IL LATO OSCURO DELLA STORIA

PAOLO RUMOR: IL LATO OSCURO DELLA STORIA

   La lettura del libro di Paolo Rumor L’’altra Europa Miti, congiure ed enigmi all’ombra dell’unificazione europea, Hobby & Work è illuminante e istruttivo di come circoli ristretti possano influenzare la vita economica, politica e culturale delle nazioni.

   Paolo Rumor è il figlio di Giacomo Rumor che pur non avendo avuto un ruolo importante nella vita politica nazionale come suo fratello Mariano (che fu Presidente del Consiglio dei Ministri ben cinque volte, a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70) rivestì incarichi locali di amministrazione, a Vicenza e nel Veneto, quali: la presidenza della CCIAA (dal 1947 al 1965) di Vicenza, del Consorzio per lo Sviluppo; del Centro per la Produttività; dell’Ente Case Popolari; del Progetto per il Canale Navigabile Veneto-Lombardo; dell’Ufficio per l’Emigrazione; di quello per la Direzione Aziendale allocato c/o l’Università di Padova; nonché la vicepresidenza dell’Ente Fiera, dell’Autostrada Serenissima; della Cassa di Risparmio di Verona-Vicenza-Belluno ed altri.

   In questo libro, Paolo Rumori, parla del contenuto dei documenti di suo padre e della sua attività, soprattutto quando tra la seconda metà degli anni ’40 e i primi anni ’50 aveva lavorato con persone che erano direttamente impegnate negli studi per le primissime fasi di progettazione dell’Unione Europea. Egli era stato scelto da De Gasperi quando questi era ministro degli esteri. I primi contatti non ufficiali fra alcuni Paesi che erano stati coinvolti nel conflitto mondiale appena cessato erano avvenuti quando Presidente del Consiglio era Parri. Gli Stati Uniti spingevano in questa direzione. Erano state istituite delle Commissioni informali di studio per esaminare gli aspetti chiave della futura Unione.

   Nei primi tempi la materia di studio era stata in stata in prevalenza quella concernente i rapporti economici. I paesi occidentali avevano incaricato dei loro commissari, scelti alcuni dei quali tra gli esponenti della Resistenza (escludendo però i comunisti) per questi incontri. La caratteristica di questo gruppo di lavoro era che non facevano parte emissari che erano politicamente o pubblicamente già impegnati, bensì persone che fungevano da esperti e da fiduciari.

   Il nome di Giacomo Rumor in questo gruppo di lavoro era stato caldeggiato dal Vaticano per intervento diretto di monsignor Montini.

   In questa documentazione emerge che l’idea di unione europea non era nuovo. Era stato preparato molto tempo dietro dalla Terza Casa di Lorena-Vandémont. Lo schema di statuto internazionale del 1948, su cui era innestato il successivo impianto europeistico, era tratto da uno scritto denominato Atto di intenti 20 luglio 1889, a firma D’Angloise-Boile-Michelini-Kauffmann, depositato all’epoca presso la Prefettura di Augusta, poi trasferito a Strasburgo.

   I lavori di questi esperti (che venivano chiamati Commissari) erano organizzati in Divisioni. Vi erano quindici Divisioni, comprendenti quasi tutte le materie che fanno parte di una struttura statale, e sulle quali verteva l’analisi dei predetti esperti: quella concernente l’aspetto costituzionale, quella dedicata al campo amministrativo, quella focalizzata sulla finanza, quella incentrata sul sistema fiscale; e poi anagrafe e cittadinanza, famiglia, assistenza sociale, lavoro, patrimonio, commercio interno, commercio estero, risorse energetiche, territorio, polizia, viabilità e trasporti. Rumor era inserito nella Commissione del commercio estero.

   I membri in tutto erano sessanta. Il rappresentante di ciascuna Divisione si incontrava solo con gli altri tre membri del suo gruppo e poi riferiva ai rappresentanti delle altri quattordici Divisioni durante alcuni incontri che avvenivano in genere tra Verona, Vienna e Parigi, ma anche altrove, Europa orientale compresa. Le Commissioni in realtà non avevano una sede centrale, ma si riunivano in aree decentrate per favorire i loro partecipanti; ciò anche in zone allora in guerra.

   Quest’organo aveva compiti solo consultivi, perciò è probabile che gli atti siano stati accorpati a quelli dell’attuale Consiglio d’Europa sotto qualche altra denominazione. Ma potrebbe anche darsi che siano stati “secretati”, perché a quel tempo (appena terminato il secondo conflitto mondiale) le commissioni di studio erano classificate come “consulte diplomatiche interne” dei rispettivi Capi di Stato. Non sembra che tali lavori abbiano interferito né con la politica interna né con quella estera dei governi, al punto che neppure i parlamenti nazionali non ne erano a conoscenza.

   Quando è stata varata la Comunità Europea, nel suo primo assetto strettamente economico, essa aveva un apparato statutario già predisposto, in tale settore e nelle linee essenziali, dalle Commissioni che avevano lavorato negli anni 1944-50.

   Dalle lettere di Giacomo Rumor emerge come nel periodo 1943-1944 avessero siglato con i rappresentanti delle componenti borghesi della Resistenza italiana (perciò escludendo i comunisti) delle convenzioni precise, sia per la futura stabilità politica dell’Europa, sia per la rivitalizzazione economica dopo i danni bellici, e quindi per la ricostruzione.

   Pertanto, erano state firmate delle clausole politiche concernenti i rapporti Est-Ovest, e delle clausole economiche. Fra queste ultime esisteva un patto al quale l’Italia si sarebbe servita, per il periodo di alcuni decenni, di risorse energetiche derivanti dalle compagnie statunitensi o controllate da queste.[1] Ciò era considerato un modo indiretto e più agevole per pagare almeno parte delle spese belliche in corso e quelle future.

   Nel momento dell’adozione di tali pattuizioni non esistevano strutture diplomatiche indipendenti da parte italiana, mentre il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) non era ritenuto affidabile perché troppo influenzato dai comunisti e dai loro alleati. Pertanto, gli USA avevano utilizzato nelle loro trattative con Francia e Italia, come canale riservato, il Vaticano nonché quelle persone impegnate nella Resistenza delle quali la Chiesa aveva una sicura fiducia e che con ogni probabilità avrebbero ricoperto, alla fine della guerra, incarichi di rilievo. La rete di questi interlocutori era costituita al vertice, per gli USA, da James Jesus Angleton, funzionario di primissimo piano dell’OSS e poi della CIA; da Monsignor Giovanni Battista Montini per il Vaticano; da Luigi Gedda (presidente dell’Azione Cattolica), che era il portavoce di Montini, dal vescovo Francis Spellman (divenuto cardinale di New York nel 1946), interlocutore riservato del governo USA.

   All’epoca monsignor Montini era uno dei dirigenti del Servizio Segreto Vaticano (nonché, dal 1944, prosegretario di Stato). Egli fu in precedenza l’assistente ecclesiastico degli universitari cattolici (e fu in questa veste conobbe Giacomo Rumor).

   Dalla lettura di queste carte emerge in molto chiaro dell’esistenza (e che quanto afferma suo figlio Paolo opererebbe tuttora), ad un livello molto alto e diverso da quelli conosciuti, di un Gruppo o un’Entità (di cui facevano parte persone appartenenti a vecchie casate nobiliari) che lavorava non solo ad un progetto di Europa, ma anche ad altre finalità.

   Le persone che appartenevano (e appartengono) a tale Gruppo o Entità non esitano a ricorrere a tecniche di suggestione o dissimulazione per pilotare l’emotività dell’opinione pubblica, le sue aspettative, le sue aspirazioni mentali, e conseguentemente far accettare cambiamenti che coinvolgono le comunità nazionali. L’attività dei singoli governi non sembra avere la capacità di interferire con la citata programmazione, quantomeno a breve termine; e neppure i partiti politici, che in realtà vengono totalmente esclusi da quella che in gergo viene chiamata “La Grande Opera”.

   Entrambi, governi e partiti, subiscono a loro insaputa l’influenza discreta ma incisiva di una rete di statisti e consiglieri collocati in ambiti chiave delle funzioni strategiche. In effetti, durante taluni incontri tenutisi a Vienna per i lavori delle commissioni cui partecipava Giacomo Rumor, erano presenti persone che in linea teorica non avrebbero dovuto partecipare, poiché risiedevano in Cecoslovacchia e in Ucraina, dove ricoprivano anche incarichi di governo locali.[2]

   Ancora durante le seconda guerra mondiale (ma nella realtà il processo era iniziato ben prima) alcuni circoli intellettuali inglesi, americani e francesi avevano preso a adoperarsi non solo perché l’Europa avesse una unificazione economica e politica, ma anche perché fosse retta da una leadership morale impersonata da alcuni appartenenti ad un ramo di antica nobiltà, che affondava le proprie radici in un passato, in parte di estrazione ebraica.

   Su questo argomento Paolo Rumor afferma che esistono dei documenti chiamati Protocolli e a tale proposito si ricorda di un circolo politico denominato Circuit, osteggiato dalla Chiesa Cattolica nonostante vi partecipassero dei prelati di alto rango.

   Nel periodo di collaborazione ai lavori per gli studi preparatori per la costruzione dell’Unione Europea, Giacomo Rumor intrattenne rapporti con Alain Poher (che divenne un esponente del partito cattolico di centro francese, il Mouvement Républican Popoulaire e del parlamento francese), con Maurice Schumann (futuro Segretario di Stato agli esteri); con Robert Schumann (fautore della politica europeistica basata sull’intesa franco-tedesca); con Jeanne Monnet (che nel 1952 divenne il primo presidente dell’Alta Autorità della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) e con altre personalità.

   Questo gruppo di persone comprendeva alcuni intellettuali che aderivano ad un movimento europeo esistente ancora negli anni ’30, che erano chiamati Priori. Giacomo Rumor affermava che questi personaggi che erano stati i primi a coltivare l’idea di una federazione degli Stati europei, e ciò fin dalla seconda metà del XIX secolo. Questo sodalizio, dichiarava di far risalire la propria strategia a un passato straordinariamente lontano. All’epoca di cui parlava la documentazione di Giacomo Rumor, i suoi membri erano in prevalenza di estrazione francese, inglese e scozzese. Avevano preso quest’iniziativa in un gruppo riservato al quale in seguito anche Maurice Schumann ne divenne membro.

   Alcuni appartenenti di questo movimento, furono poi utilizzati in parti dal servizio segreto americano durante il secondo conflitto mondiale (era l’OSS).

   Esisteva inoltre un organismo di unione molto più elitario, all’interno del primo, formato da due circoli, Kreisau e Alpha Galates, che avrebbero dovuto costituire una forma attuativa o intermedia, entrambe cessate dopo poco tempo, attorno ai primi anni ’50.

   Una parte del corpo unionista europea venne impiegato dopo la seconda guerra mondiale dalla CIA, dai servizi segreti italiani e da quelli vaticani, per ostacolare la diffusione del Movimento Comunista e di tutte le forze progressiste e di sinistra che erano ritenute di ostacolo al loro progetto.

IL CASO MATTEI

   Come si diceva prima, fra le clausole degli accordi assunti tra i rappresentanti qualificanti per il futuro governo italiano e gli USA nel 1943 – relativamente al prevedibile rimborso dei costi per l’intervento americano che si andava a preparare, nonché di quelli per la ricostruzione civile e la successiva rivitalizzazione economica – ve ne era anche uno secondo con la quale l’Italia si sarebbe servita, per un periodo di qualche decennio, di risorse petrolifere derivanti o controllate dalle compagnie statunitense.

  In base a questi patti, l’Italia era stata assegnata a due diverse compagnie di produzione petrolifere: il nord del Paese all’uno e il sud all’altra.

   I già menzionati accordi hanno rischiato di andare in crisi quando Enrico Mattei, nei primi anni ’50, decise unilateralmente (e contrariamente al parere 0del Presidente della Repubblica) di alleggerire il fabbisogno energetico italiano senza consultarsi con le controparti statunitensi.

   Mattei era stato nominato commissariato straordinario dell’AGIP in alta Italia nel maggio del 1945 e poi presidente dell’ENI dalla sua costituzione del 1953. Aveva compiuto già nel 1946 una serie di perforazioni a Coriaga, in Val Padana, peraltro insoddisfacenti. Nel 1949, tuttavia, trovò un giacimento di idrocarburi a Cortemaggiore, nella bassa piacentina: evento che indusse il ministro dell’Economia Lombardo (socialdemocratico) a proporre di incentivare l’iniziativa privata italiana nello sfruttamento delle risorse nazionali. Si aggiunse quindi l’ulteriore scoperta dei giacimenti di Rivalta e del cremonese, cui seguirono molte altre perforazioni di metano. Nel 1955 fu individuato in Abruzzo un vastissimo giacimento, ritenuto in grado di soddisfare tutte le esigenze italiane.

   Parallelamente, Mattei aveva preso dei contatti con l’URSS per il gas e il petrolio della Siberia, nonché con il governo persiano per la costituzione di un consorzio iraniano aperto anche agli USA. Dalla metà degli anni ’50 si schierò apertamente contro le “Sette sorelle” che erano le multinazionali che monopolizzavano la produzione del petrolio a livello mondiale (ovvero l’Esso, la Royial Ducht Shell, la Anglo-Persian Oil   Company, la Mobil, la Texaco, la Standard Oil of California e la Gulf Oil). Gli USA erano preoccupati perché queste iniziative erano contrarie alle intese del ’43, ma anche perché l’emancipazione energetica italiana avrebbe reso il governo italiano meno dipendente dall’economia USA e, si stimava, reso (potenzialmente) più incline ad una politica tendenzialmente neutralista che avrebbe indebolito la NATO nel fronte sud dell’Europa.

   Il problema degli approvvigionamenti di materie combustibili era stato discusso fin dai primi tempi degli studi per l’Unione Europea. Si riteneva, infatti, che, per riuscire a possedere la necessaria libertà nelle scelte politiche, bisognava anche avere una relativa indipendenza nelle provviste energetiche. Questo problema era stato temporaneamente risolto per mezzo degli accordi di fornitura con gli Stati Uniti, ma si era istituito sul tema un Gabinetto apposito, e i suoi membri si erano riuniti in alcune conferenze di lavoro a Vienna tra il 1948 e il 1951. Vi parteciparono per conto dell’AGIP Enrico Mattei e il suo portavoce confidenziale, Raffaele Mattioli.

    Nel 1952 era stata costituita anche un’intesa tra l’AGIP e il corrispondente organismo tedesco per l’energia. A quel tempo la ricerca alternativa (debitamente autorizzata, all’inizio dagli USA) si era sviluppata in alcune direzioni principali: i giacimenti del mare del Nord; quelli della Val Padana e di alcune zone del centro-sud Italia; gli scisti bituminosi e i rapporti con alcuni Paesi arabi. Dopo un decennio, prese corpo perfino l’ipotesi di un accordo per l’acquisto di petrolio della Russia; nel 1962 maturò una possibilità analoga con la Cina e l’Algeria. L’accordo con quest’ultima avrebbe consentito all’Italia di sottrarsi dalla dipendenza petrolifera degli USA.

   In questo quadro cominciò ad emerge un conflitto fra Mattei e le multinazionali del petrolio. Tra l’altro egli continuò a mettere in dubbio i rapporti internazionali dell’Italia, sostituendosi, di fatto, alle decisioni riservate alla diplomazia politica. Il clima internazionale in quel periodo era molto teso, e proprio in contemporanea si era accesa la questione dei missili sovietici a Cuba. Mattei continuò inoltre i rapporti con gli iraniani. Tuttavia, quest’ultimo paese era diventato dopo il golpe del 1953, un protettorato USA, per cui occorreva il consenso degli USA all’operazione. Perciò, quando Mattei prese unilateralmente contatto con l’Iran, la diplomazia riservata tra USA e Vaticano (che a volte era utilizzata a quella collateralmente a quella ufficiale fra Stati) fu attivata. A Giacomo Rumor fu chiesto da Montini (su iniziativa del cardinale Spellman) di interporre la sua influenza e amicizia con Mattei. Essi si conoscevano dai tempi della Resistenza, e in seguito avevano intrattenuto rapporti a proposito del Polo energetico di Racenna-Ferrara.

   L’avvertimento riferito dal Vaticano era che il braccio armato di un cosiddetto “Contingente americano” si sarebbe occupato di eliminare il presidente dell’ENI se egli non avesse desistito dalle trattative con i Paesi estranei all’influenza statunitense.

   A Roma operava una cellula di una cosiddetta “Ala riformata” di questo “Contingente americano”. Un suo membro, chiamato col soprannome di Sokar (un corso), si era fatto assumere all’aeroporto di Fontanarossa (Catania) poco prima dell’attentato. Vi era poi un italiano chiamato Neter.  Entrambi erano definiti col termine di lupetto e lavoravano nell’aeronautica a Pavia, abbinati allo stesso programma, a proposito della questione Mattei.[3]

   Mattei fu messo in guardia sia da Giacomo Rumor che da un agente del KGB. Fu uno sforzo inutile, poiché Mattei non ritenne queste segnalazioni preoccupanti.

   Questo “Contingente americano” era un’istituzione scelta e molto dissimulata: una specie di compagine strategica ed operativa (composta da addetti specialisti) di quell’altra entità – che Paolo Rumor definisce “organizzazione” – che era già esistente nel XIX secolo e che già spingeva all’epoca la costruzione di un nuovo ordine politico europeo basato sui valori di libertà, umanesimo ecc. Quest’organizzazione dette il primo impulso all’impianto generale tendente all’Unione Europea, ed era contraddistinta da un retaggio ebraico mescolato a forti connotazioni massoniche. Quest’organizzazione (spiccatamente elitaria), e la precedente menzionata, erano di natura conservatrice e anticomunista. Essa fu utilizzata nel 1947 da Andrè Malraux contro i comunisti in Francia. Questa organizzazione era chiamata anche L’Unione dei Migliori, oppure L’école des home, con riferimento di “Uomo cosmico, apritore della porta e custode delle chiavi”.

   La direzione operativa del braccio armato in Italia, durante quel periodo di tempo, era affidata ad un certo Nutting, e ad Henri Lobineau di Vienna.

   Mattei rappresentava una linea politica presente in Italia che pur non volendo mettere in discussione la scelta atlantica ed europea da parte dell’Italia, voleva sviluppare una maggiore autonomia italiana in seno all’alleanza occidentale. Già la Francia si stava avviando in questa direzione, tramite l’opzione nucleare e nel 1966 con l’uscita dalla NATO. Bisogna tenere conto che la posizione della Francia era ben diversa da quella italiana, poiché risultava (nonostante il crollo e l’occupazione tedesca del 1940) essere parte delle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, e mantenere rapporti privilegiati nei confronti di Stati Uniti e Gran Bretagna.

   Nell’ottica di uno sviluppo dell’economia maggiormente autonomo, succedeva che mentre da un lato Mattei cercava vie alternative nell’approvvigionamento di idrocarburi, il ministro per le Opere pubbliche e quello dello dell’Economia del governo Tambroni incentivavano le Camere di Commercio e gli Enti Locali a consorziarsi per studiare piani di utilizzo delle vie d’acqua navigabili ai fini del trasporto commerciale. L’Italia, ancora alla fine degli anni ’50 non aveva ancora optato di privilegiare il trasporto su gomma.

   In quel periodo Giacomo Rumor era presidente del Consorzio per l’Idrovia, nel tratto Padova-Verona. L’intero percorso del canale doveva collegare il porto Malamocco con la Lombardia. Questo progetto, teso ad assorbire una parte consistente del traffico commerciale non veloce dell’alta Italia, subì una brusca interruzione in conseguenza dell’attentato a Mattei. Infatti, l’episodio venne recepito per quello che esso effettivamente era: un secco rifiuto a vedere modificati in quel momento gli orientamenti generali assunti verso la metà del conflitto mondiale oltre ad una risposta allarmata per certe prospettive politico-strategiche dell’Italia.

LA TRACCIA DI QUESTA STRUTTURA NEL TEMPO

   Nella documentazione di paolo Rumor emergono anche le preoccupazioni vaticane rispetto alle posizioni illuministiche di alcuni membri di entità (come Monnet), tanto da pensare che quando Benedetto XVI, sulla scia dei suoi predecessori, faccia riferimento alle radici cristiane dell’Europa, esso esprimesse la preoccupazione con cui il Vaticano notava – e nota – l’influenza di questa entità che aveva cominciato ad operare prima delle due guerre mondiali e che ha radici massoniche.

   Giacomo Rumor pensava che ci fosse una sorta di “papato alternativo e clandestino” che agiva nell’ombra, utilizzando spesso per i suoi scopi e per portare avanti il suo progetto, altre organizzazioni già esistenti, la cui natura ne risulta a volta contraffatta.

   Come si diceva prima la Chiesa Cattolica non apprezzava l’orientamento ideologico di alcune personalità che facevano parte delle Commissioni per l’Unione Europea.

   Verso la fine degli anni ’50 essi avevano pubblicato una rivista di nome Circuit che era un progetto di carattere nazionalista mascherato da un apparente oggetto riguardante l’edilizia.

   Paolo Rumor afferma che suo padre aveva maturato il sospetto che l’ideazione stessa e la traduzione in pratica di un Unione delle nazioni europee rivelava una “mano guida” all’opera da diverso tempo.

   Questo supposizione gli era stata confermata da Schumann, il quale asseriva che il Progetto risaliva, come studio, alla prima metà del XIX secolo, ma che questa pianificazione sarebbe appartenuta addirittura all’epoca carolingia (per quanto questa affermazione non può che apparire come minimo singolare e certamente generale delle legittime perplessità); con più precisione, ad un accordo siglato dai Franchi di Clodoveo nel 496 con Remigio, intermediario, del Papa, grazie all’influenza di un promotore, Elisacardo, e con l’appoggio dato qualche anno prima da Zenone di  Costantinopoli. La programmazione era stata tuttavia interrotta dopo l’invasione araba del 641 dell’Egitto e della Persia, che aveva separato l’Europa continentale dalle coste del Mediterraneo del Sud. Dopo di ciò il Progetto sembra avere seguito una strategia ben definita, che all’inizio consisteva nel servirsi di alcune dinastie regnanti – principalmente, dopo quella franco-normanna e in epoca più tarda, delle case di Lorena e Asburgo; poi, molto più avanti, delle strutture politiche espresse dagli Imperi Centrali; in seguito in seguito da quelle dei governi democratici e anche di alcuni governi dittatoriali; per approdare, infine, agli organismi sopranazionali (MEC, CEE): tutto ciò allo scopo di portare a compimento l’unione geopolitica dell’Europa, primo essenziale passo per allargare la compagine al bacino meridionale del Mediterraneo, cioè alla fascia comprendente i Paesi stanziati tra Marocco e Turchia. Sembra sottinteso che l’area del contingente europeo debba procedere in modo politicamente “gemellato” con quella americana.   

   La formulazione delle linee essenziali di questa geopolitica secondo i ricordi di Paolo Rumor sarebbe stata contenuta nello Hieron uno scritto realizzato intorno al 1870 in Francia. In esso vi era enunciata una sorta di società cristiana e transcristiana in cui si proponeva una struttura locale che unificasse i popoli del bacino europeo. In essa, tuttavia, gli elementi ideologici prevalevano su quelli socioeconomici.

   L’Unione era vista (nell’ambito del ristretto ambiente che aveva alimentato in passato l’idea della federazione europea) come un ricorso – o una rievocazione – dell’ancestrale, semi-mitica unione originale che si affermava essere esistita all’inizio, prima che avvenissero quegli sconvolgimenti che avevano disgregato o destrutturato la civiltà urbana stanziata in parte nel bacino meridionale del Mediterraneo e in parte nel subcontinente indiano e in altre località del globo terrestre. In sostanza Paolo Rumor pensa che si utilizzi un simbolismo dialettico e concettuale in base al quale l’operazione politica era ritenuta la ripetizione di un accadimento antecedente e lontanissimo. Lo scopo di quest’iniziativa sarebbe stato, in sostanza, quello di riprodurre a livello molto esteso, sia in modo fisico sia sociale, una condizione esistita in un remoto passato. Gli impedimenti politici e sociali che si sovrapponevano nel momento contingente a una tale ambiziosa realizzazione erano definiti “incidenti di percorso”, comunque tali da non impedirne il paziente e metodico lavoro di messa in opera.

   Nel gruppo dei componenti le commissioni che aveva partecipato Giacomo Rumor, erano presenti alcuni persone che i loro nominativi furono in seguito citati in diverse pubblicazioni negli anni ’90. C’era il notissimo scrittore e drammaturgo Jean Cocteau, che in seguito fu indicato come il Gran Maestro del Priorato di Sion e il ben noto esoterista Gurdjjeff. Fra i membri italiani vi era Cesare Merzagora. C’erano persino due membri dell’Histadrut europea (il ramo europeo del sindacato sionista dei lavoratori ebrei).

   In sostanza dalla documentazione di Giacomo Rumor emerge che sin dalla seconda metà del XIX secolo un gruppo di persone (nessuna delle quali era politicamente conosciuta) aveva iniziato a dare attuazione ad una nuova impostazione geopolitica dell’Occidente che, in ampia sostanza, voleva proporre l’Europa e gli Stati Uniti come modello di sviluppo civile per gli altri Paesi. In pratica s’intendeva perseguire una sorta di occidentalizzazione dell’intero pianeta sulla linea di fondo di alcuni criteri guida costituiti da:

  • Libera concorrenza economica.
  • Parlamenti a impostazione elettiva.
  • Abolizione delle influenze religiose nell’organizzazione civile.
  • Adozione di valori etici di natura universale.

   Per cercare di capre l’esistenza di organismi occulti che cercano di influenzare la vita economia, politica e culturale, bisogna partire dal fatto  che dalla fine del XIX secolo è il periodo il capitalismo comincia a entrare nella sua imperialista, in cui la borghesia da forza rivoluzionaria rispetto ai modi di produzione precedenti (ed alle forme politiche che corrispondevano a essi), che combatteva per la libertà di vivere e lavorare dove meglio credeva, diventa una classe reazionaria che, pur di difendere i suoi meschini privilegi, impedisce alla gran parte degli esseri umani di realizzare uno o più dei loro diritti naturali come attualmente si vede dall’utilizzo degli apparati repressivi statali per negare la libertà di movimento a milioni di migranti che sono costretti a reclamarla anche a costo della vita.

   E proprio in questa fase che nascono nuove forme di controllo e di repressione, alimentate da specifici pregiudizi e che sono alimentate da apposite costruzioni culturali.

   E in questo periodo che si sviluppano interpretazioni arbitrarie della biologia che vorrebbero stabilire che alcuni popoli sono superiori e altri inferiori (razzismo) e che alcuni individui sono superiori e altri inferiori (come l’eugenetica).

   Si comincia a teorizzare che i leader sono geneticamente destinati a comandare e che ciò che vale per un individuo vale per un gruppo, un popolo, una nazione.

   Tutte queste ideologie che hanno una base comune, ebbero la funzione di dare una base culturale ai lager nazisti.

   Se questa affermazione potrebbe sembrare esagerata, prendiamo come esempio l’eugenetica.

   Il termine eugenetica significa “la buona specie” fu coniata nel XIX secolo da Francis Galton (che tra l’altro era un parente di Charles Darwin), il quale sentiva “l’obbligo morale” di incoraggiare coloro che erano forti e sani a fare tanti figli con il fine di “migliorare” l’umanità e che l’incrocio selettivo degli adatti poteva portare alla razza superiore, come si concepiva all’epoca l’aristocrazia inglese. Nella stessa epoca Herbert Spencer sviluppò “l’evoluzione della psicologia” teorizzando che molte persone erano biologicamente imperfette e degne solo di una morte molto veloce.

   Dal 1907 al 1973, negli USA percorrendo l’eugenetica nazista, 24 stati autorizzarono la sterilizzazione coatta di pazienti di ospedali psichiatrici, di condannati per crimini sessuali, di “imbecilli”, di “individui moralmente depravati”, di persone con epilessia. La maggioranza di queste persone erano immigrati slavi, ebrei, e soprattutto neri.

   Così, gli Stati Uniti sono stati il primo paese al mondo ad autorizzare la sterilizzazione con finalità eugenetiche. Nel 1907 lo Stato dell’Indiana approvò, infatti, la prima legge per la sterilizzazione di pazienti ricoverati in istituzioni psichiatriche.

   Negli USA gli eugenisti sostenevano che il paese si stava deteriorando a causa della qualità dei geni della popolazione statunitense, e per questi motivi richiedevano interventi politici per incrementare il numero di individui dotati di “geni buoni”. La riscoperta della legge di ereditarietà di Mendel agli inizi del XX secolo aveva aperto la strada della genetica che oggi conosciamo. Tuttavia, queste stesse basi scientifiche che indicavano le leggi di ereditarietà negli organismi viventi inclusi gli esseri umani divennero presti un potente sostegno per il movimento eugenetico che l’utilizzò per affermare l’inferiorità di alcuni gruppi etnici e classi sociali.

   Se si vuole capire perché gli USA furono i pionieri della sterilizzazione, bisogna partire tra gli scheletri negli armadi delle lobby interessate alla conservazione della natura (è proprio vero che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni). Su tutti emerse il circolo formato da scienziati, economici e politici del professor Henry Fairfiled Obsorn. I membri più importanti del circolo di Obsorn (come T. Roosevelt che divenne in seguito Presidente della repubblica stellata) fondarono nel 1887 il Bonne and Crockett Club (B&C) che costituì la prima associazione conservazionista degli USA ed ebbe un ruolo fondamentale nel sostenere sia il Museo Americano di Storia Naturale, il parco zoologico di New York e la Lega di Difesa della Foresta Rossa a San Francisco che i movimenti eugenetici di restrizione dell’immigrazione. In un’epoca sempre più secolarizzata, la natura diviene un surrogato di Dio, tanto che per il presbiteriano Obsorn natura e Dio sono pressoché la stessa cosa.

   Per tanti anni, il cuore del movimento eugenetico americano fu l’Eugenetics Record Office, allestito nel 1910 a Gold Spring Harber (che è lo stesse centro che attualmente ospita – guarda caso – l’Uman Genome Project, per la ricerca sul geoma) sovvenzionato da Mary Harrimann. Mary era la moglie di Edward, il magnate delle ferrovie, e la madre di Averel, l’industriale che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-America Line, la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Nel 1926 accolse nella sua ditta un socio il cui nome divenne in seguito famoso: Prescott Bush, padre di presidente e nonno di un altro.    

   Con tutta probabilità l’americano che dopo il 1933 ha maggiormente influenzato l’eugenetica tedesca, è stato Harry Laughlin, con il modello di legge per la sterilizzazione e l’eugenetica del 1922 che condusse alla sterilizzazione do almeno 20.000 americani. La legge di Laughlin fu presa come modello dalla Germania nazista.

   E prima dell’eugenetica ci furono le teorie di Malthus che sostenevano che la causa delle miseria era che produzione non bastava per tutti poiché esiste la sovrappopolazione. Le posizioni di Malthus si riallacciavano alla legge dei rendimenti decrescenti di Smith e Ricardo. Questa legge prevedeva l’incremento costante dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime, rispetto alle quali, i salari diminuivano, il che a sua volta provocava l’impoverimento della classe operaia e il peggioramento sistematico del suo livello di vita con il trascorrere del tempo. Per questa via il sottoconsumo di Sismondi coincide con il consumismo dei maltusiani: “E’ da questa teoria di Malthus che nasce tutta questa concezione sulla necessità che esista e si sviluppi senza sosta il consumo improduttivo, concezione che trova uno zelante propagandista in questo apostolo della sovrappopolazione per mancanza di mezzi di sostentamento”.[4]

   Con l’aggiornamento e lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, i pretesi cultori della discriminazione sociale cercano sempre nuovi appigli.

   Lombroso discrimina i popoli e gli individui riferendosi essenzialmente a caratteristiche anatomiche. In seguito, si cercherà di discriminare su basi fisiologiche, poi su basi biochimiche.

   Altri modi per tentare di distinguere individui e popoli in superiori e inferiori (concetto indispensabile all’imperialismo) sono legati a metodologie storiche e psicologiche.

   Ora non c’è da meravigliarsi che in quest’epoca storica nascano società segrete che si ispirino a una dottrina che proclami la missione di un popolo.

   Nell’Inghilterra vittoriana nell’ambiente dell’Università di Oxford intorno alla figura di John Ruskin, un critico estetico, riformatore sociale e nonché un profeta politico, si raccolse un gruppo di persone imbevute di teorie che aveva come obiettivo, secondo le parole di Ruskin: “Il mio scopo costante è stato quello di mostrare l’eterna superiorità di alcuni uomini su altri”.[5]

   Nel 1891 un gruppo di discepoli oxoniani imbevuti di tali dottrine – tra i quali spicca l’energico uomo d’azione e di affari Cecil Rhodes, fondatore della colonia che prese il nome di Rhodesia – avrebbe costituito una società segreta caratterizzata da una fanatica vena di pananglismo razzista; imporre al mondo il predominio britannico, tale programma nato nella tradizionale atmosfera del Rule Britannia,  ma animato da un affatto nuovo, che dalla nazione sposta l’accento alla razza, postulando l’esigenza di un alleanza tra le nazioni di razza anglosassone. Dopo la morte di Rhodes un’altra figura di proconsole sudafricano, lord Alfred Milner, organizza una cerchia esterna, la Rounde Table, che deve assicurare alla società segreta, di cui non si conosce il nome (nome che forse, per maggior segretezza, si evitò di coniare) un ambiente di “simpatia” e di fattiva collaborazione. Nel 1914 funzionano gruppi di Round Table in Inghilterra, Sud Africa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India e Stati Uniti. Il coordinamento della loro attività intellettuale vie assicurata per mezzo di un organo trimestrale, The Round Table, che esce completamente anonimo, allo stesso modo della rivista dei gesuiti, La Civiltà Cattolica; analogia non casuale, se si pensa che la Compagnia di Gesù costituiva il modello organizzativo di Cecil Rhodes.

   Alla fine della prima guerra mondiale, quando ormai è chiaro che gli  Stati Uniti sono destinati ad assumere un’importanza sempre più grande nel concerto mondiale, il gruppo americano della Round Table offre la piattaforma  per la creazione del Council of Foreign Relations (CFR) delineato nei colloqui anglo-americani di  Parigi, che assume il compito contrastare la tendenza isolazionista della borghesia americana (e della sua influenza nell’opinione pubblica degli Stati Uniti) e indirizzare la politica estera del governo statunitense nel senso voluto dalla società segreta, nel senso cioè di una affermazione planetaria della razza anglosassone.

   È dagli ambienti gravitanti intorno al CFR è derivato l’impulso per l’intervento degli USA nel secondo conflitto mondiale, ed è dagli stessi ambienti che viene impostata la strategia della cosiddetta guerra fredda, che sarebbe stata abbandonata n seguito constatazione della sua sterilità. Risultando impossibile abbattere in modo frontale il campo socialista, è dai cervelli del CFR che nasce la strategia alternativa, basata sull’indebolimento dei paesi socialisti, che l’avvento del revisionismo ha portato nel Movimento Comunista Internazionale e nei paesi socialisti ha comportato, il cui sgretolamento era assicurato dalla penetrazione commerciale occidentale e dal contagio ideologico rappresentato dagli eurocomunisti (i partiti comunisti dell’Europa occidentale).

   Altre società più o meno segrete nate verso la fine del XIX secolo c’è la Golden Dawn (più precisamente Hermetic Order of the Golden Dawn, in italiano Ordine Ermetico dell’Alba Dorata). I tre fondatori erano i massoni britannici William Robert Woodman, William Wynn Westcott e Samuel Liddel MacGregor Mathers che tra l’altro erano membri della Societas Rosicruciana in Anglia (S.R.I.A.).

   Accanto a essa, bisogna ricordarsi anche l’Ordo Templi Orientis (OTO), società fondata da massoni tedeschi, che fu presa in mano dal famoso mago e occultista Crowley, che la trasformerà profondamente, utilizzandola come veicolo per quella sua filosofia “magico-libertaria”, che ebbe un grande influsso negli anni ‘60/’70 sulla cultura “alternativa”, degli hippie e in seguito nella New Age.

   Tuttavia, la più nota fra le realtà neospiritualiste che ispirerà il pensiero mondialista è la Società Teosofica.

   La Società Teosofica è nota ed è inscindibile da quella della sua fondatrice, Elena Petrovna Blavatsky, nata in Russia nel 1831 da genitori tedeschi e fuggita a 16 anni da quel paese (e da un matrimonio con un ufficiale). La sua vita sarà costantemente costellata da contatti con personaggi di varia e spesso enigmatica provenienza, tra cui non mancheranno molti frequentatori di logge massoniche. Massone, era il colonnello americano Henry S. Olcott, con il quale la Blavatsky mise in piede a New York, nel 1873 la Società Teosofica, una sorta di parareligione sincretista, che univa elementi di Oriente e d’Occidente in una sorta di meeting post spiritualista.

   Questa funzione “strumentale” della Blavatsky, all’interno di complesse vicende dai risvolti non sempre chiari, sembra evidenziarsi soprattutto a partire dai suoi primi viaggi in India (1878), che all’epoca era sotto dominio britannico. In India, la funzione della Società teosofica sarà non solo quella di elaborare una sorta di neo-orientalismo esportabile in Occidente, ma anche, quella di occidentalizzare l’Induismo. Lo storico indiano R. Mukerjee inserisce la Società teosofica fra le quattro organizzazioni che maggiormente hanno lavorato per trasformare la tradizione indù in una forma più in sintonia con la mentalità occidentale, elaborando una sorta di “protestantesimo indù”.[6]  Non a caso, uno dei più stretti collaboratori della Società teosofica in India, Dayananda Saraswati, sarà noto nella sua terra con il soprannome di “Lutero indiano”.[7] Un’operazione culturale, questa, che sembra avere avuto aiuto diretto dello stesso governo britannico, che allora (e non bisogna scordarsi) era sotto il suo dominio, ed era interessato alla creazione di una “forma di spiritualità” che potesse essere condivisa dagli occupanti e dai colonizzati.[8]

  In Occidente, il ruolo della Società teosofica sarà quella di creare una nuova religiosità sulle rovine del cristianesimo: “Il nostro scopo non è di restaurare l’Induismo, ma di cancellare il Cristianesimo dalla faccia della Terra”.[9]

   Lo stesso obiettivo, sarà ribadito anche dal successore della Blavatsky, Annie Besant, che nel discorso di chiusura al Congresso dei Liberi Pensatori tenutosi a Bruxelles nel 1880, affermerà: “Innanzitutto combattere Roma e i suoi preti, lottare ovunque contro il Cristianesimo e scacciare Dio dai cieli!”.

   Alice Bailey, fondatrice nel 1920 dell’associazione Lucifer Truts, il cui nome è stato poi cambiato in Lucis Truts, affinché il riferimento a Lucifero (che per il Teosofismo è un’entità positiva, presiedente all’evoluzione dell’umanità) non ferisse la sensibilità dei “profani”. Oggi la Lucis Trust è membro del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, il cui debito ideologico è stato pubblicamente riconosciuto nel 1948 dall’allora assistente del Segretario generale delle Nazioni Unite, il belga Robert Muller.

   Alice Bailey, è stata tra quelli che hanno promosso quell’ideologia dell’Era dell’Acquario che, a partire dalla cultura hippie degli anni ’60 fino alla New Age, ha costituito un vero e proprio annuncio profetico del “nuovo mondo”. Secondo la Bailey, infatti, l’Età dell’Acquario sarebbe destinata a sostituire la vecchia Età dei Pesci (dominata dal cristianesimo) con una Nuova Era di riunione fra i popoli e fra le religioni, sotto il controllo delle organizzazioni internazionali. Quest’obiettivo si realizzerà, secondo la Bailey con un’opera volta a trasformare la coscienza di massa: “Segno della magia del settimo grado sulla coscienza di massa, è l’uso crescente di slogan per ottenere certi risultati e spingere gli uomini a certe azioni collettive”.[10]  Cosa non è quest’affermazione se non dare dignità teorica alla manipolazione delle menti delle persone?

   Tutte queste realtà visibili, tuttavia, sembrano essere più che altro la punta dell’iceberg di un mondo complesso e sotterraneo, di cui è difficile farsi un’idea. In definitiva, per quanto riguarda le organizzazioni e i gruppi visibili, non ha torto René Guénon, quando afferma un giudizio sulla Blavatsky: “Si può legittimamente concludere che M.me Blavatsky fu soprattutto, nel bel mezzo delle circostanze, un “oggetto” o uno strumento nelle mani di individui o di gruppi occulti che si facevano scudo della sua personalità, allo stesso modo di altri che a loro volta furono strumenti nelle sue mani”.[11]

   Per capire ulteriormente il contesto in cui avvengono questi fenomeni bisogna partire dal fatto che una delle caratteristiche della fase imperialista del capitalismo è il formarsi del capitale finanziario che è un entità che consta di due momenti indissolubili: la concentrazione della produzione e i relativi monopoli, la fusione delle banche con l’industria, il capitale finanziario sarebbe il capitale monopolistico che monopolizza ingenti disponibilità di capitale di prestito.

   Con il formarsi del capitale finanziario, si forma una oligarchia finanziaria che tende a dominare la vita sociale, politica e culturale e quindi lo Stato.

   I legami oggettivi di natura economica e finanziaria che si intessono tra i vari gruppi monopolisti, sono accompagnati da legami personali. Questi legami oggettivi sono espressi naturalmente da persone, da uomini che sono alla direzione dei gruppi produttivi o di gruppi finanziari. Occorre quindi uno scambio di dirigenti. Nei consigli di amministrazione delle varie industrie si ritrovano gli stessi nomi; uomini di banca si ritrovano nei consigli di amministrazione di industrie e viceversa.

   Nasce così un’oligarchia finanziaria, composta da questi capitalisti e qualche volta di dirigenti. Essa è composta di personaggi come Rockefeller, Carnegie, Morgan, Ford, Krupp ecc.  

  Vi è senza dubbio una correlazione tra la teoria della “classe eletta”, che si sviluppa come si diceva prima alla fine del XIX secolo e che ha avuto in Italia il più alto sostenitore nel Pareto, e la base sociale costituita dal consolidarsi della oligarchia finanziaria.

   Così pure vi è una correlazione, in certi momenti di una più stretta unità del capitale finanziario e la teoria del superuomo, del duce, del Führer.

   Il formarsi di questa élite è legato, oltre che da associazioni proprie di categorie, che rappresentano un’altra forma di direzione economica (Associazioni industriali), da associazioni culturali, onorificenze (Cavalieri del lavoro) e circoli vari (Rotary Club ecc.). In tal modo cerca di mantenere il più possibile un’unità anche ideologica. Questa élite non si accontenta del dominio sulla struttura economica ma cerca anche quello sulla sovrastruttura. Essa cerca di dominare la sfera sociale nella formazione dei quadri tecnici e intellettuali (pensiamo al ruolo della Fondazioni, delle borse di studio ecc.) e l’opinione pubblica con il dominio dei media.

   In tal modo si crea la base psicologica per il dominio dello Stato. Questa élite, mantiene il suo dominio, la sua influenza ideologica non solo attraverso gli strumenti citati prima, ma anche attraverso la scuola, attraverso la vita che obbliga tutti gli elementi dirigenti a essere necessariamente incapsulati in un organismo capitalistico o nell’apparato direttivo dello Stato. 

   Tornando alla documentazione di Giacomo Rumor, da essa emerge che le persone che avevano lavorato per l’impostazione dell’Unione Europea erano, in parte (ma erano le più influenti), schierate con una concezione laica, anche se la maggior parte era di estrazione o di educazione cattolica/protestante, insistevano tuttavia che nella futura Unione fossero recepite solo connotazioni spirituali comune ai laici.

   Questo gruppo unionista qui descritto avrebbe fatto dei tentativi di aggregazione di frange o movimenti federalisti già esistenti in Europa fin dal XIX secolo e poi nel corso della prima metà del XX secolo, come Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi (fondato a Milano nel 1943).

   In questi documenti si descriveva un gruppo di persone chiamate gli Anziani e si riferivano taluni scritti denominati Protocolli dei Priori.

   Giacomo Rumor aveva incontrato varie volte Schumann e a quanto sembra ne ricevette una confidenza. Nel 1948, durante le sedute della commissione cui partecipavano, Schumann gli confidò che l’aspirazione a una “geopolitica umanistica” aveva preso una forma concreta ai tempi della Restaurazione (dopo la caduta di Napoleone), perché allora si era ritenuto che i tempi fossero maturi.

   In quel periodo la Casa di Lorena aveva fatto da “protettrice” al circolo che aveva elaborato le fasi attuative ed i vari passaggi ritenuti necessari per arrivare ad una conclusione concreta di geopolitica, e che aveva utilizzato a tale scopo uno schema preesistente.

   Questo circolo sembra che si chiamasse Ordine delle Ardenne (o di Stenaj) e che qualche componente del clan scozzese di origine normanna dei Sinclair vi avesse svolto un ruolo importante. Sembra, che questo gruppo, nei secoli precedenti, avesse fatto da custode e catalizzatore dell’idea di identità europea e si fosse adoperato per preservare e stimolarne alcune significative espressioni. Ciò sarebbe avvenuto in vari modi, anche patrocinando attività letterarie, contribuendo alla riscoperta dei testi antichi, finanziando l’opera di diversi ricercatori al tempo degli Enciclopedisti. Avrebbero beneficiato di appoggio, artisti, filosofi, scienziati e uomini di governo come Filipepi (che sarebbe il vero cognome di Botticelli), Robert Boyle, John Locke, Victor Hugo, Andrè Gide e diversi altri, anche recenti; il tutto mediante fondazioni, elargizioni, associazioni.

   Da questa documentazione l’elenco dei nominativi di questa struttura partiva dagli anni ’60 del XX secolo per poi retrocedere progressivamente lungo i decenni e i secoli.

   I nominativi appartenevano a nazionalità diverse (anche olandese, spagnola, statunitense, italiana, svizzera, polacca, balcanica). La maggioranza (quella riguardante nel periodo XIX e XX secolo) era comunque franco-inglese. Non c’erano solo uomini politici, molti provenivano dal mondo della cultura; altri erano ricercatori in varie discipline scientifiche: archeologi, etnologi e antropologi. Vie erano anche dei prelati, un rabbino, un gesuita. Qualcuno era islamico (nativo e residente in Paesi dell’area mediorientale); più di uno era senza qualifica, nel senso che non vi era citata la sua professione.

   Nell’organigramma della struttura cerano persone che non vi facevano parte in pianta stabile, ma venivano individuate di volta in volta per compiere missioni specifiche o per prestare consulenze occasionali. Queste costituivano la parte di gran lunga prevalente di tutto l’apparato, ed il loro interessamento veniva per così dire richiesto, sotto mentite spoglie. L’utilizzo di tali operatori saltuari, che non conoscevano l’ambito gerarchico della struttura, poteva essere una strategia efficace per avvalersi di menti preparate, senza la necessità di una loro adesione consapevole alla manovra che di volta in volta si stava portando avanti.

   Tale organismo non aveva a che fare con la Massoneria, anche e qualcuno dei suoi membri apparteneva di fatto a qualche loggia locale. Anche se secondo Paolo Rumor taluni termini e connotazioni di fondo non possono essere disgiunti dalla cultura propria della Massoneria. Egli ipotizza che questa struttura abbia trovato accoglienza o protezione in ambienti massonici, mutuandone fatalmente qualche espressione lessicale, retorica o simbolica.

   L’elenco riguardava i membri aderenti della parte consultiva della struttura. Ve ne sarebbe poi un altro concernente, la parte decisionale, di chi avvalendosi dei consulenti, impartiva le direttive a un terzo gruppo, formato da colo che svolgevano funzioni meramente attuative. A questo terzo gruppo potrebbero verosimilmente essere appartenuti quei membri del “Contingente americano” che hanno eseguito il piano di soppressione di Mattei. In sostanza questa struttura era composta di tre livelli a compartimenti stagni: consultivo, deliberativo e attuativo.

  Paolo Rumor ipotizza che sarebbe esistita nel passato (ed esisterebbe ancora oggi) un’organizzazione che assumeva diverse denominazioni a secondo della cultura e del periodo in cui si trovava ad operare. Di questa cultura e di questo periodo adottava i connotati tradizionali, così da rendersi sostanzialmente indistinguibile dal contesto storico-sociale esterno. La sua parte più interna, inoltre, si tramandava convinzioni tutt’affatto particolari e indipendenti da quelle propri del resto dei suoi membri (dai quali si presuppone si limitava a trarre i servigi) nonché dalla formazione mentale dominante da costoro. In questo modo a struttura sarebbe riuscita a confondersi, nel corso delle varie epoche storiche, con le espressioni e le tradizioni prevalenti, pur mantenendo intatta la propria personalità peculiare, e tale permane tuttora.

   Secondo Paolo Rumor questa struttura si identifica solo formalmente con parti o spezzoni di altre strutture sociali, politiche, religiose scientifiche, ludiche, umanistiche, letterarie e solidaristiche delle varie epoche di appartenenza, comportandosi quindi nello stesso modo in cui agiscono taluni organismi parassitari del mondo biologico. Essa si adeguava altresì ai vari gradi e strati sociali, come ad esempio i rami di nobiltà, quelli ecclesiastici e militari, per quanto riguarda il passato; mentre, per quel che concerne il presente, alle espressioni mercantili, socioeconomiche, scientifiche, medianiche ecc.

   La conformazione a rete di tale struttura faceva sì che la maggior parte dei suoi aderenti ed operatori non fosse al corrente delle decisioni assunte dai loro vertici (che peraltro restavano a loro sconosciuti, tranne quelli contigui, cioè posti sullo stesso piano organizzativo). La compagine avrebbe sempre funzionato in questo modo, anche quando ospitava in tempi antichi una prevalenza di membri di estrazione e cultura ebraica, i quali comunque non ne costituivano la totalità, perché secondo la documentazione di suo padre c’era un sottogruppo esistente (al tempo dei Kittim, nel periodo appena successivo alle guerre maccabaiche, tra il II e il I secolo avanti cristo) in Siria, in Marmarica, e in tante altre località.

   Sempre secondo questa documentazione vi sarebbe stata in India, in epoca molto precedente a quella alessandrina una struttura gemella con rapporti reciproci, poi estinta o riassorbita dalla prima. Essa è data per ubicata nell’antica calle dell’Indo, in una zona chiamata Mero, che veniva tenuta in considerazione dalla stessa compagine quale incrocio significativo di due linee della Terra identificate in epoca molto antica, corrispondenti a quelle erano avvenuti gli sconvolgimenti climatici assieme alla cosiddetta “caduta degli angeli”, al “sobbalzo” della terra e allo “spostamento o rottura del palo (asse, colonna)”.

   Ci si rende conto che adesso c’è una mescolanza tra mito, e storia. Secondo questa documentazione, la parte mediterranea della struttura – quella corrispondente ai membri di estrazione ebraica – avrebbe subito una scissione (a quei tempi si sarebbe detto scisma) al suo interno, al tempo della famiglia “delle due colonne”, poi superata con o stralcio della parte dissidente, che è stata dissidente, che è stata espunta dal vertice tempo, e che sarebbe andata assumere configurazioni autonome, devianti e conflittuali rispetto al ceppo ortodosso creando una forma non secolare.

   Poi Paolo Rumor dai suoi appunti elenca tutta una serie di nominativi che avrebbero parte della struttura. Una serie di nominativi che va dalla fine dell’impero romano fino al XX secolo. Qui ovviamente entriamo in un campo che non è chiaro dove inizia il mito (o la disinformazione) che si confonde con la storia.

DALLA DOCUMENTAZIONE DI GIACOMO RUMOR EMERGE IL RETAGGIO DI UNA PERDUTA CIVILTA’?

   Dunque, i contenuti della documentazione di Giacomo Rumor riguardano due materie apparentemente diverse: una di natura politico-economica e l’altra storica-archeologica, con la singolare intrusione di racconti dal carattere mitico-leggendario.

   Paolo Rumor non avrebbe riportata questa seconda parte delle memorie di suo padre, se non si fosse reso conto, che c’era una singolare corrispondenza con nomi e situazioni presenti anche in certa saggistica che affronta temi storici, scientifici, archeologici con approcci decisamente alternativi.

   Si può dedurre che dai circoli intellettuali in cui si muovevano i primi ispiratori dell’unità europea (e dietro ai quali si profilava la Struttura), sin dai tempi della restaurazione, vi era la convinzione che un periodo storico plurimillenario stesse per concludersi, e si stava cominciando ad avviare un nuovo ciclo dell’evoluzione umana. L’idea del compimento di un ciclo storico si sarebbe rafforzata con la scoperta avvenuta in due tempi fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, di alcuni documenti che confermavano e integravano il complesso di tradizioni e conoscenze che la Struttura si tramandava da secoli. Da tali documenti, tenuti segreti, deriverebbero le informazioni contenute nel materiale appartenuto da Giacomo Rumor.

   Ora vediamo di vedere di che cosa si tratterebbe, tenendo conto che non è mai stata data una prova pubblica di questi reperti.

   Agli inizi del XX secolo nella sinagoga di Nusaybin (in passato Nisibis, cittadina turca presso il confine con la Siria) sarebbero stati rinvenuti alcuni rotoli di rame, facenti parti di un più ampio materiale considerato perduto; Giacomo Rumor avrebbe ricevuto stralci delle traduzioni dai testi originali in greco, coopto e siriaco.  

   I rotoli sarebbero attualmente conservati nientemeno che nella famosa cappella di Rosslyn (che avrebbe origini templari e massoniche), in alcuni bauli.

   Il testo di Nusaybin conterrebbe la descrizione di un’età protostorica caratterizzata da un elevato livello di organizzazione sociale ed economica, nonché da avanzate conoscenze che si potrebbero definire già definire scientifiche e che l’umanità avrebbe nuovamente conseguito solo nell’età illuminista. In quest’epoca remota sarebbero esistite delle comunità urbane in località costiere del Mediterraneo e di altre regioni, ora sommerse dal mare; poi a causa di sconvolgimenti globali e repentine mutazioni climatiche, sarebbe seguito un lungo periodo di decadenza; quindi una fase di lenta, faticosa, parziale ricostruzione, in cui sarebbe stata determinante l’opera di un gruppo di “Illuminati”.

  Prima di liquidare tutto questo come un mito senza basi storiche, pensiamo ad alcune scoperte archeologiche effettuate in Germania nel 2005: “Un gruppo di ricercatori dell’Istituto regionale di archeologia della Sassonia ha annunciato nello scorso mese di giugno, di aver rinvenuto prima due singolari statuette preistoriche legate al culto sessuale e datate almeno al 5.000 a.C. e poi addirittura di aver individuato, sempre nell’area della Sassonia, i resti di oltre 150 templi colossali e di altre imponenti costruzioni che risalgono allo stesso remotissimo periodo (…). Fino ad ora si pensava che l’architettura monumentale, e con essa le prime civiltà urbane sviluppate, fossero nate in ben altre parti del pianeta e in periodi più recenti di almeno 2.000 anni, le nostre nuove scoperte rivoluzionano quindi la storia europea più remota e dimostrano che probabilmente la civiltà è nata prima qui e poi si è trasferita in Egitto”.[12]

   Se si è diffidenti verso questa notizia, poiché rischia di correre dietro alla mitologia nazista, non si può non tenere conto che proprio negli ultimi tempi, c’è stata la scoperta di misteriose piramidi a gradoni in Bosnia che sta facendo pensare a più di uno scienziato alla possibile esistenza di una vera e propria antichissima civiltà indoeuropea sassone-danubiano-balcanica.[13]

   Nei rotoli di Nusaybin sarebbero state citate tutte le località dove erano diffuse gli “Illuminati”, specificando che sono “prima dell’acqua”, da intendersi: prima che venissero sommerse dall’innalzamento del livello marino seguito al termine dell’ultima glaciazione (10-11.000 anni fa). Alcune località sono riportate nelle memorie: l’isola di Galonia nel mediteranno (la Galonia Leta dei romani), situata nel luogo dove si trova Malta, ma molta più grande di questa e un tempo unita alla Sicilia da una lunga lingua di terra emersa; la “altura nel basso del Nilo”, identificabile con la piana di Giza; il “golfo partico, quello antico”, intendendosi con ciò la valle che anticamente esisteva in luogo dell’attuale Golfo Persico; il Golfo Persico; il golfo di Cambay, nell’Oceano Indiano, anch’esso un tempo terraferma; la penisola di Kumari, con i suoi 49 territori, identificabile con il continente perduto delle leggende Tamil – Kumar Kandam – una lingua di terra unita unità all’estremità sud della penisola indiana e comprendente le isole Maldive e Sri Lanka definito “il continente di Seille”, prima della riduzione ovvero prima che il mare ne prendesse una parte; “il continenteSondien”, identificabile con una vastissima regione un tempo emersa e unita alla penisola dell’Indocina, ma di cui oggi restano solo gli arcipelaghi dell’Indonesia e delle Filippine; “l’isola dei progenitori degli Jomon, prima dell’ascensione di Sosano”, che potrebbe corrispondere all’arcipelago delle Ryukyu (fra Taiwan, Okinawa e l’estremità meridionale del Giappone), in prossimità di un vastissimo territorio ora sommerso dalle acque del mar Giallo e del Golfo di Corea; “il continente di Kambu o Kolba” (identificabile con Cuba) “sito cinquanta giorni di navigazione a ponente dello scoglio di Calpe” (identificabile con Gibilterra); “l’arcipelago di Vacca, il cui nome è precedente a quello di Colba, unica terra rimasta” (pertanto identificabile con il vasto complesso di terre emerse esistenti un tempo nella regione caraibica, in particolare  c/o la penisola della Florida e le isole Bahamas).

   Oltre all’elenco degli affiliati e alla descrizione delle località, il testo di Nusaybin conterrebbe anche le rappresentazioni cartografiche di taluni regioni costiere riportate in differenti condizioni e periodi di tempo (sarebbe questa la fonte delle mappe incluse nei documenti originali di Rumor); riporterebbe inoltre una sorta di rappresentazione, metaforica e allusiva, degli elementi che si sarebbero abbattuta su quella antica civiltà. A tali eventi si riferivano termini quali “caduta delle luci”, “accoppiamento”, “grande freddo”, “palo rotto”, “ritardo del sole sulla cima dell’adunanza” e “incursione della stella sulle regioni del monte”; ciò era all’idea di punizione che avrebbe colpito l’umanità  per la colpa di avere “guastato gli animali; creato le vite che lo Spirito e l’ordine non avevano voluto; acceso le luci che non danno calore; violato il corpo della madre  e misurato le sue estremità; sperato il seme della terra; sorprendere all’uscita della porta del cielo”. Altri brani, ricopiati e tradotti dallo stesso Paolo Rumor, dicono: “(…) prima dello spostamento del fuoco, quando il trapano non si era ancora scardinato; il leone era ancora sacrificato; gli angeli non si erano ribellati; l’acqua del mare obbediva all’abisso e non aveva iniziato a crescere (…)  i forzatori del cielo erano arrivati di seguito al leone (…) l’abisso e le onde di pietra avevano abbattuto gli uomini perché questi avevano profanato il corpo della madre misurando le sue estremità, saccheggiando le sue vene, rivelando i suoi segreti accendendo luci che non danno calore, creando animali che lo Spirito non aveva voluto”. Si parlava di Giganti che, oltre ad essere responsabili delle colpe di cui sopra, avrebbero “spinto la ruota fuori del solco”, e in conseguenza di ciò “l’acqua contenuta nei suoi depositi si era riversata sulla terra” subito dopo i Giganti sarebbero arrivati i Sorveglianti. Il linguaggio è evidentemente mitico, ma il testo di Nusaybin preciserebbe espressamente trattarsi di rappresentazione allegorica di fatti reali.

   Gli studi degli archeologi definiti “non ortodossi” dimostrerebbero che in tempi assai remoti la sopravvivenza della civiltà umana è stata messa a dura prova dagli assestamenti climatici e geofisici che seguirono l’era glaciale.[14] La nostra specie precipitò più volte nel caos, proprio come descritto dalle tradizioni che riportano la storia del diluvio universale. Pertanto, è assai probabile che, nel processo di ricostruzione l’etnia più “avanzata” abbia svolto un ruolo guida sul resto dei popoli del globo.

   Perciò secondo questo filone “non ortodosso”, in seguito ai continui mutamenti climatici, le popolazioni che si erano insediate in Mesopotamia e nel Mar Rosso (quando il Golfo Persico era ancora una terra emersa), furono costrette a traslocare altrove. E poiché la religione egizia presenta imbarazzanti tratti in comune con quella mesopotamica, secondo molti studiosi come Zacharia Sitchen, Laurence Gardener e altri, con ogni probabilità la sua casta sacerdotale deriva la propria origine razziale dalla migrazione delle stesse genti da tale aerea geografica. Gli Egizi, e il popolo sumero della Mesopotamia, infatti, seppur con appellativi diversi adoravano le stesse identiche divinità lunari,[15] ovvero proprio quelle che risultano essere le più antiche. Il dio egizio Thot, per esempio, trova il suo esatto corrispettivo nel dio sumero Sin.[16]

   Bisogna dire che la documentazione che Paolo Rumor rese pubblica, è stata fonte di ispirazione di molti ricercatori tra i quali spicca il giovane Diego Marin con i suoi libri Il segreto degli illuminati Dalle origini ai giorni nostri: storia dell’Occhio che Tutto Vede, OSCAR MONDADORI, e in seguito assieme a Stefania Marin IL SANGUE DEGLI ILLUMINATI Dalla P2 al caso Orlandi: tracce di una storia antica. Tanti imperi, una sola famiglia, MACRO EDIZIONI.

   Un altro passaggio nel testo di Nusaybin affermerebbe: “I sorveglianti sono divenuti Illuminati quando hanno posto le tre piattaforme rialzate sulla collina a fianco del fiume, nel luogo in cui l’alto e il basso si bilanciavano, lungo la via d’acqua che serpeggia fra le canne, sul punto di maggiore intersezione della rete, scrivendo con la pietra gli avvertimenti da rispettare”. Le cosiddette piattaforme sarebbero state completate migliaia di anni dopo, secondo il progetto originario che vi era stato depositato, ma con alcuni orientamenti modificati in base a mutati riferimenti spaziali e stellati; ciò a causa di un evento geofisico a cui si riferisce con l’espressione di “scivolamento di manto

   Tra i documenti di Rumor vi sono degli schemi grafici (planimetrie e sezioni) che rappresentano un sistema di corridori e ambienti sotterranei esteso a tutta l’area della Sfinge e delle piramidi di Giza. Questi schemi indicano anche il punto in cui nel 1872 sarebbero state rinvenute, da una spedizione privata, delle tavolette di gesso incise: un ambiente artificiale sotterraneo ubicato nel corridoio che collega la Sfinge (chiamata il puntatore) alla piramide di Khufu (chiamata la “prima piattaforma”), sotto la “pancia” della Sfinge stessa. Queste incisioni (in prevalenza costituite da segni grafici e geometrici, ma con simboli numerici differenti) sarebbero state interpretate all’illustre archeologo Alexander Thom,[17] insieme al testo di Nusaybin di cui si è già parlato, alcuni decenni dopo la loro scoperta.

   La Struttura avrebbe incaricato numerosi e diversi specialisti allo scopo di studiare i rotoli di Nusaybin e le tavolette di Giza: Alexander Thom, come si è detto, sarebbe stato uno dei consulenti interpellati per la traduzione e l’interpretazione dei testi; altri sarebbero stati incaricati di comprendere e descrivere in termini scientifici i fenomeni geofisica a cui tali testi, aldilà del linguaggio figurato, si riferiva come a fatti reali.

   Tra questi consulenti ci sono nomi di archeologi, antropologi, storici. Persone come Alexandre Lenoir (1761-1839) archeologo, raccoglitore e conservatore del patrimonio culturale, che era tra l’altro un massone ed era convinto della discendenza della Massoneria dall’antico Egitto; i fratelli Waynmann (1844-1930) e suo fratello maggiore John Dixon, ingegneri ferroviaria e archeologi dilettanti, sono noti per aver scoperto nel 1872 i cunicoli della Camera della Regina nella piramide di Khufu (e alcuni oggetti all’interno di essi; Livio Catullo Stecchini (1913-1979), professore di storia antica, fu autore di ricerche sulla storia della scienza, della metrologia e della cartografia (formulò anche una controversa teoria numerologica sulla piramide di Khufu); Marcel Griaule (1898-1956), che insieme a Germen Dieterlen, compì lunghi studi sulla cultura africana dei Dogon  grazie ai quali si rivelarono inspiegabili (anche se tuttora controverse) conoscenze astronomiche sul sistema triplo di Sirio.

   Una delle ipotesi sono emerse da questi studi è che l’edificazione della Sfinge e delle tre piramidi di Giza fosse anche la codifica di un avvertimento affinché i posteri potessero comprendere gli eventi accaduti.[18]

   La chiave per la decodifica del progetto di Giza e per la rivelazione del suo messaggio sarebbe nella combinazione di due preesistenti teorie: quella di Bauval[19]  sulla correlazione Giza – Orione e quella di Hapgood,[20] sugli slittamenti della crosta terrestre. Ne risulterebbe una sorta di “disegno planetario” in cui l’ubicazione di numerosi antichi siti in tutto il mondo acquista un preciso significato geodetico alla luce dei precedenti assetti della Terra; la stessa diffusione di determinati toponimi il cui significato rimanda a concetti astronomici, come il Meru (la montagna sacra degli induisti, simbolo dell’asse polare) sembrerebbe ricollegarsi alle linee di scorrimento della crosta terrestre in occasione degli eventi presumibilmente accaduti più volte in passato e descritti dalla teoria di Hapgood.

   È molto difficile trovare delle prove certe di questi avvenimenti visto la natura segreta di questa Struttura. Questo non vuol dire che non ci siano delle prove oggettive.

   Il richiamo a cataclismi naturali, abbruttissi sulla Terra nel periodo terminale dell’ultima era glaciale, trova oggi precisi riscontri scientifici; non solo la riduzione delle terre emerse per effetto dell’innalzamento del livello del mare, come descritta nei documenti e nelle mappe di Rumor, è sostanzialmente corretta; eventi di natura astronomica e geofisica con disastrose conseguenze globali. Nel 2006, al meeting dell’American Geophysical Unione ad Acapulco, un gruppo di ricercatori americani ha presentato la teoria secondo cui una cometa sarebbe caduta sulla calotta glaciale che ricopriva il Nord America, 12.900 anni fa, causando devastanti inondazioni ed estinzioni; altri studiosi prima fra tutti l’americano Paul LaViolette, ritengono che la Terra sia stata colpita dagli effetti di una potentissima esplosione del nucleo galattico, circa nello stesso periodo;[21] inoltre, anche la stessa possibilità di un riorientamento degli strati più esterni della Terra rispetto all’asse di rotazione sembra trovare conferma (benché non dell’ampiezza ipotizzata Hapgood).

   Che nelle terre, un tempo emerse e poi cancellate dall’innalzamento dei livello marino, possano trovarsi vestigia di civiltà evolute è una possibilità concreta, avvalorata da ritrovamenti di estesi rovine sommerse, che sono oggetto di studio, proprio in alcune delle ubicazioni che le memorie citano: uno è il tratto di mare che separa la penisola indiana da Sri Lanka; un altro, ancora in India, è nel Golfo di Cambay.[22] Ma vale la pena ricordare anche le presunte strutture sommerse di Yonaguni nel Mar della Cina, e la presunta città sommersa al largo di Cuba: benché i dati siano ancora molto controversi, è suggestivo il fatto che si tratti anche di questi casi di ubicazioni citate nelle memorie.

   Il riscontro più impressionante, riguarda il luogo del ritrovamento delle tavolette di gesso, nei pressi della Sfinge. Secondo i documenti di Rumor questo luogo sarebbe “(…) situato nel “PR” (termine testuale non abbreviato) ubicato sotto (la Sfinge), in un ambiente artificiale semiallagato, con degli incavi laterali, al cui centro è ricavato un rialzo su cui giacciono delle colonne cadute”. Ora, questa descrizione richiama innegabilmente quella del cosiddetto “pozzo di Osiride” scoperto da Zahi Hawass nel 1999. Dopo aver drenato l’acqua che riempiva quasi completamente il pozzo, Hawass descrive un vano con al centro un grande sarcofago su un basamento tagliato nella roccia e i resti di quattro colonne agli angoli; secondo uno schema simile all’Osireion di Seti I ad Abydos, il canale d’acqua che circonda questa sorta di isola ed è interrotto in corrispondenza dell’ingresso alla camera prende così la forma della parola geroglifica “pr” (si pronuncia pir), che significa casa e che Hawass riferisce “pr wsir nb rstaw”  (casa di Osiride, signore di Rastaw) attribuito alla piana di Giza. Significativamente, Rastaw (il nome di Giza per gli egizi) era espressamente riferito all’idea di cunicoli di passaggi, come è rappresentato dalla mappe di Rumor; peraltro lo stesso archeologo ha parzialmente esplorato un cunicolo che parte dal vano del sarcofago e procede per un lungo tratto in direzione della piramide di Khufu.

  C’è da chiedersi la connessione tra questa Struttura segreta e le scoperte archeologiche, dove si parla di antiche civiltà distrutte da un disastro di natura globale.

   Un ipotesi plausibile, potrebbe essere che tra i membri di questa Struttura, la rievocazione di un’unione originaria (che comprendeva il Nord Africa) che si affermava sia esistita in passato remoto, prima che una serie di catastrofi distrusse la civiltà urbana. Anche il regime nazista giustificava la sua forzata unificazione europea in conformità a questo principio: “l’Europa era già unita al tempo degli Anziani” come affermava Himmler. Come si che le tradizioni esoteriche amano parlare di “superiori sconosciuti”, “occhio che vede tutto”, immagini che fanno pensare a qualcuno che osserva e muove i fili bell’ombra.

   Come non è da scordarsi che da sempre, sin dai tempi di Roma antica, i gruppi economicamente dominanti, per affermare le proprie prerogative, si sono dati orme specifiche, di tipo oligarchico ed in antitesi a quelle di forma democratica (nel senso di potere del popolo). Tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’epoca moderna si è verificato un mutamento di queste élites che sono diventate sempre più internazionali e interconnesse, un po’ come era la vecchia nobiltà europea con cui in effetti spesso si sono fuse. Infatti, con l’avvento del capitalismo si è avviato un processo di costruzione e progressivo allargamento del mercato mondiale. Anche la storia è diventata più mondiale, mentre le interdipendenze tra i singoli Stati-nazione sono aumentate. Questo processo ha subito un primo salto di qualità alla fine del XIX secolo con l’affermarsi del capitale finanziario, un secondo dopo la seconda guerra mondiale negli anni ’50, quando il sistema capitalistico è stato riunificato e riorganizzato attorno all’egemonia statunitense, e un terzo negli anni ’90 quando si è riaffermata la liberalizzazione dei mercati finanziari.  

IL MISTERO DI NUOVA BERLINO

   È mai esistita una base tedesca chiamata Nuova Berlino o Base 211?

   Rispondere a queste domande è molto difficile, poiché su quest’argomento c’è molta disinformazione, come sui dischi volanti nazisti (che alcuni sostengono che sono andati primi fra tutti fino alla Luna).

   Partiamo dal 1940, Hitler dopo la disfatta della Francia, non aveva nessun interesse a continuare la guerra contro l’Inghilterra, poiché lo distoglieva da quello che era il vero obiettivo di tutta la politica nazista: l’aggressione all’URSS, per schiacciare l’odiato bolscevismo. C’è da ipotizzare che il piano d’invasione dell’Inghilterra denominato Leone Marino fosse nella realtà un autentico bluff poiché la marina tedesca era notevolmente inferiore a quella inglese dal punto di vista numerico per attraversare con successo la Manica.[23]

   Da questo punto di vista, per quanto riguarda la lotta sul mare contro l’Inghilterra, in un ottica – come sperava il Führer – di “guerra breve”, una base in Antartide sarebbe stata del tutto inutile: in questa fase la guerra sul mare era un fronte secondario rispetto a quello terrestre, e comunque le zone calde nel conflitto sui mari erano l’Atlantico del Nord e il mare del Nord.

   Ma con il rifiuto della Gran Bretagna di scendere a compromessi (estate 1940) le cose cambiarono decisamente; la guerra avrebbe richiesto tempi molto più lunghi e diventava allora essenziale a rintracciare le vie rifornimento inglesi un po’ in tutto il mondo, comprese le zone australi. Vista in quest’ottica, una base in Antartide, nelle sue zone “miti”, poteva essere utile.

   Mentre c’è una letteratura sulle operazioni dei corsari tedeschi in questi mari, poco si sa sui sommergibili tedeschi che operavano nella stessa zona, a parte di alcuni incontri nel 1941 tra U-Boat e corsari.[24]   

   Karl Brugger, nel suo libro Cronaca di Akkakor [25]Ed. Mediterranee, Roma, 1996), parla di una missione segreta di U-Boat inviati nell’estate del 1942 ad operare contro navi brasiliane nell’Atlantico del Sud.[26] Questi sommergibili riuscivano a rifornirsi solo grazie all’aiuto dei sommergibili cisterna (le famose “mucche da latte” – sommergibili della classe XIV). Non è da escludere, che come base di rifornimento avessero utilizzato una base segreta (niente di strano visto che si era in pieno conflitto mondiale) in Antartide.

   L’Antartide, era all’epoca una delle aree meno conosciute del pianeta e il fatto che la ripartizione di quei territori non fosse ancora stabilita da alcuna legge internazionale, [27] faceva sì che un’occupazione fisica degli stessi ne comportasse automaticamente il possesso. I nazisti dunque fremevano al pensiero di muoversi verso quelle terre e rivendicarne la proprietà una volta giunti sul posto; un’azione di quel genere avrebbe ovviamente avuto una risonanza a livello mondiale) o così speravano. Organizzare una spedizione militare in clima di tensione come quello che cera verso la fine degli anni ’30 non avrebbe fatto altro che incrinare prima del tempo i rapporti con gli angloamericani, per cui fu decisa una spedizione “civile” per il 1938, in collaborazione con la Lufthansa. Il comando fu affidato al capitano Alfred Ritscher, il quale aveva già dimostrato abilità ed esperienza durante precedenti missioni nell’area artica. Una nave fu appositamente modificata nei cantieri di Amburgo per la missione: si trattava di un mercantile riconvertito per il lancio di un paio di idrovolanti. Il nome dato all’unità fu Schwabenkand (il cui significato è Svevia) e i membri del suo equipaggio furono selezionati e preparati direttamente dalla Società Tedesca per la Ricerca Polare. Tutto faceva presagire insomma una missione in grande stile. Il contrammiraglio Richard Byrd, grande esperto americano dei territori polari fu invitato dai vertici tedeschi a partecipare alla spedizione ma lo statunitense, dopo aver visionato, equipaggio e pianificazione, decise di declinare l’offerta.[28] Byrd era all’epoca considerato quasi un mito: era stato il primo uomo a sorvolare il Polo Sud, nel 1929.

   La Schwabenkand lasciò Amburgo esattamente il 17 dicembre 1938 con a bordo ingegneri, idrografi e cartografi e, dopo poco più di un mese, raggiunse la banchisa antartica il 20 gennaio del 1939, nella posizione 69° 10’ S, 4° 15’ W. La nave era stata realizzata per essere in grado di imbarcare, lanciare (mediante catapulta a vapore a una velocità di 150 km/h) e recuperare mediante sollevamento dell’acqua l’idrovolante Wal, della ditta Dornier. Si trattava di un velivolo ad abitacolo scoperto, felicemente utilizzato in passato per il servizio postale e con un’autonomia di circa 2.200 km.[29] Durante le settimane successive i due Wal effettuarono una quindicina di voli coprendo una superficie compresa tra i 325.000 e i 600.000 chilometri quadrati di territorio (i dati sono contrastanti) e scattando 11.000 fotografie delle aree sorvolate con le speciali fotocamere Zeiss installate a bordo. Una tale raccolta di dati permise, fra le altre cose, di aggiornare le vecchie mappe. Come se non bastasse, furono letteralmente disseminate centinaia di bandiere naziste, il cui scopo era di dimostrare la paternità delle terre. Le bandiere erano, infatti, fornite di una base pesante e appuntita che permettesse una facile penetrazione, ne ghiaccio. L’intero territorio coperto dall’esplorazione nazista fu denominato Neu-Schwabenland ovvero Nuova Svevia.  Furono scoperte con soddisfazione alcune aree relativamente libere dai ghiacci, ricche di vegetazione e di sorgenti calde sotterranee. Dopo un mese, durante il Ritscher e la sua équipe pianificarono una nuova spedizione, che però non ebbe luogo a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il viaggio di ritorno durò comunque il doppio di quello di andata, poiché alcuni scienziati furono sbarcati in Sud America per pianificare nuove spedizioni. È interessante osservare che almeno una parte dei territori raggiunti dai tedeschi fossero già stati scoperti dai norvegesi nel 1931: tale regione è stata poi rinominata Terra della Regina Maud nel 1957, in accordo al Trattato Atlantico. Probabilmente però i norvegesi riuscirono a esplorare solo una piccola aerea, a differenza della missione a più ampio raggio dei nazisti.

   Ora gli U-Boat, sfruttando le informazioni raccolte dalla spedizione del 1939, agendo nei periodi estivi australi (dal 21 dicembre al 21 marzo) sarebbero stati in grado di esplorare questa zona già dal gennaio 1940, incontrando tutte le condizioni necessarie per impiantare una base militare permanente, sul genere delle basi sotterranee già create dai tedeschi nel territorio del Reich per preservare l’attività industriale bellica al riparo dei bombardamenti aerei.[30]

   Purtroppo, non esistono rapporti ufficiali che possono confermare questa tesi, ciò che sono certo è che i sommergibili tedeschi continuarono a rendere difficile agli alleati fino all’ultimo giorno di guerra. E tutto questo nonostante gli esperti inglesi di Bletchley Park avesse decifrato i messaggi in codice della macchina cifraria tedesca Enigma già nel 1942,[31] fatto che causò l’affondamento di molti sottomarini.

   Secondo la Storia militare della II Guerra Mondiale di B.H. Liddell Hart,[32] azioni aggressive di sommergibili tedeschi si verificarono a partire dal 1942 anche al largo delle coste Sudafricane, continuando fino al 1945. E il Sud Africa si trova proprio di fronte alla zona antartica di Neuschwabenland.

   Perciò la presenza di una base segreta per sommergibili è plausibile. La costruzione sarebbe cominciata nel 1942, contemporaneamente alla realizzazione di un’opera analoga nelle Ande, presumibilmente in Argentina.[33] Al supporto logistico provvederanno gli U-Boat. Dalla sconfitta di Stalingrado i vertici tedeschi cominciarono a prendere sempre di più in considerazione l’opzione di fuga, e una delle mete molto probabilmente potrebbe essere (anche solo provvisoriamente) Nuova Berlino, anche in luce della possibile collaborazione da parte di alcuni governi sudamericani (quello Argentino soprattutto).

L’INCONTRO ALL’HOTEL MAISON ROUGEL

   Il 10 agosto 1944 a Strasburgo nella Francia occupata, in una villa di proprietà della famiglia Speer e trasformata in albergo, l’Hotel Maison Rouge si riuniscono tutti i maggiori esponenti del potere economico, politico e militare del Terzo Reich.[34] In quelle stesse ore gli alleati angloamericani sbarcati in Normandia poco più di due mesi prima, stavano avanzando verso la Germania. Sono presenti i nomi più importanti della gerarchia nazista, come Martin Bormann, segretario personale di Hitler e l’ammiraglio Canaris, i proprietari delle industrie volano dell’industria bellica, come Krupp, Messershmitt, Thyssen, Bussing, finanzieri e capi di istituti di credito, membri delle SS e del partito nazionalsocialista.

   All’ordine del giorno di questa riunione era la sopravvivenza, che in sostanza si trattava di coniugare il passato con il futuro individuando un nuovo “spazio vitale” dove mettere in salvo la vita e fortune dei più alti gerarchi del Terzo Reich. Lo scopo è di conciliare due aspirazioni: quella dei politici di far rinascere il Terzo Reich, e quella degli industriali e dei banchieri di mettere in salvo i loto beni, che dopo la disfatta c’era il pericolo di essere confiscati. Si giunse a un accordo: gli imprenditori finanzieranno la fuga dei gerarchi, che a loro volta custodiranno e gestiranno tutti i capitali trasferiti.

   Dopo Strasburgo ingenti somme di denaro sono subito trasferite in alcune banche di Paese “neutrali”, quali la Svizzera, la Spagna, la Turchia, ma soprattutto l’Argentina e il Paraguay. Quando i capitali tedeschi sono al sicuro, si costituiscono le società commerciali. Esportare il capitale è relativamente facile, grazie alla fitta rete di rapporti intessuta in tutto il mondo dagli uomini d’affari e degli industriali tedeschi. Un rapporto del Dipartimento del Tesoro degli USA, datato 1946, rivelerà che nell’insieme le imprese finanziate dagli industriali nazisti dopo la fine della guerra furono circa 750: 214 solo in Svizzera, 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 98 in Argentina e 233 in altre nazioni.

   Dai verbali dell’incontro di Strasburgo emerge che il partito era disposto a elargire forti somme agli industriali, che stava a significare che disponeva di enormi risorse finanziarie paragonabili alle riserve delle grandi imprese industriali, e che, a differenza degli industriali, di quel denaro all’estero ancora non disponeva.

   Ma come il partito nazionalsocialista era riuscito ad accumularlo tutto questo capitale? Simon Wiesenthal il famoso e controverso (per il suo rapporto con il sionismo) cacciatori di nazisti afferma che: “i nazisti non erano dei semplici assassini, erano degli assassini rapinatori. Mi sembra importante rilevarlo perché c’è in Austria e in Germania una certa tendenza ad attribuire il grande massacro al solo motivo della follia. In realtà non si è mai unicamente trattato del predominio di una razza nordica nel continente europeo, si è sempre trattato anche della cosiddetta arianizzazione dei beni ebraici, del saccheggio delle abitazioni degli ebrei, dell’oro che si ricavò dai denti degli ebrei dopo averli uccisi e nelle camere a gas. Gli alti papaveri nazisti hanno rubato a man bassa e ci si può fare un’idea di quanto, considerando ha Salisburgo era stato arrestato un certo dottor von Kummel, già aiutante di Martin Bormann, il quale cercava di andare all’estero con una quantità d’oro del valore di cinque milioni di dollari. A qualche chilometro di distanza in direzione est, vicino al castello di Fuschl, che era appartenuto a Ribbentrop (e oggi ospita un albergo di lusso), un contadino trovò una cassetta con parecchi chili di monete d’oro, che molto onestamente consegnò alla polizia. E a qualche decina di chilometri da quel luogo, ancora verso est, nella zona dell’Ausseee, dopo la guerra affiorarono dappertutto monete d’oro tra le più stupefacenti, solo che in molti casi non furono consegnati affatto”.[35]

    Molte delle colossali somme di denaro contante, gioielli, oro, opere d’arte e certificati azionari che uscirono dalla Germania, andarono ad impinguire il capitale delle più importanti multinazionali statunitensi.

   Alcune grandi società USA (ITT, Rca, Ford) avevano fatto grossi investimenti in Germania all’inizio degli anni ’30. Il coinvolgimento dell’IBM nella Germania nazista era cominciato l’anno stesso della presa del potere di Hitler (1933) quando l’azienda eseguì il primo censimento nazista, l’8 gennaio 1934, con un investimenti di un milione di dollari l’IBM aprì una fabbrica di macchine Hallerikh a Berlino. In un libro L’IBM e l’olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana di E. Black (Rizzoli, 2001), si rende evidente che l’IBM progettò, eseguì e fornì l’assistenza sanitaria necessaria al Terzo Reich per portare a compimento l’automazione per l’Olocausto. Watson, l’allora presidente dell’IBM, fu insignito nel 1937 della Croce del merito dell’aquila, la più alta onorificenza nazista. Saranno i fori delle schede IBM a decretare chi sarà deportato, chi sarà mandato nei campi di lavoro e chi in quelli di sterminio.

   Nonostante la dichiarazione di guerra tra gli USA e la Germania nazista, gli affari non cessarono. Quando il 20 ottobre 1942, furono confiscate le azioni dell’Union Banting Corporation (U.B.C.) perché accusata di finanziare la Germania e avere venduto quote azionarie ad importanti gerarchi nazisti, Averel Harriman  (un industriale che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-America Line, che divenne la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, sua madre era Averel Harriman una che sovvenzionò l’Eugenetics Record Ospit, che era il cuore del movimento eugenetico USA) e Prescot Bush (padre di un presidente e nonno di un altro), che erano soci, si incaricano di effettuare presso la borsa di Wall Street le operazioni necessarie affinché la Germania potesse avere un parziale accesso ai crediti internazionali e grazie a questi riuscì a finanziarie le importazioni richieste dalla sua industria bellica.

   La famiglia Harriman e Prescot Bush tramite l’accordo con la German Steel riuscì a fornire alla Germnania nazista, tra le altre cose, il 50,8% dell’acciaio da cui si ricavarono gli armamenti; il 45,5% dei condotti e delle tubature della Germania e il 35% del materiale esplosivo.

   La compagnia chimica I.G. Farben e la Standard Oil prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale crearono una Joint Werstur. Nel settembre 1939 i dirigenti della Standard Oil volarono in Olanda, dove s’incontrarono con i dirigenti dell’I.G. Farben dove raggiunsero un accordo: la Standard Oil si impegnò a mantenere l’accordo con la I.G. Farben anche se gli Stati Uniti fossero entrati in guerra contro la Germania. Quest’accordo fu rilevato nel 1942 davanti alla Commissione investigativa del senatore H. Truman.

   Nel 1940-41 l’I.G. Farben costruì una fabbrica gigantesca ad Auschwitz, per utilizzare le licenza della Standard Oil – I.G. Farben, sfruttando la forza lavoro gratuita degli schiavi detenuti nei campi di concentramento, per produrre benzina dal carbone.[36]

   Molti degli stabilimenti comuni della Standard Oil Farben erano situati nelle immediate vicinanze dei campi di prigionia, e nonostante il bombardamento sistematico dell’aviazione angloamericana delle città tedesche, i bombardieri agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire le zone in prossimità di questi stabilimenti. Nel 1945 la Germania era un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti comuni Standard Oil e I.G. Farben erano tutti intatti.

   L’avvocato che rappresentava negli anni ’30 gli interessi di queste multinazionali non era altri che Allen Dulles, direttore dell’Office of Strategic Services (OSS) in Europa, nome in codice agente 100, colui che qualche anno dopo il termine del conflitto mondiale diventerà direttore della CIA.

   Tra gli ospiti di Maison Rouge, c’era un personaggio dall’aura leggendaria: è il colonnello delle SS Otto Skorzeny. Eroe di numerosissime missioni speciali, uomo d’azione molto legato a Hitler, nel corso della guerra d’imprese memorabili: dalla battaglia di Monte Cassino al sequestro nell’ottobre del 1944 a Budapest, del figlio dell’ammiraglio Horty, sospettato di tradimento e d’intesa con i sovietici; ma soprattutto è lui a guidare l’operazione di paracadutismo con cui il 12 settembre 1943, sul Gran Sasso, libera Mussolini prigioniero e portarlo in Germania da Hitler. Finita la guerra, grazie alla sua disponibilità a collaborare con i servizi segreti americani, Skorzeny goderà di una parziale protezione e di una relativa libertà di azione. Dopo due anni di interrogatori viene lasciato libero nel 1947. In realtà fa il doppio gioco con gli americani, nel senso che non ha smesso di combattere per la causa nazista. Un rapporto della Commissione Brandy lo indicherà a chiare lettere come capo dell’organizzazione Die Spinne, la struttura segreta delle SS preposta e messa a punto, in vista della futura disfatta, preposta per l’autoprotezione dei vertici della Germania nazista, del loro denaro e dei loro segreti. Saranno gli alleati angloamericani a dare a questa struttura, che i tedeschi non riconosceranno mai l’esistenza (come la Mafia), il nome di Odessa, Organizzazione degli ex appartenenti delle SS. Il colonnello Skorzeny, dunque, da una parte prende accordi con gli americani per garantirsi libertà di movimento soprattutto in Sud America e in Spagna, dove si stabilirà nel dopoguerra; dall’altra si adopera per portare avanti il piano di salvataggio e di rinascita delineato alla Maison Rouge.

   Quella che si svolse negli anni tra il 1946 e il 1947 fu una partita a tre (se non a quattro). Da un lato agivano le forze degli alleati angloamericani, USA in primo piano; da un lato i capi nazisti (e una rete di fascisti italiani ed europei); il Vaticano alleato di entrambe le parti sotto il profilo di “contrasto al comunismo” e affidabilissimo dal punto di vista di vista logistico. Persino l’URSS entrò in gioco poiché era interessata agli scienziati nazisti.

   Senzadubbio l’accordo che riuscì meglio fu quello che raggiunse Reinhard Gehlen, il capo della sezione sovietica dei servizi di informazione dell’esercito tedesco.

   Gehlen nelle sue memorie ha raccontato come Allen Dulles cercò di agganciarlo in tutti i modi. Egli sarebbe potuto diventare un uomo molto utile per gli occidentali alla fine della guerra: “Alla fine di dicembre 1944 i colloqui arrivarono a buon fine. Ricordo bene i termini dell’accordo con l’Oss. Che un servizio clandestino tedesco potesse continuare ad esistere e a raccogliere informazioni nell’Est, come aveva fatto fino ad allora. La base dei nostri comuni interessi era la difesa contro il comunismo. Che questa organizzazione non avrebbe lavorato per o sotto gli americani, ma insieme agli americani. Che l’organizzazione sarebbe stata finanziata dagli Stati Uniti. Che i servizi segreti americani si sarebbero impegnati ad aiutare chiunque fosse stato proposto dall’organizzazione come un soggetto in pericolo”.[37]   

   Che l’anticomunismo fosse la base comune dell’accordo tra imperialismo USA e nazismo, si potrebbe dedurre dalla storia di un servizio segreto come l’OPC (Office of Policy Coordination), la cui funzione esclusiva era la lotta contro l’Unione Sovietica e il Movimento Comunista. Secondo la direttiva 10/2 del Consiglio di sicurezza nazionale USA, l’OPC poteva organizzare operazioni a ogni latitudine per ribaltare i governi considerati ostili agli USA. Per dirigere l’OPC, il Dipartimento di Stato nominò un giovane e brillante avvocato, Frank Wiesner.

   John Loftus è un investigatore statunitense che per due anni (dal 1979 al 1981) si è occupato, per conto del Dipartimento della “Giustizia” USA, dei criminali di guerra nazisti, con l’incarico di procuratore federale presso l’ufficio di inchieste speciali. Studiando il Dossier della Brigata bielorussa – una delle unità SS che combatterono contro le truppe americane in Europa – Loftus scoprì che la maggior parte dei suoi membri aveva trovato rifugio negli Stati Uniti dopo aver partecipato a operazioni clandestine dell’OPC.[38]

   Nel libro Segreti inconfessabili, Loftus ha descritto in dettaglio l’invasione nazista dell’URSS, i massacri nell’Europa dell’Est e la creazione, sotto l’egida delle SS, del Consiglio centrale della Bielorussia e della Brigata bielorussa. Secondo, l’autore, i criminali di guerra implicati nelle atrocità sono stati ingaggiati da Wiesner. Nel corso della ritirata, le SS fin dal 1944 fecero una lista di chi doveva essere evacuato prioritariamente. Tutti quelli che si trovavano in questa lista riuscirono a fuggire e a vivere tranquillamente negli USA, dopo essere passati per l’OPC.

QUELL’ULTIMO CONVOGLIO DI U-BOAT

   L’8 maggio 1945 l’ammiraglio Dönitz firma a Reims la capitolazione delle forze del Terzo Reich agli eserciti alleati. L’accordo prevede la resa incondizionata dei temuti “lupi grigi”, i sottomarini tedeschi che in quegli anni come si è visto hanno seminato il terrore nell’Oceano Atlantico e nel Mare del Nord. Ciononostante, quello stesso giorno una nave da carico norvegese e un’imbarcazione inglese, l’Avondale Park, è affondata proprio da sottomarini tedeschi al largo delle coste nordoccidentali europee. L’Ammiragliato britannico dirama allora un comunicato in cui ordina ai sottomarini tedeschi di emergere in superficie issando una bandiera o fascia nera, di rendere nota la propria posizione alla capitaneria di porto più vicina e di proseguire verso i luoghi che saranno loro indicati, navigando con i siluri disarmati e i cannoni in corsia. Il giorno successivo, l’U-249 si arrende a meno di cinquanta miglia da capo Lizard e nei giorni seguenti più di sessanta sottomarini si consegnano nei porti di Scozia, Norvegia, Gibilterra e Irlanda; cinque si arrendono in acque nordamericane e uno in Canada. Il 20 maggio, l’U-963 emerge dinanzi alla costa portoghese e tutto sembra indicare che l’Oceano Atlantico sia finalmente libero dai “lupi grigi”. Una settimana dopo l’Ammiragliato britannico comunica che le unità navali in viaggio sull’Atlantico potranno navigare con le luci accese. Il 3 giugno, tuttavia, la consegna di un altro U-Boat in una località del Portogallo fa sorgere il sospetto che sotto la superficie dell’Atlantico possa ancora celarsi qualche sottomarino tedesco.

   Per tranquillizzare gli animi, il 13 giugno il Dipartimento della Marina degli Stati Uniti diffonde un comunicato: “Sebbene non si conosca la sorte di quattro sottomarini tedeschi nell’Oceano Atlantico, si crede che siano stati affondati. D’altro canto, si ha la certezza che, se ve ne fosse qualcuno, non agirebbe più nell’Atlantico e non è credibile che qualcuno abbia l’autonomia sufficiente per arrivare in Giappone”.

   C’è da chiedersi come mai non tutti i sommergibili tedeschi non si erano arresi, e soprattutto quale scopo avevano.

   Alla fine di aprile del 1945, su ordine dello stesso Dönitz partono dalle coste europee gli U-Boat U-977, U-5037, U-534, U-530 e U-2511. Sui loro numeri di matricola autentici, però, è dipinto di fresco un nuovo numero, uguale per tutti: U-530. La missione, che porta il nome di Oltremare sud, ha molto probabilmente come obiettivo quello di mettere in salvo persone in fuga dalle macerie della Germania e grandi quantità di oro e denaro. C’è da chiedersi in salvo, dove?

   Già il 6 maggio, dopo una battaglia con le navi Amick e Moberly, uno dei cinque U-530, originariamente U-5037, è affondato nelle acque della baia di New York. Non si sa cosa trasportasse, né quali fossero i suoi piani. I suoi resti giacciono ancora sul fondo dell’oceano e nessuna spedizione è stata mai organizzata per raggiungerli e studiarli (almeno ufficialmente).

   Un altro sommergibile, l’U-534, che trasporta uranio e componenti di tecnologia avanzata destinati ai progetti di sviluppo dell’energia nucleare che Peròn starebbe portando avanti in Argentina, cade nelle mani degli Alleati il 9 maggio 1945, dopo un combattimento navale al largo dell’isola di Noronha, nel Nordest brasiliano, allora sotto controllo francese. I membri dell’equipaggio sono misteriosamente essere marinai nordamericani.[39] Altri due sommergibili, come confermano da rapporti dell’esercito argentino e cileno, raggiungono dopo a fine della guerra il Cile e la Patagonia, al largo delle cui coste sono stati trovati i loro rottami. Testimoni sostengono che trasportassero viaggiatori, marinai e materiali. Anche sul loro scafo era dipinto il numero di matricola U-530.

   Martedì 10 luglio 1945 si annuncia come una giornata nuvolosa e molto fredda, a Mar del Plata.  La città argentina torna alla routine dopo i due giorni di festeggiamenti per l’Indipendenza. Alle 7.30, il personale di vigilanza che sta per finire il turno avvista alcuni segnali luminosi al largo, a circa cinque chilometri dalla costa. Il capitano di corvetta Ramòn Sayùs, a capo della guarnigione, è svegliato e condotto al posto di osservazione. Stenta a credere alla segnalazione alla segnalazione luminosa: l’unità navale che la trasmette si definisce “sottomarino tedesco”. I marinai sono schierati sul molo mentre il tenente di fregata Otto Wermouth, consegnatosi ufficialmente al governo argentino, riceva un’accoglienza ufficiale dalle autorità, dalla cittadinanza e anche dalla comunità tedesca.

   Iniziano gli interrogatori, ai quali partecipano anche alti ufficiali dell’U.S. Navy. Che non conducono però a nulla d’interessante e non chiariscono la differenza tra il numero di matricola dipinto sullo scafo – U-530 – e quello riportato nelle carte di navigazione ritrovate a bordo, che è U-977. Il sospetto di chi prende in esame la questione è che il sottomarino abbia felicemente portato a termine la sua missione e si consegni ormai privo del suo carico persone e cose.

LA GUERRA SEGRETA IN ANTARTIDE

    Questa “ultima” (in apparenza) spedizione di U-Boat, è la dimostrazione lampante che i sommergibili tedeschi, nonostante si era alla fine della guerra erano ancora capaci di scorrazzare per tutti i mari del mondo, con discreto margine di sicurezza dovuta alla loro capacità di navigare sempre in immersione. Questo può significare, che da un punto di vista teorico, dal gennaio 1945 e fino a tutto il mese di aprile, approfittando dell’estate antartica, gli U-Boats delle ultime generazioni avrebbero potuto organizzare un convoglio subacqueo segreto fino alla Base 211 senza particolari problemi. L’ex ambasciatore e scrittore cileno Miguel Serrano, ultimo esponente di una cultura esoterica Tradizionale di estrema destra che ha radici molto lontane nel tempo, è assolutamente convinto che ciò sia avvenuto. Testimonianza non prima di rilievo viene dal governatore nazista della Norvegia, Vidkun Quisling, che prima di essere impiccato a Norimberga disse: “… rifiutai di eludere le mie responsabilità allorché i nazisti, subito dopo il collasso finale, si offrirono di portarmi a bordo di un sottomarino verso un rifugio sicuro”.[40]

   Nel 1946 scattò l’Operazione High Jump, la più grossa operazione militare che gli statunitensi abbiano mai effettuato in Antartide. Ufficialmente lo scopo era di addestrare il personale e testare nuovi materiali in condizioni climatiche polari, ma quasi certamente l’obiettivo reale un altro. La spedizione era guidata dal contrammiraglio Byrd, probabilmente anche perché conosceva nel dettaglio l’organizzazione nazista in Antartide (come si diceva prima, Byrd era stato inviato in Germania durante i preparativi della missione Ritscher). Byrd però era più che altro una guida “simbolica”, il comando prettamente militare fu affidato all’ammiraglio Richard Cruzen. Più che una missione esplorativa, High Jump era una missione di guerra. Il 2 dicembre 1946 salpò da Norfolk, Virginia, una grossa flotta composta di una portaerei (l’USS Philippine Sea), due cacciatorpediniere (USS Brownsen e USS Henderson), due rompighiaccio (USCGC Burton e USCGC Northwind), quattro navi supporto logistico (USS Yankee, USS Merrick, USS Canisted, USS Capacan), una nave per comunicazioni (USS Mt. Olympus), un sommergibile (USS Sennet) e due navi appoggio idrovolanti (USS Currituck e USS Pine Island); a questo si aggiungevano, imbarcati, sei elicotteri e 12 aerei (di cui la metà idrovolanti), oltre almeno una muta completa di cani da slitta. Furono imbarcate provviste per 18 mesi e vi presero parte almeno 4.700 solati. A questo punto ci sono due possibili versioni, per tale spiegamento di forze: una verosimile e l’altra hanno creato tante leggende e continua ad alimentarsi di esse. La versione ufficiale afferma che gli americani abbiano sorvolato e tracciato carte aggiornate di ben 1.300.000 chilometri, poi il peggioramento della condizioni meteorologiche avrebbe spinto la spedizione a far ritorno in patria. Una tale mobilitazione di uomini e mezzi solo per tale scopo non è per niente credibile. La seconda versione, riportata da parecchi autori (senza nessun riscontro oggettivo fino adesso) è servita a creare parecchie leggende, soprattutto quelle inerenti ai dischi volanti nazisti (definiti Haunebu).  

   L’approvazione di questa spedizione giunse il 7 agosto 1946.

   Il segretario di Stato Dean Acheson dà la sua approvazione all’operazione con la clausola che “in vista delle rivendicazioni territoriali nei territori Antartici di altri governi, si suggerisce che le aree da visitare dalla spedizione siano proposte in via informale tra i rappresentanti dello Stato e della Marina”.

   La cosa avverrà una settimana prima della partenza delle navi. Il 14 dicembre, Acheson scrive al Segretario della Marina James Forrestal e gli conferma il suo pieno accorso e quello della maggioranza. Le zone antartiche sono ritenute desiderabili per gli USA.

   Rimane un mistero, come il Comando della marina riuscì a convincere il Congresso a finanziare questa costosa spedizione, poiché la marina militare non era stata a capo di una spedizione polare da almeno un centinaio di anni.

   Una delle motivazioni potrebbe essere stata la “minaccia sovietica”. Certo si era agli inizi di quel periodo che fu definita “Guerra Fredda”, questa motivazione avrebbe potuto avere un senso, se non si tenesse conto che l’URSS era uscita dalla seconda guerra mondiale, certamente vincitrice, ma distrutta (almeno 20.000 tra città e paesi distrutti) e perciò impegnata nella ricostruzione del paese e non certo in avventure politiche/militari.

   All’ultimo momento il presidente Harry Truman cercò di fermare l’operazione. Quando di Dipartimento della Marina protestò ponendo l’accento, la grande opportunità, Truman concesse il permesso di procedere. Non è chiaro tuttora, quale membro del governo o dell’Esercito affrontò Truman.

   Molti furono i sostenitori della spedizione ma, fra questi, quello che merita una particolare attenzione è senzadubbio James Forrestal.

   Le notizie che lo riguardano lo indicano come colui che costituì nel 1947 il primo progetto ufficiale per lo studio degli oggetti volanti non identificati, noto come Project Sign, in seguito alla raccomandazione del generale Nathan F. Twining. Progetto i cui lavori iniziarono nel 1948, che proseguì sotto il Project Grudge nel 1949, chiamato in seguito Twinkle e, infine nel 1952, Progetto Blue Book. I lavori terminarono nel 1968 con la pubblicazione del Rapporto Condon.

   Lo scopo delle indagini era di determinare se gli UFO costituissero una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, in subordine, di classificare e analizzare scientificamente tutti i dati raccolti dall’aeronautica statunitense sul fenomeno.

   Dopo aver indagato 12.618 casi di avvistamento, 701 rimase classificati come “non identificati”.

   Il progetto fu interrotto dopo la pubblicazione del rapporto Scientific Study of Unidentified Flying Object, del fisico nucleare statunitense Edward Condon.

   Il rapporto, dopo 21 anni evidenziò che gli studi sugli UFO non avevano prodotto nulla di rilevante dal punto di vista scientifico e gli oggetti non costituivano una minaccia per la sicurezza degli USA; inoltre gli avvistamenti classificati “non identificati” non mostravano alcuna evidenza di sviluppo tecnologico sconosciuto alla scienza moderna, né provavano la provenienza extraterrestre.

   James Vincent Forrestal nel 1940 diviene consulente di Franklin Delano Roosevelt, con le funzioni di ufficiale di collegamento; in seguito lo nominerà sottosegretario della Marina Militare. Nel 1944 diverrà Segretario della Marina e nel 1946 sarà il nuovo Segretario della “Difesa”.

   Dopo la guerra Forrestal fu vittima di una campagna denigratoria perché politicamente contrario alla politica di Truman che, nel gennaio 1949, lo costringe alle dimissioni.

   In aprile Forrestal è ricoverato al Bethesda, perché ufficialmente affetto da una sorte di depressione. I suoi diari personali sono sequestrati, le visite dei parenti drasticamente limitate e il paziente trasferito nel reparto dei personaggi importanti al sedicesimo piano.

   Nel maggio sembra che la sua salute fosse in via di miglioramento, non mostrava segni di depressione e il fratello ottenne l’autorizzazione di portarlo nella casa di campagna, per un periodo di riposo. Prenotò il viaggio per il 22 maggio, ma la notte fra il 21 e il 22 Forrestal si suicidò. Questa la versione ufficiale.

   Ma sorgono alcune incongruenze.

   L’ex Segretario era da tempo diffidente; si sentiva minacciato e costantemente osservato. Gli amici lo aveva definito paranoico.

   Sembra che in quella fatidica notte, Forrestal stesse copiando un passo dell’Aiace di Sofocle. Rifiutò il sedativo e il sorvegliante, tale Harrison, informò del rifiuto il dottor Robert Deen assistente del dottor Raines.  Dopo una ricerca trovarono l’uomo senza vita con una corda al collo sul selciato sottostante.

   La versione ufficiale riporta che Forrestal si recò in cucina, si legò una corda intorno al collo e l’altro capo al termosifone. Il dottor Deen disse che Forrestal aveva mandato Harrison fuori per una breve commissione. Il soldato di guardia alla sua stanza era nuovo. La guardia di turno di mezzanotte era assente senza autorizzazione e, a quanto pare, si era ubriacato durante la notte. Harrison fu l’unico ad avere avuto un contatto diretto con Forrestal nei momenti che ne precedettero la morte e la versione ufficiale è basata sulle sue parole.

   Forrestal non finì di scrivere il coro di Sofocle, rimase a metà di una parola; quindi è molto improbabile che fosse uscito dalla stanza con l’intenzione di suicidarsi. La corda non era assicurata al termosifone; se lo era perché con un nodo che facilmente si sciolse, mentre quello al collo era ben stretto? Se aveva il desiderio di suicidarsi perché legare la corda a un termosifone anziché alla doccia di bagno? Bastava gettarsi dalla finestra senza aver necessità di utilizzare le corde, perché ricoverare un aspirante suicida al sedicesimo piano, contro il parere dei medici e in seguito alla richiesta di individui di Washington rimasi ignoti?

   Ora qui entriamo dentro una storia che non si sa quanto ci si sia di vero e quanto di inventato, in ambienti ufologici è circolata la notizia che negli anni ’80 erano emersi dei documenti che parlano di un fantomatico gruppo Majestic 12; un segretissimo gruppo formato da scienziati e da alti ufficiali dell’esercito per investigare sugli UFO, costituito nel 1947 dal presidente Truman in seguito al famoso crash di Roswell.

   Sembra che fosse stato proprio Forrestal, quale membro del Majestic 12 con la sigla MJ3, a raccomandare al presidente Truman la costituzione del Majestic.

   Perché Truman mutò il suo giudizio sulle capacità politiche e militari di Forrestal?

    Gli ufologi parlano di un diario segreto, in cui Forrestal registrò meticolosamente gli strani eventi occorsi a Roswell e le sue esperienze con gli extraterrestri, definiti da lui stesso come “sinistri alieni grigi”.

   Sembra che vicino al poligono di White Sands sua avvenuti due crash e un terzo nei pressi di Alamogordo. Diversi i corpi rinvenuti, anche parti di corpi umani sezionati.

   Sembra che Forrestal fosse fissato sulla necessità di lanciare una stazione orbitale nello spazio. Progetto concepito da Wernher von Braun nel 1952 consistente in una grande ruota che, girando su se stessa, sarebbe stata munita di gravità artificiale.

   Stranamente C. Clarke scrisse 2001 Odissea nello spazio nel 1964-1968; il libro fu pubblicato nel 1968 dopo la distribuzione del film, che prendeva spunto dal romanzo. Guarda caso la stazione orbitale è stata figurata come quella descritta da Wernher von Braun.

   Tornando all’operazione High Jump, essa è divenuta oggetto di speculazioni e un valido argomento delle teorie che vedono la spedizione come una missione militare finalizzata alla verifica e smantellamento delle basi sotterranee naziste, contenti armamenti segreti, quali dischi volanti.

   Certo in queste teorie ci sono molte leggende metropolitane, ma è altrettanto vero che furono scienziati che lavorarono alle V1 e V2 tedesche a fornire in seguito alla Russia e agli USA le nozioni di base per i primi programmi spaziali e i veicoli a reazione del Me262 ali volanti erano reali, come reali furono i sommergibili Type XXI, ha contribuire all’evoluzione dei sottomarini attuali.

GLI UFO NAZISTI

   Questo è un argomento da prendere con cautela, poiché pur alla presenza di testimonianze reali in merito alla loro esistenza, è un argomento usato da molti costruttori di leggende metropolitane.

   La definizione di UFO nazisti, Haunebu, si riferisce a ipotetici velivoli ad alta tecnologia ideati dalla Germania durante la seconda guerra mondiale, essi sarebbero un frutto dell’esoterismo nazista.

   Interessante notare che la loro descrizione ricorda i dischi osservati da Adamski,[41] quelli che, in seguito avrebbero costruito i russi.

   Non meno interessante la descrizione della tecnologia descritta, accoppiato a un generatore De Graaf e un serbatoio di mercurio, con lo scopo di creare campi elettromagnetici rotanti.

   Il particolare del mercurio rammenta la propulsione adottata per far volare i Vimana, i velivoli descritti nei libri Indù.

   Dato che Hitler, ossessionato dalla ricerca della conoscenza degli Antichi, aveva sguinzagliato ricercatori e archeologi in ogni parte del mondo a caccia di tali reperti, ci sarebbe da chiedersi se tale tecnologia potrebbe essere stata dedotta da quei documenti.

   Teniamo conto che durante il conflitto mondiale furono avvistati UFO, passati alla storia come i Foo Fighter.

   Contrariamente a quanto si crede fino a qualche decennio fa, segnalazioni di tali velivoli furono registrate dal 1930 in poi.

   Torniamo agli UFO nazisti. Le prime affermazioni sull’esistenza dei dischi volanti nazisti furono diffuse da Giuseppe Belluzzo,[42] un ingegnere italiano che fu Ministro dell’Economia Nazionale tra il 1925 e il 1928 e Ministro dell’Istruzione tra il 1928 e il 1929.

   La rivista Der Spiegel, nel numero 30 del 30 marzo 1950, riportò un’intervista rilasciata da Schriever il quale affermò che nei pressi di Praga, nei primi anni ’40 vi era una fabbrica della BMNW che produsse alcuni velivoli noti come “dischi volanti”. Nell’impianto lavoravano scienziati come Klaus Habermohl, l’ingegnere italiano Giuseppe Belluzzo e Walther Miete, il quale aveva fatto parte del progetto V2, ma che poi si erano occupati di progetti a disco. Gli scienziati erano impegnati a mettere in opera un prototipo di velivolo discoidale, come da progetti di Schriever.

   Belluzzo esperto nel campo della progettazione di turbine a vapore, scrisse una cinquantina di pubblicazioni giudicate ancora autorevolissime; nei suoi studi, pubblicati nel marzo del 1950, parlava di alcuni velivoli circolari che sarebbero stati studiati e progettati a partire dal 1942 contemporaneamente da Italia e Germania, precisando che si trattava dell’applicazione di tecnologie convenzionali, all’epoca in via di completamento in Italia, come la turbina a combustione interna e il turboreattore per aerei; queste dichiarazioni furono smentite dall’aeronautica militare.

   Dopo la pubblicazione di tali documenti lo scienziato tedesco Rudolph Schriever sostenne di aver sviluppato dischi volanti durante il periodo nazista.

   L’ingegnere aeronautico Roy Fedden fece notare che i soli velivoli prossimi alle capacità attribuite ai dischi volanti erano quelli progettati dai tedeschi sul finire della guerra. Aggiunse che i tedeschi stavano lavorando a svariati progetti aeronautici piuttosto strani: “Ho visto abbastanza dei loro progetti e piani di produzione da comprendere che se fossero riusciti a prolungare la guerra solo per alcuni mesi, avremmo dovuto reggere il confronto con una serie di sviluppi nel combattimento aereo del tutto nuovi e mortali”.

   A tale proposito il capitano Edward J. Ruppelt, a capo del Progetto Blue Book, nel 1956 rese una strana dichiarazione: “Alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi stavano sviluppando molti tipi innovativi di aerei e missili balistici. La maggior parte dei progetti si trovavano per lo più allo stadio preliminare, ma si trattava degli unici velivoli conosciuti che avrebbero potuto solo avvicinarsi alle prestazioni degli oggetti di cui riferiscono gli osservatori degli UFO”.[43]

   Nel Mattino dei Maghi, di Louis Pauwels e Jacques Bergier, vi sono eccezionali affermazioni riguardanti la Vril Gesellschaft, fornendo a scrittori, quali Jan Van Helsing, Nobert Ratthofer, materiale per speculare su collegamenti tra UFO e la società Vril, la quale avrebbe avuto un contatto con una razza aliena e si sarebbe dedicata alla costruzione di navi spaziali.

   Interessante quanto scrive Jan Van Helsing: “Il primo progetto di tale tecnologia innovativa fu guidato dall’ingegnere W.O. Schumann del Politecnico di Monaco di Baviera. Furono costruite macchine volanti a forma di disco con un diametro di 11,5 m, chiamate Vril-1-Jaeger, che fecero 84 voli di collaudo. Almeno un VRIL-7 partì a quanto pare da Brendenburg con alcuni degli scienziati e membri della Vrill. Un secondo progetto fu guidato dal gruppo di sviluppo SS-IV”.[44]

  Secondo Helsing furono costruiti dischi volanti di diverse dimensioni:

  • 2 Haunebu I, di 25 metri di diametro, che effettuarono 52 voli di collaudo alla velocità di circa 4.800 km/h.
  • 7 esemplari di Haunebu II con 32 metri di diametro, collaudati con 106 voli alla velocità di 6.000 km/h.
  • 1 Haunebu III di 71 metri di diametro, capace di volare alla velocità di 7.000 km/h.

   Si elenca anche un progetto di una quarto disco, di circa 140 metri capace di ospitare un paio di Haunebu II. Sembra che esistono documenti attestanti che il veicolo a grande capienza VRIL-7 fu usato per alcuni missioni segrete dopo il suo collaudo alla fine del 1944. Sarebbe atterrato sul Mondsee, in Austria, e in seguito utilizzato per prelevare in fuga dalla Spagna verso un posto sicuro; infine trasferito in Giappone dove si persero le sue tracce.[45]

   Se questa storia fosse vera c’è da chiedersi dove sono finite queste macchine volanti. C’è sempre da chiedersi l’incredibile similitudine tra molti degli UFO che sono visti nelle fotografie e le costruzioni tedesche.

   Un’ipotesi potrebbe essere che i velivoli smontati non giunsero in Sud America ma i progetti riuscirono ad arrivarci e permettere così la costruzione di nuovi modelli che si rilevarono capaci di volare.

   Un’altra ipotesi potrebbe essere che questi progetti finirono in mani USA, che li utilizzarono per costruire veicoli discoidali.[46]

   C’è da chiedersi quale fu la reale destinazione di diverse decine si sottomarini tedeschi (si parla di un centinaio) che scomparvero alla fine della guerra.

   Non si può negare che dopo il 1946 si sono registrati vari avvistamenti di oggetti brillanti di origine sconosciuta e, sicuramente artificiale in Scandinavia.

   I successivi avvistamenti di UFO tondi, a forma di disco o di campana, delle volte a forma di sigaro, i cosiddetti UFO fecero la loro apparizione nel Nord America.

   Il materiale fotografico prova che la forma Haunebu II fu vista molto spesso; i contattisti come Adamski descrissero i loro occupanti quali esser di tipo ariano biondi e con gli occhi azzurri.[47]

   Teniamo conto che Norvegia e Danimarca erano territori che la Wehrmacht difese e mantenne in suo potere fino alla sua capitolazione, quando già il resto della Germania era occupata.

   Agli inizi del maggio 1945 il Reich manteneva la difesa di questi territori e li considerava vitali per i suoi piani.

   C’è da chiedersi perché erano tanto importanti questi territori. Magari perché proprio da lì ebbe inizio l’evacuazione verso terre sicure? E cosa c’era di tanto importante da trasportare.

   I fiordi norvegesi offrivano un sicuro riparto agli U-Boat, garantivano la produzione in sicurezza di ossido di ferro dalla neutrale Svezia sulla quale, da quella posizione, la Germania operava pressioni.

LA GUERRA SEGRETA DEGLI INGLESI IN ANTARTICO

   I norvegesi come gli inglesi, avevano scoperto la Terra della regina Maud nel 1930 e rilevato zone senza ghiaccio con vegetazione e laghi, a le avevano omesse sulle carte per evitare che altre nazioni rivendicassero il territorio dove Lars Christensen aveva disseminato bandiere a caduta dall’aereo.

   Per Hitler l’Antartide rappresentava un’estensione del Terzo Reich e attraverso l’occupazione della Norvegia voleva raggiungere i ghiacci del sud. Nel gennaio del 1941 i tedeschi catturarono due baleniere norvegesi nell’oceano antartico aprendo un nuovo fronte attirando l’attenzione della Gran Bretagna, anch’essa interessata alle rivendicazioni dei territori australi.

   Le notizie riguardanti l’esistenza di una base antartica nazista, nascosta fra le caverne e i tunnel dell’Antartide, furono considerate possibile per la Gran Bretagna, d’altronde anche gli inglesi avevano basi segrete, quindi potevano averle anche i tedeschi. Di conseguenza iniziarono spedizioni, mai segnalate nelle cronache storiche ufficiali, tese a indagare sulla reale esistenza della Base 211.

   Era noto il grande progresso tecnologico raggiunto dai tedeschi e doveva essere impedito che un’eventuale tecnologia cadesse in mani russe o americane. Il teatro d’indagine era la Terra di Maud.

   Quindi l’avvio dell’Operazione Tabarin organizzata dalla Gran Bretagna nel 1943, per controllare presunte attività naziste in Antartide e impedire che l’Argentina e il Cile, con l’appoggio della flotta tedesca, espandessero il loro dominio in zone dell’Antartico impedendo il passaggio alle forze alleate.

   Fu addestrato un gruppo selezionato di marinai ed equipaggiato due navi, il cacciamine HMS Scoresby e la Fitzroy.

   Furono allestite due basi, una nell’isola di Deceprtion, nelle Isole Shetlands, l’altra a Port Lockroy. 

   Ufficialmente era una spedizione meteorologica per studiare il freddo e non i nazisti, come dichiarò l’ultimo testimone; James Robert, funzionario del Ministero della Difesa Britannico, nel suo La guerra segreta della Gran Bretagna in Antartide, fornì un resoconto opposto. Egli affermò che aveva avuto notizie da un sopravvissuto alla spedizione non ben identificato, che era un ufficiale degli Special Raiting Squadrone.

   L’ex militare affermò che il suo gruppo era stato inviato laggiù per controllare un’attività sospetta nelle montagne di Mühlig-Hoffmann e ricerche i sopravvissuti di una precedente spedizione formata da militari e scienziati che dovevano allestire una base segreta, i quali avevano inviati strani messaggi, tali da credere fossero impazziti.

   Il compito della squadra degli SRS, al comando di un maggiore, cui erano stati aggregati un ufficiale norvegese e uno scienziato, era stabilire cosa fosse successo esattamente a questi uomini.

   Giunti a destinazione trovarono un solo superstite che raccontò di aver trovato un tunnel artificiale che conduceva a un’enorme caverna, con grandi laghi interni. Nella caverna, si trovava una base per U-Boat che sfociava in mare aperto, avevano visto alcuni capannoni per “strani aerei ovoidali”. Scoperti dai nazisti avevano dovuto fuggire, furono rincorsi anche da esseri sconosciuti definiti Uomini Polari, perché coperti di un folto pelo.

   I due superstiti erano riusciti a catturarne uno, ma durante tale cattura uno dei due non aveva fatto in tempo a uscirne dal bunker ove avevano intrappolato la strana creatura e finì per essere mangiato da quell’essere.

   La spedizione di soccorso aprì il bunker. Un soldato entrò. Si avvertirono alcuni spari e una forma indistinta uscì dalla porta per dileguarsi nella neve. Il soldato penetrato all’interno aveva la gola squarciata; in quell’improvvisata prigione trovarono i resti del corpo del secondo superstite.

   Ascoltando il racconto, il comandante della missione di recupero decise di percorrere la galleria, dopo aver minato l’ingresso. Anche loro avrebbero trovato nazisti e uomini polari, che lo scienziato ipotizzò frutto dell’ingegneria genetica nazista.

   Grazie alle mine, che scoppiarono ostruendo il passaggio, tre di loro riuscì a salvarsi. I soccorsi, dopo aver smantellato la base, obbligarono i tre superstiti al silenzio.[48]

   Fantasie, storie al limite del possibile, invenzioni?

   Da mettere in conto che gli scienziati nazisti (Mengele è un esempio lampante) condussero nei campi di concentramento sugli esseri umani, per cui questi Uomini Polari potrebbero essere stati davvero il frutto di tali “studi”.

   Nel 1999 una spedizione di ricerca ha scoperto un virus “dal quale né uomini, né animali sarebbero immuni”. Esso è una forma di vita conservata sotto il ghiaccio? Un’arma biologica segreta concepita dai nazisti rimasta in stasi dalla fine della guerra?

Cosa successe alla spedizione High Jump?

   La versione ufficiale afferma che gli americani abbiano sorvolato e tracciato carte aggiornate di ben 1.300.000 chilometri quadrati di territorio; poi il peggioramento delle condizioni meteo avrebbe spinto la spedizione a far ritorno in patria. Una mobilitazione di quasi cinquemila persone solo per un tale scopo ci sembra un po’ un’esagerazione. Poi c’è una seconda tesi, riportata da parecchi autori, che è senza dubbio più fantasiosa. Gli americani sarebbero sbarcati lungo le coste della Nuova Svevia e sarebbero incappati nei leggendari dischi volanti nazisti Haunebu (uno o più di essi).

   Il racconto continua con un epico scontro tra i dischi e le forze armate convenzionali statunitensi, che nulla poterono contro nemici tecnologicamente più avanzati. La storia dice anche che durante uno dei suoi voli attorno al Polo Sud, Byrd ed il suo operatore radio sarebbero stati obbligati ad atterrare da due dischi volanti. Una volta scesi, due uomini bassi e biondi li avrebbero scortati sottoterra, nella Base 211, dove fu loro ordinato di consegnare il seguente messaggio al loro governo: “Fermate immediatamente le esplosioni di armi nucleari altrimenti farete esperienza di tempi molto difficili in futuro”. Comunque sia andata, i rapporti ufficiali della missione High Jump riportano che un aereo precipitò provocando la morte di tre uomini, un quarto uomo morì sul ghiaccio per cause non precisate e due elicotteri precipitarono senza conseguenze fatali per l’equipaggio. Ci sembra un po’ troppo per una missione semplicemente esplorativa… Dopo tre settimane dallo sbarco, gli americani si sarebbero reimbarcati sulla via del ritorno, raggiungendo gli Stati Uniti nel febbraio del 1947. Byrd fu interrogato dai servizi segreti, subito dopo essere stato accolto pubblicamente dal segretario della Difesa James Forrestal. Sembra, ma non è confermato, che il 5 marzo 1947 sul giornale El Mercurio di Santiago del Cile sia apparsa un’intervista a Byrd, di cui riportiamo un breve tratto: “Gli Stati Uniti sono stati costretti a difendersi da caccia nemici provenienti dalle regioni polari […] e nell’eventualità di una nuova guerra, gli USA verrebbero attaccati da caccia in grado di volare da un polo all’altro a velocità incredibile”.

   Ritornando al tema Base 211, dopo aver raccontato una storia intrisa di realtà e fantasia, provo a riassumere solo le vicende realmente accadute: i tedeschi si sono recati numerose volte in Antartide, acquisendo notevoli dosi di conoscenze ed esperienze sul campo.

   Il 17 dicembre 1938 partì la missione che avrebbe permesso ai nazisti di fotografare e campionare una vastissima area dell’Antartide, oggi nota come Terra della Regina Maud.

    Almeno due sommergibili, ma probabilmente un numero molto maggiore, ritardarono la resa del ’45 di almeno due mesi, rimanendo in mare per ragioni ignote.

   Il 2 dicembre 1946, appena un anno dopo la fine dell’ultima colossale e dispendiosa    guerra mondiale, scattò la missione statunitense High Jump alla quale presero parte, nonostante fosse ufficialmente solo una spedizione scientifica e di addestramento, una portaerei, undici navi, un sommergibile, sei elicotteri e dodici aerei: destinazione Antartide. Per cause ancora sconosciute, quattro uomini hanno perso la vita e tre velivoli sono andati perduti.

CHE COSA NASCONDE I GHIACCI DELL’ANTARTIDE?

 Cosa c’è, sepolto sotto il ghiaccio? Saltiamo tutta la questione della Terra Cava e andiamo a chiudere il cerchio parlando della potentissima anomalia magnetica riscontrata nel lago Vostok durante un volo mirato a compiere una risonanza magnetica dell’intera area. Il magnetometro ha registrato un incremento di 1.000 nanotesla oltre i 60.000 che caratterizzano la stazione Vostok.


   Gli scienziati si aspettavano di trovare anomalie magnetiche fra 500 e 600 nanotesla nelle zone in cui potrebbe essere localizzato materiale vulcanico.


   Michael Studinger, uno dei ricercatori incaricati alla mappatura, ha dichiarato che il risultato è sorprendente e che l’anomalia è così grande che non può essere il prodotto di una variazione giornaliera del campo magnetico.

   Ufficialmente la scoperta del lago, ubicato a 78° 27′ S e 106° 50′ E, risalirebbe agli anni ’60. Il suo nome deriva da quello della base di ricerca russa costruita nel 1950.
Un decennio dopo le esplorazioni, per mezzo di appositi strumenti, hanno messo in evidenza una variazione riguardo la natura del substrato del ghiaccio; tale alterazione poteva segnalare la presenza di un vero lago sepolto dai ghiacci.


   Nel 1989 iniziarono delle trivellazioni del ghiaccio che rilevarono la presenza di fonti geotermiche, un livello di ossigeno superiore a quello dei laghi di superficie, a causa di bolle d’aria trasportate dal ghiacciaio che liberavano ossigeno in profondità.
Nel 1993 la certezza dell’esistenza di un lago lungo 250 Km., profondo da 200 a 800 metri, con un estensione di 14000 Km2, a 4000 metri sotto il ghiaccio. Un lago a circolazione interna, con acqua in equilibrio grazie al congelamento in uscita e uno scongelamento in entrata, con la possibilità di esistenza di una forma di vita.


   Nel febbraio del 2001, in un comunicato congiunto fra NASA e JPL, si comunicava l’interruzione delle esplorazioni a causa di problemi ambientali; la zona fu messa in strettissima sorveglianza militare e vietato il suo sorvolo.


   L’interruzione delle perforazioni fu causata dalla possibilità di esporre il mondo a potenziale contaminazione ambientale?


   Alcuni ricercatori, in effetti, si ammalarono e furono istituiti ponti aerei per l’assistenza degli stessi.


   Nel 2006, due ricercatori della Columbia University, annunciarono la scoperta di altri due laghi sotto la calotta antartica che apparirebbe percorsa da una rete di acque sotterranee. Sarebbero difatti stati individuati ben 77 laghi sub glaciali.

   Nel 2010, gli scienziati russi comunicarono che entro la fine di quell’anno avrebbero prelevato i primi campioni di acqua del lago. Infatti, le trivelle avevano raggiunto la profondità di 3650 metri, giungendo a soli 100 metri dall’acqua.


   Nel gennaio del 2011, è giunta notizia che la perforazione della calotta di ghiaccio che ricopre il lago di Vostok si è fermata a 50 metri sopra la superficie dell’acqua.
È previsto, per gli ulteriori 50 metri, l’adozione di un particolare procedimento termico per sciogliere il ghiaccio e raggiungere la superficie del lago. In seguito, sarà immessa acqua nel condotto e si lascerà congelare per creare un tappo.


 I lavori adesso sono fermi (almeno ufficialmente).

   A mantenere liquida l’acqua concorre il calore geotermico, che fluisce dalla faglia tettonica presente dove si trova il lago, l’altissima pressione del ghiaccio e, grazie a questo, il suo isolamento. Si stima che siano occorsi da 500.000 a un milione di anni per la formazione di un tale spessore di ghiaccio; ciò comporta che anche l’acqua abbia la stessa età. Potremo sapere attraverso i suoi esami, l’antica storia della Terra.


   Nel corso delle varie trivellazioni ed esami dei carotaggi del ghiaccio sono stati trovati, fin dal 1998, alghe pluricellulari, gusci di diatomee, spore batteriche, proteo batteri e lieviti su campioni estratti a oltre 3600 metri, segnando datazioni variabili rispettivamente da 110.000 a 200.000 anni.


   È stato trovato anche un’alta concentrazione di gas intrappolati nel ghiaccio tanto da rendere pericoloso il completamento della trivellazione per il rischio di violenta fuoriuscita dell’acqua.

   Queste scoperte rinfrescano le varie ipotesi formulato riguardo all’Antartide.
L’anomalia magnetica potrebbe essere causata dai resti di Atlantide come ipotizzano Charles Hapgood, Graham Hankook e Flavio Barbero, che in quella Terra situano il continente perduto.


   Secondo vari climatologi e geologi l’Antartide aveva un clima temperato perché si trovava lontana dal Polo Sud.


   Non tralasciamo le dichiarazioni di Edgar Cayce che parlava di un cristallo, fonte energetica di Atlantide.


   Secondo il cileno Roberto Rengifo, in seguito all’immane cataclisma che si abbatté sul continente perduto i suoi abitanti emigrarono verso il Sud America, Africa e Australia; terre che circondano l’Antartide, sempre descritto come una terra “al centro dell’oceano”. La teoria sarebbe provata dai resti a Monte Verde, in Cile, datati 33.000 anni.


   Tutto è possibile, considerando che migliaia di anni fa i mari aumentarono di circa 150 metri.


   Forse le “Colonne d’Ercole” erano le Isole Sandwich e non lo stretto di Gibilterra.


   Le stranezze e i misteri dell’Antartide si moltiplicano.

   Per esempio, la Terra di Marie Byrd di 160.000 Km2 non è mai stata rivendicata da nessuno; appare come una terra di nessuno benché, sia chiaro, che gli Stati Uniti, primi ad averla esplorata nel 1929, la controllano militarmente senza averne mai chiesta la sovranità. Perché?


   La ragione potrebbe essere racchiusa nella scoperta del gennaio 2008, ad opera della British Antartic Survey, di un vulcano sepolto sotto la Terra di Marie Byrd.


   L’Antartide è cosparso di vulcani e il rischio vulcanico può avere conseguenze drammatiche a livello globale, a causa dello scioglimento di una parte del ghiaccio polare.


   Vulcani sono situati nella penisola Antartica, nelle Sandwich del Sud, nella Terra di Marie Byrd e nella Baia di McMurd.

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   Le Isole Sandwich del sud guardano verso l’Oceano Atlantico, gli altri punti verso il Pacifico. I primi sono al centro di un complesso sistema fra la placca della Nuova Scozia, quella del Sud America e l’Antartica.


   Le Isole Sandwich formano un arco, dove la zolla sudamericana scorre sotto quella della Nuova Scozia, dove si trovano vulcani propri delle zone tettoniche attive; i vulcani della Baia di McMurdo e della Terra di Marie Byrd sono originati dalla risalita diretta del magma dalle profondità del mantello superiore, come quelli delle Isole Hawaii e l’Etna.


   Nella Baia di McMurd c’è l’Erebus uno dei pochi vulcani al mondo che ha al suo interno un lago di lava liquida.


   Il vulcano appena scoperto, grazie al radar dal “British Antartic Survey”, appartiene al gruppo della Terra di Marie Byrd. La sua posizione implica un area più grande del previsto e ipotizza la presenza di altre strutture simili.

   In Antartide l’ultima eruzione avvenne attorno all’anno 325, probabilmente la più grande degli ultimi 10.000 anni; attraverso i dati raccolti dai radar è stato possibile ricostruirne la dinamica, che produsse una nube di cenere e gas di 12 Km. di altezza.


Il vulcano recentemente scoperto sta provocando significativi cambiamenti nei ghiacci ed ha fatto comprendere che l’avanzamento del ghiacciaio Pine Island è dovuto al calore del vulcano.


   L’Isola Deception, nelle Shetland Meridionali, in seguito a una potente eruzione vulcanica, probabilmente 10 mila anni fa, ha dato origine ad una baia a ferro di cavallo: Port Foster, al cui ingresso si trova un’insenatura nota come Baia dei Balenieri, con un’ampia spiaggia di sabbia nera. Un tempo vi si svolgeva la caccia alla balena e alla foca. La sua intensa attività vulcanica ha impedito insediamenti stabili.


   Nel 1920-1921 le acque andarono in ebollizione; nel 1967 e nel 1969 eruzioni distrussero alcune stazioni scientifiche.


   L’ultima eruzione è stata registrata nel 1992. Rimane una meta turistica per le calde acque termali che permettono di fare un bagno nel periodo dell’estate australe, quando da noi è inverno.


   La stazione russa Vostok, la più isolata delle numerose stazioni scientifiche, si trova, a detta dei russi “per puro caso”, proprio sopra al lago sub glaciale più grande del mondo, che prende il suo nome.


   Strano e non molto credibile visto che le probabilità di costruire una base a 3623 metri su un lago di 14.000 Km, in un continente di 14 milioni di Km di superficie, sono molto ristrette.

   Nel 2001, due australiane che si erano incautamente avvicinate all’area di Vostok, dopo aver lasciato la stazione australiana di Casey, furono prelevate da una squadra speciale statunitense e tenute in stato d’isolamento in un luogo non ben precisato.


   Il Dipartimento della “Difesa” a Washington, in un comunicato, confermava che le due donne erano tenute in isolamento perché malate. Da allora, riguardo allo stato delle due donne non si è più saputo nulla. Sarebbe emerso che prima di essere prelevate dal commando statunitense, abbiano comunicato alla base di Casey di aver visto qualcosa di enigmatico di cui volevano assolutamente riferire, ma non osavano parlarne via radio per timore di essere captate.


   Forse proprio per quella comunicazione sono state intercettate e isolate rendendo ancora più fitto il mistero.

   Non è l’unico episodio di “Missing”.


   Notizia del 14 giugno 2010: una troupe televisiva della California, dell’Atlantis TV, è segnalata scomparsa dal novembre 2002, dopo aver girato un video che indicherebbe la scoperta di antiche rovine sotto il ghiaccio dell’Antartide.


   Il governo degli Stati Uniti ha dichiarato che cercherà di bloccare la messa in onda di un video, trovato in una discarica a 160 Km. ad ovest della Stazione Vostok, dai soccorritori della Marina in Antartide, che rivelerebbe un imponente scavo archeologico in corso a 3.200 metri al di sotto del ghiaccio.


   Gli avvocati dell’Atlantis TV, con sede a Beverly Hills, si dichiarano preoccupati per l’incolumità dei suoi dipendenti e si opporranno a qualsiasi tentativo di censura di ciò che è di pubblico dominio, perché l’Antartide non appartiene a nessun nazione. Il video, a detta dell’Atlantis TV, è proprietà della società.


   Due ufficiali di Marina descrissero il contenuto del nastro ai ricercatori della National Science Foundation riferendo che vi apparivano rovine e altre cose che non potevano specificare.


   Un particolare che sembra confermato da uno scienziato della Fondazione.


Funzionari dell’US Naval Support Task Force in Antartide hanno negato l’intera storia e di avere qualsiasi video girato dalla scomparsa troupe televisiva.

   Esiste una foto scattata in Antartide nel 1966, analizzata da Miles Johnston dell’Irish UFO Research Center, che mostra un raggio nero pulsante sparato da una formazione di nuvole verso il ghiaccio. Testimonianza dell’uso di energia negativa?


   Antartide, terra del ghiaccio e del fuoco, la Terra Australis di leggendarie imprese, da teatro bellico a terra di ricerca, rivendicata da molti, abitata da pochi; l’antica sede di Atlantide con le sue acque calde e fredde o semplicemente un nuovo ” Vaso di Pandora”?

GLI ILLUMINATI DI BAVIERA TRA LEGGENDA E REALTA’

    L’Ordine degli Illuminati di Baviera è nominato spesso e volentieri (e dal mio punto di vista a sproposito), nelle opere di quelli che sono definiti, “complottisti”, in romanzi di successo, su di essi c’è tanta di quella letteratura che contribuisce a ingenerare confusione, così come fece a suo tempo la famosa diceria (per i reazionari vecchi e nuovi) inerente alla “congiura giudaico-massonica-comunista”.

 Nella realtà storica non ci fu niente di romanzesco nell’irruzione degli Illuminati (altro nome con cui erano conosciuti) nella Massoneria.

   Gli Illuminati di Baviera compresero assai presto quale straordinario strumento politico potesse rappresentare la Massoneria e riuscirono a sfruttarla grazie a un sofisticato sistema di infiltrazione che non smette di sorprendere per efficacia e rapidità. Quando i massoni reagirono con un’aperta condanna – unendosi agli Stati che ne avevano denunciato il loro carattere eversivo rispetto all’ordine aristocratico e feudale – era ormai troppo tardi. L’Ordine degli Illuminati di Baviera entrò negli annali della storia massonica per non uscirne mai più.

   L’Ordine fu fondato nel 1776 da Adam Weishaupt, nato il 6 febbraio 1748 a Ingolstad, dove trascorse gran parte della propria vita e presso di cui la cui Università raggiunse una fama considerevole. Il padre era stato un oscuro professore di diritto penale ma riuscì a far sposare la nipote del suo amico, il barone di Ickstatt – che lavorava come curatore dell’Università – con il figlio Adam. In questo modo la carriera del giovane Weishaupt, che aveva conseguito il titolo do avvocato nel 1768, ottenne una spinta decisiva, portando a diventare professore titolare a 25 anni e decano della facoltà di diritto a 27.[49]

   Poco tempo dopo, però, sentì che la sua vita aveva fini più alti e seguendo la moda dell’epoca gettò le basi di una società segreta. Weishaupt provava un odio profondo nei confronti del clero cattolico, in particolare contro i gesuiti presso i quali aveva compiuto gli studi. Era convinto che l’autorità del clero sulla società civile asfissiasse la vera scienza, annullasse la volontà dei principi e schiavizzasse il popolo con il veleno della superstizione. Aborriva, come molti intellettuali bavaresi, l’iniquità dell’assolutismo ed era convinto che fosse necessario eliminare la monarchia e distruggere la Chiesa cattolica. Inoltre, credeva che si dovesse abolire il concetto di proprietà privata.[50]

   Il suo odio per il clero si accentuò nel 1775, anno in cui fu nominato professore il diritto canonico dell’Università – un incarico fino a quel momento era sempre stato svolto da un funzionario ecclesiastico – poiché la situazione causò un profondo risentimento nella Chiesa.

   Nel 1776 creò la sua organizzazione, che era in realtà un partito di opposizione ai clericali che controllavano l’Università di Ingolstad. I primi aderenti all’ordine – che chiamò degli Illuminati – furono i suoi stessi alunni e discepoli, con i quali si riuniva in privato allo scopo di discutere questioni filosofiche e idee liberali. Ben presto, però, si rese conto che se fosse rimasto ai soli discepoli, il partito non sarebbe cresciuto: era necessario trovare una struttura adatta ai suoi scopi. Pensò quindi di diventare massone, cosa che egli avrebbe premesso di espandere i propri progetti al di là di un circolo ristretto.

   Un anno dopo, nel 1777, fu iniziato nella loggia Teodoro del buon consiglio, che operava nella città di Monaco. Di qui in avanti Weishaupt dedicherà grande impegno alla scoperta di un modo per usare la Massoneria a vantaggio degli Illuminati.

   Il piano ebbe inizio nel 1778, per opera di uno dei suoi seguaci che aveva adottato il nome simbolico di Catone. Era consuetudine che i membri della società assumessero nome legati all’antica Roma o quella greca, o all’antico Egitto. Catone era stato iniziato in una loggia di Amburgo, dove aveva anche ottenuto i più alti gradi scozzesi.[51]

   In breve tempo si crearono due nuove logge, formate anche da Illuminati, a Monaco e a Eichhstaedt, che agivano da centri di reclutamento dell’Ordine, e da scuola per i nuovi membri.[52] Nel 1780, l’Ordine aveva conquistato i favori dei marchesi di Costanza (che assunse il nome di Diomede), ed egli fu affidato il compito di fondare nuove logge nei territori della Germania settentrionale. A Francoforte sul Meno, il marchese s’imbatté in un uomo che sarebbe diventato un elemento chiave nella storia degli Illuminati di Baviera, il barone Adolf Franz Friedrich von Knigge.

   Le fonti concordano sul fatto che Costanza intrattenne con von Knigge una stretta relazione. Sapeva di avere incontrare un uomo cardine, un leader risentito e audace, con contatti importanti e notevole influenza nelle logge tedesche. Knigge era stato iniziato in gioventù nella Stretta osservanza di von Hund[53] ma insoddisfatto dell’organizzazione dell’origine templare della Massoneria, se ne era allontanato con livore.  Credeva – come molti massoni tedeschi – che la Massoneria avesse bisogno di una riforma complessiva; questo agevolò l’opera di persuasione di Costanza, che non ebbe difficoltà a convincerlo a unirsi agli Illuminati.

   Knigge abbracciò presto le idee di Weishaupt, credendo che l’Ordine degli Illuminati di Baviera fosse già perfettamente strutturato. Tuttavia, quando nel 1780 cominciò a corrispondere con Weishaupt, ebbe il sospetto che il nuovo Ordine, nonostante la notevole crescita, mancasse di organizzazione e decise di essere l’uomo giusto per sopperire al problema.

   Weishaupt, che era senza dubbio un individuo carismatico e convincente, era riuscito in poco tempo a reclutare figure di rilievo tra la nobiltà e l’alta borghesia della Baviera. La sua influenza era tale che poteva, di fatto, controllare tutti gli impieghi e gli incarichi di prestigio della regione, cosa che cominciava a suscitare qualche sospetto nella corte e nel clero. Centinaia di discepoli, a loro volta, avevano ricevuto dal maestro e fondatore il potere di iniziare adepti, così da incrementare ulteriormente il numero dei proseliti in tutta la Germania.

   Presto i nuovi Illuminati – per la maggior parte uomini intelligenti, professori, magistrati e dignitari – cominciarono a provare una certa insoddisfazione per il lento procedere degli insegnamenti di Weishaupt, che era riuscito solo a organizzare le scuole, ma che non aveva ancora realizzato quell’Ordine interiore per il quale le scuole rappresentavano solo un livello propedeutico.

   Nel 1781, Knigge e Weishaupt conclusero un accorso decisivo per il futuro degli Illuminati. Decisero che il primo si sarebbe occupato dell’organizzazione dell’Ordine, e che avrebbero immediatamente messo in atto un piano per infiltrarsi nella massoneria tedesca grazie all’inserimento in massa degli Illuminati nelle logge. Knigge però era un politico astuto, e voleva di più: sapeva che l’imminente Convento di Wilhelmsbad, convocato da Ferdinando di Brunswick,[54] avrebbe costituito un’opportunità unica per discutere le idee che aveva abbracciato ai più alti livelli della Massoneria; convinse quindi Weishaupt a conferirgli pieni poteri per far avanzare i preparativi dell’azione politica degli Illuminati al Convento, e si mise a lavorare al progetto in modo frenetico.

   La posta in gioco era molto alta, negli ultimi anni, il duca di Brunswick e il langravio di Assia-Kassel avevano stretto una solida alleanza con i martinezisti di Willermoz,[55] il cui fine era riconvertire e rivitalizzare la Stretta osservanza, trasformandola in un nuovo Ordine che guidasse le correnti massoniche spiritualiste ed esoteriche europee.

   Al contrario gli Illuminati, denunciando l’esistenza di patto tra la Stretta osservanza e il Vaticano attraverso i gesuiti, avrebbero cercato di ingraziarsi i convenuti, per assicurarli alla causa dell’Ordine degli Illuminati, rinforzando la strategia di usare la Massoneria nella lotta senza quartiere contro la monarchia e – obiettivo considerato prioritario – la nefasta influenza della Chiesa.

IL CONVENTO DI WIHWLMSBADIL

   Il 16 luglio 1782, Ferdinando, duca di Brunswick, diede via alla prima sessione del Convento indetto a Wilhelmsbad, città vicina a Hanau, nel territorio del principe Carlo di Assia-Kassel.

   Né la Gran loggia nazionale di Germania né quella svizzera erano presenti all’assemblea. Alcune logge avevano inviato documenti e relazioni ma avevano preferito non mandare rappresentanti. È il caso della loggia dei Globi di Berlino, che si dichiarava disposta ad accettare un accordo di pace e concordia con i capitoli dei Cavalieri rosacroce, e della loggia Federico, del Leone d’oro, che si offriva di rivelare niente meno che i nomi dei superiori incogniti[56] e i veri rituali dell’Alta massoneria. L’offerta non ottenne seguito per il semplice effetto che l’intenzione dei promotori dell’incontro era propria di mettere fine a queste convinzioni.

   Nonostante le assenze, al Convento si presentarono 36 delegati, provenienti dalla Germania, dall’Olanda, dalla Russia, dall’Italia, dalla Francia e dall’Austria. La commissione dei poteri, che aveva il compito di accreditare i delegati, giocò un ruolo fondamentale. Agì in modo da escludere accuratamente chiunque si fosse presentato con obiettivi che potessero nuocere al felice esito del Convento. Furono presi particolari precauzioni nei confronti di quelle logge che manifestavano posizioni contrarie ai sistemi filosofici degli alti gradi e in alcuni casi si arrivò al punto estremo di negare l’accesso a delegati della loggia madre della Mezzaluna delle tre chiave di Ratisbona e ai fratelli Filaleti di Parigi, guidati dal marchese di Chefdebien.

   Ciò nonostante, un gruppo consistenze di razionalisti decisi a porre fine ai sistemi esoterici e agli alti gradi a formare un fronte che ebbe un alleato inatteso. Gli Illuminati di Baviera avevano i loro uomini migliori, guidati da uno dei capi di livello più alto: il barone von Knigge.

 Wilhelmsbad riunì molti dei massoni più in vista d’Europa, in particolare quelli che rappresentavano la tradizione scozzese, legata alle correnti introdotte dai seguaci degli Stuart esiliati in Francia, secondo i quali la vera origine della Massoneria era da ricercarsi nell’Ordine dei cavalieri templari. La maggior parte dei convenuti apparteneva alla Stretta osservanza, le cui province erano rappresentate quasi nella totalità.

   Il personaggio più importante era certamente il duca Ferdinando di Brunswick, presidente del Convento. Il secondo posto era il langravio Carlo di Assia-Kassel. Mentre Jean-Baptiste Willermoz, l’architetto della riforma generale completa l’elenco dei personaggi principali. 

     L’assemblea, assistette durante i primi giorni, all’impetuosa esposizione della parte razionalista. Per la maggior parte delegati indipendenti di logge tedesche e austriache, trovarono presto nelle guide nei rappresentanti bavaresi, e in particolare nei baroni Adolf Franz von Knige e Franz Friedrich Dittfurth von Wetzlar, il cui discorso anticattolico fu tanto violento da suscitare una profonda costernazione tra i presenti.

   Dopo aver accusato la Stretta osservanza di agire a favore del Vaticano, ritenendo i gesuiti responsabili di frammentare la Massoneria per favorire il papato, si scagliò contro la restaurazione templare. Non mancò di appellarsi all’Imperatore stesso e turbò gli astanti quando affermò che era inutile resuscitare l’Ordine del tempio, poiché gli stessi vertici dell’Impero asburgico stavano eliminando le ultime vestigia di tale istituzione. C’è da chiedersi, se tali affermazioni, testimonino un’effettiva influenza degli Illuminati arrivasse fino alla corte di Giuseppe II, che era il più antimassonico tra i monarchi illuminati.

   Giuseppe II aveva uno stretto rapporto con la Massoneria. Figlio di Francesco Stefano duca di Lorena – uno dei più grandi massoni del suo secolo, che aveva fondato un ducato massonico in Toscana, proprio alle porte dello Stato pontificio – e dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, non nascondeva la propria avversione nei confronti dei massoni. Era seccato dalle continue lusinghe provenienti dalle logge austriache, che sognavano di accoglierlo tra le proprie fila, aveva vietato che gli si parlasse della framassoneria e la sopportava mal volentieri.[57]

   Giuseppe II portava avanti una campagna per sottomettere la Chiesa alla volontà dello Stato. Aveva instaurato una politica cesaropapista, imponendo numerose norme sul funzionamento degli ordini religiosi, l’organizzazione delle diocesi e la formazione del clero. Aveva istituito il matrimonio civile e aveva da poco firmato un Editto di tolleranza con il quale concedeva benefici e privilegi a protestanti e ortodossi. Tutti i funzionari del suo governo avevano frequentato università tedesche. C’è da chiedersi, quanti di questi uomini si rifacevano agli Illuminati di Baviera.

   Willermoz si riferirà all’intervento di Dittfurth deplorandolo che aveva avuto la sfacciataggine di irrompere in un’assemblea di cristiani attaccando il principio religioso per cercare di fondare una massoneria basata su principi distruttivi di quello che definiva “di ogni vero vincolo tra gli uomini”.

   I razionalisti continuarono ad attaccare senza concedere tregua. Von Knige era ben consapevole che la sua posizione era di minoranza. Sapeva che, quando fosse stato il momento di votare, l’alleanza formata da Willermoz e dal duca di Brunswick si sarebbe aggiudicata la vittoria. Tuttavia, nei giorni successivi, i delegati che si rifacevano agli Illuminati proseguirono con le loro furiose critiche contro la Stretta osservanza, i martinezisti e i clericali.

   I discorsi di von Knige cominciarono a fare breccia in alcuni delegati. Era ciò che desiderava e che lo avrebbe portato al successo. Il primo ad avvicinarlo fu un personaggio importante: Johann Joachim Bode, inviato, del potente di Ernst von Gotha.

   Originario di Brunswick, Bode aveva fatto parte della Stretta osservanza con il titolo di eques a lilio convallium, ma soffriva di una vera e propria fobia nei confronti dei gesuiti. Lo stesso Knigge una volta affermò che l’unico difetto era di vedere gesuiti da tutte le parti. Da fervente difensore della restaurazione templare, si era trasformato in uno dei suoi più strenui oppositori.[58]

   Esaltato dalle critiche rivolte da Dittfurth e von Knigge all’assemblea, Bode era già un Illuminato bavarese in potenza ancora prima che si concludesse il congresso. Quando fu il suo momento, propose che le innovazioni emerse a Wilhelmsbad “si imponessero in ottemperanza allo spirito del secolo”. Altri delegati furono sedotti dal discorso di Knigge e si sarebbero uniti agli Illuminati al termine dei lavori.[59]

   Fin qui, ancora non si era espressa l’ala martinezista, e Willermoz attendeva il proprio turno convinto di uscirne vincente. A questione principale che doveva essere affrontata al Convento, riguardava la filiazione templare e l’eventuale riforma dell’Ordine. Si cominciò a parlare il 19 luglio, e si proseguì per le successive undici sessioni, fino al 14 agosto.

   Nell’ottava sessione (25 luglio), Willermoz presentò un progetto di massima con il quale cercava di rispondere a uno degli interrogativi posti dal duca Ferdinando di Brunswick nella convocazione del Convento: era necessario mantenere una filiazione templare? O era giusto rompere con tale legame?

   Willermoz basò il proprio intervento su quattro interrogativi profondamente interrelati tra loro:

  1. Che interesse abbiamo a prendere in considerazione una filiazione con l’Ordine dei cavalieri templari e in che termini dovremmo attuarla?
  2. La filiazione all’Ordine dei templari rispetto all’attuale sistema è legittima o no?
  3. Nel primo caso, è prudente e conveniente mantenere il nostro sistema nella sua forma attuale? E nel secondo, dobbiamo assolutamente rinunciare alla filiazione?
  4. Qual è il modo più sensato di riunire al meglio e senza rischi le parti costituenti dell’ordine in un solo e unico Regime?

 In seguito, presentò un elaborato schema argomentativo nel quale, dopo aver esposto una breve storia del Tempio, si chiedeva che tipo di filiazione rivendicare, sottolineando, che a unire la Massoneria e i templari non era altro che il comune interesse per la scienza massonica. Quest’ultima, secondo Willermoz, era stata praticata in epoche diverse e con differenti denominazioni, non essendo quindi appartenuta in maniera esclusiva né all’Ordine del tempio né alla Massoneria moderna. Attraverso un’allegoria, affermò che la “la scienza massonica è passata attraverso i cavalieri templari così come alcuni fiumi passano per grandi laghi senza perdersi né confondersi completamente con essi e proseguono, mantenendo forse alcune qualità e proprietà del lago che hanno attraversato”.[60]

   Le sue conclusioni, nel riferirsi alle tre domande iniziali, non lasciano spazio a dubbi.

   Non c’è un vero interesse nel restaurare l’Ordine del tempio a proposito dei possedimenti e alle ricchezze che gli furono sottratti; ma piuttosto è in qualità di massoni desiderosi di possedere le conoscenze scientifiche di cui i templari erano detentori che abbiamo interesse nello stabilire una filiazione con loro.

   L’ipotesi concernente la restaurazione di qualsiasi titolo, ricchezza e possedimento di quell’ordine è assurda, ridicola e illegittima e non vi è alcuna prova per sostenere tale pretesa.

   Anche nel caso in questa ipotesi fosse sostenuta da elementi indiscutibili, sarebbe imprudente e dannoso per il progresso della Massoneria, se non addirittura per l’Ordine stesso e per gli individui che ne fanno parte, riconoscere, rivendicare e favorire in qualsiasi forma l’attuazione di tale pretesa, per cui se una società, conosciuta o sconosciuta, volesse riformare il sistema in conformità a questa restaurazione, non dovremmo esserne coinvolti e, anzi, dovremmo interrompere ogni contatto con quella società.

   Il Convento generale dell’ordine dovrà includere tra i suoi atti una dichiarazione vincolante per tutti i delegati, che sia chiara, categorica e inequivocabile in merito a tale questione.

   La filiazione all’Ordine del tempio a proposito delle conoscenze scientifiche, poiché basata su una tradizione duratura e universale, certificata da numerosi documenti e testimonianze attendibili, è utile per mantenere o stabilire uno stretto legame o stabilire uno stretto legame tra l’Ordine massonico e l’Ordine del tempio nella maniera più opportuna e adeguata a favorire il progresso dei massoni nel perseguire finalità scientifiche, senza che tutto ciò possa suscitare la minima preoccupazione tra i governi.

   Per quanto riguarda la risposta alla quarta domanda, Willermoz espose davanti ai delegati il sistema massonico che era stato adottato nel Convento delle Gallie del 1778. Il nuovo Regime sarebbe stato formato da un Ordine massonico chiamato <1 classe>, completato da quattro gradi: i tre simboli tradizionali ai quali si aggiungeva quello di maestro scozzese, una sorta di cerniera o grado di transizione tra l’ordine esterno e quello interno. Quest’ultimo, chiamato <II classe>, sarebbe rimasto un ordine cavalleresco con la denominazione di Cavalieri benefattori della città santa. La <III classe> sarebbe stata vacante, finché non fossero giunti gli uomini con le conoscenze adatte per costituirla.

   Tuttavia, è qui che Willermoz occulta la verità di fronte all’assemblea, una verità nota soltanto a un piccolo gruppo di iniziati. La III classe sarebbe stata accessibile a chi avesse dimostrato di possedere qualità particolari, meritevoli dei gradi di <Professo> e <Gran Professo>. E c’è dell’altro: ancora al di sopra ci sarebbe stato l’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo, il sistema che aveva appreso dal suo maestro Martinez de Pasqually.

   Chi conosceva la verità? Pochissimi. Ferdinando di Brunswick era disposto a sostenere la strutture segreta dell’Ordine. Parimenti pochissime altre persone.

   La proposta di Willermoz fu approvata ad ampia maggioranza. Nei giorni successivi, i delegati degli Illuminati di Baviera e i razionalisti si ritirarono dall’assemblea, sconfitti.[61] Non dovette passare molto tempo perché i bavaresi capitalizzassero il malcontento e ammettessero tra le propria fila numerosi massoni delusi dal Regime rettificato. Il Convento fissò il termine di un anno perché le logge tedesche della Stretta osservanza manifestassero la propria adesione al Regime scozzese rettificato, ma alla prova dei fatti apparve evidente che i tedeschi non accettarono il nuovo sistema.

   Così come il Grande Oriente di Francia[62] aveva dovuto fare marcia indietro rispetto all’intenzione di aderire alla Stretta osservanza e alla necessità di rispondere a un direttivo straniero, i tedeschi rifiutarono la Riforma di Lione[63] e cercano nuove strade. In sostanza l’intera Massoneria europea entra in una fase turbolenta che avrebbe scatenato eventi impensabili.

   E gli Illuminati di Baviera? In circostanze eccezionali l’Ordine di Weisshaupt fu scoperto e sgominato. Il 10 luglio 1785 questi s’incontrava nei dintorni di Ratisbona con un suo affiliato, l’abate Jacob Lang, al quale doveva affidare una missione delicata. A un tratto il cielo si oscurò, il tuono rimbombò sopra i due, e l’abate fu colpito da un fulmine che lo uccise. Weishaupt, atterrito, fuggì, dimenticando di portare via dei documenti preziosi, contenenti i nomi d’importanti affiliati, che la polizia rinvenne sul corpo di Lang. A questa prima scoperta ne fecero seguito altre, poiché gli inquirenti giunsero fino al consigliere aulico Zwack, nel cui castello, a Landshut, furono trovate numerose carte dell’Ordine.

   A meno di dieci anni dalla fondazione, l’Ordine era soppresso nel Paese che gli aveva dato i natali.[64]  

L’OMBRA DI WEISSHAUPT

   E’ chiaro che gli Illuminati bavaresi riuscirono a conquistare lo spirito di molti massoni, facendo sì che disattendessero i precoci avvertimenti e le condanne provenienti da ampi settori della massoneria tedesca. Nel 1783, quando ancora non si era spenta l’eco di Wilhelmsbad, la Gran loggia madre di Berlino ammonì, con un avviso, che avrebbe bandito tutte le logge che “avessero degradato la massoneria introducendovi i principi dell’Illuminismo”.[65] Vi furono addirittura massoni pentiti che si presentarono spontaneamente di fronte all’elettore di Baviera per denunciare la pericolosità e il carattere sovversivo della propria organizzativa.

   Ma a quel punto la massoneria francese si orientata verso strutture più democratiche che agevolarono l’influenza bavarese tra i dirigenti.

   A differenza della massoneria dell’ancien régime, fondata sul processo iniziatico di trasformazione spirituale,[66] gli Illuminati perseguivano l’obiettivo politico dichiarato di istituire “un ordine mondiale cosmopolita senza stati, principi o classi”.[67] Tuttavia questo cambiamento della gestione del potere non sarebbe dovuto avvenire con il ricorso della forza, né attraverso una rivoluzione. La loro proposta era una riforma morale, non necessariamente violenta. Weishaupt rifiutava le rivoluzioni in particolare perché “esse non possono migliorare niente se gli uomini mantengono inalterate le loro passioni, e perché la saggezza non ha bisogno della forza”, e lo ribadì nel 1799 quando rivolgendosi al proprio superiore bavarese, scrisse: “Non ho mai pensato a un sovvertimento dello stato. Per migliorare il mondo futuro e soffocare tutti gli abusi, bisogna, al contrario, creare nuovi interessi morali e, in generale, agire attraverso l’educazione e il miglioramento individuale”.[68]

   Sono idee che allontano Weishaupt dal giacobinismo. Personalmente penso che per capire la prassi dell’Ordine degli Illuminati, bisogna considerare che esso fosse in fondo un’associazione prerivoluzionaria, che aveva come obiettivo certamente la lotta contro il modello assolutista e feudale, ma prevedeva la realizzazione di un nuovo ordine solo nell’ambito di un dispotismo illuminato, il che escludeva un’azione sovversiva rivoluzionaria.

   Tornando sull’influenza che ebbero sulla Massoneria, gli Illuminati di Baviera agivano all’interno delle logge come una società segreta dentro un’altra.    Consideravano fondamentale studiare la Massoneria, così come l’ordine dei gesuiti che tanto aborrivano. Copiavano e replicavano la struttura gerarchica e persino l’impianto rituale dei gradi massoni, ma i loro obiettivi andavano ben oltre a quelli perseguiti dalle logge, poiché si basavano su un programma, attuato in maniera rigorosa e sistematica, grazie al quale avrebbero trasferito i propri principi alla società; cosa che la Massoneria, in quell’epoca non incoraggiava.

   Per gli Illuminati i rituali erano dunque subordinati a un fine politico superiore, individuato nella trasformazione della società. Nel loro progetto la Massoneria avrebbe formato un ordine di seconda classe, ma non prima di avere attraversato la fase fondamentale in cui gli Illuminati si sarebbero infiltrati con sistematicità nelle logge. Quando un Illuminato era presentato per l’iniziazione, aveva ben chiaro quale fosse lo scopo della sua presenza in loggia. Nonostante gli enormi sforzi compiuti dalle Grandi logge per denunciare questo progetto, la nascita di una massoneria post-rivoluzionaria che reclamava di cui faceva parte, ponendosi come ispiratrice delle grandi rivoluzioni democratiche del XIX secolo, fa pensare alla fine la politica dei bavaresi abbia avuto successo.

   La subordinazione degli aspetti iniziatici e rituali della massoneria all’obiettivo politico sarà costante nel XIX secolo. E costituirà anche la causa degli scismi che disgregheranno l’Ordine massonico e creeranno all’attuale frammentazione.

   Quando i dirigenti della massoneria si resero conto dell’esistenza di un piano d’infiltrazione da parte dei bavaresi, si diffuse un sentimento d’indignazione. Si cominciò ad affrontarli e a espellerli dalle logge. È in questo contesto che si rese pubblica nel 1783 la Dichiarazione dell’Antica loggia madre dei tre globi di Berlino, a tutte le illustri e onorevoli logge massoniche che con essa abbiamo relazioni, dentro e fuori della Germania, che affermava quanto segue: “Reprobo è il massone che nuoce alla religione dei cristiani e che degrada l’elevata massoneria, trasformandola in un sistema politico, e che non se ne vergogna. Non bisogna dimenticare il pericolo che questo comporta, poiché prima o poi di provocherà il braccio secolare che colpirà tutta la massoneria. Scacciamo questi sciagurati”.[69]

   Come si diceva prima nel 1785, l’Ordine degli Illuminati di Baviera fu sciolto, ma a quel punto contava ormai sull’appoggio incondizionato di numerosi massoni influenti, tra i quali Bode, che convinse il principe von Gotha a proteggere Weishaupt e i più importanti leader dell’organizzazione ospitandoli presso la corte. L’allarme crebbe negli anni immediatamente il suo scioglimento, a mano a mano che nomi di rinomati filosofi, accademici e magistrati cominciarono a essere associati all’azione politica dell’Ordine. Si è calcolato che l’ordine avesse a quel tempo più di seicento membri,[70] benché risulti difficile stabilire quanti massoni – senza appartenere all’Ordine – ne condividessero i principi.

   Durante l’esilio alla corte di von Gotha, Weishaupt non interruppe le proprie attività; al contrario, il suo legame con massoni famosi crebbe in maniera costante fino alla sua morte. La vasta rete intessuta dagli Illuminati raggiunse personalità di grande rilievo e servì da modello da altre organizzazioni, guidate da massoni, che divennero centri di cospirazione politica prima, durante e dopo la Rivoluzione francese.

   Due di queste organizzazioni meritano di essere menzionate: l’Ordine degli evergeti, accorpato nel movimento rivoluzionario prussiano. Fondato nel 1791 in Slesia, vantava tra la propria fila il celebre massone Fessler, insieme a influenti funzionari prussiani, scrittori e sostenitori della rivoluzione, tutti membri attivi di logge massoniche, come il magistrato Zerboni, lo scrittore Hans von Held, l’alto ufficiale prussiano von Leipziger e, soprattutto, il professor Elsner, appartenente al circolo degli amici intimi di Hegel, il cui il livello di contatti con i massoni illuminati era impressionante.[71]

   Nel 1797 i già menzionati Zerboni e von Leipziger fondarono, all’interno della loggia di Glogau, un’altra società segreta politico-massonica che chiamarono Tribunale della Sainte-Veheme[72] con gli obiettivi di denunciare gli abusi e le azioni degli assolutisti, lavorare a favore della libertà politica e il non intervento tedesco in Francia.[73]

   Così come si sospetta che Hegel abbia preso parte a circoli legati ai bavaresi, lo stesso si potrebbe dirsi di Fichte, il quale venne addirittura accusato dalle autorità di Jena di essere un Illuminato e tenuto sotto sorveglianza a causa del libro Filosofia della massoneria.

   Ma il motivo della dissoluzione degli Illuminati, oltre alla repressione fu dovuto al loro ordine interno: chi aderiva doveva giurare obbedienza assoluta ai superiori. Erano obbligati a una specie di resoconto mensile nel quale analizzavano il proprio operato e anche quello dei compagni.

   Il sistema degenerò rapidamente verso la delazione e lo spionaggio, fatto che suscitò una reazione di disgusto da parte di molti massoni che si erano arruolati tra le fila di Weishaupt.

lLE LEGGENDE SULLE CAUSE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

   Il mito della “rivoluzione massonica” nacque durante il periodo rivoluzionario. Nel 1797 nell’opera I Veri Autori della Rivoluzione Jourde scrivono testualmente: “Sono stati i Liberi Muratori i fomentatori della Rivoluzione. Non solo: ma furono essi a procurare il denaro ai rivoluzionari, così che quelli che proseguirono nell’opera di propaganda”. Nel biennio 1797-98 compaiono cinque volumi dell’abate Barruel, intitolati, Memorie per servire alla storia del giacobinismo. Raramente la falsificazione storica ebbe tanto successo e altrettanta influenza. Per il fecondo abate i Liberi Muratori avevano preparato da lungo tempo la Rivoluzione francese, nelle tenebre delle loro logge, favorendo poi le violenze, l’anarchia e le azioni più sanguinarie. Per di più, vi sarebbero state delle “Retro-Logge” pronte a giustiziare i Fratelli che non erano disposti a obbedire alle parole d’ordine sovversive. Lungo tutta la sua opera, Barruel mostra di confondere la Massoneria con l’Ordine degli Illuminati di Baviera e sciorina una profonda incomprensione dell’Ordine Massonico, attribuendogli assunti anticristiani. Numerosi storici si appoggiarono in seguito su falsità del genere. D’altra parte, certi massoni, contribuirono alla propagazione della suddetta leggenda, attribuendosi con fierezza la parte di fondatori della repubblica e della democrazia.

   Bisogna intendersi, certamente nelle logge si è creato una tensione e una cultura che ha favorito il processo rivoluzionario.

   Vi è quasi assoluta concordanza riguardo al fatto che la Massoneria, così come le altre società segrete operanti nell’Europa nella seconda metà del XVIII secolo, diede un contributo decisivo alla diffusione delle idee illuministe. Appare anche assodato che l’applicazione di meccanismi democratici nelle logge è precedente alla democrazia concepita in termini di Stato.

   Come istituzione allineata con l’assolutismo illuminato (dunque non rovesciamento violento dell’ordine costituito), la Massoneria costituisce un caso unico nel quale la struttura politica interna possiede caratteristiche diametralmente opposte al regime che rappresenta.

   La Massoneria agiva come un ambito all’interno del quale l’aristocrazia – che conservava i suoi privilegi sociali – era disposta ad accettare un certo livello di democrazia, senza che ciò significasse appoggiare un cambiamento radicale della società. Tuttavia, mentre per una parte dell’aristocrazia si trattava di “giocare alla democrazia” (una sostanza di svago), un crescente numero di leader massonici che aderivano alle associazioni politiche – compresi alcuni aristocratici – trasferiva a quei gruppi cospirativi i principi democratici che già applicava nelle rispettive logge massoniche.

   Il fenomeno non costituiva un fatto isolato né limitato alla massoneria francese ma, anche se in misura meno ragguardevole, cominciava a estendersi in tutta l’Europa. Quando nel 1784 fu fondata la Gran Loggia territoriale austro-ungarica, la sua Costituzione dava nei principi fondamentali, perentorie indicazioni nel senso che “la massoneria è nelle sue fondamenta una unione democratica e ogni loggia è una democrazia”. E aggiungeva anche, nell’articolo VI, che “considerata la natura dell’unione democratica, il potere legislativo ed esecutivo dell’Ordine deve risiedere nelle logge”.[74]

   Considerazioni analoghe sono state ritrovate negli archivi di altre logge tedesche e dei paesi nordici.

   Se si considera lo spirito delle strutture aristocratiche, piramidali e tradizionaliste riunite nel Convento di Wilhelmsbad nel 1782, con i loro circoli interni e i gradi riservati a un cenacolo privilegiato e altamente selezionato, si comprenderà con chiarezza lo scontro tra i due sistemi.

   Tornando al periodo della rivoluzione francese le logge, nel pieno dell’agitazione politica, si avviarono verso un lento ma costante processo di deterioramento; perché nella misura in cui le organizzazioni politiche si affollavano, le logge diminuivano la propria attività.

    Quando il 6 aprile 1789, si svolse l’Assemblea generale del Grande Oriente, i presenti non erano che una trentina di rappresentanti. La situazione non fece che peggiorare, al punto che nel 1791 nove logge su dieci avevano chiuso i battenti.

   L’ultima Assemblea generale del Grande Oriente si tenne nel 1792. Viene creata una sorte di commissione incaricata di portare aiuto ai fratelli in difficoltà. Molte logge sono prese d’assalto dalle folle e molti massoni finiscono in carcere.

   Il 22 febbraio 1793, Luigi Filippo d’Orléans, Gran Maestro del Grande Oriente nello Journal de Paris, ufficializza il ripudio dell’Ordine massonico da lui presieduto fino a quel giorno.

   La Rivoluzione francese è stata lo sbocco di un processo inerente alla presa del potere politico da parte di una nuova classe sociale in ascesa: la borghesia.

   Prima della rivoluzione l’Ordine massonico conosceva le stesse divisioni che erano presenti nella società. Non vi era una coerente dottrina politica che potesse unire i Fratelli pro o contro il rivolgimento sociale. Il Fratello La Fayette si trovava alla testa di una folla che svillaneggiava le guardie svizzere del re comandate dal Fratello D’Aumont; i Fratelli realisti non giustificano i Fratelli rivoluzionari, i quali li considerano tutti in blocco dei traditori della Repubblica. 

LA STRANA MORTE DI GIANLUCA BUONANNO

   Parliamo della strana morte di un personaggio molto particolare (e voglio sottolineare il fatto che le posizioni politiche di costui si trovano agli antipodi di quelle del sottoscritto): il parlamentare europeo Gianluca Buonanno.

   Gianluca Buonanno muore lungo la pedemontana in provincia di Varese, investito da un’auto, dopo essere sceso dalla propria autovettura Volkswagen, a seguito di un tamponamento con una Mercedes. Sono circa le 10 di mattina del 5 giugno ’16. È quanto riferiscono le prime fonti d’informazioni che, come accade in casi simili, normalmente sono le più attendibili[75] ed anche le prime a scomparire.

Su Newbiella.it la notizia dell’incidente è pubblicata alle 10.50 del mattino. In seguito, l’orario è modificato, spostando l’orario al pomeriggio ed eliminando il “dettaglio” dell’investimento ad opera di un altro veicolo: ma resta l’orario della pubblicazione.[76]

   Se, come si diceva prima, si ritengono le prime notizie, che possono avvicinarsi alla realtà, secondo il reportage di Varese News, dell’auto pirata non vi sarebbe traccia. C’è da chiedersi come mai in seguito si è cambiata versione, affermando che Buonanno sarebbe morto sul colpo nell’abitacolo della sua vettura a seguito del tamponamento, addirittura spostando l’orario dell’incidente alle 16 del pomeriggio? È questa una versione credibile? Oppure è lecito pensare che qualcuno abbia lavorato alla ricostruzione dell’accaduto, compreso nell’elaborazione delle testimonianze apparse nelle ultime ore?

UN VIAGGIO IN LIBIA POTREBBERO ESSERCI I MOTIVI DELLA SUA MORTE?

   Buonanno, oltre a essere stato oggetto di minacce anonime e di denunce,[77]  probabilmente avrebbe dato fastidio ai sostenitori occulti delle organizzazioni terroriste islamiste attive in Libia, Siria ed Egitto. Infatti, nel marzo 2015 si era recato in Libai scrivendo articoli pieni d’insulti e sarcasmo.[78] Recandosi presso il generale libico Qalifa egli fu l’unico politico straniero presenta a Tobruch  durante la seduta del parlamento libico convocato per la nomina del generale Qalifa Haftar a comandante delle forze armate libiche: “Inviterò gli esponenti del Governo e del Parlamento di Tobruq a Bruxelles, al parlamento europeo, perché la situazione in Libia, pur drammatica è ancora recuperabile se Italia e Europa intervengono ad aiutare il popolo libico e il governo di Tobruq a ristabilire l’ordine i terroristi islamici della SIIL”,  Buonanno disse in merito alla sua esperienza libica “Una settimana in Libia mi ha fatto capire molte cose. Non vedevano un occidentale da anni e mi ha colpito la speranza che ho generato nei loro confronti, hanno talmente tanta fame e sete che mi guardavano quasi fossi un capo di stato perché finalmente potevano parlare con qualcuno: questo è importante… Ho fatto quello che doveva fare la Mogherini. Ho visto la realtà vera, non quella di chi fa politica dietro la scrivania, c’è una Libia in difficoltà, c’è un Italia e un’Europa che dormono in piedi invece il governo di Tobruq, loro possono darci una mano, per respingere i clandestini e fermare il terrorismo islamico. Bisogna far finire l’embargo, perché loro non possono fare nulla mentre SILLS e Fratelli mussulmani possono fare quello che vogliono perché ottengono finanziamenti da Qatar e Sudan. Ho girato per diverse città, non sono stato a Tripoli perché in mano al terrorismo islamico ma ho incontrato molta gente tra cui il Capo Supremo delle Forze Armate Qalifa Haftar. È stato lui a dirmi di non vedere i politici di queste parti da più di un anno. Adesso casualmente sono stato in Libia una settimana e il parlamento europeo ha messo all’ordine del giorno di parlare della Libia. Non solo. Qualche giorno fa hanno riconosciuto l’ambasciatore libico in Italia, qualcosa si sta muovendo… La Libia è in difficoltà, il 50% dei bambini non va a scuola, i pozzi petroliferi e le raffineria sono in parte in mano ai terroristi islamici che così si finanziano. C’è un contrabbando di benzina micidiale. Ovunque ci sono posti di blocco. Io sono stato al parlamento di Tobruq dentro una base navale. Sembra una fortezza. Haftar sta in un bunker… insomma ti fa capire in che situazione sono. Hanno un parlamento con 23 deputate libiche, l’errore è che l’Europa si è fermata dopo aver fatto cadere Gheddafi, c’è chi ha fatto i propri affari ma poi si è fermato. Allora si sono inseriti i terroristi. Haftar mi ha detto che sconfiggeranno e vinceranno contro il SIIL e si ricorderanno chi ha dato una mano e chi no”.[79] Infine, Buonanno scriveva sulla sua pagina di Facebook: “Oggi sono stato invitato al Parlamento Libico, convocato per la cerimonia di insediamento del GENERALE KHALIFA HAFTAR, CAPO SUPREMO DELL’ESERCITO LIBICO, che mi ha invitato nel suo bunker facendomi delle RIVELAZIONI CLAMOROSE sull’Italia e sull’Europa!!! DAVIDE HA BATTUTO GOLIA!!! Dopo 5 giorni che sono qui, il Parlamento Europeo ha casualmente deciso di parlare di Libia e Terroristi…e io giovedì leggerò pubblicamente il messaggio che il generale Khalifa Haftar mi ha lasciato!!!”.[80] Quali fossero queste rivelazioni, non c’è dato di sapere, per via della sua morte.

   Certo ci sono delle coincidenze incredibili tra la sua morte con quella dell’austriaco Jörg Haider e quella del britannico Nigel Farage. Tutti e tre sono diventati famosi per le loro opinioni ultranazionaliste e xenofobe. Ma soprattutto tutti e tre sono diventati vittime incidenti automobilistici.

   Bisognerebbe aggiungerebbe a questi tre anche il leader populista (e anche lui ultranazionalista) Beppe grillo che ebbe un incidente stradale il 17 dicembre 1981. Per questo incidente Grillo fu condannato per il reato di omicidio colposo.[81] Certo all’epoca era solo un comico, e non un leader, ma potenzialmente diventa un personaggio pubblico fortemente ricattabile (ribadisco che tutto questo che sto dicendo è solo un ipotesi).

FORMULIAMO DELLE IPOTESI

C’è da chiedersi Buonanno stava facendo delle rilevazioni che avrebbero coinciso con quanto da tempo afferma il Gran Maestro del Grande Oriente Democratico Gioele Magaldi? Cioè, che dietro alla strategia della tensione in atto ci sia una super loggia internazionale, l’Hathor Pentalpha, un clan sanguinario fondato da Bush padre, che poi reclutò leader come Blair, Sarcozy, Erdogan. D’altronde un ex stratega dei servizi segreti come Carotenuto afferma che “Per distruggere l’Isis in tre settimane non serve neppure una bomba, basta chiudere i rubinetti: bloccare via terra, cielo e mare i rifornimenti che l’Isis riceve ogni giorno, come centinaia di Tir che varcano regolarmente il confine turco”. [82] Quello che afferma Carotenuto nella sostanza e che si è lasciato fare. Carpeoro studioso del linguaggio simbolico ed ex Gran Maestro della massoneria italiana di Rito Scozzese di palazzo Vitelleschi[83] afferma che “Non si può pensare che milioni di persone si rassegnino di avere fame per sempre, alla lunga non può che produrre rivoluzioni”.[84]  E per questo motivo gli elementi più lucidi della massoneria internazionale hanno iniziato a opporsi a quella che Magaldi definisce massoneria oligarchica.

PER CAPIRCI MEGLIO

   Tutto quello che si è detto in precedenza bisogna vederlo dentro il quadro attuale che è caratterizzato dalla crisi generale del Modo di Produzione Capitalista. Crisi che non riguarda solamente l’aspetto economico, ma il complesso del Modo di Produzione Capitalista.

   Crisi generale del Modo di Capitalista significa dunque crisi economica, sociale/culturale e politica, di lunga durata e mondiale.

   Questa crisi accentua tutte le contraddizioni presenti.

   A livello politico la contraddizione principale è imperialismo (principalmente USA) /popoli oppressi. Massima espressione di questa contraddizione sono le guerre popolari in atto condotte a partiti comunisti guidati dal marxismo-leninismo-maoismo. Contraddizione che si sta fondendo con la contraddizione fondamentale capitale/casse operaia, poiché la classe operaia si è allargata a livello mondiale in termini assoluti, si ci considera (pur con dati parziali) che la classe operaia mondiale abbia superato il miliardo di componenti e tenendo conto delle migrazioni verso i paesi imperialisti dove i lavoratori migranti sono una quota rilevante della classe operaia di questi paesi, per questo motivo nelle metropoli imperialiste si può tranquillamente dire che siamo di fronte ad una classe operaia multinazionale.

   Questa contraddizione a causa dell’antagonismo tra capitale e lavoro, tra padrone e operaio, tende a estendersi, anche in conseguenza dell’aumentata concorrenza intercapitalistica, che fa crescere lo sfruttamento e il peggioramento della situazione complessiva dei lavoratori. I mass media non danno conto di queste notizie che ritengono “poco interessanti”. Ma le condizioni in cui il genere umano riproduce la propria esistenza ripropongono in maniera incessante le manifestazioni della lotta di classe.

   Nei paesi imperialisti si è sviluppato negli ultimi tempi da parte delle masse popolari un rifiuto delle elezioni. Lo sviluppo della crisi porta a una maggiore acutizzazione della lotta fra le diverse frazioni della Borghesia Imperialista in tutti questi paesi, che come conseguenza porta ad accentuare le politiche antipopolari. Perciò le elezioni rivestono un ruolo cruciale per il rinnovo delle autorità in questi Stati, dagli USA alla Russia, quali sono immersi nel processo di centralizzazione assoluta del potere.

   Questa tendenza da parte delle masse popolari a opporsi alla Borghesia non è solamente riscontrabile nel crescente rifiuto delle tornate elettorali, ma anche in proteste massicce come Göteborg e a Genova nel 2001.

   Questa tendenza si esprime a volte a forme aperta, come nell’autunno del 2005 in Francia, nel 2008 in Grecia e dura tuttora e nel 2011 in Gran Bretagna. Qui si sono espresse da parte delle masse proletarie e sottoproletarie forme di lotta che andavano dalla resistenza contro la polizia, all’assalto ai commissariati, tanto che l’organizzazione dello Stato per un breve periodo perse il controllo di alcune zone metropolitane. In sostanza (in maniera non dichiarata) si sono espressi due poteri, quello dello Stato borghese e quello disorganizzato dei proletari (che erano in prevalenza giovani) che hanno spinto verso l’organizzazione spontanea per esercitare il diritto alla ribellione contro il sistema.[85]

   Nello stesso tempo c’è lo sviluppo delle contraddizioni interimperialiste. Essi si sviluppano man mano che si accentuano le difficoltà di valorizzazione del capitale e quindi si acuiscono i contrasti fra i capitalisti, ognuno dei quali lotta per la sua sopravvivenza. 

   Dopo la seconda guerra mondiale, gli USA hanno assicurato la persistenza o il ristabilimento del dominio delle classi borghesi nella parte continentale dell’Europa Occidentale, in Giappone e in buona parte delle colonie. In alcuni di questi paesi lo Stato borghese era completamente dissolto a seguito della guerra, in altre situazioni, gli Stati borghesi erano molto indeboliti e prossimi al collasso. Di conseguenza, le borghesie dei paesi continentali dell’Europa Occidentale e del Giappone non ebbero di meglio che accettare l’autorità degli USA per ristabilire il loro dominio di classe. La Borghesia Imperialista USA aiutò la borghesia dei singoli paesi a ricostruire i propri stati. Difficilmente avrebbe potuto fare diversamente, cioè assorbire direttamente la parte continentale dell’Europa Occidentale, il Giappone e le colonie degli ex Stati coloniali nei confini del proprio Stato sotto un’amministrazione unificata: sia per il movimento popolare (che in molti paesi era a guida comunista) presente in molti paesi dell’Europa Occidentale che, tra l’altro, aveva l’appoggio dell’URSS, sia per l’opposizione delle borghesie europee (particolarmente di quella francese tanto che nel 1966 la Francia uscì dall’alleanza militare, ma non da quella politica). Gli USA, tuttavia posero molti limiti alla sovranità di alcuni Stati, in particolare degli Stati giapponese, tedesco, italiano, greco, turco e anche la sovranità della Gran Bretagna e dei domini britannici, assicurandosi vari strumenti di controllo della loro attività e di intervento in essa.

   Nei 40 anni successivi i contrasti tra questi Stati e gli USA non hanno avuto un ruolo rilevante nello sviluppo del movimento economico e politico, con l’eccezione delle tensioni con Francia e Inghilterra in occasione della campagna di Suez (1956).

   Tutto questo non significa che era finita l’epoca delle guerre tra Stati imperialisti, come s’illudevano i revisionisti. Finché gli affari andavano bene, finché l’accumulazione del capitale si è sviluppata felicemente (e ciò è stato fino all’inizio degli anni ’70), non si sono sviluppate contraddizioni antagoniste tra Stati imperialisti, né potevano svilupparsi se è vero che esse sono la trasposizione in campo politico di contrasti antagonisti tra gruppi capitalisti in campo economico.

   Il problema si è posto dalla metà degli anni ’70 e sta proprio e solo in questo: man mano che le condizioni di valorizzazione del capitale diventano difficili, lo Stato USA continua a essere il miglior garante (sia pure in ultima istanza) della borghesia giapponese e quindi del suo dominio in Giappone, il miglior garante della borghesia tedesca e quindi del suo dominio in Germania ecc. nella misura in cui questo predominio è una garanzia per il buon andamento delle varie economie, degli affari delle varie borghesie.

   La lotta che gli USA per la difesa dell’ordine internazionale, è nella realtà la lotta dei capitalisti USA per garantirsi la stabilità politica negli Stati Uniti, cioè del dominio di classe sulle masse popolari USA anche a scapito della borghesia di altri paesi, diventando quindi un fattore d’instabilità politica degli altri paesi.

   Né i capitalisti operanti in altri paesi possono concorrere a determinare la volontà degli USA al pari dei loro concorrenti americani, benché vi sia una discreta ressa di esponenti della Borghesia Imperialista specie nei paesi minori a installarsi negli USA, a inserirsi nel mondo politico economico USA: dai defunti Onassis e Sindona, molti capitalisti di altri paesi hanno cercato di “mettere casa” negli USA.

   Esiste anche un’altra possibilità che man mano che aumentano le difficoltà dell’accumulazione del capitale, una frazione della Borghesia Imperialista mondiale tenti di imporre un’unica disciplina a tutta la Borghesia Imperialista costruendo attorno agli USA il proprio nuovo Stato sovranazionale: quest’ultimo assorbire più strettamente in sé gli altri Stati limitandone ulteriormente l’autonomia.

   Negli anni trascorsi dopo la seconda guerra mondiale si è formato un vasto strato di Borghesia Imperialista Internazionale, legata alla multinazionali con uno strato di personale cresciuto al suo servizio.

   Sono stati collaudati organismi (monetari, finanziari, commerciali) sovrastatali nei quali questo strato di Borghesia Imperialista esercita una vasta egemonia.

   Parimenti si è formato un personale politico, militare e culturale borghese internazionale, di conseguenza il disegno della fusione dei maggiori Stati imperialisti in unico Stato ha oggi maggiori basi materiali di quanto ne avessero gli analoghi disegni perseguiti nella prima metà del secolo scorso, dalla borghesia anglo-francese (Società delle Nazioni), dalla borghesia tedesca (Nuovo Ordine Europeo nazista), dalla borghesia giapponese (Zona di Coprosperità).  Ma la realizzazione di un processo del genere, mentre avanza e si accentua la crisi economica, difficilmente si realizzerebbe in maniera pacifica, senza che gli interessi borghesi lesi dal processo si facciano forte di tutte le rivendicazioni e i pregiudizi e nazionali e locali.

   Quello che è successo dopo la metà degli anni ’70 con l’avvio della crisi generale del capitalismo, c’è stato l’avvio della crisi del Movimento Comunista Internazionale e del cosiddetto “blocco socialista” corrosi dal revisionismo, gran parte del mondo si è ridotta a un territorio di caccia delle scorribande dei vari capitalisti. Gli Stati nazionali sono ridotti ad essere principalmente delle agenzie addette ad estorcere soldi soprattutto per soddisfare le pretese delle istituzioni finanziarie e per sopperire alle spese pubbliche le voci delle spese residue (alcuni voci delle spese sono in costante crescita: riarmo, repressione, controllo, prebende per imbonitori), i loro patrimoni pubblici sono venduti (e spesso svenduti) perché i capitalisti sono alla ricerca forsennata di terreni di investimento per i loro capitali e per lo stesso motivo crescono i debiti pubblici, lo Stato USA e alcuni altri Stati e centri di potere esercitano il ruolo di polizia internazionale con azioni all’impazzata (spacciati come “spedizioni umanitarie”, “azioni contro il terrorismo” ecc.), usando basi e agenzie che hanno installato in tutto il mondo, sfruttando l’uso che in tutto il mondo del radicato senso comune di avere periodiche votazioni a suffragio  universale (democrazia borghese) ha fatto sorgere in ogni paese una gigantesca macchina di diversione, di disinformazione e intossicazione delle coscienze e dei sentimenti. 

   Il corso delle cose che si determina porta a una crescita continua di conflitti e di guerre intestine e tra Stati. I gruppi imperialisti non riescono più (stante la crisi generale in corso) a creare in alcun paese ordinamenti politici stabili, riescono solo a distruggere quelli che ancora trovano come ostacolo. Il variopinto movimento islamico non ha prospettive di svilupparsi in un nuovo sistema di ordinamento sociale.

   I contrasti tra l’Unione Europea (UE) – soprattutto da parte della Germania – e gli USA si accentuano (la messa in scena del DATAGATE per frenare gli USA per frenare gli USA è un indizio di tutto ciò). Così come i contrasti interni all’UE (se le cose continueranno così, le elezioni europee porteranno al Parlamento Europeo un gran numero di formazioni politiche che sono contro l’UE e tutto ciò inevitabilmente avrà delle ripercussioni in ogni singolo paese). Il progetto (accarezzato da Mitterrand, Jacques Delors & C.) di costruire sotto l’ombrello della NATO comandata dagli USA, il polo imperialista europeo indipendente dall’imperialismo USA e quindi alla fin fine a esso contrapposto, fa acqua. La politica mercantilistica (esportare il più possibile e importare il meno possibile come linea guida) e monetarista (il pareggio delle entrate e uscite contabili, la stabilità dei prezzi come regola) delle borghesia tedesca è la traduzione pratica del progetto.

   L’Euro e l’UE naufragano: è inevitabile per l’UE imperialista poteva esiste solo come polo alternativo agli USA, ma aveva bisogno di un contesto e di forme istituzionali che la Borghesia Imperialista europea non è in grado di costruire. Il problema attuale è costruire il dopo UE, per il quale ci sono solo due opzioni:

  1. Mobilitazione reazionaria sotto l’ombrello dei gruppi imperialisti USA, europei e sionisti la cui forza posa sempre di più sulla forza militare.
  2. Oppure rottura (tramite l’abolizione del Debito Pubblico) con il mondo finanziario euro-americano e guerra contro i vari imperialismi che inevitabilmente cercheranno di stritolare il paese che cercherà di porsi questo obiettivo.

   L’esperienza di SYRIZA in Grecia è l’ennesima dimostrazione di cosa di cosa è effettivamente la sinistra borghese. SYRIZA ha avuto il voto di una larga parte delle masse popolari greche che hanno creduto che fosse in grado di fare che prometteva (riduzione del debito, fine delle politiche di austerità).

   SYRIZA e gli altri esponenti del governo non si erano preparati a lottare contro l’UE, e contro i gruppi capitalisti che sfruttano e comandano le masse popolari greche (ed europee) tramite l’UE e le varie istituzioni politiche internazionali, ma neanche intendevano scontrarsi. La lezione da trarre per la classe operaia e per le masse popolari è che quando la sinistra borghese chiede voti e fa promesse, propone una nuova politica, bisogna guardare non solo se la linea che propongono va bene, ma se si danno i mezzi per attuarla nonostante l’opposizione feroce da parte del sistema imperialista internazionale: questa impone la politica di lacrime e sangue non per errore, ma perché non può fare altro se vuole trarre il massimo profitto.

   In politica, quando si definisce una linea, bisogna darsi gli strumenti per attuarla, altrimenti o si è degli opportunisti che dicono una cosa e ne fanno un’altra o si è sprovveduti. Chi vuole sottrarre le masse all’oppressione capitalista non può che dare avvio a una Guerra Popolare di Lunga Durata e far sorgere il Nuovo Potere, e far fronte con esso ai gruppi imperialisti internazionali e alla propria borghesia. Cosa questi faranno è prevedibile: useranno tutti i mezzi di pressione, di ricatto, di corruzione e di aggressione per costringere le nuove autorità a collaborare alla valorizzazione del capitale di cui loro titolari o cercheranno di eliminarle: così hanno fatto negli anni ’50 in Iran contro il governo Mosadeq e negli anni ’70 in Cile contro il governo Allende.

   I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sono un progetto più che una realtà ed è difficile se non impossibile che il progetto diventi realtà. Esso ha meno possibilità di vita di quanta avesse l’UE e l’OPEC. È del tutto sbagliato pensare che i BRICS o i suoi singoli membri (come la Russia e la Cina) possano svolgere in quale misura paragonabile a quello svolto dall’URSS fino agli anni ’50 e dalla Cina fino al 1976 di base rossa della Rivoluzione Proletaria Mondiale. Ogni paese del BRICS, anche quelli che non sono infeudati al sistema imperialista internazionalista, non può diventare un sostegno al Movimento Comunista Internazionale.

ULTERIORI CHIARIMENTI

   Che ci azzecca tutto questo con Buonanno? Buonanno faceva parte di una corrente politica (che non racchiude solo Lega e la destra ma anche formazioni di sinistra e di estrema sinistra) che crede per uscire dal marasma attuale che affligge i paesi europei, bisogna uscire dall’Euro in particolare e dalla UE in generale. Questa corrente ha un programma che certamente può essere accettato dalla piccola borghesia e al senso comune della popolazione, poiché non mette mano sui pilastri della società borghese: la proprietà privata dei mezzi d’informazione e delle altre forze produttive, il ruolo assunto dal capitale bancario, finanziario e speculativo, il predominio della borghesia in ogni campo della vita sociale.

   Certo è importante denunciare il carattere antipopolare dell’UE ed elle sue istituzioni, com’è importante denunciare le illusioni di riformarla, il primo problema politico da porsi è se vogliamo smantellare l’UE chi chiamiamo a demolirla? Chi non si pone questo problema denota il suo legame ideale (ma anche ideologico e politico) con la classe dominante: per essa la regola è che la storia si fa alle spalle delle masse popolari.

    O sarà la classe operaia assieme al resto delle masse popolai si muoveranno in senso anticapitalista e per il socialismo (che è l’unica fuoriuscita realisticamente possibile) o se seguiranno una qualsiasi frazione borghese che si muove in senso populista le masse popolari andranno verso l’ennesima delusione.

L’ESPERIMENTO FILADELFIA: REALTA’ O LEGGENDA METROPOLITANA?

   È da decenni gli ambienti ufologici e complottisti  parlano di scambi di tecnologia tra il governo USA e una (o diverse) e non meglio precisate civiltà extraterrestri, con le quali ci sarebbero state contatti qui sulla Terra. Molte di queste dicerie sono ovviamente leggende metropolitane, altre molto probabilmente sono notizie messe in giro dai soliti disinformatori per confondere le acque. Ciò non esclude, che una parte – seppure piccola – di queste notizie possa essere vera. È comunque assodato che il governo USA fin dalla seconda guerra mondiale (pensiamo solamente al Progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica), conduce esperimenti segreti, soprattutto per quello che riguarda progetti di nuove propulsioni e nuove armi.

   Si parla che fin dal 1943 furono compiuti esperimenti per ottenere l’invisibilità. Tali esperimenti sarebbero partiti dal sogno di Albert Einstein di unificare il campo elettromagnetico e la gravità in un’unica fisica.[86] E, infatti, si parla di esperimenti effettuati presso il porto militare di Filadelfia, quando sul cacciatorpediniere Eldridge sarebbero stati imbarcati svariati equipaggiamenti, in particolare un potente generatore di campo magnetico. Lo scopo era di permettere alla nave da guerra di raggiungere l’invisibilità. Alcuni testimoni avrebbero riferito della sparizione della nave nel corso di una serie di esperimenti, che avrebbero comportato gravissime conseguenze per l’equipaggio. Alcune testimonianze incrociate riferiscono che nel periodo in cui rimase invisibile a Filadelfia, la nave fosse stata vista improvvisamente sostare per alcuni minuti nel porto di Norfolk a 600 Km di distanza, per poi svanire di nuovo e riapparire a Filadelfia. Se tutto ciò fosse confermato, si potrebbe pensare a un teletrasporto del tutto accidentale, causato dall’emissione del potentissimo campo magnetico che sarebbe stato utilizzato per soli scopi militari.

    Ma come questa storia è venuta fuori?

    Morris Ketchum Jessup,[87] astrofisico e scrittore divulgativo, e professore alla Drake University di Des Moines, nello Iowa, e all’Università del Michigan, e di altri organismi di ricerca, negli anni ’30 partecipò in qualità di fotografo ad una spedizione del Carnegie Institute di Washington, che aveva l’obiettivo di mappare e catalogare le rovine degli antichi popoli meso e sudamericani.[88]

   In Messico, a Las Venta e San Lorenzo, toccò le teste dei giganti, scolpiti dagli Olmechi con evidenti fattezze negroidi; dopo il Messico la spedizione scese in Perù, dove Jessup si fermò ad ammirare i massi squadrati da 400 tonnellate del porto di Puma Punku (a Tiahuanaco), e quelli irregolari ma altrettanto pesanti del Sacsayhuamàn a Cuzco, dove cominciò a chiedersi se fossero davvero stati gli Inca i reali costruttori, armati di corde, usando animali da soma e tanta pazienza.

   Il 13 gennaio 1955, all’età di 54 anni dava alle stampe The Case for the UFO (Casi di UFO), nel quale descriveva di diversi fenomeni inspiegabili, avvenuti tra il 1947 ed il 1954.

    13 gennaio 1956, Jessup avrebbe ricevuto una strana lettera da un uomo che si firmava “Carlos Miguel Allende”, che dichiarava di essere un ufficiale della marina americana e professore di ingegneria idraulica al Politecnico di Worcester. Il mittente era interessato alle indagini di Jessup sulla levitazione di oggetti per mezzo di campi di forza, un fenomeno che ha parere di entrambi era stato sfruttato in tempi antichi per l’erezione di monumenti megalitici. Allende dichiarava che il fenomeno di levitazione era stato sperimentato con successo anche in tempi moderni, durante un’operazione militare di cui era stato testimone.

   Tra gli anni ’30 e ’40 del XX secolo, la Marina USA si era dedicata all’applicazione della teoria sul campo unificato di Einstein. 

    L’autore della missiva dichiarava di voler informare Jessup circa l’esistenza dell’Esperimento Filadelfia che sarebbe stato un segreto militare, di cui egli sarebbe stato l’unico testimone diretto.

   Carlo Miguel Allende (questo era il nome messo nella busta, a quanto sembra il vero nome era Carl Allen),[89] affermava di essere stato testimone oculare dell’apparizione e sparizione dell’USS Eldridge mentre si trovava a bordo di un’imbarcazione mercantile, l’SS Andrew Furuseth. Menzionava anche i nomi di altri marinai, e asseriva di conoscere anche il destino che, in seguito all’esperimento, sarebbe toccato ad alcune delle persone che si trovavano sulla nave. Uno di questi si sarebbe “volatilizzato nell’aria”, sotto i suoi occhi, durante una lite in un bar.

   Jessup gli rispose con una cartolina in cui gli richiedeva ulteriori conferme, prove ed evidenze che corroborassero la storia. La risposta arrivò vari mesi dopo, questa volta a firma di un certo “Carl M. Allen”. Dichiarava di non poter fornire ulteriori prove; tuttavia, secondo lui, avrebbero potuto essere facilmente ottenute attraverso l’ipnosi. Jessup avrebbe deciso allora d’interrompere la corrispondenza.

   Jessup era in corrispondenza con Manson Valentine, oceanografo, archeologo e zoologo, al quale riferì la vicenda.

   Valentine fu contattato dallo scrittore Charles Berlitz e questa storia fu riportata per la prima volta nel 1974 nel libro Bermuda triangolo maledetto, una seconda volta nel 1977 in Senza traccia e infine nel 1980 in Philadelphia Experiment: Project Invisibility.

   Dalla testimonianza di Berlitz si sa che Jessup fu convocato a Washington dove gli fu mostrata copia del suo libro che riportava ai margini delle annotazioni a mano; in una calligrafia riconobbe quella di Allende (singolare come Allende diventi Allen; da cui Alien). Sembra che tale Allen abbia in seguito confessato che tutta la storia sia stata una sua invenzione.

   Allen sarebbe nato a Springdale, Pennsylvania il 31 maggio 1925. Tutti quelli che hanno indagato su di lui hanno avuto delle difficoltà a stabilire il grado di attendibilità di tutto ciò che ha raccontato.

   Alla morte di Jessup, Allen iniziò una corrispondenza con Jacques Valleè[90] citando un episodio occorso alla S.S.Maylay che nel giugno del 1947 rimase gravemente danneggiata in seguito all’esplosione di un UFO. Allen si sarebbe trovato a bordo della nave.

   Allen dichiarò che Jessup non si suicidò nel 1959 perché lui lo incontrò due anni dopo. Nel 1986 rilasciò un’intervista titolata Confessione sul letto di morte, ma, in effetti, morì il 5 marzo 1994.

   Dentro tutta questa confusione (che non si sa quanto sia voluta o meno), è certo che la marina USA tra gli anni ’30 e ’40 del XX secolo si era dedicata all’applicazione della teoria di Einstein sul Campo Unificato. Lo scienziato aveva riassunto i suoi risultati in due articoli rispettivamente nel 1928 e nel 1930, per poi ritirarli considerandoli “incompleti”. La teoria che avrebbe guidato la creazione di campi gravitazionali per mezzo di campi elettromagnetici, contemplava anche la sparizione di corpi estranei mediante l’applicazione di opportuni campi elettromagnetici.

   Una commissione di scienziati si riunì nel 1931 all’Università di Chicago per progettare i futuri esperimenti sotto la guida del rettore John Hutchinson e del suo assistente Emil Kirtenuer. Due anni dopo il progetto al Princenton’s Institute of Advancer Studies e qui si unirono al gruppo niente meno che Einstein e John von Neumann. Nel 1934 fu la volta di Nikola Tesla, convocato dallo stesso presidente Roosevelt.[91] I primi test di laboratorio furono condotti nel 1936 con un discreto successo, ottenendo un’invisibilità parziale che fu sufficiente a incoraggiare nuovi studi. A quel punto entrarono nel team altri scienziati quali i dottori Clarkston e Townsend Brown.[92]  Il primo esperimento si sarebbe svolto a Brooklyn nel 1940. In un cantiere della marina fu approntata una piccola nave senza equipaggio, alimentata via cavo da altre due navi poste ai lati, così che si potesse taglia la corrente in caso di incidenti. L’esperimento ebbe successo e la nave divenne invisibile come previsto.

   Visti i risultati, la marina americana concesse fondi illimitati per proseguire la ricerca, il gruppo si espanse e fu creato il Progetto Arcobaleno che aveva l’obiettivo ambizioso di far sparire niente meno che una nave da guerra. A questo punto sarebbero entrati in scena i figli di Alexander Duncan Cameron, un ex marinaio in pensione che gestiva l’integrazione in America degli scienziati fuggiti dalla Germania nazista. I due figli di Cameron, Alexander e Timothy, laureati in fisica, erano stati inviati a una scuola navale di Providence, Rhode Island, dove rappresentavano gli interessi della marina sul Progetto Arcobaleno.

    Ora l’esperimento si sarebbe dovuto svolgere nel marzo del 1942, ma ci sarebbe stata l’opposizione di Tesla perché riteneva che non avrebbe potuto generare abbastanza energia senza nuocere all’equipaggio. Tesla riferì questo problema alla marina, che però fu irremovibile.

  Bisogna dire che la marina aveva dei motivi ben fondati per questa fretta. La guerra aveva raggiunto le acque dell’America del Nord e già a metà gennaio del 1942, gli U-Boat tedeschi avevano distrutto 13 cargo in 17 giorni.

   Quando il 6 febbraio 1942 i sommergibili tedeschi affondarono 5 petroliere destinate alla Gran Bretagna il panico si diffuse tra gli alleati. In seguito, la marina tedesca spostò gli U-Boat nei Caraibi dove il 16 febbraio affondarono 8 petroliere e cannoneggiarono con successo la raffineria di Aruba. Alla fine del mese i sommergibili avevano distrutto qualcosa come 470.000 tonnellate, il 30% in più rispetto al mese di gennaio.

   Nel primo semestre del 1942 gli U-Boat avevano affondato 585 navi alleate – quasi 400 delle quali davanti alle coste degli Stati Uniti – con una media mensile di 500.000 tonnellate. 

   Insomma, c’era la guerra, e non stava andando bene per le perdite pesanti, l’esperimento doveva avvenire costi quello che doveva costare. Perciò gira l’ipotesi che Tesla sabotò di proposito l’esperimento, danneggiando le attrezzature in modo tale che non funzionassero.[93]

  Questa è che ho descritto è un’ipotesi di come possa essere andata la collaborazione di Tesla con la marina e il governo degli USA. Teniamo che anche la storia ufficiale parla che l’inventore stava continuando a lavorare sul Teleforce un’arma con carica di particelle, ipotizzata da lui per la prima volta nella New York Sun e nel New York Times il 10 luglio 1934. Un progetto che aveva proposto in apparenza senza successo al Dipartimento della “Difesa” degli USA; sembra che il raggio proposto – che la stampa aveva ribattezzato “raggio della morte” – avesse a che fare con le sue ricerche sul fulmine globulare e sulla fisica del plasma, e che fosse composto di un flusso di particelle. Il governo americano (ufficialmente) non trovò alcun prototipo dell’apparecchio nella cassaforte, ma i suoi scritti furono classificati come top secret. Il cosiddetto “raggio della morte” costituisce un elemento di alcune teorie come mezzo di distruzione. J. Edgar Hoover dichiarò il caso “top secret”, vista la natura delle invenzioni di Tesla e dei suoi brevetti.[94]

   Charlotte Muzar scrisse che c’erano diversi fogli e oggetti “mancanti”.[95]

   A quanto sembra, la morte di Tesla coincise con il pieno ripristino dei sistemi della nave. Insomma, se fosse vera questa ipotesi, lo scienziato morì solo quando la marina era sicura di non averne più bisogno (ed eliminare così una persona che si rivelava per la sua indipendenza e autonomia “una scheggia impazzita”).

  Continuiamo con la storia ipotetica di questo esperimento.  Il 20 luglio 1943 la nave da guerra USS Eldridge DE 173 si allontanò dal porto sotto la guida del capitano Hangle. Erano a bordo 33 volontari e gli stessi fratelli Cameron. Alle ore 09.00 fu accesa la strumentazione e, secondo gli osservatori, la nave divenne invisibile. Restò occultata per circa 15-20 minuti, al termine dei quali giunse l’ordine di chiudersi sotto la coperta e di riportare la nave al porto. Fu una volta attraccati che ci si accorse del problema: i membri del personale rimasti sul ponte erano completamente disorientati, in preda a nausea e vomito e quasi deliranti.

   L’esperimento fu ripetuto il 12 agosto 1943. A bordo del cacciatorpediniere furono accesi quattro trasmettitori a radiofrequenza e una serie di generatori di campo magnetico: la nave divenne prima evanescente e poco dopo scomparve in una nube luminosa verdastra. A quel punto scomparve pure dai radar e Van Neumann andò nel panico, non avendo idea di cosa stesse accadendo. A detta di alcuni testimoni la nave sarebbe apparsa per 10-15 nel porto di Norfolk, per poi scomparire di nuovo e riapparire nel punto di origine, quattro ore più tardi. Fu mandata una squadra di soccorso e la relazione fu quanto di più assurdo si potesse pensare.

   Dagli atti della conferenza tenuta da Alfred Bielek, il 13 gennaio 1990, presso la sede del Mufon a Quincy, Illinois, si legge: “Due uomini sono imprigionati nella costruzione in acciaio sul ponte, due uomini nella paratia in acciaio; un quinto uomo è stato trovato con la mano penetrata a tre quarti dalla paratia ma era vivo. Altre persone camminavano avanti e indietro completamente folli, veramente folli e fuori di sé. Alcuni sparivano e riapparivano. Altri erano in fiamme ma bruciavano senza consumarsi. Tutti sono gravemente afflitti e danneggiati e le uniche persone scampate alla confusione sono quelli che si trovavano sotto il ponte, compresi i fratelli Cameron“.

   All’uomo con la mano incastrata fu amputato l’arto e gli fu data una mano artificiale. Il giornale di Filadelfia pubblicò un breve articolo che riportava le azioni dei marinai dopo il loro viaggio, quando assalirono un bar del posto, il Seamen’s Lounge. Sembra che scontassero ancora gli effetti del campo, oppure che avessero discusso dell’esperimento con accenti talmente terrificanti che le cameriere ne restarono agghiacciate. Fatto sta che la polizia portuale era stata costretta a intervenire.

   Alexander Cameron saltato dal parapetto assieme al fratello ma, stando alle sue parole, anziché cadere in acqua i due si sarebbe ritrovato nel bel mezzo di un altro progetto, il Progetto Phoenix a Montauk, Long Island.[96] Erano capitati all’interno di un recinto pattugliato da guardie, cani e addirittura un elicottero. Ancora più strano, la data era il 12 agosto 1983.

   A Montauk c’erano cinque piani che ospitavano le attrezzature del progetto. I fratelli Cameron furono accompagnati davanti a Von Neumann, che ai loro occhi appariva irriconoscibile e terribilmente invecchiato. I due esperimenti, esattamente a quarant’anni di distanza, si erano accoppiati uno con l’altro, creando un buco con l’iperspazio che aveva risucchiato l’Eldrige. A quanto pare Von Neumann riuscì a spedire indietro Alexander, mentre il fratello Timothy restò nel 1983.

   L’équipe decise di fare un altro test ma senza persone a bordo il 28 ottobre.

   Allende (o Allen) quando cominciò a corrispondere con Jessup, su questa incredibile storia, conosceva bene le sue tesi sulla levitazione (sosteneva che era un procedimento noto e ben sviluppato dalla tecnologia umana) e per la teoria del campo unificato di Einstein.

   Il 29 aprile 1959 alle ore 18.30 Jessup, fu trovato morto nella sua auto, l’inchiesta ufficiale stabilì che si era suicidato respirando il gas di scarico attraverso un tubo collegato con lo scappamento della vettura, dentro la non fu trovato nessun documento o manoscritto di qualsiasi genere.

   Jessup era convinto che la Marina avesse scoperto, per puro caso, un sistema in grado di modificare lo schema molecolare delle persone e delle cose con il conseguente passaggio in un’altra dimensione; in sostanza un primitivo teletrasporto.

   Certamente una storia incredibile per essere creduta, e, in effetti, non lo fu.

   Adesso c’è chi dichiara che il fatto è veramente avvenuto, ma aveva uno scopo ben diverso da quello apparente.

   Le forze toccate, o trattate inavvertitamente, si rivelarono più grandi di quanto immaginato e la situazione sfuggì al controllo finendo in tragedia. Qualsiasi rimedio cercato non portò a esiti positivi e i morti esigevano il silenzio sull’intera questione. Non fu intrapreso nessun altro esperimento del genere. Senza saperlo era stato trovato il modo di smaterializzare la materia.

   Vi sono alcuni film nei quali, il regista, cerca di raccontare come si muovono le cose. Si è visto con il film Contact, tratto dal best-seller di Sagan. Tradurlo in immagini non fu certamente facile.

   Colpisce il modo con il quale è stato rappresentato il passaggio nel tempo e nello spazio nei film come Stargate e Time Coop. Entrambi i registi, Emmerich nel primo e Peter Hyams nel secondo, visualizzano il punto di passaggio tra le dimensioni in una zona circolare, ove l’aria assume l’apparenza di una membrana vibrante, elastica, quasi appiccicosa, che rende bene l’effetto “melassa” o “flusso” dell’aria ionizzata.

   Manson Valentine dichiarò nel 1974, in merito alla propulsione degli UFO, che potevano utilizzare reattori di energia a fusione atomica, non a fissione, creando un campo magnetico che permetterebbe alte velocità.

   Secondo Valentine, nella nostra atmosfera poteva essere usato un disco discoidale dotato, tutt’intorno, di generatori a raggi catodici in grado di ionizzare l’aria davanti al veicolo, formando un vuoto entro il quale si muoverebbe l’apparecchio.

   Jessup pensava di utilizzare l’energia dei campi magnetici per trasportare materia trasformata, da una dimensione all’altra. La sua teoria spiegherebbe l’incidente di Mantell che si disintegrò col suo aereo in un campo ionizzato.[97]

   Si ha notizia dalla rivista New Scientist che ricercatori russi e americani hanno sperimentato un modello di disco volante al Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, vicino a New York, sotto un’équipe guidata dagli scienziati Leik Myrabo e Yuri Raizer. L’avvenimento è riportato anche dal quotidiano La Nazione del 16/1271996: “Il veicolo sarebbe in grado di raggiungere elevatissime velocità con un consumo minimo grazie a un raggio laser, o a microonde, che, puntato nella direzione desiderata, crea una sorta di cono mobile che lo risucchia. Il raggio surriscalda lo spazio davanti al disco, fondendo le molecole d’aria che si trasformano in un plasma che fluisce verso il disco e crea un’area che a forma di cono in cui l’attrito è minimo”.

   Valentine ebbe a dichiarare in un’intervista che i motori ionici erano noti fino dal 1918 ma il loro funzionamento era tenuto segreto. I fisici conoscevano bene quali fenomeni potevano derivare dalla generazione di campi magnetici ad alta velocità e ne erano spaventati. Valentine dichiarò che gli scienziati erano concordi nel considerare la struttura atomica è essenzialmente elettrica, in una complicata interrelazione di energie. La generazione volontaria di condizioni magnetiche influenza un mutamento di fase nella materia distorcendo l’elemento tempo, che non è indipendente, ma fa parte della materia materia-energia-tempo, come quella in cui viviamo. In un universo così flessibile il passaggio da una fase all’altra equivale al passaggio da un piano dell’esistenza a un altro; ossia vi sono mondi nei mondi.

   Si sospetta da tempo che il magnetismo sia un agente attivo in questi mutamenti potenziali e drastici. L’uso di tale risonanza magnetica equivale al trasferimento di materia in un altro livello o dimensione.

   Per Jessup ogni campo generato da una bobina, rappresenta un piano, ma poiché esistono tre piani di spazio ci deve essere un altro piano, forse gravitazionale.

Collegando i generatori elettromagnetici in modo da produrre un impulso magnetico è possibile creare questo campo con il principio di risonanza,[98] ne consegue che un campo gravitazionale non può esistere senza campo gravitazionale che lo accompagna.

   Nel 1943 si sperimentò il primo teletrasporto e fu aperto un varco interdimensionale utilizzato dagli UFO?

   Mino Pecorelli, ben noto giornalista che fu assassinato il 20 marzo 1979, nel gennaio 1979 pubblicò sulla rivista che dirigeva OP il 16 gennaio 1979, un dossier insolito per il tipo di rivista: La storia degli UFO scrive: “Le obiezioni, sia scientifiche si d’ordine pratico, reggono fino a che si considera come parametro invalicabile la velocità della luce.[99] Ma cadono se pensiamo alla teoria di Max Planck, premio Nobel per la fisica. Secondo Planck, l’Universo è formato da un sistema di “mondi” paralleli, da lui denominati “quanta”. Il prossimo “quantum” dell’Universo cui appartiene la Terra sarebbe a distanze siderali che vengono percorse da una luce, la quale anziché andare a 300.00 chilometri il secondo viaggia a 300.000C8, cioè all’ottava potenza, quindi a miliardi di miliardi chi chilometri. È una luce talmente veloce che non può essere nemmeno vista. Planck la chiamò “luce nera”. Qui la domanda diventa: può un oggetto materiale viaggiare a luce C8?

   Teoricamente è possibile. Ma noi sappiamo che di recente sono stati fatti, anche in Italia, esperimenti che inducono a ritenere non impossibile la stessa, concreta eventualità. Si tratta di prove di laboratorio basate sull’accelerazione forzata di onde elettromagnetiche, aventi per terminale un sincrotrone. Investiti dai fasci di quelle onde, vari oggetti piazzati davanti al “beam” del sincrotrone sono stati visti scomparire immediatamente. Non distrutti o comunque disintegrati, ma “andati”, spediti nel nostro “quantum” più vicino. Il termine scientifico è “smaterializzazione” ma si può anche dire “passaggio in una dimensione diversa”. È chiaro che, per quanto riguarda gli esperimenti compiuti finora qui sulla Terra, si tratta di prove a senso unico e quindi senza possibilità di controllare né il percorso né il punto di arrivo degli oggetti smaterializzati. Esiste tra l’altro il rischio che un oggetto sia pure minuscolo, spedito dalla Terra alla velocità di C, possa causare disastri definitivi a tutto ciò che incontra sulla strada. Ma accerta la possibilità del fatto, perché non ipotizzare che un pianeta abitato al di fuori del nostro sistema solare, nel quale gli abitanti abbiano raggiunto un tale grado di progresso tecnologico da poter mantenere il controllo completo dell’intero processo di smaterializzazione, per quanto riguarda non soltanto la partenza ma la destinazione e l’arrivo degli oggetti smaterializzati? Se a questo punto facciamo l’ipotesi che gli abitanti di Tau Ceti, avendo raggiunto il livello di progresso necessario decidessero di inviare un disco volante sulla Terra, non avrebbero che da premere un pulsante. Il disco entrerebbe nella nostra atmosfera entro 3-4 secondi di tempo”.[100]

   E Pecorelli è uno che ne sapeva sui cosiddetti “misteri” italiani e non solo su questi (pensiamo alla sua denuncia della presenza di una loggia massonica in Vaticano).

   Il 13 agosto 1996 i TG RAI danno notizia che la polizia statunitense sarà dotata di un dispositivo capace di bloccare le auto guidate da malviventi in fuga. Il congegno interromperebbe il flusso di energia nei circuiti elettrici. Attualmente è in via di perfezionamento poiché, sembra che l’apparecchio blocchi la corrente in tutta la zona dove si svolgerebbe l’azione, divenendo un pericolo per le persone dotate di pacemaker.

   È accerto che il formarsi di forti tempeste magnetiche collima con le apparizioni di UFO, in particolare nella zona delle Bermuda, dove il fenomeno si manifesta con più frequenza. Inoltre, come effetto collaterale del fenomeno UFO, accade una distorsione temporale con la perdita effettiva di tempo e una mancanza di energia nella zona interessata. Si sono avuti blackout nelle città, nelle trasmissioni radio, nell’energia dei motori delle auto.

   Tutto ciò non fa che riproporre il quesito che se si manipola l’energia dei campi magnetici si può trasmettere qualcosa (in sostanza la materia) da una dimensione all’altra.

   In relazione al formarsi di queste “porte”, che porrebbero in comunicazione mondi paralleli, giungono dal passato notizie inquietanti, al limite del credibile, da strani collezionisti stile Charles Fort.[101] 

   Una di queste storie al limite del credibile (e dove razionalmente a dire la verità faccio veramente fatica a crederci) si svolse nel 1950 begli USA, quando un’auto, investì, uccidendolo, un uomo che aveva improvvisamente attraversato la strada, un individuo di circa 30 anni, senza documenti, con indosso un lungo soprabito nero, con scarpe di fibbia e un ampio capello, vestito con eleganza ma fuori tempo. Nelle sue tasche furono rinvenute delle ricevute di somme elargite per la manutenzione di carrozze e cavalli e una lettera indirizzata a Rudolf Fenz col timbro 1876. Le ricerche portarono alla scoperta di Rudolf Fenz Jr. Nell’elenco telefonico del 1939, impiegato di banca, ma oramai deceduto.  La moglie, all’epoca vivente, raccontò che il padre di suo marito scomparve nella primavera del 1876, durante una passeggiata. Esiste nella lista dell’ufficio scomparsi, relativa al 1876 il nome di Rudolf Fenz, descritto come un uomo di 29 anni, vestito con soprabito nero, scarpe con fibbia e capotto.

  Di storie come queste ce ne sono tante. Bisogna sapere che nel nostro pianeta esistono ben dodici zone, conosciute come “triangoli della morte”, fra le quali il ben noto “Triangolo delle Bermuda”, dove avvengono frequenti apparizioni di UFO e, a esse connesse, variazioni del campo elettromagnetico, distorsioni temporali, con conseguente sparizione di ciò che si trova nelle vicinanze.

  Si potrebbe stabilire che UFO ed energia elettromagnetica vanno a braccetto. Ci si sono varie teorie a proposito. Una ed è la più diffusa è quella che il loro sistema propulsivo funzioni a energia elettromagnetica, a c’è anche chi sostiene che sono i campi elettromagnetici a generare gli UFO.

   Il ricercatore Albert Budden, che ha studiato gli effetti dell’energia elettromagnetica sugli esseri umani, ritiene che gli incontri con gli UFO e perfino le esperienze di rapimento da parte degli extraterrestri siano legati all’esposizione a energia elettromagnetica.

  Sebbene le tesi di Budden non siano diffuse tra i ricercatori che s’interessano del fenomeno UFO, le tesi del neurologo canadese Persinger, sembrano avallare alcune affermazioni di Budden. In oltre 700 prove di laboratorio su volontari Persinger ha stabilito che i campi elettromagnetici possono stimolare il lobo temporale del cervello creando uno stato alterato di coscienza e causando “esperienze volontarie”.

   Persinger ha pubblicato uno studio intitolato La teoria della deformazione tettonica quale spiegazione dei fenomeni Ufo, in cui sostiene che al momento di un terremoto le variazioni del campo elettromagnetico possono dare origine a luci misteriose nel cielo. Un osservatore, specialmente se sensibile all’energia elettromagnetica, potrebbe scambiare quelle manifestazioni luminose per un visitatore extraterrestre.

   Certo questo potrebbe essere una spiegazione plausibile, rimane il fatto inspiegabile che nel Triangolo delle Bermuda quando i piloti percepiscono distorsioni del tempo è difficile farle passare come pure aberrazioni mentali causate dall’energia elettrica.

   Bob Lazar, un personaggio molto discusso, che dichiara di aver lavorato presso l’area S-4 del Nevada Test Site (vicino all’Area 51), afferma che il fenomeno che avviene nel Triangolo delle Bermuda, si tratta di distorsioni spazio-temporali capaci di collegare due mondi.

 L’esperimento Filadelfia aprì involontariamente una porta? E questo tipo di esperimenti è continuato?

  E il misterioso Progetto Montauk se è veramente esistito, sarebbe la continuazione dell’esperimento Filadelfia?

IL PROGETTO FILADELFIA APPRODO’ IN ITALIA?

  Nell’inverno del 1976 il governo italiano incaricò il Prof. Clementel presidente del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), a eseguire una serie di esperimenti per verificare l’efficacia di una misteriosa macchina che emetteva un fascio di raggi in grado di annichilire la materia, producendo grandi quantità di energia. Giulio Andreotti aveva appena formato il suo terzo governo, un monocolore DC che si reggeva sull’astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI, dopo le elezioni del 20-21 giugno 1976.[102]

   La lettera con cui il professor Clementel inviava la sua relazione sulle prove da eseguirsi, è datata 26 novembre 1976 e indirizzata all’avvocato Loris Fortuna, Presidente della Commissione Industria, presso la Camera dei Deputati, in piazza del Parlamento 4, a Roma. Il socialista Fortuna era il deputato incaricato dal Presidente del Consiglio per seguire il lavoro di Clementel.

   La relazione è composta di cinque facciate. Nella seconda, quella che segue la lettera di accompagnamento, c’è l’elenco delle cinque prove richieste dal protocollo, con i relativi dettagli. In sostanza, si trattava di far forare al fascio di raggi emesso dalla macchina, lastre di acciaio inox e alluminio poste a diverse distanze dall’obiettivo della macchina stessa. Nelle tre facciate successive, è calcolata la potenza del raggio. In un altro documento di due facciate, il professor Clementel scrive di suo pugno, siglandole in calce, le sue conclusioni concernenti, la valutazione delle prove effettuate, all’energia e alla potenza del fascio, alla natura del fascio stesso.

   Scrive il professor Clementel: “L’energia del fascio impiegato è stimabile tra i 150.000 e i 4 milioni di Joule;[103] i numeri dati corrispondono all’energia necessaria per fondere rispettivamente vaporizzare 144 grammi di acciaio inox. Una valutazione più precisa sarà forse possibile al termine delle analisi metallurgiche in corso per uno dei campioni di acciaio inox. Poiché, come risulta dalle prove, il fascio è quasi certamente di tipo impulsato, con durata degli impulsi minore di 0,1 secondi, occorrerebbe una esatta conoscenza di tale durata per poter determinare la potenza del fascio. Si può comunque dare una stima del limite inferiore della potenza in gioco, assumendo una durata dell’impulso pari a 0,1 secondi. Con tale valore, si ha una potenza totale del fascio di 1500 Kw/cmq nel caso della fusione del metallo; nel caso della vaporizzazione del metallo la potenza totale del fascio salirebbe a 40.000 Kw e la densità di potenza a 4000 Kw/cmq”.

   E poi conclude: “Circa la natura, del fascio, le semplici prove effettuate non consentono una risposta sufficientemente precisa, anche se vi è qualche indicazione che porterebbe ad escludere alcune fra le sorgenti più comuni, quali ad esempio getto di plasma, fasci di particelle cariche accelerate, fasci di neutroni, eccetera. In ogni caso, anche nell’ipotesi non ancora escludibile di fascio laser, le energie e soprattutto le potenze in gioco, si porrebbero al di là dei limiti dell’attuale tecnologia. Si può in ogni caso escludere che si tratti di fasci di anti-particelle o di anti-atomi”.

   Il professor Clementel fece fare delle riprese di quelle prove sulla misteriosa macchina e i filmati, insieme alla relazione, sono giunti integri fino a noi. Nelle scene in bianco e nero si vedono distintamente la macchina e la lastra di acciaio inox verso cui è diretto il fascio di raggi. Un attimo e un grande bagliore avvolge l’acciaio; quando le fiamme si diradano, appare il grosso foro sulla lastra.

   Il ritrovamento di questa documentazione a 34 anni di distanza, prova due cose. La prima è che nel 1976 la macchina che produce energia con un fascio di raggi, esisteva. La seconda è che quegli esperimenti, autorizzati dal governo, conferiscono un primo grado di attendibilità al dossier della Fondazione Internazionale Pace e Crescita di Vaduz, nel Liechtenstein, l’organizzazione che si proclamava proprietaria della fantastica tecnologia.[104] Ma è proprio così? La Fondazione era realmente il soggetto che aveva questo macchinario?

   All’esperimento aveva assistito il professor Piero Pasolini illustre fisico e amico del professor Zichichi.[105] In una sua relazione, Pasolini parlò di “campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti che sviluppano atomi di antimateria proiettati e focalizzati in zone di spazio ben determinate anche al di là di schemi di materiali vari, che essendo fuori fuoco si manifestano perfettamente trasparenti e del tutto indenni”.

   Questo fenomeno era connesso a una grandezza fisica chiamata sintropia (un’entropia in segno negativo) di cui si trova nei lavori del fisico italiano Luigi Fantappiè (1891-1956). La sintropia identifica il comportamento di alcuni sistemi (per lo più biologici) che in ben ristrette condizioni tenderebbero a muoversi spontaneamente verso l’ordine, violando il secondo principio della termodinamica e obbedendo invece ai principi opposti di finalità e differenziazione.

   Sembra che il primo progetto della macchina fosse stato realizzato dal fisico Ettore Majorana, durante il suo presunto ritiro ventennale all’abbazia di Serra San Bruno (1938-1958).

    Com’è noto Majorana scomparve misteriosamente nel 1938.

    Il giorno 25 marzo del 1938, Ettore Majorana stanco delle fatiche derivate dall’insegnamento e dalle continue ricerche scientifiche, decise di concedersi un viaggio di riposo. Da Napoli dove risiedeva, decise di imbarcarsi (portando con sé il passaporto, le ultime quattro mensilità da professore e tutti i suoi risparmi ritirati in banca) su di una nave diretta a Palermo laddove giunto, soggiornò per mezza giornata per poi riprendere di nuovo l’imbarcazione che lo avrebbe condotto nuovamente a Napoli, dove, però non arrivò mai. E’ esattamente il 26 marzo del 1938, la data in cui di lui si perdono le tracce. Egli aveva lasciato due lettere, dove preannunciava la sua “scomparsa”, ed un telegramma che smentiva il contenuto delle missive, ciò indusse coloro che svolsero le indagini a ipotizzare che si trattasse di un suicidio. Nel dossier, “PS 1939 – A1”, redatto in data 1° aprile dalla polizia fascista, risaltano tre annotazioni: la prima scritta da Benito Mussolini Voglio che si trovi, la seconda del capo della polizia che aggiunse: “I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire”, e la terza datata 4 aprile che archivia le ricerche deducendo che fosse stata “una scomparsa al fine di suicidio”. Il corpo dell’eventuale suicida, non fu mai ritrovato nonostante le incessanti ricerche effettuate, e sia i suoi familiari sia i suoi collaboratori e amici non credettero mai all’ipotesi del suicidio nonostante la presenza di quelle lettere. Dal momento della sua misteriosa sparizione sono state numerose le ipotesi avanzate, alcune prive di fondamento altre con qualche riscontro, ma comunque nessuna contenente elementi di certezza. Lo scenario più suggestivo resta quello indicato nel romanzo dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia La scomparsa di Majorana del 1975, laddove viene egregiamente illustrato il tormento di un uomo, angosciato dal risultato delle sue ricerche poiché resosi conto delle tremende potenzialità della fissione dell’uranio (in pratica la bomba atomica), decide di scomparire ed eliminare ogni traccia dei suoi preziosi studi. Secondo Sciascia, Majorana preferì fingere il suicidio liberandosi della vecchia identità, e cominciando una nuova vita all’interno della certosa di Serra San Bruno. Tale informazione Sciascia l’avrebbe ricevuta da un suo amico che raccolse la confidenza di un certosino, circa la presenza tra i padri, all’interno dell’eremo, di un “grande scienziato”. Il pensiero, che una tale scoperta si sarebbe potuta diffondere ed essere ad appannaggio dei sistemi dittatoriali del suo tempo lo annichiliva, perciò Majorana avrebbe inscenato un finto suicidio, per poi poter sedare la sua anima continuando a vivere tra le mura certosine tra quiete, meditazione e preghiera. Questo scenario fu seccamente smentito dal Vaticano, e dallo stesso Ordine certosino che negò la presenza del fisico siciliano nell’eremo di Serra San Bruno, anche se nel 1984 papa Woytila in visita alla certosa calabrese, ricordò che il monastero “aveva dato ospitalità al grande scienziato Ettore Majorana”.[106] A suffragare la tesi dell’isolamento religioso vi è anche uno scoop giornalistico del 1997 (la Domenica del Corriere), secondo cui Majorana morì nel 1987, a 81 anni dalla nascita e a 49 dalla scomparsa, decesso che avvenne «probabilmente» nella certosa di Farneta, in provincia di Lucca, dove egli si sarebbe spostato a seguito degli echi riguardanti la sua presenza in Calabria.

   Nel 1958, Rolando Pelizza, nato nel 1938 (l’anno della scomparsa di Majorana quando si parla di coincidenze) a Chiari (BS), da una famiglia benestante, che svolgeva come attività il commercio di calzature. Le sue prime attività furono in questo settore, poi si dedicò ad altre iniziative economiche aprendo degli uffici a Roma e intessendo anche dei rapporti di affari in Europa, soprattutto in Spagna e in Svizzera, ebbene egli afferma di aver incontrato Majorana nell’Abbazia e dopo essere entrato nelle sue grazie gli rivelò i procedimenti della macchina. 

   La costruzione della macchina si terminò nel 1972 ma Pelizza fu subito accusato di aver costruito un apparecchio bellico senza autorizzazione.[107] E come si diceva prima, il governo italiano incaricò il fisico Ezio Clementel a verificare le funzionalità della macchina e nel 1976 dimostrò le potenzialità dell’apparecchio, cercando di pubblicare l’invenzione.

   Ma Clementel iniziò a subire delle ingiustizie, per esempio venne arrestato senza alcun motivo distruggendo per sempre la sua carriera di fisico e professore.

   Che questa storia non sia un’invenzione di Pelizza potrebbe garantirlo addirittura lo stesso CICAP[108] poiché incaricò Carlo Tralamazza, professore e informatico svizzero (e socio del CICAP) di realizzare il programma informatico per la gestione dell’apparecchio.[109] Tralamazza compilò il programma per il quale ebbe un regolare compenso.

   Questa storia del “raggio della morte” finì dentro l’inchiesta del giudice Carlo Palermo[110] quando Pelizza incontra un ex colonnello del Sifar e del Sid, Massimo Pugliese, massone iscritto alla Loggia P2, agente del Sifar e del Sid, andato in pensione, ma rimasto collegato al generale Santovito capo del Sismi, a sua volta anche lui è un massone iscritto alla Loggia P2. Uscito dal Sid, andò a fare il consulente per alcune ditte nazionali produttrici di armi. Pugliese gestiva il traffico internazionale di armi per mano di due società, l’Horus e la Promec, perché monarchico era in rapporti stretti con Vittorio Emanuele di Savoia. Tramite l’attore Rossano Brazzi, anche a lui massone (cosa vuol dire essere fratelli!), Pugliese ebbe la possibilità di mandare messaggi al presidente Reagan, ad esempio per favorire le concessioni di crediti alla Somalia, necessari per l’acquisto di armi. Il Pugliese, assieme a Pelizza, fondò la società lussemburghese Transpresa per la vendita del ‘raggio della morte’. Tramite i servizi italiani, il ’raggio della morte’ venne proposto al governo italiano: il Pugliese si incontrò con Andreotti, Piccoli, Loris Fortuna. A quanto pare, i politici si convinsero di avere messo le mani sulla superarma, poiché interessarono il governo Usa, il quale organizzò un esperimento, del cui esito si sono perse le tracce. [111]

   Carlo Palermo dedicò centinaia di pagine sul misterioso congegno, affermando che fu alla base di un intricato traffico di armi. Dalle sue inchieste stava emergendo la commistione tra Servizi Segreti, Mafia e Massoneria piduista.

   Questo fantomatico congegno si ispirò ai due articoli di Einstein sul Campo Unificato, con particolare riferimento a quello uscito nel 1928. Sembra che Majorana estese la fisica di Einstein a uno spazio di 3 dimensioni spaziali e 2 temporali, incorporando alcuni concetti di Fantappié.[112] Un ruolo in questa ricerca lo ebbe infine Burkhard Heim (1925-2001), un fisico tedesco che durante la seconda guerra mondiale fu reclutato dai nazisti. Dopo oltre 50 anni di dimenticatoio, le tesi di Heim sono al centro di un acceso dibattito nel mondo accademico, questo perché la NASA annunciò che nel 2005 di voler intraprendere una serie di esperimenti per verificarne la fondatezza. Grande enfasi viene posta sull’uso delle piastre in oro e platino a stretto contatto con un campo magnetico rotante, in processi che richiedono permittività elettrica negativa e plasmoni di superficie radianti (il ché richiederebbe a sua volta superfici scanalate a periodo fisso).

   Guarda caso molte di queste idee erano apparse nelle note a margine nel libro di Jessup The Case for the UFO.

   Tornando all’apparecchio dei Pelizza, sono circolati dei video,[113]  dai quali c’è chi come Diego Marin (fisico che si occupa anche di argomenti storici) rileva che l’ingrediente segreto che viene utilizzato è il mercurio,[114] che è mosso ad apposite frequenze e contenute in apposite forme. Nel Vaimanika Shastra, un testo indiano che descrive i mezzi di trasporto delle divinità induiste, s’insiste morbosamente sull’uso del mercurio quale elemento essenziale per togliere peso alle navi.

L’interpretazione accademica vuole che queste navi, i Vimana, non siano altro che immagini poetiche per descrivere nuvole o altri fenomeni atmosferici.

   Il Vaimanika Shastra, però, non parla di divinità, ma è un testo, dove si descrive in maniera dettagliata i Vimana. Lo si potrebbe descrivere come una sorta di trattato scientifico o di manuale tecnico. Il testo nella forma attuale è stato messo per iscritto tra il 1918 e il 1923 dal Pandit Subbaraja Sastri, ma la compilazione originale risale almeno al XIII secolo a.c. per opera del guru Maharishi Bharadwaja. Il libro si apre con la descrizione dei Vimana che sono descritti come un mezzo che può volare in aria da un luogo a un altro. Sono quindi menzionati i 32 segreti sul funzionamento dei Vimana che il loro pilota deve apprendere, suddivisi in 3 categorie a seconda della struttura del veicolo aereo, del suo decollo e atterraggio, nonché della manovrabilità. Vi si legge, infatti, che essi possiedono un motore a mercurio, e vi si parla di mercurio rosso, una sostanza che ufficialmente non esiste, sebbene sia presente nei resoconti di esperimenti degli gruppo Ahnenerbe[115] intercorsi durante il Terzo Reich quali il famoso Die Gloch.[116] In base agli indizi raccolti da Jospeh P. Farrel[117] il mercurio rosso sarebbe un composto di mercurio, torio e antimonio, arricchito mediante bombardamento neutronico in un reattore nucleare. Il materiale ottenuto assumerebbe l’aspetto di un liquido di colore rosso-porpora, molto più denso e pesante del mercurio comune. Il mercurio rosso avrebbe un tempo di decadimento relativamente breve, passato il quale perderebbe il proprio potenziale e avrebbe bisogno di una nuova immersione nel reattore. La paternità dell’invenzione apparterebbe ai sovietici, passata poi in Germania attraverso l’infiltrazione dentro i servizi segreti russi di alcuni agenti dei servizi segreti nazisti. La dicitura mercurio rosso appare ancora nella relazione della Commissione Parlamentare sul traffico di Rifiuti Tossici del 4 marzo 2013 (XVI legislatura – Governo Monti – Soc. XXIII, n. 21).[118] Qui si parla di una motonave chiamata Latvia dell’ex Unione Sovietica, che era appartenuta ai servizi segreti russi, ancorata a La Spezia. Il caso fu affidato al comandante Natale De Grazia del pool investigativo della Procura di Reggio Calabria. Ma De Grazia morì improvvisamente il 12 dicembre 1995, per avvelenamento.[119]

 Con la morte di De Grazia il lavoro investigativo aveva perduto slancio, e tutto era finito in archiviazioni, verso la fine degli anni Novanta.  

   L’inchiesta che stava svolgendo De Grazia riguardava l’intera stagione dei traffici di materiale tossico-nocivo con l’Est europeo, con alcuni Paesi dell’America Latina, e soprattutto con l’Africa. Negli anni Novanta diverse Procure italiane (oltre a Reggio Calabria e Matera, anche Roma, Milano, Asti, La Spezia, Trieste, Venezia, Udine, Taranto, Lecce, Brindisi, Torre Annunziata, Palmi, Paola) avevano scoperto cordate di faccendieri, mafiosi e imprenditori senza scrupoli che avevano messo in piedi traffici di rifiuti tossici in cambio di armi, frodando le assicurazioni delle navi con affondamenti dolosi per i carichi dispersi in mare, e utilizzando la corruzione e le mazzette per ottenere la complicità dei Paesi di destinazione nei casi di interramento del materiale pericoloso. Ma gli investigatori avevano anche trovato indizi del possibile coinvolgimento di apparati dello Stato, di uomini e strutture dei servizi segreti.

   Traffici che portano lontano: al Progetto Urano, nato per convogliare rifiuti europei e americani in una depressione naturale del Sahara, al confine fra Marocco e Mauritania; o alla Somalia, dove il segreto del mercato nero delle armi e dei rifiuti andava protetto a ogni costo. Tra le morti sospette vanno annoverate quelle di Vincenzo Licausi, uomo del SISMI, e quelle di giornalisti troppo curiosi come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Non solo. Pure la morte di Mauro Rostagno, il giornalista e sociologo, potrebbe avere a che fare con l’intreccio dei traffici illeciti – in questo caso “di Stato”, visto che coinvolgono strutture della Gladio militare – fra l’Italia e la Somalia.  

   Proprio negli ultimi mesi prima della sua uccisione, il capitano di corvetta e i suoi collaboratori avevano individuato, nel corso di alcune perquisizioni, documenti che riguardavano il caso Alpi-Hrovatin e i traffici di materiale pericoloso verso la Somalia.

   Il materiale veniva dal centro di trattamento dei rifiuti nucleari, impianto ITREC, di Rotondella, in provincia di Matera. L’impianto è stato costruito nel periodo 1965-1970 dal CNEN, Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, non molto prima degli anni di Clementel.

   Che la vicenda De Grazia-Latvia sia collegata con gli esperimenti inerenti al “raggio della morte”?

   Non ci sarebbe da meravigliarsi che molte di queste scoperte siano usate per scopi militari.

   E quando si parla di esperimenti usati per scopi militari non si non parlare di guerre.  Ma non si capire la guerra prescindendo dal processo storico, dall’economia, e dalla politica. Le tecniche militari, comunemente, hanno percorso quelle civili (pensiamo a internet), e oggi evolvono con una rapidità spaventosa. Molte invenzioni, ad esempio, sono nate del corso della supremazia nello spazio tra USA e URSS. Si trattava di una ricerca militare per eccellenza, presentata a un’opinione pubblica bambina come una gara scientifico-sportiva. Oggi, nessun esercito, nessuna nave, nessuna automobile può muoversi senza cadere sotto il controllo dei satelliti, l’unica eccezione sono le Toyota che usa l’ISIS, che hanno attraversato il deserto! Si potrebbe formulare l’ipotesi che Obama e i suoi collaboratori hanno pensato che si trattasse di gite fuori di casa di qualche turista mal informato. È ormai assodato, che ci sono stati degli enormi progressi nello sviluppo delle tecniche militari, per esempio la possibilità di riprodurre certi eventi naturali, cosa che i media asserviti e tutti gli intellettuali pennivendoli affermano che è tutto una buffala. Eppure, più di 70 anni fa, USA e Nuova Zelanda, in funzione della guerra che stavano conducendo contro il Giappone, sperimentarono forme di tsunami artificiali.[120] C’è poi, un’intervista al generale Mini: “La guerra ambientale non è più solo un ipotesi: è già in atto. Ma guai a dirlo, si passa per pazzi.”[121]Non c’è solo la disinformazione ma c’è una pratica militare che si chiama ‘denial of service’ che è necessario non solo negare la realtà o l’evidenza, ma negare l’informazione. È questo è già un vero e proprio atto di guerra. Determinate persone o paesi non devono venire a conoscenza delle informazioni e questo può causare catastrofi di proporzioni bibliche, come il devastante tsunami dell’Indonesia. L’informazione su suo arrivo era disponibile ma interruzioni nella trasmissione, a causa di anelli mal funzionanti o volutamente non funzionanti ne ha impedito la comunicazione” “La bomba climatica è la nuova arma di distruzione di massa cui si sta lavorando in gran segreto per acquisire vantaggi inimmaginabili su scala planetari. Alluvioni, terremoti, tsunami, siccità, cataclismi. Uno scenario purtroppo non è più fantascienza”.[122]


paolo rumor: il lato oscuro della storia

[1]Il compito di Mattei fu messo a capo dell’AGIP perché la liquidasse. Frugando però tra i documenti riservati all’ente, ne trovò uno che parlava della scoperta di un giacimento di metano fatta nel 1944 in un paesino della Val Padana.

[2] Tutto ciò da ragione alla tesi maoista sulla lotta tra le due linee nel partito e che la destra borghese e revisionista è composta dai dirigenti del partito e degli apparati dello Stato che seguono una linea filocapitalista.

[3] Paolo Rumor nota correttamente che gli pseudonimi che utilizzano i due personaggi assomigliano a quelli utilizzati dalla mitologia egizia.   

[4] K. Marx, Teorie del Plusvalore, Tomo II°.

[5] Gianni Vannoni, le società segrete dal Seicento al Novecento, Sansone Editore, 1985, p. 324.

[6] R. Mukerjee, Storia e cultura dell’India, Milano, 1966.

[7] Questo soprannome gli fu affibbiato dal giornalista L. Gupta, in un articolo comparso su Indian Review, Madras, 1913.

[8] Sul ruolo del governo britannico nella diffusione del Teosofismo in India, cfr. M.V. Dharmamentha, L’occupazione inglese in India, in Idem, Lo Yoga e il neospiritualismo contemporaneo, cit. pp. 159-165.

[9] Dichiarazione pubblicata sulla rivista The Medium and Daybreak, London 1893, p. 23.

[10] A.A. Bailey, Il destino delle nazioni, Roma 1971, p. 135.

[11] R. Guénon, Il Teosofismo, vol. I, cit. pag. 32.

[12] Proia Gianluigi, L’Origine occulta dell’Umanità secondo il nazismo, Mystero Extra, n. 4, estate 2006.

[13] AA.VV., Queste piramidi potrebbero riscrivere la Storia, Hera, n. 80, settembre 2006, p. 46. Sulla scoperta della più antica civiltà d’Europa, Avvenire, 12 giugno 2005, e anche Materi Nino, Scoperte le tracce della più antica civiltà d’Europa, Il Giornale, 12 giugno 2005. 

[14] Marco Pizzutti, scoperte archeologiche non autorizzate oltre la verita’ ufficiale Antologia delle scoperte sotto censura, edizioni il punto d’incontro., Vicenza, 2010, p. 190-193.

[15] G. Hancock, Impronte degli Dei, Corbaccio, P. 176.

[16] W. B. Emery, Archaic Egypt, Penguin Books, London, p. 38.

[17] Archeologo e docente a Oxford. Scopre l’unità di misura dei popoli antichi (la cosiddetta iarda megalitica) e dimostra che le culture megalitiche europee e cananee conoscevano la dimensione precisa dalla circonferenza terrestre sia ai poli che all’equatore, e che ad esse si deve la divisione sessagesimale del tempo e della sfera terrestre

    Ipotizza inoltre che questi popoli fossero trasmettitori di tali conoscenze da una precedente civiltà o popolazione non identificata, i megalitici avrebbero a loro volta trasmesso agli egizi (come prima compagine sociale centralizzata) le notizie del cubito (unità di misura che presuppone la geodesia), suddivisione in base alla quale secondo alcuni studiosi, sarebbero strutturate le piramidi egizie.  

[18] Loris Bagnara, Il segreto di Giza, Newton & Compton, 2003.

[19] Robert Bauval (1948 –  ). Saggista e ingegnere britannico.

   Nato dai genitori di origine belga, Bauval ha frequentato la British Boys’ School di Alessandria d’Egitto e successivamente un collegio francescano nel Buckinghamshire in Inghilterra. Si è iscritto a corsi d’ingegneria delle costruzioni presso la London South Bank University, conseguendo il diploma di laurea. Fu costretto a lasciare l’Egitto durante la presidenza di Nasser. Sovente ha lavorato come ingegnere in Medio Oriente e in Africa.

   Appassionato di egittologia e buon conoscitore del periodo denominato Antico Regno, deve la sua notorietà ad un libro, Il mistero di Orione (The Orion Mystery), edito nel 1994 e scritto con Adrian Gilbert. Questo best seller cerca di dimostrare che le tre principali piramidi della piana di Giza sono accuratamente allineate come le stelle che formano la “cintura” della costellazione di Orione (cintura di Orione). La realizzazione dei tre enormi monumenti sepolcrali rientrerebbe in un grande ed articolato progetto fatto realizzare dai faraoni nel corso del tempo. Nel libro in questione, i due autori, studiando in particolare la piramide di Cheope, formulano anche l’ipotesi che gli antichi egizi conoscessero bene il fenomeno astronomico chiamata precessione degli equinozi.

[20] Charles Hutchins Hapgood (1904- 1982). Storico USA, funzionario dei servizi segreti americani durante la seconda guerra mondiale. Studia alcune antiche cartografie rinvenute a Costantinopoli dagli arabi nei primi anni del XVI secolo; qui depositate fin dal tempo dei greci e provenienti dalla biblioteca di Alessandria. In un suo saggio degli ani ’50 (The Earth’s Shifting Crust) enuncia la teoria dello “scorrimento della crosta terrestre”, secondo la quale vaste parti del continente antartico potrebbero essere rimaste sgombre dai ghiacci fino al 4000 avanti Cristo, con un clima molto più caldo di quello attuale. Le carte nautiche e costiere da lui studiate sarebbero la trascrizione della topografica dell’Antartico qual era prima che fosse ricoperto dai ghiacci, e quella di altre regioni del globo prima che il livello dei mari si innalzasse al termine dell’ultima era glaciale, intorno all’8000 avanti Cristo. Dette carte mostrano di derivare da una fonte comune più antica e suppongono l’utilizzo della trigonometria sferica. La teoria di Hapgood è stata sostanzialmente convalidata da Albert Einstein (non a caso autore della prefazione a The Earth’s Shifting Crust) e suppone tra l’altro che la Terra sia stata cartografata da una civiltà non identificata molto antecedente a quelle più antiche storicamente conosciute.

   Hapgood è morto nel 1982, investito da un’auto.

[21]Il codice dell’Apocalisse, 2006, Nexus Edizioni Srl.

[22] Graham Hancock, Civiltà sommerse, 2002, Corbaccio.

il mistero di nuova berlino

[23] Friedrich Ruge, già capo di stato maggiore della marina tedesca, nel suo libro la guerra sul mare 1939-1945, Garzanti, 1961, parla delle difficoltà delle difficoltà delle operazioni di sbarco in Inghilterra e delle difficoltà per effettuarle: poche unità di trasporto che potevano navigare con motori propri, arenarsi sulla costa e sbarcarvi truppe e materiali; la mancanza del dominio del mare e, inoltre, gli inglesi non solo disponevano di una forte arma aerea ma erano riusciti ad evacuare 136.000 uomini dalla Francia settentrionale e occidentale.

   L’offensiva aerea tedesca contro l’aviazione inglese fallì e, quando Göring volle che gli attacchi si concentrassero du Londra, le perdite tedesche andarono aumentando senza riportare successi equivalenti. Gli inglesi avevano tutti i vantaggi dalla loro parta (una sviluppata rete di comandi, una sorveglianza radar ininterrotta, una caccia concentrata) e non poteva essere sorpreso. In ogni modo, al principio di settembre del 1940, poterono perfino passare alla controffensiva, attaccando la flotta di invasione nei suoi porti e distruggendovi o danneggiandovi 21 navi di trasporto, 214 pontoni e 5 rimorchiatori (quasi il 10% del tonnellaggio disponibile). Pertanto, nella seconda metà di settembre le unità, ciò che avrebbe provocato un ritardo se l’operazione fosse stata iniziata. Il 12 ottobre però era rimandata definitivamente alla primavera seguente e così definitivamente liquidata. Hitler come Napoleone non era stato in grado di assicurarsi per sole 24 ore il dominio del mare nella Manica.

[24] Atlantis, di Urich Mohr, Longanesi, Milano, 1965, e per le gesta della nave corsara Pinguin, Gli dei del mare, di Thaddeus Tuleja, Longanesi, 1966.

[25] Akakor è un ipotetico regno sotterraneo descritto nel libro La cronaca di Akakor (Die Chronik von Akakor, 1976) del giornalista tedesco Karl Brugger, un best-seller internazionale negli anni Ottanta, tradotto in varie lingue, del filone dell’archeologia misteriosa. Brugger colloca Akakor tra Brasile e Perù, nelle profondità della selva amazzonica, presso le sorgenti del Purus, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni.

   Nel 1972 Karl Brugger, corrispondente della ARD, narrò di aver conosciuto un indigeno della foresta amazzonica che parlava un buon tedesco. Secondo Brugger questo indigeno, chiamato Tatunca Nara, si rivelò essere il sovrano del popolo degli Ugha Mongulala e principe di Akakor, una mitica città sotterranea un tempo sede e capitale del terzo impero d’America (dopo l’azteco e l’incaico). Secondo Tatunca Nara Akakor avrebbe prosperato fin dal XII millennio a.C., e da Akakor si sarebbe originata la cultura di Tiahuanaco e la cultura Inca. Inoltre, Tatunca Nara riferì a Brugger che un gruppo di SS nazisti raggiunse in sommergibile Akakor alla fine della seconda guerra mondiale, e si integrò nella vita della tribù.

   Brugger scrisse di aver viaggiato nell’alto Purus insieme a Tatunca Nara ma non aver mai raggiunto la mitica Akakor. La sua canoa si rovesciò e, persi viveri e medicinali, non se la sentì di proseguire a piedi.

[26] Ufficialmente l’ammiraglio Dönitz gli U-Boat nelle acque dell’Atlantico del Sud nell’estate del 1943, convinto che ai in questa area ci fossero migliori condizioni di caccia che nella zona boreale, che era infestata da nemici.

[27] In sostanza non c’era stata ancora una conferenza internazionale legalizzasse l’opera di brigantaggio da parte dei vari imperialismi.

[28] C’è da sospettare Byrd intuì che lo scopo della spedizione non era proprio “civile”.

[29] http://alfazulu.altervista.org/articoli/base211_8.htm

[30] Man-made UFOs 1944-’94 di R. Vesco e D H. Childress, Adventures Unlimited 1994, introduzione.

[31] Articolo di Andrea Purgatori, Hitler sconfitto dai maghi dei codici, Corriere della Sera, 21 marzo 1996.

[32] Storia militare della II Guerra Mondiale di B.H. Liddell Hart, Mondadori, Milano, 1970, Volume 1, pag. 523.

[33] Buenos Aires era un covo di spie naziste. Dentro questa città non operavano solo l’Abwehr (servizio segreto militare) e l’E-Dienst (Servizio di Crittoanalisi), ma anche una rete di dimensioni maggiori: la Rete Bolivar. Concepita come un’organizzazione autonoma e aperta ai sudamericani, la Rete Bolivar cercava di infiltrarsi nei vari governi per costituire un blocco di nazioni alleate della Germania, dirette a livello locale dall’Argentina.

   Secondo il giornalista e scrittore argentino Uki Goñi, la Rete Bolivar fu una delle organizzazioni di maggior successo dello spionaggio nazista. Arrivò a contare su un vasto complesso di mezzi, locali commerciali e appartamenti, dai quali era coordinato il funzionamento di almeno dieci emittenti dislocate nella provincia di Buenos Aires.

   È, ormai certo, che le attività della Rete si sono sviluppate in un clima di evidente tolleranza da parte della polizia e del controspionaggio locale. Ma non c’era solo questo, i gruppi nazisti presenti in Argentina fecero a gara per reclutare militari argentini. La simpatia per i nazisti tra i quadri dell’esercito, di tradizione prussiana, è un fatto fin troppo noto. Mentre la marina, invece, è riuscita a insabbiare il proprio passato nazista.

[34] Tranne significative eccezioni quali Goebbels, Himmler e lo stesso Hitler.

[35] Marco Dolcetta, Gli spettri del Quarto Reich Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, BUR saggi, 2007, Milano, pp. 39-40.

[36] Tutte le maggiori aziende tedesche durante la seconda guerra mondiale approfittarono della manodopera dei campi di concentramento per ridurre i costi di produzione.

   Secondo la storica Anni Lacroix Riz dai 12 ai 14 milioni di lavoratori stranieri deportati – in gran parte ebrei e prigionieri di guerra – sono stati utilizzati dalle aziende tedesche durante il conflitto mondiale.    

[37] Reinhard Gehlen, The Gehlen Memoirs, Collins, London, 1972.

[38] Franco Fracassi, il quarto reich Organizzazioni, uomini e programmi dell’internazionale nazista, Editori Riuniti, 1996, Roma, p. 15.

[39] Marco Dolcetta, gli spettri del quarto reich Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, BUR saggi, 2007, Milano, p. 27.

[40] Peter Moon, The Black Sun, Sky books, New York, 1999, p. 198.

[41] George Adamski (1891 – 1965). Ufologo USA di origine polacche e un celebre contattista.

   Ad Adamski si devono gran parte dell’iconografia attuale sui dischi volanti e le teorie del complotto che li accompagnano. Infatti, egli fu uno dei primi, contattisti ad avere ampio spazio sui media e le sue fotografie di UFO hanno fatto il giro del mondo, influenzando la cultura popolare. Il neologismo “contactee” (in italiano tradotto come “contattista”) fu usato inizialmente negli Stati Uniti proprio per il suo caso.

   Come nel caso di altri contattisti, nessun testimone realmente attendibile poté mai confermare le versioni fornite da Adamski sugli incontri ravvicinati o vide di persona gli extraterrestri descritti dal contattista. Secondo alcuni scettici le foto prodotte potrebbero essere state abili artefatti realizzati dall’autore stesso, ma anche tra gli ufologi la genuinità della sua storia è ormai messa in forte dubbio.

   Il sociologo e ufologo italiano Roberto Pinotti, nel suo libro Ufo: Visitatori da altrove (e in altre sue opere), ritiene che il contattista polacco-americano sarebbe stato ingannato e usato da alcuni agenti della Central Intelligence Agency. In sostanza, secondo la tesi di Pinotti, sostenendo in buona fede per anni teorie che la scienza dimostrò poi essere palesemente false (Venere abitabile, ad esempio), Adamski avrebbe screditato involontariamente l’ufologia realizzando i propositi della CIA. Pinotti riporta anche, a prova di questa sua collaborazione (volontaria o meno) con il governo statunitense, il fatto che Adamski è stato sepolto nel cimitero nazionale di Arlington.

   L’ufologo Paolo Toselli, nel suo libro FBI dossier UFO, dove raccoglie e commenta alcuni dei documenti del Federal Bureau of Investigation desecretati grazie al Freedom of Information Act, dedica ad Adamski la prima parte del capitolo sui contattisti. L’ente investigativo statunitense aveva iniziato a raccogliere informazioni sull’ufologo fin dal 1950, prima dei suoi supposti contatti con gli alieni.

   Nell’agosto del 1950 due agenti, senza esplicitarsi, avevano incontrato Adamski nel suo locale e avevano riportato gli argomenti di una conversazione avuta con lui ed una donna che lavorava nel ristorante, interessandosi però più alle sue convinzioni filo-sovietiche e filo-comuniste (è da notare che questo avveniva in pieno maccartismo e di queste tendenze politiche non si parlerà più nei rapporti successivi) che non ai suoi avvistamenti (di cui mostrava già alcune foto), che anzi, secondo il rapporto, lo facevano valutare dal resto della comunità come “mentalmente squilibrato”.

   Secondo quanto riferito dagli agenti il futuro contattista era dell’opinione che le civiltà aliene avessero forme di governo simili al comunismo e che la Federal Communications Commission, pur essendone a conoscenza (grazie ad un contatto radio ottenuto con gli alieni), avesse deciso, di tenere nascosta la notizia. Nel 1953, in occasione della diffusione delle notizie sui primi contatti con gli alieni e del possibile possesso da parte di Adamski di uno strumento in grado di causare l’atterraggio forzato di aerei e UFO, l’FBI e l’Office of Scientific Intelligence della CIA si interessarono nuovamente alla sua persona, decidendo di interrogarlo: il rapporto frutto dell’interrogatorio cita nuovamente questioni inerenti alla fedeltà agli Stati Uniti, ma questa volta di un conoscente del contattista (che viene da lui segnalato come possibile infedele), per riportare poi le dichiarazioni di Adamski sui suoi contatti con gli alieni e su supposte sue esperienze lavorative presso il vicino osservatorio di Monte Palomar, che ad un controllo si riveleranno false.

   Successivo interesse verso il contattista da parte del FBI si ebbe nel febbraio del 1953 quando, secondo la versione data da un quotidiano, Adamski aveva dichiarato falsamente che il materiale da lui mostrato a una conferenza era stato vagliato e ritenuto veritiero da parte dell’FBI stessa e dell’aviazione statunitense, per ammonirlo dal fornire simili informazioni false. A proposito della scelta del cimitero nazionale di Arlington come luogo di tumulazione delle ceneri di Adamski, Toselli, al contrario di Pinotti ed altri, la considera solo un diritto acquisito grazie al suo stato di veterano della Prima guerra mondiale e non una qualche forma di premio per i suoi servigi in campo ufologico.

[42] Giuseppe Belluzzo (1876 –1952). Ingegnere, politico e accademico italiano, che ricoprì il ruolo di Ministro dell’Economia Nazionale tra il 1925 e il 1928 e di Ministro dell’Educazione Nazionale tra il 1928 e il 1929 nel Governo Mussolini.

[43] http://www.edicolaweb.net/edic206a.htm

[44] Jan Van Helsing, Le società segrete e il loro potere nel XX secolo”, Ed. Andromeda.

[45] http://www.edicolaweb.net/edic206a.htm

[46] Gary Hyland, I segreti perduti della Tecnologia Tedesca, Newton Compton.

[47] Niente esseri grigi, oppure a forma di rettile, roba da galleria degli orrori, ma esseri biondi con gli occhi azzurri, il sogno dei gerarchi nazisti.

[48] Nexus Magazine.

gli illuminati di baviera tra leggenda e realtà

[49] Bayard Jeane-Pierre, La spritualité de la Rose-Croix: histoire, tradition et valeur initiatique, Dangles, Saint Jeane de Braye 1990.

[50]                                                                                           C.s.

[51] Nata con soli due gradi, la Massoneria non si accontentò di aggiungerne un terzo, quello di maestro, ma già prima del 1750 iniziò a introdurne altri, i cosiddetti <alti gradi>.

   Il fenomeno ebbe forse origine proprio nelle isole britanniche, poco dopo il 1730, quando in ambienti latomistici particolarmente attenti all’aspetto ritualistico s’inizio a parlare di un grado elitario: <Maestro scozzese>. In seguito, questo grado si diffuse in tutta Europa, soprattutto in Francia, terra di elezione degli alti gradi.

   Fu in Francia che la Massoneria aveva attecchito rapidamente, grazie alla vicinanza con l’Inghilterra e alla presenza di numerosi rifugiati giacobiti (i seguaci degli Stuart la ex casa regnante della Scozia e per un certo periodo di tempo nel XVII secolo anche dell’Inghilterra). Fu qui che si cominciò a costruire a costruire la storia sulle possibili origini cavalleresche (in particolare dei Templari) e più misteriose della Massoneria.   

[52] Findel Joseph Gabriel, Die Geschichte der Freimaurerei von der Zeit ihres Entstehens bis auf die Gegenwart, Hermann Luppe Leipzig, 1990.

[53] L’Ordine della stretta osservanza templare, fu organizzato dal barone tedesco Carl Gotthelf von Hund per adempiere la missione affidatogli dalle alte cariche della Massoneria cattolica giacobita.

[54] Il duca Ferdinando di Brunswick, Gran maestro delle logge rettificate, era nato nel 1721 e iniziato alla Massoneria all’età di vent’anni. Fratello di Carlo di Brunswick – il duca regnante – e cognato di Ferdinando II il Grande, re di Prussia, si era distinto in ambito militare ai tempi della guerra di Slesia, iniziata nel 1741, e fino al termine della Guerra dei sette anni, nella quale era stato tenente generale e comandante in capo.

[55] Il martinezzismo deriva dalla filosofia di Martinez de Pasqually, fondatore dell’Ordine dei cavalieri massoni eletti Cohen dell’universo. Il termine di cohen è connesso ai cohanim, la più alta carica sacerdotale ebraica, che offriva sacrifici al servizio del tempio. 

   Martinez fu l’iniziatore di una tradizione che annoverò tra i suoi adepti personaggi importanti, tra cui Louis-Claude de Saint Martin e Baptiste Willermoz.

   Egli, dopo aver viaggiato in Turchia, Arabia e Palestina (dove presumibilmente aveva appreso le dottrine della cabala ebraica). In questo, la sua storia, somiglia alla legenda di Christian Rosenkreutz, dove anche lui nacque in Germania e poi girovagò per il Medioriente, dove ebbe accesso a misteriose conoscenze, prima di tornare in Europa e edificare le suole rosacrociane.

   Martinez sviluppò una dottrina basata sulla cabala ebraica. La cabala può essere considerata come una teosofia con una propria cosmogenesi, nella quale Dio, concepito come la causa senza causa (l’EN Sof), costruisce l’universo con una serie di emanazioni che attraversano diversi piani, dai veli negativi dell’esistenza fino al mondo materiale. Il tettagramma, nome di Dio formato da quattro lettere, fu introdotto nei rituali della Massoneria (in particolare in quelli del Rito scozzese antico e accettato).

[56] Sorse un mito in questi ambiti esoterici che la Massoneria fosse guidata da dei superiori incogniti (o sconosciuti) che non erano degli uomini in carne e ossa, bensì delle entità viventi sul piano astrale, da dove emanerebbero occulte influenze. La Stretta Osservanza contribuirà più tardi alla formazione ed espansione di un particolare sistema massonico: il Rito Scozzese Rettificato, che è, in effetti, d’ispirazione cristiana e templare. Sul piano simbolico esso impegna i propri iniziati a partecipare alla successiva costruzione di diversi templi, destinati a essere riassorbiti in quella Gerusalemme celeste che non è opera della mani dell’uomo.

   Leo Zagami con le sue Confessioni di un illuminato rimette in circolazione questa tradizione presente in un certo tipo di ambiente massonico. 

[57] Secondo Frau Abrines, l’imperatore rifiutò l’offerta di uno dei dignitari della massoneria austriaca con queste parole: “Non mi parlate più dei vostri massoni, disse, vedo che sono uomini come tutti gli altri, e che tutta la filosofia di cui fanno sfoggio non li esenta dalle volgarità e dalle debolezze che l’orgoglio porta con sé”. Lorenzo Frau Abrines, Diccionario Enciclopédico Abreviado de la Massoneria, 1976, voce Giuseppe II.

[58] Bode era molto amico del filosofo razionalista tedesco Gotthold Lessing.

[59] Findel afferma che numerosi delegati si presentarono da von Knige durante l’assemblea per chiedere di essere ammessi. Anche Emile Dermenghen menziona i massoni razionalisti sconfitti a Wilhelmsbad che in seguito si allearono, in segreto, con gli Illuminati di Baviera.

[60] Le Forrestier, Les Cahiers verts, VII.

[61] Sembra strano che in tutta la letteratura che si potrebbe definire, “complottista” non si parli del Convento di Wilhelmsbad, dove gli Illuminati uscirono sconfitti. Non si parli degli altri riti e delle loro relativi strutture segrete. Detto in termini moderni e politici, si potrebbe dire che ci fu uno scontro “tra linee” (con molto virgolette). Tra una che si prefigge di essere una sorta di avanguardia (Magaldi del Grande Oriente Democratico parla di avanguardie massoniche che hanno costruito l’Europa contemporanea, quella liberale dove ci sono i cittadini e non i sudditi), mentre l’altra guardava indietro al medioevo, vedeva la Massoneria come una sorta di nuovo ordine cavalleresco.

   In sostanza era sorto che nelle Logge dal XVI secolo i massoni detti accettati (quelli che non praticavano l’arte dell’edilizia) diventano sempre più numerosi e parallelamente gli autentici artefici costruttori vanno facendosi man mano più rari. E dopo gli ermetisti le colonne dei Templi vedono sedersi fra esse borghesi, sacerdoti e molti nobili. Ne risulta un completo ribaltamento dell’ambiente sociale dell’istituzione. Progressivamente gli operativi in senso stretto, si allontanano dalla Libera muratoria e creano un ben organizzato e autonomo Compagnonaggio che non vuole avere nulla a che fare con la borghesia mercantile, con le autorità ecclesiali troppo inclini a interessi mondani e con tutte   e con tutte le forme di autorità secolari.

[62] Il Grande Oriente di Francia sorse nel 1773 con lo scopo di federare tutte le logge francesi in un’unica Obbedienza in grado di conciliare le numerose strutture massoniche e rituali in attività. A differenza delle strutture politiche piramidali dei rettificati il Grande Oriente si fondava sulle decisioni democraticamente prese dai molti delegati che agivano in nome delle rispettive logge.

[63] Nel novembre del 1778, Lione è convocata un’assemblea nel corso della quale viene proposta e approvata la cosiddetta Riforma di Lione. Nasce così un nuovo Ordine massonico rettificato conosciuto come Regime scozzese rettificato.

   L’organizzazione del nuovo Regime comprende: un Ordine massonico (chiamato anche <classe simbolica> che presenta i gradi di apprendista, compagno e maestro propri della massoneria simbolica, oltre un quarto, quello di maestro scozzese di sant’Andrea, una sorta di grado preparatorio per poter passare al livello successivo; un Ordine interno formato dai gradi di novizio e cavaliere benefattore della città santa; un Ordine o <Doppia classe> segreta, nota soltanto a chi ne fa parte e che prevede i gradi di professo e Gran professo; infine, in vetta alla piramide, nei misteri più elevati, l’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo.

   In questo modo, l’Ordine era costituito da un livello di base che corrispondeva all’iniziazione massonica tradizionale, un secondo livello strutturato come un ordine di cavalleria e un terzo stato di natura mistica o sacerdotale. Se si considera il primo livello come corrispondente all’ambito dei mestieri (il lavoro), il secondo alla cavalleria (connesso alle armi e alla guerra) e il terzo alle professioni di fede, potremmo dire che il regime riproduceva alla perfezione l’ordine politico-sociale medievale

[64] Gianni Vannoni, LE Società SEGRETE dal Seicento al Novecento, Sansoni Editore, 1985.  

[65] Illuminismo neanche Illuminati, dovrebbe far riflettere tutta quella corrente di “complottisti” reazionari (e anche “sinistri”) che vedono in qualsiasi fenomeno storico di avanzamento dell’umanità l’ombra della Massoneria (magari dietro a essa il demonio).

[66] Oppure dediti all’occultismo, che XVIII secolo divenne facilmente un fatto di costume. Nel 1758 l’enigmatico conte di Saint-Germain scrive alla corte di Parigi di essere l’artefice in grado di produrre l’oro. Asserzione che deve avere accompagnato con argomenti più che persuasivi, tanto che Madame Pompadour lo autorizzerà a stabilirsi prima a Chambord e poi a Versailles. E v’è dell’altro. Si ha quasi la certezza che Luigi XV, dopo averlo incontrato, gli affiderà alcune missioni da agente segreto in diversi paesi stranieri. Saint-Germain è solo una tra quelle elusive figure che contribuiranno a estendere la fama di mistero dell’ordine, pur restando fedele alla Chiesa e sempre attenti alla buona fama dei fratelli.   

[67] Reinalter Helmut, Masonerìa y Democracia, in José Antonio Ferrer Benimeli, (coord.), pag. 69.

[68]                                                         C.s.

[69]                                                          c.s. 

[70] Eduardo R. Callaey, il mito della rivoluzione massonica massoni e rivoluzione francese le origini della massoneria moderna, Marco Tropea Editore S.r.l., Milano, 2010.

[71] Emilio J. Coribière, Hegel y la Framcmasoneria, in Simbolo, N. 60, Buenos Aires 1997, pp. 7 e sgg.  

[72] Una denominazione che si usa ancora oggi per XXXI grado del Rito scozzese antico e accettato.

[73]                                                                            C.s.

[74] Reinalter Helmut, Masonerìa y Democracia, in José Antonio Ferrer Benimeli, (coord.).

LA STRANA MORTE DI GIANLUCA BUONANNO

[75]Bisogna ricordarsi che una delle prime notizie date dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, erano inerenti a esplosioni causate dall’uso di esplosivi. http://xomer.virgilio.it/911_subito/esperto_demolizioni.html

[76]http://straker-61.blogspot.it/gianluca-buonanno-e-stato-ucciso_8.html

[77]Era stato condannato a una multa di 6.000€ per aver affermato nella trasmissione Piazza Pulita in onda su La 7, che i Rom erano “la feccia della societàhttp://www.radiopopolare.it//2014/insulti-ai-rom-seimila-euro-di-a-gianluca-

[78]http://www.nextquotidiano.it/salvate-il-soldato-buonanno

[79]http://aurorasito.wordpress.com/2016/06/08/la-libia-e-la-strana-morte-buonanno

[80]                                                                       C.s. 

[81] E per questo motivo non candidabile per il movimento 5 Stelle http://www.nextquotidiano.it/haider-farage-buonanno-ununica-ghirlanda-brillante

[82]http://www.libreidee.org/2015/11/chi-pilota-lisis-ha-il-terrore-che-smettiamo-

[83] Definita come La Gran Loggia d’Italia degli ALAM (Antichi Liberi Accettati Muratori). E’ nata in Italia nel 1910, con la denominazione originaria di Serenissima Gran Loggia d’Italia.

È un’obbedienza massonica mista fondata da un gruppo di appartenenti al Rito scozzese antico e accettato, usciti dal Grande Oriente d’Italia nel 1908. Anche se la fondazione ufficiale avviene nel 1910, tradizionalmente la sua nascita è collocata nel 1908 anno della scissione. La sua sede storica fu in Piazza del Gesù 47, a Roma; attualmente ha sede in Roma a Palazzo Vitelleschi, Via San Nicola de’ Cesarini 3.

[84]http://www.libreidee.org/2015/11/chi-pilota-lisis-ha-il-terrore-che-smettiamo-

[85] Tutto questo a prescindere dalle lotte armate indipendentiste – prima delle varie tregue e proposte di trattativa  – in Euskadi e delle altre nazionalità che si trovano nello Stato spagnolo, in Irlanda e in Corsica , delle Azioni di guerriglia in Germania  da parte delle Cellule antimperialiste e delle altre formazioni anche dopo il scioglimento della RAF, così come in Francia (Franchi tiratori partigiani ed altre formazioni), In Italia (BR-PCC, NPR, NIPR ecc.) ed in Grecia (17 novembre, Lotta Rivoluzionaria).

l’esperimento Filadelfia: realtà o leggenda metropolitana?

[86] Con la relatività ristretta e generale, Einstein teorizzò che nello stesso spazio-tempo, dove si manifestano campo elettromagnetico e campo gravitazionale, doveva essere formulata una teoria del campo unificato in grado di conciliare il campo elettromagnetico, non ancora descritto in termini geometrici, con il campo gravitazionale, descritto come una variazione della geometria dello spazio-tempo circostante. Einstein stesso suggerì che la relatività generale non era una teoria ultima e che un percorso verso una teoria del campo unificante era lo studio delle proprietà geometriche dello spazio-tempo, luogo comune del campo elettromagnetico e gravitazionale, e l’estensione a n dimensioni di questa costruzione geometrica, possibile e ancora incompiuta nel suo potenziale di fisica teorica e sperimentale. Tale spazio-tempo ha queste caratteristiche: geometria euclidea applicabile localmente nell’intorno infinitesimale di ogni punto, definibile la direzione del segmento e la conservazione dell’angolo, quindi le linee parallele, non è definibile il parallelogramma, da cui si deduce uno spazio in linea retta con i segmenti paralleli a due a due. In questa costruzione, è definibile una forza (con direzione e verso, intensità), ma non potendosi costruire un parallelogramma per la loro composizione, risulta chiaro che l’unificazione di teoria elettromagnetica e gravitazionale deve essere operata con la nozione di campo, più ampia di quella di forza.

[87] Perché Wikipedia al nominativo di Jessup mette la faccia di James E. McDonald un meteorologo, chimico e fisico laureato al MIT che negli anni ’60 si interessò attivamente di ufologia e cercò di promuovere lo studio presso la comunità scientifica e per questo fu attaccato violentemente? Se si guarda la foto principale che Wikipedia indica Jessup con quelle di fianco si nota che non sono la stessa persona.

[88] Jerome Clark, The UFO Encyclopedia, Omnigraphics Books, 1998.

[89] http://www.edicolaweb.net/edic078s.htm

[90] Ufologo francese, che si è occupato anche di informatica. Negli ultimi tempi Vallée formula l’ipotesi che gli UFO provengano da una dimensione parallela alla nostra.

[91] Tesla aveva già lavorato per Roosevelt nel 1917, quando questi era ministro della marina. Il sistema di antenne Rogers costruito da Tesla avena reso possibile la trasmissione vocale tra Stati Uniti ed Europa durante la prima guerra mondiale. Per i rapporto tra Tesla e Roosevelt vedere il libro scritto da Vittorio Baccelli, Nikola Tesla, Tesserato Editore, aprile 2010. 

[92] Fisico USA che negli anni ’20 collaborò col il Prof. Paul Alfred Biefeld, identificando un nuovo principio fisico che prese il nome di effetto Bifiled-Brown. Il fenomeno riguarda la tendenza di un condensatore elettrico, caricato a tensione molto elevata, a muoversi in direzione nel polo positivo. In una dimostrazione pubblica Brown usò quest’effetto per sollevare una serie di dischi di 90 cm e farli volare su una traiettoria di 15 metri di diametro. Nei laboratori della francese Société Nationale de Construction Aéronautique Sud-Quest, Brown raggiunge velocità di diverse centinaia di chilometri all’ora, impiegando tensioni comprese tra i 100.000 e i 200.000V. il rendimento risultò maggiore nel vuoto spinto, smentendo coloro che interpretavano la levitazione dei dischi come il risultato della ionizzazione dell’aria e dei conseguenti urti tra le molecole. Negli anni ’50 Brown dimostrò di fronte al pubblico (e alla presenza di osservatori militari) di poter usare il suo effetto per ridurre il peso di qualunque oggetto del 30%. Sempre negli anni ’50, l’effetto Bifiled-Brown fu esaminato all’interno del programma statunitense per la propulsione a gravità controllata.

[93] http://stopilluminati.weebly.com/philadelphia.html

[94] John Edgar, et al., Hoover, Nikola Tesla, Freedom of Information Act, FBI, 1943.

[95] Miss. Charlotte Muzar, Tesla Memorial Society of New York.

[96] Il Progetto Montauk sarebbe una presunta serie di esperimenti governativi segreti degli USA che si svolgerebbero nella base di Camp Hero oppure Montauk Air Force Station nella località di Montauk, sull’isola di Long Island con lo scopo di sviluppare procedure di guerra psicologica.

   Alcune persone, studiose della materia che viene definita “paranormale”, sostengono che si svolgano in questa località ricerche di fisica applicata all’utilizzo militare “al limite”, tra queste viaggi nel tempo, il viaggio nell’iperspazio, l’invisibilità alla luce visibile, al radar e agli infrarossi.

[97] Quando si parla dell’incidente Thomas Mantell ci si riferisce a uno dei primi e più pubblicizzati rapporti sugli UFO; esso è inoltre ricordato come il primo avvistamento collettivo di UFO, avvenuto nel gennaio 1948. Viene ricordato come l’incidente di Thomas Mantell per via della morte del venticinquenne pilota della guardia aerea nazionale del Kentucky, il Capitano Thomas F. Mantell, durante l’inseguimento dell’UFO.

[98] La risonanza è una condizione fisica che si verifica quando un sistema oscillante forzato viene sottoposto a sollecitazione periodica di frequenza pari all’oscillazione propria del sistema stesso.

[99] Le obiezioni sull’origine extraterrestre che parla Pecorelli sono quelli inerenti alle distanze e alla velocità di spostamento.

[100] L’articolo di Pecorelli è stato inerito tre le appendici del Libro di Roberto Pinotti, alieni: un incontro annunciato, OSCAR MONDADORI MUOVI MISTERI, 2009, Milano, pp.263-274.

[101]  Charles Hoy Fort (1874 – 1932). Scrittore e ricercatore statunitense dei fenomeni definiti paranormali.

L’aggettivo fortiano (fortean) è di solito utilizzato per descrivere questo tipo di fenomeni. Tra i più importanti contributi del Fort vi è il concetto e la parola di “teletrasporto”, per definire eventi, da lui documentati, di strane apparizioni e sparizioni. Forse fu anche la prima persona che per spiegare tali strani fenomeni di teletrasporto ipotizzò rapimenti alieni, e fu uno dei primi a proporre l’ipotesi extraterrestre.

[102] http://www.rinodistefano.com/it/articoli/il-raggio-della-morte-2.php

[103] Il joule è l’unità di misura dell’energia.

[104] http://www.rinodistefano.com/docs/Relazione-tecnico-scientifica-della-Fondazione-Internazionale-Pace-e-Crescita.pdf

[105] E’ uscito su di lui una biografia di Alfredo Zirondoli, oltre la scienza il <viaggio> di Piero Pasolini, Città Editrice.

[106] https://cartusialover.wordpress.com/2010/09/27/ettore-majorana-tra-le-mura-di-una-certosa

[107] http://ionelluniverso.blogspot.it/2012/06/ettore-majorana-e-il-raggio-della-morte.html

[108] Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un organismo creato il 9 ottobre 1988, in un incontro a Torino fra gli abbonati italiani alla rivista del Committee for Skeptical Inquiry. Aderì al CICAP Umberto Eco, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi, il “mago” (ma sarebbe meglio dire il prestigiatore e illusionista) Silvan e il noto debunker Paolo Attivissimo.

   Lo stile del CICAP è paradigmatico; ovvero quando giornalisti e ricercatori, o pseudotali, accusano di truffa i lavori che sono considerati “eterodossi”, svolti da ricercatori e scienziati dalle comprovate capacità scientifiche, nel caso tali lavori rischino di minacciare la vulgata aziendalistica o governativa vigente. Che si tratti delle cure sul cancro ideate da Di Bella, ai “documentari” messi in onda sull’11 settembre. Il CICAP, si basa sulla cosiddetta lotta per la “scienza” (con la S minuscola) sul mero prestigio mediatico dei personaggi (Eco, Odifreddi e Angela padre e figlio) e, soprattutto, sul bombardamento mediatico usato con metodi truffaldini che in confronto a essi, Wanda Marchi diventerebbe Santa Maria Goretti, come quando Alberto Angela si permetteva di dire, su RAI Uno, che le Torri Gemelle crollarono l’11 settembre 2001, perché erano vuote. La “scientificità” di un organismo come il CICAP che è legato a organismi internazionali dalle mire ideologiche e che quindi svolgono una relativa propaganda, si basa sull’autorevolezza data dal dominio di determinati mezzi di comunicazione (TV, grande stampa ecc.) e non certo dai discorsi pseudorazionali che alla fine sono facilmente smontati dalla prima critica argomentata. Per questo personaggi come Angela, Attivissimo o Eco possono permettersi di rappresentare il “rigore scientifico”, senza averne neanche le basi.

   È indicativo che una delle ultime battaglie del CICAP (soprattutto dopo l’11 settembre) è quella contro il cosiddetto cospirazionismo, termine creato dalla CIA nel 1967, per attaccare chiunque sfidasse la narrativa ufficiale.

[109] http://www.ilsegretodimajorana.it/index.php/i-documenti/le-immagini-e-i-video

[110] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/910026.pdf

[111] http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/palermo.html

[112] Luigi Fantappié (Viterbo, 1901 – 1956). Matematico italiano. Nel 1942 elaborò una  Teoria unitaria del mondo fisico e biologico dove introdusse il concetto di sintropia che è formalmente equivalente a quello di informazione elaborato per la prima volta da Ralph Hartley nel 1928 e a quello di negentropia (o entropia negativa) proposto da Erwin Schrödinger nel 1943.[1] La teoria è basata sull’idea che le soluzioni progressive e regressive dell’equazione delle onde rappresentino processi entropici e “sintropici”: le soluzioni che procedono in avanti nel tempo darebbero origine ai comuni fenomeni fisici in cui l’entropia aumenta, mentre le soluzioni che procedono indietro nel tempo darebbero origine all’organizzazione in opposizione all’aumento del disordine. Il concetto di negentropia, analogalmente a quello di sintropia, è affrontato da molti ricercatori russi sulle basi degli esperimenti di Nikolai Kozyrev e sulla sua teoria dei flussi di densità di tempo.

[113] http://www.frequency.com/video/il-raggio-della-morte-linvenzione/147707686

[114] http://stopilluminati.weebly.com/philadelphia.html

[115] La Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe e. V., meglio conosciuta semplicemente come Ahnenerbe, fu un’associazione fondata da Heinrich Himmler, Herman Wirth, e Walter Darré l’1º luglio 1935 e incorporata all’interno del Persönlicher Stab RfSS nel 1939. Il suo nome significa letteralmente “Società di ricerca dell’eredità ancestrale”. Fu originariamente votata alle ricerche riguardanti la storia antropologica e culturale della razza ariana.

[116] Die Glocke (tradotto in italiano “la Campana”) è il nome dato a una serie di esperimenti scientifici segreti portati avanti dalle autorità della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per lo sviluppo di un’arma a tecnologia avanzata per l’epoca legata all’antigravità o all’energia nucleare.

   L’unica fonte su quest’arma è costituita da un libro pubblicato dal giornalista e storico militare polacco Igor Witkowski. La storia del Glocke si andrebbe a collocare, in caso di esistenza appurata, nel catalogo d’armamenti avanzati di tutte quelle armi avanzate note come Wunderwaffen e passate alla cronaca come “armi segrete”.

[117] Dr. Joseph Patrick Farrell (1955). E’ uno scrittore americano. È conosciuto nella vita pubblica per due cose diverse: la prima la sua conversione al cristianesimo ortodosso e l’esser autore di una serie di libri di teologia, il secondo per le sue opere di quella che si potrebbe definire archeologi alternativa, la fisica, la tecnologia e la storia (comprese informazioni sul nazismo).

[118] COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITA’ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI (istituita con legge 6 febbraio 2009, n. 6) composta dai deputati: Pecorella, Presidente; Bratti, Castiello, Cenni, Ghiglia, Grassano, Graziano, Libè, Proietti Cosimi, Russo e Togni, e dai senatori: Bianchi, Coronella, D’Ambrosio, De Angelis, Vicepresidente, De Luca, Vice Presidente, De Toni, Segretario, Divina, Izzo, Mazzuconi, Negri, Piccioni e Piscitelli. //relazione delle <navi a perdere> (relatori, On. Gaetano Pecorella e On. Alessandro Bratti): Approvata dalla Commissione nella seduta del 28 febbraio 2013 //Comunicata alle Presidenze il 4 marzo 2013 ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 6 febbraio 2009, n. 6); http://www.camera.it/_dati/leg16/documentiparlamentari/indiceetesti/023/021/d000r.htm

[119] http://www.famigliacristiana.it/articolo/capitano-de-grazia-ucciso-perche-indago-sui-t.aspx

[120] Una “bomba Tsunami” testata al largo della Nuova Zelanda, megachip, 4 gennaio 2013, M. Basso, Eritis sicut deus, nel sito di Sotto le bandiere del marxismo.

[121] Così come le aziende capitaliste fissano le regole del mercato (o cercano di fissarle in concorrenza con le altre aziende) e stabiliscono i prezzi, le grandi corporation mediatiche fissano le regole e determinano giornalmente (attraverso la concentrazione monopolista o l’influenza politica nel caso che la proprietà dei mezzi sia pubblica), quello che è notizia e ciò che non è notizia nel mercato dell’informazione.

   Generalmente, quando un’informazione rompe con le maglie di ciò che è stabilito, quando rivela aspetti funzionali o interessi del sistema capitalista che sussistono dietro i governi, delle aziende capitaliste o della struttura dominante nell’area dell’informazione, è qualificata immediatamente come “teoria complottista”. Che si tratti di risultati provenienti da investigazioni scientifiche, di verifiche reali, di documentazione con prove, il sistema chiude qualsiasi tipo di analisi e di valutazione con due parole fatali: teoria cospirativa.

[122] Sconvolgente dichiarazione del Generale Mini: Clima impazzito? No, è guerra climatica. Jeddasupport. Altervista, 27 giugno 2014.

~ di marcos61 su dicembre 19, 2019.

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