SPAZIO AFFOLATO SOPRA LA TERRA MENTRE CRESCE LA MILITARIZZAZIONE DELLO SPAZIO

 

 

La vita nello spazio è una grossa questione, che al di là dei sogni e dei desideri umani (che si racchiudono nell’epoca contemporanea nei supereroi dei fumetti), trova che le forme e le attività dei viventi sono profondamente condizionate dalla forza di gravità alla superfice del nostro pianeta. La gravità non solo controlla le attività, ma anche la forma di tutti gli organismi.

L’esperienza empirica ha dimostrato da una parte che l’essere umano può vivere in stato di imponderabilità[i] anche per periodi molto lunghi. Ma il quesito vero è: quanto lunghi? Per quanto riguarda il campo gravitazionale, in teoria non si è mai fuori da esso, dato che la forza di gravità di un corpo celeste, pur essendo inversamente proporzionale al quadrato della distanza, non cessa mai di far valere il suo effetto, cioè tende a essere zero solo all’infinito. Vi sarebbe quindi un assoluto stato d’imponderabilità soltanto a distanza infinita dal corpo attraente. Ma allora, in che stato si trova l’astronauta nella sua navicella?

Dipende. La questione deve essere precisata per essere capita fino in fondo. Ogni massa, grande o piccola che sia, comporta necessariamente come un campo gravitazionale; ogni altra massa ne è attratta e, nello stesso tempo, fa sentire la sua influenza. Fra masse nello spazio vi è quindi interazione reciproca. Quando è notevole la differenza tra le due masse, l’influenza di quella piccola su quella grande può essere trascurabile, come nel caso di un satellite artificiale nei confronti della terra. La Luna, secondo l’intuizione di Newton, percorre un’orbita cadendo sulla Terra ed è il modo di cadere a tenerla “sospesa”. Lo stesso vale per un satellite artificiale. Ora, un corpo che cade, come in un ascensore dove si spezza il cavo, si trova in stato d’imponderabilità, anche se è immerso nel campo gravitazione da cui il suo precipitare è causato. Chiunque si trovasse nell’ascensore sarebbe nelle stesse condizioni di un astronauta in orbita: galleggerebbe nell’aria. Tale situazione sarebbe riprodotta da un’eventuale navicella che, invece di cadere sulla Terra tracciando la sua orbita percorresse uno spazio vuoto a velocità costante.[ii] L’abitante della nostra ipotetica navicella (o ascensore) si sentirebbe esattamente come quello che girava in orbita o che cadeva a precipizio.

I viaggi umani sulla Luna sono stati troppo brevi (circa otto giorni) per avere dati sperimentali sull’eventuale differenza che l’abbandono della prossimità di un pianeta comporta.

Per ora sappiamo che la lunga permanenza dei russi nello spazio orbitale vicino alla Terra dimostra la possibilità di vivere nello spazio. Gli effetti dell’imponderabilità dovuta al particolare modo di cadere di tutti i satelliti non sembrano così dannosi come in un primo tempo si era ipotizzato.

Prima di inviare uomini nello spazio si fecero prove con animali, infatti, già nel secondo satellite inviato (ufficialmente) nello spazio. Comunque sia, anche dopo che gli uomini si erano dimostrati adattabili alle condizioni d’imponderabilità, gli animali fornirono dati ulteriori da paragonare a quelli ottenuti con gli umani. Questo anche perché cani, conigli, scimmie, topi, rane, ecc. solo raramente venivano fatti tornare per le analisi, erano delle cavie di “infimo costo” (che in una società dove predomina il profitto è il massimo). Furono analizzate le conseguenze dell’esposizione ai raggi cosmici e all’imponderabilità anche in orbite molte alte, fino a 2.000 Km. Finissimi elettrodi furono impiantati negli organi e furono misurate, trasmesse a terra ed elaborate le reazioni del cervello e dell’apparato auditivo. Quest’ultima localizzazione si dimostrò molto utile per studiare le reazioni dell’organismo in un ambiente a gravità zero e quindi furono sviluppati sistemi di microchirurgia per immettere elettrodi direttamente nel vestibolo dell’orecchio interno. Qui si trovano gli otoliti (cristalli di carbonato di calcio) che trasmettono l’inerzia del movimento, e quindi anche la direzione della gravità, alle fibre nervose. Gli elettrodi, già negli anni ’70, erano in grado di captare gli stimoli di un singolo neurone nel nervo vestibolare, il quale esercita, tramite il cervello, un controllo su molte funzioni muscolari dell’organismo, sull’attività cardiaca e sulla circolazione del sangue, sui movimenti dell’apparato digerente e sulle condizioni di passaggio del cibo. L’apparato vestibolare dei mammiferi è perciò molto adatto allo studio degli effetti micro gravitazionali.[iii]

I dati dimostrano che le possibilità di ambientazione degli organismi adulti in assenza di peso sono accettabili; solo le cellule in crescita ponevano seri problemi, e gli esperimenti sia con animali a vita brevissima, specialmente insetti con le drosofile,[iv] sia con veri vegetali, i cui semi venivano sottoposti ad esperimento durante la germinazione, diedero risultati sconfortanti. Essi confermavano ciò che già s’ipotizzava in via teorica. Anche se la situazione parve meno tragica di quanto si pensasse, i risultati della maggior parte degli esperimenti biologici, condotti da aziende private che ci tengono al riserbo commerciale, furono sempre tenuti segreti. Questo è un segno evidente del fatto che vi sono scoperte non pubblicizzabili, per ragioni commerciali o meno, sul comportamento degli organismi viventi nello spazio. Sulla stazione spaziale russa Mir, si sono avvicendati per lunghissimi periodi molti astronauti e gruppi di scienziati anche di altri paesi e di aziende paganti; non è mai morto nessuno, pochi sono stati colpiti da patologie molto gravi mentre spesso si sono verificati casi di stati psicofisici alterati.

L’uomo, a differenza dei conigli e delle scimmie, reagisce consapevolmente alle inusuali condizioni ed è perciò in grado di prendere provvedimenti, sia assumendo farmaci appositamente studiati, sia intervenendo sul proprio comportamento tramite condizionamenti psicofisici. Gli studi americani sulle reazioni biologiche e comportamentali degli animali dimostrano la grande differenza di adattamento rispetto all’uomo proprio perché, a differenza di essi, l’uomo può modificare rapidamente il suo comportamento in base agli stimoli dell’ambiente.

La NASA lanciò un programma scientifico nel 1966 per conoscere le conseguenze dell’esposizione prolungata degli organismi viventi all’assenza di peso e al bombardamento di radiazioni dallo spazio.[v] Si sarebbero dovuti effettuare sei lanci di satelliti biologici: i primi due con piante e organismi unicellulari; altri due con scimmie ritenute particolarmente adatte, e gli ultimi due roditori; i primi due esperimenti (Bios 1 e 2) furono insoddisfacenti dal punto di vista tecnico. Il terzo, nel 1969, con la scimmia Bonny, fu un disastro e provocò la sospensione del programma. La povera bestia fu monitorizzata con 24 sensori innestati nel corpo, 10 nel cervello, 2 negli occhi e gli altri nei vari organi. Era stata condizionata a guadagnarsi (secondo l’espressione di un testo specializzato) il cibo e l’acqua due volte al giorno tramite la manovra di pulsanti che comandavano esperimenti per quindici minuti alla volta, ma rifiutò di lavorare (sempre dallo stesso testo) e fu fatta rientrare dopo nove dei trenta giorni programmati, mandando in fumo 96 milioni di dollari dell’epoca. La sua morte, sopraggiunta poco dopo il rientro, provocò un’ondata di protesta da parte degli animalisti e non solo l’intero programma fu soppresso, ma gli oppositori ottennero la fine di tali esperimenti.

Ovviamente gli esperimenti cessarono negli Stati Uniti (ufficialmente ovviamente) ma continuarono altrove. Con l’acquisto di spazi a pagamento sui satelliti di altri paesi, specialmente i Bion russi, la serie continuò per diversi anni. Sui Bion si provò di tutto, dall’accoppiamento in orbita di vari mammiferi (sempre fallito) al monitoraggio di scimmie costrette a sopportare un numero sempre più alto di sensori impiantati nei vari organi. Anche il contenuto dei satelliti biologici russi, poiché vivo, fu il più difficile da controllare. Il Bioscosmos 1887 (numero che vuol dire proprio 1887° della serie Cosmos) lanciato nel 1987 “ospitava” due scimmie Rhesus oltre a topi, rane toro, pesci, insetti e diverse varietà di piante. Essendo stato appositamente progettato per lunghe missioni biologiche con grandi carichi paganti, l’ambiente risultava sovraccarico di congegni. Dopo soli tre giorni il sistema principale di distribuzione del cibo si ruppe e le scimmie incominciarono a dimagrire; una di esse riuscì così a   sgusciare dai sistemi che la bloccavano e si mosse per “esplorare i dintorni fra la costernazione dei controllori della missione” che seguivano gli esperimenti da terra. Questi non interruppero l’esperimento che 10 giorni dopo, sbagliando di 3.000 Km il luogo di atterraggio in Siberia, cosa che comportò lunghi tempi di recupero e il congelamento dell’interno. I cadaveri recuperati consegnati ai co-sperimentatori americani, dimostrarono che già dopo pochi giorni vi era stata nei mammiferi una riduzione delle risposte immunologiche, una degenerazione dei muscoli cardiaci, un cambiamento in alcune fibre muscolari e nella struttura e nella struttura minerale di tutte le ossa, il cui carico di rottura era diminuito del 40%.[vi]

Questo satellite era stato progettato esplicitamente per evitare i punti più rischiosi delle fasce radioattive anziché entrarvi, quindi presubilmente allo scopo di fare esperimenti non sull’effetto ionizzante delle radiazioni ma come gli organismi umani, a differenza di quelli animali, si possano tenere in condizioni accettabili tramite espedienti psicofisici e chimici.

In sostanza ciò che è parzialmente confermata è l’impossibilità della vita nello spazio lontano dalla terra. Le missioni lunari Apollo non hanno risposto del tutto alla prova richiesta: degli otto giorni circa di durata di ognuna, gli astronauti ne trascorrevano meno di quattro lontano dalla massa terrestre e da quella lunare.

La ginnastica è un fattore essenziale e ogni astronauta è tenuto a fare esercizi specifici fino a quattro ore al giorno, secondo i tipi di missione. La lunga permanenza nello spazio provoca una perdita di massa muscolare e soprattutto di massa ossea, specialmente nell’organismo femminile. Si atrofizzano le gambe e si gonfia la parte superiore del corpo, mentre le ossa perdono calcio diminuendo di peso al ritmo di circa l’1% al mese senza che sia ancora stato scoperto il motivo né il modo per bloccare questo inconveniente. Oggi le tecnologie di sopravvivenza nello spazio si sono affinate per cui anche l’organismo femminile può resistere per lunghi periodi nelle capsule orbitanti. Le prime donne astronauta ebbero gravi problemi tanto che si pensò al sesso come a un impedimento insormontabile.

Dopo il volo di Valentina Tereshkova (che fu la prima donna astronauta, nel 1963) i ricercatori dichiararono addirittura che l’organismo femminile non avrebbe assolutamente potuto adattarsi alla lunga permanenza nello spazio. Tre giorni d’imponderabilità furono sufficienti a mandare fuori controllo tutti i meccanismi biologici di regolazione dell’astronauta russa. Si era innescato un processo di decalcificazione delle ossa che sembrava irreversibile perché continuò per un mese senza che ci fosse reazione ai farmaci, mentre il fenomeno era accompagnato da forti emorragie. I problemi furono superati e molte astronaute russe fecero parte degli equipaggi, anche grazie all’esperienza della Tereshkova, che continuò a essere oggetto di studio negli anni successivi. Non si rimise mai più completamente e dovette sottoporsi a cure periodiche per il periodo di fratture.

Lo stress della permanenza in spazi totalmente artificiali e ristrettissimi in stato d’imponderabilità provoca la depressione grave delle difese immunitarie, per cui è necessario ricorrere a farmaci anche per ristabilire le capacità di resistenza dell’organismo. Tutto ciò che si accompagna a una perdita di calcio simile al meccanismo dell’osteoporosi, ha fatto pensare a patologie simili a quelle degli anziani e forse è per questo, oltre che per ragioni propagandistiche, che il vecchio astronauta Glenn fu rispedito nello spazio.

La gravità è uno dei fattori che più hanno influito nell’evoluzione delle specie, sulla loro morfogenesi, sul loro bagaglio genetico e quindi sulle azioni istintive, vale a dire sulla “psicologia” degli organismi viventi. La relazione tra gravità ed essere biologico non è una questione secondaria e il perdurare degli esperimenti in questo campo lo dimostra, come lo dimostrano i risultati delle prove di ambientazione condotte con mezzi meccanici-chimici. L’impiccato capovolto, molto probabilmente poteva vivere di più di quanto ci possiamo immaginare, ma è un fatto che anche solo il passaggio dalla posizione coricata a quella eretta provoca l’immediata reazione del sistema venoso che si adatta al variare della pressione idrostatica del sangue. Le capsule di prima generazione, tenendo gli astronauti in posizione obbligata per molte ore, provocano molti guai al loro organismo. I tentativi di stazioni orbitanti della seconda generazione (Skilab, Salinu, Spacelab, Mir) e la Shuttle permise un po’ di ginnastica e gli astronauti ne trassero giovamento. L’equipaggio dell’Apollo 15, che rimase nello spazio e sulla Luna per complessivi 12 giorni, ebbe dei problemi di nausea e vertigini fino a qualche giorno dopo il rientro e ciò fu imputato allo scarso uso degli attrezzi da ginnastica montati a bordo.

Nelle vecchie capsule anche le operazioni fisiologiche, espletate in promiscuità, provocavano blocchi psicologici per cui si beveva e si mangiava poco per non dover ricorrere troppo spesso ai marchingegni escogitati dai tecnici onde evitare che spiacevoli materiali organici invadessero gli ambienti senza gravità. Così gli astronauti pativano l’accumulo di tossine, di disidratavano, avevano febbri da blocco renale e finivano per soffrire maggiormente le condizioni di nausea dovute alla condizione di imponderabilità. In molte occasioni ebbero semplicemente un rendimento basso, in altre ebbero vere e proprie crisi che sfociarono in comportamenti pericolosi per sé e per le missioni.

La Stazione Spaziale Internazionale, è palesemente una replica della Mir e, anche se avrà molto più spazio per il moto fisico degli equipaggi, la sua configurazione è ancora ben primitiva rispetto ai tanti progetti di basi spaziali sfornati nel passato dagli esperti. La sua orbita bassa (335 Km di perigeo e 460 di apogeo), ancora nell’atmosfera, è stata scelta ufficialmente per motivi di ottimizzazione dei rendimenti nel rapporto vettore/carico pagante e questo ci dimostra come sia con le Shuttle che con le Progress si sia ben lontani dall’aver superato i problemi inerenti al rendimento dei sistemi; per cui per ora vi saranno stazioni piccole e senza gravità simulata. Le stazioni orbitanti di terza generazione, quelle di solito raffigurate a forma di ciambella che ruota attorno ad una asse per simulare la gravità, sono ancora nei cassetti dei disegnatori.

 

 

DOVE È FINITA LA CONQUISTA DEL COSMO?

 

All’inizio degli anni ’80 la NASA avviò un progetto per il montaggio di una stazione spaziale di servizio che doveva servire da base per le ulteriori costruzioni nello spazio e per i viaggi interplanetari. Il Centro Operativo Spaziale (SOC) doveva essere montato in un’orbita di 350 Km di altezza, e ricevere, tramite la Shuttle, i satelliti commerciali da assemblare, lanciare e gestire. Era prevista la presenza permanente di otto uomini di equipaggio alloggiati in moduli d’abitazione collegati ai laboratori e alle officine. Questo progetto “minimalista” era accompagnato da sogni ben più ambiziosi.

Nello stesso periodo lo stesso ente americano commissionava diversi progetti molto più ambiziosi. I tecnici prevedevano che nel volgere di qualche decennio si sarebbe potuto costruire una colonia spaziale per 10.000 abitanti in orbita solare a 400 milioni di Km dalla Terra, a forma di ciambella, rivestita interamente da rocce prelevate sulla Luna tranne che in una larga fascia sul diametro minore, dove erano previsti finestroni per far entrare la luce. I disegni ci mostravano sia l’insieme nello spazio, con vari aggeggi di servizio svolazzanti all’interno, dove la lieve curva dell’orizzonte fa da cornice a case, isolette e barche. Un altro progetto sempre commissionato dalla NASA, mostra invece una colonia cilindrica di diametro di 6,4 Km e lunga 32, con i soliti campi, case, alberi, fiumi, laghetti. In questo caso il disegno mostra addirittura delle nuvole galleggiano leggiadramente a mezz’aria. In tutti i progetti, naturalmente sono presi in considerazione i particolari più minuti, come quello del ciclo biologico continuo o quello delle fattorie spaziali con tanto di coltivazioni, pescicoltura e allevamento.

La questione delle colonie spaziali e (questione importante) dello sfruttamento economico della Luna e dei pianeti è presa sul serio. Molti dei progetti sono talmente incredibili che il governo USA istituì delle commissioni apposite per cercare di non essere bidonato. Il 18 gennaio 1976, per esempio, l’Ente per le Tecnologie Spaziali e le Necessità Nazionali del Senato degli Stati Uniti, chiamò Gerard O’ Neil, uno dei massimi esperti in materia di colonie orbitanti, affinché rendesse conto al governo sui risultati dei suoi studi. Il punto centrale degli incontri fu la produzione di energia nello spazio, da inviare a terra mediante fasci di microonde, ma ovviamente coinvolse la necessità di costruire allo scopo grandi stazioni permanenti, con tutto ciò che comporta un progetto del genere: scavo dei materiali sulla Luna, loro trasporto e lavorazione nello spazio, collegamenti con la Terra ecc.

O’ Neil era un giovane fisico che insegnava alla Princeton University e aveva partecipato alla progettazione di grandi acceleratori di particelle. Oltre che uno studioso era uno attivissimo nelle lobby dell’industria spaziale. La sua teoria era semplice e chiara. Si chiamava “planetologia comparata”. Comparando gli altri pianeti alla Terra e stabilita la loro inospitabilità, tanto valeva, affermava, decidere di ricreare ex novo l’ambiente terrestre nello spazio. Di lì sarebbe stato più economico far partire astronavi o comunque muoversi nello spazio per via della minore energia occorrente per vincere la gravità. La su filosofia era semplice: poiché tutte le proiezioni dei dati di crescita indicavano che il numero degli abitanti e la produzione di risorse del pianeta sarebbero giunti ben presto a un punto critico, l’umanità non avrebbe potuto far altro che emigrare nello spazio. Intrecciando la soluzione tecnica con quella filosofica, l’intraprendente fisico costruì un mondo che contribuì a lubrificare per un po’ di tempo con della pubblicistica spaziale.[vii]

Il fulcro di tutta l’attività spaziale di O’ Neil è stato la progettazione di un cannone elettromagnetico chiamato “lanciatore di massa”, che avrebbe dovuto spedire in orbita dalla Luna i milioni di tonnellate di rocce, metalli e ossigeno (ricavato dagli ossidi solidi) necessari ai cantieri. Siccome l’autore dei progetti era un fisico, egli non si sottraeva al calcolo delle energie e qualche volta anche dei costi.

Che ne è stato di tutti questi progetti? Come mai a 56 anni da quando è stato ufficialmente lanciato in orbita il primo satellite artificiale non c’è stata la tanto sbandierata colonizzazione spaziale? La mancata colonizzazione dello spazio nasce dal fatto che in regime capitalista qualunque cosa non produce plusvalore, è nulla, per questo motivo i Cristoforo Colombo in scafandro, non hanno aperto la via a flotte di caravelle e galeoni.

   Che si tratti della stazione spaziale o della missione su Marte, la potenza del capitale non si misura tanto con la potenza dei missili o con la precisione dei manufatti spaziali, quanto con il loro significato economico. Fintanto che si riesce a produrli e farli partecipare alla valorizzazione, essi sono per il Capitale come l’ossigeno per l’asfittico o l’antibiotico per l’infetto. Essi invertono l’aspetto fondamentale dell’industria moderna che produce merci a milioni mediante pochi uomini e tante macchine: mentre infatti nelle merci normali si assiste ad una diminuzione del valore unitario per via della produzione di massa con sempre meno uomini, nel manufatto spaziale, al contrario, si concentra il lavoro di migliaia di uomini; esso è prodotto in pezzi unici o limitati e ha verso di sé masse enormi di capitale, valorizzandolo in concentrato. Con ciò è in controtendenza rispetto alla legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, anche se non influisce sull’economia come in genere si tende a credere.[viii] I manufatti spaziali sono dei paradossi, merci di lusso prodotte alla stregua di preziosi gioielli d’artigianato. Solo che tutto ciò, invece di essere linfa che alimenta una nascita, è ossigeno che impedisce una morte. Come le armi e guerre attuali, che rappresentano un campo di produzione e consumi utili alla rianimazione capitalista. Non è un caso che la “conquista spaziale” è figlia degli Stati Maggiori militari.

Poiché ogni merce che viene prodotta nel tempo ad un valore decrescente, l’unico affare sarebbe la keynesiana continuazione dei lanci e degli esperimenti in modo di aumentare la massa di materia messa in moto in rapporto ai capitali investiti; si darebbe dovuto passare dalle merci di lusso alle merci popolari, in modo da compensare in modo classico la caduta del saggio di profitto con la realizzazione di una massa crescente. Ma la merce alla lunga deve anche avere un valore d’uso oltre che un valore di scambio, altrimenti è negata la realizzazione del plusvalore. Insomma, non si possono vendere missili come automobili. Keynes aveva un bel dire che si poteva guarire dalla crisi scavando delle buche con lo scopo di riempirle di nuovo: le buche sono già state scavate e riempite.

Rimarrebbe il campo militare, grande consumatore di merci che hanno il pregio di diventare obsolete senza passare per l’uso effettivo o, se usate, passibili di elevato consumo. Anche in questo campo però il numero, la massa, diventa un ostacolo insormontabile quando già si possiede un arsenale di per sé sufficiente per distruggere diverse volte tutto il pianeta. D’altra parte l’innalzamento della soglia tecnologica non ha funzionato per le armi spaziali: le stupefacenti Guerre Stellari che piacevano tanto a Reagan cozzarono contro un elementare ragionamento, che all’epoca, fece un imperturbabile tecnico russo: quei marchingegni supertecnologici nello spazio si potevano neutralizzare acquistando dal primo rigattiere un bidone di chiodi arrugginiti e sparpagliandoli sulla stessa orbita in direzione contraria; alla velocità relativa di 60.000 Km all’ora la supercostosa supertecnologia reaganiana sarebbe stata ridotta a un colabrodo al costo di pochi rubli. Anche in questo caso si ha la conferma che dietro la mitologia della conquista spaziale, comprese le sue diramazioni militari, non c’è tanto l’efficienza scientifica quanto il volgarissimo business.

È ben noto che i militari non badano a spese e che sono avidi consumatori di nuove tecnologie, che spesso e volentieri si rivelano assurde e in ogni caso si rivelano inutilizzabili in caso di guerra vera. Ma anche i civili non scherzano. La nuova stazione spaziale, paralizzata lungo un decennio dalla lotta per il profitto e dalla concorrenza fra Stati, è un monumento alla scienza decadente: è obsoleta prima ancora di nascere, è complicata e costosa, in sostanza è un assemblaggio di egoismi e di strutture che rispondono più alle lobby industriali che ad un progetto razionale e unitario.

Non si salva dunque nulla dell’avventura spaziale? Queste affermazioni che non sono in contrasto con quanto il marxismo ha sempre sostenuto che lo sviluppo delle forze produttive è di per sé rivoluzionario?

   Ora, lo sviluppo delle forze produttive rimane un fattore rivoluzionario. Ma tale sviluppo non lo si deve vedere soltanto nelle macchine spedite nello spazio o nella pattuglie di “eroi” che rischiano la pelle. La rivoluzione lavora attraverso l’organizzazione molto centralizzata e nello stesso tempo distribuita in tutto il tessuto produttivo dei paesi industriali che hanno permesso i risultati spaziali. Lavora soprattutto attraverso il rapporto che ha legato tra di loro più di un milione di uomini, i quali non erano slegati da altri milioni e milioni, altrettanto coinvolti nel massimo livello di socializzazione del lavoro raggiunto dall’umanità. Un milione di uomini che hanno concentrato i loro sforzi sincronizzati in modo tale che macchine inizialmente rozze e imperfette sono state in grado di estendere i sensi umani oltre il sistema solare. Il telescopio Hubble ha esteso il nostro senso ancora più in là, ai confini dell’universo conosciuto.

   Per quanto riguarda la socializzazione del lavoro, questa ha prodotto fenomeni molto interessanti dal punto di vista del comunismo. La Qualità Totale e tutti i criteri organizzativi che vi si collegano sono in genere identificati con un insieme di tecniche atte ad ottenere un abbassamento statistico degli scarti, un miglioramento del prodotto o qualcosa di simile. In realtà l’esigenza di tali tecniche dalla necessità di controllare la produzione come fatto integrato in un contesto di lavoro sociale di perfezionamento dei metodi non è che un fenomeno derivato da cause più profonde.

   Il cambiamento radicale intervenuto negli anni ’70 e ’80 ha portato alla scomparsa della fabbrica tradizionale in gran parte dei paesi imperialisti. Essa è stata in gran parte sostituita da nodi produttivi facenti parte di una rete talmente integrata che non può più fare a meno di tener conto delle relazioni tra ogni suo punto.

   Siamo al di là del fatto tecnico analizzato da Lenin nell’Imperialismo con le industrie globali di allora. Vale a dire che siamo oggi di fronte ad una produzione completamente socializzata la quale avviene, dove non importa più: in quale località e in quale mano o a quale capitalista. I criteri che unificano la qualità dell’oggetto prodotto si estendono al modo di produrlo e investono l’intero processo della produzione mondiale piegando alle esigenze astratte della produzione qualsiasi volontà individuale e anche collettiva, per esempio quella degli Stati.

 

LA RICADUTA GEO ECONOMICA DELLA CORSA ALLO SPAZIO

 

Tracciare le ricadute della corsa allo spazio è una faccenda complessa giacché implica la considerazione di diversi aspetti, che spaziano da problematiche prettamente commerciali a considerazioni su strategie a lungo termine per lo sfruttamento di risorse dislocate presso altri corpi celesti.

Cominciamo a capire quanti sono gli Stati che hanno dei satelliti nello spazio.

Alla fine del 2006, questi Stati erano 47, tra i membri di questo club sono entrati l’Iran con il lancio del Sina-1 ad opera dei russi nell’ottobre del 2005 e il Kazakistan nel 2006.

Gli Stati in grado di lanciare indipendentemente apparati in orbita sono una decina. Gli Stati Uniti rimangono, di gran lunga, il Paese con il maggior numero budget dedicato ad attività spaziali, che la quasi totalità viene indirizzato al settore militare. Secondo dati riferiti al 2005, gli Stati Uniti detengono approssimativamente 130 satelliti militari operativi, circa la metà dei satelliti militari in orbita. La Russia segue con 60-80 satelliti militari operativi, ma nel rispetto delle proporzioni, va rilevato che Mosca dedica alle attività militari una cifra 30 volte inferiore a quella statunitense.[ix] Tutto ciò dimostra la fondatezza della tesi che l’imperialismo cerca di risolvere le proprie contradizioni solo con la forza, solo con la guerra.

Per quanto riguarda il budget dedicato al settore civile, esso è in crescita nei Paesi come Cina e India, che nell’ambito di programmi consacrati alla sicurezza ambientale e allo “sviluppo sostenibile”,[x] si propongono partner all’avanguardia per una serie di Stati che ancora non hanno capacità orbitali proprie, come Algeria, Brasile, Nigeria, Sud Africa e Tailandia, interessati a utilizzare sistemi satellitari per supportare programmi di avanzamento sociale ed economico.

 

GLI ASPETTI COMMERCIALI

   Vediamo adesso gli aspetti commerciali.

La crescita dell’industria spaziale nel settore commerciale è dominata dai servizi satellitari, che sono triplicati dal 1996. Il settore satellitare commerciale secondo dati del 2005, si attesta sui 90 miliardi di USD[xi], grazie alla sempre alla sempre più esigente domanda da parte di privati. [xii] Gli osservatori coinvolti sono i produttori degli apparati, i gestori coinvolti sono i produttori degli apparati, i gestori dei servizi satellitari (ovvero le organizzazioni che gestiscono la funzionalità degli apparati ed i centri di supporto terrestre che li controllano i loro dati[xiii] e li vendono) e i fornitori dei lanci.

Negli ultimi anni la Russia ha dominato l’industria dei lanci spaziali di satelliti, gli USA rimangono leader incontrastati nella fabbricazione, mentre, a partire dalla fine degli ’80, l’Ente Spaziale Europeo (ESA) si è affacciata sul mercato della gestione dei servizi.[xiv]

Il progressivo miglioramento della tecnica che caratterizza il settore dei lanci ha abbassato notevolmente i costi.[xv] Le ultime frontiere della capacità in questo campo vedono sempre più frequentamene lo svolgimento di lanci multipli, nonché messa a punto di tecnologie per il lancio di apparati da aerei a velocità supersonica.

Le principali imprese commerciali oggi impegnate nel settore dei lanci spaziali sono Arianespace (Europa), Energia (Russia), Lockheed Martin (USA), Boeing Launch Services (USA), ma anche due consorzi, Sea Launch[xvi] e International Launch Service.[xvii]

In via generale gli introiti dei lanci sono attribuiti al paese presso cui è basato il costruttore del veicolo, eccezion fatta per i gruppi multinazionali.

Il settore dei lanci commerciali ha iniziato a crescere notevolmente a partire dagli anni ’80. A quel tempo la NASA era concentrata sull’operatività dello Shuttle e considerava questo comparto marginale rispetto ai propri obiettivi strategici. Trassero beneficio da questo orientamento le imprese russe, cinesi, che risultano competitive rispetto agli statunitensi implementando lanciatori basati sulla tecnologia missilistica, rinunciando in sostanza ai veicoli spaziali riutilizzabili.[xviii] In questo modo ad esempio, Arianespace arrivò a detenere, tra il 1988 e il 1997, circa il 50% del mercato dei voli commerciali. Anche la Cina con la Lunga Marcia, la Russia con il Proton e l’Ucraina con lo Zenit ottennero ottimi risultati commerciali, favorendo un clima di competitività internazionale all’inizio degli anni ’90. Altri paesi che maturarono capacità di lancio molto avanzate furono Giappone e India.

 

LO STATO ATTUALE DELL’ESPLORAZIONE SPAZIALE E DELLA RICERCA

 

Vediamo adesso, in sintesi, lo stato dell’esplorazione spaziale e dell’inerente ricerca.

Tutte le maggiori potenze hanno dato negli ultimi tempi una maggiore importanza ai programmi a lungo termine per l’esplorazione lunare.

La Luna si trova a una distanza relativamente ravvicinata rispetto alla Terra,[xix] per cui potrebbe essere utilizzata in termini ragionevoli come laboratorio sperimentale per testare forme di colonizzazione di altri Corpi Celesti.[xx]

Una base lunare verrebbe, infatti, giudicata dagli esperti, utile anche ai fini del raggiungimento del Pianeta Rosso o per lanciare missioni ancora più lontane. Il satellite terrestre, inoltre, risulta ricco di risorse minerarie.

Stati Uniti, Russia, Cina e India hanno annunciato piani per l’esplorazione di Marte.

La prospettiva di colonizzare la Luna attrae tutti i paesi impegnati nella corsa allo spazio anche per l’ingente presenza di risorse energetiche e minerali nel suolo lunare. Nel 1994, la sonda Clementine ha scoperto, presso le regioni polari del satellite, un giacimento di oltre 10 miliardi di tonnellate di ghiaccio, un bacino d’acqua in grado di provvedere al fabbisogno di un’intera, futura colonia anche ove si pensasse di ricavarne ossigeno o combustili, in combinazione con l’idrogeno.

A proposito della ricerca di acqua sulla Luna, c’è una notizia che sembra presa da un film di fantascienza del tipo Star Trek ma non lo è. Nel 2009 si è svolta la missione Lcross della Nasa per cercare acqua sulla Luna. Un razzo Centaur si è schiantato sul cratere lunare Cabeus vicino al Polo Sud lunare alla ricerca di eventuali riserve idriche, seguito dalla ‘sonda madre’. L’impatto a oltre 7.000 chilometri orari del missile bomba’ Centaur, il primo stadio della sonda, con la superficie lunare è avvenuto alle 7:33 ora di Cape Canaveral, con alcuni minuti di ritardo sull’orario previsto, sollevando una nube di polvere lunare. La sonda ha avuto quindi soltanto quattro minuti per filmare e fotografare gli effetti dell’impatto e, attraverso gli strumenti di rilevamento a bordo, per cercare vapore acqueo o frammenti di ghiaccio nella nube di detriti alzata dall’esplosione. La spettacolare missione potrebbe confermare i risultati della sonda indiana Chandrayaan-1, che ha scoperto tracce d’acqua sulla superficie lunare, aprendo scenari di esplorazione alla Star Trek, il telefilm cult di fantascienza: la presenza di acqua è, infatti, considerata l’elemento essenziale per un eventuale ritorno dell’uomo sulla Luna, e stavolta per rimanerci, in una base spaziale stabile. Nel programma della Nasa, in attesa dell’approvazione della Casa Bianca, questa ipotesi è fissata per il 2020. Alla stampa americana Alan Andrews, che ha progettato la missione LCROSS, non ha nascosto la sua eccitazione per l’evento, che sarà trasmesso in diretta sul sito della Nasa: “La tempesta dipolvere che si scatenerà e che potremo vedere sarà fantastica, come se la Luna ci venisse addosso”, ha detto.

Il Centaur ha espresso una potenza pari a una tonnellata e mezzo di dinamite, sollevando una nube di 350mila chilogrammi di detriti lunari e aprendo una voragine che gli scienziati ritengono, avrà un diametro di circa venti metri. Affermano i responsabili della missione che la Luna, però, non corre alcun rischio: in media quattro volte al mese viene colpita da corpi celesti che provocano crateri equivalenti. La differenza, in questo caso, è che il punto dell’impatto è stato scelto dagli scienziati con cura, al polo sud della Luna, dove la luce del Sole non batte mai e dove potrebbero trovarsi depositi di ghiaccio nascosti nel sottosuolo. Svolto il suo primo compito ‘dinamitardo’, la sonda LCROSS rimarrà nello spazio per studiare la superficie lunare, in cerca del sito migliore per il futuro, eventuale, atterraggio sulla luna. Certo qualche dubbio su missioni di ricerca fatte a suon di missili, il sospetto che dietro questa parvenza scientifica ci siano scopi militari, sorge.[xxi]

Vediamo adesso i minerali che stanno nel suolo lunare, quelli di cui se ne ha la certezza. Essi sono: alluminio, calcio, ferro, magnesio, titanio. Vi potrebbero essere anche riserve d’oro. Inoltre, nella prospettiva di un possibile sfruttamento a fini energetici, la Luna è ricchissima di elio-3 (He3), un isotopo leggero di elio derivato dalle reazioni nucleari all’interno delle stelle, pressoché inesistente sulla Terra, ma che, per le particolari condizioni ambientali che ne caratterizzano l’atmosfera, è presente allo stato gassoso in enormi quantità sulla Luna.

L’elio-3 potrebbe essere utilizzato come combustibile per alimentare i reattori a fusione nucleare, in condizione di relativa sicurezza, considerando che le scorie radioattive prodotte dalla reazione di questo elemento del deuterio e del trizio, peraltro ancora a loro volto in fase sperimentale.

Gli esperti sostengono che un carico corrispondente a quello di uno Shuttle di elio-3 (pari a circa 25 tonnellate) potrebbe soddisfare il bisogno di un grande Stato, come gli usa, per almeno un anno, mentre periodicamente si moltiplicano le stime degli scienziati sull’incidenza che potrebbe avere l’accesso alle riserve di elio-3 lunare sull’evoluzione delle soluzioni energetiche sul nostro pianeta. L’elio-3 si rivelerebbe inoltre, un ottimo combustibile per eventuali astronavi in corsa verso missioni più lontane, che non possono prescindere dall’alimentazione nucleare.

Per quanto riguarda l’esplorazione di Marte, essa si configura come una sfida tecnologica che per il momento non appare risolvibile con i mezzi attuali.

Le condizioni ambientali del Pianeta Rosso sono molto ostili per l’uomo.[xxii]

Inoltre gestire le comunicazioni a così grande distanza comporterebbe tempi non compatibili con la normale funzionalità di un apparato comandata da terra; per questo motivo i veicoli e la base marziana dovrebbero essere completamente autonomi. Si calcolino poi costi di trasporto dalla Terra a Marte che non sarebbero sostenibili.

Per portare l’uomo su Marte e permettere e permettere qualsiasi attività in quell’atmosfera, sarebbe necessario un salto di qualità nello sviluppo delle tecnologie indispensabili per raggiungere tale obiettivo, che potrebbe avere significative ricadute in tutti i campi dell’esplorazione spaziale, comportando innumerevoli progressi in moltissime discipline.

In questo quadro gli Stati Uniti hanno fissato nel 2030 il termine per la creazione di una base abitata su Marte, partendo dalla Luna, mentre Cina e india, all’inizio del 2007, hanno siglato un accordo per portare un piccolo satellite cinese ed un’astronave russa, la Phobos Exporer, su Marte.

Questa missione fu un fallimento, qualcosa non ha funzionato infatti pochi minuti dopo il lancio: chi dice l’hardware e chi il software, fatto sta che i motori non si sono accesi al momento giusto per scagliare le 13 tonnellate del satellite verso Marte; in quella missione di 33 mesi che prevedeva di arrivare al Pianeta Rosso, lanciare la sonda cinese da 115 chili Yinghuo 1 che doveva fare la cartografia di Marte per i futuri astronauti del Paese del Dragone, e far atterrare sulla piccola luna di Marte, Phobos, la sonda principale. Questa doveva analizzare il suolo, grunt in russo, e addirittura riportarne due etti sulla Terra.

Su questa vicenda ci sono diverse interpretazioni, alcune delle quali affermano che non c’è stato un guasto tecnico, ma, invece, fu un atto di guerra non dichiarata. Il generale Nicolay Rodoniov,[xxiii] che comandava il sistema di allerta russo nella rete di difesa dagli attacchi dei missili balistici, afferma che è stato un atto di sabotaggio nei confronti della sonda spaziale russa che avrebbe dovuto atterrare su Phobos, la luna maggiore di Marte. Questa sonda aveva il compito di prelevare campioni di suolo e riportarli sulla terra. Inoltre doveva liberare in orbita un satellite cinese. Invece appena giunta in orbita terrestre, lì è rimasta senza una spiegazione.

Il 23 novembre 2011 l’antenna europea dell’Esa a Perth in Australia, sembrava aver compiuto il miracolo raccogliendo dei segnali, dati telematici che avevano fatto ben sperare nella possibilità di recuperare la missione. Innanzitutto la comunicazione avrebbe permesso di capire che cosa fosse successo a bordo se il guaio era nel software o nell’hardware. Nel secondo caso, ovviamente, non ci sarebbe speranza. Dopo il 23, però, il silenzio era tornato. I dati ricevuti a Perth furono inviati subito al centro di controllo di Mosca e agli ingegneri della Lavochkin, la ditta ha costruito la sonda. E qui gli esperti si trovano davanti a un’amara sorpresa: il contenuto era danneggiato e finora illeggibile. Secondo i tecnici questo era la conseguenza dell’incompatibilità tra i sistemi dell’Esa e quello russo per cui nel travaso si era verificato il danno.

Invece il generale Rodoniov ha un’opinione diversa e punta il sistema accusatorio su una stazione radio americana situata a Gakona (Alaska). In sostanza Rodoniov punta il dito contro il programma Haarp, che ufficialmente è dedicato allo studio della ionosfera e ai suoi influssi sulle telecomunicazioni, in realtà è un programma per l’attuazione di guerre ambientali.

Rodoniov accusa che: “Le potenti radiazioni elettromagnetiche emesse da questa stazione possono aver danneggiato il sistema di controllo della sonda interplanetaria”.

Bisogna dire che con Marte sembrerebbe che i russi siano stati vittima di una maledizione. L’ultima spedizione delle sonde del programma Phobos furono nel 1988 e nel 1989. La prima operò normalmente fino al 2 settembre1988, quando non avvenne una prevista sessione di comunicazione con la sonda. I contatti non vennero mai più stabiliti, a causa di un errore nel software inviato alla sonda il 29 e 30 agosto, che disattivò i propulsori di assetto. Per questo motivo la sonda perse l’orientamento con il Sole e non potendo orientare i suoi pannelli solari scaricò le sue batterie.

Le istruzioni del software facevano parte di una routine che era usata durante i test a terra, e normalmente sarebbe dovuta essere rimossa prima del lancio. Tuttavia il software era contenuto nelle memorie PROM,[xxiv] e la rimozione del codice avrebbe richiesto la sostituzione dell’intero computer. A causa dei tempi di lancio molto stringenti, gli ingegneri decisero di lasciare la sequenza di comando, pensando che non sarebbe mai stata utilizzata. Tuttavia, un singolo carattere sbagliato nella sequenza di aggiornamento causò l’esecuzione di questa routine, con la seguente perdita della sonda.

Nella seconda la sonda Phobos 2 operò normalmente durante il percorso verso il pianeta Marte e durante l’inserimento in orbita avvenuto il 29 gennaio 1989, raccogliendo dati sul Sole, sull’ambiente interplanetario, su Marte e il satellite Phobos. Il 28 marzo, poco dopo la fase finale della missione, durante la quale la sonda si sarebbe dovuta avvicinare a Phobos e rilasciare due lander, furono persi i contatti. L’ultima trasmissione ricevuta dalla sonda includeva un filmato, rilasciato dalla ormai ex-URSS tre mesi dopo l’accaduto (e sotto la pressione delle agenzie spaziali estere coinvolte nel progetto tra le quali l’italiana ASI), nel quale si poteva distinguere chiaramente una strana sottile ellisse proiettata sulla superficie di Marte (sono facilmente reperibili fotogrammi del filmato in rete). L’agenzia spaziale Russa non diede mai spiegazioni riguardo alla strana ellisse accantonandola come “immagine che non dovrebbe esistere “. La versione ufficiale identifica il fallimento della missione Phobos 2 come un guasto al sistema trasmittente di controllo o a un impatto con un corpo celeste non previsto nel progetto.

Questa militarizzazione dello spazio è fortemente collegata alle risorse naturali che si trovano nella Luna (e negli altri pianeti) come l’Elio- 3 appunto.

 

 

 

LA MILITARIZZAZIONE DELLO SPAZIO

 

Sul piano strettamente militare, la componente spaziale ha un ruolo sempre maggiore nei moderni assetti e viene considerata come parte integrante delle infrastrutture strategiche della difesa.

La militarizzazione dello spazio risale alla fine degli anni ’50 quando i primi sistemi antisatelliti superarono le prove. Le armi nucleari e le altre armi di distruzione di massa sono vietate nello spazio dal Trattato del 1967 sui principi che governano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio, includendo la Luna e gli altri corpi celesti. Il Trattato impedisce ai firmatari ai firmatari di mettere in orbita armi nucleari o altri tipi di armi di distruzione di massa, così come vieta l’installazione di tali sui corpi celesti e l’utilizzo di qualsiasi altro metodo per mettere tali armi nello spazio.

Come si è visto, al di sopra vi sono gli Stati Uniti, la nazione che in assoluto effettua i maggiori investimenti in campo spaziale, e che teorizzano con il concetto dello Space Control, l’esercizio di un potere militare predominante nello spazio. Certo un predominio molto fragile, poiché questo predominio è basato su apparati estremamente vulnerabili, quali possono essere i satelliti, espone i loro dispositivi al rischio di attacchi mediante armi anti-satellite (ASAT).

A proposito di armi ASAT, il più grande giornale ebraico YedihotAharonot, nel 2011, ha fatto uno scoop. Secondo il giornale, l’Iran avrebbe accecato un satellite spia della CIA. Il giornale ha aggiunto che una fonte dell’intelligence europea afferma che l’Iran ha stordito l’Occidente puntando un laser contro un satellite americano distruggendolo. Si deve stare attenti nel valutare un tale scoop da un giornale israeliano. Dopo tutto, Israele sta apertamente spingendo verso un attacco americano contro l’Iran e questo potrebbe essere il false flag necessario per lanciare un attacco del genere. Israele vuole scatenare i cani da guerra. Eppure, la notizia è apparsa in un momento interessante. Il trattato del 1967, però, non menziona alcuna restrizione sulle armi convenzionali nello spazio. Il primo trattato russo-americano sulla limitazione delle armi strategiche (SALT 1), include l’obbligo di non attaccare i veicoli spaziali.

 

LA CORSA AL RIARMO DEGLI ANNI ’80

 

Il manifestarsi della crisi capitalistica dalla metà degli anni ’70 comportò un aumento dell’aggressività dell’imperialismo U.S.A. In particolare nei confronti di quello che era definito “campo socialista” e dei paesi che tentavano di liberarsi dal gioco imperialista (Nicaragua, Angola ecc.).

Gli anni ’80 furono caratterizzati da un enorme spesa militare da parte degli U.S.A. L’amministrazione Reagan spese per un totale di 2.200 miliardi di dollari per il settore militare, e nel 1984 superò il bilancio militare del 1969, l’anno di massima spesa per la guerra del Vietnam. Mai sino allora il bilancio militare statunitense aveva registrato un aumento del 50% in periodo di pace.

Quest’aumento delle spese negli armamenti in che vengono fate in chiave antirecessive, crea un curioso paradosso: mentre da un lato Reagan agita la bandiera del liberismo, dall’altra crea uno dei più giganteschi programmi keynesiani di spesa pubblica. Spesa pubblica, appunto, che non è impiegata per servizi sociali e assistenza, ma produrre e comprare armi.

Le spese militari sono una forma per il rilancio dell’economia capitalista. Esse rappresentano una forma attraverso cui lo Stato finanzia l’economia. Sono un esempio evidente delle politiche borghesi di gestione delle crisi. Lo sviluppo del credito, l’intervento massiccio dello Stato nell’Economia, la gestione in funzione anticiclica della massa monetaria e dei tassi attraverso l’azione delle banche centrali, sono strumenti che servono a tentare di frenare l’impeto della recessione. Ma tutto ciò alla fine ha causato lo sviluppo abnorme del debito pubblico e quello abnorme dell’inflazione che da fattore eccezionale, è diventato un elemento permeante dell’economia.

 

 

 

L’INIZIATIVA DI DIFESA STRATEGICA

 

La Strategic Defense Initiative (SDI), (in italiano: Iniziativa di Difesa Strategica) comunemente nota come Scudo spaziale (in Italia) e Guerre Stellari in seguito al molto popolare film di fantascienza dell’epoca, fu proposto dal presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan il 23 marzo del 1983[xxv] per utilizzare sistemi d’arma basati al suolo e nello spazio per proteggere gli Stati Uniti da eventuali attacchi di missili balistici con testate nucleari. L’iniziativa si focalizzava sulla difesa strategica piuttosto che sulla dottrina strategica precedentemente accettata della Mutual Assured Destruction (MAD). Anche se non è mai stata sviluppata né dispiegata se non in una minima parte (fatta di prototipi o semplici dimostratori tecnologici), la ricerca e le tecnologie dello SDI hanno spianato la via ad alcuni dei sistemi di ABM di oggi. L’Organizzazione della Strategic Defense Initiative (SDI) fu istituita nel 1984 nell’ambito del Dipartimento della “Difesa” degli Stati Uniti per occuparsi della SDI.

Il Congresso degli Stati Uniti stanziò nel periodo che va dal 1983 al 1993, 44 miliardi di dollari alla SDI. Questa somma potrebbe non includere la ricerca collegata allo SDI, che è stata finanziata dal Department of Energy.[xxvi]

Originariamente tale progetto prevedeva la realizzazione di un complesso sistema a tre stadi, noto come “scudo spaziale” capace di intercettare i missili intercontinentali (I.C.B.M. – Intercontinental Ballistic Missile) con base di lancio a terra e i missili balistici con base di lancio sottomarina (S.L.B.M. = Submarine Launche Missile) e le loro testate nucleari, durante tutte le fasi della loro traiettoria. L’architettura della SDI prevedeva una serie di piattaforme, dotate di vari tipi di sensori e armi, e sistemi d’intercettazione con base terra: alcune piattaforme avrebbero avuto la funzione di identificare e tracciare i dati in fase di lancio, ed elaborare con i computer di bordo i dati per l’intercettazione; altre, la funzione di distruggere i missili, nella prima e seconda fase, con armi a energia diretta[xxvii] (raggi laser chimici dalle piattaforme o da centrali a terra e riflessi orbitanti, raggi x, fasci di particelle neutre); altre ancora distruggere i veicoli di rientro, nella terza e quarta fase, con armi a energia cinetica[xxviii] (missili intercettori con guida terminale lanciati da piattaforme orbitanti o da rampa a terra.

Da parte di molti scienziati ed esperti di questioni strategiche, si metteva in evidenza che uno Stato in possesso di uno “scudo spaziale”, anche se imperfetto, avvenne potuto lanciare un attacco nucleare a sorpresa sapendo che lo “scudo” sarebbe stato in grado di neutralizzare uno scoordinato colpo di rappresaglia. Inoltre, le armi a energia cinetica, che apparivano le più fattibili per uno spiegamento a breve termine rispetto a quelle a energia diretta, avrebbero potuto esser usate per distruggere i satelliti militari dell’avversario che “accecato”, sarebbe stato più vulnerabile.

Molti satelliti che ci sono nello spazio svolgono importantissime funzioni militari: raccolta d’informazioni, comunicazioni, allarme contro attacchi ecc. Costituiscono dunque un sistema nevralgico di primaria importanza. Le prime armi antisatellite (ASAT) che come si diceva prima già alla fine degli anni ’50 erano cominciate le sperimentazioni di questo tipo di armi, e precisamente negli Stati Uniti nel 1959, mentre quelle russe nel 1969, da allora i programmi ASAT sono proseguiti.

 

LA RIPRESA DEL PROGRAMMA

 

Il documento del 1997 del Comando Spaziale degli U.S.A. Visione per il 2020 parlava dell’importanza di assicurarsi “Il comando e il dominio dello spazio”.[xxix] Da quel momento il pentagono, con fondi stanziati dal Congresso, ha continuato a espandere e sviluppare il numero di armi spaziali.

Nel piano strategico del Comando Spaziale intitolato Fy e oltre si afferma: “La dottrina delle forze aeree considera l’aria, lo spazio e l’informazione come elementi chiavi per dominare lo spazio di battaglia e assicurare la nostra supremazia. Il nostro fine ultimo è quello di sfruttare lo spazio, ma non possiamo farlo se prima non lo controlliamo”, il piano termina che “la capacità di ottenere la supremazia nello spazio (la capacità di sfruttarlo impedendo agli avversari di farlo) è di importanza fondamentale. Mantenere la superiorità nello spazio è una condizione essenziale per avere successo nelle guerre moderne”.[xxx] Un punto importante è che le guerre attuali sulla terra sono dirette dalla tecnologia spaziale (questo conta per le guerre imperialiste se si vuole essere precisi, perché le guerre popolari hanno un altro tipo di criterio, la mobilitazione delle masse popolari, il loro protagonismo). Quando nel 2003 gli USA lanciarono l’illegale e banditesco attacco contro l’Iraq, i satelliti spaziali sono stati d’importanza vitale. Nell’attacco iniziale il 70% delle armi utilizzate erano guidate sugli obiettivi dalla tecnologia spaziale. Dunque il controllo dello spazio è d’importanza per la vittoria nelle guerre sulla terra sottostante.

Quando nell’ottobre del 2006, Bush, durante l’annuale settimana “Teniamo lo spazio per la pace” organizzata da Global Network, annunciò la nuova politica dello spazio dando via libera al Pentagono perché procedesse a sviluppare armi spaziali offensive in grado di distruggere i satelliti di altre nazioni. La Cina rispose l’11.01.2007 compiendo un test che ha portato nello spazio un proiettile portato da un missile balistico lanciato dalla base di Xichang nella Cina sudorientale che distrusse un vecchio satellite meteorologico cinese.[xxxi] Ma già nel 2006 la Cina aveva provato un canone laser antisatellite contro un satellite spia U.S.A.[xxxii] La Cina è una potenza dello spazio dal 2003 quando è riuscita a portare con mezzi propri il primo cinese nello spazio con la missione Shenzou 5. Il 18 aprile 2004 la Cina ha lanciato nello spazio il suo primo nano-satellite, il Naxing 1. Questo lancio per la Cina è un successo importante dal punto di vista tecnologico e industriale. I nani satelliti hanno il vantaggio di essere difficilmente individuabili e quindi non possono essere colpiti meno facilmente dalle nuove armi antisatelliti. Sono quindi molto importanti da un punto di vista militare.

L’attuale fase caratterizzata dalla fusione tra la contraddizione principale imperialismo (principalmente U.S.A./popoli oppressi) e la contraddizione fondamentale capitale/operai, e dall’affermarsi delle contraddizioni interimperialistiche (fra U.S.A. e U.E. – Francia e Germania principalmente – fra U.S.A. e Giappone, fra U.S.A. Russia e Cina). Gli U.S.A. più di qualsiasi paese imperialista devono sostenere una loro guerra mondiale (non dichiarata) per mantenere la loro egemonia. O meglio, affinché l’egemonia del dollaro sia preservata e imposta. Russia e Cina si stanno rilevando degli ostacoli per l’imperialismo U.S.A. Per questi motivi, queste due nazioni hanno nel 2005 tenuto esercitazioni militari congiunte,[xxxiii] per chiarire che non resteranno inerti mentre gli U.S.A. tentano di dominare il pianeta. Basta ricercare i dati sulla costruzione delle basi e i dispiegamenti di armi dopo l’11 settembre per vedere emergere un chiaro piano: il Pentagono ha sei nuove basi permanenti lungo il confine interno con la Cina in Afghanistan. Lungo la regione costiera della Cina, i cacciatorpediniere Aegis della marina americana, dotati d’intercettori per la difesa missilistica, sono schierati in Giappone, Corea del Sud e Australia.

Gli U.S.A. stanno formando “partnerschips” spaziali con altri paesi come il Canada, l’Italia, il Giappone, l’Australia, l’Inghilterra, Israele e altri, per attirare la loro industria aerospaziale in questo costosissimo progetto per spostare la corsa degli armamenti nello spazio. La dottrina militare degli U.S.A. sostiene la necessità di ritirarsi dai trattati internazionali perché questi restringerebbero le possibilità di lanciare attacchi fulminei contro altri paesi. Nel 2004, l’istruttore del Collegio Navale Militare Thomas Barnet ha dichiarato davanti ad un vasto pubblico di ufficiali che:Adolf Hitler non ha mai dovuto chiedere il permesso per invadere un altro paese e non lo chiederemo nemmeno noi”.[xxxiv]

La sostanza di questa nuova strategia U.S.A. è che a differenza del periodo della cosiddetta guerra fredda, dove avevano la loro strategia era basata sulla dissuasione; vale a dire: la certezza di una risposta nucleare bastava a dissuadere le potenze avversarie. Ora si basa sulla superiorità assoluta strategia elaborata negli anni ’80 dagli Stati maggiori. Se la “minaccia” proviene da paesi come la Russia e la Cina, la risposta si baserà su missili, satelliti, veicoli a lungo raggio, reti d’informazione ecc. In sintesi un minore dispiegamento forze militari all’estero ma una superiore capacità di intervento rapido. Questo cambiamento della strategia piace alle varie imprese che hanno i contratti con il Pentagono[xxxv] hanno fiutato odore di grandi affari: nel 2000 il settore bellico è cresciuto del 55% alla borsa di New York nel 2001. Una performance superiore a quella di ogni altro settore.

 

LA RIVOLUZIONE NEGLI AFFARI MILITARI

 

La Revolution of Military Affairs Information War (RMA-Iwar)[xxxvi] il termine con il quale il signor William Owens, Segretario Generale alla Difesa degli Stati Uniti, definiva il complesso di dottrine che staranno alla base delle prossime future strategie militari nord-americane.

L’RMA parte non tanto dalla mutata situazione politica e geopolitica dopo il crollo del blocco socialimperialista che induce gli strateghi a fornire un preciso indirizzo alla ricerca tecno-scientifica. Lo schema è il seguente: mutate condizioni politiche, geo-politiche, strategiche > Rivoluzione negli Affari Militari > sviluppo nuove tecnologie necessarie a supportare la RMA.

   Una conferma implicita di questo schema è il fatto stesso che la realizzazione della RMA e quindi, concretamente, della ristrutturazione delle Forze Armate è fissata nel medio-lungo periodo (2010-2025) e che molte delle tecnologie indicate sembrano fantascienza. Sostenere che le nuove dottrine militari nord-americane sono indotte meccanicisticamente dalla cosiddetta era dell’informazione è oltre che un falso (i calcolatori elettronici e internet, per fare due noti esempi, sono tecnologie militari passate poi all’uso civile) è un modo sottile per dissimulare le proprie precise responsabilità nel rilanciare (oggi come ieri) la corsa agli armamenti: l’avere stracciato i trattati contro la proliferazione delle armi nucleari e bio-chimiche è solo l’ultima ineludibile conferma di ciò. Le tecnologie in questione, sono indicative del corretto parallelo che tra governo le politiche e le impostazioni ideologiche che guidano il governo USA e le dottrine naziste. Nello schema che segue la RMA – Iwar viene suddivisa in obiettivi da realizzarsi in due principali stadi (2010 – 2025) attraverso specifiche tecnologie e dottrine:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OBIETTIVI 1° STADIO (entro 2010) 2° STADIO (entro 2025)
Ridurre il rischio di perdite e danni collaterali mendiate: Piattaforme “Stand – Off”

Dominio dell’informazione

Spazio, satelliti

Difesa Anti-Missile

Robotica

Armi non letali

Psicotecnologie

Difesa cibernetica

 

Applicare gli sforzi su: Centro di gravità Sistemi interconnessi
Ottimizzare il coordinamento delle operazioni attraverso: Miglioramento sistemi C3I

Tecnologia spaziale

Impiego di computer e GPS

Digitalizzazione del campo di battaglia

Uso di armi “intelligenti”

 

Microtecnologia

Nanotecnologia

Sistemi “brillanti”

Nuovi modelli organizzativi centrali su: Task Force

Combined Jaint Task Force

Coalizioni ad hoc

Struttura uni Forza Armata

Iperflessibilità

 

 

Per decifrare la tabella è necessario fornire una piccola legenda dei principali termini impiegati:

Sistemi “Stand-Off”: sono i sistemi d’arma che possono essere lanciati da postazioni navali, terrestri e da aerei a grande distanza dall’obiettivo e quindi tendenzialmente irraggiungibili dal fuoco nemico. Ne sono un esempio i missili balistici, i Cruise, i missili aria-terra con autoguida sull’obiettivo.

Psicotecnologia: “…Tecnologia che emula, estende ed amplifica le funzioni senso-motorie, psicologiche e cognitive della mente (…) In campo militare le psicotecnologie consentiranno ai Comandanti di manipolare oltre che le percezioni ed il credo dei propri soldati, anche quelle dell’avversario e dei media televisivi…”.

   Difesa Cibernetica: “…La cyberwar si prefigge due obiettivi. Il primo consiste nel paralizzare il ciclo decisionale dell’avversario mentre il secondo mira a sottomettere l’avversario senza combattere, mediante operazioni letali e non letali che possono comprendere il blocco di: a) sistemi informativi; b) reti informatiche; c) borsa, sistemi bancari e delle telecomunicazioni; d) trasporti di superficie e di controllo del traffico aereo; e) della produzione e distribuzione di energia…”

Centro di Gravità: “…Caratteristica capacità o località dalla quale il nemico o le forze amiche traggono la loro libertà di azione, la forza fisica o la volontà di combattere. Il Centro di Gravità quando attaccato ed eliminato, porta alla sconfitta del nemico oppure alla ricerca della pace attraverso negoziati. Esempi comprendono: la massa delle forze nemiche, la sua struttura di Comando e Controllo, il consenso dell’opinione pubblica, la volontà, la leadership, la struttura della coalizione. Con l’avvento delle reti informatiche, dei sistemi neurali artificiali e sistemi esperti, il concetto di Centro di Gravità verrà sostituito dai cosiddetti sistemi interconnessi…”.

Sistemi Interconnessi: “…Si fonderanno sulle reti informatiche e dovrebbero garantire la Sopravvivenza della rete stessa in quanto i nodi saranno distanti tra loro e sfrutteranno anche una autonoma capacità di riconfigurare il sistema…”

Nanotecnologia: Tecnologia di miniaturizzazione spinta.

Sistemi brillanti: “…L’evoluzione dei sistemi d’arma intelligenti, mediante l’implementazione delle nanotecnologie, sistemi esperti e reti neurali artificiali…”.

Reti Neurali Artificiali: “…Nuova generazione della tecnologia della intelligenza artificiale che tende a emulare la fisiologia del cervello umano basato sulla connessione di neuroni biologici. Una Rete Neurale Artificiale è formata da un certo numero di nodi computerizzati collegati in una rete mediante interconnessioni flessibili (detti anche neurodi)…”.

   Entro il 2025, quindi con il secondo stadio della RMA, è previsto lo sviluppo di altri due tipi di guerra non indicati direttamente nella tabella: La Guerra Meteorologica e la Guerra Genomica. Le Guerre meteorologiche “…prevedono l’utilizzo di prodotti chimici per provocare, in campo avversario, forti pioggie e inondazioni. In tali casi l’avversario è impossibilitato a condurre qualsiasi tipo di operazione militare…”.

La Guerra Genomica (in realtà i nord-americani usano il termine tedesco Genome Kampf…) è una “Guerra condotta nel campo della genetica. Si tratta di individuare, nella mappa dei geni (DNA) di un popolo/etnia, i punti deboli da attaccare mediante virus e batteri, frutto di biotecnologie. Gli effetti, che comprendono influenza, diarrea, infezioni e altro, potranno colpire più quel popolo che un altro…”.

E’ inutile commentare simili nefasti, lugubri, direi hitleriani obiettivi. Nell’articolo cui la presente nota integrativa si riferisce, ho già esposto il quadro d’insieme delle ristrutturazioni correnti e future delle Forze Armate nord-americane. Ciò che si può aggiungere è invece una valutazione di carattere politico generale su tali ristrutturazioni: esse, come modello, sono legate indissolubilmente al capitalismo oligopolista e in particolare al sistema di potere basato sull’integrazione stretta tra imprese multinazionali-Forze Armate-Stato lanciata negli anni trenta da tedeschi e nord-americani e diventate già da tempo paradigma dello sviluppo capitalistico. Questo sistema di potere non lascia e non lascerà nessuno spazi

 

MILITARIZAZIONE CRESCENTE DELLO SPAZIO

 

C’è connessione tra potere militare terrestre, la capacità di controllo dei sistemi strategici in orbita e la prospettiva di un futuro sfruttamento ai fini economici del cosmo. Considerando la rilevanza di attività commerciali con base nello spazio per lo svolgimento di attività cruciali per la vita quotidiana, come le comunicazioni o la sicurezza ambientale, è evidente l’interesse riservato dagli stati alle problematiche inerenti al controllo dello spazio e ai rapporti di forza che interessano per il dominio dello stesso.

Se una delle tendenze dell’esplorazione dello spazio è lo sviluppo della robotizzazione, un’altra è come si è visto è quella della militarizzazione dello spazio. Nell’epoca contemporanea fino alla seconda guerra mondiale era decisivo per la condotta del conflitto il dominio dei mari, dall’ultimo conflitto mondiale fu il dominio dell’aria, in questa fase diventa il dominio dello spazio.

Gli USA sono la nazione che in assoluto compie i maggiori investimenti in campo spaziale, hanno teorizzato nella loro dottrina militare il concetto di Space Control, che rappresenta un obiettivo da perseguire anche al fine di impedire azioni avversarie che possano ledere il loro dominio.

La dottrina militare del dopoguerra fredda ha come obiettivo strategico la preservazione della Pax Americana, in altre parole del domino mondiale dell’imperialismo USA; per questo si deve impedire il sorgere di nuove potenze competitrici.

Nel 1985 fu fondato lo US Space Command che ha l’obiettivo di “dominare la dimensione spaziale delle operazioni militari per proteggere gli interessi e gli investimenti statunitensi. Integrare le Forze Spaziali nell’apparato bellico a 360°”. Le capacità spaziali daranno agli USA una superiorità strategica – militare schiacciante.

Rappresenta un obiettivo da perseguire anche al fine di impedire azioni avversarie che possano ledere il loro dominio.

La dottrina militare del dopoguerra fredda ha come obiettivo strategico la preservazione della Pax Americana, in altre parole del domino mondiale dell’imperialismo USA; per questo si deve impedire il sorgere di nuove potenze competitrici.

Nel 1985 fu fondato lo US Space Command che ha l’obiettivo di “dominare la dimensione spaziale delle operazioni militari per proteggere gli interessi e gli investimenti statunitensi. Integrare le Forze Spaziali nell’apparato bellico a 360°”. Le capacità spaziali daranno agli USA una superiorità strategica – militare schiacciante. Per questo gli USA si prefiggono l’integrazione sinergica tra le forze spaziali e quelle di terra, mare e cielo. Nel documento Vision for 200023 l’obiettivo delle forze spaziali non sarà solo quello di fornire di supporto strategico alle forze terrestri, ma “inizieranno anche condurre operazioni spaziali. L’emergente sinergia tra superiorità spaziale e quella di terra, mare e cielo, ci consentirà di ottenere la Full Spectrum Dominance”. Di conseguenza gli SUA non devono perdere posizioni nello spazio rispetto alle altre potenze imperialiste, se vogliono mantenere lo status di unica superpotenza, anzi devono negare agli altri l’accesso allo spazio.

Per questo gli USA si prefiggono l’integrazione sinergica tra le forze spaziali e quelle di terra, mare e cielo. Nel documento Vision for 200023 l’obiettivo delle forze spaziali non sarà solo quello di fornire di supporto strategico alle forze terrestri, ma “inizieranno anche condurre operazioni spaziali. L’emergente sinergia tra superiorità spaziale e quella di terra, mare e cielo, ci consentirà di ottenere la Full Spectrum Dominance”.[xxxvii] Di conseguenza gli USA non devono perdere posizioni nello spazio rispetto alle altre potenze imperialiste, se vogliono mantenere lo status di unica superpotenza, anzi devono negare agli altri l’accesso allo spazio.

Le esercitazioni per lo sviluppo del progetto guerre stellari sono avvenute con le più disparate motivazioni. La notte del 21 febbraio 2008, dalla nave lanciamissili USS Lake Erie che si trovava nell’Oceano Pacifico a ovest delle Hawaii, è partito un razzo che ha colpito un satellite, “fuori controllo” che rischiava di schiantarsi sulla Terra.[xxxviii] Questa motivazione non ha convinto la Cina, che ha richiesto informazioni e accusa gli UUSA di usare un doppio standard, essa ritiene che questo tipo di test serva ad affinare armi antisatellite.

E’ in progetto il lancio di una serie di satelliti spia, chiamata Space Base Surveillance System (SBSS) dall’AESPC.[xxxix] La rivista The Register a proposito di questo progetto rileva che: “il SBBS ha lo scopo di facilitare considerevolmente la Superiorità Spaziale della Forza Aerea, cercando di monitorare le “attività spaziali” militari di tutte le altre nazioni”. Ad aprile, il Defense Systems aveva informato che l’AFSPC aveva “identificato quattro pilastri” della percezione situazionale dello spazio: caratterizzazione dell’intelligence, integrazione e sfruttamento dei dati, avvertimento delle minacce e informazioni per l’attacco”. Per affrontare questi “pilastri”, si stanno preparando 3 nuovi programmi: “i veicoli spaziali Space Base Space Surveillance (SBSS), Space Fence e Space Surveillance Telescope (SST)”.

Il SBSS è visto dai guerrieri stellari del Pentagono come la piattaforma spia ideale, perché “offre la capacità di essere influenzata dal clima, essendo basato nello spazio. Non ha problemi legati alle basi all’estero, e fornisce gli aggiornamenti più tempestivi riguardo gli oggetti di grande interesse in orbita geostazionaria“. O, più realisticamente, considerando le tendenze del Pentagono di sparare prima e analizzare dopo, si tratterebbe di una polizia spaziale che opererebbe contro gli obiettivi in tempo reale, potendoli abbattere efficientemente. Anche se l’interferenza deliberata sui satelliti delle altre nazioni è strettamente vietata dai trattati internazionali, il The Register ci informa che “è possibile che gli stessi USA siano capaci di una certa cattiva condotta orbitale, non prevedibile in futuro”. Infatti, “una cattiva condotta orbitale imprevedibile” è il nome dell’operazione. La scorsa settimana, The Register ha informato che i nuovi gruppi “frazionati” di satelliti del Pentagono – dove piccoli gruppi di veicoli orbitali controllati via radio sostituiranno le attuali grandi navi spaziali – saranno capaci di disperdersi per evitare attacchi nemici, per poi ritornare a costituire gruppi operativi”.

Secondo un comunicato stampa del DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency): “Il programma di dimostrazione System G6; (Future Navi Spaziali, Rapide, Flessibili, Frazionate, in Volo Libero) metterà l’accento sullo sviluppo di un’architettura spaziale aperta e onnipresente, e sull’insieme associato di standard aperti. Il concetto di navi spaziali frazionate, sostituisce i mezzi spaziali di grandi dimensioni e monolitici, con gruppi di mezzi più piccoli, che interconnesse in modalità wireless condivideranno le risorse per creare, in effetti, un ‘satellite virtuale’“. In altre parole, reti di satelliti in continua comunicazione con i loro padroni del Pentagono, a terra. Con l’accento sulla “quota di tempo reale e di tolleranza degli errori nel collegamento wireless delle risorse; sugli algoritmi per un volo sicuro e agile di un gruppo di oggetti multipli; sulle comunicazioni in banda larga tra le navi spaziali in orbita a bassa quota (LEO) e la terra; e un’architettura che garantisce un’informazione solida ed espandibile a più livelli”, il DARPA ritiene che il programma F6 “renderà possibile coordinare incarichi e servizi forniti da differenti agenzie e paesi, condividendo un’infrastruttura comune, su molteplici livelli di sicurezza”.

L’Unione Europea e il Giappone hanno i mezzi economici e tecnologici per inviare armi nello spazio però mancano della volontà politica di dividersi dagli USA e assumersi i costi di un’autonoma politica di difesa.

Questo non significa, ovviamente rinuncia a essere presenti in questa rincorsa alla colonizzazione dello spazio. Nel dicembre del 2000 l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) presentò un rapporto sulla strategia spaziale europea;27 in cui emergevano alcuni aspetti rilevanti e indicativi delle reali intenzioni dell’Agenzia.

Nello statuto dell’ESA le attività dell’agenzia sono inerenti allo sviluppo pacifico dello spazio. Nel rapporto però si disegna una nuova interpretazione, sulla scia medesima degli “interventi umanitari” della Nato, che con la giustificazione della prevenzione dei conflitti e della gestione delle crisi permette di introdurre in concetti inerenti agli interessi della “sicurezza” e di “difesa” nei compiti dell’ESA senza violarne lo statuto. Inoltre emerge una sostanziale indipendenza dell’ESA dal parlamento europeo, nell’ottica di un’apertura verso gli interessi industriali. In questo rapporto diventa pressante l’invito al doppio uso, in altre parole a fare in modo che il programma spaziale europeo, oltre agli interessi di ricerca e di uso civile, sia allo stesso tempo correlato agli interessi economici delle industrie e a quelli strategici dei governi. In sostanza il concetto che passa è che qualsiasi progetto spaziale deve essere anche d’interesse economico e militare.

Lo sviluppo della presenza militare europea nello spazio viene motivato sia come necessità d’indipendenza dagli USA, che come prevenzione nei confronti di altri competitori asiatici per impedire loro lo sviluppo di una propria infrastruttura (palese riferimento alla Cina).

Ci sono già alcuni progetti in via di definizione che rientrano in quest’ottica. Ad esempio il Progetto Galileo, il sistema GPS europeo, in contrapposizione al GPS attuale che è controllato dalla struttura militare statunitense oppure il GMES (Global Monitoring for Environment and Security).

Proprio la connessione tra ambiente e sicurezza appare così frequentemente da destare il sospetto che non si tratti solo di attenzione alle problematiche ambientali, ma anche preparazione strategica per i problemi che emergeranno in seguito al crescente degrado ambientale.

La Russia ha il “Know-how” per competere militarmente nello spazio, ma manca delle risorse finanziarie. Per il 2003 ha speso per i programmi spaziali 1/10 dei 3 miliardi di dollari stanziati dalla Cina mentre gli SUA hanno un budget di 23 miliardi di dollari per solo due (Nasa e Difesa Missilistica) della miriade dei loro programmi spaziali.[xl]

Resta la Cina a insidiare il primato americano: grazie all’aiuto tecnologico russo. Infatti, per gli analisti del Pentagono, anche se pubblicamente la Cina si oppone alla militarizzazione dello spazio e cerca per vie diplomatiche di prevenire o rallentare lo sviluppo da parte degli SUA di armi anti-satellite (ASAT) e della difesa missilistica spaziale, in realtà, in privato considera tali tipi di armamenti come una tendenza inevitabile del prossimo futuro.

A dimostrazione delle reali intenzioni cinesi, nel gennaio 2007, in un’esercitazione delle forze armate cinesi, si è colpito con un missile un satellite meteorologico obsoleto in un’orbita esterna.29

Con questa esercitazione Pechino intende dimostrare la propria capacità di colpire nello spazio anche piccoli oggetti come i satelliti spia. Dopo aver fatto vedere al mondo di essere in grado di mandare in orbita propri astronauti, il test, sembra porre con chiarezza una nuova sfera della competizione militare in cui la Cina intende, essere presente. In questo senso questa esercitazione una sorte di sparo in aria per segnalare la necessità di negoziare i nuovi equilibri che si stanno determinando nell’uso dello spazio indicato ormai come il prossimo teatro dello scontro geopolitico.

Secondo un articolo del Christian Science Monitor, gli iraniani hanno successivamente ottenuto l’accesso alla tecnologia di bloccaggio, permettendo loro di tenere traccia della navigazione dell’aereo senza equipaggio. L’ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite John Bolton ha detto alla Fox News che una tale opzione è possibile. Ci sono ulteriori testimonianze di questo. Il 4 dicembre, l’Iran ha catturato un drone americano. La TV iraniana ha mostrato un video di un drone Lockheed Martin RQ-170 Sentinel. Era stato intercettato da unità di guerra elettronica dell’esercito iraniano sulla città di Kashmar. Fonti americane hanno ufficiosamente confermato la perdita. Il generale di brigata Amir-Ali Hajizadeh, capo dell’unità aerospaziale delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran ha detto che il drone “è caduto nella trappola atterrando con danni minimi”. Questo è accaduto a 140 miglia dal confine afghano, ben all’interno dello spazio aereo iraniano. Ciò dimostra che apparentemente l’Iran possiede la base tecnologica necessaria per sviluppare tali armi. Bolton aggiunge che secondo rapporti la Russia ha venduto all’Iran un sistema di bloccaggio molto sofisticato poco tempo fa. Ora, militari americani dicono che non è vero, che il drone è precipitato a causa di un malfunzionamento, perché se così non fosse, il successo iraniano sarebbe il primo del genere. Ora, l’Iran ha apparentemente distrutto un satellite della CIA, rendendolo un cattivo cliente per Stati Uniti ed Israele, che potrebbero limitarsi solo ad attacchi chirurgici. In un paese grande come l’Iran, sarebbe quasi inutile. Se lo scoop di Yedihot Aharonot fosse vero, allora il teatro è cambiato e gli Stati Uniti non possono più attaccare l’Iran nel suo modo preferito. Se l’Iran può accecare i satelliti della CIA, può facilmente colpire i satelliti di comunicazione. L’esercito americano si basa su questi satelliti per le sue comunicazioni. Coordinare un attacco americano contro l’Iran, senza immagini e satelliti per le comunicazioni richiederebbe impiegare un esercito di una generazione fa.[xli]

Ad aggiungere la precarietà del dominio USA negli spazio bisogna aggiungere che, come si è visto, diversi paesi potenzialmente ostili agli Stati Uniti stanno gareggiando anche loro alla corsa dello spazio.

Inoltre, sul piano politico, se lo spazio rappresenta, com’è innegabile, la proiezione di rapporti di forza terrestri in orbita, è evidente come la volontà di dominio assoluto statunitense non è compatibile con quello delle altre potenze spaziali come Cina e Russia, che interpretano la propria politica spaziale come mezzo per affermare la propria egemonia regionale, in un’ottica di rifiuto della supremazia USA.

L’avvicinamento tra Mosca e Pechino nel campo dei progetti d’avanguardia in campo spaziale, anche se volti all’esplorazione della Luna e di Marte, evidentemente rappresenta un motivo di preoccupazione per gli USA, soprattutto perché detti Paesi negli ultimi anni, pur destinando ai rispettivi piani spaziali risorse nettamente inferiori rispetto a quelle investite dagli Stati Uniti, hanno messo a segno successi di tutto rispetto in campo scientifico.

Gli Stati Uniti non hanno un inoltre accettato di buon grado l’avvio da parte europea di programmi spaziali mirati ad acquisire una certa indipendenza sul piano strategico frenando, ad esempio, il decollo del sistema di navigazione satellitare Galileo e disapprovando poi l’apertura europea alla partecipazione cinese.

 

I PROGRAMMI SPAZIALI ITALIANI

 

L’Italia rappresenta il 3° grande paese spaziale europeo e ricopre un ruolo significativo in ambito ESA, grazie all’ormai affermata presenza nel settore dei lanciatori e alla partecipazione a importanti progetti nel comparto del rilevamento, dell’osservazione terrestre, delle telecomunicazioni, oltre che a diverse missioni scientifiche internazionali. L’Italia rappresenta anche un importante partner nell’ambito dei progetti dedicati al progetto della Nasa che ha portato la sonda italiana Cassini nell’orbita di Saturno e verso le sue lune.

L’Italia è stata anche il primo paese europeo a lanciare un proprio satellite, il San Marco 1, lanciato nel 1964 dalla base Nasa di Wallops Island in Virginia con un vettore americano del tipo SV-137 Scout.[xlii]

In Italia, sin dagli anni ’70,[xliii] il Ministero della “Difesa” italiano ha avviato studi preliminari per la messa a punto di un satellite destinato a scopi militari,[xliv] obiettivo che si concretizzò ufficialmente nel 1996 quando divenne urgente poter avere un sistema di comunicazioni satellitari sicuro in concomitanza con l’aumentare dell’interventismo italiano all’estero, anche a supporto tattico delle operazioni in corso.

Ha preso così vita il satellite militare italiano SICRAL (Sistema Italiano per Comunicazioni Riservate e Allarmi), sviluppato sotto la guida e direzione della “Difesa”, con l’apporto predominante del Reparto TEI (Telecomunicazioni Elettronica Informatica) di SMD, da Alenia Spazio, Fiat Avvio e Telespazio, all’interno del consorzio Sitab (partecipato dalle tre società rispettivamente per il 70%, per il 20% e per il 10%).

Il 24 marzo 2001 si è svolta un’audizione alla Camera del VAST (Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche)[xlv] sui programmi spaziali italiani ed europei anche alla luce della politica dell’Unione Europea nel campo della “difesa” e della sicurezza. A questa audizione erano presenti il direttore dell’ESA Antonio Rodotà e il presidente dell’ASI Sergio de Julio.

Come diceva prima l’ASI nel dicembre del 2000 aveva diffuso un rapporto nel quale invitava a una maggior presenza europea nei programmi spaziali.

Raccogliendo l’invito dell’ESA, un deputato di Forza Italia membro del VAST, Umberto Giovine, invitò a seguire l’esempio statunitense, dove la collaborazione tra Nasa e Department of “Defence” è molto stretta, proprio per la realizzazione dei progetti militari.

In particolare fu citato il progetto satellitare Galileo, per il quale era stato approvato in Italia una legge di finanziamento per circa 600 miliardi di lire e che ebbe in seguito l’OK della Commissione UE per il passaggio alla seconda fase. Questo progetto secondo Giovine è di fondamentale importanza per la realizzazione del programma statunitense di difesa missilistica NMD.

Appare evidente, attraverso queste affermazioni, l’intenzione di convertire progetti scientifici a scopo civile in militare. Inoltre affermare che i progetti spaziali civili italiani possono essere riutilizzati per un progetto militare spaziale statunitense, crea un pericoloso scenario di una nuova corsa agli armamenti, tutto ciò è un chiaro segno delle intenzioni militariste presenti all’interno delle agenzie governative e delle commissioni militari.

Un esempio evidente di questo militarismo strisciante, è che nel nostro paese i VPR (Veicoli a pilotaggio remoto) meglio noti come droni, sono autorizzati a volare nello spazio aereo civile.

Il generale Giuseppe Bernardis, sottocapo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, annunciò all’agenzia di stampa Defensenews che, entro la fine del 2009, i nuovi velivoli “Predator B” dell’A.M.I. saranno liberi di volare in qualsiasi parte del Mediterraneo, “all’interno dello spazio nazionale e comunque fuori dal traffico regolare, a 50.000 piedi d’altitudine”.[xlvi] Qualcosa più di 15.000 metri dal livello del mare, ben sopra le quote di crociera dei voli civili. Peccato che, per volare, gli U.A.V. dovranno comunque decollare proprio da alcuni scali militari che sorgono in prossimità di grandi centri urbani e importanti hub aeroportuali. I “Predator B” saranno installati nella base pugliese di Amendola, a metà strada tra le città di Foggia e Manfredonia, ai piedi del Gargano. Andranno a fare compagnia al gruppo di Predator di prima generazione (quelli indicati con la lettera “A”), operativi dal dicembre 2004. Insieme si contenderanno il passaggio nel “corridoio di volo” che l’aeronautica militare sta predisponendo tra la Puglia e il poligono sperimentale di Salto di Quirra in Sardegna.

Il nostro piano è, però, quello di creare una serie di nuovi corridoi di raccordo tra la principale rotta di volo dei Predator e le basi di Sigonella e Trapani in Sicilia, l’isola di Pantelleria e Decimomannu in Sardegna”, ha aggiunto il generale Bernardis. “Il corridoio di Sigonella potrebbe essere usato pure dai velivoli senza pilota Global Hawks che saranno installati in Sicilia nell’ambito del programma N.A.T.O. Allied Ground Surveillance, A.G.S.” Nella base siciliana dovrebbe arrivare pure una squadriglia di Global Hawk dell’U.S. Air Force; nel 2012 finanche i prototipi di una versione più sofisticata di aerei senza pilota della marina militare statunitense. I ciechi strumenti di guerra saranno così gli unici veri padroni dei cieli del Mezzogiorno d’Italia. In Sicilia sovraffolleranno le piste e le rotte dei cacciabombardieri e dei giganteschi aerei cargo U.S.A. a capacità nucleare, sfrecciando a poca distanza dallo scalo di Catania – Fontanarossa, il terzo per traffico aereo in tutta Italia (più di sei milioni di passeggeri l’anno).

I Predator non sono, però, solo una grave minaccia alla sicurezza; rappresentano, infatti, l’ennesimo caso di spreco delle risorse finanziarie nazionali a favore del complesso militare industriale statunitense. Per quattro velivoli dell’ultima versione “B” prodotti dalla General Atomics Aeronautical Systems Incorporated di San Diego, California, l’Italia dovrà spendere non meno di 80 milioni di euro nei prossimi due anni. Per i cinque Predator A acquistati nel 2004, sono stati spesi invece 47,8 milioni di dollari. E, dopo un incidente a un Predator italiano durante un volo sperimentale nel deserto della California, il governo ha pensato bene di ordinare nel 2005 altri due velivoli, con un costo aggiuntivo di 14 milioni di dollari, più altri 2 milioni per equipaggiamenti vari.

I Predator sono però divenuti il fiore all’occhiello dell’Aeronautica militare italiana, che è stata la prima forza aerea in Europa a impiegare gli U.A.V. Il battesimo di fuoco è avvenuto in Iraq nel gennaio 2005, quando tre unità iniziarono a operare dalla base di Tallil in supporto del contingente terrestre nell’ambito della missione “Antica Babilonia” (uno di essi precipitò al suolo a causa di un’avaria al motore nel maggio 2006). Lasciato il territorio iracheno, nel maggio 2007 i Predator italiani sono stati trasferiti nella base di Herat, sede del Comando regionale interforze per le operazioni in Afghanistan. Alla data dell’1 gennaio 2008, i velivoli senza pilota dell’A.M.I. avevano già superato le 3.000 ore di volo, 300 nello spazio aereo italiano e 2.700 nell’ambito di missioni nei teatri di guerra iracheno e afghano. Sempre secondo quanto dichiarato dal generale Bernardis, entro la fine del 2009 tre velivoli di prima generazione in precedenza modificati e potenziati negli Stati Uniti d’America, dovrebbero essere dislocati nuovamente a Herat per rafforzare il dispositivo militare N.A.T.O. in Afghanistan. Poi dovranno arrivare i quattro Predator B, progettati proprio per migliorare le capacità strategiche del velivolo bellico.

Si assiste un’inarrestabile escalation del numero degli aerei senza pilota utilizzati a livello mondiale. Tra il 2002 e il 2008, solo la flotta degli UAV del Pentagono è cresciuta da 167 a oltre 6.000 unità, e le ore di volo nel 2008 sono state 400.000, più del doppio di quanto registrato l’anno precedente.[xlvii] Alla base del boom, le immancabili ragioni di ordine economico-finanziario. I velivoli senza pilota stanno generando un business senza precedenti nella storia del complesso militare industriale. Solo nel 2009, il giro di affari mondiale degli UAV ha superato i 4.000 milioni di dollari, mentre l’80% del fatturato è in mano a due grandi società statunitensi, la Northrop Grumman e la General Atomics. Il resto se lo dividono le imprese russe, cinesi, indiane, iraniane, israeliane ed europee (Thales, EADS, Dassault, Finmeccanica, Sagem e BAE Systems). Secondo uno studio del gruppo di consulenza finanziaria Teal, le commesse per gli UAV sono destinate a raddoppiare in meno di un decennio. Per il 2019 si stima un giro d’affari di 8.700 milioni di dollari.

 

ALLA CONQUISTA DELL’EGEMONIA NEL CYBERSPAZIO

 

Il pentagono si sta preparando per le guerre future. Ha formalmente nominato il suo primo cyber-generale della storia: il generale a quattro stelle Keith Alexander è stato nominato responsabile del Cyber Command, il comando che ha lo specifico compito di combattere sulle reti informatiche. La nomina di Alexander segue l’assegnazione da parte del Dipartimento della “Difesa” americano di 30.000 aggiuntivi ai cosiddetti “fronti della guerra informatica”. In totale sotto il Cyber Comando operano circa 90.000 uomini. Questa divisione cibernetica cominciata sotto Bush si è rafforzata sotto Obama.

Nel numero del marzo 2005 dell’US Defence Strategy Review si afferma che lo spazio Internet dovrebbe avere la stessa priorità delle giurisdizioni continentali, marine e dello spazio, in modo che gli SUA mantenessero il loro vantaggio. Una dichiarazione da Washington del 30 giugno 2005, del governo USA chiarisce che gli Stati Uniti avrebbero mantenuto il controllo su questo settore per sempre, precisando che il trasferimento di gestione alle Nazioni Unite o l’uso di modelli di cooperazione internazionale avrebbe ostacolato il libero flusso d’informazioni e portato a facili manipolazioni di Internet e quindi reso più difficile la sorveglianza globale.[xlviii]

Nel tentativo di contrastare il Vertice Mondiale sulla Società dell’Informazione tenutosi a Tunisi nel novembre 2005, l’allora Segretario di Stato USA Condoleezza Rice aveva scritto al ministro degli esteri britannico, che il suo governo sosteneva l’amministrazione e il coordinamento da parte dell’ICANN (una presunta ONG legata al dipartimento del Commercio USA). Secondo la Rice, la gestione da parte di imprese private avrebbe garantito la sicurezza e la stabilità di Internet, mentre un meccanismo intergovernativo sarebbe stato un ostacolo affinché il controllo statunitense fosse garantito.

Il controllo di Internet ha un ruolo strategico per gli usa. Usando internet, gli USA possono intercettare informazioni attraverso la rete, esportare le idee statunitensi, sostenere le cosiddette “rivoluzioni colorate”, interferire negli affari interni degli altri paesi e compiere attacchi contro le reti di comunicazione e di direzione dei loro nemici.

Lo scopo è quello del dominio nel cyberspazio, e questo lo si può realizzare mediante il dominio dello spazio.

[i]Di peso minimo, tanto da non essere rilevabile.

 

[ii] Va da sé che in un ipotetico spazio vuoto non si potrebbe parlare di velocità costante.

 

[iii] Guarda caso Il ben noto e famigerato Delgado era particolarmente interessato agli studi di neurofisiologia, allora agli albori, e in dettaglio la sua ricerca consisteva nell’esplorare le reazioni del cervello stimolato da impulsi elettrici. Preparò lo stimoceiver, un microchip radiocomandato che poteva stimolare le onde cerebrali monitorandole al tempo stesso mediante elettroencefalogramma. Questo permetteva libertà di movimento al soggetto dell’esperimento, e il controllo a distanza da parte degli sperimentatori. Impiantò gli stimoceiver nei cervelli di gatti, scimpanzè, scimmie, gibboni, tori e anche esseri umani. Stimolando la corteccia motoria, era in grado di controllare i movimenti degli animali indipendentemente dalla volontà di questi ultimi. Poteva far loro alzare una gamba, muovere la testa, senza che i soggetti potessero opporvisi. Nell’esperimento a suo dire più importante, impiantò nel cervello di un gibbone dominante e aggressivo un microchip collegato a una leva: ogni volta che la leva veniva azionata, lo stimolo elettrico induceva nel gibbone un’immediata quiete. Pose la leva all’interno della gabbia, e alle femmine di scimmia occorse poco tempo prima di scoprire che tirare la leva inibiva gli attacchi del “bullo” in questione. Così le femmine impararono a tirare la leva ogniqualvolta il comportamento del gibbone aggressivo diveniva minaccioso.

 

[iv] Moscerino dell’aceto. La drosofila ha un ciclo vitale di una decina di giorni ed è stata molto usata in esperimenti di genetica spaziale sia per il suo metabolismo elementare sia per le particolari caratteristiche dei suoi cromosomi, che sono 200 volte più grandi del normale.

 

[v] L’assorbimento di radiazioni sulla stazione orbitale Mir è stato misurato con precisione durante le missioni di lunga durata e corrisponde a otto radiografie al torace al giorno. Esperimenti con embrioni di pollo, sempre sulla Mir, hanno mostrato un tasso di malformazioni da radiazioni del 13%. Durante la missione congiunta Sojuz-Apollo nel 1975 gli astronauti avevano improvvisi e fastidiosi disturbi agli occhi (simili ad accecanti flash) dovuti all’eccesso di radiazioni.

 

[vi]IntreraviaSpace directory 1990-91, Jane’s Information Group, pag. 132.

 

[vii] In Italia, un libro di O’ Neil fu pubblicato da Mondadori col titolo Colonie umane nello spazio.

 

[viii] Nel 1989-93 gli investimenti spaziali americani raggiunsero il massimo dopo le riduzioni seguite al disastro della Challenger. Il Budget spaziale fu in media di circa 50 miliardi di dollari all’anno (in buona parte assorbiti dall’apparato militare); lo 0,6 del P.I.L.

 

[ix] Dati tratti da Space Security 2007, luglio 2007, pubblicazione accessibile al sito http://www.spacesecurity.org/SSI2007.pdf.

 

[x] Metto tra virgolette poiché non vi può essere nessuno sviluppo sostenibile nell’ambito del Modo di Produzione Capitalistico.

 

[xi] USD è il codice ISO 4217. L’ISO 4217 è uno standard internazionale che descrive codici di tre lettere per definire i nomi delle valute stabilito dall’Organizzazione internazionale per la normazione, che è la più importante organizzazione a livello mondiale per la definizione di norme tecniche. Che viene usato normalmente nel mondo bancario e economico in generale, nonché nella stampa specializzata.

 

[xii] Questo, però, non deve far dimenticare il ruolo preponderante, anche nel campo dei satelliti commerciali, svolta dalla domanda da parte di istituzioni pubbliche. In particolare, con 1 miliardo di USD spesi ogni anno, il Ministero della Difesa statunitense rappresenta il principale utente di servizi commerciali a livello mondiale.

 

[xiii] In Informatica per processo s’intende un’istanza di un programma in esecuzione in modo sequenziale. Più precisamente è un’attività controllata da un programma che si svolge su un processore in genere sotto la gestione o supervisione del rispettivo sistema operativo.

 

[xiv] Sui 21 lanci di satelliti compiuti nel 2006, 9 sono stati effettuati dalla Russia, mentre le industrie statunitensi hanno prodotto il 59% di tutti satelliti prodotti nel 2006.

 

[xv] Il costo della messa in orbita di un Kg in orbita GEO è calato dai 40.000 USD del 1990 ai 26.000 USD del 2.000.

 

[xvi] Vi partecipano Boeing (USA), Aker Kvaerner (Norvegia), RSC-Energia (Russia) e SDO Yuzhnoye/PO Yuzhmash (Ucraina).

 

[xvii] Vi partecipano il centro di ricerca spaziale russo Khrunicev, Lockheed Martin Space Systems e RSC-Energia

 

[xviii] Quello dei veicoli spaziali riutilizzabili è comunque un settore in cui gli Stati Uniti stanno investendo molto, come dimostrato da costruttori come SpaceX.

.

[xix] La sua distanza media dalla Terra è di circa 384.000 Km.

 

[xx] Per poter gestire i rifornimenti e la funzionalità della base, sarebbe stata avanzata l’ipotesi di predisporre un veicolo lunare che possa fare da spola con la Stazione Spaziale Internazionale, che fungerebbe da scalo intermedio.

 

[xxi]http://www.csu-sicilia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=122:missile-sulla-luna-riuscito-impatto-la-sonda-lcross-ha-scaglia-un-proiettile-contro-un-cratere-lunare&catid=1:ultime&Itemid=50

 

[xxii] A parte le temperature caratterizzate da sbalzi termici insostenibili per l’uomo e dannosi per i materiali di eventuali infrastrutture vi si volessero installare, si pensi anche che l’atmosfera marziana è caratterizzata da una composizione irrespirabile, che la pressione è 100 volte inferiore a quella del nostro pianeta e che la gravità è solo 1/3 di quella terrestre.

 

[xxiii]http://www.corriere.it/scienze/11_novembre_29/sonda-russa-marte-capr

 

[xxiv] In elettronica digitale, la Programmable Read Only Memory, ovvero memoria di sola lettura programmabile, termine spesso abbreviato in PROM, è una tipologia di memoria Read Only Memory a stato solido programmabile una sola volta. Nasce come evoluzione della ROM a maschera ed è volta a ridurne i notevoli costi di produzione dovuti alla progettazione delle maschere per l’impiantazione ionica. La ROM a maschera richiede, infatti, di cambiare l’intera linea di produzione ogni qual volta fosse necessaria modificare anche una minima parte dei circuiti logici. La PROM invece contiene dei fusibili, che possono essere bruciati secondo le esigenze per implementare i circuiti logici richiesti, e richiede un’apparecchiatura speciale per le operazioni di scrittura.

 

[xxv] 1Federation of American Scientists Missile Defense Milestones Template: This Accessed March 10 2006.

 

[xxvi] Joseph Cirincione, A Brief History of Ballistic Missile Defense, 2 luglio del 1998.

 

[xxvii] Per armi a energia diretta si intende una classe di armamenti che comprendono numerosi dispostivi capaci di indirizzare sui bersagli, in modo molto preciso ed efficace, svariate forme di energia non cinetica.

 

[xxviii] L’energia cinetica è l’energia che un corpo possiede in virtù del suo movimento. Tale concetto formalizza l’idea che un corpo in moto è in grado in quanto esso è in moto.

 

[xxix] Fonte: Bruce K. Gagnon coordinatore di Global Network Wetwork Against Weapons & Nuclear Power in Space, Maine USA.

 

[xxx] http://www.ilgiornale.it/a.pic1ID=132645.

 

[xxxi] http://cristian-alicata.blogspot.com/2008/01/la-cina-luso-militare.html

 

[xxxii] 9 http://www.paginedidifesa.it/2004/pdd_040714.html

 

[xxxiii] 9 http://www.paginedidifesa.it/2004/pdd_040714.html

 

[xxxiv] www.space4peace.org.

 

[xxxv] La rivista Time del 27.06.1988 in un servizio intitolato Il Pentagono in vendita: “Spendendo 160 miliardi di dollari l’anno in colossali forniture il Dipartimento della Difesa statunitense è divenuto il più grande e importante impresa d’affari del mondo”.

 

[xxxvi] http://www.peacelink.it/disarmo/a/2240.html.

 

[xxxvii] http://www.peacelink.it/disarmo/a/2240.html.

 

[xxxviii] http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/razzo_abbatutto/razzo-

 

[xxxix] http://sitoaurora.altervista.org/Impero/impero207.htm

 

[xl]  http://www.carmillaonline.com/archives/2005/03/001270print.html

 

[xli] http://www.ecplanet.com/node/2921

 

[xlii] Successivamente, l’Italia individuò presso le coste keniane, il sito ideale per impiantarvi un proprio poligono di lancio, dando vita al progetto San Marco (PSM). Attualmente, detta struttura viene ancora utilizzata per lanci da parte di Agenzie Spaziali internazionali e compagnie private ed è mantenuta in attività dai contributi di questi enti. Dal 1° gennaio 2005 è sotto gestione del’ASI

 

[xliii] In quel frangente, nel mondo occidentale le comunicazioni via satellite su scala globale erano gestite dal consorzio INTELSAT. Erano però stati avviati numerosi progetti per satelliti commerciali, tra cui lo statunitense RCA (che copriva solo il territorio SUA) e l’europeo EUTALSAT. In campo militare, le uniche potenze in grado di disporre satelliti per telecomunicazioni erano gli SUA e la Gran Bretagna.

 

[xliv] Il progetto iniziale era concepito per l’utilizzo a sostegno di operazioni della Marina e dell’Aeronautica in area mediterranea.

 

[xlv] http://www.peacelink.it/tools/print.php?id=168

 

[xlvi] http://www.reteantimilitarista.info/?p=6712

 

[xlvii] http://www.agoravox.it/Sigonella-capitale-internazionale.html

 

[xlviii] http://sitoaurora.nardo.nu/Impero/impero170.htm

 

Annunci

~ di marcos61 su maggio 5, 2018.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: