CERVELLI CREATIVI SE SI SOGNA

CERVELLO PIU’ CREATIVO DOPO I SOGNI,

ANCHE I ROBOT SONO CREATIVI, SOGNANO ANCHE LORO?

 

   Nel sonno c’è un’intensa attività fisiologica. Tanto che come dimostra lo studio coordinato da Sara Mednick dell’Università di San Diego, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy off Sciences (Pnas) [1] il sonno R.E.M. caratterizzato cioè da movimento a scatto degli occhi, quello in cui si sogna, il cervello spingerebbe al massimo le sue capacità creative. L’importanza di questo studio, è che, ufficialmente, è andato oltre il luogo comune che vede il sonno come il meccanismo che “conserva” l’energia e consolida la memoria.

   Insomma, il sonno non solo ricarica e riordina le idee ma grazie anche ai sogni stimolerebbe la creatività e la soluzione di problemi che richiedono di collegare le idee e concetti. A sostegno delle proprie tesi i ricercatori hanno sottoposto alcuni volontari a un test della creatività chiamato Remote Associates Test (RAT): date tre parole si deve cercarne una quarta che sia loro collegata. Ebbene: i volontari che avevano schiacciato un pisolino con fase R.E.M. hanno ottenuto i risultati migliori.

   Mi pongo delle domande. Se io riesco a “prelevare” i sogni di uno fortemente creativo (come un artista) posso trasmetterli in un organismo artificiale? Sembra fantascienza, ma lo sviluppo della robotica pone degli interrogativi.    

   Piero Angela il noto divulgatore scientifico televisivo, in un suo saggio del 1984 La macchina per pensare edito da Garzanti, descrive la storia dell’evoluzione dell’uomo, dagli ominidi alle varie scoperte e invenzioni, quali il linguaggio e il fuoco, che hanno cambiato il modo di vivere dell’umanità, ci prospetta un futuro sempre più legato alle tecnologie. È un viaggio guidato per conoscere le caratteristiche dell’intelligenza, della creatività, dell’astrazione. Negli ultimi capitoli si occupa prevalentemente di tutti aspetti futuribili “necessari” a una società tecnologizzata. Ebbene si immagina che sia possibile costruire un robot dotato di coscienza e di sentimenti tipicamente umani. Basterebbe, secondo Angela, costruire un robot che abbia per cervello un computer programmato per imitare non solo l’aspetto “superiore” della mente umana (che secondo Angela si limita al pensiero razionale) ma anche gli aspetti inferiori, gli istinti. Per esempio il robot sarebbe programmato per ricaricare le sue batterie elettriche quando ne avrebbe bisogno, ed anche per riconoscere le persone che eventualmente glielo impedissero e per agire – se necessario – contro queste ultime[2].

   Fantascienza? Attenzione: ci sono notizie sullo sviluppo della robotica sbalorditivi. Nel 2008 è stato costruito dall’università di Reading (Gran Bretagna) il promo robot che viene controlla non dai microchip al silicio, ma da cellule nervose di ratto coltivate in laboratorio (lo rende noto il settimanale New Scientist)[3]. Gordon, questo è il nome dato al robot, ha più di 50.000 neuroni, prelevati da embrioni di ratto e coltivati in vitro, adattati per essere disposti dentro una matrice con 60 elettrodi capaci di registrare i segnali elettrici delle cellule. In questo modo Gordon è capace di evitare gli oggetti e di spostarsi autonomamente.

   Ma non è finita. La creatività è notoriamente collegata ad artisti, poniamoci la domanda può essere un robot artista? Notizia del 1995[4] dove Aaron, il primo robot pittore, ha esposto le sue opere. Aaron è stato preparato, dopo 25 anni, Harold Cohen, responsabile del Centro di ricerca sui calcolatori e le arti dell’Università della Californi (La Jolla) nonché esperto di pittura astratta, per dimostrare che un computer, benché incapace di pensare, sa svolgere determinate attività per cui si ritiene necessario dell’uomo. Il programma secondo cui lavora Aaron prevede la conoscenza delle regole basate sulla coerenza delle forme (soprattutto, la proporzione naso viso) e, soprattutto possiede un “generatore di scelte” che gli impedisce di riprodurre la stessa immagine più di una volta. Ma c’è solo questo? E l’ispirazione?

   Ebbene un’altra notizia tra l’8 e il 28 novembre 2007 si è svolta a Napoli un’esposizione di Arte Robotica [5]

   Ovviamente lo sviluppo della robotica non si ferma solo sul campo artistico. Nei laboratori dell’Università di Pisa, un team di ricercatori coordinati da Antonio Bicchi ordinario di robotica alla facoltà di Ingegneria, sta progettando automi industriali (e in futuro domestici) capaci di lavorare accanto agli esseri umani[6]. Il progetto di ricerca si chiama Phriends ed è il primo a livello mondiale sull’interazione sicura uomo-macchina. L’obiettivo è costruire una generazione che, grazie ad accorgimenti hardware e software, può condividere lo stesso luogo di lavoro degli umani. Secondo uno studio condotto, negli Stati Uniti, nelle industrie manifatturiere almeno il 43% dei lavoratori ha subito malattie o ferite; il 62% delle ferite consiste in traumi ripetuti e il 32% in stressa fisico da movimenti ripetuti all’eccesso. Tutto questo fa parte dei costi umani che produce il capitalismo (come i morti nel lavoro e di lavoro), i robot a differenza degli umani nell’attività lavorativa non dovrebbero avere né infortuni né sofferenze fisiche dovuto all’uso di materiali impropri.  Ma non c’è solo questo, il professor Bicchi afferma: “Gli umani saranno sempre più vicini agli automi e le macchine dovranno essere più intelligenti e sicure”. In sostanza la filosofia del transumanesimo. L’evoluzione dell’essere umano per i transumanisti non è conclusa, per completarla bisogna fare ricorso a ogni mezzo tecnologico.

   La robotica è attraversata da diverse discipline scientifiche: neuroscienze, ingegneria, informatica, biologia, matematica, psicologia, filosofia. In sostanza quello che sta avvenendo  è quello del trasferimento dei processi del cervello animale e animale ai robot.

   Domanda: anche i nostri sogni?

 


[1]  Fonte City mercoledì 10 giugno 2009

[2]  In realtà Angela non costruito un essere umano bensì un pericoloso congegno meccanico non dotato di coscienza. Tutto ciò nasce dal fatto è che Angela, parte dalla convinzione secondo cui l’essere umano è una macchina. Interpreta una semplice successione deterministica di progetti logici in un computer come un’attività mentale cosciente, a parte che non viene                                                                        considerata la parte non razionale della mente umana, il computer non è certo dotato di una coscienza. Inoltre ritiene che i sentimenti, le emozioni che sono qualità tipicamente umane siano conseguenza degli “istinti inferiori”

[3]  Link http://www.uaar.it/news/2008/08/gran-bretagna-primo-robot-con-cervello-biologico/

[4]  Link http://archiviostorico.corriere.it/1995/ottobre/08/Aaron_robot_artista_Boston_espone

[5]  Link http://www.noemalab.org/robotic-art/?cat=1

 

 

[6]   Link http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_giugno_02/pisa_robot_sicuri_175fec3

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~ di marcos61 su giugno 11, 2009.

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