ESPERIMENTI DI IPNOSI

   La CIA ha condotto approfondite ricerche sull’impiego di ipnosi per operazioni di natura tanto difensiva quanto offensiva. La CIA destinò una sostanziale fetta delle proprie risorse alla stretta sorveglianza dei progressi raggiunti in Russia e nei paesi dell’Est. Il quadro che emerge è confuso e solo di recente si è iniziato a scorgere gli effetti disastrosi e di ampia portata che questo lavoro segreto ha avuto tra le sue vittime.[1]

L’IPNOSI NEL PENSIERO SCIENTIFICO CONTEMPORANEO

   La realtà dell’ipnosi, come fenomeno normale, come fenomeno normale, possibile in quasi tutti gli individui anche non affetti da alcuna nevrosi, è ormai comunemente ammessa. Sulla sua interpretazione però i pareri non sono ancora tutti concordi. Alcuni autori hanno posto alla base dell’ipnosi dei meccanismi fisiologici concreti precisi, rivelando così un orientamento organicistica e materialista. Altri invece hanno voluto considerarla come un fatto puramente piscologico, trascurandone il più possibile il substrato organico. Quasi tutte le teorie proposte si possono attribuire all’uno o all’altro di questi due grandi gruppi.

   Adesso proviamo ad analizzare per sommi capi le ipotesi più importanti.

   Guida la schiera degli   organicisti il fisiologo russo Ivan Pavlov, che deve la sua notorietà alla scoperta dei riflessi condizionati. Poiché la scuola di Pavlov interpreta la suggestione come un riflesso condizionato, perciò bisogna tentare di spiegare in maniera sintetica le caratteristiche.

   Questi riflessi non sono innati od ereditari, ma acquisiti da ogni singolo individuo. Essi sono provocati dalla associazione ripetuta di una percezione ad uno stimolo capace di provocare un riflesso; a lungo andare questa percezione associata sarà in grado di determinare da sola la risposta riflessa. È ormai più che famosa l’esperienza dimostrativa che consiste nel presentare ad un cane un pezzo di carne, suonando contemporaneamente una campana. Dopo qualche tempo, il suono della campana provocherà da solo lo stesso aumento della salivazione che si sarebbe ottenuto con la presentazione del cibo.

   Anche nello studio dell’ipnosi il fisiologico russo parte dalla sperimentazione sull’animale. Egli considera l’ipnosi animale come uno stato intermedio fra il sonno e la veglia, dovuto all’inibizione della corteccia cerebrale. Essa può manifestarsi come un riflesso di autoconservazione, quando la lotta o la fuga non forniscono sufficienti prospettive di salvezza. I riflessi condizionati veri e propri sono chiamati in causa per giustificare il rapporto di dipendenza fra ipnotizzato ed ipnotizzatore. Un cane addormentato, assuefatto a una lunga associazione del cibo con il suono della tromba, si risveglierà con particolare prontezza e cercherà il cibo, solo all’udire squillare la tromba.

   Il passaggio dalla sperimentazione animale alla spiegazione del fenomeno nell’uomo è in realtà assai complesso; la parola dell’ipnotista si identificherebbe con lo stimolo condizionato dell’ipnotista si identificherebbe il persistente contatto tra il paziente immerso in uno stato simile al sonno e che impartisce i comandi. Questa teoria presuppone necessariamente l’apparentamento dell’ipnosi al sonno, come stato di inibizione corticale.

   Proprio su questo punto si sono manifestate le maggiori divergenze, specie da parte di alcuni autori americani. Mentre gli studiosi russi sostengono l’analogia tra i tracciati elettroencefalografici praticati nel sonno e quelli praticati nell’ipnosi, gli americani affermano che nella maggiore dei casi la trance ipnotica non modifica l’elettroencefalogramma. I russi dal canto loro controbattono che questa discordanza di reperti dipende dalla diversa profondità di stadio ipnotico in cui si pratica l’esame. Un altro motivo di differenza fra il sonno e l’ipnosi consiste però nel fatto che chi dorme non reagisce a stimoli di media o piccola entità, che sono invece percepiti da chi si trova sotto l’ipnosi.

   Agli esperimenti di Pavlov sugli animali si ricollega, anch’essa di impostazione di impostazione organicistica. Essa interpreta l’ipnosi come uno stato di catalessi, assimilando le manifestazioni dell’uomo sottoposto alla trance ipnotica ad alcuni stati di rigidità caratteristici di vari animali. Polli, alligatori, conigli e varie specie di uccelli e di insetti, quando sono rovesciati sul dorso assumono una particolare, assoluta immobilità, che può essere in qualche caso provocata anche da un riflesso di difesa. Si è obiettato però la catalessi è solo uno dei fenomeni secondari dell’ipnosi umana; nei suddetti animali, è più ragionevolmente interpretabile come un riflesso dovuto alla posizione del corpo od una reazione di difesa.

   Anche la teoria del Bennet, che riferisce l’ipnosi ad un’abolizione dell’attività dei lobi centrali del cervello, compensata da una maggiore attività di altre zone, presenta un’evidente analogia con l’ipotesi russa dell’inibizione corticale.

  Tra le teorie più seguite in America e nell’Europa Occidentale, quella più suggestiva e quella proposta da Freud nel 1921. Come sempre, il creatore della psicanalisi mise particolarmente in evidenza il carattere erotico della relazione ipnotica. Per usare le sue precise parole, il rapporto ipnotico consisterebbe nell’abbandono amoroso totale con l’esclusione di una vera e propria soddisfazione sessuale. La situazione ipnotica presenterebbe inoltre molte similarità con il complesso di Edipo.  

   Schilder e Kauder hanno ulteriormente sviluppato questo tema, ponendo il malato in una doppia posizione di passività masochistica e di identificazione inconscia con l’ipnotizzatore. Anche Ferenczi nel 1909 sulla riattivazione del complesso di Edipo, prospettando la possibilità di due tipi di ipnosi: uno materno basato sull’amore ed uno paterno basato sul timore. Secondo Jones, invece, la situazione dell’ipnotizzato consisterebbe in un ritorno narcisistico ad una fase autoerotica infantile.

   Brenman, Gill e Knight nel 1952 hanno effettuato un approfondito studio basato sulla rivelazione dei ricordi degli ipnotizzati sul loro stato di trance. Essi anno concluso che l’approfondimento o l’alleggerimento della trance può costituire un meccanismo di difesa, sia consentendo una liberazione della libido, sia esagerando la sottomissione allo scopo di smentire un’aggressività repressa.

   Kubie e Margolin hanno proposta una contaminazione tra la teoria pavloviana dei riflessi e le interpretazioni psicologiche. Secondo la loro opinione l’induzione dell’ipnosi provocherebbe una progressiva eliminazione di tutti gli stimoli, fatta eccezione per quelli applicati dall’ipnotizzatore. Dal punto fisiologico questo fenomeno sarebbe caratterizzato da una zona di maggiore eccitazione, circondata da una zona di inibizione. A questo punto si instaurerebbe una regressione psicologica ritorno alla situazione della nutrizione infantile, in cui l’ipnotizzatore assumerebbe il ruolo dei genitori.

   Molto simile a quest’ultima è la teoria elaborata dal Wolberg sotto alcuni aspetti peraltro più convincente. Questo autore ammette la presenza di inibizioni dei più alti centri corticali indotti dalla suggestione, ma sostiene che l’ipnosi rivela allo stesso tempo una tendenza verso la sicurezza da parte del paziente. Egli infatti si sottometterebbe all’ipnotista, identificandolo con uno dei genitori e con un semplice simbolo di autorità, appunto per raggiungere attraverso l’ubbidienza uno stato di maggiore sicurezza e tranquillità interiore. Bisogna notare che questa ipotesi si ricollega al tema basilare della psicologia individuale di Adler.

   La stessa intuizione, limitata però ai suoi postulati più superficiali, aveva auto Hull, attribuendo l’ipnosi ad una maggior suggestionabilità alla più forte personalità dell’ipnotista. Un’altra teoria psicologica, considerata un po’ sorpassata ma che contiene indubbiamente qualche parte di verità, è quella a suo tempo proposta da Janet. Secondo la sua interpretazione l’ipnosi sarebbe caratterizzata da una dissociazione intrapsichica, provocata dall’abolizione della coscienza volitiva. Nello stato di trance le attività coscienti sarebbero sostituite da altre puramente automatiche ed inconsce di carattere riflesso.

   Inoltre, chi ritiene che la volontà cosciente non sia totalmente abolita durante l’ipnosi, pur non potendo escludere del tuto qualche fenomeno automatico riflesso nel corso della trance.

ESPERIMENTI

   I primi riscontri dell’impiego ufficialmente riscontrato dell’ipnosi come strumento operativo si si trova nel lavoro di Morse Allen del 1954, questo si verificò nel contesto del Progetto ARTICHOKE, all’apice del tentativo di utilizzare l’ipnosi per “programmare” un assassinio. John Marks svelò che all’incirca in tale periodo funzionari di MKULTRA, fra cui Gittinger, raccomandano l’uso dell’ipnosi in esperimenti operativi in almeno un’occasione nel 1959. [2]

   Un rapporto della CIA, stilato nel 1978 e che recava l’intestazione “Riservato all’Ufficio” è la traduzione di un rapporto russo redatto da V. I.  Raykov e pubblicato su Voprosy Filisofii. Il documento in questione non solo fornisce un’affascinante panoramica dell’argomento, ma evidenzia il carattere internazionale assunto dalle ricerche inerenti all’ipnosi.

   Lo sperimentatore F. J. Evans diceva ai propri soggetti sotto profonda ipnosi che mentre cercavano di risolvere elementari problemi matematici, non sarebbero riusciti a considerare il numero 6 allorquando si “fossero imbattuti” in esso.[3] Questo esperimento presentò un paradossale quesito di ordine filosofico: prima di riuscire a trascurare il numero 6, i soggetti dovevano percepirlo?

   Nel 1966 la CIA realizzò un rapporto tecnico riservato – Hypnosis in Intelligence – nel quale si notava che “la maggior parte dei proposti utilizzi dell’ipnosi, in particolar modo le applicazioni a scopo difensivo, implicano suggestioni ipnotiche”. La CIA aveva scoperto che “prudentemente, si ritiene che una suggestione postipnotica rimanga efficace per vari mesi e, se periodicamente rinforzata per anni”.[4]

   Analogamente rilevante era l’interesse manifestato dalla CIA per l’auto-ipnosi (altrimenti detta autosuggestione). L’ipnotizzatore inculcava la convinzione che da quel momento in avanti il soggetto sarebbe stato capace di ipnotizzare sé stesso o sé stessa ad un segnale stato capace di ipnotizzare sé stesso ad un segnale dato dall’ipnotizzatore stesso.

   Ancora una volta emergeva il timore che in questo ambiente i servizi segreti rivali potessero essere più progrediti. Nel rapporto della CIA si affermava: “La possibilità che l’ipnosi sia stata e sia utilizzata da forze ostili è decisamente plausibile. L’ipnosi potrebbe essere estremamente preziosa in vari modi, in particolare per ottenere informazioni e collaborazione da fonti refrattarie (ostinate).[5]

   Data l’evidenza dei suoi potenziali utilizzi, l’ipnosi venne di fatto impiegata senza che i soggetti si rendessero conto di essere manipolati. Le situazioni tipo erano tre: durante il sonno; su pazienti sottoposti ad una consulenza psichiatrica; spontaneamente in individui che osservavano un altro soggetto che veniva ipnotizzato.

   La possibilità di un uso improprio dell’ipnosi suscita seri quesiti su vari bizzarri crimini e morti misteriose, nonché sulla loro spiegazione ufficiale. Alcuni esempi: l’assassinio del presidente J. F. Kennedy, il suicidio di 13 scienziati che lavoravano presso i Los Alamos Laboratories e, analogamente di qualcuno che lavorava presso la Marconi, nel Regno Unito. In seguito, sono verificati tre decessi presso l’impianto australiano di ricerca nucleare segreto di Lucas Height, New South Wale. Il rapporto segreto della CIA dimostra che l’Agenzia era ben consapevole di tali possibilità: “In anni recenti sono stati riportati tre casi documentati in cui l’ipnosi abbia avuto un ruolo in condotte criminali”.[6]

   Nel caso riportato da Kroener, un giovane e sensibile insegnate celibe cadde sotto l’influenza di un vicino, costruì un rapporto in base al quale, tramite suggestione ipnotica, riuscì a farsi prestare dall’insegnate piccole somme di denaro e beni materiali. Come test del proprio potere, (il vicino) installò la suggestione ipnotica secondo cui l’insegnate si sarebbe sparato alla mano sinistra; quest’ultimo in effetti si sparò al gomito sinistro, convinto che l’episodio fosse accidentale. Infine, l’ipnotizzatore indusse la sua vittima a confessare crimini che lui (il vicino) aveva commesso e con i quali l’insegnate non aveva avuto nulla a che fare. In tutta la vicenda, durata cinque anni, l’insegnante non ebbe alcun ricordo delle sessioni di ipnosi; fu condannato in base alla sua confessione indotta postipnoticamente, ma grazie ad un commento fortuito iniziò a nutrire sospetti sul rapporto che aveva con il vicino. Dopo molti ricorsi lo esortano a sottoporsi a un esame da parte di Kroener, il quale ri-ipnotizzandolo e facendogli tornare alla mente le esperienze ipnotiche con il vicino, infine ricostruì la reale catena degli eventi.[7]

   Lo studio della CIA riportava inoltre che W. R. Wells, rinomato esperto del settore, riferì che “nessuno dei suoi soggetti era in grado di opporsi ad un inaccettabile ordine prefissato o di altro tipo” impartitogli come suggestione postipnotica. “Con quest’ultima prassi Wells indusse un soggetto a rubare una banconota da un dollaro dalla tasca del cappotto dell’ipnotizzatore. Il soggetto non era consapevole della propria azione e negò energicamente di aver rubato il denaro”. Wells sosteneva che “non riuscire ad imporre atti del genere non esclude la possibilità di farlo, laddove anche un solo successo dimostra che ciò è realizzato”.

   Tramite l’ipnosi gli ufficiali dell’esercito J. M. Schneck e J. G. Matkins indussero dei comportamenti che ordinariamente sarebbero considerati criminali. Nel suo Un reato militare indotto tramite ipnosi: uno studio del caso, Schneck inavvertitamente “indusse un soldato ad abbandonare le proprie mansioni onde soddisfare la suggestione di un’azione postipnotica”. Analogamente, J. G. Matkins “indusse un soldato a colpire un suo superiore suggerendo che costui era un soldato giapponese”. Inoltre, ottenne da una WAC (appartenente al corpo femminile dell’esercito) ipnotizzata “informazioni classificate come segrete che in precedenza le era stato intimato di non rivelare.[8]

   Altri rapporti su studi confermano l’impiego operativo di tecniche di suggestione postipnotiche. L. W. Rowland “chiese a due soggetti sotto profonda ipnosi di raccattare un grande serpente a sonagli diamondback vivo e vegeto, dicendo loro che il rettile era una fune arrotolata. Uno dei soggetti assecondò immediatamente la richiesta, ma gli fu impedito di maneggiare il serpente grazie ad una lastra (quasi) invisibile, l’altro soggetto uscì dallo stato di ipnosi e si rifiutò di continuare l’esperimento. I due soggetti successivi tentarono di affermare il serpente anche quando furono informati di cosa fosse in realtà. Analogamente, due soggetti ai quali venne detto di gettare acido solforico su un assistente di laboratorio (protetto da un vetro) ottemperarono all’ordine dell’ipnotizzatore”.[9]

   P.C. Young “replicò lo studio di Rowland, chiedendo ad otto soggetti sotto profonda ipnosi di assolvere compiti analoghi. Sette degli otto soggetti si ritrovarono in situazioni a cui i soggetti non ipnotizzati sottratti, vale a dire che tentarono di maneggiare serpenti e gettare acido in condizione dalle quali stessi rifuggirono in stato di veglia”.[10]

   In termini di impieghi “difensivi” dell’’impiego, su consiglio dei propri ipnotizzatori esperti la CIA propose il “potenziale impiego dell’ipnosi per consolidare le difese del personale catturato e detenuto da forze ostili”. La CIA intraprese un esauriente studio dei dati disponibili. Il successo di questi studi era in gran parte legato all’impiego de “l’avveduto uso delle suggestioni postipnotiche”.[11]

   Gli USA e la NATO sfruttarono ambedue questo aspetto dell’autosuggestione; il ruolo “difensivo” includeva misure atte a prevenire ipnosi non autorizzata e l’autosuggestione veniva impiegata per rendere situazioni difficili più facili da gestire. “Con l’addestramento in autosuggestione, il personale dovrebbe essere in grado di differire ed alleviare temporaneamente gli effetti dell’isolamento prolungato”.[12]  Inducendo con l’autosuggestione un lungo periodo di sonno, il soggetto potrebbe ridurre – o persino superare – la propria situazione di stress. Anche la CIA svolse ricerche su come utilizzare le droghe per ridurre la resistenza di un soggetto all’ipnosi. “Quasi invariabilmente i farmaci utilizzati erano depressivi, principalmente barbiturici. I farmaci depressivi inducono rilassamento ed è opinione comune che il rilassamento favorisca la suggestionabilità”.[13]  Ad ogni modo, la CIA non limitò i propri obiettivi al semplice obiettivo di LSD e farmaci associati. Nel libro Hypnotism: An Objective Study in Suggestibility, A. M. Weitzenhoffer sosteneva che “dosi sub-anestetiche di fari farmaci anestetici rendono i soggetti maggiormente suggestionabili, posto che il soggetto disponga inizialmente di un minimo di suggestionabilità”.[14]

   L. R. Wolberg ottenne “buoni risultati con sodium amytal[15]somministrato lentamente per via endovenosa in dosi sub-anestetiche”, determinando in tal modo il “nel paziente (una) sensazione di impotenza, facendo sorgere al contempo sentimenti di arcaica dipendenza nei confronti dell’operatore”.[16]

   Un rapporto privo di data (divulgato il 14 gennaio 1977) dal titolo Ipotesi negli interrogatori riportava che il “controllo del comportamento di un individuo apparentemente conseguito in stato di ipnosi, designa quest’ultima come candidata ad un impiego nel difficile processo degli interrogatori”. Il rapporto poneva i seguenti quesiti: “In primo luogo, è possibile indurre l’ipnosi in situazioni di interrogatorio? In tal caso è possibile costringere il soggetto a rivelare informazioni? Infine, se è possibile acquisire informazioni seguendo questa prassi, quanto saranno affidabili?”.

   Le opzioni disponibili erano o indurre una trance ipnotica contro la volontà del soggetto, oppure senza che questo ne fosse consapevole. Wells, Watkins e Brenner ottennero alcuni successi; solitamente i soggetti che tentavano di resistere alla trance non riuscivano ad opporvisi.

   George H. Easterbrook “propose che (l’ipnosi) potesse essere impiegata per rendere il personale a prova di ipnosi allorquando catturato dal nemico, per indurre nei soggetti amnesia delle informazioni sensibili in caso di cattura o di aiutarli a resistere, in particolare al dolore, in condizioni di prigionia”.[17] Risulta evidente che la CIA vi ricorse ampiamente in molte delle sue operazioni. Un’altra area cruciale della ricerca della CIA era quello della “Obbedienza in stato di trance”. Sino a che punto un soggetto, adeguatamente condizionato, sarebbe stato in grado di mantenere il controllo su informazioni segrete mentre il si trovava in profonda profondo stato di trance? Si scoprì che determinati tipi di informazioni date a un individuo sotto influsso ipnotico non potevano essere richiamati alla mente, se non facendo un elemento chiave (una parola, una frase, un brano musicale, un’immagine ecc.). Come per aprire una cassaforte, è necessario avere la combinazione della serratura.

   P. Janet[18]  chiese a una “donna in stato di profonda ipnosi di commettere diversi omicidi davanti a un gruppi di eminenti giudici e magistrati, pugnalando alcune vittime con stiletti di gomma ed avvelenandone altre con compresse di zucchero”.[19] Il soggetto ipnotizzato fece tutto questo senza esitazione. Altri, come Watkins e Wells, lo avevano già dimostrato.

   La CIA ricorse ad altri metodi, come la “pseudoipnosi” (in tipo di ipnosi applicata ad obiettivi nel contesto di un corso di addestramento senza che questi ne fossero consapevoli) come ausilio negli interrogatori. Questi programmi derivano per la maggior parte da tecniche di guerra psicologica. Agenti della CIA li usavano per addestrare personale militare (USA e NATO) nell’uso di “Stanze Magiche” o “Camere di Divertimento” o per interrogare persone oppure per rendere i membri delle proprie forze armate e di quelle dei loro alleati più resistenti. Uno strumento per rendere le persone più arrendevoli era quello di usare rumore bianco[20] e altre forme di sonno.

   Si esaminò anche l’ipnosi a distanza. Uno dei progetti speciali mai ammesso dalla CIA è il progetto Radio Hypnotic Intercerebral Control (RHIC), che implicava l’uso di uno Stimoceiver (un elettrodo in miniatura capace di ricevere e trasmettere segnali elettronici in modulazione di frequenza radio, sviluppato da Delgado) per indurre uno stato ipnotico; per attivarlo era necessario che il congegno fosse impiantato in un soggetto tramite una tecnica intramuscolare.

   Nelle prime fasi della sperimentazione con questo congegno, i chirurghi erano soliti lasciare sul corpo delle vittime delle piccole cicatrici; negli anni successivi tecniche più avanzate consentirono di non lasciare alcun segno. Di solito per l’impianto si utilizzavano le cavità nasali e l’orecchio; in seguito spesso le vittime soffrivano di forti mal di testa o inattese epistassi.

   L’ex agente della FBI Arthur J. Ford, il quale abbandonò il Bureau per diventare giornalista con il nome di Lincoln Lawrence, nel suo libro del 1965 Were We Controlled?  fu il primo a rivelare l’esistenza dell’RHIC. Lawrence descrisse in che modo funzionava: “Si tratta della ultra sofisticata applicazione della suggestione postipnotica innescata a piacimento tramite trasmissione radio, uno stato ipnotico ricorrente, reindotto automaticamente dal medesimo controllo radio. Un individuo viene indotto in stato di ipnosi, stato conseguibile secondo determinate azioni e mantenere determinati atteggiamenti in base ad un segnale radio”.

   La CIA impiegò ampiamente questo l’RHIC negli USA e in Europa. Anche il Canada, altro stretto alleato degli USA, condusse delle ricerche, che compresero esperimenti pratici su vittime innocenti. Gli esperimenti in questione vennero realizzati sotto la stretta sorveglianza del Dr Solandt.[21]

   Anche gli svedesi hanno condotto esperimenti di impianto su soggetti umani. Nel 1985 il Primo Ministro svedese Olof Palme (poi ucciso a coltellate da parte di un ex detenuto) aveva autorizzato gli esperimenti di controllo mentale nelle carceri svedesi.[22] Tuttavia l’originale concezione dell’RHIC venne elaborata dai militari statunitensi.

   Il giornalista James Moore ha dichiarato di essere entrato in possesso, tramite una fonte CIA, di un manuale di 350 pagine sull’RHIC e su un altro progetto, preparato nel 1963.[23] Nel manuale si afferma: “Sotto il profilo medico, questi segnali sono indirizzati a determinate parti del cervello. Quando una parte del vostro cervello riceve un debole impulso elettrico da fonti esterne, come una visione, un segnale esterno etc., si produce un’emozione – ad esempio rabbia alla vista di una banda di ragazzini che picchia un’anziana signora. È possibile creare la stessa emozione di rabbia tramite segnali radio artificiali inviati al vostro cervello da un controllore; potreste percepire istantaneamente la stessa rabbia in assenza di qualsiasi motivo apparente”.[24]

   Il famigerato Delgado, inventore dello Stimoceiver, ha scritto: “La radiostimolazione di differenti punti dell’amigdala e dell’ippocampo dei quattro pazienti ha prodotto una varietà di effetti, fra cui sensazioni piacevoli, euforia, intensa concentrazione del pensiero, sentimenti bizzarri, super rilassamenti, rilassamento, visioni colorate ed altre reazioni”.[25] Tutti questi effetti sono stati ottenuti da un controllore esterno. Come affermò Delgado nel 1966, i risultati delle sue precedenti ricerche e sperimentazioni “corroborano la spiacevole conclusione che è possibile controllare elettronicamente movimento, emozioni e comportamento degli esseri umani come si trattasse di robot, pigiando bottoni”.[26]

   Come se tutto ciò non bastasse, la EDOM – Cancellazione Elettrica della Memoria – costituisce un perfezionamento dell’RHIC; essa provoca “tempo mancante” o una parziale cancellazione della memoria di un soggetto; si consegna tramite il semplice blocco, o “disturbo” elettronico, di alcune sinapsi cerebrali, tramite un eccesso di acetilcolina, composto chimico capace di interrompere la trasmissione neurale lungo determinati percorsi selezionati. Oltre a questa tecnica chimica, per conseguire ‘tempo mancante’ è possibile utilizzare tanto l’elettromagnetismo quanto le microonde. L’EDOM inoltre potrebbe essere impiegata come vettore per l’induzione a distanza di una trance ipnotica.

   A proposito dell’EDOM, la fonte CIA di Lincoln Lawrence rivelò alcuni particolari terrificanti: “è in uso un piccolo generatore-trasmettitore EDOM, occultabile sul corpo di una persona. Un contatto con quest’ultima – una casuale stratta di mano o persino un semplice contatto fisico – trasmette una minuscola carica elettronica più un segnale ultrasonico che, per un breve periodo, disturberà l’orientamento temporale della persona interessata”.[27]

   Questi metodi (RHIC e EDOM) potevano indurre suggestioni in un soggetto o cancellare il ricordo di qualsiasi azione gli fosse richiesta di compiere: tale effetto veniva conseguito con determinate parole chiave (o una serie di semplici atti) che innescavano i ‘Comandi-Ordini’ instillati nella memoria. I ‘Comandi-Ordini’ erano predisposti in modo tale che, indipendentemente dall’intelligenza del soggetto, la validità o la logica direttiva non venivano mai messe in discussione; il soggetto la portava ciecamente a termine incurante di qualsiasi pericolo.

   Secondo la fonte della CIA, il soggetto era anche in grado di eseguire l’ordine relativo alla propria distruzione; questo solitamente avveniva al termine di una missione per la quale il soggetto era stato inizialmente programmato. Se ad esempio, per qualche motivo, il soggetto diventasse “inconveniente”, il meccanismo di autodistruzione potrebbe essere innescato prima del completamento del compito primario.[28]


[1] Marks John, The Search for the Manchurian Candidate, Times Books, 1970.

[2]                                                            C.s. pp. 182-192

[3] Evans F.J. e Thorn W.F., Two Types od Posthypnotic Amnesia: Recall Amnesia and Source Amnesia, International Journal of Expérimental Hypnosis, Vol. 14, 1966, pp.162-179.

[4] Hypnosis in Intelligence – Technical Report (confidenziale – CIA) ottobre 1966.

[5]                                                                      C.s.

[6]                                                                      C.s.

[7] Orse M. T, The Potential Uses of Hypnosis in Interrogation. In BidermanA. Zimmer, A. e Zommer H. (ed),  The Manipulation of Human Behaviour, (New York ; John Wiley and Sons Inc., 1981).

[8] Fisher S., An Investigation of Alleged Conditioning Phenomena Under Hypnosis, Journal of Clinical Abnormal Psychology, 1955, 3, pp. 71-103.

[9]  Rowland L. W., Will Hypnosis Personal Try To Harm Themselves Or Others ? Journal of Clinical Abnormal Social Psychology, 1939, 34, pp. 114-117.

[10] Young P. C., Antisocial Uses of Hypnosis, in LeCron, L.M. (ed) Experimental Hypnosis. New York, Macmillan, 1952.

[11] Fisher S., An Investigation of Alleged Conditioning Phenomena Under Hypnosis, Journal of Clinical Abnormal Psychology, 1955, 3, pp. 71-103.

[12]                                                                               C.s.

[13]                                                                               C.s.

[14] Weitzenhoffer A. M., Hypnotism: An Objective Study in Suggestibility, New York, John Wiley and Sons, Inc. 1953.

[15] Meglio noto come serie della verità.

[16] L. R. Wolberg, The Principles of Hypnotherapy, Vol. 1, New York, Crune and Stratton, 1948.

[17] George H. Easterbrook,  Hypnotism, New York, Appleton-Century-Crofts, 1933.

[18] P. Janet, P. Psychological Healing ; A Historical and Clinical Study, Londra, George Allen and Unwin, 1925.

[19]                                                                           C.s.

[20] Il rumore bianco è un particolare tipo di rumore caratterizzato dall’assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze. È chiamato bianco per analogia con il fatto che una radiazione elettromagnetica simile spettro all’interno della banda della luce visibile apparirebbe all’occhio umano come luce bianca.

[21] Lo stesso medico che autorizzò lo studio segreto sui fenomeni UFO in Canada, con il nome in codice di Progetto Magnet.

[22] Associazione Vittime delle Armi Elettromagnetiche-Mentali, Controllo Mentale e Torture Tecnologiche: il nazismo soft, dossier 2007.

[23] Bowart Walter, Operation Mindcontrol, Dell Publishing Co. Inc., 1978, pp. 261-264.

[24]                                                                    C.s. p. 261.

[25] Delgado J. M. R., Intercerebral Radio Stimulations and Recording in Completely Free Patients, in Schwizgebel and Schwizgebel (eds.).

[26] Kreech David, Controlling the Mindcontrollers, in Think 32, luglio agosto 1966.

[27] Lawrence Lincoln, Were Controlled? University Boocks, New York, 1965.

[28] Tutto ciò può far pensare che in realtà molto dei cosiddetti “terroristi suicidi” siano dei candidati manciuriani.

~ di marcos61 su maggio 14, 2020.

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