A PROPOSITO DELLA COSIDDETTA TRATTATIVA STATO-MAFIA: CHI HA TRATTATO CON CHI?

La violenta polemica sulle intercettazioni alle telefonate fra Macino e Napolitano, oltre a creare un pretesto per chi vuole, imbavagliare la stampa con nuove norme liberticide, fa da cortina fumogena alla questione centrale da cui tutto è cominciato: chi erano i soggetti dello Stato che hanno trattato, e con chi hanno trattato. Si parla spesso (e a sproposito), di “ricatto della mafia”, ma questi è tesi semplificante e autoassolutoria per molte realtà istituzionali.
Questa inchiesta nasce dallo stralcio di un’altra: “Sistemi criminali”, che ne è la “madre”, iniziata alla fine degli anni ’90 dalla stessa Procura di Palermo. In quest’inchiesta i magistrati1 individuarono una triade di realtà diverse che si allearono per cercare di cambiare l’ordine politico del nostro paese, frantumandolo sul modello jugoslavo, da un lato attraverso la strategia delle bombe e delle stragi, dall’altro creando le Leghe del Sud.
Questa frantumazione dell’Italia è una politica ufficialmente promossa dalla Fondazione Agnelli, poi presentata in un convegno tenutosi a Torino l’11 e il 12 giugno 1992, con la partecipazione di quello che era all’epoca l’ideologo della Lega, Gianfranco Miglio. Scopo del convegno fu di discutere “soluzioni specifiche, procedurali e/o istituzionali” per l’autonomia della macroregione Padania, allo scopo di valorizzare le risorse con opportune competenze di governo. La Fondazione Agnelli, oltre alla FIAT era all’epoca legata a Enrico Cuccia garante degli equilibri economico finanziari tra la borghesia italiana e i centri potere internazionali, alla quale è collegato tramite la banca Lazard.
Torniamo all’inchiesta “Sistemi criminali”. La prima di queste realtà, che emerge, è l’alleanza tra Cosa nostra siciliana e le altre mafie nazionali. Le altre due erano la Massoneria piduista infarcita di elementi della destra fascista e soprattutto uomini degli apparati dello Stato, in particolare servizi segreti. L’obiettivo della triade era di azzerare i referenti politici nelle istituzioni e intervenire direttamente nel governo del paese e cioè “farsi Stato”, come spiegò il collaboratore di giustizia Leonardo Messina raccontando la genesi della stagione delle trattative.
Altro che “trattativa Stato-mafia”. Non è così. Nelle pagine dell’inchiesta che l’ideazione e la regia del piano non erano di Cosa Nostra, che anzi appariva piuttosto la struttura esecutiva, la mano armata insomma. Basta scorrere l’elenco degli indagati dell’epoca per capire che i promotori del “nuovo ordine” erano quanto di più di eterogeneo e inquietante che offrisse l’Italia del 1991: ci sono fascisti del calibro di Stefano delle Chiaie e Stefano Menicacci;2 massoni come Licio Gelli e Pazienza, importanti esponenti delle famiglie della ndrangheta, quale Paolo Romeo, e i massimi vertici di Cosa nostra siciliana (Riina, Provenzano, Santapaola, i fratelli Gaviano).
In quest’inchiesta si accertarono alcuni fatti:
1) Che all’inizio degli anni ’90 venne elaborato, in ambienti esterni alle organizzazioni mafiose ma a esse legate, un nuovo progetto politico, attribuibile ad ambienti della Massoneria e della destra fascista.
2) Questo progetto si basava su una strategia secessionista.
3) Cosa Nostra deliberò una vera e propria strategia della tensione stragista.

1993, UN ANNO SALIENTE

Il 1993 è stato un anno saliente. Ci sono stati dei fatti clamorosi che sono stati fatti passare sotto silenzio. Quando i Pm nel 2011 depositarono i verbali con gli interrogatori dei pentiti, dalle prime indicazioni sul materiale depositato si apprende che l’allora Presidente del Consiglio Azelio Ciampi aveva temuto un colpo di Stato, quando la notte delle bombe di Roma e Milano erano saltate anche le linee telefoniche.
Il 26 settembre da Bergamo partono le prime minacce: un vero proprio ultimatum a Scalfaro (l’allora Presidente della Repubblica) perché sciolga le camere, al raduno leghista di Curno. Gianfranco Miglio dice: “Dietro alla volontà di non andare alle elezioni c’è la prospettiva di fare un colpo di Stato”.3
Giovedì 28 ottobre 1993. Il tenente colonello Aldo Michittu e sua moglie Donatella Di Rosa, la famosa Lady Golpe, sono arrestati con l’accusa di calunnia con finalità eversiva. È l’epilogo della commedia rappresentata nell’autunno del 1993 dalla copia. Un colpo di Stato previsto per la primavera del 1994. Una storia di corna, terroristi, complotti e traffici d’armi: tutto plausibile ma nello stesso tempo palesemente falso. Del caso però sono pieni per mesi i giornali e le televisioni. Rivelazioni che coinvolgono il generale Monticone, che all’epoca il capo della FIR (Forza d’intervento rapido),4 il maggiore Iubbini, il tenente Matonti dello Stato maggiore della difesa, il generale della Guardia di finanza Frea e altri ancora: tutte queste affermazioni finirono su tutte le prime pagine dei giornali. Se un messaggio doveva essere messo in circolazione per fiancheggiare la stagione delle bombe di certo il risultato è stato raggiunto. Una storia che sarebbe dovuto essere seppellita nel ridicolo e che invece ebbe effetti devastanti perché in poco tempo decapitò una parte dei vertici militari italiani.
Giovedì 28 ottobre 1993. Maurizio Broccoletti, del SISDE, che per anni ha gestito le casse del servizio, fa una rivelazione ai magistrati della procura di Roma destinata a sconvolgere il paese: “Pagavamo politici, funzionari, ufficiali dei carabinieri, giornalisti…”.5 Sono i ministri dell’Interno degli ultimi anni a entrare nell’occhio del ciclone con l’ormai storico scandalo dei fondi neri del SISDE. Tra loro il Presidente della Repubblica Scalfaro che, in caso di crisi politica decreta lo scioglimento delle camere e le elezioni anticipate.
Venerdì 29 ottobre 1993. La situazione si fa di ora più incandescente. Compare un nastro in cui due agenti, Antonio Galati e Salvatore Locci, raccontano come ogni mese una busta con cento milioni fosse consegnata del SISDE con l’intestazione “Per il signor ministro” (Scalfaro). Il direttore del servizio Riccardo Malpica è arrestato insieme con altri quattro funzionari. La tensione è altissima. Nella serata, il Presidente della Repubblica Scalfaro rilascia una dichiarazione: “L’obiettivo è colpire la democrazia, sono falsità. Condanno con fermezza questo ignobile sistema”.
Martedì 2 novembre 1993. Malpica chiama in causa Mancino (ministro dell’Interno in carica). Galati, si costituisce giusto in tempo per confermare le rivelazioni di Broccoletti. Con lui compaiono gli originali dei documenti consegnati a Malpica ai giudici.
Mercoledì 3 novembre 1993. Scalfaro, Gava, Scotti e Mancino sono coinvolti da Galati nello scandalo. Circolano indiscrezioni cui seguono ore di tensione e di febbrili consultazioni ai massimi livelli istituzionali. Si riunisce il governo. I presidenti delle Camere sono convocati al Quirinale. Nel frattempo il PDS interrompe i lavori della Direziona nazionale e dal quel momento s’innesca una serie di allarmate prese di posizione di partiti e sindacati che invitano i cittadini alla vigilanza democratica e indicano seri pericoli per le istituzioni.
. I fondi neri del Sisde sono dei fondi utilizzati senza rendicontazione per operazioni sporche di vario genere, all’inizio si chiamava lo scandalo dei fondi neri del Sisde perché hanno cercato di farli passare come fondi neri del Sisde, ma in realtà erano soldi che non avevano quella provenienza. È curioso che, in quel momento particolare i nostri servizi invece di essere impegnati nel rafforzamento dello Stato che era in grave difficoltà, fossero invece coinvolti in una lotta senza quartiere con altre correnti interne, tant’è che il famoso discorso del Presidente il Scalfaro: “Io non ci sto” fatto proprio il 4 novembre del 1993 era indirizzato a delle accuse che provenivano dagli 007 di allora, che lo accusavano di godere di fondi riservati ingiustificatamente.
Lo scandalo dei fondi neri del Sisde è un buco nero che nessuno vuole affrontare perché farebbe emergere delle complicità e delle finalità dei “nostri” servizi, indicibili. Si era venuto a scoprire che alcuni membri del Sisde gestivano piuttosto dei capitali di dubbia provenienza, si trattava più o meno di 100 miliardi di lire di quei tempi e che in realtà non risultavano fossero parte dei cosiddetti fondi neri del SISDE. A cosa servivano quei 100 miliardi? Chi li avrebbe dovuti utilizzare? Per quali motivi? Da dove provenivano? Sono tutte domande che ancora non trovano risposta e credo che non sia un problema giudiziario perché i processi sui fondi neri ci sono stati, il problema è un problema politico.
Venerdì 5 novembre 1993. È lanciato lo stato di massima allerta per questure e comandi di carabinieri. Il clima è quello della vigilia di un colpo di Stato. Si riunisce il Consiglio dei ministri per discutere la riforma dei servizi segreti e immediatamente parte un attacco speculativo contro la lira e i titoli di Stato. La situazione è talmente grave che Ciampi lascia il Consiglio dei Ministri e dopo una consultazione con il Presidente della repubblica e il vertice della Banca d’Italia, rilascia un comunicato ufficiato dove si dice che la situazione è normale e che il governo si sia rivolto alla Magistratura per perseguire quelli che sono definiti i “propalatori di tali false notizie”.
Sabato 6 novembre 1993. Stando ai quotidiani, anche per la magistratura esiste un piano destabilizzante.
Il 9 novembre 1993. Bossi interviene a Montecitorio e annuncia che, siccome la classe politica non intende andare alle elezioni anticipate, si assisterà al ritiro della delegazione parlamentare della Lega e alla nascita di un provvisorio. Uno dei compiti di questo governo, è fare una costituente federalista. Insomma, si parla apertamente di secessione.
Tra il 9 e l’11 novembre 1993 si svolge una particolarissima esercitazione militare: l’operazione Ditex Superga Sette, ufficialmente si trattava della difesa delle strutture poste a difesa della vita civile del paese in caso di emergenze esterne o interne che coinvolge questure, prefetture e strutture militari. In sostanza, fu una pianificazione di risposta a un’ipotesi di guerra civile: la regione settentrionale, ricca e stabile, attaccata da quella meridionale, coacervo di forze instabili e povere. Questa esercitazione segue la proposta avanzata dalla Lega Nord, in particolare da Miglio e Speroni, che prevede la secessione, la formazione di un governo provvisorio e la costituzione di tre Stati: la Padania, l’Etruria e la Repubblica del Sud.6
Quando l’esistenza di questa esercitazione diviene pubblica, è proprio la Lega Nord a stracciarsi le vesti e a parlare con inusata violenza della minaccia di un colpo di Stato, anziché, come pare evidente, di prove tecniche di guerra civile, come conseguenza di una divisione del paese.
La Lega per il suo progetto secessionista prese soldi da tutti compreso Gheddafi. Il caso scoppiò quando Gheddafi in un’intervista rilasciata a una Tv francese, dichiarò che tra lui e Bossi intercorse una trattativa, per un sostegno alla secessione della “Padania”.7 Ovviamente Bossi smentì tutto.
Ma dall’inchiesta Cheque to Cheque, della procura di Torre Annunziata, risalente alla fine degli anni ’90, era emerso che era stato attivato un canale di finanziamento della Lega che passando dalla Libia alla Russia alla Slovenia finiva proprio in casseforti padane. Il sostenitore di un progetto mirante alla frantumazione del vecchio continente in piccoli staterelli locali era il leader ultranazionalista russo Vladimir Zhirinovkj, aiutato dai nazionalisti sloveni. Il progetto consisteva di favorire ovunque movimenti nazionalisti o autonomisti indipendentemente dal loro orientamento ufficiale se antirusso o meno, in modo di accelerare dei progetti disgregativi che, in qualche modo, avrebbero favorito poi nuove forme di aggregazione.
Zhirinovkj ha sempre prorogato la causa della Lega e dell’indipendenza nordista, al punto che Roberto Maroni, nel 1997, all’epoca delle elezioni padane, l’aveva invitato “come osservatore internazionale”.
Torniamo al fatidico 11 novembre, il presidente Scalfaro riceve il Presidente del Consiglio Ciampi, finisce l’esercitazione e istintivamente tutto cambia: la Lega torna a una posizione “più ragionevole”, si dedica alla campagna elettorale e usa toni meno allarmanti.
Il 23 novembre 1993 Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (BO), durante l’inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che “se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente”. Il 25 novembre nasce l’Associazione nazionale dei club di Forza Italia, strettamente legata alle aziende facenti capo a Fininvest, con sede in Viale Isonzo a Milano. Il governo Ciampi si dimette nel dicembre del 1993, le elezioni anticipate sono fissate per il 27 e 28 marzo 1994.
In sostanza quello che è avvenuto in Italia in questo periodo, è stato in sostanza una guerra civile strisciante tra le diverse bande borghesi (nazionali e internazionali).

MA DI QUALE TRATTATIVA SI PARLA ALLORA?

Tute le stragi di questo periodo furono rivendicate dalla Falange Armata. Ebbene, dalle indagini è emerso che la decisione di utilizzare questo nome in codice fu presa in una riunione a Emma dei vertici di Cosa Nostra. Ma si tende a scordarsi che i membri della Falange Armata si annidavano nella settima divisione del SISMI (l’allora servizio segreto militare). Così sembra sfuggire il fatto che un uomo chiave della trattativa come Vito Ciancimino era – come scrisse lui stesso – appartenente a Gladio.8
Tutto cominciò un giorno del 1990 quando Vito Ciancimino decide di inviare a sé stesso una cartolina con 13 nomi.9 Sono tutti importanti personaggi dello Stato. Un solo nome risultò in seguito contraffatto, quello di De Gennaro. Secondo Ciancimino appartenevano al quarto livello, “alti esponenti delle istituzioni che compiono azioni al di fuori dei propri compiti istituzionali non per interessi personali o individuali ma per ragioni di ordine superiore”. A chi rispondevano? Qual è stato il loro ruolo durante gli anni delle stragi? Esiste un livello superiore al di fuori dell’Italia che ha influenzato la politica italiana dal dopoguerra ad oggi? Che ha addirittura nominato i ministri?
La cartolina postale spedita a sé stesso, serviva proprio a certificare la data, quindi lui nel 1990 dice: “Queste persone fanno parte del livello che, non per interesse personale, ma per interesse superiore, copre Cosa Nostra”. È molto interessante perché proprio nell’organigramma dell’organizzazione in apparenza c’è qualcosa di sbagliato. Quando l’alto commissariato viene fatto da De Francesco il problema era che all’epoca oltre che Prefetto di Palermo, aera anche il capo dell’alto commissariato della lotta contro la Mafia, nonché capo del Sisde, si capisce che c’è una contraddizione, perché se uno ha il compito di catturare i latitanti, e contrastare Costa Nostra, invece poi dall’altro, come membro del Sisde, trattava con loro, si capisce che c’è una contraddizione, non si può il pomeriggio cercare i latitanti e la sera andargli a incontrare. Ad esempio ci sono molti membri di questo elenco dell’alto commissariato, tra i quali Bruno Contrada, che era il capo del Sisde in Sicilia e capo Gabinetto dell’alto commissariato, due ruoli in contraddizione, Bruno Contrada è stato arrestato, condannato al terzo livello di giudizio, quindi definitivo, ma viene da supporre che il problema non fosse Contrada, in realtà il problema era dell’intera struttura che aveva questa duplicità.
Le stragi hanno sempre funzionato in maniera efficace quando venivano attribuite a dei pericoli reali, ormai le stragi hanno una connotazione così precisa, sono stragi fatte per spaventare il pubblico, gli elettori, spostarli a destra o verso il centro, sono stragi che hanno finalità di guerra psicologica, ormai è così diffusa la consapevolezza di questo che verrebbe da pensare che nessuno possa ricorrere a questi espedienti.
Invece sono degli strumenti molto utili, molto comodi, si trova sempre un pazzo che vuole creare disordine o una motivazione fasulla, un attentato fatto da islamici o chi altri per riuscire poi a creare quel clima di paura che può far scegliere un partito piuttosto che un altro, dare un segno piuttosto che un altro al governo o alla stessa forma della seconda Repubblica.
Lo IOR è stato identificato grazie alle dichiarazioni di pentiti e altri collaboratori, come la banca offshore di Cosa Nostra, poi quanto questa funzione fosse voluta, strumentale etc. deve essere tutto indagato, si può pensare che in un’operazione contro il comunismo, lo IOR abbia avuto la funzione di fare da collettore di flussi finanziari prodotti dall’attività di Cosa Nostra e servisse poi a sovvenzionare, a sostenere movimenti come Solidarnosc o altre attività.
C’è tutto un aspetto sulla funzione che Cosa Nostra ha avuto nel finanziamento di attività con finalità politiche che è tutta da scoprire, sicuramente fino al 1990 questa attività c’è stata da parte dello IOR, è avvenuto con Calvi, è avvenuto con Sindona, è avvenuto in vari momenti, con Marcinkus per l’appunto, ed era funzionale a un progetto politico e viene da supporre che questo progetto fosse lo stesso che poi serviva a mediare, a evitare che le indagini su Cosa Nostra raggiungessero dei punti pericolosi e facessero scoprire tutta questa attività segreta che Cosa Nostra in qualche modo finanziava, questo è il sospetto.
Se mettiamo in fila gli eventi, nel 1979 viene invaso dai russi l’Afghanistan, viene organizzata una resistenza contro i russi, che venne finanziata con il traffico dell’oppio e dunque con la raffinazione dell’eroina. Le grandi famiglie americane cominciano proprio negli anni ’80, a gestire questo traffico. I Gambino per primi, mai nella storia industriale del mondo c’è stato un incremento così rapido di capitali come negli anni ‘80, proprio attraverso il traffico dell’eroina. La famiglia Gambino è quella che ha finanziato Sindona nella sua attività di banchiere, ed è stata quella che gestiva questo tipo di traffici e così poi le altre famiglie, anche le famiglie siciliane palermitane, le raffinerie di Alcamo funzionavano all’interno di questo circuito. È prevedibile che ci sia stata, un’attività clandestina con finalità politiche che non dovevano essere scoperte e che il nostro stesso apparato di sicurezza italiano, non doveva più di tanto contrastare.
Non ci si deve dimenticare che dalle indagini sull’attentato dell’Addaura (1989) contro Falcone, sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio emerge che la Mafia non agì da sola ma con il sostanziale appoggio di elementi dei servizi segreti.
C’è da chiedersi se la Mafia è stata il portavoce delle trattativa, anche a nome delle altre realtà (Massoneria piduista/ estrema destra /una parte degli apparati dello Stato), chi sono i veri registi? E perché costoro avrebbero dovuto accontentarsi di stringere un patto che riguardasse semplicemente un ammorbidimento delle norme antimafia?
Non c’era in gioco, invece, il nuovo equilibrio politico in Italia, dopo l’azzeramento del sistema precedente avvenuto tra il 1991 e il 1993?.
Allora, il nodo cruciale della questione non è chiarire se la cosiddetta Seconda Repubblica (dico cosiddetta perché ritengo che non è mai nata, dal mio punto di vista, sarebbe giusto parlare di crisi del sistema politico democristiano) ha dovuto scendere a patti con la Mafia, ma se essa è nata perché intervenuto un patto fra lo Stato e la Mafia/Massoneria piduista/estrema destra/una parte degli apparati dello Stato. Napolitano si preoccupa la figura del Capo dello Stato non venga menomata se sminuita dalla divulgazione delle intercettazioni che lo riguardano. Ma la maggioranza degli italiani, se la parola democrazia ha un senso (Il termine democrazia deriva dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo) hanno il diritto e il dovere di sapere.
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1 http://www.caminita.altervista.org/ingroia.htm
2 Stefano Menicacci (1931-). Avvocato (era l’avvocato di Stefano delle Chiaie. Esponente del Movimento Sociale Italiano prima e di Democrazia nazionale poi, Menicacci fu parlamentare per 3 legislature. La sua esperienza parlamentare terminò insieme al nuovo partito che voleva rappresentare il Centro-destra.
3 http://www.cadoinpiedi.it/2011/04/03/colpo_di_stato.html

4 http://archiviostorico.corriere.it/1993/ottobre/14/generale_innamorato_carriera_finita_co_0_931014595.shtml

5 http://archivio.panorama.it/C-era-una-volta-la-banda-del-Sisde

6 http://archiviostorico.corriere.it/1993/dicembre/05/golpe_simulato_LEGA_furente_

7 http://www.cadoinpiedi.it/2011/03/27/i_soldi_di_gheddafi_e_la_lega.html

8 http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48839girata.asp

9 http://www.luogocomune.net/site/modules/newbb/print.php?form=1&topic_id=6358&forum=44&order=ASC&start

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~ di marcos61 su gennaio 23, 2013.

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