A CHE SERVE LA PSICHIATRIA PER L’ANSIA? A PRENDERLO A QUEL POSTO

 

Giampaolo Perna, professore onorario in psichiatria e neuropsicologia all’Università di Maastricht, insegnate all’Università Vita e Salute del San Raffaele e fondatore dirigente del Mental Fitnes Institute a Milano, su City venerdì 9 gennaio 2009 ha rilasciato un’intervista che riporto qua sotto (con commenti).

D. Mental Fitnes, cioè?
R. La mente è una macchina che può essere perfezionata con il giusto allenamento e con alcune precauzioni. Può imparare a fare scelte migliori, ad avere più memoria e a controllare le emozioni.
Già dire che una macchina che può essere perfezionata, è quasi una metafora che non si ha che fare con esseri umani ma appunto con delle macchine da programmare.)
D. In che cosa consiste l’addestramento del cervello che proponete?
R. Premetto che nel Mental Fitnes Instite non curiamo problemi mentali, come ansia o attacchi di panico. Infatti, nei primi incontri controlliamo tramite uno screening medico se la persona è sana. Poi proseguiamo con la valutazione della personalità in rapporto con stili di vita, ritmi circadiani, alimentazione ed esercizio fisico. Se la persona ha delle aree di debolezza, proponiamo dei programmi di rafforzamento di queste aree specifiche.
(Mistero, non serve a curare problemi mentali, ma “rafforza le aree di debolezza”).
D. Si può imparare a fare scelte migliori, scartando i fallimenti?
R. Di solito le persone impulsive, che ascoltano le emozioni del momento e cercano di soddisfarle, rischiano di farsi un danno nel lungo termine. Faccio un esempio. Se mi trovo davanti a un capo poco simpatico e all’ennesima sfuriata, gli tiro un cartone e mi licenzio, avrò soddisfatto l’emozione del momento, me nel lungo periodo avrò uno svantaggio economico e professionale.
(E’ allora cosa propone? La rassegnazione, accettare tutto, prenderla in quel posto?).
D. In questo caso insegnate al cliente a controllare le emozioni? Come?
R. Tanto più una persona è capace di trattenersi del soddisfare le emozioni istantanee, tanto più sarà in grado di gestire i suoi bisogni. Ci sono delle tecniche specifiche. Prendendo consapevolezza dell’emozione, si riduce l’esplosione della stessa, sia essa ira o tristezza. Davanti un capo odioso, posso chiedere di andare in bagno o di rimandare la discussione. Ci si può concentrare modulando la respirazione o contando alla rovescia.
(Ecco il problema dell’essere umano! Le emozioni, bisogna rimuoverle, averle sono una “malattia”).
D. A furia di trattenere i sentimenti, non si rischia di diventare fredde macchine?
R. La parte emotiva è cruciale, ovviamente. Se io sono un manager in grado di prendere le migliori decisioni ma non riesco a essere felice con mia moglie o stramangio non starò mai bene. Però, sia chiaro, noi non insegniamo a essere felice, questo è un compito che appartiene al singolo. Noi forniamo delle tecniche per far correre la Ferrari. Ma se alla guida non c’è uno Schumacher, che ci mette passione e rischio, la macchina non vincerà mai. L’emozione deve essere integrata e non eliminata, né controllata. Vanno controllati gli eccessi.
(In sostanza sviluppare l’adattività).
D. In caso mobbing che cosa consigliate?
R. Il mobbing è un concetto non qualificabile, non c’è una diagnosi precisa. Se c’è una situazione difficile sul lavoro, bisogna imparare a gestire i rapporti, imparando, per esempio il linguaggio del capo. Uno dei più gravi difetti di comunicazione per esempio, avviene fra i sessi, anche sul lavoro. Il linguaggio dell’uomo e della donna non coincidono.
Qui casca l’asino, il mobbing non esiste, e tutto un problema di comunicazione, bisogna accettare e assorbire “il linguaggio del capo”, in sostanza bisogna fare propri le esigenze dell’azienda, prenderle come “naturali”, “razionali”. In sostanza dire che tutto un problema di linguaggio significa mascherare i rapporti classe).
D. In che cosa consiste il programma di psicofitness?
R. Insegniamo tecniche di rilassamento che devono essere applicate nel contesto lavorativo. Il training autogeno, la meditazione tibetana personalizzata. Se la persona non è allenata fisicamente, cerchiamo di organizzare per lei un allenamento nel suo contesto. In caso o in ufficio: mi compero un cyclette e prima di mangiare pedalo per venti minuti. La psicofitness è un metodo che serve alle persone che hanno un grado di performance alto, dalle mamme che lavorano ai manager.
D. Voi aiutate anche a recuperare le capacità mnemoniche?
R. Sì, se la persona ha difficoltà di concentrazione e di attenzione, usiamo un software professionale, che stimola una serie di compiti. Una versione avanzata per della settimana enigmistica.
(Un software di stimolazione della memoria, probabilmente è un frutto delle ricerche sulla memoria in atto).
D. I nostri tempi veloci e compulsivi aumentano gli stati di ansia?
R. Chi non è predisposto ad un disturbo di ansia, raramente lo sviluppa se è pressato da lavoro e dalle responsabilità. Chi ne sofre, invece, viene schiacciato da questi tempi.
(Sei pieno dei debiti, ti licenziano, ai il mutuo da pagare? E non ai soldi da pagare? Non fatti prendere dall’ansia. Queste terapie mi sembrano una droga per non pensare).
D. Come si può affrontare psicologicamente questo periodo di crisi economica?
R. Dal crollo delle Torre Gemelle, alla crisi finanziarie c’è stato un continuo evolversi di crisi e la strategia utilizzata in passato per combattere gli eventi non funziona più. Quindi funzionano meglio le persone che rispondo più velocemente ai cambiamenti.
(Della serie chi si adatta meglio).

Tutta questi studi sull’ansia, mi sembrano lo strumento che nelle metropoli imperialiste possa servire a riprogrammare le personalità per adattarle meglio in situazione di crisi.

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~ di marcos61 su aprile 14, 2009.

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