L’INDUSTRIA FARMACEUTICA: GLI INGRANAGGI DELLA MACCHINA DEL PROFITTO

L’attuale tendenza è contraddistinta a livello economico dalla crisi generale di sovrapproduzione di capitale. A livello politico la contraddizione principale è imperialismo (principalmente U.S.A.)/popoli oppressi. Massima espressione di questa contraddizione sono le guerre popolari in atto condotte da partiti comunisti guidati dal marxismo leninismo maoismo. Contraddizione che si sta fondendo con la contraddizione fondamentale classe operaia/capitale, poiché la classe operaia si è allargata a livello mondiale in termini assoluti, se si considera (pur con dati parziali) che la classe operaia mondiale abbia superato il miliardo di componenti e tendendo conto delle migrazioni verso i paesi imperialisti, dove ormai i lavoratori migranti sono una quota rilevante della classe operaia di questi paesi, per questo motivo nelle metropoli imperialiste si può tranquillamente dire che siamo di fronte ad una classe operaia multinazionale.

Già Lenin[1] e l’Internazionale Comunista avevano analizzato divisione del mondo tra un piccolo numero di paesi capitalisti avanzati dominanti da una parte e la grande maggioranza delle nazioni e dei popoli del mondo dominati che gli imperialisti depredano e obbligano alla dipendenza. E da questi dati che trae conferma la tesi leninista, poi confermata dalla storia, secondo cui la rivoluzione proletaria mondiale è essenzialmente composta di due correnti: la rivoluzione proletaria socialista nelle metropoli imperialiste e la rivoluzione di liberazione nazionale, fatta dai popoli e dalle nazioni che sono sotto il gioco degli imperialisti. Dalla Seconda Mondiale a oggi la lotta delle nazioni e dei popoli oppressi ha costituito la principale “zona delle tempeste” per la Rivoluzione Proletaria Mondiale.

Nella società capitalista è in atto la tendenza del passaggio dalla decadenza alla decomposizione del capitalismo.

Quello che è successo Italia (scandali sessuali, crisi politica ecc.) è un segno evidente di questa tendenza. Tutto ciò non è una faccenda puramente italica (come i vari Travaglio e C. cercano di far intendere) ma è comune a tutti i paesi capitalisti.

Tutti i modi di produzione del passato hanno conosciuto un periodo di ascendenza e un periodo decadenza. Il primo periodo corrisponde a un pieno adeguamento dei rapporti di produzione dominanti con il livello di sviluppo delle forze produttive della società, il secondo esprime che questi rapporti di produzione sono divenuti troppo stretti per contenere questo sviluppo.

Tuttavia è sbagliato affermare che il capitalismo segue le tracce dei modi di produzione che l’hanno preceduto. È importante porre l’accento le differenze fondamentali tra la decadenza capitalista e quelle delle società del passato.

 

  • Il capitalismo è la prima società della storia che si estende a livello mondiale, che abbia sottomesso alle proprie leggi tutto il pianeta, per questo fatto, la decadenza di questo modo di produzione influisce su tutta la società umana.
  • Mentre nelle società del passato, i nuovi rapporti di produzione che erano chiamati a soppiantare i vecchi ormai superati, potevano svilupparsi all’interno della stessa società (cosa che poteva, in un certo modo, limitare in un certo modo gli effetti e l’ampiezza della decadenza), la società comunista, la sola che possa succedere al capitalismo, non può in alcun modo svilupparsi al suo interno; non esiste dunque alcuna possibilità di una qualunque rigenerazione di questa società in assenza di un rovesciamento del potere della classe borghese e dell’estirpazione dei rapporti di produzione capitalistici.
  • La crisi che dura dalla metà degli anni ’70, che non è solo economica, ma anche politica, culturale e ambientale.
  • Il fenomeno dell’ipertrofia statale, in altre parole quella di un assorbimento della società civile da parte dello Stato (che è lo Stato della Borghesia Imperialista). Il fenomeno dell’accentuazione del controllo sociale, contro di ciò che è definita “devianza”. Non c’è da meravigliarsi in questa fase lo sviluppo della psichiatria, degli strumenti elettronici di controllo e delle cosiddette armi “non letali”. In merito a queste ultime, pensiamo solamente al Taser, arma che fa uso dell’elettricità per far contrarre i muscoli. Ebbene l’uso quest’arma “non letale”, secondo la denuncia di un’organizzazione certamente non rivoluzionaria come Amnesty International, ha provocato la morte negli USA, dal 2001 al 2008, di 334 persone. E l’ONU nel novembre del 2007 ha equiparato l’uso del Taser a una forma di tortura.

5)    Anche se i periodi di decadenza del passato sono stati marcati da conflitti bellici, questi non erano neanche comparabili alle guerre mondiali che, per due volte, hanno devastato il mondo.

 

La differenza tra l’ampiezza e la profondità della decadenza capitalista e quelle della decadenza del passato, non può essere ridotta a una semplice questione di quantità. La società capitalista è la prima a minacciare la sopravvivenza stessa dell’umanità, la prima che possa distruggere la specie umana (armamenti nucleari, biologici e chimici, crisi ambientale ecc.).

Tutte le società in decadenza comportano degli elementi di decomposizione: sfaldamento del corpo sociale, di putrefazione delle sue strutture economiche, politiche e ideologiche ecc.

Non bisogna confondere decadenza e decomposizione.

La fase della decomposizione non si presenta solo come quella caratterizzata dal controllo sociale e dalla crisi permanente. Nella misura in cui le contraddizioni e manifestazioni della decadenza del capitalismo, che una dopo l’altra, marcano i diversi momenti di questa decadenza, la fase della decomposizione appare come quella risultante dell’accumulazione di tutte queste caratteristiche di un sistema moribondo, quella che chiude degnamente l’agonia di un modo di produzione condannato dalla storia.

Essa costituisce l’ultima tappa del ciclo infernale di crisi – secondo conflitto mondiale – ricostruzione e ripresa del capitalismo (i 30 anni succeduti dalla fine del conflitto) nuova crisi con convulsioni enormi, che caratterizzato il XX secolo, la società e le differenti classi:

  • Due guerre mondiale cha hanno lasciato esangui la maggior parte dei principali paesi.
  • Un’ondata rivoluzionaria che ha fatto tremare tutta la borghesia mondiale e che è sfociata in una controrivoluzione ha assunto forme atroci (fascismo e nazismo) o ciniche (democrazia borghese);

3)    Il ritorno di un impoverimento assoluto a livello mondiale, di una miseria delle masse proletarie, che sembrava orami dimenticata.

L’attuale crisi apre di nuovo la prospettiva dell’alternativa storica fra guerra mondiale o scontri di classe generalizzati. Ma a differenza degli anni ’30, quando il proletariato subiva la cappa di piombo della sconfitta subita negli anni ’20 (sconfitta della rivoluzione proletaria in Europa determinata anche dal ruolo controrivoluzionario della socialdemocrazia e dall’avvento del fascismo in Italia) e ’30 (nazismo in Germania, guerra e rivoluzione in Spagna), la radicalizzazione della lotta di classe a partire dal 1968 nelle metropoli imperialiste ha mostrato che la borghesia non aveva più le mani libere per scatenare un’ennesima guerra mondiale. Allo stesso tempo, se il proletariato ha già la forza di impedire una tale conclusione, esso non ha ancora trovato quella rovesciare il capitalismo, e questo a causa del ritardo nello sviluppo della sua coscienza determinato dalla rottura provocata dal diffondersi del revisionismo nel Movimento Comunista Internazionale.

In una situazione in cui le due classi fondamentali e antagoniste della società si confrontano senza riuscire a imporre la loro risposta decisiva, la storia non può attendere fermandosi. Mentre le contraddizioni del capitalismo in crisi non fanno che aggravarsi, l’impossibilità da parte della borghesia di offrire la minima prospettiva per l’insieme della società, unita al fatto che in questo periodo il proletariato non è ancora riuscito ad affermare la sua prospettiva di cambiamento della società, nell’immediato non può che sfociare in un fenomeno di decomposizione generalizzata, d’incancrenimento della società.

Nessun modo di produzione è capace di vivere e svilupparsi, assicurare la coesione sociale, se non è capace di presentare una prospettiva all’insieme della società da esso dominata. Nell’attuale fase caratterizzata dall’impedimento da parte dei rapporti di produzione capitalisti allo sviluppo delle forze produttive ormai collettive, si determina una fase di decadenza e della successiva decomposizione.

Manifestazioni evidenti della decomposizione della società capitalista sono:

  • Le moltiplicazioni di carestie che avvengono nei paesi che sono definiti “Terzo Mondo” mentre nei paesi “avanzati” sono distrutti stock di prodotti agricoli, oppure sono abbandonate superfici considerevoli di terre fertili.
  • La trasformazione di questo “Terzo Mondo” in un’immensa bidonville in cui centinaia di milioni di esseri umani sopravvivono come topi nelle fogne.
  • Lo sviluppo di questo stesso fenomeno nei paesi “avanzati” in cui il numero dei senzatetto e di quelli privi di ogni mezzo di sostenimento continua ad accrescersi.
  • Le catastrofi “ accidentali” che si moltiplicano (aerei che precipitano, treni che si trasformano in casse da morto).
  • Gli effetti sempre più devastanti sul piano umano, sociale ed economico delle catastrofi “naturali” (inondazioni, siccità, terremoti, cicloni) di fronte alle quali gli esseri umani sembrano sempre più disarmati laddove la tecnologia continua progredire ed esistono già oggi tutti i mezzi per realizzare le opportune protezioni (dighe, sistemi d’irrigazione, abitazioni antisismiche e resistenti alle tempeste …), mentre poi, di fatto, sono chiuse le fabbriche che producono tali mezzi e licenziati i loro operai.

6)    La degradazione dell’ambiente che raggiunge proporzioni assurde (acqua di rubinetto imbevibile, i fiumi ormai privi di vita, gli oceani pattumiera, l’aria delle città irrespirabile, decine di migliaia…) e che minaccia l’equilibrio di tutto il pianeta con la scomparsa della foresta dell’Amazzonia (il “polmone della terra”), l’effetto serra e il buco dell’ozono al polo sud.

 

Tute queste manifestazioni della putrefazione sociale che oggi, a un livello mai visto nella storia, permea tutti i pori della società umana; esprimono una sola cosa: non solo lo sfascio della società borghese, ma soprattutto l’annientamento di ogni principio di vita collettiva nel senso di una società priva del minimo progetto, della minima prospettiva, anche se a corto termine, anche se illusoria.

Perciò non è un caso che ci si trova di fronte a una guerra che non conosce frontiere (mascherata magari come “guerra al terrorismo”), una depressione economica che sembra non finire mai, bancarotte, disoccupazione di massa.

Le masse popolari di tutto il pianeta sono tenute all’oscuro sulle cause di questa crisi generale. Anzi, la Borghesia Imperialista, attraverso i media che controlla cerca di mistificare la realtà. Non è un caso che spesso e volentieri sono lanciati dei messaggi mistificatori quali ad esempio: “la fase peggiore della recessione è alle nostre spalle”, “Ci sono sempre più segnali di ripresa economica”, “la guerra in Medio Oriente è giusta, è un’impresa umanitaria” ecc.

I dati sui civili morti durante i conflitti sono manipolati. I crimini di guerra sono nascosti.

Per eliminare ogni forma di opposizione e di resistenza sociale, vengono messe spese enormi risorse. Le masse non solo devono rimanere all’oscuro, ma con il peggiorare della crisi, con l’impoverimento continuo da parte delle masse popolari, le cause reali devono essere rimpiazzate da un insieme di relazioni fittizie.

Si cerca con queste operazioni massmediatiche di rendere le masse incapaci di pensare. Di far accettare le menzogne politiche.

In questo contesto, anche l’arrivo dei “disastri naturali”, delle “pandemie”, e delle “catastrofi naturali” riveste un utile ruolo politico.

Dentro questo quadro l’industria farmaceutica ha occupato un posto particolare, e paradossale, poiché nonostante la crisi in atto, nella classifica delle industrie che hanno maggiori profitti. Nel 2005 la Pfizer annunciava profitti equivalenti a quelli della Total, per un fatturato 5 volte inferiore.

C’è da chiedersi che cosa c’è di particolare nella produzione dei farmaci perché la redditività di grandi gruppi come Pfzer o Aventas possa fare concorrenza a quella di un’industria come la Renault, perché i sonniferi alla fine sono più redditizi del petrolio?

Ebbene questo settore è un esempio di come il percorso capitalistico di sviluppo abbia in nome del profitto delle conseguenze negative sulle persone.

 

Capitolo 1

La merce farmaco e lo sviluppo dei colossi multinazionali

 

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna producono il 78% del fatturato mondiale di medicinali. La produzione di massa l’uso di nuovi farmaci e vaccini colloca le aziende farmaceutiche in una posizione di preminenza, consentendo enormi profitti grazie alla rapida crescita e vendita dei loro prodotti. La salute umana è definita “l’investimento commerciale più redditizio”.

Negli anni ’90, la commercializzazione delle tecnologie genetiche[2] ha portato sconvolgimenti enormi nel settore delle sementi, dei prodotti agrochimici dei farmaci e l’emergere di colossi specializzati nelle “scienze della vita”, come la Monsanto e la società farmaceutica Novartis. Oggi, le nuove tecnologie della biologia sintetica[3] sono collegate a una nuova ondata di fusioni, acquisizioni e partnership, nell’ambito deleconomia delle biomasse,[4] con i colossi dell’energia e della chimica come Dow, DuPont, Shell ed Exxon. Chevron e Total hanno firmato alleanze strategiche con i colossi delle sementi come Monsanto, Cargil, Bunge, Weyerhaeuser e ADM. Al cuore di queste alleanze ci sono le nuove imprese della biologia sintetica, come Life Technologies Inc, Amyris, Solazyme ed Evolva, promosse a ruoli dominanti nei settori alimentare, dell’energia dei medicinali e dei prodotti chimici.

Tra le 500 multinazionali più redditizie del pianeta figurano in posizione di vertice le 10 più ricche aziende farmaceutiche. È documentato che i loro che i loro guadagni superano la somma dei profitti delle rimanenti 490; una cifra che raggiunge i 40 miliardi di dollari.

Ogni anno, le aziende farmaceutiche spendono globalmente fino a 11 miliardi di dollari per la promozione dei loro prodotti.

Spendono ogni anno – soprattutto nelle metropoli imperialiste – migliaia di miliardi di dollari e di euro per nuove ricerche, applicazioni e metodi in medicina che le multinazionali sfruttano nella fase finale di produzione e distribuzione, al fine di trarre enormi profitti.

Le 10 più grandi aziende del mondo spendono in ricerca e sviluppo circa l’11-14% delle loro entrate, mentre la distribuzione dei loro prodotti e i costi amministrativi ammontano circa al 35%.

La stretta relazione tra medici e aziende farmaceutiche ha un effetto diretto sulla prescrizione dei farmaci. Degli 11 miliardi di dollari che vengono spesi ogni anno per la promozione dei loro prodotti, la metà è data ai dottori dagli informatori scientifici. Si stima che ogni anno è speso l’importo tra gli 8.000 e i 13.000 euro per medico in tutti i paesi del mondo.

Le società farmaceutiche sovraccaricano il prezzo delle materie prime (servizi di trasporto) di solito in società cipriote, con le quali spartiscono la differenza di prezzo.

Una multinazionale farmaceutica britannica, pur avendo i suoi centri di elaborazione in India, utilizza tale centro e software addebitando un costo identico a quello di tutti i paesi dell’Unione Europea. Quindi, se un paese scambia informazioni con un altro paese, non farà risaltare la differenza dei costi anche se, in molti casi, le spese sono di 3-4 volte inferiori.

 

 

 

 

 

i profitti delle 7 più grandi società farmaceutiche nel 20111 e la variazione dei profitti rispetto al 2009[5]

 

 

 

Posizione nella lista delle 500 grandi compagnie del mondo

variazione percentuale nei profitti nel periodo 2009/2011
Pfizer 104 –         4,4%
Novartis 164 16.6%
gsk 194 –         70%
Sanofi – Aventis 187 –         1,1%
Bayer 178 –         1,1%
AZ 281 7.1%
eli Lilly 423 17.1%

 

 

Il profitto è l’unico criterio mentre sono ignorate le esigenze e il diritto dei popoli alla medicina

 

Le multinazionali della medicina sono in grado di controllare a livello internazionale i sistemi di assistenza sanitaria, possono impedire la produzione indipendente e l’uso di farmaci chimici o naturali, rivendicando la proprietà intellettuale e il brevetto delle formule chimiche.

L’Unione Europea attraverso l’Accordo di libero scambio (FTA) proposto all’India, cerca di inibire le aziende di farmaci generici indiane dalla produzione di farmaci a prezzi estremamente bassi,[6] con il pretesto dei “diritti” di brevetto delle multinazionali farmaceutiche. La multinazionale Novartis ha esercitato pressioni per il raggiungimento dell’Accordo di libero scambio, che afferma i diritti di proprietà individuale, su un farmaco antitumorale modificato. A N. Delhi ci sono state proteste contro quest’accordo, ma i media occidentali nascondono il problema. [7]

Nel maggio 2010, migliaia di diabetici in Grecia sono rimasti in ostaggio della società Nova Nordisk a causa del ritiro di 17 prodotti, a detta dei suoi rappresentanti, per la “drastica riduzione” dei prezzi. In sostanza, le aziende farmaceutiche multinazionali hanno rifiutato di rifornire gli ospedali con farmaci antitumorali a meno che non fossero pagati in contanti: Roche Hellas SA ha sospeso la fornitura agli ospedali di medicine prodotte e importate in Grecia esclusivamente da lei, farmaci necessari per combattere e curare malattie gravi come il cancro (Herceptin, Avastin, Xeloda). Hanno giustificato la loro decisione adducendo inadempienze nei termini di pagamento e di rimborso da parte degli ospedali.[8]

La società britannica Glaxo Smith Kline e la svizzera Roche lavorano con le autorità europee sui piani di emergenza riguardante la fornitura specifica nel caso in cui la Grecia tornasse alla dracma.

Uno dei motivi della reddittività delle multinazionali farmaceutiche sta nel fatto che i costi di produzione rapportati ai prezzi di vendita sono particolarmente bassi: quando si sommano tutti i costi di produzione, dai salari ai prodotti chimici, passando per l’acqua distillata e l’elettricità per far funzionare le fabbriche, si arriva soltanto a qualche decina di centesimi di euro in media per una scatola di medicinali. La Mopral di Astra Zeneca, che cura i problemi, è venduta in farmacia e 48,29€ (in una pilloliera di 28 capsule da 20 milligrammi) per un costo di produzione totale stimato tra i 15 e 30 centesimi di euro.

Una delle caratteristiche dell’industria farmaceutica è che permette tali divari tra i prezzi di vendita e il costo di produzione: è il sistema dei brevetti propri del settore, che permette che permette la costituzione di giganteschi monopoli industriali.

I brevetti industriali durano in media 20 anni (un certo numero di regolamenti, soprattutto europei, permette di prolungarli ancora di qualche anno). Essi sono applicati, non solo sul modo di produrre le medicine – sui procedimenti di fabbricazione – ma anche sulle molecole chimiche stesse, e, più spesso, su gruppi interi di molecole, cioè su geni responsabili delle malattie. Nel corso di 20 anni, i titolari di brevetti hanno dunque l’esclusività nell’uso di queste molecole. Una volta trascorso il tempo di messa a punto e di prova delle medicine per ottenere l’autorizzazione per l’immissione sul mercato (in Francia l’ente preposto è l’AMM, Autorisation dei Mise, sur le Marché), deliberata dalle agenzie per i farmaci (in Francia l’AFSSAPS, Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé e negli Stati Uniti dal FDA (Food and Drugs Administration) restano in media dai dieci ai quindici anni di monopolio totale per i medicinali sotto brevetto.

Da quest’autorizzazione e fino alla scadenza del brevetto, si formano gigantesche fortune, talvolta più miliardi di dollari all’anno per certi farmaci. La promozione, particolarmente aggressiva, si compie allora a colpi di campagne pubblicitarie direttamente presso in consumatori, quando la legge lo autorizza (come negli Stati Uniti) e con l’invio sistematico di rappresentanti farmaceutici presso i medici (e i farmacisti). Un elemento fondamentale della macchina dei profitti è il prezzo esorbitante dei medicinali protetti da brevetto. In molti paesi i prezzi sono detti “regolamentati “perché lo Stato li autorizza con la scappatoia delle commissioni tariffarie, ma sono oggetto di un rincaro sistematico. Le cosiddette “leggi del mercato” così spesso evocate, non hanno niente a che fare con tutto ciò. Tutto dipendente dai mercanteggiamento delle varie lobbies con le amministrazioni statali o con le organizzazioni private della salute (come negli Stati Uniti).

 

I profitti di oggi non sono i farmaci di domani.

 

Produrre una medicina è lungo, caro e rischioso. Ci si dice: bisogna selezionare decine di migliaia di molecole con una tecnica detta Screening[9] nella ricerca preclinica; occorre, poi, testare la molecola presa in considerazione sui topi, i ratti, i cani e persino i conigli, come in Giappone; bisogna, infine, lanciarsi nella quattro serie di prove cliniche con test “a dopo cieco” (negli ospedali l’effetto della medicina candidata è comparata a quella del farmaco, un placebo); il farmaco è dapprima provato su qualche decina, poi su centinaia, e infine su migliaia di pazienti. Tutta questa trafila, che dura spesso da cinque a dieci anni e consuma milioni, è sopranominata la pipeline.[10] L’ossessione degli industriali è che la pipeline sia vuota a fine corsa, che ci siano, ad esempio, effetti collaterali mortali per un prodotto che, dunque, non potrebbe essere proposto come farmaco. Sulle decine di migliaia di molecole candidate, meno di una decina otterranno l’agognata autorizzazione (AMM). Ecco perché bisogna investire molto in ricerca, ecco perché bisogna fare profitti, ecco perché occorrono brevetti.

Il problema è che c’è più di una falla in questa favola. Due di queste sono enormi. Innanzitutto, la cifra offerta di 802 milioni, avanzata dall’Office of Tecnology Assessment per il 1993, ricopre anche il “costo di opportunità”, che tiene conto non solo dei costi degli studi e preclinici, ma anche dei profitti che l’industriale avrebbe fatto se avesse investito i suoi capitali in un altro campo di ricerca e sviluppo.[11]

 

[12] Pfizer Giaxo Aventis Merck
Fatturato (in miliardi di dollari) 48,3 23,2 28,4 22,6
Costi ricerca e sviluppo[13] 16% 15% 16% 21%
Costi di vendita 16% 22% 27% NC
Spese di marketing, generali e amministrative 33% 31% 28% 36%
Risultati netti 40% 34% 17% 20%

 

 

 

L’egemonia dei brevetti

 

Non è vero che proprietà industriale dei brevetti sia stata garantita da molto tempo dai capitalisti dell’industria farmaceutica. Prima di perché quest’industria è recentissima: si è sviluppata su grande scala su basi capitalistiche per integrazione ed estensione della produzione artigianale e dei retrobottega dei laboratori farmaceutici solo negli anni ’30 d soprattutto nel secondo dopoguerra. Una volta avvenuta questa mutazione, i brevetti non sono stati più concessi, ma conquistati, politicamente e giuridicamente, dagli industriali farmaceutici. Se alcuni paesi come gli Stati Uniti hanno presto accordato un diritto assai esteso dei brevetti, in Europa gli industriali farmaceutici hanno imposto la brevettabilità dei loro prodotti solo dopo decenni di battaglie.

In Francia il diritto dei brevetti fu instaurato dalla Convenzione nel 1791 (contemporaneamente all’interdizione del diritto di sciopero), poiché secondo i giuristi dell’epoca (a ragion veduta, alla fine con maggior ipocrisia anche oggi) il diritto alla salute contraddiceva lo spirito di proprietà. Dopo diversi tentativi per instaurare il monopolio dei farmacisti e quello degli inventori (che non sono sempre gli stessi, all’epoca), alla fine sono i diritti dei pazienti a essere premiati, perché i farmacisti, a differenza del capitale industriale, non avevano ancora un peso economico e politico. All’epoca della rivoluzione industriale, ogni farmacista produceva ancora il suo rimedio o la sua specialità artigianale nel suo laboratorio farmaceutico individuale.

Dal 1844 al 1959 (per più di un secolo dunque) la legge francese enunciava che le “composizioni farmaceutiche e i rimedi di ogni specie” sono esclusi dai diritti dei brevetti. Nessuno dei brevetti di Pasteur è accettato per i suoi vaccini.[14] Gli unici brevetti riconosciuti (molto raramente tra l’altro) erano quelli sui procedimenti di fabbricazione.

Nella prima metà del XX secolo i brevetti sui metodi di fabbricazione si moltiplicano, per la fortuna di Rhône-Poulenc o IG Farben, tra gli altri. La potenza delle industrie farmaceutiche si rafforza a partire, come si diceva prima, dagli anni ’30, grazie al crescente legame coll’industria chimica, la creazione dell’ordine dei farmacisti sotto Vichy, la produzione su larga scala della penicillina e degli antibiotici negli anni ’40 e del cortisone e degli psicotropi negli anni ’50. Nel 1959 – dopo più di un secolo! – con una disposizione dell’8 febbraio 1959, s’instaura in Francia il “Brevetto speciale del farmaco” (5.562 brevetti depositati in Francia da ditte francesi, americane, tedesche e svizzere). Essa favorisce la concentrazione del settore, migliorando così la forza d’urto delle fabbriche farmaceutiche fino a che i farmaci (sia i prodotti sia i procedimenti di produzione) diventano completamente brevettabili nel 1968. [15]

In Germania, i brevetti su prodotti farmaceutici, esplicitamente esclusi dalla legge del 28 maggio 1877, furono autorizzati da quella del 4 settembre 1967. In Svizzera, i brevetti sui procedimenti di fabbricazione furono autorizzati solo nel 1907 e sui prodotti nel 1977. Un anno dopo, nel 1978 segue l’Italia, la Spagna nel 1986, dopo l’ingresso nella CEE, ma sarà applicata nel 1992. Esiste da allora un brevetto europeo alla scala di tutta l’U.E., che semplifica i compiti degli industriali: un solo formulario e un monopolio in 27 paesi!

L’istituzionalizzazione dei brevetti sulle molecole è dunque il prodotto del crescente potere politico degli industriali del settore. Tutto ciò è stato reso possibile da un’accumulazione capitalista fondata sulla produzione di massa di medicinali molto innovativi come la penicillina (1941), l’insieme degli antibiotici (dal 1943), il cortisone (1949) e poi gli psicotropi (1952).

Queste diverse ondate di scoperte hanno certamente migliorato la salute della popolazione. Ma è molto dubbio, se non totalmente falso, che siano i brevetti a stimolare vantaggiosamente la ricerca, come ripetono le industrie farmaceutiche: il Taxol, anticancerogeno, è stato scoperto dalla ricerca pubblica al National Cancer Institute, e così anche la triterapia per l’AIDS, il cui padre è un universitario di nome David Ho.

Quando i dirigenti delle industrie farmaceutiche si lamentano dei brevetti degli altri, ammettono essi stessi che questi brevetti ghigliottinano la scienza, più che stimolarla, che la limitano a un’impresa, mentre dovrebbe essere collettiva, senza ostacoli, accessibile a tutti i ricercatori. Diceva al New York Time Peter Ringrose, primo responsabile del dipartimento scientifico presso il Bristol Mysers Squibb: “più di cinquanta proteine di cui si può pensare che siano implicate nel cancro e sulle quali non facciamo ricerche o perché i proprietari dei brevetti non la permettono, o perché esigerebbero royalties smisurate”.[16]

La qualità dei nuovi farmaci soffre per questa situazione: tra il 1989 e il 2000, sui 1035 farmaci brevettati lanciati sul mercato americano (che è quello più grande) solo 238 contenevano nuovi principi attivi. Basta modificare leggermente certe molecole senza che la loro efficacia, misurata da prove cliniche, sia significativamente differente, per ottenere un nuovo brevetto.

Il sistema dei brevetti instaura così una situazione assurda in cui si spendono milioni per produrre molecole di fatto già scoperte e per arrivare a vendere copie di farmaci già esistenti a pazienti che non ne hanno necessariamente bisogno. Nello stesso tempo, le malattie tropicali e le malattie “orfane” (troppo rare perché la ricerca se ne interessi) senza pazienti solvibili, restano in attesa di buone terapie.

Questa inefficacia non impedisce l’estensione dei brevetti a nuovi campi, come il genoma umano.

Secondo la rivista Science, il 20% delle sequenze dei geni umani sarebbero già brevettati: 4382 sui 23.688 conosciuti. Ogni ricercatore deve pagare di royalties, se è autorizzato. Da diversi anni, l’opposizione al brevetto è un po’ più forte, ma la caccia senza dubbio non tarderà a riprendere, non soltanto sul corpo umano: una multinazionale preleva già royalties sull’estratto di igname[17] giallo, molto in Africa occidentale, perché si è accorta che la popolazione locale tratta così il diabete.

 

La guerra dell’aids

 

secondo il rapporto UNAIDS[18] pubblicato nel 2006, 39,5 milioni persone vivono col virus dell’AIDS nei paesi cosiddetti poveri (ma sarebbe meglio dire oppressi dall’imperialismo), tre volte di più rispetto all’anno precedente. L’UNAIDS e l’Organizzazione Mondiale della (OMS) sottolineano dunque un certo miglioramento, soprattutto per ciò che concerne la “copertura terapeutica” nell’Africa sub sahariana.

Due fattori spiegano questa tendenza: l’aumento del numero dei programmi di aiuto e lo scadere dei brevetti. Certi paesi beneficiano di fondi di sostegno, come il Gabon che ha lanciato il programma di triterapia[19] a tre euro. Da qualche anno, lo scadere dei brevetti sulla triterapia significa l’ingresso in scena dei generici, da 20,439 dollari per paziente all’anno fino al luglio 2000, accessibile per 289 dollari dall’agosto del 2001, e – il prezzo attuale più basso – 140 dollari dal 2003.

Si sarebbe dunque sulla “buona strada” come ripetono l’OMS e l’UNAIDS?

I miglioramenti dovuti agli aiuti internazionali e all’introduzione dei generici, molto spessi sono più lenti del progresso del virus, come in Botswana dove il 40% delle donne sono sieropositive, e in Lesotho dove la speranza è crollata da 50 anni nel 2000 a 34 anni nel 2006. Innanzitutto i programmi di aiuto come in Gabon sono rai e limitati. Resta l’83% dei pazienti dei pazienti non curato. Inoltre, anche con i prezzi di 140 dollari (75 volte inferiori rispetto alle tariffe del luglio 2000), non soltanto i trattamenti restano inaccessibili (è la metà del salario annuale medio in Nigeria), ma i profitti sono sempre consistenti. Nella battaglia dell’AIDS, la calma temporanea è foriera di tempesta.

 

 

AIDS TOP SECRET

   La storia dell’AIDS questa sindrome che colpisce selettivamente omosessuali e tossicodipendenti, sarebbe tutta da riscrivere. C’è chi sostiene che questa malattia sia stata creata in laboratorio come arma di sterminio controllato.[20]

Siamo in una fase della storia umana in cui assistiamo il propagarsi di nuovi razzismi, culminati in programmi di controllo che celano genocidi e stermini accuratamente programmati in ambienti militari e in asettici laboratori. In certi ambienti scientifici, si svolgono esperimenti, capaci di suscitare veri e propri flagelli.

Un documento del Dipartimento della “Difesa” degli USA dice testualmente: “Gli studi sulla biologia molecolare progrediscono con straordinaria con straordinaria velocità (…). Entro cinque o dieci anni sarebbe possibile produrre un nuovo agente biologico, che non esiste in natura, e contro cui non è stata acquisita nessuna immunizzazione naturale”.[21] Guarda caso, quasi subito dopo il periodo di tempo previsto per la produzione di nuovo agente biologico, scopia l’epidemia denominata AIDS.

Nel 1981, presso il Center for Disease di Atalanta, in Georgia, si cominciò a parlare di una nuova malattia denominata Sindrome di immunodeficienza acquisita provocata, a quanto di dicevano da un virus. Robert C. Gallo e Luc Montagnier, gli scopritori spiegarono che l’AIDS è: “…una malattia devastante causata da una classe di agenti infettivi – i retrovirus – che erano stati individuati per la prima volta in essere umani qualche anno prima.   …fu isolato un nuovo virus – il virus dell’immunodeficienza acquisita dell’uomo (HIV, da human immunodeficiency virus) – e si dimostrò che esso era la causa della malattia…[22] E solo nel 1984, l’allora Ministro della Sanita USA Margaret Heckler e il virologo R. Gallo, dell’Istituto Superiore di Sanità, annunciarono al mondo, nel corso di una conferenza stampa, che era stata individuata una nuova malattia virale, trasmessa attraverso il sangue o i rapporti sessuali.

Si disse e ancora si dice che esso opera sulla cellula a livello genetico in maniera tale che il DNA delle cellule infettate riceve “comandi” direttamente dall’RNA[23] virale, differentemente di come solitamente avviene nelle cellule, dove i “comandi” sono trasmessi dal DNA, mentre l’RNA di comporta soltanto da messaggero. Questo modus operandi gli deriva da un particolare enzima, la trascrittasi inversa, che costruisce una copia di DNA a partire dall’RNA virale, che poi va ad integrarsi nel patrimonio genetico (DNA) della cellula ospite. Il virus dell’immunodeficienza acquisita infetterebbe i linfociti (helper), adibiti alla produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario.

Diversi scienziati sono convinti che non sia, com’è sancito dall’ortodossia medica, il virus HIV a causare l’AIDS e, tra questi, il famoso scienziato Peter Duesberg,[24] esperto a livello mondiale di retrovirus afferma: “Il virus di Gallo non è la causa dell’AIDS perché non rispetta i postulati di Koch e Henle di malattia contagiose e perché non rispetta sei regole cardinali della virologia”.[25] In sostanza Koch[26] ha affermato che si può parlare di malattia contagiosa solo quando l’agente infettante oltre a causare la stessa affezione in tutti in tutti oltre a causare la stessa affezione a tutti gli individui coi quali viene a contatto, è anche presente in ogni stadio della malattia.

Con l’AIDS tutto ciò non avviene, infatti “ci sono molti casi di persone con tutti i sintomi dell’AIDS ma che non presentano alcuna infezione da Hiv, così come ci sono soggetti infettati dall’Hiv da oltre 10 anni e che non mostrano alcun segno di malattia”.[27]

È da sottolineare, invece, che il modello dell’HIV sta miseramente fallendo ad ogni test scientifico. La ricerca basata su di esso non è stata in grado di fornire non soltanto una cura efficace o un vaccino, ma neanche una spiegazione teorica credibile per il meccanismo che causa lo stato patologico. Che l’HIV non sia la causa dell’AIDS sono ormai diversi scienziati a crederlo, tra i quali oltre a Duesberg, i premi Nobel Walter Gilbert[28] e Kary B. Mulis.[29]

Gli scienziati, sulla causa dell’AIDS, propendono per spiegazioni diverse, che possono essere suddivise in due correnti: la prima attesta che l’HIV è necessaria ma insufficiente, perché asserisce che devono essere presenti altri cofattori per far esplodere la malattia. La seconda corrente, invece, attesta che questo virus sarebbe niente più che il segno di un’immunodeficienza già preesistente, provocata da agenti non per forza di cosa infettiva, che potrebbero essere anche chimici, comportamentali e/o ambientali. Duesberg ha precisato inoltre: “promuovo le mie idee per integrità scientifica, perché quando scoprii che una strada non funziona è giusto cercarne altre”, aggiungendo che “chi sostiene che l’AIDS è provocato dal virus Hiv spinge migliaia di persone a prendere una medicina dannosa come l’Azt e convince i sieropositivi che la loro vita è di fatto finita, terrorizza il mondo intero riguardo ai rapporti sessuali, e specula sull’esistenza di persone malate“.

Ci stanno altre teorie, molto inquietanti sull’AIDS e chi le diffonde viene tacciato di cospirazionismo (che è l’accusa banale di chi non si accontenta delle verità ufficiali, per evitare questa accusa molti che si dichiarano “antagonisti”, “rivoluzionari” si bevono le verità ufficiali rendendosi alla fine subalterni al sistema), di paranoia (molte vittime di controllo mentale sono accusa spesso e volentieri di essere di essere paranoiche e schizofreniche) e ridicolizzate. Ora molte di queste gravi accuse meritano di essere conosciute dal grande pubblico e non (volutamente) censurate. Taluni studiosi hanno sostenuto che questa terribile malattia è stata creata in laboratorio.

   Sorprende, inoltre, sapere che il virus dell’AIDS è stato scoperto da Gallo, addirittura, un anno prima che si manifestasse la malattia!Nessun altro ricercatore, mai, nella storia della medicina, è riuscito a scoprire l’agente patogeno di una epidemia l’anno prima che l’epidemia scoppiasse. Solo Robert C. Gallo c’è riuscito”,[30] hanno denunciato i giornalisti Francesco Romano ed Elisabeth Vogel. Come si spiega la cosa? La storia ufficiale dell’AIDS racconta che il dottor R. Gallo ipotizzò un virus come causa dell’AIDS, a febbraio 1983, tuttavia Jerome Groopman, sulla rivista Nature, già cinque mesi prima nel settembre del 1982, aveva scritto: “Robert gallo del National Cancer Institut sta studiando i pazienti di AIDS in funzione del virus HTLV perché il virus HTLV ha una simpatia per i T-linfociti, e perché è endemico dei Caraibi”.[31]

La storia dell’AIDS è del resto un vero e proprio maledetto puzzle con risvolti e sorprese, così inquietanti, da sembrare incredibili e guai a chi denuncia il misfatto. Ci ha provato Duesberg pubblicando assieme a Byran Ellison con il libro Why We Never Win the on AIDS, ebbene, una Corte Federale di New York, il 29 dicembre 1995, ha ordinato che tutte le copie del libro fossero ritirate e distrutte.[32]

E se davvero Duesberg avesse ragione a sostenere che l’HIV non è la causa dell’AIDS? Allora, sarebbe davvero tremendo per la cosiddetta “ortodossia” scientifica, perché: “dal 1987 sta prescrivendo a più di 200.000 sieropositivi, non importa se colpiti o meno dall’AIDS, una micidiale accozzaglia di farmaci venefici, come la pentamidina e i chemioterapici (tipo l’AZT, il ddl e il ddc); … sta infliggendo mortifere prognosi di AIDS a centinaia di migliaia di persone risultate sieropositive al test dell’HIV”.[33]

E se non è l’HIV, cos’è? Il Sunday Express del 16 ottobre 1986, scrisse, che secondo tre studiosi, “l’AIDS, la patologia mortale apparsa nel 1979 negli USA e che miete vittime in tutti i continenti, è stata ‘inventata’ in laboratorio”. Nel frattempo si levano, da più parti, accuse gravissime mentre le bugie dette sull’AIDS “…ancora oggi si ripetono per coprire lo sterminio dei negri, dei drogati e degli omossessuali…”.[34] È, infatti, orami evidente che ben lontana “dal minacciare la popolazione eterosessuale in generale, l’AIDS resta confinato, principalmente, ai tossicodipendenti e agli omosessuali maschi di particolari zone urbane”.[35]

Allora cosa si cela dietro l’AIDS? Chi ha parlato di sterminio, di una congiura contro una parte dell’umanità. In una parte delle popolazione nera degli USA c’è la convinzione che “l’unico dato in comune tra le vittime dell’AIDS… non è il sesso né la droga, ma sono le manipolazione dell’uomo bianco. Secondo queste stori ai drogati viene fornita eroina opportunamente tagliata con sostanze che danneggiano il sistema immunitario, mentre gli omosessuali e gli africani vengono infettati mediante vaccinazioni di massa, col pretesto di proteggerli. Oppure accusano il governo di praticare la guerra batteriologica contro i propri cittadini omossessuali mettendo in giro un virus (1) che contagia a preferenza gli omosessuali”.[36] Leggiamo ancora nel dossier inchiesta di Romano e Vogel, che “la rivista gay New York Native, nell’83 pubblicò la lettera di un dipendente del laboratorio di guerra biologica di Fort Detrick il quale assicurava di aver partecipato all’operazione, che era iniziata nel ’78. La lettera era anonima ma è stata pubblicata anche in Unione Sovietica dalla Literaturmaya Gazeta (il 30.10.85 secondo Covert Action)… Secondo un articolo apparso con rilievo nel Times di Londra l’epidemia di AIDS in Africa ed in Sud America segue la vaccinazione in massa contro il vaiolo, effettuata nei primi anni ’80. Per estirpare il vaiolo dalla faccia della terra l’OMS avrebbe vaccinato almeno 70 milioni di negri dell’Africa Centrale”.[37]

Questa gravissima accusa fu pubblicata prima da un giornale di New Delhi The Patriot nell’ottobre 1985, e poi ripresa e stigmatizzata dalla russa Literaturmaya Gazeta dello stesso anno. In Brasile, la notizia che il virus dell’AIDS era un prodotto dell’ingegneria genetica, messo appunto come terribile arma biologica, fu pubblicata dal giornale L’Estado de Sao Paulo. In Inghilterra, il 26 ottobre 1986, il quotidiano londinese Sunday Express pubblicò la terribile accusa. La Pravda, nell’ex Unione Sovietica, il 31 ottobre 1986, corredò una vignetta, che raffigurava un militare che dava un pacchetto di dollari ad un medico che aveva una provetta con dentro il mortale virus con una didascalia che ribadiva l’accusa della creazione del virus nei laboratori del Pentagono. La rivista francese Elements (n. 63, 1988) rilanciò l’accusa con un articolo titolato AIDS, il pentagono sotto accusa. Ma questi articoli non assortirono nessun effetto, non si creò nessun movimento.

Tutto quello che si è detto adesso, non può non farci porre una domanda: e se l’AIDS fosse davvero, una vera e propria strage programmata di omosessuali, gente di colore e poveri del mondo? Proviamo a prendere in seria considerazione queste accuse (la cui gravità non c’è tanto da parlare). Non c’è dubbio che esiste un razzismo che considera i gay e i drogati delle minoranze moleste, di cui se ne potrebbe farne a meno. Quanto alle sterminate masse affamate di quello che è definito Terzo Mondo oppresse dall’imperialismo, che per la stragrande maggioranza non possono produrre plusvalore (che è l’unica cosa che interessi veramente) e con i loro bisogni e loro lotte pone problemi alle metropoli imperialiste, un loro sterminio si concilierebbe bene con il modello di una società basata sul profitto (non crei profitto, dunque sei un peso morto). Secondo una filosofia maltusiana alquanto cinica, occorre qualcosa che sostituisca le guerre e le grandi epidemie che in passato avevano la funzione di calmierare e selezionare la popolazione.

Per Malthus la produzione cresce in progressione aritmetica, mentre la popolazione cresce in progressione geometrica. Questo squilibrio tra produzione e consumo è quello che, secondo Malthus, giustifica l’esistenza di settori sociali intermedi, che non sono né borghesia né proletariato e che, con il loro sperpero, assorbono la sovrapproduzione capitalista. Malthus rovescia il problema: la causa della miseria è che la produzione non basta per tutti perché esiste sovrappopolazione. Le posizioni di Malthus si riallacciavano alla legge dei rendimenti decrescenti della terra di Smith e di Ricardo. Questa legge prevedeva l’incremento costante dei prezzi dei prodotti agricoli e delle materie prime, rispetto alle quali, i salari diminuivano, il che a sua volta provocava l’impoverimento della classe operaia e il peggioramento sistematico del suo livello di vita con il trascorrere del tempo. Per questa via il sottoconsumo di Sismondi coincide con il sotto consumismo dei malthusiani: “E’ da questa teoria di Malthus che nasce tutta questa concezione sulla necessità che esista e si sviluppi senza sosta il consumo improduttivo, concezione che trova uno zelante propagandista in questo apostolo della sovrappopolazione per mancanza di mezzi di sostentamento” (K. Marx, Teorie del Plusvalore, Tomo II°).

Malthus non fornì alcun apporto originale all’Economia Politica, così che Marx ne Il Capitale quasi non si preoccupa di discutere le sue tesi, si limita a porre l’accento la continuità delle tesi Malthus con quelle di Sismondi e alla sua teoria del sottoconsumo. Marx dimostrò che i limiti della produzione non erano naturali bensì sociali, perché derivano dai rapporti di produzione capitalisti. Per Marx non esiste un eccesso assoluto di forza lavoro ma solo un eccesso relativo, che chiama esercito industriale di riserva, che è indispensabile ai fini dell’accumulazione: “La produzione di una popolazione relativamente in eccesso, cioè in eccesso in rapporto alle necessità medie di sfruttamento del capitale, è una condizione di vita dell’industria moderna (…) Alla produzione capitalista non basta, nemmeno, la quantità di forza lavoro disponibile che le procura la crescita naturale della popolazione. Essa ha bisogno, per potersi sviluppare con disinvoltura, di un esercito industriale di riserva libero da questo vincolo naturale” (K. Marx, Il Capitale, Libro 1°, Capitolo 23°).

Per dimostrarlo Marx espone il caso dell’Irlanda a metà del secolo XIX che a causa della carestia del 1846 e dall’emigrazione di massa dei decenni successivi, perse un terzo della popolazione, retrocedendo di oltre quarant’anni. Tuttavia, ciò non intaccò né il capitale globale del paese né la sovrappopolazione relativa. La popolazione era scesa da otto a cinque milioni e, nonostante tutto, il lavoro scarseggiava e le paghe giornaliere erano diminuite. Si dimostra così che il capitalismo non può funzionare senza un esercito industriale di riserva e senza miseria, che il pauperismo non è la causa della crisi del capitalismo, ma, invece, è condizione indispensabile per il suo buon funzionamento.

Tornando al discorso di prima, certamente è atroce pensare che esistano scienziati e studiosi che si mettano al servizio di un disegno di sterminio di una parte della popolazione mondiale, ma se si pensa solamente agli scienziati nazisti!!! Il dott. Robert Newman, presidente di un grande ospedale di New York, il Bet Israel Medical Center, parlando dei tossicodipendenti ha dichiarato: “Nessuno la ha detto ancora apertamente, ma sono sicuro che molti sono d’accordo che dovremmo lascarli morire”.[38] Questa logica di morte è confermata anche dalle parole di Julian Huxley, fondatore della Società Eugenetica Britannica, il quale ha asserito che: “L’intelligenza di un nero è differente da quella di un bianco, come lo è il corpo (…). Del resto è sufficiente vedere il comportamento religioso dei negri per comprendere le differenze: urlano, danzano, si abbandonano alle emozioni più violente (…). Negri e bianchi presentano differenze organiche e inarmonizzabili”. È in base questo tipo di convinzioni che l’uomo arriva sterminare i propri simili. Quest’abominio, denunciato soprattutto nei primi anni ’80, da alcuni studiosi e ricercatori, e a supporto delle loro gravissime accuse, indica alcuni documenti degl governo USA.

Tra questi, Memorandum 2000 per la Sicurezza nazionale è uno dei primi. Fu redatto nel 1974, da Kissinger. Questo documento fu tenuto segreto a lungo, fu reso di dominio pubblico nel 1990, grazie alla legge per la libertà d’informazione collocato negli Archivi nazionali americani. Si tratta di un documento agghiacciante, che denota il cinismo di un governo che si definisce democratico (anzi un modello di democrazia) quando afferma: “Lo spopolamento, dovrebbe essere la principale priorità della politica estera americana verso i paesi del Terzo mondo”.[39]

Un altro documento terribile è il Global 2000 Report the president presentato dal Dipartimento di Stato. il giornalista Rogelio Maduro nel suo libro The Ozone Scare scrive: “Questo Dossier fu elaborato dal Consiglio della Casa Bianca per l’Ambiente e dal Dipartimento di Stato a partire dai primi giorni della presidenza Carter. Decine di alti funzionari e centinaia di consulenti hanno lavorato e questo rapporto che proponeva di fare del ‘controllo demografico’ la pietra angolare delle politiche di tutti i futuri presidenti americani. Nel rapporto e nei documenti che lo accompagnavano, si trovano tutta una serie di profezie terrorizzanti: crisi delle risorse idriche, penuria di energia, carenza di materie prime strategiche. La causa di tutto ciò? La crescita demografica. (…) E’ dunque necessario, concludeva il documento, che il governo converge politica estera ed interna con l’obiettivo di eliminare questi uomini di troppo. (…) Dal momento in cui questo documento è stato reso di pubblico dominio, sezioni intere del governo americano non lavorano che per mettere in pratica le sue raccomandazioni: il genocidio”.[40]

Questo programma non è condiviso solo dagli americani. Il celebre documentarista Jacques Cousteau, che fu un accanito propugnatore del programma xenofobo in Francia, scrisse: “Noi vogliamo eliminare le sofferenze, le malattie? L’idea è bella ma non può rivelarsi positiva nel lungo termine. C’è da temere di compromettere così l’avvenire della nostra specie. È terribile da dirsi. È necessario che la popolazione mondiale si stabilizzi e perciò necessario eliminare 350.000 al giorno[41] (nota personale, la frase che viene attribuita a Stalin Una morte è una tragedia e un milione è una statistica – ma sembra che nella realtà si stata detta da Churchill – nella realtà rappresenta benissimo il cinismo presente nelle classi dominanti, vediamo le reazioni che ci sono per qualche morto in qualche attentato o qualche azione nei paesi imperialisti e le stragi che ci sono nei paesi dipendenti, pensiamo solamente ai più di un milione morti iracheni – tra i quali diverse centinaia di migliaia di bambini – determinati dal criminale embargo all’Iraq attuato dopo il 1991). E Filippo duca di Edimburgo, il marito della Regina Elisabetta, nonché presidente del WW Internazionale, affermò: “Nel caso che io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione”.[42] È un altro esempio del disprezzo verso le popolazioni del Tricontinente. Il patologo dr. Cornelius Rhoades nel 1932[43] diede vita a una vasta ricerca sul cancro. In definitiva effettuava orribili esperimenti, tra cui far insorgere delle infezioni sui malati.

In sintesi le prove che l’AIDS è una colossale montatura, una ripugnante e venale menzogna messa assieme in modo tanto minuzioso quanto canzonatorio, esistono tutte, chiare come l’acqua di sorgente sono:

1) Nessuna correlazione tra test e malattia, per cui c’è gente con i sintomi di estremo indebolimento ma dal test HIV negativo, e gente senza sintomi indebolitori, ma dal test positivo (definiti portatori sani, quando tutta l’umanità è portatrice sana di ogni possibile virus e di ogni possibile batterio). 2) Reazione non probante ai test ELISA e simili, associata ad aumento specifico immunoglobuline, poiché l’aumento delle Ig si verifica in molte malattie autoimmuni, in infezioni croniche, nella malaria, nella lebbra, nelle parassitosi, persino nelle vaccinazioni anti-influenzali, nei trattamenti terminali a base di Valium e simili, tutte casistiche che nulla hanno a che vedere con la condizione AIDS. 3) Inesistenza assoluta di uno straccio di documento coerente e logico che dimostri che la sindrome chiamata AIDS sia causata da un virus chiamato HIV. 4) Inconsistenza e genericità assoluta di una definizione di malattia, giacché esistono ben 29 patologie incluse nel calderone AIDS. 5) Inoculazione virale (concetto già errato di per sé) misteriosamente lunga, perché tutti i disturbi definiti impropriamente infezioni virali, che sono poi in realtà disfunzioni non contagiose da sovraccumulo e intasamento virale, ha tempi di sviluppo di pochi giorni, mentre nel caso AIDS i tempi previsti di sviluppo furono inizialmente 18 mesi, spostati poi a 10-14 anni (perché non allora a 100-140 anni, e così avremmo coperto la vita intera ed anche la reincarnazione successiva?) 6) Tossicodipendenza e non contagio sessuale alla base dei problemi. La caccia alle streghe, ovvero alle povere disgraziate che si vendono ai margini delle strade, vittime preferenziali designate di ogni nuova peste, ha portato a risultati sorprendenti. Al 31 marzo 1995, su 27043 casi di AIDS tra le prostitute, solo 22 di esse riguardavano soggetti non-tossicodipendenti. 7) Ripetuti esperimenti tra mariti AIDS e mogli non-AIDS, e viceversa, hanno dimostrato la non-contagiosità della patologia. Diversi casi di AIDS spontaneo in persone prive di contatti sessuali con chicchessia, hanno provato che il contagio non c’entra e che il fattore sessuale non c’entra. 8) Le basilari leggi di Koch e relativi postulati, contraddicono in continuazione tutte le affermazioni di carattere opposto sostenute dagli Aidsisti tipo Gallo e Montagnier.[44]

Breve sintesi sulle origini storiche del virus

   Nel 1970, il Defence Department americano avviò un nuovo programma di ricerca per lo sviluppo di armi biologiche in grado di attaccare il sistema immunitario umano (di attaccare cioè quel medico intelligente che ogni persona ha al suo interno, e che presiede alla sua salute, al suo equilibrio, all’immalamento e al successivo ripristino salute). Donald McArthur, esperto militare in guerra biologica, si lasciò scappare una frase inquietante, e cioè che 6 tra 5 o 10 anni sarà possibile creare un nuovo microrganismo infettivo diverso da tutti quelli finora conosciuti. Dal GRID per omosessuali, all’AIDS per eterosessuali. E già nel 1981 si comincia a parlare del GRID, Gay related immunodeficiency disease (malattia da immunodeficienza degli omosessuali), presso il CDC, Center for Disease Control di Atlanta-Georgia, dove tale iniziale denominazione viene ben presto trasformata in AIDS, Acquired immunodeficiency disease sindrome (sindrome da immunodeficienza acquisita), dove la limitazione Guy (omo) scompare a significare malattia per tutti, incluso gli eterosessuali, e dove viene introdotto il termine volutamente terroristico acquired, a significare malattia acquisita da contagio.

E fu nel 1984 che il ministro della Sanità statunitense, Margaret Heckler, con a suo fianco il virologo Robert Gallo, annunciò al mondo, con grave e papale prosopopea, che era stata individuata una nuova temibile malattia virale trasmessa attraverso il sangue e i rapporti sessuali.

Con tale annuncio, si scavalcava per la prima volta in modo plateale e scandaloso ogni procedura standard di controllo e approvazione da parte della comunità scientifica, e s’imponeva al mondo, in modo reazionario e dittatoriale, l’esistenza di una malattia inesistente, creata a tavolino. Nasceva così il dogma intoccabile AIDS. Il maggior virologo scienziato vivente Peter Duesberg, esperto mondiale di retrovirus (primo al mondo a individuare ed isolare un retrovirus, e primo al mondo ad isolare un gene del cancro), professore di biologia cellulare e molecolare alla University of California di Berkeley, smascherò all’istante l’indegna ed infame macchinazione chiamata AIDS. Sapeva troppe cose in diretta persona per stare zitto e peccare di omertà verso gli studenti e verso la gente. Conosceva troppo bene la mediocrità e la coda di paglia di Gallo e Montagnier. Portò argomenti precisi e inequivocabili, e tracciò con assoluta competenza i contorni della banda AIDS, i precedenti storici, i dettagli economici e truffaldini dell’intera operazione. Ma si rese anche subito conto che era tutto inutile, in quanto sbatteva contro un insuperabile muro di gomma. La CIA e la Casa Bianca avevano issato una barriera impenetrabile e invalicabile intorno al presidio medico-farmaceutico-politico chiamato AIDS. Duesberg aveva capito di essere solo a lottare contro la potenza Americana. Perdere sul fronte AIDS significava ormai per l’America perdere la faccia, una sconfitta ancora più cocente ed umiliante di quella subìta in Vietnam.

 

La battaglia dei generici

 

L’abolizione dei brevetti (o almeno la loro “non opponibilità”) senza attendere la loro scadenza, è il diritto immediato ai generici antiretrovirali. È ciò che esigono (giustamente) i governi dei paesi che avrebbero la possibilità di produrre essi stessi i suddetti farmaci, come il Sudafrica, l’India e il Brasile. Nel 1999 dopo un lungo braccio di ferro tra le multinazionali americane del farmaco e il governo del Sudafrica (paese dove un adulto su sei è sieropositivo secondo l’OMS)[45] le imprese farmaceutiche hanno rinunciato ai procedimenti giudiziari.

Le imprese ribattono sforzandosi di estender la superfice e la durata dei brevetti con contenziosi giudiziari senza fine. Tuttavia il Brasile e l’India sono riusciti dopo il 1994 a mettere a punto legislazioni favorevoli ai generici e soprattutto a produrli.

C’è da domandarsi però se i detentori dei generici, che spesso combattono i monopoli in nome della virtù della concorrenza, sono così credibili. Ci sono delle ragioni per dubitarne. Innanzitutto per i produttori generici possono essere essi stessi molto redditizi e in posizione di monopolio, CIPLA, il principale produttore indiano di generici antiretrovirali, ha un margine commerciale di più del 100% sul Triomune,[46] e ciò non ha niente da invidiare a numerosi prodotti brevettati. Poi, non appena le industrie farmaceutiche locali si sviluppano, finiscono col capovolgere il movimento per l’abolizione dei brevetti. Un esempio: nel 2005, la legge indiana ha proibito le copie di prodotti brevettati, pur autorizzando ancora la commercializzazione dei generici già prodotti in India prima del 2005. Il che, in accordo con la legislazione dell’OMC, con la legislazione dell’OMC che limita considerevolmente il diritto ai generici. Ormai nessun farmaco potrà essere copiato per tre anni dopo il deposito dei brevetti, in India, e i generici devono cominciare a pagare royalties ai fabbricanti di farmaci sotto brevetto. Il diritto alla salute appena conquistato e così sottile, può essere rapidamente ritirato.[47]

 

Quando lo stato rende sicuri il mercato dei farmaci.

 

Il tragitto che conduce dalle fabbriche farmaceutiche al nostro armadietto dei farmaci comprende le casse di assicurazione della sanità, siano pubbliche come in Francia o private come negli Stati Uniti. La previdenza sociale in Francia, è in sostanza una forma di risparmio socializzato dei lavoratori, cogestito dallo Stato, dal padronato e dai sindacati. I contributi dei padroni e dei lavoratori salariati, che sono in sostanza salario differito, sono redistribuiti ai lavoratori sotto forma di rimborsi delle spese mediche.[48] Ma in Francia (come in tutti i paesi imperialisti), giornalisti pennivendoli, “specialisti economici” in sostanza tutti i personaggi che sono hanno il compito di formare quello che viene definita “opinione pubblica”, hanno messo in moto una campagna che afferma, che tra un ventina di anni, questo sistema previdenziale non basterà a coprire le spese mediche di una popolazione che sta invecchiando e consumando eccessivamente. Poiché le spese della sanità aumentano più rapidamente del PIL, il buco della previdenza sociale sarà destinato ad approfondirsi sempre di più del bilancio globale della previdenza sociale.

Da dove viene questa crescita delle spese sanitarie? Per rispondere a questa domanda bisogna capire che il sistema delle casse di assicurazione sanitaria è parte del dispositivo che unisce lo Stato alle fabbriche farmaceutiche ed è destinato, a ogni tappa della produzione e della commercializzazione, a garantire i profitti di questa industria della sanità.

Tra le spese sanitarie, sono le spese in medicinali ad aumentare più rapidamente con un rialzo del 69% dal 1995 al 2005. Tuttavia il numero delle scatole di medicine per abitante non è cresciuto che marginalmente negli ultimi anni. Così come scrive la DRESS[49] in un rapporto del marzo 2004 destinato al Ministero della Sanità, dove si afferma: “Gli aumenti successivi dei prezzi dei farmaci costituiscono la causa essenziale dell’aumento delle spese sanitarie” (svelato l’arcano). La Corte dei Conti era giunta alla stessa conclusione nel suo rapporto del 2002, sottolineando che la ragione di questa crescita dei prezzi era la sostituzione dei farmaci con nuove la cui efficacia non era stata dimostrata.

Com’è possibile tutto ciò? Per commercializzare con profitto un nuovo farmaco, le industrie farmaceutiche devono ottenere dallo Stato, da un lato la fissazione di un prezzo di acquisto elevato di queste nuove molecole, dall’altro l’iscrizione nelle liste dei farmaci rimborsati, che assicura loro una larga prescrizione da parte dei medici. Nell’insieme dei paesi facenti parte le metropoli imperialiste, il mercato dei medicinali è strutturato e organizzato dai poteri pubblici. In Francia, le imprese farmaceutiche inviano un fascicolo di presentazione all’agenzia francese di sicurezza sanitaria dei prodotti della sanità (AFSSAPS che dipende a sua volta dal Ministero dell’economia e della sanità), la quale rilascia un’autorizzazione per l’immissione sul mercato (l’AMM) e fissa un prezzo pubblico di vendita. Per ottenere queste autorizzazioni, le industrie farmaceutiche non provare formalmente la nuova che la molecola è più efficace di quella precedente (esiste, è vero, un criterio di qualità, ma molto evanescente e soggettivo), ma unicamente che è più efficace del placebo.

Il nuovo farmaco, molto più caro della vecchia molecola diventata di pubblico dominio e dunque venduta sotto forma di generico, può dunque rivelarsi meno efficace di quella che sostituisce. Così, nel 2002, le imprese Bristol-Myers Squibb hanno ottenuto il diritto di commercializzare Abalify, un nuovo neurolettico al prezzo di 380 dollari al mese, cioè 100 volte più di Halopéridol, il farmaco di riferimento. Nessuno studio era stato fatto per confrontare le due molecole. A dispetto delle proteste delle associazione dei malati lo Stato rifiutò di obbligare le imprese farmaceutiche a pubblicare le prove cliniche poco concludenti prima di concedere una AMM, e pure di provare l’efficacia superiore delle nuove molecole, una volta cominciata la commercializzazione.

Ora, sono i contributi alle casse sanitarie che finanziano questo dispositivo sempre più oneroso per la popolazione, senza necessariamente benefici sanitari, e lucrativo per le imprese farmaceutiche il buco della previdenza sociale non è un effetto del sovraconsumo ma in gran parte del modo di strutturazione del mercato dei farmaci. Serve soprattutto a giustificare l’aumento della parte delle spese in carico dai malati stessi. Del resto, bisogna che la garanzia dei profitti dei padroni dell’industria farmaceutica non metta in pericolo i profitti degli altri settori: nel 1989 le imprese assicuravano il 54% del finanziamento della previdenza sociale contro il 43% di oggi.

Il sistema americano raggiunge gli stessi obiettivi con metodi un po’ diversi. Così il prezzo pubblico è fissato dallo Stato. Si tratta di prezzi massimi che solo quelli che non beneficiano di alcuna copertura medica sono tenuti a pagare. Poi ogni assicurazione sanitaria privata ha il diritto di negoziare prezzi più bassi direttamente con le imprese. Secondo i risultati dei negoziati, l’assicurazione forma ogni anno la lista dei medicinali che accetta di rimborsare.

Come in Francia, non è possibile assicurarsi dell’efficacia superiore dei nuovi farmaci, tanto più che la pressione della Lobby farmaceutica blocca ogni discussione su questo soggetto. Così nel 2003 Hillary Clinton ha tentato di far passare un emendamento popolarissimo che avrebbe dovuto rendere obbligatorio il confronto tra i nuovi medicinali e i farmaci di riferimento, ma la Camera, sotto la pressione delle imprese farmaceutiche si è rifiutata di vorarlo. Del resto, le assicurazioni private negli USA distribuiscono soltanto il 76% delle somme raccolte contro il 91% delle assicurazioni pubbliche. Esse assicurano di conseguenza, soltanto la popolazione solvibile. 43 milioni di americani, di cui 20 milioni di salariati, non dispongono di alcuna copertura medica nel paese più ricco del mondo, e sono costretti a pagare i farmaci al prezzo più alto.

Tutto questo deve essere visto dentro il quadro della crisi economica del capitalismo che ha causato in tutti paesi occidentali (e non solo in quelli ovviamente) la fine del pieno impiego e di quello che è definito “Stato sociale”.[50]  La classe operaia occidentale si trovò ad affrontare questa situazione inquadrata in organizzazioni che da una parte avevano una lunga tradizione di collaborazione di classe con lo Stato borghese e dall’altra, nel corso dell’ondata di lotta di classe degli anni ’60 e ‘ 70, avevano conseguito una credibilità ed un rafforzamento considerevoli. Tradita dai propri dirigenti, la classe operaia occidentale andò incontro a gravi sconfitte, come ad esempio avvenne nel 1980 gli operai della Fiat in Italia, nel 1981 i controllori di volo americani e nel 1984 ai minatori inglesi. Anche i paesi dell’Est coinvolti anche loro nella crisi generale, si svilupparono le lotte operaie, come nel 1980 in Polonia.

 

Nello stesso tempo la crisi finanziaria si abbatté nei mercati nella forma dell’impossibilità di molti paesi del cosiddetto Terzo Mondo (in particolare dell’America Latina) e dell’Est Europa di far fronte agli enormi deficit accumulati (spesso in dollari rivalutati) verso i paesi creditori. Ciò trascinò con sé un peggioramento dei conti delle banche americane e il fallimento di alcune si esse.

 

Per non strangolare l’attività, la ricetta fu: diminuzione della spesa pubblica, particolarmente quella dedicata al welfare state, detassazione dei redditi elevati e dei capitali, deregulation dei movimenti di quest’ultimi. Gli stimoli alla domanda così creati si concretizzarono, in un enorme deficit della bilancia commerciale americana, cui corrispondeva per a un saldo attivo della bilancia dei pagamenti a causa dei pagamenti a causa dei capitali attirati nelle piazze finanziarie americane dall’elevata remunerazione dei bonds americani, ed una crescita esponenziale del commercio dei titoli, sia obbligazionari che, sempre più, azionari. Da maggiore paese creditore del mondo, gli Stati Uniti divennero il maggiore debitore. Malgrado i vantaggi sul fronte delle esportazioni, le economie europea e giapponese, minacciate da un deflusso di capitali, dovettero agire a loro volta al rialzo dei propri tassi di interesse. Gli europei si sono sforzati di rispondere alla dittatura dollaro con la costruzione della moneta, che ha significato l’adozione delle stesse politiche economiche del capitalismo anglosassone. A partire dei primi anni ’80 i paesi in tutti i paesi a capitalismo avanzato si è assistito ad una spettacolare diminuzione dell’inflazione.

 

Per capire l’importanza del ruolo dello “Stato sociale”, bisogna partire dal fatto che lo Stato assolve, per il modo di produzione capitalistico, il ruolo di fornirgli garanzia politica, che abbraccia tanto la conservazione del sistema, tanto l’attenuazione, anche a vantaggio in certi momenti delle classi popolari, dagli eccessi del sistema e svolge l’attività nel ciclo del capitale attraverso gli strumenti del credito, delle sovrastrutture portuali, aereoportuali, ferroviarie e stradali, dei servizi, degli enti locali, dei particolari vantaggi riservati alle imprese su scala locale e infine dell’industria di Stato.

I servizi come la sanità pubblica, sono cresciuti negli anni ’60 e ’70 in misura maggiore che non ora, grazie all’attuazione delle politiche Keynesiane, favorite dal ciclo economico favorevole e dallo sviluppo delle lotte operaie nelle metropoli imperialiste. In quel periodo lo Stato aveva moltiplicato il suo intervento nell’economia. In Italia negli anni ’30 si crearono l’I.M.I. e l’I.R.I., in particolare quest’ultimo istituto svolse un ruolo centrale nell’industrializzazione postbellica in molti settori strategici (chimica, siderurgica, auto ecc.). Ma proprio perché lo Stato è il servo del Capitale e non viceversa, si ebbero le privatizzazioni molto convenienti per gli acquirenti, addirittura mirate a chiudere attività economiche economicamente redditizie a favore di acquirenti stranieri. Il che ridusse in maniera consistente il peso dello Stato.

 

I vari servizi, a prezzo ridotto e l’assistenza sanitaria gratuita, creati da queste politiche, forniti ai lavoratori da parte dello Stato, sono sempre stati pagati dall’insieme dei lavoratori allo stesso Stato. La privatizzazione di tutto o di parte di questi servizi, comporta nel bilancio pubblico, la creazione di “fondi liberi” che provengono dai lavoratori, ma che non sono spesi per loro. L’obiettivo economico è quello di mettere i capitalisti al sicuro in caso di crollo economico, accaparrando i fondi delle liquidazioni dei lavoratori dipendenti e preparandoli alla dismissione dell’INPS.

In Italia, questo sistema di trasferimento dalla busta alla spesa pubblica, ha avvantaggiato sia i singoli capitalisti (con la Cassa Integrazione Guadagni, la fiscalizzazione degli oneri sociali ecc.) sia lo Stato, poiché la spesa di quest’ultimo è stata inferiore al prelievo fiscale. Dalla metà degli anni ’70, con l’inizio della crisi, i vari stati capitalisti hanno fornito sempre meno servizi del Welfare-State.

In qualche modo quest’abbattimento del Welfare-State è stato maggiore negli anelli deboli della catena imperialista, come l’’Italia, il Messico, la Turchia ecc.

 

L’industria del farmaco in crisi dii innovazione?

 

Con un mercato mondiale in piena espansione e un tasso medio di crescita di circa il 10%. Tuttavia i truts farmaceutici, sarebbero di fronte a un’imminente a un’imminente crisi di innovazione. Nel 2003, Philippe Pignarre, ex alto dirigente di Syntèlabo, pubblica Il gran segreto dell’industria farmaceutica, la cui tesa è che si assiste alla discesa spettacolare della redditività in Ricerca e Sviluppo (R&S), uno dei motori essenziali dell’industria.

Le cifre ufficiali mostrano, in effetti, un fortissimo aumento degli investimenti in R&S negli ultimi anni, sarebbero aumentati di circa il 10% tra il 1990 e il 2000.[51] Ora questa crescita di investimenti non s’accompagna a una accelerazione delle scoperte. Il numero dei nuovi farmaci immessi sul mercato non cessa di diminuire (12,3% all’anno tra il 1991 e il 1995, 7,2 durante il periodo 1996/2000, intorno al 3% in seguito). E questi nuovi prodotti non sempre, al contrario, dei bluckbuster (farmaco di punta la cui cifra di affari supera il miliardo), questi farmaci modello apportano profitti annuali minimi di un miliardo di dollari. Ci sarebbe dunque un calo assai spettacolare della redditività della ricerca.

Sono state avanzate molte spiegazioni. Si evoca l’elevazione del grado di severità per ottenere un’autorizzazione di immissione sul mercato. La grandezza di un fascicolo depositato alla FDA è passato da circa 45.000 pagine agli inizi degli anni ’80 a più di 90.000 agli inizi degli anni ’90. Risultato: più spese in prove cliniche, un allungamento dei tempi necessari alla commercializzazione (oggi stimato un anno e mezzo negli Stati Uniti e tra due e tre anni in Francia), e una riduzione del numero dei farmaci che raggiungono il mercato.

Una spiegazione a questo declino, potrebbe esser essere che il modello classico della ricerca farmaceutica. I trattamenti sono diventati più complessi e guadagnare il grosso premio con una molecola unica è assai più incerto. Così il modo di produrre e di brevettare che ha portato alla scoperta di grandi classi di farmaci (antibiotici, psicotropi…) sarebbe perciò divenuto un freno all’innovazione.

Gli investimenti tecnologici lordi per la ricerca sulle biotecnologie e le terapie geniche, prive di autentici risultati di rilievo per il momento, sarebbero così in causa nella discesa della redditività della ricerca.

Comunque si guardi la cosa, questo rallentamento dell’innovazione sembra giocare un ruolo nelle grandi evoluzioni attuali del settore, innanzitutto accentuando il movimento di concentrazione che permette di aumentare sempre di più la massa di capitali investiti.

Altra difesa: i tentativi per allungare la durata dei brevetti. Nei fatti, grazie a certe deroghe, questi raggiungono i 25 anni in numerosi paesi. Ma occorrerebbe loro, per preservarsi dalla concorrenza dei generici, portare a questa durata a 30 o 40 anni, il che non sembra molto immaginabile breve termine (la sconfitta delle industrie farmaceutiche nelle loro vertenze contro il Sudafrica contro il Sudafrica).

Resta la soluzione di compensare il rallentamento dell’innovazione abbassando il costo di produzione, delle prove cliniche e simili aumentando gli incassi. Da qui l’esternalizzazione della maggior parte possibile delle attività nei paesi costo di manodopera, o con una regolamentazione meno costrittiva. Nello stesso tempo, tutto è fatto per aumentare al massimo i prezzi, per fare alla fine pagare la mancanza di “innovazione” ai pazienti (e agli Stati, attraverso i sistemi di pubblica sanità). Il problema per i trust farmaceutici non è tanto il rallentamento, quanto la riduzione della redditività degli investimenti e dunque del tasso profitto.

 

La mondializzazione delle prove cliniche

 

L’emergenza di una legislazione del farmaco, negli Stati Uniti innanzitutto, non è andata avanti da sé. Nel 1938, dopo un centinaio di morti dovuti a un sulfamidico commercializzato sotto forma di sciroppo a base di glicole (un antigelo dal gusto zuccherino) il FDA si è sentito autorizzato a controllare non la tossicità dei farmaci, ma a quel tempo senza controllo della loro efficacia terapeutica. Soltanto nel 1962 la loro commercializzazione è stata sottoposta a previa autorizzazione della FDA, da allora incaricata di regolamentare e sorvegliare i test clinici che dovevano provare l’efficacia e l’innocuità del farmaco.

La dove la regolamentazione dei test clinici s’è imposta, i pazienti hanno potuto, meno facilmente che in passato, essere trattati come cavie, persino a loro insaputa.[52]

Ma la fine della cosiddetta “rivoluzione farmaceutica” ha posto nuovi problemi. “Quando la penicillina è stata sperimentata nel 1942 su 129 nuovi pazienti colpiti da un’infezione ai gonococchi … la statistica era presto fatta: i 129 erano guariti” nota Philippe Pignarre. Ma se lo si paragona a un trattamento esistente, e “se il farmaco candidato migliora il risultato soltanto del 5%, il che è assai più frequente oggi, occorreranno 3500 pazienti” per dimostrare la sua eventuale superiorità. Concludendo il discorso Philippe Pignarre afferma che “Così tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’90, il numero medio dei test clinici necessari per dimostrare il vantaggio del farmaco candidato è raddoppiato, passando da trenta a sessanta. E, durante lo stesso periodo, il numero dei pazienti inclusi nei test clinici è stato moltiplicato per più di due[53] raggiungendo i 4000 in media per un farmaco destinato al mercato americano.

Al fine di ridurre i costi di sviluppo, tutte le grandi industrie farmaceutiche hanno progressivamente cercato di approfittare della possibilità, offerta dalla FDA a partire dal 1980, di utilizzare test realizzati furori dagli Stati Uniti…dunque di realizzare altrove test clinici molto costosi. L’ex redattrice in capo del New England Journal of Medicine stimava già nel 2005 che “probabilmente circa metà dei test clinici sono oggi condotti nel Terzo Mondo, sebbene no ci sia alcun modo per esserne certi”.[54]

In una vasta inchiesta pubblicata alla fine del 2000,[55] il Washington Post notava da parte sua che, negli anni ’90, non solo l’Africa, ma anche l’America Latina, l’Asia e l’Europa dell’Est hanno vissuto il boom della localizzazione dei test clinici.

Le legislazioni locali – anche quando non si piegavano completamente alle esigenze delle grandi imprese farmaceutiche – hanno permesso di realizzare test in condizioni che sarebbero state rifiutate negli Stati Uniti (e negli altri paesi imperialisti) per ragioni sanitarie o perché il “consenso consapevole” dei partecipanti vi sarebbe troppo apertamente apparso come una caricatura.

Esse hanno anche permesso d’affrancarsi da certe esigenze della FDA riguardanti i test su persone in territorio americano, e di guadagnare un tempo che l’industria farmaceutica giudica prezioso: essa stimava nel 2000 che un giorno di ritardo nell’immissione sul mercato di un farmaco rappresentava un mancato guadagno di più di milione di dollari.

La volontà di realizzare sempre più rapidamente test clinici sempre più ampi ha favorito una nuova forma di subappalto: le “società di ricerca ha contratto”, che si assumono l’onere, per conto delle imprese farmaceutiche, del reclutamento del personale e dei pazienti, poi della condotta dei test stessi, talvolta in diversi paesi parallelamente.

Questi contratti rappresentavano nel 2000 più della metà del bilancio consacrato ai test clinici, secondo Jean-Philippe Chippaux che nota a proposito della loro crescente delocalizzazione nei paesi del Tricontinente: “C’è il grande rischio di veder apparire procedure semplificate, meno rigorose, cioè sbrigative, perché la sorveglianza è minore… l’assenza di legislazione rende più fragile ogni tentativo di normalizzazione dei test clinici. La povertà pubblica e individuale favorisce i conflitti d’interesse, la corruzione e la dipendenza”.[56]

Rivelato alla fine del 2000, lo scandalo dei test clinici di Trovan è tornato d’attualità con le denunce recentemente depositate in Nigeria contro il gruppo farmaceutico Pfizer.

All’inizio del 1996, il nord della Nigeria è devastato da un’epidemia di meningite che fa più di 15.000 vittime. Per Pfizer, è una fortuna inaspettata. Impegnata nei test clinici di Trovan, un antibiotico promettente ma non ancora provato per via orale tra i bambini, l’impresa farmaceutica organizza in tutta fretta un test comparativo in Nigeria: 99 malati ricevono l’antibiotico, 101 un trattamento di riferimento. In conclusione, 5 bambini muoio nel primo gruppo, 6 nel secondo e altri sopravvivono con lesioni gravi.

L’operazione “umanitaria” di Pfizer si ferma qui: dopo 3 settimane trascorse sul posto, la squadra lascia il paese dove l’epidemia infuria e dove Medici senza Frontiere, i tre mesi trattano 30.000 malati e vaccinano circa 3 milioni di persone.

Il Trovan alla fine sarà immesso sul mercato soltanto per gli adulti, a causa degli effetti collaterali prevedibili per questa classe di antibiotici.

Ma nel 1996 i genitori sapevano che i loro bambini colpiti da meningite potevano essere reclutati da Pfzer per un test a rischio. L’industria farmaceutica ha dovuto riconoscere che non era stato ottenuto alcun accordo formale e che un documento necessario al lancio successivo al lancio successivo alla convalida del test era un falso retrodatato.

 

 

Capitolo 2

 

 

La pandemia influenzale globale da virus h1n1: verso un’emergenza globale della sanità?

 

La pandemia influenza mondiale da virus H1N1 è servita a fuorviare l’opinione pubblica mondiale.

La pandemia del 2009 che è iniziata in Messico ad aprile, è arrivata un momento propizio: coincide, infatti, con l’aggravarsi della crisi economica nel 2007 (la crisi dei sub prime negli USA scoppiata alla fine del 2006).

I dati epidemiologici furono fabbricati, falsificati e manipolati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si stava avvicinando un’epidemia di portata mondiale che minacciava la vita di milioni di persone.

In sostanza si volle far credere che era in atto un’“emergenza catastrofica”.

La stampa ha confermato che l’intento del governo amerikano era quello di attuare un programma di vaccinazione di massa contro il virus H1N1 durante l’autunno-inverno del 2009. Infatti, era stato firmato un importante contratto per 160 milioni di dosi con Big Pharma, sufficienti per l’inoculazione di oltre la metà della popolazione americana. Programmi simili furono preparati in altri paesi occidentali come la Francia, il Canada e il Regno Unito.

Si cercarono volontari per testare il vaccino influenzale per il mese di agosto, con la prospettiva di attuare un programma di vaccinazione su scala nazionale per l’autunno.

 

 

 

La manipolazione dei dati

 

Ci sono numerose prove documentate che molte relazioni, che portarono al livello 6 di allerta pandemica dichiarato dall’OMS furono basate su prove fabbricate e sulla manipolazione dei dati sulla mortalità e la contagiosità provocate dall’influenza suina da H1N1.

I dati inizialmente usati per giustificare il livello 5 di allerta mondiale dell’OMS nel mese di aprile erano estremamente scarsi. L’OMS dichiarò senza prove che l’”insorgenza su scala globale della malattia era imminente”. Distorse i calcoli della mortalità in Messico pertinenti alla pandemia da influenza suina. Secondo Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, nella sua dichiarazione ufficiale del 29 aprile 2009: “Fino ad ora sono morte 176 persone in Messico”. Di che cosa sono morti? Da dove ha l’OMS preso questi numeri? Invece secondo il Ministero della salute messicano i morti d’influenza furono 159, di cui solo 7 (dati corobati da analisi di laboratorio) causati dal ceppo influenzale H1N1.

Similarmente a New York in aprile, svariate centinaia di bambini sono stati categorizzati come soggetti colpiti da influenza H1N1, sebbene in nessuno di questi casi la diagnosi fosse stata confermata da un esame di laboratorio.

Furono compiuti dei test sugli scolari del quartiere newyorkese di Quenns, ma i test furono inconclusivi: tra questi “centinaia di scolari” non vi erano i rapporti di analisi di laboratorio che portassero all’identificazione del virus influenzale. In effetti, i rapporti sono contradditori: secondo quanto riportato, il CDCP di Atlanta sarebbe “l’unico laboratorio di tutto lo stato che sia in grado di confermare il ceppo della nuova influenza suina – che è stato identificato come l’H1N1”.[57]

L’influenza è come una malattia comune. In assenza di un esame di laboratorio approfondito non può esserne stabilità la gravità. Ci sono casi influenza stagionale in tutta l’America ogni anno: “Secondo il Canadian Medical Association, l’influenza uccide ogni fino a 2500 Canadesi e circa 36 000 Americani. In tutto il mondo, il numero dei decessi attribuiti all’influenza ogni anno va da 250 000 a 500 000”.[58]

Il CDCP e l’OMS stanno sistematicamente ricategorizzando un gran numero di casi d’influenza comune come casi di influenza suina da H1N1. L’OMS in una sua nota informativa afferma: “Il crescente numero di casi in molti paesi con trasmissione sostenuta a livello di comunità sta rendendo estremamente difficile, se non impossibile per i vari paesi di cercare di confermarli attraverso i test di laboratorio. Inoltre, il conteggio dei casi individuali non è più essenziale in tali paesi né per monitorare il livello e la natura del rischio che rappresenta il virus pandemico, né per guidare l’attuazione delle misure di risposta più appropriate”.[59]

L’OMS ammette che a livello statale le analisi di laboratorio sono spesso assenti, mentre rileva che la conferma del laboratorio non è richiesta per la raccolta dei dati al fine di accertare la diffusione della malattia.

Tutto questo nasce dal fatto che una strategia basata sulla conferma da parte del laboratorio e sull’indagine accurata di tutti i casi, compresi quelli con i sintomi lievi, costa. In alcuni paesi, questa strategia assorbe gran parte della capacità di risposta nazionale. Ora guarda caso l’OMS non pubblicherà più le statistiche mondiali che indicano i numeri di casi confermati per tutti i paesi. Tuttavia, come parte integrante dei continui sforzi per documentare la diffusione globale della pandemia da H1N1, saranno forniti regolari aggiornamenti che descrivono la situazione dei paesi colpiti. L’OMS continuerà a richiedere che questi paesi riportino i primi casi confermati e per quanto possibile, che forniscano elenchi settimanali e l’epidemiologia descrittiva dei primi casi.

Nel corso di una conferenza stampa dell’OMS del giugno 2009, è stata sollevata la questione delle analisi di laboratorio:

Marion Falco, CNN Atlanta: Forse la mia domanda è un po’ troppo basilare, ma se voi non, e scusatemi se lo è, ma se voi non richiedete le analisi di laboratorio nei paesi che hanno già dei numeri stabiliti di casi, allora come fate a distinguere l’influenza stagionale da questa particolare influenza. Voglio dire come fate a superare i numeri?

Dott. Fakuda, OMS, Ginevra: non è che raccomandiamo di non fare più le analisi. Infatti quando sarà pubblicata la guida, suggerirà ai vari paesi di limitare il numero delle analisi che vengono effettuate in modo da non cercare di sottoporvici tutti, ma di continuare certamente ad effettuare le analisi per alcune persone, per i motivi di cui lei parla. Quando si ammalano le persone di una malattia come l’influenza è importante per noi sapere se è stata causata dal virus pandemico o se è stata causata dai virus stagionali. Stiamo indicando che anche se si riduce il numero dei test saremo ancora in grado di capire e quindi non abbiamo bisogno di sottoporre tutti alle analisi per questo motivo, ma continueremo a raccomandare un certo livello di analisi – ad un livello inferiore di quello delle persone che continuano ad ammalarsi”.[60]

Capitò? L’OMS dichiara in maniera esplicita che:

  • Non sta raccogliendo dati sulla diffusione del H1N1 in conformità a conferme sistematiche di laboratorio.
  • Che scoraggia gli ufficiali sanitari nazionali dal condurre il riconoscimento e la conferma di laboratorio, allo stesso tempo mettendo sotto pressione le autorità sanitarie pubbliche dei singoli paesi affinché forniscano i dati sui casi H1N1 all’OMS su base settimanale.

3)    Che nelle sue relazioni si riferisce solo ai “casi confermati”. Non distingue i casi confermati da quelli non confermati. Sembrerebbe che i casi “non confermati” siano categorizzati come casi confermati e che i numeri siano poi usati dall’OMS per provare che questa malattia si sta diffondendo.[61]

 

   L’influenza suina ha gli stessi sintomi sulla diffusione della malattia: febbre, tosse e mal di gola. La diffusa incidenza dell’influenza comune è usata per generare i rapporti che saranno consegnati all’OMS pertinente all’influenza da H1N1. Ciononostante nella pubblicazione delle tabelle dei dati a livello nazionale, l’OMS usa l’espressione “numero dei casi confermati in laboratorio”, mentre ammette anche che i casi sono, in molti casi, non confermati.

 

La pandemia in tutto il mondo

 

È L’OMS che stabilisce le tendenze sulla diffusione della malattia, usando essenzialmente dati non confermati. In conformità a queste estrapolazioni, l’OMS sostiene, in assenza delle conferme dei laboratori, che “potrebbero essere contagiate fino a due miliardi di persone nei prossimi due anni – quasi un terzo della popolazione mondiale”. Dal canto suo negli USA, il CDC di Atlanta suggerisce che: “La febbre suina potrebbe colpire fino al 40% degli Americani nei prossimi due anni e potrebbero morire fino a molte centinaia di migliaia di persone se la campagna di vaccinazione e le altre misure non saranno efficaci”.[62]

Come sono arrivati a questi numeri?

La stima del CDC non ha niente a che fare con una valutazione della diffusione del virus H1N1. È basata su un’estrapolazione meccanica pro-rata delle tendenze fondamentali della pandemia del 1957, che causò 70.000 morti negli USA. Si presuppone che l’influenza H1N1 abbia “stesso percorso di trasmissione” dell’epidemia del 1957.

 

 

 

 

Creare una crisi dove non c’è

 

L’intento politico fondamentale è di usare la pandemia livello sei dell’OMS per distrarre l’attenzione da una crisi di vasta portata: “sulla base di… valutazioni esperte delle prove, i criteri scientifici per una pandemia influenzale sono stati raggiunti. Ho pertanto deciso di alzare il livello di allerta della pandemia influenzale dalla Fase 5 alla Fase 6. Il mondo è adesso all’inizio della pandemia influenzale del 2009… Parlare pandemia è anche un segnale per la comunità internazionale. Questo è il momento in cui tutti paesi del mondo, ricchi e poveri, grandi e piccoli, devono unirsi in nome della solidarietà globale per assicurare che nessun paese a causa delle scarse risorse, che la popolazione di nessun paese sia lasciata indietro senza aiuto… L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è messa in contatto con comunità donatrici, con partner di sviluppo, paesi poveri di risorse ed anche con società farmaceutiche e società produttrici di vaccini”.[63]

Creare una pandemia mondiale, instillare un’atmosfera di ansia e depressione, che indebolisca l’azione pubblica organizzata da parte delle masse popolari. La pandemia influenzale viene usata per ostacolare ogni tipo di resistenza organizzata contro le politiche economiche del governo. Fornisce sia un pretesto sia una giustificazione per adottare le procedure di emergenza. Secondo l’attuale legislazione USA la legge marziale, che implica la sospensione del governo costituzionale, può essere invocata in caso di “un’emergenza catastrofica” compresa la pandemia influenzale suina da H1N1.

 

La legge marziale

 

La legislazione ereditata dall’amministrazione Clinton, per non parlare del Patriot Act dopo l’11 settembre 2001, consente ai militari di eseguire attività di ordine pubblico civile e giudiziario. Nel 1996 è stata approvata una legge che permetteva ai militari di intervenire in caso di emergenza internazionale. Nel 1999, il Defence Authorization Act (DDA) di Clinton ha ampliato questi poteri creando un’<eccezione> al Posse Comitatus Act. Che permettesse ai militari di essere coinvolti negli affari civili “indipendentemente da un’emergenza”.[64]

Tuttavia la dichiarazione di una pandemia o di un’emergenza sanitaria non era espressamente descritta nella legislazione dell’epoca di Clinton.

Il disastro Katrina (2005) costituisce una linea di demarcazione, uno spartiacque che ha portato de facto alla militarizzazione del soccorso in caso di emergenza: “il disastro che ha colpito New Orleans e la Costa del Golfo meridionale ha dato origine alla più grande mobilitazione militare della storia moderna sul suolo americano. Quasi 65.000 soldati americani sono ora spiegati nell’area del disastro, trasformando la devastata città portuale in una zona di guerra”.[65]

Gli uragani Katrina (agosto 2005) e Rita (settembre 2005) hanno contribuito a giustificare il ruolo dei militari nei disastri naturali e a plasmare le direttive presidenziali e la successiva legislazione in merito a questo argomento. Il presidente Bush ha richiesto che i militari diventassero l’agenzia di comando nel soccorso quando ci sono i disastri: …l’altra domanda certo, che ho fatto, era se c’è una circostanza in cui il dipartimento della difesa diventa l’agenzia di comando. Chiaramente, sarebbe così nel caso di un attacco terroristico, ma c’è un disastro naturale che – di una certa portata, che potrebbe consentire al dipartimento della difesa di diventare l’agenzia di comando nel coordinamento e nel comando dello sforzo di risposta. Sarà una considerazione molto importante a cui il Congresso dovrà pensare”.[66]

 

La militarizzazione dalla salute pubblica: l’influenza aviaria

 

La crisi dell’influenza aviaria del 2005 è seguita appena un mese dopo l’uragano Rita. È stata presentata al pubblico americano come una questione di sicurezza nazionale. A seguito dello scoppio dell’influenza aviaria del 2004, il presidente Bush ha confermato che i militari sarebbero stati attivamente coinvolti in caso di pandemia, con l’autorità di detenere grandi numeri di persone: “Sono preoccupato per l’influenza aviaria. Sono preoccupato per quello che comporterebbe lo scoppio dell’influenza per gli Stati Uniti e per il mondo intero… ho riflettuto sugli scenari che potrebbe comportare lo scoppio di un’influenza aviaria…

   Le decisioni di politica per un presidente nella gestione di un’epidemia di influenza aviaria sono difficili…

   Se si verificasse un’epidemia da qualche parte negli Stati Uniti, non metteremmo forse in quarantena quella parte di paese? E come si farebbe, allora, ad attuare la quarantena?

   …un’opzione è l’uso di militari che possano pianificare e muoversi. Ecco perché ne parlo. Credo che sia un importante dibattito da fare in seno al Congresso.

   …Ma il Congresso deve uno sguardo alle circostanze che potrebbero rendere necessario conferire al presidente la capacità di andare oltre tale dibattito. E tale catastrofe o tale sfida potrebbe essere lo scoppio di un’influenza aviaria”.[67]

Il giorno dopo questa conferenza stampa, è stato introdotto un importante provvedimento legislativo nel Senato USA: il Pandemic Preparedness and Response Act.

Anche se la proposta di legislazione non è mai stata adottata, ha tuttavia contribuito a costruire un consenso tra i membri di spicco del Senato americano. La militarizzazione della salute pubblica è stata in seguito realizzata con il John Authorization del 2007.

 

 

 

“Emergenza della salute pubblica” e legge marziale: il John Defence Authorization Act

 

Viene concepita una nuova legislazione viene approvata da Bush nell’ottobre 2006 in cui i termini “epidemia”, e “emergenza della salute pubblica” sono esplicitamente dichiarati.

Nel Pubblic Law 109-364 meglio conosciuto come il John Warner Defence Autorization Act del 2007 c’è una sezione speciale sul ruolo dei militari nelle emergenze nazionali.

La Section 1076 della legislazione intitolata “L’uso delle forze armate nelle maggiori emergenze pubbliche” consente al presidente degli Stati Uniti di schierare le forze armate e la Guarda Nazionale in tutti gli USA per il ripristino dell’ordine nel caso di “un disastro naturale, un’epidemia, o un’altra seria emergenza della salute pubblica”.

 

“Emergenza catastrofica” e “continuità di governo”: la National Security and Homeland Security Presidential Directive NSPD 51/hspd 20

 

In concomitanza con l’approvazione del John Defence Authorization Act è stata pubblicata una direttiva sulla sicurezza nazionale nel maggio 2007: il National Security Presidential Directive NSPD 51/HSPD 20.

La NSPD 51/HSPD 20 è una direttiva combinata sulla sicurezza nazionale, proveniente dalla Casa Bianca e dal dipartimento di Sicurezza Nazionale . Pur essendo stato formulato riguardo alla “guerra al terrorismo” nazionale, comprende anche dei provvedimenti che prevedono una legge marziale nel caso di un disastro naturale, compresa una pandemia influenzale.

Tuttavia il vigore e l’enfasi della NSPD 51 sono differenti dalla sezione 1076 del HR52122. Essa definisce le funzioni del Dipartimento di Sicurezza nazionale nel caso di un’emergenza nazionale e la sua relazione con la Casa Bianca e i militari. Fornisce, inoltre, al presidente ampi poteri di dichiarare l’emergenza nazionale anche senza l’approvazione del Congresso.

La direttiva stabilisce la procedura per la “continuità di Governo” (COG) nel caso di un’<emergenza catastrofica>. Quest’ultima è definita nella NSPD 51/HASPD 20 (in seguito chiamata NSPD 51), come “qualsiasi incidente, indipendentemente dal luogo, che determina livelli straordinari di vittime in massa, danni, o disagio con gravi ripercussioni sulla popolazione l’infrastruttura, l’ambiente, l’economia o le funzioni governative degli USA”.

La “continuità di governo” o “COG”, è definita nella NSPD 51 come “sforzo coordinato all’interno del ramo esecutivo del governo federale per garantire che le funzioni essenziali nazionali continuino ad essere svolte durante un’emergenza catastrofica”.

Il presidente condurrà le attività del governo federale per assicurare il governo costituzionale. Per consigliare e assistere il presidente in tale funzione, l’Assistente al Presidente per la Sicurezza Nazionale e per il Contro-Terrorismo (APHS/CT) è così designato come Coordinatore della Continuità Nazionale. Il Coordinatore della Continuità Nazionale, in collaborazione con l’Assistente al Presidente per gli Affari di Sicurezza Nazionale (APNSA), pur senza esercitare l’autorità direttiva, coordinerà lo sviluppo e l’attuazione della politica di continuità per le agenzie e i reparti esecutivi. Il Comitato di Coordinamento della Politica di Continuità (CPCC) presieduto da un direttore senior dello staff del Consiglio della per la Sicurezza Nazionale, nominato dal Coordinatore della Continuità Nazionale, sarà il forum principale di tutti giorni per tale coordinamento della politica.

Questa direttiva combinata con la NSPD 51/HSPD 20 conferisce poteri senza precedenti alla presidenza e al Dipartimento di Sicurezza Nazionale. La NSPD 51 consente al presidente in carica di dichiarare un’emergenza nazionale senza l’approvazione del Congresso. L’adozione della NSPD 51 porterebbe alla chiusura de facto della legislazione e alla militarizzazione della giustizia e dell’esecutivo.

La direttiva NSPD 51 dà poteri straordinari da Stato di Polizia alla Casa Bianca e al Dipartimento di Sicurezza Nazionale, nell’evento di un’emergenza catastrofica.

Una pandemia influenzale o un’emergenza sanitaria è parte dei termini di riferimento della NSPD 51. Un’emergenza catastrofica è generalmente definita nella direttiva NSPD 51 come “qualsiasi incidente, indipendentemente dal luogo, che determini livelli straordinari di vittime in massa, danni o disagio con gravi ripercussioni sulla popolazione, l’infrastruttura, l’ambiente, l’economia o le funzioni governative degli USA”.

La direttiva conferma il potere prevalente dei militari nel caso di un’emergenza nazionale: la direttiva presidenziale “non sarebbe interpretata per danneggiare o riguardare in altro modo… l’autorità del Segretario della Difesa sul Dipartimento della Difesa, compresa la catena di comando per le forze militari dal presidente al segretario della difesa, al comandante delle forze militari, o il comando militare e le procedure di controllo”.

Dal momento della loro approvazione, né il John Warner Defence Authorization Act né la NSPD 51 sono stati oggetto di dibattito o discussione nei media. La NSPD 51e/o il John Warner H.R. 5122 potrebbero venire invocati con minimo preavviso a seguito della dichiarazione di un’emergenza sanitaria pubblica e di un programma di vaccinazione forzata di tutta la nazione. L’ordine del giorno nascosto consiste nell’uso della minaccia di una pandemia e/o dello stato di calamità nazionale come pretesto per stabilire la legge militare dietro la facciata di una “democrazia funzionante”.

 

Vaccinazione: dal h5n1 al h1n1

 

Un programma nazionale di vaccinazione contro l’influenza è in cantiere negli USA dal 2005.

Secondo il Wall Street Journal del 1° ottobre del 2005, l’amministrazione Bush ha chiesto al Congresso circa 6-10 miliardi di dollari “per fare scorte di vaccini e farmaci antivirali come parte integrante dei piani di preparazione degli USA per una possibile pandemia influenzale”. Gran parte di questo budget, e cioè 3,1 miliardi è stato usato durante l’amministrazione Bush per far delle scorte del farmaco antivirale oseltamivir (Tamiflu), i cui diritti di proprietà intellettuale appartengono alla Gilead Science Ine, la società che aveva come direttore Don Rumsfeld prima che diventasse segretario della difesa durante l’amministrazione Bush.

Coerentemente con il suo ruolo di “agenzia di comando”, più della metà della somma destinata dall’amministrazione Bush al programma, è stata consegnata al Pentagono. In altre parole, abbiamo a che fare con un processo di militarizzazione degli stanziamenti per la salute pubblica civile. Parte del budget per la salute pubblica è controllata dal Dipartimento della “Difesa”, secondo le proprie regole di approvvigionamento.

Il Senato americano ha votato ieri (3 settembre 2005) per fornire 4 miliardi per farmaci antivirali ed altre misure per prepararsi ed una temuta pandemia influenzale, ma non è chiaro se la misura passerà al Congresso.

   Secondo la Associated Press (AP), il Senato ha attaccato il provvedimento ad un progetto di spesa per la difesa di 440 miliardi di dollari per il 2006. Ma la Camera non ha incluso stanziamenti per l’influenza nella sua versione di bilancio della difesa, e un senatore chiave ha detto che avrebbe cercato di tenere i fondi fuori dalla versione di compromesso Camera-Senato. Il Senato dovrebbe votare sul bilancio generale la prossima settimana.

   Secondo la Reuters, quasi 3,1 miliardi di dollari del budget saranno usati per fare scorte del farmaco antivirale oseltamivir (Tamiflu) e il resto andrà per la sorveglianza globale dell’influenza, lo sviluppo di vaccini e la preparazione a livello statale e locale. Il governo ora ha abbastanza oseltamivir per il trattamento di alcuni milioni di persone, e punta ad acquistarne abbastanza per il trattamento di 20 milione di persone”.[68]

La minaccia di una pandemia d’influenza aviaria H5N1 nel 2005 ha determinato guadagni di molti miliardi di dollari per l’industria farmaceutica e biotecnologica. In merito a ciò un certo numero delle maggiori società farmaceutiche tra cui la GlaxoSmithKline, la Sanofi-Aventis, la californiana Chiron Corp, la BioCryst Pharmaceuticals Inc., la Novavax and Wave Biotech e il gigante farmaceutico svizzero Roche Holding si erano già posizionate.

Nel 2005 la società biotecnologica del Maryland (la Medimmune) che produce “un vaccino antinfluenzale”, si era posta per lo sviluppo di un vaccino contro l’influenza H5N1. Sebbene non avesse la perizia per virus dell’influenza, questa società era uno dei maggiori attori nel business dei vaccini con un contratto con il Pentagono era la Bioport, una società in parte di proprietà della Caryle Group, con stretti contatti con il gabinetto Bush (avendo Bush senior nel suo consiglio di amministrazione).

 

 

 

La vaccinazione in un’emergenza di salute pubblica: affari per miliardi

 

Il falso allarme influenza aviaria del 2005 era sotto molti punti di vista una prova. La pandemia del virus H1N1 del 2009 è stata un’operazione molto più grande (da bilioni di dollari). Un certo numero di società biotecnologiche e farmaceutiche sono stati coinvolti nelle negoziazioni riservate con l’OMS e l’amministrazione USA. Le agenzie principali sono il Center for Disease Control di Atlanta e la Food and Drug (FDA), che hanno forti legami con l’industria farmaceutica. Robert F. Kennedy Jr. che ha fatto uno studiato dettagliato sui conflitti d’interesse di queste agenzie dice: “La storia dei complotti delle agenzie sanitarie del governo con Big Pharma per nascondere i rischi del timerosal al pubblico è un’agghiacciante casistica di arroganza istituzionale, potere e avidità. Sono stato trascinato nella controversia con riluttanza. Come avocato e ambientalista, ed avendo trascorso anni a lavorare sulla questione della tossicità del mercurio, ho incontrato spesso le madri di bambini autistici che erano assolutamente convinte che i loro figli erano stati danneggiati dai vaccini…Nel 1999 l’infermiera scolastica patti White, ha detto alla Government Reform Comittee della Camera: <le classi elementari sono travolte da bambini che hanno sintomi di danni neurologici o del sistema immunitario>. <I vaccini dovrebbero renderci più sani; ma in venticinque anni di lavoro come infermiera nelle scuole ho visto così tanti bambini danneggiati e malati. Sta succedendo qualcosa molto, molto sbagliato ai nostri figli”.[69]

Un comunicato della Reuters del 16 luglio 2009 afferma che l’OMS sta programmando la produzione di 4,9 miliardi di dosi, che è quantità sufficiente per inoculare una grande fetta della popolazione mondiale. Per queste società la vaccinazione obbligatoria è una promessa molto redditizia: “L’OMS si è rifiutata di rendere noto il verbale di una riunione decisiva di un gruppo di esperti sui vaccini ‘piena di dirigenti della Baxter, della Novartis e della Sanofi ‘ che hanno raccomandato l’obbligo di vaccinazione contro il virus artificiale dell’ “influenza suina” H1N1 negli USA, in Europa e in altri paesi per il prossimo autunno.

   Stamattina un portavoce dell’OMS ha dichiarato in una e-mail che non esisteva un verbale della riunione che ha avuto luogo il 7 luglio 2009 a cui hanno partecipato i dirigenti esecutivi della Baxter e di altri gruppi farmaceutici e in cui sono state formulate le linee guida adottate dall’OMS lunedì scorso, sulla necessità di vaccinazioni su scala mondiale.

   Secondo le International Health Regulations, le linee guida dell’OMS hanno carattere vincolante su tutti i 194 paesi firmatari dell’OMS nell’evento di un’emergenza pandemica del tipo atteso il prossimo autunno, quando emergerà la seconda ondata, più aggressiva, del virus H1N1 – che è stato bioingegnerizzato in modo tale da assomigliare al virus influenzale spagnolo.

   In breve: l’OMS ha il potere di costringere chiunque in quei 194 paesi a farsi vaccinare con il fucile putato addosso, ad imporre quarantene e a limitare la possibilità di viaggio”.[70]      

   In un mondo perfetto le principali società farmaceutiche del pianeta potrebbero produrre 4,9 miliardi di vaccini per l’influenza suina da H1N1 nel corso del prossimo anno. Questa è l’ultima stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il direttore generale dell’OMS dott. Margaret Chan ha incontrato 30 società farmaceutiche martedì scorso e ha informato i reporter sul piano dell’OMS di assicurare la vaccinazione per i paesi poveri senza le necessarie per combattere una possibile pandemia”.[71]

Secondo un articolo del Business West: “I paesi ricchi come gli USA e la Gran Bretagna pagheranno meno di 10 dollari per dose, lo stesso prezzo del vaccino per l’influenza stagionale. I paesi in via in via di sviluppo pagheranno un prezzo inferiore. L’OMS suggerisce chele 4,9 miliardi di dosi non saranno sufficienti e che sarà necessaria una seconda inoculazione”.[72]

   Capito? 4,9 miliardi di dosi a circa 10 dollari per iniezione e qualcosa di meno per i paesi “in via di sviluppo” rappresentano un profitto dell’ordine di 400 miliardi di dollari in un solo anno per Big Pharma. E l’OMS sostiene che un’unica dose per persona potrebbe non essere sufficiente!.

 

 

 

Vaccini pericolosi per la vita: chi è proprietario del brevetto?

 

Mentre la produzione è stata affidata ad un numero selezionato di società, sembra che i diritti di proprietà intellettuale appartengano alla Baxter, un gigante farmaceutico dell’Illinois. La Baxter è d’importanza strategica nelle negoziazioni tra l’amministrazione americana e l’OMS. Per di più, un anno prima che fosse segnalato alcun caso della H1N1, LA Baxter aveva già presentato domanda per un brevetto per il vaccino H1N1.[73]

La domanda dichiara che: “la composizione o vaccino comprende più di un antigene… come l’influenza A e l’influenza B in particolare, selezionati da uno o più dei (virus) umani H1N1, H2N2, H3N2, H5N1, H7N7, H1N2, H9N2, H7N2, H10N7 sottotipi, dell’influenza suina H1N1, H1N2, H3N1, e H3N2 sottotipi, nell’influenza canina o equina H7N7, H3N8, sottotipi o dell’aviaria H5N, H7N2, H1N7 H7N3, H13N6,H1N9, H3N8, H9N2, H5N2, H4N8, H10N7, H2N2, H8N4, H14N5, H6N5, H12N5 sottotipi”.

La domanda dichiara inoltre: “coadiuvanti idonei possono essere scelti tra i gel minerali, idrossido di alluminio, surfattanti, lisolecetina, polioli pluronici, polianioni o emulsioni oleose come acqua in oppure olio on acqua, o con una combinazione di questi. Naturalmente la scelta del coadiuvante dipende dall’uso che se intende fare. Ad esempio la tossicità può dipendere dall’organismo soggetto e potrà variare da nessuna tossicità ad alta tossicità”.

C’è da domandarsi, senza avere nessuna responsabilità legale, può essere che la Baxter si stia preparando a vendere centinaia di milioni di dosi contenenti un prodotto molto tossico come l’idrossido di alluminio come coadiuvante?.

 

Novembre 2009 Obama decreta lo stato di emergenza nazionale.

 

Questa notizia è passata quasi di sfuggita.[74] Non se ne diede importanza, molto probabilmente c’era il terrore di farsi accusare di essere dei “complottisti”. Tutto ciò può essere paragonato a quello che successe l’11 settembre 2001.

Proviamo a riflettere. Quali furono le conseguenze dell’11 settembre?

Come prima risposa si potrebbe dire l’intervento militare in Afghanistan. Ma sarebbe una risposta parziale. Una delle conseguenze principali dell’11 settembre fu il cambiamento totale di linea politica estera che fece l’amministrazione di Bush Jr. Prima aveva un programma isolazionista (l’isolazionismo è sempre stato una bandiera del conservatorismo statunitense), dopo l’11 settembre, Bush diventa il presidente della “guerra permanente”, dell’intervento militare in tutto il mondo. Ma non c’è solo questo: ottenne che qualsiasi opposizione fu azzittita dal conformismo patriotico e spaurita da possibili “nuovi attentati”. Le garanzie costituzionali, le tanto celebrate “libertà americane”, furono sospese a causa dell’emergenza.

Ma neanche questo si potrebbe dire è stato l’aspetto essenziale delle conseguenze dell’11 settembre. William Sagire, un editorialista del New York Times, in un articolo del 2002 informa dell’insediamento di un “governo segreto” (Plans for a Shadow Government Make Sense, Herald Tribune 16 marzo 2002) “per consentire al governo di funzionare in caso di catastrofe nella capitale”.

Un centinaio di funzionari essenziali lavorano a rotazione dentro dei bunker in località segrete che i giornalisti non si sentono di rilevare”. Questo piano è in continua attuazione “la Corte suprema ha anch’essa i suoi piani, che vengono detti”: ma a quanto pare si tratta di una “Corte suprema alternativa e segreta composta di presidenti delle corti d’appello federali”, questo comporta il vantaggio della dispersione geografica ma soprattutto la sottrazione a ogni forma di controllo da parte della popolazione. Anche le multinazionali fecero lo stesso: “La AT&T (il colosso delle telecomunicazioni) sta approntando un “collegamento fra i presidenti d’azienda” che garantirà comunicazioni sicure sena fili tra i potenti per mantenere la produzione in attività in tempi di pericolo”. Dunque i centri di potere si resero invisibili e incontrollabili per esercitare il potere dall’ombra.

Adesso torniamo alla proclamazione dello stato di emergenza da parte di Obama.

Ci sono delle questioni importanti da porre in rilievo. Il decreto firmato da Obama permette di avviare operazioni su vasta scala e, se necessario, per arginare l’epidemia o la pandemia, la possibilità di non rispettare le regole federali che sono in vigore in situazioni normali. Tutto questo è maniera soft per dire che si è proclamata la legge marziale.

C’è un’altra questione da mettere ben evidenza: i medicinali che dovrebbero combattere questa pandemia erano ancora al vaglio dell’ente federale di controllo. Ma il decreto di Obama ne ha accelerato l’approvazione.

 

Capitolo 3

 

La strana morte di personalità del governo polacco e l’OMS

   “Il presidente della Polonia Lech Kaczynski è morto, dopo che il suo aereo con a bordo 132 persone è precipitato vicino all’aeroporto di Smolensk, nella Russia occidentale, dove era diretto. Lo hanno detto le autorità, per le quali nessuno è sopravvissuto allo schianto. Il governatore della banca centrale, Slawomir Skrzypek, e diversi membri del governo erano tra i passeggeri del Turpolev Tu-154.

L’aereo del presidente è precipitato in atterraggio all’aeroporto di Smolensk, nella Russia occidentale. Il presidente polacco sarebbe dovuto atterrare a Smolensk per recarsi poi a Katyn e rendere omaggio alle vittime dell’eccidio.

A bordo del Tupolev 154 che trasportava il presidente polacco ad una cerimonia di commemorazione delle vittime dell’eccidio di Katyn in Russia, c’era anche sua moglie. Lo riferiscono i mezzi di informazione russi.

Secondo le prime informazioni sulla zona dell’atterraggio c’era una fitta nebbia. L’aereo ha toccato le cime degli alberi prima di schiantarsi al suolo”.[75]

Con questo comunicato l’Ansa comunica la morte del presidente polacco Lech Kaczynski. Ma cosa centra un “normale” incidente aereo con il discorso che stiamo svolgendo di virus e pandemie varie?

Bisogna sapere che il ministro della sanità polacco Ewa Kopacz, è stato l’unico ministro europeo della sanità a rifiutare il vaccino contro l’influenza suina, nonostante l’intensa pressione dell’OMS e delle aziende farmaceutiche. Il suo rifiuto aveva innescato un dibattito sulla necessità del vaccino contro l’influenza.[76]

Nella seduta del 29 marzo del Comitato del Consiglio europeo sul sociale, la salute e la famiglia molti interventi ritennero che la decisione della Kopacz di non ordinare i vaccini era corretta.

In quell’occasione la Kopacz disse che le condizioni proposte dalle case farmaceutiche erano inaccettabili. Fece notare che la Polonia aveva avuto meno casi mortali del virus dell’influenza suina e che questo fosse meno virulento che in altri paesi.

L’inglese Paul Flynn, che stava preparando una relazione del Consiglio d’Europa sulla pandemia da rendere pubblica alla fine di aprile, definì la decisione “un atto di coraggio”. Flynn disse che gli altri paesi avevano sprecato milioni di euro per vaccini inutili. Inoltre, Marc Gentilini, ex capo della Croce Rossa Francese, disse che la Polonia può servire come esempio su come si deve gestire la minaccia di una pandemia A/H1N1.

La Kopacz fu in grado di resistere alla pressione di comprare i vaccini per l’influenza suina perché aveva il sostegno del suo governo e dei servizi di sicurezza del suo paese.

Teniamo conto che i servizi di sicurezza polacchi sostennero anche l’indipendenza del governatore della Banca Centrale polacca.

Nell’incidente morì il Presidente della Repubblica, i due candidati alla presidenza, l’intero comando militare, la leadership dei servizi finanziari e di quelli segreti della Polonia.

Il presidente che succedette a quello deceduto, Bor Komorowski, si mosse con rapidità per occupare la posizione chiave, come il comando dei servizi di sicurezza, approfittando dello stato di shock in cui la Polonia si trovava.

È vero che questo è in linea con la Costituzione polacca, ma è altrettanto vero che la Costituzione non era mai stata pensata per una situazione dove il presidente della repubblica, due dei tre candidati alla presidenza, i capi militari, il capo del servizio segreto e il governatore della Banca Centrale fossero uccisi nello stesso incidente aereo in circostanze sospette.

Ci fu un in sostanza un cambiamento del personale del governo in Polonia, che aprì le porte a un cambiamento completo delle politiche economiche e a quelle sulla salute pubblica che favorirono l’OMS, le aziende farmaceutiche e le banche.

Il cambiamento del personale politico di governo polacco in un “incidente” aereo ben progettato, è servito come monito per gli altri politici europei che si opponevano all’OMS e alle multinazionali. Teniamo conto che il Consiglio d’Europa aveva cominciato un’indagine nei confronti dell’OMS inerenti al tipo di risposte che i governi dovevano compiere nei confronti della pandemia e che verso la fine di aprile come conseguenza di questa inchiesta si sarebbe dovuta redigere un rapporto che sarebbe dovuto essere posto in votazione dai rappresentanti eletti da 47 nazioni e successivamente andare nei vari parlamenti europei.

Chiaramente chi era contrario a ciò si è rifiutato di inviare i propri esperti per la di Marzo, dove non ci fu sola la testimonianza della Kopacz, ma anche la critica devastante sui vaccini da parte dell’epidemiologo Tom Jefferson. La relazione del Consiglio d’Europa avrebbe potuto creare le basi, pur in forma attenuata, dello smantellamento del sistema che si era creato per gestire l’emergenza creata della pandemia.

L’eliminazione dell’opposizione polacca fu l’inizio delle purghe per gli oppositori al vaccino in tutta Europa poiché l’OMS e le società farmaceutiche erano in marcia per un secondo tentativo di lancio di una pandemia questa volta usando il virus dell’influenza aviaria.

Come confronto proviamo a vedere quello che succedete in Italia.

Nel nostro “bel paese” lo Stato, con i soldi dei contribuenti (per la maggior parte proletari) acquistò 48 milioni dosi[77] di vaccino con una spesa superiore a 400 milioni di euro. Lasciando da parte le perplessità sull’efficacia del vaccino, sapendo che questa scelta da parte del Ministero della “Salute” fu fatta grazie alle indicazioni fornite dall’OMS. Solo che qui in Italia c’è un “valore aggiunto” (si fa per dire ovviamente). Sulla questione dei vaccini alleggia il sospetto del conflitto d’interesse che avrebbe coinvolto l’allora Ministro della “Salute” Maurizio Sacconi, poiché coniugato con Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria[78] (La Confindustria delle aziende farmaceutiche cui sono iscritte più di 200 aziende del settore).

Giacché fantasia e creatività non mancano, il problema si risolse affidando il Ministero a Ferruccio Fazio (che era il vice di Sacconi). A prescindere da tutto, il vaccino si rivelò un pessimo investimento per le casse dello Stato. Delle 48 milioni di dosi acquistate infatti, ne sono state impiegate poco più di 5 milioni e, malgrado ciò, l’influenza superò la fase di picco, senza traccia din pandemia, e, anzi, con conseguenze minori rispetto alle normali influenze stagionali.

Il Codancons decise di presentare un esposto alla Corte dei Conti perché valuti se vi sia stato sperpero di danno pubblico in relazione alla campagna vaccinale contro l’influenza A. Scrive il Codacons: “se dopo mesi dall’inizio della campagna vaccinale sono stati distribuiti poco più di 5 milioni di dosi del vaccino e sono state utilizzate circa una dose su 70 ordinate, quando finiremo di vaccinarsi? Ma, cosa ancora più importante, avrà ancora senso vaccinarsi nel 2010, visto che ormai da 3 settimane consecutive vi è una riduzione degli accessi al pronto soccorso e del numero dei ricoveri per sindrome respiratoria acuta?”.

Si chiede ancora il Codancons: “Il prossimo anno si potranno utilizzare i vaccini prodotti nel 2009? O finiremo per buttare via sia i soldi che i vaccini? Si possono conservare i vaccini per un anno intero? Ma soprattutto, i virus influenzali nella vanno ogni anno incontro a modificazioni che richiedono aggiustamenti nella composizione del vaccino stesso? Quanti vaccini verranno pagati dal contribuente italiano senza poter essere utilizzati? Quanti milioni di euro in più incasserà l’industria farmaceutica per questo errore di previsione sia sul pico che sul numero finale dei vaccinati? Il Codacons chiede alla Corte dei Conti di accertamento, visto che il ministero della Salute non snocciola i dati dei contratti sfilati con l’industria farmaceutica”.

Il Codacons sbaglia quando parla di errore di previsione. Le pubbliche istituzioni sono dei comitati di affari della borghesia, e il Ministero della “Salute” è quello che porta avanti gli interessi dell’industria farmaceutica e della varie corporazioni mediche. Nella società capitalista il profitto è l’unico criterio mentre sono ignorate il diritto alla salute per tutta la popolazione.

 

 

Il rapporto tra le agenzie pubbliche e le multinazionali.

 

Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Negli Stati Uniti l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA), incaricata di monitorare la sicurezza ambientale, è fortemente ostacolata nel suo compito dagli interessi economici al punto di essere oggetto negli ultimi anni di un aspro dibattito politico. Secondo un rapporto dell’Accountability Office del Governo (GAO), infatti, negli ultimi trent’anni le industri chimiche hanno fornito all’EPA dati sanitari per circa il 15% delle sostanze chimiche introdotte sul mercato cioè solo 200 sulle oltre 80.000 in commercio. Si sospetta che molte di queste sostanze non testate possano aumentare il rischio cancro, difetti alla nascita, disturbi ormonali e danni allo sviluppo cerebrale, soprattutto nei bambini. [79]

Un caso indicativo di certi rapporti è avvenuto all’alba successiva degli attacchi al World Trade Center quando era necessario valutare la qualità dell’aria intorno alle macerie per garantire la salute dei soccorritori e degli abitanti di Manhattan. In quell’occasione il Consiglio della Casa Bianca per la Qualità Ambientale convinse i dirigenti dell’Agenzia a minimizzare i pericoli dovuti alle polveri sottili prodotte dall’incenerimento e dal collasso dei due grattacieli.

All’epoca lavorava come Capo del Personale dell’EPA, Linda Fisher che era tornata all’Agenzia ambientale, dopo averla lasciata nel 1995 e dopo aver lavorato per dieci anni per la Monsanto come dirigente dell’ufficio di Washington incaricato delle attività di lobbying sulle autorità politiche.[80] A lei si deve, già il 12 settembre, l’invio di un’email a tutti i dirigenti per avvisarli che ogni annuncio alla stampa doveva essere visionato preventivamente dal Consiglio nazionale per la Sicurezza.

Molte delle affermazioni precauzionali presenti nelle bozze preparate dall’EPA sono state trasformate, così, sono state trasformate, così dal Consiglio della Casa Bianca in dichiarazioni rassicuranti, anche per nell’aria di New York del 13 settembre si leggeva che “anche e base dosi, l’EPA considera l’amianto pericoloso in questa situazione”. In seguito alla rilettura della Casa Bianca, lo stesso comunicato precisava “è improbabile che e un’esposizione di breve termine e a dosi del tipo di quella che può prodotta dal collasso degli edifici degli edifici del World Trade Center possa causare effetti significatici sulla salute”.[81]

Il limite vero di molte agenzie governative è quello di non avere l’autorità di pretendere per legge i dati e i documenti dall’industria, che è così libera di comunicare le informazioni che desiderano. Questo avviene anche quando si tratta di dimostrare la sicurezza di prodotti come OGM, erbicidi, pesticidi o persino farmaci. Le multinazionali sostengono ne4h non spetta a loro l’onere della prova della innocuità o della tossicità di quello che immettono sul mercato, ma alla FDA, l’agenzia le cui decisioni rappresentano un riferimento a livello internazionale.

La storia dell’approvazione dell’aspartame e dell’ormone della crescita bovina, prodotti dalla Monsanto, è illuminante su quanto l’industria possa influire più o meno direttamente nei lavori di questa agenzia.

L’aspartame è un dolcificante composto di un 40% di acido aspartico, dal 50% di fenilalanina e da un 10% di metanolo. Pur possedendo le stesse calorie, ha un potere dolcificante 180 volte superiore allo zucchero e viene, perciò, venduto sfuso o usato in oltre 6000 prodotti dietetici, fra i quali bevande, gomme da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt, farmaci e perfino sciroppi e antibiotici per bambini.

Fu scoperto nel 1965, casualmente, da un ricercatore della casa farmaceutica GD Searle che stava sperimentando un antiacido per lo stomaco.

La FDA approvò l’uso dell’aspartame così un’inchiesta e, scoprendo delle falle nella documentazione presentata dalla Searle, bloccò il permesso alla commercializzazione appena un anno dopo, rifiutandosi di approvarlo una seconda volta nel 1980, ma l’elezione del presidente Ronald Reagan nel novembre dello stesso anno cambia le cose. Nell’ufficio di transizione di Reagan è chiamato Donald Rumsfeld, presidente della Searle dal 1997 fino a quel momento, il quale dichiarò apertamente tutti i suoi contatti per far approvare l’aspartame. Esattamente un giorno dopo il suo insediamento, avvenuto il 20 gennaio 1981, Reagan chiamò alla direzione dell’agenzia un nuovo commissario, Arthur All Hayes, professore e ricercatore a contratto del Dipartimento della “Difesa”, che approvò subito dopo, a dispetto del parere negativo del comitato di esperti,[82] l’aspartame prima dell’uso sei cibi disidratati e poi nelle bevande. Hayes. Poco più tardi, nel 1985, quando la G.S. Searle fu acquistata dalla Monsanto, Donald Rumsfeld arrivò un bonus di 12 milioni di dollari.[83] Nello stesso anno la FDA chiese al Centro per il Controllo delle malattie (CDC) di verificare le prime 650 segnalazioni di effetti avversi 8 (che nel 2010 saranno 10.000) e l’istituto verificò che circa il 25% dei sintomi si fermavano in corrispondenza dell’astinenza e riprendevano con l’assunzione dell’aspartame. Lo stesso tossicologo della FDA, Dr. Adrian Gross, dichiarò allora ad una Commissione del Congresso del 1985 che senza ombra di dubbio l’aspartame poteva essere causa di tumori del cervello, violando l’Emendamento Delaney che proibisce di mettere nel cibo agenti cancerogeni.

L’approvazione dell’aspartame sembra riferibile, dunque, a un percorso politico più che scientifico e, sebbene l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare o la FDA ne consentono l’uso, si tratta in assoluto del dolcificante artificiale, più controverso per i rischi ad esso connessi di malattie come sclerosi a placche, lupus sistemico, cancro e patologie neurologiche. Tra gli studi più seri sull’argomento ci sono quelli svolti nel 2005 e nel 2007 dall’Istituto Ramazzini di Bologna che ha dimostrato sperimentalmente che l’aspartame è un agente cancerogeno in grado di indurre linfomi e leucemia nei ratti femmina.[84]

Questo legame delle agenzie governative statunitensi e europee con le aziende farmaceutiche. È stato calcolato che di tutti gli incontri dei Comitati di Consulenza sui Farmaci nominati dal Centro per la Valutazione dei Farmaci (CDER) della FDA, tra il 1 gennaio 1998 e il 30 giugno 2000, il 92% presentava almeno un membro votante con conflitti di interessi.[85]

La questione è arrivata nel 2007 al Congresso con una proposta di legge volta a ridurre il conflitto, il conflitto di interessi nella FDA attraverso nuove misure come l’esclusione dei consulenti con legami finanziari superiore ai 50.000 dollari con aziende farmaceutiche o con aziende produttrici di apparecchi medicali, così come anche attraverso l’esclusione di ricercatori che abbiano avuto negli ultimi 12 mesi borse di ricerca o assegni per consulenza superiori a 50.000 dollari.

In realtà, questa questione del conflitto di interessi è complicata a causa del continuo flusso di finanziamenti che arrivano dall’industria all’Accademia e ai più prestigiosi ospedali; il conflitto, perciò, putò riguardare sia direttamente il ricercatore che l’istituzione per cui lavoro. Solo l’espropriazione senza indennizzò dell’industria farmaceutica, solo se l’organizzazione e la gestione della sanità saranno in mano alla classe operaia e alle masse popolari si può risolvere questo conflitto.

Che questa l’unica soluzione possibile, è comprovata dal fatto questo è un fattore strutturale della sanità nell’ambito del modo di produzione capitalista.

Negli Stati Uniti, secondo fonti di stampa del 2004, nei cinque anni precedenti, almeno 530 scienziati del National Institute of Healt (NIH), l’agenzia statunitense che si occupa della ricerca, avrebbero preso compensi, azioni e stock option da industri biomediche come Pfizer, Merck, bristol-Meyers, Novartis; Bayer, Abbott, AstraZeneca e Glaxo SmithKline.[86]

Anche al Parlamento inglese, nell’aprile 2005, la Commissione per la Sanità dell’House of Commons si è preoccupata del conflitto d’interessi in ambito medico, quando ha presentato il rapporto dal titolo emblematico L’influenza dell’industria farmaceutica, essa è stata la prima indagine del settore condotta in cento anni nel Regno Unito.[87] Nelle conclusioni si legge che “l’influenza dell’industria è eccessiva e contraria al pubblico interesse, poiché l’industria compie la maggior parte della ricerca, ha un effetto inevitabile non solo sulla scelta dei temi, ma anche sul tipo di ricerca e cu come interpretare e riportare i risultati”.

Questo si traduce in un uso eccessivo di farmaci che può causare malesseri, patologie, e persino la morte. Il rapporto calcola che il 5% di tutti i ricoveri ospedalieri sia dovuto a reazioni avverse ai famarci. Lo stesso rapporto ha evidenziato che le colpe di questa situazione non sono da attribuirsi tutte all’industria farmaceutica, ma anche alla Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA), per non essere riuscita a revisionare sempre in modo adeguato i dati presentati dall’industria per la licenza dei prodotti e per non essere aver sviluppato una sufficiente sorveglianza post-vendita dei farmaci. Una parte di responsabilità è da attribuirsi, secondo i membri del parlamento inglese, anche a un’eccessiva promozione e prescrizione dei farmaci da parte degli stessi medici. Gli autori finiscono anche che alcune aree della ricerca che non interessano l’industria, ma possono essere espressive per il benessere dei pazienti, come i trattamenti non farmacologici, dovrebbero essere finanziati dal Governo.

   A proposito di ricerca bisogna porsi il quesito se quella che è passata per ricerca medica non sia in realtà ricerca di mercato.

Nel 2006 uno spot di Farmindustria sulle televisioni italiane faceva vanto del fatto che il 90% della ricerca medica fosse svolto dall’industria chimico-farmaceutico, un dato che non può che apparire allarmante, come a dire le malattie sono oggetto di studio prevalentemente come possibile motivo di commercializzazione del farmaco. Anzi, la logica funzionale di questa industria è classificare nuove malattie per promuovere nuovi farmaci.

Quello delle statine, i farmaci contro l’ipercolesterolemia, è tra i casi più emblematici di forte pressione da parte degli industriale del settore per l’approvazione del farmaco. Negli ultimi decenni si sono moltiplicati gli allarmi sanitari per il ruolo che l’aumento di colesterolo svolgerebbe in merito al rischio di patologie cardio-vascolari, ma alla base di questi messaggi potrebbe esserci una catena di conflitti di interesse che hanno segnato i comitati di esperti incaricati di preparare le direttive sul rischio dell’ipercolesterolemia nelle agenzie governative.

Il vero pericolo cui bisogna far fronte è quello del continuare a promuovere, a livello governativo così come su quello academico, un tipo di medicina che tuteli le esigenze di sviluppo produttivo dell’industria piuttosto che la ricerca di soluzioni reali ai problemi reali come le malattie. La dipendenza della ricerca dai finanziamenti dell’industria farmaceutica e particolarmente evidente e in quei paesi dove la formazione universitaria è affidata alla gestione privata, ma rischia di essere sempre più evidente anche in Italia dove la legge finanziaria del 2008 consente la trasformazione in fondazioni delle università. La possibilità che le università pubbliche diventino enti privati, per quanto no-profit, rappresenta il rischio evidente di una maggiore dipendenza dagli sponsor privati, soprattutto quando le condizioni “economiche contingenti” (leggi finanziarie, patti di stabilità) spingono a tagliare i fondi pubblici per la ricerca.

Il legame dell’industria con le università si esprime, infatti, con il finanziamento di borse di studio e di ricerca, con la costruzione di dipartimenti universitari, con la fornitura di apparecchiature e servizi, con la sponsorizzazione di corsi e seminari ecc. Ne discende una struttura del mondo accademico chiusa, come qualsiasi altra casta e dipende da interessi economici.

Secondo uno studio rivoluzionario del prof. P.A. Ioannidis[88] il metodo impostato sull’Evidence Based (Medicina basata su Evidenze), che vorrebbe fondare la medicina su criteri oggettivi, non garantisce lo sviluppo dei principi di conoscenza scientifico-sperimentale a causa delle continue manipolazioni e intrusioni di carattere politico-economico. Lo permette il continuo spostamento che la ricerca clinica sta effettuando verso la statistica medica, rendendo così la conoscenza più esposta a manipolazioni.

Lo studio del 2005 ha evidenziato che la maggior parte delle scoperte scientifiche è falsa. In particolare, una scoperta scientifica tende a essere meno vera quando:

  • Sono pochi gli elementi dimostrati.
  • È testato solo un numero piccolo di relazioni mentre è grande il numero delle relazioni possibili.
  • C’è una grande flessibilità nella progettazione, nelle definizioni di caso, nei risultati e nelle modalità di analisi.
  • C’è un forte interesse economico o di altro tipo dietro allo studio o quando sussiste un pregiudizio di fondo.
  • Sono coinvolti più gruppi di lavoro per una valutazione statistica.

Secondo Ioannidis la questione centrale della veridicità della ricerca è che la scienza non è rappresentata e riassunta nel modo più appropriato dai valori percentuali, ma sfortunatamente si è diffusa la convinzione che gli studi medici debbano essere interpretati in questo modo. Questo agevola la proliferazione di ricerche ad hoc che mirano a screditare studi precedenti scomodi, creare confusione e punti di vista contradditori. Si possono osservare forme di creazione di discredito e di controversie in un’ampia gamma di ricerche: dagli esperimenti clinici agli studi epidemiologici tradizionali; fino alle più moderne ricerche molecolari.

   Più di recente il libro di Thomas o. McGarity e E. Wagner dal titolo Bending Science, ha sistematizzato le conoscenze su come facilmente la scienza venga “piegata da interessi particolari” (eufemisticamente parlando, soprattutto da parte dell’industria. Diversi dati empirci nel settore biomedico hanno evidenziato un “effetto finanziamento”, ovvero il fatto che gli studi finanziati dall’industria mostrano una considerevole probabilità di raggiungere conclusioni ad essa favorevoli.[89]

La ricerca può essere manipolata a vari livelli:

  • Nella fase di progettazione dello studio e nella raccolta dei dati.
  • Nell’elaborazione statistica dei dati.
  • Nell’interpretazione dei risultati.
  • Nella comunicazione dei risultati.

Nel primo caso la manipolazione può avvenire con l’inclusione o esclusione di certi elementi nel gruppo dei pazienti o nel gruppo di controllo. Studi su farmaci destinati a pazienti o anziani, per esempio, sono stati testati invece su giovani, verosimilmente più forti e meno suscettibili agli effetti collaterali. Allo stesso modo, negli studi epidemiologici di carattere occupazionale, per esempio, si può decidere di includere come casi non esposti chi non è regolarmente assunti, ma che assunti in una fabbrica e di prendere, invece, come soggetti non esposti chi non è regolarmente assunti, ma che magari hanno solo dei contratti da esterni, anche se lavorano molte ore nei reparti a maggiore esposizione. In questo modo può risultare verosimilmente la stessa incidenza di malattia sia nei casi esposti che nei soggetti non esposti.

Se per esempio, una ricerca deve screditare uno studio precedente che associa un pericolo a un certo farmaco o a un composto chimico, basta selezionare un periodo di osservazione più breve per limitare la possibilità che si manifesti il rischio.

Anche quando non ci sono manipolazioni iniziali dei dati, è possibile indirizzare l’esito di uno studio selezionando alcuni dati e nascondendone altri con il ricorso a pacchetti informatici di data mining. In questo modo, se i dati sono scomodi, un’azienda può fare pressione sui ricercatori a studio avviato, quando la loro affiliazione è ormai in corso ed è per loro più difficile, psicologicamente ed economicamente, interrompere il rapporto.

Se, per ipotesi, i dati mostrano nel corso dei venti anni un andamento crescente ma altalenante, di casi di tumore negli abitanti vicini a un’industria inquinante, basta selezionare un intervallo di tempo più breve in cui i casi sono rimasti costanti, per confezionare pubblicazioni e comunicati stampa, che rassicurino la popolazione. Allo stesso modo si possono falsare le conclusioni inserendo nella statistica paesi limitrofi della stessa provincia in cui il numero dei tumori è diminuito semplicemente perché c’è stato uno spopolamento.

Anche se emergono dati scomodi ai finanziatori, la ricerca può essere manipolata a livello dell’interpretazione. È ormai storico il caso dell’antidolorifico Vioxx, prodotto dalla Merck. Quando uno studio post-vendita ha mostrato un aumento di cinque volte del rischio d’infarto nei pazienti trattati dal Vioxx, rispetto a quelli che avevano preso un altro antidolorifico, il naproxen, gli “scienziati” avevano la possibilità di interpretare il risultato come un pericolo associato al Vioxx oppure come un potere preventivo dall’infarto associato al naproxen. Questa “geni” venduti alle ragioni del profitto scelsero la seconda ipotesa e il Vioxx è rimasto sul mercato in attesa di successivi studi basati sul confronto tra pazienti curati col Vioxx e pazienti trattati con placebo. Secondo uno scienziato della FDA, nei cinque anni successivi, necessari a portare a termine curati del Vioxx da 80.000 a 139.000.[90]

Il problema del controllo dell’industria sulle pubblicazioni va avanti e, già nell’autunno sulle pubblicazioni va avanti da anni e, già nell’autunno del 2001, tredici delle principali riviste mediche al mondo avevano pubblicato simultaneamente un editoriale per avvisare di aver pubblicato a volte studi in cui gli autori dichiarati non avevano partecipato alla progettazione della ricerca o che non avevano avuto accesso ai dati grezzi completi oppure che avevano avuto poco a che fare con la loro interpretazione.[91]

I molti casi le aziende forniscono ai ricercatori universitari direttamente dati già confezionati in grafici e presentazioni statistiche e al ricercatore viene dati solo il compito di interpretarli e di redigere un articolo scientifico. Si calcola, infatti, che il 29” degli studi sul cancro pubblicati su riviste accreditate riportano varie forme di un conflitto di interessi[92] e che circa il 75% degli esperimenti clinici pubblicati su tre delle riviste scientifiche più importanti – The Lancet, il New England Journal of Medicine e il Journal of the American Medical Association – sono finanziati dall’industria e addirittura, secondo alcuni, più del 50% degli articoli pubblicati su queste riviste sarebbero scritti da ghostwriter (letteralmente scrittore fantasma), in italiano scrittore ombra, ovvero, da un autore professionista, pagato per scrivere libri, articoli, storie, pubblicazioni scientifiche o, in campo musicale, composizioni che sono ufficialmente attribuiti ad un’altra persona.[93]

QUALI PROSPETTIVE DI LOTTA?

   In Italia – come in tutti i paesi imperialisti – lo smantellamento dello “Stato sociale”, la distruzione del Servizio sanitario nazionale, il federalismo sanitario, l’instaurazione della sanità a pagamento (“sanitometro”), la restaurazione delle “assicurazioni integrative” e di un sistema sanitario misto-pubblico privato, il completamento del processo di privatizzazione della sanità pubblica, la deregolamentazione e destrutturazione selvaggia del mercato del lavoro, la privatizzazione e precarizzazione dei contratti di lavoro nel pubblico impiego determinano un ulteriore peggioramento delle condizioni di salute e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, soprattutto del Sud, nonché dei lavoratori della sanità!    Per questi motivi è necessario che i lavoratori, gli studenti, gli infermieri, gli specializzandi, i ricercatori, i tecnici, gli operatori socio-sanitari, i medici più progressisti e gli altri lavoratori della sanità costituiscano un unico fronte di lotta con le masse popolari per fermare la privatizzazione della sanità. Occorre unire le forze per cacciare manager e baroni, respingere con decisione qualsiasi tentativo di restaurare il sistema mutualistico, rigettare senza tentennamenti l’introduzione del settore del no-profit e del volontariato nell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria, abolire gli odiosi ticket e battersi per la totale gratuità delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie attraverso la costruzione di comitati di lotta di quartiere basati sulla democrazia diretta, sulle assemblee generali e sulla delega revocabile in qualsiasi momento. Contemporaneamente i lavoratori della sanità dovranno rivendicare il governo di ogni struttura e a ogni livello dell’organizzazione sanitaria, attraverso le assemblee generali dei lavoratori basate anch’esse sulla democrazia diretta e il meccanismo della delega revocabile in qualsiasi momento. A esse devono poter partecipare anche le masse popolari e i pazienti.    Solo quando l’organizzazione e la gestione della sanità saranno saldamente nelle mani dei lavoratori e delle masse popolari, si potrà avere una sanità realmente pubblica, gratuita, universale, gestita dai lavoratori, controllata e gestita dalla popolazione e dai pazienti, che si avvalga di strutture capillari di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione su tutto il territorio nazionale e che sia finanziata tramite la fiscalità generale, e l’esproprio senza indennizzo delle aziende farmaceutiche ne è una premessa indispensabile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[1] Lenin negli anni ’10 del XX secolo prestò molta attenzione alle lotte che si sviluppavano in India, in Persia e in Cina, prospettando che la rivoluzione socialista non sarebbe stata fatta solamente dai proletari europei e nordamericani, ma anche dai popoli che erano sotto il giogo coloniale e che lottavano contro i propri oppressori. In sostanza prospettava la fusione di due forze: quella del movimento proletario internazionale e quella del movimento di liberazione nazionale e che il peso delle masse delle nazioni oppresse che costituisce la maggioranza della popolazione mondiale è un fattore decisivo per la vittoria della rivoluzione proletaria internazionale.

 

[2] Nel Mondo la Cina traina i 16 Paesi che nel 2009 hanno sviluppato colture Ogm, che hanno avuto un aumento del 13% nei Paesi in via di sviluppo, equivalenti a 7 milioni di ettari, mentre nei Paesi industrializzati le colture Ogm rallentano: solo il 3% in più nel 2009. In testa alle coltivazioni Ogm restano gli Stati Uniti d’America (64 milioni ha), al secondo posto il Brasile (21,4 milioni ha.), che ha superato l’Argentina (21,3 milioni ha) con una crescita impressionante nel 2009 del 35%. Seguono l’India (8,4 milioni ha.), il Canada (8,2 milioni ha.), la Cina (3,7 milioni ha), il Paraguay (2,2 milioni ha) e il Sudafrica (2,1 milioni ha), seguono Bolivia, Filippine, Australia, Burkina Faso, Spagna, Messico, Cile, Colombia, Honduras, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania, Polonia, Costa Rica, Egitto e Slovacchia. Le colture geneticamente modificate sono costituite principalmente da soia, più di tre quarti (77%) dei 90 milioni di ettari di soia coltivati nel mondo sono stati Ogm nel 2009; cotone, quasi la metà (49%) dei 33 milioni di ettari sono stati Ogm; mais, oltre un quarto (26%) dei 158 milioni di ettari coltivati a livello globale sono stati Ogm; colza, il 21% dei 31 milioni di ettari sono stati Ogm. Esistono però anche coltivazioni di tabacco, fiori, lino, riso, patata, zucchini, papaia, bietola, pomodoro, radicchio, ecc. geneticamente modificati (Rapporto ISAAA 2009, C. James). http://prevenzione.ulss20.verona.it/ogm_produzione.html

 

[3] Il termine biologia di sintesi (o biologia sintetica, dall’inglese synthetic biology) è stato per lungo tempo usato per descrivere un approccio alla biologia che tenti di integrare (o sintetizzare) aree differenti di ricerca per creare una comprensione più olistica della vita. Più recentemente s’intende:

  • Progettare e fabbricare componenti e sistemi biologici non ancora esistenti in natura.
  • Riprogettare e produrre sistemi biologici già presenti in natura.

Quindi attualmente il termine è stato usato per indicare una nuova area di ricerca che combini la scienza e l’ingegneria per sintetizzare funzioni biologiche originali.

Il fine non è tanto quello di produrre nuova scienza, bensì quello di “prendere parte dei sistemi biologici, semplificandoli, ed usandoli come parte di più complessi sistemi bioingegneristici, non naturali

 

[4] S’intende per biomassa “la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, e la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”. Questa è la formulazione prevista dalla Direttiva Europea 2009/28/CE, ripresa da tutta la legislazione ad essa riferente. E quindi, anche se sulla definizione stessa di biomassa vi sono e vi sono stati giudizi non univoci, essa è, al momento, quella universalmente più accettata. In effetti, il concetto di biomassa che si trova in letteratura presenta differenze più o meno forti. Sostanzialmente, si possono dividere le biomasse in due gruppi:

  • Concetto di biomassa dal punto di vista ecologico
  • Concetto di biomassa dal punto di vista energetico: le biomasse sono forme biotiche che possono essere usate come fonti di energia

[5] http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmpda15-012176.htm

 

[6] Questo non vuol dire che le aziende indiane agiscono per beneficenza. L’India è uno stato dove il Modo di Produzione Capitalista è altamente sviluppato. La maggior parte dei generici prodotti in India viene esportata e venduta nei Paesi sviluppati. L’industria farmaceutica indiana poggia su un nucleo di 250 grandi aziende e su una galassia di 8 mila piccole aziende. E, in effetti, non è difficile verificare che i veri affari queste aziende li fanno con i Paesi imperialisti e non con quelli dipendenti. Nel 2010-2011 le vendite di generici indiani verso Usa e Canada hanno reso, da sole, 2.4 miliardi di dollari, pari alla somma di quanto venduto in Africa (1,6 miliardi), Asia (0,4 miliardi di dollari) Paesi Asean (0,58 miliardi di dollari) sommati. L’Unione Europea, nello stesso periodo, ha portato nelle casse dell’industria farmaceutica indiana 1,7 miliardi di dollari e l’America Latina e i Caraibi 0,63. Resta però il fatto che i farmaci prodotto in India a prezzo ridotto curano in ogni caso moltissime persone nei Paesi dipendenti.  Medici senza Frontiere una delle associazioni più impegnate nella campagna contro l’azione legale di Novartis, sottolinea che “più dell’80% dei farmaci antiretrovirali (ARVs) usati da MSF nei suoi programmi per l’HIV/AIDS provengono da produttori di generici con sede in India, così come l’80% dei farmaci antiretrovirali acquistati con i fondi dei donatori a livello mondiale hanno origine in India”. Come si vede, qualunque sia il punto di vista, alla sentenza della Corte Suprema indiana resta appeso il destino di tantissime persone.

 

[7] http://www.famigliacristiana.it/articolo/farmaci-india.aspxphiljay1@hotmail.it

 

[8] http://orizzontiliquidi.blogspot.it/2013/03/la-grecia-della-crisi-le-multinazionali.html

 

[9] È una tecnica di test di un gran numero di molecole simultaneamente

 

[10] Nel senso corrente il termine inglese pipeline, che significa “linea di tubi”, è sinonimo di condotta, un modo di trasporto di fluidi a mezzo di tubi (come, ad esempio, acquedotto, oleodotto o gasdotto, a seconda del fluido trasportato).

 

[11] Angel Marcia, The truth about drug companies, Random House, 2004. Best seller anglo-sassone su questo soggetto della redattrice in capo del New England Journal of Medicine.

 

[12] Convergences Révolutiommaires, n. 53, settembre-ottobre 2007.

 

[13] In realtà il costo annunciato come Ricerca e Sviluppo include una parte delle ricerche di marketing, in particolare per ciò che riguarda l’ultima fase delle prove cliniche (la fase 4), dove nessuno può valutare ciò che dipende dalla pura promozione e dal marketing e dalla vera vigilanza farmaceutica. Quanto ai costi di produzione, che non appaiono nella tabella, sono ancora più difficili da ricostruire. Per Pfizer, Glaxo e Aventis i profitti e le vendite sono largamente ai costi di ricerca. I brevetti garantiscono bene i profitti e i mercati d’oggi, molto meno i farmaci di domani.

 

[14] La scoperta della proprietà immunizzante della vaccinazione risale a E. Jenner, il quale dimostrò come una lieve infezione prodotta dal virus del vaiolo vaccino fosse in grado di proteggere da quella, molto più grave, prodotta dal virus del vaiolo umano. Successivamente, nel 1880, L. Pasteur dimostrò con colture avirulente dei microrganismi responsabili del colera dei polli che lo stesso principio era valido per instaurare la resistenza contro le infezioni batteriche e chiamò v. la coltura batterica attenuata. Questa scoperta permise a Pasteur e collaboratori di preparare v. contro altre malattie infettive (carbonchio, rabbia ecc.). Ci sono delle tesi che nella realtà non avrebbe scoperto niente poiché avrebbe rubato in parte la teoria ad un altro scienziato: Antoine Bechamp (medico). Ma non solo questo egli avrebbe distorto la teoria di questo scienziato-medico. Bechamp infatti avrebbe scoperto che i germi non sono la causa della malattia ma si occupano solo di decomporre i tessuti in degrado e sono prodotti dall’organismo; di fatto sono gli spazzini dell’organismo. Per questa polemica http://www.mednat.org/cure_natur/pasteur.htm
[15] Vedere la rivista Entreprises et Histoire n. 36, Industries du médicament et du vivant articolo Brevets pharmaceutiques et santè pubblique en France.  

 

[16] http://www.webalice.it/martio.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_dossier/farmac..

 

[17] IGNAME

Nome scientifico: Dioscorea cayenensis L.

Nome comune (inglese): Guinea yam

Nome comune in Africa occidentale: bosétogné (Senegal), donda-ba (Mali), umboce (Guinea Bissau), agbana (Sierra Leone).

Origine e distribuzione: nell’Africa occidentale sono poche le specie vegetali, per le quali esista una classificazione così articolata come quella del genere Dioscorea L. In quest’area se ne registrano almeno dieci specie, classificate per via di evidenti differenze, in termini di morfologia del fusto, caratteristiche dei tuberi o portamento. La più nota, diffusa e importante in tutta l’area tropicale è Dioscorea cayenensis L., conosciuta in tutto il mondo con il termine di Guinea yam o Igname della Guinea. E’ originaria dell’area geografica che coincide oggi con il Senegal. Di qui si è diffusa in tutta

l’Africa centrale e meridionale, in Indonesia e in America latina. Tuttavia, il 95% della produzione di igname nel mondo deriva dalla fascia tropicale africana.

Cultivar, specie e tipologie: la D. cayenensis inizialmente è stata classificata come specie separata dalla D. rotundata, ma, più recentemente, le due specie sono state considerate sinonimi: si differenziano soltanto per il colore della polpa del tubero fresco: la prima ha tuberi con polpa gialla; la seconda ha tuberi prevalentemente bianchi. Numerose tipologie, però, hanno una colorazione intermedia.

Sono note moltissime tipologie diverse di igname: si distinguono per la morfologia della foglia e/o del tubero, per il portamento, per il colore dei germogli, per il grado di spinescenza dei germogli o delle radici e per molti altri aspetti meno evidenti. La differenziazione in varietà ed ecotipi è affidata all’esperienza degli agricoltori.

Descrizione: la D. cayenensis è una specie a radice tuberosa, dioica, rampicante, che necessita un sostegno. I tuberi sono di forma cilindrica, di dimensione variabile e di un peso che può superare i 20 kg. Il germoglio, che proviene direttamente dal tubero, può facilmente raggiungere i 12 m di lunghezza, è solitamente vellutato e frequentemente spinescente. La fioritura e la fruttificazione sono rare, ma occasionalmente è possibile notare la presenza di

frutti (capsule con 6-8 semi all’interno).

Epoca di raccolta: l’igname giallo ha un ciclo vegeto-produttivo annuale più lungo di quello bianco. In un primo momento, dopo la vegetazione dei tuberi, il germoglio fuoriesce e si accresce; l’emissione delle foglie non è frequente, mentre si sviluppa un consistente apparato radicale. Dopo circa 6 settimane inizia la formazione delle foglie, molto grandi, intensamente verdi e con particolari nervature che si dipartono dall’inserzione peziolare. I tuberi iniziano a

formarsi dopo circa 10 settimane e per i successivi due mesi. A questo punto inizia la fase di lenta senescenza. Il ciclo, complessivamente, dura 6-7 mesi nell’igname bianco, mentre raggiunge anche i 10 mesi nell’igname giallo.

Uso e valore nutrizionale: il principale prodotto di questa pianta sono i tuberi che rappresentano

un cibo di base nei territori dell’Africa occidentale. Foglie e germogli (crudi o cotti) sono

usati marginalmente come verdura o insalata.

Il principale componente dei tuberi è l’amido, che determina oltre la metà dei carboidrati presenti nella parte edibile. Il contenuto di proteine, invece, è trascurabile e si trova proprio nella parte più esterna del tubero, una parte che la pelatura profonda rischia spesso di eliminarle completamente.

Mercato: la fascia tropicale dell’Africa occidentale produce il 90% dell’igname mondiale. Buona parte di questa produzione è consumata nella stessa area in cui si coltiva, non a caso definita yam-belt. Il commercio riguarda i paesi limitrofi. L’esportazione fuori dall’Africa (dove peraltro il suo consumo è molto contenuto) è rara.

Preparazione, consumo e conservazione: l’igname gioca un ruolo fondamentale nell’alimentazione delle comunità dell’Africa occidentale. Bollito, arrostito, cotto al forno, intero o pelato, a fette o ridotto in pasta e modellato in piccole sfere, l’igname fa parte della dieta quotidiana. Uno dei piatti più comuni a base di igname è il fufu (una sorta di polenta), ma sono moltissime le preparazioni tradizionali che vedono questo tubero fra gli ingredienti

 

[18] http://www.phrma.org/files/Profile_2007.pdf

 

[19] Associazione di tre farmaci antivirali.

 

[20] G. Cosco, Segreta dell’AIDS, Ediz. Segno, Udine 1996.

 

[21] Atti del 91° Congresso – Sottocomitato del Dipartimento della Difesa, 1 luglio 1969.

 

[22] R. C. Gallo e L. Montagnier, L’AIDS nel 1998, in Le Scienze, n. 44, dicembre 1988, pag. 19.

 

[23] L’acido ribonucleico (RNA o ARN) è un polimero organico, risultante dalla polimerizzazione di ribonucleotidi.

Chimicamente l’RNA è molto simile al DNA. Anch’esso è una catena polinucleotidica contenente quattro nucleotidi diversi. Le molecole di RNA differiscono da quelle di DNA perché:

  • contengono lo zucchero ribosio (con un gruppo OH legato al carbonio 2′) anziché il deossiribosio (da qui il nome)
  • una delle basi, la timina (T), è sostituita dall’uracile (U). In questo caso è l’uracile la base complementare all’adenina, mentre la guanina è sempre complementare alla citosina;

Le molecole di RNA vengono sintetizzate attraverso un processo, conosciuto come trascrizione del DNA, dove un filamento di DNA viene ricopiato nel corrispondente filamento di RNA.

Vi sono tre tipi di RNA comuni a tutti gli organismi cellulari:

  • mRNA (RNA messaggero) che contiene l’informazione per la sintesi delle proteine;
  • rRNA (RNA ribosomiale), che entra nella struttura dei ribosomi;
  • tRNA (RNA transfer) necessario per la traduzione nei ribosomi.

Negli eucarioti abbiamo anche:

  • hnRNA (RNA eterogeneo nucleare) tipo di molecole di cui fa parte il pre-mRNA;
  • snRNA (piccolo RNA nucleare) necessario per la maturazione dell’HnRna.

La sintesi dell’RNA è molto simile a quella del DNA. La RNA polimerasi non richiede però un innesco. La trascrizione può iniziare solo presso una sequenza detta promotore e termina in presenza di altre sequenze particolari.

È stata avanzata l’ipotesi che l’RNA abbia assunto un ruolo chiave negli organismi primitivi prima del DNA (RNA world o mondo a RNA). A favore di tale ipotesi c’è la capacità catalitica di alcune molecole di RNA (ribozimi).

Sull’mRNA viene trascritta l’informazione genetica che poi verrà utilizzata per svariati usi.

 

[24] Peter H. Duesberg (1936 -) è uno scienziato statunitense. Di origine tedesca, è professore di citologia e biologia molecolare all’Università della California ed è famoso soprattutto per la sua teoria alternativa sull’origine dell’AIDS.

Egli è stato un pioniere nella ricerca dei retrovirus, insieme a Peter Vogt è stato anche uno dei primi scienziati ad aver isolato un oncogene (gene del cancro).

Fra il 1968 e il 1970 dimostrò che il virus dell’influenza ha un genoma segmentato. Questo avrebbe fornito una spiegazione alla sua capacità di formare ricombinanti attraverso il riassortimento dei suoi segmenti subgenomici. Nel 1970, Duesberg e Vogt trovarono che un virus oncogeno degli uccelli aveva materiale genetico in più rispetto ai virus che non causano il cancro. Con i suoi lavori sui retrovirus nel 1970, egli isolò il primo oncogene, e mappò la struttura genetica di questi virus. Con questi studi, e altri nello stesso campo, ottenne l’elezione alla National Academy of Sciences nel 1986.

Duesberg ha assunto nel corso degli anni alcune posizioni personali, che hanno creato scalpore e contrarietà nell’’establiscement scientifico, su argomenti come l’AIDS e la ricerca sul cancro.

È convinto assertore dell’ipotesi alternativa secondo cui la Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) non sarebbe, a suo dire, di origine virale (Ipotesi alternative sull’AIDS) In base alla sua esperienza sui retrovirus, Duesberg ha messo in discussione l’ipotesi di una correlazione diretta tra virus HIV e AIDS con diversi articoli (Cancer Research, The Lancet, Proceedings of the National Academy of Sciences, Science, Nature, Genetica, Journal of AIDS, AIDS Forschung, Biomed. & Pharmacother., New Engl. J. Med., Chemical and Engineering News, Naturwissenschaften, Research in Immunology, Pharmacology & Therapeutics e il British Medical Journal). Ha suggerito la sua ipotesi che le diverse malattie che sono incluse nell’AIDS sarebbero a suo soggettivo parere causate dall’uso prolungato di cocaina, di eroina, di droghe “ricreative” e dall’uso stesso dei farmaci anti-HIV, quali l’AZT, prescritto invece per prevenire o trattare l’AIDS.

La sua posizione critica, peraltro, non riguarda solo la teoria HIV-AIDS in sé, poiché Duesberg denuncia una collusione fra ricerca scientifica, politica e interessi economici. A suo giudizio gli stanziamenti per la ricerca negli Stati Uniti andrebbero ai ricercatori maggiormente ortodossi, e questo a suo parere andrebbe a detrimento della qualità della ricerca e allontanerebbe dalla soluzione di problemi importanti, come la ricerca sul cancro.

Basandosi sulla sua esperienza professionale Duesberg ritiene che, a suo dire, la carcinogenesi virale sarebbe statisticamente trascurabile, e che le prove di un’oncogenesi cellulare non siano sufficienti. Per questo ha invece avanzato l’ipotesi che la causa del cancro vada maggiormente cercata nell’anomalia genomica detta aneuploidia (l’aberrazione numerica dei cromosomi), piuttosto che negli oncogeni cellulari. Da questa sua ipotesi personale deriverebbe l’implicazione di un ruolo preventivo del cancro all’eliminazione dagli alimenti e dai farmaci di sostanze che causano l’aneuploidia.

[25] Science, 29 luglio 1988.

 

[26] Robert Koch (1843 – 1910) è stato un medico, batteriologo e microbiologo tedesco. Koch riuscì nel 1876 a coltivare l’agente causale dell’antrace (Bacillus anthracis) fuori dall’organismo e a descrivere il suo ciclo di vita. Riuscì a descrivere per la prima volta il ruolo di un agente patogeno alla nascita di una malattia. Nel 1882 scoprì l’agente eziologico della tubercolosi (Mycobacterium tuberculosis) e in seguito ne sviluppò l’estratto antigenico che poteva dimostrare l’avvenuta infezione in un organismo ospite (compreso l’organismo umano), la tubercolina. Nel 1905 è stato insignito del Premio Nobel per la Medicina. Robert Koch è ritenuto – assieme al suo collega-rivale Louis Pasteur – il fondatore della moderna batteriologia e microbiologia. Ha dato un contributo fondamentale alla scuola delle malattie infettive e alla nascita e al successivo sviluppo della medicina tropicale in Germania.

[27] C. Thomas Jr., Kary B. Mullis e Philip E. Johnson, What cause dell’AIDS?. L’articolo pubblicato sulla rivista Reason (giugno 1994) è riportato in AIDS una questione aperta, a cura di Raul vergini, guide alla salute di carta duemila, Andromeda, Bologna, 1995, pag. 10.

 

[28] Walter Gilbert (1932) è un biochimico e fisico statunitense premio Nobel per la chimica insieme con Frederick Sanger “per i loro contributi riguardanti la determinazione delle sequenze di basi negli acidi nucleici”.

Dopo l’incontro con James Watson, avvenuto nell’estate 1960, nacque in lui l’interesse sperimentale per la biologia molecolare. Insieme con Allan Maxam sviluppò un nuovo metodo di sequenziamento del DNA. Nel 1979, insieme con Frederick Sanger, Gilbert vinse il Louisa Gross Horwitz Prize dalla Columbia University. Walter Gilbert fu il primo a introdurre il termine “ipotesi del mondo a RNA” nell’ambito dell’origine della vita, per un concetto proposto in precedenza da Carl Woese nel 1967. Dopo essere passato dalla fisica alla biologia molecolare, insegnò ad Harvard dapprima biofisica e successivamente biochimica e biologia molecolare. È un cofondatore dell’azienda biotecnologica Biogen, della quale fu anche il primo presidente del consiglio di amministrazione. Attualmente è presidente della Harvard Society of Fellows.

Nel tardo 1980, si mostrò scettico riguardo al ruolo del retrovirus HIV nello sviluppo dell’AIDS.

 

[29] Kary Banks Mullis (1944) è un biochimico statunitense, vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1993 assieme a Michael Smith.

Ha ottenuto il dottorato di ricerca all’Università della California a Berkeley nel 1973. Vive in California con la terza moglie Nancy.

Mullis ha ricevuto il premio Nobel per lo sviluppo della tecnica della reazione a catena della polimerasi (Polymerase Chain Reaction o PCR), un processo già descritto da Kjell Kleppe e da Har Gobind Khorana, Nobel nel 1968. La tecnica consente l’amplificazione in vitro di frammenti di DNA. I miglioramenti apportati da Mullis hanno reso la PCR una tecnica fondamentale in biochimica e nella biologia molecolare, con innumerevoli applicazioni in campo medico, agricolo, e investigativo. Mullis è stato insignito nel 1993 anche del Japan Prize.

Surfista e contestatore nella Berkeley degli anni sessanta, Mullis che spesso si è scontrato con le posizioni “ortodosse” della comunità scientifica. È noto per essere fortemente critico nei confronti della teoria diffusamente accettata del legame HIV – AIDS, per lo scetticismo rispetto alle cause del riscaldamento globale e del buco nell’ozono. In una famosa intervista si domandò provocatoriamente se avrebbe mai scoperto la PCR se non avesse assunto LSD, concludendo che ne dubitava seriamente, in quanto poteva letteralmente veder lavorare i singoli polimeri e ammettendo di avere imparato parecchio grazie a tale esperienza.

 

[30] Francesco Romano e Elizabeth Vogel, Le carte dell’AIDS, Cesco Ciapanna Editore, Roma, marzo 1989. Pag. 118.

 

[31] Nature, 9 settembre 1982.

 

[32] Per corretta informazione c’è chi informa che nella realtà questo libro non fu mai ritirato, poiché nel 2013, lo si trova ancora anche su Amazon e s’intitola: Inventing the AIDS virus. http://www.butac.it/duesberg-e-laids/

 

[33] Dalla lettera di Peter Duesberg pubblicata in La rivista dei libri, novembre 1996, pag. 42.

 

[34]Francesco Romano e Elizabeth Vogel, Le carte dell’AIDS, Cesco Ciapanna Editore, Roma, marzo 1989. Pag. 134.

 

[35] C. Thomas Jr, Kary B. Mulis e Philip E. Johnson, What cause AIDS?, pag. 12

 

[36] Francesco Romano e Elizabeth Vogel, Le carte dell’AIDS, Cesco Ciapanna Editore, Roma, marzo 1989. Pagg. 96-97.

 

[37]                                                                                     C.s. pag. 97.

 

[38] Science, 12 febbraio 1988.

 

[39] FACTOR, pubblicazione edita dall’Istituto Geografico De Agostini, n. 14, 1997, pagg. 16-17.

 

[40] L’Italia, settimanale, 22 marzo 1995.

 

[41] Corriere dell’Unesco, novembre 1991.

 

[42] Deutsche Press Agentur, DPA, 8 agosto 1998.

 

[43] Cornelius Packard “Dusty” Rhoads (1898-1959) patologo e oncologo statunitense, è stato direttore di Memorial Hospital for Cancer Research a New York all’inizio nel 1940, direttore dell’Istituito Sloan -Kettering Istituto a partire dal 1945, e direttore del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, negli anni ’30 aveva lavorato per la Fondazione Rockefeller.

 

[44] Duesberg: L’invenzione del virus HIV.

 

[45] In termini strettamente medici, la parola sieropositività indica il risultato “positivo” in un test sul sangue (cioè vuole dire che è stato trovato ciò che si cercava, per esempio anticorpi contro un determinato antigene).

 

[46] Il Triomune, farmaco generico anti Aids prodotto dall’azienda indiana Cipla Limited.

 

[47] Nessun borghese, riformista, revisionista ammetterà mai, che tutto ciò dipende dalla natura di classe dello Stato, che nessun Stato borghese potrà mai dare diritti duraturi alla masse popolari.

 

[48] In sostanza si monetizza il diritto ad avere cure mediche, invece che strutture socio-sanitarie gratuite te le rimborsiamo.

 

[49] Direzione della Ricerca, degli Studi, della Valutazione e delle Statistiche francese.

 

[50] Metto Stato sociale tra virgolette poiché non ritengo che uno Stato dove la classe dominante è la Borghesia Imperialista possa essere sociale, in altre parole possa fare (se non costretto da determinati rapporti di forza) una politica a favore delle masse popolari.

 

[51] Dal rapporto della PhRMA (organizzazione padronale raggruppante le imprese americane del settore). http://pharma.org/files/Profile_2007.pdf

 

[52] È così che il Servizio Sanitario della Sanità Pubblica degli Stati Uniti aveva studiato, per tre decenni, fino all’inizio degli anni ’70, all’Istituto Universitario di Tuskegee, l’evoluzione naturale della sifilide presso molte centinaia di neri americani, lasciati volontariamente senza cura, mentre la penicillina, apparsa nel 1942, era utilizzata in ogni luogo contro la sifilide dal 1945. Cf. Pratique des essais cliniques en Afrique – Jeane Philippe Chippaux.

 

[53] Le grand secret de l’industrie pharmaceutique – Philippe Pignarre, Editions La Dècouverte, 2003, pp. 23-24.

 

[54] The Body Hunters (I cacciatori di corpi), Marcia Angell, The New York Review of Books, 6 ottobre 2005, l’articolo si presentava innanzitutto come una critica del libro di John Le Carrè, The Constant Gardener, e del film che ne ha tratto Fernando Meirelles, tratta più largamente della delocalizzazione dei test clinici effettuati nei paesi dipendenti (quelli definiti Terzo Mondo), soprattutto in Africa; significativamente, riprende il titolo della serie del Washington Post che aveva rivelato, nel dicembre 2000, lo scandalo dei test clinici del Tovan fatti da Pfizer in Nigeria nel 1996.

 

[55] The Body Hunters, Washington Post, serie di 6 articoli pubblicati dal 17 al 22 dicembre 2000.

 

[56] Pratique des essais cliniques en Afriques – Jean Philippe Chippaux – IRD, Paris 2004, pp. 25-27.

[57] Michel Choussudovsky, Political Lies and Media Disinformation regarding the Swine Flu Pandemic, maggio 2009.

 

[58] Thomas Walkom, The Toronto Star. 1 maggio 2009.

 

[59] OMS, nota informativa 2009.

 

[60] Vedere trascrizione della Conferenza dell’OMS, Dott. Keiji Fukuda, Vice Direttore Generale per la salute, la sicurezza e l’Ambiente dell’OMS, luglio 2009.

 

[61] Vedere tabelle OMS: http://www.who.int/csr/don/2009_07_06/en/index.html

 

[62] Comunicato del 24 luglio 2009.

 

[63] Margaret Chan, direttore generale OMS, comunicato stampa dell’11 11 giugno 2009.

 

[64] Vedere ACLU all’indirizzo http://www.aclu.org/NationalSecurity.cfm?ID=8683&c=24

 

[65] Bill Van Auken, http://wsws.org, settembre 2005.

 

[66] Conferenza stampa 25 settembre 2005, http://www.globalresearch.ca/index?contesxt=viewArticle&code=BUS20050925&articled=1004

 

[67] Conferenza stampa della Casa Bianca, 4 ottobre 2005.

 

[68] CIDRAP, http://cidrap.umn.edu/cidrap/content/influenza/panflu/news/spe 2005avian.html

 

[69] Robert F. Kennedy Jr, Vaccinations Deadly Immunity, giugno 2005.

 

[70] Jean Burgermeister, WHO moves forward in secrecy to accomplish forced vaccination and population agenda, Global Research, luglio 2009.

 

[71] Digital Journal, 19 maggio 2009.

 

[72] Business Week, luglio 2009.

 

[73] Domanda di brevetto vaccino Baxter US 2009/0060950 A1. Vedere William Engdahl, Now legal immunity for swine flu vaccine makers, Global Research, luglio 2009.

 

[74] http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_24/influenza-obama-dichiara-emergenza-nazionale-3a2d9942-cob2-11de-9fa6-00144f02aabc.shtml

 

[75] Ansa del 10 aprile 2010.

 

[76] Informazioni presa da un articolo di Jane Burgermeister, www.theflucase nella traduzione tratta del blog Salute Olistica.

 

[77]   http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/OMS_corruzione_h1n1.htm

 

[78] http://www.farmindustria.it/Farmindustria/html/aree.asp

[79] M. Cone, Los Angeles Times, 13 luglio 2005, ripubblicato da Our Toxic Times, aprile 2006.  

 

[80] M. M. Robin, Il Mondo secondo Monsanto, Arianna Editrice, 2009, pag. 85, Ed. Orig. 2008.

 

[81] E. Shogren, EPA’s9/11 Air Rating Distorted, Report Sasys, LA Times Effort to Monitor Disaster Sites, Contribute to Cleanup Effort. EPA. September 18, 2001. http://www.epa.gov/wtc/stories/headline_091801.htm

 

[82] http://www.dorway.com/bressler.zip

 

[83] James S. Turner, The Aspartame/NutraSweet Fiasco, http://www.stevia.net/aspartame.htm

 

[84] http://www.aspartamesafety.com/aspartame_study_14july2005.pdf

 

[85] D. Cauchon, FDA advisers tied to industry, USA Today, 25 settembre 2000, 1A; http://www.commnewstoday.org/headlines/092500-01.htm

 

[86] http://www.nhlbi.nih.gov/guidelines/cholesterol/atp3upd04_disclose.htm

 

[87] The Influence of the Pharmaceutical Industry, Fourth Report od Session 2004-05, pubblicato il 5 aprile 2005 dalla House of Commons http://www.parliament.the-stationery-office.co.uk/pa/cm200405/cmselevct/cmhealth/42/42.pdf  

 

[88] Dipartimento di igiene presso la Scuola di Igiene ed Epidemiologia presso la Scuola di Medicina dell’Università di Joannina e dell’istituto e dell’Istituto per la Ricerca Clinica e per gli Studi di Politica Sanitaria presso il Dipartimento di Medicina del Centro Medico Tufts del New England presso la Scuola di Medicina di Tufts a Boston, Massachusetts.   http://plosmedicine.org/article/info:doi/10.1371/journal.pmed..0020124

 

[89] Bekelman JE, Scope and impact of financial conflicts of interest in biomedical research: a systematic review.

 

[90] D. Thomas, Doubt is Their Product, Scientific American, giugno 205.

 

[91] P. Baty, Data Row Sparks Research Database, The Times Higher, 25 novembre 2005.

 

[92] 29 Percent Of Cancrer Studies Report Conflict Of Interest , Science Daily, 13 maggio 2009, http://www.sciencedaily.com/releases/2009/05/090511090846.htm

 

[93] The Influence of the Pharmaceutical Industry, Fourth Report od Session 2004-05, pubblicato il 5 aprile 2005 dalla House of Commons, http://parliament.the-stationery.co.uk/pa/cm200405/cmselect/cmhealth/42/42.odf

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~ di marcos61 su febbraio 24, 2015.

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