ESISTE UNA TECNOCUPOLA?

    Questa seconda ondata fa sorgere il forte sospetto che certi poteri vorrebbero prolungare all’infinito lo stato di eccezione con l’obiettivo di superare la democrazia formale (borghese) a partire dalla Costituzione. Insomma, viene il sospetto che qualcuno vuole sfruttare gli esiti di questa pandemia per accelerare dei processi che vanno contro di le masse.

  Indubbiamente, stiamo vivendo la peggiore emergenza che ci sia stata dal 1945 in poi: basi pensare ci sono state oltre due miliardi di persone in isolamento domiciliare.[1]

   Nei paesi imperialisti occidentali, che hanno delle costituzioni, come l’Italia, la Francia, la Spagna, l’Inghilterra, gli USA sono state attuate delle gravi limitazioni alle libertà individuali dei propri cittadini, costretti a casa intere settimane. Focalizzando il caso italiano (che ha fatto scuola nel resto d’Europa e poi negli USA), va constatato come ha, di fatto, limitato le libertà di circolazione[2], di manifestazione, di riunione, di culto, per non dire del principio di libertà personale sancita dall’art. 13, che stabilisce ogni limitazione personale debba essere disposta dall’autorità giudiziaria, la quale, invece è stata messa in condizione di non operare in piena violazione del principio di separazione di poteri. Per di più, emarginando il Parlamento e consentendo un potere di decretazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sconosciuto al nostro ordinamento, e, in aggiunta, riconoscendo il potere di prolungare il lockdown anche ai “governatori” delle regioni che non hanno alcuna legittimazione per farlo.

   Inoltre, è stato sospeso (provvisoriamente) un referendum costituzionale, si è messo l’esercito per le strade, i cittadini sono stati sorvegliati con i droni, ci sono state palesi violazioni della privacy, come ci sono state palesi violazioni della privacy, come quella per la quale Fontana ha avuto accesso ai tabulati dei cellulari in possesso dei cittadini lombardi,[3] un sito ha pubblicato un elenco degli infetti[4] (avuto chissà da chi e come) e Zaia ha proposto di sospendere del tutto le norme sulla privacy. A voler essere fedeli alla lettera e allo spirito della Costituzione, tutto questo ha un nome: colo di Stato. Si è introdotta nel nostro ordinamento la sospensione di fatto di ogni garanzia costituzionale per decisione del governo e della maggioranza .

   E cose simili sono accadute in Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti e Inghilterra.

   Qui in Italia è stato costituito un Comitato Tecnico che in linea formale dovrebbe svolgere una funzione di consulenza, inerente a come fronteggiare la pandemia. C’è da chiedersi chi sono i membri di questo comitato e cosa fanno? Se si analizza bene, nella sostanza,  esso è una vera e propria cupola che  è stata messa a dirigere l’Italia, in questa crisi: come si diceva prima saltando il Parlamento, e le altre istituzioni, saltando una maggioranza supina, legata ai grandi poteri, contrastata da un un’opposizione che fa finta di contrastarla ma in effetti anche lei difende gli stessi poteri. Tutti hanno in qualche modo contribuito ad affidare il comando delle operazioni a questa cupola. Il presidente Conte viene accusato di essere un uomo solo al comando, di aver accentrato i poteri. Certo, lui li ha accentrati in quanto maggiordomo di poteri superiori, che non esercita lui: lui sta lì, prende le veline, parla e dice quello che deve dire, e fa quello che gli dicono di fare. Del resto, lui non è un politico: è un avvocato, che rappresenta i suoi clienti.

   E i clienti di Conte sono molto importanti.

   Lui è il vero e proprio successore di Andreotti, in quanto il potere cardinalizio, il potere curiale che è dietro di lui è esattamente lo stesso, con gli stessi personaggi che hanno appoggiato Andreotti durante tutta la sua carriera. Questo è un governo molto pericoloso, perché attrezzato in maniera tale da poter fare delle cose molto forti. Gli uomini che ci sono dentro sono iper-europeisti, iper-collegati al circuito gesuita-massonico. Sono veramente capaci di metterci in condizioni peggiori, vediamo perché. Cominciamo a dire che non c’è un uomo solo al comando: c’è un passaparola unico, di un potere che è una sorta di “cloud” che nemmeno si presenta a Palazzo Chigi: ma che opera in buona parte via web. Una cupola di potere, fatta di due corna: proprio come i demoni. Un corno è il famoso comitato tecnico scientifico, quello fatto dai virologi, dagli scienziati del potere (o meglio della scienza asservita), da quelli che ogni giorno ci hanno imbottito in parte di verità e in parte di panzane terrorizzanti, giocando e manipolando i dati, confondendoli per fare in modo che questa storia non solo fosse una storia seria, nella quale le persone veramente sono morte, ma anche un fatto terrorizzante: una strategia della tensione che non vuole finire.

   Loro dicono: il virus non finirà, vedrete, sarà un macello. State buoni dentro casa, tutti chiusi, anche quelli che stanno bene e che non rischiano. Una strategia della tensione, per fare in modo che duri il più a lungo possibile. In Cina, risulta che hanno buttato le mascherine: non sono più obbligatorie e c’è libertà di circolazione. Non si vede perché non dovrebbe essere così anche da noi. Ma questo corno della cupola fa di tutto per terrorizzarci e non per curare. Questo momento cercheranno di farlo durare a lungo possibile, condizionandoci psicologicamente.

   Anche se alla fine la crisi sarà passata e l’epidemia sarà finita, loro cercheranno di mandarlo psicologicamente avanti e più a lungo, per arrivare a vaccinarci tutti. Ma non solo come vaccino per il Covid: come idea, come forma-pensiero che il vaccino sia la salvezza. E tutta l’industria farmaceutica va in una direzione in cui i farmaci saranno sempre più i vaccini, per qualsiasi cosa.

  Ma i vaccini indeboliscono il corpo: rendono più fragili. In Inghilterra l’hanno detto chiaramente: se siete stati vaccinati contro l’influenza, se avete una certa età, state chiusi in casa almeno 12 settimane, perché è più facile che vi prendiate anche il Covid, visto che il vostro sistema immunitario è indebolito.

   Questo stesso corno di questa cupola, questo comitato tecnico scientifico fatto di scienziati abbondantemente venduti al potere (e abbondantemente dipendenti dagli elementi internazionali degli organismi mondiali del potere come l’Oms e l’Onu) raccomanda di vaccinarsi: il Messia Vaccino sarà l’unica salvezza.

   Ma non dice che la vera salvezza sta nel rafforzare il proprio sistema immunitario. Dovrebbero dare suggerimenti, indicazioni in questo senso, e invece no: la gente deve stare male per potersi vaccinare. E vaccinandosi starà ancora peggio, per poter prendere ancora più farmaci. Indovinate questi per chi lavorano, se non per i poteri finanziari che dominano l’industria farmaceutica, che ha fatto apposta a indebolire le persone. E indebolendo la parte fisica delle persone c’è anche la possibilità di frenare il risveglio della coscienza. Ma non è finita.

   L’altro corno della cupola è quello che in questo momento sta per diventare pericolosissimo, più del primo. E’ alla famosa task force fatta per guidare, per fare da consulente nella ripresa economica e sociale dopo il virus, quindi quella che adora dire “queste sono le modalità di apertura, questi i tempi, questi i posti nei quali investire da parte dello Stato, questi i settori da far partire, in questo modo e in quest’altro”. Ci si aspetterebbe una task force fatta di persone interessate a ristabilire la cosiddetta normalità, a riattivare il tessuto economico, il tessuto culturale, sociale, turistico: la piccola e media industria italiana.

   Il declino economico delle grandi aziende italiane (a partire dall Fiat)  sta all’interno della condizione negativa che coinvolge il ” sistema Italia”, il quale ha la più bassa concentrazione di capitali rispetto ai paesi concorrenti: in Italia prevale la piccola industria, il commercio al dettaglio e i distretti organizzati della piccola produzione non riescono a reggere la concorrenza con gli altri colossi imperialisti.

   L’unione delle piccole e medie industrie, in Italia non è giunta a un punto da poter contrastare l’azione centralizzata dei colossi multinazionali e talvolta non riesce neppure a reggere la competitività con paesi meno sviluppati capitalisticamente che beneficiano di un costo della manodopera più basso. Le imprese con più di 500 addetti in Italia nel 2001 solo il 15%, mentre nello stesso periodo in Germania rappresentano il 56% e in Francia il 43%. Inoltre, in Italia, le grandi imprese hanno anche una composizione organica del capitale più bassa che in altri paesi concorrenti: un’analisi di Mediobanca su 256 multinazionali dimostra che nel 2002 le 13 italiane hanno 189 miliardi di euro di attivo, in Francia in 23 producono un attivo 413 miliardi di euro, in Germania in 18 producono 677 miliardi di euro di attivo. Se si guarda gli investimenti per la ricerca, essi sono passati dal 5,8% nel ’99 al 3.7% di oggi, in particolare alla Fiat gli investimenti fatti in questi ultimi anni sono insufficienti: nel periodo che va dal 1997 al 2001, la Fiat ha speso 3,5 miliardi di euro in ricerca e sviluppo (pari al 2,8% dei ricavi) e 5,65 miliardi di investimenti fissi, mentre il gruppo Psa (Peugeot – Citroen) ha investito in ricerca 4,4 % di ricavati, e 9,4 miliardi di investimenti fissi. Se poi, guardiamo ai settori innovativi vediamo che dal 1991 al 200 il rapporto tra alcuni paesi è il seguente: la Germania è passata dal 12 al 15% dell’intero comparto produttivo; la Francia dal 20 al 25%; gli USA dal 20 al 25%, mentre l’Italia è rimasta stazionaria intorno all’8%. L’aumento della produttività italiana si è basato in questi anni più sull’intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori che sull’investimento in macchinario.

   Di questo nanismo non soffre solo la pletora delle piccole e medie imprese, dei laboratori artigianali e delle botteghe e bottegucce, ma anche una buona parte della grande impresa. Prima di tutti la Fiat (ora FCA), che nel concentratissimo spazio dei produttori mondiali di automobili non è riuscita a occupare stabilmente nessuno dei segmenti strategici. L’apertura del mercato italiano, un tempo protetto e monopolizzato dall’industria nazionale per eccellenza, quella che determinava la costruzione di autostrade e l’arretratezza degli altri sistemi di trasporto, ha determinato in pochissimi anni la perdita di notevoli quote di mercato a favore di Toyota, Nissan, Ford, Peugeot, Renault.

   La crisi, paradossalmente, ha accentuato la tendenza al nanismo industriale: le Pmi (piccole e medie imprese sotto i 50 addetti) che nel 1970 erano giunte a occupare il 42% della forza lavoro, nel 1981 erano al 48% per toccare nel 1991 la vetta del 56%. Nel 2004 c’erano solo 3 multinazionali di dimensioni paragonabili alle omologhe europee (Fiat, Eni, Telecom). Negli anni ’80 e ancora negli anni ’90 il fenomeno veniva propagandato (anche da certa sinistra “radicale” e “antagonista”) come un elemento di dinamismo e vivacità. Stucchevoli elogi della creatività e dell’operosità italiana emergevano tra le righe di numerosi studi sui distretti industriali e sulle “tre Italie”. La tesi era che in alcune zone d’Italia (nord est, Emilia-Romagna, Toscana) si era costituito una combinazione dei fattori produttivi con la “solidarietà sociale”. La “cultura solidaristica cattolica” e il “cooperativismo di matrice comunista”, e la forza di istituzioni radicate quali la famiglia, le parrocchie e le case del popolo rendevano possibile, a parere di questi studiosi, una produzione innovativa, efficiente, in un contesto di coesione sociale.

   Uno dei personaggi che ha contribuito a sinistra a decantare il fenomeno delle piccole e medie imprese è senza dubbio Aldo Bonomi. Nel suo libro Il capitalismo molecolare. La società al lavoro nel Nord Italia (1997, Einaudi, Torino) afferma che “nuovo” capitalismo, abbia trasformato, in stretta connessione con le dinamiche della cosiddetta globalizzazione, la struttura sociale di intere aree del paese: fino a ridisegnarne la fisionomia e le forme stesse di lavoro. Dove le contraddizioni non sono più tra classi ma tra territori e sistemi produttivi, dove ci sono aree alpine e pedemontane attivamente attraversate dalla “globalizzazione” mentre altre si caratterizzano come “zone tristi”, escluse dalla“modernizzazione”.

   A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, per gli studiosi ispirati dalla “scuola di regolazione”, la piccola impresa italiana era, per loro, all’avanguardia nel processo di adattamento in un periodo di incertezza, pronta per recepire le nuove tecnologie che consentono alta produttività e versatilità.

   La realtà era, come sempre, molto prosaica: la crisi continuava a spingere ex operai e detentori di piccolissimi capitali verso l’avventura della piccola impresa, che si fondava sull’evasione fiscale e contributiva (favorendo così a essere un baluardo del regime democristiano), sulla possibilità di licenziare senza giusta causa e sulla consolidata politica delle svalutazioni competitive. Quest’ultimo elemento, che ha favorito i settori che producevano per l’esportazione, è stato cancellato dall’ingresso nell’euro.

Il complesso di questi tre vantaggi rendeva plausibile l’avventura imprenditoriale anche per esperienze fragilissime. Il vero asso nella manica dei piccoli capitalisti italiani era il basso costo della forza lavoro: mentre la grande impresa cercava di erodere i salari dei lavoratori tramite l’inflazione e la politica dei redditi concertata con i sindacati e la sinistra, i piccoli imprenditori offrivano lavoro ai nuovi disoccupati a salari decisamente inferiori. Un nuovo capitolo dei distretti italiani è stato scritto sotto il governo D’Alema, con i patti d’area e il consolidamento dei distretti di Puglia e Basilicata.

   La perdita di quote di mercato è dovuta alle modeste dimensioni delle aziende e se pensiamo che l’80% degli investimenti sono fatti dalle grandi aziende, sono prevedibili le difficoltà incontrate dall’imperialismo italiano con l’accentuarsi della contesa internazionale.

   Vediamo chi sono i membri della task force destinata a “salvare e rilanciare l’Italia”. Colao,[5] questo strano individuo che è stato scelto per dirigere questa task force. Le sue parole sono: “Non si può sprecare una crisi”. Eh, no: questa crisi va usata come opportunità per cambiare. Che cosa? La struttura economica e sociale del paese. Conoscendoli, vedremo perché questo significa globalizzare e meccanizzare l’economia, dandola in pasto ancora di più alla finanza internazionale, dalla quale vengono Colao e company, dando un colpo finale ai piccoli e medi imprenditori, mascherando il tutto  come un lancio della Green New Deal e da un’ottimistica ripresa.   .

    Colao se ne sta a casa, nel suo ufficio di Londra: nemmeno si presenta a Palazzo Chigi. Gli altri della task force si riuniscono via web: una sorta di nuvola nera sta sopra Palazzo Chigi, e dirige tutto da lì attraverso gli schermi. Un vero e proprio Grande Fratello orwelliano che parla via video ai propri maggiordomi del governo, a questi burattini prestati ai poteri da masse incoscienti di italiani che li hanno votati (e nel caso di Conte, nemmeno votati). Sono ispirati da una nuvola nera che si aggira sopra Palazzo Chigi, progettando per noi un grande futuro: per la ripresa stanno lì a studiare come robotizzarci, come uniformarci, come disumanizzare la società in nome di un paventato benessere economico. Più velocità e più efficienza: ma per fare che cosa? Per condurre anime svuotate di ideali e svuotate di amore reciproco, intente solamente ad essere più efficienti? Essere più efficienti per fare più soldi, per un sistema che vuole soffocare e strangolare esseri umani? Già solo questo dimostra la pericolosità di questa task force, e del potere vero che rappresenta.

   Per capire meglio, vediamo un po’ chi sono almeno alcuni membri di questa task force. Vittorio Colao, il capo di questo comitato, è un uomo della finanza internazionale. In questo momento è il grande profeta del 5G dappertutto, il profeta della cosiddetta transizione digitale. E’ passato per Morgan Stanley, per la McKinsey, poi è finito in Rcs, poi in Omnitel, poi a Vodafone e ora a General Atlantic. Che cos’è? Un mega-fondo da 35 miliardi di dollari, americano ed europeo, che già lavora con una task force sua. E come? Intende intervenire nel tessuto economico della ripresa comprando, indirizzando e stravolgendo, finanziando chi vuole e non finanziando chi non vuole, partecipando a quello che si sta per avviare (una sorta di Piano Marshall, nel quale useranno un’economia distrutta dalla crisi per ricostruirla come vogliono loro: per meccanizzare, tecnologizzare, verticalizzare c centralizzare). Come dice Vittorio Colao, le peggiori crisi sono quelle che si sprecano. E quindi questo gruppo non è stato fatto per riportarci alla cosiddetta “normalità”: è stato fatto per portarci alla progressiva, crescente anormalità e disumanizzazione.

   Vediamo chi altro c’è, nella task force. C’è un gruppettino interessante di professori. Noi diciamo sempre che determinati professori comandano più dei politici, perché lavorano per conto dei poteri oscuri e di manipolazione: perfezionano le strategie di manipolazione che poi vengono imposte ai politici, che sono solamente dei passaparola, degli specchietti per le allodole (e le allodole siamo noi). Qui c’è un singolare trio di “americani”, americani col k, nel senso che sembrano italiani ma sono professori che hanno fatto gli studi e tutta la loro carriera in università americane e inglesi, le università del potere mondiale, quelle dalle quali poi vengono fuori i grandi uomini dei grandi poteri finanziari. Uno di loro è il professor Enrico Moretti[6], un “americano” apprezzatissimo da Obama, il famoso Nobel per la Pace che faceva le guerre. E che cosa dice, questo Enrico Moretti? Tra le tante cose che lui vuole c’è una società nella quale le piccole e medie imprese e il turismo non siano più al centro, ma lo siano solamente i colossi connessi con l’elettronica, sul modello di Seattle. Con la Microsoft, che lui cita, c’è questo-mega centro di diffusione elettronico verso cui tutti affluiscono.

   Come a dire che, a questo punto, le piccole e medie imprese si svuotano, e il turismo non ha più molto senso, come posti di lavoro. Poi c’è un altro soggetto “americano”, nella task force di Colao: una signora, anche lei col k, che ora insegna alla London University. Si chiama Marianna Mazzucato[7]: è una professoressa esperta di innovazione tecnologica, che significa esperta di stravolgimento della vita e dei valori umani in favore del farci diventare mezze macchine. E cosa dice? Bisogna che lo Stato, si faccia promotore della ricerca tecnologica ma non nell’interesse della masse ma dei grandi gruppi monopolistici ed è per questo si devono centralizzare le ricerche

   In questo trio c’è poi un’altra professoressa, Raffaella Sadun[8], che naturalmente insegna ad Harvard: è un’economista esperta di come fare in modo che i manager diventino sempre più bravi a fare la transizione tecnologica da ciò che è umano, nell’economia, a ciò che è meccanico, elettronico, disumanizzante. E chi altro c’è in questo team? Uno bravo è il fisico Roberto Cingolani[9], esperto in robotizzazione. Per ora il suo intervento sociale si svolge al servizio di Leonardo, l’ex Finmeccanica,[10] la più grande industria di armi italiana (la terza in Europa) che con i suoi sistemi d’arma è leader nel meccanizzare la morte della gente. Poi naturalmente serve un “avvocatone” d’affari, come Stefano Simontacchi,[11] che i giornali definiscono l’avvocato più potente d’Italia, già, perché poi bisogna fare in modo che i soldi affluiscano nei posti giusti. E poi, ultimi ma niente affatto ultimi, il comitato è presidiato da membri del famigerato Club di Roma.[12] Due, almeno, i membri presenti. Uno è Enrico Giovannini[13], membro del comitato esecutivo mondiale del Club di Roma. Un altro è un signore che si chiama Francesco Starace[14] amministratore delegato e direttore generale dell’ENEL. Ma che cosa rappresentano, loro, in questo comitato?

   Rappresentano un Club di Roma che fu fondato nella seconda metà del secolo scorso dall’ufficio studi della Fiat (un potere nero, ovviamente) attraverso un manager famoso, molto brillante, che si chiamava Aurelio Peccei[15] (che è stato dirigente c/o la Fiat e l’Olivetti). E che cosa fa, questo Club di Roma? E’ specializzato nell’usare (o anche nel creare) le emergenze. Quindi: c’è l’emergenza sovrappopolazione? Loro fanno finta che questo sia un problema. C’è l’emergenza riscaldamento climatico? Loro fanno finta che questo sia un problema. C’è un problema di acqua da qualche parte? Loro lo fanno diventare un problema mondiale, attraverso il quale si faranno le guerre. C’è un po’ di esaurimento di risorse? Loro fanno finta che le risorse dopo vent’anni si siano esaurite.

   Sfruttano le emergenze per fare strategia della tensione, per dire poi che serve più controllo,  che gli Stati non sono sufficienti, bisogna fare più mondialismo e creare più strutture  internazionali. Sono tra quelli che aiutano di più a costruire il potere disumanizzante che toglie libertà locali, sempre, ogni volta sfruttando le emergenze. E quindi, perché mai non si dovrebbero buttare a pesce nello sfruttamento di questa nuova emergenza, per dirigere poi la società nella direzione che il loro Club ha sempre voluto?

    Che altro si può dire, di questa task force? Insieme ad altre, analoghe, sicuramente in campo nel mondo, avrà a disposizione una quantità incredibile di soldi, da investire nella direzione voluta. E’ infatti pronta una quantità incredibile di soldi, gestita dai grandi poteri come l’Unione Europea a guida franco-tedesca, per esempio. Una parte di questi soldi è già stata destinata al Green New Deal. C’è un’emergenza climatica? Allora noi mettiamo un sacco di soldi: per fare che? Per elettrificare il mondo, per le auto elettriche, per digitalizzare, il che non c’entra niente con la salute della Terra, anzi: significa meccanizzazione ulteriore del pianeta. Figurarsi se il Green New Deal raccomanda di ridurre i campi elettromagnetici, macché. Anzi, dice: aumentiamo le macchine elettriche, i satelliti, il 5G. Naturalmente, queste quantità incredibili di soldi nei prossimi anni verranno sfruttate da questi comitati, nella loro direzione tecnologizzante.

   Il fiume di soldi per la ripartenza post-epidemia non verrà dato alla gente, se non le briciole… Ci vorranno tutti incastrati in un web, in una ragnatela sempre più onnipresente e invasiva fatta di 5G, che poi diventerà 6G, 7G, e poi chissà che cosa. Dovremo resistere. Quello che adottano è il vecchio sistema, antico, del bastone e della carota. Come opera, la cupola? La parte del corno fatta dai virologi, da questa sorta di papato scientifico, adopera il virus come una volta si adoperavano i terroristi: per fare strategia della tensione. Quindi, il corno para-scientifico (falsamente scientifico) ci vuole portare a vaccinarci tutti, e non a rafforzarci con le difese immunitarie. L’altro corno, quello dei professori (questa task force disumanizzante) vuole darci questa crisi come opportunità da non perdere, per meccanizzare, digitalizzare e alterare negativamente la nostra società

   Tutti e due i comitati lo fanno paventando rischi maggiori di quelli probabilmente effettivi. Il primo corno agisce chiaramente in direzione del vaccino. Ma il suo ruolo è funzionale anche al secondo: perché, più giorni passano, e più il secondo corno si aspetta che venga destrutturato il sistema economico italiano.

   Si tratta un esautorazione dell’Italia di fronte a poteri internazionali.

    Ma non sarebbe la prima volta. Cossiga in un suo intervento affermò che durante il  sequestro di Aldo Moro la NATO intervenne per esautorare l’Italia: “Sì intervenne la Nato che prese in mano la situazione e attraverso la Germania che all’epoca guidava il direttorio che coordinava i servizi di intelligence atlantici”. Consegnò al giornalista che lo stava intervistando una relazione riservata del BND, il servizio segreto tedesco, il 19 novembre 1990, quand’era ancora Presidente della Repubblica. Questa relazione diceva che. “Unità speciali di Stay-Behind (…) probabilmente sono state impiegate anche in occasione della ricerca di Aldo Moro”. Cossiga l’aveva inviata alla  inviata alla Procura della Repubblica di Roma, ma senza quella frase, che era stata rimossa perché la Germania aveva imposto il vincolo del segreto. Dalla magistratura il documento era stato girato alla commissione stragi presieduta da Pellegrino. Ma sempre senza quella frase dove si diceva che Gladio intervenne.[16]

   La NATO intervenne per commissariare l’Italia nella fase più critica della vicenda Moro. Intervenne proprio in virtù dello status dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale, cioè di una nazione che non poteva avere una propria, autonoma politica della sicurezza. E la subalternità dei servizi segreti italiani rispetto alla catena di comando atlantica era provata anche dal documento che Cossiga aveva ricevuto dai tedeschi. Alla fine della seconda guerra mondiale americani francesi e inglesi avevano istituito una rete comune dei propri servizi segreti, e avevano creato inoltre un coordinamento comune. Il controllo di questa rete passò in seguito alla Germania. Nel 1954 prese forma un “elemento superiore di coordinamento e direzione” dell’intera intelligence atlantica, l’Allied Coordination Commitee (Acc). Ne facevano parte, oltre ai servizi tedeschi che lo dirigevano, quelli di Gran Bretagna, Francia, USA, Belgio e Lussemburgo. Ma non l’Italia, in cui i servizi segreti erano sotto il comando dell’Acc. E quale era il compito delle unità speciali che intervennero nella seconda del sequestro Moro? Nella relazione era spiegato con riferimento proprio alla struttura italiana di Gladio. La quale era costituita da reti “rigidamente separate tra loro” che avevano funzioni logistiche, di intelligence, sabotaggio, soprattutto per quanto riguardava il “trasferimento di persone e materiali”. Ed esisteva una unità speciale con gruppi operativi particolarmente addestrati sia per operazioni militari, che di polizia. In tempo di pace “come unità antiterrorismo” (non è da scartare l’ipotesi che furono impiegate nella ricerca di Aldo Moro).


[1] Aldo Giannuli,   Coronavirus: globalizzazione e servizi segreti, Ponte alle Grazie, 2020, p. 97.

[2] Per la verità nella Costituzione  italiana gli artt. 17 E 17 prevedono la possibilità di limitare la libertà di circolazione e riunione per ragioni sanitarie e di sicurezza, tuttavia l’art. 16 parla di “parte eli territorio nazionale” e “contempla l’interdizione, pure temporanea”  uscire di casa e l’art. 17  parla di eventuali proibizioni di riunioni, con singolo atto amministrativo, volta per volta, non di sospensione generalizzata di questa libertà per decreto del presidente del Consiglio,

[3] https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_17/coronavirus-cosi-lombardia-controlla-movimenti-via-cellulare-75c3d226-6897-11ea-9725-c592292e4a85.shtml

[4] https://www.newsguardtech.com/it/press/107-siti-in-europa-e-negli-stati-uniti-hanno-pubblicato-informazioni-false-o-fuorvianti-sul-coronavirus/

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Colao

[6] https://www.open.online/2018/12/28/chi-e-enrico-moretti-litaliano-che-ha-conquistato-un-posto-nel-best-of-2018-di-obama/

https://en.wikipedia.org/wiki/Enrico_Moretti

[7] https://it.wikipedia.org/wiki/Mariana_Mazzucato

[8] https://www.wikidata.org/wiki/Q29570385

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Cingolani

https://genova.repubblica.it/cronaca/2020/03/29/news/roberto_cingolani_lotta_alla_burocrazia_e_finanza_meno_rapace_per_ripartire_-252582586/

[10] https://www.leonardocompany.com/it/home

[11] https://www.treccani.it/enciclopedia/stefano-simontacchi/

[12] https://www.treccani.it/enciclopedia/club-di-roma/

http://www.aspoitalia.it/documenti/bardi/clubdiroma.html

[13] https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Giovannini

[14] https://www.francescostarace.it/it/biografia.html

[15] https://it.wikipedia.org/wiki/Aurelio_Peccei

[16] Il documento con le dichiarazioni di Cossiga è stato pubblicato dal settimanale Panorama nel numero del 27 marzo 2008.

~ di marcos61 su novembre 20, 2020.

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