VISUALIZZAZIONE

VISUALIZZAZIONE

Per la fisica moderna la materia è interscambiabile con l’energia. Nel 1905 Einstein partorì la teoria Speciale e nel 1915 la teoria generale della relatività. Le sue concezioni rivoluzionarie trasformeranno prima, e cambieranno poi la concezione dello spazio e del tempo e non solo di questi.
Einstein, scoprì che lo spazio non è tridimensionale, che il tempo non è lineare, e che lo spazio e il tempo non sono entità separate; al contrario essi sono integrati in un continuum a quattro dimensioni chiamato spazio-tempo.
Il cosmo intero è percepito alla luce delle nuove scoperte come un campo continuo di densità variabile e non come una serie di entità separate fra loro da spazi vuoti.
L’astronomo inglese James Jeans1° disse che: “L’universo dei fisici moderni assomiglia molto più ad “una grande pensiero” che ad una gigantesca supermacchina”.
Così ai nostri giorni, grazie al contributo di scienziati del calibro di:
1) Karl Schwarzschild (Curvatura dello spazio),
2) Artur Eddington (Dimostrazione della teoria della relatività di Einstein, 1930),
3) Lousis De Broglie (Le particelle atomiche sono anche onde: la nostra casa, la sedia nella quale siamo seduti, gli alimenti che ingeriamo, noi stessi; non siamo niente più che onde, onde molto complesse naturalmente, la somma delle onde individuali che rappresentano le particelle del nostro corpo, ma comunque sempre un’onda dall’inizio alla fine. Concetto trascendentale che va a rivalutare l’idea non soltanto di un universo le cui parti si trovino interconnesse tra loro, ma anche quei vecchi paradigmi che la filosofia tradizionale dell’Oriente da sempre sostiene e che rapporta l’uomo alla creazione: noi esseri umani non siamo quindi che…onde!).
4) Alan Aspect (Il fisico francese dimostrò con il famoso esperimento iniziato nel 1975 e finito nel 1981 concernente le copie di fotoni gemelli polarizzate, che l’informazione può viaggiare a una velocità superiore a quella della luce; a questo punto prende corpo concretamente l’ipotesi più volte segnalata da autori di filosofia orientale: tutta la materia dell’universo, esseri umani compresi, sono uniti da un misterioso vincolo immateriale e istantaneo).
5) Richard Feynmman (Per un fotone energetico che incontra un elettrone non c’è alcuna differenza tra viaggiare… nel futuro e viaggiare… nel passato!).
6) David Bohm (Teoria dell’ordine implicato: a livello profondo, infinitesimamente piccolo, tutto è in connessione diretta è un tutt’uno non spezzato che nega la concessione classica che credeva nella possibilità di compiere un’analisi del mondo nelle sue parti separate e indipendenti, inoltre mente e materia non sono cose distinte e separate, infatti, le onde che compongono la materia penetrano attraverso i sensi, nella materia del nostro cervello che anch’esso una struttura ondulatoria. Entrambi i treni d’onda si combinano formando un modello di interferenza, fondendosi nella totalità di un ologramma. Infatti, il paradigma di Bohm si spiega facilmente facendo ricorso ai modelli d’interferenza degli ologrammi).
E altri ancora. Queste scoperte ci aiuta a guardare la realtà e la nostra esistenza in modo completamente nuovo, ma soprattutto, questa maggiore conoscenza da un contributo notevole per modificarla.

IL PROCESSO DI VISUALIZZAZIONE

Visualizzare significa vedere, ricordare mentalmente, configurare una cosa, persona, scena o situazione senza l’uso del nostro occhio fisico e senza avere davanti a sé materialmente l’oggetto visualizzato. Anzi non occorre necessariamente averlo visto: la visualizzazione può essere una creazione completamente nostra, modificabile in qualunque momento (alterazione in maniera creativa dei dati base memorizzati).
Tutti visualizzano perché tutti hanno una memoria, purtroppo spesso si ha la tendenza a complicare questo processo del tutto naturale. È anche chiaro che c’è gente più abile di altri nella visualizzazione grazie ad un’approfondita educazione mentale appresa col tempo come ad esempio accade agli artisti (scultori, pittori ecc.) che hanno sviluppato l’arte della visualizzazione mediante la continua osservazione di oggetti, necessità dovuta al loro lavoro; oppure soggetti che hanno questa facoltà innata, e che involontariamente, inconsciamente, l’hanno sviluppata e potenziata col tempo e grazie alle quali in larga parte è dovuto il loro successo nella vita, negli affari, nello sport ecc., o anche come succede ai cosiddetti “operatori dell’occulto” che mediante rituali più o meno fantasiosi hanno imparato a visualizzare e concentrare il pensiero .
Gli ultimi studi scientifici hanno confermato che per meglio comprendere il funzionamento del cervello bisogna rapportarsi alle tecniche oleografiche.2° Gli studi del Dott. Carl Pribram della Stanford University hanno messo in evidenza che il cervello memorizza le stesse informazioni fondamentali in diverse cellule multiple, e non come si credeva che ogni dato fosse memorizzato solo in uno specifico neurone.
L’arte della visualizzazione, quindi, assomiglia per molti aspetti alla tecnica olografica. Affinché l’immagine visiva si avvicini il più possibile a un perfetto ologramma, occorre che i suoi dettagli e particolari siano completi. C’è bisogno dunque di incrementare il numero di particolari delle informazioni inserite originariamente nel cervello: più sono i dati, i dettagli e i punti di vista, più forte sarà l’immagine mentale.
Per far ciò occorre migliorare la capacità di osservazione aumentando le prospettive e i punti di riferimento, aggiungendo dunque dettaglia e possibile ottimizzare la visualizzazione.
Per riprodurre un’immagine mentale dobbiamo compiere un passo indietro e osservare come la mente memorizza: infatti, è necessario ricordare che la memorizzazione è un’esperienza che racchiude elementi fisici e mentali:
– La vista
– I suoni
– Gli odori
– Il tatto
– I sapori
– Le emozioni
– I sentimenti
Pertanto, non è memorizzato solo il ricordo visivo, ma tutta l’esperienza, comprese le sensazioni del momento.
La visualizzazione o programmazione mentale o anche interiorizzazione olografica quindi dipende semplicemente dalla qualità dei dati inseriti.
Come nel campo delle elaborazioni dei dati informatici non è importante il numero di volte che inserite i dati stessi, ma la qualità dell’inserimento che deve essere eseguito in maniera perfetta, così avviene nella visualizzazione.
Appare chiaro che per creare un modello di visualizzazione corretto è indispensabile utilizzare e interiorizzare mentalmente un’immagine avvalendosi dell’apporto di tutti i nostri sensi:
– L’olfatto: gli odori e gli aromi cambiano frequentemente anche da un momento all’altro: gli ambienti esterni possono sapere di mare, di erba appena tagliata, del profumo silvestre degli aghi di pino o anche di … una discarica urbana.
– Il tatto: un oggetto può essere caldo, fresco, liscio, ruvido, può anche dare sensazioni diverse (accarezzare a occhi chiusi il seno di una bella donna da sicuramente sensazioni diverse dall’accarezzare sempre a occhi chiusi il dorso di un topo o un serpente).
– Il gusto: bisogna concentrarsi e riportare alla mente il ricorso del sapore più legato e confacente all’esperienza da visualizzare. Inoltre bisogna ricordarsi che quando si è tristi o delusi spesso si ha la sensazione dell’amaro in bocca, mentre dopo un successo o un obiettivo raggiunto si può notare chiaramente una sensazione di dolce e più gustoso.
– Il suono: il traffico stradale dei veicoli, il rumore del vento, il suono delle voci, il tono e l’altezza acustica delle stesse, il soffio della respirazione ecc. Tutti dettagli importanti da inserire opportunamente per la creazione di una corretta visualizzazione.
– La vista bisogna sforzarsi di cogliere soprattutto i particolari ossia le sfumature, i dettagli, le ombre, i contrasti ecc.
– Le emozioni (e i sentimenti): la chiave del successo nella visualizzazione è proprio l’emozione. Il livello emotivo raggiunto nella creazione è il vero segreto per un rapido successo dell’azione. L’inserimento dell’impatto emotivo è il punto di riferimento e, non ha torto molti esperimenti dicono, d’inizio tutta l’esperienza d’interiorizzazione. Data l’importanza dell’emozione nella riuscita della visualizzazione, bisogna approfondire l’argomento, evidenziando le correlazioni tra volontà, desiderio e un acuto coinvolgimento emotivo.

REAZIONI TELESOMATICHE INTENZIONALMENTE INDOTTE.

Nelle varie filosofie più o meno occulte si afferma unanimemente che gli esseri umani sono costituiti da più apparati energetici o corpi. Essi sono indispensabili per adattarsi ai diversi livelli vibratori.
Per conoscere risultati significativi con la visualizzazione è necessario razionalmente e oggettivamente mediante quali principi agiscono le tecniche operative.
La comprensione del perché si ottengono determinati risultati con la visualizzazione e la concentrazione passa, quindi attraverso una conoscenza più completa dell’uomo.
C’è una premessa indispensabile da fare: riuscire a influenzare, condizionare le altre persone significa, arrivare perfino a cambiare le vicissitudini, il corso della loro vita e quindi a modificare, a interagire, a creare il loro destino.
La comprensione del perché si ottengono determinati risultati con la visualizzazione e la concentrazione passa, quindi attraverso una conoscenza più profonda dell’essere umano.
L’ipnosi ci fornisce alcune prove.
Un’importante esperienza, un classico esperimento ripetuto in molti laboratori in più parti del mondo, alla quale da sempre medici ed esperti di tale disciplina cercano di fornire delle risposte convincenti.
Davanti ad un soggetto in trance ipnotica si pongono due bicchieri d’acqua, eguali ed egualmente pieni a metà; l’ipnotista colloca uno dei bicchieri nelle mani del soggetto “ordinando” nello stesso tempo che la sensibilità (al tatto, al dolore ecc.; i sensi) di questi “si trasferisca” totalmente nell’acqua, in modo che le braccia restino insensibili (a eventuali contatti o punture). Dopo che la suggestione è stata ripetuta varie volte, si tocca la superfice dell’acqua con la punta di un ago; il soggetto avvertirà la “puntura” nelle proprie carni. Pungendo con l’ago le mani o le braccia del soggetto, questo non avverte alcuna sensazione, lo stesso accade se si “tocca” l’acqua dell’altro bicchiere. Togliendo il bicchiere dalle mani del soggetto, e portandolo lontano, per esempio in un’altra stanza, la prova si può ripetere con lo stesso risultato (purché l’operatore sia sempre l’ipnotista o colui che l’ipnotista ha “messo” in rapporto col soggetto). Infine lo sperimentatore rimette il bicchiere nelle mani del soggetto e “comanda” che la sensibilità di questi sia restituita integralmente nelle sedi naturali (braccia e mani), in modo che al cessare dell’ipnosi (e dell’esperimento) il soggetto torni in perfetta normalità.
La “esteriorizzazione della sensibilità (questo è il nome che ha da un punto di vista scientifico) può essere operata verso un frutto (come la mela) o verso un oggetto, il quale in tal modo diviene “vittima insensibile” delle “punture sentite dal soggetto”.3°
Charles Tart,4° ha condotto sull’ipnosi uno degli esperimenti più importanti in assoluto, in merito al quale la scienza medica ha dovuto “prenderne atto”, ma non ha saputo dare alcuna spiegazione scientificamente valida.
È noto che il “rapporto”, la speciale relazione fra l’ipnotizzatore e il suo soggetto, sembra intensificarsi via via che la trance diventa più profonda. Tart pensò che tutto ciò che aumenta il “rapporto” dovrebbe anche approfondire la trance, e concentrò le sue ricerche sullo schema dell’ipnotismo reciproco in cui due persone s’ipnotizzano a vicenda e ognuna continua ad approfondire la trance dell’altra. Tart ipotizzò anche che gli stati completi potrebbero essere condotti attraverso un ipnotismo reciproco anche le persone che, in caso contrario, risulterebbero difficili da ipnotizzare.
La tecnica di Tart raggiunse non solo tutto quello che lui si aspettava, ma molto di più, poneva degli interrogativi alla scienza di estremo imbarazzo. I suoi primi due soggetti, Anne e Bill, entrarono in trance completa per mezzo dell’ipnotismo reciproco (affermarono che esplorarono insieme altri mondi).
Nel loro “terzo” viaggio arrivarono in un luogo da loro descritto come un “cielo” dove i colori erano superlativamente vivaci, e anche le pietre erano belle, traslucide e scintillanti. L’acqua piena di grandi bolle, sembrava champagne. Essi vi nuotarono e trovarono che li teneva a galla con estrema facilità, era “elastica e deliziosa”. Il lussureggiante mondo, in cui essi facevano baldoria insieme, non era per loro un sogno, ma completamente reale.5° Anne e Bille supposero di creare insieme il loro mondo attraverso una comune suggestione nella loro conversazione che dovrebbe essere consueta nell’ipnosi. E credettero quindi di parlare in continuità, mentre in realtà erano rimasti in silenzio. Ma quando infine Tart poté interrogarli, essi risposero di essersi sempre parlati. Più tardi, quando lessero la trascrizione dei nastri magnetici registrati durante la seduta, essi rimasero delusi nel sapere di essere stati in silenzio per la maggior parte del tempo in cui avevano esplorato il loro mondo.
Mancavano le suggestioni verbali che avrebbero dovuto evocare le esperienze comuni.
Apparentemente essi avevano creduto di essersi parlati e di essersi uditi parlare, e avevano visto un mondo in comune, che da loro fu percepito allo stesso modo.
L’esperimento in seguito fu ripetuto da Tart con altri soggetti, confermò simili “avventure”.
Un’implicazione di immediato interesse è che la telepatia può procedere con tale fluenza da non essere riconosciuta e diviene primo mezzo di comunicazione per coloro che entrano in rapporto di trance profonda.
Ma che cosa è materialmente avvenuto tra i soggetti?
Le ipotesi possono essere principalmente due. La prima presupporrebbe una reciproca suggestione telepatica. La seconda ipotizzerebbe una condizione alterata di coscienza ottenuta in maniera intelligente, mediante la quale è avvenuto realmente e insieme un viaggio in un’altra dimensione mediante i loro corpi astrali.6°
Sicuramente un risultato importante è stato raggiunto: abbiamo accertato che comunque la telepatia svolge un ruolo determinante quindi esiste ed è dimostrabile sperimentalmente in maniera abbastanza semplice. Ma esiste anche un metodo più razionale e oggettivo per dimostrarla messo a punto da un medico ricercatore.
Esperimenti sulla percezione, sul biofeedback e sull’ipnosi hanno dimostrato in laboratori che una persona può rispondere a stimoli che non sono stati coscientemente percepiti. Ma che dire se gli stimoli fossero telepatici?
Stefan Figar, un neurofisiologo della ex Cecoslovacchia, e un’autorità nel pletismografo lo scoprì casualmente.7° Il pletismografo è uno strumento che registra i minimi cambiamenti del volume del sangue nelle estremità. Questi sono fra i molti sottili cambiamenti fisiologici che riflettono la risposta del corpo all’ira, alla paura, al dolore, allo sforzo mentale e così via. Figar investigò sui cambiamenti del volume del sangue in risposta allo sforzo mentale dando ai suoi soggetti vari compiti da compiere, come moltiplicare mentalmente due numeri, mentre essi erano collegati con un pletismografo. Appena un soggetto iniziava a calcolare, lo strumento registrava una vasocostrizione e una netta caduta del volume del sangue.8° Figar fu sorpreso nel notare che parecchi dei suoi soggetti presentavano una vasocostrizione subito prima che egli desse loro il problema; ossia mentre egli pensava che era il momento di assegnare il problema, la penna registratrice indicava una caduta del volume del sangue. Era come se i suoi soggetti avessero letto nella sua mente.
Ulteriori esperimenti dimostrarono a Figar che avveniva esattamente quello che ipotizzò: il pletismografo può indicare l’attuarsi di una “biocomunicazione”9° o più comunamente di una comunicazione telepatica. Figar non aveva interesse per la ricerca parapsicologica, ma riconobbe che altri avrebbero potuto trovare interessanti i suoi risultati.10°
Nel 1960, E. Douglas Dean11° e Karlis Osis12° condussero una serie di esperimenti finalizzati a dimostrare la percezione telepatica tra un soggetto addormentato (percepente) e degli agenti con metodo scientifico e rigoroso a tal punto che Dean riferì: “Finalmente ce l’abbiamo fatta: abbiamo trovato un metodo con il quale chiunque può metter su un laboratorio in qualsiasi momento e far telepatia quando vuole”. Una caratteristica importante emersa durante la sperimentazione è che non apparse l’effetto declino presumibilmente perché era stata evitata l’interferenza conscia. Molto interessante fu un loro esperimento che confermava un aspetto della telepatia molto importante per certi fini operativi.
Era già stato dimostrato in laboratorio che le onde cerebrali di un soggetto addormentato rispondono quando egli “ode” il suo nome o quello di una persona a lui importante: loro si posero il quesito di sperimentare se l’inconscio risponderebbe se i nomi fossero inviati telepaticamente. Essi trovarono che quando un agente si concentrava sui nomi conosciuti dal suo percepente, il tracciato pletismografico di lui saltava circa il 50% delle volte in più di quando l’agente si concentrava sui nomi conosciuti da lui o da nessuno, sebbene i percipienti rispondessero ai nomi delle persone che conoscevano, e ad alcuni più che ad altri, non ne erano per nulla consapevoli.
Ricordiamo che l’effetto declino è l’effetto che concentra in genere i risultati statisticamente più interessanti nella parte iniziale di un esperimento, per rendere meno significativi gli stessi man mano della sperimentazione prosegue nel tempo, probabilmente per un calo degli stimoli di interesse.
Tutta questa serie di esperimenti e altri ancora portò i ricercatori in più parti del mondo quasi contemporaneamente a delle conclusioni simili: noi possiamo ricevere segnali telepatici e il nostro corpo può rispondere a essi senza essere consapevoli dei segnali e che qualcuno stia cercando di inviarceli. Però solo raramente l’informazione telepatica riesce ad attrarre l’attenzione cosciente dopo essere arrivata all’inconscio.
Perché?
Probabilmente perché il livello energetico del segnale trasmesso risulta troppo basso, o anche, previo il fatto che la coscienza è inondata da stimoli molto più imperiosi provenienti dai sensi. Ma se questa corrente che fluisce dal mondo esterno è deviata così da permettere “una vacanza” ai sensi, come negli stati di deprivazione sensoriale o di isolamento possiamo diventare più ricettivi?13°
E se la risposta fosse positiva, esisterebbe la possibilità di dimostrarlo da parte di qualunque ricercatore in laboratorio?
Uno dei primi investigatori della deprivazione sensoriale, Woodburn Heron, della McGill University, come accade spesso, non era per niente interessato alla telepatia. Ma l’interesse sorse spontaneamente nei suoi esperimenti sul rilassamento. Alcuni dei suoi soggetti ricevevano impressioni telepatiche da amici lontani o vedevano ricercatori in altre parti dell’edificio. Egli riferì che essi erano impressionati dalle loro esperienze, che, appena possibile, andavano in biblioteca a cercare libri sulla telepatia: infatti, succedeva che anche le persone rilassate sono in un certo modo liberate dal rumore dei sensi.
Tutta una serie di esperimenti abbastanza complessi eseguiti in laboratorio, portavano ala dimostrazione che esiste un rapporto diretto tra facoltà paranormali e stati alterati da forme di deprivazione sensoriale.
Alcuni ricercatori iniziarono a sperimentare tecniche ancora più semplici affinché in pratica tutti potessero avvalersi delle loro doti di trasmissione condizionante per via mentale.
Una di queste tecniche fu ideata da Charles Honorton14° utilizzando l’effetto Ganzfeld,15° allo studio già da qualche anno da parte di psicologi che si occupavano di percezione visiva. Ganzfeld significa semplicemente “campo omogeneo”. Questi psicologi erano interessati a scoprire quali effetti psicologici e visivi si sarebbero verificati se a una persona fosse stato fissare un campo assolutamente vuoto. Alcuni di questi psicologi che cosa sarebbe successo a quegli stessi soggetti se, contemporaneamente, avessero ascoltato un “suono bianco” (qualcosa di uniforme, simile a ciò che si può udire sintonizzando tra due stazioni radio).16°
Quello che scoprirono fu molto interessante. Molti dei soggetti cominciarono ad avere “allucinazioni” o vedere, sullo sfondo omogeneo delle immagini che sembravano “sogni a occhi aperti”. In conformità a ciò Honorton si rese conto che questi sogni ad occhi aperti, procurati artificialmente, avrebbero potuto essere usati sperimentalmente per trasmettere mentalmente informazioni tra due soggetti.
Per creare un ambiente ganzfeld intorno al soggetto (fatto in precedenza sedere in una cabina insonorizzata su una comoda poltrona), i suoi occhi erano coperti con delle palline da ping-pong tagliate a metà. Se queste non combaciavano perfettamente, era inserito del cotone per evitare qualsiasi infiltrazione di luce. Quindi una luce rossa veniva diretta verso il soggetto. Le palline da ping-pong diffondevano la luce, così tutto che il soggetto poteva vedere era un campo visivo rossastro perfettamente uniforme. In seguito sulla sua testa era posta una cuffia, attraverso la quale si trasmetteva un suono statico indifferenziato. A tutti si chiedeva di rilassarsi e di raccontare, in un interfono, ogni pensiero, immagine, o sensazione che avesse percepito nei 35 minuti successivamente. Sebbene il soggetto fosse informato che una persona gli avrebbe “inviato” un messaggio nel corso del test, gli era raccomandato di cercare di non pensare e di non tentare di indovinare in anticipo.
Gli esperimenti ebbero un enorme successo da un punto di vista statistico, fin al punto di andare ben oltre l’ipotesi inziale, il quale fu totalmente confermata. Dagli esperimenti emerse, oltre a dimostrare inconfutabilmente rapporti di trasmissione del pensiero che, i soggetti leggessero le informazioni trasmesse addirittura con un certo anticipo, quasi come se avessero guardato addirittura nel futuro!17°
Tutta una serie di nuovi esperimenti fu innescata da questa scoperta, due ricercatori William Braud e la Dr.ssa Lendell ne misero in atto uno molto interessante che dimostrò che rispetto a un gruppo di controllo, i soggetti sottoposti al ganzerfield riuscivano regolarmente a percepire degli elementi dell’immagine che era loro trasmessa.
Ma che cosa succede nella deprivazione sensoriale al soggetto?
Egli dopo un certo tempo perde la normale coscienza, e la sua mente si volge all’interno. Vivaci allucinazioni possono allora sfilare davanti a lui ed egli le osserva come farebbe davanti a lui ed egli le osserva come farebbe davanti alla televisione.
Tuttavia se rimane nella situazione sperimentale le allucinazioni passano ed egli scivola nell’incoscienza.
Si è così indotti a sospettare che possa non essere l’alterazione dell’ambiente sensoriale in se stesso, quella che produce gli effetti favorevoli alla telepatia, ma lo stato di coscienza che segue.
Tutto questo dimostra che condizionare telepaticamente dei soggetti non è impossibile ma, molto difficile, poiché viviamo in un mondo accelerato, che costringe le nostre menti e i nostri corpi a sostenere un ritmo così frenetico che essi non risponderebbero, non reagirebbero a degli input trasmessi in questo modo.
Sappiamo tutti che naturalmente il sonno è uno stato di coscienza alterata. E gli imput esterni possono essere afferrati mentre il mondo sensoriale svanisce, dovremmo di conseguenza aspettarci che il sonno alimenti la ricezione telepatica.
Democrito18° lo pensava, nel v° secolo a.C. egli suppose che i sogni fossero causati da pensieri che filtravano da altre menti. Sebbene Freud credesse con certezza che i sogni abbiano anche altre cause, egli considerò “incontestabile” che “il sogno crei condizioni favorevoli per la telepatia”. E Jung confermò: “Ho trovato che la telepatia, effettivamente influenza i sogni, come è stato affermato sin dai tempi antichi”. Dopo la scoperta che tutti sognano, anche se alcuni non ricordano di averlo fatto mediante la definizione delle fasi del sonno (fase r.e.m.) , presso il Maimonides Medical Center’s Dream Laboratory il Dr. Montague Ullnar e il Dr. Stanley Krippner19° iniziarono a investigare sulla telepatia nei sogni. Mentre il percipiente dormiva in una stanza isolata, controllato da un Elettro Encefalo Gramma, un agente in una stanza distante, tentava di trasmettere l’immagine di un disegno scelto a caso. Quando il tecnico dell’EEG notava che il percipiente stava sognando, questi era svegliato perché raccontasse il suo sogno. In seguito le registrazioni del sogno riferito erano date a un giudice estraneo perché li accoppiasse. La tecnica usata in sintesi, era la seguente: l’agente doveva concentrarsi sui particolari dell’immagine visualizzare il volto del percepiente e proiettare il bersaglio nei suoi sogni. La serie di esperimenti sulla questione, condotta anche in altri laboratori, come ad esempio, come ad esempio quello dell’Università di Virginia effettuati da Calvin Hall,20° condusse alcuni importanti risultati:
1) Il percepiente in questi esperimenti non sembra fare altro che ricevere passivamente.
2) Una persona comune quando dorme, ha una sensibilità telepatica uguale a quella di un sensitivo dotato.
Abbiamo visto l’informazione può essere trasmessa telepaticamente ma questa informazione può benissimo avere la forma di una suggestione comune.
Quindi se i soggetti possono ricevere telepaticamente dei messaggi, comprese delle sensazioni di gusto, odore, dolore, ci si può aspettare che seguano suggestioni mentalmente?
La risposta non può che essere positiva, infatti come si è visto gli esperimenti con il pletismografo e l’GGE indicarono che uno stimolo telepatico può causare una risposta fisiologica inconscia del percepiente.
Torniamo ancora a osservare delle manifestazioni interessantissime ai nostri fini che son ottenibili con l’ipnosi.
Sin da quando s’iniziarono a condurre i primi esperimenti sul magnetismo nei tempi in cui questo era in auge all’inizio del XIX secolo, emerse un’importante reazione telepatica nella quale il soggetto magnetizzato provava sensazioni che hanno origine nei sensi del magnetizzatore. Si notò che alcuni soggetti in trance rispondevano a sensazioni provate dal magnetizzatore.
Aggiungiamo un ultimo elemento prima di iniziare delle considerazioni alla luce di tutto quello che sappiamo.
Vasiliev Leonid21° trovò che non era necessario per l’agente, sapere dove fosse il soggetto né in quale direzione, ma era essenziale per lui conoscere la sua identità. Scoprì anche che i migliori risultati erano ottenuti quando l’agente visualizzava fortemente l’immagine del soggetto, oltre che a concentrarsi sulla suggestione che voleva fare. Le scoperte di Vasiliev sancirono l’importanza dell’immaginazione e della visualizzazione nella suggestione telepatica.
Le prove accumulate in più nazioni negli ultimi due secoli di investigazione e sperimentazione da parte di numerosi scienziati convengono verso l’inventabile conclusione che: LA MENTE E LA VOLONTÀ DI UNA PERSONA POSSONO INFLUENZARE L’INCOSCIO DI UN’ALTRA.
Questo significa, e le prove lo confermano, che è possibile comandare segretamente i poteri dell’inconscio altrui.
Quando si è capaci di comunicare con l’inconscio di un altro, con il suo “controllore”, si può ottenere il suo aiuto per realizzare i nostri desideri a beneficio o a danno di un altro.
Quando una persona può, con la sua sola mente, cercare un’altra persona, dovunque sia, anche nella più impenetrabile fortezza, e farla soggiacere alla propria volontà questo significa che possiamo intervenire sul suo destino.
Si potrebbe obiettare che dal punto di vista statistico solo una percentuale minima della popolazione potrebbe essere influenzata (o come suggeriscono altri esperimenti in quest’ambito, solamente soggetti con caratteristiche psichiche e quindi personalità particolari associate con disordini isterici quali l’egoismo, l’istrionismo emotivo, ecc.) e questo è in parte è vero, o per meglio dire, è vero che sono più facilmente e velocemente condizionabili.
Uno studio effettuato c/o il Cusching Hospital di Framinghan, condotto da Sheryl Wilson e Teodoro Barber, ha portato alla scoperta che le persone più suggestionabili sono anche le più creative e spazialmente orientate, e le più capaci di visualizzare chiaramente, questo suggerisce che l’ipnosi così come il condizionamento telepatico sia più efficace su persone nelle quali domina l’emisfero destro del cervello.22°
A chi crede che solo una parte minima della popolazione potrebbe essere influenzata telepaticamente, non tiene conto che gli esperimenti sull’ipnosi sono stati eseguiti mentre i soggetti erano vigili e attivi. Ma cosa potrebbe avvenire se i soggetti fossero addormentati o in qualche altro stato superiore di suggestionabilità? E se l’ipnotizzatore avesse dedicato non solo pochi minuti al tentativo di suggestione mentale, ma ore, giorni o settimane?
E che cosa potrebbe avvenire se l’ipnotizzatore fosse un “fuori classe” motivato non già dalla semplice curiosità scientifica, ma da un potente ardente, desiderio?.
A questo proposito Jule Eisenbud23° osservò che “il fatto che una persona possa influenzare mentalmente non solo pensieri e sogni di altre persone a grandi distanze, ma anche le loro zioni, deve essere considerato uno dei più antichi “fatti di natura” noti all’uomo”. Dopo aver con successo tentato la suggestione a distanza con parecchi dei suoi pazienti, egli fu indotto a dire: “E’ tempo che liberiamo questo e altri non statisticamente impastoiati aspetti della psi dal loro stato di curiosità isolate…per spingerli direttamene nella battaglia che infuria sui vasti e turbolenti fronti della vita e della scienza”.
C’è da chiedersi, come mai la reticenza ad affrontare in maniera esplicita l’argomento della telepatia? Indubbiamente, il solo pensare che l’energia psichica si utilizzi non solo per guarire, ma anche per danneggiare, crea una sensazione di orrore che si preferisce rimuovere. Come d’altronde chi li utilizza per scopi di dominio non ha nessun interesse che quest’argomento sia sviscerato. Nella Bibbia si trova una frase interessante: “Non offrire a nessuno l’occasione di maledirti, perché se uno ti maledice con amarezza, il suo creatore esaudirà la sua preghiera.24°
Certo si può pensare che si sta scivolando verso un’area occulta, magica. Niente di tutto questo, è semplicemente una scienza sulla quale si comincia oggi a far luce.
Alan Watson, lettore anziano di medicina legale all’Università di Glasgow, prestò servizio in un ospedale dello Zaire, nella giungla africana. Mentre era lì poté essere testimone di una morte ogni tre mesi in media, per maledizione, e disse che molti di più morivano per “maledizione” nei villaggi e nella foresta, aggiungendo che anche coloro che non credevano alla morte per maledizione ne cadevano vittime.
Watson commentò che “morte per maledizione” è un’espressione che evidentemente non si troverà in nessun certificato di morte. Le parole di Watson rivelano il suo sospetto che anche nei paesi cosiddetti “civili” (in sostanza nelle metropoli imperialiste) conoscano e utilizzano con appropriati riti queste energie psichiche. I suoi sospetti furono pubblicati in Medicine, Scienze e Law (1973) che non è certo un organo di diffusione che possa illuminare le masse.
——————————————————–

1° James Hopwood Jeans (1877 – 1946) Astronomo, matematico e fisico britannico, i cui contributi sono basati soprattutto sull’applicazione della matematica alla fisica e all’astronomia. Effettuò importanti ricerche di meccanica quantistica, sull’evoluzione stellare, sulla teoria della radiazione, sulla dinamica dei gas. Con Harold Jeffreys dimostrò che la teoria di Kant-Laplace sull’origine del sistema solare non poteva essere valida, e ne presentò una nuova secondo la quale, circa cinque miliardi di anni fa, i pianeti si sarebbero staccati dal Sole per effetto di una marea causata dalla vicinanza di una stella. Jeans si dimostrò anche un buon divulgatore in libri come Astronomia e cosmogonia (1928), L’universo intorno a noi (1929), Fisica e filosofia (1942). Si occupò pure di aspetti scientifici della musica in Scienza e Musica (1938).

2° L’olografia è una tecnologia ottica di memorizzazione di una informazione visiva sotto forma di un finissimo intreccio di frange di interferenza con impiego di luce laser coerente, opportunamente proiettata; l’immagine creata dalle frange di interferenza è caratterizzata da una illusione di tridimensionalità. Si tratta più propriamente di effetto di parallasse nella percezione dell’immagine, ossia l’immagine è percepita diversa a seconda del punto di visione; nel caso dei due occhi, ognuno di essi percepisce l’immagine da una posizione leggermente diversa rispetto all’altro. Tale differenza, detto appunto di parallasse, nella normale visione determina la percezione tridimensionale. L’etimo del termine “Olografia” deriva dal greco antico ὅλος, holos, “tutto”, e γραφή, grafè, “scrittura” e significa letteralmente “descrivo tutto”.

3° Vincenzo Netsler, La Telepatia, Ed. Mediterranee.

4° Charles T. Tart (nato nel 1937) è uno psicologo americano (nonché uno studioso della parapsicologia). Noto per il suo lavoro psicologico sulla natura della coscienza (in particolare per gli stati alterati di coscienza), come uno dei fondatori del campo della psicologia transpersonale e per la sua ricerca in campo scientifico sulla parapsicologia

5° Ho un’esperienza personale diretta come certi “sogni” che quando mi sveglio li percepisco come esperienza reali. E mi ricordo molto bene uno di questi “sogni”, mi trovavo in cucina, dove c’era un tavolo con una tovaglia bianca alla fine il tavolo, si alza ed io spaventato vado nella camera vicina, dove vedo delle facce orribili che ululano, e alla fine mi ritrovo a letto, spaventato avevo la sensazione di avere vissuto un’esperienza reale. O quando sono a letto, e mi sento di essere leggero, talmente leggero che il mio copro vola verso il soffitto. Tutte esperienze reali.

6° Tart C., Possible Physiological correlates of Psi Cognition “International Journal of Parapsycology, 5, 1963.

7° Il pletismografo, è un’apparecchiatura medica che misura le variazioni di volume dei gas intratoracici.

8° Fenomeno che consiste nella riduzione circoscritta o diffusa del calibro dei vasi sanguigni, per effetto della contrazione della muscolatura liscia presente nelle loro pareti. Può essere dovuta a un aumento degli impulsi nervosi condotti alle pareti dei vasi sanguigni dalle fibre nervose simpatiche adrenergiche, dalle quali dipende la presenza anche a riposo di un certo grado di contrazione della muscolatura liscia vasale (tono vasale). L’effetto vasocostrittore dell’ortosimpatico sulle arteriole è importante soprattutto a livello del circolo sistemico. Infatti, esso interessa i vasi di tutti i distretti che lo compongono e contribuisce con la sua azione tonica a determinare le resistenze periferiche totali e quindi la pressione arteriosa sistemica. L’ortosimpastico vasocostrittore agisce anche sulle vene, riducendo il loro calibro e di conseguenza aumentando la quantità di sangue che torna al cuore. La v. può essere determinata oltre che dall’intervento del sistema nervoso anche dalla liberazione in circolo di catecolamine, di angiotensina II, di vasopressina, nonché da fattori di derivazione endoteliale (endotelina, prostaciclina). La v. generalizzata determina un aumento della pressione sanguigna arteriosa quando invece il fenomeno è limitato a un particolare distretto si ha riduzione del flusso sanguigno nella zona interessata. La v. a livello del distretto cutaneo, regolata dal sistema nervoso ortosimpatico per intervento dei centri termoregolatori ipotalamici, gioca un ruolo importante nella termoregolazione impedendo la dispersione di calore.

9° La biocomunicazione consiste nella trasmissione di segnali da un emittente a un ricevente. In questo modo il comportamento di uno, o di entrambi, muta a proprio (loro) vantaggio. E’ possibile affermare che biocomunicazione significa cooperazione e si manifesta sotto forma di dialogo.

10° Figar S., The Application of Pletysmografy to the Objective Study of Socalled Extrasensory Perception – Journal of the Society for Phychical Research, 40, 1959.

11° E. Douglas Dean, elettrochimico, membro dell’Istituto di Psicologia Umanistica del Newark College of Engineering del New Jersey.

12° Karl Osis era negli anni ’70 il direttore dell’American Society for Psychical Research.

13° Oppure con la concentrazione o con la meditazione.

14° Charles Henry Honorton (1946 – 4 novembre 1992) è stato un parapsicologo americano. Honorton è stato uno dei leader di un gruppo di ricercatori, tra cui parapsicologi, psicologi, psichiatri, e fisici che sono stati determinati ad applicare rigorosamente con metodi di ricerca scientifica per l’esame di quello che chiama “il trasferimento d’informazioni anomalo” (percezione extra-sensoriale) e altri fenomeni associati con la “mente / corpo problema” – l’idea che la mente potrebbe, almeno in alcuni aspetti, avere un’esistenza fisica indipendente dal corpo. Da diversi decenni, Honorton condotto molti esperimenti, il più famoso e indicativo che ha comportato l’uso della tecnica Ganzfeld per la creazione di uno stato di deprivazione sensoriale. La sua ipotesi era che il “canale”, informazioni o meccanismo di trasferimento, in ESP erano “deboli” e facilmente diluito o soffocata dal normale input sensoriale.
.

15° Gli esperimenti Ganzfeld (in tedesco significa “intero campo”) sono una tecnica usata per testare le presunte capacità telepatiche di un soggetto. La tecnica fu sviluppata per mettere velocemente in silenzio il “rumore mentale” utilizzando una leggera copertura che nascondesse l’ambiente alla vista e all’udito. L’isolamento del senso della vista è solitamente ottenuto creando una luce rossa soffusa. L’udito è invece bloccato con “rumore bianco” o suoni similari. Il soggetto inoltre è di solito seduto con la schiena reclinata in una posizione confortevole per minimizzare il senso del tatto.

16° Notiamo la somiglianza tecnica, per monotonia e ripetizione, con la pratica dei suoni sacri ripetitivi orientali durante la meditazione, ad esempio (il famoso OM).

17° American Society for Psychical Research, aprile 1974.

18° Democrito (460 a.C. – 360 a.C.) E’ stato un filosofo greco antico. Allievo di Leucippo, fu co-fondatore dell’atomismo. È in sostanza impossibile distinguere le idee attribuibili a Democrito da quelle del suo maestro. Democrito fu il più prolifico scrittore tra i presocratici. Il nome di Democrito è rimasto legato alla sua celebre teoria atomista considerata, anche a distanza di secoli, una delle visioni più “scientifiche” dell’antichità: l’atomismo democriteo infatti fu ripreso non solo da altri pensatori greci, come Epicuro, ma anche da filosofi e poeti romani (Lucrezio) nonché da filosofi del tardo medioevo, dell’età rinascimentale e del mondo moderno (come ad esempio Pierre Gassendi). Come è stato rilevato da Theodor Gomperz e da altri studiosi, Democrito può essere considerato il “padre della fisica”, così come Empedocle lo era stato per la chimica. Geymonat afferma che “l’atomismo di Democrito […] ebbe una funzione determinante, nel XVI e XVII secolo, per la formazione della scienza moderna”.
Alla base dell’ontologia di Democrito c’erano i due concetti di atomo e di vuoto. Democrito per certi aspetti sostituì l’opposizione logica eleatica tra essere e non essere con l’opposizione fisica tra atomo e vuoto: l’atomo costituiva l’essere, il vuoto rimandava in un certo senso al non essere. Per Democrito un atomo costituiva l’elemento originario e fondamentale dell’universo, e il fondamento metafisico della realtà fisica; ciò significava che gli atomi non erano percepiti a livello sensibile (realtà fisica) ma solo su un piano intelligibile, ossia attraverso un procedimento intellettuale che scomponeva e superava il mondo fisico-corporeo. C’è da precisare che l’atomo democriteo non costituiva in sé un’intelligibilità pura, come sarà l’idea di Platone, poiché esso possedeva un’essenziale consistenza materiale: tuttavia era pur sempre una realtà intelligibile poiché sfuggiva ai sensi e si coglieva solo mediante l’intelletto. La realtà degli atomi costituiva per Democrito l’Arché, quindi l’essere immutabile ed eterno. Gli atomi erano concepiti come particelle originarie indivisibili: essi cioè erano quantità o grandezze primitive e semplici (ovvero non composte), omogenee e compatte, la cui caratteristica principale è l’indivisibilità.
Democrito, quindi, contrappose alla divisibilità infinita dello spazio geometrico, sostenuta da Zenone con i suoi paradossi (celebre tra tutti quello della corsa tra Achille e la Tartaruga), l’indivisibilità dello spazio fisico, che trovava appunto nell’atomo un limite invalicabile. Gli atomi dunque, giacché principio primo di ogni realtà, erano eterni e immutabili: essi non erano stati generati né potevano essere distrutti, ma esistevano da sempre e sempre sarebbero esistiti. Gli atomi, però, in quanto particelle quantitative (quindi del tutto diversi dai semi qualitativi di Anassagora), costituivano il pieno, che rimandava necessariamente alla realtà di un vuoto in cui potersi collocare, in cui poter esistere. Il vuoto infinito costituiva quindi anch’esso una realtà originaria analoga a quella degli atomi, poiché rendeva possibile la loro esistenza: infatti, gli atomi non sarebbero stati nemmeno pensabili senza uno spazio vuoto infinito entro cui potersi muovere incessantemente. In questo illimitato vuoto spaziale non esistevano più punti di riferimento, tanto è vero che il filosofo greco, quasi anticipando il moderno concetto d’infinito fisico, così affermò: «non esiste basso né alto, né centro né ultimo, né estremo». Fin da Aristotele, atomi e vuoto sono stati variamente interpretati; infatti, lo stesso Aristotele così si espresse nella sua Metafisica: «Leucippo e il suo discepolo Democrito pongono come elementi il pieno e il vuoto, chiamando l’uno essere e l’altro non essere».
Di fronte alla realtà di qualcosa (l’atomo), Democrito avrebbe ammesso l’esistenza di un “non qualcosa”, il vuoto appunto, il nulla inteso come spazio. Quindi il vuoto di Democrito non stava a indicare l’esistenza del non essere ma più semplicemente la mancanza di materia, coincidente appunto con lo spazio. Pieno e vuoto costituivano pertanto i due principi originari cui ricondurre l’esistenza di tutte le cose: l’uno rimandava all’altro, lo implicava necessariamente, poiché la realtà era il risultato della loro sintesi. Come si è già accennato, gli atomi possedevano il movimento come loro caratteristica intrinseca: essi, infatti, si muovevano eternamente e spontaneamente nel vuoto, incontrandosi e scontrandosi. Il divenire del cosmo e della natura e la molteplicità degli enti erano dovuti proprio a questo incessante movimento da cui tutto si formava per poi disgregarsi. Il movimento quindi costituiva una proprietà intrinseca e spontanea degli atomi e, come tale, non era generato da una causa esterna a essi: spontaneamente, per loro natura, essi si muovevano.

19° Stanley Krippner (1932- ) [1] E’ un psicologo americano , Professore di Psicologia presso l’Università Saybrook a San Francisco . In precedenza, Krippner stato direttore della Kent State University Child Study Center ( di Kent, Ohio ), e direttore del Maimonides Medical Center Research Laboratory Dream (di Brooklyn, New York ). Krippner è internazionalmente noto come psicologo umanista, ha scritto ampiamente sui sogni , gli stati alterati di coscienza , l’ipnosi , lo sciamanesimo , la dissociazione , e soggetti parapsicologici .

20° Calvin S. Hall (1909-1985). È stato uno psicologo americano ha approfondito le ricerche sul l’ interpretazione dei sogni.

21° Vasiliev Leonid. Fisiologo sovietico e parapsicologo. Nato in Russia, si è laureato presso l’Università Pietroburgo nel 1914. Ufa Era un insegnante di scienze biologiche a Ufa , baschiro (1914-1921), capo del Dipartimento di Fisiologia, Bechterew Brain Institute, Leningrado (1921-1938), e un professore di fisiologia all’Università di Leningrado dal 1943 in poi. Uno dei pionieri della parapsicologia contemporanea.

22° Wilson S. e Barber T., The fantasy-prone personality: implication for understanding imager, hipnosis and parapsychological phenomena, 1982.

23° Jule Eisenbud ( 1908 – ). Uno dei principale teorici della parapsicologia.

24° Saracide 4,6.

Advertisements

~ di marcos61 su luglio 26, 2013.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: