LUDWIG: MAIALI IN CIRCOLAZIONE

 

 

LUDWIG, IL VENETO COME LABORATORIO DI SPERIMENTAZIONE DI TECNICHE DI GUERRA NON ORTODOSSA

 

Verona è stata la culla di Ludwig, gruppo di killer nazisti che commisero omicidi nel nord est e in Germania tra il 25 agosto 1977 e il 7 gennaio 1984.

Le loro vittime furono barboni, prostitute, quelli che ritenevano i “rifiuti” della società e si accanirono contro discoteche e cinema a luci rosse, una scia di sangue che fece 15 morti e 39 feriti.

I membri del gruppo Ludwig erano figli dell’alta borghesia veronese. Marco Furlan era figlio del primario del Centro Ustionati di Verona (sintomatico il fatto che molte vittime di Ludwig furono arse vive) ed al momento dell’arresto risultava in procinto di laurearsi in fisica c/o l’Università di Padova. Wolfang Abel era figlio di un consigliere delegato di una compagnia assicurativa tedesca e viveva nella provincia di Verona.

Aveva preso una laurea in matematica a pieni voti e lavorava col padre nella medesima compagnia assicurativa del genitore. I due erano parte di un gruppo di giovani che all’epoca, erano soliti incontrarsi nella Piazza Vittorio Veneto di Borgo Trento. Si trattava di un luogo che a livello locale era ritrovo di fascisti come i Parioli di Roma o Piazza San Babila a Milano.

Il gruppo Ludwig non nasce dal nulla, ma dentro una città nera. Il Coordinamento laico antirazzista Cesark, che prende il nome da un immigrato polacco morto asfissiato dentro una catacomba trasformata in dormitorio, in un’ex stazione dei bus nel centro storico di Verona, dopo un lavoro durato mesi, nel 2000 presentò un dossier.[1] In questo dossier vi si ricostruisce il passato squadrista di alcuni assessori di AN, gli episodi di violenza (a decine) che hanno visto come protagonisti i fascisti veronesi, i finanziamenti pubblici ai concerti nazi e i legami dell’estremismo di destra col carroccio.

A Verona ci sono associazioni tradizionalisti cattolici come Il Sacrum Imperium che si preoccupa di santificare Pio IX e Pio X, Famiglia e Civiltà che s’interessano della morale tradizionale e della difesa della famiglia; Gruppi di famiglie cattoliche che si pone a difesa della liturgia  tradizionale e pre Vaticano II° celebrata in Latino, il Comitato Principe

Eugenio che si pone come baluardo della pretesa islamizzazione in atto in Italia.

Non c’è da meravigliarsi che a Verona sia sorto un gruppo come Ludwig.

Ma c’è qualcosa di più inquietante, molto probabilmente dietro a Ludwig c’è altro, di torbido.

Giovanni Gunella, figlio di Pietro Gunella un professore di filosofia ex repubblichino rifugiatosi negli anni ’50 in Argentina e responsabile di una rete di informatori della CIA coinvolti nella strage di P.za Fontana,[2] viene citato, all’interno della sentenza ordinaria del Giudice Istruttore di Bologna Leonardo Grassi del 1990, per una conversazione telefonica dove parlava di un terzo uomo del gruppo Ludwig. Questo emerge da una sentenza del Giudice Istruttore di Bologna L. Grassi in data 02.04.90, contro l’organizzazione denominata Ronde pirogene antidemocratiche attiva negli anni ’80 a Bologna, dalla lettura di questa sentenza emerge il collegamento tra le Ronde e la destra veronese.

La teoria del fuoco purificatore delle Ronde Pirogene Antidemocratiche coincide con quella del Gruppo Ludwig. Questa impostazione filosofica è analoga a quella della setta Ananda Marga.

Torniamo alle coincidenze, Pietro Gunella il padre di Giovanni, come dicevo prima, era un informatore della rete CIA faceva da contatto fra Sergio Minetto,[3] e il colonnello Amos Spiazzi (Rosa dei Venti), che nel periodo della fine degli anni era del Nucleo di Difesa dello Stato di Verona, nonché fra questi e Elio Massagrande un membro di Ordine Nero che negli anni ’70 si rifugiò nella Spagna franchista.

Massagrande risulta aver importato nel veronese la setta Ananda Marga proprio nel periodo era in India come addetto militare il gen. Magi Braschi Adriano Giulio Cesare.

Il generale Magi Braschi è uno dei partecipanti al convegno dell’Istituto Polio sulla guerra non ortodossa nel 1965 dove si elaborò la strategia di quella che fu definita strategia della tensione.

La partecipazione di Magi Braschi al convegno non era un caso, egli aveva frequentato nel periodo 1960/61, il Corso di Psicologia Sociale e c/o l’Università di Bonn e c/o la stessa Università frequentò un corso di Politica Internazionale.

Magi Braschi nel 1962 era considerato dal S.I.F.A.R. uno dei maggiori esperti di guerra psicologica, nel 1963 ebbe un compiacimento da parte dei suoi superiori per l’attività del Nucleo Guerra non Ortodossa.

Carlo Digilio, pentito dopo due decenni, su Piazza Fontana, molto attaccato dopo le sue rivelazioni, e non solo dagli ex camerati, [4] disse ai magistrati che si occupavano della strage di Piazza Fontana che Magi Braschi “…Era considerato, nell’ambiente ordinovista, un ufficiale di grande prestigio ed il rapporto del gruppo con i militari era essenziale per la riuscita del progetto…”. Il progetto che parla è il tentato colpo di stato che sarebbe dovuto essere compiuto dopo il fallito golpe Borghese, fra il 1973 e il 1974.

Con questo non deve essere scartata l’ipotesi che nel Veneto e nell’Emilia Romagna, per le connessioni con Ordine Nuovo, con la rete C.I.A. e con l’accesso anticomunismo delle formazioni come Ludwig, sia state un laboratorio di sperimentazioni di guerra non ortodossa basata sull’uso terroristico di tendenze esoteriche-religiose. Attualmente il proliferare di gruppi satanisti e altre sette, con attività fatta di omicidi rituali, uso di droghe, lavaggio del cervello potrebbe essere la continuazione della guerra non ortodossa.[5]

 

 

 


[2]  Fabrizio Calvi e Frederic Laurent,  Piazza Fontana La verità su una strage, Mondadori, pag. 262.

 

[3] Volontario nella marina della  R.S.I., dopo la guerra scappò in Argentina dove entra in contatto con elementi della C.I.A. e con nazisti tedeschi. Dalle inchieste su Piazza Fontana risultò essere il referente della C.I.A. per, il Triveneto, cioè il fiduciario di tutti gli informatori che operavano in Veneto, Friuli e Trentino. Membro di un’associazione combattentistica Elmetti d’Acciaio, un’associazione paramilitare segreta tedesca, integrata nei “Piani di  sopravvivenza” di cui facevano parte i Nuclei di difesa dello Stato.

 

[4] Carlo Digilio dal 1967 fiduciario della C.I.A. nel Veneto, nella seconda metà degli anni ’70 direttore del poligono di tiro di Mestre, e membro di Ordine Nuovo veneto.

[5] Va tenuto anche conto che i cosiddetti “satanisti”, in carcere sono molto sono considerati dai malavitosi come dei “saggi”.

 

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~ di marcos61 su febbraio 12, 2014.

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