GUERRE STELLARI E LA “NUOVA GUERRA FREDDA”

LA CORSA AL RIARMO NEGLI ANNI ’80.

Il manifestarsi della crisi capitalistica dalla metà degli anni ’70 comportò un aumento dell’aggressività dell’imperialismo U.S.A. In particolare nei confronti di quello che era definito “campo socialista” e dei paesi che tentavano di liberarsi dal gioco imperialista (Nicaragua, Angola ecc.).

Gli anni ’80 furono caratterizzati da un enorme spesa militare da parte degli U.S.A. L’amministrazione Reagan spese per un totale di 2.200 miliardi di dollari per il settore militare, e nel 1984 superò il bilancio militare del 1969, l’anno di massima spesa per la guerra del Vietnam. Mai sino allora il bilancio militare statunitense aveva registrato un aumento del 50% in periodo di pace.

Quest’aumento delle spese negli armamenti in che vengono fate in chiave antirecessive, crea un curioso paradosso: mentre da un lato Reagan agita la bandiera del liberismo, dall’altra crea uno dei più giganteschi programmi keynesiani di spesa pubblica. Spesa pubblica, appunto, che non è impiegata per servizi sociali e assistenza, ma produrre e comprare armi.

Le spese militari sono una forma per il rilancio dell’economia capitalista. Esse rappresentano una forma attraverso cui lo Stato finanzia l’economia. Sono un esempio evidente delle politiche borghesi di gestione delle crisi. Lo sviluppo del credito, l’intervento massiccio dello Stato nell’Economia, la gestione in funzione anticiclica della massa monetaria e dei tassi attraverso l’azione delle banche centrali, sono strumenti che servono a tentare di frenare l’impeto della recessione. Ma tutto ciò alla fine ha causato lo sviluppo abnorme del debito pubblico e quello abnorme dell’inflazione che da fattore eccezionale, è diventato un elemento permeante dell’economia.

L’Iniziativa di Difesa Strategica

La Strategic Defense Initiative (SDI), (in italiano: Iniziativa di Difesa Strategica) comunemente nota come Scudo spaziale (in Italia) e Guerre Stellari in seguito al molto popolare film di fantascienza dell’epoca, fu proposto dal presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan il 23 marzo del 1983 (1) per utilizzare sistemi d’arma basati al suolo e nello spazio per proteggere gli Stati Uniti da eventuali attacchi di missili balistici con testate nucleari. L’iniziativa si focalizzava sulla difesa strategica piuttosto che sulla dottrina strategica precedentemente accettata della Mutual Assured Destruction (MAD). Anche se non è mai stata sviluppata né dispiegata se non in una minima parte (fatta di prototipi o semplici dimostratori tecnologici), la ricerca e le tecnologie dello SDI hanno spianato la via ad alcuni dei sistemi di ABM di oggi. L’Organizzazione della Strategic Defense Initiative (SDI) fu istituita nel 1984 nell’ambito del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per occuparsi della SDI.

Il Congresso degli Stati Uniti stanziò nel periodo che va dal 1983 al 1993, 44 miliardi di dollari alla SDI. Questa somma potrebbe non includere la ricerca collegata allo SDI, che é stata finanziata dal Department of Energy. (2)

Originariamente tale progetto prevedeva la realizzazione di un complesso sistema a tre stadi, noto come “scudo spaziale” capace di intercettare i missili intercontinentali (I.C.B.M. – Intercontinental Ballistic Missile) con base di lancio a terra e i missili balistici con base di lancio sottomarina (S.L.B.M. = Submarine Launche Missile) e le loro testate nucleari, durante tutte le fasi della loro traiettoria. L’architettura della SDI prevedeva una serie di piattaforme, dotate di vari tipi di sensori e armi, e sistemi d’intercettazione con base terra: alcune piattaforme avrebbero avuto la funzione di identificare e tracciare i dati in fase di lancio, ed elaborare con i computer di bordo i dati per l’intercettazione; altre, la funzione di distruggere i missili, nella prima e seconda fase, con armi a energia diretta (3) (raggi laser chimici dalle piattaforme o da centrali a terra e riflessi orbitanti, raggi x, fasci di particelle neutre); altre ancora distruggere i veicoli di rientro, nella terza e quarta fase, con armi a energia cinetica (missili intercettori con guida terminale lanciati da piattaforme orbitanti o da rampa a terra.

Da parte di molti scienziati ed esperti di questioni strategiche, si metteva in evidenza che uno Stato in possesso di uno “scudo spaziale”, anche se imperfetto, avvenne potuto lanciare un attacco nucleare a sorpresa sapendo che lo “scudo” sarebbe stato in grado di neutralizzare uno scoordinato colpo di rappresaglia. Inoltre, le armi a energia cinetica,(4) che apparivano le più fattibili per uno spiegamento a breve termine rispetto a quelle a energia diretta, avrebbero potuto esser usate per distruggere i satelliti militari dell’avversario che “accecato”, sarebbe stato più vulnerabile.

Molti satelliti che ci sono nello spazio svolgono importantissime funzioni militari: raccolta d’informazioni, comunicazioni, allarme contro attacchi ecc. Costituiscono dunque un sistema nevralgico di primaria importanza. Le prime armi antisatellite (ASAT) sono state costruite e sperimentate negli Stati Uniti nel 1959, quelle russe nel 1969, da allora i programmi ASAT sono proseguiti.

LA RIPRESA DEL PROGRAMMA.

Il documento del 1997 del Comando Spaziale degli U.S.A. “Visione per il 2020” parlava dell’importanza di assicurarsi “il comando e il dominio dello spazio”. (5) Da quel momento il pentagono, con fondi stanziati dal Congresso, ha continuato a espandere e sviluppare il numero di armi spaziali.

Nel piano strategico del Comando Spaziale intitolato “Fy e oltre” si afferma: “La dottrina delle forze aeree considera l’aria, lo spazio e l’informazione come elementi chiavi per dominare lo spazio di battaglia e assicurare la nostra supremazia. Il nostro fine ultimo è quello di sfruttare lo spazio, ma non possiamo farlo se prima non lo controlliamo”, il piano termina che “la capacità di ottenere la supremazia nello spazio (la capacità di sfruttarlo impedendo agli avversari di farlo) è di importanza fondamentale. Mantenere la superiorità nello spazio è una condizione essenziale per avere successo nelle guerre moderne”. (6) Un punto importante è che le guerre attuali sulla terra sono dirette dalla tecnologia spaziale (Le guerre imperialiste se si vuole essere precisi, perché le guerre popolari hanno un altro tipo di criterio, la mobilitazione delle masse popolari, il loro protagonismo). Quando nel 2003 gli USA lanciarono l’illegale e banditesco attacco contro l’Iraq, i satelliti spaziali sono stati d’importanza vitale. Nell’attacco iniziale il 70% delle armi utilizzate erano guidate sugli obiettivi dalla tecnologia spaziale. Dunque il controllo dello spazio è d’importanza per la vittoria nelle guerre sulla terra sottostante.

Quando nell’ottobre del 2006, Bush, durante l’annuale settimana “Teniamo lo spazio per la pace” organizzata da Global Network, annunciò la nuova politica dello spazio dando via libera al pentagono perché procedesse a sviluppare armi spaziali offensive in grado di distruggere i satelliti di altre nazioni. La Cina rispose l’11.01.2007 compiendo un test che ha portato nello spazio un proiettile portato da un missile balistico lanciato dalla base di Xichang nella Cina sudorientale che distrusse un vecchio satellite meteorologico cinese. (7) Ma già nel 2006 la Cina aveva provato un canone laser antisatellite contro un satellite spia U.S.A. (8) La Cina è una potenza dello spazio dal 2003 quando è riuscita a portare con mezzi propri il primo cinese nello spazio con la missione Shenzou 5. Il 18 aprile 2004 la Cina ha lanciato nello spazio il suo primo nano-satellite, il Naxing 1. Questo lancio per la Cina è un successo importante dal punto di vista tecnologico e industriale. I nani satelliti hanno il vantaggio di essere difficilmente individuabili e quindi non possono essere colpiti meno facilmente dalle nuove armi antisatelliti. Sono quindi molto importanti da un punto di vista militare.

L’attuale fase caratterizzata dalla fusione tra la contraddizione principale imperialismo (principalmente U.S.A./popoli oppressi) e la contraddizione fondamentale capitale/operai, e dall’affermarsi delle contraddizioni interimperialistiche (fra U.S.A. e U.E. – Francia e Germania principalmente – fra U.S.A. e Giappone, fra U.S.A. Russia e Cina). Gli U.S.A. più di qualsiasi paese imperialista devono sostenere una loro guerra mondiale (non dichiarata) per mantenere la loro egemonia. O meglio, affinché l’egemonia del dollaro sia preservata e imposta. Russia e Cina si stanno rilevando degli ostacoli per l’imperialismo U.S.A. Per questi motivi, queste due nazioni hanno nel 2005 tenuto esercitazioni militari congiunte, (9) per chiarire che non resteranno inerti mentre gli U.S.A. tentano di dominare il pianeta. Basta ricercare i dati sulla costruzione delle basi e i dispiegamenti di armi dopo l’11 settembre per vedere emergere un chiaro piano: il Pentagono ha sei nuove basi permanenti lungo il confine interno con la Cina in Afghanistan. Lungo la regione costiera della Cina, i cacciatorpediniere Aegis della marina americana, dotati d’intercettori per la difesa missilistica, sono schierati in Giappone, Corea del Sud e Australia.

Gli U.S.A. stanno formando “partnerschips” spaziali con altri paesi come il Canada, l’Italia, il Giappone, l’Australia, l’Inghilterra, Israele e altri, per attirare la loro industria aerospaziale in questo costosissimo progetto per spostare la corsa degli armamenti nello spazio. La dottrina militare degli U.S.A. sostiene la necessità di ritirarsi dai trattati internazionali perché questi restringerebbero le possibilità di lanciare attacchi fulminei contro altri paesi. Nel 2004, l’istruttore del Colleggio Navale Militare Thomas Barnet ha dichiarato davanti ad un vasto pubblico di ufficiali che: “Adolf Hitler non ha mai dovuto chiedere il permesso per invadere un altro paese e non lo chiederemo nemmeno noi”. (10)

La sostanza di questa nuova strategia U.S.A. è che a differenza del periodo della cosiddetta guerra fredda, dove avevano la loro strategia era basata sulla dissuasione; vale a dire: la certezza di una risposta nucleare bastava a dissuadere le potenze avversarie. Ora si basa sulla superiorità assoluta strategia elaborata negli anni ’80 dagli Stati maggiori. Se la “minaccia” proviene da paesi come la Russia e la Cina, la risposta si baserà su missili, satelliti, veicoli a lungo raggio, reti d’informazione ecc. In sintesi un minore dispiegamento forze militari all’estero ma una superiore capacità di intervento rapido. Questo cambiamento della strategia piace alle varie imprese che hanno i contratti con il Pentagono (11) hanno fiutato odore di grandi affari: nel 2000 il settore bellico è cresciuto del 55% alla borsa di New York nel 2001. Una performance superiore a quella di ogni altro settore.

LA RIVOLUZIONE NEGLI AFFARI MILITARI

La Revolution of Military Affairs Information War (RMA-Iwar) (12) il termine con il quale il signor William Owens, Segretario Generale alla Difesa degli Stati Uniti, definiva il complesso di dottrine che staranno alla base delle prossime future strategie militari nord-americane.

L’RMA parte non tanto dalla mutata situazione politica e geopolitica dopo il crollo del blocco socialimperialista che induce gli strateghi a fornire un preciso indirizzo alla ricerca tecno-scientifica. Lo schema è il seguente: mutate condizioni politiche, geo-politiche, strategiche > Rivoluzione negli Affari Militari > sviluppo nuove tecnologie necessarie a supportare la RMA.

Una conferma implicita di questo schema è il fatto stesso che la

realizzazione della RMA e quindi, concretamente, della ristrutturazione

delle Forze Armate è fissata nel medio-lungo periodo (2010-2025) e che molte

delle tecnologie indicate sembrano fantascienza. Sostenere che le nuove dottrine militari nord-americane sono indotte meccanicisticamente dalla cosiddetta era dell’informazione è oltre che un falso (i calcolatori elettronici e internet, per fare due noti esempi, sono tecnologie militari passate poi all’uso civile) è un modo sottile per dissimulare le proprie precise responsabilità nel rilanciare (oggi come ieri) la corsa agli armamenti: l’avere stracciato i trattati contro la proliferazione delle armi nucleari e bio-chimiche è solo l’ultima ineludibile conferma di ciò. Le tecnologie in questione, sono indicative del corretto parallelo che tra governo le politiche e le impostazioni ideologiche che guidano il governo USA e le dottrine naziste. Nello schema che segue la RMA – Iwar viene suddivisa in obiettivi da realizzarsi in due principali stadi (2010 – 2025) attraverso specifiche tecnologie e dottrine:

1) Obiettivi: ridurre il rischio di perdite e i danni collaterali mediante: Come primo stadio attraverso le piattaforme Stand\Off, il dominio dell’informazione e dello spazio, la difesa antimissile. Come secondo stadio attraverso la robotica, le armi non letali, le psicotecnologie e la difesa cibernetica.

2) Obiettivi: ridurre gli sforzi sul centro di gravità come primo stadio e come secondo stadio i sistemi interconnessi.

3) Obiettivi: ottimizzare il coordinamento sistemi C3I, la tecnologia spaziale, l’impiego di computer e GPS, la digitalizzazione del campo di battaglia e l’uso di armi “intelligenti come primo stadio, e come secondo stadio la microtecnologia, la nanotecnologia e i sistemi “brillanti”.

4) Obiettivi: creare nuovi modelli organizzativi centrati su Task Force, Combined Joint Task Force e coalizioni ad ho come primo stadio, e come secondo stadio una struttura uni-forza armata e l’iperflessibilità.

Per decifrare la tabella è necessario fornire una piccola legenda dei principali termini impiegati:

Sistemi “Stand-Off”: sono i sistemi d’arma che possono essere lanciati da

postazioni navali, terrestri e da aerei a grande distanza dall’obiettivo e

quindi tendenzialmente irraggiungibili dal fuoco nemico. Ne sono un esempio, i missili balistici, i Cruise, i missili aria-terra con autoguida

sull’obiettivo.

Psicotecnologia: “…Tecnologia che emula, estende ed amplifica le funzioni

senso-motorie, psicologiche e cognitive della mente (…) In campo militare

le psicotecnologie consentiranno ai Comandanti di manipolare oltre che le

percezioni ed il credo dei propri soldati, anche quelle dell’avversario e

dei media televisivi…”.

Difesa Cibernetica: “…La cyberwar si prefigge due obiettivi. Il primo

consiste nel paralizzare il ciclo decisionale dell’avversario mentre il

secondo mira a sottomettere l’avversario senza combattere, mediante

operazioni letali e non letali che possono comprendere il blocco di: a)

sistemi informativi; b) reti informatiche; c) borsa, sistemi bancari e delle

telecomunicazioni; d) trasporti di superficie e di controllo del traffico

aereo; e) della produzione e distribuzione di energia…”

Centro di Gravità: “…Caratteristica capacità o località dalla quale il

nemico o le forze amiche traggono la loro libertà di azione, la forza fisica

o la volontà di combattere. Il Centro di Gravità quando attaccato ed

eliminato, porta alla sconfitta del nemico oppure alla ricerca della pace

attraverso negoziati. Esempi comprendono: la massa delle forze nemiche, la

sua struttura di Comando e Controllo, il consenso dell’opinione pubblica, la

volontà, la leadership, la struttura della coalizione. Con l’avvento delle

reti informatiche, dei sistemi neurali artificiali e sistemi esperti, il

concetto di Centro di Gravità verrà sostituito dai cosiddetti sistemi

interconnessi…”.

Sistemi Interconnessi: “…Si fonderanno sulle reti informatiche e

dovrebbero garantire la Sopravvivenza della rete stessa in quanto i nodi

saranno distanti tra loro e sfrutteranno anche una autonoma capacità di

riconfigurare il sistema…”

Nanotecnologia: Tecnologia di miniaturizzazione spinta.

Sistemi brillanti: “…L’evoluzione dei sistemi d’arma intelligenti,

mediante l’implementazione delle nanotecnologie, sistemi esperti e reti

neurali artificiali…”.

Reti Neurali Artificiali: “…Nuova generazione della tecnologia della

intelligenza artificiale che tende a emulare la fisiologia del cervello

umano basato sulla connessione di neuroni biologici. Una Rete Neurale

Artificiale è formata da un certo numero di nodi computerizzati collegati in

una rete mediante interconnessioni flessibili (detti anche neurodi)…”.

Entro il 2025, quindi con il secondo stadio della RMA, è previsto lo

sviluppo di altri due tipi di guerra non indicati direttamente nella

tabella: La Guerra Meteorologica e la Guerra Genomica.

Le Guerre meteorologiche “…prevedono l’utilizzo di prodotti chimici per

provocare, in campo avversario, forti piogge e inondazioni. In tali casi

l’avversario è impossibilitato a condurre qualsiasi tipo di operazione

militare…”.

La Guerra Genomica (in realtà i nord-americani usano il termine tedesco

Genome Kampf…) è una “Guerra condotta nel campo della genetica. Si tratta

di individuare, nella mappa dei geni (DNA) di un popolo/etnia, i punti

deboli da attaccare mediante virus e batteri, frutto di biotecnologie. Gli

effetti, che comprendono influenza, diarrea, infezioni e altro, potranno

colpire più quel popolo che un altro…”.

E’ inutile commentare simili nefasti, lugubri, direi hitleriani obiettivi.

Nell’articolo cui la presente nota integrativa si riferisce, ho già esposto

il quadro d’insieme delle ristrutturazioni correnti e future delle Forze Armate nord-americane. Ciò che si può aggiungere è invece una valutazione di carattere politico generale su tali ristrutturazioni: esse, come modello, sono legate indissolubilmente al capitalismo oligopolista e in particolare al sistema di potere basato sull’integrazione stretta tra impresa multinazionali-Forze Armate-Stato lanciata negli anni trenta da tedeschi e nord-americani e diventate già da tempo paradigma dello sviluppo capitalistico. Questo sistema di potere non lascia e non lascerà nessuno spazio all’ingenuo (e in certi casi opportunistico) riformismo che sta caratterizzando i nuovi movimenti “anti-globalizzazione”, esattamente come il nazional-socialismo non lasciò alcuno spazio e anzi approfittò del riformismo-legalitarismo social-democratico di allora. Non è una questione solamente ideologica, parlano i fatti. E’ sufficiente non dimenticarsi cosa hanno fatto a fare i governi di centro-sinistra e centro-destra (e il cosiddetto governo “tecnico” continua a farlo) : essi sono destinati, secondo sacra e democratica alternanza, a gestire in Italia come all’estero lo smantellamento dello stato sociale, le privatizzazioni, la contro-riforma delle università, la militarizzazione della società attraverso la realizzazione dell’esercito mercenario-professionista, l’abolizione dei diritti dei lavoratori, e, non ultima, la guerra.

CRESCENTE COMPETIZIONE NELLO SPAZIO

Non ci sono solo gli USA dentro la competizione per il dominio dello spazio. Ci sono non solo, come abbiamo visto prima, potenze emergenti come la Cina, ma anche il Giappone e paesi come l’India che ha drammatici problemi come 450 milioni dei suoi cittadini che vivono sotto la soglia della povertà.

Nel settembre 2007 il Giappone spedì il Kaguya e nell’ottobre dello stesso anno anche Pechino inviava Chang’1. Nell’ottobre del 2008 l’India lanciato Chandrayaan 1 la sua prima sonda in orbita lunare.

Questa corsa verso la Luna è in atto da tempo. Nel gennaio 2004 Bush rilancia la NASA verso le sabbie seleniche. E se Bush ha chiesto la costruzione di una colonia sulla Luna, la sua stessa aspirazione è coltivata da Pechino, Tokio, e New Delhi. L’India è il paese asiatico con il maggior numero di satelliti ambientali in orbita (7) e con la maggiore quantità di satelliti per le comunicazioni (11). In India non solo l’agricoltura, la meteorologia, la rete sanitaria, l’educazione fa ricorso ai mezzi spaziali, ma anche l’esercito.(13)

La sonda indiana Chandrayaan 1 appena giunto a destinazione ha una minisonda che si è conficcata sul suolo lunare per studiarlo, mentre nell’orbita ha censito i minerali distribuiti nelle varie regioni “Fra qualche decennio – aggiunge Madhavan Nair direttore del progetto – quando le colonie sulla Luna saranno realtà, l’India sarà partecipe dell’avventura”. (14)

La Luna interessa davvero tanto, che nell’ottobre del 2009, la Nasa ha lanciato un missile nel polo sud della Luna. Ufficialmente le motivazioni di tale operazione sono le ricerche di tracce d’acqua. (15) In questo scenario da guerre stellari, uno dei motivi di quest’affanno sono probabilmente le risorse naturali che ci sono nel nostro satellite. Soprattutto l’Elio-3 di cui si ha bisogno per far funzionare i futuri reattori a fusione nucleare che tutto il mondo sta studiando per produrre energia.(16)

Questa rincorsa alle materie prime che si trovano nella Luna rischia di far saltare L’accordo sulle attività degli Stati sulla Luna e sugli altri corpi celesti, meglio noto come Moon Agreement, entrato in vigore nel 1984 e finora ratificato solo da 14 stati.

Il Moon Agreement, adottato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1979, si prefigge lo scopo di stabilire una regolamentazione circa lo sfruttamento delle risorse naturali presenti sulla Luna e sugli altri corpi celesti, intese come patrimonio dell’umanità, vietando peraltro il sorgere di diritti di proprietà o di sovranità in capo a stati e organizzazioni, ma riconoscendo il diritto all’esplorazione e allo sfruttamento nel rispetto delle condizioni ambientali, sotto il controllo del Segretario delle Nazioni Unite e della comunità scientifica internazionale. Detto trattato sancisce che la Luna e gli altri corpi celesti devono essere utilizzati esclusivamente per usi pacifici, che il loro ambientava rispettato e che le Nazioni Unite devono essere informate circa la localizzazione e gli scopi delle diverse nazioni ivi installate.

Sulla Luna oltre dell’Elio-3 si ha la certezza della presenza dei seguenti minerali: alluminio, calcio, ferro, magnesio, titanio. Vi potrebbero essere anche riserve d’oro. Ma non c’è solo questo. Nel 1994 la sonda Clementine ha scoperto, presso le regioni polari del nostro satellite, un giacimento di oltre 10 miliardi di tonnellate di ghiaccio, un bacino d’acqua in grado di provvedere al fabbisogno di un’intera, futura colonia, anche ove si pensasse di ricavarne ossigeno o combustibili, in combinazione con l’idrogeno.

Una base sulla Luna è giudicata dagli esperti, utile anche ai fini del raggiungimento di Marte o per lanciare missioni ancora più lontane.

USA, Cina e Russia hanno annunciato piani per l’esplorazione di Marte. Gli USA hanno fissato nel 2030 il termine per la creazione di una base abitata su Marte, mentre Cina e Russia all’inizio del 2007, hanno siglato un accordo per portare un piccolo satellite cinese e un’astronave russa, la Phobos Explorer su Marte, che deve trasportare un orbiter (17) cinese. A bordo della sonda sarà trasportata una capsula contenente tre tipologie di microorganismi. Lo scopo dell’esperimento, indicato come Living Interplanetary Flight Experiment (LIFE) e finanziato dalla Planetary Society, è quello di comprendere gli effetti del viaggio nello spazio della durata di tre anni – dalla Terra a Marte e ritorno – su tali organismi e testare, quindi, alcuni aspetti della teoria della transpermia, che prevede che la vita possa viaggiare da pianeta a pianeta, ad esempio attraverso rocce lanciate nello spazio in seguito all’impatto di un asteroide sulla superficie planetaria.

ROBOT NELLO SPAZIO

La conquista dello spazio (con la relativa colonizzazione della Luna e degli altri pianeti) accelera lo sviluppo della robotizzazione.

C’è un progetto giapponese che sembra uscito da un film di fantascienza. Un centro di ricerca governativo ha, infatti, redatto un’ipotesi di sbarco entro il 2020 per creare una vera e propria base sulla Luna.

Secondo il progetto perfezionato dal centro di ricerca Waseda University, lo sbarco dovrebbe avvenire in due fasi. Entro il 2015 dovrebbero essere messi in orbita intorno alla Luna alcuni robot che avrebbero il compito di monitorare e studiare il nostro satellite. In seguito entro il 2020 ci sarebbe la discesa sul suolo lunare dei droidi che si stabilirebbero nei pressi del polo sud lunare. (19) Pesanti circa 330 Kg e dotati di poderosi cingolati, i robot potrebbero operare all’interno di uno spazio di circa 60 miglia di raggio interno alla base. L’alimentazione dei droidi avverrebbe grazie a panelli a energia solare. Il progetto avrebbe un costo stimato di circa 1,83 miliardi di euro e sarebbe, nelle intenzioni del governo giapponese, solo il primo passo di una successiva esplorazione del sistema solare.

Questa è l’ennesima dimostrazione che l’esplorazione del sistema solare e dello spazio in generale, non avverrà con esseri umani, ma con l’impiego di macchine-robot.

Ricordiamoci del Pioneer 10, una sonda spaziale lanciata nel marzo 1972 verso i pianeti esterni al sistema solare (dove su una placca fu inciso un messaggio destinato a eventuali esseri extraterrestri che dovessero raccoglierlo), trent’anni dopo una stazione radio di Madrid ricevette un segnale lanciato da Pioneer 10. Ci sarebbe da soffermarsi sul significato tecnico del fatto che una macchina sopravviva per trent’anni nello spazio a 230 gradi sotto zero, percorra 12 miliardi di chilometri, si destreggi fra orbite di sei pianti, produca e conservi energia, trasmetta da oltre l’orbita di Plutone (sorpassata ormai dal 1982) e il segnale sia captato, ripulito dal rumore dell’intero universo e compreso dopo che ha viaggiato 22 ore andata-ritorno alla velocità della luce.

Il vero significato di tutto ciò, è che con l’esplorazione (e la relativa colonizzazione) dello spazio era iniziata l’era dei robot.

Le missioni con l’essere umano (come quelle Apollo) in realtà erano più che altro roba che serviva per la propaganda, non dimentichiamo che quando si svolgevano questi viaggi spaziali con gli esseri umani era l’epoca della cosiddetta guerra fredda. In quel periodo l’esplorazione umana dello spazio era diventata una competizione d’immagine tra i due blocchi (chi avrebbe mai potuto identificarsi con un astronauta robot?).

La storia della robotica è strettamente legata a quella dell’esplorazione spaziale. Le sonde spaziali che hanno fornito, negli anni, preziose informazioni sul nostro sistema solare non erano altro che robot.

Il legame tra esplorazioni spaziali e robotica ha una ragione semplice: gli esseri umani, che sono “progettati” per operare nelle condizioni ambientali della Terra, non sono adatti né allo spazio vuoto né agli altri pianeti del sistema solare. Al contrario, un robot progettato dall’uomo, può essere realizzato in modo da adattarlo alle condizioni specifiche di qualsiasi ambiente, per lo meno entro i limiti che la tecnologia ci pone, e in particolare può essere progettato per operare su un altro pianeta o nello spazio.

Per mantenere in vita un uomo è necessario portarsi dietro un piccolo pezzetto di ambiente terrestre (aria, acqua, cibo) e prevedere sistemi per gestire tutte le necessità fisiologiche umane. Questa “Terra portatile” potrà essere più o meno fedele all’originale, più o meno grande, e più o meno sofisticata, potrà perfino ridursi (per brevi periodi) alle dimensioni di una tuta spaziale. In quest’ottica un’astronave non è altro che un piccolo ambiente terrestre simulato, naturalmente dotato di apparati per il moto nello spazio.

Un motivo non trascurabile che rende i robot più adatti all’esplorazione dello spazio sta nel fatto che i viaggi spaziali sono lenti. Infatti, le distanze sono così enormi che, all’interno del nostro sistema solare, possono esser necessari anni per arrivare a destinazione. E non è facile risolvere il problema di trasportare uno o più esseri umani per lunghissimo tempo in un ambiente ristretto che li mantiene a stretto contatto tra loro, senza che essi ne soffrano fisicamente e psicologicamente. Se poi si va a vedere le distanze tra stelle diverse esse, sono inconcepibili. Ad esempio la stella più vicina alla Terra, ovvero Alfa Centauri, si trova a circa 4 anni luce da noi.

CYBORG ASTRONAUTI?

La Nasa non sta dedicando le sue ricerche sul modo di costruzione di un astronauta migliore. La loro Human Research Program si concentra invece su come farmaci, esercizio e una migliore schermatura contro le radiazioni possano attenuare gli effetti spaziali sulla vita umana. C’è più di una discussione su come modificare interi pianeti adatti agli esseri umani – un processo chiamato terraforming – piuttosto che cambiare l’uomo per adattarlo allo spazio.

Uno dei motivi della Nasa di avere poco interesse al cyborg può essere dovuto alla loro attenzione per riportare gli astronauti a casa in modo sicuro. Gli esseri umani modificati per la vita nello spazio potrebbero non vivere troppo bene sulla Terra. L’adattamento permanente è un problema per tutti i futuri coloni di Marte (e degli altri pianeti) poiché nel corso del tempo la gravità più debole del pianeta potrebbe tradursi in ossa più deboli. Mentre alcuni hanno proposto “viaggi di sola andata”, con persone che vivono il resto della vita su questo pianeta, gli attuali piani della Nasa prevedono un soggiorno della durata di 500 giorni.

E proprio riguardo allo spazio che fu coniato il termine di cyborg (cybernetic organism ovvero organismo cibernetico): ideato dagli scienziati Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline nel 1960 in un saggio dal titolo Cyborg nello spazio riferendosi alla loro idea di un essere umano potenziato con organi artificiali (qualcosa che ricorda il transumanesimo) per sopravvivere in ambienti extraterrestri inospitali. Essi ritenevano che un’intima relazione fra umano e macchina fosse la chiave per cercare la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale in prossimo futuro.

Queste ricerche sull’interazione uomo macchina assumono degli aspetti inquietanti. Kevin Warwick, docente di cibernetica all’università di Reading in Inghilterra, ha condotto diversi studi sull’ibridazione uomo-macchina eseguendo degli esperimenti su se stesso. Nel 1998 si è fatto impiantare un microchip a radiofrequenza e nel 2002 (Warwick evidentemente deve avere una componente sadomasochista) si è fatto innestare un centinaio di microelettrodi nelle terminazioni nervose dello stesso arto. Questi dispositivi gli hanno permesso di inviare e ricevere messaggi.

Tutto ciò diventa ancora più, inquietante quando Warwick è stato avvicinato dai rappresentanti di due importanti compagnie di software, una britannica e una americana, la Blackabaud Inc. considerata una dei giganti de software. Con questo tipo di tecnologia le aziende potrebbero seguire, passo per passo, i loro dipendenti, dentro e fuori dai posti di lavoro.(20)

La Nasa seguendo i suggerimenti del saggio di Clynes e Kline, commissionò uno studio sull’argomento.

Questo studio dal titolo The Cyborg Study: Engineering man for Space fu pubblicato nel 1962. In esso si esaminava la possibilità di sostituire gli organi, quali tipi di farmaci e i modi di ibernazione che avrebbero consentito di rendere i viaggi nello spazio meno stressanti. La relazione terminò però, che la sostituzione del cuore del polmone e dei reni – che sono gli organi più sollecitati dai viaggi nello spazio – non era possibile con la tecnologia disponibile all’epoca.

Nei laboratori di ricerca della Nasa tuttavia sono in corso diversi progetti per sviluppare meglio l’interfaccia uomo macchina, l’obiettivo di questa ricerca è di migliorare le comunicazioni tra persone e computer, rendendo le macchine, i nostri avatar (21) per l’esplorazione dello spazio. Forse con un impianto che collega il cervello al robot, sarà il prossimo passo per l’esplorazione spaziale riducendo notevolmente il tempo di comunicazione in tutta la vasta distesa dello spazio.

MILITARIZZAZIONE CRESCENTE DELLO SPAZIO

C’è connessione tra potere militare terrestre, la capacità di controllo dei sistemi strategici in orbita e la prospettiva di un futuro sfruttamento ai fini economici del cosmo. Considerando la rilevanza di attività commerciali con base nello spazio per lo svolgimento di attività cruciali per la vita quotidiana, come le comunicazioni o la sicurezza ambientale, è evidente l’interesse riservato dagli stati alle problematiche inerenti al controllo dello spazio e ai rapporti di forza che interessano per il dominio dello stesso.

Se una delle tendenze dell’esplorazione dello spazio è lo sviluppo della robotizzazione, un’altra è come si è visto è quella della militarizzazione dello spazio. Nell’epoca contemporanea fino alla seconda guerra mondiale era decisivo per la condotta del conflitto il dominio dei mari, dall’ultimo conflitto mondiale fu il dominio dell’aria, in questa fase diventa il dominio dello spazio.

Gli USA sono la nazione che in assoluto compie i maggiori investimenti in campo spaziale, hanno teorizzato nella loro dottrina militare il concetto di Space Control, che rappresenta un obiettivo da perseguire anche al fine di impedire azioni avversarie che possano ledere il loro dominio.

La dottrina militare del dopoguerra fredda ha come obiettivo strategico la preservazione della Pax Americana, in altre parole del domino mondiale dell’imperialismo USA; per questo si deve impedire il sorgere di nuove potenze competitrici.

Nel 1985 fu fondato lo US Space Command che ha l’obiettivo di “dominare la dimensione spaziale delle operazioni militari per proteggere gli interessi e gli investimenti statunitensi. Integrare le Forze Spaziali nell’apparato bellico a 360°”. Le capacità spaziali daranno agli USA una superiorità strategica – militare schiacciante.

Per questo gli USA si prefiggono l’integrazione sinergica tra le forze spaziali e quelle di terra, mare e cielo. Nel documento Vision for 2000 (22) l’obiettivo delle forze spaziali non sarà solo quello di fornire di supporto strategico alle forze terrestri, ma “inizieranno anche condurre operazioni spaziali. L’emergente sinergia tra superiorità spaziale e quella di terra, mare e cielo, ci consentirà di ottenere la Full Spectrum Dominance”. Di conseguenza gli SUA non devono perdere posizioni nello spazio rispetto alle altre potenze imperialiste, se vogliono mantenere lo status di unica superpotenza, anzi devono negare agli altri l’accesso allo spazio.

A conferma di ciò, nei piani militari USA è previsto lo sviluppo di laser destinato ad armare un sistema di satelliti capaci non solo di abbattere missili nemici lanciati da basi terrestri ma anche di distruggere satelliti considerati “ostili” (ovvero delle nazioni concorrenti) e colpire obiettivi terrestri. C’è allo studio un altro genere di satelliti, che avrebbero la funzione di colpire target terrestri con proiettili al tungsteno non esplosivi. Tali proiettili, chiamati Rods from God, “probabilmente lunghi 20 piedi per un piede di diametro (…) potrebbero essere guidati via satellite verso qualsiasi obiettivo sulla Terra in pochi minuti” (Kelly Jack, Possible space weapons od the future, Post-Gazzete 28 July 2003).

Le guerre stellari di Lucas sono uscite dagli schermi e si sono materializzate nei cieli dell’Oceano Pacifico. Nel febbraio 2010 uno Jumbo 747 dell’US Air Force ha sparato dalla sua punta un raggio laser contro un missile balistico lanciato da una base mobile davanti alle coste californiane distruggendolo. (23) La riuscita di questa esercitazione ha, di fatto, cancellato il programma iniziale ridimensionamento del progetto dell’utilizzo bellico del laser a un progetto di ricerca.

Le esercitazioni per lo sviluppo del progetto guerre stellari sono avvenute con le più disparate motivazioni. La notte del 21 febbraio 2008, dalla nave lanciamissili USS Lake Eire che si trovava nell’Oceano Pacifico a ovest delle Hawaii, è partito un razzo che ha colpito un satellite, “fuori controllo” che rischiava di schiantarsi sulla Terra. (24) Questa motivazione non ha convinto la Cina, che ha richiesto informazioni e accusa gli SUA di usare un doppio standard, essa ritiene che questo tipo di test serva ad affinare armi antisatellite.

E’ in progetto il lancio di una serie di satelliti spia, chiamata Space Based Surveillance System (SBSS) dall’AESPC. (25) La rivista The Register a proposito di questo progetto rileva che: “il SBBS ha lo scopo di facilitare considerevolmente la Superiorità Spaziale della Forza Aerea, cercando di monitorare le “attività spaziali” militari di tutte le altre nazioni”. Ad aprile, il Defense Systems aveva informato che l’AFSPC aveva “identificato quattro pilastri” della percezione situazionale dello spazio: “caratterizzazione dell’intelligence, integrazione e sfruttamento dei dati, avvertimento delle minacce e informazioni per l’attacco”. Per affrontare questi “pilastri”, si stanno preparando 3 nuovi programmi: “i veicoli spaziali Space Based Space Surveillance (SBSS), Space Fence e Space Surveillance Telescope (SST)”.

Il SBSS è visto dai guerrieri stellari del Pentagono come la piattaforma spia ideale, perché “offre la capacità di essere influenzata dal clima, essendo basato nello spazio. Non ha problemi legati alle basi all’estero, e fornisce gli aggiornamenti più tempestivi riguardo gli oggetti di grande interesse in orbita geostazionaria”. O, più realisticamente, considerando le tendenze del Pentagono di sparare prima e analizzare dopo, si tratterebbe di una polizia spaziale che opererebbe contro gli obiettivi in tempo reale, potendoli abbattere efficientemente. Anche se l’interferenza deliberata sui satelliti delle altre nazioni è strettamente vietata dai trattati internazionali, il The Register ci informa che “è possibile che gli stessi USA siano capaci di una certa cattiva condotta orbitale, non prevedibile in futuro”. Infatti, “una cattiva condotta orbitale imprevedibile” è il nome dell’operazione. La scorsa settimana, The Register ha informato che i nuovi gruppi “frazionati” di satelliti del Pentagono – dove piccoli gruppi di veicoli orbitali controllati via radio sostituiranno le attuali grandi navi spaziali – saranno capaci di disperdersi per evitare attacchi nemici, per poi ritornare a costituire gruppi operativi”.

Secondo un comunicato stampa del DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency) : “Il programma di dimostrazione System G6; (Future Navi Spaziali, Rapide, Flessibili, Frazionate, in Volo Libero) metterà l’accento sullo sviluppo di un’architettura spaziale aperta e onnipresente, e sull’insieme associato di standard aperti. Il concetto di navi spaziali frazionate, sostituisce i mezzi spaziali di grandi dimensioni e monolitici, con gruppi di mezzi più piccoli, che interconnesse in modalità wireless condivideranno le risorse per creare, in effetti, un ‘satellite virtuale'”. In altre parole, reti di satelliti in continua comunicazione con i loro padroni del Pentagono, a terra. Con l’accento sulla “quota di tempo reale e di tolleranza degli errori nel collegamento wireless delle risorse; sugli algoritmi per un volo sicuro e agile di un gruppo di oggetti multipli; sulle comunicazioni in banda larga tra le navi spaziali in orbita a bassa quota (LEO) e la terra; e un’architettura che garantisce un’informazione solida ed espandibile a più livelli”, il DARPA ritiene che il programma F6 “renderà possibile coordinare incarichi e servizi forniti da differenti agenzie e paesi, condividendo un’infrastruttura comune, su molteplici livelli di sicurezza”.

L’Unione Europea e il Giappone hanno i mezzi economici e tecnologici per inviare armi nello spazio però mancano della volontà politica di dividersi dagli SUA e assumersi i costi di un’autonoma politica di difesa.

Questo non significa, ovviamente rinuncia a essere presenti in questa rincorsa alla colonizzazione dello spazio. Nel dicembre del 2000 l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) presentò un rapporto sulla strategia spaziale europea; (26) in cui emergevano alcuni aspetti rilevanti e indicativi delle reali intenzioni dell’Agenzia.

Nello statuto dell’ESA le attività dell’agenzia sono inerenti allo sviluppo pacifico dello spazio. Nel rapporto però si disegna una nuova interpretazione, sulla scia medesima degli “interventi umanitari” della Nato, che con la giustificazione della prevenzione dei conflitti e della gestione delle crisi permette di introdurre in concetti inerenti agli interessi della “sicurezza” e di “difesa” nei compiti dell’ESA senza violarne lo statuto. Inoltre emerge una sostanziale indipendenza dell’ESA dal parlamento europeo, nell’ottica di un’apertura verso gli interessi industriali. In questo rapporto diventa pressante l’invito al doppio uso, in altre parole a fare in modo che il programma spaziale europeo, oltre agli interessi di ricerca e di uso civile, sia allo stesso tempo correlato agli interessi economici delle industrie e a quelli strategici dei governi. In sostanza il concetto che passa è che qualsiasi progetto spaziale deve essere anche d’interesse economico e militare.

Lo sviluppo della presenza militare europea nello spazio viene motivato sia come necessità d’indipendenza dagli USA, che come prevenzione nei confronti di altri competitori asiatici per impedire loro lo sviluppo di una propria infrastruttura (palese riferimento alla Cina).

Ci sono già alcuni progetti in via di definizione che rientrano in quest’ottica. Ad esempio il Progetto Galileo, il sistema GPS europeo, in contrapposizione al GPS attuale che è controllato dalla struttura militare statunitense oppure il GMES (Global Monitoring for Environment and Security).

Proprio la connessione tra ambiente e sicurezza appare così frequentemente da destare il sospetto che non si tratti solo di attenzione alle problematiche ambientali, ma anche preparazione strategica per i problemi che emergeranno in seguito al crescente degrado ambientale.

La Russia ha il “Know-how” per competere militarmente nello spazio ma manca delle risorse finanziarie. Per il 2003 ha speso per i programmi spaziali 1/10 dei 3 miliardi di dollari stanziati dalla Cina mentre gli SUA hanno un budget di 23 miliardi di dollari per solo due (Nasa e Difesa Missilistica) della miriade dei loro programmi spaziali.(27)

Resta la Cina a insidiare il primato americano: grazie all’aiuto tecnologico russo. Infatti, per gli analisti del Pentagono, anche se pubblicamente la Cina si oppone alla militarizzazione dello spazio e cerca per vie diplomatiche di prevenire o rallentare lo sviluppo da parte degli SUA di armi anti-satellite (ASAT) e della difesa missilistica spaziale, in realtà, in privato considera tali tipi di armamenti come una tendenza inevitabile del prossimo futuro.

A dimostrazione delle reali intenzioni cinesi, nel gennaio 2007, in un’esercitazione delle forze armate cinesi, si è colpito con un missile un satellite meteorologico obsoleto in un’orbita esterna. (28)

Con questa esercitazione Pechino intende dimostrare la propria capacità di colpire nello spazio anche piccoli oggetti come i satelliti spia. Dopo aver fatto vedere al mondo di essere in grado di mandare in orbita propri astronauti, il test, sembra porre con chiarezza una nuova sfera della competizione militare in cui la Cina intende, essere presente. In questo senso questa esercitazione una sorte di sparo in aria per segnalare la necessità di negoziare i nuovi equilibri che si stanno determinando nell’uso dello spazio indicato ormai come il prossimo teatro dello scontro geopolitico.

I PROGRAMMI SPAZIALI MILITARI ITALIANI

L’Italia rappresenta il 3° grande paese spaziale europeo e ricopre un ruolo significativo in ambito ESA, grazie all’ormai affermata presenza nel settore dei lanciatori e alla partecipazione a importanti progetti nel comparto del rilevamento, dell’osservazione terrestre, delle telecomunicazioni, oltre che a diverse missioni scientifiche internazionali. L’Italia rappresenta anche un importante partner nell’ambito dei progetti dedicati al progetto della Nasa che ha portato la sonda italiana Cassini nell’orbita di Saturno e verso le sue lune.

L’Italia è stata anche il primo paese europeo a lanciare un proprio satellite, il San Marco 1, lanciato nel 1964 dalla base Nasa di Wallops Island in Virginia con un vettore americano del tipo SV-137 Scout. (29)

Per quanto riguarda il settore dei vettori di lancio, l’Italia è riuscita a inserirsi nei programmi dedicati allo sviluppo dei lanciatori europei, seppur all’ombra dei francesi. L’industria spaziale italiana è, comunque riuscita a ritagliarsi un ruolo importante in specifici settori applicativi in particolare nel settore delle propulsioni del programma Ariane-5. Ad esempio sono di produzione italiana alcune parti del motore Vulcan usato per il primo stadio di propulsione di Ariane-5 e sempre in Italia, sono assemblati e predisposti per l’isolamento termico i razzi a propellente solido impiegati nella stessa fase di lancio.

Sul piano della politica spaziale, il settore militare ha seguito un orientamento operativo mirato ad accentrare i compiti gestionali della componente spaziale all’intero della propria sfera. Tutto ciò ha innescato delle controversie per la titolarità delle decisioni programmatiche con la stessa ASI (Agenzia Spaziale Italiana), il cui ruolo ha bisogno di una ridefinizione anche nei rapporti con il mondo scientifico e universitario.

Attualmente (come negli altri paesi coinvolti nella corsa allo spazio) il principale utente dei dati ottenuti dall’impiego di tecnologia spaziale rimane comunque il Ministero della “Difesa”.

Nel settore dell’osservazione terrestre, dove servono strumenti di maggior complessità sia durante il lancio sia nella fase di controllo operativo, sono state preferite soluzioni come la partecipazione a progetti multinazionali o la condivisione dei propri satelliti con quelli di altri paesi, pur mantenendo il controllo delle componenti più sensibili sul piano strategico, come la ricezione e l’elaborazione dei dati a terra (è il caso di Cosmo-SkyMed). Nel caso della navigazione satellitare si è poi fatto ricorso all’utilizzo di sistemi già disponibili sul mercato, come il GPS Navstar (il sistema europeo Galileo in seconda battuta).

In Italia, sin dagli anni ’70, (30) il Ministero della “Difesa” italiano ha avviato studi preliminari per la messa a punto di un satellite destinato a scopi militari, (31) obiettivo che si concretizzò ufficialmente nel 1996 quando divenne urgente poter avere un sistema di comunicazioni satellitari sicuro in concomitanza con l’aumentare dell’interventismo italiano all’estero, anche a supporto tattico delle operazioni in corso.

Ha preso così vita il satellite militare italiano SICRAL (Sistema Italiano per Comunicazioni Riservate e Allarmi), sviluppato sotto la guida e direzione della “Difesa”, con l’apporto predominante del Reparto TEI (Telecomunicazioni Elettronica Informatica) di SMD, da Alenia Spazio, Fiat Avvio e Telespazio, all’interno del consorzio Sitab (partecipato dalle tre società rispettivamente per il 70%, per il 20% e per il 10%).

Il 24 marzo 2001 si è svolta un’audizione alla Camera del VAST (Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche) (32) sui programmi spaziali italiani ed europei anche alla luce della politica dell’Unione Europea nel campo della “difesa” e della sicurezza. A questa audizione erano presenti il direttore dell’ESA Antonio Rodotà e il presidente dell’ASI Sergio de Julio.

Come diceva prima l’ASI nel dicembre del 2000 aveva diffuso un rapporto nel quale invitava a una maggior presenza europea nei programmi spaziali.

Raccogliendo l’invito dell’ESA, un deputato di Forza Italia membro del VAST, Umberto Giovine, invitò a seguire l’esempio statunitense, dove la collaborazione tra Nasa e Department of Defence è molto stretta, proprio per la realizzazione dei progetti militari.

In particolare fu citato il progetto satellitare Galileo, per il quale era stato approvato in Italia una legge di finanziamento per circa 600 miliardi di lire e che ebbe in seguito l’OK della Commissione UE per il passaggio alla seconda fase. Questo progetto secondo Giovine è di fondamentale importanza per la realizzazione del programma statunitense di difesa missilistica NMD.

Appare evidente, attraverso queste affermazioni, l’intenzione di convertire progetti scientifici a scopo civile in militare. Inoltre affermare che i progetti spaziali civili italiani possono essere riutilizzati per un progetto militare spaziale statunitense, crea un pericoloso scenario di una nuova corsa agli armamenti, tutto ciò è un chiaro segno delle intenzioni militariste presenti all’interno delle agenzie governative e delle commissioni militari.

Un esempio evidente di questo militarismo strisciante, è che nel nostro paese i VPR (Veicoli a pilotaggio remoto) meglio noti come droni, sono autorizzati a volare nello spazio aereo civile.

Il generale Giuseppe Bernardis, sottocapo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, annunciò all’agenzia di stampa Defensenews che, entro la fine del 2009, i nuovi velivoli “Predator B” dell’A.M.I. saranno liberi di volare in qualsiasi parte del Mediterraneo, “all’interno dello spazio nazionale e comunque fuori dal traffico regolare, a 50.000 piedi d’altitudine”. (33) Qualcosa più di 15.000 metri dal livello del mare, ben sopra le quote di crociera dei voli civili. Peccato che, per volare, gli U.A.V. dovranno comunque decollare proprio da alcuni scali militari che sorgono in prossimità di grandi centri urbani e importanti hub aeroportuali. I “Predator B” saranno installati nella base pugliese di Amendola, a metà strada tra le città di Foggia e Manfredonia, ai piedi del Gargano. Andranno a fare compagnia al gruppo di Predator di prima generazione (quelli indicati con la lettera “A”), operativi dal dicembre 2004. Insieme si contenderanno il passaggio nel “corridoio di volo” che l’aeronautica militare sta predisponendo tra la Puglia e il poligono sperimentale di Salto di Quirra in Sardegna.

“Il nostro piano è, però, quello di creare una serie di nuovi corridoi di raccordo tra la principale rotta di volo dei Predator e le basi di Sigonella e Trapani in Sicilia, l’isola di Pantelleria e Decimomannu in Sardegna”, ha aggiunto il generale Bernardis. “Il corridoio di Sigonella potrebbe essere usato pure dai velivoli senza pilota Global Hawks che saranno installati in Sicilia nell’ambito del programma N.A.T.O. Allied Ground Surveillance, A.G.S.” Nella base siciliana dovrebbe arrivare pure una squadriglia di Global Hawk dell’U.S. Air Force; nel 2012 finanche i prototipi di una versione più sofisticata di aerei senza pilota della marina militare statunitense. I ciechi strumenti di guerra saranno così gli unici veri padroni dei cieli del Mezzogiorno d’Italia. In Sicilia sovraffolleranno le piste e le rotte dei cacciabombardieri e dei giganteschi aerei cargo U.S.A. a capacità nucleare, sfrecciando a poca distanza dallo scalo di Catania – Fontanarossa, il terzo per traffico aereo in tutta Italia (più di sei milioni di passeggeri l’anno).

I Predator non sono, però, solo una grave minaccia alla sicurezza; rappresentano, infatti, l’ennesimo caso di spreco delle risorse finanziarie nazionali a favore del complesso militare industriale statunitense. Per quattro velivoli dell’ultima versione “B” prodotti dalla General Atomics Aeronautical Systems Incorporated di San Diego, California, l’Italia dovrà spendere non meno di 80 milioni di euro nei prossimi due anni. Per i cinque Predator A acquistati nel 2004, sono stati spesi invece 47,8 milioni di dollari. E, dopo un incidente a un Predator italiano durante un volo sperimentale nel deserto della California, il governo ha pensato bene di ordinare nel 2005 altri due velivoli, con un costo aggiuntivo di 14 milioni di dollari, più altri 2 milioni per equipaggiamenti vari.

I Predator sono però divenuti il fiore all’occhiello dell’Aeronautica militare italiana, che è stata la prima forza aerea in Europa a impiegare gli U.A.V. Il battesimo di fuoco è avvenuto in Iraq nel gennaio 2005, quando tre unità iniziarono a operare dalla base di Tallil in supporto del contingente terrestre nell’ambito della missione “Antica Babilonia” (uno di essi precipitò al suolo a causa di un’avaria al motore nel maggio 2006). Lasciato il territorio iracheno, nel maggio 2007 i Predator italiani sono stati trasferiti nella base di Herat, sede del Comando regionale interforze per le operazioni in Afghanistan. Alla data dell’1 gennaio 2008, i velivoli senza pilota dell’A.M.I. avevano già superato le 3.000 ore di volo, 300 nello spazio aereo italiano e 2.700 nell’ambito di missioni nei teatri di guerra iracheno e afghano. Sempre secondo quanto dichiarato dal generale Bernardis, entro la fine del 2009 tre velivoli di prima generazione in precedenza modificati e potenziati negli Stati Uniti d’America, dovrebbero essere dislocati nuovamente a Herat per rafforzare il dispositivo militare N.A.T.O. in Afghanistan. Poi dovranno arrivare i quattro Predator B, progettati proprio per migliorare le capacità strategiche del velivolo bellico.

Si assiste un’inarrestabile escalation del numero degli aerei senza pilota utilizzati a livello mondiale. Tra il 2002 e il 2008, solo la flotta degli UAV del Pentagono è cresciuta da 167 a oltre 6.000 unità, e le ore di volo nel 2008 sono state 400.000, più del doppio di quanto registrato l’anno precedente. (34) Alla base del boom, le immancabili ragioni di ordine economico-finanziario. I velivoli senza pilota stanno generando un business senza precedenti nella storia del complesso militare industriale. Solo nel 2009, il giro di affari mondiale degli UAV ha superato i 4.000 milioni di dollari, mentre l’80% del fatturato è in mano a due grandi società statunitensi, la Northrop Grumman e la General Atomics. Il resto se lo dividono le imprese russe, cinesi, indiane, iraniane, israeliane ed europee (Thales, EADS, Dassault, Finmeccanica, Sagem e BAE Systems). Secondo uno studio del gruppo di consulenza finanziaria Teal, le commesse per gli UAV sono destinate a raddoppiare in meno di un decennio. Per il 2019 si stima un giro d’affari di 8.700 milioni di dollari.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

L’esplorazione con la relativa colonizzazione dello spazio è indubbiamente un fattore di sviluppo delle forze produttive. Ma, tale sviluppo non si deve vedere soltanto nelle macchine spedite nello spazio ma nel rapporto che lega attraverso il lavoro migliaia e migliaia di uomini e donne, coinvolti in uno dei massimi livelli di socializzazione del lavoro raggiunto. Queste migliaia di uomini e donne che sincronizzano i loro sforzi in modo tale che macchine inizialmente rozze e imperfette sono state in grado di estendere i sensi umani oltre i confini del sistema solare. Il telescopio Hubble ha esteso il nostro senso della vista ancor più in là, fino ai confini dell’Universo conosciuto.

Questa socializzazione delle forze produttive avviene e si sviluppa nell’ambito dei rapporti di produzione capitalisti.

Il modo di produzione capitalista, che è basato sulla proprietà individuale delle forze produttive, è diventato sempre meno adatto alla loro gestione e al loro impiego. Le forze produttive di conseguenza sono inceppate nel loro sviluppo, in ampie fasce di attività lavorative che continuano a lavorare con forze produttive arretrate e il capitalismo nel suo complesso diventa distruttivo delle condizioni dell’esistenza dell’uomo.

La colonizzazione dello spazio (e la militarizzazione ne è una conseguenza) fa parte di una speranza planetaria di un sistema economico come quello capitalista che, saturo di capitali e di merci, si proietta nello spazio perché si sente strangolato dal nodo scorsoio delle sue contraddizioni. Lo spazio dovrebbe servire ai vari imperialismi per combattervi le loro guerre, per fondarvi le loro colonie. Provincia dell’accumulazione, lo spazio è destinato a diventare un territorio da spartire o da egemonizzare. La militarizzazione dello spazio dimostra l’incapacità dei capitalisti a comporre i loro antagonismi e le loro lotte sulla superficie terrestre.

Ma la vecchia talpa rivoluzionaria, che oggi rode le basi del sistema, distruggerà questo sistema che separa la scienza dalla conoscenza generalizzata degli uomini e delle donne. L’autogestione da parte delle masse della trasformazione permanente del mondo farà della scienza una banalità alla portata di tutti.

Gli uomini e le donne andranno nello spazio per fare dell’universo il teatro dell’ultima rivoluzione: quella che andrà contro i limiti della natura. Si andrà nello spazio non come impiegati dell’amministrazione spaziale o come “volontari” di un progetto di Stato, ma come persone senza schiavi che ispezionano i loro possedimenti.

Utopie? Sogni? No perché lo sviluppo di alcune ricerche smonta lo status quo ideologico che la scienza ufficiale asservita al potere del capitale rafforza.

Prendiamo come esempio il caso della materia oscura. Si ritiene che una buona parte della massa dell’universo sia oscura. Stabilire la natura di questa massa è uno dei problemi della cosmologia moderna. Davanti all’osservazione di un moto delle galassie, che non può essere spiegato solo con l’azione della gravità, sarebbe ragionevole considerare la possibilità che anche l’elettromagnetismo possa essere responsabile. I fisici fino ad oggi sono stati in grado di scoprire quattro tipi differenti di forza: gravità, elettromagnetismo, forza nucleare forte e debole, queste ultime agenti solo a distanze subatomiche, infinitesimali.

La materia oscura è stata inventata perché si potesse ottenere la quantità di gravità necessaria non solo per la formazione delle galassie, ma anche per evitare il loro collasso. Le velocità di rotazione di molte galassie sono troppo grandi rispetto alla gravità prodotta dalla materia visibile che dovrebbe tenerle insieme. Piuttosto che cercare una spiegazione per questo fatto nei confini della fisica conosciuta come fanno i fisici del plasma, (35) i teorici del Big Bang hanno invece inventato forme invisibili di materia ed energia che si suppone pervadano l’universo, costituendone ben il 95% del totale.

Nonostante il suo immenso contributo alla gravità, la materia oscura “interagisce debolmente” per altri aspetti con quella “normale”, giustificando così in minima parte la sua presenza non rilevabile con test sperimentali. Questo non ha impedito al sistema delle fondazioni di investire somme sempre più ingenti nella ricerca finanziando così solo carriere scientifiche individuali.

La materia, piuttosto che oscura, è assente. Studi recenti sulla radiazione infrarossa emessa da certe galassie hanno reso possibile una stima sulla massa delle stelle di queste strutture, registrando effetti gravitazionali, anche negli ammassi di galassie, che lasciano ben poco spazio alla materia oscura. La materia visibile giustifica circa i 2/3 di questi effetti nelle galassie, mentre negli ammassi la differenza è maggiore probabilmente perché la grande quantità di gas e polveri riduce le possibilità di osservazione.

Tutta questa faccenda della materia oscura, riflette un pericolo, insito nell’approccio deduttivo non solo in cosmologia secondo cui le risposte derivano da “leggi dell’universo” che non richiedono verifica (e che quindi possono essere costruite per tappare i buchi).

La popolarità dell’approccio deduttivo sta nel fatto che con il suo utilizzo sia pure in ambiti scientifici molto circoscritti è stato possibile riassumere anni di lavoro in una forma astratta e molto sintetica, usando un piccolo numero di simboli matematici. Come nel caso delle equazioni di Maxwell che regolano l’elettromagnetismo.

Per un matematico o per un fisico potrebbe essere attraente, ma il rischio reale è quello di dimenticare che ci sono voluti molti anni di duro lavoro svolto da tante persone per raggiungere il grado di conoscenza attuale. Come non bisogna dimenticare che nei fenomeni fisici c’è la presenza di molti fattori che interagiscono tra loro.

Se poi prendiamo la teoria del Big Bang, uno dei nodi centrali di questa teoria è l’ipotesi di un effetto in questo caso l’esplosione di materia ed energia nell’universo, senza che abbia una causa. Non bisogna, essere degli scienziati che con una teoria del genere, alla fine significa accreditare un approccio opposto a quello scientifico, che ricerca una causa dietro ogni effetto. Il metodo scientifico sta nella possibilità di generalizzare i risultati dell’osservazione e nel poter fare previsioni, nello sviluppare teorie studiando i processi in corso e nell’utilizzare queste teorie come guida per l’azione.

Tra l’altro se si osserva attentamente tra la teoria del Big Bang e il mito cristiano della creazione può essere tracciato un parallelo che mette in disagio. Non è sufficiente come fanno i suoi sostenitori che è impossibile sapere cosa ci fosse prima (36) del Big Bang quando si presume che non esistevano il tempo e l’indagine scientifica, come ogni altra speculazione, dove perciò fermarsi a quel momento.

Esiste invece una corrente di scienziati del gruppo per una cosmologia alternativa che stanno lottando per stabilire un approccio materialistico e dialettico ai concetti di spazio tempo e origine dell’universo e fanno questo perché si tratta dell’unico approccio che si accordo con i fatti.

Una delle conclusioni che sono arrivati questi scienziati è che l’universo non ha inizio, non ha fine, che il tempo è infinito. Indubbiamente la scoperta più importante dove sono arrivati è che l’universo non è statico. Ovunque, dalla scala infinitesimale a quella infinitamente grande, si notano moto cambiamenti ed evoluzioni. Semplici galassie, o ammassi di esse evolvono e mutano. Stelle e pianeti nascono crescono e muoiono. Su questo sfondo sorgono e crollano imperi. Gli individui crescono imparano, agiscono e scompaiono. Miliardi di cellule interagiscono tra loro, si sviluppano, muoiono e scompaiono. E così via fino alla più piccola scala e oltre.

Le teorie non sono mai neutre, le vecchie idee in cosmologia tendono a rinforzare, e traggono rinforzo, dalle idee dominanti nella società. La concezione di uno spazio immobile, assoluto, porta molti intellettuali a un pessimismo storico, alla squallida visione di Fukuyama sulla “fine della storia”, per giustificare la perennità del modo di produzione capitalistico e di un sistema fondato sulla divisione in classi sociali. Ma se l’universo come realtà materiale è in continua espansione e non ha confini, allora vuole dire che ogni sistema sociale è una realtà provvisoria, che può finire e far nascere qualcosa di nuovo e di diverso.

C’è un motivo di speranza: tutto si muove e tutto si modifica.

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1)Federation of American Scientists Missile Defense Milestones Template: This Accessed March 10 2006.

2) Joseph Cirincione. A Brief History of Ballistic Missile Defense. 2 luglio del 1998.

3) Per armi a energia diretta si intende una classe di armamenti che comprendono numerosi dispostivi capaci di indirizzare sui bersagli, in modo molto preciso ed efficace, svariate forme di energia non cinetica.

4) L’energia cinetica è l’energia che un corpo possiede in virtù del suo movimento. Tale concetto formalizza l’idea che un corpo in moto è in grado in quanto esso è in moto

5) Fonte: Bruce K. Gagnon coordinatore di Global Network Wetwork Against Weapons & Nuclear Power in Space, Maine USA

6) Vedere http://www.space4peace.org.

7) http://cristian-alicata.blogspot.com/2008/01/la-cina-luso-militare.html

8) http://www.ilgiornale.it/a.pic1ID=132645.

9) http://www.paginedidifesa.it/2004/pdd_040714.html

10) http://www.space4peace.org.

11) La rivista Time del 27.06.1988 in un servizio intitolato Il Pentagono in vendita: “Spendendo 160 miliardi di dollari l’anno in colossali forniture il Dipartimento della Difesa statunitense è divenuto il più grande e importante impresa d’affari del mondo”.

12) http://www.peacelink.it/disarmo/a/2240.html.

13) Pensiamo solamente alle zone liberate dai maoisti.

14) http://corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_ottobre_21/focus_

15) http://notizie.virgilio.it/tecnologia/Acqua_luna_usa_bombarda.html.

16)L’Elio-3 (He-3) è un isotopo dell’elio composto di due protoni e un neutrone. È un isotopo raro sulla Terra, e viene soprattutto usato nella ricerca sulla fusione nucleare. Si ritiene che l’Elio-3 sia più diffuso sulla Luna (nello strato superiore delle rocce regolitiche dove è stato incluso dal vento solare nel corso di miliardi di anni), e nei giganti gassosi del sistema solare (residui dell’antica nebulosa solare). L’Elio-3 costituisce le rocce lunari in quantità di 0,01 parti per milione. Dal punto di vista scientifico, questo isotopo è importante poiché si ritiene che possa essere usato come fonte di energia per le centrali elettriche a fusione di seconda generazione. La sua esistenza è stata postulata per la prima volta nel 1934 dal fisico australiano Mark Oliphant nel Cavendish Laboratory della Cambridge University. È stato osservato per la prima volta al Lawrence Berkeley National Laboratory nel 1939 da Luis Walter Alvarez e da Robert Cornog.

17) L’orbiter è un veicolo spaziale che orbita attorno ad un pianeta ad un satellite naturale senza atterrarvi sopra, ma studiando la superficie del corpo celeste da distanza.

18) La panspermia è una teoria scientifica che suggerisce che i semi della vita (in senso ovviamente figurato) siano sparsi per l’Universo, e che la vita sulla Terra sia iniziata con l’arrivo di detti semi e il loro sviluppo. È implicito quindi che ciò possa accadere anche su molti altri pianeti. Per estensione, semi si potrebbero considerare anche semplici molecole organiche. La teoria ha le sue origini nelle idee di Anassagora, un filosofo greco, e si è rivitalizzata dall’Ottocento con Lord Kelvin, con il fisico Hermann von Helmholtz e, nei primi decenni del Novecento, con il chimico e premio Nobel svedese Svante Arrhenius, mentre nell’ultimo quarto del XX secolo il testimone è passato agli astronomi Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe. Nel primo decennio del XXI secolo la teoria ha ricevuto alcune conferme sperimentali nel ritrovamento, da parte della sonda Stardust, di tracce di ammine e lunghe di lunghe catene carboniose nei materiali raccolti nella cometa Wild 2.

19) http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie(/10_giugno_14/base-lunare-giapponese-m.

20) Curioso, vicino, dove nel 2009 la Nasa ha lanciato un missile “per la ricerca dell’acqua”. Deve essere una zona interessante

21) http://www.paolodorigo.it/IlGovernoDelleCimici.htm

22) L’avatar è un immagine scelta per rappresentare la propria utenza in comunità virtuali, luoghi di aggregazione, discussione, o di gioco on-line. La parola che è in lingua sanscrita, è originaria della tradizione induista, nella quale ha il significato di incarnazione di assunzione di un corpo fisico da parte di un dio (Avatar: “colui che discende”): pre traslazione metaforica, nel gergo di Internet si intende che una persona reale che scelga di mostrarsi agli altri, lo faccia attraverso una propria rappresentazione . un’incarnazione: un Avatar appunto. Tale immagine, che può variare per tema e per grandezza (di solito stabilite preventivamente dai regolamenti delle comunità virtuali), può raffigurare un personaggio di fantasia (ad esempio di un cartone animato o di un fumetto), o anche temi più vari, come vignette comiche, testi e altro. Il luogo di maggior utilizzo degli Avatar sono i forum, i programmi di instant messaging e i giochi di ruolo on-line, dove è d’uso crearsi un alter ego. Alcuni siti invitano a dotarsi di un Avatar ispirato a un certo tema per renderne uniforme l’utilizzo in modo da migliorare il senso di appartenenza alla comunità virtuale. Per esempio il sito del Villaggio di Oleon richiede un Avatar di ispirazione medievale che, unitamente a un nickname in tema, tende a crearne un’ambientazione di cavalieri del Medio Evo.

23) Us Space Com’s Vision for 2020, http://www.gsinstitute.org/resources/extras/vision_2020.pdf.

24) Giovanni Caprara, LASER, CONTRO MISSILE, GUERRE STELLARI NEGLI USA, Corriere della sera, 17 febbraio 2010.

25)http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/razzo_abbatutto/razzo-

26) http://sitoaurora.altervista.org/Impero/impero207.htm

27) http://www.peacelink.it/tools/print.php?id=14

28) http://www.carmillaonline.com/archives/2005/03/001270print.html

29) http://www.peacelink.it/tools/print.php?id=20104

30) Successivamente, l’Italia individuò presso le coste keniane, il sito ideale per impiantarvi un proprio poligono di lancio, dando vita al progetto San Marco (PSM). Attualmente, detta struttura viene ancora utilizzata per lanci da parte di Agenzie Spaziali internazionali e compagnie private ed è mantenuta in attività dai contributi di questi enti. Dal 1° gennaio 2005 è sotto gestione del’ASI

31) In quel frangente, nel mondo occidentale le comunicazioni via satellite su scala globale erano gestite dal consorzio INTELSAT. Erano però stati avviati numerosi progetti per satelliti commerciali, tra cui lo statunitense RCA (che copriva solo il territorio SUA) e l’europeo EUTALSAT. In campo militare, le uniche potenze in grado di disporre satelliti per telecomunicazioni erano gli SUA e la Gran Bretagna.

32) Il progetto iniziale era concepito per l’utilizzo a sostegno di operazioni della Marina e dell’Aeronautica in area mediterranea.

33) http://www.peacelink.it/tools/print.php?id=168

34)http://www.reteantimilitarista.info/?p=6712

35) http://www.agoravox.it/Sigonella-capitale-internazionale.html

36) Il plasma è un gas che contiene un gran numero di particelle con carica positiva o negativa (ioni e elettroni). Questo può verificarsi quando un gas viene elevato a temperature estremamente alte (per esempio le regioni esterne del sole) o in un campo elettrico intenso. La fisica del plasma è una branca importante della scienza moderna

37) Nel CERN di Ginevra gli scienziati hanno tentato di riprodurre il Big Bang. Link http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asplD_articolo=924&ID_sezione Ma qui ciò che origina il Big Bang si sa: è l’acceleratore di particelle.

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~ di marcos61 su gennaio 25, 2013.

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