KEY-CRIME IN AZIONE

CON KEY-CRIME MINORITY REPORT DIVENTA UNA REALTA’ 

Alla Questura di Milano è operativo da due anni, Key Crime, il software sperimentato che prevede quando un criminale commetterà una rapina e dove. Di recente è stato arrestato grazie a questo software un rapinatore seriale di blockbuster (Giorgio Sturiese Tosi – Altri arresti con il computer – Epolis Milano – mercoledì 27 maggio 2009). Key Crime è capace di codificare fino a 11.000 informazioni, a partire da filmati, fotografie, descrizioni e testimonianze a caldo. Con l’analisi e controfondo delle varie informazioni si crea una vera e propria banca dati, dalla quale si definisce la firma di chi commette il crimine e soprattutto s’ipotizzano i luoghi e i tempi di quelli futuri. Bisogna fare alcune riflessioni. La campagna sulla sicurezza non solo sta portando l’Italia verso una deriva fascista, reazionaria e razzista, ma è l’occasione d’oro per incrementare ulteriormente le tecnologie del controllo. Come dicevo precedentemente la diffusione di data-immagine potrebbe a qualsiasi organismo di polizia (o a bande criminali) nel far rientrare nella categoria di “sospetto” qualsiasi persona che corrisponda a certi determinati requisiti. Un futuro degno di Panopticom.

Panopticom, un neologismo tradotto dal greco per significare “luogo dove tutto è visto”, stato dato dal filosofo inglese Jeremy Bentham a una struttura penitenziaria da lui nel 1791. Questa prigione modello, in realtà mai costruita, anche se imitata nei tempi successivi, comprendeva architettonicamente: – Un edificio ad anello, diviso in celle, occupanti ciascuna tutto lo spessore della costruzione e con due finestre, una verso l’interno l’altra verso l’esterno. – Una torre, posta al centro dell’anello, tagliata da larghe finestre, aperte vero la superficie interna dell’anello. Ponendo una o più guardie nella torre, da lì si era in grado di vedere in permanenza e in controluce le sagome di tutti i carcerati, collocati uno in ogni cella. Il gioco di luce avrebbe consentito ai sorveglianti di vedere costantemente i sorvegliati senza poter essere a loro visti. La costrizione stava nella visibilità: è essa a diventare una trappola. La situazione di visibilità cosciente in cui versava il detenuto assicurava il funzionamento automatico del potere. Egli non avrebbe avuto alcun attimo di riservatezza, non sapendo quando e se la guardia stesse osservando o no. In sostanza questo sistema consentiva una sorveglianza permanente. Il potere dipendeva dalla costrizione psicologica. Chi è sottoposto a una sorveglianza così stretta non è mai sicuro dell’esistenza di un momento in cui possa lasciarsi andare. Il Panopticom rappresenta la parodia laica dell’onniscienza divina. Alla pari di Dio, la fonte del potere è invisibile.

Addio privacy? Bisogna intendersi, cosa s’intende per privacy. In termini liberali e borghesi essa è concepita coma una forma di equilibrio tra gli interessi individuali e quelli della società. Interessi che s’identificano primariamente con la proprietà privata e che hanno come modello un individualismo spinto. Ben altra cosa rispetto alla dignità e all’identità umana. Inoltre, l’esistenza di una legislazione sulla privacy potrebbe servire, da un lato a legittimare la presenza delle forme di sorveglianza tecnologiche quelle che non “disturbano” dall’altro a tranquillizzare chi usa i mezzi elettronici e di comunicazione. In realtà è sugli stessi risvolti della legge che vige una diffusa disinformazione. Gli atti liberatori che si firmano in occasione di numerose transazioni sono divenuti dei pro-forma, che si assolvono per non entrare in conflitto con le proprie esigenze. Ma la corretta gestione dei dati che la controlla? Quali garanzie ha un cittadino che le agenzie per la produzione dei dati non si trovino nella sfera di controllo del governo, che è uno dei maggiori utenti dei sistemi di sorveglianza computerizzata. Una cosa che la legge non si permette di ostacolare è l’impiego di soluzioni tecniche sempre più sofisticate. La tecnica non si tocca in quanto viene vista “neutra”. Quando è invece è proprio sui sistemi che occorrebbe agire, ponendo vincoli soprattutto sulla gestione e uso dei dati (come obiettivo minimo) per arrivare su cosa erogare, come e per chi, in sostanza l’autogoverno dei cittadini/lavoratori sulla tecnologia. Ma perché questa avvenga occorrerebbero mobilitazioni organizzate.

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~ di marcos61 su maggio 27, 2009.

2 Risposte to “KEY-CRIME IN AZIONE”

  1. credo che sia un’ottima rispota alla criminalita’ bisogna sostenere questo progetto sempre di piu’. non lasciare niente al caso. i cittadini milanesi ne sarebbero fieri. una fans key.

  2. di cosa hai paura? di essere l’incarnatore delle 11000 informazioni indi ti attribuirebbero le rapine?

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