STRAGI IN EUROPA: FANATICI O FALSE FLAG?

L’ennesimo copione, questa volta l’operazione stragista è toccata a Parigi. Alla fine ci si pone sempre lo stesso interrogativo: fanatici religiosi in guerra contro l’occidente democratico e liberale o operazione di False Flag, o Fausse Banniére alla francese. Per chi non sa cosa s’intende per false bandiere, la spiegazione è semplicissima: qualcuno esegue un attentato e poi fa cadere la colpa su qualcun altro che non c’entra assolutamente nulla. E in effetti, dopo la strage di Parigi eseguita da un paio di terroristi islamici vestiti di nero (forse rendere il tutto più macabro) sarebbe attuata per vendicare Maometto, mentre dalle immagini è evidentissimo che si sia trattato di un commando militare super addestrato.

Oslo 22 luglio 2011

Ufficialmente gli attacchi terroristici furono compiti per attaccare il governo della Norvegia, un seminario politico estivo e la popolazione civile avvenuti nella città di Oslo e sull’isola di Utøya il 22 luglio 2011, che causarono in totale 77 vittime avvennero con le seguenti modalità:

  • ll primo attacco consistette nell’esplosione di un’autobomba col bagagliaio imbottito di ANFO nel centro di Oslo, precisamente nel quartiere Regjeringskvartalet (ove si trovano i palazzi del governo norvegese), avvenuta alle ore 15:25:22 (CEST). L’automobile era stata parcheggiata di fronte al palazzo ospitante l’ufficio del primo ministro norvegese Jens Stoltenberg; nell’esplosione morirono otto persone e 209 rimasero ferite (12 gravemente).

 

  • Il secondo attacco avvenne meno di due ore dopo sull’isola di Utøya, nel Tyrifjorden, ove era in corso un campus organizzato dalla sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese. Un uomo vestito con una strana uniforme simile a quella della polizia e provvisto di documenti falsi giunse sull’isola e aprì il fuoco sui partecipanti al campus, uccidendone 69 e ferendone 110, di cui 55 in maniera grave.

Fu l’atto più violento mai avvenuto in Norvegia dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il responsabile degli attentati, Anders Behring Breivik (un 32enne norvegese simpatizzante dell’estrema destra), fu “arrestato in flagranza” ad Utøya. Rinviato a giudizio, fu processato tra il 16 aprile e il 22 giugno 2012 a Oslo; in tribunale affermò di aver compiuto gli atti per mandare un “messaggio forte al popolo, per fermare i danni del partito laburista” e per fermare “una decostruzione della cultura norvegese per via dell’immigrazione in massa dei musulmani“. Riconosciuto unico responsabile e sostanzialmente sano di mente, il 24 agosto 2012 Breivik fu condannato a 21 anni di carcere (pena massima dell’ordinamento norvegese), prorogabili di altri 5 per un numero indefinito di volte qualora, a pena scontata, fosse ancora ritenuto socialmente pericoloso.

Trovato il colpevole (Breivik), un estremista pazzo, che dice cose senza significato alla fine tutto risolto, almeno in apparenza.

Tutto bene se non che molti testimoni oculari concordano sul fatto che un secondo tiratore era all’opera nel massacro presso il campo estivo giovanile di Utøya. 1°

È anche emerso che un’unità speciale di polizia aveva condotto un’esercitazione nel centro di Oslo, che includeva detonazione di bombe: esattamente ciò che ha causato il massacro a poche centinaia di metri di distanza poco più di 48 ore più tardi. Successive ricerche hanno rivelato che diverse agenzie d’intelligence (maniera elegante per definire spionaggio, terrorismo e cosucce del genere) stavano conducendo un vasto programma di reclutamento di ufficiali in pensione della polizia norvegese con lo scopo presunto di creare una rete di “sorveglianza” (altro modo legale per dire spionaggio, terrorismo ecc.), all’interno del paese. Questo programma, noto come Unità di sorveglianza e rilevamento SIMAS, è un tramite perfetto per la penetrazione all’interno della polizia norvegese.

Inoltre, un motivo per l’attacco c’è: l’attacco alla Norvegia potrebbe essere stato causato dalla sua politica estera indipendente, compreso il riconoscimento diplomatico di uno Stato palestinese inserito in un contesto di un riavvicinamento con il mondo arabo. Inoltre, la Norvegia stava guidando gli Stati più piccoli della NATO che intendevano tirarsi fuori dalla coalizione di aggressori imperialisti che stavano bombardando la Libia. La Norvegia aveva programmato di mettere fine a tutti i bombardamenti e agli altri assalti contro le forze libiche non più tardi del 1° agosto.

Infine, Wikileaks,2° aveva fornito un caso prefabbricato su illeciti effettuati dal governo norvegese, sotto forma di una serie di dispacci reali o manipolati che documenta la presunta negligenza di questo governo nell’affrontare la “minaccia” terroristica, il tutto secondo la visuale dei funzionari del Dipartimento di Stato USA.

La stampa mondiale (com’era prevedibile) si sono immediatamente fissati su Breivik come un caso esemplare di assassino solitario dello stesso stampo di lee Harvey Oswald, Sirhan Sirhan, e tanti altri. Il problema per i fautori degli “assassini solitari” è che nella maggior parte di questi casi, vi sono credibili se non schiaccianti prove che queste figure non avrebbero potuto agire da sole. Pensiamo al maggiore Nidal Hasan di Fort Hood in Texas, che nel novembre 2009 uccise 13 persone e ne ferì 32. A quel tempo si ritenne degno di nota che Hasan era riuscito a uccidere così tanti soldati armati nella base militare. Ma i primi rapporti suggerivano che c’era un altro se non due sparatori oltre ad Hasan. Come accade di solito, questi tiratori supplementari furono presti cancellati dalla versione dominante nei media.3° Inoltre Hasan era un devoto mussulmano che frequentava una moschea di Silver Spring nel Maryland che aveva ospitato una raccolta fondi per le operazioni segrete della CIA contro la Russia.

Sulla base delle prove accumulate, risulta che Hassan fosse possibilmente uno psicotico, rimane la questione se questa psicosi possa essere stata endogena causata da cause naturali, o se fosse stata prodotta artificialmente dentro di lui attraverso un processo di lavaggio del cervello e di pesante manipolazione piscologica di stile arancia meccanica da parte di altri. E se si prendesse in esame quest’ultima ipotesi, si deve chiedere, dove avrebbe potuto subire un lavaggio del cervello, il maggiore Hasan? Un posto dove volgere lo sguardo sarebbe la zona della Virginia Tech, l’Università dove studiava Cho Seung-Hui, il presunto killer di 32 persone tra studenti e professori, che poi si è tolto la vita nel 2007. Coincidenza vuole che Hassan si fosse laureato nella stessa Università di Cho. Nella Virginia Tech, e nei dintorni nel 2009 ci furono molti altri omicidi. Nel gennaio del 2009, una studentessa che faceva il dottorato ha decapitato una sua compagna in un bar del campus universitario.4° Le decapitazioni sono rare nei campus americani allo stato attuale, quindi è un evento straordinario. Nell’agosto del 2009 due studenti sempre della Virginia Tech sono stati trovati assassinati in un campeggio di Jefferson National Forest, che per gli studenti è un posto popolare per passeggiare.5° Allora cosa diamine sta succedendo dalle parti di quest’Università? La relazione sulla strage alla Virginia Tech, preparata da una commissione speciale formata dal governatore della Virginia, Tim Kane, copre la negligenza degli operatori sanitari psichiatrici all’interno e al di fuori della Virginia per non aver preso provvedimenti per Cho, che avevano ciononostante riconosciuto come una persona disturbata e potenzialmente molto pericolosa. Questa relazione commette il solito errore di eludere la domanda, e parte dal presupposto che Cho fosse l’unico a sparare.6° A causa della mancata spiegazione di numerosi punti salienti di quello che è accaduto, questo caso deve continuare a essere classificato come insoluto. Ci sono stati molti indizi che gli investigatori hanno deciso di ignorare, ma che potrebbero spiegare lo straordinario numero di omicidi osservati nella zona di Blacksburg in Virginia. Un sito web in un certo senso un po’ oscuro da una notizia che però non è confermata: “Blacksburg, VA è la sede di un laboratorio sotterraneo ABOVE TOP SECRET (in un lato di una montagna locale di Blacksburg) che sviluppa armi in congiunzione con la DARPA (Defence Advaced Research Projects Agency) come i programmi di controllo mentale robotici“.7°

Tornando al caso norvegese alla fin fine tutto è scaricato sulle spalle di Breivik. Ma si sa tutto di questo personaggio oltre a dire che è estremista di destra, un fondamentalista cristiano? Ebbene quello che moti media hanno trascurato è che è anche un massone, appartenente alla Soilene di Oslo, una delle Logge di San Giovanni norvegesi. Si tratterebbe, perciò di una loggia praticante il rito svedese, diffuso in diversi paesi scandinavi e che prevede la professione di fede cristiana quale requisito imprescindibile per l’ammissione a codesta fratellanza libero-muratoria.8° Inoltre, le Logge di Rito Svedese fanno parte delle massonerie regolari che sono infeudate alla Gran Loggia d’Inghilterra che nello stesso tempo fa finta di non riconoscere (perché poi ci sono rapporti diplomatici, conferenze e incontri internazionali)9° con importantissime comunioni latine, ispaniche, e francofone, prime fra tutte il potentissimo Grande Oriente di Francia (che ammette tra le sue fila gli atei e dal 2010 anche le donne). In sostanza in Scandinavia, in contrasto con lo spirito originario della Massoneria che nel XVII secolo realizzava al suo interno (e cercando di realizzare all’estero) delle sue logge l’integrazione e la tolleranza tra cattolici e protestanti (da ricordare i grossi macelli che furono le “guerre di religione” tra il XVI e il XVII secolo) e tra cristiani ed ebrei per poi, estendendo questo multiculturalismo spirituale a mussulmani, indù, buddhisti e seguaci di qualsiasi religione, sono fermi al principio fondamentalista, integralista e intollerante della sola religione cristiana come requisito alle logge che lavorano ritualmente con il rito svedese.10° Altra cosa strana: forse a causa di una cattiva traduzione dal linguaggio norvegese in cui è stata pronunciata, ma la frase attribuita da diversi media al cosiddetto portavoce della loggia massonica di appartenenza di Breivik, abbia detto: “non abbiamo modo di esprimere un parere su individui o incidenti relativi a tutti i membri“11° eludendo tra l’altro ad una condanna (peraltro doverosa) dell’operato stragista di Breivik che tra l’altro gli erano stati conferiti i primi tre gradi massonici (apprendista, compagno, maestro).

Ma non c’è solo questo, secondo Leo Zagami l’ex illuminato che ha cominciato a denunciare gli abusi e le pratiche occulte delle di queste frange deviate della Massoneria (e per questo motivo è stato costretto a scappare dalla Norvegia dopo essere stato arrestato per “spionaggio” dalle autorità norvegesi), Breivik sarebbe una persona manipolata mentalmente. In sostanza fa sapere che in queste logge si applicano delle tecniche di manipolazione mentale in stile Monarch:12° in tal caso si parla di Masonic Mind Control. Questo fatto della manipolazione mentale, d’individui che dovrebbero compiere degli attentati, che potrebbe essere visto come parto della fantasia di un romanziere di fantascienza o di thriller, ma non lo è. Uno dei metodi da parte dei servizi segreti consiste nel reclutare o strumentalizzare singoli elementi, da impegnare nelle operazioni più sporche e rischiose, dopo averli sottoposti a lavaggi del cervello, condizionamenti del comportamento, che li trasformano in persone assolutamente indecifrabili. Un esempio qui in Italia è dato dal cosiddetto “anarchico” Gianfranco Bertoli, autore della strage alla Questura a Milano nella primavera del 1973.

Il fascista veneziano Carlo Digilio,13° il primo e vero pentito dello stragismo italiano davanti al Giudice di Milano Antonio Lombardia che seguiva il procedimento inerente, la strage. Digilio dichiara: Neami gli stava spiegando, con una specie di vero e proprio lavaggio del cervello, cosa avrebbe dovuto dire alla Polizia in caso di arresto e gli faceva ripetere le risposte che avrebbe dovuto dare e cioè che era un anarchico individualista e che si era procurato da solo, in Israele, la bomba per l’attentato.

Capii subito da Soffiati e Neami che Bertoli era un debole e mi dissero infatti che gli piaceva bere e lo avevano convinto anche con la promessa di un po’ di soldi.

Mi dissero che era che era già da parecchi giorni e che lo facevano bere e mangiare a sazietà.

Anch’io rimasi qualche giorno a dormire in Via Stella, su un vecchio divano, e in quei giorni, non in Via Stella, ma a Colgnola, vidi anche Minetto il quale era al corrente di cosa si stava preparando e aveva personalmente procurato i soldi per Bertoli tramite gli americani.

Non si trattava comunque di una grande somma, ma di pochi milioni e infatti si capiva subito, con un occhiata, che Bertoli poteva essere comprato per pochi soldi.

Neami dormiva con Bertoli, nella stanza da letto, per controllare i suoi eventuali colpi di testa, mentre io dormivo su un divano nel salotto e il divano era posto Neami dormiva con Bertoli, nella stanza da letto, per controllare vicino all’ingresso.(Bertoli) faceva discorsi strani, diceva che comunque fosse andata egli sarebbe diventato un grand’uomo”.14°

“.

Ci rendiamo conto di quello che stava dicendo Digilio? Egli parla della programmazione di un individuo per diventare un assassino e confessare un delitto, in sostanza della creazione di un candidato manciuriano.

Negli USA, gli avvocati di Shirhan Sirhan, l’uomo che uccise R. Kennedy nel 1968, hanno chiesto che fosse rilasciato dalla prigione, sostenendo il fatto che fosse stato vittima del controllo mentale.15° Essi sostengono che nel processo contro il loro cliente che fu fatto nel 1969, furono ignorate le prove vi fossero due tiratori presenti durante l’assassinio di R. Kennedy. Il team legale di Shirhan sostiene cheanche della programmazione/controllo mentale tramite ipnosi non è affatto nuova, il pubblico è ignorante riguardo il lato oscuro di questa pratica” perciò “La persona media non è a conoscenza che l’ipnosi può e viene usata per indurre una condotta anti sociale negli esseri umani”. La CNN spiega che gli avvocati di Shirhan Sirhan avevano scoperto registrazioni audio che dimostrano che vennero sparati ben 13 colpi al momento dell’attentato a R. Kennedy: “Gli avvocati sostengono inoltre che Sirhan venne ipno-programmato per fungere da diversivo al vero assassino, il fatto che sia arabo avrebbe poi facilitato anche la propensione di colpevolezza. Sirhan 67 anni, è un palestinese cristiano nato a Gerusalemme che nel 1950 assieme alla famiglia emigro negli States.

Sirhan ‘fu un partecipante involontario dei crimini commessi in quanto venne sottoposto a sofisticate programmazioni ipnotiche e tecniche per impiantare memorie che lo resero incapace di controllare coscientemente i suoi pensieri e azioni al momento in cui i crimini vennero commessi”.

Daniel Brown esperto di ipno-programmazione alla Harvard Medical School ha recentemente lavorato con Shirhan, dicendo di averlo aiutato con successo a ricordare l’assassinio. Brown afferma che Shirhan nel 1969, a causa del controllo mentale, pensava di trovarsi in un poligono di tiro. Alcuni di questi soggetti sottoposti a controllo mentale sono membri di sette esoteriche. questo avvenne quando la CIA decise di spostare la sperimentazione del controllo mentale dai laboratori militari e accademici alla comunità esterna e al mondo delle sette modello OTO.16° Una cerchia segreta sperimentò da allora sui devoti dei vari culti e sette, e a volte si spinse fino a operare omicidi di massa nascondendoli come suicidi per ridurre al silenzio i soggetti coinvolti, come accade nel 1978 alle vittime del tempio del sole con il più grande suicidio di massa della storia, a Jeonestown, o a quello dell’Ordine del Tempio Solare.17°

Strage di Parigi: un 11 settembre francese?

I fatti di Parigi abbastanza conosciuti da tutti: due personaggi, urlano Allah Akbar, e uccidono 12 persone nella sede di un giornale satirico parigino. Erano tutti colpevoli di aver offeso il Profeta.

Dopo la strage, prendono l’auto e con estrema calma se ne vanno. Abbandonano la macchina, e incredibilmente uno di loro si dimentica sbadatamente la patente nel sedile. Se di primo acchito questo potesse sembrare anomalo, ma sembrerebbe che in realtà essere del tutto normale, probabilmente nel “manuale del giovane attentatore” si consiglia caldamente di portarsi dietro la patente di guida (o comunque di documenti che possano consentire la propria identificazione).

Esattamente come (guarda caso) il passaporto di uno dei presunti attentatori dell’11 settembre 2001, trovato sotto milioni di tonnellate di macerie delle Torri!! Anche in questo caso un vero e proprio colpo di fortuna.

La commedia però non finisce qui, perché la patente dimenticata sul sedile dell’auto, invece di essere sequestrata e secretata dagli inquirenti come prova centrale, è fotografata e le immagini fanno il giro del mondo! Un modo strano di procedere, eppure quasi nessuno si è posto la domanda su chi avesse accesso alle foto.

Inizia così la caccia all’uomo di diverse decine di migliaia di uomini (si parla di 80/90 mila uomini). Ma tale ricerca finisce presto, e come sempre gli attentatori sono uccisi in uno scontro a fuoco. In tutte le tragedie come queste, i “colpevoli” finiscono sempre con la morte, come se l’imperativo e l’ordine fosse quello di vendicarsi dei colpevoli di fronte alle masse (come nei film hollywoodiani di serie Z che finiscono con la morte del cattivo di turno), eliminandoli, quindi cancellando anche tutte le prove e tutti i possibili testimoni.

Da ricordare in questo caso il film hollywoodiano della cattura e uccisione di Bill Laden: dopo l’arresto è stato ucciso (se fosse vera questa versione sarebbe una regressione del diritto, ai grossi criminali nazisti gli fecero un processo, e se si confrontassimo i crimini!!), e il corpo gettato in mare. Nessuna immagine, nessun video: una esecuzione rimasta nel silenzio. Cosa nell’era della società dell’immagine dovrebbe essere impossibile. Ovviamente era impossibile farlo vedere, perchè Bill Laden, sarebbe secondo diverse fonti morto già nel 2001!18° La cosa più incredibile è che tutto il comando militare di Navy Seals, oltre diciassette militari dell’unità Team 6, che avrebbero partecipato a questa che si potrebbe chiamare senza ombra di dubbio una messinscena, ha trovato la morte in attentato. Quindi i possibili testimoni, cioè coloro che avrebbero potuto smaronare la vicenda, misteriosamente sono tutti morti assieme. Evidentemente esiste anche un karma di gruppo!

Un’atra notizia passata completamente in secondo piano dai media ammaestrati, è la seguente: Helric Fredou, uno dei commissari di polizia giudiziaria, scelti per fare le indagini si è misteriosamente ucciso, all’una della mattina dell’8 gennaio, dopo aver finito di scrivere la sua relazione, si è sparato un colpo alla testa! Stiamo parlando di un commissario di polizia di alto livello. Racconta il fratello: “Quella note che era sempre di guardia, è stato convocato ed è andato in ufficio intorno alle 22:30. La serata è stata molto tesa secondo i suoi colleghi, c’era ancora la Polizia di Parigi. Io fratello dopo aver scritto un rapporto, poi c’erano delle tensioni, non so perché. Ha detto di fare una telefonata urgente e, quando dopo un po’ non era ancora tornato… hanno mandato un collega a cercarlo… e lo hanno trovato morto“.

E se tutto ciò non bastasse, ci sono alcuni filmati molto interessanti. Amichai Stein vicecapo redattore della TV israeliana Channel 1. Ebbene questo “fortunato” si trovava casualmente nel posto giusto al momento giusto: esattamente sotto di lui infatti gli attentatori uscivano spianando i mitra e lui aveva, sempre “casualmente”, la telecamera in mano.

Non c’è dato da sapere come faceva questo Stein a essere lì in quel preciso istante e perché avesse la telecamera. Una fortuna sfacciata, poiché con i diritti del video avrà guadagnato moltissimi soldi. È perfino riuscito, con freddezza e lucidità uniche, a twittare le foto in Tete in diretta mentre avveniva l’attentato.

Dicono che avrebbe ripreso tutto con il proprio telefonino, ma questa storia non regge: dalle immagini si vede chiaramente che era registrato tutto da una posizione ottimale in maniera quasi cinematografica, e a un certo punto sembra addirittura tagliata in dissolvenza.19°

L’altro video inedito di Sky News mostra qualcosa di ancor più inquietante; una volante francese anziché opporre resistenza e tentare di bloccare la macchina dei terroristi, li lascia tranquillamente fuggire. La polizia si trovava di fronte all’auto e ne bloccava il passaggio. Uno dei terroristi esce e spara contro la volante, la quale invece di rispondere al fuoco, scappa arretrando, permettendo così la fuga agli attentatori. Per quale motivo? Paura? Hanno ricevuto l’ordine di lasciarli andare? E se sì, per quale motivo?

Per questa strage gli interrogativi sono tanti. C’entrano davvero le vignette su Maometto? La strage è veramente di matrice islamica e perciò ci staremo avviando verso una “guerra di civiltà”?

Proviamo a riflettere. Se i membri del commando fossero, statti veramente, degli islamisti radicali non si sarebbero accontentati di uccidere dei vignettisti atei, avrebbero distrutto tutto gli archivi del giornale sotto i loro occhi, sul modello di quello che ha fatto nella totalità delle azioni in Maghreb o in Medio Oriente. Per un autentico jihadista il primo compito è quello di distruggere gli oggetti che, a suo modo di vedere, offendono Dio, e solo in seguito punire i “nemici di Dio”. Allo stesso modo, non sarebbero subito fuggiti dalla polizia senza prima di aver portato a termine la loro missione, anche a costo di morire sul posto.

Peraltro i video e alcune testimonianze mostrano gli assalitori erano dei professionisti e che sapevano maneggiare le armi, poiché hanno sparato a colpo sicuro. Inoltre, non erano vestiti alla maniera degli jihadisti ma come un commando militare. Il modo in cui hanno freddato un poliziotto ferito a terra, che non rappresentava più un pericolo, dimostra che la loro missione non era quella di “vendicare Maometto” dal sarcasmo di Charlie Hebdo.

Si possono fare alcune considerazioni elementari. I mandanti dell’attentato sapevano che il gesto avrebbe provocato una rottura tra francesi e mussulmani di Francia. Charlie Hebdo era specializzato nelle provocazioni anti-islam e la maggior parte dei mussulmani di Francia ne erano diventate direttamente o indirettamente le vittime. Se alla fine i mussulmani francesi condanneranno senza appello il gesto, sarà per loro difficile provare lo stesso dispiacere che i lettori di quel settimanale provano per le vittime. E questa sensazione sarà percepita come una forma di complicità con gli assassini. Per questo, anziché considerare l’attentato come una vendetta islamica sarebbe più logico ipotizzare che questo sia il primo episodio di un tentativo di innestare un processo finalizzato a creare una situazione di guerra civile.

John Kerry ha parlato per la prima volta (casualmente?) in francese per inviare un messaggio ai francesi. Egli ha denunciato l’attacco alla libertà di espressione (da buon politico imperialista ha la faccia di bronzo, cosa hanno fatto dal 1995 gli USA se non bombardare e distruggere televisioni che avevano il solo torto di stare dall’altra parte della barricata, come la TV Jugoslava?) e celebra la lotta contro l’oscurantismo (da che pulpito proprio lui che viene da un paese pieno di telepredicatori fondamentalisti).

Da considerare, inoltre, che l’ideologia dei Fratelli Mussulmani (ma anche quella dell’ISIS) non si prefigge di creare la guerra civile in Occidente, quanto piuttosto di realizzarla in Oriente e di separare ermeticamente i due mondi.

Al contrario, la strategia dello “scontro di civiltà” è stata formulata da Bernard Lewis per il Consiglio di Sicurezza nazionale USA, ed è stata poi divulgata da Samuel Huntington non più come strategia di conquista ma come situazione prevedibile. 20°Tale strategia intendeva convincere i popoli delle metropoli imperialiste circa un inevitabile scontro che avrebbe preventivamente preso la forma di “guerra al terrore”. Dunque, non in qualche paese mussulmano che bisogna andare a vedere chi sono i patrocinatori del cosiddetto “scontro di civiltà”, ma a Washington e Tel Aviv.

Ci sono i precedenti storici dell’interferenza USA in paesi considerati “alleati”. Prendendo solamente la Francia, quando la CIA ha fatto testare in Francia gli effetti devastanti di certe droghe sulla popolazione civile. Un giornalista statunitense, Hank P. Albarelli Jr. che stava indagando sugli esperimenti di controllo mentale condotti dalla CIA durante la cosidetta Guerra Fredda, s’è imbattuto in alcuni documenti relativi a un oscuro episodio in Francia, che non è mai stato chiarito. Egli sostiene che nel 1951 la CIA stava testando un’arma segreta: l’irrorazione per aerosol di LSD.21° L’esperimento sarebbe stato compiuto in un villaggio francese, i cui abitanti e le autorità erano state tenute completamente al buio. Ma andò male e causò la morte di 7 persone. Per decenni, gli apparentemente non collegati misteri del strano e presunto “suicidio” del dottor Frank Olson, di New York City, nel 1953 e lo scoppio di bizzarra follia allucinogena in un piccolo villaggio francese, nel 1951, hanno in maniera indipendente provocato e reso perplessi gli investigatori. Come riferito in innumerevoli racconti su Internet e nell’informazione televisiva negli ultimi 35 anni, la morte di Olson è stata a lunga sospettata essere un omicidio di Stato, ma gli assassini o le plausibili motivazioni non sono mai stati identificati. Lo scoppio di follia nel villaggio di Pont St. Esprit, nel sud della Francia, ha sconcertato gli scienziati per decenni, con molti forti sospetti di una sorta di attacco segreto con LSD, cui i mezzi e le motivazioni semplicemente non erano ritenuti esistenti.

Nel 1995, Albarelli cominciò a indagare sulla morte del dottor Frank Olson, un batteriologo statunitense del centro top-secret dell’esercito statunitense per le armi biologiche di Fort Detrick, nel Maryland. Poco a poco Albarelli ebbe il sospetto che la scoperta che Olson sarebbe stato ucciso collideva con gli eventi orribili di Pont St. Esprit dell’agosto 1951. Scrisse a proposito un libro di 900 pagine, (A Terrible Mistake: The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments), che spiega nei minimi dettagli come i due eventi siano collegati. Recenti rapporti che “un grosso scandalo diplomatico e politico stia emergendo, potrebbe avere significative conseguenze sulle relazioni franco-americane” per la spiegazione di questo libro e la documentazione delle cause dei fatti di Pont St. Esprit, spingendomi a dare una spiegazione a coloro che, qui, sono curiosi di sapere dei due eventi.

Lo strano scoppio di follia a Pont St. Esprit colpì quasi cinquecento persone, causando la morte di almeno cinque, e il suicidio di due. Per quasi sessant’anni, l’incidente è stato provvisoriamente attribuito ad avvelenamento da ergot, il che significa che il pane consumato dai paesani era infettato con una segale psichedelica, o da avvelenamento da mercurio. La stragrande maggioranza degli scienziati che ha esaminato il focolaio, fino a tempi recenti, ha dichiarato che la causa resta un mistero.

Un giornale francese, all’epoca del bizzarro incidente scrisse: “Non è né Shakespeare né Edgar [Allen] Poe. Si tratta, purtroppo, della triste realtà su Pont-Saint-Esprit e dintorni, dove si svolgono scene terrificanti di allucinazioni. Sono scene che escono diritto fuori dal Medio Evo, scene di orrore e di pathos, piene di ombre sinistre.” Un breve articolo sulla rivista TIME, allora un grande giornale degli Stati Uniti, con legami molto stretti con la CIA, aveva affermato: “Tra i colpiti, delirium rosa: i pazienti battono selvaggiamente sul letto, urlando che fiori rossi fiorivano dai loro corpi“. Altri giornali che convergevano sulla scena, descrivevano persone che si gettavano dai tetti, donne e uomini che si strappavano i vestiti e correvano nudi per le strade, e di bambini che si lamentavano che i loro stomaci erano infestati dalle spire dei serpenti.

Poco dopo l’incidente, nel settembre del 1951, gli scienziati del prestigioso British Medical Journal dichiararono che “l’epidemia di avvelenamento” era stata prodotta dalla muffa della segale cornuta. Questa spiegazione, tuttavia, era basata quasi esclusivamente sulle risultanze dei biochimici spediti sulla scena dalla vicina Sandoz Chemical Company di Basilea, in Svizzera. Nel contingente della Sandoz c’era il Dr. Albert Hofmann, l’uomo che aveva sintetizzato l’LSD il 16 novembre 1938. Al momento della visita del gruppo Sandoz a Pont St. Esprit, solo alcuni scienziati in tutto il mondo, stimata in non più di otto a dieci, era a conoscenza dell’esistenza della droga sintetica LSD. Di forse uguale se non superiore, importanza, era che in sostanza, nessuno in Francia, nel 1951, a parte un paio di funzionari selezionati dalla Sandoz Chemical, era consapevole che la società stesse segretamente lavorando a stretto contatto con la CIA.

Sandoz stava rifornendo la CIA con abbondanti quantità di droga, e dava consulenze all’agenzia sui possibili usi difensivi e offensivi per l’LSD, e anche nella sperimentazione segreta negli Stati Uniti e in Europa. Per riassumere sommariamente la lunga storia, lo scoppio di Pont St. Esprit era stato effettivamente prodotto da un esperimento top-secret condotto congiuntamente da Esercito USA e CIA, nell’ambito del progetto MK/NAOMI, un progetto aggiunto ai programmi ultra-segreti della CIA Artichoke e MK/ULTRA. Infatti, l’unità che il dottor Frank Olson dirigeva la Special Operations Division di Fort Detrick, aveva supervisionato l’esperimento in Francia.

Con ulteriori indagini la storia diventa ancora più notevole nei suoi tratti sottili e nella sua ovvia natura. Anche oggi, il sito web del Dipartimento di Giustizia sui pericoli dell’LSD, afferma che nei primi anni ’50 “la Sandoz Chemical Company andava perfino promuovendo l’LSD come arma segreta da guerra chimica al governo degli Stati Uniti. Il loro principale mezzo di diffusione era una piccola quantità immessa nella rete idrica o spruzzata nell’aria, che potrebbe disorientare e rendere psicotica un’intera compagnia di soldati lasciandoli innocue e incapace di lottare“. Per non parlare, naturalmente, di un’intera cittadina.

Infatti, scavando ulteriormente nella storia, Albarelli ha scoperto dei vecchi documenti segreti dell’FBI, che rivelano che la Special Operations Division di Fort Detrick aveva pensato, un anno prima dell’esperimento di Pont St. Esprit, alla metropolitana di New York City, per un esperimento simile. si legge in un memorandum dell’FBI dell’agosto 1950, “Gli esperimenti BW [guerra biologica] che dovevano essere svolti da funzionari del Dipartimento dell’Esercito nella metropolitana di New York Subway, nel settembre del 1950, sono stati rinviati sine die“.

Quando Albarelli discusse del memorandum dell’FBI con ex biochimici di Fort Detrick, confidenzialmente lo hanno informato che gli esperimenti di New York City “sono stati ritardati fino a dopo che l’esperimento era stato condotto in Francia” Dice un ex scienziato della Special Operations Division, “i risultati complessivi della sperimentazione nel sud della Francia erano buoni, ma c’era anche un effetto negativo, o quello che oggi si chiama reazione del ’cigno nero’. Che diverse persone morissero era un dato inaspettato, del tutto inatteso. Non avrebbe dovuto operare in quel modo, così era stato di nuovo messo allo studio“.

Gli stessi scienziati hanno confermato che, a seguito dell’esperimento di Pont St. Esprit, la Special Operations Division di Fort Detrick tornò a New York, nel 1956, per condurre esperimenti nell’ambito delle operazioni Big City e Mad Hatter. Questi i progetti segreti prevedevano l’irrorazione per aerosol di sostanze chimiche attraverso i tubi di scappamento di un’automobile guidata da scienziati della CIA e dell’esercito attraverso New York City. Prima di ciò, nel 1952 e 1953, piccoli esperimenti furono condotti all’interno dei vagoni della metropolitana di New York da George Hunter White, un agente segreto del Federal Bureau of Narcotics che lavorava come contractor per la CIA. In almeno due occasioni, White fece esplodere degli speciali dispositivi di aerosol pieni di LSD. La CIA ha distrutto le relazioni scritte di White di questi esperimenti, nel 1973.

In una relazione riservata, datata dicembre 1953, inerente a un incontro che l’informatore non identificato ha avuto con un funzionario della Sandoz Chemical Company di New York City. L’informatore ha scritto che dopo “parecchie bevute” il funzionario Sandoz sbottò: “Il ’segreto’ di Pont Saint Esprit non era per nulla il pane.” Continuava il funzionario Sandoz, “Per settimane i francesi affidarono ai nostri laboratori le analisi sul pane. Non era il grano della segale cornuta, che era un composto simile al dietilamide” Con questo, naturalmente, il funzionario voleva dire che un farmaco artificiale aveva provocato il focolaio di Pont St. Esprit.

L’informatore della Cia aveva poi chiesto, in base alla sua relazione, “se il materiale poi non era nel pane, come ha fatto contaminare la gente?” A questo, il funzionario rispose: “Un esperimento” Ora preoccupato, l’informatore chiese, “un esperimento?” Al quali il dipendente della Sandoz timidamente rispose: “Forse del governo francese“, sapendo che molto probabilmente l’informatore statunitense conosceva bene l’identità dei veri responsabili dell’esperimento. E’ stato tutto un atto di un dramma di alto politica e di sotterfugi che si concluse con il funzionario Sandoz che dice, “Una piccola ragione che io penso, è che qui negli Stati Uniti volevano smaltire il nostro LSD. Se scoppia la guerra, il nostro LSD scomparirà“.

Infine, nella catena delle prove v’è un documento non datato della Casa Bianca che sembrava essere parte di un file più grande, e che era stato inviato ai membri della Commissione Rockefeller, formata nel 1975 dal presidente Gerald Ford per indagare sugli abusi della CIA. Il documento conteneva i nomi di due cittadini francesi che erano stati segretamente impiegati dalla CIA, e faceva riferimento diretto all’”incidente di Pont St. Esprit“, collegando un ex esperto di guerra biologica della CIA e il capo della Special Operations Division di Fort Detrick. Questo documento, insieme ad un altro, contiene la pistola fumante.

Nel 2005, un reporter del Baltimore Sun, Scott Shane, che ora scrive per il New York Times, scrisse: “L’Esercito [USA] non ha nessun dato su MK/NAOMI o sulla Special Operations Division [Fort Detrick].” Quando Scott, ha chiesto all’esercito delle registrazioni relative a entrambi, l’esercito rispose che “non riusciva a trovarleNel 1973, la CIA ha distrutto tutti i suoi registri su MK/NAOMI e sul suo lavoro con la Special Operations Division di Fort Detrick. Una delle motivazioni di questa distruzione, ha spiegato la CIA, era che “la gente non avrebbe capito o avrebbe travisato le ragioni per molti dei programmi che l’Agenzia ha effettuato” Quando il reporter Shane chiese a un ex alto ufficiale della divisione delle Operazioni Speciali di parlare dei progetti del passato, Andrew M. Cowan Jr., disse, “io non rilascio interviste su questo argomento. Dovrebbe ancora essere classificato, se non altro, per impedire che le informazioni della divisione siano sviluppate da qualche svitato“.

Il programma della CIA Artichoke, per tutti gli anni ’50 e ’60, sottopose diversi detenuti stranieri e sospetti agenti doppi al trattamento barbaro, compresa la terapia dell’elettroshock, lobotomie e induzione da farmaci di shock insulinico. Un incalcolabile numero di statunitensi, sono stati rapiti per strada a New York e a San Francisco, per esperimenti segreti, solo perché erano membri di gruppi minoritari, poveri, immigrati, persone percepite come criminali o prostitute. Molte di queste persone sono state permanentemente danneggiate fisicamente e mentalmente, a causa di questi esperimenti. Quasi 6.500 militari statunitensi sono stati inconsapevolmente oggetto dell’LSD negli anni ’50 e ’60. Molti di questi uomini non si sono mai completamente ripresi da questi esperimenti. Molti si suicidarono a seguito degli esperimenti. Nel 1953, un cittadino straniero fu imprigionato e torturato per oltre otto mesi, a Panama, da parte della CIA, solo perché era sospettato di collaborare con ufficiali dei servizi segreti francesi. Più tardi, la CIA avrebbe ucciso l’uomo stesso, perché confidenzialmente disse a un giornalista che sapeva chi aveva ucciso il presidente John F. Kennedy.22°

Un altro caso l’appoggio dato dai servizi americani all’OAS nel tentativo di assassinare il presidente De Gaulle.23°

Arrigo Molinari ex questore di Genova fornisce le prove della connessione OAS-CIA (Molinari era un membro della P2, il cui corpo senza vita fu trovato nella sua abitazione nel 2005, “suicidatosi” secondo la versione ufficiale)in un resoconto minuzioso che racconta su cosa accadde dal 1960 – 1962 sulla Riviera Ligure di Ponente, per opera dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno.24°

I motivi ostilità verso De Gaule, nasceva fatto che sotto la sua presidenza egli aveva sviluppato una sua politica differente a quella dell’imperialismo USA e perciò creato difficoltà alle strutture coperte filo-USA: Constantin Melnik, supervisore dei servizi segreti d’ Oltralpe tra il 1959 e il 1962, ha fornito una versione diversa da Andreotti, secondo il quale l’ Italia venne invitata dalla Francia, nel 1959, a partecipare all’ organizzazione clandestina, creata all’ interno dello Shape. Constantin Melnik, con una dichiarazione all’ agenzia France Presse, ha dichiarato che: “Quando sono arrivato all’ Hotel Matignon nel 1959, mi hanno parlato di questa organizzazione come di un affare morto o, in ogni caso, moribondo ha affermato l’ ex consigliere di Michel Debrè, allora alla guida del governo. Penso che sia stato disattivato al momento della morte di Stalin nel 1953. Secondo Melnik, questa struttura era stata creata da alcuni partigiani all’ inizio della guerra fredda, probabilmente con l’ aiuto della Nato e della Cia. Tuttavia, non aveva più ragione di essere nel 1959, nel momento in cui Krusciov veniva ricevuto a Parigi“. Melnik afferma di non ricordare il nome dell’ organizzazione clandestina, che secondo lui era diverso da Gladio. Le dichiarazioni dell’ ex responsabile dei servizi ha suscitato una reazione ufficiosa in Italia. In ambienti vicini al governo si è fatto notare che all’ultima riunione riguardante la pianificazione stay behind ha partecipato anche un rappresentante francese. Difficile fare chiarezza, soprattutto in assenza di dichiarazioni ufficiali da parte francese. Occorre tuttavia ricordare che la versione fornita da Melnik non è lontana dalle testimonianze raccolte da Roger Faligot e Pascal Krop, autori di un libro sui servizi segreti francesi dal 1948 al 1984. Secondo questa versione, dal ‘ 48 è esistita in Francia un’ organizzazione simile al Gladio. Essa era nata in seguito alla creazione del Cominform, nel 1947, che aveva fatto temere un’azione dei partiti comunisti europei, sostenuta dall’Armata Rossa. Gli organizzatori – fra i quali ci sarebbe stato anche Francois de Groussouvre, amico di Mitterrand – avrebbero reclutato qualche migliaio di uomini sparsi, per tutta la Francia, talpe addormentate che lo Sdece, il servizio segreto, avrebbero svegliato in caso di bisogno. Quest’organizzazione clandestina si chiamava in codice la Rose des vents, cioè lo stesso del gruppo neofascista scoperto in Veneto nel 1974.25°

Ora si potrà obiettare che tutto questo è “complottismo”, che la causa delle guerre non vanno cercate negli attentati o nei false flag, e neppure nelle piazzate come la “marcia degli ipocriti dei capi di Stato e di governo a Parigi, questi “amici” (si da per dire di Claire Hebdo, ma non bisogna sottovalutare che questi fatti sono degli aspetti di una campagna bellicista, esso sono una sorta di propaganda del fatto. Nessun popola ama essere coinvolto in una guerra, ma i governi che se ne fanno carico, sotto la pressione del capitale finanziario, devono demonizzare l’avversario, attribuirgli le più sanguinose azioni più sanguinose, in modo da convincere l’opinione pubblica che, se la guerra non è certo una cosa entusiasmante, è tuttavia inevitabile.

Guerra piscologica

E qui che entrano in campo gli specialisti delle operazioni psicologiche o manovre psicologiche (in inglese PSYOPS Psychological operations). Che sono un metodo utilizzato non solo dalle istituzioni militari ma anche da quelle politiche e dalle aziende, definibile come un complesso di attività psicologica messa in atto mediante l’uso programmato delle comunicazioni, pianificate in tempo di pace, di crisi e di guerra, dirette verso gruppi o obiettivi “amici”, neutrali o nemici (governi, organizzazioni, gruppi o individui) al fine di influenzarne i comportamenti che incidono sul conseguimento di obiettivi politici e militari.

E dentro questo quadro che assumono un ruolo sempre più importante per la conquista dei cuori e della psiche dei popoli i miti, che sono da sempre la forza che muove le volontà collettive dei popoli. Sarebbe ingenuo attribuire questo comportamento a scarsa capacità razionale dei popoli, o a naturale limitatezza delle masse o alla propensione dell’opinione pubblica verso le leggende piuttosto che verso la verità e dunque a bere tutto quello che si propinano. Il fatto che la borghesia, che ha alle spalle una lunga storia di rivoluzioni contro il mondo feudale e contro l’oscurantismo religioso ha imparato a sue spese che non è la verità e la coscienza intellettuale a muovere le grandi masse, bensì i miti, quelle vere e proprie leve che s’imprimono profondamente nella psiche collettiva per incarnare speranze e muovere le volontà ad agire.

I miti sono tali che, una volta penetrati in profondità nelle coscienze, costituiscono una forza difficilmente scardinabile. Quello dell’11 settembre 2001 è a tutti gli effetti, un mito, realizzato con le più sofisticate e tecnologicamente collaudate tecniche di comunicazione mediatica, che ha imbastito menzogne e confusione con briciole di verità, sensazionalismo e paura, esorcismo ed emotività, ripetute fino alla nausea, anche quando i fatti le abbiano smentite. Che, poi, nel tempo, infatti, la costruzione si sia rivelata un colabrodo, non ha più importanza: quel che conta è la prima impressione, quella che muove il consenso e la volontà delle masse. In quella zona della psiche che gli psicologi chiamano inconscio, non si distingue un’idea o un’immagine vera da una falsa. Le impressioni e gli effetti sono ugualmente reali e per lo più sono previsti da chi manipola e trasmette le informazioni e i messaggi. E vale la nota massima behaviorista del ministro nazista della propaganda J. Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità“. Che però non è un detto originale, essendo che già in Hegel la sua formulazione filosofica26° e soprattutto dal medico e fisico francese Gustave Le Bon, che ha fatto scuola osservando le tecniche di manipolazione mediatica, già nel 1895, quando di comunicazione di massa non erano neppure all’alba di tale sviluppo: “L’affermazione pure e semplice, svincolata da ogni ragionamento e da ogni prova, costituisce un mezzo sicuro per far penetrare un’idea nello spirito delle folle. Quanto più l’affermazione è concisa, sprovvista di prove e di dimostrazioni, tanto maggiore è la sua autorità (…) Tuttavia (l’affermazione) acquista una reale influenza soltanto se viene ripetuta di continuo, il più possibile, se sempre negli stessi termini. Napoleone diceva che esiste una sola figura retorica seria, la ripetizione. Ciò che si afferma finisce, grazie alla ripetizione, col penetrare nelle menti al punto da essere accettata come verità dimostrata (…) La cosa ripetuta finisce con l’incrostarsi nelle regioni profonde dell’inconscio, in cui si elaborano i moventi delle nostre azioni. Così si spiega la forza straordinaria della pubblicità“.27°

Ritornando ai giorni nostri, tutto ciò significa che la plateale distorsione della verità e la sistematica manipolazione delle fonti d’informazione sono parte integrante della pianificazione bellica. In seguito all’11/9, il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld ha creato l’Office of Strategic Influence (OSI), in altre parole l'”Ufficio della Disinformazione”, com’è stato etichettato dai suoi critici: “Il Dipartimento della Difesa ha detto che avevano bisogno di farlo, e stavano realmente per impiantare storie che erano false in paesi stranieri – come sforzo per influenzare l’opinione pubblica mondiale“. Ma, all’improvviso, l’OSI veniva formalmente sciolta sotto la spinta di pressioni politiche e di “fastidiosi” articoli dei media, “i cui scopi erano deliberatamente tendenziosi rispetto alla necessità di portare avanti gli interessi Americani.”

Pochi mesi dopo che l’OSI fu sciolto tra le polemiche (febbraio 2002) il New York Times confermava che la campagna di disinformazione procedeva a pieno ritmo e che il Pentagono stava: “…considerando di emanare una direttiva segreta ai militari americani per condurre operazioni coperte mirate ad influenzare l’opinione pubblica ed i politici nei paesi amici e nelle nazioni neutrali …” 28°La proposta ha acceso un aspra battaglia nell’amministrazione Bush sul fatto se i militari dovessero eseguire missioni segrete di propaganda in nazioni amiche come la Germania… “La lotta – ha dichiarato un funzionario del Pentagono – verte sul sistema di comunicazioni strategiche per la nostra nazione, sul messaggio che noi vogliamo inviare per influenzare a lungo termine, e come costruirlo. Noi possediamo le strutture, le capacità e l’addestramento idonei per influenzare la pubblica opinione delle nazioni amiche e neutrali. Noi possiamo fare questo e farla franca!“.29°

Per sostenere l’agenda di guerra queste “realtà fabbricate”, introdotte giorno dopo giorno nella catena dell’informazione di massa, devono diventare verità indelebili, che formino parte di un ampio consenso politico e dei media. A questo riguardo, i media ufficiali, sebbene agiscano indipendentemente dall’apparato militare e d’intelligence, sono uno strumento di questo sistema tendente a un autentico totalitarismo. In stretto collegamento con il Pentagono e la CIA, anche il Dipartimento di Stato ha istituito una sua unità civile di propaganda, guidata diretta dalla Sottosegretaria di Stato per le Relazioni e gli Affari Pubblici Charlotte Beers, una figura potente nell’industria pubblicitaria. Lavorando a stretto contatto con il Pentagono, la Beers è stata nominata a capo dell’unità di propaganda del Dipartimento di Stato immediatamente dopo l’11/9. Il suo mandato consisteva nel “contrapporsi e neutralizzare l’anti-Americanismo esterno.” 30°Il suo ufficio al Dipartimento di Stato deve: “‘assicurare che le pubbliche relazioni (di coinvolgimento, di informazione e guida, di influenza sulle comunicazioni internazionali importanti), vengano praticate in armonia con gli affari pubblici (con sfera di estensione al di là degli Statunitensi) e con la diplomazia tradizionale, per dare impulso agli interessi e alla sicurezza degli USA e produrre la base morale per la leadership Americana nel mondo.”31°

Come si vede l’opinione pubblica diventa centrale. Ma cosa è l’opinione pubblica?. Walter Lippmann32° nel 1922 la definì nel seguente modo: “Le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di se stessi, degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini, quando vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi, diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole“.33°

Lippmann, che fu il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud, sarebbe divenuto uno dei più influenti commentatori politici. Aveva trascorso gli anni della prima guerra mondiale al Quartier Generale di Propaganda e Guerra Psicologica di Wellington House, fuori Londra, in un gruppo di cui faceva parte anche il nipote di Freud, Eduard Bernays.34° Il libro di Lippmann, L’Opinione Pubblica, pubblicato un anno dopo l’uscita de La psicologia di massa di Freud, che trattava temi simili. E’ tramite i media, scrive Lippmann, che la maggior parte delle persone elabora quelle “immagini nella testa“, il che garantisce ai media “un potere spaventoso“.

Il Tavistock Center creato subito dopo la I Guerra Mondiale sotto il patronato del Duca George di Kent (1902-42), diretta da John Rawlings Rees , si mise a studiare gli effetti della psicosi bellica e la sua capacità di produrre il collasso della personalità individuale. Dal loro lavoro emerse una tesi terribile: grazie all’uso del terrore, l’uomo può essere ridotto a uno stato infantile e sottomesso, in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa prevedibile o, nei termini usati dal Tavistock, “sagomabile”. Controllando i livelli di ansietà è possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento potrà così essere controllato e manipolato dalle forze oligarchiche per cui il Tavistock lavorava.35°

Essendo mass media erano in grado di raggiungere grandi quantità di persone con messaggi programmati o controllati, il che rappresenta la chiave per la creazione di “ambienti controllati” per il lavaggio del cervello. Come mostravano le ricerche del Tavistock, la cosa importante era che le vittime del lavaggio del cervello di massa non si rendessero conto di trovarsi in un ambiente controllato; pertanto doveva esserci un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi dovevano essere leggermente diversi, così da mascherare la sensazione di un controllo dall’esterno. Quando possibile, i messaggi dovevano essere offerti e rinforzati attraverso l’”intrattenimento”, che avrebbe potuto essere consumato senza apparente coercizione, in modo da dare alla vittima l’impressione di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi.

Nel suo libro, Lippmann osserva che la gente è più che disposta a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche e a formare la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano; la verità non ha nulla a che fare con le loro considerazioni. L’apparenza di notizia fornita dai media conferisce un’aura di realtà a queste favole: se non fossero reali, allora perché mai sarebbero state riportate? Pensa l’individuo medio secondo Lippmann. Le persone la cui fama viene costruita dai media, come le star del cinema, possono diventare “opinion leaders”, con il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche.

Se la gente pensasse troppo a questo procedimento, il giocattolo potrebbe rompersi; ma Lippmann scrive: “La massa di individui completamente illetterati, dalla mente debole, rozzamente nevrotici, sottosviluppati e frustrati è assai considerevole; molto più considerevole, vi è ragione di ritenere, di quanto generalmente si creda. Così viene fatto circolare un vasto richiamo al popolo tra persone che, sul piano mentale, sono bambini o selvaggi, le cui vite sono un pantano di menomazioni, persone la cui vitalità è esaurita, gente ammutolita e gente la cui esperienza non ha mai contemplato alcun elemento del problema in discussione“.36°

Nell’affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche che riducono sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia del potere che la nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare la pubblica opinione. Le parole, o anche un’immagine statica, richiedono che la persona compia uno sforzo per crearsi un’”immagine mentale”. Ma con un film: “Tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi immaginare è già stato compiuto per voi. Senza compiere una fatica maggiore di quella necessaria per restare svegli, il risultato di cui la vostra immaginazione è alla continua ricerca vi viene srotolato sullo schermo“. E’ significativo che come esempio del potere del cinema egli utilizzi il film propagandistico Nascita di una nazione, girato da D. W. Griffith a favore del Ku Klux Klan; nessun americano, scrive Lippmann, potrà mai più sentir nominare il Ku Klux Klan “senza vedere quei cavalieri bianchi“. L’opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in ultima analisi dai desideri e dalle aspirazioni di una “elìte sociale“. Questa elìte, egli afferma, è: “Un ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo, ricco, urbano, che ha natura internazionale, è diffuso in tutto l’emisfero occidentale e, per molti versi, ha il proprio centro a Londra. Conta fra i propri membri le persone più influenti del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli dell’alta finanza, i livelli più alti dell’esercito e della marina, alcuni principi della Chiesa, i proprietari dei grandi giornali, le loro mogli, madri e figlie che detengono lo scettro dell’invito. E’ allo stesso tempo un grande circolo di discussione e un vero e proprio ambiente sociale“. Con un atteggiamento tipicamente elitario, Lippmann conclude che il coordinamento dell’opinione pubblica manca di precisione. Se si vuole raggiungere l’obiettivo di una “Grande Società” in un mondo unitario, allora “la pubblica opinione deve essere creata per la stampa, non dalla stampa“. Non è sufficiente affidarsi ai capricci di “un ambiente sociale superiore” per manipolare le “immagini nella testa delle persone“; questo lavoro “può essere gestito solo da una classe di individui specializzati” che operi attraverso “centrali d’intelligence“.37°

Mentre Lippmann scriveva il suo libro, la radio, è il primo mass media tecnologico a entrare nelle case, stava assumendo sempre maggior rilievo. A differenza dei film, che erano visti nei cinema da grandi gruppi di persone, la radio offriva un’esperienza individualizzata all’interno della propria casa, avente per fulcro la famiglia. Nel 1937, su 32 milioni di famiglie americane, 27,5 milioni possedevano un apparecchio radiofonico, più di quante possedessero un’automobile, il telefono o perfino l’elettricità.

In quello stesso anno la Rockefeller Foundation finanziò un progetto per studiare gli effetti che la radio produceva sulla popolazione.38° A essere reclutati per quello che sarà poi conosciuto come Radio Research Project, con quartier generale all’Università di Princeton, a lavorare su questo studio ci furono delle personalità come Hadley Cantril e Gordon Allport, che diventeranno elementi chiave delle operazioni del Tavistock americano. A capo del progetto c’era Paul Lazerfeld; i suoi assistenti alla direzione erano Cantril e Allport, con Frank Stanton, che sarebbe poi diventato capo del settore informazione della CBS, e più tardi il suo presidente, e capo del consiglio di amministrazione della RAND Corporation. Il progetto fu preceduto da un lavoro teoretico realizzato in precedenza studiando la psicosi e la propaganda di guerra, e dal lavoro di Walter Benjamin e Theodor Adorno, della Scuola di Francoforte. Questo lavoro preliminare era incentrato sulla tesi che i mass media potessero essere usati per indurre stati mentali regressivi, atomizzare gli individui e generare un incremento dell’instabilità. Queste condizioni mentali indotte furono poi definite dal Tavistock col termine di stati “brainwashed”, e il processo d’induzione che a essi conduceva fu chiamato “brainwashing”, cioè “lavaggio del cervello“.

Nel 1938, quando era a capo della sezione “musica” del Radio Research Project”, Adorno scrisse che gli ascoltatori di programmi musicali radiofonici:
fluttuano tra l’oblio completo e improvvisi tuffi nella coscienza. Ascoltano in modo atomizzato e dissociano ciò che sentono… Non sono bambini, ma sono infantili; il loro stato primitivo non è quello di chi non è sviluppato, ma quello di chi ha subìto un ritardo mentale provocato da un’azione violenta“. Le scoperte del Radio Research Project, pubblicate nel 1939, confermarono la tesi di Adorno sul “ritardo mentale indotto” e servirono da manuale per i programmi di lavaggio del cervello. Studiando i drammi radiofonici a puntate, comunemente noti come “soap opera” (poiché molti di essi erano sponsorizzati da ditte produttrici di sapone), Herta Hertzog scoprì che la loro popolarità non poteva essere attribuita a nessuna caratteristica socio-economica degli ascoltatori, ma piuttosto al format seriale in sé, che induceva ad un ascolto abitudinario. La forza che la serializzazione possiede nel produrre il lavaggio del cervello è stata riconosciuta dai programmatori del cinema e della TV; ancora oggi le “soap” pomeridiane sono quelle che generano maggiore assuefazione televisiva, con il 70% delle donne americane sopra i 18 anni che guardano ogni giorno almeno due di questi programmi.

Un’altra indagine del Radio Research Project si occupò degli effetti prodotti nel 1938 dalla lettura radiofonica de La guerra dei mondi di H. G. Wells da parte di Orson Welles, in cui si simulava un’invasione marziana. Il 25% degli ascoltatori del programma, che era stato presentato come se si trattasse di un notiziario, credette davvero che fosse in corso un’invasione, generando il panico nazionale; e questo nonostante i chiari e ripetuti avvertimenti che si trattava di un programma di fiction. I ricercatori del Radio Project scoprirono che molte persone non avevano creduto all’invasione marziana, ma avevano pensato che fosse in corso un’invasione da parte della Germania. Questo, come i ricercatori riferirono, dipendeva dal fatto che il programma era stato presentato nel format del “notiziario”, che in precedenza era stato utilizzato per fornire il resoconto della crisi bellica che si prospettava a seguito della Conferenza di Monaco. Gli ascoltatori avevano reagito al format, non al contenuto del programma.

I ricercatori dimostrarono così che la radio aveva già condizionato a tal punto le menti dei suoi ascoltatori, le aveva rese così frammentate e irriflessive, che nella ripetizione del format stava la chiave della popolarità.

UNA LEZIONE è CHE NON BISOGNA MAI DIMENTICARE CHE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLE INFORMAZIONI CI PERVIENE DAL NEMICO DI CLASSE, ED è VOLUTAMENTE FALSA: è CONSEGNATA PER FRASTORNARE I LAVORATORI E LE CLASSI SFRUTTATE IN MODO CHE, INVECE DI LOTTARE PER I LORO INTERESSI IMMEDIATI E STORICI, SI TRASFORMINO IN DOCILI ESECUTORI DI UNA POLITICA DI SFRUTTAMENTO E DI GUERRE, OVVIAMENTE TUTTO QUESTO NEL NOME DELLA “PACE E DEL PROGRESSO”.

IL SONNO DELA RAGIONE GENERA MOSTRI (GOYA)

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http://.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/6520-da-lee-oswald-via-gladio.html

2° Il sospetto che Wikileaks sia un’operazione dei servizi segreti nasce da tutta una serie di coincidenza del genere.

http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/1357-la-strage-unesercitazione-divenuta-realta-html

www.nydailynews.com/news/national/2009/01/22/2009-01-22_virginia_tech_graduate_student_attacked_.html

www.huffingtonpost.com/2009/08/27/virginia-tech-students-fo_n_270892.html

www.governor.virginia.gov/TempContent/techpanelreport.cfm

www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=6409

http://www.grandeoriente-democratico.com/Ancora_a_proposito_di_de

9°                                                     C.s.

10°Voglio precisare, che non intendo dire che le cause delle “guerre di religione” siano di natura religiosa o ideologica. Se fosse così, non si riuscirebbe a spiegare, ad esempio, perché gli ebrei, che nel medioevo e in buona parte dell’era moderna erano invisi, denigrati, perseguitati nell’Europa Occidentale, e ben accolti da arabi e turchi, e siano, almeno dalla seconda guerra mondiale, sono diventati amicissimi degli occidentali e detestati dagli arabi. Il Talmud, il Corano e i Vangeli sono rimasti gli stessi. Non si tratta di scontri tra religioni, ma d’inevitabili conflitti su interessi ben materiali. Ma bisogna evitare di cadere nel materialismo volgare. In una lettera che Engels scrisse Josep Bloch il 21 settembre 1890 diceva: “Secondo la concezione materialista della storia il fattore che in ultima istanza è determinante nella storia è la produzione e la riproduzione della vita reale. Di più non fu mai affermato né da Marx né da me. Se qualcuno travisa le cose, affermando che il fattore economico sarebbe l’unico fattore determinante, egli trasforma quella proposizione in una frase vuota, astratta, assurda”. I problemi economico sociali si presentano attraverso la mediazione politica. Diceva Lenin: “La politica è l’espressione concentrata dell’economia” (Lenin, Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotskij e di Bucharin, 25 gennaio 1921). Perciò sbagliano chi individua le cause economiche delle guerre, e si fermano lì e pensano che si possa fare a meno, di cogliere gli sviluppi diplomatici, ideologici e religiosi, l’azione dei servizi segreti, le manovre ecc.

11° http://www.grandeoriente-democratico.com/Ancora_a_proposito_di_de

12°La programmazione Monarch è un metodo per il controllo mentale utilizzato da numerose organizzazioni per scopi segreti. Si tratta della prosecuzione del progetto MK-ULTRA, un programma di controllo mentale sviluppato dalla CIA e testato su militari e civili. I metodi sono incredibilmente sadici (lo scopo principale è quello di traumatizzare la vittima) e i risultati sono raccapriccianti: la creazione di uno schiavo mentalmente controllato che può essere attivato in qualsiasi momento per eseguire qualsiasi azione richiesta dal gestore (handler). La programmazione Monarch è una tecnica di controllo mentale che comprende elementi del Satanic Ritual Abuse (SRA) e del disturbo di personalità multipla (MPD). Si utilizza una combinazione di psicologia, neuroscienze e rituali occulti per creare all’interno degli schiavi un alter ego che può essere attivato e programmato dai gestori. Anche se si sostiene che la CIA abbia interrotto tali esperimenti dopo l’intervento di varie commissioni alcuni affermano che il progetto abbia assunto un basso profilo e il programma Monarch sia diventato il suo successore “classificato”. Gli schiavi Monarch sono principalmente utilizzati dalle organizzazioni per compiere operazioni mediante capri espiatori addestrati a svolgere compiti specifici, che non contestino gli ordini, che non ricordino le loro azioni e che se scoperti si suicidino automaticamente o danno delle versioni depistanti della verità. Secondo Fritz Springmeier questi gruppi sono conosciuti come il “Network” e formano la struttura portante del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale.

Il programma Monarch si basa sugli obiettivi Nazisti (anche se si proclamano democratici) di creare una razza superiore in parte attraverso la genetica. A causa del grave trauma indotto dalla terapia elettroconvulsiva, dagli abusi sessuali e da altri metodi la mente si divide in personaggi differenti dal principale. Gli specialisti della programmazione Monarch cercano di dividere in comparti la psiche del soggetto creando personalità multiple usando il condizionamento basato sul trauma. La base per il successo della programmazione Monarch è che possono essere create differenti personalità o parti di personalità che non si conoscono tra loro ma che possono prendere il controllo del corpo in momenti diversi. Le pareti di amnesia costruite grazie ai traumi formano uno scudo protettivo di segretezza che protegge i colpevoli dall’essere scoperti e impedisce alla personalità principale di sapere quando il sistema di cambio personalità è attivo. Si cerca di fare molto sotto il profilo del mantenimento della segretezza della agenzia di intelligence o del gruppo occulto che sta controllando lo schiavo. Il tasso di successo di questo tipo di programmazione è alto ma quando fallisce i fallimenti vengono eliminati attraverso la morte. La DELTA è nota come programmazione “killer” ed è stata originariamente sviluppata per l’addestramento degli agenti speciali o dei soldati d’elìte (cioè la Delta Force, il First Earth Battalion, il Mossad, ecc) nelle operazioni d’infiltrazione. L’ottima risposta adrenalinica e l’aggressività controllata sono evidenti. I soggetti sono privi di paura e sono molto sistematici nello svolgimento delle loro assegnazioni. Istruzioni come il suicidio sono stratificate a questo livello. L’estrema violenza, l’abuso sessuale, la tortura mentale e i giochi sadici inflitti alle vittime da rinomati scienziati e da funzionari di alto livello dimostrano l’esistenza di un vero e proprio lato oscuro del potere. Nonostante le rivelazioni e i documenti, la grande maggioranza della popolazione ignora, respinge o evita il problema del tutto. L’omicidio dei senegalesi avvenuto l’13-12-2011 a Firenze può essere un lampante esempio di questo lato oscuro del potere. Altri esempi tragici passati alla storia mondiale possono essere l’omicidio di John Kennedy, l’omicidio di Robert Kennedy e appunto la vicenda Breivik in Norvegia. La versione ufficiale vuole che un pazzo isolato abbia ucciso dei senegalesi per motivi xenofobi e si è suicidato durante un conflitto a fuoco con la polizia. In realtà l’episodio s’inquadra in una tecnica che è stata inventata tre secoli fa e che caratterizza la politica di tutti gli Stati Occidentali. Quando si vuole ottenere qualcosa che normalmente la gente non sarebbe disposta ad accettare si organizzano gravi episodi per turbare l’ordine pubblico e fare in modo che sia la gente stessa a richiedere quelle misure restrittive che sono state pianificate dalle lobby al potere. Questa tecnica è l’espressione pratica della dialettica secondo cui lo scontro tra la tesi e l’antitesi da luogo alla sintesi. La tesi che si vuole screditare è che la cosidetta società civile possa essere costruita sullo sviluppo delle libertà fondamentali dell’uomo., ma sarebbe meglio dire sul protagonismo delle masse non viste come orda ma soggetti cosciente. L’antitesi che si vuole dimostrare è che lo sviluppo delle libertà fondamentali dell’essere umano che possa sboccare in un suo protagonismo, deve essere limitato per impedire che tali libertà sfocino in eccessi negativi per la società. Ovviamente proposta in questo modo questa tesi sarebbe respinta dalla totalità della popolazione. Invece dopo episodi come l’omicidio dei senegalesi molte persone che non approfondiscono i fatti si convincono che le libertà dell’individuo devono essere limitate da restrizioni, che altro non è che l’obiettivo che chi ha organizzato la strage voleva ottenere. In molti di questi episodi è dato subito in pasto all’opinione pubblica un presunto colpevole non solo per fruttare la rabbia della gente ma soprattutto per impedire che la gente si possa concentrare sul vero scopo della strage: centralizzare il potere limitando le libertà con misure sempre più restrittive. E’ chiaro che nessuno fa niente per indagare sul gruppo occulto che sta pilotando la vicenda e addirittura, la sparizione di tutto quello che c’era nell’appartamento di Casseri non è un elemento per ipotizzare che l’assassino sia appoggiato dall’esterno. Ricordiamo che generalmente gli assassini sotto controllo mentale sono accompagnati da una scorta di agenti travestiti da passanti e che generalmente non sono mai soli sul campo. Ma l’ipotesi che qualcuno abbia coperto Casseri durante la sua azione o abbia fatto dei sopralluoghi prima di mandarlo in Piazza Dalmazia non è stata neanche presa in considerazione. Molti dubbi poi su come abbia potuto girare tre ore nel centro dopo essere stato identificato in piazza Dalmazia con nome e cognome. Provate a sparare un colpo di pistola in piazza Dalmazia e lasciare i vostri dati personali e la vostra fotografia a qualcuno e vedrete che non girate tranquillamente tre ore in centro. C’è poi da osservare che il tragitto da piazza Dalmazia alla Stazione è un vicolo cieco: è impossibile sottrarsi a un controllo effettuato nella zona. Ma nei minuti successivi alla strage non sono stati effettuati posti di blocco e gli elicotteri che si sono alzati in volo non hanno visto niente. Classico l’epilogo: il suicidio dopo lo scontro a fuoco con la polizia secondo un canone tipicamente Monarch.

13°  Digilio è nato a Roma nel 1937 ma veneziano d’adozione, s’iscrisse nei primi anni ’60 alla Facoltà di Economia e Commercio dell’università di Venezia, senza riuscire a terminare gli studi. Prima il servizio militare, poi la morte del padre Michelangelo, dopo un incidente stradale nel gennaio del 1967, lo portò, è lui stesso a scriverlo in un memoriale, a contattare l’ambiente in cui il genitore si era inserito: la rete degli informatori italiani al servizio delle basi NATO nel Veneto. “Il mio primo reclutatore – disse – fu il capitano David Carret della Marina militare degli Stati Uniti di stanza a Verona che aveva già conosciuto mio padre”. Negli anni dell’università, entrò anche a far parte del Centro Studi Ordine Nuovo. Il primo nucleo di quest’organizzazione fu fondato a Venezia nell’aprile del 1957 da Giangastone Romani e Carlo Maria Maggi, per poi diramarsi nel Veneto. Gli anni immediatamente successivi furono quelli dei rapporti con l’OAS (l’”Organisation de l’Armée Secréte”), organizzazione promossa da settori dell’esercito francese e dall’estrema destra per contrastare l’indipendenza dell’Algeria, presto trasformatasi in un’internazionale nera. Ordine Nuovo ne favorì l’azione, allestendo nel nostro paese basi logistiche e rifugi coperti. Nel marzo del 1962, sempre a Venezia, si tenne uno dei raduni più importanti del neofascismo a livello internazionale, con il tentativo di realizzare a un “Partito Nazionale Europeo”. Tra gli altri, a firmare il “Protocollo” d’intesa, il tedesco Adolf von Thadden, l’inglese Oswald Mosley, il belga Jean Thiriart e il conte italiano Alvise Loredan, un grande proprietario terriero veneto. http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=2824&Class_ID=1001

14° http://www.uonna.it/salvin41.htm

15° http://neovitruvian.wordpress.com

16° L’Ordo Templi Orientis (O.T.O.) (Ordine del Tempio d’Oriente) è un’organizzazione internazionale esoterica fondata intorno al 1905 dal noto occultista tedesco Theodor Reuss e Franz Hartman sulla falsa riga dei livelli massonici e delle capillari confraternite ermetiche che erano presenti in tutta Europa.  In realtà, le origini potrebbero risalire al 1895, quali espressioni delle correnti di pensiero di Karl Kellner (1851-1905). In origine l’O.T.O. era destinata ad essere modellata e associata, con tre gradi iniziatici successivi, ai sei gradi iniziatici della Massoneria. Tuttavia, sotto la guida di Aleister Crowley, l’O.T.O. fu poi riorganizzata intorno alla Legge di Thelema (i cui precetti fondamentali sono “Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge” e “Amore è la legge, amore sotto la volontà” promulgata da Crowley già nel 1904, con Il Libro della Legge. Similmente a molte organizzazioni esoteriche, l’O.T.O. è basata su un sistema iniziatico, con una serie di cerimonie che utilizzano un dramma rituale per stabilire legami fraterni e spirituali ed impartire dottrine filosofiche. L’O.T.O. comprende anche la Ecclesia Gnostica Catholica (E.G.C.) che è la ramificazione ecclesiastica dell’Ordine stesso.

17° Leo Lyon Zagami, Le confessioni di un illuminato, UNO EDITORI.

18° http://www.disinformazione.it/strage_parigi.htm

19°                                  c.s.

20° La guerre des civilations, par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 4 giugno 2004.

21° http://www.voltairenet.org/article168000.html

22° Video https://www.youtube.com/watch?x-yt-cl=84503534&v=CfolaIEJPZA&x-yt-ts=1421914688 Intervista https://www.youtube.com/watch?v=_U9z-64FmV0&x-yt-cl=84503534&x-yt-ts=1421914688 Altri video https://www.youtube.com/watch?v=JigFWWheWVo&x-yt-ts=1421914688&x-yt-cl=84503534 https://www.youtube.com/watch?x-yt-cl=84503534&v=LUY-WHQ_BDY&x-yt-ts=1421914688

23°Quand le stay-behind voulaint remplacer De Gaule, par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 10 settembre 2001.

24° http://www.truciolisavonesi.it/articoli/numero143/molinari.pdf

25° http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/11/11/col-generale-de-gaulle-niente-gladio-parigi.html

26° Attraverso la ripetizione, ciò che inizialmente appariva come un accidente e possibile, diventa qualcosa di reale e consolidato (G.W.F. Hegel).

27° Gustave Le Bon, Psicologia delle folle, Milano 1982, pp. 111-112; il libro significativamente fu letto da chi aveva a che fare con i fenomeni politici e sociali di massa, da Mussolini a Lenin, oltre che dalle polizie di tutti paesi.

28° Intervista con Steve Adubato, Fox News, 26 Dicembre 2002.

29° New York Times, 16 dicembre 2002.

30° Sunday Times,Londra 5 gennaio 2003.

31° http://www.state.gov/r/

32° Walter Lippmann (1889– 1974). Giornalista statunitense. Per 32 anni (dal 1931 al 1963) ha analizzato i fatti internazionali nella rubrica Today and Tomorrow dell’Heral Tribune di New York. Vinse due premi Pulitzer (nel 1958 e nel 1962).

33° http://www.altrainformazione.it/wp/2009/07/11/come-gli-inglesi-utilizzano-i-media-per-la-guerra-psicologica-di-massa/

34° Bernays è noto per aver elaborato la pubblicità di Madison Ave sfruttando le teorie freudiane di manipolazione psicologica.

35° Tutta la teoria psicologica del Tavistock (come anche quella freudiana) muove dalla concezione dell’uomo come bestia dotata di pensiero. Il Tavistock sostiene che la creatività derivi unicamente da impulsi nevrotici o erotici sublimati e vede l’uomo come una lavagna su cui disegnare e ridisegnare le proprie “immagini”.

36° http://www.altrainformazione.it/wp/2009/07/11/come-gli-inglesi-utilizzano-i-media-per-la-guerra-psicologica-di-massa/

37° Si tratta di una concezione simile a quella espressa da Rees nel suo libro The Shaping of Psychiatry by War, in cui si parla della creazione di un gruppo elitario di psichiatri che dovranno garantire, a vantaggio dell’oligarchia dominante, la “salute mentale” del mondo.

38° I nazisti avevano già ampiamente utilizzato la propaganda radiofonica per il lavaggio del cervello come elemento integrante dello Stato fascista. I loro metodi furono osservati e studiati dai ricercatori del Tavistock.

 

 

 

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~ di marcos61 su gennaio 30, 2015.

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