CASALEGGIO E LA FINE DELLA POLITICA: MA IL VERO QUESITO E’ CHI COMANDA VERAMENTE IN ITALIA?

 

 

 

Sono cosciente di addentrarmi in un terreno minato. Parlare di Casaleggio significa in sostanza parlare della persona che è identificata come l’ideologo del Movimento 5 Stelle, un movimento che rappresenta per un settore consistente di masse popolari in Italia un punto di riferimento e una speranza di cambiamento.

È un terreno minato poiché il Movimento 5 Stelle è sottoposta ad attacchi da parte del ceto politico e dai media.

Detto questo, come comunista, attento a come si muovono e si organizzano le masse popolari, ritengo un atto doveroso analizzare l’impianto ideologico e politico dei movimenti che sono punto di riferimento delle masse popolari.

Questo non per una sorta di elitarismo spocchioso nei confronti delle masse popolari, ma partendo dal fatto per dirla con Lenin che non vi può essere un’azione rivoluzionaria senza una teoria rivoluzionaria.

 

 

La Casaleggio associata

 

 

La Casaleggio Associati è un’azienda specializzata in editoria, comunicazione e strategia online, nasce nel 2005. Tra i suoi clienti c’è Beppe Grillo, il cui blog è tra i siti più frequentati al mondo. E’ cliente anche la casa editrice Chiarelettere, specializzata in inchieste (in particolare su Berlusconi): il suo direttore editoriale, Lorenzo Fazio, è anche azionista e fondatore del Fatto Quotidiano. Fondato con successo nel 2010 il quotidiano offre un sostegno costante e moderatamente critico nei confronti del Movimento 5 Stelle.[1]

In un articolo del luglio 2010 nella rivista Micromega il giornalista Pietro Orsatti ha fatto notare come la Casaleggio Associati avesse tra i suoi quattro azionisti Enrico Sasson, ex editorialista del Sole 24 Ore, il quotidiano della Confindustria.[2] Sasson che fa parte di club esclusivi come il Gruppo Bilderberg e l’Aspen Institute, [3] è stato presidente della Camera di Commercio statunitense in Italia, che è una lobby specializzata nei rapporti tra aziende.

Forse per questo non è un caso che la Casaleggio Associati ha creato un partenariato[4] con l’azienda statunitense di management Enamics. Tra i clienti dell’Enamics ci sono gli ex clienti di Sasson (Microsoft, Coca-Cola, Disney), oltre alle banche Rockefeller, e Barclays, il tesoro statunitense e la compagnia petrolifera Shell.

 

 

Introduzione al pensiero di Casaleggio

 

 

Per avvicinarsi al pensiero di Casaleggio è utile leggere Il grillo canta sempre al tramonto (Chiarelettere 2010). Si tratta di un dialogo politico politico-filosofico (moderato da Lorenzo Fazio) tra Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, sostenitore dei primi due. Questo libro vendette più di 40.000 copie.

Dario Fo si lancia in un riferimento all’antica Grecia, al medioevo lombardo, al rinascimento, come se il Movimento 5 Stelle fosse l’ultima icona dei grandi passi compiuti dall’umanità. Mentre Grillo mette a punto le sue formule, Casaleggio si dedica alle spiegazioni strategiche e svela il suo mondo ideale. A pag. 68 si legge un riassunto di questa visione: “Una volta ho incontrato un mio amico architetto su Second Life, un mondo digitale creato in rete. Gli avevo commissionato un palazzo (…). Ci siamo salutati attraverso le nostre identità virtuali e abbiamo ispezionato il palazzo (…). Dopo un po’ non ci accorgevamo più di essere in un mondo immaginario”. In sostanza un mondo che assomiglia a quello immaginato nel film Matrix dove il reale e virtuale si confondono pesantemente.

A pag. 66 si legge: “Tra qualche hanno interagiremo con tutti gli oggetti che ci sono in una stanza. La tazzina dalla quale ho bevuto il caffè mi dirà qual era la marca del caffè, dov’era stata costruita la tazzina (…). Quella tazzina, poi, sarà collegata alla rete, quindi tutti potranno sapere che ho bevuto da quella tazzina in un dato luogo, che il caffè era di quel tipo, che ho messo un cucchiaio di zucchero”.

Un mondo virtuale dunque. Ma cosa bisogna intendersi per mondo virtuale?

Dalle origini della sua comparsa sulla Terra l’essere umano, prima di esprimersi attraverso il linguaggio, si è espresso attraverso l’immagine, l’icona, il geroglifico, in altre parole un linguaggio espresso attraverso l’immagine. La Realtà Virtuale è l’evolversi di quello che una volta era rappresentato dal graffito, un evolversi che, come tutti i linguaggi, rappresenta per forza una possibilità di vedere il mondo in modo più ampio. Se è vero, infatti, che attraverso l’evoluzione del linguaggio è possibile dire sempre di più e in modo più preciso e intelligibile, è anche vero che un linguaggio indubbiamente più evoluto come quello che la Realtà Virtuale mette a disposizione allarga di molto le zone del dicibile e quindi garantire una visione nettamente più ampia e completa del mondo e, di conseguenza della conoscenza.

Un altro aspetto che però bisogna considerare è quello del tipo di mondo col quale si viene a contatto attraverso un sistema virtuale. Il modello cui si fa riferimento è necessariamente un modello arbitrario, virtuale, illusorio e il rischio dunque è quello di fare della simulazione non uno strumento della conoscenza del mondo, ma piuttosto uno strumento di conoscenza del modello ideale di mondo da noi costruito. In sostanza la Realtà Virtuale rischia di diventare uno strumento che ci allontana dagli elementi conoscitivi che la realtà c’impone di conoscere.

Quando parliamo della Realtà Virtuale non bisogna dimenticare che i più grandi sforzi economici per sviluppare attrezzature e sistemi virtuali sono stati fatti dagli eserciti più potenti al mondo (in sostanza da parte degli eserciti dei paesi imperialisti), e non è un caso. I costi per sostenere le prove e gli addestramenti militari reali sono talmente alti da giustificare senza un dubbio anche un costo esorbitante per costruire attrezzature virtuali, ed è per questo che la prima stazione completamente virtuale e funzionante fu costruita proprio dal direttore del centro di ricerche sulla Realtà Virtuale dell’Air Force degli USA: Thomas Furness III.

Se la guerra diventa sempre più virtuale, però il virtuale diventa sempre più realistico creando il cortocircuito dagli aspetti molto inquietanti soprattutto se riflettiamo sul fatto che i bambini seduti oggi davanti alle playstation potrebbero essere i piloti di domani. Se il cinema di guerra, strumento di propaganda per eccellenza, è abbandonato dai giovani, ecco i video giochi sono pronti a occupare il suo posto. Il videogame più venduto nel 2009 è stato Call of uty: Modern Warfare 2, ambientato in Afghanistan, versione aggiornata di un altro gioco da hit parade contro una non meglio precisata nazione del Medio Oriente.

Il gioco Medal of Honor (lanciato nei negozi il 12 ottobre 2012) si apre cronologicamente poco prima degli attacchi dell’11 settembre. Il giocatore-avatar si ritrova nelle vesti di navy seal infiltrato tra le file dei talebani a Gardez, in Afghanistan. Il gioco è talmente realistico che, mentre si viene paracadutati sul terreno, si possono ascoltare le trasmissioni dei talebani insieme ai notiziari in inglese proveniente da Manhattan.

Nel maggio 2010, ad esempio, la marina statunitense ha deciso di utilizzare i videogiochi anche per l’addestramento fisico degli arruolati. L’utilizzo di software specifici per il fitness, come i videogiochi per Wii servirebbero a rendere meno traumatica l’esperienza delle nuove reclute. Rispetto al passato, infatti, i nuovi arrivati sotto le armi hanno più difficoltà a mettersi in forma, con un aumento esponenziale degli infortuni che capitano nei Boot Camp (addestramento stile marines). I videogiochi potrebbero essere un buon sistema per introdurre i giovani all’attività dei campi d’addestramento senza che si facciano troppo male. In ogni caso, resta da più vedere l’effettiva applicazione pratica di tali idee.

Nel frattempo l’aviazione degli Stati Uniti non esita a promuovere la sua immagine e a fare reclutamento nei siti Web più frequentati dai videogiocatori, con alcuni Banner chiaramente ispirati al mondo dei videogiochi, pensati per stuzzicare e incuriosire i patiti della playstation. Il Banner che rimanda al sito ufficiale dell’US Air Force, ad esempio, si presenta in una veste grafica particolare, un misto tra il menu di un videogioco e un’avventura grafica “punta e cicca”. [5]

Ora il mondo della Realtà Virtuale può aprire un dibattito per quanto riguarda il problema etico. Ricordiamoci del film Total Recall che in italiano era stato tradotto come Atto di forza, interpretato da Arnold Schwarzenegger, dove il protagonista era sottoposto a una macchina capace di imprimere nel cervello le emozioni, le sensazioni e tutti gli aspetti di una realtà costruita dell’individuo stesso. Nel film c’è addirittura un’agenzia turistica che al posto di far viaggiare i clienti, li soddisfa imprimendogli nella mente le emozioni di una vacanza contenente tutti gli aspetti richiesti: sole, mare, belle donne, azione e che più ne ha ne metta.

Se pure esageratamente coinvolgente il mondo virtuale che nel film è proposto agli ipotetici clienti di quest’agenzia rappresenta però uno spunto interessante dal quale partire per chiedersi se, in effetti, l’utilizzo di una Realtà Virtuale non possa in qualche modo essere nocivo per l’essere umano.

Se si andasse verso un utilizzo incondizionato di sistemi virtuali c’è il serio rischio di andare incontro ad una serie di problematiche. Una di queste riguarda la possibilità di un costante estraniarsi dal mondo reale e di conseguenza un disadattamento sempre più marcato alla realtà, con la perdita della propria identità e forse una pretesa d’autosufficienza che può arrivare all’incapacità di socializzare.

Un’altra problematica riguarda il concetto di libertà: fino a che punto, in effetti, un individuo è libero all’interno di un sistema virtuale? Attualmente la libertà di muoversi e di agire sembra molto limitata dalle scelte che preventivamente sono state “inserite” da chi ha concepito il mondo virtuale nel quale ci si trova. Questo significa un grande pericolo per la persona umana poiché la Realtà Virtuale in questo modo si presta a essere manipolata e nasconde in sé un perfido tranello perché, pur dando l’illusione di libertà, obbliga chi la vive a restare all’interno di una volontà predefinita e il pericolo sussiste soprattutto se i sistemi sono utilizzati a scopi educativi i formativi.

 

 

 

 

 

Arrivano gli illuminati

 

Giuliano Di Bernardo, professore di Filosofia della Scienza dell’Università di Trento, è stato Gran Maestro della principale obbedienza italiana, il Grande Oriente d’Italia dal 1990 al1993, e dal 1993 al 2001 della Gran Loggia Regolare d’Italia.[6]

Nel 1992 creò in Svizzera la Fondazione Dignity in Svizzera. Che scopi aveva questa fondazione? Fabio Andriola in un libro scritto assieme ad Arcidiacono scrive: “Poco chiari appaiono finanziatori e intenti della Fondazione Dignity, quest’organismo di cui Di Bernardo è il presidente. Il banchiere spagnolo Mario Conde è uno dei principali ispiratori. Alla fondazione si affiancano un’accademia filosofica e un istituto delle tradizioni mistiche. Quest’ultimo prepara un convegno sul “misticismo ebraico e cristiano”: il finanziatore altri non sarebbe se non Mario Conde, vicino all’Opus Dei. Tra i possibili mecenati della Dignity Fondation, anche quel Marc Rich, citato dallo stesso Di Bernardo come finanziatore di corsi di esoterismo ebraico”.[7]

   Mario Conde, che era nel consiglio dei governatori della Fondazione, era stato iniziato alla loggia Concordia di Madrid il 15 novembre 1980, è salito rapidamente i vertici dell’organizzazione massonica, [8] è stato protagonista del crac della Banesto, fondata nel 1902 a Madrid ed era arrivata ad essere la quinta società finanziaria in Spagna. La banca attraversò un periodo di crisi agli inizi degli anni ’90, con le indagini per appropriazione indebita che videro coinvolto (e in seguito condannato) proprio l’allora presidente Mario Conde. Per uscire dalla crisi intervenne il Banco de España (l’equivalente spagnolo della Banca d’Italia) e la Banesto fu acquisita nel 1994. Sullo sfondo delle imprese di Conde ci sono gli anni ’80 dei rampanti socialisti spagnoli (in contemporanea c’erano i rampanti socialisti italiani, si potrebbe parlare di un rampantismo socialista mediterraneo) [9] e la cultura del pelotazo (l’arricchimento facile) della quale Conde era stato principale interprete. Una cultura dallo stesso banchiere definita come tensione verso un “beneficio ottenuto unicamente sulla base di operazioni speculative senza impegni nella gestione di un’impresa, senza proponimenti a impegni nella gestione di un’impresa, senza proponimenti a lungo termine, senza disegno o progetto imprenditoriale”, [10] il cui massimo risultato si realizza “quando a un beneficio speculativo corrisponde l’uscita dallo speculatore dal mondo degli affari per amministrare i propri guadagni.

Questo gonfiamento speculativo nasceva dal fatto che dalla metà degli anni ’70 nel sistema imperialista mondiale iniziarono a manifestarsi in misura crescente i primi sintomi della crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale, la combinazione di stagnazione e inflazione (stagflazione) divenne l’incubo dei capitalisti, degli esponenti politici borghesi e dei professori di economia. Contro questa crisi strutturale del capitalismo in tutti i paesi imperialisti, i capitalisti, i loro governi ricorsero su grande scala a tre serie di misure:

 

  • Sottrarre le banche generali e in generali il sistema bancario (che facendo credito crea denaro) all’autorità dei governi. Con questa manovra la Borghesia Imperialista otteneva quattro vantaggi:

1° Creava un campo di proficuo d’investimento per i suoi capitali, che stante la sovrapproduzione assoluta di capitale in corso nell’economia, aveva difficoltà a investire altrimenti. Era l’epoca delle furiose pressioni del sistema imperialista mondiale sui paesi “socialisti” guidati dai revisionisti e sui paesi neocoloniali (le vecchie colonie diventate paesi politicamente autonomi) perché s’indebitassero.

2° Creava un buon pretesto per premere, con virtuosa motivazione di reperire denaro per la Pubblica Amministrazione, a favorire della privatizzazione del settore pubblico dell’economia e dei servizi pubblici che in questo modo divenivano un altro campo d’investimento del capitale. Privatizzazione che, infatti, in Italia partì presto alla grande sotto la direzione di Romano Prodi.

3° Allentava la pressione fiscale.

4° Poneva le premesse per esigere la riduzione della spesa pubblica.

  • L’abolizione di leggi e regolamenti e la restrizione dell’autorità dei governi a   proposito della circolazione internazionale delle merci e dei capitali d’investimento.
  • L’abolizione di leggi e regolamenti che limitavano la creazione di titoli finanziari e la circolazione internazionale e che in ogni paese le sottomettevano ad autorizzazioni dei rispettivi governi.

 

 

Attraverso le tre serie misure illustrate, passo dopo passo cresceva la massa del capitale finanziario e le istituzioni risucchiavano denaro dall’economia reale che è principalmente commerciale, monetaria e industriale: quindi esposta al rischio e aprivano ai capitali d’investimento (nell’economia reale e finanziaria) nei singoli paesi. L’economia finanziaria offriva uno sbocco alla sovrapproduzione di capitale che manifestava nell’economia reale assorbendo da questo capitale che se sarebbe restanto nell’economia reale avrebbe esasperato la concorrenza, la sovrapproduzione di merci, il consumismo, le rivendicazioni economiche e normative e altri fenomeni che l’avrebbero sconvolta. Nello stesso tempo l’economia finanziaria alimentava l’economia reale con iniziative speculative (speculazione sulle materie prime con connesse nuove esplorazioni, sulle derrate alimentari, sulle grandi opere ecc.) e bolle di vario genere. In ogni azienda capitalista di un certo rilievo, il settore finanziario diventava la parte indispensabile e rilevante de funzionamento aziendale.

Questo sviluppo su grande scala del capitale finanziario impedì che la crisi del capitalismo precipitasse già negli anni ’80 e ’90.

È dentro questo quadro che hanno operato personaggi come Conde, che tra l’altro fu protagonista di una grossa operazione tra Italia e Spagna: insieme a un altro investitore, Juan Abello, nel 1987 Conde acquisì, infatti, il 3% del gruppo Montedison, che vedeva allora il gruppo Ferruzzi come importante azionista, con il 40%. Al termine di una complicata operazione, Conde acquisiva 60 milioni di azioni Montedison, per 18 miliardi di pesetas.[11] Era così portata a termine la più grossa operazione d’investimento all’estero realizzata con capitali spagnoli, per finalità mai completamente chiarite.

Torniamo a Di Bernardo. L’11 luglio 2002, a Roma fonda l’Accademia degli illuminati, che si richiama al gruppo degli Illuminati di Baviera fondato nel XVIII secolo, ma che si rifà anche ad altre esperienze più recenti, soprattutto USA.[12]

Ma che scopi hanno gli Illuminati? In un’intervista con Ferruccio Pinotti autore del libro fratelli d’italia (Biblioteca Universale Rizzoli), Di Bernardo illustra gli scopi degli Illuminati: “L’uomo si sente sempre più estraneo e preoccupato nel mondo in cui vive. I valori tradizionali diventano sempre più deboli ed egli perde, poco a una parte, il dubbio nei confronti dei valori tradizionali e dall’altra, l’anelito verso nuove certezze. La ricerca delle certezze lo porta a vedere, sotto una luce non più negative, poteri forti che, in modo più o meno occulto, hanno guida dell’umanità”.

Questo discorso è importante. L’attuale crisi del Modo di Produzione Capitalista, è una crisi generale, non solo economica ma anche politica (la classe dominante non riesce più a regolare con le istituzioni e con le concezioni esistenti i rapporti tra i vari gruppi che compongono la classe dominante né a governare le classi subalterne) di conseguenza i regimi politici dei singoli paesi e il sistema delle relazioni internazionali diventano instabili e crisi culturale (vanno in crisi le concezioni che gestivano le precedenti abitudini, le idee; le vecchie concezioni muoiono e ne nascono delle nuove). Perciò da parte delle classi dominanti necessita coprire lo spazio che la crisi dei valori tradizionali (da quelli proclamati dalle Chiese) lascia aperto. Valori “nuovi”, che però devono essere funzionali all’esigenza del capitalismo che vuole che nel rapporto fra le classi debba prevalere i fattori di concordia rispetto a quelli del contrasto, di accordo su quelli della divisione, di compromesso su quelli del conflitto.

Ebbene cosa pensa Di Bernardo di Casaleggio, del suo pensiero? Egli dice: “Non mi risulta che Casaleggio sia un massone[13] la sua ideologia è sicuramente più vicina a quella degli illuminati di Baviera e all’accademia che ho risvegliato in Italia nel 2002. Qual è la differenza? I massoni vogliono migliorare il mondo così com’è, gli illuminati considerano la democrazia una forma di degenerazione del potere che va superata come hanno già postulato Platone e Aristotele. Il credo contenuto nel video di Casaleggio in Gaia e la mia nel libro La conoscenza umana (Marsilio) sono molto simili: entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal “tiranno illuminato”, per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la rete, probabilmente controllata dal tiranno illuminato un concetto che, però, Casaleggio non ha ancora esplicitato”.[14]

Tutto ciò è funzionale alle tendenze del capitalismo da quando è entrato nella sua fase imperialista. Uno stadio dell’evoluzione dell’imperialismo è il formarsi del capitalismo monopolistico di Stato che è un sistema in cui i grandi monopoli privati non sono in grado di affrontare “in proprio” i mercati internazionali. I costi e gli investimenti per la competizione sono proibitivi e i rischi ancor di più. In questo seno la sua continua evoluzione rappresenta la risposta adatta, per l’oligarchia finanziaria, in grado di affrontare la situazione di crisi, scaricandone i costi sull’apparato statale. Per meglio dire, sulle casse pubbliche finanziate in larga misura dai lavoratori, ai quali tocca accollarseli, nell’impossibilità di sottrarsi a quella sorta di questua sociale pro-capitale che sono le tasse,   in tutte le loro innumerevoli, rapaci declinazioni.

Lo Stato si è trasformato in una sorta di SPA, dove i maggiori azionisti sono propri i monopoli che ne dispongono a loro uso e consumo. Le costosissime e gigantesche infrastrutture energetiche, dei trasporti, delle comunicazioni, della sanità e dell’acqua ecc., costruite drenando la ricchezza prodotta dal proletariato, passano, a prezzi stracciati, direttamente nelle mani della borghesia. Nell’insaziabile ricerca di valorizzazione del capitale in eccedenza, la Borghesia Imperialista ha scoperto che anche i cosiddetti servizi possono essere resi produttivi in termini capitalisti. Dando avvio a processi di privatizzazione del patrimonio infrastrutturale pubblico. [15]

Con il capitalismo monopolistico di Stato si approfondisce la collisione tra l’individuo e la società, il che fanno vacillare le fondamenta sociali. In tali condizioni esercita un influsso deleterio, l’ingresso dei monopoli nella sfera della cultura, dell’arte, dell’informazione di massa, che sono trasformate in una particolare forma di industria.

Una tendenza propria del capitalismo monopolistico di Stato è rappresentata dallo svuotamento degli organi rappresentativi e degli istituti democratici, alla limitazione dei diritti e delle libertà civili.

Negli anni ’60 la Rand Corporation, un’organizzazione creata dall’aeronautica statunitense per calcolare le esigenze in fatto di tecnologia dei bombardieri strategici, cominciò a occuparsi delle previsioni dello sviluppò dell’umanità. Secondo le previsioni di quest’organizzazione le leve di comando della nuova società scientifico-industriale dovranno trovarsi nelle mani degli scienziati e degli esperti, di una particolare casta di “saggi e persone responsabili”, le quali rappresenteranno un ceto superiore rispetto agli strati sociali medi, che dovranno essere tenuti in uno stato di subordinazione. La conclusione della Rand Corporation è questa: la rivoluzione atomica ha liberato i dirigenti dell’Occidente dalla necessità di liberarsi di attenersi al mito democratico e di dover ricevere il consenso delle masse per realizzare le decisioni approvate. Per assicurarsi il potere sulle masse si prevedeva di perfezionarsi nel campo della propaganda. In sostanza servirsi di perfezionamenti radicali per mezzo di un “influsso ipnotico”.[16]

Tutte queste tendenze che sono tipiche della decadenza del Modo di Produzione Capitalistico si accentuano a dismisura quando si entra nella fase della decomposizione.

È sbagliato identificare decadenza e decomposizione. Se è vero che non si può concepire l’esistenza della fase di decomposizione al di fuori del periodo della decadenza, si può perfettamente rendere conto dell’esistenza della decadenza senza che quest’ultima si manifesti attraverso una fase di decomposizione.

In effetti, come il capitalismo ha conosciuto diversi periodi storici: nascita, ascendenza, decadenza, ognuno di questi periodi contiene a sua volta un certo numero di fasi distinte e differenti. Per esempio, il periodo di ascendenza comporta le fasi successive del libero mercato, delle società per azioni, del monopolio, del capitale finanziario, delle conquiste coloniali, della costituzione del mercato mondiale. Allo stesso modo il periodo di decadenza ha anch’esso la sua storia: imperialismo, guerre mondiali, capitalismo di Stato, crisi permanente e oggi decomposizione. Si tratta di manifestazioni successive della vita del capitalismo ognuna delle quali permette di caratterizzare una fase particolare di questa, anche se queste manifestazioni potevano esistere già da prima o si sono potuti mantenere con l’entrata in nuova fase. Così, a un livello più generale, se è vero che il salariato esisteva già durante la società schiavista o feudale (così come lo schiavo o il servo si sono potuti mantenere anche all’interno del capitalismo), solo il capitalismo dà a questo rapporto di sfruttamento il posto dominante nella società. allo stesso modo, se l’imperialismo. Allo stesso modo, se l’imperialismo è potuto esistere come fenomeno già nel periodo ascendente del capitalismo, esso acquista un posto centrale nella società, nella politica degli stati e nei rapporti internazionali, solo con l’entrata del capitalismo nel suo periodo di decadenza al punto da imprimere il suo carattere alla prima fase di questa, cosa che ha condotto molti comunisti di quest’epoca a identificarla con la decadenza.

Così, la fase di decomposizione della società capitalista non si presenta solo come quella che fa seguito cronologicamente alle fasi caratterizzate dal capitalismo di Stato e dalla crisi permanente. Nella misura in cui le contraddizioni e manifestazioni della decadenza del capitalismo che, un dopo l’altro marca i diversi momenti di questa decadenza, non scompaiono col tempo ma si mantengono e si vanno ad approfondire la fase di decomposizione appare come quella risultante dall’accumulazione di tutte queste caratteristiche di un sistema moribondo, quella che chiude degnamente tre quarti di secolo di agonia di un modo di produzione condannato dalla storia. Concretamente, non solo nella decomposizione restano la natura imperialista degli Stati dominanti a livello mondiale, la minaccia di guerra mondiale, l’assorbimento della società civile da parte dello Stato la crisi permanente dell’economia capitalista.

 

 

Gli illuminati e la fine della politica

 

Questa teoria della fine della politica è teorizzata qui in Italia da diverse componenti culturali.

  1. Pellegrino ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi e sul terrorismo, in altre parole della commissione che aveva compito la giustificazione politica e morale delle stragi americane, democristiane e fasciste che sono avvenute in Italia dal secondo dopoguerra fino ad oggi, in un’intervista alla domanda su chi aspirava a sostituire la nomenclatura piduista, afferma che essi sono: “Il “partito” dei più intelligenti e dei più onesti, quel ceto tecnocratico che, nella situazione del dopo Moro cercò di sfruttare ogni spazio per imporre una propria egemonia e attuare un proprio disegno; la normalizzazione del sistema italiano, da un lato, attraverso la crisi della DC e, dall’altro, con la cancellazione dell’anomalia comunista”.[17]

Più avanti in questa intervista, Pellegrino diventa più esplicito sul disegno del governo che chiama tecnocratico, che passava con la fine del tradizionale ruolo di mediazione politica e sociale che avevano avuto i politici.

D. Lei visse quella stagione da protagonista, alla presidenza della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato. Sulla scrivania passarono molti dei processi a esponenti della prima Repubblica. Che idea si è fatto di Mani pulite? Fu la “ghigliottina italiana”, un golpe giudiziario o una provvidenziale opera di bonifica della politica italiane?

  1. Voglio ripeterlo ancora una volta, a costo di apparire noioso: il sistema politico italiano, era stato modellato sulla guerra fredda, non poteva sopravvivere alla fine del comunismo, purificato un bagno di verità e quindi profondamente riformato per passare a una fase nuova. Questa esigenza non venne avvertita e il compito, che doveva essere della politica, se lo assunse la magistratura, che perseguì con determinazione un preciso disegno strategico.
  2. Vuol dire che i magistrati andarono oltre i loro compiti?
  3. Voglio dire proprio questo, che perseguirono con lucidità a determinare un loro obiettivo: colpire la politica. non dimenticherò mai un libro che uscì all’inizio degli anni Novanta, e che io essi in francese, parlava della giustizia o il caos ed era il condensato della nuova ideologia che si stava diffondendo nella magistratura di diversi Paesi dopo il crollo del Muro. In quel libro c’erano una serie di interventi di giudici tedeschi francesi e italiani (tra cui Gherardo Colombo, uno del pool milanese, e Brutti Liberati), che teorizzavano la necessità di un nuovo mondo in cui la politica sarebbe divenuta una categoria evanescente.
  4. Possibile? Teorizzavano un mondo senza politica?
  5. Più o meno.
  6. Ma i nomi che lei ha fatto sono illustri magistrati, non di pazzi visionari.
  7. La loro idea era che, caduti i muri, un mondo in cui i mercati si stavano globalizzando avrebbe per virtù propria distribuito meglio la ricchezza. Pensavano che si sarebbe attivata una sana concorrenza e che quindi il mercato non avrebbe avuto bisogno della politica, vissuta come un elemento di perturbazione. Nella loro visione, sarebbe stato sufficiente un governo tecnocratico, che avrebbe arbitrato i giochi evitando che i politici si intromettessero. Una volta che si sarebbe stabilizzato, che la partita si fosse giocata secondo le regole del mercato, che bisogno ci sarebbe stato della politica? Ci misi un po’ di tempo, ma alla fine mi resi conto che la filosofia di Mani pulite era proprio quella illustrata su giustizia o caos”.

Come si diceva, la crisi generale del Modo di Produzione Capitalistico in atto, fa emergere come una necessità da parte della Borghesia Imperialista (che è il settore dominante della Borghesia) di cercare nuove sintesi politiche, sociali e culturali. Perciò questo disegno tecnocratico del governo dei “migliori”, di un mondo senza politica, se per politica s’intende dare risposte, magari anche in fora clientelare, alle esigenze delle masse popolari, non è per niente frutto di deliri complottisti.

Questo tipo di progetto è dibattuto in ambiti accademici e intellettuali. Prendiamo come esempio uno scritto che è girato in ambienti accademici: il pericle elettronico. Questo scritto curato da Antonio Massimo Calderazzi, che è un membro della Research Unit on Electronic Direct Democracy e per l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale seguiva il mondo anglosassone in particolare il Nord America.

L’argomento che tratta il pericle elettronico è il raggiungimento della democrazia diretta tramite la democrazia elettronica.

Ma questa democrazia diretta non la si raggiunge attraverso la lotta politica, ma attraverso la diffusione dell’elettronica e dell’informatica in particolare, sembra la prospettiva di un mondo alla Matrix, dove alla fine il virtuale diventa reale e il reale diventa virtuale. Andando avanti nella lettura di questo scritto, si capisce chiaramente che il punto di riferimento dell’autore sono gli USA, perché e da lì, nel maggior paese imperialista, sin dagli anni ’70 è partita l’idea di una democrazia elettronica.

L’autore prospetta la fine del parlamentarismo e dei partiti, visti come realtà obsolete.[18] Andando più avanti nella lettura, la prospettiva diventa inquietante quando afferma: “Il passaggio alla democrazia assoluta esige la fine delle convocazioni e finzioni che si riassumono nel suffragio universale. Lungi dall’essere il potere delle folle, la democrazia diretta sarebbe il governo dei “migliori” selezionati a rotazione dalla sorte fra quanti vantano qualifiche ben superiori all’iscrizione all’anagrafe. Ciò non escluderebbe anzi postulerebbe l’impegno più serio a innalzare i livelli consapevolezza e di esperienza della massa in modo che sempre più individui acquisteranno i requisiti per essere chiamati dal computer ai ruoli della supercittadinanza”.

Bisogna tradurre tutto ciò come esclusione della classe operaia e delle masse popolari dall’esercizio del potere politico, poiché viste in questo scritto come una massa di manovra per politici e demagoghi. In questa visione elitaria si parla non solo del governo dei “migliori” ma addirittura di una “supercittadinanza”, come dire ci sono cittadini di serie A (i supercittadini appunto) e quelli serie Z.

Andando avanti nella lettura, questa visione elitaria si fa sempre di più esplicita quando si afferma che saranno mezzo milione di supercittadini che saranno chiamati cittadini attivi.[19]

In sostanza si prospetta un governo di Illuminati organico con le politiche della Borghesia Imperialista e perciò in contrasto con le esigenze che esprime il proletariato.

L’operazione degli Illuminati va oltre nelle parole di Di Bernardo la Massoneria. La crisi generale che imperversa nel Modo di Produzione Capitalista esige il superamento delle conflittualità che esistono all’interno delle classi dominanti: “L’uomo si sente sempre più estraneo nel mondo in cui vive. I valori tradizionali diventano sempre più deboli ed egli perde, poco a poco, le certezze che da secoli lo hanno diretto. Si apre così una profonda contraddizione. Da una parte, il dubbio nei confronti dei valori tradizionali e, dall’altra l’anelito verso nuove certezze. La ricerca delle certezze lo porta a vendere, sotto una luce nuova non più negativa, i poteri forti che, in modo più o meno occulto, hanno guidato le sorti dell’umanità”.[20]

Ma quali sarebbero questi poteri forti? Spiega Di Bernardo: “Si tratta di quei poteri preposti all’esercizio del potere temporale che esistono all’interno di alcune Chiese (l’Opus Dei nella Chiesa Cattolica), la massoneria, certe organizzazioni ebraiche (‘Anti-Defation League)[21] e altre. Questi poteri, almeno nei tempi moderni, almeno nei tempi moderni, hanno rappresentato visioni differenti e alternative che hanno esercitato, all’interno delle loro specificità, un ruolo di propulsione e di sviluppo. Ogni visione era sovrana e autosufficiente, anche se tentativi di collaborare su alcuni progetti non sono mancati. I poteri forti, tuttavia, erano spesso in conflitto, poiché si contendevano lo stesso oggetto del controllo della politica, dell’economia e l’educazione delle nuove generazioni. Così la storia dei rapporti tra massoneria e Chiese cristiane (in particolare, quella cattolica) è una storia di conflitti sul piano dottrinale, morale e pedagogico”. Ora questi conflitti non sono stati solo dottrinali, morali e pedagogici ma anche militari, il problema sorge che ha fronte della crisi generale del Modo di Produzione Capitalista in atto, nessuno dei poteri citati da Di Bernardo è attualmente in grado singolarmente di fronteggiare questa crisi a livello economico politico e culturale. Perciò devono necessariamente unirsi: “Quando le istituzioni nazionali e internazionali sono in crisi, quando la società è conflittuale e a tale conflittualità non esiste soluzione, allora è necessario ritornare all’uomo al singolo uomo, all’uomo di qualità, all’uomo illuminato e porlo al centro dell’universo. Uomini illuminati, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione e cultura, si incontrano per creare una comunione universale il cui compito principale è quello di difendere i principi e i valori che possono dare all’uomo benessere e felicità. Saranno questi Illuminati – filosofi, scienziati, medici, matematici, artisti, giuristi, economisti, imprenditori, comminatori, sportivi, musicisti[22] – a costruire il e

Come espone bene Di Bernardo la concezione degli Illuminati è fortemente elitaria ed escludente le masse popolari.

Il Grande Oriente Democratico nato da elementi dissidenti del Grande Oriente afferma a proposito che l’Accademia degli Illuminati: “aveva come scopo principe (poi fallito, ma questo è altro discorso) quello di riunire le migliori rappresentanze di mondi massonici, ciellini, opusdeisti, ed ecclesiastici in generale. In realtà, da tempo esistono dei “luoghi”, delle occasioni periodiche di “incontro ed intesa” fra le oligarchie di matrice massonica e religiosa o ecclesiastica (cattolica o riformata), quando non addirittura la compresenza nelle stesse persone, di una adesione a consessi massonici e ad altri ambienti che sembrerebbero (ma non sono, nella pratica quotidiana del potere) lontani culturalmente, come Opus Dei, Comunione e Liberazione/Compagnia delle Opere e/o altri raggruppamenti analoghi.

   In molti casi un Massone di impostazione elitaria, gerarchia, reazionaria e conservatrice (vedi, fra i tanti, il caso Giuliano Di Bernardo, con svariati compari, epigoni ed emulatori meno chiassosi ma più concreti) troverà più sintonia con ambienti altrettanti elitari, reazionari, gerarchici e conservatori quali l’Opus Dei che non con i gruppi libero-muratori più democratici, libertari e progressisti. Questi ultimi, tuttavia a loro volta troveranno significative analogie e convergenze con realtà ecclesiali (laiche e sacerdotali) come la Comunità di S. Egidio e la Compagnia di Gesù (solo per fare due esempi), le quali costituiscono senza alcun dubbio la punta più avanzata e progressista dell’attuale universo cattolico”.[23]

Queste affermazioni confermano la tendenza interna alle classi dominanti di cercare nuove sintesi politiche e culturali, che superano le vecchie divergenze ideologiche, religiose e culturali (un esempio: è emerso nel 20012 che ci sono stati degli incontri tra esponenti di CL e massoni a Lugano).[24] Dall’altra delle profonde contraddizioni e divisioni che ci sono nelle classe dominanti.

 

 

 

 

Il sistema è pieno di contraddizioni

 

 

Bisogna precisare che il sistema politico (la sovrastruttura) non s’identifica con un partito/movimento politico, perciò sarebbe erroneo vedere il Movimento 5 Stelle come la parte fondante di questo progetto. Ma un movimento che un ampio consenso popolare può essere utile in momento di crisi profonda della società può dare un forte contribuito a tenere buone le masse popolari per coinvolgerle in politiche antipopolari.

Tutto ciò ha dei precedenti in Italia negli anni ’70 con la cosiddetta politica del “compromesso storico”, con il coinvolgimento del PCI che all’epoca era al massimo dei suoi consensi, nell’area di governo.

A metà degli anni ’70, nonostante le stragi, la situazione in Italia e negli USA la situazione della Borghesia Imperialista- era caratterizzata da:

 

  • Grande avanzata elettorale da parte del PCI nel periodo 1975/76. Non era il

pericolo di un potere rivoluzionario che espropriasse la borghesia, la borghesia italiana e gli imperialisti USA sapevano benissimo della natura revisionista del PCI, ma si temeva, partendo dal fatto che all’epoca non aveva ancora rotto con l’URSS, che una sua eventuale entrata nel governo avrebbe potuto determinare una possibile politica autonoma (se non addirittura una fuoriuscita dalla NATO) dall’imperialismo USA. Nello stesso tempo il padronato fremeva perché il movimento di lotta degli operai e dei proletari aveva ottenuto parecchie conquiste, che con l’aumento del prezzo del petrolio del 1973 (in due anni fu quintuplicato e suasivamente raddoppiato nei successivi 8-9 anni) fece aumentare i costi di produzione proprio nel momento finiva un trentennio di sviluppo e di conseguenza diventava acuto il bisogno del Capitale di abbassarli.

  • Negli Stati Uniti dopo il Vietnam e lo scandalo Watergate, la Trilaterale è.

praticamente padrona. Si cambia posizione impostazione in politica estera. Il pericolo maggiore non proveniva dall’URSS considerata come una minaccia secondaria a causa della sua arretratezza economica e della sua conflittualità con i suoi alleati come la Cina, ma dalle divisioni all’interno del mondo occidentale. Per questo motivo bisognava rinsaldare i legami del blocco trilaterale USA, Europa e Giappone, cooptando in quest’alleanza le élites del cosiddetto Terzo Mondo cui sarebbero state fate concessioni minori nelle relazioni commerciali.

 

Per quanto riguarda l’analisi della democrazia nei paesi imperialisti la Trilaterale faceva questo tipo di analisi:

 

  • Dagli anni ’60 c’è stata un’offensiva egualitaria e democratica dove lo

Stato ha ampliato le sue funzioni ma diminuito la sua capacità di scelta. Tutto ciò era dovuto al sovraccarico di domande economiche, politiche e sociali che lo Stato non aveva la capacità di risposta. L’obiettivo diventa il recupero della governabilità.

  • Un passaggio fondamentale per il recupero della governabilità occorre avere leader sindacali “responsabili” che esercitano un’autorità effettiva sugli iscritti. Con dei sindacati disorganizzati, con degli iscritti insubordinati, con delle rivendicazioni “estremiste” e gli scioperi selvaggi all’ordine del giorno, la formulazione di una politica salariale nazionale diventa impossibile.[25]
  • Per questo motivo non c’era una preclusione nei confronti dei Partiti Comunisti revisionisti dei paesi imperialisti (in particolare nei confronti del partito francese e italiano), poiché visto l’accentuazione della crisi economica, questi partiti erano visti come gli unici in grado di riempire il vuoto e di ristabilire l’ordine nelle fabbriche e nella società. Non solo, la maggiore autonomia dei Partiti Comunisti occidentali nei confronti dell’URSS (era cominciato il periodo del cosiddetto eurocomunismo) è vista come la possibilità di consolidare le posizioni del dissenso nei paesi dell’Est e dunque favorire in questi paesi dei processi di destabilizzazione.

 

Tutto ciò non rimasero delle parole vuote. Sergio Segre, in quel periodo responsabile esteri del PCI, è invitato a una cena del gruppo europeo della Trilaterale da cui ricava un’impressione di Brzezinski (uomo di punta della Trilaterale che all’epoca era consigliere di Carter) come “aperto al confronto”.[26]

In Italia dal 1976 ci fu il passaggio dalla strategia della tensione alla politica dell’emergenza. Il governo si assume in prima persona il compito repressivo nei confronti dei movimenti e del corpo centrale della classe. Davanti all’autonomia di classe[27] che si esprimeva in particolare nei centri industriali del Centro-nord, il PCI (organico alle politiche della Trilaterale) e il sindacato divennero gli assi portanti di questa politica. Si assistette in questo periodo (fine degli anni ’70, inizio degli anni ’80) alla modifica dei codici penali e civili, si cominciò a distruggere il diritto il diritto del lavoro, “pentitismo” e collaborazione di classe furono elevati a principi morali, mentre le esperienze classiste di base furono omologate alle pratiche “terroristiche”.

Attualmente con a partire del 2008 l’acutizzazione della crisi e il conseguente aumento dello scontro fra le diverse frazioni borghesi che sono impossibilitate a governare come nel passato e quindi spingono verso la definizione di nuovi equilibri politici e sociali. Nell’attuale fase di crisi della cosiddetta seconda repubblica (e la crisi dei due poli di Centro-destra e Centro-sinistra) si parla e si agisce per delle modifiche istituzionali e di cambiamento del sistema di rappresentanza politica (l’abolizione del senato va vista dentro questo quadro).

Ma la definizione di nuovi equilibri in regime capitalistico non può avvenire pacificamente. Tutto ciò nasce dal problema di quale frazione di capitale debba essere sacrificata perché altri possono valorizzarsi e nessun capitalista (che si piccolo, medio o grande) è disposto a sacrificarsi. Perciò in questo periodo si espande il ricorso da parte delle classi dirigenti di procedure criminali e l’uso di milizie private che operano al di fuori della legalità ecc. E in questo quadro di guerra civile strisciante tra le sue diverse frazioni borghesi che operano i vari organismi che fanno parte del sistema criminale operante nella Repubblica Italiana nata dall’affossamento anche di condizionare la vita politica italiana in senso reazionario e che l’Italia in politica estera si dentro l’ombrello NATO/USA e non abbia velleità di una politica estera autonoma.

Perciò prima con la Falange Armata e in seguito Unabomber iniziano operazioni di guerra di matrice NATO/USA, dove si sperimentava un terrorismo a “bassa intensità” finalizzato non tanto a suscitare panico come per Piazza Fontana, Piazza delle Loggia e le stragi nei treni (e nella stazione di Bologna), per spostare la mobilitazione delle masse a difesa dello Stato, piuttosto quello di creare timore, sospetto e diffidenza, per puntellare l’irreggimentazione delle masse senza rischiare che tali atti siano identificati nella loro matrice statale.

Ebbene in un quadro attuale caratterizzato da una strategia che si potrebbe definire di eversione non convenzionale, dove negli ultimi venti anni c’è stata un’alterazione sotterranea di tutto il sistema democratico borghese agendo su uomini, idee e la cultura mediante élites attrezzate, con organizzazioni in parte segrete ed in parte dislocando in tutta la società associazioni e strumenti di strumenti di intervento che conculcavano uomini che conterebbero e il gioco sociale e politico integralmente falsati. Grazie al golpe medico- psichiatrico con la scalata della psichiatria nei gangli della medicina con la capillare estensione di strutture ed interventi e ruolo in tutto il settore. Le leggi sulla certificazione della non salute mentale sull’amministrazione di sostegno usato per sostenere individui e copie. Le case famiglie e la bigetorialità usata per sottrarre minori con la scusa del conflitto genitoriale o del bisogno sociale delle famiglie, il non intervenire sul bisogno ma dando centinaia di euro al giorno al comparto delle case famiglie per ciascun bambino “ospitato” (magia delle parole che camuffano). Per non parlare di quel bacino di sperimentazione che sono le comunità di “recupero” per tossicodipenti.

Ma non c’è solo questo, la psichiatria no viene solo usata nel suo ruolo tradizionale di controllo sociale ma anche come strumento di lotta politica. Perciò non deve migliorare che uno psichiatra abruzzese, creatore di una rete di interventi e presenze e di un associazione chiamata Dedalo da lui stesso creata, ispiratore di casa famiglia, responsabile scientifico della comunità Saman, iscritto al PdCI, Luigi Cancrini nel 2013 in un’articolo sull’Unità[28] dice che Beppe Grillo sarebbe addirittura preda di “demenza senile” o “involuzione mentale” perché ha indicato ruolo, storia e responsabilità di Giorgio Napolitano.

Cancrini non è nuovo a simili operazioni psichiatriche/politiche egli ha diagnosticato che “ Berlusconi ha un aspetto di pazzia come tutti i narcisisti scompensati e ha bisogno di un lavoro psicoterapeutico”.[29] È lo stesso che nel 2009 che ha gestito per conto terzi (la supergladio) la trappola nel 2009 tesa al Magistrato Paolo Ferraro, dopo che egli aveva scoperto una setta satanico-massonica che operava nell’esercito e l’utilizzo da parte di questi apparati del controllo mentale.

Prima avevo detto di golpe medico-psichiatrico. A essere precisi era parte di quel golpe sotterraneo che negli ultimi 20/30 anni ha portato al potere (nascosto) un’entità che si potrebbe definire supergladio che è un network fatto da apparati segreti, magistrati, professionisti, militari e psichiatri che coordinano attività deviate crimini, pressioni e scalata nei gangli essenziali nello Stato (a partire dalla Magistratura) essa è una realtà che utilizza anche le tradizionali attività e organizzazioni criminali. Bisogna specificare che questa supergladio non è il sistema (sarebbe una assurdità visto che opera nel campo della sovrastruttura) ma una deviazione nel campo del sistema politico/istituzionale/ideologico/militare/poliziesco/, una realtà che si era resa utile al sistema.

Questo sistema criminale ha agito (e agisce ancora oggi) nell’ambito di una guerra civile strisciante in atto in Italia a partire dagli anni ’80 tra:

  • Un settore reazionario di borghesia nera (particolarmente legata alla speculazione

immobiliare) che ha una base di massa nella piccola e media borghesia, nei

lavoratori autonomi,[30] una parte della Massoneria (P2). Questo settore

politicamente ha avuto come punto di riferimento Berlusconi, è stato appoggiato

dai sionisti (che hanno interesse che l’Italia non faccia una politica filoaraba),

dagli USA. E’ stato appoggiato da una parte dei servizi segreti, dei carabinieri,

della polizia e dalla mafia.

  • L’altro blocco ha come base sociale la Borghesia Imperialista italiana, e una base

di massa pur risicata tra i lavoratori dipendenti attraverso CGIL-CISL-UIL (per via del loro collaborazionismo di classe. Politicamente questo blocco è legato alle componenti cosiddette “pulite” della ex Democrazia Cristiana e degli ex PCI, in sostanza quello che adesso è il PD. Questo settore è appoggiato dalla Massoneria “illuminata”, da una parte della massoneria, della polizia e dei servizi segreti.

 

In sostanza quello che è accaduto c’è stata la marginalizzazione ed eliminazione della vecchia P2.

C’è stato il completo svuotamento della democrazia borghese, tramite prima il controllo degli apparati e dei gangli dello Stato, e l’intervento massivo società, informazione, e formazione degli uomini,

Il progetto di questa supergladio è stato certamente accreditato, formato e insufflato internazionalmente, utile alla strategia della Borghesia Imperialista USA. Vi era (e vi è la necessità) di eliminare quelle Massonerie nazionali, certamente deviate e oligarchiche anch’esse, ma che a modo loro, volevano attuare una politica autonoma (pensiamo solamente a Berlusconi e dei rapporti personali/politici/economici con Putin e Gheddafi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Philippe Ridet, Il mondo di Casaleggio, Le Monde, 29 marzo 2013

 

[2] http://temi.repubblica.it/micromega-online/grillo-e-il-suo-spin-doctor-la-casaleggio-associati

 

[3] L’Aspen Institute è un’organizzazione internazionale, fondata nel 1950. Tra i suoi fini ufficiali è quello di incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo e il dialogo sui problemi contemporanei.

L’istituto e i suoi partner internazionali perseguono la creazione di un terreno comune di comprensione approfondita in uno scenario non ideologizzato attraverso seminari, programmi culturali, conferenze e iniziative di sviluppo della leadership. In sostanza è un centro di elaborazione della Borghesia Imperialista. La sede centrale dell’Istituto è a Washington D.C.; vi sono dei campus ad Aspen, in Colorado, e a Chesapeake Bay, nel Maryland. La sua rete internazionale comprende partner a Berlino, Roma, Lione, Tokyo, Nuova Delhi e Bucarest; sono presenti delle iniziative sulla leadership negli Stati Uniti, in Africa, India, e Centro America.

L’Aspen Institute è finanziato ampiamente da fondazioni come la Carnegie Corporation, la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation, attraverso quote di iscrizione a seminari e donazioni individuali. Tra i suoi affiliati ci sono leader della politica, dell’economia e intellettuali. Attualmente Walter Isaacson è il suo presidente e CEO. Giulio Tremonti è l’attuale presidente dell’Aspen Institute Italia.

 

 

[4] Il partenariato (dal francese partenaire, in inglese partnership) è un confronto tra parti diverse (soggetti pubblici o privati, forze economiche e sociali) sulla realizzazione d’interventi finalizzati allo sviluppo economico, allo sviluppo del territorio e all’integrazione sociale. Per quanto concerne la parte economico-aziendale si potrebbe dire che si tratta in genere di attività in cui il lavoro specializzato è di gran lunga il fattore produttivo più importante, come accade per esempio nelle attività professionali (avvocati, consulenti..). Il termine indica anche i rapporti che occorrono, simili al gemellaggio, tra città.

 

 

[5] Sabina Morandi, la guerra dei droni L’invasione degli UAV aerei senza pilota e robot assassini segretamente prodotti da tutti i governi del mondo, Coniglio Editore.

 

[6] Uno dei motivi della scissione del GOI fu determinata dalla decisione di Giuliano Di Bernardo di collaborare con la magistratura, nel periodo dell’inchiesta aperta dal procuratore di Palmi Agostino Cordova che portò alla luce gravi e imbarazzanti connessioni tra Massoneria e ndrangheta. La Gran Loggia Regolare d’Italia fu premiata a livello internazionale, con un flusso incessante e crescente di riconoscimenti. Nel 1993, la Gran Loggia d’Inghilterra madre delle massonerie mondiali, le conferì il proprio riconoscimento formale, togliendolo contemporaneamente al Grande Oriente d’Italia.

 

[7] Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono, L’anno dei complotti, Baldini & Castoldi, Milano, 1995, pp. 322-323.

 

[8] Ferruccio Pinotti, fratelli d’Italia, bur, p. 473.

 

[9] Si potrebbe parlare che in quel periodo ci fu il passaggio dei vari partiti socialisti e socialdemocratici, da partiti riformisti a partiti affaristi.

 

[10] Ferruccio Pinotti, fratelli d’Italia, bur, p. 473.

[11] Reuters, 23 maggio 1987.

 

[12] Giuliano Di Bernardo ha rivelato al quotidiano La Stampa (23 marzo 1990), che l’ex Presidente USA George Bush senior sarebbe un 33° grado della Massoneria di Rito Scozzese. Bush sarebbe stato iniziato nel 1943, alla setta Skull and Bones (Teschio e Ossa) dell’Università di Yale, fondata nel 1832. Nel numero del 25 dicembre 1992, The Economist elencava una decina di persone delle maggiori “società d’influenza” del mondo occidentale, rivelando la loro comune derivazione dall’Ordine degli Illuminati di Weisshaupt fondato nel 1776.

 

[13] Si vede che molti massoni sono bravi a dissimulare e nascondere, fatti e persone. Non è credibile che un ex Gran Maestro non sappia se un personaggio famoso appartenga o meno alla Massoneria. Un altro personaggio che sa nascondere molto è Mario Monti che afferma di non sapere che cosa è la Massoneria!

[14] Giacomo Amadori e Gianluca Ferraris, Tutto quello che nessuno vi aveva raccontato sul santone di grillo, Panorama, 3 aprile 2013.

 

[15] Va rimarcato che una delle principali confusioni (spesso e volentieri volute), che il concetto di capitalismo monopolistico di Stato sia confuso con il socialismo, magari citando a sproposito l’esperienza della NEP che si svolse nei primi anni della Repubblica dei Soviet. Non è un errore concettuale da poco conto confondere il capitalismo monopolistico di Stato – nell’ambito della dittatura della borghesia – così come si determina nelle metropoli imperialiste, con il “capitalismo di Stato” – provvisorio – in un paese arretrato concepito nel quando della dittatura del proletariato.

[16] Abram Milejkovskij, Sulle leggi storiche dello sviluppo mondiale, Accademia delle scienze dell’URSS, Marxismo realtà contemporanea, Editori Riuniti, 1968, p. 262.263.

[17] G. Fasanella G. Pellegrino, la guerra civile Da Salò a Berlusconi. Perché in Italia la guerra fredda non si è ancora conclusa? I protagonisti e le storie di uno scontro che dura da più di sessant’anni, BUR.

[18] Calderazzi non è nuovo a queste idee, già nel 1973 scrisse un libro Il modello britannico, edizioni Dedalo, dove sosteneva che si stava consumando la crisi estrema della democrazia parlamentare e del parlamentarismo.

[19] Nel XVIII e nel XIX secolo i cittadini attivi erano quelli che in Europa avevano il diritto di voto per via del loro censo e della loro istruzione che erano elevati.

 

[20] Ferruccio Pinotti, fratelli d’Italia, bur, p. 465.

 

[21] L’Anti-Defation League è considerato un vero e proprio braccio operativo del B’rith. B’nai B’rith è, un associazione ebraica fondata negli Stati Uniti nel 1843. Questi organismi sono dei bracci politici di quella che viene definita “lobby sionista”. Questa “lobby sionista” nasce dal fatto che gruppi di capitalisti accomunati dall’origine ebraica si organizzano per cercare di orientare l’attività politica degli USA.

[22] Sarà un caso ma in quest’elenco non cita l’operaio, l’impiegato, l’insegnante al limite anche il bottegaio.

 

[23] http://www.grandeoriente-democratico.com/La_Massoneria_internazionale

 

[24] http://www.ipopolari.it/sala-stampa/89-societa/1917-cl-e-massoneria-ticinese-un-filo-misterioso-le-lega

[25] Crozier, Huntington, Watanucki, La crisi della democrazia, rapporto n. 8 alla Commissione Trilaterale, F. Angeli, Milano 1977.

 

[26] Alexander Hobel, Enrico Berlinguer. Un’eredità problematica, L’Ernesto n. 34, maggio-agosto 2009.

 

[27] L’autonomia di classe che si era espressa dalle lotte del ‘68/69 non era uno schieramento politico, né tantomeno un ceto politico o un fattore riconducibile ai comportamenti, alle forme di lotta e di organizzazione che la classe si dava. Essa era soprattutto un’espressione politica di un’autonomia dalla borghesia e dalle sue compatibilità, è per queste ragioni che è nata la strategia della tensione, la borghesia non poteva tollerare (e non potrà mai tollerare) alcuna espressione di democrazia dal basso che metta ridiscussione gli assetti del potere.

[28] Luigi Cancrini, Il vigliacco qualunquismo di Beppe, Unità, 15-12-13.

[29] http://intoccabili.wordpress.com/2013/11/27/lo-psicoterapeuta-cancrini-berlusconi-ha-un-aspetto-di-pazzia-come-tutti-i-narcisisti-scompensati-e-ha-bisogno-di-un-lavoro-psicoterapeutico

 

[30] La crescita di questa piccola e media borghesia è stata determinata in parte dal decentramento delle unità produttive. La borghesia intende tende a organizzare delle unità produttive, a combinare nello stesso luogo lavoratori dipendenti da aziende diverse sottoposti a diverse contratti e condizioni di lavoro e a combinare frequentemente l’organizzazione del lavoro, a generalizzare i rapporti di lavoro precario, atipico, in nero ecc. In Italia, come in tutti i paesi imperialisti, la piccola e media impresa non ha nessuna autonomia economica. Sono le grandi società che hanno la possibilità di fare ricerca e sviluppo.

La gran massa dei lavoratori autonomi (artigiani, negozianti ecc) è composta da individui sempre meno autonomi, perché colti di loro dipendono strettamente dai servizi dei monopoli industriali e dalle banche per le forniture, per le vendite, per le tecnologie per il credito e dallo Stato per i regolamenti che inquadrano la loro attività, per il regime fiscale e per i contributi al loro bilancio.

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~ di marcos61 su gennaio 8, 2015.

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