IL GRUPPO LUDWING E’ STATO UN PRODOTTO DI QUALCHE LABORATORIO DI GUERRA PISCOLOGICA?

 

 

 

Cominciamo questa storia cominciando con un fatto inerente l’operazione di guerra psicologica che ha imperversato in Italia agli inizi degli anni ’90: quella che è passata sotto il nome di Falange Armata.

La Falange Armata entrò nel circo mediatico per la prima volta per rivendicare l’uccisione di un operatore penitenziario del carcere di Opera, dopo che i telegiornali avevano dato notizia dell’accaduto. Da allora questa fantomatica sigla è stata legata a quasi tutti i fatti di cronaca di rilievo, dalle azioni della banda della Uno Bianca all’incendio del teatro Petruzzelli, dalle stragi di Capaci e via D’Amelio alle autobombe di Roma, Milano e Firenze. Nei tre anni successivi, fino all’arresto di Carmelo Scalone, operatore carcerario di Taormina accusato di essere l’uomo chiave dell’organizzazione,[1] furono fatte dai misteriosi uomini della Falange centinaia di telefonate minatorie nei confronti di alte cariche istituzionali, membri del governo, magistrati, giornalisti e operatori penitenziari e di rivendicazioni di tutti gli attentati e di buona parte degli omicidi di rilievo commessi in quel lasso tempo. In alcune telefonate minatorie o di rivendicazione, l’oscuro telefonista ha dimostrato di conoscere fatti che non erano di pubblico dominio, noti solo a una ristretta cerchia di addetti ai lavori.

Uomini che rimasero misteriosi fino a quando Francesco Paolo Fulci che all’epoca era il segretario del CESIS (Comitato Esecutivo Italiano per la Sicurezza e l’Intelligence),[2] fornì un elenco di 16 ufficiali del SISMI che erano parte o comunque complici della Falange Armata.

Fulci precisò[3] che quindici nomi appartenevano a ufficiali della VII divisione del SISMI, la stessa dalla quale dipendeva Gladio, ma facevano capo al gruppo speciale operativo al gruppo speciale operativo OSSI (Operatori speciali del servizio di informazioni, un nucleo ristretto reclutato tra paracadutisti e incursori della marina, impegnato in operazioni delicatissime), mentre il sedicesimo era il colonnello di un’altra divisione; Gianluigi Masina

Ebbene egli era il capo del Raggruppamento Centri del SISMI[4] che in quel periodo si stava occupando (in contemporanea delle indagini della magistratura milanese) dell’inchiesta di Piazza Fontana.

In questa inchiesta stava emergendo il ruolo degli agenti USA in questa (e del relativo condizionamento politico dell’Italia).

Se sono noti gli ingenti finanziamenti americani che arrivavano alla DC e agli altri partiti politici di provata fede anticomunista è poco noto che gli USA reclutassero civili italiani per le operazioni di penetrazione in un paese che in linea teorica era considerato “alleato”. Un atto del 17 marzo 1954 del SIOS (Servizio informazioni operative e situazione) dell’esercito italiano informava il SIFAR, il servizio segreto di allora, di un rafforzamento dell’apparato informativo statunitense in funzione anticomunista e di rafforzamento dell’alleanza attlantica (in sostanza di una maggiore dipendenza dell’Italia nei confronti dell’imperialismo USA). Il SIOS riferiva della costituzione di centri, già attivi a Milano, Bolzano e Napoli e, in via di realizzazione, a Venezia, Trieste e Roma. Accenna ance a civili e militari che avrebbero svolto attività informativa solo degli americani e che spesso erano selezionati in conformità a informazioni fornite dalle questure. Le attività di questo genere erano delegate al CIC, il Counter Intelligence Corps, il corpo scelto del servizio segreto dell’esercito americano, incaricato delle operazioni sabotaggio e controinsorgenza (la guerra non ortodossa), dislocato nel tempo in più di 60 paesi. Il CIC aveva distaccamenti ovunque, anche nel più piccolo centro abitato, e praticava uno stretto controllo della popolazione; un libro scritto da un ex agente del servizio segreto James O. Braly, Marching with Heroes,[5] dove si riferisce nomi veri e fatti accaduti tra il 1946 e il 1949. L’autore spiega che le operazioni di controiformazione in Italia rimasero sotto controllo del CIC di stanza a Verona.

Ebbene quest’inchiesta se portata avanti rischiava di scoperchiare e mettere alla luce questa rete fata da spie, agenti d’influenza, confidenti che ruotano attorno alle basi USA e NATO del Nord Italia.

Sul finire del 1995, due agenti della CIA si recarono nell’ufficio di Masina, volevano sapere perché il servizio segreto italiano si stava occupando della strage di Piazza Fontana.

Dopo questa visita, che dire impertinente e dire poco, per prudenza fu creata un’operazione coperta, riservata: nome in codice Nisva. Le ricerche da quel momento furono condotte con più cautele, per garantire la massima impermeabilità delle informazioni, e le modalità di lavoro furono concordate esclusivamente a voce.

Tutto era cominciato alla fine del 1993 con le dichiarazioni di un certo Biagio Ernesto Pittaresi: alcuni investigatori erano stati mobilitati e stavano facendo nuove ricerche su quel maledetto buco nero del 12 dicembre 1969. La curiosità degli 007 americani indicava che la questione scottava: in effetti, coinvolgeva fascisti che ruotavano intorno alle basi NATO ospitate nel nostro paese.

E ora Masina che aveva voluto l’inchiesta sulla rete atlantica si trova in questo elenco composto da Fulci come un membro della fantomatica Falange Armata.

Già il modo in cui Fulci fece la sua denuncia fu singolare. Infatti, inviò al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri una missiva che conteneva delle disposizioni: se mi ammazzano, fece sapere l’ambasciatore, aprite questa lettera. La lettera-avvertimento fu, invece, aperta senza aspettare quel fatale appuntamento e si appresero così i pesanti sospetti dell’ambasciatore sull’attività di spionaggio ai suoi danni. Le modalità dell’invio di quella missiva erano state così indecifrabili che la Procura di Roma dispose alcuni controlli sul mittente. L’ufficiale a cui fu chiesto di realizzarli era lo stesso che aveva fatto le indagini sulla rete atlantica e parlo così: “Il dottor Monteleone, della Procura di Roma, mi chiese di effettuare un’intercettazione sull’ambasciatore Fulci. Questo procedimento penale scaturiva da un’accusa, da una lettera che aveva fatto l’ambasciatore Fulci e che aveva consegnato, se non erro, al ministro degli Interni e al comandante generale dell’Arma, con disposizione di aprirla dopo la sua morte. Ma il comandante generale dell’Arma l’aprì subito e lesse che il dottor Masina, proprio la personal alla quale io mi ero rivolto per questo aiuto[6] era a capo della Falange Armata. Con il dottor Monteleone venne fatta questa intercettazione dell’ambasciatore Fulci che portò a poco, anche perché fu fatta in fretta, non intercettammo tutti i numeri telefonici, però ricordo che l’ambasciatore Fulci, interrogato a verbale, fece presente che aveva attaccato il dottor Masina dietro pressione americana, anche se non volle dire il motivo, e ricordo che il dottor Monteleone mi chiese di cercare di capire quali potessero essere le motivazioni e notammo una coincidenza temporale, cioè che l’attacco dell’ambasciatore Fulci al dottor Masina era coincidente con l’inizio di un’operazione in codice denominata Nisva”.[7]

 

 

ESOTERISMO E GUERRA PSICOLOGICA

 

 

     La struttura superiore della piramide di questa rete era il terminale delle indicazioni che provenivano dagli organismi preposti alla guerra non convenzionale, come la rete di agenti USA del Nordest o l’Ufficio guerra psicologica. Magi Braschi era non solo un fiduciario della CIA di alto livello, ma era considerato il maestro della guerra psicologica in Italia. Inoltre, aveva buoni rapporti con Ordine Nuovo, tanto che partecipava assiduamente anche ai loro incontri.

   Nato a Genova nel 1917, morì nel maggio 1995: proprio poche settimane prima che fosse identificato dagli investigatori dell’operazione Nisva (una morte davvero provvidenziale!).

   Magi Braschi nel 1981 diventa presidente del capitolo italiano della Lega anticomunista mondiale, la Wacl.

Per alcuni anni, dall’agosto 1971 al maggio 1975, è spedito in India, ma rientra spesso in Italia. Forse è solo una coincidenza, ma proprio durante la sua permanenza in India nasce a Verona il gruppo italiano Ananda Marga (Via della beatitudine eterna), alla quale aderirono alcuni membri del nucleo ordinovista veronese attratti dalle filosofie e dal settarismo esoterico, un laboratorio speciale di trasformazione delle personalità per i servizi adibiti alla guerra psicologica.

Bisogna dire per correttezza, che i rappresentanti ufficiali di Ananda Marga negano ogni tipo di rapporto con elementi ordinovisti e nazisti. Che tutto ciò è un tentativo da parte dell’estrema destra di depistare, anche se non negano c’è stato un tentativo di infiltrarsi nel gruppo. Quando si sono resi conto dell’impossibilità, per loro, di assumere incarichi significativi all’interno del gruppo, hanno rinunciato ad infiltrarsi diffondendo nel contempo teorie come quella del fuoco purificatore, che non significa assolutamente niente per loro, e affermano di non capire come qualcuno possa averla associata alla filosofia dell’Ananda Marga.[8]

Non sarebbe la prima volta che i servizi segreti, attraverso persone a loro vicina, tentino di infiltrare sette o organizzazioni esoteriche/mistiche per i loro fini. E che questi tentativi avvengano senza che la stragrande maggioranza degli aderenti sappia qualcosa (magari attuando l’emarginazione o addirittura l’eliminazione di chi si oppone ai loro piani).

Magi Braschi nella sua casa sul lago di Bracciano, nei pressi della capitale, della quale facevano parte un immenso giardino di 14.000 metri quadrati e un pezzo di lago, Magi Braschi aveva allestito un altare formato da un’enorme spada medievale piantata su un piedistallo e una Bibbia. Nella sua biblioteca, il fondatore della guerra psicologica dell’esercito italiano teneva molti volumi sul reverendo Moon, Osho e il culto dei morti tibetano.

Magi Braschi è seguace di Giuseppe Aloja, il generale sostenuto da Ordine Nuovo. Il suo nome non poteva mancare tra i relatori del convegno sulla guerra rivoluzionaria organizzato dall’Istituto Pollio: in questo convegno si discusse di guerra rivoluzionaria non ortodossa, quella che a un esercito fortemente preparato, militarmente attrezzato, oppone un esercito che non dispone delle medesime forze e si muove in modo asimmetrico, utilizzando la guerriglia. Se ne parlava molto negli ambienti militari negli anni ’60, soprattutto dopo la sconfitta della Francia in Indocina quando la guerra rivoluzionaria attuata dai comunisti vietnamiti aveva vinto sul potente esercito francese. Magi Braschi è un autentico osservatore di questi fenomeni e la sua ossessione è quella di trovare le armi più adatte per l’esercito anticomunista. Lui non ha dubbi: l’arma non ortodossa della guerra psicologica. Da questo punto di vista, tradisce la natura di classe della sua impostazione, dove riduce, il tutto ha una tecnica (utilizzo delle forze speciali miste militari/civile e soprattutto alla guerra psicologica). Il fallimento di questa impostazione nel Vietnam ne è l’esempio evidente. Il generale nordvietnamita Nguyen Van Vinh riteneva nel 1966 di poter constatare il fallimento delle forze speciali americane: “La special warfare americana nel Vietnam del Sud è sostanzialmente fallita, dopo essere stata sperimentata per più do tre anni con strategie e tattiche diverse, con nuove armi e nuove tecniche, accompagnate da metodi estremamente crudeli: i loro principali sostegni, le truppe e l’amministrazione del governo fantoccio, sono anch’essi in decadenza; il sistema dei “villaggi strategici”, ch’essi consideravano la loro spina dorsale, è stato in sostanza distrutto; la tattica degli elicotteri e dei mezzi anfibi, che erano stati considerati più agili e più facilmente manovrabili, è stata un fiasco solenne; le città, ed altri territori temporaneamente occupati, che erano stati considerati dagli aggressori come le loro più sicure retrovie, sono accerchiati, notevolmente ridotti in estensione, e davanti all’incessante lotta politica condotta nelle città e nelle campagne da milioni di uomini del popolo si trovano in pieno scompiglio; il carattere neocolonialista dell’imperialismo USA è stato smascherato agli occhi di tutto il mondo; gli sforzi del nemico per arginare e isolare la lotta del popolo sudvietnamita, e per compiere atti di sabotaggio nel Vietnam del Nord mediante commandos di truppe del sud, sono miseramente falliti”.[9] L’esperienza ha dimostrato che l’elemento decisivo nelle guerre rivoluzionarie non è determinata dalla semplice forza delle armi o dalle operazioni psicologiche (dalla tecnica in sostanza), bensì dall’atteggiamento rivoluzionario delle masse popolari. Nella guerra rivoluzionaria l’essere umano, il suo vigore psichico, è più importante dei materiali; l’elemento decisivo non è il computer (o da un chip che vorrebbero installare nei soldati per trasformarli in “supercombattenti”) bensì dalla personalità, dall’abnegazione individuale.

Maggi Braschi, per approfondire l’argomento della guerra psicologica studiò molto e fece un corso presso la Pro Deo, l’Università Cattolica. Questa disciplina era insegnata da un belga molto famoso padre Felix Morlion, uomo di Chiesa ma anche agente del servizio segreto militare americano che gestiva una rete di nazisti (spacciati per ex) nella quale membro di rilievo era Karl Hass, il nazista che lavorava per il CIC.

Le quotazioni di Maggi Braschi sono molto alte che il SIFAR apre un ufficio per la guerra non ortodossa e glielo lo affida.

 

 

IL GRUPPO LUDWING

 

L’esercito ordinovista era composto anche molti giovani affascinati dalle culture mistiche ed esoteriche, perfette per gruppi di iniziati convinti di custodire verità occulte non comprensibili alle masse. Il missino Giulio Caradonna, ricorda Ordine Nuovo in questi termini: “Rauti ai suoi insegna riti magici, e quella storia dei galli. Ne parlammo addirittura una volta in direzione: a Pisa, mi pare, c’erano due sezioni che la mattina sacrificavano un gallo a chi sa chi, un rito druidico. E senza neanche mangiarselo”.[10] Rauti si nutre della cultura antimoderna, spiritualista, gerarchica di cui sono impregnati i Figli del sole, un cenacolo evoliano dentro l’MSI, e il cui nome richiamava ostentatamente il bagaglio culturale evoliano di una visione virile-solare della vita. Era solo la prima di una serie di comunità magico-esoteriche nate nella destra radicale e segnate dalle pratiche tantriche e di magia sessuale di Evola che era definito dai suoi seguaci anche come il Maestro.

I gruppi esoterici sono stati un bacino di militanti ordinovisti. A Verona fu infiltrata l’associazione Ananda Marga, nata in India nel 1955. Le attività di questa realtà furono oggetto di dibattito nel parlamento indiano, dove fu sollevato il sospetto che Ananda Marga fosse sostenuta e finanziata dalla CIA.[11] L’FBI, inoltre, sospetta che la setta si macchiò di gravi delitti negli USA.[12]

L’ex ordinovista Stimamiglio ha raccontato che la setta fu il terreno di coltura in cui nacque il famigerato gruppo Ludwig, animato da due ragazzini, Wolfgang Abel e Marco Furlan ma sorto per volontà di Ordine Nuovo. I due furono arrestati nel 1984 ma la sigla Ludwig era apparsa per la prima volta quattro anni prima su un volantino con scritte in caratteri runici e una svastica che rivendicò 15 omicidi a sfondo razziale. Tra le vittime barboni, preti, prostitute e omosessuali, in apparenza queste azioni sembravano attuate da persone che vivevano momenti di puta follia, nella realtà erano azioni terroristiche che miravano a diffondere il panico. Sono noti anche i nomi di alcune persone che ruotano attorno a Ludwig: Marchetti, Sterbeni e Toffaloni, detto Tomaten, già inquisito per l’attività di un gruppo denominato Ronde pirogene antidemocratiche, gruppo che alla fine degli anni ’80 aveva distrutto almeno 120 auto parcheggiate a Bologna.[13] Mentre a Bologna erano impegnati a setacciare la città per scoprire gli autori dei roghi, gli agenti della Digos, col coordinamento dell’Ucigos e la collaborazione dell’Interpol, scoprono che nel 1977 proprio a Verona un gruppo di giovani, sotto la sigla Piro-acastasi, espressione che fa riferimento al fuoco purificatore, bruciava motorini per le vie, soprattutto nella zona universitaria. Un precedente che ha attirato l’attenzione della polizia per la similitudine con i roghi di auto proletarie, che sono state prese di mira a Bologna. Dice un inquirente: “Il progetto del gruppo era quello di tenere sotto tensione la città più rossa d’Italia”. L’intenzione dei responsabili dei roghi per gli inquirenti sarebbe stata influenzata non solo da idee neonaziste ma anche dalle simbologie del gruppo di origine orientale, Ananda Marga: durante alcune perquisizioni sono saltati quello che si riteneva i simboli della setta (che, ripetiamo, smentisce ogni rapporto con gruppi nazisti) un doppio triangolo che forma una stella, con all’interno un sole nascente e la svastica, che nelle antiche cosmologie orientali rappresenta il mondo. Già qualche hanno prima Bologna era stata teatro delle gesta demenziali di un gruppo che si rifaceva vagamente a ideologie di destra, i Nuclei sconvolti per la sovversione urbana. I loro obiettivi erano i cassonetti della spazzatura, che erano bruciati. Poi la banda era stata sgominata. I nuovi roghi lasciavano interdetti: le auto bruciavano una dietro l’altra, senza apparenti spiegazioni.

Gli obiettivi delle Ronde pirogene antidemocratiche, erano la “distruzione dei simboli materiali dell’agglomerato sociale operaio piccolo-borghese mediante l’incendio dei suddetti; l’eliminazione di automezzi e motocicli vecchi e sporchi; la demolizione delle case dei pezzenti e dei baraccati, emarginati; la soppressione fisica di tutti gli esseri abietti, impediti, paraplegici, sottosviluppati, di tutti coloro che compromettono l’ordine sociale perfetto e completo dal punto di vista estetico”. Queste le loro linee programmatiche, contenute in un documento intitolato Piro Acastasi. Follia pura, ma follia crudele.

Dalle auto decisero di passare a quelle che un aderente, il bolognese Luca Tubertini, chiamava le “macellerie”, e cioè le discoteche. Tubertini era in collegamento con Ludwig, e cioè con Abel e Furlan. Delle Ronde facevano parte anche altri militanti nazisti bolognesi, e poi due veronesi, Marco Toffaloni, appunto, e Curzio Vivarelli, insegnante di matematica in una scuola di Bolzano. Era collegato al gruppo anche Giovanni Gunnella (figlio del professore missino Pietro, ex ordinovista) a sua volta legato a Carlo Digilio, fascista di Ordine Nuovo e riferimento degli apparati dei servizi segreti americani (appartenente alla stesse rete informativa cui faceva parte Magi Braschi).

Al processo per la strage di Brescia Stimamiglio, tira fuori il nome di Toffaloni che all’epoca aveva 17 anni![14] (in queste pentimenti e collaborazioni c’è sempre il sospetto che ci sia la reale volontà di diminuire le proprie responsabilità e scaricarne su altri).

 

MORTI STRANE A TRIESTE

 

Abbiamo visto che il gruppo Ludwig assieme ad altri gruppi similari aveva lo scopo di creare terrore, soprattutto nei settori marginali della società. Ebbene, tutto ciò, potrebbe essere la spiegazione di tante morti ritenute strane e insolite che popolano la cronaca nera. Prendiamo come esempio le strane morti che ci furono a Trieste alla fine degli anni ’90.

Nevio Tonchella fu trovato morto il 30/07/99 in Via del Castelliere, circa due settimane dopo la scomparsa, ucciso da un colpo di pistola sparato dall’alto verso il basso, un’esecuzione, scrissero i giornali. Aveva 34 anni, era stato arrestato alcune volte per furti di motorini, ma nulla di più pesante risultava a sua carico, un tipico “balordo” dunque, come ce ne sono tanti nelle nostro metropoli.[15]

Il 14 settembre successivo fu trovato invece il corpo di un altro “balordo”, il ventiduenne Francesco Tomba, con un passato da piromane, anch’egli scomparso due settimane prima che ne fosse ritrovato il corpo senza vita. Gli operai che lavoravano alla costruzione della nuova stazione dei Carabinieri in Via San Cilino, al limite del comprensorio dell’ex ospedale psichiatrico, insospettiti dal persistente odore di decomposizione, avevano cercato dappertutto nel cantiere ed alla fine avevano trovato i resti del giovane, incastrato a testa in giù tra le tavole di legnano preparate per una colata di cemento. Le ipotesi possibili erano che il ragazzo fosse caduto dall’alto, da un muretto che limita il confine col parco dell’exOPP oppure che qualcuno lo avesse gettato giù. Ma come per Tonchella non risulta che le indagini abbiamo portato a qualche esito.[16]

Per nessuna di queste morti fu fatta chiarezza. In base a diverse inchieste giornalistiche si possono formulare delle ipotesi:[17] in molti gruppi di terroristi, di malavitosi oppure nelle sette, quando vogliono far fare il “battesimo del fuoco” ai nuovi adepti, li invitano ad una sorta di “prova di ardimento”, che potrebbe consistere nell’uccisione di qualche persona per dimostrare di essere adatti all’organizzazione nella quale intendono entrare. Se questa ipotesi fosse confermata, si potrebbe spiegare molti omicidi considerati “seriali” di prostitute, e di tante morti senza apparenti motivi, di persone che vivono ai margini della società e per questo motivo sono vittime facili da colpire.

Sempre a Trieste c’è stata un’altra strana morte. Il 25 luglio 2001 fu denunciata la scomparsa dell’attore Claudio Viviani, in una piccola località del Carso triestino, Gropada che si trova pressappoco tra i borghi della Basovizza e Padriciano. La stampa scrisse Viviani era uscito da casa verso le 9 del mattino per recarsi a Padriciano, il villaggio più vicino a Gropada, senza portare con sé né il cellulare né il portafoglio con i documenti. Il corpo di Viviani fu rinvenuto quasi tre mesi dopo, l’11 ottobre, i resti erano adagiati sull’erba a ridosso di un muro a secco a un chilometro di distanza da Basovizza. A trovare il corpo furono due fidanzati che avevano seguito un capriolo e a centro metri tra gli arbusti e l’erba in un angolo trovarono un teschio con qualche capello sulla nuca, una maglietta che un tempo era tinto di rosso scuro e un paio di short.[18] Non aveva né scarpe né altro.

L’autopsia confermò che la morte era avvenuta all’epoca della scomparsa, e non segnalò tracce di violenza: si parlò di suicidio, di avvelenamento ecc.

Ci sono diversi interrogativi rispetto all’ipotesi del suicidio (interrogativi posti dagli autori degli articoli su questa morte): perché una persona per suicidarsi dovrebbe andarsene scalzo in Carso? E come mai, se la morte risaliva più o meno al giorno della scomparsa, il corpo sarebbe rimasto 75 giorni sul posto, frequentato da gitanti, molti dei quali con cani al seguito, senza che nessuno ne rilevasse la presenza (tenendo conto che si era in piena estate dove l’odore della decomposizione avrebbe dovuto essere ben percepibile).

Viviani, che lavorava al Teatro comunale Giuseppe Verdi, dal si era dimesso nel mese di maggio (due mesi prima della scomparsa) dopo che il suo stipetto era stato manomesso e qualcuno vi aveva rovistato.[19] Nel corso della trasmissione televisiva di RAI3 Chi l’ha visto? questo fatto era stato messo in relazione con l’incendio che, sviluppatosi dalle scenografie russe per il Boris Godunov (provenienti dal teatro Bolscioi di Mosca) nel mese di marzo, aveva rischiato di distruggere tutto il teatro. Un’ipotesi della sua morte può essere che Viviani era venuto a sapere qualcosa inerente all’incendio e per questo motivo fu zittito?

All’epoca fu formulata anche un’altra ipotesi per la morte di Viviani, che puzza di esoterismo e soprattutto di zolfo. Nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali triestine (giugno 2001), Viviani si era presentato a un incontro pubblico organizzato dall’associazione Amici della Terra, al quale erano presenti i candidati sindaci e molte altre persone, di varia estrazione politica. Nel corso del dibattito l’attore aveva asserito di avere prove, fotografie e altro, inerenti allo svolgimento di riti satanici e messe nere in Carso. Aveva perciò chiesto ai rappresentanti dell’associazione ambientalista un incontro per consigliarsi su cosa fare: ma l’incontro non avvenne mai, perché nel frattempo Viviani era scomparso. Di questa documentazione di riti satanici che sarebbe stato in possesso Viviani ne parlò anche la stampa: l’attore era un appassionato fotografo, abitava in Carso e pare avesse scattato diverse foto relative a resti di animali usati per i riti satanici, ma dove siano finite le foto è un autentico mistero. Del resto il fatto che il corpo di Viviani sia stato trovato nei pressi di una collina dove è di dominio pubblico che di tanto in tanto qualcuno va a celebrare dei riti satanici è un particolare che non può che destare dei legittimi sospetti.

Inerente ai riti satanici che celebrano in zona, ci fu un servizio sul Piccolo del 20/09/1994, firmato da Silvio Maranzana e corredato da fotografie di Fabio Balbi, con titolo davvero spettrale se non diabolico: Io, l’ultimo principe delle tenebre.

Il giornalista racconta il suo incontro con un uomo definito il “Principe delle tenebre”, corredato da alcune foto. Dopo un contatto iniziale, gli inviati furono per un tratto portati in auto e in seguito bendati fino ad un posto dove trovarono una giovane donna che non proferì parola, ma con dei cenni li condusse fino ad una radura poco distante, in un prato, vicino ad una Mercedes con la targa celata, si trovava un uomo incappucciato che il giornalista denominò “Principe delle tenebre”. Quest’uomo avrebbe dichiarato a Maranzana di essere originario di un paese dell’Est e di essere venuto in Italia per motivi di lavoro. La moglie viveva a Roma, lui aveva, all’epoca circa cinquant’anni e nella vita “normale” era un manager di una azienda di compravendite nel ramo tecnico commerciale, regolarmente iscritta alla Camera di commercio.

Dopo questa presentazione il “Principe delle tenebre” parla delle messe nere che sono celebrate a volte con sgozzamento di un agnello, a volte davanti ad una donna nuda sdraiata sull’altare secondo ciò che si vuole ottenere (senza spiegare quali fossero gli scopi del sacrificio). La donna che accompagnava il “Principe delle tenebre” sarebbe stata proprio la “sacerdotessa nera” che l’anno venturo avrebbero ricevuto da lui i “diritti di veggenza”.

La conclusione del “Principe delle tenebre” è a dir poco inquietante, e nello stesso tempo sconclusionate: in sostanza affermò che entro due anni i loro obiettivi sarebbero stati raggiunti, che nuove forze politiche sarebbero salite al governo grazie al loro aiuto, che la destra è sempre stata amica delle loro realtà (all’epoca era in carica il primo governo Berlusconi). Che l’economia mondiale sarebbe colassata e che l’epicentro sarebbe stato l’Italia dove ci sarebbero stati disordini con vittime. Allora la gente riprenderà coscienza della spiritualità del mondo e sarà posta fine a 120 anni di satanismo dalle nostre parti.

Un discorso delirante, senza dubbio, da cui pare capire (almeno secondo questo personaggio) il satanismo sarebbe stato il tramite con cui la destra avrebbe raggiunto il potere, per cui esso avrebbe fine al momento in cui la spiritualità delle forze di destra avrebbe preso il controllo della gente. Tutto ciò potrebbe essere interpretato anche così: il mondo è dominato da Satana, che sarebbe l’ateismo, il socialismo, il comunismo, il progressismo, la democrazia intesa come potere del popolo, insomma tutti i “mali” che per il pensiero reazionario dominerebbero la vita contemporanea, perciò usiamo il satanismo (poiché Satana è predominante e attira la gente) contro Satana, per far vincere la spiritualità. È un ragionamento contorto, ma quando si parla di queste realtà cosa non è contorto?

C’è questa Trieste astratta e lugubre, ma c’è anche la Trieste, dove il SISMI e un certo apparato della Marina Militare fanno da padrone. La Trieste del Generale Fulvio Martini l’ex direttore del SISMI che ha afferma che loro (i servizi segreti italiani) erano completamente dipendenti da quelli americani e israeliani, poiché avevano mezzi superiori a quelli italiani (ma avevano anche interessi diversi).[20]

Trieste è anche la città dove un tizio di nome Frank Gian Ripel (alias Gianfranco Perilli nato a Trieste nel 1957) si autodefinisce l’anticristo o la grande bestia 666 (non ci sarebbe da stupirsi se questo personaggio soffrisse di un disturbo dissociato d’identità) ed è il teorico-letterario di moltissimi testi esoterici pubblicati in tutto il mondo.

Testi di una letteratura che usa la cultura dell’antico Egitto per portare avanti e nel concreto un progetto che nasce dalla Teoria generale dei sistemi teorizzata da Ludwig von Bertalamffy.

Ludwig affermava: i metodi della suggestione di massa, della liberazione degli istinti della bestia umana, del condizionamento e del controllo del pensiero sono stati sviluppati così da raggiungere la massima efficacia; proprio perché il totalitarismo moderno (concetto questo del totalitarismo che nasconde la natura di classe dei regimi politici volendo far credere di uno Stato super partes se non addirittura governato da una nuova classe tecnocratica), è così spaventosamente scientifico, che in confronto l’autoritarismo dei regimi politici precedenti, in confronto, sembrerebbe un frutto di dilettanti.

In sostanza Trieste in campo psichiatrico si divide tra i sostenitori di questa Teoria generale dei sistemi e quella minoritaria che si rifà a Basaglia.

Perciò a Trieste lo schema che si sta seguendo è uguale alla Teoria generale dei sistemi che è il seguente: persone che dalle loro condizioni obiettive e da accertamenti psichiatrici indipendenti sono perfettamente capaci di amministrasi sono state invece dichiarate incapaci con perizia psichiatrica istituzionale e sottoposti costrittivamente da un giudice ad amministratori di sostegno scelti tra giovani avvocati o praticanti, o comunque tra estranei, invece che tra i familiari, e senza il loro consenso e la loro volontà. Le persone così ridotte ad amministrazione forzata sono inoltre essere sottoposto a un regime di espropriazione dei diritti civili sostanzialmente analogo quello della vecchia tutela. Non possono più avere i loro beni e nemmeno della corrispondenza, non possono denunciare l’amministratore, vivono di stenti, non sono informati della gestione finanziaria dell’amministratore, nemmeno per la compravendita d’immobili, e non possono comunque opporvisi. Tentativi istituzionali di delegittimare chi denunciava queste situazioni, come fossero degli squilibrati, un sistematico controllo sulle famiglie indigenti o con problemi sociali ai quali c’è la sistematica minaccia di togliere i figli portandoli in case famiglie o comunità.

 

 

Sette e servizi segreti

 

 

Partiamo per affrontare quest’argomento, su uno dei casi diventati famosi quello di Manson e della sua Family.

Dopo il suo arresto nell’ottobre del 1969, ci fu una serie di omicidi, di suicidi e di fortuiti incidenti di testimoni appartenenti alla Family, o amici di adepti della Family. Tutto questo segue un programma ben noto in certi particolari di omicidi coperti (in Italia un classico esempio di questo modus operandi è la vicenda del cosiddetto Mostro di Firenze, dove ci fu una scia di morti molto sospette tra le persone coinvolte). Magicamente chi può testimoniare si uccide o ha un provvidenziale incidente.

Nell’agosto del ’69 Manson e la Family si trasferirono definitivamente nella Death Valley, recidendo così ogni rapporto con la “civiltà”. Manson prepara così i suoi alla sua delirante profezia: i negri d’America faranno una rivoluzione, rovesceranno il governo e solo loro, la Family, saprà fronteggiare come ultimo baluardo bianco contro” l’infernale razza negra”.

Nel deserto oltre i 40 gradi, nella solitudine assoluta, Manson può finire il suo lavoro di controllo mentale degli adepti, in maggioranza donne. Quando queste entrano nella Family sono spogliate e valutate da Manson. Certe sette sembrano il rifugio per vecchi maiali). Poi le adepte subiscono attraverso il dominio sessuale, quella completa perdita di volontà che le renderà docili esecutrici della volontà unica di Manson, dell’Anima, come si faceva chiamare. Ai pasti mangiano prima degli uomini, poi le donne, ma prima devono offrire il pasto ai cani, e poi hanno il permesso di mangiare gli avanzi degli animali. Nelle baracche della Family e tra le dune del deserto le donne devono starsene nude, al massimo con le mutandine, docili, ad un ordine di Manson, accoppiarsi con uno o più uomini, anche sconosciuti. Devono praticare la fellatio su ordinazione non solo sui membri maschili della Family, ma anche sui cani. Quest’uso del sesso come iniziazione alla completa sottomissione e umiliazione, uscendo anche dai limiti dell’umano con il rapporto animale, distrugge la dignità e scardina l’identità, cui sarà sostituita una nuova: quella di macchine pronte a eseguire i propositi criminali di Manson.

Ma questo controllo sulla volontà avveniva anche sugli uomini. Quando fu interrogato Tex Watson, esecutore degli omicidi Tate-LaBianca, gli inquirenti verificarono che l’uomo sembrava aver perso il 30% delle sue possibilità mentali, come se qualcosa avesse mangiato parte del suo cervello. Inoltre, sia al momento dell’arresto che in carcere, tutte le adepte sembravano, collegate tra loro da una volontà unica: erano allegre, improvvisavano spogliarelli, urinavano davanti ai poliziotti, si tenevano mano nella mano in circo salmodiando misteriose litanie come seguendo gli ordini di Manson che sussurrava nella sua cella delle parole incomprensibili. Invece quando le donne si trovavano isolate nelle loro rispettive celle, cadevano in una specie di abulia.

C’è da chiedersi dove Manson, un marginale che ha passato buona parte della sua vita nelle patrie galere, abbia appreso simili tecniche di controllo mentale. Ed Sanders, nel suo libro su questo caso pubblicato nel 1971 , accenna in poche righe di quanto si dovrebbe investigare per capire gli omicidi della Family in certe tecniche di controllo mentale. Si era nel 1971, e non erano stati resi pubblici i documenti del progetto di controllo mentale della CIA denominato MK-ULTRA.[21]

Una risposta a questo interrogativo lo diede Carol Greene che nel suo libro del 1992 Mirder aus der Retorte: Der Fall Charles Manson (Omicidi di Laboratorio: il caso Charles Manson), che Manson prima degli omicidi era un “soggetto di ricerca” da parte del Narional Institut of Mental Healt (NIMH), un centro fondato dallo psichiatra Felix che era anche il boss di Isbell, un autentico criminale che conduceva barbarici preso il Centro Ricerche Tossicodipendenze di Lexington, Kentucky. Questi esperimenti riguardavano LSD e una grande varietà di altri allucinogeni e veleni esotici. In un caso sette prigionieri furono mantenuti in stato allucinatorio da LSD per ben 77 giorni consecutivi. La tortura che si svolgeva a Lexington seguiva lo schema sviluppato da quell’altro criminale che portava il nome di Cameron a Montreal: sonno indotto da un farmaco, che viene interrotto da shock elettroconvulsivi, i soggetti collaborativi venivano premiati con buchi di eroina o qualsiasi droga gradissero.

Torniamo a Manson, egli fu scarcerato da una prigione della California nel marzo del 1967. Per legge, gli fu prescritto di presentarsi regolarmente ai colloqui con l’ufficiale per la libertà vigilata, il signor Roger Smith, che era stazionato c/o la Clinica Medica Haigtht-Ashbury di San Francisco. Questa clinica era frutto di un progetto del NIMH, che aveva lo scopo di studiare – e, di fatto, supervisionare – la prima tossicodipendenza su larga scala degli adolescenti bianchi, migliaia dei quali erano clienti della clinica. Il direttore della clinica, David E. Smith era anche l’editore del Journal il Psychedelic Drugs, nonché un emittente sostenitore della legalizzazione dei narcotici. Egli era incaricato di investigare gli effetti che i vari tipi di droghe avevano sui tossicomani seguiti dalla clinica NIMH: in sostanza doveva portare avanti uno studio comportamentale sui bambini delle comuni. Egli era un esperto nell’allevamento di personaggi violenti e antisociali nell’ambiente delle comuni hippy o delle sette.

Roger Smith seguì i percorsi di Manson anche dopo aver cessato di essere il suo ufficiale per la libertà vigilata, come consulente e osservatore dell’uomo che andava gradatamente impazzendo (ma forse sarebbe meglio dire che ci fu l’induzione all’impazzimento), nel frattempo Manson si affiliò a The Process, un curioso e teologicamente originale gruppo para-satanista fondato da due ex membri di Scientology (egli aveva già frequentato le150 ore di Scientology nel corso di un Criminon – il programma di recupero e indottrinamento per carcerati organizzato dalla “chiesa” di Ron Hubbard – gli danno diritto ad accedere agli eventi ed ai parties organizzati dalla setta fra Los Angeles e San Francisco allo scopo di irretire le stars di Hollywood nei famosi Celebrity Centers).[22]

Non è ancora chiaro quando Manson si affiliò a The Process, ma secondo alcuni rapporti secondo cui fu nell’estate del 1967. I fondatori della setta avevano stabilito il loro quartiere generane negli USA a due isolati dal luogo, dove viveva Manson e reclutava tra i figli dei fiori.

Persone che hanno avuto a che fare con questa setta, sono stati implicati in omicidi. Non solo Manson ma anche David Berkowitz, che fu condannato per gli omicidi seriali “Son of Sam” di New York.

Perché ritengo importante il collegamento sette e controllo mentale? Si commette l’errore spesso di ridurre gli strumenti e le tecniche per controllare la mente all’uso di mezzi tecnologicamente avanzati oppure a tecniche invasive; come l’elettroshock, l’uso pesante di LSD, la deprivazione sensoriale, le percorse, la tortura, l’uso di messaggi diffusi da altoparlanti alle cavie chiuse in isolamento, elettrodi impianti nel corpo o chip. Ebbene Manson era riuscito ad avere il controllo totale su più di una trentina di persone, senza l’uso di macchinari tecnologici o particolari tecniche invasive. Se, invece, si prendesse la briga di andare a vedere in molta letteratura esoterica e occultista, si vedrebbe che simili pratiche di controllo mentale vi sono descritte, seppure sono di difficile decifrazione. È quasi certo che molti di questi testi non sono mai stati pubblicati o se lo sono la circolazione è limitata in determinati e ristretti ambiti iniziatici.

Si potrebbe formulare l’ipotesi che quello che si sa del progetto MK-ULTRA sia una sorta di informazione-disinformazione. Potrebbe essere stato messo in giro proprio dalla CIA e da altri organi occulti, per nascondere certe notizie, per far credere che per il controllo mentale servono costosissime tecniche, che hanno bisogno l’ausilio di complicati macchinari, della partecipazione di decine di scienziati, di Università (cosa senz’altro vera visto che è risultato che almeno 30 Università negli USA collaboravano al progetto MK-ULTRA), nascondendo tecniche meno appariscenti, ma più efficaci.

Manson e il suo lavoro sulle adepte della Family lo starebbe a dimostrare.

Se si analizza la struttura sociale delle comuni hippy degli anni ’60, vediamo che il fulcro è sempre un leader. Come nel mondo da cui si vuole fuggire, anche nella comune (da non confondere con la Comune di Parigi e le altre comuni rivoluzionarie) anche in queste comuni si ricrearono gli stessi meccanismi, ma nel caso della comune, il leader non è colui che deve soffocare la libertà dei suoi adepti, come avviene nella società “civile” (ma sarebbe meglio specificare nella società divisa in classi sociali), al contrario, la deve liberare. E proprio questa accezione, il leader assume la valenza di Totem, come si faceva chiamare Manson, l’Anima. Ogni anima di un adepto avida di conoscenza e limitata vede in questa luce dell’Anima una strada da seguire, una via che la può liberare dalla sua prigionia, dalla paura. Di fronte ad un simile afflato della psiche, un condizionamento mentale non è cosa poi così difficile.

Ci sono esempi lampanti di tutto questo in religioni riconosciute, programmi televisivi, cinema e di esempi se ne potrebbero farne tanti.

Ci sono ricercatori che hanno avanzato l’ipotesi che il funzionamento del cervello umano sia una specie di ipnosi, che entri in questo stato ipnotico auto indotto nel momento della ricerca di una soluzione ad un problema: la mente per funzionare deve cadere in uno stato ossessivo, quindi ipnotico, e si giunge ad affermare che la stessa struttura del cervello è proprio nella ripetività delle onde cerebrali del digramma dell’encefalogramma. È proprio quel meccanismo dell’eguale che si ripete che regolerebbe il funzionamento della mente stessa.

Questa tesi porterebbe alla conclusione che il controllo della volontà è insito nella mente stessa, e proprio per far funzionare il cervello al meglio, lo stesso individuo domina il suo stesso cervello, lo ipnotizzerebbe.

Non sono in grado di dire se queste teorie siano vere o false, resta il fatto che chi stava portando avanti il progetto di controllo della mente, invece di costringere delle cavie a subire trattamenti criminali come faceva Cameron, oppure coinvolgerne l’altro con l’inganno, avrebbero potuto semplicemente farsi un giro nelle strade della California degli anni ’60 dove avrebbero trovato molti individui disposti a sottoporsi ad esperimenti con gli acidi, oppure ad entrare a far parte di sette religiose, dove il controllo della mente è più semplice e in un certo senso “pulito”. E solo in seguito si sarebbero potuto usare certe tecniche più invasive, farle accettare non sarebbe stato difficile, la scusa era il progresso dell’individuo stesso, e gli adepti di tante sette ci si sarebbero sottoposti di propria volontà.

La legge degli Stati Uniti sulla divulgazione di documenti segreti del governo dopo un periodo d’anni, la Freedom of Information Act (FOIA), ha un po’ l’aspetto di un bluff nella sostanza, in quanto se un segreto lo è ancora attualmente, come nel caso dell’MK-ULTRA, allora è facile prima della divulgazione fa scomparire i documenti (come è successo per il progetto MK-ULTRA), oppure se vengono pubblicati, le ipotesi sono due: o i documenti non sono più pericolosi, oppure si divulgano per disinformare sotto la copertura di aver rivelato una verità segreta.

In sostanza in un determinato periodo per nascondere meglio le attività sul controllo mentale, i servizi si infiltrano nei vari culti settari. Uno di questi è sicuramente l’OTO fondato da Crowley. Nel 1925 si era frantumato, un gruppo seguì Crowley, un altro conservò la sua indipendenza, un altro ancora si organizzò nella Fraternitas Saturni, che sopravvisse alla guerra ed esiste ancora oggi.

L’OTO svizzero deriva in linea generale sia da Karl Germer sia da Theodor Reuss, grazie alla dichiarazione di Frater Paragranus (Josephus Metzger) che riconosce la carica di OTO a Reuss, nonostante non sia chiaro a chi l’ordine la riconoscesse effettivamente. Chiaro invece che questa loggia svizzera fu per un certo periodo una sorta di dominio privato di Theodor Reuss, presumibilmente, quando nei suoi ultimi anni si trasferì ad Ascona e vi fondò; la loggia Misteria Ramos Motta. La Loggia fu affidata a Karl Germer in qualità di OHO, che mantenne l’incarico anche quando si trasferì negli Stati Uniti.

Dopo la sua morte, però la loggia, man mano che si dirama, si trasforma. Nasce la Nu-Isis Lodge di Kenneth Grant in Inghilterra, si definisce di Grady McMurtry negli USA e subentrano nuove filiazioni, come la versione brasiliana dell’ordine di Marcello Ramos Motta, cui il gruppo di McMurtry, fece causa negli Stati Uniti. Germer è morto senza lasciare un erede e il rumoroso scontro che ne seguì, è servito soltanto a frantumare l’organizzazione.

McMurtry era stato iniziato all’OTO quando era tenente dell’esercito, da Jack Parson, quando non aveva perso il controllo della propria vita. In seguito prestò servizio in Europa e conobbe personalmente Crowley a Londra, proprio nel periodo in cui il mago collaborava con gli agenti dei servizi segreti inglesi Ian Fleming (proprio lui l’autore di James Bond), Wheatley e Knigt. Crowley elevò McMurtry al nono grado della scala gerarchica dell’OTO – il più alto cui potessero aspettare gli iniziati non insigniti della carica direttiva dell’OTO – e questi dopo la guerra ritornò negli Stati Uniti, dove leader di riferimento era sempre Germer. Morto Germer, però, furono in molti che si proclamavano OHO e cominciarono a gestire autonomamente dalla legge OTO. Ancora nel 1980, l’organizzazione americana che oggi è legalmente riconosciuta come OTO negli Stati Uniti dichiarava la propria adesione a una serie di discutibili regole pubblicate nel cosiddetto Blue Equinox adottando un’ideologia che si potrebbe definire libertaria dal succinto Liber OZ o dal Libro della Forza, pubblicato a Londra e in California nel 1939, mentre il mondo sprofondava nella seconda guerra mondiale.

Furono McMurtry e i suoi seguaci, comunque, che – in conformità a prove molte dubbie e d’interpretazioni molto libere di alcune lettere di Crowley – riuscirono a convincere il giudice di una corte distrettuale USA che le loro pretese di supremazia all’interno dell’ordine fossero fondate.

I difensori di Motta, che per molti era il legittimo successore di Germer alla guida dell’OTO, asseriscono che la decisione della corta era basata sulla falsa testimonianza di McMurtry e dal lavoro disonesto dei suoi avvocati che usarono falsi testimoni della CIA.

Quando Germer morì, coincideva con il periodo che la CIA aveva scelto di spostare la sperimentazione dai laboratori militari e accademici alla comunità esterna, al mondo delle sette come l’OTO. Una cerchia segreta di scienziati sperimentò da allora sui devoti dei vari culti e sette il controllo mentale, e a volte si spinse a operare omicidi di massa nascondendoli come suicidi per ridurre al silenzio i soggetti coinvolti, come accade alle vittime del Tempio del Popolo con il più grande suicidio di massa della storia, a Jonestown, o a quelli dell’Ordine del Tempio Solare.

Era un compromesso di comodo. Le società occulte sono riservate e spesso irrazionali. Seguono un leader. Esistono all’orlo di una società che le ignora, perché la strana retorica religiosa è sgradevole. Un certo numero di agenti segreti interessati all’occultismo aveva già i suoi anni negli abissi dell’OTO.

Uno di questi era Gerald Yorke, un veterano dello spionaggio britannico che lavorava, come dissero gli avvocati di Motta, con lo spionaggio americano nel tentativo di assorbire l’OTO nella rete ideologica di guerra totale della destra politica.

Nel mondo delle sette si pratica il lavaggio del cervello con la conseguente perdita della memoria, tutto ciò unito al trauma reiterato porta alla decognizione, alla perdita do controllo e d’identità da parte della vittima.

Quando si è vittima nel profondo della nostra mente si crea una barriera di amnesia intorno all’evento, in modo da non dover rivivere il dolore di quei ricordi: la mente si parcellizza isolando così il ricordo del trauma che viene rimosso ma non eliminato.

Furono i nazisti che avevano iniziato le ricerche sul controllo mentale indotto da trauma; col sostegno dell’Istituto medico Kaiser Wihelm di Berlino, Josef Mengele condusse ricerche sul controllo mentale a scapito di migliaia di gemelli e migliaia di altre sventurate vittime.

In sostanza si erano resi conto che se si traumatizza sistematicamente qualcuno attraverso la tortura, le molestie sessuali, o sacrificando e torturando qualcuno davanti ai suoi occhi, si poteva distruggere la mente di quella persona, trasformandola in qualcosa di simile a un nido di api, costituito cioè da comportamenti indipendenti, separati da barriere di amnesia: è la cosiddetta teoria della mentalità dell’alveare. E per questo oltre alla deprivazione sensoriale, la somministrazione di droghe e la tortura, si utilizzano rituali occulti a fondo satanico per traumatizzare, plagiare e manipolare la mente della vittima: una volta che l’unità della mente è stata distrutta, i vari comportamenti, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro, possono essere programmati per vari compiti o esperienze, senza che l’uno abbia coscienza dell’altra. Ciò non esclude la possibilità che ci siano dei veri e propri missing-time sentiti dalla vittima con malessere per l’incapacità di ricordare.

Usando parole-innesto, chiavi, suoni o segnali ipnotici questi comportamenti possono essere spostati in avanti o all’indietro proprio come un casellario mentale. Un comportamento autonomo, corrispondente a una specifica personalità della mente programmata, diventa così il livello cosciente dell’individuo, e risprofonda poi nell’inconscio, nel momento in cui si ha accesso a un altro compartimento. Questo significa che dopo aver eseguito un compito, la vittima dimentica ciò che ha fatto e con chi. Questa condizione è divenuta nota come Disordine della Personalità Multipla o Disordine dell’identità Dissociata, che ovviamente la psichiatria tratta come una patologia senza prendere in considerazione i possibili casi di dissociazione indotta e non patologica o generica.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Scalone fu arrestato il 26 ottobre 1993, all’età di 59 anni, e incriminato poi di associazione con finalità di terrorismo e di eversione democratico. Fu poi condannato in primo grado nel 1999 ma due anni dopo fu prosciolto e risarcito dallo Stato con 25.000 euro per l’ingiusta detenzione di sei mesi e le conseguenze per la sua vita lavorativa e familiare.

 

[2] Sarebbe il comitato che ha lo scopo di coordinare i due servizi (civile e militare). Fulci ricoprì tale incarico dal giugno 1991 fino al 1993 per volontà del Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

 

[3] Ansa, 21 giugno 1995.

 

[4] Si occupa del coordinamento delle attività dei centri di controspionaggio in Italia.

 

[5] Questo libro di memorie è citato negli atti della Procura di Brescia nella nota del Ros del 22 giugno 2002 dove si legge che “è registrato alla Libreria del Congresso degli Usa con il numero 95-07949”.

[6] Per l’inchiesta sulla rete CIA in Italia.

 

[7] Stefania Limiti, doppio livello come si organizza la destabilizzazione in italia, chiarelettere.

 

[8] http://www.cestim.it/argomenti/05verona/05verona_nera.htm

 

[9] Nguyen Van Vinh, The Vietnamese People on the Road to Victory, 1966. P. 7.

 

[10] Intervista a L’Europeo del 25 maggio 1994, in M Caprara, G. Semprini, p. 172.

 

[11] Avanti, 19 aprile 1978.

 

[12] Atti per l’inchiesta per la strage di Brescia, verbale del 29 maggio 1996, testimonianza di Giampaolo Stimamiglio.

 

[13] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/05/24/in-cella-le-ronde-pirogene-incendiavano-le.html?refresh_ce

 

[14] http://www.ilpost.it/stefanonazzi/2012/02/14/processo-strage-piazza-della-loggia

 

[15] lo hanno eliminato sparandogli sulla testa, C. Ernè sul Piccolo, 25/08/99.

 

[16] Morte misteriosa per un giovane, G. Garau sul Piccolo, 16/09/99.

 

[17] http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-strani-casi-di-morti-

 

[18] Trovato sul Carso il corpo dell’attore Viviani, di C. Ernè e C. Barbacini sul Piccolo. 12/10/01.

 

[19] Ombre sull’incendio al Verdi, sul Piccolo, 23/10/2001.

 

[20] http://cddgrandediscovery.altervista.org/progetto-tavistock-2-9-analisi-

 

[21] http://icompagnidiball.myblog/2012/08/02/sharon-tate-

 

[22] http://web.mclink.it/MH0077/LeStagionidellaFollia/stagioni%202/Catalano_Manson.htm

 

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~ di marcos61 su novembre 12, 2015.

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