GLI ILLUMINATI DI BAVIERA TRA LEGGENDA E REALTA’

 

 

 

   L’Ordine degli Illuminati di Baviera è nominato spesso e volentieri (e dal mio punto di vista a sproposito), nelle opere di quelli che sono definiti, “complottisti”, in romanzi di successo, su di essi c’è tanta di quella letteratura che contribuisce a ingenerare confusione, così come fece a suo tempo la famosa diceria (per i reazionari vecchi e nuovi) inerente la                                                                                                      “congiura giudaico-massonica-comunista”. Nella realtà storica non ci fu niente di romanzesco nell’irruzione degli Illuminati (altro nome con cui erano conosciuti) nella Massoneria.

Gli Illuminati di Baviera compresero assai presto quale straordinario strumento politico potesse rappresentare la Massoneria e riuscirono a sfruttarla grazie a un sofisticato sistema di infiltrazione che non smette di sorprendere per efficacia e rapidità. Quando i massoni reagirono con un’aperta condanna – unendosi agli Stati che ne avevano denunciato il loro carattere eversivo rispetto all’ordine aristocratico e feudale – era ormai troppo tardi. L’Ordine degli Illuminati di Baviera entrò negli annali della storia massonica per non uscirne mai più.

L’Ordine fu fondato nel 1776 da Adam Weishaupt, nato il 6 febbraio 1748 a Ingolstad, dove trascorse gran parte della propria vita e presso di cui la cui Università raggiunse una fama considerevole. Il padre era stato un oscuro professore di diritto penale ma riuscì a far sposare la nipote del suo amico, il barone di Ickstatt – che lavorava come curatore dell’Università – con il figlio Adam. In questo modo la carriera del giovane Weisshaupt, che aveva conseguito il titolo do avvocato nel 1768, ottenne una spinta decisiva, portando a diventare professore titolare a 25 anni e decano della facoltà di diritto a 27.[1]

Poco tempo dopo, però, sentì che la sua vita aveva fini più alti e seguendo la moda dell’epoca gettò le basi di una società segreta. Weishaupt provava un odio profondo nei confronti del clero cattolico, in particolare contro i gesuiti presso i quali aveva compiuto gli studi. Era convinto che l’autorità del clero sulla società civile asfissiasse la vera scienza, anulasse la volontà dei principi e schiavizzasse il popolo con il veleno della superstizione. Aborriva, come molti intellettuali bavaresi, l’iniquità dell’assolutismo ed era convinto che fosse necessario eliminare la monarchia e distruggere la Chiesa cattolica. Inoltre, credeva che si dovesse abolire il concetto di proprietà privata.[2]

Il suo odio per il clero si accentuò nel 1775, anno in cui fu nominato professore il diritto canonico dell’Università – un incarico fino a quel momento era sempre stato svolto da un funzionario ecclesiastico – poiché la situazione causò un profondo risentimento nella Chiesa.

Nel 1776 creò la sua organizzazione, che era in realtà un partito di opposizione ai clericali che controllavano l’Università di Ingolstad. I primi aderenti all’ordine – che chiamò degli Illuminati – furono i suoi stessi alunni e discepoli, con i quali si riuniva in privato allo scopo di discutere questioni filosofiche e idee liberali. Ben presto, però, si rese conto che se fosse rimasto ai soli discepoli, il partito non sarebbe cresciuto: era necessario trovare una struttura adatta ai suoi scopi. Pensò quindi di diventare massone, cosa che egli avrebbe premesso di espandere i propri progetti al di là di un circolo ristretto.

Un anno dopo, nel 1777, fu iniziato nella loggia Teodoro del buon consiglio, che operava nella città di Monaco. Di qui in avanti Weishaupt dedicherà grande impegno alla scoperta di un modo per usare la Massoneria a vantaggio degli Illuminati.

Il piano ebbe inizio nel 1778, per opera di uno dei suoi seguaci che aveva adottato il nome simbolico di Catone. Era consuetudine che i membri della società assumessero nome legati all’antica Roma o quella greca, o all’antico Egitto. Catone era stato iniziato in una loggia di Amburgo, dove aveva anche ottenuto i più alti gradi scozzesi.[3]

In breve tempo si crearono due nuove logge, formate anche da Illuminati, a Monaco e a Eichhstaedt, che agivano da centri di reclutamento dell’Ordine, e da scuola per i nuovi membri.[4] Nel 1780, l’Ordine aveva conquistato i favori dei marchesi di Costanza (che assunse il nome di Diomede), ed egli fu affidato il compito di fondare nuove logge nei territori della Germania settentrionale. A Francoforte sul Meno, il marchese s’imbatté in un uomo che sarebbe diventato un elemento chiave nella storia degli Illuminati di Baviera, il barone Adolf Franz Friedrich von Knigge.

Le fonti concordano sul fatto che Costanza intrattenne con von Knigge una stretta relazione. Sapeva di avere incontrare un uomo cardine, un leader risentito e audace, con contatti importanti e notevole influenza nelle logge tedesche. Knigge era stato iniziato in gioventù nella Stretta osservanza di von Hund[5] ma insoddisfatto dell’organizzazione dell’origine templare della Massoneria, se ne era allontanato con livore. Credeva – come molti massoni tedeschi – che la Massoneria avesse bisogno di una riforma complessiva; questo agevolò l’opera di persuasione di Costanza, che non ebbe difficoltà a convincerlo a unirsi agli Illuminati.

Knigge abbracciò presto le idee di Weishaupt, credendo che l’Ordine degli Illuminati di Baviera fosse già perfettamente strutturato. Tuttavia, quando nel 1780 cominciò a corrispondere con Weishaupt, ebbe il sospetto che il nuovo Ordine, nonostante la notevole crescita, mancasse di organizzazione e decise di essere l’uomo giusto per sopperire al problema.

Weishaupt, che era senza dubbio un individuo carismatico e convincente, era riuscito in poco tempo a reclutare figure di rilievo tra la nobiltà e l’alta borghesia della Baviera. La sua influenza era tale che poteva, di fatto, controllare tutti gli impieghi e gli incarichi di prestigio della regione, cosa che cominciava a suscitare qualche sospetto nella corte e nel clero. Centinaia di discepoli, a loro volta, avevano ricevuto dal maestro e fondatore il potere di iniziare adepti, così da incrementare ulteriormente il numero dei proseliti in tutta la Germania.

Presto i nuovi Illuminati – per la maggior parte uomini intelligenti, professori, magistrati e dignitari – cominciarono a provare una certa insoddisfazione per il lento procedere degli insegnamenti di Weishaupt, che era riuscito solo a organizzare le scuole, ma che non aveva ancora realizzato quell’Ordine interiore per il quale le scuole rappresentavano solo un livello propedeutico.

Nel 1781, Knigge e Weishaupt conclusero un accorso decisivo per il futuro degli Illuminati. Decisero che il primo si sarebbe occupato dell’organizzazione dell’Ordine, e che avrebbero immediatamente messo in atto un piano per infiltrarsi nella massoneria tedesca grazie all’inserimento in massa degli Illuminati nelle logge. Knigge però era un politico astuto, e voleva di più: sapeva che l’imminente Convento di Wilhelmsbad, convocato da Ferdinando di Brunswick,[6] avrebbe costituito un’opportunità unica per discutere le idee che aveva abbracciato ai più alti livelli della Massoneria; convinse quindi Weishaupt a conferirgli pieni poteri per far avanzare i preparativi dell’azione politica degli Illuminati al Convento, e si mise a lavorare al progetto in modo frenetico.

La posta in gioco era molto alta, negli ultimi anni, il duca di Brunswick e il langravio di Assia-Kassel[7] avevano stretto una solida alleanza con i martinezisti di Willermoz,[8] il cui fine era riconvertire e rivitalizzare la Stretta osservanza, trasformandola in un nuovo Ordine che guidasse le correnti massoniche spiritualiste ed esoteriche europee.

Al contrario gli Illuminati, denunciando l’esistenza di patto tra la Stretta osservanza e il Vaticano attraverso i gesuiti, avrebbero cercato di ingraziarsi i convenuti, per assicurarli alla causa dell’Ordine degli Illuminati, rinforzando la strategia di usare la Massoneria nella lotta senza quartiere contro la monarchia e – obiettivo considerato prioritario – la nefasta influenza della Chiesa.

 

Il convento di wilhelmsbad

 

 

Il 16 luglio 1782, Ferdinando, duca di Brunswick, diede via alla prima sessione del Convento indetto a Wilhelmsbad, città vicina a Hanau, nel territorio del principe Carlo di Assia-Kassel.

Né la Gran loggia nazionale di Germania né quella svizzera erano presenti all’assemblea. Alcune logge avevano inviato documenti e relazioni ma avevano preferito non mandare rappresentanti. È il caso della loggia dei Globi di Berlino, che si dichiarava disposta ad accettare un accordo di pace e concordia con i capitoli dei Cavalieri rosacroce, e della loggia Federico, del Leone d’oro, che si offriva di rivelare niente meno che i nomi dei superiori incogniti[9] e i veri rituali dell’Alta massoneria. L’offerta non ottenne seguito per il semplice effetto che l’intenzione dei promotori dell’incontro era propria di mettere fine a queste convinzioni.

Nonostante le assenze, al Convento si presentarono 36 delegati, provenienti dalla Germania, dall’Olanda, dalla Russia, dall’Italia, dalla Francia e dall’Austria. La commissione dei poteri, che aveva il compito di accreditare i delegati, giocò un ruolo fondamentale. Agì in modo da escludere accuratamente chiunque si fosse presentato con obiettivi che potessero nuocere al felice esito del Convento. Furono presi particolari precauzioni nei confronti di quelle logge che manifestavano posizioni contrarie ai sistemi filosofici degli alti gradi e in alcuni casi si arrivò al punto estremo di negare l’accesso a delegati della loggia madre della Mezzaluna delle tre chiave di Ratisbona e ai fratelli Filaleti di Parigi, guidati dal marchese di Chefdebien.

Ciò nonostante, un gruppo consistenze di razionalisti decisi a porre fine ai sistemi esoterici e agli alti gradi a formare un fronte che ebbe un alleato inatteso. Gli Illuminati di Baviera avevano i loro uomini migliori, guidati da uno dei capi di livello più alto: il barone von Knigge.

Wilhelmsbad riunì molti dei massoni più in vista d’Europa, in particolare quelli che rappresentavano la tradizione scozzese, legata alle correnti introdotte dai seguaci degli Stuart esiliati in Francia, secondo i quali la vera origine della Massoneria era da ricercarsi nell’Ordine dei cavalieri templari. La maggior parte dei convenuti apparteneva alla Stretta osservanza, le cui province erano rappresentate quasi nella totalità.

Il personaggio più importante era certamente il duca Ferdinando di Brunswick, presidente del Convento. Il secondo posto era il langravio Carlo di Assia-Kassel. Mentre Jean-Baptiste Willermoz, l’architetto della riforma generale completa l’elenco dei personaggi principali.

L’assemblea, assistette durante i primi giorni, all’impetuosa esposizione della parte razionalista. Per la maggior parte delegati indipendenti di logge tedesche e austriache, trovarono presto nelle guide nei rappresentanti bavaresi, e in particolare nei baroni Adolf Franz von Knige e Franz Friedrich Dittfurth von Wetzlar, il cui discorso anticattolico fu tanto violento da suscitare una profonda costernazione tra i presenti.

Dopo aver accusato la Stretta osservanza di agire a favore del Vaticano, ritenendo i gesuiti responsabili di frammentare la Massoneria per favorire il papato, si scagliò contro la restaurazione templare. Non mancò di appellarsi all’Imperatore stesso e turbò gli astanti quando affermò che era inutile resuscitare l’Ordine del tempio, poiché gli stessi vertici dell’Impero asburgico stavano eliminando le ultime vestigia di tale istituzione. C’è da chiedersi, se tali affermazioni, testimonino un’effettiva influenza degli Illuminati arrivasse fino alla corte di Giuseppe II, che era il più antimassonico tra i monarchi illuminati.

Giuseppe II aveva uno stretto rapporto con la Massoneria. Figlio di Francesco Stefano duca di Lorena – uno dei più grandi massoni del suo secolo, che aveva fondato un ducato massonico in Toscana, proprio alle porte dello Stato pontificio – e dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, non nascondeva la propria avversione nei confronti dei massoni. Era seccato dalle continue lusinghe provenienti dalle logge austriache, che sognavano di accoglierlo tra le proprie fila, aveva vietato che gli si parlasse della framassoneria e la sopportava mal volentieri.[10]

Giuseppe II portava avanti una campagna per sottomettere la Chiesa alla volontà dello Stato. Aveva instaurato una politica cesaropapista, imponendo numerose norme sul funzionamento degli ordini religiosi, l’organizzazione delle diocesi e la formazione del clero. Aveva istituito il matrimonio civile e aveva da poco firmato un Editto di tolleranza con il quale concedeva benefici e privilegi a protestanti e ortodossi. Tutti i funzionari del suo governo avevano frequentato università tedesche. C’è da chiedersi, quanti di questi uomini si rifacevano agli Illuminati di Baviera.

Willermoz si riferirà all’intervento di Dittfurth deplorandolo che aveva avuto la sfacciataggine di irrompere in un’assemblea di cristiani attaccando il principio religioso per cercare di fondare una massoneria basata su principi distruttivi di quello che definiva “di ogni vero vincolo tra gli uomini”.

I razionalisti continuarono ad attaccare senza concedere tregua. Von Knige era ben consapevole che la sua posizione era di minoranza. Sapeva che, quando fosse stato il momento di votare, l’alleanza formata da Willermoz e dal duca di Brunswick si sarebbe aggiudicata la vittoria. Tuttavia nei giorni successivi, i delegati che si rifacevano agli Illuminati proseguirono con le loro furiose critiche contro la Stretta osservanza, i martinezisti e i clericali.

I discorsi di von Knige cominciarono a fare breccia in alcuni delegati. Era ciò che desiderava e che lo avrebbe portato al successo. Il primo ad avvicinarlo fu un personaggio importante: Johann Joachim Bode, inviato, del potente di Ernst von Gotha.

Originario di Brunswick, Bode aveva fatto parte della Stretta osservanza con il titolo di eques a lilio convallium, ma soffriva di una vera e propria fobia nei confronti dei gesuiti. Lo stesso Knigge una volta affermò che l’unico difetto era di vedere gesuiti da tutte le parti. Da fervente difensore della restaurazione templare, si era trasformato in uno dei suoi più strenui oppositori.[11]

Esaltato dalle critiche rivolte da Dittfurth e von Knigge all’assemblea, Bode era già un Illuminato bavarese in potenza ancora prima che si concludesse il congresso. Quando fu il suo momento, propose che le innovazioni emerse a Wilhelmsbad “si imponessero in ottemperanza allo spirito del secolo”. Altri delegati furono sedotti dal discorso di Knigge e si sarebbero uniti agli Illuminati al termine dei lavori.[12]

Fin qui, ancora non si era espressa l’ala martinezista, e Willermoz attendeva il proprio turno convinto di uscirne vincente. A questione principale che doveva essere affrontata al Convento, riguardava la filiazione templare e l’eventuale riforma dell’Ordine. Si cominciò a parlare il 19 luglio, e si proseguì per le successive undici sessioni, fino al 14 agosto.

Nell’ottava sessione (25 luglio), Willermoz presentò un progetto di massima con il quale cercava di rispondere a uno degli interrogativi posti dal duca Ferdinando di Brunswick nella convocazione del Convento: era necessario mantenere una filiazione templare? O era giusto rompere con tale legame?

Willermoz basò il proprio intervento su quattro interrogativi profondamente interrelati tra loro:

 

  • Che interesse abbiamo a prendere in considerazione una filiazione con l’Ordine dei cavalieri templari e in che termini dovremmo attuarla?
  • La filiazione all’Ordine dei templari rispetto all’attuale sistema è legittima o no?
  • Nel primo caso, è prudente e conveniente mantenere il nostro sistema nella sua forma attuale? E nel secondo, dobbiamo assolutamente rinunciare alla filiazione?
  • Qual è il modo più sensato di riunire al meglio e senza rischi le parti costituenti dell’ordine in un solo e unico Regime?

 

In seguito, presentò un elaborato schema argomentativo nel quale, dopo aver esposto una breve storia del Tempio, si chiedeva che tipo di filiazione rivendicare, sottolineando, che a unire la Massoneria e i templari non era altro che il comune interesse per la scienza massonica. Quest’ultima, secondo Willermoz, era stata praticata in epoche diverse e con differenti denominazioni, non essendo quindi appartenuta in maniera esclusiva né all’Ordine del tempio né alla Massoneria moderna. Attraverso un’allegoria, affermò che la “la scienza massonica è passata attraverso i cavalieri templari così come alcuni fiumi passano per grandi laghi senza perdersi né confondersi completamente con essi e proseguono, mantenendo forse alcune qualità e proprietà del lago che hanno attraversato”.[13]

Le sue conclusioni, nel riferirsi alle tre domande iniziali, non lasciano spazio a dubbi.

Non c’è un vero interesse nel restaurare l’Ordine del tempio a proposito dei possedimenti e alle ricchezze che gli furono sottratti; ma piuttosto è in qualità di massoni desiderosi di possedere le conoscenze scientifiche di cui i templari erano detentori che abbiamo interesse nello stabilire una filiazione con loro.

L’ipotesi concernente la restaurazione di qualsiasi titolo, ricchezza e possedimento di quell’ordine è assurda, ridicola e illegittima e non vi è alcuna prova per sostenere tale pretesa.

Anche nel caso in questa ipotesi fosse sostenuta da elementi indiscutibili, sarebbe imprudente e dannoso per il progresso della Massoneria, se non addirittura per l’Ordine stesso e per gli individui che ne fanno parte, riconoscere, rivendicare e favorire in qualsiasi forma l’attuazione di tale pretesa, per cui se una società, conosciuta o sconosciuta, volesse riformare il sistema in conformità a questa restaurazione, non dovremmo esserne coinvolti e, anzi, dovremmo interrompere ogni contatto con quella società.

Il Convento generale dell’ordine dovrà includere tra i suoi atti una dichiarazione vincolante per tutti i delegati, che sia chiara, categorica e inequivocabile in merito a tale questione.

La filiazione all’Ordine del tempio a proposito delle conoscenze scientifiche, poiché basata su una tradizione duratura e universale, certificata da numerosi documenti e testimonianze attendibili, è utile per mantenere o stabilire uno stretto legame o stabilire uno stretto legame tra l’Ordine massonico e l’Ordine del tempio nella maniera più opportuna e adeguata a favorire il progresso dei massoni nel perseguire finalità scientifiche, senza che tutto ciò possa suscitare la minima preoccupazione tra i governi.

Per quanto riguarda la risposta alla quarta domanda, Willermoz espose davanti ai delegati il sistema massonico che era stato adottato nel Convento delle Gallie del 1778. Il nuovo Regime sarebbe stato formato da un Ordine massonico chiamato <1 classe>, completato da quattro gradi: i tre simboli tradizionali ai quali si aggiungeva quello di maestro scozzese, una sorta di cerniera o grado di transizione tra l’ordine esterno e quello interno. Quest’ultimo, chiamato <II classe>, sarebbe rimasto un ordine cavalleresco con la denominazione di Cavalieri benefattori della città santa. La <III classe> sarebbe stata vacante, finché non fossero giunti gli uomini con le conoscenze adatte per costituirla.

Tuttavia, è qui che Willermoz occulta la verità di fronte all’assemblea, una verità nota soltanto a un piccolo gruppo di iniziati. La III classe sarebbe stata accessibile a chi avesse dimostrato di possedere qualità particolari, meritevoli dei gradi di <Professo> e <Gran Professo>. E c’è dell’altro: ancora al di sopra ci sarebbe stato l’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo, il sistema che aveva appreso dal suo maestro Martinez de Pasqually.

Chi conosceva la verità? Pochissimi. Ferdinando di Brunswick era disposto a sostenere la strutture segreta dell’Ordine. Parimenti pochissime altre persone.

La proposta di Willermoz fu approvata ad ampia maggioranza. Nei giorni successivi, i delegati degli Illuminati di Baviera e i razionalisti si ritirarono dall’assemblea, sconfitti.[14] Non dovette passare molto tempo perché i bavaresi capitalizzassero il malcontento e ammettessero tra le propria fila numerosi massoni delusi dal Regime rettificato. Il Convento fissò il termine di un anno perché le logge tedesche della Stretta osservanza manifestassero la propria adesione al Regime scozzese rettificato, ma alla prova dei fatti apparve evidente che i tedeschi non accettarono il nuovo sistema.

Così come il Grande Oriente di Francia[15] aveva dovuto fare marcia indietro rispetto all’intenzione di aderire alla Stretta osservanza e alla necessità di rispondere a un direttivo straniero, i tedeschi rifiutarono la Riforma di Lione[16] e cercano nuove strade. In sostanza l’intera Massoneria europea entra in una fase turbolenta che avrebbe scatenato eventi impensabili.

E gli Illuminati di Baviera? In circostanze eccezionali l’Ordine di Weisshaupt fu scoperto e sgominato. Il 10 luglio 1785 questi s’incontrava nei dintorni di Ratisbona con un suo affiliato, l’abate Jacob Lang, al quale doveva affidare una missione delicata. A un tratto il cielo si oscurò, il tuono rimbombò sopra i due, e l’abate fu colpito da un fulmine che lo uccise. Weishaupt, atterrito, fuggì, dimenticando di portare via dei documenti preziosi, contenenti i nomi d’importanti affiliati, che la polizia rinvenne sul corpo di Lang. A questa prima scoperta ne fecero seguito altre, poiché gli inquirenti giunsero fino al consigliere aulico Zwack, nel cui castello, a Landshut, furono trovate numerose carte dell’Ordine.

A meno di dieci anni dalla fondazione, l’Ordine era soppresso nel Paese che gli aveva dato i natali.[17]

 

 

L’ombra di Weisshaupt

 

E’ chiaro che gli Illuminati bavaresi riuscirono a conquistare lo spirito di molti massoni, facendo sì che disattendessero i precoci avvertimenti e le condanne provenienti da ampi settori della massoneria tedesca. Nel 1783, quando ancora non si era spenta l’eco di Wilhelmsbad, la Gran loggia madre di Berlino ammonì, con un avviso, che avrebbe bandito tutte le logge che “avessero degradato la massoneria introducendovi i principi dell’Illuminismo”.[18] Vi furono addirittura massoni pentiti che si presentarono spontaneamente di fronte all’elettore di Baviera per denunciare la pericolosità e il carattere sovversivo della propria organizzativa.

Ma a quel punto la massoneria francese si orientata verso strutture più democratiche che agevolarono l’influenza bavarese tra i dirigenti.

A differenza della massoneria dell’ancien régime, fondata sul processo iniziatico di trasformazione spirituale,[19] gli Illuminati perseguivano l’obiettivo politico dichiarato di istituire “un ordine mondiale cosmopolita senza stati, principi o classi”.[20] Tuttavia questo cambiamento della gestione del potere non sarebbe dovuto avvenire con il ricorso della forza, né attraverso una rivoluzione. La loro proposta era una riforma morale, non necessariamente violenta. Weishaupt rifiutava le rivoluzioni in particolare perché “esse non possono migliorare niente se gli uomini mantengono inalterate le loro passioni, e perché la saggezza non ha bisogno della forza”, e lo ribadì nel 1799 quando rivolgendosi al proprio superiore bavarese, scrisse: “Non ho mai pensato a un sovvertimento dello stato. Per migliorare il mondo futuro e soffocare tutti gli abusi, bisogna, al contrario, creare nuovi interessi morali e, in generale, agire attraverso l’educazione e il miglioramento individuale”.[21]

Sono idee che allontano Weishaupt dal giacobinismo. Personalmente penso che per capire la prassi dell’Ordine degli Illuminati, bisogna considerare che esso fosse in fondo un’associazione prerivoluzionaria, che aveva come obiettivo certamente la lotta contro il modello assolutista e feudale, ma prevedeva la realizzazione di un nuovo ordine solo nell’ambito di un dispotismo illuminato, il che escludeva un’azione sovversiva rivoluzionaria.

Tornando sull’influenza che ebbero sulla Massoneria, gli Illuminati di Baviera agivano all’interno delle logge come una società segreta dentro un’altra.   Consideravano fondamentale studiare la Massoneria, così come l’ordine dei gesuiti che tanto aborrivano. Copiavano e replicavano la struttura gerarchica e persino l’impianto rituale dei gradi massoni, ma i loro obiettivi andavano ben oltre a quelli perseguiti dalle logge, poiché si basavano su un programma, attuato in maniera rigorosa e sistematica, grazie al quale avrebbero trasferito i propri principi alla società; cosa che la Massoneria, in quell’epoca non incoraggiava.

Per gli Illuminati i rituali erano dunque subordinati a un fine politico superiore, individuato nella trasformazione della società. Nel loro progetto la Massoneria avrebbe formato un ordine di seconda classe, ma non prima di avere attraversato la fase fondamentale in cui gli Illuminati si sarebbero infiltrati con sistematicità nelle logge. Quando un Illuminato era presentato per l’iniziazione, aveva ben chiaro quale fosse lo scopo della sua presenza in loggia. Nonostante gli enormi sforzi compiuti dalle Grandi logge per denunciare questo progetto, la nascita di una massoneria post-rivoluzionaria che reclamava di cui faceva parte, ponendosi come ispiratrice delle grandi rivoluzioni democratiche del XIX secolo, fa pensare alla fine la politica dei bavaresi abbia avuto successo.

La subordinazione degli aspetti iniziatici e rituali della massoneria all’obiettivo politico sarà costante nel XIX secolo. E costituirà anche la causa degli scismi che disgregheranno l’Ordine massonico e creeranno all’attuale frammentazione.

Quando i dirigenti della massoneria si resero conto dell’esistenza di un piano d’infiltrazione da parte dei bavaresi, si diffuse un sentimento d’indignazione. Si cominciò ad affrontarli e a espellerli dalle logge. È in questo contesto che si rese pubblica nel 1783 la Dichiarazione dell’Antica loggia madre dei tre globi di Berlino, a tutte le illustri e onorevoli logge massoniche che con essa abbiamo relazioni, dentro e fuori della Germania, che affermava quanto segue: “Reprobo è il massone che nuoce alla religione dei cristiani e che degrada l’elevata massoneria, trasformandola in un sistema politico, e che non se ne vergogna. Non bisogna dimenticare il pericolo che questo comporta, poiché prima o poi di provocherà il braccio secolare che colpirà tutta la massoneria. Scacciamo questi sciagurati”.[22]

Come si diceva prima nel 1785, l’Ordine degli Illuminati di Baviera fu sciolto, ma a quel punto contava ormai sull’appoggio incondizionato di numerosi massoni influenti, tra i quali Bode, che convinse il principe von Gotha a proteggere Weishaupt e i più importanti leader dell’organizzazione ospitandoli presso la corte. L’allarme crebbe negli anni immediatamente il suo scioglimento, a mano a mano che nomi di rinomati filosofi, accademici e magistrati cominciarono a essere associati all’azione politica dell’Ordine. Si è calcolato che l’ordine avesse a quel tempo più di seicento membri,[23] benché risulti difficile stabilire quanti massoni – senza appartenere all’Ordine – ne condividessero i principi.

Durante l’esilio alla corte di von Gotha, Weishaupt non interruppe le proprie attività; al contrario, il suo legame con massoni famosi crebbe in maniera costante fino alla sua morte. La vasta rete intessuta dagli Illuminati raggiunse personalità di grande rilievo e servì da modello da altre organizzazioni, guidate da massoni, che divennero centri di cospirazione politica prima, durante e dopo la Rivoluzione francese.

Due di queste organizzazioni meritano di essere menzionate: l’Ordine degli evergeti, accorpato nel movimento rivoluzionario prussiano. Fondato nel 1791 in Slesia, vantava tra la propria fila il celebre massone Fessler, insieme a influenti funzionari prussiani, scrittori e sostenitori della rivoluzione, tutti membri attivi di logge massoniche, come il magistrato Zerboni, lo scrittore Hans von Held, l’alto ufficiale prussiano von Leipziger e, soprattutto, il professor Elsner, appartenente al circolo degli amici intimi di Hegel, il cui il livello di contatti con i massoni illuminati era impressionante.[24]

Nel 1797 i summenzionati Zerboni e von Leipziger fondarono, all’interno della loggia di Glogau, un’altra società segreta politico-massonica che chiamarono Tribunale della Sainte-Veheme[25] con gli obiettivi di denunciare gli abusi e le azioni degli assolutisti, lavorare a favore della libertà politica e il non intervento tedesco in Francia.[26]

Così come si sospetta che Hegel abbia preso parte a circoli legati ai bavaresi, lo stesso si potrebbe dirsi di Fichte, il quale venne addirittura accusato dalle autorità di Jena di essere un Illuminato e tenuto sotto sorveglianza a causa del libro Filosofia della massoneria.

Ma il motivo della dissoluzione degli Illuminati, oltre alla repressione fu dovuto al loro ordine interno: chi aderiva doveva giurare obbedienza assoluta ai superiori. Erano obbligati a una specie di resoconto mensile nel quale analizzavano il proprio operato e anche quello dei compagni.

Il sistema degenerò rapidamente verso la delazione e lo spionaggio, fatto che suscitò una reazione di disgusto da parte di molti massoni che si erano arruolati tra le fila di Weishaupt.

 

 

Le leggende sulle cause della rivoluzione francese

 

 

Il mito della “rivoluzione massonica” nacque durante il periodo rivoluzionario. Nel 1797 nell’opera I Veri Autori della Rivoluzione Jourde scrive testualmente: “Sono stati i Liberi Muratori i fomentatori della Rivoluzione. Non solo: ma furono essi a procurare il denaro ai rivoluzionari, così che quelli che proseguirono nell’opera di propaganda”. Nel biennio 1797-98 compaiono cinque volumi dell’abate Barruel, intitolati, Memorie per servire alla storia del giacobinismo. Raramente la falsificazione storica ebbe tanto successo e altrettanta influenza. Per il fecondo abate i Liberi Muratori avevano preparato da lungo tempo la Rivoluzione francese, nelle tenebre delle loro logge, favorendo poi le violenze, l’anarchia e le azioni più sanguinarie. Per di più, vi sarebbero state delle “Retro-Logge” pronte a giustiziare i Fratelli che non erano disposti a obbedire alle parole d’ordine sovversive. Lungo tutta la sua opera, Barruel mostra di confondere la Massoneria con l’Ordine degli Illuminati di Baviera e sciorina una profonda incomprensione dell’Ordine Massonico, attribuendogli assunti anticristiani. Numerosi storici si appoggiarono in seguito su falsità del genere. D’altra parte, certi massoni, contribuirono alla propagazione della suddetta leggenda, attribuendosi con fierezza la parte di fondatori della repubblica e della democrazia.

Bisogna intendersi, certamente nelle logge si è creato una tensione e una cultura che ha favorito il processo rivoluzionario,

Vi è quasi assoluta concordanza riguardo al fatto che la Massoneria, così come le altre società segrete operanti nell’Europa nella seconda metà del XVIII secolo, diede un contributo decisivo alla diffusione delle idee illuministe. Appare anche assodato che l’applicazione di meccanismi democratici nelle logge è precedente alla democrazia concepita in termini di Stato.

Come istituzione allineata con l’assolutismo illuminato (dunque non rovesciamento violento dell’ordine costituito), la Massoneria costituisce un caso unico nel quale la struttura politica interna possiede caratteristiche diametralmente opposte al regime che rappresenta.

La Massoneria agiva come un ambito all’interno del quale l’aristocrazia – che conservava i suoi privilegi sociali – era disposta ad accettare un certo livello di democrazia, senza che ciò significasse appoggiare un cambiamento radicale della società. Tuttavia, mentre per una parte dell’aristocrazia si trattava di “giocare alla democrazia” (una sostanza di svago), un crescente numero di leader massonici che aderivano alle associazioni politiche – compresi alcuni aristocratici – trasferiva a quei gruppi cospirativi i principi democratici che già applicava nelle rispettive logge massoniche.

Il fenomeno non costituiva un fatto isolato né limitato alla massoneria francese ma, anche se in misura meno ragguardevole, cominciava a estendersi in tutta l’Europa. Quando nel 1784 fu fondata la Gran Loggia territoriale austro-ungarica, la sua Costituzione dava nei principi fondamentali, perentorie indicazioni nel senso che “la massoneria è nelle sue fondamenta una unione democratica e ogni loggia è una democrazia”. E aggiungeva anche, nell’articolo VI, che “considerata la natura dell’unione democratica, il potere legislativo ed esecutivo dell’Ordine deve risiedere nelle logge”.[27]

Considerazioni analoghe sono state ritrovate negli archivi di altre logge tedesche e dei paesi nordici.

Se si considera lo spirito delle strutture aristocratiche, piramidali e tradizionaliste riunite nel Convento di Wilhelmsbad nel 1782, con i loro circoli interni e i gradi riservati a un cenacolo privilegiato e altamente selezionato, si comprenderà con chiarezza lo scontro tra i due sistemi.

Tornando al periodo della rivoluzione francese le logge, nel pieno dell’agitazione politica, si avviarono verso un lento ma costante processo di deterioramento; perché nella misura in cui le organizzazioni politiche si affollavano, le logge diminuivano la propria attività.

Quando il 6 aprile 1789, si svolse l’Assemblea generale del Grande Oriente, i presenti non erano che una trentina di rappresentanti. La situazione non fece che peggiorare, al punto che nel 1791 nove logge su dieci avevano chiuso i battenti.

L’ultima Assemblea generale del Grande Oriente si tenne nel 1792. Viene creata una sorte di commissione incaricata di portare aiuto ai fratelli in difficoltà. Molte logge sono prese d’assalto dalle folle e molti massoni finiscono in carcere.

Il 22 febbraio 1793, Luigi Filippo d’Orléans, Gran Maestro del Grande Oriente nello Journal de Paris, ufficializza il ripudio dell’Ordine massonico da lui presieduto fino a quel giorno.

La Rivoluzione francese è stata lo sbocco di un processo inerente alla presa del potere politico da parte di una nuova classe sociale in ascesa: la borghesia.

Prima della rivoluzione l’Ordine massonico conosceva le stesse divisioni che erano presenti nella società. Non vi era una coerente dottrina politica che potesse unire i Fratelli pro o contro il rivolgimento sociale. Il Fratello La Fayette si trovava alla testa di una folla che svillaneggiava le guardie svizzere del re comandate dal Fratello D’Aumont; i Fratelli realisti non giustificano i Fratelli rivoluzionari, i quali li considerano tutti in blocco dei traditori della Repubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Bayard Jeane-Pierre, La spritualité de la Rose-Croix: histoire, tradition et valeur initiatique, Dangles, Saint Jeane de Braye 1990.

 

[2]                                                                                          C.s.

 

[3] Nata con soli due gradi, la Massoneria non si accontentò di aggiungerne un terzo, quello di maestro, ma già prima del 1750 iniziò a introdurne altri, i cosiddetti <alti gradi>.

Il fenomeno ebbe forse origine proprio nelle isole britanniche, poco dopo il 1730, quando in ambienti latomistici particolarmente attenti all’aspetto ritualistico s’inizio a parlare di un grado elitario: <Maestro scozzese>. In seguito questo grado si diffuse in tutta Europa, soprattutto in Francia, terra di elezione degli alti gradi.

Fu in Francia che la Massoneria aveva attecchito rapidamente, grazie alla vicinanza con l’Inghilterra e alla presenza di numerosi rifugiati giacobiti (i seguaci degli Stuart la ex casa regnante della Scozia e per un certo periodo di tempo nel XVII secolo anche dell’Inghilterra). Fu qui che si cominciò a costruire a costruire la storia sulle possibili origini cavalleresche (in particolare dei Templari) e più misteriose della Massoneria.

 

[4] Findel Joseph Gabriel, Die Geschichte der Freimaurerei von der Zeit ihres Entstehens bis auf die Gegenwart, Hermann Luppe Leipzig, 1990.

 

[5] L’Ordine della stretta osservanza templare, fu organizzato dal barone tedesco Carl Gotthelf von Hund per adempiere la missione affidatogli dalle alte cariche della Massoneria cattolica giacobita.

 

[6] Il duca Ferdinando di Brunswick, Gran maestro delle logge rettificate, era nato nel 1721 e iniziato alla Massoneria all’età di vent’anni. Fratello di Carlo di Brunswick – il duca regnante – e cognato di Ferdinando II il Grande, re di Prussia, si era distinto in ambito militare ai tempi della guerra di Slesia, iniziata nel 1741, e fino al termine della Guerra dei sette anni, nella quale era stato tenente generale e comandante in capo.

 

 

[7] Carlo di Assia-Kassel, Gran Maestro dell’Ottava provincia <della Germania superiore> e coadiutore della Settima <della Germania inferiore fino al mar Baltico>. Fu una figura chiave nella riforma templare.

 

[8] Il martinezzismo deriva dalla filosofia di Martinez de Pasqually, fondatore dell’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo. Il termine di cohen è connesso ai cohanim, la più alta carica sacerdotale ebraica, che offriva sacrifici al servizio del tempio.

Martinez fu l’iniziatore di una tradizione che annoverò tra i suoi adepti personaggi importanti, tra cui Louis-Claude de Saint Martin e Baptiste Willermoz.

Egli, dopo aver viaggiato in Turchia, Arabia e Palestina (dove presumibilmente aveva appreso le dottrine della cabala ebraica). In questo, la sua storia, somiglia alla legenda di Christian Rosenkreutz, dove anche lui nacque in Germania e poi girovagò per il Medioriente, dove ebbe accesso a misteriose conoscenze, prima di tornare in Europa e edificare le suole rosacrociane.

Martinez sviluppò una dottrina basata sulla cabala ebraica. La cabala può essere considerata come una teosofia con una propria cosmogenesi, nella quale Dio, concepito come la causa senza causa (l’EN Sof), costruisce l’universo con una serie di emanazioni che attraversano diversi piani, dai veli negativi dell’esistenza fino al mondo materiale. Il tettrgramma, nome di Dio formato da quattro lettere, fu introdotto nei rituali della Massoneria (in particolare in quelli del Rito scozzese antico e accettato).

 

[9] Sorse un mito in questi ambiti esoterici che la Massoneria fosse guidata da dei superiori incogniti (o sconosciuti) che non erano degli uomini in carne e ossa, bensì delle entità viventi sul piano astrale, da dove emanerebbero occulte influenze. La Stretta Osservanza contribuirà più tardi alla formazione ed espansione di un particolare sistema massonico: il Rito Scozzese Rettificato, che è, in effetti, d’ispirazione cristiana e templare. Sul piano simbolico esso impegna i propri iniziati a partecipare alla successiva costruzione di diversi templi, destinati a essere riassorbiti in quella Gerusalemme celeste che non è opera della mani dell’uomo.

Leo Zagami con le sue Confessioni di un illuminato rimette in circolazione questa tradizione presente in un certo tipo di ambiente massonico.

 

[10] Secondo Frau Abrines, l’imperatore rifiutò l’offerta di uno dei dignitari della massoneria austriaca con queste parole: “Non mi parlate più dei vostri massoni, disse, vedo che sono uomini come tutti gli altri, e che tutta la filosofia di cui fanno sfoggio non li esenta dalle volgarità e dalle debolezze che l’orgoglio porta con sé”. Lorenzo Frau Abrines, Diccionario Enciclopédico Abreviado de la Massoneria, 1976, voce Giuseppe II.

 

[11] Bode era molto amico del filosofo razionalista tedesco Gotthold Lessing.

 

[12] Findel afferma che numerosi delegati si presentarono da von Knige durante l’assemblea per chiedere di essere ammessi. Anche Emile Dermenghen menziona i massoni razionalisti sconfitti a Wilhelmsbad che in seguito si allearono, in segreto, con gli Illuminati di Baviera.

 

[13] Le Forrestier, Les Cahiers verts, VII.

 

[14] Sembra strano che in tutta la letteratura che si potrebbe definire, “complottista” non si parli del Convento di Wilhelmsbad, dove gli Illuminati uscirono sconfitti. Non si parli degli altri riti e delle loro relativi strutture segrete. Detto in termini moderni e politici, si potrebbe dire che ci fu uno scontro “tra linee” (con molto virgolette). Tra una che si prefigge di essere una sorta di avanguardia (Magaldi del Grande Oriente Democratico parla di avanguardie massoniche che hanno costruito l’Europa contemporanea, quella liberale dove ci sono i cittadini e non i sudditi), mentre l’altra guardava indietro al medioevo, vedeva la Massoneria come una sorta di nuovo ordine cavalleresco.

In sostanza era sorto che nelle Logge dal XVI secolo i massoni detti accettati (quelli che non praticavano l’arte dell’edilizia) diventano sempre più numerosi e parallelamente gli autentici artefici costruttori vanno facendosi man mano più rari. E dopo gli ermetisti le colonne dei Templi vedono sedersi fra esse borghesi, sacerdoti e molti nobili. Ne risulta un completo ribaltamento dell’ambiente sociale dell’istituzione. Progressivamente gli operativi in senso stretto, si allontanano dalla Libera muratoria e creano un ben organizzato e autonomo Compagnonaggio che non vuole avere nulla a che fare con la borghesia mercantile, con le autorità ecclesiali troppo inclini a interessi mondani e con tutte e con tutte le forme di autorità secolari.

 

 

[15] Il Grande Oriente di Francia sorse nel 1773 con lo scopo di federare tutte le logge francesi in un’unica Obbedienza in grado di conciliare le numerose strutture massoniche e rituali in attività. A differenza delle strutture politiche piramidali dei rettificati il Grande Oriente si fondava sulle decisioni democraticamente prese dai molti delegati che agivano in nome delle rispettive logge.

 

[16] Nel novembre del 1778, Lione è convocata un’assemblea nel corso della quale viene proposta e approvata la cosiddetta Riforma di Lione. Nasce così un nuovo Ordine massonico rettificato conosciuto come Regime scozzese rettificato.

L’organizzazione del nuovo Regime comprende: un Ordine massonico (chiamato anche <classe simbolica> che presenta i gradi di apprendista, compagno e maestro propri della massoneria simbolica, oltre un quarto, quello di maestro scozzese di sant’Andrea, una sorta di grado preparatorio per poter passare al livello successivo; un Ordine interno formato dai gradi di novizio e cavaliere benefattore della città santa; un Ordine o <Doppia classe> segreta, nota soltanto a chi ne fa parte e che prevede i gradi di professo e Gran professo; infine, in vetta alla piramide, nei misteri più elevati, l’Ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell’universo.

In questo modo, l’Ordine era costituito da un livello di base che corrispondeva all’iniziazione massonica tradizionale, un secondo livello strutturato come un ordine di cavalleria e un terzo stato di natura mistica o sacerdotale. Se si considera il primo livello come corrispondente all’ambito dei mestieri (il lavoro), il secondo alla cavalleria (connesso alle armi e alla guerra) e il terzo alle professioni di fede, potremmo dire che il regime riproduceva alla perfezione l’ordine politico-sociale medievale.

 

[17] Gianni Vannoni, LE Società SEGRETE dal Seicento al Novecento, Sansoni Editore, 1985.

 

[18] Illuminismo neanche Illuminati, dovrebbe far riflettere tutta quella corrente di “complottisti” reazionari (e anche “sinistri”) che vedono in qualsiasi fenomeno storico di avanzamento dell’umanità l’ombra della Massoneria (magari dietro a essa il demonio).

 

[19] Oppure dediti all’occultismo, che XVIII secolo divenne facilmente un fatto di costume. Nel 1758 l’enigmatico conte di Saint-Germain scrive alla corte di Parigi di essere l’artefice in grado di produrre l’oro. Asserzione che deve avere accompagnato con argomenti più che persuasivi, tanto che Madame Pompadour lo autorizzerà a stabilirsi prima a Chambord e poi a Versailles. E v’è dell’altro. Si ha quasi la certezza che Luigi XV, dopo averlo incontrato, gli affiderà alcune missioni da agente segreto in diversi paesi stranieri. Saint-Germain è solo una tra quelle elusive figure che contribuiranno a estendere la fama di mistero dell’ordine, pur restando fedele alla Chiesa e sempre attenti alla buona fama dei fratelli.

 

[20] Reinalter Helmut, Masonerìa y Democracia, in José Antonio Ferrer Benimeli, (coord.), pag. 69.

 

[21]                                                        C.s.

 

[22]                                                         c.s.

 

[23] Eduardo R. Callaey, il mito della rivoluzione massonica massoni e rivoluzione francese le origini della massoneria moderna, Marco Tropea Editore S.r.l., Milano, 2010.

 

[24] Emilio J. Coribière, Hegel y la Framcmasoneria, in Simbolo, N. 60, Buenos Aires 1997, pp. 7 e sgg.

 

[25] Una denominazione che si usa ancora oggi per XXXI grado del Rito scozzese antico e accettato.

 

[26]                                                                            C.s.

 

[27] Reinalter Helmut, Masonerìa y Democracia, in José Antonio Ferrer Benimeli, (coord.).

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~ di marcos61 su marzo 15, 2016.

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