L’ESPANSIONE DELLE TECNOLOGIE INVASIVE

 

 

 

È una costante che a ogni revisione del Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) c’è un aumento costante di quelli sono chiamati “disturbi mentali”.

Nel 1952 l’associazione psichiatrica americana (APA) pubblicò il suo primo manuale Diagnostico dei disturbi mentali (DSM), che conteneva una lista di 112 tipi di disturbi. Nel 1968 il DSMII si conformò alla sezione dei disturbi mentali contenuti nella pubblicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la classificazione internazionale dei disturbi (ICD) che consisteva di 163 disturbi. Gli psichiatri americani sono stati coinvolti direttamente con i comitati che hanno stilato l’ICD.

 

Nel 1980 fu pubblicata la terza edizione del DSM, al quale furono aggiunti 61 tipi di disturbi, raggiungendo un totale di 224 disturbi mentali.

 

Erano avvenuti alcuni interessanti sviluppi. Nella sezione “infanzia, fanciullezza e adolescenza” furono aggiunti 32 nuovi tipi di “disturbi mentali”, tra i quali:

disturbo della condotta, disturbo da deficit dell’attenzione, disturbo della lettura, il disturbo del calcolo e il disturbo del linguaggio.

 

Nel 1987, nel DSMIIIR, il numero dei disturbi mentali aumentò arrivando a 253. In questa edizione si richiedeva che ci fossero almeno quattro delle caratteristiche indicate per fare una diagnosi di schizofrenia, e una selezione approvata delle quattro poteva essere: pensiero magico, telepatia o sesto senso; contatto sociale limitato; e ipersensibilità alle critiche.

 

Nel 1994 il DSMIV elencava un totale di 374 disturbi mentali e per quanto riguarda le caratteristiche richieste per una diagnosi di schizofrenia, furono ridotti a due, incluse per esempio, le allucinazioni e i sintomi “negativi” quali l’appiattimento negativo o il linguaggio disorganizzato o incoerente – oppure solo una caratteristica, se le illusioni sono considerate strane, o se le allucinazioni in una voce che continuasse a commentare il comportamento o i pensieri della persona.

 

La pubblicazione nel 2013 del DSM-5,[1] ha provocato – forse ancor più delle edizioni precedenti – una valanga di polemiche. Persino i due direttori della Task Force che aveva redatto i DSM precedenti, Robert Spitzer e Allen Frances,[2] hanno attaccato pubblicamente l’impostazione del nuovo DSM.

Accenniamo qui a vari tipi di critiche – spesso tra loro contraddittorie – sollevate:

 

Già alcuni autori (Carlat 2000; Moynihan & Cassels 2005; Whitaker 2010) avevano fatto notare il vistoso abbassamento delle soglie (come si dice prima sopra) di molte diagnosi nei DSM precedenti. Ma è soprattutto col DSM-5 che molte più persone risultano “disordinate”, termine che ha sostituito il più crudo “malate”.

 

Insomma, il DSM creerebbe un’epidemia artificiale di malattie mentali nella popolazione (Angell 2011a, 2011b). Lo riconosce persino Frances (2013), responsabile del DSM-IV che ammette che quest’ultimo ha favorito la super-medicalizzazione soprattutto di molti bambini attraverso la categoria di disturbo bipolare nell’infanzia e nell’adolescenza. In effetti, grazie al DSM-IV le diagnosi di disturbo bipolare tra bambini e adolescenti sono aumentate di quaranta volte! Mentre gli adulti con disordine bipolare sono solo raddoppiati.

 

Negli ultimi 50 anni le persone diagnosticate come psicotiche sono quintuplicate nelle società iper-industriali. Le diagnosi di autismo sono aumentate di venti volte. Oggi si è convinti che in molti paesi (Italia compresa) ci siano otto autistici ogni 10.000 bambini sotto i cinque anni. I diagnosticati con deficit di attenzione, in altre parole gli iperattivi, sono triplicati nella popolazione.

 

Ciò comporta, tra l’altro, un aumento straordinario dei costi per il trattamento di disordini mentli che appaiono sempre più frequenti. Questa dilatazione è impressionante soprattutto negli Stati Uniti. All’inizio del 2000, il costo per la presa in carico dei malati mentali in quel paese ammontava a 148 miliardi di dollari l’anno, in altre parole le cure psichiatriche assorbivano il 2,5% del prodotto interno lordo americano.[3] Gli Stati Uniti sono, però l’avanguardia di una psichiatrizzazione massiccia della popolazione, soprattutto infantile, fenomeno che sta avvenendo in tutti i paesi capitalisti più sviluppati.

 

Il DSM-5, quando articola una definizione formale e precisa di che cosa intenda per “disordine mentale”, non fa appello a principi utilitaristi, ma a un’altra filosofia, rivale dell’utilitarismo, che si potrebbe chiamare funzionalismo aristotelico. Si legge nel DSM-5: “Un disordine mentale è una sindrome caratterizzata da disturbi [disturbance] clinicamente significativi nella cognizione, nella regolazione emotive o nel comportamento dell’individuo, disturbi che riflettono una disfunzione [dysfunction] nei processi psicologici, biologici o di sviluppo sottostanti al funzionamento [functioning] mentale. I disordini mentali sono di solito associati con un’afflizione [distress] significativa in attività sociali, occupazionali o in altre importanti attività. Una risposta prevedibile, o approvata culturalmente, a un comune fattore di stress o a una perdita, come la morte di una persona amata, non è un disordine mentale. Un comportamento (ad esempio, politico, religioso o sessuale) che sia socialmente deviante e conflitti che siano prima di tutto tra l’individuo e la società non sono disordini mentali, a meno che la devianza e il conflitto non risultino da una disfunzione nell’individuo, così come è stata descritta più sopra.

Un’analisi approfondita di tutto il DSM-5 mostra presto che il vero marcatore del disordine mentale rispetto a comportamenti e vissuti non disordinati è l’afflizione (di stress). Il patologico, insomma, coincide con il fatto che il soggetto stesso o chi gli è accanto patisce un’afflizione e/o un social impairment, una menomazione sociale. Potremmo mostrare che questi marcatori discendono direttamente dai presupposti dell’etica filosofica utilitarista. Anche qui l’afflizione (di stress) è evocata, ma con la clausola “di solito” [usually], come a dire: “Anche se molto spesso il disordine mentale produce afflizione nel soggetto, questa non è la condizione necessaria e sufficiente perché ci sia disorder”. Questo significa che ci può essere disordine senza afflizione, mentre d’altro canto la presenza di afflizione non implica ipso facto disordine mentale. Questo contrasta col fatto che invece in molti disordini per il DSM sono proprio l’afflizione e la menomazione sociale, le condizioni necessarie anche se non sufficienti per marcare certi modi di essere come patologici. Ciò che appare qui necessario e sufficiente di una patologia è qualcosa di disfunzionale: si suppone insomma che ci sia un funzionamento mentale sano, non disordinato, dei “processi psicologici, biologici e di sviluppo”, e che invece ci sia materiale per la psichiatria quando questi processi non funzionano più come dovrebbero. Ma la trappola è proprio nel termine “funzionale” e “disfunzionale”, spie di una visione antropologica che oggi nemmeno gli estensori del DSM-5 possono accettare più.

Possiamo dire che un’auto non funziona più bene – “è rotta” – quando non svolge le funzioni per cui è stata costruita. Ma possiamo dire che un’auto non funziona più proprio perché è una macchina, ovvero è un utensile fatto per svolgere certe funzioni, per servire agli esseri umani. Il concetto di funzionamento è inscindibile da quello di servire-a, in altre parole qualcosa funziona bene quando serve a fare la cosa per cui è stata costruita. Possiamo anche dire che un impiegato alle poste, ad esempio, “funziona” perché svolge bene il suo lavoro postale per cui è stato assunto; è una macchina umana, se vogliamo, ma pur macchina è. Ora, se cerchiamo di montare un cavallo e questo, non essendo stato domato, scalcia e ci manda gambe all’aria, possiamo dire che “quel cavallo non funziona bene”? Un’espressione del genere ci sorprenderebbe, perché nessuno pensa che i cavalli esistano per essere cavalcati dagli esseri umani. Se un cavallo non si lascia cavalcare, si comporta da cavallo come si deve; non possiamo dire “quel cavallo è pazzo”.

Ora, dire che un assassino sadico soffre di un disordine mentale perché alcuni suoi processi mentali o biologici non funzionerebbero significa dare per scontato che i nostri processi mentali e biologici sono sani solo quando ci comportiamo con gli altri in modo non sadico. Ma si tratta di un presupposto arbitrario, tutto da dimostrare. Chi e con quali argomentazioni ha mai dimostrato che se uno è buono “funziona bene” mentre se uno è cattivo, e gode nel far soffrire gli altri, “funziona male”? Affermazioni del genere danno per scontato che gli esseri umani siano stati ‘costruiti’ come macchine in vista di uno scopo, di un dover servire a qualche cosa – un presupposto ammesso da certe visioni religiose o metafisiche, ma non certo da una visione naturalistica e materialista come vorrebbe essere quella del DSM. Per questa, le cose che esistono – quindi anche gli esseri umani – esistono perché esistono, non esistono per svolgere una funzione predeterminata.

Certo la maggior parte di noi non è funzionale a molte cose. Ma la filosofia naturale di oggi esclude che Homo sapiens esista sulla terra per qualche scopo, per svolgere una qualche funzione.

Inoltre, il DSM-5 distingue in modo banale sofferenze “culturalmente giustificate e attese” – come il vivere un lutto severo per la scomparsa di una persona cara o per una sconfitta nella vita – da sofferenze “disordinate”. Ma quale è il criterio di questa distinzione? Fino a che punto la sofferenza per una perdita o una sconfitta è normale e da quale momento diventa patologica? Si dirà: “una cosa è essere depressi per un lutto, altra cosa è essere depressi senza una chiara ragione comprensibile”. Certo ci sono più modi depressivi diversi, ma cosa ci autorizza a dire che il lutto è “ordinato” mentre altre forme di depressione sono “disordinate”? Se si dice che il depresso che si suicida soffre di una disfunzione, si dà dogmaticamente come evidente il fatto che un essere umano “funziona bene” quando non è depresso. Il che implica un assioma anti-naturalistico, come abbiamo visto. L’idea della malattia come disfunzione presuppone tutta un’antropologia metafisica che dà per implicito il fatto che l’essere umano vada pensato come una macchina volta a uno scopo. E questo funzionamento può essere stato stabilito solo da un dio, o da una Natura deificata. Anche se il DSM-5 non parla di Dio e nemmeno di Natura con la N maiuscola, la sua definizione di disordine presuppone entrambe le istanze come condizioni fondamentali del “disordine mentale”. Si è disordinati nella misura in cui non si funziona più secondo una norma implicita di vita “normale”.

Qui il DSM-5 cerca di distinguere “un comportamento (ad esempio, politico, religioso o sessuale) che sia socialmente deviante” ma non patologico da una parte, da un comportamento socialmente deviante e patologico dall’altra. Ovvero, ad esempio, se sono omosessuale in una società dove l’omosessualità è molto riprovata e anche criminalizzata (come in molti paesi islamici), certo mi esporrò a gravi rischi e andrò incontro a “afflizioni e menomazioni” anche molto serie, ma non sono un caso psichiatrico. Se invece, sono convinto di essere un uomo che si è trasformato in donna grazie a dei miracoli divini dato che Dio mi vede come donna, questo certo mi mette in conflitto con il sistema cognitivo della mia società, che non crede a questo tipo di trasformazioni miracolose; però in questo caso sono un paziente psichiatrico. Ma appunto, quale criterio mi fa distinguere un caso dall’altro? Che cosa mi ha fatto decidere di inscrivere nel patologico il transessuale delirante e non l’omosessuale infelice? Tanto più che fino a pochi decenni fa il secondo caso era inscritto nel patologico non meno del primo nelle nostre società. La differenza è data come qualcosa che va da sé, ma non va per niente da sé, perché i principii discriminativi che fanno concludere in due modi diversi nei due casi non vengono mai enunciati. Si dice solo dogmaticamente: “L’omosessuale anche se deviante rispetto al suo contesto sociale non soffre di disfunzioni psicologiche, biologiche o di sviluppo, non è disordinato. Il transessuale delirante non solo è deviante rispetto al suo contesto sociale, ma soffre di disfunzioni psicologiche, biologiche o di sviluppo”. E in che cosa consisterebbe invece un corretto funzionamento psicologico, biologico o di sviluppo? Nel non delirare. Ci troviamo evidentemente di fronte a un argomento circolare. I concetti di “disordine” e “disfunzione” rimandano l’uno all’altro, senza che l’uno fornisca all’altro il criterio ultimo.

Ora, la “definizione” di disordine da parte del DSM-5 porta a queste impasse perché qui il DSM assume una filosofia molto antica, il funzionalismo aristotelico. In particolare, la dottrina aristotelica dell’entelechia, ripresa poi da Leibniz e da Hans Driesch (1905), la quale afferma che ogni organismo tende spontaneamente al proprio compimento, alla propria perfezione, e la salute sarebbe il raggiungimento di questo pieno sviluppo. La malattia è una lesione per cui l’organismo non funziona più come dovrebbe rispetto al proprio fine. L’organismo è concepito come una macchina nel senso originario di mechané, in altre parole come oggetto costruito per svolgere una certa funzione. L’organismo sano è la macchina che realizza adeguatamente i fini per cui è stato “costruito”, da Dio o dalla Natura.

Ma perché qui il DSM adotta questa visione funzionalista che cozza con la visione naturalista di oggi? E cozza in particolare con l’utilitarismo, per il quale, come abbiamo visto, se si può parlare di funzione nella vita umana, essa si riassume in una sola: massimizzare il piacere e minimizzare il dolore.

Rispolvera il funzionalismo per una ragione molto semplice: che la visione funzionalista è l’unica che dia senso alla nozione di malattia o di disordine. E’ l’unica cioè che permetta di dare una parvenza di coerenza all’idea di “disordine mentale”. In questo modo il DSM è costretto a giocare su due tavoli tra loro incompatibili; come se uno giocasse con uno stesso mazzo di carte contemporaneamente il poker e il bridge. Quando si tratta di descrivere specificamente un disordine – potremmo mostrarlo per quasi tutta la diagnostica DSM – questo adotta la visione utilitarista e, sullo sfondo, l’empirismo naturalistico; una visione però che non fornisce alcuna giustificazione alla differenza sano/malato. Quando invece si tratta di descrivere il disordine mentale in generale, e quindi di giustificare una psichiatria medica in generale, deve ricorrere a presupposti funzionalisti in contraddizione con l’utilitarismo naturalista. Nella misura in cui il DSM si situa in continuità con la tradizione medico-psichiatrica, usa concetti aristotelizzanti; nella misura in cui segna una discontinuità perché adotta come criterio l’individualismo utilitarista, riprende, di fatto, una visione naturalista per cui non esiste una differenza categoriale tra sano e malato.

Sarà il caso di mostrare che tutto il DSM-5, come del resto i precedenti, è incastrato in questa contraddizione tra due filosofie, tra due antropologie, che non riesce a sintetizzare né a conciliare.

   Da osservare: nonostante le pretese tecniche, il DSM non è mai entrato nella storia della scienza e, la realtà, non ha mai rappresentato una scoperta scientifica per nessuno degli addetti ai lavori, tranne che per gli psichiatri stessi.

 

   Il motivo è che la maggior parte dei disturbi che gli psichiatri definiscono mentali è sconosciuta e non esiste alcuna prova organica che ne attesti l’esistenza. In altre parole, nessuno dei disturbi elencati nel DSM è sostenuto da un qualsiasi criterio di osservazione diagnostica oggettiva!

 

   Quindi: non vi è alcuna prova che uno dei 374 “disturbi mentali psichiatrici” esista del tutto; essi esistono perché la psichiatria dice che esistono.

 

Da diversi anni a questa parte, oggi in modo assiduo e martellante, la diffusione di psicofarmaci nei vari ambiti del sociale ha preso piede anche in Italia in un modo talmente rapido e veloce che nessuno ha mai avuto l’opportunità o l’inclinazione a chiedersi come mai hanno assunto un ruolo così importante nella vita quotidiana degli individui.

 

Gli psicofarmaci sono usati intensamente nelle scuole, nelle case di riposo, nei centri di riabilitazione dalle droghe, nelle carceri, nei centri di permanenza temporanea per immigrati/e, e molte persone ricorrono a essi anche per “aiutarsi” a controllare il peso, per i problemi in matematica e di concentrazione, per la mancanza di autostima, per l’ansia e per i piccoli o grandi dispiaceri di tutti i giorni. Insomma, gli psicofarmaci sono divenuti la panacea per le pressioni, oppressioni e stress della vita moderna.

 

Tuttavia, benché siano legali e sponsorizzati costantemente dai medici, psichiatri e neurologi, che li definiscono “medicine”, sono molto doversi dai farmaci usati solitamente per la cura delle malattie organiche. Essi sono dei farmaci che alterano la mente e l’umore; ciò significa che sono in grado di cambiare non solo il modo di pensare, di sentire e di agire di una persona, ma anche di alterare quello che una persona vede. Per quanto allucinante possa essere farmacologizzare la vita degli individui, riteniamo che a nessuno debba essere negata la possibilità di scegliere l’assunzione degli psicofarmaci per se stesso, ma in tale scelta bisogna comunque avere chiaro che questi non curano, reprimono solo i sintomi fornendo altresì una temporanea fuga dalla fonte dei problemi.

La maggior parte di questi può avere degli effetti collaterali talmente gravi da incidere in tutto il corpo e soprattutto sul sistema nervoso, provocando un’immediata dipendenza.

 

La psichiatria, con una lista di diagnosi dagli altisonanti termini scientifici, privi realmente di significato, affianca a un prontuario di farmaci psicotropi che causano numerosi effetti collaterali e sintomi d’astinenza, convince gli individui che diagnosi e droghe siano la risposta autorevole per qualsiasi problema, grande o piccolo che sia.

Insomma, ogni motivazione individuale o sociale è ridotta a un “problema” di salute mentale.

 

La “medicina” sperimenta accanitamente sulla vita di bambini, adulti, anziani e animali, obbedendo a ordini di controllo e di tortura inerente a un vasto progetto di morte sociale di cui la psichiatria è una delle pratiche più diffuse.

L’unica metodologia di comprensione adottata dalla psichiatria è l’utilizzo della forza e della violenza in cui la punizione è la sola terapia efficace per imporre le proprie menzogne spacciandole per verità e renderle così, assolute e incontestabili.

 

Molti psicanalisti e psicoterapisti, invece di un processo di classificazioni che avrebbe portato e spesso alla detenzione, all’internamento, e alla medicazione con farmaci antipsicotici che alterano la mente, hanno pensato che anche nei casi gravi di ritiro schizoide non perdevano necessariamente tempo se tentavano di ripristinare la salute mediante il difficile compito di districare le esperienze al fine di comprendere la malattia. In questa maniera la psicanalisi nella sua forma più radicale si potrebbe dire che è una critica a una società che non esercita l’empatia immaginativa nel giudizio della persona. Il Lavoro di Harry Stack Sullivan, Fromm, di Laing – tutti psichiatri e tutti ribelli contro le procedure tradizionali – ha fornito un modo di lavorare con le persone con le persone diverso dal modello psichiatrico, che sembrava incoraggiare la repressione della malattia da parte della di una società malata (e come si potrebbe definire una società divisa in classi sociali dove un pugno di persone possiede i capitali e dunque di mezzi di produzione della ricchezza?) creando un gruppo nettamente distinto portatore della malattia stessa. Tuttavia è difficile credere, quando si ascolta la storia di una vita, che la persona considerata “schizofrenica” non stesse subendo gli effetti di essere stata resa, più o meno inconsapevolmente portatrice (tutto ciò, naturalmente, tenuto nascosto) dei mali della famiglia.

 

Per chi sente la propria mente andare a pezzi, l’essere messo nella situazione stressante di un esame psichiatrico, anche se lo psichiatra si afferma con gentilezza, la situazione della procedura stessa della valutazione può essere un modo efficace per far diventare qualcuno pazzo o più pazzo. Ma se fare il resoconto di esperienze considerate strane garantiva, più o meno, una nuova bollatura o un giro in un reparto psichiatrico, ci sono ancora altri motivi di indignazione per un nuovo gruppo di persone sul metodo di diagnosi dei loro sintomi. Viene imposta una sentenza doppiamente crudele agli individui che sono vittime del più orribile attacco per mezzo di esperimenti militari-scientifici, con una società che è totalmente indifferente nei loro confronti.

 

Imbrigliando le neuroscienze alla capacità militare, questa tecnologia è il risultato di decenni di ricerca e sperimentazione, in modo particolare nell’ex Unione Sovietica e negli Stati Uniti. Negli anni della cosidetta guerra fredda lo sviluppo della tecnologia satellitare non ha riguardato solo i sistemi di sorveglianza e di comunicazione, ma anche quelli inerenti alla localizzazione e il pedinamento degli esseri umani, la manipolazione delle frequenze cerebrali con raggi laser diretti, radiazioni elettromagnetiche, onde sonar, [4] radiazioni di radiofrequenza (RFR), onde soliton,[5] campi di torsione e con l’uso di queste e altri campi di energia che formano le aree di studio per l’astrofisica. Poiché le operazioni sono caratterizzate dalla segretezza, sembra inevitabile che i metodi di cui siamo a conoscenza, ossia lo sfruttamento della ionosfera, il nostro scudo naturale, sono già superati quando iniziano ad afferrare le implicazioni del loro uso. I brevetti derivanti dal lavoro di Bernard J. Eastlund[6] forniscono l’abilità di mettere quantità senza precedenti di energia nell’atmosfera terrestre in postazioni strategiche e per mantenere il livello di iniezione energetico, particolarmente se viene impiegata la pulsazione casuale, in un maniera ben più precisa e meglio controllata di quanto fosse possibile con i metodi passati, la detonazione di dispositivi nucleari a vario rendimento e a varie altitudini.[7]

 

Alcuni brevetti ora di proprietà della Raytheon, descrivono come provocare “esplosioni di portata nucleare senza radiazioni” e descrivono sistemi a raggi di energia, impulsi elettromagnetici e sistemi di scoperta sopra l’orizzonte. Un uso più inquietante è il sistema sviluppato per manipolare e disturbare i processi mentali dell’uomo usando radiazioni di radiofrequenza a impulsi (RFR), e il loro impiego come un dispositivo per causare effetti negativi sulla salute e sul pensiero umano. La vittima, il civile innocente, viene presa come un bersaglio mobile ed è incapace di sfuggire alla minaccia neanche spostandosi.

 

Secondo le scoperte d’Eastlund, dirigendo la potenza di HAARP verso uno specifico punto della ionosfera la farebbe riscaldare al punto innalzarla fisicamente, in modo da creare un rigonfiamento molto riflettente, definito da lui “effetto lente”, in grado di convogliare i raggi sulla terra con effetti devastanti: la potenza di tali onde sarebbe tale da provocare modificazioni molecolari dell’atmosfera, causando – ha secondo delle frequenze .- come si diceva prima appunto cambiamenti climatici, disgregazione dei processi mentali umani ed effetti sui movimenti tettonici.

 

Igor Smirnov, lo scienziato russo che si ritiene abbia delle incredibili capacità di controllo della mente, dell’Istituto di Psicorezzione di Mosca e che ha lavorato anche per il KGB ed è considerato in patria come l’inventore delle “armi psicotroniche”, affermava che: “E’ facile concepire che un qualche ‘satana”, Russo, o diciamo Iraniano – o un qualsiasi altro ‘Satana’, purché possieda i mezzi e le risorse economiche necessarie, possa introdursi in tutte le possibili reti di computer, in tutte le possibili trasmissioni radio o televisive, con relativa facilità tecnologica, persino senza dover scollegare i cavi… ed intercettare le onde radio nell’etere e modulandoci qualunque suggestione possibile. Per questo motivo tale tecnologia è giustamente temuta”.[8]

 

Se prima ci si preoccupava per i criteri diagnostici imposti secondo la classificazione di sintomi riconoscibili, adesso abbiamo il motivo più che giustificato per sottoporli a uno scrutinio ancor più rigoroso. Lo sviluppo, nelle ultime decadi della cosidetta guerra fredda ha compreso come maggiore categoria strategica le armi psico-elettroniche, il cui fine è di entrare nella mente. Non annunciata, non discussa e in gran parte non riconosciuta dagli scienziati e dai governi che la impiegano, la tecnologia per entrare nelle menti e controllare a distanza è stata lanciata su tutti noi. I soli testimoni che parlano apertamente di questa terribile tecnologia con le orribili implicazioni che comporta per il futuro, sono le vittime stesse, e coloro cui stato dato il compito di diagnosticare le malattie mentali stanno cercando di zittire le vittime classificando le loro prove e i loro resoconti come sintomi della schizofrenia, mentre chi dispensa la mutilazione psichica e il dolore programmato continuano con il proprio lavoro, sostenuti e senza incontrare opposizione.

 

Per chi utilizza questo tipo di armamenti è sempre stato di cruciale importanza, di nascondere qualsiasi segno di linguaggio negatività, freddezza, sospetto, strani pensieri, sesto senso, telepatia, premonizioni, ma soprattutto la sensazione che “qualcun altro può sentire quello che sento io, e che qualcuno sembra commentare continuamente i tuoi pensieri e il tuo comportamento”, allora riferire questo ad uno psichiatra, e peraltro a chiunque non sia incline a credere che cose come il controllo mentale possano, esistere segnerebbe la fine della propria normalità e probabilmente della propria libertà.[9] Perché una delle caratteristiche del controllo mentale è proprio la voce che commenta, che replica così esattamente, sicuramente non senza l’intenzione , i sintomi della schizofrenia. [10] parte dello sforzo è ricordare alle vittime che sono costantemente sotto controllo o sorveglianza. I programmi variano tra loro, ma le forme comuni di promemoria sono le scosse elettriche che sono percepite come “punzecchiature” o “colpetti”, rumori corporei, crampi e fitte in tutte le parti del corpo, battito cardiaco accelerato, l’esercitare una pressione sugli organi interni, il tutto viene codificato personalmente co commenti sui pensieri e sugli eventi, che è finalizzato a creare stress, panico e disperazione. Questo è il controllo mentale nella sua forma più “benevole”. Ci sono motivi per temere l’uso dell’energia diretta per sferrare attacchi letali sugli esseri umani, causando l’arresto cardiaco e le emorragie cerebrali.

 

È il sistema di segretezza da parte dei governi che ha facilitato questa terrificante prospettiva. Ci sono state delle voci di ammonimento: “…nel suo complesso il sistema di segretezza del governo è tra le eredità più velenose della Guerra Fredda… la segretezza della Guerra Fredda (che) ordina inoltre l’inganno attivo… un manuale di sicurezza per programmi di accesso speciali che autorizzano i contractor ad impiegare ‘storie di copertura per mascherare le loro attività. L’unica condizione è che le storie di copertura debbano essere credibili’”.[11]

 

Nel Regno Unito le fortificazioni contro ogni inquietante barlume di consapevolezza di questi reali o potenziali oltraggi ai diritti umani e degli abusi politici e sociali sembrano essere inespugnabili. In tutti i paesi che sono usati questo tipo di armi le fortificazioni contro ogni inquietante barlume di consapevolezza di questi reali o potenziali oltraggi ai diritti umani e degli abusi politici, sociali e psichici sembrano essere inespugnabili. L’imperativo da parte delle istituzioni, dei politici, della casta medica è quello di negare costantemente che siano utilizzate (se non addirittura l’esistenza stessa). Questo anche di fronte a fatti sconvolgenti, come quello che accadde alle pacifiste nel 1985, che stavano nei campeggi di Greenham Common, esse protestavano contro la presenza dei missili Cruise, iniziarono a sperimentare mal di testa, sonnolenza, perdite mestruali fuori tempo o dopo la menopausa, sino ad episodi di paralisi temporanea e coordinamento del linguaggio improprio vi furono anche dei rapporti relativi a due aborti spontanei a cinque mesi di gravidanza, un momento ritenuto insolitamente tardivo. Sospettando l’uso di armi elettromagnetiche le donne cercarono aiuto. Esperti della rivista Electronics Today eseguirono una serie di misurazioni e, nel dicembre 1985, pubblicarono un proprio rapporto, le cui conclusioni erano: “Le misurazioni effettuate con un’ampia gamma di rivelatori di intensità di segnale hanno indicato significativi aumenti del livello del segnale di fondo nei pressi di fondo nei pressi di uno dei campeggi delle donne, concomitanti all’arco di tempo in questi dichiaravano di sperimentare effetti nocivi”. Inoltre notarono che se le donne disturbavano o facevano chiasso nei pressi delle recinzioni, i segnali aumentavano bruscamente.

Nell’articolo dal titolo Peace Women fear electronic zapping at base, pubblicato il 10 marzo 1986 su The Guardian, Gareth Parry riportava che “i militari statunitensi (a Greenham Common) dispongono di un sistema di individuazione degli intrusi denominato BISS, Base Installation Security System, che opera su una frequenza sufficientemente elevata da far rimbalzare onde radio su un corpo umano che si aggiri nei dintorni del perimetro delle recinzioni”. Nel corso di un’udienza innanzi alla Sottocommissione Stanziamenti Costruzioni Militari per il 1985 del Comitato Stanziamenti del Senato, Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il generale Schneidel fece un incauto riferimento alla possibilità di impiego delle armi a microonde a Greenham Common. Parlando in una sorte di gergo militare ha detto: “La concezione alla base delle nostre operazioni è quella di proteggere le più preziose risorse della base. Abbiamo realizzato un’idea che garantisce la sicurezza presso il distaccamento e certamente n tempo di guerra, allorquando schiera l’installazione e in condizioni operative. In ogni caso, quando il sistema non è provvisto dei necessari sensori, recinzioni ed illuminazioni, vi saranno persone incaricate di compensare le inadeguatezze delle attrezzature”.

 

Affrontare il problema

 

In questa sede ci interessiamo di rafforzare:

 

  • La necessita di prendere coscienza di tali abusi sui diritti e di tali minacce alla democrazia (intesa come potere del popolo) senza ulteriori ritardi.
  • Di analizzare le ragioni per cui le persone hanno delle resistenze a prendere coscienza dell’esistenza di tali minacce.

–         Di allertare una società dormiente sulle minacce che sono rappresentate dalle operazioni naziste segrete, attuato da organismi che hanno il controllo di armi letali.

 

Partiamo dal fatto che spesso le vittime non riescono ad ottenere le cure mediche contro gli effetti di questo attacco. Essendo negato a loro il rispetto della credibilità di essere usate come cavie umane, ed essendo portate al suicidio, sono trattate come pazze, nel migliore delle ipotesi sono considerate come dei “casi sfortunati”. Dato che la presenza di un “altro” nella propria mente e nel proprio corpo è per definizione un atto della più intollerabile crudeltà, le persone sono costrette a sopportarlo, ma che si rifiutano di lasciarsi a spezzare da questo, non hanno altra scelta a diventare degli attivisti e spesso e volentieri consumano la loro vita nella battaglia contro tali atrocità, le loro energie ad allertare ed informare il pubblico sulle forze oscure e criminali che operano nella società, cose di cui la stragrande parte della non ne vuole sentir parlare e non vuole capire.

Ci sono stati alcuni tentativi (sarebbe meglio dire i pochi preziosi tentativi) da parte delle istituzioni pubbliche di verifica dell’esistenza e della denuncia dei pericoli che coso connessi all’utilizzo di queste tecnologie:

 

  • L’ex presidente degli Stati Uniti d’America Clinton, nel 1995, dopo le proteste del Comitato dei sopravvissuti degli esperimenti di controllo mentale su esseri umani ha chiesto pubblicamente scusa al paese ed alle vittime di questi esperimenti, affermando che non se ne sarebbe più fatto uso.
  • Nel gennaio 1998 è stato tenuto a Parigi un convegno pubblico del Comitato di Bioetica Francese. Il presidente Jeane-Pierre Changeux, un neuroscienziato dell’Istituto Pasteur di Parigi, ha detto ai presenti che i “i progressi dell’immagine cerebrale rappresentano un immenso pericolo per l’invasione della privacy. Sebbene la strumentazione necessaria sia ancora altamente specializzata, diventerà una cosa comune, capace di essere usata a distanza. Questo aprirà la strada della libertà personale, il controllo del comportamento e il lavaggio del cervello. Queste sono lungi dell’essere questioni di fantascienza…”.[12]
  • Nel gennaio 1999, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui chiede “una convenzione internazionale che introduca una messa a bando a livello globale di tutti gli sviluppi ed impieghi di armi che possano consentire qualunque forma di manipolazione degli esseri umani. È nostra convinzione che questa messa a bando non potrà essere attuata senza la pressione globale sui governi da parte di un pubblico generale informato. Il nostro maggiore obbiettivo è comunicare al pubblico generale la reale minaccia che queste armi rappresentano per i diritti dell’uomo e per la democrazia e fare pressione sui governi e sui parlamenti in tutto il mondo per attuare legislature che proibiscano l’uso di questi dispositivi sia da parte dei governi che delle organizzazioni private, nonché degli individui”.[13]

 

  • Nell’ottobre 2001 Dennis J. Kucinich, membro del Congresso degli Stati Uniti, introdotto una proposta alla Camera dei Rappresentanti che mirava a bandire l’impiego delle seguenti armi:[14]
  • Armi elettroniche e psicotroniche.
  • Armi ad alta quota ad emissione di onde di bassa frequenza.
  • Armi elettromagnetiche soniche e ultrasoniche.
  • Armi laser.
  • Armi strategiche ed extra-atmosferiche.
  • Armi chimiche, biologiche e tettoniche.

 

La proposta di legge fu riferita al Comitato per la scienza e in aggiunta, ad altri due comitati che si occupano degli armamenti e delle relazioni internazionali. Nella versione originale si era chiesta anche la messa al bando delle scie chimiche, e delle tecnologie usate per il controllo mentale. Nonostante l’inclusione della proibizione di installare armi nello spazio, e di armi per distruggere o danneggiare gli oggetti nello spazio, nella versione finale non c’è menzione di alcuna delle già citate armi invasive della mente, né dell’uso di tecnologie satellitari radar o di altro tipo di energia per utilizzare o sviluppare tecnologie per l’uso contro la mente umana.[15]

 

Il fallimento di questa iniziativa (come delle altre), è determinato dal fatto che gli interessi economici e le esigenze di dominio globale da parte dell’imperialismo U.S.A. (come degli altri imperialismi) sono più forti di tutti gli imperativi etici e morali. Per mantenere, consolidare questo dominio (sempre più fragile) sono usati i più disparati sistemi d’arma, tra i quali le armi che si potrebbero benissimo dire invisibili. Invisibili perché questo tipo d’armamenti si è sviluppato nel più gran segreto.

Col passare del tempo lo sviluppo dell’arte della tecnologia invasiva della mente ha fatto molti preoccupanti successi: nel 1969 il famigerato Dottor Delgado pubblicò un libro con un titolo molto emblematico e terribile Il controllo fisico della mente: verso una società psicocivilizzata. In sostanza, Delgado, ha fatto vedere con dimostrazioni pratiche come, mediante l’elettrostimolazione del cervello che era stato mappato nelle sue relazioni tra i diversi punti e le diverse attività, funzioni e sensazioni, come poteva essere cambiato il ritmo respiratorio cardiaco e le funzioni di gran parte delle viscere e la secrezione della cistifellea. Sono state indotte nelle persone sane le azioni di aggrottare le sopracciglia, di aprire e chiudere gli occhi e la bocca, la masticazione, lo sbadigliare, il sonno, le vertigini e le crisi epilettiche. L’intensità delle sensazioni poteva essere controllata girando, la manopola, che controllava l’intensità della corrente elettrica. Alla fine del libro Delgado afferma di sperare che il nuovo potere sia limitato agli scienziati e ad alcune elite “caritatevoli” a beneficio di una società psicocivilizzata: in sostanza quello che auspica è una società, dove vige il tecno-nazismo.

Negli anni ’80 si è sviluppata il neuro magnetometro, che funzione come un’antenna e che potrebbe monitorare i pattern[16]   che emergono dal cervello.[17] L’antenna combinata al computer, era in grado di localizzare i punti del cervello ove accadono gli eventi, l’intero prodotto è conosciuto come magnetoencefalografo.

Nel gennaio 2000 il Dott. John Norseen, ingegnere della Lockheed Martin, sperava di far diventare realtà l’elettroipnomentalofono, una macchina che servirebbe per la lettura del pensiero.[18] Norseen è un ex pilota della marina, afferma che il suo interesse per il cervello è nato dalla lettura di libro sovietico negli anni ’80 dove c’era scritto che la ricerca sulla mente avrebbe rivoluzionato le forze militari e la società in genere. Mediante un processo di decifrazione dell’attività elettrica del cervello, gli impulsi elettromagnetici stimolavano la secrezione di neurotrasmettitori per combattere le malattie, facilitare l’apprendimento, o alterare le immagini visive nella mente creando una ‘realtà sintetica’.[19] Con questo processo di biofusione[20] le informazioni sono messe in un database e viene creato un modello composito del cervello. Visualizzando le immagini cerebrali registrate mediante una macchina per la risonanza magnetica, gli scienziati sono in grado di risalire a cosa sta facendo il soggetto al momento della registrazione, per esempio se stava leggendo o scrivendo, e sanno riconoscere le emozioni dall’odio all’amore. Dice Norseen “Se questa ricerca avrà successo si potrà iniziare a manipolare quello che una persona pensa prima ancora che se ne renda conto”.

La prossima scoperta potrebbe essere qualcosa che si potrebbe definire come un neurocomputer, che necessariamente non potrebbe ad assomigliare ad un computer portatile, poiché potrà essere riducibile a qualsiasi dimensione che sia conveniente per l’uso, come ad esempio un piccolo telefono portatile. Nato dai progressi degli studi sui fenomeni parapsicologici e dallo sfruttamento degli stessi, potrebbe essere modellato sull’attività nervosa e psichica, ossia come un sistema non bilanciato e instabile e instabile di neurotrasmettitori e di neuroni interagenti, un lavoro derivante dalla creazione della copia di un cervello vivente, cui si ha accesso “per caso” e dalla percezione extrasensoriale e su cui è stato portato avanti un lavoro secondo un progetto.

Questo tipo di macchina basata sulla raccolta delle onde elettromagnetiche emanate dal cervello e che trasmetterebbe le stesse al cervello di un altro, che leggerebbe i pensieri della personam o che usando la stessa procedura potrebbe imporre i pensieri di qualcun altro sul cervello di un’altra persona dirigendo in tal modo le sue azioni, non è frutto di uno scrittore di fantascienza o di regista di film dell’orrore ma è una tragica realtà. L’IBM afferma che allo stato attuale non esiste una tecnologia che consentisse la creazione di tale computer nell’immediato futuro. Queste affermazioni sono discrepanti con l’individuazione del brevetto 03951134 nelle pagine internet della rete di proprietà dell’IBM in merito a un dispositivo, capace di intercettare a distanza le onde cerebrali di un individuo, di elaborarle al computer, e di emettere onde di correzione che andranno a cambiare le onde cerebrali.

 

L’incredulità come “arma di difesa”

 

Di fronte alla generale incredulità in merito all’esistenza del controllo mentale, proviamo ad analizzare la base dei meccanismi impiegati per mantenere l’incredulità:

  • Negli anni ’60 del XX secolo i dissidenti sovietici hanno ricevuto una notevole dose di compassione nell’opinione pubblica occidentale soprattutto in merito trattamento che fu riservato a loro, in modo particolare sull’abuso dei metodi psichiatrici di tortura cui erano stati assoggettati. Va notato che le denunce degli abusi psichiatrici erano ritenute attendibili, poiché c’era un’identificazione con le vittime. In questo particolare storico a facilitare l’identificazione era che esse avevano per la stragrande parte gli stessi valori del mondo del mondo occidentale,[21] rafforzato dal fatto che si opponevano a un sistema politico che proclamava dei valori che erano contrapposti a quelli dell’occidente capitalista. Psicologicamente parlando è ugualmente importante osservare che il sostegno da una distanza sicura, per la psiche all’attacco al ‘padre-cattivo’, che in questo caso erano le autorità sovietiche, non presentava alcuna minaccia al proprio sistema economico e politico interno. Al contrario riconoscere e denunciare un reato simile all’interno del nostro sistema, richiede uno sforzo psicologico molto maggiore, poiché ci pone in conflitto con il nostro stesso ambiente, la nostra stessa sicurezza, la nostra stessa realtà.
  • La necessità di depositare l’invidia distruttiva e i sentimenti negativi altrove, per l’incapacità dell’io di appropriarsene, rafforza l’utilità delle persone o dei gruppi che serviranno a contenere l’utilità alienati e piroettati (all’esterno) che suscitano le ansie paranoiche. I concetti d’invasione mentale colpiscono diritto al cuore dell’ansia paranoica, causando considerevoli sforzi per allontanarli dalla psiche. L’identificazione inconscia della pazzia con la sporcizia o con l’escremento è un aspetto importante della regressione anale, che suscita l’identificazione proiettiva come difesa.
  • Aprire se stessi e credere che una persona stia attraversando l’esperienza di essere invasa mentalmente e fisicamente da un manipolatore invisibile richiede immensi sforzi per gestire il terrore.
  • La difesa contro ciò che è sconosciuto trova espressione nella spaccatura tra teoria e pratica; tra lo scienziato come innovatore e la società che può prendere decisioni morali in merito alle sue invenzioni; tra i fatti e la fantascienza, quest’ultima può presentare sfide assurde all’immaginazione senza indebita minacce, perché serve a rafforzare la separazione dal reale.
  • L’identificazione con l’aggressore. Le fantasie sadiche, consce o inconsce, trasferite sull’aggressore e con cui ci s’identifica, coadiuvano la repressione con la paura, con la passività o con il terrore della punizione. L’azione di questo meccanismo è di negare l’attendibilità della vittima, vista come una persona debole. Questo è un modello operativo da parte delle sette sataniche.
  • La tradizione umanista liberale che nega le peggiori capacità distruttive dell’uomo nello sforzo di sostenere la credenza della continuità della tradizione culturale scientifica; la paura di non essere “in continuità” “all’altezza”, può produrre l’effetto psichico dell’inversione nell’opposto per schermare i sentimenti aggressivi. Questo diventa allora la celebrazione esagerata del ‘nuovo’ come affermazione del genio umano che alla fine sarà per il “bene dell’umanità”, e che si oppone alle voci di ammonimento sulle conseguenze negative dei progressi scientifici, voci che sono percepite come pessimiste, oscurantiste, non “progressiste” e luddiste. La stretta aderenza a questa posizione liberale può funzionare da ipercompesazione per timore di rovinare per invidia le cose buone possedute, ossia i beni culturali e intellettuali.
  • La negazione è impiegata per ignorare gli effetti dannosi della tecnologia. Tutto ciò che può essere dannoso per la libertà personale e per il benessere delle grandi masse può essere mascherato e nascosto con la distribuzione di cose nuove e divertenti come i videogiochi. La stessa tecnologia che ti mette una telecamera nello stomaco per scopi medici, viene anche usata per limitare la tua libertà con la sorveglianza. I fornitori della tecnologia innovativa inventano nuovi tipi di gadget, che distolgono, intrattengono e nutrono il bisogno di acquisto dei consumatori insaziabili.
  • La NASA ha lanciato (e probabilmente sta lanciando ancora) navicelle spaziali. Il programma ufficiale di queste spedizioni era la ricerca di acqua e vita. Non si sono sentite voci discordi in merito alla fattibilità di queste ricerche. C’è da chiedersi, come mai, se una persona dice che la sua mente è sovvertita e che è perseguitato con un metodo invisibile di tecnologia invasiva non riesce a farsi credere? Potrebbe essere che il senso di orrore derivante dalla necessaria identificazione empatica faccia chiudere le porte?

–         Il desiderio della stragrande parte delle persone “di non essere ingannata” è uno dei meccanismi più potenti e comuni contro l’attendibilità delle denunce delle vittime.

 

 

il potere, la paranoia e i “governi malati”

 

L’abilità di essere il detentore e il contenitore di tanto potere senza soccombere alle pressioni delle psicosi narcisistiche latenti è una questione troppo poco considerata. L’effetto di detenere e l’aspettativa, nonché la necessità di essere visto come capace di sostenerlo, se non di esercitarlo incoraggia l’onnipotenza del pensiero. Di conseguenza può prevalere una sopravalutazione narcisistica dei processi mentali del soggetto. Nello sforzo di mantenersi possessore, contenitore ed esecutore del potere, questo (o questa) potrà anche andare incontro ad un processo di divisione che gli consentirà, insieme agli altri, di essere l’affascinato testimone di se stesso in questo illustre ruolo.

 

 

La scienza e lo “scetticismo”

 

 

Per molto tempo il sapere scientifico era parte, di quelle “cattedrali delle idee” nelle quali la filosofa, scienza e politica erano strettamente connesse in un sistema di rapporti reciproci e tutte erano subordinate ai principi universali della metafisica e della teologia. Così la tecnica, anche quando era largamente utilizzata, dagli scienziati (si pensi alle macchine di Leonardo o al cannocchiale di Galileo), era prerogativa di abili artigiani, di “pratici”.

Tale rimarrà ancora fino al XVIII secolo, quando lo sviluppo tecnico fornirà un valido supporto alla meccanizzazione dell’industria. Le grandi invenzioni di questo periodo quali ad esempio la macchina a vapore, sono compiute da persone, molto ingegnose mosse da interessi prevalentemente pratici e lontani dall’ambiente scientifico.

L’accostamento della scienza ai problemi pratici, la collaborazione sempre stretta fra scienza e tecnica, porterà come conseguenza il distacco tra il pensiero scientifico e la filosofia. In molti studiosi comincia a radicarsi la convinzione che le applicazioni pratiche possono fornire la più valida prova della scientificità della propria teoria. L’utilizzazione delle scoperte scientifiche da parte dell’industria e gli straordinari successi ottenuti mediante tale utilizzazione, non tardarono a procurare alla scienza una larghissima popolarità, alimentando la speranza che essa avrebbe finito per risolvere ogni problema dell’umanità.

La distinzione fra ricerca scientifica pura, intesa a scoprire i segreti della natura, e scienza applicata o tecnica che utilizza tali scoperte per la risoluzione dei problemi della vita quotidiana (problemi della produzione, dei trasporti, dello sfruttamento di sempre nuove fonti d’energia ecc.) dava apparentemente un ruolo di “superiorità” alla scienza pura, e forniva un alibi agli scienziati del modo di come le loro scoperte erano utilizzate.

   La scienza, legandosi alla produzione, si legava anche a una classe sociale, portando dei mutamenti nell’agire e nel pensare il proprio ruolo degli scienziati, poiché non solo si offriva a loro la possibilità di trarre parecchi profitti dalle proprie invenzioni e scoperte, ma faceva trarre la conclusione di trovare nella borghesia la propria naturale alleata.

La costruzione dei grandi stabilimenti industriali con l’utilizzazione di nuove tecnologie produttive che erano introdotte permetteva la realizzazione di enormi profitti. Per questi motivi il controllo delle scoperte scientifiche diventava vitale per battere la concorrenza. La possibilità di fare questo controllo divenne prerogativa dei grandi monopoli che si andavano formando su questo processo d’accelerazione forzata dello sviluppo della scienza applicata.

Inglobati dalle esigenze produttive anche il ruolo e l’identità degli scienziati, si trasformava.

Già dalla metà dell’ottocento scompariva la figura dello scienziato con interessi e conoscenze universali, per lasciare il posto ai ricercatori specializzati, che, dovevano dare risposte sicure ai problemi concentrando le proprie energie su un argomento rigorosamente circoscritto. In questo modo si riproduceva dentro l’organizzazione delle ricerche una delle più tipiche situazioni riscontrate nella nascente industria la divisione del lavoro. Una delle conseguenze di tale divisione del lavoro sarà il graduale disinteresse del singolo ricercatore per l’insieme delle scienze. Questo fenomeno sì può paragonare per certi versi a quello che si venne a creare nel processo produttivo, cui la parcellizzazione del lavoro impedisce all’operaio di raggiungere una visione globale di tale processo.

Tra gli scienziati sorge una contraddizione, perché la maggiore conoscenza dei fenomeni naturali, crea inevitabilmente una coscienza di come si possono dominare gli effetti dell’attività produttiva sull’uomo e sulla natura, e per questi motivi essi sono pienamente coinvolti nei fatti e misfatti della rivoluzione industriale. Per questo, mantenere una teoria staccata dalla pratica, era (ed è tuttora) una pura finzione, continuamente smentita dall’intreccio fra scienza e tecnica.

Le conquiste della scienza non influenzano in modo “automatico” la società, però è chiaro che determinano mutamenti e bisogni. Oggi è impossibile immaginare una qualsiasi sfera della vita sociale che possa fare a meno della tecnica. E non solo per le attività produttive (industria, trasporti, commercio ecc.) ma anche nella sfera personale e degli stili di vita se si pensa agli elettrodomestici, alla radio, alla televisione, al computer e al cellulare.

L’accrescimento della nostra conoscenza della realtà è sempre valso ad abbattere vecchie superstizioni e vecchi miti che disturbavano profondamente l’uso della ragione, non solo nello studio della natura ma anche nella risoluzione dei problemi sociali.

Marx rivendicò il carattere scientifico del socialismo, che si deve basare su un’esatta conoscenza delle strutture economiche del capitalismo.

La distorsione specialistica favorì il diffondersi di un’interpretazione della scienza come sapere “neutrale”, valido poiché confermato dalla pratica, ma tale da non dover coinvolgere lo scienziato, da ponderarla neutrale anche sul piano etico e politico.

Rispondeva Ludovico Geymonat a proposito della neutralità della scienza:

“D. nei dibattiti sulla scienza e sulla possibilità di essere neutrale la ricerca scientifica subisce condizionamenti sociali e politici. Quale è la tua posizione su questa tesi?

  1. la mia posizione, che ho ribadito in vari lavori in tanti anni, è che la scienza non è neutrale, essa ci impegna sopra una visione dell’universo. Se non ci fosse la scienza, noi potremo ancora credere nei miti mosaico – cristiani, o nel mito, anche molto più bello, greco – pagano. E’ evidente che la scienza ci aiuta a liberarci da questi miti, e basta questo per dire che la scienza non è filosoficamente neutrale. Essa, non diciamo che ci costringe ad avere una visione del mondo che secondo me deve essere quella materialistico dialettica, ma certo elimina tante visioni spiritualistiche, romantiche della natura, per cui essa incide sulla visione filosofica. Questo dimostra che essa non è filosoficamente neutrale. Il fatto che non sia filosoficamente neutrale, è una cosa un po’ diversa ma legata alla precedente, perché la scienza fosse puramente e semplicemente uno strumento e non nessun impegno conoscitivo potremmo dire che questo è nelle mani di chi lo elabora, di chi lo costruisce, in fondo noi potremmo pensare che la scienza, se non ha nessun impegno conoscitivo, è oggi strumento della classe dirigente e basta, della classe capitalistica. Ora questo non è vero. Da Galileo essa è senza dubbio collegata alla società, è uno dei fattori fondamentali della nostra società e determina molte nostre azioni, i nostri modi di vita. La scienza è strettamente legata alla società, alla cultura umanistica, alla cultura religiosa (sa ha un senso parlare di cultura religiosa). Per questa sua influenza nella società, non essendo la scienza filosoficamente neutrale, non è neanche praticamente neutrale. Ed allora è un errore gravissimo l’idea che la scienza costituisca qualcosa a parte, che possa essere asettica, di avere nessun impegno conoscitivo, che è costruita da chicchessia. Ma è anche un errore il pretendere che la scienza sia la causa dei mali della nostra società. Un certa impostazione delle ricerche scientifiche, una mancanza di cultura scientifica di massa, e quindi l’incapacità delle masse di controllare la scienza, di dare suggerimenti, questo dipende non dalla scienza ma dalla struttura capitalistica della nostra società (Intervista a cura della redazione di Ottobre 25 – 26 febbraio 1979).

Il capitalismo ha separato la scienza dal sapere comune, vivo, quello scaturito dal lavoro produttivo e dagli uomini delle classi subalterne che creano la ricchezza sociale. L’ha trasformata in una potenza estranea, indipendente da tutti ma non da chi possiede le condizioni materiali dell’esistenza attraverso i mezzi di produzione. L’individuo, vede nella scienza qualcosa che gli è incomprensibile perché non esiste nella sua coscienza come sapere concreto e pratica reale, ma agisce – nelle macchine, con la tecnologia, prima di tutto – come un nuovo potere di chi lo opprime e lo sfrutta.

Come si diceva prima, la scienza non è neutrale, essa è spinta motrice, catalizzatore dello sviluppo capitalistico. Basta porre attenzione sulle somme per la ricerca militare, sulla collaborazione e integrazione tra ricerca, università, industria, organi dello stato e forze armate, per rendersi conto del ruolo fondamentale della scienza nella società capitalista.

La scienza è parte del potere, ed è potere essa stessa; gioca un ruolo primario nel mantenimento del potere borghese.

Innumerevoli fatti comprovano il coinvolgimento della scienza e della tecnologia in ogni settore della produzione e dei rapporti sociali per razionalizzare il sistema produttivo, estorcere plusvalore, controllare completamente la vita dell’uomo, studiare nuove armi, avvelenare cibi ecc. Dove i proletari e le masse popolari per questa scienza sono carne da macello su cui sperimentare nuovi farmaci e nuove tecniche per migliorare la scienza dei baroni della medicina e i profitti dei capitalisti.[22] E grazie allo sviluppo scientifico l’apparato dello stato si è accresciuto in maniera invisibile assai maggiore di quanto si possa immaginare e grazie sempre alle nuove forme di controllo il rischio che si arrivi a schedare e controllare tutti, che il vecchio sogno d’ogni padrone (grazie sempre a queste forme di controllo), quello del super servo, possa diventare una tragica realtà.

Gli scienziati che lavorano alla creazione di nuove armi e in particolare su quelle cosiddette “non letali” e sul controllo mentale, possono mettere come scusante che esse saranno sperimentate su persone sconosciute o comunque “sfortunate”, e che questo tipo di “sperimentazione ”è aiuto alla comprensione delle leggi che regolano l’universo.

Nella lotta per il potere da parte delle classi dominanti diventa fondamentale l’uso della tecnologia più avanzata per l’uso e il controllo della mente. Come per la bomba nucleare, se esistesse la proprietà comune sull’uso delle ricerche cancellerebbe il vantaggio del settore di classe dominante che avesse il possesso di tale tecnologia.

Come consumatori in un mondo dove, nonostante la crisi in atto, è per molta gente una delle maggiori attività di svago, bisognerebbe preoccuparsi di essere vigili sui modi in cui possa essere sacrificato il benessere dell’essere umano per produrre un “fantastico!” nuovo gadget. Questo, magari, potrà essere un motivo per festeggiare per chi fa di mestiere “l’innovatore di prodotti”, ma ci si dovrebbe interrogare se per caso questo nuovo prodotto sia il frutto di intercettazioni (e allora questi personaggi non sono degli innovatori ma gente che sfrutta le idee altrui) o peggio ancora dello sfruttamento dei processi neurali di cavie viventi. Se ci si preoccupa di non mangiare le uova di galline allevate in allevamenti intensivi, perché non si dovrebbe considerare moralmente irrilevante di sottoporre e controllare le attività delle grandi multinazionali che producono   software elettronicamente innovativi? Inoltre, bisognerebbe fare attenzione alla banale attrattiva di agenzie matrimoniali che propongono di trovare il partner ideale mediante la compatibilità delle frequenze cerebrali e dei bioritmi.

Noi cosiddette “persone comuni”, non sappiamo abbastanza su queste tecnologie che sono frutto di ricerche segrete (altro che società aperta!!), ma certamente possiamo dare di esse un punto di vista negativo sul piano etico. Facciamo fatica a pensare quale effetto per il futuro abbiamo l’estensione di queste tecnologie, poiché non siamo informati. Se i governi continueranno a nascondere le potenzialità dei loro armamenti nell’interesse della “difesa”, lasceranno i loro cittadini senza il potere di protestare contro l’uso di tali armi. E in modo più preoccupante, lasceranno esposti i loro cittadini all’uso di questo tipo di armamenti da parte di organizzazioni spietate le cui preoccupazioni sono l’esatto opposto della democrazia e dei diritti umani: in sostanza questa segretezza favorisce lo sviluppo del tecno-nazismo.

 

Dalla gran Bretagna bugie mentre queste tecnologie si espandono.

 

In Inghilterra il Professor Colin Blakemore, direttore del Centre for Cognitive Neuroscience di Oxford e capo esecutivo del Medical Research Council scrive che “…non conosce tecnologie (neanche nelle speculazioni più azzardate dei neuroscienziati) per effettuare la scansione e la raccolta di ‘dati neurali’ a distanza”.[23] Le certezze di questo mentitore (che peraltro non è il solo tra la casta medica e tra gli scienziati) sono in netta contrapposizione con i timori più volti espressi di altri scienziati sia in Russia che negli Stati Uniti e non per ultimo anche al neuroscienziato francese Jean-Pierre Changeux del Comitato di Bioetica Francese. Ed è anche evidente in conflitto con quanto ha scritto il Dottor Michael Persinger docente di neuroscienze del comportamento al Dipartimento di Psicologia Laurentina University di Sudbury, nella regione canadese dell’Ontario,[24] che ammette la possibilità di accedere direttamente in qualunque cervello mediante l’induzione elettromagnetica degli algoritmi ed arriva ad ammettere che ci sono le possibilità tecnologiche di influenzare la maggior parte degli abitanti del nostro pianeta senza la mediazione delle classiche modalità sensoriali.

Queste affermazioni potrebbero apparire il titolo di un romanzo di fantascienza, dove uno scienziato pazzo minaccia l’intero pianeta se i popoli e i loro governi non si sottomettono alla sua volontà. Ma secondo Anatoly Ptushenko, membro del Consiglio Tecnico-Scientifico per l’Esplorazione Spaziale della Federazione Russa potrebbe essere una tragica realtà. In una sua relazione si parla di armi psicotrope e di sistemi a energia diretta installati nello spazio che sarebbero in grado di causare turbe psichiche in milioni di persone.[25]

Ptushenko rileva che questo tipo di armi causa degli effetti psicotropi sulle persone, poiché agiscono sulle funzioni psichiche delle persone. Per questo motivo definisce questo tipo di armi come psicotrope e piuttosto come psicotroniche. Spiega che a determinate frequenze la radiazione a microonde crea un effetto psicotropo, in altre parole ha un effetto diretto sul cervello umano. Perciò secondo, Ptushenko le armi psicotrope hanno la capacità di colpire simultaneamente enormi masse di persone in diverse aree. Tutte le sostanze psicotrope di origine farmaceutica hanno breve effetto. Mentre le radiazioni a microonde sono variabili: possono colpire una persona sia temporaneamente, oppure creare degli effetti prolungati. Tutto è determinato dal mix di frequenze e dalla potenza della radiazione.

Ptushenko finisce l’articolo con un avvertimento che queste armi potrebbero essere testate nella realtà e che non è un caso che alcuni laureati della facoltà di Biologia dell’Università di Mosca furono mandati in alcuni Istituti di Ricerca del Ministero.

Ptushenko dichiara enfaticamente che le armi psicotrope, non fanno in modo che la mente umana possa essere controllata in modo preciso e deliberato. Esse semplicemente sabotano qualsiasi connessione interna preposta all’autocontrollo della persona e questa diviene facilmente controllabile “secondo le leggi dell’antisomossa” e in linea con i comandi emessi da una stazione basata nello spazio.

Queste affermazioni bisogna dargli un certo peso, poiché provengono da un esperto in materia spaziale che ritiene che le armi psicotrope comportino una minaccia terribile e per questo motivo debbano essere oggetto di un dibattito pubblico.

Se tutto questo potrebbe fare a pensare a un racconto dell’orrore, ci ha pensato Putin ha confermare che tutto ciò è una tremenda realtà. Egli ha confermato che la Russia ha testato nuove armi psicotroniche che possono trasformare le persone in Zombie.[26]

Queste armi sono state sviluppate dagli scienziati e potrebbero essere usate contro i nemici della Russia oppure contro gli oppositori interni.

Putin ha descritto queste armi che utilizzano radiazioni elettromagnetiche come quelle del forno a microonde.

Torniamo agli studi di Persinger sul comportamento.

I comportamenti che Persinger analizza non sono le solite prove di memoria e percezione, ma anche le anomalie di comportamento, le allucinazioni, le visioni religiose e mistiche, le apparizioni di UFO o di esseri fantastici, i fenomeni paranormali. La metodologia adottata comprende studi di laboratorio su animali, ricerche cliniche su pazienti umani ed estesi studi epidemiologici.[27] Uno degli strumenti usati per questi studi è stato l’”elmetto”. Vale a dire un’apparecchiatura con la quale si è in grado di stimolare il cervello umano con campi magnetici complessi a bassa intensità e in modo molto selettivo per le diverse aree cerebrali. Con tale apparecchiatura egli è riuscito, a riprodurre in laboratorio senza ioni, esperienze che vanno dalla paura all’estasi, dal piacere sessuale alle allucinazioni visive e uditive, dal ricordo di esperienze dell’infanzia a esperienze di quasi morte e perfino il contatto con angeli, diavoli o addirittura con Dio.[28]

Il sistema limbico è una parte del cervello filogeneticamente intermedia fra le strutture più primitive del sistema nervoso e la corteccia cerebrale. Il sistema limbico è la sede delle emozioni e consente agli esseri umani di avere una complessa varietà di stati emotivi: disgusto, amore, paura, sorpresa, invidia . ecc. Le su strutture principali sono l’ipotalamo, l’amigdala, e l’ippocampo.

L’ipotalamo è la struttura più arcaica e può essere considerato la centralina di controllo del sistema nervoso autonomo e quindi delle risposte fisiologiche di base dell’organismo: fame, sete, piacere, rabbia, temperatura corporea ecc. Attraverso i meccanismi di regolazione endocrina, l’ipotalamo riceve informazioni da ogni organo del corpo umano e può a sua volta influenzare l’intero organismo.

L’amigdala ha una funzione di mediazione delle emozioni superiori e di regolazione delle attività che coinvolgono tali emozioni, come ad esempio l’attaccamento emotivo, e l’amore. Essa svolge inoltre un’importante funzione di “campanello di allarme” analizzando ogni stimolo esterno o interno e assegnando a esso il giusto significato emotivo. Ad esempio se un rumore sospetto ci sveglia nella notte, è l’amigdala che mette in moto il sistema nervoso autonomo attraverso l’ipotalamo, per allertare l’organismo e predisporlo all’azione. Alcuni neuroni sono multimodali cioè rispondono simultaneamente a stimoli visivi, uditivi, olfattivi e tattili.

L’ippocampo ha un ruolo fondamentale dell’elaborazione dell’informazione, inclusa la memoria, l’apprendimento di fatti nuovi, la creazione di mappe spaziali dell’ambiente e l’attenzione agli stimoli esterni. La distruzione dell’ippocampo rende una persona incapace di formarsi qualsiasi nuovo ricordo. L’ippocampo interagisce strettamente da un lato, con la corteccia cerebrale, dall’altro con l’amigdala. In altri termini, emozione e ragione non sono mai separabili fra loro, ma agiscono sempre insieme. L’intelligenza emotiva regola e dirige i processi di apprendimento.

Veniamo infine ai lobi temporali in cui si è accennato in precedenza. Si tratta di una parte della corteccia cerebrale, quindi filogeneticamente più recente del sistema limbico, che si trova pressappoco fra gli occhi e le tempie. Nell’emisfero dominante (di solito il sinistro) il lobo temporale è coinvolto principalmente nella comprensione e nell’elaborazione del linguaggio (e qui che, da semplici suoni, le parole assumono un significato) e nella memoria a lungo termine. Nell’emisfero non dominante (di solito il destro) il lobo temporale è coinvolto nella comprensione delle espressioni facciali, nell’elaborazione delle informazioni non verbali del linguaggio come ad esempio l’intonazione, nell’ascolto dei ritmi, nell’apprendimento musicale e visivo.

Le ricerche di M. Persinger si collocano all’interno di un rinnovato interesse delle neuroscienze per le basi neurofisiologiche delle esperienze mistiche e religiose. Un interesse che non è più confinato alla sola speculazione teorica, ma ora può avvalersi di tutte le più moderne tecniche d’indagine sperimentale.

In particolare, l’attenzione di Persinger per il sistema limbico e i lobi temporali non sono un fatto isolato.

Il primo collegamento fra lobi temporali ed esperienza religiosa risale all’inizio del secolo scorso e ha an che fare con un disordine neurologico: l’epilessia. L’epilessia, già considerata nell’antichità un “male sacro”, è il sintomo di un anormale funzionamento elettrico del tessuto cerebrale, in cui le cellule nervose entrano in azione tutto insieme invece di eseguire ciascuna il proprio compito. La causa è di solito un danno che può essere conseguenza di traumi fisici, infarti, tumori cerebrali o altre lesioni di varia natura. Esistono diversi tipi di epilessia, fra cui, per l’appunto, alcune forme che colpiscono il sistema limbico e i lobi temporali (TLE, Temporal Lobe Epilepsy).

Arnold Mandel, professore di psicologia presso l’Università della California a San Diego, ha discusso il ruolo dei lobi temporali nelle esperienze religiose sulla base del meccanismo di azione delle sostanze psicoattive. Sostanze come LSD, in particolare bloccano gli effetti inibitori della serotonina sui lobi temporali, e quindi hanno la capacità di indurre scariche neuronali sincronizzate nelle strutture limbiche (ippocampo e setto) dei lobi temporali.

Vilayanur Ramachandran, professore di neuroscienze, anch’egli dell’Università della California, ha studiato centinaia di persone affette da epilessia dei lobi temporali, sottoponendole a un esperimento in cui era misurata la loro risposta emotiva con parole di significato neutro, sessuale (o violento) e religioso. Confrontando i risultati dei pazienti affetti da epilessia con quelli di soggetti normali, senza particolari inclinazioni religiose, e di soggetti praticanti diverse religioni, Ramachandran è giunto alla conclusione che i lobi temporali sono la sede delle esperienze religiose.

L’importanza dei lobi temporali e del sistema limbico nelle esperienze mistiche e religiose è stata anche efficacemente rilevato dal professor Rhawn Josep, uno dei maggiori esperti nel campo della neuropsicologia dello sviluppo e delle differenze sessuali. Secondo Rhawn, l’amigdala è addirittura il “trasmettitore di Dio”. Un punto ben evidenziato da Rhawn è l’esistenza nei lobi temporali di neuroni specializzati nel riconoscimento di forme particolari, fra cui rientrerebbero alcune forme, come la croce e il triangolo, che hanno un significato religioso in molte culture.

Andrew Newberg, professore di Radiologia nel Dipartimento di Medicina Nucleare dell’Università della Pennsylvania, e lo psichiatra Eugene D’Aquili hanno eseguito un’interessante serie di esperimenti in cui sono riusciti a “fotografare” con tomografia SPECT l’attività’ del cervello di meditatori buddisti e di suore francescane nel momento esatto delle loro esperienze mistiche. Nel loro libro dal titolo Why God Wont’t Go Away (Perché Dio non se ne andrà), gli autori espongono un modello che vede coinvolti nella genesi dell’esperienza religiosa i lobi parietali e frontali, i lobi temporali, l’amigdala e l’ippocampo. La loro conclusione è che il cervello è predisposto naturalmente, proprio in virtu’ dei collegamenti fra tali strutture cerebrali, a questo tipo esperienze, che non sono quindi né patologiche, né unicamente il risultato di condizionamenti di tipo culturale.

Scientificamente un po’ azzardate, ma comunque degne di nota, sono le considerazioni di Melvine Morse, professore di Pediatria presso l’Università di Washington, che nella sua professione di medico si è occupato a lungo delle esperienze di quasi morte (NDE, Near Death Experiences) nei bambini. Secondo, Morse, il lobo temporale destro consente agli esseri umani di entrare in contatto con una realtà non locale, al di fuori del tempo e dello spazio ordinario, e tale realtà costituirebbe la base delle esperienze mistiche e di quelle paranormali.

Come si può vedere, una volta iniziato a comprendere i meccanismi dello sviluppo del cervello e a svelare i meccanismi dello sviluppo del cervello e a svelare le basi neuronali della percezione, della memoria e dell’apprendimento, i neuroscienziati sembrano ben decisi ad affrontare anche gli aspetti più profondi ed esclusivi dell’esperienza umana, entrando in un terreno fino ad oggi di pertinenza esclusiva dei teologi, dei filosofi e dagli storici delle religioni. L’originalità di M. Persinger sta nel non essersi limitato allo studio di pazienti con l’epilessia del lobo temporale, ma nell’avere indagato l’esistenza di anomalie neuroelettriche nella popolazione “normale”. Persinger ha, infatti, teorizzato l’esistenza di scariche transienti del lobo territoriale (TLT, Temporal Lobe Transients) che possono influenzare il linguaggio, il riconoscimento dei volti, le emozioni e in più in generale i processi psichici, senza dare luogo, perché non sufficientemente intense, ad attacchi epilettici vere e propri.

Inoltre, secondo Persinger, se la natura “estatica” di certi attacchi è il risultato di un’influenza dei lobi temporali sui normali processi delle strutture limbiche, come l’amigdala e l’ippocampo, si può pensare che queste attività siano l’esagerazione di una normale attività del cervello. È questa la sua “ipotesi del continuo”, formulata nel 1983, secondo cui un po’ tutti, abbiamo un grado variabile di potenziale labilità verso queste anomalie funzionali. Ammesso, a questo punto, che si tratti davvero di “anomalie” e non piuttosto, come appare sempre più probabile, di normali capacità del cervello umano. Capacità che renderebbero ragione degli aspetti universali delle esperienze mistiche-religiose e di quelle paranormali, al di là delle differenze di epoca storica e di cultura.

L’esistenza di anomalie elettriche transienti dei lobi temporali era già ipotizzata in psichiatria e variamente descritta come “epilessia di Dostoevskij”, “attacchi parziali”, “attacchi estatici” e “attacchi psichici”. Le sensazioni soggettive associate con questi attacchi epilettici parziali possono includere illusioni somestesiche (come ad esempio le vertigini o il senso di volare), allucinazioni olfattive e gustative (piacevoli o spiacevoli), allucinazioni uditive (come voci, suoni, musiche), allucinazioni visive (in particolare macchie e strisce luminose, stelle, dischi, colori), macro e microscopia, autoscopia (la percezione delle propria immagine). Quest’ultimo fenomeno, in particolare, lungamente descritto dallo psicanalista Otto Rank nel suo celebre sul “doppio” nella mitologia e nell’arte. Possono inoltre esserci illusioni cognitive, come sensazioni di dejà vu (già vissuto), idee e pensieri ossessivi, distorsioni del senso del tempo e dello spazio, idee trascendenti e metafisiche e sintomi affettivi come tristezza, paura, piacere, ansia. Insomma, non pochi punti in comune con l’esperienza sciamanica e quella psichedelica.

Nel 1990 Persinger e i suoi collaboratori realizzano un questionario (PPI, personal Philosophy Inventory) che contiene affermazioni del tipo “a volte mi sento come se le cose non fossero reali”, “ho sognato di galleggiare o di volare in aria” e persino “sono stato a bordo di un’astronave”. L’obiettivo del questionario era di verificare nella popolazione la presenza di fenomeni (pur deboli) analoghi a quelli degli attacchi epilettici parziali. Un decennio di uso di questo strumento ne ha stabilito l’affidabilità e la capacità di predire anomalie dei lobi temporali misurabili con l’elettrocenfalogramma.

A questo punto Persinger non rimaneva che un ultimo passo: riprodurre i sintomi e le esperienze sopra descritte in laboratorio, su soggetti perfettamente normali, in che modo? Semplice. Ricordiamo, come già detto in precedenza, che Persinger ha iniziato i suoi dedicandosi sugli effetti neuropsicologici e comportamentali dei campi elettromagnetici. La via seguita è quindi stata quella di applicare su dei volontari dei deboli campi elettromagnetici cercando di localizzarne l’effetto sui lobi temporali e sul sistema limbico. Il metodo usato da Persinger è stato molto empirico. In pratica, egli ha provocato numerose combinazioni d’intensità di frequenza di un campo magnetico, applicato sulla testa dei soggetti grazie ad un semplice casco da motociclista, modificato con gli opportuni elettrodi e avvolgimenti magnetici. Le persone che si sono infilate l’elmetto di Persinger hanno vissuto esperienze fuori dal corpo, avuto allucinazioni di varia natura, rivissuto momenti della loro infanzia, provato terrore o piacere e avuto la senzazione che nella stanza dell’esperimento fossero presenti angeli, demomi o alieni. Sono stati eseguiti numerosi esperimenti sulla “emisfericità” di questi effetti. Persinger è giunto alla conclusione che per la maggior parte delle persone il “senso del Sé” (ma forse darebbe più giusto dire “dell’Io”) risiede nel lobo temporale sinistro, mentre nell’emisfero omologo destro risiederebbe un altro senso del Sé, percepito in genere come una presenza estranea all’individuo: il proprio doppio, un alieno, un angelo, un demone o Dio. Insomma, si comincia a capire perché qualcuno già parla di neuroteologia.

Le ricerche di Persinger coniugano in modo originale, per la prima volta su solide basi scientifiche, la geofisica, quindi lo studio dell’ambiente naturale e la neuropsicologia degli stati modificati di coscienza. Esse permettono quindi di gettare nuova luce su tanti aspetti della “geografia sacra”. Ad esempio, anche a un’analisi superficiale, si nota che tanti luoghi magici, in cui i sacerdoti, i veggenti o le streghe si recavano per avere visioni e predire il futuro, si trovano in prossimità di siti con caratteristiche geofisiche tali da poter creare, o in passato avevano creato, anomalie geomagnetiche del tipo di quelle riprodotte da Persinger in laboratorio con il suo elmetto. Lo stesso Persinger ha preso in considerazione, da questo punto di vista, i luoghi in cui sono avvenute alcune celebri apparizioni mariane. Paul Devereux, un ricercatore indipendente, ha registrato delle anomalie locali del campo magnetico terrestre in coincidenza con l’apparizione di luci misteriose (le cosiddette “earth lights”) nel deserto del Texas e in quello della regione di Kimberley nell’Australia Occidentale. Queste luci erano già conosciute dagli indigeni che abitavano in quelle zone e in tempi recenti furono considerate come apparizioni di UFO. I risultati di Devereux sono in accordo con la teoria di Persinger, anzi, lo stesso Devereux, autore di numerosi libri sulla “geografia cognitiva dei luoghi sacri”, è addirittura andato nei laboratori di Persinger per provare di persona l’elmetto. Ricordiamo, infine, che il luogo dove predicava il celebre Oracolo di Delfi era situato su una faglia tellurica e la zona è stata frequentamene a terremoti; anche se in questo caso sembra, lo stato di trance dell’Oracolo fosse provocato dall’etilene[29] che fuoriusciva dalle fratture nel terreno, non si può escludere un ruolo del geomagnetismo terrestre o una combinazione dei due elementi.

Per questo motivo non è un caso che il lavoro di Persinger sia citato capitano John Tyler, la cui ricerca per le forze aeree dell’esercito americano e per i programmi aereospaziali paragona il sistema nervoso a un ricevitore radio.[30]

 

 

Le nuove barbarie

 

 

L’accesso a una macchina per la lettura consentirebbe all’operatore di accedere alle idee di un’altra persona, nella sostanza essa è lo strumento ideale per un ordine di stampo tecno nazista dove le idee, saranno, come dire, liberamente fruibili. I contenuti della mente delle persone saranno scavati, estratti, e sicuramente ne saranno fatti una cernita, come se l’evento fosse un mercatino dell’usato. Bisognerebbe mettere in atto una campagna sulla proprietà intellettuale delle idee, poiché con questo andazzo, saremmo costretti ad abituarci alla prospettiva che potremmo riconoscere il nostro proprio lavoro pensato creato nel nostro cervello uscire dalla bocca di qualcun altro. Non solo, al posto della cocaina o in aggiunta a essa si potrebbe essere vittime di una coercizione mentale tecnologicamente indotta (con il saccheggio delle nostre idee e lo stupro della mente).

La neuropsichiatria con la mappatura cerebrale spera di trovare molto presto, con la risonanza magnetica, il “gioco nuovo di zecca su cui gli scienziati stanno lavorando”, “la macchia dell’amore” e “la macchia del senso di colpa”.[31]

Il rischio pesante è che si potrà ordinare una scansione cerebrale con relativo ricovero coatto, per chiunque esibisca un comportamento che sia considerato strano o bizzarro, determinato magari dalle vicissitudini della vita.

Questa tendenza è in atto in tutte le società industriali capitalistiche avanzate. La putrefazione sociale in atto è ormai a un livello mai visto nella storia, permea tutti i pori della società umana; tutto ciò esprime una sola cosa: non solo lo sfascio della società borghese, ma soprattutto l’annientamento di ogni principio di vita collettiva nel senso di una società priva del minimo progetto, della minima prospettiva, anche se a corto termine, anche se illusoria.

Il progetto della P2 in Italia si proponeva il controllo degli organigrammi essenziali di vertice degli apparati dello Stato e dell’informazione attraverso televisioni, quotidiani e periodici, e della politica (comprando i vertici dei partiti o costruendone nuovi se necessario): questo con l’obiettivo di eliminare le garanzie e i diritti che i lavoratori si erano conquistati con dure lotte.

A fonte della crisi generale in atto e dei relativi processi di decomposizione tutto questo non è più sufficiente, anzi è inadeguato. Come non sono sufficienti le strategie repressive tradizionali (gendarmerie europee, strategie geopolitiche militari ecc.).

Si è messa in atto una strategia sotterranea, non visibile, molto sottile. Uno degli strumenti di questa strategia è quello della disinformazione, dove si miscela false informazioni (magari mescolate con quelle vere).

Ma uno degli aspetti essenziali di questa strategia è di rendere il controllo pressoché sistematico. Le democrazie borghesi per quanto siano il miglior involucro per il capitalismo per via della mistificazione della “volontà popolare”, presentano sempre il pericolo (per il capitale ovviamente) della possibilità di un’autentica volontà popolare che sarebbe difficilmente gestibile e il controllo dell’informazione e delle opinioni “collettive” non sarebbe sufficiente.

Occorre perciò una diffusa e sistematica capacità d’intervento sugli individui, mediato anche dalle autorità pubbliche, usando la medesima trama d’interventi per la “tutela sociale”, ma invertendone la funzione: allo Stato “sociale” (da mettere sociale tra virgolette, perché sotto il capitalismo non può esserci nessuna autentica socialità), che era un sottoprodotto della lotta di classe tendente a rovesciare il sistema, che con la sua ramificazione tutelava bene o male le masse popolari (in Italia, sotto il regime DC, si deve parlare di stato assistenziale e clientelare), emerge una sua caricatura che ha funzioni di puro controllo della popolazione in particolare di quello che una volta si definiva “le classi pericolose”, oppure dei soggetti “deviati”.

Possiamo prendere come un esempio magistrale quella rete che intreccia tra di loro magistratura, servizi socio-sanitari e psichiatria. Una rete che alleva e forma psicologi, educatori e laureandi di discipline medico-sociali. Che aiuta la formazione di imperi economici privati grazie alla formazione di un vero e proprio intreccio di attività, interventi e presenze.

Possiamo prendere come esempio emblematico di tutto ciò, il fatto che dal 1995 il direttore scientifico della Comunità Saman è il Prof. Luigi Cancrini, ben noto psichiatra e presidente del Centro Studi di Terapia e Relazione. Proveniente dal PCI e stato deputato dei Comunisti italiani. Direttore scientifico di una realtà dove ha operato Rostagno prima di essere assassinato, ma anche un avventuriero come Francesco Cardella, grande amico di Craxi, che costruì un impero economico, pensiamo solamente alla holding Saman e alle altre attività economiche controllate da lui, il fisco ha fatto su di esse una relazione di duecento pagine.[32] Ci si trova una sfilza di sigle, da Saman International a Saman Italia, da Saman France (amministrata da Giorgio Pietrostefani) a Saman Srl, da Gie Solidarie’ te’ a Oiasa, da Cigarettes Brokers a Saman Quadrifoglio, passando per Il Mattone. E molte altre sono per altre vie riconducibili all’ex santone. La Saman International ha sede a Malta, in un grande palazzo nel centro della Valletta (indirizzo: 61, Arcibishop Gonzi Square). Ed è a questa società, al riparo dal fisco italiano, che è intestata la piccola flotta della comunità: le due famose navi Garaventa 1 e Garaventa 2 (sospettate di non occuparsi solo del recupero dei tossicodipendenti), la barca a vela “Il povero vecchio”, un tre alberi e un’imbarcazione off shore valutata circa mezzo miliardo di lire. Con un complesso giro finanziario, inoltre, la Saman International acquisto’ anni fa anche un castello nella Loira: fu pagato con soldi di Saman Italia, fu intestato a Saman France. Non finisce qui: Cardella e i suoi risultano proprietari anche d’appartamenti a Milano, di terreni e fabbricati sia in Italia che all’estero, di conti correnti in due banche milanesi (la Banca dell’Agricoltura e la Cesare Ponti). Nel’ 93, in particolare, proprio alla “Ponti” di via Plinio furono depositati da Cardella due miliardi: i soldi erano di Saman, ma gli interessi bancari finivano nel patrimonio personale dell’ ex guru. Con lo stesso sistema, dice il rapporto della Finanza, furono creati fondi neri (in titoli di Stato) impiegati “per attività estranee alla comunità “. Quali attività? Mistero, per ora. Una chiave di lettura può essere il viaggio del piccolo bimotore (intestato a Saman International) che nell’94 fu usato per la fuga di Craxi in Tunisia.

Per far passare questo tipo passaggio, da una democrazia borghese a un sistema di controllo più capillare fu decisivo il controllo della magistratura, dove tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni 80, ci fu la resa dei conti tra la vecchia massoneria tradizionale e la nuova schiera di magistrati, molto “efficentisti” e magari anche “democratici”.

Infatti, sotto una versione di “sinistra”, la tendenza emergente della magistratura parlando di diritti e progettando istituti che avrebbero dovuto tutelare le persone considerate deboli, in realtà si è portato a un risultato che è stato tutto l’opposto rispetto ai fini dichiarati.

Una vicenda che possiamo prendere come esempio è quella che vede a braccetto Magistratura Democratica e Psichiatria Democratica.[33] Sin dal 1997, queste due associazioni “democratiche” invocarono una legislazione sull’istituto dell’Amministratore di sostegno, un istituto che avrebbe dovuto essere a “beneficio dei bisognosi, minorati, di tutela”. Tutto questo nascondeva in realtà un’idea d’ingegnerizzazione sociale mediante un uso mirato o più diffuso di quello che in linea teorica sarebbe stato necessario.

Nel 2004 viene approvata dal parlamento la legge sull’amministratore di sostegno, nel 2008 viene sancito il potere assoluto di certificazione sulle “patologie” ai medici psichiatri. Non è un caso che l’inizio del XXI secolo ha visto l’attuazione della strategia della distruzione di molti individui mediante la scienza asservita. Nel 2012 come si diceva all’inizio il DSM, espande in sostanza il vaglio di criticità mentale in sostanza a tutti gli aspetti del comportamento umano e alla sfera di condotte e reazioni che se non sono patologiche sono fisiologici (come dire l’identità umana, è in mano allo psichiatra di turno che ha un vaglio di discrezionalità tale, che neanche i parroci nel medioevo avrebbero potuto pensare).

Si sta assistendo all’uso deviato sulle nomine dell’amministratore di sostegno per fini diversi dal “sostegno”. Quello che emerge oggi in maniera eclatante, è la concettualizzazione e applicazione concreta di istituti finalizzati ad un controllo sociale autoritario diffuso, dove psichiatri, psicologi, educatori ed assistenti sociali sotto l’egida dei primi e magistrati di settore “sensibilizzati” o plasmati attraverso informazioni e nozioni !manipolatorie”, entrano in modo deviato e deviante nelle sfere individuali, talvolta condotti per mano alla finalità della distruzione e del controllo dei soggetti colpiti.

Se si va vedere si riscontra che c’è un dedalo accuratamente costruito mediante il controllo di professionalità, ruoli, che s’interfaccia con le componenti della magistratura “consapevoli” (del ruolo di controllo sociale s’intende) e un uso spregiudicato degli strumenti e degli ambiti, “di tutela”.

Che si tratti di conflitti genitoriali, di minori o conflitti parentali, e di soggetti speciali o ordinari, le logiche degli interventi accuratamente teorizzati a monte, indicano un principio di sottrazione, d’intervento sociale autoritario, che crea dolore, danni, orientando scelte ingiuste con argomenti soavi e spesso sul piano meramente formale difficile da contestare.

Con la chiave di lettura dello scontro tra genitori all’interno delle famiglie, e per “tutelare” i minori, si arriva che per sottrarli al conflitto, s’ingenera un fenomeno di adduzione dei minori verso case famiglia (e il relativo business) ma anche verso pratiche che e situazioni, come soluzioni “comunitarie come quella del Forteto dove i minori erano soggetti non solo di molestie ma anche di violenze sessuali.

Ben 23 sono state le persone rinviate a giudizio, dopo le denunce dei ragazzi. In pratica, tutti i vertici del Forteto. Lo stesso Fiesoli (il leader della comunità) e il suo braccio destro, Luigi Goffredi, aveva già subito una condanna (passata in giudicato) negli anni ’80 per violenza sessuale. Ma nonostante questo il Tribunale di Firenze ha continuato ad affidare minori al centro per anni. Così come la politica, con il Comune che non ha offerto le tutele necessarie. Anzi, ha continuato ad affidare i bambini al Forteto. I leader della comunità venivano invitai nelle scuole per parlare di violenza. Un altro dei fondatori del centro decide di denunciare Fiesoli: “Dopo essere stato condannato, era riuscito a convincere tutti come fosse vittima di persecuzione giudiziaria”. Tanto da essere considerato nel tempo quasi un “santo laico”, diventando un’icona di un’amministrazione storicamente di centro-sinistra. Per questo i ragazzi vittime di abusi negli anni continuano a essere mandati all’interno del centro del fondatore già condannato per violenze sessuali. Piero Tony, oggi a capo della Procura di Prato e allora il giudice minorile responsabile dei numeri affidamenti al Forteto “si vantava” dei rapporti con il centro[34].

In questo scenario incombe le proposte di una nuova normativa sul T.S.O. che in linea teorica avrebbe dovuto essere per malati psichici in grave stato e situazioni urgenti, da strumento eccezionale, sottoposta al meccanismo della doppia certificazione (l’ordinanza del sindaco e la verifica di legittimità della stessa) ed essere operativa per periodi di 7 giorni rinnovabili con un limite beve, diverrebbe nelle intenzioni dei proponenti uno strumento di carcerazione sulla base di una sola certificazione a monte, addirittura di un solo medico. Tutto ciò costituisce la presa di potere da parte degli psichiatri nell’apparato sanitario. Essi sviluppano la collaborazione con il circuito giudiziario, che nel frattempo si struttura per agevolare la “tendenza normativa”. Con queste proposte si avvierebbe in via definitiva il controllo sociale di tutti gli individui “certificati”. Qualunque obiezione formale o del tipo bisogna vedere il caso concreto” crolla miseramente, dinnanzi a un quadro storico così nitido e chiaro.

Torniamo al discorso sugli studi del cervello e sulle sue implicazioni.

Il Professore Ramachandran, neuroscienziato dell’Istituto la Hoya di San Diego in California ha mostrato nelle sue ricerche le molte cose che può fare il cervello. Ha parlato di disordini della personalità e ha messo in evidenza come alcuni pazienti, che hanno subito danni cerebrali a seguito di traumi cranici, non hanno la capacità di riconoscere le proprie madri. Altri ancora si sentono come fossero morti. Egli ha riscontrato delle lesioni cerebrali in tutte queste persone. Sta sviluppando le ricerche sugli schizofrenici (o ritenuti tali) cercando di provare che essi presentano lesioni nell’emisfero cerebrale destro, che comporterebbero l’impossibilità di distinguere la fantasia con la realtà.

Dato che il Professor Ramachandran parla della schizofrenia come un’agnosia ovvero che la persona colpita è consapevole dell’impossibilità di conoscere, o meglio dell’incapacità (che può essere uditiva, visiva o tattile) di riconoscere gli oggetti, pur in assenza di deficit sensoriali, sarebbe interessante porre il quesito se una persona con trauma cranico sia consapevole o meno di averlo. E sarebbe interessante sapere dal lui se il paziente che ha ricevuto conforto e una maggiore possibilità di riacquisire il senso della realtà sarà informato della lesione. Come sarebbe interessante sapere come si sente il paziente che ha ascoltato la diagnosi. E lo stesso si potrebbe dire come si sentono gli psicanalisti e soprattutto gli psichiatri che hanno anni alle spalle di trattamenti di persone con lesioni cerebrali di cui non erano consapevoli. Sarebbe troppo comodo e autoassolutorio dire da parte di questi “specialisti” ci sia stata una “negligenza”.

Ed è profondamente schifoso (per essere leggeri) che un neuroscienziato schernisca gli schizofrenici dicendo che sarebbero persone “convinte che la CIA gli abbia impiantato dispositivi nel cervello per controllare nel cervello per controllare i loro pensieri e le loro azioni, o che gli alieni li stanno controllando”.[35]

 

 

 

 

Affrontare il terrore e la paura di ciò che può turbare profondamente.

 

Freud credeva che l’esplorazione di ciò che turba profondamente sarebbe stata la direzione principale dell’esplorazione della mente. La paura del perturbante (parola che in sintesi definisce ciò che turba profondamente) ci ha accompagnato per molto tempo. Il malocchio, o l’intruso, è un tema familiare nella letteratura, particolarmente nel libro di Josep Conrad Il compagno segreto, e nella novella di Maupassant Le Horla. L’analisi del perturbante ha riportato Freud alla concezione animistica dell’universo: “… sembra che noi tutti nella nostra evoluzione individuale, abbiamo attraversato una fase corrispondente a questo animismo negli uomini primitivi, che questa fase non sia stata superata da nessuno di noi senza lasciarsi dietro residui e tracce ancora suscettibili di manifestarsi, e che tutto ciò che oggi ci appare ‘perturbante’ risponda alla condizione di sfiorare tali residui di attività psichica animistica e spingerli ad estrinsecarsi”.[36]

Anche la separazione al momento della nascita, e la paura infantile dei fantasmi notturni lasciano le loro tracce in ciascuno di noi. L’esperienza individuale di essere solo nella propria mente – il destino solitario dell’uomo, che non è mai stato messo in dubbio prima d’ora e su cui si basa l’intera storia dell’educazione delle società industrializzate – che proprio ora è presa d’assalto da forze misteriose. Dato che la crescita della persona umana si basa su questa concezione dell’accettazione della propria solitudine, lo sforzo di alleviarla è alla base della compassione e della protezione da parte di altri. Tutto ciò è alla matrice non solo della bontà umana è anche un centro del potere comunicativo dell’arte. Anche se alla fine dobbiamo tutti vivere e morire soli, possiamo per lo meno condividere questa conoscenza attraverso atti di tenerezza che compensano il nostro stato solitario. In tempi di smarrimento e di esaurimento nervoso la durezza di questa solitudine si fa sentire ancora di più. Il miglior sforzo costruttivo sociale e di gruppo è di calmare le ansie psicotiche, che sono alla base di ciascuno di noi e che possono essere provocate in condizioni sufficientemente estreme.

L’ingresso tecnologico e calcolato nella mente di un’altra persona è un atto di barbarie monumentale che annulla – forse giocherellando con qualche tasto – la storia e lo sviluppo mentale dell’essere umano. È più che un abuso dei diritti umani, è in sostanza la distruzione che la propria esistenza personale abbia un significato. Per chiunque sia costretto all’inferno di vivere con uno stupratore invisibile della mente lo sforzo per rimanere sano è oltre il limite della sopportabilità. La capacità immaginativa di una mente comune non può comprendere l’orrore. Si è tentato di rassegnarci agli esperimenti dei campi di concertamento dicendo che ormai è acqua passata, una parentesi orribile, ma sempre una parentesi. Adesso si ha la prospettiva di un controllo sistematico autorizzato da uomini che danno istruzioni attraverso comunicazioni (che possono essere satellitari) per la distruzione della mente.

Tutto questo è essenzialmente un modo di umiliare e annichilire la persona umana. È una manifestazione di rabbia espressa da coloro temono l’impotenza con un terrore tale che tutti i loro sforzi sono protesi ad evirare e distruggere il terrificante rivale delle loro fantasie inconsce. In quest’apocalisse della mente la figura punitiva sorge come dalle viscere del palco dell’Opera, e questa fantasmagorica è espressa su scala globale. Questi uomini potrebbero essere abbastanza pazzi da credere che stiano creando “un ordine mondiale psicocivilizzato”. Per chiunque abbia studiato i bambini che hanno subito abusi, ricorda più una sorta di ricostruzione dell’inconscio, rafforzato da una vita senza la capacità dell’identificazione empatica, delle oscenità subite o perpetrate da altri bambini negli asili. Le altre persone, che per loro erano dei come giocattoli di Action Man da fare a pezzi, o come delle Barbie da violare, perdono il significato della loro umanità come tante immagini pixellate sullo schermo.

Se l’ingresso in una mente è osceno per definizione, una valutazione abbreviata degli effetti descritti dalle persone invase mentalmente testimonia la natura perversa di quest’attività pseudoscientifica. Sono emessi strani rumori dal corpo, la persona è capace di riconoscerli come estrinseci; è pompata da bicicletta. Gradualmente il repertorio viene ampliato: fitte e spasmi agli occhi, al naso, alle labbra, strani tic, dolori alla testa, fischi alle orecchie, ostruzioni nella gola, pressione all’intestino e sulla vescica che provoca l’incontinenza; formicolii alle dita delle mani, ai piedi, peso sul cuore, peso durante la respirazione,, vertigini, problemi oculari che portano alle cataratte; eccessiva lacrimazione o secrezione delle mucose nasali; accelerazione del battito cardiaco e aumento della pressione nel cuore e nel petto, disturbi respiratori che portano alle bronchiti e al deterioramento dei polmoni; emicranie lancinanti; essere svegliato di notte, a volte con scosse terrificanti; intollerabili livelli di stress derivanti dalla perdita della propria privacy. Questa collezione di sintomi assortiti è una sfida per qualunque medico che debba farne una diagnosi.

Ci sono anche i potenziali effetti letali, data la capacità degli ultrasuoni e degli infrasuoni, che possono causare l’arresto cardiaco, lesioni cerebrali, la paralisi e la cecità, se si viene attaccati con i laser, oppure indurre l’asfissia alterando le frequenze del cervello che controllano la respirazione, e le crisi epilettiche – tutte queste ed altre cose potrebbero essere a portata di mano per chi le sviluppa. E chi sceglie di usarle potrebbe essere comodamente seduto accanto ad una bottiglia di vino, con un’arma sopra il tavolo del ristorante o accanto in sé in piscina, che potrebbe assomigliare a un telefonino.

Le vittime del controllo mentale hanno difficoltà ha provare gli abusi che subiscono, per questi motivi bisogna che ci sia un dibattito pubblico sull’esistenza e sugli usi di queste tecnologi, bisogna a livello politico rivendicare che le informazioni inerenti queste armi, sugli abusi contro cittadini inermi e la minaccia per quello che rimane delle libertà democratiche comporta l’utilizzo di esse, si abolisca il cosiddetto “segreto di Stato” e si aprano gli archivi. I resoconti delle vittime di abuso dovrebbero essere resi pubblici e soprattutto l’uso delle armi psico-elettroniche dovrebbe essere dichiarato illegale e criminale. I medici dovrebbero avere gli strumenti per riconoscere i sintomi del controllo mentale e dell’abuso psicotronico

Questa battaglia deve essere vista dentro un quadro che vede i vari paesi imperialisti – compresi numerosi Stati dell’Unione Europa tra i quali anche l’Italia – partecipano alle guerre imperialiste in Africa e in Medio Oriente.

Questa partecipazione si accompagna alla messa a punto di meccanismi di sorveglianza e controllo di massa, al coordinamento sempre più stretto tra i servizi di polizia, i servizi di spionaggio civili e militari, in legame coi servizi USA, particolarmente attraverso la NATO.

In tutti i paesi, si assiste al rafforzamento della criminalizzazione della contestazione sociale, alla rimessa in discussione delle libertà democratiche faticosamente conquistate, soprattutto nel campo del diritto di sciopero, del diritto di organizzazione e di manifestazione da parte dei lavoratori. Gli attacchi si concentrano contro le organizzazioni e i militanti che denunciano la collaborazione di classe dei dirigenti che “negoziano” (maniera soft per dire che collaborano) col padronato e i suoi governi l’applicazione delle politiche di austerità.

Gli Stati imperialisti si stanno fascistizzando.

All’acutizzazione di tutte le contraddizioni, l’unica proposta politica realistica e seria è il cambiamento radicale di questa società fondata sul profitto, sulle diseguaglianze sociali dove si usa questo tipo di armamenti criminali per mantenere il dominio d classe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Edito dall’American Psychiatric Association, Washington DC, London. Tr.it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina, Milano, 2014

 

[2] Spitzer (2011), Frances (2010; 2010-13; 2012b; 2013), Spitzer & Frances (2011).

 

[3] OMS 2003, p. 3.

 

[4] Sonar, termine che nasce come acronimo dell’espressione inglese sound navigation and ranging, è una tecnica che utilizza la propagazione del suomo (sott’acqua in genere) per la navigazione, comunicazione o per rilevare la presenza e la posizione di imbarcazioni Si distinguono sonar attivi e sonar passivi. Il sonar può essere usato come mezzo di localizzazione acustica. Quest’ultima è stata impiegata anche in aria in passato, prima dell’introduzione del radar, e viene tuttora utilizzata per la navigazione dei robot mentre il  SODAR (un sonar aereo rivolto dal basso verso l’alto) trova applicazione nelle indagini atmosferiche. Il termine sonar indica anche lo strumento usato per generare e ricevere i segnali acustici. La banda delle frequenze usate dai sistemi sonar va dagli infrasuoni agli ultrasuoni. Lo studio della propagazione del suono sottacqua è noto come acustica subacquea o idroacustica.

 

[5] Un solitone è un’onda solitaria che si propaga senza deformazione in un mezzo non lineare e dispersivo.

On en trouve dans de nombreux phénomènes physiques de même qu’ils sont la solution de nombreuses

[6] Bernard J. Eastlund (1938-2007). Fisico statunitense. Ha conseguito il Bachelor of Science in fisica presso il MIT ed il dottorato di ricerca, sempre in fisica, presso la Columbia University Nel 1970 gli è stato conferito lo “Special Achievement Certificate” dalla “U. S. Atomic Energy Commission” per l’invenzione della Fusion Torch. Eastlund ha fondato la Eastlund Scientific Enterprises Corporation (ESEC), una piccola azienda a Houston, in Texas, che fornisce servizi di ricerca scientifica, ingegneristica e tecnica. Recentemente è stato coautore di due “papers” relativi alle stelle pulsar, pubblicati su “Astrophysical Journal” ed ha presentato un articolo sui Gamma ray burst.

 

[7] Rif. Hig Frequency Active Auroral Research Project, HAARP.

 

 

[8] Documentario televisivo tedesco, 1998.

 

[9] Rischierebbe l’internamento psichiatrico.

 

[10]   Ci sono degli studiosi che per anni hanno studiato questo fenomeno sostenendo la tesi che chi sente le voci non è necessariamente un soggetto malato, e anche avere delle allucinazione uditive è del tutto normale (studiosi come Enrico Molinari, Cristina Contini e tanti altri) si potrebbe dire “hanno vinto”, ottenendo così dalla comunità scientifica istituzionale il riconoscimento del principio “Finalmente la scienza il riconoscimento che possono esserci allucinazioni in soggetti normali”, commenta il decano di psicologia clinica italiana a Padova e autore di numerosi testi sull’argomento Alessandro Salvini “Ho speso parte della mia vita a scrivere che le allucinazioni in soggetti normali e accolgo con grande soddisfazione la dichiarazione del professor Mario May – Mario May, ordinario di psichiatria dell’Università di Napoli e Presidente della Società Mondiale di Psichiatria. Secondo l’Institute for Scientific Information, è lo psichiatra italiano con il maggior numero di citazioni su riviste scientifiche internazionali tra il 1991 e il 1998. Le sue ricerche riguardano soprattutto la caratterizzazione clinica e biologica e il trattamento dei disturbi psicotici e dei disturbi dell’umore –che ammette che l’8-15% della popolazione ha allucinazioni acustiche senza essere psicotico. Per anni sono stati stigmatizzati fenomeni che in molte persone sono naturali e che antropologicamente richiamano alle voci degli antichi padri ebrei r greci, da Platone a Mosè, o anche Jung, che era anche lui uditore di voci per parlare della contemporaneità”.

  1. Che cosa significa in sintesi la pubblicazione del professor May?
  2. Significa che le allucinazioni uditive, le cosiddette voci, sono presenti, secondo i dati anche oggi la Psichiatria accetta e fornisce (congresso Sopsi 2012) su un range di popolazione[10] che va dall’8 al 15%. Secondo noi i dati sono ancora una volta più alti, riferendosi a persone, che almeno una volta a settimana, sentono una voce”.
  3. In che senso questa “scoperta” può essere considerata rivoluzionaria?
  4. La psichiatria ha sempre stigmatizzato questi fenomeni, considerandoli sintomo di psicosi. Se è vero che le allucinazioni possono essere presenti nelle psicosi e in molte altre patologie (epilessie, tumori cerebrali, demenza) è altrettanto vero che l’udire le voci, senza avere nessun altro sintomo, non ha rilevanza dal punto di vista patognomico”.
  5. Quindi da oggi si considerano soggetti sani anche coloro che sentono le voci..
  6. , la psichiatria internazionale oggi, con il nuovo Dsm, che uscirà a maggio nel 2013, non considera più le voci come sintomo di primo rango e le ritiene finalmente insufficienti, da sole, per formulare una diagnosi di psicosi. Dai nostri studi all’Università di Padova abbiamo campionato centinaia di persone, uditrici di voci, non rilevando alcuna traccia di psicosi”.
  7. E allora da cosa dipende questa sensazione che non ha un riscontro nella realtà?.
  8. L’antropologia ci ha insegnato che l’attitudine ad ascoltare le voci è presente in ognuno di noi. Validi contributi sono stati forniti dallo studioso Julian Jaynes (La mente bicamerale) e da altri grandi autor. La storia, da Mosè a Gesù, a Buddha, ricordando le grandi religioni, sino ai giorni nostri, attraverso Jung o attori famosi come Anthony Hopkins o Penelope Cruz, ci insegna che l’udire le voci è un’esperienza umana”.
  9. Scientificamente come si inquadra questo fenomeno?.
  10. Di recente la psichiatria, che oggi ha accettato questo assunto, ha iniziato a parlare di una sindrome subclinica che si chiama like experiece, che riguarderebbe il 20% degli adolescenti e l’8% delle persone e che presenta sintomatologie simili alle psicosi che, però, scompaiono nel 75/90% dei casi. Purtroppo, nonostante queste percentuali (e nonostante poche persone gruppo rimanente transitino verso la psicosi) la psichiatria ritenta di patologizzare una situazione che considera, essa stessa, transitoria”.

Vedere http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/svolta-nella-scienza-chi-sente-

 

[11] Aftergood & Rosemberg, 1994; Bulletin of Atomic Scientist).

 

[12] Nature, Vol 391, 1998.

 

[13] Sessioni Plenarie/Europarlamento, 1999).

 

[14] Pentagon Preps for War in Space, Noa Shachtman, 20.02.2004.

 

[15] Space Preservation Act, 2002.

 

[16] Pattern in psicologia indica una configurazione di stimoli che si presentano a costituire un’unità percettiva. Il significato è quindi simile a quello di Gestalt o forma, ma in quest’ultimo termine è maggiormente messo l’accento sull’aspetto della strutturazione.

 

[17] Negli anni ’70 gli scienziati avevano scoperto che gli impulsi elettromagnetici consentivano la stimolazione cerebrale attraverso il cranio e altri tessuti, quindi non c’era più il bisogno di impiantare elettrodi nel cervello.

 

[18] US New and World Report, 2000.

 

[19] Una realtà programmabile, esiste un progetto di realtà sintetica: due ricercatori, Seth Glodstein e Todd Mowry, della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, hanno creato un nuovo materiale composto da microrobot chiamati “atomi claytronici”, da cui “claytronics”, o “catomi” (catoms), in grado di auto-assemblarsi e formare macchine o meccanismi di più larga scala. Il campo è chiamato anche “claytronica” ed è una branca della scienza che studia la “materia programmabile”, nel senso che questi micro-nanorobot potrebbero essere programmati per replicare qualsiasi oggetto, anche un essere umano, ottenendo le informazioni necessarie ad esempio da rappresentazioni virtuali degli originali su internet. Il chè aprirebbe la possibilità ad una sorta di teletrasporto virtuale. http://www.ecplanet.com/node/914

 

[20] Lockheed Martin, 2000.

 

[21] Un discorso a parte sarebbe da fare sulle proteste operaie e sui tentativi di opporsi alla restaurazione del capitalismo, ci fu un misto di censura e mistificazioni.

 

[22] I nuovi cicli produttivi (con la massima flessibilità dei lavoratori) sono tecnologicamente concepiti in modo che per funzionare impongono ai lavoratori stress psico-fisici sempre più frequenti. La struttura della vita urbana finalizzata alla vita individuale ne aggrava poi le conseguenze. Neurologi e psichiatri favoriscono la ricerca di soluzioni individuali e artificiali a questi problemi: sedativi, sonniferi e psicofarmaci.

 

[23] Blakemore, 20013)

 

[24] Persinger non è uno sconosciuto, è membro di svariate organizzazioni internazionali, ha pubblicato più di 200 articoli scientifici e numerosi libri sul rapporto fra cervello e comportamento

.

[25] http://www.segnidalcielo.it/2013/23/armi-psicotrope-e-armi-psicotroniche-mk-ultra-e-mk-delta

 

[26] http://www.ecplanet.com/node/3605

 

[27] L’epidemiologia è la disciplina della medicina che si occupa della distribuzione e della frequenza di malattie e di eventi di rilevanza sanitaria della popolazione. Essa collabora con la medicina preventiva e clinica. Si occupa del decorso e delle conseguenze delle malattie. Gli scopi dell’epidemiologia sono: determinare l’origine di una malattia la cui causa è conosciuta, studiare e controllare una malattia la cui causa è sconosciuta o poco nota, acquisire informazioni sull’ecologia e sulla storia naturale della malattia, programmare ed attivare piani di controllo e di monitoraggio della malattia. L’epidemiologia si serve della statistica, basata a sua volta sulla matematica e sulla demografia.

 

[28] http://www.camillaonline.com/archives/2005/001500print.html

 

[29] L’etilene (o etene) è il più semplice degli alcheni (Gli alcheni sono  -cioè composti organici  costituiti solamente da atomi di carbonio e idrogeno- aciclici contenenti esattamente un doppio legame C=C la sua fomila chimica è C2H4). A temperatura e pressione ambiente si presenta come un gas incolore, dal lieve odore dolciastro. È estremamente infiammabile. Oltre ad essere un importante prodotto nell’industria chimica (è ad esempio il composto chimico da cui si ottiene il polietilene), è anche un ormone per molte specie vegetali.. Un gruppo funzionale corrispondente a un etene privato di un atomo di idrogeno si chiama comunemente vinile e i composti contenenti tale gruppo composti vinilici.

 

[30] Tyler J., Electromagnetic Spectrum in Low Intensity Conflict, in Low Intensity Conflict and Modern Technology, ed. Lt. Col. J. Dean, USAF, Air University press, Centre For Aerospace Doctrine, Research and Education, Maywell Force base, Alabama, June, 1986.

 

[31] BBC Radio 4; All in the Mind, 5 marzo 2003.

[32] http://archiviostorico.corriere.it/1996/luglio/25/Cardella_spunta_impero_miliardario_co_8_9607252983.shtml

 

[33] Costituzione di una Commissione Nazionale di studio in materia di funzioni del Giudice Tutelare e dell’Amministratore di sostegno.

Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica hanno costituito una Commissione di Studio perché il Paese si doti di uno strumento di legge (Amministratore di sostegno) che serva a sostenere adeguatamente le persone in difficoltà, soprattutto oggi che progressivamente si vanno svuotando gli Ospedali Psichiatrici. L’obiettivo che ci si prefigge è quello da un lato di limitare ai soli casi estremi il ricorso agli istituti dell’inabilitazione e dell’interdizione e dall’altro a far sì che l’attenzione si sposti dalla ”roba” alla quotidianità della persona. Responsabili della Commissione sono stati designati i dottori E.LUPO e L. ATTENASIO per P.D. e il dott. AMATO per M.D.

Roma 1997

Comunicato Stampa.

 

PSICHIATRIA DEMOCRATICA MAGISTRATURA DEMOCRATICA

In relazione al Progetto di Legge relativo alla costituzione dell’Amministratore di sostegno per i cittadini in difficoltà anche temporanea a causa di menomazioni o malattie o a causa dell’età, presentato dal governo lo scorso luglio, Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica ,attraverso i rispettivi Segretari Nazionali dott. Emilio LUPO e Vittorio BORRACCETTI, richiamano l’attenzione del Governo e del Parlamento tutto, acchè sia promossa sul tema una ampia e rapida consultazione di quelle realtà nazionali impegnate a fianco dei meno garantiti.

P.D. ed M.D. auspicano che in tempi brevi il Paese si doti di uno strumento che garantisca diritto di cittadinanza e dignità di vita a quei cittadini cui oggi è concessa la sola interdizione.

LUPO e BORRACCETTI si dicono, infatti, preoccupati dal fatto che, in assenza di disposizioni più adeguate e rispondenti alle necessità del singolo in difficoltà, possa concretizzarsi il pericolo che in talune realtà, nel corso del processo di chiusura dei manicomi si promuovano interdizioni di massa.

Settembre 1997

Invito al Governo ed al Parlamento perché riprenda e si concluda la discussione sui progetti di legge

Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica invitano il Governo ed il Parlamento a voler adoperarsi perché la Commissione giustizia della Camera dei Deputati riavvii la discussione ed il confronto-in Commissione Giustizia- sul testo unificato dei progetti di legge nn.960 e 4040,relativamente alle ”Disposizioni in materia di funzioni del Giudice tutelare e dell’Amministratore di sostegno”. Le due Associazioni che nei mesi scorsi hanno trovato nell’ Onorevole Giuliano PISAPIA (allora Presidente della Commissione) un attento e sensibile interlocutore , oggi rinnovano l’invito a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo di pratiche dei diritti, perché il testo della Commissione-con le opportune modifiche ed integrazioni- costituisca l’utile base di una discussione rapida e definitiva.

Napoli, Gennaio 1999

[34] http://www.giornalettismo.com/archives/915489/le-iene-il-forteto-e-il-potere-che-copre-gli-stupri-sui-bambini/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A%20giornalettismocom%20(Giornalettismo)

 

[35] Reith Lecture, n. 5, 2003.

[36] Freud Sigmund, Art and Literature: The Uncanny, 1919, Penguin, pag.362)

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~ di marcos61 su giugno 22, 2015.

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