SPIONAGGIO

 

 

La crisi economica del capitalismo cominciata dalla metà degli anni ’70 ha comportato diversi conseguenze.

Senza dubbio uno degli aspetti più importanti è stato l’aumento dell’aggressività dell’imperialismo (e di quello USA in particolare), nei confronti del “campo socialista” e dei paesi che tentavano di liberarsi dal gioco imperialista (Angola, Nicaragua ecc).

Non è un caso che gli anni ’80 del secolo scorso è stato caratterizzato da un enorme spesa militare da parte degli USA. L’amministrazione Reagan spese per un totale di 2.200 miliardi di dollari per il settore militare, e nel 1984 superò il bilancio militare del 1969, l’anno della massima spesa militare, per la guerra del Vietnam. Mai fino allora il bilancio militare statunitense aveva registrato in tempo di “pace”.

Un’altra conseguenza della crisi economica è l’esasperazione della concorrenza, per decidere chi debba fare le spese dell’eccedenza del capitale essendo l’attuale crisi economica, una crisi di sovrapproduzione di capitale. La sua causa sta nel fatto che nell’ambito del Modo di Produzione Capitalistico a un certo punto si crea un conflitto inconciliabile tra la produzione di plusvalore e la realizzazione del valore prodotto. I capitalisti dovrebbero investire tutto il plusvalore estorto, anche se così facendo il tasso di profitto diminuisce o non aumenta. Se i profitti attesi non aumentano o diminuiscono, i capitalisti, cessano l’accumulazione, con la conseguenza di non valorizza tutto il plusvalore estorto. Diminuisce il capitale impegnato nella produzione e aumenta il capitale impegnato nella sfera finanziaria che diventa la parte più grande del capitale (secondo stime correnti il mercato dei titoli aveva raggiunto nel 1994 i 14.000 miliardi di dollari U.S.A. ossia il doppio del P.I.L. che aveva all’epoca gli USA). La finanziarizzazione dell’economia tende a crescere e la crisi assume la veste di crisi finanziaria. I movimenti propri del sistema finanziario diventano essi stessi un altro fattore di sconvolgimento del capitale impegnato nella produzione di merci e una via attraverso cui la crisi compie il suo stesso cammino.

Ne deriva un’enorme accelerazione del processo di concentrazione di capitale che tenta di raggiungere la “massa critica” indispensabile per reggere lo con i concorrenti. Tale processo, nel corso degli ultimi anni, ha trovato una proiezione nello sforzo di ciascuna grande potenza imperialistica di costituire aree economiche integrate, al cui interno cerca di portare al minimo la concorrenza fra i capitali, in modo di concentrare i propri sforzi nella lotta contro i concorrenti esterni. In tal senso si sono mossi gli USA, che hanno cercato attraverso il NAFTA di costituire un’area di libero scambio. Allo stesso modo il Giappone, l’altro polo imperialistico, si muove da tempo per sottomettere alla propria influenza un’area del Pacifico dai confini sempre più ampi e che rappresenta un punto focale dello scontro interimperialistico.

 

Confrontarsi con queste due aree a dominanza statunitense e giapponese è diventato impossibile senza gettare sul piatto della bilancia un potenziale economico del medesimo ordine di grandezza: i paesi europei, con la Germania in prima fila devono quindi abbandonare ogni ambizione di contare nelle relazioni internazionali per la lotta per la supremazia se continueranno ad agire in ordine sparso senza avere, presi singolarmente, una capacità economica paragonabile a quella dei concorrenti. Dentro questo quadro dei rapporti mondiali sta quindi l’esigenza materiale dell’integrazione europea.

Nella concorrenza con l’imperialismo USA, i paesi imperialisti europei si stanno dotando di mezzi adeguati per avere una voce in capitolo sulle questioni internazionali soprattutto dopo la guerra contro la Iugoslavia, che è stato per i governi europei un vero e proprio schiaffo militare oltre che politico, perché lo strapotere della forza militare americana rispetto a quella europea è stato schiacciante.

Non è un caso che gli USA più di qualsiasi altro paese imperialista deve annualmente sostenere la loro guerra mondiale per mantenere la loro egemonia. Dal Medio Oriente all’Asia orientale, dall’Europa all’America Latina, allo spazio siderale, gli USA devono mantenere basi aeree e navali, soldati, satelliti militari, flotte navali, centri di addestramento, compiere missioni segrete, installare radar e d’intercettazione, tutto ciò richiede un grosso impegno affinché l’egemonia del dollaro sia preservata e imposta.

Per far fronte alla crisi ogni Stato cerca di chiudere le proprie frontiere alle imprese straniere e forzare gli altri Stati ad aprire a loro. Quindi tutti i mezzi di pressione sono messi in opera. La competizione fra stati dilaga, come dilaga il nazionalismo, il fondamentalismo religioso, la xenofobia, il populismo insomma tutte le ideologie che in mancanza di un’alternativa anticapitalista si diffondono tra i lavoratori e che sono usate dalle classi dominanti per ricompattare il paese (c’è un bisogno tra le classi dominanti di creare un senso comune, di superare le divisioni politiche, qui in Italia è dentro questo quadro che bisogna vedere il superamento della divisione tra fascismo/antifascismo).

Tutte queste ideologie sopra descritte sono in sostanza ideologie di guerra, che non sono certo le cause della guerra, ma oggi per la Borghesia Imperialista sono un’arma necessaria per fare la guerra. Quindi sono cose importanti ed è necessario anche spuntare quest’arma, smascherarla. Da quando siamo entrati nell’epoca borghese, la classe dominante non riesce più a condurre una guerra su grande scala senza mobilitare la massa della popolazione a favore della guerra. Quindi senza far valere a livello di massa un’ideologia, che giustifichi, esalti, santifichi la guerra che essa deve fare. Perciò l’ideologia di guerra che la classe dominante USA impone al proprio paese ha una relazione con lo slancio guerrafondaio che essa ha bisogno di imporre alla popolazione USA.

Nel capitalismo la guerra è permanente: nella concorrenza mercantile, bancaria o finanziaria, nell’informazione nelle tecnologie, nelle ricerche scientifiche, negli scontri militari limitati o generali. Nel capitalismo i concorrenti sono i nemici di domani, i nemici di oggi possono diventare gli alleati di domani, a seconda delle convenienze economiche e politiche. L’intercettazione, lo spionaggio con cui sirubano i segreti dei concorrenti, sono l’anima della concorrenza capitalistica, non solo tra nemici ma anche alleati perché ogni mercante, mentre partecipava allo sviluppo del mercato, mira a ricavarne il maggior profitto e ciò avviene, alla fine, a detrimento del profitto dei mercanti concorrenti.

La vicenda che ha scosso i governi europei e che rimette sotto accusa la NSA americana, riguarda non solo lo spionaggio considerato normale in tempi in cui con la giustificazione della “lotta al terrorismo internazionale” è usata come giustificazione non solo per violare la privacy delle persone, delle associazioni, dei partiti, dei sindacati, dei membri politici e istituzionali dello Stato spiato (e questo anche se formalmente alleato) ma anche a coprire un sistema di violazione dei diritti umani, come è successo a Guantanamo. Ma torniamo al discorso dello spionaggio, più aumenta la concorrenza a livello mondiale e più aumenta la necessità di ogni Stato, di spiare e mosse gli accordi, le decisioni di ogni Stato concorrente, soprattutto in tempi di crisi economica come quelli attuali. La fibrillazione più intensa, nei vari governi, si genera per i timori che i vari piani militari (che ovviamente sono segreti), o una parte di essi possano essere svelati e su questi è naturale che si concentrino gli sforzi di ogni controspionaggio. Resta il fatto che per la propaganda democratica borghese, i poteri dei vari Stati che hanno come forma politica la democrazia borghese, non possono restare del tutto indifferenti quando scoppiano scandali di questo genere e devono correre in qualche modo ai ripari cercando di tamponare le falle nei propri servizi segreti e perseguire, o far finta di farlo (il più delle volte) i “responsabili dell’illecito) tali vicende disturbano e meravigliano gli illusi della democrazia borghese che gridano ad ogni passo contro i diritti calpestati[1] – e di motivi c’è ne sono in abbondanza poiché i comportamenti reali degli Stati dove la forma politica è a democrazia borghese contraddicono del tutto ogni pretesa democratica – ma non di certo dei borghesi che gestiscono il potere e in particolare quello reale, quello economico. Tutto ciò dimostra, quello che il marxismo a sempre enunciato, che la democrazia borghese è un inganno strutturato e alimentato appositamente per rincoglionire le masse deviandone l’attenzione, preoccupazioni e ed energie sul terreno dell’impotenza.

La realtà capitalista sul terreno economico come su quello politico, sociale e tanto più militare, per quanto la propaganda democratica borghese insista a ogni piè sospinto, sulle necessità di difendere la democrazia e i suoi diritti sanciti dalle leggi e dalle costituzioni, e di ripristinarla tutte le volte che scandalosamente tutte le leggi e i diritti sono disattesi, e una realtà di contraddizioni e di contrasti che si acuiscono sempre di più. I periodi di pace, sosteneva Lenin nel suo pamphlet L’Imperialismo, servono ai capitalisti per prepararsi alla guerra, poiché la guerra imperialista nel capitalismo è inevitabile, i contrasti derivanti dai conflitti di interesse, giunti ad un determinato livello di tensione, sono tali da rendere necessario prima o poi uno scontro militare per risolverli temporaneamente. Il capitalismo per uscire dalla sua crisi distrugge in quantità sempre più grandi, merci e capitali. La guerra guerreggiata serve a questo, rimettendo in discussione tutti gli equilibri, le alleanze, i contrasti precedenti. La classe borghese dominante, in ogni paese, sa perfettamente che alla fine dovrà difendere i suoi interessi contro le altre borghesie (sia quelle dominanti sia quelle nazionali)[2] e quindi non perde occasione per conoscere ed aggiornare i punti di forza e di debolezza dei concorrenti, degli antagonisti, degli alleati o dei nemici. In ogni Stato, il personale più preparato politicamente, economicamente e militarmente è certamente utilizzato nei servizi segreti (che adesso li chiama con un certo pudore e ipocrisia intelligence, che suona più “pulito”).[3] La guerra commerciale, finanziaria e la guerra guerreggiata non si vincono se non si è in possesso delle informazioni più complete e aggiornate sugli avversari e tali informazioni, e tali informazioni in una società fondata sul mercantilismo e quindi sull’imbroglio, non sono a disposizioni di tutti: vanno cercati di nascosto, salvando il castello di inganni col quale i capitalisti, e il loro Stato, fanno credere (ma sarebbe meglio di dire tentano di far credere) alle masse popolari che la loro opinione, il loro voto, i loro diritti sanciti dalle leggi sono intoccabili e alla base della vita sociale. Nel capitalismo in ogni azienda è potenzialmente concorrente di ogni altra azienda, ogni associazione, ogni istituzione, ogni gruppo, ogni Stato, è potenzialmente concorrente di ogni altro Stato truts, gruppo istituzione o associazione; e ogni concorrente è un potenziale avversario che alla fine, va distrutto per non essere da lui distrutti.

Per questo motivo solo degli idealisti o dei mistificatori possono meravigliarsi che i borghesi si spiano tra di loro. È la legge della concorrenza che li obbliga a nascondere le mosse che possono danneggiare gli interessi concorrenti e a indagare sulle mosse avversarie, con mezzo, lecito e illecito allo stesso tempo. Le grandi democrazie non si fidano una dell’altra? È normale, gli interessi economici, politici, militari di ogni Stato sono congenitamente in contrasto con gli interessi degli altri Stati e ognuno di loro affida i rapporti di alleanza, di buon vicinato o di contrasto alla propria forza economica, politica e militare. Ora si viene ufficialmente a sapere che Washington perfettamente d’accordo con Londra ha messo sotto controllo le conversazioni della cancelliera tedesca Merkel e di altri 35 leader mondiali; lo ha rivelato il quotidiano britannico Guardian sulla base dei documenti di Snowden datati ottobre 2006. Questa rivelazione ha fatto scoppiare lo scandalo in tutti i governi interessati direttamente, irrigidendo, almeno in apparenza, i rapporti con la Casa Bianca. Ma non c’è voluto molto perché sia gli americani che gli “alleati” europei affermassero che è normale che i servizi segreti si spiino l’un l’altro; il problema loro, semmai, è fino a che punto e con che proporzione di forze in campo. L’ex capo dei servizi segreti francesi, Bernard Squarcini, ha dichiarato al Figaro: “Sono sconcertato da tanta ingenuità. Forse i politici non leggono i rapporti che gli mandiamo. Ciascuna nazione spia anche i propri alleati. Gli americani spiano noi, e noi facciamo altrettanto”.[4] La differenza sta nei mezzi tecnologici e nella quantità di forze messe a disposizione per questa specifica attività; dopo il fatidico 11 settembre 2001, è risaputo che Washington non ha badato a spese per intensificare l’attività dei propri servizi.

Come si diceva prima non solo con la crisi in atto i contrasti interimperialistici aumentano, ma l’entrata sulla scena internazionale di nuovi soggetti (Cina, Russa, India, Brasile ecc.) accentua questa tendenza. Perciò la forza non solo economica, ma anche quella militare sarà sempre più all’ordine del giorno poiché lo sviluppo dei contrasti non potrà che portare ad uno sbocco inevitabile: la guerra, per la quale ogni Stato non smette mai di ammodernare i propri eserciti.

Che un conflitto a larghe dimensioni non sia una profezia da Cassandra, bisogna vedere l’attuale politica di Obama, che è molto più pericolosa di quella di Bush. Mentre questa prevedeva la guerra con Stati di medie dimensioni, come l’Afghanistan e l’Iraq, questa entra in contrasto paesi come la Russia e la Cina. Tende, inoltre, a isolare l’Europa dal resto del mondo,[5] a disturbare le sue vie commerciali (rifornimenti di gas e petrolio soprattutto) con guerre (contro la Libia e la Siria) e sanzioni (prima contro l’Iran e ora contro la Russia), a coinvolgerla in avventure militari, come la Francia in Mali e l’Italia in Libia. Il governo Letta è durato poco, ma ha avuto il tempo di fare guai, prendendo con Obama impegni per il ristabilimento dell’ordine in Libia, il che, alla fine, richiederà un intervento militare diretto. Poi Letta manda la Bonino a Teheran e va alle olimpiadi di Soci, boicottate dagli USA, e (sarà un caso?) sono stati defenestrati. Obama, esprimendo l’attuale tendenza dell’imperialismo USA che deve difendere con le unghie e con i denti, la propria egemonia mondiale, vuole gente che obbedisca come un automa, come disse Sant’Ignazio di Lojola che nelle Costituzioni della Compagnia di Gesù, al paragrafo 547, prescrive: “…facciamo quanto ci sarà comandato con molta prontezza, gaudio spirituale e perseveranza, persuadendoci che tutto ciò è giusto, e rinnegando con cieca obbedienza ogni parere e giudizio personale in contrario, in tutte le cose che il superiore ordina… Persuasi come siamo che chiunque vive sotto l’obbedienza si deve lasciar portare e reggere dalla Provvidenza, per mezzo del superiore, come se fosse un corpo morto (“perinde ac cadaver”), che si fa portare dovunque e trattare come più piace”.

L’Unione Europea ha anche una politica interna, che non è sconclusionata come credono in molti, ma è esplicitamente organizzata in modo che i popoli non contino niente. Il Parlamento Europeo, che sulla carta dovrebbe rappresentarli, non ha veri poteri. L’indignazione popolare se la prende con i burocrati di Bruxelles, ma la burocrazia non è la vera padrona, si tratta di servitù privilegiata. I veri padroni vanno cercati tra gli industriali e la finanza, nel capitale finanziario che come spiega Lenin, è la fusione del capitale bancario col capitale industriale con la formazione di un’oligarchia finanziaria. L’Unione Europa è permeabile alle esigenze delle multinazionali, e non solo di quelle delle armi come la Lockeed. Le leggi sono sempre di più in contrasto con gli interessi delle masse popolari, in barba a tutte le dichiarazioni del popolo sovrano. Un solo esempio: “Nel 2005 la Monsanto compera Seminis e diviene uno dei colossi mondiale delle sementi ortofrutticole, la solerte Commissione Europea ha cominciato a studiare la legge che darà definitivamente in mano alle multinazionali l’agricoltura europea. Non solo la Monsanto, ovviamente, ci sono anche la Dupont, la Novartis, la Cargil…E’ al loro servizio il “Testo unico sul materiale riproduttivo vegetale”.

Una legge che si propone di controllare totalmente sementi e piante: tutti i semi, tutte le piantine, piante o talee”. Potranno essere commerciati solo semi e piantine “approvate” da un ufficio preposto, “certificate” e inserite in un elenco ufficiale; potranno essere coltivati per il mercato solo vegetali prodotti con i suddetti semi e piante.

   Sarà l’ufficio apposito della Commissione Europea a decidere quali semi e quali piante, ad approvare e disapprovare; sarà un’apposita Agenzia, istituita ad hoc, a controllare gli agricoltori e i giardinieri (!), che pagheranno i controlli di tasca loro”.[6]

Non solo si possono brevettare gli OGM, ma anche le piante tradizionali. Persino chi pianta ortaggi sul suo terrazzo dovrà pagare “diritti” (ma sarebbe meglio dire estorsione legalizzata) a qualche multinazionale. E, di fatto, si tratterebbe di una tassa non dello Stato ma a un privato, qualcosa che ricorderebbe il feudalesimo.

Non è escluso che il baraccone dell’Unione Europa, alla fine crolli per il crescente contrasto tra gli USA e la più forte economia europea, quella tedesca, ma non dobbiamo attenderci la liberazione dai contrasti interborghesi. La borghesia, in particolare quella decrepita d’Europa, non ha più niente di positivo da offrire, ma solo nuove catene, contro di cui da parte del proletariato non resta che la ribellione ma non in conformità a un nazionalismo retrogrado e impotente. Per opporsi efficacemente alle multinazionali e alle banche e ai governi ci vuole la lotta congiunta dei lavoratori e delle masse sfruttate di tutti i paesi, un rinnovato internazionalismo.

 

 

Democrazia cybersorvegliata

 

 

L’affare Snowden, ha rivelato l’estensione dello spionaggio informatico messo in atto dagli Stati Uniti, è molto educativo, nella misura in cui svela il vero volto autenticamente totalitario della democrazia borghese del XXI secolo.

La pretesa degli Stati Uniti di essere i campioni dei “diritti dell’uomo” e della “libertà” nel mondo e all’interno delle loro frontiere è ormai da decenni discretamente inclinata: tuttavia, affari che hanno fatto scalpore come quello del Watergate, in cui organi di stampa “coraggiosi” e “indipendenti” hanno fatto scoppiare la verità sulle manipolazioni del governo, provocando la caduta del presidente che le aveva ordinate,[7] sarebbero la dimostrazione che, nonostante tutti i suoi limiti, la democrazia sarebbe viva nel più potente paese capitalistico del mondo, a tal punto da essere addirittura un esempio per altri paesi “più sfortunati”: la libertà accanitamente rispettate anche contro le più alte autorità, a differenza di quanto accade in altri paese, come in Cina ad esempio dove la censura sorveglia Internet e da dove partono tentativi di spionaggio elettronico il mondo intero.

Purtroppo per i cantori della democrazia americana e occidentale, i documenti sottratti dal whistleblower (lanciatore di allarme), come i suoi sostenitori chiamano Snowden, dimostrano che, anche nel campo della sorveglianza e dello spionaggio elettronico, gli Stati Uniti sono una superpotenza senza uguali nel mondo. Per esempio, da anni i media dei paesi occidentali riportano di continuo accuse di spionaggio elettronico di aziende o di amministrazioni di altri paesi.

All’inizio del mese di giugno del 2013 il governo cinese, il governo cinese ha affermato di essere in possesso di “montagne di dati” sullo spionaggio elettronico americano in Cina ma nessuno ha dato alcuna credibilità a queste affermazioni.    Eppure gli Stati Uniti hanno messo in piedi un massiccio sistema di spionaggio e di sorveglianza di Internet che supera notevolmente quello degli altri paesi (come laCina: i dossier di Snowden dimostrano che lo spionaggio elettronico americano in Cina arriva fino alle più importanti università, nelle quali sono formati i futuri dirigenti del paese.

   Tutte le grandi imprese americane del settore Internet collaborano con i servizi segreti calpestando le loro stesse dichiarazioni pubblicitarie di salvaguardia dell’ambito privato e della confidenzialità della corrispondenza dei loro utenti: Google, Yahoo, Microsoft, Facebook, Skype, Yotube sono tutti citati per la loro collaborazione nelle intercettazioni delle comunicazioni elettroniche, che loro chiamano “metadati”.

In media, durante il mese di dicembre del 2012 la NSA, nel quadro del suo programma Informatore illimitato, ha intercettato quotidianamente in Germania circa 15 milioni comunicazioni telefoniche e 10 milioni di comunicazioni via Internet (nei giorni di punta le intercettazioni hanno riguardato 60 milioni di comunicazioni).

Nello stesso periodo il numero totale di comunicazioni intercettate quotidianamente dalla NSA si aggirava intorno a 4 milioni in Italia, 3 milioni in Francia, fra i 2 e 3 milioni in Polonia, 2 milioni in Spagna ecc. La particolare importanza della Germania dipende dal fatto che è prima potenza europea, ma anche dal fatto che è un importante centro Internet dal quale è possibile seguire le comunicazioni in altri paesi, dal Mali alla Siria (guarda caso!) passando per l’Europa dell’Est.

In genere i metadati non riportano il contenuto, ma il contenitore dei messaggi: indirizzo IP, numero di telefono, relazione fra i corrispondenti, uso di alcune funzioni (come Google maps) ecc., che è quanto ritenuto sufficiente dalla NSA. Ma esiste anche la possibilità di registrare il contenuto di tutti messaggi per alcuni giorni per poter aver in seguito il tempo di elaborarli. Naturalmente una quantità simile d’informazioni non può essere completamente analizzata, dei motori di ricerca fanno una selezione automatica secondo criteri scelti a piacere, e in conformità a questa selezione è possibile seguire le persone individualmente degne d’interesse per i servizi di polizia.

Gli Stati europei fanno parte dei bersagli da colpire secondo la NSA (un documento del settembre 2010 indicava 38 bersagli fra le rappresentanze straniere a Washington e a New York: non solo tra i tradizionali avversari degli Stati Uniti; ma anche le ambasciate di Francia, Italia, Grecia, Giappone, Corea del Sud, Messico ecc.) e un sistema particolare di spionaggio prende di mira le istituzioni europee a Bruxelles (a partire dalle installazioni NATO) e a New York.

Tutti i paesi sono potenzialmente dei bersagli per gli Stati Uniti ad eccezione di un ristretto gruppo di paesi con i quali esiste un trattato di collaborazione detto dei “5 occhi” (Echelon); Australia, Nuova Zelanda, Canada e Gran Bretagna, infatti, Snowden ha rivelato che i servizi segreti britannici hanno installato collegamenti diretti sui cavi transatlantici Gran Bretagna-Stati Uniti attraverso i quali transita gran parte del traffico elettronico fra Europa e America per procedere senza difficoltà alle intercettazioni volute; o che durante il G8 che si tenne in Gran Bretagna, aveva montato un falso cyber-caffè per spiare le comunicazioni dei membri delle delegazioni straniere, mentre intercettavano le comunicazioni criptate dei cellulari dei loro dirigenti; i dati sono stati poi comunicati ai servizi americani.

Lo spionaggio, compreso quello fra stati “alleati” non è certamente una novità; ma la novità riguarda le enormi possibilità che l’informatica e le reti elettroniche offrono alle grandi nazioni non solo per spiare gli altri Stati, ma anche per controllare l’attività della propria popolazione.

All’epoca della democrazia liberale (XVII e XVIII secolo) l’inviolabilità della corrispondenza faceva parte sei suoi principi (che chiaramente era ignorata dalla polizia), oggi questo principio non proclamato, ma assolutamente reale, è l’intercettazione della corrispondenza.

Pur mantenendo la facciata liberale, la moderna democrazia imperialista ha spinto il controllo e la sorveglianza a livelli sconosciuti al fascismo, da cui essa ha ereditato la tendenza alla centralizzazione.

Quando è scoppiato lo scandalo Snowden, il presidente Obama, per rassicurare la popolazione americana, ha affermato che la NSA ha intercettato 3 miliardi di informazioni sui computer e sulle reti informatiche americane (pur contro i 14 miliardi in Iran, i 13,5 in Pakistan, i 12,7 in Giordania, i 7,6 in Egitto e i 6 in India, per un totale di 97 miliardi nel mondo interno).

La sorveglianza sulle mail negli Stati Uniti sarebbe iniziata una decina d’anni fa, dopo l’11 settembre; ma è entrato in funzione nel dicembre 2012 un nuovo sistema, molto più efficiente, che sarebbe in grado di analizzare e di filtrare quasi in tempo reale più del 75% del traffico Internet. In seguito a una decisione segreta presa nel mese di aprile, la società Verizon, il più importante operatore di telefonia mobile americana con oltre cento milioni di clienti, fornisce giornalmente alla NSA tutti i dati telefonici di questi ultimi.

Ma come è stato scoperto “per caso” (si fa per dire), i servizi di sorveglianza della posta tradizionale sono tuttora efficacemente in vigore;[8] al programma vecchio di oltre un secolo, di sorveglianza attraverso gli impiegati postali della corrispondenza delle persone sospette (vale a dire di decine di migliaia di persone all’anno), si è aggiunto, da una decina di anni, un programma automatico più moderno: la fotografia delle buste di tutte le lettere e i pacchetti distribuiti dalla posta, cioè 160 milioni di lettere e pacchetti!

Obama dopo queste rivelazioni era in estrema difficoltà, dopo aver strombazzato a destra e manca che l’NSA e le altre agenzie spionistiche avessero di mira solo i “terroristi” e che i programmi di classificazione delle informazioni sarebbero diventati “più trasparenti”: nella realtà l’amministrazione di Obama ha aumentato e intensificato su grande scala pratiche!

I governi europei hanno manifestato pubblicamente la loro indignazione di fronte al massiccio spionaggio americano, in particolare perché soprattutto economico! Il governo francese ha richiesto il rinvio dei negoziati commerciali transatlantici in corso (poiché i negoziatori europei erano stati spiati) in attesa di chiarimenti da parte delle autorità statunitensi.

Ma tutti hanno rifiutato di concedere asilo politico a colui che aveva rivelato che erano vittime di questo spionaggio; e dopo qualche giorno i negoziati commerciali sono ripresi come prima, senza chiarimenti da parte americana. E quando gli Stati Uniti li hanno avvertiti che Snowden avrebbe potuto trovarsi nell’aereo presidenziale boliviano, le autorità francesi (seguite da quelle spagnole, italiane e portoghesi) gli ha vietato di sorvolare il loro territorio, contravvenendo così alle convenzioni diplomatiche.

Sarebbe un errore vedere in quest’atteggiamento dei governi europei come una mancanza di coraggio, c’è dell’altro che indubbiamente è molto torbido. Un quotidiano americano scrive che “le autorità americane hanno avvertito privatamente le autorità francesi di badar bene di non parlare con troppa indignazione dello spionaggio americano, dato che anche i grandi paesi europei, come la Francia spiano, e non solo i loro nemici”.[9]

Tutti i grandi paesi europei si dedicano in effetti, allo spionaggio, ma anche alla sorveglianza e al controllo delle rispettive popolazioni. Le Monde del 5 luglio 2013 ha documentato l’esistenza in Francia di sistema clandestino simile a quello americano grazie al quale la DGSE (i servizi segreti francesi) “raccoglie gli estratti telefonici di milioni di abbonati (…) Lo stesso accade per le mail (con la possibilità di leggere l’oggetto della comunicazione), gli SMS, i fax… E tutta l’attività internet che passa attraverso Google, Facebook, Apple, Yahoo…”.[10]

In Germania, secondo le rivelazioni di Snowden i servizi segreti lavorano mano nella mano con i loro omologhi americani per controllare le comunicazioni. In Gran Bretagna, British Telecom, Vodafone, Verizon e altre compagnie telefoniche spiano segretamente i loro utenti per conto della polizia, ecc.

Un’altra considerazione da fare, è se guardiamo le spese che sono effettuate per l’apparato poliziesco militare si denota in maniera evidente la favola del liberismo dello “Stato leggero” e delle relative politiche i tagli (che sono effettuati in prevalenza verso i servizi che sono erogati alle masse popolari).

Negli USA l’apparato poliziesco militare occupa da solo cinque milioni di persone: 2,5 nelle forze armate, 1,7 nelle polizie, 0.8 nell’intelligence. Il generale Eisenhower, che non era certamente un “sovversivo”, nel suo discorso di commiato (1961), riconobbe che si era formato un complesso militare industriale, rispetto alla società civile. È evidente che egli si riferiva alla potenza delle lobby del Pentagono e delle industrie intrecciate con i poteri politici e quindi in grado di influenzare i governi, tutto ciò è determinato non dalla cattiva politica quanto al Capitale che piega la politica alle sue imprescindibili esigenze.

Quando ci fu l’attentato di Oklahoma City, nel 1995, con 168 morti e 800 feriti, c’era un’America liberal che denunciava la crescente pressione delle lobby sulla “questione sicurezza”. Con l’11 settembre, il processo inflazionistico degli apparati dello Stato si autonomizza del tutto. In questo periodo, le organizzazioni governative che si occupano di “sicurezza” sono 1271, su cui si affiancano 1931 società private. I governativi sono 854.000 e fanno capo a 10.000 basi operative, cioè uffici più o meno visibili o interi edifici solo sul territorio americano. La produttività non è gran che: 50.000 rapporti di intelligence all’anno, quindi un rapporto ogni 20 funzionari. Siccome il budget annuale è di 75 miliardollari, ogni rapporto costa un milione e mezzo di dollari.[11] Perfino il capo della CIA ha riconosciuto ufficialmente che è un po’ troppo. L’apparato da controllare ha finito per nominare da se steso i propri controllori. Ha al vertice un ufficio di coordinamento e un direttore generale che risponde all’esecutivo, cioè alla Casa Bianca, ma questo direttore, che è il capo della CIA, ha dichiarato, ufficialmente, che in tutto l’Universo c’è una sola entità che può sapere quello che succede in un apparato del genere: Dio. Ora siccome gli operativi cioè gli spioni sul campo, si lamentano dell’overdose di informazione, è stato aperto un altro ufficio per selezionare da 20 agenzie e 63 siti Internet l’informazione da passare agli interessati. Non ci sarebbe da meravigliarsi che nasca in futuro un ulteriore ufficio per controllare il nuovo ufficio si selezionatori.

Il Washington Post, lo stesso giornale che aiutò a portare alla luce la verità sull’affare Watergate, ha rifiutato di pubblicare le informazioni che Snowden ingenuamente gli aveva proposto; il fatto è che non si trattava più come allora, di opporsi a un governo responsabile di una grave crisi politica, ma di fare un po’ di luce sugli ingranaggi della democrazia borghese.

I borghesi possono dividersi tra di loro in democratici e autoritari, ma sono complici e solidali di fronte ai proletari che si sforzano di mantenerli nell’ignoranza, di imbrogliarli con la propaganda.

Ma non bisogna cadere nella disperazione, la potenza dello Stato borghese e dell’ordine sociale di cui esso è la forza armata, non è eterna; la gigantesca quantità dei mezzi di sorveglianza e di controllo che esso mette in campo si spiega con la gravità delle tensioni che si accumulano nella società rendendo sempre più precario l’equilibrio sociale e provocando future esplosioni. Nessuno di questi mezzi potrà alla lunga, impedire il ritorno della lotta di classe anticapitalista.

  

 

 

 

 

 

 

[1] Questo non significa certamente che non bisogna fare battaglia politica contro i diritti calpestati. Soprattutto quando si tratta di spionaggio che è sempre stato attuato dalle classi dominanti contro le organizzazioni politiche e sindacali del Movimento Operaio (per non parlare delle altre forme repressive che sono messe in atto).

 

[2] Per non parlare di uno Stato che sia uscito da una rivoluzione socialista o di nuova democrazia. In questo caso il contrastato è determinato dalla diversa natura di classe degli Stati in conflitto.

 

[3] E spesso e volentieri si utilizzano, per i lavori sporchi, quello che viene definito “crimine organizzato”.

 

[4] La Repubblica, 25 ottobre 2013.

 

[5] Non esiste una politica estera comune dell’Unione Europea, poiché la vera politica estera è gestita dalla NATO che come ben si sa è a guida amerikana. Ogni Stato di un certo peso contratta con gli USA una serie di azioni specifiche, spesso conflittuali con gli interessi di altri pesi dell’Unione Europea, e gli Stati Uniti, giocano su questi contrasti intereuropei, adottano la vecchia e collaudata politica “divide et impera”. Ancora con Bush a un paese come l’Italia si concedeva qualche “giro di valzer” con Libia, Iran e Russia, ma con Obama la libertà di scelta è finita. L’impotenza politica dell’Europa non è casuale, la struttura dell’Unione Europea è studiata apposta per impedire qualche Stato esca dai limiti dell’atlantismo. Se qualche uomo politico entra in contrasto con gli USA, nel migliore dei casi la sua carriera è finita, se non paga con la vita. Il Craxi di Sigonella che si ribellò agli USA o l’Olandese Fortuyn che dichiarò che in caso della sua vittoria, il governo olandese non avrebbe firmato la commessa per gli F 35, e fu assassinato.

Con questo non voglio dire che la dipendenza dell’Europa, i suoi Stati non siano imperialistici. Lenin riteneva veramente indipendenti all’inizio della prima guerra mondiale, soltanto Inghilterra, USA e Germania, mentre Francia, Russia, Austria Ungheria, pur essendo imperialiste, aveva bisogno dell’appoggio dei paesi più forti. Un imperialismo vassallo insomma.

Attualmente in Europa nel campo borghese e delle varie formazioni politiche si stanno formando due partiti: uno europeo (dove i gruppi imperialisti franco-tedeschi costituiscono l’asse portante) e uno americano. Anche il Vaticano, una grande potenza economica e politica che molti (a torto) trascurano, è ancora conteso tra questi due partiti. La defenestrazione di Ratzinger e l’avvento di Bergoglio sono frutto di questo scontro all’interno del Vaticano: che lo abbia risolto a favore del partito americano definitivamente o no, resta da vedere.

Per condurre la sua lotta per la supremazia mondiale la borghesia franco-tedesca ai suoi soci dell’Unione Europea, non solo deve imporre di rompere nel proprio paese ogni resistenza popolare; di eliminare diritti e conquiste delle masse popolari (anche in Europa le forme della democrazia borghese scompaiono perché sono incompatibili con la lotta della borghesia franco-tedesca per la supremazia mondiale), ma deve imporre anche regole molto strette di condotta finanziaria: deve superare l’egemonia mondiale che la Borghesia Imperialista americana e sionista ha ereditato dal passato. La Borghesia Imperialista franco-tedesca ha già ridotto i lavoratori tedeschi a un regime da caserma: disponibilità piena 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno alle esigenze delle aziende in cambio dell’alloggio e vitto assicurati (questo è il senso delle riforme Schröder di dieci anni fa) e ora lo sta facendo in Francia (ma già qui non è detto che le riesca).

In apparenza il partito americano è meno austero del partito europeo. Per questi motivi i sindcalisti che si limitano a considerare i “risultati tangibili immediati” si trovano meglio col partito americano (da qui ad esempio il rapporto tra Renzi e Landini). La Borghesia Imperialista americana ha il retroterra del dominio mondiale negli Stati Uniti con i suoi circa 300 milioni di abitanti, le preme anzitutto assicurarsi anzitutto e soprattutto assicurare la stabilità del suo dominio in quest’area tirando dagli altri paesi quanto le basta. Ognuno degli altri paesi può anche andare a fuoco se questo avviene in forme che convengano alla stabilità del ridotto USA di cui la Borghesia Imperialista USA domina il mondo, lo devasta, saccheggia e spreme. Il Messico con i suoi 100 milioni di abitanti è il caso geografico più prossimo di paese nel caos: gli USA l’hanno isolato con un muro.

 

[6] L’unione europea vuole soddisfare gli appetiti delle multinazionali con le nostre piante e i nostri semi di Sonia Savioli CIVG.

 

[7] In vista delle future elezioni presidenziali che affrontava in posizione difficile, il presidente Nixon aveva fatto piazzare delle microspie nell’edificio del Watergate, dove si sarebbe tenuta la Convention del partito democratico. Quando scoppiò lo scandalo, Nixon fu alla fine costretto a dare le dimissioni sotto la pressione del partito democratico.

 

[8] New York Times, 03/07/2013.

 

[9] International Herald Tribune 05/07/2013.

 

[10] Le Monde scrive che “la Francia ha debolmente protestato (riguardo alle rivelazioni di Snowden). Per due eccellenti ragioni. Parigi era già al corrente. È fa la stessa cosa”. Queste informazioni non hanno suscitato alcun eco, giacché il governo di “sinistra” “rosso”-verde si è precipitato a soffocare la faccenda.

 

[11] Priest Dana e William Arkins, Top Secret America. A Washington Post Investigation, http://projects.washingtonpost.com/top-secret-america/

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~ di marcos61 su maggio 5, 2014.

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