UN MONDO DI DEPRESSI

 

 

A Roma si sta tenendo la conferenza internazionale sul tema Depression: state of the art 2016, promossadalla Pontificia Accademia delle Scienze.[1]

Ebbene secondo i dati dell’OMS (fonte certamente non neutra), la depressione sarebbe la “malattia” più diffusa al mondo. Solo nel 2015 i depressi sarebbero stati 350 milioni (più dell’intera popolazione degli USA).

La dimensione drammatica del fenomeno si evidenzierebbe dalla cifra dei suicidi: ogni anno circa un milione di persone si toglie la vita secondo l’OMS a causa di questa condizione che non sarebbe solo clinica, ma ha anche dei risvolti umani e sociali.

Ad aggravare il tutto starebbe che due terzi dei “pazienti”, non sono “consapevoli” di avere un disturbo trattabile e quindi non cercano aiuto e non ricevono alcun trattamento con il “rischio” di finire nella spirale della cronicità. Semplicemente, queste persone vivono in una condizione di disagio, di sofferenza costante seppure non immediatamente riconoscibile e da loro non definibile con un nome.    Non è un caso che qualche psichiatra ha definito la depressione come il “male del secolo”.

La depressione come malattia, significa che ogni persona che è presa di mira dagli psichiatri e additata dal senso comune della gente (il senso comune è la cosa più reazionaria che ci sia, poiché si basa sui pregiudizi e non su una visione razionale della vita), diventa un disadattato.

Che sia tutto una mistificazione, lo dimostra il fatto che tra i depressi, si trovano gran parte degli artisti, dei pittori, degli scrittori dei poeti, dei musicisti e le persone creative di ogni genere.

Tra di loro si trovano personaggi come Byron, Melville, Virginia Woolf, Tolstoj, Giacomo Leopardi.

Chi è depresso certamente soffre, com’è, altrettanto certamente può attraversare dei periodi pieni di entusiasmo e di gioia di vivere.

Tra i depressi ci sono anzitutto persone dall’estrema sensibilità, capaci si sentire e cogliere nella vita con profondità tutti quelli aspetti, belli o brutti che siano.

Strana “malattia” la depressione, le cui cause sono: le delusioni, il fallimento professionale, una perdita; “malattia” che colpisce le donne dopo il parto, oppure quando arriva la menopausa, i pensionati, i ragazzi durante la pubertà, i celibi, i divorziati o vedovi.

Nel frattempo la diagnosi di depresso è affibbiata a decine di milioni di persone: ogni persona sensibile rischia di essere affetto a questa “malattia”. È proprio vero questo non un mondo per persone sensibili ma solo per stronzi assettati di guadagno e di potere.

Via è anche una specie di campagna promozionale, ben orchestrata che pubblicizza il prodotto.

Le conferenze come questa che si svolge a Roma servono a questo scopo.

Non mi stancherò mai di ripeterlo. In un momento come l’attuale dove la crisi generale di sovrapproduzione assoluta di capitale è giunta alla sua fase terminale, che sta causando un continuo e costante peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, dove i motivi di lottare certamente non mancano, la psichiatria ci viene a dire che prendendo certe pastiglie “vedremo meglio” il mondo che ci circonda e per questo smetteremo di soffrire.

per questi motivi la psichiatria ora più che mai assume la funzione di controllo sociale della popolazione a favore delle classi dominanti

 

[1] http://www.repubblica.it/salute/medicina/2016/01/26/news/depressione_due_malati_su_tre_non_si_curano-132082958/

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~ di marcos61 su gennaio 27, 2016.

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