prima, era stato favorito dal basso costo del denaro che favorì una crescita dei processi di centralizzazione, dell’indebitamento delle imprese e appunto delle famiglie, della finanziarizzazione dell’economia e di attrazione degli investimenti dall’estero. Ne conseguì un boom d’investimenti nel settore delle società di nuove tecnologie infotelematiche, in particolare sulle giovani imprese legate a Internet; con la conseguente crescita fittizia della New Economy che alimentò gli ordini di computer, server, software, di cui molte imprese del settore manifatturiero erano forti utilizzatrici e le imprese produttrici di beni d’investimento in TIC avevano visto esplodere i loro profitti e accrescere i loro investimenti. Ma, a causa degli alti costi fissi e dei prezzi tirati verso il basso dalla facilità di entrata di nuove imprese nel settore della New Economy, queste ultime accumularono nuove perdite e quando cercavano di farsi rifinanziare (avendo molte di queste società forti perdite) la somma legge del profitto che regola l’economia capitalistica indusse i vari finanziatori a stringere i cordoni della borsa in quanto avevano preso atto della sopravvalutazione al loro riguardo e le più fragili videro presto cadere attività e valore borsistico. Si sgonfiò così il boom degli investimenti in TIC.

   Dopo la fine della New Economy nel 2001 le autorità U.S.A. favorirono l’accesso facile al credito a milioni d’individui, in particolare per l’acquisto di case come abitazione principale o come seconda casa. Tra il gennaio 2001 e il giugno 2003 la Banca Centrale USA (FED) ridusse il tasso di sconto dal 6,5% al 1%. Su questa base le banche concedevano prestiti per costruire o acquistare case con ipoteca sulle case (senza bisogno di disporre già di una certa somma né di avere un reddito a garanzia del credito). I tassi di interesse calanti garantivano la crescita del prezzo delle case. Ad esempio chi investiva denaro comprando case da affittare, il prezzo delle case era conveniente finché la rata da pagare per il prestito contratto per comprarle restava inferiore all’affitto. Il prezzo cui era possibile vendere le case, quindi, saliva man mano che diminuiva il tasso d’interesse praticato dalla FED. La crescita del prezzo corrente delle case non copriva le ipoteche, ma consentiva di coprire nuovi prestiti. Il potere d’acquisto della popolazione USA era così gonfiato con l’indebitamento delle case.

   Ma quando la FED, per far fronte al declino dell’imperialismo U.S.A. nel sistema finanziario mondiale (l’euro sta contrastando l’egemonia del dollaro, poiché molti paesi, per i loro scambi e i processi di regolamentazione delle partite correnti tra merci cominciano a preferire l’euro) nel 2007 riporta il tasso di sconto al 5,2% fa scoppiare la bolla nel settore edilizio USA e causa il collasso delle banche che avevano investito facendo prestiti ipotecari di cui i beneficiari non pagavano più le rate. Questo a sua volta ha causato il collasso delle istituzioni finanziarie che avevano investito in titoli derivati dai prestiti ipotecari che nessuna comprava più, perché gli alti interessi promessi non potevano più arrivare. Tutto questo, alla fine, provocò il collasso del credito, la riduzione della liquidità e del potere di acquisto.  Diminuzione degli investimenti e del consumo determinano il collasso delle attività produttrici di merci.

   Se si guarda il percorso storico della crisi, dagli anni ’80, si nota che le attività produttrici stavano in piedi grazie a investimenti e consumi determinati dalle attività finanziarie. Quando queste collassano anche le attività produttrici crollano.

   Le autorità pubbliche di uno stato borghese, per rilanciare l’attività economica, le uniche cose che possono fare rimanendo dentro l’ambito delle compatibilità del sistema, sono:

  1. Finanziare con pubblico denaro le imprese capitaliste.
  2. Sostenere (sempre con pubblico denaro) il potere d’acquisto dei potenziali clienti delle imprese.
  3. Appaltare a imprese capitalistiche lavori pubblici.

 Per far fronte a questi interventi, le autorità chiedono denaro a prestito, proprio nel momento in cui le banche non solo non danno prestiti ma sono anche loro alla ricerca di denaro perché ognuna di esse possiede titoli che non riesce a vendere. Infatti, chiedono denaro per non fallire e per non negare il denaro depositato sui conti correnti presso di loro. Si sta creando un processo per cui le banche centrali fanno crediti a interesse zero o quasi alle banche per non farle fallire, le stesse banche che dovrebbero fare prestiti allo Stato. Essendo a corto di liquidità lo fanno solo con alti interessi e pingui commissioni. Lo Stato così s’indebita sempre di più verso banche e istituzioni finanziarie, cioè verso i capitalisti che ne sono proprietari. Finché c’è fiducia che lo Stato possa mantenere i suoi impegni di pagare gli interessi e restituire i debiti, i titoli di debito pubblico diventano l’unico investimento finanziario sicuro per una crescente massa di denaro che così è disinvestita da altri settori.

   Per far fronte alla crisi ogni Stato cerca di chiudere le proprie frontiere alle imprese straniere e forzare altri Stati ad aprire a loro. Quindi tutti i mezzi di pressione sono messi in opera. La competizione fra Stati e il protezionismo dilaga, come dilaga nazionalismo, fondamentalismo religioso, xenofobia, populismo, insomma tutte le ideologie che in mancanza di un’alternativa anticapitalista si diffondono tra i lavoratori e che sono usate dalle classi dominanti per ricompattare il paese (bisogno di creare un senso comune, di superare le divisioni politiche – qui in Italia in questo quadro bisogna vedere la propaganda per il superamento della divisione tra fascismo/antifascismo).

 il capitalismo verso il crollo?

   Nel primo trimestre 2009 le 390 imprese più grandi che ci sono al mondo vedono calare i loro profitti del 75% e il fatturato del 26% su base annua[11].

   La crisi incide nei consumi della maggior parte della popolazione. All’inizio del 2009 negli USA 32,2 milioni di persone fanno la spesa con i buoni governativi, se poi si guardassero i consumi più indicativi (case e auto) si scopre che negli USA 12 milioni di persone vivono in coabitazione e le richieste in tal senso crescono, mentre 14 milioni di abitazioni sono vuote[12].

   Quanto all’auto essa ha avuto diversi sostegni per opera di vari governi, ma la più grande fabbrica russa licenzia, nel 2009 27.000 dipendenti, la FIAT nel terzo trimestre del 2009, accusa su base annua un calo del 15,9% del proprio fatturato, e lo stesso avviene per il gruppo PSA francese, sia pure in maniera più contenuta.

   Nel 2009 negli USA Chrysler e GM sono decotte e l’industria dell’auto lavora al 51,2% delle proprie capacità produttive contro il 54,5% del 2008. Ma è tutta l’industria USA come quella degli altri paesi imperialisti che lavora con una capacità utilizzata al 70%.

   Le banche sono in ginocchio: le perdite ufficiali sono di 1717,4 miliardi di dollari (1167,5 USA, 567,1 Europa 48,2 Asia), tuttavia il Fondo Monetario Internazionale ammonisce che la metà delle perdite bancarie sono occultate con giochi di bilancio[13], il che significa che le cifre prima indicate vanno raddoppiate, sfiorando i 3.500 miliardi di dollari.

   Non meno mostruosa è la crescita dell’indebitamento pubblico, le previsioni sono catastrofiche, ad esempio, per il 2010 era prevista per gli USA una crescita del debito del 97/5% (rapporto debito federale-PIL). In realtà non si conoscono le cifre esatte dell’indebitamento totale, c’è chi parla di 80-90 miliardi di dollari d’indebitamento mondiale[14].

LA BURLA DELLA LOTTA AI PARADISI FISCALI

   Chi pagherà questa massa enorme di debiti? Esiste una consistente riserva inutilizzata: i capitali in giacenza presso i paradisi fiscali, che secondo alcune stime sarebbero qualcosa come 33 miliardi di dollari[15]. Se un improbabile San Francesco convertisse gli evasori (capitalisti che falsano i bilanci, politici corrotti, mafiosi ecc.) a dare i loro capitali occultati per riparare il buco nero che sta divorando l’economia mondiale, si potrebbe ottenere una cifra pari a 1/7 del volume del debito globale (dico potrebbe perché con le cifre bisogna essere prudenti e quelle ufficiali sono di molto inferiori alla realtà). Poco per riparare il debito. Poiché di un San Francesco non se ne intravede l’ombra, gli evasori professionali continuano con il loro tipico atteggiamento: sottoscrivono i bond del debito pubblico in cambio d’interessi favorevoli e di benevolenza verso l’evasione fiscale, altrimenti nulla[16]. E i governi lo sanno bene, poiché le politiche messe in atto contro i paradisi fiscali sono in realtà un’autentica burla, del fumo negli occhi.

   Il capitalismo è in un culo di sacco, per distruggere il debito dovrebbe attuare una politica iperinflazionistica come quella attuata nella Germania del 1923, quando i prezzi crescevano di ora in ora, se non di minuto in minuto, dove un fascio di broccoli costava 50 milioni di marchi, e il cambio sul dollaro del 23.11.1923 arrivò a 4.200 marchi per dollaro. Questa inflazione permise di azzerare i vecchi debiti: si poteva rimborsare il mutuo fatto per acquistare una casa con una somma che, al momento dell’estinzione, bastava ad acquistare un paio di scarpe.

   L’economia tedesca però era ferma: le industrie erano ferme, la moneta non valeva più nulla (si ritornava allo scambio in natura), sicché il governo dovette cambiare, radicalmente, la politica inerente, la stampa selvaggia di carta moneta; i vecchi marchi furono ritirati dal mercato con un tasso di cambio del genere: una monetina d’oro da un marco contro mille miliardi di carta straccia.

   In altre parole per distruggere il debito si rischia di distruggere l’apparato produttivo, in sostanza di creare un deserto[17].

   Torniamo alla cosiddetta lotta ai paradisi fiscali e all’evasione fiscale. Perché cosiddetta? Perché burla? Se Obama (come qualunque altro governante borghese) avesse voluto veramente combattere l’evasione fiscale, non avrebbe bisogno di spingersi sulle montagne svizzere, gli basterebbe varcare il Delaware ed entrare nel territorio di uno Stato appartenete alla Federazione americana di cui egli era presidente, che è uno dei paradisi fiscali dei più illustri al mondo, le cui performance umiliano Svizzera e Lussemburgo, e senza dimenticare Puerto Rico che è un protettorato USA di diritto, e di Panama che è  di fatto e un  protettorato USA. Questo discorso vale anche per gli altri paesi imperialisti che tuonano contro lo scandalo dei paradisi fiscali, ma proteggono da decenni, i propri paradisi fiscali[18]. Come Macao e Hong Kong sono un’emanazione della Cina, Monaco è un protettorato francese, l’Andorra è un protettorato franco-spagnolo, San Marino è un’isola in terra italiana. I comunicati che i vari paesi imperialisti contro i paradisi fiscali, sono delle autentiche buffonate, perché basterebbe che i singoli paesi (USA, Inghilterra, Francia, Cina in testa), prendessero misure concrete (e serie) sui loro paradisi fiscali, quelli cioè che si trovano nel loro territorio o nella loro orbita. Così non avviene. L’iniziativa di Obama contro la Svizzera in realtà mirava a colpire la Svizzera per favorire i paradisi fiscali      USA. In sostanza un atto concorrenziale, volto a convincere gli evasori americani a tornare in patria, dove potranno continuare a evadere ma patriotticamente.

   Ma quanto vale o pesa l’evasione fiscale? Prendiamo le cifre ufficiali (da prendere sempre con le molle): per l’OCSE vale 7000 miliardi di dollari[19], per il governo USA siamo a 7300 miliardi, per Guerra, numero uno dell’OCSE, siamo a 11 miliardi (così corregge al rialzo la stima della propria organizzazione). Come si vede sono cifre enormi ma assolutamente approssimative, perché indicano in genere il volume del capitale che giacciono nei cosiddetti paradisi fiscali in un momento dato, ma il fatto è che queste somme sono capitali che vanno investiti, il compito dei paradisi è di occultare, e reinvestire i capitali con un continuo movimento di andirivieni.

   In Italia, negli anni ‘70 il Ministero delle Finanze riteneva che 1/3 del reddito italiano fosse occultato[20], poco male nella vicina Francia, che ha fama di grande efficienza burocratica, ciò avveniva dagli anni ’60. A questo bisogna aggiungere la massa enorme dei profitti creati dalle attività criminali: l’industria del crimine è valutata dall’ONU come un’industria che vale il 5% almeno del PIL mondiale e questo significa evasione necessaria: questo reddito deriva dal commercio della droga, dallo sfruttamento della prostituzione, dal commercio dei lavoratori clandestini ecc.

   Analogo discorso vale per il lavoro nero: in Italia Confindustria e ISTAT (che portano dati da prendere sempre con le molle) stimano al 15% del PIL[21], e a livello mondiale l’OCSE ha stimato che il 60% dei lavoratori al mondo (1,8 miliardi) lavora in nero.

   Torniamo alla cosiddetta lotta all’evasione fiscale lanciata da Obama. Il contenzioso contro la Svizzera, volta a ottenere informazioni sui conti di 52.000 correntisti americani ottenne il risultato che furono consegnati o rivelati solo 4450 conti. L’amministrazione Obama spacciò questo risultato come una vittoria, ma d’altronde questo non deve meravigliare, poiché è consuetudine dei tutti politici borghesi chiamare vittorie le sconfitte.

   Un’altra cosa da rilevare è che nei paradisi fiscali non sembrano per nulla impressionati dagli squilli di guerra contro di loro; dopo il G20 di Londra, il presidente della Liberia, un altro notissimo paradiso fiscale, dice che “non cambia nulla e non cambierà niente” e che continueranno a collaborare come prima con gli USA (che sono il loro protettore)[22].

   Se poi si andasse a vedere i conti occultati in Svizzera e che furono rivelati, quello che viene fuori è che sono intestati a prestanome poco consistenti da punto di vista patrimoniale, ma dietro ci sono autentici colossi. Ma questo in realtà è solo un aspetto secondario del problema, perché gli USA sono essi stessi un paradiso fiscale (non solo il Delaware), perciò la manovra di Obama era in realtà, come si diceva prima, un atto di concorrenza tra paradisi fiscali.

   Abbiamo parlato prima del Delaware. Si scoprirà che in questo piccolissimo Stato, hanno sede un milione di società tra cui 250 delle 500 più grandi classificate da Fortune; in un palazzo della capitale di questo stato hanno sede 200 mila società[23], che fa rendere ridicolo il “primato” mondiale delle Cayman nelle quali un palazzo ospitava solo 18.000 società; il motivo di ciò è molto semplice, nel Delaware non si pagano imposte sui profitti societari e il libro dei soci è impenetrabile sicché il 56% delle società quotate a New York hanno sede nel piccolo Stato[24], tutto questo di chi ha la faccia tosta a sinistra a indicare gli Stati Uniti come un modello per la lotta all’evasione fiscale.

LA CRISI BANCARIA

   Enorme è stato l’impegno a sostegno dei salvataggi bancari, valutabili in termini di trilioni di dollari in aiuti diretti e indiretti. Le banche sembrerebbero “risanate”. Sembrano appunto. Nel 2008 negli USA il numero dei fallimenti furono 25, nel 2009 (fino all’inizio di novembre) 124, cui si devono aggiungere 522 banche in serie difficoltà.

   Ma non è tutto: un settore importante su cui il sistema finanziario si regge, è quello dei fondi pensione per via dei loro immensi patrimoni. Questi alla fine del 2009, dichiarano di non poter garantire il vecchio livello delle pensioni (che è fondamentale per il livello dei consumi negli USA) se non trovano una “piccola” somma di 2000 miliardi che al momento manca[25].

   Perciò si può tranquillamente dire che la crisi bancaria non è passata. La politica dei salvataggi può solo tamponare la situazione.

INCOSISTENZA DELLE POLITICHE ECONOMICHE

   I vari incontri dei paesi imperialisti, noti come G (G8, G20 e così via) dimostrano l’inconsistenza delle tesi che è possibile governare l’economia capitalista e dell’estinzione delle contraddizioni fra i vari paesi capitalisti.

   Dopo la Seconda guerra mondiale imperialista, gli USA hanno assicurato la persistenza o il ristabilimento del dominio delle classi borghesi nella parte continentale dell’Europa Occidentale, in Giappone e in buona parte delle colonie e delle semicolonie.

   Gli USA aiutarono la borghesia dei singoli paesi a ricostruire i propri Stati. Essa pose tuttavia dei limiti alla sovranità di alcuni Stati (l’Italia in primis), assicurandosi vari strumenti di controllo della loro attività e d’intervento in essi.

   Nei 45 anni che seguirono la fine del conflitto, i conflitti tra questi Stati e gli USA non hanno avuto un ruolo rilevante nello sviluppo del movimento economico e politico, con delle eccezioni come, ad esempio, le tensioni con gli Stati della borghesia francese e inglese in occasione della campagna di Suez del 1956.

   Questo non significa che è finita l’epoca dei conflitti fra Stati imperialisti. Finché gli affari sono andati bene, finché l’accumulazione del capitale si è sviluppata felicemente (e ciò è stato fino all’inizio degli anni ’70), non si sono sviluppare contraddizioni antagoniste tra Stati imperialisti, né potevano svilupparsi se è vero che esse sono la trasposizione in campo politico di contrasti antagonisti tra gruppi capitalisti in campo economico. Il problema sorge quando dalla metà degli anni ’70 comincia la crisi. E da questo momento che la lotta da parte degli Stati Uniti per la difesa dell’ordine internazionale (quello che certa pubblicistica ha spacciato per “nuovo ordine internazionale”) si mostra alla fine per quello che è effettivamente: lotta per difendere gli interessi dei capitalisti USA e delle condizioni che favorivano la stabilità politica all’interno degli USA, cioè del dominio di classe sulla popolazione americana. Questo obiettivo lo raggiunge anche a scapito degli affari della borghesia degli altri paesi, diventando quindi un fattore d’instabilità politica.

   Né i capitalisti operanti in altri paesi possono concorrere a determinare la volontà dello Stato USA al pari dei loro concorrenti americani:

  1. Benché vi sia una discreta ressa di esponenti della borghesia imperialista di altri paesi a installarsi negli USA, a inserirsi nel mondo economico e politico USA: pensiamo solamente ai defunti Onassis e Sindona;
  2. Benché molti gruppi capitalisti di altri paesi organizzino correntemente gruppi pressione (lobbies) per orientare l’attività dello Stato federale USA e partecipano, di fatto, attivamente a determinarne l’orientamento.

  Man mano che le difficoltà dell’accumulazione di capitale, c’è il tentativo da parte di una frazione della borghesia imperialista mondiale di imporre un’unica disciplina a tutta la borghesia imperialista cercando di costruire attorno allo Stato USA il proprio Stato sovranazionale. Questo tentativo è favorito dal fatto che negli anni trascorsi dopo la seconda guerra mondiale imperialista, si è formato un vasto strato di borghesia imperialista internazionale, legata alle multinazionali, con uno strato di personale dirigente cresciuto al suo servizio.

   Già sono stati collaudati numerosi organismi sovrastatali (monetari, finanziari, commerciali), che sono, tentativo di gestione collettiva che deve mediare il contrasto tra la proprietà privata delle forze produttive con il loro carattere collettivo. Attraverso questi organismi uno strato di borghesia imperialista internazionale tenta di esercitare una vasta egemonia.

   Parimenti si è formato un personale politico, militare e culturale borghese internazionale. Di conseguenza ci sono le basi materiali per il formarsi di un unico Stato, ma la realizzazione di un processo del genere, quando la crisi economica avanza e si aggrava, difficilmente si realizzerebbe in maniera pacifica, senza che gli interessi borghesi lesi dal processo si facciano forti di tutte le rivendicazioni e i pregiudizi nazionali e locali.

   Tutto questo è importante, per comprendere le dinamiche che avvengono a livello di politica economica, internazionale e l’inseguire falsi obiettivi, come l’andare a contestare le varie riunioni come il G8 dove si riuniscono i principali briganti imperialisti. In realtà, queste riunioni non sono un embrione di governo mondiale dell’economia, ma sono un mascheramento delle reciproche impotenze dei vari paesi imperialisti a governare la crisi. 

   Quando nel 2009 si riunirono i vari briganti imperialisti a Londra, essi misero sul piatto della bilancia 5.000 miliardi di dollari d’interventi, ma al TG2 della sera del 02.04.2009 Federico Rampini, giornalista di Repubblica, fa notare che questa è solo la somma dei diversi provvedimenti decisi dai singoli governi, senza alcun coordinamento globale, ognuno agisce per contro proprio, non esiste nessuna politica economica mondiale dei vari paesi che partecipano ai vari G. Sintomatico, è quello che avviene nel campo degli ammortizzatori sociali: USA e Canada lasciano scoperti (senza alcuna tutela cioè) il 57% dei lavoratori, che diventano il 93% in Brasile, l’84% in Cina, il 77% in Giappone, il 40% nel Regno Unito, il 18% in Francia e il 13% in Germania (fonte ILO)[26], come si vede, si va da una copertura quasi totale come in Francia e in Germania a una marginale ò pressoché assente in Cina, Giappone e Brasile.

   Ma è poi vero che i miliardi spesi sono 5000? Proprio nei giorni del G20 di Londra, Il Sole 24 Ore pubblica una mappa analitica e aggiornata degli interventi compiuti dai vari governi dal settembre 2008 al marzo 2009 e la cifra è sconcertante: 22-23 mila miliardi di dollari, contro gli 80 che costò il New Deal e i 500 del costo della seconda guerra mondiale imperialista[27], la metà di questa cifra o quasi è impegnata solo dal governo USA (amministrazioni Bush e Obama) e larghissima parte di essi, in USA e nel mondo, è destinato alle banche.  Né questa è l’unica valutazione in materia, altri esperti stimano in 8,5 trilioni di dollari gli impegni del governo USA[1], che non sono tutti interventi “pronto cassa” ma di garanzia, tuttavia lo sforzo è immane. Fa spavento anche il raffronto con la seconda guerra mondiale, anche tenendo conto della svalutazione del dollaro rispetto al 1945, il raffronto è agghiacciante per due motivi:

  1. La spesa della seconda guerra mondiale imperialista abbraccia un arco di 6 anni, qui siamo in presenza di 6-7 mesi;
  2. La spesa militare nella seconda guerra mondiale imperialista rilanciò l’economia USA, infatti, nel 1941 il PIL era di poco superiore al 1929 e s’impenna negli anni susseguenti raddoppiando quasi mentre nel 1943-44 la percentuale del PIL della spesa militare era pari al 44,6%. Adesso invece si spende molto di più ma l’economia non sembra reagire positivamente[28].

   Che queste cifre non siano arrivate alla stampa “popolare” è evidente: l’enormità della cifra significa che siamo vicini al si salvi chi può.

   A fronte di questa accentuazione della crisi, la Cina è stata l’unica economia che per dimensioni geografiche e produttive è stata capace di assorbire una considerevole massa di dollari. Allo scenario Cina, tuttavia, gli americani pensarono bene di aggiungere due scenari di minore importanza, ma più facile di affrontare: quello russo, perché la parziale dollarizzazione di quel paese era stata fatta sotto la presidenza di Boris Eltsin.

   Nell’URSS revisionista, la ricchezza sociale che gli operai e i contadini creavano veniva estorta e accumulata in senso capitalistico dallo Stato, cioè dalla grande borghesia burocratica a livello centrale e a livello locale dalle singole aziende capeggiate dai nuovi capitalisti ovvero  dai dirigenti delle imprese collettive, e dai  funzionari e dirigenti del PCUS.

  Il crollo delle democrazie popolari e la dissoluzione a partire dalla fine del 1991 dell’URSS hanno determinato, quindi, il passaggio da un economia sostanzialmente a capitalismo di Stato, retta da una borghesia burocratica e frutto della graduale restaurazione di rapporti capitalistici da parte dei revisionisti moderni, a un sistema di capitalismo privato, con l’adozione del modello politico della democrazia borghese.

   Gli anni della presidenza di Eltsin furono caratterizzati dalla completa liquidazione delle forme socialiste in campo economico, sociale e politico e la nuova borghesia russa era ormai priva di cappi per l’accrescimento del profitto.

   Furono in questo periodo che cominciarono a formarsi i primi gruppi monopolisti, soprattutto nel settore delle materie prime come, petrolio, gas e  settore minerario.

   Negli anni della presidenza Eltsin parte della borghesia burocratica russa cercò di contrapporsi alla politica presidenziale di privatizzazione e di modellamento di regime sempre acquiescente agli interessi dell’imperialismo atlantico.

   Putin è espressione di quella parte di borghesia burocratica che propende per una politica di non accettazione del modello unipolare imposto da Washinton e di apertura con i mercati di Cina e India.

  L’altro scenario è quello europeo in quanto è tradizione degli USA aggredire i propri alleati quando le cose vanno male.

   Negli anni Dieci del XXI secolo la presidenza di Vladimir Putin non dava segno di voler intraprendere la strada della resa incondizionata agli USA, che nel linguaggio dei mass media occidentali si traduce con lo slogan “svolta democratica e liberale”; la cosiddetta “annessione” della Crimea da parte della Russia fu una risposta che non era disposta a tornare negli anni Novanta del XX secolo.

   In Ucraina le Organizzazioni non Governative naziste degli imperialisti USA hanno condotto un colpo di Stato nel 2014, mandando al potere il regime di estrema destra nazionalista e pro-occidentale di Tucinov. Il nuovo regime credeva che il popolo ucraino avrebbe accettato  tutto questo senza fiatare, che avrebbe guardato con indifferenza i novelli nazisti vietare la lingua russa e sfoggiare atteggiamenti russofobi.

      Subito dopo il rovesciamento del governo di Yanukoych i fascisti ucraini lanciarono un pogrom contro il Partito Comunista (assalti alle sue sedi, attacchi incendiari contro le abitazioni dei suoi leader, ecc). E risuscitato l’antisemitismo. A Leopoli è stata una sinagoga. Di conseguenza un rabbino capo ha invitato gli ebrei a immigrare in Israele. A Odessa i nazisti attaccano il presidio permanente: sono armati di spranghe, molotov, coltelli e pistole. I compagni presenti sono costretti alla fuga. Alcuni di loro cercano rifugio dentro la Casa dei sindacati a Odessa. Sarà una strage.  Decine di persone muoiono trucidate.

     E invece gli abitanti dell’Ucraina sudorientale e della Crimea si sono sollevati contro questa violenza, contro i tentativi di separare i popoli fratelli di Ucraina e Russia per contrapporli l’uno all’altro e spingerle in una guerra fratricida.

      Il mondo occidentale ha immediatamente parlato di aggressione quando le truppe russe su sollecitazione del governo di Crimea eletto dal parlamento regionale, ha chiesto ai dirigenti russi di intervenire per difendere gli abitanti della Crimea contro le scorribande dei fascisti ucraini e impedire l’imposizione di un regime antirusso. Eppure, proprio sotto la tutela dell’imperialismo USA e degli altri imperialisti occidentali che con l’ausilio delle cosiddette Organizzazioni non Governative, sono stati nutriti, addestrati e foraggiati in Ucraina gli squadristi nazionalisti che sono una copia delle SS hitleriane.

     Nelle regioni insorte sono proclamate le Repubbliche Popolari e organizzato un referendum per l’autonomia da Kiev.

   La preoccupazione maggiore, per la popolazione e i lavoratori dell’Est ucraino, è quella della persecuzione razziale, ma anche quello delle privatizzazioni e della svendita delle proprie industrie, come previsto dagli accordi di associazione con l’UE.

   Il governo golpista ha risposto con i bombardamenti e le stragi condotte all’interno dell’operazione “anti-terrorismo” ancora in atto. Come risposta la popolazione del Donbass ha organizzato la propria resistenza, nelle cui fila si arruolano sia gli autoctoni sia i tanti volontari provenienti da altri paesi.

   Questa politica da parte della Russia ha determinato il fatto che il Dollar Standard necessitava assolutamente di una nuova crisi più grande di quelle passate, chi rimaneva alla Casa Bianca da bastonare?

   Nel 2015 vi fu un importante test sulla capacità del dollaro di far saltare in aria l’economia di un paese europeo. A gennaio di quell’anno il cambio del franco svizzero sulle altre valute decollò repentinamente tanto da determinare la decisione della Banca centrale elvetica di abbandonare il tasso di riferimento di 1,20 franchi per avere 1 euro e lasciare fluttuare il cambio. Il 31 gennaio 2015 il cambio franco euro era già arrivato a 1,04, in un solo mese la  valuta elvetica era rivalutata del 16% con tutto quello che ne conseguiva per le esportazioni di un paese industrializzato e dotato di importanti multinazionali come la ABB, Nestlè, Novartis, Roche ecc. Governo e Confindustria elvetica compresero che se non avessero reagito il loro export sarebbe andato fuori mercato nel giro di pochi mesi e, colti dal panico, costrinsero la riottosa Banca centrale a stampare franchi a manetta per  cambio con l’euro sulla parità.

   La crisi di valutazione del franco svizzero non aveva a che vedere con l’euro, bensì con una straordinaria richiesta di valuta elvetica da parte di operatori finanziari americani: ingenti quantità di dollari si stavano riversando sui mercati delle valute alla caccia di franchi svizzeri. Se coloro che governano la politica monetaria elvetica, nonostante le titubanze e i ritardi, alla fine non avessero reagito stampando a rotta di collo, il franco svizzero avrebbe raggiunto quotazioni tali da rendere impossibile l’export dei prodotti elvetici, paese piccolo e di fatto privo di un mercato interno significativo, determinando quindi una crisi economica senza precedenti. La lezione ricevuta dagli strateghi americani grazie al test del franco svizzero, fu che per rendere efficace un attacco monetario all’Europa occorreva la collaborazione dei vertici UE e dei principali Stati comunitari. La questione andava gestita da un punto di vista politico, in occasione della successiva “invasione”  del dollaro sul territorio europeo le autorità del vecchio continente non dovevano opporsi alla dollarizzazione. Occorreva quindi che ai vertici della UE e delle principali nazioni europee ci fossero dei leader “collaborazionisti”, condizione impossibile per quanto riguarda paesi come la Cina e la Russia. Gli Stati Uniti individuarono un gruppo ristretto e coeso di personalità d’élite, assolutamente in sintonia con la strategia USA sia per loro convinzioni ideologiche atlantiste e liberiste, sia per opportunismo legato alle carriere personali: questi personaggi dovevano essere disposti a sacrificare l’interesse del loro paese (e della loro borghesia soprattutto quella legata la mercato interno) e di quello della UE in nome della difesa del dollaro. Oggi sappiamo chi sono, ed è interessante vedere che già nel 2015 occupavano posti di rilievo nell’organigramma finanziario mondiale: Mario Draghi, nel 2015 presidente della BCE e in seguito capo del governo italiano; Cristine Lagarde nel 2015 Direttrice Operativa del Fondo Monetario Internazionale, oggi presidente della BCE. Al di sotto di queste due figure apicali della strategia di dollarizzazione, gli americani individuarono una serie di figure esecutrici di questa strategia, una delle principali di queste figure è senza dubbio Ursula von der Leyen che nel 2015 era ministro della “difesa” della Germania e si stava già destreggiando come una decisa revanscista nei confronti della Russia, quindi un ottimo elemento da aggiungere alla squadra dei dollarizzatori. Oggi la Presidente della Commissione Europea è la principale sostenitrice della continuazione della guerra in Ucraina, permettendo all’inflazione del dollaro di affondare l’economia UE. Nella schiera degli esecutori, gli strateghi americani sapevano inoltre di poter contare cono i partiti socialisti/socialdemocratici europei, che da sempre sono i “partiti degli americani”, fin dai tempo della richiesta di Helmut Schmidt di posizionare in Europa gli euromissili.

   E non è certamente un caso che tra i principali sostenitori europei di Zelensky troviamo i socialdemocratici Pedro Sanchez (Partito socialista spagnolo), Sara Marin (Partito socialdemocratico finlandese)[29] e Magdalena Anderson (Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Svezia)[30]. Merita una note a parte Olaf Scholz (Partito socialdemocratico di Germania), essendo lui la chiave che ha permesso agli americani di aprire il lucchetto del vecchio continente.

   Questa politica da parte della socialdemocrazie europea viene da lontano. Quando alla fine del XIX secolo ci furono alcuni miglioramenti salariali molti dirigenti del Movimento Operaio ma anche molti lavoratori a considerare questo passeggero miglioramento delle condizioni dei lavoratori come l’inizio di uno sviluppo che avrebbe infine fatto sparire per sempre le durezze dello sfruttamento.

       Non si vedeva che l’aumento del salario reale, la diminuzione dell’orario di lavoro e l’istituzione delle scuole di apprendistato, avevano l’unico scopo di spremere dall’operaio un rendimento più alto di prima; che lo sfruttamento estensivo, poco redditizio, veniva semplicemente sostituito dallo sfruttamento intensivo, molto più redditizio, introducendo nelle aziende un ritmo di lavoro sempre più intenso.

      Al pari delle condizioni materiali anche la struttura sociale della classe operaia venne largamente influenzata dal sorgere dell’imperialismo.

   Soprattutto tre fattori acquistarono grande importanza per il movimento operaio nel periodo dell’imperialismo:

   L’estrema acutizzazione dei contrasti tra i capitalisti determinata dallo sviluppo dell’imperialismo imponeva al proletariato di mutare la propria strategia e la propria tattica. Si trattava di preordinare e sviluppare – pur non trascureranno l’attività parlamentare – il passaggio a grandi azioni di massa, a scioperi e dimostrazioni su vasta scala. La classe operaia doveva prepararsi con tutti i mezzi alla crisi rivoluzionaria che si avvicinava.

   Il riformismo dando un peso eccessivo all’attività parlamentare portò gravissimi danni, poiché si trascurava la preparazione ideologica e organizzativa delle masse e la preparazione di una nuova tattica.

   In una fase caratterizzata dalla preparazione della guerra e dello sviluppo delle potenzialità rivoluzionarie, il mantenimento della tattica legalitaria e parlamentare paralizzava il movimento e offuscava anche tra i miglior dirigenti del movimento operaio lo sguardo verso nuove forme di lotta che fossero all’altezza della situazione.

     Se il revisionismo ebbe una elaborazione e una diffusione particolarmente vaste in Germania, la ragione non va ricercata nel fatto che qui era sorto il suo rappresentante più importante; E. Bernstein, ma per ragioni storiche e sociali, le più importanti erano:

   L’egemonia del revisionismo portò i diversi partiti socialisti e socialdemocratici aderenti alla Seconda Internazionale (a esclusione di quello russo e serbo) ad appoggiare le rispettive borghesie quando scoppiò la prima guerra mondiale.

   Non ci deve meravigliare che fu il socialdemocratico Noske (con tutto il governo socialdemocratico) nel 1918-19, con l’aiuto degli ufficiali reazionari dei corpi militari smobilitati, che fece scatenare il terrore bianco per soffocare la rivoluzione proletaria.

   La distanza che separa la collaborazione di classe dalla controrivoluzione non è poi molto ampia, e la degenerazione della socialdemocrazia tedesca segnò anche quella della Seconda Internazionale.

   I partiti socialdemocratici uscirono dalla seconda guerra mondiale con un bagaglio di esperienze estremamente vario. La socialdemocrazia tedesca uscì distrutta dal regime nazista, altre come la socialdemocrazia svedese o il Labour Party inglese, parteciparono a governi di coalizione. Il Partito Socialdemocratico Danese continuò la sua vita parlamentare anche sotto la dominazione nazista, quella francese semplicemente si sfasciò.

   Nella sostanza dopo la seconda guerra mondiale i partiti socialdemocratici dovettero affrontare la situazione caratterizzata da una situazione che vedeva il rafforzamento delle posizioni dei partiti comunisti grazie al loro ruolo svolto nella Resistenza antinazista e dal prestigio che aveva l’URSS, dalle speranze di miglioramento e di cambiamento da parte della classe operaia – dopo anni di sacrifici durante la crisi negli anni Trenta e nella guerra mondiale – rafforzate dalla lotta contro il nazismo che aveva portato a vasti settori di classe a una radicalizzazione.

   Dentro questo quadro la socialdemocrazia vide con favore l’intervento degli USA in Europa con quello che fu definito Piano Marshall, che si concretizzò nel Programma per la Ricostruzione Europea (ERP), e divenne immediatamente parte integrante dell’apparato della cosiddetta guerra fredda.

   Il Piano Marshall venne accolto entusiasticamente dai governi dell’Europa occidentale che erano quasi tutti i socialdemocratici o alleati con questi ultimi.

  Il fatto che l’ERP consolidasse il sistema capitalista, che, stando ai programmi che all’epoca avevano, avrebbero dovuto combattere, sembrò meno importante della possibilità di attuare qualche riforma operando all’interno e nei limiti del sistema capitalista. Gli aiuti USA permisero ai partiti socialdemocratici dell’Inghilterra, della Francia e dell’Olanda di attuare una politica imperialista e di stimolare la ripresa economica (capitalistica ovviamente) europea e americana.

   Contemporaneamente gli USA cercarono di crearsi dei punti di appoggio, delle teste di ponte nel movimento operaio europeo, soprattutto nei paesi dove era presente ed operante un forte partito comunista. Quando l’ala destra del PSI abbandonò il partito perché era contraria all’applicazione del fronte comune con il PCI, essa fondò un proprio partito che era riformista e anticomunista. Il sindacato statunitense  AFL diede a questa operazione le necessarie garanzie economiche.

   All’epoca della scissione della CGT in Francia, avvenuta nel 1947 sindacalisti americani al soldo dei servizi segreti americani giocarono un ruolo fondamentale.

   Il risultato degli sforzi statunitensi per guadagnare alla propria causa il Movimento Operaio europeo fu che nel 1949 venne fondata la Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi (ICFTU). In questa situazione i sindacalisti americani Jay Brown e Irving Brown giocarono un ruolo fondamentale a persuadere i sindacalisti socialdemocratici europei ad abbandonare la Federazione Sindacale Mondiale (FSM).

   Nei confronti di quasi tutti i conflitti internazionali che hanno scosso il mondo, dopo la seconda guerra mondiale, la socialdemocrazia ha sempre assunto le difese della Borghesia Imperialista. Per fare degli esempi basta citare il caso del Labour party e della guerra civile greca, del Labour e della Rhodesia, della Labour e del Movimento di Liberazione della Malesia e l’atteggiamento dei socialdemocratici belgi nei confronti del Congo.

L’ITALIA NEL BARATRO

   Seguendo il ragionamento che abbiamo fatto prima possiamo dire che ci troviamo di fronte alla crisi del dollaro; l’attuale conflitto in Ucraina è uno degli scenari di questa crisi.

   La crisi del dollaro si sta manifestando attraverso l’inflazione prossima alla doppia cifra, gli Stati Uniti stanno esportando ingenti aliquote della propria inflazione in Europa per evitare la deflagrazione in iperinflazione, questo tipo di inflazione per gli importatori si chiama dollarizzazione delle proprie economie; la dollarizzazione è fatto eminentemente politico; lo scenario è stato studiato dagli americani a seguito dell’accentuazione della crisi del 2008 e del test sul franco svizzero nel 2015; gli Stati Uniti hanno agevolato l’ascesa di loro uomini (e donne) ai vertici della UE e delle maggiori nazioni europee perché fossero agevolatori della dollarizzazione delle loro economie. Questi processi molto complessi hanno avuto diversi svolgimenti nei vari paesi,  ma ve n’è uno che, per la sua particolarità fragilità politica, sociale ed economica, ci permette di valutare meglio il funzionamento del meccanismo di dollarizzazione di una singola economia: l’Italia.

  Infatti,  Mario Draghi ha tolto il velo del sistema e ha rivelato all’opinione pubblica più avveduta il processo della formazione di quello che si potrebbe benissimo definire Partito Unico, composto al suo interno da correnti che, per ovvie ragioni di messa in scena per le “farse elettorali”, si presentano alle elezioni sotto le forme di partiti. Il Partito Unico è riconoscibile dal comune programma costituito essenzialmente da due voci:

Il Partito Unico è formato da due correnti:

   Il Movimento 5 Stelle è stato scelto dalla Curia Romana come interlocutore politico.

   Draghi ha portato avanti una politica di dollarizzazione spacciandola come “economia di guerra”. Ma c’è da chiedersi come si fa a parlare di “economia di guerra” quando l’Italia ufficialmente non è in conflitto con nessuno?

   Cosa significa allora “economia di guerra?”. Ci sono due possibili definizioni. La prima, più volte papa Francesco, essendo gesuita e quindi esperto di politica, l’8 settembre 2022 ha definito l’attuale situazione internazionale una sorta di “terza guerra mondiale a pezzi”, il pontefice ha ragione se tale lettura viene interpretata attraverso il libro Guerra senza limiti di Qiao Lao e Wang Xiangsui, testo che nel quale si spiega che a causa dell’eccessiva capacità distruttiva dell’arma atomica, gli Stati Uniti hanno la necessità fare guerre con strumenti  non militari quali la finanza, la comunicazione, l’informatica. Anche i fronti di guerra sono molteplici. Per esempio gli Stati Uniti si ergono contro la Russia da un punto di vista formale, ma grazie alla crisi Ucraina, stanno muovendo una reale guerra finanziaria contro l’Europa e l’euro.

   Per l’Enciclopedia Treccani per Economia di Guerra si intende: “Adeguamento del sistema economico alle necessità della guerra…Quanto più un guerra fura nel tempo, tanto maggiori saranno le risorse necessarie. Le fonti di finanziamento sono sempre state 4: le tasse dei cittadini, il debito pubblico (sia interno sia estero), le donazione e l’inflazione. L’altro aspetto importante dell’economia di guerra e dato dall’organizzazione produttiva: poiché si deve creare spazio a produzioni belliche, si restringono quelle civili, spesso introducendo forme di razionamento dei generi di prima necessità”.

  Possiamo quindi discendere alla definizione di Economia di Guerra come pensata dal Partito Unico  come una decisione politica del governo italiano, che con l’alibi della crisi ucraina, di non acquistare materie prime ed energia ai prezzi convenienti contrattualizzati con la Russia, bensì di acquistare quantitativi insufficienti delle stesse ai prezzi più alti possibili. Il sovraprezzo viene scaricato direttamente su imprese e cittadini facendo pagare a loro tariffe elevatissime in bolletta per avere un’erogazione contingentata di gas e elettricità. Queste bollette vengono pagate da un’aliquota sempre maggiore, inoltre, bisogna considerare un aumento di cassintegrati e disoccupati determinato dalle chiusure temporanee o definitive delle imprese che non riescono ad assorbire i maggiori costi dell’energia. Il surriscaldamento dei prezzi determina inoltre un’inflazione “zoppa”  prossima alla doppia cifra, zoppa in quanto non viene compensata da aumenti di salari, stipendi e pensioni. L’Economia di Guerra risponde adeguatamente all’ordine pervenuto dalla Casa Bianca di difendere il dollaro ad ogni costo.

   L’Economia di Guerra è stata pensata e voluta da Mario Draghi e dal Partito Democratico. La sua messa in opera prevede una comprensione del tenore di vita degli italiani a causa dell’erosione del potere di acquisto dei loro redditi.

LA DESTRA POLITICA NON E’ MAGGIORANZA NEL PAESE

   Cerchiamo di ragionare sugli esiti elettorali del 25 settembre.

   Prima di tutto bisogna dire che la destra politica non è maggioranza nelle urne ma, grazie alla più putrida legge elettorale mai concepita nel nostro paese, è larga maggioranza negli eletti, gli autori di questo misfatto hanno un nome e cognome: Renzi e PD.

   L’Italia ha un meccanismo elettorale che permette a chi ha il 40% dei voti di ottenere il 60% degli eletti. In sostanza, non un premio di maggioranza ma è un furto di minoranza. Questo capolavoro fu pensato e attuato da Renzi  quando ottenne il 40%  alle europee del 2014 e si fece fare dal suo fido Rosati una legge elettorale su misura per ottenere il 60% degli eletti  e governare da solo, ma la responsabilità non è solo loro perché sostanzialmente tutto il PD sostenne e votò la legge.

   Questa legge avrebbe dovuto essere modificata, anche per il fatto del taglio dei parlamentari, ma solo i  5 Stelle avevano insistito, la destra politica, sapendo che le conveniva si è opposta, mentre Letta e il PD, se ne sono disinteressati. Risultato: per la prima volta dal 1945 una formazione politica fascista è a capo del governo italiano.

   Conte ha saputo rappresentare ampi settori popolari, in particolare al Sud, che sono le condizioni di povertà e precarietà sociale, se non si fosse posto in difesa Reddito di Cittadinanza molti di questi settori si sarebbero astenuti.

   Questo ha permesso di strappare molti collegi uninominali alla destra politica che altrimenti avrebbe ottenuto i 2/3 degli eletti.

    Ebbene quei galantuomini di Calenda e Renzi hanno dichiarato la loro disponibilità a collaborare con la destra politica per le modifiche alla Costituzione, ed hanno fatto aperture anche sul presidenzialismo.

   Continuiamo ad analizzare il voto.

   La destra politica ed i fascisti della Meloni vengono presentati come dei vincitori, dei trionfatori, ma se si considera i partecipanti al voto hanno segnato un minimo storico al 63% (erano stati il 73% nel 2018), e se consideriamo che la destra politica ha sempre ottenuto, in tutti i passaggi elettorali, circa il 40%, vediamo che in termini di voti la destra politica non ha guadagnato, ma anche perso dei voti.

   Il dato nuovo di questa tornata elettorale è che gli elettori di destra che da diverso tempo sono migranti, non sui barconi ovviamente, dopo essere passati da Forza Italia alla Lega sono ora approdati in Fratelli d’Italia (Fdl). Questa migrazione ha determinato anche la completa sparizione del cosiddetto centro del centrodestra (Lupi e compari sono a rischio di estinzione), a quanto pare questo elettorato si è distribuito tra Fdl e Calenda/Renzi.

   Questo processo è iniziato quando l’ex elettorato di Forza Italia, che era il dominus della coalizione, ha capito che Berlusconi era arrivato al capolinea e che non c’era un degno sostituto (tutti i possibili papabili erano stati silurati da Berlusconi), e così, con l’aiuto dei media dell’area del centro destra,  sia nella carta stampata che delle reti televisive, è iniziata quella che si potrebbe definire “l’operazione Salvini”.

  Ma Salvini non si è dimostrato di essere all’altezza, ha accumulato una serie di fallimenti ed ha messo in luce tutti i suoi limiti, per cui si sono dovuto buttare sull’unico cavallo disponibile: Giorgio Meloni.

   È iniziata, quindi, la beatificazione di Giorgia che è diventata la predestinata alla vittoria.

   L’operazione è riuscita non certo per le capacità della leader di Fdl, ma per “merito” (ma sarebbe meglio dire per demerito) di altri, che non stanno nella coalizione della destra politica.

  Per avere un’analisi più approfondita bisogna vedere le contraddizioni che ci sono tra i partiti politici della coalizione di destra: le ambizioni di Forza Italia di essere il supervisore della coalizione e del governo, le frustrazioni della Lega che è passata da essere il partito dominante al ruolo di comprimario e la volontà di Fdl di guidare il paese.

   La prima avvisaglia di questa situazione è già emersa, dopo pochi giorni dal voto, con la pretesa da parte di Salvini di ottenere il ministero degli interni, di fatto respinta dagli “alleati” e con la sua minaccia di appoggio esterno al governo.

   Non è possibile sapere come questa situazione possa evolvere, ma bisogna notare che tutta la destra è molto compatta nella gestione del potere e con il numero di eletti che ha, potrebbe attuare il suo progetto di modifiche istituzionali e di politiche antisociali e questo può essere un forte collante per la coalizione di destra.

   Come si diceva prima la vittoria della Meloni non è stata determinata dai suoi meriti, ma demeriti di altri. A voler essere precisi, la responsabilità principale è del PD e del suo segretario: Letta.

   Letta non è uno stupido, ma l’unica spiegazione razionale delle decisioni del segretario del PD di fa vincere, coscientemente la destra, è la coscienza di appartenere al Partito Unico atlantico e che molto probabilmente oltre atlantico siano inviato delle indicazioni di far vincere la coalizione avversa.


[1]


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Rand_Paul

[2] Del dollaro.

[3] Paul Henry O’Neill (nato il 4 dicembre 1935 a Saint-Louis ( Missouri ) e morì 18 aprile 2020 a Pittsburgh ( Pennsylvania ) è un politico statunitense . Un membro del Partito repubblicano, è stato Segretario del Tesoro tra il 2001 e il 2002 nella amministrazione del presidente George W. Bush. https://it.frwiki.wiki/wiki/Paul_O%27Neill

[4] Belluno Press, 8 settembre 2015).

[5] Espressione inglese per “alleggerimento quantitativo”. Si tratta di una politica messa in atto dalle Banche centrali per “creare moneta” mediante l’acquisto di titoli di Stato o altre obbligazioni sul mercato. https://www.treccani.it/enciclopedia/quantitative-easing/

[6] https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2022/06/06/debito-guerra-usa-russia/

https://www.trend-online.com/opinioni/debito-pubblico-stati-uniti/

https://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/28/struttura_debito_americano.htm

[7] https://italiaindati.com/il-debito-pubblico-italiano/

[8] Soldi On-Line del 13 settembre 2022. 

[9] ANSA del 18 settembre 2022.

[10] Spinte dalla concorrenza le imprese se non volevano essere spazzate via hanno investito in nuove tecnologie e modernizzato il capitale produttivo, tutto ciò ha causato un aumento fortissimo dei costi.

[11] G. Turani, Multinazionali l’anno orribile delle super-giganti, in La Repubblica Affari & Finanza, 22/06/09.

[12] M. Calabresi, Un tetto due famiglie. La casa al tempo della crisi, La Repubblica, 17.02.09.

[13] V. Puledda, Nascosta la metà delle perdite bancarie, in La Repubblica, 26.112009.

[14] M. Panara, Mercati, lo tsunami del debito, in La Repubblica Affari & Finanza, 09.02.2009.

[15] V. Rampini, Le dieci cose che non saranno più le stesse, Mondadori, Milano, 2009.

[16] Un’avvisaglia in tal senso c’è stata a Londra all’inizio del 2009, dove un’asta di bonds fallisce. L. Franceschini, USA e Inghilterra allarme debito, a Londra fallisce un’asta BOT, La Repubblica, 26.03.2009.

[17] È meccanicistico vedere la distruzione delle forze produttive come condizione della ripresa. Bordiga portò alle estreme conseguenze questa tesi osservando che i paesi che escono con le ossa rotta da una guerra sono favoriti nella ripresa.

   C’è da rilevare che i “miracoli” dei tre paesi vinti nella seconda guerra mondiale imperialista (Italia, Germania, Giappone) sono impensabili senza la funzione di traino all’economia mondiale svolta in quel periodo dagli USA, che erano nel 1945, la metà dell’economia mondiale, e che non avevano subito distruzioni belliche. In altre parole senza un meccanismo di accumulazione che tiri non si riparte, e poiché in questo periodo non c’è, dovrebbero intervenire a favore della borghesia per il rilancio dell’accumulazione San Gennaro assieme alle madonne di Lourdes e di Fatima.

[18] F.G. STEVENS, in Appendice a GRACCHUS, Guerre fiscali, De Donato, Bari 1980.

[19] L. Iezzi, Evasione, riciclaggio, corruzione, così i centri offshore gonfiano la crisi, in La Repubblica, 23.02.2009.

[20] A. Carlo, Studi sulla crisi della società industriale, Loffredo, Napoli, 1984, pp. 169

[21] A. Carlo, L’economia mondiale.

[22] N. Francalacci, Liberia per gli italiani un paradiso fiscale, ne Il Venerdì di Repubblica 01.05.2009.

[23] C. Stagnaro, Viva i paradisi fiscali, in supplemento al n. 4 di Limes 2009.

[24] Le imprese troveranno negli USA il paradiso fiscale perduto? ne Il Venerdì di Repubblica, 22.05.2009.

[25] Allarme fondi pensione USA, servono altri 200 miliardi, in Finanza & Mercati, 06.01.2010.

[26] B. Ardù, E. GRION, Allarme OCSE.

[27] M. Marzocco, Un salvataggio da 23 mila miliardi, ne Il Sole 24 Ore, 22.03.2009.

[28] M. Gaggi, La valanga della crisi americana alla recessione globale, Laterza, Roma-Bari, 2009, pp. 114-115.

[29] Tra un festino e l’altro.

[30] Prontamente messa alla porta dagli elettori svedesi.

OPERAZIONI MEDIATICHE PER DISTRUGGERE LE COSIDDETTE “TEORIE DEL COMPLOTTO”

•dicembre 12, 2022 • Lascia un commento

      I discorsi (e le teorie) antimperialisti e anticapitalisti dei leader dei movimenti popolari che si scontrano e/o prendono posizione contro la struttura del potere imperialista sono svalutati e ridicolizzati come “teorie della cospirazione”. Possiamo prendere come esempio di tale agire il fatto che le denunce che faceva Chavez contro gli USA e il capitalismo, o quelli della Resistenza palestinese contro l’agire di Israele e del sionismo internazionale, erano (per quanto riguarda la Resistenza palestinese lo sono ancora) presentate come “deliri complottisti”, infondati nella realtà.

   Presentare certi discorsi non in linea con le classi dominanti come “deliranti” o “fuori dalla realtà” è una tecnica manipolatrice ricorrente che la struttura mediatica dominante usa storicamente contro i leader (e le teorie) che si scontrano col sistema capitalista.

  Nello stesso modo i sacerdoti (analisti e giornalisti) dei monopoli della comunicazione stabiliscono scale di valori e determinano come “cospirativa” (o di poca fiducia) tutta l’informazione che circola liberamente fuori dal circuito commerciale o dai loro circuiti politici.

   Così come i grandi monopoli economici fissano le regole del mercato e stabiliscono i prezzi, i grandi monopoli dell’informazione fissano le regole e determinano giornalmente (attraverso la concentrazione monopolistica) quello che è notizia e ciò che non è notizia nel mercato dell’informazione a livello locale ed internazionale.

   Generalmente, quando un’informazione rompe con le maglie di ciò che è stabilito, quando rivela aspetti funzionali o interessi del sistema capitalista che sussistono dietro i governi, i monopoli economici e dell’informazione viene qualificata immediatamente come “teoria cospirativa”. Che si tratti di notizie provenienti da ricerche scientifiche,  da verifiche reali e documentate, il sistema chiude qualsiasi tipo di analisi e di valutazione con due parole fatali: “teorie cospirative”.

   Un esempio chiaro di questo metodo è l’11 settembre 2001: ci sono decine di documenti e addirittura prove fotografiche che testimoniano che la versione ufficiale diffusa dalla Casa Bianca e dai servizi segreti è una mistificazione, tutta questa documentazione viene squalificata come “teoria cospirativa”.

   Decine di scienziati, di ricercatori e di prestigiosi esperti, sono stati messi a tacere, attaccati o discreditati, per il semplice fatto di presentare una versione degli attacchi terroristi che non corrispondeva alla versione predominante nella struttura mediatica egemonica. Questo è solo un esempio, dato che è la metodologia usata giornalmente (e in massa) per screditare gli influssi dell’informazione alternativa che filtrano attraverso la rete ve che possono minacciare la versione ufficiale delle notizie manipolate dai media di regime.

   In termini funzionali (ed anche se esistono canali sfruttati dai servizi segreti, dai governi e dai vari gruppi economici) l’informazione alternativa che il sistema qualifica come “teoria cospirativa”, nel web ha, in generale una funzione molto precisa: far venire alla luce quei sospetti che esistono sulle attività occulte, (o segrete) che al potere, inclusi i media asserviti al sistema, non interessa  siano diffuse.

   In termini politici, la missione essenziale della struttura mediatica convenzionale (la cui informazione “obiettiva” non è niente altro che una cospirazione del potere per occultare la realtà) squalifica e ridicolizza tutto ciò che esca dai cannoni del sistema capitalista. Paradossalmente, quelli che giudicano e decidono ciò  che è “informazione obiettiva” e ciò che è “informazione cospirativa”, sono gli stessi monopoli della comunicazione che hanno costruito il loro potere sulla base della speculazione commerciale con quella che è effettivamente una “informazione cospirativa” venduta come “informazione obiettiva”.

   L’informazione mondiale (convenzionale e popolare) non è costruita sull’obiettività e la ricerca della verità, ma sulla base della commercializzazione delle “notizie” e la manipolazione attraverso il controllo dei cervelli e l’orientamento del comportamento sociale in massa con scopi politici ed economici. In primo luogo, l’informazione è una merce destinata altro prodotto commerciale in offerta sul mercato capitalista.

   In termini funzionali (e aldilà delle leggende che si costruiscono intorno ad esse) le aziende giornalistiche non sono guidate da scopi sociali ma dalla ricerca del lucro economico.

   Torniamo al discorso dell’11 settembre.

   In merito a questo fatto l’informazione che fu fatta potrebbe essere tranquillamente collocata nella categoria “teoria del complotto “, ma è difficile che in casi del genere si scomodi questo concetto. Vi si ricorre solo per quelle teorie, non importa se plausibili o fantasiose, che non hanno il timbro di approvazione dell’ establishment.

   In altri termini, esistono delle “teorie del complotto buone” e delle “teorie del complotto” cattive, le prime sono appunto quelle divulgate dagli esperti delle trasmissioni televisive tradizionali, e non vengono mai definite come tali, in effetti, se ci fosse un’informazione minimamente onesta, il racconto dei diciannove arabi armati di taglierini che avrebbero dirottato diversi aerei di linea, evitato facilmente le difese aeree del NORAD, e ridotto vari edifici celebri in polvere, sarebbe in breve tempo universalmente ridicolizzato come una “teoria del complotto” tra le più assurde, tratta di sana pianta da qualche fumetto e capace di convincere solo degli spiriti malati, battendo il record dell’assurda teoria del “lupo solitario” nell’assassinio di  JFK.

  Anche senza che simili rivolgimenti si siano mai verificati nel controllo dei media,  abbiamo ugualmente già assistito a radicali cambiamenti nelle credenze pubbliche statunitensi, anche solo per effetto di implicite associazioni. Subito dopo gli attentati del 2001, tutti i media USA sono stati arruolati nell’opera di denuncia e denigrazione di Osama Bin Laden, il presunto cervello dell’islamismo, quale  “peggior nemico nazionale dell’Occidente”, col suo volto barbuto continuamente in evidenza nelle televisioni e nei giornali, e diventato perciò rapidamente uno dei più noti al mondo. Ma quando l’amministrazione Bush e i suoi principali alleati mediatici hanno avviato i preparativi della guerra contro l’Iraq, le immagini delle torri in fumo hanno cominciato ad essere associate alle foto del dittatore coi baffi, Saddam Hussein, che era peraltro un nemico di Osama bin Laden. La conseguenza è stata che, al momento dell’attacco nel 2003, i sondaggi rivelavano che  il 70% dei cittadini degli USA[1] credeva oramai che Saddam fosse direttamente responsabile della distruzione del nostro World Trade Center. In quei momenti, sono certo che parecchi milioni di statunitensi, patrioti ma non troppo informati, avrebbero denunciato e insultato con rabbia, definendolo un “teorico del complotto un po’ folle”, chiunque avesse avuto la temerarietà di affermare che Saddam non era coinvolto nell’11 settembre, per quanto nessun dirigente abbia mai osato esplicitamente avanzare una tesi così falsa[2].

https://www.ossin.org/uno-sguardo-al-mondo/analisi/2162-e-stata-la-cia-a-inventare-il-concetto-di-teoria-del-complotto-e-questa-non-e-una-teoria-del-complotto


[1] http://usatoday30.usatoday.com/news/washington/2003-09-06-poll-iraq_x.htm

[2] https://www.ossin.org/uno-sguardo-al-mondo/analisi/2162-e-stata-la-cia-a-inventare-il-concetto-di-teoria-del-complotto-e-questa-non-e-una-teoria-del-complotto

CAPITALISMO FINANZIARIO, SERVIZI SEGRETI E COMUNICAZIONI

•dicembre 9, 2022 • Lascia un commento

   La fine della cosiddetta guerra fredda ha visto l’acutizzarsi delle contraddizioni interimperialistiche, tra i diversi poli imperialisti (U.S.A., Europa – Germania e Francia in particolare – e Giappone).  Ad accentuare questo contrasto, dalla metà degli anni’ 70 c’è la crisi economica che esaspererà la concorrenza.

   Quest’accentuazione della concorrenza serve a decidere chi deve fare le spese dell’eccedenza del capitale, essendo l’attuale crisi economica, una crisi di sovrapproduzione di capitale.

   Può aiutarci a capire tutto ciò, l’analisi condotta da Marx, che dimostra che nell’ambito del modo di produzione capitalistico a un certo punto, quanto il capitale accumulato giunge a un certo livello e di conseguenza il saggio medio di profitto scende, si crea un conflitto tra creazione di plusvalore e realizzazione del profitto prodotto. I capitalisti dovrebbero investire tutto il plusvalore estorto, anche se così facendo il tasso di profitto diminuisce. Se i profitti attesi diminuiscono, i capitalisti cessano l’accumulazione, con la conseguenza di non valorizzare tutto il plusvalore estorto. Ma per sua natura il capitale non può accettare né produrre meno plusvalore né non valorizzare tutto il capitale, e da questo tipo di dinamica che nasce la crisi attuale.   

   In questa fase diminuisce il capitale impegnato nella produzione e aumenta il capitale impegnato nella sfera finanziaria.

 Quest’aumento del capitale finanziario fa sì che la crisi in questa fase assume la veste di crisi finanziaria. I movimenti propri del sistema finanziario diventano essi stessi un ulteriore fattore di sconvolgimento del capitale impegnato nella produzione di merci e una via attraverso cui la crisi compie il suo cammino.

   Ne deriva un’enorme accelerazione del processo di concentrazione dei capitali che tentano di raggiungere la “massa critica” indispensabile per reggere lo scontro con i concorrenti. Tale processo, nel corso degli anni, ha trovato una proiezione nello sforzo di ciascuna grande potenza imperialistica ci costituire aree economiche integrate, al cui interno si cerca di portare al minimo la concorrenza tra i capitali, in modo da concentrare i propri sforzi nella lotta contro i concorrenti esterni. In tal senso si sono mossi gli U.S.A., che hanno cercato attraverso il Nafta di costituire un’area di libero scambio. Allo stesso modo il Giappone, che si muove da tempo per cercare di sottomettere alla propria influenza un’area del Pacifico dai confini sempre più ampi e che rappresenta un punto focale dello scontro interimperialistico, lo stesso discorso vale per la Cina.

   Confrontarsi con queste aree a dominanza statunitense, giapponese e cinese è divenuto impossibile senza gettare sul piatto della bilancia un potenziale economico del medesimo ordine di grandezza: i paesi europei, con la Germania in prima devono cercare di abbandonare ogni ambizione di contare nelle relazioni internazionali per la supremazia se avessero continuato ad agire in ordine sparso senza avere, presi singolarmente, una capacità economica paragonabile a quella dei concorrenti. Dentro questo quadro dei rapporti mondiali è nata l’esigenza materiale dell’integrazione europea.

   In questo contesto l’accesso alle informazioni è diventato una risorsa strategica di primaria importanza: sapere in anticipo quale possa essere il comportamento degli avversari, dei concorrenti e degli alleati sul mercato mondiale (dal gioco in borsa alla fluttuazione delle monete, dalle gare d’appalto internazionali alle misure creditizie, dalla gara per l’assegnazione dei lotti petroliferi a quella per le forniture militari ecc.) offre un evidente vantaggio a chi vi si riesce e sfavorisce chi è occultamente osservato.

CAPITALE FINANZIARIO E GUERRA ECONOMICA

   Una delle conseguenze della crisi in atto è stata che le attività di speculazione si gonfiano e diventano preminenti rispetto alle attività del capitale impiegato nella produzione, basti pensare che il 70% delle transazioni che avvengono nel mercato mondiale sono: speculazioni di borsa, concessioni di prestiti usurai, acquisto di titoli, azioni e obbligazioni. Tutto ciò non produce plusvalore, ma consente invece il trasferimento di plusvalore da una frazione di capitale all’altra e in pratica: dai piccoli risparmiatori alle grandi concentrazioni finanziarie, dai paesi economicamente deboli a quelli forti ecc.

   Per favorire questa circolazione di denaro c’è stata la quasi totale liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitale e l’interazione del sistema borsistico internazionale (grazie alla rivoluzione tecnologica e in particolare informatica con comunicazioni iper-rapide a tutti i livelli). Tutto ciò ha prodotto un’intensificazione esponenziale della mobilità dei capitali insieme con accelerati processi di concentrazione a livello mondiale, con la conseguenza di un riassetto dei rapporti di forza fra le diverse cordate finanziarie mondiali. Allo stesso tempo, la proliferazione delle società offshore e delle transazioni estero su estero, ha sottratto il capitale finanziario alla pressione fiscale per una sua buona parte.

   A tali tendenze è andata affiancandosi una lenta ma continua trasformazione della funzione della moneta: la comparsa della “moneta virtuale elettronica” (carte di credito, bancomat, ecc.), la nascita di una moneta come l’euro, il tendenziale sganciamento delle monete dall’oro ha sensibilmente modificato il sistema monetario.

   In particolare questo ha prodotto un apprezzamento delle monete riguardo alle

reciproche tendenze sui mercati finanziari, in un circuito autore feriale, per cui l’Euro acquista o perde rispetto alla Dollaro non in base alle rispettive riserve auree, ma in base alle fluttuazioni degli scambi sul mercato finanziario internazionale e questi non sono orientati sull’effettiva situazione di una moneta, ma sulle previsioni del suo comportamento, per cui una valutazione di Mood’y o Standard & Poor’s influenza i mercati molto di più dell’analisi dei fondamentali aspetti economici.

   La guerra economica è solitamente presentata come una guerra fra monete e dunque, fra Stati. In realtà, essa non è andata oltre a certi limiti, sia per il reciproco interesse delle maggiori divise monetarie mondiali (dollaro ed euro, soprattutto ma anche la sterlina ha un interesse analogo) a non destabilizzare oltre a un certo limite il sistema monetario mondiale, sia per l’azione convergente dell’amministrazione americana e degli altri governi dei paesi imperialisti a non creare situazioni che potrebbero portare a dei fattori d’instabilità politica a livello internazionale.  Alcuni elementi che tendono a cercare di raffreddare il conflitto sono: la necessità di far fronte alla concorrenza cinese, in conflitti nel Medio Oriente, l’esigenza di gestire in qualche modo la bolla del debito internazionale dei paesi dipendenti ecc.

   Dove, invece, questa guerra è divampata con maggiore intensità è stato essenzialmente nel settore delle acquisizioni bancarie e in quello del controllo delle grandi reti delle telecomunicazioni. Questo conflitto ha assunto la forma di scontro fra cordate di gruppi finanziari (non di radio multinazionali). In questo conflitto, qui e lì affiora la mano di qualche servizio segreto statale a supporto di questa o quella cordata, ma questo spesso prescinde sia dalle politiche ufficiali dello Stato di riferimento, in qualche caso è possibile notare agenzie di un medesimo Stato collocarsi in due cordate opposte e confliggenti. Questo lascia intendere che siamo di fronte a cordate finanziarie – informative.

Le imprese di telecomunicazione

   Nel settore delle telecomunicazioni si producono segnali elettrici, radioelettrici, flussi elettronici ecc., che trasformano (modulandosi) e inoltrandoli utilizzano diversi mezzi di trasmissione (cavi, reti hertziane, satelliti) collegati tra di loro in reti. Questi segnali sono la traduzione di messaggi, chiamati comunemente “informazioni”. Ciò che ci interessa, in questo discorso non è il contenuto di queste informazioni (anche se ovviamente non è irrilevante, ma questo è un altro discorso) ma il processo di lavoro che permette di produrre e inoltrare segnali (allo stesso modo in cui per l’industria del trasporto, il cui carattere produttivo non è legato alla natura dell’oggetto trasportato). Il lavoro produttivo consiste nel fare in modo che queste attrezzature siano costantemente disponibili (lavoro di manutenzione) e che una volta attivati, i segnali siano inoltrati nelle migliori condizioni di velocità, affidabilità, regolarità (lavoro di regolazione del traffico). L’insieme dei lavoratori che effettuano questi lavori creano del valore. Il plusvalore è accaparrato dai capitalisti proprietari dei mezzi di produzione.[1]

 Commutazione, elettromeccanica, sistema analogico (fino agli anni ‘70/’80)Commutazione, elettronica, sistema numerico (linguaggio comune al telefono, alla memoria centrale del calcolatore, alla televisione; base per il “multimedia”)
Forza – lavoroOperai delle linee (scavo delle trincee, posa dei pali) Tecnici delle centrali telefoniche. Centralinisti. Formazione di base: elettrotecnica.I lavoratori hanno una qualificazione più approfondita in elettronica ed in informatica. Lavori come quello del centralinista sono poco a poco sostituiti da dei sistemi di consultazione elettronica come il Minitel.
Strumenti di produzioneCentrale telefonica rotativa. Linee, cavi (aerei, sotterranei e subacquei). Cabine telefoniche o standard di ricezione. Relè hertziano, satelliti.                                                                                                                                                                                                        Centrali telefoniche, amplificatori, relè hertziano. Cavi, fibra ottica, satelliti. Attrezzature di ricezione (telefono, fax, memoria centrale del computer ecc.).

   E facile comprendere che il consumo individuale di questa merce è un consumo non produttivo. Ma, esiste un consumo produttivo di questa merce.

   Il processo di produzione di alcune merci richiede il ricorso all’industria delle comunicazioni, tanto che quelle che assicurano i collegamenti telefonici che quelle che rendono operanti i mezzi di trasmissioni specializzati come le società di trasmissione satellitari.

   Prendiamo il caso delle industrie di produzione televisiva. La loro produzione (immagini e suono) deve essere inoltrata fino al ricevitore televisivo. La forma che va rivestire la vendita di questa produzione (che sia attraverso un canone forfettario, un abbonamento o un pagamento attraverso carta di credito) non influisce nella questione qui trattata. Inoltre queste immagini e questo suono possono loro stesse state oggetto di una o più trasmissioni preliminari prima di essere pronte per la diffusione (è in particolare il caso dei servizi televisivi che sono inoltrati dalla telecamera fino agli studi della catena televisiva, prima di essere trasmessi in rete). Tutte queste operazioni che utilizzano i mezzi di produzione delle industrie delle telecomunicazioni aggiungono valore alla merce prodotta dall’industria di produzione televisiva.

   Il lavoro gratuito dei lavoratori delle comunicazioni (come quello dei trasporti) rende operanti i mezzi di produzione, crea plusvalore. Sarebbe la scoperta dell’acqua calda dire che non c’è omogeneità (ma in quale settore produttivo esiste omogeneità?). Il lavoro nei centri di smistamento, con la sua organizzazione e il suo inquadramento è differente da quello dei tecnici di una centrale telefonica elettronica. Gli uni si sentiranno più “spontaneamente” vicini agli operai di una grande impresa mentre gli altri sono certamente molto più in difficoltà a collocarsi nella classe operaia. Queste differenze possono essere amplificate sul piano soggettivo poiché molti di questi lavoratori beneficiano ancora lo status d’impiegato o di dipendente dello Stato di qualche altra amministrazione pubblica.[2] Ma il fatto che facilita la presa di coscienza è la lotta di classe. I grandi movimenti di lotta fanno grandemente evolvere la mentalità, come diceva un macchinista nel dicembre del 1995, “all’inizio dello sciopero, io mi sentivo macchinista. In seguito, mi sono sentito lavoratore della SNCF. Alla fine, mi sono sentito lavoratore”.

LA GRANDE ASCESA DEI SERVIZI SEGRETI “PRIVATI”[3]

   Da tempo, qualsiasi grande azienda si è dotata di una propria struttura d’intelligence (eufemismo per dire servizi segreti), ufficialmente per difendersi da intrusioni informative altrui, ma come sempre, per compierne proprie. In alcuni casi si tratta di apparati capaci di attuare operazioni informative sia difensive che offensive di notevole livello. Dunque l’attività di spionaggio non è un’attività riservata esclusivamente agli apparati statali. Tale tendenza ha conosciuto, nell’ultimo ventennio, una crescita impetuosa soprattutto in funzione della guerra economica ma anche della contemporanea presenza di fenomeni quali il “terrorismo”[4] e la pirateria.  Quello che è definita “emergenza terroristica” ha indotto, infatti, una domanda di protezione di persone e impianti che è soddisfatta da un fiorente settore della sicurezza privata. [5]

   Un aspetto particolare ma rilevante è quello dello sviluppo delle private Security Companies (Psc) e del loro intreccio, da un lato con i servizi segreti statali, dall’altro con i gruppi del capitale finanziario internazionale. Il mercenariato ha conosciuto in questo periodo una crescita esponenziale nell’ultimo ventennio in coincidenza con l’esplodere delle guerre nella Repubblica Federale Jugoslava, in Somalia, in Iraq e in Afghanistan.: ormai le Psc operano per conto delle cosiddette ONG, per l’ONU e per le agenzie “umanitarie”.

   Fra i compiti assolti dalla Psc, vi è la prevenzione di attentati, di rapimenti o di azioni comunque ostili al committente, di rapimenti o di azioni ostili al committente, quindi delle attività che implicano un lavoro di spionaggio (che adesso eufemisticamente si dice intelligence). Tanto più. Spesso, il committente chiede alle Psc di fornire informazioni di ampia portata; questo è in particolare il caso di diversi Stati afro-asiatici che, spesso non hanno la disponibilità di avere un proprio servizio di spionaggio-controspionaggio.[6]

 Tuttavia, compiti di natura spionistica, sempre più spesso, sono spesso commissionati a organismi “privati” anche nei paesi imperialisti, per le più diverse esigenze. Ad esempio, alcune Psc sono state cooptate in operazioni contro la pirateria di mare.

   A partire degli anni ’80, infatti, si è assistito a un improvviso revival della pirateria in particolare nel mar della Cina[7] che, nei tardi anni ’90 ha toccato punte di tutto rispetto dal punto di vista economico.[8] A questo si è poi aggiunto il fenomeno della pirateria informatica (dall’hackeraggio alla predazione di software, che trova i principali punti di partenza in paesi come la Cina.

  Esiste da tempo un cyber guerra tra Cina e Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ammesso di essere stati sotto attacco da parte di diversi Stati, come la Cina e la Russia.

   Anche la Cina attacca gli Stati Uniti con una brigata di hacker e sfruttando i social network per fomentare la rivolta in Iran.[9]

   Nel mese di gennaio 2010 Google aveva denunciato di essere stato oggetto di attacchi di pirati informatici che avevano preso di mira i dissidenti cinesi che usavano le sue piattaforme di posta elettronica.

   Sempre nel 2010 nella cyberguerra tra Cina e Stati Uniti si ebbero dei risvolti che si potrebbe definire clamorosi: il traffico internet di molti siti di agenzie governative americane, comprese alcune del Pentagono, nell’aprile fu “sequestrato” da server cinesi per circa 18 minuti. Lo denuncia un rapporto al Congresso dall’Us-China and Security Review Commission, la Commissione USA che ogni anno rilancia un rapporto sullo stato delle relazioni con la Cina. [10]

   Tutto questo dimostra che da tempo Internet è un campo di battaglia, per questo il

Pentagono si sta preparando per le guerre future. Ha formalmente nominato il suo primo cyber-generale della storia: il generale a quattro stelle Keith Alexander è stato nominato responsabile del Cyber Command, il comando che ha lo specifico compito di combattere sulle reti informatiche. La nomina di Alexander segue l’assegnazione da parte del Dipartimento della “Difesa” americano di 30.000 aggiuntivi ai cosiddetti “fronti della guerra informatica”. In totale sotto il Cyber Comando operano circa 90.000 uomini. Questa divisione cibernetica cominciata sotto Bush si è rafforzata sotto Obama.

   Robert Gates, che era  il segretario alla “Difesa” americano all’epoca dell’amministrazione Obama, ha detto che il cyberspazio è il quinto campo di operazioni militari, che si aggiunge a terra, mare, cielo e spazio. La guerra è certo virtuale, ma le conseguenze possono essere reali, devastanti: basta un virus a bloccare la distribuzione elettrica di grandi aree, paralizzare i contatti tra aerei e torri controllo, silenziare i telefoni di un’intera nazione. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Sempre nel 2010 è comparso un virus, lo Stuxnet, che ha infettato 30.000 computer iraniani.

    In questo quadro di cyber guerra in atto, si sviluppano le piraterie informatiche. Proprio per “combatterle” [11] che sono sorti organismi specifici (come il Piracy reporting center o la Cybercrime  unit) che affiancano strettamente organismi di sicurezza pubblici e “privati” e sono in larga parte finanziate da imprese assicuratrici, compagnie di navigazione, associazioni imprenditoriali, case discografiche, grandi imprese informatiche ecc.

   Lo stesso intreccio si osserva nel caso delle Pcm, di cui è interessante scorrere l’elenco delle compagnie di che utilizzano soldati mercenari: accanto a quelle tradizionali (come la sudafricana Executive Outcomes, e l’inglese Sandline International) si trovano le più recenti compagnie statunitensi (spesso indicate con il generico appellativo di contractors) e fra esse: Bdm International Inc. (controllata da un gruppo finanziario dell’ex segretario di Stato James Baker e dell’ex ministro della difesa Frank Carlucci, la Strategic Applications International Corporation (nel cui consiglio di amministrazione siedono due ex ministri della difesa, William Perry e Melvin Laird).

   La Kellog Brown & Root (Kbr) è affiliata all’Hulliburton, la principale società di servizi e impianti petroliferi al mondo (guidata dal 1995 al 2000 dal vicepresidente dell’amministrazione Bush, Dick Cheney) e titolare dopo l’invasione del 2003 dell’Iraq, del progetto per la bonifica dei pozzi petroliferi scelti dal Pentagono.[12] Inoltre la Kbr ha un contratto di gestione dei pozzi del campo di prigionia di Guantánamo. La Military Professional Incorporated (Mpri) fondata in Virginia nel 1998 da otto ufficiali in pensione, che ospita nel consiglio di amministrazione personaggi come il generale Carl E. Vono ex Capo di Stato maggiore dell’esercito all’epoca della guerra del Golfo del 1991 e dell’invasione di Panama, presidente,

Ronald H. Griffith, ex Capo di Stato maggiore, vicepresidente.

   Tutto ciò lascia intendere che in realtà la Mpri è una sorta di appendice esterna dell’esercito USA, perché collabora con esso.[13]

   Nel novembre 2000, è nata l’Alexandria Group allo scopo di offrire un alto standard di servizi per la sicurezza e investigazione ai governi locali, a quello federale e al settore privato.

   Questa fioritura è stata largamente favorita dalla politica del governo USA, soprattutto do l’11 settembre, poiché la privatizzazione offre numerosi vantaggi: permette a Washington di tutelare il personale militare, mantenendo al contempo la sua capacità di influenzare e dirigere importanti missioni. Le imprese sotto contratto possono addestrare un intero esercito.

   Non è privo di significato che questo intreccio tra apparati statali e finanza che è una tendenza essenziale del capitalismo nella sua fase imperialista, ha trovato nel campo dello spionaggio/controspionaggio il suo campo d’applicazione privilegiato.

   L’elemento centrale che ha favorito il rilancio di queste formazioni mercenarie resta comunque la guerra economica. La centralità dell’uso delle informazioni per orientare il mercato di borsa o le fluttuazioni monetarie di questo connubio.

   Il meccanismo in sostanza è questo: da un lato un soggetto riesce a procurarsi informazioni riservate autentiche,[14] dall’altro il controllo (o l’influenza) su un media[15] o su un’agenzia di valutazione internazionale consentirà la diffusione delle notizie ritenute utili (poco importa se vere o false) a indurre altri ai comportamenti desiderati. Se si vuole indebolire un titolo azionario, si procede diffondendo notizie sulla sua prevedibile scarsa rendita; ma, se s’intende causarne il crollo si dovrà fare una campagna più massiccia con argomenti più “pesanti” (una grave situazione debitoria tenuta nascosta, forti irregolarità di gestione, una prossima devastante ispezione fiscale, oppure un’inchiesta giudiziaria) modulando opportunamente fra dati veri, falsi suggestivi, parziali ecc.

   Se si applica i principi della guerra psicologica all’economia e, in questo campo, i servizi segreti vantano competenze professionali senza confronti, perché vengono da mezzo secolo di “guerre ideologiche”[16] condotte soprattutto attraverso le modalità della guerra psicologica. Inoltre per quanto i servizi segreti “privati”, possano avere a disposizione capitali, tecnologie e professionisti del settore, non superano mai il divario che li divide da servizi statali che godono di margine d’azione legale negati ad altri[17], che hanno molti strumenti in più per reclutare confidenti[18].

   Si comprende quindi come il servizio segreto “privato” cerchi di appoggiarsi a quello statale non potendo raggiungere da solo gli stessi scopi.

   Peraltro i servizi segreti statali hanno da guadagnare da una stretta collaborazione da una stretta collaborazione con quelli “privati”: innanzitutto essi sono stati creati e sostenuti da potenti gruppi finanziari in grado di assicurare un apporto considerevole di somme anche ingenti e di informazioni.[19] In secondo i grandi gruppi finanziari possono offrire ottime coperture per le attività dei servizi segreti statali, in terzo luogo, spesso, questi gruppi finanziari hanno a propria disposizione importanti network giornalistici e televisivi. Infine, un’azione congiunta di servizi segreti e di poteri economici può essere un ottimo strumento per condizionare una classe politica eventualmente riottosa.

   In questa convergenza non ci deve meravigliarsi che sorgano e maturino pratiche di corruzione che vedono i dirigenti dei servizi consociato agli affari della cordata finanziaria di riferimento.

   Tutto questo sfocia nella nascita di un unico sistema organizzativo pubblico-privato d’intelligence nella quale sono riassorbite anche molte agenzie investigative di tipo libero-professionale.[20]

   A cementare questo blocco è un settore particolare come quello delle telecomunicazioni. Va da sé che si tratti di un settore di diretto interesse militare: colpire le telecomunicazioni di un paese (magari attraverso un bombardamento informatico di macro virus) equivale a bloccarne i trasporti, l’attività bancaria, amministrativa, produttiva, in poche parole, colpire il sistema nervoso di una società e ridurla alla paralisi.  L’interesse militare difensivo e offensivo che un simile obiettivo strategico riveste appare evidente, non a caso in qualsiasi paese i servizi militari esercitano una sorveglianza neppure tanto dissimulata su tali reti. Ma, anche senza pensare a un intervento bellico sulle telecomunicazioni, esse rivestono un interesse di natura informativa per la possibilità di essere intercettate. Sin dal 1947 gli USA, crearono  la NSA, che il compito di intervenire specificamente nelle campo delle intercettazioni e decodificazioni, dei segnali radio, telegrafici e poi elettronici. Immediatamente dopo la NSA concluse un accordo con i paralleli servizi di Inghilterra, Canada, Australia e Nuova Zelanda. In seguito vi aderirono anche l’Italia, la Germania Occidentale, il Giappone ecc.; ma in una posizione di disparità per cui il primo firmatario, la NSA riceveva informazioni da tutti ma ne ritrasmetteva solo a propria discrezione. I secondi firmatari (i paesi di lingua inglese) ne ricevevano da terzi (Giappone, Italia, Germania ecc.) ma inviavano obbligatoriamente solo alla NSA e agli altri secondi firmatari, e solo discrezionalmente ai terzi che, di fatto, erano gli unici ad avere l’obbligo di versare agli altri senza garanzia di ricevere in contraccambio. E anche significativo che la NSA verso la fine degli anni ’60 aveva esteso i suoi controlli telefonici anche agli alleati europei: questo è accaduto in un momento che avevano visto insorgere, un conflitto fra l’Europa Occidentale e gli USA poi sfociato nella denuncia unilaterale degli accordi di Bretton Woods sulla convertibilità del dollaro.[21]

   Dalla stessa intesa dei 5 paesi di lingua inglese è poi sorto, a metà degli anni ’90, il programma Echelon che prevede l’intercettazione sistematica delle comunicazioni sia su satellite (e parzialmente via cavo) e il trattamento automatico delle informazioni così ottenute. Grazie a questo programma i servizi amerikani riuscirono a penetrare nel sistema informativo dell’Unione Europea servendosene per far vincere una ditta americana, una gara per la fornitura di airbus alla Turchia.

IL CASO TELECOM

   E’ in questo contesto che s’inserisce il caso Telecom.

   A partire dal 2001 assistiamo a un incessante processo di aggregazioni, incorporazioni, scalate nel mondo bancario. Sono i contraccolpi dell’accentuazione della concorrenza determinata dalla crisi e dell’unificazione europea. In sostanza se il gonfiamento del capitale finanziario[22] impone un processo particolarmente intenso di concentrazione, dall’altro l’unificazione europea esige un riassetto della mappa dei “poteri forti” a livello continentale. In altre parole, il “salotto buono” della finanza italiana deve cessare di esistere perché è un organismo poco efficace di governo e controllo dell’economia. Per questo motivo, occorre costruire il “salotto buono” della finanza europea di cui possono esistere alcuni sotto-livelli nazionali, ma solo come articolazioni periferiche. Questo, però, non può avvenire in modo indolore: la ridefinizione di tutti i rapporti di forza produce inevitabilmente una “guerra bancaria” destinata a lasciare sul campo morti e feriti. E tanto peggio, se questo avviene, da un lato, con il condizionamento di una pressione americana indotta dall’apertura totale dei mercati e dall’altro dalle cordate europee che mirano a proteggersi dalla penetrazione d’oltre oceano. Si tratta di una lotta sorda e non dichiarata, perché nessuno apertamente mette in discussione apertamente le politiche del WTO, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. La guerra economica può essere condotta solo come guerra coperta e come stato di fatto ma non può in nessun modo essere dichiarata per ragioni di ordine politico.

   Questo tipo di guerra è combattuta a colpi di scandali, intercettazioni, interventi giudiziari, scalate occulte, alleanze segrete ecc. Questa situazione per gli uomini nuovi della finanza, gente venuta dal “nulla” come i Ricucci è l’ideale.

   E quando questi personaggi, come moderni pirati, decidono di assaltare galeoni come l’Antonveneta e il Corriere della Sera, i “salotti buoni” puntualmente fanno scattare la loro risposta che travolgerà chi ha concesso a questi pirati la patente della guerra della guerra di corsa: il presidente della Banca d’Italia, Fazio.

   In realtà, questo non è stato che un solo aspetto della “guerra per banche” combattuta in questi anni. In particolare, dal 2003, è un succedersi ininterrotto di scandali finanziari, clamorosi crack, scalate improvvise e raid finanziari (Parmalat, Cirio, Antonveneta, ecc) e il caso Telecom è stato la battaglia più importante di questa guerra durante la quale sono sorti due nuovi giganti (Intesa-San Paolo e Unicredit – Capitalia) che sembra possano imporre la “pax bancaria”.

    Le pagine di quotidiani e settimanali e settimanali con i testi delle intercettazioni sono state uno dei pezzi forti di questa guerra. È interessante notare come tali pubblicazioni non siano state su conversazioni inerenti ai problemi finanziari, ma spesso erano inerenti a “scandali sessuali” (pensiamo a Lapo Elkann). Questo tipo di scandali ha avuto un riflesso indiretto di natura politica o finanziaria. Pensiamo ai dubbi sul caso Elkann. Le dichiarazioni di Lapo contro Moggi hanno confermato che quello che gli era accaduto era stato provocato; allo stesso modo, appare evidente che calciopoli è stata provocata per eliminare Moggi. Esiste una relazione fra questi fatti e lo scontro interno alla FIAT fra Cordero, Marchionne ed Elkann?

   A tutto ciò bisogna aggiungere la guerra che oppone fra loro i vari servizi segreti fra loro. Da un lato si trovava il capo della polizia De Gennaro (miracolosamente sopravvissuto tanto al cambio di maggioranza nel 2001 che ai fatti di Genova e ai relativi processi in corso) che è riuscito a recuperare terreno e a restare uno dei principali attori del sistema “di sicurezza”[23]. Genova ha provocato le dimissioni del vice-capo della Polizia, Andreassi e di Barbera, ma solo dopo quattro mesi il primo è stato nominato vice-direttore del SISDE e il secondo vice-direttore del CESIS. Il peso di Andreassi è aumentato quando Mario Mori è stato coinvolto nel caso giudiziario inerente la trattativa  per catturare Riina.

   L’altro polo era costituito dal SISMI che era guidato dal Pollari.

   Pollari sino al 2001 era a capo della Guardia di Finanza, dove aveva avuto modo di confrontarsi con tecnici preparati sui temi della penetrazione finanziaria ostile, della difesa della moneta ecc. (gli aspetti della guerra economica) e, quando fu chiamato a dirigere il SISMI si portò a presso diversi esperti del ramo.

   L’11 settembre e soprattutto le missioni Afghanistan e in Iraq ha offerto al SISMI una grande occasione di rilancio (le azioni all’estero sono di competenza stretta del SISMI). I rapimenti di italiani hanno rafforzato la posizione del SISMI trovatosi a gestire tali eventi sotto i riflettori dei media. Intessendo un’efficace rete di contatti, il SISMI è riuscito spesso a liberare gli ostaggi italiani. Nonostante “l’incidente” di Nicola Calipari, gli ottimi rapporti con la CIA e il servizio segreto militare dell’esercito USA non sono mai venuti meno. Mentre l’FBI preferiva i rapporti con il capo della polizia De Gennaro.

  Il SISMI non ha mai nutrito alcuna simpatia del progetto di De Gennaro di un coordinamento antiterrorismo che non fosse meramente rituale, soprattutto se a capo di quest’organismo ci fosse il capo della Polizia. Diversi i punti di riferimento politici dei due capi: De Gennaro ha avuto i suoi interlocutori in uomini della sinistra borghese come Violante e Minniti (pur senza mancare una buona intesa con il ministro Pisanu), mentre Pollari guardava preferibilmente a uomini come Berlusconi o Martino (pur guardando con grande fair play a Fassino).

   I telefoni italiani sono sempre stati strettamente collegati ai servizi segreti non è proprio un caso che la prima agenzia dei Telefoni di Stato avesse sede direttamente dentro il Viminale. Dopo la guerra, il servizio militare prese direttamente sotto la sua ala, le cinque compagnie telefoniche presenti in Italia, esercitando una costante opera d’intercettazione senza alcuna autorizzazione della Magistratura. Infatti, le garanzie sulla segretezza della corrispondenza epistolare sono state estese anche alle comunicazioni telefoniche, solo dopo la formazione della Corte Costituzionale (1956) che, nella sua prima sentenza stabiliva appunto questa equivalenza. Questo non impedì per niente al Sifar (poi Sid) di proseguire nelle sue attività ormai illegali, con la piena collaborazione delle aziende.

   La Sip ha collaborato con il Sifar per la realizzazione delle schedature attuate dal generale De Lorenzo.

   Tutte le intercettazioni che furono fatte per queste schedature erano illegali. Tutto ciò è dimostrato inequivocabilmente dalla circolare interna n. 54 del 6 giugno 1968.[24] Con tredici anni di ritardo, la Sip informa le sedi operative alle proprie dipendenze che la legge n. 517 del 18 giugno 1955 ha modificato le norme per operare intercettazioni telefoniche. Prima di quella legge, chiunque si fosse qualificato come agente di polizia giudiziaria aveva libertà di accesso alle centrali telefoniche per operare o ordinare intercettazioni telefoniche. La legge del 1955 modificava tale procedura poiché rendeva obbligatorio, per gli agenti che si presentavano alla Sip per tali operazioni, l’esibizione di un decreto motivato di autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Per 13 anni, tutto ha funzionato come se la legge non esistesse, poiché la Sip ha “dimenticato” di dare disposizioni e rendere note le nuove norme del codice di procedura penale.

   La decisione della Sip non era casuale. Il 6 giugno 1968 il colonnello Rocca fu interrogato dalla Commissione parlamentare sulle deviazioni del Sifar e la Sip si cautela. Il colonnello Rocca si “suiciderà” il 27 giugno 1968. Rocca oltre a essere il capo dell’ufficio Rei del Sifar dal 1962, era il curatore del piano di offensiva anticomunista Demagnetize e il suo nume tutelare era Thomas Karamessines, il capo della sezione della CIA a Roma. Ma la decisione della Sip potrebbe avere un altro significato. Secondo quanto ha affermato il generale Ambrogio Viviani, già capo del controspionaggio del servizio militare, tra il 1968 e il 1969 la CIA decise di costituire una rete occulta all’interno della Sip, dove si comincia ad apprestare tale rete. Infatti, la circolare, alla fine, invita il personale dell’azienda, a essere flessibile nell’adozione delle nuove norme poiché: “alcuni casi particolari potrebbero dare adito ad interpretazioni diverse da quelle progettate: sarà perciò opportuno che, in tale ipotesi, si eviti potrete interpellarci per le vie brevi circa la condotta da tenere”. [25] Questo è un vero e proprio invito a eludere la legge.

   La Sip era posseduta quasi totalmente dalla finanziaria Stet, che raggruppava diverse società. Era presente oltre alle telecomunicazioni con Italcable, Telespazio e Sip, possedeva grossi complessi per la produzione di materiale militare, quali ad esempio la Selenia, la Oto-Melara, la Vitro-Selenia ecc. In queste aziende i servizi segreti sono di casa e la Stet può comodamente mutuare privilegi in commesse militari con le attività parallele della Sip. Per molto tempo presiedente della Stet fu Michele Principe, un piduista confesso. In precedenza era stato amministratore delegato della Selenia di cui in seguito divenne presidente. Principe, è l’uomo della NATO nel settore delle telecomunicazioni. All’inizio della sua carriera è stato dirigente della segreteria della NATO nel settore delle telecomunicazioni, divenendo in seguito presidente del Civil communications and Planning committee, l’organismo della NATO che opera nel settore delle telecomunicazioni. Inoltre, con la Selenia, è l’uomo della P2 inserito nel commercio delle armi.

   La struttura che si era crea creata nella Sip era collegata al Sismi.

   In Sip esisteva una struttura denominata Protezione e sicurezza impianti, il servizio che la gestiva si chiamava Sg/pi. C’era anche una struttura denominata Protezione civile. Nel caso di alluvioni e terremoti, la Sip poteva raccordarsi con la Protezione civile per il ripristino di linee e centrali.

   Una cosa che bisogna tenere conto del rapporto tra servizi segreti e le aziende di telecomunicazioni, è che il servizio militare esercita monopolisticamente la concessione del NOS necessario per gran parte dei tecnici e del personale direttivo di un’azienda che gestisce un esercizio telefonico.

   Questa situazione non è certamente cambiata con la privatizzazione. Addirittura all’epoca della gestione tronchettiana, quando divenne capo del servizio Pollari, furono splendidi.[26]

   Dal punto di vista finanziario, la Telecom acquistava enormemente importanza sia a seguito della sua privatizzazione, sia per il generale corso dell’economia mondiale che assegna alle telecomunicazioni un ruolo trainante senza precedenti. Peraltro la Telecom (come già la Sip) ha un personale qualificato di ottimo livello e di capacità tecnologiche di grande qualità, quel che ne ha favorita l’espansione (in particolare nel settore della telefonia mobile) in numerosi altri paesi come la Spagna, il Brasile, la Germania, l’Austria, la Francia, la Serbia, l’Egitto ecc.

   Quando Marco Tronchetti Provera alla fine degli anni ’90 giunse al vertice della Pirelli in sostituzione del suocero – Leopoldo Pirelli – impose l’immagine di un imprenditore dinamico, colto, capace di operare sul mercato internazionale.

   Acquisendo Telecom, Tronchetti medita di farne il crocevia del capitalismo italiano, qualcosa che abbia il ruolo che fu della FIAT dagli anni ’40 agli anni ’80, il cuore di Mediobanca, ma anche un gigante della finanza internazionale.

     Dietro questi progetti megalitici nascondevano la ben triste realtà di un gigante dai piedi d’argilla, Tronchetti aveva acquistato Telecom senza averne i soldi. Attraverso un meccanismo di scatole cinesi per cui Tronchetti detiene una percentuale di Olimpya che a sua volta possiede una parte delle azioni Telecom, Tronchetti in realtà controllava l’azienda telefonica con l’1% del capitale. Quest’operazione è stata compiuta grazie ai finanziamenti delle banche, girando poi debiti contratti alla stessa Telecom. In altri termini Tronchetti ha acquistato Telecom con i soldi di Telecom.

   È evidente che Telecom fosse destinata a diventare il campo di battaglia delle varie cordate finanziarie con relative appendici politiche, e dei vari servizi segreti. Non è un caso che fra i dossierati di Tavaroli e Pompa ci fosse il capo della polizia De Gennaro.

Per capire quello meglio la battaglia e quindi, gli intrecci fra apparati pubblici e privati, fra essi e la grande finanza e, attraverso questa, il mondo dei media, confluendo infine in unico sistema integrato finanziario-spionistico-politico-mediatico, vediamo una breve rassegna dei personaggi coinvolti:

  1. Giuseppe Tavaroli, già brigadiere del Ros milanese, diventato manager di alto livello, organizzatore della security della Telecom e della centrale d’intercettazioni abusive. È in rapporto eccellente con l’ex responsabile della CIA di Milano e si presta volentieri con tutta la sua struttura e con la sicurezza Pirelli, collaborare con il SISMI, la CIA e il Ros nel rapimento di Abu Omar.
  2. Marco Mancini, grande amico di Tavaroli, maresciallo dei carabinieri con una folgorante carriera che lo ha portato ai massimi livelli del servizio segreto militare (responsabile della prima divisione, quella da cui dipendono i centri di controspionaggio). È in ottimi rapporti con l’area dei Democratici di Sinistra che lo ritiene “dei nostri” (forse grazie al fatto che ha un fratello che è magistrato aderente a Magistratura Democratica) ed è in splendidi rapporti con i servizi americani ai quali dà un valido contributo nel campo de rapimenti, non manca di estimatori nell’area berlusconiana, e difeso da Francesco Kossiga e vanta amicizie nei servizi francesi e inglesi.
  3. Pio Pompa al contrario di Tavaroli, passa dalla sicurezza privata a quella pubblica, da funzionario Telecom diventa dirigente del SISMI. È uno strano personaggio, dice di essere comunista. Pompa è l’uomo del SISMI che cura i rapporti con la stampa, dove ha un ventaglio di confidenti, collaboratori, amici, conoscenti, partner commerciali che scambiano notizie. Questa rete, arriva fino a Repubblica, dove un giornalista (Luca Fazzo), forse per uno scambio di notizie, gli procura articoli che compariranno sul giornale all’indomani.[27]
  4. Fabio Ghioni, che nella Telecom dal 2002 un posto chiave. Ha il compito di difendere i server dagli attacchi dei pirati informatici e attaccare i computer di quelli che considera i nemici dell’azienda: giornalisti, manager, compagnie telefoniche concorrenti come la Vodafone e anche le industri pneumatiche che possono dare in qualche modo fastidio alla Pirelli di Tronchetti. La sua è una guerra informatica continua. Dove le battaglie si fanno a colpi di intercettazioni telematiche e invio di virus creati da un gruppo di ragazzi che mutuato il loro nome dal gergo dei marines: il Tiger Teame.[28] Ne fa parte hacker che usano nickname altrettanto singolari: c’è Astatoth , un demone sapiente che insegna ai maghi i segreti della scienza, c’è Goodboy, anzi g00db0y, con lo zero al posto della o, ci sono Spax e l’Arancione. A Roma lavorano tutti assieme in Viale Parco dei Medici nella Sala Mara, uno spazio interdetto agli altri dipendenti.[29] Ghioni, ha tenuto corsi in Estonia e in altri paesi per conto della Domina Security, una società che fa capo al gruppo traider della borsa milanese di Ernesto Preatoni (padre di Roberto che con Ghioni ha scritto un libro proprio in materia hackeraggio). Sedeva con Tavaroli, nel cda della Telsy, una società del gruppo Telecom che produce apparecchi di criptazione.

   Tutto questo mostra che i rapporti fra sicurezza Pirelli, sicurezza Telecom e SISMI siano tanto stretti da far pensare a un unico soggetto tricefalo.

   È in questo quadro che va inserita la vicenda del caso Abu Omar. Questo non è l’unico rapimento che la CIA fece in Italia; altri casi sono stati segnalati e c’è un rapporto del Parlamento europeo sulle prigioni e i voli segreti della CIA in Europa. Il caso Abu Omar è stato l’unico che ha avuto tanta attenzione e notorietà.   A differenza degli altri, ha avuto un’istruttoria penale, l’azione giudiziaria è stata sostenuta da una campagna giornalistica di Repubblica e dell’Espresso.

   La scoperta di Super Amanda merita anch’essa qualche riflessione. La Telecom aveva creato il Cnag, il Centro per le intercettazioni disposte dalla Magistratura, un dispositivo che chiamato Amanda. Ma alla fine del 2004 cominciarono a circolare le prime voci dell’esistenza di Super Amanda,[30] che è descritto come un centro, realizzato in Calabria, dotato di tutti i dispositivi necessari per captare comunicazioni telefoniche, ambientali ed elettroniche. Ne parla anche l’Espresso, in un’intervista all’allora Garante della Privacy Stefano Rodotà. Comincia a crescere l’interesse sull’argomento delle intercettazioni: la Tim dichiara di aver intercettato oltre cinquemila linee telefoniche per conto delle procure italiane, del Ministero della Giustizia e della Direzione nazionale antimafia.

   Ovviamente Telecom ha sempre smentito l’esistenza di Super Amanda, ma a conferma che nella Telecom qualcosa non vada, si sviluppa nei medi un’ondata di scandali sessual-finanziari, la cui costante è la pubblicazione delle intercettazioni. In alcuni casi i testi pubblicati sembrano assecondare le strategie di espansione di Tronchetti (ad esempio l’attacco ai “furbetti” che a suo dire, stavano tentando di scalare la Telecom). In alcuni casi si trattava d’intercettazioni (come quelle a Vittorio Emanuele o quelle del caso di calcio poli) che non avevano alcun particolare nesso – quantomeno eminente – con i piani del gruppo Olimpya. Tutto ciò fa sorgere un dubbio: oltre che Amanda e Super Amanda c’è anche una Super Super Amanda? E’ possibile che qualcuno interno al gruppo di Tronchetti sia riuscito a infilarsi nella centrale di intercettazioni abusiva di Tavaroli e abbia de liberamente diffuso u testi di alcune intercettazioni allo scopo di attirare i riflettori sulla Telecom e i suoi doppi fondi? In alcune dichiarazioni, Tronchetti ha – pur debolmente – accennato alla cosa dicendo che “Mi attengo ai fatti e chiedo: se la magistratura, nelle 344 pagine di ordinanza sugli arresti dei giorni scorsi, non parla mai di “intercettazioni” e più volte sottolinea che Pirelli e Telecom sono “parti lese e soggetti danneggiati dai reati”, perché nelle cronache non lo leggo e non lo sento?”.[31] Questa dichiarazione è fatta senza insistervi troppo, perché non avrebbe brillare gli apparati di sicurezza della Telecom e perché alla fin rischiava di dover ammettere l’esistenza di Super Amanda.

   Con Super Amanda Tronchetti aveva posto l’assedio al mondo della finanza italiana tentando di rifondare il “salotto buono” intorno a sé e alle sue intese internazionali (prevalentemente orientate verso i gruppi amerikani): ma la scoperta di Super Amanda – essenzialmente prodotta dal caso di Abu Omar – e l’arrivo di Prodi rovescia la situazione e alla fine gli assedianti diventano assediati. Le inchieste giudiziarie si moltiplicano, il governo non è più orientato a una benevole “neutralità”. Mentre l’esposizione debitoria con le banche iniziava a farsi drammatica. A ogni mossa di Tronchetti per venire fuori da pantano dei debiti o per espandersi sui mercati internazionali, corrispondeva subito il fuoco di artiglieria pesante da parte delle procure.

   Questo dimostra che l’affare Telecom è parte della guerra economica fra cordate finanziario – informative. 


[1] Il fatto che il proprietario dei mezzi di produzione sia lo Stato, non cambia nulla della natura capitalistica dell’impresa. Non ci deve scordare la natura di classe dello Stato, in altre parole lo Stato non è un organismo neutro sopra le classi sociali. Lo Stato è lo strumento della borghesia che sta al di sopra, è separato ed è in contrapposizione alle masse.

[2] Ma i processi di privatizzazione rimettono in discussione tutto ciò.

[3] Metto tra virgolette privato, perché sarebbe dire che i servizi segreti statali perché giuridicamente sono di natura pubblica, facessero l’interesse della collettività. Di qui non solo si salta l’effettiva storia dei servizi segreti, ma si trascura la natura di classe dello Stato che come comitato d’affari della borghesia imperialista ne deve fare gli interessi.

[4] Metto tra virgolette terrorismo, perché in questa definizione sono racchiusi fenomeni diversi e antitetici, quali le lotte per l’emancipazione del proletariato con lo stragismo attuato da parte dei vari servizi segreti.

[5] Quanto aveva ragione Marx quando scriveva: “Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina più da vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale. Con ciò si verifica un aumento della ricchezza nazionale, senza contare il piacere personale, come [afferma] un testimonio competente, il professor Roscher, che la composizione del manuale procura al suo stesso autore. Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici. Il delinquente produce un’impressione, sia morale sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “servizio” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo [di Sofocle] e il Riccardo III [di Shakespeare].

Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi modi di difesa e così esercita un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi (‘strikes’) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni? E dal tempo di Adamo l’albero del peccato non è forse in pari tempo l’albero della conoscenza?

Il Mandeville, nella sua Fable of the Bees (1705), aveva già mostrato la produttività di tutte le possibili occupazioni ecc., e soprattutto la tendenza di tutta questa argomentazione: “Ciò che in questo mondo chiamiamo il male, tanto quello morale quanto quello naturale, è il grande principio che fa di noi degli esseri sociali, è la solida base, la vita e il sostegno di tutti i mestieri e di tutte le occupazioni senza eccezione […]; è in esso che dobbiamo cercare la vera origine di tutte le arti e di tutte le scienze; e […] nel momento in cui il male venisse a mancare, la società sarebbe necessariamente devastata se non interamente dissolta”. Sennonché il Mandeville era, naturalmente, infinitamente più audace e più onesto degli apologeti filistei della società borghese”.
(K. Marx, Teorie del plusvalore)

[6] Si calcola che i due terzi degli Stati africani appalti l’attività informativa ad agenzie private americane e europee come quella fondata da Eugenio Cefis negli ultimi anni della sua vita e diretta dall’ex ufficiale dei carabinieri Efrem Campese.

[7] Molto probabilmente il governo di Pechino non è del tutto estraneo al fenomeno, quantomeno limitandosi a non far nulla per garantire la sicurezza delle proprie coste, magari nella valutazione che anche questo può essere funzionale all’accumulazione primitiva del capitale in funzione dello sviluppo economico cinese. In fondo sarebbe solo riproposizione, quattro secoli dopo, di quello che fece l’Inghilterra.

[8] Solo negli ultimi tre anni del decennio scorso gli attacchi a imbarcazioni mercantili nel Mar della Cina sono cresciuti mediamente del 25% ogni anno e questo ha provocato un rincaro dal 10 al 20% dei premi assicurativi.

[9] http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51556girata.asp

[10] http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lastp/375532/

[11] Mette sempre tra virgolette, perché lo sviluppo della pirateria informatica è solo una scusante.

[12] Ha fatturato 483 milioni di dollari nel 2002 (0,28% del totale del budget del Pentagono).

[13] Procura istruttori per corsi avanzati e insegnati per la Civil Air Patron e organizza corsi di specializzazione per insegnati a Fort Sill, Fort Knox, Fort Lee e altri centri. La Mpri ha curato un manuale da campo, che fissa le regole  con cui l’esercito deve interagire con le società private. È paradossale che a stabilire tali regole sia una compagnia privata pur se per conto del committente Statale.

[14] Per autentiche non si deve intendere necessariamente veritiere: una determinata azienda può essere in possesso di informazioni errate o ingannevoli, ma per il soggetto osservante questo è solo relativamente importante, perché quello che rivela è che quelle informazioni influiranno sul comportamento dell’azienda e che l’azienda concorrente che si procura l’informazione è in grado di prevedere tale comportamento.

[15] E di volta in volta sarà opportuno trasmettere un’informazione per il tramite di una pubblicazione specializzata o un’ampia diffusione.

[16] Pensiamo solamente a quella che fu definita “guerra fredda”.

[17] Pensiamo solamente all’accesso a tutte le banche dati della Pubblica Amministrazione (in barba a qualsiasi normativa di privacy), alla collaborazione dovuta da tutti gli organismi di polizia, all’accesso agevolato in ambienti quali caserme e carceri, alla presenza di appositi uffici di osservazione come gli Usta presso le ditte protutrici di armi.

[18] Magari chiudendo un occhio sui reati del reclutando, procurargli favori di ordine amministrativo, ricattarlo ecc.

[19] Pensiamo solamente quale possa essere l’apporto informativo di una banca o di una compagnia assicurativa.

[20] Pensiamo alle agenzie investigative private. Uno dei più noti investigatori italiani Tom Ponzi non solo fu coinvolto nei primi anni ’70 in un vasto scandalo giudiziario con l’accusa di avere pianificato una vasta rete di intercettazioni non autorizzate ai danni della Montedison e alcuni esponenti politici ma risultò (molti anni dopo la sua morte) che faceva parte di un servizio segreto parallelo denominato “Anello”. L’Anello sarebbe sorto nel ’43 per opera del direttore del Sim Roatta che pochi anni dopo avrebbe affidato la direzione dello stesso a un misterioso personaggio Otimsky, che era un generale israeliano e membro del Mossad (se non addirittura direttore del celebre servizio israeliano) e sarebbe rimasto operativo fino al 1981 La denominazione di Anello sarebbe stata data negli anni settanta da Andreotti principale referente politico del servizio parallelo il cui scopo era di ostacolare l’avanzamento delle sinistre (finanziando, per esempio, il Psi allo scopo di allontanarlo dall’orbita del Pci). Le basi operative erano a Roma e a Milano (presso la Caserma dei Carabinieri di via Moscova) e I principali attori dell’Anello furono personaggi noti quali, oltre a Tom Ponzi, c’erano Cabassi costruttore e finanziere, Grisolia giornalista del Corriere della Sera, Pisano’ e meno noti ma altrettanto influenti quali padre Zucca, il ten.col.Titta e il col. Musumeci Benincasa capocentro del Sid dal 1971 al 1991 e Carlo Fumagalli dei Mar. Quanto al ruolo operativo svolto a vario titolo da questi personaggi, s’ipotizza il coinvolgimento in alcuni dei casi più oscuri e drammatici della Repubblica quali il caso Moro, il caso Cirillo e l’evasione di Kappler dall’ospedale militare Celio.

[21] Il sistema che si era creato a Bretton Woods dagli stati imperialisti vincitori della seconda guerra mondiale dalla fine degli anni ’50 aveva iniziato a diventare una camicia sempre più stretta per il movimento economico delle società borghesi. Da una parte il declinare del tasso di profitto spingeva naturalmente ogni capitalista a ridurre i costi, ad aumentare i prezzi di vendita come mezzo con cui la singola frazione di capitale manteneva o aumentava il suo profitto. La struttura monopolista dell’economia, i sistemi di regolamentazione e gli interventi pubblici nell’economia creavano un terreno favorevole al dispiegarsi di questa spinta, perché, anche se non impedivano del tutto, ostacolavano però l’entrata in campo di nuovi concorrenti che puntassero sulla vendita a prezzi stracciati.

[22] Per capitale finanziario non bisogna intendere solamente speculazione borsistica. Lenin non parlò mai di soggezione del capitale industriale al capitale bancario, bensì della fusione di queste due forme di capitale che egli denominò appunto capitale finanziario. Bisogna intendersi cosa si intende quando si parla di finanziarizzazione  dell’economia. Ogni azienda non è più solamente e neanche principalmente un apparato produttivo, essa è diventata principalmente un pacchetto di titoli finanziari (azioni e obbligazioni) che i suoi padroni e i suoi dirigenti collocano in Borsa, commerciano tramite le istituzioni finanziarie e il mercato finanziario. Questi titoli primari (rappresentativi della proprietà di aziende che producono merci) sono entrati in vario modo a comporre titoli finanziari derivati, a loro volta commercializzati sul mercato finanziario di tutto il mondo ed entrati a comporre titoli di seconda generazione e via così varie volte. La gestione e la sorte dell’azienda apparato produttivo sono diventati variabili dipendenti del corso dei titoli primari e derivati.

[23] Sicurezza per le classi dirigenti di fare gli affari loro.

[24] http://www.fodazionecipriani.it/Scritti/lasip.html

[25]  http://www.fodazionecipriani.it/Scritti/lasip.html

[26] Pollari era una vecchia conoscenza dell’imprenditore milanese sin dai tempi della sua permanenza a capo della Guardia di Finanza.

[27] Fazzo sarà licenziato in tronco ma nessun media ha messo in risalto questo fatto a differenza del caso analogo che ha coinvolto Farina e nessun concorrente di Repubblica gli ha offerto un lavoro.

[28] Il termine Teager Time era usato originariamente con riferimento militare per quelle squadre il cui scopo era di penetrare la sicurezza di installazioni W”amiche”, e in questo modo di testare le loro misure di sicurezza.  Questo termine è diventato popolare nel mondo informatico, dove la sicurezza sei sistemi sono spesso tastata dai Tiger Team. Alcuni Tiger Team sono formati da hacker professionisti.

[29] http://espresso.repubblica.it./dettaglio/Dio-patria-e-spioni/1503447/16/0

[30] http://punto-informatico.it/1396753/Telefonia/News/super-amanda-smentisce-non-basta

[31] http://archiviostorico.corriere.it/2006/settembre/26/Tronchetti_contrattacco_parti_lese_siamo_co_9_060926073.shtml

LA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA SI INTERESSA DEL COSIDDETTO “MOSTRO DI FIRENZE”

•dicembre 3, 2022 • Lascia un commento

   Potrebbe apparire strano ma la Commissione Nazionale Antimafia si è interessata delle vicende del cosiddetto “Mostro di Firenze” facendo riemergere dei fatti che rischiavano di essere messi nel dimenticatoio.

   Uno di questi è la scomparsa e la morte presunta di Rossella Corrazin, una ragazza diciasettenne di San Vito Tagliamento, scomparsa il 21 agosto 1975 a Tal di Cadore (Belluno) mentre era in vacanza insieme ai genitori.

   La Commissione Nazionale è ripartita dalle dichiarazioni rese da Angelo Rizzo, uno dei mostri del Circeo, dalla quale emergerebbe il fatto che la vicenda di Rossella non solo si intreccerebbe con le vicende del cosiddetto “Mostro di Firenze”, ma che la ragazza sequestrata in Veneto fu seviziata e uccisa sul Trasimeno in Umbria[1]. Izzo fu ritenuto inattendibile tanto che il gip di Perugia decise l’archiviazione del caso, ma la Commissione Antimafia lo ha ascoltato nuovamente valutando nella relazione che dal suo racconto “emergono riferimenti che non hanno trovato smentita” e “premesso che anche a proposito della ricostruzione del presunto delitto in danno di Rossella Corazzin, non si può certo dargli credito senza riscontri esterni degni di questo nome, i fatti descritti presentano pur sempre la caratteristica di avere avuto, a distanza di molti anni, una qualche spiegazione verosimile, anche se, almeno per ora, totalmente priva di riscontri[2].

   Di tutte queste vicende in un intervista al Giornale ne ha parlatoGiuliano Mignini[3], ex magistrato perugino, consulente della Commissione d’inchiesta parlamentare che, nel corso della sua attività, si è occupato anche dei delitti del mostro. Nello specifico, Mignini è stato chiamato per la sua competenza non tanto sulle singole vicende che hanno insanguinato le campagne fiorentine, di cui altri in Commissione se ne sono occupati, quanto piuttosto sul filone perugino della vicenda, quello che vede protagonista indiscusso l’ormai tristemente noto Francesco Narducci, il medico di Perugia, rampollo di una nota famiglia dell’alta borghesia perugina, fortemente legata ad ambienti massonici – nello specifico al Grande Oriente d’Italia –  che l’8 ottobre del 1985 scompare nel nulla, per poi essere “ritrovato cadavere”. Sul dove e quando non v’è certezza.

  Mignini si è occupato a lungo del caso, come si è occupato anche di altri fatti di sangue che a vario titolo possono essere compresi in una vicenda che, a partire dai delitti del cosiddetto “Mostro di Firenze”, si amplia, cresce e allunga i propri tentacoli, suggerendo collegamenti all’apparenza assurdi, ma che a scavare bene sembrano aggiungere tasselli importanti a una storia ancora tutta da scrivere.

   In questa vicenda bisogna tenere conto, ci sono quelle morti che impropriamente sono state definite le “vittime collaterali”: un’altra lunga e inquietante scia di morti non direttamente collegati o collegabili al filone del mostro, ma le cui vicende – se messe in fila – vanno a comporre un mosaico sinistro, con modalità omicidiarie delle più orribili. Si va dal pastore e delinquente sardo Francesco Vinci, incaprettato, evirato e bruciato all’interno della sua macchina insieme al proprio servo pastore, a Milva Malatesta, brutalmente massacrata e riposta nella sua automobile data alle fiamme insieme al proprio figlioletto Mirco di quattro anni[4]; si passa per una lunga sequela di strani suicidi (persone impiccate con i piedi che toccano terra: Renato Malatesta e Vincenzo Limongi, rispettivamente padre ed ex marito di Milva), fino alla morte improvvisa di Pietro Pacciani. La lista però non finisce qui: solo per citare altre vittime possiamo ricordare Elisabetta Ciabani, anche lei protagonista di uno strano e cruento “suicidio” che richiama le modalità di attacco del mostro, e come si diceva prima della povera Rossella Corazzin, scomparsa nel nulla e oggetto delle attenzioni della Commissione. Al centro di questa ragnatela di misteri fiorentini (escludendo le morti dei Malatesta, del Limongi e del Vinci), in un modo o nell’altro, c’è sempre lui: Francesco Narducci.

   Racconta Mignini: “Lo conoscevo bene lo conoscevano tutti. Era un personaggio molto noto qui a Perugia. Eravamo quasi coetanei e abbiamo frequentato la stessa scuola. A quell’epoca[5], io vivevo accanto alla sede della Rai e, tornando a casa, stavo passando per Piazza Partigiani e incontrai Narducci, che stava armeggiando attorno alla sua moto. Ricordo che mi stupì il suo aspetto. Era sofferente, non l’avevo mai visto così. Lo conoscevo come un personaggio che teneva molto all’aspetto fisico e quel giorno lo vidi malissimo. Pensai che stesse male, anzi, devo essere sincero, pensai che soffrisse di un qualche male incurabile. Aveva degli occhiali scuri, ma ricordo che si vedeva sull’occhio destro una ferita, probabilmente alla palpebra, ma che proseguiva anche sotto. Ci salutammo, poi io proseguii e lui restò lì ad armeggiare sulla moto[6].

   Di lì a pochi giorni, Narducci fa perdere le sue tracce e sin da subito si comincia a parlare – prima sottovoce, poi sempre più apertamente – di un suo coinvolgimento nelle vicende del mostro di Firenze. L’ultimo duplice omicidio, quello avvenuto in località Scopeti a danno dei due turisti francesi Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, era avvenuto solamente un mese prima, l’8 settembre del 1985. In realtà, già prima della sua misteriosa scomparsa girava voce che il brillante medico perugino fosse in qualche misura coinvolto in quella brutta storia, ma Mignini dice di non averlo saputo se non dopo la sparizione: “A Perugia se ne parlava come di un fatto risaputo. Non era una diceria. Io invece restai molto stupito, sulle prime anzi mi arrabbiavo. Poi dovetti arrendermi di fronte all’evidenza, perché dovunque andassi, specialmente nei primissimi mesi, anche al Palazzo di Giustizia, se ne parlava come di un fatto notorio, assodato[7].

   Poi – cinque giorni dopo, il 13 ottobre – un corpo viene ripescato dal lago Trasimeno. Immediatamente – anche troppo – circola la voce che si tratti di Francesco Narducci. Il ricordo di Giuliano Mignini, che anni dopo si sarebbe occupato del caso in veste di magistrato, è vivido: “Quella mattina accadde qualcosa di strano e, ancora oggi, non spiegato. Su quel pontile c’erano tutti. A parte i giornalisti (e verrebbe da chiedersi chi li avesse avvertiti con tanto tempismo), c’era il questore di Perugia e c’era la squadra mobile, che non erano titolati ad essere lì. La competenza di svolgere le attività di recupero del cadavere e i primi accertamenti sarebbe spettata ai carabinieri di due stazioni locali. Ma tolto questo, non vennero fatti accertamenti. C’è stata un’omissione di accertamenti di una gravità incredibile, questo va detto. Mai successa in Italia una cosa simile: non è stata fatta l’autopsia, non è stata fatta una visita esterna completa del cadavere, il quale non è stato portato in obitorio: c’è stato l’ordine di una parente, la moglie del fratello, di portarlo nella villa di San Feliciano[8] prima ancora che ci fosse il provvedimento del giudice di consegna ai familiari, che sarebbe intervenuto il giorno prima dei funerali, ossia più di una settimana dopo. Ma giusto per continuare a elencare le stranezze: non fu misurata la temperatura rettale, non sono state fatte le foto. Quelle che abbiamo sono state fatte da un giornalista de La Nazione e sono state molto utili, anche perché le mattonelle del pontile sono rimaste invariate e ciò ha consentito una misurazione abbastanza precisa dell’altezza del cadavere ripescato[9].

   Ed è questa misurazione – unita ad altri elementi come la misura dei pantaloni indossati dal cadavere (ne parla approfonditamente il giornalista Alvaro Fiorucci nel suo libro 48 Small, interamente dedicato alla vicenda Narducci, ndr) – a far emergere un elemento tanto inquietante, quanto ormai acclarato: quel corpo restituito dalle acque del lago non era di Francesco Narducci. E allora? A chi apparteneva?

   Dice Mignini: “Forse l’avevamo identificato poteva trattarsi di un messicano, un corriere della droga. Certo non era Narducci“.

   A questo punto, però, interviene un cortocircuito inquietante. Sulla figura di Narducci l’interesse degli inquirenti si riaccende 15 anni dopo. Nell’ottobre del 2001, infatti, la Procura di Perugia riapre l’inchiesta sulla sua morte dopo che, in diverse intercettazioni telefoniche, era stata affermata da interlocutori anonimi – autodefinitisi appartenenti ad una congrega di tipo satanistico – la natura omicidiaria delle morti di Pacciani e Narducci, da costoro rivendicate poiché entrambi “traditori di satana”. Le indagini passano a Giuliano Mignini, che nel 2002 dispone la riesumazione del cadavere. In quella bara effettivamente c’è il corpo di Narducci, sul quale risultano evidenti i segni di strangolamento: “C’era una frattura del Corno superiore sinistro della cartilagine tiroidea. Dunque questo significa che l’assassino era mancino. E molto forte. Nel 1985, invece, si era parlato di annegamento ‘da probabile episodio sincopale’. Il tutto senza un’autopsia[10].

   Su chi potesse essere questo assassino e da quali motivazioni fosse mosso, Mignini ha sempre mantenuto   il massimo riserbo.

   Sulle tempistiche della morte, a distanza di tanti anni, non si sono raggiunte certezze. Mignini ritiene che sia sopravvenuta in prossimità della sparizione, ma quello che si sa è che la Commissione ha indagato anche su una possibile – e vociferata – fuga all’estero di Narducci: “Si parlava di Santo Domingo… e pur non essendoci riscontri, non è un’ipotesi peregrina. Che a disposizione degli appartenenti alla massoneria ci fosse una rete di supporto informale pronta anche a garantire una fuga all’estero ce l’ha confermato un pezzo da novanta della massoneria italiana e internazionale[11].

   Giuliano Mignini si riferisce a Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1990 al 1993, famoso per aver rotto con il Goi per una profonda differenza di vedute e per le pesanti ombre che sul Goi si addensavano in quegli anni. Una delle principali novità emerse durante i lavori della Commissione è proprio questa, sebbene la notizia sia passata piuttosto in sordina: Il 14 luglio scorso, Giuliano Di Bernardo è stato sentito dalla Commissione Parlamentare Antimafia in relazione alla vicenda Narducci. L’ex Gran Maestro non solo avrebbe confermato che effettivamente sarebbe stato possibile garantire una fuga all’estero di un fratello massone ma avrebbe anche confermato che negli stessi ambienti massonici circolasse voce che Narducci fosse coinvolto nella vicenda del mostro di Firenze, ma che lui è venuto a saperlo solamente al principio degli anni Novanta, quando appunto venne eletto Gran Maestro[12].

   Sul punto interpellato telefonicamente da un giornalista Di Bernardo, afferma che: “Di Narducci avevo già sentito parlare nell’85, quando quel corpo venne ripescato dal lago. All’epoca ero affiliato alla loggia Zamboni – De Rolandis di Bologna e in quell’ambiente c’erano alcuni membri che conoscevano il medico perugino. Alcuni erano suoi amici e ricordo che uno di essi, commentando la notizia dell’annegamento, espresse dubbi del tipo “ma come, era un ragazzo sportivo, come ha fatto ad annegare?”. Insomma, la cosa appariva strana, ma poi non ne sentii più parlare. Il caso mi si ripropose quando sono stato eletto Gran Maestro del Grande Oriente. Le informazioni sui casi più scabrosi non mi venivano date in maniera ufficiale, non seguivano l’iter gerarchico. A informarmi era il mio segretario personale. Fu lui, un giorno, a parlarmi delle voci che circolavano intorno alla vicenda Narducci[13].

   Le voci – ormai in giro da così tanti anni da aver preso consistenza – parlavano di omicidio. Ma non solo: “Il mio segretario mi disse che nella vicenda c’entrava in qualche modo la famiglia, ma non solo. Disse che dovevamo fare attenzione e monitorare la situazione, perché le informazioni che arrivavano da più parti sembravano far trapelare la possibilità che, attraverso il padre di Narducci, fosse coinvolta la loggia di Perugia. Insomma, poteva diventare un problema rilevante non solo a livello locale, ma per tutta la massoneria[14].

   La morte di un medico perugino ha davvero rischiato di mettere in pericolo la massoneria italiana? Così sostiene Di Bernardo. Ormai è impossibile fare questa domanda al suo segretario personale, essendo venuto a mancare diversi anni fa. Sarebbe stato interessante approfondire l’origine di quelle informazioni.

   Certamente Narducci, era un personaggio al crocevia di tante, forse troppe vicende oscure, abbastanza per collegarlo alla vicenda del mostro di Firenze. Addirittura Mignini accenna a un possibile ritrovamento, in una delle case del medico sparse tra Umbria e Toscana, di feticci umani. Impossibile non pensare alle parti del corpo asportate dalle vittime femminili del mostro. Sul punto ci parla di testimonianze da parte di uomini delle forze dell’ordine che, al momento di dover confermare quanto affermato in precedenza, si sono tirati indietro, ma sono stati smentiti da altri testimoni che avevano sentito direttamente quelle rivelazioni. E sempre riguardo la presenza di feticci umani in una delle case di Francesco Narducci, Giuliano Mignini ci racconta una storia di cui non avevamo mai sentito parlare prima: “Tempo fa ho avuto modo di parlare con una persona. Questa persona era in rapporti di amicizia con Emanuele Petri[15].

   Emanuele Petri è il poliziotto ucciso il 2 marzo del 2003 in uno scontro a fuoco con i brigatisti Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce. Cosa c’entra in questa vicenda? “La persona in questione sostiene che Petri gli avesse confidato che, pochi giorni prima della scomparsa di Narducci, era entrato in un’abitazione del medico perugino e aveva trovato i famosi feticci. Gli disse anche di aver inseguito il Narducci sulla vecchia strada che collega Arezzo con Perugia, ma che il medico l’aveva seminato con la moto[16]. La domanda viene spontanea. Se questo inseguimento effettivamente c’è stato, stiamo parlando del 1985. Petri è morto nel 2003, perché – ufficialmente – non è stata trovata traccia di questo evento? Ma soprattutto, è possibile che non si sia trovata traccia ufficiale della presenza del Petri in una casa nella disponibilità di Narducci in cui erano stati rinvenuti da esponenti delle forze dell’ordine dei resti umani, rinvenimento anche questo ricostruito solo attraverso testimonianze? Lo scenario è inquietante.

   Afferma Mignini ha proposito delle indagini portate avanti da Petri: “Beh, non è detto che Petri fosse titolato per fare quelle indagini. Magari si era mosso per sua iniziativa“.

   Troppi buchi. Eppure Mignini ha avuto un ulteriore riscontro indiretto a questa confidenza fattagli: “L’anno dopo aver ricevuto questa informazione, vado a sentire l’ex moglie di Francesco Calamandrei[17]. La donna era ricoverata presso una clinica, le feci vedere una foto di Narducci. Lei mi disse “ma questa me l’ha fatta vedere Lele”. Per “Lele” intendeva Emanuele Petri. Due persone che non si conoscevano che, a distanza di un anno, mi parlano di un collegamento tra Petri e Narducci. Ne parlai anche con la vedova del poliziotto, lei di questa storia non sapeva nulla. Recentemente, però, durante l’inaugurazione di una caserma a Spoleto, l’ho re-incontrata. Mi è venuta a salutare e, in relazione a questa storia, mi ha detto “Dottore, aveva ragione lei”.

   Cosa significasse questo interessamento da parte di Petri nei confronti di Narducci – sempre se la cosa sarà confermata – non lo sappiamo. Certo, il quadro non fa che allargarsi a dismisura e, nonostante per quanto riguarda l’omicidio di Narducci a livello giudiziario tutto si sia risolto in un’ordinanza non impugnabile di archiviazione (nonostante il Gip di Perugia De Robertis abbia appurato per certo lo scambio di cadavere e il suo coinvolgimento nei delitti del mostro di Firenze), Giuliano Mignini di una cosa è sicuro: “Quello che è emerso in relazione alla vicenda Narducci, soprattutto, ma anche a quella fiorentina, è che questa storia si sia svolta in un contesto massonico. La vittima era affiliata al Goi, ma forse anche a qualche altra realtà. Lo vediamo anche nella strategia della tensione: queste realtà vanno di pari passo. Parlo di massoneria e servizi segretistrutture e logge deviate che vanno di pari passo e purtroppo sembra che questo incrocio, questa connessione che è tipica della strategia della tensione, in piccolo si sia verificata anche in questo caso. Soprattutto nel filone perugino, dove Narducci era un personaggio centrale. Tutto questo, purtroppo, è emerso dopo la fine delle indagini[18].

   Come si diceva prima le affermazioni di Izzo sono ritenute da molti non plausibili e con chiaro intento depistatorio.

   Se però, ad una prima e superficiale lettura potrebbe in effetti sembrare tutto una mera invenzione, i punti di contatto in realtà sono suffragati da diversi elementi provati. Elementi che non confermano la veridicità delle dichiarazioni di Izzo ma che regalano eventualmente spunti degni di valutazione da parte di chi magari anche solo per diletto si interessa alla vicenda.

    A un’analisi approfondita si dovrebbe notare che è esistita e sviluppata una connessione nell’asse Roma – Perugia – Prato – Firenze[19].

   Adriano Tilgher nei primi anni Settanta fu uno dei fondatori dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale che insieme agli altri gruppi di estrema destra Ordine Nuovo, Nuclei Armati Rivoluzionari e Terza Posizione avevano sede operativa nel quartiere Trieste di Roma. Nello stesso palazzo erano ubicati gli uffici di società finanziarie ed assicurative gestite dallo stesso Tilgher e comunque legate ai suddetti gruppi fascisti ed utilizzate per amministrare operazioni economiche di vario tipo.
Sin dalla sua (nuova, la prima avvenne negli anni Sessanta) costituzione di Avanguardia Nazionale, Angelo Izzo risulta tra i fautori dell’organizzazione ed allo stesso tempo persona gravitante anche nelle altre bande succitate.


   Tilgher frequentava la città di Perugia essendo membro di una sorta di loggia massonica connessa ad una Chiesa Gnostica, quella creata da un altro medico perugino, Francesco Brunelli. La Chiesa Gnostica del dottor Brunelli si rifaceva all’Ordine dei Martinisti, una Via Iniziatica in ambito esoterico identificabile alla stregua appunto di una obbedienza massonica. La legge aveva abolito le società segrete ma per un buco legislativo la lista delle associazioni da doversi sciogliere non comprendeva tre piccoli gruppi: l’Ordine del Tempio, il Rito di Memphis-Misraim e proprio l’Ordine Martinista.

   Non è questo l’ambito per entrare nei dettagli, nella filosofia e nei rituali di questa particolare congregamassonica dall’origine antica ed internazionale, ma ai nostri fini serve sapere che dopo Franco Brunelli, a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta, uno dei successivi Maestri fu Loris Carlesi di Prato.


   Carlesi si muoveva tra le attigue Prato, dove annoverava diversi adepti operanti in ambienti di vario tipo e classe sociale e Firenze, città dove il gruppo raccolto intorno alla Venerabile Associazione Cenacolo di Prometeo professava gli insegnamenti della loggia gnostica ed esoterica.


   Loris Carlesi con lo pseudonimo di Tau Johannes fondò a Firenze l’Accademia di Studi Gnostici, punto di riferimento, sembra, di diversi personaggi spazianti in differenti ambiti sia cittadini che della provincia.


   Francesco Narducci aveva numerose amicizie nell’area fiorentina, una delle quali corrispondeva a Stefano Mingrone, il rappresentante locale di Avanguardia Nazionale.

   Avanguardia Nazionale, frequentata da Izzo e guidata da Adriano Tilgher e Stefano Delle Chiaie, una delle principali organizzazioni di estrema destra coinvolta in numerose drammatiche vicende di cronaca avvenuti nei cosiddetti “anni di piombo”, aveva alla base una marcata impronta esoterica ben visibile sin dal suo simbolo, la ventiquattresima lettera dell’alfabeto runico: l’Odal.


   L’organizzazione oltre ad una struttura ritualistica-esoterica ed una più politica né annoverava anche un’altra dedita alle infiltrazioni nelle antagoniste organizzazioni di estrema sinistra.

 
   Tra i dirigenti di Avanguardia Nazionale figurava anche Serafino Di Luia secondo Angelo Izzo partecipante insieme a lui e Narducci al rapimento ed all’uccisione di Rossella Corazzin ed additato da alcuni suoi ex compagni come “un funzionario del Ministero degli Interni[20]. In seguito Di Luia continuerà ad operare in ambito esoterico come editore[21].

   Ma tra i presunti insider al Ministero ed all’Ufficio Affari Riservati figuravano anche altri dirigenti del gruppo neofascista come Giorgio Crescenzi e Stefano Delle Chiaie, il leader del gruppo e collaboratore con la DINA, il servizio segreto cileno che a quanto pare aveva attivo un loro agente anche nella città di Perugia. Proprio in Cile Delle Chiaie trascorse in seguito una parte della sua latitanza.


   In stretti rapporti con Avanguardia Nazionale, seppur appartenente ufficialmente ad Ordine Nuovo, era il perugino Graziano Gubbini, gravitante anche esso insieme a Tilgher nell’ambiente della loggia martinista di Brunelli e Carlesi e protagonista di vari eventi di quegli anni che lo portano ad avere legami anche con ambienti vicini a Gelli ed alla loggia P2.


   E proprio alla sfera gelliana era contiguo l’ordine martinista e neotemplare presente tra Perugia e Prato il quale oltre ai già visti punti di collegamento con il mondo dell’eversione neofascista, presentava vicinanza finanche con ambienti mafiosi siciliani. Con l’associazione segreta tosco-umbra che si ispirava ai princìpi dei Templari e del Santo Graal entrò infatti contatto con il pentito Angelo Siino, lo stesso che nei primi anni duemila affermò che la Mercedes sulla quale trovò la morte in un incidente stradale la figlia del Venerabile Gelli era una auto in uso alla mafia stessa e ad altri personaggi a metà tra affari e massoneria.


   A Perugia a stretto contatto con Gubbini operava il suo amico Luciano Laffranco esponente del Fuan prima e del MSI dopo. Movimento Sociale Italiano che al suo interno aveva proprio una corrente martinista guidata da Francesco Mangiameli, altro nome caldo dell’eversione di quegli anni ed appartenente appunto all’Ordine Iniziatico di Brunelli e Tau Johannes.

   Mostro di Firenze, estremismo nero ed ordini neotemplari. L’ordine Martinista come altre Fratellanze massoniche meno esoteriche e più alla luce del sole nelle città di Perugia e Firenze, attingevano soprattutto ad alte sfere pubbliche arrivando a toccare Corti di Appello, Comuni, Procure, imprenditoria, forze dell’ordine e sanità convergendo, in alcuni casi, in rapporti relazionali con Arezzo, la P2 ed il Sismi fiorentino.


   Queste diramazioni portano però ad altre vicende che attanagliarono la Toscana, l’Umbria, le Marche in quegli anni con la città di Firenze protagonista con vari depositi di armi, attentati, rapine che coinvolsero appartenenti alle forze dell’ordine, semplici cittadini, istituzioni straniere, ex legionari sconosciuti al grande pubblico.


   Tornando alla relazione della Commissione Antimafia ed alle dichiarazioni di Angelo Izzo, da questo quadro appena esposto, molto generalizzato e nel quale non vengono affrontate le tentacolari diramazioni che si dipanano per poi comunque sovrapporsi tra di loro verso un’unica direzione, si evince come Angelo Izzo, membro della cosiddetta manovalanza di Avanguardia Nazionale ma non solo di quella, era ben dentro le vicende che racconta. Magari con qualche elemento inventato ma di certo con una cognizione di causa. Parlando a scopo beffardo sapendo di non avere comunque oramai più nulla da perdere o forse con l’intento di lanciare segnali che qualcuno potrebbe esser in grado di comprendere.

 

 


[1] https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/22_settembre_20/mostro-firenze-rivelazioni-killer-circeo-messinscena-la-fuga-dell-assassino-22b9f578-38ac-11ed-8da2-74484731b064.shtml

[2] https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/22_novembre_25/mostro-firenze-commissione-emerse-novita-che-devono-essere-approfondite-9dcd9f40-6ce0-11ed-b2b3-34bd2abe53df.shtml.

[3] https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lenigma-narducci-mostro-firenze-massoneria-deviata-chi-era-2081686.html

[4] A entrambi vennero amputati gli arti e allo scoppio del rogo il bambino era ancora vivo.

[5] Ottobre 1985.

[6] https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lenigma-narducci-mostro-firenze-massoneria-deviata-chi-era-2081686.html

[7]                                                             C.s.

[8] Località affacciata sul lago Trasimeno

[9] https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lenigma-narducci-mostro-firenze-massoneria-deviata-chi-era-2081686.html

[10]                                           C.s.

[11]                                           C.s.

[12]                                          C.s.

[13]                                          C.s.

[14]                                         C.s.

[15]                                        C.s.

[16]                                      C.s.

[17]  Calamandrei era il farmacista di San Casciano finito nella vicenda del mostro per poi venire assolto da ogni accusa.

[18] https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lenigma-narducci-mostro-firenze-massoneria-deviata-chi-era-2081686.html

[19] https://ilquotidianoditalia.it/cronaca/mostro-di-firenze-estremismo-nero-ed-ordini-neotemplari/

[20]                                          C.s.

[21] http://www.fascinazione.info/2018/03/serafino-di-luia-il-mio-voto.html

EX AGENTI ISRAELIANI LAVORANO PER GOOGLE, FACEBOOK E MICROSO

•novembre 29, 2022 • 1 commento

   Molto probabilmente si tratta di centinaia di agenti di cui è espressamente vietato rivelare la loro appartenenza all’Unità 820 [1]  un’organizzazione di spionaggio ed estorsioni.

   L’indagine di MintPress News[2] ha scoperto che centinaia di ex agenti dell’Unità 8200 hanno raggiunto posizioni di influenza in molte delle più grandi aziende tecnologiche del mondo, tra cui Google, Microsoft. Facebook e Amazon[3].

   L’unità 8200 nel 2021 ha fatto notizia, quando si scoprì che spiava personaggi i ricchi e famosi, questo fatto fu definito “lo scandalo Pegasus”[4].

   Dietro questo scandalo e alle azioni di cyber-spionaggio c’è un’azienda, la NSO Group, fondata nel 2010, dai capi della Unità 8200. 

   La stessa unità 8200, ancor prima della fondazione della NSO, era piombata al centro di uno scandalo, in quanto accusati di aver creato il virus informatico Stuxnet, diffuso dal governo Usa durante l’operazione “Giochi Olimpici” nel 2006, avendo come obiettivo la centrale nucleare iraniana di Natanz. Proprio nel 2007, subito dopo un attacco nel deserto siriano atto ad annientare una centrale che sembrava essere un reattore in costruzione, soggetti in carica nel governo israeliano e all’interno della comparte militare, confermavano che: l’intrusione informatica, l’hackeraggio delle reti militari protette e la guerra elettronica facciano oramai parte degli strumenti difensivi israeliani. Lo strumento principale, in grado di combattere questa cyberguerra con successo, è senza dubbio la cosiddetta Unità 8200[5].

GOOGLE

   Secondo il sito web LinkedIn,  ci sono attualmente almeno 99 ex veterani dell’Unità 8200 che attualmente lavorano per Google. Questo numero, tuttavia, sottovaluta quasi certamente la portata della collaborazione tra le due organizzazioni, poichè non conta gli ex dipendenti di Google. Né include coloro che non hanno un account LinkedIn pubblico o che non ne hanno uno, ma hanno omesso di rivelare le loro precedenti affiliazioni con l’Unità 8200. Si tratta probabilmente di un numero considerevole, in quanto agli agenti è espressamente vietato rivelare la loro appartenenza all’Unità 8200. Pertanto, la cifra di 99 rappresenta solo il numero di dipendenti Google attuali (o estremamente recenti) che stanno sfacciatamente violando la legge militare israeliana includendo l’organizzazione nei loro profili[6].

   In particolare, Google sembra non solo accogliere con favore ex agenti dell’Unità 8200, ma anche reclutare attivamente membri attuali della controversa organizzazione. Ad esempio, nell’ottobre 2020, Gai Gutherz ha lasciato il suo lavoro come Capo Progetto presso l’Unità 8200 e ha iniziato a lavorare a tempo pieno presso Google come ingegnere programmatore. Nel 2018, Lior Liberman sembra aver fatto la stessa cosa, assumendo una posizione di Direttore di Programma presso Google dopo 4 anni nei servizi segreti militari. All’inizio di quest’anno, ha lasciato Google e ora lavora in Microsoft.

SPIARE I PALESTINESI

   L’Unità 8200 non è un semplice reggimento. Descritto come “l’NSA israeliana” e situata su una gigantesca base vicino a Beer Sheva nel deserto del Negev, l’Unità 8200 è la più grande unità dell’IDF e una delle più esclusive. Le giovani menti più brillanti del Paese competono per essere inviate a servire in questa Harvard israeliana. Sebbene il servizio militare sia obbligatorio per gli ebrei israeliani, i cittadini arabi sono fortemente scoraggiati dall’arruolarsi nell’esercito e sono effettivamente esclusi dall’Unità 8200. Sono infatti gli obiettivi principali delle operazioni di sorveglianza dello Stato di Israele.

   Il Financial Times ha definito l’Unità 8200 “il meglio e il peggio di Israele”, poiché è il fulcro sia della sua fiorente industria tecnologica che del suo apparato statale repressivo. I veterani dell’Unità 8200 hanno continuato a produrre molte delle applicazioni più scaricate al mondo, incluso il servizio di mappe Waze e l’applicazione di comunicazione Viber. Ma nel 2014, 43 riservisti, tra cui diversi ufficiali, hanno inviato una lettera all’allora Primo Ministro Benjamin Netanyahu, informandolo che non avrebbero più prestato servizio nei suoi ranghi a causa del suo coinvolgimento nella persecuzione politica dei palestinesi.

   Ciò consisteva nell’utilizzare i megadati per compilare dossier su un’ampia fascia di popolazione palestinese, inclusa la loro storia medica, vita sessuale e cronologia di ricerca internet, per poterli poi utilizzare a scopo di ricatto. Se un determinato individuo avesse bisogno di attraversare i posti di blocco per cure mediche indispensabili, il permesso potrebbe essere sospeso fino a quando non avrà ottemperato. Le informazioni, come ad esempio se una persona stava tradendo il proprio coniuge o fosse omosessuale, vengono utilizzate come esca per il ricatto. Un ex membro dell’Unità 8200 ha detto che, come parte della sua formazione, gli è stato assegnato di memorizzare diverse parole arabe per “gay” in modo da poterle ascoltare nelle conversazioni.

   La cosa più importante da mettere bene in evidenza è il fatto che  i palestinesi nel loro insieme sono considerati nemici dello Stato.Non c’è distinzione tra palestinesi che sono e non sono coinvolti nella violenza[7], si legge nella lettera. Afferma inoltre che molte informazioni sono state raccolte non al servizio di Israele, ma per potenti politici locali, che le hanno usate come meglio credevano.

   La lettera, nonostante fosse intenzionalmente vaga e non nominasse nessuno, è stata considerata una tale minaccia che il Ministro della Difesa Moshe Ya’alon ha annunciato che coloro che l’hanno firmata sarebbero stati “trattati come criminali”.

   In breve, quindi, l’Unità 8200 è un’organizzazione di spionaggio ed estorsioni che usa il suo accesso ai dati per ricattare ed estorcere gli oppositori dello Stato di  Israele. Il fatto che questa organizzazione abbia così tanti operatori (letteralmente centinaia) in posizioni chiave nelle grandi aziende tecnologiche di cui il mondo si fida con i nostri dati più sensibili (medici, finanziari, ecc.) dovrebbe essere motivo di seria preoccupazione. Ciò è particolarmente vero in quanto non sembrano distinguere tra i “cattivi” e il resto della popolazione. Per l’Unità 8200, a quanto pare, chiunque è un bersaglio facile.

PROGETTO NIMBUS

  Google ha già uno stretto rapporto con il governo israeliano, nel 2021 insieme ad Amazon, ha firmato un contratto da 1,2 miliardi di dollari/euro con Israele per fornire servizi tecnologici di sorveglianza militare, una tecnologia che consentirà all’IDF di spiare ulteriormente i palestinesi, distruggere le loro case ed espandere gli insediamenti illegali[8].

   L’accordo ha portato ad una rivolta del personale in entrambe le società, con circa 400 dipendenti che firmarono una lettera aperta rifiutandosi di collaborare[9]. Google ha costretto un dipendente ebreo, Ariel Koren, ad andarsene per la sua tenacia nella resistenza all’accordo. Koren in seguito disse che: “Google mette sistematicamente a tacere le voci di palestinesi, ebrei, arabi e musulmani preoccupati per la complicità di Google nelle violazioni dei diritti umani dei palestinesi, al punto da vendicarsi formalmente contro i lavoratori e creare un ambiente di paura, secondo la mia esperienza, mettendo a tacere il dialogo e il dissenso, in questo modo, ha aiutato Google a proteggere i suoi interessi commerciali con l’esercito e il governo israeliani”.

   Un altro legame tra Google e Israele si presenta sotto forma del gruppo di sicurezza informatica Team8, una collaborazione tra l’ex amministratore delegato e presidente di Google Eric Schmidt e tre ex ufficiali dell’Unità 8200, incluso il suo ex capo, Nadav Zafrir. La missione di Team8, secondo un comunicato stampa, è “sfruttare le capacità offensive e difensive dei veterani degli sforzi di guerra informatica di Israele per costruire nuove imprese di sicurezza”.

META

   Anche Meta, la società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, ha reclutato molti elementi dai ranghi dell’Unità 8200.

   Indubbiamente, una delle persone più influenti di Meta è Emi Palmor[10]. Palmor è uno dei 23 decisori che siedono nel consiglio di sorveglianza di Facebook. Descritto da Mark Zuckerberg come la “Corte Suprema” di Facebook, l’Organismo di vigilanza decide collettivamente quali contenuti accettare e promuovere sulla piattaforma, e quali dovrebbero essere censurati, cancellati e soppressi.

   Palmor è una veterana dell’Unità 8200 e in seguito è diventata Direttore Generale del Ministero della Giustizia israeliano. In questo ruolo, ha supervisionato direttamente la rimozione dei diritti dei palestinesi e ha creato una cosiddetta “Unità di Riferimento di Internet” (Internet Referral Unit) che avrebbe trovato e spinto aggressivamente Facebook a eliminare i contenuti palestinesi sulla sua piattaforma a cui il governo israeliano si opponeva.

   Altri ex dell’Unità 8200 ricoprono posizioni influenti. Ad esempio, Eyal Klein, responsabile dell’analisi dei dati per Facebook Messenger dal 2020, ha servito per ben sei anni come Capitano nella controversa unità militare israeliana. Oggi ha il compito di gestire i problemi di riservatezza per miliardi di utenti delle piattaforme Meta.

   Un altro ex comandante dell’Unità 8200 che ora lavora nel settore della grande industria tecnologica in America è Eli Zeitlin. Due anni dopo aver lasciato l’Unità 8200, Zeitlin è stato assunto da Microsoft ed è diventato il Responsabile dello Sviluppo della società, diventando, nelle sue stesse parole, la “persona di riferimento nell’elaborazione dei dati e nella protezione del cloud” per l’azienda. Negli ultimi sei anni, tuttavia, ha lavorato per Meta, dove guida l’azienda nella “prevenzione dell’uso improprio dei dati da parte di terzi”, esattamente il tipo di operazione che gli attuali ufficiali dell’Unità 8200 probabilmente continuano a svolgere.

   Altri veterani dell’Unità 8200 che lavorano in ruoli influenti per Facebook includono Tom Chet, Responsabile delle attivazioni e della produzione per le piccole imprese nordamericane; Gilad Turbahn, Responsabile della Gestione e Sviluppo di Meta; il Responsabile tecnico Ranen Goren; gli ingegneri di programma Gil Osher e Yoav Goldstein; la Responsabile della Pianificazione della Sicurezza Dana Baril; e lo sviluppatore di programmi Omer Goldberg. Nel frattempo, secondo la biografia di Yonatan Ramot su LinkedIn, all’inizio di quest’anno, stava contemporaneamente lavorando per Meta mentre era ancora un operativo in servizio attivo nell’Unità 8200.

SPIARE IL MONDO

   Perché avere ex ufficiali dell’Unità 8200 responsabili della sicurezza, dello sviluppo e della progettazione dei programmi in alcune delle più importanti società di comunicazione del mondo è un problema? Per cominciare, una delle funzioni primarie dell’unità militare è quella di utilizzare il loro sapere tecnologico per svolgere operazioni di spionaggio in tutto il mondo. Come ha osservato il quotidiano israeliano Haaretz in un’indagine, “Israele è diventato uno dei principali esportatori di strumenti per spiare i civili”, vendendo programmi di sorveglianza invasivi a decine di governi, molti dei quali tra i peggiori violatori dei diritti umani al mondo. In Indonesia, ad esempio, la tecnologia è stata utilizzata per creare una banca dati della popolazione omosessuale.

   L’unità 8200 spia anche gli americani. Edward Snowden ha rivelato che la NSA trasmette regolarmente i dati e le comunicazioni dei cittadini statunitensi al gruppo israeliano[11].

   La cooperazione tra le due agenzie è iniziata nel 1968 e ha costituito la base per le strette relazioni esistenti attualmente fra tutte le altre organizzazioni dell’intelligence israeliana e quelle degli Stati uniti, come la Cia, il Mossad e la Divisione delle operazioni speciali. Servizi segreti alleati per tenere sotto controllo diversi obiettivi e “i paesi del Nord Africa, del Medio oriente, del Golfo Persico, del Sudest asiatico e le repubbliche islamiche dell’ex Unione sovietica”. In molti casi, Nsa e i servizi segreti israeliani hanno collaborato con le agenzie di spionaggio britanniche e canadesi. Emerge anche l’apporto di alcuni regimi arabi come la monarchia giordana e il ruolo delle forze di sicurezza dell’Anp nel fornire servizi di spionaggio essenziali per individuare e colpire obiettivi palestinesi. 

   Le ripetute aggressioni alla popolazione di Gaza sarebbero impossibili senza il sostegno degli Usa, sempre pronti a soddisfare le richieste belliche di Israele, com’è avvenuto con i 225 milioni di dollari aggiuntivi approvati per finanziare il sistema missilistico israeliano. Un atteggiamento che stride con “il presunto ruolo di mediazione” ostentato dagli Stati uniti nel conflitto israelo-palestinese.

   Secondo i documenti di Snowden, Cia e Mossad hanno anche addestrato l’attuale leader del gruppo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), Abu Bakr el Bagdadi. L’Isil, che sostiene il ritorno al “califfato” è stato inizialmente costituito in Siria per combattere il governo di al Assad. Ha ricevuto armi dall’intelligence Usa e da quella del Regno unito, e finanziamenti dai sauditi e dalla monarchia del Qatar[12]. El Bagdadi è stato in carcere a Guantanamo tra il 2004 e il 2009. In quel periodo Cia e Mossad lo avrebbero reclutato per fondare un gruppo capace di attrarre jihadisti di vari paesi in un unico luogo: e tenerli così lontani da Israele.

    La stretta collaborazione tra i servizi di Washington e di Tel Aviv non ha però impedito lo spionaggio incrociato tra i due grandi alleati. E così – ha rivelato il settimanale Der Spiegel – l’intelligence israeliana ha intercettato le conversazioni del Segretario di stato Usa, John Kerry, con i mediatori arabi e con l’Autorità palestinese: per avere le risposte pronte durante l’ultimo tentativo di negoziato con i palestinesi.

   L’esempio più noto di tecnologia di spionaggio israeliana è il programma Pegasus, una creazione, come si diceva prima,  di NSO Group, una società tecnicamente privata composta principalmente da veterani dell’Unità 8200. Il programma è stato utilizzato per intercettare più di 50.000 persone di spicco in tutto il mondo. Ciò includeva decine di difensori dei diritti umani, quasi 200 giornalisti, diversi reali arabi e oltre 600 politici, tra cui il Presidente francese Emmanuel Macron, il Primo Ministro pakistano Imran Khan e il Presidente iracheno Barham Salih.

   Nel frattempo, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha utilizzato Pegasus per screditare i suoi avversari personali. Altri membri del suo governo hanno violato il telefono di una donna che accusava il presidente della Corte Suprema dell’India di averla stuprata.

   Pegasus è stato anche trovato installato sul telefono del giornalista del Washington Post assassinato Jamal Khashoggi, il che implica che la NSO stesse collaborando con il governo saudita, aiutandolo a reprimere il dissenso e le critiche.

   Pegasus funziona inviando un messaggio di testo a un dispositivo mirato. Se un utente clicca sul link fornito, scaricherà automaticamente il programma spia. Una volta infettato, è possibile tracciare la posizione e i movimenti di un individuo, acquisire schermate, accendere la fotocamera e il microfono del telefono, recuperare messaggi e rubare password.

   Ma mentre Pegasus di NSO ha fatto notizia in tutto il mondo, un’altra azienda, più preoccupante e pericolosa, è passata inosservata. Quell’azienda è Toka, fondata dall’ex Ministro della Difesa e Primo Ministro israeliano, Ehud Barak, con l’aiuto di alcuni ufficiali dell’Unità 8200. Toka può infiltrarsi in qualsiasi dispositivo connesso a Internet, inclusi i dispositivi Amazon Echoes, televisori, frigoriferi e altri elettrodomestici. La giornalista Whitney Webb ha dichiarato che la società agisce effettivamente come un gruppo di facciata per le operazioni di spionaggio del governo israeliano.

   Una terza società di spionaggio privata piena di laureati dell’Unità 8200 è Candiru. La società con sede a Tel Aviv esiste a malapena, ufficialmente. Non ha un sito web. È opinione diffusa che Candiru fosse dietro gli attacchi informatici osservati in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Qatar e Uzbekistan.

   La compagnia prende il nome da un pesce parassita dell’Amazzonia che si dice (apocrifamente) risalga i flussi di urina umana ed entri nel corpo attraverso l’uretra. È un’analogia appropriata per un’azienda che passa il suo tempo a trovare falle di sicurezza nei sistemi operativi Android e iOS e nei motori di ricerca (browser) come Chrome, Firefox e Safari, usando questa conoscenza per spiare obiettivi ignari.

   L’utilità di questi gruppi di spionaggio israeliani tecnicamente privati, affollati di ex militari dei servizi di spionaggio è che consentono al governo una certa misura di plausibile negabilità quando effettuano attacchi contro nazioni straniere. Come ha spiegato Haaretz, “Chi possieda queste società di spionaggio non è chiaro, ma i loro dipendenti non sono militari. Di conseguenza, possono risolvere il problema dell’esercito, anche se la soluzione che forniscono è imperfetta”.

MICROSOFT

    I dati di LinkedIn suggeriscono che ci sono almeno 166 ex membri dell’Unità 8200 che hanno continuato a lavorare per Microsoft. Oltre a quelli già citati, altri includono Ayelet Steinitz, ex Responsabile delle Alleanze Strategiche Globali di Microsoft, Tomer Lev, Ingegnere Informatico Capo, e i Responsabili dello Sviluppo, Maayan Mazig, Or Serok-Jeppa e Yuval Derman.

   In particolare, anche il gigante con sede a Seattle si appoggia ampiamente agli ex professionisti dell’Unità 8200 per progettare e mantenere il suo apparato di sicurezza globale. Esempi di questo fenomeno includono gli esperti di sicurezza Lia Yeshoua, Yogev Shitrit, Guni Merom, Meitar Pinto e Yaniv Carmel, l’ingegnere del Programma di Protezione dalle Minacce Gilron Tsabkevich, l’analista Danielle Poleg, il Responsabile dell’individuazione delle minacce Itai Grady e il Responsabile delle soluzioni di sicurezza Liat Lisha. Nei casi di Merom, Carmel e Pinto, sono passati direttamente dall’Unità 8200 alla squadra di Microsoft, suggerendo ancora una volta che Microsoft sta reclutando attivamente dall’Unità.

   Anche altri prodotti di sicurezza Microsoft come Microsoft Defender Antivirus e Microsoft Azure Secure Cloud Computing sono progettati e gestiti da personale ex Unita 8200. Questi includono l’ex Architetto Capo Michael Bargury, il Responsabile Capo dello Sviluppo di Programma Shlomi Haba, i Responsabili dello Sviluppo di Programma Yaniv Yehuda, Assaf Israel e Michal Ben Yaacov, il Responsabile Capo di Sviluppo Tal Rosler, lo Sviluppatore di Programma Adi Griever e il Responsabile dello Sviluppo Yael Genut.

   Ciò è degno di nota, poiché è stato riferito che il programma intrusivo (malware) probabilmente prodotto dall’Unità 8200 è stato utilizzato per attaccare i prodotti Microsoft, come il suo sistema operativo Windows. Secondo quanto riferito, ha sfruttato le falle che ha trovato per attaccare i sistemi di controllo, cancellare i dischi rigidi e spegnere i sistemi chiave, come le infrastrutture energetiche dell’Iran

TECNOLOGIE E GOVERNI

  L’enorme quantità di persone che si diplomano in un’organizzazione come l’Unità 8200 e continuano a influenzare le più grandi società di comunicazione non può non destare preoccupazione.

   L’unità 8200 ha sicuramente una reputazione di eccellenza nel suo campo. Il problema è che il loro mestiere include spionaggio, estorsioni, gravi violazioni dei diritti personali e la violazione informatica proprio delle società tecnologiche che ora li stanno assumendo in massa. Tuttavia, questo non sembra essere uno scenario da bracconiere trasformato in guardiacaccia; non vi è alcuna indicazione che la Silicon Valley stia assumendo informatori.

   Naturalmente, Israele è tutt’altro che l’unico Paese che tenta di spiare i nemici o manipolare l’opinione pubblica. Tuttavia, le ex spie di Paesi avversari come Russia, Venezuela o Iran non vengono assunte a centinaia per progettare, mantenere e supervisionare i più grandi canali di comunicazione pubblica. Infatti, non sono emerse prove di ex-FSB (Russia) ex-SEBIN (Venezuela) o ex agenti del Ministero dell’Intelligence Iraniano che lavorassero presso le società della Silicon Valley.

   MintPress ha già documentato come, negli ultimi anni, grandi aziende tecnologiche come Twitter, Facebook, Google, TikTok e Reddit abbiano assunto centinaia di ex agenti provenienti da CIA, NSA, dall’FBI, dai servizi segreti, dalla NATO e da altre agenzie di “sicurezza”. Il fatto che l’Unità 8200 sia anche una riserva di reclutamento evidenzia quanto Israele sia considerato un forte alleato in Occidente.

   Tuttavia, evidenzia anche la crescente intersezione tra la Silicon Valley e diversi governi e mina la falsa pretesa che le grandi aziende tecnologiche vogliano proteggere e tutelare la riservatezza in rete.

   Alan MacLeod scrive per MintPress News. Dopo aver completato il suo dottorato di ricerca nel 2017, ha pubblicato due libri: Bad News From Venezuela: Twenty Years of Fake News and Misreportin (Cattive Notizie Dal Venezuela: Vent’anni di Notizie False e Mistificazioni) e Propaganda in the Information Age: Still Manufacturing Consent (Propaganda nell’Era dell’Informazione: Fabbricare il Consenso), oltre a numerosi articoli accademici. Ha anche collaborato con FAIR.org The Guardian, Salon, The Grayzone, Jacobin Magazine, Common Dreams, American Herald Tribune e The Canary.

 ISRAELE INGRANAGGIO DELLA CONTRORIVOLUZIONE MONDIALE

   L’assalto nel 2010 a una flottiglia pacifista ci deve farci interrogare sul reale ruolo di Israele, sui rapporti che ci sono tra Stati Uniti e Israele e dell’interconnessione tra complesso industriale – militare americano e il suo omonimo israeliano. Per esempio: la General Dynamics, uno dei grandi produttori mondiali di armi degli U.S.A. è proprietario del 25% dell’Elbit che è il secondo produttore di armi israeliane. Ma non c’è solo questo, Israele non è solo il boia del popolo palestinese, esso è un ingranaggio della controrivoluzione mondiale. Quest’aspetto assume forme diverse:

  1. Come la vendita di materiale di guerra (Israele consacra il 9% del suo P.I.L. alla guerra) o di sorveglianza poliziesca o di spionaggio;
  2. Addestramento di personale alla lotta contro la guerriglia;
  3. Inquadramento di milizie paramilitari nei paesi dove il regime al potere è minacciato da rivolte popolari.





Vediamo alcuni esempi:

  1. Colombia: le competenze sioniste sono state messe a servizio del narcopresidente Uribe per aiutarlo a distruggere le FARC, è ben noto lo sporco lavoro del colonnello Yair Klein per quanto riguarda vendita di armi e addestramento dei paramilitari colombiani;
  2. Georgia: i consiglieri militari Israeliani e hanno addestrato l’esercito georgiano per l’attacco dell’Ossezia del sud e hanno installato basi missilistiche che possono attentare la sicurezza dell’Iran;
  3. Sri Lanka: i consiglieri israeliani hanno aiutato il governo di Colombo nella lotta di sterminio contro i ribelli Tamil;
  4. USA; la sorveglianza del muro di 3500 Km che separa gli USA dal Messico è assicurata da materiale israeliano.






   Non è la prima volta che Israele si assume il compito di fare il lavoro sporco di vendere armi a controrivoluzionari quando l’imperialismo USA vuole “mantenersi con le mani pulite”. Basta ricordarsi dell’Irangate, dove gli intermediari Israeliani fornirono armi statunitensi all’Iran per evitare che l’Iraq vincesse la guerra e con il ricavato di questa intermediazione, fornirono armi alla controrivoluzione nicaraguense.


   Israele è stato dagli anni ’60 e ’70 un subappaltatore del lavoro sporco degli Stati Uniti. In America Latina, in Africa e in Asia, Israele prima come Stato e in seguito con le aziende private ha svolto contemporaneamente questo compito affidatogli dall’imperialismo USA e ha fatto anche i suoi interessi.

   In Colombia i paramilitari hanno goduto un clima generale d’impunità, fino al gennaio 1989, quando un gruppo di uomini armati guidato dal famigerato narcotrafficante Alonso de Jesùs Baquero, si macchiò di un crimine dell’uccisione di 11 funzionari del potere giudiziario a La Rochela, che causò un’ondata di proteste internazionali e costrinse l’allora presidente Barco Vargas a “disconoscere” le organizzazioni paramilitari e a decretarne lo “scioglimento”, anche se nessuna misura fu intrapresa realmente per perseguirle e a recidere il legame con le forze armate.


   L’inchiesta sul massacro di La Rochela rivelò un altro particolare: alcuni dei membri del gruppo criminale erano stati addestrati da una ventina di mercenari Israeliani e da cinque “ex membri della SAS”, per le operazioni nella selva[13]


   Quello di La Rochela non fu l’unico massacro effettuato da uomini addestrati dai mercenari israeliani e britannici. Il 4 marzo 1988, un gruppo di sicari assassinò venti raccoglitori di banane nelle fattorie Honduras e La Negra del distretto di Urabà; il mese successivo lo stesso gruppo paramilitare entrava a Turbo per sterminare un gruppo di lavoratori scampato alla strage di Urabà. Le indagini sui due massacri individuarono narcos, proprietari terrieri, ufficiali dell’esercito.


   Il gruppo di addestratori era guidato dal famigerato colonnello Yair Klein, già membro delle forze di élite di Israele. Nel 1985 dimessosi dalle forze armate, Klein aveva costituito una società di “consulenza militare” con lo scopo di vendere armi e fornire consigliere ai paesi terzi. Tra gli affari più grossi che questa società è stata la vendita di armi per due milioni di dollari a favore delle milizie falangiste libanesi.

   L’intervento di Israele in America Latina si sviluppata anche in Perù. Questo intervento contro la guerra popolare diretta dal PCP è stato denunciato in due documenti.


   Il primo documento è quello del Movimento Popolare Perù, organismo generato del PCP, che nel documento DENUNCIAMO ALLA OPINIONE PUBBLICA NAZIONALE E INTERNAZIONALE IL GRANDE GENOCIDIO CONTRO IL POPOLO ALLO SCOPO DÌ APPLICARE IL TRATTATO DÌ LIBERO COMMERCIO CON L’IMPERIALISMO YANQUI DÌ ANNIENTARE LA GUERRA POPOLARE del novembre 2009, dice in maniera esplicita:
“COME PARTE DI QUESTO MAGGIORE INTERVENTO MILITARE DELL’IMPERIALISMO YANQUI, IL GOVERNO DI GARCÌA- GAMPIETRI CONTRATTA I SERVIZI DEI CONSIGLIERI MILITARI ISRAELIANI PER SVILUPPARE ANCOR PIÙ LA “LA GUERRA DI BASSA INTENSITÀ” DIRETTA DAL COMANDO SUD DEGLI SS.UU.”[14]


   L’equipaggiamento dei militari israeliani, comandati dal generale B. Ziv., consiglierà l’Esercito Peruviano su come affrontare il “narco-terrorismo” nella zona della Valle dei fiumi Apurìmac ed Ene (VRAE) e che questo lavoro impegneranno 12 milioni di dollari, leggiamo nel quotidiano “La primera” di Lima, 1° novembre 2009.


   Un militare a riposo ha avvertito che questi consiglieri potrebbero rientrare nel tentativo di stabilire “una testa di ponte” per “giustificare la presenza di una base di interdizione elettromagnetica” come parte dei “comandi cibernetici che i nordamericani stanno già installando in Sudamerica”, “ Così i nordamericani con l’aiuto del generale B. Zivnon necessiterebbero più di avere un forte contingente terreste, potrebbe bastare questa base cibernetica per mobilitare gli aerei dalle basi in Colombia o, se necessario, ai mercenari ‘comandanti del Blackwater’ per operazioni che non avrebbero nulla a che vedere con la lotta contro-sovversiva”. “Gli israeliani realizzarono opere di preparazione dello Stato Maggiore del Gruppo nazionale di Pacificazione, fecero lavori di addestramento militare nella selva, probabilmente nella base contro sovversiva di Mazamari, con pattuglie delle tre forze armate e raccomandarono l’acquisto di strumenti di intelligence elettronico e logistico. Il contratto che hanno firmato con il Ministero della Difesa è di 12 milioni di dollari”.


   Questo significa che i “consiglieri israeliani” vanno a servire il piano egemonista e controrivoluzionario del padrone yanqui, servono alla lotta contro il Partito Comunista del Perù, contro la ribellione maoista in tutto il paese che cerca di forgiare un potente movimento antimperialista in Perù, America Latina e nel mondo.


   Lo Stato di Israele da tempo svolge il suo ruolo come strumento dell’imperialismo yanqui, anche in America Latina e nel Perù. E’ una triangolazione per eludere i suoi stessi controllori domestici dell’imperialismo yanqui sulla vendita di armi, sul dispiegamento di truppe e sulla preparazione ad operazioni sotto copertura all’estero. E nel recente caso del Perù, per dissimulare il suo intervento dietro “il commercio di assistenza da parte dell’impresario israeliano. Per questo, noi denunciamo l’attuale intervento yanqui contro il nostro popolo come la nuova guerra segreta del genocida Obama


  Quest’accentuazione della presenza militare imperialista yaqui e sionista in America Latina nasce come primo motivo per bloccare la guerra popolare in Perù diretta del PCP e come secondo motivo contenere le presenze degli altri imperialismi.


   Nel dicembre 2008 il presidente brasiliano Lula ha approvato dei cambiamenti nella Strategia della Difesa[15]. Varie brigate della fanteria sono in procinto di trasferimento dal Litorale verso la regione centrale di Planoalto con l’obiettivo di difendere l’Amazzonia. In questa regione saranno creati 28 nuovi posti di frontiera che si sommano ai 21 adesso già esistenti. L’esercito è previsto un aumento di 59.000 nuovi effettivi. Quest’aumento sarà focalizzato nella regione amazzonica, la cui difesa è il nodo strategico per il Brasile. Dal 2004 la spesa militare del Brasile è aumentata del 45%, senza contare i recenti acquisti di sottomarini, elicotteri e 35 caccia di ultima generazione. Secondo un’informazione di O Estado de Sao Paulo (25 aprile 2010), il Ministero della Difesa brasiliano ha consegnato alla forza aerea 12 elicotteri di attacco comprati dalla Russia destinati alla base aerea di Porto Velbo, in Rondonia, stato amazzonico al confine con la Bolivia. Sono i primi elicotteri da attacco che possiede e la prima spesa militare fatta con la Russia. In pochi giorni, quando ha annunciato l’accordo con la Francia per costruire 36 caccia Raphale, quasi tutti in Brasile, si sarà completato un profondo cambiamento verso la creazione di un complesso militare industriale autonomo.


   Che questo sia un segno tangibile di conflitto interimperialistico per il controllo dell’America Latina, si può desumere dall’edizione del Diario del Pueblo (28.10.2010) dedicata alla crescita della marina da guerra cinese e del suo dispiegamento nel Pacifico occidentale. Le relazioni nel Pacifico stanno cambiando, il rafforzamento in atto delle forze navali degli USA in questa regione è causato dalla scalata militare cinese. In America Latina una giovane potenza si sta preparando a sostituire, anche sul piano militare, il decadente imperialismo USA.


   Tornando alla presenza sionista in Perù la seconda denuncia viene da un documento del Comitato Centrale del PCP[16] dell’aprile 2010: “Hanno contrattato con consiglieri israeliani, la CIA non è bastata; il Mossad dice: servono per la lotta antisovversiva elicotteri notturni con più potenza di fuoco, questo richiede più soldi dal parlamento, hanno cambiato le funzioni dei giudici nelle zone di emergenza, ora lo fa direttamente la polizia e c’è una nuova legge – la cosiddetta “dell’impunità” con la quale la polizia è autorizzata a sparare senza rispondere per questo”.


   Qui ci sono due aspetti: il primo è quello della legislazione antisovversiva che ricorda quella dei territori palestinesi occupati e la seconda quello degli elicotteri notturni.


   Questi elicotteri ufficialmente per scopi “antisovversivi”, in realtà sono per scopi di controllo e forse per qualcosa di più tremendo. Questi elicotteri sono stati visti a Lima dal 2008, dove giravano in cerchio attorno alle aree più popolate. Dopo che sono passate sopra le case delle persone benestanti, gli abitanti cominciano ad acquistare medicine (che è escluso per la maggioranza della popolazione di Lima).


   Ora le forze di polizia hanno la capacità tecnica per rintracciare persone da elicotteri: sono in grado di vedere elettronicamente la loro firma del DNA sullo schermo di un computer. Questo è uno dei motivi perché nei vari paesi si è desiderosi di raccogliere un campione di DNA, dalle salive in ogni occasione. In seguito il DNA è digitalizzato ed entra nelle banche dati informatiche governative e può essere monitorato o usato per torturare le persone.

   In questi ultimi anni si è accentuato il processo d’integrazione tra strategie israeliane e NATO.


   Nell’aprile 2001 Israele firma al quartier generale della Nato a Bruxelles l’accordo di sicurezza, impegnandosi a proteggere le informazioni classificate che riceverà dalla cooperazione militare.

   Nel giugno 2003 il governo italiano stipula con quello israeliano un memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore militare che prevede tra l’altro lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica. Nel febbraio 2005 il segretario generale della Nato compie la prima visita ufficiale in Israele, dove incontra le massime autorità militari israeliane per “espandere la cooperazione militare”. Nel marzo dello stesso anno si svolge la prima esercitazione navale congiunta Israele – Nato. In giugno, la marina Israeliana partecipa a un’esercitazione Nato del Golfo di Taranto. In luglio le truppe israeliane partecipano a un’esercitazione Nato “antiterrorismo” che si svolge in Ucraina. Nell’ottobre del 2006, Nato e Israele concludono un accordo che stabilisce una più stretta collaborazione israeliana al programma Nato “Dialogo mediterraneo”, il cui scopo è “contribuire alla sicurezza e stabilità della regione”. In tale quadro “Nato e Israele si accordano sulle modalità del contributo israeliano all’operazione marittima Nato Active Endeavour”. Israele è così premiato dalla Nato per l’attacco e l’invasione del Libano. Le forze navali Israeliane, che insieme con quelle aeree e terrestri hanno appena martellato il Libano con migliaia di tonnellate di bombe facendo stragi di civili, sono integrate nelle operazioni Nato che dovrebbe combattere il “combattere il terrorismo nel Mediterraneo “.


   Il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima del criminale attacco a Gaza, la Nato ratifica il “programma di cooperazione individuale” con Israele. Esso comprende “controterrorismo”, tra cui scambio d’informazioni tra i servizi segreti; connessione di Israele al sistema elettronico Nato; cooperazione nel settore degli armamenti, aumento delle esercitazioni militari congiunte Nato – Israele; allargamento della cooperazione nella lotta contro la proliferazione nucleare (tutto da ridere, perché Israele è l’unica potenza nucleare della regione, non solo, ha rifiutato di firmare qualsiasi trattato di non proliferazione). L’11 gennaio 2009, due settimane circa dopo l’attacco criminale delle forze militari a Gaza con il relativo massacro della popolazione civile, il segretario generale della Nato si reca in visita ufficiale in Israele nell’ambito del “Dialogo mediterraneo” (l’umorismo è molto diffuso negli alti vertici militari). Nel suo discorso ribadisce che “Hamas, con i suoi continui attacchi di razzi contro Israele, si è addossato la responsabilità delle tremende sofferenze del popolo che dice di rappresentare”.


   Nell’ambito della cooperazione Nato – Israele, l’Italia è centrale.


   La cooperazione militare Italia – Israele è stabilita dalla legge n. 94 del 17 maggio 2005. La cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate dei due paesi riguarda l’importazione, l’esportazione e il transito di materiali militari, l’organizzazione delle forze armate, la formazione/addestramento. Sono previste a tale scopo riunioni dei ministri della difesa e dei comandanti in capo dei due paesi, scambio di esperienze fra gli esperti, organizzazione delle attività di addestramento e delle esercitazioni. In tale quadro, quando nel marzo 2005, ci fu la prima esercitazione congiunta Nato – Israele nel Mar Rosso, a guidare la flotta era la marina italiana. Chissà se in quell’occasione si esercitarono ad assaltare anche le navi disarmate dei pacifisti.


   E in questo quadro di rafforzamento imperialista nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, a Sigonella, il 20 gennaio 2009 quando tutti gli occhi dei media sono puntati all’inauguration day di Obama, s’inaugura il sistema Nato Ags.

   Questo sistema, spiega il comunicato ufficiale[44] servirà a sorvegliare non il territorio Nato, ma il “terreno”, fornendo importanti funzioni “prima e durante le operazioni Nato” in altri paesi. Esso sarà “uno strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di risposta della Nato (Nrf)”: poiché deve fornire il quadro dettagliato del territorio da occupare, permettendo anche di “individuare e prendere di mira veicoli in movimento”. Ciò sarà reso possibile da vari tipi di piattaforme aeree e stazioni di controllo terrestri. Si tratta del più sofisticato sistema di spionaggio elettronico, finalizzato non alla difesa del territorio della Nato, ma potenziamento della sua capacità offensiva “fuori aerea”, soprattutto quella mediorientale.

   Bisogna capirsi, perché quando si parla del ruolo internazionale di Israele e del sionismo, so benissimo che si rischia di scadere nel complottismo più deteriore e reazionario, del tipo “protocolli dei saggi anziani di Sion” e robacce del genere.


  Quando dico che Israele è un ingranaggio della controrivoluzione mondiale, non intendo dire che Israele è uno strumento attivo di essa, e che l’imperialismo non è senza contraddizioni. Anzi tutto il contrario. Perciò quando si parla dell’influenza della Lobbie sionista, si deve intendere dell’attività di un gruppo di capitalisti di diversi paesi, che hanno in comune l’origine ebraica, nel cercare di influenzare l’attività degli USA (come di altri paesi imperialisti) e che partecipano, di fatto, attivamente a determinarne l’orientamento.


   Perciò quella frazione borghese, denominata Lobbie sionista, cerca di influenzare la politica USA e per questo entra spesso in conflitto con gli imperialisti rivali (come l’Europa) e con altre frazioni borghesi interne (o esterne) agli Stati Unit


[1] L’Unità 8200 è una unità militare forze armate israeliane incaricata dello spionaggio dei segnali elettronici (ELINT), OSINT ovvero “Intelligence su fonti aperte” che è quella disciplina dell’intelligence che si occupa della ricerca, raccolta ed analisi di dati e di notizie d’interesse pubblico tratte da fonti aperte, decrittazione di informazioni e guerra cibernetica. https://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_8200 

[2] MintPress News è un sito di notizie americano di estrema sinistra fondato e curato da Mnar Adley, lanciato nel gennaio 2012. Copre questioni politiche, economiche, di affari esteri e ambienta. https://en.wikipedia.org/wiki/MintPress_News

[3] http://www.bocchescucite.org/le-ex-spie-israeliane-lavorano-per-google-facebook-e-microsoft/

[4] https://www.2duerighe.com/attualita/130625-pegasus-e-solo-lultima-creatura-dellunita-di-intelligence-israeliana-8200-le-operazioni-di-influenza-di-israele-ieri-e-oggi-passano-da-tools-di-cyber-war.html

[5]                                                                          C.s.

[6] http://www.bocchescucite.org/le-ex-spie-israeliane-lavorano-per-google-facebook-e-microsoft/

[7]                                                               C.s

[8] https://www.blackpost.it/2021/11/08/amazon-e-google-firmano-un-accordo-da-un-milione-di-euro-per-fornire-la-propria-tecnologia-allesercito-israeliano/

[9] https://www.dailymuslim.it/2022/09/dipendenti-google-e-amazon-protestano-per-gli-accordi-con-israele/

http://www.bocchescucite.org/i-dipendenti-di-google-e-amazon-condannano-laccordo-con-israele/

[10] https://en.wikipedia.org/wiki/Emi_Palmor

https://qudsnen.co/hundreds-of-former-israeli-spies-working-in-top-jobs-in-many-worlds-biggest-tech-companies-study-reveals/

[11] https://ilmanifesto.it/i-documenti-segreti-del-ruolo-americano-nella-guerra-disraele

[12]                                               C.s.

[13]  Informe Confidencial del Das al Juzgado Segundo de Orden Pùblico del 10 maggio 1988.

[14] http://www.guardareavanti.info/mlm/Denunciamos2009.htm

[15] http://selvasorg.blogspot.com/2010/05/brasile-sfida-il-piano-colombia.html

[16] http://proletaricomunisti.blogspot.com/2010/06/pc-quotidiano-7-8-maggio

CYBERGUERRA FRA CINA E USA

•novembre 25, 2022 • Lascia un commento

   La guerra informatica (noto nell’ambito operativo militare del mondo anglofono come Hacker Warfare, abbreviato HW), è quell’attività rientrante nelle operazioni di information warfare e sottotipologia di guerra cibernetica che utilizza pirati informatici per colpire la rete informatica avversaria.

   In questa guerra si è soliti assoldare, come nuovi mercenari, personaggi noti come hacker che sono capaci di aggredire un sistema informativo protetto. Si tratta di professionisti con un livello di aggiornamento tecnico elevato, e allenati a operare nelle situazioni più difficili orienta dosi in complessi sistemi informatici e telematici .

Le operazioni di guerra informatica consistono in:

  1. Attacchi ai sistemi. Conseguenze: paralisi degli elaboratori o semplici malfunzionamenti; modifiche al software di base; danneggiamento di programmi applicativi; installazione di procedure malefiche; interruzione di assistenza e manutenzione;
  2.  Attacchi alle informazioni. Conseguenze: cancellazioni; alterazione/modifica del contenuto degli archivi; inserimento indebito dei dati; copia abusiva/furto di elementi di conoscenza;
  3. Attacchi alle reti. Conseguenze: blocco del traffico telematico; deviazione delle richieste fatte a terminale su archivi diversi da quello originale; intercettazione delle comunicazioni autorizzate; introduzione di comunicazioni indebite mirate a disturbare.

   La guerra cibernetica (noto nell’ambito operativo militare del mondo anglofono come cyberwarfare) è l’insieme delle attività di preparazione e conduzione delle operazioni militari eseguite nel rispetto dei principi bellici condizionati dalle informazioni. Si traduce nell’alterazione e addirittura nella distruzione dell’informazione e dei sistemi di comunicazioni nemici, procedendo a far sì che sul proprio fronte si mantenga un relativo equilibrio dell’’informazione. La guerra cibernetica si caratterizza per l’uso di tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazioni.

   Esistono molte metodologie di attacco nella guerra cibernetica:

  1. Vandalismo Web: attacchi volti a “sporcare” pagine web o per mettere fuori uso i server. Normalmente queste aggressioni sono veloci e non provocano grandi danni;
  2. Propaganda: messaggi politici che possono essere spediti a coloro che sono collegati alla Rete;
  3. Raccolta dati: le informazioni riservate ma non protette possono essere intercettate e modificate, rendendo possibile lo spionaggio;
  4. Distruzione delle apparecchiature: attività militari che utilizzano computer e satelliti per coordinarsi sono potenziali vittime di questi attacchi. Ordini e comunicazioni possono essere intercettati o sostituiti, mettendo a rischio i soldati;
  5. Attacco a infrastrutture critiche: i servizi energetici, idrici, di combustibili di comunicazioni, commerciali e dei trasporti sono tutti vulnerabili a questo genere di attacchi.

   Esiste da tempo un cyber guerra tra Cina e Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ammesso di essere stati sotto attacco da parte di diversi Stati, come la Cina e la Russia.

   Anche la Cina attacca gli Stati Uniti di usare una brigata di hacker e di sfruttare i social network come per fomentare la rivolta in Iran.[1]

    Nel mese di gennaio 2010 Google aveva denunciato di essere stato oggetto di attacchi di pirati informatici che avevano preso di mira i dissidenti cinesi che usavano le piattaforme di posta elettronica.

    Sempre nel 2010 nella cyberguerra tra Cina e Stati Uniti si ebbero dei risvolti che si potrebbe definire clamorosi: il traffico internet di molti siti di agenzie governative amerikane, comprese alcune del Pentagono, nell’aprile fu “sequestrato” da server cinesi per circa 18 minuti. Lo denuncia un rapporto al Congresso dall’Us-China and Security Review Commission, la Commissione USA che ogni anno rilancia un rapporto sullo stato delle relazioni con la Cina. [2]

   Tutto questo dimostra che da tempo Internet è un campo di battaglia, per questo il Pentagono si sta preparando per le guerre future. Ha nominato il suo primo cyber-generale della storia: il generale a quattro stelle Keith Alexander è stato nominato responsabile del Cyber Command, il comando che ha lo specifico compito di combattere sulle reti informatiche. La nomina di Alexander segue l’assegnazione da parte del Dipartimento della “Difesa” americano di 30.000 aggiuntivi ai cosiddetti “fronti della guerra informatica”. In totale sotto il Cyber Comando operano circa 90.000 uomini. Questa divisione cibernetica cominciata sotto Bush si è rafforzata sotto Obama.

    Robert Gates, che è stato il segretario alla “Difesa” amerikano dotto Bush Jr w Obama ha detto che il cyberspazio è il quinto campo di operazioni militari, che si aggiunge a terra, mare, cielo e spazio. La guerra è certo virtuale, ma le conseguenze possono essere reali, devastanti: basta un virus a bloccare la distribuzione elettrica di grandi aree, paralizzare i contatti tra aerei e torri controllo, silenziare i telefoni di un’intera nazione. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Sempre nel 2010 è comparso un virus, lo Stuxnet, che ha infettato 30.000 computer iraniani.

   In questo quadro di cyber guerra in atto, si sviluppano le piraterie informatiche. Proprio per “combatterle” [3] che sono sorti organismi specifici (come il Piracy reporting center o la Cybercrime  unit) che affiancano strettamente organismi di sicurezza pubblici e “privati” e sono in larga parte finanziate da imprese assicuratrici, compagnie di navigazione, associazioni imprenditoriali, case discografiche, grandi imprese informatiche ecc.

   Ma anche lo spazio è diventato un campo di questo tipo di battaglia. Si ha notizie che per quattro volte tra il 2007 e il 2008 degli hackers ritenuti appartenenti alle forze armate cinesi hanno interrotto il funzionamento di due satelliti della NASA dedicati all’osservazione della Terra. E agli studi del clima. Lo rivela un rapporto della commissione del Congresso americano (Us-China Economic and Security Review Commission) che sarà diffuso nelle prossime settimane.[4]

  Scrive il rapporto: “Queste interferenze pongono numerosi minacce, in particolare se sono rivolte a satelliti con funzioni sensibili” perché, si precisa, possono distruggere o danneggiare il veicolo spaziale e degradare o manipolare le trasmissioni. I satelliti attaccati sono il Landsat-7 che nell’ottobre e nel luglio 2008 ha subito oltre 12 minuti di interferenze e il Terra AM-1 che invece è stato vittima di una stessa situazione per due minuti nel giugno 2008 e nove minuti nell’ottobre seguente. I dati sono stati forniti dall’US Air Force, che con la sua rete di controllo aerospaziale è in grado di verificare ogni anomalia manifestata dai vari sistemi in attività.

   Il documento non accusa esplicitamente il governo di Pechino come responsabile degli attacchi ma sottolinea che la Cina “effettua e sostiene una varietà di cyber-azioni dolose” e che tutti i linguaggi usati da questi hackers hanno una base cinese e, infine, che esistono collegamenti con gruppi di  hackers cinesi. Il dipartimento della “Difesa” USA precisa che gli attacchi informatici cinesi sono saliti dai 3.651 nel 2001 ai 55.000 del 2010. Le due operazioni compiute sui due satelliti ambientali sono arrivate ai sistemi di comando dei veicoli in orbita senza tuttavia riuscire a influire su di essi provocando danni. Un’indagine compita dalla NASA ha dimostrato che gli hackers si sono collegati con la Svalbard Satellite Station a Spitsbergen, in Norvegia, attraverso la quale i dati raccolti sono inseriti in Internet. Ovviamente, l’ambasciata a Washington smentisce tutto. Un dato è certo, comunque, c’è una guerra non dichiarata in atto.


[1] http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201001articoli/51556girata.asp

[2] http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lastp/375532/

[3] Mette sempre tra virgolette, perché lo sviluppo della pirateria informatica è solo una scusante.

[4] http://www.corriere.it/scienze_tecnologie/11_novembre_01/hackers-satteliti-cina-u..

DELITTI IRRISOLTI IN UN SISTEMA CRIMINALE

•novembre 23, 2022 • 1 commento

   In Italia da tempo  nei media è sorta la moda dei “delitti irrisolti”, che diventano dei fatti medianici, dove la cosiddetta “opinione pubblica”  si “divide” (si fa per dire) in innocentisti e colpevolisti, e programmi come Porta a Porta riempiono le serate.

   Del delitto di Carmela Rea “stranamente” si è taciuto alcune cose di non secondaria importanza.

   Dall’autopsia si è evinto che Melania non sia stata uccisa sul luogo del ritrovamento a causa del poco sangue nelle vicinanze del corpo, e che alcune delle 35 coltellate, tutte eseguite tra il tronco e il collo, siano state inferte anche post-mortem, inoltre, la vittima non ha subito violenze sessuali.

   In questo delitto ci sono diversi interrogativi. Uno è la croce uncinata sul cadavere di Melania. Un depistaggio? Ma c’è da chiedersi come mai il marito militare, addestratore nella caserma femminile di Ascoli Piceno, una delle quattro caserme delle Unità Addestramento Volontari (U.A.V.) avrebbe fatto questo tipo tutto sommato particolare di depistaggio nel vilipendere il cadavere. Questa domanda sembra essere stata congelata nelle menti di chi doveva razionalmente valutare e mai argomentata in modo apprezzabile. Eppure era uno dei tanti fatti obbiettivi, di consistenza fisica certa.

   Io ritengo che non si depista su un fatto di oltre 70 anni fa, si depista su qualcosa che esiste attualmente, in Italia, e non tra i commercianti di alimenti o tra i giornalai ma necessariamente in ambienti militari.

Esiste una setta massonica satanica nell’ambiente militare?

   Gli inquirenti nelle indagini sul delitto di Melania Rea  hanno prestato particolare attenzione alla figura del marito di Melania Rea, Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’esercito, il quale lavora come istruttore preso il 235° Rav Piceno.

   Da tempo circolava la notizia che il possibile omicida si trovasse all’interno dell’ambiente militare.

   Paolo Ferraro, sostituto procuratore della Repubblica di Roma denuncia il fatto che all’interno dell’ambiente militare vi sarebbe una setta satanica massonica, militare, della quale farebbe parte alcuni ufficiali dell’Esercito.

   Le prove sarebbero all’interno di circa 45 files audio analizzati attentamente. Da tali files emergerebbero in maniera chiara alcuni nomi. Tale setta agirebbe nell’ombra, attirando a sé gli adepti. In questa setta avvererebbero riti satanici basati sul sesso e in cui si verificherebbe anche l’assunzione di droghe da parte dei partecipanti.

   Come risposta a queste denunce il   PM  è stato  dal CSM messo in aspettativa per quattro mesi.

   Questo provvedimento è stato adottato con una procedura d’urgenza, motivata dalla asserita gravità ed attualità dell’ inidoneità del magistrato “ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio”.

  Contro detto provvedimento, avente efficacia immediata, i legali di Ferraro, Mauro Cecchetti e Giorgio Carta, hanno annunciato un ricorso al TAR Lazio: “Il procedimento cautelare seguito dal CSM  risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma, nonché arbitrario, atteso che non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo <svolgimento di attività professionali anche complesse>. Il CSM, poi, ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte, private e pubblica, del 2011 – attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato – ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi. In definitiva, il CSM ha fondato il provvedimento cautelare sulle dichiarazioni di alcuni colleghi della procura di Roma, con i quali il nostro assistito è notoriamente in contrasto proprio per effetto delle sue denunce”.[1]

   Sembra che Melania Rea, alcune settimane prima della sua morte, sia stata vista presso il terzo piano della procura. Era davvero lei o una donna che le assomigliasse? Che Melania sia stata fatta fuori per metterla a tacere su qualcosa di cui era venuto a conoscenza, e che non avrebbe dovuto sapere?

   Dunque molto probabilmente un delitto nato in ambiti militari[2].

   Proviamo a fare delle ipotesi. La caserma del 235° Rav Piceno è l’unica caserma in femminile, e ogni soldato donna finito in Afghanistan, potrebbe aver ascoltato, delle confessioni di alti ufficiali. Che Salvatore Parolisi avesse captato qualcosa e avesse riferito anche alla moglie particolari di una storia potenzialmente esplosiva?

   Pensiamo che nell’ambito dei controlli condotti dai reparti dell’Esercito al personale e ai materiali al rientro dai teatri operativi, emerse che un certo quantitativo di sostanze stupefacenti era nascosto nelle canne dei fucili rientrati nelle casse dall’Afghanistan nella caserma Feruglio degli alpini della Julia di Venzone (Udine).[3]

   Sarà sempre un caso, ma nel 235° Rav Piceno era Laura Titta, arrestata  in quanto aveva legami con la camorra.

  Esiste dunque un mondo sotterraneo negli ambienti militari, dove questa setta, molto probabilmente gestirebbe affari non del tutto leciti (è un eufemismo evidentemente). Uno di questi affari sarebbe un traffico di eroina proveniente dall’Afghanistan , dove molte soldatesse finite nel teatro della missione ISAF, conoscono particolari fino ad oggi rimasti celati nel mistero.

   Altro fatto da non trascurare, quando Paolo Ferraro andò al CSM fu visto assieme a Francesco Bruno.

  Francesco Bruno è un noto criminologo (e star televisivo), è stato consulente del SISDE. Egli  già dal terzo delitto del cosiddetto “Mostro di Firenze” aveva preparato un dossier che ipotizzava che a compiere questi delitti non fosse un solo serial killer, ma i componenti di una setta che agivano in gruppo. Ma questo dossier – che porta la data del 1980 – non fu mai consegnato agli inquirenti di Firenze. In totale tre degli studi commissionati dal SISDE si persero “misteriosamente” per strada e non arrivarono mai sulle scrivanie dei magistrati fiorentini. Guarda caso, i dossier “scomparsi” erano quelli che ricostruivano la pista dei mandanti plurimi. Qualche anno dopo Francesco bruno, intervistato, sosterrà che ha suo parere che il serial killer è un mostro isolato.[4]

SETTE NELL’ESERCITO

   La presenza di sette nell’esercito non è un frutto di una fantasia complottista.

   Nel 2004 la marina inglese ha concesso a un tecnico satanista di praticare il suo credo anche quando è in navigazione[5].

   Ma questo che potrebbe passare per un fattore di libertà religiosa (perciò non condannabile) non rende idea degli intrecci che esistono tra queste sette e gli apparati degli eserciti dei paesi imperialisti.

   Prediamo come esempio il maggiore dell’esercito statunitense Michael A. Aquino.

   Il maggiore Aquino era un esperto di guerra psicologica che nel 1975 fondò una setta satanica chiamata “Il tempio di Set”, che subentrò alla Chiesa di Satana di Anton LeVay. Fu sospettato (guarda caso) di essere al centro di un giro di pedofilia.

   Aquino assieme al generale Paul E. Vallely[6] e al generale Thomas McInerney fanno parte della cerchia di quelli che vengono definiti “piegatori di cucchiai”.

   McInerney, assieme a Vallely, ha fondato l’Iran Policy Committee che è un centro di propaganda anti-iraniana. Il duetto ha pubblicato un libro intitolato,  Endgame –Blueprint fot Victory for Winning the War (Resa dei conti. Il piano per vincere la guerra al terrorismo) la cui sostanza si ritrova in un documento che Vallely scrisse assieme ad Aquino nel 1980. In questo scritto, intitolato From PSYOP to WindfWar: The Psychology of  Victory (Dalla Guerra psicologica alla guerra mentale: la psicologia della vittoria) si presentava un piano per una guerra psicologica perpetua, rivolta anche contro la stessa popolazione  americana. Nel documento, si afferma tra l’altro: “ La guerra mentale strategica deve iniziare nel momento in cui la guerra si ritiene inevitabile. Deve ricercare l’attenzione della nazione nemica attraverso ogni mezzo possibile e deve colpire i potenziali soldati della nazione prima che essi indossino le uniformi. Essi sono più vulnerabili alla guerra mentale nelle loro case e comunità…”.

   “La guerra mentale è soprattutto strategica…Nel suo contesto strategico deve estendersi in ugual modo ad amici, nemici e neutrali in tutto il globo – non attraverso i primitivi volantini gettati sui campi o gli altoparlanti della guerra psicologica, né attraverso gli sforzi deboli, imprecisi e limitati della psicotronica  – ma attraverso i mezzi di informazione posseduti dagli Stati Uniti che hanno la capacità di raggiungere virtualmente ogni  popolo sulla faccia della terra.[7] Questi mezzi d’informazione ovviamente sono quelli elettronici, radio e televisione. Gli sviluppi più avanzati delle trasmissioni consentono una penetrazione delle menti ovunque nel mondo come non sarebbe stato concepibile fino a pochi anni fa.

   Come la spada Excalibur, noi dobbiamo arrivare ad impossessarci di questo strumento per noi, se avremo il coraggio se avremo il coraggio e l’integrità di promuovere con esso la civiltà.

   “Per essere efficace la guerra mentale deve prendere di tutti i partecipanti. Non deve soltanto indebolire il nemico ma deve rafforzare gli Stati Uniti. Lo fa negando alla propaganda nemica di poter raggiungere il nostro popolo e spiegando e sottolineando alla nostra gente quali sono gli interessi nazionali in una data della guerra[8].       

   Vallely promosse anche uno studio sulle tecniche subliminali di lavaggio del cervello e sulle armi che possono aggredire il sistema nervoso e cerebrale delle popolazioni prese di mira: “Vi sono delle condizioni puramente naturali in cui le menti possono diventare più o meno ricettive e la guerra mentale deve avvantaggiarsi completamente di questi fenomeni come l’attività elettromagnetica dell’atmosfera, ionizzazione dell’aria ed onde alle frequenti estremamente basse”.

   Questi schemi di “guerra mentale” messi a punto da Vallely e dal satanista Aquino assomigliano paurosamente alla Total Information  Awareness (TIA), un programma varato dal Pentagono, quando era guidato da Rumsfeld, sotto la direzione dell’ammiraglio John Poindexeter, salito alle cronache nel caso Irangate. Ufficialmente questo progetto, che comprendeva un colossale sistema di data-mining (tecniche informatiche per l’esplorazione delle grandi banche dati), è stato poi accantonato a seguito di una serie di rovesci, ma molto probabilmente questo programma è gestito “con altri mezzi”.

   Jon Ronson giornalista, autore, regista di documentari e presentatore radiofonico. I suoi articoli sono apparsi su giornali britannici come il quotidiano The Guardian e la rivista Time Out. Ha girato alcuni documentari per la televisione e due serie documentaristiche per Channel 4. In Italia sono stati pubblicati un suo libro intitolato L’uomo che fissa le capre (Einaudi, 2009) da quale è stato tratto un film interpretato da George Clooney.

   Il libro parla della diffusione della diffusione della New Age[9] nell’esercito americano, ma è soprattutto è un’inchiesta documentatissima sull’utilizzo di tecniche “psichiche” nell’esercito americano e, allo stesso tempo, il racconto dell’inchiesta stessa.

   Ebbene tutto questo è fatto risalire a un manualetto del colonnello Jim Channon, intitolato  First Earth Battalion, che è una raccolta delle teorie New Age applicato all’esercito, pubblicato nel 1979, con il proposito di mettere a punto “tecniche non distruttive di controllo”[10]. Marilyn Ferguson, autrice del famoso libro La cospirazione dell’acquario[11] era in contatto con il colonnello Channon. Le diverse iniziative di Channon maturarono nel 1983 nella Task Force Delta, che comprendeva  un raduno dei 300 ufficiali interessati al New Age e all’occultismo[12]. Inizialmente costoro si tenevano in contatto tra loro attraverso la famigerata DARPA[13].

   Questi ambienti tirarono dentro l’ex prestigiatore Uri Geller che fu introdotto negli ambienti servizi segreti statunitensi dal dott. Andrija Puharich, esperto di parapsicologia e telepatia della Divisione Guerra Psicologica dell’US Army i cui esperimenti in questo campo risalgono agli anni ’50. Puharich dirigeva la Round Table Foundation of  Eelectrobiology, dedita agli esperimenti sulle onde cerebrali. Era un personaggio vicino al fondatore della cibernetica[14] e a Aldous Huxlew[15] uno dei guru  della controcultura.

CONTROLLO MENTALE NELLE SOCIETA’ INIZIATICHE

         Questi gruppi, controllano mentalmente i propri membri. All’interno di questi gruppi, le persone vengono “formate” in modo tale da commettere le più gravi cattiverie senza avere scrupoli di coscienza e magari motivandole per renderle in qualche modo “legittime”.

   In effetti, organizzare guerre di rapina, torturare persone significa distruggere il sentimento umano naturale di empatia con i propri simili, e dunque non sembrerebbe possibile farlo senza un’accurata “formazione”. Per questo motivo sembrerebbe necessario far praticare ai propri membri (sia che ricoprono ruoli importanti oppure che siano soltanto delle infine pedine), culti che disumanizzano, che stimolano gli aspetti più negativi e distruttivi dell’essere umano, o che inducono a credere che possano esistere principi, valori o ideologie che giustificano più terribili contro l’umanità.

   Esisterebbero due tipi principali di culti misterici:

1)    Quelli che prevedono l’affiliazione di un numero relativamente ampio di adepti, che per la maggior parte ricoprirà livelli bassi, e dunque non raggiungerà mai determinate conoscenze, appannaggio dei pochi che raggiungeranno gli alti livelli;

2)    Quelli che appaiono come sette vere e proprie, poiché sono destinate ai rampolli delle grandi famiglie miliardarie o a personaggi scelti. In tal caso il personaggio sarà chiamato ad aderirvi come fosse un “eletto”.

   In quest’ultimo caso i riti sarebbero agghiaccianti, simili a quelli satanici. Si dice che nel gruppo chiamato Skull & Bones che raggruppa i rampolli dell’elite statunitense, gli iniziati dovrebbero masturbarsi nudi in una bara, e in seguito subirebbero anche violenze verbali e fisiche, dovendo lottare nel fango e a subire violenza con altri adepti fino allo sfinimento. Si tratterebbe di tecniche elaborate dalla CIA al fine di indebolire il soggetto attraverso una serie di atti che lo piegherebbero fisicamente e mentalmente. Agli adepti sarebbe inculcata l’idea di essere superiori e di avere una missione di dominare sugli altri. Essi subirebbero dunque umiliazioni sessuali, ma al contempo sarebbero abituati a esaltare il proprio ego umiliato, per sopperire alla bassa autostima stimolata dalle umiliazioni.

   Questi rituali hanno l’obiettivo di far emergere gli aspetti del sé distruttivo, in modo tale che emozionalmente e mentalmente la persona possa diventare più incline a mentire, a ingannare e a commettere azioni criminali.

   In sostanza questi rituali hanno lo scopo di  “programmare la mente” ai crimini che dovranno commettere quando saliranno al potere. Essi dovranno commetterli non soltanto senza alcun rimorso ma addirittura credendo che ciò sia giusto, e per raggiungere questo livello di mistificazione occorre una sorta di percorso esoterico atto a manipolare la mente a tal punto da produrre questo effetto. I riti praticati in questi gruppi misterici sono traumatizzanti e violenti, e addirittura per essere resi più agghiaccianti sarebbero utilizzate urla di sottofondo.

   Questi riti sarebbero collegati a simbologie di vario genere, e servirebbero anche a creare affiliazione a realtà false, per disorientare l’esistenza.

   Nelle società segrete viene creato un clima di unità è “fratellanza” molto forte, come se gli adepti fossero legati da qualcosa d’importante e fondamentale per la loro esistenza. La stessa cosa avviene per la Mafia.

   Ma perché bisognerebbe accettare che persone così squilibrate, che si mettono nude in una bara, che si  fanno umiliare sessualmente, debbano esercitare un potere enorme sui nostri destini.

è possibile dare una matrice esoterica agli omicidi mediatici?

   Mi rendo conto che tutto ciò  è molto difficile da mandare giù, si ricerca sempre una ricerca che all’apparenza può essere “razionale” (fanatismo ideologico o religioso, stato psicologico della persona, motivi ideologici ecc.). Ma non si vuol riconoscere che l’aspetto esoterico è una realtà, occulta (fino a un certo punto basta andare nelle librerie e vedere che una parte è riservata all’esoterismo) solo per chi non vuole vedere.

  Un esempio evidente di quello che potrebbe avere una matrice esoterica soni i delitti attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”.

  Dal 1968 al 1985 furono uccise otto copie di giovani nelle campagne di Firenze. In 4 di questi duplici omicidi vengono prelevate dai cadaveri seni e pube. La vera e propria caccia al “Mostro” comincia dopo il terzo omicidio, quando si capisce che dietro ad essi c’è la stessa mano. Dopo “errori giudiziari” (si sarebbe col seno di poi dire che molto probabilmente furono degli autentici depistaggi), si arriva all’incriminazione di Pietro Pacciani nel 1994. Sembra chiaro, al momento, che Pacciani è colpevole, o perlomeno che è gravemente coinvolto in questi omicidi. Gli indizi, infatti, sono gravi, precisi e concordanti; in particolare lo inchiodano il ritrovamento di un bollo di pistola nel suo giardino, inequivocabilmente proveniente dalla pistola del “Mostro” (una beretta calibro 22); l’asta guidamolla della pistola del “mostro”, inviata agli investigatori avvolta in un pezzo di panno identico a quello poi trovato in casa di Pacciani; e soprattutto un portasapone e un blocco da disegno, di marca tedesca, che sarà riconosciuto come appartenente alla coppia tedesca.

   C’era poi un biglietto trovato in casa sua con scritto “coppia” e un numero di targa corrispondente a quello di una coppia uccisa. Le intercettazioni telefoniche e ambientali poi fecero il resto, mostrando che Pacciani mentiva, celando agli investigatori diverse cose importanti. Eppure il processo fa acqua da tutte le parti. Tante cose non quadrano in quel processo. Non quadra il movente, perché Pacciani – benché violento e benché in passato avesse giù ucciso, per giunta con modalità che ha tratti ricordano quelle di alcuni delitti – non sembra il ritratto del serial killer. Non quadrano alcuni particolari (ad esempio le perizie stabiliranno che l’uomo che ha sparato dovesse essere alto almeno un metro e ottanta, mentre Pacciani è alto molto meno). Inoltre durante il processo alcuni dei suoi “amici” mentono palesemente per coprirlo, sembrano colludere con lui. Perché mentono? In primo grado Pacciani sarà condannato. In secondo grado sarà assolto. L’impianto accusatorio, in effetti, era fragile. Però proprio il giorno prima della sentenza di secondo grado, la Procura di Firenze riesce a trovare nuovi testimoni (quattro) che inchiodano Pacciani e soprattutto riescono a spiegare il motivo di alcune incongruenze. Due di questi testimoni sono, infatti, complici di Pacciani e, autoaccusandosi, svelano che in realtà quei delitti erano commessi in gruppo.

   Ma la Corte di appello di Firenze decide di non sentire testimoni e assolve Pacciani. La sentenza sarà annullata dalla Cassazione, ma nel frattempo Pacciani muore in circostanze poco chiare. In apparenza muore d’infarto ma Giuttari, il commissario che segue le indagini per la Procura di Firenze, sospetta un omicidio. Nel 2002 l’indagine sul “Mostro” si riapre, ma a Perugia, ma per capire come e perché bisogna fare un passo indietro. Il 13 ottobre 1985 è trovato nel Lago Trasimeno il corpo di un giovane medico perugino, Francesco Narducci. Il caso è archiviato come suicidio, anche se la moglie non crede a questa versione dei fatti. Anzi, da subito i giornali ipotizzano un coinvolgimento inerente al “Mostro di Firenze”.

   Narducci, aveva una moglie giovane, una casa bellissima, viaggi, barche e tanti soldi. Questa era la vita pubblica di Francesco Narducci. Ma forse, ne esisteva un’altra fatta da rituali, popolata da demoni. Narducci ha sempre saputo celare la sua vera identità. E soltanto in una lettera, lasciata alla famiglia prima di scomparire, potrebbe avere deciso di svelare sua vera identità[16].

   Adesso vediamo i misteri inerenti alla morte di Narducci. Un pescatore dice di averlo ritrovato su una spiaggetta del lago Trasimeno il 9 ottobre 1985, quattro giorni prima della scoperta ufficiale. “Era incaprettato” ricorda. E questo sarebbe la dimostrazione che fu una vera e propria esecuzione. L’eliminazione di un uomo diventato scomodo. In quei giorni i giornali scrivevano che il “Mostro” aveva i giorni contati, che aveva commesso un errore tale da inchiodarlo. In sostanza ipotizzavano che Narducci potrebbe avere avuto paura, o sentendosi minacciato decise di tirarsi fuori.

   Suo padre Ugo Narducci, famoso medico, massone, era riuscito a costruire per il figlio una carriera luminosa. In un certo periodo, cominciano a concentrarsi su di lui delle chiacchere tremende, si comincia a sospettare che abbia dei collegamenti con il Mostro. Alcuni lo ricordano di averlo visto nelle campagne tra San Casciano e Mercatale in compagnia del farmacista del paese. Ci sono voci che Narducci partecipava a festini e messe nere. Una doppia vita che dura fino al 1985. Nell’estate di quell’anno il suo equilibrio si spezza. Ricorda la moglie: “Era molto preoccupato mi sembrava depresso. Una sera mentre parlavamo della difficoltà di avere un bambino, scoppiò a piangere e questo mi sembrò molto strano perché lui non era assolutamente il tipo che se la prendeva per queste cose. Restava alzato fino a tardi, chiuso nel suo studio”. L’8 ottobre, dopo aver ricevuto una telefonata, Francesco Narducci va via sconvolto dall’ospedale. Prende la barca ancorata sul Trasimeno e sparisce per sempre. Secondo la versione ufficiale il suo cadavere affiora il 13 ottobre. Causa della morte: annegamento. Soltanto nel 2004 un pescatore ammette di averlo trovato il giorno dopo la scomparsa e di aver consegnato il corpo alla famiglia. Nel 2000 il corpo è riesumato e riparte l’inchiesta: l’ipotesi è che, con la complicità di alcuni pubblici ufficiali, la famiglia volesse nascondere il delitto. In sostanza c’è il forte sospetto che la famiglia avesse sepolto il corpo, e gettato un’altra salma nel lago e fatta passare per quella di Narducci.

   L’ipotesi formulata dalla Procura di Perugia secondo cui Narducci sarebbe stato ucciso perché la cellula impazzita dell’inquietante circuito che ha commissionato, e in certi casi anche portato termine i duplici omicidi attribuiti al “Mostro”, aveva deciso di eliminarlo.

   C’è un uomo che negli anni ’70 e ’80 afferma di conoscere a fondo le realtà del “Mostro”[17]. In una memoria consegnata agli inquirenti che indagano sugli omicidi, ricostruisce per filo e per segno gli ambienti e i poteri che decisero la fine delle copie di fidanzati e del Narducci divenuto che non era più affidabile e di altre persone divenute via via scomode al sistema.

   Tra le realtà che secondo il teste, avrebbero avuto un ruolo importante nell’assassinio del Narducci e nella costruzione di una rete di convivenza che coprisse la verità, ci sarebbe la Massoneria. Nel suo documento il testimone parla anche d’ingerenze da parte di ambienti di Cosa Nostra e di un circuito dedito alla pedofilia.

   Per l’occultamento del cadavere del Narducci, sviamento delle indagini e altri reati minori, furono indagati il questore di Perugia Francesco Trio, il colonello dei carabinieri Di Carlo, l’ispettore di PS Napoleoni, l’avvocato Fabio Dean, tutti iscritti alla stessa loggia massonica, alcuni collegati alla P2. Appartenevano alla P2 il questore Trio, mentre Fabio Dean è il figlio di uno dei legali di Gelli. Una “bella” compagnia dunque.

   Ferdinando Benedetti, uno storico che ha compiuto un’indagine personale sulla morte di Narducci, ha rivelato il ruolo della Massoneria (lui stesso è un massone). Racconta Benedetti: “Il padre del medico faceva parte della loggia Bellucci e insieme al consuocero si rivolse al Gran Maestro per evitare che fosse effettuata l’autopsia del figlio. So che Francesco Narducci aveva preso in affitto una casa vicino a Firenze, nella zona dove sono avvenuti i delitti. Era entrato a far parte di un’associazione segreta denominata “la setta della rosa rossa”. Al momento dell’iniziazione era al livello più basso, ma dopo un po’ di tempo aveva raggiunto il ruolo di “custode”. Già nel 1987 si disse che poteva essere uno dei “mostri” e la massoneria si attivò per sapere la verità. Tra il 1986 e il 1987 ci furono riunioni tra logge diverse e si decise di compiere alcune indagini. Alla fine la loggia accertò che era coinvolto, ma si decise di non far trapelare c’era il rischio che venissero coinvolti tutti[18].

  Tra i testimoni ascoltati dai magistrati, c’è anche Augusto De Megni, nonno del bambino rapito nel 1990, per anni al vertice del Grande Oriente che conferma: “So che Narducci andava a Firenze e che frequentava giri poco raccomandabili”. Secondo le indagini compiute dalla signora Narducci, potrebbe essere stato il custode dei  genitali asportati alle vittime. Si cerca di verificare se c’è un nesso tra la sua morte e la spedizione di un lembo di seno di Naudine Mauriot. L’omicidio della francese e del suo compagno avvenne l’8 settembre. Si è scoperto recentemente che la coppia era in Toscana per partecipare a pratiche esoteriche. Un mese dopo il delitto scompare Narducci (8 settembre duplice omicidio, 8 ottobre scomparsa di Narducci, una casualità?).

   In questa vicenda del “Mostro di Firenze”    come si diceva prima entrano in scena i  servizi segreti e precisamente il SISDE dopo il terzo delitto.

   E poi ci sono le morti sospette di persone convolte con la storia del Mostro. Da quella del Narducci, a quella di Pacciani. In molte di queste morti è stata usata una tecnica simile a quella dei morti “suicidi” di persone implicate nell’inchiesta per la strage di Ustica e delle altre stragi che hanno insanguinato l’Italia. Questo utilizzo delle stesse tecniche fa ipotizzare una firma unica: quella dei servizi segreti.

   Perché dico questo? Nella questione del “Mostro di Firenze” come per Piazza Fontana, Ustica e le altri stragi che hanno bagnato di sangue il nostro paese, c’è stato un autentica mattanza di testimoni o di persone coinvolte.

   Non solo Pacciani e Narducci. Muore Elisabetta Ciabiani, una ragazza di vent’anni che aveva lavorato nell’albergo di Narducci e che aveva rivelato al suo psicologo, Maurizio Antonello (fondatore dell’Associazione per la ricerca e l’informazione delle sette) il nome di alcuni mandanti del “Mostro” e aveva rivelato il coinvolgimento di questa setta (la Rosa Rossa)[19] nei delitti: Elisabetta verrà trovata uccisa a colpi di coltello, compresa una coltellata alla pube, ma il caso venne archiviato come suicidio. Mentre lo psicologo Maurizio Antonello sarà trovato “suicidato”, impiccato al parapetto della sua casa di campagna.

   Per affrontare l’argomento del rapporto tra sette e servizi segreti possiamo prendere come esempio uno dei casi che è diventato famoso: quello di Manson e della sua Family.

   Dopo il suo arresto nell’ottobre del 1969, ci fu una serie di omicidi, di suicidi e di fortuiti incidenti di testimoni appartenenti alla Family, o amici di adepti della Family. Tutto questo segue un programma ben noto in certi particolari di omicidi coperti (lo stesso modus operandi di quello che è avvenuto in Italia con la vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze”, dove ci fu, come si è visto, una scia di morti molto sospette tra le persone coinvolte). Magicamente chi può testimoniare si uccide o ha un provvidenziale incidente.

   Nell’agosto del ’69 Manson e la Family si trasferirono definitivamente nella Death Valley, recidendo così ogni rapporto con la “civiltà”. Manson prepara così i suoi alla sua delirante profezia: i negri d’America faranno una rivoluzione, rovesceranno il governo e solo loro, la Family, saprà fronteggiare come ultimo baluardo bianco contro” l’infernale razza negra”.

   Nel deserto oltre i 40 gradi, nella solitudine assoluta, Manson può finire il suo lavoro di controllo mentale degli adepti, in maggioranza donne. Quando queste entrano nella Family sono spogliate e valutate da Manson (certe sette sembrano il rifugio per vecchi maiali). Poi le adepte subiscono attraverso il dominio sessuale, quella completa perdita di volontà che le renderà docili esecutrici della volontà unica di Manson, dell’Anima, come si faceva chiamare. Ai pasti mangiano prima gli uomini, poi le donne, ma prima devono offrire il pasto ai cani, e poi hanno il permesso di mangiare gli avanzi degli animali. Nelle baracche della Family e tra le dune del deserto le donne devono starsene nude, al massimo con le mutandine, docili, ad un ordine di Manson, accoppiarsi con uno o più uomini, anche sconosciuti. Devono praticare la fellatio su ordinazione non solo sui membri maschili della Family, ma anche sui cani. Quest’uso del sesso come iniziazione alla completa sottomissione e umiliazione, uscendo anche dai limiti dell’umano con il rapporto animale, distrugge la dignità e scardina l’identità, cui sarà sostituita una nuova: quella di macchine pronte a eseguire i propositi criminali di Manson.

   Ma questo controllo sulla volontà avveniva anche sugli uomini. Quando fu interrogato Tex Watson, esecutore degli omicidi Tate-LaBianca, gli inquirenti verificarono che l’uomo sembrava aver perso il 30% delle sue possibilità mentali, come se qualcosa avesse mangiato parte del suo cervello. Inoltre, sia al momento dell’arresto che in carcere, tutte le adepte sembravano, collegate tra loro da una volontà unica: erano allegre, improvvisavano spogliarelli, urinavano davanti ai poliziotti, si tenevano mano nella mano in circo salmodiando misteriose litanie come seguendo gli ordini di Manson che sussurrava nella sua cella delle parole incomprensibili. Invece quando le donne si trovavano isolate nelle loro rispettive celle, cadevano in una specie di abulia.

   C’è da chiedersi dove Manson, un marginale che ha passato buona parte della sua vita nelle patrie galere, abbia appreso simili tecniche di controllo mentale. Ed Sanders, nel suo libro su questo caso pubblicato nel 1971 , accenna in poche righe di quanto si dovrebbe investigare per capire gli omicidi della Family in certe tecniche di controllo mentale. Si era nel 1971, e non erano stati resi pubblici i documenti del progetto di controllo mentale della CIA denominato MK-ULTRA[20].

   Una risposta a questo interrogativo lo diede Carol Greene che nel suo libro del 1992 Mirder aus der Retorte: Der Fall Charles Manson (Omicidi di Laboratorio: il caso Charles Manson), rivela che Manson prima degli omicidi era un “soggetto di ricerca” da parte del Nacional Institut of Mental Healt (NIMH), un centro fondato dallo psichiatra Felix che era anche il boss di Isbell, un autentico criminale che conduceva barbarici presso il Centro Ricerche Tossicodipendenze di Lexington, Kentucky. Questi esperimenti riguardavano LSD e una grande varietà di altri allucinogeni e veleni esotici. In un caso sette prigionieri furono mantenuti in stato allucinatorio da LSD per ben 77 giorni consecutivi. La tortura che si svolgeva a Lexington seguiva lo schema sviluppato da quell’altro criminale che portava il nome di Cameron a Montreal: sonno indotto da un farmaco, che viene interrotto da shock elettroconvulsivi, i soggetti collaborativi venivano premiati con buchi di eroina o qualsiasi droga gradissero.

   Torniamo a Manson, egli fu scarcerato da una prigione della California nel marzo del 1967. Per legge, gli fu prescritto di presentarsi regolarmente ai colloqui con l’ufficiale per la libertà vigilata, il signor Roger Smith, che era stazionato c/o la Clinica Medica Haigtht-Ashbury di San Francisco. Questa clinica era frutto di un progetto del NIMH, che aveva lo scopo di studiare – e, di fatto, supervisionare – la prima tossicodipendenza su larga scala degli adolescenti bianchi, migliaia dei quali erano clienti della clinica. Il direttore della clinica, David E. Smith era anche l’editore del Journal il Psychedelic Drugs, nonché un emittente sostenitore della legalizzazione dei narcotici. Egli era incaricato di investigare gli effetti che i vari tipi di droghe avevano sui tossicomani seguiti dalla clinica NIMH: in sostanza doveva portare avanti uno studio comportamentale sui bambini delle comuni. Egli era un esperto nell’allevamento di personaggi violenti e antisociali nell’ambiente delle comuni hippy o delle sette.

   Roger Smith seguì i percorsi di Manson anche dopo aver cessato di essere il suo ufficiale per la libertà vigilata, come consulente e osservatore dell’uomo che andava gradatamente impazzendo (ma forse sarebbe meglio dire che ci fu l’induzione all’impazzimento), nel frattempo Manson si affiliò a The Process, un curioso e teologicamente originale gruppo para-satanista fondato da due ex membri di Scientology (egli aveva già frequentato le 150 ore di Scientology nel corso di un Criminon – il programma di recupero e indottrinamento per carcerati organizzato dalla “chiesa” di Ron Hubbard – gli danno diritto ad accedere agli eventi ed ai parties organizzati dalla setta fra Los Angeles e San Francisco allo scopo di irretire le stars di Hollywood nei famosi Celebrity Centers)[21].

   Non è ancora chiaro quando Manson si affiliò a The Process, ma secondo alcuni rapporti secondo cui fu nell’estate del 1967. I fondatori della setta avevano stabilito il loro quartiere generane negli USA a due isolati dal luogo, dove viveva Manson e reclutava tra i figli dei fiori.

   Persone che hanno avuto a che fare con questa setta, sono state implicate in omicidi. Non solo Manson ma anche David Berkowitz, che fu condannato per gli omicidi seriali, “Son of Sam”[22] di New York.

  Perché ritengo importante il collegamento sette e controllo mentale? Si commette l’errore spesso di ridurre gli strumenti e le tecniche per controllare la mente all’uso di mezzi tecnologicamente avanzati oppure a tecniche invasive; come l’elettroshock, l’uso pesante di LSD, la deprivazione sensoriale, le percorse, la tortura, l’uso di messaggi diffusi da altoparlanti alle cavie chiuse in isolamento, elettrodi impianti nel corpo o chip. Ebbene Manson era riuscito ad avere il controllo totale su più di una trentina di persone, senza l’uso di macchinari tecnologici o particolari tecniche invasive. Se, invece, si prendesse la briga di andare a vedere in molta letteratura esoterica e occultista, si vedrebbe che simili pratiche di controllo mentale vi sono descritte, seppure sono di difficile decifrazione. È quasi certo che molti di questi testi non sono mai stati pubblicati o se lo sono la circolazione è limitata in determinati e ristretti ambiti iniziatici.

   Si potrebbe formulare l’ipotesi che quello che si sa del progetto MK-ULTRA sia una sorta di informazione-disinformazione. Potrebbe essere stata messa in giro proprio dalla CIA e da altri organi occulti, per nascondere certe notizie, per far credere che per il controllo mentale servono costosissime tecniche, che hanno bisogno l’ausilio di complicati macchinari, della partecipazione di decine di scienziati, di Università, nascondendo tecniche meno appariscenti, ma più efficaci.

   Manson e il suo lavoro sulle adepte della Family lo starebbe a dimostrare.

   Se si analizza la struttura sociale delle comuni hippy degli anni ’60, vediamo che il fulcro è sempre un leader. Come nel mondo da cui si vuole fuggire, anche nella comune (da non confondere con la Comune di Parigi e le altre comuni rivoluzionarie) anche in queste comuni si ricrearono gli stessi meccanismi, ma nel caso di questo tipo di comune, il leader non è colui che deve soffocare la libertà dei suoi adepti, come avviene nella società “civile” (ma sarebbe meglio specificare nella società divisa in classi sociali), al contrario, la deve liberare. E proprio quest’accezione, il leader assume la valenza di Totem, come si faceva chiamare Manson, l’Anima. Ogni anima di un adepto avido di conoscenza e limitata vede in questa luce dell’Anima una strada da seguire, una via che la può liberare dalla sua prigionia, dalla paura. Di fronte ad un simile afflato della psiche, un condizionamento mentale non è cosa poi così difficile.

  Ci sono esempi lampanti di tutto questo in religioni riconosciute, programmi televisivi, cinema e di esempi se ne potrebbero farne tanti.

   Ci sono ricercatori che hanno avanzato l’ipotesi che il funzionamento del cervello umano sia una specie di ipnosi, che entra in questo stato ipnotico auto indotto nel momento della ricerca di una soluzione ad un problema: la mente per funzionare deve cadere in uno stato ossessivo, quindi ipnotico, e si giunge ad affermare che la stessa struttura del cervello è proprio nella ripetività delle onde cerebrali del digramma dell’encefalogramma. È proprio quel meccanismo dell’eguale che si ripete che regolerebbe il funzionamento della mente stessa.

   Questa tesi porterebbe alla conclusione che il controllo della volontà è insito nella mente stessa, e proprio per far funzionare il cervello al meglio, lo stesso individuo domina il suo stesso cervello, lo ipnotizzerebbe.

   Non sono in grado di dire se queste teorie siano vere o false, resta il fatto che chi stava portando avanti il progetto di controllo della mente, invece di costringere delle cavie a subire trattamenti criminali come faceva Cameron, oppure coinvolgerne l’altro con l’inganno, avrebbero potuto semplicemente farsi un giro nelle strade della California degli anni ’60 dove avrebbero trovato molti individui disposti a sottoporsi ad esperimenti con gli acidi, oppure ad entrare a far parte di sette religiose, dove il controllo della mente è più semplice e in un certo senso “pulito”. E solo in seguito si sarebbero potuto usare certe tecniche più invasive, farle accettare non sarebbe stato difficile, la scusa era il progresso dell’individuo stesso, e gli adepti di tante sette ci si sarebbero sottoposti di propria volontà.

   La legge degli Stati Uniti sulla divulgazione di documenti segreti del governo, la Freedom of Information Act (FOIA), ha un po’ l’aspetto di un bluff nella sostanza, in quanto se un segreto lo è ancora attualmente, come nel caso dell’MK-ULTRA, allora è facile prima della divulgazione far scomparire i documenti (come è successo per il progetto MK-ULTRA), oppure se vengono pubblicati, le ipotesi sono due: o i documenti non sono più pericolosi, oppure si divulgano per disinformare sotto la copertura di aver rivelato una verità segreta.

   In sostanza in un determinato periodo per nascondere meglio le attività sul controllo mentale, i servizi s’infiltrano nei vari culti settari. Uno di questi è sicuramente l’OTO fondato da Crowley. Nel 1925 si era frantumato, un gruppo seguì Crowley, un altro conservò la sua indipendenza, un altro ancora si organizzò nella Fraternitas Saturni, che sopravvisse alla guerra ed esiste ancora oggi.

E’ SE TUTTO CIO’ FOSSE IN REALTA’ DELLE OPERAZIONI DI GUERRA PSICOLOGICA? O FORSE QUALCOZA DI PEGGIO!

   Attentati, serial killer, omicidi familiari tutto questo nelle metropoli imperialistiche hanno un risvolto mediatico.

   Visto che in molti di questi avvenimenti ci si trova di fronte a realtà che si possono definire occultiste/esoteriche, voglio precisare che l’esoterismo non è uno strumento fine a se stesso, esso viene usato per indurre le persone particolarmente quelle deboli a fare delle cose che altrimenti non farebbero.

   Come premessa di questo discorso bisogna fare delle differenze tra sette e Ordini Iniziatici, che sono delle organizzazioni esoteriche che operano nella società in maniera occulta (non parlo della Massoneria poiché prima di tutto non è una realtà omogenea, essa viene usata come caprio espiatorio come gli ebrei -a cui spesso viene associata – , i comunisti, i satanisti ecc.).

   Della presenza di questi ordini spesso è raccontata in romanzi o comunque in storie ”fantastiche”. Un esempio di tutto questo è stato quando nel 1968 la televisione francese mise in onda lo sceneggiato I Compagni di Ball[23].

   ll racconto è unico, come un lungo film spezzato in sette parti. L’ispirazione dichiarata più volte sono i film alla Fantomas. Qui però il geniale criminale non è un lupo solitario, ma il leader di una Spectre (guarda caso troviamo sempre in racconti fantastici organismi del genere), i Compagni di Baal, che cospirano dietro le spalle dei popoli, che raccoglie i vertici delle istituzioni e governa il mondo da dietro le quinte. Ad affrontarli c’è un giornalista ed alcuni suoi compagni di strada, il giornalista interpretato da Jacques Champreux, che era anche lo scrittore della serie. La storia della cospirazione traccia una storia del mondo parallela a quella ufficiale, ed essendo la cospirazione basata sul segreto, di questa contro-storia ci sono molte versioni, almeno quanti sono gli interpreti, i divulgatori, gli scopritori di indizi. Ogni società segreta ha al suo centro una dottrina e un obiettivo che, in definitiva, sono coincidenti. Credo e obiettivo diviene per gli adepti motore catalizzatore, centro di gravità che fa ruotare, come un primo motore immobile, ogni azione intorno a sé. Poi c’è l’uso della paura, ma questa serve solo per asservire chi non è parte della società segreta. A ben guardare ogni società segreta ha riti e catechismi del tutto simili a quelli delle religioni. Ma le religioni hanno un volto “rivelato” e pubblico che le presenta, almeno in una forma, anche ai non-iniziati. Bisognerebbe approfondire il perché del segreto dottrinale. Di certo non dire dà potere ai pochi che sanno, evidente, il caso degli antichi mestieri dove i fabbri tenevano celati i metodi per fondere il ferro, così come gli architetti il sapere necessario per erigere una chiesa. Ma l’esistenza del segreto si esaurisce in questo, in una mera gestione di dati, conoscenze e del potere che ne deriva? O non è anche un invito alla ricerca al di là di insegnamenti calati dall’alto? Non è anche un invito alla scoperta che ogni singolo può fare secondo i suoi mezzi, della sua intelligenza, della propria indole, della propria volontà e quindi, in altre parole, della propria necessità?

   Parlare di questo sceneggiato significa recuperare un frammento di archeologia Fanta-televisiva (fantastico sì ma fino un certo punto) un serial che già quando fu trasmesso sugli schermi nel 1968 era già dotato di un’atmosfera retrò, di personaggi degni di un romanzo d’appendice ottocentesco e di sceneggiature ingenue perfino per il pubblico televisivo di quegli anni. Nondimeno questo sceneggiato transalpino è in parte anche figlio del suo tempo. Erano gli anni del maggio Parigino dello sviluppo in senso rivoluzionario della lotta di classe ed erano anche gli anni dell’esistenzialismo.

   E tutte queste cose, sia pure sotto traccia sono presenti nello sceneggiato. Lo stesso regista Pierre Prevert che altro non era che il fratello del più famoso cantore dell’esistenzialismo  Jacques  e in tutte le  puntate si respira quell’aria, quelle idee. Aggiungiamo l’amore per il feuilleton e per le avventure di Fantomas da sempre dichiarato da Jacques Champreux ed otterremo il perfetto  mix finale di questo sceneggiato.

   Champreux, singolare esempio di attore\regista e sceneggiatore scrisse il copione e la sceneggiatura tenendo presente tutte le influenze culturali e popolari del periodo, inserendoci anche richiami al gotico, al’ horror, all’esoterismo e anche, in misura molto minore alla fantascienza. Questo comprendeva anche diversi armamentari utilizzati dai Compagni di Baal che avrebbero potuto rivaleggiare con i gadget in dotazione a James Bond, personaggio, di gran moda in quegli anni.

 

   L’O.R.T.F, rete pubblica francese (che  nel corso dei decenni avrebbe cambiato nome più volte) si dimostrò subito entusiasta dell’idea, dal momento che i vertici dell’ente da tempo cercavano di replicare l’enorme successo di un altro sceneggiato: Belfagor  (1965). 

   Belfagor è una storia in bilico tra il giallo e l’horror fantastico, tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Bernède.

   La storia è questa: nelle sale del museo parigino del Louvre si aggira un fantasma. La misteriosa figura, avvolta in un mantello scuro, con un nero e lungo copricapo e il volto nascosto da una maschera, è stata vista vicina alla statua di Belfagor, la divinità dell’inganno. Il commissario Menadier viene incaricato dell’inchiesta, ma ben presto la sua strada incoccia le indagini private di Andrea Bellegarde, uno studente universitario che, quasi per gioco, inizi a cercare di risolvere il mistero che si cela dietro la maschera di Belfagor. E l’investigazione condurrà i protagonisti sulle tracce dell’antico Ordine Iniziatico dei Rosacroce.

   Belfagor fu uno sceneggiato molto particolare, nella democristiana RAI TV dell’epoca approdarono tutti insieme: i Rosa Croce e le sette segrete, l’esoterismo, l’alchimia, l’antico Egitto, una donna adulta che ha una relazione con uno studentello (teniamo conto che all’epoca quando fu messo in onda questo sceneggiato non c’era il divorzio e il delitto d’onore e il matrimonio riparatore erano ancora in vigore), le droghe rendono gli individui come automi (tutto ciò non ricorda MK-ULTRA per caso?) e misteriose pietre radioattive, il tutto avvolto in una pericolosa nebbia sulfurea e diabolica (nella novella di Machiavelli Belfagor era il diavolo che prese moglie).

   In sostanza riemerge la manipolazione mentale, una questione che si perde nella notte dei tempi. Durante il corso della storia, sono stati registrati molteplici resoconti che descrivevano rituali e pratiche simili al controllo mentale. Uno dei primi scritti che si riferisce all’uso dell’occultismo per manipolare la mente, può essere trovato nel Libro dei Morti egiziano. Si tratta di una raccolta di rituali, molto studiato dalle società segrete di oggi, che descrive i metodi di tortura e d’intimidazione (per creare un trauma), l’uso di pozioni (farmaci) e il “lancio” d’incantesimi (ipnotismo), che si traduce nel totale asservimento dell’iniziato. Altri eventi attribuiti alla magia nera, alla stregoneria e alla possessione demoniaca (dove la vittima è animata da una forza esterna) sono anch’essi antenati della programmazione Monarch.

   Tuttavia è durante il XX secolo che il controllo mentale diviene una scienza in senso moderno del termine, dove migliaia di soggetti sono stati sistematicamente osservati, documentati e sperimentati.

   Torniamo allo sceneggiato I Compagni di Baal. Questa storia, come tante altre storie messe in onda nel piccolo schermo, non è certamente solo un frutto di fantasia, ma molto probabilmente (in maniera indiretta) ha preso ispirazione dalla realtà, mettendo in evidenza alcune questioni legate a certe organizzazioni esoteriche.

   Questi Compagni di Baal, non sono una setta, ma un Ordine Iniziatico.

   A differenza con una setta, che possono essere anche organizzazioni popolari (possono esserci sia l’industriale che l’operaio e il disoccupato), gli Ordini Iniziatici non sono solo controllate da singole persone per un proprio vantaggio materiale o altro (il gusto del comando, di manipolare le persone), ma le persone che vi appartengono è tutta gente ben inserita nei posti chiavi dell’economia, della politica e della cultura, poiché dietro c’è una precisa visione d’ordine sociale ed esoterico.

   Nella sostanza si può far parte di questi ordini solo se si appartiene ai posti chiave della finanza, della stampa, della politica e della religione.

   La base di massa che operano come braccio armato di questi Ordini iniziatici, è formata da appartenenti delle forze dell’ordine, da militari, dalla criminalità, da gente spostata in cerca di fortuna.

   Quindi gli Ordini Iniziatici si considerano depositari di antiche conoscenze tramandate per via orale o per scritti che circolano solo all’interno.

 Inoltre spesso e volentieri c’è l’aspetto generazionale, del sangue, ossia possono far parte dell’élite esclusiva e di comando di questi ordini Iniziatici solo coloro che appartengono alla nobiltà.

   C’è un stretto rapporto tra nobiltà (non è certamente un caso che spesso e volentieri questi ordini ritengono di avere una derivazione dagli ordini cavallereschi come i Templari, tant’è che nel caso dell’iniziazione di adepto senza titoli nobiliari – ma che abbia parecchi soldi – c’è la buona dose di probabilità che diventi Gran Maestro o un personaggio similare) potrebbe avere questi titoli al momento dell’investitura, e nel nuovo battesimo che segue, l’adepto magari può cambiare nome.

   Nelle prime scene del sceneggiato, si vede Joseph, il braccio destro del Gran Maestro, scendere da un treno nella stazioncina, dove dieci anni prima era avvenuta una rapina di lingotti d’oro su di un treno e dove il giornalista che stava indagando su di essa è morto in un “incidente” stradale.

   La macchina che guidava il giornalista era stata manomessa. Da queste prime scene, si mostra il modo d’operare di queste organizzazioni esoteriche: tutti quelli che provano a indagare sui loro affari muoiono in strani “incidenti”. E in questo caso si è trattato di un incidente d’auto perciò viene l’archiviazione.

   Il modus operandi dei delitti degli ordini Iniziatici risulta essere: incidente d’auto come si è detto prima, malore, avvelenamento che viene spacciato per suicidio, o quant’altro non possa destare sospetti.

   Nella prima puntata, La Lanterna di Diogene, in un bancone di un bar, c’è un uomo che indossa abiti eleganti, che chiede al barman un altro bicchiere che non può pagare. Ci sono dei giornalisti seduti in un tavolo che si lamentano del lavoro poco gratificante. Hanno grandi sogni, imbevuti di romanzi d’appendice, quali Fantomas.

   Entra un altro giornalista che si siede con gli altri tavoli, prende in giro l’uomo al bancone ma un giornalista anziano Pépére racconta la storia di Diogene, di Jacques Arnaud.

   Arnaud, una decina di anni prima, era redattore del loro giornale, ed era considerato uno dei più valenti giornalisti francesi, ma ora è solo un derelitto. Dieci anni prima si stava occupando di un caso delicato, di cui non aveva detto niente a nessuno, quando in una gita in Bretagna con la famiglia, la barca con sua moglie e sua figlia di nemmeno sei anni era misteriosamente scomparsa. Non si ritrovarono mai i cadaveri delle due donne. Da quel giorno Arnaud perdette la lucidità e divenne Diogene, un alcolizzato che farneticava di strane vendette.

   Nel bar c’è un altro uomo seduto a tavolino, è Joseph il braccio destro del Gran Maestro dei Compagni di Baal.

   Quando Diogene uscirà dal bar, Joseph lo seguirà in strada e gli chiederà: “Qual è la punizione dei Compagni di Baal per chi tradisce?”, risponderà Diogene “La morte… la morte”.

   Qui c’è un aspetto interessante che deve far riflettere, se Diogene avesse solo tentato di rivelare i segreti dei Compagni di Baal, sarebbe stato un “traditore”. È tutto questo perché anche lui apparteneva all’Ordine.

  Diogene era uno dei Compagni di Baal, ed è stato punito perché voleva rivelare qualcosa nei suoi articoli. Ma come alto dignitario dell’Ordine fu risparmiato, seppure tenuto sotto controllo, e la sua condanna a morte era solo sospesa.

   Le minacce di colpire i famigliari o comunque le persone care sono una delle armi migliori di questi Ordini esoterici. Loro sanno perfettamente che alcuni individui potrebbero aver sprezzo del pericolo, ma di fronte alle minacce alle persone a loro care e vicine, anche questi alla fine desistono. Inoltre, è un segnale per chiunque altro voglia tradire. Così, con queste minacce, si mantengono nell’ordine persone che altrimenti dovrebbero essere eliminate. Nello sceneggiato si vede come i Compagni di Baal non rinunciano ai favori che questi potenziali “traditori” possono ancora dare all’Ordine.

   Già da queste prime scene dello sceneggiato si rivela il rapporto che queste organizzazioni esoteriche hanno con il mondo dei media (nello sceneggiato era la stampa). Essi infiltrano i loro uomini delle varie redazioni e con i loro articoli, comunicazioni cercano di influenzare l’opinione pubblica.

   Questa loro capacità di influenzare l’opinione pubblica è stata agevolata dallo sviluppo dei mezzi di informazione. In passato c’era meno circolazione di notizie, ma non è che l’attuale migliore conoscenza dei fatti abbia migliorato la comprensione dei fatti stessi, poiché attualmente la stampa e i media si occupano molto più di interpretare di fatti che spiegare come sono avvenuti, inoltre, molti fatti scompaiono ed altri inesistenti appaiono. Quindi se in passato si finiva sul rogo per le proprie opinioni, ora non c’è ne più bisogno: l’opera dei media è quello di prevenzione, nella sostanza nell’addomesticare l’opinione pubblica. Quello che una volta era libertà di stampa si è tramutato in uno dei metodi del controllo sociale.

   Ora tornando sul discorso della pista esoterica sui delitti inerenti al cosiddetto “Mostro di Firenze” si potrebbe formulare l’ipotesi che la città di Firenze sia stata il teatro di un progetto di destabilizzazione psicologica degli abitanti e di esperimenti militari di controllo mentale sulla popolazione. Tale progetto è la prosecuzione degli esperimenti condotti da Mengel nei campi di concentramento. Mengel capì che si potevano ottenere degli schiavi mentali che potevano essere controllati attraverso gravi episodi traumatici indotti. Tali esperimenti sono applicati su due piani. Se prendiamo come esempio i fatti inerenti le vicende del cosiddetto “Mostro”, si potrebbe ipotizzare che il primo piano sono i cittadini di Firenze che sono il vero bersaglio. Che siano i delitti delle copie per i fatti inerenti il cosiddetto “Mosto” o più recentemente l’uccisione di senegalesi o si seviziano delle prostitute, queste azioni anno lo scopo creare un trauma ai cittadini di Firenze. Cioè le vittime uccise sono solo il mezzo per indurre il trauma su un livello più alto. Su un secondo piano tali esperimenti sono applicati sui capri espiatori, i soggetti manipolati che commettono materialmente gli omicidi.

 

   A questo punto è necessario fare una parentesi per comprendere meglio quello che sto dicendo. Al giorno d’oggi il sistema mediatico, che come dicevo prima è fortemente controllato, lavora incessantemente per condizionare il modo di pensare della gente e una volta che la notizia o (ed è quello che avviene più spesso) l’interpretazione di una vicenda viene divulgata acquisisce spesso e volentieri il crisma della verità senza alcuna possibilità per l’individuo che rifiuta la mistificazione del sistema di elaborare interpretazioni diverse.

   Così in quello che è definito immaginario collettivo, si cristallizza l’idea che il “Mostro” è un contadino ubriacone e violento, che uccideva delle coppiette per futili motivi o semplicemente per divertimento. A supporto della tesi che il progetto reale della questione del “Mostro” (come degli altri omicidi che si sono susseguiti) sia la destabilizzazione psicologica dei cittadini di Firenze, si può sostenere che quando quello che era indicato come il responsabile muore la vicenda, non si dovrebbe ripetere. Nel caso di Firenze invece la vicenda si ripete senza soluzione di continuità e nascono nuovi “Mostri” che nella sostanza creano il terrore nel territorio con uno scopo politico (nascosto ovviamente). Oltretutto, se si guarda bene, queste vicende stanno assumendo modi inverosimili che non possono essere la follia di un individuo. Proviamo ad analizzarle con la premessa che alla base di queste vicende possono essere più cause che le scatenano. Infatti, al giorno d’oggi le tecnologie militari hanno sviluppato la capacità di interferenza elettromagnetica che potrebbe indurre un individuo a compiere gesti inverosimili. Mentre Gianluca Casseri, l’uccisore dei senegalesi viene fatto passare come un serial killer razzista[24], e la sua morte è fatta passare per suicidio (un’ipotesi potrebbe essere che era a conoscenza del gruppo occulto che ha pilotato la vicenda), Riccardo Viti, l’idraulico che uccise Andrea Cristina Zamfir, una romena di anni 26 che prima di essere uccisa fu seviziata e in seguito crocifissa[25], è un po’ più complesso, non solo perché è vivo.

 

   Una mano, per comprendere tutto ciò, potrebbe darcela il film La vera storia di Jack lo squartatore. Quando il commissario che indaga sui delitti scopre che Jack lo squartatore non uccide semplicemente delle prostitute, ma è uno che compie una sorta di dovere, inoltre, nel film è uno vicino alla corte inglese ed è anche un massone. Ora Riccardo Viti potrebbe essere un’appartenente a qualche setta più o meno popolare (come le Bestie di Satana) che sia eterodiretta da qualche Ordine Iniziatico e usata per effettuare i lavori sporchi. Che il suo silenzio nasca dal fatto che poiché appartenente a una setta (ripeto è un’ipotesi) abbia fatto il giuramento del silenzio e per questo temerebbe qualora parlasse di coinvolgere i suoi familiari o delle spersone a lui care. A costo di essere ripetitivo questa ipotesi che espongo, si basa  sull’infondatezza delle versioni ufficiali. Prima di tutto egli afferma di non essere un mostro e di aver rispetto per la vita altrui. Ora è vero che tutto ciò potrebbe far ridere o piangere, visto le accuse, ma se nelle sue affermazioni egli volesse dire che non è un mostro ma che ha messo al primo posto la sicurezza della sua famiglia rispetto a quella di persone che non conosceva? Oppure se avesse lanciato un messaggio che dice in codice: attenzione se non mi date quello che è promesso e non contrattate con il sottoscritto la mia posizione giudiziaria io vi creo dei problemi? Purtroppo è difficile se non quasi impossibile trarre delle conclusioni in vicende misteriose.

 

  Una cosa però è certa, e non succede solo a Firenze ma da almeno quarant’anni contraddistingue tutta la storia della repubblica italiana: si lascia fare perché cresca sempre di più il clima di tensione perché, crescendo, alimenta per reazione una domanda di ordine: destabilizzare per stabilizzare.

 

   Ora quando Viti afferma che non è un mostro, possiamo formulare un’ipotesi: prima operava nella più completa impunità, in seguito capisce di essere usato per uno scopo più diabolico di quello che pensava. E perciò il suo affermare che lui non era un mostro potrebbe voler dire che è questo sistema diabolico.

 

   Alcune notizie mediatiche hanno tentato di depistare l’attenzione della gente dicendo che i giornali erano pieni della sua gesta!!! Il problema sorge che fino a quel 5 maggio 2014 non risulta in alcun trafiletto di giornale notizie inerenti ai seviziatori di prostitute. L’ipotesi più probabile è che si vuole coprire tutto. Il film su Jack lo squartatore offre a chi abbia voglia di capire e approfondire delle indicazioni che ritengo interessanti: il caso è stato affidato a un modesto commissario che è stato più volte indirizzato dal capo della polizia inglese in piste investigative sbagliate ma, quando comincia a muoversi nella direzione giusta, riceve minacce di morte dal capo dei servizi segreti inglesi in prima persona. Alla fine del film si vede che dietro di tutto c’è la Regina di Inghilterra.

 

   Ma potrebbe esserci una versione alternativa nell’interpretare questo film che non necessariamente è incompatibile con la prima: nei primi omicidi Jack lo squartatore agiva sotto la copertura dei servizi segreti inglesi. Poi a un certo punto lo fermano ma non per fare giustizia, lo fermano perché è diventato una scheggia impazzita. Nel tribunale dell’Ordine iniziatico appositamente istituito dal Primo Ministro inglese viene accusato che egli ha esposto con le sue mutilazioni la fratellanza. A tali accuse Jack risponde che nessuno è in grado di giudicare la perfezione raggiunta dalla sua arte, nemmeno la fratellanza, in sostanza era preso da un delirio di onnipotenza.

 

   Nel caso di Riccardo Viti non potrebbe essere successo qualcosa del genere?

   I casi di Gianluca Casseri e Riccardo Viti hanno un’altra caratteristica comune: i protagonisti sono soggetti deboli, con un basso livello culturale e modesti mezzi economici. Alla fine oltre che carnefici sono anche loro delle vittime scelte poiché non avevano mezzi sufficienti per condurre un’azione legale forte e determinata ovverossia sostanzialmente con il criterio di farla franca.

 

   È da notare poi che quando succedono queste vicende entra sempre in scena prepotentemente l’altra parte del sistema deputata a deviare l’attenzione pubblica dalla realtà delle cose ovverossia quell’esercito di professori, criminologi, manipolatori mediatici che attraverso sofisticatissime teorie, accesi dibattiti, trasmissioni televisive costruite ad hoc lavora per confondere l’opinione pubblica e fare in modo che sia la gente stessa, che ingenuamente crede di chiedere verità e giustizia, a scagliarsi contro il “Mostro” dando autorità e credibilità al sistema. E inconsapevolmente a permettere questo scempio nella società che alla fin fine continuerà a clonare nuovi mostri che sacrificheranno altre minoranze etniche, altri soggetti sociali, altre donne o bambini indifesi per costruire dei cittadini perfettamente controllati e funzionali agli obiettivi del sistema.

 

   Perciò le vicende inerenti del cosiddetto “Mostro di Firenze”, di Riccardo Viti e di tanti altri. deve insegnare che i veri mostri non sono tanto le persone che sono incolpate dei delitti ma un sistema che li genera. Un sistema che non svolge indagini sui veri responsabili delle vicende non solo per permettere che non incorrano in conseguenze penali ma soprattutto per permettere che possano a fare le stesse cose che hanno sempre fatto e sviluppare queste tecniche di controllo mentale e le pratiche di magia nera in maniera sempre più sofisticata rendendo i principi costituzionali, nonché di diritti fondamentali dell’essere umano sempre più inefficaci fino a farli scomparire completamente.

 

 

UN SISTEMA CRIMINALE

 

   Viviamo in un sistema criminale poiché nel nostro paese manca una legislazione contro la tortura elettronica e la manipolazione mentale.

   Nel marzo 2022, l’australiano paralizzato Philip O’Keeffe fu il primo uomo a pubblicare su Twitter, usando solo la sua mente per scriverlo[26]. Per trasmettere pensieri dal cervello al sistema internet o cellulare, basta raccogliere le onde elettromagnetiche emesse dal cervello durante la sua attività, convertirle in parole scritte e trasmetterle al telefono cellulare o al suo display o al sistema internet. Per invertire questo processo, è sufficiente trasmettere nel cervello segnali elettromagnetici alle frequenze dell’attività dei neuroni mirati, che assorbiranno questa energia e quindi, la nuova attività neuronale prodotta dall’esterno apparirà nel cervello.

   Già nel 1962 i suoni venivano prodotti nel cervello umano dalle microonde pulsate nelle frequenze dell’attività nervosa del sistema uditivo umano[27].

   Nel 2007, il Washington Post scrisse: nell’ottobre 1994 al laboratorio dell’Air Force gli scienziati furono in grado di trasmettere frasi nella testa di soggetti umani, anche se con intelligibilità marginale[28]. Se queste frasi trasmesse fossero convertite in ultrasuono, la gente non le sentirebbe ed inoltre, non lo realizzerebbero, ma il loro cervello le accetterebbe ed in questo modo diventerebbero “i pensieri” degli individui designati. In molti paesi è vietato utilizzare gli ultrasuoni per manipolare le menti delle persone, ma non esiste un divieto simile sulla manipolazione del sistema nervoso umano, del cervello e del pensiero mediante microonde pulsate.

   Nel 2020, l’American Academy of Sciences ha scritto nel rapporto sugli attacchi dei diplomatici americani a Cuba e in Cina, ben nota come la sindrome dell’Avana, che la causa più probabile dei loro problemi erano le microonde pulsate[29]. È noto che questi attacchi sono accompagnati da allucinazioni sonore prodotte artificialmente. Ciò dimostra che le microonde pulsate sono già oggi utilizzate come arma.

   Nel 2018, al World Economic Forum di Davos[30], lo storico israeliano Yuval Noah Harari ha avvertito nel suo discorso dell’ascesa di un nuovo totalitarismo basato sull’accesso al cervello umano. Secondo Mr. Harari, “Una volta che abbiamo algoritmi che ci possono capire meglio di noi stessi, potrebbero prevedere i nostri desideri, manipolare i nostri sentimenti, e anche prendere decisioni per nostro conto. E se non stiamo attenti, il risultato potrebbe essere l’ascesa delle dittature digitali“.

  Questi dati sono presi da un appello internazionale di diverse associazioni che si occupano di diritti umani[31].

   In questo appello il denuncia il fatto che attualmente, non esiste una legislazione che proibisca l’uso di tecnologie di controllo mentale e per questo gli scienziati in materia si sentono liberi di lavorare allo sviluppo di “nanobot”, nanoparticelle che possono entrare nel sangue e collegare il cervello a Internet[32]. Una volta connesso a Internet l’attività del cervello umano può essere manipolata anche da lì, soprattutto se Internet viene trasmesso da microonde pulsate, come in realtà accade (anche se probabilmente non ancora nelle frequenze cerebrali, ma c’è un piano per collegare i cervelli a Internet nella sesta generazione di telefonia cellulare e quindi i segnali dei telefoni cellulari saranno trasmessi nelle frequenze cerebrali – questo dovrebbe accadere entro 10 anni).

   Nell’ottobre 2018 uno scienziato della famigerata agenzia di ricerca militare americana DARPA James Giordano ha detto in una conferenza ai cadetti che la sua agenzia ha prodotto nanomateriali, che possono essere aerosolizzati e quando respirati, penetrano nel cervello umano e lo rendono controllabile dall’esterno[33]. Questo materiale funziona evidentemente come un’antenna, che può raccogliere microonde pulsate trasmesse da un’antenna esterna nel cervello.

   Questo nanomateriale è più che probabilmente grafene che è così piccolo che può penetrare la barriera emato-encefalica. Gli scienziati affermano che: “Gli impianti di grafene sono progettati per interpretare i segnali cerebrali con eccezionale precisione per fornire una risposta terapeutica adattata alle condizioni cliniche di ciascun paziente[34].

   Nel 2021 il Comitato Internazionale di Bioetica dell’UNESCO ha scritto: “Strumenti esterni che possono interferire con le nostre decisioni possono mettere in discussione, o addirittura sfidare, il libero arbitrio di un individuo, e di conseguenza le responsabilità di un individuo. In questo modo, la neurotecnologica potrebbe influenzare la libertà di pensiero, di decisione e di azione[35]. Considerati insieme, questi potrebbero avere un profondo impatto sui sistemi giudiziari e sulle organizzazioni sociali” (pag. 36) e “incoraggia gli stati membri a garantire i neurodiritti ai loro cittadini” (pag.38).

  Nel settembre 2021, il Parlamento cileno ha approvato una legge che garantisce ai cittadini cileni i diritti all’identità personale, al libero arbitrio e alla privacy mentale[36].

   Sarebbe bene  seguire l’esempio cileno per impedire allo Stato dove si abita, (che in linea teorica è una democrazia e sul rispetto dei diritti umani), si trasformi in uno Stato totalitario dove l’élite trasforma i cittadini in biocittadini robot, controllati da supercomputer.

 

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[1] Nel Link http://www.youtube.com/watch?v=YIpuagECY60 c’è la conferenza stampa si Paolo Ferraro.

[2] http://www.corsera.it/notizia.php?id=4233

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4234

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4235

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4237
http://www.supernotizie.com/3043/carmela-rea-minacce-e-ostruzionismo-a-magistrato-che-indaga-su-satanismo-nella-caserma/

http://www.corsera.it/notizia.php?id=4234

http://www.newnotizie.it/2011/06/18/melania-pm-ferraro-sospeso-infermita-perizie-dimostrano-opposto/

http://cervelliamo.blogspot.com/2011/06/omicidio-melania-pm-indaga-su-pista.html

http://www.mondonews24.com/attualita/melania-rea-ultime-notizie-14-giugno-2011-setta-satanica-nellambiente-militare/15399

http://www.newnotizie.it/2011/06/16/melania-csm-sospende-motivi-salute-pm-setta-satanica/comment-page-1/?replytocom=42552

http://www.grnet.it/news/95-news/2840-roma-magistrato-denuncia-una-setta-riconducibile-ad-ambienti-militari-con-eccellenti-coperture.html

http://www.google.it/#q=Paolo+Ferraro+,massoneria&hl=it&safe=off&prmd=ivnso&ei=Xd38TfXYF4nsOYCZ0aEE&start=0&sa=N&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.&fp=be220be15a0acc45&biw=1004&bih=583

Paolo Ferraro said this on agosto 1, 2011 a 10:28 PM | Rispondi (modifica)

[3] http://droghe.aduc.it/notizia/droga+nelle+canne+dei+fucili+alpini+che+tornano_122489.php

[4] Francesco Bruno durante lo scandalo dei fondi neri del SISDE, davanti alle accuse ai loro dirigenti da parte degli agenti del SISDE Malpica, Galati e Brocoletti, affermava a suo parere che i tre sarebbero affetti da una nuova malattia psichiatria: la “sindrome del canarino”. Affermava Bruno: “a differenza dei mafiosi gli agenti segreti che si sentono traditi dallo stato, improvvisamente si sentono abbandonati e perdono ogni riferimento con la realtà. Questo complesso di onnipotenza, sindrome del canarino, portai soggetti in questione a partire all’attacco il più alto possibile, ritenendo di avere delle carte che giustificano queste affermazioni”. Che Ferraro cercava consulenza da come uscire in situazione ingarbugliata e pericolosa?

[5]  http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2004/10_Ottobre/24/satana.shtml

[6] Vallely laureato a West Point è andato in congedo nel 1991 vicecomandante generale dell’US Army per il Pacifico. Ha poi ottenuto un posto alla Fox TV di Murdoch come commentatore militare.

[7] In sostanza si dice che attraverso i media si può far passare una visione del mondo. Tutto ciò non è solo propaganda ma guerra autentica.

[8] http://guerrierodellapace.com/tag/leggete+pericolo+guerra

[9] Di New Age (Nuova Era) si comincia a parlare fin dal 1944, quando Alice Bailey, promotrice di un ramo della Società Teosofica, usa questo termine nei titoli di alcuni suoi libri Discepolato nella Nuova Era, N.Y. 1944; Educazione nella Nuova Era, N.Y. 1954. Tuttavia l’uso contemporaneo del termine si fa risalire a David Spangler, che iniziò a divulgare la propria concezione della Nuova Era nel 1967, raccogliendo in uno scritto del 1973 le sue riflessioni più significative: The New Age Vision (edito in Scozia). Spangler dice chiaramente di aver usato come punto di riferimento delle sue riflessioni un testo dell’esoterista francese Paul Le Cour (1871-1954), L’età dell’Acquario, del 1937. La tesi principale di questo libro era che il sole cambia di segno zodiacale ogni 2160 anni circa, per cui l’età dei Pesci, sorta nell’anno 1 dopo Cristo, dovrebbe essere sostituita da quella dell’Acquario verso l’anno 2160. L’età dei Pesci coincide con quella di un cristianesimo gerarchico e politico (sotto il segno di S. Pietro), mentre quella dell’Acquario rappresenterà un cristianesimo spirituale ed esoterico (sotto il segno di S. Giovanni). Da notare che l’acrostico formato dalle parole greche che indicano Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore ha delle iniziali che in greco danno la parola “pesce”.  Altro modo di distinguere l’Età dei Pesci da quella dell’Acquario: la prima è determinata da razionalità, conformismo, paura, dolore, fanatismo, violenza; la seconda invece è caratterizzata da emotività, espressività del corpo, energia di mente-spirito, visione magica del mondo. I seguaci del New Age sono detti anche Acquariani. In seguito negli ambienti astrologici di lingua inglese vi furono grandi discussioni: alcuni sostenevano  che siamo già entrati nell’era dell’Acquario, altri invece che ci restano 300 anni. Le riflessioni su questi temi si sono mescolate negli anni ’60 con temi derivanti dall’astrologia indo-buddista e precolombiana. Si arrivò a dire che prima dell’era dei Pesci c’è stata quella del Toro: di qui la venerazione di questo animale sacro nella civiltà micenea e in quella egizia. Subito si sono cercati i paralleli con le profezie del monaco calabrese Gioachino da Fiore (1145-1202), che, commentando le 42 generazioni bibliche di 30 anni ciascuna, riportate nella genealogia di Gesù secondo il vangelo di Matteo, divide la storia del genere umano in tre grandi epoche: del Padre (o della legge o del V.T.), del Figlio (o della grazia o del N.T.) e dello Spirito (o di una grazia maggiore). (L’età del Figlio avrebbe dovuto terminarsi intorno al 1260). Altri paralleli sono stati cercati nel Sufismo islamico e nella filosofia gnostica. Il film musicale di Milos Forman, Hair, del 1968, rese popolare in tutto il mondo, l’idea dell’età dell’Acquario. La New Age pretende di avere una visione di umanizzazione totale, olistica. Si praticano tecniche di espansione della coscienza, medicine alternative (omeopatia, aromaterapia, cristalli, bioenergetica, agopuntura, reflessologia: p.es. manipolazione del piede per migliorare le funzioni del fegato), astrologia e channeling (o comunicazione con le entità del mondo invisibile). Esiste anche la padronanza del corpo mediante le arti marziali e la danza sacra, la cassa d’isolamento sensoriale e le terapie dolci e naturalistiche, mediante l’arte floreale (ikebana), l’ecologia mistica, il vegetarianismo, l’attenzione per le forze geodetiche. La New Age vuole raccogliere in unità tutto ciò che è diverso, ivi incluse le religioni. È un nuovo paradigma, anche se in realtà la tradizione della legge dei cicli dell’umanità si ritrova in grandi civiltà (indiana, greca, egiziana, sumera, indù, cinese). Con questo millennio sta per concludersi l’età del Ferro (6.840 anni), preceduta da tre età: Oro (25.920 anni), Argento (19.440 anni) e Bronzo (12.960 anni); intorno al 2160 inizierà l’età dell’Oro per chiudere il ciclo di tutte le età”. In effetti, nella tradizione induista sta per aver fine l’Età Nera, preludio dell’Età dell’Oro.

[10] Questa definizione è un misto di umorismo e cinismo, una contraddizione di termine come lo è “armi non letali”, come si può non distruggere una persona quando la vuoi controllare, dominare?

[11] La cospirazione dell’acquario si presenta come un manifesto della controcultura, definendo la controcultura il consapevole abbraccio dell’irrazionalità – dal rock, alle droghe, dal biofeedback, alla meditazione, “che elevava la consapevolezza”, fino allo yoga, all’arrampicata in montagna, alla terapia di gruppo e allo psicodramma”.

[12] Il general maggiore Albert N. Stubblebine III che è stato direttore dell’INSCOM (servizio segreto dell’esercito) tra il 1981 e il 1984, lanciò una serie di progetti segreti a Forte Meade per la visione remote e cose del genere. Stubblebine è stato il più esplicito nel proporre una versione  New Age delle tecniche di combattimento. Nel 1981 fondò una “unità di spie psichiche” a Fort Meade e promosse progetti analoghi a Fort Bragg.

[13] La Defense Advanced Research Projects Agency (agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la difesa), più conosciuto con la sigla DARPA, è un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare. La DARPA è stata responsabile dello sviluppo e dell’implementazione di tecnologie importanti, che avrebbero influito notevolmente nella vita comune di milioni di cittadini del mondo: tra queste includiamo le reti informatiche (fondarono ARPANET, che si sviluppò nel moderno Internet), e di On  Line System (NLS), che a livello di programmazione costituì il primo tentativo di creare ipertesti con l’uso di un’interfaccia grafica. Il suo nome originario era Advanced Research Projects Agency (ARPA), ma fu rinominata DARPA (indicando che il suo scopo era la difesa militare) il 23 marzo 1972; il 22 febbraio 1993 tornò ARPA, e ancora DARPA l’11 marzo 1996. La DARPA fu fondata nel 1958  in risposta al lancio della sonda sovietica Sputnik l’anno precedente, con lo scopo di mantenere le capacità tecnologiche statunitensi al passo, e possibilmente all’avanguardia, rispetto a quelle dei nemici. La DARPA fa rapporto esclusivamente ai più alti ranghi del Dipartimento della difesa. Vi lavorano circa 240 persone (di cui 140 tecnici) per un budget complessivo di circa 3 miliardi di dollari. Si tratta di budget calcolati su una media, poiché la DARPA si concentra su progetti a breve termine (dai 2 ai 4 anni di studi) gestiti da piccole squadre di ricerca, generalmente costituite ad hoc.

[14] La cibernetica è la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione) e comunicazione sia negli organismi naturali quanto nei sistemi artificiali. La cibernetica si pone dunque come un campo di studi interdisciplinare tra le scienze e l’ingegneria. Il termine cybernetics fu coniato nel 1947 dal matematico statunitense Norbert Wiener, derivandola dal greco Kybernetes (timoniere, pilota).

[15] Aldous Leonard Huxley (1894-1963) è stato uno scrittore britannico. Famoso per i suoi romanzi di fantascienza, ha inoltre pubblicato saggi, racconti brevi, poesie e racconti di viaggio. Oltre alla laurea in letteratura, conseguì a Oxford nel 1917, quella in Scienze Biologiche. Huxley era un umanista e pacifista ma è stato anche interessato a temi  come la parapsicologia e il misticismo filosofico. Era noto anche per sostenere e prendere allucinogeni ed è considerato da molti come il “padre spirituale” del movimento hippie.

[16] http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/28/Viaggi_denaro_messe_nere_

[17] http://digilander.libero.it/pfconsleg/s_15_605.htm

[18] http://archiviostorico.corriere.it/2004/gennaio/24/Mostro_unagia_protesse_

[19] Tra l’Umbria e la Toscana potrebbe esserci la chiave della rete dei pedofili,  si dice che  in questa zona c’è una discussa congrega, l’Ordine della Rosa e della Croce d’Oro, una setta magica esoterica.

[20] http://icompagnidiball.myblog/2012/08/02/sharon-tate-

[21] http://web.mclink.it/MH0077/LeStagionidellaFollia/stagioni%202/Catalano_Manson.htm

[22] David Richard Berkowitz, più noto con i soprannomi Figlio di Sam o Il killer della calibro 44, è un serial killer statunitense. Ha confessato l’uccisione di 6 persone e il ferimento di molte altre a New York tra il 1976 e il 1977. Il suo caso è ancora aperto perché si sospetta la presenza di complici negli omicidi.  https://it.wikipedia.org/wiki/David_Berkowitz 

[23] http://web.mclink.it/MH0077/LeStagionidellaFollia/stagioni%202/Catalano_Manson.htmù

 

[24] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/ritratto-gianluca-casseri-killer-estrema-destra-pensione-fantasy/177280/

[25] http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/09/30/news/viti-124002572/

[26] https://www.dailymail.co.uk/news/article-10348257/Paralysed-man-person-tweet-message-using-MIND-thanks-tiny-brain-implant.html

[27] https://www.academia.edu/3786627/Allan_Frey_Human_auditory_system_response_to_Modulated_electromagnetic_energy

[28] https://www.washingtonpost.com/archive/entertainment/books/2007/01/07/mind-games-span-classbankheadhow-neuroscience-could-alter-our-perceptions-of-realityspan/8995638d-bc22-495e-a92e-84ffeab7fe2a/

[29] https://nap.nationalacademies.org/catalog/25889/an-assessment-of-illness-in-us-government-employees-and-their-families-at-overseas-embassies

[30] https://www.weforum.org/events/world-economic-forum-annual-meeting-2018/sessions/will-the-future-be-human

[31] https://www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/dICHIARAZIONEiNTERNAZIONALE-2022-02.pdf

[32] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnins.2019.00112/fulln

[33] https://www.youtube.com/supported_browsers?next_url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Ft%3D38&v=N02SK9yd60s&feature=youtu.be

[34] https://www.medicaldevice-network.com/analysis/inbrain-neuroelectronics-graphene/

[35] https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000378724

[36] https://techxplore.com/news/2021-09-neurotechnology-advances-chile-neuro-rights.html

GUERRA PSICOLOGICA IN ITALIA DAGLI ANNI OTTANTA IN POI

•novembre 19, 2022 • Lascia un commento

  In Italia, nel periodo che va dal 1969 al 1980, con Piazza Fontana, Piazza della Loggia, le stragi sui treni e della stazione di Bologna ed il terrorismo ad alta intensità, si era attuata un’attività terrorista in cui il principale obiettivo era la psiche del popolo italiano per favorire gli interessi di un certo tipo di Stato. Molte attività, apparentemente tendenti ad azioni di destabilizzazione, erano in realtà, effettuate con il fine stabilizzare il quadro politico e lìopinione pubblica in senso reazionario.

   Afferma l’ex paracadutista Fabio Piselli che tra il 1985 e il 1994, molti membri dei vari reparti speciali furono reclutati, gestiti ed addestrati da singoli soggetti e organizzati in piccole cellule di specialisti, al fine di acquisire competenze in varie materie. Queste comprendevano, oltre alle tecniche militari, anche attività di captazione delle comunicazioni delle comunicazioni e attività inerenti ai segnali elettronici e alla esecuzione di azioni di guerra psicologica per destabilizzare e condizionare l’opinione pubblica in un territorio oggetto di interesse[1].

   Fabio Piselli afferma che nel 1987, soldati della Folgore, frequentando Camp Darby, seppero della formazione di nuclei autonomi rispondenti direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri in funzione “antiterrorismo”. Bisogna tenere conto che la Folgore a sempre fornito personali ai servizi segreti, per l’impiego di unità d’élite in funzione operativa, per operazioni all’estero e la messa disposizione di ufficiali e sottoufficiali che venivano transitati ai vari raggruppamenti di unità speciali. Rus (Raggruppamento unità speciali) e poi Rud (Raggruppamento unità difesa). In particolare in quest’ultimo reparto, elementi, non più operativi, ma congedati e tornati al proprio reparto di origine, avevano continuato a collaborare con i servizi segreti, gestiti da un ufficiale con funzione di coordinamento[2].

   Membri della Folgore collaborarono con alti ufficiali con i quali avevano un rapporto di fiducia, saldati dal condizionamento psicologico indotto dall’appartenenza a reparti d’azione e dal particolare tipo di addestramento, dal fatto di sentirsi diversi dalle altre unità e di essere legittimati a compiere azioni diverse da quelle condotte normalmente dalle Forze Armate e dalle Forze di Polizia (che vuol dire dal mio modesto punto di vista azioni illegali come le torture, azioni di   stalking, ecc). Questi operatori entravano in azione quando le altre unità incontravano i propri limiti dalla legislazione vigente.

   Negli anni Novanta è stato invece, sperimentato un terrorismo a bassa intensità finalizzato a diffondere timore, sospetto e diffidenza a livello collettivo per favorire l’irreggimentazione e la programmazione psicologica delle masse e il proliferare di destre eversive nel nome di “legge e ordine” (Lega compresa). Non è certamente un caso che in questo periodo sono stati attuati i programmi politici contenuti nel Piano di Rinascita Democratica della P2 tendenti a favorire quello che viene definito “Nuovo Ordine Mondiale” ovvero la globalizzazione capitalista del capitale finanziario e delle multinazionali. Ritengo, personalmente, che sia evidente la contiguità tra le forze economiche e politiche che utilizzano l’insicurezza psicologica delle masse per trarne benefici. Come, ormai è evidente l’intreccio tra massoneria, servizi segreti, organizzazioni di tipo mafioso e magistratura deviata rispetto alle finalità attribuite dalla Costituzione. Questi programmi sono naturalmente accompagnati dal controllo dei mezzi di informazione di massa, compresi anche quelli di opposizione.

  Nella prima metà degli anni Novanta inizia una nuova strategia della tensione che dall’ammmissione ufficiale dell’esistenza di Gladio passa per la nascita della Falange Armata. Nello stesso periodo operò quella che fu definita la banda della Uno Bianca, composta da poliziotti, che si macchiò di decine di omicidi e ferimenti contro carabinieri, tabaccai, cassieri, passanti, testimoni, rom e immigrati extracomunitari. Questi delitti venivano attuati spesso con il pretesto di quelle che erano nella realtà finte rapine, poiché fruttavano pochi spiccioli ai rapinatori. A questo tipo di operazioni vanno riferiti anche gli interventi terroristici compiuti nel nord-est dopo il 1994 da una figura denominata Unabomber, in una zona che è sempre stato un laboratorio della controrivoluzione preventiva e delle tecniche di guerra non ortodossa.

   Tali attività, oltre all’apporto da parte di diversi apparati dello Stato, si basano sui contributi delle varie mafie e delle forze reazionarie, su una logica di contrapposizione a qualsiasi tentativo si modificare lo status quo dello Stato italiano. Le mafie vengono utilizzate come potentati locali, poiché hanno un disciplinato apparato organizzativo su base regionale, sul quale fare affidamento nel controllo del territorio e delle opposizioni. Le clientele elettorali dei vari clan di Cosa Nostra, della Stidda, della ‘Ndrangheta, della Sacra Corona Unita e della Camorra hanno possono influenzare la formazione dei governi su scala locale e perfino su quello nazionale.

   Questo tipo di operazioni inducono a violazioni delle regole Costituzionali e della legge vigente. Come si è detto prima l’organizzione è cellulare ed è parte di un programma nella quale i singoli operatori non hanno mai una completa conoscenza.

   Dopo il 2000 un serie di fatti di sangue in ambito provinciale saranno esaltati dai mass media. Lo scopo è sempre quello di condizionare e manipolare l’opinione pubblica attraverso crimini efferati le cui simbologie sono in grado di penetrare in modo programmato nell’inconscio individuale e in quello collettivo.


[1] http:blog.libero.it/biofilia/12079713.html

[2] Marco Sacchi, 22/01/2008, Ipotesi su Sacchetti, Gladio Carceraria e Falange Armata per operazioni congiunte, questa ipotesi nasce dalla testimonianza dell’ex parà Fabio Piselli in un suo articolo che era rintracciabile http://fabiopiselli.blofspot/2008/1/11-spionaggio-elettronico-falange.html

MOSTRO DI FIRENZE: OMICIDI MEDIATICO RITUALI O PROTOCOLLO DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE?

•novembre 16, 2022 • Lascia un commento

    Ci sarebbero delle considerazioni da fare in merito alla vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze” e dei cosiddetti “Mostri” della cronaca nera.

   Prima di tutto partiamo dagli imputati. Personaggi come Pacciani e Bossetti sono perfetti come capri espiatori. Pacciani sebbene in passato aveva ucciso una persona, fatti e circostanze lo scagionavano.

   Come Pacciani sono finiti in tanti in galera per colpe non commesse, come sacrifici al Moloch di turno, e ci è toccato sentire per anni e anni la vulgata moralizzatrice che puntava il dito verso i settori sociali subalterni: contadini, spazzini, operai, muratori, casalinghe e poveri diavoli, mentre le classi superiori dovevano mediaticamente apparire pulite, oneste e quindi vincenti rispetto alla plebaglia costretta a interpretare ruoli di carnefici agli occhi della società. In realtà sempre e solo vittime , anche e soprattutto per colpa del sentimento popolare manipolato dai media. Che solerte spinge affinché venga    fuori un colpevole, meglio se simile a lui, perché un VIP troppo potente bisognerebbe alla fine della fiera entrare in conflitto con questo soggetto, e questo significherebbe un salto quantico di coscienza di classe che  richiederebbe (tenendo conto la mancanza di un’Organizzazione proletaria all’altezza dei compiti) un sforzo i evidentemente uno sforzo individuale ritenuto eccesivo. Più comodo spostare il bersaglio.

   Il fatto che nella vicenda del cosiddetto “Mostro di Firenze” viene coinvolto una vecchio mercenario fascista[1] fa entrare in scena direttamente il discorso della strategia della tensione e le vere motivazioni che stanno dietro a certi delitti passati.

   I media di regime si soffermano sul gossip, ridicolizzando i fatti, omettendo il fatto che il coinvolgimento del vecchio mercenario non era diretto. L’importanza di questa notizia era che egli costituiva l’anello di congiunzione tra certi mondi di una terra di mezzo utilizzata dai servizi segreti come ambito dove si trovano persone da utilizzare come candidati manciuriani e per depistare dai veri responsabili dei delitti e dalle reali motivazioni dietro a certi crimini.

   Un altro esempio dei coinvolgimento dei neri nei fatti inerenti al cosiddetto “Mostro di Firenze” è la testimonianza di Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo. Egli fa delle rivelazioni sul caso della scomparsa di Rossella Corazzin, la giovane friulana di cui si persero le tracce nell’agosto del 1975 mentre era in vacanza con i genitori a Tai di Cadore[2]. Angelo Izzo alla Commissione parlamentare antimafia: “Il corpo della ragazza abbandonato nei boschi attorno il lago Trasimeno[3].  Il giallo sulla scomparsa di Rossella Corazzin si arricchisce di un nuovo capitolo e ancora una volta a fare rivelazioni è Angelo Izzo, il cosiddetto che in più occasioni ha raccontato cosa accadde alla diciassettenne. “I resti della ragazza potrebbero trovarsi nei boschi attorno al lago Trasimeno” avrebbe detto Izzo all’antimafia che lo ha ascoltato per 2 ore in collegamento dal carcere di Velletri. Cosa accadde alla giovane Izzo lo spiegò anni fa, riferendo che Rossella venne sequestrata in Cadore, portata a Riccione e poi nella villa del medico Francesco Narducci, morto nell’85, il cui nome finì nelle indagini sul  cosiddetto “Mostro di Firenze”. In quella casa sul lago Trasimeno la ragazza venne usata per riti occultisti, abusata e poi uccisa. Del caso della scomparsa di Rossella Corazzin si occupò la magistratura di Belluno con il pubblico ministero Raffaele Massaro prima e con l’ex procuratore Francesco Saverio Pavone che interrogò Izzo per ben due volte. Le dichiarazioni rese ieri all’antimafia sono state secretate ma saranno oggetto di valutazione[4].

   In sostanza per Izzo la povera Rossella Corazzin fu usata come vittima sacrificale in una cerimonia d’iniziazione della fantomatica Confraternita della Rosa Rossa e della Croce d’oro. Di questa vicenda, Izzo aveva già parlato in passato, raccontando che la Corazzin sarebbe stata stordita e legata a un tavolo, illuminato solo da candele e circondato dai partecipanti, che indossavano tuniche con l’immagine di una rosa all’altezza del torace. “Ci siamo fatti un taglio sul polso e riposto in un calice il nostro sangue mescolato a quello della ragazza – poi, a turno, abbiamo abusato di lei[5]. Izzo ha spiegato che, concluso il macabro riturale, la ragazza sarebbe stata fatta uscire dalla stanza “e quella è l’ultima volta che l’ho vista”. Eppure Izzo si dice certo che Rossella sia stata uccisa e ipotizza che il suo corpo possa ancora essere nascosto nei boschi. Ricorda Izzo: “Pochi giorni dopo ci sono stati i fatti del Circeo  eravamo convinti di essere invulnerabili[6].

   Dunque si può dire tranquillamente affermare che gli omicidi mediatici del cosiddetto “Mostro di Firenze” sono stati un singolo episodio all’interno di una più vasta strategia delle tensione, c’è stato in sostanza un’applicazione di un protocollo che prevedeva l’applicazione di palinsesto degli omicidi mediatici degli ultimi anni, da Meredith a Cogne, a Melania Rea ecc.

   Strategia della tensione attuata con omicidi mediatici ai quali corrispondevano step strutturali di eventi nazionali, internazionali e economico-politici, esoterici gestiti da strutture come Gladio, P2, Rosa dei Venti. Strategia effettuata attraverso stragi, omicidi e terrore, da sempre strumento di un padronato neoaristocratico. Strategia attualmente attuata a livello internazionale da strutture come l’ISIS gestite da UR-LODGES reazionarie occidentali reazionarie[7] che utilizzano candidati manciuriani come carne di macello e membri di reparti di contractor per le operazioni più complesse.

   Lo scrittore Giuseppe Genna narrava nel suo libro Nel nome di Ishmael, un romanzo che descrive in maniera sublime la realtà occulta del potere, a determinati omicidi mediatici con relativi capri espiatori, corrispondono messaggi operativi in codice che appartengono a linguaggi militar-esoterici.

  Come si vede in molti omicidi mediatici c’è una pista nera.

  Pensiamo al gruppo LUDWING che era di fede nazista, come erano fascisti i mostri del Circeo e i tanti altri candidati manciuriani scelti per fare determinati delitti.

   Anche Alì Agca era un terrorista manovrato di estrema destra, come erano fascisti quelli di Ordine Nuovo e i NAR.

   Ma il discorso è molto più complesso. Bisognerebbe studiare la storia del terrorismo nel nostro paese, nel periodo che fu definito strategia della tensione, come bisognerebbe studiare Gladio, la P2, l’Opus Dei, lo IOR, i processi giudiziari dove spesso vedono coinvolti servizi segreti deviati, massonerie deviate e tanti altri network di potere, fino alla Falange Armata, la Uno Bianca, dove spesso sono coinvolti reparti dei servizi segreti.

   Potrebbe apparire paradossale e non corretto accostare la strategia delle tensione  con i delitti mediatici, ovvero quelli che sono determinati e veicolati dai media massivamente e quotidianamente, ma se si osserva attentamente hanno analogia e collegamenti tra loro non indifferenti.

   Comprendendo il fenomeno politico e storico[8] della strategia della tensione, del terrorismo, con i suoi collegamenti con gli apparati dello Stato, si iniziano a capire le manipolazioni che, a partire dalla fine degli anni Sessanta fino all’assassinio di Falcone e in seguito di Borsellino e delle loro scorte, ci sono state in Italia. Ma il fenomeno, in forme diverse, è presente quasi ovunque in occidente.

   Dopo questo primo passaggio, che contempla la conoscenza e lo studio di diversi testi, libri, pubblicazioni, processi, possiamo iniziare a parlare di certi delitti particolari avvenuti in Italia.

   Tali delitti non sono quegli omicidi comuni, fisiologici, che ovunque accadono, ai quali i media non danno importanza, ma sono specifici omicidi che vedono coinvolte diverse entità deviate o gruppi con ramificazioni a Piovra anche internazionali.

   Questi omicidi particolari, che sono una sorta di “Strategia della tensione perpetua e quotidiana”, ma più correttamente potrebbero essere definiti operazioni di guerra psicologica.

   Basti pensare che la Falange Armata sia citata in un libro uscito nel 2001 dal titolo emblematico Guerra senza limiti edito dalla Libreria editrice goriziana, degli autori Qiao Lang e Wang Xiangsui, due ufficiali dell’esercito cinese che hanno svolto incarichi come Commissari politici presso i Dipartimenti politici dei comandi superiori come addetti alla morale, disciplina supervisione dei Comandanti e delle attività di propaganda. Il termine moderato dei loro incarichi non tragga in inganno: si tratta di due autentici revisionisti di fino. Il libro illustra l’evoluzione dell’arte della guerra, dai primi conflitti armati alla nostra epoca “di terrorismo e globalizzazione”. Quello che è messo ben in luce, è come muti l’approccio dei governi all’ idea “fare la guerra”.

   Il tipo di guerra che libro in oggetto si occupa, stampato da una casa editrice reazionaria (del Friuli-Venezia Giulia) legata all’esercito, è quella definita assimetrica che consiste nell’uso di diverse tipologie d’armi. Semplificando: militare tradizionale contro guerriglia o militare tradizionale contro diversi tipi di guerra.

   Nel capitolo Il volto del dio della guerra è diventato indistinto gli autori di Guerra senza limiti parlano del terrorismo (pagg. 83-84), dicono che “se tutti i terroristi limitassero le loro attività unicamente all’approccio tradizionale – vale a dire attentati dinamitardi, rapimenti, assassini e dirottamenti aerei – non otterrebbero il massimo terrore. Ciò che realmente scatena il terrore nel cuore della gente è l’incontro di terroristi con vari tipi di nuove tecnologie avanzate che potrebbero trasformarsi in nuove superarmi”, essi citano come esempi di terroristi dotati di superarmi i seguaci di Amu Shinrikyo che hanno cosparso il Sarin, un gas tossico, nella metropolitana di Tokyo e in contrapposizione questi killer che compiono eccidi indiscriminati cita “il gruppo italiano “Falange armata” è una categoria completamente diversa di organizzazione terroristica high-tech. I suoi obiettivi sono espliciti e i mezzi impiegati straordinari. La sua specializzazione consiste nell’irruzione in reti di computer di banche e di mezzi di comunicazione, nel furto di dati archiviati, nella cancellazione di programmi e nella divulgazione di false informazioni, vale a dire operazioni terroristiche classiche dirette contro reti e mass media. Questo tipo di operazione terroristica si serve della tecnologia più avanzata nei settori di studio più moderni e sfida l’umanità nel suo complesso una guerra che potremmo definire ‘nuova guerra terroristica’”. E c’è chi vuol ridurre gli avvenimenti dell’inizio degli anni Novanta nella semplice formuletta “trattativa Stato-Mafia”! In queste nuove guerre i campi di battaglia diventano infiniti, una volta che il bersaglio non è più solamente il corpo fisico da annientare, ma anche la psiche di quello è ritenuto il nemico. Un bersaglio che permette la progressiva erosione dei diritti civili, lo svuotamento dello Stato di diritto, tutto questo dentro un quadro di resa da parte delle persone colte e impegnate, che vede in sostanza un definitivo imbarbarimento della società che non fa che confermare quanto esporta Lenin ne L’imperialismo, aspetto che dopo il nazismo, non cera bisogno di altre conferme.

   Questi omicidi hanno simbolicamente con i delitti Mostro di Firenze che vide coinvolgimento di diverse entità: Massonerie deviate, apparati di Stato, Servizi segreti fino a criminali comuni, depistatori e tanto altro.

   I delitti del Mostro di Firenze sono lo spartiacque tra il vecchio mondo che, simbolicamente lo si potrebbe far terminare con la morte di Moro e la strage di Bologna e il nuovo ceto politico, che si affermerà definitivamente dopo Mani Pulite e la morte di Falcone e Borsellino. Molti di questi eventi sono stati manipolati dall’alto sia a livello nazionale sia a livello internazionale.

   Dagli anni Novanta ad oggi, dopo la fine delle stragi terroristiche, entrano in campo sui media quelli che si potrebbero definire, delitti mediatici e/o rituali.

   Questi fatti criminosi vengono veicolati in pompa magna anche per anche per anni ed hanno similitudini incredibili tra loro, molto simili come regia, come dinamiche operative e per gli stessi personaggi che ci girano attorno…

   Pensiamo ai casi attuali che sono arcinoti, come quelli di Corbe, Erba, Meredith, Garlasco, Yara, Scazzi, ma anche quelli passati come il caso Cesaroni, Orlandi, Alinovi, Pasolini e Ludwing.

   La persona comune che si informa guardando la TV non ha la minima idea, ma neanche la percezione di cosa ci sia a determinati omicidi, ovvero quei casi specifici che i media bombardano quotidianamente.

   Ci si domanderà se la TV darebbe o meno informazioni. Si potrebbe rispondere sì ma anche no. I media fino a un certo punto e fino a certi livelli, possono anche informare, ma per tutto il resto fanno solo e sempre propaganda ad hanno uno scopo che si potrebbe benissimo definire “educazionale” sulle persone.

   La TV, come aveva capito per primo Pasolini, è un oracolo tecnocratico e serve al sistema per creare ruolo sociali imposti dall’alto, un sistema che alimenta e cristallizza il suo potere attraverso un determinato linguaggio invasivo e persuasivo ed attraverso notizie che hanno compiti talvolta oscuri ed occulti, sempre per una ragione di mantenimento del potere attraverso il controllo sistematico della piazza virtuale.

   Non è certo un caso che i media sono di proprietà di uomini di grande potere, legati a servizi segreti. Bisogna prendere coscienza che i media hanno il compito, non tanto di informare ma rieducazionale.

   Gli obiettivi mediatici sopra citati, vengono veicolati per diversi motivi ed hanno sostituito in tempi moderni la gogna della piazza, hanno un compito catartico, plagiante, morboso e arrivano direttamente al subconscio individuale e collettivo, alla stessa stregua della pubblicità che si nutre non a caso degli stessi linguaggi, ovvero il linguaggio simbolico anche attraverso l’uso della PNL, funzionano perché riattivano determinati pattern mentali e archetipi comuni a tutti noi.

   Una volta presa coscienza di questo mondo, che oggi crea ad hoc omicidi dando la colpa ad innocenti, possiamo entrare in questo labirinto e combattere il Minotauro, che in primis è dentro di noi.

   Non è certamente facile che esista un sistema che sacrifica periodicamente persone, che veicola ambiguamente come telenovelas vicende  incolpando innocenti, sarebbe un po’ come mettere in discussione tutto il nostro sistema di credenze, come far credere ad un fedele che Dio non esiste, è un processo individuale lungo, faticoso ma necessario se si vuole realmente comprendere cosa c’è dietro a certi fatti, che non sono sempre banali omicidi di persone comuni, come la maggioranza pensa, ma omicidi particolari creati per svariati motivi, necessari ad un sistema orientato da personaggi membri di società iniziatiche  che magari lavorano fianco a fianco a certi ambienti militari e che poi dirigono dall’alto anche la politica, l’economia, la cultura, il cinema, lo sport.

   Ci sono tanti aspetti della stessa piramide o network di potere, che sono necessari al consolidamento e alla cristallizzazione dello status quo e del potere costituito.

   Per capire maggiormente questo discorso bisogna studiare le varie società iniziatiche (che a volte si potrebbero definire controiniziatiche poiché la loro prassi è in netta contraddizione con lo spirito dell’iniziazione).

   Una fra tutte la Golden Dawn ed il suo Ordine interno, ovvero, L’Ordine della Croce d’Oro e della Rosa Rossa, ma anche l’O.T.O., il  Process Church, fino a Scientology. Entità che risultano legate all’ambiente militare.

   Se prendiamo il caso del Mostro di Firenze il comparire della società iniziatica (o controiniziatica) della Rosa Rossa, si può dibattere se essa fu la mandante dei delitti oppure un depistaggio per confondere le acque.

   È certo che Pacciani era solo uno specchietto per le allodole, un vecchio delinquente usato come capro espiatorio, una persona coinvolta come utile idiota in un disegno molto più complesso, che ha visto depistaggi fatti da certi ambienti, morti eccellenti di testimoni coinvolti, ecc. ecc.

   Si potrebbe parlare del caso Ludwing, che non erano solo un gruppo di 2 nazisti omosessuali che odiano le donne, ma erano e soprattutto un gruppo manovrato da certi ambienti. Esistevano cellule di Ludwing in Europa, simili a quella italiana,[9] come erano manovrati anche i mostri del Circeo.

   Angelo Izzo fu utilizzato anche da detenuto, come informatore e depistatore.

  Addirittura, ci sono voci che collegano i delitti della Uno Bianca con il marito della Franzoni (delitto di Cogne), non come killer ma come uomo informato di certi fatti, magari come persona informata di certi fatti e per questo ricattabile[10].  

   C’è stato il caso Meredith il padre si dice che è un uomo dei servizi segreti.[11]

   Poi ci sono certi delitti rituali che sono certamente di più difficile comprensione come quelli di Yara, Scazzi, Erba… Dove i colpevoli, come si diceva prima, sono sempre poveretti, casalinghe, muratori, spazzini e gente non particolarmente istruita, mentre i veri colpevoli e mandanti sono altri.

   Poi bisogna chiedersi il perché dell’omicidio rituale dove viene usata (depistando dal mio punto di vista) simbologia massonica come nel caso di Jack lo squartatore, a fine 800 in Inghilterra,  fatti per creare un capro espiatorio e per giustificare una maggiore repressione da parte del sistema per celebrare un Tempio ed imporsi esotericamente ed imporsi come Entità sovrastrutturale, dove erano coinvolti personaggi altolocati che comunicavano attraverso omicidi sacrificali, determinate simbologie e numerologie annesse, come il tralcio di vite lasciato sulle vittime, quasi sempre femminili, come da prassi.

   Notare come le donne e i bambini, siano ancor oggi i capri sacrificati all’altare di questi riti.

MACERATA COME LABORATORIO?

   C’è da chiedersi se ha senso paragonare l’opposizione che si espande tra gli italiani contro l’immigrazione clandestina in Italia con la xenofobia. Come c’è sempre da chiedersi come mai si parla solo ed esclusivamente della costante di immigrazione e razzismo, quando decine di fatti e dati indicano anche ben altri dati e ben più allarmanti.

   Resta un raid criminale con feriti innocenti e tutti a concentrarsi lì e mai a interrogarsi se non ci troviamo di fronte a “nuova strategia della tensione”. Proviamo a pensare che:

  1. Vi sono stati cadaveri di donne smembrati, in maniera professionale e nello stesso tempo simbolica.  Possiamo ricordare quello depositato dalla Bmw nera e fatto trovare sull’Ardeatina a Roma il 7 marzo 2011.[12]
  2. In seguito al ritrovamento del cadavere di Pamela fatta a pezzi vi fu il raid di un ragazzo definito “fuori di testa”. Questo fa ricordare quando un soggetto psicolabile e nazistoide (come quello di Macerata) fece una vera e propria esecuzione di ignari immigrati a Firenze nel 2011 che si suicidò[13].

   Luca Traini (quello che fu definito il Killer) si è affermato che abbia agito da solo. Ebbene, se fosse vero come mai furono alzati in volo gli elicotteri per cercare un possibile complice di Luca Traini?[14]

   Il proprietario della palestra che frequentava Luca Traini ha detto di averlo cacciato da tempo perché aveva iniziato a cambiare completamente atteggiamento nei confronti degli stranieri: faceva battute razziste e aveva idee di stampo razzista.

   Si viene a sapere che Traini di problemi psichiatrici tant’è vero che sarebbe anche stato in cura da un medico specializzato.[15]

   In tutta questa storia c’è qualcosa di strano come, ad esempio, il fatto che l’uomo che ha sparato, aveva una maglia a maniche lunghe, mentre al momento dell’arresto Luca Traini ne avrebbe avuta maniche corte.[16] Altra cosa non troppo chiara è che il ragazzo abbai sparato dall’interno della sua auto Alfa Nera e che i colpi partiti dalla sua pistola abbiano solo ferito in punti non vitali 6 immigrati come se a sparare fosse stato un tiratore scelto. Non quadra il fatto che a bordo dell’auto sembrava ci fossero due persone e non solo una come poi è stato scritto dalle importanti testate giornalistiche.

   Sembra che fu fermata una seconda persona fu fermata, pensando a un complice, ma di lui nessuna traccia, alla fine della fiera l’unico colpevole dei fatti avvenuti divenne Luca Traini. [17]

   Traini diventa il colpevole perfetto: a casa sua hanno trovato una copia del Mein Kampf.

   Questo episodio fa tornare in mente l’omicidio di Jo Cox, la deputata laburista uccisa durante la campagna elettorale sul referendum per la Brexit, mentre era con la sua amica musulmana Fazila Aswat, la quale, a quel che sappiamo, non ha mai testimoniato che il killer avrebbe pronunciato le parole “Britain first”.[18]

   Sarà un caso ma con l’uccisione della deputata laburista di colpo i mercati si sono stabilizzati.[19]

   Affrontiamo adesso l’argomento di Pamela la ragazza uccisa e sezionata chirurgicamente.

   Inizialmente la stessa procura aveva ammesso che fare un’operazione del genere sarebbero serviti diversi professionisti capaci, una sorta di sala operatoria, per il poco tempo a disposizione trascorso tra l’ultima volta che è stata vista ed il ritrovamento, ed ovviamente una capacità chirurgica di lunga data, non certo la mano di 3 ragazzi stranieri inesperti dediti allo spaccio di cannabis (sempre stando alla versione ufficiale).[20] Questo “piccolo” particolare fa crollare la versione del nigeriano affamato di carne bianca e veicolato come mostro ancor prima che fossero emersi reali notizie.

  Un mostro sbattuto in prima pagina, probabilmente innocente (come il suo nome Innocent[21] e c’è da ipotizzare che tutto ciò non sia casuale). Da questi si evince che il crimine non possa averlo fatto uno sbandato qualsiasi, e nemmeno gli altri nigeriani che in seguito furono accusati di questo omicidio, ma che sia stata uccisa da killer esperti, e che il delitto fosse premeditato e preparato nei minimi dettagli.

 Si può ipotizzare che Traini e Innocent siano stati dei capri espiatori.

   Facciamo delle ipotesi, pensando ai fatti che sono avvenuti a Macerata in un’ottica alternativa a quella ufficiale. Fatti che fa pensare come degli strumenti atti a veicolare messaggi.

   In nome del presunto omicida Innocent, un nome comune in Nigeria, che indica o potrebbe indurre a comunicare la sua innocenza ed estraneità al fatto; quindi, svolgerebbe solo una mera esigenza di servizio, scelto per veicolare questo concetto, utile solo come capro espiatorio e per diffondere il virus della paura verso l’uomo nero utile a scopi propagandisti ed elettorali.

   Traini come si è visto prima, l’altro protagonista della vicenda, è il classico razzista violento e manipolabile, quello che si potrebbe definire un perfetto candidato manciuriano da buttare in pasto all’altra frazione belligerante della guerra per bande in atto tra le diverse frazioni borghesi che si contengono il potere dello Stato. Potrebbe essere stato in collegamento per persone appartenenti a qualche cellula dormiente di estrema destra che in quell’occasione sia stata riavviata. Egli ha la stessa funzione uguale/opposta a quella di Innocent. Egli molto probabilmente è stato plagiato e fatto agire assieme insieme ad altre persone.

   Chiedere a chi possa avere giovato questi fatti, sembra semplice in apparenza. Se l’azione attribuita al nigeriano sembra aver favorito la Lega e quella di Traini la frazione opposta. Se invece ragioniamo che questi fatti siano una riedizione, pur in forme diverse della cosiddetta “strategia delle tensione” e della tesi degli “opposti estremismi”, si può ipotizzare che abbiano favoriti il potere centrale (da non confondersi con il governo che in quel momento era in carica), avrebbe come obiettivo un governo di larghe intese oppure un governo tecnico come quello di Monti che abbia come scopo lo spolpamento delle masse popolari.

   In sostanza in questi fatti sono strumentalizzati da una sovragestione che opera in tutto il territorio nazionale, che sia stato operato un depistaggio da parte di organi di debunker dello Stato che puntavano il dito altrove, creando così una forma pensiero atta a condizionare il pensiero di massa, facendo così scaturire un effetto domino ed anche brutali certezze dettate dall’atavica e fisiologica paura dell’altro, dell’uomo nero. La vicenda del ritrovamento delle valige con il corpo della povera Pamela sembra uscito da un capitolo del romanzo Nel nome di ishmael[22] dove si parla di omicidi commissionati da agenzie para-militari al soldo di certi ambienti per comunicare in codice alcuni rapporti diplomatici tra VIP di un certo livello.

   Nel romanzo Ishmael a operare è un agenzia immaginaria mutuata dalla realtà.

   Diversi ricercatori hanno spiegato che esistono agenzie private di ex militari, killer seriali, Snipper, contratctors, cellule dormienti che un domani sarebbero pronte a colpire, e che magari hanno infiltrati un po’ ovunque, nei servizi segreti, nelle forze dell’ordine, nell’estrema destra, nella magistratura e nella politica. Essi sarebbero riattivati ogni volta che il sistema necessita di celebrare, ammonire, rieducare, minacciare, avvertire, vendicare qualcuno o qualcosa. Sono grammatica e linguaggio, la loro operatività criminale è il linguaggio in codice per adepti in termini esoterici, e per la popolazione messaggi subliminali,  e nello stesso tempo paradossalmente più esoterici e manifesti.[23]

   Seguendo la logica del romanzo Nel nome di Ishmael possiamo ipotizzare il possibile macro-messaggio in relazione alla visita del premier turco Erdogan a Roma che ha incontrato sia Gentiloni che Papa Francesco, dove ha parlato dei fatti di Macerata affermando che a Macerata c’è stato un attacco contro l’Islam.[24]  È curioso che un leader di quel livello si spertichi nella trattazione di nostri omicidi mediatici.

   Bisogna tenere conto che Erdogan è in conflitto su diversi livelli con diversi attori politici. La Turchia è in conflitto con la Siria per la zona dove sono presenti i Curdi, dove ha effettuato bombardamenti a tappeto provocando molti morti anche tra i civili.

   Bisogna ricordarsi che l’Italia, un po’ nel silenzio generale, sta vivendo anche con gravi tensioni e uno scontro diplomatico pesante con il governo turco per via dei gasdotti dell’ENI a Cipro: “La Saipem 12000 resta ferma in alto mare. La piattaforma dell’Eni, che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare operazioni di trivellazione su licenza del governo di Nicosia, è stata fermata “da alcune navi militari turche con l’intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell’attività di destinazione”, aveva fatto sapere il gruppo in una nota. Il programma era quello di avviare “attività di perforazione nel blocco 3 nelle acque della Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro”. Un progetto che incontra l’ostilità della Turchia. Recep Tayyip Erdogan ha posto il tema a Sergio Mattarella e a Paolo Gentiloni nella sua recente visita a Roma”.[25]

   Anche la Nigeria potrebbe rientrare nella guerra ad altissimi livelli per le scorte di gas e per gli interessi geopolitici e macro-economici che ne derivano. Per questo motivo anche la Nigeria potrebbe essere soggetto e/o completamente oggetto del macro livello del messaggio in questione.

   La sovrastruttura (entità o le entità) decide la location, che solitamente è collegata a qualche personalità politica, al nome della città di origine, a date specifiche e/o con numeri simbolici, nomi corrispondenti, ricorrenze.

   Ogni personalità politica di rilievo è in qualche modo ricattabile, al contrario, non occuperebbe quel posto di potere.

   Ergo, viene fatta un’operazione sacrificale che in qualche modo “celebra” l’evento ritenuto importante, tipo come è stato per l’entrata nell’Euro, una guerra alle porte, una crisi economica, un passaggio strutturale  della repubblica, quando cade un governo, la celebrazione di una ricorrenza nazionale, votazioni, manovre economiche, una visita diplomatica importante, oppure un avvertimento, un monito, una vendetta, una guerra interna tra le fazioni dei poteri forti che esprimono i relativi casati politici e/o personaggi politici.

   Questa comunicazione simbolica esoterica, che si esprime attraverso la propaganda mediatica, è un linguaggio occulto, mutuato dal linguaggio preso dalle società iniziatiche, ha diverse funzioni ad ogni livello che partecipa all’operazione soddisfa suoi relativi bisogni, essa si esprime solitamente con un omicidio rituale (spesso di donne).

   Per raggiungere questi obiettivi vengono adoperate organizzazioni illegali che adoperano strumenti che hanno lo scopo di controllare la vita degli individui. Organizzazioni che ad esempio usano strumenti e procedure che hanno lo scopo di sballare sessualmente le donne come Sara Tommasi. Quando molte di queste donne partecipano ad orge, è quasi sicuro che questa partecipazione non sia frutto di una scelta volontaria da parte della persona, ma che siano indotte dall’utilizzo da parte di queste organizzazioni di strumenti e procedure che dissociano l’individuo portandolo a una personalità multipla che viene richiamata con comandi vocali o con comandi a onde radio, ed è probabile queste organizzazioni usano la teleipnosi notturna.

   E molto probabile che queste organizzazioni dispongano di scienziati di fama mondiale e nazionale nelle seguenti discipline: neurologia, psichiatria, psicologia, farmacologia, scienze delle comunicazioni a cui si aggiungono esperti di comunicazione ipnotica, comunicazione suggestiva e sociologi.

   Per condizionare i cittadini queste organizzazioni usano mille modi che vanno dall’uso estensivo del mobbing, dove si mette la persona sotto stress, arrivando alla perdita del lavoro o causando delusioni d’amore, usando a volte la violenza fisica e soprattutto quella psicologica (diffamazioni, derisioni e umiliazioni).

   Sicuramente queste organizzazioni usano la telepatia e vari strumenti  per il controllo mentale.

  


[1] https://marcos61.wordpress.com/2017/09/11/mostro-di-firenze-pista-nera-o-depistaggio-oppure-manipolazione-mediatica-un-operazione-di-guerra-psicologica-per-destabilizzare-le-masse/

[2] https://antennatre.medianordest.it/31650/belluno-caso-corazzin-nuove-rivelazioni-di-angelo-izzo-i-resti-nei-boschi-del-trasimeno-2/

[3]                                                              C.s.

[4]                                                              C.s.                             

[5] https://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/cronaca/21_ottobre_07/antimafia-interroga-angelo-izzo-nei-boschi-corpo-corazzin-8dc80580-2732-11ec-8f49-a72a569d53bc.shtml

[6] https://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/cronaca/21_ottobre_07/antimafia-interroga-angelo-izzo-nei-boschi-corpo-corazzin-8dc80580-2732-11ec-8f49-a72a569d53bc.shtml

[7] https://maremosso.lafeltrinelli.it/archivio-wuz/gioele-magaldi-intervista-massoni-gran-maestro

[8] Ma anche metastorico. La metastoria è un termine introdotto (1937) dallo storico Aldo Ferrabino per indicare la sfera di ciò che, pur non sovrastando la storia, permane costante nel fluire di questa.

[9] https://www.paoloferraroccdd.eu/news/omicidi-mediatico-rituali

[10] http://www.lottogigi.it/c/s/Personaggi/Rapinatori,%20spietati%20killer.%20O%20terroristi.htm

[11] https://www.paoloferraroccdd.eu/news/omicidi-mediatico-rituali

[12] https://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_aprile_6/donna-decapitata-nuovi-partic-indagini-190386023990.shtml

http://www.inchiostroscomodo.com/?p=1228

[13] https://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2011/12/14/sparatoria_a_firenze_morti_2_immigrati_suicida_il_killer_uno_scri-5-246132.html

[14] http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/macerata-elicotrei-volo-cercare-un-complice-luca-traini-fuga-2821112/

[15] http://it.blastingnews.com/opinioni/2018/02/qualcosa-torna-sulla-vicenda-di-luca-traini-002341937-html

[16]                                                                           C.s.

[17] http://www.imolaoggi.it/2018/02/04/macerata-chi-ha-sparato-davvero-ai-migranti/

[18]                                                                                               C.s.

[19] http://www.imolaoggi.it/2016/06/18/borsa-esulta-morte-di-jo-cox/https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=z-uKNhuRA6g

[20] http://www.blogdicristian.blogspot.com/2018/03/pamela-e-luomo-nero-2.html

[21] http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/29enne-nigeriano-innocent-oseghale-accusato-dell-rsquo-omicidio-166245.htmhttp://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/29enne-nigeriano-innocent-oseghale-accusato-dell-rsquo-omicidio-166245.htm

[22] Giuseppe Gemma, nel nome di ishmael, Mondadori, 2001. Questo romanzo percorre il periodo 1962-2001: corre lungo questi quarant’anni la storia di due poliziotti, David Montorsi e Guido Lopez. Dagli ideali incorrotti e di promettente carriera l’uno, sbiadito dall’usura del mestiere l’altro. Ma è anche la storia di due uomini di Stato: Enrico Mattei, che col suo jet solca le speranze degli italiani, e Henry Kissinger, abile signore della pace e della guerra. Passato e presente si riallacciano anche in una serie di inspiegabili morti infantili. Chi uccide innocenti vittime, facendone il presagio di altre morti? E’ lui, Ishmael – potente, grande, infallibile – il vero protagonista del romanzo. Si muove nell’ombra, agisce al ritmo insospettabile dei grandi del Male. Perché “Ishmael, il più occulto, è davanti agli occhi di chiunque e nessuno lo

[23] http://www.blogdicristian.blogspot.com/2018/03/pamela-e-luomo-nero-2.html

[24] http://www.ilgiornale.it/news/milano/erdogan-macerata-attacco-razzista-contro-lislam-1490352.html

[25] http://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/nave-delleni-bloccata-a-cipro-bruxelles-turchia-eviti-frizioni-con-stati-dellue/4155957/

SERVIZI SEGRETI IN ITALIA E LE COSIDDETTE “ARMI NON LETALI”

•novembre 15, 2022 • Lascia un commento

   Nel nostro paese molti sono stati e sono i segni dell’esistenza di un potere occulto, parallelo, organizzato a piramide, esteso in tutti i gangli , dalle forze armate (carabinieri e polizia) ai Servizi, al Parlamento, negli apparati dello stato,  che legittima il proprio potere proprio con l’esercizio dell’arbitrio nella più completa impunità.

   A tale potere occulto bisogna ricondurre, anche alcune delle stragi che sono state definite giustamente di Stato che si sono susseguite nel tempo e di cui non sono stati mai identificati gli autori, stragi effettuate per diffondere terrore e  facilitare operazioni economiche e politiche.

    Questo  potere occulto è una realtà ingombrante e insidiosa. Le inchieste della magistratura e del Parlamento si sono occupate delle attività illecite dei servizi segreti, delle trame terroristiche, della Loggia P2 e della mafia.

   È mancata una visione d’insieme del fenomeno, dovuto in parte dalla ripugnanza di molti studiosi ad occuparsi di un argomento sfuggente e altamente inquinato.

    Questa ripugnanza non è del tutto negativa, giustamente si vede la storia, quella con la S maiuscola, è fatta dai grandi movimenti con le varie ispirazioni ideali, religiosi e politici, si studia la loro natura di classe e non certo l’opera di una minoranza di cospiratori. La teoria della cospirazione ha origine nel pensiero controrivoluzionario dei tempi della rivoluzione francese. Dalla presunta congiura di pochi philophes illuministi, alla trama massonica sottesa a tutti i grandi avvenimenti storici, sino all’invenzione della cospirazione ebraica per il dominio del mondo, divulgata dai Protocolli dei Savi Anziani di Sion, e fatta propria dal nazismo e dal fascismo.

   Detto questo, non si può negare il ruolo che molti di questi che sono chiamati poteri occulti svolgono nelle società imperialiste. Prendere coscienza di questa realtà non significa modificare la propria concezione marxista della società e della storia, ma semplicemente tenere conto dei fatti, anche quelli più scomodi.

   È necessario innanzi tutto delimitare il campo della ricerca e definire i soggetti. Secondo Bobbio, la democrazia “è idealmente il governo del potere visibile, sotto il controllo della pubblica opinione[1].

   Di conseguenza, secondo Bobbio (e del pensiero liberale borghese) il problema dei poteri occulti non si pone neppure, o si pone in termini radicalmente diversi, poiché solamente negli stati assoluti d’ancien regime e nelle dittature, tutta l’attività di governo appartiene agli arcana imperii ed è coperta dal più geloso segreto.

 In realtà, tutta l’esperienza storica delle democrazie borghesi testimonia la giustezza della tesi di Lenin, che la repubblica democratica è il miglior involucro politico possibile per il capitalismo, che gli apparati militari e burocratici si mantengono e si rafforzano a prescindere dai regimi politici, se il proletariato non riesce a spezzare la macchina dello Stato: “Questo potere esecutivo, con la sua enorme organizzazione burocratica e militare, col suo meccanismo statale complicato e artificiale, con un altro esercito di impiegati di mezzo milione accanto a un altro esercito di mezzo milione di soldati, questo spaventoso corpo parassitario che avvolge come un involucro il corpo della società francese e ne ostruisce tutti i pori, si costituì nel periodo della monarchia assoluta, al cadere del sistema feudale la cui caduta aiutò a rendere più rapida”.

   La prima rivoluzione francese sviluppò la centralizzazione “e in pari tempo dovette sviluppare l’ampiezza, gli attributi e gli strumenti del potere governativo. Napoleone portò alla perfezione questo meccanismo dello Stato”.

   “La repubblica parlamentare, infine, si vide costretta a rafforzare, nella sua lotta contro la rivoluzione, assieme alle misure di repressione, gli strumenti e la centralizzazione del potere dello Stato. Tutti i rivolgimenti politici non fecero che

perfezionare questa macchina, invece di spezzarla”

I partiti che successivamente lottarono per il potere considerano il possesso di questo enorme edificio dello Stato come il bottino principale del vincitore[2].

   Lo Stato borghese, anche quello formalmente più democratica  riposa sulla separazione e sulla estraneità del potere delle masse. Nella società capitalista, la democrazia è sempre limitata dal ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico. La maggioranza della popolazione è esclusa dalla partecipazione alla vita politico-sociale. Tutti i meccanismi dello Stato borghese creano delle limitazioni che escludono le masse popolari dalla politica. Tutto ciò significa che se la socializzazione dei mezzi di produzione deve significare che la società emancipandosi dal dominio del capitale, diviene padrona di se e pone le forze produttive sotto il proprio controllo cosciente e condotto secondo un piano, la forma politica nella quale può compiersi quest’emancipazione economica del lavoro, non potrà che essere incentrata sull’iniziativa e l’autogoverno dei produttori.

  Torniamo a tentare di definire i poteri occulti. Nonostante la visione liberale afferma che la democrazia sia idealmente il governo del potere visibile, nella realtà l’esercizio concreto del potere comporta un’area opaca, ci sono momenti e funzioni coperti dal riserbo: segreti di ufficio, segreti militari. In una certa misura questa condizione vale anche per i partiti e le associazioni. Questo non significa che tutte le realtà politiche e associative siano “poteri occulti” altrimenti questa definizione perderebbe ogni significato reale.

I poteri occulti sono definiti da tre requisiti principali:

  1. Il segreto, che copre tutto o in parte i membri, le azioni e talvolta gli stessi fini e addirittura l’esistenza dell’organizzazione;
  2. Il perseguimento autonomo di fini propri di potere, diversi o contrari al potere ufficiale;
  3. Il carattere chiaramente illegale dell’attività, e della stessa organizzazione occulta.

   Seguendo questi ragionamenti si può individuare i principali poteri occulti operanti in Italia:

  1. I servizi segreti nazionali, in quanto assumono il carattere di corpi separati, sottratti a ogni controllo politico reale e i servizi segreti stranieri che hanno agito sul territorio italiano con metodi illegali e spesso anche senza l’autorizzazione del governo italiano;
  2. Le logge massoniche segrete, come la P2;
  3. La grande criminalità organizzata come Cosa Nostra;
  4. Le organizzazioni terroristiche che hanno attuato la strategia della tensione (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, ecc.).

   Due aspetti è necessario rilevare subito:

  1. La dimensione internazionale nella quale operano e sono organicamente inseriti;
  2. Il complesso dei rapporti che li lega, pur conservando ciascuno la propria autonomia.

   In termini più generali si potrebbe osservare che i poteri occulti rappresentano in una certa misura il rovescio difficilmente eliminabile del regime democratico borghese. Quanto più si estendono la democrazia di massa e le masse tentano di controllare la gestione del potere, tanto più aumenta la tentazione dei gruppi di potere di operare per vie traverse e coperte, per conseguire i propri fini, eludendo la volontà della maggioranza. Non è un caso che nell’analisi della Trilateral sulla situazione della democrazia nei paesi imperialisti riteneva che ha partire dagli anni ’60 c’era stata un’offensiva egualitaria e democratica, dove lo Stato aveva ampliato le sue funzioni ma diminuito le sue capacità di scelta. Tutto ciò era causato dal sovraccarico di domande economiche, politiche e sociali che lo Stato non poteva rispondere. Da qui l’obiettivo diventava il recupero della governabilità.

   E’ in questo quadro che si può spiegare la diffusione in Italia di casi di tortura sofisticata e probabilmente  sperimentale ( generata da armi elettroniche-mentali) che trovano un comun denominatore proprio nell’esercizio arbitrario di forme persecutorie contro soggetti deboli o che , pur personalmente forti o politicizzati , abbiano creato problemi in ambito dei poteri occulti. Tale tipo di attività viene esercitata indipendentemente dai diversi  governi che si susseguono e che non hanno interesse ad interferire  in questa zona d’ombra anche in relazione ai  silenzi ed alle ambigue complicità di cui nessuna forza politica sarebbe esente. Ed è in qualche modo legittimata proprio dall’arbitrio e dalla impunità acquisita che generano un forza incontrollabile ed autoreferenziale.

   Il nucleo attivo di questo potere occulto, pur essendo autonomo, non può che collocarsi, per strutture e uomini, nell’area dei  servizi segreti.

   Questi ultimi svolgono un  ruolo separato, coperto da segreto, che esteriormente e formalmente opera nella legalità con obiettivo dichiarato, quello della sicurezza esterna e interna.

   La struttura dell’intelligence italiana si completa con la Segreteria Generale del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza).

   I servizi segreti italiani sono un elefante fuori controllo. Soldi, armi e hanno avuto perfino una costosissima flotta aerea, il tutto fuori dal controllo dello Stato.

   A Forte Braschi, sede dell’AISE (e prima del SISDE), c’erano  quaranta postazioni di controllo telefonico. Anche se nulla di questo si potrebbe fare senza l’autorizzazione del magistrato.

   Roberto Napoli, ex agente del Sisde diventato famoso per essere il contatto della famosa “fonte Achille”, lo racconta così: confusione, pressappochismo, clientelismo: “lo diceva anche Cossiga, uno che di servizi se ne intende: ‘Il Sisde è composto da un terzo di ladri, da un terzo da protettori di ladri, e da un terzo di persone per bene messe da parte’”. Saltano i direttori dei vari servizi, ma i funzionari sono sempre li.

   Nel 1987, sotto  la direzione dell’ex capo di Gladio Paolo Inzerilli, tutto l’archivio dell’Ucsi viene informatizzato. Riprodotti su pochi e maneggevoli dischetti, i fascicoli vengono copiati e trasferiti alla divisione informatica del Sismi, la tredicesima. In quel modo così le notizie raccolte per un ufficio civile che dipende dalla Presidenza del Consiglio, l’Ucsi, vengono fagocitate in blocco dal Sismi, per usi non contemplati da nessuna normativa. Centinaia di migliaia di fascicoli sono così rimasti nella memoria di uno dei due mega elaboratori “3080” presi in affitto dalla Ibm per la modica somma di venti miliardi e ancora oggi utilizzati al 10% delle loro possibilità. Ma le divisioni più importanti – come scrive Michele Gambino su Avvenimenti,- non hanno mai immesso sul circuito informatico interno i loro archivi. Ogni divisione ha infatti una sua segreteria riservata con un suo protocollo per i fascicoli, ed ognuna ha la sua produzione di dossier riservati. Circa un milione di persone, nel corso degli anni, sarebbe stata schedata.

   E in effetti in questo contesto anche tr i giornalisti che si potrebbero definire “ufficiali” si pongono dei problemi.

   Non è certamente un caso che il giornalista Calo Bonini su La Repubblica si chieda: “Cosa è stata la nostra intelligence politico-militare in cinque anni di guerra al terrore?”.

   Per onestà dovrebbero ammettere che l’Italia è diventata in questo secondo dopoguerra un terreno di scorribande da parte dei vari sevizi segreti stranieri in particolare di quelli americani a partire dalla CIA.

   Il caso Abu Omar, l’egiziano che fu rapito a Milano il 17 febbraio 2003 in pieno giorno è un esempio delle scorribande da parte della CIA in Italia. Come ha rivelato Luigi Malabarba (che quando era senatore fu membro del Copaco l’organismo di “controllo” parlamentare sui servizi segreti), la CIA e il suo Capocentro a Milano, Robert Seldom Lady alla questura di Milano sono di casa, e forniscono computer e strumentazione alla Digos nell’attività di collaborazione contro il cosiddetto “terrorismo islamista”[3] Questa circostanza è confermata dalla CIA e dallo stesso giudice Dambruoso. Questa commistione fra servizi segreti americani e polizia italiana (milanese in particolare) è affermata dal marocchino Daki. Daki, assolto due volte dal tribunale di Milano e successivamente espulso dall’Italia dal ministro Pisanu nel dicembre 2005, ha sostenuto che in quel periodo fu interrogato nell’ufficio di Dambruoso da americani che si dicevano dell’FBI, ma lui era convinto che appartenessero alla CIA. Un interrogatorio illegale, dove gli interroganti erano incappucciati.

    Diceva Bonini a proposito del rapimento di Abu Omar che: “La questione che pone l’inchiesta di Milano è nella risposta a questa domanda. I fatti sin qui accertati e, soprattutto non messi in discussione dai protagonisti dell’affare, ci dicono tre cose. Primo: il direttore del Sismi Nicolò Pollari, violando la legge che regola l’attività del Servizio, ha autorizzato il reclutamento e la retribuzione di almeno un giornalista ( Renato Farina vicedirettore del quotidiano Libero, alias “fonte  Betulla”). Secondo il servizio ha controllato due cronisti di Repubblica. Terzo: a Roma in via Nazionale 230, Pollari ha allestito un proprio ufficio riservato, un’agenzia di disinformazione, affidandone la gestione all’uomo che usava presentare come il suo “orecchio”. Tale Pio Pompa, un passato di Telecom e un presente da funzionario del Sismi quale addetto alle “fonti aperte”, ai “rapporti utili” con chiunque potesse fornire informazioni capaci di prevenire o quantomeno far conoscere in anticipo il contenuto di ciò che la libera stampa si preparava a mandare in edicola sul conto delle attività del Servizio e delle due vicende che più lo hanno tormentato: il sequestro Abu Omar, il falso dossier Nigergate.”

   Vi si può leggere quindi lo schema di un progetto assai moderno del Servizio, che ha al centro il ruolo decisivo dell’informazione. Un progetto che ha molto poco a che vedere con il passato buio di “deviazioni istituzionali”, ma che ha molto a che fare con il presente ereditato dall’11 settembre. Da quel momento la paura diffusa genera la funzione  di fabbricare informazioni necessarie a mantenere l’opinione pubblica in uno stato di mobilitazione permanente. Contemporaneamente la legalità è stata sacrificata alla sicurezza. Nel nome della sicurezza interna ed internazionale contro il pericolo del terrorismo islamico sono stati sospesi la legalità penale e lo stato di diritto. Voli segreti della Cia, coadiuvata da servizi dei singoli paesi, verso prigioni nascoste ai confini dell’Europa, sequestri lampo di presunti terroristi islamici indirizzati verso Paesi dove la tortura è una pratica consueta e sistematica, sono stati decisi in nome della sicurezza nazionale e planetaria. Direttamente, senza bisogno di intermediari, gli Stati Uniti sono arrivati a gestire persecuzioni e carceri speciali come Guantanamo dove i prigionieri di guerra internazionali non hanno patria, non hanno divisa e quindi non possono essere restituiti ad uno Stato che li rappresenti.

   In Italia e in altri paesi europei, come è stato ormai appurato anche dalla magistratura, l’azione illegale della Cia ha trovato forti complicità. Nel periodo berlusconiano vi sono state certamente responsabilità sia da parte dell’autorità politica che ha diretto i servizi segreti, sia da parte della direzione dell’intelligence politico-militare, sia infine da parte degli organismi di controllo parlamentare. Come osserva Giuseppe D’Avanzo (La Repubblica dell’8 giugno 2006) “dinanzi a queste responsabilità che il tempo e le indagini potranno soltanto definire più nitidamente, c’è il fuggi fuggi nelle fila del governo uscente di Berlusconi. Tutti gli attori si sono chiamati fuori e se la danno a gambe. Alfredo Mantica, già sottosegretario agli Esteri, si è preoccupato di proteggere le spalle di Gianfranco Fini, affermando che è possibile che uno dei nostri servizi (Sisdi o Sismi) sapesse ma non lo avesse comunicato al Governo. … Mentre fino agli ultimi giorni di vita il governo Berlusconi ripete di non aver mai saputo nulla di quei sequestri illegali, il Parlamento, attraverso il Copaco presieduto da Enzo Bianco, o è stato ingannato dalle relazioni di Gianni Letta e di Nicolò Pollari, direttore del Sismi, o ha coperto consapevolmente una attività non autorizzata od autorizzata illegalmente”.

   E quanto al successivo governo Prodi, il cui silenzio è stato  assordante, che dal mio punto di vista nasce dal fatto perché ha approvato incondizionatamente l’operato del governo uscente.  

Le armi non letali

   Gli investimenti nel campo della ricerca e sviluppo tecnologico, attuate principalmente in paesi Nato durante il periodo della cosiddetta guerra fredda e proseguite successivamente, hanno prodotto risultati significativi che oggi possono essere sfruttati sia tecnologicamente, sia industrialmente, per la produzione di armi inabilitanti (non letali).

   Le tecnologie utilizzate sono essenzialmente su base elettronica/optoelettronica, acustica, chimica, biologica, medica e meccanica.

  Vi è quindi una vasta gamma di prodotti. Tra le aree tecnologiche principali vanno considerate:

  1. L’area optoelettronica: in questa categoria rientrano i Laser a bassa frequenza e gli impulsi elettromagnetici non nucleari. Per quanto concerne le armi laser accecanti   si discute se possano essere considerate “armi non letali”, dato che esse possono avere un’alta probabilità di infliggere danni permanenti particolarmente gravi alle persone;
  2.  L’area acustica: in questa categoria rientrano i generatori di ultrasuoni, cioè dei suoni a frequenza ultrabassa che, se diretti contro una persona causano disorientamento, vomito, ustioni, ecc.

   Le armi non “letali” possono essere usate sia con riferimento alle PSO (Peace Support Operations  –  Operazioni di sostegno) sia ai servizi di tutela dell’ordine pubblico.

   Negli ambienti militari e di polizia si avverte fortemente la necessità di sviluppare, e quindi impiegare, una classe di armamenti in grado di operare un’azione dissuasiva evitando il ricorso all’impiego dei sistemi d’arma tradizionali ritenuti, in certe occasioni, non aderenti allo scopo per letalità ed impatto psicologico.

   Le c.d. “armi non letali” assicurano inoltre nelle operazioni una “risposta flessibile” idonea a soddisfare il bisogno di dosare la risposta armata e di avere a disposizione un deterrente soft in grado di evitare che dalla minaccia si passi direttamente all’impiego della forza letale.

   Uno dei principali problemi operativi è quello di tenere sotto controllo manifestazioni più o meno spontanee, in cui a civili disarmati si possono mescolare anche individui armati e facinorosi( c.d. operazioni di “Crowd control  –  Controllo della folla).

Sui possibili impieghi di armi non letali n elle operazioni di ordine pubblico, appare estremamente significativo quanto veniva riportato dalla Rassegna dell’Arma dei Carabinieri (n: 4 – Ottobre-dicembre 2003): “ La degenerazione degli scontri di piazza in occasione di manifestazioni di vario genere ha messo in luce i limiti delle forze dell’ordine nel gestire cospicui gruppi di manifestanti violenti con gli strumenti classici in dotazione alle Forze di Polizia, strumenti non più in grado di soddisfare le moderne esigenze di ordine pubblico che si basano sulla necessità di evitare lo scontro e provocare il minor danno possibile alle persone, identificando e isolando i facinorosi.

   Anche in Italia le forze dell’ordine hanno affrontato, in alcune occasioni, scontri ad alta intensità simili a quelli che già hanno interessato le forze dell’ordine degli Stati Uniti ( Rivolta di neri nei quartieri a Los Angeles, in Israele (Intifada) e in Gran Bretagna (scontri razziali e manifestazioni in Ulster), paesi questi che per primi hanno sviluppato la ricerca tecnologica nel settore delle armi non  letali, alcune delle quali, già testate, sono andate ai compiti di contenimento di folle di rivoltosi. Si pensi alle pallottole di gomma e alle granate flashbang, cioè accecanti-assordanti, mentre si studiano altri strumenti quali sostanze collanti o scivolose per bloccare o impedire il passaggio lungo i confini di eventuali “zone rosse”, speciali cannoni per lanciare contro i gruppi più aggressivi miscele maleodoranti o schiume collanti che a contato con l’aria si solidificano bloccando i facinorosi o creando barriere invalicabili anche a una folla inferocita se opportunamente corrette con sostanze repellenti o irritanti. Sono altresì allo studio munizioni speciali caricate a vernice che permetterebbero di rendere facilmente distinguibili i manifestanti più facinorosi rispetto a quelli pacifici.

   Tutti questi sistemi sono già in dotazione sperimentale ai reparti militari statunitensi e anche ai reparti antisommossa di molte forze di polizia americane, mentre sono in fase di sviluppo altre armi non letali, quali emettitori acustici di ultrasuoni a bassissima frequenza in grado di provocare nausea e stordimento e quindi rendere inoffensivi gli aggressori ( utilizzati fin dagli anni 80 dai Sovietici per tenere lontani i curiosi dai perimetri di basi e poligoni militari e dagli Inglesi in Ulster)ed armi che emettono impulsi luminosi ad alta intensità e luci stroboscopiche ( note anche come Dream Machine), in grado di disturbare temporaneamente la frequenza delle onde celebrali umane, causando vertigini, disorientamento e nausea

   Le “armi non letali” od “invalidanti”, essendo armi in senso convenzionale con i requisiti previsti dall’art. 585 del nostro codice penale, sono sottoposte alle medesime restrizioni cui sono soggette le armi tradizionali e letali.

  Da ricordare che l’art. 35 del I Protocollo addizionale alla Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1977 proibisce espressamente le “armi” che cagionano offese superflue o sofferenze non necessarie.

   Si tratta di un corollario alla regola, contenuta nell’art.22 della Convenzione II dell’Aia del 29 luglio 1899, ratificata dall’Italia il 4 settembre 1900, per la quale “ il diritto dei belligeranti di adottare forme di offesa verso il nemico non è illimitato”. L’art. 51 della convenzione di Ginevra, infine, proibisce le armi che siano ad effetto indiscriminato. Si tratta di una regola fondamentale in quanto vieta l’azione di aggressione verso obiettivi che non siano di natura militare o che siano civili e militari ad un tempo ovvero soltanto civile senza distinzione. E’ facile sottolineare , guardando la conduzione della guerra in Iraq da parte degli Stati Uniti, come le suddette norme della Convenzione di Ginevra siano da considerare carta straccia.

   Certamente non è un caso che come denuncia l’Acofoinmenef[4]  nel suo comunicato dell’otto agosto 2014, a denunciare il fatto che in Italia sempre più donne sono sistematicamente torturate fatte impazzire e violentate, con danni corporei inflitti a distanza, con controllo mentale a distanza, con minacce di metterle in TSO se denunciano qualcosa, ovviamente a volte le loro denunce sono confuse, ma è quello che succede quando persone normalissime si vedono attaccate in questa maniera. Con attacchi che causano danni alla struttura ossea delle vittime, che accelerano l’invecchiamento e portano a morte precoce.


[1] N. Bobbio, Il potere invisibile, La Stampa 23 novembre 1980.

[2] Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte.

[3] Luigi Malabarba, 2001-2006 SEGRETI E BUGIE DI STATO “partito americano” e l’uccisione di Calipari, Edizioni Allegre.

[4] https://www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/