I NANO ROBOT

   Le più avanzate tecniche di manipolazione di materiale su nanoscala (miliardesimi di metro) e l’invenzione dei biochip hanno consentito la costruzione di circuiti elettronici microscopici e di nano robot  (termine comunemente abbreviato in nanobot) dalla struttura interamente artificiale biologica o ibrida (in parte biologica e in parte artificiale) che in futuro avranno un ruolo determinante anche per quanto concerne la prossima evoluzione umana.

   L’incessante processo di miniaturizzazione delle macchine iniziato solo alcuni decenni fa si è già talmente sviluppato che i nuovi nanobot sono perfettamente in grado di penetrare nelle cellule (e quindi nell’intero organismo) di qualsiasi essere vivente rimanendo complessivamente invisibili all’occhio umano. Ciò che questa nuova classe di robot può fare e al contempo straordinario e inquietante:

  • Penetrano facilmente le pelle umana e ogni altro sistema naturale di protezione degli esseri viventi.
  • Possono legarsi al DNA.
  • La loro diffusione può avvenire attraverso l’aria, l’acqua, la terra e gli alimenti.
  • Una volta raggiunta la destinazione programmata (un organo, un tessuto, un fluido corporeo, queste nano-macchine possono sperare individualmente oppure assemblarsi tra loro per creare un’interfaccia neurale o qualsiasi altro tipo di dispositivo elettronico desiderato.

   Attualmente esistono già diverse categorie di automi dalle dimensioni microscopiche e i nanobot biologici (costituiti da filamenti di DNA) del tipo “origami” garantiscono la stessa affidabilità dei computer a base di silicio. Possono quindi essere programmati per auto-assemblarsi, trasportare materiale, nuotare e mutare forma a seconda delle necessità, grazie a un sofisticato di piegatura, e dispiegamento di filamenti di DNA.[1] I primi esperimenti sugli scarafaggi ne hanno messo in evidenza le grandi potenzialità di applicazioni e nel 2014 sono stati in grado di muoversi al loro interno interagendo l’uno con l’altro proprio come se fossero cellule dell’insetto stesso.[2] Per seguire i loro spostamenti nell’organismo degli scarafaggi, i nanobot sono stati etichettati con dei marcatori fluorescenti, che i ricercatori hanno usato per valutare come agiscono.

   Il professor Daniel Leyner dell’università di Harvard, che ha guidato le ricerche, ha poi spiegato che i nanobot possono interagire direttamente con il DNA dell’organismo invaso per rilasciare dell’organismo le sostanze contenute al loro interno solo su molecole specifiche come, per esempio, quello di una cellula malata. Dai dati raccolti dai primi esperimenti, risulta che la precisione nella somministrazione e nel controllo dei nanobot è equivalente a quella di un sistema informatico. I farmaci tradizionali, invece di attivarsi solo dove c’è n’è bisogno, si diffondono in tutto l’organismo generando numerosi “effetti collaterali”. Questo problema è stato risolto dai ricercatori costruendo dei nanobot origami (composti da DNA) a forma di vongola, in grado di trasportare piccole quantità di farmaco al loro interno fino a destinazione. Per evitare che la “vongola” robot si apra in altre parti del corpo, i ricercatori l’hanno dotata di due “lucchetti” costituiti da aptameri (acidi nucleici aventi la proprietà di legarsi a una molecola  o a una proteina), due filamenti di DNA disegnati appositamente per riconoscere una certa molecola. Quando l’aptamero e la molecola bersaglio si incontrano, il filamento si apre e sblocca la “conchiglia”, rilasciando il farmaco. Per mettere alla prova la precisione la precisione di questa nuova tecnica gli scienziati hanno creato dei nanobot origani a forma di vongola progettati per “schiudersi” solo dopo essere venuti a contatto con le cellule leucemiche. Successivamente hanno immerso milioni di nanobot in una coltura composta da un mix di cellule umane sane e cellule umane sane e cellule umane malate. Dopo appena tre giorni di osservazioni, la metà malate era già morta, mentre quelle sane godevano ancora di perfetta salute.[3]

   La quantità di nanobot impiegati è di fondamentale importanza per il tipo di operazione che devono svolgere poiché, come spiegato dal professor Ido Bachelet, coautore dello studio, più alto è il numero dei nanobot presenti, più complesse sono le decisioni e le azioni che si possono fare. Se si raggiunge una certa soglia di capacità, è possibile seguire qualsiasi tipo di computazione.[4]

   Nel 2014 i ricercatori hanno pubblicato la prima fotografia dei nanorobot in azione sulle cellule umane,  e il professor Tom Malouk che guida la sperimentazione ha dichiarato con entusiasmo che, si fosse trattato di cellule cancerogene, i suoi nanobot sarebbero state in grado distruggerle.[5] I laboratori israeliani dell’Interdisciplinary Center (Herzliya) e della Bar Ilan University (Ramat Gan) hanno sviluppato addirittura un sistema per comandare i nanobot introdotti all’interno del corpo utilizzando solo i comandi mentali trasmessi da un’interfaccia neurale non invasiva (appoggiata sul capo).[6]

   L’aspetto meno rassicurante di questa tecnologia è che la polvere intelligente formata da eserciti di nanobot può essere programmata per modificare o distruggere qualsiasi tipo di cellula o di organo perfettamente sano, per scopi molto diversi da quelli medico-scientifici.

   Secondo le più ottimistiche previsioni dei ricercatori accademici, i nanobot rappresentano una grande risorsa per la medicina del terzo millennio, ma, in una società dominata dal profitto sarà molto difficile che in futuro questa tecnologia sia utilizzata per migliorare le condizioni dell’essere umano.

   Il mercato dei farmaci rappresenta il terzo business mondiale dopo finanza e petrolio e la situazione di corruzione che caratterizza la ricerca medica è talmente scandalosa che Silvio Garattini, il più autorevole farmacologo italiano, ha ammesso che su circa 10.000 farmaci attualmente in commercio, quelli realmente utili non sono di qualche decina. Per spiegare questo stato di cose, Silvio Garattini, ha precisato che le scelte dettate dalle esigenze commerciali hanno la predominanza sulle esigenze mediche.[7]

   Gli scienziati coinvolti nello sviluppo di nanobot hanno inoltre hanno assicurato, che il più presto possibile, le nano macchine saranno pronte per essere impiantate anche sugli esseri umani, per consentire diagnosi e cura delle malattie con un livello di precisione senza precedenti. Lo stesso tipo di promesse filantropiche, tuttavia, hanno preceduto anche la scoperta delle cellule staminali, ma a decine di anni dei primi esperimenti, le applicazioni sono ancora scarse e l’industria del farmaco continua ad avere il lucroso monopolio delle cure.[8]

   Questo tipo di tecnologia, quindi, non può essere sfuggita ai servizi segreti, che, da dopoguerra in poi, hanno iniziato a produrre armi per la soppressione delle personalità scomode in modo da far apparire il loro decesso come morte da cause naturali. I documenti declassificati degli USA hanno infatti rivelato che già nel 1948 l’esercito statunitense aveva prodotto un’arma a radiazioni da utilizzare per gli omicidi politici mirati. Nel 1975, inoltre, durante l’inchiesta sull’assassinio del presidente Kennedy, la Commissione Church scoprì l’esistenza di un’arma sviluppata dagli scienziati della CIA per indurre attacchi cardiaci e tumori sui tessuti dei leaders considerati ostili dall’imperialismo USA.[9] Durante una delle udienze della commissione, i senatori Church e John Tower mostrarono una pistola in dotazione dei servizi segreti USA, progettata per spazzare minuscoli aghi sottili come capelli umani (dalla puntura quasi impercettibile) che servivano a questo scopo. Nessuno può sapere se e che dal punto di vista statistico i personaggi scomodi all’imperialismo USA sembrano essere particolarmente soggetti al cancro. Hugo Chavez, per esempio, è morto giovane all’età di 58 anni (5 marzo del 2013), proprio a causa di un tumore aggressivo dei tessuti molli che ha ufficialmente insospettito anche il suo entourage.[10]


[1] Jessica Hamzelou,  DNA origami nanorobot takes drug directs to cancer cell. New Scientist, 25 febbraio 2012.

[2] Daniel Levner, Ido Bachelet et al., Universal computing by DNA  origami robots in a living animal, Nature Nanotechnology 9, 353-357, 6 aprile 2014.

[3] Daniel Levner, Ido Bachelet et al., Universal computing by DNA  origami robots in a living animal, Nature Nanotechnology 9, 353-357, 6 aprile 2014.

[4][4] Daniel Levner, Ido Bachelet et al., Universal computing by DNA  origami robots in a living animal, Nature Nanotechnology 9, 353-357, 6 aprile 2014.

. 

[5]Elisabeth Landau,  Scientics control tiny motors inside cell. CNN, 12 febbraio 2014 .

[6] Helen Thomson,  Mind-controlled nanobots could release drugs inside your brain, New Scientist, 25 agosto 2016.

[7] Intervista di Silvio Garattini a cura di Massimo Pizzuti. Il testo integrale dell’intervista può essere consultato in: Marco Pizzuti, Scoperte mediche non autorizzate, Edizioni il Punto d’Incontro, Vicenza, 2014.

[8] Marco Pizzuti, Scoperte mediche non autorizzate, Edizioni il Punto d’Incontro, Vicenza, 2014.

[9] https://www.vocidallastrada.org/2018/02/conosci-la-cia-armi-droga-e-denaro.html

[10] Hugo Chavez è morto in Venezuela. “Malattia indotta da nemici storici”, Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2013.

~ di marcos61 su novembre 30, 2020.

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