SOROS E NETANYAU: LE DUE ANIME DELLA LOBBY SIONISTA

   Quando nel 2017 il primo ministro israeliano Netanyahu ed il primo ministro ungherese Victor Orban si incontrarono quello che unisce i due leader nazional/sciovinisti è l’ostilità contro lo speculatore internazionale Soros.[1]

   Ce da chiedersi perché le destre in particolari quelle nazional scioviniste sono ostili a Soros.

   Ma prima bisogna intendersi bene che cosa si deve intendere per lobby sionista (anche per non scadere nel campo della demonologia).

    Quando si parla della Lobby sionista e della sua influenza, si deve intendere dell’attività di un gruppo di capitalisti di diversi paesi, che hanno in comune l’origine ebraica, che nel cercare di influenzare l’attività degli USA (come di altri paesi imperialisti) e che partecipano, di fatto, attivamente a determinarne l’orientamento.


   Perciò quella frazione borghese, denominata Lobby sionista, cerca di influenzare la politica USA e per questo entra spesso in conflitto con gli imperialisti rivali (come l’Europa) e con altre frazioni borghesi interne (o esterne) agli Stati Uniti.

  A partire dalla metà degli anni ’70 con l’avvio della crisi generale del capitalismo (crisi non solo economica ma anche politica e culturale, una crisi che nella sostanza coinvolge l’insieme della società) una frazione della Borghesia Imperialista Mondiale ha cercato di imporre un’unica disciplina a tutta la Borghesia Imperialista cercando di costruire attorno agli USA il proprio stato sovranazionale.

   Negli anni trascorsi dopo la Seconda guerra mondiale si è formato un vasto strato di Borghesia Imperialista Internazionale, legata alle multinazionali, con uno strato di personale dirigente cresciuto al suo servizio.

   Già sono stati collaudati numerosi organismi sovrastatali (monetari, finanziari, commerciali) nei quali quello strato di borghesia internazionale esercita una vasta egemonia.

   Parimenti si è formato un personale politico, militare e culturale borghese internazionale. Di conseguenza il disegno della fusione dei maggiori Stati imperialisti in unico Stato ha una base materiale maggiore di quanto ne avessero gli analoghi disegni personali perseguiti nella prima metà del XX secolo. Ma la realizzazione di un processo del genere, nel mentre la crisi economica, difficilmente si realizzerebbe in maniera pacifica, senza che gli interessi borghesi lesi dal processo si facciano forti si tutte le rivendicazioni e i pregiudizi nazionali e locali.

   Il contrasto tra gruppi di capitalisti si esprimerà prima o poi in guerra civile. Già oggi entro i confini degli attuali Stati emergono conflitti di interessi borghesi che si nutrono di motivazioni regionali, etniche, linguistiche, religiose ecc.

   Contrasti che come si diceva prima si accentuano con l’avvio della crisi generale che coinvolgono l’insieme dei paesi e degli organismi che compongono quella che si potrebbe definire la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti.

   Esempi ce ne sono diversi come il contrasto tra USA e CEE e quelli all’interno della UE.

   L’euro e la UE naufragano poiché la costruzione la costruzione di un polo imperialista europeo in alternativa a quello USA aveva bisogno di un contesto e di istituzioni che la borghesia europea non è in gradi di costruire.

   Diventa quindi ovvio che anche a quello che si definisce lobby sionista (che non è mai stata una componente omogenea e monolitica) scoppino delle contraddizioni sul come affrontare le problematiche che la crisi generale del capitalismo sta portando.

   Soros e tutta la componente che viene definita “mondialista” è quella che sta portando avanti che per affrontare meglio i problemi del futuro bisogna costruire/rafforzare organismi sovranazionali. Ovviamente questo tipo di approccio entra in conflitto con chi dice di rafforzare il proprio stato nazionale.

   Ed è uno dei motivi perché la destra antimondialista appoggia Orban e Netanyahu in quanto ritiene si oppongono a Soros & C. che nella sua visione sono un fattore che minano l’integrità degli Stati e quindi – lasciando stare il nazional-sciovinista Orban – legittimano il sionismo israeliano. Ne è un esempio un articolo del giornalista Gianpaolo Rossi sul Giornale dove dice “La notizia è questa: Israele si schiera dalla parte dell’Ungheria contro George Soros.

  Per chi fosse distratto, ricordo chi è il signore in questione: Soros è lo speculatore globalista con il vizietto di destabilizzare governi democraticamente eletti e nazioni sovrane, esportando conflitti sociali, guerre civili, sponsorizzando processi migratori per alterare gli equilibri demografici secondo quella “etica del caos” tipica dell’umanitarismo ideologico della élite.

   Qualche settimana fa il governo ungherese ha lanciato una campagna propagandistica con cartelloni e manifesti stradali raffiguranti il faccione di Soros che ride con lo slogan: “non permettere a Soros di ridere per ultimo…”.
   La campagna s’inserisce nel conflitto esploso ormai da mesi tra il Primo Ministro ungherese Orbán ed il magnate filantropo (ebreo ma di origine ungherese). Conflitto di cui abbiamo dato notizia per primi 
in questo articolo del gennaio scorso.
   Di fatto, il governo ungherese ha deciso di porre un freno all’attività delle Ong finanziate da Soros, che operano nel paese e che dietro la presunta difesa di “diritti umani violati”, favoriscono immigrazione, rivolte di piazza e promuovono attività di partiti di opposizione violando Costituzione e leggi”.  “La storia di questo 
“Shelob del Nuovo Ordine Mondiale” dovrebbe far riflettere le anime candide dell’occidentalismo arcobaleno e quei governanti che accolgono a braccia aperte questo signore quando viene a dare ordini su come nazioni sovrane debbano gestire il dramma dell’immigrazione che lui alimenta e promuove.

   Soros odia ogni patria e ogni uomo che si riconosce nella propria. Perché, da “maestro” dell’élite globalista, l’unica patria che ama è il suo denaro e l’unica umanità che riconosce è quella che lui può comprarsi”.[2]

   Bisogna non lasciarsi ingannare da una critica a Soros che sembra un attacco ai poteri oligarchici, il pubblicista del Giornale non ammette che Israele è uno stato etnico alieno al costituzionalismo democratico (e d’altronde se democrazia vuol dire letteralmente potere del popolo, come si può definire uno Stato che nega la libertà a un altro popolo?), che non si limita a perseguire il progetto della pulizia etnica della Palestina ma mina l’integrità degli Stati arabi. Quindi queste posizioni di sostegno a Israele scimmiottano dei neoconservatori USA che alla fine della fiera legittimano l’esistenza dello Stato per soli ebrei.

   Che Israele sia uno Stato fondato sulla violenza e che sulla violenza fa affari. A quanto pare, una mezza dozzina di campi di terroristi artificiali sono stati aperti in tutta Israele e nella Cisgiordania, offrendo a turisti di tutto il mondo l’opportunità di fingere di uccidere terroristi, che sembrano sospetti come gli arabi palestinesi, solo per 115 dollari a persona.[3]

   Mentre gli estimatori di Netanyahu sono per lo più definibili ad appartenenti della destra “classica”, gli estimatori di Soros possono mascherare posizioni della sinistra (borghese ovviamente). In sostanza hanno una visione della società divisa in tribù biologicamente orientate: ad esempio, neri, donne, LGBT, lesbiche. Divide et impera dunque, la perfetta società borghese non più borghesi e proletari in antagonismo, ma diverse tribù che si scannano tra di loro.

  Schematizzando si potrebbe dire che il sionismo ha due correnti: una nazionalista (Netanyahu) ed un’altra globalista che punta al rafforzamento di organismi sovranazionali (Soros). La prima corrente punto alla realizzazione della Grande Israele e dirottano le risorse della Lobbies Sionista in questa direzione; la seconda punta al rafforzamento al rafforzamento di una classe capitalistica internazionale.  Negli anni ’90 ci fu il fenomeno denominato “globalizzazione”. Sarebbe più corretto dire si stava attuando la mondializzazione del Modo di Produzione Capitalistico (formazione di un unico sistema capitalista mondiale, esteso a tutti i paesi, che è andata ben oltre la fase dell’internazionalizzazione del MPC – anni ’70 – in cui ai paesi semicoloniali si sono aggiunti gli e paesi cosiddetti “socialisti” o che ancora si definiscono tali come la Cina, nel ruolo di fornitura di materie prime e semilavorate e di produzione di manufatti a bassi salari e senza alti costi concernenti la sicurezza e alla protezione dell’inquinamento) nelle fusioni e aggregazioni che crearono grandi imprese produttive mondiali nell’ulteriore sviluppo della finanziarizzazione e della speculazione.

    La destra di Netanyahu è per un brutale colonialismo di insediamento. La sinistra imperialista di Soros ha nella sostanza, come si diceva prima, un progetto tribale di dominio planetario. Il loro scontro riguarda due linee differenti interne alla stessa lobby, quindi è una faida tutta sionista, al contrario di quello che pensa certe destre tradizionaliste e nazionalscioviniste.[4]

   Pertanto, è fuorviante dare delle patenti di “antiglobalista” a personaggio come Orban. Dal Blog di Fulvio Grimaldi: “In conclusione, dico qualcosa sul ruolo di Orban. Dobbiamo capire chi è questa persona. Assurdo sarebbe considerarlo un “antiimperialista” o rappresentante di una qualsivoglia “alternativa”. Niente di tutto questo. Orban è un nazionalista ungherese che si è costruito un piccolo satrapato orientale autoritario, e che strizza l’occhio alla Russia. Ma attenzione, strizzare l’occhio non significa averci intrapreso una relazione completa. Orban è in realtà un ottimo doppiogiochista, tanto che sembra incredibile come riesce a prendere per il culo tanta gente (ma non bisogna mai sottovalutare l’umana idiozia). Blatera di Russia, “aperture a Est” ecc., retorica antieuropea e antiamericana, chiacchiere populiste contro il capitale straniero. Ma sono tutte prese per il culo, e per capirlo basta guardare la struttura politica ed economica, che è sotto gli occhi di tutti per essere vista. L’Ungheria è membro UE e Nato. Non solo, ma è tra i paesi che ricevono più soldi dall’UE per una miriade di progetti (basta che chiunque si faccia una passeggiata per Budapest o per altre città ungheresi, non si vedono altro che cantieri o altre cose finanziate con soldi comunitari). E non ho sentito che voglia uscire dall’UE o dalla Nato. Quando mai?

Veniamo ora alla retorica contro il capitale straniero. Quelli che dicono che qui c’è chissà quale “influenza russa” evidentemente non hanno capito niente di questo paese. Semmai, è un paese colonizzato dalle multinazionali americane e europee, ce ne sono tantissime. Queste multinazionali sfruttano i lavoratori di qua come limoni approfittando della mancanza di sindacati e del fatto che i lavoratori ungheresi sono docili e disciplinati (preferiscono sempre prendersela con l’ebreo-zingaro-frocio-comunista della situazione). Inoltre, queste multinazionali occidentali fanno profitti miliardari perché questo è ancora un Far West rispetto ad altri paesi dell’Europa Occidentale: condizioni peggiori, meno diritti, meno garanzie, malattia e gravidanza non totalmente pagate, liquidazione chissà che cosa sia, poi bisogna pagare di meno perché è un paese povero. Queste multinazionali occidentali fanno profitti enormi anche perché pagano pochissime tasse, e da poco hanno ricevuto ulteriori sgravi. In alcuni casi, praticamente è stato il governo ungherese che ha pagato delle multinazionali per venire qui e assumere qualche lavoratore (solo che le multinazionali sloggiano dall’oggi al domani come li pare: “essere competitivi” significa trasferirsi in continuazione verso il paese dove si può fare maggiore macelleria sociale, che ogni tanto cambia). Conosco bene le multinazionali di qui, perché ci ho lavorato.

Detto questo, spero sia chiaro che la retorica antiamericana, antieuropea e “anticapitalista” di questo politico è una presa per il culo, solo che convince parecchia gente. Orban è un maestro nel mungere due vacche, e sinora ci ha guadagnato molto”.[5]

   Perciò se l’Ungheria è un paese colonizzato dalle multinazionali americane ed europee di quale indipendenza nazionale blaterano i rossobruni e i vari nazionalsciovinisti?

  Un dato politico à certo che l’estrema destra europea ha optato per un’alleanza strategica con il nazionalismo territoriale israeliano. Sono molti i partiti provenienti dall’area neofascista che accumunati dall’idea dello Stato etnico e dall’odio antimusulmano, hanno scelto di mettersi sotto l’ala protettrice del sionismo religioso del sionismo religioso. In Italia la Lega ha “canonizzato” la transizione di ex membri dell’area neonazista al sionismo guerrafondaio.

   Ha proposito dei rapporto tra i neonazisti  e Israeliani bisogna sapere che Digilio[6] (uomo dei servizi americani infiltrato in Ordine Nuovo) ha spiegato che nell’ambiente di Ordine Nuovo di Venezia, anche se ciò poteva apparire in contrasto con l’ideologia vicina al nazismo, vi era un’area di simpatia con lo Stato di Israele poiché entità vista come difensore dei valori occidentali in quella regione, costituendo insieme agli amerikani, una barriera contro i movimenti di liberazione arabi che dicevano che erano influenzati dall’URSS e dai comunisti.[7]

   Sostenitore di tale linea politica era in particolare l’avvocato Giampiero Carlet, il quale, alla fine degli anni 60 si era impegnato all’interno del MSI e di ordine Nuovo affinché fossero avviate iniziative di appoggio in favore dello Stato di Israele.

   In sostanza emerge che i servizi segreti israeliani, spalleggiati da quelli statunitensi e della NATO, sono penetrati nel mondo fascista italiano e nella più assoluta segretezza, fare di gruppi come Ordine Nuovo, la massa operativa per le proprie azioni occulte.

   Si potrebbe parlare di una sorte di americanizzazione dell’estrema destra neonazista che al centro il mito dello sceriffo texano linciatore di neri, indiani e latinos.

   Per questo è importante di capire le diverse componenti delle diverse componenti in cui sono suddivise le élite nordamericane.

COME SONO SUDDIVISE LE VARIE COMPONENTI DELLA CLASSE DOMINANTE USA

   In sostanza sono suddivise in tre poli attorno ai quali si coagulano per ragioni essenzialmente di origine “etnica”[8]  e non geografiche. Per maggiore sintesi si possono definire la prima come l’élite della costa orientale, quella originale WASP[9] di origine britannica, una sorta di aristocrazia della repubblica nordamericana arrivata già dalla Gran Bretagna, educata nei college esclusivi di Harvard e Yale, legata al mondo finanziario delle banche e speculativo di Walle Street. Questa frazione di classe dominante è quella più antica, si è costituita alla fine del XVIII secolo nel periodo della lotta di indipendenza dalla Gran Bretagna. La seconda élite è quella cosiddetta texana caratterizzata da dinastie famigliari che si sono affermate nel corso del XIX secolo impegnate nella conquista dell’ovest post-guerra di secessione. Le origini etniche sono marginalmente inglesi, queste famiglie provengono invece da altri paesi europei (in primo luogo Francia, Irlanda e Germania) come quella dei Bush, è una élite nata “indigena” fortemente bianca, radicata nel territorio e quindi nazionalista, legata al mondo degli idrocarburi e dell’energia, tradizione dei magnati del Texas. La terza élite (ed è quella che nel nostro discorso del filo sionismo dell’estrema destra) è quella della cosiddetta costa californiana, caratterizzata etnicamente dalla marcata presenza di tedeschi arrivati negli USA soprattutto nel XX secolo a seguito delle due rovinose sconfitte militari di quel paese. Questa élite è legata all’industria aereo spaziale ed elettronica per scopi militari, in altre parole è il gruppo di potere che ha organizzato e che gestisce la poderosa macchina industriale bellica moderna degli USA. La potenza di questa macchina industriale bellica è stata indicata nel 1961 in un famoso discorso del presidente degli USA Eisenhower, in cui fu coniato il termine di complesso militare-industriale: “Negli affari di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro le influenze arbitrarie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa do poteri che vanno oltre le loro prerogative esistenti ora e persisterà in futuro”.[10] In realtà, nella bozza originale era usato un termine per sottolineare il ruolo del Congresso ovvero: “congressional- military-industrial complex”.[11]

  Tra i tre gruppi, questa élite è la più giovane, ed ha accolto l’eredità tecnologica e, in modo surrettizio, il retaggio ideologico del Terzo Reich hitleriano, vedasi le vicende legate alla figura di Wernher von Braun nel secondo dopoguerra ed agli scienziati nazisti ideatori dei razzi V1-V2 precursori dei missili che oggi sono a spina dorsale dei sistemi d’arma più evoluti.

  Approfondiamo la parte di questa componente per comodità definiamo tedesca che è quella legata ai nazisti.

   Il 10 agosto 1944 a Strasburgo nella Francia occupata, in una villa di proprietà della famiglia Speer e trasformata in albergo, l’Hotel Maison Rouge si riuniscono tutti i maggiori esponenti del potere economico, politico e militare del Terzo Reich.[12] In quelle stesse ore gli alleati angloamericani sbarcati in Normandia poco più di due mesi prima, stavano avanzando verso la Germania. Sono presenti i nomi più importanti della gerarchia nazista, come Martin Bormann, segretario personale di Hitler e l’ammiraglio Canaris, i proprietari delle industrie volano dell’industria bellica, come Krupp, Messershmitt, Thyssen, Bussing, finanzieri e capi di istituti di credito, membri delle SS e del partito nazionalsocialista.

   All’ordine del giorno di questa riunione era la sopravvivenza del nazismo, che in sostanza si trattava di coniugare il passato con il futuro individuando un nuovo “spazio vitale” dove mettere in salvo la vita e fortune dei più alti gerarchi del Terzo Reich. Lo scopo è di conciliare due aspirazioni: quella dei politici di far rinascere il Terzo Reich, e quella degli industriali e dei banchieri di mettere in salvo i loro beni, che dopo la disfatta c’era il pericolo di essere confiscati. Si giunse a un accordo: gli imprenditori finanzieranno la fuga dei gerarchi, che a loro volta custodiranno e gestiranno tutti i capitali trasferiti.

   Dopo Strasburgo ingenti somme di denaro sono subito trasferite in alcune banche di Paese “neutrali”, quali la Svizzera, la Spagna, la Turchia, ma soprattutto l’Argentina e il Paraguay. Quando i capitali tedeschi sono al sicuro, si costituiscono le società commerciali. Esportare il capitale è relativamente facile, grazie alla fitta rete di rapporti intessuta in tutto il mondo dagli uomini d’affari e degli industriali tedeschi. Un rapporto del Dipartimento del Tesoro degli USA, datato 1946, rivelerà che nell’insieme le imprese finanziate dagli industriali nazisti dopo la fine della guerra furono circa 750: 214 solo in Svizzera, 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 98 in Argentina e 233 in altre nazioni.

   Dai verbali dell’incontro di Strasburgo emerge che il partito era disposto a elargire forti somme agli industriali, che stava a significare che disponeva di enormi risorse finanziarie paragonabili alle riserve delle grandi imprese industriali, e che, a differenza degli industriali, di quel denaro all’estero ancora non disponeva.

   Ma come il partito nazionalsocialista era riuscito ad accumularlo tutto questo capitale? Simon Wiesenthal il famoso e controverso (per il suo rapporto con il sionismo) cacciatori di nazisti afferma che: “i nazisti non erano dei semplici assassini, erano degli assassini rapinatori. Mi sembra importante rilevarlo perché c’è in Austria e in Germania una certa tendenza ad attribuire il grande massacro al solo motivo della follia. In realtà non si è mai unicamente trattato del predominio di una razza nordica nel continente europeo, si è sempre trattato anche della cosiddetta arianizzazione dei beni ebraici, del saccheggio delle abitazioni degli ebrei, dell’oro che si ricavò dai denti degli ebrei dopo averli uccisi e nelle camere a gas. Gli alti papaveri nazisti hanno rubato a man bassa e ci si può fare un’idea di quanto, considerando ha Salisburgo era stato arrestato un certo dottor von Kummel, già aiutante di Martin Bormann, il quale cercava di andare all’estero con una quantità d’oro del valore di cinque milioni di dollari. A qualche chilometro di distanza in direzione est, vicino al castello di Fuschl, che era appartenuto a Ribbentrop (e oggi ospita un albergo di lusso), un contadino trovò una cassetta con parecchi chili di monete d’oro, che molto onestamente consegnò alla polizia. E a qualche decina di chilometri da quel luogo, ancora verso est, nella zona dell’Ausseee, dopo la guerra affiorarono dappertutto monete d’oro tra le più stupefacenti, solo che in molti casi non furono consegnati affatto”.[13]

   Molte delle colossali somme di denaro contante, gioielli, oro, opere d’arte e certificati azionari che uscirono dalla Germania, andarono ad impinguire il capitale delle più importanti multinazionali statunitensi.

   Alcune grandi società USA (ITT, Rca, Ford) avevano fatto grossi investimenti in Germania all’inizio degli anni ’30. Il coinvolgimento dell’IBM nella Germania nazista era cominciato l’anno stesso della presa del potere di Hitler (1933) quando l’azienda eseguì il primo censimento nazista, l’8 gennaio 1934, con un investimento di un milione di dollari l’IBM aprì una fabbrica di macchine Hallerikh a Berlino. In un libro L’IBM e l’olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana di E. Black (Rizzoli, 2001), si rende evidente che l’IBM progettò, eseguì e fornì l’assistenza sanitaria necessaria al Terzo Reich per portare a compimento l’automazione per l’Olocausto. Watson, l’allora presidente dell’IBM, fu insignito nel 1937 della Croce del merito dell’aquila, la più alta onorificenza nazista. Saranno i fori delle schede IBM a decretare chi sarà deportato, chi sarà mandato nei campi di lavoro e chi in quelli di sterminio.

   Nonostante la dichiarazione di guerra tra gli USA e la Germania nazista, gli affari non cessarono. Quando il 20 ottobre 1942, furono confiscate le azioni dell’Union Banting Corporation (U.B.C.) perché accusata di finanziare la Germania e avere venduto quote azionarie ad importanti gerarchi nazisti, Averel Harriman (un industriale che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-America Line, che divenne la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, sua madre era Averel Harriman una che sovvenzionò l’Eugenetics Record Ospit, che era il cuore del movimento eugenetico USA) e Prescot Bush (padre di un presidente e nonno di un altro), che erano soci, si incaricano di effettuare presso la borsa di Wall Street le operazioni necessarie affinché la Germania potesse avere un parziale accesso ai crediti internazionali e grazie a questi riuscì a finanziarie le importazioni richieste dalla sua industria bellica.

   La famiglia Harriman e Prescot Bush tramite l’accordo con la German Steel riuscì a fornire alla Germania nazista, tra le altre cose, il 50,8% dell’acciaio da cui si ricavarono gli armamenti; il 45,5% dei condotti e delle tubature della Germania e il 35% del materiale esplosivo.

   La compagnia chimica I.G. Farben e la Standard Oil prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale crearono una Joint Werstur. Nel settembre 1939 i dirigenti della Standard Oil volarono in Olanda, dove s’incontrarono con i dirigenti dell’I.G. Farben dove raggiunsero un accordo: la Standard Oil si impegnò a mantenere l’accordo con la I.G. Farben anche se gli Stati Uniti fossero entrati in guerra contro la Germania. Quest’accordo fu rilevato nel 1942 davanti alla Commissione investigativa del senatore H. Truman.

   Nel 1940-41 l’I.G. Farben costruì una fabbrica gigantesca ad Auschwitz, per utilizzare la licenza della Standard Oil – I.G. Farben, sfruttando la forza lavoro gratuita degli schiavi detenuti nei campi di concentramento, per produrre benzina dal carbone.[14]

   Molti degli stabilimenti comuni della Standard Oil Farben erano situati nelle immediate vicinanze dei campi di prigionia, e nonostante il bombardamento sistematico dell’aviazione angloamericana delle città tedesche, i bombardieri agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire le zone in prossimità di questi stabilimenti. Nel 1945 la Germania era un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti comuni Standard Oil e I.G. Farben erano tutti intatti.

   L’avvocato che rappresentava negli anni ’30 gli interessi di queste multinazionali non era altri che Allen Dulles, direttore dell’Office of Strategic Services (OSS) in Europa, nome in codice agente 100, colui che qualche anno dopo il termine del conflitto mondiale diventerà direttore della CIA.

   Tra gli ospiti di Maison Rouge, c’era un personaggio dall’aura leggendaria: è il colonnello delle SS Otto Skorzeny. Eroe di numerosissime missioni speciali, uomo d’azione molto legato a Hitler, nel corso della guerra d’imprese memorabili: dalla battaglia di Monte Cassino al sequestro nell’ottobre del 1944 a Budapest, del figlio dell’ammiraglio Horty, sospettato di tradimento e d’intesa con i sovietici; ma soprattutto è lui a guidare l’operazione di paracadutismo con cui il 12 settembre 1943, sul Gran Sasso, libera Mussolini prigioniero e portarlo in Germania da Hitler. Finita la guerra, grazie alla sua disponibilità a collaborare con i servizi segreti americani, Skorzeny goderà di una parziale protezione e di una relativa libertà di azione. Dopo due anni di interrogatori viene lasciato libero nel 1947. In realtà fa il doppio gioco con gli americani, nel senso che non ha smesso di combattere per la causa nazista. Un rapporto della Commissione Brandy lo indicherà a chiare lettere come capo dell’organizzazione Die Spinne, la struttura segreta delle SS preposta e messa a punto, in vista della futura disfatta, preposta per l’autoprotezione dei vertici della Germania nazista, del loro denaro e dei loro segreti. Saranno gli alleati angloamericani a dare a questa struttura, che i tedeschi non riconosceranno mai l’esistenza (come la Mafia), il nome di Odessa, Organizzazione degli ex appartenenti delle SS. Il colonnello Skorzeny, dunque, da una parte prende accordi con gli americani per garantirsi libertà di movimento soprattutto in Sud America e in Spagna, dove si stabilirà nel dopoguerra; dall’altra si adopera per portare avanti il piano di salvataggio e di rinascita delineato alla Maison Rouge.

   Quella che si svolse negli anni tra il 1946 e il 1947 fu una partita a tre (se non a quattro). Da un lato agivano le forze degli alleati angloamericani, USA in primo piano; da un lato i capi nazisti (e una rete di fascisti italiani ed europei); il Vaticano alleato di entrambe le parti sotto il profilo di “contrasto al comunismo” e affidabilissimo dal punto di vista di vista logistico. Persino l’URSS entrò in gioco poiché era interessata agli scienziati nazisti.

   Senza dubbio l’accordo che riuscì meglio fu quello che raggiunse Reinhard Gehlen, il capo della sezione sovietica dei servizi di informazione dell’esercito tedesco.

   Gehlen nelle sue memorie ha raccontato come Allen Dulles cercò di agganciarlo in tutti i modi. Egli sarebbe potuto diventare un uomo molto utile per gli occidentali alla fine della guerra: “Alla fine di dicembre 1944 i colloqui arrivarono a buon fine. Ricordo bene i termini dell’accordo con l’Oss. Che un servizio clandestino tedesco potesse continuare ad esistere e a raccogliere informazioni nell’Est, come aveva fatto fino ad allora. La base dei nostri comuni interessi era la difesa contro il comunismo. Che questa organizzazione non avrebbe lavorato per o sotto gli americani, ma insieme agli americani. Che l’organizzazione sarebbe stata finanziata dagli Stati Uniti. Che i servizi segreti americani si sarebbero impegnati ad aiutare chiunque fosse stato proposto dall’organizzazione come un soggetto in pericolo”.[15]

  Che l’anticomunismo fosse la base comune dell’accordo tra imperialismo USA e nazismo, si potrebbe dedurre dalla storia di un servizio segreto come l’OPC (Office of Policy Coordination), la cui funzione esclusiva era la lotta contro l’Unione Sovietica e il Movimento Comunista. Secondo la direttiva 10/2 del Consiglio di sicurezza nazionale USA, l’OPC poteva organizzare operazioni a ogni latitudine per ribaltare i governi considerati ostili agli USA. Per dirigere l’OPC, il Dipartimento di Stato nominò un giovane e brillante avvocato, Frank Wiesner.

   John Loftus è un investigatore statunitense che per due anni (dal 1979 al 1981) si è occupato, per conto del Dipartimento della “Giustizia” USA, dei criminali di guerra nazisti, con l’incarico di procuratore federale presso l’ufficio di inchieste speciali. Studiando il Dossier della Brigata bielorussa – una delle unità SS che combatterono contro le truppe americane in Europa – Loftus scoprì che la maggior parte dei suoi membri aveva trovato rifugio negli Stati Uniti dopo aver partecipato a operazioni clandestine dell’OPC.[16]

   Nel libro Segreti inconfessabili, Loftus ha descritto in dettaglio l’invasione nazista dell’URSS, i massacri nell’Europa dell’Est e la creazione, sotto l’egida delle SS, del Consiglio centrale della Bielorussia e della Brigata bielorussa. Secondo, l’autore, i criminali di guerra implicati nelle atrocità sono stati ingaggiati da Wiesner. Nel corso della ritirata, le SS fin dal 1944 fecero una lista di chi doveva essere evacuato prioritariamente. Tutti quelli che si trovavano in questa lista riuscirono a fuggire e a vivere tranquillamente negli USA, dopo essere passati per l’OPC.

   Adesso andiamo ne 1953. In quest’anno la polizia tedesca dell’Ovest, con l’appoggio degli americani e degli inglesi, lanciò un’operazione mirata – si disse – a contrastare un presunto complotto neonazista. Fece irruzione nei locali della H.S. Lucht Imperial/Export di Amburgo, che commerciava con Berlino Est in non meglio precisati “traffici strategici”, trovando il corpo di Lucht privo di vita nel giardino della sua azienda. Ci furono molti arresti, tra cui Werner Naumann, colui che Goebbels, prima di suicidarsi, aveva designato come suo successore e che era stato uno degli ultimi a vedere Bormann in fuga. Dopo la sua cattura, Naumann fu interrogato ma rilasciato quasi subito. Tanta celerità fa nascere il dubbio[17] che questi arresti siano stati il mezzo con cui gli ambienti politico-industriali di Bonn, ai cui vertici si trovano ancora personaggi compromessi con il regime nazisti, abbiano cercato di comunicare agli amici e camerati rifugiati in America del Sud e soprattutto in Argentina che era giunta l’ora di rimpatriare e reintegrare nell’economia della Repubblica Federale Tedesca un certo numero d’industrie e d’imprese commerciali create là da Bormann e dai suoi amici, secondo il progetto importato nel 1944 alla Maison Rouge di Strasburgo.

   Ancora nel 1951 Adenauer aveva ben 134 funzionari che erano stati agli ordini di von Ribbentrop, 34 dell’organizzazione di Barman e una dozzina degli uomini di Gestapo-Müller.[18]  Mentre Adenauer stringeva accordi con gli alleati europei e l’Alleanza atlantica, parte degli industriali manteneva invece contatti con l’Unione Sovietica.

   Alla Deutsche Sudamericanische Bank di Buenos Aires, come pure nella vicina Deutsche Uberreiche Bank, un terzo del personale è tedesco. Dal 1953 al 1957, sotto la regia di Schacht e tramite il braccio operativo dell’avvocato Hermann Achenbach, si registra un’inversione di tendenza nella circolazione di capitali tra la Germania e il Sud America: i soldi arrivati qui nel 1943 e il 1945 cambiano rotta. Nel frattempo, si sono ricostruite le fabbriche in Spagna, a Barcellona, a Getafe e a Cadice. A occuparsi delle industrie che producono in Spagna gli aerei Messerschmidt è Léon Degrelle, che rappresenta anche le industrie Focke-Wulf, Dornier, Heinkel e Junker.

   Una delle figure di maggior rilievo nelle operazioni di recupero dei beni sudamericani è il vecchio industriale Fritz Thyssen, amico di Bormann sin dal 1923. Thyssen non smise mai di finanziare il partito nazista, cui era si era iscritto dal 1931, e come lui lo fecero alcuni suoi amici, anch’essi del circolo di Keppler[19] industriali affiliati alla Massoneria.

   In meno di cinquant’anni, dopo la fine confitto, i “vecchi signori” (questa è la definizione loro assegnata nei servizi segreti), appoggiati da Abs e Pferdmenges, hanno reintegrato in Germania beni, denaro industrie e reti commerciali per un valore di 400 milioni di dollari, riciclato i beni occulti del Terzo Reich nella nuova Repubblica Federale Tedesca. Hanno vissuto tutte le stagioni della Germania trovandosi a manovrare in modo che né l’URSS né le comunità ebraiche alzassero la voce per denunciare le loro attività. Hanno sostenuto Hitler dagli anni ’30, poiché esponenti dei circuiti finanziari e bancari che cercavano di far risollevare dalla crisi politica ed economica la Germania di Weimar. Vissuta l’avventura del Terzo Reich, hanno creato legami economici con le prime multinazionali tedesco-americane, anglo-tedesche ed europee.

   È grazie al loro lungimirante e disinvolto realismo politico che l’enorme patrimonio, industriale e finanziario del Terzo Reich è stato traghettato nella Germania post-bellica.

   In sostanza dopo la Seconda guerra mondiale è nato il Quarto Reich che non s’identifica in un territorio preciso, né ancora in un preciso movimento politico ma in una rete di idee mitologie influenze diverse.

Ma tutto ciò è ancora una risposta parziale. Se pensiamo alla rete Gehlen che agì di concerto con gli Stati Uniti, oppure alla rete di Otto Skorzeny che rappresentò il ponte fra Stati Uniti, Spagna franchista e Argentina peronista. Alle associazioni degli ex combattenti delle SS. A società come Stille Hilfe che garantisce una mutua assistenza ai “pensionati” del Terzo Reich. Realtà che dispongono denaro, spregiudicatezza politica e un’indubbia volontà di potere si deve capire che esso è qualcosa che non c’è pubblicamente ma che opera nell’ombra, si potrebbe dire che è la parte oscura del potere, un esempio per tutti: MK ULTRA.

   Tali esperimenti prevedevano l’uso di ipnosi, sieri della verità, messaggi subliminali, farmaci (soprattutto LSD), impianto di elettrodi, elettroshock e numerose altre metodologie atte a manipolare gli stati mentali delle persone scelte alterandone le funzioni cerebrali, ivi comprese pratiche di deprivazione o alterazione sensoriale e del sonno, isolamento, abusi verbali e sessuali, così come delle varie forme di tortura. I documenti recuperati indicano che la CIA avrebbe fatto tutto questo, al fine di controllare le menti delle persone sottoposte. Le cavie umane erano dipendenti dell’Agenzia, personale militare, agenti governative, prostitute, pazienti con disturbi mentali e persone comuni; il tutto con lo scopo di verificare che tipo di reazione avessero queste persone sotto l’influsso delle persone o altre sostanze.

   Tra gli operatori (ma sarebbe meglio dire i criminali) in seno al Progetto MKULTRA spicca il tenente colonello dell’esercito USA esperto in spionaggio psicologico Michael Aquino, che nel 1975 fondò il Tempio di Set assieme ad un certo numero di elementi appartenenti alla Chiesa di Satana. Aquino, sotto la direzione del comandante Paul Valley, ha scritto un articolo intitolato From PSYOP to Mind War: The Psychology of Victory. Egli sosteneva che i concetti alle base delle operazioni di spionaggio psicologico erano obsoleti, e che c’era bisogno di un modo nuovo di spiegare in che modo i militari possono utilizzare la guerra psicologica per raggiungere i loro obiettivi. Aquino, collegato al satanista Anton La Vey, fu anche indagato poiché sospettato di essere al centro di una organizzazione di pedofili. Nel 1972 La Vey e Aquino si separarono aa causa di divergenze sulla natura di Satana (Aquino credeva a Satana come entità reale, mentre La Vey lo riteneva solo entità una entità simbolica).

   Tutto questo porterà nel 1975 alla costituzione del Tempio di Set, divenuto un organismo che pretende di essere il leader mondiale delle organizzazioni iniziatiche appartenenti alla cosiddetta “Via della mano sinistra”[20] professando la via setiana rifacentesi all’antico dio egizio Set (divinità primigenia del caos – guarda caso –della guerra e della forza bruta) e alla dichiarazione pratica della Magia Nera. Pur con tali inequivocabili e negativi caratteristiche, il Tempio di Set è stato nondimeno riconosciuto in California come una organizzazione religiosa non-profit. Che l’antico esoterismo mediorientale pre-biblico di ispirazione “demoniaca” abbia trovato spazio e credito negli odierni ambienti dei servizi segreti USA come pure in altre realtà statunitensi di potere quali gli Skull and Bones e il Bohemian Grove può indubbiamente apparire sconcertante ai più. Ma non a chi conosca le remote ed occulte radici storico-culturali di tutto ciò.

  Essendo il gruppo più giovane, il gruppo “tedesco” raggiunse il vertice del potere negli anni ’80 del secolo scorso soprattutto sotto l’amministrazione di Ronald Reagan e dei suoi due uomini forte Caspar Weinberger e George Schultz, nonché della più recente esperienza di governatore della California del cittadino austriaco Arnold Schwarzenegger (il cui padre era stato un membro del partito nazista).[21]

  Quando parliamo di nazismo bisogna avere chiaro la differenza che passa tra base di massa e base sociale. Poiché una base di massa non è sempre coincidente con la base sociale: la piccola borghesia è stata la base di massa del fascismo italiano ma la sua base la sua base sociale era la grande industria e i grandi agrari.

   Ora partiamo dal fatto che uno dei principali contrassegni che caratterizza la fase imperialista del capitalismo è contrassegnata dalla fusione del capitale bancario col capitale industriale, col formarsi in sostanza del capitale finanziario, di un’oligarchia finanziaria che tende a dominare completamente la vita sociale e politica e quindi lo Stato.

   I legami oggettivi di natura economica e finanziaria che s’intessono tra i vari gruppi monopolistici sono accompagnati da legami personali. Cioè questi legami oggettivi sono espressi naturalmente da persone, da uomini che sono alla direzione di gruppi produttivi o di gruppi finanziari. Si verifica quindi uno scambio di dirigenti. Nei consigli di amministrazione delle varie industrie si ritrovano gli stessi nomi; uomini di banca si ritrovano nei consigli di amministrazione di industrie e viceversa. Spesso in mancanza d’informazione sugli altri legami oggettivi che intercorrono tra gruppi diversi, l’esistenza delle stesse persone in consigli di amministrazione diversi è indice di questa colleganza.

   Nasce così un’oligarchia finanziaria, composta di questi capitalisti. Vi sono o sono stati in essa nomi mondiali come i Rockefeller, Morgan, i Ford, gli Stinnes, i Krupp, gli Agnelli ecc. ma ogni paese ha i suoi re la sua élite.

   Vi è anzi indubbiamente una correlazione tra la teoria della “classe eletta”, che si sviluppa alla fine del XIX secolo e che ha avuto in Italia il suo più alto sostenitore nel Pareto[22] e la sua base sociale costituita dal consolidarsi della oligarchia finanziaria.

   Così pure vi è una correlazione tra l’esigenza, in certi momenti una più stretta unità del capitale finanziario e la teoria del superuomo, del duce, del Führer.

   Ricordiamoci dell’impetuoso processo rivoluzionario che andò al di là della Seconda guerra mondiale che investì tutti i continenti e che segno la fine del colonialismo classico. Il punto di partenza di questo gigantesco ciclo rivoluzionario è costituito dalla Rivoluzione d’Ottobre che per prima lanciò l’appello a spezzare le catene agli schiavi delle colonie fino a quel momento non solo privi di diritti, ma anche usati come carne da cannone nel corso dello scontro tra le grandi potenze imperialiste iniziato nel 1914.

   Il nazifascismo si presenta come reazione, a quell’appello. Non a caso esso trionfa, con modalità diverse, in tre Paesi che, giunti tardi al banchetto coloniale, si vedono frustrati nelle loro ambizioni e direttamente minacciati dalla possente ondata anticolonialista: e così, il Giappone cerca il suo “spazio vitale” in Cina; l’Italia in Etiopia, in Albania e altrove: la Germania in Europa orientale e nei Balcani.

   Se si analizzano i discorsi pronunciati da Mussolini nel periodo in cui era impegnato a celebrare l’aggressione all’Etiopia come un essenziale contributo alla diffusione della città europea in lotta contro uno “pseudo Stato barbarico e negriero” diretto dal “Negus dei negrieri”. Sembra di rileggere i testi che a suo tempo avevano scandito le tappe più importanti e più infami del colonialismo. Al Congresso di Berlino del 1885, alla vigilia del Congresso di Berlino del 1885, alla vigilia dell’annessione del Congo, Leopoldo II del Belgio dichiara: “Portare la civiltà in quella sola parte del globo dove essa non è giunta, dissipare le tenebre che avvolgono intere popolazioni: questa è – oso dirlo – una crociata degna di questo secolo di progresso”. E Mussolini nel dicembre 1934: “L’Etiopia è l’ultimo lembo d’Africa che non ha padroni europei”. Ovviamente le intenzioni sono ben altre da parte dei colonialisti, e i mezzi adottati per portare “progresso” e “civiltà” erano tutt’altro che civili e umani. I colonialisti belgi del Congo ridussero la popolazione indigena dai 20-40 milioni del 1890 agli 8 milioni del 1911. A loro volta, le truppe fasciste italiane ricorrono all’impiego massiccio di iprite e gas asfissianti, ai massacri su larga scala della popolazione civile, ai campi di concentramento.

   Nella sua guerra a Est, il Terzo Reich presenta le sue aggressioni, le sue conquiste come un contributo alla diffusione dell’esportazione e diffusione della civiltà. Subito dopo l’inizio dell’Operazione Barbarossa (l’aggressione all’Unione Sovietica), Hitler si atteggia, nel suo proclama del 22 giugno 1941 a “rappresentante, cosciente della propria responsabilità, della cultura e civiltà europea”.

   Perciò il nazismo è un cancro che nasce dentro la società capitalista. E non hanno del tutto del torto gli studiosi come Noam Chomsky e Naomi Wolf che hanno fatto un parallelo tra l’America di Bush e i fascismi europei: e non solo per la politica estera ma anche per le misure speciali di “sicurezza nazionale” prese (soprattutto quelle attuate dopo l’11 settembre 2001).

   Ebbene, è interessante considerare che un’icona dei think tank[23] di George Bush fosse il filosofo Leo Strauss.

   Leo Strauss, professore di filosofia politica all’università di Chicago dal 1953 al 1973, è stato, infatti, il maestro di una generazione d’ideologi e di politici che hanno rivestito ruoli di rilievo nel governo amerikano e nei settori neoconservatori. Sono straussiani Paul Wolfowitz, ex presidente della Banca mondiale, e l’ex direttore della CIA James Woolsey, nel campo dei media John Podhoretz redattore del New York Post. Tra i pensatori e gli strateghi Samuel Huntington, Francis Fukuyama.

   Rimasti nell’ombra durante la presidenza Clinton, gli straussiani in quel periodo non sono però rimasti inattivi. Oltre a elaborare dottrine militari, tra cui quelle che furono in seguito applicate in Medio Oriente, in cui si prevede la fine degli accordi di Oslo. Il 3 giungo 1997 William Kristol due intellettuali “nella tradizione di Strauss” hanno lanciato a Washington, in collaborazione con l’American Entreprise, il Project for the New American Century, che si propone di rilanciare il ruolo di gendarme del mondo degli USA, a cominciare dall’intervento dell’Iraq. L’atto fondativo invita a una nuova politica estera basata “sull’egemonia globale benevola” degli Stati Uniti. Questa dottrina imperialista si poggia su due pilastri: il fondamentalismo religioso e la forte impronta imperialista con l’apologia senza veli della legge del più forte.

   Con sfumature diverse, questi erano gli stessi elementi che fondavano l’ideologia nazista. E si dà il caso che il legame tra l’America di Bush e la Germania di Hitler sia proprio Leo Strauss, già allievo e collaboratore del filosofo e giurista Carl Schmitt il quale, ammetterà lo stesso Strauss, furono fra coloro che spianò la strada al nazismo: “Un gruppo di professori e di scrittori hanno aperto la via a loro insaputa o no, a Hitler, Spengler, Möller van der Bruck, Carl Schmitt, Ernst Jünger, Martin Heidegger”.[24]

   Leo Strauss, era ebreo, era riuscito a fuggire dalla persecuzione nazista rifugiandosi negli USA anche grazie agli auspici del maestro. Nel 1933 in una lettera a Gershom Scholem, importante studioso di cabala ebraica, affermava di dover ringraziare Schmitt per la borsa di studio ottenuta dalla Fondazione Rockefeller che gli aveva permesso di emigrare con il pretesto di studiare Hobbes in Inghilterra. La corrispondenza tra Strauss e Schmitt tra il 1932 e il 1933 portò quest’ultimo a rivedere in maniera significava il suo lavoro La concezione della politica. Al momento in cui la fuga del giovane filosofo ebreo interruppe la loro collaborazione, Strauss e Schmitt lavoravano assieme su quella teoria dello Stato “totalitario”.[25]

   Giurista tra i più considerati dal governo nazista, Carl Schmitt, influente professore che era già stato consigliere giuridico del governo von Papen, pose le basi per lo snaturamento della Costituzione della Repubblica di Weimar e il successivo smantellamento del sistema costituzionale fondato sulle idee del liberalismo politico e dei diritti costituzionali. Considerando questo sistema impotente corrotto e inadeguato per pendere le misure necessarie le misure necessarie nel momento in ci la Germania affondava economicamente, propose di sostituirgli un regime eccezionale che snellisse le procedure dei sistemi legislativo ed esecutivo – governando sostanzialmente per decreto – e di stabilire una temporanea dittatura presidenziale. Schmitt ammirava Mussolini, con cui aveva discusso di diritto romano, e riteneva che il dittatore italiano avesse costituito un sistema perfetto fondato su uno Stato autoritario, oltre che sulla Chiesa, su un’economia di “libera impresa” (eufemismo per dire capitalismo), e su un mito fondativo forte capace di stimolare e affascinare il popolo. Fu infine Schmitt a fornire il quadro giuridico per l’introduzione delle misure d’emergenza che i nazisti inaugurarono all’indomani dell’incendio del Reichstag, il 27 febbraio 1933. E quando Hitler invase la Polonia, l’autorevole giurista giustificò la legalità della guerra preventiva con le esigenze della sicurezza tedesca serviva una sfera d’influenza capace di proteggere il Reich dalle “orde bolsceviche che premevano sui confini orientali”.

   Le tre élite possiedono anche una sorta di ideologia, che si sposta dal veteronazismo del gruppo californiano, alla destra tradizionale di stampo confessionale del gruppo texano allo pseudo sinistrismo elitario tipico di coloro che passano la vita a speculare nelle borse mondiali, muovendo miliardi di dollari creati artificialmente dalla Federal Reserve ad uso di Walle Strett, e che hanno perso contatto con il concetto produttivo del lavoro, tratto distintivo dei “bostoniani”.[26] I tre gruppi marcano la propria presenza in modo trasversale nei due partiti nazionali, con una presenza maggiore dei californiani e dei texani nel partito repubblicano e dei bostoniani in quello democratico, ma senza alcuna rigida rappresentanza di tali idee all’interno dei due comitati elettorali che sono, alla fine dei conti, i maggiori partiti a stelle e strisce. Questi tre gruppi di potere interagiscono poi con quelli meno importanti e locali, disseminati nel territorio USA, ed hanno interessi diversi nonché disegni strategici differenti, rispecchiando così la natura vasta e disomogenea degli USA. Quando i tre gruppi riescono a concordare su una o più strategie, allora di genera una pressione irresistibile sul Presidente tramite varie cinghie di trasmissione che principalmente sono: il Congresso degli Stati Uniti, i comitati elettorali repubblicano e democratico, i mass media che negli USA sono ancora più manipolatori di quelli europei. Il terminale di queste violente pressioni “esterne” è la figura del Presidente, pensata all’interno di una costituzione che, sia pure emendata, risale al 1787, e che si rivolgeva criticamente alle monarchie europee di fine Settecento. Il risultato di questa singolare elaborazione è stato quello di dare poteri al presidente americano simili, fatte le debite proporzioni temporali, a quelli dei sovrani che hanno guidato gli imperi centrali nella Prima guerra mondiale, come Guglielmo II oppure Francesco Giuseppe: veri capi di governo e veri capi dell’esercito. Il potere dei presidenti e solo relativamente bilanciato dalle camere dei deputati e dai senatori, ed ancora dal potere giudiziario che negli Stati Uniti è estremamente disarticolato e legato al territorio. I tre gruppi di potere descritti devono fronteggiare enormi problemi che li costringono perennemente alla ricerca di una strategia risolutiva ed al necessario ma anche arduo allineamento tra loro: il fantastico debito pubblico americano che, nel all’inizio del 2020 si attesta intorno ai 22.000 miliardi di dollari (il debito pubblico italiano si attesta intorno ai 2.400 miliardi, se proprio vogliamo fare un paragone); che comporta come diretta conseguenza che il tempo lavora contro gli USA. L’enorme debito americano rende il dollaro tecnicamente privo di un suo valore economico, e solo la minaccia della ritorsione militare statunitense in caso di rifiuto dell’uso del dollaro nelle transazioni internazionali, a costringere mondo ad accettare ancora il biglietto verde come elemento di scambio con beni e servizi reali e tangibili. Per difendere il ruolo indifendibile del dollaro, a partire dall’inizio del XXI secolo i presidenti USA hanno adottato la strategia del perenne stato di guerra a bassa intensità, che è la continuazione della controffensiva che l’imperialismo porta avanti dal 1991.

      Dal 1991 di fronte alla crisi generale in atto, approfittando del crollo del revisionismo nei paesi dell’Est dove ancora sussistevano alcune precedenti conquiste della fase della costruzione del socialismo cessata nel 1956 e di fronte alle prime avanguardie della Rivoluzione Proletaria Mondiale (Perù, Filippine ecc.), l’imperialismo scatena un’offensiva controrivoluzionaria generale che pretende di scongiurare la rivoluzione come tendenza generale, storica e politica. Dalla guerra del golfo del 1991 gli USA si ergono a superpotenza generale. Quest’offensiva controrivoluzionaria è diretta contro il proletariato mondiale.

   Guerra permanente portata avanti con tutto ciò ad essa è accessorio (colpi di Stato, guerre locali per procura condotte da organizzazioni mercenarie tipo Al Qaida, ISIS, deposizioni di presidenti, assassini mirati come quello occorso del generale iraniano Soleimani ecc). I successi di questa strategia non sono mancati: ad esempio il vento bolivariano che aveva soffiato forte in Sud America e stato soffocato (grazie anche dei limiti e degli errori delle direzioni di questo movimento). Tuttavia, il quadro mondiale ì sempre più sfuggente al ferreo controllo di Washington e non potrebbe essere altrimenti considerando che la politica imperialista americana è ridotta di fatto alla sola minaccia militare.

   La Cina è la nuova officina del mondo, la Russia è tornata a giocare il ruolo di potenza mondiale, l’Europa è sempre di più in Giano bifronte, ex padroni sconfitti in due guerre mondiali e asserviti ed occupati militarmente, ma infidi detentori dell’euro e pronti al “tradimento”[27] appena possibile. La fine del mandato di Obama ha coinciso con un passaggio delicato nell’elaborazione della nuova strategia mondiale: i tre gruppi di potere hanno dovuto scegliere se continuare lo stato di guerra a bassa intensità, magari aprendo nuovi conflitti locali (ad esempio promuovere una guerra di confine tra Pakistan e India), oppure passare con decisione a una guerra mondiale con tutte le incognite del caso soprattutto in ordine all’utilizzo dell’arma nucleare, oppure ancora cercare ancora una strategia che si ponesse nel mezzo alle due opzioni di bassa ed alta bellicosità.

IL RAPPORTO DELLA LEGA CON L’IMPERIALISMO SIONISTA E LA DESTRA ESTREMA

   Bisogna partire dall’inizio degli anni Novanta, i capitalisti sperano che con il muro si caduta anche ogni prospettiva di alternativa sociale ed economica.

   Con il “declino della classe operaia” (dove molti sociologi borghesia affermavano che era scomparsa) si ritiene che sia aumentato il peso ‘politico’ di una fascia sociale di piccoli e medi lavoratori autonomi. Questa settore del mondo del lavoro autonomo è una realtà molto eterogenea dove si distinguono due grandi gruppi. Uno formato da lavoratori sempre meno autonomi (artigiani, bottegai, coltivatori diretti, trasportatori, ecc,) che sono proprietari dei mezzi del proprio lavoro. L’altro è formato da quei lavoratori formalmente dipendenti ma con alte qualifiche che forniscono prestazioni nelle quali non sono facilmente rimpiazzabili. Essi hanno la caratteristica di venditori di servizi.

 Questa fascia di lavoro autonomi fa di tutto pur di conservare la posizione conquistata e non retrocedere per via della crisi a una condizione proletaria. Per questi motivi componenti della Borghesia Imperialista ritengono sia stupido privare a questa fascia consistente del mondo di “ceti medi” di una valvola di sfogo in Parlamento. Questo “ceto intermedio” tende sempre a seguire il più forte, la borghesia.

  
   Nel 1992 la Lega Nord sembra essere matura per assolvere questo compito. Da un anno ha abbandonato l’originario nome Lega Lombarda e rinnovato il guardaroba politico. Tra le sue fila compaiono personaggi nuovi, alcuni dei quali, come Gianfranco Miglio, prendono la ribalta, mentre altri, come Gianmario Ferramonti, si muovono nell’ombra in cerca di finanziamenti e di alleanze segrete tra le istituzioni pubbliche e il mondo dell’economia[28].

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   Accanto al potere economico, altri poteri occulti dal ponte di comando manovrano verso un attracco di emergenza sulle coste della cosiddetta “seconda Repubblica”[29], e anch’essi individuano in Bossi l’uomo chiave attraverso cui consegnare alla popolazione, bisognosa di figure politiche nuove a cui aggrapparsi, sorge così il mantra politico d’inizio secolo; l’ennesimo ismo stipato nell’onnivoro immaginario degli italiani: Federalismo!

   Come per magia, la metamorfosi della Lega Nord coincide con un sensibile aumento della sua visibilità mediatica. In televisione la voce roca del Senatur comincia a inveire contro i meridionali parassiti, lo Stato assistenzialista e la cultura impregnata di meridionalismo, appellandosi al sempreverde motto Roma ladrona, e centra il bersaglio. La formula piace, conquista la pancia di un gran numero di elettori. Nella sua veste di novità, di partito di rottura e senza scheletri nell’armadio, la Lega Nord è utile al nuovo Ordine per due ragioni. Ha le caratteristiche ottimali per farsi carico del voto di protesta, inevitabilmente espresso dal malcontento di fronte alla pioggia di avvisi di garanzia caduta sui leader dei partiti popolari storici; e, allo stesso tempo, propone una politica economica di continuità in un’ottica reazionaria.

   Il problema immigrazione diventa, attraverso i portavoce leghisti, il punto di scontro etico della nuova politica sociale e cancella dall’ordine del discorso il vero conflitto sociale. Il fulcro su cui viene costruito il grande inganno ideologico è la nuova figura dell’extracomunitario. A un tempo ricercato dalle imprese come forza lavoro a basso prezzo e mostrato ai cittadini come un pericolo per la sicurezza e per l’identità cristiana, il suo sfruttamento teorico diventa la leva con cui i lumbard riescono a spostare da verticale a orizzontale l’asse del conflitto di classe. E così, dal giorno alla notte, il conflitto storico tra padrone e lavoratore – più che mai vivo in questa congiuntura storica – viene disinnescato, per trasformarsi in uno scontro tra gli ultimi, ovvero tra lavoratore del settore privato e lavoratore del pubblico, e tra lavoratori italiani e lavoratori stranieri.

   Il tema razzista, mascherato da emergenza sicurezza, diventa un asso pigliatutto. Le sue forti implicazioni economiche richiamano alla superficie ataviche paure nel nuovo ceto medio emergente, diventando la pedana di salto con cui la Lega si appropria del concetto cardine dell’impianto ideologico capitalista: la difesa della proprietà privata, ovvero: del valore dei valori. In un’epoca in cui, secondo logica, la scomparsa dell’ideologia comunista dovrebbe rendere scontata la sua sacralità, Bossi, Maroni, Calderoli, riescono nell’impresa, a forza di slogan brutali, di rimettere la proprietà privata sotto attacco e di imporre se stessi come soluzione politica in difesa dell’interesse più immediato del piccolo e medio lavoratore autonomo del Nord: che si tratti della casetta acquistata con i sudati risparmi e insidiata dei delinquenti extracomunitari[30], dell’azienda attaccata dalla prepotenza della globalizzazione economica, o dello Stato che espropria il nord dei suoi guadagni per ridistribuirli ai lavativi meridionali e alla mafia.
A conti fatti, l’improvvisa visibilità garantita ai leghisti sembrerebbe essere l’ennesima formula pseudoprogressista con cui il potere si cambia le maschere politiche per vestirne di nuove. Il nuovo travestimento si chiama, appunto, federalismo.

   La Lega Nord diventa una forza con cui fare i conti nelle elezioni del 1992; l’Italia, come quasi tutti i Paesi Europei, vive un periodo di grande stravolgimento; la questione federalista, dalla nascita della cosiddetta “seconda Repubblica”, inizia a occupare, con una costanza e una trasversalità sospetta, il discorso politico; il federalismo è molto gradito anche alla mafia, alla massoneria collusa con la criminalità organizzata, ai capitani d’industria; piace anche alla Fondazione Agnelli, la quale promuove l’ipotesi della divisione dell’Italia in tre macroregioni – ordini e messaggi partono e arrivano per vie neanche troppo indirette; l’11 e il 12 giugno 1992, a Torino, si svolge un convegno per discutere di soluzioni procedurali e istituzionali per l’autonomia della macroregione Padania, al fine di valorizzare le risorse economiche; tra i relatori, l’ideologo Gianfranco Miglio.

   Il progetto prende il via in maniera violenta ed eclatante, il 23 maggio, con l’esplosione di Capaci in cui perdono la vita Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. Facendo un salto indietro, il 19 marzo, sette giorni dopo l’omicidio di Lima, un’agenzia giornalistica che si occupa di politica, economia e finanza, pubblica un lungo articolo che inizia così: “Il presidente del Consiglio dei ministri, intervistato dal quotidiano di Scalfari, ha fatto riferimento a una possibile articolazione del terrorismo, nazionale e internazionale, come esecutore-regista dell’eccidio di Salvo Lima. Resta tuttavia indeterminata la sua matrice e la strategia complessiva che ne regolerebbero la presenza nella società italiana e i suoi princìpi d’azione. Una possibile teorizzazione e comparazione, benché astratta, degli elementi distintivi delle varie eversioni, che dilaniano il territorio del Vecchio Continente, indurrebbe a ricondurre il delitto dell’uomo politico siciliano all’interno di una logica separatista e autonomista, anche se mai esplicitamente dichiarata, al contrario di quanto avviene per l’Ira dell’Irlanda del Nord.

“L’atipicità, per così dire, del caso italiano si configura nel fatto che la Mafia siciliana, in particolare avrebbe, fin d’ora, il ‘controllo militare’ del territorio, unito a imponenti canali di autofinanziamento, che hanno soltanto un pallido riscontro con alcune situazioni fortemente compromesse con l’America latina. Per divenire essa stessa Stato le risulta, quindi, sufficiente conquistare l’autonomia amministrativa e regolamentare, al fine di costruirsi come nuovo paradiso fiscale del Mediterraneo, portando alle estreme conseguenze le tecniche di ‘offshore’ e di traffico commerciale (stavolta non più illegale), diretto a sfidare i dazi e le difese doganali dei Paesi confinanti. […] Infatti, l’attacco diretto ai centri nevralgici di mediazione del sistema dei partiti popolari comporta, come effetto immediato, sia la frammentazione del consenso (aspetto, quest’ultimo, destinato a offrire ben altri margini di manovra al condizionamento e alla penetrazione mafiosa dell’elettorato attivo), sia un inasprimento del meccanismo di tradizione Nord-Sud.

“Quest’ultimo aspetto fa riferimento al processo di ‘feedback’, secondo il quale all’aumento della pressione criminale nel Sud corrisponde una contro-reazione della società civile che tende a prendere le distanze dalla situazione meridionale, apparentemente incontrollabile. […] Paradossalmente, il federalismo del Nord avrebbe tutto l’interesse a lasciar sviluppare un’analoga forma organizzativa al Sud, lasciando che si configuri come paradiso fiscale e crocevia di ogni forma di traffici e impieghi produttivi, privi delle usuali forme di controllo, responsabili della compressione del reddito derivabile dalla diversificazione degli impieghi del capitale disponibile”.[31]

   Secondo l’autore, quindi, contro i processi di globalizzazione nessun potere centrale è in grado di proporsi come unico elemento di dominio. Cosa invece possibile nel caso di una forte suddivisione territoriale. L’articolo è l’ennesima denuncia cifrata di un progetto in corso d’opera. Coltelli che volano al buio. L’attività parlamentare è bloccata. La politica stenta a trovare un accordo sul successore di Cossiga al Quirinale. La Dc è preda di un equilibrio di forze tra le sue varie correnti interne, il Psi è bersagliato dagli avvisi di garanzia, la società civile è in subbuglio…

   Secondo la medesima agenzia stampa (22 maggio 1992) questi sono i presupposti storici per una soluzione violenta e così far passare le candidature istituzionali di Spadolini e Scalfaro: “Manca ancora, perché passi in modo indolore questa candidatura del ‘partito trasversale’, qualcosa di drammaticamente straordinario. I partiti, cioè, senza una strategia della tensione che piazzi un bel botto esterno – come ai tempi di Moro – a giustificazione di un voto d’emergenza, non potrebbero accettare d’autolegittimarsi. Per fortuna, le brigate rosse e nere sono roba da museo. E, comunque, i poteri dello Stato hanno accumulato esperienza e dimostrato professionalità”.[32]

  Il giorno dopo il “bel botto” arriva e Scalfaro viene eletto in fretta e furia. Il direttore responsabile di questa divinatoria agenzia di stampa è Ugo Dell’Amico, figlio di Lando, direttore politico nonché fondatore dell’agenzia giornalistica, in passato militante dell’estrema destra, molto vicino al principe Valerio Junio Borghese e coinvolto nelle indagini sulla strage di piazza Fontana, a causa delle quali è stato arrestato nel 1974.


   Lando Dell’Amico, interrogato dalla DIA, pur dichiarando di non sapere chi abbia scritto il primo articolo, indica nell’onorevole Vittorio Sbardella – leader della Dc laziale, vicino a Salvo Lima e appartenente alla corrente andreottiana – l’autore del secondo.

   Colpisce il riferimento all’alleanza del terrorismo nazionale e internazionale formulato dall’allora presidente del Consiglio Andreotti. Nel 1990 quando la Commissione stragi, indagando sulla bomba esplosa nel 1972 a Peteano, si scopre dei collegamenti tra una Gladio jugoslava e i fascisti ustascia croati e giuliani. A tal proposito, Andreotti, chiamato a rispondere dell’esistenza dell’esercito segreto denominato Gladio, consegna un elenco di iscritti, buona parte dei quali residenti in Veneto e in Friuli e appartenenti all’ufficio R del Sismi. Quest’ultimo è il ponte di collegamento tra l’organizzazione e le attività di destabilizzazione della parte orientale dell’Europa fino alla zona Mediorientale. Alcune testimonianze raccolte sempre dalla Commissione parlano della presenza di civili albanesi addestrati in Italia. Il che lascia intendere l’esistenza di una struttura equivalente in Albania, gestita dalla Cia e dai servizi segreti italiani. Lo smantellamento di Gladio è ormai una strada obbligata, ma è difficile credere che ciò possa avvenire davvero. È più logico pensare che i servizi segreti sacrifichino parte della vecchia organizzazione – la cui esistenza è ormai cosa nota – allo scopo di nascondere le operazioni in corso d’opera.

   Nel 1992 viene alla luce un tunnel sulla linea di confine tra Jugoslavia e Albania, attraverso cui i terroristi albanesi possono entrare e uscire dal loro Paese. Un articolo apparso sul Piccolo di Trieste parla della presenza di istruttori italiani nei campi di addestramento per ribelli albanesi e kossovari. Proprio in quel periodo scoppia nei Balcani una guerra che, oltre a ricostruire la cartina geografica dell’Europa e creare nuove prospettive politiche, apre nuove rotte e nuovi mercati in cui le varie mafie prontamente organizzano ricchi transiti di droga, di valuta e di armi provenienti dalla Russia.


   Ci sono le dichiarazioni di Massimo Ciancimino secondo cui il padre Vito, l’ex sindaco di Palermo ai tempi del sacco di questa città, militava nell’organizzazione militare segreta Gladio.


   Questo spostamento della narrazione nel nord-est dell’Europa offre diverse prospettive da fiction. Tanto più che in questo contesto di guerra si consolidano alleanze come quella tra Cosa nostra e le milizie croate fasciste; un elemento utile ai fini della trama, dato che l’esplosivo Sentex usato per Falcone e Borsellino è dello stesso tipo inviato dalla Croazia alle cosche palermitane. È qui che entrano in scena: Gladio e i suoi due centri di addestramento, Scorpione (Trapani) e Ariete (Udine); alcuni strani personaggi, finanziatori dei movimenti nazionalisti russi, sloveni, croati, italiani…; e grappoli di neofascisti che si infiltrano nei partitini separatisti del nord per poi confluire nella Lega Nord.

    Vediamo alcuni rapporti scabrosi per la Lega: nel 2004 condanna per bancarotta fraudolenta per la costruzione di un villaggio vacanza sul golfo di Umago, in Croazia. Condannati uomini della Lega Nord. Ipotizzati reati a seguito del fallimento della società Euroservice S.r.l., una specie di immobiliare che finanziava un’altra società: la Ceit. Secondo un deputato dell’Udeur, ex deputato leghista milanese, compito della Ceit era ‘drenare denaro’ per conto della Lega. Indagini patrimoniali identificano alcuni leghisti come soci occulti.


   E, poco sotto, un paio di domande: c’entra con inchieste Phoney Money e Cheque to Cheque – sui finanziamenti internazionali alla Lega? E con i rapporti tra fascisti croati, nazionalisti sloveni e i piccoli movimenti indipendentisti del nord-est italiano, in seguito confluiti nella Lega Nord?

   Perciò non deve destare meraviglia l’alleanza della Lega di Salvini con l’estrema destra israeliana. Gli strali di Salvini contro Iran e Cina qualificano la visione geopolitica del personaggio. Si tratta del rovescio della medaglia rispetto all’imperialismo liberale; i neoconservatori esaltando la pulizia etnica si sono tolti la maschera.

   Nel 2012, nella provincia di Sondrio, venne concluso un accordo di amicizia con alcuni insediamenti coloniali abusivi. A proposito di questo accordo si legge a proposito nel giornale La Città Futura: “Un accordo di “amicizia” con i coloni.

A prima vista sembrerebbe un’attività di gemellaggio come tante altre, una piccola provincia montana italiana che facilita scambi culturali ed economici con una piccola provincia montana israeliana. Solo un piccolo dettaglio: Shomron non è una provincia israeliana, è una colonia all’interno della Cisgiordania. 

Già dal 2012 (allora era presidente della Provincia Massimo Sertori, Lega Nord) si sono svolte visite a Sondrio di allevatori provenienti dalla colonia israeliana, causando anche le proteste dei movimenti filo palestinesi. Alla fine, è stato il nuovo presidente Luca Della Bitta a chiudere il mese scorso l’accordo di amicizia con i coloni. 

Nelle comunicazioni ufficiali della Provincia di Sondrio non si fa nessun cenno al fatto che il Consiglio Regionale di Shomron (29 insediamenti per un totale di 6500 coloni) non sia una normale provincia israeliana e che sia, in realtà, considerato come illegale dalla grandissima parte della comunità internazionale. Il rappresentante dei coloni Yossi Dagan viene onorato col titolo di “governatore” e addirittura si usa il termine di “Giudea e Samaria” cioè il nome usato da Israele per indicare ciò che il resto del mondo conosce come Cisgiordania. Un nome, in ultima analisi, usato per negare ogni pretesa di sovranità palestinese sui territori occupati.

Della Bitta ha difeso l’accordo sostenendo che si tratta di un puro accordo tra amministrazioni locali e che le visite svolte dalle autorità sondriesi avevano riscontrato nelle visite a Shomron una situazione positiva di convivenza tra palestinesi e israeliani. Peccato che il “governatore” Dagan sia tutt’altro che impegnato nel dialogo e nella pacificazione. All’inizio del 2015 Dagan è stato coinvolto in prima persona in un caso di aggressione a una spedizione diplomatica statunitense che compiva un’ispezione agli oliveti palestinesi sradicati dai coloni israeliani. Per di più l’amministrazione della colonia è impegnata nella produzione di materiale di propaganda in cui gli attivisti filo palestinesi sono dipinti come neo nazisti.

Made in colonialismo

L’accordo Sondrio-Shomron è arrivato il 19 novembre, una settimana dopo la decisione dell’Unione Europea di adottare un’etichettatura a parte per i prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei territori occupati. Una scelta che l’UE ha impiegato anni ad attuare (il percorso è partito nel 2013) e che non è in realtà nulla di radicale. Con questo provvedimento l’Unione semplicemente riconosce che in teoria quei territori sono palestinesi e che quindi i prodotti non possono essere etichettati come “made in Israele”, lasciando fra l’altro aperta la porta alla possibilità di etichettare come israeliano un prodotto coltivato nelle colonie e inscatolato in Israele.

Inoltre, la nuova etichettatura non chiude in nessuna misura al commercio con le colonie e tutte le autorità europee si sono affrettate a dichiarare che si tratta di una misura tecnica che non ha nulla a che fare col boicottaggio dei prodotti israeliani.

Come accade spesso, Israele ha reagito molto duramente a una politica molto blanda. Il premier Netanyahu ha nientemeno paragonato la decisione dell’Unione Europea all’inizio delle persecuzioni naziste attraverso l’etichettatura dei prodotti ebraici. Il ministro degli esteri Nahson ha protestato ufficialmente con l’ambasciatore dell’Unione Europea e ha fatto sapere che la questione dell’etichettatura mette l’Unione Europea al di fuori dei colloqui di pace.

La Lega filo – israeliana

La vicenda della Provincia di Sondrio non dimostra solo la spregiudicatezza di una piccola provincia che per ottenere qualche beneficio economico è disposta a essere l’unico ente pubblico europeo a intrattenere rapporti ufficiali con le colonie israeliane. Dimostra anche quanto la Lega Nord sia profondamente legata a una politica pro-Israele.

Come già accennato all’inizio di quest’articolo, i contatti con le colonie di Shomron sono iniziati quando era ancora presidente della provincia il leghista Sertori (attualmente responsabile enti locali della Lega) e sono continuati poi con Della Bitta, formalmente “indipendente” ma sostenuto da Forza Italia e dalla Lega Nord, e con un vicepresidente che è anche segretario provinciale della Lega Nord. A coronare tutta l’operazione, compresi viaggi nella colonia, è il leghista Fiorello Provera, già presidente della provincia, già europarlamentare, già presidente della commissione esteri del Senato. È proprio Provera la fonte a cui attinge Della Bitta quando descrive Shomron come una situazione quasi idilliaca:” Una città dove ebrei e palestinesi frequentano la stessa università e lavorano nelle stesse aziende con gli stessi salari”.

D’altronde la Lega Nord si è sempre opposta al riconoscimento dello stato palestinese, si è schierata contro la Freedom Flottilla, ha dato ai palestinesi la colpa dei bombardamenti su Gaza, collabora strettamente con l’Associazione Italia – Israele. E la lista potrebbe continuare a lungo.

La politica filo israeliana della Lega è una delle poche costanti tra i balletti ideologici del Carroccio: secessione, federalismo o nazionalismo, euro o lira, Russia o Europa, l’amicizia con Tel Aviv non è in discussione”.[33]

   La Lega intende portare avanti una politica estera che calpesta il diritto internazionale, regali pezzi di territorio italiano all’estrema destra dello Stato israeliano. Si tratta di un modello che va ben oltre al fascismo storico al classico imperialismo classico do si conserva ancora le forme politiche e istituzionali liberali, in quanto si prefigura uno stato etnico/territoriale.

   Israele è laboratorio dell’imperialismo, un luogo militarizzato dove ai gruppi sociali e politici al potere tutto è permesso.


[1] http://iridium-defence.com/soros-e-in-guerra-con-israele-e-il-governo-italiano-e-dalla-parte-sbagliata 

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/05/09/soros-lebreo-che-odia-israele/

[2] http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/07/14/soros-orban-e-netanyahu/

[3] https://www.invictapalestina.org/archives/28988

[4] http://www.linterferenza.info/esteri/5559/

[5] https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2017/04/una-voce-da-budapest.html

[6] Digilio è nato a Roma nel 1937 ma veneziano d’adozione, s’iscrisse nei primi anni ’60 alla Facoltà di Economia e Commercio dell’università di Venezia, senza riuscire a terminare gli studi. Prima il servizio militare, poi la morte del padre Michelangelo, dopo un incidente stradale nel gennaio del 1967, lo portarono, è lui stesso a scriverlo in un memoriale, a contattare l’ambiente in cui il genitore si era inserito: la rete degli informatori italiani al servizio delle basi NATO nel Veneto. “Il mio primo reclutatore – disse – fu il capitano David Carret della Marina militare degli Stati Uniti di stanza a Verona che aveva già conosciuto mio padre”. Negli anni dell’università, entrò anche a far parte del Centro Studi Ordine Nuovo. Il primo nucleo di questa organizzazione fu fondato a Venezia nell’aprile del 1957 da Giangastone Romani e Carlo Maria Maggi, per poi diramarsi nel Veneto. Gli anni immediatamente successivi furono quelli dei rapporti con l’OAS (l’”Organisation de l’Armée Secréte”), organizzazione promossa da settori dell’esercito francese e dall’estrema destra per contrastare l’indipendenza dell’Algeria, presto trasformatasi in un’internazionale nera. Ordine Nuovo ne favorì l’azione, allestendo nel nostro paese basi logistiche e rifugi coperti. Nel marzo del 1962, sempre a Venezia, si tenne uno dei raduni più importanti del neofascismo a livello internazionale, con il tentativo di dar vita ad un “Partito Nazionale Europeo”. Tra gli altri, a firmare il “Protocollo” d’intesa, il tedesco Adolf von Thadden, l’inglese Oswald Mosley, il belga Jean Thiriart e il conte italiano Alvise Loredan, un grande proprietario terriero veneto.  http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=2824&Class_ID=1001

[7] https://marcos61.wordpress.com/2011/09/16/su-bertoli-e-i-rapporti-tra-ordine-nuovo-e-gli-israeliani/

[8] Metto etnica tra virgolette poiché sta indicare l’origine e non necessariamente l’appartenenza.

[9] Con il termine WASP negli Stati Uniti, appartenente o relativo alla classe dei bianchi di origine anglosassone e di religione e cultura protestante (white anglo-saxon protestant), che vogliono distinguersi dagli altri gruppi della società americana, con atteggiamenti conservatori ed elitari.

[10] Public Papers of the Presidents, Dwight Eisenhower, pp. 1035-1040.

[11] Geoffrey Perret, Eisenhower, Adam media Corporation, 2000.

[12] Tranne significative eccezioni quali Goebbels, Himmler e lo stesso Hitler.

[13] Marco Dolcetta, Gli spettri del quarto reich Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, BUR saggi, 2007, Milano, pp. 39-40.

[14] Tutte le maggiori aziende tedesche durante la Seconda guerra mondiale approfittarono della manodopera dei campi di concentramento per ridurre i costi di produzione.

  Secondo la storica Anni Lacroix Riz dai 12 ai 14 milioni di lavoratori stranieri deportati – in gran parte ebrei e prigionieri di guerra – sono stati utilizzati dalle aziende tedesche durante il conflitto mondiale

[15] Reinhard Gehlen, The Gehlen Memoirs, Collins, London, 1972.

[16] Franco Fracassi, il quarto reich Organizzazioni, uomini e programmi dell’internazionale nazista, Editori Riuniti, 1996, Roma, p. 15.

[17] A sollevarlo fu un articolo uscito su Der Spiegel il 13 febbraio 1954.

[18] Heinrich Müller (1900 – scomparso a Berlino, 1º maggio 1945) è stato un ufficiale tedesco, comandante dell’Amt IV del RSHA e della Gestapo dal 1939 fino alla sua misteriosa scomparsa il 1° maggio 1945.

[19] Il Freundeskreis Reichsführer-SS (Circolo degli amici del Reichsführer-SS) venne creato nella primavera del 1934, dopo che Himmler strinse amicizia con Wilhelm Keppler, un dirigente delle IG Farben. Questo circolo comprese un gruppo di ricchi industriali e di consulenti finanziari che versò regolari contributi finanziari a sostentamento delle attività culturali e sociali delle SS in cambio della protezione di Himmler; durante tutta la vita del Terzo Reich il Freundeskris depositò somme enormi nelle casse delle SS in cambio di contratti vantaggiosi nei territori occupati e di manodopera a basso costo dai campi di concentramento.

[20] Via della mano sinistra e della mano destra sono due termini che si riferiscono ad una dicotomia tra due opposte filosofie, presente nella tradizione esoterica occidentale, che si estende su diversi gruppi coinvolti nell’occulto e nella magia cerimoniale. In alcune definizioni, il sentiero della mano sinistra è identificato con la magia nera, quello della mano destra con la benevola magia bianca.

[21] https://en.wikipedia.org/wiki/Gustav_Schwarzenegger

[22] Vilfredo Federico Damaso Pareto (1848 – 1923) è stato un ingegnere, economista e sociologo italiano. Riguardo al suo pensiero politico, Pareto fu il primo a introdurre il concetto di élite, che trascende quello di classe politica e comprende l’analisi dei vari tipi di élite. La sua teoria delle élite trae origine da un’analisi dell’eterogeneità sociale e dalla constatazione delle disuguaglianze, in termini di ricchezza e di potere, presenti nella società. Pareto intende studiare scientificamente queste disuguaglianze, percepite da lui come naturali. Nel corso del suo sviluppo, ogni società ha dovuto di volta in volta misurarsi con il problema dello sfruttamento e della distribuzione di risorse scarse. L’ottimizzazione di queste risorse è quella che è assicurata, in ogni ramo di attività, dagli individui dotati di capacità superiori: l’élite. È interessato in particolar modo alla circolazione delle élite: “la storia è un cimitero di élite “. A un certo punto l’élite non è più in grado di produrre elementi validi per la società e decade; nelle élite accadono due tipi di movimenti: uno orizzontale (movimenti all’interno della stessa élite) e uno verticale (ascesa dal basso o declassamento dall’élite).

[23] Un think tank (letteralmente serbatoio di pensiero in inglese) è un organismo, un istituto, una società o un gruppo, formalmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari.

   Il termine è coniato negli Stati Uniti d’America durante la Seconda guerra mondiale quando il Dipartimento della Difesa creò delle unità speciali per l’analisi dell’andamento bellico chiamate in gergo proprio think (pensiero) tank (tanica, serbatoio, ma anche carro armato).

   In Italia le più conosciute think tank sono Italia Futura e Arel/Associazione TrecentoSessanta presiedute rispettivamente da Luca Cordero di Montezemolo e da Enrico Letta. Oltre a queste troviamo altre “fondazioni di matrice politica” nel panorama italiano quali FareFuturo di Adolfo Urso, ItalianiEuropei di Massimo D’Alema, Nuova Italia di Gianni Alemanno, Magna Carta di Gaetano Quagliariello, Medidea di Giuseppe Pisanu, Liberal di Ferdinando Adornato, ItaliaDecide di Luciano Violante, Folder di Antonio Di Pietro Sardegna Democratica di Renato Soru e Mezzogiorno Europa nato per volontà da Giorgio Napolitano

[24] Marco Dolcetta, gli spettri del quarto reich Le trame oscure del nazismo dal 1945 a oggi, BUR, p. 9.

[25] Si mette totalitario tra virgolette giacché mistificante, in quanto nasconde il contenuto di classe dei vari regimi politici.

[26] Per bostoniano non si intende solamente gli abitanti di Boston, ma in questo caso un personaggio raffinato, elitario; intellettualistico.

[27] Si mette tra virgolette la parola tradimento perché le varie svolte politiche dei paesi sono determinati dalle scelte e dagli interessi delle reciproche borghesie.

[28] http://www.rivistapaginauno.it/Romanzo-mai-scritto-anni-novanta4.php

[29] Si mettere tra virgolette seconda repubblica poiché nella realtà quello che è avvenuta in Italia e la crisi del sistema democristiano.

[30] Le ronde smascherano l’inutilità del Pd, Walter G. Pozzi, PaginaUno n. 14/2009

[31]         http://www.rivistapaginauno.it/Romanzo-mai-scritto-anni-novanta4.php                                          

[32]                                                                   C.s                                          

[33] https://www.lacittafutura.it/editoriali/dalle-colonie-a-sondrio-gli-affari-della-lega-con-israele

~ di marcos61 su luglio 6, 2020.

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