LA FONDAZIONE ISI

 

 

 

 

La Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico – è stato istituito nel 1983 dalla Regione Piemonte. Ufficialmente la sua missione principale è la sviluppo della ricerca scientifica nell’ambito della cooperazione internazionale, favorendo la creazione di gruppi di ricerca e di laboratori innovativi e interdisciplinari, con una particolare attenzione per la scienza dei sistemi complessi.[1]

La scienza della complessità persegue, tra gli altri, l’obiettivo di creare una nuova connessione tra scienza di base e applicata nel contribuire ad affrontare e risolvere alcuni dei problemi fondamentali della società contemporanea. La sfida della complessità è ormai diventata una sorta di paradigma della modernità, e Torino e Piemonte sono oggi diventati una delle più importanti sedi internazionali in tale ricerca fondamentale.

L’ISI è ospitato dalla Regione Piemonte, finanziato da enti statali, dalla Compagnia San Paolo e dalla Fondazione CRT.

L’ISI svolge ricerche in campi come matematica, fisica, informatica, scienze della vita. I gruppi di ricerca hanno nomi come “epidemiologia e scienze della vita”; “sistemi multiagente”, “fisica dei quanti”, “fisica statistica”.

Ma la Fondazione ISI è anche il luogo (volontariamente o meno) di elaborazione per una sinistra filoimperialia e filosionista.

In che senso? Molti ricercatori che lavorano in questo centro si considerano di “sinistra”, qualcuno anche della “sinistra radicale”. Ebbene, lavorano in un centro che collabora con Israele, soprattutto nel campo delle nanotecnologie.[2]

Ufficialmente (molto probabilmente da molto prima) Israele sta incrementando lo studio applicato delle nanotecnologie all’industria militare, soprattutto nei droni, gli aerei senza pilota.

Mentre la politica statunitense discute sull’impiego dei droni volanti sul suolo nazionale, le informazioni di pubblico dominio sull’utilizzo effettivo dei droni negli scenari di guerra già attivi in ogni parte del mondo si arricchiscono grazie a fughe di documenti riservati pubblicati online.[3]

È uno di questi leak, ad esempio, a gettare una nuova luce sulla reale attività dei droni sguinzagliati dalla CIA per azioni “anti-terrorismo”[4] – e soprattutto sul tipo di obiettivi presi di mira durante le operazioni. Obiettivi che apparentemente non coincidono con le dichiarazioni ufficiali dell’intelligence.

Se al pubblico è stato detto che i droni sono adoperati in operazioni contro terroristi di al-Qaeda, infatti, il documento riservato emerso di recente[5] evidenzia come quasi la metà degli obiettivi (265 di 482) eliminati su un periodo di dodici mesi fino al settembre del 2011 sia costituita da “estremisti sconosciuti”.

La CIA apparirebbe insomma attivamente impegnata a ripulire lo scenario mediorientale uccidendo persone che potrebbero anche essere innocenti, e gli esperti accusano apertamente l’amministrazione Obama d’ipocrisia e del “pericoloso precedente” che la pratica potrebbe costituire per gli altri paesi.

L’attività criminale dei droni a evidentemente sconvolto l’opinione pubblica internazionale tanto che l’ONU squalifica i robot killer o LARS (lethal autonomous robotics), ma non c’è solo questo; è stata lanciata[6] la campagna Stop Killer Robots promossa da esperti di robotica e intelligenza artificiale preoccupati per la piega che questo genere di tecnologia sta prendendo in ambito militare.

 

La richiesta di mettere al bando i LARS arriva dalla Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, che in un rapporto in via di pubblicazione proibisce senza mezzi termini la possibilità di concedere alle macchine di prendere “decisioni sulla vita e la morte nei conflitti armati”.

 

“Terminare” o risparmiare vite durante una guerra “richiede compassione e intuito”, spiega l’autore del rapporto ONU Christof Heyns, qualità possedute dagli umani “fallibili” ma al di là delle possibilità per i robot e gli UAV. Heyns accusa apertamente i principali promotori dell’uso dei robot killer chiamando in causa USA, Regno Unito, Israele, Corea del Sud e Giappone.

 

 

 

 

 

[1] http://www.isi.it/

 

[2] Jacopo Iacoboni, profondo rosso La sinistra perduta, EINAUDI..

[3] http://punto-informatico.it/3767377/PI/News/usa-guerra-dei-droni.aspx

 

[4] Chiunque si opponga all’imperialismo USA viene definito “terrorista”, tutto ciò assomiglia alle definizione che davano i nazisti ai partigiani: “banditen”.

 

[5] http://www.theverge.com/2013/4/10/4208074/drone-warfare-not-limited-to-al-qaeda-targets-mcclatchy-leaked-document

 

[6] http://www.stopkillerrobots.org

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~ di marcos61 su maggio 12, 2014.

Una Risposta to “LA FONDAZIONE ISI”

  1. paura

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