NUMERI, SIMBOLOGIA E MISTERI

 

Questi sono argomenti che devono essere affrontati in maniera dettagliata e strutturata. Nomi e numeri fanno parte della aritmetica e della grammatica, ma soprattutto, la loro gestione fa parte della struttura del Potere; essendosene accorti gli arabi al termine della dominazione romana, crearono la religione mussulmana facendo riferimento ad una diversa lingua e numerazione. Roma continuò nel tempo ad esercitare potere ed influenza, e nella fine dell’impero Romano, la Chiesa Cattolica Romana (il Vaticano) aveva riassorbito i suoi segreti. I frati amanuensi riportarono i segreti nei libri, poi l’Inquisizione ne fece pulizia. Eresia e potere iniziarono una guerra basata sul diverso utilizzo degli stessi segreti. Né i primi né i secondi, avevano interesse che tutto fosse noto. Attualmente questa gestione del potere si muove nelle specializzazioni e nella quantità immane di immane di sapere nell’umanità per cui ieri come oggi sapere è potere. Per impedire una rivoluzione, impedire ai cervelli dei rivoluzionari di funzionare è un passaggio fondamentale (Gramsci non viene fucilato, ma muore appena scarcerato, Thälmann fu invece con un colpo alla nuca dagli uomini delle SS, nel 1944; i brigatisti vengono liberati una volta inoffensivi, in Germani invece vengono suicidati in gran numero; oggi all’uso dell’isolamento, si affianca il controllo mentale tecnologico alla cui baste proprio l’analisi lessicale e numerica del cervello da rendere “inoffensivo”).

Se facciamo un discorso sulle coincidenze verrebbero fuori delle cose allo stesso tempo interessanti e inquietanti. Prendiamo il sequestro di Aldo Moro e l’anniversario dell’unità di Italia che si svolsero nel 2011.

16 marzo 1978 sequestro di Aldo Moro.

16 marzo 2011.

17 marzo 1861 unità d’Italia (esclusa Venezia che venne inclusa nel 1866).

17 marzo 2011

 

L’idea rivelatrice parte dal fatto che la data del sequestro Moro potrebbe essere stata decisa in funzione della solidarietà nazionale, la quale in effetti veniva coincidere l’unità d’Italia. Infatti, i pentiti parlano di casualità. Ovvio i pentiti devono confessare quello che devono e non quello che sanno. Difficile stabilire quale fosse il primo dei due (solidarietà nazionale o unità d’Italia), se però certi fatti successivi (soluzione politica in primis) sono fatti che possono far riflettere a posteriori.

Continuiamo a giocare con i numeri.

33esimo del 16 marzo 1978

150esimo del 17 marzo 1861 unità d’Italia

Il 17 marzo 1978 escono i giornali con i titoli su Moro sequestrato

Il 17 marzo è il 117esimo dell’unità d’Italia

Il 33 è il numero più alto in Massoneria del Rito Scozzese

Ci sarebbe un c.p. n. 33 di una associazione rosacrociana.

Guarda caso il 117 è il numero della Guardia di Finanza ed anche della Polizia Svizzera.

113 fino al 2017 era il numero della polizia italiana.

112 è dei carabinieri, ma anche della Polizia Cantonale Svizzera.

La Digos della Polizia di Stato sorge nel 1978, prima c’era la squadra politica; anche i ROS nacque nel 1990 sulle ceneri del Nucleo Speciale Antiterrorismo creato da Carlo Alberto Dalla Chiesa che ebbe pieni poteri sulle prime carceri speciali (Trani-Palmi-Cuneo-Asinara-Favignana) ed sempre lui a costruire la sezione speciale all’interno del perimetro di Novara casa di circondariale. Da notare che la casa circondariale di Novara sorgeva su di un ex cimitero.

Ricordarsi che il 17 è il numero fortunato negli USA.

13 il numero fortunato in Italia

13 erano i prigionieri di cui sequestratori di Moro chiedevano la liberazione

Il pendolo di Foucault di Umberto Eco è un libro che alludeva a questi temi ma senza entrare su questi numeri.

 

TERRORISMO E SIMBOLOGIA

 

Affrontiamo, adesso un problema complesso; cercare attraverso una serie di elementi cosa c’è dietro ai terroristi dell’ISIS, una realtà comparsa all’improvviso, “dal nulla”, essi sembrano la rappresentanza del male assoluto, della rappresentanza diabolica dell’islamismo. Ma è proprio così? Bisogna fidarsi di ciò che si dice di loro?

Prendiamo come esempio il tragico evento dell’11 settembre 2001, esso fa il verso del golpe cileno dell’11 settembre 1973 voluto da massoni di superlogge internazionali che sono un centro di potere a livello internazionale. Questi “fratelli” (sono da mettere tra virgolette il termine fratello, poiché, esotericamente sarebbero da definire dei controiniziati, in altre parole hanno piegato i principi che formalmente dicono di praticare in una prospettiva fuorviante, degenerata, maligna e tenebrosa anziché luminosa) sono devoti alla dea Hator/Isis[1]  e alla Luna guerresca e tenebrosa che ne incarna le prerogative occulte, questi “fratelli” da buoni controiniziati colpirono 28 anni dopo l’evento che depose il massone socialista Salvador Allende (quando si dice fratelli e coltelli quanta verità c’è in questa frase, pensiamo solamente a Caino e Abele) e creò l’Operazione Condor (che fu un’autentica ecatombe degli oppositori dei regimi militari latinoamericani). 28, è il numero del ciclo lunare. Che dire sarà un caso che la proclamazione ufficiale del Califfato dell’ISIS il 29 giugno 2014? Quest’atto è collegato al numero 29, come a dire che si ripartiva da dopo il cortocircuito simbolico legato al 29 e risolente al 2001.

S’inneggia alla morte come un atto propiziatorio. La morte richiama al n. 13, che evoca al numero 13, che evoca al numero preciso degli anni trascorsi dal 29 giugno 2001, quando molto probabilmente fu compiuto un rito da parte di alcuni “fratelli” della Hathor Pentalpha (una super loggia massonica internazionale, queste super logge per eletti sono denominate UR-LODGES); con riferimento propiziatorio macabro successivo all’evento dell’11 settembre 2001. E alla morte rinvia lo stesso numero 29 che corrisponde grosso mondo agli anni di un ciclo di rivoluzione completa del pianeta Saturno, anch’esso collegato, nell’iconografia che lo rappresenta con falce, compasso e teschio, al tema della dipartita materiale o spirituale. La morte che periodicamente le video-cronache dell’Isis ammanniscono alla opinione pubblica mondiale con atteggiamento sacerdotale e sacrificale.

   Da notare che il giorno di insediamento ufficiale del sedicente Califfato con a capo Abu Bakr al-Baghdadi – che secondo quello che sarebbe secondo Gioele Magaldi del Grande Oriente Democratico[2]  un massone controiniziato. Infatti, il 29 giugno 2014, la Luna tramontava in posizione speciale tra il Cancro e il Leone, significativamente congiunta a Giove alla fine del Cancro. E, infine, come non scorgere, nella scelta di presentarsi in pubblico la prima volta il 5 luglio successivo, da parte di Abu Bakr, un omaggio al simbolo principale che molto probabilmente campeggia tanto nei templi della Hathor Pentalpha[3] (come di altre superlogge): un grande occhio senza palpebre, avvolto nelle fiamme, circondato da un oroboros[4] collocato al centro di un pentagramma, quest’ultimo archetipo[5] consolidato del numero 5. Il tutto circoscritto da un triangolo anch’esso serpentiforme, il numero 5, analogia finale di sedicenti fondamentalisti islamici in realtà integrati a un integralismo massonico fortemente deviato, pericoloso, sanguinario e controiniziato. In sostanza ci sono in giro di queste super logge dei mascalzoni ipocriti e subdoli che reclutano in tutto il mondo dei poveri stupidi (con parecchi problemi personali) attratti dalle fisime antimoderne, di una certa cultura tradizionalista, misogina, maschilista, pseudocoranica e pseudo-religiosa.

   Bisogna prendere atto che in certi determinati ambiti di confraternite e società esoteriche e iniziatiche si usa una certa determinata simbologia, comprenderla può aiutare a demistificare certe pratiche che mettono in atto che sono ammantate di “mistero” in quanto le masse non devono comprendere.

[1] La dea Hator è una divinità dell’antico Egitto. Era la divinità della gioia, della bellezza, dell’amore e della maternità.

La natura essenzialmente benigna di Hathor la rese estremamente popolare, ma possedeva anche un lato distruttivo evidenziato da un mito sulla fine del dominio di Ra (divinità solare) sulla terra, il dio, adirato con gli uomini che avevano cospirato contro di lui, inviò Hator fra gli uomini, sotto forma di Sekhmet (divinità della guerra). Nel mito, al termine della battaglia la sete di sangue della dea non era ancora domata e ciò la portò a intraprendere la distruzione dell’umanità intera. Per porre freno alla strage e salvare il genere umano, Ra tinse della Birra con ocra rossa ed ematite perché sembrasse sangue. Scambiando la birra per sangue, Sekhmet si ubriacò e non portò a termine il massacro, ritornando da Ra ammansita – in alcune versioni, nelle sembianze di Hathor.

Mentre per quanto riguarda il culto di ISIS egli era una divinità funeraria che originariamente era chiamata Aset, come il geroglifico che originariamente Aset, trono, come il geroglifico che la rappresenta era connesso al culto del trono reale.

 

[2] http://www.grandeoriente-democratico.com/

 

[3] Non ci sono prove che la Hathor Pentalpha abbia dei templi come in una normale loggia massonica per svolgere delle tornate (come nella P2 che non risulta abbi mai avuto un templi e i membri non siano stati molto scadenti nella conoscenza della ritualità), si può ipotizzare che ne abbiano per via dell’alto livello simbolico ed esoterico.

 

[4] Esso è un simbolo a forma di serpente che si morde la coda, usato soprattutto nell’antico Egitto e nella filosofia ermetica come emblema dell’eternità.

 

[5] Nel pensiero di Platone e nel neoplatonismo, idea intesa come modello trascendente delle cose sensibili.

Jung teorizza che l’inconscio alla nascita contenga delle impostazioni psichiche innate, quasi sicuramente dovute al tipo di sistema nervoso caratteristico del genere umano, trasmesse in modo ereditario. Tali impostazioni e immagini mentali sono quindi collettive, cioè appartenenti a tutti; Jung chiama questo sistema psichico inconscio collettivo distinguendolo dall’inconscio personale che deriva direttamente dall’esperienza personale dell’individuo. La formulazione dell’archetipo è più volte ridefinita, precisata, approfondita da Jung.

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~ di marcos61 su settembre 28, 2018.

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