MACCHINE CONTRO IL MAL DI VIVERE

 

Nel 1968 negli U.S.A. uscì un romanzo di Dick Philip K. Ma gli androidi sognano pecore elettriche[1] La trama, di questo libro parla di un mondo da incubo fortemente tecnologizzato. Nel 1992 la Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone, e condannato all’estinzione di intere specie, costringendo l’umanità ad andare nello spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente, e le compagnie industriali producono copie incredibili realistiche di gatti, cavalli, pecore…Anche l’uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti e indistinguibili e per questo motivo sono stati banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici. A San Francisco vive un uomo che ha l’incarico di ritirare gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano a volte il suo mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano. Egli si sveglia tramite uno stimolatore del cervello che gli predispone un umore adeguato per la giornata. Dialoga con la moglie, che possiede una macchina simile, perciò discute su come impostare i rispettivi programmi tenendo conto l’uno dell’altro.[2] Questo romanzo ha ispirato il film Blade Runner.

Questo romanzo è del 1968, nel 2005 la Food and Drug Administration, l’ente che negli U.S.A. controlla il ciclo di produzione di cibi e medicinali, ha ammesso all’uso generalizzato di un apparecchio elettronico che, stimolando il nervo vago, dovrebbe alleviare i problemi delle persone colpite da depressione. La depressione è un’alterazione dell’umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici e affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il “funzionamento” di una persona, e la sua abilità ad adattarsi alla vita sociale.

La depressione è una patologia diffusa nelle metropoli imperialiste. Il Modo di Produzione Capitalista valorizzando fino all’infinito il Capitale, che diventa alla fine sempre più anonimo e impersonale, perpetua così un’esistenza senza senso. Che senso della vita ci può aspettare in una società dove l’unico scopo è quello dell’accrescimento all’infinito del profitto? Marx ed Engels sulla funzione intellettuale di una determinata società dicevano: “Le idee della classe dominante sono, in ogni epoca, le idee dominati: cioè della classe che ha la forza dominante materiale nella società, ha allo stesso tempo il controllo sui mezzi di produzione materiale a sua disposizione, ha allo stesso tempo il controllo sui mezzi della produzione intellettuale, di conseguenza le idee di coloro che non possiedono i mezzi di produzione intellettuale, in generale, soggetti ad essa”.  Per molti psichiatri la depressione è addirittura “il male del secolo”. Se fosse vero, ciò significherebbe che chi ne è affetto dovrebbe essere meno adatto alla vita. In realtà, i depressi sono, di fatto, essere in gran parte artisti, pittori, scrittori, poeti musicisti e creativi d’ogni genere. Tra di loro si trovano persone come Byron, Melville, Virginia Woolf, Tolstoj, Giacomo Leopardi.

Chi è depresso certamente soffre; altrettanto possono attraversare periodi di estremo entusiasmo e gioia di vivere. Tra i depressi ci sono persone di estrema sensibilità, capaci di sentire e cogliere nella vita quegli aspetti belli o brutti che esistono, con profondità. Ora, queste qualità, nelle società di un capitalismo decadente dove altri modelli sono richiesti (come la competitività, l’aggressività) entrano in profonda competizione con la morale realmente esistente nella società. Perciò, ogni persona sensibile, potrebbe entrare nella “categoria” dei depressi.

C’è una campagna promozionale, per le “cure” della depressione, con lo scopo di pubblicizzare i prodotti per questa “malattia”. Si organizzano serate televisive nelle fasce di maggiore ascolto; dove qualche illustre psichiatra spiega alla gente che essere tristi, giù di morale, depressi appunto, è una malattia. In sostanza se si sta male perché si perde il posto di lavoro o si è precari, se ti ha lasciato il marito o la moglie, ci deve essere qualcosa di sbagliato nella chimica del vostro cervello, ma niente paura arriva lo psichiatra a rimettervelo a posto, grazie ai farmaci che ti prescrivono. Ci sono farmaci che permettono, di essere arzilli anche in caso di mancanza di sonno (da discoteca, da doppio lavoro o da angoscia). Proviamo solamente a immaginare a quale aumento degli indici di produzione, se si provasse che un operaio grazie all’uso di farmaci riuscisse a fare due turni per volta.[3]

Il guaio per psichiatri e industria farmaceutica (e per il sistema capitalistico in generale) è che ci sono persone che sono “insensibili” a queste terapie5. Allora si dà il via all’uso di apparecchiature elettroniche6. Gli addetti ai lavori sostengono che è meglio agire sul nervo vago che intervenire sul cervello con azioni estreme come l’elettroshock. L’idea che un essere umano vada in depressione fino allo stadio del pericolo mortale e lo ringalluzziscano con una macchina che stimola artificialmente il cervello è tipica del capitalismo, dove si rattoppano le falle che esso stesso genera.

Ora come si diceva prima, la depressione è una “malattia” che colpisce soprattutto gli abitanti delle metropoli imperialiste. Solo negli U.S.A. si hanno 566 consumatori di psicofarmaci ogni mille abitanti. Provocando disastri. Nel febbraio 1990 l’American Journal of  Psychiatry con un articolo scientifico dal titolo Emergence of Intense Suicidal Preoccupation During Fluoxetine Treatmen; in questo studio si evidenzia che l’assunzione di Prozac può indurre a pensieri e tentativi di suicidio anche in coloro che in precedenza non avevano tali ideazioni e intenzioni. Questi pensieri spariscono a distanza di due o tre mesi dalla sospensione della terapia. Nell’arco di sei anni ani il Prozac solo negli U.S.A. ha accumulato ben 26.623 casi ripostati di reazioni collaterali e 1885 casi di tentativo di suicidio, numeri superiori a qualsiasi altro prodotto in commercio da decenni. Pensiamo che solo negli U.S.A. il Prozac è assunto dai 6 ai 10 milioni. In Europa e in Italia il loro numero è in costante crescita. Ora, al posto del farmaco, l’idea è di sistemare sotto la pelle al depresso, un apparecchio elettronico, una specie di pacemaker, per “migliorarli” l’umore, la memoria e la soglia di attenzione verso l’ambiente, mentre gli ritorna il senso perduto dell’ottimismo. Non vedi futuro in questa società? Davanti a una crisi che diventa sempre più profonda? Niente paura: un buon chip sotto la pelle, e ti ritorna l’ottimismo e la voglia di vivere. In un mondo capitalista che per la sua sete di autodistruzione sta portando l’essere umano (e le altre stesse forme di vita) verso l’autodistruzione, ecco il Viagra elettronico. E, non è da scartare che s’impiantino questi macchinari nei corpi degli operai per stimolarli a una maggiore produttività (e all’ottimismo verso la società capitalista e a un maggior consumo). Questo stimolatore si chiama VNS (vagal nerve stimulation), è un micro – pacemaker a pile eterne, impiantato sottocute in anestesia locale, vicino alla clavicola sinistra che invia benefici microimpulsi elettrici a specifiche aree del cervello sfruttando il nervo vago che transita nel collo come una sorta di cavo di collegamento cerebrale già predisposto dalla natura. A seconda della frequenza usata per gli impulsi, si va a colpire un’area cerebrale diversa fra le tante con cui il nervo vago è collegato, un po’ come se ogni stazione d’arrivo avesse un binario dal passo particolare. Nella depressione gli impulsi vanno a nucleo del tratto solitario e locus ceruleus, connessi a regioni legate al controllo dell’umore e particolarmente ricche proprio delle cellule nervose (noradrenergiche e serotoninergiche) su cui vanno ad agire gli antidepressivi.

Questi stimolatori di buon umore sono in funzione anche in Italia e in Europa. Nel mese di dicembre del 2005 gli specialisti del Besta hanno presentato al Congresso nazionale di neurochirurgia di Torino (città fatidica) i “primi” (quelli ufficiali, ovviamente, la sperimentazione segreta e non consensuale mica li vanno in giro a 5 dire) tre casi italiani di depressione cronica resistente ai farmaci risolti con VNS.[4] In Europa è già partito, da questo periodo ufficialmente (e questo è sempre meglio ribadirlo) uno studio multicentrico controllato che, sotto la guida del Brain Stimulation Group dell’Università tedesca di Bonn, sta selezionando con l’aiuto di diversi centri europei i pazienti “resistenti” ai farmaci. «I risultati americani sono troppo eloquenti per pensare a un effetto placebo, come qualcuno aveva insinuato -ha detto Caroline Frick, una delle ricercatrici dell’ Università di Bonn a capo della sperimentazione europea – . Ci siamo già accorti che se la frequenza elettrica dei microimpulsi è calibrata a 1,25 ma piuttosto che 0,75 com’era nei primi studi americani, i risultati migliorano e la conferma arriva dalle valutazioni eseguite con un test mirato: la depressione si dimezza subito e si attesta su una riduzione del 48% che si mantiene per l’anno successivo». Anche i trattamenti effettuati al Besta rientrano nel protocollo europeo. «Si tratta di tre donne sessantenni che soffrivano di depressione da oltre quindici anni – informa Orso Bugiani, ex – primario di neuropatologia del Besta, che le ha seguite prima e dopo l’impianto effettuato dai neurochirurghi Angelo Franzini e Giovanni Broggi – . Avevano sviluppato una marcata sintomatologia di tipo inibitorio con un grave ritiro sociale e perdita di ogni interesse, associata a pesanti disturbi di somatizzazione (dolori diffusi, cefalea continua). Dopo aver provato per anni molti antidepressivi anche a dosaggi elevati, non ottenevano risultati utili perché si era creata una resistenza al farmaco. In Italia è la prima volta che in questa malattia si ottiene con la VNS un risultato tale da consentirne la presentazione a un convegno come quello recente di Torino. Anche all’ospedale di Varese ci sono altri tre casi e stanno andando altrettanto bene. Nelle nostre pazienti i primi effetti si sono manifestati circa sei mesi dopo l’impianto: hanno cominciato a star bene e, per la prima volta, è calato il bisogno di prendere i farmaci con cui convivevano da tre lustri».

Sempre in questo periodo, all’Istituto di Neurologia dell’University College di Londra si è sviluppato un metodo di stimolazione magnetica transuranica (TMC)[5] che produce cambiamenti rapidi, consistenti e controllabili nella corteccia motoria del cervello umano. I cambiamenti perdurano per oltre un’ora. Gli scienziati hanno applicato vari schemi d’impulsi magnetici relativi al cranio, mirando alla corteccia motoria che controlla la risposta elettrica alla stimolazione. Gli scienziati hanno scoperto di poter produrre effetti controllabili, consistenti e perduranti, usando brevi impulsi di bassa intensità per un periodo da 20 a 190 secondi. In questo modo, in particolare, è possibile superare le limitazioni della tecnica di stimolazione che produce un misto di eccitazione e di inibizione della trasmissione di segnali fra i neuroni. Gli effetti eccitatori della TMS si accumulano rapidamente, nell’arco di un secondo, mentre quelli inibitori si manifestano dopo diversi secondi: perciò, regolando la lunghezza della stimolazione, si possono favorire gli effetti eccitatori o soppressivi sul cervello.[6]

La stimolazione del cervello, anche quella più semplice, può spingere la mente a vedere cose inesistenti, come i fantasmi. Lo hanno scoperto (sempre ufficialmente) i ricercatori dell’Ecol Polytecnique Fédérale di Losanna, in Svizzera.[7] I ricercatori hanno “trattato” una donna di 22 anni con epilessia attraverso l’inserimento di elettrodi nel cervello e hanno scoperto che quando si stimola una regione cerebrale chiamata “giunzione temporoparietale” sinistra, la paziente sentiva la presenza di una figura sinistra dietro di lei, che copiava tutti i suoi movimenti. Visto, che questa donna non aveva una storia di problemi psichiatrici, questo fenomeno lo si può causare semplicemente accedendo o spegnendo un interruttore cerebrale. C’è un pericolo reale, che tutti i depressi a cui saranno installati questi stimolatori diventino dei terminali operativi a tutti gli effetti.

Questo mal di vivere nasce dal fatto, che il capitalismo con l’apoteosi dell’individualismo, dove c’è l’incapacità di collegare la vita a basi teoriche, dove si naviga a vista senza bussola e senza mappe, dove diventa sempre più insopportabile la contraddizione di vivere il proprio atomo di esistenza separata e il far parte, nello stesso tempo, di una forma economica-sociale più socializzata. Davanti a tutto ciò non si sprecano i vari esperti (psicologi, sociologi) che cercano dare interpretazioni 7 (insicurezza, miseria materiale o morale, ecc.) che non escono dalle categorie della società capitalista. Quello che non possono ammettere i novelli preti, è che chi veramente malato è il capitalismo (non le persone). Compito dei comunisti non è di essere i medici del sistema (cosa che fanno i riformisti e i revisionisti) ma la sua malattia mortale.

Il capitalismo non è un malato da curare, ma un modo di produzione storicamente superato che perseverando la sua esistenza provoca danni. Quello che dico non è un’esagerazione. Uno studio dell’Università di Oxford, pubblicato l’15.01.2009 sulla rivista medica internazionale Lancet ha riscontrato che il bilancio reale delle privatizzazioni accelerate imposte ad alcuni paesi dell’ex Unione Sovietica è di almeno un milione di morti.[8] Per questi motivi ritengo che ci sia un’insopprimibile necessità di comunismo.


[1]  In Italia l’ultima pubblicazione del libro è del 2007 Fanucci editore (collana Collezione immaginario Dick).

 

[2] Questi legami artificiali descritti nel romanzo, sono un caso esemplare della moderna schizofrenia famigliare sull’artificiosità dei rapporti personali. 3 K. Marx, F. Engel, L’ideologia tedesca, Ed. Riuniti, II ed. IV ristampa: aprile 1983 pp.35-36

 

[3] Nonché all’aumento in borsa delle azioni dell’azienda produttrice. 5 In realtà nasce dal rifiuto del trattamento farmacologico. 6 Ufficialmente, questo tipo di apparecchi erano stati usati dal 1997 sugli epilettici.

 

[4] Link. http://www.ibipolari.splinder.com/tag/stimolazione+cerebrale. Corriere della Sera del 8 gennaio 2006 Stimolatore di buon umore. Paccarisi Cesare.  

 

[5] La stimolazione magnetica transcranica (TMS) è la tecnica nella quale il cervello viene stimolato mediante una bobina magnetica mantenuta all’esterno del cranio. Lo si è usata sia per lo studio del cervello sia per “curare” si fa per dire) “disturbi” come la depressione, l’epilessia e il morbo di Parkinson.

 

[6]  Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuron il 20 gennaio 2005.

 

[8] Link http://www.resistenze.org/sito/os/ep/osep9a24-004399.htm – Il Manifesto del 16.01.2009 Un milione di morti a est grazie alle riforme-shock di Astrit Dakli.

 

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~ di marcos61 su giugno 8, 2011.

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