NARCOGUERRA IN AFGHANISTAN

Nel 2010 la BBC, comunica la notizia che militari britannici e canadesi sono accusati di trasportare eroina in Europa1° sfruttando l’assenza di controllo sui voli militari di ritorno dal fronte.
Questo traffico militare di eroina tra le basi NATO nel sud dell’Afghanistan (Helmad e Kandahar) e l’aeroporto di Brize Norton, in Gran Bretagna, è liquidato con la solita spiegazione delle “mele marce”, di un caso isolato che riguarda solo alcuni individui.
Invece, si tratta della punta di un iceberg, o meglio delle briciole di un traffico ben più grande e strutturato che hai i suoi principali gestori i militari e i si servizi segreti (principalmente quelli USA) .
Nello stesso periodo un servizio della radio-televisione pubblica tedesca Norddeutsche Rundfunk (Ndr) fa emerge che una delle principali imprese private che da anni fornisce servizi logistici alle basi Isaf in Afghanistan, la Ecolog, è sospettata di traffico internazionale di eroina.2°
Dietro l’Ecolog, c’è il clan albanese-macedone dei Destani. Il servizio della Ndr spiega che già nel 2006 e poi nel 2008, dipendenti dell’Ecolog sono finiti sotto inchiesta in Germania con l’accusa di traffico di eroina, per l’importazione di centinaia di chili dall’Afghanistan e per riciclaggio di denaro sporco. Nel 2002, quando l’Ecolog operava in Kosovo al servizio delle basi del contingente tedesco del Kfor, i servizi segreti di Berlino avevano informato i vertici Nato che il clan Destani, strettamente legato ai gruppi armati indipendentisti albanesi (Uck e Kla), controllava ogni sorta di attività e traffico illegale attraverso il confine macedone-kosovaro: dalla droga, alle armi e al traffico di esseri umani.
L’Ecolog, che ha la sua sede principale a Düsseldorf (con filiali in Macedonia, Turchia, Emirati Arabi, Kuwait, Stati Uniti e Cina) è stata fondata nel 1998, ed è oggi amministrato, dal giovane Nazif Destani, figlio del capofamiglia Lazim, già condannato a Monaco di Baviera nel 1994 per detenzione illegale di armi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il 90 per cento dei quasi quattromila dipendenti dell’Ecolog sono albanesi macedoni.
Anche gli italiani non sono da meno.
Per capire come nasce questa vicenda dei soldati italiani coinvolti nel traffico di stupefacenti dall’Afghanistan, bisogna ritornare al 12 agosto del 2011. È passato del tempo da quando Alessandra, genovese e figlia di un ufficiale della Folgore, rilasciava interviste a giornali come il Corriere della Sera.3° Già a ventun anni era la prima paracadutista donna a occupare una posizione così avanzata nell’esercito. Poi il Kosovo, dove era la voce di Radio West, emittente del contingente alleato, il Libano, l’Iraq. Tutti i fronti più caldi su cui sono impegnati i soldati italiani.
Attualmente Alessandra Gabrieli, assistita dall’avvocato Antonella Cascione, si è congedata dall’esercito, ha il viso scavato dalla droga e tira a campare. Era stata trovata in possesso di 35 grammi di eroina. Quella che vendeva, per poi permettersi di consumarla.
Racconta tutto questo agli inquirenti. Ma le rivelazioni più sconvolgenti vengono fuori dopo ore di interrogatorio: «Mi hanno iniziato all’eroina alcuni militari della missione Isaf, di ritorno dall’Afghanistan. È successo nel 2007 ed eravamo nella caserma della Folgore a Livorno. Ritengo che quello stupefacente, molto probabilmente, venisse portato direttamente dall’Asia».
Sono parole che aprono scenari inquietanti, per quanto il quadro sia ancora molto fumoso. Gli investigatori le raccolgono in un verbale di sommarie informazioni e le spediscono alla Procura militare della capitale. Nel frattempo la giovane, che ripropone gli stessi riferimenti all’Afghanistan (primo produttore mondiale di oppio, la cui coltivazione secondo l’Onu è aumentata in modo esponenziale dopo l’intervento militare) al processo per direttissima, patteggia una condanna a tre anni e mezzo. E qui si chiude l’inchiesta del PM genovese Giovanni Arena, per cui l’ex caporalmaggiore è un’ordinaria spacciatrice, che si muove nella solita rete attiva tra il capoluogo ligure e Milano.
Tutto questo è fatto passare per la solitaria pusher, la mela marcia.
Il 1° aprile 2011 l’Ansa eroga la seguente notizia: “Sostanze psicotrope, a quanto pare circa mezzo chilo di droghe leggere, sono state trovate in alcuni contenitori di militari italiani rientrati dall’Afghanistan. Lo stesso Esercito ha denunciato il fatto ..”.
Questo traffico di stupefacenti avviene con l’utilizzo di veicoli militari e come testimoniato dallo stesso Esercito, tramite container militari.4°
Quanti chilogrammi di eroina arrivano dall’Afghanistan in questi contenitori?
Da quanto tempo va avanti questo traffico? Il Capitano Marco Callegaro, suicidato il 25 Luglio del 2010 a Kabul, aveva forse scoperto qualcosa?5°
L’Esercito italiano ha denunciato l’accaduto, ma anche qui ci domandiamo se la magistratura militare ha avviato un’indagine sul traffico di stupefacenti dall’Afghanistan, oppure anche questa volta lo ha considerato un semplice episodio?
Il PM che coordina le indagini, Alessandra Burra, conferma la notizia. Nel dettaglio, la prima quantità di droga, 362 grammi, è stata ritrovata il 27 marzo casualmente da un armiere, che ha denunciato l’episodio. Il secondo quantitativo, 167 grammi, è stato ritrovato il 29 marzo dagli investigatori, ma nessuno si è presentato nell’armeria a ritirare la droga.
Dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm): “La notizia del ritrovamento di un quantitativo di sostanza stupefacente nascosto nelle canne dei fucili rientrati nelle casse dall’Afghanistan nella caserma Feruglio degli alpini della Julia di Venzone richiede un immediato intervento da parte dei vertici militari.
Sono numerose negli anni le notizie di questo tipo riportate dai mezzi di informazione che in alcuni casi hanno riguardato anche il traffico di armamenti destinati alla malavita organizzata.
Questo ultimo episodio rende evidente la necessità che anche i trasporti dei materiali militari che rientrano nel territorio italiano, provenienti dalle zone dove operano i contingenti delle missioni internazionali, siano assoggettati ai controlli da parte degli organi di polizia addetti al controllo doganale perché se in questa occasione si è trattato solo di un modico quantitativo di droga nessuno può sapere se sia un “caso isolato” oppure la “riservatezza” dei trasporti militari abbia coperto anche altri traffici illegali”.6°
Nel 2009 fece molto scalpore la rivelazione, del New York Times, che WALID KARZAI fratello del presidente afgano e principale trafficante di droga della provincia di Kandahar, fosse da anni sul libro paga della CIA.
Sempre nel 2009 a Russia Today il generale russo Mahumut Gareev, dichiara che: “I militari americani non contrastano la produzione di droga in Afghanistan perché questa frutta loro almeno 50 miliardi di dollari all’anno: sono loro a trasportare la droga all’estero con i loro aerei militari, non è un mistero”.7°
Già nel 2008 la stampa russa, sulla base di informazioni di intelligence non smentite dall’allora ambasciatore di Mosca a Kabul, Zamir Kabulov, rivelava che l’eroina viene portata fuori dall’Afghanistan a bordo dei cargo militari USA diretti nelle basi di Ganci, in Kirghizistan e di Inchirlik, in Turchia.
Nello stesso periodo, un articolo apparso sul quotidiano britannico Guardian riferiva delle crescenti voci riguardanti la pratica dei militari USA in Afghanistan la droga nelle bare dei caduti aviotrasportate all’estero, riempite di eroina al posto dei cadaveri dei soldati.
Sempre nel 2008 sull’americano Huffington Post si leggeva quanto segue: “Le esperienze passate in Indocina e Centroamerica suggeriscono che la Cia potrebbe essere coinvolta nel traffico di droga in maniera più pesante di quello che sappiamo. In entrambi i casi gli aerei Cia trasportavano all’estero la droga per conto dei loro alleati locali: lo stesso potrebbe avvenire in Afghanistan. Quando la storia della guerra sarà scritta, il sordido coinvolgimento di Washington nel traffico di eroina afgana sarà uno dei capitoli più vergognosi “.
Nel 2002 il giornalista americano Dave Gibson di Newsmax citava una fonte anonima dei servizi USA secondo la quale: “la Cia è sempre stata implicata nel traffico mondiale di droga e in Afghanistan sta semplicemente portando avanti quello che è il suo affare preferito come aveva già fatto durante la guerra del Vietnam”.

LA GUERRA DEL VIETNAM E L’ESPLOSIONE DEI TRAFFICI

L’Indocina era stata dalla metà del XIX secolo una colonia francese, durante la seconda guerra mondiale, fu occupata dai giapponesi. Alla fine delle ostilità, la Francia cercò di riguadagnare la sua autorità sulla regione. Scoppiò così la guerra d’indipendenza (e contemporaneamente rivoluzione democratica) dell’Indocina. Alla fine, nel 1954, con la sconfitta a Dien Bine Phu, da parte del Viet Minh, la Francia fu costretta a ritirarsi dall’Indocina.
La Francia aveva sviluppato nella regione un apparato informativo (e di lavori sporchi) ad ampio raggio, finanziato dall’oppio. Maurice Belleux, ex capo della SDECE (i servizi segreti francesi, l’equivalente della CIA), ne confermò l’esistenza durante un’intervista notevolmente schietta con il professor McCoy, storico. Belleux racconto a McCoy che: “l’intelligence militare francese finanziava tutte le sue operazioni clandestine grazie al controllo del commercio di droga in Indocina”.8° Quest’ultimo servì a sostenere la guerra coloniale francese dal 1946 sino al 1954.
Belleux rivelò come funzionava. Paracadutisti francesi che combattevano nella regione e che si avvalevano delle popolazioni locali sia come mercenari sia come lavoratori, facevano raccogliere l’oppio grezzo e lo trasportavano, a bordo di aerei militari francesi, a Saigon, dove passava alla mafia sino-vietnamita per la distribuzione. Pesantemente coinvolte, erano le organizzazioni criminali corse, che lo spedivano a Marsiglia, per raffinarlo in eroina. Di lì era distribuita in Europa e negli Stati Uniti: tale rete iniziò conosciuta come “the French Connection”. Si trattava della malavita che lavorava culo e camicia con il governo francese, dove, entrambi beneficiavano finanziariamente dell’accordo segreto. I profitti ricavati erano incanalati in conti della banca centrale, sotto il controllo dei servizi segreti militari francesi. Belleux, chiuse l’intervista affermando di ritenere che la CIA “aveva rilevato tutte le attività francesi e stava perseguendo qualcosa della stessa politica”.

Il clan dei marsigliesi

Marsiglia è la porta d’ingresso e d’uscita per traffici e commerci con le colonie in Africa e in Asia ha visto proliferare movimenti sovversivi (non per nulla l’inno della Rivoluzione si chiama “La Marsigliese”) ed è stata teatro delle gesta di una malavita organizzata legata alla prostituzione, al contrabbando di sigarette, di armi, di droga, di donne e di preziosi, quanto mai varia e colorita. La maggior parte dei malavitosi di Marsiglia non era di origine francese, ma corsa. Venivano da un’isola che sin dal Medioevo non si considerava territorio francese o genovese né, in seguito, italiano.
C’era un’innegabile similitudine con i siciliani con i quali mostravano diversi punti in comune ma anche parecchie differenze. La struttura organizzativa stessa dell’Unione Corsa era basata sui clan familiari che, a loro volta formavano il “milieu”. All’interno di questi l’equivalente del “don” siciliano era chiamato “un vrai monsieur”, un vero signore e la carica di “consigliori” era ricoperta dal “pacieri” che era anche un capo clan. Nella realtà, c’erano divisioni, screzi e faide tra i componenti del “milieu”.
Appollaiato sul lato destro del Vecchio Porto, il Panier è il quartiere che meglio rappresenta la città perché ne racchiude splendori e miserie, conserva ogni traccia della sua storia antica e recente, probabilmente ne prefigura il futuro. All’inizio del Novecento, con l’ingresso degli immigrati italiani e corsi vi nacque la prima mafia marsigliese. Di quegli albori, la storia ricorderà soprattutto Paul “Venture” Carbone e Francesco “Lydro” Spirito, anche perché alla vita di questi due personaggi s’ispirò il film Borsalino con Alain Delon e Jean-Paul Belmondo.
Carbone e Spirito cominciarono con la prostituzione, ma in breve passarono alla politica prestando uomini e strutture da impiegare contro i socialisti del porto di Marsiglia. I loro crumiri e picchiatori furono più volte utilizzati negli anni ‘30 e passarono al servizio del governo di Vichy e dei nazisti durante la II guerra mondiale. Dal punto di vista politico, i corsi si erano spaccati in due fazioni durante la guerra. Due dei gangster di punta della città, François Spirito e Paul Carbone, si erano alleati con il sindaco Simon Sabiani, collaborazionista. Spirito e Carbone diressero la polizia segreta di Sabiani e si misero a rintracciare e uccidere esponenti della Resistenza, che a sua volta riuscì ad assassinare Carbone nel 1943. Tale destino fu risparmiato a Spirito che se andò a New York dopo la guerra, dove diventò una figura centrale del traffico di eroina.
Per contro, molti corsi erano fortemente antifascisti, in parte perché uno degli scopi dichiarati di Mussolini era quello di annettere la Corsica all’Italia e contribuirono attivamente alla Resistenza francese. Tra i gangster corsi di maggior rilievo vi erano i fratelli Antoine e Barthélemy Guerini. Avevano fatto il loro apprendistato lavorando come sicari per Paul Carbone, ma in seguito passarono alla Resistenza. I Guerini nascosero agenti dei servizi segreti americani e britannici nei loro nightclub e furono premiati per i loro servigi con armi e altri rifornimenti, che poterono usare, con loro grande profitto, sul mercato nero.
Negli anni Quaranta, il Panier era diventato una cittadella del crimine, al punto tale che durante l’occupazione nazista i vertici del Reich, Hitler e Himmler, ne ordinò la distruzione. Quelle stradine maleodoranti erano intollerabili per l’ordine e la pulizia teutonici. La retata che precedette lo sgombero degli edifici da abbattere provocò l’arresto di oltre millecinquecento persone (ma di soli tredici criminali), tutte deportate verso i campi di sterminio. Per consentire agli ingegneri del genio tedeschi di far esplodere le case che affacciavano sul porto, furono evacuati quasi ventimila marsigliesi.
Al termine della guerra, l’organizzazione che faceva capo ai Guerini e che aveva prosperato con il mercato nero, cambiò disinvoltamente fronte e divenne uno dei principali strumenti di repressione anticomunista della Marsiglia di fine anni ‘40, serrando legami e amicizie con la neonata CIA impegnata dapprima nella Guerra fredda contro i russi e poi nel conflitto vietnamita in Indocina. In questo settore è importante notare che i corsi possedevano due particolari talenti. Erano abilissimi nel contrabbando e nella lavorazione della morfina che era trasformata in eroina. Divennero così preziosi alleati sia dei servizi segreti francesi, lo SDECE, che degli americani ma anche e soprattutto un anello importante del traffico internazionale di droga che i siciliani avevano cominciato a dominare sin dai tempi di Lucky Luciano.
Nel 1945, a Marsiglia salì al potere una coalizione di comunisti e socialisti, che dichiarò, come una delle priorità assolute, guerra alle bande dei corsi. Tali sviluppi allarmarono non solo la criminalità, ma anche gli Stati Uniti e Charles De Gaulle. I sindacati, controllati dai comunisti, erano forti e i lavoratori portuali si rifiutavano di caricare rifornimenti militari sulle navi dirette nell’Indocina francese, dove Ho Chi Minh guidava la lotta per l’indipendenza. Inoltre, Marsiglia era uno dei principali punti franchi per i rifornimenti previsti dal Piano Marshall che erano trasportati in Europa. La CIA mise in atto una strategia il cui scopo era di spaccare la fragile coalizione di sinistra. Si rivolse al movimento sindacale americano, organizzato nella federazione AFL-CIO (che dalla fine della guerra fino agli inizi degli anni ’50 convogliava un milione di dollari all’anno ai socialisti), imponendo come prezzo la rottura di qualsiasi legame politico con i comunisti.
Due anni più tardi, nel 1947, il partito di De Gaulle aveva riconquistato il potere e Michele Carlini, esponente della destra, diventò il nuovo sindaco di Marsiglia. Impose un regime austero con aumenti delle tariffe degli autobus e si servì dei Guerini per aggredire esponenti comunisti del consiglio comunale. Il 12 novembre 1947, come risposta a questi attacchi, i cittadini scesero in piazza, dove furono accolti da una gragnuola di proiettili esplosi dai Guerini e dai loro uomini; a dozzine rimasero feriti e un uomo fu ucciso. Anche se ci furono numerosi testimoni che identificarono i Guerini, i pubblici ministeri di Carlini si rifiutarono di portare avanti le accuse. In tutta la Francia scoppiò uno sciopero generale, con 3 milioni di lavoratori che abbandonarono i rispettivi posti di lavoro, mentre a Marsiglia il porto piombò nel silenzio più assoluto.
La Cia inviò allora in Francia una squadra con armi e denaro per i Guerini, che furono debitamente consegnati dal funzionario della Cia Edward Wilson (il quale avrebbe acquisito la notorietà molti anni dopo, per il suo lavoro su Muammar Gheddafi). Gli agenti gangster dell’Agenzia intrapresero un deciso programma di azioni esecutive, uccidendo i principali organizzatori sindacali, pagando legioni di crumiri e provocando tumulti nelle zone portuali. Prima dell’inizio di dicembre, lo sciopero era già stato spezzato.
Tre anni dopo, la storia si ripeté. Ancora una volta, uno sciopero fece chiudere l’area portuale di Marsiglia, sciopero diretto specificamente contro le spedizioni di armi e rifornimenti destinati alle forze francesi in Indocina. Ancora una volta la Cia, in collaborazione con i servizi segreti francesi (SDECE), chiamò a raccolta i Guerini per condurre una campagna di terrore contro gli scioperanti. I fondi di Langley si riversarono a profusione a Marsiglia, e nei conti bancari dei Guerini. Ancora una volta lo sciopero fu represso, con molti leader sindacali assassinati, spesso scaraventati giù dalle banchine.
Negli anni Cinquanta, il lembo del Panier distrutto dagli occupanti tedeschi fu ricostruito, e per ironia della sorte offrì un tetto ad altrettanti ebrei. Dopo gli anni Sessanta, il “milieu” comincia a organizzarsi e a lavorare con la Sicilia, il Canada, gli Stati Uniti. E si arricchisce sempre di più. I boss ostentano macchine di grossa cilindrata, abiti firmati, belle donne, comportandosi come le gang della Chicago di Al Capone più che come i loro “colleghi” palermitani o trapanesi. Persino i loro nomi e soprannomi sono roboanti: Jo “toreador” Lomini e Ansan “Aga Khan” Bistoni. O ancora Jean-Claude “Occhi azzurri” Kella, Raymond “il Cinese” Mihière, Antoine “Spillo” Cossu.

La guerra del Vietnam

A voler essere precisi il termine guerra del Vietnam è un termine improprio. Se teniamo conto del coinvolgimento nell’intera regione, tale conflitto andrebbe chiamato “Guerra del Sud-Est asiatico”. Mentre i combattimenti nel Vietnam raggiungevano i media giornalmente, la guerra segreta in Cambogia, Laos e Tailandia rimase tale. Questa era la guerra privata della CIA, combattute da popolazioni come gli hmong dove molti di loro furono reclutati dalla CIA e da soldati e aviatori americani “fuori dai libri paga”.
Uno degli obiettivi delle amerikani era il controllo della produzione dell’oppio. E, in effetti, la CIA in poco tempo avrà un controllo totale sul commercio dell’oppio. Ne fu un massiccio incremento della produzione seguito da un’ondata di assuefazioni da eroina da eroina in Nord America e in Europa. Parallelamente a questo ci fu un enorme aumento di tossicodipendenti fra le truppe statunitensi che combattevano in Vietnam. Non meno di un terzo di tutte le forze combattenti vennero assuefate alla “China white” – gentile concessione degli uomini della CIA.
Il traffico di droga dilagava presso i comandanti militari sudvietnamiti. Uno dei personaggi principali era il generale Dang Van Quang, assistente militare e alla sicurezza del Presidente sudvietnamita Van Thieu. Quang allestì una rete di traffici di stupefacenti tramite le Forze speciali sudvietnamite operanti in Laos.
Il Laos, era diventato un feudo privato della CIA e uno dei principali produttori di oppio sotto il controllo nominale del generale Vang Pao capo della tribù dei Meo che combattevano la guerra segreta della CIA.9° Vang Pao raccoglieva l’oppio grezzo coltivato in tutto il Laos settentrionale e lo trasportava a Long Thien a bordo di elicotteri o degli elicotteri della compagnia della CIA, La Air America. Un enorme complesso costruito disordinatamente dagli Stati Uniti, Long Thien da alcuni era conosciuto come il “Paradiso della CIA”. Era qui che l’oppio era raffinato in eroina bianca. A questo punto, il coinvolgimento diretto della CIA nel prodotto terminava. Nel frattempo, la CIA fornì a Vang Pao una propria linea aerea – conosciuta da quelli addentro alla questione come “Air Opium” – che avrebbe trasportato la droga a Saigon, atterrando presso la gigantesca base aera statunitense di Ton Sohn Nut. In seguito parte del carico era suddiviso di Quang per lo spaccio ai militari statunitensi tossicodipendenti; il resto era spedito alla malavita corsa di Marsiglia (attraverso un punto di passaggio controllato da Santo Trafficante, boss di Cosa Nostra che operò fino al 1959 a Cuba) fino agli Stati Uniti.
Questo ruolo dei corsi nasceva dal fatto che in Indocina chi aveva i chimici qualificati, trafficanti astuti e inafferrabili e al tempo stesso in buoni rapporti con i kaitong laotiani e cambogiani, così come con i signori della guerra birmani e thailandesi, erano proprio loro.
Infatti, dopo il ritiro militare della Francia nel 1954, diverse centinaia di veterani di guerra francesi, coloni e gangster, avevano soggiornato in Laos. Alcuni di loro, soprattutto corsi, avviarono una serie di piccole compagnie di charter. Apparentemente fondata per il trasporto di uomini d’affari e diplomatici, le compagnie aeree ripristinarono gradualmente il collegamento tra il Laos e i mercati del Vietnam del Sud, sparito con la partenza della forza aerea francese nel 1954. In un primo momento, i progressi furono ostacolati da sfavorevoli condizioni politiche nel sud del Vietnam, e le tre neonate compagnie aeree dei pionieri delle nuove rotte ebbero un successo limitato.
Forse il più famoso dei primi piloti francesi che trasportavano oppio, fu Gerard Labenski. Il suo aereo faceva base a Phong Savan sulla Piana di Vasi, dove gestiva lo Snow Leopard Inn, un albergo che fungeva anche da magazzino per le spedizioni in uscita di oppio. Altro “pioniere” fu Renè “Babal” Enjabal, ex aviatore della forza aerea francese la cui compagnia era popolarmente conosciuta col nome di “Babal Air Force”. Ma il più tenace membro di questo trio fantasma fu Roger Zoile, la cui compagnia di charter era alleata con Paul Louis Levet, esponente del sindacato corso con base a Bangkok. Levet è stato probabilmente il più importante esponente della malavita Marsigliese che riforniva regolarmente i laboratori europei di eroina con morfina base proveniente dal Sud est asiatico, alla fine del 1950. Arrivato a Saigon a cavallo tra il ‘53 e il ‘54 iniziò con il contrabbando di oro e pietre sulla rotta Saigon-Marsiglia. Dopo il traffico d’oro, terminato nel 1955, si dedicò al commercio d’oppio trasferendosi a Bangkok e creando la Pacific Industrial Company.
Secondo una relazione dell’Ufficio Narcotici degli Stati Uniti presentata nel 1962, questa società fu usata come copertura per il contrabbando d’ingenti quantitativi di morfina base dalla Thailandia settentrionale ai laboratori di eroina in Europa. Attraverso una rete di quattro gruppi di gangsters corsi con base a Vientiane, Phnom Penh, e Saigon, Levet e Zoile usarono la compagnia aerea per spostare la morfina base dalla regione del Triangolo d’Oro ai porti situati in Thailandia e in Indocina. Esisteva, infatti, una gran quantità di rotte di navigazione che collegavano il Sud Est asiatico e l’Europa, pertanto l’organizzazione delle consegne non presentò grossi problemi. Saigon era particolarmente conveniente come punto di partenza, poiché dotata di un considerevole numero di navi francesi da carico dirette a Marsiglia.
Sebbene tutti gli uomini impiegati nel traffico dalle aree di produzione erano piloti competenti e abili commercianti, il governo sud-vietnamita, che aveva adottato un atteggiamento intollerante verso il traffico di oppio, fu l’unico in un primo tempo, perlomeno, ad aver seriamente ostacolato tali attività. Nel 1955 nel Sud Vietnam, il cattolico Presidente Diem chiuse le più importanti fumerie d’oppio di Saigon e annunciò la sua determinazione a sradicare il traffico di stupefacenti. Venendo a mancare un accesso sicuro a Saigon, i contrabbandieri corsi dovettero elaborare una complessa serie di rotte, trasferimenti e zone di passaggio, che complicarono il loro lavoro e limitarono la quantità di stupefacenti che arrivavano alle navi. Tuttavia, solo tre anni più tardi, il principale consulente del Presidente Diem, Ngo Dinh Nhu, riaprì le fumerie con lo scopo di finanziare la propria polizia segreta e diventò un partner occulto delle compagnie di charter corse.
La Laos Commercial Air, era la compagnia aerea gestita dal membro più potente del sottobosco corso di Saigon, Bonaventura “Rock” Francisci. Di lui si racconta che era, sorprendentemente, alto e di bell’aspetto, sportivo, portava baffi neri sottili ed era dotato di un fascino naturale che aveva facile presa sugli amici. Dal 1958 la Laos Commercial Air effettuava voli giornalieri dal quartier generale situato all’aeroporto Wattay presso Ventiane, raccogliendo da trecento a seicento chili di materie prime e secondarie necessarie per la lavorazione dell’oppio.
Un notevole vantaggio portato alla compagnia aerea di Francisci e che le altre compagnie corse non avevano erano gli accordi proprio con il consulente del presidente sud-vietnamita. I suoi avversari dovettero elaborare nuove strategie e mettere in atto innumerevoli precauzioni prima di avventurarsi in Vietnam del Sud, ma, grazie al suo rapporto con Nhu, le aeromobili di Francisci potevano servirsi delle “convenienti” piste di atterraggio situate a nord di Saigon.
In seguito a tale facile accesso e al restaurato mercato, la produzione di oppio nel nord del Laos, scesa nel corso degli anni 1954-1958, riprese rapidamente. Durante la stagione di raccolta dell’oppio, le compagnie di charter corse effettuavano voli regolari da Phong Savan o Vientiane a isolati capoluoghi di provincia e città sparse nel nord del Laos, luoghi come Sam Neua, Phong Saly, Muong Sing, Nam Tha, Sayaboury, e Ban Houei Sai. Ciascuna di queste città è servita come centro per il commercio di oppio locale gestito da commercianti cinesi residenti. Ogni primavera questi commercianti cinesi caricavano i loro cavalli o muli con sale, fili, sbarre di ferro, monete d’argento, e merci assortite e correvano a barattarle con le centinaia di agricoltori delle tribù abitanti delle colline e che producevano oppio grezzo. Verso la fine di ogni stagione del raccolto arrivavano le aeromobili corse vicino a queste città, effettuavano l’acquisto di oppio, e tornavano a volare Phong Savan o Vientiane, dove l’oppio veniva immagazzinato finché un acquirente a Saigon, Singapore o in Indonesia non faceva un ordine. Alcune di queste consegne di oppio erano destinate ai consumatori del Sud Est asiatico, ma ovviamente era fornita anche morfina base ai produttori corsi di eroina a Marsiglia.
La produzione di oppio nel Laos è salita costantemente durante il periodo di dieci anni in cui l’economia dell’oppio era controllata dai corsi; in Laos nel 1953 il raccolto annuale era stato stimato a 50 tonnellate di oppio grezzo, ma nel 1968 era salito a 100-150 tonnellate.
Inoltre, questi sindacati del crimine organizzato, in particolare quello di Francisci e di Levet, facevano regolari spedizioni di morfina base provenienti dal Sud est asiatico verso i laboratori di eroina in Italia, Germania, e Marsiglia. Sebbene la morfina del Sud est asiatico continuasse a rappresentare una parte relativamente piccola della percentuale di produzione di eroina europea tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60, le spedizioni costituirono il primo collegamento di ciò che doveva essere una vero e proprio gasdotto tra i campi di papavero del Triangolo d’Oro e i laboratori di eroina di Marsiglia e che acquistò maggior importanza quando la Turchia abolì la produzione di oppio verso la fine degli anni ‘60.
Anche se furono costretti a cessare l’attività nel 1965 quando il generale laotiano Ouane Rattikone decise di monopolizzare il commercio di oppio, i sindacati sono serviti in seguito come collegamento tra i laboratori di eroina laotiane e i distributori americani quando, nei primi anni ’70, i laboratori del triangolo d’oro iniziarono a produrre l’eroina numero 4. Secondo il capo dell’anti-narcotici americana dell’epoca, all’inizio degli anni Settanta il clan dei marsigliesi produceva l’ottanta per cento della droga consumata negli Stati Uniti. L’ultimo boss degno di questo nome, Francis Vanverberghe, detto il “Marlon Brando del Panier” o “le Belge”, fu freddato da nove pallottole (valda, nel gergo marsigliese) nel 2000. Grande protagonista di quella French Connection che appunto purificava eroina prima di esportarla negli Usa, “le Belge” è stato ucciso a Parigi, a pochi metri dal Fouquet’s.
Una normale variazione di percorso durante gli anni ’60 e ’70 avvenne quando sacchetti sigillati pieni eroina furono cuciti all’interno dei cadaveri di militari statunitensi.
Ai politici statunitensi non importava un fico secco della droga in aumento tra i militari di truppa. Questo disprezzo fu espresso al meglio dal Segretario di Stato Henry Kissinger che disse ai giornalisti del Washington post che “i militari sono stupidi e ottusi animali da usarsi come pedine per la politica estera”.10°
In merito a ciò si potrebbe fare un ragionamento. Se i militari sono “stupidi e ottusi animali” da usare e abusare come “pedine per la politica estera”, i normali cittadini sono per caso visti in maniera diversa quando si arriva alla fornitura di eroina in gran quantità nelle città americane?
I proventi delle vendite di stupefacenti erano riciclati tramite la Nugan Hand Bank in Australia e utilizzati per finanziare la guerra segreta della CIA in tutta la regione.
In seguito all’invasione della Cambogia nel 1970, fu allestito un altro canale per il traffico di eroina. Regioni della Cambogia, ideali per la coltivazione dell’oppio e in precedenza inaccessibili, furono immediatamente messe in produzione. La rete di contrabbando era gestita dalla marina sudvietnamita che aveva basi a Phnom Penh e lungo il fiume Mekong. Entro una settimana dall’inizio dell’incursione in Cambogia, una flotta di 140 imbarcazioni della marina sudvietnamita e USA, penetrò in Cambogia. Questa che fu acclamata come un brillante mossa tattica e addirittura “umanitari” (gli interventi “umanitari” non sono un invenzione recente da parte dell’imperialismo USA), servì a coprire il suo reale scopo: quello di contrabbandare grandi quantità di oppio nel Vietnam del Sud.11°

COSTRUIRE MERCATI: SRADICARE LA CONCORRENZA.

L’apparente dicotomia di facciata tra il commercio di stupefacenti pluridecennale della CIA e la cosiddetta “Guerra alla Droga” è illusoria. Durante un’intervista alla radio nel 1991, il prof. Alfred McCoy spiegò quello che lui definiva “il rapporto istituzionale tra la DEA e la CIA”. Negli anni ’30 fu fondato il Federal Bureau of Narcotics (FBN), precursore della DEA, per ridurre l’uso e la vendita di narcotici. L’FBN era la sola agenzia statunitense ad avere agenti operanti in clandestinità prima della seconda guerra mondiale. Con l’arrivo di quest’ultima, gli agenti principali dell’FBN furono trasferiti all’appena istituito Office of Strategic Services (OSS), precursore della CIA, onde insegnare al personale le “arti clandestine”. McCoy dichiara che relazione che questa relazione continua a tutt’oggi. Il risultato è che in quelle parti del mondo, dove la CIA sta conducendo traffici di droga, ufficialmente la DEA va a dormire.12°
Questo ha portato a comprendere che il principale incarico della DEA è di impedire l’afflusso di droghe da fonti diverse da quelle approvate dalla CIA, e che i successivi programmi di “Guerra alla Droga” sono, di fatto, intrapreso per distruggere la concorrenza. Che questa sia una politica finalizzata o meno, il risultato è chiaramente lo stesso. Portato alla sua logica conclusione, è che i trafficanti approvati e protetti dalla CIA continueranno incessantemente a guadagnare un controllo sempre maggiore sul commercio globale di stupefacenti, facendo del governo statunitense il più grande spacciatore di droga del mondo.
L’eroina in entrata negli Stati Uniti era prodotta dai due principali monopoli dell’oppio: quello controllato dalla CIA nel Sud-Est asiatico, e quello della Turchia, uno stretto alleato degli Stati Uniti. Quando il presidente Nixon dichiarò la sua “Guerra alla Droga” nel 1971, questo chiuse la connessione turca che fluiva attraverso Marsiglia sotto il controllo del crimine organizzato corso. Ciò creò una sempre maggiore domanda di eroina prodotta nel Triangolo D’oro del Sud Est asiatico, specialmente in Birmania.
Per avere un quadro completo della situazione bisogna partire dal fatto che nel momento della presa del potere, il governo maoista lanciò una campagna di disintossicazione di massa volta a eliminare completamente la domanda di oppio inquella che era stata, fino allora, la popolazione più dipendente al mondo. Durante la campagna, il governo rimosse dal vizio dell’oppio ben 40 milioni di consumatori.13° Nel 1956 il governo cinese aveva potuto trasformare quella che era stata nazione più consumatrice di oppio al mondo in una zona liberata da questo flagello.
Il narcotraffico mondiale, però, non si arrestò. La produzione di oppio fu trasferita in Birmania, Laos e Thailandia, in quello che sarà chiamato il “triangolo d’oro”. Il trasferimento fu incoraggiato e protetto dagli Stati Uniti e dalle altre potenze imperialiste europee per costituire una zona di sostegno paramilitare, economico e politico alla politica di contenimento della Cina maoista e di repressione dei movimenti di liberazione del Sud Est asiatico, in primo luogo quello vietnamita.
Agli inizi degli anni ’50, il presidente Truman affidò il compito alla CIA di addestrare una milizia di 14.000 soldati cinesi nazionalisti con lo scopo di invadere la Cina sud-occidentale. Dopo la sconfitta dell’invasione, la milizia cino-nazionalista occupò la parte settentrionale della Birmania, ove finanziò le proprie operazioni con il traffico dell’oppio. Da allora, le regioni montuose della Birmania sono state adibite alla coltivazione e al traffico internazionale dell’oppio. In dieci anni la produzione di oppio della Birmania passò da 10 a 300 tonnellate, facendo di questo paese uno degli attori principale del traffico internazionale. Nello stesso periodo i servizi statunitensi addestrarono nel Laos una milizia segreta di 30.000 Hmong, una tribù delle montagne con un’economia limitata al commercio dell’oppio. L’operazione si estese poi, con altri intermediari locali, alla Thailandia. Negli anni ’60 il Laos, la Birmania e la Thailandia erano diventati i tre maggiori produttori di Oppio, che dal triangolo d’oro era distribuito negli Stati Uniti e in Europa, trasformando la regione nel fulcro del traffico d’oppio occidentale e nell’epicentro dei traffici di armi e droghe finalizzati a combattere in modo convenzionale e non convenzionale, e parimenti a finanziare, la lotta contro la Cina di Mao e contro le lotte di liberazione del Sud Est asiatico.
Attualmente, i campi birmani sono sotto il controllo di Khun Sa, il signorotto locale appoggiato dalla CIA.
Nella 1986 una delegazione di ex membri delle Forze Speciali statunitensi s’incontrò con Khun Sa, per parlare della sorte di tre prigionieri di guerra americani prigionieri che erano suoi prigionieri.
Khun Sa disse a loro che non c’era nessun prigioniero statunitense. Nel corso della conversazione, Gritz (un membro della delegazione) chiese perché Khun Sa fosse così coinvolto con l’oppio, sottolineando quanti problemi avesse causato in America. La risposta che fece Khun Sa, sconvolse la delegazione.
Khun Sa affermò che l’intera fornitura di oppio – circa 900 tonnellate l’anno, all’epoca – era acquistata dal governo statunitense.14° Il signorotto affermò che lui voleva cambiare la produzione poiché odiava l’oppio, e se Gritz avesse ottenuto che gli Stati Uniti fornissero appena un decimo di quello che spendevano per la “Guerra alla Droga” nella regione, lui avrebbe cambiato la produzione in altre coltivazioni.
Uno sbigottito Gritz riportò il suggerimento al governo USA e rimase ancor più stupefatto nel sapere che l’offerta fu rifiutata. Gritz (che tra l’altro era un ex colonello dei berretti verdi) fu inoltre avvertito che sarebbe stato oggetto di sporchi trucchi se non avesse abbandonato l’argomento dell’oppio. Ignorando queste minacce, cinque mesi dopo Gritz ritornò in Birmania, per un secondo incontro Khun Sa. Stavolta si portò una telecamera e chiese a Khun Sa di fare i nomi dei responsabili di fronte a ess. Khun Sa diede istruzioni al suo segretario di leggere i nomi dal suo diario, ma si accordò affinché i nomi fosse quelli vecchi, e non quelli di coloro con i quali era in affari in quel momento. L’ufficiale governativo statunitense responsabile dell’acquisto era Richard Armitage, che era un ufficiale ben conosciuto. Armitage lavorava con un individuo di nome Santos Trafficante che agiva con l’incarico di “gestore del traffico” di Armitage. Gritz era consapevole chi fosse Trafficante: un boss di Cosa Nostra. Nel corso di una conferenza del 1991 Gritz illustrò l’aspetto economico del movimento di eroina di Khun Sa verso gli Stati Uniti. Al signorotto erano pagati 300.000 dollari a tonnellata dal governo statunitense, ma il prodotto era venduto sulla strada per un milione di dollari a libbra.

TORNIAMO IN AFGHANISTAN

Secondo il Prof. McCoy, che il principale studioso del coinvolgimento della CIA nel narcotraffico in tutti i teatri di guerra americani degli ultimi cinquant’anni, il principale obiettivo dell’occupazione americana dell’Afghanistan era il ripristino della produzione di oppio, inaspettatamente vietata l’anno prima dal Mullah Omar nella speranza di guadagnarsi il riconoscimento internazionale.
I fatti, il buon senso, sembrano confermare la tesi di McCoy: dopo l’invasione del 2001, la produzione e lo smercio di oppio (e dell’eroina) sono ripresi a livelli mai visti, polverizzando in pochi anni i record dell’epoca talebana, mentre le truppe USA e NATO si sono sempre rifiutate di impegnarsi nella lotta al narcotraffico, continuando a sostenere i locali signori della droga.
Rimane una domanda fondamentale: perché mai gli apparati militari e dei servizi segreti americani, mirano da decenni al controllo del narcotraffico? Per la venalità dei loro vertici corrotti? Per garantirsi fondi neri per operazioni coperte? O forse dietro c’è qualcosa di più strategico che, alla fine, riguarda realmente il mantenimento della sicurezza?
Il direttore generale dell’ONU per la lotta droga e alla criminalità (UNODC), Antonio Maria Costa, ha implicitamente risposto a questa domanda, dichiarando che gli enormi capitali derivanti dal riciclaggio dei proventi del narcotraffico costituiscono la linfa vitale che garantisce la sopravvivenza del sistema economico capitalista americano e occidentale nei momenti di crisi.
Affermava Maria Costa nel gennaio 2009: “La maggior parte dei proventi del traffico di droga, un volume impressionante di denaro, viene immesso nell’economia legale con il riciclaggio.
Ciò significa introdurre capitale da investimento, fondi che dono finiti anche nel settore finanziario, che si trova sotto pressione.15°
Il denaro proveniente dal narcotraffico attualmente è l’unico capitale liquido da investimento disponibile.
Nel 2008 la liquidità era il problema principale per il sistema bancario e quindi tale capitale liquido è diventato un fattore importante. Sembra che i crediti interbancari siano stati finanziati da denaro che proviene dal traffico della droga e da altre attività illecite”.16°
E proprio vero il capitalismo sopravvive drogandosi.
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http://it.peacereporter.net/articolo/24157/Narcoguerra

http://it.peacereporter.net/articolo/20951/Afghanistan%2C+narcotrafficanti+sotto+contratto+Nato%3F

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2012/08/29/APVZhmJD-dissolve_inchiesta_militari.shtml

http://corsera.it/notizia_print.php?id=4148

5° Il capitano Marco Callegaro era il capocellula amministrativo dell’Italfor a Kabul. In sostanza doveva gestire al meglio i fondi militari. Le cose strane sono che al corpo di Callegaro non fu mai stato refertato da un medico di parte, in altre parole i genitori non hanno potuto fare alcuna autopsia con un medico di fiducia.

6°http://corsera.it/notizia_print.php?id=4148

7°http://it.peacereporter.net/articolo/24157/Narcoguerra

http://www.stampalibera.com/=?p=12347&print=1

9° Cifre menzionate dal Prof. McCoy durante la sue intervista alla radio Paul DiRienzo il 9 novembre 1991.

10° Vedere Kiss the Boys Goodbeye di Jensen-Stevenson & Stevenson (Futura, 1992).

11° http://www.stampalibera.com/=?p=12347&print=1

12° Intervista radio di Paul DiRienzo col Prof. McCoy, 9 novembre 1991.

13° McCoy, The politics of heroin.

14° http://www.stampalibera.com/=?p=12347&print=1

15°A causa della crisi generale del capitalismo.

16° http://www.stampalibera.com/=?p=12347&print=1

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~ di marcos61 su agosto 30, 2013.

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