VACCINAZIONI, LEGGE MARZIALE E MILITARIZZAZIONE DELLA SANITA’

 

 

 L’attuale tendenza è contraddistinta a livello economico dalla crisi generale di sovrapproduzione di capitale. A livello politico la contraddizione principale è imperialismo (principalmente U.S.A.)/popoli oppressi. Massima espressione di questa contraddizione sono le guerre popolari in atto condotte da partiti comunisti guidati dal marxismo leninismo maoismo. Contraddizione che si sta fondendo con la contraddizione fondamentale classe operaia/capitale, poiché la classe operaia si è allargata a livello mondiale in termini assoluti, se si considera (pur con dati parziali) che la classe operaia mondiale abbia superato il miliardo di componenti e tendendo conto delle migrazioni verso i paesi imperialisti, dove ormai i lavoratori migranti sono una quota rilevante della classe operaia di questi paesi, per questo motivo nelle metropoli imperialiste si può tranquillamente dire che siamo di fronte ad una classe operaia multinazionale.

      Già Lenin[1] e l’Internazionale Comunista avevano analizzato divisione del mondo tra un piccolo numero di paesi capitalisti avanzati dominanti da una parte e la grande maggioranza delle nazioni e dei popoli del mondo dominati che gli imperialisti depredano e obbligano alla dipendenza. E da questi dati che trae conferma la tesi leninista, poi confermata dalla storia, secondo cui la rivoluzione proletaria mondiale è essenzialmente composta di due correnti: la rivoluzione proletaria socialista nelle metropoli imperialiste e la rivoluzione di liberazione nazionale, fatta dai popoli e dalle nazioni che sono sotto il gioco degli imperialisti. Dalla Seconda Mondiale a oggi la lotta delle nazioni e dei popoli oppressi ha costituito la principale “zona delle tempeste” per la Rivoluzione Proletaria Mondiale.

      Una tendenza in atto della società capitalista è quella del passaggio dalla decadenza alla decomposizione.

   Quello che è successo Italia (scandali sessuali, crisi politica ecc.) è un segno evidente della decadenza in atto del modo di produzione capitalistico. Tutto ciò non è una faccenda puramente italica (come i vari Travaglio e C. cercano di far intendere) ma è comune a tutti i paesi capitalisti.

   Tutti i modi di produzione del passato hanno conosciuto un periodo di ascendenza e un periodo decadenza. Il primo periodo corrisponde a un pieno adeguamento dei rapporti di produzione dominanti con il livello di sviluppo delle forze produttive della società, il secondo esprime che questi rapporti di produzione sono divenuti troppo stretti per contenere questo sviluppo.

   Tuttavia è sbagliato affermare che il capitalismo segue le tracce dei modi di produzione che l’hanno preceduto. È importante porre l’accento le differenze fondamentali tra la decadenza capitalista e quelle delle società del passato.

 

1)    Il capitalismo è la prima società della storia che si estende a livello mondiale, che abbia sottomesso alle proprie leggi tutto il pianeta, per questo fatto, la decadenza di questo modo di produzione influisce su tutta la società umana.

2)     Mentre nelle società del passato, i nuovi rapporti di produzione che erano chiamati a soppiantare i vecchi ormai superati, potevano svilupparsi all’interno della stessa società (cosa che poteva, in un certo modo, limitare in un certo modo gli effetti e l’ampiezza della decadenza), la società comunista, la sola che possa succedere al capitalismo, non può in alcun modo svilupparsi al suo interno; non esiste dunque alcuna possibilità di una qualunque rigenerazione di questa società in assenza di un rovesciamento del potere della classe borghese e dell’estirpazione dei rapporti di produzione capitalistici.

3)    La crisi che dura dalla metà degli anni ’70, che non è solo economica, ma anche politica, culturale e ambientale.

4)    Il fenomeno dell’ipertrofia statale, in altre parole quella di un assorbimento della società civile da parte dello Stato (che è lo Stato della Borghesia Imperialista). Il fenomeno dell’accentuazione del controllo sociale, contro di ciò che è definita “devianza”. Non c’è da meravigliarsi in questa fase lo sviluppo della psichiatria, degli strumenti elettronici di controllo e delle cosiddette “non letali”. In merito a queste ultime, pensiamo solamente al Taser, arma che fa uso dell’elettricità per far contrarre i muscoli.  Ebbene l’uso quest’arma “non letale”, secondo la denuncia di un’organizzazione certamente non rivoluzionaria come Amnesty International, ha provocato la morte negli USA, dal 2001 al 2008, di 334 persone. E l’ONU nel novembre del 2007 ha equiparato l’uso del Taser a una forma di tortura.

5)     Anche se i periodi di decadenza del passato sono stati marcati da conflitti bellici, questi non erano neanche comparabili alle guerre mondiali che, per due volte, hanno devastato il mondo.

 

   La differenza tra l’ampiezza e la profondità della decadenza capitalista e quelle della decadenza del passato, non può essere ridotta a una semplice questione di quantità. La società capitalista è la prima a minacciare la sopravvivenza stessa dell’umanità, la prima che possa distruggere la specie umana (armamenti nucleari, biologici e chimici, crisi ambientale ecc.).

   Tutte le società in decadenza comportano degli elementi di decomposizione: sfaldamento del corpo sociale, di putrefazione delle sue strutture economiche, politiche e ideologiche ecc.

   Non bisogna confondere decadenza e decomposizione.

      La fase della decomposizione non si presenta solo come quella caratterizzata dal controllo sociale e dalla crisi permanente. Nella misura in cui le contraddizioni e manifestazioni della decadenza del capitalismo, che una dopo l’altra, marcano i diversi momenti di questa decadenza, la fase della decomposizione appare come quella risultante dell’accumulazione di tutte queste caratteristiche di un sistema moribondo, quella che chiude degnamente l’agonia di un modo di produzione condannato dalla storia.

   Essa costituisce l’ultima tappa del ciclo infernale di crisi – secondo conflitto mondiale – ricostruzione e ripresa del capitalismo (i 30 anni succeduti dalla fine del conflitto) nuova crisi con convulsioni enormi, che caratterizzato il XX secolo, la società e le differenti classi:

1)    Due guerre mondiale cha hanno lasciato esangui la maggior parte dei principali paesi.

2)     Un’ondata rivoluzionaria che ha fatto tremare tutta la borghesia mondiale e che è sfociata in una controrivoluzione ha assunto forme atroci (fascismo e nazismo) o ciniche (democrazia borghese);

3)    Il ritorno di un impoverimento assoluto a livello mondiale, di una miseria delle masse proletarie, che sembrava orami dimenticata.

   L’attuale crisi apre di nuovo la prospettiva dell’alternativa storica fra guerra mondiale o scontri di classe generalizzati. Ma a differenza degli anni ’30, quando il proletariato subiva la cappa di piombo della sconfitta subita negli anni ’20 (sconfitta della rivoluzione proletaria in Europa determinata anche dal ruolo controrivoluzionario della socialdemocrazia e dall’avvento del fascismo in Italia) e ’30 (nazismo in Germania, guerra e rivoluzione in Spagna), la radicalizzazione della lotta di classe a partire dal 1968 nelle metropoli imperialiste ha mostrato che la borghesia non aveva più le mani libere per scatenare un’ennesima guerra mondiale. Allo stesso tempo, se il proletariato ha già la forza di impedire una tale conclusione, esso non ha ancora trovato quella rovesciare il capitalismo, e questo a causa del ritardo nello sviluppo della sua coscienza determinato dalla rottura provocata dal diffondersi del revisionismo nel Movimento Comunista Internazionale.

   In una situazione in cui le due classi fondamentali e antagoniste della società si confrontano senza riuscire a imporre la loro risposta decisiva, la storia non può attendere fermandosi. Mentre le contraddizioni del capitalismo in crisi non fanno che aggravarsi, l’impossibilità da parte della borghesia di offrire la minima prospettiva per l’insieme della società, unita al fatto che in questo periodo il proletariato non è ancora riuscito ad affermare la sua prospettiva di cambiamento della società, nell’immediato non può che sfociare in un fenomeno di decomposizione generalizzata, d’incancrenimento della società.

      Nessun modo di produzione è capace di vivere e svilupparsi, assicurare la coesione sociale, se non è capace di presentare una prospettiva all’insieme della società da esso dominata. Nell’attuale fase caratterizzata dall’impedimento da parte dei rapporti di produzione capitalisti allo sviluppo delle forze produttive ormai collettive, si determina una fase di decadenza e della successiva decomposizione.

      Manifestazioni evidenti della decomposizione della società capitalista sono:

1)     Le moltiplicazioni di carestie che avvengono nei paesi che sono definiti “Terzo Mondo” mentre nei paesi “avanzati” sono distrutti stock di prodotti agricoli, oppure sono abbandonate superfici considerevoli di terre fertili.

2)     La trasformazione di questo “Terzo Mondo” in un’immensa bidonville in cui centinaia di milioni di esseri umani sopravvivono come topi nelle fogne.

3)     Lo sviluppo di questo stesso fenomeno nei paesi “avanzati” in cui il numero dei senzatetto e di quelli privi di ogni mezzo di sostenimento continua ad accrescersi.

4)     Le catastrofi “ accidentali” che si moltiplicano (aerei che precipitano, treni che si trasformano in casse da morto).

5)     Gli effetti sempre più devastanti sul piano umano, sociale ed economico delle catastrofi “naturali” (inondazioni, siccità, terremoti, cicloni) di fronte alle quali gli esseri umani sembrano sempre più disarmati laddove la tecnologia continua progredire ed esistono già oggi tutti i mezzi per realizzare le opportune protezioni (dighe, sistemi d’irrigazione, abitazioni antisismiche e resistenti alle tempeste …), mentre poi, di fatto, sono chiuse le fabbriche che producono tali mezzi e licenziati i loro operai.

6)    La degradazione dell’ambiente che raggiunge proporzioni assurde (acqua di rubinetto imbevibile, i fiumi ormai privi di vita, gli oceani pattumiera, l’aria delle città irrespirabile, decine di migliaia…) e che minaccia l’equilibrio di tutto il pianeta con la scomparsa della foresta dell’Amazzonia (il “polmone della terra”), l’effetto serra e il buco dell’ozono al polo sud.

 

   Tute queste manifestazioni della putrefazione sociale che oggi, a un livello mai visto nella storia, permea tutti i pori della società umana; esprimono una sola cosa: non solo lo sfascio della società borghese, ma soprattutto l’annientamento di ogni principio di vita collettiva nel senso di una società priva del minimo progetto, della minima prospettiva, anche se a corto termine, anche se illusoria.

   Perciò non è un caso che ci si trova di fronte a una guerra che non conosce frontiere (mascherata magari come “guerra al terrorismo”), una depressione economica che sembra non finire mai, bancarotte, disoccupazione di massa.

   Le masse popolari di tutto il pianeta sono tenute all’oscuro sulle cause di questa crisi generale. Anzi, la Borghesia Imperialista, attraverso i media che controlla cerca di mistificare la realtà. Non è un caso che spesso e volentieri sono lanciati dei messaggi mistificatori quali ad esempio: “la fase peggiore della recessione è alle nostre spalle”, “Ci sono sempre più segnali di ripresa economica”, “la guerra in Medio Oriente è giusta,  è un’impresa umanitaria” ecc.

   I dati sui civili morti durante i conflitti sono manipolati. I crimini di guerra sono nascosti.

   Per  eliminare ogni forma di opposizione e di resistenza sociale, vengono messe spese enormi risorse. Le masse non solo devono rimanere all’oscuro, ma con il peggiorare della crisi, con l’impoverimento continuo da parte delle masse popolari, le cause reali devono essere rimpiazzate da un insieme di relazioni fittizie.

   Si cerca con queste operazioni massmediatiche di rendere la masse incapaci di pensare. Di far accettare le menzogne politiche.

   In questo contesto, anche l’arrivo dei “disastri naturali”, delle “pandemie”,  e delle “catastrofi naturali” riveste un utile ruolo politico.

 

capitolo 1

 

 

La pandemia influenzale globale da virus h1n1: verso un’emergenza globale della sanità?

 

  La pandemia influenza mondiale da virus H1N1 è servita a fuorviare l’opinione pubblica mondiale.

   La pandemia del 2009 che è iniziata in Messico ad aprile, è arrivata un momento propizio: coincide, infatti, con l’aggravarsi della crisi economica nel 2007 ( la crisi dei sub prime negli USA scoppiata alla fine del 2006).

    I dati epidemiologici furono fabbricati, falsificati e manipolati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si stava avvicinando un’epidemia di portata mondiale che minacciava la vita di milioni di persone.

   In sostanza si volle far credere che era in atto un’ “emergenza catastrofica”.  

   La stampa ha confermato che l’intento del governo amerikano era quello di attuare un programma di vaccinazione di massa contro il virus H1N1 durante l’autunno-inverno del 2009.  Infatti, era stato firmato un importante contratto per 160 milioni di dosi con Big Pharma, sufficienti per l’inoculazione di oltre la metà della popolazione americana. Programmi simili furono preparati in altri paesi occidentali come la Francia, il Canada e il Regno Unito.

   Si cercarono volontari per testare il vaccino influenzale per il mese di agosto, con la prospettiva di attuare un programma di vaccinazione su scala nazionale per l’autunno.

 

 

 

La manipolazione dei dati

 

   Ci sono numerose prove documentate che molte relazioni, che portarono al livello 6 di allerta pandemica dichiarato dall’OMS furono basate su prove fabbricate e sulla manipolazione dei dati sulla mortalità e la contagiosità provocate dall’influenza suina da H1N1.

   I dati inizialmente usati per giustificare il livello 5 di allerta mondiale dell’OMS nel mese di aprile erano estremamente scarsi. L’OMS dichiarò senza prove che l’”insorgenza su scala globale della malattia era imminente”. Distorse i calcoli della mortalità in Messico pertinenti alla pandemia da influenza suina. Secondo Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, nella sua dichiarazione ufficiale del 29 aprile 2009: “Fino ad ora sono morte 176 persone in Messico”. Di che cosa sono morti? Da dove ha l’OMS preso questi numeri? Invece secondo il Ministero della salute messicano i morti d’influenza furono 159, di cui solo 7 (dati corobati da analisi di laboratorio) causati dal ceppo influenzale H1N1.

  Similarmente a New York in aprile, svariate centinaia di bambini sono stati categorizzati come soggetti colpiti da influenza H1N1, sebbene in nessuno di questi casi la diagnosi fosse stata confermata da un esame di laboratorio.

   Furono compiuti dei test sugli scolari del quartiere newyorkese di Quenns, ma i test furono inconclusivi: tra  questi “centinaia di scolari” non vi erano  i rapporti di analisi di laboratorio che portassero all’identificazione del virus influenzale. In effetti, i rapporti sono contradditori: secondo quanto riportato, il CDCP di Atlanta sarebbe “l’unico laboratorio di tutto lo stato che sia in grado di confermare il ceppo della nuova influenza suina – che è stato identificato come l’H1N1”.[2]

   L’influenza è come una malattia comune. In assenza di un esame di laboratorio approfondito non può esserne stabilità la gravità. Ci sono casi influenza stagionale in tutta l’America ogni anno: “Secondo il Canadian Medical Association, l’influenza uccide ogni fino a 2500 Canadesi e circa 36 000 Americani. In tutto il mondo, il numero dei decessi attribuiti all’influenza ogni anno va da 250 000 a 500 000”.[3]

   Il CDCP e l’OMS stanno sistematicamente ricategorizzando un gran numero di casi d’influenza comune come casi di influenza suina da H1N1. L’OMS in una sua nota informativa afferma: “Il crescente numero di casi in molti paesi con trasmissione sostenuta a livello di comunità sta rendendo estremamente difficile, se non impossibile per i vari paesi di cercare di confermarli attraverso i test di laboratorio. Inoltre, il conteggio dei casi individuali non è più essenziale in tali paesi né per monitorare il livello e la natura del rischio che rappresenta il virus pandemico, né per guidare l’attuazione delle misure di risposta più appropriate”.[4]

   L’OMS ammette che a livello statale le analisi di laboratorio sono spesso assenti, mentre rileva che la conferma del laboratorio non è richiesta per la raccolta dei dati al fine di accertare la diffusione della malattia.

   Tutto questo nasce dal fatto che una strategia basata sulla conferma da parte del laboratorio e sull’indagine accurata di tutti i casi, compresi quelli con i sintomi lievi, costa. In alcuni paesi, questa strategia assorbe gran parte della capacità di risposta nazionale. Ora guarda caso l’OMS non pubblicherà più le statistiche mondiali che indicano i numeri di casi confermati per tutti i paesi. Tuttavia, come parte integrante dei continui sforzi per documentare la diffusione globale della pandemia da H1N1, saranno forniti regolari aggiornamenti che descrivono la situazione dei paesi colpiti. L’OMS continuerà a richiedere che questi paesi riportino i primi casi confermati e per quanto possibile, che forniscano elenchi settimanali e l’epidemiologia descrittiva dei primi casi.

   Nel corso di una conferenza stampa dell’OMS del giugno 2009, è stata sollevata la questione delle analisi di laboratorio:

Marion Falco, CNN Atlanta: Forse la mia domanda è un po’ troppo basilare, ma se voi non, e scusatemi se lo è, ma se voi non richiedete le analisi di laboratorio nei paesi che hanno già dei numeri stabiliti di casi, allora come fate a distinguere l’influenza stagionale da questa particolare influenza. Voglio dire come fate a superare i numeri?

Dott. Fakuda, OMS, Ginevra: non è che raccomandiamo di non fare più le analisi. Infatti quando sarà pubblicata la guida, suggerirà ai vari paesi di limitare il numero delle analisi che vengono effettuate in modo da non cercare di sottoporvici tutti, ma di continuare certamente ad effettuare  le analisi per alcune persone, per i motivi di cui lei parla. Quando si ammalano le persone di una malattia come l’influenza è importante per noi sapere se è stata causata dal virus pandemico o se è stata causata dai virus stagionali. Stiamo indicando che anche se si riduce il numero dei test saremo ancora in grado di capire e quindi non abbiamo bisogno di sottoporre tutti alle analisi per questo motivo, ma continueremo a raccomandare un certo livello di analisi – ad un livello inferiore di quello delle persone che continuano ad ammalarsi”.[5]

   Capitò? L’OMS dichiara in maniera esplicita che:

1)    Non sta raccogliendo dati sulla diffusione del H1N1 in conformità a conferme sistematiche di laboratorio.

2)    Che scoraggia gli ufficiali sanitari nazionali dal condurre il riconoscimento e la conferma di laboratorio, allo stesso tempo mettendo sotto pressione le autorità sanitarie pubbliche dei singoli paesi affinché forniscano i dati sui casi H1N1 all’OMS su base settimanale.

3)    Che nelle sue relazioni si riferisce solo ai “casi confermati”. Non distingue i casi confermati da quelli non confermati. Sembrerebbe che i casi “non confermati” siano categorizzati come casi confermati e che i numeri  siano poi usati dall’OMS per provare che questa malattia si sta diffondendo.[6]

 

   L’influenza suina ha gli stessi sintomi sulla diffusione della malattia: febbre, tosse e mal di gola. La diffusa incidenza dell’influenza comune è usata per generare i rapporti che saranno consegnati all’OMS pertinenti all’influenza da H1N1. Ciononostante nella pubblicazione delle tabelle dei dati a livello nazionale, l’OMS usa l’espressione “numero dei casi confermati in laboratorio”, mentre ammette anche che i casi sono, in molti casi, non confermati.

 

 

 

 

La pandemia in tutto il mondo

 

 È L’OMS che stabilisce le tendenze sulla diffusione della malattia, usando essenzialmente dati non confermati. In conformità a queste estrapolazioni, l’OMS sostiene, in assenza delle conferme dei laboratori, che “potrebbero essere contagiate fino a due miliardi di persone nei prossimi due anni – quasi un terzo della popolazione mondiale”. Dal canto suo negli USA, il CDC di Atlanta suggerisce che: “La febbre suina potrebbe colpire fino al 40% degli Americani nei prossimi due anni e potrebbero morire fino a molte centinaia di migliaia di persone se la campagna di vaccinazione e le altre misure non saranno efficaci”.[7]

   Come sono arrivati a questi numeri?

   La stima del CDC non ha niente a che fare con una valutazione della diffusione del virus H1N1. È basata su un’estrapolazione meccanica pro-rata delle tendenze fondamentali della pandemia del 1957, che causò 70.000 morti negli USA. Si presuppone che l’influenza H1N1 abbia “stesso percorso di trasmissione” dell’epidemia del 1957.

 

creare una crisi dove non c’è

 

   L’intento politico fondamentale è di usare la pandemia livello sei dell’OMS per distrarre l’attenzione da una crisi di vasta portata: “sulla base di… valutazioni esperte delle prove, i criteri scientifici per una pandemia influenzale sono stati raggiunti. Ho pertanto deciso di alzare il livello di allerta della pandemia influenzale dalla Fase 5 alla Fase 6. Il mondo è adesso all’inizio della pandemia influenzale del 2009… Parlare pandemia è anche un segnale per la comunità internazionale. Questo è il momento in cui tutti paesi del mondo, ricchi e poveri, grandi e piccoli, devono unirsi in nome della solidarietà globale per assicurare che nessun paese a causa delle scarse risorse, che la popolazione di nessun paese sia lasciata indietro senza aiuto… L’Organizzazione  Mondiale della Sanità si è messa in contatto con comunità donatrici, con partner di sviluppo, paesi poveri di risorse ed anche con società farmaceutiche e società produttrici  di vaccini”.[8]  

   Creare una pandemia mondiale, instillare un’atmosfera di ansia e depressione, che indebolisca l’azione pubblica organizzata da parte delle masse popolari. La pandemia influenzale viene usata per ostacolare ogni tipo di resistenza organizzata contro le politiche economiche del governo. Fornisce sia un pretesto sia una giustificazione per adottare le procedure di emergenza. Secondo l’attuale legislazione USA la legge marziale, che implica la sospensione del governo costituzionale, può essere invocata in caso di “un’emergenza catastrofica” compresa la pandemia influenzale suina da H1N1.

 

La legge marziale

 

   La legislazione ereditata dall’amministrazione Clinton, per non parlare del Patriot Act dopo l’11 settembre 2001, consente ai militari di eseguire attività di ordine pubblico civile e giudiziario. Nel 1996 è stata approvata una legge che permetteva ai militari di intervenire in caso di emergenza internazionale. Nel 1999, il Defence Authorization Act (DDA) di Clinton ha ampliato questi poteri creando un’<eccezione> al Posse Comitatus Act. Che permettesse ai militari di essere coinvolti negli affari civili “indipendentemente da un’emergenza”.[9]  

   Tuttavia la dichiarazione di una pandemia o di un’emergenza sanitaria non era espressamente descritta nella legislazione dell’epoca di Clinton.

   Il disastro Katrina (2005) costituisce una linea di demarcazione, uno spartiacque che ha portato de facto alla militarizzazione del soccorso in caso di emergenza: “il disastro che ha colpito New Orleans e la Costa del Golfo meridionale ha dato origine alla più grande mobilitazione militare della storia moderna sul suolo americano. Quasi 65.000 soldati americani sono ora spiegati nell’area del disastro, trasformando la devastata città portuale in una zona di guerra”.[10]

   Gli uragani Katrina (agosto 2005) e Rita (settembre 2005) hanno contribuito a giustificare il ruolo dei militari nei disastri naturali e a plasmare le direttive presidenziali e la successiva legislazione in merito a questo argomento. Il presidente Bush ha richiesto che i militari diventassero l’agenzia di comando nel soccorso quando ci sono i disastri: …l’altra domanda certo, che ho fatto, era se c’è una circostanza in cui il dipartimento della difesa diventa l’agenzia di comando. Chiaramente, sarebbe così nel caso di un attacco terroristico, ma c’è un disastro naturale che – di una certa portata, che potrebbe consentire al dipartimento della difesa di diventare l’agenzia di comando nel coordinamento e nel comando dello sforzo di risposta. Sarà una considerazione molto importante a cui il Congresso dovrà pensare”.[11]

La militarizzazione dalla salute pubblica: l’influenza aviaria

 

   La crisi dell’influenza aviaria del 2005 è seguita appena un mese dopo l’uragano Rita. È stata presentata al pubblico americano come una questione di sicurezza nazionale. A seguito dello scoppio dell’influenza aviaria del 2004, il presidente Bush ha confermato che i militari sarebbero stati attivamente coinvolti in caso di pandemia, con l’autorità di detenere grandi numeri di persone: “Sono preoccupato per l’influenza aviaria. Sono preoccupato per quello che comporterebbe lo scoppio dell’influenza per gli Stati Uniti e per il mondo intero… ho riflettuto sugli scenari che potrebbe comportare lo scoppio di un’influenza aviaria…

   Le decisioni di politica per un presidente nella gestione di un’epidemia di influenza aviaria sono difficili…

   Se si verificasse un’epidemia da qualche parte negli Stati Uniti, non metteremmo forse in quarantena quella parte di paese? E come si farebbe, allora, ad attuare la quarantena?

   …un’opzione è l’uso di militari che possano pianificare e muoversi. Ecco perché ne parlo. Credo che sia un importante dibattito da fare in seno al Congresso.

   …Ma il Congresso deve uno sguardo alle circostanze che potrebbero rendere necessario conferire al presidente la capacità di andare oltre tale dibattito. E tale catastrofe o tale sfida potrebbe essere lo scoppio di un’influenza aviaria”.[12]

   Il giorno dopo questa conferenza stampa, è stato introdotto un importante provvedimento legislativo nel Senato USA: il Pandemic Preparedness and Response Act.

   Anche se la proposta di legislazione non è mai stata adottata, ha tuttavia contribuito a costruire un consenso tra i membri di spicco del Senato americano. La militarizzazione della salute pubblica è stata in seguito realizzata con il John Authorization del 2007.

 

 

 

“emergenza della salute pubblica” e legge marziale: il John Defence Authorization Act

 

   Viene concepita una nuova legislazione viene approvata da Bush nell’ottobre 2006 in cui i termini “epidemia”, e “emergenza della salute pubblica” sono esplicitamente dichiarati.

   Nel Pubblic Law 109-364 meglio conosciuto come il John Warner Defence Autorization Act del 2007 c’è una sezione speciale sul ruolo dei militari nelle emergenze nazionali.

   La Section 1076 della legislazione intitolata “L’uso delle forze armate nelle maggiori emergenze pubbliche” consente al presidente degli Stati Uniti di schierare le forze armate e la Guarda Nazionale in tutti gli USA per il ripristino dell’ordine nel caso di “un disastro naturale, un’epidemia, o un’altra seria emergenza della salute pubblica”. 

 

“Emergenza catastrofica” e “continuità di governo”: la National Security and Homeland Security Presidential Directive NSPD 51/hspd  20

 

   In concomitanza con l’approvazione del John Defence Authorization Act è stata pubblicata una direttiva sulla sicurezza nazionale nel maggio 2007: il National Security Presidential Directive NSPD 51/HSPD 20.

   La NSPD 51/HSPD 20 è una direttiva combinata sulla sicurezza nazionale, proveniente dalla Casa Bianca  e dal dipartimento di Sicurezza Nazionale . Pur essendo stata formulata in relazione alla “guerra al terrorismo” nazionale, comprende anche dei provvedimenti che prevedono una legge marziale nel caso di un disastro naturale, compresa una pandemia influenzale.

   Tuttavia il vigore e l’enfasi della NSPD 51 sono differenti dalla sezione 1076 del HR52122.  Essa definisce le funzioni del Dipartimento di Sicurezza nazionale nel caso di un’emergenza  nazionale e la sua relazione con la Casa Bianca e i militari. Fornisce, inoltre, al presidente ampi poteri di dichiarare l’emergenza nazionale anche senza l’approvazione del Congresso.

   La direttiva stabilisce la procedura per la “continuità di Governo” (COG) nel caso di un’<emergenza catastrofica>. Quest’ultima è definita nella NSPD 51/HASPD  20 (in seguito chiamata NSPD 51), come “qualsiasi incidente, indipendentemente dal luogo, che determina livelli straordinari di vittime in massa, danni, o disagio con gravi ripercussioni sulla popolazione l’infrastruttura, l’ambiente, l’economia o le funzioni governative degli USA”.

   La “continuità di governo” o “COG”, è definita nella NSPD 51 come “sforzo coordinato all’interno del ramo esecutivo del governo federale per garantire che le funzioni essenziali nazionali continuino ad essere svolte durante un’emergenza catastrofica”.

   Il presidente condurrà le attività del governo federale per assicurare il governo costituzionale. Per consigliare e assistere il presidente in tale funzione, l’Assistente al Presidente per la Sicurezza Nazionale e per il Contro-Terrorismo (APHS/CT) è così designato come Coordinatore della Continuità Nazionale. Il Coordinatore della Continuità Nazionale, in collaborazione con l’Assistente al Presidente per gli Affari di Sicurezza Nazionale (APNSA), pur senza esercitare l’autorità direttiva, coordinerà lo sviluppo e l’attuazione della politica di continuità per le agenzie e i reparti esecutivi. Il Comitato di Coordinamento della Politica di Continuità (CPCC) presieduto da un direttore senior dello staff del Consiglio della per la Sicurezza Nazionale, nominato dal Coordinatore della Continuità Nazionale, sarà il forum principale di tutti giorni per tale coordinamento della politica.

   Questa direttiva combinata con la NSPD 51/HSPD 20 conferisce poteri senza precedenti alla presidenza e al Dipartimento di Sicurezza Nazionale. La NSPD 51 consente al presidente in carica di dichiarare un’emergenza nazionale senza l’approvazione del Congresso. L’adozione della NSPD 51 porterebbe alla chiusura de facto della legislazione e alla militarizzazione della giustizia e dell’esecutivo.

   La direttiva NSPD 51 dà poteri straordinari da Stato di Polizia alla Casa Bianca e al Dipartimento di Sicurezza Nazionale, nell’evento di un’emergenza catastrofica.

   Una pandemia influenzale o un’emergenza sanitaria è parte dei termini di riferimento della NSPD 51. Un’emergenza catastrofica viene generalmente definita nella direttiva NSPD 51 come “qualsiasi incidente, indipendentemente dal luogo, che determini livelli straordinari di vittime in massa, danni o disagio con gravi ripercussioni sulla popolazione, l’infrastruttura, l’ambiente, l’economia o le funzioni governative degli USA”.

   La direttiva conferma il potere prevalente dei militari nel caso di un’emergenza nazionale: la direttiva presidenziale “non sarebbe interpretata per danneggiare o riguardare in altro modo… l’autorità del Segretario della Difesa sul Dipartimento della Difesa, compresa la catena di comando per le forze militari dal presidente al segretario della difesa, al comandante delle forze militari, o il comando militare e le procedure di controllo”.

   Dal momento della loro approvazione, né il John Warner Defence Authorization Act né la NSPD 51 sono stati oggetto di dibattito o discussione nei media. La NSPD 51e/o il John Warner H.R. 5122 potrebbero venire invocati con minimo preavviso a seguito della dichiarazione di un’emergenza sanitaria pubblica  e di un programma di vaccinazione forzata di tutta la nazione. L’ordine del giorno nascosto consiste nell’uso della minaccia di una pandemia e/o dello stato di calamità nazionale come pretesto per stabilire la legge militare dietro la facciata di una “democrazia funzionante”.

 

Vaccinazione: dal h5n1 al h1n1

 

   Un programma nazionale di vaccinazione contro l’influenza è in cantiere negli USA dal 2005.

    Secondo il Wall Street Journal del 1° ottobre del 2005, l’amministrazione Bush ha chiesto al Congresso circa 6-10 miliardi di dollari “per fare scorte di vaccini e farmaci antivirali come parte integrante dei piani di preparazione degli USA per una possibile pandemia influenzale”. Gran parte di questo budget, e cioè 3,1 miliardi è stato usato durante l’amministrazione Bush per far delle scorte del farmaco antivirale oseltamivir (Tamiflu), i cui diritti  di proprietà intellettuale appartengono alla Gilead Science Ine, la società che aveva come direttore Don Rumsfeld prima che diventasse segretario della difesa durante l’amministrazione Bush.

   Coerentemente con il suo ruolo di “agenzia di comando”, più della metà della somma destinata dall’amministrazione Bush al programma, è stata consegnata al Pentagono. In altre parole, abbiamo a che fare con un processo di militarizzazione degli stanziamenti per la salute pubblica civile. Parte del budget per la salute pubblica è controllata dal Dipartimento della “Difesa”, secondo le proprie regole di approvvigionamento.

   “Il Senato americano ha votato ieri (3 settembre 2005) per fornire 4 miliardi per farmaci antivirali ed altre misure per prepararsi ed una temuta pandemia influenzale, ma non è chiaro se la misura passerà al Congresso.

   Secondo la Associated Press (AP), il Senato ha attaccato il provvedimento ad un progetto di spesa per la difesa di 440 miliardi di dollari per il 2006. Ma la Camera non ha incluso stanziamenti per l’influenza nella sua versione di bilancio della difesa, e un senatore chiave ha detto che avrebbe cercato di tenere i fondi fuori dalla versione di compromesso Camera-Senato. Il Senato dovrebbe votare sul bilancio generale la prossima settimana.

   Secondo la Reuters, quasi 3,1 miliardi di dollari del budget saranno usati per fare scorte del farmaco antivirale oseltamivir (Tamiflu) e il resto andrà per la sorveglianza globale dell’influenza, lo sviluppo di vaccini e la preparazione a livello statale e locale. Il governo ora ha abbastanza oseltamivir per il trattamento di alcuni milioni di persone, e punta ad acquistarne abbastanza per il trattamento di 20 milione di persone”.[13]

   La minaccia di una pandemia d’influenza aviaria H5N1 nel 2005 ha determinato guadagni di molti miliardi di dollari per l’industria farmaceutica e biotecnologica. In merito a ciò un certo numero delle maggiori società farmaceutiche tra cui la GlaxoSmithKline, la Sanofi-Aventis, la californiana Chiron Corp, la BioCryst Pharmaceuticals Inc., la Novavax and Wave Biotech e il gigante farmaceutico svizzero Roche Holding si erano già posizionate.

   Nel 2005 la società biotecnologica del Maryland (la Medimmune) che produce “un vaccino antinfluenzale”, si era posta per lo sviluppo di un vaccino contro l’influenza H5N1. Sebbene non avesse la perizia per virus dell’influenza, questa società era uno dei maggiori attori nel business dei vaccini con un contratto con il Pentagono era la Bioport, una società in parte di proprietà della Caryle Group, con stretti contatti con il gabinetto Bush (avendo Bush senior nel suo consiglio di amministrazione).

 

 

 

La vaccinazione in un’emergenza di salute pubblica: affari per miliardi

 

   Il falso allarme influenza aviaria del 2005 era sotto molti punti di vista una prova. La pandemia del virus H1N1 del 2009 è stata un’operazione molto più grande (da bilioni di dollari). Un certo numero di società biotecnologiche e farmaceutiche sono stati coinvolti nelle negoziazioni riservate con l’OMS e l’amministrazione USA. Le agenzie principali sono il Center for Disease Control di Atlanta e la Food and Drug (FDA), che hanno forti legami con l’industria farmaceutica.  Robert F. Kennedy Jr. che ha fatto uno studiato dettagliato sui conflitti d’interesse di queste agenzie dice: “La storia dei complotti delle agenzie sanitarie del governo con Big Pharma per nascondere i rischi del timerosal al pubblico è un’agghiacciante casistica di arroganza istituzionale, potere e avidità. Sono stato trascinato nella controversia con riluttanza. Come avocato e ambientalista, ed avendo trascorso anni a lavorare sulla questione della tossicità del mercurio, ho incontrato spesso le madri di bambini autistici che erano assolutamente convinte che i loro figli erano stati danneggiati dai vaccini…Nel 1999 l’infermiera scolastica patti White, ha detto alla Government Reform Comittee della Camera: <le classi elementari sono travolte da bambini che hanno sintomi di danni neurologici o del sistema immunitario>. <I vaccini dovrebbero renderci più sani; ma in venticinque anni di lavoro come infermiera nelle scuole ho visto così tanti bambini danneggiati e malati. Sta succedendo qualcosa molto, molto sbagliato ai nostri figli”.[14]

   Un comunicato della Reuters del 16 luglio 2009 afferma che l’OMS sta programmando la produzione di 4,9 miliardi di dosi, che è quantità sufficiente per inoculare una grande fetta della popolazione mondiale. Per queste società la vaccinazione obbligatoria è una promessa molto redditizia: “L’OMS si è rifiutata di rendere noto il verbale di una riunione decisiva di un gruppo di esperti sui vaccini ‘piena di dirigenti della Baxter, della Novartis e della Sanofi ‘ che hanno raccomandato l’obbligo di vaccinazione contro il virus artificiale dell’ “influenza suina” H1N1 negli USA, in Europa e in altri paesi per il prossimo autunno.

   Stamattina un portavoce dell’OMS ha dichiarato in una e-mail che non esisteva un verbale della riunione che ha avuto luogo il 7 luglio 2009 a cui hanno partecipato i dirigenti esecutivi della Baxter e di altri gruppi farmaceutici e in cui sono state formulate le linee guida adottate dall’OMS lunedì scorso, sulla necessità di vaccinazioni su scala mondiale.

   Secondo le International Health Regulations, le linee guida dell’OMS hanno carattere vincolante su tutti i 194 paesi firmatari dell’OMS nell’evento di un’emergenza pandemica del tipo atteso il prossimo autunno, quando emergerà la seconda ondata, più aggressiva, del virus H1N1 – che è stato bioingegnerizzato in modo tale da assomigliare al virus influenzale spagnolo.

   In breve: l’OMS ha il potere di costringere chiunque in quei 194 paesi a farsi vaccinare con il fucile putato addosso, ad imporre quarantene  e a limitare la possibilità di viaggio”.[15]         

   In un mondo perfetto le principali società farmaceutiche del pianeta potrebbero produrre 4,9 miliardi di vaccini per l’influenza suina da H1N1 nel corso del prossimo anno. Questa è l’ultima stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il direttore generale dell’OMS dott. Margaret Chan ha incontrato 30 società farmaceutiche martedì scorso e ha informato i reporter sul piano dell’OMS di assicurare la vaccinazione per i paesi poveri senza le necessarie per combattere una possibile pandemia”.[16]

    Secondo un articolo del Business West: “I paesi ricchi come gli USA e la Gran Bretagna pagheranno meno di 10 dollari per dose, lo stesso prezzo del vaccino per l’influenza stagionale. I paesi in via in via di sviluppo pagheranno un prezzo inferiore. L’OMS suggerisce chele 4,9 miliardi di dosi non saranno sufficienti e che sarà necessaria una seconda inoculazione”.[17]

   Capito? 4,9 miliardi di dosi a circa 10 dollari per iniezione e qualcosa di meno per i paesi “in via di sviluppo” rappresentano un profitto dell’ordine di 400 miliardi di dollari in un solo anno per Big Pharma. E l’OMS sostiene che un’unica dose per persona potrebbe non essere sufficiente!.

 

 

vaccini pericolosi per la vita: chi è proprietario del brevetto?

 

   Mentre la produzione è stata affidata ad un numero selezionato di società, sembra che i diritti di proprietà intellettuale appartengano alla Baxter, un gigante farmaceutico dell’Illinois. La Baxter è d’importanza strategica nelle negoziazioni tra l’amministrazione americana e l’OMS. Per di più, un anno prima che fosse segnalato alcun caso della H1N1, LA Baxter aveva già presentato domanda per un brevetto per il vaccino H1N1.[18]

   La domanda dichiara che: “la composizione o vaccino comprende più di un antigene… come l’influenza A e l’influenza B in particolare, selezionati da uno o più dei (virus) umani H1N1, H2N2, H3N2, H5N1, H7N7, H1N2, H9N2, H7N2, H10N7 sottotipi, dell’influenza suina H1N1, H1N2, H3N1, e H3N2 sottotipi, nell’influenza canina o equina H7N7, H3N8, sottotipi o dell’aviaria H5N, H7N2, H1N7 H7N3, H13N6,H1N9, H3N8, H9N2, H5N2, H4N8, H10N7, H2N2, H8N4, H14N5, H6N5, H12N5 sottotipi”.

   La domanda dichiara inoltre: “coadiuvanti idonei possono essere scelti tra i gel minerali, idrossido di alluminio, surfattanti, lisolecetina, polioli pluronici, polianioni o emulsioni oleose come acqua in oppure olio on acqua, o con una combinazione di questi. Naturalmente la scelta del coadiuvante dipende dall’uso che se intende fare. Ad esempio la tossicità può dipendere dall’organismo soggetto e potrà variare da nessuna tossicità ad alta tossicità”.

   C’è da domandarsi, senza avere nessuna responsabilità legale, può essere che la Baxter si stia preparando a vendere centinaia di milioni di dosi contenenti un prodotto molto tossico come l’idrossido di alluminio come coadiuvante?.

 

capitolo 2

 

 

novembre 2009 Obama decreta lo stato di emergenza nazionale.

 

   Questa notizia è passata quasi di sfuggita.[19] Non se ne diede importanza, molto probabilmente c’era il terrore di farsi accusare di essere dei “complottisti”. Tutto ciò può essere paragonato a quello che successe l’11 settembre 2001.

   Proviamo a riflettere. Quali furono le conseguenze dell’11 settembre?

   Come prima risposa si potrebbe dire l’intervento militare in Afghanistan. Ma sarebbe una risposta parziale. Una delle conseguenze principali dell’11 settembre fu il cambiamento totale di linea  politica estera che fece l’amministrazione di Bush Jr. Prima aveva un programma isolazionista (l’isolazionismo è sempre stato una bandiera del conservatorismo statunitense), dopo l’11 settembre, Bush diventa il presidente della “guerra permanente”, dell’intervento militare in tutto il mondo. Ma non c’è solo questo: ottenne che qualsiasi opposizione fu azzittita dal conformismo patriotico e spaurita da possibili “nuovi attentati”. Le garanzie costituzionali, le tanto celebrate “libertà americane”, furono sospese a causa dell’emergenza.

   Ma neanche questo si potrebbe dire è stato l’aspetto essenziale delle conseguenze dell’11 settembre. William Sagire, un editorialista del New York Times, in un articolo del 2002 informa dell’insediamento di un “governo segreto” (Plans for a Shadow Government Make Sense, Herald Tribune 16 marzo 2002) “per consentire al governo di funzionare in caso di catastrofe nella capitale”.

      “Un centinaio di funzionari essenziali lavorano a rotazione dentro dei bunker in località segrete che i giornalisti non si sentono di rilevare”. Questo piano è in continua attuazione “la Corte suprema ha anch’essa i suoi piani, che vengono detti”: ma a quanto pare si tratta di una “Corte suprema alternativa e segreta composta di presidenti delle corti d’appello federali”, questo comporta il vantaggio della dispersione geografica ma soprattutto la sottrazione a ogni forma di controllo da parte della popolazione. Anche le multinazionali fecero lo stesso: “La AT&T (il colosso delle telecomunicazioni) sta approntando un “collegamento fra i presidenti d’azienda” che garantirà comunicazioni sicure sena fili tra i potenti per mantenere la produzione in attività in tempi di pericolo”. Dunque i centri di potere si resero invisibili e incontrollabili per esercitare il potere dall’ombra.

   Adesso torniamo alla proclamazione dello stato di emergenza da parte di Obama.

   Ci sono delle questioni importanti da porre in rilievo. Il decreto firmato da Obama permette di avviare operazioni su vasta scala e, se necessario, per arginare l’epidemia o la pandemia, la possibilità di non rispettare le regole federali che sono in vigore in situazioni normali.  Tutto questo è maniera soft per dire che si è proclamata la legge marziale.

   C’è un’altra questione da mettere ben evidenza: i medicinali che dovrebbero combattere questa pandemia erano ancora al vaglio dell’ente federale di controllo. Ma il decreto di Obama ne ha accelerato l’approvazione.

 

La strana morte di personalità del governo polacco e l’OMS

   “Il presidente della Polonia Lech Kaczynski è morto, dopo che il suo aereo con a bordo 132 persone è precipitato vicino all’aeroporto di Smolensk, nella Russia occidentale, dove era diretto. Lo hanno detto le autorità, per le quali nessuno è sopravvissuto allo schianto. Il governatore della banca centrale, Slawomir Skrzypek, e diversi membri del governo erano tra i passeggeri del Turpolev Tu-154.

L’aereo del presidente è precipitato in atterraggio all’aeroporto di Smolensk, nella Russia occidentale. Il presidente polacco sarebbe dovuto atterrare a Smolensk per recarsi poi a Katyn e rendere omaggio alle vittime dell’eccidio.

A bordo del Tupolev 154 che trasportava il presidente polacco ad una cerimonia di commemorazione delle vittime dell’eccidio di Katyn in Russia, c’era anche sua moglie. Lo riferiscono i mezzi di informazione russi.

Secondo le prime informazioni sulla zona dell’atterraggio c’era una fitta nebbia. L’aereo ha toccato le cime degli alberi prima di schiantarsi al suolo”.[20]

   Con questo comunicato l’Ansa comunica la morte del presidente polacco Lech Kaczynski. Ma cosa centra un  “normale” incidente aereo con il discorso che stiamo svolgendo di virus e pandemie varie?

   Bisogna sapere che il ministro della sanità polacco Ewa Kopacz, è stato l’unico ministro europeo della sanità a rifiutare il vaccino contro l’influenza suina, nonostante l’intensa pressione dell’OMS e delle aziende farmaceutiche. Il suo rifiuto aveva innescato un dibattito sulla necessità del vaccino contro l’influenza.[21]

   Nella seduta del 29 marzo del Comitato del Consiglio europeo sul sociale, la salute e la famiglia molti interventi ritennero che la decisione della Kopacz di non ordinare i vaccini era corretta.

   In quell’occasione la Kopacz disse che le condizioni proposte dalle case farmaceutiche erano inaccettabili. Fece notare che la Polonia aveva avuto meno casi mortali del virus dell’influenza suina e che questo fosse meno virulento che in altri paesi.

   L’inglese Paul Flynn, che stava preparando una relazione del Consiglio d’Europa sulla pandemia da rendere pubblica alla fine di aprile, definì la decisione “un atto di coraggio”. Flynn disse che gli altri paesi avevano sprecato milioni di euro per vaccini inutili. Inoltre, Marc Gentilini, ex capo della Croce Rossa Francese, disse che la Polonia può servire come esempio su come si deve gestire la minaccia di una pandemia A/H1N1.

   La Kopacz fu in grado di resistere alla pressione di comprare i vaccini per l’influenza suina perché aveva il sostegno del suo governo e dei servizi di sicurezza del suo paese.

   Teniamo conto che i servizi di sicurezza polacchi sostennero anche l’indipendenza del governatore della Banca Centrale polacca.

   Nell’incidente morì il Presidente della Repubblica, i due candidati alla presidenza, l’intero comando militare, la leadership dei servizi finanziari e di quelli segreti della Polonia.

   Il presidente che succedette a quello deceduto, Bor Komorowski, si mosse con rapidità per occupare la posizione chiave, come il comando dei servizi di sicurezza, approfittando dello stato di shock in cui la Polonia di trovava.   

   È vero che questo è in linea con la Costituzione polacca, ma è altrettanto vero che la Costituzione non era mai stata pensata per una situazione dove il presidente della repubblica, due dei tre candidati alla presidenza, i capi militari, il capo del servizio segreto e il governatore della Banca Centrale fossero uccisi nello stesso incidente aereo in circostanze sospette.

   Ci fu un in sostanza un cambiamento del personale del governo in Polonia, che aprì le porte a un cambiamento completo delle politiche economiche e a quelle sulla salute pubblica che favorirono l’OMS, le aziende farmaceutiche e le banche.

   Il cambiamento del personale politico di governo polacco in un “incidente” aereo ben progettato, è servito come monito per gli altri politici europei che si opponevano all’OMS e alle multinazionali. Teniamo conto che il Consiglio d’Europa aveva cominciato un’indagine nei confronti dell’OMS inerenti al tipo di risposte che i governi dovevano compiere nei confronti della pandemia e che verso la fine di aprile come conseguenza di questa inchiesta si sarebbe dovuta redigere un rapporto che sarebbe dovuto essere posto in votazione dai rappresentanti eletti da 47 nazioni e successivamente andare nei vari parlamenti europei.

   Chiaramente chi era contrario a ciò si è rifiutato di inviare i propri esperti per la di Marzo, dove non ci fu sola la testimonianza della Kopacz, ma anche la critica devastante sui vaccini da parte dell’epidemiologo Tom Jefferson. La relazione del Consiglio d’Europa avrebbe potuto creare le basi, pur in forma attenuata, dello smantellamento del sistema che si era creato per gestire l’emergenza creata della pandemia.

   L’eliminazione dell’opposizione polacca fu l’inizio delle purghe per gli oppositori al vaccino in tutta Europa poiché l’OMS e le società farmaceutiche erano in marcia per un secondo tentativo di lancio di una pandemia questa volta usando il virus dell’influenza aviaria.

   Come confronto proviamo a vedere quello che succedete in Italia.

   Nel nostro “bel paese” lo Stato, con i soldi dei contribuenti (per la maggior parte proletari) acquistò 48 milioni dosi[22] di vaccino con una spesa superiore a 400 milioni di euro. Lasciando da parte le perplessità sull’efficacia del vaccino, sapendo che questa scelta da parte del Ministero della “Salute” fu fatta grazie alle indicazioni fornite dall’OMS. Solo che qui in Italia c’è un “valore aggiunto” (si fa per dire ovviamente). Sulla questione dei vaccini alleggia il sospetto del conflitto d’interesse che avrebbe coinvolto l’allora Ministro della “Salute” Maurizio Sacconi, poiché coniugato con Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria.[23] (La Confindustria delle aziende farmaceutiche cui sono iscritte più di 200 aziende del settore).

   Giacché fantasia e creatività non mancano, il problema si risolse affidando il Ministero a Ferruccio Fazio (che era il vice di Sacconi). A prescindere da tutto, il vaccino si rivelò un pessimo investimento per le casse dello Stato. Delle 48 milioni di dosi acquistate infatti, ne sono state impiegate poco più di 5 milioni e, malgrado ciò, l’influenza superò la fase di picco, senza traccia din pandemia, e, anzi, con conseguenze minori rispetto alle normali influenze stagionali.

   Il Codancons decise di presentare un esposto alla Corte dei Conti perché valuti se vi sia stato sperpero di danno pubblico in relazione alla campagna vaccinale contro l’influenza A. Scrive il Codacons: “se dopo mesi dall’inizio della campagna vaccinale sono stati distribuiti poco più di 5 milioni di dosi del vaccino e sono state utilizzate circa una dose su 70 ordinate, quando finiremo di vaccinarsi? Ma, cosa ancora più importante, avrà ancora senso vaccinarsi nel 2010, visto che ormai da 3 settimane consecutive vi è una riduzione degli accessi al pronto soccorso e del numero dei ricoveri per sindrome respiratoria acuta?”.

   Si chiede ancora il Codancons: “Il prossimo anno si potranno utilizzare i vaccini prodotti nel 2009? O finiremo per buttare via sia i soldi che i vaccini? Si possono conservare i vaccini per un anno intero? Ma soprattutto, i virus influenzali nella vanno ogni anno incontro a modificazioni che richiedono aggiustamenti nella composizione del vaccino stesso?  Quanti vaccini verranno pagati dal contribuente italiano senza poter essere utilizzati? Quanti milioni di euro in più incasserà l’industria farmaceutica per questo errore di previsione sia sul pico che sul numero finale dei vaccinati? Il Codacons chiede alla Corte dei Conti di accertamento, visto che il ministero della Salute non snocciola i dati dei contratti sfilati con l’industria farmaceutica”.

   Il Codacons sbaglia quando parla di errore di previsione. Le pubbliche istituzioni sono dei comitati di affari della borghesia, e il Ministero della “Salute” è quello che porta avanti gli interessi dell’industria farmaceutica e della varie corporazioni mediche. Nella società capitalista il profitto è l’unico criterio mentre sono ignorate il diritto alla salute per tutta la popolazione.

 

 

Il rapporto tra le agenzie pubbliche e le multinazionali.

 

   Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Negli Stati Uniti l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA), incaricata di monitorare la sicurezza ambientale, è fortemente ostacolata nel suo compito dagli interessi economici al punto di essere oggetto negli ultimi anni di un aspro dibattito politico. Secondo un rapporto dell’Accountability Office del Governo (GAO), infatti, negli ultimi trent’anni le industri chimiche hanno fornito all’EPA dati sanitari per circa il 15% delle sostanze chimiche introdotte sul mercato cioè solo 200 sulle oltre 80.000 in commercio. Si sospetta che molte di queste sostanze non testate possano aumentare il rischio cancro, difetti alla nascita, disturbi ormonali e danni allo sviluppo cerebrale, soprattutto nei bambini. [24]

   Un caso indicativo di certi rapporti è avvenuto all’alba successiva degli attacchi al World Trade Center quando era necessario valutare la qualità dell’aria intorno alle macerie per garantire la salute dei soccorritori e degli abitanti di Manhattan.  In quell’occasione il Consiglio della Casa Bianca per la Qualità Ambientale convinse i dirigenti dell’Agenzia a minimizzare i pericoli dovuti alle polveri sottili prodotte dall’incenerimento e dal collasso dei due grattacieli.

   All’epoca lavorava come Capo del Personale dell’EPA, Linda Fisher che era tornata all’Agenzia ambientale, dopo averla lasciata nel 1995 e dopo aver lavorato per dieci anni per la Monsanto come dirigente dell’ufficio di Washington incaricato delle attività di lobbying sulle autorità politiche.[25] A lei si deve, già il 12 settembre, l’invio di un’email a tutti i dirigenti per avvisarli che ogni annuncio alla stampa doveva essere visionato preventivamente dal Consiglio nazionale per la Sicurezza.    

   Molte delle affermazioni precauzionali presenti nelle bozze preparate dall’EPA sono state trasformate, così, sono state trasformate, così dal Consiglio della Casa Bianca in dichiarazioni rassicuranti, anche per nell’aria di New York del 13 settembre si leggeva che “anche e base dosi, l’EPA considera l’amianto pericoloso in questa situazione”. In seguito alla rilettura della Casa Bianca, lo stesso comunicato precisava “è improbabile che e un’esposizione di breve termine e a dosi del tipo di quella che può prodotta dal collasso degli edifici degli edifici del World Trade Center possa causare effetti significatici sulla salute”.[26]

   Il limite vero di molte agenzie governative è quello di non avere l’autorità di pretendere per legge i dati e i documenti dall’industria, che è così libera di comunicare le informazioni che desidera. Questo avviene anche quando si tratta di dimostrare la sicurezza di prodotti come OGM, erbicidi, pesticidi o persino farmaci. Le multinazionali sostengono ne4h non spetta a loro l’onere della prova della innocuità o della tossicità di quello che immettono sul mercato, ma alla FDA, l’agenzia le cui decisioni rappresentano un riferimento a livello internazionale.

   La storia dell’approvazione dell’aspartame e dell’ormone della crescita bovina, prodotti dalla Monsanto, è illuminante su quanto l’industria possa influire più o meno direttamente nei lavori di questa agenzia.

   L’aspartame è un dolcificante composto da un 40% di acido aspartico, dal 50% di fenilalanina e da un 10% di metanolo. Pur possedendo le stesse calorie, ha un potere dolcificante 180 volte superiore allo zucchero e viene, perciò, venduto sfuso o usato in oltre 6000 prodotti dietetici, fra i quali bevande, gomme da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt, farmaci e perfino sciroppi e antibiotici per bambini.

   Fu scoperto nel 1965, casualmente, da un ricercatore della casa farmaceutica GD Searle che stava sperimentando un antiacido per lo stomaco.

   La FDA approvò l’uso dell’aspartame così un’inchiesta e, scoprendo delle falle nella documentazione presentata dalla Searle, bloccò il permesso alla commercializzazione appena un anno dopo, rifiutandosi di approvarlo una seconda volta nel 1980, ma l’elezione del presidente Ronald Reagan nel novembre dello stesso anno cambiano le cose. Nell’ufficio di transizione di Reagan viene chiamato Donald Rumsfeld, presidente della Searle dal 1997 fino a quel momento, il quale dichiarò  apertamente tutti i suoi contatti per far approvare l’aspartame. Esattamente un giorno dopo il suo insediamento, avvenuto il 20 gennaio 1981, Reagan chiamò alla direzione dell’agenzia un nuovo commissario, Arthur All Hayes, professore e ricercatore a contratto del Dipartimento della “Difesa”, che approvò subito dopo, a dispetto del parere negativo del comitato di esperti,[27] l’aspartame prima dell’uso sei cibi disidratati e poi nelle bevande. Hayes. Poco più tardi, nel 1985, quando la G.S. Searle fu acquistata dalla Monsanto, Donald Rumsfeld arrivò un bonus di 12 milioni di dollari.[28] Nello stesso anno la FDA chiese al Centro per il Controllo delle malattie (CDC) di verificare le prime 650 segnalazioni di effetti avversi 8 (che nel 2010 saranno 10.000) e l’istituto verificò che circa il 25% dei sintomi si fermavano in corrispondenza dell’astinenza e riprendevano con l’assunzione dell’aspartame. Lo stesso tossicologo della FDA, Dr. Adrian Gross, dichiarò allora ad una Commissione del Congresso del 1985 che senza ombra di dubbio l’aspartame poteva essere causa di tumori del cervello, violando l’Emendamento Delaney che proibisce di mettere nel cibo agenti cancerogeni.

   L’approvazione dell’aspartame sembra riferibile, dunque, a un percorso politico più che scientifico e, sebbene l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare o la FDA ne consentono l’uso, si tratta in assoluto del dolcificante artificiale, più controverso per i rischi ad esso connessi di malattie come sclerosi a placche, lupus sistemico, cancro e patologie neurologiche. Tra gli studi più seri sull’argomento ci sono quelli svolti nel 2005 e nel 2007 dall’Istituto Ramazzini di Bologna che ha dimostrato sperimentalmente che l’aspartame è un agente cancerogeno in grado di indurre linfomi e leucemia nei ratti femmina.[29]

   Questo legame  delle agenzie governative statunitensi e europee con le aziende farmaceutiche. È stato calcolato che di tutti gli incontri dei Comitati di Consulenza sui Farmaci nominati dal Centro per la Valutazione dei Farmaci (CDER) della FDA, tra il 1 gennaio 1998 e il 30 giugno 2000, il 92% presentava almeno un membro votante con conflitti di interessi.[30]

   La questione è arrivata nel 2007 al Congresso con una proposta di legge volta a ridurre il conflitto il conflitto di interessi nella FDA attraverso nuove misure come l’esclusione dei consulenti con legami finanziari superiore ai 50.000 dollari con aziende farmaceutiche o con aziende produttrici di apparecchi medicali, così come anche attraverso l’esclusione di ricercatori che abbiano avuto negli ultimi 12 mesi borse di ricerca o assegni per consulenza superiori a 50.000 dollari.

   In realtà, questa questione del conflitto di interessi è complicata a causa del continuo flusso di finanziamenti che arrivano dall’industria all’Accademia e ai più prestigiosi ospedali; il conflitto, perciò, putò riguardare sia direttamente il ricercatore che l’istituzione per cui lavoro. Solo l’espropriazione senza indennizzò dell’industria farmaceutica, solo se l’organizzazione  e la gestione della sanità saranno in mano alla classe operaia e alle masse popolari si può risolvere questo conflitto.

   Che questa l’unica soluzione possibile, è comprovata dal fatto questo è un fattore strutturale della sanità nell’ambito del modo di produzione capitalista.

   Negli Stati Uniti, secondo fonti di stampa del 2004, nei cinque anni precedenti, almeno 530 scienziati del National Institute of Healt (NIH), l’agenzia statunitense che si occupa della ricerca, avrebbero preso compensi, azioni e stock option da industri biomediche come Pfizer, Merck, bristol-Meyers, Novartis; Bayer, Abbott, AstraZeneca e Glaxo SmithKline.[31]   

   Anche al Parlamento inglese, nell’aprile 2005, la Commissione per la Sanità dell’House of Commons si è preoccupata del conflitto d’interessi in ambito medico, quando ha presentato il rapporto dal titolo emblematico L’influenza dell’industria farmaceutica, essa è stata la prima indagine del settore condotta in cento anni nel Regno Unito.[32] Nelle conclusioni si legge che “l’influenza dell’industria è eccessiva e contraria al pubblico interesse, poiché l’industria compie la maggior parte della ricerca, ha un effetto inevitabile non solo sulla scelta dei temi, ma anche sul tipo di ricerca e cu come interpretare e riportare i risultati”.

   Questo si traduce in un uso eccessivo di farmaci che può causare malesseri, patologie, e persino la morte. Il rapporto calcola che il 5% di tutti i ricoveri ospedalieri sia dovuto a reazioni avverse ai famarci. Lo stesso rapporto ha evidenziato che le colpe di questa situazione non sono da attribuirsi tutte all’industria farmaceutica, ma anche alla Medicines  and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA), per non essere riuscita a revisionare sempre in modo adeguato i dati presentati dall’industria  per la licenza dei prodotti e per non essere aver sviluppato una sufficiente sorveglianza post-vendita dei farmaci. Una parte di responsabilità è da attribuirsi, secondo i membri del parlamento inglese, anche a un’eccessiva promozione e prescrizione dei farmaci da parte degli stessi medici. Gli autori finiscono anche che alcune aree della ricerca che non interessano l’industria, ma possono essere espressive per il benessere dei pazienti, come i trattamenti non farmacologici, dovrebbero essere finanziati dal Governo.

   A proposito di ricerca bisogna porsi il quesito se quella che viene passata per ricerca medica non sia in realtà ricerca di mercato.

   Nel 2006 uno spot di Farmindustria sulle televisioni italiane faceva vanto del fatto che il 90% della ricerca medica fosse svolto dall’industria chimico-farmaceutico, un dato che non può che apparire allarmante, come a dire le malattie sono oggetto di studio prevalentemente come possibile motivo di commercializzazione del farmaco. Anzi, la logica funzionale di questa industria è classificare nuove malattie per promuovere nuovi farmaci.

   Quello delle statine, i farmaci contro l’ipercolesterolemia, è tra i casi più emblematici di forte pressione da parte degli industriale del settore per l’approvazione del farmaco. Negli ultimi decenni si sono moltiplicati gli allarmi sanitari per il ruolo che l’aumento di colesterolo svolgerebbe in merito al rischio di patologie cardio-vascolari, ma alla base di questi messaggi potrebbe esserci una catena di conflitti di interesse che hanno segnato i comitati di esperti incaricati di preparare le direttive sul rischio dell’ipercolesterolemia nelle agenzie governative.

   Il vero pericolo cui bisogna far fronte è quello del continuare a promuovere, a livello governativo così come su quello academico, un tipo di medicina che tuteli le esigenze di sviluppo produttivo dell’industria piuttosto che la ricerca di soluzioni reali ai problemi reali come le malattie. La dipendenza della ricerca dai finanziamenti dell’industria farmaceutica e particolarmente evidente e in quei paesi dove la formazione universitaria è affidata alla gestione privata, ma rischia di essere sempre più evidente anche in Italia dove la legge finanziaria del 2008 consente la trasformazione in fondazioni delle università.  La possibilità che le università pubbliche diventino enti privati, per quanto no-profit, rappresenta il rischio evidente di una maggiore dipendenza dagli sponsor privati, soprattutto quando le condizioni “economiche contingenti” (leggi finanziarie, patti di stabilità)  spingono a tagliare  i fondi pubblici per la ricerca.

   Il legame dell’industria con le università si esprime, infatti, con il finanziamento di borse di studio e di ricerca, con la costruzione di dipartimenti universitari, con la fornitura di apparecchiature e servizi, con la sponsorizzazione di corsi e seminari ecc. ne discende una struttura del mondo accademico chiusa, come qualsiasi altra casta e dipende da interessi economici.

   Secondo uno studio rivoluzionario del prof. P.A. Ioannidis[33] il metodo impostato sull’Evidence Based (Medicina basata su Evidenze), che vorrebbe fondare la medicina su criteri oggettivi, non garantisce lo sviluppo dei principi di conoscenza scientifico-sperimentale a causa delle continue manipolazioni e intrusioni di carattere politico-economico. Lo permette il continuo spostamento che la ricerca clinica sta effettuando verso la statistica medica, rendendo così la conoscenza più esposta a manipolazioni.

   Lo studio del 2005 ha evidenziato che la maggior parte delle scoperte scientifiche è falsa. In particolare, una scoperta scientifica tende a essere meno vera quando:

1)    Sono pochi gli elementi dimostrati.

2)    È testato solo un numero piccolo di relazioni mentre è grande il numero delle relazioni possibili.

3)    C’è una grande flessibilità nella progettazione, nelle definizioni di caso, nei risultati e nelle modalità di analisi.

4)    C’è un forte interesse economico o di altro tipo dietro allo studio o quando sussiste un pregiudizio di fondo.

5)    Sono coinvolti più gruppi di lavoro per una valutazione statistica.

   Secondo Ioannidis la questione centrale della veridicità della ricerca è che la scienza non è rappresentata e riassunta nel modo più appropriato dai valori percentuali, ma sfortunatamente si è diffusa la convinzione che gli studi medici debbano essere interpretati in questo modo. Questo agevola la proliferazione di ricerche ad hoc che mirano a screditare studi precedenti scomodi, creare confusione e punti di vista contradditori. Si possono osservare forme di creazione di discredito e di controversie in un’ampia gamma di ricerche: dagli esperimenti clinici agli studi epidemiologici tradizionali; fino alle più moderne ricerche molecolari.

   Più di recente il libro di Thomas o. McGarity e E. Wagner dal titolo Bending Science, ha sistematizzato le conoscenze su come facilmente la scienza venga “piegata da interessi particolari” (eufemisticamente parlando, soprattutto da parte dell’industria. Diversi dati empirci nel settore biomedico hanno evidenziato un “effetto finanziamento”, ovvero il fatto che gli studi finanziati dall’industria mostrano una considerevole probabilità di raggiungere conclusioni ad essa favorevoli.[34]

   La ricerca può essere manipolata a vari livelli:

1)    Nella fase di progettazione dello studio e nella raccolta dei dati.

2)    Nell’elaborazione statistica dei dati.

3)    Nell’interpretazione dei risultati.

4)    Nella comunicazione dei risultati.

   Nel primo caso la manipolazione può avvenire con l’inclusione o esclusione di certi elementi nel gruppo dei pazienti o nel gruppo di controllo. Studi su farmaci destinati a pazienti o anziani, per esempio, sono stati testati invece su giovani, verosimilmente più forti e meno suscettibili agli effetti collaterali. Allo stesso modo, negli studi epidemiologici di carattere occupazionale, per esempio, si può decidere di includere come casi non esposti chi non è regolarmente assunti, ma che assunti in una fabbrica e di prendere, invece, come soggetti non esposti chi non è regolarmente assunti, ma che magari hanno solo dei contratti da esterni, anche se lavorano molte ore nei reparti a maggiore esposizione. In questo modo può risultare verosimilmente la stessa incidenza di malattia sia nei casi esposti che nei soggetti non esposti.

   Se per esempio, una ricerca deve screditare uno studio precedente che associa un pericolo a un certo farmaco o a un composto chimico, basta selezionare un periodo di osservazione più breve per limitare la possibilità che si manifesti il rischio.

   Anche quando non ci sono manipolazioni iniziali dei dati, è possibile indirizzare l’esito di uno studio selezionando alcuni dati e nascondendone altri con il ricorso a pacchetti informatici di data mining. In questo modo, se i dati sono scomodi, un’azienda può fare pressione sui ricercatori a studio avviato, quando la loro affiliazione è ormai in corso ed è per loro più difficile, psicologicamente ed economicamente, interrompere il rapporto.

   Se, per ipotesi, i dati mostrano nel corso dei venti anni un andamento crescente ma altalenante, di casi di tumore negli abitanti vicini a un’industria inquinante, basta selezionare un intervallo di tempo più breve in cui i casi sono rimasti costanti, per confezionare pubblicazioni e comunicati stampa, che rassicurino  la popolazione. Allo stesso modo si possono falsare le conclusioni inserendo nella statistica paesi limitrofi della stessa provincia in cui il numero dei tumori è diminuito semplicemente perché c’è stato uno spopolamento.

   Anche se emergono dati scomodi ai finanziatori, la ricerca può essere manipolata a livello dell’interpretazione. È ormai storico il caso dell’antidolorifico Vioxx, prodotto dalla Merck. Quando uno studio post-vendita ha mostrato un aumento di cinque volte del rischio d’infarto nei pazienti trattati dal Vioxx, rispetto a quelli che avevano preso un altro antidolorifico, il naproxen, gli “scienziati” avevano la possibilità di interpretare il risultato come un pericolo associato al Vioxx oppure come un potere preventivo dall’infarto associato al naproxen. Questa “geni” venduti alle ragioni del profitto scelsero la seconda ipotesa e il Vioxx è rimasto sul mercato in attesa di successivi studi basati sul confronto tra pazienti curati col Vioxx e pazienti trattati con placebo. Secondo uno scienziato della FDA, nei cinque anni successivi, necessari a portare a termine curati del Vioxx da 80.000 a 139.000.[35]

   Il problema del controllo dell’industria sulle pubblicazioni va avanti e, già nell’autunno sulle pubblicazioni va avanti da anni e, già nell’autunno del 2001, tredici delle principali riviste mediche al mondo avevano pubblicato simultaneamente un editoriale per avvisare di aver pubblicato a volte studi in cui gli autori dichiarati non avevano partecipato alla progettazione della ricerca o che non avevano avuto accesso ai dati grezzi completi oppure che avevano avuto poco a che fare con la loro interpretazione.[36]

   I molti casi le aziende forniscono ai ricercatori universitari direttamente dati già confezionati in grafici e presentazioni statistiche e al ricercatore viene dati solo il compito di interpretarli e di redigere un articolo scientifico. Si calcola, infatti, che il 29” degli studi sul cancro pubblicati su riviste accreditate riportano varie forme di un conflitto di interessi[37]  e che circa il 75% degli esperimenti clinici pubblicati su tre delle rivista scientifiche più importanti – The Lancet, il New England Journal of Medicine e il Journal of the American Medical Association – sono finanziati dall’industria e addirittura, secondo alcuni, più del 50% degli articoli pubblicati su queste riviste sarebbero scritti da  ghostwriter (letteralmente scrittore fantasma), in italiano scrittore ombra, ovvero, da un autore professionista, pagato per scrivere libri, articoli, storie, pubblicazioni scientifiche o, in campo musicale, composizioni, che sono ufficialmente attribuiti ad un’altra persona.[38]

QUALI PROSPETTIVE DI LOTTA?

   In Italia  – come in tutti i paesi imperialisti – lo smantellamento dello “Stato sociale”, la distruzione del Servizio sanitario nazionale, il federalismo sanitario, l’instaurazione della sanità a pagamento (“sanitometro”), la restaurazione delle “assicurazioni integrative” e di un sistema sanitario misto-pubblico privato, il completamento del processo di privatizzazione della sanità pubblica, la deregolamentazione e destrutturazione selvaggia del mercato del lavoro, la privatizzazione e precarizzazione dei contratti di lavoro nel pubblico impiego determinano un ulteriore peggioramento delle condizioni di salute e di lavoro del proletariato e delle masse popolari, soprattutto del Sud, nonché dei lavoratori della sanità!
   Per questi motivi è necessario che i lavoratori, gli studenti, gli infermieri, gli specializzandi, i ricercatori, i tecnici, gli operatori socio-sanitari, i medici più progressisti e gli altri lavoratori della sanità costituiscano un unico fronte di lotta con le masse popolari per fermare la privatizzazione della sanità. Occorre unire le forze per cacciare manager e baroni, respingere con decisione qualsiasi tentativo di restaurare il sistema mutualistico, rigettare senza tentennamenti l’introduzione del settore del no-profit e del volontariato nell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria, abolire gli odiosi ticket e battersi per la totale gratuità delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie attraverso la costruzione di comitati di lotta di quartiere basati sulla democrazia diretta, sulle assemblee generali e sulla delega revocabile in qualsiasi momento. Contemporaneamente i lavoratori della sanità dovranno rivendicare il governo di ogni struttura e a ogni livello dell’organizzazione sanitaria, attraverso le assemblee generali dei lavoratori basate anch’esse sulla democrazia diretta e il meccanismo della delega revocabile in qualsiasi momento. A esse devono poter partecipare anche le masse popolari e i pazienti.
   Solo quando l’organizzazione e la gestione della sanità saranno saldamente nelle mani dei lavoratori e delle masse popolari, di potrà avere una sanità realmente pubblica, gratuita, universale, gestita dai lavoratori, controllata e gestita dalla popolazione e dai pazienti, che si avvalga di strutture capillari di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione su tutto il territorio nazionale e che sia finanziata tramite la fiscalità generale, e l’esproprio senza indennizzo delle aziende farmaceutiche deve avere una parte centrale del programma.

 

  

 

 

 

          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1]  Lenin negli anni ’10 del XX secolo prestò molta attenzione alle lotte che si sviluppavano in India, in Persia e in Cina, prospettando che la rivoluzione socialista non sarebbe stata fatta solamente dai proletari europei e nordamericani, ma anche dai popoli che erano sotto il giogo coloniale e che lottavano contro i propri oppressori. In sostanza prospettava la fusione di due forze: quella del movimento proletario internazionale e quella del movimento di liberazione nazionale e che il peso delle masse delle nazioni oppresse che costituisce la maggioranza della popolazione mondiale è un fattore decisivo per la vittoria della rivoluzione proletaria internazionale.

 

[2] Michel Choussudovsky, Political Lies and Media Disinformation regarding the Swine Flu Pandemic, maggio 2009.

 

[3] Thomas Walkom, The Toronto Star. 1 maggio 2009.  

 

[4] OMS, nota informativa 2009.

 

[5] Vedere trascrizione della Conferenza dell’OMS, Dott. Keiji Fukuda, Vice Direttore Generale per la salute, la sicurezza e l’Ambiente dell’OMS, luglio 2009.  

 

[7] Comunicato del 24 luglio 2009.

 

[8] Margaret Chan, direttore generale OMS, comunicato stampa dell’11 11 giugno 2009.

 

[10] Bill Van Auken, http://wsws.org, settembre 2005.

 

[12] Conferenza stampa della Casa Bianca, 4 ottobre 2005.

 

[14] Robert F. Kennedy Jr, Vaccinations Deadly Immunity, giugno 2005.

 

[15] Jean Burgermeister, WHO moves forward in secrecy to accomplish forced vaccination and population agenda, Global Research, luglio 2009.

 

[16] Digital Journal, 19 maggio 2009.

 

[17] Business Week, luglio 2009.

 

[18] Domanda di brevetto vaccino Baxter US 2009/0060950 A1. Vedere William Engdahl, Now legal  immunity for swine flu vaccine makers, Global Research, luglio 2009.

 

[20] Ansa del 10 aprile 2010.

 

[21] Informazioni presa da un articolo di Jane Burgermeister, www.theflucase nella traduzione tratta del blog Salute Olistica.

 

[24] M. Cone, Los Angeles Times, 13 luglio 2005, ripubblicato da Our Toxic Times, aprile 2006.   

 

[25] M. M. Robin, Il Mondo secondo Monsanto, Arianna Editrice, 2009, pag. 85, Ed. Orig. 2008.

 

[26] E. Shogren, EPA’s9/11 Air Rating Distorted, Report Sasys, LA Times Effort to Monitor Disaster Sites, Contribute to Cleanup Effort. EPA. September 18, 2001. http://www.epa.gov/wtc/stories/headline_091801.htm

 

[28] James S. Turner, The Aspartame/NutraSweet Fiasco, http://www.stevia.net/aspartame.htm  

 

[30] D. Cauchon, FDA advisers tied to industry, USA Today, 25 settembre 2000, 1A; http://www.commnewstoday.org/headlines/092500-01.htm

 

[32] The Influence of the Pharmaceutical Industry, Fourth Report od Session 2004-05, pubblicato il 5 aprile 2005 dalla House of Commons http://www.parliament.the-stationery-office.co.uk/pa/cm200405/cmselevct/cmhealth/42/42.pdf   

 

[33] Dipartimento di igiene presso la Scuola di Igiene ed Epidemiologia presso la Scuola di Medicina dell’Università di Joannina e dell’istituto e dell’Istituto per la Ricerca Clinica e per gli Studi di Politica Sanitaria presso il Dipartimento di Medicina del Centro Medico Tufts del New England presso la Scuola di Medicina di Tufts a Boston, Massachusetts.   http://plosmedicine.org/article/info:doi/10.1371/journal.pmed..0020124

 

[34]  Bekelman JE, Scope and impact of financial conflicts of interest in biomedical research: a systematic review.

 

[35] D. Thomas, Doubt is Their Product, Scientific American, giugno 205.

 

[36] P. Baty, Data Row Sparks Research Database, The Times Higher, 25 novembre 2005.

 

[37] 29 Percent  Of Cancrer Studies Report Conflict Of Interest , Science Daily, 13 maggio 2009, http://www.sciencedaily.com/releases/2009/05/090511090846.htm

 

[38] The Influence of the Pharmaceutical Industry, Fourth Report od Session 2004-05, pubblicato il 5 aprile 2005 dalla House of Commons, http://parliament.the-stationery.co.uk/pa/cm200405/cmselect/cmhealth/42/42.odf

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~ di marcos61 su ottobre 4, 2013.

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