FISICA, RICERCA E REALIZZAZIONE DI NUOVE ARMI NUCLEARI

 

 

 

   Il ruolo e il coinvolgimento degli scienziati nell’attività inerente la guerra è molto antico, ma sta assumendo forme nuove, molto più pervasive (sia dirette che indirette) e inquietanti. Da un lato lo scienziato è un uomo del suo tempo, coinvolto nelle vicende sociali e politiche ed è condizionato da esse. Dall’altro, egli gioca un ruolo particolare nella società, poiché è portatore di un sapere specialistico di tipo molto particolare e diverso da quello comune[1] : egli porta quindi responsabilità molto maggiori, dalle quali dovrebbe farsi carico. In troppe occasioni la cosiddetta comunità scientifica (che si potrebbe chiamare benissimo la corporazione scientifica) ha un giocato un proprio ruolo di potere proprio grazie a questo ruolo esclusivo.

Le compromissioni degli scienziati col potere economico, politico e militare vengono da lontano.

Per cercare di dare un risposta da dove nasce questa scienza asservita bisogna porsi delle domande.

Un domanda fondamentale se si parla di scienza è quali devono essere le qualità di uno studioso.

Condizione essenziale perché la ricerca scientifica abbia successo è anzitutto il voler fermamente giungere ad accertare la verità delle cose. Per trovare risposta, a dei quesiti, non basta porseli, bisogna anche risolverli. L’affermazione può sembra pacifica, ma non lo è. In realtà sono piuttosto rari i casi in cui gli scienziati si dedicano veramente alla ricerca, della verità.

 

Come mai? Per il semplice fatto che la società umana cristallizzata in classi sociali contrapposte, è conservatrice, teme le perturbazioni e i cambiamenti e perciò tende istintivamente a scoraggiare un’autentica ricerca scientifica.

 

In una società dove la divisione sociale del lavoro ha portato ad affidare a singole persone specializzate la ricerca scientifica, la scienza è diventata per tale ragione una professione retribuita, un modo per raggiungere una certa posizione sociale, per fare carriera. Perciò allo scienziato si viene a trovare al dilemma che potrebbe apparire rozzo: vita comoda o ricerca della verità?

 

La ricerca della verità, poiché, di solito non solo non reca allo scienziato né onori né facilitazioni sociali, ma spesso può provocare problemi, incomprensioni se non addirittura persecuzioni (vedere come esempio il caso di Galileo). La causa di tutto ciò è semplicissima, se la società costituita è conservatrice, la scienza vera, quella disinteressata è invece di per sé rivoluzionaria, tende in pratica a rompere situazioni cristallizzate, a rompere pregiudizi, a sovvertire lo stato di cose esistente, a rimettere in questione tutto l’ordine esistente. Per cui essa non può non attirare la diffidenza e il timore dell’ordine costituito. Per questi motivi Gramsci diceva: “dire la verità è rivoluzionaria” (manchette del primo numero dell’Ordine Nuovo).

 

C’è da dire che la scienza non deriva sola dall’assidua e paziente attività intellettuale dei singoli ricercatori, ma è il risultato di un’attività e di una pratica sociale, ed ha una dimensione storica quindi, dalla rivoluzione industriale in poi, non esiste una scienza autonoma dalla storia ma nemmeno una storia autonoma della scienza; la rivoluzione borghese è stata anche una rivoluzione scientifica (pensiamo a quanto contribuito la macchina a vapore nella rivoluzione industriale).

 

Possiamo fare degli esempi sulle conseguenze pratiche della ricerca scientifica.

 

Prendiamo i fenomeni luminosi. Sul finire del XIX secolo, i fisici cominciarono a considerare il problema se le onde luminose si comportassero, o meno come quelle acustiche. Il problema ebbe la sua definitiva soluzione quando si capì che la velocità delle onde luminose, al contrario di quelle acustiche, non dipende dallo stato di moto né dall’osservatore, né dalla sorgente. In altre parole la velocità della luce non si somma con la velocità che la stella emette.

 

Questa scoperta ribaltava una tradizione millenaria che considerava ci fosse un unico orologio che batteva a tutto l’universo.

 

Einstein con la sua ricerca portò a dei risultati che andavano contro il senso comune di allora, quali:

 

1)  Il carattere relativo della simultaneità, vale a dire gli eventi contemporanei per un osservatore non sono più tali per un osservatore che si muove con velocità confrontabile con quella della luce;

2)  La lunghezza del regolo è più corta ad un osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un osservatore in quiete rispetto al regolo;

3)  la dilatazione dei tempi per l’osservatore che si muove con grande velocità rispetto ad un altro ritenuto “quiete”.

 

Questi tre risultati costituiscono la nuova tematica einsteiniana e danno un duro colpo a tutte le filosofie che facevano del tempo e dello spazio categorie a priori della conoscenza, cioè vale a dire forme che esistevano solo nella nostra mente e non ricavati dal mondo esterno. La scoperta dell’interconnessione tra materia, spazio e tempo costituisce una nuova visione del mondo e, nel contempo, un approfondimento della conoscenza stessa.

 

Se la meccanica classica, in pratica lo studio delle leggi del movimento dei corpi macroscopici, poté prescindere dall’interazione tra spazio e tempo è perché non comportò gravi complicazioni al moto di detti corpi. Ma il passaggio alle leggi che governano i moti del microcosmo e delle particelle elementari rese evidente l’insufficienza dei concetti di meccanica, soprattutto del suo determinismo meccanicistico sui cui era basato, facendolo ormai apparire come un caso particolare.

In Materialismo ed Empiriocriticismo Lenin dice chiaramente che il mondo è materia in movimento e la meccanica riflette le leggi del movimento. Noi, oggi, possiamo aggiungere che l’elettromagnetismo, la relatività e la meccanica quantistica riflettono tali leggi per ciò che riguarda i moti dei corpi (particelle) le cui velocità sono prossime a quella della luce.

 

In questi nuovi campi della fisica del XX secolo, scoperti grazie al rivoluzionamento continuo delle forze produttive e delle nuove tecnologie, gli scienziati si sono imbattuti in nuove forme di movimento della materia e in nuove interazioni, a cui il vecchio materialismo meccanicistico, già criticato a fondo da Marx ed Engels, non seppe più dare risposte.

 

Perciò respingere il materialismo dialettico, che vuole che non esiste altri che materia in movimento e che questa materia in movimento non possa muoversi altrimenti che nello spazio e nel tempo obbiettivamente reali, significa scivolare fatalmente ora sulla causa finale del mondo (Dio), oppure sull’impulso primo (teoria del big-bang), altra espressione del concetto di Dio.

 

Le teorie non sono mai neutre, se noi concepiamo l’universo come una realtà materiale che non è mai nata e per questi motivi non può morire, che il mondo è infinito nel tempo è nello spazio ma che soprattutto è materia in movimento, contrasta con il con la concezione di uno spazio immobile, assoluto che porta molti intellettuali ad un pessimismo storico,  ad affermazioni come quella di Fukuyama  sulla “la fine della storia” per giustificare la perennità del modo di produzione capitalistico e di un sistema fondato sulla divisione di classi. Ma se l’universo come realtà materiale è in continua espansione e non ha confini, allora vuol dire che ogni sistema sociale è una realtà provvisoria, che può finire e far nascere qualcosa di nuovo.

 

Per molto tempo il sapere scientifico era parte, di quelle “cattedrali delle idee” nelle quali la filosofa, scienza e politica erano strettamente connesse in un sistema di rapporti reciproci e tutte erano subordinate ai principi universali della metafisica e della teologia. Così la tecnica, anche quando era largamente utilizzata, dagli scienziati (si pensi alle macchine di Leonardo o al cannocchiale di Galileo), essa era prerogativa di abili artigiani, di “pratici”.

 

Tale rimarrà ancora fino al XVIII secolo, quando lo sviluppo tecnico fornirà un valido supporto alla meccanizzazione dell’industria. Le grandi invenzioni di questo periodo quali ad esempio la macchina a vapore, sono compiute da persone, molto ingegnose mosse da interessi prevalentemente pratici e lontane dall’ambiente scientifico.

 

L’accostamento della scienza ai problemi pratici, la collaborazione sempre stretta fra scienza e tecnica, porterà come conseguenza il distacco tra il pensiero scientifico dalla filosofia. In molti studiosi comincia a radicarsi la convinzione che le applicazioni pratiche possono fornire la più valida prova della scientificità della propria teoria. L’utilizzazione delle scoperte scientifiche da parte dell’industria e gli straordinari successi ottenuti mediante tale utilizzazione, non tardarono a procurare alla scienza una larghissima popolarità, alimentando la speranza che essa avrebbe finito per risolvere ogni problema dell’umanità.

 

La distinzione fra ricerca scientifica pura, intesa a scoprire i segreti della natura, e scienza applicata o tecnica che utilizza tali scoperte per la risoluzione dei problemi della vita quotidiana (problemi della produzione, dei trasporti, dello sfruttamento di sempre nuove fonti d’energia ecc.) dava apparentemente un ruolo di “superiorità” alla scienza pura, e forniva un alibi agli scienziati del modo di come le loro scoperte venivano utilizzate.

 

   La scienza, legandosi alla produzione, si legava anche ad una classe sociale, portando dei mutamenti nell’agire e nel pensare il proprio ruolo degli scienziati, poiché non solo si offriva a loro la possibilità di trarre parecchi profitti dalle proprie invenzioni e scoperte, ma faceva trarre la conclusione di trovare nella borghesia la propria naturale alleata.

 

   La costruzione dei grandi stabilimenti industriali con l’utilizzazione di nuove tecnologie, richiedeva forti investimenti, poiché le nuove tecnologie produttive che venivano introdotte permettevano la realizzazione di enormi profitti. Per questi motivi il controllo delle scoperte scientifiche diventava vitale per battere la concorrenza. La possibilità di effettuare questo controllo divenne prerogativa dei grandi monopoli che si andavano formando su questo processo d’accelerazione forzata dello sviluppo della scienza applicata.

 

Inglobati dalle esigenze produttive anche il ruolo e l’identità degli scienziati si trasformava.

 

Già dalla metà dell’ottocento scompariva la figura dello scienziato con interessi e conoscenze universali, per lasciare il posto ai ricercatori specializzati, che, dovevano dare risposte sicure ai problemi pratici che incalzavano, concentrando le proprie energie su una argomento rigorosamente circoscritto. In questo modo si riproduceva dentro l’organizzazione delle ricerche una delle più tipiche situazioni riscontrate nella nascente industria: la divisione del lavoro. Una delle conseguenze di tale divisione del lavoro sarà il graduale disinteresse del singolo ricercatore per l’insieme delle scienze. Questo fenomeno sì può paragonare per certi versi a quello che si venne a creare nel processo produttivo, cui la parcellizzazione del lavoro impedisce all’operaio di raggiungere una visione globale di tale processo.

 

Ma tra gli scienziati sorge una contraddizione, perché la maggiore conoscenza dei fenomeni naturali, crea inevitabilmente una coscienza di come si possono dominare gli effetti dell’attività produttiva sull’uomo e sulla natura, e per questi motivi essi sono pienamente coinvolti nei fatti e misfatti della rivoluzione industriale. Per questo, mantenere una teoria staccata dalla pratica era (ed è tuttora) una pura finzione, continuamente smentita dall’intreccio fra scienza e tecnica.

 

Le conquiste della scienza non influenzano in modo “automatico” la società, però è chiaro che determinano mutamenti e bisogni. Oggi è impossibile immaginare una qualsiasi sfera della vita sociale che possa fare a meno della tecnica.  E non solo per le attività produttive (industria, trasporti, commercio ecc.) ma anche nella sfera personale e degli stili di vita se si pensa agli elettrodomestici, alla radio, alla televisione, al computer e al cellulare.

 

L’accrescimento della nostra conoscenza della realtà è sempre valso ad abbattere vecchie superstizioni e vecchi miti che disturbavano profondamente l’uso della ragione, non solo nello studio della natura ma anche nella risoluzione dei problemi sociali.

 

Marx rivendicò il carattere scientifico del socialismo, che si deve basare su un’esatta conoscenza delle strutture economiche del capitalismo.

La distorsione specialistica favorì il diffondersi di un’interpretazione della scienza come sapere “neutrale”, valido poiché confermato dalla pratica, ma tale da non dover coinvolgere lo scienziato, da ponderarla neutrale anche sul piano etico e politico.

Rispondeva Ludovico. Geymonat a proposito della neutralità della scienza:

 

“D. Nei dibattiti sulla scienza e sulla possibilità di essere neutrale   la ricerca scientifica subisce condizionamenti sociali e politici.   Quale è la tuta posizione su questa tesi?

  1. La mia posizione, che ribadito in vari lavori in tanti anni, è che la scienza non è neutrale, essa ci impegna sopra una visione dell’universo. Se non ci fosse la scienza, noi potremo ancora credere nei miti mosaico – cristiani, o nel mito, anche molto più bello, greco – pagano. E’ evidente che la scienza ci aiuta a liberarci da questi miti, e basta questo per dire che la scienza non è filosoficamente neutrale. Essa, non diciamo che ci costringe ad avere una visione del mondo che secondo me deve essere quella materialistico dialettica, ma certo elimina tante visioni spiritualistiche, romantiche della natura, per cui essa incide sulla visione filosofica. Questo dimostra che essa non è filosoficamente neutrale. Il fatto che non sia filosoficamente neutrale, è una cosa un po’ diversa ma legata alla precedente, perché la scienza fosse puramente e semplicemente uno strumento e non nessun impegno conoscitivo potremmo dire che questo è nelle mani di chi lo elabora, di chi lo costruisce, in fondo noi potremmo pensare che la scienza, se non ha nessun impegno conoscitivo, è oggi strumento della classe dirigente e basta, della classe capitalistica. Ora questo non è vero. Da Galileo essa è senza dubbio collegata alla società, è uno dei fattori fondamentali della nostra società e determina molte nostre azioni, i nostri modi di vita. La scienza è strettamente legata alla società, alla cultura umanistica, alla cultura religiosa (sa ha un senso parlare di cultura religiosa). Per questa sua influenza nella società, non essendo la scienza filosoficamente neutrale, non è neanche praticamente neutrale. Ed allora è un errore gravissimo l’idea che la scienza costituisca qualcosa a parte, che possa essere asettica, di avere nessun impegno conoscitivo, che è costruita da chicchessia. Ma è anche un errore il pretendere che la scienza sia la causa dei mali della nostra società. Un certa impostazione delle ricerche scientifiche, una mancanza di cultura scientifica di massa, e quindi l’incapacità delle masse di controllare la scienza, di dare suggerimenti, questo dipende non dalla scienza ma dalla struttura capitalistica della nostra società)

(Intervista a cura della redazione di Ottobre 25 – 26 febbraio 1979).

 

Il capitalismo ha separato la scienza dal sapere comune, vivo, che scaturisce dal lavoro produttivo e dagli uomini delle classi subalterne che creano la ricchezza sociale. La ha trasformata in potenza estranea, indipendente da tutti ma non chi possiede le condizioni materiali dell’esistenza attraverso i mezzi di produzione. L’individuo, vede nella scienza qualcosa che gli è incomprensibile perché non esiste nella sua coscienza come sapere concreto e pratica reale, ma agisce – nelle macchine, con la tecnologia, prima di tutto – come un potere ulteriore di chi lo opprime e lo sfrutta.

 

Come si diceva prima, la scienza non è neutrale, essa è spinta motrice, catalizzatore dello sviluppo capitalistico. Basta porre attenzione sulle somme per la ricerca militare, sulla collaborazione e integrazione tra ricerca, università, industria, organi dello stato e forze armate, per rendersi conto del ruolo fondamentale della scienza nella società capitalista.

 

La scienza è parte del potere, ed è potere essa stessa; gioca un ruolo primario nel mantenimento del potere borghese.

 

Innumerevoli fatti comprovano il coinvolgimento della scienza e della tecnologia in ogni settore della produzione e dei rapporti sociali per razionalizzare il sistema produttivo, estorcere plusvalore, controllare completamente la vita dell’uomo, studiare nuove armi, avvelenare cibi ecc. Dove i proletari e le masse popolari per questa scienza sono carne da macello su cui sperimentare nuovi farmaci e nuove tecniche per migliorare la scienza dei baroni della medicina e i profitti dei capitalisti.[2]

 

E grazie allo sviluppo scientifico l’apparato dello Stato si è accresciuto in maniera invisibile assai maggiore di quanto si possa immaginare e grazie sempre alle nuove forme di controllo c’è il rischio che si arrivi a schedare e controllare tutti, ovvero il vecchio sogno d’ogni padrone, la creazione del super servo.

 

Uno degli esempi di aberrazioni dell’uso della scienza è sicuramente il controllo mentale attraverso l’uso di tecnologie, ora, grazie soprattutto alle vittime c’è parecchio materiale su questo argomento. Nel 1956 (periodo che era operativo MK ULTRA) sul Times V. Packard, giornalista americano, diventato famoso come autore de I persuasori occulti un libro sulle tecniche pubblicitarie, scriveva: “A lunga scadenza – diciamo nel duemila – tutte queste manipolazioni a base psicologica sembreranno, forse, molto ingenue e un po’ ridicole. A quell’epoca i biofisici (biofisica e biochimica sono scienze che applicano la fisica e la chimica allo studio dei viventi) avranno probabilmente assunto il comando delle operazioni con il “biocontrollo” ossia la persuasione del profondo portata alle sue estreme conseguenze.

Il biocontrollo è la nuova scienza che controlla i processi mentali, le reazioni emotive, le sensazioni degli uomini mediante segnali bioelettrici. L’elettronica è così in grado di controllare tutti gli individui in qualche modo pericolosi per il potere.

Negli esperimenti di biocontrollo gli scienziati sono già riusciti ad alterare nell’uomo il senso dell’equilibrio, a provocare artificialmente la fame in animali sazi, la paura senza che nulla li minacciasse.

Ai soggetti controllati non si permetterebbe mai di pensare individualmente. Pochi mesi dopo la nascita, un chirurgo sistemerebbe sotto la pelle dei bambini un piccolo apparecchio ricevente collegato al cervello. L’attività dei sensi e dei muscoli potrebbe così essere modificata e controllata da segnali elettrici emessi da un trasmettitore azionato delle autorità statali”.

 

Attualmente, con i microchip e le armi elettroniche, le forme di controllo si sono sviluppate e sono un ulteriore di conferma delle barbarie e nazismo della scienza asservita al potere. Per non parlare quando viene usata contro i rivoluzionari che si oppongono a tale potere, un esempio famoso è stato quando a Ulrike Meinhof tentarono un’operazione di lobotomia, l’operazione consisteva nel tagliare i legami tra alcune parti del cervello ed altre (la lobotomia si cerca di cambiare il carattere delle persone).

Tornando al discorso dei rapporti tra scienziati con il potere politico. Senza scomodare Archimede e la difesa di Siracusa, la Rivoluzione Francese stabilì un coinvolgimento diretto degli scienziati, che da un lato si rifletté nell’esecuzione di Lavoisier  in quanto fondamentalmente compromesso con la vecchia aristocrazia, e dall’altro nella creazione di moderne istituzioni scientifiche funzionali al nuovo regime, per culminare nella mobilitazione degli scienziati francesi nella guerra contro la Grande Coalizione  dei monarchi europei contro la Rivoluzione Francese, in cui in particolare Lazare Carnot,[3] che giocò un ruolo fondamentale e fu chiamato “artefice della vittoria”. Un notevole salto qualitativo si registrò nella Germania guglielmina, quando in particolare i chimici, premi Nobel Fritz Haber[4] e Walther Nerst[5] realizzarono gli aggressivi chimici, usati nella prima guerra mondiale (e i colonialisti italiani fecero ben peggio in seguito in Africa).

Passiamo adesso a vedere il coinvolgimento degli scienziati nello sviluppo degli armamenti nucleari, bisogna sottolineare che fin dall’inizio la realizzazione degli ordigni nucleari derivò da scoperte di fisica fondamentale, e il Progetto Manhattan segnò un profondo punto di svolta, non solo perché concentrò migliaia di scienziati e tecnici di molteplici campi a lavorare in un unico progetto diretto e controllato dai militari, ma perché segnò un enorme salto anche per la ricerca fondamentale, inaugurando quella che è poi stata chiamata Big Science. Parlando del coinvolgimento degli scienziati non si può tralasciare di ricordare, sia pur sinteticamente, quei pochi quei pochi esempi che rifiutarono consapevolmente e apertamente. Franco Rasetti, uno dei più brillanti “Ragazzi di Via Panisperna”, fece la scelta di rifiutare fin dall’inizio le ricerche sulla bomba e sull’uso militare delle conoscenze scientifiche:[6] più tardi egli espresse esplicitamente le proprie critiche allo sviluppo di queste armi, e abbandonò la fisica per settori di ricerca naturalistici. Il secondo esempio è quello di Joseph Rotblatt, che abbandonò il Progetto Manhattan quando si rese conto che si intendeva usare la bomba, è poi stato insignito del premio Nobel per la Pace nel cinquantenario di Hiroshima e, malgrado la tarda età, ha continuato a battersi per il disamo nucleare.

L’arruolamento della comunità scientifica per lavorare su un unico progetto finalizzato sotto il controllo diretto dei militari fu una misura di emergenza, che non poteva durare a lungo, per molte ragioni (non ultima la conclamata “libertà di ricerca” da parte degli scienziati). D’altra parte, però, il Pentagono non poteva permettersi la preziosa e insostituibile cooperazione della corporazione scientifica, e giungere a qualche forma di controllo sulla sua attività: era necessario, per forza di cose, mettere a punto una strategia diversa e cambiare i termini del problema. Bisogna tener conto che il Pentagono ha trovato nella corporazione scientifica una strada in larga misura aperta.

La corporazione scientifica ha sviluppato storicamente un rapporto complesso con il potere: non di pura subalternità, o di servilismo, ma di complicità, nel quale, in sostanza, gli scienziati hanno fornito alla classe dominante il loro sapere e la loro professionalità, ricevendo in cambio uno status sociale privilegiato.[7]  

   L’affermazione che le idee dominanti sono quelle della classe dominante è dal mio modesto punto di vista vera, ma richiede delle specificazioni nel caso delle scienze della natura. In estrema sintesi, l’elaborazione scientifica è un processo di produzione che deve essere esaminato come tale, nel contesto economico e sociale determinato storicamente. Lo scienziato è un uomo del suo tempo, che opera in condizioni storicamente determinate. In senso complessivo, cioè materialmente, economicamente, socialmente, culturalmente. La scienza moderna occidentale, come si diceva all’inizio si è sviluppata con la rivoluzione industriale ed ha sussunto, a parte rare eccezioni, lo spirito e le finalità del capitalismo.[8] Così la corporazione scientifica ha contribuito in modo determinante al processo di accumulazione, alle innovazioni capaci di valorizzare le risorse e di massimizzare il profitto, la produttività e lo sfruttamento della forza lavoro. Il suo ruolo è risultato particolarmente importante ed efficace nei momenti di crisi e di cambiamenti economici e sociali, quando l’innovazione ha contribuito in modo determinante a trasformare la struttura, ad uscire dai colli di bottiglia e a superare le difficoltà: la corporazione scientifica ha sempre saputo, e voluto, elaborare proposte, conoscenze e tecniche funzionali a questo scopo; un esempio molto significativo, è stato il ruolo della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica per consentire al capitalismo negli anni ’30 e nel dopoguerra di rinnovarsi, superando con l’innovazione continua le difficoltà esplose con particolare gravità con la crisi del ’29, ed aprendo la strada alle trasformazioni che ci hanno portato al  cosiddetto neoliberismo.

Rintonando agli armamenti nucleari, terminata la seconda guerra mondiale, non era concepibile che si potesse mantenere quel livello di mobilitazione della corporazione scientifica, e tanto meno sotto il controllo diretto dei militari. La manovra che si è sviluppata ha avuto diversi aspetti.

Da un lato è stato creato un settore di ricerca specifico in campo militare: una fetta considerevole della corporazione scientifica è stata quindi portata a lavorare professionalmente su problemi e progetti di diretto interesse militare, coperti dal più stretto segreto (c’è da meravigliarsi che tutti quelli che hanno sbraitato sulla “libertà della ricerca” non facciano una piega davanti a questa scelta, che realmente contraddice lo spirito scientifico, e non solo la sua retorica), in grandi laboratori: a questo settore e a queste istituzioni si connettono direttamente, in un rapporto sinergico (nonché di colossali interessi economici), le grandi industrie che ricercano e producono, in campo militare e i loro laboratori. Questo insieme è ormai noto come il “complesso militare-industriale”.

Ma se questa era, forse, una scelta prevedibile. Meno prevedibile, e molto più astuto, era quello che fece il resto della corporazione scientifica (e non solo negli USA). Mentre gran parte degli scienziati ritornava a lavorare nei laboratori delle Università e delle Fondazioni (come la Carnegie, la Rockfeller e altre), l’intero comparto della fica nucleare e delle discipline che le erano collegate o che derivavano da essa, acquisiva (con la complicità diretta della corporazione scientifica, alla quale andava benissimo e che complicemente contribuiva a promuoverla) uno statuto internazionale nuovo e peculiare, nel quale si sviluppava  un ampio spazio di ricerca fondamentale, formalmente libera, il cui scopo ufficiale era quello di studiare e svelare le leggi ultime della natura, ma che era fertile di ricadute potenziali future, anche militari, che una volta mature sarebbero state inglobate nuovamente nella zona del segreto.

La ricerca per produrre risultati nuovi e validi, anche in termini applicativi ed economici, dovesse essere “libera” non era del resto una scoperta nuova: già agli inizi del XX secolo la General Electric aveva istituito un’ampia libertà di ricerca fondamentale nei suoi laboratori ed aveva ottenuto risultati di enorme portata per la sua innovazione industriale[9]  (Irvin Langmuir vi eseguì che gli valsero il premio Nobel per la chimica nel 1932). Molti dei progressi fondamentali della fisica dello stato solido avvennero nei laboratori della Bell Telephone.[10]

Questa “libera” ricerca aveva inoltre un grande vantaggio: poteva cioè essere sviluppata anche in paesi stranieri, i quali potevano così fornire importanti apporti, senza avere però la possibilità di inglobare in tempo tutti i risultati nella zona delle applicazioni militari. Per ottenere questo risultato era realmente necessario che questa ricerca fosse aperta e “libera” (in apparenza, naturalmente, dal momento che per molto tempo le “mode” e le “tendenze” hanno imitato quelle lanciate dagli USA) e che l’intero comparto assumesse questo statuto internazionale.

 

RAPPORTO TRA GOVERNO USA E CORPORAZIONE SCIENTIFICA

 

A guerra finita gli scienziati che avevano realizzato la bomba atomica nel più ferreo segreto ritornarono alle rispettive Università, per riprendere un’attività almeno formalmente libera. Per quanto riguarda le bombe nucleari, si sviluppò negli USA un dibattito sul regime da adottare: queste ricerche devono avvenire sotto regime militare oppure “libero”, coperto da segreto oppure sotto controllo internazionale; mentre Truman inaugurava la diplomazia nucleare ed innescava i meccanismi della cosiddetta Guerra Fredda.

Per quanto riguarda la ricerca, mentre si andava formando la struttura dei grandi laboratori di ricerca militare, cambiava il rapporto dell’establishment USA almeno con una parte degli scienziati che non lavoravano in quei laboratori.

Da un lato i più autorevoli tra loro vennero coinvolti come consiglieri scientifici, o chiamati a far parte di commissioni.

D’altro lato, si sviluppò un secondo livello di coinvolgimento, meno diretto e appariscente ma estremamente significativo. Gli scienziati sono considerati, infatti, dotati di un’impostazione mentale generale e sistematica che si rivela particolarmente idonea anche per affrontare, al di fuori del loro campo, problemi strategici e decisioni relative alla cosiddetta “sicurezza nazionale”. Per assicurare che il governo USA non perdesse l’apporto del talento degli scienziati, venne stabilito un rapporto ufficiale di consulenza con gli scienziati di primo piano.  Nel 1959 venne creata, per iniziativa di un insieme di autorevoli scienziati e consulenti del governo USA, un gruppo semipermanente di esperti, che teneva riunioni periodiche si studio:[11] esso fu chiamato Divisone Jason, dal nome del mitico eroe greco Giasone noto per essere stato a capo della spedizione degli Argonauti che era finalizzata alla conquista del vello d’oro.[12]  Si tratta di un gruppo elitario di una cinquantina di scienziati (tra i quali vari premi Nobel), che si incontra ad ogni estate per alcune settimane per esaminare i problemi legati alla “sicurezza”, alla “difesa” e al controllo degli armamenti posti dal Pentagono, dal Dipartimento dell’Energia o da altre agenzie federali, che forniscono rapporti dettagliati che rimangono in gran parte classificati e spesso influenzano direttamente la politica nazionale. La divisione Jason assunse un ruolo di primo piano con il Segretario alla “Difesa” Robert McNamara durante la guerra del Vietnam, quando completò tre studi particolarmente importanti, che influenzarono le concezioni e la strategia USA: sull’efficacia dei bombardamenti strategici per tagliare le vie di rifornimento dei Vietcong, sulla costruzione elettronica attraverso il Vietnam e sulle bombe nucleari tattiche.

La partecipazione da parte degli scienziati alla Divisione Jason mantenne un basso profilo, anche per la segretezza dei lavori; non esiste un elenco ufficiale completo dei membri, e questi raramente citano questo loro impegno nei loro rapporti e curricula. Inizialmente vi era una preponderanza di fisici, tutti maschi: in seguito è aumentato il numero di biologi, chimici, ingegneri, esperti di computer e di altre branche, e circa il 10% è ora composto di donne. Dopo la guerra del Vietnam il ruolo della Divisione Jason sembrava essere passato in secondo piano, ma era apparenza.

Della Divisione Jason, il largo pubblico ne venne a conoscenza quando nel 1971 apparvero sulla stampa americana i testi chiamati Le Carte del Pentagono (Pentagon Papers), documenti segreti resi pubblici da Daniel Ellsberg, un vecchio analista della Rand Corporation. In quel periodo venne anche pubblicato il libro The Jasons: The Secret History of Science’s Postwar Elite (La Storia Segreta della Scienza nella Guerra Fredda) di Ann Finkbeiner. Mentre i primi testi evidenziavano le macchinazioni del governo USA durante la guerra del Vietnam, il secondo rilevava l’esistenza di questa équipe segreta di scienziati che collaborava che collaboravano col potere.[13]

 

 

LO STATUTO DELLE RICERCHE NELLA FISICA DEL NUCLEO E DELLE ALTE ENERGIE

 

 

Con l’imponente mole di lavoro svolto durante la seconda guerra mondiale nello studio del nucleo e nelle sue applicazioni, sebbene esso fosse stato finalizzato ad aspetti molto specifici, questo settore risultava meno attraente e stimolante rispetto ad altri che si andavano aprendo (scoperta di nuove particelle, sviluppo degli acceleratori di particelle), e sui quali non gravavano particolari condizionamenti.

Questo era tanto più vero fuori dagli Stati Uniti. Mentre, infatti, la fisica del nucleo era praticamente monopolizzata dalle potenze nucleari militari (e in gran parte coperta dal segreto), le nuove ricerche erano ancora largamente accessibili a paesi minori dotati di risorse economiche materiali e umane più limitate. Subito dopo la seconda guerra mondiale venne eseguito nell’Italia semi distrutta, con mezzi modesti, un esperimento sui raggi cosmici[14]  che costituì una pietra miliare in tutto lo sviluppo successivo di questa branca;[15] altre ricerche fondamentali vennero eseguite, anche se con un impostazione diversa, in Giappone.

La Big Science, [16] insomma, non si era ancora imposta nella fisica, e la maggior parte dei settori si basava ancora, soprattutto fuori dagli USA, su piccoli gruppi di ricerca dotati di mezzi modesti: le scoperte più importanti venivano ancora fatte (anche se non per molto) studiando i raggi cosmici, e solo gradualmente vennero soppiantate da esperimenti eseguiti con grandi acceleratori di particelle in grandi centri di ricerca.

Vi erano quindi nuovi problemi inerente la fisica molto attraenti, sui quali per di più non vi era un monopolio assoluto delle grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, né l’ipoteca dei militari, ma erano contribuiti e sviluppi fondamentali proveniente da dai paesi sconfitti della seconda guerra mondiale. Non si trattava solo della fisica delle particelle elementari e dei raggi cosmici, ma dell’elettronica, dell’ottica ecc. branche in parte collegate tra loro e non prive di implicazioni importanti sia industriali che militari, anche se meno dirette e immediate. Questa situazione poneva per l’establishment degli USA un problema duplice: la prospettiva allettante della possibile utilizzazione di un potenziale scientifico quantitativamente marginale (ma non sempre: si pensi all’insieme dei paesi europei), ma qualitativamente non indifferente garantendosi però un controllo su questi sviluppi, e soprattutto sulle possibili implicazioni militari future.

Una delle branche più fiorenti che si svilupparono fu la fisica delle alte energie. Negli anni ’50 lo sviluppo degli acceleratori di particelle acquistò ulteriore impeto: si costruirono acceleratori nuovi (sincrociclotroni, sincrotroni) di energia, con dimensioni e costi crescenti (nell’immediato dopoguerra Lawrence ricevette dal generale Groves, direttore del Progetto Manhattan e di Los Alamos, uno stanziamento dove si spese almeno 170.000 dollari per la costruzione del sincrociclotrone). Poco a poco la fisica dei raggi cosmici divenne la “parente povera” della fisica dei grandi acceleratori e dei grandi centri. Dietro a questa scelta vi erano anche interessi precisi, poiché lo sviluppo di qualsiasi ricerca scientifica implicava, una totale dipendenza dagli USA (basti pensare all’acquisto delle apparecchiature, mentre i miglioramenti e i progressi tecnici che si facevano potevano essere solo dall’industria statunitense). Ma a ben vedere questa non era la motivazione più importante: vi erano ragioni ed interessi più sottili.

Ben presto si avviarono anche le ricerche volte a realizzare la fusione nucleare controllata (dopo la sua applicazione incontrollata nella bomba H) che, assunse anch’essa lo statuto di ricerca di tipo fondamentale e libera a livello internazionale, pur avendo pesanti implicazioni a livello militare.

L’insieme di questi fattori – la polarizzazione delle ricerche in fisica nucleare, i promettenti progressi in altre branche più o meno collegate e in apparenza più fondamentali, o prive di implicazioni militari immediate o dirette, la possibilità di contributi importanti con mezzi modesti e in paesi marginali – andò delineando in queste branche nuove un quadro che, precisandosi ulteriormente negli anni seguenti, configurò un nuovo e particolare statuto internazionale di questi settori di ricerca. Questo, aprì nuovi margini di manovra rispetto alla corporazione scientifica. Da un lato quest’ultima (o meglio, quella parte che non lavorava direttamente su progetti militarti) recuperò l’ideologia della “libertà di ricerca”, disinteressata, dedicata a scoprire le leggi fondamentali della natura: la maggior parte degli scienziati ne è profondamente convinta che tutti sia in buona fede è dal mio modesto punto di vista molto dubbio, per lo meno nei gradi gerarchici più alti: non c’è miglior sordo di chi non vuole sentire) e reagisce in malo modo se vengono sollevati dubbi sulle finalità del suo lavoro. Di fatto, questi scienziati hanno tratto enormi benefici da queste scelte e da questo statuto, che per decenni hanno garantito loro uno statu sociale privilegiato, un grande prestigio ed una pioggia di finanziamenti. Nei Congressi della Società Italiana di Fisica (SIF) e in altre occasioni di incontro, i fisici italiani dello stato solido protestavano energicamente contro le sperequazioni nei confronti della fisica delle alte energie: la scelta di privilegiare questo settore di ricerca in termini di finanziamenti, strutture, personali era, a ben vedere, molto miope per un paese in via di sviluppo come rispetto a settori con ricadute tecnologiche e produttive più dirette, ed è difficilmente spiegabile se non in termini di una fortissima influenza ideologica, e materiale da parte degli USA. Questi ultimi riuscirono a condizionare anche le scelte della ricerca scientifica dell’URSS e nei paesi “socialisti”, i quali pure incentivarono la fisica delle energie.[17]

D’altro lato, questa scelta appoggiata e promossa dal governo USA in primo luogo poi da tutti gli altri (con grande generosità di finanziamenti) ha consentito alle autorità politiche, economiche e militari di stabilire forme di controllo meno vistose, più soft, meno immediate ma più lungimiranti, sugli sviluppi scientifici più promettenti e fecondi; e di estendere anche la corporazione scientifica internazionale, tale controllo, che non avrebbe ovviamente potuto esercito in modo diretto.

Queste scelte costituiscono oggi un elemento tutt’altro che indifferente per i problemi inerenti alla proliferazione nucleare, e in seguito alle ricerche e sviluppi inerenti gli sbocchi militari.

 

la politica internazionale degli usa: la nascita del cern

 

Le scelte da parte degli USA hanno seguito un progetto ben preciso, in Europa che era la propaggine più diretta degli USA, sia come mercato da incentivare e colonizzare, sia come barriera antisovietica. [18] Il Piano Marshall non fu certo un atto generosità (che è quanto di più lontano dalla logica di Washington), ma un calcolo preciso (e lungimirante) ispirato da queste esigenze. Oggi, mentre ci troviamo di fronte a una gravissima impasse nella costruzione di Unione Europea, bisogna riflette sugli anni del secondo dopoguerra. Non è stato solo in occasione dell’allargamento dell’Unione Europea a Est che gli USA hanno esercitato un pesante condizionamento: fin dai primi passi essi hanno contributo in modo determinante ad impedire passi politici sostanziali nell’Unione Europea, facendo leva sulle contraddizioni della ceti politici europei. Forse non è un caso che il primo grave scacco della nascente integrazione europea riguardò proprio le politiche inerenti la “difesa” (in altre parole impedire la possibilità di costruire un blocco imperialista concorrenziale a quello USA). Dopo L’istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio del 1951 venne avanzata la prima proposta apertamente politica, la creazione nel 1952 della Comunità Europea di Difesa (CEDE), che offriva l’occasione per avviare un’integrazione europea che avrebbe avuto conseguenze politiche di enorme portata. La sua definitiva bocciatura da parte del parlamento francese nel 1954 derivò proprio dai timori per il riarmo della Repubblica Federale Tedesca, alla quale Washinton voleva dare la bomba atomica:[19]  con il risultato che, per gli interessi nordamericani, quest’ultima ottenne il diritto di riamarsi e fu ammessa nella NATO.

Un aspetto non marginale di questa politica riguardò la ricerca scientifica. Per gli USA mentre lanciavano il programma dell’Atomo per la Pace, diveniva molto importante anche potere utilizzare per i loro fini il potenziale scientifico esistente nei paese alleati. Per questo era necessario che le ricerche si svolgessero in campi liberi da qualsiasi vincolo di segreto, e che non dessero accesso a conoscenze e capacità che solo gli USA fossero in grado di trasferire nel campo militare. Tutto ciò emerge molto esplicitamente da documenti USA che sono trapelati più tardi.

Nel 1949 il sottosegretario di Stato J. E. Webb nominò una commissione di consiglieri politici e scientifici per studiare la politica estera degli USA.

Anche se alcune ricerche inerenti la fisica non abbiano implicazioni militari dirette, si traduce in un interesse militare differito. Si delineò così un obiettivo ambizioso della politica scientifica statunitense: quello di promuovere, o incoraggiare, la formazione di grandi organismi scientifici multinazionali europei, senza alcun carico per il bilancio nazionale USA.

In questo contesto nasceva così, con la benedizione degli USA, la prima grande impresa scientifica intereuropea a cui partecipavano numerosi paesi. Gli obiettivi politici degli USA si riflettevano nelle strutture e nella vita del CERN: per essere assunti si doveva una dichiarazione di appartenere a partiti politici e un impegno a non svolgere attività politica né all’interno del centro.

È noto che il CERN rivaleggia e spesso sopravanzato i centri di ricerca statunitensi e si fregia del vanto di fare solo ricerca pura e di non occuparsi di ricerche militari. Ma questa affermazione può essere contesta. La linea di demarcazione tra applicazioni “civili” e “militari” è sempre più indefinita e le tecnologie dual use (a doppio uso) proliferano, anche se si cerca di mantenerle strettamente nascoste. Ma sembra certo che si possa parlare anche di applicazioni, o ricadute militari dirette. Negli anni ’80 venne pubblicato uno studio molto circonstanziato delle implicazioni applicative, ed anche militari, anche dirette, delle ricerche svolte al CERN: acceleratori capaci di produrre plutonio, armi a fasci di particelle, sistemi tele-informatici per la trasmissione di un grande numero di dati via satellite, ricerche sulla fusione nucleare; per alcune attività vi sono stati contatti diretti con Los Alamos.

Si può osservare, inoltre, che questo statuto internazionale, libero e aperto, della ricerca scientifica è stato uno strumento da parte degli USA per condizionare e conoscere le capacità tecnico scientifiche della comunità scientifica del campo socialista.

Tornando al CERN bisogna dire che in questo luogo si sono condotte degli esperimenti al limite dell’incredibile.

 

 GLI ESPERIMENTI AL CERN SULL’ANTIMATERIA

 

In fisica l’antimateria è un agglomerato di antiparticelle[20] corrispondenti alle particelle che costituiscono la materia ordinaria. Ad esempio, un atomo di antidrogeno è composto da un antiprotone caricato negativamente, attorno al quale orbita un positrone (antielettrone) caricato positivamente. Se particella e antiparticella vengono a contatto tra loro, si distruggono emettendo fotoni ad alta energia (raggi gamma) o altre coppie di particelle-antiparticelle tali che la somma dell’energia totale (precedente e seguente l’impatto) rimanga costante.

Il termine antimateria fu usato per la prima volta nel 1898 da Arthur Schuster in due lettere inviate alla rivista Nature[21] nella quale speculava sulla possibile esistenza di un sistema solare costituito di antimateria in cui anche la gravità era di segno opposto, cioè repulsiva.[22]

La prima seria ipotesi dell’esistenza dell’antimateria fu ad opera del fisico Paul Dirac nel 1928 che dedusse l’esistenza dell’antiparticella dell’elettrone, dotata di carica positiva, quale soluzione della versione relativistica dell’equazione di Schrödinger (detta appunto equazione di Dirac). Nel 1932 Carl David Anderson diede la conferma sperimentale dell’esistenza dell’antielettrone e lo chiamò positrone, contrazione di “positive electron”. Charles Janet nel 1929 immaginò addirittura una tavola periodica degli elementi costituita di antimateria.

Nel 1959 i fisici Emilio Segrè e Owen Chamberlain scoprirono l’antiprotone e grazie a questa scoperta ricevettero il premio Nobel.

Il CERN fu uno dei centri di ricerca che si occupò dell’antimateria.

Nel 1965 al CERN di Ginevra con l’acceleratore di particelle PS (protosincrotrone) il gruppo di ricerca condotto da Antonino Zichichi scoprì il primo nucleo di antimateria, e cioè un nucleo di antideuterio contemporaneamente a un gruppo del Laboratorio Nazionale di Brookhaven a New York con l’AGS (Alternating Gradient Synchrotron).

Nel 1978 ricercatori italiani e francesi guidati da Giorgio Giacomelli scoprirono nuclei di antitrizio (un antiprotone e due antineutroni) e di antielio 3 (due antiprotoni e un antineutrone).

Nel 1997 al CERN ricercatori svizzeri, italiani, inglesi, danesi, giapponesi e brasiliani nell’ambito del progetto ATHENA, crearono i primi atomi di antidrogeno, circa 50.000 atomi.

Nel giugno 2011 gli scienziati riuscirono a intrappolare 300 atomi di anti-idrogeno con tempi variabili fino a 16 minuti e 40 secondi.[23]

Sempre nel 2011 è stato spedito nello spazio un magnetometro preparato al CERN che ha il compito di catturare qualche nucleo di antielio. Quest’operazione ha messo assieme 16 nazioni. 60 università e centri di ricerca, 600 fisici.[24]

Quest’avventura, che ha del fantascientifico, nasce dalla spiegazione che gli scienziati hanno offerto dell’origine dell’Universo. Al momento del Big Bang,[25] ci sarebbe stata solamente materia e antimateria. Poi è successo qualcosa per cui è prevalsa la materia, ma dove sia finita l’antimateria nessuno lo sa. Per acchiappare l’antimateria nascosta nei raggi cosmici e lanciata da eventuali antigalassie bisogna andare fuori dall’atmosfera terrestre perché quando incontrano lo strato d’aria, interagendo si trasformano. Questo esperimento è stato preparato da 15 anni con un potente magnete che imbriglia, separa e rivela le eventuali antiparticelle. Contemporaneamente si cerca di scovare altre antiparticelle per decifrare l’enigma della materia oscura.[26] Questa ricerca fa volare la fantasia, richiama la fantascienza quando gli scienziati si pongono una domanda: esiste soltanto l’universo che vediamo, conosciamo e abitiamo, oppure ve ne sono altri? Afferma Roberto Battiston dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e governatore assieme, al premio Nobel Samuel Ting dell’operazione: “Se il magnetometro catturerà qualche antinucleo di elio gli antimondi non saranno più una concezione fantastica”.[27]

Dopo il disastro dello Shuttle Columbia nel 2003 la NASA aveva cancellato la missione con il magnetometro Ams ma la nuova amministratore nominato da Obama l’ha ripristinata dietro la spinta del Congresso. I fisici italiani sono in prima fila nell’ardua ricerca cosmica con una quota del 25% dell’investimento complessivo di 150 milioni di euro (che sale a due miliardi aggiungendo gli oneri di agenzie e istituti).

Gli studi dell’antimateria hanno sempre interessato i militari che vagheggiano sulla possibilità di utilizzarla sia per innescare la fusione nucleare, sia per realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, che non richiedono una massa critica: se si riesce a disporre un quantitativo qualsiasi di antimateria, basta portarlo in contatto con un’uguale quantità di materia per liberare l’energia di annichilazione. Il problema di fondo consiste naturalmente nella possibilità di produrre quantitativi apprezzabili di antimateria e di conservarla isolata dalla materia ordinaria. Può anche darsi che questa prospettiva sia ancora avveniristica: in ogni caso i militari statunitensi sperano nella prospettiva di disporre di antiprotoni prodotti al CERN e spediti “imbottigliati” in trappole elettromagnetiche. Vi sono anche altre strade, come quella di realizzare strani atomi con un protone e un anti-protone al posto dell’elettrone esterno. Vi sono anche molte altre prospettive più complesse, forse avveniristiche, che fanno capire ulteriormente le ricadute militari della ricerca fondamentale: una di esse consisterebbe nel formare “coppie di Cooper” di antiprotoni, simili, alle copie di elettroni di elettroni che nello stato superconduttivo non interagiscono con gli atomi circostanti; o nel generare con antiprotoni stati simili a quelli che gli elettroni formano nell’elio liquido. Un’ulteriore possibilità potrebbe essere offerta dal fatto, scoperto nel CERN di Ginevra, che un antiprotone fermato da un nucleo di uranio genera tra 16 e 22 neutroni: questo abbasserebbe enormemente la massa critica per una reazione a catena.

Attualmente gli antiprotoni sono prodotti in tre grandi laboratori utilizzando grandi acceleratori di particelle: il CERN, il Fermi National Accelerator Center negli USA, e il laboratorio di Serpukhov in Russia. Fasci molto intensi di positroni sono prodotti al Livermore. Esperimenti per produrre antimateria sono programmati alla NIF. Anche il Giappone ha avviato un ambizioso programma di ricerca sull’antimateria.  I superlaser potranno probabilmente migliorare notevolmente i metodi di produzione dell’antimateria.

In tutte queste ricerche, c’è sempre un ma. E se il “giocattolo” scapasse di mano ai militari dei principali paesi imperialisti? Chi può impedire a qualsiasi paese, di impegnarsi in nome del “progresso” e dello “sviluppo”, in ricerche sulla fusione nucleare, sui super laser, sulle nanotecnologie o sui supercomputer? Chi è in grado di controllare che queste tecnologie non abbiamo ricadute militari?

Del resto, mentre l’attenzione è puntata sulla Corea del Nord e sull’Iran (che al più sta facendo quello che il Brasile ha già fatto, senza tanto scandalo), molto meno scalpore è stato fatto sulla rilevazione che la Corea del Sud aveva eseguito in segreto esperimenti di arricchimento dell’uranio.

 

 AL CERN C’E’ LA PORTA DEL TEMPO?

 

Gli autori di fantascienza assieme ad Einstein, lo avevano già immaginato. Nel 2008 ufficialmente saremmo entrati nell’era dei viaggi del tempo.

Nell’autunno del 2008 veniva comunicato di un programma inerente l’esperimento più ambizioso del nuovo millennio attraverso l’utilizzo dell’acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider) al CERN di Ginevra.[28] E lì, nella macchina che gli scienziati hanno concepita per “leggere nella mente di Dio”, gli scontri tra particelle elementari – 10 volte più energetici di quanto mai realizzato finora – potrebbe creare una scorciatoia spazio-temporale, una specie di cunicolo.[29]

Indubbiamente questa ipotesi è audace, ma ha un fondamento teorico. Ed è affascinante perché cerca di spingere al limite le nostre conoscenze sullo spazio, sul tempo e sulla materia. Secondo due matematici russi Volovich Igor e Irina Aref’eva, infatti, l’energia liberata dagli scontri tra particelle, pur essendo piccola in assoluto (è pari all’energia necessaria a far volare una zanzara), è così concentrata da creare una minuscola distorsione spazio-temporale come previsto dalla relatività. L’oggetto che si viene a creare è un cosiddetto formole.

I primi a ipotizzare l’esistenza teorica dei wormhole furono Einstein e Rosen nel 1935.

Wormhole è un termine scherzoso che vuole dire letteralmente “buco di verme”, proprio perché assomiglia al buco scavato da un verme in una mela: una sorta di scorciatoia tra due luoghi distanti dell’universo.

In queste ipotesi si pensava di usare i wormhole per i viaggi nello spazio: per esempio, si entra dalla Terra e si esce sulla stella Vega. Successivamente si ipotizza di usarli per i viaggi nel tempo: si entra oggi dalla terra e si esce su Vega 10.000 anni dopo.

C’è un solo limite di principio ai viaggi nel passato: non si può mai raggiungere un istante precedente alla costruzione del wormhole stesso. Perché il viaggio, sia possibile, infatti, il cunicolo deve esistere già. Altrimenti sarebbe come cercare di raggiungere con la metropolitana una fermata oltre il capolinea. Una volta che il wormhole si è formato, però, se è abbastanza largo da essere attraversato, per tutto l’arco della sua esistenza può essere usato per raggiungere l’anno zero.

Si ha notizia che nell’ottobre del 2011[30]  che sarebbe cominciata la fase operativa dei viaggi del tempo. Il volontario è il tenente John Tintor (c’è da porsi la domanda, come mai un militare?).

Questi esperimenti generano delle perplessità in molti studiosi. Walter Wagner e Luis Sancho, hanno chiesto al tribunale di Honolulu, di non accendere il LHC. I due studiosi temono che l’esperimento potrebbe creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra o l’intero universo.

 

CAMPAGNA DELL’ATOMO PER LA PACE E IL SUPERAMENTO DEL NUCLEARE “CIVILE” E DELLA PROLIFERAZIONE

 

 

Dopo questa disgressione torniamo indietro nel tempo all’inizio degli anni ’50 quando gli USA lanciarono la campagna dell’Atomo per la Pace durante la presidenza Eisenhower, e promossa dalla conferenza di Ginevra del 1955 (25.000 partecipanti). Questa campagna non fu, come il nome di essa potrebbe far credere, magnanimo programma per fornire energia pulita ed economica al resto del mondo (occidentale ovviamente).

L’Atomo per la pace aveva ben altri obiettivi, molto concreti: si tenga prese che dopo l’acutizzazione della cosiddetta Guerra fredda (1949 blocco Berlino,[31] istituzione della NATO. 1950 guerra di Corea, in cui il generale McHartur chiese ripetutamente un ricorso massivo di bombe nucleari, e (fortunatamente) non ottenendolo, ricorse al napalm, un nuovo e terribile esplosivo che al momento dell’armistizio del 1953 aveva mietuto più di un milione di vittime e raso al suolo praticamente tutte le città della Corea del Nord), alla metà degli anni ’50 si era aperta una fase di distensione tra i blocchi. In questo contesto i principali obiettivi della campagna si possono così riassumere:

  • Commercializzare massicciamente i reattori nucleari, ammortizzando e mettendo a frutto gli enormi investimenti nei reattori militari, per la produzione di plutonio, e per la produzione navale, da cui derivarono direttamente i reattori commerciali: era la manifestazione del complesso militare-industriale. Anche in questo caso, come per il CERN, erano i singoli paesi che dovevano investire con le proprie finanze, ancorché fornite in parte o incentivate dagli aiuti USA (gli “aiuti” finiscono sempre nel paese che li elargisce, con tanto di interessi): proliferano infatti ovunque, anche in paesi che navigano su un mare di petrolio, ambiziosi e più o meno velleitari programmi elettronucleari, che erano praticamente fotocopie di quelli diffusi dal governo e dalle sezioni di affari della ambasciate degli USA.[32]
  • Dimostrare la superiorità della tecnologia e del mondo occidentale.
  • Promuovere la formazione di settori specifici di ricerca e di istituzioni nei vari paesi: questo obiettivo faceva parte, ancora una volta, della statuto internazionale che si veniva definendo per tutto questo comparto di ricerca, anche se questo particolare settore il confine tra usi civili e militari era e rimane molto più ambiguo, come è ampiamente dimostrato dal Sudafrica, dall’India, dal Pakistan, dall’Iran, dalla Corea del Nord (e del Sud, e di tanti altri paesi).
  • Gli USA promossero realmente le illusioni di potere accedere agli armamenti nucleari, usandole spudoratamente come strumenti per attirare i paesi nella loro orbita.

 

 

 

LE RICERCHE SULLA FUSIONE NUCELARE CONTROLLATA

 

 

Parallelamente allo sviluppo impetuoso della fisica delle alte energie ed al programma dell’Atomo per la Pace avvenivano sviluppi non meno importanti in altri settori della ricerca di base, come l’elettronica, l’ottica (ad esempio i laser) l’optoelettronica.[33]

Molto importante fu il settore della fusione nucleare controllata, sul quale prevalgono profonde mistificazioni. Il suo scopo ufficiale sarebbe stata, infatti, la futura realizzazione di reattori a fusione per produrre energia elettrica in quantità praticamente illimitata, sfruttando il deuterio contenuto nell’acqua degli oceani. Le ricerche in questa direzione iniziarono molto presto, alla fine degli anni ’40 sir George Thomson sviluppò addirittura un brevetto per un reattore a fusione. Ma da oltre 50 anni viene ripetuto costantemente, che la realizzazione della fusione è questione di 10 anni, che vengono invariabilmente disattesi ma puntualmente riconfermati.

Intanto anche questo campo di ricerca, così “promettente “, assunse uno statuto internazionale simile a quello della fisica delle alte energie, con l’impegno di molti paesi (USA, URSS, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Italia ecc.) e, dopo il lancio dell’Atomo per la Pace, con collaborazioni internazionali volte a realizzare macchine per la fusione sempre più grandi, complesse e costose. Oggi nessuno si fa onestamente illusioni che la produzione controllata di energia da fusione possa realizzarsi in breve. Ma allora, perché si sono investiti, e si investono tanti soldi? A ben vedere, anche se la stragrande maggioranza dei fisici e dei tecnici impegnati nel settore insorgerebbero contro questa “illazione” (e probabilmente in buona fede), è assai probabile che esso abbia dato e stia dando risultati e prospettive interessanti per le applicazioni militari. Basta ricordare come veniva commentata, ai suoi inizi, la nuova via per la fusione tramite laser da una delle più autorevoli delle riviste scientifiche Science del 1975 dove si citava tra i suoi obiettivi quello di aggirare preventivamente un futuro trattato di messa al bando totale dei test nucleari: “Per quasi 20 anni gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica hanno professato interesse a sottoscrivere un trattato per la messa a bando totale dei test nucleari. Ma se le due superpotenze arriveranno eventualmente ad un accordo su una messa al bando totale globale, una tecnologia importante e in rapida evoluzione può, in modi rilevanti, aiutare entrambe le parti ad aggirarlo.

   La nuova tecnologia è la fusione mediante laser, una tecnica per generare esplosioni in miniatura colpendo pellets (sferette) di idrogeno con impulsi laser convergenti di enorme potenza.  Negli anni recenti la fusione laser è stata ampliamente acclamata, sia dalla stampa che da coloro che la sviluppano nei laboratori nazionali, come una potenziale scorciatoia verso uno degli obiettivi fondamentali della ricerca nucleare, energia elettrica a basso costo dalla fusione termonucleare. Anche se non vi sono dubbi sulla sincerità di queste speranze, non viene capito in generale che l’obiettivo pratico immediato del programma del governo di 68 milioni di dollari per la ricerca e sviluppo della fusione laser è di trovare una tecnica di laboratorio per simulare esplosioni di testate nucleari. Vi è anzi un corpo di opinioni – per quanto in generale non condivise dai laboratori nazionali – che sostiene che la simulazione delle armi può essere l’unica applicazione pratica della fusione laser in questo secolo.

   Secondo le autorità nel campo degli armamenti, la fusione laser promette miglioramenti di ‘ordini di grandezza’ rispetto ai metodi attuali di simulazione per due scopi distinti ma correlati. In primo luogo, impulsi di radiazioni da ‘microesplosioni’ grandi ma controllate innescate da laser potrebbero essere estremamente utili per testare gli effetti delle radiazioni delle testate su satelliti, testate ed altri apparati pieni di elettronica delicata.

   Forse più importante dal punto di vista del controllo degli armamenti, gli esperti di armamenti si aspettano che la fusione laser diventi uno strumento sperimentale straordinariamente utile per studiare la ‘fisica delle testate’ fondamentale e, unitamente a codici di simulazione elettronica sempre più raffinati, per sviluppare nuovi progetti di armi.

   (…) pertanto, abbastanza letteralmente, la fusione laser sta emergendo come un nuovo metodo per portare i test nucleari al coperto (indoors), una prospettiva che sembra assolutamente attraente nel contesto di un trattato di messa al bando.

Il maggior generale Edward B. Giller, capo della sicurezza nazionale nell’Amministrazione per la Ricerca e lo Sviluppo dell’Energia, ha detto in una recente conversazione: ‘La gente va dicendo che questo è un programma energetico, ma (…) in realtà questo è ed è sempre stato un programma militare’.

   (…) nessuno sembra essere in disaccordo sul fatto che la simulazione delle armi sarà la prima applicazione della fusione laser; le opinioni si dividono se questa sarà l’ultima”.[34]

Più recentemente è stato osservato per quanto riguarda direttamente il programma USA della National Ignition Fcility (NIF) per ottenere la fusione per confinamento inerziale con 142 laser: “La rilevanza del NIF per la scienza delle armi nucleari è che gli stati della materia prodotti, ed i processi fisici coinvolti sono simili a quelli che governano il comportamento delle testate nucleari. Ne risulta che i programmi per i computer usati nella ricerca sulla fusione per sconfinamento inerziale hanno molto in comune con quelli usati nella progettazione delle ami nucleari. I più potenti tra questi sono segreti (classified), almeno per quanto riguarda i tre laboratori statunitensi per le armi nucleari.[35]

Per quanto riguarda specificamente il programma di ricerca sulla fusione nucleare al Livermore laburatory, “aspetti significativi degli esperimenti e dei modelli rimasero classified perché l’informazione aveva potenziale rilevanza per le armi nucleari, oltre che per lo sviluppo di una fonte commerciale di energia”[36] e il Department of Energy (DoE) decise di declassificare diversi anni fa alcuni aspetti per il motivo che ricercatori di altri paese stavano pubblicando risultati che duplicavano quelli del Livermore. L’articolo si concludeva osservando che molte di queste ricerche erano destinato ad anticipare appunto la costruzione del grande impianto di fusione inerziale di nuova generazione, cioè proprio la NIF, che fin dal progetto iniziale “avrebbe sostenuto non solo studi per la generazione di energia, ma anche lavoro legato con l’affidalità delle armi nucleari. Un gruppo di protestatari dell’area del Livermore sono intervenuti contro l’impianto perché potrebbe consentire anche la progettazione di armi nucleari nuove”.[37]

 

ALCUNE RICADUTE

 

Citiamo adesso alcune ricadute queste ricerche. Il ruolo della corporazione scientifica la si vide in modo eclatante, nel 1983 nel progetto della Strategic Defence Initiative (SDI, le famigerate Guerre Stellari): Reagan non avrebbe potuto certo potuto inventarselo se non ci fosse stata la lobby scientifica del complesso militare-industriale ad elaborare questo progetto, che fosse concretamente realizzabile o meno.

 

Le implicazioni dello Statuto assunto da questi settori di ricerca emergono chiaramente per i progetti legati alla fusione nucleare. Prima si è accennato alla NIF. La Francia sviluppa un progetto analogo, il Mégajoule, in cui i laser che dovrebbero provocare il sconfinamento inerziale sono addirittura 240: ed è significativo il fatto che il Commissariat à l’énergie Atomique svolge un’opera che potrebbe definire di “seduzione” tra la corporazione scientifica vantando che questa struttura sarà dedicata in parte a ricerche civili.[38] Un evento significativo, è stato il successo della Francia dopo un lunghissimo braccio di ferro con il Giappone , nell’aggiudicarsi il progetto del nuovo reattore a fusione ITER: pochi han no commentato le implicazioni e gli interessi militari del costoso progetto, difficilmente spiegabile altrimenti, visto che la sua realizzazione richiederà come minino 8 anni e in ogni caso l’eventuale sfruttamento dell’energia da fusione non tarderà meno di vari decenni, mentre il picco della produzione di petrolio incombe con tempi ben più brevi.

 

 

LE NUOVE FRONTIERE DELLA PROLIFERAZIONE DOPO IL 1990

 

 

Quello che viene definito il “crollo dell’URSS” (eufemismo per dire aperta e dichiarata restaurazione del Modo di Produzione Capitalista da parte dei revisionisti al potere) e la fine della cosiddetta “Guerra Fredda” aprirono grandi speranze che le armi nucleari fossero diventate obsolete e che la loro pur graduale eliminazione fosse ormai solo questione di tempo. Ma alla fine del decennio queste speranze si erano dileguate e la situazione si presentava in modo molto diverso, come è stato confermato dal fallimento della VII Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione del maggio 2005, e in particolare dall’atteggiamento cinico e sprezzante tenuto dagli USA, i quali hanno preteso di cancellare gli impegni di disarmo assunti negli anni precedenti. Washington è passata dichiaratamente da una linea di “non proliferazione” ad una di controproliferazione, sostenendo di non potere ottemperare agli obblighi di disarmo (riconosciuti come tali anche da un parere della Corte internazionalizzazione di Giustizia del 1966) finché non verrà impedito in modo assoluto ad altri paesi di dotarsi di armi nucleari. Ma l’Iran e la Corea del Nord non sono altro che pretesti evidenti per non eliminare le armi nucleari (9.000 testate nucleari non servono cero contro questi paesi!): le funzioni di controllo della proliferazione non dovrebbero spettare agli USA, al gendarme mondiale dell’ordine imperialista, ma al limite per quanto questi enti internazionali possano valere all’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica (IAEA).

 

Ma il punto più grave e meno noto è che gli USA (e con essi gli altri Stati nucleari – che sia per emulazione e collaborazione, o per reazione – stanno compiendo uno sforzo enorme per riuscire a realizzare armi nucleari di concezione completamente nuova – di “Quarta generazione” – di potenza molto piccola, che superino i limiti delle testate tradizionali – massa critica, alta radioattività residua) e possano quindi divenire armi da campo di battaglia, cancellando la fondamentale distinzione tra guerra nucleare e guerra convenzionale, senza violare i trattati esistenti. A questo proposito occorre ricordare che tutti i trattati contemplano solo armi basate sulla reazione a catena nell’uranio e nel plutonio, e diverrebbero quindi inoperanti di fronte ad armi basati su meccanismi diversi.

 

 

                                                                   USO MILITARE DELL’ANTIMATERIA

 

 

Fin dall’inizio i militari vagheggiano la possibilità di utilizzare l’antimateria sia per innescare la fusione nucleare, sia per realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, che non richiedano una massa critica: se si riesce disporre di un quantitativo qualsiasi di antimateria, basta portarlo in contatto con un’uguale quantità di materia per liberare l’energia di annichilazione. Il problema di fondo consiste naturalmente nella possibilità di produrre dei quantitativi apprezzabili di antimateria. Può anche darsi che questa prospettiva sia ancora avveniristica: in ogni caso i militari USA sperano nella prospettiva di antiprotoni prodotti al CERN e spediti imbottigliati in trappole elettromagnetiche. Vi sono anche altre strade, come quella di realizzare strani atomi con un protone nel nucleo e un anti-protone al posto dell’elettrone esterno. Vi sono anche molte altre prospettive più complesse, molto avveniristiche che fanno capire ulteriormente le ricadute militari della ricerca fondamentale: una di esse consisterebbe nel formare “coppie di Cooper”[39] di antiprotoni, simili alle copie di elettroni nello stato superconduttivo non interagiscono con gli atomi circostanti; o nel generare con antiprotoni stati simili a quelli che gli elettroni formano nell’elio liquido. Un’ulteriore possibilità potrebbe essere offerta dal fatto, scoperto al CERN di Ginevra, che un antiprotone fermato da un nucleo di uranio genera tra 16 o 22 neutroni: questo abbasserebbe enormemente la massa critica per una reazione a catena.

Attualmente gli antiprotoni sono prodotti in tre grandi laboratori utilizzando grandi acceleratori di particelle: il CERN di Ginevra, il Fermi National Accelerator Center negli USA e il laboratorio di Serpuklov in Russia. Fasci molto intensi di positroni sono prodotti al Livermore. Esperimenti per produrre antimateria sono programmati alla NIF. Una nuova macchina è entrata in funzione al CERN, ottimizzata per trasferire antiprotoni in una trappola: con essi numerosi esperimenti sono condotti in laboratori europei e statunitensi. Il Giappone ha avviato un ambizione programma di ricerca sull’antimateria. I superlaser potranno probabilmente migliorare notevolmente i metodi di produzione dell’antimateria.

Si potrebbe, inoltre, citare, le possibili implicazioni, che per quanto futuristiche, sulla ricerca fondamentale per le applicazioni militari dell’antimateria. Le ricerche sulle alte energie indagano oggi uno stato super-eccitato della materia, un “plasma di quarks e gluoni”, motivandone l’interesse con l’obiettivo di riprodurre il plasma primordiale che componeva l’Universo al suo nascere. Ma questi studi presentano un’implicazione inevitabile (se non voluta): in questo stato della materia l’energia produce grandi quantità di coppie di particelle e antiparticelle, per cui la sua realizzazione e sul suo controllo potrebbero condurre a nuovi metodi molto efficienti per produrre antimateria su grande scala.

 

Si può deve osservare che, per quanto futuristiche e lontane possano apparire queste prospettive per gli specialisti di questi campi, i militari sembrano non trascurare nessuna possibilità: pensiamo solamente che una scienziata come Margherita Hack che fino all’altro si scagliava contro l’esistenza degli UFO[40] ma, invece, a quanto sembra che i militari statunitensi li prendano molto più seriamente!

 

 

E SE IL “GIOCATTOLO” SCAPASSE DI MANO?

 

 

In relazione agli sviluppi appena cennati, sullo studio e la realizzazione di armi nucleari di concezione completamente nuova, può essere opportuno osservare che probabilmente le cose non son sono andate proprio nel modo in cui erano state programmate. Soprattutto oggi, infatti, i rischi di proliferazione nucleare sono legati a questo statuto internazionale che essi hanno voluto dare a questi settori di ricerca, facendo leva sulle aspirazioni e la complicità della comunità scientifica internazionale. Chi può impedire, infatti, a un qualsiasi paese di impegnarsi, in nome del “progresso” e dello “sviluppo”[41] in ricerche sulla fusione nucleare, sui super-laser, sulle nanotecnologie o sui super-computer? Chi è in grado di controllare che queste ricerche non abbiano ricadute militari? La IAEA è abilitata solo ai controlli sulle tecnologie di arricchimento dell’uranio e si separazione del plutonio. Mentre attualmente, l’attenzione è puntata sulla Corea del Nord e fino all’altro ieri all’Iran che stanno facendo quello che il Brasile ha già fatto, senza tanto scandalo!, molto meno scalpore è stato fatto sulla rilevazione che la Corea del Sud aveva eseguito in segreto esperimenti di arricchimento dell’uranio,[42] gli arsenali dell’India e del Pakistan, e nessuno si preoccupa di paesi come la Germania e il Giappone che dispongono già  dei materiali ed del know how per realizzare armi nucleari in tempi brevissimi (la Germania in realtà le ha già costruite quando ha collaborato alla realizzazione dell’arsenale nucleare del Sudafrica, quello dell’apartheid per intendersi!), per non parlare dell’arsenale nucleare di Israele.[43]

 

 

 

IL RITORNO DELLA COMMISSIONE JASON

 

 

Poco dopo il “crollo dell’URSS” (tengo a ribadirlo che per crollo intendo dire aperta e dichiarata restaurazione del capitalismo da parte dei ceti dirigenti), gli USA hanno avviato dei giganteschi programmi nucleari militari (realizzazione di super-computer per simulare le esplosioni delle testate, la citata NIF per la fusione nucleare e moltri altri).

 

In questo nuovo quadro le attività della Commissione Jason sono divenute sono divenute nuovamente più visibili, quando essa ha sviluppato una serie di proposte volte nominalmente a conservare in stato efficiente l’arsenale nucleare strategico degli Stati Uniti in presenza di un trattato di messa al bando dei test nucleari dei test nucleari del 1996 (ancorché la sua ratifica sia stata bocciata dal Senato USA nel 1999, e siano quindi in regime di pura moratoria). I test venivano, infatti, utilizzati anche per verificare lo stato operativo delle testate con il passare del tempo e studiare il deterioramento dei loro componenti. La Divisione Jason ha preparato una serie di rapporti tecnici sui molteplici aspetti del problema,[44] che hanno contribuito a configurare un programma di mantenimento dell’arsenale nucleare, lo stockpile “stewrdship” program. Vi è chi contesta autorevolmente la reale natura del programma e i suoi scopi. Alcuni componenti della Divisione Jason ammettono che: “questo programma genererà una comprensione più profonda basata scientificamente dei processi che avvengono durante un’esplosione nucleare; questo servirà come un’appropriata sostituzione dei test nucleari sotterranei (…) Gli esperimenti continueranno sui molti componenti nucleari dei sistemi delle testate nucleari”.[45]

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI PROVVISORIE

 

 

Il ruolo della lobby scientifica può venire ulteriormente illustrato se ci si chiede come nascono gli stimoli per i progetti di nuove armi. Infatti, se i militari possono esprimere degli orientamenti, sono gli scienziati coloro che propongono davvero le innovazioni, o che propongono addirittura nuove missioni che necessitino di armi nuove: la loro capacità di interpretare i desideri dei militari (ma anche del potere economico) garantisce il loro ruolo ed illustra il rapporto di complicità con il potere.

 

C’è è un interrogativo, che dal mio modesto punto di vista bisogna porsi. Se la corporazione scientifica è fortemente legata alle classi dominanti, come si spiega la crisi che sta attraversando la ricerca non solo in Italia, ma a quanto pare in tutto il mondo, basta pensare solamente al fatto che la scienza moderna ha costituito uno dei fattori più potenti per promuovere l’accumulazione e l’economia capitalista, tanto che ad essa è attribuibile precisamente lo sviluppo di una scienza rigorosa e quantitativa nel mondo occidentale. Che cosa cambia oggi? L’idea, molto, preliminare che in tempi come quelli che stiamo vivendo, a fronte della crisi generale del Modo di Produzione Capitalista che dal 2007 si è accentuata, i meccanismi economici, si inceppano, le risorse scarseggiano, la competizione di paese emergenti come la Cina incalza, e i margini di profitto si riducono, i tradizionali servigi della scienza “libera” non hanno in molti casi un ritorno economico immediato come un tempo. La scienza  aveva costituito lo strumento privilegiato che, dopo il Grande Crollo, aveva consentito di operare la grande manovra – inaugurata dal New Deal rooseveltiano, ma attuata realmente nel dopoguerra, proprio grazie al grande incentivo che, come oggi, la guerra aveva fornito all’economia capitalista –   di tentare di superare la vocazione autodistruttiva del capitalismo, per evitare le crisi di sovrapproduzione attraverso una continua innovazione e l’allargamento delle possibilità di consumo delle classi lavoratrici,  dove vi fu nel secondo dopoguerra (e in particolare negli ’60 e ’70) una fase di pieno impiego ed alti salari.[46] Oggi, malgrado il ritmo dell’innovazione sia divenuto in molti campi frenetico esso sembra solo allontanare la minaccia, ma non superarla. Anche la scienza sembra aver perduto la su spinta propulsiva a fronte di meccanismi più spiccioli e ben più di corto respiro, come la precarizzazione del lavoro e l’abbattimento del suo costo, con manovre come lo spostamento della produzione in paesi in cui lo sfruttamento della forza lavoro è a livelli selvaggi.

 

Nel contesto di questi cambiamenti, anche il ruolo della scienza e della ricerca scientifica e tecnologica sembrano cambiare profondamente. Sembra che sia passato il tempo della ricerca “libera”: che cerca finanziamenti per i propri programmi di ricerca sa bene che vengono richieste perentoriamente garanzie di ricadute applicative il più breve possibile.  Allo stesso modo vengono posti limiti strettissimi all’argomento del organico del personale (che almeno in Italia è destinato a contrarsi spaventosamente per l’avvicinarsi dei limiti di età del personale esistente). In altre parole, abbassare i costi e ridurre gli impegni a lungo termine sembrano oggi obiettivi ben superiori a quello dell’innovazione tecnico-scientifica.[47]

 

In questo contesto rimangono ovviamente settori di ricerca per loro natura privilegiati, in primo luogo la ricerca militare, legata quella “economia fi guerra” su cui sembrano puntare le economie dei paesi cosiddetti “avanzati”. Ma in tutti gli altri settori imperversano flessibilità e precarizzazione, che consentono un controllo più diretto ed efficace ed una riduzione dei costi.

 

Bisogna fare alcune considerazioni sull’isteria dei mass media nei confronti dell’aumento delle spese militari da parte di Trump, essi fanno finta di ignorare che l’espansione del militarismo USA, è una scelta fatta da tutti i predecessori di Trump.

Si vuol far finta di ignorare che il militarismo è una caratteristica strutturale dell’imperialismo.

 

   Sotto Bill Clinton il bilancio di guerra è aumentato da 302 miliardi di dollari nel 2000 a 313 miliardi nel 2001. Sotto la presidenza di Bush (Jr.) la spesa militare è passata da 357 miliardi di dollari nel 2002 a 465 miliardi nel 2004, fino a 621 miliardi nel 2008. Sotto la presidenza Obama (il “Nobel per la pace”), la spesa militare è salita da 669 miliardi nel 2009 a 711 miliardi nel 2011 e poi è sceso a 596 milioni nel 2017. Attualmente, Trump, ha chiesto un aumento a 650 miliardi per il 2018. [48]

 

Bisogna osservare il fatto che il budget militare di Obama nel 2017 escludeva i costi sostenuti da ministeri del governo “connessi alla Difesa”, tra cui l’aumento di 25 miliardi per il programma nucleare del Ministero dell’Energia. Il totale complessivo voluto da Obama per le spese militari nel 2017 ammonta a 623 miliardi di dollari ovvero 30 miliardi in meno alla proposta di Trump. Inoltre, la spesa militare di Obama per Overseas Contingency Operations (OCO) (Operazione di contingenza d’otremare), è esclusa dai preventivi annuali di bilancio, e comprende i costi delle guerre degli USA in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Libia e numerosi altri paesi, che sono saliti alle stelle durante il suo mandato. Obama ha superato la spesa militare di Bush (Jr.) di oltre 816 miliardi di dollari.[49]

 

Perciò, contrariamente da quanto sostenuto dai masse media, l’aumento chiesto da Trump è in linea con la tendenza del predecessore democratico. Questo è un dato evidente che da parte della Borghesia Imperialista USA vuole che gli Stati Uniti rimangano il paese dominante a livello mondiale. Mentre il bilancio di Obama nel 2017 includeva 7,5 miliardi di dollari per £operazioni anti ISIS” e 8 miliardi per la guerra informatica e il “controterrorismo” (in sostanza per aumentare il loro terrorismo), l’incremento più significativo è stato per aerei invisibili, sottomarini nucleari e portaerei, puntati chiaramente contro la Russia, la Cina e l’Iran, la marina e l’Aviazione hanno ottenuto tre quarti del bilancio.

 

Sotto Obama, la corsa alle armi da parte degli USA non era diretto contro i “gruppi terroristi” (eufemismo per dire chiunque a vari livello sia di ostacolo all’imperialismo USA), ma contro la Russia e la Cina. La politica dell’imperialismo USA era tende nel far fallire il rilancio della Russia come nazione e come potenza economica, politica e militare, in modo da relegarla al vassallaggio del decennio pre-Putin. La CIA e la feroce campagna del Partito Repubblicano contro Trump si basa sulle sue aperture sulla Russia. Chi porta avanti questa campagna ritiene che la politica che aveva enunciato Trump rischierebbe di minare l’intera struttura dell’imperialismo USA basato sul predomino nel campo militare.

 

L’aumento delle spese militari da parte di Trump, potrebbe essere interpretata come una sorta di “merce di scambio” nel suo piano di espansione delle opportunità economiche USA: fare affari con la Russia, rinegoziazione del commercio con la Cina, l’Asia orientale (Singapore, Taiwan e Cora del Sud) e la Germania, ognuno dei quali detiene parte dell’enorme deficit commerciale annuale degli USA dell’ammontare di trilioni di dollari.[50]

 

L’Esercito è, invece, pro-Trump e favorisce la sua concezione per le guerre regionali in vista di vantaggi economici.

 

La politica di Trump si basa sull’esportazione di prodotti e la conquista di mercati mentre prova ad attrarre il capitale delle multinazionali a rientrare negli USA per reinvestire i profitti nel mercato interno (attualmente oltre 1000 miliardi sono all’estero). Egli ceca di opporsi alla politica delle precedenti amministrazioni che favorivano le alleanze economiche e militari che hanno aumentato il deficit commerciala degli USA e il debito.

 

Il suo obiettivo è quello di obbligare l’Europa occidentale a sostenere una quota maggiore della NATO (e quindi ridurre la dipendenza dell’Europa dalle spese militari degli USA).

 

Obbiettivo che è stato rifiutato sia dai democratici che dai repubblicani.

 

Ogni piccolo passo di Trump nel miglioramento delle relazioni con la Russia ha suscitato le ira di entrambi i partiti che sono fermi alla gestione unipolare da parte degli USA.

 

Negli USA è in atto uno scontro all’interno della classe dominante.

 

Il negli USA è profondamente radicato all’interno degli apparati dello Stato. Tale apparato include le 17 agenzie di intelligence (eufemismo per dire spionaggio e terrorismo), i dipartimenti di propaganda, l’Air Force e la Marina, come il settore high tech e le élite capitalistiche commerciali che hanno beneficiato delle importazioni straniere e della manodopera qualificata straniera a basso costo a scapito dei lavoratori degli Stati Uniti. I risultati che ha portato questo tipo di politica è decisamente disastrosa per le masse popolari statunitensi: guerre disastrose, diminuzione dei salari, il deterioramento del tenero di vita della popolazione e il trasferimento di posti di lavoro ben pagati all’estero.

 

La politica che intenderebbe portare avanti Trump è molto più sfumata: egli cerca di usare il potere militare per rafforzare il mercato del lavoro nazionale e garantire il sostegno di massa all’intervento economico d’oltremare.  Ha il grosso problema che non è riuscito a consolidare il suo potere all’interno dell’apparato dello Stato. Mentre la vittoria elettorale gli ha consegnato solo la presidenza. Bisogna tenere conto che il governo è solo un aspetto del potere dello Stato, che rimane vulnerabile, ed esposto a un’erosione perfino a una cacciata.

 

Per questo motivo, attualmente Trump, è sulla difensiva, e la sua politica è a brandelli.

 

Per capire ulteriormente e sintesi la situazione attuale bisogna tenere conto di alcuni fattori oggettivi:

 

  1. Più si accentua la crisi generale del capitalismo e più lo Stato imperialista dominante (gli USA) diventa aggressivo per cercare di mantenere la supremazia politico-militare mondiale in funzione dei profitti delle multinazionali.
  2. Più aumentano le tensioni tra i paesi imperialisti concorrenti per assicurare quote di profitto sui mercati mondiali e più la guerra commerciale tende a trasformarsi in una nuova guerra interimperialista per la spartizione dei mercati mondiali.
  3. La guerra rappresenta una valvola di sfogo per le contraddizioni del Modo di Produzione Capitalistico, poiché essa distrugge i mezzi di produzione i mezzi di produzione eccedenti e, quindi, con tali distruzione cerca di aprire la strada ad un nuovo periodo di accumulazione capitalistica.  o la rivoluzione fermerà la guerra, o la guerra farà sorgere la rivoluzionemao tsetung       
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[1] È certamente sbagliato il pensiero di molti scienziati che ritengono che il loro pensiero sia “superiore”, però non si deve negare che sia dotato di uno speciale potere.

 

[2] I nuovi cicli produttivi (con la massima flessibilità dei lavoratori) sono tecnologicamente concepiti in modo che per funzionare impongono ai lavoratori stress psico-fisici sempre più frequenti. La struttura della vita urbana finalizzata alla vita individuale ne aggrava poi le conseguenze. Neurologi e psichiatri favoriscono la ricerca di soluzioni individuali e artificiali a questi problemi: sedativi, sonniferi e psicofarmaci.

 

[3] Lazare Nicolas Marguérite Carnot (1753 – 1823). Generale, matematico, fisico e politico francese.

 

[4] Fritz Haber (1868 –1934). Chimico tedesco.

 

[5] Walther Hermann Nernst (1864–1941). Chimico tedesco. Aiutò ad affermare il moderno campo della chimica fisica, contribuì all’elettrochimica, alla termodinamica, alla chimica dello stato solido e alla fotochimica. Egli è inoltre conosciuto per aver scoperto l’equazione di Nernst.

 

[6] D. Oullet, Franco Rasetti, Physicien et Naturaliste  (il a Dit  Non à la Bombe), Qebec,  Guerin, 2000. G. Battimelli, Rasetti tra neutroni e trilobiti, Sapere, agosto 2001, pp. 22-25

 

[7] Letture utili che possono aiutare a dare un idea del rapporto complesso tra scienziati e classe dominante: a. Baracca,

 

[8] Altre società, con una diversa struttura economica e un diverso ordinamento, non ebbero la necessità di sviluppare una scienza di questo tipo (si veda ad esempio la monumentale opera di Needham su Scienza e Società in Cina, ma il discorso vale anche in altri casi). Questa constatazione non implica un giudizio di valore, o di superiorità di una cultura rispetto a un’altra: oggi da più parti si cominciano ad apprezzare i vantaggi di concezioni e pratiche scientifiche che si basano sui criteri di equilibrio ed armonia con la natura, anziché di modificazione e sfruttamento.

 

[9] G. Wise, The science-technology: spiral: innovation of science and technology in General Electric Research, 1909-1955, 1977 Annual Meeting of History of Science Society, Dallas, Texas, 28 dicembre 1977, Kendall Birr, Pioneering in Industrial Research, Washington, DC, 1957, R.W. Seidel.

 

[10] L. h. Hoddeson. The emergence of basic research in the bell Telephone System 1875-1915,

Settori con ricadute tecnologiche

[11] d. Shapley, Jason division: defence consultants who are also professors attached, Science, 2 febbraio 1973, pp. 459-462; B. Vitale, The Physicists, Napoli, Liguori, p. 379.

 

[12] La simbologia è evidente. Il vello d’oro secondo la mitologia greca, il vello (che era un manto di pecora o di ariete) d’orato, un ariete capace di volare.

 

[13] http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?=News&file=printe&sid=5934

 

[14] I raggi cosmici sono particelle energetiche provenienti dallo spazio esterno, alle quali è esposta la Terra e qualunque altro corpo celeste, nonché i satelliti e gli astronauti in orbita spaziale. La loro natura è molto varia (l’energia cinetica delle particelle dei raggi cosmici è distribuita su quattordici ordini di grandezza), così come varia è la loro origine: il Sole, le altre stelle, fenomeni energetici come novae e supernovae, fino ad oggetti remoti come i quasar.

 

[15] Nel 1947 tre giovani fisici italiani Conversi, Pancini e Piccioni, a Roma, eseguirono un esperimento fondamentale, eseguirono fondamentale, nel quale mostrarono che il mesone scoperto da Anderson presentava un’interazione troppo debole per poter essere identificato con il mesone responsabile dell’interazione nucleare ipotizzato da Yukawa. Nello stesso anno l’enigma cominciò a chiarirsi quando Powell e Occhialini (altro fisico italiano, fuoriuscito nel ventennio fascista) scoprirono sempre nei raggi cosmici una nuova particella, di massa simile a quella del muone, ma dotata di interazione forte, chiamata in seguito pione.

 

[16] Per Big Science bisogna intendere un progetto di ricerca che richiede finanziamenti notevoli e distribuiti su lunghi archi di tempo, gruppi numerosi e coordinati di scienziati e tecnici, grandi laboratori dotati di apparecchiature spesso costruite appositamente per il progetto.

In genere gli storici fanno nascere la Big Science con la Seconda guerra mondiale, e in particolare con il Progetto Manhattan (varato dagli Stati Uniti nel 1942-45) che, sotto la guida di J.R. Oppenheimer, concentrò a Los Alamos centinaia di fisici, chimici, ingegneri e tecnici altamente qualificati per realizzare la bomba atomica. Ma la figura dello scienziato che lavora da solo o in piccoli gruppi aveva cominciato a tramontare ben prima. Su una precedente proposta dell’astronomo E. Halley di migliorare la misura della distanza fra la Terra e il Sole approfittando dei transiti del pianeta Venere davanti al disco solare, nel 1761 partirono una missione francese verso l’isola di Pondicherry in India e due missioni inglesi, la prima diretta all’isola di S. Elena, la seconda all’isola di Sumatra. Altri scienziati osservarono il transito dall’Europa e dalla Siberia e iniziative simili, di osservazioni di gruppi organizzati di scienziati, si ripeterono per i transiti del 1769, del 1874 e del 1882. Si può considerare un pioniere della Big Science anche N. Bonaparte, che nel 1798 partì per la campagna d’Egitto con un folto gruppo di oltre 150 scienziati, tra i quali spiccava il matematico J. Fourier. Le stesse società scientifiche, sorte in varie nazioni a partire dal Seicento, prefigurano le collaborazioni interdisciplinari della Big Science. Un primo esempio moderno di iniziativa civile promossa in questo ambito fu l’organizzazione dell’Anno geofisico internazionale (1957-58).

L’esplorazione dello spazio annovera molte iniziative con caratteristiche da Big Science. Al lancio del primo satellite artificiale russo, lo Sputnik, avvenuto il 4 ottobre. 1957, gli Stati Uniti reagirono con il Programma Apollo, che portò allo sbarco di astronauti sulla Luna tra il luglio 1969 e il dicembre 1972. Al Programma Apollo, costato circa. 25 miliardi di dollari dell’epoca, collaborarono migliaia di persone tra scienziati e tecnici. Quasi tutta l’esplorazione del Sistema Solare attuata da Stati Uniti, Russia ed Europa con navicelle automatiche (Pioneer, Venera, Voyager, Viking, Giotto, Galileo, Cassini-Huygens ecc.) si caratterizza come Big Science. Ne è espressione anche la stazione spaziale ISS (International space station), che nasce dalla collaborazione tra Stati Uniti, Canada, Europa, Russia e Giappone e resterà in orbita intorno alla Terra fino al 2015-20.

Dagli anni Settanta del 20° secol la fisica ha assunto le caratteristiche di Big Science per eccellenza. La ricerca di base nucleare e subnucleare si è concentrata in pochi colossali laboratori: negli Stati Uniti quelli di Stanford, Berkeley e il Fermilab di Chicago; in Europa il CERN a Ginevra, i laboratori di Dubna e Novosibirsk in Russia. In questi centri operano migliaia di ricercatori e vengono utilizzate apparecchiature imponenti. La stagione dei grandi acceleratori di particelle è stata inaugurata dall’acceleratore lineare LINAC (Linear accelerator) di Stanford, lungo 3 km, completato nel 1966. Al CERN si sono susseguiti l’SPS (Super proton synchrotron), un anello di magneti lungo 7 km che nel 1983 permise a Carlo Rubbia, affiancato da un gruppo di ca. 400 fisici, di scoprire le particelle W+, W e Z0, il LEP (Large electron positron) per la collisione di elettroni e protoni, lungo 27 km, e l’LHC (Large hadron collider), dal costo previsto di 2 miliardi di euro, che sarà attivo dal 2007 o 2008 per la collisione di adroni. Al prossimo acceleratore, ILC (International linear collider), in progetto per il 2015, contribuiranno Stati Uniti, Europa, Russia e nazioni asiatiche. Anche la ricerca sulla fusione nucleare è approdata al progetto mondiale ITER (International thermonuclear experimental reactor), con sede a Cadarache in Francia, che sarà operativo tra il 2015 e il 2040 e comporterà investimenti per ca. 10 miliardi di euro. In astronomia sono imprese da Big Sciencesupertelescopi come il VLT (Very large telescope) realizzato dall’Osservatorio dell’Europa meridionale, i due telescopi Keck di Mauna Kea (isole Hawaii) e i futuri supertelescopi da 30-50 metri in progetto per il 2020.

 

[17] Anche se non ha avuto grande impatto sul piano generale, i cubani fecero la scelta di non sviluppare la fisica delle alte energie, ma la fisica dello stato solido.

 

[18] L’esempio del CERN è eclatante, ma si può ricordare che anche nei paesi dell’America Latina le scelte di ricerca e di sviluppo seguirono quelle della fisica nucleare e delle alte energie, che non ebbero quindi sensibili ricadute sullo sviluppo sociale e produttivo.

 

[19] Per le complesse complicità della classe dominante degli USA con la Germania, bisogna ricordarsi che sin dai tempi del nazismo (e ovviamente dopo la guerra), una lettura consigliabile la lettura di un saggio agile ed avvincente di Jacques R. Pauwels, Il mito della Guerra Buona, Datanews, 2003.

 

[20] Un’antiparticella è una particella elementare che, rispetto a un’altra particella, è caratterizzata dalla stessa massa da numeri quantici, come carica elettrica o numero barionico, ecc. opposti. Ad esempio, il positrone, antiparticella dell’elettrone, ha la sua stessa massa ma carica elettrica opposta. Alcune particelle, come il fotone, hanno carica elettrica e altri numeri quantici tutti nulli. In questi casi, particella e antiparticella coincidono. Ciò non è vero per tutte le particelle elettricamente neutre. Ad esempio, l’antineutrone e il neutrone sono particelle diverse poiché hanno numero barionico diverso da zero. Le antiparticelle sono prodotte nelle interazioni tra particelle con la trasformazione di energia in massa, come previsto dalla teoria della relatività. Ad esempio, nelle reazioni nucleari, nell’interazione dei raggi cosmici. Con i nuclei delle molecole presenti in atmosfera, o in interazioni prodotte da acceleratori di particelle. L’antimateria interagisce molto velocemente se viene a contatto con la materia ordinaria che le circonda con un fenomeno chiamato annichilazione nella quale la massa della particella e dell’antiparticella che interagiscono si trasforma di nuovo in energia. Per questo motivo, quando creata in laboratorio, l’antimateria resta osservabile solo per tempi molto brevi.

 

[21] A. Schuster (1898). Potential Matter. —A Holiday Dream, Nature.

 

[22] E. R. Harrison, Cosmology: The Science of the Universe, 2nd, Cambridge University Press.

 

[23] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_giugno_09/antimateria-record-durata-

 

[24] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_agosto_25/ams-caccia-antimateria

 

[25] Tenendo conto che tesi dell’avvenimento della costituzione dell’Universo attuale attraverso il Big Bang è contestata da molti fisici. Dal mio modesto punto di vista da addito e fiato a tesi creazionistiche di un essere divino che ha formato l’esistente.

 

[26] In cosmologia il termine materia oscura indica quella componente di materia che si manifesta attraverso i suoi effetti gravitazionali, ma non è direttamente osservabile. Il concetto di materia oscura ha senso solo all’interno dell’attuale cosmologia basata Big Bang; infatti, non si sa altrimenti spiegare come si siano potute formare le galassie e gli ammassi di galassie in un tempo così breve come quello osservato. Non ci si spiega inoltre come le galassie, oltre a formarsi, si mantengano integre, anche se la materia visibile, composta da barioni, non può sviluppare abbastanza gravità per tale scopo. Anche da questa prospettiva il concetto di materia oscura ha senso solo all’interno dell’attuale modello standard che prevede come unica forza cosmologica quella gravitazionale; se il Modello Standard risultasse errato, non si avrebbe necessità di materia oscura, dato che non si ha alcuna evidenza sperimentale se non le violazioni di un modello matematico.

 

[27] http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_agosto_25/ams-caccia-antimateria.

 

[28] Focus N. 5/2008.

 

[29] Nell’acceleratore LHC le particelle subatomiche (protoni) si scontreranno tra loro ad altissime energie, per consentire lo studio delle leggi fondamentali della fisica.

 

[30] Metro, 10.10.2011.

 

[31]  Fu in larga parte originata da scelte economiche e politiche adottate dalle potenze occidentali. Mentre l’Unione Sovietica avviava nella propria zona una radicale riforma agraria e la nazionalizzazione della gran parte delle industrie, gli Stati Uniti si accordarono con i loro alleati per estendere il programma di aiuti straordinari – il Piano Marshall – alle zone occidentali della Germania. Tale decisione venne ufficializzata nel marzo del 1948 a Londra dalla Conferenza delle potenze occidentali che stabilì la partecipazione della Germania all’Autorità internazionale per il controllo della Ruhr, da cui venne esclusa l’URSS, e auspicò la formazione di istituzioni politiche che permettessero l’autogoverno del paese.

Il pretesto che dette avvio al blocco fu la decisione degli alleati occidentali di estendere a Berlino Ovest la riforma monetaria che prevedeva l’introduzione del nuovo marco occidentale, non prima di avere cercato un compromesso con i sovietici. Questi ultimi, dopo avere introdotto il loro marco e averne provocatoriamente chiesto l’adozione anche a Berlino Ovest, nel mese di giugno interruppero il traffico ferroviario, terrestre e fluviale tra la città e la Germania occidentale. Il completo isolamento dei settori occidentali dai rifornimenti alleati avrebbe potuto spingere gli occidentali, secondo le previsioni sovietiche, a lasciare Berlino. Tuttavia, la rappresaglia di Mosca fu inaspettatamente aggirata dagli occidentali, che con un estenuante ponte aereo continuarono a rifornire la città con circa 8000 tonnellate di merci al giorno. La moneta di scambio per l’interruzione del blocco era la rinuncia degli occidentali a promuovere la costituzione di un governo per la Germania Ovest. Ma i sovietici non ottennero ciò a cui ambivano, poiché per gli Stati Uniti resistere alla prova di forza significava dimostrare la loro capacità di respingere i disegni di supremazia sovietica in Europa

 

[32] Per fare un esempio poco noto, a Cuba venne presentata nel 1956 con grande pompa un programma fotocopia di introduzione dell’energia nucleare, che naturalmente finì in nulla.

 

[33] L’optoelettronica è quella branca dell’elettronica che studia i dispositivi elettronici che interagiscono con la luce e le loro applicazioni, facendo da interfaccia tra il dominio elettrico e quello ottico e viceversa; In questa definizione il termine luce va inteso in senso lato e include radiazioni elettromagnetiche non percepibili all’occhio umano come raggi gamma, raggi X, radiazione ultravioletta e radiazione infrarossa. In genere l’optoelettronica è considerata una branca della fotonica.

 

[34] Robert Gillette, laser fusion: an energy option, but weapons simulation is firrst”, Science, vol. 188 (4 aprile 1975), pp. 30-34.

 

[35] Ray E. Kidder, Problems with the stoockpile stewardship, Nature, Vol. 386,17 aprile 1996, p. 646.

 

[36] Barbara Goss Levi, Veil of secrecy is lifted from parts of Livvermore’s laser fusion program

 

[37]                                                                    C.s.

 

[38] Luc Allemand, Mégajoule: le plus gros laser du mond, la Recherche, n. 360, gennaio 2003, pp. 60-67

 

[39] Una coppia di Cooper, dal nome del fisico Leon Cooper, è uno stato legato fra due elettroni (ovvero anche fra due lacune) che si può realizzare grazie all’intervento di una qualche interazione attrattiva, tale da vincere la forza elettrostatica repulsiva fra le due particelle. I due elettroni legati si comportano non più come fermioni, ma come un bosone. Le coppie di Cooper sono alla base della spiegazione del fenomeno della superconduttività. Nella superconduttività convenzionale, o superconduttività BCS, l’interazione attrattiva fra i due elettroni è data dallo scambio di un fonone.

 

[40] A voler essere precisi pur negando la realtà degli UFO ha sempre ribadito della possibilità di vita extraterrestre http://www.lastampa.it/2013/06/29/multimedia/scienza/gli-extraterrestri-raccontati-da-margherita-hack-0OO1c0z7fh0lVEjBOlER4O/pagina.html

D’altronde il termine UFO è un altro acronimo senza significato in italiano! Nei paesi in lingua spagnola si chiamano OVNI, oggetti volanti non identificabili.

 

[41] C’è sempre da chiedersi quale progresso e quale sviluppo.

 

[42] http://autori.fanpage.it/il-pericolo-di-una-corea-del-sud-nucleare/

 

[43] http://www.peacelink.it/pace/a/4536.html   https://aurorasito.wordpress.com/2016/07/29/la-verita-su-arsenale-nucleare-segreto-di-israele/

 

[44] Vedere ad esempio Sidney Drell, Raymond jeanlos, Bob Peurifoy, Maintaining a nuclear deterrent under the test ban treaty, Science, VOL. 283, 19 FEBBRAIO 1999, PP. 1119-1120, nota 5.

 

[45]  Vedere ad esempio Sidney Drell, Raymond jeanlos, Bob Peurifoy, Maintaining a nuclear deterrent under the test ban treaty, Science, VOL. 283, 19 FEBBRAIO 1999, PP. 1119, nota 4.

 

[46] Voglio precisare che questo benessere dei lavoratori non è stato un fattore automatico dello sviluppo economico, ma un sottoprodotto della lotta di classe rivoluzionaria (e da non dimenticare che umo dei fattori decisivi è stato la presenza di un campo socialista).

 

[47] Non è che uno dei tanti esempi di quanto i rapporti di produzione capitalisti diventano un freno allo sviluppo delle forze collettive.

 

[48] http://www.resistenze.org/sito/te/pe/im/pimhd03-019065.htm

 

[49]                                                   C.s.

 

[50] Senza scordare che la Cina detiene la grossa parte del debito USA, solo nel 2014 pechino aveva 2.317 miliardi di dollari (http://www.repubblica.it/economia/2014/01/16/news/in_cina_il_debito_degli_stati_uniti_pechino_ha_1_317_miliardi_dollari-76113399/ ) superato nel 2016 dal Giappone (http://www.corriere.it/economia/16_dicembre_16/debito-usa-giappone-supera-cina-diventa-primo-creditore-6e5788a0-c3a6-11e6-951e-edbed16731f0.shtml ).

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~ di marcos61 su maggio 17, 2017.

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