I MEDIUM

 

 

 

Le discussioni circa l’appartenenza di questi soggetti a una sfera normale o anormale non si non si sono ancora spente. Per lo studioso di spiritismo Annibale Piccioli “Per citare un dato un valore generico si può rammentare che i maghi, gli stregoni, taluni tipi di medici esistenti presso tutti di tipo evolutivo più primitivo, sono descritti di volta in volta e salvo poche eccezioni come soggetti nervosi, isteroidi o nevrastenici, oppure epilettici, neuropatici o genericamente psicopatici.

   Relativamente ai nostri moderni medium non è stato raggiunto un accordo tra i ricercatori; ma, benché appaia certamente chiaro che non tutti i medium sono da classificare come neuropatici (il che ci direbbe che la facoltà medianica è il prodotto di una costituzione individuale patologica), non si può neppure onestamente disconoscere che vi siano parecchi medium indubbiamente neuropsicopatici”.[1]

Il professor Morselli,[2] lo psichiatra italiano che tra i primi riconobbe alla metapsichica il diritto di essere accolta tra le discipline scientifiche, ha ammesso che la “la singolare personalità del medium è semplicemente una varietà secondaria della personalità neuropsichica, sebbene in molti lo possa essere soltanto in modo transitorio o accessorio”.[3] La sua opinione è stata però contraddetta da un altro illustre psichiatra, il professor Disertori dell’Università di Padova, il quale, nel suo studio sulle nevrosi, ha negato che tutti i medium siano neuropsicopatici.

Il quadro più recente sulla personalità dei paragnostici, dal professor W. H. Tenhaeff,[4] non si discosta molto dalle conclusioni a cui giunto Morselli agli inizi del XX secolo.

Tenhaeff afferma che “Ho studiato a lungo di 47 sensitivi giungendo a queste conclusioni: il sensitivo-tipo (più della metà dei soggetti) ha mostrato la presenza delle sue qualità già in un’età inferiore ai dieci anni; la grande maggioranza ne ha avuto comunque a prova negli anni subito la prova negli anni subito successivi, sempre prima del compiuto sviluppo fisico.

   Il paragnostico è in genere una persona sola che, che soffre della carenza di calore umano. Sul piano clinico (i 47 furono sottoposti alla gamma dei classici test della personalità adottati nella pratica psicologica e psicanalitica), si è rilevato quanto segue: instabilità e disturbi nel settore affettivo, fasi di comportamento incontrollato, frequenza di episodi di disintegrazione della personalità, carenza di attivismo, tasso di attivismo, tasso limitato di aggressività; disposizione alla depressione, malinconica, inibizioni, con una marcata astenia psichica; creatività ridotta.

   Sul terreno strettamente sessuale, sono frequenti le difficoltà: il paragnostico delle caratteristiche del proprio sesso ed eccesso delle caratteristiche del sesso opposto (nella storia si incontrano, poi, precedenti che ci parlano di costanti difficoltà e conflitti con i genitori, specie del maschio con il padre e della medium femminile con la madre). Vi sono fissazioni incestuose e frequenza di sintomi di inversioni. Tutto considerato, il paragnostico è una persona che vive in sé la tragedia di desiderare un contatto umano e di non riuscire invece a ottenerlo in modo soddisfacente, a causa di quelli che la medicina definisce ‘disturbi della sfera centrale fisica’”.

Il docente olandese sottolinea però come questi soggetti, pur essendo fuori dalla norma, “siano più dotati dei normali”, e aggiunge che non sono isterici, ma preisterici, e che “per quasi tutti i grandi artistici, anche senza rivangare le vecchie polemiche su genio e follia, su creazione artistica e sregolatezza, la scienza tende a dare la stessa definizione clinica. Lo stato preisterico è in sostanza, soprattutto una condizione eccessiva (o eccezionale) di sensibilità.

È questa sensibilità che consente ai medium di rompere il contatto con la realtà, cadendo in trance.

 

 

 

CHE COSA E’ LA TANCE?

 

 

 

Come la psiche, anche la trance è difficilmente definibile. Il terreno inglese sta per “estasi”, una parola che, in greco, vuol dire “fuori di sé”: comunemente tale vocabolo è però usato in relazione alle esperienze mistiche religiose in cui l’anima di spoglia della propria individualità e recide ogni rapporto con le cose sensibili, giungendo a comunicare direttamente con l’Assoluto. È un rapporto immediato extrarazionale fra il credente e l’oggetto della sua fede, una situazione emotiva in cui la personalità, al culmine del trasporto religioso, tende a immedesimarsi con la divinità stessa, dissolvendosi in essa.

Una delle condizioni fondamentali per andare in estasi è andare in uno stato si trance profondissima, che è irraggiungibile per chi non si sente totalmente trascinato dall’esaltazione della fede. Un discorso a parte se si prende in considerazione tra stati di trance che niente a che fare con l’estasi:

 

  • Nel primo stadio – trance leggera – la persona si estrania dalle circostanze ambientali, perdendosi in un mondo di fantasticherie che nascono probabilmente dal subconscio: è, però ben sveglio, e può subito essere ricondotto alla realtà.
  • Nel secondo stadio – la trance media – l’individuo pare addormentato, ma il suo non è un sonno naturale: qui si aprono forse le porte all’inconscio.
  • Nel terzo stadio – la trance profonda – il “sonno” diventa più diventa più pesante: le membra della persona si irrigidiscono nel cosiddetto stato catalettico. In questa condizione predomina la voce dell’inconscio e si ha, tra l’altro, una perdita di sensibilità corporea che consente ai facchini le loro eccezionali prestazioni.

 

Medium e sensitivi cadono spontaneamente in trance per risvegliare le facoltà paranormali. Ma la trance può anche essere indotta con l’ipnosi in soggetti normali: questi ultimi di lasciano guidare dall’ipnotista, captandone i suggerimenti.

Durante lo stato di trance di medium o sensitivi accadono fenomeni PSI, mentre negli altri casi abbiamo a che fare con persone le quali ricavano dall’autoipnosi benefici psicofisici, senza toccare le corde ultrasottili della sensibilità paranormale.

Parecchi studiosi sostengono che ognuno di noi può diventare sensitivo. Infatti, la forza psichica è comune a tutti, qualcuno la utilizza in un senso che ci sfugge. Raramente i paragnostici come si dice Tenhaeff, conducono una vita di equilibrata nel lavoro e negli affetti: dovremmo dedurne che se anche noi non disperdessimo in vari canali la nostra potenza mentale, amando meno, soffrendo meno, vivendo meno intensamente, ci accosteremo ai sensitivi, sempre un po’ immersi nell’irrealtà, avremmo così un’umanità più meditativa, meno scossa da traumi profondi, e perderemmo forse il senso della competizione, della lotta.

Una condizione del genere può sembrare idilliaca, addirittura paradisiaca. Magari molti troverebbero noioso trascorrere un’intera esistenza in uno stato d’inerzia, sia pur confortata da evasioni mentali fantastiche, senza confini di spazio e di tempo.

In questo nostro mondo frenetico (e competitivo), in cui mille interessi ci attirano, comune, le facoltà di PSI di cui siamo potenzialmente dotati s’infrangono contro la barriera della coscienza, anche se possono emergere improvvisamente, dando luogo a impensabili sintonie psichiche: è questo, soprattutto, il caso della telepatia.

  

[1] Annibale Piccioli, Dallo spiritismo di ieri alla metapsichica e parapsicologia di oggi, Ceschina, Milano 1964.

 

[2] Enrico Morselli (1852 –1929). Psichiatra e antropologo italiano.

I lavori di Morselli riguardano la neurologia, la psichiatria, la psicologia sperimentale, l’antropologia, la filosofia, la medicina legale, la metapsichica; a lui si devono le prime descrizioni delle modificazioni pupillari in seguito a lesione del simpatico cervicale, il perfezionamento dell’estesiometro di Erb, l’introduzione in Italia dei bagni idroelettrici, l’impiego della paraldeide in terapia, lo studio delle alterazioni osteomalaciche nella paralisi progressiva, la prima definizione con C. Lombroso dei rapporti fra epilessia e pazzia morale. Nel campo degli studi antropologici non esercitò attività di vero ricercatore originale, ma piuttosto di coordinatore e di vigile critico dei risultati raggiunti. La sua Antropologia generale è più che altro lo specchio delle linee direttive del pensiero scientifico evoluzionistico intorno all’uomo.

 

Morselli ebbe un vivo interesse ai problemi filosofici; e negli anni della maggior voga del positivismo italiano diresse la Rivista di filosofia scientifica (1881-91) in cui raccolse intorno a sé la maggior parte degli scrittori che aderivano a quell’indirizzo, dall’Ardigò a G. Marchesini.

 

Opere principali: Critica e riforme del metodo in antropologia (Roma 1880); Antropologia generale (Torino 1888-1911); Manuale di semeiotica delle malattie mentali (Milano 1885-94); Psicologia e spiritismo (Torino 1906); Le neurosi traumatiche (Torino 1913); L’uccisione pietosa (Torino 1925); La Psicanalisi (Torino 1926), ecc. Nel 1875 fondò con A. Tamburini la Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale, nel 1897 con E. Tanzi la Rivista di patologia nervosa e mentale; nel 1911 con R. Assagioli il periodico Psiche; nel 1914 assunse la direzione dei Quaderni di psichiatria.

 

[3] Caterina Kolosimo, i poteri segreti della mente a 179 domande sui fenomeni paranormali, 179 precise esaurienti risposte, OSCAR MONDADORI, 1976, p. 9.

 

[4] Wilhelm Heinrich Carl Tenhaeff. (1894 – 1981). Professore du parapsicologia presso l’I Università di Utrecht dal 1953 al 1978. Con la nomina di Tenhaeff è stata la prima volta una sedia impostato in questa disciplina.

 

 

 

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~ di marcos61 su aprile 18, 2016.

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