SVILUPPO DEL PROGRAMMA SPAZIALE CINESE NELL’AMBITO DELLA CRESCENTE MILITARIZZAZIONE DELLO SPAZIO

   Da tempo lo spazio ormai viene considerato come parte integrante delle infrastrutture strategiche della “difesa”.

   Uno dei motivi sono senza dubbio le ricadute economiche della egemonia nello spazio.

  Tracciarle è una faccenda complessa giacché implica la considerazione di diversi aspetti, che spaziano da problematiche prettamente commerciali a considerazioni su strategie a lungo termine per lo sfruttamento di risorse dislocate presso altri corpi celesti.

   Cominciamo a capire quanti sono gli Stati che hanno dei satelliti nello spazio.

   Alla fine del 2006, questi Stati erano 47, tra i membri di questo club sono entrati l’Iran con il lancio del Sina-1 ad opera dei russi nell’ottobre del 2005 e il Kazakistan nel 2006.

   Gli Stati in grado di lanciare indipendentemente apparati in orbita sono ufficialmente una decina. Gli Stati Uniti rimangono, di gran lunga, il Paese con il maggior numero budget dedicato ad attività spaziali, dove la quasi totalità viene indirizzato al settore militare. Secondo dati riferiti al 2005, gli Stati Uniti detengono approssimativamente 130 satelliti militari operativi, circa la metà dei satelliti militari in orbita. La Russia segue con 60-80 satelliti militari operativi, ma nel rispetto delle proporzioni, va rilevato che Mosca dedica alle attività militari una cifra 30 volte inferiori a quella statunitense[1]. Tutto ciò dimostra la fondatezza della tesi secondo la quale l’imperialismo cerca di risolvere le proprie contradizioni solo con la forza, solo con la guerra.

   Per quanto riguarda il budget dedicato al settore civile, esso è in crescita nei Paesi come Cina e India, che nell’ambito di programmi consacrati alla sicurezza ambientale e allo “sviluppo sostenibile”,[2] si propongono partner all’avanguardia per una serie di Stati che ancora non hanno capacità orbitali proprie, come Algeria, Brasile, Nigeria, Sud Africa e Thailandia, interessati a utilizzare sistemi satellitari per supportare programmi di avanzamento sociale ed economico.

   Vediamo adesso gli aspetti commerciali.

   La crescita dell’industria spaziale nel settore commerciale è dominata dai servizi satellitari, che sono triplicati dal 1996. Il settore satellitare commerciale secondo dati del 2005, si attesta sui 90 miliardi di USD[3], grazie alla sempre più esigente domanda da parte di privati.[4]  Gli i gestori coinvolti sono i produttori degli apparati, i gestori dei servizi satellitari (ovvero le organizzazioni che gestiscono la funzionalità degli apparati ed i centri di supporto terrestre che li controllano, processano i loro dati e li vendono)[5]  e i fornitori dei lanci.

   Negli ultimi anni la Russia ha dominato l’industria dei lanci spaziali di satelliti, gli USA rimangono leader incontrastati nella fabbricazione, mentre, a partire dalla fine degli ’80, l’Ente Spaziale Europeo (ESA) si è affacciata sul mercato della gestione dei servizi.[6]

   Il progressivo miglioramento della tecnica che caratterizza il settore dei lanci ha abbassato notevolmente i costi.[7] Le ultime frontiere della capacità in questo campo vedono sempre più frequentamene lo svolgimento di lanci multipli, nonché messa a punto di tecnologie per il lancio di apparati da aerei a velocità supersonica.

   Le principali imprese commerciali oggi impegnate nel settore dei lanci spaziali sono Arianespace (Europa), Energia (Russia), Lockheed Martin (USA), Boeing Launch Services (USA), ma anche due consorzi, Sea Launch[8] e International Launch Service.[9]

   In via generale gli introiti dei lanci sono attribuiti al peso presso cui è basato il costruttore del veicolo, eccezione fatta per i gruppi multinazionali.

   Il settore dei lanci commerciali ha iniziato a crescere notevolmente a partire dagli anni ’80. A quel tempo la NASA era concentrata sull’operatività dello Shuttle e considerava questo comparto marginale rispetto ai propri obiettivi strategici. Trassero beneficio da questo orientamento le imprese russe, cinesi, che risultano competitive rispetto agli statunitensi implementando lanciatori basati sulla tecnologia missilistica, rinunciando in sostanza ai veicoli spaziali riutilizzabili.[10] In questo modo ad esempio, Arianespace arrivò a detenere, tra il 1988 e il 1997, circa il 50% del mercato dei voli commerciali. Anche la Cina con la Lunga Marcia, la Russia con il Proton e l’Ucraina con lo Zenit ottennero ottimi risultati commerciali, favorendo un clima di competitività internazionale all’inizio degli anni ’90. Altri paesi che maturarono capacità di lancio molto avanzate furono Giappone e India.

   Come si è visto sopra sono gli Stati Uniti, la nazione che in assoluto effettua i maggiori investimenti in campo spaziale, e che teorizzano con il concetto dello Space Control in altre parole averel’esercizio di un potere militare predominante nello spazio.    Certo un predominio molto fragile, poiché basato su apparati estremamente vulnerabili, quali possono essere i satelliti, che espone i loro dispositivi al rischio di attacchi mediante armi antisatellite (ASAT).

   A proposito di armi ASAT secondo il più grande giornale ebraico Yedihot Aharonot nel 2011, l’Iran avrebbe accecato un satellite spia della CIA.[11] Il giornale ha aggiunto che una fonte dell’intelligence europea afferma che l’Iran avrebbe puntato un laser contro un satellite americano distruggendolo. Si deve stare attenti nel valutare un tale scoop da parte di un giornale israeliano. Dopo tutto, Israele ha sempre spinto verso un attacco americano contro l’Iran e questo potrebbe essere una false flag  (ovvero un attentato sotto falsa bandiera) necessaria per lanciare un attacco del genere. Israele vuole scatenare i cani da guerra.

   Secondo un articolo del Christian Science Monitor, gli iraniani hanno successivamente ottenuto l’accesso alla tecnologia di bloccaggio, permettendo loro di tenere traccia della navigazione dell’aereo senza equipaggio.[12] L’ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite John Bolton ha detto alla Fox News che una tale opzione è possibile. Ci sono ulteriori testimonianze di questo. Il 4 dicembre, l’Iran ha catturato un drone americano. La TV iraniana ha mostrato un video di un drone Lockheed Martin RQ-170 Sentinel. Era stato intercettato da unità di guerra elettronica dell’esercito iraniano sulla città di Kashmar. Fonti americane hanno ufficiosamente confermato la perdita. Il generale di brigata Amir-Ali Hajizadeh, capo dell’unità aerospaziale delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran ha detto che il drone “è caduto nella trappola atterrando con danni minimi”. Questo è accaduto a 140 miglia dal confine afghano, ben all’interno dello spazio aereo iraniano. Ciò dimostra che apparentemente l’Iran possiede la base tecnologica necessaria per sviluppare tali armi.  Bolton aggiunge che secondo rapporti la Russia ha venduto all’Iran un sistema di bloccaggio molto sofisticato poco tempo fa. Ora, i militari americani dicono che non è vero, che il drone è precipitato a causa di un malfunzionamento, perché se così non fosse, il successo iraniano sarebbe il primo del genere. Ora, l’Iran ha apparentemente distrutto un satellite della CIA, rendendolo un cattivo cliente per Stati Uniti ed Israele, che potrebbero limitarsi solo ad attacchi chirurgici. In un paese grande come l’Iran, sarebbe quasi inutile. Se lo scoop di Yedihot Aharonot fosse vero, allora il teatro è cambiato e gli Stati Uniti non possono più attaccare l’Iran nel suo modo preferito. Se l’Iran può accecare i satelliti della CIA, può facilmente colpire i satelliti di comunicazione. L’esercito americano si basa su questi satelliti per le sue comunicazioni. Coordinare un attacco americano contro l’Iran, senza immagini e satelliti per le comunicazioni richiederebbe impiegare un esercito di una generazione fa.[13]

   Ad aggiungere la precarietà del dominio USA nello spazio bisogna aggiungere che come si è visto prima, diversi paesi potenzialmente ostili agli Stati Uniti stanno gareggiando anche loro alla corsa dello spazio.

   Inoltre, sul piano politico, se lo spazio rappresenta, com’è innegabile, la proiezione di rapporti di forza terrestri in orbita, è evidente come la volontà di dominio assoluto statunitense non è compatibile con quello delle altre potenze spaziali come Cina e Russia, che interpretano la propria politica spaziale come mezzo per affermare la propria egemonia regionale, in un’otica di rifiuto della supremazia USA.

   L’avvicinamento tra Mosca e Pechino nel campo dei progetti d’avanguardia in campo spaziale, anche se volti all’esplorazione della Luna e di Marte, evidentemente rappresenta un motivo di preoccupazione per gli USA, soprattutto perché detti Paesi negli ultimi anni, pur destinando ai rispettivi piani spaziali risorse nettamente inferiori rispetto a quelle investiti dagli Stati Uniti, hanno messo a segno successi di tutto rispetto in campo scientifico.

   Gli Stati Uniti non hanno un inoltre accettato di buon grado l’avvio da parte europea di programmi spaziali mirati l’avvio da parte europea di programmi spaziali mirati ad acquisire una certa indipendenza sul piano strategico frenando, ad esempio, il decollo del sistema di navigazione satellitare Galileo e disapprovando poi l’apertura europea alla partecipazione cinese.

   Di recente, ad aggravare la situazione, Donald Trump ha istituito le ’forze spaziali”.

   Lo spazio è sempre più importante per l’economia degli Stati Uniti e per la vita di tutti i giorni, il sistema di posizionamento e comunicazione globale, ad esempio, fornisce servizi di navigazione non solo ai militari ma anche alle imprese e ai civili.

  Invece di essere un suo dipartimento militare, come la Marina, l’Esercito e l’Aeronautica Militare, la Space Force sarà amministrata direttamente dal Segretario dell’Aeronautica.

   La legge richiede che il generale a quattro stelle che guiderà Space Force, con il titolo di Chief of Space Operations, sia un membro del Joint Chiefs of Staff. Donald Trump ha annunciato che il suo leader sarà il generale dell’aeronautica Jay Raymond, comandante in capo del comando spaziale americano.[14]

   La Cina è pronta a questa sfida e a introdurre le sue ultime conquiste tecnologiche per impressionare il mondo e lanciare, indirettamente, un chiaro messaggio agli Stati Uniti. Oltre allo sviluppo del 6G[15], ci sono almeno altri due dossier che hanno fatto risuonare i campanelli d’allarme nei corridoi del Pentagono.

  Il primo riguarda la Lunga Marcia cinese verso lo spazio[16], un’impresa che neppure la pandemia di Covid-19 sembrerebbe aver rallentato. Anzi: come racconta il China Manned Space Engineering Office (CMSEO, cioè l’ufficio di ingegneria spaziale cinese), lo scorso 5 maggio, dal cosmodromo di Wenchang, è stato lanciato il razzo Long March 5B.

   Sul vettore, che durante il suo viaggio ha raggiunto un’altitudine di circa 8mila chilometri prima di paracadutarsi nel Mar cinese meridionale, era stata montata una navetta sperimentale di nuova generazione per ospitare gli astronauti. Questa navicella, molto simile alla sonda Orion della Nasa e pensata appositamente per viaggiare sulla luna e oltre[17], è entrata nell’orbita prestabilita come prestabilito senza incontrare problemi di alcun tipo.

   Nel loro messaggio, le alte sfere politiche cinesi hanno spiegato che il successo della prima missione di volo del nuovo razzo vettore cinese rappresenta un buon inizio per il programma della costruzione di una stazione spaziale del paese. Adesso, spiega il South China Morning Post[18], è tutto pronto per il “terzo gradino” del programma, nel quale il governo cercherà di spedire in orbita navette con equipaggio.

   “Il volo di prova è stato un completo successo”, ha affermato l’agenzia spaziale ripresa dalla Cctv,” è un preludio alla terza fase del programma spaziale con equipaggio cinese. Ma non è finita qui, perché dopo i test di marzo e aprile, non andati a buon fine, e il lancio del razzo Long March 5B, adesso Pechino sta già pensando all’estate, quando partirà la missione Tianwen-1, con la quale il Dragone si impegnerà a mandare i primi rover cinesi su Marte, con l’aggiunta di un’aerostazione che stanzierà nei pressi del pianeta.

   L’altro dossier che non è certo sfuggito a Washington non riguarda tanto le ambizioni spaziali della Cina, quanto la corsa agli armamenti del Dragone. Come sottolineato da National Interest[19], nell’ottobre 2019 il dipartimento delle attrezzature dell’esercito popolare di liberazione aveva indetto una gara per premiare i migliori progetti di esoscheletri.

   In questo campo la Cina sta cercando di capire come ricoprire i suoi militari con una tuta molto simile a quella indossata da Iron Man. Il lavoro da fare per sviluppare esoscheletri del genere è ancora parecchio. Uno degli ostacoli più grandi è rappresentato dalla carica di batteria, generalmente non sempre sufficiente: una condizione che limita l’utilità degli attuali progetti. In ogni caso, sulla scia di Stati Uniti e Russia, che da tempo stanno sviluppando esoscheletri, anche la Cina si è tuffata sulle armature potenziate.

   Accanto agli esoscheletri per civili, destinati ad aiutare persone con problemi fisici, spiccano come si diceva prima quelli a uso militare. I primi test sono stati effettuati su esoscheletri pensati per alleggerire pesi e migliorare la mobilità di chi li avrebbe indossati. Un articolo apparso su WeChat ha esaltato le virtù degli esoscheletri militari:” In alcune situazioni di combattimento, come le operazioni dietro le linee nemiche, le piattaforme mobili non possono raggiungere certe aree di missione. Gli esoscheletri, invece, possono essere utili per trasportare carichi pesanti, riducendo l’affaticamento fisico”.


[1] Dati tratti da Space Security 2007, luglio 2007, pubblicazione accessibile al sito http://www.spacesecurity.org/SSI2007.pdf.

[2] Metto tra virgolette poiché non vi può essere nessun sviluppo sostenibile nell’ambito del Modo di Produzione Capitalistico

[3] Nominativo codice ISO 4207 (standard internazionale che descrive codici di tre lettere per definire i nomi delle valute) stabilito dall’Organizzazione Internazionale perle Standardizzazioni (ISO) che viene usato comunemente nel mondo bancario e nel mondo economico nonché nella stampa specializzata) riferito al dollaro USA.

[4] Questo, però, non deve far dimenticare il ruolo preponderante, anche nel campo dei satelliti commerciali, svolta dalla domanda da parte di istituzioni pubbliche. In particolare, con 1 miliardo di USD spesi ogni anno, il Ministero della Difesa statunitense rappresenta il principale utente di servizi commerciali a livello mondiale.

[5] In Informatica per processo s’intende un’istanza di un programma in esecuzione in modo sequenziale. Più precisamente è un’attività controllata da un programma che si svolge su un processore in genere sotto la gestione o supervisione del rispettivo sistema operativo.

[6] Sui 21 lanci di satelliti compiuti nel 2006, 9 sono stati effettuati dalla Russia, mentre le industrie statunitensi hanno prodotto il 59% di tutti satelliti prodotti nel 2006.

[7] Il costo della messa in orbita di un Kg in orbita GEO è calato dai 40.000 USD del 1990 ai 26.000 USD del 2.000.

[8] Vi partecipano Boeing (USA), Aker Kvaerner (Norvegia), RSC-Energia (Russia) e SDO Yuzhnoye/PO Yuzhmash (Ucraina).

[9] Vi partecipano il centro di ricerca spaziale russo Khrunicev, Lockheed Martin Space Systems e RSC-Energia.

[10] Quello dei veicoli spaziali riutilizzabili è comunque un settore in cui gli Stati Uniti stanno investendo molto, come dimostrato da costruttori come SpaceX.

[11] https://blog.libero.it/Araya/amp/10903649.html

[12] https://it.sputniknews.com/mondo/202001228555095-in-iran-la-decodifica-delle-scatole-nere-del-boeing-ucraino/

[13] La sua distanza media dalla Terra è di circa 384.000 Km.

[14] https://ilmanifesto.it/i-doni-di-trump-forza-spaziale-e-sanzioni-a-russia-ed-europa/

[15] Il 6G nei progetti dovrebbe essere 10 volte più veloce del 5G. A proposito dei vantaggi della tecnologia di sesta generazione, questi andrebbero ben oltre la semplice rapidità di diffusione dei dati.

   Da un punto di vista militare, potrebbero essere migliorati tre campi di primaria importanza, come quello della raccolta di informazioni, la visualizzazione delle operazioni di combattimento e il supporto logistico. In questo modo, prosegue l’articolo apparso sul China National Defense News,” il comandante potrebbe prendere rapidamente le giuste decisioni dopo che la rete di comando ha estratto e analizzato un’ingente mole di dati”. E tutto, ovviamente, in tempi rapidissimi.

   Detto altrimenti, un esercito equipaggiato con il 6G sarebbe in grado di rilevare in modo istantaneo le posizioni delle truppe nemiche, consentendo ai militari di elaborare piani logistici su misura. In ogni caso, secondo quanto riferito da Timothy Healt, un ricercatore del think thank americano Rand Corporation, l’esercito cinese deve ancora raggiungere l’organizzazione di” un esercito moderno e congiunto”. Senza prima raggiungere questo traguardo, il 6G sarà del tutto inutile.

https://it.insideover.com/politica/la-cina-prepara-la-tecnologia-6g.html

https://www.repubblica.it/economia/rapporti/mondo5g/trend-e-stili-di-vita/2019/11/11/news/ecco_come_sara_il_6g_la_rete_capace_di_fondersi_con_la_realta_parola_di_uno_che_guarda_lontano-240597286/

[16] https://it.insideover.com/politica/la-geopolitica-della-sfida-per-lo-spazio.html

[17] https://it.insideover.com/politica/cina-luna-potenze-spazio.html

[18] https://www.scmp.com/news/china/military/article/3082959/china-launch-manned-spacecraft-prototype-new-long-march-5b

[19] https://nationalinterest.org/blog/buzz/chinas-iron-man-pla-joining-military-exoskeleton-arms-race-150831

~ di marcos61 su maggio 7, 2020.

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