COSA C’E’ DIETRO AGLI ATTENTATI DI BRUXELLES?

 

 

Immagino che una persona qualsiasi davanti a un titolo del genere penserebbe al solito complottista, questa definizione personalmente se viene addebitata al sottoscritto non mi fa un baffo, perché sono cosciente che quando i media del sistema e i suoi giornalisti stipendiati vogliono screditare (o ridicolizzare) un’ informazione pericolosa (per gli interessi dei loro padroni) la catalogano immediatamente come “teoria del complotto”.

Per Wikipedia, “Una teoria del complotto è la spiegazione di un evento o una catena di eventi già avvenuti o che ancora devono accadere (solitamente politici, sociali, popolari o storici) partendo dall’occultazione delle sue vere cause alla conoscenza pubblica o a un complotto segreto, spesso ingannevole, da parte di un gruppo di persone o organizzazioni potenti e influenti che rimangono nell’ombra”. Nel circuito delle corporazioni dominanti della stampa commerciale, l’espressione “teoria cospirativa” si usa per mettere in risalto la mancanza di fondamenta di una spiegazione, valutandola come speculativa, falsa o stravagante.

La definizione chiude, tranne che per un dettaglio: abitualmente la categoria di “teoria cospirativa” si applica particolarmente a documenti o investigazioni critiche (del sistema) che non s’inseriscono nei canoni di “normalità” stabiliti dalla corporazione mediatica dominante che fissa le regole di accettazione e valorizza ciò che “è notizia” da ciò che “non è notizia”. A livello politico e sociale, il sistema applica la qualifica di “teorie cospiratrici” per squalificare e screditare il discorso dei leader e dei movimenti popolari che si scontrano con lo status quo del sistema dominante vigente.

I discorsi (e le teorie) antimperialisti dei leader dei movimenti rivoluzionari o di chi a vari livelli si oppongono all’imperialismo e al sionismo, sono svalutati e ridicolizzati come “cospiratori”. Le denunce e gli avvertimenti che facevano un Chavez rispetto agli USA e al capitalismo, o un Ahmadineyad contro l’agire di Israele e delle potenze occidentali, sono presentati come “deliri cospirativi” o “fondamentalismi religiosi” infondati nella realtà.

Presentarli i leader (o le teorie9 che si scontrano col sistema imperialista come “pazzi”, “deliranti”, o “fuori dalla realtà” è una tecnica manipolatrice ricorrente che la struttura mediatica usa storicamente.
Allo stesso modo, i sacerdoti (analisti e giornalisti) dei monopoli della comunicazione stabiliscono scale di valori e determinano come “cospirativa” (o di poca fiducia) tutta l’informazione che circola liberamente fuori dal circuito commerciale e dei loro interessi politici e aziendali.

 

Cosa che non quadra negli attentati di Bruxelles.

 

Giulietto Chiesa nel Blog del Fatto Quotidiano[1] pone alcuni quesiti in merito all’attentato a Bruxelles, che dal mio modesto punto di vista sono corretti. Quesiti sono stati definiti strampalati da Peter Gomez che afferma che aver pubblicato l’articolo di Giulietto Chiesa sia stato un errore.[2]

Il primo quesito è come mai non è stata possibile, fino ad ora vedere le registrazioni delle telecamere di sorveglianza delle zone in cui sono avvenute le esplosioni all’aeroporto di Zaventem.

Si potrà obiettare che dovrebbe essere per primo chi svolge le indagini (la magistratura coadiuvata dalle forze di polizia) a vedere le immagini. Ma come mai allora è stato mandato in giro il fake dell dell’esplosione della bomba del 2011 nell’aeroporto Domodedovo di Mosca?

Con tutte le telecamere che ci sono all’aeroporto, si potrebbe scoprire, dove furono collocate le valige, dove si trovavano i terroristi al momento degli scoppi. La polizia ha detto che qualcuno dei terroristi è saltato in aria insieme alle valige, ma non vi è alcuna prova visiva di tale affermazione.

È emersa la notizia che nella notte tra il 25 e il 26 febbraio le autorità belghe insieme alla Metropolitana di Bruxelles, promossero un esercitazione antiterrorismo nella stessa metropolitana. Esercitazione che si svolse dalla mezzanotte alle quattro del mattino, alle quali presero parte – secondo notizie di stampa – circa 300 persone. Una metà della quale erano agenti di polizia, pompieri, personale medico e circa 150 erano dei “figuranti” cioè civili reclutati (e pagati) per “recitare la parte” dei cittadini vittime di un attentato. Il fatto curioso è che l’esercitazione si svolse esattamente nel tratto di tunnel (che collega le due fermate della metropolitana di Maelbeck e Shumann) che è stato teatro dell’attentato terroristico.

 

Una false flag?

 

Il 22 marzo 2016, il ministro degli Esteri palestinese Riyad al-Malqui doveva comparire dinanzi alla commissione affari esteri di Bruxelles per discutere il “processo di pace”[3] in Medio Oriente.[4]

Di congetture se ne possono fare tante. Gli attacchi terroristici a Bruxelles ad esempio possono essere usati per giustificare un intervento militare in Siria.

Teniamo conto che i presunti attentatori Qalid, Ibrahim al-Baqrawi e Najim Lashrawi, erano stati in carcere per reati comuni, ora non è certo un’idea bislacca sostenere che possono essere stati reclutati da qualche servizio in cambio d’immunità (o soldi).

Se quest’affermazione potrebbe apparire, “complottista”, il Centro per la politica e la sicurezza afferma che Qalid e Ibrahim al-Baqrawi erano già stati arrestati poco prima dell’attentato del 22 marzo.[5]

 

La banda del barbante

 

A chi straparla di “complottismo” sul ruolo dei servizi segreti nelle stragi, non solo dimentica le stragi Stato in Italia (definizione ormai accettata anche da persone che non necessariamente appartengono alla sinistra rivoluzionaria e antagonista) ma per quanto riguarda il Belgio non si può dimenticare che tra il 1982 e il 1985, operò una misteriosa organizzazione, la cosiddetta “banda del Brabante”, alla quale furono attribuite ben sedici azioni terroristiche, che provocarono ventotto morti e venticinque feriti; questo gruppo ebbe un comportamento molto simile a quello della “banda della Uno bianca” in Italia.

Alla luce dei comportamenti dei due gruppi sembra lecito delineare un possibile parallelismo tra le due organizzazioni. Molto probabilmente non si riuscirà mai a stabilire se questo parallelismo è solo frutto di suggestione o vi siano altri motivi. È però degno di rilievo che il Parlamento belga abbia, a suo tempo, istituito una commissione parlamentare d’inchiesta e che il suo presidente abbia affermato che le stragi del Brabante sarebbero state “operazioni di governi stranieri o di servizi segreti che lavoravano per gli stranieri, un terrorismo volto a destabilizzare una società democratica”.

In Belgio si era diffuso il panico in Belgio: Jean Gol, allora ministro della giustizia, dichiarava pubblicamente che sarebbero state adottate tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza dei cittadini, mobilitando pattuglie delle forze dell’ordine, paracadutisti e jeep equipaggiate con artiglieria leggera che stazionavano nei parcheggi dei centri commerciali. Per gli esperti non si trattava di criminalità comune, ma di professionisti. E non solo per la risolutezza militare con cui entravano in azione, ma anche per l’abilità alla guida quando si davano alla fuga.

Denominatore comune a tutti gli assalti, inoltre, era la presenza di un uomo di statura notevole, ribattezzato dalla stampa il gigante, che ordinava agli altri e che sparava con un fucile SPAS12 prodotto in Italia dalla Franchi S.p.A. Inoltre, si diceva, la spietatezza caratterizzava le incursioni: per esempio, se ne ebbe dimostrazione a Wavre, il 30 settembre 1982, quando un poliziotto ferito e dunque non più pericoloso per i malviventi fu ucciso con un colpo a bruciapelo. Oppure a Nijvel, il 17 settembre 1983, quando i banditi uccisero una coppia in un negozio di generi alimentari e, invece di fuggire, attese la polizia per attirarla in un agguato.

Quando il parlamento ricevette l’incarico di stabilire se esistessero legami tra i banditi del Brabante e Gladio o organizzazioni a essa riconducibili, ne venne fuori un nulla di fatto, imputabile anche alla mancata collaborazione da parte dello SDRA-VIII (Service de Documentation, de Renseignement et d’Action) e dell’STC/MOB (Section Training, Communication, Mobilisation).

Infatti tutt’e due, come appurò un’inchiesta del senato belga, erano parte della rete Stay Behind in Belgio: il primo, composto da paracadutisti e addetti alle operazioni marittime specializzati in sabotaggio ed evacuazione del governo in caso di occupazione del territorio, era una sezione dell’intelligence militare che faceva capo al ministero della difesa e che avrebbe avuto il compito di mantenere i contatti con agenti infiltrati se il Belgio fosse stato invaso; l’STC/MOB, invece, era un organo dei servizi civili a capo del quale stava il ministero della giustizia. Addestrati a installare e gestire stazioni radio, i suoi uomini erano reclutati tra gli aderenti a “gruppi con forti motivazioni religiose, a garanzia del loro anticomunismo”, e sarebbero stati descritti poi dall’inchiesta su Gladio come “tranquilli padri di famiglia, a volte persino un po’ ingenui”. Ingenui o meno, a loro era demandato il compito di raccogliere informazioni utili al governo in caso di occupazione e di organizzare vie di fuga per l’esecutivo e altre personalità politiche e istituzionali. Data la parziale sovrapposizione dei compiti con lo SDRA-VIII, nel 1971 fu creato un organismo di coordinamento, l’Inter-Service.

La mancata collaborazione davanti sia ai parlamentari sia ai giudici da parte dei responsabili dei due corpi d’intelligence – con il beneplacito degli statunitensi della CIA e dei britannici dell’MI-6 – non solo sollevò ridde di proteste da parte di alcune testate giornalistiche e dei cittadini, ma manifestò anche una condotta illegale, avendo essi rifiutato qualsiasi forma di collaborazione pure con i ministeri della giustizia e della difesa, che stavano gerarchicamente più in alto. Nulla però smosse gli ufficiali dei servizi, che resistettero a mesi di imposizioni e tentativi di conciliazione, e il 28 marzo 1991 venne pubblicato su Le Soir, uno dei più importanti quotidiani del paese, questo messaggio: <”Dateci i nomi!” “Mai!” rispondono i Gladiatori” . L’ora della verità è arrivata. Qui è Bruxelles che vi chiama. Cari amici dell’operazione Stay Behind, la sezione SDRA-VIII vi assicura la sua alta stima e vi ringrazia della dedizione al vostro paese. Vi garantiamo che le pressioni saranno vane e che gli impegni presi saranno onorati. Adolphe sta bene!”.

L’autore del messaggio era il tenente colonnello Bernard Legrand, a capo dello SDRA-VIII, e se da un lato era un gesto a sfregio della commissione d’inchiesta, dall’altro rappresentava anche una chiamata alla resistenza contro le indagini. Il riferimento ad Adolphe fu interpretato come un segno di approvazione da parte delle più alte cariche di Gladio. I nomi dei responsabili, dunque, non vennero fuori, e furono considerati come il minore dei mali, la decapitazione dei vertici dello SDRAVIII e dell’STC/MOB, lo scioglimento dell’esercito segreto belga e l’interruzione di qualsiasi forma di collaborazione con reti clandestine straniere.

Le indagini per scoprire collegamenti tra la banda del Brabante e Gladio però non furono interrotte: dopo un infruttuoso intervento di due docenti dell’università di Lovanio, che abbandonarono l’incarico nel 1996 dopo solo due mesi a causa dell’impenetrabilità delle vicende in oggetto, nell’ottobre 1997 una nuova commissione parlamentare produsse un esplosivo rapporto di novanta pagine, in cui si elencavano gli errori commessi da parte degli inquirenti che lavorarono sulle stragi e si denunciavano depistaggi e inefficienze a carico della polizia che avrebbe tramato per far sparire parte della documentazione.

Fu inoltre ripescata una pista indicata fin dal 1988 dal giornalista inglese John Palmer: quella che adombrava forme di collaborazione tra l’esercito e un’organizzazione di estrema destra, Westland New Post (WNP), nata nel 1979 come emanazione del Front de la Jeunesse di quattro anni più anziano. Da qui si risalì ai campi di addestramento militare cui partecipavano uomini della Gendarmerie e in proposito, il gendarme Martial Lekeu, in organico tra il 1972 e il 1984 prima di emigrare in Florida, dichiarò ai giornalisti della BBC collegamenti tra le stragi del Brabante, i servizi militari e l’apparato di sicurezza. Dice Lekeu davanti alle telecamere inglesi: “Ho lasciato il Belgio nell’agosto del 1984, dopo chiare minacce di morte rivolte contro i miei bambini […]. All’inizio del dicembre 1983, andai personalmente alla BSR (Brigade Spéciale de Recherche) di Wavre che stava facendo indagini sugli omicidi [nel Brabante]. Ero sorpreso che non fosse stato fatto alcun arresto e so che mi chiedevo cosa stesse succedendo – stavamo usando dei riguardi verso crimini di questo tipo – assassinii a caso o di persone che si trovavano in un supermercato. Così dissi a un signore che incontrai: «Si rende conto che in questa faccenda sono coinvolti membri della Gendarmerie dell’esercito?». La risposta fu: «Stai zitto! Tu sai, noi sappiamo. Bada agli affari tuoi. Fuori di qui!». Dicevano che la democrazia stava sparendo, gente di sinistra stava prendendo il potere, i socialisti e tutto il resto e loro volevano contare di più”.

Già nel 1990, qualche tempo prima che esplodesse in tutta Europa il caso Gladio, il parlamento aveva messo in relazione gli eccidi del Brabante con appartenenti o ex appartenenti alle forze di sicurezza, “un complotto”, come scrisse il giornale inglese The Indipendent on Sunday, “volto a destabilizzare il regime democratico in Belgio e probabilmente a preparare il terreno a un colpo di stato di destra”. E lo ha confermato Vincenzo Vinciguerra, assurto alla storia dell’eversione italiana per la strage di Peteano, quella su cui indagava il giudice veneziano Felice Casson e che approdò alla scoperta di Gladio, quando, intervistato dal giornalista britannico Ed Vulliamy, ha dichiarato: “La linea terroristica era sostenuta da persone camuffate, gente che apparteneva agli apparati di sicurezza o gente collegata all’apparato statale da rapporti o collaborazioni. [Le organizzazioni di Stay Behind] furono mobilitate nella battaglia come parte della strategia anticomunista che nasceva non da organizzazioni deviate dalle istituzioni, ma dallo stato stesso, e in particolare dagli ambienti in cui si tessevano le relazioni tra lo stato e il Patto Atlantico”.

Nel frattempo era impossibile indagare su Westland New Post: quando nel 1990 furono ritrovati nella sua sede importanti documenti sulla Nato e sulla Gladio belga, questi non solo confermarono l’esistenza dei documenti, ma ne rivendicarono la proprietà facendo senza mezzi termini intendere di averli presi per ordine dei servizi di sicurezza. Per questo furono poi prosciolti dopo un processo che si trascinò in gradi di giudizio sempre più elevati, perché – secondo il consiglio di guerra – sarebbe trascorso troppo tempo tra i fatti e il procedimento e per di più si era in tempi di quello che era definita “guerra fredda”.

Ma attenzione di qui in avanti perché la storia si fa via via ancora più particolare. Michel Libert, esponente del Westland New Post dal 1978 per tutti gli anni ‘80, racconta sempre alla BBC la storia di Paul Latinus, capo del WNP oltre che uno dei personaggi di snodo della vicenda. Quando gli si chiede esplicitamente se la banda del Brabante facesse parte delle “missioni”, Libert risponde: “Si ricevevano ordini. Possiamo andare indietro diciamo fino al 1982. Dal 1982 al 1985 c’erano dei progetti. [Mi era stato detto] «Lei, signor Libert, non deve sapere perché noi facciamo queste cose. Assolutamente. Quello che le chiediamo è che il suo gruppo, con la copertura della Gendarmerie e della Sicurezza, porti a termine un lavoro. Obiettivo: i supermercati. Dove sono? Che tipo di serrature hanno? Quali protezioni che possano interferire con le nostre operazioni? Il direttore del negozio chiude tutto a chiave? O si servono di un’agenzia di sorveglianza esterna […]?» Noi facevamo la nostra parte e inviavamo il nostro rapporto: orario di apertura e chiusura. Qualsiasi cosa si volesse sapere di un supermercato. A cosa servivano queste informazioni? Questa era solo una, tra centinaia di missioni. Qualcosa doveva essere fatto. Ma l’uso che ne sarebbe stato fatto, questa è la grande domanda”.

Libert tuttavia era un pesce piccolo, il vero snodo dall’interno del WNP era Paul Latinus, ritenuto da alcuni studiosi del terrorismo belga il punto di contatto tra l’estrema destra, la destra tradizionale, i servizi nazionali e quelli stranieri. Finito per sua stessa ammissione fin dal 1967 sul libro paga della DIA (Defence Intelligence Agency, il corrispettivo militare della CIA), negli anni settanta entrò a far parte del club degli ufficiali di riserva del Brabante, organizzazione militare accomunata dalla maniacale avversione al “pericolo rosso”. Quindi, nel ’78, Latinus si affiliò al Front de la Jeunesse e si occupò di organizzare il WNP.

Nel 1981, a causa di uno scandalo innescato dalla stampa contro l’estrema destra negli organismi dello stato, riparò per qualche mese nel Cile di Pinochet, tornando in patria alla vigilia dell’entrata in scena della banda del Brabante.

Su di lui ha indagato a lungo la rivista di sinistra Pour, e racconta il giornalista Jean-Claude Garot, autore di un’inchiesta sull’estrema destra, che “Latinus era stato inserito nel Front de la Jeunesse con un compito preciso: insegnare come condurre attacchi violenti, assalti ai caffè degli immigrati ed effettuare operazioni di sorveglianza”. Da notare che anche in Italia, a Bologna, gli immigrati e i rom finirono nel mirino della banda della Uno bianca. E il senatore Roger Lallemand, presidente della commissione belga su Gladio, arrivò a fine degli anni novanta a sostenere che le operazioni del Brabante erano “operazioni di governi stranieri o di servizi segreti che lavoravano per gli stranieri, un terrorismo volto a destabilizzare una società democratica”. A queste conclusioni si risalì anche ricostruendo i rapporti che Latinus aveva coltivato con gli statunitensi durante la presidenza Reagan quando il paese era impegnato ufficialmente in Nicaragua contro i sandinisti. E prosegue Lallemand: «Queste uccisioni senza senso potrebbero aver avuto una motivazione politica. Si ricordi quanto successe in Italia. Alla stazione di Bologna morirono ottantacinque innocenti. Pensiamo che dietro gli omicidi nel Brabante-Vallone vi fosse un’organizzazione politica”. Latinus, in un’intervista, confermò le conclusioni cui solo più tardi giunse anche il parlamento belga e fu arrestato alla fine della storia della banda del Brabante. Ma non ebbe il tempo di aggiungere molto altro perché il 24 aprile 1985 venne trovato impiccato con un cordone del telefono nella sua cella. I piedi toccavano a terra.

 

L’affare Dutroux

 

Inoltre il Belgio è stato il paese del cosiddetto affare Dutroux dove c’è dentro di tutto, ma veramente di tutto: pedofilia, necrofilia, snuff-film e personaggi dell’alta società belga, del mondo dell’alta finanza, della politica ecc.

Il dato di fatto, è che tuttora l’inchiesta non ha portato ancora a nulla circa i complici del Dutroux, anzi, sembra essersi arenata. Sono tanti i misteri. Dutroux aveva già ricevuto nel 1989 una condanna di 13 anni di carcere per aver sequestrato e violentato, a più riprese, due minorenni nel 1985 e la sua compagna Michèle Martin è stata condannata a sei anni di carcere per analoghe imputazioni. Ma i due non hanno scontato totalmente la pena, avendo ottenuto la grazia del re.[6] Si mormora anche che le piccole vittime sono molto di più di quanto si è detto. Così, mentre in Belgio oltre 350.000 persone manifestavano in piazza contro il mostro di Marcinelle e i tanti misteri che circondano quei crimini, in Svizzera calava il più stretto silenzio sul magnate elvetico arrestato in Sri Lanka, con l’accusa di aver violentato 1.500 bambini.

La zia di una delle due ragazzine assassinate da Dutroux, ha fatto gravissime dichiarazioni: “Il mercato del video che coinvolgono ha tentacoli in tutta Europa, in Olanda e in Svizzera”.

Tutta quest’efferatezza non è estranea ai revival dei culti satanici, che sono tornati in auge. Dal quotidiano fiammingo Der Standard, si è appreso con stupore, che almeno quattro poliziotti farebbero parte della setta satanica Abrasax, sospettata di aver comprato bambine, dal killer-pedofilo Dutroux per i loro riti.

Si è arrivati a questa sconcertante scoperta grazie a una lettera trovata durante una delle perquisizioni successive alla scoperta dei corpi di Julie e Melissa, nella casa di Bernard Weinstein di “non dimenticare di ricordargli che la grande festa si avvicina e noi attendiamo il regalo per la grande sacerdotessa”. Evidentemente Weinstein doveva ricordare la promessa a Dutroux.

In più è stato trovato, anche, uno strano documento, nel quale, si faceva presente la necessità di trovare il prima possibile “otto vittime da uno a 33 anni”. Anubis è al secolo Francis Desmedt che è anche Gran Maestro della cosiddetta Vieille Religion, una specie di associazione internazionale di streghe.

Dominique Nephtys, Gran sacerdotessa e un pezzo di novanta della Chiesa belga di Satana. Una domanda legittima da porsi è ma chi sono gli altri membri di questa setta rimasti segreti? E su quali protezioni hanno potuto contare? Le indagini si presentano subito difficili e lascia “stupiti” (per gli ingenui ovviamente) che viene cacciato il giudice antipedofilo Connerotte. Il magistrato non indagherà più su Dutroux. La Corte di Cassazione ha, infatti, deciso di togliere l’inchiesta al giudice istruttore Jean Marc Connerotte. Alla notizia seguono manifestazioni e scioperi. Una donna, disse: “Oggi i bambini sono stati uccisi per la seconda volta”.

Ma c’è di peggio il settimanale Diario (anno V numero 15, da mercoledì 12 aprile a martedì 18 aprile 2000) pubblica un servizio davvero pauroso: “Dopo la denuncia dell’eurodeputato Olivier Dupuis al congresso radicale, Diario è andato a vedere che c’è di vero riguardo ai minori inseguiti e uccisi a fucilate per divertimento” firmata dal giornalista Gianluca Paolucci. In un brano dell’inchiesta si scrive: “Place Fontenas, pieno centro di Bruxelles, a due passi della Grand’ Place e dei caffè alla moda… Il percorso che ha portato Place Fontenas è partito da Roma, dove, durante il congresso del Partito Radicale, l’europarlamentare belga Olivier Dupuis ha lanciato una serie di affermazioni che hanno letteralmente gelato la platea. Ha raccontato che nel suo Paese c’è stato un periodo nel quale alcuni bambini venivano costretti a subire violenze di ogni tipo, dove alcuni di questi bambini venivano perfino uccisi, come conigli, durante delle partite di caccia alle quali partecipavano nobili, finanzieri, notabili e funzionari dello Stato”.

Un parlamentare belga Laurent Louis pubblicò un elenco di nomi coinvolti nell’affare Dutroux che il gruppo Anonymous ha inviato a tutti i parlamentari del Belgio.[7]

Esso contiene un elenco di tutti i politici, uomini d’affari e giudici coinvolti nella prima fase o negli sviluppi successivi del caso di pedofilia criminale Dutroux; anche i membri della famiglia reale sono esplicitamente menzionati. In sostanza i vertici del Belgio possono essere ricattati.[8]

Ma la cosa significativa è la presenza in questo elenco del maggiore dell’esercito USA Michael Aquino, un esperto di guerra psicologica, che nel 1975 fondò una setta satanica chiama Il tempio di Set.[9]

Aquino ha una lunga storia in questo tipo di operazioni “speciali” e “paranormali”. Secondo un documento che scrisse assieme al colonnello Paul Valley, intitolato From PSYOP to MindWar: The Psychology of Victory (Dalla guerra psicologica alla guerra mentale: la psicologia della vittoria), dove si presentava un piano per una guerra psicologica perpetua, rivolta anche contro la stessa popolazione americana. Nel documento si afferma tra l’altro: “La guerra mentale deve iniziare nel momento in cui la guerra si ritiene inevitabile. Deve ricercare l’attenzione della nazione nemica attraverso ogni mezzo possibile e deve colpire i potenziali soldati prima che essi indossino le uniformi. Essi sono più vulnerabili alla guerra mentale nelle loro case e comunità..” “La guerra mentale è soprattutto strategica…Nel suo contesto strategico deve estendersi in ugual modo ad amici, nemici e neutrali in tutto il globo non attraverso i primitivi volantini gettati sui campi di battaglia o gli altoparlanti della guerra psicologica, né attraverso gli sforzi deboli, imprecisi della psicotronica, ma attraverso i mezzi di informazione posseduti dagli Stati Uniti che hanno la capacità di raggiungere virtualmente ogni popolo sulla faccia della terra. Questi mezzi d’informazione sono ovviamente quelli elettronici, radio e televisione. Gli sviluppi più avanzati delle trasmissioni consentono una penetrazioni delle menti ovunque nel mondo come non sarebbe stato concepite fino a pochi anni fa”.

Valley promosse anche le tecniche sublimali di lavaggio del cervello e le armi che aggrediscono il direttamente il sistema nervoso e cerebrale dei soggetti presi di mira: “Vi sono delle condizioni puramente naturali in cui le menti possono diventare più o meno ricettive e la guerra mentale deve avvantaggiarsi completamene di questi fenomeni come l’attività elettromagnetica dell’atmosfera, ionizzazione dell’aria ed onde alle frequenze estremamente basse”.

Le guerre mentali fanno parte di una strategia tendente a piegare la resistenza dell’avversario e cercare di annichilire le eventuali resistenze.

Secondo il documento sopracitato l’esercito statunitense avrebbe utilizzato un sistema d’arma operativo per mappare le menti di individui neutrali e nemici, e quindi modificarli secondo gli interessi dell’imperialismo USA. Questa tecnica sarebbe stata la causa della resa di 29.276 vietcong e soldati dell’esercito del Vietnam del Nord, tra il 1967 e il 1968. La marina degli Stati Uniti era anch’essa pesantemente coinvolta nella ricerca psicotronica.[10] Molti soldati statunitensi che prestavano servizio nella zona che divideva il Sud dal Nord Vietnam, affermarono di vedere UFO regolarmente. I Pentagon Papers rivelarono che una barriera elettronica fu posta lungo la zona di confine dalla società JASON.[11] Il maggiore Aquino era uno specialista, come si diceva prima, della guerra psicologica in Vietnam, dove la sua unità era specializzata nella stimolazione via droghe, lavaggio del cervello, iniezioni di virus, impianti cerebrali, ipnosi, uso dei campi elettromagnetici ed onde radio a frequenza a frequenza estremamente bassa.

Nel 1970, Aquino fu trasferito in Kentucky, dove inaugurò una “grotta” della Chiesa di Satana e prese a tenere una fitta corrispondenza con seguaci presenti e futuri. La Vey lo autorizzò a scrivere il rituale lovecraftiano Richiamo di Ctuhilhu, cui riconobbe una valenza liturgica, e Aquino tornò poi più volte sul pantheon di Lovercraft, a riprova di quanto il Necronomicon avesse assunto di culto sia tra i satanisti sia tra i seguaci della “luce bianca”.

Aquino terminò un master in Scienza politiche e in seguito un dottorato presso l’University of California, a Santa Barbara. Da qui momento cominciò a trattare direttamente con il Joint Chiefs of Staff (Comitato composto dai superiori dei vari corpi militari: Esercito, Marina, Aviazione) come tenente colonnello con accesso a questioni della massima segretezza. Nel frattempo – stanco degli atteggiamenti istrioneschi e dei pregiudizi antintelluattistici di La Vey – aveva organizzato un gruppo scismatico basato su un gruppo scismatico basato su una sua personale rivelazione: il Tempio di Set.

Per Aquino, Set rappresenta una forza della natura, non necessariamente identica al Satana della dottrina cristiana. Vale a dire che considerava Set come la personificazione non del male, bensì delle idee contrapposte a quelle della cristianità: una teologia separata, personale, che trascende la metafisica giudaica- cristiana e arriva a includere questo Principe delle Tenebre. Quindi, se anche per i cristiani rappresenta il male a causa del suo essere diverso e contrapposto, Set non ha in sé oggettivi elementi di malignità.

Egli adottò un approccio decisamente intellettualistico al satanismo e rese noto un elenco “letture raccomandate” lungo una cinquantina di pagine. Organizzò la sua chiesa in una struttura molto centralizzata e chiamò alcuni ex membri della Chiesa di Satana a comporre la sua Cerchia del Nove. Conobbe sua moglie, Lilith Sinclair[12] nel periodo in cui la donna gestiva una libreria esoterica in West Fourth Street a Manhattan.

L’interesse per l’occultismo nazista è perfettamente compatibile con la decisione di Aquino di esplorare il lato oscuro dell’esperienza umana.[13] Egli era convinto di poter “separare” agli aspetti occulti del Terzo Reich da quelli sociali, politici e criminali. A questo scopo eseguì la cosiddetta Wewelsburg Working, opera magica finalizzata a “distillare l’esperienza occulta di Wewelsburg – e quindi del centro di culto di Himmler, con tutti i suoi echi mistici – in un “generatore” di potere che, opportunamente attivato da lui stesso, potesse produrre una rinascita satanica”.

Aquino visitò il castello delle SS in Germania nei primi anni ’80 e sicuramente restò colpito dalla fantasia occulta di Himmler, che per certi aspetti era ancora intatta e palpabile. Durante una delle visite eseguì nella torre nord un rito magico per liberare il potere di Wewelsburg sul resto del mondo: sarebbe servito a innescare la fase successiva dell’evoluzione umana.

Se per il razionalista La Vey Satana rappresentava “il carnale, il materiale, e gli aspetti mondani della vita”, per Aquino, invece Satana era un vero e proprio essere personale che andava adorato al posto del Dio biblico. Dopo aver invocato Satana e aver ricevuto come risposta il messaggio che trascrisse in The Book of the Coming Forth By Night e che divenne il testo fondamentale del credo (nel quale il Diavolo dichiarava di chiamarsi Set e che Satana fosse soltanto il suo epiteto ebraico), Aquino, memore della sua esperienza nei servizi segreti militari e del progetto Monarch inerente al controllo mentale, estremizzò il concetto di “egoismo animale” teorizzato da La Vey codificandolo nella cosiddetta “piccola magia nera”. La piccola magia nera, intesa a manipolare gli altri e l’universo in generale, “consiste nel far accadere qualcosa senza spendere il tempo e l’energia necessaria per farlo accadere attraverso un processo diretto di causa ed effetto”, ove Aquino intendeva l’arte della manipolazione “grazie a semplici trucchi di disinformazione fino a una manipolazione estremamente sottile e complessa dei fattori psicologici nella personalità”. A questa aggiunge una “grande magia nera” (che trae gli incantesimi dalla Golden Dawn e dagli insegnamenti di A. Crowley) legata invece a una rivisitazione del mito gnostico secondo cui il Principe delle Tenebre sarebbe un Portatore di Luce (come indica il nome Lucifero), una sorte di ribelle Prometeo che avrebbe consegnato la conoscenza agli uomini nonostante il divieto del geloso e sanguinario Dio biblico. In questo senso il “peccato originale” assume un significato opposto a quello cristiano cattolico. L’uscita dall’Eden e dall’alveo del malvagio dio biblico andrebbe interpretato come una presa di coscienza e di conoscenza dell’uomo primigenio che, grazie all’intervento del Serpente, scopre il modo per divenire egli stesso un dio, attraverso la legge Fa’ ciò che Vuoi di Crowley, intensa nel senso più alto come conseguimento della propria autentica volontà (da non confondere con i bassi istinti). In questo senso l’emancipazione dalla legge jahvista conduce l’uomo primo verso un cammino della sua stessa deificazione: ecco che l’Uomo si fa Dio.

La filosofia setiana aspira, infatti, a conseguire un supremo autocontrollo e a ottenere il controllo della natura e degli altri mediante la piccola magia, che risente come abbiamo visto della metodologia acquisita da Aquino come appartenente dei servizi segreti militari. Il Tempio di Set rifiuta il nichilismo e l’edonismo superficiale della società moderna per privilegiare un sentiero di conoscenza: il suo ideale è “Essere è Conoscere”, che è l’opposto della filosofia orientale che ricerca invece la liberazione nei dettami mistici della Via della Mano Destra partendo dal presupposto che “Essere è Sofferenza”.

I Setiani, sebbene credano in una divinità nel senso letterale, non adorano però Set nello stesso modo in cui i Cristiani adorano Dio: asse venera Set poiché rappresenta per loro una coscienza in più profonda e la forza individuale sprigionata può renderli simili a un dio. Il fine più ultimo dei Setiani è, infatti, quello di raggiungere questa più alta consapevolezza spirituale e più profonda conoscenza del sé. Tale processo d’attualizzazione del sé è chiamato Xeper, un termine egizio che significherebbe secondo Aquino “venire alla luce”: anche per questo Lucifero come abbiamo visto, è il portatore di Luce. Così la messa nera ha varie modalità di celebrazione, mentre gli altri riti sono rigidamente definiti.

Altri due membri del Tempio di Set erano Willie Browning e Dennis Mann, entrambi (guarda caso) anche loro ufficiali dei servizi segreti militari.

Il Tempio di Set non è presente solo negli Stati Uniti ma anche in Italia a Napoli precisamente. Leo Zagami collega la soluzione del caso dell’omicidio inerente il caso di Melania Rea al fatto che il marito Salvatore Parolisi era legato alla filiale italiana del Tempio di Set.[14] In sostanza Parolisi era un sottufficiale che si occupava dell’addestramento delle reclute del 235° Reggimento di Fanteria Piceno di Ascoli, dove lavorava Parolisi (e precisamente Roma Cecchignola) si occupava dell’addestramento delle reclute… in particolare di donne, che a quanto sembra le serbava un addestramento davvero particolare, secondo una metodologia che sfociava nella manipolazione mentale, seguendo un protocollo molto, troppo simile al Monarch: droghe, violenze, sesso, abusi. Una testimone parlò agli inquirenti di una specie di rituale che prevedeva l’uso delle candele nere mentre la vittima era legata a letto.[15] Se Parolisi fosse stato anche affiliato al culto satanico fondato dal colonnello Aquino, la faccenda assumerebbe dei connotati più precisi e drammaticamente più inquietanti. Se così fosse, in altre parole, sarebbe confermata la pista rituale per l’omicidio di Melania Rea, non solo per l’addestramento che era svolto nella caserma, ma anche dell’omicidio di Melania. Bisogna ricordarsi che la filiale napoletana del Tempio di Set è l’unica sede ufficiale presente in Italia e i suoi proseliti furono già accusati di aver organizzato una messa nera nei sotterranei dello stadio San Paolo.

 

Torniamo agli attentati a Bruxelles

 

Come abbiamo viso prima, con la cosiddetta “banda del Brabante non è la prima volta che il Belgio viene colpito da strutture clandestine.

Nel 1984, una squadra di marines statunitensi fu paracadutata in Belgio, e incontrò un membro dell’intelligence militare belga”.[16]

Si nascosero per due settimane prima di attaccare la stazione di polizia a Vielsalm. Armi e munizioni furono rubate. Un agente di polizia belga fu assassinato. Nel 1991, un’indagine del Senato belga dimostrò che l’attacco fu opera di militari statunitensi e belgi. Ulteriori attacchi ebbero luogo in Belgio. Altre armi e munizioni furono rubate in tali attacchi… In quel periodo in Belgio, gli “estremisti” guidavano i cosiddetti Massacri del Brabante. Si trattava di una serie di attacchi in due anni. Gruppi di uomini armati irruppero in ristoranti e supermercati e iniziavano a sparare”.[17]

   “Aangirfan[18] ha descritto l’operazione asimmetrica di controintelligence, originariamente concepita come difesa ‘oltre le linee’ di un Paese, poi mutata scatenando il terrore in ‘Patria’ (Europa, America del Nord) per manipolare risultati politici, sociali, militari e la spesa per la difesa, all’interno. “Non è una teoria della cospirazione, è un fatto storico”. “Il 30 gennaio 2010, si apprese che i generali della NATO idearono l’Operazione Gabbia (Le indagini su Gabbia si approfondiscono con Poyrazkory rinviato a giudizio) compresa l’idea di far detonare esplosivi durante le gite di scolari nei musei militari in Turchia. L’intenzione era uccidere molti bambini”. Il generale inglese Frank Kitson avrebbe sviluppato l’idea della ‘pseudo banda’.[19]

Perciò non vedo niente di sballato o trascendentale che questi attentanti da parte di “islamici” siano nella realtà attuati da strutture del tipo Gladio, come non è da è escludere che chi li attua sia semplice manovalanza che non sappiano dei reali scopi degli attentati (magari i membri di questi commando prima di compierli sono passati a sedute dove si attua il controllo mentale).

Quello che voglio dire, la realtà è molto più complessa di quanto si creda. Le guerre asimmetriche attuali sono un grande contenitore, poiché la guerra diventa sempre più totale.

Nel 2001 uscì un libro dal titolo emblematico Guerra senza limiti edito dalla Libreria editrice goriziana, degli autori Qiao Lang e Wang Xiangsui, due ufficiali dell’esercito cinese che hanno svolto incarichi come Commissari politici presso i Dipartimenti politici dei comandi superiori come addetti alla morale, disciplina supervisione dei Comandanti e delle attività di propaganda. Il termine moderato dei loro incarichi non tragga in inganno: si tratta di due autentici revisionisti di fino. Il libro illustra l’evoluzione dell’arte della guerra, dai primi conflitti armati alla nostra epoca “di terrorismo e globalizzazione”. Quello che è messo ben in luce, è come muti l’approccio dei governi all’idea “fare la guerra”.

In questo libro c’è la codificazione delle nuove regole dell’ “arte militare”. Nei “nuovi” conflitti, dove le finalità non sono mai completamente interpretabili, si tratta di schiacciare il nemico in un campo di battaglia molteplice e non del tutto definibile, e di conseguenza si progettano le armi adatte ai tipi di guerra che si vuol fare.[20] Attualmente, la guerra imperialista è sempre più veloce ed immediata e “teoricamente” opera col minor spargimento di sangue “possibile” (in relazione agli obiettivi prefissati). In realtà questo è ciò che viene propagandato, il terreno concreto smentisce la teoria, solo che la teoria deve essere sufficientemente indefinita di modo da permettere l’utilizzo di armi e progetti che si traducano in un aumento del potere degli eserciti stessi rispetto alle altre forze del paese agente. Una guerra dove si mira più a destabilizzare il nemico che ad eliminarlo. La guerra di oggi preferisce agire in misura ben superiore che al passato, anche in campi che teoricamente non hanno nulla a che fare con i conflitti armati. Dietro la scusa di non uccidere nemici in maniera visibilmente ingestibile, si può anche muoversi là, dove lo scontro fisico non è necessario, andando a toccare i nervi scoperti del suo apparato statale, sociale ed economico, cercando di ottenere un effetto paralizzante superiore a quello delle armi usuali.

Ma poi, ed è Gaza a dimostrarlo, si tratta solo di teorie dal fine recondito, come appunto sosteniamo, un fine secondo: infatti poi, alla fine, prevale l’utilizzo barbaro dei cannoni e dei bombardamenti.

Pertanto perché bisogna dare attenzione a un testo del genere?

Non solo perché è stata la CIA a dedicarsi allo studio di questo testo, sin da quasi subito dopo che venne nelle mani degli alti ufficiali dell’esercito cinese e della cricca borghese impadronitasi del Partito un tempo comunista.

Principalmente perché la teoria della guerra asimmetrica si rifà all’utilizzo di strumenti che sono usati, contri vittime civili.

I campi di battaglia diventano infiniti, una volta che il bersaglio non è il corpo fisico da annientare, ma la psiche del “nemico”, in forma non direttamente evidente “agli altri”.

Un bersaglio che permette una progressiva erosione dei diritti civili, uno svuotamento dello stato di diritto, un atteggiamento di resa da parte delle persone colte e impegnate, un definitivo imbarbarimento che non fa che confermare quanto esposto da Lenin ne “l’imperialismo”, aspetto di cui tuttavia, dopo il nazismo, non avevamo bisogno di altre conferme.

Una guerra segreta quindi, che colpisce attraverso nuove tecnologie e coinvolgimento di specialisti in campo medico e psichiatrico, psicologico, fisiologico, elettronico, informatico, biologico, il cervello, i sentimenti, il clima, il cyberspazio, lo spazio.

Non a caso il vice premier D’Alema nel 1999 fa divenire corpo d’armata l’Arma dei carabinieri, e questa subito dopo assume in gran numero laureati in scienze biologiche.

La pubblicistica pre e post-11 settembre serve allo scopo, antrace, armi biologiche, chip a DNA. Le riviste scientifiche parlano apertamente di queste cose, la politica tace.

Chi autenticamente comanda, ha i suoi soldatini.

I politici delegano ai ministri, i quali nel divenire ministri, si adeguano ai generali.

Nella sostanza la guerra non consisterà più solamente nell’utilizzo di mezzi che coinvolgono la forza degli armamenti per costringere il nemico ad accettare la propria volontà, ma consisterà tutti i mezzi possibili per obbligare il nemico a servire i propri interessi.

La tendenza attuale per arrivare alla vittoria (e che si accentuerà sempre di più), è la combinazione dei metodi operativi che si usano e che possono variare, ha secondo degli scopi che si vogliono raggiungere. I metodi da combinare possono essere militari, trans-militari (guerra diplomatica, guerra di network, guerra di intelligence, guerra psicologica, guerra tattica, guerra di contrabbando, guerra di droga, guerra virtuale di deterrenza), oppure non militari (guerra finanziaria, guerra commerciale, guerra delle risorse economiche, guerra inerente agli aiuti economici, guerra sanzioni, guerra mediatica, guerra ideologica).

Ad esempio la cosiddetta “guerra al terrorismo” lanciata da Bush dopo l’a11 settembre è una combinazione di: guerra d’intelligenze + guerra finanziaria + guerra di network + guerra ideologica + altri tipi di conflitti. Dunque, i conflitti contemporanei sono dei grandi contenitori.

C’è da chiedersi quali sono i reali obietti dell’attentato a Bruxelles.

Se ci si ragiona bene, si nota che i maggiori attentati terroristi nell’Occidente imperialista hanno avuto tre connotati.

Primo, la puntualità. L’attacco dell’11 settembre avviene nel momento in cui l’imperialismo USA aveva già deciso (come riportava il New York Times del 31 agosto 2001) di spostare in Asia il centro focale della sua strategia per contrastare il riavvicinamento tra Russia e Cina: nemmeno un mese dopo, il 7 ottobre 2001, con la scusante di dare la caccia a Osama bin Laden considerato il “mandante” dell’11 settembre, l’imperialismo USA inizia la guerra in Afghanistan, la prima di una nuova escalation bellica.

Sarà un caso ma l’attacco a Bruxelles avviene quando l’imperialismo USA assieme agli altri imperialisti occidentali si preparano a occupare la Libia, con la motivazione di eliminare l’ISIS che “minaccia l’Europa”.

Secondo, l’effetto terrore: la strage, le cui immagini scorrono ripetutamente davanti ai nostri occhi, crea una vasta opinione pubblica favorevole all’intervento armato per eliminare la “minaccia islamica”. Stragi terroristiche peggiori, come sono avvenute in Siria e in Iraq, passano quasi inosservate.

Terzo, la firma: paradossalmente “il nemico oscuro” firma sempre gli attacchi terroristici. Nel 2001, quando New York è ancora avvolta dal fumo delle Torri Gemelle, sono diffuse le foto e biografie dei 19 presunti dirottatori “membri di al Qaeda”, parecchi (guarda caso) già noti all’FBI e alla CIA.

E guardo caso è la stessa cosa che è successo a Bruxelles nel 2016: prima di identificare le vittime, s’identificarono gli attentatori che erano già noti si servizi segreti.

Perciò a pensar male come diceva il “divino” Giulio, ci si azzecca, non ritengo di essere lontano dalla realtà se affermo che i servizi segreti sono efficientissime macchine della strategia del terrore.

La manovalanza, che spesso e volentieri non è consapevole di essere strumentalizzata per fini opposti a quello combatte e si immola, pensiamo ai movimenti terroristi di marca islamica armati e addestrati dai servizi segreti dei paesi imperialisti e dall’Arabia Saudita, per demolire primo lo Stato libico e in seguito frammentare quello Siriano col sostegno della Turchia e delle migliaia di volontari europei affluiti in Siria con l’evidente complicità dei loro governi.

In questo grande bacino si può reclutare sia l’attentatore suicida, convinto di immolarsi per una causa che ritiene santa, sia il professionista della guerra o il piccolo delinquete che nell’azione viene “suicidato”, facendo trovare la sua carta d’identità (come nell’attacco a Charlie Hebdo) o facendo esplodere la carica prima che si sia allontanato.

Oppure si può anche facilitare la formazione di cellule terroristiche, che autonomamente alimentano la strategia del terrore creando un clima da stato di assedio, come quello odierno nei paesi europei della NATO, che giustifichi nuove guerre sotto comando USA o svolte autoritarie all’interno del paese.

Come afferma Gianfranco Carpeoro uno studioso di simbologia (in particolare quello inerente ai Rosacroce) quando dice.

che questo ondata di terrore “Di volta in volta viene utilizzato per scopi a volta tattici, a seconda delle circostanze, e se da qualche anno si rivolge contro l’Europa, non è certamente perché il SOVRAGESTORE vuole distruggere l’Europa, ma perché vuole e ha interesse che rimanga così. Il neoterrorismo deve impedire che l’Europa si liberi dal giogo monetario e delle banche e dalla soggezione al potere finanziario di cui la conservazione di un potere politico utile e comodo per la conservazione dello status quo nella sua complicità o nella sua ignoranza, debolezza, egoismo o incompetenza. il neoterrorismo salda il rapporto tta il popolo e il potere col collante della paura”.[21]

Perciò ritengo non abbia del tutto torto Gioele Magaldi del Grande Oriente Democratico quando afferma che attualmente: “il cittadino è abituato ai riti della democrazia, alla retorica della democrazia. Oggi piuttosto si pensa di svuotarla di sostanza. Si abitua il cittadino non elegge più il Senato o le province (ad esempio, per parlare dell’Italia). In Europa ci si è abituati a una costruzione economicista e tecnocratica: il Parlamento Europeo non è il luogo della sovranità del popolo: on ha il potere di sfiduciare un esecutivo europeo. Non abbiamo un dipartimento economico, quindi un primato della politica, sovra-ordinato alla Banca Centrale. Il più grosso poter è un potere non elettivo, tecnocratico. La Banca Centrale? Sì, c’è un diritto pubblico che la regola, ma la proprietà e l’indirizzo sono di natura privatista”.[22]

Per le masse popolari italiane ed europee davanti a queste tendenze, devono iniziare una Resistenza in forma politica. Solo un’estesa, Resistenza di massa, che vada oltre ghetti e orticelli, e ben oltre le stesse lotte che generosamente le masse popolari stanno attuando contro le degenerazioni più intollerabili delle politiche del regime (dalle lotte studentesche e qui in Italia alle lotte contro la TAV, fino alle mille e mille lotte locali).

Si deve sviluppare una lotta popolare per ripristinare il Diritto, per la riappropriazione dei beni passati di mano con le politiche di privatizzazione, per la requisizione e la rimessa in marcia degli stabilimenti e delle aree dismesse, per il controllo di massa delle amministrazioni locali perché i contributi fiscali siano utilizzati per la difesa e il rilancio del patrimonio pubblico immobiliare con l’imposizione del diritto gratuito alla casa per tutti i nuclei familiari di lavoratori e di disoccupati, per un salario garantito, con la revoca delle pensioni d’oro.

In una parola, la resistenza deve essere per l’inizio del rispetto pratico della Costituzione.

Questo passaggio richiede un’unità discriminante che si deve tradurre in centri di coordinamento e collegamento delle forze. Questo però, non deve essere visto l’atto iniziale, che deve essere, invece, l’avvio della Resistenza politica di massa.

 

 

[1] http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/28/terrorismo-suggerimenti-per-gli-inquitenti

 

[2] Questi giornalisti “democratici” sono troppo abituati a definire che l’unico paese anomalo presente in Europa e nel mondo occidentale è l’Italia per via dell’alto tasso di corruzione, e vedono come modello le “grandi democrazie occidentali” che non s’interrogano sul reale funzionamento di queste società.

 

[3] Metto tra virgolette processo di pace, poiché normalmente è uno strumento di disarmo delle lotte rivoluzionarie/di liberazione nazionale da parte dell’imperialismo.

 

[4] http://www.europarl.europa.eu/news/en/news-room/20160318STO20039/

 

[5] http://www.centerforsecuritypolicy.org/2016/03/16/shootout-turns-brussels-suburb-into-warzone/

 

[6] http://www.morasta.it/pedofilia-mafia-elite-sette-e-servizi-segreti/

 

[7] http://www.iconicon.it/blog/2012/09/enorme-scandalo-belgio-anonymous-pubblica-elenco-di-persone-coinvolte-nel-caso-dutroux/

 

[8] https://infrakshun.wordpress.com/2014/03/13/the-eurocrats-and-marc-dutroux-ii-a-judge-a-king-a-psychopath-and-his-lover/

 

https://infrakshun.wordpress.com/2014/03/10/the-eurocrats-and-marc-dutroux-i/

 

[9] Che ha una sede anche in Italia a Napoli, vedere http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=510

[10] Behold a Pale Horse, William Cooper, Light Tecnology Press. Sedona, AZ. 1991 p. 166.

 

[11] Nel 1971 apparvero sulla stampa americana i testi chiamati Le Carte del Pentagono (Pentagon Papers), documenti segreti resi pubblici da Daniel Ellsberg, un vecchio analista della Rand Corporation (la lobby militare del Pentagono). In quel periodo venne anche pubblicato il libro The Jasons: The Secret History of Science’s Postwar Elite (La Storia Segreta della Scienza nella Guerra Fredda) di Ann Finkbeiner. Mentre i primi testi evidenziavano le macchinazioni del governo statunitense durante la guerra in Vietnam, il secondo rivelava l’esistenza di un’equipe segreta di scienziati che collaborarono con varie amministrazioni passate per Washington. Questo gruppo era conosciuto come “Jason”.

L’origine di questo nome viene dalla mitologia greca, dalla storia di Jason [Giasone N.d.R.] e gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, oggetto che gli avrebbe dato vittoria e gloria. Ma nulla lega i nostri scienziati del Pentagono con i cercatori della leggenda greca, né con il vero Jason, che scoprì la pelle di montone dorata appesa ad un albero di Dodona, il luogo denominato Iperborea al Polo Nord. Jason era quindi un’equipe segreta di scienziati che collaboravano col potere, e come ci racconta il professore di matematica catalano Salvador López Arnal, nel 1971, Jason rappresentava un chiaro impegno politico di un gruppo di scienziati che includeva le eccellenze della scienza fisica e biologica, compresi alcuni premi Nobel nella propria disciplina. Link http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=5934

 

[12] Sarà un caso, ma in questo mondo esoterico alla fine non ci deve stupire nulla, Sinclair è anche il nome di un‘antica famiglia scozzese molto collegata con i Templari, che si rifugiarono in Scozia quando il loro Ordine du soppresso in Francia. In Scozia, da Robert Bruce in poi, ogni sovrano fu Cavaliere Templare ed in quella terra si sono intrecciate le vicende di Rosslyn, la famiglia Sinclair e l’Ordine Templare da cui sono venute letture culturali del templarismo. Proprio vicino a Rosslyn, sulla piccolissima isola di May, nel Firth of Forth, la profonda insenatura creata nella costa orientale scozzese dall’estuario del fiume Forth, secondo una tradizione massonica francese, sarebbe stata inizialmente trasferita, a bordo di nove navi, i documenti e le ricchezze degli ultimi Templari in fuga dal porto di La Rochelle. A Rosslyn, secondo molti studiosi, abita il segreto di William Sinclair e l’enigma di misteriosa pietra rossa avvolta da una forte energia, all’interno della cripta inferiore della Cappella scozzese che racconta la storia dei Cavalieri Templari.

In Italia nel 2012 è nato il Clan Sinclair Italia. La sede è a Parma ma conta iscritti in tutto il Paese, in particolare nelle Marche. L’Associazione culturale ha lo scopo di approfondire la ricerca, lo studio e la diffusione dei valori del templarismo originario, che appartiene alla famiglia scozzese dei Sinclair e dei Rex Deus. Sino ad oggi l’unica sede, al pari di quella italiana, era a Wick, in Scozia. Presidente del Clan Sinclair Italia è stato nominato Tiziano Busca, vice presidente Massimo Agostini, tesoriere Davide Bertola, segretario Sven Boheme. Ian Siclair è presidente onorario, Lord Malcom Sinclair è Patron.

Con questo attospiega il presidente Buscala famiglia Sinclair, testimone di un passato straordinario, ha voluto segnare il forte legame con l’Italia. La nascita di questa nuova associazione di ricerca è però anche una testimonianza di stima tra il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi, e la famiglia Sinclair, in particolare con Lord Malcom Sinclair, Lord d’Inghilerra, e Ian Sinclair archivista e bibliotecario della famiglia“.

http://www.grandeoriente.it/rassegna-stampa/2012/07/(adnkronos)-templari-e-ricerca-iniziatica,-nasce-il-clan-sinclair-italia.aspx#sthash.chlR5y56.dup f

 

[13] Sara sempre un caso, ma nel film Vallanzasca – Gli angeli del male, Kim Rossi Stuart che interpreta Vallanzasca dice “non sono un cattivo è che ho il lato oscuro un po’ sviluppato“. Sarà sempre un caso che Angela Corradi, una delle “pupe“ della banda in seguito diventata suora aveva una croce uncinata tatuata, pare sul seno. Guarda caso a Turatello il boss di Milano Francis Turatello andava in giro con una svastica d’oro appesa al collo e che, in carcere divenne il testimone di nozze di Vallanzasca, gli regalò un ciondolo a forma di svastica. E sarà sempre un caso, che nel 1976, Vallanzasca quando era uno dei latitanti più braccati d’Italia, vola in Cile e si sistema tra gli spalti per vedere la Coppa Davis. Afferma Mario Campanella, giornalista, portavoce del Pdl Calabria, che nel 2004 realizzò, insieme a Maria Rita Parsi, una serie di interviste in carcere, a Voghera, all’ex bandito dagli occhi azzurri: “Renato Vallanzasca assistette alla finale di Coppa Davis Cile-Italia nel 1976. Imbarcandosi da Parigi sotto falso nome, andando a trattare con il regime cileno una latitanza che poi non si concretizzò: possibile che nessuno se ne accorse?. Continua Campanella “Vallanzasca e la sua banda avevano diversi miliardi di lire dell’epoca in tasca, frutto di sequestri che si erano chiusi a cifre ben diverse da quelle diffuse. Il regime cileno offrì loro una protezione, un ranch intero in cambio dell’arrivo dei soldi a Santiago del Cile, ma Vallanzasca mi disse che ebbe paura di essere successivamente scaricato e non se ne fece nulla“, conclude Campanella “Capisco che Panatta non possa sapere una cosa del genere ma mi chiedo come sia stato possibile a Vallanzasca raggiungere e contattare le autorità cilene, arrivare allo stadio di Santiago e passare del tutto inosservato. Misteri dell’Italia anni 70“. Non misteri degli anni ’70, ma questo è il famoso lato oscuro del potere quello che è nascosto alla maggior parte delle persone.

 

[14] http://www.newnotizie.it/2011/06/27/melania-pm-sospeso-legale-ferraro-minacciato-militari/

 

[15] http://posta65a.mailbeta.libero.it/cp/ps/Mail/MailMessagePrint

 

[16] http://www.threemonkeysonline.com/n-a-t-o-gladio-and-the-strategy-of-tension/

 

[17] http://www.globalresearch.ca/gladio-and-the-creation-of-geopolitical-chaos-gangs-and-counter-gangs-in-europe-northern-ireland-iraq-and-now-in-syria/5495865

 

[18] http://aangirfan.blogspot.it/2010/10/fascist-terrorism-in-europe.html

 

[19] http://www.prisonplanet.com/articles/august2005/030805faketerrorism.htm

 

[20] Nella guerra che nel libro in oggetto, stampato da una casa editrice reazionaria (del Friuli Venezia Giulia) legata all’esercito, è definita assimetrica; una lettura del termine rimanda a una guerra, dove da una parte possiede moderne tecnologie e l’altra niente o quasi, l’assimetria consiste nell’uso di diverse tipologie d’armi. Semplificando: militare tradizionale contro guerriglia o militare tradizionale contro diversi tipi di guerra. Un’altra lettura, più “tecnica”, più attenta all’ideologia sottesa degli autori, che sono tutt’altro che coerenti al marxismo-leninismo, è quella che rimanda alla metodologia non convenzionale delle guerre, alla loro estensione alla società, alla vita delle masse anche nelle zone non colpite. Una ideologia “globale” e reazionaria insieme, il “summa” delle nefandezze prodotte dal revisionismo nei paesi socialisti, in perfetta coerenza e concordanza strategica con l’imperialismo capitalista, perché espressione della stessa classe, della stessa borghesia, oramai priva di alcuna natura nazionale e patriottica: la borghesia imperialista.

 

[21] http://www.democraziaradicalpopolare.it/L_Intelligenxe_che_offende

 

[22] http://www.byoblu.com/post/2015/12/09/la-massoneria-cattiva-che-minaccia-

Advertisements

~ di marcos61 su aprile 1, 2016.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: