DALLA DOCUMENTAZIONE DI RUMOR EMERGE IL LATO OSCURO DELLA STORIA

 

 

 

La lettura del libro di Paolo Rumor l’altra europa Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, Hobby & Work è illuminante e istruttivo di come circoli ristretti possano influenzare la vita economica, politica e culturale delle nazioni.

 

Paolo Rumor è il figlio di Giacomo Rumor che pur non avendo avuto un ruolo importante nella vita politica nazionale come suo fratello Mariano (che fu Presidente del Consiglio dei Ministri ben cinque volte, a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70) rivestì incarichi locali di amministrazione, a Vicenza e nel Veneto, quali: la presidenza della CCIAA (dal 1947 al 1965), del Consorzio per lo Sviluppo; del Centro per la Produttività; dell’Ente Case Popolari; del Progetto per il Canale Navigabile Veneto-Lombardo; dell’Ufficio per l’Emigrazione; di quello per la Direzione Aziendale allocato c/o l’Università di Padova; nonché la vicepresidenza dell’Ente Fiera, dell’Autostrada Serenissima; della Cassa di Risparmio di Verona-Vicenza-Belluno ed altri.

 

Ancora prima di ricoprire questi incarichi, su Presidente della CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura) di Vicenza.

 

In questo libro, Paolo Rumori, parla del contenuto dei documenti di suo padre e della sua attività, soprattutto quando tra la seconda metà degli anni ’40 e i primi anni ’50 aveva lavorato con persone che erano direttamente impegnate negli studi per le primissime fasi di progettazione dell’Unione Europea. Egli era stato scelto da De Gasperi quando questi era ministro degli esteri. I primi contatti non ufficiali fra alcuni Paesi che erano stati coinvolti nel conflitto mondiale appena cessato erano avvenuti quando Presidente del Consiglio era Parri. Gli Stati Uniti spingevano in questa direzione. Erano state istituite delle Commissioni informali di studio per esaminare gli aspetti chiave della futura Unione.

 

Nei primi tempi la materia di studio era stata in stata in prevalenza quella concernente i rapporti economici. I paesi occidentali avevano incaricato dei loro commissari, scelti alcuni dei quali tra gli esponenti della Resistenza (escludendo però i comunisti) per questi incontri. La caratteristica di questo gruppo di lavoro era che non facevano parte emissari che erano politicamente o pubblicamente già impegnati, bensì persone che fungevano da esperti e da fiduciari.

 

Il nome di Giacomo Rumor in questo gruppo di lavoro era stato caldeggiato dal Vaticano per intervento diretto di monsignor Montini.

 

In questa documentazione emerge che l’idea di unione europea non era nuovo. Era stato preparato molto tempo dietro dalla Terza Casa di Lorenza-Vandémont. Lo schema di statuto internazionale del 1948, su cui era innestato il successivo impianto europeistico, era tratto da uno scritto denominato Atto di intenti 20 luglio 1889, a firma D’Angloise-Boile-Michelini-Kauffmann, depositato all’epoca presso la Prefettura di Augusta, poi trasferito a Strasburgo.

 

I lavori di questi esperti (che venivano chiamati Commissari) erano organizzati in Divisioni. Vi erano quindici Divisioni, comprendenti quasi tutte le materie che fanno parte di una struttura statale, e sulle quali verteva l’analisi dei predetti esperti: quella concernente l’aspetto costituzionale, quella dedicata al campo amministrativo, quella focalizzata sulla finanza, quella incentrata sul sistema fiscale; e poi anagrafe e cittadinanza, famiglia, assistenza sociale, lavoro, patrimonio, commercio interno, commercio estero, risorse energetiche, territorio, polizia, viabilità e trasporti. Rumor era inserito nella Commissione del commercio estero.

 

I membri in tutto erano sessanta. Il rappresentante di ciascuna Divisione si incontrava solo con gli altri tre membri del suo gruppo e poi riferiva ai rappresentanti delle altri quattordici Divisioni durante alcuni incontri che avvenivano in genere tra Verona, Vienna e Parigi, ma anche altrove, Europa orientale compresa. Le Commissioni in realtà non avevano una sede centrale, ma si riunivano in aree decentrate per favorire i loro partecipanti; ciò anche in zone allora in guerra.

 

Quest’organo aveva compiti solo consultivi, perciò è probabile che gli atti siano stati accorpati a quelli dell’attuale Consiglio d’Europa sotto qualche altra denominazione. Ma potrebbe anche darsi che siano stati “secretati”, perché a quel tempo (appena terminato il secondo conflitto mondiale) le commissioni di studio erano classificate come “consulte diplomatiche interne” dei rispettivi Capi di Stato. Non sembra che tali lavori abbiano interferito né con la politica interna né con quella estera dei governi, al punto che neppure i parlamenti nazionali non ne erano a conoscenza.

 

Quando è stata varata la Comunità Europea, nel suo primo assetto strettamente economico, essa aveva un apparato statutario già predisposto, in tale settore e nelle linee essenziali, dalle Commissioni che avevano lavorato negli anni 1944-50.

 

Dalle lettere di Giacomo Rumor emerge come nel periodo 1943-1944 avessero siglato con i rappresentanti delle componenti borghesi della Resistenza italiana (perciò escludendo i comunisti) delle convenzioni precise, sia per la futura stabilità politica dell’Europa, sia per la rivitalizzazione economica dopo i danni bellici, e quindi per la ricostruzione.

 

Pertanto erano state firmate delle clausole politiche concernenti i rapporti Est-Ovest, e delle clausole economiche. Fra queste ultime esisteva un patto al quale l’Italia si sarebbe servita, per il periodo di alcuni decenni, di risorse energetiche derivanti dalle compagnie statunitensi o controllate da queste.[1] Ciò era considerato un modo indiretto e più agevole per pagare almeno parte delle spese belliche in corso e quelle future.

 

Nel momento dell’adozione di tali pattuizioni non esistevano strutture diplomatiche indipendenti da parte italiana, mentre il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) non era ritenuto affidabile perché troppo influenzato dai comunisti e dai loro alleati. Pertanto gli USA avevano utilizzato nelle loro trattative con Francia e Italia, come canale riservato, il Vaticano nonché quelle persone impegnate nella Resistenza delle quali la Chiesa aveva una sicura fiducia e che con ogni probabilità avrebbero ricoperto, alla fine della guerra, incarichi di rilievo. La rete di questi interlocutori era costituita al vertice, per gli USA, da James Jesus Angleton, funzionario di primissimo piano dell’OSS e poi della CIA; da Monsignor Giovanni Battista Montini per il Vaticano; da Luigi Gedda (presidente dell’Azione Cattolica), che era il portavoce di Montini, dal vescovo Francis Spellman (divenuto cardinale di New York nel 1946), interlocutore riservato del governo USA.

 

All’epoca monsignor Montini era uno dei dirigenti del Servizio Segreto Vaticano (nonché, dal 1944, pro-segretario di Stato). Egli fu in precedenza l’assistente ecclesiastico degli universitari cattolici (e fu in questa veste conobbe Giacomo Rumor).

 

Dalla lettura di queste carte emerge in molto chiaro dell’esistenza (e che quanto afferma suo figlio Paolo opererebbe tuttora), ad un livello molto alto e diverso da quelli conosciuti, di un Gruppo o un’Entità (di cui facevano parte persone appartenenti a vecchie casate nobiliari) che lavorava non solo ad un progetto di Europa, ma anche ad altre finalità.

 

   Le persone che appartenevano (e appartengono) a tale Gruppo o Entità non esitano a ricorrere a tecniche di suggestione o dissimulazione per pilotare l’emotività dell’opinione pubblica, le sue aspettative, le sue aspirazioni mentali, e conseguentemente far accettare cambiamenti che coinvolgono le comunità nazionali. L’attività dei singoli governi non sembra avere la capacità di interferire con la citata programmazione, quantomeno a breve termine; e neppure i partiti politici, che in realtà vengono totalmente esclusi da quella che in gergo viene chiamata “La Grande Opera”.

 

Entrambi, governi e partiti, subiscono a loro insaputa l’influenza discreta ma incisiva di una rete di statisti e consiglieri collocati in ambiti chiave delle funzioni strategiche. In effetti, durante taluni incontri tenutisi a Vienna per i lavori delle commissioni cui partecipava Giacomo Rumor, erano presenti persone che in linea teorica non avrebbero dovuto partecipare, poiché risiedevano in Cecoslovacchia e in Ucraina, dove ricoprivano anche incarichi di governo locali.[2]

 

Ancora durante le seconda guerra mondiale (ma nella realtà il processo era iniziato ben prima) alcuni circoli intellettuali inglesi, americani e francesi avevano preso ad adoperarsi non solo perché l’Europa avesse una unificazione economica e politica, ma anche perché fosse retta da una leadership morale impersonata da alcuni appartenenti ad un ramo di antica nobiltà, che affondava le proprie radici in un passato, in parte di estrazione ebraica.

 

Su questo argomento Paolo Rumor afferma che esistono dei documenti chiamati Protocolli e a tale proposito si ricorda di un circolo politico denominato Circuit, osteggiato dalla Chiesa Cattolica nonostante vi partecipassero dei prelati di alto rango.

 

Nel periodo di collaborazione ai lavori per gli studi preparatori per la costruzione dell’Unione Europea, Giacomo Rumor intrattenne rapporti con Alain Poher (che divenne un esponente del partito cattolico di centro francese, il Mouvement Républican Popoulaire e del parlamento francese), con Maurice Schumann (futuro Segretario di Stato agli esteri); con Robert Schumann (fautore della politica europeistica basata sull’intesa franco-tedesca); con Jeanne Monnet (che nel 1952 divenne il primo presidente dell’Alta Autorità della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) e con altre personalità.

 

Questo gruppo di persone comprendeva alcuni intellettuali che aderivano ad un movimento europeo esistente ancora negli anni ’30, che erano chiamati Priori. Giacomo Rumor affermava che questi personaggi che erano stati i primi a coltivare l’idea di una federazione degli Stati europei, e ciò fin dalla seconda metà del XIX secolo. Questo sodalizio, dichiarava di far risalire la propria strategia a un passato straordinariamente lontano. All’epoca di cui parlava la documentazione di Giacomo Rumor, i suoi membri erano in prevalenza di estrazione francese, inglese e scozzese. Avevano preso quest’iniziativa in un gruppo riservato al quale in seguito anche Maurice Schumann ne divenne membro.

 

Alcuni appartenenti di questo movimento, furono poi utilizzati in parti dal servizio segreto americano durante il secondo conflitto mondiale (era l’OSS).

 

Esisteva inoltre un organismo di unione molto più elitario, all’interno del primo, formato da due circoli, Kreisau e Alpha Galates, che avrebbero dovuto costituire una forma attuativa o intermedia, entrambe cessate dopo poco tempo, attorno ai primi anni ’50.

 

Una parte del corpo unionista europea venne impiegato dopo la seconda guerra mondiale dalla CIA, dai servizi segreti italiani e da quelli vaticani, per ostacolare la diffusione del Movimento Comunista e di tutte le forze progressiste e di sinistra che erano ritenute di ostacolo al loro progetto.

 

 

IL CASO MATTEI

 

Come si diceva prima, fra le clausole degli accordi assunti tra i rappresentanti qualificanti per il futuro governo italiano e gli USA nel 1943 – relativamente al prevedibile rimborso dei costi per l’intervento americano che si andava a preparare, nonché di quelli per la ricostruzione civile e la successiva rivitalizzazione economica – ve ne era anche uno secondo con la quale l’Italia si sarebbe servita, per un periodo di qualche decennio, di risorse petrolifere derivanti o controllate dalle compagnie statunitense.

 

In base a questi patti, l’Italia era stata assegnata a due diverse compagnie di produzione petrolifere: il nord del Paese all’uno e il sud all’altra.

 

I predetti accordi hanno rischiato di andare in crisi quando Enrico Mattei, nei primi anni ’50, decise unilateralmente (e contrariamente al parere del parere del Presidente della Repubblica) di alleggerire il fabbisogno energetico italiano senza consultarsi con le controparti statunitensi.

 

Mattei era stato nominato commissariato straordinario dell’AGIP in alta Italia nel maggio del 1945 e poi presidente dell’ENI dalla sua costituzione del 1953. Aveva compiuto già nel 1946 una serie di perforazioni a Coriaga, in Val Padana, peraltro insoddisfacenti. Nel 1949, tuttavia, trovò un giacimento di idrocarburi a Cortemaggiore, nella bassa piacentina: evento che indusse il ministro dell’Economia Lombardo (socialdemocratico) a proporre di incentivare l’iniziativa privata italiana nello sfruttamento delle risorse nazionali. Si aggiunse quindi l’ulteriore scoperta dei giacimenti di Rivalta e del cremonese, cui seguirono molte altre perforazioni di metano. Nel 1955 fu individuato in Abruzzo un vastissimo giacimento, ritenuto in grado di soddisfare tutte le esigenze italiane.

 

Parallelamente, Mattei aveva preso dei contatti con l’URSS per il gas e il petrolio della Siberia, nonché con il governo persiano per la costituzione di un consorzio iraniano aperto anche agli USA. Dalla metà degli anni ’50 si schierò apertamente contro le “Sette sorelle” che erano le multinazionali che monopolizzavano la produzione del petrolio a livello mondiale (ovvero l’Esso, la Royial Ducht Shell, la Anglo-Persian Oil   Company, la Mobil, la Texaco, la Standard Oil of California e la Gulf Oil). Gli USA erano preoccupati perché queste iniziative erano contrarie alle intese del ’43, ma anche perché l’emancipazione energetica italiana avrebbe reso il governo italiano meno dipendente dall’economia USA e, si stimava, reso (potenzialmente) più incline ad una politica tendenzialmente neutralista che avrebbe indebolito la NATO nel fronte sud dell’Europa.

 

Il problema degli approvvigionamenti di materie combustibili era stato discusso fin dai primi tempi degli studi per l’Unione Europea. Si riteneva, infatti, che, per riuscire a possedere la necessaria libertà nelle scelte politiche, bisognava anche avere una relativa indipendenza nelle provviste energetiche. Questo problema era stato temporaneamente risolto per mezzo degli accordi di fornitura con gli Stati Uniti, ma si era istituito sul tema un Gabinetto apposito, e i suoi membri si erano riuniti in alcune conferenze di lavoro a Vienna tra il 1948 e il 1951. Vi parteciparono per conto dell’AGIP Enrico Mattei e il suo portavoce confidenziale, Raffaele Mattioli.

 

Nel 1952 era stata costituita anche un’intesa tra l’AGIP e il corrispondente organismo tedesco per l’energia. A quel tempo la ricerca alternativa (debitamente autorizzata, all’inizio dagli USA) si era sviluppata in alcune direzioni principali: i giacimenti del mare del Nord; quelli della Val Padana e di alcune zone del centro-sud Italia; gli scisti bituminosi e i rapporti con alcuni Paesi arabi. Dopo un decennio prese corpo perfino l’ipotesi di un accordo per l’acquisto di petrolio della Russia; nel 1962 maturò una possibilità analoga con la Cina e l’Algeria. L’accordo con quest’ultima avrebbe consentito all’Italia di sottrarsi dalla dipendenza petrolifera degli USA.

 

In questo quadro cominciò ad emerge un conflitto fra Mattei e le multinazionali del petrolio. Tra l’altro egli continuò a mettere in dubbio i rapporti internazionali dell’Italia, sostituendosi, di fatto, alle decisioni riservate alla diplomazia politica. Il clima internazionale in quel periodo era molto teso, e proprio in contemporanea si era accesa la questione dei missili sovietici a Cuba. Mattei continuò inoltre i rapporti con gli iraniani. Tuttavia quest’ultimo paese era diventato dopo il golpe del 1953, un protettorato USA, per cui occorreva il consenso degli USA all’operazione. Perciò, quando Mattei prese unilateralmente contatto con l’Iran, la diplomazia riservata tra USA e Vaticano (che a volte era utilizzata a quella collateralmente a quella ufficiale fra Stati) fu attivata. A Giacomo Rumor fu chiesto da Montini (su iniziativa del cardinale Spellman) di interporre la sua influenza e amicizia con Mattei. Essi si conoscevano dai tempi della Resistenza, e in seguito avevano intrattenuto rapporti a proposito del Polo energetico di Ravenna-Ferrara.

 

L’avvertimento riferito dal Vaticano era che il braccio armato di un cosiddetto “Contingente americano” si sarebbe occupato di eliminare il presidente dell’ENI se egli non avesse desistito dalle trattative con i Paesi estranei all’influenza statunitense.

 

A Roma operava una cellula di una cosiddetta “Ala riformata” di questo “Contingente americano”. Un suo membro, chiamato col soprannome di Sokar (un corso), si era fatto assumere all’aeroporto di Fontanarossa (Catania) poco prima dell’attentato. Vi era poi un italiano chiamato Neter. Entrambi erano definiti col termine di lupetto e lavoravano nell’aeronautica a Pavia, abbinati allo stesso programma, a proposito della questione Mattei.[3]

 

Mattei fu messo in guardia sia da Giacomo Rumor che da un agente del KGB. Fu uno sforzo inutile, poiché Mattei non ritenne queste segnalazioni preoccupanti.

 

Questo “Contingente americano” era un’istituzione scelta e molto dissimulata: una specie di compagine strategica ed operativa (composta da addetti specialisti) di quell’altra entità – che Paolo Rumor definisce “organizzazione” – che era già esistente nel XIX secolo e che già spingeva all’epoca la costruzione di un nuovo ordine politico europeo basato sui valori di libertà, umanesimo ecc. Quest’organizzazione dette il primo impulso all’impianto generale tendente all’Unione Europea, ed era contraddistinta da un retaggio ebraico mescolato a forti connotazioni massoniche. Quest’organizzazione (spiccatamente elitaria), e la precedente menzionata, erano di natura conservatrice e anticomunista. Essa fu utilizzata nel 1947 da Andrè Malraux contro i comunisti in Francia. Questa organizzazione era chiamata anche L’Unione dei Migliori, oppure L’école des home, con riferimento di “Uomo cosmico, apritore della porta e custode delle chiavi”.

 

La direzione operativa del braccio armato in Italia, durante quel periodo di tempo, era affidata ad un certo Nutting, e ad Henri Lobineau di Vienna.

 

Mattei rappresentava una linea politica presente in Italia che pur non volendo mettere in discussione la scelta atlantica ed europea da parte dell’Italia, voleva sviluppare una maggiore autonomia italiana in seno all’alleanza occidentale. Già la Francia si stava avviando in questa direzione, tramite l’opzione nucleare e nel 1966 con l’uscita dalla NATO. Bisogna tenere conto che la posizione della Francia era ben diversa da quella italiana, poiché risultava (nonostante il crollo e l’occupazione tedesca del 1940) essere parte delle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, e mantenere rapporti privilegiati nei confronti di Stati Uniti e Gran Bretagna.

 

Nell’ottica di uno sviluppo dell’economia maggiormente autonomo, succedeva che mentre da un lato Mattei cercava vie alternative nell’approvvigionamento di idrocarburi, il ministro per le Opere pubbliche e quello dello dell’Economia del governo Tambroni incentivavano le Camere di Commercio e gli Enti Locali a consorziarsi per studiare piani di utilizzo delle vie d’acqua navigabili ai fini del trasporto commerciale. L’Italia, ancora alla fine degli anni ’50 non aveva ancora optato di privilegiare il trasporto su gomma.

 

In quel periodo Giacomo Rumor era presidente del Consorzio per l’Idrovia, nel tratto Padova-Verona. L’intero percorso del canale doveva collegare il porto Malamocco con la Lombardia. Questo progetto, teso ad assorbire una parte consistente del traffico commerciale non veloce dell’alta Italia, subì una brusca interruzione in conseguenza dell’attentato a Mattei. Infatti l’episodio venne recepito per quello che esso effettivamente era: un secco rifiuto a vedere modificati in quel momento gli orientamenti generali assunti verso la metà del conflitto mondiale oltre ad una risposta allarmata per certe prospettive politico-strategiche dell’Italia.

 

 

 

LA TRACCIA DI QUESTA STRUTTURA NEL TEMPO

 

Nella documentazione di paolo Rumor emergono anche le preoccupazioni vaticane rispetto alle posizioni illuministiche di alcuni membri di entità (come Monnet), tanto da pensare che quando Benedetto XVI, sulla scia dei suoi predecessori, faccia riferimento alle radici cristiane dell’Europa, esso esprimesse la preoccupazione con cui il Vaticano notava – e nota – l’influenza di questa entità che aveva cominciato ad operare prima delle due guerre mondiali e che ha radici massoniche.

 

Giacomo Rumor pensava che ci fosse una sorta di “papato alternativo e clandestino” che agiva nell’ombra, utilizzando spesso per i suoi scopi e per portare avanti il suo progetto, altre organizzazioni già esistenti, la cui natura ne risulta a volta contraffatta.

 

Come si diceva prima la Chiesa Cattolica non apprezzava l’orientamento ideologico di alcune personalità che facevano parte delle Commissioni per l’Unione Europea.

 

Verso la fine degli anni ’50 essi avevano pubblicato una rivista di nome Circuit che era un progetto di carattere nazionalista mascherato da un apparente oggetto riguardante l’edilizia.

 

Paolo Rumor afferma che suo padre aveva maturato il sospetto che l’ideazione stessa e la traduzione in pratica di un Unione delle nazioni europee rivelava una “mano guida” all’opera da diverso tempo.

 

Questo supposizione gli era stata confermata da Schumann, il quale asseriva che il Progetto risaliva, come studio, alla prima metà del XIX secolo, ma che questa pianificazione sarebbe appartenuta addirittura all’epoca carolingia (per quanto questa affermazione non può che apparire come minimo singolare e certamente generale delle legittime perplessità); con più precisione, ad un accordo siglato dai Franchi di Clodoveo nel 496 con Remigio, intermediario, del Papa, grazie all’influenza di un promotore, Elisacardo, e con l’appoggio dato qualche anno prima da Zenone di Costantinopoli. La programmazione era stata tuttavia interrotta dopo l’invasione araba del 641 dell’Egitto e della Persia, che aveva separato l’Europa continentale dalle coste del Mediterraneo del Sud. Dopo di ciò il Progetto sembra avere seguito una strategia ben definita, che all’inizio consisteva nel servirsi di alcune dinastie regnanti – principalmente, dopo quella franco-normanna e in epoca più tarda, delle case di Lorena e Asburgo; poi, molto più avanti, delle strutture politiche espresse dagli Imperi Centrali; in seguito in seguito da quelle dei governi democratici e anche di alcuni governi dittatoriali; per approdare, infine, agli organismi sopranazionali (MEC, CEE): tutto ciò allo scopo di portare a compimento l’unione geopolitica dell’Europa, primo essenziale passo per allargare la compagine al bacino meridionale del Mediterraneo, cioè alla fascia comprendente i Paesi stanziati tra Marocco e Turchia. Sembra sottinteso che l’area del contingente europeo debba procedere in modo politicamente “gemellato” con quella americana.

 

La formulazione delle linee essenziali di questa geopolitica secondo i ricordi di Paolo Rumor sarebbe stata contenuta nello Hieron uno scritto realizzato intorno al 1870 in Francia. In esso vi era enunciata una sorta di società cristiana e transcristiana in cui si proponeva una struttura locale che unificasse i popoli del bacino europeo. In essa, tuttavia, gli elementi ideologici prevalevano su quelli socio-economici.

 

L’Unione era vista (nell’ambito del ristretto ambiente che aveva alimentato in passato l’idea della federazione europea) come un ricorso – o una rievocazione – dell’ancestrale, semi-mitica unione originale che si affermava essere esistita all’inizio, prima che avvenissero quegli sconvolgimenti che avevano disgregato o destrutturato la civiltà urbana stanziata in parte nel bacino meridionale del Mediterraneo e in parte nel subcontinente indiano e in altre località del globo terrestre. In sostanza Paolo Rumor pensa che si utilizzi un simbolismo dialettico e concettuale in base al quale l’operazione politica era ritenuta la ripetizione di un accadimento antecedente e lontanissimo. Lo scopo di quest’iniziativa sarebbe stato, in sostanza, quello di riprodurre a livello molto esteso, sia in modo fisico sia sociale, una condizione esistita in un remoto passato. Gli impedimenti politici e sociali che si sovrapponevano nel momento contingente a una tale ambiziosa realizzazione erano definiti “incidenti di percorso”, comunque tali da non impedirne il paziente e metodico lavoro di messa in opera.

 

Nel gruppo dei componenti le commissioni che aveva partecipato Giacomo Rumor, erano presenti alcuni persone che i loro nominativi furono in seguito citati in diverse pubblicazioni negli anni ’90. C’era il notissimo scrittore e drammaturgo Jean Cocteau, che in seguito fu indicato come il Gran Maestro del Priorato di Sion e il ben noto esoterista Gurdjjeff. Fra i membri italiani vi era Cesare Merzagora. C’erano persino due membri dell’Histadrut europea (il ramo europeo del sindacato sionista dei lavoratori ebrei).

 

In sostanza dalla documentazione di Giacomo Rumor emerge che sin dalla seconda metà del XIX secolo un gruppo di persone (nessuna delle quali era politicamente conosciuta) aveva iniziato a dare attuazione ad una nuova impostazione geopolitica dell’Occidente che, in ampia sostanza, voleva proporre l’Europa e gli Stati Uniti come modello di sviluppo civile per gli altri Paesi. In pratica s’intendeva perseguire una sorta di occidentalizzazione dell’intero pianeta sulla linea di fondo di alcuni criteri guida costituiti da:

 

  • Libera concorrenza economica.
  • Parlamenti a impostazione elettiva.
  • Abolizione delle influenze religiose nell’organizzazione civile.
  • Adozione di valori etici di natura universale.

 

 

Per cercare di capre l’esistenza di organismi occulti che cercano di influenzare la vita economia, politica e culturale, bisogna partire dal fatto che dalla fine del XIX secolo è il periodo il capitalismo comincia a entrare nella sua imperialista, in cui la borghesia da forza rivoluzionaria rispetto ai modi di produzione precedenti (ed alle forme politiche che corrispondevano a essi), che combatteva per la libertà di vivere e lavorare dove meglio credeva, diventa una classe reazionaria che, pur di difendere i suoi meschini privilegi, impedisce alla gran parte degli esseri umani di realizzare uno o più dei loro diritti naturali come attualmente si vede dall’utilizzo degli apparati repressivi statali per negare la libertà di movimento a milioni di migranti che sono costretti a reclamarla anche a costo della vita.

 

E proprio in questa fase che nascono nuove forme di controllo e di repressione, alimentate da specifici pregiudizi e che sono alimentate da apposite costruzioni culturali.

 

E in questo periodo che si sviluppano interpretazioni arbitrarie della biologia che vorrebbero stabilire che alcuni popoli sono superiori e altri inferiori (razzismo) e che alcuni individui sono superiori e altri inferiori (come l’eugenetica).

 

Si comincia a teorizzare che i leader sono geneticamente destinati a comandare e che ciò che vale per un individuo vale per un gruppo, un popolo, una nazione.

 

Tutte queste ideologie che hanno una base comune, ebbero la funzione di dare una base culturale ai lager nazisti.

 

Se questa affermazione potrebbe sembrare esagerata, prendiamo come esempio l’eugenetica.

 

Il termine eugenetica significa “la buona specie” fu coniata nel XIX secolo da Francis Galton (che tra l’altro era un parente di Charles Darwin), il quale sentiva “l’obbligo morale” di incoraggiare coloro che erano forti e sani a fare tanti figli con il fine di “migliorare” l’umanità e che l’incrocio selettivo degli adatti poteva portare alla razza superiore, come si concepiva all’epoca l’aristocrazia inglese. Nella stessa epoca Herbert Spencer sviluppò “l’evoluzione della psicologia” teorizzando che molte persone erano biologicamente imperfette e degne solo di una morte molto veloce.

 

Dal 1907 al 1973, negli USA percorrendo l’eugenetica nazista, 24 stati autorizzarono la sterilizzazione coatta di pazienti di ospedali psichiatrici, di condannati per crimini sessuali, di “imbecilli”, di “individui moralmente depravati”, di epilettici. La maggioranza di queste persone erano immigrati slavi, ebrei, e soprattutto neri.

 

   Così, gli Stati Uniti sono stati il primo paese al mondo ad autorizzare la sterilizzazione con finalità eugenetiche. Nel 1907 lo Stato dell’Indiana approvò, infatti, la prima legge per la sterilizzazione di pazienti ricoverati in istituzioni psichiatriche.

 

Negli USA gli eugenisti sostenevano che il paese si stava deteriorando a causa della qualità dei geni della popolazione statunitense, e per questi motivi richiedevano interventi politici per incrementare il numero di individui dotati di “geni buoni”. La riscoperta della legge di ereditarietà di Mendel agli inizi del XX secolo aveva aperto la strada della genetica che oggi conosciamo. Tuttavia, queste stesse basi scientifiche che indicavano le leggi di ereditarietà negli organismi viventi inclusi gli esseri umani divennero presti un potente sostegno per il movimento eugenetico che l’utilizzò per affermare l’inferiorità di alcuni gruppi etnici e classi sociali.

 

Se si vuole capire perché gli USA furono i pionieri della sterilizzazione, bisogna partire tra gli scheletri negli armadi delle lobby interessate alla conservazione della natura (è proprio vero che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni). Su tutti emerse il circolo formato da scienziati, economici e politici del professor Henry Fairfiled Obsorn. I membri più importanti del circolo di Obsorn (come T. Roosevelt che divenne in seguito Presidente della repubblica stellata) fondarono nel 1887 il Bonne and Crockett Club (B&C) che costituì la prima associazione conservazionista degli USA ed ebbe un ruolo fondamentale nel sostenere sia il Museo Americano di Storia Naturale, il parco zoologico di New York e la Lega di Difesa della Foresta Rossa a San Francisco che i movimenti eugenetici di restrizione dell’immigrazione. In un’epoca sempre più secolarizzata, la natura diviene un surrogato di Dio, tanto che per il presbiteriano Obsorn natura e Dio sono pressoché la stessa cosa.

 

Per tanti anni, il cuore del movimento eugenetico americano fu l’Eugenetics Record Office, allestito nel 1910 a Gold Spring Harber (che è lo stesse centro che attualmente ospita – guarda caso – l’Uman Genome Project, per la ricerca sul geoma) sovvenzionato da Mary Harrimann. Mary era la moglie di Edward, il magnate delle ferrovie, e la madre di Averel, l’industriale che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-America Line, la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Nel 1926 accolse nella sua ditta un socio il cui nome divenne in seguito famoso: Prescott Bush, padre di presidente e nonno di un altro.

 

Con tutta probabilità l’americano che dopo il 1933 ha maggiormente influenzato l’eugenetica tedesca, è stato Harry Laughlin, con il modello di legge per la sterilizzazione e l’eugenetica del 1922 che condusse alla sterilizzazione do almeno 20.000 americani. La legge di Laughlin fu presa come modello dalla Germania nazista.

 

E prima dell’eugenetica ci furono le teorie di Malthus che sostenevano che la causa delle miseria era che produzione non bastava per tutti poiché esiste la sovrappopolazione. Le posizioni di Malthus si riallacciavano alla legge dei rendimenti decrescenti di Smith e Ricardo. Questa legge prevedeva l’incremento costante dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime, rispetto alle quali, i salari diminuivano, il che a sua volta provocava l’impoverimento della classe operaia e il peggioramento sistematico del suo livello di vita con il trascorrere del tempo. Per questa via il sottoconsumo di Sismondi coincide con il consumismo dei maltusiani: “E’ da questa teoria di Malthus che nasce tutta questa concezione sulla necessità che esista e si sviluppi senza sosta il consumo improduttivo, concezione che trova uno zelante propagandista in questo apostolo della sovrappopolazione per mancanza di mezzi di sostentamento”.[4]

 

Con l’aggiornamento e lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, i pretesi cultori della discriminazione sociale cercano sempre nuovi appigli.

 

Lombroso discrimina i popoli e gli individui riferendosi essenzialmente a caratteristiche anatomiche. In seguito si cercherà di discriminare su basi fisiologiche, poi su basi biochimiche.

 

Altri modi per tentare di distinguere individui e popoli in superiori e inferiori (concetto indispensabile all’imperialismo) sono legati a metodologie storiche e psicologiche.

 

Ora non c’è da meravigliarsi che in quest’epoca storica nascano società segrete che si ispirino a una dottrina che proclami la missione di un popolo.

 

Nell’Inghilterra vittoriana nell’ambiente dell’Università di Oxford intorno alla figura di John Ruskin, un critico estetico, riformatore sociale e nonché un profeta politico, si raccolse un gruppo di persone imbevute di teorie che aveva come obiettivo, secondo le parole di Ruskin: “Il mio scopo costante è stato quello di mostrare l’eterna superiorità di alcuni uomini su altri”.[5]

 

Nel 1891 un gruppo di discepoli oxoniani imbevuti di tali dottrine – tra i quali spicca l’energico uomo d’azione e di affari Cecil Rhodes, fondatore della colonia che prese il nome di Rhodesia – avrebbe costituito una società segreta caratterizzata da una fanatica vena di pananglismo razzista; imporre al mondo il predominio britannico, tale programma nato nella tradizionale atmosfera del Rule Britannia, ma animato da un affatto nuovo, che dalla nazione sposta l’accento alla razza, postulando l’esigenza di un alleanza tra le nazioni di razza anglosassone. Dopo la morte di Rhodes un’altra figura di proconsole sudafricano, lord Alfred Milner, organizza una cerchia esterna, la Rounde Table, che deve assicurare alla società segreta, di cui non si conosce il nome (nome che forse, per maggior segretezza, si evitò di coniare) un ambiente di “simpatia” e di fattiva collaborazione. Nel 1914 funzionano gruppi di Round Table in Inghilterra, Sud Africa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India e Stati Uniti. Il coordinamento della loro attività intellettuale vie assicurata per mezzo di un organo trimestrale, The Round Table, che esce completamente anonimo, allo stesso modo della rivista dei gesuiti, La Civiltà Cattolica; analogia non casuale, se si pensa che la Compagnia di Gesù costituiva il modello organizzativo di Cecil Rhodes.

 

Alla fine della prima guerra mondiale, quando ormai è chiaro che gli Stati Uniti sono destinati ad assumere un’importanza sempre più grande nel concerto mondiale, il gruppo americano della Round Table offre la piattaforma per la creazione del Council of Foreign Relations (CFR) delineato nei colloqui anglo-americani di Parigi, che assume il compito contrastare la tendenza isolazionista della borghesia americana (e della sua influenza nell’opinione pubblica degli Stati Uniti) e indirizzare la politica estera del governo statunitense nel senso voluto dalla società segreta, nel senso cioè di una affermazione planetaria della razza anglosassone.

 

È dagli ambienti gravitanti intorno al CFR è derivato l’impulso per l’intervento degli USA nel secondo conflitto mondiale, ed è dagli stessi ambienti che viene impostata la strategia della cosiddetta guerra fredda, che sarebbe stata abbandonata n seguito constatazione della sua sterilità. Risultando impossibile abbattere in modo frontale il campo socialista, è dai cervelli del CFR che nasce la strategia alternativa, basata sull’indebolimento dei paesi socialisti, che l’avvento del revisionismo ha portato nel Movimento Comunista Internazionale e nei paesi socialisti ha comportato, il cui sgretolamento era assicurato dalla penetrazione commerciale occidentale e dal contagio ideologico rappresentato dagli eurocomunisti (i partiti comunisti dell’Europa occidentale).

 

Altre società più o meno segrete nate verso la fine del XIX secolo c’è la Golden Dawn (più precisamente Hermetic Order of the Golden Dawn, in italiano Ordine Ermetico dell’Alba Dorata). I tre fondatori erano i massoni britannici William Robert Woodman, William Wynn Westcott e Samuel Liddel MacGregor Mathers che tra l’altro erano membri della Societas Rosicruciana in Anglia (S.R.I.A.).

 

Accanto a essa, bisogna ricordarsi anche l’Ordo Templi Orientis (OTO), società fondata da massoni tedeschi, che fu presa in mano dal famoso mago e occultista Crowley, che la trasformerà profondamente, utilizzandola come veicolo per quella sua filosofia “magico-libertaria”, che ebbe un grande influsso negli anni ‘60/’70 sulla cultura “alternativa”, degli hippie e in seguito nella New Age.

 

Tuttavia, la più nota fra le realtà neospiritualiste che ispirerà il pensiero mondialista è la Società Teosofica.

 

La Società Teosofica è nota ed è inscindibile da quella della sua fondatrice, Elena Petrovna Blavatsky, nata in Russia nel 1831 da genitori tedeschi e fuggita a 16 anni da quel paese (e da un matrimonio con un ufficiale). La sua vita sarà costantemente costellata da contatti con personaggi di varia e spesso enigmatica provenienza, tra cui non mancheranno molti frequentatori di logge massoniche. Massone, era il colonnello americano Henry S. Olcott, con il quale la Blavatsky mise in piede a New York, nel 1873 la Società Teosofica, una sorta di parareligione sincretista, che univa elementi di Oriente e d’Occidente in una sorta di meeting post spiritualista.

 

Questa funzione “strumentale” della Blavatsky, all’interno di complesse vicende dai risvolti non sempre chiari, sembra evidenziarsi soprattutto a partire dai suoi primi viaggi in India (1878), che all’epoca era sotto dominio britannico. In India, la funzione della Società teosofica sarà non solo quella di elaborare una sorta di neo-orientalismo esportabile in Occidente, ma anche, quella di occidentalizzare l’Induismo. Lo storico indiano R. Mukerjee inserisce la Società teosofica fra le quattro organizzazioni che maggiormente hanno lavorato per trasformare la tradizione indù in una forma più in sintonia con la mentalità occidentale, elaborando una sorta di “protestantesimo indù”.[6] Non a caso, uno dei più stretti collaboratori della Società teosofica in India, Dayananda Saraswati, sarà noto nella sua terra con il soprannome di “Lutero indiano”.[7] Un’operazione culturale, questa, che sembra avere avutoaiuto diretto dello stesso governo britannico, che allora (e non bisogna scordarsi) era sotto il suo dominio, ed era interessato alla creazione di una “forma di spiritualità” che potesse essere condivisa dagli occupanti e dai colonizzati.[8]

 

In Occidente, il ruolo della Società teosofica sarà quella di creare una nuova religiosità sulle rovine del cristianesimo: “Il nostro scopo non è di restaurare l’Induismo, ma di cancellare il Cristianesimo dalla faccia della Terra”.[9]

 

Lo stesso obiettivo, sarà ribadito anche dal successore della Blavatsky, Annie Besant, che nel discorso di chiusura al Congresso dei Liberi Pensatori tenutosi a Bruxelles nel 1880, affermerà: “Innanzitutto combattere Roma e i suoi preti, lottare ovunque contro il Cristianesimo e scacciare Dio dai cieli!”.

 

Alice Bailey, fondatrice nel 1920 dell’associazione Lucifer Truts, il cui nome è stato poi cambiato in Lucis Truts, affinché il riferimento a Lucifero (che per il Teosofismo è un’entità positiva, presiedente all’evoluzione dell’umanità) non ferisse la sensibilità dei “profani”. Oggi la Lucis Trust è membro del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, il cui debito ideologico è stato pubblicamente riconosciuto nel 1948 dall’allora assistente del Segretario generale delle Nazioni Unite, il belga Robert Muller.

 

Alice Bailey, è stata tra quelli che hanno promosso quell’ideologia dell’Era dell’Acquario che, a partire dalla cultura hippie degli anni ’60 fino alla New Age, ha costituito un vero e proprio annuncio profetico del “nuovo mondo”. Secondo la Bailey, infatti, l’Età dell’Acquario sarebbe destinata a sostituire la vecchia Età dei Pesci (dominata dal cristianesimo) con una Nuova Era di riunione fra i popoli e fra le religioni, sotto il controllo delle organizzazioni internazionali. Quest’obiettivo si realizzerà, secondo la Bailey con un’opera volta a trasformare la coscienza di massa: “Segno della magia del settimo grado sulla coscienza di massa, è l’uso crescente di slogan per ottenere certi risultati e spingere gli uomini a certe azioni collettive”.[10] Cosa non è quest’affermazione se non dare dignità teorica alla manipolazione delle menti delle persone?

 

Tutte queste realtà visibili, tuttavia, sembrano essere più che altro la punta dell’iceberg di un mondo complesso e sotterraneo, di cui è difficile farsi un’idea. In definitiva, per quanto riguarda le organizzazioni e i gruppi visibili, non ha torto René Guénon, quando afferma un giudizio sulla Blavatsky: “Si può legittimamente concludere che M.me Blavatsky fu soprattutto, nel bel mezzo delle circostanze, un “oggetto” o uno strumento nelle mani di individui o di gruppi occulti che si facevano scudo della sua personalità, allo stesso modo di altri che a loro volta furono strumenti nelle sue mani”.[11]

 

Per capire ulteriormente il contesto in cui avvengono questi fenomeni bisogna partire dal fatto che una delle caratteristiche della fase imperialista del capitalismo è il formarsi del capitale finanziario che è un entità che consta di due momenti indissolubili: la concentrazione della produzione e i relativi monopoli, la fusione delle banche con l’industria, il capitale finanziario sarebbe il capitale monopolistico che monopolizza ingenti disponibilità di capitale di prestito.

 

Con il formarsi del capitale finanziario, si forma una oligarchia finanziaria che tende a dominare la vita sociale, politica e culturale e quindi lo Stato.

 

I legami oggettivi di natura economica e finanziaria che si intessono tra i vari gruppi monopolisti, sono accompagnati da legami personali. Questi legami oggettivi sono espressi naturalmente da persone, da uomini che sono alla direzione dei gruppi produttivi o di gruppi finanziari. Occorre quindi uno scambio di dirigenti. Nei consigli di amministrazione delle varie industrie si ritrovano gli stessi nomi; uomini di banca si ritrovano nei consigli di amministrazione di industrie e viceversa.

 

Nasce così un’oligarchia finanziaria, composta da questi capitalisti e qualche volta di dirigenti. Essa è composta di personaggi come Rockefeller, Carnegie, Morgan, Ford, Krupp ecc.

 

Vi è senza dubbio una correlazione tra la teoria della “classe eletta”, che si sviluppa come si diceva prima alla fine del XIX secolo e che ha avuto in Italia il più alto sostenitore nel Pareto, e la base sociale costituita dal consolidarsi della oligarchia finanziaria.

 

Così pure vi è una correlazione, in certi momenti di una più stretta unità del capitale finanziario e la teoria del superuomo, del duce, del Führer.

 

Il formarsi di questa élite è legata, oltre che da associazioni proprie di categorie, che rappresentano un’altra forma di direzione economica (Associazioni industriali), da associazioni culturali, onorificenze (Cavalieri del lavoro) e circoli vari (Rotary Club ecc.). In tal modo cerca di mantenere il più possibile un’unità anche ideologica. Questa élite non si accontenta del dominio sulla struttura economica ma cerca anche quello sulla sovrastruttura. Essa cerca di dominare la sfera sociale nella formazione dei quadri tecnici e intellettuali (pensiamo al ruolo della Fondazioni, delle borse di studio ecc.) e l’opinione pubblica con il dominio dei media.

 

In tal modo si crea la base psicologica per il dominio dello Stato. Questa élite, mantiene il suo dominio, la sua influenza ideologica non solo attraverso gli strumenti citati prima, ma anche attraverso la scuola, attraverso la vita che obbliga tutti gli elementi dirigenti a essere necessariamente incapsulati in un organismo capitalistico o nell’apparato direttivo dello Stato.

 

Tornando alla documentazione di Giacomo Rumor, da essa emerge che le persone che avevano lavorato per l’impostazione dell’Unione Europea erano, in parte (ma erano le più influenti), schierate con una concezione laica, anche se la maggior parte era di estrazione o di educazione cattolica/protestante, insistevano tuttavia che nella futura Unione fossero recepite solo connotazioni spirituali comune ai laici.

 

Questo gruppo unionista qui descritto avrebbe fatto dei tentativi di aggregazione di frange o movimenti federalisti già esistenti in Europa fin dal XIX secolo e poi nel corso della prima metà del XX secolo. come Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi (fondato a Milano nel 1943).

 

In questi documenti si descriveva un gruppo di persone chiamate gli Anziani e si riferivano taluni scritti denominati Protocolli dei Priori.

 

Giacomo Rumor aveva incontrato varie volte Schumann e a quanto sembra ne ricevette una confidenza. Nel 1948, durante le sedute della commissione cui partecipavano, Schumann gli confidò che l’aspirazione a una “geopolitica umanistica” aveva preso una forma concreta ai tempi della Restaurazione (dopo la caduta di Napoleone), perché allora si era ritenuto che i tempi fossero maturi.

 

In quel periodo la Casa di Lorena aveva fatto da “protettrice” al circolo che aveva elaborato le fasi attuative ed i vari passaggi ritenuti necessari per arrivare ad una conclusione concreta di geopolitica, e che aveva utilizzato a tale scopo uno schema preesistente.

 

Questo circolo sembra che si chiamasse Ordine delle Ardenne (o di Stenaj) e che qualche componente del clan scozzese di origine normanna dei Sinclair vi avesse svolto un ruolo importante. Sembra, che questo gruppo, nei secoli precedenti, avesse fatto da custode e catalizzatore dell’idea di identità europea e si fosse adoperato per preservare e stimolarne alcune significative espressioni. Ciò sarebbe avvenuto in vari modi, anche patrocinando attività letterarie, contribuendo alla riscoperta dei testi antichi, finanziando l’opera di diversi ricercatori al tempo degli Enciclopedisti. Avrebbero beneficiato di appoggio, artisti, filosofi, scienziati e uomini di governo come Filipepi (che sarebbe il vero cognome di Botticelli), Robert Boyle, John Locke, Victor Hugo, Andrè Gide e diversi altri, anche recenti; il tutto mediante fondazioni, elargizioni, associazioni.

 

Da questa documentazione l’elenco dei nominativi di questa struttura partiva dagli anni ’60 del XX secolo per poi retrocedere progressivamente lungo i decenni e i secoli.

 

I nominativi appartenevano a nazionalità diverse (anche olandese, spagnola, statunitense, italiana, svizzera, polacca, balcanica). La maggioranza (quella riguardante nel periodo XIX e XX secolo) era comunque franco-inglese. Non c’erano solo uomini politici, molti provenivano dal mondo della cultura; altri erano ricercatori in varie discipline scientifiche: archeologi, etnologi e antropologi. Vie erano anche dei prelati, un rabbino, un gesuita. Qualcuno era islamico (nativo e residente in Paesi dell’area mediorientale); più di uno era senza qualifica, nel senso che non vi era citata la sua professione.

 

Nell’organigramma della struttura cerano persone che non vi facevano parte in pianta stabile, ma venivano individuate di volta in volta per compiere missioni specifiche o per prestare consulenze occasionali. Queste costituivano la parte di gran lunga prevalente di tutto l’apparato, ed il loro interessamento veniva per così dire richiesto, sotto mentite spoglie. L’utilizzo di tali operatori saltuari, che non conoscevano l’ambito gerarchico della struttura, poteva essere una strategia efficace per avvalersi di menti preparate, senza la necessità di una loro adesione consapevole alla manovra che di volta in volta si stava portando avanti.

 

Tale organismo non aveva a che fare con la Massoneria, anche e qualcuno dei suoi membri apparteneva di fatto a qualche loggia locale. Anche se secondo Paolo Rumor taluni termini e connotazioni di fondo non possono essere disgiunti dalla cultura propria della Massoneria. Egli ipotizza che questa struttura abbia trovato accoglienza o protezione in ambienti massonici, mutuandone fatalmente qualche espressione lessicale, retorica o simbolica.

 

L’elenco riguardava i membri aderenti della parte consultiva della struttura. Ve ne sarebbe poi un altro concernente, la parte decisionale, di chi avvalendosi dei consulenti, impartiva le direttive a un terzo gruppo, formato da colo che svolgevano funzioni meramente attuative. A questo terzo gruppo potrebbero verosimilmente essere appartenuti quei membri del “Contingente americano” che hanno eseguito il piano di soppressione di Mattei. In sostanza questa struttura era composta di tre livelli a compartimenti stagni: consultivo, deliberativo e attuativo.

 

Paolo Rumor ipotizza che sarebbe esistita nel passato (ed esisterebbe ancora oggi) un’organizzazione che assumeva diverse denominazioni a secondo della cultura e del periodo in cui si trovava ad operare. Di questa cultura e di questo periodo adottava i connotati tradizionali, così da rendersi sostanzialmente indistinguibile dal contesto storico-sociale esterno. La sua parte più interna, inoltre, si tramandava convinzioni tutt’affatto particolari e indipendenti da quelle propri del resto dei suoi membri (dai quali si presuppone si limitava a trarre i servigi) nonché dalla formazione mentale dominante da costoro. In questo modo a struttura sarebbe riuscita a confondersi, nel corso delle varie epoche storiche, con le espressioni e le tradizioni prevalenti, pur mantenendo intatta la propria personalità peculiare, e tale permane tuttora.

 

Secondo Paolo Rumor questa struttura si identifica solo formalmente con parti o spezzoni di altre strutture sociali, politiche, religiose scientifiche, ludiche, umanistiche, letterarie e solidaristiche delle varie epoche di appartenenza, comportandosi quindi nello stesso modo in cui agiscono taluni organismi parassitari del mondo biologico. Essa si adeguava altresì ai vari gradi e strati sociali, come ad esempio i rami di nobiltà, quelli ecclesiastici e militari, per quanto riguarda il passato; mentre, per quel che concerne il presente, alle espressioni mercantili, socioeconomiche, scientifiche, medianiche ecc.

 

La conformazione a rete di tale struttura faceva sì che la maggior parte dei suoi aderenti ed operatori non fosse al corrente delle decisioni assunte dai loro vertici (che peraltro restavano a loro sconosciuti, tranne quelli contigui, cioè posti sullo stesso piano organizzativo). La compagine avrebbe sempre funzionato in questo modo, anche quando ospitava in tempi antichi una prevalenza di membri di estrazione e cultura ebraica, i quali comunque non ne costituivano la totalità, perché secondo la documentazione di suo padre c’era un sottogruppo esistente (al tempo dei Kittim, nel periodo appena successivo alle guerre maccabaiche, tra il II e il I secolo avanti cristo) in Siria, in Marmarica, e in tante altre località.

 

Sempre secondo questa documentazione vi sarebbe stata in India, in epoca molto precedente a quella alessandrina una struttura gemella con rapporti reciproci, poi estinta o riassorbita dalla prima. Essa è data per ubicata nell’antica calle dell’Indo, in una zona chiamata Mero, che veniva tenuta in considerazione dalla stessa compagine quale incrocio significativo di due linee della Terra identificate in epoca molto antica, corrispondenti a quelle erano avvenuti gli sconvolgimenti climatici assieme alla cosiddetta “caduta degli angeli”, al “sobbalzo” della terra e allo “spostamento o rottura del palo (asse, colonna)”.

 

Ci si rende conto che adesso c’è una mescolanza tra mito, e storia. Secondo questa documentazione, la parte mediterranea della struttura – quella corrispondente ai membri di estrazione ebraica – avrebbe subito una scissione (a quei tempi si sarebbe detto scisma) al suo interno, al tempo della famiglia “delle due colonne”, poi superata con o stralcio della parte dissidente, che è stata dissidente, che è stata espunta dal vertice tempo, e che sarebbe andata assumere configurazioni autonome, devianti e conflittuali rispetto al ceppo ortodosso creando una forma non secolare.

 

Poi Paolo Rumor dai suoi appunti elenca tutta una serie di nominativi che avrebbero parte della struttura. Una serie di nominativi che va dalla fine dell’impero romano fino al XX secolo. Qui ovviamente entriamo in un campo che non è chiaro dove inizia il mito (o la disinformazione) che si confonde con la storia.

 

 

DALLA DOCUMENTZIONE DI GIACOMO RUMOR EMERGE IL RETAGGIO DI CIVILTA’ PERDUTA?

 

 

 

Dunque, i contenuti della documentazione di Giacomo Rumor riguardano due materie apparentemente diverse: una di natura politico-economica e l’altra storica-archeologica, con la singolare intrusione di racconti dal carattere mitico-leggendario.

 

Paolo Rumor non avrebbe riportata questa seconda parte delle memorie di suo padre, se non si fosse reso conto, che c’era una singolare corrispondenza con nomi e situazioni presenti anche in certa saggistica che affronta temi storici, scientifici, archeologici con approcci decisamente alternativi.

 

Si può dedurre che dai circoli intellettuali in cui si muovevano i primi ispiratori dell’unità europea (e dietro ai quali si profilava la Struttura), sin dai tempi della restaurazione, vi era la convinzione che un periodo storico plurimillenario stesse per concludersi, e si stava cominciando ad avviare un nuovo ciclo dell’evoluzione umana. L’idea del compimento di un ciclo storico si sarebbe rafforzata con la scoperta avvenuta in due tempi fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, di alcuni documenti che confermavano e integravano il complesso di tradizioni e conoscenze che la Struttura si tramandava da secoli. Da tali documenti, tenuti segreti, deriverebbero le informazioni contenute nel materiale appartenuto da Giacomo Rumor.

 

Ora vediamo di vedere di che cosa si tratterebbe, tenendo conto che non è mai stata data una prova pubblica di questi reperti.

 

Agli inizi del XX secolo nella sinagoga di Nusaybin (in passato Nisibis, cittadina turca presso il confine con la Siria) sarebbero stati rinvenuti alcuni rotoli di rame, facenti parti di un più ampio materiale considerato perduto; Giacomo Rumor avrebbe ricevuto stralci delle traduzioni dai testi originali in greco, coopto e siriaco.

 

I rotoli sarebbero attualmente conservati nientemeno che nella famosa cappella di Rosslyn (che avrebbe origini templari e massoniche), in alcuni bauli.

 

Il testo di Nusaybin conterrebbe la descrizione di un’età proto-storica caratterizzata da un elevato livello di organizzazione sociale e economica, nonché da avanzate conoscenze che si potrebbero definire già definire scientifiche e che l’umanità avrebbe nuovamente conseguito solo nell’età illuminista. In quest’epoca remota sarebbero esistite delle comunità urbane in località costiere del Mediterraneo e di altre regioni, ora sommerse dal mare; poi a causa di sconvolgimenti globali e repentine mutazioni climatiche, sarebbe seguito un lungo periodo di decadenza; quindi una fase di lenta, faticosa, parziale ricostruzione, in cui sarebbe stata determinante l’opera di un gruppo di “Illuminati”.

 

Prima di liquidare tutto questo come un mito senza basi storiche, pensiamo ad alcune scoperte archeologiche effettuate in Germania nel 2005: “Un gruppo di ricercatori dell’Istituto regionale di archeologia della Sassonia ha annunciato nello scorso mese di giugno, di aver rinvenuto prima due singolari statuette preistoriche legate al culto sessuale e datate almeno al 5.000 a.C. e poi addirittura di aver individuato, sempre nell’area della Sassonia, i resti di oltre 150 templi colossali e di altre imponenti costruzioni che risalgono allo stesso remotissimo periodo (…). Fino ad ora si pensava che l’architettura monumentale, e con essa le prime civiltà urbane sviluppate, fossero nate in ben altre parti del pianeta e in periodi più recenti di almeno 2.000 anni, le nostre nuove scoperte rivoluzionano quindi la storia europea più remota e dimostrano che probabilmente la civiltà è nata prima qui e poi si è trasferita in Egitto”.[12]

 

Se si è diffidenti verso questa notizia, poiché rischia di correre dietro alla mitologia nazista, non si può non tenere conto che proprio negli ultimi tempi, c’è stata la scoperta di misteriose piramidi a gradoni in Bosnia che sta facendo pensare a più di uno scienziato alla possibile esistenza di una vera e propria antichissima civiltà indoeuropea sassone-danubiano-balcanica.[13]

 

   Nei rotoli di Nusaybin sarebbero state citate tutte le località dove erano diffuse gli “Illuminati”, specificando che sono “prima dell’acqua”, da intendersi: prima che venissero sommerse dall’innalzamento del livello marino seguito al termine dell’ultima glaciazione (10-11.000 anni fa). Alcune località sono riportate nelle memorie: l’isola di Galonia nel mediteranno (la Galonia Leta dei romani), situata nel luogo dove si trova Malta, ma molta più grande di questa e un tempo unita alla Sicilia da una lunga lingua di terra emersa; la “altura nel basso del Nilo”, identificabile con la piana di Giza; il “golfo partico, quello antico”, intendendosi con ciò la valle che anticamente esisteva in luogo dell’attuale Golfo Persico; il Golfo Persico; il golfo di Cambay, nell’Oceano Indiano, anch’esso un tempo terraferma; la penisola di Kumari, con i suoi 49 territori, identificabile con il continente perduto delle leggende Tamil – Kumar Kandam – una lingua di terra unita unità all’estremità sud della penisola indiana e comprendente le isole Maldive e Sri Lanka definito “il continente di Seille”, prima della riduzione ovvero prima che il mare ne prendesse una parte; “il continente Sondien”, identificabile con una vastissima regione un tempo emersa e unita alla penisola dell’Indocina, ma di cui oggi restano solo gli arcipelaghi dell’Indonesia e delle Filippine; “l’isola dei progenitori degli Jomon, prima dell’ascensione di Sosano”, che potrebbe corrispondere all’arcipelago delle Ryukyu (fra Taiwan, Okinawa e l’estremità meridionale del Giappone), in prossimità di un vastissimo territorio ora sommerso dalle acque del mar Giallo e del Golfo di Corea; “il continente di Kambu o Kolba” (identificabile con Cuba) “sito cinquanta giorni di navigazione a ponente dello scoglio di Calpe” (identificabile con Gibilterra); “l’arcipelago di Vacca, il cui nome è precedente a quello di Colba, unica terra rimasta” (pertanto identificabile con il vasto complesso di terre emerse esistenti un tempo nella regione caraibica, in particolare c/o la penisola della Florida e le isole Bahamas).

 

Oltre all’elenco degli affiliati e alla descrizione delle località, il testo di Nusaybin conterrebbe anche le rappresentazioni cartografiche di taluni regioni costiere riportate in differenti condizioni e periodi di tempo (sarebbe questa la fonte delle mappe incluse nei documenti originali di Rumor); riporterebbe inoltre una sorta di rappresentazione, metaforica e allusiva, degli elementi che si sarebbero abbattuta su quella antica civiltà. A tali eventi si riferivano termini quali “caduta delle luci”, “accoppiamento”, “grande freddo”, “palo rotto”, “ritardo del sole sulla cima dell’adunanza” e “incursione della stella sulle regioni del monte”; ciò era all’idea di punizione che avrebbe colpito l’umanità per la colpa di avere “guastato gli animali; creato le vite che lo Spirito e l’ordine non avevano voluto; acceso le luci che non danno calore; violato il corpo della madre e misurato le sue estremità; sperato il seme della terra; sorprendere all’uscita della porta del cielo”. Altri brani, ricopiati e tradotti dallo stesso Paolo Rumor, dicono: “(…) prima dello spostamento del fuoco, quando il trapano non si era ancora scardinato; il leone era ancora sacrificato; gli angeli non si erano ribellati; l’acqua del mare obbediva all’abisso e non aveva iniziato a crescere (…) i forzatori del cielo erano arrivati di seguito al leone (…) l’abisso e le onde di pietra avevano abbattuto gli uomini perché questi avevano profanato il corpo della madre misurando le sue estremità, saccheggiando le sue vene, rivelando i suoi segreti accendendo luci che non danno calore, creando animali che lo Spirito non aveva voluto”. Si parlava di Giganti che, oltre ad essere responsabili delle colpe di cui sopra, avrebbero “spinto la ruota fuori del solco”, e in conseguenza di ciò “l’acqua contenuta nei suoi depositi si era riversata sulla terra” subito dopo i Giganti sarebbero arrivati i Sorveglianti. Il linguaggio è evidentemente mitico, ma il testo di Nusaybin preciserebbe espressamente trattarsi di rappresentazione allegorica di fatti reali.

 

Gli studi degli archeologi definiti “non ortodossi” dimostrerebbero che in tempi assai remoti la sopravvivenza della civiltà umana è stata messa a dura prova dagli assestamenti climatici e geofisici che seguirono l’era glaciale.[14] La nostra specie precipitò più volte nel caos, proprio come descritto dalle tradizioni che riportano la storia del diluvio universale. Pertanto è assai probabile che, nel processo di ricostruzione l’etnia più “avanzata” abbia svolto un ruolo guida sul resto dei popoli del globo.

 

Perciò secondo questo filone “non ortodosso”, in seguito ai continui mutamenti climatici, le popolazioni che si erano insediate in Mesopotamia e nel Mar Rosso (quando il Golfo Persico era ancora una terra emersa), furono costrette a traslocare altrove. E poiché la religione egizia presenta imbarazzanti tratti in comune con quella mesopotamica, secondo molti studiosi come Zacharia Sitchen, Laurence Gardener e altri, con ogni probabilità la sua casta sacerdotale deriva la propria origine razziale dalla migrazione delle stesse genti da tale aerea geografica. Gli Egizi, e il popolo sumero della Mesopotamia, infatti, seppur con appellativi diversi adoravano le stesse identiche divinità lunari,[15] ovvero proprio quelle che risultano essere le più antiche. Il dio egizio Thot, per esempio, trova il suo esatto corrispettivo nel dio sumero Sin.[16]

 

Bisogna dire che la documentazione che Paolo Rumor rese pubblica, è stata fonte di ispirazione di molti ricercatori tra i quali spicca il giovane Diego Marin con i suoi libri Il segreto degli illuminati Dalle origini ai giorni nostri: storia dell’Occhio che Tutto Vede, OSCAR MONDADORI, e in seguito assieme a Stefania Marin IL SANGUE DEGLI ILLUMINATI Dalla P2 al caso Orlandi: tracce di una storia antica. Tanti imperi, una sola famiglia, MACRO EDIZIONI.

 

Un altro passaggio nel testo di Nusaybin affermerebbe: “I sorveglianti sono divenuti Illuminati quando hanno posto le tre piattaforme rialzate sulla collina a fianco del fiume, nel luogo in cui l’alto e il basso si bilanciavano, lungo la via d’acqua che serpeggia fra le canne, sul punto di maggiore intersezione della rete, scrivendo con la pietra gli avvertimenti da rispettare”. Le cosiddette piattaforme sarebbero state completate migliaia di anni dopo, secondo il progetto originario che vi era stato depositato, ma con alcuni orientamenti modificati in base a mutati riferimenti spaziali e stellati; ciò a causa di un evento geofisico a cui si riferisce con l’espressione di “scivolamento di manto

 

Tra i documenti di Rumor vi sono degli schemi grafici (planimetrie e sezioni) che rappresentano un sistema di corridori e ambienti sotterranei esteso a tutta l’area della Sfinge e delle piramidi di Giza. Questi schemi indicano anche il punto in cui nel 1872 sarebbero state rinvenute, da una spedizione privata, delle tavolette di gesso incise: un ambiente artificiale sotterraneo ubicato nel corridoio che collega la Sfinge (chiamata il puntatore) alla piramide di Khufu (chiamata la “prima piattaforma”), sotto la “pancia” della Sfinge stessa. Queste incisioni (in prevalenza costituite da segni grafici e geometrici, ma con simboli numerici differenti) sarebbero state interpretate all’illustre archeologo Alexander Thom,[17] insieme al testo di Nusaybin di cui si è già parlato, alcuni decenni dopo la loro scoperta.

 

La Struttura avrebbe incaricato numerosi e diversi specialisti allo scopo di studiare i rotoli di Nusaybin e le tavolette di Giza: Alexander Thom, come si è detto, sarebbe stato uno dei consulenti interpellati per la traduzione e l’interpretazione dei testi; altri sarebbero stati incaricati di comprendere e descrivere in termini scientifici i fenomeni geofisica a cui tali testi, aldilà del linguaggio figurato, si riferiva come a fatti reali.

 

Tra questi consulenti ci sono nomi di archeologi, antropologi, storici. Persone come Alexandre Lenoir (1761-1839) archeologo, raccoglitore e conservatore del patrimonio culturale, che era tra l’altro un massone ed era convinto della discendenza della Massoneria dall’antico Egitto; i fratelli Waynmann (1844-1930) e suo fratello maggiore John Dixon, ingegneri ferroviaria e archeologi dilettanti, sono noti per aver scoperto nel 1872 i cunicoli della Camera della Regina nella piramide di Khufu (e alcuni oggetti all’interno di essi; Livio Catullo Stecchini (1913-1979), professore di storia antica, fu autore di ricerche sulla storia della scienza, della metrologia e della cartografia (formulò anche una controversa teoria numerologica sulla piramide di Khufu); Marcel Griaule (1898-1956), che insieme a Germen Dieterlen, compì lunghi studi sulla cultura africana dei Dogon grazie ai quali si rivelarono inspiegabili (anche se tuttora controverse) conoscenze astronomiche sul sistema triplo di Sirio.

 

Una delle ipotesi sono emerse da questi studi è che l’edificazione della Sfinge e delle tre piramidi di Giza fosse anche la codifica di un avvertimento affinché i posteri potessero comprendere gli eventi accaduti.[18]

 

La chiave per la decodifica del progetto di Giza e per la rivelazione del suo messaggio sarebbe nella combinazione di due preesistenti teorie: quella di Bauval[19] sulla correlazione Giza – Orione e quella di Hapgood,[20] sugli slittamenti della crosta terrestre. Ne risulterebbe una sorta di “disegno planetario” in cui l’ubicazione di numerosi antichi siti in tutto il mondo acquista un preciso significato geodetico alla luce dei precedenti assetti della Terra; la stessa diffusione di determinati toponimi il cui significato rimanda a concetti astronomici, come il Meru (la montagna sacra degli induisti, simbolo dell’asse polare) sembrerebbe ricollegarsi alle linee di scorrimento della crosta terrestre in occasione degli eventi presumibilmente accaduti più volte in passato e descritti dalla teoria di Hapgood.

 

È molto difficile trovare delle prove certe di questi avvenimenti visto la natura segreta di questa Struttura. Questo non vuol dire che non ci siano delle prove oggettive.

Il richiamo a cataclismi naturali, abbruttissi sulla Terra nel periodo terminale dell’ultima era glaciale, trova oggi precisi riscontri scientifici; non solo la riduzione delle terre emerse per effetto dell’innalzamento del livello del mare, come descritta nei documenti e nelle mappe di Rumor, è sostanzialmente corretta; eventi di natura astronomica e geofisica con disastrose conseguenze globali. Nel 2006, al meeting dell’American Geophysical Unione ad Acapulco, un gruppo di ricercatori americani ha presentato la teoria secondo cui una cometa sarebbe caduta sulla calotta glaciale che ricopriva il Nord America, 12.900 anni fa, causando devastanti inondazioni ed estinzioni; altri studiosi prima fra tutti l’americano Paul LaViolette, ritengono che la Terra sia stata colpita dagli effetti di una potentissima esplosione del nucleo galattico, circa nello stesso periodo;[21] inoltre, anche la stessa possibilità di un riorientamento degli strati più esterni della Terra rispetto all’asse di rotazione sembra trovare conferma (benché non dell’ampiezza ipotizzata Hapgood).

 

Che nelle terre, un tempo emerse e poi cancellate dall’innalzamento dei livello marino, possano trovarsi vestigia di civiltà evolute è una possibilità concreta, avvalorata da ritrovamenti di estesi rovine sommerse, che sono oggetto di studio, proprio in alcune delle ubicazioni che le memorie citano: uno è il tratto di mare che separa la penisola indiana da Sri Lanka; un altro, ancora in India , è nel Golfo di Cambay.[22] Ma vale la pena ricordare anche le presunte strutture sommerse di Yonaguni nel Mar della Cina, e la presunta città sommersa al largo di Cuba: benché i dati siano ancora molto controversi, è suggestivo il fatto che si tratti anche di questi casi di ubicazioni citate nelle memorie.

 

Il riscontro più impressionante, riguarda il luogo del ritrovamento delle tavolette di gesso, nei pressi della Sfinge. Secondo i documenti di Rumor questo luogo sarebbe “(…) situato nel “PR” (termine testuale non abbreviato) ubicato sotto (la Sfinge), in un ambiente artificiale semiallagato, con degli incavi laterali, al cui centro è ricavato un rialzo su cui giacciono delle colonne cadute”. Ora, questa descrizione richiama innegabilmente quella del cosiddetto “pozzo di Osiride” scoperto da Zahi Hawass nel 1999. Dopo aver drenato l’acqua che riempiva quasi completamente il pozzo, Hawass descrive un vano con al centro un grande sarcofago su un basamento tagliato nella roccia e i resti di quattro colonne agli angoli; secondo uno schema simile all’Osireion di Seti I ad Abydos, il canale d’acqua che circonda questa sorta di isola ed è interrotto in corrispondenza dell’ingresso alla camera prende così la forma della parola geroglifica “pr” (si pronuncia pir), che significa casa e che Hawass riferisce “pr wsir nb rstaw” (casa di Osiride, signore di Rastaw) attribuito alla piana di Giza. Significativamente, Rastaw (il nome di Giza per gli egizi) era espressamente riferito all’idea di cunicoli di passaggi, come è rappresentato dalla mappe di Rumor; peraltro lo stesso archeologo ha parzialmente esplorato un cunicolo che parte dal vano del sarcofago e procede per un lungo tratto in direzione della piramide di Khufu.

 

C’è da chiedersi la connessione tra questa Struttura segreta e le scoperte archeologiche, dove si parla di antiche civiltà distrutte da un disastro di natura globale.

 

Un ipotesi plausibile, potrebbe essere che tra i membri di questa Struttura, la rievocazione di un’unione originaria (che comprendeva il Nord Africa) che si affermava sia esistita in passato remoto, prima che una serie di catastrofi distrusse la civiltà urbana. Anche il regime nazista giustificava la sua forzata unificazione europea in conformità a questo principio: “l’Europa era già unita al tempo degli Anziani” come affermava Himmler. Come si che le tradizioni esoteriche amano parlare di “superiori sconosciuti”, “occhio che vede tutto”, immagini che fanno pensare a qualcuno che osserva e muove i fili bell’ombra.

 

Come non è da scordarsi che da sempre, sin dai tempi di Roma antica, i gruppi economicamente dominanti, per affermare le proprie prerogative, si sono dati orme specifiche, di tipo oligarchico ed in antitesi a quelle di forma democratica (nel senso di potere del popolo). Tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’epoca moderna si è verificato un mutamento di queste élites che sono diventate sempre più internazionali e interconnesse, un po’ come era la vecchia nobiltà europea con cui in effetti spesso si sono fuse. Infatti, con l’avvento del capitalismo si è avviato un processo di costruzione e progressivo allargamento del mercato mondiale. Anche la storia è diventata più mondiale, mentre le interdipendenze tra i singoli Stati-nazione sono aumentate. Questo processo ha subito un primo salto si qualità alla fine del XIX secolo con l’affermarsi del capitale finanziario, un secondo dopo la seconda guerra mondiale negli anni ’50, quando il sistema capitalistico è stato riunificato e riorganizzato attorno all’egemonia statunitense, e un terzo negli anni ’90 quando si è riaffermata la liberalizzazione dei mercati finanziari.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Il compito di Mattei fu messo a capo dell’AGIP perché la liquidasse. Frugando però tra i documenti riservati all’ente, ne trovò uno che parlava della scoperta di un giacimento di metano fatta nel 1944 in un paesino della Val Padana.

 

[2] Tutto ciò da ragione alla tesi maoista sulla lotta tra le due linee nel partito e che la destra borghese e revisionista è composta dai dirigenti del partito e degli apparati dello Stato che seguono una linea filocapitalista.

 

[3] Paolo Rumor nota correttamente che gli pseudonimi che utilizzano i due personaggi assomigliano a quelli utilizzati dalla mitologia egizia.

 

[4] K. Marx, Teorie del Plusvalore, Tomo II°.

 

[5] Gianni Vannoni, le società segrete dal Seicento al Novecento, Sansone Editore, 1985, p. 324.

 

[6] R. Mukerjee, Storia e cultura dell’India, Milano, 1966.

[7] Questo soprannome gli fu affibbiato dal giornalista L. Gupta, in un articolo comparso su Indian Review, Madras, 1913.

 

[8] Sul ruolo del governo britannico nella diffusione del Teosofismo in India, cfr. M.V. Dharmamentha, L’occupazione inglese in India, in Idem, Lo Yoga e il neospiritualismo contemporaneo, cit. pp. 159-165.

 

[9] Dichiarazione pubblicata sulla rivista The Medium and Daybreak, London 1893, p. 23.

 

[10] A.A. Bailey, Il destino delle nazioni, Roma 1971, p. 135.

 

[11] R. Guénon, Il Teosofismo, vol. I, cit. pag. 32.

 

[12] Proia Gianluigi, L’Origine occulta dell’Umanità secondo il nazismo, Mystero Extra, n. 4, estate 2006.

 

[13] AA.VV., Queste piramidi potrebbero riscrivere la Storia, Hera, n. 80, settembre 2006, p. 46. Sulla scoperta della più antica civiltà d’Europa, Avvenire, 12 giugno 2005, e anche Materi Nino, Scoperte le tracce della più antica civiltà d’Europa, Il Giornale, 12 giugno 2005.

 

[14] Marco Pizzutti, scoperte archeologiche non autorizzate oltre la verita’ ufficiale Antologia delle scoperte sotto censura, edizioni il punto d’incontro., Vicenza, 2010, p. 190-193.

 

[15] G. Hancock, Impronte degli Dei, Corbaccio, P. 176.

 

[16] W. B. Emery, Archaic Egypt, Penguin Books, London, p. 38.

 

[17] Archeologo e docente a Oxford. Scopre l’unità di misura dei popoli antichi (la cosiddetta iarda megalitica) e dimostra che le culture megalitiche europee e cananee conoscevano la dimensione precisa dalla circonferenza terrestre sia ai poli che all’equatore, e che ad esse si deve la divisione sessagesimale del tempo e della sfera terrestre

 

Ipotizza inoltre che questi popoli fossero trasmettitori di tali conoscenze da una precedente civiltà o popolazione non identificata, i megalitici avrebbero a loro volta trasmesso agli egizi (come prima compagine sociale centralizzata) le notizie del cubito (unità di misura che presuppone la geodesia), suddivisione in base alla quale secondo alcuni studiosi, sarebbero strutturate le piramidi egizie.

 

[18] Loris Bagnara, Il segreto di Giza, Newton & Compton, 2003.

 

[19] Robert Bauval (1948 – ). Saggista e ingegnere britannico.

 

Nato dai genitori di origine belga, Bauval ha frequentato la British Boys’ School di Alessandria d’Egitto e successivamente un collegio francescano nel Buckinghamshire in Inghilterra. Si è iscritto a corsi d’ingegneria delle costruzioni presso la London South Bank University, conseguendo il diploma di laurea. Fu costretto a lasciare l’Egitto durante la presidenza di Nasser. Sovente ha lavorato come ingegnere in Medio Oriente e in Africa.

 

Appassionato di egittologia e buon conoscitore del periodo denominato Antico Regno, deve la sua notorietà ad un libro, Il mistero di Orione (The Orion Mystery), edito nel 1994 e scritto con Adrian Gilbert. Questo best seller cerca di dimostrare che le tre principali piramidi della piana di Giza sono accuratamente allineate come le stelle che formano la “cintura” della costellazione di Orione (cintura di Orione). La realizzazione dei tre enormi monumenti sepolcrali rientrerebbe in un grande ed articolato progetto fatto realizzare dai faraoni nel corso del tempo. Nel libro in questione, i due autori, studiando in particolare la piramide di Cheope, formulano anche l’ipotesi che gli antichi egizi conoscessero bene il fenomeno astronomico chiamata precessione degli equinozi.

 

[20] Charles Hutchins Hapgood (1904- 1982 ). Storico USA, funzionario dei servizi segreti americani durante la seconda guerra mondiale. Studia alcune antiche cartografie rinvenute a Costantinopoli dagli arabi nei primi anni del XVI secolo; qui depositate fin dal tempo dei greci e provenienti dalla biblioteca di Alessandria. In un suo saggio degli ani ’50 (The Earth’s Shifting Crust) enuncia la teoria dello “scorrimento della crosta terrestre”, secondo la quale vaste parti del continente antartico potrebbero essere rimaste sgombre dai ghiacci fino al 4000 avanti Cristo, con un clima molto più caldo di quello attuale. Le carte nautiche e costiere da lui studiate sarebbero la trascrizione della topografica dell’Antartico qual era prima che fosse ricoperto dai ghiacci, e quella di altre regioni del globo prima che il livello dei mari si innalzasse al termine dell’ultima era glaciale, intorno all’8000 avanti Cristo. Dette carte mostrano di derivare da una fonte comune più antica e suppongono l’utilizzo della trigonometria sferica. La teoria di Hapgood è stata sostanzialmente convalidata da Albert Einstein (non a caso autore della prefazione a The Earth’s Shifting Crust) e suppone tra l’altro che la Terra sia stata cartografata da una civiltà non identificata molto antecedente a quelle più antiche storicamente conosciute.

 

Hapgood è morto nel 1982, investito da un’auto.

 

[21] Il codice dell’Apocalisse, 2006, Nexus Edizioni Srl.

 

[22] Graham Hancock, Civiltà sommerse, 2002, Corbaccio..

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~ di marcos61 su agosto 22, 2016.

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