SERVIZI SEGRETI IN ITALIA E LE COSIDDETTE “ARMI NON LETALI”

   Nel nostro paese molti sono stati e sono i segni dell’esistenza di un potere occulto, parallelo, organizzato a piramide, esteso in tutti i gangli , dalle forze armate (carabinieri e polizia) ai Servizi, al Parlamento, negli apparati dello stato,  che legittima il proprio potere proprio con l’esercizio dell’arbitrio nella più completa impunità.

   A tale potere occulto bisogna ricondurre, anche alcune delle stragi che sono state definite giustamente di Stato che si sono susseguite nel tempo e di cui non sono stati mai identificati gli autori, stragi effettuate per diffondere terrore e  facilitare operazioni economiche e politiche.

    Questo  potere occulto è una realtà ingombrante e insidiosa. Le inchieste della magistratura e del Parlamento si sono occupate delle attività illecite dei servizi segreti, delle trame terroristiche, della Loggia P2 e della mafia.

   È mancata una visione d’insieme del fenomeno, dovuto in parte dalla ripugnanza di molti studiosi ad occuparsi di un argomento sfuggente e altamente inquinato.

    Questa ripugnanza non è del tutto negativa, giustamente si vede la storia, quella con la S maiuscola, è fatta dai grandi movimenti con le varie ispirazioni ideali, religiosi e politici, si studia la loro natura di classe e non certo l’opera di una minoranza di cospiratori. La teoria della cospirazione ha origine nel pensiero controrivoluzionario dei tempi della rivoluzione francese. Dalla presunta congiura di pochi philophes illuministi, alla trama massonica sottesa a tutti i grandi avvenimenti storici, sino all’invenzione della cospirazione ebraica per il dominio del mondo, divulgata dai Protocolli dei Savi Anziani di Sion, e fatta propria dal nazismo e dal fascismo.

   Detto questo, non si può negare il ruolo che molti di questi che sono chiamati poteri occulti svolgono nelle società imperialiste. Prendere coscienza di questa realtà non significa modificare la propria concezione marxista della società e della storia, ma semplicemente tenere conto dei fatti, anche quelli più scomodi.

   È necessario innanzi tutto delimitare il campo della ricerca e definire i soggetti. Secondo Bobbio, la democrazia “è idealmente il governo del potere visibile, sotto il controllo della pubblica opinione[1].

   Di conseguenza, secondo Bobbio (e del pensiero liberale borghese) il problema dei poteri occulti non si pone neppure, o si pone in termini radicalmente diversi, poiché solamente negli stati assoluti d’ancien regime e nelle dittature, tutta l’attività di governo appartiene agli arcana imperii ed è coperta dal più geloso segreto.

 In realtà, tutta l’esperienza storica delle democrazie borghesi testimonia la giustezza della tesi di Lenin, che la repubblica democratica è il miglior involucro politico possibile per il capitalismo, che gli apparati militari e burocratici si mantengono e si rafforzano a prescindere dai regimi politici, se il proletariato non riesce a spezzare la macchina dello Stato: “Questo potere esecutivo, con la sua enorme organizzazione burocratica e militare, col suo meccanismo statale complicato e artificiale, con un altro esercito di impiegati di mezzo milione accanto a un altro esercito di mezzo milione di soldati, questo spaventoso corpo parassitario che avvolge come un involucro il corpo della società francese e ne ostruisce tutti i pori, si costituì nel periodo della monarchia assoluta, al cadere del sistema feudale la cui caduta aiutò a rendere più rapida”.

   La prima rivoluzione francese sviluppò la centralizzazione “e in pari tempo dovette sviluppare l’ampiezza, gli attributi e gli strumenti del potere governativo. Napoleone portò alla perfezione questo meccanismo dello Stato”.

   “La repubblica parlamentare, infine, si vide costretta a rafforzare, nella sua lotta contro la rivoluzione, assieme alle misure di repressione, gli strumenti e la centralizzazione del potere dello Stato. Tutti i rivolgimenti politici non fecero che

perfezionare questa macchina, invece di spezzarla”

I partiti che successivamente lottarono per il potere considerano il possesso di questo enorme edificio dello Stato come il bottino principale del vincitore[2].

   Lo Stato borghese, anche quello formalmente più democratica  riposa sulla separazione e sulla estraneità del potere delle masse. Nella società capitalista, la democrazia è sempre limitata dal ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico. La maggioranza della popolazione è esclusa dalla partecipazione alla vita politico-sociale. Tutti i meccanismi dello Stato borghese creano delle limitazioni che escludono le masse popolari dalla politica. Tutto ciò significa che se la socializzazione dei mezzi di produzione deve significare che la società emancipandosi dal dominio del capitale, diviene padrona di se e pone le forze produttive sotto il proprio controllo cosciente e condotto secondo un piano, la forma politica nella quale può compiersi quest’emancipazione economica del lavoro, non potrà che essere incentrata sull’iniziativa e l’autogoverno dei produttori.

  Torniamo a tentare di definire i poteri occulti. Nonostante la visione liberale afferma che la democrazia sia idealmente il governo del potere visibile, nella realtà l’esercizio concreto del potere comporta un’area opaca, ci sono momenti e funzioni coperti dal riserbo: segreti di ufficio, segreti militari. In una certa misura questa condizione vale anche per i partiti e le associazioni. Questo non significa che tutte le realtà politiche e associative siano “poteri occulti” altrimenti questa definizione perderebbe ogni significato reale.

I poteri occulti sono definiti da tre requisiti principali:

  1. Il segreto, che copre tutto o in parte i membri, le azioni e talvolta gli stessi fini e addirittura l’esistenza dell’organizzazione;
  2. Il perseguimento autonomo di fini propri di potere, diversi o contrari al potere ufficiale;
  3. Il carattere chiaramente illegale dell’attività, e della stessa organizzazione occulta.

   Seguendo questi ragionamenti si può individuare i principali poteri occulti operanti in Italia:

  1. I servizi segreti nazionali, in quanto assumono il carattere di corpi separati, sottratti a ogni controllo politico reale e i servizi segreti stranieri che hanno agito sul territorio italiano con metodi illegali e spesso anche senza l’autorizzazione del governo italiano;
  2. Le logge massoniche segrete, come la P2;
  3. La grande criminalità organizzata come Cosa Nostra;
  4. Le organizzazioni terroristiche che hanno attuato la strategia della tensione (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, ecc.).

   Due aspetti è necessario rilevare subito:

  1. La dimensione internazionale nella quale operano e sono organicamente inseriti;
  2. Il complesso dei rapporti che li lega, pur conservando ciascuno la propria autonomia.

   In termini più generali si potrebbe osservare che i poteri occulti rappresentano in una certa misura il rovescio difficilmente eliminabile del regime democratico borghese. Quanto più si estendono la democrazia di massa e le masse tentano di controllare la gestione del potere, tanto più aumenta la tentazione dei gruppi di potere di operare per vie traverse e coperte, per conseguire i propri fini, eludendo la volontà della maggioranza. Non è un caso che nell’analisi della Trilateral sulla situazione della democrazia nei paesi imperialisti riteneva che ha partire dagli anni ’60 c’era stata un’offensiva egualitaria e democratica, dove lo Stato aveva ampliato le sue funzioni ma diminuito le sue capacità di scelta. Tutto ciò era causato dal sovraccarico di domande economiche, politiche e sociali che lo Stato non poteva rispondere. Da qui l’obiettivo diventava il recupero della governabilità.

   E’ in questo quadro che si può spiegare la diffusione in Italia di casi di tortura sofisticata e probabilmente  sperimentale ( generata da armi elettroniche-mentali) che trovano un comun denominatore proprio nell’esercizio arbitrario di forme persecutorie contro soggetti deboli o che , pur personalmente forti o politicizzati , abbiano creato problemi in ambito dei poteri occulti. Tale tipo di attività viene esercitata indipendentemente dai diversi  governi che si susseguono e che non hanno interesse ad interferire  in questa zona d’ombra anche in relazione ai  silenzi ed alle ambigue complicità di cui nessuna forza politica sarebbe esente. Ed è in qualche modo legittimata proprio dall’arbitrio e dalla impunità acquisita che generano un forza incontrollabile ed autoreferenziale.

   Il nucleo attivo di questo potere occulto, pur essendo autonomo, non può che collocarsi, per strutture e uomini, nell’area dei  servizi segreti.

   Questi ultimi svolgono un  ruolo separato, coperto da segreto, che esteriormente e formalmente opera nella legalità con obiettivo dichiarato, quello della sicurezza esterna e interna.

   La struttura dell’intelligence italiana si completa con la Segreteria Generale del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza).

   I servizi segreti italiani sono un elefante fuori controllo. Soldi, armi e hanno avuto perfino una costosissima flotta aerea, il tutto fuori dal controllo dello Stato.

   A Forte Braschi, sede dell’AISE (e prima del SISDE), c’erano  quaranta postazioni di controllo telefonico. Anche se nulla di questo si potrebbe fare senza l’autorizzazione del magistrato.

   Roberto Napoli, ex agente del Sisde diventato famoso per essere il contatto della famosa “fonte Achille”, lo racconta così: confusione, pressappochismo, clientelismo: “lo diceva anche Cossiga, uno che di servizi se ne intende: ‘Il Sisde è composto da un terzo di ladri, da un terzo da protettori di ladri, e da un terzo di persone per bene messe da parte’”. Saltano i direttori dei vari servizi, ma i funzionari sono sempre li.

   Nel 1987, sotto  la direzione dell’ex capo di Gladio Paolo Inzerilli, tutto l’archivio dell’Ucsi viene informatizzato. Riprodotti su pochi e maneggevoli dischetti, i fascicoli vengono copiati e trasferiti alla divisione informatica del Sismi, la tredicesima. In quel modo così le notizie raccolte per un ufficio civile che dipende dalla Presidenza del Consiglio, l’Ucsi, vengono fagocitate in blocco dal Sismi, per usi non contemplati da nessuna normativa. Centinaia di migliaia di fascicoli sono così rimasti nella memoria di uno dei due mega elaboratori “3080” presi in affitto dalla Ibm per la modica somma di venti miliardi e ancora oggi utilizzati al 10% delle loro possibilità. Ma le divisioni più importanti – come scrive Michele Gambino su Avvenimenti,- non hanno mai immesso sul circuito informatico interno i loro archivi. Ogni divisione ha infatti una sua segreteria riservata con un suo protocollo per i fascicoli, ed ognuna ha la sua produzione di dossier riservati. Circa un milione di persone, nel corso degli anni, sarebbe stata schedata.

   E in effetti in questo contesto anche tr i giornalisti che si potrebbero definire “ufficiali” si pongono dei problemi.

   Non è certamente un caso che il giornalista Calo Bonini su La Repubblica si chieda: “Cosa è stata la nostra intelligence politico-militare in cinque anni di guerra al terrore?”.

   Per onestà dovrebbero ammettere che l’Italia è diventata in questo secondo dopoguerra un terreno di scorribande da parte dei vari sevizi segreti stranieri in particolare di quelli americani a partire dalla CIA.

   Il caso Abu Omar, l’egiziano che fu rapito a Milano il 17 febbraio 2003 in pieno giorno è un esempio delle scorribande da parte della CIA in Italia. Come ha rivelato Luigi Malabarba (che quando era senatore fu membro del Copaco l’organismo di “controllo” parlamentare sui servizi segreti), la CIA e il suo Capocentro a Milano, Robert Seldom Lady alla questura di Milano sono di casa, e forniscono computer e strumentazione alla Digos nell’attività di collaborazione contro il cosiddetto “terrorismo islamista”[3] Questa circostanza è confermata dalla CIA e dallo stesso giudice Dambruoso. Questa commistione fra servizi segreti americani e polizia italiana (milanese in particolare) è affermata dal marocchino Daki. Daki, assolto due volte dal tribunale di Milano e successivamente espulso dall’Italia dal ministro Pisanu nel dicembre 2005, ha sostenuto che in quel periodo fu interrogato nell’ufficio di Dambruoso da americani che si dicevano dell’FBI, ma lui era convinto che appartenessero alla CIA. Un interrogatorio illegale, dove gli interroganti erano incappucciati.

    Diceva Bonini a proposito del rapimento di Abu Omar che: “La questione che pone l’inchiesta di Milano è nella risposta a questa domanda. I fatti sin qui accertati e, soprattutto non messi in discussione dai protagonisti dell’affare, ci dicono tre cose. Primo: il direttore del Sismi Nicolò Pollari, violando la legge che regola l’attività del Servizio, ha autorizzato il reclutamento e la retribuzione di almeno un giornalista ( Renato Farina vicedirettore del quotidiano Libero, alias “fonte  Betulla”). Secondo il servizio ha controllato due cronisti di Repubblica. Terzo: a Roma in via Nazionale 230, Pollari ha allestito un proprio ufficio riservato, un’agenzia di disinformazione, affidandone la gestione all’uomo che usava presentare come il suo “orecchio”. Tale Pio Pompa, un passato di Telecom e un presente da funzionario del Sismi quale addetto alle “fonti aperte”, ai “rapporti utili” con chiunque potesse fornire informazioni capaci di prevenire o quantomeno far conoscere in anticipo il contenuto di ciò che la libera stampa si preparava a mandare in edicola sul conto delle attività del Servizio e delle due vicende che più lo hanno tormentato: il sequestro Abu Omar, il falso dossier Nigergate.”

   Vi si può leggere quindi lo schema di un progetto assai moderno del Servizio, che ha al centro il ruolo decisivo dell’informazione. Un progetto che ha molto poco a che vedere con il passato buio di “deviazioni istituzionali”, ma che ha molto a che fare con il presente ereditato dall’11 settembre. Da quel momento la paura diffusa genera la funzione  di fabbricare informazioni necessarie a mantenere l’opinione pubblica in uno stato di mobilitazione permanente. Contemporaneamente la legalità è stata sacrificata alla sicurezza. Nel nome della sicurezza interna ed internazionale contro il pericolo del terrorismo islamico sono stati sospesi la legalità penale e lo stato di diritto. Voli segreti della Cia, coadiuvata da servizi dei singoli paesi, verso prigioni nascoste ai confini dell’Europa, sequestri lampo di presunti terroristi islamici indirizzati verso Paesi dove la tortura è una pratica consueta e sistematica, sono stati decisi in nome della sicurezza nazionale e planetaria. Direttamente, senza bisogno di intermediari, gli Stati Uniti sono arrivati a gestire persecuzioni e carceri speciali come Guantanamo dove i prigionieri di guerra internazionali non hanno patria, non hanno divisa e quindi non possono essere restituiti ad uno Stato che li rappresenti.

   In Italia e in altri paesi europei, come è stato ormai appurato anche dalla magistratura, l’azione illegale della Cia ha trovato forti complicità. Nel periodo berlusconiano vi sono state certamente responsabilità sia da parte dell’autorità politica che ha diretto i servizi segreti, sia da parte della direzione dell’intelligence politico-militare, sia infine da parte degli organismi di controllo parlamentare. Come osserva Giuseppe D’Avanzo (La Repubblica dell’8 giugno 2006) “dinanzi a queste responsabilità che il tempo e le indagini potranno soltanto definire più nitidamente, c’è il fuggi fuggi nelle fila del governo uscente di Berlusconi. Tutti gli attori si sono chiamati fuori e se la danno a gambe. Alfredo Mantica, già sottosegretario agli Esteri, si è preoccupato di proteggere le spalle di Gianfranco Fini, affermando che è possibile che uno dei nostri servizi (Sisdi o Sismi) sapesse ma non lo avesse comunicato al Governo. … Mentre fino agli ultimi giorni di vita il governo Berlusconi ripete di non aver mai saputo nulla di quei sequestri illegali, il Parlamento, attraverso il Copaco presieduto da Enzo Bianco, o è stato ingannato dalle relazioni di Gianni Letta e di Nicolò Pollari, direttore del Sismi, o ha coperto consapevolmente una attività non autorizzata od autorizzata illegalmente”.

   E quanto al successivo governo Prodi, il cui silenzio è stato  assordante, che dal mio punto di vista nasce dal fatto perché ha approvato incondizionatamente l’operato del governo uscente.  

Le armi non letali

   Gli investimenti nel campo della ricerca e sviluppo tecnologico, attuate principalmente in paesi Nato durante il periodo della cosiddetta guerra fredda e proseguite successivamente, hanno prodotto risultati significativi che oggi possono essere sfruttati sia tecnologicamente, sia industrialmente, per la produzione di armi inabilitanti (non letali).

   Le tecnologie utilizzate sono essenzialmente su base elettronica/optoelettronica, acustica, chimica, biologica, medica e meccanica.

  Vi è quindi una vasta gamma di prodotti. Tra le aree tecnologiche principali vanno considerate:

  1. L’area optoelettronica: in questa categoria rientrano i Laser a bassa frequenza e gli impulsi elettromagnetici non nucleari. Per quanto concerne le armi laser accecanti   si discute se possano essere considerate “armi non letali”, dato che esse possono avere un’alta probabilità di infliggere danni permanenti particolarmente gravi alle persone;
  2.  L’area acustica: in questa categoria rientrano i generatori di ultrasuoni, cioè dei suoni a frequenza ultrabassa che, se diretti contro una persona causano disorientamento, vomito, ustioni, ecc.

   Le armi non “letali” possono essere usate sia con riferimento alle PSO (Peace Support Operations  –  Operazioni di sostegno) sia ai servizi di tutela dell’ordine pubblico.

   Negli ambienti militari e di polizia si avverte fortemente la necessità di sviluppare, e quindi impiegare, una classe di armamenti in grado di operare un’azione dissuasiva evitando il ricorso all’impiego dei sistemi d’arma tradizionali ritenuti, in certe occasioni, non aderenti allo scopo per letalità ed impatto psicologico.

   Le c.d. “armi non letali” assicurano inoltre nelle operazioni una “risposta flessibile” idonea a soddisfare il bisogno di dosare la risposta armata e di avere a disposizione un deterrente soft in grado di evitare che dalla minaccia si passi direttamente all’impiego della forza letale.

   Uno dei principali problemi operativi è quello di tenere sotto controllo manifestazioni più o meno spontanee, in cui a civili disarmati si possono mescolare anche individui armati e facinorosi( c.d. operazioni di “Crowd control  –  Controllo della folla).

Sui possibili impieghi di armi non letali n elle operazioni di ordine pubblico, appare estremamente significativo quanto veniva riportato dalla Rassegna dell’Arma dei Carabinieri (n: 4 – Ottobre-dicembre 2003): “ La degenerazione degli scontri di piazza in occasione di manifestazioni di vario genere ha messo in luce i limiti delle forze dell’ordine nel gestire cospicui gruppi di manifestanti violenti con gli strumenti classici in dotazione alle Forze di Polizia, strumenti non più in grado di soddisfare le moderne esigenze di ordine pubblico che si basano sulla necessità di evitare lo scontro e provocare il minor danno possibile alle persone, identificando e isolando i facinorosi.

   Anche in Italia le forze dell’ordine hanno affrontato, in alcune occasioni, scontri ad alta intensità simili a quelli che già hanno interessato le forze dell’ordine degli Stati Uniti ( Rivolta di neri nei quartieri a Los Angeles, in Israele (Intifada) e in Gran Bretagna (scontri razziali e manifestazioni in Ulster), paesi questi che per primi hanno sviluppato la ricerca tecnologica nel settore delle armi non  letali, alcune delle quali, già testate, sono andate ai compiti di contenimento di folle di rivoltosi. Si pensi alle pallottole di gomma e alle granate flashbang, cioè accecanti-assordanti, mentre si studiano altri strumenti quali sostanze collanti o scivolose per bloccare o impedire il passaggio lungo i confini di eventuali “zone rosse”, speciali cannoni per lanciare contro i gruppi più aggressivi miscele maleodoranti o schiume collanti che a contato con l’aria si solidificano bloccando i facinorosi o creando barriere invalicabili anche a una folla inferocita se opportunamente corrette con sostanze repellenti o irritanti. Sono altresì allo studio munizioni speciali caricate a vernice che permetterebbero di rendere facilmente distinguibili i manifestanti più facinorosi rispetto a quelli pacifici.

   Tutti questi sistemi sono già in dotazione sperimentale ai reparti militari statunitensi e anche ai reparti antisommossa di molte forze di polizia americane, mentre sono in fase di sviluppo altre armi non letali, quali emettitori acustici di ultrasuoni a bassissima frequenza in grado di provocare nausea e stordimento e quindi rendere inoffensivi gli aggressori ( utilizzati fin dagli anni 80 dai Sovietici per tenere lontani i curiosi dai perimetri di basi e poligoni militari e dagli Inglesi in Ulster)ed armi che emettono impulsi luminosi ad alta intensità e luci stroboscopiche ( note anche come Dream Machine), in grado di disturbare temporaneamente la frequenza delle onde celebrali umane, causando vertigini, disorientamento e nausea

   Le “armi non letali” od “invalidanti”, essendo armi in senso convenzionale con i requisiti previsti dall’art. 585 del nostro codice penale, sono sottoposte alle medesime restrizioni cui sono soggette le armi tradizionali e letali.

  Da ricordare che l’art. 35 del I Protocollo addizionale alla Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1977 proibisce espressamente le “armi” che cagionano offese superflue o sofferenze non necessarie.

   Si tratta di un corollario alla regola, contenuta nell’art.22 della Convenzione II dell’Aia del 29 luglio 1899, ratificata dall’Italia il 4 settembre 1900, per la quale “ il diritto dei belligeranti di adottare forme di offesa verso il nemico non è illimitato”. L’art. 51 della convenzione di Ginevra, infine, proibisce le armi che siano ad effetto indiscriminato. Si tratta di una regola fondamentale in quanto vieta l’azione di aggressione verso obiettivi che non siano di natura militare o che siano civili e militari ad un tempo ovvero soltanto civile senza distinzione. E’ facile sottolineare , guardando la conduzione della guerra in Iraq da parte degli Stati Uniti, come le suddette norme della Convenzione di Ginevra siano da considerare carta straccia.

   Certamente non è un caso che come denuncia l’Acofoinmenef[4]  nel suo comunicato dell’otto agosto 2014, a denunciare il fatto che in Italia sempre più donne sono sistematicamente torturate fatte impazzire e violentate, con danni corporei inflitti a distanza, con controllo mentale a distanza, con minacce di metterle in TSO se denunciano qualcosa, ovviamente a volte le loro denunce sono confuse, ma è quello che succede quando persone normalissime si vedono attaccate in questa maniera. Con attacchi che causano danni alla struttura ossea delle vittime, che accelerano l’invecchiamento e portano a morte precoce.


[1] N. Bobbio, Il potere invisibile, La Stampa 23 novembre 1980.

[2] Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte.

[3] Luigi Malabarba, 2001-2006 SEGRETI E BUGIE DI STATO “partito americano” e l’uccisione di Calipari, Edizioni Allegre.

[4] https://www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/

~ di marcos61 su novembre 15, 2022.

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