PROPOSTA DELL’EUROPARLAMENTO SUI ROBOT

 

 

Come premessa ritengo che bisogna respingere quello che definisco il mito della scomparsa della classe operaia.

Marx ha abbondantemente analizzato la tendenza del capitalismo a ridurre il tempo di lavoro socialmente necessario alla produzione di ogni merce.

Se si osservano le statistiche, è che contrariamente a ciò che profetizzano i fautori dei licenziamenti (e cioè che si sarebbero creati altri posti di lavoro in altri settori) la ristrutturazione comporta un’estensione a livelli mai visti della disoccupazione industriale.

L’innovazione tecnologica, in pratica l’applicazione dell’informatica nel processo produttivo, ha permesso dei salti di produttività in quasi tutte le branche di produzione, rende “esuberanti” migliaia e migliaia di lavoratori. I computer con le loro capacità di calcolo, hanno rivoluzionato la gestione delle imprese, la robotica cioè la sostituzione di alcuni movimenti dell’operaio nella costruzione di macchine, hanno rivoluzionato il modo di fabbricare.

E soprattutto sui robot che si scatena la fantasia degli scrittori che profetizzano la sostituzione dei robot agli operai e quindi, come conseguenza la scomparsa di questi ultimi.

Questa visione si scontra con la realtà. Chissà perché il paese dove si sono installati il maggior numero di robot industriali (il Giappone) è anche uno dei pochi paesi che ha subito meno la riduzione della classe operaia.

Giappone (x1000) Occupazione  
  1965 1980 57330
Popolazione civile occupata 47300 55360 57330
Di cui nell’industria 15330 19560 19930

 

 

 

Fermo restando che rimane vera la tendenza alla diminuzione del lavoro socialmente necessario alla produzione delle singole merci, dobbiamo vedere quali controtendenze agiscono alla sostituzione dell’operaio al robot.

  • La robotizzazione non annulla la forza lavoro impiegata, ma solamente la diminuisce. Cioè continua a essere necessaria un’ampia presenza umana, senza la quale tutto si blocca.
  • Il “robot costa” quindi il capitalista non lo fa costruire, non sviluppa la ricerca per la sostituzione di “ogni lavoro operaio” ma solo laddove ciò gli permette delle economie per supporto alla quantità di lavoro vivo che sostituisce.
  • In alcuni settori il robot non ha fatto alcuna comparsa, per esempio nell’edilizia.
  • In altri settori si presentano difficoltà tecniche dovute alla complessità dei lavori.
  • In altri settori ancora, in rapido sviluppo, il cambiamento rende impossibile l’investimento massiccio in macchine che rischierebbero di essere superate.   Perciò contrariamente a quanto affermano i postindustrialisti:
  • Tutto ciò spiega, che, nonostante la rivoluzione tecnologica dei processi produttivi cominciata dalla fine degli anni ’70, la classe operaia industriale non è scomparsa.
  • La classe operaia “storica”, quella produttrice di beni materiali, si allarga su scala mondiale.
  • Le condizioni oggettive e soggettive dei lavoratori che scambiano forza lavoro con capitale commerciale, finanziario o con reddito si assimilano sempre di più alle condizioni operaie.
  • Lo sviluppo ineguale del capitalismo, provoca la formazione nello stesso tempo di nuclei sempre più estesi di proletariato super sfruttato all’interno del rapporto di produzione capitalistico e a livello mondiale dell’estensione in aree sempre più vaste dell’esercito industriale di riserva.    Dico questo, non per negare che nei paesi imperialisti, c’è un’accelerazione alla automazione. Tendenza che bisogna prenderne atto. Ed è per questo motivo che un gruppo di parlamentari europei da un paio di anni ha costituito un gruppo di lavoro sulla robotica che alla fine ha formulato una proposta di legge che dovrà arrivare al Parlamento Europeo.[1]   Ci sono progetti che coprono tutti i settori applicativi, compreso le abitazioni. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha inventato un robot portinaio[4]  che sorveglia chi entra e chi esca, smistando la posta. Un altro progetto è quello che si potrebbe definire un Robot badante, che dovrebbe assistere gli anziani, e che dovrebbe essere capace di parlare e di obbedire ai comandi vocali, che dovrebbe riuscire ad afferrare e porgere oggetti e ad essere un sostegno per la deambulazione.   La deputata socialista Mady Delvaux[9] è la prima firmataria della proposta di legge che i robot di “personalità elettronica”. Sempre più numerosi, autonomi, intelligenti e diffusi nelle industrie, i robot dovranno avere” diritti” e “doveri”. Saranno registrati e muniti di una sorta di carta d’identità, pagheranno per i danni che commettono e contribuiranno – ancora non è ben chiaro come – al welfare delle nazioni che li impiegano.[10] La bozza di legge suggerisce una sorta di tassa sui robot per rimpolpare il sistema previdenziale privato di tanti lavoratori umani. Ogni cittadino che impiega degli automi dovrà segnalarli allo Stato, indicando anche quanto risparmia in contributi grazie alla sostituzione dei lavoratori in carne e ossa con quelli in acciaio e silicio.
    Senza dubbio la più grande sfida della normazione sui robot riguarda però il lavoro. Le aziende dovrebbero alti livelli di produttività con e grazie a questo tipo di operai che non si ammalano e non vanno in pensione, quindi teoricamente non dovranno pagare due volte lo stato sociale. Secondo questo teorema l’azienda dovrebbe pagare comunque i contributi e il salario come se i suoi operai fossero umani e dare questi denari a un sistema di redistribuzione. Se servisse, anche una patrimoniale, altrimenti il risultato sarebbe devastante: fabbriche senza persone che creano capitale non tassato. Tuttavia è evidente come questo scenario, che in nord Europa sta già incontrando la sensibilità di economisti e politici, si scontri con gli interessi del capitale, che non “ragiona” in termini di sicurezza sociale. La deputata socialista si augura che tutto il continente pensi seriamente a una soluzione che, anche in questo caso, si candida ad essere una pietra miliare nella storia del pensiero occidentale: slegare la dignità umana dalla sua effettiva possibilità di produrre. Di lavorare. Nella prima fase ci sarà una cooperazione uomo-robot, ma la fine del percorso è chiara, sostituzione quasi totale.
  •    Just Eat sta sperimentando dei robottini per le consegne a domicilio.[5] Amazon ha già iniziato a consegnare pacchi con i droni;[6] all’aeroporto di Amsterdam funziona Spencer, un robottino assistente.[7]   Nella Silicon Valley già sono in azione dei robot poliziotti.[8] Che tra l’altro inquinano di meno delle pattuglie in auto.
  •    Si deve partire dal fatto che attualmente in Europa ci sono circa 150 progetti in corso in Europa, oltre 700 tra aziende e istituzioni stanno lavorando allo sviluppo di quella che è definita che è definita Industria 4,0;[2] nel Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo sono stati stanziati fondi per 500 milioni di Euro. Nel 2014 la crescita media delle vendite di robot è passata dal 17% al 29% in un anno e, negli ultimi dieci anni, le richieste di brevetto nel settore si sono triplicate. In 5 anni il fattore moltiplicativo degli investimenti dovrebbe passare da 20 miliardi di dollari nel 2015 a 132 nel 2020.[3]

[1] http://www.europarl.europa.eu/news/it/news-room/plenary/2017-02-13/10

 

2 Il termine Industria 4.0 (o Industry 4.0) indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti.

L’Industry 4.0 passa per il concetto di smart factory che si compone di 3 parti:

  • Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti.
  • Smart services: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.)
  • Smart energy: tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia.

La chiave di volta dell’industry 4.0 sono i sistemi ciberfisici (CPS) ovvero sistemi fisici che sono strettamente connessi con i sistemi informatici e che possono interagire e collaborare con altri sistemi CPS. Questo sta alla base della decentralizzazione e della collaborazione tra i sistemi, che è strettamente connessa con il concetto di industria 4.0.

 

[3] Stefania Divertito, L’Europarlamento mette in riga i robot, METRO, martedì 14 febbraio 2017.

 

[4] https://innovazione.diariodelweb.it/innovazione/articolo/?nid=20160626_385092

 

[5] http://www.ilsole24ore.com/art/food/2016-12-09/a-londra-take-away-arriva-casa-il-robot-creato-fondatori-skype-104815.shtml?uuid=AD5F5dAC

 

[6] http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/hitech/2015/11/30/amazon-ecco-spot-per-consegna-coi-droni_4aff26fb-a475-4e21-9c95-e4eb7e06807d.html

 

[7] http://www.webnews.it/2015/11/27/spencer-robot-aeroporto-amsterdam/

 

[8] http://www.gqitalia.it/gadget/hi-tech/2016/01/18/knightscope-robot-poliziotto-che-sorvegliano-la-silicon-valley/

 

[9] http://www.europarl.europa.eu/meps/it/124776/MADY_DELVAUX_home.html

 

[10] http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/06/24/news/legge_robot_personalita_elettronica_ue-142679939/

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~ di marcos61 su febbraio 14, 2017.

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