KABOBO: GOVERNARE PER MEZZO DELLA PAURA

 

 

I tragici fatti di Niguarda, quando la mattina dell’11 maggio 2013 l’immigrato ghanese Adam Kabobo in un lampo di “follia uccise 3 persone, mi ha portato a tutta una serie di riflessioni. Una delle quali è sull’uso mediatico nei paesi imperialisti dei fatti di sangue. L’impatto mediatico che ha suscitato in quest’occasione è stato l’uccisione con un’arma bianca. Un’uccisione con un drone, con l’operatore che è a migliaia di chilometri di distanza, non produce lo stesso effetto emotivo.

Nelle metropoli imperialiste si è abituati alle armi da fuoco, perché si è abituati alle armi da fuoco (e negli ultimi tempi anche a quelle definite in maniera ipocrita e menzognera “non letali”), circondati come siamo da tecnologia abbondante e costosa – e da programmi televisivi che ne fanno un abbondante uso mediatico – ma nei paesi oppressi dall’imperialismo (coloniali e semicoloniali), la gente ha dimestichezza con armi proprie o artigianali.

Il tipo di arma, dunque, contribuisce a creare quel clima di paura che già da anni si sta creando nella popolazione, prendendo come pretesto la criminalità di origine straniera, specie nelle zone ad alta concentrazione della medesima.

Ebbene, il creare un clima dove la paura e l’insicurezza tra la popolazione, creano le premesse che sia la gente in ginocchio a chiedere alle istituzioni di intervenire, magari con un uomo forte, oppure con una tecnologia come il microchip sottocutaneo.

 

SVILUPPO DEL CONTROLLO POLITICO E SOCIALE PERVASIVO DELLA SOCIETA’

 

 

Credo, che alla fine, queste siano delle risposte parziali e superficiali. Per capire le strategie del potere (quello vero, quello della Borghesia Imperialista non quello dei politici che sono dei nani o delle ballerine).

Che siamo in un momento di crisi non credo che sia un mistero per nessuno.

Quello che gli intellettuali pennivendoli nascondo e tacciono è la tendenza in atto nella società capitalista: il passaggio dalla decadenza alla decomposizione della società capitalista.

   Quello che è successo Italia (scandali sessuali, crisi politica ecc.) è un segno evidente della decadenza del modo di produzione capitalistico. Tutto ciò non è una faccenda puramente italica (come i vari Travaglio e C. cercano di far intendere) ma è comune a tutti i paesi capitalisti.

 

Manifestazioni evidenti della decomposizione della società capitalista sono:

  • Le moltiplicazioni di carestie che avvengono nei paesi che sono definiti “Terzo Mondo” mentre nei paesi “avanzati” sono distrutti stock di prodotti agricoli, oppure sono abbandonate superfici considerevoli di terre fertili.
  • La trasformazione di questo “Terzo Mondo” in un’immensa bidonville in cui centinaia di milioni di esseri umani sopravvivono come topi nelle fogne.
  • Lo sviluppo di questo stesso fenomeno nei paesi “avanzati” in cui il numero dei senzatetto e di quelli privi di ogni mezzo di sostenimento continua ad accrescersi.
  • Le catastrofi “ accidentali” che si moltiplicano (aerei che precipitano, treni che si trasformano in casse da morto).
  • Gli effetti sempre più devastanti sul piano umano, sociale ed economico delle catastrofi “naturali” (inondazioni, siccità, terremoti, cicloni) di fronte alle quali gli esseri umani sembrano sempre più disarmati laddove la tecnologia continua progredire ed esistono già oggi tutti i mezzi per realizzare le opportune protezioni (dighe, sistemi d’irrigazione, abitazioni antisismiche e resistenti alle tempeste, …), mentre poi, di fatto, sono chiuse le fabbriche che producono tali mezzi e licenziati i loro operai.

6) La degradazione dell’ambiente che raggiunge proporzioni assurde (acqua di rubinetto imbevibile, i fiumi ormai privi di vita, gli oceani pattumiera, l’aria delle città irrespirabile, decine di migliaia…) e che minaccia l’equilibrio di tutto il pianeta con la scomparsa della foresta dell’Amazzonia (il “polmone della terra”), l’effetto serra e il buco dell’ozono al polo sud.

Tutte queste calamità economiche e sociali, se sono in generale un’espressione della decadenza del capitalismo, per il grado di accumulazione e l’ampiezza raggiunta costituiscono la manifestazione dello sprofondamento in uno stallo completo di un sistema che non ha alcun avvenire da proporre alla maggior parte della popolazione mondiale se non una barbarie al di là, di ogni immaginazione. Un sistema in cui le politiche economiche, le ricerche, gli investimenti, tutto è realizzato sistematicamente a scapito del futuro dell’umanità e, pertanto, a scapito del futuro stesso del sistema stesso.

Ma le manifestazioni dell’assenza totale di prospettive della società attuale sono ancora più evidenti sul piano politico e ideologico.

  • L’incredibile corruzione che cresce e prospera nell’apparato politico, amministrativo e statale, il susseguirsi di scandali in tutti i paesi imperialisti.
  • L’aumento della criminalità, dell’insicurezza, della violenza urbana che coinvolgono sempre di più i bambini che diventano preda dei pedofili.
  • Il flagello della droga, che è da tempo divenuto un fenomeno di massa, contribuendo pesantemente alla corruzione degli Stati e degli organi finanziari, che non risparmia nessuna parte del mondo colpendo in particolare i giovani, è un fenomeno che sempre meno esprime la fuga nelle illusioni e sempre di più diventa una forma di suicidio.
  • Lo sviluppo del nichilismo, del suicidio di giovani, della disperazione, dell’odio e del razzismo.
  • La proliferazione di sette, il rifiorire di un pensiero religioso anche nei paesi imperialisti, il rigetto di un pensiero razionale, coerente, logico.
  • Il dilagare nei mezzi di comunicazione di massa di spettacoli di violenza, di orrore, di sangue, di massacri, finanche nelle trasmissioni e nei giornalini per i bambini.
  • La nullità e la venalità di ogni produzione “artistica”, di letteratura, di musica, di pittura o di architettura, che non sanno esprimere che l’angoscia, la disperazione, l’esplosione del pensiero, il niente.

8) Il “ciascuno per sé”, la marginalizzazione, l’atomizzazione degli individui, la distruzione dei rapporti familiari, l’esclusione delle persone anziane, l’annientamento dell’affetto e la sua sostituzione con la pornografia, lo sport commercializzato, il raduno di masse di giovani in un’isterica solitudine collettiva in occasione di concerti o in discoteche, sinistro sostituto di una solidarietà e di legami sociali completamente assenti.

Tute queste manifestazioni della putrefazione sociale che oggi, a un livello mai visto nella storia, permea tutti i pori della società umana; esprimono una sola cosa: non solo lo sfascio della società borghese, ma soprattutto l’annientamento di ogni principio di vita collettiva nel senso di una società priva del minimo progetto, della minima prospettiva, anche se a corto termine, anche se illusoria.

Il progetto della P2 si proponeva il controllo degli organigrammi essenziali di vertice degli apparati dello Stato e dell’informazione attraverso televisioni, quotidiani e periodici, e della politica (comprando i vertici dei partiti o costruendone nuovi se necessario): questo con l’obiettivo di eliminare le garanzie e i diritti che i lavoratori si erano conquistati con dure lotte.

A fonte della crisi generale in atto e dei relativi processi di decomposizione tutto questo non è più sufficiente, anzi è inadeguato. Come non sono sufficienti le strategie repressive tradizionali (gendarmerie europee, strategie geopolitiche militari ecc.).

Si è messa in atto una strategia sotterranea, non visibile, molto sottile. Uno degli strumenti di questa strategia è quello della disinformazione, dove si miscela false informazioni mescolate con quelle vere.

Uno degli aspetti essenziali di questa strategia è di rendere il controllo pressoché sistematico. Le democrazie borghesi per quanto siano il miglior involucro per il capitalismo per via della mistificazione della “volontà popolare”, presentano sempre il pericolo (per il capitale ovviamente) della possibilità di un’autentica volontà popolare che sarebbe difficilmente gestibile e il controllo dell’informazione e delle opinioni “collettive” non sarebbe sufficiente.

Occorre perciò una diffusa e sistematica capacità d’intervento sugli individui, mediato anche dalle autorità pubbliche, usando la medesima trama d’interventi per la “tutela sociale”, ma invertendone la funzione: allo Stato “sociale” (da mettere sociale tra virgolette, perché sotto il capitalismo non può esserci nessuna autentica socialità), che era un sottoprodotto della lotta di classe tendente a rovesciare il sistema, che con la sua ramificazione tutelava bene o male le masse popolari (in Italia, sotto il regime DC, si deve parlare di stato assistenziale e clientelare), emerge una sua caricatura che ha funzioni di puro controllo della popolazione in particolare di quello che una volta si definiva “le classi pericolose”, oppure dei soggetti “deviati”.

Possiamo prendere come un esempio magistrale quella rete che intreccia tra di loro magistratura, servizi socio-sanitari e psichiatria. Una rete che alleva e forma psicologi, educatori e laureandi di discipline medico-sociali. Che aiuta la formazione di imperi economici privati grazie alla formazione di un vero e proprio intreccio di attività, interventi e presenze.

Possiamo prendere come esempio il fatto che dal 1995 è direttore scientifico della Comunità Saman il Prof. Luigi Cancrini, ben noto psichiatra e presidente del Centro Studi di Terapia e Relazione. Proveniente dal PCI è stato deputato dei Comunisti italiani. Direttore scientifico di una realtà dove ha operato Rostagno prima di essere assassinato, e un avventuriero come Francesco Cardella, grande amico di Craxi, che costruì un impero economico, pensiamo solamente alla holding Saman e alle altre attività economiche controllate da lui, il fisco ha fatto su di esse una relazione di duecento pagine.[1] Ci si trova una sfilza di sigle, da Saman International a Saman Italia, da Saman France (amministrata da Giorgio Pietrostefani) a Saman Srl, da Gie Solidarie’ te’ a Oiasa, da Cigarettes Brokers a Saman Quadrifoglio, passando per Il Mattone. E molte altre sono per altre vie riconducibili all’ex santone. La Saman International ha sede a Malta, in un grande palazzo nel centro della Valletta (indirizzo: 61, Arcibishop Gonzi Square). Ed è a questa società, al riparo dal fisco italiano, che è intestata la piccola flotta della comunità: le due famose navi Garaventa 1 e Garaventa 2 (sospettate di non occuparsi solo del recupero dei tossicodipendenti), la barca a vela Il povero vecchio, un tre alberi e un’imbarcazione off shore valutata circa mezzo miliardo di lire. Con un complesso giro finanziario, inoltre, la Saman International acquisto’ anni fa anche un castello nella Loira: fu pagato con soldi di Saman Italia, fu intestato a Saman France. Non finisce qui: Cardella e i suoi sono proprietari anche d’appartamenti a Milano, di terreni e fabbricati sia in Italia sia all’estero, di conti correnti in due banche milanesi (la Banca dell’Agricoltura e la Cesare Ponti). Nell’93, in particolare, proprio alla Ponti di via Plinio furono depositati da Cardella due miliardi: i soldi erano di Saman, ma gli interessi bancari finivano nel patrimonio personale dell’ ex guru. Con lo stesso sistema, dice il rapporto della Finanza, furono creati fondi neri (in titoli di Stato) impiegati “per attività estranee alla comunità “. Quali attività? Mistero, per ora. Una chiave di lettura può essere il viaggio del piccolo bimotore (intestato a Saman International) che nell’94 fu usato per la fuga di Craxi in Tunisia.

Per far passare questo tipo passaggio, da una democrazia borghese a un sistema di controllo più capillare fu decisivo il controllo della magistratura, dove tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni 80, ci fu la resa dei conti tra la vecchia massoneria tradizionale e la nuova schiera di magistrati, molto “efficentisti” e magari anche “democratici”.

Infatti, sotto una versione di “sinistra”, la tendenza emergente della magistratura parlando di diritti e progettando istituti che avrebbero dovuto tutelari, in realtà si è portato a un risultato che è stato tutto l’opposto rispetto ai fini dichiarati.

Una vicenda che possiamo prendere come esempio è quella che vede a braccetto Magistratura Democratica e Psichiatria Democratica.[2] Sin dal 1997, queste due associazioni “democratiche” invocarono una legislazione sull’istituto dell’Amministratore di sostegno, un istituto che avrebbe dovuto essere a “beneficio dei bisognosi, minorati, di tutela”. Tutto questo nascondeva in realtà un’idea d’ingegnerizzazione sociale mediante un uso mirato o più diffuso di quello che in linea teorica sarebbe stato necessario.

Nel 2004 è approvata dal parlamento la legge sull’amministratore di sostegno, nel 2008 è sancito il potere assoluto di certificazione sulle “patologie” ai medici psichiatri. Non è un caso che l’inizio del XXI secolo ha visto l’attuazione della strategia della distruzione di molti individui mediante la scienza asservita. Nel 2012 il DSM, espande in sostanza il vaglio di criticità mentale in sostanza a tutti gli aspetti del comportamento umano e alla sfera di condotte e reazioni che se non sono patologiche sono fisiologici (come dire l’identità umana, è in mano allo psichiatra di turno che ha un vaglio di discrezionalità tale, che neanche i parroci nel medioevo avrebbero potuto pensare).

Si sta assistendo all’uso deviato sulle nomine dell’amministratore di sostegno per fini diversi dal “sostegno”. Quello che emerge oggi in maniera eclatante, è la concettualizzazione e applicazione concreta di istituti finalizzati ad un controllo sociale autoritario diffuso, dove psichiatri, psicologi, educatori ed assistenti sociali sotto l’egida dei primi e magistrati di settore “sensibilizzati” o plasmati attraverso informazioni e nozioni “manipolatorie”, entrano in modo deviato e deviante nelle sfere individuali, talvolta condotti per mano alla finalità della distruzione e del controllo dei soggetti colpiti.

Se si va vedere si riscontra che c’è un dedalo accuratamente costruito mediante il controllo di professionalità, ruoli, che s’interfaccia con le componenti della magistratura “consapevoli” (del ruolo di controllo sociale s’intende) e un uso spregiudicato degli strumenti e degli ambiti, “di tutela”.

Che si tratti di conflitti genitoriali, di minori o conflitti parentali, e di soggetti speciali o ordinari, le logiche degli interventi accuratamente teorizzati a monte, indicano un principio di sottrazione, d’intervento sociale autoritario, che crea dolore, danni, orientando scelte ingiuste con argomenti soavi e spesso sul piano meramente formale difficile da contestare.

Con la chiave di lettura dello scontro tra genitori all’interno delle famiglie, e per “tutelare” i minori, si arriva che per sottrarli al conflitto, s’ingenera un fenomeno di adduzione dei minori verso case famiglia (e il relativo business) ma anche verso pratiche che e situazioni, come soluzioni “comunitarie come quella del Forteto dove i minori erano soggetti non solo di molestie ma anche di violenze sessuali.

Ben 23 sono state le persone rinviate a giudizio, dopo le denunce dei ragazzi. In pratica, tutti i vertici del Forteto. Lo stesso Fiesoli (il leader della comunità) e il suo braccio destro, Luigi Goffredi, aveva già subito una condanna (passata in giudicato) negli anni ’80 per violenza sessuale. Ma nonostante questo il Tribunale di Firenze ha continuato ad affidare minori al centro per anni. Così come la politica, con il Comune che non ha offerto le tutele necessarie. Anzi, ha continuato ad affidare i bambini al Forteto. Anzi i leader della comunità venivano invitai nelle scuole per parlare di violenza. Un altro dei fondatori del centro decide di denunciare Fiesoli: “Dopo essere stato condannato, era riuscito a convincere tutti come fosse vittima di persecuzione giudiziaria”. Tanto da essere considerato nel tempo quasi un “santo laico”, diventando un’icona di un’amministrazione storicamente di centro-sinistra. Per questo i ragazzi vittime di abusi negli anni continuano a essere mandati all’interno del centro del fondatore già condannato per violenze sessuali. Piero Tony, oggi a capo della Procura di Prato e allora il giudice minorile responsabile dei numeri affidamenti al Forteto “si vantava” dei rapporti con il centro[3].

 

In questo scenario incombe le proposte di una nuova normativa sul T.S.O. che in linea teorica avrebbe dovuto essere per malati psichici in grave stato e situazioni urgenti, da strumento eccezionale, sottoposta al meccanismo della doppia certificazione (l’ordinanza del sindaco e la verifica di legittimità della stessa) ed essere operativa per periodi di 7 giorni rinnovabili con un limite beve, diverrebbe nelle intenzioni dei proponenti uno strumento di carcerazione sulla base di una sola certificazione a monte, addirittura di un solo medico. Tutto ciò costituisce la presa di potere da parte degli psichiatri nell’apparato sanitario. Essi sviluppano la collaborazione con il circuito giudiziario, che nel frattempo si struttura per agevolare la “tendenza normativa”. Con queste proposte si avvierebbe in via definitiva il controllo sociale di tutti gli individui “certificati”. Qualunque obiezione formale o del tipo bisogna vedere il caso concreto” crolla miseramente, dinnanzi a un quadro storico così nitido e chiaro.

 

GOVERNARE CON LA PAURA

 

 

La paura e il relativo bisogno di protezione e di certezza non sono solo una delle radici della cultura ma anche uno dei fondamenti del governo politico. Il fatto che la paura sia una cosa ritenuta ineliminabile dalla condizione umana, che essa rimanga sullo sfondo di ogni raggruppamento sociale, la rende un abituale strumento di governo. Cose come governare la paura sono un compito essenzialmente politico, governare per mezzo della paura è una delle forme che la politica può assumerne specialmente quando viene meno il consenso che sostiene il ceto politico. Freud spiega così il rapporto fra pura e governo politico: crescendo la paura, l’individuo ritorna bambino e questi non può fare a meno della protezione contro potenze superiori sconosciute, egli presta a queste i tratti della figura paterna, si crea degli dei, che teme, che cerca di propiziarsi, e ai quali nondimeno affida la sua protezione. Il motivo del desiderio ardente del padre coincide pertanto col bisogno di protezione contro le conseguenze della debolezza umana”.[4]

Si governa con il consenso e con la forza, ma la forza in fondo non è che la capacità di incutere, cioè un’altra via per ottenere un consenso non spontaneo. Così la paura attraverso le differenze di forza, sia che passi attraverso l’immaginario collettivo diventa uno strumento di governo. E poi quando viene meno un nemico, se ne crea un altro. La paura nata nel mondo psichico la paura entra per diverse vie nell’ordine politico ed è usata dai diversi regimi, nelle situazioni di crisi, o anche, quando bisogna garantire e la compattezza della classe dirigente. La paura allora diventa manipolazione, blocco dell’azione o della reazione, schermo per giustificare una decisione o un’azione.

 

È predominante nella sociologia e negli altri campi di analisi della società, ritenere che le relazioni sociali abbiano raggiunto una tale densità da sfuggire a ogni controllo e a ogni rappresentazione sistemica. In sostanza secondo questa tesi, per quanto la classe dominante si sforzi con l’aiuto della tecnologia di introdurre nuove tecniche di controllo sociale, quasi a generare una specie di militarizzazione della vita collettiva, per via della complessità delle relazioni sociali non è possibile trovare delle soluzioni definitive alla soluzione dei problemi che nascono. Questo tipo d’impostazione, comporta da un punto di vista politico, che ci debba limitare alla conservazione dello status quo, che al massimo si può tamponare i numerosi imprevisti che insorgono nella vita sociale. In sostanza l’immutabilità di una società divisa in classi sociali.

Quest’analisi entra in crisi di fronte all’evidenza dei fatti. La crisi in atto accentua e allarga la polarizzazione sociale. Le masse anziché assuefarsi in una comunità totalmente alienata, si muovono, in barba a tutte le teorie dell’integrazione dei lavoratori (questi grandi teorizzatori dimenticano il semplice fatto che in quanto forza-lavoro, sono parte integrante del rapporto capitalistico) e che si inventano per questo “de-integrazioni. Tra il 2010 e il 2011 c’è la “sorpresa” delle rivolte in Nord Africa, dove masse di dannati hanno liquidato regimi autoritari asserviti all’imperialismo che sembravamo intramontabili, dotati di forti apparati di polizia (un fattore determinante, da non scordare per la caduta del regime egiziano è stato quando i soldati fraternizzavano con gli insorti) costringendo l’imperialismo americano a sconfessare Mubarak.

 

Nonostante l’esplodere e l’accentuarsi delle contraddizioni interimperialiste nel cosiddetto “dopoguerra fredda”, e proprio per evitare le eventuali insorgenze popolari (Banlieue 2005 e Grecia sono un monito), una realtà litigiosa come l’Unione Europea sulla questione “sicurezza” (eufemismo per dire la paura delle classi dominanti contro l’insorgenza sociale) sembra raggiungere, non a caso un’armonia e una collaborazione più tangibili di quella di cui difettano nelle relazioni internazionali, dove è evidente la dialettica tra “cessione di sovranità”, “sovranità limitata”, e “non ingerenza”. A livello poliziesco sulle questioni dell’emigrazione, del “terrorismo” e della criminalità, la collaborazione è in atto da diversi anni, con estensione di competenze, programmi e creazione di autorità, accesso a banche dati del DNA e impronte digitali, archivi e registi automobilistici, formazione di squadre speciali dirette da Euoropol, cooperazione tra polizie e servizi segreti, monitoraggio di Internet, controllo delle reti di telecomunicazioni e provider. Sono effettuati addestramenti comuni e operazioni di contrasto a manifestazioni di protesta.

 

Le metafore di “guerra alla droga” all’interno degli USA dagli anni ‘80, dove le aree considerate “ad alto tasso criminale” (i ghetti) sono state considerate da un certo periodo in poi zone di guerra che trasformano i proletari e sottoproletari che le abitano in nemici potenziali e i poliziotti in truppe di occupazione.

 

Lo stesso discorso si potrebbe dire nelle zone del sud Italia con la scusante della “guerra alla mafia”, per non parlare delle banlieue francesi dove nell’autunno del 2005 si sono espresse da parte delle masse proletarie/sottoproletarie (in particolare giovanili) delle forme di lotta che per un breve periodo fece perdere allo Stato il controllo di alcune zone metropolitane.

 

La costituzione di corpi polizia paramilitari con addestramento militare si è sviluppata in tutti i paesi imperialisti. In Gran Bretagna l’equivalente delle Swats sono le PSU (Police Support Unit), utilizzate per molti anni in Irlanda del Nord, in Germania i GSG-9 (Grenzchtzgruppe 9), in Francia i Gign (Groupe de Securitè et d’Intevention de la Gerdamerie Nazionale), in Italia per l’occasione del vertice del

G8 di Genova fecero la loro comparsa, i CCIR dei Carabinieri (Compagnia di Contenimento e Intervento Risolutive).

Guerra e politica nelle città

 

 

La paura della potenziale insorgenza sociale connessa alla povertà urbana e alla precarietà, già intravista dalla Banca Mondiale che la definì “il problema principale e politicamente più esplosivo del prossimo secolo”,[5] genera l’ossessione securitaria nella classe dominante e negli strati rentiers che indirettamente godono dei privilegi connessi a questo dominio. Il riflesso più sconcio della regressione sociale si ha nelle campagne d’isteria collettiva contro migranti, abusivi, clandestini, volte a sorreggere fiumi di denaro per foraggiare polizie private, polizie regionali, ronde, agenzie di sicurezza, apparati di videosorveglianza, prigioni, CIE, e schedare, fino alla paranoia.

 

L’urbanizzazione sta cominciando ad avere i suoi effetti planetari. Il 2007 è l’inizio della crisi immobiliare negli USA, e non a caso! È anche l’anno dove si registra il fatto che la popolazione negli agglomerati urbani supera quella che si trova nelle campagne, mentre all’inizio del 1800 solo 5 persone su 100 erano cittadini. Più di 3,3 miliardi di esseri umani abitano in città e di essi più di 500 milioni nelle megalopoli.

 

Almeno un miliardo di esseri umani secondo dati ONU vive attualmente nelle grandi megalopoli del Sud del Mondo.

 

Quest’urbanizzazione ha raggiunto proporzioni mostruose: Lagos potrebbe avere nel 2015 venti milioni di abitanti, Karachi ne ha oggi 25 milioni, il Cairo 16 milioni.

 

 

Questo ritmo di crescita della popolazione urbana e del relativo ingrandimento delle città pone tutta una serie di questioni da affrontare inerenti alle abitazioni e della rendita fondiaria.

 

Pensiamo cosa comporta tutto questo nei conflitti militari. Per esempio il Pentagono non solo per quello che è succedendo a Baghdad, ma anche dall’esperienza di Mogadiscio del 1993 dove i Rangers americani subirono perdite del 60% per mano dei guerriglieri somali. Il peggio per il Pentagono (come per le forze armate degli altri paesi imperialisti) sta nel fatto che nel futuro dovrà affrontare sempre di più questo tipo di situazioni di conflitto.

 

Il Pentagono ha già cominciato a finanziare le ricerche di piccole imprese ad alta tecnologia con lo scopo di escogitare nuove armi. Tutto questo per ottenere la superiorità nella guerriglia urbana. Ecco alcuni progetti già avviati:

 

  • Sarebbero una serie di veicoli volanti teleguidati in miniatura, grandi come aeromodelli o anche come insetti e collegati in rete, che dovrebbero sorvolare le strade e i quartieri ostili con le loro videocamere, e dovrebbero comunicare ai soldati, che sarebbero dotati di un video tascabile come un cellulare, di tutto ciò che è utile per la ricognizione e l’acquisizione dei bersagli.[6]
  • Nano air Veicles. Modelli volanti non più grandi di 8 cm e non più pesanti di dieci grammi capaci di curiosare all’altezza delle finestre, di entrare ronzando in appartamenti e uscirne. Sono allo studio minuscoli robot muniti di ruote che percorreranno i vicoli nei quartieri ostili e penetrano, saltando, nelle case.
  • Z-Man. Tuta da combattimento che dovrebbe trasformare un soldato nell’Uomo Ragno.
  • Close combat lethal recon. È una granata che lanciata, con un tubo lanciarazzi da un singolo soldato, sarebbe in grado di colpire nemici che non si trovano sulla linea di mira, volando attorno ad edifici o sopra di essi. Ha una telecamera sul muso, perciò il soldato lanciatore può vedere dove la granata sta andando, e guidarla con una fibra ottica.

 

Chiaramente gli Stati Uniti (come degli altri paesi imperialisti) memori dalle esperienze negative in passato, sono coscienti che una guerra non si vince solo con i militari, perciò sviluppa la collaborazione fra civile e militare (cosa non per nulla nuova nelle strategie militari).[7] Un altro aspetto è la ricerca di nuovi tipi di legittimazione, più “democratiche” e “umanitarie”, dice proposito il politologo tedesco Herfried Muenkler: “Dalla fine degli anni ’90 i conflitti interni agli stati vengono sempre di più caratterizzati come “nuove guerre”.[8] Con questa affermazione si vuole chiarire che è avvenuto un mutamento fondamentale della guerra, che si sarebbe sviluppata una forma di conflitto armato. Le “nuove guerre” sono contrassegnate dalla privatizzazione dei mezzi della violenza; vengono iniziate in primo luogo sulla base dei scopi economici[9](…)”.[10]

“Interventi umanitari” e “responsabilità verso il protetto” diventano dagli anni ’90 i concetti che legittimano le guerre di aggressione imperialiste. La necessità degli interventi militari è collegata ai diritti delle persone, occasionalmente anche ai diritti delle donne, al sostegno allo sviluppo e al buon governo. Di conseguenza diventa facile spingere in avanti il coordinamento e la collaborazione fra i diversi attori quali: le organizzazioni di sostengo allo “sviluppo”,[11] quelle che organizzano la formazione ecc. , tutti questi organismi sono inseriti nei piani militari delle varie strategie contro insurrezionali.

 

A dimostrazione della dimensione internazionale dello scontro di classe e della controrivoluzione, anche le città delle metropoli imperialiste, come dicevo prima, sono diventate terreno di scontro e di sviluppo della militarizzazione.

Prendiamo come esempio gli U.S.A. Negli ultimi 25 anni, i vari uffici di polizia hanno organizzato unità paramilitari (PPUs) variamente denominate: Swats, SRT, equipaggiate per operare in tenuta di combattimento con armi automatiche ad alto potenziale come fucili d’assalto e granate assordanti, accecanti, gas paralizzante e automezzi corazzati .

 

Il numero di queste unità e delle situazioni nelle quali sono dispiegate è aumentato rapidamente. Con i prevedibili risultati: civili coinvolti, poliziotti uccisi da fuoco amico e un crescente antagonismo tra forze di polizia militarizzate e popolazione.

 

All’interno di questi corpi d’élite altamente militarizzati è accresciuta la cultura della violenza e dell’antagonismo razziale. Uno studio fatto dai professori Peter Kraska e Vicotor Cappelleria della Scuola di studi di polizia dell’Università dell’Eastern Kentacky rileva il livello di inaccettabilità che queste squadre di polizia paramilitare hanno raggiunto nelle comunità afro americane e ispaniche.[12]

 

Dagli anni ‘70 negli U.S.A c’è stato un incremento di queste squadre. Nel 1982 il 59% dei dipartimenti di polizia aveva tra i suoi effettivi un’unità paramilitare. Quindici anni dopo quasi il 90% dei 48 dipartimenti ha in attività unità paramilitari. Queste unità sono chiamate con compiti di normale amministrazione per le forze di polizia, come pattugliare le strade o eseguire mandati di perquisizione. Le comunità nere delle città sono le prime a subire l’impatto con queste unità dove il razzismo cresce.

 

Nel 1983 e nel 1989 ci furono due cambiamenti del Posse Comitatus Act, che era stato emesso per porre fine allo stato di legge marziale che regnava negli stati del sud dopo la guerra civile, che hanno portato l’istituzione militare e poliziesca a lavorare fianco a fianco. Dopo questi emendamenti al Posse Comitatus Act, i militari hanno potuto fornire servizi d’intelligence, materiali e mezzi e addestramento così come partecipare a operazioni antidroga, in pratica pressoché tutte le attività di ricerca, attività e arresto.

 

La somiglianza tra le attività di polizia e quelle dei militari ha creato un forte allarme riguardo le libertà civili.

 

Come dicevo prima l’urbanizzazione a livello mondiale si sta espandendo mostruosamente, le megalopoli abitate da milioni e milioni di abitanti, concentreranno al loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista.

L’attuale tendenza all’interno delle metropoli capitaliste dell’accentuazione delle differenze di classe e il costante e continuo azzeramento dei servizi sociali portano ad accentuare il conflitto di classe, dentro un quadro del restringimento costante e continuo delle tradizionali mediazioni riformiste sia a livello politico che sindacale.

 

In questo contesto le normali forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle “ostili” o semplicemente “complici” senza il rischio di forti perdite o di addirittura di ritirate come nelle banlieue francesi. L’utilizzo dell’esercito condotto con armi convenzionali diventa controproducente, poiché potrebbe far scatenare di più le folle, e in più ci sono gli inconvenienti a livello politico.

 

L’intervento dell’esercito in Italia all’epoca del governo Berlusconi non è stato una scelta determinante dalle scelte razziste di questo governo, ma molto probabilmente faceva parte di progetti NATO inerenti l’utilizzo degli eserciti regolari nella megalopoli nel futuro.[13] Si tratterebbe di un progetto che si chiamerebbe NATO UO 2020 prodotto da un gruppo di studio che si chiamerebbe SAS 30 Urban Operations in the 2020, al quale avrebbero partecipato dal 1998 esperti di sette nazioni della NATO (Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e USA).[14]

 

L’UO 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri, le loro caratteristiche e capacità. Lo studio ipotizza l’andamento entro l’anno 2020, il 70% della popolazione mondiale dovrebbe superare i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città incrementando l’urbanizzazione, e con relativa crescita della povertà incrementando conseguentemente le tensioni sociali. Perciò, da parte dei paesi imperialisti, necessita una presenza militare su periodi prolungati. Questo necessariamente entrerà in contraddizione con le richieste da parte del mondo politico per azioni rapide, decisive e chirurgiche.

 

In sostanza ricapitolando secondo questo studio:

 

  • Le guerre future saranno all’interno delle città;
  • Si avrà l’esercito lungo le strade;
  • Si deve far accettare alla popolazione che l’esercito nelle città sia una cosa normalissima. Gli obiettivi, sono raggiunti attraverso strumenti di guerra psicologica (campagne di stampa, manipolazione delle notizie ecc.) è che siano i politici e i cittadini a chiedere l’intervento dell’esercito;
  • Che le forze militari utilizzeranno ogni sorta di armi (letali e “non letali”);
  • Che sommosse, scontri sociali, manifestazioni potranno essere sedate dall’esercito (Genova 2001, gli interventi polizieschi in Val di Susa, a Vicenza, a Chiaiano sarebbero delle prove generali di come sarebbe gestito il conflitto sociale.

 

Lo studio U02020 consiglia di iniziare gradualmente in base alle necessità a utilizzare l’esercito in funzione di “ordine pubblico”. Nel frattempo ogni paese aderente a questo gruppo (Italia compresa) deve creare dei reparti che appositamente si specializzino per operazioni di contenimento delle folle e di controllo del territorio, compresi i rastrellamenti per la caccia a “sovversivi” e “agitatori”.

 

Un’altra tendenza in atto è quella della diffusione delle cosiddette “armi non letali”.

 

Le tecnologie della repressione sono il prodotto dell’applicazione della scienza e della tecnologia al problema della neutralizzazione dei nemici interni dello Stato, sono dirette principalmente contro la popolazione civile, sono indirizzate principalmente al cuore, alla mente e al corpo.

 

Questo nuovo tipo di armamenti ha rivoluzionato lo scopo, l’efficienza e la crescita del potere repressivo della polizia molto diverso da nazione a nazione. Vedere le riflessioni del maggiore dei carabinieri Rosario Castello nella pagina web: http://www.carabinieri.it/Inernet/Editoria/Rassegna-Arma/2003/4/Informazioni-e-Segnalazioni/01_Rosario_Castello.htm

 

Sono armi per una guerra a bassa intensità che però hanno lo svantaggio di una loro possibile proliferazione e utilizzo da parte di gruppi criminali/terroristi. Questo fatto ha preoccupato settori di opinione pubblica, poiché la commissione STOA del Parlamento Europeo (Scientific Tecnological Options Assessment – Commissione per la Valutazione delle Opzioni Scientifiche e Tecnologiche) ha ordinato uno studio per conto della Commissione libertà civili e affari interni dell’Unione Europea.

Questo rapporto del 1998 dal titolo “Una valutazione delle tecnologie di controllo politico” ha confermato i primi interessi da parte degli scienziati in Europa (ma non negli USA). Il rapporto STOA ha disegnato un agghiacciante quadro delle innovazioni repressive, con le seguenti opzioni:

  • Sistemi semi intelligenti della zona di rifiuto, questi sistemi di guardia automatizzati adottano reti neurali capaci di utilizzare modelli di riconoscimento e “imparare” così che possano pattugliare zone sensibili e utilizzare modelli di riconoscimento e “imparare” così che possano pattugliare zone sensibili e utilizzare secondo l’opportunità armi letali o sub letali;
  • Sistema di sorveglianza, il software di riconoscimento vocale può intercettare e rintracciare individui e gruppi, mentre super computer classificano automaticamente la maggior parte delle chiamate telefoniche, fax, e-mail, sistemi di raccolta di informazioni, tracciano immigrati o altri obiettivi, attraverso l’uso delle tecniche biometriche per identificare le persone tramite il riconoscimento del DNA, la retina o le impronte digitali, un esempio di questo sistema è il Progetto Erodac. Questo progetto diventato operativo il 15 gennaio 2003 prevede che uno Stato membro dell’U.E. potrà raffrontare le impronte digitali dei richiedenti asilo o dei cittadini terzi “illegalmente” nel proprio territorio per verificare se hanno presentato domanda asilo in un altro Stato membro;
  • Profilo dati, le polizie di stato sono state in grado di usare la sorveglianza dei dati per compilare “mappe di amicizia” o legami, attraverso l’analisi di chi Telefona o spedisce posta elettronica e di chi la riceve. In Guatemala si è usato il sistema Tadiran13 localizzato nel palazzo nazionale per creare liste di gente da assassinare;
  • Sub letale o armi inabilitanti, Pepper spray (spray al pepe), CS gas e schiuma chimica, possono essere usati sia nelle prigioni, che nel controllo di massa, così come nelle operazioni di conflitti sotterranei diversi dalle guerre (o come si ama chiamarli attualmente conflitti a bassa intensità). Il Pepper gas, un impianto tossico, è stato bandito nel 1972 dalla Convenzione delle Armi Biologiche per l’uso in guerra, è invece consentito nell’uso per la sicurezza personale. “La schiuma adesiva” è un adesivo chimico, può essere usato su varie superfici, o l’uno con l’altro. La schiuma può essere usata per formare barriere che bloccano tutte le vie di fuga e facilitano gli arresti di massa;
  • Munizioni dalla punta morbida. Con il pretesto di proteggere civili innocenti, i proiettili soft point sono venduti come più sicuri delle regolari munizioni con rivestimento in acciaio, che potrebbero passare attraverso i muri, e colpire civili aldilà del campo di vista. Queste munizioni sono tra le più usate da Swats e dalle altre forze speciali delle polizie;

6)    Veicoli d’ordinanza mimetizzati. Progettati per dissimulare, soprattutto per la televisione, questi veicoli delle forze di sicurezza, mimetizzati spesso come ambulanze, possono dispiegare una formidabile quantità di armamenti e sono stati usati per fornire una prova di forza in paesi come la Turchia, o per spruzzare sostanze chimiche o tinture sui manifestanti, come hanno fatto le forze di sicurezza in Indonesia.

 

Un’arma “non letale” che si sta diffondendo l’uso è il Taser, una pistola che trasmette scosse elettriche che sono già in dotazione non solo nella polizia amerikana ma anche in diverse polizie europee.[15] Tutto questo in sfregio alla decisione delle Nazioni Unite del novembre 2007 che ha stabilito che i Taser sono uno strumento di tortura.[16] Non solo: negli U.S.A. e nel Canada, tra il 2001 e il 2008, 338 persone sono state uccise dalla polizia che ha usato le Taser. Su un rapporto del dicembre 2008 di Amnesty International sull’uso delle Taser negli U.S.A., emerge che su 98 autopsie il 90% dei casi delle persone morte dopo essere state colpite con un Taser erano disarmate. Molte di esse sono state colpite più volte, e talvolta erano state già stordite da un primo colpo. E hanno il coraggio di chiamarle “armi non letali”.

 

Gli eserciti sono impazienti di imbracciare la dottrina della “guerra non letale”. Il concetto nacque negli USA nel 1990, i suoi difensori erano prevalentemente scrittori futuristi come Alvin e Heidi Toffler[17], i quali trovarono uno spunto nei laboratori di armi nucleari di Los Alamos, Oak Ridge e Laurence Livermore. Questa dottrina trovò un campione nel College Jhon Alexander, che era diventato famoso per il programma Phoenix nella guerra del Vietnam[18] (più tardi diventato un proponente della guerra psichica).[19] Il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia chiamati a raccolta intorno alla dottrina della “guerra non letale” speravano di trovare un “proiettile magico” che potesse neutralizzare “il fattore CNN”.

Questa esigenza era sentita sia da parte della polizia dopo il pestaggio di Rodney King a Los Angeles, dall’A.T.F. e dall’F.B.I. dopo Waco e Rubi Ridge[20] e dall’esercito cui bruciava l’umiliazione subita in Somalia. Tutti cercavano una “soluzione tecnica”. Si costituì un gruppo di lavoro integrato composto da: i Marines, l’Air Force, il Comando per le Operazioni Speciali, l’Esercito, la Marina, la Giunta dei Capi Unificati di Stato Maggiore, e i dipartimenti del Trasporto, della Giustizia e dell’Energia. Uno dei ruoli di questo gruppo di lavoro è stabilire collegamenti con governi amici. Questo gruppo sponsorizzò delle conferenze a Londra sul “Futuro delle armi non –letali”. Nel corso della conferenza del 1997, Hildi S. Libby, direttrice del programma militare per i sistemi non letali, propugnava lo sviluppo di una vasta gamma di avanzate tecnologie “destinate ad essere inserite nei programmi di armamenti esistenti”. Il suo intervento era centrato senza che nessuno se ne sorprendesse sulle munizioni che permettono di isolare una determinata zona. In effetti, gli Stati Uniti rifiutano di firmare il trattato sulle mine anti-uomo prima del 2006, per avere il tempo di sviluppare “adeguate” soluzioni alternative. Tra i progetti presentati da Libby si possono elencare: una mina anti-uomo “non letale”, basata sulla classica mina M1*A1; una carica “non letale” di 66 mm per contenere o reprimere la folla un sistema di tiro costituito da munizioni di tipo diverso (pallottole di gomma, gas, mine invalidanti, ecc.); una mina immobilizzante anti-uomo, che chiude la vittima in una rete. Tra i “miglioramenti” già sperimentati di questa mina: l’aggiunta di materiale adesivo o irritante, di elettroshock o di un effetto “lama di rasoio” che costringe le persone colpite a rimanere completamente immobili per evitare ulteriori ferite laceranti. Le conferenze del 1997 e 1998 hanno permesso di scoprire alcune armi su cui si era fino allora mantenuto il segreto: la pistola Vortex, che emette onde d’urto verso il corpo umano, e alcune armi acustiche dagli effetti regolabili che, secondo l’esperto americano William Arkin, possono, a scelta, provocare un “lieve fastidio” oppure “emettere onde di 170 decibel capaci di ledere organi, creare cavità nel tessuto umano e causare traumi potenzialmente letali“. La conferenza del 1998 è stata l’occasione per presentare il “concetto di difesa a strati”, concepito come una cipolla i cui strati più esterni sono i meno letali ma che, man mano ci si avvicina al centro, diventa sempre più distruttiva. Veniva poi proiettato un video dimostrativo in cui si vedevano alcuni soldati fare uso di armi a microonde, e al loro fianco personale medico che si prendeva cura delle vittime in coma. Oltre alle possibili violazioni del giuramento di Ippocrate, Steven Aftergood, direttore della Federazione degli scienziati americani, sottolinea il carattere estremamente intrusivo di queste armi: “Non prendono di mira solo il corpo delle persone. Sono programmate per disorientarle o destabilizzarle a livello mentale“. Ordigni di questo tipo possono interferire con i regolatori biologici di temperatura del corpo umano; le armi a frequenza radio, per esempio, agiscono sulle connessioni nervose del corpo e del cervello; i sistemi laser provocano, a distanza, scosse elettriche “tetanizzanti” o “paralizzanti”.[21]

PRIVATIZZAZIONE DELLA “SICUREZZA”

 

 

La paura crea il bisogno indotto di sicurezza e lo alimenta con l’ideologia, da vita a un affare, valutato dagli analisti tra i 100 e i 200 miliardi di dollari, in crescita ovunque, specie nelle aree in “sviluppo”. In Russia ci sono più poliziotti privati che pubblici (il rapporto e 10 a 1). In Sudafrica sono le stesse caserme di polizia che ingaggiano milizie private a sorveglianza delle caserme. In India si stimano a circa un milione, i posti di lavoro nella polizia. Negli USA la tradizionale agenzia Pinkerton, nata come forza privata antisciopero e crumiraggio,[22] collabora con le polizie federali, statali e regionali. Il proliferare di polizie private è un fenomeno vistoso che in Italia era cominciato con la sorveglianza delle banche, ora la vediamo davanti a grandi fabbriche come la FIAT, dove arrivano a sostituire i guardioni. Uno strato sociale che assorbe plusvalore.

Per quanto riguarda l’Italia c’è il tentativo di estendere i poteri e le competenze di queste agenzie. In un articolo di Rita Pennar pubblicato nella Voce della Campania,[23] c’è la seguente notizia: in un protocollo d’intesa redatto al Ministero dell’interno nei primi giorni del novembre 2007 e riguardante delle modifiche al TULPS (Testo unico leggi pubblica sicurezza) e in particolare al Titolo IV[24] che tratta della “riforma” degli istituti di vigilanza privati. Girato in forma riservata dalla Federpol (Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, le Informazioni) agli associati, il protocollo è accompagnato da copia della missiva di G. Pellegrino (presidente nazionale della Federpol) al prefetto Giulio Gazzella Direttore dell’Ufficio per l’amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza, che chiede un incontro per sistemare alcuni aspetti del protocollo d’intesa.

In questo protocollo è previsto che all’area di sicurezza privata oltre i confini tradizionali tracciati dagli articoli 133 e 134 del TULPS, che fino ad ora hanno limitato i poteri agli addetti della vigilanza privata, sia riservati compiti di ordine pubblico che fino adesso era esclusivamente riservato alla Polizia e ai Carabinieri. Già col decreto dell’8 agosto 2007 arriva un nuovo eldorado per chi si occupa di “vigilanza”, soprattutto nella parte in cui prevede che i servizi Stewart negli stadi siano “assicurati dalle società organizzatrici direttamente ovvero avvalendosi d’istituti di sicurezza privata autorizzati” nel caso limite possono rientrare non solo gli istituti di vigilanza composte da guardie particolari (generalmente armate), ma anche le attività di reclutamento, addestramento e organizzazione di corpi di contractor come quelli utilizzati in Iraq.

Con le modifiche al TULPS si arriva all’unificazione tra gli istituti che si occupano d’investigazioni e gli istituti di vigilanza privata e le guardie giurate (finora tutto ciò contenuto nei limiti per quanto riguarda compiti e funzioni), tutto ciò nel segno degno di un colossale business.

C’era stato un precedente di “riforma” che intendeva allargare le competenze degli istituti vigilanza. Tentativo che finì tragicamente. Nella notte del 21 e 22 febbraio 2005 lungo la statale che collega Verona e Brescia, ci fu una sparatoria nel corso della quale furono esplosi oltre 30 colpi e che ha fatto 4 vittime: 2 agenti di polizia, una prostituta ucraina e Andrea Arrigoni, l’uomo che avrebbe ucciso i due poliziotti e la prostituta.[25] Chi era Arrigoni? Che centra lui con la riforma della vigilanza privata che in quel periodo stava preparando AN?

Andrea Arrigoni aveva fatto il paracadutista in Somalia,[26] la guardia del corpo di Umberto Bossi tra il 1994 e il 1996, è in seguito diventato una guardia privata, aveva messo su l’agenzia Mercuri Investigazioni a Bergamo ed era uno dei dirigenti della CON.IPI, l’associazione nazionale degli investigatori privati (della quale presidente onorario è Maurizio Gasparri, ha come membri l’ex generale dei carabinieri G. Servolini, e presidente è Filippo Ascierto ex maresciallo dei carabinieri). Arrigoni negli ultimi mesi prima di morire era diventato un assiduo frequentatore di Montecitorio e di convegni organizzati alla Camera.

Proprio in quel periodo si stava preparando da parte di A.N., in particolare da parte di Mantovano all’epoca sottosegretario all’Interno (nonché sostenitore dell’Opus Dei) stava preparando una legge di riforma sulla vigilanza privata che era un autentico colpo di stato. La manovra consisteva nell’equiparare lavoro e competenze dei vigilantes (di cui A.N. controlla la principale rete agenzie) a quelli della Polizia di Stato. Nel progetto c’era la volontà di attribuire loro le competenze dei cosiddetti servizi integrati (il controllo della criminalità comune), con possibilità di identificare le persone.

Nello stesso periodo si avvia il Wireless in Italia (che permette di controllare i pc di tutto il vicinato a qualsiasi spione in erba) e si aumentano di dieci volte rispetto al massimo tollerabile dall’uomo per l’Associazione di ricerca sul cancro, i Microtesla per metro quadro massimi tollerabili, per opera del ministro delle Comunicazioni Gasparri.

UNA SOCIETA’ IN DECOMPOSIZIONE CREA MALATTIE

 

 

Le malattie come le guerre e i cataclismi cosiddetti “naturali”, non sono un prodotto della natura, ma delle condizioni storiche in cui vivono gli esseri umani. L’intero sistema della medicina (da quella che pomposamente è chiamata “scienza medica” a tutta l’organizzazione della sanità, pubblica e privata – ma ormai parlare di pubblico sarebbe solo fare del sarcasmo – alle industrie farmaceutiche e alle caste dei medici), che è venuto sottomettendosi al sistema del Capitale, non serva per niente a curare i malati ma mantenerli tali, qualche volta a farli ammalare, semplicemente per cavarci denaro. Infatti, le malattie, come le guerre, i terremoti, le alluvioni sono una linfa di arricchimento.

Curare la malattia non significa guarigione, come molti ingenuamente continuano a pensare. Di fatto si hanno dei trattamenti, per rallentare, diminuire i sintomi, al massimo migliore, ma quasi per guarire, anzi spesso si hanno effetti collaterali e nuove insorgenze.

La stessa logica quantitativa a ogni definizione qualitativa ad esempio l’inquinamento atmosferico: non se ne discute l’abolizione delle emissioni, ma la riduzione con la tacita e tragica ammissione che tanto non è possibile, pena la fine dello sviluppo, che poi significa l’uscita dal capitalismo. Così diventa commestibile ogni cibo, non perché esente da veleno (esempio la diossina da deiezioni industriali), ma se ne contiene solo una parte convenzionale, e chi stabilisce la quantità, sono proprio coloro che a vario titolo sono interessati a lucrare da quella soglia convenzionale, perché è arcinota che non tuti si ammalano oltre a quella soglia, ma una parte si ammala prima. E non si tratta neppure morti per errore, perché in questo campo si ammazza sapendo di farlo (persino con tabulati in mano, quando non sono occultati, in occasione di scandali) e accettando di farlo, per denaro.

Se tutto questo potrebbe sembrare delle parole grosse, bisogna sapere che l’influenza spagnola, la pandemia che fra il 1918 e il 1919 causò decine e decine di milioni di morti nel mondo, conosciuta anche come la “Grande influenza”, fu creata in laboratorio. Sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze è stato pubblicato il risultato di una ricerca che ha consentito di ottenere in laboratorio il virus ibrido della spagnola.[27] In sostanza gli scienziati hanno creato dei virus ibridi in cui vi sono geni di una classica influenza moderna e una parte di quelli della spagnola. Il virus H1N1 (un sottotipo dell’influenza) o meglio una sua varietà fu quello che scatenò la pandemia spagnola. Il nome spagnola deriva dal fatto che all’epoca, i primi a parlare di essa furono i giornali spagnoli. Era l’epoca della prima guerra mondiale e il contesto storico entro il quale la “Grande influenza” si sviluppò e colpì, generò la decimazione della popolazione civile più di quanto aveva fatto la guerra di per sè. I sintomi della spagnola erano forte tosse, dolori lombari e febbre. Quindi in poco tempo i polmoni si riempivano di sangue e seguiva quasi sempre la morte.

Anche le più recenti epidemie sono state lanciate come armi batteriologiche, dalla Sars all’antrace.

Da uno studio di Ron Law, membro di un gruppo di lavoro del governo neozelandese incaricato di suggerire nuove strategie per la riduzione degli errori medici, sulla base di statistiche ufficiali degli USA (Journal of the American Medical Association, CDC – Center for Disease Control) si constata che la medicina ufficiale perché tale, con le sue pratiche mediche, sarebbe la terza causa di morte. Le medicine autorizzate, prescritte e normalmente usate, incidono per il 5,18% delle cause di morte (dalle 90.000 alle 160.000 morti annue). Inoltre ci sono gli errori medici che sulla mortalità per il 2,4%. In Australia (Australian Medical Journal), 9.000 persone l’anno muore per errori medici evitabili, mentre 50.000 riporta danni permanenti. In Italia, più del 6% dei ricoverati in ospedale ci muore per errore medico (Ordine dei Medici della Provincia di Varese, Sesto Simposio Internazionale di Salute Pubblica, Induno Olona, 2005). Ogni negli USA muoiono migliaia di persone per effetti della semplice aspirina.[28]

Grossi capitali sono investiti, nel campo della ricerca (ospedali e relativo indotto, centri di ricerca, ONG, ecc.), ad esempio in quella contro il cancro, che è il punto (guarda caso) dove viene ostacolata la ricerca che non sia del tutto (o quasi) assimilata alle leggi del capitalismo. Il sistema sanitario è diventato ovunque un polmone parassitario di spartizione del plusvalore, al punto che si erogano finte cure o terapie non necessarie, si eseguono ricoveri ospedalieri considerati “non necessari”, persino interventi chirurgici, talvolta mortali, si inventano prestazioni a pazienti inesistenti o già deceduti, pur di pompare denari, a volte semplicemente per prenderli dalle compagnie assicuratrici, che lo sanno e che, a loro volta, li estorcono agli assicurati con l’assicurazione obbligatoria, tutto questo con la complicità dello Stato e spesso con la mediazione di organizzazioni criminali.

Da qui lo sviluppo della psichiatria che è da considerarsi non solo uno strumento di controllo sociale, ma anche una “arma non letale”.

Permangono inoltre numerosi gli studi tra facoltà di scienze della comunicazione (psicologia e psichiatria) dietro il paravento delle “neuroscienze” con le strutture detentive in Italia.

A questo si aggiungano alcuni milioni di cittadini che fanno uso di psicofarmaci, che in realtà sono delle pallottole in pillola.

 

NIGUARDA, NIGUARDA, COSA SUCCEDE?

 

 

Niguarda è diventato famoso a livello nazionale, per i tragici fatti di sangue accaduti. A Milano è famoso, invece, per l’ospedale. Invece, pochi sanno quello che accade all’interno deli reparti psichiatrici (come degli altri ospedali) di quest’ospedale.

Ebbene, nel 2010 scoppiò uno scandalo, che testimonia in maniera chiara di quelle che sono le tendenze in atto nella società.

Lo scandalo fu scoperto, in seguito al pesante mobbing e alla sospensione del suo incarico subiti dalla Dott.ssa Nicoletta Calchi, dirigente medico psichiatra presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Niguarda di Milano, deciso dal Consiglio di Disciplina.

La Dott.ssa Nicoletta Calchi fu mobbizzata per il suo interessamento per la salute dei suoi pazienti, che l’hanno portata ad avere rapporti umani con essi, e a rifiutarsi di andare contro la deontologia medica; a non partecipare alle pratiche di contenzione e a ridimensionare, o scalare, la somministrazione degli psicofarmaci.

Il 23 novembre 2010, nella sala stampa del Tribunale di Milano, si tenne la conferenza stampa del Telefono Viola di Milano sui fatti gravissimi successi dei reparti Grossoni I, II e III dell’Ospedale Niguarda. [29]

All’interno di questi reparti si è usa la contenziosa fisica. Agli studenti della Scuola di specializzazione in psicologia clinica dell’Università degli Studi di Milano e agli operatori dei servizi psichiatrici del Dipartimento di Niguarda, il DSM dell’Ospedale, consiglia di contenere i pazienti in agitazione con il famigerato “spallaccio” di manicomiale memoria. Uno dei sistemi, che è usato quando il paziente entra in crisi d’agitazione, speso la vittima (come sarebbe corretto definire) è fissata per mezzo di lenzuolo, opportunamente arrotolato, che ferma le spalle al piano del letto. Questa è da ritenuta una “misura provvisoria”, nell’attesa che la terapia farmacologica operi la sedazione.

In questo modo la contenzione diventa molto dolorosa, a causa dell’elevata pressione che il lenzuolo arrotolato crea contro il collo, le spalle e le ascelle della persona contenuta. In questo modo per il forte stiramento e la forte comprensione dei muscoli, in poco tempo sorge il pericolo di lesioni nervose al plesso distale, con la conseguente paralisi alle braccia della persona fissata al letto di contenzione.

Questo metodo definito dello spallaccio è decisamente illegale.

Nel 2009 sempre all’Ospedale Niguarda è stato avviato un progetto che prevede l’integrazione di un chip in tutti i badge aziendali, non solo, ma ci sarà un braccialetto di microchip che sia in grado di riconoscere i dati clinici del paziente prima di ogni intervento.

Non c’è che dire sistemi barbari più tecnologia avanzata:

si può definire tutto questo tecnofascismo, per questo ci vuole un nuovo 25 aprile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] http://archiviostorico.corriere.it/1996/luglio/25/Cardella_spunta_impero_miliardario_co_8_9607252983.shtml

 

[2] Costituzione di una Commissione Nazionale di studio in materia di funzioni del Giudice Tutelare e dell’Amministratore di sostegno.

Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica hanno costituito una Commissione di Studio perché il Paese si doti di uno strumento di legge (Amministratore di sostegno) che serva a sostenere adeguatamente le persone in difficoltà, soprattutto oggi che progressivamente si vanno svuotando gli Ospedali Psichiatrici. L’obiettivo che ci si prefigge è quello da un lato di limitare ai soli casi estremi il ricorso agli istituti dell’inabilitazione e dell’interdizione e dall’altro a far sì che l’attenzione si sposti dalla ”roba” alla quotidianità della persona. Responsabili della Commissione sono stati designati i dottori E.LUPO e L. ATTENASIO per P.D. e il dott. AMATO per M.D.

Roma 1997

Comunicato Stampa.

 

PSICHIATRIA DEMOCRATICA MAGISTRATURA DEMOCRATICA

In relazione al Progetto di Legge relativo alla costituzione dell’Amministratore di sostegno per i cittadini in difficoltà anche temporanea a causa di menomazioni o malattie o a causa dell’età, presentato dal governo lo scorso luglio, Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica ,attraverso i rispettivi Segretari Nazionali dott. Emilio LUPO e Vittorio BORRACCETTI, richiamano l’attenzione del Governo e del Parlamento tutto, acchè sia promossa sul tema una ampia e rapida consultazione di quelle realtà nazionali impegnate a fianco dei meno garantiti.

P.D. ed M.D. auspicano che in tempi brevi il Paese si doti di uno strumento che garantisca diritto di cittadinanza e dignità di vita a quei cittadini cui oggi è concessa la sola interdizione.

LUPO e BORRACCETTI si dicono, infatti, preoccupati dal fatto che, in assenza di disposizioni più adeguate e rispondenti alle necessità del singolo in difficoltà, possa concretizzarsi il pericolo che in talune realtà, nel corso del processo di chiusura dei manicomi si promuovano interdizioni di massa.

Settembre 1997

Invito al Governo ed al Parlamento perché riprenda e si concluda la discussione sui progetti di legge

Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica invitano il Governo ed il Parlamento a voler adoperarsi perché la Commissione giustizia della Camera dei Deputati riavvii la discussione ed il confronto-in Commissione Giustizia- sul testo unificato dei progetti di legge nn.960 e 4040,relativamente alle ”Disposizioni in materia di funzioni del Giudice tutelare e dell’Amministratore di sostegno”. Le due Associazioni che nei mesi scorsi hanno trovato nell’ Onorevole Giuliano PISAPIA (allora Presidente della Commissione) un attento e sensibile interlocutore , oggi rinnovano l’invito a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo di pratiche dei diritti, perché il testo della Commissione-con le opportune modifiche ed integrazioni- costituisca l’utile base di una discussione rapida e definitiva.

Napoli, Gennaio 1999

 

[3] http://www.giornalettismo.com/archives/915489/le-iene-il-forteto-e-il-potere-che-copre-gli-stupri-sui-bambini/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A%20giornalettismocom%20(Giornalettismo)

 

[4] Freud, Il disagio della civiltà.

 

[5] Banca Mondiale, Documento di lavoro del gruppo di ricerca Finanza e Sviluppo, gennaio 2000.

 

[6] L’università del Michigan ha messo a punto il prototipo di un piccolo robot spia simile a un pipistrello. Il congegno sarà usato dai militari. Il bat robot è un aeroplano che raccoglie dati su oggetti, persone, suoni e odori in zone di guerra. Poi trasmette le informazioni in tempo reale. City 4 febbraio 2008.

 

[7] Gli strateghi militari in Afghanistan tengono nel cassetto i libri sulla guerra in Algeria. Marc Thoerner, un giornalista che nel 2008/2009 si trovava in Afghanistan, riporta nel suo libro Afghanistan Code , edito nel 2010, conversazioni avute con soldati francesi: “L’ufficiale Guena addetto alla stampa paragona quanto accade nella regione di Kabul quel che accadeva in Algeria alla fine degli anni ’50: attacchi continui sulla popolazione civile, su chi insorge che trova sicuri in altri paesi, come allora il FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) in Tunisia e Marocco. ‘Per questo qui a Kabul seguo diverse tecniche dimostratesi valide allora in Algeria’ (…).

   Un paragone ripreso in pieno da un altro luogotenente, Fricaz: ‘Dall’Algeria traiamo tante lezioni, anche si è un poco sviluppato ed ha perfezionato i suoi mezzi. Gli schemi sono gli stessi. Durante la battaglia d Algeri, 1957, la popolazione venne censita e infine ripartita in categorie, per conoscere le attività di ogni preciso gruppo di persone. In questa maniera si riusciva a scoprire, i Fellaghas, chi agiva o meno per l’insurrezione.’”. Quest’ultima affermazione dell’ufficiale francese, deve far riflettere sulla costante richiesta di censimenti da parte delle istituzioni.

 

[8] Evidentemente dire guerra civile evoca qualcosa di tremendo e traumatico.

 

[9] Sono le mistificazioni di un politologo, come se le guerre del passato erano combattute per motivi religiosi, etnici, o altro.

 

[10] Herfried Muenkler, Imperien.

 

[11] Metto tre virgolette la parola “sviluppo”, perché si pensa allo sviluppo capitalistico che genera solo ineguaglianze e sfruttamento.

 

[12] http://www.tmcrew.org7csa/138/wwi/caq62ogs.htm

 

[13] http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/fut_2_mil_2.htm

 

[14] ftp://ftp.rta.nato.int/PubFullText/RTO/TR/RTO-TR-071/TR-071-$$TOC.pdf

 

[15] In Francia i vigili urbani francesi potranno usare il Taser. Il governo francese ha deciso ha deciso di dotare 20.000 vigili urbani di Taser con scarica elettrica da 50.000 volt, che bloccano la vittima con una paralisi momentanea. Fonte: City giovedì 25 settembre 2008

 

[16] http://punto-informatico.it/2124264/PI/News/onu-taser-sono-tortura.aspx

 

[17] A. Toffler, War and Anti-War, Survival at the Dawn of the 21 st Century (Londra, Little Brown & Morris 1994).

 

[18] Programma della CIA che aveva lo scopo di cercare ed eliminare gli attivisti Vietcong villaggio per villaggio. Si calcola che almeno 60.000 persone furono assassinate in conformità a questo programma.

 

[19] John Alexander, scrivendo su “Military Revew” (n. 12 dicembre 1980), la rivista specializzata disse: <esistono sistemi

di armi il cui funzionamento si basa sui poteri mentali, le cui caratteristiche sono già state sperimentate>. L’articolo molto lungo s’intitolava: “The New Mental battlefield” (La nuova strategia mentale).

 

[20] Il 28 febbraio 1993 a Waco, in Texas, un gruppo di agenti dell’ATF (Alcohol, Tabacco and Firearms) bureau, cioè l’ufficio statunitense preposto al controllo di alcol, tabacco e armi da fuoco, attaccò in armi la comunità religiosa guidata da David Koresh, alla ricerca di armi illegali. Ne seguì un conflitto e un assedio di 51 giorni, che si terminò con l’uccisione di 4 agenti dell’ATF e di 86 seguaci di Koresh, lui compreso e 24 bambini. L’anno prima (1992), Randy Weaver, un suprematista bianco, divenne un eroe popolare quando resistente per oltre un anno, armi in pugno, all’arresto dei federali. Nello scontro finale a Ruby Ridge, perirono sua moglie e uno dei suoi figli. Weaver fu assolto dalla giuria da tutte le accuse, eccetto alcuni reati minori per i quali aveva già scontato 18 mesi di carcere. In seguito Weaver denunciò l’F.B.I. per l’omicidio della moglie e del figlio e nel 1995 vince la causa (l’F.B.I. gli pagò 3 milioni dollari).

A Waco durante l’assedio, l’FBI chiese l’aiuto di Smirnov un esperto russo di armi psicotroniche, come consulente. Egli suggerì di bombardare le persone asserragliate con suoni in apparenza simili al grugnire stridulo di maiali isterici. In questi suoni avrebbe dovuto esserci dei messaggi subliminali che invitavano gli assediati alla resa.

 

[21] L’esercito britannico è interessato a tale “raggio paralizzante”. Cfr. Rayfun Freezes Victims Without Caussing

Injiuries, Sunday Times Londra 9 maggio 1998.

 

[22] Contorto destino quello di Alan Pinkerton, il fondatore dell’agenzia. Nato a Glasgow nel 1819, divenne militante del movimento proletario dei Cartisti, fu costretto a emigrare negli USA per ragioni politiche, per evitare di essere mandato in una colonia penale. Si potrebbe dire uno dei primi esempi di pentitismo nel movimento operaio.

 

[23] http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php

 

[24] Che riguarda le guardie e gli istituti di vigilanza e d’investigazione privata.

 

[25] La dinamica della sparatoria non è del tutto chiara, l’autopsia ha, infatti, rilevato pallottole di tipo diverso, pur dello stesso calibro della pistola di Arrigoni.

 

[26] I paracadutisti italiani della Folgore in Somalia si contraddistinsero per le torture ai prigionieri somali le fotografie furono pubblicate dal settimanale Panorama.

 

[27] http://www.soveratonews.com/2008/12/30/influenza-spagnola-creato-virus-ibrido-in-laboratorio/

 

[28] Il resoconto della ricerca è riportato in tabelle da A.R. Mondini, Il tradimento della medicina, ARPC, 2008. In questo testo si aggiunge una riprova a contrario: che quando i medici scioperano, i morti diminuiscono: “Durante lo sciopero dei medici in California nel 1976, il tasso della mortalità declinò sensibilmente”.

 

[29] www.ambulatoriopopolare.org

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~ di marcos61 su giugno 21, 2016.

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