CHI FA LA SPIA NON E’ FIGLIO DI MARIA: IL VOLTO TOTALITARIO DEL CAPITALE

 

 

Molti decenni fa, quando si era bambini, se un compagno di giochi rivelava agli adulti qualche marachella che si combinava, gli si gridava in faccia questa filastrocca: “Chi fa la spia non è figlio di Maria non è figlio di Gesù quando muore va laggiù”.

Ignoro se tra i bambini di oggi è ancora in uso.

Per le elezioni del 1948 Guareschi aveva coniato uno slogan: “Nel segreto della cabina elettorale, Dio ti vede, Stalin no”. A ben vedere Stalin era un dilettante se paragonato ai presidenti USA, che riescono, attraverso la NSA a sapere cose che persino il confessore, lo psicanalista, l’agente delle tasse o la vicina di casa pettegola ignorano.

Nell’Italia di allora, gli strumenti tecnici moderni difettavano, ma il materiale umano inquisitorio era ricchissimo. Il controllo sociale era lasciato in parte alla fittissima rete delle parrocchie, visto che le minacce ultraterrene avevano ancora grande effetto, in parte ai carabinieri, presenti anche nelle piccole località. Elementi essenziali della vita politica erano i partiti di massa; quelli di sinistra (PCI e PSI) erano anch’essi sorvegliati, più per i loro rapporti con l’URSS e il campo socialista che per paura della loro attività rivoluzionaria. La borghesia sapeva molto bene sugli sforzi dei dirigenti di sinistra per tenere a freno le masse. Con l’attentato a Togliatti il richiamo all’ordine venne proprio dai massimi dirigenti del PCI e si vide che i discorsi sulla rivoluzione e sul marxismo erano per la maggior parte degli artifici retorici; ma gli storici e giornalisti borghesi continuano a parlare di ambiguità togliattiana, come se davvero la scelta tra rivoluzione e parlamentarismo dal secondo dopoguerra prima nella pratica e in seguito nell’elaborazione delle “vie nazionali al socialismo” non fosse da tempo già scelta.

Ma peggio dei presidenti USA sono i nostri politici che hanno persino permesso alla NSA di creare una centrale dentro Telecom Italia.[1]

Bisogna capire le ragioni sociali di questo scandalo. Non c’è imperialismo (preborghese o borghese) che non si sia dotato di una vastissima rete di spie: nell’antico impero persiano le “orecchie del re” rendevano edotto il monarca di ciò che accadeva in quel incredibile coacervo di popoli. A Roma, quando Orazio fu presentato a Mecenate, si guardò bene dal celargli le sue umili origini, consapevole che quel potente esponente del potere aveva innumerevoli informatori, e sapeva già tutto di lui. Famigerate per lo spionaggio erano le ambasciate veneziane[2]  e il Consiglio dei dieci aveva al suo servizio una complessa rete di confidenti e informatori, in grado di usare

I servizi segreti veneziani furono usati per quello che i contemporanei avrebbero definito “spionaggio industriale” e fecero uso di “operazione sporche”,

Un esempio dell’uso dei servizi segreti che fecero i veneziani, fu quella che fu definita “guerra degli spechi”.

Per tutelare, invece, l’arte del vetro muranese che correva il rischio di veder divulgati i suoi segreti a causa dell’emigrazione di manodopera specializzata, la Serenissima adottò il sistema del ‘bastone e della carota’.

Quando non erano sufficienti la lusinga economica o la promessa di speciali privilegi, si ricorreva a minacce o punizioni esemplari.

A metà del 1600 un folto gruppo di operai del vetro con a capo il maestro vetraio, Giovan Batista Battaggia, si era trasferito a Pisa al servizio di Ferdinando dé Medici.

Poco dopo il muranese morì a causa di quella che il medico di famiglia definì: ‘aria di Pisa che nella staggion del caldo è pessima e dolorosa”.[3]

   In realtà (come attesta una documento storico) il maestro vetraio era stato raggiunto dal veleno del sicario Bastian dé Daniel incaricato dagli Inquisitori di Stato di mandare un segnale inequivocabile ai transfughi che, capita l’antifona, tornarono a lavorare a Murano.[4]

Era così strategica e redditizia l’industria vetraria che, dal 1664 al 1667, divenne motivo scatenante della ‘guerra degli specchi’ tra Venezia e la Francia.

   Luigi XIV, il re Sole, aveva affidato al Ministro Colbert il compito di dotare il regno delle manifatture necessarie alla realizzazione dello sfarzoso lusso che voleva per la sua corte.

I vetri e gli specchi di Murano erano riconosciuti universalmente per la loro insuperabile eccellenza.

Colbert convinse alcuni abili maestri muranesi a trasferirsi in Francia con la loro attività.

Oltre al goloso premio in denaro l’astuto Ministro favorì l’emigrazione anche delle mogli dei lavoratori, riuscendo ad eludere la stretta sorveglianza a cui erano state sottoposte dopo la fuga dei mariti.

Per “andar alla radice” dell’affare, gli Inquisitori ordinarono all’ambasciatore Marco Antonio Giustinian di uccidere il maestro vetraio Antonio della Rivetta considerato il leader del gruppo.

Le contromosse veneziane per arginare il problema si spinsero a fomentare lotte intestine all’interno di questa comunità diffondendo false notizie sulla cattiva qualità dei vetri prodotti, e spargendo il terrore con tradimenti e avvelenamenti

Alla fine una adeguata somma di denaro riuscì a convincere i muranesi a rimpatriare.

L’industria francese concorrente era però ormai avviata e la “guerra degli specchi” fu di fatto perduta.[5]

Napoleone III aveva i suoi mouchard (informatori), lo zarismo l’Ochrana…

Con lo sviluppo della tecnologia la rete spionistica si ingigantì. Ma, si dirà, quelli erano stati dell’Ancien regime, oppure monarchi autoritarie, ora siamo in democrazia. Eppure gli stati che si definiscono democratici, ancor più dei precedenti, praticano lo spionaggio militare e civile, il sabotaggio, la disinformazione, l’omicidio mirato.

Chi ha una visione liberale pensa che lo Stato sia o almeno debba essere al di sopra delle parti, che i servizi segreti debbano difendere il paese dall’intrusione di potenze esterne o da congiure interne. Compiti esclusivamente protettivi, che non devono invadere la sfera della vita privata, la privacy e rispettare i del cittadino contemplati dalla costituzione. Poiché ciò non avviene, allora si grida ai servizi deviati, al tradimento degli ideali democratici.

Non è così. Lo Stato non è un terreno neutro sul quale le classi sociali possano competere ad armi pari. Non è neppure una struttura imposta all’esterno della società. Nasce dal bisogno di tenere a freno i conflitti di classe, e di impedire che le lotte permanenti distruggano le classi stesse, sovrapponendo ad esse un potere in apparenza al di sopra della società, in realtà ha il compito ben preciso di mantenere sottomesse le classi sfruttate. È evidente a chiunque che lo Stato antico era lo Stato dei proprietari di schiavi, quello medievale lo Stato della nobiltà che sottometteva i servi della gleba e la stessa borghesia. Il marxismo sostiene che anche quello democratico ha la funzione di mantenere ha la funzione di mantenere sotto il giogo le classi sfruttate, e di combattere la borghesia degli altri paesi. In un primo tempo lo Stato moderno mantenne il censo elettorale, in seguito la ricchezza si fece valere in forma indiretta, attraverso la corruzione dei funzionari e degli eletti, e soprattutto attraverso il peso della Borsa. Il debito pubblico è lo strumento attraverso cui la finanza impone le sue scelte, favorendo le sue capacità che perpetui e ingigantita questo debito, e quindi le sue capacità di ricatto.

Libere elezioni? La cosiddetta “pubblica opinione”, tanta esalata a parole, in realtà è ingannata e derisa poiché le vie dell’imbonimento elettorale sono infinite. Abbiamo visto un imprenditore, da sempre impegnato in pratiche di sottogoverno presentarsi alle elezioni con un tempino da prima media, “L’Italia è il paese che amo”, ed essere proclamato da stampa e TV il salvatore della patria. Come abbiamo visto la stessa orchestra da circo portare alle stelle un sindaco provinciale, che sui dichiarava tifoso di Tony Blair, il guerrafondaio propagatore delle menzogne delle armi di distruzione di massa irachene. Il pubblico deve essere sempre controllato e intrattenuto su falsi problemi o su questioni particolari. Giornalisti e politici scelgono un fatto che colpisce la cosiddetta opinione pubblica,[6] come una madre che uccide il figlio o la scappatella erotica di un politico, e ne parlano fino alla noia, riuscendo a far passare quasi inosservati fatti come la partecipazione dell’Italia ai bombardamenti della Jugoslavia, dell’Afghanistan e della Libia. Un esempio lampante è stato quando nel 2011 ci fu la crisi del governo Berlusconi (con tanto di Bunga Bunga) si fece passare in secondo piano un fatto gravissimo per le masse popolari come l’aumento dell’IVA.

Il controllo informatico della vita della popolazione è funzionale al sistema, non è un’aberrazione di pochi dirigenti o agenti segreti. Popoli perennemente raggirati e beffati possono avere momenti di consapevolezza e di ribellione, e per questo è necessario creare preventivamente un apparato di repressione, che si basa sullo spionaggio e sulle leggi speciali, sulla criminalizzazione di correnti di protesta (si pensi al NO TAV) e sulla creazione di falsi nemici (un tempo gli ebrei, oggi gli immigrati). Le strutture formalmente democratiche rimangano, sempre più asfittiche: se un tempo il lavoratore poteva scegliere da quale membro della classe dominante essere governato, adesso gli viene “suggerito”. Se Giolitti faceva accordi con i mazzieri, oggi intere aree del paese vengono lasciate in mano alla criminalità organizzata. Ci si scandalizza se si parla di trattative tra Stato/Mafia? Ma come ci si può scordare le dichiarazioni che nell’agosto del 2001 fece un ministro della Repubblica Lunardi che bisognava convivere con la Mafia?[7] E se si ragiona bene con questa dichiarazione non rivelava per caso un segreto di Pulcinella?

Nella malavita i vari Stati hanno sempre trovato fonti inesauribili di informatori, di informatori, di agenti del controllo sociale. Ma oggi internet ha introdotto nuove possibilità. Che vanno ben oltre le vecchie cimici da collocare nell’auto o nella casa del sorvegliato. Le reti informatiche attraverso cui è possibile alla polizia sapere tutto di tutti, sono state considerate insufficienti da Obama che vuole impiantare il chip sottocutaneo, non per i cani, ma per le persone.[8] Intendiamoci: ufficialmente verranno[9] usati solo per i dati sanitari[10]. Si tratta di abituare gli americani a portare un chip. Neppure il profetico Orwell aveva pensato a tanto.

Nel 2004 la NSA di concerto con la CIA e la segretissima Joint Special Operantions Command (JSOC), ha avviato un programma di spionaggio capace di tracciare i telefonini di (presunti) terroristi in Medio Oriente ovunque essi si trovino. L’inchiesta di una giornalista americana Dana Priest per ilo Washington Post rivela dettagli del programma ribattezzato familiarmente The Find dai membri della JSOC. Uno di questi, si tratta che i cellulari tracciati fossero reperibili anche se spenti.[11]

La ditta Telit (israeliana) produceva cellulari che anche da spenti trasmettevano le voci. Gasparri ne aveva uno. Così il Mossad ascoltava in tempo reale le riunioni del Consiglio dei Ministri. Come faceva Gasparri ad averne uno? Semplice, era stato nominato amministratore non esecutivo della Telit e lui è cascato nella trappola.[12]

E c’è di peggio. Nel 2013, gli scolari inglesi sono schedati in modo digitale: il governo britannico il governo britannico ha eseguito le scansioni dell’Iride oculare, del riconoscimento facciale, dell’impronta del dito e del palmo, in una parola, la biometria degli alunni.[13] C’è il problemino (per le autorità ovviamente) che sta crescendo il numero di scolari che rifiutano di sottoporsi alla schedatura, introdotta per automatizzare i sistemi di ingresso alle mense e alle biblioteche. Nel caso della biometria assicura il giornalista investigativo Tony Gosling[14] è già pronta la tecnologia Rfid: “Dal 2010 al febbraio 2013, il West Cheshire College vicino Liverpool ha dato a tutti i suoi studenti dei cartellini da indossare con dei chip compatibili, 433 Mhz”.[15] Certo, quei cartellini “permettono agli studenti di usufruire dei servizi”. Ma i sensori disseminati in tutta la scuola “consentono di tracciare i movimenti degli studenti nel campus, come dei puntini da seguire sullo schermo”. Attenzione. Quando un giornale nel febbraio 2013 chiese chiarimenti al preside, il fornitore dei chip li fece sparire dalla scuola, eliminando così ogni traccia di sensori e cartellini. Quei sensori, forniti da un’azie3nda che si chiama Zebra,[16] offrivano la possibilità di monitorare i ragazzi non solo dalla parte delle autorità scolastiche ma anche dai militari: l’origine NATO della tecnologia e quindi la necessità di proteggerne la segretezza, può spiegare la rapidità con le quali le prove furono fatte sparire dal college inglese.[17]   La NATO, racconta Gosling, dispone di un sistema Rfid riservato, chiamato “In Transit Visibility network”, con sensori 433 Mhz sparsi in tutto il Nord America e l’Europa

 

Una mappatura che serve a tenere d’occhio le munizioni, i serbatoi e altri armamenti quando si spostano da un posto all’altro. Fin qui, tutto bene. A patto però che, a finire microchippati a nostra insaputa, già al momento a nostra insaputa, già al momento della fabbricazione, non siano anche le nostre auto, insieme ai nostri telefoni, le carte di credito e magari anche i nostri figli quando durante il giorno vanno in giro innocentemente e anche noi stessi, [18]   magari quando siamo in un ospedale.[19]

E se un giornalista cerca di vederci chiaro, è illuminante quello che è successo a Michael Hastings, giornalista investigativo pluripremiato, che è morto tra le fiamme il 18 giugno 2013 a Los Angeles mentre guidava una Mercedes del 2013. La notte prima aveva chiesto a un’amica, Jordana Thigpen, di prestargli la sua Volvo, poiché credeva che la sua Mercedes C250 fosse stata manomessa. Secondo la vedova, Elise Jordon, Michael aveva cominciato a indagare su quello che era definita la “nuova guerra alla stampa” da parte del direttore della Cia, John Brennan. Facendo eco allo scandalo Watergate, Hastings ha sostenuto che la Cia, con o senza autorizzazione, abbia iniziato a usare sofisticate tecniche militari di guerra psicologica contro giornalisti e politici. Anche per l’ex coordinatore dell’antiterrorismo Usa, Richard Clarke, un incidente stradale come quello costato la vita a Michael Hastings sarebbe “coerente con un attacco informatico all’auto”. Come per gli infarti, dice Tony Gosling, si ritiene ormai che questi “incidenti” ai freni delle vetture siano i preferiti dal crimine organizzato e dai servizi di intelligence, dal momento che sono così facili da spacciare per fatali guasti tecnici.[20]

Sostiene Gosling che “Il nostro sistema giudiziario, la polizia e i nostri giornalisti investigativi non sono capaci di capire la tecnologia complessa”, in continua evoluzione, “per non parlare della raccolta di prove sufficienti a decidere se questi eventi disastrosi siano incidenti o omicidi”. La strana morte di Hastings? Un monito: le nostre libertà stanno andando in frantumi. Succede, dice Gosling, perché “in Occidente la tecnocrazia sta lentamente rimpiazzando la democrazia”. Da quando “i mercati finanziari e gli oscuri gnomi di Zurigo hanno cominciato a scegliere i nostri leader politici”, i super-tecnocrati, “strozzini e simpatizzanti della Goldman Sachs, la piovra che sta venendo fuori quale vero potere del mondo occidentale”, utilizzano anche compagnie poco note, che però “detengono brevetti di valore” e, come prestigiatori, “producono e immettono sul mercato nuovi sfavillanti dispositivi scientifici”.

Tecnologia che in mano a questi predoni non può che fare può fare disastri. E senza che ce ne rendiamo conto: “Quando i nostri deputati, giornalisti e avvocati memorizzano i dati della loro rubrica telefonica usando un servizio di sincronizzazione, o fanno un backup di documenti su “The Cloud”, non hanno nessuna idea di dove vada a finire il loro prezioso lavoro. Condividono i loro dati senza pensarci troppo con aziende che potrebbero tranquillamente copiarli, rivenderli a terzi o perfino corromperli prima di farglieli riavere”. I super-tecnocrati della “rivoluzione digitale”, continua Gosling, hanno precisi progetti per i prossimi decenni: “Rubano terreno ai governi eletti usando la “riservatezza commerciale” per tenere all’oscuro la stampa, i politici e il pubblico”. E oggi, cioè nell’era della sorveglianza di massa, con l’opinione pubblica narcotizzata dal Mainstream, “possono acquistare le informazioni per sapere ciò che i politici eletti stanno per fare, o perfino quello che hanno intenzione di fare, e investire così vaste risorse in contromosse”.[21]

Tecnologia invisibile per controllare tutti. E anche per uccidere, per esempio chi è al volante della propria auto? A confermare indirettamente i pesanti sospetti sulla fine di Michael Hastings è la rivista Autoweek Magazine, che si domanda: “Chi è al controllo della tua auto? Governo e privati adesso possono controllarla a distanza”. I computer di bordo sono penetrabili da hacker? E se il dispositivo si inchioda, causando un’accelerazione involontaria e un incidente mortale? Aggiunge Gosling: “Più una tecnologia è poco visibile e più è alta la probabilità che rimanga non regolamentata”. Non solo: a utilizzarla saranno soprattutto giovani, portati ad accettarla “senza porsi troppe domande, in quanto “cool””[22]. Tra le tecnologie segrete meno comprese e praticamente non regolamentate c’è l’insidioso chip Rfid, Radio Frequency Identifcation, che rileva i movimenti tramite le frequenze radio. “Si tratta di piccoli “trasponder” wireless a circuito stampato, usati perlopiù per tracciare i movimenti in magazzino, sebbene siano in aumento per quanto riguarda il pagamento tramite carte di credito “contactless”, senza contatto”. Questi chip, continua Gosling, sono elettricamente attivi per anni, alcuni anche per tempi indefiniti.

Si potrebbe dure che si fa del complottismo, della dietrologia. Ma chi fa queste affermazioni sembra (se in buona fede) dimenticare che le intenzionalità umane non sempre (a essere buoni) non sono sempre palesi, solari e manifesti. Sembra credere che la storia sostanziale di ciò che accade si possa inferire alle dichiarazioni ufficiali degli uffici stampa, dei telegiornali, dei talkshow, degli editoriali delle principali testate ecc.

Perché miliardi di dollari, euro, rubli, yen, yuan, ecc. dovrebbero essere spesi per strutture di intelligence pubbliche e private allora? Perché dovrebbe esistere il segreto di Stato? E perché mai svariati documenti sensibili delle attività diplomatiche e di intelligence vengono desecretati solo dopo decenni? Se non esistessero progetti riservati e dissimulati dietro l’ufficialità, perché mai le attività di spionaggio e di controspionaggio, perché la fatica nella ricerca dei responsabili di reati occultati?

Tutto dimostra che il Capitale giorno dopo giorno mostra sempre di più il suo lato autenticamente totalitario, che non esita di fronte alla violazione di qualsiasi diritto e, a, secondo le proprie esigenze, impone le soluzioni più disumane, dall’ espropriazione e dalla pauperazione delle masse alle guerre, dalla pulizia etnica al genocidio.

 

 

 

 

 

 

[1] https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2013/11/06/datagate-centrale-nsa-dentro-telecom-italia/103220/

 

[2] Per i servii segreti di Venezia leggere: https://www.amazon.it/Spie-servizi-segreti-della-Serenissima/dp/8885460062/ref=pd_lpo_sbs_14_img_1?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=EB51SE9BVRM4D227944Y

 

https://www.ilsaggiatore.com/libro/i-servizi-segreti-di-venezia-3/

 

[3] https://evenice.it/venezia/storie-tradizioni/guerra-degli-specchi

 

[4]                                                       C.s.

 

[5]                                                       C.s.

 

[6] Pensiamo a quelli che si possono definire delitti mediatici. Questi fatti criminosi vengono veicolati in pompa magna anche per anni ed hanno similitudini incredibili tra loro, molto simili come regia, come dinamiche operative   e per gli stessi personaggi che ci girano attorno. Pensiamo ai casi arci noti, come quelli di Cogne, Erba, Meredith, Garlasco, Yara, Scazzi ma anche quelli passati come il caso Cesaroni, Orlandi, Pasolini e Ludwig…

Il ruolo dei media è fino a un certo punto informare, ma per tutto il resto fanno solo e sempre propaganda e hanno uno scopo rieducazionale.

La TV, come aveva capito Pasolini, è un oracolo tecnocratico e serve al sistema per creare ruoli sociali imposti dall’alto, un sistema che alimenta e cristallizza il suo potere attraverso un determinato linguaggio invasivo e persuasivo, ed attraverso notizie che hanno compiti talvolta oscuri ed occulti, sempre per una ragione di mantenimento del potere attraverso il controllo della piazza virtuale.

Gli omicidi mediatici sopra citati, vengono veicolati per diversi motivi ed hanno sostituito la gogna della piazza, hanno un compito catartico, plagiante, morboso, alla stessa tregua della pubblicità che si nutre non a caso degli stessi linguaggi, ovvero il linguaggio simbolico, ermetico, numerologico, psicologico, anche attraverso l’uso della PNL, funzionano perché riattivano determinati pattern mentali e archetipi comuni a tutti noi.

 

[7] http://www.repubblica.it/online/politica/lunardi/mafia/mafia.html

 

[8] https://it.blastingnews.com/tecnologia/2017/07/chip-impiantanti-nel-corpo-negli-usa-parte-la-sperimentazione-001881727.html

 

https://www.disinformazione.it/obamacare_microchip.htm

 

https://it-it.facebook.com/notes/ecoresistenza/obama-promette-microchip-sottocute/434620053249088/

 

[9]

[10] Ma non basterebbe una tessera elettronica?

 

[11] https://www.agoravox.it/La-NSA-rintraccia-i-cellulari.html

 

[12] https://groups.google.com/forum/#!topic/free.it.politica/fR983ub5H8o

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Telit

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Gasparri

 

[13] http://www.libreidee.org/2013/11/il-chip-nato-che-spia-gli-scolari-e-fa-schiantare-le-auto/

 

[14] https://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=https://wikispooks.com/wiki/User:Tony_Gosling&prev=search

 

[15][15] http://www.libreidee.org/2013/11/il-chip-nato-che-spia-gli-scolari-e-fa-schiantare-le-auto/

 

[16] https://en.wikipedia.org/wiki/Zebra_chip

 

[17] http://www.libreidee.org/2013/11/il-chip-nato-che-spia-gli-scolari-e-fa-schiantare-le-auto/

 

[18]                                                               C.s.

 

[19] Come ha affermato un ex agente dei servizi segreti inglesi gli ospedali collaborano con i servizi segreti. http://dellamancia.blogspot.com/2011/05/intervista-un-ex-agente-dei-servizi.html

 

[20] http://www.libreidee.org/2013/11/il-chip-nato-che-spia-gli-scolari-e-fa-schiantare-le-auto/

 

[21] http://www.libreidee.org/2013/11/il-chip-nato-che-spia-gli-scolari-e-fa-schiantare-le-auto/

 

[22] L’aggettivo “cool” significa, in inglese, “freddo”, “distaccato”. Nell’uso gergale viene usato, dalla metà degli anni ’50 per indicare qualcosa di “figo”, “di tendenza”, “giusto”. Con questo significato la parola è entrata nell’uso italiano. Si può utilizzare sia per le persone (“Un ragazzo cool“) sia per le cose (“Quella borsa è veramente cool“).

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~ di marcos61 su gennaio 11, 2019.

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