OMICIDIO PALME: CHI E’ STATO? COSA C’E’ DIETRO?

 

                   Dai traffici internazionali al quarto livello

 

Il 28 febbraio 1986 fu assassinato il primo ministro svedese Olof Palme. Egli era un socialdemocratico che, condusse una politica che si potrebbe definire senza dubbio coraggiosa in chiave internazionale, opponendosi alla guerra nel Vietnam, all’apartheid in Sudafrica e alla proliferazione delle armi nucleari

La sua azione politica deve essere vista nell’ambito del progetto politico che vedeva le diverse formazioni socialiste e socialdemocratiche lavorare per un’Europa come “terza forza socialista” rispetto alle due superpotenze dominanti all’epoca (USA e URSS).

Nello stesso tempo Palme si può dire tranquillamente che era una sorte di Giano bifronte. Rauni Leena Kilde, del Former Chief Medical Officer della Finlandia, nel 1999 pubblica un articolo sul giornale Specula dell’Oulu University Olk, poi inviato nel 2000 via email a 6500 studenti di medicina e medici del nord Finlandia, in cui segnala il pericolo dell’uso dei microchip. Ella afferma che nel 1946 furono impiantati elettrodi nel cranio di neonati all’insaputa dei genitori, che negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso furono impiantati nel cervello degli esseri umani specialmente in America per sperimentare le possibilità di controllo mentale.[1] Sarebbero stati iniettati microchip nel corpo dei carcerati dello Stato dello Utah, dei soldati nel Vietnam ed in Iraq e perfino nel corpo degli astronauti. Questa tecnologia è stata usata dai militari in alcuni paesi della NATO, sin dal 1980, all’insaputa della popolazione e del mondo accademico. Riferisce che in Svezia, il primo ministro Olof Palme, nel 1973, autorizzò questi impianti nei prigionieri.

L’omicidio, il primo del genere nella storia della Svezia moderna, fu un grande trauma nazionale e politico; avvenne nel pieno centro di Stocolma in via Sveavägen la sera del 28 febbraio 1986, mentre Palme stava rientrando a casa insieme alla moglie Lisbeth dopo essere stato al cinema. La morte di Palme fu ufficialmente dichiarata il 1º marzo, sei minuti dopo la mezzanotte. Anche la moglie fu ferita, ma senza gravi conseguenze.

L’istruttoria processuale per il suo assassinio è stata la più lunga e la più costosa mai portata avanti in Svezia e non è stata ancora chiusa, poiché il suo assassino non è stato ancora catturato. Un sospettato, Christer Pettersson, fu sottoposto a processo con l’accusa di essere l’assassino e condannato all’ergastolo dalla Pretura di Stoccolma, ma fu successivamente prosciolto dalla Corte d’Appello per mancanza di prove. Il proscioglimento fu definitivamente confermato dalla Corte Suprema nel 1998. Pettersson morirà per problemi di droga nel 2004.

Diverse ipotesi sono state avanzate riguardo al movente dell’assassinio fra le quali una pista italiana ipotizzata dallo scrittore portoghese Luís Miguel Rocha nel libro La morte del Papa, che lo vedrebbe ucciso per mano della P2 assieme a Papa Giovanni Paolo I e al primo ministro portoghese Francisco Sá Carneiro.[2] Della stessa faccenda si è occupato uno speciale del TG1 RAI del luglio 1990, in cui si ipotizzava un coinvolgimento della CIA e della P2.[3] Lo scrittore Leif G. W. Persson, nel suo libro (che lui stesso dice essere solo parzialmente un’opera di fantasia essendo basato, in buona parte, su documenti della polizia normalmente non accessibili) del 2007 In caduta libera come in un sogno, ipotizza che la responsabilità dell’omicidio sia da attribuirsi a schegge impazzite (elementi neo-nazisti) dei servizi segreti svedesi, che ritenevano Palme una spia sovietica.[4]

 

L’ombra della p2

 

Un colpo di scena in merito ai mandanti dell’omicidio Palme si ha nell’aprile del 1990. In questa data il quotidiano svedese Dagens Nyheter scrisse che il Gran Maestro della Loggia P2 Livio Gelli avrebbe spedito, tre giorni prima dell’assassinio di Palme, spedito un telegramma a un agente della CIA dove si affermava che “dite al vostro amico che l’albero svedese sarà abbattuto”. Fu una notizia che mise a soqquadro la Commissione di inchiesta svedese, la quale valutò la notizia come “assolutamente rilevante”.

All’epoca il giornalista del TG1 Ennio Remondino, fece un’inchiesta che lo portò a intervistare un presunto ex agente della CIA di nome Dick Brenneke, il quale non si limitò a confermare il telegramma:

Ennio Remondino: Cosa sapete direttamente della P2?

Brenneke: Naturalmente conosco la P2 dal 1969, ho avuto rapporti con la P2 in Europa, allora e ho avuto contatti con essa anche di recente, fino all’inizio degli anni ‘80. Il governo USA ha inviato denaro alla P2. In alcuni periodi la somma era di circa 10 milioni di dollari al mese.

Ennio Remondino: Per quale scopo?

Brenneke: Il denaro della CIA per la P2 aveva diversi obiettivi. Uno di essi era il terrorismo. Un altro obiettivo era quello di ottenere dalla P2 l’aiuto per contrabbandare droga negli Stati Uniti da altri paesi. Li abbiamo usati per creare situazioni favorevoli per l’esplosione del terrorismo in Italia e in altri paesi europei, all’inizio degli anni ‘70.

Ennio Remondino: Mi scusi, ma le sue dichiarazioni sono molto gravi. Lei dice che la P2 è stata una creazione, il braccio organizzativo e finanziario della CIA per destabilizzare, ed eseguire operazioni in Europa?

Brenneke: Non c’è alcun dubbio. La P2, dall’inizio degli anni ’70, è stata utilizzata per il traffico di droga, per la destabilizzazione occulta. E’ stato fatto di nascosto per impedire alla gente di sapere del coinvolgimento del governo degli Stati Uniti. In molti casi è stato fatto direttamente attraverso gli uffici della CIA a Roma, e in alcuni altri casi attraverso centri della CIA in altri paesi”.[5]

Ha seguito di questa di questa intervista, che andò in onda sul TG1 il 28 e 30 giugno 1990, e, l’1 e 2 luglio 1990, Francesco Cossiga (che nel 1996 aveva ricevuto, a fronte della sua posizione – all’epoca – di Sottosegretario della “Difesa”, la delega a sovraintendere Gladio), allora Presidente della Repubblica, mandò una lettera a Giulio Andreotti, allora Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, nella quale rivelava il suo “disturbo” riguardo ai contenuti della suddetta intervista. Giulio Andreotti fu chiamato il 1° agosto alla Camera dei Deputati per dare risposta in merito alle rivelazioni del TG1 sui rapporti CIA/P2. Egli minimizzò le dichiarazioni dell’agente Brenneke, come riferì in Parlamento “la CIA ha smentito decisamente l’appartenenza del Brenneke al servizio statunitense”, aggiungendo: “Ritengo del tutto privo di senso comune che il Congresso degli Stati Uniti d’America abbia potuto autorizzare o comunque tacitamente un’operazione di destabilizzazione condotta contro un paese amico ed alleato come l’Italia”.

Remondino ebbe un altro colloquio con un altro, presunto membro della CIA, di nome Ibrahim Razin:

 

Remondino: Puoi darci maggiori dettagli sul telegramma della P2 che annuncia l’assassinio del leader svedese Olof Palme?

 

Razin: Durante l’estate 1985 ho interrogato un importantissimo capo della mafia americana, il cui nome non posso fare e, che mi ha detto che tale telegramma fu inviato da Gelli a Philip Guarino, allora uno dei membri della cerchia repubblicana di Bush.

 

Remondino: Da dove era stato inviato con precisione, questo telegramma e chi lo ricevette?

 

Razin: Aveva la firma di Licio Gelli ed era indirizzata a Philip Guarino, fu spedita dal Sud America, da una delle regioni più meridionali del Brasile. Secondo informazioni più attendibili è stata spedita da un uomo chiamato Ortolani, per conto di      Licio Geli o, in ogni caso, su istruzioni di Gelli.

 

Remondino: Qual era esattamente il testo del telegramma?

 

Razin: Il telegramma diceva: ‘Di al nostro amico che la palma svedese sarà abbattuta’.

 

Remondino: Perché l’italiana P2 fu coinvolta nell’assassinio di Palme?

 

Razin: La Svezia è stata uno dei principali protagonisti del traffico illegale di armi, durante la guerra Iran-Iraq, quando Palme era primo ministro, e quindi Palme sicuramente era al corrente di quanto stava accadendo.

 

Remondino: E la P2 era parte di questa operazione?

 

Razin: Sì, la P2 è stata al centro, uno dei partecipanti al traffico illegale di armi, che era collegata al traffico di stupefacenti fin dall’inizio. La P2 diede anche un contributo sostanziale al riciclaggio di ingenti somme di denaro utilizzato per questo traffico di armi e stupefacenti da un paese all’altro.

 

Remondino: E per quanto riguarda i rapporti della CIA-P2?

 

Razin: Basti vedere come la P2 è stata coinvolta con il Banco Ambrosiano e con Michele Sindona e come la CIA è stata coinvolta, con loro, in varie manipolazioni finanziarie. Ad esempio, negli Stati Uniti, il grande scandalo che ha coinvolto le casse di risparmio banche fu una grande novità. In Texas, il procuratore di Stato ha trovato prove del coinvolgimento della CIA nel fallimento di molte di queste banche, che hanno utilizzato fondi illegali per le loro operazioni. L’uomo che sa molto di ciò è Richard Brenneke, un ex agente della CIA nell’Oregon.

 

Questo intricato puzzle tra CIA e P2 fa emergere una verità che si vuole tenere nascosta: l’intreccio tra poteri forti come la CIA e la P2 e le grandi elites finanziarie che dominano il mondo.

 

 

Dalla rete criminale al quarto livello

 

 

Da questa storia emerge una sorta di struttura sovranazionale. Barbara Honeger, un ex appartenente allo staff di Reagan (ne seguiva i problemi sociali) che aveva rotto con l’amministrazione, in un’intervista sempre a Remondino nel 1990, parla di un misterioso agente Y che gli avrebbe rilevato dell’esistenza di un corpo separato della CIA che operava a livello internazionale con finalità destabilizzatrici. Portò come esempio eclatante dell’operato di questa struttura, l’episodio noto negli USA come October surprise, che dentro il quadro dello scontro tra democratici e republicani negli USA, portò alla mancata rielezione di Carter e al successo di Reagan e di Bush. In Italia non ebbe molto eco tranne quella parte che riguardava l’intervento della P2.[6]

 

Remondino nel procedere della sua inchiesta venne a sapere che il misterioso agente Y, si chiamava Oswald Le Winter, ex generale di brigata dell’esercito americano e supervisore della Gladio europea.[7] Egli era in carcere negli USA con l’accusa di aver trafficato in sostanze per la lavorazione degli stupefacenti. Egli, intervistato, parlò di questa struttura sovrannazionale, affermando che era conosciuta con diversi nomi (tra i quali quello di P7). Egli descrisse la P2, nei suoi vertici, come momento di coordinamento e transito per finanziamenti per operazioni occulte (che sfuggivano a ogni contabilità ufficiale per opera del Congresso) ad opera della CIA.

Da questa intervista emerge che questa struttura andava a comprare, armi ed esplosivi (tra i quali il Semtex) in Cecoslovacchia, che all’epoca faceva parte di quello che era definito “campo socialista” – a guida revisionista – che all’epoca era il “nemico”. Gli acquisti in Cecoslovacchia passavano attraverso l’Omnipol, la società statale cecoslovacca di import-export che produce e commercializza materiale bellico.

 

Winter parlò di una struttura di collegamento massonica a livello internazionale. In effetti, all’epoca in Italia si parlava della Loggia Montecarlo che Winter definiva “superloggia”.

 

In questo giro di affari erano coinvolte anche società italiane quali: l’Agusta, assieme alla statunitense Bell, quella degli elicotteri d’assalto Cobra. Le armi giravano il mondo, Somalia, Congo, Zaire.

In questi traffici oltre a Gelli era coinvolto Vittorio Emanuele che era attorniato e ben sostenuto da una compagnia di personaggi eccellenti, come si conviene nei commerci internazionali d’armi: faccendieri, politici, militari, uomini dei servizi segreti. Tra gli altri, c’era il colonnello Massimo Pugliese, fedelissimo di casa Savoia, già responsabile del centro di controspionaggio di Cagliari; il generale Giuseppe Santovito detto Bourbon per via dei suoi gusti alcolici, direttore nientemeno che del Sismi, il servizio segreto militare; l’ex attore Rossano Brazzi, massone, approdato dal cinema all’entourage di un altro attore che aveva cambiato mestiere, Ronald Reagan. Una bella compagnia senza dubbio. Molto variopinta ma potente. I servizi segreti vegliavano sugli affari. Barbe finte italiane, ma anche i loro padrini della CIA e dalla NSA, le due massime agenzie spionistiche americane. Del resto l’amministratore dei beni di Casa Savoia, l’avvocato Carlo D’Amelio, era presidente del Cmc, una filiazione della Permindex, che secondo il giudice Palermo era una “creatura della Cia, istituita per coprire i finanziamenti dei servizi segreti americani Cia-Fbi in Italia per attività anticomuniste”.

Molti dei soci di questa bella combriccola avevano, come si conviene, una comune appartenenza alla Loggia P2 di Licio Gelli. Alla lettera S dell’elenco sequestrato nel marzo 1981 dai magistrati milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo nella ditta di Gelli a Castiglion Fibocchi, si legge: «Savoia Vittorio Emanuele, casella postale 842, Ginevra».[8] La tessera era il numero 1621. In una delle cartellette allegate agli elenchi, sempre alla lettera S, accanto a «Sindona Michele, banchiere», «Stammati Gaetano, ministro», «Santovito Giuseppe» e tanti altri (Berlusconi Silvio no, era in un altro documento), compare il nome «Savoia Vittorio, numero 516».

Vittorio Emanuele, si seppe poi, aveva raggiunto il terzo grado della gerarchia massonica, quello di Maestro, e oltre alla loggia P2 aveva frequentato un altro esclusivo club massonico: la superloggia di Montecarlo. Almeno secondo quanto testimonia nell’ottobre 1987 Nara Lazzerini, amica molto intima di Gelli: «Licio mi disse che della loggia faceva parte anche Vittorio Emanuele di Savoia e il principe Ranieri». Chissà se è vero. Un rapporto del Sisde (il servizio segreto civile) del 1982 informa comunque che ai vertici della Loggia di Montecarlo, insieme a Gelli, vi era Enrico Frittoli, ragioniere, titolare di una società d’import-export con sede nel Principato e «uomo di fiducia del trafficante internazionale d’armi Samuel Cummings, presidente dell’Inter Arms di Londra». Il solito cocktail forte di politica, affari e nobiltà.

Attraverso logge massoniche internazionali Vittorio Emanuele ebbe a che fare anche qualche anno dopo, alla fine degli anni Ottanta, quando cadde il Muro di Berlino, quando alcuni circoli massonici pensarono bene di progettare il ritorno sul trono di alcuni monarchi europei. I Paesi su cui puntavano erano la Romania e l’Ungheria, Paesi da cui il re era stato scacciato dai “perfidi comunisti” e in cui, coll’aperta e dichiarata restaurazione del capitalismo e il relativo caos sociale e politico che si era venuto determinare, si poteva dunque approfittare della situazione per tentare un ritorno alla grande. Ma era stata presa in considerazione anche la possibilità di un ritorno delle famiglie reali in Italia e in Grecia. I progetti, come il solito, mischiavano politica e affari.[9]

Attraverso le inchieste che ci sono state sia da parte delle varie magistrature dei vari paesi, sia da parte di soggetti privati (come i giornalisti di inchiesta), tutto quello che si è descritto sopra, denota una traccia che accomuna i vari soggetti; trafficanti di droga, di armi, faccendieri, massoni, agenti, politici: le banche.

   Seguendo questa pista (ben celata dalle omertà di Stato) ci consentirebbe la comprensione delle interconnessioni occulte: potrebbe essere la chiave d’accesso al quarto livello, al centro direttivo delle componenti bancarie, finanziarie e politiche internazionali che gestiscono (al di là delle apparenze) il potere in un contesto soprastatale, ma sarebbe meglio dire tentano di gestirlo e di condizionarlo secondo i propri criteri. Questo è il livello che non può essere scoperto, perché dietro di esso si celano solo i nomi e gli interessi dei poteri diretti dello Stato: la chiave a cui nessun profano è consentito ad accedervi.

   L’individuazione di queste componenti presenta ovviamente estreme difficoltà. L’analisi consente comunque alcuni possibili sviluppi logici.

   Se prendiamo come esempio la mafia siciliana, abbiamo visto che come l’organo dirigente sia stata la Commissione, che per un certo periodo tra gli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80 nella posizione di preminenza come capo assoluto ha avuto Salvatore Riina.

   Questa identificazione, a essere precisi, attiene a quello che è il braccio armato dell’organizzazione:

   Passando all’esame delle altre componenti quelle del massimo livello non si potrebbe tentare una medesima operazione di ricerca?

   Proviamo a domandarci: la componente reale, nella politica dei governi, è forse quella che si palesa nei patti politici, negli atti ufficiali, nei trattati internazionali, ove vengono siglate alleanze, accordi di non proliferazione nucleare, embarghi? Oppure va ricercata in quelle altre condotte segretamente conosciute solo al massimo livello decisionale: forniture di armi a un paese formalmente nemico partecipazioni azionarie in società sconosciute o in banche estere, atti d’interferenza nella vita di altri paesi o di altre persone?

   Di esempi ce ne sono tanti: dai molteplici rapporti tra l’Italia e la Libia di Gheddafi, dalle forniture militari degli USA all’Iran e allIraq ecc. E in questo contesto che sono state messe in atto tutta una serie di coperture per fatti politicamente rilevanti: segreti di Stato, segreti NATO, depistaggi, archiviazioni ministeriali ecc.

   E non si ha la sensazione che il massimo potere possa spesso coincidere con il suo braccio militare? Superservizi, cellule impazzite, servizi deviati, menti raffinati tutti termini che indicano direttrici occulte, ma comunque gestori del potere reale e capaci di dare vita ad attività concrete che condizionano la vita politica e sociale del paese?.

   E le manifestazioni di questo potere non sono spesso accompagnate da episodi di natura violenta? Con talora stabilizzanti, altre volte destabilizzanti, secondo le esigenze del momento e secondo matrici e motivazioni normalmente non coincidenti con quelle affermate a livello ufficiale?

   Non stato forse così nelle stragi di Stato, nella partecipazione a strutture occulte o clandestine?

   Su questa linea, possiamo porci come esempio, porci la domanda, qui in Italia dal 1945 chi ha comandato realmente? I nostri governanti? O, piuttosto le componenti americane? Con sostegni economici, ma anche con ricatti; con finanziamenti ai partiti ma anche con condizionamenti di scelte politiche, con accordi di favore ma anche con occupazione di potere, con declamazioni di pace, ma anche con attività occulte dirette a portare un popolo in pace in uno stato di guerra permanente.

   Seguendo questa logica, ci si pone un’altra domanda: se sono state le componenti americane a dirigere realmente la politica italiana, chi, a sua volta, le avrebbe dirette?

   Sarebbe sciocca e ingenua, la risposta che le avrebbe dirette il presidente degli Stati Uniti. Negli Stati Uniti a chi gli poneva la stessa domanda William Cloen Skousen, che al tempo stesso un professore della Brighan Young University, autore di un libro tradotto in Italia nel 1978 (Il capitalista nudo, a cura di S. Vaselli, Roma 1978) e un segugio,[10] rispondeva alla domanda chi comanda realmente negli USA: il Council of Foreign Relation (Cfr), il Consiglio per le relazioni internazionali,[11] un’associazione costituita a Parigi nel 1919 da Edward Mandell House, un influente uomo d’affari texano, eminenza grigia che accompagnò il presidente Wilson alla Conferenza di pace, quando le nazioni vincitrici del primo macello mondiale imperialista si stavano spartendo il mondo.

   Dalla Conferenza di Parigi scaturì il Trattato di Versailles, che poneva i presupposti di una nuova conflagrazione nel cuore dell’Europa, dove si creò la Società delle Nazioni (che i bolscevichi definirono giustamente un covo di briganti), incarnante l’dea di una specie di governo mondiale federativo; poi ripresa dopo il secondo macello mondiale con l’O.N.U.

   Il quartier genere del Cfr si trova presso Harold Pratt House, un edificio di quattro piani donato all’organizzazione dai Rockefeller (guarda caso), all’incrocio della 68 Strada nuovayorchese con l’elegante Park Avenue. E qui che sono allevati i futuri alti funzionari e consiglieri governativi degli Stati Uniti, come H. Kissinger e Z. Brzezinski, solo per citare i più noti.

   Ma il CFR – ed è per questo motivo che il libro di Skousen si rivela finte interessante – non sarebbe altro che lemanazione più esterna di una società segreta che affonda le sue radici nell’ Inghilterra vittoriana, e precisamente raccoltosi intorno a John Ruskin, un critico estetico, riformatore sociale e profeta politico, una personalità percorsa da una vena romantica che predicava in un linguaggio biblico e infuocato, l’avvento di una platonica Politeia, dove tutto, lavoro, modo di vestirsi, sposarsi e addirittura di procreare sarà regolato dallo Stato, o meglio dai sapienti che lo dovrebbero reggere. Ruskin non nutriva alcuna simpatia per gli ideali di libertà e di eguaglianza, era profondamente convinto della superiorità di alcuni uomini su altri.

   Non è un caso che queste idee si sviluppano verso la fine XIX secolo quando il capitalismo entra nella sua fase imperialista. Proprio in questo periodo nascono nuove forme di controllo e di repressione, alimentate da specifici pregiudizi e appoggiate da apposite costruzioni culturali.

   E in questo periodo che si sviluppano interpretazioni arbitrarie della biologia che vorrebbero stabilire che alcuni popoli sono superiori e altri inferiori (razzismo) e che alcuni individui sono superiori e altri inferiori (eugenetica).

   Si comincia a teorizzare che i leaders sono geneticamente destinati a comandare e ciò che valga per un individuo vale per un gruppo, un popolo, una nazione.

   Nel 1891 un gruppo di personaggi imbevuti di tali dottrine tra i quali spicca Cecil Rhodes, il colonialista conquistatore del territorio africano che fu dato il nome di Rodesia avrebbe costituì una società segreta caratterizzata da una fanatica vena di pan anglismo razzista; che aveva come scopo di imporre al mondo il predominio britannico, tale programma era animato da un afflato che spostava l’accento dalla nazione alla razza, postulava l’esigenza di un alleanza tra le nazioni di razza anglosassone. Dopo la morte di Rhodes un’altra figura di proconsole sudafricano, lord Alfred Milner, organizza una cerchia esterna, la Round Table, che deve assicurare all’originaria società segreta, un ambiente di simpatia e di fattiva collaborazione. Nel 1914 funzionano gruppi della Round Table in Inghilterra, Sud Africa, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India e Stati Uniti. Il coordinamento delle loro attività è assicurato da un organo trimestrale, The Round Table, che esce completamente anonimo, allo stesso modo della rivista gesuiti La Civiltà Cattolica, analogia non casuale, se si pensa che la Compagnia di Gesù costituisse il modello organizzativo di Cecil Rhodes.

   Alla fine della prima guerra mondiale, quando è ormai chiaro che gli Stati Uniti sono destinati ad assumere unimportanza sempre maggiore e più grande nel contesto mondiale, il gruppo americano della Round Table offre la piattaforma per la creazione della Cfr, assumendo il compito di contrastare la tendenza isolazionista dell’opinione pubblica: il grande business e i truts volevano mantenere lapertura dei mercati mondiali. La sovrastruttura ideologica era data dalla teorizzazione da parte della setta segreta originaria dell’egemonia planetaria della razza anglosassone.

   Da sempre il CFR formula le sue azioni sulle basi di scenari previsionali. Il caso storico più celebre ebbe luogo nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale. Il Bar and Pece Studiose Project, l’apposito gruppo di studio creato dal CFR,[12] per valutare quali sarebbero state le conseguenze, per il business americano, di una vittoria dell’asse.

   Il gruppo di studio si pose alcune domande preliminari. Su quanta parte delle risorse e del territorio mondiale gli USA dovevano avere il controllo diretto, per mantenere ed estendere il loro livello di potere? Quanto era autosufficiente il vasto spazio dominato dagli USA (costituito dai paesi dell’America Latina), confrontato con unEuropa egemonizzata dalla Germania?

   Per rispondere a queste domande, il CFR lanciò il più grandioso studio econometrico mai tentato fino allora. Il mondo fu diviso in settori d’influenza politica, e per ogni settore si calcolarono la produzione e il commercio locali di materie prime e beni industriali. Fu introdotto nel quadro almeno il 95% di tutti gli scambi mondiali di materie prime e beni. Con queste, misurando le cifre dello import e dell’export, si calcolò il grado di autosufficienza di ciascuna delle grandi regioni geo-politiche: il Wester hemisphere (gli USA e il suo giardino di casa), l’impero Britannico, l’Europa continentale, l’area del Pacifico. Emerse che l’autosufficienza dell’Europa continentale dominata dalla Germania sarebbe stata assai più alta di quelle delle due Americhe.[13] Nel Pacifico si ottenne lo stesso risultato: emerse che il Giappone come potenza minacciava i piani del CFR.

   La minaccia consisteva in questo: unEuropa sotto il dominio tedesco, con l’integrazione della tecnologia tedesca e delle risorse naturali russe, avrebbe costituito uno spazio economico concorrente non dipendente dalle importazioni americane. In Asia e nel Pacifico, l’integrazione tra potenza industriale giapponese e l’immensa dotazione di manodopera cinese avrebbe creato un altro spazio economico concorrente. Un rischio mortale per le società americane che vivevano importando materie prime da queste aree, ed esportandovi beni e capitali.

   Il Presidente Roosevelt e il suo entourage furono convinti da un rapporto del CFR a entrare in guerra a fianco dell’Impero Britannico, che all’epoca era ancora una grossa potenza economica. Già da mesi, un gruppo di pressione appositamente creato dal CFR, il Centufuture Group, aveva indotto l’amministrazione ancora formalmente neutrale a inviare cinquanta incrociatori alla Gran Bretagna in cambio di future basi su delle colonie britanniche.  

 È nell’ambito del CFR che nel 1972 sono venute le prime proposte di formazione della Commissione Trilateral. È sempre in quest’ambito, nasce l’idea di una strategia verso il “campo socialista” e verso i partiti revisionisti basata sull’allentamento dei loro vincoli rispetto a Mosca. Questo sgretolamento si sarebbe basato sulla penetrazione commerciale occidentale e dal contagio ideologico rappresentato dagli eurocomunismi.

   L’indagine di Skousen è stata molto attenta al lato bancario, a prescindere dal quale sarebbe difficile comprendere l’influenza della setta pananglista sulla vita politica e intellettuale degli Stati Uniti.

   Dell’influenza del CFR nella vita politica degli Stati Uniti ne parla un intellettuale Carrol Quigley (1910-1977), che afferma di essere stato in contatto per quasi tutta la sua vita con questo centro di potere, di cui esalta i fini umanitari e di averne anche potuto esaminare per due anni gli archivi segreti. Egli ha pubblicato un libro di 1300 pagine, che s’intitola Tragedy and Hope, dove parla di questi suoi rapporti.

   Questo libro fu ritirato dalla circolazione dopo la pubblicazione del libro e sul mercato fu immessa un’edizione economica, purgata però delle parti più compromesse.

  

COMPLOTTISMO O ANALISI DELLA CLASSE DOMINANTE?

 

   Organismi come il CFR, il Bilderberg o Trilateral suscitano la curiosità di un vasto pubblico per via dell’alone di mistero che li circonda, dovuto alla segretezza dei contenuti dei dibattiti, e la presenza del gotha economico internazionale. La ragione principale, però, è riconducibile alla sempre più diffusa percezione d’impotenza da parte di quello che è definito “cittadino comune” nei confronti di un’economia e di una politica che sfuggono alla sua comprensione. L’attuale crisi economica del capitalismo, per la sua portata mondiale e la sua profondità, le sue conseguenze devastanti per la vita di centinaia di milioni di lavoratori, il potere dei mercati finanziari, la stessa vicenda dei debiti pubblici e dell’Euro, favoriscono la sensazione dell’esistenza di forze oscure e incrollabili. Una testimonianza di questo stato psicologico può essere individuata nella fortuna di romanzi alla Dean Brown e di innumerevoli saggi su Massoneria, sette segrete, tra cui gli Illuminati e chi ne ha più ne ha ne metta. In un clima siffatto e in assenza di un pensiero criticato strutturato e diffuso, è facile attribuire le cause di quanto all’esistenza di complotti e di gruppi che, come una specie di grande cupola, reggono un “nuovo ordine mondiale”.

   Il problema è che questo tipo di approccio limita la comprensione della natura e del ruolo di organizzazioni come il Bildeberg e la Trilateral. E, in definitiva, anche la consapevolezza della loro pericolosità, perché è facile derubricare le critiche a colore giornalistico o a fantasie di complottisti. Già negli anni ’50, il sociologo W. Mils, studioso l’élite USA, avvertiva che la storia statunitense non può essere ridotta a una serie di cospirazioni, sebbene ciò non voglia dire che le cospirazioni non esistano. Del resto, si possono ordire tutti i complotti che si vogliono, ma, se non c’è una base oggettiva e materiale su cui agire, è difficile che si possa avere successo. Bisogna partire dal fatto che il potere delle élite si fonda su fattori interpersonali. Tali fattori sono costituiti dai rapporti di produzione capitalistici e dalla relazione tra struttura economica e sovrastruttura politico-statale della società. Lo scadimento nel complottismo è favorito anche dall’abbandono della teoria sociologica ed economica dello studio delle classi sociali e, in particolare della classe dominante. Lo studio delle persone che compone gli organismi come la Trilateral, il Bildeberg e il CFR, deve essere collocato all’interno dell’analisi della classe dominante capitalistica e delle forme organizzative che le sono proprie. E poiché ogni classe e le sue forme organizzative, riflettono, pur in modo non meccanicistico, i mutamenti della struttura economica, questo studio rientra a pieno titolo nell’analisi del capitalismo contemporaneo.

   Gli organismi menzionati sono delle organizzazioni della frazione dominante della Borghesia Imperialista Internazionale. Con la mondializzazione del Modo di Produzione Capitalistico negli, il Capitale ha completato la sua mondializzazione.

   Vorrei chiarire che questo mio parlare di mondializzazione, fase transazionale non ha niente a che fare con la tendenza in ambienti riformisti, revisionisti a usare termini come globalizzazione, globale, per definire l’attuazione situazione economica. Nella realtà tutto ciò non è che l’attualizzazione della terminologia d’origine kautskiana di superimperialismo, ultraimperialismo, perciò la potenza imperialista USA non ha rivali, e contraddizioni interne. Un’altra ciancia revisionista, è quella di chiamare imprese transazionali (termine portato di moda negli anni ’70) gli istituti internazionali del capitale finanziario, ciancia che è la ripetizione di quanto espresso da Kautsky sui cartelli internazionali; ciance che permettono di proteggere le speranze della pace tra i popoli sotto il capitalismo, il che teoricamente e in sostanza è un assurdo. Per Lenin, invece, i cartelli internazionali dimostrano fino a quale grado sono cresciuti o monopoli capitalisti e quali sono gli obiettivi delle lotte che si sviluppano tra i gruppi capitalisti.

Quando parlo di capitalismo transazionale, non dico assenza di contraddizioni o di conflitti, ma della sua evoluzione superiore, partendo dal fatto che una delle caratteristiche specifiche del capitale è la sua mobilità settoriale e territoriale, in cui sia l’attività di investimento sia la sua stessa composizione proprietaria sono multinazionali. Ad esempio, nelle prime 30 imprese tedesche solo il 37% del capitale è in mano a tedeschi. Certo bisogna vedere del capitale all’interno delle imprese multinazionali bisogna vedere qual è la frazione dominante e determinante. Non esiste nel capitalismo la nozione di eguaglianza giuridica nelle attività economiche, non tutti i capitali sono eguali. In sostanza nell’attuale fase, non c’è solo l’interconnessione tra banche e imprese, ma anche tra settori economici diversi, e soprattutto tra capitali di diversa provenienza nazionale. Gli stessi consigli di amministrazione sono interconnessi, grazie alla presenza dei cosiddetti top manager e azionisti che siedono contemporaneamente in diversi consigli di amministrazione. Questi soggetti sono come i nodi di una rete; realtà come il Bilderberg si potrebbe benissimo definire come un network. Del resto, come ha ricordato Gramsci, la forma organizzativa tipica del Capitale non è certo quella del partito organizzato (anche se ha la necessità di egemonizzare i partiti di massa per imporsi), ma quello del gruppo informale. Dunque se il Capitale è interconnesso è strutturalmente interconnesso a livello internazionale, anche i suoi agenti lo sono. Di conseguenza, anche la loro organizzazione tipica non può che essere internazionale. Organismi come la Trilateral, il Bilderberg, rappresentano la concretizzazione di questo tipo d’ideale. In particolare, il Bilderberg è l’organizzazione della frazione atlantica/occidentale della Borghesia Imperialista, che ha come riferimento militare la NATO. Non è un caso: gli USA e l’Europa occidentale sono due aree da tempo fortemente interconnesse tra loro ed egemoni. I giapponesi e gli altri paesi orientali (tra cui la Cina e l’India) sono stati tenuti fuori dal Bilderberg. Per coinvolgere i giapponesi, per non annacquare il carattere atlantico/occidentale fu creata la Trilateral, che spesso comprende le stesse personalità europee, statunitensi e canadesi del Bilderberg al quale, oltre a quelle giapponesi, ogni anno si aggiungono quelle di nuovi Paesi asiatici. Mi ripeto tutto ciò non può e non deve essere confusa con l’esistenza di un supercapitalismo di un Impero alla Toni Negri privo di contraddizioni. Il Capitale non sarebbe tale se non fosse molteplice e ineguale nel suo sviluppo, e, quindi, se non ci fosse una concorrenza fra capitali. L’attuale fase di mondializzazione capitalista non determinato la fine degli Stati nazione. Quello che si sta determinando è l’aumento della concorrenza tra capitali, tra aree valutarie e tra Stati. Così com’è la fase dell’accentuazione della lotta di classe tra classe operaria e borghesia.

Vedendo qual è la composizione delle persone che partecipano direttamente al Bilderberg, ci aiuta a capire meglio la funzione di un organismo come il Bilderberg. Nel comitato direttivo prevalgono esponenti della finanza e dell’industria,         poiché lo statuto prevede che i politici in carica non possano farvi parte. Diversa è la situazione dei meeting annuali. Oltre alle personalità del mondo della finanza, vi partecipano personalità che rappresenta gli oligopoli e i monopoli industriali, i grandi network editoriali e della carta stampata, della politica e delle istituzioni statali e interstatali, personaggi di primissimo piano come i membri della Commissione Europea, tra i quali il presidente Barroso e Viviane Reding, vice presidente e commissario europeo alla “giustizia”, o Cristine Lagarde del FMI. Oppure persone che appartengono a think tank,[14] Università, Centri di ricerca e Società di consulenza globali. Quasi tutti questi istituti sono legati alle grandi multinazionali, parecchi sono USA e appartengono all’area neoconservatrice. Si tratta, per dirla alla Gramsci, del “meglio” (dell’intelligenza che è spesa in maniera asservita al potere economico e perciò il prodotto non può che essere definiti monnezza e questo senza virgolette) dell’intellettualità organica del capitalismo internazionale.

La funzione del Bilderberg è, quindi, quella di riunire alcuni esponenti di punta del capitale mondiale con i principali decision maker politici. La presenza di questi soggetti legittima che le riunioni siano l’occasione di definire linee guida generali da implementare con decisioni politiche a livello nazionale e sovrannazionale. A quali principi si ispirino queste linee guida non bisogna essere dei maghi o degli specialisti a intuirlo, si può fare riferimento a quei pochi materiali fatti uscire dalla Trilateral come Crisi della democrazia di Crozier e Huntington, che, criticando quelle che definivano (dal punto di vista delle classe dominante la Borghesia Imperialista ovviamente) “l’eccesso di democrazia” degli anni ‘70 (eufemismo per definire il protagonismo rivoluzionario che c’era all’epoca nelle metropoli imperialiste da parte della classe operaia e delle masse popolari), prefiguravano quanto si è visto realizzarsi in Italia e negli altri paesi imperialisti. I principi di fondo sono quelli che sono diventati egemoni negli ultimi trent’anni a partire dal il tatcherismo e dalla reaganomics: autonomia delle banche centrali, riduzione del welfare, privatizzazioni, deregolamentazione del settore bancario, dei mercati finanziari e mercato del lavoro e soprattutto la cosidetta governabilità (rafforzamento degli esecutivi e svuotamento degli ambiti legislativi) eretta a principio assoluto del funzionamento della democrazia borghese.

Il Bildeberg è molto più connesso alla trasformazione in senso oligarchico delle istituzioni democratiche borghesi dei paesi imperialisti che a congiure complotti. Bisogna partire dal fatto che riesce a determinare gli orientami politici nei vari paesi, perché il Bildeberg non è altro che un’espressione della frazione dominante della Borghesia Imperialista, che è una classe come si è visto fortemente interconnessa ed integrata, molto di più quanto i suoi avversari, il movimento operaio, i comunisti, e i movimenti antimperialisti, riescano ad essere. Essa è capace di mettere in atto quello che Gramsci definiva esercizio dell’egemonia. Non è certamente un caso che agli incontri del Bildeberg partecipano accanto ai produttori di ideologie neoconservatrici, come i think tank, partecipano anche una nutrita pattuglia di imprenditori e operatori dell’industria della diffusione delle idee e delle opinioni. La forza e la pervasività di questa capacità egemonica è dovuta, infine, soprattutto all’integrazione tra gli agenti diretti del Capitale e quelli che sono all’interno del Movimento Operaio, in sostanza il riformismo diventato a partire dalla rivoluzione di ottobre del ’17 la sinistra della borghesia, integrandosi sempre di più utilizza tutta la sua influenza che gli rimane tra i lavoratori e le masse popolari per far passare non solo le politiche ma anche la cultura della Borghesia Imperialista.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Molto probabilmente parla di MK ULTRA.

 

[2]L’albero svedese sarà abbattuto“, da un telegramma di Licio Gelli a Philip Guarino, dall’audizione di Ennio Remondino presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi,                 settantaduesima seduta, 4 luglio 2000 .

 

[3] Storia e parti dell’inchiesta RAI di Ennio Remondino del 1990 su P2 e l’omicidio Olof Palme: https://www.youtube.com/watch?v=1NY7tXrLjMI

 

[4] http://www.wuz.it/intervista-libro/2526/leif-persson.html

 

[5] https://andreabonomi.wordpress.com/2012/10/03/da-grande-voglio-essere-ennio-remondino/

 

[6] http://www.parlamento.it/parlam/bicam/terror/stenografici/steno72.htm

 

[7] http://win.storiain.net/arret/num153/artic6.asp

 

[8] http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/savoia/savoia_2.html

 

[9]                                                 C.s.

 

[10] Skousen ha prestato servizio nella FBI per oltre quindici anni.

 

[11] Gianni Vannoni, le società segrete dal Seicento al Novecento, Sansoni Editore.

 

[12] In questo gruppo di studio parteciparono personaggi come Allen Dulles che in seguito sarebbe diventato il capo della CIA.

 

[13] Laurence Shoup & William Minter: Shaping a new order: the Council on Foreign Relations blueprint for world hegemony, su Trilateralism, Boston, 1980.

 

[14] Un think tank (letteralmente serbatoio di pensiero in inglese) è un organismo, un istituto, una società o un gruppo, tendenzialmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari. Il termine viene coniato negli Stati Uniti d’America durante la seconda guerra mondiale quando il Dipartimento della “Difesa” creò delle unità speciali per l’analisi dell’andamento bellico chiamate in gergo proprio think (pensiero) tank (tanica, serbatoio, ma anche carro armato). In Italia i think tank più conosciuti nel campo della politica internazionale sono ISPI e IAI. Ve ne sono poi altri più generalisti quali Italia Futura e Arel/Associazione TrecentoSessanta presiedute rispettivamente da Luca Cordero di Montezzemolo e da Enrico Letta.

 

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~ di marcos61 su luglio 17, 2015.

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