CONDIZIONAMENTI SUBLIMINALI

    

     IL CONTROLLO PASSA ATTRAVERSO LE ONDE

 

 

 

    Michaele Persinger docente di neuroscienze del comportamento al Dipartimento di Psicologia Laurentina University di Sudbury, nella regione canadese dell’Ontario1, dal 1971, si occupa dell’interazione fra sistema nervoso e campi elettromagnetici e degli effetti sul comportamento. Non solo i campi elettromagnetici delle moderne apparecchiature elettriche ed elettroniche (come il cellulare) ma anche quelli di origine geofisica, generati cioè da terremoti, spostamenti del terreno, fenomeni meteorologici e atmosferici.

    I comportamenti che Persinger analizza non sono le solite prove di memoria e percezione, ma anche le anomalie di comportamento, le allucinazioni, le visioni religiose e mistiche, le apparizioni di UFO o di esseri fantastici, i fenomeni paranormali. La metodologia adottata comprende studi di laboratorio su animali, ricerche cliniche su pazienti umani ed estesi studi epidemiologici2. Uno degli strumenti usati per questi studi è stato l’”elmetto”. Vale a dire un’apparecchiatura con la quale si è in grado di stimolare il cervello umano con campi magnetici complessi a bassa intensità e in modo altamente selettivo per le diverse aree cerebrali. Con tale apparecchiatura egli è riuscito, a riprodurre in laboratorio senza ioni, esperienze che vanno dalla paura all’estasi, dal piacere sessuale alle allucinazioni visive e uditive, dal ricordo di esperienze dell’infanzia a esperienze di quasi morte e perfino il contatto con angeli, diavoli o addirittura con Dio3.

   Il sistema limbico è una parte del cervello filogeneticamente intermedia fra le strutture più primitive del sistema nervoso e la corteccia cerebrale. Il sistema limbico è la sede delle emozioni e consente agli esseri umani di avere una complessa varietà di stati emotivi: disgusto, amore, paura, sorpresa, invidia, ecc. Le sue strutture principali sono l’ipotalamo, l’amigdala e l’ippocampo.
L’ipotalamo è la struttura più arcaica e può essere considerato la centralina di controllo del sistema nervoso autonomo e quindi delle risposte fisiologiche di base dell’organismo: fame, sete, piacere, rabbia, temperatura corporea, ecc. Attraverso i meccanismi di regolazione endocrina, l’ipotalamo riceve informazioni da ogni organo del corpo umano e può a sua volta influenzare l’intero organismo.
L’amigdala ha una funzione di mediazione delle emozioni superiori e di regolazione delle attività che coinvolgono tali emozioni, come ad esempio l’attaccamento emotivo e l’amore. Essa svolge inoltre un’importante funzione di “campanello d’allarme” analizzando ogni stimolo esterno o interno e assegnando a esso il giusto significato emotivo. Ad esempio, se un rumore sospetto ci sveglia nella notte, è l’amigdala che mette in moto il sistema nervoso autonomo, attraverso l’ipotalamo, per allertare l’organismo e predisporlo all’azione. Alcuni neuroni dell’amigdala sono sensibili selettivamente alle emozioni facciali delle altre persone. Altri sono multimodali, cioè rispondono simultaneamente a stimoli visivi, uditivi, olfattivi e tattili.
L’ippocampo ha un ruolo fondamentale nell’elaborazione dell’informazione, inclusa la memoria, l’apprendimento di fatti nuovi, la creazione di mappe spaziali dell’ambiente e l’attenzione agli stimoli esterni. La distruzione dell’ippocampo rende una persona incapace di formarsi qualsiasi nuovo ricordo. L’ippocampo interagisce strettamente da un lato, con la corteccia cerebrale, dall’altro con l’amigdala. In altri termini, emozione e ragione non sono mai separabili fra loro, ma agiscono sempre insieme. L’intelligenza emotiva regola e dirige i processi di apprendimento.
Veniamo infine ai lobi temporali cui si è accennato in precedenza. Si tratta di una parte della corteccia cerebrale, quindi filogeneticamente più recente del sistema limbico, che si trova grosso modo fra gli occhi e le tempie. Nell’emisfero dominante (di solito il sinistro) il lobo temporale è coinvolto principalmente nella comprensione e nell’elaborazione del linguaggio (è qui che, da semplici suoni, le parole assumono un significato) e nella memoria a lungo termine. Nell’emisfero non dominante (di solito il destro) il lobo temporale è coinvolto nella comprensione delle espressioni facciali, nell’elaborazione delle informazioni non verbali del linguaggio come ad esempio l’intonazione, nell’ascolto dei ritmi, nell’apprendimento musicale e visivo. 

 

Neuroscienze e religione


Le ricerche di Michael Persinger si collocano all’interno di un rinnovato interesse delle neuroscienze per le basi neurofisiologiche delle esperienze mistiche e religiose. Un interesse che non è più confinato alla sola speculazione teorica, ma può oggi avvalersi di tutte le più moderne tecniche di indagine sperimentale.
In particolare, l’attenzione di Persinger per il sistema limbico e i lobi temporali non è un fatto isolato.
Il primo collegamento fra lobi temporali ed esperienze religiose risale all’inizio del secolo e ha a che fare con un disordine neurologico: l’epilessia. L’epilessia, già considerata nell’antichità un “male sacro”, è il sintomo di un anormale funzionamento elettrico del tessuto cerebrale, in cui le cellule nervose entrano in azione tutte insieme invece di eseguire ciascuna il proprio compito. La causa è di solito un danno che può essere conseguenza di traumi fisici, infarti, tumori cerebrali o altre lesioni di varia natura. Esistono diversi tipi di epilessia, fra cui, per l’appunto, alcune forme che colpiscono il sistema limbico e i lobi temporali (TLE, Temporal Lobe Epilepsy).
Arnold Mandell, professore di psicologia presso l’Università della California a San Diego, ha discusso il ruolo dei lobi temporali nelle esperienze religiose sulla base del meccanismo di azione delle sostanze psicoattive. Sostanze come l’LSD, in particolare, bloccano gli effetti inibitori della serotonina sui lobi temporali, e quindi hanno la capacità di indurre scariche neuronali sincronizzate nelle strutture limbiche (ippocampo e setto) dei lobi temporali.
Vilayanur Ramachandran, professore di neuroscienze, anch’egli dell’Università della California, ha studiato centinaia di persone affette da epilessia dei lobi temporali, sottoponendole a un esperimento in cui era misurata la loro risposta emotiva a parole di significato neutro, sessuale (o violento) e religioso. Confrontando i risultati dei pazienti affetti da epilessia con quelli di soggetti normali, senza particolari inclinazioni religiose, e di soggetti praticanti diverse religioni, Ramachandran è giunto alla conclusione che i lobi temporali sono la sede delle esperienze religiose.
L’importanza dei lobi temporali e del sistema limbico nelle esperienze mistiche e religiose è stata anche efficacemente sottolineata dal professor Rhawn Joseph, uno dei maggiori esperti nel campo della neuropsicologia dello sviluppo e delle differenze sessuali (nonché personaggio a suo modo bizzarro, che sembrerebbe confermare lo stereotipo secondo cui chi si occupa di queste cose non è lui molto normale…). Secondo Joseph, l’amigdala è addirittura il “trasmettitore di Dio” (questo è il titolo del suo ultimo libro). Un punto ben evidenziato da Joseph è l’esistenza nei lobi temporali di neuroni specializzati nel riconoscimento di forme particolari, fra cui rientrerebbero alcune forme, come la croce e il triangolo, che hanno un significato religioso in molte culture.
Andrew Newberg, professore di Radiologia nel Dipartimento di Medicina Nucleare dell’Università della Pennsylvania, e lo psichiatra Eugene D’Aquili hanno eseguito un’interessante serie d’esperimenti in cui sono riusciti a “fotografare” con la tomografia SPECT (single photon emission computed tomography) l’attività del cervello di meditatori buddisti e di suore francescane nel momento esatto delle loro esperienze mistiche. Nel loro recente libro dal titolo Why God Won’t Go Away (“Perché Dio non se ne andrà”), gli autori espongono un modello che vede coinvolti nella genesi dell’esperienza religiosa i lobi parietali e frontali, i lobi temporali, l’amigdala e l’ippocampo. La loro conclusione è che il cervello è predisposto naturalmente, proprio in virtù dei collegamenti fra tali strutture cerebrali, a questo tipo di esperienze, che non sono quindi né patologiche né unicamente il risultato di condizionamenti di tipo culturale.

   Scientificamente un po’ più azzardate, ma comunque degne di nota, sono le considerazioni di Melvin Morse, professore di Pediatria presso l’Università di Washington, che nella sua professione di medico si è occupato a lungo delle esperienze di quasi morte (NDE, Near Death Experiences) nei bambini. Secondo Morse, il lobo temporale destro consente agli esseri umani di entrare in contatto con una realtà non locale, al di fuori del tempo e dello spazio ordinari, e tale realtà costituirebbe la base delle esperienze mistiche e di quelle paranormali.
Come si può vedere, una volta iniziato a comprendere i meccanismi dello sviluppo del cervello e a svelare le basi neuronali della percezione, della memoria e dell’apprendimento, i neuroscienziati sembrano ben decisi ad affrontare anche gli aspetti più profondi ed esclusivi dell’esperienza umana, entrando in un terreno fino ad oggi di pertinenza esclusiva di teologi, filosofi e storici delle religioni. L’originalità di Michael Persinger sta nel non essersi limitato allo studio di pazienti con epilessia del lobo temporale, ma nell’avere indagato l’esistenza di anomalie neuroelettriche nella popolazione “normale”. Persinger ha infatti teorizzato l’esistenza di scariche transienti del lobo temporale (TLT,
Temporal Lobe Transients) che possono influenzare il linguaggio, il riconoscimento dei volti, le emozioni e più in generale i processi psichici, senza dare luogo, perché non sufficientemente intense, ad attacchi epilettici veri e propri.
Inoltre, secondo Persinger, se la natura “estatica” di certi attacchi epilettici è il risultato di un’influenza dei lobi temporali sui normali processi delle strutture limbiche, come l’amigdala e l’ippocampo, si può pensare che queste attività siano l’esagerazione di una normale attività del cervello. È questa la sua “Ipotesi del continuo”, formulata nel 1983, secondo cui un po’ tutti, io e voi compresi, abbiamo un grado variabile di potenziale labilità verso queste anomalie funzionali. Ammesso, a questo punto, che si tratti davvero di “anomalie” e non piuttosto, come appare sempre più probabile, di normali capacità del cervello umano. Capacità che renderebbero ragione degli aspetti universali delle esperienze mistiche-religiose e di quelle paranormali, al di là delle differenze di epoca storica e di cultura.
L’esistenza d’anomalie elettriche transienti dei lobi temporali era già stata ipotizzata in psichiatria e variamente descritta come “epilessia di Dostoevskij”, “attacchi parziali”, “attacchi estatici” e “attacchi psichici”. Le sensazioni soggettive associate con questi attacchi epilettici parziali possono includere illusioni somestesiche (come ad esempio le vertigini o il senso di volare), allucinazioni olfattive e gustative (piacevoli o spiacevoli),
allucinazioni uditive (come voci, suoni, musiche), allucinazioni visive (in particolare macchie e strisce luminose, stelle, dischi, colori), macro e microscopia, autoscopia (la percezione della propria immagine). Quest’ultimo fenomeno, in particolare, è stato lungamente descritto dallo psicanalista Otto Rank nel suo celebre studio sul “doppio” nella mitologia e nell’arte. Possono inoltre esserci illusioni cognitive, come sensazioni di dejá vu (già visto), jamais vu (mai visto), deja vecu (già vissuto), idee e pensieri ossessivi, distorsioni del senso del tempo e dello spazio, idee trascendenti e metafisiche e sintomi affettivi come tristezza, paura, piacere, ansia. Insomma, non pochi punti in comune con l’esperienza sciamanica e quella psichedelica.

   Nel 1990 Persinger e collaboratori realizzano un questionario (PPI, Personal Philosophy Inventory) che contiene affermazioni del tipo “a volte mi sento come se le cose non fossero reali”, “ho sognato di galleggiare o di volare nell’aria” e persino “sono stato a bordo di un’astronave”. L’obiettivo del questionario era di verificare nella popolazione la presenza di deboli fenomeni analoghi a quelli degli attacchi epilettici parziali. Un decennio di uso di questo strumento ne ha dimostrato l’affidabilità e la capacità di predire anomalie dei lobi temporali misurabili con l’elettroencefalogramma.
A questo punto, a Persinger non rimaneva che un ultimo passo: riprodurre i sintomi e le esperienze sopra descritte in laboratorio, su soggetti perfettamente normali. In che modo? Semplice. Ricordiamo, come già detto in precedenza, che Persinger ha iniziato i suoi studi dedicandosi agli effetti neuropsicologici e comportamentali dei campi elettromagnetici. La via seguita è quindi stata quella di applicare su dei volontari dei deboli campi magnetici, cercando di localizzarne l’effetto sui lobi temporali e sul sistema limbico. Il metodo usato da Persinger è stato molto empirico. In pratica, egli ha provato numerose combinazioni d’intensità e di frequenza di un campo magnetico, applicato sulla testa dei soggetti grazie ad un semplice casco da motociclista, modificato con gli opportuni elettrodi e avvolgimenti magnetici. Le persone che si sono infilate l’elmetto di Persinger hanno vissuto esperienze fuori del corpo, avuto allucinazioni di varia natura, rivissuto momenti della loro infanzia, provato terrore o piacere e avuto la sensazione che nella stanza dell’esperimento fossero presenti angeli, demoni o alieni. Sono stati anche eseguiti numerosi esperimenti sulla “emisfericità” di questi effetti. Persinger è giunto alla conclusione che per la maggior parte delle persone il “senso del Sé” (ma sarebbe più giusto dire “dell’Io”) risiede nel lobo temporale sinistro, mentre nell’emisfero omologo destro risiederebbe un altro senso del Sé, percepito in genere come una presenza estranea all’individuo: il proprio doppio, un alieno, un angelo, un demone o Dio. Insomma, si comincia a capire perché qualcuno già parla di “neuroteologia”.

Alcune possibili aree d’indagine


     Le ricerche di Persinger coniugano in modo originale, per la prima volta su solide basi scientifiche, la geofisica, quindi lo studio dell’ambiente naturale e la neuropsicologia degli stati modificati di coscienza. Esse permettono quindi di gettare nuova luce su tanti aspetti della “geografia sacra”. Ad esempio, anche a un’analisi superficiale, si nota che tanti luoghi magici, in cui i sacerdoti, i veggenti o le streghe si recavano per avere visioni e predire il futuro, si trovano in prossimità di siti con caratteristiche geofisiche tali da poter creare, o aver creato in passato, anomalie geomagnetiche del tipo di quelle riprodotte da Persinger in laboratorio con il suo elmetto. Lo stesso Persinger ha preso in considerazione, da questo punto di vista, i luoghi in cui sono avvenute alcune celebri apparizioni mariane. Paul Devereux, un ricercatore indipendente, ha registrato delle anomalie locali del campo magnetico terrestre in coincidenza con l’apparizione di luci misteriose (le cosiddette “earth lights”) nel deserto del Texas e in quello della regione di Kimberley nell’Australia Occidentale. Queste luci erano già conosciute agli abitanti indigeni di quelle zone e sono state in tempi più recenti considerate come apparizioni UFO. I risultati di Devereux sono in accordo con la teoria di Persinger, anzi, lo stesso Devereux, autore di numerosi libri sulla “geografia cognitiva dei luoghi sacri”, è addirittura andato nel laboratorio di Persinger per provare di persona il famigerato elmetto. Ricordiamo, infine, che anche il celebre Oracolo di Delfi si trova su una faglia tellurica e la zona è stata frequentemente soggetta a terremoti; anche se in questo caso sembra che lo stato di trance della Pizia fosse provocato dall’etilene che fuoriusciva dalle fratture nel terreno, non si può escludere un ruolo del geomagnetismo terrestre o una combinazione dei due effetti.

Risvolti inquietanti.

   C’è un altro aspetto delle ricerche di Persinger da prendere seriamente in considerazione. Le tecnologie elettromagnetiche di modificazione della coscienza sono usate per essere impiegate come strumenti per il controllo mentale da parte di eserciti, servizi segreti o organizzazioni criminali. Dai tempi della cosiddetta guerra fredda, sia gli USA che l’ex Unione Sovietica hanno cercato di sviluppare sofisticati metodi di controllo mentale per creare agenti segreti e assassini dotati di personalità multiple e quindi in grado di vivere una vita tranquilla o di uccidere su comando, secondo il prevalere dell’una o dell’altra personalità  (i candidati manciuriani).

   Un altro obiettivo di queste ricerche, spesso basate sull’ipnosi e sull’uso di sostanze allucinogene e delirogene, era quello di ottenere da agenti nemici catturati, tutte le informazioni in loro possesso. Fra le varie tecniche impiegate a partire dagli anni ’60, grazie ai progressi dell’elettronica, c’è stato anche l’impianto chirurgico nel cervello di stimolatori elettrici comandati a distanza via radio. Il principale sostenitore di questo metodo di controllo mentale è stato il famoso e famigerato professor José Delgado, autore nel 1969 del libro Genesi e libertà della mente (il titolo originale era Physical control of the mind).
Il governo amerikano ha mostrato un grande interesse nello sviluppo di armi cosiddette “non-letali” a onde elettromagnetiche. Armi in grado di focalizzare onde radio di determinate frequenze e intensità su un’area geografica molto limitata e di provocare così nausea, confusione e alterazioni mentali in un plotone nemico o in un gruppo di manifestanti. Alterazioni mentali che, nelle condizioni giuste, potrebbero anche assumere la forma di allucinazioni e fenomeni paranormali. Secondo lo scienziato austriaco Helmut Lammer, molti dei cosiddetti “rapimenti alieni”, diventati sempre più frequenti negli ultimi anni, sarebbero per l’appunto esperimenti di questo tipo svolti su comuni cittadini
4. Probabilmente, queste armi sono ancora in fase di prototipo, però sono destinate a diventare entro breve una realtà, specialmente nel nuovo scenario internazionale sempre più caratterizzato da conflitti di tipo non convenzionale.
A questo punto, è facile immaginare quali non certo tranquillizzanti applicazioni potrebbero avere l’elmetto del professor Persinger in mani poco rispettose della dignità e della libertà umana. Organizzazioni con fonti di finanziamento molto più elevate della piccola università canadese in cui Persinger lavora potrebbero cercare di sviluppare lo stesso tipo di effetti utilizzando, invece dell’elmetto, sorgenti di campi elettromagnetici in grado di agire sulle persone a distanza. Lo stesso Persinger, in un suo breve articolo dal titolo molto esplicativo (On the possibility of directly accessing every human brain by electromagnetic induction of fundamental algorithms), ipotizza persino che si possa creare un campo elettromagnetico esteso a tutto il pianeta, in grado di influenzare praticamente tutti i cervelli degli abitanti della Terra. Una prospettiva dal sapore fantascientifico, ma non più di quanto fosse fantascientifica la radio prima degli esperimenti di Marconi.

Interrogativi.

   Gli studi di Persinger hanno potenzialmente delle conseguenze molto importanti: se come si diceva prima attraverso le ricerche effettuate, si è dimostrato, che sotto condizioni controllate, l’effetto di onde elettromagnetiche sul cervello umano può indurre percezioni di eventi mistici e paranormali, incluse visite di dei, nonché l’esperienza di rapimento da parte di creature aliene. Questi studi indicano le basi materiali delle esperienze mistiche e religiose. Le conclusioni da un punto di vista filosofico, culturale, politico si possono immaginare. Un argomento contro le religioni costituite. Personalmente ritengo che siamo solo all’inizio nell’avere una teoria compiuta che sappia dare una spiegazione scientifica dei fenomeni definiti “paranormale”. Infatti, questi fenomeni inducono a un paradosso poiché introducono una correlazione fra uno stato psichico e un fatto (telepatia, veggenza ecc.). L’attività scientifica come la psicologia o la psicanalisi, ma anche la filosofia, si sono interessate esclusivamente ai contenuti del pensiero, senza trattarlo come un fatto. Il pensiero è correlato alla straordinaria complessità del nostro cervello (al di là di ogni concezione riduzionistica). Il cervello umano sono circa 100 bilioni (miliardi), le possibilità di attuare gli abbinamenti sono incommensurabili. Non si deve dimenticare che Freud aveva svelato che l’inconscio produce immagini e Jung elabora questo concetto con la nozione degli archetipi, ossia costruzioni simboliche elementari che si ritrovano nei miti più antichi. Si tratta dell’inconscio culturale.5 Jung utilizza anche il concetto d’inconscio collettivo, attinto dal mondo orientale, per spiegare fenomeni come la telepatia e la veggenza. L’inconscio, nei suoi strati profondi non sarebbe più un fattore personale. Lo condividiamo con gli altri, e a poco a poco con l’intera umanità. Freud ha tracciato una sorte di confine tra conscio e inconscio. Nel soggetto “normale”6 le pulsioni scaturite dall’inconscio sono abbastanza filtrate da arrecare scarso disturbo al conscio: il paranormale è raro. Nel nevrotico ossessivo (o fobico) la barriera è totale. Al contrario nel soggetto psicotico, questo confine è labile, laddove la persona è  minacciata costantemente dai contenuti inconsci: il paranormale si palesa nella sua essenza quotidiana, il pensiero magico rappresenta una forma di pensiero quasi abituale (tuttavia con scarsa metodologia, il che ne riduce la credibilità).

    Ma il problema vero non è tanto nell’avere una teoria compiuta sui fenomeni paranormali o religiosi, ma dall’accertamento della possibilità di provocare effetti diretti su specifici schemi neurali, utilizzando campi magnetici estremamente deboli, le cui intensità rientra nel raggio delle normali variazioni geomagnetiche terrestri.

    La scoperta del potenziale costituito dalla capacità tecnica di influenzare direttamente il cervello umano, senza dover ricorrere a modalità sensoriali, bensì emettendo informazioni neurali direttamente all’interno di un elemento fisico in cui tutti i membri della specie umana: l’atmosfera del nostro pianeta. Questa scoperta è l’equivalente nel campo scientifico/militare, per le capacità distruttive, del passaggio dalla polvere da sparo alla fissione nucleare (e perciò alla bomba atomica).

 

 

 

Alterazioni mentali dovute da onde.

 

  Che queste armi elettromagnetiche nell’atmosfera sono usate, non sono congetture ma una realtà. Nei primi anni ’90: nelle lande del New Mexico e negli stati del Michigan e del Texas, un fenomeno inspiegabile avrebbe sconvolto la tranquilla vita degli abitanti. Qualcosa sembrava pulsare nei cuori delle persone, qualcosa che tormentava i residenti con insonnie, emicranie, nausee e disturbi nervosi, che scomparivano “magicamente” non appena ci allontanava dalla zona interessa. Il fenomeno divenne noto come The Sound (Il Suono).  La Fondazione Phoenix, che in anni di ricerche ha costituito un vasto archivio di dati e informazioni sull’uso indiscriminato negli esperimenti segreti su privati cittadini americani usati inconsapevolmente come cavie da laboratorio7, guidata dal direttore esecutivo Jimm Moore, nel 1992 venne convocata dagli abitanti di Taos, una cittadina del New Messico, per indagare sull’origine del Sound. Dopo attenti rilevamenti, attraverso la strumentazione adatta, si identificò il suono come una potente pulsazione a frequenza passante da 17 a 70 hertz. Negli U.S.A., l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) ha classificato tali frequenze come “psicoattive” sottolineandone o pericolosi effetti biologici.                        

      Ci sono tante ipotesi su questo fenomeno. Ce chi addirittura, ipotizza, dell’esistenza nel sottosuolo di enormi basi dove sono effettuati esperimenti segreti. Follie?. Paranoie complottiste?.  Un ricercatore Bill Hamilton 8 (un sostenitore di questa tesi), si accorse che mettendo una mappa su una cartina delle aree interessate al fenomeno su una cartina delle presunte basi sotterranee, le località coincidevano quasi perfettamente. Hamilton ritiene che il governo U.S.A. abbia ideato un’arma a onde elettromagnetiche a frequenze basse (ELF)  9testandola su una popolazione ignara.  Follie? Cerchiamo di ragionare sul sistema di antenne che sono spesso indicate come la causa scatenante della produzione di onde ELF e soprattutto sulle ditte produttrici. In Italia opera la Calearo10, questa ditta non si limita alle antenne, ma fornisce ai comuni sistemi di video sorveglianza, sistemi Smart Card basati su tecnologia RFID, speciali sistemi d’antenna per le forze di polizia, per i servizi pubblici e fornisce tutti i sistemi d’integrabilità e interoperabilità con le strutture informatiche esistenti (videosorveglianza su rete UMTS/HSDPA). L’azienda mantiene contatticon importanti istituti internazionali, come testimonia ad esempio la relazione con l’Ohio State University11, che sta informatizzando con sistemi wireless gli istituti scolastici dello Stato. Quest’università ha studiato questo tipo d’impianti, con le connessioni wireless per la videosorveglianza e internet, per il controllo sulle masse basandosi sulle frequenze bioelettriche.  Sarà una coincidenza ma sta diffondendosi (negli U.S.A. ma anche in Italia) un modo di installare le antenne in cui la distanza tra gli apparati, che si aggirano intorno ad un valore medio di circa un chilometro – soprattutto considerando le torri 2,3 e 4 e quindi di conseguenza, dislocate come se avessero un raggio di azione intorno ai 500 metri. Ora, questo posizionamento è antieconomico, ritarderebbe cioè nel tempo un rientro economico a causa del maggior numero di apparati che è utilizzato. Non solo il ravvicinamento tra le antenne è senza dubbio dannoso per la salute delle persone, ma se queste antenne producessero onde ELF, potrebbero influire in maniera negativa (considerando che il corpo umano è una macchina bioelettrica), sullo stato empatico delle persone sino a influirne sul comportamento.  Si possono le potenzialità per un controllo di massa, per depotenziare le possibili opposizioni. Un futuro (o un presente se fosse operativo) da incubo.   

      Torniamo al suono che si sentiva nelle lande desolate degli U.S.A.. era simile al cosiddetto  Segnale Woodpecker una frequenza psicoattiva dannosa per la salute dei soggetti. Si calcola che nell’ex U.R.S.S. la frequenza di questo segnale si sarebbe aggirata intorno ai 10 Hertz, e sarebbe capace di sconvolgere le comunicazioni via satellite, i voli aerei e persino il clima. Nel 1963, nell’ambasciata statunitense di Mosca ci furono alcuni casi di cancro tra il personale dell’ambasciata. Da alcune analisi effettuate lo stesso anno, una frequenza radioattiva  (che appunto fu denominata Moscow Signal) era presente nel palazzo, con conseguenza anche per le telecomunicazioni via satellite, via radio e via cavo. Morirono due uomini addetti alla sicurezza dell’ambasciata, uno si ritirò dopo essersi ammalato gravemente. Parallelamente, a questi fatti,  la C.I.A. sviluppò il The  Pandora Project (progetto Pandora)12. Questo progetto doveva permettere di conoscere le ragioni e gli scopi di questi attacchi elettronici. Gli agenti, che facevano parte del Progetto Pandora, scoprirono che i Sovietici avevano condotto molte ricerche sulle microonde, soprattutto sugli effetti che queste potevano produrre sulla mente e sull’emotività. Nel 1965, l’Institute of Defense Analysis, un istituto finanziato dal Pentagono, ricostruì a grandezza naturale quello che era successo a Mosca, per analizzare il problema. L’Agenzia per i progetti di ricerche avanzata sulla questione della Difesa sperimentò, sulle scimmie Rhesus, gli effetti delle microonde al “Walter Reed Army Research Institute“. I risultati, che furono classificati sotto la dicitura “segreto – Difesa”, confermerebbero che le microonde hanno degli effetti che colpiscono profondamente il sistema nervoso e che il comportamento di queste scimmie fu cambiato. Nel 1969, i principali ricercatori nel campo delle microonde, si riunirono in simposio a Richmond, in Virginia, per studiare gli effetti biologici e le implicazioni sulla salute di queste microonde. Il Dottor Karel Marha, un’autorità venuta dalla Cecoslovacchia, spiegò che queste onde generano mal di testa, debolezza generale, fatica, nausea, irritabilità, angoscia, depressione ed inibizione delle capacità intellettuali. Fu solo nel 1972 che, con le rivelazioni di Jack Anderson, l’opinione pubblica conobbe la verità sul “Segnale da Mosca”.  Qualche tempo dopo furono i Russi ad accusare gli Statunitensi di impiegare degli apparecchi elettromagnetici contro il giocatore di scacchi Boris Spassky che aveva appena perso contro Bobby Fischer, nel campionato del mondo.

 

Per concludere.

   Nel 1990 una ferrea cintura di segretezza di chiuse attorno  alle ricerche militari americane sugli effetti biologici delle radiazioni dei campi elettromagnetici.  Secondo il diretto della Fondazione Phoenix Moore lo studio di questo settore è stato classificato per “ragioni di sicurezza nazionale”.  Una delle ragioni di tale segretezza oltre all’utilizzo d’ignari cittadini come cavie sta nella cooperazione tra militari e industria elettronica. Lo 14prova un rapporto della DIA13 (Defense Intelligence Agency, servizio che dipende da Dipartimento della “Difesa” USA  – metto tra virgolette difesa poiché sarebbe più esatto dire ministero della guerra imperialista), recentemente declassificato, intitolato “Effetti Biologici delle Radiazioni Elettromagnetiche nei Paesi Euroasiatici Comunisti”, redatto dall’Agenzia Medica ed Informativa dell’Esercito nel Marzo 1976. Risulta sconvolgente, nel paragrafo finale del capitolo: “Tendenze, Conclusioni e Previsioni”, scoprire come tutte le potenziali disastrose conseguenze descritte nel documento e addossate ai comunisti, in realtà venissero originariamente condotte da Allen Frey – pioniere nella ricerca degli effetti delle microonde sul sistema nervoso e comportamentale negli U.S.A.. Nel paragrafo si afferma: “Sebbene non sia stata identificata nessuna attività di ricerca, svolta nei Paesi euroasiatici comunisti, chiaramente o direttamente collegata a un programma militare di armi offensive, gli scienziati sovietici sono perfettamente consapevoli dei possibili effetti biologici delle radiazioni di microonde a basso livello, applicabili quali armi offensive. La loro ricerca sulla percezione interiore del suono ha un enorme potenziale di sviluppo quale sistema capace di disorientare o distruggere gli schemi comportamentali del personale militare o diplomatico; esso potrebbe venire usato in maniera ugualmente efficace quale strumento per gli interrogatori”. I Sovietici studiavano quindi i mutamenti psicofisiologici e metabolici, nonché le alterazioni delle funzioni cerebrali derivanti dall’esposizione a frequenze di radiazioni elettromagnetiche, rilevandone gli effetti fisiologici. Fra questi, infarto indotto e alterazione della barriera sangue-cervello: le neurotossine del sangue si incrociano, causando nell’individuo gravi sintomi neuropatologici e il decesso. Si ipotizza inoltre un legame tra le radiazioni ELF e lo sviluppo dell’AIDS, in quanto tali radiazioni distruggono il sistema immunitario. Il paragrafo seguente è ancora più agghiacciante: “Il potenziale per lo sviluppo di una varietà di applicazioni contro la persona viene suggerito da ricerche pubblicate nell’URSS, nell’Europa dell’Est e in Occidente. Suoni e probabilmente anche parole che sembrano provenire dal cervello sono in realtà indotti da modulazioni di segnali a densità elettriche molto basse.”

TUTTO QUESTO CI FA DIRE CHE ANCHE PER LA SCIENZA IL PROLETARIATO DEBBA PORSI E BATTERSI PER I SEGUENTI OBIETTIVI: PER CHI FARE SCIENZA (PER I PROFITTI, PER LE GUERRE O PER LE MASSE POPOLARI) COME FARE SCIENZA (E’ GIUSTO USARE CAVIE?) E PER COSA SI FA L’ATTIVITA’ SCIENTIFICA? (E’ UTILE O DANNOSA GLI EFFETTI DELLA RICERCA).

 

 

 

 


 

1 Persinger non è uno sconosciuto, è membro di svariate organizzazioni internazionali, ha pubblicato più di 200 articoli scientifici e numerosi libri sul rapporto fra cervello e comportamento.

2 L’epidemiologia è la disciplina della medicina che si occupa della distribuzione e frequenza di malattie e di eventi di rilevanza sanitaria della popolazione. collabora con la medicina preventiva e clinica. Si occupa del decorso e delle conseguenze delle malattie. Gli scopi dell’epidemiologia sono: determinare l’origine di una malattia la cui causa è conosciuta, studiare e controllare una malattia la cui causa è sconosciuta o poco nota, acquisire informazioni sull’ecologia e sulla storia naturale della malattia, programmare ed attivare piani di controllo e di monitoraggio della malattia. L’epidemiologia si serve della statistica, basata a sua volta sulla matematica e sulla demografia.

5 Lo stesso Jung ce ne fornisce degli esempi, nel libro La sincrocinità dice:” Una giovane paziente: fece un sogno, in un momento decisivo della cura. Nel sogno essa riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Mentre mi raccontava questo sogno, io stavo seduto voltando le spalle alla finestra chiusa. D’un tratto udii alle mie spalle un rumore, come se qualcosa bussasse piano alla finestra. Mi voltai e vidi un insetto alato che, dall’esterno, urtava contro la finestra. Aprii la finestra e presa al volo l’insetto. Era l’analogia più prossima a uno scarabeo d’oro che si poteva trovare alle nostre latitudini, ossia uno “scarabeide”, una ‘Centaurea aurata”, il comune coleottero delle rose, che evidentemente proprio in quei momento si era sentito spinto a penetrare, contrariamente alle sue abitudini, in una camera buia. Devo aggiungere che un caso del genere non mi era mai successo prima né mi successe in seguito; anche quel sogno della paziente è rimasto un fatto unico nella mia esperienza”. Si tratta di un esempio di sincrocinità che consiste nel verificarsi simultaneo di due diversi stati psichici, due eventi (interni e/o esterni) legati da un significato, ma non da causalità. Sono coincidenze significative entro cui la “connessione” prescinde dal tempo, dallo spazio e dai rapporti causa-effetto. Lo scarabeo, simbolo per eccellenza di rinascita, “entrato” nel momento analitico più idoneo, riuscì ad infrangere la barriera difensiva della donna che, ancorata ad una statica razionalità, non era riuscita, fino a quel momento, ad evolvere.

6 Termine brutto, ma lo uso solo per esemplificare le persone che non soffrono di particolare patologie.

9 La locuzione inglese extremely low frequency (ELF) indica, nella designazione ITU, la banda di frequenze radio compresa tra 3 e 30 Hz.

 

 

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~ di marcos61 su aprile 2, 2009.

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