IL SUONO COME ARMA

 

 

 

 

 

Può il suono diventare un’arma? Stando a quanto è accaduto sul piano militare e poliziesco negli ultimi cinquant’anni, la risposta è sì. Dai bombardamenti di rock compiuti dall’esercito USA in Iraq all’heavy metal[1] a tutto volume usato come strumento di tortura Guantanamo, la funzione del suono per usi militati e di “ordine pubblico”[2] è sempre più rilevante. Rap, metal e perfino canzoni diventano armi utilizzabili a scopo intimidatorio, punitivo e aggressivo, segnale della continuità tra industria del divertimento e industria militare.

 

Premessa

 

 

Bisogna partire dalla crisi generale del Modo di Produzione Capitalista cominciata dalla metà degli anni ’70. Le crisi generali nell’epoca dell’imperialismo assumono forme nuove, diverse dalle forme che avevano nell’ottocento, in cui brevi cicli di ripresa si alternavano ogni pochi anni a crisi di sovrapproduzione di merci. Le crisi contemporanee sono crisi generali che investono ogni settore produttivo, che dà luogo a persistenti fenomeni d’instabilità economa, sociale, politica e culturale che ricoprono periodi di decenni. Questi fenomeni si sono tradotti, nel corso del novecento in due guerre mondiali interimperialiste e in un vasto ciclo di guerre di liberazione e di rivoluzioni socialiste.

Nonostante gli intellettuali organici della borghesia proclamino costantemente la fine della lotta di classe, essa, a dispetto di tutti i becchini che ne determinano la morte, è un aspetto ineliminabile di ogni epoca storica, indipendentemente dalla volontà dei singoli, che mette in moto sempre nuove e più stridenti contraddizioni, sia qui nelle metropoli imperialiste sia nei paesi del cosiddetto Terzo Mondo che subiscono l’aggressione imperialista. Queste lotte appaiono come momenti difensivi, isolati, “corporativi”, spesso e volentieri come delle fiammate improvvise.

Ogni crisi economica porta a sé, potenzialmente una crisi politica, sociale e culturale. Una crisi generale dunque, che può portare i popoli a rimettere in discussione alcuni aspetti fondanti dell’attuale sistema capitalista come, per esempio, quelle che sono presentate come leggi di natura: il libero mercato della forza lavoro, di capitali, di beni quali la terra e le altre risorse naturali (e che leggi di natura non sono, come ben sa chi conosce la storia dell’accumulazione capitalistica). Chi tira le fila di questa società capitalista (vale a dire la Borghesia Imperialista) agisce di conseguenza per prevenire il formarsi di processi rivoluzionari o in ogni modo per evitare l’instabilità nel governo del sociale, delle classi subalterne, cercando di garantirsi il consenso necessario alle proprie politiche. Sul piano internazionale, la guerra prosecuzione della politica con altri mezzi (come diceva von Clausewitz) corrisponde alla fase d’accelerazione nella contesa politica interimperialistica. Sul piano interno, la repressione e il controllo sociale divengono normale conduzione di governo per prevenire, contenere, annullare l’antagonismo sociale di classe.

L’uso quotidiano della violenza, legittimato dalla creazione di nuove leggi, ha spogliato il cittadino comune dei diritti garantiti dalle Carte Costituzionali borghesi, d’ogni diritto di resistenza che non sia istituzionale e simbolico. Solo gli Stati, mai come oggi espressione diretta del Capitale, hanno l’uso e l’abuso della forza, chi si oppone è concettualmente considerato, un antidemocratico, un violento se non addirittura un “terrorista”.

Colpisce, in questo contesto l’uso aggressivo e assolutamente disinvolto dei media. La propaganda per le “guerre umanitarie”, la lotta contro il “terrorismo”, per la vittoria della “civiltà” e della “democrazia” non sono che rappresentazioni mediatiche utili per occultare il quotidiano, questo sì terroristico, modo di sfruttamento e dominio sociale che oppone nella sostanza dei rapporti sociali di produzione la minoranza infima dei capitalisti, dei loro gregari e chierici, alla stragrande moltitudine di uomini e donne di questo pianeta. La menzogna anche palese (possiamo prendere come esempio la grande bugia delle armi di distruzioni di massa irachene, che sono servite come pretesto per l’aggressione contro il popolo iracheno), è necessaria per occultare la realtà: il reale è coperto dal virtuale dei media, Matrix rischia di diventare una realtà. I media che non sono sotto controllo sono attaccati: abbiamo visto i bombardamenti alla TV di Belgrado e di Baghdad, gli arresti e le uccisioni di giornalisti indipendenti in Iraq e in Palestina. La controrivoluzione è dunque guerra, guerra mediatica e sociale, è emergenza continua (vediamo adesso con la cosiddetta “emergenza abusivi”), è la dittatura della Borghesia Imperialista in vesti “democratiche, è soluzione della crisi capitalista spostando sempre più in alto i termini della contesa imperialista e del conflitto sociale.

Controrivoluzione preventiva è il controllo di massa del sociale: tramite telefono, Internet, satellite, telecamere ed anche amministrativo delle varie polizie. Controllo sui posti di lavoro non solo da parte del padrone: è controllo attuato dai sindacati di regime, attuato in maniera spesso e volentieri molto subdola in quanto condanna se non criminalizza le lotte che si sviluppano spontaneamente o quelle indette dal sindacalismo di base.

Ma controrivoluzione preventiva è anche l’uso della psichiatria come strumento di controllo sociale, con l’uso indiscriminato, allucinante di TSO, è la guerra sporca elettronica che i militari fascisti e golpisti stanno mettendo in atto attraverso l’uso in forma massiccia di armi a energia diretta, il cui uso clandestino per anni è stato sperimentato in diverse città italiane, che sparano microonde dannosissime, cancerogene, e che sono foriere di produrre ictus, emorragie cerebrali, nonché ustioni abrasioni e danni non stimabili nella loro natura dai Pronto soccorsi, in quanto la classe medica italiana è in gran parte tenuta all’oscuro del binomio armi ad energia diretta-controllo mentale dagli stessi loro colleghi, che ben conoscono le possibili conseguenze nefaste.

 

Ricerche sull’utilizzo militare degli infrasuoni

 

Ci sono rapporti che, senza una precisa conoscenza riferiscono di ricerche sull’uso delle basse frequenze come arma da parte della Gran Bretagna e del Giappone durante la Seconda guerra mondiale.[3] Soltanto nel 1969, in Riot Control, un libro sulla repressione delle sommosse, il colonnello statunitense Rex Applegate accenna brevemente a test di armi supersoniche e precisa che sono state scartate per via dei costi, della mancanza di maneggevolezza e precisione.[4]

Nel 1973, un articolo del New Scientist racconta dell’uso da parte dell’esercito britannico della squawk hox (scatola delle grida) contro la lotta di liberazione che si svolge in Irlanda del nord: “La squawk box emette due frequenze non molto differenti, quasi al di fuori del campo del campo dell’udibilità, attraverso altoparlanti diversi. Queste frequenze si combinano nell’orecchio per formarne altre due: una è la somma delle prime due e l’altra rappresenta la loro differenza. Per esempio due altoparlanti che emettono una frequenza di 16.000 e 16.002 Hz produrranno nell’orecchio una frequenza molto elevata di 32.000 Hz e un’altra molto bassa di soltanto 2 Hz”.[5]

Il suo impiego sarebbe stato considerato in combinazione con un altro prototipo, il photic driver (pilota fotico), sviluppato dalla società londinese Allen International uno stroboscopio che mirava a produrre attacchi di epilessia, nausea, difficoltà nel parlare o svenimenti attraverso flash luminosi intermittenti.[6]

Nonostante queste affermazioni ci sono parecchi dubbi sull’esistenza dello squawk hox, il ministero della “difesa” britannico ha sempre negato dell’esistenza.

Nel 1978, l’Ungheria si preoccupa dell’esistenza di “armi infrasoniche di distruzione di massa” e presenta un rapporto alle Nazioni Unite. Chiede il divieto di produrre e sviluppare quelle armi che possono avere effetti psicotropi, causare spasmi alla gola o danneggiare gli organi interni.[7]

Dalla metà degli anni ’90, sulla stampa si trova menzione della fabbricazione di un “proiettile infrasonico” da parte della Russia. Janet Morris, consulente militare degli Stati Uniti torna in quel periodo da un centro moscovita di sperimentazione di dispositivi con effetto “non letale” sugli umani e dichiara: “Abbiamo visto un generatore acustico da 10 Hz che poteva mandare un impulso sonoro della dimensione di una palla da baseball e capace di farti cadere o (…) di raggiungere un livello letale (…) La sua portata è di un centinaia di metri”.[8] Queste dichiarazioni furono accolte con scetticismo, poiché se era pur vero che l’URSS prima e poi la Russia hanno condotto ricerche sugli effetti biologici degli infrasuoni, ma non è mai stata documentata alcuna applicazione bellica.

Nel 1997, una rivista cinese di medicina militare racconta dell’esistenza di un arma infrasonica già sviluppata e testata, capace di un effetto variabile, controllabile a piacere e che provocherebbe disorientamento, nausea, vomito e incontinenza.[9]

All’inizio degli anni ’90, gli Stati Uniti intraprendono ufficialmente[10] un’azione concertata di ricerca sulle armi acustiche “non letali” nel quadro di un programma sulle “munizioni con scarsi danni collaterali” condotto dall’Army Research, Development and Engineering Center (ARDEC, centro di ricerca, sviluppo e ingegneria sull’armamento dell’esercito, con base a Picatinny nel New Jersey). Venti laboratori governativi e centri di comando militare, e cinque o sei società private, sono impegnati in questo programma mentre il principale contraente industriale è la compagnia SARA (Scientific Applications and Research Associates).

Gli USA cercano di dotarsi di quattro tipi di armi acustiche: una a breve gittata, simile a un fucile o un “cannone acustico ad acqua”, per il mantenimento del cosiddetto “ordine pubblico” e le missioni di “recupero degli ostaggi” (ottima scusa per intervenire militarmente e testare nuovi tipi di armi); un arma montata su un elicottero p su un veicolo, di portata più lunga, per il mantenimento dell’ordine (imperialista ovviamente), l’invasione o la protezione di una zona; una “mina acustica” aerea, per neutralizzare soldati e personale delle aree militari e industriali; “barriere acustiche” fisse, per proteggere zone militari o nucleari, così come le frontiere. Il suono a forte intensità dovrebbe essere capace di creare onde di energia che bombarderanno il bersaglio come se ricevesse una pioggia di colpi al ventre, così i soldati nemici avranno l’intestino liquefatto e saranno annientati da spasmi diarroici. Dal 1991, SARA si vede affidare diversi contratti da parte del famigerato DARPA (l’agenzia per la ricerca e lo sviluppo del ministero della “Difesa” USA) e dal Dipartimento dell’Energia.

SARA lavora all’ideazione di diverse armi, privilegiando anzitutto la ricerca sugli infrasuoni, giudicata più promettente.

Nel 1996, gli Stati Uniti costituiscono il Joint Non-Lethal Weapons Directorate (INLWD, direttivo congiunto sulle armi “non letali”), al fine di coordinare la ricerca e lo sviluppo sulla “non letalità”, nuova priorità strategica. Le armi acustiche diventano oggetto di un’attenzione specifica, il Non-Lethal Acoustic Weapons Program (programma di armi acustiche non letali), diretto dall’esercito in collaborazione con il laboratorio dell’aviazione militare, l’Air Force Research Laboratory (AFRI).[11] È in questo contesto che l’Army Research Laboratory (ARL), il laboratorio dell’esercito, costruisce il Sequential Arc Discharge Acoustic Generator (SADAG), che produce impulsi sonori attraverso scariche elettriche ad alto voltaggio, a una frequenza che arriva a 20 Hz a un’ampiezza di 165 dB.

 

 

Esplosioni

 

 

Gli esplosivi, i dispositivi a detonazione e gli altri cannoni ad aria non sono generalmente classificati tra le armi acustiche. Prima di tutto le frequenze emesse da queste armi sono difficilmente identificabili: si tratta più di rumori che di suoni. Talvolta sarebbe più corretto dire spostamento d’aria. Questo tipo di armi ha del resto degli effetti combinati: il suono non agisce da solo, ma è accompagnato da un’onda d’urto, un flash i perfino da proiezione di schegge o di sostanze chimiche.

Da una posizione ai margini dell’acustica, questi dispositivi danno una prospettiva particolare del suono come arma. La maggior parte dell’energia che producono si colloca tra le frequenze basse e quelle bassissime,[12] che emettono a un livello sonoro molto lontano, a essere irrilevante. Questa non è certamente una delle loro proprietà; tutte le deflagrazioni hanno in comune determinate caratteristiche. I petardi raggiungono un’ampiezza compresa tra i 130 e i 190 dB e l’artiglieria militare tra i 160 e i 190 dB.

La prima occorrenza documentata sullo sviluppo di un’arma che impiegava i bruschi cambiamenti di pressione poiché tali risalgono alle Wunderwaffen, letteralmente “le armi delle meraviglie”: è questo il nome dato dal ministero della propaganda alle armi sperimentali del Terzo Reich.

Sotto l’autorità di Albert Speer, l’allora ministro per la produzione bellica, un centro di ricerca situato in Austria, lavorò per “riprodurre in miniatura gli effetti dei tornado[13] grazie a un cannone a vortice. Il vortice è un fenomeno (naturale o artificiale) che prende la forma di un turbine, in cui i particolari liquidi (aria, acqua) si avvolgono a spirale attorno a una zona di bassa pressione (occhio).[14] Per produrre uno in forma controllata, il dottor Zippermeyer, incaricato della ricerca, si servì di un mortaio incastrato nel terreno, che sparava un proiettile pieno di polvere di carbone e di una debole carica esplosiva. Una volta liberata nell’aria, se il proiettile ha una velocità di almeno diverse di metri il secondo, la polvere esplode e si crea un vortice. L’idea è di “rompere le ali agli aerei”, che non riescono a sostenere la differenza di pressione così prodotta.

Le armi a vortice sono state oggetto di ricerche importanti non solo in Germania, ma anche negli Stati Uniti e in Unione Sovietica: è l’energia cinetica del vortice, vale a dire la potenza d’impatto, che interessa i ricercatori e i militari, ma anche il fatto che la sua forza centrifuga gli permette di trasportare altre particelle.

All’inizio degli anni ’70, gli Stati Uniti manifestavano un interesse particolare per lo sviluppo di “vortici e generatori di vento” per “controllare folle e tumulti[15] anche se ufficialmente non è emerso alcun risultato di cui si abbia notizia.

Negli anni ’50 com’è ormai, è noto la CIA lanciò il famigerato progetto MK UTRA, che fu oggetto tra l’altro di un’audizione del Senato degli Stati Uniti nel 1977. Il verbale di quella seduta riporta in particolare il sotto-progetto 54, condotto nel 1955, che mirava a “produrre commozioni cerebrali e amnesie per mezzo di armi o onde sonore che avrebbero colpito l’individuo senza avvisaglie e senza lasciare tracce visibili”.[16]

Alla degli anni ’80, l’esercito USA inventa la Voce di Dio, la classifica come Top Secret e la rinchiude in un armadio (almeno così viene fatto credere). Il giornalista scientifico Mullins Justin[17] afferma che in “un laboratorio militare segreto nel profondo del deserto del New Mexico”, alcuni ricercatori scoprono di poter “creare una palla di fuoco nel cielo all’incrocio dei raggi di due potenti laser infrarossi”. Il plasma[18] ottenuto è così intenso che “persino le onde d’urto più piccole producono un suono simile ai petardi”. I ricercatori generano allora “un flusso continuo di onde d’urto che si mescolano per formare un fischio continuo, o, a seconda delle frequenza degli impulsi, uno scoppiettio”, poi scoprono che “modulando a frequenza e l’intensità del fischio, possono ottenere l’effetto di una voce”. I militari considerano il suo impiego come arma psicologica nella prima guerra del Golfo (1991). Poi non se ne parla più (almeno ufficialmente).

Alla fine degli anni ’90 nell’establishment statunitense si pongo i “problemi” (per le classi dominanti ovviamente) relativi al “controllo delle folle” e alla “protezione delle zone”, attraverso “procedimenti che generino un’energia acustica per combustione o detonazione ripetitive”.[19]

All’inizio del XXI secolo il laboratorio di ricerca applicata del Texas sperimenta armi paragonabili, stavolta per un uso sottomarino: le “fonti sonore a spinterometro” o “fonti sonore al plasma” (Plasma Sound Source, PPS). Il principio è il seguente: “Una carica viene immagazzinata in una batteria di condensatori ad alto voltaggio e, quando il PPS è rilasciato, tutta l’energia viene liberata ad arco attraverso elettrodi nell’acqua. La scarica sottomarina crea una bolla di plasma/vapore sotto alta pressione. L’espansione e il collasso di quella bolla generano uno spettro acustico simile a quello dei cannoni ad aria, delle esplosioni sottomarine e delle fonti combustibili”.[20]

Utilizzato essenzialmente per sondare i fondali marini, alla maniera di un sonar, il PPS è considerato dai militari uno strumento ideale per allontanare i sub, poiché può produrre impulsi aleatori o ripetitivi, il che permetterebbe di utilizzarlo per ottenere gli effetti biologici legati agli infrasuoni o alle reazioni muscolari riflesse.

Esiste un altro dispositivo, meno futurista e utilizzato ufficialmente, che è a metà strada tra il “lanciatore di vortici” (a cui si avvicina a livello visivo) e al “detonatore acustico” (a cui si avvicina il principio che ne è alla base): il cannone a detonazioni, che genera un’esplosione senza scoppio attraverso gas detonanti. Come un certo numero di tecnologie “non letali”, l’arma è stata sviluppata in un primo momento per controllare gli animali,[21] in molti paesi si utilizzano “cannoni d’intimidazione” e altri “spaventapasseri automatici” per allontanare uccelli e piccoli roditori. Tra i fabbricanti figura in particolare la società israeliana PDT Agro,[22] che ha avuto l’idea, di trasformare il proprio thunder generator (generatore di tuoni) per uccelli in shockwave cannon (cannone a onde d’urto) per esseri umani.[23] Un’altra società, l’Armytec, impegnata nella ricerca e sviluppo militare, è incaricata dal ministero della “difesa” israeliano di mettere in commercio versioni militari e paramilitari dell’arma.[24]

Un articolo della stampa militare statunitense del gennaio 2010 precisa: “Il sistema impiega un procedimento brevettato che si basa sulla tecnologia delle detonazioni pulsate: un miscuglio di gas e aria è trasmesso a una o diverse camere di detonazione, dove il combustibile esplode (…), per essere poi esploso in una successione di onde d’urto ravvicinate molto rapide. (…) Secondo la compagnia, il sistema produce da 60 a 100 detonazioni al minuto, ciascuna alla velocità di 2000 metri al secondo e dalla durata che arriva fino a 300 millisecondi (…). Tali detonazioni hanno, secondo i creatori dell’apparecchiatura, un’azione doppiamente repulsiva sui rivoltosi e sui potenziali intrusi, grazie alla pressione atmosferica molto elevata e all’effetto del bang supersonico che vengono generati”.[25]

L’esercito israeliano ha inventato un altro tipo di “cannone a onde d’urto” di grande portata: il superamento del muto del suono a bassa altitudine per i jet da combattimento dell’aviazione militare (Israel Force, IAF). In quattro giorni, nel settembre 2005, non molto tempo dopo il tentativo di sgombero della striscia di Gaza in Palestina, vi sono stati registrati ventinove bang supersonici, principalmente di notte o di primo mattino.[26] Una recrudescenza della pratica si manifesta dal 2005.

La guerra di aggressione è per Israele e per gli USA un campo di sperimentazione dei nuovi tipi di armamenti.

Nel 2005 durante l’attacco contro Gaza, migliaia di vetri vanno in frantumi e su alcuni muri compaiono delle crepe. I palestinesi paragonano il suono a un terremoto o un’enorme bomba. Dicono che sembra di essere colpiti da un muro d’aria, che può causare sanguinamenti dal naso e “lascia profondamente scossi”.[27]

Nel novembre del 2005, due organizzazioni per i diritti dell’uomo, Physicians for Humans Rights Israel e il Programma comunitario di salute mentale di Gaza, sporgono denuncia alla corte suprema israeliana, affermando che il procedimento è contrario al diritto internazionale e pericoloso per la salute. L’agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi segnala che “la maggior pare dei pazienti arrivati nelle cliniche a causa dei bang supersonici avevano meno di sei anni e presentavano diversi sintomi: attacchi d’ansia, incontinenza urinaria, spasmi muscolari, perdita dell’udito temporanea e difficoltà respiratorie”.[28] Eyad El Sarraj, direttore del programma di salute mentale, dichiara: “Quando succede ogni notte è estenuante. Si sta continuamente sul chi vive, in attesa che arriva l’attacco successivo. La gente soffre di ipertensione, spossamento e insonnia”.[29]

Ci sono altri esempi dell’utilizzo da parte di Israele di questo tipo di armamenti.

Sempre nel 2005, a Bil’in una jeep si dirige verso la folla di manifestanti e si ferma a mezzo chilometro di distanza: esce un soldato con l’uniforme israeliana, armato di una scatoletta bianca apparentemente innocua. Pochi attimi dopo un suono assordante squarcia l’aria: la folla, in preda al panico, si tappa le orecchie e si contorce dal dolore. Questo “cannone sonico” è stato appositamente pensato per disperdere grandi gruppi di persone, battezzato Screarner, è un dispositivo “non letale” in grado di emettere fastidiosissime frequenze ad altissimo volume. Senza colpo ferire, quest’arma può provocare convulsioni, nausea e terribili cefalee a anche a centinaia di metri di distanza. Fonti non ufficiali parlano dell’esistenza di una versione ancora più potente di questo cannone, capace di far vibrare violentemente gli organi del bersaglio fino a provocare emorragie. Secondo un quotidiano di Gerusalemme l’uso dello Screamer è un avvenimento senza precedenti che rappresenta un significativo cambio di paradigma nelle tattiche di guerriglia urbana. Nonostante molti Stati in tutto il mondo posseggano armi simili nessun esercito, ufficialmente, ne aveva mai azzardato l’uso su un numero così elevato di soggetti.[30]

Come si diceva prima Israele ha usato i conflitti come momento di sperimentazione di armi sperimentali nel 2006 in Libano e tra il 2009 all’interno della striscia di Gaza.

Che tipo di armi ha usato Israele in Libano? Solitamente i gas usati nelle armi hanno un effetto simile a quello dei pesticidi. Queste sostanze sono classificate secondo i loro effetti: quelle che causano bolle sulla pelle, quelle che paralizzano i nervi, che causano emorragie interne, soffocano e impediscono la respirazione e causano deterioramento della pelle, dei polmoni e degli intestini, e altre che causano diverse malattie. Il paragone di queste sostanze con i pesticidi è dovuto alle similitudini dei loro effetti: paralizzano i nervi, bloccano la capacità respiratoria e possono causare emorragie interne e bolle sulla pelle. Nel maggio 2006, il canale televisivo italiano Rai News 24 ha trasmesso un’inchiesta fatta da giornalisti in Iraq riguardante l’uso di un nuovo tipo di arma sperimentale.[31] Questa ultima consiste di raggi di onde elettromagnetiche corte simili alle onde prodotte dai dispositivi a microonde utilizzate per uso domestico.

Questo tipo di raggi è diretto su obiettivi umani. Quando la persona viene colpita, i nervi sotto la sua pelle ne risultano coinvolti, portando alla paralisi del sistema nervoso. Inoltre le microonde alzano la temperatura corporea attraverso il riscaldamento dell’acqua nelle cellule. Questo tipo di armi causa lo smembramento delle parti corporee colpite e ciò che somiglia a bruciature su diverse del corpo, mentre i medici non riescono a trovare alcuna solida della bomba. Brest Wagner, il direttore del Research Institute in California, ha definito quest’arma il Raggio della Morte. Wagner indica che: “quest’arma lavora alla velocità della luce ed è capace di colpire obiettivi da una grande distanza, esponendo gli esseri viventi a microonde che portano alla loro esplosione”. Ciò spiegherebbe i grandi danni che i medici hanno osservato esaminando i cadaveri. Inoltre l’inchiesta televisiva sull’Iraq parla di riduzione della massa corporea risultante dall’uso di quest’arma. Wagner attribuisce all’esposizione ai raggi elettromagnetici anche la fusione e l’aspetto distorto di macchine di macchine e autobus presenti sulla scena della battaglia. L’ex segretario alla “difesa” Donald Rumsfeld ha confermato che gli USA hanno sviluppato questo tipo di armi. Le “Bombe Svuotanti” svuotano i corpi dall’aria, fermando il respiro della persona a un immediato attacco cardiaco.[32]

Alla fine degli anni ’60, il colonnello statunitense Rex Applegat propone, nel suo libro sulla repressione delle sommosse, che la polizia utilizzi granate militari da addestramento, poiché tali armi, caricate a salve, producono un lampo violento e un suono forte: “Il prodotto è piccolo e facile da trasportare, e sarebbe molto utile per la dispersione delle folle e contro le sommosse, soprattutto di notte”.[33] All’epoca esistevano già granate “non letali”, anche se era ancora non erano definite tali: si trattava di “granate offensive”, che esplodono senza un grande bagliore e producono un suono assordante. Questo tipo di granate non è utilizzato solamente dall’esercito, ma anche dalle forze di polizia in funzione di ordine pubblico, come nel maggio ’68 in Francia o durante una manifestazione di pescatori a Rennes il 4 febbraio 1994. Meno pericolose delle “granate difensive”, specificamente create per uccidere, anch’esse possono tuttavia mutilare gravemente o gli alcuni casi essere fatali. L’idea che si fa strada alla fine alla fine degli anni ’60 e nel corso del decennio successivo è dunque di sviluppare un nuovo tipo di granate, diverse da quelle “offensive” che da quelle “difensive”.

La società francese Alsetex, fornitrice delle forze dell’ordine nazionali, deposita nel 1970 un brevetto per una “granata esplosiva senza scoppio”, spiega che “in alcune circostanze, si può essere costretti a utilizzare, per mantenere l’ordine pubblico, delle cariche esplosive, in quanto gli effetti psicologici della detonazione sono molto efficaci. Appare evidente tuttavia che lo sfruttamento di tali effetti non deve essere accompagnato dal rischio di ferimento dello scoppio”.[34]

Nel 1977 i tedeschi usano un metodo simile a quello proposto da Applegate[35] per disarmare del comando di Martyr Halimeh dell’Organizzazione di Lotta contro l’imperialismo Mondiale, che avevano dirottato un aereo della Lufthansa, con l’obiettivo di richiedere la liberazione dei prigionieri della Raf.[36] Nello stesso periodo gli inglesi dello Special Air Services (SAS) ordinano, nell’ambito delle loro operazioni controrivoluzionarie, la fabbricazione da parte di Royal Ordnance Enfield della “granata incapacitante” G60. Questa granata contiene una miscela di mercurio e magnesio che, esplodendo, produce un lampo accecante di 300.000 candele.[37] E un bang di 160 dB.[38]

Negli anni ’90, gli USA accelerano la ricerca sulle granate attraverso diversi organismi, per rinnovare gli esplosivi in uso da almeno trent’anni. L’obiettivo è di combinare un certo numero di effetti diversi che colpiscano diversi sensi dell’essere umano, in altre parole, produrre una saturazione sensoriale che privi momentaneamente il bersaglio di tutti i propri mezzi. L’Edgewood Research Development Center (ERDEC), uno dei centri dell’esercito è incaricato di creare delle granata “flash-bang” e fumogene.[39] Il National Institute of Justice (NIJ) finanzia il laboratorio Sandia per la messa a punto di un’arma che proietti una nuvola di combustibile polverizzato che una volta realizzata avrebbe, secondo il rapporto finale del fabbricante, del 2002 qualità notevoli: “L’effetto flash-bang potrebbe essere terrificante per il nemico. Il bersaglio si troverà di fronte una palla di fuoco eccezionalmente luminosa di almeno due metri di larghezza, che darà l’impressione di avvolgerlo totalmente. Il livello acustico (170 dB) creerà molto probabilmente un dolore intenso nelle orecchie dell’obiettivo. L’onda d’urto (…) intensificherà probabilmente il terrore. E se il proiettile conterrà un irritante chimico, questo causerà al nemico un disorientamento e un fastidio ancora maggiori”.[40]

 

 

Il suono come strumento di guerra psicologica

 

 

Se si sale un tantino nella gamma delle frequenze o si va oltre lo stretto territorio dei bassi o delle onde d’urto per giungere nel campo dei suoni significativi (il linguaggio, la musica), cambia tutto: in questo caso non si tratta dell’uso che i militari fanno di un sistema d’armi, ma dello sviluppo della guerra del cervello che scoppiata a partire dalla seconda guerra mondiale e che continua oggi in forme diverse. Il suono non è allora più impiegato unicamente per i suoi effetti organici, ma anche per l’impatto psicologico. Militari e servizi segreti istituiscono ciò che progressivamente diventerà e si dotano per questo di nuove competenze: quelle che possono fornire psicologi, psichiatri, neurologi e altri “dottori dello spirito”, che sono così impiegati sia nelle operazioni belliche sia in quelle poliziesche. Il suono – o la sua scomparsa accuratamente studiata – diventa uno strumento di sottomissione, tortura e distruzione.

La deprivazione sensoriale funziona bene sia tramite la neutralizzazione sia il bombardamento dei sensi: oscurità o piena luce, asepsi[41] o fetore, silenzio totale o baccano permanente. L’effetto voluto è lo stesso: privare una persona dell’uso dei sensi. La manipolazione dell’ambiente sonoro è solo un elemento in un insieme più grande, né più importante né più terribile di altre pratiche usate nello stesso tempo. La sottomissione di un prigioniero alla deprivazione sensoriale implica in particolare la sua collocazione preliminare in isolamento vale a dire il suo internamento in una cella dove non abbia più alcun contatto con l’esterno fatta eccezione con il personale penitenziario. Nel 1988, la compagna Nathalie Ménigon, militante di Action directe, ne parla come di “dimenticatoio moderno”: “ti ritrovi in vuoto che, in maniera imperturbabile, si infiltra dentro di te”.[42]

Quando i militari e gli scienziati lanciano le prime ricerche ufficiali sul controllo mentale, dapprima si interessano alla deprivazione sensoriale nella sua forma silenziosa. A metà degli anni ’70, un vecchio diplomatico USA, John Marks, rivendica il diritto d’accesso agli archivi della CIA[43] e si fa consegnare 16.000 documenti fino ad allora secretati. Poi, nel 1979 pubblica The Search for the “Manchurian Candidate”,[44] un’opera che traccia la storia degli esperimenti della CIA sul controllo mentale. Vi si legge che il 1° giugno 1951, alti ufficiali dell’esercito e dei servizi segreti degli Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna, convocarono un piccolo gruppo di psicologi a un meeting segreto all’Hotel Ritz-Carlon di Montreal (Canada), per discutere le “tecniche comuniste di controllo del pensiero”. I ricercatori occidentali erano convinti che il “successo comunista” nelle confessioni da parte di molti importanti in diversi processi che ci furono in quel periodo in diversi paesi dell’Est fosse il frutto di alcune misteriose e sensazionali scoperte scientifiche.[45] Fu così che nel successivo mese di settembre, gli scienziati americani pianificarono un programma segreto sulla modificazione del comportamento umano MK-ULTRA. Un aiuto a questo progetto fu dato da molti scienziati nazisti che avevano iniziato a svolgere le ricerche nell’Istituto Medico Kaiser Wilhelm di Berlino sul controllo mentale indotto da trauma,[46] e che furono trasportati negli USA con l’Operazione Paperclip con la quale il governo USA promosse la risistemazione di ameno 2.000 nazisti ad alto livello negli USA.

Il progetto MK-ULTRA si trattava di una serie di attività svolte dalla CIA e dagli altri servizi segreti occidentali che avevano come scopo quello di influenzare e controllare il comportamento delle persone.

Fino al 1963 MK-ULTRA investirà venticinque milioni di dollari in quasi duecento progetti e sottoprogetti, realizzati in collaborazione con la Gran Bretagna e il Canada[47] e condotti da 185 ricercatori indipendenti di 80 organizzazioni, tra cui 44 università e 12 ospedali.[48] In sostanza, un programma di grande respiro che, dopo le sperimentazioni con le droghe, si orienta rapidamente verso le ricerche comportamentali.

La CIA, l’Office of Naval Research (ONR) e ricercatori universitari di psicologia sperimentale lavorano a stretto contatto per affinare questo campo di studi.[49] E preparare così quella che diventerà la “tortura bianca”, no-touch in inglese: la tortura psicologica, “senza contatto”. In modo simile a ciò che accadrà in seguito con lo sviluppo delle armi “non letali”, si cerca qui di rendere la tortura non meno violenta, ma meno mortale, meno visibile, più efficace, giuridicamente e mediaticamente accettabile. Marks aggiunge: “I servizi segreti, in particolare la CIA, negli anni Cinquanta e all’inizio degli anni Sessanta, cambiano il volto della comunità scientifica, interessandosi a tali esperimenti. Dietro quasi tutti gli scienziati che lavorano sul cervello, ci saranno uomini dei servizi segreti che ne scruteranno il lavoro da dietro le loro spalle e interferiranno con le loro ricerche.[50]

Nell’ambito del controllo mentale, la deprivazione sensoriale fu posta molto rapidamente al centro delle dottrina statunitense. Mentre i metodi di interrogatorio più tardi privilegeranno l’uso della saturazione sonora, in un primo momento è il silenzio a detenere l’attenzione degli scienziati (e aguzzini) e dei loro finanziatori.

Il “contratto X-38” permette al consiglio delle ricerche per la “difesa” canadese di finanziare gli studi sulla manipolazione de sensi in Canada.[51] In un articolo intitolato Experimental ness[52] comparso nel 1954, uno psicologo dell’università McGill di Montréal, il dottor Donald O. Hebb, e due suoi colleghi fanno il resoconto di un esperimento condotto con sei studenti pagati per diventare sordi per tre giorni. I loro condotti uditivi vengono tappati con cotone imbevuto di vaselina, poi vengono lasciati a occuparsi delle abituali faccende con l’annotazione di annottare tutto ciò che di loro stessi non gli sembra normale. Il risultato varierà sensibilmente a secondo del soggetto: qualcuno parlerà, oltre che disturbo fisico provocato, di una sensazione di inferiorità, di irritabilità, collera e tendenza all’isolamento. I ricercatori conclusero che un abbassamento improvviso della funzione uditiva abituale ha chiaramente portato a un disordine comportamentale.

Lo stesso anno alcuni studenti di Hebb pubblicano Effects of decreased variation of the sensory environment.[53] Partendo dall’ipotesi che “il mantenimento di un comportamento normale, intelligente e adattato, richiede probabilmente stimoli sensoriali che mutano continuamente”, si propongono di “esaminare il funzionamento cognitivo nel corso di un isolamento percettivo prolungato”. Ventidue ragazzi sono dunque retribuiti per “rimanere in un ambiente insonorizzato ventiquattro ore su ventiquattro”, con tutti i sensi bloccati: portano occhiali che rendono la visione sfocata, guanti spessi e polsini di cartone, non possono sentire nulla, hanno la testa inserita in un guanciale di gommapiuma: c’è un ronzio dei ventilatori e degli altoparlanti incassati nel guanciale per mascherare ogni rumore residuo.

Risultato: “I soggetti hanno avuto la tendenza a trascorrere la prima parte della sessione sperimentale dormendo“. Poi si annoiano e si spazientiscono: “Cantavano, fischiavano, parlavano a se stessi, picchiavano i polsini l’uno contro l’altro o esploravano le casse con essi (…). Le loro reazioni emozionali sembravano insolitamente instabili (…). Durante i test, per esempio apparivano estremamente contenti quando riuscivano a superarli e turbati quando incontravano instabili“. Sul piano cognitivo, le cavie “hanno indicato di essere state incapaci di concentrarsi in maniera continuativa su qualunque cosa”, avevano dei “vuoti” e delle allucinazioni: “I fenomeni visivi erano piuttosto simili a quelli descritti per le intossicazioni di mescalina (…) Durante le allucinazioni visive un soggetto delle voci, un altro sentiva continuamente delle voci, un altro sentiva continuamente il rumore di un carillon. (…) Due soggetti hanno detto che era come avere due corpi fianco a fianco nella cassa”. Gli studenti “riportavano sensazioni di confusione, emicrania, leggere nausee e spossamento: tali effetti persistono talvolta ventiquattro ore dopo la sessione”. La maggior parte volontari abbandona nel giro di due o tre giorni.[54]

Nel 1955-1956, al National Institute of Mental Health (NIMH), nei pressi di Washington, il dottor John C. Lilly immerge due volontari in una “cassa piena d’acqua”, con gli occhi coperti e il livello sonoro ridotto al minimo. Dopo soltanto qualche ora, le due persone sviluppano allucinazioni: “fantasticherie e fantasmi molto personali e altamente vividi”.[55] La CIA, entusiasta, vuole utilizzare quelle casse come metodi di interrogatorio per i soggetti reticenti, con l’obiettivo di “piegarli al punto da alterare le loro credenze e la loro personalità”.[56]

Nel 1958 MK-ULTRA è ufficialmente interrotto a causa degli scarsi risultati, di alcune fughe di notizie che causarono dei problemi etici soprattutto sugli esperimenti che non avevano condotto su soggetti umani non volontari,[57] da medici o perfino da agenti che non avevano alcuna competenza scientifica. Ma quello stesso anno, la CIA ne diffonde le conclusioni attraverso il Manuale Kubark,[58] che definisce i metodi di interrogatorio dell’agenzia. Il silenzio assoluto è accanto al “dolore auto-inflitto”,[59] una delle tecniche di questa “tortura bianca” (c’è dell’umorismo macabro nel definire una tortura bianca, come se si trattasse come qualcosa di candido). Il manuale indica in particolare che “le condizioni di detenzione sono pensate per accrescere nel soggetto la sensazione di essere totalmente tagliato fuori dall’universo conosciuto e rassicurante, e di essere collocato in un mondo estraneo”. Continua dicendo che: “La conseguenza principale dell’arresto e della detenzione, e in particolare dell’isolamento, è di privare il soggetto della maggior parte della vista, dei suoni, de sapori, degli odori e delle sensazioni tattili a cui è abituato”,[60] in sostanza menomare la persona umana.

La definizione che è fornita sulla deprivazione sensoriale si basa sull’analisi di Lilly dei racconti autobiografici degli esploratori polari e di altri navigatori solitari: “I sintomi comunemente prodotti dall’isolamento sono la superstizione, l’amore intenso per tutti gli esseri viventi, l’impressione che gli oggetti inanimati siano vivi, allucinazioni illusioni sensoriali”.[61] E il manuale conclude: “Più il luogo dell’isolamento eliminerà gli stimoli sensoriali, più rapidamente e più profondamente la persona interrogata ne sarà influenzata. I risultati ottenuti dopo settimane o mesi di imprigionamento in una cella ordinaria saranno riprodotti in qualche ora o giorni in una cella senza luce (o con una luce artificiale debole che non varia), totalmente insonorizzate, oppure dove gli odori siano eliminati, eccetera. Un ambiente ancora più controllabile, come un cassone riempito d’acqua o un polmone d’acciaio[62] è ancora più efficace”.[63]

La diffusione di tali pratiche sarà perseguita attraverso diversi canali. Il quadro generale è fornito dal Progetto X e dal Programma Phoenix: il primo organizza la formazione dei militari e dei torturatori dei paesi del Centro e Sud America alle tecniche controinsurezionali della CIA; il secondo istituisce l’impiego in Vietnam durante “sperimenti terminali”[64] contro i prigionieri vietcong. Infatti, nel 1966 la CIA manda una macchina per l’elettroshock e tre psichiatri all’ospedale di Bien Hoa, a nord di Saigon, per tentare in condizioni reali sui prigionieri di guerra, le tecniche di “distruzione della mente” messe a punto dal dottor Cameron.

L’insegnamento della “tortura bianca” si pratica in particolare attraverso istituzioni come l’Army Scholl of the Americas (Scuole delle Americhe – SOA), che tra il 1966 al 1991, ha addestrato gli ufficiali del Centro e del Sud America all’interrogatorio militare, alle tecniche di repressione, di guerra d’assalto e psicologica, di spionaggio militare (non è un caso che fu definita Scuola degli Assassini)[65] e l’Office of Public Safety (OPS) che da 1966 al 1974, trasmise le tecniche della CIA alla polizia di 47 paesi, tra cui il Brasile, il Vietnam del sud, l’Uruguay, l’Iran e le Filippine.[66] Infine, la CIA diffonde sette nuovi manuali, tra cui il Manuale Onduregno del 1983, chiamato ufficialmente Human Resource Exploitation Training Manual.[67] Sul loro territorio, gli Stati Uniti applicano sempre scrupolosamente questi manuali nelle prigioni federali di massima sicurezza del XXI secolo, dove i sorvegliati sono collocanti “in isolamento assoluto all’interno di celle insonorizzate con pareti bianche”.[68]

Nella Repubblica Federale Tedesca (RFT), la deprivazione sensoriale comincia a essere studiata nel 1971 e gli esperimenti, ispirati al lavoro di Hebb e dei suoi studenti, sono condotti “nella clinica psichiatrica e neurologica di Amburgo- Eppendorf, sotto la direzione dello psichiatra cecoslovacco Jan Gross, che negli anni Sessanta fece degli esperimenti con Svab (professore dell’università di Amburgo). Il programma di ricerca è sapientemente intitolato Aspetti psicosomatici, psicodiagnostici e terapeutici dell’aggressività e si basa sull’<osservazione del comportamento umano in situazioni di deprivazione sensoriale”.[69] Una camera silenta è costruita nell’ospedale universitario di Amburgo-Eppendorf e testata su cavie volontarie, reclutate tra gli studenti e i soldati della Bundeswehr. Si osserva allora che “sotto l’effetto intenso o prolungato della deprivazione sensoriale, i fenomeni seguenti compaiono in maniera costante, oltre alla paura e alle reazioni di panico: problemi percettivi e cognitivi (allucinazioni, autoscopia,[70] falsificazioni illusorie) e problemi nelle funzioni vegetative come sensazione di fame deformata (rinforzata), problemi nel ritmo del sonno, dolori cardiaci funzionali, squilibri motori, tremore e convulsioni come l’elettroshock”.[71]

Dal mese di ottobre del 1970, lo Stato mette in atto un sistema di detenzione speciale per i prigionieri della Rote Armee Fraktion (RAF) e altri militanti della sinistra rivoluzionaria.[72] Nel 1972, un trattamento d’eccezione è istituito per Astrid Proll, Gudrun Ennslin e più lungo per Ulrike Meinhof, considerata l’ideologa della RAF.[73] Sono dunque incarcerate separatamente, nel braccio speciale della sezione silenziosa di Colonia- Osserndorf: “Il braccio è situato in una delle ali di “psichiatria femminile”, separate dal corpo dell’edificio e strutturate specialmente per essere isolate acusticamente (…) Le celle situate al di sotto e a fianco di quelle in cui esse si trovano sono rimaste vuote per tutto il tempo della loro detenzione, così che nessun rumore esterno potesse raggiungerle. Le mura e il mobilio della cella erano dipinte di bianco e la luce del giorno penetrava all’interno soltanto attraverso una stretta fessura riscoperta da una penetrava all’interno soltanto attraverso una stretta fessura riscoperta da una rete metallica molto sottile. Le detenute dell’ala speciale di Colonia-Ossendorf vivevano dunque ventiquattro senza un contesto ambientale”.[74]  

Ulrike Meinhof scrive: “Sentire la scatola cranica sul punto di ansare a pezzi (…) Sentirsi diventare mute.

Impossibile ricordare il senso delle parole, se non molto vagamente.

Le sibilanti – s, ss, tz. Sch – supplizio intollerabile.

Incastrarti l’uno nell’altro e sentirsi vacillare, intrappolati.

In un labirinto di specchi deformati.

Che.

Differenzi il giorno della notte acustica”.[75]

Nel 1973, lo psicologo della prigione, il professor Jarmer, segnala a proposito di Ulrike Meinhof che “il fardello psichico imposto alla prigioniera supera di gran lunga le misure normalmente inevitabili per una detenzione in stretto isolamento”.[76] Dei Comitati contro la tortura attraverso l’isolamento, manifestano all’esterno, chiedendo la soppressione della sezione silenziosa di Colonia-Ossendorf. Astrid Proll, dopo cinque mesi lì trascorsi, è spostata in una cella normale per ritrovare le condizioni di partecipare al proprio processo: “alla fine, nel 1975 dovette essere trasferita in una casa di riposo, poiché il suo stato non le permetteva più di sopravvivere in carcere”.[77] Tra il 1972 e il 1975, i prigionieri della RAF fecero diversi scioperi della fame fino alla fine nel caso di Holger Meins, per chiedere l’interruzione del trattamento speciale. Per quanto riguarda Ulrike Meinhof, sarà ritrovata impiccata nella propria cella nel maggio 1976, in condizioni inquietanti, secondo, la commissione internazionale.[78]

In un articolo intitolato La sezione silenziosa, la forma più dura della tortura per isolamento, uno dei Comitati contro la tortura scrive: “Gli stessi mezzi di sterminio sono messi in opera e previsti contro i prigionieri politici di altri paesi. Una sezione silenziosa è oggi in costruzione al settimo piano della prigione di Duivendrcht, nei Paesi Bassi. In Svezia, il giornalista Jan Guillou (…) è oggetto di torture simili in una sezione silenziosa di Stoccolma. Nelle colonie portoghesi, i prigionieri politici sono detenuti in celle costituite da cisterne e immersi nell’acqua, per eliminare ogni rumore e stimolo sensoriale”.[79]

Ulrike Meinhof sei settimane prima della suo assassinio scrisse questa lettera: “Lottare, questo è il problema principale, anche adesso che ci tengono nell’Umschluss, isolamento di gruppo, come lo chiama Amnesty International.

   La tortura è una delle armi di guerra che l’apparato counterinsurgency (antiguerriglia), composto dal BKA, Bundesanwaltchit, giustizia, esecutivo, governo ecc. conduce contro di noi.

   Tortura studiata sul piano psicologico, questo è il metodo della socialdemocrazia. L’applicazione delle armi scientifiche è il metodo dell’imperialismo in difensiva. La sua mancanza di legittimità costringe il sistema ad applicare metodi non visibili, metodi di manipolazione. Nei confronti dell’opinione pubblica questo significa: – così era previsto – che ci distruggano in tutta segretezza per poterci fare vedere cretinizzati, in maniera che la gente penserà che noi siamo veramente cretini, perché ignora quello che è successo con noi nel frattempo.

Il guaio è che noi non capiamo cosa stanno facendo con noi, questo metodo funziona. Così è successo nella torre, così del resto a Berlin, dove sono stati esercitati i metodi antiguerriglia che è successivamente sono stati perfezionati nella RFT. Così lo era con Gudrun e me.

È impossibile pensare che la causa della propria sofferenza sia da cercare nell’altro. La causa è questa macchina e si può pensare soltanto che sia l’altro perché lo si fa diventare il proprio oggetto o si diventa quello dell’altro. Questo può accadere soltanto quando ad un certo punto non si lotta più per capire se stessi, la situazione e tutto quello che ci arriva di informazioni, gente e avvenimenti.

Questo significa: in una situazione di legalizzazione totale, di controllo assoluto da parte dello Stato e di coercizione tu ti comporti volontariamente come un’illegale. Altrimenti tu diventi quello che vogliono farti diventare loro: un cretino un guerrigliero battuto e quindi ad un certo punto di nuovo legale.

Con illegale intendo questo: 24 ore al giorno determinato soltanto da te stesso e così ti mettono insieme all’altro. L’alleggerimento che è l’Umschluss (detenzione in due) non ti dà niente senza che non sfrutti l’altro.

Questo è completamente logico, perché questo si era capito ad un certo punto quando di viveva ancora nella legalità. Nell’imperialismo non si può vivere senza fargli la guerra, quindi come potrebbe esserlo essere diverso nella legalità imposta del carcere. Altrimenti si avrebbe capito solo una parte di tutta questa merda e quindi si capisce tutto l’insieme in galera e sotto la tortura, si lotta per capire e si capisce per lottare altrimenti si crepa.

E la lotta per capire non ha come scopo di aver ragione ma quello di voler fare, dover fare in modo giusto quello che si fa, cioè produrre movimento e non confusione o immobilismo o possesso o dominanza.

Lo scopo è la lotta, lotta per produrre lotta, e questo non si mai uno contro l’altro, questo si può raggiungere soltanto insieme.

Insieme è più della negazione del merdoso ‘rapporto a due’ – insieme significa abolizione di ogni concorrenza, di ogni obbligo e di ogni pretesa che ne consegue.

Insieme, direi, è il germe del comunismo, del contatto diretto fra i produttori, dove non esiste più il denaro e nuove forme di scambio prendono il suo posto. Ma queste cose si possono trovare soltanto lottando, nella guerra contro l’imperialismo. Non è da negare che la tortura fa parte di questa guerra che vogliamo e quindi l’isolamento offre una possibilità perché non siamo isolati da quello che noi vogliamo: la guerra.

E quindi, come parte di questa guerra, anche la lotta in prigione ha una sua importanza voler negare questo, come il 2 GIUGNO, è feticismo militare e vuol dire non aver capito di questa guerra”.

 

In questa lettera Ulrike non ha dimenticato nulla: le torture dell’imperialismo, il merdoso rapporto a due, l’inevitabilità di una guerra già scatenata contro di cui guerreggiando ci si libera, la creatività del fare insieme, l’identità politica della lotta per non creare nella mente, lotta che crea lotta, contro il Capitale che crea profitto, liberazione- lotta- liberazione – contro sfruttamento-demenza-sfruttamento.

Se per molto tempo i manuali della CIA impiegavano soprattutto il silenzio come mezzo di deprivazione sensoriale, questo non ha impedito alla CIA di esplorare ugualmente, negli anni ’50, il potenziale della saturazione sonora: in quegli anni viene studiata all’interno degli stessi programmi di ricerca e dagli stesi scienziati.

Nel 1954, un membro della CIA nel quale riporta la presentazione fatta dal dottor Hebb alla convenzione annuale dell’American Psychological Association, a proposito di un progetto condotto dall’esercito canadese sulle “pulsioni e il sistema nervoso concettuale”. L’esperimento mira a “limitare al massimo tutte le sensazioni”: gli studenti sono collocati, con le mani e i piedi coperti da muffole, in una camera insonorizzata dove gli si legano filastrocche infantili. Le cavie “tendono a perde la cognizione del tempo”, si mostrano “molto irritabili e chiedono che si recitino più volto le filastrocche”; nessuno resistette più di una settimana.[80]

La CIA ripone ugualmente le sue speranza nel dottor D. Cameron, presidente dell’American Psychiatric Association, teorico senza scrupoli del pilotaggio psichico e all’epoca capo dell’Allan Memorial, la sezione psichiatrica dell’Università McGill.

Riponeva le speranze su di lui poiché da tempo lavorava nel campo del condizionamento comportamentale e psichico e fu implicato in quello che si potrebbe definire il “caso Hess”.

Il criminale nazista Hess non venne condannato a morte a differenza di altri gerarchi nazisti bensì all’ergastolo nella prigione di Spandau; e fu un vero ergastolo perché i sovietici si garantirono efficacemente contro qualsiasi possibilità di scarcerazione sulla parola, e nemmeno i reiterati appelli “umanitari” delle autorità inglesi e americane poterono nulla. I sovietici non potevano dimenticare che Hess era andato in Gran Bretagna per concordare una pace separata che permettesse alla Germania di invadere impunemente l’Unione Sovietica. I leader ebraici, dal canto loro, volevano Hess a Spandau perché era uno dei firmatari delle infami leggi di Norimberga, che avevano spogliato gli ebrei dei loro diritti di cittadini e di esseri umani e aperto alle atrocità dei campi di concentramento. Sentivano (e non avevano torto) che l’ergastolo era una pena anche più lieve di quanto Hess meritasse, perché la sua politica aveva contribuito allo sterminio di milioni d’innocenti.

Quando Hess morì, il New York Times pubblicò uno speciale sulla sua vita[81] e provò a chiarire perché gli inglesi non avessero sfruttato adeguatamente il suo volo segreto in Scozia. Secondo gli psichiatri britannici, Hess era un soggetto borderline, al limite della pazzia, visti l’interesse per l’astrologia, era uno paranoioso, e i suoi vuoti di memoria (C’è da chiedersi come gli psichiatri britannici avrebbero valutato uno come Reagan visto che lui e sua moglie Nancy consultavano regolarmente degli astrologi per tutte le loro azioni, grandi e piccole).

Un curioso episodio collaterale alla storia di Hess riguarda proprio Cameron che si potrebbe definire senza sbagliare un erede della medicina nazista, in particolare nel settore del controllo mentale.[82] Nonostante quanto detto, prima alla fine gli psichiatri britannici ritennero che Hess fosse abbastanza sano da essere processato. Gli americani però vollero però condurre dei loro accertamenti e a questo scopo mandarono in Germania Cameron, scozzese di nascita perché interrogasse Hess e tracciasse un profilo.

Cameron era nel 1943 diventato il dirigente dell’Allen Memorial Institute. Quest’istituto era stato fondato grazie alla Fondazione Rockefeller.

La Fondazione Rockefeller negli anni ’20 finanziò i progetti tedeschi di genetica psichiatrica, vale a dire i progetti criminali denominati “purificazione della razza, igiene razziale o miglioramento della razza”, sviluppati inizialmente nei laboratori londinesi della Galton e nelle sue derivate Società di Eugenetica in Inghilterra e negli Stati Uniti. A Monaco, l’Istituto Kraeplin fu ribattezzato Istituto di Psichiatria Kaiser Wilhelm e da allora fu finanziato con i con i soldi della Fondazione Rockefeller e diretto da uomini della Fondazione. Fu creato l’Istituto di Antropologia Eugenetica ed Ereditarietà Umana Kaiser Wilhelm. A capo di entrambi fu posto lo psichiatra nazista svizzero Ernst Rudin. Inizialmente ci fu un finanziamento di 11 milioni di marchi effettuato da Gustav Krupp (rappresentante della famiglia Krupp che faceva affari nel campo dell’acciaio e delle armi) e da James Loeb, un americano proveniente dalla famiglia dei banchieri Kuhn-Loeb, che continuò a finanziare l’Istituto anche in seguito coinvolgendo i suoi amici ebrei americani. Da notare che James Loeb era cognato di Paul Warburg e che i Warburg erano proprietari della Kuhn-Loeb Bank ed erano partner di affari con William Rockefeller. Alla lista dei finanziatori si aggiunse la famiglia Harriman, la quale usava per i propri affari i fondi messi a disposizione da Sir Ernst Cassel, il banchiere personale della famiglia reale britannica. Nel 1925 la Fondazione Rockefeller stanziò a favore dell’istituto Psichiatrico di Monaco la somma iniziale di 2,5 milioni di dollari, nel 1928 stanziò altri 325.000 dollari per la costruzione di un nuovo edificio e continuò a finanziare l’Istituto e il suo direttore Rudin. Nel 1930-35 pagò per un’indagine antropologica riguardante la popolazione mondiale in termini eugenetici, condotta dall’eugenetica nazista tra cui Rudin, Verschuer, Eugen Fischer.

All’inizio degli anni ’30 gli esperti in psicologia e purificazione razziale della famiglia Rockefeller crearono la Josian Macy Foundation, un’organizzazione per la ricerca medica che “lavorava” sia per conto dei Rockefeller sia dei servizi segreti britannici, a dirigere la quale fu chiamato il generale Marloborouh Churhill (lontano parente del più famoso Winston), già capo del servizio segreto dell’esercito americano.

Nel 1932 il movimento eugenetico, dette vita alla Federazione Mondiale di Eugenetica nominando alla carica il dottor Ernst Rudin. Il movimento, al tempo, si proponeva la sterilizzazione degli individui che, per motivi ereditari, potevano essere un pesante “fardello sociale” o una “minaccia nazionale” (come nel caso degli ebrei in Germania). Pochi mesi dopo la propria nascita, la Federazione Mondiale di Eugenetica, divenne in pratica una sezione dello stato nazista e Rudin fu a capo della Società di Igiene Razziale e, in qualità di facente parte della squadra di “Esperti in Ereditarietà” capeggiati da Himmler, redasse la legge sulla sterilizzazione che, descritta come legge modello americana, fu adottata nel luglio 1933 e fu stampata orgogliosamente nel settembre dello stesso anno con la firma di Hitler (Eugenetical News – USA). Il gruppo Rockefeller redasse altre leggi razziali basate, come fu la legge sulla sterilizzazione, sullo statuto vigente dello Stato della Virginia.

Nel 1934 la Massoneria del Rito Scozzese affiancò i Rockefeller nel finanziamento delle ricerche di eugenetica psichiatrica.

Torniamo a Cameron, egli prima che potesse interrogare Hess, fu avvicinato da Allen Dulles, il quale gli chiese di rendergli un piccolo servizio nel corso delle sue osservazioni. C’era ragione di credere – diceva Dulles – che il detenuto in questione non fosse Rudolf Hess, bensì un sosia! Chiese quindi a Cameron di indurre il prigioniero a mostrargli la cicatrice che si era procurata in un incidente occorso anni prima della guerra. Se la cicatrice ci fosse stata, allora con tutta probabilità si trattava il vero Hess. Diversamente, ci si trovava di fronte ad un impostore, forse addirittura ad una gigantesca farsa orchestrata dai servizi segreti britannici per coprire che il gerarca nazista era stato giustiziato subito dopo essere arrivato in Scozia.[83]

Inutile dire che Cameron accettò la proposta di Dulles e trovò il modo di chiedere a Hess di levarsi la camicia per controllare il suo stato fisico. La guardia però sostenne di non essere autorizzata a togliere le manette al detenuto e non si poté procedere. Cameron dovete tornare da Dulles a mani vuote, non avendo potuto appurare se il detenuto fosse il famigerato Hess.

Il fallimento di Cameron non pregiudicò la stima che Dulles nutriva nei suoi confronti, se è vero che lo psichiatra divenne l’artefice nel famigerato progetto di manipolazione mentale della MK-ULTRA. La sperimentazione ricalcava pari pari quella operata dai nazisti sotto l’egida Ahnenerbe[84] e si basava, almeno in parte, sui risultati degli esperimenti condotti nei campi di concentramento, la cui documentazione era stata confiscata dai servizi segreti americani e integrata negli archivi della CIA e del Pentagono. Le annotazioni del dottor Kurt Plotner e Walter Neff, sperimentatori dell’Ahnenerbe[85] che lavorarono sugli effetti della mescalina a Dachau, furono spedite negli Stati Uniti e non furono mai rese note. Quindi i documenti d’archivio nazisti in tema di lavaggio e cervello, manipolazione psichica, procedure di interrogatorio con ricorso a droghe, ipnosi, torture – tute tecniche associate alle odierne pratiche delle sette e società segrete americane – devono essere ancora segreti, sempre che siano sopravvissuti alla celebre distruzione degli archivi MK/ULTRA ordinata da Richard Helms negli anni 70.

In questo contesto va ricordata l’interminabile deposizione conclusiva di Hess al processo di Norimberga, in data 31 agosto 1946. Temendo che volesse prolungare infinitamente una testimonianza senza capo né cosa, il giudice gli ordinò di tagliare corto e la Storia fu defraudata di un quanto mai curioso racconto di fenomeni mistici. Nella deposizione di Hess ci sono elementi che fanno sospettare che su di lui fu sperimentata una qualche forma di manipolazione psichica durante la detenzione nella Torre. Hess disse a Norimberga: “Alcuni dei miei compagni possono confermare che all’inizio del procedimento io predissi quanto segue:

   … che sarebbero comparsi testimoni che sotto giuramento avrebbero affermato cose non vere, nel contempo dando di sé un’immagine assolutamente affidabile e godendo della migliore reputazione possibile.

   … che alcuni accusati si sarebbero comportati stranamente: che avrebbero mentito impunemente sul Führer; che avrebbero incriminato la loro stessa gente; che si sarebbero la loro stessa gente; che si sarebbero accusati l’un altro e falsamente. Forse si sarebbero persino autoaccusati, e anche questo a torto… tutte queste predizioni si stanno avverando …Io le ho fatte, comunque, non solo qui all’inizio del processo, ma anche mesi prima del processo, in Inghilterra, al medico che stava con me, il dottor Johnston…”.[86]

Fin qui Hess sembrerebbe un osservatore realistico. È del tutto credibile che imputati e testimoni nazisti abbiano inventato storie e accampato alibi di ogni per giustificare i propri crimini, e d’altra parte non sarebbe strano che Hess volesse mettere in dubbio la sincerità dei testimoni di accusa.

Niente di eccezionale quando Hess aggiunge: “Dal 1936 al 1938 in uno di questi paesi si tennero dei processi. Erano caratterizzati dal fatto si autoaccusavano in modo sconcertante. Per esempio per esempio, citavano numerosissimi crimini che avevano commesso o che sostenevano di avere commesso. Alla fine, quando venivano condannati applaudivano freneticamente in segno di approvazione lasciando il mondo senza parole.

   Qualche giornalista straniero però scrisse che si aveva l’impressione che questi imputati fossero stati sottoposti a qualche sconosciuta forma di condizionamento ne alterava lo stato mentale e che per questa ragione agivano così”.[87]

Hess, dopo aver cercato di collegare le tecniche di condizionamento utilizzate sugli imputati russi con le atrocità compiute da numerosi tedeschi, per altri versi sani di mente, che si erano macchiati nei campi di concentramento. A questo punto abbandonò questa patetica linea di difesa, e la deposizione prese una piega tutta sua:Ho detto prima che un certo fatto accaduto in Inghilterra mi ha fatto pensare a quanto si diceva di quei processi. Il motivo è che le persone che mi stavano intorno nel corso della prigionia si comportavano nei miei confronti in modo strano e incomprensibile, in un modo che mi portò a concludere che il loro stato mentale fosse alterato. Alcuni di loro – le persone attorno a me venivano sostituite di tanto in tanto. Alcuni dei nuovi che rimpiazzavano gli altri che erano stati mandati via avevano occhi strani. Erano lucidi, come fossero di vetro e trasognati…Non solo io me ne accorsi, ma anche il medico che mi seguiva, il dottor Johnston, uno scozzese che apparteneva all’esercito britannico.

Nella primavera del 1942 venne da me un visitatore che cercava evidentemente di provocarmi e che agiva in modo strano. Anche lui aveva quegli strani occhi. Più tardi il dottor Johnston mi chiese che cosa avessi pensato di quella persona. Me lo domandò – e io gli aveva risposto che per una ragione o per l’altra quell’uomo mi aveva dato l’impressione di non essere del tutto normale, dal punto di vista mentale, al che il dottore non negò e fu d’accordo con me e mi chiese se avessi notato gli occhi, occhi che sembravano presi in un sogno. Il dottor Johnston non sospettava di avere lo stesso sguardo quando venne da me.

   Il punto fondamentale è che in uno degli articoli della stampa dell’epoca, che deve essere conservato negli archivi su quei processi – questo uscì a Parigi, a proposito del processo di Mosca – si diceva che gli imputati avevano gli occhi strani. Occhi lucidi e trasognati”.

Questo monologo accennava poi ai capi di concentramento britannici (lasciando intendere che i campi nazisti non erano peggio e che in generale queste strutture devono essere riconosciute internazionalmente come “rompicapi incompressibili”) e infine manifestava l’intenzione di avventurarsi in un accurato resoconto dei fatti occorsi nella primavera del 1942, cominciando con solenni giuramenti che chiamavano Dio a testimone della sua sincerità.  

Nella primavera del 1942” esordisce, e poi viene zittito. Il presidente del Tribunale gli dice che ha esaurito i venti minuti a sua disposizione. Hess prova ad obiettare, poi accetta di concludere la sua la sua dichiarazione dicendo semplicemente: “Sono felice di sapere che ho fatto il mio dovere nei confronti del mio popolo, il mio dovere di tedesco, di nazionalsocialista, di seguace leale del Führer. Non mi pento di nulla. Se dovessi ricominciare daccapo agirei nello stesso modo, anche se sapessi che ad attendermi c‘è una crudele morte sul rogo “.

Una crudele morte sul rogo. Hess si vedeva come un eretico, o come uno stregone?   C‘è da chiedersi Hess era pazzo? Perché il suo volo in Scozia non fu sfruttato in modo più ovvio? Che relazione c‘è tra il misterioso medico scozzese, il dottor Johnston, e l‘esperto scozzese di controllo mentale, Cameron?

Che sia stato una cavia da parte di specialisti del Tavistock?

Il Tavistock fondato nel 1920 sotto la direzione del generale di brigata e psichiatra dr. John Rawlings, nacque per occuparsi dei soldati traumatizzati durante la prima guerra mondiale. Gli psichiatri e psicologi del generale scoprirono presto che questi individui erano acutamente suggestionabili; e che lo stesso effetto poteva essere ottenuto attraverso interrogatori brutali e torture. Essi misero a punto tecniche del controllo comportamentale, che furono praticate durante la seconda guerra mondiale, come parte di vasti programmi di guerra psicologica.

Nel 1945, in un suo libro (The shaping of psichiatry by war), il generale Rees, propose che metodi analoghi a quelli sperimentati in guerra, potevano attuare il controllo sociale di intere società o gruppi, in tempo di pace. Scriveva Rees: “Se proponiamo di uscire all’aperto e di aggredire i problemi sociali e nazionali dei nostri giorni, allora abbiamo bisogna di “truppe speciali” psichiatriche, e queste non possono essere le équipes psichiatriche stanziali nelle istituzioni. Dobbiamo avere gruppi di psichiatri selezionati e ben addestrati che si muovano sul territorio e prendano contatto con la situazione locale nella sua area particolare”.[88]

Nella prigione di Spandau Hess si dedicò coscienziosamente allo yoga, e non abbandonò mai le sue credenze occulte e secondo sua moglie si mantenne in contatto telepatico con lei fino giorno della sua morte.

Ritorniamo all’operato di Cameron all’Allan Memorial. Lì fu portata avanti una ricerca sugli “effetti sul comportamento umano della ripetizione del segnale verbale”,[89] che permette, con l’aiuto di medicinali di spezzare l’individuo come dopo un lungo interrogatorio. Tra il 1957 e il 1963, un centinaio di pazienti internati nell’Allan Memorial per problemi psicologici diventano l’involontario oggetto del Sottoprogetto 68 di MK-ULTRA, finanziato attraverso la Society for the Investigation of Human Ecology.

Cameron utilizzò i suoi pazienti, per testare un metodo di destrutturazione che mescolava coma artificiale, elettroshock, e ascolto forzato di messaggi, prima negativi del tipo “lei non ha mai avuto la forza di affrontare sua madre e suo padre (…) la chiamavano ‘Madeleine la piagnucolona’”, poi positivi “sarà presto libera di essere moglie e una madre come le altre donne”.[90] Le cassette sono trasmesse in loop sei ore al giorno, attraverso un casco da football fissato alla testa per un periodo che andava fino a 21 giorni oppure tramite altoparlanti posizionati sotto del paziente nelle camere del sonno. “Ci assicurava che sentissero bene” diceva un collega Cameron. Il principale assistente di quest’ultimo, Leonard Rubinstein, è un tecnico elettronico che ha concepito un magnetofono gigante che poteva far girare otto nastri per otto pazienti simultaneamente. L’effetto sulle cavie involontarie è disastroso; perdita du memoria e di qualunque autonomia.

Cameron, da buon erede dei medici nazisti, è soddisfatto delle proprie scoperte e segnala che i suoi metodi du isolamento sensoriale stretto ben più disturbanti delle privazioni degli studenti di Hebb.

La Gran Bretagna, che collabora anch’essa con gli Stati Uniti al progetto MK-ULTRA, riproduce i test canadesi per verificarli. La rivista medica The Lance pubblica nel 1959 il rapporto su un esperimento condotto al Lancaster Hospital, un istituto psichiatrico, con 20 volontari retribuiti per restare in una stanza insonorizzata con occhiali che sfocano la vista e indossare dei guanti: alla fine 14 se ne vanno durante le prime 48 ore, tutti passando per stati di agitazione che talvolta arrivano al panico, e 5 sognano annegamenti, soffocamenti e omicidi.[91] La Royal Society of Medicine elabora nel 1962 una rassegna stampa degli esperimenti passati: ne descrive di nuovi, in particolare su schizofrenici collocati in una stanza insonorizzata di proprietà della BBC che sopportano “e hanno allucinazioni meno forti.[92]

Nello stesso periodo, infatti, i metodi brutali utilizzati dalle forze armate britanniche contro le lotte di liberazione in atto nelle colonie furono condannati e, nel 1965, viene adottata una “direttiva comune sull’interrogatorio militare”, vietando l’uso della violenza e incentivando l’attacco psicologico. I militari vengono ufficialmente addestratati all’uso del nuovo metodo, “in maniera offensiva per condurre operazioni piscologiche di contro insurrezione e in maniera difensiva per resistere allo stress dell’imprigionamento”.[93] Nel 1972 il “rapporto Parker”, analizzando le procedure britanniche di interrogatorio delle persone sospettate di terrorismo, indica che quelle tecniche sono state progressivamente messe a punto a partire dalla seconda guerra mondiale per affrontare un certo numero di situazioni riguardanti la cosiddetta “sicurezza interna” e precisa: “Alcune o tutte hanno giocato un ruolo importante nelle operazioni contro-insurrezionali in Palestina, Malesia, Kenya, Cipro, Cipro e più recentemente nel Cameron britannico (1960-1961), in Brunei (1963), nella Guyana britannica (1964), ad Aden (1964-1967), nel Borneo/Malesia (1965-1966), nel golfo Persico (1970-1971) e in Irlanda del Nord (1971)”.[94]

Nel dicembre del 1971, l’Irlanda si rivolge alla Corte europea dei diritti dell’uomo per una violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo: è “l’affaire Irlanda contro Gran Bretagna”, il cui dettagliato verdetto sarà emesso il 18 gennaio 1979. Vi si legge in particolare che all’inizio degli anni ’70 il numero delle bombe e dei morti legati al conflitto in Irlanda del Nord aumenta fortemente e che per porvi rimedio, nel corso di un seminario nell’aprile del 1971, l’English Intelligence Centre insegna alla polizia nord-irlandese nuovi metodi di attacco piscologico, poi diventati noti con il nome di “cinque tecnici”. Il 9 agosto dello stesso anno, la Gran Bretagna lancia l’operazione Demetrius, una campagna di arresti di numerosi militanti e presunti simpatizzanti dell’IRA, che durerà diversi mesi e per loro introduce un regime di detenzione extragiudiziaria, vale a dire senza giudizio.

12 persone arrestate il 12 agosto 19712 e altre 2 in ottobre saranno sottoposte a un trattamento speciale: poco tempo dopo essere stati rinchiusi in “centri non identificati”, quei 14 detenuti saranno sottoposti per una settimana a una forma di “interrogatorio approfondito” che implica l’uso combinato di “cinque tecniche” particolari, talvolta definite tecniche di disorientamento o di deprivazione sensoriale.[95] Viene minacciato lo stesso trattamento gli altri prigionieri: l’esistenza di tali interrogatori “profondi” serve tanto a spezzare coloro che vi sono sottoposti quanto a creare un clima generale di paura e intimidazione.[96] Le cinque tecniche descritte dalla corte europea sono le seguenti: “a) Sospensione al muro: forzare i detenuti a restare diverse ore in una “postura stressante” (…); (b) incappucciamento: mettere un sacco nero o blu sulla testa dei detenuti (…); (c) sottomissione al rumore: prima dell’interrogatorio, tenere i detenuti in una stanza dove ci sia continuamente un rumore forte, come un fischio; (d) privazione del sonno (…); privazione di cibo e bevande”.[97]

Da parte sua, la Commissione europea descriverà la terza tecnica in modo leggermente diverso: “Sottomettere i detenuti a un rumore continuo e monotono, a un volume calcolato, per isolarli da qualsiasi comunicazione”;[98] altre testimonianze parleranno di un suono “paragonabile a una fuga d’aria compressa o alla rotazione incessante delle palle di un elicottero”.[99]

La Commissione osserva che “l’uso combinato di metodi che impediscono l’utilizzo dei sensi, in particolare degli occhi e delle orecchie, influenza direttamente la personalità a livello fisico e mentale (…) Anche i più resistenti potrebbero arrendersi rapidamente se sottomessi a un sofisticato metodo per spezzare o persino cancellare la volontà”.[100] Conclude che l’uso delle cinque tecniche costituisce un caso di “trattamento degradante e tortura, in violazione dell’articolo 3[101] della Convenzione”.[102]

In Francia, la pratica dell’isolamento sia in vigore per i detenuti ritenuti “recalcitranti”. Nel 1984, la compagna Hellyette Bess, arrestata nel 1984 per la sua militanza in Action Directe, dovette ascoltare per qualche giorno una “radio rotta” che l’amministrazione penitenziaria diceva di non poter spegnere.[103]

Nel 1998, un rapporto dell’ONG israeliana B’Tselem, Routine torture: interrogation methods of the Security Service (GSS), recensisce le tecniche di interrogatorio esercitate sui prigionieri palestinesi dalla forze armate israeliane, in particolare dal GSS.[104] Quest’ultimo fa uso di una serie di tecniche chiamate shabeh: “La shabeh è la combinazione di metodi, utilizzati per periodi prolungati, che implicano isolamento sensoriale, privazione del sonno e inflizione di dolore. La shabeh implica che il detenuto sia detenuto sia attaccato per le mani e per le gambe a una piccola sedia, inclinata in avanti in modo che non permettergli di restare seduto in maniera stabile. La testa del detenuto è coperta da un sacco spesso ripugnante e alcuni altoparlanti diffondono continuamente musica a forte volume. I detenuti sottomessi alla shabeh non sono autorizzati a dormire”.[105]

Su Israele sarebbe bene fare dei ragionamenti. Essa non è certamente il cuore del sistema capitalista, ma svolge la funzione di laboratorio, dove si sperimentano soluzioni politiche e militari estreme e dove si compie quello sporco lavoro che gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali preferiscono delegare. Ha pure il compito di sperimentare nuove armi su palestinesi e libanesi, senza che l’indignazione e il discredito ricada direttamente su chi queste armi le producono, soprattutto gli Stati Uniti, ma anche Francia, Inghilterra e Italia.

Tornando ai metodi torturatori israeliani, Israele per bocca dei suoi difensori, ritiene che tali metodi siano tutt’altro che sgradevoli.[106] Il fatto di trasmettere musica a forte volume, precisano questi ultimi non ha l’obiettivo di opprimere ma di impedire che i detenuti parlino tra di loro.

Tuttavia, nel 1997, l’ONU decreta che tali pratiche costituiscano tortura e chiede che siano abolite.[107] Di fatto, negli anni Duemila nessuna delle cause per tortura o per trattamento disumano e degradante formulata davanti a tribunali è sfociata in una condanna della forze di sicurezza sioniste. La pratica prosegue dunque con alcune varianti che permettono di infrangere le leggi internazionali in completa serenità. Per quanto riguarda il suono, ad esempio, la musica viene sostituita dalla “esposizione permanente a suoni angoscianti, principalmente grida”.[108] In un rapporto del 2007, un palestinese testimonierà: “Nella cella c’erano sempre rumori: bussavano alla porta e sentivo persino le mie stesse grida nel corso dell’interrogatorio; pare che le avessero registrate”.[109] Nella prigione di Petah Tikvah, “almeno una delle celle è completamente insonorizzata. Nelle altre, i detenuti potevano sentire suoni sconvolgimenti, come la caduta monotona di gocce d’acqua sullo stagno o colpi su porte metalliche”.[110]

La Cina in maniera mistificata è diventata famosa per il “lavaggio del cervello”. A giudizio dello psichiatra americano R. Lifton, le tecniche adottate dai cinesi, non c’erano tracce d’influenza delle dottrine di Freud, Adler o Pavlov. A suo giudizio i cinesi dovevano avere un loro sistema, come si deduce da un importante articolo di Harriet Mills.[111] Nata in Cina da una famiglia di missionari presbiteriani, ammiratrice del paese e della sua cultura, dopo esserci vissuta per 25 anni, passò al Welselly College, negli Stati Uniti, dove si laureò; ritornata in Cina fu arrestata accusata di spionaggio nel ’51 e, incarcerata, fu sottoposta per quattro anni alla riforma del pensiero. Il metodo cinese, dice, deriva in primo luogo dal quarto di secolo che i comunisti passarono in guerra di guerriglia, che insegnò alle reclute a usare le armi, ubbidire agli ordini, vivere in comunità e proteggere i contadini, ma anche che “ogni uomo intenda non solo il come, ma anche il perché delle cose; in secondo luogo, dall’organizzazione delle cellule per lo studio del marxismo. La riforma del pensiero nasceva dalla fusione di queste due tradizioni. Critica e autocritica fuse insieme sono di un’efficacia impressionante, “tanto che persone di grande volontà – dice la Millsche si potrebbero ritenere non facilmente piegabili alla forza, sperimentarono lente, graduali trasformazioni, talvolta drammatiche e profondamente convincenti”.

Gregorio Bermann, uno psichiatra argentino, in una visita che fece nel ’57 al collegio medico di Pechino, ebbe una risposta in merito al lavaggio del cervello. Egli era rimasto meravigliato dal successo ottenuto in un’operazione di sutura di una mano intera staccata dal braccio. Una vera impresa chirurgica. Quando fu ricevuto dal capo della sezione di anatomia patologica il professor Hov Pao-chang, gli pose delle domande inerenti alla sua filosofia e il suo atteggiamento di fronte ai problemi del momento:

“So bene cos’è il lavaggio del cervello, esclamò. – perché io stesso l’ho subito

– Che cos’è? – domandai allarmato.

– Per molti anni, per mezzo secolo, quasi per tutta la vita ho sofferto di un significato

sbagliato della vita; ero dominato dalla preoccupazione per il mio prestigio per la

mia persona e per i vantaggi che potevo trarre dal mio lavoro.

– E adesso?

Adesso ho compreso qual è il senso del mio lavoro. È il benessere del mio popolo, del mio paese. Comprendo qual è la finalità dei nostri compiti, che coincide con ciò che ci hanno insegnato i nostri leader.

Lavaggio del cervello? – sottolineò con una risata.Non solo, – aggiunse – sono ritornato, ma sono ritornati pure i miei figli che erano all’estero e che adesso servono con devozione la repubblica popolare in cariche di responsabilità”.[112] Cosa si deve intendere per salute mentale? Nel cristianesimo primitivo come in ogni altra epoca storica, non può esistere salute mentale senza salute morale. Salvo eccezioni, tuttavia, il problema della salute morale non è stato preso in considerazione dagli psichiatri e da quelli che si occupano di “igiene mentale”. Uno dei motivi di quest’omissione probabilmente è da imputarsi al carattere “idealista”, soggettivo e speculativo che hanno avuto in genere le teorie morali, le loro implicazioni teologiche.

Nella psicanalisi, che pretende una completa e integrale conoscenza dell’essere umano, è più evidente l’assenza di quest’elemento. E la cosa è tanto più strana se si pensa a come il suo fondatore fosse dotato di una personalità austera, di una grande forza morale, spinto da un appassionato bisogno di verità, ricercatore tanto ingegnoso quanto ostinato delle dinamiche occulte dell’essere. Quello che si può dire, è che la psicanalisi è, nel complesso, la filosofia dominante degli Stati Uniti, la potenza imperialista per eccellenza.

Agli antipodi di Freud e della psicanalisi c’è il pensiero di Mao. È vero che fra i 33 capitoli delle Citazioni non c’è uno che occupi esplicitamente di morale, ma tutta la sua opera rivela la preoccupazione per un’esigenza fondamentale di buona condotta, del rispetto della verità, dell’esercizio instancabile della solidarietà; dell’amore per i compagni. Abbiamo visto Mao additare alla gente l’esempio di Norma Bethune, poi quello di Lei Feng (Imparare da Lei Feng). Per coloro che hanno voluto imitare Lei Feng, il suo valore non consiste nell’essere un eroe della guerra di Corea, ma nel fatto che si possa sacrificare la vita per salvare i compagni.

Un altro aspetto della linea maoista è quello della politica in primo piano: “Non avere una giusta concezione politica equivale a non avere un’anima”.[113] Questo vale nel campo economico: “Il lavoro politico è l’arteria vitale di tutto il nostro lavoro economico”.[114]

Ma l’essenza del maoismo non sta tanto negli elementi morali. Il problema non si limita nell’essere virtuoso. Ciò che conta è cambiare il mondo, poiché come canta Brecht in Santa Giovanna dei Macelli: “… e nulla sia degno di lode, se una volta per tutte non cambia ché esso ha bisogno di essere cambiato…

Pensate, per quanto dovrete lasciare il mondo non solo a essere stati buoni, ma a lasciare un mondo buono!”.

In sostanza: La salute del popolo è la legge suprema.

Ma per capire le evoluzioni (ma sarebbe meglio dire le involuzioni) che ci sono state in questo campo in Cina bisogna vedere l’evoluzione della lotta di classe in questo paese a partire dalla Rivoluzione Culturale.

Il principio che durante la Rivoluzione Culturale prevaleva era l’unità tra teoria e pratica produttiva: tra ricerca e pratica produttiva.

A questo principio si collega una seconda idea forza: la scienza non è patrimonio di una ristretta elìte che studia nelle Università ma di chiunque partecipi con spirito di iniziativa e atteggiamento razionale alla lotta politica e a quella contro la natura. La scienza deve diventare di massa.

Chiunque si può impadronire della scienza, purché si sia impadronito della filosofia del materialismo dialettico.

Il materialismo dialettico come metodo della conoscenza non è, infatti, nient’altro che un potenziamento del metodo di osservazione e sperimentazione nato con le scienze moderne: serve ad infittire le maglie ed a arricchire i parametri della visione e della comprensione dei fatti.

In un articolo anonimo dal titolo Fare affidamento sul pensiero di Mao Tse-Tung per guarire le malattie mentali pubblicato su Remnin Ribao il 10 agosto 1971[115] spiega in maniera chiara alcuni aspetti salienti del processo di rapida crescita e trasformazione della teoria e della cura delle malattie mentali in Cina. In questo articolo la sconfitta della linea di Liu Sciaci in campo psichiatrico (la linea borghese) equivale in sostanza al superamento della terapia basata sull’elettroshock e sugli psicofarmaci. La base teorica di questi vecchi sistemi di cura era il materialismo meccanicistico applicato al rapporto organismo-psiche. Con la Rivoluzione Culturale si insiste, invece, sulla relativa autonomia del psichico rispetto al fisico, si ritiene che i mali dello spirito devono essere curati non con rimedi che agiscono sull’organismo ma dalle “forze dello spirito”. La terapia cinese in vigore all’epoca, per il suo carattere antifarmacologico e antirepressivo, e per la sua fiducia nello sviluppo delle capacità autonome di resistenza e di trasformazione del malato, capacità che vanno aiutate a sprigionarsi dagli sforzi collettivi e disciplinati da tutta la comunità ospedaliera (medici, infermieri e malati in mutua collaborazione), presenta indubbiamente dei punti di convergenza con quella antipsichiatria che all’epoca era praticata in occidente. Con una differenza, mentre in occidente, il malato è spesso visto come un eroe sfortunato della società: una persona che avverte con troppa generosità l’ingiustizia, le tensioni negative, finché l’animo non gli regge più. Per i cinesi, invece, la malattia mentale ha la sua causa in una stortura ideologica e morale in una mentalità dominata dallo spirito borghese dell’avidità individuale: si ammala chi è schiavo dell’egocentrismo, chi non riesce a risolvere le contraddizioni dell’esistenza manifestando il suo impegno all’esterno, in un’opera di costruzione collettiva e altruistica.

Con l’avvento al potere dei revisionisti dopo la morte di Mao questa posizione fu sconfitta.

In Cina attualmente un regime particolare ai praticanti del Falun Dafa costretti “a seguire emissioni audiovisive che denunciano il loro movimento e ad ascoltare una musica stridente a tutto volume se non rinunciano alle loro convinzioni”.[116] Secondo un rapporto umanitario del 2010 “tutti i cittadini cinesi arrestati o detenuti corrono fortemente il rischio di essere torturati”; tanto più se esercitano un’attività militante, professionale, religiosa o politica considerata “non patriotica” dal regime revisionista, oppure se fanno parte di una minoranza etnica.[117] Quanto ai torturatori: “Le torture avvengono nelle stazioni di polizia, nei centri di detenzione e di indagine, nelle prigioni e nei centri di detenzione segreti. Inoltre, avvengono quando c’è l’internamento forzato negli ospedali psichiatrici, il cui uso si è moltiplicato negli ultimi anni”. Le sevizie fisiche sono impiegate in aggiunta alle tecniche di deprivazione sensoriale.

Negli anni duemila, gli USA mettono a frutto le esperienze passate del Progetto MK-ULTRA. Sistematizzando l’uso della deprivazione sensoriale: “Nella guerra contro il terrorismo la Casa Bianca ha fatto della la propria arma segreta”.[118] Nel gennaio 2002, John Yoo, giurista del Dipartimento “Giustizia”, diffonde una comunicazione nella quale si afferma che la Convenzione di Ginevra, che vieta l’uso della tortura, non si applica al conflitto in Afghanistan, considerato uno “Stato fallito”, né ai “combattenti nemici illegali”. Nell’agosto dello stesso anno, seconda comunicazione: il procuratore generale Jay Bybee ridefinisce la tortura in senso molto più restrittivo: le tecniche di deprivazione sensoriale messe in atto dalla CIA non costituiscono più, a suo parere, a suo atti di tortura. A ottobre, terza comunicazione: il generale James T. Hil raccomanda per alcuni detenuti a Guantánamo, in particolare le “postule forzate”, l’isolamento, la privazione della luce e degli stimoli uditivi, l’incappucciamento, gli interrogatori di venti ore e l’applicazione sul viso di salviette inumidite con acque che gocciola per indurre una sensazione di soffocamento. Lo stesso anno, una direttiva del Dipartimento della “Giustizia” autorizza l’uso della simulazione di annegamento.[119]

Nel settembre del 2003, quarta comunicazione: il tenente generale Ricardo Sanchez comandante in Iraq, autorizza dodici tecniche di interrogatorio supplementari, oltre q quelle descritte nel manuale ufficiale dell’esercito USA, il Manuale del campo 34-5[120] e in particolare la privazione del sonno, l’inganno, l’uso di cani militarmente addestrati per spaventare i detenuti, o le urla, la musica ad alto volume e il controllo della luce. Un documento ritenuto talmente estremo da essere revocato un mese più tardi, ma che lascerà comunque delle tracce nelle pratiche militari. La tortura bianca, eufemismo per “tecniche d’interrogatorio rinforzate”, viene ufficialmente istituita nelle prigioni USA che erano ubicate in Afghanistan, in Iraq, a Guantanamo a Cuba, e in quelle dei paesi ai quali la CIA delega le proprie competenze e alcuni propri detenuti, come il Marocco e fino a quando aveva il potere Mubarak l’Egitto. Nel 2006, dopo un violento dibattito pubblico restringe di nuovo il campo delle tecniche autorizzate.[121]

Nel ritorno della tortura bianca è stato determinante l’influenza del Manuale Kubark e del Manuale onduregno; ma la deprivazione sensoriale non si attua più tanto per mezzo del silenzio assoluto, quanto attraverso la saturazione musicale del detenuto, incarcerato in un contesto extragiudiziario e “generalmente incatenato in una ‘postura forzata’, in un luogo totalmente buio dove la temperatura è insostenibilmente alta o bassa”.[122] Anche un’altra influenza appare rilevante: nel 2005, una giornalista del New Yorker, rileva la presenza a Guantánamo e in altre prigioni segrete della CIA di équipe di consulenti di scienze, le Behavioral Science Consultation Teams (BSCT). Questi psicologi e psichiatri avevano di dare consigli ai militari riguardo le tecniche di interrogatorio. E per raggiungere questo scopo, mettono a frutto l’addestramento che hanno ricevuto tramite il programma Survival, Evasion, Resistance and Escape (SERE).[123]

Istituito alla fine della guerra in Corea per preparare il personale USA al rischio di cattura nei paesi “non democratici”,[124] il SERE la scopo di preparare le personale militare a resistere alla tortura. Ma c’è chi lo considera un apprendistato: è attraverso tale programma che si diffondono le tecniche più brutali impiegate a Guantánamo e nelle altre prigioni: in particolare la simulazione di annegamento, le umiliazioni sessuali e religiose e l’oppressione tramite il rumore. Un rappresentante del SERE dice del programma a Mayer: “I tirocinanti pensano spesso che la parte del programma riguardante l’interrogatorio sia la più dura, ma in realtà, per la maggior parte di loro, il momento peggiore è quando sono costretti ad ascoltare in loop dei suoni cacofonici. Una delle cassette che genera lo stressa maggiore è quella dei bebè che piangono senza sosta. Un’altra è un album di Yoko Ono”.[125]

Così i detenuti della baia di Cuba, con mani legate e occhi, bocca, naso, orecchie coperti, somiglieranno “stranamente” agli studenti del dottor Hebb; si vedranno bombardare di musica a altissimo volume, di urla di lattanti e miagolii di gatti. Nelle prigioni segrete questo ininterrotto bombardamento sonoro dura giorni, settimane, persino mesi di fila.

Si può tranquillamente dire che la deprivazione sensoriale, messa in atto in occasione della lotta anticomunista, oggi è parte dell’arsenale dispiegato dagli Stati Uniti nella “guerra contro il terrorismo, contro i dissidenti politici, religiosi e culturali in Cina e contro i palestinesi in Israele. Trattamento di eccezione riservati agli oppositori considerati più pericolosi o fastidiosi, la deprivazione sensoriale assume di colpo un carattere esplicitamente politico: seleziona e annienta. Inaugurando l’arruolamento di quelli che si possono definire benissimo i “medici della mente” nelle operazioni militari o poliziesche, tale pratica influenzerà profondamente lo sviluppo delle nuove armi, particolare quelle definite “non letali” e promuoverà l’emergere di una concezione comportamentalista del mantenimento dell’ordine: non si tratta più di uccidere ma di modificare il comportamento. Il potere non si applica più unicamente all’esterno, ma mira a disciplinare l’interiorità, sottomettere la mente oltre che il corpo. E man mano che si rafforza il potere si fa anche meno visibile: il silenzio e la musica non lasciano tracce evidenti e mirano a un obiettivo orrendo quanto paradossale: “rendere accettabile la tortura”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] L’heavy metal (spesso abbreviato in metal in lingua italiana letteralmente “metallo pesante”), è un genere musicale derivato dall’hard rock, è caratterizzato da ritmi molto aggressivi e da un suono potente, ottenuto attraverso l’enfatizzazione dell’amplificazione e della distorsione delle chitarre, dei bassi, e, spesso, persino delle voci. Esiste una moltitudine di stili e sottogeneri dell’heavy metal; di conseguenza esistono sottogeneri più melodici e commerciali, e altri dalle sonorità estreme e underground. Già molto popolare negli anni settanta e ottanta, ha continuato ad avere successo nei decenni seguenti e si è inoltre diversificato in numerosi sottogeneri. Moltissimi sono gli artisti e i gruppi ascritti al metal, sia nei meccanismi musicali ufficiali sia in ambito underground.

Esso ha creato a un movimento (cosiddetto movimento metal) prevalentemente apolitico che spaziava a volte nell’anarchia, e sfruttava i simboli che sottolineassero una rottura con la morale vigente.

 

[2] Metto tra virgolette ordine pubblico, poiché con questa definizione si usa definire tutte le metodologie di controllo che usano i vari apparati statali e privati, nell’interesse delle classi dominanti, di repressione e controllo sociale della popolazione.

[3] Nick Broner, The effects of low frequency noise on people, p. 419.

 

[4] Ret Applegate, Riet Control, Material and Techniquines, Stackpole, Harrisburg, 1969, p. 273.

 

[5] Army Tests New Riot Wapon, New Scientist, 20 settembre 1973, citato in Stuart Swezey, a cura di Amok Journal, cit. p. 400.

 

[6] Anti-crowd weapons work by causing fits, New Scientist, 29 marzo 1973, in Stuart Swezey, a cura di Amok Journal, cit. pp. 402-403.

 

[7] Ungheria, Working paper on infrasound weapons, Report to United Nations: CCD/575, 14 agosto 1978, in Stuart Swezey, a cura di Amok Journal, cit. pp. 405-409.

 

[8] M.T., Russian continue work on sophistiated acoustic weaponry, Defence Electronics, n. 26, marzo 1994.

 

[9] New concept weapon and its medicalrelted problems, Beijng Renmi Junyi, n. 9, 1997, pp. 507-508, citato in James R. Jauchem.

 

[10] Metto ufficialmente, poiché molte sperimentazioni molto probabilmente sono state eseguite senza nessuna informazione pubblica e sicuramente su cavie umane, vedere progetto MK ULTRA appunto.

[11] Neil Davison, <Non-Lethal> Weapons, p. 191

 

[12] J. Altman, Acoustic weapons, cit. p. 19; Applied Research Laboratories dell’Università del Texas.

 

[13] Leslie E. Simon, Secret Weapons of the Third Reih. German Research in World War 11, WE Inc. Old Greenwich 1971, p. 183.

[14] Si osserva ad esempio nei tornado, quando l’acqua cola nello scarico della vasca da bagno o ancora quando una persona fa “anelli” con il fumo di una sigaretta.

 

[15] La fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 sono ricorda, nella storia americana, come un’epoca di rivolte. Per capire la dimensione del conflitto sociale, bisogna pensare che non ci fu solamente la rivolta studentesca e quella dei ghetti neri, ma le giornate di lavoro perse sciopero raggiunsero il livello più alto in mezzo secolo.

 

[16] United States Senate, Committee on Human Resources, Project MKUltra, the CIA’S program of research in behavioral modification, Joint hearing before the Select Committee on intelligence and the Subresearch of the Committee on human resources. United States Senate, ninety-fifth congress, first session august 3, 1977” United States Government Printing Office, 1977, pag. 40, www.nytimes.com/pacages/pdf/national/13nmate_ProjectMHULTRE.pdf

[17] Justin Mullins, Voice of God, The New Scientist, 25 dicembre 1999.

 

[18] Un gas che contiene un gran numero di particelle con carica positiva o negativa (ioni ed elettroni). Questo può verificarsi quando un gas viene elevato a temperature alte (per esempio le regioni esterne del sole) o un campo elettrico intenso. La fisica del plasma è una branca importante della scienza moderna.

[19] H. Edwin Boesch, Bruce Brenwell, Vincent Ellis, High power electrically driven impulsive acoustic source for target experiments and area-denial applications, ARL, 1998.

 

[20] Applied Research Laboratories dell’Università del Texas, Non-Lethal swimmer neutralization study, p. 43.

  

[21] Neil Davison, The early history of ‘non-lethal’ weapon, BNLWRP, dicembre 2006, p.4.  

 

[22] Così chiamata per la Pulse Detonation Technology (PDT, tecnologia della detonazione pulsata), che impiega gas petrolio liquefatto (GPL) come combustibile.

 

[23] I due prodotti sono visibili sul sito dell’Armytec, www.armytec.net

 

[24] Barbara Opall-Rome, A cannon ‘stungun’ Defense News, 12 gennaio 2010.

 

[25] Barbara Opall-Rome, A cannon’stungun’ Defense News, 12 gennaio 2010.

 

[26] Gideon Levy, Demons in the skies of the Gaza strip, Haaretz, 11 gennaio 2010.

 

[27] Chris McGreal, Palestinians hi by sonic air raids.

 

[28]                                       C.s.

 

[29]                                       C.s.

[30] Tommaso Lombardi, http://punto-informatico.it 8 giugno 2005.

 

[31] https://www.youtube.com/watch?v=GAF3w7X_Iz0

[32] 10 dicembre 2006, Nada Samidoun Media Center, Global Research, traduzione in italiano www.comedonchisciotte.net

 

[33] Rex Applegate, Riot Control, pag. 301.

 

[34] Alsetex, Brevet d’invention pur grenade explosive sans éclats, depositato in Francia il 7 agosto 1970 (n. 70.29341) e in Belgio il 1 luglio 1971 (n. 769379).

 

[35] Malvern Lumsden, Anti-personnal weapons, Stockolm International Peace Research Institute (SIPRI), Taylor & Francis, Londra 1978, p. 210, citato in Neil Davison, The Early history of non-lethal weapon, cit. p. 19.

 

[36] Era la prima volta che combattenti di una paese oppresso sostenevano direttamente i rivoluzionari delle metropoli imperialiste.

 

[37] La candela, abbreviata in cd, è l’unità di misura dell’intensità luminosa. Un lume ha l’intensità di 1 cd, una lampada a filamento da 100 W di 110 cd e una lampada alogena da 125 W di circa 200 cd.

 

[38] Peter Padley, Grenades of the Army, www.hmforces.co.uk 14 giugno 2010.

 

[39] Neil Davison, The Development of ‘non-lehal’ weapons during the 1990’s, BNLWRP, marzo 2007, p. 12.

[40] Sandia National Laboratories, Law Enformacement Technologies, Inc. and Martin Electronics, Inc., Variable range less-than-lethal ballistic, final report, 2002, Department of Justice, National Institute of Justice, citato in Neil Davison, The contemporary development of ‘non-lethal’ weapons, cit. p. 32.

[41] Asepsi è un termine che deriva dal greco (a – privativa e s???? – putrefazione) ed indica una serie di procedure atte a prevenire l’accesso di microrganismi, patogeni e non, ad un substrato sterile di natura o sterilizzato artificialmente.

 

[42] Depuis l’intérieur, L’Envolée, n. 4, gennaio 2002.

 

[43] Il Freedom of Information Act (FOIA), promulgato nel 1966 negli USA, permette – in linea teorica – a chi ne faccia domanda di accedere a documenti amministrativi. Nella pratica, come precisa Marks nella sua prefazione, l’intervento degli avvocati – a pagamento – è necessario per far rispettare il diritto.

 

[44] Il libro fu pubblicato inizialmente da Times Books, nel 1991 fu pubblicata la riedizione pubblicata da Norton.

 

[45] Nonostante queste ricerche si erano sviluppate nell’URSS a quanto, sembra sin dalla fine degli anni ’40, nella realtà le confessioni non furono causate con l’uso del controllo mentale, ma sia con metodi polizieschi tradizionali (come l’isolamento) che con la stimolazione ideologica (l’uso dell’autocritica). La parola d’ordine dell’autocritica (che costituiva uno dei fondamenti del partito bolscevico) fu rilanciata alla grande dopo il XV Congresso del Partito Comunista Russo (1927) che vide la sconfitta dell’opposizione. Si voleva evitare il rischio (reale come si è visto in seguito) che il partito si desse un senso si autosufficienza, ai dormire sugli allori, che significa in sostanza di mettere una croce sul movimento in avanti. In sostanza evitare che i dirigenti, salendo, si allontanano dalle masse, e le masse incominciano a guardarli dal basso in alto, non osando criticarli, questo fatto non può che creare il distacco dei dirigenti dalle masse e di allontanare le masse dai dirigenti (con la conseguenza di avere dirigenti che si ritengono infallibili).

[46] Un importante resto suo shock indotti da trauma è Il prezzo della vita (titolo originale The Informed Heart – Il cuore informato – 1960), prima Edizione nei Tascabili Bompiani, Marzo 1976, di Bruno Bettelheim. Un esempio tratto dal libro a pag. 103: “Lo scopo di questi maltrattamenti massicci era di traumatizzare i prigionieri e di spezzare la loro capacità di resistenza al fine di modificare almeno il loro comportamento, se non la loro personalità. Ne era una prova evidente il fatto che le torture diventavano sempre meno violente a mano a mano che cessavano di resistere e cominciavano a obbedire a qualsiasi ordine a qualsiasi ordine delle SS, anche al più offensivo”.

 

[47] E molto probabilmente anche in Italia. Il magistrato Paolo Ferraro racconta che conosceva personalmente il padre di Valerio Verbano, il compagno assassinato dai fascisti nel 1980 – http://paoloferraro1.blog.com/2013/14/la-morte-di-valerio- – dove lavorava per il Ministero degli Interni, in settori socio-assistenziali sperimentali gestiti in una amministrazione autonoma con fondi ex U.N.N.R.A (soldi statunitensi), dunque si potrebbe avanzare l’ipotesi che egli avrebbe potuto trasmettere al giovane Valerio le attività di questa amministrazione oppure che quello che gli fu riferito lo avrebbe annotato nelle pagine del diario che non fu mai ritrovato (guarda caso). Quali segreti poteva essere depositaria l’A.A.I. (Amministrazione per le attività Assistenziali Italiane ed internazionali, questo era il nome dell’amministrazione)? Che tipo di sperimentazioni e quali attività copriva una struttura che lavorava nel settore socio-assistenziale per la tutela dei minori, degli handicappati anziani bisognosi, ecc. dal 1947?

L’A.A.I. nasce come Amministrazione per gli Aiuti Internazionali con decreto del 1947 (anno del progetto Bluebird antesignano dell’MK-ULTRA) e diviene Amministrazione per le Attività Assistenziali Italiane e Internazionali nel 1953, lo stesso anno di battesimo CIA del progetto MK-ULTRA, sperimentato con minori handicappati anziani, attricette ecc. Il palazzo dell’A.A.I., ente soppresso nel 1978, accanto a Via Inselci, fu assegnato dopo la soppressione al SISDE! La A.A.I., tra l’altro, aveva strutture sperimentali, scuole materne sperimentali.

[48] Alfred McCoy, A question of Torture, pp. 28-29, 33-34.

 

[49]                               C.s.

 

[50] John Marks, The Search for the “Manchurian Candidate”, pag.151.

[51] Alfred McCoy, A Question of Torture, pp. 32, 35.

 

[52] Donald O. Hebb, E. S. Heath,, E. A. Stuart, Effects of decreased variation in the sensory environment, Canadian Journal of Psychology, vol. 8, n. 2, 1954.

 

[53] W. H. Bexton, W. Heron, T. H. Scott, Effects of decreased variation in the sensory environment, Canadian Journal of Psychology, vol. 8, n. 2, 1954.

 

[54] Alfred McCoy, A Question of Torture, p. 35.

 

[55] John C. Lilly, Mental effects of reduction of ordinary of physical stimuli on intact, healthy persons, Psychiatric Research Reports, vol 5, n. 1, 1956 citato in Alfred McCoy, A Question of Torture, p. 39. Lilly non considerava la deprivazione sensoriale come uno strumento di tortura, ma come un modo per rilassarsi ed esplorare le frontiere della coscienza. Fece pubblicare infatti nel 1977, da Simon and Schuster, un’opera che comprendeva le sue ricerche: The Deep Self. Profound Relaxation and the Isolation Tank Technique.

 

[56] John Marks, The Search for the “Manchurian Candidate”, pag.152.

 

[57] Le tipologie erano: pazienti degli ospedali psichiatrici, agenti che erano sospettati di fare il doppio gioco, detenuti, e perfino per gli esprimenti con le droghe, bambini nelle colonie estive e clienti di delle prostitute. Alfred McCoy, A Question of Torture, p. 29 e p. 44.

 

[58] Kubark Countintelligence. Interrogarion, CIA luglio 1963. www.gwu.edu.

 

[59] Questa tecnica, chiamata anche “della postura da stress”, costringe il detenuto a mantenersi per diverse ore di seguito, in posizioni scomode (braccia tese, accovacciati, con l mani attaccate a una sbarra sul soffitto in posizione eretta, sulla punta dei piedi…), in modo che il suo corpo si trovi in uno stato di tensione e squilibrio permanente che non possa riposarsi o dormire.

 

[60] Kubark Countintelligence. Interrogation, pp. 86,87.

[61] Kubark Countintelligence. Interrogation, pp. 88.

 

[62] Camera stagna cilindrica impiegata nel XX secolo in medicina come camera di respirazione per le persone che soffrivano d’insufficienza respiratoria: la pressione atmosferica è periodicamente aumentata e abbassata per ventilare i polmoni.

 

[63] Kubark Countintelligence. Interrogation, p. 90.

 

[64] Gli “esperimenti terminali” furono così definiti dalla CIA perché non si fermavano con la morte della cavia o con la distruzione fisica.

 

[65] La SOA ha addestrato più di 60.000 soldati latinoamericani, insegnandogli tecniche di repressione, di guerra d’assalto e psicologica, di spionaggio militare e tattiche per gli interrogatori. Questi “diplomati” hanno spesso utilizzato le loro abilità per intraprendere una guerra contro la loro stessa gente. Tra i bersagli della SOA ci sono educatori, organizzatori di sindacati, lavoratori religiosi, rappresentanti studenteschi e tutti quelli che s’impegnano per i diritti delle masse popolari. Centinaia di migliaia di latinoamericani sono stati torturati, stuprati, assassinati, “fatti sparire”, massacrati e obbligati a fuggire ad opera dei “diplomati” presso la Scuola degli Assassini.

 

[66] Alfred McCoy, A Question of Torture, pp. 60, 64, 65, 71, 88.

[67] Quel manuale era stato redatto per servire l’addestramento degli ufficiali onduregni e riprende quasi alla lettera diversi passaggi del manuale Kubark (Alfred McCoy, A Question of Torture, pp. 86,92-94).

 

[68] Florence Hervey, a cura di, Un monde tortionnaire, Acat-France 2010, p. 278.

 

[69] Anne Steiner, Loïc Debray, RAF, Guèrrila urbaine en Europe occidentale, L’èchappèe, Montereuil, 2006, p. 42. La storia di queste ricerche viene sviluppata in Nouveaux perfectionnements scientifiques des techniciens de torture in America di procès Baader-Meinhof. De la torture dans le prisone de RFA. Bougois, Paris 1975, pp. 69-81.

 

[70] Allucinazione in cui il soggetto vede il suo stesso corpo o parti di esso.

 

[71] Sien Teuns, La torture par privation sensorielle, in à propos du procès Baader-Meinhof, pp. 65-66.

 

[72] I membri del movimento del 2 giugno e quelle del SPK sono ugualmente sottomessi a questo trattamento. I detenuti sono collocati in isolamento e perquisiti regolarmente, le visite sono limitate e la posta censurata.

 

[73] Anne Steiner, Loïc Debray, RAF, Guèrrila urbaine en Europe occidentale, L’èchappèe, Montereuil, 2006, pp. 39,40,44.

 

[74]                                          C.s p. 40

[75] Estratti di questa lettera sono disponibili in à propos du procès Baader-Meinhof.

 

[76] Anne Steiner, Loïc Debray, RAF, Guèrrila urbaine en Europe occidentale, L’èchappèe, Montereuil, 2006, p. 40.

 

[77]                                     C.s. P. 40

[78] Anne Steiner, Loïc Debray, RAF, Guèrrila urbaine en Europe occidentale, L’èchappèe, Montereuil, 2006, pp. 42, 54.

 

[79] Comitato contro la tortura dei prigionieri politici nella Repubblica Federale Tedesca.

[80] Alfred McCoy, A Question of Torture, pp. 37-38.

[81] Rudolf Hess Is Dead in Berlin, Last of Hitler Inner Circle, in New York Times, 18 agosto 1987, pp. A1, B8-9.

 

[82] Thomas Gordon, Journey into Madness. The True Story of Secret CIA Mind Control and Medicale Abuse, Bantam Books, New York, 1990, pp. 153-154.

 

[83] Peter Levenda, satana e la svastica Nazismo, società segrete e occultismo, Oscar Mondadori.

 

 

  • .

[85] La Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe e. V., meglio conosciuta semplicemente come Ahnenerbe, fu una associazione fondata da Heinrich Himmler, Herman Wirth, e Walter Darré il 1º luglio 1935 e incorporata all’interno del Persönlicher Stab RfSS nel 1939. Il suo nome significa letteralmente “Società di ricerca dell’eredità ancestrale”. Fu originariamente votata alle ricerche riguardanti la storia antropologica e culturale della razza ariana. Dopo una serie di contrasti con Darré, Himmler procedette nell’estate del 1937 a ristrutturare l’associazione, fissando il nuovo quartier generale a Berlino-Dahlem. Il Reichsführer-SS mantenne il controllo totale, con il titolo di curatore, ma la gestione pratica venne affidata al dott. Walther Wüst, che dirigeva l’attività scientifica, all’SS-Standartenführer Bruno Galke, che era il tesoriere, e all’SS-Standartenführer Wolfram Sievers che si occupava delle questioni amministrative. Con la riorganizzazione, Himmler stabilì anche i compiti che l’associazione avrebbe dovuto svolgere:

  • Compiere ricerche nel campo della storia antica, studiando i fatti da un punto di vista scientifico, in maniera oggettiva e senza falsificazioni;

Istituire in ciascun Oberabschnitt (regione) delle SS un centro di educazione e di cultura dedicati alla grandezza della Germania del passato. Il primo di questi centri venne fondato a Sachsenhain, presso Verden, con la ricostruzione di un villaggio sassone che doveva dimostrare ai tedeschi la ricchezza della loro cultura.

 

[86] Nuremberg Ttribunals vol. XX, testimonianza di Hessdel 31 agosto 1946, pp. 368-69.

[87] Nuremberg Ttribunals vol. XX, testimonianza di Hessdel 31 agosto 1946, pp. 369.

[88] Maurizio Blondet, chi comanda in america, EFFEDIEFFE, PP. 153-154.

 

[89] Alfred McCoy, A Question of Torture, p. 43.

 

[90] John Marks, The Search for the “Manchurian Candidate”. pp. 145-146

 

[91] S. Smith, W. Lewty, Perceptual isolation in silent room, The Lancet, 12 settembre 1959, citato in Alfred McCoy, A Question of Torture, p. 53.

 

[92] S. Smith, W. Lewty, G. F. Reed, Effects of sensory deprivation, Proceedings of the Medicine, vol. 55, pp. 1003-1014, dicembre 1962.

 

[93] Alfred McCoy, A Question of Torture, p. 53-54.

 

[94] Report of the Commitee of privy counselors appointed to consider authorised procedures for the interrogation of persons suspected of terrorism (Parker Report), The Majority Report, p. 3, citato in Commissione Europea, Application no. 5310/71, Ireland v. the United Kingdom. Report of the Commission, 25 gennaio 1976, p. 393-

 

[95] Corte europea dei diritti dell’uomo, Case of Ireland, v. the United Kingdom. Application no. 5310/71. Judgment. Strasburgo. 18 gennaio 1978, sezione III-B.

[96] Carol Ackroyd, Karen Margolis, Jonathan Rosenhead, Tim Shallice, The Technology of Political Control, p. 34.

 

[97] Corte europea dei diritti dell’uomo, Case of Ireland, v. the United Kingdom.

 

[98] Commissione europea dei diritti dell’uomo Application no. 5310/71, p. 247.

 

[99] Carol Ackroyd, Karen Margolis, Jonathan Rosenhead, Tim Shallice, The Technology of Political Control, p. 33.

 

[100] Commissione europea dei diritti dell’uomo Application no. 5310/71, p. 402.

 

[101] Corte europea dei Diritti dell’Uomo, Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali, 4 novembre 1950: Articolo 3 – Interdizione della tortura. Nessuno può essere sottomesso a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

 

[102] Commissione europea dei diritti dell’uomo Application no. 5310/71, p. 402.

 

[103] Tratto da un intervista concessa da Hellyette Bess a Juliette Volcler – una giornalista francese che lavora per le testate radiofoniche Fréquences Paris Plurrielle e Radio Galère – il 7 febbraio 2010.

[104] Conosciuto anche con il nome di Israeli Security Agency (ISA), Shabak ou Shin Bet.

 

[105] Yuval Ginbar, Routine: interrogaton methods of the General Security, B’Tselem, febbraio 1998, p. II.

[106] Testimonianza dei difensori dello Stato israeliano davanti al comitato contro la tortura, citato in Yuval Ginbar Routine torture, p. 24.

 

[107] Nigel S. Rodley, Questioni dei Diritti Umani di tutte le persone sottomesse a qualsiasi forma di detenzione, prigione e, in particolare: la tortura e altre pene e trattamenti crudeli, inumani o denigranti, ONU, Consiglio economico sociale, Commissione dei diritti dell’uomo, 19 gennaio 1996, paragrafo 121, pp. 32-33.

 

[108] Florence Hervey, a cura di, Un monde tortionnaire, p. 171.

 

[109] Testimonianza di Bahjat Yamen in Noam Hoffstater, Ticking bombs, Testimonies of torture victims in Israel, Pubblic Committee Against Torture in Israel, maggio 2007, p. 14.

[110] Yossi Wolfson, Kept in the dark: treatment of Palestinian detainess in the Petah-Tikva interrogation facility of the Israel Security Agency, p. 17

 

[111] Harriet Mills, Thoght Reforme: Idelogical Remolding in China, <Atlanric Monthly>, dicembre 1959 (cit. da Snow, L‘altra riva del fiume cit. p.447).

 

[112] Gregorio Bermann, la salute mentale in cina Medicina e politica nella rivoluzione cinese, Nuovo Politecnico 40 Einaudi.

 

 

[113] Mao Tse-Tung, Pekin, Edizioni in lingue straniere, Pekin 1966, P. 148.

 

[114]                             C.s. P. 141.

[115] Articolo pubblicato su Prometeo Incatenato di Marco Sacchi, Edizioni Lavoro Liberato.

 

[116] Florence Hervey, a cura di, Un monde tortionnaire, p. 125.

 

[117]                           C.s. pp. 122-123.

 

[118] Alfred McCoy, A Question of Torture, p. 108.

 

[119] Nota anche con il nome di “supplizio della vasca di bagno” e praticata in particolare dai militari francesi durante la lotta di liberazione nazionale dell’Algeria contro il colonialismo francese (1954-1961).

 

[120] Il FM 34-52 definisce le tecniche di interrogatorio autorizzate per l’esercito statunitense, in conformità con le leggi nazionali e internazionali. Il manuale, in vigore dal 1992, è stato revisionato nel 2006 in seguito alla divulgazione delle torture commesse nella prigione di Abu Grahib.

[121] www.aclu.org

 

[122] Suzanne G. Cusick, Music as torture/music as weapon, Transcultural Music Review, 2006, www.sibetrans.com

 

[123] Alfred McCoy, A Question of Torture, pp. 126-127.

 

[124] Eufemismo per definire i paesi socialisti, antimperialisti o comunque che si oppongono all’imperialismo USA.

 

[125] Jane Mayer, The experiment, The New Yorker, 11 luglio 2005.

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~ di marcos61 su maggio 15, 2015.

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