STRAGE DI PARIGI: ATTENTATO ISLAMICO O FALSE FLAG?

 

 

Sono cosciente che intervenendo, sui tragici attentati di Parigi del 13 novembre 2015, si rischia di essere associati alla vasta truppa dei complottisti, di quelli che in ogni azione vedono trame oscure.

Ebbene, respingendo questa nozione di complottista, mi considero, invece, come uno che ricerca, che si pone costantemente delle domande e non si fida delle informazioni che sono date a livello istituzione.

Cominciamo Abdalsalam Salah che è il personaggio ricercato per questi attentati. Ebbene secondo Associated Press egli assieme ad altri due uomini fu fermato dalla polizia poco dopo gli attentati e fu rilasciato.[1]

Certamente si potrebbe obiettare che c’era una grande confusione, che era impossibile rintracciare i terroristi, ecc.

Salah ha vissuto nel sobborgo di Bruxelles a casa di un personaggio Abdalgadir Baliray, che a quanto pare sembra che lavorava per la CIA e per i servizi segreti francesi e belgi.[2]

La casa di Baliray abitava in Molenbeek St. Jean il quartiere arabo di Bruxelles, dove Oaklei International ricercava Madelein McCann, la bambina britannica, scomparsa all’età di 4 anni nel 2007 in Portogallo. Ebbene, una ragazza assomigliante a McCann, fu ripresa dai video dai video in questo quartiere.[3]

Belgio, e rapimenti di bambini (con relativo scenario di orrori) non può che far venire in mente Marc Dutroux il “mostro di Marcinelle”, graziato per volontà regia. Come un film, la storia delle inchieste sui delitti Marc Dutroux, è farcita da una lunga serie di morti: circa 20 testimoni sono morti in circostanze che si potrebbero definire strane. Nel 2002 Alain Van der Biest, un uomo politico (socialista) legato al caso Dutrox, fu “suicidato”. Egli era sospettato di essere il mandante dell’assassinio del politico belga Andrè Cools (presidente del Partito Socialista belga tra il 1973 e il 1978) che sapeva dei collegamenti tra politici USA e criminalità belga. Colls, fu assassinato a Liegi, si sono formulate delle ipotesi inerenti a questo omicidio a un possibile collegamento tra il caso Dutroux, l’operazione Gladio della CIA e la rete dei pedofili che operano negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi. Il 27 novembre 1995, la polizia belga perquisì i locali utilizzati dal culto di Rajneesh Osho. Cercava Eric Mattheeussen, accusato di scattare fotografie di incidenti stradali. La polizia trovò molte scatole. “In queste scatole… trovammo centinaia di immagini di cadaveri di bambini, spesso nelle pose più orribili. Molte delle foto furono fatte da lui stesso, altre furono prese su ordinazione di altri fotografi… In diverse scatole trovammo pornografia infantile… spesso bambini molto piccoli penetrati da adulti, e certe fantasie pedofile assai strane… ritagli di giornale di famose sparizioni“.[4]

Ma torniamo all’attentato di Parigi. Ci potrebbe essere lo zampino sionista, ricordiamoci quando Netanyahu avvertì del “grave errore” se la Francia riconosceva la Palestina (novembre 2014).[5]

Bisognerebbe soffermarsi sul ruolo del sionismo. La borghesia sionista ha avuto la capacità di sfruttare la potenza dell’imperialismo USA, che così fa il gioco dell’élite militare israeliana. E, in effetti, negli USA sono stati i tecnici filosionisti a elaborare la teoria della “guerra globale al terrore”.

Sono stati gli attori politici sionisti attivi negli USA ad avere un ruolo fondamentale negli portare gli Stati Uniti alla guerra contro l’Iraq, che in passato era stato un sostenitore dei palestinesi.

Si potrebbe definire il rapporto USA-Israele una forma di dipendenza reciproca. I sionisti costituiscono una frazione determinante della Borghesia Imperialista americana, che aspira a diventare una classe dirigente internazionale, cercano di condizionare la politica USA (e anche quella europea), mentre Israele necessita di un appoggio militare e politico USA.

Secondo un giornalista freelance, Jonathan-Simon Sellem, la mattina del 13 novembre 2015 funzionari della sicurezza della comunità ebraica francese sarebbero stati informati di un grave attacco terroristico imminente in Francia.[6]

Funzionari palestinesi hanno accusato il Mossad di collegamenti con i massacri di Parigi.[7]

Proviamo adesso a mettere assieme un insieme di fatti che sono avvenuti prima dell’attentato.

Il 7 luglio 2015, circa 200 detonatori, 40 granate e molto esplosivo al plastico scomparvero misteriosamente da un’installazione militare nel Sud-Est della Francia.

Nell’agosto 2015, secondo il canale televisivo BFMTV, la polizia francese arrestò un uomo con l’accusa di tramare un attentato a una sala concerti.[8]

Tra il 3 ottobre e il 6 novembre 2016, le forze NATO svolsero l’esercitazione Trident Juncture – 2015, che coinvolse basi in Italia, Spagna e Portogallo, e includeva azioni come attacchi terroristici.[9]

Il 6 ottobre 2015 ci fu una riunione di generali della NATO a Lilla vicino a Parigi.[10]

Il 29 ottobre 2015, il direttore della CIA John O. Brennan incontrava l’omologo dell’Intelligence francese (DGSE) Bernard Bajolet, e l’ex capo del MI6 del Regno Unito John Sawers e l’ex capo della sicurezza israeliano Yaacov Amidror.[11]

L’11 novembre ’15 si svolse un’esercitazione antiterrorismo in Danimarca.[12]

Il 13 novembre ’15, poche prima degli attentati, la Francia introdusse controlli alle frontiere, mobilitando 30.000 poliziotti.[13]

Sempre il 13 novembre i servizi di sicurezza eseguivano esercitazioni antiterrorismo a Parigi.[14]

Come si vede c’è stato in un arco di tempo tutta una movimentazione di strutture militari, di polizia e dei sevizi segreti. Movimentazione che farebbe a pensare ci stesse preparando a un conflitto militare.

È un classico della strategia della tensione, che è uno strumento della guerra non ortodossa, di avere degli zimbelli da adoperare come capri espiatori.

Il procuratore di Parigi Francois Molins dice che un sospetto terrorista è stato formalmente arrestato (ed era già noto alle autorità francesi) per reati comuni. La polizia francese dice che ha trovato un passaporto siriano vicino al corpo di uno degli attentatori durante le indagini sugli attentati (in effetti, nel manuale del perfetto terrorista c’è scritto di portarsi sempre il passaporto per farsi identificare meglio).

 

Una guerra tra superlogge?

 

 

Ho già detto in precedenza che ritengo Gioele Magaldi Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, un massone anomalo, normalmente i massoni sono molto riservati nel descrivere i loro contrasti interni. Invece, egli pubblicamente afferma non solo l’esistenza di superlogge internazionali che egli definisce Ur-Lodges, ma che dietro all’attuale strategia terroristica ci sia un Ur-Lodge la Hantor Pentalpha dove vi sono affiliati i Bush, Condooleza Rice, Tony Blair, ma addirittura lo stesso Bin Laden che in linea teorica si combattevano ferocemente, ed ora udite udite lo stesso Califfo dell’ISIS (cioè ISIS) Abu Bakr Al-Baghdadi e molti altri sanguinari potenti della Terra. Guardi e ladri seduti assieme con grembiulino e guanti bianchi (magari si mettono un bel cappuccio per evitare di imbarazzassi troppo).

Questa tesi se ci si pensa bene non è così troppo sballata se si pensa i profondi mutamenti che sono avvenuti nelle metropoli imperialiste dal crollo del revisionismo.

La politica degli Stati nazionali è dettata da organizzazioni sopranazionali come il FMI, la BCE, la Trilaterale e il Bildeberg.

Queste organizzazioni sono determinate da persone che appartengono alle grandi massonerie internazionali anglosassoni (in particolare quelle che si rifanno al Rito Scozzese) e sioniste.

Che esistono in tutti gli Stati organismi come il Rotary che sono dei centri di reclutamento per le massonerie.

Questi organismi sono frequentati in prevalenza dai membri delle borghesie nazionali che forniscono così il personale politico composto di tecnici totalmente alieni alla società civile (intensa in senso borghese come un amalgama di più classi sociali).

Tutto questo è dovuto che per i meccanismi di riproduzione capitalista, c’è la necessità da parte della Borghesia Imperialista di cambiare la sovrastrutture politica. Tutto questo ha comportato che i tradizionali organi di rappresentanza popolare tipica delle democrazie borghesi liberali siano svuotati, mentre gli esecutivi, da un lato, centralizzano un potere immenso in materia di repressione e sospensione delle libertà civili e politiche, mentre in materia economica e sociale ratificano le direttive del FMI (su debito pubblico, privatizzazioni, liberalizzazioni, investimenti nell’industria bellica).

Per questo motivo che: sistema maggioritario, elezione diretta del capo dello Stato o del capo del governo o del sindaco, l’introduzione del manager nelle aziende pubbliche (come nel campo sanitario), la nomina di ministri non parlamentari (i cosiddetti tecnici), il federalismo, la concertazione ecc., tutta la varietà di formule e di soluzioni istituzionali che sono spacciate come tecniche e giuridiche, ma che se si guarda bene vanno verso in unica soluzione: quella dell’aziendalizzazione dello Stato con un governo dall’alto che cancella il sociale.

La stessa trasformazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego in rapporto di tipo privato (che viene sbandierata come un conquista da parte della cosiddetta sinistra e dal sindacato ufficiale e concertativo), punta non solo a cambiare il rapporto di lavoro, ma lo stesso Stato, nel senso che in tal modo si sostituisce il diritto pubblico con quello privato, si sostituisce la Costituzione con il Codice civile che è la diretta espressione dei caratteri tipici dell’impresa contenuti già nella Carta del lavoro del 1927 da cui deriva. Cioè un testo giuridico che è quello cui ignorando la Costituzione, fa riferimento la Confindustria e le aziende. Perciò diventa contraddittorio e impotente da parte del sindacato ufficiale e concertativo rivendicare che i servizi pubblici debbano avere fini sociali anziché subordinati alle logiche finanziarie e non contrastare le privatizzazioni di questi servizi.

Per dimostrare la subordinazione della sinistra a queste logiche, possiamo prendere come esempio la centralità del dibattito sulle forme di governo e non sulla forma dello Stato e del potere. E da qui il prevalere delle proposte che sono fondate sul predominio dell’esecutivo sull’assemblea non solo nel governo centrale, ma in tutti gli enti e organismi arrivando così a ridistribuire centralismo anziché democrazia e socialità nelle istituzioni. Il federalismo in questa concezione diventa una pura e semplice operazione di deconcentramento, che non è decentramento e, tanto meno, è autonomia di poteri. Il federalismo, oggi, è appunto un’operazione di semplice deconcentramento dei vertici.

Per questo ad un abbandono e rimozione a ogni riferimento sociale e di democrazia nel dibattito istituzionale, si torna così se non alla Stato assoluto come conosciuto nel passato (del tipo la Francia di Luigi XIV) ma alla monarchia costituzionale, per avere in sostanza un Parlamento e delle Assemblee legislative che dipendano dagli esecutivi, che a loro volta dipenderanno da un dictator, che può essere non solo un Presidente del Consiglio, ma anche un Presidente di regione (che non a caso spesso si fanno chiamare Governatori), un sindaco elettivo, o da un manager, che sono tutte formule ispirate al presidenzialismo, che diventa così una formula tecnica di una forma di potere autoritario. E se le forme di potere di una regione sono autoritarie (o quelle di Comune), questo non diventa meno centralista e verticista se, anziché solo nello stato centrale, si introduce il verticismo e il centralismo anche nelle forme di governo di uno Stato membro di una federazione, o nelle regioni e nei comuni.

Con questo intendo dire che sono personalmente contrario al federalismo? No di certo.

Quando la Lega Nord, all’inizio degli anni ’90, nella sua fase movimentista voleva abolire i prefetti e che tutte le autorità locali siano elette dalla popolazione locale, non faceva che copiare quello che ogni programma democratico conseguente ha sempre richiesto e rivendicato. Cose, però, che la borghesia ha abbandonato dalla fine del XIX secolo, da quando gli operai con i loro partiti le avevano prese sul serio. Da quando si è riconciliata con Vaticano e tutte le varie entità che rappresentano il modo di produzione feudale. Cose che il Movimento Comunista nei suoi momenti più alti e non era corroso e deviato dal revisionismo aveva messo nelle sue bandiere ossia dal tempo della Comune di Parigi (1871), dei Soviet in Russia (1917) e delle Comuni in Cina.

L’esperienza storica ha dimostrato che nella società attuale non è possibile costruire uno Stato federale, costruito dal basso in alto, sulla base del capitalismo. Non a caso tutti i paesi capitalisti, anche quelli nati come Stati federali e democratici, nella fase imperialista sono diventati militaristi e accentratori, anche se hanno mantenuto il nome di federale. Come può la popolazione amministrare i propri affari se non ha diritto di amministrare quello che è alla base di tutto: la propria attività economica?

   Gli Stati federali nei tempi passati poggiavano sull’autonomia del libero produttore; quello della società moderna può poggiare solo sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione.

Perciò partiti come la Lega che ha portato avanti il federalismo come una loro bandiera, alla fine non poteva rivelare la loro vera natura: un bluff per quanto riguarda il federalismo ed essere uno dei promotori e a dare forma alla mobilitazione reazionaria delle masse.

Ma tornando al discorso della forma Stato, non è certamente un caso che la Trilaterale per sottolineare la minor governabilità da parte del capitalismo che caratterizzava il sistema politico italiano rispetto a tutti gli altri sistemi politici dei paesi imperialisti, che sono imperniati dal potere dall’alto delle forme di governo di tipo presidenzialista e maggioritario che, pur in una varietà di forme che vanno dall’elezione diretta del presidente dello Stato del sistema americano, al premierato inglese, al cancellierato tedesco e al presidenzialismo francese che hanno permesso che le scelte politiche fondamentali (guerra, nucleare ecc.) siano decise senza una possibilità di opposizione istituzionalmente efficace.

Questa trasformazione dello Stato imperialista è da collegare il processo dell’abolizione delle libertà democratiche e la tendenza alla privatizzazione delle squadre di polizia, fino ad arrivare come negli USA e in Israele, alla privatizzazione degli eserciti. Tutto questo rende la politica repressiva sempre più incontrollata e arbitraria: questo, necessariamente, è da collegare alle politiche neo-liberistiche che rendono reiette ampie fasce sociali (con la distruzione degli ammortizzatori sociali, dei servizi pubblici e di qualsiasi forma di sostegno e di sussidio).

L’altro aspetto che rileverò in seguito è l’utilizzo della guerra psicologica, soprattutto attraverso i media.

Questi processi non sono lineari e pacifici.

Si potrebbe dire che le stragi in atto siano una sorta di guerra civile strisciante all’interno delle Borghesia Imperialista. Potrebbe apparire un’affermazione azzardata, complottista. Ritengo, inoltre, che sarebbe sbagliato ridurre il tutto a cosiddetti “servizi segreti deviati” (sarebbe da dire deviati a che cosa?), oppure a “pazzi islamici”. Queste stragi in Europa sono intimidatorie e sono uno strumento di guerra psicologica.

Per capire maggiormente quello che sta succedendo bisogna partire dalla combinazione tra la crisi generale (crisi non solo economica ma anche politica e culturale) che versa tutto il mondo capitalista a partire dagli anni ’70 e che nel 2008 è arrivato nella sua fase terminale e le caratteristiche specifiche di ciascun paese imperialista.

Questa è una crisi di sovrapproduzione assoluta di capitale (i capitalisti hanno estorto ai lavoratori una ricchezza troppo grande perché possano tutta come capitale che, dà profitto ingrandendo l’apparato produttivo). Essa ha prodotto e produce: una crescente difficoltà a vendere le merci prodotte (sovrapproduzione di merci); il ricorso di ogni capitalista a ogni mezzo legale e illegale, palese o occulto, per ridurre i costi di produzione a scapito dei lavoratori e dell’ambiente e per farla ai suoi concorrenti; la crescita del capitale finanziario; l’indebitamento generale; lo sconvolgimento della vita economia e politica delle semicolonie e degli ex paesi socialisti che si sono resi dipendenti (commercialmente e finanziariamente) dal mondo capitalista; la lotta accanita tra gruppi e Stati imperialisti perché in ogni paese i contrasti tra gruppi imperialisti sono diventati tali che non possono più essere conciliati per mezzo delle istituzioni e delle concezioni che fino a ieri erano state sufficienti allo scopo, perché in ogni paese i contrasti tra la classe dominante e le classi oppresse sono diventati tali che in ogni paese da rendere inefficaci le vecchie istituzioni, perché ogni gruppo imperialista cerca di indebolire i suoi avversari aumentando le loro difficoltà in casa (ricorso sistematico alla destabilizzazione, alle “guerre sporche” e alle guerre non dichiarate).

È questa crisi mondiale che si sviluppa apertamente e acutamente in ogni paese imperialista.

Questa crisi fa emergere in modo più netto il modo in cui la Borghesia Imperialista esercita il potere. In ogni paese imperialista combina, in modo più o meno originale, gli strumenti ufficiali e pubblici dello Stato gestiti grossomodo secondo la costituzione legale, con strumenti occulti e con procedure slegati da ogni vincolo per legge (in sostanza, una forma di guerra civile non dichiarata e non dispiegata).

E dall’inizio della fase imperialista che la borghesia è venuta sviluppando sistematicamente e in tutti i paesi questo secondo braccio del suo potere, usando a questo scopo gli arnesi sopravvissuti dei vecchi regimi feudali (dal Papato, alla mafia, alle associazioni d’arma, alle sette religiose ecc.) e creandone nuove (strutture tipo Gladio, P2, apparati paramilitari e guardie del corpo al servizio di singoli gruppi di capitalisti, criminalità organizzata e squadrismo fascista).

Quando i contrasti tra i gruppi della Borghesia Imperialista diventano antagonisti, tutti gli strumenti e apparati di questo secondo braccio del potere sono gettati nella lotta e la lotta tra i gruppi della classe dominante assume gradualmente e in ogni paese la forma della guerra civile più o meno aperta e generale.

Dentro questo quadro, la tesi della guerra tra superlogge non è poi tanta sballata.

Come non è poi tanto sballata la tesi che il terrore dell’ISIS, così mediatico, spettacolare, che sembra non avere ostacoli, né tantomeno censure di alcun tipo nel mostrare teste mozzate, poveri cristi crocifissi, che sono dei veri trailer cinematografici (da film dell’orrore da far invidiare quelli di Romero e Dario Argento) che annunciano l’arrivo ovunque dei terroristi, stia preparando, su un terreno grondante di sangue, il terreno di un nuovo Bush alla Casa Bianca.

Questo nuovo nemico globale, creato ad arte e diffuso su tutti i mezzi di informazione, è funzionale a richiedere da parte delle masse dei paesi imperialisti un intervento risolutore, una guerra contro i “nuovi Hitler” (per dirla alla Putin). E con la guerra armi, risorse petrolifere e minerarie in genere, appalti per le ricostruzioni, spartizione un tutti gli affari post bellici con i partner che si sono dimostrati collaborativi. Alla fine, andando al solo del problema, si rivela banalmente (di una banalità alla Eichmann, di un travet dell’orrore e degli affari) tutta una questione di affari e di potere, sulla pelle di centinaia di migliaia (se non di milioni) di vittime innocenti che sono considerate ancor meno che bestie, carne da macello.

Proviamo a esaminare la cronologia degli eventi politico-terroristici del mese di gennaio del 2015:

 

  • 6 gennaio 2015, parte la campagna raccolta fondi per le presidenziali USA di Jeb Bush.
  • 6 gennaio 2015, attentato suicida dell’ISIS a Baghdad, 28 morti.
  • 6 gennaio 2015, attentato ISIS contro militari a Baghdad, 8 morti.
  • 7 gennaio 2015, attentato a Parigi, 12 morti.

 

 

Magaldi in un’intervista afferma rispetto alle stragi parigine: “Le menti e le mani che hanno pianificato ed effettuato gli attentati a Charlie Hebdo” e poi le terribili stragi di venerdì 13 novembre 2015 sono le stesse, identiche. E sono menti e mani che amano particolarmente le simbologie della tradizione esoterica e massonica occidentale…in modo impressionante. Non ho ancora sentito nessuno, a livello di mainstream mediatico, ricordare che il 13 ottobre del 1307, proprio in Francia, il re Filippo il Bello, ordinò l’arresto dei Templari. Da allora, quella data ha assunto una rilevanza fondamentale in determinati ambienti appunto esoterici e massonici, e perfino la Strage di Parigi, facendola compiere proprio un venerdì 13, ha mandato un segnale preciso di natura infra-massonica. Spiegherà in seguito di che segnale si tratti e perché, al lume delle notizie riservate che mi sono pervenute, sia stato scelto egualmente l’autunno per questo attentato, ma non mese di ottobre, bensì quello di novembre”.[15]

In attesa che ci dica del perché per l’attentato sia stato scelto il mese di novembre e non quello di ottobre, egli si mette anche lui l’elmetto invocando anche lui un intervento militare contro il Califfato (e non perché negli USA poiché la super loggia ha come obiettivo la rielezione di un Bus?). Certo egli vuole un intervento in linea di preferenza sotto l’egida ONU, che ci sia una ricostruzione democratica, è preoccupato dell’affermarsi dei populismi e dei fascismi e critica l’affermazione che ha fatto il procuratore nazionale Antimafia Roberti che ha affermato che “dobbiamo essere pronti a cedere una parte delle nostre libertà”. Quello che vuole Magaldi nella sostanza è un imperialismo democratico e progressista, un’utopia, l’imperialismo non può che essere antidemocratico, se per democrazia la intendiamo come Aristotele indicava maniera dispregiativa in Politica non solo come governo della maggioranza ma come predominio dei poveri nello Stato. E se applicassimo questo concetto aristotelico, di oligarchia come predominio di una minoranza di più ricchi e democrazia come predominio della maggioranza di più poveri, si dovrebbe concludere che la Russia dei Soviet del 1917-18 sarebbe una democrazia, e le attuali “grandi democrazie” occidentali non sarebbero nient’altro che oligarchie. E l’uno o l’altra valutazione non dovrebbero suonare né come lode né come biasimo, ma una semplice constatazione di uno stato di fatto.

 

 

Stragi come strumento di guerra psicologica?

 

 

Le stragi avvenute a Parigi nel gennaio e novembre ’15, le dinamiche di tali fatti non sono per nulla chiare. La Storia ha dimostrato che ci sono queste stragi, che essi sono degli atti tipici di una strategia della tensione.

Questo da sempre, anche quando non c’erano tecnologie sofisticate. Come ormai sappiamo che dietro alla fin fine c’è sempre qualche organo dello Stato, o meglio qualche pezzo di quell’organo, che sa quello che sta succedendo o quello che sta per succedere.

Se succede, è sempre perché qualcuno dall’interno dello Stato l’ha voluto o l’ha lasciato fare. Seguendo non una logica inerente alla cosiddetta “ragion di Stato”, ma un’obbedienza (che può essere cieca o meno) all’obbedienza a qualche loggia internazionale (che è oscura per la stragrande maggiorana dei cittadini dello Stato).

Questo naturalmente non riguarda la maggior parte degli uomini che compongono la polizia, le forze armate e i servizi segreti, che svolgono il loro compito istituzionale, che se reprimono lo fanno dietro ordini di autorità ben definite e riconoscibili. Riguarda invece, specifici gruppi al loro interno che li condizionano, e che sono dotati un enorme potere, gruppi che sono normalmente protetti dai capi istituzionali di quelle organizzazioni. Gruppi che non rispondo alla struttura governativa, che comunque è tenuta a garantire la loro libertà di azione senza controllarli. Gli uomini a capo delle strutture governative non s’impicciano di certi gruppi e situazioni, perché temono per la loro carriera e per la loro vita.

Questi attentati, Ottawa, Sidney, Pakistan, Istanbul e poi Parigi sono chiaramente il frutto di una regia di accelerazione e intensificazione per un conflitto Occidente-Islam. Diventa evidente che chi sta dirigendo la danza ha bisogno del consenso delle masse occidentali e ha bisogno di preparare il terreno.

Con l’11 settembre 2001 partì la guerra in Afghanistan e in Iraq e diede l’avvio a un potente processo di destabilizzazione nel Medio Oriente. E ora? Altri interventi, altre guerre, un ulteriore controllo del territorio e della gente e l’avvio di una legislazione restrittiva dei diritti civili. Ma anche una accelerazione del processo di dispiegamento operativo della superpolizia europea Eurogendfor, magari si avvierà la creazione di qualche supercoordinamento internazionale di forze armate, servizi segreti, polizie e politiche estere. Supercoordinamenti che hanno lo scopo di superare le resistenze degli Stati nazionali.

Tutto questo contornato da balle a non finire, un esempio classico è quando un giornalista come Gianni Riotta, invocava un salto si qualità del comando unificato delle operazioni congiunte euro-americane contro l’ISIS, dicendo che le attuali strutture non sono adatte a contrastare il Califfato militarmente. Questa è una balla colossale, poiché al Califfato basterebbe togliere le armi e sostegno, che sono garantiti dai paesi occidentali e dai petrolieri arabi e dopo un serio intervento militare non durerebbe che poche settimane.

Dopo Parigi a pappagallo tutti i media urlano una frase chiave “E’ l’11 settembre di Francia”. La fonte di quest’autentica boiata è Rita Katz, con il suo SITE Intelligence Group.

Il SITE Intelligence Group è una società statunitense con sede a Bethesda (Maryland) che si occupa di pubblicare tutte le attività online delle organizzazioni Jihadiste. Dal 2002 al 2008, il SITE Intelligence Group era noto come Search for International Terrorist Entities (SITE) Institute. Il SITE è diretto dall’analista israeliana Rita Katz.

Rita Katz, un’ebrea nata in Iraq che vive negli Stati Uniti. Dopo che suo padre fu pubblicamente giustiziato in Iraq, sotto l’accusa di essere una spia israeliana, la madre fuggì con i figli in Israele. Rita – che parla l’arabo come l’ebraico – entrò nell’esercito (IDF), si laureò in Studi Mediorientali a Tel Aviv, e poi si trasferì in America.

Quì riuscì ad infiltrare “diversi gruppi terroristici negli Stati Uniti, sulle cui attività raccolse preziose informazioni”.[16] Nel 2004 ha ricevuto dall’FBI di Mueller … un premio speciale “per il suo prezioso contributo alle investigazioni anti-terrorismo”, e da allora tiene regolarmente corsi di addestramento per diverse agenzie americane.

Rita Katz ha poi raccontato la sua avventura di “infiltrata” nel libro Cacciatrice di Terroristi, e compare regolarmente come esperta di terrorismo islamico sulle principali testate giornalistiche e televisive, mentre prosegue la sua attività di “monitoraggio” tramite Internet.

E’ più sicuro, e sembra portare addirittura risultati migliori.

Fra i grandi “scoop” vantati dal SITE infatti c’è anche il ritrovamento dell’ultimo video di Bin Laden (sett. 2007), quella divertente carnevalata in cui un signore con barba e naso posticci fa degli sforzi inauditi per restare serio mentre cerca di imitare Bin Laden.

Nonostante le palesi differenze con il soggetto originale, Rita Katz ha affermato senza esitazione che “il video è autentico”. Se lo dice lei, ci possiamo fidare!

Wikipedia ci spiega che è stata Rita Katz a far avere l’informazione del video di Bin Laden alla Casa Bianca, tramite una sua pagina Web privata.

La grande abilità del SITE è confermata dal fatto che il video fu ottenuto da loro con quasi 24 ore di anticipo sulla stessa Al-Queda, come confermato dall’articolo Bin Laden, gentilmente offerto da…, uscito sul Washington Post il 12-09-07: “… un altro gruppo ha battuto Al-Queda di quasi un giorno rilasciando le prime immagini pubbliche di Bin Laden a partire dal 2004. Il gruppo SITE Institute ha passato il video agli organi governativi e alle agenzie di stampa […]”.

   Il vero mestiere di questi del SITE è mentire, disinformare.

 

 

 

 

 

 

Siamo in guerra e manco lo sappiamo

 

 

Fin dall’inizio del XX secolo, con l’avvento e la diffusione capillare dei mass-media, uno degli strumenti per l’uso del potere è la guerra psicologica. Si fatica, tuttora, a comprendere la reale portata delle attività intraprese dai poteri di controllo e condizionamento della società. Fin dall’infanzia, tutti i messaggi che ci arrivano, tendono a farci credere di essere liberi, di vivere in una società democratica ecc. C’è sempre da chiedersi, per una pulizia mentale (e morale) quanti pensieri che noi diamo per scontato come nostri, ci sono stati in realtà impiantati attraverso media, e altri strumenti.

La stragrande maggioranza delle persone non riesce a concepire la vastità delle risorse umane e materiali impiegate per condizionare le persone. Non si sa, che in realtà gli enormi costi per gli interventi militari classici, quelli con le armi e i relativi morti ammazzati, dove i costi scandalizzano quando divengono di pubblico dominio, sono cosa veramente piccola, se paragonati a quelli per la guerra alle nostre menti. Una guerra in cui siamo tutti in prima linea, ma quasi nessuno sa di esserlo. Certo, molti sanno che l’informazione dei mass-media è pilotata, o per lo meno accomodante in favore dei poteri di turno. Molti sanno che i governi utilizzano la propaganda, ma spesso si cade nella trappola di credere che basti guardare l’orientamento politico ufficiale di un giornale o di una TV, per capire dove sta la distorsione, oppure si pensa che la propaganda fosse cosa che usavano i regimi definiti “totalitari” (nazismo e comunismo che sono confusi assieme). Ma non è così, la propaganda parte da molto più lontano nel tempo ed è molto più ampia nei modi, di quanto la maggior parte delle persone siano abituati a pensare, ed influenza alla radice i comportamenti di tutti noi.

Poche s’immaginano che la più grande dose di propaganda se la bevono i cittadini degli Stati definiti democratici.

William J. Casey, Direttore della CIA dal 1981 al 1987 affermò: “Sapremo che il nostro programma di disinformazione sarà completato quando tutto quello che il pubblico americano crede, è falso”.[17]

Nel 1946 il Manuale d’intelligence per la propaganda americano, definisce la propaganda: “qualsiasi genere di persuasione organizzata … che tenta di manipolare j comportamenti, le idee e le azioni di una persona…Tutti i mezzi di comunicazione di massa sono usati come veicolo per la propaganda. E possono essere divisi in due categorie, quelli parlati e quelli scritti… La propaganda occulta comprende voci false, i contatti personali, le agitazioni e le dimostrazioni, l’uso dell’istruzione, della cultura e della ragione, la radio, il teatro e il cinema. La propaganda occulta comprende i volantini, i manifesti, i libri ed i saggi, i quotidiani e le agenzie di stampa, i documenti contraffatti, le lettere e le petizioni”.[18]

   Teniamo conto che nel 1946 non c’era il Web dove è ancor più facile far circolare balle.

Tutti i mezzi menzionati sono usati costantemente, sia per le operazioni tattiche (argomenti o situazioni specifiche), che quelle strategiche (la circolazione costante di disinformazione è un’arma fondamentale per mantenere la popolazione fondamentalmente disunita e diffidente). Ne deriva che tutto quello che sappiamo, fin dalla tenera età, che viene dai mass media, dalle autorità o dalla scuola è talmente piena di balle che diventa difficile, se non si fa un lavoro di profonda di far prendere coscienza delle propria condizione, pensare al di fuori dei binari che impongono.

Tutti sappiamo che la propaganda c’è, ed in maniera intuitiva presupponiamo di conoscere le tecniche.

Prese singolarmente, queste tecniche, sembrano separate tra loro, ma se si analizzano i messaggi che ci arrivano costantemente dai media alla luce della seguente lista, si rischia uno shock.

Tecniche di propaganda

 

  • Messaggio credibile: messaggi non necessariamente veri, non riconoscibili come propaganda dell’obiettivo. Si costruiscono messaggi simili fra loro nella forma per essere trasmessi da un ampio numero di fonti d’informazione.
  • Stereotipi brillanti: l’uso di parole o frasi così intimamente associate o credenze comunemente accettate da essere di per se stesso convincente, sena che vi sia bisogno dell’apporto dell’informazione. Frasi che si accettano senza sottoporle a un processo ragionativo (esempi: democrazia, eguaglianza, libertà). Questi stereotipi devono fornire risposte semplici a problemi complessi. L’affermazione devono essere concise. “Semplificazione e slogan soddisfano l’ego dell’obiettivo, dandogli da un lato la percezione di aver, in poco tempo, capito tutto del problema possa essere effettivamente al di là della sua comprensione, le semplificazioni eccessive sono gli strumenti per guadagnare il consenso sia delle masse democratiche, sia quelle dei fanatici”.[19]
  • Testimonianza: “Attraverso la tecnica della testimonianza l’obiettivo è portato a identificare il messaggio propagandistico con l’autorità e, quindi, ad accettare la convinzione o l’opinione di questi come propria”.[20] Questa tecnica si dovrebbe conoscere al volo, poiché siamo bombardati di testimonials nelle pubblicità commerciali, ma non si è abituati a riconoscerla in operazioni come di Nayrah[21] ovvero in situazioni non esplicitamente pubblicitari.
  • Linguaggio: al nostro cervello piace quando riduciamo problemi complessi in formule semplicistiche, e il propagandista, per esempio chiama un’invasione “guerra di liberazione”, oppure “esportazione della democrazia”. Ovviamente gli invasori si chiameranno “truppe alleate”, mentre chi difende il proprio paese, diventa un “terrorista” o “fedelissimo di Saddam, di Gheddafi, di Assad”, ecc.
  • Insinuazione: “L’insinuazione viene utilizzata per creare o stimolare nell’obiettivo determinate idee, ovvero per dividere e creare contrasti nell’avversario”.[22] Qualcuno vuole fare una retata nei centri sociali? Ecco che esce da una “fonte sicura” su un giornale che s’inventa una nuova sigla anarco-comunista-insurezzionalista. “Così, ad esempio…per alimentare il contrasto tra la classe politica e l’elettorato è sufficiente che (l’insinuazione) si concentri sul costo dei parlamentari e la corruzione dei partiti, insinuando che, a causa di tutto ciò non sia stato possibile attuare riforme socialmente desiderabili ecc. Creato il pregiudizio il propagandista agisce sull’obiettivo con la “domanda pilota”, cioè una domanda che sottintende una sola possibile risposta”.[23] Un esempio di domanda pilota è: “Se i politici sono tutta una casta di ladri, quale è l’unico modo per liberarsi dei furti?”.
  • Ripetizione: questa è quella che molti riconoscono come propaganda, per via della celebre frase di Goebbels, il ministro della propaganda nazista: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Ecco cosa dice Gusta Le Bon[24] in Psicologia delle folle: “L’affermazione pura e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova, costituisce un sicuro mezzo per far penetrare un’idea nello spirito delle folle. Più l’affermazione è concisa, sprovvista di prove e di dimostrazione, più essa ha autorità… Quest’ultima non acquista tuttavia reale influenza se non a condizione d’essere costantemente ripetuta, e il più possibile, negli stessi termini”.

 

Avendo gli occhi su queste tecniche, proviamo a pensare un attimo ai notiziari, ai giornali, si film, ai libri di scuola. Quando si comincia a guardare da questa prospettiva, la realtà in cui siamo immersi quotidianamente, comincia ad apparici, veramente per ciò che è: virtuale. C’è tutta una realtà, un mondo, che lavora per riempire le nostre teste di menzogne.

Le operazioni psicologiche fungono da supporto alla propaganda, che da sola no può bastare a convincere un obiettivo (che sia un singolo uomo, un gruppo o una popolazione), specie nel breve periodo. Servono a creare delle crisi che inducono l’obiettivo ad abbassare inconsapevolmente quelle difese che gli permettono di resistere ai messaggi della propaganda.

Il funzionamento di queste operazioni psicologiche è semplice: si fa leva sui bisogni dell’obiettivo.

Nell’analisi dei bisogni ci aiuta la loro gerarchia che fa Maslow. Egli suddivide i bisogni in:

 

  • Bisogni primari o fisiologici: essi sono le risposte automatiche per ristabilire un equilibrio interno. Un esempio quando la temperatura corporea sale sono motivate ad aprire la finestra. Sono bisogni fisiologici: la fame, la sete.
  • Bisogni secondari o di affiliazione: essi comprendono i contatti sociali, l’appartenenza a un gruppo, l’amicizia, l’amore. Siamo motivati ad acquistare prodotti che confermino la nostra appartenenza al gruppo e che ci rendono gradevoli.

 

Far leva sui bisogni significa sfruttare “quelle mancanze o insufficienze che spingono un individuo ad agire per soddisfarle e creano frustrazione, insicurezza e paura, perché più questa aumenta, più la tensione aumenta, più l’individuo sarà portato ad agire, ovvero reagire senza riflettere, nella direzione voluta dall’operatore”.[25]

Dunque l’operatore della guerra psicologica farà di tutto per:

 

  • prima nel creare un bisogno (qualora non esista già): di sicurezza, di lavoro, di giustizia ecc.
  • poi nell’impedire per un certo periodo che l’obiettivo possa soddisfarlo, creando così: frustrazione, insicurezza e paura;
  • quindi nel “suggerire” il comportamento, ovvero l’azione, per appagarlo.

 

   In un crescendo di cinismo e follia i documenti di guerra decalcificati indicano con precisione agli operatori le azioni da compiere per creare bisogno, frustrazione ed insicurezza nell’obiettivo:

 

. creare scarsezza di viveri, abitazioni e di altre necessità;

. sviluppare al massimo la corruzione e la concussione tra i capi e la popolazione;

. stimolare il dissenso tra le élite politiche e militari;

. appoggiare forme di sanzioni economiche;

. creare forme di inflazione e tassazione esorbitante e non equa;

. fomentare l’intolleranza razziale e religiosa;

. creare disunità politica e mancanza di fiducia nei capi;

. incoraggiare la discordia tra elementi sociali, politici ed economici, creando

risentimento tra di loro e contro il governo;

. creare mancanza di risorse che possano sostenere l’economia;

. fomentare rivolte e sovversioni;

. compiere azioni di sabotaggio, terrorismo e violazione dei diritti umani”.[26]

  

Alla fine di tutte queste manovre preparatorie, generalmente si ricorre a un falso incidente (false flag) per far precipitare la situazione e indurre l’obiettivo (accuratamente preparato dalla propaganda e dalle operazioni psicologiche) ad eseguire l’azione voluta.

False flag dichiarate e tristemente note sono ad esempio: l’incidente del Golfo del Tonchino (che ha dato il via alla guerra in Vietnam), il falso massacro di Racak (che è stato il pretesto per la guerra in Kossovo), le famigerate armi di distruzione di massa di Saddam Hussein ecc.

Grazie a questi falsi incidenti decine se non centinaia di migliaia di perdono la vita.

È proprio vero alla fine siamo in guerra e non lo sappiamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

[1] https://www.rt.com/news/322232-terrorist-manhunt-belgium-france

 

[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Abdelkader_Belliraj

[3] http://www.dailymail.co.uk/news/article-1307149/Maddie-McCann-hunt-fraudster-legal-aid.html

 

[4] https://www.demminkdoofpot.nl/pagina/institute-for-the-study-globalization-and-covert-politics-isgp.html

 

[5] http://whatreallyhappened.com/#ixzz3rY2anitwQgs

 

[6] http://www.timesofisrael.com/in-france-defense-experts-see-parallels-to-israel

 

[7] http://www.jewishpress.com/news/pa-official-daily-runs-op-ed-linking-mossad-with-paris-massacres/2015/11/15

 

[8] http://www.bfmtv.com/societe/de-retour-de-syrie-il-voulait-commettre-un-attentat-dans-une-salle-de-concert-en-france-915769.html

 

[9] http://www.nato.int/cps/en/natohq/news_124079.htm

 

 

[10] http://www.nato.int/cps/en/natohq/news_123474.htm

 

[11] http://www.legitgov.org/CIA-Director-Brennan-Met-French-Security-Chief-Paris-Attacks-Report

 

[12] http://www.thelocal.dk/20151111/terror-and-nuclear-catastrophe-to-hit-denmark-in-drills

 

[13] https://www.youtube.com/watch?v=ArstMxEZjj8

 

[14] https://www.youtube.com/watch?v=ArstMxEZjj8

 

[15] http://www.affariitaliani.it/cronache/terrorismo-gioele-magaldi-dietro

 

[16] http://www.stampalibera.com/?a=28867

 

[17] http://coscienzeinrete.it/politica/item/1996-sei-in-guerra-

 

[18] S. Manfredi, Psyops, p. 2.

 

[19]       C.s. p.3

 

[20]       C.s. p. 4

 

[21] Nel 1990 una 15enne di nome Nayrah parlò al congresso degli Stati Uniti, alimentando la scintilla che fece scoppiare la prima Guerra del Golfo. La ragazza raccontò che i soldati iracheni, dopo l’invasione del Kuwait, toglievano i neonati dalle incubatrici e li lasciavano morire, ma la sua testimonianza fu in seguito smentita da Amnesty International. Terminata la guerra, il New York Times ha rivelato che Nayrah era un impostore: si trattava della figlia dell’ambasciatore del Kuwait, e la sua testimonianza era stata scritta da due dipendenti della società di consulenza Hill&Knowlton.

 

[22] S. Manfredi, Psyops, p. 7.

 

[23]         C.s. p. 8

 

[24] Gustave Le Bon (1841 – 1931). Antropologo, psicologo e sociologo francese. Le Bon è considerato il fondatore della psicologia delle masse. Fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, entrate allora prepotentemente tra gli attori della storia con gli sviluppi dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche volte a guidarle e controllarle. Applicando un paradigma di studio scientifico derivato dall’approccio clinico, Le Bon utilizza i concetti di contagio e suggestione per spiegare i meccanismi della folla che portano all’emergere dell’emotività dall’istintualità e dall’inconscio, altrimenti repressi negli individui dal controllo sociale.

 

[25] S. Manfredi, Psyops, p. 19.

 

[26]       C.s. p. 19

Annunci

~ di marcos61 su novembre 24, 2015.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: