L’UCCISIONE DELLA GIORNALISTA MARIA GRAZIA CUTULI

 

 

Il Belgio che è entrato nelle cronache per l’attentato terroristico del 22 marzo 2016, nasconde nella realtà segreti ben più tremendi di quello che è accaduto in quel giorno.

Pensiamo solamente al caso Dutroux, il cosiddetto “mostro di Marcinelle”, dico cosiddetto perché dietro a lui esiste una rete non solo belga o europea, ma addirittura mondiale di pedofili (ma sarebbe meglio dire di maiali dal volto umano che di umano non hanno proprio niente).

Di tutto queste se ne parla poco, come si parla di una giornalista italiana che si è occupata di questo caso, soprattutto delle sue connessioni con l’elite belga: Maria Grazia Cutuli.

Maria Grazia Cutuli lavorava come inviata del Corriere della Sera. Una giornalista coraggiosa perché non ha avuto esitazioni a svolgere il suo lavoro di cronista in diversi teatri di guerra come la Bosnia e l’Afghanistan, ma soprattutto perché ha denunciato senza mezzi termini l’orrore della pedofilia. A dire il vero a fatto anche di più, perché a parole tutti sono bravi, a fare denunce generiche e condannare pubblicamente certi orrori. Maria Grazia Cutuli invece aveva fatto di più, aveva fatto una seria indagine giornalistica, tanto seria che nemmeno la magistratura e la polizia del Belgio avevano dimostrato tanta serietà.

Tre mesi prima di essere uccisa in Afghanistan,[1] il 19 novembre 2001,[2] scrisse un articolo intitolato Caso Dutrox, giustizia non è fatta[3] dove si denunciava che a cinque anni dall’ arresto del cosiddetto “mostro di Marcinelle”, l’ inchiesta sui pedofili belgi si è arenata. Che il processo all’ uomo accusato di aver stuprato e ucciso quattro bambine continua a slittare. Che sono stati sospesi investigatori, screditati testimoni “scomodi”, minacciati i parlamentari che indagano sulla vicenda “E più precisamente che Appare un terzo personaggio, Marc Nihoul, il <principe della notte>”, sospettato di far da tramite in un commercio di minorenni tra Dutroux e le alte sfere. Spuntano connessioni internazionali. Scenari foschi dove si materializzano incubi orgiastici, sadismi insospettabili, ma anche interessi d’altro genere. Il Belgio, che è tra l’altro è anche il quartiere generale dell’Unione Europea, della Nato e di migliaia di multinazionali,[4] scopre che dietro l’affare della pedofilia si potrebbe nascondere una rete criminale che mina lo Stato dai vertici alle fondamenta. Cinque anni dopo, nessun imputato è alla sbarra. I grossi nomi sono spariti dai dossier. Le connivenze sospette sono accantonate. E ancora libero invece Nihoul, che continua a mandare messaggi ben indirizzati: “E’ vero – ammette durante un’ intervista televisiva – ho frequentato club dove si tenevano orge. Ho incontrato ministri, magistrati, gente piazzata ancora più in alto”. La casa reale? Anche questo è uno dei fantasmi che ossessionano il Belgio. Eppure all’inizio l’inchiesta parte bene. Un magistrato zelante, Jean Marc Connerotte, in brevissimo tempo riesce a trovare Sabine e Laetitia e a scoprire i quattro omicidi. La sua rimozione nell’ottobre 1996, per aver partecipato a una spaghettata con i parenti delle vittime, fa esplodere la piazza: 600 mila persone protestano davanti al palazzo di Giustizia. Comincia l’affossamento: l’investigatore Patrick De Baets e il suo aiutante Eimé Bille, dopo aver ascoltato una decina di testimoni che chiamano in ballo il jet set belga, vengono messi da parte e accusati di malversazioni. La sua cliente, Régina Louf, testimone X1, che aveva cominciato a parlare l’ anno prima e “Aveva riconosciuto Dutroux e Nihoul alla televisione. Voleva raccontare quello che sapeva degli ambienti pedofili”, poiché era stata violentata e venduta sin da bambina.[5] Dice di aver preso parte a orge con altri minorenni, di aver visto ragazzini costretti ad accoppiarsi con cani, torturati, uccisi. Ma soprattutto sostiene di aver riconosciuto Nihoul tra gli assassini di una sua amica, Christine van Hees, 16 anni, ritrovata carbonizzata nel 1984. “Régine è stata dichiarata pazza – racconta l’ avvocatessa – E anche noi legali abbiamo passato anni a difenderci dalle accuse”.

 

 

[1] http://www.corriere.it/speciali/11settembre2002/guerra/cutuli2.shtml

 

[2] Per dare una notizia completa Maria Grazia non fu uccisa da sola. Assieme a lei furono assassinati altri tre giornalisti: l’australiano Harry Burton, l’afghano Azizullah Haidari, entrambi corrispondenti della Reuters e lo spagnolo Julio Fuentes del Mundo. L’auto sulla quale viaggiavano è stata bloccata da un gruppo di uomini armati che prima hanno fatto scendere i giornalisti dalla loro auto e poi hanno esploso contro di loro raffiche di kalashnikov. I corpi furono recuperati il giorno successivo.

Due dei sospetti assassini furono in seguito arrestati, in parte grazie a un video girato da giornalisti filippini, aggrediti sulla stessa strada tra Jalabad e Kabul il giorno prima della strage.

 

[3] http://archivio.storico.corriere.it/2001/agosto/23/Caso_Dutroux_giustizia_non_fatta_co_0_0108235140.shtml

 

[4] O forse è proprio perché è la sede di tutti questi organismi?

 

[5] Questo ricorda paurosamente il Programma Monarch.

 

Non è certamente un caso che i nominativi di un elenco di persone coinvolte nell’affare Dutroux che un parlamentare belga Laurent Louis pubblicò c’è lo specialista in guerra psicologica: maggiore Aquino che tra l’altro è un fondatore della seta satanica Il tempio di Set, in sostanza uno che ha gestito il Programma Monarch. I candidati ideali per questo tipo di progetto, sono persone inclini a scissioni della personalità, che per esempio abbiano subito abusi durante l’infanzia, che assumano droghe anche blande, che siano emotivamente instabili, inclini ai vizi, con una famiglia distratta o assente. Una volta selezionata, spesso le vittime possono essere rapite senza che nessuno se ne accorga e sottoposte periodicamente a dolorosissimi condizionamenti psichici che lasciano traumi permanenti. Al termine del trattamento sarebbe rimosso ogni ricordo cosciente. Il risultato finale è una persona dotata di una seconda personalità di cui non ha alcuna consapevolezza, che si attiva tramite comando vocale e che esegue qualsiasi ordine per cui è stata programmata. Lo scopo originale del progetto era di creare agenti segreti ideali che si attivassero sulla base di un comando vocale e che terminata la missione, non ricordassero niente delle azioni commesse o delle informazioni apprese e tornassero come se niente fosse alla loro vita normale, banale, insospettabile (come certi super-eroi dei fumetti americani, che sono tranquilli avvocati, giornalisti, atleti nella loro vita quotidiana). Proprio come la farfalla Monarca da cui il progetto ha tratto il nome, che dopo essere migrata dall’altro capo del continente americano dà alla luce discendenti che torneranno nel luogo esatto di nascita, dà alla luce dei discendenti che torneranno nel luogo esatto di nascita dei genitori, in uno sbalorditivo esempio di trasmissione della memoria.

Teniamo presente che esotericamente la farfalla simbolizza l’anima

 

 

 

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~ di marcos61 su aprile 6, 2016.

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