ROBOT NELLO SPAZIO

C’è un progetto giapponese che sembra uscito da un film di fantascienza. Un centro di ricerca governativo ha, infatti, redatto un’ipotesi di sbarco entro il 2020 di una serie di robot umanoidi che dovrebbe allestire una vera e propria base sulla Luna. 1
Secondo il progetto perfezionato dal centro di ricerca Waseda University, lo sbarco dovrebbe avvenire in due fasi. Entro il 2015 dovrebbero essere messi in orbita intorno alla Luna alcuni robot che avrebbero il compito di monitorare e studiare il nostro satellite. In seguito entro il 2020 ci sarebbe la discesa sul suolo lunare dei droidi che si stabilirebbero nei pressi del polo sud lunare. Pesanti circa 330 kg e dotati di poderosi cingolati i robot potrebbero operare all’interno di uno spazio di circa 60 miglia di raggio interno alla base. L’alimentazione dei droidi avverrebbe grazie a panelli a energia solare. Il progetto avrebbe un costo stimato di 2,2 miliardi (circa 1,83 miliardi di euro) e sarebbe, nelle intenzioni del governo giapponese, soli il primo passo di una successiva esplorazione del nostro sistema solare.
Questo è l’ennesima dimostrazione che la conoscenza non solo del sistema solare ma dell’universo, non avverrà con esseri umani, ma con l’impiego di macchine-robot.
Ricordiamoci del Pioneer 10, una sonda spaziale lanciata nel marzo 1972 verso i pianeti esterni del Sistema solare, su una sua placca fu incisa un messaggio destinato a eventuali esseri extraterrestri che dovessero un giorno raccoglierlo. Trent’anni dopo una stazione radio di Madrid ricevette un segnale: era stato lanciato dal Pioneer 10. Ci sarebbe da soffermarsi sul significato tecnico del fatto che una macchina sopravviva per 30 anni nello spazio a 230 gradi sotto zero, percorra 12 miliardi di chilometri, si destreggi fra le orbite di sei pianeti, produca e conservi energia, trasmetta da oltre l’orbita di Plutone (sorpassata orma dal 1982) e il segnale sia captato, ripulito dal rumore dell’intero universo e compreso dopo che ha viaggiato per 22 ore andata-ritorno alla velocità della luce.
Il vero significato dietro di questo, è che con la colonizzazione dello spazio era iniziata l’era dei robot.
Le missioni con l’essere umanano (come quelle Apollo) in realtà erano più che altro roba che serviva per la propaganda, non dimentichiamo che quando si svolgevano questi viaggi spaziali con esseri umani era l’epoca della cosiddetta guerra fredda. In questo periodo l’esplorazione umana dello spazio era diventata una competizione d’immagine tra i due blocchi (chi avrebbe mai potuto identificarsi con un astronauta robot?).
La storia robotica è strettamente legata a quella dell’esplorazione spaziale: infatti, le applicazioni spaziali della robotica sono molte, a volte anche famose. Le sonde spaziali che hanno fornito, negli anni, preziose informazioni sul nostro Sistema Solare non sono altro che robot.
Il legame tra esplorazione spaziale e robotica ha una ragione semplice: gli esseri umani, che come si può dire “progettati” per operare nelle condizioni ambientali della Terra, non sono adatti né allo spazio vuoto né agli altri pianeti del Sistema Solare. Al contrario, un robot progettato dall’uomo, può essere realizzato in modo da adattarlo alle condizioni specifiche di qualsiasi ambiente, per lo meno entro i limiti che la tecnologia ci pone; e in particolare può essere progettato per operare su un altro pianeta o nello spazio.
Per mantenere in vita un uomo è necessario portarsi dietro un piccolo pezzetto di ambiente terrestre (aria, acqua, cibo) e prevedere sistemi per gestire tutte le necessità fisiologiche umane. Questa “Terra portatile” potrà essere più o meno fedele all’originale, più o meno grande, e più o meno sofisticata: potrà perfino ridursi (per brevi periodi) alle dimensioni di una tuta spaziale. In quest’ottica un’astronave non è altro che un piccolo ambiente terrestre simulato, naturalmente dotato di apparati per il moto nello spazio.
Un motivo non trascurabile che rende i robot più adatti all’esplorazione dello spazio sta nel fatto che i viaggi spaziali sono lenti. Infatti, le distanze sono così enormi che, anche all’interno del nostro Sistema Solare, possono essere necessari anni per arrivare a destinazione. E non è facile risolvere il problema di trasportare uno o più esseri umani per lunghissimo tempo in un ambiente ristretto che li mantiene a stretto contatto obbligato tra loro, senza che essi ne soffrano fisicamente e psicologicamente. Se poi si va a vedere le distanze tra stelle diverse, esse sono inconcepibili. Ad esempio, la stella più vicina alla Terra, ovvero Alfa Centauri, si trova a circa 4 anni-luce da noi.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

L’esplorazione dello Spazio è indubbiamente un fattore di sviluppo delle forze produttive. Ma tale sviluppo non si deve vedere tanto nelle macchine spedite nello spazio (né tantomeno nella pattuglia di “eroi” che rischiano la pelle). Ma lo sviluppo in senso rivoluzionario passa attraverso l’organizzazione molto centralizzata e nello stesso distribuita in tutto il tessuto produttivo dei vari paesi che ha permesso i risultati spaziali. Questo sviluppo è da intravedere attraverso il rapporto che ha legato tra di loro più di un milione di uomini, i quali non erano slegati da altri milioni e milioni, altrettanto coinvolti nel massimo livello di socializzazione del lavoro raggiunto dall’umanità. Un milione di uomini che hanno concentrato i loro sforzi sincronizzati in modo tale che macchine inizialmente rozze e imperfette sono state in grado di estendere i sensi umani fino ai confini del sistema solare. Il telescopio Hubble ha esteso il nostro senso della vista ancor più in là, fino ai confini dell’universo conosciuto.
Questa socializzazione delle forze produttive si sviluppa nell’ambito dei rapporti di produzione capitalisti. Sviluppo in cui la classe dominante, la borghesia, non è più una classe in ascesa, ma decadente. Questa decadenza storica non comporta necessariamente una decadenza del pensiero scientifico. Se per scienza s’intende un sistema coerente di nozioni che permette di conoscere e modificare la natura. Il problema nasce dal fatto che la borghesia si accaparra e asservisce le migliori forze intellettuali (tra i quali gli scienziati).
Tra scienza e tecnica vi sono azione reciproca e tutte e due in ultima analisi, dipendono da esigenze produttive d’insieme.
I voli spaziali sono il risultato di un vasto campo di ricerca scientifico-tecnica che abbraccia tutti i rami dello scibile: fisico, chimico, biologico ecc.
Le difficoltà dei viaggi nel cosmo, come dicevo prima, non bisogna intendere sull’impossibilità assoluta che gli esseri umani potranno viaggiare nel cosmo. L’essere umano nei corsi dei millenni per continuare a esistere, a riprodursi, si è adattato, con un’ininterrotta azione e reazione di trasformazione, alle condizioni naturali del suo ambiente terrestre. Per questo, in ben delimitati limiti, è giusto dire poiché l’uomo riesce a riprodurre nello spazio le condizioni ambientali della propria esistenza, in tanto è capace di affrontare lo spazio stesso che lo circonda.

MILITARIZZAZIONE DELLO SPAZIO

Se una delle tendenze essenziale che porta l’esplorazione dello spazio, è lo sviluppo della robotizzazione, un’altra è il favorire la militarizzazione dello spazio.
Nell’epoca contemporanea fino alla seconda guerra mondiale era decisivo per la conduzione del conflitto era il dominio dei mari, dall’ultimo conflitto mondiale fu il dominio dell’aria, in questa fase sarà il dominio dello spazio.
L’USAF ha annunciato il lancio del suo primo piano di robotica spaziale X-37B,2 in una missione senza equipaggio che potrebbe incoraggiare un maggiore uso dei piloti robotici.
Questo veicolo è gestito dal 3° Space Experimentation Squadron dell’Air Force Space Command e il centro controllo è situato nello Schriever Air Force Base in Colorado.3 Nel caso i controllori non fossero in grado di gestire il veicolo per qualche anomalia possono comandare la distruzione totale: a bordo è dotato anche di esplosivi proprio per l’autodistruzione.

CYBORG ASTRONAUTI?

La NASA non sta dedicando le sue ricerche sul modo di costruzione un astronauta migliore. La loro Human Research Program si concentra invece su come farmaci, esercizio e una migliore schermatura contro le radiazioni possano attenuare gli effetti spaziali sulla vita umana. C’è più di una discussione su come modificare interi pianeti adatti agli esseri umani – un processo chiamato terraforming – piuttosto che cambiare l’uomo per adattarlo allo spazio.
Uno dei motivi della NASA di aver poco interesse al cyborg può essere dovuto alla loro attenzione per riportare gli astronauti a casa in modo sicuro. Gli esseri umani modificati per la vita nello spazio potrebbero non vivere troppo bene sulla Terra. L’adattamento permanente è un problema per tutti i futuri coloni di Marte (e degli altri pianeti) poiché nel corso del tempo la gravità più debole del pianeta potrebbe tradursi in ossa più deboli. Mentre alcuni hanno proposto “viaggi di solo andata”, con persone che vivono il resto della vita su questo pianeta, gli attuali piani della NASA prevedono un soggiorno della durata di 500 giorni.
E proprio riguardo allo spazio che fu coniato il termine di cyborg (cybernetic organism ovvero organismo cibernetico): ideato dagli scienziati Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline nel 1960 in un saggio dal titolo Cyborg nello spazio riferendosi alla loro idea di un essere umano potenziato con organi artificiali per sopravvivere in ambienti extraterrestri inospitali. Essi ritenevano che un’intima relazione fra umano e macchina fosse la chiave per cercare la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale in un prossimo futuro. Kevin Warwick, docente di cibernetica all’università di Reading in Inghilterra, ha condotto diversi studi sull’ibridazione uomo-macchina eseguendo esperimento su se stesso. Nel 1998 si è fatto impiantare un microchip a radiofrequenza e nel 2002 innestare un centinaio di microelettrodi nelle terminazioni nervose dello stesso arto. 4 Questi dispositivi elettronici gli hanno permesso di inviare e ricevere. 5
La NASA seguendo i suggerimenti del saggio di Clynes e Kline, commissionò uno studio sull’argomento. The Cyborg Study: Engineering man for Space fu pubblicato nel 1962. In questo studio si esaminò la possibilità di sostituire gli organi, come quali tipi di farmaci e i modi di ibernazione che avrebbero consentito di rendere i viaggi nello spazio meno stressanti. La relazione terminò però, che la sostituzione del cuore, del polmone e dei reni – che sono gli organi più sollecitati dai viaggi nello spazio – non era possibile con la tecnologia disponibile all’epoca.
Nei laboratori di ricerca della NASA tuttavia sono in corso diversi progetti per sviluppare meglio “interfacce uomo-macchina”, l’obiettivo di questa ricerca è di migliorare la comunicazione tra persone e computer, rendendo le macchine, i nostri avatar 6 per l’esplorazione dello spazio. Forse con un impianto che collega il cervello al robot, sarà il prossimo passo per l’esplorazione spaziale riducendo notevolmente il tempo di comunicazione in tutta la vasta distesa dello spazio. Sfruttare tale comunicazione controllata è ufficialmente (e apparentemente) fuori dalla portata degli sviluppi tecnologici ammessi, 7 ma bisogna ricordarsi che il pensiero stesso è costituito da impulsi elettrici che viaggiano vicino alle velocità della luce. 8

CONSIDERAZIONI FINALI

Alla fine c’è da chiedersi, ma in un pianeta dove c’è sfruttamento, guerre, inquinamento, fame che senso può avere interessarsi ai viaggi dello spazio. Oppure dobbiamo disperarsi perché molte di queste ricerche sono per incrementare la militarizzazione dello spazio, o con lo sviluppo del cyber il rischio di un condizionamento di massa dell’essere umano?
Ebbene no, dalla ricerca scientifica può venirci indirettamente un motivo di speranza. Attenzione non mi sta venendo un colpo di misticismo, che aspetto angeli, alieni buoni o cose del genere. No perché lo sviluppo di alcune ricerche smonta lo status quo ideologico che la scienza ufficiale e asservita al potere del capitale, rafforza.
Prendiamo come esempio il caso della materia oscura. Si ritiene che una buona parte della massa dell’universo sia oscura. Stabilire la natura di questa massa mancante è uno dei problemi della cosmologia moderna.
Davanti all’osservazione di un moto delle galassie, che può essere spiegato solo con l’azione della gravità, sarebbe ragionevole considerare la possibilità che anche l’elettromagnetismo possa essere responsabile. I fisici fino ad oggi sono stati in grado di scoprire quattro differenti tipi di forza: gravità, elettromagnetismo, forza nucleare forte e debole, queste ultime agenti solo a distanze atomiche subatomiche infinitesimali.
Ora, la materia oscura è stata inventata per darsi una spiegazione perché si potesse ottenere la quantità di gravità necessaria non solo per la formazione delle galassie, ma anche per evitare il loro colosso. La velocità di rotazione di molte galassie sono troppo grandi rispetto alla gravità prodotta dalla materia visibile che dovrebbe tenerle insieme. I teorici del Big Bang hanno inventato forme d’invisibile di energia e di materia piuttosto che cercare una spiegazione di questo fatto.
Ma, la materia oscura (nonostante il suo contributo alla gravità), interagisce debolmente La materia, piuttosto che oscura, è proprio assente. Studi recenti sulla radiazione infrarossa emessa da certe galassie hanno reso possibile una stima sulla massa delle stelle di queste strutture, registrando effetti gravitazionali, anche negli ammassi di galassie, che lasciano ben poco spazio alla materia oscura. La materia visibile giustifica circa i 2/3 di questi effetti nelle galassie, mentre negli ammassi la differenza è maggiore probabile perché è grande la quantità di gas e polveri riducono la possibilità di osservazione.
Questa faccenda della materia oscura, implica un pericolo, non solo in cosmologia ma in tutte le materie scientifiche, secondo cui “le risposte dell’universo” non hanno bisogno di verifica (e quindi possono essere costruite per tappare i buchi).
Non bisogna dimenticare che ci sono voluti molti anni di duro lavoro per raggiungere il grado di conoscenza attuale nelle varie branche scientifiche Come non si può dimenticare nella maggior parte dei fenomeni fisici c’è la presenza di molti fattori che interagiscono tra loro. 9
Andando avanti con le ricerche salta anche la teoria del Big Bang. Uno dei nodi cruciali di questa teoria è l’ipotesi di un effetto, in questo caso l’esplosione di materia ed energia nell’universo, senza una causa. Non bisogna essere degli scienziati, che con una teoria del genere, significa accreditare un approccio opposto a quello scientifico, che ricerca una causa dietro ogni effetto. La potenza della scienza (quella autentica, non quella asservita) sta tutta nella possibilità di generalizzare i risultati dell’osservazione e nel poter fare previsioni, nello sviluppare teorie studiando i processi in corsi e nell’utilizzare queste teorie come guida per l’azione.
Tra l’altro, se si osserva attentamente, tra la teoria del Big Bang e il mito cristiano della Creazione ci può essere un tracciato che non può non mettere a disagio. Non è sufficiente sostenere, come fanno i suoi sostenitori, che è impossibile sapere cosa ci fosse prima del Big Bang, come ogni altra speculazione, deve perciò fermarsi a quel momento.
Una delle conclusioni che ci può attenere è che l’universo non ha inizio, non ha fine, e il tempo è infinito. Ma soprattutto che l’universo non è statico. Ovunque, dalla scala infinitesimale quella infinitamente grande, si notano moto, cambiamento ed evoluzioni. Semplici galassie e pianeti, nascono, crescono e muoiono. Su questo sfondo sorgono e crollano imperi. Miliardi di cellule interagiscono tra loro, si sviluppano, muoiono e si rinnovano.
Le teorie non sono mai neutre se si concepisce l’universo come una realtà materiale che non è mai nata e per questi motivi non può morire, che il mondo è infinito nel tempo e nello spazio ma che soprattutto e materia in movimento, contrasta con la concezione di uno spazio immobile, assoluto che porta molti intellettuali a un pessimismo storico o come Fukuyama ritengono che ci sia “la fine della storia” per giustificare la perennità del modo di produzione capitalistico e di un sistema fondato sulla divisione in classi sociali. Ma, se l’universo come realtà materiale è in continua espansione e non ha confini, allora vuol dire che ogni sistema sociale è una realtà provvisoria, che può finire e far nascere qualcosa di nuovo.
Perciò da queste conclusioni, l’esplorazione dello spazio ci conduce a un motivo di speranza. Tutto si muove e tutto si modifica.

Note
1 http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_giugno_14/base-lunare-giapponese-m…

2 http://it.paperblog.com/robot-e-cyborg-nello-spazio-30092

3 http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_giugno_11/shuttle-militare-caprara-b..

4 http://www.3lastampa.it/scienza/sezioni/sezioni/news/articolo/Istp/220702/

5 Tutto ciò diventa inquietante, quando Warwick è stato avvicinato dai rappresentati di due importanti compagnie di software, una britannica e una amerikana, la Blackabaud Inc. considerata, il gigante del software. Con questo tipo di tecnologia le aziende possono seguire, passo per passo, i loro dipendenti, passo per passo, dentro e fuori dai posti di lavoro. Vedere Link: http://www.paolodorigo.it/IlGovernoDelleCimici.htm

6 L’avatar è un’immagine scelta per rappresentare la propria utenza in comunità virtuali, luoghi di aggregazione, discussione, o di gioco on-line.
La parola, che è in lingua sanscrita, è originaria della tradizione induista, nella quale ha il significato di incarnazione, di assunzione di un corpo fisico da parte di un dio (Avatar: “Colui che discende”): per traslazione metaforica, nel gergo di internet s’intende che una persona reale che scelga di mostrarsi agli altri, lo faccia attraverso una propria rappresentazione, un’incarnazione: un avatar appunto.
Tale immagine, che può variare per tema e per grandezza (di solito stabilite preventivamente dai regolamenti delle comunità virtuali), può raffigurare un personaggio di fantasia (ad es. un cartone animato, un fumetto), della realtà (ad es. il proprio cantante o attore preferito, o anche la propria immagine), o anche temi più vari, come vignette comiche, testi, ed altro.
Il luogo di maggiore utilizzo degli avatar sono i forum, i programmi di instant messaging, e i giochi di ruolo on-line, dove è d’uso crearsi un alter ego. Alcuni siti invitano a dotarsi di un avatar ispirato a un certo tema per renderne uniforme l’utilizzo in modo da migliorare il senso di appartenenza alla comunità virtuale. Per esempio il sito del Villaggio di Ofelon richiede un avatar di ispirazione medievale che, unitamente a un nickname in tema, tende a creare un’ambientazione di cavalieri del medio evo.

7 La denuncia sempre più vasta di persone che denunciano interferenze torturatorie, farebbe pensare che sia in atto un esperimento massiccio, dove gli esseri umani sono delle cavie non volontarie.

8 Le cellule neuronali e nervose inviano normalmente segnali elettrici con i quali esse interagiscono con le altre cellule nervose, e grazie alle quali esse monitorano ed inviano gli impulsi necessari a tutte le funzioni dell’organismo, dal pensiero alle azioni, dalle sensazioni al controllo delle funzioni interne del corpo

9 Tutto questo dimostra la validità scientifica del materialismo dialettico.

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~ di marcos61 su giugno 28, 2010.

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