GUERRA PSICOLOGICA: COME DEBILITARE L’AVVERSARIO

GUERRA PSICOLOGICA: COME DEBILITARE L’AVVERSARIO

Le operazioni psicologiche o manovre psicologiche (in inglese PSYOPS Psychological operations) sono un metodo utilizzato dalle istituzioni militari definibile come un complesso di attività psicologiche messe in atto mediante l’uso programmato delle comunicazioni, pianificate in tempo di pace, di crisi e di guerra, dirette verso gruppi o obiettivi “amici”, neutrali o nemici (governi, organizzazioni, gruppi o individui) al fine di influenzarne i comportamenti che incidono sul conseguimento di obiettivi politici e militari.

Sunt Tzu e L’arte della guerra.

C’è una versione che afferma che L’arte della guerra, sarebbe il frutto di un lavoro collettivo di un gruppo di generali che circa 2300 anni fa sintetizzarono per iscritto l’esperienza collettiva, ereditata da antiche tradizioni orali.1° Sun Tzu mostra che la guerra è uno degli strumenti a disposizione del potere politico per conseguire i suoi fini, ma è anche un mezzo politico-militare particolarmente delicato poiché dal suo uso dipende la salvezza o meno dello Stato: risulta chiaro la subordinazione della guerra alla sfera politica e la preoccupazione per la conservazione – riproduzione del potere, Sun Tzu anticipa a più di due millenni la famosa definizione di Clausewitz sulla guerra come prosecuzione della politica con altri mezzi. Perciò nel quadro della centralità dell’obiettivo politico rispetto al mezzo bellico che Sun Tzu dice: “Perciò, combattere e vincere cento battaglie non è prova di suprema eccellenza: la suprema abilità consiste nel piegare la resistenza (volontà) del nemico senza combattere”2° il principio noto come strategia indiretta: la suprema abilità consiste nel giungere nelle migliori condizioni possibili, costringendo l’avversario nelle peggiori condizioni.
E in quest’ambito che si muove la guerra psicologica.

LA “GUERRA FREDDA PSICOLOGICA”.

Le scienze delle comunicazioni, il cui sviluppo è stato pilotato dalla CIA a partire dagli anni ’50, hanno costituito uno strumento essenziale della guerra psicologica condotta contro il movimento comunista, i paesi socialisti e tutti quei paesi che resistevano al dominio U.S.A.
Gli specialisti del comportamento hanno contribuito a raccogliere informazioni sugli avversari dell’imperialismo U.S.A., a elaborare la propaganda, a prevenire i movimenti di liberazione fino a consigliare gli esperti della tortura.
Questa alleanza fra mondo scientifico e quello politico è tuttora operante in tutti i paesi imperialisti.
In un documento dell’esercito degli Stati Uniti redatto nel 1948, riprendendo Sun Tsu definisce così la guerra psicologica: “Questa impiega mezzi fisici o etici, oltre alle tecniche militari ortodosse, tendenti a:
A – Distruggere la volontà e la capacità di combattere del nemico.
B – Privarlo del sostegno dei suoi alleati.
C – Accrescere in seno alle nostre truppe e in quello dei nostri alleati la volontà di vincere.
La guerra psicologica impiega qualsiasi arma in grado di influenzare la volontà del nemico. Le armi sono psicologiche solamente per l’effetto che producono e non in ragione della natura delle armi stesse. Quindi, in un quadro di guerra psicologica, la propaganda palese (bianca), segreta (nera), o grigia – sovversione, sabotaggio, operazioni speciali, guerriglia spionaggio, pressioni politiche, culturali, economiche e razziali – sono considerate armi utilizzabili
Per realizzare questo programma che i servizi segreti reclutano nelle università gli specialisti di scienze del comportamento”.

PROGETTI TROY E CAMELOT.

Il progetto Troy consisteva nel mobilitare ricercatori per definire i differenti mezzi disponibili per diffondere la propaganda statunitense dietro la Cortina di Ferro. L’obiettivo era di rinforzare il dispositivo Voce dell’America, una rete di radiodiffusioni creata dal Servizio Informazioni Internazionale un organismo messo in piedi da Truman. La Voce dell’America era un’operazione di propaganda bianca, palese; il suo ruolo era di fare promozione dell’imperialismo U.S.A., mentre il progetto Troy era propaganda nera.
Inizialmente il progetto Troy doveva essere centrato sulle radiodiffusioni e su lanci di volantini con palloni sonda.
Nell’ambito questo progetto, s’istituì lo Psychological Strategy Board (Commissione per le Strategie Psicologiche), che aveva lo scopo di studiare la società sovietica con un programma di colloqui e relazioni con i dissidenti e si creò nel MIT (Massachusetts Institute of Technology) il dipartimento CENIS (Centro per gli studi internazionali).3° Il progetto Camelot consisteva, negli anni sessanta, nel produrre modelli di processi nazionali rivoluzionari nei paesi del Terzo Mondo in modo da guidare le operazioni controrivoluzionarie. Camelot rappresentava l’intensificazione delle relazioni delle relazioni tra i comportamentisti. e i servizi segreti. Lanciato nel 1963, il piano era destinato a facilitare gli interventi nello Yemen, a Cuba e nel Congo belga. In Cile il piano Camelot fu messo in atto attraverso l’intermediazione dell’Organizzazione per la Ricerca sulle Operazioni Speciali (SORO).

RUOLO DELLE SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE.

Nel 1937, De Witt, dell’Università di Princeton, crea la rivista Pubblic Opinion Quarterly (POQ), pubblicò articoli sulla guerra psicologica. Il consiglio di amministrazione della rivista si compose dopo la seconda guerra mondiale di specialisti che partecipano al progetto psicologico della CIA.
Lo studio dei sistemi di comunicazione dei paesi del campo socialista o che potrebbero essere conquistati dai comunisti permette di raccogliere informazioni che gli strateghi delle forze terrestri possono utilizzare lo stesso, valgono per le indicazioni sulle modalità di diffusione della propaganda bianca e i metodi neri di diffusione del terrore. Le scienze della comunicazione di massa, concepite come strumenti di vigilanza e di coercizione, hanno di conseguenza una vocazione puramente manipolatrice. Molti degli specialisti della “manipolazione di massa” sono frequentemente dei marxisti pentiti.

PSICOLOGIA DELLA MANIPOLAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA

I media occidentali (seguiti dalla varia forza politica di destra, centro, sinistra ed estrema sinistra) hanno spacciato i colpi di Stato in Serbia (2000), Georgia (2003), Ucraina (2004) come rivoluzioni. Lo fanno per ingannare la gente. Il problema è che questa interpretazione si è associata molta estrema sinistra che si considera “rivoluzionaria”.
Per chiarirsi, questi cosiddetti “rivoluzionari” col parlare di masse e apparati in modo astratto nascondono la natura della rivoluzione se democratica borghese o socialista, non dicono quale classe sta dirigendo rivoluzione.
Una delle caratteristiche di queste cosiddette “rivoluzioni” è l’uso dei media.
Il controllo dei media è importante per il capovolgimento di un regime. I media costruiscono una realtà virtuale, il controllo di questa realtà è uno strumento di potere, perciò non è un caso che dopo colpo di Stato classici, la prima cosa che s’impadronivano i golpisti era la radio.
C’è una ripugnanza da parte di molte persone affiorare l’idea che gli avvenienti politici siano deliberatamente manipolati.
L’ideologia di questi manipolatori ha origine da una certa impostazione di Freud sugli impulsi istintuali. Freud riteneva che giacché l’organizzazione sociale per esistere debba piegare e utilizzare gli istinti erotici (e distruttori) del singolo, il prezzo della civiltà è la repressione e il suo disagio è la nevrosi.
Questa tesi fu esposta nella prima forma in Totem e Tabù, strettamente legata alla difesa dell’autorità come personificazione dell’esigenza repressiva. Un decennio più tardi, in Psicologia delle masse e analisi dell’Io, Freud insisteva nuovamente sull’importanza dei moventi irrazionali che legano le masse all’autorità “paterna” dei capi e riprendeva il tema della derivazione delle forme societarie più vaste dal nucleo patricentrico naturale della famiglie. (Con questo libro era teorizzata in forma compiuta la riduzione della politica a inganni dell’inconscio e nasceva una concezione scettica, psicologizzante e antipolitica dei rapporti sociali che doveva in seguito, essere fertile di risultati: si pensi come, con una coscienza ben maggiore dei propri fini, la scienza psico-sociale americana ha riscoperto che voltando la politica in psicologia si riesce a far sì che tutte le vacche diventino nere).
Le diversificazioni delle informazioni derivata dai media, è pura apparenza, nasconde un’estrema povertà delle fonti originali. Le informazioni sugli avvenimenti provengono spesso da un’unica fonte, di solito da un’agenzia di stampa, e anche coloro deputati alla diffusione delle informazioni come la BBC, si accontentano di riciclare le informazioni ricevute da queste agenzie, presentandole come farina del loro sacco.
I corrispondenti della BBC spesso stanno nelle loro camere di albergo quando spediscono i loro dispacci, leggendo per gli studi di Londra le informazioni che sono state loro trasmesse da colleghi in Inghilterra, che a loro volta le hanno ricevute da agenzie di stampa.
Un altro aspetto che spiega la ripugnanza a credere alla manipolazione dei media è legato al sentimento di onniscienza che la nostra epoca di mezzi di comunicazione di massa ama assecondare: criticare le informazioni della stampa è come dire alle persone che sono credulone, e questo messaggio non è gradevole da ricevere.
Il primo teorico importante in questa materia è stato il nipote di Freud, Edward Bernays, che scriveva nella sua opera Propaganda, apparsa nel 1928, come fosse del tutto naturale e giustificato che i governi plasmassero l’opinione pubblica per fini politici.4°
Il primo capitolo porta il titolo rivelatore: Organizzare il caos.
Per Bernays, la manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse è un elemento importante delle società democratiche. Coloro che manipolano i meccanismi segreti della società costituiscono un governo invisibile, che rappresenta il potere effettivo. Noi siamo eterodiretti, i nostri pensieri sono condizionati, i nostri gusti sono costruiti ad arte, le nostre idee sono suggerite essenzialmente da uomini di cui non abbiamo mai inteso a parlare. È la conseguenza logica della maniera in cui la nostra società “democratica” è strutturata.
Un gran numero di esseri umani deve cooperare per vivere insieme in una società che funzioni bene. In quasi tutti gli atti della nostra vita quotidiana, che si tratti della sfera politica, di affari, dei nostri comportamenti sociali o delle nostre concezioni etiche, noi siamo dominati da un numero relativamente ridotto da persone che conoscono i processi mentali e le caratteristiche sociali delle masse. Sono queste persone che controllano l’opinione pubblica.
Per Bernays, molto spesso questi membri del governo invisibile non conoscono essi stessi chi sono gli altri membri. La propaganda è il solo mezzo per impedire all’opinione pubblica di sprofondare nel caos.
Bernays ha continuato a lavorare su quest’argomento dopo la guerra e nel 1947 ha pubblicato La costruzione del consenso, titolo al quale Edward Herman e Noam Chomsky hanno fatto riferimento quando pubblicato la loro opera La fabbrica del consenso.5°
Il rapporto con Freud è decisivo perché la psicologia è uno strumento capitale per influenzare l’opinione pubblica.
Secondo Fleischmann e Howard Cutler (che avevano collaborato con la La fabbrica del consenso), ogni leader politico deve fare appello alle emozioni umane primarie al fine di manipolare le opinioni.
L’istinto di conservazione, l’ambizione, l’orgoglio, la bramosia, l’amore per la famiglia e per i bambini, il patriottismo, lo spirito di imitazione, il desiderio di comando, il gusto dell’azione, così come per altri bisogni, sono le materie psicologiche che ciascun leader deve prendere in considerazione nei suoi tentativi per conquistare l’opinione pubblica alle sue idee.

LA GUERRA INCRUENTA.

La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni del secondo millennio ha sviluppato ulteriormente le tecniche di guerra psicologica che viene fenicia anche guerra incruenta. Lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione di comunicazione e d’informazione, assieme alla nascita del cyberspazio,6° pone come centrale da parte di Stati o organismi nel quadro del raggiungimento di obiettivi politici, economici, militari e culturali, il possesso delle informazioni, come nel passato era il controllo del traffico commerciale e quello delle risorse materiali e prima ancora era quello delle capacità produttive agricole. In sostanza si passa da un mondo nel quale uno dei compiti delle forze armate delle forze armate era la capacità di annientare anniversario attraverso la forza fisica (caratteristica che tuttora rimane) attraverso un’adeguata forza fisica, con la spada o con le bombe nucleari, a uno dove la forza è data dalla creatività, dalla spregiudicatezza intellettuale. Cambia il modo di fare la guerra. La prospettiva (che molto probabilmente è una realtà odierna) è che le battaglie saranno combattuto anche in campi di battaglia virtuali. Perciò, in questo, si tratta di ridefinire anche il concetto di spazio vitale per la battaglia che non corrisponde più solamente a uno spazio fisico, come non è più identificabile con una disponibilità di risorse naturali quali le fonti d’energia, le miniere di ferro e carbone o i campi di grano.
Oggi lo spazio vitale è quello in cui un Paese o meglio i suoi capitalisti riesce ad agire e competere con successo. Una delle conseguenze della crisi attuale è lo scatenamento di una lotta senza quartiere fra i capitalisti per decidere quale porzione di capitale debba fare le spese della crisi e sparire dal mercato. Tutto ciò accentua i contrasti tra i vari gruppi imperialisti e di conseguenza fra gli Stati. Questa competizione diventa un terreno per costruire l’identità nazionale (della serie “siamo tutti nella stessa barca”, “bisogna essere competitivi per salvare la ‘nostra economia” ecc.). Questo comporta un riesame sia delle dottrine militari sia delle istituzioni dello Stato (non è un caso che una delle tendenze di fondo in tutti i paesi imperialisti è il rafforzamento degli esecutivi e lo svuotamento delle assemblee legislative).
L’ambito attuale è che spesso gli interventi militari si trovano ad agire sotto l’occhio attento delle telecamere di tutto il mondo (pensiamo a cosa vuol dire la repressione in Birmania o le proteste per il Tibet), in operazioni che vedono la presenza contemporanea oltre che di militari, dei civili delle ONG e degli agenti che operano nei servizi segreti. Perciò si tratta da parte dei vari paesi imperialisti di coordinare efficacemente tutti questi soggetti. Già gli U.S.A. hanno già da alcuni anni previsto la possibilità d’avere azioni militari incruente nell’ambito delle operazioni definite con la sigla OOTW (Operations Other Than War) operazioni diverse dalla guerra. In sostanza le nuove guerre saranno combattute prima dell’avvio d’eventuali azioni militari tradizionali, in stretto coordinamento con tutte le varie branche della Pubblica Amministrazione e di varie organizzazioni civili (ONG,7° Protezione Civile ecc.). In questo quadro, è importante la creazione di un centro unico di comando in grado rapidamente di operare velocemente in un vasto ventaglio di situazioni che possono andare dalle cosiddette operazioni “umanitarie” ai confronti con armi nucleari.
Poiché l’attuale sistema a rete è tremendamente complesso e in esso circolano i flussi economici, politici e militari che regolano il mondo. Se s’interviene su un elemento una componente s’innesta un ciclo di azioni e reazioni, con feedback positivi e negativi che è molto difficile valutare quantitativamente.
In sostanza la guerra del futuro come si diceva prima non consisterà più solamente nell’utilizzo di mezzi che coinvolgono la forza degli armamenti per costringere il nemico ad accettare la propria volontà ma consisterà nell’usare tutti i mezzi possibili per obbligare il nemico a servire i propri interessi.
Da tempo la tendenza per arrivare alla vittoria nelle guerre attuali (e future) è la combinazione dei metodi operativi che si usano e che possono variare ha secondo degli scopi che si vogliono raggiungere. I metodi da combinare possono essere militari, trans-militari (guerra diplomatica, guerra di network, guerra di intelligence, guerra psicologica, guerra tattica, guerra di contrabbando, guerra di droga, guerra di droga, guerra virtuale di deterrenza), oppure non militari (guerra finanziaria, guerra commerciale, guerra di risorse, guerra di aiuto economico, guerra di sanzioni, guerra mediatica, guerra ideologica).
Ad esempio la cosiddetta “guerra al terrorismo” lanciata da Bush dopo l’11 settembre è una combinazione di guerra d’intelligence + guerra finanziaria + guerra di network + guerra ideologica + altri tipi di conflitti.
I conflitti contemporanei sono dei grandi contenitori e la vittoria è che tutto ciò che si può mettere in questo contenitore.

TECNICA DELLA FORMAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA

Nel libro La CIA e la Guerra fredda culturale si spiega in maniera molto dettagliata come, all‘inizio della cosiddetta Guerra fredda, gli statunitensi e i britannici dettero inizio a un‘importante operazione clandestina destinata a finanziare intellettuali anticomunisti.
L‘elemento fondamentale è che la CIA si concentrò la sua attenzione su alcune personalità della sinistra soprattutto su trotskisti. Un gran numero di queste persone divennero in seguito neoconservatori di primo piano: Irving Kristol, Sidney Hook e Lionel Trilling.
Le origini di sinistra, e specificamente trotskiste, mantengono una relazione particolare con le operazioni clandestine, poiché le operazioni della CIA erano di influenzare gli oppositori di sinistra al comunismo, vale a dire i trotskisti. Molto semplicemente, l‘idea della CIA era che gli anticomunisti di destra non avevano alcun bisogno di essere influenzati.
Scriveva a proposito Saunders: “L‘obiettivo di sostenere gruppi di sinistra, non era né di distruggere né di dominare questi gruppi, a piuttosto di mantenere con loro una discreta prossimità e di dirigere il loro pensiero, di procurare loro un modo di liberarsi dalle loro inibizioni inconsce e, al limite, di opporsi alle loro azioni nel caso in cui fossero diventati eccessivamente …radicali“.
Le modalità attraverso cui questa influenza di sinistra fece sentire i propri effetti furono molteplici e variegate.
Gli Stati Uniti erano decisi a fornire di se stessi un‘immagine progressista che contrastava con quella di Unione Sovietica “reazionaria“.
Ad esempio negli ambienti musicali statunitensi, Nicolas Nabokov (il cugino dell‘autore di Lolita) era uno dei principali esponenti del Congresso per la libertà della Cultura.
Nel 1954, la CIA aveva finanziato un festival della musica a Roma nel corso del quale l‘amore autoritario di Stalin per compositori russi come Rimski-Korsakov e Tchaikovski era contrastato dalla musica moderna non ortodossa ispirata dal dodecafonismo di Schoenerbert. Per Nabokov, promuovere una musica che eliminava in modo eclatante le gerarchie naturali, era lanciare un chiaro messaggio politico.
Un altro “progressista“, il pittore Jackson Pollock, ex comunista, fu allo stesso modo sostenuto dalla CIA. I suoi imbrattamenti erano considerati come la rappresentazione dell‘ideologia americana di libertà contrapposta all‘autoritarismo del realismo socialista.8°
Questa commissione fra cultura e politica fu incoraggiata apertamente da un organismo della CIA che portava un nome molto orwelliano, l‘Ufficio di Strategia Piscologica (PSB).
Nel 1956, quest’organizzazione sostenne una tournée europea della Metropolitan Opera (Met) che aveva lo scopo politico di incoraggiare il multiculturalismo.

UN ESEMPIO DI “RIVOLUZIONE“ COLORATA: SERBIA 2000

Ovviamente il rovesciamento di Slobodan Milosevic non è stato il primo evento in cui manifestamente l‘Occidente imperialista utilizzava le influenze clandestine per provocare un cambiamento di regime.
Il contesto del putsch contro Milosevic a Belgrado, il 5 ottobre 2000, è stato descritto da Tim Marshall, giornalista di Sky TV. Quello che Marshall mostra è tanto valida giacché approvava gli avvenimenti da lui evocati e si vantava dei suoi numerosi contatti con i servizi segreti, in particolare con quelli della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.
A ogni istante Marshall sembra essere informato di chi sono principali agenti segreti. Il suo resoconto è denso di riferimenti a un agente del MI6 di Pristina, a fonti di servizi segreti ecc.
Questa strategia di destabilizzazione vedeva la sua luce alla fine del 1998 quando una missione della CIA fu messa all‘opera in Kossovo.
Il presidente Milosevic aveva autorizzato a entrare in Kossovo una missione diplomatica di osservatori per controllare la situazione di quella provincia. Immediatamente, questo gruppo fu ben infarcito di agenti segreti e di elementi delle forze speciali britanniche e statunitensi di uomini della CIA e dei servizi segreti della marina USA, di membri delle SAS.
Lo scopo immediato dell‘operazione era di compiere la stessa operazione che Wellington aveva l‘abitudine di fare, vale a dire percorrere il campo di battaglia in lungo e in largo per rendersi conto della configurazione del terreno prima di affrontare il nemico.
Ufficialmente questa missione era diretta dall‘OCSE, ma ufficiosamente dalla CIA. Infatti, la maggior parte dei suoi membri operava per la DynCorp, una compagnia di soldati mercenari con sede in Virginia che impiega, soprattutto membri di unità di élite dell‘esercito americano.
In sostanza questa missione era utilizzata per un’opera di spionaggio. Al posto di eseguire i compiti di controllo e di osservazione a loro assegnati, i membri della missione utilizzavano i loro sistemi di posizionamento globale GPS (che è un metodo di orientamento satellitare) per localizzare e identificare gli obiettivi che in seguito la NATO avrebbe bombardato.
Si fa fatica a capire come gli Jugoslavi abbiano potuto permettere che 2000 agenti dei servizi segreti avversari perfettamente addestrati percorressero il loro territorio, poiché, sapevano benissimo quello che stava avvenendo.
Il capo della missione di verifica era William Walker, che era stato ambasciatore degli Stati Uniti in Salvador il cui governo, appoggiato da Washington, si serviva di squadroni della morte.
Walter “scopre“ il “massacro“ di Racak nel gennaio 1999, avvenimento utilizzato come pretesto per innescare il processo che avrebbe portato ai bombardamenti che ebbero inizio il 24 marzo.
Numerose testimonianze anno permesso di stabilire che a Racak è una messa in scena e che i corpi trovati erano di combattenti dell‘UCK e non di civili.
La guerra ebbe inizio e la Repubblica Federale Jugoslava fu violentemente bombardata. Ma Milosevic restava al potere. Allora fu messa in atto una guerra politica per destituirlo.
Questa guerra politica consisteva nel consegnare importanti somme di denaro e nel portare aiuto tecnico, logistico e strategico, compreso l‘invio di armi, a gruppi differenti dell‘opposizione “democratica“ e a Organizzazione non governative della Serbia.
In quel momento, gli Stati Uniti operavano principalmente in via indiretta attraverso l‘International Republican Insitute, che aveva aperto uffici in Ungheria con lo scopo di sbarazzarsi di Milosevic.
Questo denaro (e altre le altre cose) entrava in Serbia attraverso valige diplomatiche, in molti casi di paesi appartenenti a paesi apparentemente neutrali come la Svezia che, non essendo ufficialmente membro della NATO, poteva mantenere aperta la sua ambasciata a Belgrado.
Grazie a questo denaro furono finanziati mezzi di informazioni “indipendenti“ come la stazione radio B92.
Quello che i media imperialisti spacciò per sollevazione popolare spontanea, in realtà non altro che un’azione da parte di una banda di teppisti molto violenti e pesantemente armati al commando del sindaco di Cacak.
Quello che avvenne nell‘agosto del 2000 non fu un’insurrezione ma un colpo di Stato ben orchestrato.
—————————————————–

1° Dalla prefazione a L’arte della guerra, Ed. Mondadori

2° Sun Tsu, L’Arte della guerra.

3° Noam Chomsky uno dei guru della sinistra americana lavora al MIT come linguista, guarda caso denuncia tutte le malefatte dell’imperialismo U.S.A. ma non quelle di Israele, qui la gatta ci cova. Domanda, come fa uno che si passare come un irriducibile ”avversario” delle politiche U.S.A. a lavorare in un’istituzione come il MIT? Vediamo al contrario le crescenti difficoltà di un ebreo antisionista come Norman Finkelstein, autore del libro L’industria dell’olocausto – Rizzoli, Milano 2002 sulla strumentalizzazione dei sionisti americani dell’Olocausto, licenziato dalla De Paul University, gli ha fatto penare tredici anni il dottorato di ricerca, perché nessuno di loro voleva apparire come relatore della sua tesi, appunto sull’industria olocaustica. Quando infine ha conquistato il titolo, nessuno dei docenti l’ha voluto raccomandare a nessuna università.

4° Edward L. Bernays, Propaganda, 1928.

5° Herman, Edward S. and Chomsky, Noam. Manufacturing Consent: the Political Economy of the Mass Media. New York: Pantheon Books, 1988, traduzione italiana La fabbrica del consenso, Marco Tropea Editore, 1998.

6à Il cyberspazio è il dominio caratterizzato dall’uso dell’elettronica e dello spettro elettromagnetico per immagazzinare, modificare e scambiare informazioni attraverso le reti informatiche e le relative infrastrutture fisiche. È visto come la dimensione immateriale che mette in comunicazione i computer di tutto il mondo in un unico network che permette agli utenti di interagire tra loro. È oggi comunemente utilizzato per riferirsi al “mondo di Internet” in senso generale. Il termine trae origine dalla fantascienza cyberpunk, nella quale il cyberspazio comprende vari tipi di realtà virtuale condivise da utenti profondamente immersi in tali dimensioni, o da entità che sussistono all’interno dei sistemi informatici.

7° Perciò tutta la cosiddetta sinistra “politicamente corretta” che si scandalizza verso le azioni contro i volontari delle ONG, finge di ignorare i reali compiti delle ONG come strumento imperialista, contro le lotte di questi popoli.

8° Quest’alleanza con intellettuali provenienti dall‘esperienza comunista aveva preceduto la cosiddetta Guerra Fredda: il pittore di affreschi Messicano Diego Rivera fu patrocinato da A. B. Rockefeller, ma la loro collaborazione ebbe bruscamente termine quando Rivera si rifiutò di ritirare un ritratto di Lenin da una scena di massa dipinta sui muri del Rockefeller Center nel 1933.

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~ di marcos61 su giugno 24, 2013.

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