L’ESPERIMENTO FILADELFIA: REALTA’ O LEGGENDA METROPOLITANA?

 

 

 

È da decenni che girano voci di scambi di tecnologia tra il governo USA e una (o diverse) e non meglio precisate civiltà extraterrestri, con le quali ci sarebbero state contatti qui sulla Terra. Molte di queste dicerie sono ovviamente leggende metropolitane, altre molto probabilmente sono notizie messe in giro dai soliti disinformatori per confondere le acque. Ciò non esclude, che una parte – seppure piccola – di queste notizie possa essere vera. È comunque assodato che il governo USA fin dalla seconda guerra mondiale (pensiamo solamente al Progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica), conduce esperimenti segreti, soprattutto per quello che riguarda progetti di nuove propulsioni e nuove armi.

Si parla che fin dal 1943 furono compiuti esperimenti per ottenere l’invisibilità. Tali esperimenti sarebbero partiti dal sogno di Albert Einstein di unificare il campo elettromagnetico e la gravità in un’unica fisica.[1] E, infatti, si parla di esperimenti effettuati presso il porto militare di Filadelfia, quando sul cacciatorpediniere Eldridge sarebbero stati imbarcati svariati equipaggiamenti, in particolare un potente generatore di campo magnetico. Lo scopo era di permettere alla nave da guerra di raggiungere l’invisibilità. Alcuni testimoni avrebbero riferito della sparizione della nave nel corso di una serie di esperimenti, che avrebbero comportato gravissime conseguenze per l’equipaggio. Alcune testimonianze incrociate riferiscono che nel periodo in cui rimase invisibile a Filadelfia, la nave fosse stata vista improvvisamente sostare per alcuni minuti nel porto di Norfolk a 600 Km di distanza, per poi svanire di nuovo e riapparire a Filadelfia. Se tutto ciò fosse confermato, si potrebbe pensare a un teletrasporto del tutto accidentale, causato dall’emissione del potentissimo campo magnetico che sarebbe stato utilizzato per soli scopi militari.

Ma come questa storia è venuta fuori?

Morris Ketchum Jessup,[2] astrofisico e scrittore divulgativo, e professore alla Drake University di Des Moines, nello Iowa, e all’Università del Michigan, e di altri organismi di ricerca, negli anni ’30 partecipò in qualità di fotografo ad una spedizione del Carnegie Institute di Washington, che aveva l’obiettivo di mappare e catalogare le rovine degli antichi popoli meso e sudamericani.[3]

In Messico, a Las Venta e San Lorenzo, toccò le teste dei giganti, scolpiti dagli Olmechi con evidenti fattezze negroidi; dopo il Messico la spedizione scese in Perù, dove Jessup si fermò ad ammirare i massi squadrati da 400 tonnellate del porto di Puma Punku (a Tiahuanaco), e quelli irregolari ma altrettanto pesanti del Sacsayhuamàn a Cuzco, dove cominciò a chiedersi se fossero davvero stati gli Inca i reali costruttori, armati di corde, usando animali da soma e tanta pazienza.

Il 13 gennaio 1955, all’età di 54 anni dava alle stampe The Case for the UFO (Casi di UFO), nel quale descriveva di diversi fenomeni inspiegabili, avvenuti tra il 1947 ed il 1954.

13 gennaio 1956, Jessup avrebbe ricevuto una strana lettera da un uomo che si firmava “Carlos Miguel Allende”, che dichiarava di essere un ufficiale della marina americana e professore di ingegneria idraulica al Politecnico di Worcester. Il mittente era interessato alle indagini di Jessup sulla levitazione di oggetti per mezzo di campi di forza, un fenomeno che ha parere di entrambi era stato sfruttato in tempi antichi per l’erezione di monumenti megalitici. Allende dichiarava che il fenomeno di levitazione era stato sperimentato con successo anche in tempi moderni, durante un’operazione militare di cui era stato testimone.

Tra gli anni ’30 e ’40 del XX secolo, la Marina USA si era dedicata all’applicazione della teoria sul campo unificato di Einstein.

L’autore della missiva dichiarava di voler informare Jessup circa l’esistenza dell’Esperimento Filadelfia che sarebbe stato un segreto militare, di cui egli sarebbe stato l’unico testimone diretto.

Carlo Miguel Allende (questo era il nome messo nella busta, a quanto sembra il vero nome era Carl Allen),[4] affermava di essere stato testimone oculare dell’apparizione e sparizione dell’USS Eldridge mentre si trovava a bordo di un’imbarcazione mercantile, l’SS Andrew Furuseth. Menzionava anche i nomi di altri marinai, e asseriva di conoscere anche il destino che, in seguito all’esperimento, sarebbe toccato ad alcune delle persone che si trovavano sulla nave. Uno di questi si sarebbe “volatilizzato nell’aria”, sotto i suoi occhi, durante una lite in un bar.

Jessup gli rispose con una cartolina in cui gli richiedeva ulteriori conferme, prove ed evidenze che corroborassero la storia. La risposta arrivò vari mesi dopo, questa volta a firma di un certo “Carl M. Allen”. Dichiarava di non poter fornire ulteriori prove; tuttavia, secondo lui, avrebbero potuto essere facilmente ottenute attraverso l’ipnosi. Jessup avrebbe deciso allora d’interrompere la corrispondenza.

Jessup era in corrispondenza con Manson Valentine, oceanografo, archeologo e zoologo, al quale riferì la vicenda.

Valentine fu contattato dallo scrittore Charles Berlitz e questa storia fu riportata per la prima volta nel 1974 nel libro Bermuda triangolo maledetto, una seconda volta nel 1977 in Senza traccia e infine nel 1980 in Philadelphia Experiment: Project Invisibility.

Dalla testimonianza di Berlitz si sa che Jessup fu convocato a Washington dove gli fu mostrata copia del suo libro che riportava ai margini delle annotazioni a mano; in una calligrafia riconobbe quella di Allende (singolare come Allende diventi Allen; da cui Alien). Sembra che tale Allen abbia in seguito confessato che tutta la storia sia stata una sua invenzione.

Allen sarebbe nato a Springdale, Pennsylvania il 31 maggio 1925. Tutti quelli che hanno indagato su di lui hanno avuto delle difficoltà a stabilire il grado di attendibilità di tutto ciò che ha raccontato.

Alla morte di Jessup, Allen iniziò una corrispondenza con Jacques Valleè[5] citando un episodio occorso alla S.S.Maylay che nel giugno del 1947 rimase gravemente danneggiata in seguito all’esplosione di un UFO. Allen si sarebbe trovato a bordo della nave.

Allen dichiarò che Jessup non si suicidò nel 1959 perché lui lo incontrò due anni dopo. Nel 1986 rilasciò un’intervista titolata Confessione sul letto di morte, ma, in effetti, morì il 5 marzo 1994.

Dentro tutta questa confusione (che non si sa quanto sia voluta o meno), è certo che la marina USA tra gli anni ’30 e ’40 del XX secolo si era dedicata all’applicazione della teoria di Einstein sul Campo Unificato. Lo scienziato aveva riassunto i suoi risultati in due articoli rispettivamente nel 1928 e nel 1930, per poi ritirarli considerandoli “incompleti”. La teoria che avrebbe guidato la creazione di campi gravitazionali per mezzo di campi elettromagnetici, contemplava anche la sparizione di corpi estranei mediante l’applicazione di opportuni campi elettromagnetici.

Una commissione di scienziati si riunì nel 1931 all’Università di Chicago per progettare i futuri esperimenti sotto la guida del rettore John Hutchinson e del suo assistente Emil Kirtenuer. Due anni dopo il progetto al Princenton’s Institute of Advancer Studies e qui si unirono al gruppo niente meno che Einstein e John von Neumann. Nel 1934 fu la volta di Nikola Tesla, convocato dallo stesso presidente Roosevelt.[6] I primi test di laboratorio furono condotti nel 1936 con un discreto successo, ottenendo un’invisibilità parziale che fu sufficiente a incoraggiare nuovi studi. A quel punto entrarono nel team altri scienziati quali i dottori Clarkston e Townsend Brown.[7] Il primo esperimento si sarebbe svolto a Brooklyn nel 1940. In un cantiere della marina fu approntata una piccola nave senza equipaggio, alimentata via cavo da altre due navi poste ai lati, così che si potesse taglia la corrente in caso di incidenti. L’esperimento ebbe successo e la nave divenne invisibile come previsto.

Visti i risultati, la marina americana concesse fondi illimitati per proseguire la ricerca, il gruppo si espanse e fu creato il Progetto Arcobaleno che aveva l’obiettivo ambizioso di far sparire niente meno che una nave da guerra. A questo punto sarebbero entrati in scena i figli di Alexander Duncan Cameron, un ex marinaio in pensione che gestiva l’integrazione in America degli scienziati fuggiti dalla Germania nazista. I due figli di Cameron, Alexander e Timothy, laureati in fisica, erano stati inviati a una scuola navale di Providence, Rhode Island, dove rappresentavano gli interessi della marina sul Progetto Arcobaleno.

Ora l’esperimento si sarebbe dovuto svolgere nel marzo del 1942, ma ci sarebbe stata l’opposizione di Tesla perché riteneva che non avrebbe potuto generare abbastanza energia senza nuocere all’equipaggio. Tesla riferì questo problema alla marina, che però fu irremovibile.

Bisogna dire che la marina aveva dei motivi ben fondati per questa fretta. La guerra aveva raggiunto le acque dell’America del Nord e già a metà gennaio del 1942, gli U-Boat tedeschi avevano distrutto 13 cargo in 17 giorni.

Quando il 6 febbraio 1942 i sommergibili tedeschi affondarono 5 petroliere destinate alla Gran Bretagna il panico si diffuse tra gli alleati. In seguito la marina tedesca spostò gli U-Boat nei Caraibi dove il 16 febbraio affondarono 8 petroliere e cannoneggiarono con successo la raffineria di Aruba. Alla fine del mese i sommergibili avevano distrutto qualcosa come 470.000 tonnellate, il 30% in più rispetto al mese di gennaio.

Nel primo semestre del 1942 gli U-Boat avevano affondato 585 navi alleate – quasi 400 delle quali davanti alle coste degli Stati Uniti – con una media mensile di 500.000 tonnellate.

Insomma c’era la guerra, e non stava andando bene per le perdite pesanti, l’esperimento doveva avvenire costi quello che doveva costare. Perciò gira l’ipotesi che Tesla sabotò di proposito l’esperimento, danneggiando le attrezzature in modo tale che non funzionassero.[8]

Questa è che ho descritto è un’ipotesi di come possa essere andata la collaborazione di Tesla con la marina e il governo degli USA. Teniamo che anche la storia ufficiale parla che l’inventore stava continuando a lavorare sul Teleforce un’arma con carica di particelle, ipotizzata da lui per la prima volta nella New York Sun e nel New York Times il 10 luglio 1934. Un progetto che aveva proposto in apparenza senza successo al Dipartimento della “Difesa” degli USA; sembra che il raggio proposto – che la stampa aveva ribattezzato “raggio della morte” – avesse a che fare con le sue ricerche sul fulmine globulare e sulla fisica del plasma, e che fosse composto di un flusso di particelle. Il governo americano (ufficialmente) non trovò alcun prototipo dell’apparecchio nella cassaforte, ma i suoi scritti furono classificati come top secret. Il cosiddetto “raggio della morte” costituisce un elemento di alcune teorie come mezzo di distruzione. J. Edgar Hoover dichiarò il caso “top secret“, vista la natura delle invenzioni di Tesla e dei suoi brevetti.[9]

Charlotte Muzar scrisse che c’erano diversi fogli e oggetti “mancanti“.[10]

A quanto sembra, la morte di Tesla coincise con il pieno ripristino dei sistemi della nave. Insomma, se fosse vera questa ipotesi, lo scienziato morì solo quando la marina era sicura di non averne più bisogno (ed eliminare così una persona che si rivelava per la sua indipendenza e autonomia “una scheggia impazzita”).

Continuiamo con la storia ipotetica di questo esperimento. Il 20 luglio 1943 la nave da guerra USS Eldridge DE 173 si allontanò dal porto sotto la guida del capitano Hangle. Erano a bordo 33 volontari e gli stessi fratelli Cameron. Alle ore 09.00 fu accesa la strumentazione e, secondo gli osservatori, la nave divenne invisibile. Restò occultata per circa 15-20 minuti, al termine dei quali giunse l’ordine di chiudersi sotto la coperta e di riportare la nave al porto. Fu una volta attraccati che ci si accorse del problema: i membri del personale rimasti sul ponte erano completamente disorientati, in preda a nausea e vomito e quasi deliranti.

L’esperimento fu ripetuto il 12 agosto 1943. A bordo del cacciatorpediniere furono accesi quattro trasmettitori a radiofrequenza e una serie di generatori di campo magnetico: la nave divenne prima evanescente e poco dopo scomparve in una nube luminosa verdastra. A quel punto scomparve pure dai radar e Van Neumann andò nel panico, non avendo idea di cosa stesse accadendo. A detta di alcuni testimoni la nave sarebbe apparsa per 10-15 nel porto di Norfolk, per poi scomparire di nuovo e riapparire nel punto di origine, quattro ore più tardi. Fu mandata una squadra di soccorso e la relazione fu quanto di più assurdo si potesse pensare.

Dagli atti della conferenza tenuta da Alfred Bielek, il 13 gennaio 1990, presso la sede del Mufon a Quincy, Illinois, si legge: “Due uomini sono imprigionati nella costruzione in acciaio sul ponte, due uomini nella paratia in acciaio; un quinto uomo è stato trovato con la mano penetrata a tre quarti dalla paratia ma era vivo. Altre persone camminavano avanti e indietro completamente folli, veramente folli e fuori di sé. Alcuni sparivano e riapparivano. Altri erano in fiamme ma bruciavano senza consumarsi. Tutti sono gravemente afflitti e danneggiati e le uniche persone scampate alla confusione sono quelli che si trovavano sotto il ponte, compresi i fratelli Cameron“.

All’uomo con la mano incastrata fu amputato l’arto e gli fu data una mano artificiale. Il giornale di Filadelfia pubblicò un breve articolo che riportava le azioni dei marinai dopo il loro viaggio, quando assalirono un bar del posto, il Seamen’s Lounge. Sembra che scontassero ancora gli effetti del campo, oppure che avessero discusso dell’esperimento con accenti talmente terrificanti che le cameriere ne restarono agghiacciate. Fatto sta che la polizia portuale era stata costretta a intervenire.

Alexander Cameron saltato dal parapetto assieme al fratello ma, stando alle sue parole, anziché cadere in acqua i due si sarebbe ritrovato nel bel mezzo di un altro progetto, il Progetto Phoenix a Montauk, Long Island.[11] Erano capitati all’interno di un recinto pattugliato da guardie, cani e addirittura un elicottero. Ancora più strano, la data era il 12 agosto 1983.

A Montauk c’erano cinque piani che ospitavano le attrezzature del progetto. I fratelli Cameron furono accompagnati davanti a Von Neumann, che ai loro occhi appariva irriconoscibile e terribilmente invecchiato. I due esperimenti, esattamente a quarant’anni di distanza, si erano accoppiati uno con l’altro, creando un buco con l’iperspazio che aveva risucchiato l’Eldrige. A quanto pare Von Neumann riuscì a spedire indietro Alexander, mentre il fratello Timothy restò nel 1983.

L’équipe decise di fare un altro test ma senza persone a bordo il 28 ottobre.

Allende (o Allen) quando cominciò a corrispondere con Jessup, su questa incredibile storia, conosceva bene le sue tesi sulla levitazione (sosteneva che era un procedimento noto e ben sviluppato dalla tecnologia umana) e per la teoria del campo unificato di Einstein.

Il 29 aprile 1959 alle ore 18.30 Jessup, fu trovato morto nella sua auto, l’inchiesta ufficiale stabilì che si era suicidato respirando il gas di scarico attraverso un tubo collegato con lo scappamento della vettura, dentro la non fu trovato nessun documento o manoscritto di qualsiasi genere.

Jessup era convinto che la Marina avesse scoperto, per puro caso, un sistema in grado di modificare lo schema molecolare delle persone e delle cose con il conseguente passaggio in un’altra dimensione; in sostanza un primitivo teletrasporto.

Certamente una storia incredibile per essere creduta, e, in effetti, non lo fu.

Adesso c’è chi dichiara che il fatto è veramente avvenuto, ma aveva uno scopo ben diverso da quello apparente.

Le forze toccate, o trattate inavvertitamente, si rivelarono più grandi di quanto immaginato e la situazione sfuggì al controllo finendo in tragedia. Qualsiasi rimedio cercato non portò a esiti positivi e i morti esigevano il silenzio sull’intera questione. Non fu intrapreso nessun altro esperimento del genere. Senza saperlo era stato trovato il modo di smaterializzare la materia.

Vi sono alcuni film nei quali, il regista, cerca di raccontare come si muovono le cose. Si è visto con il film Contact, tratto dal best-seller di Sagan. Tradurlo in immagini non fu certamente facile.

Colpisce il modo con il quale è stato rappresentato il passaggio nel tempo e nello spazio nei film come Stargate e Time Coop. Entrambi i registi, Emmerich nel primo e Peter Hyams nel secondo, visualizzano il punto di passaggio tra le dimensioni in una zona circolare, ove l’aria assume l’apparenza di una membrana vibrante, elastica, quasi appiccicosa, che rende bene l’effetto “melassa” o “flusso” dell’aria ionizzata.

Manson Valentine dichiarò nel 1974, in merito alla propulsione degli UFO, che potevano utilizzare reattori di energia a fusione atomica, non a fissione, creando un campo magnetico che permetterebbe alte velocità.

Secondo Valentine, nella nostra atmosfera poteva essere usato un disco discoidale dotato, tutt’intorno, di generatori a raggi catodici in grado di ionizzare l’aria davanti al veicolo, formando un vuoto entro il quale si muoverebbe l’apparecchio.

Jessup pensava di utilizzare l’energia dei campi magnetici per trasportare materia trasformata, da una dimensione all’altra. La sua teoria spiegherebbe l’incidente di Mantell che si disintegrò col suo aereo in un campo ionizzato.[12]

Si ha notizia dalla rivista New Scientist che ricercatori russi e americani hanno sperimentato un modello di disco volante al Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, vicino a New York, sotto un’équipe guidata dagli scienziati Leik Myrabo e Yuri Raizer. L’avvenimento è riportato anche dal quotidiano La Nazione del 16/1271996: “Il veicolo sarebbe in grado di raggiungere elevatissime velocità con un consumo minimo grazie a un raggio laser, o a microonde, che, puntato nella direzione desiderata, crea una sorta di cono mobile che lo risucchia. Il raggio surriscalda lo spazio davanti al disco, fondendo le molecole d’aria che si trasformano in un plasma che fluisce verso il disco e crea un’area che a forma di cono in cui l’attrito è minimo”.

Valentine ebbe a dichiarare in un’intervista che i motori ionici erano noti fino dal 1918 ma il loro funzionamento era tenuto segreto. I fisici conoscevano bene quali fenomeni potevano derivare dalla generazione di campi magnetici ad alta velocità e ne erano spaventati. Valentine dichiarò che gli scienziati erano concordi nel considerare la struttura atomica è essenzialmente elettrica, in una complicata interrelazione di energie. La generazione volontaria di condizioni magnetiche influenza un mutamento di fase nella materia distorcendo l’elemento tempo, che non è indipendente, ma fa parte della materia materia-energia-tempo, come quella in cui viviamo. In un universo così flessibile il passaggio da una fase all’altra equivale al passaggio da un piano dell’esistenza a un altro; ossia vi sono mondi nei mondi.

Si sospetta da tempo che il magnetismo sia un agente attivo in questi mutamenti potenziali e drastici. L’uso di tale risonanza magnetica equivale al trasferimento di materia in un altro livello o dimensione.

Per Jessup ogni campo generato da una bobina, rappresenta un piano, ma poiché esistono tre piani di spazio ci deve essere un altro piano, forse gravitazionale. Collegando i generatori elettromagnetici in modo da produrre un impulso magnetico è possibile creare questo campo con il principio di risonanza,[13] ne consegue che un campo gravitazionale non può esistere senza campo gravitazionale che lo accompagna.

Nel 1943 si sperimentò il primo teletrasporto e fu aperto un varco interdimensionale utilizzato dagli UFO?

Mino Pecorelli, ben noto giornalista che fu assassinato il 20 marzo 1979, nel gennaio 1979 pubblicò sulla rivista che dirigeva OP il 16 gennaio 1979, un dossier insolito per il tipo di rivista: La storia degli UFO scrive: “Le obiezioni, sia scientifiche si d’ordine pratico, reggono fino a che si considera come parametro invalicabile la velocità della luce.[14] Ma cadono se pensiamo alla teoria di Max Planck, premio Nobel per la fisica. Secondo Planck, l’Universo è formato da un sistema di “mondi” paralleli, da lui denominati “quanta”. Il prossimo “quantum” dell’Universo cui appartiene la Terra sarebbe a distanze siderali che vengono percorse da una luce, la quale anziché andare a 300.00 chilometri il secondo viaggia a 300.000C8, cioè all’ottava potenza, quindi a miliardi di miliardi chi chilometri. È una luce talmente veloce che non può essere nemmeno vista. Planck la chiamò “luce nera”. Qui la domanda diventa: può un oggetto materiale viaggiare a luce C8?

   Teoricamente è possibile. Ma noi sappiamo che di recente sono stati fatti, anche in Italia, esperimenti che inducono a ritenere non impossibile la stessa, concreta eventualità. Si tratta di prove di laboratorio basate sull’accelerazione forzata di onde elettromagnetiche, aventi per terminale un sincrotrone. Investiti dai fasci di quelle onde, vari oggetti piazzati davanti al “beam” del sincrotrone sono stati visti scomparire immediatamente. Non distrutti o comunque disintegrati, ma “andati”, spediti nel nostro “quantum” più vicino. Il termine scientifico è “smaterializzazione” ma si può anche dire “passaggio in una dimensione diversa”. È chiaro che, per quanto riguarda gli esperimenti compiuti finora qui sulla Terra, si tratta di prove a senso unico e quindi senza possibilità di controllare né il percorso né il punto di arrivo degli oggetti smaterializzati. Esiste tra l’altro il rischio che un oggetto sia pure minuscolo, spedito dalla Terra alla velocità di C, possa causare disastri definitivi a tutto ciò che incontra sulla strada. Ma accerta la possibilità del fatto, perché non ipotizzare che un pianeta abitato al di fuori del nostro sistema solare, nel quale gli abitanti abbiano raggiunto un tale grado di progresso tecnologico da poter mantenere il controllo completo dell’intero processo di smaterializzazione, per quanto riguarda non soltanto la partenza ma la destinazione e l’arrivo degli oggetti smaterializzati? Se a questo punto facciamo l’ipotesi che gli abitanti di Tau Ceti, avendo raggiunto il livello di progresso necessario decidessero di inviare un disco volante sulla Terra, non avrebbero che da premere un pulsante. Il disco entrerebbe nella nostra atmosfera entro 3-4 secondi di tempo”.[15]

E Pecorelli è uno che ne sapeva sui cosiddetti “misteri” italiani e non solo su questi (pensiamo alla sua denuncia della presenza di una loggia massonica in Vaticano).

Il 13 agosto 1996 i TG RAI danno notizia che la polizia statunitense sarà dotata di un dispositivo capace di bloccare le auto guidate da malviventi in fuga. Il congegno interromperebbe il flusso di energia nei circuiti elettrici. Attualmente è in via di perfezionamento poiché, sembra che l’apparecchio blocchi la corrente in tutta la zona dove si svolgerebbe l’azione, divenendo un pericolo per le persone dotate di pace-maker.

È accerto che il formarsi di forti tempeste magnetiche collima con le apparizioni di UFO, in particolare nella zona delle Bermuda, dove il fenomeno si manifesta con più frequenza. Inoltre, come effetto collaterale del fenomeno UFO, accade una distorsione temporale con la perdita effettiva di tempo e una mancanza di energia nella zona interessata. Si sono avuti black-out nelle città, nelle trasmissioni radio, nell’energia dei motori delle auto.

Tutto ciò non fa che riproporre il quesito che se si manipola l’energia dei campi magnetici si può trasmettere qualcosa (in sostanza la materia) da una dimensione all’altra.

In relazione al formarsi di queste “porte”, che porrebbero in comunicazione mondi paralleli, giungono dal passato notizie inquietanti, al limite del credibile, da strani collezionisti stile Charles Fort.[16]

Una di queste storie al limite del credibile (e dove razionalmente a dire la verità faccio veramente fatica a crederci) si svolse nel 1950 begli USA, quando un’auto, investì, uccidendolo, un uomo che aveva improvvisamente attraversato la strada, un individuo di circa 30 anni, senza documenti, con indosso un lungo soprabito nero, con scarpe di fibbia e un ampio capello, vestito con eleganza ma fuori tempo. Nelle sue tasche furono rinvenute delle ricevute di somme elargite per la manutenzione di carrozze e cavalli e una lettera indirizzata a Rudolf Fenz col timbro 1876. Le ricerche portarono alla scoperta di Rudolf Fenz Jr. nell’elenco telefonico del 1939, impiegato di banca, ma oramai deceduto. La moglie, all’epoca vivente, raccontò che il padre di suo marito scomparve nella primavera del 1876, durante una passeggiata. Esiste nella lista dell’ufficio scomparsi, relativa al 1876 il nome di Rudolf Fenz, descritto come un uomo di 29 anni, vestito con soprabito nero, scarpe con fibbia e capotto.

Di storie come queste c’è ne sono tante. Bisogna sapere che nel nostro pianeta esistono ben dodici zone, conosciute come “triangoli della morte”, fra le quali il ben noto “Triangolo delle Bermuda”, dove avvengono frequenti apparizioni di UFO e, a esse connesse, variazioni del campo elettromagnetico, distorsioni temporali, con conseguente sparizione di ciò che si trova nelle vicinanze.

Si potrebbe stabilire che UFO ed energia elettromagnetica vanno a braccetto. Ci si sono varie teorie a proposito. Una ed è la più diffusa è quella che il loro sistema propulsivo funzioni a energia elettromagnetica, a c’è anche chi sostiene che sono i campi elettromagnetici a generare gli UFO.

Il ricercatore Albert Budden, che ha studiato gli effetti dell’energia elettromagnetica sugli esseri umani, ritiene che gli incontri con gli UFO e perfino le esperienze di rapimento da parte degli extraterrestri siano legati all’esposizione a energia elettromagnetica.

Sebbene le tesi di Budden non siano diffuse tra i ricercatori che s’interessano del fenomeno UFO, le tesi del neurologo canadese Persinger, sembrano avallare alcune affermazioni di Budden. In oltre 700 prove di laboratorio su volontari Persinger ha stabilito che i campi elettromagnetici possono stimolare il lobo temporale del cervello creando uno stato alterato di coscienza e causando “esperienze volontarie”.

Persinger ha pubblicato uno studio intitolato La teoria della deformazione tettonica quale spiegazione dei fenomeni Ufo, in cui sostiene che al momento di un terremoto le variazioni del campo elettromagnetico possono dare origine a luci misteriose nel cielo. Un osservatore, specialmente se sensibile all’energia elettromagnetica, potrebbe scambiare quelle manifestazioni luminose per un visitatore extraterrestre.

Certo questo potrebbe essere una spiegazione plausibile, rimane il fatto inspiegabile che nel Triangolo delle Bermuda quando i piloti percepiscono distorsioni del tempo è difficile farle passare come pure aberrazioni mentali causate dall’energia elettrica.

Bob Lazar, un personaggio molto discusso, che dichiara di aver lavorato presso l’area S-4 del Nevada Test Site (vicino all’Area 51), afferma che il fenomeno che avviene nel Triangolo delle Bermuda, si tratta di distorsioni spazio temporali capaci di collegare due mondi.

L’esperimento Filadelfia aprì involontariamente una porta? E questo tipo di esperimenti è continuato?

E il misterioso Progetto Montauk se è veramente esistito, sarebbe la continuazione dell’esperimento Filadelfia?

 

Il progetto filadelfia approdò in italia?

 

Nell’inverno del 1976 il governo italiano incaricò il Prof. Clementel presidente del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), a eseguire una serie di esperimenti per verificare l’efficacia di una misteriosa macchina che emetteva un fascio di raggi in grado di annichilire la materia, producendo grandi quantità di energia. Giulio Andreotti aveva appena formato il suo terzo governo, un monocolore DC che si reggeva sull’astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI, dopo le elezioni del 20-21 giugno 1976.[17]

La lettera con cui il professor Clementel inviava la sua relazione sulle prove da eseguirsi, è datata 26 novembre 1976 e indirizzata all’avvocato Loris Fortuna, Presidente della Commissione Industria, presso la Camera dei Deputati, in piazza del Parlamento 4, a Roma. Il socialista Fortuna era il deputato incaricato dal Presidente del Consiglio per seguire il lavoro di Clementel.

La relazione è composta di cinque facciate. Nella seconda, quella che segue la lettera di accompagnamento, c’è l’elenco delle cinque prove richieste dal protocollo, con i relativi dettagli. In sostanza, si trattava di far forare al fascio di raggi emesso dalla macchina, lastre di acciaio inox e alluminio poste a diverse distanze dall’obiettivo della macchina stessa. Nelle tre facciate successive, è calcolata la potenza del raggio. In un altro documento di due facciate, il professor Clementel scrive di suo pugno, siglandole in calce, le sue conclusioni concernenti, la valutazione delle prove effettuate, all’energia e alla potenza del fascio, alla natura del fascio stesso.

Scrive il professor Clementel: “L’energia del fascio impiegato è stimabile tra i 150.000 e i 4 milioni di Joule;[18] i numeri dati corrispondono all’energia necessaria per fondere rispettivamente vaporizzare 144 grammi di acciaio inox. Una valutazione più precisa sarà forse possibile al termine delle analisi metallurgiche in corso per uno dei campioni di acciaio inox. Poiché, come risulta dalle prove, il fascio è quasi certamente di tipo impulsato, con durata degli impulsi minore di 0,1 secondi, occorrerebbe una esatta conoscenza di tale durata per poter determinare la potenza del fascio. Si può comunque dare una stima del limite inferiore della potenza in gioco, assumendo una durata dell’impulso pari a 0,1 secondi. Con tale valore, si ha una potenza totale del fascio di 1500 Kw/cmq nel caso della fusione del metallo; nel caso della vaporizzazione del metallo la potenza totale del fascio salirebbe a 40.000 Kw e la densità di potenza a 4000 Kw/cmq”.

E poi conclude: “Circa la natura, del fascio, le semplici prove effettuate non consentono una risposta sufficientemente precisa, anche se vi è qualche indicazione che porterebbe ad escludere alcune fra le sorgenti più comuni, quali ad esempio getto di plasma, fasci di particelle cariche accelerate, fasci di neutroni, eccetera. In ogni caso, anche nell’ipotesi non ancora escludibile di fascio laser, le energie e soprattutto le potenze in gioco, si porrebbero al di là dei limiti dell’attuale tecnologia. Si può in ogni caso escludere che si tratti di fasci di anti-particelle o di anti-atomi”.

Il professor Clementel fece fare delle riprese di quelle prove sulla misteriosa macchina e i filmati, insieme alla relazione, sono giunti integri fino a noi. Nelle scene in bianco e nero si vedono distintamente la macchina e la lastra di acciaio inox verso cui è diretto il fascio di raggi. Un attimo e un grande bagliore avvolge l’acciaio; quando le fiamme si diradano, appare il grosso foro sulla lastra

Il ritrovamento di questa documentazione a 34 anni di distanza, prova due cose. La prima è che nel 1976 la macchina che produce energia con un fascio di raggi, esisteva. La seconda è che quegli esperimenti, autorizzati dal governo, conferiscono un primo grado di attendibilità al dossier della Fondazione Internazionale Pace e Crescita di Vaduz, nel Liechtenstein, l’organizzazione che si proclamava proprietaria della fantastica tecnologia.[19] Ma è proprio così? La Fondazione era realmente il soggetto che aveva questo macchinario?

All’esperimento aveva assistito il professor Piero Pasolini illustre fisico e amico del professor Zichichi.[20] In una sua relazione, Pasolini parlò di “campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti che sviluppano atomi di antimateria proiettati e focalizzati in zone di spazio ben determinate anche al di là di schemi di materiali vari, che essendo fuori fuoco si manifestano perfettamente trasparenti e del tutto indenni”.

Questo fenomeno era connesso a una grandezza fisica chiamata sintropia (un’entropia in segno negativo) di cui si trova nei lavori del fisico italiano Luigi Fantappiè (1891-1956). La sintropia identifica il comportamento di alcuni sistemi (per lo più biologici) che in ben ristrette condizioni tenderebbero a muoversi spontaneamente verso l’ordine, violando il secondo principio della termodinamica e obbedendo invece ai principi opposti di finalità e differenziazione.

Sembra che il primo progetto della macchina fosse stato realizzato dal fisico Ettore Majorana, durante il suo presunto ritiro ventennale all’abbazia di Serra San Bruno (1938-1958).

Com’è noto Majorana scomparve misteriosamente nel 1938.

Il giorno 25 marzo del 1938, Ettore Majorana stanco delle fatiche derivate dall’insegnamento e dalle continue ricerche scientifiche, decise di concedersi un viaggio di riposo. Da Napoli dove risiedeva, decise di imbarcarsi (portando con sé il passaporto, le ultime quattro mensilità da professore e tutti i suoi risparmi ritirati in banca) su di una nave diretta a Palermo laddove giunto, soggiornò per mezza giornata per poi riprendere di nuovo l’imbarcazione che lo avrebbe condotto nuovamente a Napoli, dove, però non arrivò mai. E’ esattamente il 26 marzo del 1938, la data in cui di lui si perdono le tracce. Egli aveva lasciato due lettere, dove preannunciava la sua “scomparsa”, ed un telegramma che smentiva il contenuto delle missive, ciò indusse coloro che svolsero le indagini a ipotizzare che si trattasse di un suicidio. Nel dossier, “PS 1939 – A1”, redatto in data 1 aprile dalla polizia fascista, risaltano tre annotazioni : la prima scritta da Benito Mussolini Voglio che si trovi, la seconda del capo della polizia che aggiunse: “I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire”, e la terza datata 4 aprile che archivia le ricerche deducendo che fosse stata “una scomparsa al fine di suicidio”. Il corpo dell’eventuale suicida, non fu mai ritrovato nonostante le incessanti ricerche effettuate, e sia i suoi familiari sia i suoi collaboratori e amici non credettero mai all’ipotesi del suicidio nonostante la presenza di quelle lettere. Dal momento della sua misteriosa sparizione sono state numerose le ipotesi avanzate, alcune prive di fondamento altre con qualche riscontro, ma comunque nessuna contenente elementi di certezza. Lo scenario più suggestivo resta quello indicato nel romanzo dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia La scomparsa di Majorana del 1975, laddove viene egregiamente illustrato il tormento di un uomo, angosciato dal risultato delle sue ricerche poiché resosi conto delle tremende potenzialità della fissione dell’uranio ( in pratica la bomba atomica), decide di scomparire ed eliminare ogni traccia dei suoi preziosi studi. Secondo Sciascia, Majorana preferì fingere il suicidio liberandosi della vecchia identità, e cominciando una nuova vita all’interno della certosa di Serra San Bruno. Tale informazione Sciascia l’avrebbe ricevuta da un suo amico che raccolse la confidenza di un certosino, circa la presenza tra i padri, all’interno dell’eremo, di un “grande scienziato”. Il pensiero, che una tale scoperta si sarebbe potuta diffondere ed essere ad appannaggio dei sistemi dittatoriali del suo tempo lo annichiliva, perciò Majorana avrebbe inscenato un finto suicidio, per poi poter sedare la sua anima continuando a vivere tra le mura certosine tra quiete, meditazione e preghiera. Questo scenario fu seccamente smentito dal Vaticano, e dallo stesso Ordine certosino che negò la presenza del fisico siciliano nell’eremo di Serra San Bruno, anche se nel 1984 papa Woytila in visita alla certosa calabrese, ricordò che il monastero “aveva dato ospitalità al grande scienziato Ettore Majorana”.[21] A suffragare la tesi dell’isolamento religioso vi è anche uno scoop giornalistico del 1997 (la Domenica del Corriere), secondo cui Majorana morì nel 1987, a 81 anni dalla nascita e a 49 dalla scomparsa, decesso che avvenne «probabilmente» nella certosa di Farneta, in provincia di Lucca, dove egli si sarebbe spostato a seguito degli echi riguardanti la sua presenza in Calabria.

Nel 1958, Rolando Pelizza, nato nel 1938 (l’anno della scomparsa di Majorana quando si parla di coincidenze) a Chiari (BS), da una famiglia benestante, che svolgeva come attività il commercio di calzature. Le sue prime attività furono in questo settore, poi si dedicò ad altre iniziative economiche aprendo degli uffici a Roma e intessendo anche dei rapporti di affari in Europa, soprattutto in Spagna e in Svizzera, ebbene egli afferma di aver incontrato Majorana nell’Abbazia e dopo essere entrato nelle sue grazie gli rivelò i procedimenti della macchina.

La costruzione della macchina si terminò nel 1972 ma Pelizza fu subito accusato di aver costruito un apparecchio bellico senza autorizzazione.[22] E come si diceva prima, il governo italiano incaricò il fisico Ezio Clementel a verificare le funzionalità della macchina e nel 1976 dimostrò le potenzialità dell’apparecchio, cercando di pubblicare l’invenzione.

Ma Clementel iniziò a subire delle ingiustizie, per esempio venne arrestato senza alcun motivo distruggendo per sempre la sua carriera di fisico e professore.

Che questa storia non sia un’invenzione di Pelizza potrebbe garantirlo addirittura lo stesso CICAP[23] poiché incaricò Carlo Tralamazza, professore e informatico svizzero (e socio del CICAP) di realizzare il programma informatico per la gestione dell’apparecchio.[24] Tralamazza compilò il programma per il quale ebbe un regolare compenso.

Questa storia del “raggio della morte” finì dentro l’inchiesta del giudice Carlo Palermo[25] quando Pelizza incontra un ex colonnello del Sifar e del Sid, Massimo Pugliese, massone iscritto alla Loggia P2, agente del Sifar e del Sid, andato in pensione, ma rimasto collegato al generale Santovito capo del Sismi, a sua volta anche lui è un massone iscritto alla Loggia P2. Uscito dal Sid, andò a fare il consulente per alcune ditte nazionali produttrici di armi. Pugliese gestiva il traffico internazionale di armi per mano di due società, l’Horus e la Promec, perché monarchico era in rapporti stretti con Vittorio Emanuele di Savoia. Tramite l’attore Rossano Brazzi, anche a lui massone (cosa vuol dire essere fratelli!), Pugliese ebbe la possibilità di mandare messaggi al presidente Reagan, ad esempio per favorire le concessioni di crediti alla Somalia, necessari per l’acquisto di armi. Il Pugliese, assieme a Pelizza, fondò la società lussemburghese Transpresa per la vendita del ‘raggio della morte’. Tramite i servizi italiani, il ’raggio della morte’ venne proposto al governo italiano: il Pugliese si incontrò con Andreotti, Piccoli, Loris Fortuna. A quanto pare, i politici si convinsero di avere messo le mani sulla superarma, poiché interessarono il governo Usa, il quale organizzò un esperimento, del cui esito si sono perse le tracce. [26]

Carlo Palermo dedicò centinaia di pagine sul misterioso congegno, affermando che fu alla base di un intricato traffico di armi. Dalle sue inchieste stava emergendo la commistione tra Servizi Segreti, Mafia e Massoneria piduista.

Questo fantomatico congegno si ispirò ai due articoli di Einstein sul Campo Unificato, con particolare riferimento a quello uscito nel 1928. Sembra che Majorana estese la fisica di Einstein a uno spazio di 3 dimensioni spaziali e 2 temporali, incorporando alcuni concetti di Fantappié.[27] Un ruolo in questa ricerca lo ebbe infine Burkhard Heim (1925-2001), un fisico tedesco che durante la seconda guerra mondiale fu reclutato dai nazisti. Dopo oltre 50 anni di dimenticatoio, le tesi di Heim sono al centro di un acceso dibattito nel mondo accademico, questo perché la NASA annunciò che nel 2005 di voler intraprendere una serie di esperimenti per verificarne la fondatezza. Grande enfasi viene posta sull’uso delle piastre in oro e platino a stretto contatto con un campo magnetico rotante, in processi che richiedono permittività elettrica negativa e plasmoni di superficie radianti (il ché richiederebbe a sua volta superfici scanalate a periodo fisso).

Guarda caso molte di queste idee erano apparse nelle note a margine nel libro di Jessup The Case for the UFO.

Tornando all’apparecchio dei Pelizza, sono circolati dei video,[28] dai quali c’è chi come Diego Marin (fisico che si occupa anche di argomenti storici) rileva che l’ingrediente segreto che viene utilizzato è il mercurio,[29] che è mosso ad apposite frequenze e contenute in apposite forme. Nel Vaimanika Shastra, un testo indiano che descrive i mezzi di trasporto delle divinità induiste, s’insiste morbosamente sull’uso del mercurio quale elemento essenziale per togliere peso alle navi. L’interpretazione accademica vuole che queste navi, i Vimana, non siano altro che immagini poetiche per descrivere nuvole o altri fenomeni atmosferici.

Il Vaimanika Shastra, però, non parla di divinità, ma è un testo, dove si descrive in maniera dettagliata i Vimana. Lo si potrebbe descrivere come una sorta di trattato scientifico o di manuale tecnico. Il testo nella forma attuale è stato messo per iscritto tra il 1918 e il 1923 dal Pandit Subbaraja Sastri, ma la compilazione originale risale almeno al XIII secolo a.c. per opera del guru Maharishi Bharadwaja. Il libro si apre con la descrizione dei Vimana che sono descritti come un mezzo che può volare in aria da un luogo a un altro. Sono quindi menzionati i 32 segreti sul funzionamento dei Vimana che il loro pilota deve apprendere, suddivisi in 3 categorie a seconda della struttura del veicolo aereo, del suo decollo e atterraggio, nonché della manovrabilità. Vi si legge, infatti, che essi possiedono un motore a mercurio, e vi si parla di mercurio rosso, una sostanza che ufficialmente non esiste, sebbene sia presente nei resoconti di esperimenti degli gruppo Ahnenerbe[30] intercorsi durante il Terzo Reich quali il famoso Die Gloch.[31] In base agli indizi raccolti da Jospeh P. Farrel[32] il mercurio rosso sarebbe un composto di mercurio, torio e antimonio, arricchito mediante bombardamento neutronico in un reattore nucleare. Il materiale ottenuto assumerebbe l’aspetto di un liquido di colore rosso-porpora, molto più denso e pesante del mercurio comune. Il mercurio rosso avrebbe un tempo di decadimento relativamente breve, passato il quale perderebbe il proprio potenziale e avrebbe bisogno di una nuova immersione nel reattore. La paternità dell’invenzione apparterebbe ai sovietici, passata poi in Germania attraverso l’infiltrazione dentro i servizi segreti russi di alcuni agenti dei servizi segreti nazisti. La dicitura mercurio rosso appare ancora nella relazione della Commissione Parlamentare sul traffico di Rifiuti Tossici del 4 marzo 2013 (XVI legislatura – Governo Monti – Soc. XXIII, n. 21).[33] Qui si parla di una motonave chiamata Latvia dell’ex Unione Sovietica, che era appartenuta ai servizi segreti russi, ancorata a La Spezia. Il caso fu affidato al comandate Natale De Grazia del pool investigativo della Procura di Reggio Calabria. Ma De Grazia morì improvvisamente il 12 dicembre 1995, per avvelenamento.[34]

Con la morte di De Grazia il lavoro investigativo aveva perduto slancio, e tutto era finito in archiviazioni, verso la fine degli anni Novanta.

L’inchiesta che stava svolgendo De Grazia riguardava l’intera stagione dei traffici di materiale tossico-nocivo con l’Est europeo, con alcuni Paesi dell’America Latina, e soprattutto con l’Africa. Negli anni Novanta diverse Procure italiane (oltre a Reggio Calabria e Matera, anche Roma, Milano, Asti, La Spezia, Trieste, Venezia, Udine, Taranto, Lecce, Brindisi, Torre Annunziata, Palmi, Paola) avevano scoperto cordate di faccendieri, mafiosi e imprenditori senza scrupoli che avevano messo in piedi traffici di rifiuti tossici in cambio di armi, frodando le assicurazioni delle navi con affondamenti dolosi per i carichi dispersi in mare, e utilizzando la corruzione e le mazzette per ottenere la complicità dei Paesi di destinazione nei casi di interramento del materiale pericoloso. Ma gli investigatori avevano anche trovato indizi del possibile coinvolgimento di apparati dello Stato, di uomini e strutture dei servizi segreti.

Traffici che portano lontano: al Progetto Urano, nato per convogliare rifiuti europei e americani in una depressione naturale del Sahara, al confine fra Marocco e Mauritania; o alla Somalia, dove il segreto del mercato nero delle armi e dei rifiuti andava protetto a ogni costo. Tra le morti sospette vanno annoverate quelle di Vincenzo Licausi, uomo del SISMI, e quelle di giornalisti troppo curiosi come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Non solo. Pure la morte di Mauro Rostagno, il giornalista e sociologo, potrebbe avere a che fare con l’intreccio dei traffici illeciti – in questo caso “di Stato”, visto che coinvolgono strutture della Gladio militare – fra l’Italia e la Somalia.

Proprio negli ultimi mesi prima della sua uccisione, il capitano di corvetta e i suoi collaboratori avevano individuato, nel corso di alcune perquisizioni, documenti che riguardavano il caso Alpi-Hrovatin e i traffici di materiale pericoloso verso la Somalia.

Il materiale veniva dal centro di trattamento dei rifiuti nucleari, impianto ITREC, di Rotondella, in provincia di Matera. L’impianto è stato costruito nel periodo 1965-1970 dal CNEN, Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, non molto prima degli anni di Clementel.

Che la vicenda De Grazia-Latvia sia collegata con gli esperimenti inerenti il “raggio della morte”?

Non ci sarebbe da meravigliarsi che molte di queste scoperte siano usate per scopi militari.

E quando si parla di esperimenti usati per scopi militari non si non parlare di guerre. Ma non si capire la guerra prescindendo dal processo storico, dall’economia, e dalla politica. Le tecniche militari, comunemente, hanno percorso quelle civili (pensiamo a internet), e oggi evolvono con una rapidità spaventosa. Molte invenzioni, ad esempio, sono nate del corso della supremazia nello spazio tra USA e URSS. Si trattava di una ricerca militare per eccellenza, presentata a un’opinione pubblica bambina come una gara scientifico-sportiva. Oggi, nessun esercito, nessuna nave, nessuna automobile può muoversi senza cadere sotto il controllo dei satelliti, l’unica eccezione sono le Toyota che usa l’ISIS, che hanno attraversato il deserto! Si potrebbe formulare l’ipotesi che Obama e i suoi collaboratori hanno pensato che si trattasse di gite fuori di casa di qualche turista mal informato. È ormai assodato, che ci sono stati degli enormi progressi nello sviluppo delle tecniche militari, per esempio la possibilità di riprodurre certi eventi naturali, cosa che i media asserviti e tutti gli intellettuali pennivendoli affermano che è tutto una buffala. Eppure più di 70 anni fa, USA e Nuova Zelanda, in funzione della guerra che stavano conducendo contro il Giappone, sperimentarono forme di tsunami artificiali.[35] C’è poi, un’intervista al generale Mini: La guerra ambientale non è più solo un ipotesi: è già in atto. Ma guai a dirlo, si passa per pazzi.”[36]Non c’è solo la disinformazione ma c’è una pratica militare che si chiama ‘denial of service’ che è necessario non solo negare la realtà o l’evidenza, ma negare l’informazione. È questo è già un vero e proprio atto di guerra. Determinate persone o paesi non devono venire a conoscenza delle informazioni e questo può causare catastrofi di proporzioni bibliche, come il devastante tsunami dell’Indonesia. L’informazione su suo arrivo era disponibile ma interruzioni nella trasmissione, a causa di anelli mal funzionanti o volutamente non funzionanti ne ha impedito la comunicazione” “La bomba climatica è la nuova arma di distruzione di massa cui si sta lavorando in gran segreto per acquisire vantaggi inimmaginabili su scala planetari. Alluvioni, terremoti, tsunami, siccità, cataclismi. Uno scenario purtroppo non è più fantascienza”.[37]

 

 

[1] Con la relatività ristretta e generale, Einstein teorizzò che nello stesso spazio-tempo, dove si manifestano campo elettromagnetico e campo gravitazionale, doveva essere formulata una teoria del campo unificato in grado di conciliare il campo elettromagnetico, non ancora descritto in termini geometrici, con il campo gravitazionale, descritto come una variazione della geometria dello spazio-tempo circostante. Einstein stesso suggerì che la relatività generale non era una teoria ultima e che un percorso verso una teoria del campo unificante era lo studio delle proprietà geometriche dello spazio-tempo, luogo comune del campo elettromagnetico e gravitazionale, e l’estensione a n dimensioni di questa costruzione geometrica, possibile e ancora incompiuta nel suo potenziale di fisica teorica e sperimentale. Tale spazio-tempo ha queste caratteristiche: geometria euclidea applicabile localmente nell’intorno infinitesimale di ogni punto, definibile la direzione del segmento e la conservazione dell’angolo, quindi le linee parallele, non è definibile il parallelogramma, da cui si deduce uno spazio in linea retta con i segmenti paralleli a due a due. In questa costruzione, è definibile una forza (con direzione e verso, intensità), ma non potendosi costruire un parallelogramma per la loro composizione, risulta chiaro che l’unificazione di teoria elettromagnetica e gravitazionale deve essere operata con la nozione di campo, più ampia di quella di forza.

 

[2] Perché Wikipedia al nominativo di Jessup mette la faccia di James E. McDonald un meteorologo, chimico e fisico laureato al MIT che negli anni ’60 si interessò attivamente di ufologia e cercò di promuovere lo studio presso la comunità scientifica e per questo fu attaccato violentemente? Se si guarda la foto principale che Wikipedia indica Jessup con quelle di fianco si nota che non sono la stessa persona.

 

[3] Jerome Clark, The UFO Encyclopedia, Omnigraphics Books, 1998.

 

[4] http://www.edicolaweb.net/edic078s.htm

 

[5] Ufologo francese, che si è occupato anche di informatica. Negli ultimi tempi Vallée formula l’ipotesi che gli UFO provengano da una dimensione parallela alla nostra.

 

[6] Tesla aveva già lavorato per Roosevelt nel 1917, quando questi era ministro della marina. Il sistema di antenne Rogers costruito da Tesla avena reso possibile la trasmissione vocale tra Stati Uniti ed Europa durante la prima guerra mondiale. Per i rapporto tra Tesla e Roosevelt vedere il libro scritto da Vittorio Baccelli, Nikola Tesla, Tesserato Editore, aprile 2010.

 

[7] Fisico USA che negli anni ’20 collaborò col il Prof. Paul Alfred Biefeld, identificando un nuovo principio fisico che prese il nome di effetto Bifiled-Brown. Il fenomeno riguarda la tendenza di un condensatore elettrico, caricato a tensione molto elevata, a muoversi in direzione nel polo positivo. In una dimostrazione pubblica Brown usò quest’effetto per sollevare una serie di dischi di 90 cm e farli volare su una traiettoria di 15 metri di diametro. Nei laboratori della francese Société Nationale de Construction Aéronautique Sud-Quest, Brown raggiunge velocità di diverse centinaia di chilometri all’ora, impiegando tensioni comprese tra i 100.000 e i 200.000V. il rendimento risultò maggiore nel vuoto spinto, smentendo coloro che interpretavano la levitazione dei dischi come il risultato della ionizzazione dell’aria e dei conseguenti urti tra le molecole. Negli anni ’50 Brown dimostrò di fronte al pubblico (e alla presenza di osservatori militari) di poter usare il suo effetto per ridurre il peso di qualunque oggetto del 30%. Sempre negli anni ’50, l’effetto Bifiled-Brown fu esaminato all’interno del programma statunitense per la propulsione a gravità controllata.

 

[8] http://stopilluminati.weebly.com/philadelphia.html

 

[9] John Edgar, et al., Hoover, Nikola Tesla, Freedom of Information Act, FBI, 1943.

 

[10] Miss. Charlotte Muzar, Tesla Memorial Society of New York.

 

[11] Il Progetto Montauk sarebbe una presunta serie di esperimenti governativi segreti degli USA che si svolgerebbero nella base di Camp Hero oppure Montauk Air Force Station nella località di Montauk, sull’isola di Long Island con lo scopo di sviluppare procedure di guerra psicologica.

Alcune persone, studiose della materia che viene definita “paranormale”, sostengono che si svolgano in questa località ricerche di fisica applicata all’utilizzo militare “al limite”, tra queste viaggi nel tempo, il viaggio nell’iperspazio, l’invisibilità alla luce visibile, al radar e agli infrarossi.

 

[12] Quando si parla dell’incidente Thomas Mantell ci si riferisce a uno dei primi e più pubblicizzati rapporti sugli UFO; esso è inoltre ricordato come il primo avvistamento collettivo di UFO, avvenuto nel gennaio 1948. Viene ricordato come l’incidente di Thomas Mantell per via della morte del venticinquenne pilota della guardia aerea nazionale del Kentucky, il Capitano Thomas F. Mantell, durante l’inseguimento dell’UFO.

 

[13] La risonanza è una condizione fisica che si verifica quando un sistema oscillante forzato viene sottoposto a sollecitazione periodica di frequenza pari all’oscillazione propria del sistema stesso.

 

[14] Le obiezioni sull’origine extraterrestre che parla Pecorelli sono quelli inerenti alle distanze e alla velocità di spostamento.

 

[15] L’articolo di Pecorelli è stato inerito tre le appendici del Libro di Roberto Pinotti, alieni: un incontro annunciato, OSCAR MONDADORI MUOVI MISTERI, 2009, Milano, pp.263-274.

 

[16] Charles Hoy Fort (1874 – 1932). Scrittore e ricercatore statunitense dei fenomeni definiti paranormali.

L’aggettivo fortiano (fortean) è di solito utilizzato per descrivere questo tipo di fenomeni. Tra i più importanti contributi del Fort vi è il concetto e la parola di “teletrasporto”, per definire eventi, da lui documentati, di strane apparizioni e sparizioni. Forse fu anche la prima persona che per spiegare tali strani fenomeni di teletrasporto ipotizzò rapimenti alieni, e fu uno dei primi a proporre l’ipotesi extraterrestre.

 

[17] http://www.rinodistefano.com/it/articoli/il-raggio-della-morte-2.php

 

[18] Il joule è l’unità di misura dell’energia.

 

[19] http://www.rinodistefano.com/docs/Relazione-tecnico-scientifica-della-Fondazione-Internazionale-Pace-e-Crescita.pdf

 

[20] E’ uscito su di lui una biografia di Alfredo Zirondoli, oltre la scienza il <viaggio> di Piero Pasolini, Città Editrice.

 

[21] https://cartusialover.wordpress.com/2010/09/27/ettore-majorana-tra-le-mura-di-una-certosa

 

[22] http://ionelluniverso.blogspot.it/2012/06/ettore-majorana-e-il-raggio-della-morte.html

 

[23] Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) è un organismo creato il 9 ottobre 1988, in un incontro a Torino fra gli abbonati italiani alla rivista del Committee for Skeptical Inquiry. Aderì al CICAP Umberto Eco, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi, il “mago” (ma sarebbe meglio dire il prestigiatore e illusionista) Silvan e il noto debunker Paolo Attivissimo.

Lo stile del CICAP è paradigmatico; ovvero quando giornalisti e ricercatori, o pseudotali, accusano di truffa i lavori che sono considerati “eterodossi”, svolti da ricercatori e scienziati dalle comprovate capacità scientifiche, nel caso tali lavori rischino di minacciare la vulgata aziendalistica o governativa vigente. Che si tratti delle cure sul cancro ideate da Di Bella, ai “documentari” messi in onda sull’11 settembre. Il CICAP, si basa sulla cosiddetta lotta per la “scienza” (con la S minuscola) sul mero prestigio mediatico dei personaggi (Eco, Odifreddi e Angela padre e figlio) e, soprattutto, sul bombardamento mediatico usato con metodi truffaldini che in confronto a essi, Wanda Marchi diventerebbe Santa Maria Goretti, come quando Alberto Angela si permetteva di dire, su RAI Uno, che le Torri Gemelle crollarono l’11 settembre 2001, perché erano vuote. La “scientificità” di un organismo come il CICAP che è legato a organismi internazionali dalle mire ideologiche e che quindi svolgono una relativa propaganda, si basa sull’autorevolezza data dal dominio di determinati mezzi di comunicazione (TV, grande stampa ecc.) e non certo dai discorsi pseudorazionali che alla fine sono facilmente smontati dalla prima critica argomentata. Per questo personaggi come Angela, Attivissimo o Eco possono permettersi di rappresentare il “rigore scientifico”, senza averne neanche le basi.

È indicativo che una delle ultime battaglie del CICAP (soprattutto dopo l’11 settembre) è quella contro il cosiddetto cospirazionismo, termine creato dalla CIA nel 1967, per attaccare chiunque sfidasse la narrativa ufficiale.

 

[24] http://www.ilsegretodimajorana.it/index.php/i-documenti/le-immagini-e-i-video

 

[25] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/910026.pdf

 

[26] http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/palermo.html

 

[27] Luigi Fantappié (Viterbo, 1901 – 1956). Matematico italiano. Nel 1942 elaborò una Teoria unitaria del mondo fisico e biologico dove introdusse il concetto di sintropia che è formalmente equivalente a quello di informazione elaborato per la prima volta da Ralph Hartley nel 1928 e a quello di negentropia (o entropia negativa) proposto da Erwin Schrödinger nel 1943.[1] La teoria è basata sull’idea che le soluzioni progressive e regressive dell’equazione delle onde rappresentino processi entropici e “sintropici”: le soluzioni che procedono in avanti nel tempo darebbero origine ai comuni fenomeni fisici in cui l’entropia aumenta, mentre le soluzioni che procedono indietro nel tempo darebbero origine all’organizzazione in opposizione all’aumento del disordine. Il concetto di negentropia, analogalmente a quello di sintropia, è affrontato da molti ricercatori russi sulle basi degli esperimenti di Nikolai Kozyrev e sulla sua teoria dei flussi di densità di tempo.

 

[28] http://www.frequency.com/video/il-raggio-della-morte-linvenzione/147707686

 

[29] http://stopilluminati.weebly.com/philadelphia.html

 

[30] La Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe e. V., meglio conosciuta semplicemente come Ahnenerbe, fu un’associazione fondata da Heinrich Himmler, Herman Wirth, e Walter Darré l’1º luglio 1935 e incorporata all’interno del Persönlicher Stab RfSS nel 1939. Il suo nome significa letteralmente “Società di ricerca dell’eredità ancestrale”. Fu originariamente votata alle ricerche riguardanti la storia antropologica e culturale della razza ariana.

 

[31] Die Glocke (tradotto in italiano “la Campana”) è il nome dato a una serie di esperimenti scientifici segreti portati avanti dalle autorità della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per lo sviluppo di un’arma a tecnologia avanzata per l’epoca legata all’antigravità o all’energia nucleare.

L’unica fonte su quest’arma è costituita da un libro pubblicato dal giornalista e storico militare polacco Igor Witkowski. La storia del Glocke si andrebbe a collocare, in caso di esistenza appurata, nel catalogo d’armamenti avanzati di tutte quelle armi avanzate note come Wunderwaffen e passate alla cronaca come “armi segrete”.

 

[32] Dr. Joseph Patrick Farrell (1955). E’ uno scrittore americano. È conosciuto nella vita pubblica per due cose diverse: la prima la sua conversione al cristianesimo ortodosso e l’esser autore di una serie di libri di teologia, il secondo per le sue opere di quella che si potrebbe definire archeologi alternativa, la fisica, la tecnologia e la storia (comprese informazioni sul nazismo).

 

[33] COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITA’ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI (istituita con legge 6 febbraio 2009, n. 6) composta dai deputati: Pecorella, Presidente; Bratti, Castiello, Cenni, Ghiglia, Grassano, Graziano, Libè, Proietti Cosimi, Russo e Togni, e dai senatori: Bianchi, Coronella, D’Ambrosio, De Angelis, Vice Presidente, De Luca, Vice Presidente, De Toni, Segretario, Divina, Izzo, Mazzuconi, Negri, Piccioni e Piscitelli. //relazione delle <navi a perdere> (relatori, On. Gaetano Pecorella e On. Alessandro Bratti): Approvata dalla Commissione nella seduta del 28 febbraio 2013 //Comunicata alle Presidenze il 4 marzo 2013 ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 6 febbraio 2009, n. 6); http://www.camera.it/_dati/leg16/documentiparlamentari/indiceetesti/023/021/d000r.htm

 

[34] http://www.famigliacristiana.it/articolo/capitano-de-grazia-ucciso-perche-indago-sui-t.aspx

 

[35] Una “bomba Tsunami” testata al largo della Nuova Zelanda, megachip, 4 gennaio 2013, M. Basso, Eritis sicut deus, nel sito di Sotto le bandiere del marxismo.

 

[36] Così come le aziende capitaliste fissano le regole del mercato (o cercano di fissarle in concorrenza con le altre aziende) e stabiliscono i prezzi, le grandi corporation mediatiche fissano le regole e determinano giornalmente (attraverso la concentrazione monopolista o l’influenza politica nel caso che la proprietà dei mezzi sia pubblica), quello che è notizia e ciò che non è notizia nel mercato dell’informazione.

Generalmente, quando un’informazione rompe con le maglie di ciò che è stabilito, quando rivela aspetti funzionali o interessi del sistema capitalista che sussistono dietro i governi, delle aziende capitaliste o della struttura dominante nell’area dell’informazione, è qualificata immediatamente come “teoria complottista”. Che si tratti di risultati provenienti da investigazioni scientifiche, di verifiche reali, di documentazione con prove, il sistema chiude qualsiasi tipo di analisi e di valutazione con due parole fatali: teoria cospirativa.

 

[37] Sconvolgente dichiarazione del Generale Mini: Clima impazzito? No, è guerra climatica. jeddasupport.altervista, 27 giugno 2014.

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~ di marcos61 su dicembre 14, 2015.

Una Risposta to “L’ESPERIMENTO FILADELFIA: REALTA’ O LEGGENDA METROPOLITANA?”

  1. ho urgente bisogno di soldi denaro vi aspetto subito via poste italiane

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