IL MISTERO DI NUOVA BERLINO

 

 

 

È mai esistita una base tedesca chiamata Nuova Berlino o Base 211?

 

Rispondere a queste domande è molto difficile, poiché su quest’argomento c’è molta disinformazione, come sui dischi volanti nazisti (che alcuni sostengono che sono andati primi fra tutti fino alla Luna).

 

Partiamo dal 1940, Hitler dopo la disfatta della Francia, non aveva nessun interesse a continuare la guerra contro l’Inghilterra, poiché lo distoglieva da quello che era il vero obiettivo di tutta la politica nazista: l’aggressione all’URSS, per schiacciare l’odiato bolscevismo. C’è da ipotizzare che il piano d’invasione dell’Inghilterra denominato Leone Marino fosse nella realtà un autentico bluff poiché la marina tedesca era notevolmente inferiore a quella inglese dal punto di vista numerico per attraversare con successo la Manica.[1]

 

Da questo punto di vista, per quanto riguarda la lotta sul mare contro l’Inghilterra, in un ottica – come sperava il Führer – di “guerra breve”, una base in Antartide sarebbe stata del tutto inutile: in questa fase la guerra sul mare era un fronte secondario rispetto a quello terrestre, e comunque le zone calde nel conflitto sui mari erano l’Atlantico del Nord e il mare del Nord.

 

Ma con il rifiuto della Gran Bretagna di scendere a compromessi (estate 1940) le cose cambiarono decisamente; la guerra avrebbe richiesto tempi molto più lunghi e diventava allora essenziale a rintracciare le vie rifornimento inglesi un po’ in tutto il mondo, comprese le zone australi. Vista in quest’ottica, una base in Antartide, nelle sue zone “miti”, poteva essere utile.

 

Mentre c’è una letteratura sulle operazioni dei corsari tedeschi in questi mari, poco si sa sui sommergibili tedeschi che operavano nella stessa zona, a parte di alcuni incontri nel 1941 tra U-Boat e corsari.[2]

 

Karl Brugger, nel suo libro Cronaca di Akkakor [3]Ed. Mediterranee, Roma, 1996), parla di una missione segreta di U-Boat inviati nell’estate del 1942 ad operare contro navi brasiliane nell’Atlantico del Sud.[4] Questi sommergibili riuscivano a rifornirsi solo grazie all’aiuto dei sommergibili cisterna (le famose “mucche da latte” – sommergibili della classe XIV). Non è da escludere, che come base di rifornimento avessero utilizzato una base segreta (niente di strano visto che si era in pieno conflitto mondiale) in Antartide.

 

L’Antartide, era all’epoca una delle aree meno conosciute del pianeta e il fatto che la ripartizione di quei territori non fosse ancora stabilita da alcuna legge internazionale, [5] faceva sì che un’occupazione fisica degli stessi ne comportasse automaticamente il possesso. I nazisti dunque fremevano al pensiero di muoversi verso quelle terre e rivendicarne la proprietà una volta giunti sul posto; un’azione di quel genere avrebbe ovviamente avuto una risonanza a livello mondiale) o così speravano. Organizzare una spedizione militare in clima di tensione come quello che cera verso la fine degli anni ’30 non avrebbe fatto altro che incrinare prima del tempo i rapporti con gli angloamericani, per cui fu decisa una spedizione “civile” per il 1938, in collaborazione con la Lufthansa. Il comando fu affidato al capitano Alfred Ritscher, il quale aveva già dimostrato abilità ed esperienza durante precedenti missioni nell’area artica. Una nave fu appositamente modificata nei cantieri di Amburgo per la missione: si trattava di un mercantile riconvertito per il lancio di un paio di idrovolanti. Il nome dato all’unità fu Schwabenkand (il cui significato è Svevia) e i membri del suo equipaggio furono selezionati e preparati direttamente dalla Società Tedesca per la Ricerca Polare. Tutto faceva presagire insomma una missione in grande stile. Il contrammiraglio Richard Byrd, grande esperto americano dei territori polari fu invitato dai vertici tedeschi a partecipare alla spedizione ma lo statunitense, dopo aver visionato, equipaggio e pianificazione, decise di declinare l’offerta.[6] Byrd era all’epoca considerato quasi un mito: era stato il primo uomo a sorvolare il Polo Sud, nel 1929.

 

La Schwabenkand lasciò Amburgo esattamente il 17 dicembre 1938 con a bordo ingegneri, idrografi e cartografi e, dopo poco più di un mese, raggiunse la banchisa antartica il 20 gennaio del 1939, nella posizione 69° 10’ S, 4° 15’ W. La nave era stata realizzata per essere in grado di imbarcare, lanciare (mediante catapulta a vapore a una velocità di 150 km/h) e recuperare mediante sollevamento dell’acqua l’idrovolante Wal, della ditta Dornier. Si trattava di un velivolo ad abitacolo scoperto, felicemente utilizzato in passato per il servizio postale e con un’autonomia di circa 2.200 km.[7] Durante le settimane successive i due Wal effettuarono una quindicina di voli coprendo una superficie compresa tra i 325.000 e i 600.000 chilometri quadrati di territorio (i dati sono contrastanti) e scattando 11.000 fotografie delle aree sorvolate con le speciali fotocamere Zeiss installate a bordo. Una tale raccolta di dati permise, fra le altre cose, di aggiornare le vecchie mappe. Come se non bastasse, furono letteralmente disseminate centinaia di bandiere naziste, il cui scopo era di dimostrare la paternità delle terre. Le bandiere erano, infatti, fornite di una base pesante e appuntita che permettesse una facile penetrazione, ne ghiaccio. L’intero territorio coperto dall’esplorazione nazista fu denominato Neu-Schwabenland ovvero Nuova Svevia. Furono scoperte con soddisfazione alcune aree relativamente libere dai ghiacci, ricche di vegetazione e di sorgenti calde sotterranee. Dopo un mese, durante il Ritscher e la sua équipe pianificarono una nuova spedizione, che però non ebbe luogo a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il viaggio di ritorno durò comunque il doppio di quello di andata, poiché alcuni scienziati furono sbarcati in Sud America per pianificare nuove spedizioni. È interessante osservare che almeno una parte dei territori raggiunti dai tedeschi fossero già stati scoperti dai norvegesi nel 1931: tale regione è stata poi rinominata Terra della Regina Maud nel 1957, in accordo al Trattato Atlantico. Probabilmente però i norvegesi riuscirono a esplorare solo una piccola aerea, a differenza della missione a più ampio raggio dei nazisti.

 

Ora gli U-Boat, sfruttando le informazioni raccolte dalla spedizione del 1939, agendo nei periodi estivi australi (dal 21 dicembre al 21 marzo) sarebbero stati in grado di esplorare questa zona già dal gennaio 1940, incontrando tutte le condizioni necessarie per impiantare una base militare permanente, sul genere delle basi sotterranee già create dai tedeschi nel territorio del Reich per preservare l’attività industriale bellica al riparo dei bombardamenti aerei.[8]

 

Purtroppo non esistono rapporti ufficiali che possono confermare questa tesi, ciò che sono certo è che i sommergibili tedeschi continuarono a rendere difficile agli alleati fino all’ultimo giorno di guerra. E tutto questo nonostante gli esperti inglesi di Bletchley Park avesse decifrato i messaggi in codice della macchina cifraria tedesca Enigma già nel 1942,[9] fatto che causò l’affondamento di molti sottomarini.

 

Secondo la Storia militare della II Guerra Mondiale di B.H. Liddell Hart,[10] azioni aggressive di sommergibili tedeschi si verificarono a partire dal 1942 anche al largo delle coste Sudafricane, continuando fino al 1945. E il Sud Africa si trova proprio di fronte alla zona antartica di Neuschwabenland.

 

Perciò la presenza di una base segreta per sommergibili è plausibile. La costruzione sarebbe cominciata nel 1942, contemporaneamente alla realizzazione di un’opera analoga nelle Ande, presumibilmente in Argentina.[11] Al supporto logistico provvederanno gli U-Boat. Dalla sconfitta di Stalingrado i vertici tedeschi cominciarono a prendere sempre di più in considerazione l’opzione di fuga, e una delle mete molto probabilmente potrebbe essere (anche solo provvisoriamente) Nuova Berlino, anche in luce della possibile collaborazione da parte di alcuni governi sudamericani (quello Argentino soprattutto).

 

 

L’INCONTRO ALL’HOTEL MAISON ROUGE

 

 

Il 10 agosto 1944 a Strasburgo nella Francia occupata, in una villa di proprietà della famiglia Speer e trasformata in albergo, l’Hotel Maison Rouge si riuniscono tutti i maggiori esponenti del potere economico, politico e militare del Terzo Reich.[12] In quelle stesse ore gli alleati angloamericani sbarcati in Normandia poco più di due mesi prima, stavano avanzando verso la Germania. Sono presenti i nomi più importanti della gerarchia nazista, come Martin Bormann, segretario personale di Hitler e l’ammiraglio Canaris, i proprietari delle industrie volano dell’industria bellica, come Krupp, Messershmitt, Thyssen, Bussing, finanzieri e capi di istituti di credito, membri delle SS e del partito nazionalsocialista.

 

All’ordine del giorno di questa riunione era la sopravvivenza, che in sostanza si trattava di coniugare il passato con il futuro individuando un nuovo “spazio vitale” dove mettere in salvo la vita e fortune dei più alti gerarchi del Terzo Reich. Lo scopo è di conciliare due aspirazioni: quella dei politici di far rinascere il Terzo Reich, e quella degli industriali e dei banchieri di mettere in salvo i loto beni, che dopo la disfatta c’era il pericolo di essere confiscati. Si giunse a un accordo: gli imprenditori finanzieranno la fuga dei gerarchi, che a loro volta custodiranno e gestiranno tutti i capitali trasferiti.

 

Dopo Strasburgo ingenti somme di denaro sono subito trasferite in alcune banche di Paese “neutrali”, quali la Svizzera, la Spagna, la Turchia, ma soprattutto l’Argentina e il Paraguay. Quando i capitali tedeschi sono al sicuro, si costituiscono le società commerciali. Esportare il capitale è relativamente facile, grazie alla fitta rete di rapporti intessuta in tutto il mondo dagli uomini d’affari e degli industriali tedeschi. Un rapporto del Dipartimento del Tesoro degli USA, datato 1946, rivelerà che nell’insieme le imprese finanziate dagli industriali nazisti dopo la fine della guerra furono circa 750: 214 solo in Svizzera, 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 98 in Argentina e 233 in altre nazioni.

 

Dai verbali dell’incontro di Strasburgo emerge che il partito era disposto a elargire forti somme agli industriali, che stava a significare che disponeva di enormi risorse finanziarie paragonabili alle riserve delle grandi imprese industriali, e che, a differenza degli industriali, di quel denaro all’estero ancora non disponeva.

 

Ma come il partito nazionalsocialista era riuscito ad accumularlo tutto questo capitale? Simon Wiesenthal il famoso e controverso (per il suo rapporto con il sionismo) cacciatori di nazisti afferma che: “i nazisti non erano dei semplici assassini, erano degli assassini rapinatori. Mi sembra importante rilevarlo perché c’è in Austria e in Germania una certa tendenza ad attribuire il grande massacro al solo motivo della follia. In realtà non si è mai unicamente trattato del predominio di una razza nordica nel continente europeo, si è sempre trattato anche della cosiddetta arianizzazione dei beni ebraici, del saccheggio delle abitazioni degli ebrei, dell’oro che si ricavò dai denti degli ebrei dopo averli uccisi e nelle camere a gas. Gli alti papaveri nazisti hanno rubato a man bassa e ci si può fare un’idea di quanto, considerando ha Salisburgo era stato arrestato un certo dottor von Kummel, già aiutante di Martin Bormann, il quale cercava di andare all’estero con una quantità d’oro del valore di cinque milioni di dollari. A qualche chilometro di distanza in direzione est, vicino al castello di Fuschl, che era appartenuto a Ribbentrop (e oggi ospita un albergo di lusso), un contadino trovò una cassetta con parecchi chili di monete d’oro, che molto onestamente consegnò alla polizia. E a qualche decina di chilometri da quel luogo, ancora verso est, nella zona dell’Ausseee, dopo la guerra affiorarono dappertutto monete d’oro tra le più stupefacenti, solo che in molti casi non furono consegnati affatto”.[13]

 

Molte delle colossali somme di denaro contante, gioielli, oro, opere d’arte e certificati azionari che uscirono dalla Germania, andarono ad impinguire il capitale delle più importanti multinazionali statunitensi.

 

Alcune grandi società USA (ITT, Rca, Ford) avevano fatto grossi investimenti in Germania all’inizio degli anni ’30. Il coinvolgimento dell’IBM nella Germania nazista era cominciato l’anno stesso della presa del potere di Hitler (1933) quando l’azienda eseguì il primo censimento nazista, l’8 gennaio 1934, con un investimenti di un milione di dollari l’IBM aprì una fabbrica di macchine Hallerikh a Berlino. In un libro L’IBM e l’olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana di E. Black (Rizzoli, 2001), si rende evidente che l’IBM progettò, eseguì e fornì l’assistenza sanitaria necessaria al Terzo Reich per portare a compimento l’automazione per l’Olocausto. Watson, l’allora presidente dell’IBM, fu insignito nel 1937 della Croce del merito dell’aquila, la più alta onorificenza nazista. Saranno i fori delle schede IBM a decretare chi sarà deportato, chi sarà mandato nei campi di lavoro e chi in quelli di sterminio.

 

Nonostante la dichiarazione di guerra tra gli USA e la Germania nazista, gli affari non cessarono. Quando il 20 ottobre 1942, furono confiscate le azioni dell’Union Banting Corporation (U.B.C.) perché accusata di finanziare la Germania e avere venduto quote azionarie ad importanti gerarchi nazisti, Averel Harriman (un industriale che nel 1921 decise di ripristinare il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-America Line, che divenne la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, sua madre era Averel Harriman una che sovvenzionò l’Eugenetics Record Ospit, che era il cuore del movimento eugenetico USA) e Prescot Bush (padre di un presidente e nonno di un altro), che erano soci, si incaricano di effettuare presso la borsa di Wall Street le operazioni necessarie affinché la Germania potesse avere un parziale accesso ai crediti internazionali e grazie a questi riuscì a finanziarie le importazioni richieste dalla sua industria bellica.

 

La famiglia Harriman e Prescot Bush tramite l’accordo con la German Steel riuscirono a fornire alla Germnania nazista, tra le altre cose, il 50,8% dell’acciaio da cui si ricavarono gli armamenti; il 45,5% dei condotti e delle tubature della Germania e il 35% del materiale esplosivo.

 

La compagnia chimica I.G. Farben e la Standard Oil prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale crearono una Joint Werstur. Nel settembre 1939 i dirigenti della Standard Oil volarono in Olanda, dove s’incontrarono con i dirigenti dell’I.G. Farben dove raggiunsero un accordo: la Standard Oil si impegnò a mantenere l’accordo con la I.G. Farben anche se gli Stati Uniti fossero entrati in guerra contro la Germania. Quest’accordo fu rilevato nel 1942 davanti alla Commissione investigativa del senatore H. Truman.

 

Nel 1940-41 l’I.G. Farben costruì una fabbrica gigantesca ad Auschwitz, per utilizzare le licenza della Standard Oil – I.G. Farben, sfruttando la forza lavoro gratuita degli schiavi detenuti nei campi di concentramento, per produrre benzina dal carbone.[14]

 

Molti degli stabilimenti comuni della Standard Oil Farben erano situati nelle immediate vicinanze dei campi di prigionia, e nonostante il bombardamento sistematico dell’aviazione angloamericana delle città tedesche, i bombardieri agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire le zone in prossimità di questi stabilimenti. Nel 1945 la Germania era un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti comuni Standard Oil e I.G. Farben erano tutti intatti.

 

L’avvocato che rappresentava negli anni ’30 gli interessi di queste multinazionali non era altri che Allen Dulles, direttore dell’Office of Strategic Services (OSS) in Europa, nome in codice agente 100, colui che qualche anno dopo il termine del conflitto mondiale diventerà direttore della CIA.

 

Tra gli ospiti di Maison Rouge, c’era un personaggio dall’aura leggendaria: è il colonnello delle SS Otto Skorzeny. Eroe di numerosissime missioni speciali, uomo d’azione molto legato a Hitler, nel corso della guerra d’imprese memorabili: dalla battaglia di Monte Cassino al sequestro nell’ottobre del 1944 a Budapest, del figlio dell’ammiraglio Horty, sospettato di tradimento e d’intesa con i sovietici; ma soprattutto è lui a guidare l’operazione di paracadutismo con cui il 12 settembre 1943, sul Gran Sasso, libera Mussolini prigioniero e portarlo in Germania da Hitler. Finita la guerra, grazie alla sua disponibilità a collaborare con i servizi segreti americani, Skorzeny goderà di una parziale protezione e di una relativa libertà di azione. Dopo due anni di interrogatori viene lasciato libero nel 1947. In realtà fa il doppio gioco con gli americani, nel senso che non ha smesso di combattere per la causa nazista. Un rapporto della Commissione Brandy lo indicherà a chiare lettere come capo dell’organizzazione Die Spinne, la struttura segreta delle SS preposta e messa a punto, in vista della futura disfatta, preposta per l’autoprotezione dei vertici della Germania nazista, del loro denaro e dei loro segreti. Saranno gli alleati angloamericani a dare a questa struttura, che i tedeschi non riconosceranno mai l’esistenza (come la Mafia), il nome di Odessa, Organizzazione degli ex appartenenti delle SS. Il colonnello Skorzeny, dunque, da una parte prende accordi con gli americani per garantirsi libertà di movimento soprattutto in Sud America e in Spagna, dove si stabilirà nel dopoguerra; dall’altra si adopera per portare avanti il piano di salvataggio e di rinascita delineato alla Maison Rouge.

 

Quella che si svolse negli anni tra il 1946 e il 1947 fu una partita a tre (se non a quattro). Da un lato agivano le forze degli alleati angloamericani, USA in primo piano; da un lato i capi nazisti (e una rete di fascisti italiani ed europei); il Vaticano alleato di entrambe le parti sotto il profilo di “contrasto al comunismo” e affidabilissimo dal punto di vista di vista logistico. Persino l’URSS entrò in gioco poiché era interessata agli scienziati nazisti.

 

Senzadubbio l’accordo che riuscì meglio fu quello che raggiunse Reinhard Gehlen, il capo della sezione sovietica dei servizi di informazione dell’esercito tedesco.

 

Gehlen nelle sue memorie ha raccontato come Allen Dulles cercò di agganciarlo in tutti i modi. Egli sarebbe potuto diventare un uomo molto utile per gli occidentali alla fine della guerra: “Alla fine di dicembre 1944 i colloqui arrivarono a buon fine. Ricordo bene i termini dell’accordo con l’Oss. Che un servizio clandestino tedesco potesse continuare ad esistere e a raccogliere informazioni nell’Est, come aveva fatto fino ad allora. La base dei nostri comuni interessi era la difesa contro il comunismo. Che questa organizzazione non avrebbe lavorato per o sotto gli americani, ma insieme agli americani. Che l’organizzazione sarebbe stata finanziata dagli Stati Uniti. Che i servizi segreti americani si sarebbero impegnati ad aiutare chiunque fosse stato proposto dall’organizzazione come un soggetto in pericolo”.[15]

 

Che l’anticomunismo fosse la base comune dell’accordo tra imperialismo USA e nazismo, si potrebbe dedurre dalla storia di un servizio segreto come l’OPC (Office of Policy Coordination), la cui funzione esclusiva era la lotta contro l’Unione Sovietica e il Movimento Comunista. Secondo la direttiva 10/2 del Consiglio di sicurezza nazionale USA, l’OPC poteva organizzare operazioni a ogni latitudine per ribaltare i governi considerati ostili agli USA. Per dirigere l’OPC, il Dipartimento di Stato nominò un giovane e brillante avvocato, Frank Wiesner.

 

John Loftus è un investigatore statunitense che per due anni (dal 1979 al 1981) si è occupato, per conto del Dipartimento della “Giustizia” USA, dei criminali di guerra nazisti, con l’incarico di procuratore federale presso l’ufficio di inchieste speciali. Studiando il Dossier della Brigata bielorussa – una delle unità SS che combatterono contro le truppe americane in Europa – Loftus scoprì che la maggior parte dei suoi membri aveva trovato rifugio negli Stati Uniti dopo aver partecipato a operazioni clandestine dell’OPC.[16]

 

Nel libro Segreti inconfessabili, Loftus ha descritto in dettaglio l’invasione nazista dell’URSS, i massacri nell’Europa dell’Est e la creazione, sotto l’egida delle SS, del Consiglio centrale della Bielorussia e della Brigata bielorussa. Secondo, l’autore, i criminali di guerra implicati nelle atrocità sono stati ingaggiati da Wiesner. Nel corso della ritirata, le SS fin dal 1944 fecero una lista di chi doveva essere evacuato prioritariamente. Tutti quelli che si trovavano in questa lista riuscirono a fuggire e a vivere tranquillamente negli USA, dopo essere passati per l’OPC.

 

 

QUELL’ULTIMO CONVOGLIO DI U-BOAT

 

 

L’8 maggio 1945 l’ammiraglio Dönitz firma a Reims la capitolazione delle forze del Terzo Reich agli eserciti alleati. L’accordo prevede la resa incondizionata dei temuti “lupi grigi”, i sottomarini tedeschi che in quegli anni come si è visto hanno seminato il terrore nell’Oceano Atlantico e nel Mare del Nord. Ciononostante, quello stesso giorno una nave da carico norvegese e un’imbarcazione inglese, l’Avondale Park, è affondata proprio da sottomarini tedeschi al largo delle coste nordoccidentali europee. L’Ammiragliato britannico dirama allora un comunicato in cui ordina ai sottomarini tedeschi di emergere in superficie issando una bandiera o fascia nera, di rendere nota la propria posizione alla capitaneria di porto più vicina e di proseguire verso i luoghi che saranno loro indicati, navigando con i siluri disarmati e i cannoni in corsia. Il giorno successivo, l’U-249 si arrende a meno di cinquanta miglia da capo Lizard e nei giorni seguenti più di sessanta sottomarini si consegnano nei porti di Scozia, Norvegia, Gibilterra e Irlanda; cinque si arrendono in acque nordamericane e uno in Canada. Il 20 maggio, l’U-963 emerge dinanzi alla costa portoghese e tutto sembra indicare che l’Oceano Atlantico sia finalmente libero dai “lupi grigi”. Una settimana dopo l’Ammiragliato britannico comunica che le unità navali in viaggio sull’Atlantico potranno navigare con le luci accese. Il 3 giugno, tuttavia, la consegna di un altro U-Boat in una località del Portogallo fa sorgere il sospetto che sotto la superficie dell’Atlantico possa ancora celarsi qualche sottomarino tedesco.

Per tranquillizzare gli animi, il 13 giugno il Dipartimento della Marina degli Stati Uniti diffonde un comunicato: “Sebbene non si conosca la sorte di quattro sottomarini tedeschi nell’Oceano Atlantico, si crede che siano stati affondati. D’altro canto, si ha la certezza che, se ve ne fosse qualcuno, non agirebbe più nell’Atlantico e non è credibile che qualcuno abbia l’autonomia sufficiente per arrivare in Giappone”.

 

C’è da chiedersi come mai non tutti i sommergibili tedeschi non si erano arresi, e soprattutto quale scopo avevano.

 

Alla fine di aprile del 1945, su ordine dello stesso Dönitz partono dalle coste europee gli U-Boat U-977, U-5037, U-534, U-530 e U-2511. Sui loro numeri di matricola autentici, però, è dipinto di fresco un nuovo numero, uguale per tutti: U-530. La missione, che porta il nome di Oltremare sud, ha molto probabilmente come obiettivo quello di mettere in salvo persone in fuga dalle macerie della Germania e grandi quantità di oro e denaro. C’è da chiedersi in salvo, dove?

 

Già il 6 maggio, dopo una battaglia con le navi Amick e Moberly, uno dei cinque U-530, originariamente U-5037, è affondato nelle acque della baia di New York. Non si sa cosa trasportasse, né quali fossero i suoi piani. I suoi resti giacciono ancora sul fondo dell’oceano e nessuna spedizione è stata mai organizzata per raggiungerli e studiarli (almeno ufficialmente).

 

Un altro sommergibile, l’U-534, che trasporta uranio e componenti di tecnologia avanzata destinati ai progetti di sviluppo dell’energia nucleare che Peròn starebbe portando avanti in Argentina, cade nelle mani degli Alleati il 9 maggio 1945, dopo un combattimento navale al largo dell’isola di Noronha, nel Nordest brasiliano, allora sotto controllo francese. I membri dell’equipaggio sono misteriosamente essere marinai nordamericani.[17] Altri due sommergibili, cime confermano rapporti dell’esercito argentino e cileno, raggiungono dopo a fine della guerra il Cile e la Patagonia, al largo delle cui coste sono stati trovati i loro rottami. Testimoni sostengono che trasportassero viaggiatori, marinai e materiali. Anche sul loro scafo era dipinto il numero di matricola U-530.

 

Martedì 10 luglio 1945 si annuncia come una giornata nuvolosa e molto fredda, a Mar del Plata. La città argentina torna alla routine dopo i due giorni di festeggiamenti per l’Indipendenza. Alle 7.30, il personale di vigilanza che sta per finire il turno avvista alcuni segnali luminosi al largo, a circa cinque chilometri dalla costa. Il capitano di corvetta Ramòn Sayùs, a capo della guarnigione, è svegliato e condotto al posto di osservazione. Stenta a credere alla segnalazione alla segnalazione luminosa: l’unità navale che la trasmette si definisce “sottomarino tedesco”. I marinai sono schierati sul molo mentre il tenente di fregata Otto Wermouth, consegnatosi ufficialmente al governo argentino, riceva un’accoglienza ufficiale dalle autorità, dalla cittadinanza e anche dalla comunità tedesca.

 

Iniziano gli interrogatori, ai quali partecipano anche alti ufficiali dell’U.S. Navy. Che non conducono però a nulla d’interessante e non chiariscono la differenza tra il numero di matricola dipinto sullo scafo – U-530 – e quello riportato nelle carte di navigazione ritrovate a bordo, che è U-977. Il sospetto di chi prende in esame la questione è che il sottomarino abbia felicemente portato a termine la sua missione e si consegni ormai privo del suo carico persone e cose.

 

 

LA GUERRA SEGRETA IN ANTARTIDE

 

Questa “ultima” (in apparenza) spedizione di U-Boat, è la dimostrazione lampante che i sommergibili tedeschi, nonostante si era alla fine della guerra erano ancora capaci di scorrazzare per tutti i mari del mondo, con discreto margine di sicurezza dovuta alla loro capacità di navigare sempre in immersione. Questo può significare, che da un punto di vista teorico, dal gennaio 1945 e fino a tutto il mese di aprile, approfittando dell’estate antartica, gli U-Boats delle ultime generazioni avrebbero potuto organizzare un convoglio subacqueo segreto fino alla Base 211 senza particolari problemi. L’ex ambasciatore e scrittore cileno Miguel Serrano, ultimo esponente di una cultura esoterica Tradizionale di estrema destra che ha radici molto lontane nel tempo, è assolutamente convinto che ciò sia avvenuto. Testimonianza non prima di rilievo viene dal governatore nazista della Norvegia, Vidkun Quisling, che prima di essere impiccato a Norimberga disse: “… rifiutai di eludere le mie responsabilità allorché i nazisti, subito dopo il collasso finale, si offrirono di portarmi a bordo di un sottomarino verso un rifugio sicuro”.[18]

Nel 1946 scattò l’Operazione High Jump, la più grossa operazione militare che gli statunitensi abbiano mai effettuato in Antartide. Ufficialmente lo scopo era di addestrare il personale e testare nuovi materiali in condizioni climatiche polari, ma quasi certamente l’obiettivo reale un altro. La spedizione era guidata dal contrammiraglio Byrd, probabilmente anche perché conosceva nel dettaglio l’organizzazione nazista in Antartide (come si diceva prima, Byrd era stato inviato in Germania durante i preparativi della missione Ritscher). Byrd però era più che altro una guida “simbolica”, il comando prettamente militare fu affidato all’ammiraglio Richard Cruzen. Più che una missione esplorativa, High Jump era una missione di guerra. Il 2 dicembre 1946 salpò da Norfolk, Virginia, una grossa flotta composta di una portaerei (l’USS Philippine Sea), due cacciatorpediniere (USS Brownsen e USS Henderson), due rompighiaccio (USCGC Burton e USCGC Northwind), quattro navi supporto logistico (USS Yankee, USS Merrick, USS Canisted, USS Capacan), una nave per comunicazioni (USS Mt. Olympus), un sommergibile (USS Sennet) e due navi appoggio idrovolanti (USS Currituck e USS Pine Island); a questo si aggiungevano, imbarcati, sei elicotteri e 12 aerei (di cui la metà idrovolanti), oltre almeno una muta completa di cani da slitta. Furono imbarcate provviste per 18 mesi e vi presero parte almeno 4.700 solati. A questo punto ci sono due possibili versioni, per tale spiegamento di forze: una verosimile e l’altra hanno creato tante leggende e continua ad alimentarsi di esse. La versione ufficiale afferma che gli americani abbiano sorvolato e tracciato carte aggiornate di ben 1.300.000 chilometri, poi il peggioramento della condizioni meteorologiche avrebbe spinto la spedizione a far ritorno in patria. Una tale mobilitazione di uomini e mezzi solo per tale scopo non è per niente credibile. La seconda versione, riportata da parecchi autori (senza nessun riscontro oggettivo fino adesso) è servita a creare parecchie leggende, soprattutto quelle inerenti ai dischi volanti nazisti (definiti Haunebu).

L’approvazione di questa spedizione giunse il 7 agosto 1946.

Il segretario di Stato Dean Acheson dà la sua approvazione all’operazione con la clausola che “in vista delle rivendicazioni territoriali nei territori Antartici di altri governi, si suggerisce che le aree da visitare dalla spedizione siano proposte in via informale tra i rappresentanti dello Stato e della Marina”.

La cosa avverrà una settimana prima della partenza delle navi. Il 14 dicembre, Acheson scrive al Segretario della Marina James Forrestal e gli conferma il suo pieno accorso e quello della maggioranza. Le zone antartiche sono ritenute desiderabili per gli USA.

Rimane un mistero, come il Comando della marina riuscì a convincere il Congresso a finanziare questa costosa spedizione, poiché la marina militare non era stata a capo di una spedizione polare da almeno un centinaio di anni.

Una delle motivazioni potrebbe essere stata la “minaccia sovietica”. Certo si era agli inizi di quel periodo che fu definita “Guerra Fredda”, questa motivazione avrebbe potuto avere un senso, se non si tenesse conto che l’URSS era uscita dalla seconda guerra mondiale, certamente vincitrice, ma distrutta (almeno 20.000 tra città e paesi distrutti) e perciò impegnata nella ricostruzione del paese e non certo in avventure politiche/militari.

All’ultimo momento il presidente Harry Truman cercò di fermare l’operazione. Quando di Dipartimento della Marina protestò ponendo l’accento, la grande opportunità, Truman concesse il permesso di procedere. Non è chiaro tuttora, quale membro del governo o dell’Esercito affrontò Truman.

Molti furono i sostenitori della spedizione ma, fra questi, quello che merita una particolare attenzione è senzadubbio James Forrestal.

Le notizie che lo riguardano lo indicano come colui che costituì nel 1947 il primo progetto ufficiale per lo studio degli oggetti volanti non identificati, noto come Project Sign, in seguito alla raccomandazione del generale Nathan F. Twining. Progetto i cui lavori iniziarono nel 1948, che proseguì sotto il Project Grudge nel 1949, chiamato in seguito Twinkle e, infine nel 1952, Progetto Blue Book. I lavori terminarono nel 1968 con la pubblicazione del Rapporto Condon.

Lo scopo delle indagini era di determinare se gli UFO costituissero una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, in subordine, di classificare e analizzare scientificamente tutti i dati raccolti dall’aeronautica statunitense sul fenomeno.

Dopo aver indagato 12.618 casi di avvistamento, 701 rimase classificati come “non identificati”.

Il progetto fu interrotto dopo la pubblicazione del rapporto Scientific Study of Unidentified Flying Object, del fisico nucleare statunitense Edward Condon.

Il rapporto, dopo 21 anni evidenziò che gli studi sugli UFO non avevano prodotto nulla di rilevante dal punto di vista scientifico e gli oggetti non costituivano una minaccia per la sicurezza degli USA; inoltre gli avvistamenti classificati “non identificati” non mostravano alcuna evidenza di sviluppo tecnologico sconosciuto alla scienza moderna, né provavano la provenienza extraterrestre.

James Vincent Forrestal nel 1940 diviene consulente di Franklin Delano Roosevelt, con le funzioni di ufficiale di collegamento; in seguito lo nominerà sotto segretario della Marina Militare. Nel 1944 diverrà Segretario della Marina e nel 1946 sarà il nuovo Segretario della “Difesa”.

Dopo la guerra Forrestal fu vittima di una campagna denigratoria perché politicamente contrario alla politica di Truman che, nel gennaio 1949, lo costringe alle dimissioni.

In aprile Forrestal è ricoverato al Bethesda, perché ufficialmente affetto da una sorte di depressione. I suoi diari personali sono sequestrati, le visite dei parenti drasticamente limitate e il paziente trasferito nel reparto dei personaggi importanti al sedicesimo piano.

Nel maggio sembra che la sua salute fosse in via di miglioramento, non mostrava segni di depressione e il fratello ottenne l’autorizzazione di portarlo nella casa di campagna, per un periodo di riposo. Prenotò il viaggio per il 22 maggio, ma la notte fra il 21 e il 22 Forrestal si suicidò. Questa la versione ufficiale.

Ma sorgono alcune incongruenze.

L’ex Segretario era da tempo diffidente; si sentiva minacciato e costantemente osservato. Gli amici lo aveva definito paranoico.

Sembra che in quella fatidica notte, Forrestal stesse copiando un passo dell’Aiace di Sofocle. Rifiutò il sedativo e il sorvegliante, tale Harrison, informò del rifiuto il dottor Robert Deen assistente del dottor Raines. Dopo una ricerca trovarono l’uomo senza vita con una corda al collo sul selciato sottostante.

La versione ufficiale riporta che Forrestal si recò in cucina, si legò una corda intorno al collo e l’altro capo al termosifone. Il dottor Deen disse che Forrestal aveva mandato Harrison fuori per una breve commissione. Il soldato di guardia alla sua stanza era nuovo. La guardia di turno di mezzanotte era assente senza autorizzazione e, a quanto pare, si era ubriacato durante la notte. Harrison fu l’unico ad avere avuto un contatto diretto con Forrestal nei momenti che ne precedettero la morte e la versione ufficiale è basata sulle sue parole.

Forrestal non finì di scrivere il coro di Sofocle, rimase a metà di una parola; quindi è molto improbabile che fosse uscito dalla stanza con l’intenzione di suicidarsi. La corda non era assicurata al termosifone; se lo era perché con un nodo che facilmente si sciolse, mentre quello al collo era ben stretto? Se aveva il desiderio di suicidarsi perché legare la corda a un termosifone anziché alla doccia di bagno? Bastava gettarsi dalla finestra senza aver necessità di utilizzare le corde, perché ricoverare un aspirante suicida al 16° piano, contro il parere dei medici e in seguito alla richiesta di individui di Washington rimasi ignoti?

Ora qui entriamo dentro una storia che non si sa quanto ci si sia di vero e quanto di inventato, in ambienti ufologici è circolata la notizia che negli anni ’80 erano emersi dei documenti che parlano di un fantomatico gruppo Majestic 12; un segretissimo gruppo formato da scienziati e da alti ufficiali dell’esercito per investigare sugli UFO, costituito nel 1947 dal presidente Truman in seguito al famoso crash di Roswell.

Sembra che fosse stato proprio Forrestal, quale membro del Majestic 12 con la sigla MJ3, a raccomandare al presidente Truman la costituzione del Majestic.

Perché Truman mutò il suo giudizio sulle capacità politiche e militari di Forrestal?

Gli ufologi parlano di un diario segreto, in cui Forrestal registrò meticolosamente gli strani eventi occorsi a Roswell e le sue esperienze con gli extraterrestri, definiti da lui stesso come “sinistri alieni grigi”.

Sembra che vicino al poligono di White Sands sua avvenuti due crash e un terzo nei pressi di Alamogordo. Diversi i corpi rinvenuti, anche parti di corpi umani sezionati.

Sembra che Forrestal fosse fissato sulla necessità di lanciare una stazione orbitale nello spazio. Progetto concepito da Wernher von Braun nel 1952 consistente in una grande ruota che, girando su se stessa, sarebbe stata munita di gravità artificiale.

Stranamente C. Clarke scrisse 2001 Odissea nello spazio nel 1964-1968; il libro fu pubblicato nel 1968 dopo la distribuzione del film, che prendeva spunto dal romanzo. Guarda caso la stazione orbitale è stata figurata come quella descritta da Wernher von Braun.

Tornando all’operazione High Jump, essa è divenuta oggetto di speculazioni e un valido argomento delle teorie che vedono la spedizione come una missione militare finalizzata alla verifica e smantellamento delle basi sotterranee naziste, contenti armamenti segreti, quali dischi volanti.

Certo in queste teorie ci sono molte leggende metropolitane, ma è altrettanto vero che furono scienziati che lavorarono alle V1 e V2 tedesche a fornire in seguito alla Russia e agli USA le nozioni di base per i primi programmi spaziali e i veicoli a reazione del Me262 ali volanti erano reali, come reali furono i sommergibili Type XXI, ha contribuire all’evoluzione dei sottomarini attuali.

 

Gli UFO nazisti

 

Questo è un argomento da prendere con cautela, poiché pur alla presenza di testimonianze reali in merito alla loro esistenza, è un argomento usato da molti costruttori di leggende metropolitane.

La definizione di UFO nazisti, Haunebu, si riferisce a ipotetici velivoli ad alta tecnologia ideati dalla Germania durante la seconda guerra mondiale, essi sarebbero un frutto dell’esoterismo nazista.

Interessante notare che la loro descrizione ricorda i dischi osservati da Adamski,[19] quelli che, in seguito avrebbero costruito i russi.

Non meno interessante la descrizione della tecnologia descritta, accoppiato a un generatore De Graaf e un serbatoio di mercurio, con lo scopo di creare campi elettromagnetici rotanti.

Il particolare del mercurio rammenta la propulsione adottata per far volare i Vimana, i velivoli descritti nei libri Indù.

Dato che Hitler, ossessionato dalla ricerca della conoscenza degli Antichi, aveva sguinzagliato ricercatori e archeologi in ogni parte del mondo a caccia di tali reperti, ci sarebbe da chiedersi se tale tecnologia potrebbe essere stata dedotta da quei documenti.

Teniamo conto che durante il conflitto mondiale furono avvistati UFO, passati alla storia come i Foo Fighter.

Contrariamente a quanto si crede fino a qualche decennio fa, segnalazioni di tali velivoli furono registrate dal 1930 in poi.

Torniamo agli UFO nazisti. Le prime affermazioni sull’esistenza dei dischi volanti nazisti furono diffuse da Giuseppe Belluzzo,[20] un ingegnere italiano che fu Ministro dell’Economia Nazionale tra il 1925 e il 1928 e Ministro dell’Istruzione tra il 1928 e il 1929.

La rivista Der Spiegel, nel numero 30ndel 30 marzo 1950, riportò un’intervista rilasciata da Schriever il quale affermò che nei pressi di Praga, nei primi anni ’40 vie era una fabbrica della BMNW che produsse alcuni velivoli noti come “dischi volanti”. Nell’impianto lavoravano scienziati come Klaus Habermohl, l’ingegnere italiano Giuseppe Belluzzo e Walther Miete, il quale aveva fatto parte del progetto V2, ma che poi si erano occupati di progetti a disco. Gli scienziati erano impegnati a mettere in opera un prototipo di velivolo discoidale, come da progetti di Schriever.

Belluzzo esperto nel campo della progettazione di turbine a vapore, scrisse una cinquantina di pubblicazioni giudicate ancora autorevolissime; nei suoi studi, pubblicati nel marzo del 1950, parlava di alcuni velivoli circolari che sarebbero stati studiati e progettati a partire dal 1942 contemporaneamente da Italia e Germania, precisando che si trattava dell’applicazione di tecnologie convenzionali, all’epoca in via di completamento in Italia, come la turbina a combustione interna e il turboreattore per aerei; queste dichiarazioni furono smentite dall’aeronautica militare.

Dopo la pubblicazione di tali documenti lo scienziato tedesco Rudolph Schriever sostenne di aver sviluppato dischi volanti durante il periodo nazista.

L’ingegnere aeronautico Roy Fedden fece notare che i soli velivoli prossimi alle capacità attribuite ai dischi volanti erano quelli progettati dai tedeschi sul finire della guerra. Aggiunse che i tedeschi stavano lavorando a svariati progetti aeronautici piuttosto strani: “Ho visto abbastanza dei loro progetti e piani di produzione da comprendere che se fossero riusciti a prolungare la guerra solo per alcuni mesi, avremmo dovuto reggere il confronto con una serie di sviluppi nel combattimento aereo del tutto nuovi e mortali”.

A tale proposito il capitano Edward J. Ruppelt, a capo del Progetto Blue Book, nel 1956 rese una strana dichiarazione: “Alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi stavano sviluppando molti tipi innovativi di aerei e missili balistici. La maggior parte dei progetti si trovavano per lo più allo stadio preliminare, ma si trattava degli unici velivoli conosciuti che avrebbero potuto solo avvicinarsi alle prestazioni degli oggetti di cui riferiscono gli osservatori degli UFO”.[21]

Nel Mattino dei Maghi, di Louis Pauwels e Jacques Bergier, vi sono eccezionali affermazioni riguardanti la Vril Gesellschaft, fornendo a scrittori, quali Jan Van Helsing, Nobert Ratthofer, materiale per speculare su collegamenti tra UFO e la società Vril, la quale avrebbe avuto un contatto con una razza aliena e si sarebbe dedicata alla costruzione di navi spaziali.

Interessante quanto scrive Jan Van Helsing: “Il primo progetto di tale tecnologia innovativa fu guidato dall’ingegnere W.O. Schumann del Politecnico di Monaco di Baviera. furono costruite macchine volanti a forma di disco con un diametro di 11,5 m, chiamate Vril-1-Jaeger, che fecero 84 voli di collaudo. Almeno un VRIL-7 partì a quanto pare da Brendenburg con alcuni degli scienziati e membri della Vrill. Un secondo progetto fu guidato dal gruppo di sviluppo SS-IV”.[22]

Secondo Helsing furono costruiti dischi volanti di diverse dimensioni:

  • 2 Haunebu I, di 25 metri di diametro, che effettuarono 52 voli di collaudo alla velocità di circa 4.800 km/h.
  • 7 esemplari di Haunebu II con 32 metri di diametro, collaudati con 106 voli alla velocità di 6.000 km/h.
  • 1 Haunebu III di 71 metri di diametro, capace di volare alla velocità di 7.000 km/h.

 

Si elenca anche un progetto di una quarto disco, di circa 140 metri capace di ospitare un paio di Haunebu II. Sembra che esistono documenti attestanti che il veicolo a grande capienza VRIL-7 fu usato per alcuni missioni segrete dopo il suo collaudo alla fine del 1944. Sarebbe atterrato sul Mondsee, in Austria, e in seguito utilizzato per prelevare in fuga dalla Spagna verso una erra sicura; infine trasferito in Giappone dove si persero le sue tracce.[23]

Se questa storia fosse vera c’è da chiedersi dove sono finite queste macchine volanti. C’è sempre da chiedersi l’incredibile similitudine tra molti degli UFO che sono visti nelle fotografie e le costruzioni tedesche.

Un’ipotesi potrebbe essere che i velivoli smontati non giunsero in Sud America ma i progetti riuscirono ad arrivarci e permettere così la costruzione di nuovi modelli che si rilevarono capaci di volare.

Un’altra ipotesi potrebbe essere che questi progetti finirono in mani USA, che li utilizzarono per costruire veicoli discoidali.[24]

C’è da chiedersi quale fu la reale destinazione di diverse decine si sottomarini tedeschi (si parla di un centinaio) che scomparvero alla fine della guerra.

Non si può negare che dopo il 1946 si sono registrati vari avvistamenti di oggetti brillanti di origine sconosciuta e, sicuramente artificiale in Scandinavia.

I successivi avvistamenti di UFO tondi, a forma di disco o di campana, delle volte a forma di sigaro, i cosiddetti UFO fecero la loro apparizione nel Nord America.

Il materiale fotografico prova che la forma Haunebu II fu vista molto spesso; i contattisti come Adamski descrissero i loro occupanti quali esser di tipo ariano biondi e con gli occhi azzurri.[25]

Teniamo conto che Norvegia e Danimarca erano territori che la Wehrmacht difese e mantenne in suo potere fino alla sua capitolazione, quando già il resto della Germania era occupata.

Agli inizi del maggio 1945 il Reich manteneva la difesa di questi territori e li considerava vitali per i suoi piani.

C’è da chiedersi perché erano tanto importanti questi territori. Magari perché proprio da lì ebbe inizio l’evacuazione verso terre sicure? E cosa c’era di tanto importante da trasportare.

I fiordi norvegesi offrivano un sicuro riparto agli U-Boat, garantivano la produzione in sicurezza di ossido di ferro dalla neutrale Svezia sulla quale, da quella posizione, la Germania operava pressioni.

 

La guerra segreta degli inglesi in Antartico

 

I norvegesi come gli inglesi, avevano scoperto la Terra della regina Maud nel 1930 e rilevato zone senza ghiaccio con vegetazione e laghi, ,a le avevano omesse sulle carte per evitare che altre nazioni rivendicassero il territorio dove Lars Christensen aveva disseminato bandiere a caduta dall’aereo.

Per Hitler l’Antartide rappresentava un’estensione del Terzo Reich e attraverso l’occupazione della Norvegia voleva raggiungere i ghiacci del sud. Nel gennaio del 1941 i tedeschi catturarono due baleniere norvegesi nell’oceano antartico aprendo un nuovo fronte attirando l’attenzione della Gran Bretagna, anch’essa interessata alle rivendicazioni dei territori australi.

Le notizie riguardanti l’esistenza di una base antartica nazista, nascosta fra le caverne e i tunnel dell’Antartide, furono considerate possibile per la Gran Bretagna, d’altronde anche gli inglesi avevano basi segrete, quindi potevano averle anche i tedeschi. Di conseguenza iniziarono spedizioni, mai segnalate nelle cronache storiche ufficiali, tese a indagare sulla reale esistenza della Base 211.

Era noto il grande progresso tecnologico raggiunto dai tedeschi e doveva essere impedito che un’eventuale tecnologia cadesse in mani russe o americane. Il teatro d’indagine era la Terra di Maud.

Quindi l’avvio dell’Operazione Tabarin organizzata dalla Gran Bretagna nel 1943, per controllare presunte attività naziste in Antartide e impedire che l’Argentina e il Cile, con l’appoggio della flotta tedesca, espandessero il loro dominio in zone dell’Antartico impedendo il passaggio alle forze alleate.

Fu addestrato un gruppo selezionato di marinai ed equipaggiato due navi, il cacciamine HMS Scoresby e la Fitzroy.

Furono allestite due basi, una nell’isola di Deceprtion, nelle Isole Shetlands, l’altra a Port Lockroy.

Ufficialmente era una spedizione meteorologica per studiare il freddo e non i nazisti, come dichiarò l’ultimo testimone; James Robert, funzionario del Ministero della Difesa Britannico, nel suo La guerra segreta della Gran Bretagna in Antartide, fornì un resoconto opposto. Egli affermò che aveva avuto notizie da un sopravvissuto alla spedizione non ben identificato, che era un ufficiale degli Special Raiting Squadrone.

L’ex militare affermò che il suo gruppo era stato inviato laggiù per controllare un’attività sospetta nelle montagne di Mühlig-Hoffmann e ricerche i sopravvissuti di una precedente spedizione formata da militari e scienziati che dovevano allestire una base segreta, i quali avevano inviati strani messaggi, tali da credere fossero impazziti.

Il compito della squadra degli SRS, al comando di un maggiore, cui erano stati aggregati un ufficiale norvegese e uno scienziato, era stabilire cosa fosse successo esattamente a questi uomini.

Giunti a destinazione trovarono un solo superstite che raccontò di aver trovato un tunnel artificiale che conduceva a un’enorme caverna, con grandi laghi interni. Nella caverna, si trovava una base per U-Boat che sfociava in mare aperto, avevano visto alcuni capannoni per “strani aerei ovoidali”. Scoperti dai nazisti avevano dovuto fuggire, furono rincorsi anche da esseri sconosciuti definiti Uomini Polari, perché coperti di un folto pelo.

I due superstiti erano riusciti a catturarne uno, ma durante tale cattura uno dei due non aveva fatto in tempo a uscirne dal bunker ove avevano intrappolato la strana creatura e finì per essere mangiato da quell’essere.

La spedizione di soccorso aprì il bunker. Un soldato entrò. Si avvertirono alcuni spari e una forma indistinta uscì dalla porta per dileguarsi nella neve. Il soldato penetrato all’interno aveva la gola squarciata; in quell’improvvisata prigione trovarono i resti del corpo del secondo superstite.

Ascoltando il racconto, il comandante della missione di recupero decise di percorrere la galleria, dopo aver minato l’ingresso. Anche loro avrebbero trovato nazisti e uomini polari, che lo scienziato ipotizzò frutto dell’ingegneria genetica nazista.

Grazie alle mine, che scoppiarono ostruendo il passaggio, tre di loro riuscì a salvarsi. I soccorsi, dopo aver smantellato la base, obbligarono i tre superstiti al silenzio.[26]

Fantasie, storie al limite del possibile, invenzioni?

Da mettere in conto che gli scienziati nazisti (Mengele è un esempio lampante) condussero nei campi di concentramento sugli esseri umani, per cui questi Uomini Polari potrebbero essere stati davvero il frutto di tali “studi”.

Nel 1999 una spedizione di ricerca ha scoperto un virus “dal quale né uomini, né animali sarebbero immuni”. Esso è una forma di vita conservata sotto il ghiaccio? Un’arma biologica segreta concepita dai nazisti rimasta in stasi dalla fine della guerra?

 

Cosa successe alla spedizione High Jump?

 

La versione ufficiale afferma che gli americani abbiano sorvolato e tracciato carte aggiornate di ben 1.300.000 chilometri quadrati di territorio; poi il peggioramento delle condizioni meteo avrebbe spinto la spedizione a far ritorno in patria. Una mobilitazione di quasi cinquemila persone solo per un tale scopo ci sembra un po’ un’esagerazione. Poi c’è una seconda tesi, riportata da parecchi autori, che è senza dubbio più fantasiosa. Gli americani sarebbero sbarcati lungo le coste della Nuova Svevia e sarebbero incappati nei leggendari dischi volanti nazisti Haunebu (uno o più di essi).

Il racconto continua con un epico scontro tra i dischi e le forze armate convenzionali statunitensi, che nulla poterono contro nemici tecnologicamente più avanzati. La storia dice anche che durante uno dei suoi voli attorno al Polo Sud, Byrd ed il suo operatore radio sarebbero stati obbligati ad atterrare da due dischi volanti. Una volta scesi, due uomini bassi e biondi li avrebbero scortati sottoterra, nella Base 211, dove fu loro ordinato di consegnare il seguente messaggio al loro governo: “Fermate immediatamente le esplosioni di armi nucleari altrimenti farete esperienza di tempi molto difficili in futuro”. Comunque sia andata, i rapporti ufficiali della missione High Jump riportano che un aereo precipitò provocando la morte di tre uomini, un quarto uomo morì sul ghiaccio per cause non precisate e due elicotteri precipitarono senza conseguenze fatali per l’equipaggio. Ci sembra un po’ troppo per una missione semplicemente esplorativa… Dopo tre settimane dallo sbarco, gli americani si sarebbero reimbarcati sulla via del ritorno, raggiungendo gli Stati Uniti nel febbraio del 1947. Byrd fu interrogato dai servizi segreti, subito dopo essere stato accolto pubblicamente dal segretario della Difesa James Forrestal. Sembra, ma non è confermato, che il 5 marzo 1947 sul giornale El Mercurio di Santiago del Cile sia apparsa un’intervista a Byrd, di cui riportiamo un breve tratto: “Gli Stati Uniti sono stati costretti a difendersi da caccia nemici provenienti dalle regioni polari […] e nell’eventualità di una nuova guerra, gli USA verrebbero attaccati da caccia in grado di volare da un polo all’altro a velocità incredibile”.

 

Ritornando al tema Base 211, dopo aver raccontato una storia intrisa di realtà e fantasia, provo a riassumere solo le vicende realmente accadute: i tedeschi si sono recati numerose volte in Antartide, acquisendo notevoli dosi di conoscenze ed esperienze sul campo.

Il 17 dicembre 1938 partì la missione che avrebbe permesso ai nazisti di fotografare e campionare una vastissima area dell’Antartide, oggi nota come Terra della Regina Maud.

Almeno due sommergibili, ma probabilmente un numero molto maggiore, ritardarono la resa del ’45 di almeno due mesi, rimanendo in mare per ragioni ignote.

Il 2 dicembre 1946, appena un anno dopo la fine dell’ultima colossale e dispendiosa   guerra mondiale, scattò la missione statunitense High Jump alla quale presero parte, nonostante fosse ufficialmente solo una spedizione scientifica e di addestramento, una portaerei, undici navi, un sommergibile, sei elicotteri e dodici aerei: destinazione Antartide. Per cause ancora sconosciute, quattro uomini hanno perso la vita e tre velivoli sono andati perduti.

 

Cosa nasconde i ghiacci dell’Antartide

 

Cosa c’è, sepolto sotto il ghiaccio? Saltiamo tutta la questione della Terra Cava e andiamo a chiudere il cerchio parlando della potentissima anomalia magnetica riscontrata nel lago Vostok durante un volo mirato a compiere una risonanza magnetica dell’intera area. Il magnetometro ha registrato un incremento di 1.000 nanotesla oltre i 60.000 che caratterizzano la stazione Vostok.

Gli scienziati si aspettavano di trovare anomalie magnetiche fra 500 e 600 nanotesla nelle zone in cui potrebbe essere localizzato materiale vulcanico.

Michael Studinger, uno dei ricercatori incaricati alla mappatura, ha dichiarato che il risultato è sorprendente e che l’anomalia è così grande che non può essere il prodotto di una variazione giornaliera del campo magnetico.    Ufficialmente la scoperta del lago, ubicato a 78° 27′ S e 106° 50′ E, risalirebbe agli anni ’60. Il suo nome deriva da quello della base di ricerca russa costruita nel 1950. Un decennio dopo le esplorazioni, per mezzo di appositi strumenti, hanno messo in evidenza una variazione riguardo la natura del substrato del ghiaccio; tale alterazione poteva segnalare la presenza di un vero lago sepolto dai ghiacci.

Nel 1989 iniziarono delle trivellazioni del ghiaccio che rilevarono la presenza di fonti geotermiche, un livello di ossigeno superiore a quello dei laghi di superficie, a causa di bolle d’aria trasportate dal ghiacciaio che liberavano ossigeno in profondità. Nel 1993 la certezza dell’esistenza di un lago lungo 250 Km., profondo da 200 a 800 metri, con un estensione di 14000 Km2, a 4000 metri sotto il ghiaccio. Un lago a circolazione interna, con acqua in equilibrio grazie al congelamento in uscita e uno scongelamento in entrata, con la possibilità di esistenza di una forma di vita.

Nel febbraio del 2001, in un comunicato congiunto fra NASA e JPL, si comunicava l’interruzione delle esplorazioni a causa di problemi ambientali; la zona fu messa in strettissima sorveglianza militare e vietato il suo sorvolo.

L’interruzione delle perforazioni fu causata dalla possibilità di esporre il mondo a potenziale contaminazione ambientale?

Alcuni ricercatori, in effetti, si ammalarono e furono istituiti ponti aerei per l’assistenza degli stessi.

Nel 2006, due ricercatori della Columbia University, annunciarono la scoperta di altri due laghi sotto la calotta antartica che apparirebbe percorsa da una rete di acque sotterranee. Sarebbero difatti stati individuati ben 77 laghi sub glaciali.    Nel 2010, gli scienziati russi comunicarono che entro la fine di quell’anno avrebbero prelevato i primi campioni di acqua del lago. Infatti, le trivelle avevano raggiunto la profondità di 3650 metri, giungendo a soli 100 metri dall’acqua.

Nel gennaio del 2011, è giunta notizia che la perforazione della calotta di ghiaccio che ricopre il lago di Vostok si è fermata a 50 metri sopra la superficie dell’acqua. È previsto, per gli ulteriori 50 metri, l’adozione di un particolare procedimento termico per sciogliere il ghiaccio e raggiungere la superficie del lago. In seguito sarà immessa acqua nel condotto e si lascerà congelare per creare un tappo.

I lavori adesso sono fermi (almeno ufficialmente).

A mantenere liquida l’acqua concorre il calore geotermico, che fluisce dalla faglia tettonica presente dove si trova il lago, l’altissima pressione del ghiaccio e, grazie a questo, il suo isolamento. Si stima che siano occorsi da 500.000 a un milione di anni per la formazione di un tale spessore di ghiaccio; ciò comporta che anche l’acqua abbia la stessa età. Potremo sapere attraverso i suoi esami, l’antica storia della Terra.

Nel corso delle varie trivellazioni ed esami dei carotaggi del ghiaccio sono stati trovati, fin dal 1998, alghe pluricellulari, gusci di diatomee, spore batteriche, proteo batteri e lieviti su campioni estratti a oltre 3600 metri, segnando datazioni variabili rispettivamente da 110.000 a 200.000 anni.

È stato trovato anche un’alta concentrazione di gas intrappolati nel ghiaccio tanto da rendere pericoloso il completamento della trivellazione per il rischio di violenta fuoriuscita dell’acqua.    Queste scoperte rinfrescano le varie ipotesi formulato riguardo all’Antartide. L’anomalia magnetica potrebbe essere causata dai resti di Atlantide come ipotizzano Charles Hapgood, Graham Hankook e Flavio Barbero, che in quella Terra situano il continente perduto.

Secondo vari climatologi e geologi l’Antartide aveva un clima temperato perché si trovava lontana dal Polo Sud.

Non tralasciamo le dichiarazioni di Edgar Cayce che parlava di un cristallo, fonte energetica di Atlantide.

Secondo il cileno Roberto Rengifo, in seguito all’immane cataclisma che si abbatté sul continente perduto i suoi abitanti emigrarono verso il Sud America, Africa e Australia; terre che circondano l’Antartide, sempre descritto come una terra “al centro dell’oceano”. La teoria sarebbe provata dai resti a Monte Verde, in Cile, datati 33.000 anni.

Tutto è possibile, considerando che migliaia di anni fa i mari aumentarono di circa 150 metri.

Forse le “Colonne d’Ercole” erano le Isole Sandwich e non lo stretto di Gibilterra.

Le stranezze e i misteri dell’Antartide si moltiplicano.    Per esempio, la Terra di Marie Byrd di 160.000 Km2 non è mai stata rivendicata da nessuno; appare come una terra di nessuno benché, sia chiaro, che gli Stati Uniti, primi ad averla esplorata nel 1929, la controllano militarmente senza averne mai chiesta la sovranità. Perché?

La ragione potrebbe essere racchiusa nella scoperta del gennaio 2008, ad opera della British Antartic Survey, di un vulcano sepolto sotto la Terra di Marie Byrd.

L’Antartide è cosparso di vulcani e il rischio vulcanico può avere conseguenze drammatiche a livello globale, a causa dello scioglimento di una parte del ghiaccio polare.

Vulcani sono situati nella penisola Antartica, nelle Sandwich del Sud, nella Terra di Marie Byrd e nella Baia di McMurd.

.    Le Isole Sandwich del sud guardano verso l’Oceano Atlantico, gli altri punti verso il Pacifico. I primi sono al centro di un complesso sistema fra la placca della Nuova Scozia, quella del Sud America e l’Antartica.

Le Isole Sandwich formano un arco, dove la zolla sudamericana scorre sotto quella della Nuova Scozia, dove si trovano vulcani propri delle zone tettoniche attive; i vulcani della Baia di McMurdo e della Terra di Marie Byrd sono originati dalla risalita diretta del magma dalle profondità del mantello superiore, come quelli delle Isole Hawaii e l’Etna.

Nella Baia di McMurd c’è l’Erebus uno dei pochi vulcani al mondo che ha al suo interno un lago di lava liquida.

Il vulcano appena scoperto, grazie al radar dal “British Antartic Survey”, appartiene al gruppo della Terra di Marie Byrd. La sua posizione implica un area più grande del previsto e ipotizza la presenza di altre strutture simili.    In Antartide l’ultima eruzione avvenne attorno all’anno 325, probabilmente la più grande degli ultimi 10.000 anni; attraverso i dati raccolti dai radar è stato possibile ricostruirne la dinamica, che produsse una nube di cenere e gas di 12 Km. di altezza.

Il vulcano recentemente scoperto sta provocando significativi cambiamenti nei ghiacci ed ha fatto comprendere che l’avanzamento del ghiacciaio Pine Island è dovuto al calore del vulcano.

L’Isola Deception, nelle Shetland Meridionali, in seguito a una potente eruzione vulcanica, probabilmente 10 mila anni fa, ha dato origine ad una baia a ferro di cavallo: Port Foster, al cui ingresso si trova un’insenatura nota come Baia dei Balenieri, con un’ampia spiaggia di sabbia nera. Un tempo vi si svolgeva la caccia alla balena e alla foca. La sua intensa attività vulcanica ha impedito insediamenti stabili.

Nel 1920-1921 le acque andarono in ebollizione; nel 1967 e nel 1969 eruzioni distrussero alcune stazioni scientifiche.

L’ultima eruzione è stata registrata nel 1992. Rimane una meta turistica per le calde acque termali che permettono di fare un bagno nel periodo dell’estate australe, quando da noi è inverno.

La stazione russa Vostok, la più isolata delle numerose stazioni scientifiche, si trova, a detta dei russi “per puro caso”, proprio sopra al lago sub glaciale più grande del mondo, che prende il suo nome.

Strano e non molto credibile visto che le probabilità di costruire una base a 3623 metri su un lago di 14.000 Km, in un continente di 14 milioni di Km di superficie, sono molto ristrette.    Nel 2001, due australiane che si erano incautamente avvicinate all’area di Vostok, dopo aver lasciato la stazione australiana di Casey, furono prelevate da una squadra speciale statunitense e tenute in stato d’isolamento in un luogo non ben precisato.

Il Dipartimento della “Difesa” a Washington, in un comunicato, confermava che le due donne erano tenute in isolamento perché malate. Da allora, riguardo allo stato delle due donne non si è più saputo nulla. Sarebbe emerso che prima di essere prelevate dal commando statunitense, abbiano comunicato alla base di Casey di aver visto qualcosa di enigmatico di cui volevano assolutamente riferire, ma non osavano parlarne via radio per timore di essere captate.

Forse proprio per quella comunicazione sono state intercettate e isolate rendendo ancora più fitto il mistero.    Non è l’unico episodio di “Missing”.

Notizia del 14 giugno 2010: una troupe televisiva della California, dell’Atlantis TV, è segnalata scomparsa dal novembre 2002, dopo aver girato un video che indicherebbe la scoperta di antiche rovine sotto il ghiaccio dell’Antartide.

Il governo degli Stati Uniti ha dichiarato che cercherà di bloccare la messa in onda di un video, trovato in una discarica a 160 Km. ad ovest della Stazione Vostok, dai soccorritori della Marina in Antartide, che rivelerebbe un imponente scavo archeologico in corso a 3.200 metri al di sotto del ghiaccio.

Gli avvocati dell’Atlantis TV, con sede a Beverly Hills, si dichiarano preoccupati per l’incolumità dei suoi dipendenti e si opporranno a qualsiasi tentativo di censura di ciò che è di pubblico dominio, perché l’Antartide non appartiene a nessun nazione. Il video, a detta dell’Atlantis TV, è proprietà della società.

Due ufficiali di Marina descrissero il contenuto del nastro ai ricercatori della National Science Foundation riferendo che vi apparivano rovine e altre cose che non potevano specificare.

Un particolare che sembra confermato da uno scienziato della Fondazione.

Funzionari dell’US Naval Support Task Force in Antartide hanno negato l’intera storia e di avere qualsiasi video girato dalla scomparsa troupe televisiva.    Esiste una foto scattata in Antartide nel 1966, analizzata da Miles Johnston dell’Irish UFO Research Center, che mostra un raggio nero pulsante sparato da una formazione di nuvole verso il ghiaccio. Testimonianza dell’uso di energia negativa?

Antartide, terra del ghiaccio e del fuoco, la Terra Australis di leggendarie imprese, da teatro bellico a terra di ricerca, rivendicata da molti, abitata da pochi; l’antica sede di Atlantide con le sue acque calde e fredde o semplicemente un nuovo ” Vaso di Pandora”?
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Friedrich Ruge, già capo di stato maggiore della marina tedesca, nel suo libro la guerra sul mare 1939-1945, Garzanti, 1961, parla delle difficoltà delle difficoltà delle operazioni di sbarco in Inghilterra e delle difficoltà per effettuarle: poche unità di trasporto che potevano navigare con motori propri, arenarsi sulla costa e sbarcarvi truppe e materiali; la mancanza del dominio del mare e, inoltre, gli inglesi non solo disponevano di una forte arma aerea ma erano riusciti ad evacuare 136.000 uomini dalla Francia settentrionale e occidentale.

L’offensiva aerea tedesca contro l’aviazione inglese fallì e, quando Göring volle che gli attacchi si concentrassero du Londra, le perdite tedesche andarono aumentando senza riportare successi equivalenti. Gli inglesi avevano tutti i vantaggi dalla loro parta (una sviluppata rete di comandi, una sorveglianza radar ininterrotta, una caccia concentrata) e non poteva essere sorpreso. In ogni modo, al principio di settembre del 1940, poterono perfino passare alla controffensiva, attaccando la flotta di invasione nei suoi porti e distruggendovi o danneggiandovi 21 navi di trasporto, 214 pontoni e 5 rimorchiatori (quasi il 10% del tonnellaggio disponibile). Pertanto, nella seconda metà di settembre le unità, ciò che avrebbe provocato un ritardo se l’operazione fosse stata iniziata. Il 12 ottobre però era rimandata definitivamente alla primavera seguente e così definitivamente liquidata. Hitler come Napoleone non era stato in grado di assicurarsi per sole 24 ore il dominio del mare nella Manica.

 

 

[2] Atlantis, di Urich Mohr, Longanesi, Milano, 1965, e per le gesta della nave corsara Pinguin, Gli dei del mare, di Thaddeus Tuleja, Longanesi, 1966.

 

[3] Akakor è un ipotetico regno sotterraneo descritto nel libro La cronaca di Akakor (Die Chronik von Akakor, 1976) del giornalista tedesco Karl Brugger, un best-seller internazionale negli anni ottanta, tradotto in varie lingue, del filone dell’archeologia misteriosa. Brugger colloca Akakor tra Brasile e Perù, nelle profondità della selva amazzonica, presso le sorgenti del Purus, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni.

Nel 1972 Karl Brugger, corrispondente della ARD, narrò di aver conosciuto un indigeno della foresta amazzonica che parlava un buon tedesco. Secondo Brugger questo indigeno, chiamato Tatunca Nara, si rivelò essere il sovrano del popolo degli Ugha Mongulala e principe di Akakor, una mitica città sotterranea un tempo sede e capitale del terzo impero d’America (dopo l’azteco e l’incaico). Secondo Tatunca Nara Akakor avrebbe prosperato fin dal XII millennio a.C., e da Akakor si sarebbe originata la cultura di Tiahuanaco e la cultura Inca. Inoltre Tatunca Nara riferì a Brugger che un gruppo di SS nazisti raggiunse in sommergibile Akakor alla fine della seconda guerra mondiale, e si integrò nella vita della tribù.

Brugger scrisse di aver viaggiato nell’alto Purus insieme a Tatunca Nara ma non aver mai raggiunto la mitica Akakor. La sua canoa si rovesciò e, persi viveri e medicinali, non se la sentì di proseguire a piedi.

 

[4] Ufficialmente l’ammiraglio Dönitz gli U-Boat nelle acque dell’Atlantico del Sud nell’estate del 1943, convinto che ai in questa area ci fossero migliori condizioni di caccia che nella zona boreale, che era infestata da nemici.

 

[5] In sostanza non c’era stata ancora una conferenza internazionale legalizzasse l’opera di brigantaggio da parte dei vari imperialismi.

 

[6] C’è da sospettare Byrd intuì che lo scopo della spedizione non era proprio “civile”.

 

[7] http://alfazulu.altervista.org/articoli/base211_8.htm

 

[8] Man-made UFOs 1944-’94 di R. Vesco e D H. Childress, Adventures Unlimited 1994, introduzione.

 

[9] Articolo di Andrea Purgatori, Hitler sconfitto dai maghi dei codici, Corriere della Sera, 21 marzo 1996.

 

[10] Storia militare della II Guerra Mondiale di B.H. Liddell Hart, Mondadori, Milano, 1970, Volume 1, pag. 523.

 

[11] Buenos Aires era un covo di spie naziste. Dentro questa città non operavano solo l’Abwehr (servizio segreto militare) e l’E-Dienst (Servizio di Crittoanalisi), ma anche una rete di dimensioni maggiori: la Rete Bolivar. Concepita come un’organizzazione autonoma e aperta ai sudamericani, la Rete Bolivar cercava di infiltrarsi nei vari governi per costituire un blocco di nazioni alleate della Germania, dirette a livello locale dall’Argentina.

Secondo il giornalista e scrittore argentino Uki Goñi, la Rete Bolivar fu una delle organizzazioni di maggior successo dello spionaggio nazista. Arrivò a contare su un vasto complesso di mezzi, locali commerciali e appartamenti, dai quali era coordinato il funzionamento di almeno dieci emittenti dislocate nella provincia di Buenos Aires.

È, ormai certo, che le attività della Rete si sono sviluppate in un clima di evidente tolleranza da parte della polizia e del controspionaggio locale. Ma non c’era solo questo, i gruppi nazisti presenti in Argentina fecero a gara per reclutare militari argentini. La simpatia per i nazisti tra i quadri dell’esercito, di tradizione prussiana, è un fatto fin troppo noto. Mentre la marina, invece, è riuscita a insabbiare il proprio passato nazista.

 

[12] Tranne significative eccezioni quali Goebbels, Himmler e lo stesso Hitler.

 

[13] Marco Dolcetta, gli spettri del quarto reich Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, BUR saggi, 2007, Milano, pp. 39-40.

 

[14] Tutte le maggiori aziende tedesche durante la seconda guerra mondiale approfittarono della manodopera dei campi di concentramento per ridurre i costi di produzione.

Secondo la storica Anni Lacroix Riz dai 12 ai 14 milioni di lavoratori stranieri deportati – in gran parte ebrei e prigionieri di guerra – sono stati utilizzati dalle aziende tedesche durante il conflitto mondiale.

 

[15] Reinhard Gehlen, The Gehlen Memoirs, Collins, London, 1972.

 

[16] Franco Fracassi, il quarto reich Organizzazioni, uomini e programmi dell’internazionale nazista, Editori Riuniti, 1996, Roma, p. 15.

 

[17] Marco Dolcetta, gli spettri del quarto reich Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi, BUR saggi, 2007, Milano, p. 27.

 

 

[18] Peter Moon, The Black Sun, Sky books, New York, 1999, p. 198.

 

[19] George Adamski (1891 – 1965). Ufologo USA di origine polacche e un celebre contattista.

Ad Adamski si devono gran parte dell’iconografia attuale sui dischi volanti e le teorie del complotto che li accompagnano. Infatti, egli fu uno dei primi, contattisti ad avere ampio spazio sui media e le sue fotografie di UFO hanno fatto il giro del mondo, influenzando la cultura popolare. Il neologismo “contactee” (in italiano tradotto come “contattista”) fu usato inizialmente negli Stati Uniti proprio per il suo caso.

Come nel caso di altri contattisti, nessun testimone realmente attendibile poté mai confermare le versioni fornite da Adamski sugli incontri ravvicinati o vide di persona gli extraterrestri descritti dal contattista. Secondo alcuni scettici le foto prodotte potrebbero essere state abili artefatti realizzati dall’autore stesso, ma anche tra gli ufologi la genuinità della sua storia è ormai messa in forte dubbio.

Il sociologo e ufologo italiano Roberto Pinotti, nel suo libro Ufo: Visitatori da altrove (e in altre sue opere), ritiene che il contattista polacco-americano sarebbe stato ingannato e usato da alcuni agenti della Central Intelligence Agency. In sostanza, secondo la tesi di Pinotti, sostenendo in buona fede per anni teorie che la scienza dimostrò poi essere palesemente false (Venere abitabile, ad esempio), Adamski avrebbe screditato involontariamente l’ufologia realizzando i propositi della CIA. Pinotti riporta anche, a prova di questa sua collaborazione (volontaria o meno) con il governo statunitense, il fatto che Adamski è stato sepolto nel cimitero nazionale di Arlington.

L’ufologo Paolo Toselli, nel suo libro FBI dossier UFO, dove raccoglie e commenta alcuni dei documenti del Federal Bureau of Investigation desecretati grazie al Freedom of Information Act, dedica ad Adamski la prima parte del capitolo sui contattisti. L’ente investigativo statunitense aveva iniziato a raccogliere informazioni sull’ufologo fin dal 1950, prima dei suoi supposti contatti con gli alieni.

Nell’agosto del 1950 due agenti, senza esplicitarsi, avevano incontrato Adamski nel suo locale e avevano riportato gli argomenti di una conversazione avuta con lui ed una donna che lavorava nel ristorante, interessandosi però più alle sue convinzioni filo-sovietiche e filo-comuniste (è da notare che questo avveniva in pieno maccartismo e di queste tendenze politiche non si parlerà più nei rapporti successivi) che non ai suoi avvistamenti (di cui mostrava già alcune foto), che anzi, secondo il rapporto, lo facevano valutare dal resto della comunità come “mentalmente squilibrato”.

Secondo quanto riferito dagli agenti il futuro contattista era dell’opinione che le civiltà aliene avessero forme di governo simili al comunismo e che la Federal Communications Commission, pur essendone a conoscenza (grazie ad un contatto radio ottenuto con gli alieni), avesse deciso, di tenere nascosta la notizia. Nel 1953, in occasione della diffusione delle notizie sui primi contatti con gli alieni e del possibile possesso da parte di Adamski di uno strumento in grado di causare l’atterraggio forzato di aerei e UFO, l’FBI e l’Office of Scientific Intelligence della CIA si interessarono nuovamente alla sua persona, decidendo di interrogarlo: il rapporto frutto dell’interrogatorio cita nuovamente questioni inerenti alla fedeltà agli Stati Uniti, ma questa volta di un conoscente del contattista (che viene da lui segnalato come possibile infedele), per riportare poi le dichiarazioni di Adamski sui suoi contatti con gli alieni e su supposte sue esperienze lavorative presso il vicino osservatorio di Monte Palomar, che ad un controllo si riveleranno false.

Successivo interesse verso il contattista da parte del FBI si ebbe nel febbraio del 1953 quando, secondo la versione data da un quotidiano, Adamski aveva dichiarato falsamente che il materiale da lui mostrato a una conferenza era stato vagliato e ritenuto veritiero da parte dell’FBI stessa e dell’aviazione statunitense, per ammonirlo dal fornire simili informazioni false. A proposito della scelta del cimitero nazionale di Arlington come luogo di tumulazione delle ceneri di Adamski, Toselli, al contrario di Pinotti ed altri, la considera solo un diritto acquisito grazie al suo stato di veterano della Prima guerra mondiale e non una qualche forma di premio per i suoi servigi in campo ufologico.

 

[20] Giuseppe Belluzzo (1876 –1952). Ingegnere, politico e accademico italiano, che ricoprì il ruolo di Ministro dell’Economia Nazionale tra il 1925 e il 1928 e di Ministro dell’Educazione Nazionale tra il 1928 e il 1929 nel Governo Mussolini.

 

[21] http://www.edicolaweb.net/edic206a.htm

 

[22] Jan Van Helsing, Le società segrete e il loro potere nel XX secolo”, Ed. Andromeda.

 

[23] http://www.edicolaweb.net/edic206a.htm

 

[24] Gary Hyland, I segreti perduti della Tecnologia Tedesca, Newton Compton.

 

[25] Niente esseri grigi, oppure a forma di rettile, roba da galleria degli orrori, ma esseri biondi con gli occhi azzurri, il sogno dei gerarchi nazisti.

 

[26] Nexus Magazine.

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~ di marcos61 su marzo 31, 2016.

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