UN SOFTWARE PER SPIARE I DIPENDENTI

 

 

   L’ultimo progetto targato Microsoft è un Grande Fratello dedicato ai padroni di aziende: un complesso sistema informatico che servirà a controllare (e quasi radiografare) i dipendenti al lavoro negli uffici. Il progetto della Microsoft è già depositato all’ufficio brevetti americano ed è in attesa d’approvazione. Nel frattempo, il quotidiano britannico Times è riuscito a dargli uno sguardo. E ha anticipato un inquietante scenario che potrebbe sembrare fantascientifico.

 

Controllo sul sudore

 

  Grazie ad un programma di ultima generazione, ogni impiegato verrà monitorato attraverso l’uso dei pc da scrivania, dei portatili e dei telefonini. Ma non solo, grazie ad alcuni sensori wireless, il cervellone centrale acquisirà anche dati come temperatura, sudorazione, pressione del sangue e anche le espressioni facciali dei lavoratori. I progettisti dicono che tutto ciò servirà ad “aiutare i dipendenti sotto stress”.  Tra i timori c’è che questo software sia la via maestra per licenziare i dipendenti, poiché non controlla solamente il “benessere psicofisico”, ma anche competenza e produttività dei dipendenti.

 

Quali sono le esigenze del capitalismo.

 

   Sotto il modo di produzione capitalista, il regime di fabbrica (e degli altri ambienti di lavoro) non solo caratterizzato dalla questione del tempo ma anche dall’organizzazione del lavoro: ovvero che i tempi siano rigidamente calcolati, che ci si rechi a lavorare alla stessa ora, ecc. Esso distrugge i tempi naturali e individuali propri dei precedenti modi di produzione.

   L’attuale fase è caratterizzata che i regimi di orario e di organizzazione del lavoro cambiano non per iniziativa della classe operaia ma per iniziativa borghese. “A partire dei primi anni ’80 il modello standar di orario comincia entrare in crisi. Inanzitutto si assiste, all’interno del settore industriale, a forti e diffusi investimenti in tecnologie dell’automazione (…) Il fine è quello di ricorre al potenziale di flessibilità delle tecnologie informatiche per ridurre il ruolo organizzativo e il peso economico della forza lavoro nel processo produttivo, per ridurre i costi di produzione, per aumentare la qualità dei prodotti. Tuttavia, pesanti investimenti tecnologici risultano remunerativi solo alla condizione che aumenti la durata di funzionamento degli impianti e che vengano introdotti, di conseguenza, orari di lavoro articolati su più turni” (G. Cerrutti, Il tempo di lavoro tra fordismo e postfordismo: dall’orario di lavoro standard all’orario variabile – Centro di ricerche Giuseppe di Vittorio, Pisa Biblioteca Franco Serrantini).

   Questa rivoluzione dei regimi di orario è in stretta relazione con quel cambiamento del modo di produzione che viene definito toyotismo o post-fordismo, nato in Giappone.

    Il toyotismo è caratterizzato dal maggior utilizzo degli impianti unito ad una maggiore intensità del lavoro. La “produzione intelligente” basata dall’informatizzazione (la stessa che permetterebbe, secondo  gli ideologi del sistema, di far accedere al “salariato medio” di accedere ad un livello decisionale minimo) svaluta e rende superfluo il lavoro di molti quadri intermedi (ragionieri, periti), sostituiti (o in cerche occasioni proletarizzati) dal ricorso massiccio ai computer. In secondo luogo l’aumento dei ritmi e della reponsabilizzazione porta con sé un notevole aumento dello stress psicofisico del lavoratore medio.

 

Esigenza di estrarre maggiore plusvalore

 

   Si nota spesso delle tendenze che sembrano contraddittorie: la compresenza di riduzione e di aumento dell’orario di lavoro.

   Questo tendenze sono determinate dal fatto dalla necessità del capitale di reagire alla caduta del saggio di profitto.

  Perciò si ha:

a)      Aumento del plusvalore assoluto, prolungando il tempo di lavoro, perciò del pluslavoro ottenendo un plusvalore corrispondente. Costringendo l’operaio a lavorare per altre ore senza un aumento di orario, il padrone otterrà ore in più di plusvalore ottenendo di conseguenza un plusvalore maggiore. Per queste ragioni i padroni si oppongono a ogni richiesta di diminuzione di orari di lavoro che non comportino perdite salariali.

b)     Plusvalore relativo. Che lo si ottiene con l’accorciamento del lavoro necessario, della trasformazione del tempo del lavoro necessario in pluslavoro; l’aumento del pluslavoro non è dovuto dall’aumento dell’orario di lavoro, bensì dalla diminuzione del tempo in cui l’operaio lavora per riprodurre il proprio salario. In sostanza lo si ottiene intensificando i ritmi di lavoro, con l’ausilio di nuove tecnologie.

 

 

Conclusioni

 

Questo nuovo software è un classico esempio, della scienza asservita alle logiche del capitale.

  Alle esigenze di “flessibilità” e “qualità’ totale” da parte del capitale. Esigenze che sono sinonimo di divisione, all’interno della classe, fra lavoratori stabili e precari, fra squadre di lavoro che rispettano gli standard e quelle che non ce la fanno, fra lavoratori all’interno della squadra che deve autocontrollarsi.

   Perciò uno dei problemi è superare queste barriere che esistono all’interno della classe, per arrivare all’interno della lotta all’unità di classe.

  In ogni caso uno degli obiettivi può essere una fortissima riduzione del lavoro senza flessibilità e lottare contro i controlli padronali all’interno delle aziende.

   Nel porre questi obiettivi bisogna  però avere la coscienza che solo la lotta politica e la conquista del potere porranno le basi del superamento del modo di produzione capitalista, che non si estinguerà da solo finchè la macchina dello Stato apparterrà alla classe che si appropria il plusvalore.

 

 

Fonte

 

City Giovedì 17 gennaio 2008

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~ di marcos61 su marzo 30, 2009.

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