PROGETTO BRAIN INITIATIVE: MAPPARE IL CERVELLO DEGLI ESSERI UMANI

 

 

Obama annunciò nell’aprile 2013, l’avvio di un progetto che ha lo scopo di riuscire a mappare il cervello degli esseri umani, confermando che nel bilancio fiscale del 2014 l’attivazione del progetto peserà per un importo iniziale di 100 milioni di dollari. La durata del progetto è stimata in 10 anni, e dovrebbero raggiungere il costo globale di 3 miliardi di dollari. Lo scopo ufficiale è quello di arrivare a comprendere il funzionamento del cervello umano per scoprire delle nuove metodologie di cura per tutte quelle patologie che interessano l’apparato cerebrale umano, come l’autismo, la schizofrenia, l’epilessia, i traumi cerebrali e il morbo di Alzheimer (certamente non possono mica dire che si vogliono militarizzare le neuroscienze). La tecnologia giocherà un ruolo determinante nel progetto (è un caso il termine BRAIN si riferisca all’acronimo Brain Research trough Advancing Neurotechnologies), e il costo dell’intero programma non sembra spaventare il governo USA più di tanto, anche perché, secondo stime di organismi governativi, le malattie del cervello costano al sistema sanitario statunitense qualcosa come 500 miliardi di dollari all’anno.

MA IN REALTA’ NON E’ UNA NOVITA’, QUESTO PROGETTO E’ IN CORSO DA QUASI 20 ANNI IN SVIZZERA, UTILIZZANDO UN COMPUTER IBM, TRA I PIU’ POTENTI DEL MONDO. I MEDIA RIPORTAVANO UNA DECINA DI ANNI FA, CHE LA CAPACITA’ CEREBRALE UMANA ERA ATTORNO AI 270 TERABYTE. QUESTI STUDI SONO IN CORSO DA DECENNI. CIO’ CHE E’ ANCOR PIU’ GRAVE, GLI STATI SE NE FANNO ARBITRARIAMENTE PROMOTORI.

 

E giacché siamo nel bel mezzo di una crisi, sono tanti soldi che potrebbero andare per salvare come si suole dire “l’economia nazionale”. Un esempio chiaro: proprio nei giorni del 2009 che a Londra si riuniva il G20, Il Sole 24 Ore pubblica una mappa analitica e aggiornata degli interventi compiuti dai vari governi dal settembre 2008 al marzo 2009 e la cifra è sconcertante: 22-23 mila miliardi di dollari, contro gli 80 che costò il new deal e i 500 del costo della seconda guerra mondiale imperialista,[1] la metà di questa cifra o quasi è impegnata solo dal governo USA (amministrazioni Bush e Obama) e larghissima parte di essi, in USA e nel mondo, è destinato alle banche.

   Raffrontando queste cifre risulta che:

  • la spesa della seconda guerra mondiale imperialista abbraccia un arco di 6 anni, qui siamo in presenza di 6-7 mesi;
  • la spesa militare nella seconda guerra mondiale imperialista rilanciò l’economia USA, infatti, nel 1941 il PIL era di poco superiore al 1929 e s’impenna negli anni susseguenti raddoppiando quasi mentre nel 1943-44 la percentuale del PIL della spesa militare era pari al 44,6%. Adesso invece si spende molto di più ma l’economia non sembra reagire positivamente.

 

   Che queste cifre non siano arrivate alla stampa “popolare” è evidente: l’enormità della cifra significa che siamo vicini al si salvi chi può.

 

Il Progetto Genoma Umano varato nel 1990 e conclusosi nel 2000 dal National Institutes of Healt (NIH) per mappare tutti i geni del DNA umano, ha prodotto scoperte e vantaggi di portata incalcolabile. Va inoltre ricordato che tra i vari organismi studiati all’interno del progetto, ne troviamo uno (quello del batterio Escherichia Coli), che ha portato nel 2011 alla realizzazione di SPAM (Steganography by Printed Arrays of Microbes) un sistema di codifica dei batteri per la trasmissione di messaggi cifrati.[2]

 

Accenniamo adesso l’argomento dei messaggi cifrati. Lo studio delle tecniche e delle metodologie per rendere riservate le comunicazioni tra due interlocutori, ha sempre rappresentato, fin dai tempi dello storico greco Erodoto, il maggiore tormento per tutti i fautori dell’importanza della segretezza delle informazioni trasmesse. Fu proprio lo storico greco, considerato da molti come il “padre della storia” (in funzione della sua famosa opera intitolata Storie in cui narra delle vicende che portarono alla guerra tra la Grecia e l’impero persiano), a raccontare di un curioso episodio in cui si scorge il primo tentativo di trasmissione mascherata di un messaggio. L’episodio si riferisce all’esigenza di un nobile persiano ossessionato dalla ricerca di un sistema che consentisse di trasmettere segretamente un messaggio a un suo alleato. Il contenuto del messaggio rivestiva un livello di segretezza assoluto ed era fondamentale impedirne l’accesso a chiunque non fosse il legittimo destinatario. Naturalmente, la possibilità di affidare il manoscritto a un corriere, presentava rischi notevoli. Il primo era da attribuire alla facilità di accesso all’informazione nel caso in cui il corriere fosse caduto in mani nemiche, il secondo era da attribuire alla fedeltà del corriere stesso, che avrebbe potuto leggere il contenuto del documento per poi rivelarlo al nemico. A questo punto il nobile persiano ebbe un’illuminazione: fece tagliare a zero i capelli del messaggero al fine di poter tatuare un messaggio sulla pelle del cranio; una volta che i capelli furono ricresciuti, inviò il corriere a destinazione, con la sola istruzione di tagliarseli nuovamente nel momento della consegna del messaggio.

Durante la seconda guerra mondiale furono sperimentate delle tecniche di steganografia,[3] tra le quali la più nota fu quella delle cifre nulle. Utilizzata sia dagli alleati sia dai tedeschi, in particolare per le trasmissioni radio, questa tecnica si basava sull’inserimento di un messaggio nascosto all’interno di un altro messaggio di testo. Anche in questo caso il messaggio era composto in modo tale da sembrare normale all’apparenza ma, utilizzando una sequenza di estrapolazione di caratteri, era possibile ottenere un messaggio diverso. L’esempio di seguito indicato, e riconducibile ad un testo realmente inviato da una spia tedesca. Il messaggio è compilato in maniera opportuna per consentire, grazie all’estrapolazione della seconda lettera di ogni capoverso, di ottenere una comunicazione completamente differente.

Sempre durante il secondo conflitto mondiale furono sperimentate altre tecniche di mascheramento dei messaggi segreti, come l’utilizzo di inchiostri invisibili (detti anche simpatici), sostanze che normalmente non lasciano tracce visibili su di un qualsiasi foglio di carta, ma diventano perfettamente visibili se il documento viene accostato ad una fonte di calore. Furono utilizzate sostanze comuni, come il succo di limone, l’aceto, il latte, ma anche sostanze chimiche come l’inchiostro al cobalto, che può essere reso visibile solo se si utilizzano particolari reagenti chimici.

Con il passare degli anni, l’evoluzione delle tecnologie cominciò a produrre risultati rilevanti in molteplici settori, ivi incluso quello del camuffamento delle immagini. Inventata dai tedeschi durante l’ultimo conflitto, la tecnica dei micropunti segna un sostanziale passo avanti nella steganografia, al punto tale che Edgar J. Hoover, il potentissimo direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI), la definì senza mezzi termini “il capolavoro del nemico nello spionaggio”. Fu solo grazie all’intercettazione, nel 1941, di un agente tedesco che trasportava una rivista in cui era impressa una microfoto, che gli alleati scoprirono questa nuova tecnica di mascheramento. Essa si basava sull’utilizzo di fotografie molto piccole (un punto dattiloscritto), che una volta ingrandite diventano immagini di buona qualità, e il loro camuffamento poteva essere reso possibile grazie al loro inserimento in foto diverse e prive di significato.

Spam è un termine assai noto nel cyberspazio. Noto anche come spamming, identifica quella forma invadente e fastidiosa di pubblicità indesiderata che solitamente colpisce un po’ tutti i frequentatori del cyberspazio che utilizzano la posta elettronica. Le origini storiche del termine, secondo Wikipedia, sono da ricollegarsi a uno sketch comico del Monty Python’s Flyng Circus, che si svolgeva all’interno di un locale in cui era servita della carne in scatola, meglio nota con il nome di Spam. L’aspetto più caratteristico dello sketch, risiede nell’insistenza della cameriera nel proporre a tutti i clienti i piatti in cui era presente Spam (uova e Spam, uova pancetta e Spam, salsicce e Spam, ecc.), e nella ritrosia dei clienti ad ordinare l’alimento per l’insistenza ossessiva della cameriera. Probabilmente la scelta del termine spam nell’identificare il fastidioso fenomeno dei messaggi pubblicitari in Rete, è riconducibile proprio alla sensazione di sgradevolezza che provavano i clienti cui era proposta forzatamente la carne in scatola.

Tuttavia, proprio in questi ultimi tempi, potremmo essere giunti a una fase di revisione del significato di questo termine. Anzi, il termine Spam potrebbe addirittura assumere nell’immaginario collettivo perfino un significato positivo, e ciò sarebbe reso possibile grazie ad una straordinaria sperimentazione condotta nel settore delle biotecnologie: la possibilità di utilizzare batteri modificati in laboratorio per nascondere messaggi segreti.

La notizia viene diffusa a fine settembre 2011 e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) da un gruppo di ricercatori guidati da David Walt chimico e ricercatore della Tufts University di Medford, Massachusetts. La sigla Spam, in questo caso, è l’acronimo di Steganography by Printed Arrays of Micorbes, in altre parole “Scrittura in codici su matrici stampabili a batteri”, e si riferisce a una tecnica a dir poco rivoluzionaria che consente, grazie ad opportune modifiche di laboratorio, di scrivere e decifrare un codice utilizzando il batterio Escherichia coli (ricordate il batterio killer che si annidava nella frutta e nella verdura?).

Questo batterio multiruolo, più conosciuto con la sigla E.coli, anche se dimora abitualmente nell’intestino e ha un ruolo fondamentale nel processo digestivo, può provocare malattie terribili e perfino mortali (infezioni del tratto urinario, meningite, peritonite, setticemia e polmonite). Tuttavia la sua poliedricità a livello funzionale (che sembra essere la sua maggiore peculiarità), oggi potrebbe consentirgli di assumere la veste del primo batterio ingaggiato come agente operativo nei servizi segreti.

A questo punto cerchiamo di comprendere meglio la tipologia di sperimentazione condotta da David Walt. In pratica in questi batteri è inserita una proteina in grado di emettere una luce fluorescente disponibile tra sette colori diversi (GFPuv, AmCyan, ZsGreen, ZsYellow, mOrange, tdTomato e mCherry). Quindi i batteri vengono posizionati su di un foglio di nitrocellulosa a gruppi di due.

Questa sperimentazione spalanca le porte a una molteplicità di scenari che possono condurre a percorsi innumerevoli e, per molti versi, sconosciuti. Ad esempio, nel caso si utilizzino ceppi batterici diversi, è possibile fare in modo che i singoli batteri producano proteine fluorescenti in tempi diversi. Questo aumenterebbe in maniera esponenziale i livelli di codifica dei batteri stessi e sarebbe possibile, grazie alla temporizzazione dei segnali dei batteri, creare un sistema d’invio periodico dei messaggi. Un’altra variabile che potrebbe fungere da elemento di variazione nel processo di costruzione del messaggio biologico, è riconducibile all’impiego di antibiotici. Com’è noto, gli antibiotici sono sostanze di origine naturale prodotti da un microrganismo che è in grado di eliminarne un altro (non a caso la parola antibiotico deriva dal greco e significa “contro la vita”). Tuttavia, nell’utilizzo comune del termine, esso identifica un prodotto farmaceutico in grado di contrastare proprio la diffusione di batteri. Un antibiotico, essendo in grado di esercitare un condizionamento diretto sul batterio, può essere facilmente utilizzato anche per modificarne alcune caratteristiche. In questo caso un antibiotico opportunamente modificato è in grado di agire sulla capacità del batterio di produrre il colore fluorescente. Facciamo un esempio: supponiamo di utilizzare dei batteri che sono in grado di resistere all’antibiotico rifampicina. Nel momento in cui inseriamo il predetto antibiotico sul foglio di nitrocellulosa, i batteri, anche in presenza di rifampicina, rimarrebbero vivi e produrrebbero il loro colore fluorescente codificando un messaggio specifico. Se, invece, negli stessi batteri sono inseriti anche i geni per un altro colore fluorescente, accoppiato alla resistenza per un altro antibiotico (supponiamo l’eritromicina), il codice di lettura cambierebbe: alla presenza di rifampicina, rimarrebbero vivi solo i batteri capaci di resistergli, ma produrrebbero il colore associato alla resistenza per l’eritromicina. In sostanza, mediante l’utilizzo degli antibiotici sarebbe possibile mantenere in vita alcuni batteri (e quindi i messaggi d’interesse) e distruggerne altri (considerati non importanti o già letti), ma sarebbe anche possibile modificare i colori prodotti alterando, di conseguenza, il contenuto del messaggio.

Da un punto di vista operativo, il funzionamento della trasmissione del messaggio avverrebbe nel modo seguente: i messaggi vengono coltivati su piastre di agar e successivamente trasferiti su di una sottile pellicola che può anche essere inviata per posta al destinatario. La pellicola appare vuota al destinatario, ma il messaggio si rivela quando i batteri sono trasferiti su di un terreno di cultura appropriato. Pertanto quest’ultimo funge da chiave segreta per la decifrazione del messaggio. Ad esempio, se alcuni batteri sono trattati con un particolare antibiotico, il messaggio segreto potrà essere letto solo con una sostanza chimica particolare. Nel caso in cui sia utilizzata una sostanza non idonea, il messaggio potrebbe rivelare un testo insignificante o potrebbe addirittura essere distrutto. Lo stesso Walt asserisce che le modificazioni dei tratti genetici potrebbero portare a migliaia di possibili chiavi di cifratura del messaggio. Altri studi sono focalizzati su altri batteri come il Bacillus subtilis, un microrganismo non pericoloso, ma che si è dimostrato particolarmente suscettibile alla manipolazione genetica e che è ampiamente utilizzato come organismo modello per molteplici studi di laboratorio.

Non c’è quindi da stupirsi se questo progetto di coltivazione di batteri messaggeri, è stato finanziato dalla statunitense Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), che già da qualche anno aveva lanciato una sfida ai laboratori chimici degli Stati Uniti per scoprire un sistema che potesse consentire di trasmettere informazioni codificate utilizzando segnali chimici. Non a caso, nel 2010 Craig Venter, scienziato dell’omonimo Istituto Venter, aveva dimostrato come fosse possibile inserire dei messaggi segreti sotto forma di amminoacidi incorporati nel primo genoma artificiale batterico. Insomma messaggi segreti nascosti nel DNA. Ma il Dr. Walt asserisce che il suo sistema è molto più affidabile e, soprattutto, più semplice da implementare. “Se si sta cercando di inviare un messaggio e non si ha a disposizione un sintetizzatore di DNA, il problema lo si può risolvere semplicemente mediante il trasporto di batteri” asserisce Walt che si spinge oltre affermando: “Utilizzando il mio sistema è possibile ipotizzare una miriade di applicazioni fruibili per lo spionaggio”. Probabilmente, la maggiore peculiarità di questo straordinario sistema di comunicazione segreta risiede proprio nella sua semplicità architetturale, che rappresenta anche il maggiore vantaggio per il suo utilizzo: l’enorme difficoltà nell’identificare e decifrare il messaggio biologico. I marcatori di selezione possono essere numerosi e possono assumere significati diversi e, inoltre, non bisogna dimenticare che per identificare un messaggio biologico “cifrato” occorrono apparecchiature e laboratori complessi, costosi e non semplici da approntare. Per contro, i batteri, che costituiscono il veicolo di trasposto del messaggio segreto, sono particolarmente sensibili alle modificazioni ambientali (temperatura, condizioni climatiche avverse, virus, farmaci), pertanto la loro mancata sopravvivenza comporterebbe la perdita del messaggio trasmesso. Altro aspetto non irrilevante, è il numero di informazioni che sarebbero veicolate mediante i batteri. Avendo una densità d’informazioni molto inferiore a quello del DNA, i messaggi contenuti nei batteri potrebbero arrivare a 500-1000 simboli che sarebbero, come asserisce Walt, “…sufficienti per un aggiornamento di missione, ma probabilmente insufficienti per contrabbandare i segreti di un paese straniero”. Dubbi analoghi sono stati sollevati da altri eminenti scienziati del settore. “E una sperimentazione notevole, ma io sono molto dubbioso sulla rilevanza pratica”, spiega Dominik Heider, ricercatore dell’università di tedesca Duisbug-Essen specializzato nelle applicazioni di cifratura dei messaggi che utilizzano il DNA. Inoltre egli pone la questione delle restrizioni che pongono molti paesi sulla trasmissione per posta di batteri geneticamente modificati. Comunque sia, la scienza ha compiuto un altro passo avanti, offrendo all’uomo un altro prodigioso strumento di mascheramento dei messaggi. Che la biotecnologia rappresenti uno dei settori di punta del terzo millennio era chiaro da tempo, ma le scoperte e le innovazioni ad essa riconducibili, aprono scenari e possibilità per l’uomo difficilmente prevedibili.

Non possiamo che attendere l’evoluzione degli eventi futuri per comprendere quale possa essere l’uso che sarà fatto di questa straordinaria sperimentazione, nella speranza che, come spesso accade, non si riveli dannosa come altre scoperte del passato che sarebbero state virtualmente utili, ma che siano state utilizzate in maniera devastante.[4]

Anche il progetto BRAIN Initiative all’interno del NIH, struttura che può vantare una stretta collaborazione con DARPA, per lo sviluppo di progetti avanzati nel settore della difesa. Tra questi, poco pubblicizzato è il ‘chip to screnn for safe and effective drugs[5] varato nel 2011 con la collaborazione del FDA, che prevede lo sviluppo di un microprocessore per la valutazione per la valutazione degli effetti dei farmaci sugli esseri umani. Anche se il chip ufficialmente dovrebbe essere innestato su “sistemi cellulari” simili al corpo umano, non si esclude la sperimentazione sugli individui. Il costo per i cinque anni di sperimentazione, ammonta a 70 milioni di dollari e DARPA si è impegnata a sostenere una parte corposa dell’investimento. Per quanto concerne BRAIN Initiative, l’apporto finanziario si basa, per il solo 2014, su una somma 50 milioni di dollari. L’obiettivo, come dichiarato dal direttore dell’agenzia, Arati Prabhakar, è di “… comprendere le funzioni dinamiche del cervello e di dimostrare di poter sviluppare nuove applicazioni basate su queste intuizioni”.[6] Egli ha inoltre che “L’iniziativa del Presidente rafforza l’importanza della comprensione di come i record del cervello, processano, utilizzano, memorizzano e recuperano grandi quantità di informazioni. Queste conoscenze delle funzionalità del cervello potrebbe ispirare la progettazione di una nuova generazione di sistemi di elaborazioni delle informazioni; condurre a intuizioni sulle lesioni cerebrali e sui meccanismi di recupero per permettere nuove diagnosi, terapie e sviluppo di dispositivi in grado di riparare le lesioni traumatiche”. Ma nel contempo potrebbero consentire di sviluppare nuovi sistemi di interazione/comunicazione con il sistema potrebbero consentire di sviluppare nuovi sistemi di interazione/comunicazione con il sistema nervoso centrale; la possibilità di colloquiare con il cervello dell’uomo grazie all’utilizzo di tecnologie wireless e processi RFID.

E le conferme su come le tecnologie possano interagire, se non addirittura integrarsi, con il sistema nervoso dell’uomo, non mancano di certo. In uno studio pubblicato su Neuron,[7] si cita il Brain Activity Map Project e gli autori spiegano come sia possibile realizzare delle piccole macchine molecolari capaci di funzionare come sensori a livello cellulare, per monitorare l’attività dei neuroni. Gli scienziati spiegano che sebbene in questo periodo sia possibile avere una visione d’insieme delle attività cerebrali grazie alle magnetoencefalografia e alla risonanza magnetica funzionale, queste tecniche mancano di specificità cellulare e di risoluzione temporale. In altri termini non consentono di fotografare non consentirebbero di fotografare la singola attività neuronale in dato stante. E nonostante l’utilizzo del calcium imagine[8] e del voltage imaging[9] Che usano rispettivamente calcio e i cambiamenti di voltaggio per monitorare l’attività elettrica dei neuroni), permane la necessità di aumentare l’efficacia dei sensori e della loro risoluzione temporale. Sarà attraverso l’utilizzo di nano particelle e nano diamanti, molto sensibili ai campi magnetici, che si potranno ottenere dei sistemi di monitoraggio e comprensione delle comunicazioni neuronali. Abbinando il tutto a sistemi ottici (come obiettivi, telecamere e algoritmi) che permetteranno analizzare grandi zone del cervello, sarà finalmente possibile, grazie anche alle tecnologie wireless, colloquiare e interagire direttamente con il cervello umano.

Il progetto BRAIN Initiative consentirà, come ammesso dagli stessi responsabili, di spianare la strada ai progressi dell’intelligenza artificiale. Bisogna ricordarsi che da diversi anni, grazie ai finanziamenti del Ministero della “Difesa” USA, il Centro Bioelectronics, Biosensors and Biochips (C3B) dell’Università di Clemson, sta sperimentando ufficialmente (c’è solo da immaginare le sperimentazioni illegali) l’innesto di un microprocessore all’interno del cervello umano.[10] Si ha notizia che il 17 gennaio 2013 si sarebbe svolta una riunione presso la California Institute of Technology, cui hanno partecipato NIH, DARPA e National oltre ai rappresentanti di Google, Microsoft e Qualcomm. Obiettivo: stabilire se esistono infrastrutture informatiche in grado di catturare tutti i dati che giungeranno dal progetto. La conclusione è stata positiva.[11]

 

In Russia si cerca di riprogrammare il DNA.

 

In Russia non si sta a guardare. E se lo fanno, per qualche breve periodo, è per carpire insegnamenti che possono essere utilizzati a loro vantaggio. Anche loro hanno varato un Progetto Gemona Umano che ha condotto a una teoria dai riscontri applicativi che potrebbe rivoluzionare il concetto stesso di riprogrammazione del DNA.[12] In un documento elaborato da Grazyna Fosar e Franz Bludford, sulle recenti scoperte sul DNA condotte in Russia, si spiega come il DNA possa essere influenzato e riprogrammato da parole e frequenze, in altri termini, sembrerebbe che le informazioni genetiche contenute nell’acido desossiribonucleico, oltre a essere il responsabile della costruzione del nostro corpo, sia anche in grado di comunicare e archiviare dati. Gli scienziati russi, in collaborazione con dei linguisti, avrebbero trovato un codice genetico capace di seguire le stesse regole di tutte lingue umane. In effetti, se ci si riflette per un istante, il linguaggio umano non è altro che un riflesso del nostro DNA. Gli scienziati russi ritengono che la vita dei cromosomi funzioni proprio come un computer olografico, utilizzando radiazioni laser interno del DNA. Sarebbero quindi riusciti a modulare alcuni modelli di frequenze (suoni) attraverso un raggio laser in grado di influenzare la frequenza del DNA e di conseguenza l’informazione genetica stessa. Dato che la struttura del DNA e di conseguenza l’informazione genetica stessa. Dato che la struttura di base delle coppie alcaline del DNA e la lingua parlata hanno la stessa struttura, la decodifica del DNA non sarebbe necessaria. Teoricamente, si poterebbero utilizzare le stesse parole del linguaggio umano (che sarebbero trasformate in frequenze finalizzate alla modifica delle informazioni del DNA) per riprogrammare il DNA di un essere umano. Naturalmente, non è dato sapere quali siano i reali risultati conseguiti dalle sperimentazioni in atto, tuttavia sembra che le stesse abbiano prodotto esiti molto incoraggianti. Se queste sperimentazioni dovessero dimostrare che è possibile interagire con il DNA, la portata della scoperta sarebbe a dir poco sensazionale.

Proviamo a fare un esempio della portata di questa scoperta se confermata: si sa che l’ipnosi è un fenomeno psicosomatico che coinvolge sia la dimensione fisica sia quella psicologica del soggetto. Ed è stato ampiamente dimostrato che essa una condizione particolare di funzionamento dell’individuo che gli consente di influire sulle proprie condizioni sia fisiche, sia psichiche e sia di comportamento. La ricerca russa potrebbe fornire un altro contributo in termini di spiegazione scientifica, sul perché le tecniche d’ipnosi possano funzionare così bene in molteplici casi. Seguendo la linea delle possibilità offerte dalla ricerca russa, si potrebbe quindi ipotizzare l’utilizzo di strumenti tecnologici interconnessi in rete (smartphone, tablet, notebook), per la trasmissione di frequenze utili alla modificazione contenute del DNA.

Di ciò è assolutamente convinto il professor Kevin Warwick, un autorevole studioso d’intelligenza artificiale e ingegneria biomedica dell’Università di Reading, un convinto sostenitore dell’interazione uomo-macchina. Warwick, infatti, è convinto la prossima forma di vita a dominare sul nostro pianeta potrebbe essere una specie a metà fra l’essere umano e le macchine. E che l’umanità sarà divisa fra chi accetterà di ibridarsi con le macchine, e gli altri: una sottospecie dalle potenzialità limitate. In due occasioni, Warwick si è sottoposto in prima persona a esperimenti d’ibridazione con le macchine, facendosi impiantare nel braccio dei dispositivi elettronici.[13] Nel 1998 decise di impiantarsi un chip sottocutaneo a radiofrequenza (RFD) per dimostrare che poteva automaticamente aprire la porta del proprio ufficio, attivare il riscaldamento, accendere le luci nei locali in cui sostava, e a gestire tutti i dispositivi elettronici, computer compreso. Il 14 marzo 2002, si spinge oltre e decide di farsi impiantare nel suo braccio destro, un elettrodo array, forte di 100 elettrodi interconnessi direttamente al suo sistema nervoso, per governare a distanza mediante la rete Internet, un braccio artificiale e una sedia a rotelle. Lo scienziato riuscì effettivamente a pilotarli dalla Columbia University, mentre il braccio e la sedia a rotelle si trovavano presso l’Università di Redding. Quest’esperimento riuscì. Non contento Warwick coinvolse anche sua moglie negli esperimenti. Adottando la stessa tecnica chirurgica, nel 2002 fece impiantare di sua moglie un dispositivo analogo, un dispositivo analogo, con lo scopo di stabilire un canale comunicativo (quasi telepatico)[14] tra loro. I rispettivi sistemi nervosi entrarono effettivamente in comunicazione, consentendo però solo lo scambio di messaggi elementari (ad esempio quando la moglie dello scienziato muoveva il braccio, il movimento era avvertito dal marito). Lo stesso Warwick è convinto che nel futuro la società mondiale sarà popolata da forme di vita ibride, a metà tra l’essere umano e le macchine. Potremmo essere muniti di GPS integrato a livello cutaneo, o di un microchip in grado di monitorare o semplicemente di un tag RFID in grado di autenticarci ogni volta che transitiamo negli aeroporti, in ufficio, o in strutture pubbliche, in sostanza il sogno dei transumanisti e l’incubo per qualsiasi persona voglia mantenere la propria umanità.

Quello che è certo è che la penetrazione della mente dell’essere umano, in qualunque modo, sembra rappresentare uno degli obiettivi strategici del terzo millennio. Una dimostrazione di ciò è data dalla corposità dei finanziamenti che sono destinati a questo scopo.

 

 

 

 

 

 

Conclusioni provvisorie

 

Imbrigliando le neuroscienze alla capacità militare, queste tecnologie sono il risultato di decenni di ricerca e sperimentazione, in modo particolare negli USA e nell’ex URSS. Lo sviluppo del sistema satellitare non c’è stato solo per i sistemi di sorveglianza e di comunicazione, ma anche per la localizzazione degli esseri umani, dove se questi hanno incorporato uno strumento elettronico, le loro frequenze cerebrali possono essere manipolate con raggi laser diretti, radiazioni elettromagnetiche, onde sonar, radiazioni di radiofrequenza (RFR), onde solition, campi di torsione o altri campi di energia che formano le aree di studio per l’astrofisica. Poiché queste operazioni sono caratterizzate dalla segretezza, sembra inevitabile che i metodi di cui siamo a conoscenza, ossia lo sfruttamento della ionosfera, il nostro scudo naturale, sono già superati quando iniziamo ad afferrare le implicazioni del loro uso. I brevetti derivanti dal lavoro di Bernard J. Eastlund[15] forniscono l’abilità di mettere quantità senza precedenti nella ionosfera in postazioni strategiche e per mantenere il livello di iniezione energetico, particolarmente se viene impiegata la posizione causale, in una maniera ben più precisa e meglio controllata di quanto possibile con i metodi passati, la detonazione di dispositivi nucleari a vario rendimento e a varie altitudini.[16]

Alcuni brevetti ora di proprietà della Raytheon,[17] descrivono come provocare “esplosioni di portata nucleare senza radiazioni” e sistemi di raggi di energia, impulsi elettromagnetici e sistemi di scoperta sopra l’orizzonte. Un uso più inquietante è il sistema sviluppato per manipolare e disturbare i processi neurali dell’uomo usando radiazioni di radiofrequenza a impulsi (RFR), e il loro impiego come un dispositivo per causare effetti negativi sulla salute e sul pensiero umano. La vittima, è presa come bersaglio mobile ed è incapace di sfuggire alla minaccia neanche spostandosi. I raggi provengono dallo spazio. Le attrezzature HAARP come tecnologia militare potrebbero essere usate per la trasmissione del controllo mentale globale, come un sistema per manipolare e disturbare i processi i processi mentali umani usando frequenze radio per disturbare i processi mentali umani usando frequenze radio pulsante.[18] Le potenti onde radio sono dirette verso la ionosfera, riscaldando e perciò sollevando quelle aree. Le onde elettromagnetiche rimbalzano indietro sulla terra e penetrano i tessuti umani.

Il dottor Smirnov dell’Istituto di Psicocorrezzione di Mosca, dice: “E’ facile concepire che un qualche ‘Satana” Russo, o diciamo iraniano – o un qualsiasi altro ‘Satana’, purché possieda i mezzi e le risorse necessarie, possa introdursi in tutte le reti di computer, in tutte le possibili trasmissioni radio o televisive, con relativa facilità tecnologica, persino senza dover scollegare i cavi… ed intercettare le onde radio nell’etere e modulandoci qualunque suggestione possibile. Per questo motivo tale tecnologia è giustamente temuta”.[19]

Se prima eravamo preoccupati per i criteri diagnostici imposti secondo la classificazione di sintomi riconoscibili, adesso abbiamo il motivo di sottoporli a uno scrutinio ancor più rigoroso. Lo sviluppo della corsa degli armamenti durante la cosidetta “Guerra Fredda” ha compreso come maggiore categoria strategica le armi psico-elettroniche, il cui fine è di entrare nel cervello e nella mente. Non annunciata, non discussa e in gran e ovviamente non riconosciuta dagli scienziati (tranne ovviamente quando è descritta su riviste specialistiche che non sono lette dalle masse popolari) e dai governi che la impiegano, la tecnologia per entrare nelle menti e controllare a distanza è stato lanciato su tutti noi a prescindere che siamo consapevoli o meno. I soli testimoni che parlano di quest’orribile realtà sono stesse, e coloro cui è stato dato il compito di diagnosticare le malattie mentali cercano di zittire classificando le loro prove e i loro resoconti come sintomi della schizofrenia (magari aggiungendo che sono affetti di paranoia), mentre coloro dispensano la mutilazione psichica e il dolore programmato continuano con il proprio lavoro, sostenuti e senza incontrare opposizione.

Se è sempre stato di cruciale importanza, a rischio dell’internamento psichiatrico di nascondere qualsiasi segno di linguaggio confuso, negatività, freddezza, sospetto, strani pensieri, sesto senso, telepatia, premonizioni, ma soprattutto la sensazione che “qualcun altro può sentire quello che sento io, e che qualcuno sembra commentare continuamente i tuoi pensieri e il tuo comportamento”, se si va a riferire questo a uno psichiatra, o a chiunque che non sia incline a credere che cose come il controllo mentale possano esistere, il rischio reale è di perdere la propria normalità e probabilmente della propria libertà. Tutto ciò nasce dal fatto è che una delle caratteristiche salienti del controllo mentale è proprio la voce che commenta, che replica così esattamente, sicuramente non senza l’intenzione, i sintomi della schizofrenia.[20] Parte dello sforzo è di ricordare alle vittime che sono costantemente sotto controllo o sorveglianza. I programmi variano tra loro, ma le forme comuni di promemoria sono le scosse elettriche che sono percepite come “punzecchiature” o “colpetti”, rumori corporei, crampi e fitte in tutte le parti del corpo, battito cardiaco accelerato, l’esercitazione di pressione sugli organi interni, il tutto con un sistema personalmente codificato di commenti su pensieri e sugli eventi, finalizzato a creare panico stress, panico e disperazione. Questo è il controllo mentale nella sua forma “benevola”. Ci sono motivi per temere l’uso dell’energia diretta per sferrare attacchi letali sugli esseri umani, compreso l’arresto cardiaco e le emorragie cerebrali.

Il sistema di segretezza da parte di tutti i governi ha facilitato questa terrificante prospettiva. Ci sono state delle voci di ammonimento “… nel suo complesso il sistema di segretezza del governo è tra le eredità più velenose della Guerra Fredda (che) ordina inoltre l’inganno attivo…un manuale attivo di sicurezza per programmi di accesso speciali che autorizzano i contractor ad impiegare ‘storie di copertura per mascherare le loro attività. L’unica condizione è che le stori di copertura debbano essere credibili’”.[21] La paranoia è stata aiutata e favoreggiata dai vari servizi segreti e apparati militari.

In tutti i paesi le fortificazioni contro ogni inquietante barlume di consapevolezza di questi reali o potenziali oltraggi ai diritti umani e degli abusi politici e sociali sembrano essere inespugnabili. Nell’articolo dal titolo Peace Women fear electronic zapping at base, pubblicato il 10 marzo 1986 su The Guardian, Gareth Parry riportava che “i militari statunitensi (a Greenham Common) dispongono di un sistema di individuazione degli intrusi denominato BISS, Base Installation Security System, che opera su una frequenza sufficientemente elevata da far rimbalzare onde radio su un corpo umano che si aggiri nei dintorni del perimetro delle recinzioni”. Nel corso di un’udienza innanzi alla Sottocommissione Stanziamenti Costruzioni Militari per il 1985 del Comitato Stanziamenti del Senato, Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il generale Schneidel fece un incauto riferimento alla possibilità d’impiego delle armi a microonde a Greenham Common.

Parlando in una sorte di gergo militare ha detto: “La concezione alla base delle nostre operazioni è quella di proteggere le più preziose risorse della base. Abbiamo realizzato un’idea che garantisce la sicurezza presso il distaccamento e certamente n tempo di guerra, allorquando schiera l’installazione e in condizioni operative. In ogni caso, quando il sistema non è provvisto dei necessari sensori, recinzioni ed illuminazioni, vi saranno persone incaricate di compensare le inadeguatezze delle attrezzature”.

Ci sono stati alcuni tentativi (sarebbe meglio dire i pochi preziosi tentativi) da parte delle istituzioni pubbliche di verifica dell’esistenza e della denuncia dei pericoli che coso connessi all’utilizzo di queste tecnologie:

 

  • L’ex presidente degli Stati Uniti d’America Clinton, nel 1995, dopo le proteste del Comitato dei sopravvissuti degli esperimenti di controllo mentale su esseri umani ha chiesto pubblicamente scusa al paese ed alle vittime di questi esperimenti, affermando che non se ne sarebbe più fatto uso.
  • Nel gennaio 1998 è stato tenuto a Parigi un convegno pubblico del Comitato di Bioetica Francese. Il presidente Jeane-Pierre Changeux, un neuroscienziato dell’Istituto Pasteur di Parigi, ha detto ai presenti che i “i progressi dell’immagine cerebrale rappresentano un immenso pericolo per l’invasione della privacy. Sebbene la strumentazione necessaria sia ancora altamente specializzata, diventerà una cosa comune, capace di essere usata a distanza. Questo aprirà la strada della libertà personale, il controllo del comportamento e il lavaggio del cervello. Queste sono lungi dell’essere questioni di fantascienza”.[22]
  • Nel gennaio 1999, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui chiede “una convenzione internazionale che introduca una messa a bando a livello globale di tutti gli sviluppi ed impieghi di armi che possano consentire qualunque forma di manipolazione degli esseri umani. È nostra convinzione che questa messa a bando non potrà essere attuata senza la pressione globale sui governi da parte di un pubblico generale informato. Il nostro maggiore obbiettivo è comunicare al pubblico generale la reale minaccia che queste armi rappresentano per i diritti dell’uomo e per la democrazia e fare pressione sui governi e sui parlamenti in tutto il mondo per attuare legislature che proibiscano l’uso di questi dispositivi sia da parte dei governi che delle organizzazioni private, nonché degli individui”.[23]

 

  • Nell’ottobre 2001 Dennis J. Kucinich, membro del Congresso degli Stati Uniti, introdotto una proposta alla Camera dei Rappresentanti che mirava a bandire l’impiego delle seguenti armi:[24]
  • Armi elettroniche e psicotroniche.
  • Armi ad alta quota ad emissione di onde di bassa frequenza.
  • Armi elettromagnetiche soniche e ultrasoniche.
  • Armo laser.
  • Armi strategiche ed extra-atmosferiche.
  • Armi chimiche, biologiche e tettoniche.

 

 

Nella versione originale si era chiesta anche la messa al bando delle scie chimiche, e delle tecnologie usate per il controllo mentale.

Tutte queste denunce finirono in niente, gli interessi economici e le esigenze di dominio globale da parte dell’imperialismo U.S.A. (come degli altri imperialismi) sono più forti di tutti gli imperativi etici e morali. Per mantenere, consolidare questo dominio (sempre più fragile) sono usati i più disparati sistemi d’arma, tra i quali le armi che si potrebbero benissimo dire invisibili. Invisibili perché questo tipo d’armamenti si sono sviluppati nel più gran segreto. I vari governi che adoperano questo tipo di armamenti usano le loro popolazioni come cavie per i vari esperimenti.

Un esempio tra i tanti: dal 1946 al 1956 negli U.S.A. fu somministrato cibo radioattivo a dei ragazzi che frequentavano la Ferland School istituto per “ritardati mentali” ubicato nel Massachusetts.

   Ma uno dei campi di battaglia dove si sta sviluppando una guerra non dichiarata, è la mente.

   Secondo un libro di Joanthan Moreno Wind Wars: Brain Research and Nazional Defense, Guerra di mente: ricerca sul cervello e difesa nazionale,[25] la Defense Advanced Research Project Agency (Agenzia sulla ricerca di progetti di difesa) sta finanziando la ricerca nelle seguenti aree:

  • Connessione mente-macchina (prostatica neuronale) che permetterebbe a piloti e soldati di controllare armi ad alta tecnologia col solo pensiero.

 

  • Robots viventi, i cui movimenti possono essere controllati attraverso impianti nel cervello. Questa tecnologia è già stata collaudata con successo su robotopi e potrebbe portare al telecomando d’animali per lo sminamento, o addirittura a telecomandare soldati.

 

  • Elmetti cognitivi che permettono di controllare via radio lo stato mentale dei soldati

 

  • Tecnologie MRI (impronte digitali del cervello) da usarsi in un interrogatorio o agli aeroporti per individuare eventuali terroristi.

 

  • Armi ad impulso o altri neuro-impeditori, per interferire con i processi di pensiero di soldati nemici.

 

  • Armi neurologiche che usano agenti biologici per provocare il rilascio di neurotossine.

 

–          Nuove sostanze dopanti che permettano soldati di astenersi dal dormire per giorni, per revocare memorie per sopprimere la paura o per reprimere incisioni psicologiche riguardo all’uccidere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] M. Marzocco, Un salvataggio da 23 mila miliardi, ne Il Sole 24 Ore, 22.03.2009.

 

[2] http://gnosis.aisi.gov.it/Ggnosis/Rivista29.nsf/servnavig/13

 

[3] La steganografia è una tecnica che si prefigge di nascondere la comunicazione tra due interlocutori, infatti il termine è composto appunto dalle parole greche στεγανός (coperto) e γραφία (scrittura). Tracce di questa tecnica si hanno già nell’antica Grecia: Erodoto narra l’episodio di Demarato che per avvisare i compatrioti di una possibile invasione persiana scrive su di una tavoletta un messaggio da nascondere, poi copre la tavoletta di cera e sulla cera scrive un messaggio innocuo. Poiché nell’antichità le tavolette di cera erano normalmente usate per scrivere testi provvisori, non destò sospetti. Per una teorizzazione completa di questa tecnica bisogna però attendere il 1499, quando la steganografia viene teorizzata dall’abate Tritemio nell’omonimo libro.

 

[4] Su questo argomento http://www.nature.com/news/2011/110926/full/news.2011.557.htmlhttp://www.theepochtimes.com/n2/science/living-invisible-ink-bacteria-engineered-to-encrypt-messages-62182.htmhttp://www.pnas.org/content/early/2011/09/19/1109554108http://io9.com/5845233/secret-agents-of-the-future-could-use-bacteria-to-send-hidden-messageshttp://www.tuftsdaily.com/tufts-team-uses-bacteria-to-send-secret-messages-1.2656049

 

[5] http://www.nih.gov/news/health/sep2011/od-16.htm

 

[6] http://www.medicalnewstoday.com/articles/258641.php

 

[7] http://arep.med.harvard.edu/pdf/Alivisatos_BAM_12.pdf.

 

[8] Il Calcio Imaging è una tecnica scientifica che di solito è effettuata per mostrare il calcio allo stato di una cellula, di un tessuto.

 

[9] Sono coloranti in tensione-sensibili, noti anche come coloranti potenziometrici, sono coloranti che cambiano le loro proprietà spettrali in risposta alle variazioni di tensione. Essi sono in grado di fornire misure lineari di attività dei neuroni singoli, grandi popolazioni neuronali o l’attività dei miociti. Molti processi fisiologici sono accompagnati da variazioni del potenziale di membrana cellulare che possono essere rilevati con coloranti sensibili tensione. Le misurazioni possono indicare il sito d’azione potenziale origine e misurazioni di azione potenziale di velocità e la direzione possono essere ottenuti. I coloranti potenziometrici sono utilizzati per monitorare l’attività elettrica all’interno organelli cellulari dove non è possibile inserire un elettrodo, come i mitocondri. Questa tecnologia è particolarmente potente per lo studio dei modelli di attività in preparati multicellulari complessi. Inoltre rende possibile la misurazione delle variazioni spaziali e temporali del potenziale di membrana lungo la superficie di singole cellule.

 

[10] http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista17.nsf/servnavig/17

 

[11] http://www.nytimes.com/2013/02/18/science/project-secks-to-build-map-of-human-brain.html?pagewantd=all&_r=1&

 

[12] http://www.thinkaboutitdocs.com/russian-human-genome-projecy-discovers-extraterrestrial-abilities-tamodify-dna-dna-throgh-abiological-internet/

 

[13] http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Warwick.shtml

 

[14] Warwick vorrebbe realizzare la comunicazione telepatica, da attuare attraverso impianti collocati direttamente nel cervello. Lo scienziato ritiene che in questo modo sarà possibile scambiarsi anche informazioni complesse quali immagini e sensazioni.

 

[15] Bernard J. Eastlund (1938 –2007). Fisico statunitense. Ha conseguito il Bachelor of Science in fisica presso il MIT ed il dottorato di ricerca, sempre in fisica, presso la Columbia University. Nel 1970 gli è stato conferito lo Special Achievement Certificate dalla U. S. Atomic Energy Commission per l’invenzione della Fusion Torch. Eastlund ha fondato la Eastlund Scientific Enterprises Corporation (ESEC), una piccola azienda a Houston, in Texas, che fornisce servizi di ricerca scientifica, ingegneristica e tecnica. Recentemente è stato coautore di due “papers” relativi alle stelle pulsar, pubblicati su Astrophysical Journal ed ha presentato un articolo sui Gamma ray burst. Negli ultimi mesi di vita Eastlund ha continuato il suo lavoro di ricerca anche tenendo incontri e riunioni presso la sua stanza d’ospedale.

 

[16] High Frequency Active Auroral Research Project, HAARP.

 

[17] La Raytheon Company è un’importante azienda statunitense del settore della difesa. Nata nel 1922, ha assunto l’attuale nome nel 1959. La sede dell’azienda è nel Massachusetts, in passato a Lexington, e in questo periodo a Waltham.

 

[18] Le frequenze radio pulsate (RFR) sono una metodica di neuromodulazione che eroga una particolare corrente elettrica nelle vicinanze di un nervo che conduce la sensibilità nella zona del dolore per cercare di ridurlo. Più in particolare consistono in una corrente con frequenza di 500 KHz applicata solo per due cicli al secondo, di venti millisecondi ciascuno, che limita la temperatura dell’elettrodo a 40-42°, evitando quindi di raggiungere temperature lesive per il nervo. L’effetto della radiofrequenza pulsata sembrerebbe quello di esporre il tessuto nervoso a un campo elettrico pulsante e di diminuire perciò la sensibilità alla sensazione dolorosa.

 

[19] Documentario televisivo tedesco, 1998.

 

[20] Anche attualmente in ambito psichiatrico si è aperto un dibattito in merito all’equazione sentire le voci = malattia mentale http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/svolta-nella-scienza-chi-sente-

 

[21] Aftergood & Rosenberg, 19914, Bulletin of Atomic Scientist.

 

[22] Nature, Vol. 391, 1998.

 

[23] Sessioni Plenarie/Europarlamento, 1999.

 

[24] Pentagon Preps for War in Space, Noa Shachtman, 20.02.2004.

 

[25] Dana Press, 2006

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~ di marcos61 su marzo 17, 2015.

Una Risposta to “PROGETTO BRAIN INITIATIVE: MAPPARE IL CERVELLO DEGLI ESSERI UMANI”

  1. L’ha ribloggato su magilublog.

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